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Dispense Scrittura Giornalistica

1) Tipi di attacco

a) Riassumere la notizia avendo cura di inserire quante più informazioni possibile secondo la griglia delle
“cinque w”: who, what, where, when, why (chi, cosa, dove, quando e perché). Un esempio? Eccolo:

Il nuovo parco pubblico è stato inaugurato ieri pomeriggio in piazza Dante a Cassino. Alla cerimonia ha
presenziato il sindaco Tizio insieme agli assessori Caio e Sempronio…

È un attacco piuttosto… piatto, che comunica al lettore il contenuto della notizia senza troppe premesse e
che può essere utile soprattutto nella scrittura di notizie brevi, dove non c’è molto spazio per raccontare il
fatto, ma anche nei comunicati stampa e nel giornalismo d’agenzia.

b) Scrivere una frase secca e precisa che identifica il fatto di cui si dà notizia. Così:

Pomeriggio di festa ieri a Cassino. Alle 18 infatti è stato inaugurato in piazza Dante il nuovo parco
pubblico…

È un attacco che ci aiuta a suscitare interesse nel lettore, a fargli nascere una domanda (perché c'è stata una
festa?) utile a concatenare il periodo che segue. Si porta insmma in primo piano l’idea della festa per poi
riferire la notizia alla quale è collegata...

c) Utilizzare un elenco deverbale. È un attacco per immagini, che si affida all’artificio retorico
dell’accumulo, tipico anche della scrittura poetica. L’effetto non a caso è quello di costruire una relazione
emotiva, più che informativa, con chi legge:

Mille metri quadri di verde, decine di panchine, uno spazio dedicato per intero ai più piccoli. Sono le
caratteristiche del nuovo parco pubblico inaugurato ieri pomeriggio in piazza Dante, a Cassino.

d) Annunciare la notizia portando in primo piano il contenuto del fatto di cui si dà notizia:

Nasce un nuovo parco a Cassino. Lo spazio verde è stato inaugurato ieri pomeriggio in piazza Dante, a
Cassino, alla presenza del sindaco Tizio e degli assessori Caio e Sempronio…

Qui si porta in primo piano, più che la festa, l’idea del un nuovo luogo è a disposizione dei cittadini e
dunque si dà più importanza al contenuto informativo che non a quello emotivo.

e) Porsi una domanda al posto del lettore:

Serviva un nuovo parco pubblico a Cassino? Sembra proprio di sì. La cittadinanza infatti si è presentata in
massa ieri pomeriggio per l’inaugurazione dello spazio verde in piazza Dante.

È una maniera di procedere utile sia per costruire un pezzo di taglio polemico, sia per gli articoli di
divulgazione scientifica.

f) Utilizzare una frase virgolettata:

«Siamo molto felici di avere realizzato questo nuovo spazio verde. Siamo sicuri che gioverà alla qualità
della vita di tutti i cittadini». Sono le parole con cui ieri pomeriggio il sindaco Tizio ha inaugurato il nuovo
parco pubblico in piazza Dante, a Cassino.

Qui il lettore viene portato a diretto contatto con la realtà, è un attacco immersivo, nel quale il giornalista
svolge una funzione intermedia tra la fonte e il lettore. Molto utile nella cronaca, quando si tratta di portare
un primo piano il protagonista di una storia. Meglio ancora se accompagnato, nella pagina, dall’immagine di
chi parla nel testo: così il testo diventa sincretico e l’effetto è quasi televisivo… Il lettore, attraverso la
mimesi, ascolta chi parla e ne può conoscere (o riconoscere) il volto.

g) Utilizzare un taglio letterario e descrittivo

Un vecchietto attraversa il viale e si sistema sulla panchina, più in là una mamma fa il suo ingresso con il
passeggino. Ed ecco, vicino alla fontana, un gruppo di bambini che si rincorrono. Appariva così ieri
pomeriggio il nuovo parco pubblico di Cassino appena inaugurato dal sindaco Tizio…

Non è certo un attacco utile in un lancio d’agenzia, per una notizia breve o per un articolo su un giornale on
line (dove il lettore, tendenzialmente, desidera accedere nel minor tempo possibile alle informazioni…). Qui
siamo di fronte ad un approccio iconico, che genera emozioni e che magari può tornare utile nella
composizione di un servizio televisivo, come speakeraggio delle immagini.

Ma che cosa deve contenere l’attacco? In buona sostanza deve rappresentare il Dna dell’articolo. Contiene in
sintesi il cosiddetto “focus” della notizia, vale a dire il senso della storia che raccontiamo. E deve mettere in
condizione il lettore di apprendere i contenuti informativi rappresentati dalle canoniche cinque W del
giornalismo: who, what, where, when, why (chi, cosa, dove, quando e perché).

2) Che cos’è una notizia.

La notizia è un ritaglio della realtà che il giornalista esegue pensando all’interesse di chi legge. Dunque non
è la realtà ma una porzione della realtà definita, arbitrariamente, dall’autore empirico del testo giornalistico.
Ma in base a quali criteri il giornalista esegue questo ritaglio? Lo capiremo più avanti, parlando dei “valori
notizia”.

3) Che cos’è un giornale.

È un oggetto di mediazione fra l’autore e il lettore (o se volete, per dirla in termini semiotici, fra
l’enunciatore e l’enunciatario, fra l’autore e il lettore del testo). Ma è anche un servizio, visto che prevede
innanzitutto un lavoro di selezione a monte delle notizie che la redazione, attraverso le sue specificità
professionali e la sua gerarchia interna, seleziona e poi rielabora, arricchisce, completa per offrirle al
destinatario. Esistono dei tratti distintivi per distinguere il giornale da altri media. Il giornale infatti può dirsi
tale se:

 Esce con una periodicità almeno settimanale


 È prodotto su carta stampata (per quanto esistano ormai anche moltissimi giornali on line)
 È accessibile a ogni ceto sociale e a persone di cultura media
 Tratta argomenti di interesse generale
 È tempestivo nel raccontare i fatti che accadono
 È stabile nel tempo.

4) Organizzazione plastica della pagina.

Il giornale, attraverso il formato fisico e l’estetica, comunica il senso dei propri contenuti già prima che
cominciamo a leggere gli articoli. C’è il formato tradizionale che appartiene ai giornali più conservativi (e
conservatori), come quello del Corriere della Sera, che proiettano l’idea di una società stabile, che riafferma
se stessa attraverso la geometria regolare e ortogonale che sostiene le pagine. E c’è il formato tabloid, come
quello utilizzato da Libero o La Repubblica, che invece qualifica le testate di “rottura”, con un approccio più
spettacolare, per certi versi più moderno… Non a caso, almeno nel giornalismo italiano, appartiene alle
testate che fanno discutere, che si presentano con delle istanze ideologiche ben precise, che vogliono
rappresentare un’alternativa all’aplomb dei giornali tradizionali.
L’organizzazione della pagina, nel caso del tabloid, si ispira al movimento, all’emersione dei contenuti, alla
rottura della geometria euclidea che sostiene le testate più conservative (e per certi aspetti più conservatrici).
Questo determina precisi effetti di senso anche sul piano della lettura che acquista ritmo, si spezza fra
contenuti diversi che introducono accostamenti qualche volta provocatori, sfruttando nella direzione della
complessità i tre livelli dell’organizzazione plastica che Julien Greimas identifica all’interno della pagina di
un giornale:

 Topologico (relativo all’organizzazione degli spazi)


 Eidetico (relativo alle linee)
 Cromatico (relativo ai colori)

Si crea così un'estetica dell'armonia, tipica dei giornali d'impostazione tradizionale, ed un'estetica della
frattura che caratterizza invece quelli che testimoniano un'ideologia più innovatrice e che proiettano,
nell'organizzazione plastica della pagina, un modello sociale diverso. Come dire: ad ogni formato la sua
estetica, ad ogni estetica il suo senso.

5) Tendenze del giornalismo

La funzione del giornale negli ultimi cinquant’anni, e in particolare negli ultimi venti, è cambiata davvero
molto. Per quasi un secolo e mezzo, dalla nascita della penny press (siamo nel 1830) al dopoguerra, ha
svolto una funzione da leader incontrastato nel sistema dell’informazione. Poi la radio e la tv ne hanno
relativizzato l’utilità bruciando sul tempo l’edizione cartacea. La nascita di internet, e in particolare all’inizio
degli anni Novanta del protocollo http (Hyper Text Transfer Protocol) che consente di trasmettere attraverso
la rete gli ipertesti (un concetto sul quale torneremo…), ha poi ulteriormente ristretto la funzione
strettamente informativa del giornale cartaceo: sono nati infatti i giornali on line (il primo, nel 1994, è stato
l’Unione Sarda) che operano in un regime di aggiornamento continuo (chi volesse conoscere la storia dei
giornali on-line può dare un’occhiata a questo e-book in Pdf).

Nella comunicazione però, e in particolare nei sistemi neomediali, così come in natura, nulla si crea e nulla
si distrugge… E così i giornali hanno trovato una nuova funzione, legata all’approfondimento, al commento,
all’orientamento del lettore nella lettura della realtà, che li rendono ancora oggi utili. Un esempio su tutti: la
nascita di www.repubblica.it, tra i più fortunati media d’informazione on line, non ha certo recato danni alla
vendita dell’edizione cartacea del quotidiano La Repubblica. Anzi, il giornale on-line rende riconoscibile,
secondo un percorso di fidelizzazione, l’edizione cartacea che si trova in edicola. Rimane poi il fatto che il
giornale di carta fa testo, rimane come un oggetto fisico da conservare, che facilita il mantenimento della
memoria collettiva.

La propensione al commento, e dunque la “settimanalizzazione”, rappresenta del resto una caratteristica dei
giornali moderni presente già dalla metà degli anni Settanta. Non è l’unica, come spiega lo studioso di
comunicazioni di massa Carlo Sorrentino: c’è la semplificazione delle notizie, il ricorso al sensazionalismo
(una caratteristica, come ricorderete, tipica anche della civiltà orale che facilitava la memorizzazione dei
saperi e delle informazioni …), la frammentazione degli eventi che si proietta anche nella conformazione,
sempre più complessa, della pagina.

6) Semiotica semionarrativa di Greimas

Algirdas Julien Greimas, semiologo di origine lituana, ma trapiantato in Francia, scomparso a Parigi nel ’92,
ha ripreso la morfologia della fiaba di Propp elaborando una propria teoria sulla “struttura attanziale del
racconto”. Ma adesso proviamo a riassumere la sua analisi sulla narratività che ci aiuta a comprendere la
struttura profonda del testo giornalistico.

Secondo Greimas ogni testo risponde ad un modello generale nel quale si proietta il “programma d’azione”
(o “programma narrativo”) di un “soggetto” che vuole raggiungere un “oggetto di valore” sottratto da un
“antisoggetto”. Fra il soggetto e l’oggetto di valore si frappongono una serie di prove (proprio come nel
racconto di fiaba analizzato da Propp, quando l’eroe deve liberare la principessa) da attraversare durante la
fase della “performanza”. Prima di intraprendere questo percorso però il soggetto deve dotarsi di alcune
“competenze”. Deve cioè prepararsi ad affrontare le prove che lo attendono, perché possa ricongiungersi con
l’oggetto di valore, recuperando l’equipaggiamento necessario… E prima ancora deve essere motivato ad
affrontare questa esperienza durante una fase che si chiama “manipolazione”: il soggetto cioè viene indotto
da un “destinante” (o si autoinduce) ad entrare in un determinato programma narrativo.

Facciamo un esempio: se raccontiamo la storia di un alpinista che scala una montagna, la fase della
competenza corrisponde alla preparazione atletica, alla preparazione dell’equipaggiamento e al viaggio
verso il campo base… La performanza invece è la scalata della parete di roccia in cui si manifesta l’azione
vera e propria, durante la quale si realizzano tutte le condizioni create nelle fasi precedenti. L’obiettivo della
sua impresa è il desiderio di superare se stesso, di vincere una prova: l’oggetto concreto che rappresenta
questo valore astratto è la vetta della montagna che assume perciò il ruolo dell’“oggetto di valore”. E alla
fine? Esprimerà la propria soddisfazione per essere riuscito (o si lamenterà per il fallimento) nella quarta
fase dello schema narrativo canonico che si chiama “sanzione”. Capito? Schematizziamo le quattro fasi:

Manipolazione: il destinante induce il soggetto a percorrere un programma narrativo (attraverso una


promessa, una minaccia, un tentativo di seduzione o una provocazione)

Competenza: il soggetto si dota dell'equipaggiamento per compiere il programma narrativo e per


ricongiungersi con l’oggetto di valore. Le competenze di base si dividono in modalità virtualizzanti (volere o
dovere fare qualcosa) e attualizzanti (sapere e potere fare qualcosa).

Performanza: è la prova principale affrontata dal soggetto, la fase in cui si realizzano tutte le condizioni
create nelle fasi precedenti. È l’azione vera e propria

Sanzione: il destinante, o altre figure attanziali (compreso lo stesso soggetto) giudica l'operato del soggetto
valutandolo rispetto al mandato iniziale

Ma non finisce qui... in ogni programma narrativo (e quindi in ogni storia che si racconta…) ci sono figure
che si oppongono al soggetto e altre che l’aiutano… Nell’analisi di Greimas, che in questo punto si ispira
direttamente agli studi di Propp, i primi si chiamano “opponenti” e i secondi “aiutanti”. Nell’articolo che
abbiamo letto in aula, quello della bambina alla quale è stato rubato il cane, «l’uomo dal ventre prominente e
l’aria piuttosto malandata» è l’antisoggetto che ha sottratto l’oggetto di valore alla bambina (che svolge però
una funzione manipolatoria nei confronti di tutta la macchina comunale che si impegna per ritrovare
Fiocco). Strada facendo, prima del ritrovamento, tutte le condizioni al contorno che sostengono il ladro
svolgono funzione da opponenti. Mentre la mamma della bambina, i volontari ecc. che invece facilitano la
ricerca del cane rubato svolgono funzione da aiutanti. Schematizziamo anche i ruoli attanziali:

Soggetto: vuole ricongiungersi con l’oggetto di valore attraverso un programma narrativo

Oggetto di valore: concretizza il valore astratto verso il quale tende il soggetto

Antisoggetto: ha sottratto (o vuole sottrarre) l’oggetto di valore al soggetto e segue un anti-programma


narrativo

Aiutante: sostiene il programma narrativo del soggetto

Opponente: contrasta il programma narrativo del soggetto

Destinante: premia o punisce il soggetto al termine del programma narrativo

Sulla base di questo schema è possibile descrivere la dinamica di qualunque racconto, anche nel caso in cui i
personaggi siano collettivi, inanimati o concettuali
7) Valore-notizia

Fra le migliaia di notizie che giungono ogni in redazione (attraverso i lanci d’agenzia, i comunicati stampa,
le proposte dei collaboratori, la lettura degli altri giornali…) solo una piccola parte viene pubblicata. In base
a quali criteri? Qui entra in campo il concetto di valore-notizia: una griglia convenzionale in base alla quale
si cerca di misurare in maniera oggettiva l’importanza di un’informazione, la sua notiziabilità. Li riassumo
brevemente:

 La novità (ma perché allora ogni anno, in concomitanza di alcune scadenze, vengono ripubblicate
sempre le stesse notizie come l’esodo estivo, la corsa agli acquisti di Natale…? Perché
evidentemente ai lettori, oltre alle novità, piace riascoltare notizie già note, come fossero fiabe…)
 La vicinanza, sia in senso fisico che culturale: un fatto che accade nel territorio in cui si stampa e
distribuisce il giornale è più importante di uno che avviene lontano. Ma se dall’altra parte del mondo
un italiano vince un importante regata velica quella notizia finisce su tutti i giornali. E se
quell’italiano proviene da Cassino sul giornale locale avrà grandissimo rilievo
 La dimensione: una tragedia che coinvolge 100 persone trova più spazio di una che ne riguarda solo
due… anche se ormai anche decine di morti al giorno in Iraq non fanno quasi più notizia…
 La comunicabilità: un evento si trasforma più facilmente in notizia se risponde a uno schema
semplice
 La drammaticità: ai lettori interessano notizie che procurano emozioni. Anche (o soprattutto…) se
derivano da cattive notizie…
 La conflittualità: se c’è polemica, concorrenza, agonismo… la notizia diventa più interessante.
Proprio per questo stiamo lavorando sullo schema canonico narrativo di Gréimas che individua, alla
base del racconto, la presenza di un soggetto e di un antisoggetto in conflitto fra loro…
 Le conseguenze pratiche: il cambio di orario di un treno o l’aumento dei prezzi fanno notizia perché
modificano nel concreto la nostra quotidianità
 L’idea di progresso: l’articolo su Roberto Vittori su cui abbiamo si giustifica perché esalta la scienza
nazionale
 Gli interessi umani: un’azione di solidarietà, l’amore per gli animali (guardate questa storia che sta
avvenendo in questo periodo in Germania), la sfera delle emozioni… sono temi che funzionano
molto bene anche in televisione
 Infine il prestigio sociale: i vip, i politici, le persone di potere trovano sempre spazio sui giornali. Nel
bene e nel male: pensate a quanto si è parlato durante le ultime settimane del cosiddetto scandalo di
Vallettopoli…

Ma attenzione: questi non sono gli unici valori-notizia, sono quelli più riconosciuti. Fra i criteri che
determinano l’uscita di una notizia ce ne sono anche altri, come la tempistica del giornale: una notizia che è
importante per un quotidiano può non esserlo per un mensile… e viceversa. Il sociologo americano Herbert
Gans ha individuato inoltre i “valori durevoli” della società statunitense. Un esempio? L’etnocentrismo: nel
contesto esaminato da Gans le notizie che riguardano la comunità nazionale sono più importanti di quelle
che provengono dal resto del mondo. Oppure l’altruismo democratico: gli articoli di denuncia, quelli che
puntano a sanare un’ingiustizia sociale, sono sempre ben accolti dai lettori. Del resto ormai lo sappiamo… è
dal punto di vista dei lettori che si valuta il valore di un’informazione… e proprio per questo, come ci siamo
detti diverse volte, sono proprio i lettori in qualche modo a scrivere il giornale.

Un criterio più generale per determinare il valore di una notizia, di cui parla ampiamente il Papuzzi, riguarda
il fatto che questa rappresenti uno stereotipo sociale (l’esodo per le vacanze di fine luglio) o lo smentisca
(l’ultima squadra in classifica che batte la prima, un personaggio pubblico che si comporta in maniera
deludente…). Ma c’è un altro libro nel quale si parla di valori notizia: è “Un giornalista quasi perfetto”, un
delizioso volumetto di David Randall (caporedattore del quotidiano inglese The Independent). Un esempio
che ci riporta all’argomento del nostro ultimo incontro, vale a dire le fonti (su cui torneremo con un altro
post): l’importanza di una notizia dipende anche dalla fonte da cui proviene. «Un politico dell’opposizione
può farvi sapere che il presidente sta per dare le dimissioni – scrive Randall – ma se ve lo dice il presidente
stesso la notizia è ovviamente più forte»
8) Le Fonti

Il concetto di fonte: ne esistono, come dicevamo a lezione, di primo e secondo livello ma anche di dirette ed
indirette. Vediamo: le prime non hanno bisogno di essere verificate, sono fonti istituzionali (per esempio il
comunicato stampa di un ministero o di un ente locale) o di agenzia… Le seconde invece hanno bisogno di
una verifica per non incorrere nella pubblicazione di notizie infondate. Le fonti dirette invece sono quelle
alle quali il giornalista accede in prima persona, al contrario delle indirette che riferiscono al giornalista
fatti o circostanze che non può verificare personalmente.

Fra le regole auree del giornalismo c’è quella di pubblicare una notizia riferita da una fonte di secondo
livello solo se ce n’è almeno un’altra che la conferma. Vale sempre questa regola? No, a volte il giornalista
deve rischiare se viene in possesso di informazioni importanti, che possono avere il valore dello scoop… A
patto però di prendersi le responsabilità di quello che ne può conseguire: la notorietà oppure una querela…

Tra le fonti indirette di primo livello ci sono le agenzie che si dividono, come abbiamo detto in aula, in
nazionali, internazionali o mondiali. Queste ultime sono soltanto quattro: la Associate press (Ap), la United
press international (Upi), la Reuter e la France Press. Le prime due sono statunitensi, la seconda inglese e la
terza francese. Da sole coprono l’80% dell’informazione nel mondo. Un bel problema di omologazione dei
contenuti, no? Per questo segnalo sempre volentieri l’agenzia Misna, gestita dai padri missionari. Se volete
approfondire, questo articolo spiega proprio l’originalità dei valori-notizia praticati da quest’organo di
informazione.

9) I Ruoli

Il giornale è un prodotto editoriale ma anche un servizio, perché presuppone un lavoro di selezione e di


organizzazione delle notizie che gli autori (i giornalisti) realizzano per i lettori. E rappresenta un’opera
collettiva che prevede alcuni ruoli all’interno della redazione e diversi livelli di responsabilità.

C’è il direttore che è il responsabile del giornale dal punto di vista organizzativo, giuridico e per certi aspetti
economico, con uno o più vice.

Poi c’è il caporedattore che media fra il direttore e la redazione e coordina l’intero processo di allestimento
delle pagine.

Quindi il segretario di redazione che svolge funzioni connettive all’interno della redazione sul piano tecnico
e organizzativo.

In redazione esistono poi di solito dei caposervizio che organizzano il lavoro ciascuno all’interno di una
determinata sezione del giornale, leggono e “passano” gli articoli, fanno i titoli, scelgono le immagini…

Tra i caposervizio c’è quello della cronaca cittadina che si chiama capocronaca. E alla fine i redattori che
scrivono alcuni articoli, “passano” gli articoli degli altri redattori e dei collaboratori, titolano, scrivono le
didascalie, “chiudono” le pagine prima di destinarle alla stampa…

Nell’organico di una redazione, almeno in quelle più grandi, ci sono inoltre dei corrispondenti da paesi
stranieri e degli inviati che si recano sui luoghi in cui ci sono dei servizi da realizzare…

E anche gli opinionisti che sono gli unici, oltre al direttore, a poter esprimere frontalmente il proprio
pensiero rientrando perciò nella tipologia degli “enunciatori delegati”, vale a dire le figure alle quali la
testata affida il compito di esprimere la linea politica e culturale…

Al di fuori di questo sistema esistono poi i collaboratori fissi, quelli saltuari e infine i free lance che si
propongono sul mercato della notizia a più testati. Di solito, quando si comincia a scrivere per un giornale,
ci si propone come collaboratore esterno: una buona maniera è quella di scrivere al caporedattore, o al
direttore, proponendo degli articoli o delle interviste con un breve abstract. Ma non finisce qui. In un
giornale ci sono poi delle figure professionali che si occupano dei contenuti visivi: il fotoeditor, il grafico,
l’art-director… che collaborano fra di loro e con gli autori dei contenuti verbali. Per questo il direttore di una
testata giornalistica viene definito il responsabile dell’”opera collettiva dell’ingegno”…

10) Tipi di contenuto

Contenuti informativi

 Breve: notizia di poche righe, su fatti generalmente di secondaria importanza


 Notizia: contenuto di circa 20/righe che fornisce le informazioni essenziali circa un determinato
evento Servizio: contenuto più approfondito, sopra le 30 righe, che prevede il reperimento di fonti
aggiuntive rispetto a quelle utilizzate per la notizia.
 Cronaca: narrazione immediata di un certo evento. Si suddivide di solito in nera, rosa, sportiva,
parlamentare… a seconda dei temi che tratta
 Corrispondenza: arriva da un luogo lontano, dove agisce il corrispondente o l’inviato
 Inchiesta: si suddivide in conoscitiva e investigativa, a seconda dell’atteggiamento con cui agisce
l’autore e del tema che tratta… La prima inquadra un fenomeno sociale, la seconda porta alla luce un
retroscena attraverso un’indagine realizzata dal giornalista.
 Reportage: un articolo piuttosto esteso, nel quale l’autore (magari anche in prima persona…)
racconta un’esperienza realizzata in un luogo lontano
 Resoconto: il racconto di un avvenimento che si sviluppa in un determinato arco di tempo (un
convegno, un corteo, una conferenza stampa…)
 Pastone: un articolo che riassume gli eventi politici, di cronaca… o di altri temi della giornata

Contenuti d’opinione

 Fondo: commento realizzato da alcune figure autorevoli, anche esterne alla redazione
 Editoriale: solitamente del direttore o di un altro componente dello staff di direzione, che rappresenta
il punto di vista della testata. In semiotica si parla perciò di “enunciatore delegato”, perché riceve la
delega a rappresentare il punto di vista della redazione (e della testata)
 Trafiletto: commento breve, su un tema di attualità, pungente e solitamente provocatorio
 Corsivo: articolo di costume, con taglio satirico o polemico, firmato di solito da giornalisti di spicco
 Commento: è un articolo nel quale si commenta (appunto…) un fatto raccontato in un articolo di
taglio informativo
 Recensione: dedicato a eventi o prodotti culturali, in equilibrio fra la cronaca e l’opinione
 Rubrica: viene affidata sempre allo stesso autore, oltre ad essere centrata sul libero commento (per
esempio… La bustina di Minerva che Umberto Eco scrive su L’Espresso) può anche essere tematica
(per esempio una rubrica sul giardinaggio, l’informatica, la bellezza…)
 Intervista: è uno dei generi giornalistici più complessi, può essere tematica o personale e si può
realizzare secondo uno schema classico (domanda/risposta) o sciolta nel testo secondo l'alternanza
mimesi/diegesi tipica dell'articolo di cronaca. Per un approfondimento clicca qui.

Altri tipi di contenuto

 Redazionale: è uno spazio di natura promozionale, che deve essere segnalato come tale al lettore
perché sia avvertito sul fatto che si tratta, in buona sostanza, di pubblicità
 Pubbliredazionale: anche questo è finalizzato alla promozione e viene realizzato direttamente
dall’inserzionista
 Contenuti di servizio: i tamburini, le previsioni del tempo, la borsa…
 Le lettere: è una delle sezioni più lette, uno spazio d'interazione fra i lettori e la testata
11) Particolarità della struttura del testo giornalistico

Abbiamo verificato diverse volte come la scrittura giornalistica si esprima innanzitutto nell'attacco, la parte
alta dell’articolo. Qui la struttura ordinaria del periodo diventa particolarmente sintetica e raggiunge il punto
di massima torsione: troviamo, infatti, periodi estremamente brevi, frasi nominali (cioè senza il verbo),
costruzioni basate sull’accumulo. Più avanti, nella fase referenziale del testo (la cosiddetta “pancia”) e nella
conclusione, la struttura del periodo risponde sostanzialmente ai canoni di quella letteraria, simile in qualche
modo a quella del romanzo, con un periodo più ampio, delle frasi architettoniche (le dipendenti), una serie di
incisi. Esistono però delle particolarità che marcano la scrittura giornalistica anche in questa regione del
testo.

Piani sfalsati

Innanzitutto troviamo l’alternanza del discorso diretto e di quello indiretto (oppure, in altri termini, della
mimesi e della diegesi). Attraverso il primo, in termini mimetici, il giornalista riproduce uno scampolo di
realtà, fa parlare i propri testimoni attraverso delle frasi racchiuse tra virgolette. Così:

«E’ tempo di cambiare marcia» ha detto il presidente dell’Associazione ciclisti italiani. Con lui si è
schierato l'intero consiglio direttivo che ha deciso di sostenerne l'azione. «Siamo stanchi di fare una vita in
salita» è stato il commento di un altro rappresentante dell'assemblea...

In questo modo il lettore può quasi “sentire” la voce del testimone, se l’articolo è integrato da una fotografia
il testo diventa sincretico (porta cioè a sintesi due diverse sostanze dell’espressione, il linguaggio verbale e
quello visivo) e l’effetto è molto simile a quello “immersivo” della televisione. Alternando mimesi e diegesi
il giornalista accompagna come voce narrante il lettore nell’ascolto delle diverse testimonianze. È anche una
maniera per mettere in campo il “discorso oggettivante” che consente al giornalista, come fosse un
burattinaio, di parlare attraverso i propri personaggi, di costruire un articolo centrato intorno ad una
determinata tesi che viene però affermata attraverso le testimonianze, e le opinioni, che ha raccolto. I piani
sfalsati che si generano all’interno del testo, fra discorso diretto ed indiretto, favoriscono inoltre l’attenzione
del lettore. Lo sa bene, del resto, chi pratica il teatro: l’interesse di chi osserva è sollecitato soprattutto dalle
sfalsature e dai punti in movimento…

Cicli narrativi

Un’altra caratteristica della scrittura giornalistica si può individuare nell’iterazione del racconto. L'autore
comincia cioè a raccontare una storia nell’attacco, ricomincia a narrarla qualche periodo più sotto e aggiunge
un particolare, poi riprende una terza volta facendo entrare magari un nuovo personaggio… e infine chiude
il racconto. Questa maniera di procedere recupera, come ormai sapete, una caratteristica della
comunicazione orale: per fare in modo che la storia resti impressa nella memoria dei propri interlocutori, in
mancanza di un supporto sul quale depositarla attraverso la scrittura, prima dell’invenzione della scrittura si
ripeteva una, due, tre volte… arricchendola strada facendo di elementi. Attenzione: questo non significa che
bisogna utilizzare gli stessi termini. Anzi: una scrittura giornalistica di qualità si individua proprio in base
alla “biodiversità” del lessico che viene utilizzato, dall’ampiezza del repertorio di sinonimi e perifrasi che
l’autore è in grado di maneggiare. Per questo, ripetendo più volte il racconto all’interno dello stesso articolo,
secondo un andamento ciclico che si riscontra soprattutto negli articoli di cronaca, bisogna saper articolare la
scelta dei termini che utilizziamo: un conto è ripetere il racconto, un altro è farlo sempre con gli stessi
ingredienti che generano un effetto di ridondanza sgradevole per chi legge…
Roma perciò diventa la Capitale, il sindaco diventa il primo cittadino, la Russia diventa Mosca
(dunque una parte, la capitale di un paese, rappresenta per metonimia tutto il resto… ), il presidente
del consiglio diventa il premier…
Lessico ad alta biodiversità

Un terzo punto riguarda ancora la scelta del lessico : sui giornali si tende a riprodurre il linguaggio della
quotidianità, quindi in linea di massima si utilizza un registro colloquiale rinunciando a quello aulico e
letterario che tornano più utili nella poesia e nel romanzo. Dunque un periodo del tipo:

Ieri a Roma il presidente della Repubblica ha dichiarato che si ergerà a paladino delle minoranze…
può efficacemente diventare:
Ieri a Roma il presidente della Repubblica ha detto che difenderà le minoranze…

Alziamo l'ingrandimento!
Adesso però alziamo l’ingrandimento del nostro microscopio e vediamo di cogliere alcuni indicatori
strutturali che caratterizzano la scrittura giornalistica. Il primo, secondo l’analisi di Maurizio Dardano, fra i
linguisti italiani che ha studiato con maggior rigore il linguaggio dei giornali, riguarda il frequente ricorso al
polisindeto. Lo dicevamo durante la lezione: è un periodo costruito basandosi sulla congiunzione “e”. Infatti
troviamo spesso, negli articoli, delle frasi concatenate in questa maniera:
Il ministro ha annunciato la riforma ed ha rilanciato la trattativa…

C’è un soggetto, un primo predicato verbale, un complemento oggetto. Poi una congiunzione (in questo caso
con l’epentesi, vale a dire la “d” eufonica) e un secondo predicato retto dal soggetto della principale. Il
periodo in questo caso si dice "coordinato", vale a dire che è composto da due frasi (prima e dopo la
congiunzione) che si trovano allo stesso livello.

Altre caratteristiche...
Vediamo qualche altra caratteristica del linguaggio giornalistico:
 il soggetto durante l’articolo viene ripetuto piuttosto spesso (sempre perché si recuperano alcuni
stratagemmi dell’oralità)
 si riscontra un certo abuso dei due punti (in effetti sono un elemento della punteggiatura piuttosto
utile perché consente di schematizzare i concetti)
 esiste una certa tendenza allo stile nominale (ma su questo, come vedremo nella prossima lezione, la
scrittura giornalistica on line è in controtendenza…).
 Infine si utilizzano abbastanza spesso le cosiddette strategie enumerative utilizzando, stavolta,
l’asindeto.

I cittadini della Val di Susa, dopo l’assemblea di ieri, hanno avanzato le proprie proposte: partecipare al
tavolo di concertazione degli enti locali per definire il progetto, valutare un tracciato alternativo a quello
messo in campo dal governo, fermare i cantieri fino a quando non saranno sciolti i dubbi sul danno
ambientale…

Questa strategia si può applicare sia attraverso i verbi, come nell’esempio qui sopra, sia attraverso i nomi.Si
presta inoltre ad un trattamento grafico particolare sia sui giornali cartacei, sia su quelli on line. Lo stesso
periodo può assumere questa conformazione visiva:
I cittadini, dopo l’assemblea di ieri, hanno avanzato le proprie proposte: partecipare al tavolo di
concertazione degli enti locali per definire il progetto, valutare un tracciato alternativo a quello messo in
campo dal governo, fermare i cantieri fino a quando non saranno sciolti i dubbi sul danno ambientale…

Verso il periodo complesso


Questa struttura della frase però è ancora tendenzialmente lineare. Il periodo, anche nella scrittura
giornalistica, assume conformazioni più complesse che passano innanzitutto attraverso l’utilizzo di alcuni
elementi coordinativi come le particelle avversative (ma, ma anche, invece, oppure…) che evidenziano la
polarità delle posizioni in campo. Ci sono poi gli incisi e le parentetiche che creano delle sfalsature interne al
periodo e consentono di concentrare, fra parentesi o trattini, un alto numero di informazioni. Facciamo un
esempio :
Valentino Rossi ha preceduto la Ducati di Loris Capirossi (che balza in testa alla classifica generale con 99
punti insieme ad Hayden) e la Honda dello statunitense Nicky Hayden. Una gara entusiasmante, con Rossi e
Capirossi che si sono dati battaglia negli ultimi giri…

Spesso l’inciso si utilizza all’interno del discorso diretto:

«Se il sindaco proseguirà nel suo progetto – ha detto oggi il capogruppo dell’opposizione, Marcello Manni,
43 anni, della lista civica – faremo ostruzionismo in aula…».

Infine, nel processo di complessificazione del periodo incontriamo i pronomi relativi e le congiunzioni che
introducono un principio di vera e propria architettonicità attraverso le frasi subordinate (ovvero: all’interno
del periodo non si trovano allo stesso livello delle principali). Così:

I ladri sono entrati nella banca, che in quel momento era ancora chiusa, puntando le armi contro i
funzionari immobilizzati dalla paura.

Fenomeno apposizione

Ma c’è un altro fenomeno nella scrittura giornalistica su cui vale la pena di soffermarsi. È l’apposizione ,
ovvero quell’elemento sintattico che aggiunge un’informazione ad un altro elemento della frase. Si separa
dalla principale tendenzialmente attraverso i due punti ma anche attraverso il punto, diventando così una
frase indipendente e il più delle volte nominale. Esistono tre maniere diverse per applicarla:

1. Il sostantivo dell’apposizione ha lo stesso tema del predicato verbale della principale:

L’Inter ieri ha vinto per tre a zero la partita contro l’Atalanta. Una vittoria che porta la squadra allenata
da Mancini a tre punti dalla Fiorentina…

2. Il sostantivo dell’apposizione è un sinonimo di quello che regge la principale:

La festa è cominciata alle quattro del pomeriggio proprio nella piazza principale della città. Una
manifestazione riuscitissima, alla quale hanno partecipato migliaia di bambini…

3. Il sostantivo della principale viene ripetuto nell’apposizione con l’effetto di comunicare una
maggiore enfasi nel racconto, una forte partecipazione emotiva da parte dell’autore:

La bambina era nascosta sotto un cumulo di cartoni. Una bambina di soli tre giorni, vestita con un abitino
azzurro, una bambina che per le autorità italiane non esiste…

12) L’Intervista

L'intervista è fra i tipi di contenuto più importanti a disposizione del giornalista. Ma è probabilmente anche
il più difficile da realizzare visto che porta al cospetto, nella dimensione del dialogo prototipico, il
giornalista con una fonte diretta. Proprio qui, durante le interviste, nascono del resto le notizie: consultando
testimoni di fatti importanti, esperti che raccontano storie originali o commentano (siamo nella quarta fase
della semiotica narrativa, quella sanzionatoria) vicende già note. In entrambi i casi realizzare un'intervista è
difficile sia perché bisogna far emergere dall'interlocutore le informazioni che riteniamo importanti, sia
perché nel momento della scrittura dobbiamo rispettare il registro utilizzato durante la conversazione ma allo
stesso tempo rendere pienamente intellegibile il senso delle sue dichiarazioni al lettore. Bisogna scrivere e
non trascrivere...

C'è un consiglio riguardo le interviste che trovo su un libro ormai famoso, "Il giornalista quasi perfetto" di
David Randall : "Non abbiate timore di sembrare stupidi". Ovvero, se durante l'intervista c'è qualcosa che
non comprendiamo, è inutile fingere il contrario: nell'interesse del lettore, che è sempre sovrano, meglio
chiedere chiarimenti al momento piuttosto che ritrovarci a scrivere, poi, qualcosa che non abbiamo
compreso.

Ma per tornare all'intervista, vediamo qualche punto fermo per imparare intanto come si fa quella per i
giornali su carta stampata e on line (quella per la radio e la tv possiede alcune specificità che in questa sede
non trattiamo...).

PREPARARE L'INTERVISTA

 L'intervista può innanzitutto essere tematica o personale. Nel primo caso bisogna governare il
dialogo con la fonte perché stia sull'argomento che ci interessa: spesso gli interlocutori, specialmente
se messi alle strette, tendono a divagare, a rispondere in maniera generica. Sta al giornalista fare in
modo che il discorso sia pertinente (anche qui, come vedete, rientra in campo la "massima della
relazione" di Paul Grice, quella che recita semplicemente "sii pertinente"). Nel caso di un'intervista
di taglio personale invece il discorso può spaziare più liberamente: se intervistate Sofia Loren è
evidente che al centro del discorso innanzitutto c'è lei, la sua vita, i suoi ricordi, i pensieri che sta
coltivando...e deve poterli esprimere con una certa libertà.
 In ogni caso prima di realizzare un'intervista bisogna avere chiaro quale obiettivo abbiamo e
prepararsi allo scopo. Bisognerà cioè mettere a punto preventivamente una lista di domande (che su
richiesta possono essere anticipate all'intervistato) e documentarsi sul tema e/o sul personaggio che si
sta per intervistare. Ogni intervista, così come qualunque altra narrazione, contiene del resto un focus
che bisogna definire a monte (il primo passo, come abbiamo detto spesso, dipende dall'ultimo). Ed
esprime la "fatale prospetticità", come ha scritto oltre trent'anni fa Umberto Eco nel suo "Guida
all'interpretazione del linguaggio giornalistico", di chi la scrive. D'altro canto, come abbiamo capito
durante il corso, qualunque racconto è interpretazione e l'intervista non fa eccezione a questa regola...

REALIZZARE L'INTERVISTA

 Un strumento indispensabile lavoro per realizzare l'intervista è il registratore: non basta prendere
appunti, sempre meglio avere il documento sonoro dell'interlocuzione. E' molto utile, inoltre, durante
la registrazione prendere appunti: sia perché ci aiuterà a ritrovare i punti più importanti, sia perché ci
aiuta a rimanere concentrati su quanto dice l'intervistato, sia perché... non si sa mai, il registratore
potrebbe non funzionare ed abbiamo almeno una traccia scritta. La registrazione andrà poi sbobinata
integralmente utilizzando il testo come base per scrivere l'intervista.
 La fonte ha il diritto di non essere censurata rispetto alle opinioni che esprime o ai fatti che
racconta. Può inoltre, su richiesta, controllare il testo prima della pubblicazione. Il giornalista non
deve inserire nell'intervista elementi a posteriori, ai quali l'intervistato non può replicare. Questo
inoltre può chiedere di rilasciare dichiarazioni "off record", a microfono spento, che il giornalista
dunque non può riportare. Su questo punto vi racconterò comunque in un prossimo post una
riflessione che ho fatto con un giornalista di Report, il programma di attualità in onda su Rai Due che
si misura spesso con situazioni di questo genere...
 La migliore modalità per realizzare un'intervista sta nella conversazione interpersonale immediata
(faccia a faccia), che consente di accedere, attraverso il dialogo prototipico, all'intero patrimonio di
segni dell'altro. Esistono però altre modalità di interlocuzione mediata in una scala crescente di
opacità che si possono utilizzare efficacemente: l'intervista al telefono (che surroga nella maniera
migliore la conversazione interpersonale), quella via chat (sostanzialmente sincrona) e quella via e-
mail (asincrona). In quest'ultimo caso, proprio per sopperire alla mancanza del tessuto connettivo
rappresentato dal dialogo prototipico della conversazione immediata, meglio proporre anche almeno
una domanda aperta nella quale l'interlocutore possa esprimere concetti a propria discrezione. Il
rischio, con le interviste via e-mail peraltro sempre più utilizzate, sta innanzitutto nell'impossibilità di
ribattere sul piano dialettico alle argomentazioni dell'intervistato, sempre meglio perciò concordare
per tempo la possibilità di porre domande aggiuntive. E poi nel registro che rischia di essere troppo
letterario, troppo vicino al linguaggio scritto per sembrare davvero un'intervista...
SCRIVERE L'INTERVISTA

 L'intervista non deve riportare necessariamente la versione integrale del dialogo tra il giornalista e la
fonte. Se ne può utilizzare soltanto una parte modificando, se occorre, la sequenza delle domande
(sempre che questo non alteri il senso delle battute pronunciate dalla fonte).
 Anche la morfologia del periodo può essere modificata perché durante l'espressione orale tendiamo
verso la ridondanza, inoltre durante il dialogo prototipico entrano in campo altri codici (come la
gestualità, il contesto o la prossemica) che il lettore non può percepire, il lessico del parlato non è
sempre il più adeguato quando diventa testo scritto... Sta qui il difficile: restituire il discorso
pronunciato dall'interlocutore in una forma intellegibile per chi leggerà l'intervista rispettando la
struttura linguistica dell'intervistato (nella quale deve proiettarsi il suo simulacro, non quello del
giornalista) e il senso delle sue argomentazioni.
 Sarà bene porre domande sintetiche e fare in modo che le risposte non siano troppo lunghe. Per
centrare questo obiettivo si può chiedere all'intervistato, prima di cominciare l'intervista, di non
dilungarsi troppo nelle risposte anticipandogli il numero complessivo di domande che intendiamo
porgli. Questo sarà utile anche per utilizzare al meglio il tempo a disposizione.
 Le dichiarazioni dell'intervistato possono essere utilizzate sia per comporre un'intervista con la
classica struttura domanda/risposta, sia per scrivere un articolo di cronaca diluendo gli stralci di
discorso diretto secondo l'alternanza mimesi/diegesi su cui ci siamo ampiamente soffermati. In ogni
caso, anche quando si tratta di un'intervista classica, bisognerà comporre un attacco (spesso le
interviste iniziano con il discorso diretto, esplicitando nel periodo che segue con un nesso
l'intestatario della dichiarazione e gli altri elementi informativi essenziali rappresentati dalle cinque
W).

13) I titoli

A che cosa servono i titoli? A fare in modo che i lettori risparmino tempo nella selezione dei contenuti. Basti
pensare che per leggere un intero quotidiano occorrerebbero circa quattro ore, invece in media gli italiani
dedicano 20 minuti alla fruizione del giornale. I titoli svolgono in qualche modo una funzione simile a quella
delle immagini, intorno a questi elementi si articola l’organizzazione plastica della pagina, i lettori leggono
il sistema dei segni verbali come fosse una “mappa” e cominciano poi a decodificarne il significato. Fra le
ragioni che spingono i lettori verso una direzione o l’altra ci sono infine i “tipi di contenuto”, vale a dire gli
articoli di cronaca, le fotonotizie, le interviste, i reportage. Anche questo fattore influenza la scelta dei
lettori: un’intervista generalmente è interessante perché raggiunge un alto livello di immediatezza, i
reportage (specialmente sui quotidiani) richiedono tempo e una certa disposizione mentale, sulla free-press
godono di grande fortuna le notizie brevi. I contenuti di taglio breve, compresi i microcontenuti che
accompagnano le immagini o l’infografica, godono generalmente di grande fortuna.

Dialogo intertestuale

Il titolo rimane in ogni caso un nodo strategico nella relazione fra chi scrive e chi legge: qui giungono al
punto di maggior sintesi le narrazioni che i giornalisti hanno composto all’interno degli articoli,
esplicitandone il senso una prima volta nell’attacco e approfondendolo, a più riprese, nei paragrafi che
seguono, lungo la cosiddetta parte referenziale dell’articolo. Grazie ai titoli il programma narrativo, vale a
dire la struttura profonda della storia, emerge nella sua forma più immediata. Anche perché il titolo serve
anche a “vendere” la storia, a renderla interessante, a fare in modo che si guadagni uno spazio più o meno
ampio nell’attenzione dei lettori. Questo livello della narrazione corre parallelo agli altri: i titoli di solito
vengono composti da autori diversi rispetto a quelli che realizzano gli articoli, anche i lettori passano spesso
da una titolo all’altro prima di scendere al livello dell’articolo. Attraverso i titoli i giornali “dialogano” fra
loro, spesso anche saltando da un medium all’altro (il titolo di un quotidiano può alludere a quello del
telegiornale… e viceversa), si realizzano così delle dinamiche intertestuali, allusive e conversazionali
all’interno del sistema di cui il giornale fa parte.

Gli elementi della titolazione


Per realizzare questi obiettivi sono cruciali le competenze del titolista. A lui spetta il compito di riportare il
maggior numero d’informazioni, estrapolandole dall’articolo, nella forma più sintetica e gradevole possibile.
Come si fa? Innanzitutto vediamo quali sono gli elementi che compongono il titolo, nella sua struttura
tradizionale, dall’alto verso il basso:

 L’occhiello (uno o più periodi che scorrono sopra il titolo);


 Il titolo vero e proprio (con dei caratteri più grandi, la cui dimensione varia in proporzione
all’importanza della notizia),
 Il sommario (sotto il titolo, anche qui uno o più periodi).

Esiste infine, almeno in alcuni giornali d’impianto tradizionale, il cosiddetto “catenaccio” che
aggiunge altri elementi al sommario, disposto su più righe (da cui il nome).

Si dice di solito che l’occhiello presenta la notizia, il titolo la espone e il sommario la chiarisce. In realtà
l’occhiello è un elemento residuale, utile più che altro a completare graficamente la pagina, tanto che nei
giornali on line non esiste praticamente più e anche nella free press (il più giovani dei “vecchi” media…) è
piuttosto raro. Le informazioni più importanti, quelle che inquadrano il focus della notizia, stanno nel titolo,
il sommario aggiunge alcuni particolari precisando e circostanziando i fatti secondo la regola delle cinque W
(ricordate? Quella che aiuta a capire se stiamo inserendo gli elementi costitutivi della notizia). L’occhiello
contiene infine aspetti marginali, aggiuntivi rispetto al fatto che si sta raccontando, di cui il lettore potrebbe
anche fare a meno senza che il senso della storia risulti compromesso.

Fra i diversi elementi della titolazione è importante che non ci siano ripetizioni o ridondanze: la
“biodiversità” del lessico deve essere molto elevata, se utilizziamo un termine nel titolo non può tornare
nell’occhiello o nel sommario. A rigore, all’interno della stessa pagina bisognerebbe evitare le ripetizioni:
per il lettore la padronanza del lessico da parte del giornalista, il fatto che sappia ricorrere a sinonimi o
perifrasi, è un sintomo di affidabilità e di padronanza degli argomenti.

Tipi di titolo

I titoli, secondo il manuale di Papuzzi, si distinguono in enunciativi e paradigmatici. È una definizione molto
utile anche per capire come si compongono: i primi raccontano una storia, la riassumono in una forma breve,
contengono in genere delle forme verbali. I secondi invece si prestano a mediare gli aspetti emotivi o
interpretativi della notizia e si centrano prevalentemente su un’immagine estrapolata dal suo interno. Per
comporre un titolo narrativo si può insomma cominciare individuando le parole chiave della storia,
concatenandole attraverso una forma verbale:

Mafia, arrestato Giovanni Falsone: il boss era latitante da undici anni

In questa caso vediamo una parola chiave (keyword) incorporata nel titolo con il fine di tematizzarlo
(sappiamo subito che si parla di mafia), a seguire con un participio passato e un imperfetto vengono
raccontati i due risvolti della notizia (la performanza e le fasi che la precedono).

Vediamo un altro esempio:

Negli States arriva il salmone Ogm


Il super-pesce sta per sbarcare sulle tavole americane. Un anno e non tre per raggiungere il peso forma

Anche in questo caso la notizia è presentata con chiarezza, sono evidenti già nella prima riga almeno che
cosa accade, dove e quando. Una forma verbale (“arriva”) regge gli altri elementi costitutivi della notizia
mentre nel sommario si esplicita un aspetto collaterale (vale a dire il fatto che il salmone ogm diventa
commestibile assai prima di quello ordinario).

Per comporre un titolo paradigmatico, finalizzato a un effetto maggiormente emotivo, investiremo invece su
un’immagine forte che emerge dalla storia, componendo un titolo nominale (vale a dire senza verbi):
Albania beach
Acque limpide e bunker sulla spiaggia. Ma non è un Paese per schizzinosi

È un titolo che evoca un luogo e in qualche modo la dimensione della vacanza (attraverso un gioco di parole
che richiama la famosa località balneare americana Miami beach) ma non ci spiega con chiarezza il senso
della storia, per comprenderlo dobbiamo ricorrere agli altri elementi della titolazione, vale a dire il
sommario.

Ancora un esempio di questo genere:

Biaggi, giorno da re
Il pilota romano si aggiudica sia Gara-1 che Gara-2 del Gp di San Marino, ottava tappa del campionato.
Ora allunga nella classifica iridata. "Sono felice, non me l'aspettavo"

Basta l’immagine evocata dal titolo per capire che Max Biaggi ha ottenuto un importante successo sportivo.
Certo, non sappiamo che cosa è effettivamente accaduto ma in questo caso è più importante investire sugli
aspetti emotivi e celebrativi della notizia proiettando nell’immaginario dei lettori l’idea che il pilota romano
abbia trionfato durante la gara.

Attenzione, l’informatività (vale a dire la quantità di informazioni contenute in un periodo) non dipende
strettamente dal tipo di titolo. In linea di massima è vero che i titoli narrativi spiegano con più chiarezza il
senso della storia ma anche un titolo iconico può essere più o meno ricco d’informazioni:

Scuola, le date del prossimo anno


Lunedì 13 settembre il ritorno sui banchi per la maggioranza degli studenti, anticipo in Trentino. La
maturità 2011 inizierà sempre il 22 giugno. Il 25 Aprile coinciderà con Pasquetta

Il titolo ci spiega, senza forme verbali, che sono uscite le date del prossimo anno scolastico ma quando
effettivamente inizierà la scuola possiamo apprenderlo soltanto leggendo il sommario. Viceversa:

Scuola, si ricomincia il 13 settembre


Le date del nuovo anno scolastico: la maturità 2011 inizierà sempre il 22 giugno, il 25 Aprile coinciderà
con Pasquetta. Studenti trentini in aula prima degli altri

Questo è un titolo che ci fornisce subito un’informazione pratica, un dato effettivo e utile, a valle del quale
se ne possono condividere altri, che riteniamo di secondo piano, attraverso il sommario. Sulla base di questa
prima distinzione proviamo a complessificare un pochino il ragionamento recuperando l’analisi che su
questo tema forniscono Anna Maria Lorusso e Patrizia Violi (Semiotica del testo giornalistico, Laterza,
2004). I titoli, secondo le due semiologhe, potranno essere:

- Narrativi: quando raccontano i fatti (dunque prevalentemente attraverso una forma verbale)
- Iconici: quando sintetizzano la notizia e la spettacolarizzano (ricorrendo in genere a un’immagine
recuperata dal testo)
- Patemici: quando investono sulla partecipazione emotiva del lettore
- Interpretativi: quando forniscono al lettore una chiave di lettura della notizia

Ogni titolo può inoltre variare per:

- Informatività (la quantità di informazioni che contiene)


- Tematizzazione (come inquadra un fatto)
- Tonalità emotiva (se drammatizza, contiene sfumature ironiche ecc.)
- Rapporto con l’immagine (il titolo può integrarsi più o meno con i contenuti visivi)
- Organizzazione frastica (in che modo occhiello, titolo e sommario dialogano fra loro)

La morfologia

A volte può essere utile farsi ispirare da titoli di film molto noti, brani musicali, opere letterarie di una certa
popolarità… scampoli di “enciclopedia” comune che possono restituire, magari attraverso un gioco di
parole, il senso dell’articolo e motivare il lettore a leggerlo. Bisogna ovviamente scegliere riferimenti a
opere o eventi sufficientemente noti per non incorrere nel rischio della “decodifica aberrante”.

Inoltre nella composizione del titolo è importate tenere presente il contenuto visivo della pagina: soprattutto
nei settimanali e nei mensili il dialogo fra titolo e immagine è determinante, ma sempre più spesso anche sui
quotidiani, specialmente quelli d’opinione, i titoli “giocano” con il contenuto visivo, alludono a circostanze
note alla comunità dei lettori che possono così decodificare gli elementi impliciti della notizia, quelli che
l’autore e il lettore danno per scontati.

Una struttura è quella di anteporre il nome del protagonista, nella posizione della keyword, facendolo
seguire dalla mimesi del parlato (spesso senza virgolette, per non appesantire graficamente la pagina):

La Consulta: "No alle ronde in situazioni di disagio sociale"

Il discorso diretto è piuttosto diffuso nei titoli, perché risponde a un obiettivo di immediatezza che
appartiene soprattutto al giornalismo di cronaca. Il discorso diretto e quello indiretto si possono alternare
secondo diverse formule:

"Intossicato dalla mozzarella blu"


A Padova un uomo sotto analisi

Lecco, denuncia contro i Carabinieri


"Mi hanno preso a calci e torturato"

Strage di Viareggio, 18 indagati


La procura: "Indagini non ancora concluse"

È una conferma sul fatto che l’alternanza fra mimesi e diegesi rappresenta un tratto distintivo della scrittura
giornalistica in grado di elevare il ritmo e tenere desta l’attenzione dei lettori favorendo allo stesso tempo
l’inserimento di molte informazioni in poco spazio.

Ricapitolando:

Dialogo intertestuale
Il titolo rappresenta insomma un livello molto importante della fruizione che nelle testate on line diventa
spesso l’unico: chi legge i giornali on line si sofferma quasi esclusivamente i titoli della home page.
Attraverso il titolo i lettori possono capire di che cosa parla l’articolo, con quale “taglio” racconta una certa
storia, e decidere se leggerlo o se sceglierne un altro. Il titolo insomma è il luogo della sintesi, nel quale si
esprime il dna dell’articolo e si mette in evidenza il focus della notizia. Ma non solo. È soprattutto attraverso
i titoli che i giornali “parlano” fra loro: è un livello del dialogo intertestuale fra le testate (e fra i media:
spesso i titoli dei giornali cartacei vengono condizionati da quelli dei telegiornali, dialogando con loro…) sul
quale si determinano le diverse istanze dell’enunciazione. Non per nulla già dal titolo è spesso possibile
capire da quale punto di vista si racconta una certa storia, quale sanzione contiene, chi svolge il ruolo del
soggetto o del destinante… E queste posizioni, da una testata all’altra, ma anche da un autore all’altro, come
abbiamo visto possono cambiare radicalmente: un personaggio che in un certo articolo svolge la funzione
del soggetto in un altro può diventare l’antisoggetto (ricordate l’esempio dei due articoli sulla Tav, uno
pubblicato sulla Stampa e l’altro sul Manifesto?).
La morfologia
Vediamo innanzitutto la morfologia dei titoli. Di solito si distinguono tre elementi della titolazione:
l’occhiello, il titolo vero e proprio e il sommario.

 L’occhiello si trova sopra il titolo ed ha una funzione marginale, presenta la notizia ma in sostanza
rappresenta un completamento grafico della pagina. Gli elementi più importanti della notizia non si
collocano certo lassù… Non per nulla nei giornali on line non viene quasi mai utilizzato ed anche in
molti giornali della free-press, gli ultimi nati nella storia del “vecchio” giornalismo cartaceo, è ormai
scomparso
 Il titolo vero e proprio espone invece la notizia: qui la storia viene narrata al più alto livello di sintesi,
distillandone il senso ancor più di quanto non accada nell’attacco
 Il sommario chiarisce infine il significato della notizia e aggiunge altri particolari: nella catena di
lettura viene subito dopo il titolo (difficilmente, dopo aver letto il, titolo, l'occhio del lettore torna in
alto verso l'occhiello...).

Esiste inoltre, in alcuni giornali, il cosiddetto "catenaccio": un ulteriore elemento di titolazione, al di sotto
del sommario, che specifica altri aspetti dell’articolo.

Senso della posizione


Dal punto di vista della semiotica, riprendendo quanto in questo caso raccontano Patrizia Violi e Anna
Maria Lorusso ("Semiotica del testo giornalistico", Laterza 2004), il senso del titolo è determinato
innanzitutto alla posizione che occupa nella pagina. Ovvero: se sta in alto, prima dell’articolo, il titolo avrà
una funzione tendenzialmente anticipatoria rispetto ai contenuti; se sta al centro avrà la funzione di
enfatizzarne e sottolinearne alcuni aspetti; se invece sta sotto, alla fine dell’articolo, la sua funzione sarà
tendenzialmente quella di riassumere il contenuto e di esprimere un commento.

Immagini e narrazioni

Si possono distinguere inoltre titoli narrativi, iconici, patemici e interpretativi.

 i titoli narrativi “raccontano” in maniera sintetica il focus dell’articolo e, proprio per svolgere questa
funzione, contengono di solito dei verbi. Rappresentano in buona sostanza il riassunto, quasi nei
termini del “microcontenuto”, della notizia e sono solitamente molto carichi di contenuto
informativo.
 i titoli iconici invece investono più su un effetto di staticità, si esprimono quasi in forma di slogan e
si ispirano ad un’immagine. È una maniera di comporre i titoli più moderna, mutuata dalla
pubblicità: non per nulla sono spesso iconici i titoli de “La Repubblica”, che è uno dei giornali
formalmente più moderni del panorama italiano, o quelli (spesso molto provocatori) del “manifesto”.
I titoli iconici sono di solito brevi e ovviamente nominali, rinunciano cioè al verbo. Prevedono
inoltre che l’enunciatario (il lettore) condivida con l’enunciatore (l’autore del testo) alcune
informazioni di fondo: si dà cioè per scontato che esista un terreno comune di conoscenze (quello
che Umberto Eco chiama “enciclopedia”) sulla base delle quali quel titolo acquista senso.
 Ci sono poi quelli patemici, centrati cioè sul contenuto emotivo della notizia, sul dolore o sulla gioia
che suscita: ogni giornale, del resto, può scegliere con quale tonalità emotiva raccontare un fatto e
nei titoli questa scelta, proprio per la loro visibilità, diventa particolarmente visibile. E proprio la
crescente diffusione di queste ultime due categorie di titoli, quello iconico e quello patemico,
dimostra come esista una tendenza generale dei media verso la spettacolarizzazione del reale, verso
l’immediatezza del racconto visivo, che tende a fissare gli eventi nella memoria dei lettori attraverso
emozioni forti… recuperando, come ci siamo detti diverse volte, alcune peculiarità della civiltà della
comunicazione orale.
 Infine, una quarta categoria è quella dei titoli interpretativi, grazie ai quali la testata giornalistica si
colloca anche politicamente. In questo tipo di titoli si evidenzia la fase della “sanzione” che abbiamo
individuato ragionando insieme a Greimas sulla struttura profonda della narrazione giornalistica.
Sono titoli, questi ultimi, che aiutano insomma il lettore a leggere il senso della notizia che sta per
leggere (o per non leggere… dipende dall’efficacia del titolo).

Siamo tutti titolisti

Questa maniera di catalogare i titoli non è l'unica. Umberto Eco individua, infatti, titoli “informativi” ed
“emotivi”. Altri distinguono fra titoli enunciativi e paradigmatici: i primi raccontano un evento,
ripercorrono la storia in estrema sintesi, mentre i secondi ne evidenziano un aspetto attraverso
un’immagine. Ma come si costruisce un titolo?

 per comporre un titolo enunciativo potremo utilizzare le “parole chiave” che emergono
dall’articolo, gli elementi e i personaggi principali, provando a comporli per narrare con grande
sintesi la storia: sono titoli adatti soprattutto agli articoli di cronaca, nei quali si riferiscono spesso già
nel titolo personaggi e dichiarazioni che poi si ritrovano all’interno dell’articolo

 per comporre un titolo paradigmatico invece dovremo cogliere un aspetto della notizia e portarla
in evidenza attraverso una parola, una frase breve e nominale, l’evocazione di un’immagine… Una
strategia utile soprattutto quando si compongono titoli per articoli di commento (come gli editoriali, i
corsivi ecc)

Ma attenzione: tutto questo è soltanto un punto di partenza. Quella del titolo è una struttura flessibile, in
continua evoluzione (nei giornali on line per esempio si stanno imponendo stili molto innovativi), che
acquista senso soltanto se interpretata, al di là delle regole e degli schemi, con fantasia, coraggio e senso
della divergenza. Un po’ come tutto il resto del giornalismo…