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Cronache romane

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VANINA VANINI
Ovvero
Particolari sullultima vendita
di carbonari scoperta
negli Stati del Papa
Era una sera della primavera del 182 Tutta Roma era in fermento: il ducadi B***il noto banchieredava un ballo nel suo
nuovo palazzo di Piazza Venezia. Tutto quello che le artidItalia e il lusso di Parigi e Londra possono offrire di pi splendido
era stato riunito per rendere magnifico quelpalazzo. Laffluenza di persone era enorme. Le bionde e riservate bellezze della
nobile Inghilterra si erano date da fareper avere lonore di partecipare al balloed ora stavano arrivando a frotte. Le pi belle
donne di Roma contendevano loro lapalma della bellezza. Una ragazza senzaltro romana per gli occhi ardenti e i capelli
debanoentraccompagnata dal padreseguita dagli sguardi di tutti.
Una singolare fierezza traspariva da ogni suo movimento.
Gli stranieri che entravano rimanevano visibilmente colpiti dallamagnificenza di quel ballo. Nessuna festa di nessun re
dEuropa dicevanopu reggere il confronto con questa.
I re non hanno un palazzo in stile romano e sono costretti a invitare le grandame della corte; il duca di B***
invece invita solo le belle donne. Quella sera era stato particolarmentefelice nei suoi invitie gli uomini sembravano
abbagliati. Tra tante donne notevolisorse il problema di decidere qualefosse la pi bella: per un po la scelta rimase incerta;
ma alla fine fu proclamata regina del ballo la principessa VaninaVaninila ragazza dai capelli neri e dagli occhi di fuoco.
Subito gli stranieri e i giovani romaniabbandonando le altresalesi affollarono in quella dove lei si trovava.
Suo padreil principe Asdrubale Vaniniaveva voluto che prima danzasse condue o tre sovrani tedeschi. Poi lei accett gli inviti
di alcuni inglesi molto belli e molto nobili; ma illoro contegno compassato la annoi.
Sembr che si divertisse di pi a tormentare il giovane Livio Savellichepareva proprio innamorato. Era il giovane pi
brillante di Romae per di pi anche lui era un principe; mase gli avessero dato un romanzo da leggere dopo venti pagine lo
avrebbe gettato via dicendo che gli faceva venire il maldi testa. Agli occhi di Vaninaquesto era un grave difetto.
Verso la mezzanotte si diffuse per le sale una notizia che fece moltaimpressione. Un giovane carbonaro prigioniero nel forte
di SantAngelo era fuggito quella sera stessagrazie aun travestimento eper un eccesso di audacia romanzescagiunto
allultimo corpo di guardia del carcerecon un pugnaleaveva attaccato i soldati; a sua volta era stato feritogli sbirri gli stavano
dando la caccia per le strade seguendo letracce del suo sanguee si sperava di riprenderlo.
Mentre raccontavano lepisodiodon Livio Savelliconquistato dalla grazia edal successo di Vaninacon cui aveva appena
ballatoriaccompagnandola al suo posto le dissequasi folledamore: Madi graziachi dunque potr mai piacervi?
Quel giovane carbonaro che appena evaso gli rispose Vanina; almenoha fatto qualcosa di pi che darsi la pena di venire
al mondo.
Il principe don Asdrubale si avvicin alla figlia. un uomo ricchissimoche da ventanni non fa i conti con il suo
intendenteche gli va prestando le sue stesse rendite a un interessemolto alto. Se lo incontrate per la stradapotrete prenderlo
per un vecchio attore; non vi accorgerete che le sue mani sonocariche di cinque o sei anelli enormicon diamanti giganteschi.
I suoi due figli si sono fatti gesuitie poi sono morti pazzi. Li hadimenticati; ma lo infastidisce che la sua unica
figliaVaninanon voglia sposarsi. Ha gi diciannove annied ha rifiutatoi migliori partiti.
Per quale ragione? La stessa per cui Silla abdic: il suo disprezzo per iRomani.
Il giorno dopo quel balloVanina not che suo padreluomo pi distrattodel mondo e che in vita sua non si era mai
preoccupato di prendere con s una chiavecon molta attenzionechiudeva la porta di una scaletta che portava ad un
appartamento al terzo piano del palazzo. Alcune finestredellappartamento davano su una terrazza adorna di piante darancio.
Vanina and a fare qualche visita in citt; al suoritornola vettura rientr attraverso un cortile del retroperch il portone del
palazzo era ingombro per i preparativi di unaluminaria. Vanina alz gli occhie con stupore vide che una delle finestre
dellappartamento che suo padre aveva chiuso contanta cura era aperta.
Si liber della dama di compagniasal nelle soffitte del palazzo efinalmente riusc a trovare una piccola finestra a grata che
dava sulla terrazza degli aranci.
La finestra aperta che aveva notato era a due passi da lei. Senza dubbioquella camera era abitata; ma da chi?
Il giorno dopoVanina riusc a procurarsi la chiave di una porticina chedava sulla terrazza degli aranci.
Piano piano si avvicin alla finestra che era ancora aperta. Si nascosedietro una persiana. In fondo alla stanza cera un lettoe
nel letto cera qualcuno. Il suo primo impulso fu diritrarsi; ma scorse un abito femminile gettato su una sedia. Guardando
meglio la persona distesa sul lettovide che era biondaemolto giovane. Non dubit pi che fosse una donna. Il vestito sulla
sedia era insanguinato; cera sangue anche sullescarpe da donna appoggiate su un tavolo. La sconosciuta fece un movimento;
Vanina vide che era ferita. Un grande pannomacchiato di sangue le fasciava il petto legato solo da nastried era chiaro che
quella fasciatura non era opera diun chirurgo. Vanina not che ogni giorno verso le quattrosuo padre si chiudeva nel proprio
appartamentoe poiandava dalla sconosciuta; ridiscendeva ben3
prestoe saliva in carrozza per andare dalla contessa Vitelleschi. Appenaera uscitoVanina saliva sulla piccola terrazza da dove
poteva scorgere la sconosciuta. La sua sensibilit era eccitata edattratta da quella giovane donna cos sfortunata; cercava di
indovinarne la vicenda. Il vestito insanguinato sullasedia sembrava lacerato da colpi di pugnale.
Vanina poteva contarne gli strappi. Un giorno vide la sconosciuta pidistintamente; i suoi occhi azzurri erano fissi al cielo;
sembrava che stesse pregando. Quei begli occhi si riempirono presto dilacrime; la giovane principessa dovette fare uno
sforzo su se stessa per non parlarle. Il giorno dopo Vanina osnascondersi sulla terrazza prima che arrivasse suo padre. Vide
don Asdrubale che entrava dalla sconosciuta: portava unpiccolo paniere con delle provviste.
Il principe sembrava inquieto e quasi non parl. Parlava cos piano cheVanina non riusc a sentire le sue parolesebbene la
porta-finestra fosse aperta. Se ne and quasi subito.Questa povera donna deve avere dei nemici terribili pens Vaninase
mio padredi solito cos disattentononosa confidarsi con nessuno e si preoccupa di salire ogni giorno centoventi scalini.
Una seramentre Vanina sporgeva pian piano la testa verso la finestra dellasconosciutaincontr i suoi occhi e fu cos scoperta.
Vanina si gett in ginocchio ed esclam:
Vi voglio benevi sono amica.
La sconosciuta le fece cenno di entrare.
Vi devo delle scuse esclam Vaninala mia stupida curiosit vi hacerto offeso! Vi giuro che manterr il segretoese lo
vorretenon torner mai pi.
E chi potrebbe non essere felice di vedervi? disse la sconosciuta.Abitate in questo palazzo?
Certo rispose Vanina. Ma vedo che non mi conoscete: sono Vaninafiglia di don Asdrubale.
La sconosciuta la guard stupitaarrosse aggiunse:
Degnatevi di farmi sperare che tornerete ogni giorno; ma preferirei che ilprincipe non sapesse delle vostre visite.
Il cuore di Vanina batteva forte; i modi della sconosciuta le sembravanomolto distinti. Questa povera giovane aveva certo
offeso qualche potente; forse in un momento di gelosia avevaucciso lamante? Vanina non riusciva a trovare una causa
volgare alla sua disgrazia. La sconosciuta le disse che erastata ferita alla spalla da un colpo di pugnale penetrato fino al
pettoche la faceva soffrire molto. Spesso sitrovava la bocca piena di sangue.
E non avete un chirurgo! esclam Vanina.
Sapete bene che a Roma disse la sconosciutai chirurghi sonocostretti a fare alla polizia un rapporto esatto su tutte le ferite
che curano. Il principe stesso si degna di fasciarmi leferite con questa benda.
Con una grazia perfetta la sconosciuta evitava di commuoversi per la propriadisgrazia; Vanina la amava alla follia. Una cosa
tuttavia stup molto la giovane principessae cio chedurante una conversazione tanto seria la sconosciuta trattenesse a fatica
unimprovvisa voglia di ridere.
Sarei felice le disse Vaninadi conoscere il vostro nome.
Mi chiamo Clementina.
Ebbenecara Clementinatorner a trovarvi domani alle cinque.
Lindomani Vanina trov la sua nuova amica che stava molto male.
Vado a chiamare un chirurgo disse Vanina abbracciandola.
Preferirei morire disse la sconosciuta. Come potrei compromettere imiei benefattori?
Il chirurgo di monsignor Savelli-Catanzarail governatore di Romafiglio di un nostro domestico insist Vanina; ci
fedele e per la sua posizione non teme nessuno. Mio padre nontiene conto della sua fedelt; vado a farlo chiamare.
Non voglio nessun chirurgo grid la sconosciuta con una vivacit chestup Vanina. Venite a trovarmie se Dio deve
chiamarmi a s morir felice tra le vostre braccia.
Il giorno dopo la sconosciuta stava ancora peggio.
Se mi volete bene disse Vanina lasciandolaaccettate un chirurgo.
Se vienela mia felicit svanisce.
Vado a farlo chiamare ribatt Vanina.
Senza dire nientela sconosciuta la trattennee le prese la mano che coprdi baci. Segu un lungo silenziola sconosciuta aveva
le lacrime agli occhi. Poi lasci la mano di Vaninae conlaria di chi sta per morire le disse: Devo farvi una confessione.
Laltro ieri ho mentito quando ho detto che michiamavo Clementina; sono uno sventurato carbonaro
Vaninastupitaspinse indietro la sedia e si alz.
Sento continu il carbonaroche questa confessione mi far perdereil solo bene che mi tiene attaccato alla vitama
ingannarvi indegno di me. Mi chiamo Pietro Missirillihodiciannove anni; mio padre un povero chirurgo di SantAngelo
in Vadoe io sono carbonaro. Hanno scoperto la nostra vendita;in catenedalla Romagna sono stato portato a Roma. Sepolto in
una segreta illuminata giorno e notte da unalampadavi ho passato tredici mesi. Unanima caritatevole ha avuto lidea di
salvarmi. Mi hanno vestito da donna. Mentrestavo uscendo dalla prigione e passavo davanti alle guardie dellultimo
portoneuna di loro ha insultato icarbonarie io gli ho dato uno schiaffo. Vi assicuro che non stata una vana bravatama solo
un gesto impulsivo. Inseguitonella notte per le strade di Romadopo questa imprudenzaferito da colpi di baionettaormai quasi
privo di forzesalgoin una casa la cui porta era aperta; sento i soldati dietro di mesalto in un giardino; cado a pochi passi da
una donnache stava passeggiando.
La contessa Vitelleschi! lamica di mio padre disse Vanina.4
Come! Lei ve lo ha detto? esclam Missirilli. Comunque siaquestasignorail cui nome non deve essere mai pronunciatomi
salv la vita. Mentre i soldati entravano in casa suaper prendermivostro padre mi faceva uscire nella sua carrozza. Mi sento
molto male. Da qualche giorno questo colpo dibaionetta alla spalla mi impedisce di respirare. Sto per moriree
disperatoperch non vi vedr pi.
Vanina aveva ascoltato con impazienzausc rapidamente: Missirilli nonscorse nessuna piet in quegli occhi cos bellima solo
lespressione di un carattere altero che era statoferito.
Nella notte giunse un chirurgo; era soloMissirilli si sentiva disperato;temeva di non rivedere pi Vanina.
Fece qualche domanda al chirurgoche lo cur senza rispondere. Lo stessosilenzio nei giorni seguenti. Gli occhi di Pietro non
lasciavano la finestra della terrazza da cui Vanina erasolita entrare; si sentiva molto infelice. Una voltaverso mezzanottegli
sembr di scorgere qualcuno nellombra dellaterrazza: era Vanina?
Ogni notte Vanina andava ad appoggiare la guancia contro i vetri dellafinestra del giovane carbonaro.
Se gli parlo si dicevasono perduta! nonon devo rivederlo maipi!
Presa questa decisionericordava suo malgrado laffetto per quel giovanequando cos stupidamente lo credeva una donna.
Dopo unintimit cos dolcebisognava dunque dimenticarlo! Neisuoi momenti pi ragionevoliVanina era spaventata dal
cambiamento delle proprie idee. Da quando Missirilli si erarivelatotutte le cose cui aveva labitudine di pensare si erano
come ricoperte di un velo ed apparivano solo in lontananza.
Una settimana non era ancora passata che Vaninapallida e tremanteentrnella stanza del giovane carbonaro insieme con il
chirurgo. Veniva a dirgli che era opportuno convincere ilprincipe a farsi sostituire da un domestico.
Rimase pochi secondi; ma qualche giorno dopo torn ancora con il chirurgoper umanit. Una serabench Missirilli stesse
molto meglio e Vanina non avesse pi da temere per la sua vitaosandarci sola. VedendolaMissirilli si sent al colmo della
felicitma si preoccup di nascondere il proprio amore; primadi tuttonon voleva venire meno alla dignit che si conviene a
un uomo. Vaninache era entrata da lui con il voltocoperto di rossoree temendo dichiarazioni damorerimase sconcertata dal
tono di amicizia nobile e devotama assaipoco teneracon cui lui la accolse. Se ne and senza che egli cercasse di trattenerla.
Qualche giorno dopoquando ritornstesso comportamentostesseassicurazioni di devozione rispettosa e di riconoscenza
eterna. Non dovendosi pi preoccupare di porre un freno aitrasporti del giovane carbonaroVanina si chiese se non fosse lei
sola ad amarlo. Questa ragazzafino ad allora cossuperbasent con amarezza tutta la forza della propria follia. Ostent
allegria ed anche freddezzadirad le suevisitema non riusc a non vedere del tutto il giovane malato.
Missirilliardendo damore ma pensando alla propria nascita oscura e allapropria dignitsi era ripromesso di evitare di parlare
damorea meno che Vanina non rimanesse otto giorni senzavederlo. Lorgoglio della giovane principessa lott palmo a
palmo.
Ebbene! si disse infinese lo vedo per meper il mio piacereemai gli confesser il sentimento che mi ispira. Faceva
lunghe visite a Missirilliche le parlava come in presenzadi venti persone. Una seradopo aver passato la giornata a detestarlo
ed a ripromettersi di essere con lui ancora pifredda e severa del solitoVanina gli disse che lo amava. Presto non ebbe pi
nulla da rifiutargli.
Se la sua follia fu grandebisogna per riconoscere che Vanina si sentimmensamente felice. Missirilli non pens pi a ci che
credeva di dovere alla propria dignit di uomo; amcome si ama per la prima volta a diciannove anni e in Italia. Prov tutti
gli scrupoli dellamore-passionefino aconfessare alla giovane principessa cos fiera la tattica che aveva impiegato per farsi
amare. Era stupito della propriaimmensa felicit. Quattro mesi passarono molto in fretta. Un giornoil chirurgo restitu la
libert al suo malato. Eadesso cosa faccio? pens Missirilli; restare nascosto nella casa di una delle pi belle ragazze di
Roma? E i vili tiranni che mihanno tenuto in prigione per tredici mesi senza lasciarmi vedere la luce del giorno crederanno di
avermi piegato! O Italiasei davvero sventurata se i tuoi figli ti abbandonano per cos poco!
Vanina non dubitava che la pi grande fortuna di Pietro fosse di starlesempre accanto; lo vedeva troppo felice; ma una frase
del generale Bonaparte risuonava amaramente nellanimo delgiovanee influiva su tutta la sua condotta nei confronti delle
donne. Nel 1796mentre il generale Bonaparte stavalasciando Bresciale autorit municipali che lo accompagnavano alla porta
della citt gli dissero che i bresciani amavano lalibert pi di tutti gli altri italiani.
S rispose luiamano parlarne alle loro amanti.
Assai imbarazzatoMissirilli disse a Vanina:
Appena sar nottedovr uscire.
Cerca di rientrare nel palazzo prima dellalba; ti aspetter.
Allalba sar a molte miglia da Roma.
Benissimo disse Vanina con freddezzae dove andrai?
In Romagnaa vendicarmi.
Poich sono ricca continu Vanina con estrema calmaspero cheaccetterai da me armi e denaro.
Missirilli la guard per qualche istante senza battere ciglio poigettandosi nelle sue braccia: Anima della mia vita le disse
mi farai dimenticare tuttoanche ilmio dovere. Ma pi il tuo animo nobile e pi devi capirmi.
Vanina pianse moltoe rimasero daccordo che lui avrebbe lasciato Roma solodue giorni dopo5
Pietro gli disse lindomanimi hai detto spesso che un uomo moltonotoun principe romano per esempio che potesse
disporre di molto denarosarebbe in grado di rendere i pigrandi servigi alla causa della libertqualora lAustria si trovasse
impegnata lontano da noiin qualche grande guerra.
Certamente disse Pietrostupito.
Bene! sei un uomo coraggioso; ti manca soltanto unalta posizione; ti offrola mia mano e duecentomila lire di rendita. Ci
penso io ad ottenere il consenso di mio padre.
Pietro si gett ai suoi piedi; Vanina era raggiante di gioia.
Ti amo appassionatamente le dissema io sono un povero servitoredella mia patria; e pi lItalia sventuratapi devo
rimanerle fedele. Per ottenere il consenso di donAsdrubaledovrei recitare per molti anni una commedia vergognosa. Non
posso accettareVanina.
Missirilli si affrett ad impegnarsi con queste parole. Il coraggio glistava venendo meno.
La mia sventura esclam che ti amo pi della vitae per melasciare Roma il peggiore dei supplizi. Ah!
Perch lItalia non libera dai barbari! Con quale gioia mi imbarchereicon te per andare a vivere in America.
Vanina era raggelata. Il rifiuto della sua mano aveva sorpreso il suoorgoglio; ma presto si gett nelle braccia di Missirilli.
Non mi sei mai piaciuto tanto esclam. Smio piccolo chirurgo dicampagnasar tua per sempre. Sei un grande uomocome
i nostri antichi Romani.
Tutte le preoccupazioni per il futurotutti i tristi suggerimenti del buonsenso scomparvero; fu un momento di amore perfetto.
Quando furono in condizione di ragionare:
Sar in Romagna subito dopo di te disse Vanina. Mi far prescriverei bagni della Porretta. Mi fermer nel castello che
abbiamo a San Nicolvicino a Forl
L passer la vita con te! esclam Missirilli.
Il mio destino ormai osare tutto rispose Vanina con un sospiro. Miperder per tema non importa Ma tupotrai amare
una donna disonorata?
Non sei forse la mia donna? disse Missirilliuna donna adorata persempre? Sapr amarti e proteggerti.
Bisognava che Vanina si mostrasse in societ. Si erano appena lasciati cheMissirilli cominci a trovare barbara la propria
condotta. Che cosa poi la patria? si diceva.Non una creatura cui dobbiamo riconoscenza per qualche beneficioe che
diventa infelice e pu maledirci se manchiamo inqualcosa. La patria e la libertsono come il mio mantello; sono qualcosa
che mi utileche devo acquistare verosenon lho avuta in eredit da mio padre; ma in fin dei contiamo la patria e la libert
perch mi sono utili. Se nonmi servonose per me diventano come un mantello in agosto perch comprarlee ad un prezzo cos
alto? Vanina cosbella! ha un carattere talmente singolare!
Cercheranno di piacerlee lei mi dimenticher. Quale donna ha avuto un soloamante? Questi principi romaniche come
cittadini disprezzohanno tali vantaggi su di me! Devono essere cosamabili! E certo che se parto lei mi dimentichere la
perder per sempre.
Vanina venne a trovarlo in piena nottelui le parl dellincertezza in cuiera sprofondato e la discussione alla qualeper amor
suoaveva sottoposto quella grande parola patria.Vanina era felice. Se fosse costretto a scegliere tra la patria e me si
dicevaio sarei la preferita.
Lorologio della chiesa vicina suon le treera il momento degli ultimiaddii. Pietro si sciolse dalle braccia della sua amica.
Stava gi scendendo la scaletta quando Vaninatrattenendole lacrimegli disse sorridendo: Se fossi stato curato da una povera
donna di campagnanon faresti nienteper ricompensarla? Non cercheresti di pagarla? Il futuro incertostai per andare tra i
tuoi nemici:concedimi tre giorni per riconoscenzacome se fossi una povera donnaper pagare le mie cure.
Missirilli rimase. Finalmente lasci Roma. Grazie ad un passaporto compratopresso unambasciata straniera raggiunse la sua
famiglia. Fu una grande gioia: lo credevano morto. I suoiamici vollero celebrare il suo ritorno ammazzando uno o due
carabinieri ( il nome dei gendarmi negli Stati delPapa).
Non dobbiamo uccideresenza che sia necessarioun italiano che sa usarele armi disse Missirillila nostra patria non
unisola come la felice Inghilterra: ci mancano soldatiperresistere allintervento dei re dEuropa.
Qualche tempo dopoMissirillimesso alle strette dai carabinierine uccisedue con le pistole che Vanina gli aveva dato. Sulla
sua testa fu posta una taglia.
Vanina non si vedeva ancora in Romagna: Missirilli si credette dimenticato.Il suo orgoglio ne fu ferito: cominciava a pensare
molto alla differenza di condizione sociale che loseparava dalla sua amante. In un momento di tenerezza e di rimpianto per la
felicit passatapens di tornare a Romaper vedere cosa stava facendo Vanina. Questa folle idea stava per sottrarlo a quello
che considerava il proprio doverequando una sera la campana di una chiesa della montagna suon lAngelus in modo
stranocome se il campanaro fossedistratto.
Era un segnale di riunione per la vendita carbonara a cui Missirillisi era affiliato appena arrivato in Romagna.
Quella notte si ritrovarono tutti presso un eremo nella foresta. I dueeremitiaddormentati con loppionon si accorsero affatto
delluso che si faceva della loro piccola dimora. Missirilliche viera arrivato tristissimoseppe che il capo della vendita era
stato arrestato e che luigiovane di appena ventannistavaper essere eletto capo di una vendita che comprendeva uomini di pi
di cinquantanni e che erano nelle cospirazionidalla spedizione di Murat del 1815.
Ricevendo questo onore insperatoPietro si sent battere il cuore.
Appena fu solodecise di non pensare pi alla giovane romana che lavevadimenticatoe di consacrare ogni suo pensiero al
dovere di liberare lItalia dai barbari..6
Due giorni dopoMissirilli vide sul rapporto degli arrivi e delle partenzeche gli procuravano in quanto capo della venditache
la principessa Vanina era arrivata nel suo castellodi San Nicol. La lettura di quel nome lo turbpi che rallegrarlo. Invano
pens di garantire la propria fedelt alla patriaimpegnandosi a non volare quella sera stessa al castello di San Nicol: il
timore di trascurare Vanina gli imped dicompiere con calma i suoi doveri.
La vide il giorno dopo; lo amava come a Roma. Suo padreche voleva che sisposasseaveva ritardato la sua partenza.
Portava con s 2000 zecchini. Questo aiuto imprevisto servmeravigliosamente ad accrescere il credito di Missirilli nella sua
nuova carica. Si ordinarono dei pugnali a Corf; fucomprato il segretario privato del legatoche aveva il compito di
perseguitare i carbonari. Fu ottenuta anche la lista deiparroci che facevano la spia per il governo.
In quel periodo fu organizzata una delle cospirazioni meno folli che maisiano state tentate nella sventurata Italia. Non entrer
qui in particolari che sarebbero fuori luogo. Milimiter a dire che se il successo avesse coronato limpresaMissirilli avrebbe
potuto rivendicare buona parte della gloria.Grazie a luiparecchie migliaia di insorti si sarebbero mossi ad un segnale
convenutoin armi avrebbero atteso larrivodei capi superiori. Il momento decisivo si stava avvicinando quandocome sempre
accadela cospirazione fu paralizzatadallarresto dei capi.
Appena giunta in RomagnaVanina credette di capire che lamor di patriaavrebbe fatto dimenticare al suo amante ogni altro
amore. Lorgoglio della giovane romana ne rimase ferito.Tent invano di farsene una ragione; cadde in preda a un cupo
dolore; si sorprese a maledire la libert.
Un giorno che era venuta a Forl per incontrare Missirillinon riusc adominare il proprio doloreche fino ad allora era stato
controllato dal suo orgoglio.
Mi ami come un marito gli dissequesto non fa per me.
E si mise a piangere; ma era per la vergogna di essersi abbassata a dellerecriminazioni. Missirilli rispose alle sue lacrime col
contegno di un uomo preoccupato. Di colpo Vanina pens dilasciarlo e di tornare a Roma. Prov una gioia crudele nel
punirsi della debolezza che laveva spinta a parlare. Dopoqualche istante di silenziola sua decisione fu presa; si sarebbe
ritenuta indegna di Missirilli se non lo avesselasciato. Gi godeva della dolorosa sorpresa di lui quando lavrebbe cercata
invano accanto a s. Poi lidea di non essereriuscita ad ottenere lamore delluomo per il quale aveva fatto tante folliela
intener profondamente. Allora ruppe ilsilenzioe fece di tutto per strappargli una parola damore. Lui le disse con tono
distratto delle parole molto tenerema fu conun tono ben diversamente profondo che parlando dei suoi progetti
politiciesclam con dolore:
Ah! se limpresa falliscese il governo la scopre ancora una voltaioabbandono la partita.
Vanina rimase immobile. Da unora sentiva che stava vedendo il suo amante perlultima volta. La frase che lui aveva appena
dettogett una luce sinistra nel suo animo. Si disse: Icarbonari hanno ricevuto da me molte migliaia di zecchini.
impossibile dubitare della mia fedelt alla cospirazione.
Vanina usc dai propri pensieri solo per dire a Pietro: Vuoi venire apassare ventiquattrore con me nel castello di San
Nicol? La vostra riunione di stasera non ha bisogno della tuapresenza. Domattinaa San Nicolpotremo fare una passeggiata;
ci ti calmer e ti restituir tutto il sangue freddo dicui hai bisogno in questa importante circostanza.
Pietro acconsent.
Vanina lo lasci per i preparativi del viaggiochiudendo a chiavecome diconsuetola cameretta dove laveva nascosto.
Corse da una delle sue cameriereche laveva lasciata per sposarsi e avviareun piccolo commercio a Forl.
Giunta nella casa di questa donnain fretta scrisse sul margine di un librodi preghieretrovato nella camera lindicazione esatta
del luogo dove quella notte stessa si sarebbe riunita lavendita dei carbonari. Concluse la sua denuncia con queste parole: La
vendita composta di diciannovemembri; ecco i nomi e gli indirizzi. Scritta la lista esatta tranne che vi era omesso il nome
di Missirillidisse alla donnadicui si fidava: Porta questo libro al cardinale legato; che legga quanto c scrittoe telo
restituisca. Eccoti dieci zecchinise il legato fa il tuo nomela tua morte certa; ma tu mi salvi la vitasegli fai leggere la pagina
che ho scritto.
Tutto and meravigliosamente bene. Il legatoper pauranon si comport dagran signore. Permise alla popolana che chiedeva
di parlarglidi apparirgli davanti con il voltocopertoma a condizione che avesse le mani legate.
In questo stato la negoziante fu introdotta alla presenza del grandepersonaggioche trov trincerato dietro un immenso tavolo
ricoperto di un tappeto verde.
Il legato lesse le pagine del libro di preghieretenendolo a debitadistanzaper paura di qualche sottile veleno.
Lo restitu alla negoziantee non la fece seguire. Meno di quaranta minutidopo aver lasciato il suo amanteVaninache aveva
visto tornare la sua ex camerierariapparve davanti a Missirilliconvinta che ormai sarebbe stato tutto per lei. Gli disse che in
citt cera un movimento eccezionalesi vedevano pattuglie dicarabinieri in strade dove non andavano mai.
Credimi aggiunseci conviene partire subito per San Nicol.
Missirilli acconsent. A piedi raggiunsero la carrozza della giovaneprincipessa checon la sua dama di compagniaconfidente
discreta e ben pagatala stava aspettando a mezza legadalla citt.
Giunta al castello di San NicoloVaninainquieta per la propria condottadivenne ancora pi tenera con il suo amante. Ma
mentre gli parlava damorele sembrava di recitare una commedia.Nel momento del tradimento non aveva pensato al rimorso.
Stringendo il suo amante tra le bracciasi diceva:C una parola che potrebbero dirglie se questa parola venisse pronunciata
lui avrebbe orrore di mesubito e per sempre.
In piena notteuno dei domestici di Vanina entr allimprovviso nellacamera. Questuomosenza che lei lo sapesseera un
carbonaro. Missirilli aveva dunque dei segreti per leianchesu cose di cos poco conto. Vanina frem.7
Luomo veniva ad avvertire Missirilli che durante la nottea Forlle casedi diciannove carbonari erano state circondatee loro
stessi arrestati mentre ritornavano dalla vendita.Nonostante fossero stati colti di sorpresanove erano fuggiti. I carabinieri
avevano potuto condurne dieci nella prigione dellacittadella. Mentre vi stavano entrandouno di loro si era gettato nel
pozzocos profondoe si era ucciso.
Vanina ne fu sconvolta; per fortuna Pietro non se ne accorse: avrebbe potutoleggerle il crimine negli occhi.
In questo momento aggiunse il domesticola guarnigione di Forl disposta in fila lungo tutte le strade. I soldati sono
cos vicini luno allaltro da potersi parlare. Gli abitantipossono attraversare la strada solo dove c un ufficiale.
Uscito luomoPietro rimase pensieroso per un attimo:
Per il momento non c niente da fare disse infine.
Vanina si sentiva morire; tremava sotto lo sguardo del suo amante.
Ma cos che hai? le disse luipoi pens ad altroe smise diguardarla. Verso la met del giorno seguentelei si azzard a
dirgli:
Ecco unaltra vendita scoperta; immagino che rimarrai tranquillo perun po.
Molto tranquillo rispose Missirilli con un sorriso che la fecefremere.
Vanina and a fare una visita di dovere al curato del villaggio di SanNicolche forse era una spia dei gesuiti.
Rientrando per cenaalle settetrov deserta la stanzetta in cui il suoamante stava nascosto. Fuori di scorse a cercarlo per tutta
la casanon cera proprio.
Disperataritorn nella stanzettae solo allora vide un biglietto; lolesse: Vado a costituirmi al legato; non ho pi speranza
nella nostra causa; ilcielo contro di noi. Chi ci ha traditi?
apparentemente quello sciagurato che si gettato nel pozzo. Poich la miavita non serve alla povera Italianon voglio che i
miei compagnivedendo che io solo non sono stato arrestatopossanocredere che li ho venduti. Addio; se mi ami pensa a
vendicarmi. Rovinaannienta linfame che ci ha traditianche sefosse mio padre.
Vanina cadde su una sediasemisvenuta e in preda ad un dolore immenso. Nonriusciva a pronunciar parola; i suoi occhi erano
asciutti e le bruciavano.
Oh Dio! esclamaccogliete il mio voto; spunir linfame che hatradito; ma prima bisogna restituire la libert a Pietro.
Unora dopoera in viaggio per Roma. Da molto temposuo padre insistevaperch tornasse. Durante la sua assenzaaveva
combinato il suo matrimonio con il principe Livio Savelli.Appena Vanina fu arrivataegli gliene parl con trepidazione. Con
suo grande stuporelei acconsent alla prima parola.La sera stessain casa della contessa Vitelleschisuo padre le present quasi
ufficialmente don Livio; lei parla lungo con lui. Era il giovane pi elegante e aveva i cavalli pi belli; maanche se tutti
dicevano che era di spiritovivaceil suo carattere era ritenuto talmente leggero che non era minimamente sospettato dal
governo. Vanina pens chefacendogli perdere la testaavrebbe potuto farne un utile agente. Dal momento che era nipote di
MonsignorSavelli-Catanzaragovernatore di Roma e ministro della poliziaVanina pensava che le spie non avrebbero osato
seguirlo.
Dopo aver trattato molto beneper qualche giornolamabile don LivioVanina gli annunci che non avrebbe mai potuto
diventare il suo sposo; era troppo leggerosecondo lei.
Se non foste un ragazzo gli dissegli agenti di vostro zio nonavrebbero segreti per voi. Per esempiocosa si sta decidendo
nei confronti dei carbonari scoperti ultimamente a Forl?
Due giorni dopodon Livio venne a dirle che tutti i carbonari catturati aForl erano evasi. Vanina fiss su di lui i suoi grandi
occhi neri con un amaro sorriso carico di disprezzoe non lodegn pi di una parola per tutta la sera. Due giorni dopodon
Livio venne a confessarlearrossendoche la prima voltalavevano ingannato.
Ma le dissemi sono procurato una chiave dellufficio di mio zio; daidocumenti che vi ho trovatoho visto che una
congregazione (o commissione) composta dei cardinali e deiprelati pi accreditati si riunisce nel pi grande segreto e
delibera sul fatto se convenga processare questi carbonari aRavenna o a Roma. I nove carbonari presi a Forl e il loro capoun
certo Missirilliche ha commesso la sciocchezza dicostituirsiin questo momento si trovano nel castello di San Leo.
Alla parola sciocchezzaVanina strinse con forza il braccio del principe.
Anchio gli dissevoglio vedere i rapporti ufficiali ed entrare convoi nellufficio di vostro zio; avrete letto male.
A queste paroledon Livio rabbrivid; Vanina gli chiedeva una cosa quasiimpossibile; ma il carattere bizzarro di quella
ragazza raddoppiava il suo amore. Pochi giorni dopoVaninatravestita da uomocon una graziosa livrea di casa Savellipot
trascorrere una mezzora tra le carte pi segrete delministro della polizia. Prov un impulso di grande gioia quando scopr il
rapporto giornaliero sullimputato PietroMissirilli. Le tremavano le mani tenendo quella carta.
Rileggendo quel nome fu sul punto di sentirsi male. Uscita dal palazzo delgovernatore di RomaVanina permise a don Livio
di abbracciarla.
Superate bene gli dissele prove a cui vi sottopongo.
Dopo questa fraseil giovane principe avrebbe dato fuoco al Vaticano per farpiacere a Vanina. Quella sera cera un ballo
allambasciata di Francia; lei danz molto e quasi sempre conlui. Don Livio era ubriaco di felicit bisognava impedirgli di
pensare.8
Mio padre qualche volta strano gli disse un giorno Vanina; stamaniha licenziato due suoi domestici che sono venuti a
piangere da me. Uno mi ha chiesto di essere sistemato da vostrozio il governatore di Roma; laltroche stato soldato
dartiglieria sotto i Francesivorrebbe essere impiegato aCastel SanAngelo.
Li prendo tutti e due al mio servizio disse subito il principe.
Vi ho forse chiesto questo? replic Vanina con fierezza. Vi ripetotestualmente la preghiera di quei due poveretti; devono
ottenere ci che hanno chiestoe nientaltro.
Niente di pi difficile. Monsignor Catanzara era tuttaltro che unuomo leggeroe in casa sua ammetteva solo persone a lui ben
note. Immersa in una vita apparentemente piena di piaceriVaninatormentata dai rimorsiera molto infelice. La lentezza degli
avvenimenti la uccideva. Luomo daffari di suopadre le aveva procurato del denaro. Doveva fuggire dalla casa paterna e
andare in Romagnaper tentare di far evadere ilsuo amante? Anche se questidea era assurdastava per attuarlaquando il caso
ebbe piet di lei. Don Livio ledisse: I dieci carbonari della vendita Missirilli stanno per esseretrasferiti a Romae dopo la
condanna verranno poi giustiziati in Romagna. Ecco cosa ha ottenuto stasera mio zio dal Papa. Intutta Romanoi due soltanto
conosciamo questo segreto. Siete contenta?
State diventando un uomo rispose Vaninaregalatemi il vostroritratto.
Il giorno prima dellarrivo di Missirilli a RomaVanina trov un pretestoper andare a Civita Castellana. nella prigione di
quella citt che di solito vengono fatti sostareper la nottei carbonari trasferiti dalla Romagna a Roma. Il mattinovide
Missirilli mentre stava uscendo dalla prigione; era in catenesu una carretta; le sembr molto pallidoma per niente
scoraggiato. Una vecchia gli gett un mazzolino di viole;Missirilli sorriseringraziandola.
Vanina aveva visto il suo amante. I suoi pensieri ripresero vigore; un nuovocoraggio la anim. Da molto tempo aveva fatto
ottenere un buon avanzamento allabate Carielemosinieredi Castel SanAngelodove il suo amante sarebbe stato rinchiuso;
aveva preso come confessore quel buon prete. A Romanon cosa da nulla essere confessore di una principessanipote del
governatore.
Il processo contro i carbonari di Forl non dur a lungo. Per vendicarsidel loro arrivo a Romache non aveva saputo
impedireil partito ultra ottenne che la commissione dei giudicifosse composta dei prelati pi ambiziosi. La commissione fu
presieduta dal ministro della polizia.
La legge contro i carbonari chiara: quelli di Forl non potevano nutrirealcuna speranza; tuttavia difesero lo stesso le loro
vite con tutti i sotterfugi possibili. Non solo i loro giudicili condannarono a mortema molti proposero supplizi atrocicome il
taglio della manoecc. Il ministro della poliziala cui carriera era ormai assicurata (perch si lascia quel posto solo per prendere
il cappello cardinalizio)non avevaaffatto bisogno di mani mozzate: portando la sentenza al Papafece commutare la pena di
tutti i condannati in qualcheanno di carcere. Ad eccezione di Pietro Missirilli. In questo giovane il ministro vedeva un
fanatico pericolosoedaltra parte era gi stato condannato a morte per luccisione dei due carabinieri di cui abbiamo parlato.
Vanina seppedella sentenza e della commutazione pochi istanti dopo che il ministro era uscito dalludienza con il Papa.
Il giorno dopoMonsignor Catanzara rientr nel suo palazzo verso lamezzanottee non trov il suo cameriere privato; stupitoil
ministro suon pi volte; finalmente apparve unvecchio domestico rimbecillito: spazientitoil ministro decise di spogliarsi da
solo.
Chiuse la porta a chiave; faceva molto caldo: prese il suo abito e lo gettripiegato su una sedia. Lanciato con troppa
forzalabito oltrepass la sedia e and a colpire la tenda dimussola della finestradisegnando la forma di un uomo. Il ministro
si precipit verso il letto ed afferr la pistola. Stavatornando verso la finestraquando un giovane in livrea gli si avvicin con
la pistola in pugno. A quella vistail ministroprese la mira; stava per tirare. Il giovane gli disse ridendo:
ComeMonsignore! non riconoscete Vanina Vanini?
Che significa questo scherzo di cattivo gusto? replic il ministroinfuriato.
Ragioniamo con calma disse la ragazza. Intanto la vostra pistola scarica.
Il ministrostupitoconstat che era vero; quindi estrasse un pugnaledalla tasca del gilet.
Con un delizioso tono autoritarioVanina gli disse:
SediamociMonsignore.
E si sedette tranquillamente su un divano.
Almeno siete sola? disse il ministro.
Assolutamente solave lo giuro! esclam Vanina.
Il ministro si preoccup di verificarlo: fece il giro della stanza e guarddappertutto; quindi si sedette su una sedia a tre passi
da Vanina.
Quale interesse avrei disse Vanina con tono dolce e tranquilloadattentare alla vita di un uomo moderato che
probabilmente verrebbe sostituito da qualche uomo debole dalla testacaldacapace di perdere se stesso e gli altri?
Insommache cosa voletesignorina? disse il ministro irritato. Questascena non mi si addiceed ora che finisca.
Quello che sto per dire riprese Vanina con alterigia e dimenticando dicolpo la sua cortesiainteressa voi pi che me. C
chi vuole che il carbonaro Missirilli abbia salva la vita;se viene giustiziatonon gli sopravviverete di una settimana. Non ho
alcun interesse in questa storia; la follia di cui vilamentatelho fatta prima di tutto per divertirmie poi per fare un piacere a
una mia amica. Ho voluto continuVaninariprendendo il suo tono amabile9
ho voluto rendere un servizio a un uomo dingegnoche presto sar mio zioed destinatosecondo ogni apparenzaa portare
molto in alto la fortuna della sua casata.
Il ministro si rasseren: la bellezza di Vanina contribu senzaltro aquesto rapido cambiamento. Era ben nota a Roma
linclinazione di Monsignor Catanzara per le belle donne enel suotravestimento da valletto di casa Savellicon le calze di seta
aderentila giubba rossai calzoni azzurri gallonatidargentoe la pistola in manoVanina era incantevole.
Mia cara futura nipote disse il ministro quasi sorridendola vostra una grande pazziae non sar lultima.
Spero che un personaggio tanto saggio rispose Vaninasapr mantenereil segretosoprattutto con don Livio; e per
impegnarvicaro ziose mi accordate la vita del protetto dellamia amicavi dar un bacio.
Continuando la conversazione su questo tono leggermente scherzosocon cui ledame romane sanno trattare anche gli affari
pi importantiVanina riusc a dare a questo colloquioiniziato con la pistola in pugnoil tono di una visita fatta dalla giovane
principessa Savelli allo zio governatore di Roma.
Ben presto Monsignor Catanzarapur respingendo con alterigia lidea di averceduto alla paurasi mise ad esporre alla nipote
tutte le difficolt che avrebbe incontrato nel tentativodi salvare la vita di Missirilli. Mentre parlava il ministro passeggiava
per la stanza con Vanina; prese una caraffa dilimonata che era sul caminetto e ne riemp un bicchiere di cristallo. Lo stava
portando alle labbra quando Vanina loafferr edopo averlo tenuto in mano per un po
come per distrazione lo lasci cadere nel giardino. Un attimo dopoilministro prese un cioccolatino da una bomboniera
Vanina glielo tolse di mano e gli disse sorridendo:
Attentoqui tutto avvelenato; volevano uccidervi. Io ho ottenuto lagrazia per il mio futuro zioper non entrare a mani vuote
nella famiglia Savelli.
Monsignor Catanzaramolto stupitoringrazi la nipotee le dette grandisperanze per la vita di Missirilli.
Il nostro accordo concluso! esclam Vaninae come provaecco laricompensa disseabbracciandolo.
Il ministro accett la ricompensa.
Dovete saperemia cara Vanina aggiunseche io non amo il sangue.Daltra partesono ancora giovane anche se a voi posso
forse sembrare molto vecchioe pu capitarmi di viverein un tempo in cui il sangue versato oggi potrebbe costituire una
colpa.
Suonavano le due quando Monsignor Catanzara accompagn Vanina alla porta delsuo giardino.
Due giorni dopoquando il ministro si present al Papaassai imbarazzatoper il passo che doveva fareSua Santit gli disse:
Prima di tuttodevo chiedervi una grazia. Tra quei carbonari di Forlcen uno che rimasto condannato a morte; questidea
mi impedisce di dormire: bisogna salvare quelluomo.
Il ministrovedendo il Papa gi decisofece molte obiezionie solo allafine scrisse un decreto o motu proprio che il Papa
siglcontrariamente alla consuetudine.
Vanina aveva pensato che probabilmente avrebbe ottenuto la grazia per il suoamantema che avrebbero tentato di avvelenarlo.
Fin dalla vigiliaMissirilli aveva ricevutodallabate Cariil suo confessorealcuni pacchetti di gallettecon la raccomandazione di
non toccare il cibo passato dallo Stato.
Vaninaavendo poi saputo che i carbonari di Forl sarebbero statitrasferiti nel castello di San Leovolle cercare di vedere
Missirilli al suo passaggio da Civita Castellana; giunse inquesta citt ventiquattro ore prima dei prigionieri; vi trov labate
Cariche laveva preceduta di parecchigiorni.
Aveva ottenuto dal carceriere che Missirilli potesse ascoltare la messaamezzanottenella cappella della prigione. Si giunse pi
in l: se Missirilli avesse consentito a lasciarsilegare le braccia e le gambe con una catenail carceriere si sarebbe ritirato verso
la porta della cappellain modo davedere sempre il prigioniero di cui era responsabilema senza poterne udire i discorsi.
Giunse finalmente il giorno che doveva decidere della sorte di Vanina. Findal mattinolei si chiuse nella cappella della
prigione. Chi potrebbe dire i pensieri che la agitaronodurante quella lunga giornata? Era stata lei a denunciare la sua
venditaed era stata ancora lei a salvargli lavita. Quando la ragione prendeva il sopravvento in quellanima tormentataVanina
sperava chegli avrebbe accettato di lasciarelItalia insieme con lei: se aveva peccatolo aveva fatto per eccesso damore.
Quando suonarono le quattrosent dalontanosul selciatoil passo dei cavalli dei carabinieri. Il rumore di ognuno di quei passi
sembrava rimbombarle nelcuore. Ben presto distinse il rotolio delle carrette che trasportavano i prigionieri. Si fermarono
sulla piazzettadavanti alla prigione; vide due carabinieri sollevare Missirillisolo su una carrettatalmente carico di catene da
non potersimuovere. Almeno vivo si disse con le lacrime agli occhinon lhanno ancora avvelenato!. La sera fu
crudele;solo la lampada dellaltareposta molto in alto e per la quale il carceriere risparmiava lolioilluminava la tetracappella.
Lo sguardo di Vanina errava sulle tombe di certi gran signori del medioevo morti nella vicina prigione. Le loro
statueavevano un aspetto feroce.
Ogni rumore era cessato da tempo; Vanina era immersa nei suoi neri pensieri.Poco dopo i rintocchi della mezzanottecredette
di udire un rumore leggero come il volo di unpipistrello. Volle muoversie cadde semisvenuta sulla balaustra dellaltare. In
quello stesso istantedue fantasmi leapparvero accantosenza che li avesse sentiti entrare.
Erano il carceriere e Missirillicos carico di catene da sembrarefasciato. Il carceriere scopr una lanterna e la appoggi sulla
balaustra dellaltaredi fianco a Vaninain modo da poter vedere beneil suo prigioniero. Poi si ritir sul fondo vicino alla porta.
Appena il carceriere si fu allontanatoVanina si gettal collo di Missirilli.10
Stringendolo tra le sue braccianon sent altro che le sue catene fredde epungenti. Chi gli ha messo queste catene? pens.
Non prov alcun piacere ad abbracciare il suo amante. Aquel dolore ne segu un altro pi acuto; per un attimo credette che
Missirilli conoscesse il suo criminetanto glaciale erala sua accoglienza.
Mia cara amica le disse finalmentemi addolora lamore che avete perme; invano cerco di capire che cosa in me abbia
potuto ispirarvelo. Credetemitorniamo a sentimenti picristianidimentichiamo le illusioni che un tempo ci hanno travolto;
non posso appartenervi. La costante sventura che haaccompagnato le mie imprese deriva forse dallo stato di peccato mortale
in cui mi sono sempre trovato. Eanche ad ascoltarei soli consigli della prudenzaperch non sono stato arrestato con i miei
amicinella fatale notte di Forl? Perchnel momento del pericolonon ero al mio posto?
Perch la mia assenza ha potuto autorizzare i sospetti pi crudeli? Avevounaltra passioneche non era quella della libert
dellItalia.
Vanina non si riaveva dalla sorpresa che le provocava il cambiamento diMissirilli. Pur non essendo molto
dimagritosembrava che avesse trentanni. Vanina attribu questocambiamento ai maltrattamenti che aveva subito in carcere;
scoppi in singhiozzi.
Ah! gli dissei carcerieri avevano assicurato che ti avrebberotrattato umanamente.
Il fatto cheallavvicinarsi della mortetutti i principi religiosi chepotevano accordarsi con la passione per la libert dellItalia
erano riapparsi nel cuore del giovane carbonaro. Poco apoco Vanina si accorse che il sorprendente cambiamento che notava
nel suo amante era tutto moralee niente affatto unaconseguenza di maltrattamenti fisici. Il suo doloreche credeva gi
insopportabileaument ancora.
Missirilli taceva; Vanina si sentiva soffocare dai singhiozzi. Anchegli unpo commossodisse: Se amassi qualcosa in questo
mondosareste voiVanina; magrazie a Dionon ho pi che uno scopo nella vita: morir in prigione o nel tentativo di dare la
libert allItalia.
Ci fu ancora silenzio; Vanina non riusciva proprio a parlare: invano tentdi farlo. Missirilli continu: Il dovere
crudeleamica mia; ma se non si soffrisse nel compierloincosa consisterebbe leroismo? Datemi la vostra parola che non
cercherete pi di vedermi.
Per quanto glielo permetteva la sua catena cos strettafece un piccolomovimento con la manoe tese le dita a Vanina.
Se permettete a un uomo che vi fu caro di darvi un consigliosiateragionevole e sposate luomo perbene che vostro padre vi
ha scelto. Non fategli nessuna confidenza spiacevole; e noncercate pi di rivedermi; ormai siamo estranei luno allaltra.
Avete prestato una somma considerevole per servirela patria; se mai essa sar liberata dai suoi tiranniquella somma vi sar
regolarmente restituita in beni nazionali.
Vanina era sconvolta. Mentre le parlavalo sguardo di Pietro si era accesosolo nel momento in cui aveva pronunciato la parola
patria.
Finalmente lorgoglio venne in aiuto della giovane principessa; aveva portatocon s diamanti e piccole lime.
Senza rispondere a Missirilliglieli offr.
Accetto per dovere le disseperch devo tentare la fuga; ma non vivedr mai pilo giuro di fronte a questi vostri nuovi
favori. AddioVanina; promettetemi di non scrivermi maidi non cercare mai di vedermi; lasciatemi tutto alla patriaio sono
morto per voi; addio.
No rispose Vanina con furorevoglio che tu sappia che cosa ho fattospinta dallamore che provavo per te.
Allora gli raccont tutto quello che aveva fatto da quando Missirilli avevalasciato il castello di San Nicolper andare a
costituirsi al legato.
Finito il racconto:
E tutto questo niente disse Vaninaho fatto ben altroper amortuo.
Allora gli parl del suo tradimento.
Ahmostro! grid Pietro furibondogettandosi su di leie cercava dicolpirla con le sue catene.
Ci sarebbe riuscito se il carceriere non fosse accorso alle prime gridaafferrando Missirilli.
Tienimostronon voglio doverti niente disse Missirilli a Vaninagettandole controper quanto le catene glielo permettevanole
lime e i diamantie rapidamente si allontan.
Vanina rimase inebetita. Torn a Roma; il giornale oggi annuncia che si sposata con il principe don Livio Savelli.
SAN FRANCESCO A RIPA
Ariste e Dorante hanno trattato
questargomentoe ci ha dato a
Erasto lidea di trattarlo anche lui.
30 settembre
Traduco da un cronista italiano il racconto particolareggiato degli amori diuna principessa romana con un Francese. Si era
nel 1726ai primi del secolo scorso. Tutti gli abusi delnepotismo fiorivano allora a Roma. Mai la corte11
era stata pi brillante. Regnava Benedetto XIII (Orsini)o meglio suonipoteil principe Campobassodirigeva in suo nome tutti
gli affari grandi e piccoli. Da ogni partegli stranieriaffluivano a Roma; i principi italianii nobili di Spagna ancora ricchi
delloro del Nuovo Mondovi accorrevano a schiere. Qui tutti iricchi e i potenti vivevano al di sopra delle leggi. La galanteria
e la magnificenza sembravano la sola occupazione ditanti stranieri e italiani riuniti.
Le due nipoti del papala contessa Orsini e la principessa Campobassosidividevano la potenza dello zio e gli omaggi della
corte. La loro bellezza le avrebbe fatte notare anche nelleclassi pi infime della societ. La Orsinicome si dice familiarmente
a Romaera allegra e disinvoltala Campobassotenera e pia; ma questanima delicata era capace deglimpeti pi violenti. Senza
essere nemiche dichiaratepur incontrandosiogni giorno dal papa e vedendosi spesso a casa loroqueste dame erano rivali in
tutto: beltascendentericchezza.
La contessa Orsinimeno bellama brillantefrivolaattivaintriganteaveva degli amanti di cui non si curava affattoe che duravano
un giorno soltanto. Era felice quando poteva vedereduecento persone riunite nelle sue salee regnar su di esse. Si burlava
altamente della cuginala Campobassochedopo essersi fatta vedere dappertuttoper tre anni di seguitocon un duca
spagnoloaveva finito per ordinargli dilasciare Roma entro ventiquattroree sotto pena di morte. Dopo quella grande
impresa diceva lOrsinila mia sublimecugina non ha pi sorriso. Soprattutto da qualche mese evidente che la povera
donna muore di noia o damoree suomaritoche non uno scioccofa passare questa noia agli occhi del papanostro zioper
profonda devozione. Prevedoche questa devozione la spinger a compiere un pellegrinaggio in Spagna.
La Campobasso non rimpiangeva affatto il suo Spagnoloche per almeno dueanni laveva mortalmente annoiata. Se lavesse
rimpiantolavrebbe mandato a cercareperch era unodi quei temperamenti naturali e appassionaticome non raro incontrarne
a Roma. Piena di esaltato fervorereligiososebbene di ventitr anni appena e nel pieno fiore della bellezzatalvolta si gettava in
ginocchio davanti allozio supplicandolo di darle la benedizione papalechecome troppo pochi sannoassolveanche senza
confessioneda ogni peccatoeccetto due o tre particolarmente atroci. Il buon Benedetto XIII piangeva di
commozione.Alzatinipote mia le dicevatu non hai bisogno della benedizionetu vali pi di me agli occhi di Dio.
In questobench infallibilesi sbagliavaal pari di tutta Roma. LaCampobasso era perdutamente innamorata il suo amante
corrispondeva alla sua passione e tuttavia ella era moltoinfelice. Da parecchi mesi ormai vedeva quasi tutti i giorni il
cavaliere di Snecnipote del duca di Saint-Aignanaquel tempo ambasciatore di Luigi XV a Roma.
Figlio di una delle amanti del reggente Filippo dOrlansil giovaneSnec godeva in Francia del pi alto favore: per quanto
avesse appena ventidue anniera da molto tempocolonnello; aveva i modi abituali delluomo fatuoe quanto pu
giustificarlisenza per averne il carattere. Lallegrialavoglia di divertirsi di tutto e semprela sventatezza il coraggiola
bontcostituivano i tratti salienti di quel caratteresingolaree si poteva ben direa lode della sua patria che egli ne era un
campione perfetto. La principessa di Campobasso lavevanotato a prima vista. Ma gli aveva detto non mi fido di voisiete
un Francese; per vi avverto: il giorno in cui aRoma si sapr che vi vedo qualche volta in segretosar sicura che lavrete
detto voie non vi amer pi.
Giocando con lamorela Campobasso era stata presa da vera passione. AncheSnec laveva amatama la loro relazione
durava gi da otto mesie il tempoche raddoppia la passione diunItalianauccide quella di un Francese. La vanit del cavaliere
lo consolava un po della sua noia; aveva gi mandatoa Parigi due o tre ritratti della Campobasso.
Del restocolmato dogni sorta di beni e di privilegiper cos dire findallinfanziadimostrava la spensieratezza del suo carattere
persino quando si trattava degli interessi della vanitche disolito stanno cos a cuore ai suoi connazionali.
Snec non comprendeva affatto il carattere della sua amantee perciqualche voltala sua bizzarria lo divertiva. Gi molto
spessoil giorno della festa di santa Balbinadi cuiella portava il nomeaveva dovuto vincere gli impeti e i rimorsi duna piet
ardente e sincera. Snec non le avevafatto dimenticare la religionecome accade con le Italiane del volgo; laveva vinta a
viva forzae la lotta si rinnovavaspesso.
Questostacoloil primo che questo giovane viziato dalla sorte avesseincontrato in vita sualo divertiva e manteneva viva in lui
labitudine di mostrarsi tenero e premuroso con laprincipessa; ogni tantosentiva il dovere di amarla. Cera unaltra ragione
assai poco romantica: Snec aveva un unicoconfidenteed era il suo ambasciatoreil duca di Saint-Aignancui rendeva qualche
servigio per mezzo dellaCampobassoche era informata di tutto. E
limportanza che acquistava cos agli occhi dellambasciatore lo lusingavaparticolarmente.
La Campobassoben diversa da Snecnon era affatto sensibile allacondizione sociale del suo amante. Essere amatao non
esserloera tutto per lei. Gli sacrifico la mia salvezzaeterna si diceva; lui che un ereticoun Francesenon pu sacrificarmi
nulla di simile. Ma poi il cavalierecomparivae la sua gaiezzacos amabilecos inesauribileeppur cos spontaneastupiva la
Campobasso e laffascinava.Al suo cospettotutto ci che aveva progettato di dirglitutti i pensieri tetri svanivano. Tale
statocosnuovo per quellanimo alterodurava ancora a lungo dopo che Snec se nera andato. Alla fine le parve di non poter
pensaredi non poter vivere lontano da Snec.
La modache a Romaper due secolisera ispirata agli Spagnolicominciavaa seguire un po i Francesi. Si cominciava a capire il
loro carattereche porta il piacere e la felicitdovunque arriva. Quel carattereallorasi trovava solo in Franciae dopo la
rivoluzione del 1789 non si trova pi in nessunluogo. Il fatto che unallegria cos costante ha bisogno di spensieratezzae in
Francia non esiste pi un avvenire sicuroper nessunoneppure per gli uomini di geniose pure esistono.
C guerra aperta fra gli uomini della classe di Snec e il resto dellanazione. Anche la Roma di allora era ben diversa da
come la si vede oggi. Non simmaginava affattonel 1726ci chesarebbe accaduto sessantasette anni dopo12
quando il popolopagato da qualche pretesgozz il giacobino Bassevilleche diceva di voler incivilire la capitale del mondo
cristiano.
Per la prima voltaaccanto a Snecla Campobasso aveva perduto laragionesi era sentita ora in paradisoora terribilmente
infelice per cose che la sua ragione non poteva approvare. Inquellanimo austero e sincerouna volta che Snec ebbe vinto la
religionela quale per lei era ben al di sopra dellaragionequestamore si sarebbe innalzato rapidamente fino alla passione pi
sfrenata.
La principessa proteggeva monsignor Ferraterradi cui aveva iniziato lafortuna. Che cosa prov quando Ferraterra le annunci
che non solo Snec andava pi spesso del solitodallOrsinima anche che per causa sua la contessa aveva appena congedato
un famoso castratosuo amante ufficiale davarie settimane!
La nostra storia comincia la sera del giorno in cui la Campobasso avevaricevuto questannuncio fatale.
Se ne stava immobile in unimmensa poltrona di cuoio dorato. Posate accanto alei su un tavolino di marmo nerodue grandi
lampade dargento dal lungo stelocapolavori del celebreBenvenuto Cellinirischiaravano o meglio rivelavano le tenebre di
unimmensa salaal pianterreno del suo palazzoornata di quadri anneriti dal tempo; perchgi a quellepocail regno dei grandi
pittori poteva dirsi lontano.
Vi fronte alla principessa quasi ai suoi piedisu una seggiolina di legnodebano guarnita di ornamenti doro massiccioil
giovane Snec aveva appena adagiato la sua elegante persona.La principessa lo guardavae da quando era entrato nella
salainvece di volargli incontro e gettarsi nelle suebraccianon gli aveva rivolto neppure una parola.
Nel 1726Parigi era gi la regina delle eleganze nella vita e nella moda.Snec si taceva venire regolarmente per corriere tutto
ci che poteva dar risalto alle grazie di urlo dei pibegli uomini di Francia.
Nonostante la sicurezza di scos naturale in un uomo del suo rangocheaveva fatto le sue prime esperienze con le bellezze
della corte del reggente e sotto la guida del famoso Canillacsuo ziouno dei rous del principeben presto fu facile leggere un
certo imbarazzo nella fisionomia di Snec. Ibei capelli biondi della principessa erano un po
in disordine; i suoi grandi occhi azzurro cupo erano fissi su di lui: la loroespressione era ambigua. Si trattava di una vendetta
mortale? era soltanto la profonda seriet dellamore appassionato?
Cos non mi amate pi ella disse infine con voce soffocata.
Un lungo silenzio segu questa dichiarazione di guerra.
Costava molto alla principessa privarsi della grazia affascinante di Snecchese lei non gli avesse fatto scene era sul punto di
dirle cento amorose follie; ma era troppo orgogliosa perdifferire la spiegazione. Una civetta gelosa per amor proprio; una
donna galante lo per abitudine; una donna che amacon sincerit e passione ha coscienza dei suoi diritti. Quel modo di
guardarecaratteristico della passione romanadivertiva molto Snecche vi scorgeva profondit e incertezza; vi si vedevaper
cos direlanima a nudo. LOrsininon aveva la stessa grazia.
Tuttaviasiccome stavolta il silenzio si prolungava oltre misurail giovaneFranceseche non era molto abile nellarte di
penetrare i sentimenti nascosti dun cuore italianovi trovunaria di tranquillit e ragionevolezza che lo mise a suo agio. Del
restoin quel momentoaveva un dispiacere:attraversando le cantine e i sotterranei cheda una casa vicina al palazzo
Campobassolo conducevano in quella sala a terrenoil freschissimo ricamo del suo magnifico abitoarrivato da Parigi il giorno
primasera riempito di ragnatele. Lapresenza delle ragnatele lo metteva a disagio anche perch aveva orrore di quellinsetto.
Sneccredendo di scorgere una certa calma nellocchio della principessapensava a come evitare la scenataa come eludere il
rimprovero invece di rispondergli; maindotto alla serietdalla stizza che provava: Non sarebbe questa unoccasione
favorevole si dicevaper farle intravvedere laverit? stata lei stessa a porre la domanda; ecco gi evitata met della
seccatura. Devessere proprio vero che non sonofatto per lamore. Non ho mai visto niente di cos bello come questa donna
dagli occhi strani. Ha cattive manieremi fa passareper sotterranei disgustosi; ma la nipote del sovrano presso il quale il re
mi ha inviato. Inoltre bionda in unpaese dove tutte le donne sono brune: una grande singolarit. Tutti i giorni sento portare
alle stelle la sua bellezza dapersone la cui testimonianza non sospetta e che sono a mille miglia dal pensare che stanno
parlando al fortunato possessoredi tante grazie. In quanto al potere che un uomo deve avere sulla sua amantenon ho alcuna
preoccupazione a taleriguardo. Se volessi prendermi la pena di dire una parolala strapperei al suo palazzoai suoi mobili
doroal suozio-ree tutto ci per condurla in Franciain una provincia sperdutaa vivacchiare tristemente in una delle mie
terre Infede miala prospettiva di simile devozione mispira soltanto la pi ferma decisione di non chiedergliela mai.
LOrsini assai meno graziosa: mi amase mi ama solo un pochino di pi del castrato Butofaco che ieri le ho fatto mandarvia;
ma ha pratica del mondosa vivereda lei si pu andare in carrozza. E sono ben sicuro che non mi far mai scenate; nonmi ama
abbastanza per questo.
Durante quel lungo silenziolo sguardo fisso della principessa non avevapi lasciato la bella fronte del giovane Francese.
Non lo vedr pi si disse. E dun tratto si gett nelle sue braccia ecopr di baci quella fronte e quegli occhi che non si
arrossavano pi di gioia nel rivederla. Il cavaliere si sarebbedisprezzatose non avesse dimenticato allistante tutti i progetti di
rottura; ma la sua amante era troppo profondamentecommossa per dimenticare la sua gelosia. Pochi momenti dopoSnec la
guard con stupore; lacrime di rabbia le cadevanorapide sulle guance. Come! diceva a mezza vocemi umilio fino a parlargli
del suo cambiamento: glielorimproveroioche mi era giurata di non accorgermene mai! E questa bassezza non
sufficientebisogna pure che cedaalla passione che il suo bel volto mispira! Ah! Vilevilevile principessa! Bisogna finirla.
Si asciug le lacrime e parve riacquistare un po di calma.13
Cavalierebisogna finirla gli disse abbastanza tranquillamente. Vi fatevedere spesso dalla contessa Qui si fece
estremamente pallida. Se lamivacci tutti i giornisia pure; manon tornare pi qui. Sinterruppe come suo malgrado.
Aspettava una parola dal cavaliere; questa parola non fupronunciata. Continu con un piccolo movimento convulso e quasi
stringendo i denti: Sar la mia sentenza di morte e lavostra.
Questa minaccia pose fine allincertezza del cavaliereche fino allora erarimasto semplicemente stupito della burrasca
inaspettata dopo tanto abbandono. Si mise a ridere.
Un rossore improvviso copr le gote della principessache divenneroscarlatte. La collera sta per soffocarla
pens il cavaliere; le verr un colpo apoplettico. Si avvicin perslacciarle la veste; ella lo respinse con una risolutezza e
una forza cui non era abituato. Pi tardi Snec si ricordchementre cercava di prenderla fra le braccia laveva sentita parlare
fra s. Indietreggi un poco: discrezione inutileperch sembrava che lei non lo vedesse pi. Con voce bassa e
concentratacome se parlasse al suo confessorediceva a sestessa: Minsultami sfida. Certoalla sua et e con la naturale
indiscrezione del suo paeseracconter allOrsini tuttele indegnit cui mi abbasso Non sono sicura di me; non posso
neppure impormi di restare insensibile davanti a questo belviso Qui vi fu un altro silenzioche sembr assai uggioso al
cavaliere. Infine la principessa si alz ripetendoin tono pi cupo: Bisogna finirla.
Sneccui la riconciliazione aveva fatto smettere lidea dunaspiegazione seriale rivolse due o tre frasi spiritose Sti
unavventura di cui si parlava molto a Roma
Lasciatemicavaliere gli disse la principessa interrompendolo; non misento bene
Questa donna si annoia si disse Snec affrettandosi ad obbedireenulla contagioso come la noia. La principessa
laveva seguito con gli occhi fino in fondo alla sala Estavo per decidere con tanta leggerezza il mio destino! ella disse
con un sorriso amaro. Per fortunale suespiritosaggini fuori posto mi hanno aperto gli occhi.
Quanta fatuit in questuomo! Come posso amare un essere che mi comprendecos poco! Vuol divertirmi con una
faceziaquando si tratta della mia vita e della sua! Ah! Come riconoscobene linclinazione sinistra e cupa che la mia
disgrazia! E si alz dalla poltrona con furia. Comerano belli i suoiocchi quando mi ha detto quella frase! E
bisogna ammetterlolintenzione del povero cavaliere era gentile. Conosce ilmio carattere infelice; voleva farmi dimenticare il
tetro dolore che mi agitavainvece di chiedermene il motivo.Amabile Francese! In realtho mai conosciuto la felicit prima di
amarlo?
Si mise a pensaredeliziataa tutti i pregi del suo amante. A poco a pocofu indotta a contemplare le grazie della contessa
Orsini. Il suo animo cominci a veder tutto nero. I tormentidella pi atroce gelosia simpadronirono del suo cuore.
Realmenteun presagio funesto lagitava da due mesi; gli unicimomenti tollerabili erano quelli che passava vicino al
cavaliereeppure quasi semprequando non era fra le sue bracciagli parlava in tono acido.
La serata fu tremenda per lei. Sfinita e quasi un po calmata dal doloreebbe lidea di parlare al cavaliere: Perch insomma
mi ha vista irritatama ignora il motivo delle mielagnanze. Forse non ama la contessa. Forse va da lei soltanto perch un
forestiero deve conoscere la societ del paese incui si trovae soprattutto la famiglia del sovrano.
Forse se mi faccio presentare Snecse pu venire apertamente a casamiavi passer ore e ore come dallOrsini.
No esclam con rabbiami umilierei parlando; mi disprezzeredecco tutto quel che ci avr guadagnato.
Il carattere svaporato dellOrsini che ho tanto spesso disprezzatopazza chenon ero altroin realt pi gradevole del mioe
soprattutto agli occhi di un Francese. Io sono fatta per annoiarmi conuno Spagnolo. Che c di pi assurdo dellessere
sempre sericome se i fatti della vita non lo fossero giabbastanza di per s! Che sar di me quando non avr pi il mio
cavaliere per darmi un po di vitaper infondere nel miocuore quel fuoco che gli manca?
Aveva fatto chiudere lingresso; ma questordine non valeva per monsignorFerraterrache venne a raccontarle che cosa si era
fatto dallOrsini fino alluna del mattino. Fino allora ilprelato aveva secondato in buona fede gli amori della principessa;
mada quella seranon aveva pi dubbi che prestoSnec se la sarebbe intesa con la contessa Orsini se pure non era gi cosa
ratta.
La principessatutta dedita alla religione egli pensavami sarebbepi utile che nei salotti. Vi sar sempre qualcuno che ella
mi preferir: e sar il suo amante; e se un giornoquestamante sar romanoavr magari uno zio da crear cardinale. Se la
convertopenser prima di tuttoe con tuttolardore del suo temperamentoal suo direttore spirituale Che cosa non potr
sperare da lei presso suo zio! Elambizioso prelato si perdeva in deliziose congetture vedeva la principessa gettarsi in
ginocchio davanti allo zio per fargli dareil cappello cardinalizio. Il papa gli sarebbe stato assai riconoscente di quel che stava
per fare Appena convertita laprincipessaavrebbe fatto giungere sotto gli occhi del papa le prove irrefragabili del suo
intrigo col giovane Francese.Piosincero e ostile ai Francesiqual Sua Santitavr uneterna gratitudine per chi avr fatto
finire un intrigocos spiacevole per lui. Ferraterra apparteneva allalta nobilit di Ferrara; era riccoaveva pi di
cinquantanniAnimato dalla prospettiva cos vicina della porpora fece meraviglie; os mutare bruscamente tattica con la
principessa. Da duemesi Snec la trascuravama avrebbe potuto essere pericoloso attaccarlo pensava il prelatoperch a sua
voltamal comprendendo Sneclo credeva ambizioso.
Il lettore troverebbe troppo lungo il dialogo tra la giovane principessafolle damore e di gelosiae lambizioso prelato.
Ferraterra aveva esordito con un resoconto particolareggiato dellatriste verit. Dopo un inizio cos sorprendentenon fu
difficile risvegliare tutti i sentimenti di religione edi appassionata piet che erano soltanto assopiti in fondo al cuore della
giovane Romana; la sua fede era sincera.
Ogni passione peccaminosa finisce nella sciagura e nel disonore lediceva il prelato.14
Era giorno fatto quando usc dal palazzo Campobasso. Aveva preteso dalla neoconvertita la promessa di non ricevere Snec
quel giorno. Questa promessa non era costata molto allaprincipessa; credeva dessere piaein realt aveva paura di rendersi
spregevole con la sua debolezza agli occhi delcavaliere.
Questa decisione si mantenne salda fino alle quattro: era il momento dellaprobabile visita del cavaliere. Egli pass nella
viadietro il giardino del palazzo Campobassovide il segnaleche annunciava limpossibilit di una visitae tutto contentose ne
and dalla contessa Orsini.
A poco a poco la Campobasso si sent come impazzire. Le idee e lerisoluzioni pi strane si succedevano rapidamente. Dun
tratto scese la scalinata del suo palazzo come unaforsennatae sal in carrozza gridando al cocchiere: Palazzo Orsini.
Leccesso della sua infelicit la spingeva quasi suo malgrado a vedere lacugina. La trov in mezzo a cinquanta persone. Tutta
la gente di spiritotutti gli ambiziosi di Romanon potendoaccedere a palazzo Campobassoaffluivano a palazzo Orsini. Larrivo
della principessa fece scalporetutti siallontanarono in segno di rispetto; ella non degn accorgersene: guardava la sua
rivalelammirava. Ogni qualit della cuginaera una pugnalata per il suo cuore. Dopo i primi complimenti lOrsinivedendola
silenziosa e preoccupatariprese unaconversazione brillante e disinvolta.
Come la sua gaiezza si adatta al cavaliere pi della mia folle e noiosapassione! si diceva la Campobasso.
In un inspiegabile trasporto dodio e di ammirazionesi gett al collodella contessa. Non vedeva che le grazie della cugina; sia
da vicino che da lontano le sembravano egualmenteadorabili. Paragonava i propri capelli a quelli di leigli occhila pelle. Dopo
questo strano esameebbe orrore e disgusto dise stessa. Tutto le sembrava adorabile superiorenella rivale.
Immobile e cupala Campobasso era come una statua di marmo in mezzo allafolla gesticolante e rumorosa. Si entravasi
usciva; tutto quel chiasso la importunavala offendeva. Ma comerimase quando dun tratto sent annunciare il signor de
Snec! Avevano convenutoallinizio della loro relazioneche in societ egli le avrebbe parlato molto pocoe come si addice a
un diplomatico straniero che incontra appena due otre volte al mese la nipote del sovrano presso il quale accreditato.
Snec la salut col rispetto e la seriet abituali; poitornando dallacontessa Orsiniriprese il tono di gaiezza quasi intima che
si tiene con una donna di spirito da cui si ben ricevutie che sincontra tutti i giorni. La Campobasso ne fu costernata. La
contessa mi mostra ci che avrei dovuto essere sidiceva. Ecco come bisogna esserema come io non sar mai! Usc in
preda alla pi estrema infelicit cui possagiungere una creatura umanaquasi decisa ad avvelenarsi. Tutte le gioie che lamore
di Snec le aveva dato nonavrebbero potuto compensare il terribile dolore in cui rimase sprofondata per tutta una lunga
notte. Si direbbe che queste animeromane abbiano per la sofferenza tesori denergia sconosciuti alle altre donne.
Il giorno seguenteSnec ripass e vide il segnale negativo. Gi se neandava tutto allegroeppure era un po
piccato. Sicch laltro giorno mi avrebbe dato il congedo? Voglio vederlapiangere disse la sua vanit. Provava una lieve
sfumatura damore nel perdere per sempre una donna cos bellanipotedel papa. Lasci la carrozzasinoltr nei sotterranei
sudici che tanto gli dispiacevanoe spinse la porta della grandesala a pianterreno dove la principessa lo riceveva.
Come! osate comparire qui! disse attonita la principessa.
Questo stupore manca di sincerit pens il giovane Francese; lei sitrattiene in questa stanza solo quando mi aspetta.
Il cavaliere le prese la mano; ella fremette. I suoi occhi si riempirono dilacrime; il cavaliere la trov cos bella che ebbe un
istante damore. Ellada parte suadimentic tutti igiuramenti che per due giorni aveva fatto alla religione; e si gett nelle sue
bracciapienamente felice: Ecco la felicit di cuidora in poi godr lOrsini! Snecmal comprendendocome al
solitolanima romanacredette che volesse separarsida lui amichevolmenterompere con tatto.
Non mi convienevisto che sono addetto allambasciata del reavere pernemica mortale (perch tale sarebbe) la nipote del
sovrano presso il quale sono impiegato. Tutto fiero del felicerisultato cui credeva di giungereSnec si mise a ragionare.
Avrebbero vissuto nella pi piacevole unione; perch nonsarebbero stati molto felici? In realtcosa si poteva rimproverargli?
Lamore avrebbe ceduto il posto a una buona e teneraamicizia. Reclam con insistenza il privilegio di tornare ogni tanto l
dove si trovavano; i loro rapportiavrebbero sempre mantenuto una dolce intimit
Sulle prime la principessa non lo cap. Quandocon orrorelebbe capitorest in piediimmobilegli occhi fissi. Infinea
quellultima uscita sulla dolce intimit dei lororapportilinterruppe con una voce che sembrava venirle dal profondo del
pettoe parlando lentamente:
In altre parole mi trovatedopotuttoabbastanza graziosa da potermitenere come una sgualdrina a vostro servizio!
Macara e buona amicalamor proprio non forse salvo? replicSneca sua volta veramente sorpreso.
Come potrebbe passarvi per la testa di lamentarvi? Per fortuna la nostrarelazione non mai stata sospettata da nessuno.
Sono uomo donore; vi do di nuovo la mia parola che nessun esserevivente sospetter della gioia di cui ho goduto.
Neanche lOrsini? aggiunse ella in tono gelidoche ingann ancora ilcavaliere.
Vi ho mai nominato disse ingenuamente il cavalierele persone che hopotuto amare prima dessere vostro schiavo?15
Con tutto il rispetto per la vostra parola donorequesto un rischioche non voglio correre disse la principessa con aria
risolutache infine cominci a sorprendere un po ilgiovane Francese. Addio! cavaliere Edato che egli si allontanava
piuttosto indeciso: Vienidammi un bacio glidisse.
Era visibilmente commossa; poi gli disse in tono fermo: Addiocavaliere
La principessa mand a cercare Ferraterra. per vendicarmi gli disse.Il prelato ne fu contentissimo. Si comprometter;
mia per sempre.
Due giorni doposiccome il caldo era opprimenteSnec and a prenderearia al Corsoverso mezzanotte. Vi trov tutto il bel
mondo di Roma. Quando volle riprendere la vetturail suolacch gli rispose a fatica: era ubriaco; il cocchiere era scomparso;
il lacch gli disseparlando stentatamenteche ilcocchiere aveva attaccato briga con un nemico.
Ah! Il mio cocchiere ha dei nemici! disse Snec ridendo.
Mentre tornava a casaera appena a due o tre strade oltre il Corsosiaccorse che lo seguivano. Erano quattro o cinque
uominiche si fermavano quando lui si fermavaricominciavano acamminare quando lui camminava. Potrei scantonare e
tornare al Corso per unaltra strada pens Snec. Bah!questi tangheri non ne valgono la pena; sono bene armato. Aveva
in mano il pugnale snudato.
Percorsetra questi pensieridue o tre vie appartate e sempre pisolitarie. Sentiva quegli uomini affrettare il passo. In quel
momentoalzando gli occhinot dritto davanti a s unapiccola chiesa officiata da frati dellordine di San Francescodalle cui
vetrate usciva un singolare splendore. Si precipitverso la portae buss molto forte col manico del suo pugnale. Gli uomini
che sembravano inseguirlo erano a cinquantapassi. Si misero a correre nella sua direzione.
Un frate apr la porta; Snec si precipit in chiesa; il frate richiusela sbarra di ferro. Nello stesso momentogli assassini
presero a calci la porta. Empi! disse il frate. Snec glidiede uno zecchino. Decisamente ce lavevano con me disse.
La chiesa era illuminata da almeno un migliaio di ceri.
Come! Un servizio a questora! egli disse al frate.
Eccellenzac una dispensa delleminentissimo cardinal vicario.
Tutta langusta navata della piccola chiesa di San Francesco a Ripa eraoccupata da un catafalco sontuoso; si cantava lufficio
dei morti.
Chi morto? qualche principe? disse Snec.
Senza dubbio rispose il preteperch non si badato a spese: mason tutti denari e cera perduti: il signor decano ci ha detto
che il defunto morto in peccato.
Snec si avvicin: vide stemmi di forma francese; la sua curiositraddoppi; si avvicin ancora e riconobbe le proprie armi!
Cera uniscrizione latina:
Nobilis homo Johannes Norbertus Senece eques decessit Romae.
Nobile e potente signore Giovanni Norberto di Sneccavalieredecedutoa Roma.
Sono il primo uomo pens Snecche abbia avuto lonore diassistere alle proprie esequie. A quanto ne sosoltanto
limperatore Carlo V si concesso questo piacere Ma nontira buon vento per me in questa chiesa.
Diede un altro zecchino al sagrestano.
Padre gli dissefatemi uscire da una porta posteriore del convento.
Molto volentieri disse il frate.
Appena in stradaSnecche aveva una pistola in ciascuna manosi mise acorrere a perdifiato. Ben presto sent dietro di s
della gente che lo inseguiva. Arrivando vicino al suopalazzovide la porta chiusa e un uomo fermo l davanti. Ecco il
momento dellassaltopens il giovane Francese; gisi preparava a uccidere luomo con una pistolettataquando riconobbe il
suo cameriere.
Aprite la porta gli grid.
Era aperta; entrarono in fretta e la richiusero.
Ah! signorevi ho cercato dappertutto; ci sono tristissime notizie: ilpovero Giovanniil vostro cocchiere stato ucciso a
coltellate. Gli uomini che lhanno ucciso vomitavanoimprecazioni contro di voi. Signorevogliono attentare alla vostra
vita
Mentre il cameriere parlavaotto colpi di trombone partiti insieme da unafinestra che dava sul giardino stesero morto Snec
accanto al suo cameriere; ciascuno era trapassato dapi di venti pallottole.
Due anni dopola principessa Campobasso era venerata a Roma come modellodella pi profonda piet religiosae da molto
tempo monsignor Ferraterra era cardinale.
Perdonate gli errori dellautore.
VITTORIA ACCORAMBONI
Duchessa di Bracciano
Sfortunatamente per me e per il lettorequesto non un romanzoma lafedele traduzione di un racconto assai serio scritto a
Padova nel dicembre 1585.16
Qualche anno fa mi trovavo a Mantova; cercavo degli schizzi e dei quadrettialla portata dei miei modesti mezzi ma li volevo
solo di pittori anteriori al 1600; intorno a quei periodosi spense definitivamente loriginalit italiana gi compromessa dalla
caduta di Firenze nel 1530.
Invece di quadriun vecchio patrizio molto ricco e molto avaro mi feceoffrirea caro prezzodei vecchi manoscritti ingialliti dal
tempo; chiesi di scorrerli. Egli acconsentaggiungendo che si fidava della mia onestche non avrei ricordato gli aneddoti
piccanti che avrei lettoqualora non avessiacquistato i manoscritti.
A questa condizioneche accettaiscorsicon grave danno per la mia vistatre o quattrocento volumi in cui erano stati raccoltidue
o tre secoli primaracconti di tragiche avventurelettere di sfida relative a duellitrattati di pace tra nobili confinantimemorie su
ogni sorta di soggettoecc. Per questimanoscritti il vecchio proprietario chiedeva una cifra enorme. Dopo una lunga
trattativaacquistai a caro prezzo il dirittodi far copiare certe brevi storie che mi piacevano e che mostravano i costumi
dellItalia nel 1500. Ne ho ventiduevolumi in folioe il lettore sta per leggere proprio una di quelle storie fedelmente
tradottasempre che ne abbia lapazienza. Conosco la storia del secolo XVI in Italia e credo allautenticit di ci che segue. Ho
faticato assai per farein modo che la traduzione di quellantico stile italianogravedirettosovranamente oscuro e pieno di
allusioni ai fatti ealle idee correnti durante il pontificato di Sisto V (nel 1585)non presentasse i riflessi della maniera
letteraria moderna edelle idee del nostro secolo spregiudicato.
Lignoto autore del manoscritto un personaggio circospettonon giudicamai un fattomai lo anticipa; sua unica
preoccupazione la verit del racconto. Se talvolta pittorescosenza volerloci accade perch intorno al 1585
la vanit non avvolgeva ancora ogni azione umana di unaureola diaffettazione; si riteneva di non poter agire sul prossimo a
meno di non essere estremamente chiari. Intorno al 1585 nessunopensava a rendersi amabile attraverso la parolaad eccezione
dei buffoni di corte e dei poeti. Non si diceva ancora:Morir ai piedi di Vostra Maest quando si erano appena fatti
preparare i cavalli per scappare; era un genere ditradimento che non era stato ancora inventato. Si parlava pocoe ognuno
ascoltava con estrema attenzione quello che gli venivadetto.
Coso benevolo lettorenon cercare qui uno stile piccanterapidobrillante di fresche allusioni ai sentimenti in voga; non
attenderti soprattutto le travolgenti emozioni di un romanzo allaGeorge Sand; questa grande scrittrice avrebbe fatto un
capolavoro con la vita e le sventure di VittoriaAccoramboni. Il racconto veritiero che vi presento pu offrire solo i vantaggi
pi modesti della storia. Quando per casotrovandoci in viaggio sul far della notteci accade di riflettere sulla grande arte di
conoscere il cuore umanole circostanzedella storia che segue potranno costituire la base di molti giudizi. Lautore dice
tuttospiega tuttonon lascia spazioallimmaginazione del lettore; scriveva dodici giorni dopo la morte delleroina.
Vittoria Accoramboni nacque da una famiglia molto nobilein una piccolacitt del ducato di Urbinochiamata Gubbio. Fin
dallinfanzia fu notata da tutti per la sua rara e straordinariabellezza; ma la bellezza era lultima delle sue grazie: non le
mancava niente di quanto pu fare ammirare una fanciulla dinobile nascita; ma niente fu cos degno di nota in leie -
possiamo dirlo - niente fu tanto prodigioso tra le sue moltequalit straordinarie quanto un certo fascino che fin dal primo
momento conquistava il cuore e lanimo di ognuno. Questasemplicitche dava un grande valore alle sue pi piccole
parolenon era turbata da alcun sospetto di artificio;subito si provava fiducia in questa dama dotata di una bellezza tanto
straordinaria. A vederla soltantosarebbe stato possibileresisterecon grande sforzoa un tale incanto; ma se poi la si sentiva
parlaree soprattutto se capitava diconversare con leiera assolutamente impossibile sottrarsi ad un fascino talmente
straordinario.
Molti giovani cavalieri della citt di Romadove abitava suo padre e dovesi pu vedere il suo palazzoin piazza dei
Rusticuccipresso San Pietrodesiderarono ottenere la sua mano.Ci furono molte gelosie e rivalit; alla fine i genitori di
Vittoria preferirono Felice Perettinipote del cardinaleMontaltoche fu poi papa Sisto Vfelicemente regnante.
Felicefiglio di Camilla Perettisorella del cardinaleprima si erachiamato Francesco Mignucci; prese il nome di Felice Peretti
quando fu solennemente adottato dallo zio.
Vittoriafacendo il suo ingresso in casa Perettivi portsenzasospettarloquella superiorit che possiamo definire fatalee che la
accompagnava in ogni luogo; e possiamo certo direche per non adorarla bisognava non averla mai vista. Lamore che suo
marito provava per lei rasentava la follia; lasuocera Camilla e lo stesso cardinale Montalto sembravano non avere altra
preoccupazione al mondo che quella di indovinare igusti di Vittoriaper cercare subito di soddisfarli. Tutta Roma si stup che
quel cardinalenoto per lesiguitdel suo patrimonio e per il suo orrore nei confronti di ogni genere di lussoprovasse un tale
piacere nel prevenireogni desiderio di Vittoria. Giovanesplendente di bellezzaamata da tuttile sue fantasie erano talvolta
molto costose.Dai suoi nuovi parenti Vittoria riceveva gioielli di grandissimo valoreperleinsomma tutto quanto si potesse
trovare di piraro presso gli orefici di Romache in quel tempo erano assai ben forniti.
Per amore di questamabile nipoteil cardinale Montaltocos noto per lasua severittratt i fratelli di Vittoria come se fossero
suoi nipoti. Ottavio Accoramboniappena compiuti itrentanniper suo intervento fu nominato vescovo di
Fossombronedesignato dal duca di Urbino e incaricato dal papa GregorioXIII; Marcello Accorambonigiovane di carattere
focosoaccusato di molti criminie attivamente ricercato dalla cortea fatica era sfuggito a processi che potevano costargli la
morte. Protetto dal cardinalepot riacquistare unacerta tranquillit.
Un terzo fratello di VittoriaGiulio Accoramboninon appena il cardinale nefece richiestafu ammesso dal cardinale Alessandro
Sforza ai primi onori della sua corte.17
In una parolase gli uomini potessero misurare la propria felicit nonsecondo linfinita insaziabilit dei desiderima secondo il
godimento reale dei benefici che gi possiedonoilmatrimonio di Vittoria con il nipote del cardinale Montalto sarebbe potuto
sembrare agli Accoramboni il massimo dellafelicit umana. Ma il desiderio insensato di profitti immensi ed incerti pu
volgere gli uomini pifavoriti dalla fortuna verso idee strane e piene di pericoli.
vero che se qualcuno dei parenti di Vittoriacome molti a Romasospettaronocontribu a liberarla di suo marito per il
desiderio duna pi grande fortunaebbe modo di riconoscereben presto quanto sarebbe stato pi saggio contentarsi dei
vantaggi moderati di una situazione gradevolee che eradestinata a raggiungere presto il vertice di quanto possa desiderare
lambizione umana.
Mentre Vittoria viveva da regina nella sua casauna sera che Felice Perettisi era appena messo a letto con sua mogliegli fu
consegnata una lettera da una certa Caterinanata a Bologna ecameriera di Vittoria. La lettera era stata portata da un fratello di
CaterinaDomenico dAcquavivasoprannominato il Mancino.Quelluomo era bandito da Roma per molti crimini; masu
preghiera di CaterinaFelice gli avevaprocurato la potente protezione dello zio cardinalee il Mancino veniva spesso nella casa
di Feliceche se nefidava pienamente.
La lettera di cui parliamo portava la firma di Marcello Accoramboniquelloche fra tutti i fratelli di Vittoria era pi caro a suo
marito. Viveva per lo pi nascosto fuori Roma; pertalvolta si azzardava ad entrare in citte allora trovava rifugio nella casa
di Felice.
Con la lettera consegnata a quellora insolitaMarcello chiedeva aiuto alcognato Felice Peretti; lo scongiurava di soccorrerloe
aggiungeva che lo stava aspettando presso il palazzo diMontecavalloper una cosa della massima urgenza.
Felice inform la moglie della strana lettera che gli avevano consegnatopoi si vestprendendo come arma solo la spada.
Accompagnato da un solo domestico che portava una torciaaccesastava per uscire quando si imbatt nella madre Camillae in
tutte le donne della casa - tra loro anche Vittoria-; tutte lo scongiuravano di non uscire ad unora cos tarda. Siccome non
cedeva alle loro preghiere si gettarono inginocchio econ le lacrime agli occhilo supplicarono di ascoltarle. Quelle donnee
soprattutto Camillaeranoterrorizzate dai racconti dei fatti strani che capitavano ogni giorno e rimanevano impuniti in quei
tempi del pontificato diGregorio XIIIpieni di disordini e delitti inauditi. Inoltre erano colpite da unidea: quando Marcello
Accoramboni siazzardava a entrare in Romanon aveva labitudine di far chiamare Felicee un tale passo - a quellora di notte
-sembrava loro assolutamente strano.
Con tutto lardore della sua etFelice non si arrese a questi timori;quando poi seppe che la lettera era stata portata dal
Mancinoche amava molto e che aveva aiutatoniente potpi trattenerlo e usc di casa.
Come si dettoera preceduto da un solo domestico che portava una torciaaccesa; ma il povero giovane aveva appena fatto
qualche passo sulla salita di Montecavallo che cadde colpito datre colpi di archibugio. Gli assassini vedendolo a terragli si
gettarono soprae lo crivellarono di pugnalatefino a che non furono sicuri che fosse proprio morto. La fatale notizia fu subito
portata alla madre e alla moglie diFelicee attraverso loro giunse allo zio cardinale.
Il cardinalesenza mutare espressionesenza manifestare la minima emozionesi fece subito rivestiree poi raccomand a Dio se
stesso e quella povera anima (presa cos allasprovvista). Si rec quindi dalla nipote econ una gravit ammirevole e unaria di
profonda pacefren le grida e i piantifemminili che cominciavano a risuonare in tutta la casa. Il suo potere su quelle donne fu
talmente efficace cheda quelmomento e anche quando il cadavere fu portato fuori della casanon si vide n si ud da parte loro
niente che andasse aldi l di ci che accade nelle famiglie pi controllateper le morti pi previste. Quanto al cardinale
Montaltonessuno pot sorprendere in lui i segnianche moderatidel dolore pi semplice; niente parve cambiato nellordine
enellapparenza esteriore della sua vita. Roma ne fu presto convintamentre scrutava con la solita curiosit i pi
piccolimovimenti di un uomo cos profondamente offeso.
Accadde per caso chelindomani stesso della morte violenta di Felicevenisse convocato in Vaticano il concistoro (dei
cardinali). In tutta la citt non ci fu un uomo che nonpensasse chealmeno in quel primo giornoil cardinale Montalto si
sarebbe esentato da quella pubblica funzione. Infattil sarebbe dovuto comparire sotto gli occhi di tanti e cos curiosi
testimoni! Sarebbero stati spiati i pi piccolimovimenti di quella debolezza naturale ma che cos opportuno nascondere da
parte di un personaggio che da un posto eminenteaspira ad un altro pi eminente ancora; tutti ammetteranno che non
conveniente che un uomo che ha lambizione dielevarsi sopra tutti gli altri uomini si dimostri poi simile a loro.
Ma le persone che la pensavano cos si ingannarono due volteperchinnanzitutto il cardinale Montalto fu tra i primi a
comparire nella sala del concistoroe poi perch riuscimpossibile anche ai pi attenti scoprire in lui un qualsiasi segno di
sensibilit umana. Al contrariocon le sue risposte aquei colleghi chea proposito di un avvenimento cos crudelecercarono di
offrirgli parole di consolazioneseppe stupirechiunque. La fermezza e lapparente impassibilit della sua anima in una cos
atroce circostanza divennerosubito largomento di cui tutta la citt parlava.
anche vero che in quello stesso concistoro alcunipi esperti nellartedelle cortiattribuirono quellapparente insensibilit
non a una mancanza di sentimento ma ad una grande dose disimulazione; e quel punto di vista fu presto condiviso dalla folla
dei cortigianiconvinti che fosse utile non mostrarsieccessivamente colpito da unoffesa il cui autore era senzaltro potente e
avrebbe potuto forsepi tardiostacolargli lascesa alla dignit suprema.
Quale che fosse la causa di quella totale apparente insensibilit certoche ci provoc stupore nellintera Roma e nella corte
di Gregorio XIII. Maper tornare al concistoroquandoriuniti tutti i cardinaliil papa entr nella18
salaegli volse subito gli occhi verso il cardinale Montaltoe si vide SuaSantit piangere; in quanto al cardinalei suoi tratti non
persero la loro abituale impassibilit.
Lo stupore raddoppi quandonello stesso concistoroil cardinale Montaltoand secondo il suo turno ad inginocchiarsi davanti
al trono di Sua Santitper rendergli conto degliaffari di cui era incaricatoe il papaprima di dargli la parolanon pot trattenere i
singhiozzi. Quando Sua Santit fuin grado di parlarecerc di consolare il cardinale promettendogli che sarebbe stata fatta
pronta e severa giustizia diun cos grave delitto. Ma il cardinaledopo aver ringraziato molto umilmente Sua Santitlo
supplic di non ordinareinchieste su quanto era accadutoaffermando che per parte sua perdonava di cuore al
responsabilechiunque fosse. Esubito dopo questa preghieraespressa in poche paroleil cardinale pass ad esaminare gli affari
di cui era incaricatocome se non fosse accaduto niente di straordinario.
Gli occhi di tutti i cardinali presenti al concistoro erano fissi sul papa esu Montalto; esebbene sia certamente assai difficile
ingannare locchio esperto dei cortigianinessuno os direche il volto del cardinale Montalto avesse tradito la minima
emozione assistendo cos da vicino ai singhiozzi di SuaSantit chea dire il veroera completamente sconvolto. Questa
insensibilit stupefacente del cardinale Montalto non sisment mai durante tutto il tempo della sua relazione a Sua Santit. Al
punto che il papa stesso ne rimase colpito eterminato il concistoronon pot fare a meno di dire al cardinale di San Sistoil
nipote favorito:
Veramentecostui un gran frate!
Il comportamento del cardinale Montalto rimase lo stesso nei giornisuccessivi. Ricevettesecondo lusole visite di
condoglianza dei cardinalidei prelati e dei principi romaniecon nessuno di loroquali che fossero i suoi rapporti con luisi
lasci andare alla minima parola di dolore o dilamento. Con tuttidopo un breve ragionamento sullinstabilit delle cose
umaneconfortato ed avvalorato da sentenze ecitazioni tratte dalle Sacre Scritture o dai testi dei Padripresto cambiava
discorso e si metteva a parlare delle notiziedella vita cittadina o degli affari particolari del personaggio con cui si
trovavaproprio come se avesse voluto consolare isuoi consolatori.
Roma era soprattutto curiosa di quello che sarebbe accaduto durante la visitache doveva fargli il principe Paolo Giordano
Orsiniduca di Braccianoal quale la voce pubblicaattribuiva la morte di Felice Peretti. Il popolo pensava che il cardinale
Montalto non avrebbe potuto stare cos vicino alprincipee parlargli faccia a facciasenza lasciar trasparire qualche indizio dei
propri sentimenti.
Quando il principe si rec dal cardinalecera una folla enorme in strada epresso la porta; un grande numero di cortigiani
riempiva tutte le stanze della casatanto grande era lacuriosit di osservare in volto i due interlocutori. Ma n nelluno n
nellaltronessuno pot notare qualcosa di particolare. Ilcardinale Montalto si uniform a quanto prescrivevano le regole della
corte; il suo volto assunse unespressione diviva cordialite il suo modo di rivolgere la parola al principe fu estremamente
affabile.
Un attimo doporisalendo in carrozzail principe Paolosolo con i suoicortigiani intiminon pot fare a meno di direridendo: In
fatto vero che costui un gran frate!come se avesse voluto confermare la verit della frase sfuggita al papa qualche giorno
prima.
I saggi hanno pensato che la condotta tenuta in quella circostanza dalcardinale Montalto gli abbia aperto la via del trono;
molti infatti si fecero di lui questidea: chesia per natura siaper virtnon potesse o non volesse nuocere a nessunobench
avesse molti motivi di essere irritato.
Felice Peretti non aveva lasciato niente di scritto a proposito di suamoglie; perci essa fu costretta a tornare nella casa dei
genitori. Il cardinale Montalto le fece consegnareprimadella partenzai vestitii gioiellie in genere tutti i regali che lei aveva
ricevuto durante il matrimonio con suo nipote.
Tre giorni dopo la morte di Felice PerettiVittoriaaccompagnata dallamadreand a stabilirsi nel palazzo del principe Orsini.
Alcuni dissero che le due donne furono spinte a questo passodalla preoccupazione per la loro sicurezza personaleperch la
corte sembrava ritenerle come colpevoli dicomplicit con lomicidio commessoo almeno di esserne state a conoscenza prima
dellesecuzione; altri pensarono (e ci cheaccadde pi tardi sembr confermare questidea) che fossero state indotte a questo
per concludere il matrimoniocol principeche aveva promesso a Vittoria di sposarla non appena non avesse pi marito.
Tuttavian allora n pi tardinon si mai saputo niente di chiarosullautore della morte di Felicebench tutti sospettassero di
tutti. Ma i pi attribuivano quella morte al principeOrsini; tutti sapevano che era stato innamorato di Vittoriane aveva dato
segni inequivocabili; e il matrimonio che segune fu una grande provaperch la donna era di una condizione talmente
inferiore che soltanto la passione damore potevaelevarla fino alla parit matrimoniale. Il popolo non fu affatto sviato da
questi suoi pensieri da una letteraindirizzata al governatore di Romae che fu divulgata pochi giorni dopo il fatto. La lettera
era scritta a nome di CesarePalantieriun giovane di carattere focoso e che era stato bandito dalla citt.
Nella letteraPalantieri diceva che non era necessario che sua signoriaillustrissima si desse la pena di cercare altrove lautore
della morte di Felice Perettidal momento che laveva fattouccidere proprio luiin seguito a certe controversie intercorse tra
loro qualche tempo prima.
Molti pensarono che quellassassinio non era stato commesso senza il consensodella famiglia Accorambonie i fratelli di
Vittoria furono accusati di essere stati sedotti dallambizionedella parentela con un principe cos ricco e potente. Fu accusato
soprattutto Marcelloa causa dellindizio fornito dallalettera che aveva fatto uscire di casa lo sventurato Felice. Si parl male
anche di Vittoriaquando la si videaccettare di andare ad abitare nel palazzo Orsini come futura sposaproprio subito dopo la
morte del marito. Si sosteneva cheera assai improbabile che una persona19
arrivasse cosin un batter docchioa servirsi delle armi cortesenzaaver mai fatto usoalmeno per un podelle armi lunghe.
Listruttoria sul delitto fu condotta da monsignor Porticigovernatore diRomaper ordine di Gregorio XIII. Ci si trova soltanto
che quel Domenicosoprannominato Mancinoarrestatodalla corteconfessae senza aver subito la tortura (tormentato)nel
secondo interrogatorioin data 24 febbraio1582: Che la madre di Vittoria fu la causa di tuttoe che fu assecondata dalla
camerieradi Bologna chesubito dopo il delittosi rifugi nella cittadella di Bracciano (appartenente alprincipe Orsini e in cui
la corte non os entrare)e che gli esecutori del crimine furono Marchione di Gubbio e Paolo Barca diBraccianolancie
spezzate (soldati) di un signore del qualeper degne ragioninon si inserito il nome.
A queste degne ragioni si aggiunserocredole preghiere delcardinale Montaltoche chiese con insistenza che le ricerche non
procedessero oltree in effetti del processo non si parlneanche pi. Il Mancino fu messo fuori di prigione con il precetto
(ordine) di tornare immediatamente al suopaesepena la vitae di non allontanarsene mai senza un apposito permesso. La
scarcerazione di questuomo avvenne nel 1583ilgiorno di San Luigie poich quel giorno era anche quello della nascita del
cardinale Montaltoquella circostanza miconferma lidea che la faccenda si sia conclusa cos per suo intervento. Sotto un
governo debole come quello diGregorio XIIIun tale processo poteva avere conseguenze molto spiacevoli e senza
contropartita.
Le ricerche della corte furono cos sospesema il papa Gregorio XIIInon volle acconsentire a che il principe Paolo Orsiniduca
di Braccianosposasse la vedova Accoramboni. SuaSantitdopo aver inflitto a questultima una specie di prigioneal principe e
alla vedova dette il precetto di noncontrarre matrimonio senza un apposito permesso suo O dei suoi successori.
Gregorio XIII mor (allinizio del 1585)e poich alcuni dottori in leggeconsultati dal principe Paolo Orsini avevano risposto
che secondo loro il precetto era annullato dallamorte di chi laveva impostoegli decise di sposare Vittoria prima dellelezione
del nuovo papa. Ma il matrimonio non potessere celebrato cos presto come il principe desideravain parte perch egli
voleva il consenso dei fratelli di Vittoria(e avvenne che Ottavio Accorambonivescovo di Fossombronenon volle mai
concedere il suo)e in parte perch non siriteneva che lelezione del successore di Gregorio XIII potesse avvenire tanto
rapidamente. Il fatto che ilmatrimonio si fece nello stessogiorno in cui venne eletto papa il cardinale Montaltocos
interessato a questa vicendacioil 24 aprile 1585sia per effetto del casosia che il principe volesse dimostrare che non temeva
la corte sotto ilnuovo papacome non laveva temuta sotto Gregorio XIII. Quel matrimonio offese profondamente lanimo di
Sisto V (questo fu ilnome scelto dal cardinale Montalto); egli aveva gi abbandonato il modo di pensare che si conviene a un
monacoedaveva elevato il suo spirito allaltezza del grado nel quale Dio laveva appena collocato.
Il papa tuttavia non manifest alcun segno di collera; solo chequando ilprincipe Orsiniquel giorno stessosi present con la
folla dei signori romani per baciargli il piedee conlintenzione segreta di leggere nel volto del Santo Padre che cosa potesse
aspettarsi o temere da quelluomo fino ad allora cospoco conosciutosi accorse che non era pi il tempo di scherzare. Dopo
che il nuovo papa ebbe fissato il principe in unmodo singolaresenza rispondere una sola parola ai complimenti che gli aveva
rivoltodecise di indagareimmediatamente quali fossero le intenzioni di Sua Santit nei suoi confronti.
Attraverso Ferdinandocardinale de Medici (fratello della sua primamoglie)e dellambasciatore cattolico chiese ed ottenne
dal papa unudienza nella sua camera: l rivolse a SuaSantit un discorso ben calcolato esenza neanche accennare alle cose
passatesi rallegr con lui per la sua nuovadignite gli offrda fedelissimo vassallo e servitoreogni suo avere ed ogni sua forza.
Il papa lo ascolt con la massima serieted alla fine gli rispose chenessuno pi di lui desiderava che la vita e le azioni di
Paolo Giordano Orsini fossero nel futuro degne del sangue Orsinie di un vero cavaliere cristiano; che quanto al suo rapporto
passato con la Santa Sede e con la persona di luipapanessuno poteva dirglielo meglio della sua stessa coscienza; che tuttavia
luiprincipepoteva essere certo di unacosacio che nello stesso modo in cui gli perdonava volentieri ci che aveva potuto fare
contro Felice Peretti econtro lui stesso cardinale Montaltocos non gli avrebbe perdonato mai quanto avrebbe potuto fare in
avvenire contro il papaSisto; e che perci lo impegnava a cacciare immediatamente dalla sua casa e dai suoi Stati tutti i
banditi (esiliati) e imalfattori ai quali fino ad allora aveva concesso asilo.
Qualunque tono usasseSisto V era sempre di una singolare efficaciamaquando era irritato e minacciososi sarebbe detto che i
suoi occhi lanciassero folgori. Sta di fatto che ilprincipe Orsinida sempre abituato ad essere temuto dai papida questo modo
di parlare del papatale che non ne aveva mai uditouno simile nel corso di tredici annifu costretto a pensare cos seriamente ai
propri affari cheappena uscito dalpalazzo di Sua Santitcorse dal cardinale de
Medici a raccontargli cosa era accaduto. Poisu consiglio del cardinaledecise di congedare - senza il minimo indugio -
tutti quegli uomini ricercati dalla giustizia ai quali offriva asilo nel suopalazzo e nei suoi Statie pens di trovare al pi presto
un pretesto credibile per uscire immediatamente dai territoricontrollati dal potere di un pontefice cos risoluto.
Bisogna sapere che il principe Paolo Orsini era diventato straordinariamentegrasso; le sue gambe erano pi grosse del corpo
di un uomo normaleed una di queste gambe enormi eracolpita dalla malattia chiamata la lupa chiamata cos perch bisogna
nutrirla con una grande quantit di carnefrescache viene applicata sulla parte malata; altrimenti lumore malignonon
trovando carne morta da divorareaggredirebbe le carni vive che circondano la piaga.20
Il principe prese a pretesto questa malattia per recarsi ai celebri bagni diAbanopresso Padovapaese dipendente dalla
repubblica di Venezia; part con la sua nuova sposa versola met di giugno. Abano era per lui un porto molto sicuro; infattida
molti anni la casata Orsini era legata allarepubblica di Venezia da favori reciproci.
Giunto in quel paese sicuroil principe non pens pi ad altro che agodere dei piaceri di diversi soggiorni; a questo scopo
affitt tre magnifici palazzi: uno a Veneziail palazzoDandolonella via della Zecca; il secondo a Padova e fu il palazzo
Foscarinisulla magnifica piazza chiamata lArena; scelse ilterzo a Salsulla deliziosa riva del lago di Garda: questultimo era
appartenuto in altri tempi alla famigliaSforza-Pallavicini.
I signori di Venezia (il governo della repubblica) appresero con piacerelarrivo di un tale principe nei loro Statie gli offrirono
subito una nobilissima condotta (cio unasomma considerevole da pagarsi annualmentee che doveva essere usata dal
principe per organizzare un corpo di due o tremilauomini al servizio della Repubblicadi cui avrebbe avuto il comando). Il
principe respinse molto in frettaquellofferta; fece rispondere ai senatori chepur sentendosi portato di cuore a servire la
Serenissima Repubblicaperinclinazione naturale e per tradizione di famiglia tuttaviatrovandosi attualmente alle dipendenze
del re cattolico non glisembrava opportuno accettare un altro ingaggio.
Una risposta cos decisa raffredd alquanto lanimo dei senatori:inizialmente avevano pensato di riservarglial suo arrivo a
Veneziaaccoglienze pubbliche molto onorevoli; dopo la sua rispostadecisero di lasciarlo arrivare come un semplice privato.
Il principe Orsiniinformato di tuttodecise di non andarci neppureaVenezia. Era gi nei dintorni di Padova: fece un giro per
quella splendida contradae con tutto il suo seguito sirec nella casa che gli era stata preparata a Sal sulle rive del lago di
Garda. Vi pass lintera estatetra gli svaghi pigradevoli e svariati.
Quando giunse il momento di cambiare (soggiorno)il principe fece qualchebreve viaggiodopo di che gli sembr di non
sopportar pi la fatica come in altri tempitemette per lapropria salute; infine pens di andare a passare qualche giorno a
Veneziama ne fu sconsigliato da sua moglieVittoriachelo convinse a rimanere ancora a Sal.
Ci fu chi pens che Vittoria Accoramboni si rendesse conto del pericolo chestava correndo il principe suo maritoe che lo
abbia convinto a rimanere a Sal con lidea di portarlopi tardi fuori dItaliaper esempio in qualche libera citttra gli
Svizzeri; in questo modoin caso di morte delprincipeessa avrebbe posto in salvo se stessa e i suoi beni personali.
Che questa congettura fosse fondata o noil fatto che non accadde nientedi tutto ciperch il principe trovandosi
nuovamente indisposto a Salil 10 novembre ebbe un chiaropresentimento di quanto stava per accadere.
Ebbe piet della sua sventurata moglie: la vedevanel pi bel fiore dellagioventrestare priva di reputazione e di mezziodiata
dai principi che regnavano in Italiapoco amata dagliOrsini e senza la speranza di un nuovo matrimonio dopo la sua morte.
Da signore generoso e lealedi sua iniziativafece un testamentocon cui volle garantire la fortuna di quella sventurata. Le
lasci la notevole somma di 100.000piastreoltre a tutti i cavallicarrozze e mobili di cui si serviva in quel viaggio. Il resto del
patrimonio lo lasci a VirginioOrsinisuo figlio unicoche aveva avuto dalla prima mogliesorella di Francesco Igranduca di
Toscana (la stessa che feceuccidere per infedeltcon il consenso dei fratelli di lei).
Ma quanto sono incerte le previsioni umane! Le disposizioni che Paolo Orsinicredeva dovessero garantire una perfetta
sicurezza a quella sventurata giovane donna si trasformarono per leiin precipizi e rovina.
Firmato il testamentoil principe si sent un po meglio il 12 novembre. Lamattina del 13 gli fecero un salasso e i
medicisperando soltanto in una dieta severaprescrissero nella manierapi decisa che assolutamente non doveva mangiare.
Ma erano appena usciti dalla camera che il principe pretese che gli venisseservito il pranzo; nessuno os contraddirloed egli
mangi e bevve come dabitudine. Appena terminato ilpastoperse conoscenza e due ore prima del tramonto era morto.
Dopo questa morte cos rapidaVittoria Accoramboniaccompagnata da suofratello Marcello e da tutta la corte del principe
defuntosi rec a Padovanel palazzo FoscarinipressolArenalo stesso che il principe Orsini aveva affittato.
Poco dopo il suo arrivofu raggiunta dal fratello Flaminioche godeva delpieno favore del cardinale Farnese.
Si occup allora dei passi necessari per ottenere il pagamento dei lascitidel maritoche ammontavano a 60.000 piastre
effettiveda pagarsi entro due annie ci indipendentemente dalla dotedalla contro-doteda rutti i gioielli e mobili che erano gi
nelle sue mani. Nel suo testamento il principe Orsini avevaordinato che venisse comprato alla duchessaa Roma o in
qualunque altra citta sua sceltaun palazzo del valore di10.000 piastre ed una vigna (casa di campagna) del valore di 6.000;
aveva inoltre prescritto che si provvedesse alla suatavola e a tutto il suo servizio come si conveniva ad una donna del suo
rango. Il servizio doveva essere di quaranta domesticicon un corrispondente numero di cavalli.
La signora Vittoria riponeva molte speranze nei favori dei principi diFerraradi Firenze e di Urbinoe in quelli del cardinale
Farnese e de Medici nominati esecutori testamentari daldefunto principe.
da notare che il testamento era stato redatto a Padova e sottoposto ailumi degli eccellentissimi Parrizolo e Menocchioprimi
professori di quelluniversit ed oggi giureconsulti cosfamosi.
Il principe Luigi Orsini arriv a Padova per sbrigare tutto quello che cerada fare nei riguardi del duca defunto e della sua
vedovae recarsi quindi ad assumere il governo dellisola diCorfcui era stato nominato dalla repubblica serenissima.
Tra la signora Vittoria e il principe Luigi sorse subito una difficolt aproposito dei cavalli del duca defunto; il duca diceva
che non erano propriamente dei mobilinel senso comune dellaparola; ma la duchessa dimostr che21
dovevano essere considerati dei veri e propri mobilie fu convenuto che neavrebbe mantenuto luso fino ad una decisione
ulteriore; essa dette per garante il signor Soardi di Bergamocondottiero della Signoria di Venezia gentiluomo molto ricco e
tra i primi della sua patria.
Sorse unaltra difficolt a proposito di una certa quantit di vasellamedargento che il duca defunto aveva consegnato al
principe Luigi come pegno di una somma dargento che questi gliaveva prestato. Tutto fu risolto per via di giustiziaperch il
serenissimo (duca) di Ferrara si adoperava affinchle ultime volont del defunto principe Orsini fossero interamente
eseguite.
Questo secondo affare fu discusso il 23 dicembreche era una domenica.
La notte seguentequaranta uomini entrarono nella casa della suddettasignora Accoramboni. Erano vestiti di abiti di tela di
foggia stravagantee combinati in modo da non poter esserericonosciuti se non dalla voce; quando si chiamavano tra
lororicorrevano a nomi di gergo.
Cercarono subito la duchessa etrovatalauno di loro le disse: Orabisogna morire.
E senza concederle un solo istante malgrado che lei chiedesse di potersiraccomandare a Diocon un pugnale sottile la trafisse
sopra il seno sinistroe - muovendo il pugnale in ognidirezione - quel crudele chiese pi volte alla sventurata di dirgli se le
toccava il cuore; finalmente essa esal lultimorespiro. Intanto gli altri cercavano i fratelli della duchessa; unoMarcelloebbe
salva la vita perch non fu trovato in casa;laltro fu trafitto da cento colpi. Gli assassini lasciarono i morti per terratutta la
casa piena di pianti e grida; edopoessersi impadroniti della cassetta che conteneva i gioielli e il denarose ne andarono. La
notizia giunse rapidamente aimagistrati di Padova; essi fecero riconoscere i corpie riferirono a Venezia.
Durante tutta la giornata di lunedimmensa fu laffluenza al suddettopalazzo e alla chiesa degli Eremiti per vedere i cadaveri.
I curiosi erano mossi a pietsoprattutto vedendo laduchessa cos bella; piangevano la sua sventura et dentibus fremebant (e
digrignavano i denti) contro gli assassini; manon si conoscevano ancora i loro nomi.
La cortesospettando - sulla base di indizi chiari - che la cosafosse avvenuta su ordineo almeno con il consensodel suddetto
principe Luigilo fece chiamaree poich lui volevaentrare in corte (nel tribunale) dellillustrissimo capitano con un seguito di
quaranta uomini armatiglivennero chiuse le porte in facciae gli fu detto che sarebbe potuto entrare soltanto con tre o quattro
uomini. Manel momentoin cui questi passavanogli altri si precipitarono dietro di lorospinsero le guardie ed entrarono tutti.
Il principe Luigigiunto di fronte allillustrissimo capitanosi lamentdi un tale affrontoaggiungendo che non era mai stato
trattato cos da nessun principe sovrano. Lillustrissimocapitano gli chiese se sapeva qualcosa sulla morte della signora
Vittoriae cosa era accaduto la notte primalui rispose dische aveva fatto avvisare la giustizia. Si volle mettere per iscritto la
sua risposta; lui rispose che gli uomini del suorango non erano tenuti a questa formula e cheper la stessa ragionenon
dovevano essere interrogati.
Il principe Luigi chiese il permesso di inviare un corriere a Firenze con unalettera per il principe Virginio Orsiniin cui
informarlo del processo e del delitto intervenuto. Mostr unalettera falsache non era quella veraed ottenne quanto chiedeva.
Ma luomo da lui inviato fu arrestato fuori citt e accuratamenteperquisito; fu trovata la lettera che il principe Luigi aveva
mostratoed una seconda nascosta in uno stivale del corrieredel seguente tenore: AL SIGNORE VIRGINIO ORSINI
Illustrissimo Signore
Abbiamo eseguito quanto era stato convenuto tra noie in tal modo cheabbiamo ingannato lillustrissimo Tondini
(evidentemente il nome del capo della corte che avevainterrogato il principe)tanto che qui vengo considerato luomo pi
onesto del mondo. Ho fatto la cosa di personacos non mancatedi inviare immediatamente la gente che sapete.
La lettera impression i magistratiche si affrettarono ad inviarla aVenezia; su loro ordinele porte della citt furono chiusee le
mura guernite di soldati giorno e notte. Fu pubblicato unavviso che sanzionava pene severe per chiunque - sapendo qualcosa
degli assassini - non comunicasse alla giustiziaquello che sapeva. Quegli tra gli assassini che avessero testimoniato contro
uno di loro non avrebbero avuto fastidianzi avrebbero ricevuto una somma in denaro.
Maverso le sette di nottela vigilia di Natale (il 24 dicembreversomezzanotte)Alvise Bragadin giunse da Venezia con ampi
poteri da parte del Senatoe lordine di arrestare vivi o mortiaqualunque costoil suddetto principe e tutti i suoi.
Il suddetto signor avogador Bragadinil signor capitano e il signor podestsi riunirono nella fortezza.
Pena il patibolo (della forca)si ordin a tutta la milizia a piedie a cavallo di recarsi bene armata intorno alla casa del suddetto
principe Luigiche era vicina alla fortezza e attigua allachiesa di SantAgostino sullArena.
Giunto il giorno (che era quello di Natale)in citt fu pubblicato uneditto che esortava i figli di San Marco a correre in armi
alla casa del signor Luigi; coloro che non avessero armi sirecassero alla fortezzadove ne avrebbero ricevute a volont;
leditto prometteva una ricompensa di 2000 ducati a chiavesse consegnato alla corte il suddetto signor Luigivivo o mortoe
500 ducati per ognuno dei suoi. Inoltresiordinava a chiunque fosse sprovvisto di armi di non avvicinarsi alla casa del
principeper non essere di ostacolo a chicombattesse nel caso che il principe ritenesse opportuno fare qualche sortita.22
Nello stesso tempofurono piazzati fucili da posizionemortai e artiglieriapi pesante sulle vecchie muradi fronte alla casa
occupata dal principee altrettanto si fece sulle murenuovesulle quali dava la parte posteriore della casa. Su quel lato era stata
disposta la cavalleriain modo che potessemuoversi liberamente in caso di necessit. Sulle rive del fiumetutti erano impegnati
a disporre banchiarmadicarri ealtri mobili adatti a costituire ripari. In questo modo si pensava di ostacolare i movimenti degli
assediatiqualoraprendessero liniziativa di marciare in ordine serrato contro il popolo. Quei ripari dovevano inoltre
proteggere gli artiglieri e isoldati dai colpi di archibugio degli assediati.
Poi furono piazzate delle barche sulla rivadi fronte e sui fianchi dellacasa del principecariche di uomini armati di moschetti e
di altre armi adatte a disturbare il nemico qualoratentasse una sortita: contemporaneamente vennero erette barricate in tutte le
strade.
Durante quei preparativiarriv una letterascritta in termini assaicorrettiin cui il principe si lamentava di essere giudicato
colpevole e di vedersi trattato da nemicoanzi da ribelleprima che si fosse tenuto il processo. La lettera era stata stilata da
Liverotto.
Il 27 dicembretre gentiluominitra i principali della cittfuronoinviati dai magistrati al signor Luigi che aveva con snella
casaquaranta uominitutti vecchi soldati espertinelluso delle armi.
I tre gentiluomini dichiararono al principe che i magistrati erano decisi acatturarlo; lo esortarono ad arrendersi aggiungendo
checomportandosi in quel modoprima si passasse alle vie difattopoteva sperare nella loro misericordia. Il signor Luigi
rispose che seinnanzituttofossero statetolte le guardie schierate intorno alla sua casasi sarebbe recato dai magistrati per
trattare la cosaaccompagnato da due o tredei suoi ed a condizione di essere libero di rientrare nella sua casa.
Gli ambasciatori raccolsero quelle proposte scritte di suo pugnoe tornaronodai magistrati che rifiutarono le sue
condizionispecialmente su consiglio dellillustrissimo Pio Enea edi altri nobili presenti. Gli ambasciatori tornarono dal
principe e gli annunciarono chese non si fosse semplicementearresogli avrebbero raso al suolo la casa con lartiglieriaal che
lui rispose che preferiva la morte a quellatto disottomissione.
I magistrati dettero il segnale della battaglia esebbene fosse possibiledistruggere quasi interamente la casa con una sola
scaricasi prefer agire allinizio con una certa cautelapervedere se gli assediati avrebbero accettato di arrendersi.
Questo piano ha avuto successorisparmiando a San Marco molto denaro chesarebbe stato speso per ricostruire le parti
distrutte del palazzo attaccato; tuttavia non statoapprovato da tutti. Se gli uomini del signor Luigi si fossero decisi senza
esitare e si fossero lanciati fuori dalla casailsuccesso sarebbe stato molto incerto. Erano vecchi soldati; non mancavano di
munizionin di armin di coraggioesoprattutto un interesse enorme a vincere; non era forse meglio per lorose le cose si
fossero messe malemorire per un colpodi archibugio piuttosto che per mano del boia? E poicon chi avevano a che fare? con
dei poveri assedianti pocopratici di armie i signori in questo caso si sarebbero pentiti della propria clemenza e della propria
naturale bont.
Si cominci dunque col tirare sul colonnato di fronte alla casa; poitirando sempre pi in altofu distrutto il muro della facciata
posteriore. Intanto quelli di dentro tirarono molti colpidi archibugiosenza altro risultato che ferire alle spalle un popolano.
Il signor Luigi gridava con grande impeto: Battaglia! battaglia! guerra!guerra! Era occupatissimo a far fondere palle con lo
stagno dei piatti ed il piombo dei vetri delle finestre.
Minacciava di fare una sortitama gli assedianti presero delle nuove misuree venne fatta avanzare artiglieria pi pesante.
Al primo colpo che questa tirfece crollare un grande pezzo della casaeun certo Pandolfo Leupratti da Camerino cadde tra le
rovine. Era un uomo molto coraggioso ed un banditoassai importante. Era bandito dagli Stati della Santa Chiesae sulla sua
testa era stata posta una taglia di 400piastre dallillustrissimo signor Vitelli in seguito alla morte di Vincenzo Vitelliche era
stato attaccato nella sua carrozza eucciso a colpi di archibugio e di pugnalead opera del principe Luigi Orsini con laiuto del
suddetto Pandolfo e dei suoicompagni. Completamente stordito per la cadutaPandolfo non poteva muoversi; un servitore dei
signori Ca di Listagli si avvicin armato di pistolae molto coraggiosamente gli tagli la testa che si affrett a portare alla
fortezzae a consegnare ai magistrati.
Poco dopoun altro colpo di artiglieria fece cadere unala della casaeinsieme con quella il conte Montemelinoda Perugiache
mor tra le rovinecompletamente maciullatodal proiettile.
Si vide poi uscire dalla casa un personaggio chiamato il colonnello Lorenzonobile di Camerinouomo molto ricco e che in
numerose occasioni aveva dato prove di valore ed era moltostimato dal principe. Egli decise di non morire del tutto
invendicato; volle sparare col suo fucilema nonostante larotella girasseaccadde cheforse per intervento divinola polvere non
prese fuocoe in quellistante egli ebbeil corpo trapassato da una palla. Il colpo era stato sparato da un povero
diavoloripetitore nelle scuole di San Michele. Ementreper guadagnarsi la ricompensa promessaquesti si avvicinava per
tagliargli la testafu preceduto da altripi svelti e soprattutto pi forti di luiche presero la borsail fucileil denaro e gli anelli del
colonnelloe glitagliarono la testa.
Morti costoronei quali il principe Luigi riponeva la maggiore fiduciaeglirest molto turbatoe non lo si vide pi compiere
alcun gesto.
Il signor Filelfisuo maestro di casa e segretario in abiti civilida un balcone con un fazzoletto bianco fece segno che si
arrendeva. Usc e fu condotto alla cittadellacondottosottobracciocome dicono si usi in guerrada Anselmo Suardoluogotenente
dei signori (magistrati). Interrogatoimmediatamentedisse che non aveva nessuna colpa23
di quanto era accadutoperch era giunto solo alla vigilia di Natale daVeneziadove si era fermato molti giorni per gli affari del
principe.
Gli chiesero quanta gente avesse con s il principe; rispose: venti o trentapersone.
Gli chiesero i loro nomied egli rispose che ce nerano otto o dieci cheessendo persone di qualitcome lui mangiavano alla
tavola del principee di questi conosceva i nomima quantoagli altrivagabondi e da poco al servizio del principenon li
conosceva particolarmente.
Fece i nomi di tredici personecompreso il fratello di Liverotto.
Poco dopolartiglieria piazzata sulle mura della citt cominci asparare. I soldati si appostarono nelle case adiacenti a quella
del principe per impedire la fuga dei suoi uomini. Ilsuddetto principeche aveva corso gli stessi pericoli dei due di cui
abbiamo raccontato la mortedisse a quanti glistavano intorno di resistere fino a quando non vedessero uno scritto di suo
pugno accompagnato da un certo segnale; quindisi arrese a quellAnselmo Suardo gi nominato. E poich non fu possibile
condurlo in carrozza - come eraprescritto - a causa della gran folla di popolo e delle barricate nelle stradefu deciso che
andasse a piedi.
Cammin in mezzo agli uomini di Marcello Accoramboni: era circondato daisignori condottieriil luogotenente Suardoaltri
capitani e gentiluomini della citttutti benearmati. Dietro a lorouna buona compagnia di uomini darme e soldati della citt. Il
principe Luigi camminava vestito dibrunolo stiletto alla cinturail mantello rialzato su un braccio con aria molto elegante; con
un sorriso pieno disdegno disse: Se avessi combattuto! volendo pi o meno far capire che avrebbe vinto. Condotto davanti
ai signorisubitoli salut e disse: Signorisono prigioniero di questo gentiluomo e indic il signorAnselmoe sono molto
dispiaciuto di quanto successo e che non dipeso da me.
Il capitano ordin che gli fosse tolto lo stiletto che aveva al fianco;allora si appoggi ad un balconee cominci a tagliarsi le
unghie con un paio di forbicine che vi trov.
Gli chiesero quali persone si trovavano nella sua casa; tra gli altri nominil colonnello Liverotto e il conte Montemelino di
cui si parlato primaaggiungendo che avrebbe dato 10.000piastre per riscattare lunoe che per laltro avrebbe dato il suo
stesso sangue. Chiese di essere messo in un luogoconveniente ad un uomo della sua condizione.
Definito laccordodi suo pugno scrisse ai suoiordinando loro diarrendersie dette il proprio anello come segno di
riconoscimento. Al signor Anselmo disse che gli donava la sua spada e il suofucilepregandoloquando si sarebbero trovate le
sue armi nella casadi servirsene per amor suotrattandole comearmi di un gentiluomo e non di un qualunque volgare soldato.
I soldati entrarono nella casala perquisirono con curae immediatamente sifece lappello degli uomini del
principetrentaquattroche poi furono condotti a due a due nella prigionedel palazzo. I morti furono lasciati in preda ai canie ci
si affrett a render conto di tutto a Venezia.
Ci si accorse che molti uomini del principe Luigicomplici del fattonon sitrovavano; fu proibito di dar loro asilopena - per chi
contravvenisse - la demolizione della casa e laconfisca dei beni; chi li avesse denunciati avrebbe ricevuto cinquanta piastre.
In questo modose ne trovarono molti.
Da Venezia fu inviata una fregata a Candiaportando al signor Latino Orsinilordine di tornare immediatamente per un affare
di grande importanzae si ritiene che perderil suo incarico.
Ieri mattinagiorno di Santo Stefanotutti si aspettavano di veder morireil suddetto principe Luigio di sentir raccontare che era
stato strangolato in prigione; si fu generalmente stupitiche non fosse andata cosvisto che non un uccello da tenere in
gabbia troppo a lungo. Ma la notte seguente fu fatto ilprocessoe il giorno di San Giovanniun po
prima dellalbasi seppe che il suddetto signore era stato strangolato edera morto molto ben disposto. Senza perdere tempo il
suo corpo fu trasportato nella cattedraleaccompagnato dal clero diquella chiesa e dai padri gesuiti. Per tutto il giorno fu
lasciato su una tavola al centro della chiesaper servire daspettacolo al popolo e da esempio agli inesperti.
Lindomani il suo corpo fu portato a Veneziacome egli aveva ordinato nelsuo testamentoe l fu sepolto.
Il sabato furono impiccati due dei suoi uomini; il primo e pi importante fuFurio Savornianolaltro un individuo di poco
conto.
Il lunedil penultimo giorno dellanno suddettone furono impiccatitredici tra cui parecchi che erano nobilissimi; altri dueuno
detto il capitano Splendiano e laltro il contePaganellofurono condotti per la piazza e leggermente attanagliati; arrivati sul
luogo del suppliziofurono percossicon le mazzeebbero la testa rotta e furono squartati quando erano ancora quasi vivi.
Quegli uomini erano nobili eprimadi darsi al maleerano molto ricchi. Si dice che il conte Paganello sia stato quello che
ammazz la signoraVittoriacon la crudelt che stata raccontata. A ci si obietta che il principe Luiginella lettera
succitatadichiara di averfatto la cosa di sua mano; ma forse fu per vanagloriacome quella che mostr a Roma facendo
assassinare il Vitellioppure per meritare ancora di pi il favore del principe Virginio Orsini.
Il conte Paganelloprima di ricevere il colpo mortalefu trafitto a piriprese con un coltello nella parte sinistra del pettoper
toccargli il cuore come lui aveva fatto a quella poverasignora. Perdeva dal petto un fiume di sangue.
Visse cos per pi di una mezzoracon grande stupore di tutti. Era un uomodi quarantacinque anni che mostrava una grande
forza.
Le forche dei patiboli sono ancora in piedi per sbrigare i diciannove cherestanoil primo giorno che non sar di festa. Ma
poich il boia molto stancoe il popolo come in agoniaper aver visto tanti mortidurante questi due giorni lesecuzione
rinviata. Non si ritiene che qualcuno venga lasciatoin vita. Forsetra le persone del seguito del24
principe Luigifar eccezione il solo signor Filelfisuo maestro di casache si d un gran da fareper dimostrare che non ha preso
parte al fattoe in effetti la cosa importante per lui.
Anche tra i pi anziani di questa citt di Padovanessuno ricorda che maicon sentenza pi giustasi sia proceduto contro la vita
di tante persone in una volta sola. E i signori (diVenezia) si sono procurati fama e reputazione presso le nazioni pi civili.
(Aggiunto da unaltra mano)
Francesco Filelfisegretario e maestro di casafu condannato aquindici anni di prigione. Il coppiere Onorio Adami da
Fermocome altri duead un anno di prigione; altri sette furonocondannati alle galere coi ferri ai piedi; e sette infine furono
rimessi in libert.
I CENCI
1599
Il don Giovanni di Molire senza dubbio galantema innanzi tutto uomo dimondo; prima di abbandonarsi allinclinazione
irresistibile che lo spinge verso le belle donnetiene aconformarsi a un certo modello idealevuol essere fra tutti il pi
ammirato alla corte di un giovane re galante e spiritoso.
Il don Giovanni di Mozart gi pi vicino alla naturae meno francesepensa di meno allopinione altrui; non si
preoccupaprima di tuttodi parestredi far bella figuracomedice il barone di Foeneste del dAubign. Abbiamo solo due ritratti
del don Giovanni italianoquale dovette mostrarsi in quelbel paese nel XVI secoloallalba della rinascente civilt.
Di questi due ritrattice n uno che non posso assolutamente farconoscereil nostro secolo troppo formalista; giover
ricordare le famose parole che ho sentito ripetere tantevolte da lord Byron: This age of cant.
Questipocrisia cos noiosa e che non inganna nessuno ha limmenso vantaggiodi offrire qualche argomento di conversazione
agli sciocchi: si scandalizzano perch si osato dire la talcosa; perch si osato ridere della talaltraecc.
Il suo svantaggio di restringere infinitamente il campo della storia.
Se il lettore ha la bont di permettermelogli presenterin tuttaumiltuna notizia storica sul secondo dei don Giovanni di cui
possibile parlare nel 1837; si chiamava Francesco Cenci.
Perch il don Giovanni possa esisterebisogna che nel mondo vi sialipocrisia. Don Giovanni sarebbe stato un effetto senza
causa nellantichit; la religione era una festaesortava gliuomini al piacere; come avrebbe potuto condannare degli esseri
dediti unicamente ad un certo piacere? Solo ilgoverno invitava ad astenersi; proibiva quanto poteva nuocere alla patriacio al
beninteso interesse di tuttie non quelche pu nuocere allindividuo che agisce.
Ad Atenechiunque avesse la passione delle donne e molto denaro potevaquindi essere un don Giovanni nessuno ci trovava da
ridire; nessuno pensava che questa vita una valle dilacrimee che cosa meritoria infliggersi delle sofferenze.
Non credo che il don Giovanni ateniese potesse arrivare fino al delitto cosrapidamente come il don Giovanni delle
monarchie moderne; gran parte del suo piacere consiste nello sfidarelopinione pubblicamentreda giovaneha esordito
immaginando di sfidare soltanto lipocrisia.
Violare le legginella monarchia tipo Luigi XVtirare una fucilata a uncarpentiere e farlo ruzzolare gi dal tettonon forse una
dimostrazione che si vive nella familiarit delprincipeche si ha unottima educazionee ci si burla altamente del giudice?
Burlarsi del giudice non forse ilprimo passola prima prova del piccolo don Giovanni al suo debutto?0
Da noile donne non sono pi di modaper questo i don Giovanni sono rari;ma quando ce nerano cominciavano sempre col
cercar piaceri molto naturalipur vantandosi disfidare quelle chenella religione dei contemporaneisembravano loro delle idee
non fondate sulla ragione. Soltantopi tardiquando comincia a pervertirsi il don Giovanni trova una squisita volutt nello
sfidare le opinioni chesembrano anche a lui giuste e ragionevoli.
Questo passaggio doveva essere molto difficile nellantichite solo aitempi degli imperatori romanidopo Tiberio e Caprisi
trovano dei libertini che amano la corruzione per sestessacio per il piacere di sfidare le ragionevoli opinioni dei loro
contemporanei.
Sicch alla religione cristiana che va attribuitaa mio avvisolapossibilit del personaggio satanico di don Giovanni. Fu senza
dubbio questa religione a insegnare al mondo che un poveroschiavoun gladiatoreaveva unanima assolutamente egualein
potenzaa quella dello stesso Cesare; si deve adessapercila comparsa dei sentimenti pi delicati; io non dubitodel restoche
presto o tardi questi sentimenti sisarebbero fatti strada in seno ai popoli. LEneide gi molto pi tenera dellIliade.
La dottrina di Ges era quella dei filosofi arabi suoi contemporanei;lunica novit che sia comparsa nel mondo in seguito ai
principi predicati da san Paolo un corpo sacerdotaleassolutamente separato dal resto dei cittadinianzi con opposti interessi.
Questo corpo si dedic in modo esclusivo a coltivare e rafforzare il sentimentoreligioso; invent illusioni e abitudini per
commuovere gli spiriti dogni classe socialedal rozzo pastoreal vecchio cortigiano navigato; seppe legare25
il suo ricordo alle dolci impressioni della prima infanzia; non lascipassare la pi piccola epidemia o la pi piccola catastrofe
senza approfittarne per raddoppiare la paura e il sentimentoreligiosoo almeno per costruire una bella chiesa come la Salute a
Venezia.
Lesistenza di questo corpo produsse un mirabile evento: san Leone papacheresistette senza forza fisica al feroce Attila e alle
sue schiere di barbari che avevano gi atterrito laCinala Persia e le Gallie.
Cosla religionecome quel potere assoluto temperato da canzonette chesi chiamava monarchia francese
ha prodotto fenomeni singolari che il mondoforsenon avrebbe mai veduto sefosse stato privato di queste due istituzioni.
Fra questi fenomeni buoni o cattivima sempre singolari e curiosie cheavrebbero stupito AristotelePolibio Augusto e gli altri
grandi ingegni dellantichitpongo senza esitare ilcarattere tipicamente moderno di don Giovanni.
secondo meun prodotto delle istituzioni ascetiche dei papivenuti dopo Lutero; perch Leone X e la sua corte (1506)
seguivano pressa poco gli stessi principi della religione ateniese.
Il Don Giovanni di Molire fu rappresentato allinizio del regno diLuigi XIVil 15 febbraio 1665; questo sovrano non era
ancora bigottoe tuttavia la censura ecclesiastica fecesopprimere la scena del povero nella foresta. La censuraper rafforzarsi
un povoleva persuadere il giovane recosprodigiosamente ignoranteche la parola giansenista era sinonimo di repubblicano.
Loriginale di uno SpagnoloTirso de Molina; una compagnia italiana nerecitava unimitazione a Parigi verso il 1004e
faceva furore. probabilmente la commedia pi rappresentata nelmondo. Il fatto che vi compaiono il diavolo e
lamorelinferno e lesaltata passione per una donnacioquanto vi di pi terribile e di pi dolce per tutti gli uomini che
siano appena un po al di sopra dello stato selvaggio.
Non sorprende che la figura di don Giovanni sia stata introdotta nellaletteratura da un poeta spagnolo. Lamore occupa un
gran posto nella vita di quel popolo; laggi una passioneverache si fa sacrificaredimperiotutte le altre e perfinochi
lavrebbe detto? la vanit! Lo stesso avviene inGermania e in Italia. A ben vederesolo la Francia si completamente liberata
da tale passioneche fa commettere tante follie aglistranieri: per esempiosposare una ragazza poveracol pretesto che bella e
se ne innamorati. In Francia leragazze prive di bellezza non sono prive di ammiratori; siamo gente avveduta. Altrovesono
ridotte a farsi monacheeper questo i conventi sono indispensabili in Spagna. Le ragazze non hanno dote in quel paeselegge
che ha mantenuto iltrionfo dellamore. In Francialamore non si forse rifugiato al quinto pianocio tra le ragazze che non
sisposano con la mediazione del notaio di famiglia?
Non il caso di parlare del don Giovanni di lord Byron soltanto un Faublasun bel giovane insignificante sul quale piovono
inverosimili fortune di tutti i generi.
in Italiaquindie solo nel XVI secoloche dovette apparireper laprima voltaquesto carattere singolare. In Italiadove nel XVI
secolo una principessa dicevaassaporando con deliziaun gelatola sera di una giornata molto calda: Peccato che non sia un
peccato!
Questo sentimento costituiscesecondo mela base del carattere di donGiovanniecome si vedela religione cristiana gli
necessaria.
A questo proposito un autore napoletano esclama: forse una cosa da nullasfidare il cieloe credere che in quello stesso
momento il cielo pu ridurvi in cenere? Da qui lestremavolutta quanto si dicedi avere unamante religiosadi una religiosit
ardenteche sa benissimo di far maleechiede perdono a Dio con passionecos come pecca con passione.
Immaginiamo un cristiano estremamente perversonato a Roma nel momento incui il severo Pio V aveva appena ripristinato o
inventato una serie di pratiche minuziose assolutamenteestranee alla semplice morale che chiama virt solo ci che utile
agli nomini. Uninquisizioneinesorabiletalmente inesorabile che in Italia dur pocoe dovette rifugiarsi in Spagnaera stata
proprio allora rafforzata e faceva paura atutti. Per qualche annosi comminarono gravissime pene per linosservanza o il
vilipendio pubblico di quelle piccolepratiche minuzioseinnalzate al rango dei doveri pi sacri della religione; quel perverso
Romano avr alzato lespalle vedendo la massa dei cittadini tremare davanti alle terribili leggi dellinquisizione.
Ebbene! si sar dettosono luomo pi ricco di Romacapitale delmondo; sar anche il pi coraggioso; sbeffegger
pubblicamente tutto ci che la gente rispettae che coslontano da quel che si deve rispettare.
Perch un don Giovanniper essere taledevessere uomo di coraggio epossedere lo spirito lucido e vivo che fa veder chiaro
nel moventi delle azioni umane.
Francesco Cenci si sar detto: Con quali azioni eloquentiio Romanonatoa Roma nel 1527proprio nei sei mesi in cui i soldati
luterani del conestabile di Borbone vi commiserocontro le cose santele pi atroci profanazioni; con quali azioni potrei far
risaltare il mio coraggioe procurarminel modopi completoil piacere di sfidare lopinione pubblica? Come potrei stupire i
miei sciocchi contemporanei? Come potreiprocurarmi il vivissimo piacere di sentirmi diverso da tutto questo volgo?
Non era neppur concepibile per un Romanoe un Romano del medioevolimitarsia semplici parole. In nessun paese le
fanfaronate sono pi disprezzate che in Italia.
Luomo che poteva parlar cos a se stesso si chiamava Francesco Cenci: fuucciso sotto gli occhi di sua figlia e di sua moglieil
15 settembre 1598. Nulla di amabile ci resta di questo donGiovanniil suo carattere non fu affatto addolcito e sminuito dal
proposito di essereprima di tuttouomo dimondocome il don Giovanni di Molire.
Pensava agli altri uomini solo per affermare la sua superiorit su di essiservirsene per i suoi disegni o odiarli.
Il don Giovanni non ricava mai piacere dalle simpatiedalle dolcifantasticherie o illusioni di un cuore tenero. Ha26
bisognoprima di tuttodi piaceri che siano trionfiche possano esserveduti dagli altriche non possano essere negati; gli ci vuole
la lista spiegata dallinsolente Leporello davanti agli occhidella triste Elvira.
Il don Giovanni romano si ben guardato dallinsigne goffaggine di fornirela chiave del suo caratteree di far confidenze a un
lacchcome il don Giovanni di Molire; vissuto senzaconfidentie ha pronunciato soltanto le parole utili per la realizzazione
dei suoi progetti. Nessuno pot vedere inlui quei momenti di autentica tenerezza e di seducente allegria che ci fanno
perdonare al don Giovanni di Mozart; in unaparolail ritratto che ora vi presenter atroce.
Per mia sceltanon avrei descritto questo carattere: mi sarei accontentatodi studiarloperch pi orribile che bizzarro; ma
confesso che mi stato chiesto da certi compagni di viaggio aiquali non potevo rifiutare nulla. Nel 1823
ebbi la fortuna di visitare lItalia con persone amabilie che nondimenticher mai; come loro fui affascinato dal meraviglioso
ritratto di Beatrice Cenciche si vede a Romaa palazzoBarberini.
La galleria del palazzo ora ridotta a sette o otto quadri; ma quattro sonodei capolavori: prima di tutto il ritratto della celebre
Fornarinalamante di Raffaelloopera diRaffaello stesso. Questo ritrattosulla cui autenticit non pu elevarsi alcun
dubbioperch ne esistono delle copie contemporaneetutto diverso dalla figura chealla pinacoteca di Firenze presentata
come il ritratto dellamante diRaffaelloed stata incisasotto questo nomeda Morghen. Il ritratto fiorentino non nemmeno di
Raffaello. In grazia diquesto grande nomeil lettore vorr perdonare la piccola digressione?
Il secondoprezioso ritratto della galleria Barberini di Guido; ilritratto di Beatrice Cencidi cui si vedono tante cattive
incisioni. Il grande pittore ha drappeggiato sul collo diBeatrice un lembo di panno insignificante: le ha avvolto intorno al
capo un turbante; avrebbe temuto di spingere la veritfino allorrorese avesse riprodotto con esattezza labito che si era fatta
fare per presentarsi allesecuzionee icapelli in disordine di una povera ragazza di sedici anni che si appena abbandonata alla
disperazione. La testa soave ebellalo sguardo dolcissimo e gli occhi molto grandi: hanno laria stupita duna persona che
sia stata sorpresa nel momentoin cui piangeva a calde lacrime. I capelli sono biondi e molto belli. Questa testa non ha nulla
della fierezza romana edella coscienza delle proprie forzequale si scorge spesso nello sguardo sicuro di una figlia del
Tevere comesi autodefiniscono con orgoglio le Romane.
Purtroppo le mezzetinte hanno dato nel rosso mattone durante il lungointervallo di duecentotrentotto anniche ci separa dalla
catastrofe di cui si legger ora il racconto.
Il terzo ritratto della galleria Barberini quello di Lucrezia Petronimatrigna di Beatriceche fu giustiziata con lei. il tipo
della matrona romana in tutta la sua bellezza e fierezzanaturale. I lineamenti sono grandi e la carnagione di smagliante
candorele sopracciglia nere e assai marcatelo sguardo imperioso e nello stesso tempo carico di volutt. E
un bel contrasto con la figura cos dolcecos semplicequasi germanicadella figliastra.
Il quarto ritrattobrillante per la verit e lo splendore dei coloriuno dei capolavori di Tiziano; una schiava greca che fu
lamante del famoso doge Barbarigo.
Quasi tutti gli stranieri che arrivano a Roma si fanno condurrefindallinizio del loro giroalla galleria Barberini; sono
attiratisoprattutto le donnedai ritratti di BeatriceCenci e della sua matrigna. Ho condiviso la curiosit comune; poicome tutti
quantiho cercato di ottenere visione degli atti diquel celebre processo. Se si ha tanto credito da ottenerlisi rester stupefattiio
credoleggendo quei documentichesono tutti in latino eccetto le risposte degli accusatidi non trovare quasi la spiegazione
degli avvenimenti. Il fatto che a Romanel 1599nessuno li ignorava. Ho acquistato il permesso di copiare un resoconto
contemporaneo; ho creduto dipoterlo tradurre senza trasgredire nessuna regola di convenienza; perlomeno questa traduzione
pot essere letta ad altavoce davanti alle signorenel 1823.
Benintesoil traduttore cessa di essere fedele quando non pu pi esserlo:lorrore avrebbe facilmente il sopravvento sulla
semplice curiosit.
Il tristo personaggio del don Giovanni puro (quello che non cerca diconformarsi a nessun modello idealee che sinteressa
allopinione del mondo solo per oltraggiarla) esposto quiin tutto il suo orrore. Latrocit dei suoi delitti costringe due donne
sventurate a farlo uccidere sotto i loro occhi; questedue donne erano sua moglie e sua figliae il lettore non oser decidere se
furono colpevoli. I loro contemporaneipensarono che non dovevano morire.
Sono convinto che la tragedia di Galeotto Manfredi (che fu ucciso da suamogliesoggetto trattato dal grande poeta Monti) e
tante altre tragedie familiari del XV secolomeno conosciutee appena ricordate nelle storie locali delle citt dItaliafinirono
con una scena simile a quella della rocca diPetrella.
Ecco la traduzione del racconto contemporaneo; in italiano di Romae fu scritto il 14 settembre 1599.
VERIDICA STORIA
della morte di Giacomo e Beatrice Cencie di Lucrezia Petroni Cenciloromatrignagiustiziati per delitto di parricidiosabato
scorso il settembre 1599sotto il regno del nostro santopadrepapa Clemente VIII Aldobrandini.
La vita esecrabile che sempre condusse Francesco Cencinato a Romauno deinostri pi ricchi concittadini ha finito per
portarlo alla rovina. Ha trascinato a morte prematura i suoifigligiovani forti e coraggiosie sua figlia Beatricechesebbene
portata al supplizio allet di soli sedici anni(oggi sono passati quattro giorni)pure era considerata una delle pi belle donne
degli Stati pontifici e dellItaliaintera. Si sparsa la voce che il signor Guido Reniun allievo della magnifica scuola
bologneseha voluto fare il ritrattodella povera Beatricevenerd scorsocio la vigilia stessa dellesecuzione. Se questo grande
pittore ha svolto il suocompito come ha fatto per gli altri dipinti eseguiti nella capitalei posteri potranno farsi unidea della
bellezza di quellamirabile giovinetta. Affinch possano anche27
conservare il ricordo delle sue inaudite sventuree della forza sorprendentecon cui questanima veramente romana seppe
combatterleho deciso di scrivere ci che ho appreso sul fatto chelha condotta a mortee ci che ho visto il giorno della sua
gloriosa tragedia.
Le persone che mi hanno dato tali informazioni erano in posizione tale daconoscere le circostanze pi segrete che sono
ignorate a Roma ancor oggibench da sei settimane non si parlidaltro che del processo dei Cenci. Scriver con una certa
libertsicuro come sono di poter depositare il mio commentarioin archivi rispettabilidonde sar tratto certamentesolo dopo la
mia morte. Il mio unico dispiacere di doverparlarema cos vuole la veritcontro linnocenza della povera Beatrice
Cenciadorata e rispettata da tutti coloroche lhanno conosciutaquanto il suo orribile padre era odiato ed esecrato.
Questuomochenon si pu negarloaveva ricevuto in sorte una sagacia euna bizzarria sorprendentiera figlio di monsignor
Cenciil qualesotto Pio V Ghislierisi era innalzato allacarica di tesoriere (ministro delle finanze).
Questo santo papatutto presocom notodal suo giusto odio controleresia e dal rafforzamento della sua mirabile
inquisizioneebbe solo disprezzo per lamministrazione temporale del suoStatodi modo che monsignor Cenciche fu tesoriere
per qualche anno prima del 1572pot lasciare a quelluomoorribile che fu suo figlio e padre di Beatriceuna rendita netta di
160.000 piastre (circa 2.500.000 franchi del 1837).
Francesco Cencioltre a questo grande patrimonioaveva una fama di coraggioe di prudenza chequando era giovanenessun
altro Romano pot eguagliare; e questa fama gli dava tantopi credito alla corte del papa e presso tutto il popoloin quanto le
azioni criminali che cominciavano ad essergliimputate erano solo del genere che il mondo perdona facilmente. Molti Romani
ricordavano ancoracon amaro rimpiantolalibert di pensiero e dazione di cui si era goduto al tempo di Leone Xche ci fu
tolto nel 1513e di Paolo IIImorto nel 1549. Si cominci a parlaresotto questultimo papadel giovane Francesco Cenci a causa
di certi strani amoriportati a buon fine con mezzi ancora pi strani.
Sotto Paolo IIItempo in cui si poteva ancora parlare con una certalibertmolti dicevano che Francesco Cenci era avido
soprattutto di stravaganzeche potessero dargli peripezie dinuova ideasensazioni nuove e inquietantiessi si basano sul fatto
chenei suoi libri contabilisono state trovate voci comequesta: Per le avventure e peripezie di Toscanella3.500 piastre
(circa60.000 franchi del 1837) e non fu caro.
Forsenelle altre citt dItaliasi ignora che la nostra sorte e la nostraesistenzaa Romacambiano secondo il carattere del papa
regnante. Cosper tredici annisotto il buon papaGregorio XIII Buoncompagnitutto era permesso a Roma; chi voleva faceva
pugnalare il suo nemicoe non era affattoperseguitopurch si comportasse in modo da non dare nellocchio. A questeccesso
dindulgenza segu un eccesso di severitdurante i cinque anni di regno del grande Sisto Vdi cui stato dettocome
dellimperatore Augustoche bisognavanon venisse mai o restasse per sempre. Allora si videro giustiziare dei disgraziati per
assassinii o avvelenamentidimenticati da dieci annima che essi avevano avuto la sfortuna di confessare al cardinal
Montaltopoi Sisto v.
Fu soprattutto sotto Gregorio XIII che si cominci a parlare molto diFrancesco Cenci; aveva sposato una donna ricchissimae
quale si conveniva a un signore cos accreditato; ellamor dopo avergli dato sette figli. Poco dopo la sua morteCenci spos in
seconde nozze Lucrezia Petronidi rarabellezza e celebre soprattutto per la smagliante bianchezza della sua carnagionema un
po troppo pinguedifetto comune allenostre Romane. Da Lucrezia non ebbe figli.
La colpa minore che si potesse addebitare a Francesco Cencifu lapropensione a un amore infame; la pi grande fu quella di
non credere in Dio. In vita sua non fu mai visto entrarein una chiesa.
Messo tre volte in prigione per i suoi amori illecitise la cav dando200.000 piastre ai favoriti dei dodici papi sotto i quali
visse successivamente (200.000 piastre fanno circa 5.000.000del 1837).
Ho visto Francesco Cenci solo quando aveva gi i capelli brizzolatisottoil regno di papa Buoncompagni quando tutto era
consentito a chi osava. Era un uomo alto circa cinque piedie quattro polliciassai ben fattobench troppo magro; aveva fama
di essere estremamente forteforse era lui stesso afar correre questa voce; aveva gli occhi grandi ed espressivima la palpebra
superiore era un po troppo cascante;aveva il naso troppo pronunciato e troppo grossole labbra sottili e un sorriso pieno di
fascino. Questo sorrisodiventava terribile quando fissava lo sguardo sui suoi nemici; appena era commosso o irritatotremava
in un modo eccessivotale da disturbarlo. Lho visto quando ero giovanesotto il papa Buoncompagniandare a cavallo da Roma
a Napolisenzadubbio per qualche suo amoretto; attraversava i boschi di San Germano e della Faggiola senza
preoccuparsiaffatto dei brigantie dicevano che ci mettesse meno di venti ore. Viaggiava sempre soloe senza avvertire
nessuno;quando il suo primo cavallo era stanco ne comprava o ne rubava un altro. Appena gli facevano qualche difficoltnon
faceva nessuna difficoltluia dare una pugnalata. Ma anche vero che al tempo della mia giovinezzacio quandoegli aveva
quarantotto o cinquantanni nessuno era abbastanza ardito da resistergli. Il suo pi grande piacere eraquello di sfidare i
nemici Era molto conosciuto su tutte le strade degli Stati di Sua Santit; pagavacon generositma era anche capace due o tre
mesi dopo aver subito un affrontodi spedire uno dei suoi sicariper uccidere la persona che laveva offeso.
Lunica azione virtuosa che abbia compiuto in tutta la sua lunga vitastata quella di costruirenel cortile del suo vasto palazzo
presso il Tevereuna chiesa dedicata a san Tommaso e pergiunta fu spinto a questa bella azione dallo strano desiderio di avere
sotto gli occhi le tombe di tutti i suoi figliperi quali nutr un odio eccessivo e contro natura fin dalla loro pi tenera
infanziaquando ancora non potevano averlo offesoin alcun modo.
l che voglio metterli tuttidiceva spessocon un sorriso amaroaglioperai che impiegava per costruire la sua chiesa. Mand i
tre figli pi grandiGiacomoCristooro e Roccoastudiare alluniversit di Salamanca in Spagna.28
Una volta che furono in quel paese lontanoprese un gusto maligno a nonrifornirli mai di denarodi modo che quei poveri
giovanidopo aver indirizzato al padre una quantit di letterecherestarono tutte senza rispostafurono ridotti alla miserabile
necessit di tornare in patria facendosi prestare piccolesomme di denaro o mendicando lungo la strada.
A Romatrovarono un padre pi rigido e severopi aspro che maichenonostante le sue immense ricchezze non volle n vestirli
n dar loro i soldi necessari per acquistare i cibipi grossolani. Quegli sventurati furono costretti a ricorrere al papache
obblig Francesco Cenci ad assegnar loro una piccolapensione. Con questo modestissimo aiuto si separarono da lui.
Poco dopoa causa dei suoi amori illecitiFrancesco fu messo in prigioneper la terza e ultima volta; allora i tre fratelli chiesero
udienza al santo padreil papa attualmente regnantee lopregarono tutti Insieme di far morire Francesco Cenciloro
padrechedisserodisonorava la loro casata.Clemente VIII ne aveva una gran vogliama non volle seguire il suo primo
impulsoper non dar soddisfazione a quei figlisnaturatie li cacci con ignominia dalla sua presenza.
Il padrecome abbiamo detto primausc di prigione dando una grossa sommadi denaro a chi poteva proteggerlo.
comprensibile che linsolita iniziativa dei tre figlimaggiori dovesse accrescere ancora lodio che nutriva per i suoi figli. Li
malediva ad ogni momentograndi e piccolie tutti igiorni riempiva di bastonate le sue due povere figlieche abitavano con lui
nel palazzo.
La pi grandebench strettamente sorvegliatasi diede tanto da farecheriusc a far presentare una supplica al papa; scongiur
Sua Santit di darle maritoo di metterla in un monastero.Clemente VIII ebbe piet delle sue sventure e la spos a Carlo
Gabrielliappartenente alla pi nobile famiglia diGubbio; Sua Santit obblig il padre a darle una grossa dote.
A questo colpo imprevistoFrancesco Cenci and su tutte le furiee perimpedire che Beatricediventando pi grandeavesse
lidea di seguire lesempio della sorellala sequestr in unappartamento del suo immenso palazzo. L nessuno ebbe il
permesso di vedere Beatriceche a quel tempo aveva appenaquattordici annied era gi in tutto lo splendore di una
meravigliosa bellezza. Possedeva soprattutto una gaiezzauncandoree un senso comico che non ho mai visto in nessun altro.
Francesco Cenci le portava egli stesso damangiare. Probabilmente fu allora che il mostro se ne innamoro finse
dinnamorarseneper tormentare la sua disgraziatafiglia. Le parlava spesso del perfido tiro che la sorella maggiore gli aveva
giocatoeandando in collera al suono delleproprie parolefiniva col coprire di botte Beatrice.
Nel frattempoRocco Cencisuo figliofu ucciso da un norcinoe lannoseguente Cristoforo Cenci fu ucciso da Paolo Corsodi
Massa. In tale occasioneegli mostr la sua neraempietperch ai funerali dei suoi figli non volle spendere nemmeno un
baiocco per i ceri. Nellapprendere la sorte del figlioCristoforoesclam che avrebbe potuto gustare un po di gioia solo
quando tutti i suoi figli fossero statiseppellitie chequando lultimo fosse mortovolevain segno di esultanzadar fuoco al suo
palazzo. Roma si stup di questeparolema si aspettava qualunque cosa da un tale uomoche si gloriava di sfidare tutti e perfino
il papa.
(Qui diventa assolutamente impossibile seguire il narratore romano nelracconto assai oscuro delle stranezze con cui
Francesco Cenci cerc di stupire i suoi contemporanei. Sua moglie ela sua sventurata figlia furonosecondo ogni
apparenzavittime delle sue idee abominevoli).
Tutte queste cose non gli bastarono; tent con le minaccee ricorrendo allaforzadi violentare la propria figlia Beatriceche era
gi grande e bella; non si vergogn dinfilarsi nel suolettocompletamente nudo. Passeggiava con lei nelle sale del suo
palazzotutto nudo; poila conduceva nel letto di suamoglieaffinch alla luce delle lampade la povera Lucrezia potesse vedere
ci che faceva con Beatrice.
Dava ad intendere a quella povera ragazza una tremenda eresiache oso astento riferirecio chequando un padre conosce la
propria figliai figli che nascono sono necessariamente deisantie che tutti i pi grandi santi venerati dalla Chiesa sono nati in
questo modovale a dire il nonno materno statoanche il loro padre.
Quando Beatrice resisteva ai suoi esecrabili volerila picchiavacrudelmentedi modo che la povera ragazza non potendo
reggere a una vita cos infeliceebbe lidea di seguirelesempio datole da sua sorella. Indirizz al nostro santo padre il papa
una supplica molto dettagliata; ma a quanto sembraFrancesco Cenci aveva preso le sue precauzioni perch non risulta che
questa supplica sia mai giunta nelle mani di SuaSantit; almeno stato impossibile ritrovarla nella segreteria dei
Memorialiquando Beatrice era in prigione e ilsuo difensore aveva assoluta necessit di questo documento; avrebbe potuto
provare in qualche modo gli inauditi eccessi chefurono commessi nella rocca di Petrella.
Non sarebbe stato evidente a tutti che Beatrice Cenci si era trovatacostretta alla legittima difesa? Questo memoriale parlava
anche in nome di Lucreziamatrigna di Beatrice.
Francesco Cenci venne a conoscenza di questo tentativoe si pu immaginarecon che collera raddoppi i maltrattamenti
contro quelle due sventurate.
La vita divenne per loro assolutamente insopportabilee alloravedendo beneche non avevano niente da sperare dalla giustizia
del sovranoi cui cortigiani erano corrotti dairicchi doni di Francescoebbero lidea di prendere lestrema decisione che le ha
portate alla rovinama che pure ha avuto ilvantaggio di por fine alle loro sofferenze in questo mondo.
Bisogna sapere che il famoso monsignor Guerra andava spesso a palazzoCenci; era di alta staturaun gran belluomoe aveva
avuto in sorte la singolare capacit di sapersi trardimpaccio con un garbo tutto specialea qualunque cosa volesse applicarsi.
Si supposto che amasse Beatrice eprogettasse di lasciare la mantelletta e di sposarla; ma per quanto fosse estremamente
attento a celare i suoisentimentiera aborrito da Francesco Cenciche gli29
rimproverava dessere stato molto legato con tutti i suoi figli. Quandomonsignor Guerra veniva a sapere che il signor Cenci
era uscito dal suo palazzosaliva nellappartamento delle signore epassava molte ore a discorrere con loro e ad ascoltare le
loro lagnanze contro gli incredibili maltrattamenti cui entrambeerano esposte. Sembra che Beatriceper primaos parlare a
viva voce a monsignor Guerra del progetto che avevanoformulato. Col tempoanchegli vi diede mano; esollecitato con
insistenza a varie riprese da Beatriceconsentinfine a comunicare questo strano disegno a Giacomo Cencisenza il cui
consenso non si poteva far nullaperch era ilfratello maggiore e il capofamiglia dopo Francesco.
Fu facilissimo attirarlo nel complotto; era molto maltrattato da suo padreche non gli dava alcun aiutocosa tanto pi grave per
Giacomo in quanto era sposato e aveva sei figli.Scelseroper riunirsi e parlare del modo di uccidere Francescolappartamento
di monsignor Guerra. Laffare fu trattato con tuttele debite formee in tutto si sent il parere della matrigna e della ragazza.
Quando infine la decisione fu presasiscelsero due vassalli di Francesco Cenciche avevano concepito contro di lui un odio
mortale. Uno si chiamava Marzio; eraun uomo coraggiosomolto attaccato agli sventurati figli di Francescoeper far qualcosa
che riuscisse lorograditoacconsent a partecipare al parricidio.
Olimpioil secondoera stato scelto come castellano della rocca diPetrellanel regno di Napolidal principe Colonna; magodendo
di un credito onnipotente presso il principeFrancesco Cencilaveva fatto cacciare.
Si presero tutti gli accordi con questi due; siccome Francesco Cenci avevaannunciato cheper evitare laria cattiva di
Romasarebbe andato a trascorrere lestate successiva nella roccadi Petrellasi pens di riunire una dozzina di banditi
napoletani. Olimpio sincaric di trovarli. Si decise di farlinascondere nelle foreste vicine alla Petrellae di avvertirli del
momento in cui Francesco Cenci si sarebbe messo in cammino;essi lavrebbero rapito sulla strada annunciando poi alla
famiglia che lavrebbero liberato dietro forte riscatto.Allora i figli sarebbero stati obbligati a tornare a Roma per raccogliere
la somma chiesta dai briganti; avrebbero fintodi non poter trovare subito tale sommae i briganticome avevano minacciatonon
vedendo arrivare il denaroavrebberoucciso Francesco Cenci. In tal modo nessuno sarebbe stato indotto a sospettare i veri
autori della sua morte.
Ma giunta lestatequando Francesco Cenci part da Roma per la Petrellalaspia che doveva avvisare della sua partenza avvert
troppo tardi i banditi appostati nel boscoe questi nonebbero il tempo di scendere sulla strada maestra.
Cenci arriv senza inconvenienti alla Petrella; i brigantistanchi diaspettare una preda incertaandarono a rubare altrove per
conto proprio.
Da parte suaCencivecchio avveduto e sospettosonon si azzardava mai aduscire dalla fortezza. E poich il suo cattivo umore
aumentava con gli acciacchi delletche gli eranoinsopportabilirincarava gli atroci maltrattamenti che faceva subire alle due
povere donne. Sosteneva che esse si rallegravanodella sua debolezza.
Beatricespinta agli estremi dalle cose orribili che doveva sopportarefecechiamare sotto le mura della rocca Marzio e
Olimpio. Durante la nottementre suo padre dormivaparl con loroda una finestra bassa e butt gi delle lettere indirizzate a
monsignor Guerra. Per mezzo di queste lettereconvennero che monsignor Guerra avrebbe promesso a Marzio e Olimpio
mille piastre se si fossero incaricatipersonalmente di uccidere Francesco Cenci. Un terzo della somma doveva esser pagato a
Romaprima del fattoda monsignor Guerrae gli altri due terzi da Lucrezia e Beatricequandoa cose fattesarebbero state
padrone della cassaforte diCenci.
Si accordaronoinoltreperch la cosa avesse luogo il giorno dellanativit della Verginee a questo scopo gli uomini furono
abilmente introdotti nella fortezza. Ma Lucrezia fu trattenutadal rispetto dovuto a una festa della Madonnae costrinse
Beatrice a differire di un giornoper non commettere undoppio peccato.
Fu dunque il 9 settembre 1598in seratache madre e figlia somministraronocon grande destrezza delloppio a Francesco
Cencie quelluomocos difficile da ingannarecadde in unsonno profondo.
Verso mezzanotteBeatrice introdusse di persona nella fortezza Marzio eOlimpio; poi Lucrezia e Beatrice li condussero nella
camera del vecchioche dormiva profondamente. Qui lilasciaronoperch portassero a termine ci era stato convenutoe
andarono ad aspettare in una camera attigua. Ad un trattovidero tornare i duepallidi e come fuori di s.
Che c di nuovo? esclamarono le donne.
Che una bassezza e una vergogna risposero quelliuccidere unpovero vecchio addormentato! la piet ci ha impedito di
agire.
Sentendo questa scusaBeatrice sindign e cominci ad ingiuriarlidicendo: Dunquevoialtri uominiben preparati a
questazionenon avete ilcoraggio di uccidere uno che dorme! Tanto meno osereste guardarlo in faccia se fosse sveglio! Ed
per questorisultato che osate prendere del denaro! Ebbene!
poich la vostra vilt lo richiedeio stessa uccider mio padre; equanto a voinon vivrete a lungo!
Incoraggiati da queste poche parole fulminantie temendo una diminuzione delprezzo convenutogli assassini rientrarono
risolutamente nella stanzaseguiti dalle donne. Uno di essiaveva un grande chiodo che pos verticalmente sullocchio del
vecchio addormentato; laltroche aveva un martelloglifece entrare il chiodo nella testa. Fecero entrare allo stesso modo un
altro grande chiodo nella golasicch quella poveraanimacarica di tanti peccati recentifu portata via dai diavoli; il corpo si
dibattma invano.
A cose fattela giovane diede ad Olimpio una grossa borsa piena di denaro;diede a Marzio un mantello di panno guarnito di
un gallone doroche era appartenuto a suo padree liconged.
Le donnerimaste solecominciarono col tirar via il grande chiodo infilatonella testa del cadavere e quello che era nel collo;
poiavviluppato il corpo in un lenzuololo trascinaronoattraverso una lunga serie di camere fino a una galleria che dava su un
giardinetto abbandonato. Di lgettarono il corposu un grande sambuco che cresceva in quel30
luogo solitario. Siccome cerano dei gabinetti allestremit della piccolagalleriasperarono chequando il giorno seguente si
fosse trovato il corpo del vecchio caduto fra i rami del sambucosi sarebbe pensato che gli era scivolato un piedee che era
caduto andando al gabinetto.
La cosa and precisamente come avevano previsto. La mattinaquando ilcadavere fu scopertosi lev un gran clamore nella
rocca; esse non mancarono di gettare alte gridae di piangerela morte tristissima di un padre e di uno sposo. Ma la giovane
Beatrice aveva il coraggio del pudore offesoe non laprudenza necessaria nella vita; gi al mattinoaveva dato a una donna che
lavava la biancheria nella rocca unlenzuolo macchiato di sanguedicendole di non stupirsi di tanto sangueperchtutta la
notteaveva sofferto di unagrande perditadi modo cheper il momentotutto and bene.
Fu data onorevole sepoltura a Francesco Cencie le donne tornarono a Roma agodere di quella tranquillit che per tanto
tempo avevano desiderato invano. Si credevano felici per sempreperch non sapevano cosa stava succedendo a Napoli.
La giustizia di Dionon volendo che un parricidio cos atroce restasseimpunitofece s cheappena in quella capitale si seppe
quanto era avvenuto nella rocca di Petrellail giudiceprincipale avesse dei dubbie mandasse un commissario reale per
ispezionare il corpo e far arrestare i sospetti.
Il commissario reale fece arrestare tutti quelli che abitavano nellafortezza. Tutta quella genta fu condotta a Napoli in catene;
e nulla parve sospetto nelle deposizionise non che lalavandaia disse daver ricevuto da Beatrice un lenzuolo o pi lenzuola
insanguinati. Le chiesero se Beatrice avesse cercatodi spiegare quelle grandi macchie di sangue: ella rispose che Beatrice
aveva parlato di un unindisposizionenaturale. Le domandarono se macchie di tale grandezza potevano essere causate da
unindisposizione del genere; ellarispose di nole macchie sul lenzuolo erano di un rosso troppo vivo.
Si mand immediatamente questinformazione alla giustizia di Romaetuttavia passarono molti mesi prima che si pensassequi
da noia far arrestare i figli di Francesco Cenci.LucreziaBeatrice e Giacomo avrebbero potuto fuggire mille voltesia andando
a Firenze col pretesto di qualchepellegrinaggiosia imbarcandosi a Civitavecchia; ma Dio neg loro questa salutare
ispirazione.
Monsignor Guerraavvertito di ci che avveniva a Napolimise subito inmoto degli uominiincaricandoli di uccidere Marzio e
Olimpio; ma solo Olimpio pot essere ucciso a Terni. Lagiustizia napoletana aveva fatto arrestare Marzioche fu condotto a
Napolidove allistante confess ogni cosa.
Questa terribile deposizione fu mandata immediatamente alla giustizia diRomala quale infine si decise a far arrestare e
condurre alla prigione di Corte Savella Giacomo e Bernardo Cencigli unici figli maschi sopravvissuti di Francescocome pure
Lucreziala sua vedova. Beatrice rimase nel palazzo disuo padrecustodita da una grossa squadra di sbirri. Marzio fu fatto
venire da Napolie chiuso anche lui nellaprigione Savella; qui fu messo a confronto con le due donneche negarono tutto
tenacementee Beatrice in particolarenon volle mai riconoscere il mantello gallonato che aveva donato a Marzio.
Questientusiasmato dalla meravigliosabellezza e dalla stupefacente eloquenza della giovane mentre rispondeva al
giudiceneg tutto quello che avevaconfessato a Napoli. Fu messo alla torturanon confess nullae prefer morire fra i
tormenti; giusto omaggio allabellezza di Beatrice!
Dopo la morte di quelluomosiccome il delitto non era stato provatoigiudici ritennero che non vi fossero ragioni sufficienti
per mettere alla tortura n i due figli di Cencin ledue donne. Furono condotti tutti e quattro a Castel SantAngelodove
passarono vari mesi molto tranquillamente.
Tutto sembrava finitoe nessuno a Roma dubitava pi che quella ragazzacos bellacos coraggiosae che aveva suscitato un
cos vivo interessenon sarebbe stata messa ben prestoin libertquando disgraziatamente la giustizia riusc ad arrestare il
brigante che a Terni aveva ucciso Olimpio;condotto a Romaluomo confess tutto.
Monsignor Guerracos stranamente compromesso dalla confessione delbrigantefu invitato a comparire nel pi breve termine;
la prigione era certae probabilmente la morte. Maquelluomo straordinariocui il destino aveva concesso il dono di saper fare
bene ogni cosariusc a salvarsi in un modoche ha del miracoloso. Era considerato il pi belluomo della corte papaleed era
troppo conosciuto a Roma per potersperare di fuggire; del restole porte erano ben guardatee probabilmente fin dal momento
della citazione la sua casa erastata sorvegliata. Bisogna sapere che era molto altoaveva il viso di perfetta bianchezzauna bella
barba bionda esplendidi capelli dello stesso colore.
Con rapidit incredibilecorruppe un carbonaioprese i suoi abitisi fecerasare la testa e la barbasi tinse il visocompr due asinie
si mise a battere le strade di Romae a venderecarbone zoppicando. Seppe prenderecon meravigliosa abilituna certaria
grossolana ed ebetee andava gridandodappertutto la sua mercanzia con la bocca piena di pane e cipollamentre centinaia di
sbirri lo cercavano non soltantoa Romama anche su tutte le strade. Infine quando la sua faccia fu ben nota alla maggior parte
degli sbirrios uscireda Romaspingendo sempre davanti a s i due asini carichi di carbone. Incontr parecchi drappelli di
guardie che nonsi sognarono di fermarlo. Da allorasi avuta da lui una sola lettera; sua madre gli ha mandato del denaro
aMarsigliae si suppone che faccia la guerra in Franciacome soldato.
La confessione dellassassino di Terni e la fuga di monsignor Guerrachesuscit a Roma uno straordinario
scalporerinfocolarono talmente i sospetti e anche gli indizi contro iCenciche essi furono fatti uscire da Castel SantAngelo e
riportati nella prigione Savella.
I due fratellimessi alla torturafurono ben lontani dallimitare lagrandezza danimo del brigante Marzio; ebbero la
pusillanimit di confessare tutto. La signora Lucrezia Petroni eracos abituata alla mollezza e agli agi del gran31
lussoe del resto era di corporatura cos pesanteche non pot sopportarela tortura della corda; disse tutto ci che sapeva.
Ma non fu lo stesso per Beatrice Cencigiovane donna piena di vivacit e dicoraggio. N le buone parole n le minacce del
giudice Moscati riuscirono a piegarla. Ella sopport ilsupplizio della corda senza scomporsi nemmeno per un momentoe con
perfetto coraggio. Mai il giudice pot indurla a unarisposta che la compromettesse minimamente; anzicon la sua vivacit
piena di spiritosconcert del tutto il celebreUlisse Moscatiil giudice incaricato dinterrogarla.
Egli fu tanto sorpreso dal comportamento della ragazzache credetteopportuno fare un completo rapporto a Sua Santit
Clemente VIIIfelicemente regnante.
Sua Santit volle vedere gli atti del processo e studiarlo. Temeva che ilgiudice Ulisse Moscaticos celebre per la profonda
dottrina e la superiore sagacia della sua mentefosse statosoggiogato dalla bellezza di Beatricee la risparmiasse negli
interrogatori. Per questa ragione Sua Santit gli tolsela direzione del processoe la diede a un altro giudice pi severo.
Infattiquesto barbaro ebbe il coraggio di tormentaresenza piet un cos bel corpo ad torturam capillorum (cio Beatrice Cenci
fu sottoposta alla tortura dessersospesa per i capelli).
Mentre era attaccata alla cordail nuovo giudice fece comparire davanti aBeatrice la sua matrigna e i fratelli.
Appena Giacomo e la signora Lucrezia la videro:
Il peccato stato commesso le gridarono; bisogna fare anche lapenitenzae non lasciarsi straziare il corpo per una vana
ostinazione.
Dunque volete coprire di vergogna la nostra casa rispose la ragazzaemorire con ignominia? Siete in grande errore;
mapoich lo voletecos sia.
Evoltandosi verso gli sbirri:
Staccatemi dissee mi sia letto linterrogatorio di mia madreapprover quel che devessere approvatoe negher quel che
devessere negato.
Cos fu fatto; ella confess tutto quel che era vero. Subito furono toltele catene a tuttie siccome erano cinque mesi che non
vedeva i suoi fratelliella volle pranzare con loroe tutti equattro trascorsero una lietissima giornata.
Ma il giorno dopo furono separati di nuovo; i due fratelli furono portatialla prigione di Tordinonae le donne restarono nella
prigione Savella. Il nostro santo padrevisto il documentoautentico che conteneva le confessioni di tutti ordin che fossero
immediatamente attaccati alla coda di cavalli selvaggiecos messi a morte.
Tutta Roma fremette nellapprendere questa severa sentenza. Un gran numero dicardinali e di principi andarono a
inginocchiarsi davanti al papasupplicandolo di permettere aquegli sventurati di presentare la loro difesa.
E lorohanno dato al vecchio padre il tempo di presentare la sua?rispose il papa indignato.
Infineper grazia specialeconcesse una dilazione di venticinque giorni.Subito i primi avvocati di Roma si misero a scrivere
per questa causache aveva riempito la citt dipiet e di commozione. Il venticinquesimo giorno comparvero tutti insieme
davanti a Sua Santit. Nicol De Angelis parlper primoma aveva appena letto due righe della sua difesache Clemente VIII
linterruppe:
A Romadunque esclamsi trovano degli uomini che uccidono ilproprio padree poi degli avvocati che li difendono!
Tutti ammutolironoquando Farinacci os prendere la parola.
Santissimo Padre egli dissenon siamo qui per difendere il criminema per provarese possiamoche uno o pi di questi
sventurati sono innocenti del crimine.
Il papa gli fece segno di parlareed egli parl per tre lunghe oredopo diche il papa prese le scritture di tutti e li conged.
Mentre se ne andavanolAltieri era lultimo della fila; ebbepaura di essersi compromessoe and a inginocchiarsi davanti al
papadicendo: Non potevo esimermi dal comparirein questa causapoich sono avvocato dei poveri. Il papa gli rispose:
Non ci meravigliamo di voima deglialtri.
Il papa non volle andare a lettoma pass tutta la notte a leggere learringhe degli avvocatifacendosi aiutare in questo lavoro
del cardinale di San Marcello; Sua Santit parve talmentecommossoche molti concepirono qualche speranza per la vita in
quegli infelici. Per salvare i figli maschigliavvocati gettavano tutta la colpa su Beatrice.
Siccome al processo era stato provato che parecchie volte suo padre avevaimpiegato la forza nei suoi disegni criminali gli
avvocati speravano che lassassinio le sarebbe stato perdonatotrovandosi in un caso di legittima difesa; se era cose lautore
principale del crimine aveva salva la vitacome avrebbero potutoessere puniti con la morte i suoi fratelliche erano stati istigati
da lei?
Dopo quella notte dedicata ai suoi doveri di giudiceClemente VIII ordinche gli accusati fossero ricondotti in prigionee
messi in segreta. Questa circostanza diede grandi speranzea Romache in tutto il processo non vedeva che Beatrice. Si era
accertato che ella aveva amato monsignor Guerrama senzamai trasgredire le regole della pi rigida virt: non si poteva
quindiper amore di giustiziaimputarle i crimini diun mostro; e si voleva punirla perch aveva esercitato il diritto di
difendersi! Che si sarebbe fatto se avesseacconsentito? Bisognava che la giustizia umana venisse ancora ad accrescere la
sventura di una creatura cos amabile cos degna dipiet e gi cos infelice? Dopo una vita tanto tristeche aveva accumulato
su di lei ogni genere di disgrazia prima checompisse sedici anninon aveva infine diritto a giorni meno atroci? Tuttia
Romasembravano incaricati della sua difesa.Non sarebbe stata perdonata sela prima volta che Francesco Cenci aveva tentato
il criminelo avesse pugnalato?
Papa Clemente VIII era mite e misericordioso. Cominciavamo a sperare chevergognandosi un po
dellimpulso che gli aveva fatto interrompere la difesa degli avvocatiavrebbe perdonato a chi aveva respinto la forza con la
forzanona dire il veroal momento del primo delittoma quando sitentava di commetterlo di nuovo. Tutta32
Roma era in ansia quando il papa fu informato della morte violenta dellamarchesa Costanza Santa Croce. Suo figlio Paolo
Santa Croce aveva ucciso a pugnalate quella dama di sessantanniperch non voleva promettere di lasciargli in eredit tutti i
suoi beni. Il rapporto aggiungeva che Santa Croce si eradato alla fugae che non cera speranza di arrestarlo. Il papa si ricord
del fratricidio dei Massimi commesso pocotempo prima. Desolato per la frequenza degli assassini commessi su parenti stretti
Sua Santit pens che non gli fosseconsentito il perdono. Quando ricevette quel fatale rapporto su Santa Croceil papa si
trovava nel palazzo di MonteCavalloil 6 settembreper essere pi vicinola mattina dopoalla chiesa di Santa Maria degli
Angelidove doveva consacrarevescovo un cardinale tedesco.
Il venerd alle 22 (4 della sera) fece chiamare Ferrante Tavernagovernatore di Romae gli disse queste precise parole:
Vi rimettiamo laffare dei Cenciaffinch giustizia sia fatta per vostracura e senza alcun indugio.
Il governatore torn al suo palazzo molto turbato dallordine che avevaricevuto; stil subito la sentenza di mortee riun una
congregazione per deliberare sulle modalitdellesecuzione.
Sabato mattina11 settembre 1599i primi signori di Romamembri dellaconfraternita dei confortatorisi recarono alle due
prigionia Corte Savelladoverano Beatrice e la suamatrignae a Tordinonadove si trovavano Giacomo e Bernardo Cenci. Per
tutta la notte dal venerd al sabatoisignori romani che avevano saputo quel che stava accadendo non fecero altro che correre
dal palazzo di Monte Cavallo a quellidei pi autorevoli cardinaliper ottenere almeno che le donne fossero giustiziate
allinterno della prigionee non suun infame patibolo; e che si facesse grazia al giovane Bernardo Cencicheappena
quindicennenon poteva aver partecipatoa nessun complotto. Soprattutto il nobile cardinale Sforza si distinto per il suo zelo
durante quella notte fatalemabench principe cos potentenon ha potuto ottenere nulla. Il delitto di Santa Croce era un delitto
vilecommesso perdenaromentre il crimine di Beatrice fu commesso per salvare lonore.
Mentre i cardinali pi potenti facevano tanti passi inutiliFarinacciilnostro grande giuristaebbe laudacia di farsi strada fino al
papa; arrivato davanti a Sua Santitquestuomosorprendente fu cos abile da toccare la sua coscienzae infinea furia di
insisteregli strapp la vita di BernardoCenci.
Quando il papa pronunci questa grande parolapotevano essere le quattrodel mattino (del sabato 11
settembre). Tutta la notte si era lavoratosulla piazza di ponteSantAngeloai preparativi della crudele tragedia. Per tutte le
copie necessarie della sentenza di morte non poterono esserterminate che alle cinque del mattinodi modo che soltanto alle sei
fu dato il fatale annuncio a quei poveri sventurati chedormivano tranquillamente.
La ragazzasulle primenon riusciva nemmeno a trovare la forza di vestirsi.Gettava grida acute e continuee si abbandonava
senza ritegno alla pi atroce disperazione.
Com possibileah! mio Dio! esclamavache cos allimprovviso iodebba morire?
Lucrezia Petroniinvecedisse solo parole molto dignitose; prima preg inginocchiopoi esort tranquillamente sua figlia a
recarsi con lei nella cappelladove entrambedovevano prepararsi al grande passaggio dalla vita alla morte.
Quelle parole resero a Beatrice tutta la sua tranquillit; tanto si eramostrata eccitata e furiosa nel primo momentoaltrettanto
fu calma e ragionevole non appena la matrigna richiamquella grande anima a se stessa. Da allora in poifu uno specchio di
coraggio che tutta Roma ammir.
Chiese un notaio per fare testamentoe ci le fu accordato. Dispose perchil suo corpo fosse seppellito a San Pietro in
Montorio; lasci 300.000 franchi alle Stimmatine (religiosedelle Stimmate di San Francesco); questa somma deve servire
alla dote di cinquanta ragazze povere. Tale esempio commosse lasignora Lucreziacheanche leifece testamento e ordin che il
suo corpo fosse portato a San Giorgio; lasci500.000 franchi in elemosina a questa chiesae dispose altri pii legati.
Alle ottosi confessaronoascoltarono la messae ricevettero la santacomunione. Ma prima di andare a messa la signora
Beatrice pens che non fosse conveniente comparire sulpatibolodavanti a tutto il popolocon i ricchi abiti che portavano.
Ordin due vestiuna per leilaltra per sua madre. Questevesti furono fatte come quelle delle monache senza ornamenti sul
petto e sulle spallesoltanto pieghettate con larghemaniche. La veste della matrigna era di tela di cotone nera; quella della
giovane di taffet azzurro con una grossa cordache stringeva la cintura.
Quando portarono i vestitila signora Beatriceche era in ginocchiosi alz e disse alla signora Lucrezia: Signora madrelora
della nostra passione si avvicina; sar bene che ciprepariamoche mettiamo questi altri abitie che ci aiutiamo per lultima
volta a vestirci lun laltra.
Sulla piazza di ponte SantAngelo era stato innalzato un grande patibolo conun ceppo e una mannaja (specie di ghigliottina).
Verso le tredici (le otto del mattino)la compagnia dellaMisericordia rec il suo grande crocifisso alla porta della prigione.
Giacomo Cenci usc per primo dalla prigione;singinocchi devotamente sulla sogliadisse le sue preghieree baci le sante
piaghe del crocefisso. Era seguito da BernardoCenciil suo giovane fratelloche aveva anche lui le mani legate e una tavoletta
davanti agli occhi. La folla era enormeevi fu un tumulto a causa di un vaso che cadde da una finestraquasi sulla testa di uno
dei penitenti che teneva una torciaaccesa accanto allo stendardo.
Tutti guardavano i due fratelliquando allimprovviso si fece avanti ilfiscale di Romae disse: Signor BernardoNostro Signore
vi fa grazia della vita; sottometteteviad accompagnare i vostri parenti e pregate Dio per loro.
Subito i suoi due confortatori gli tolsero la tavoletta che avevadavanti agli occhi. Il carnefice stava sistemando sul carretto
Giacomo Cencie gli aveva tolto labito per poterlo attanagliare.Quando il carnefice arriv a Bernardo verific la firma
dellatto di grazialo slegepoich era senzabitodovendo essere suppliziatoil carnefice lo mise sul33
carretto e lo avvolse nel ricco mantello di panno gallonato doro. (Si detto che era lo stesso dato da Beatrice a Marzio dopo
lazione nella rocca di Petrella). Limmensa folla che era in stradaalle finestre e sui tettidun tratto si commosse; si sentiva un
rumore sordo e profondosi cominciava a dire che il ragazzoera stato graziato.
I canti dei salmi iniziarono e la processione si avvi lentamente attraversopiazza Navona verso la prigione Savella. Giunta
che fu alla porta della prigionelo stendardo si fermledue donne uscironofecero latto di adorazione ai piedi del crocefissoe
poi sincamminarono a piedi luna dopo laltra.Erano vestite come si dettola testa coperta da un gran velo di taffet che
arrivava fin quasi alla vita.
La signora Lucrezianella sua qualit di vedovaportava un velo neroebabbucce di velluto nero senza tacco secondo lusanza.
Il velo della giovane era di taffet azzurrocome la sua veste; aveva poiun gran velo di drappo dargento sulle spalleuna gonna
di drappo violae babbucce di velluto biancoallacciatecon eleganza e chiuse da cordoncini color cremisi. Nellincedere in
questo costumeaveva una grazia singolaree atutti salivano le lacrime agli occhi man mano che la vedevano avanzarsi
lentamente nelle ultime file della processione.
Le donne avevano entrambe le mani liberema le braccia legate al corpodimodo che ciascuna di loro poteva portare un
crocefisso; lo tenevano vicinissimo agli occhi. Le maniche delleloro vesti erano molto larghelasciando scorgere le bracciache
erano coperte da una camicia stretta ai polsicomesi usa qui.
La signora Lucreziache aveva il cuore meno saldopiangeva quasi incontinuazione; la giovane Beatrice invecemostrava un
grande coraggio; e levando gli occhi verso tutte lechiese davanti a cui passava la processione singinocchiava per un istantee
diceva con voce ferma: Adoramus teChriste!
Nel frattempoil povero Giacomo Cenci veniva suppliziato sul carrettoemostrava molta costanza.
La processione pot attraversare a stento la parte inferiore della piazza diponte SantAngelotanto grande era il numero delle
carrozze e la folla del popolo. Si condussero senza indugio ledue donne nella cappella che era stata preparata; in seguito vi si
condusse Giacomo Cenci.
Il giovane Bernardocoperto del suo mantello gallonatofu portatodirettamente sul patibolo; allora tutti credettero che sarebbe
stato uccisoe che non avesse ricevuto la grazia. Ilpovero ragazzo ebbe una tale paurache cadde svenuto al secondo passo che
fece sul patibolo. Lo si fece rinvenirecon dellacqua frescacollocandolo poi di fronte alla mannaja.
Il carnefice and a prendere la signora Lucrezia Petroni; le sue manierano legate dietro la schienanon aveva pi il velo sulle
spalle. Apparve sulla piazza accompagnata dallo stendardocon la testa avvolta nel velo di taffet nero; l si riconcili con
Dio e baci le sante piaghe. Le dissero di lasciarele babbucce sul lastricato; poich era molto corpulentafece un po fatica a
salire. Quando fu sul patibolo e le fu toltoil velo di taffet nerosoffr molto desser veduta con le spalle e il petto scoperti; si
guardpoi guard la mannajaein segno di rassegnazionealz lentamente le spalle; le vennero le lacrime agli occhie disse:
O mio Dio! E voifratelli miei. pregate per la mia anima!
Non sapendo cosa dovesse farechiese ad Alessandroprimo carneficecomedoveva comportarsi. Egli le disse di mettersi a
cavalcioni sullasse del ceppo. Ma questo movimento le parveoffensivo per il pudoree ci mise molto tempo a farlo. (I
particolari che seguono sono tollerabili per il pubblicoitalianoche tiene a sapere ogni cosa con la massima esattezza; al lettore
francese basti sapere che il pudore dellapovera donna fece s che si ferisse al petto; il carnefice mostr la testa al popolo e poi
lavvolse nel velo di taffetnero).
Mentre si metteva in ordine la mannaja per la ragazzaunimpalcaturacarica di curiosi caddee molta gente rest uccisa. Cos
comparvero dinanzi a Dio prima di Beatrice.
Quando Beatrice vide lo stendardo tornare verso la cappella per prenderladisse con vivacit: La mia signora madre
davvero morta?
Le risposero di s; ella si gett in ginocchio davanti al crocefissoepreg con fervore per la sua anima. Poi parl a voce alta e a
lungo al crocefisso.
Signoresei ritornato per mee io ti seguir di buon gradonondisperando della tua misericordia per il mio enorme
peccatoecc.
In seguito recit diversi salmi e orazionisempre in lode di Dio. Quandoinfine il carnefice le comparve davanti con una
cordadisse:
Lega questo corpo che devessere castigatoe libera questanima che devearrivare allimmortalit e alla gloria eterna.
Allora si levdisse le sue preghierelasci le babbucce in fondo allascalae salita sul patibolo pass lesta la gamba sopra
lassepos il collo sotto la mannajae si sistem dasola alla perfezione per evitare desser toccata dal carnefice. Con la rapidit
dei suoi movimentievit chenel momento incui le fu tolto il suo velo di taffetil pubblico le vedesse le spalle e il petto. Ci
volle molto prima che il colpo fossevibratoperch sopravvenne un inconveniente. Nel frattempoella invocava ad alta voce il
nome di Ges Cristo e dellasantissima Vergine.
Il corpo ebbe un grande sussulto al momento fatale. Il povero Bernardo Cenciche era sempre rimasto seduto sul
patibolocadde di nuovo svenutoe ai suoi confortatori occorseben pi di mezzora per rianimarlo. Allora comparve sul
patibolo Giacomo Cenci; ma anche qui bisogna sorvolare su particolaritroppo atroci. Giacomo Cenci fu mazzolato.
Bernardo fu ricondotto subito in prigioneaveva la febbre altagli fu fattoun salasso.34
In quanto alle povere donneciascuna fu accomodata nella sua barae depostaa qualche passo dal patibolo presso la statua di
san Paolo che la prima a destra sul ponte SantAngelo.Restarono l fino alle quattro e un quarto dopo mezzogiorno. Intorno
ad ogni bara ardevano quattro candele di cerabianca.
In seguitocon quel che restava di Giacomo Cencifurono portate al palazzodel console di Firenze. Alle nove e un quarto di
serail corpo della giovanevestito dei suoi abiti eincoronato di fiori a profusionefu portato a San Pietro in Montorio. Era di
unincantevole bellezza; sembrava che dormisse. Fusepolta davanti allaltar maggiore e alla Trasfigurazione di Raffaello da
Urbino. Era accompagnata da cinquantagrandi ceri accesi e da tutti i frati francescani di Roma.
Lucrezia Petroni fu portataalle dieci di seraalla chiesa di San Giorgio.Durante questa tragediala folla era innumerevole; fn
dove poteva spingersi lo sguardosi vedevano le stradepiene di carrozze e di gentele impalcaturele finestre e i tetti coperti di
curiosi. Il sole era tanto ardente quel giornoche molte persone perdettero conoscenza. Un numero infinito prese la febbre; e
quando tutto fu terminatoalle diciannove(le due meno un quarto)e la folla si dispersemolte persone furono soffocatealtre
schiacciate dai cavalli. Ilnumero dei morti tu molto considerevole.
La signora Lucrezia Petroni era piuttosto piccola di staturaebench avesse cinquantanniera ancora molto ben portante.
Aveva bellissimi lineamentiil naso piccologli occhi neriil viso molto bianco dal bel colorito; aveva pochi capelli ed erano
castani.
Beatrice Cenciche ispirer un eterno rimpiantoaveva sedici anni giusti;era piccola; era piacevolmente grassottella e aveva
delle fossette in mezzo alle guancedi modo chemortae incoronata di fiorisi sarebbe detto che dormissee anzi che ridessecome
le accadeva spesso quando era in vita.Aveva la bocca piccolai capelli biondi e naturalmente ricci. Andando alla morte questi
capelli biondi e inanellati lericadevano sugli occhie ci le dava una certa grazia e induceva alla compassione.
Giacomo Cenci era di piccola staturagrossocol viso bianco e la barbanera; aveva pressa poco ventisei anni quando mor.
Bernardo Cenci assomigliava in tutto a sua sorellaesiccome portava icapelli lunghi come leimolta gente quando comparve
sul patibololo scambi per Beatrice.
Il sole era stato cos ardenteche molti spettatori di questa tragediamorirono durante la nottee fra loro Ubaldino
Ubaldinigiovane di rara bellezzache prima godeva di perfettasalute. Era fratello del signor Renzimolto conosciuto a Roma.
Cos le ombre dei Cenci se ne andarono in buonacompagnia.
Ierimarted 14 settembre 1599i penitenti di San Marcelloin occasionedella festa della Santa Croce usufruirono del loro
privilegio per liberare dalla prigione il signorBernardo Cenciche si obbligato a pagare entro un anno 400.000 franchi alla
Santissima Trinit di ponte Sisto.
(Aggiunta di altra mano)
Da lui discendono Francesco e Bernardo Cenciche vivono attualmente.
Il celebre Farinaccichecon la sua ostinazionesalv la vita al giovaneCenciha pubblicato le sue arringhe.
D soltanto un estratto dellarringa n. 66che pronunci davanti aClemente VIII in favore dei Cenci. Questarringain lingua
latinariempirebbe sei grandi paginee non posso inserirla quiconmio rincrescimento; riproduce il modo di pensare del 1599;
mi sembra molto ragionevole. Molti anni dopo il 1599Farinaccidando alle stampe le sue arringhe aggiunse una nota a quella
che aveva pronunciato in favore dei Cenci: Omnesfuerunt ultimo supplicio affectiexcepto Bernardo qui ad triremes cum
bonorum confiscatione condemnatus fuitac etiamad interessendum aliorum morti prout interfuit. La fine di questa nota latina
commoventema suppongo cheil lettore sia stanco di una s lunga storia.
CONTROLLARE SE LE
INTRODUZIONI SONO
SEMPRE COS INTERESSANTI
E SE S, RIUNIRLE IN UN
UNICO DOCUMENTO WORD
LA DUCHESSA DI PALLIANO
Palermo22 luglio 1838
Non sono un naturalista e la mia conoscenza del greco assai mediocre; lo scopo principale del mio viaggio in Sicilia non
era quello di osservare i fenomeni dellEtna n di far luce per me o per gli altri su tutto ci che gli antichi autori greci hanno
detto dellisola. Cercavo innanzi tutto il piacere degli occhi che grande in questo singolare paese. Dicono che somigli
allAfrica; ma per me certo che somiglia allItalia solo per le sue divoranti passioni. Dei Siciliani si pu ben dire che la
parola impossibile non esiste per loro non appena sono infiammati dallamore o dallodio e lodio in questo bel paese non
sorge mai da motivi dinteresse. Ho notato che in Inghilterra e soprattutto in Francia si parla spesso della passione italiana
della passione sfrenata che esisteva in Italia nei secoli XVI e XVII. Ai giorni nostri questa bella passione morta
definitivamente nelle classi che hanno subito linfluenza delle usanze francesi e delle mode di Parigi o di Londra. Si potrebbe
osservare che dallepoca di Carlo V (1530)Napoli Firenze e anche Roma imitarono un po i costumi spagnoli; ma quelle
abitudini sociali cos nobili non erano forse fondate sul profondo rispetto che ogni uomo degno di questo nome deve ai
propri sentimenti? Lungi dal bandire lenergia esse laccentuavano mentre la prima regola dei fatui imitatori del duca di
Richelieu verso il 1760 era di non sembrar commossi di nulla. La massima dei 35 dandies inglesi che oggi vengono copiati a
Napoli a preferenza dei damerini francesi non quella di sembrare annoiati di tutto superiori a tutto? Sicch la passione
italiana da un secolo a questa parte non esiste pi nella buona societ di quel paese. Per farmi unidea di questa passione
italiana di cui i nostri romanzieri parlano con tanta sicurezza sono stato obbligato a interrogare la storia; ma la grande storia
scritta da uomini di talento e spesso troppo maestosa non dice quasi nulla di questi dettagli. Essa non si degna di annotare
certe follie a meno che siano commesse da re o da principi. Ho dovuto ricorrere alla storia locale di ogni citt; ma sono
rimasto spaventato dallabbondanza dei materiali. Certe piccole citt vi presentano con fierezza la loro storia in tre o quattro
volumi stampati in 4e in sette o otto volumi manoscritti; questi quasi indecifrabili costellati di abbreviazioni con caratteri di
forma strana nei momenti pi interessanti sono pieni di modi dire dialettali inintelligibili venti leghe pi in l. Perch in tutta
questa bella Italia dove lamore ha disseminato tanti avvenimenti tragici solo in tre citt Firenze Siena e Roma si parla
pressa poco come si scrive; dappertutto altrove la lingua scritta a mille miglia dalla lingua parlata. La cosiddetta passione
italiana cio la passione che cerca di soddisfarsi e non gi di dare al vicino unidea magnifica della nostra persona comincia
con la rinascita della societ nel XII secolo e si estingue almeno nelle classi pi elevate verso il 1734. A quellepoca i
Borboni vengono a regnare a Napoli nella persona di don Carlos figlio di una Farnese sposata in seconde nozze a Filippo V il
triste nipote di Luigi XIV cos intrepido sul campo di battaglia cos annoiato e cos appassionato di musica. noto che per
ventiquattro anni il sublime castrato Farinelli gli cant tutti i giorni le sue tre arie predilette sempre le stesse. Uno spirito
filosofico potrebbe trovare curiosi i particolari di una passione vissuta a Roma o a Napoli ma confesser che nulla mi pare
pi assurdo di quei romanzi che danno nomi italiani ai loro personaggi. Non convenuto che le passioni mutano ogni volta
che ci si avvicina di cento leghe al Nord? Lamore forse lo stesso a Marsiglia e a Parigi? Tuttal pi si pu dire che i paesi
soggetti da lungo tempo allo stesso governo mostrano nelle abitudini sociali una specie di somiglianza esteriore. I paesaggi
come le passioni come la musica cambiano anchessi appena ci si spinge di tre o quattro gradi verso il Nord. Un paesaggio
napoletano sembrerebbe assurdo a Venezia se non fosse cosa convenuta anche in Italia ammirare le bellezze naturali di
Napoli. A Parigi facciamo di meglio:crediamo che laspetto delle foreste e delle pianure coltivate sia lo stesso a Napoli e a
Venezia e vorremmo che il Canaletto per esempio adoprasse assolutamente gli stessi colori di Salvator Rosa. Il colmo del
ridicolo non forse una dama inglese dotata di tutte le perfezioni della sua isola ma considerata incapace di dipingere lodio
e lamore di quellisola stessa:la signora Ann Radcliffe che d nomi italiani e grandi passioni ai personaggi del suo celebre
romanzo Il confessionale dei penitenti neri? Non cercher affatto di abbellire la semplicit la rudezza talora urtanti del
racconto fin troppo realistico che sottopongo allindulgenza del lettore; per esempio tradurr esattamente la risposta della
duchessa di Palliano alla dichiarazione damore di suo cugino Marcello Capece. Questa monografia della famiglia si trova
non so perch alla fine del secondo volume di una storia manoscritta di Palermo sulla quale non posso dare nessuna
precisazione. Il racconto che ho molto abbreviato a malincuore (ho soppresso una quantit di particolari caratteristici)
comprende le ultime vicende della disgraziata famiglia Carafa pi che la storia avvincente di una sola passione. La vanit
letteraria mi dice che forse non mi sarebbe stato impossibile accrescere linteresse di varie situazioni sviluppando di pi cio
indovinando e raccontando al lettore nei particolari i sentimenti dei personaggi. Ma io giovane Francese nato a nord di Parigi
sono ben certo dindovinare ci che sentivano quelle anime italiane dellanno 1559? Tuttal pi posso sperare dindovinare
quel che pu apparire elegante e piccante ai lettori francesi del 1838. Questo modo appassionato di sentire che regnava in
Italia verso il 1559 voleva azioni e non parole. Si troveranno quindi pochissimi dialoghi nei racconti che seguono. uno
svantaggio per questa traduzione abituati come siamo alle lunghe conversazioni dei nostri personaggi romanzeschi; per loro
una conversazione una battaglia. La storia per cui reclamo tutta lindulgenza del lettore mostra una singolare particolarit
introdotta dagli Spagnoli nei costumi italiani.
Non sono mai uscito dal mio ruolo di traduttore. Il calco fedele dei modi di sentire del XVI secolo e anche dei modi di
raccontare dello storico che secondo ogni apparenza era un gentiluomo appartenente al seguito della sventurata duchessa di
Palliano rappresenta a mio avviso il pregio principale di questa storia tragica se mai essa ne ha uno. La pi rigida etichetta
spagnola regnava alla corte del duca di Palliano. Notate che ogni cardinale ogni principe romano aveva una corte simile e
potrete farvi unidea dello spettacolo che presentava nel 1559 lalta societ della citt di Roma. Non dimenticate che era il
tempo in cui il re Filippo II avendo bisogno per un suo intrigo del suffragio di due cardinali diede a ciascuno di essi 200.000
franchi di rendita in benefici ecclesiastici. Roma bench priva di un esercito temibile era la capitale del mondo. Parigi nel
1559 era una citt di barbari abbastanza inciviliti.
TRADUZIONE FEDELE DI UNA VECCHIA CRONACA SCRITTA VERSO IL 1566
Giampietro Carafa sebbene appartenente a una delle pi nobili famiglie del regno di Napoli era di modi aspri rudi violenti e
in tutto degni di un pecoraio. Prese labito lungo (talare)e in giovane et se ne and a Roma dove godette del favore di suo
cugino Oliviero Carafa cardinale e arcivescovo di Napoli. Alessandro VI quel granduomo36 che sapeva tutto e poteva tutto
lo fece suo cameriere (pressa poco quel che noi chiameremmo nel linguaggio attuale un ufficiale dordinanza). Giulio II lo
nomin arcivescovo di Chieti; papa Paolo lo fece cardinale e infine il 23 maggio 1555 dopo contese e dispute tremende fra i
cardinali rinchiusi in conclave fu creato papa col nome di Paolo IV: aveva allora settantotto anni. Gli stessi che lavevano
appena chiamato al trono di san Pietro fremettero ben presto pensando alla durezza e alla fede indomita inesorabile del
padrone che si erano dati. La notizia di questa elezione inattesa rivoluzion Napoli e Palermo. In pochi giorni Roma vide
arrivare un gran numero di membri dellillustre famiglia Carafa. Tutti furono sistemati; ma com naturale il papa favor in
modo particolare i suoi tre nipoti figli del conte di Montorio suo fratello. Don Juan il primogenito gi sposato fu fatto duca di
Palliano. Questo ducato strappato a Marcantonio Colonna cui apparteneva comprendeva molti villaggi e cittadine. Don
Carlos il secondo dei nipoti di Sua Santit era cavaliere di Malta e aveva fatto la guerra; fu creato cardinale legato di
Bologna e primo ministro. Era un uomo molto risoluto fedele alle tradizioni della sua famiglia os odiare il re pi potente del
mondo (Filippo II re di Spagna e delle Indie)e gli diede prova del suo odio. In quanto al terzo nipote del nuovo papa don
Antonio Carata siccome era sposato il papa lo fece marchese di Montebello. Infine volle dare in moglie a Francesco delfino
di Francia e figlio del re Enrico II una figlia avuta da suo fratello in seconde nozze; Paolo IV pretendeva di assegnarle in dote
il regno di Napoli togliendolo a Filippo II re di Spagna. La famiglia Carafa odiava quel potente sovrano il quale
approfittando dei suoi errori riusc a sterminarla come vedrete. Da quando era salito al trono di san Pietro il pi potente del
mondo che a quellepoca eclissava perfino lillustre monarca della Spagna Paolo IV come si visto poi anche nella maggior
parte dei suoi successori dava lesempio di tutte le virt. Fu un gran papa e un gran santo; si sforz di riformare gli abusi
nella Chiesa e di evitare in tal modo il concilio generale che da ogni parte veniva richiesto alla corte di Roma e che una
saggia politica non consentiva di accordare. Secondo lusanza di quel tempo oggi troppo dimenticato che non permetteva a
un sovrano di fidarsi di gente che poteva avere interessi diversi dai suoi gli Stati di Sua Santit erano governati
dispoticamente dai suoi tre nipoti. Il cardinale era primo ministro e disponeva delle volont dello zio; il duca di Palliano era
stato creato generale delle truppe della Santa Chiesa e il marchese di Montebello capitano delle guardie di palazzo vi
lasciava entrare solo le persone a lui gradite. Ben presto quei giovani commisero i maggiori eccessi;cominciarono con
lappropriarsi dei beni delle famiglie contrarie al loro governo. Le popolazioni non sapevano a chi ricorrere per ottenere
giustizia. Non solo dovevano temere per i loro beni ma orribile a dirsi nella patria della casta Lucrezia lonore delle loro
mogli e delle loro figlie non era al sicuro. Il duca di Palliano e i suoi fratelli rapivano le donne pi belle; bastava che
avessero la disgrazia di piacere a quei signori. Si vide con stupore che non avevano alcun riguardo per la nobilt del sangue e
peggio ancora la sacra clausura dei santi monasteri non era affatto un ostacolo per loro. Le popolazioni ridotte alla
disperazione non sapevano a chi far giungere le loro lagnanze tanto grande era il terrore che i tre fratelli avevano ispirato a
tutti quelli che si avvicinavano al papa; erano insolenti perfino con gli ambasciatori. Il duca aveva sposato prima
dellelezione di suo zio Violante di Cardona di una famiglia originaria della Spagna e che a Napoli apparteneva alla pi alta
nobilt. Essa era iscritta al Seggio di nido. Violante celebre per la sua rara bellezza e per le grazie che sapeva sfoderare
quando voleva piacere lo era ancora di pi per il suo orgoglio insensato. Ma ad esser giusti sarebbe stato difficile avere un
carattere pi forte come dimostr bene al mondo non rivelando nulla prima di morire al frate cappuccino che la confess.
Sapeva a memoria e recitava con grazia infinita il meraviglioso Orlando di messer Ariosto la maggior parte dei sonetti del
divino Petrarca le novelle del Pecoron eecc.ecc. Ma era ancor pi seducente quando degnava intrattenere gli interlocutori con
le idee singolari che il suo spirito le suggeriva. Ebbe un figlio che fu chiamato il duca di Cavi. Suo fratello don Ferrante
conte dAlife and a Roma attratto dalla fortunata carriera dei suoi cognati. Il duca di Palliano teneva una corte splendida; i
giovani delle prime famiglie di Napoli si disputavano lonore di farne parte. Fra quelli che gli erano pi cari Roma assegn
un posto particolare con la sua ammirazione a Marcello Capece (del Seggio di nido)giovane cavaliere celebre a Napoli per il
suo spirito nonch per la divina bellezza che aveva ricevuto dal cielo. La duchessa aveva come favorita Diana Brancaccio
che a quel tempo era sui trentanni parente prossima della marchesa di Montebello sua cognata. A Roma si diceva che
davanti a questa favorita non aveva pi orgoglio; le confidava tutti i suoi segreti. Ma tali segreti riguardavano solo la politica;
la duchessa suscitava molte passioni ma non ne condivideva nessuna.
Seguendo i consigli del cardinal Carafa il papa fece la guerra al re di Spagna e il re di Francia mand in soccorso del papa un
esercito comandato dal duca di Guisa. Ma dobbiamo attenerci agli avvenimenti interni della corte del duca di Palliano.
Da molto tempo Capece sembrava impazzito; lo si vedeva commettere le azioni pi stravaganti; il fatto che il povero
giovane si era appassionatamente innamorato della duchessa sua signora ma non osava dichiararsi a lei. Per non disperava
del tutto di ottenere il suo scopo vedeva la duchessa profondamente irritata contro un marito che la trascurava. Il duca di
Palliano era onnipotente a Roma e la duchessa sapeva senza alcun dubbio che quasi tutti i giorni le dame romane pi celebri
per la loro bellezza andavano a trovare suo marito nel suo stesso palazzo ed era un affronto cui ella non poteva abituarsi.37
Fra i cappellani del santo papa Paolo IV cera un degno religioso con cui egli recitava il breviario. Questo personaggio a
rischio di rovinarsie forse spinto dallambasciatore diSpagna un giorno os rivelare al papa tutte le scelleratezze dei suoi
nipoti. Il santo pontefice si ammal dal dispiacere; volle dubitare; ma prove schiaccianti gli arrivavano da ogni parte. Il
primo giorno dellanno 1559 ebbe luogo lavvenimento che conferm il papa in tutti i suoi sospetti e forse fece decidere Sua
Santit. Proprio il giorno della Circoncisione di Nostro Signore circostanza che aggrav di molto la colpa agli occhi di un
sovrano cos pio Andrea Lanfranchi segretario del duca di Palliano diede una magnifica cena in onore del cardinal Carafa e
volendo che oltre agli stimoli della gola non mancassero quelli della lussuria fece venire a cena la Martucciauna delle pi
belle delle pi celebri e ricche cortigiane della nobile citt di Roma. Fatalit volle che Capece il favorito del duca lo stesso
che in segreto era innamorato della duchessa e che era ritenuto il pi belluomo della capitale del mondo da qualche tempo
avesse una relazione con la Martuccia. Quella sera la cerc in tutti i luoghi dove poteva sperare dincontrarla. Non
trovandola da nessuna parte e avendo appreso che in casa Lanfranchi si teneva una cena ebbe il sospetto di quanto stava
avvenendoe verso mezzanotte si present da Lanfranchi accompagnato da molti uomini armati.
La porta gli fu aperta fu invitato a sedersi e a partecipare al festino ma dopo qualche parola assai sforzata egli fece segno alla
Martuccia di alzarsi e di uscire con lui. Mentre ella esitava tutta confusa prevedendo quel che sarebbe accaduto Capece si
alz dal suo posto e avvicinandosi alla giovane la prese per mano cercando di trascinarla con s. Il cardinale in onore del
quale la donna era venuta si oppose vivamente alla sua partenza; Capece insist cercando di trascinarla fuori dalla sala.
Il cardinale primo ministro che quella sera portava un abito tutto diverso da quello conforme alla sua alta dignit pose mano
alla spada e si oppose col vigore e il coraggio che tutta Roma gli conosceva alla partenza della giovane. Marcello ebbro di
collera fece entrare i suoi uomini ma erano in maggioranza Napoletani e quando riconobbero prima il segretario del duca e
poi il cardinale che il singolare abito aveva loro nascosto sulle prime rinfoderarono le spade non vollero battersi e
sinterposero per appianare il litigio.
Durante questo tumulto Martuccia che era circondata e che Marcello Capece tratteneva con la sinistra fu abbastanza svelta da
svignarsela. Appena Marcello si avvide della sua assenza le corse appressoe tutti i suoi lo seguirono.
Ma loscurit della notte autorizzava i racconti pi strani e la mattina del 2 gennaio nella capitale dilagarono le voci sul
rischioso combattimento che avrebbe avuto luogo si diceva fra il cardinal nipote e Marcello Capece. Il duca di Palliano
comandante supremo dellesercito della Chiesa credette la faccenda assai pi grave di quanto non fossee poich non era in
buoni rapporti con suo fratello il ministro la notte stessa fece arrestare Lanfranchi e il giorno dopo di buon ora anche
Marcello fu messo in prigione. Poi ci si accorse che nessuno aveva perduto la vita e che quegli arresti non facevano che
aumentare lo scandalo a tutto danno del cardinale. Ci si affrett a rilasciare i prigionieri e limmenso potere dei tre fratelli si
concentr per cercar di mettere a tacere la faccenda. Dapprima sperarono di riuscirvi; ma il terzo giorno tutta la storia arriv
alle orecchie del papa. Egli fece chiamare i due nipoti e parl loro come poteva farlo un principe tanto pio e cos
profondamente offeso.
Il quinto giorno di gennaio in cui un gran numero di cardinali si riuniva nella congregazione del SantUffizio il santo papa
parl per primo di quellorribile faccenda; domand ai cardinali presenti come mai avevano osato non portarla a sua
conoscenza:
Voi tacete! eppure lo scandalo riguarda la dignit sublime di cui siete rivestiti! Il cardinal Carafa ha osato mostrarsi sulla
pubblica via vestito di un abito secolare e con la spada sguainata in mano. E a quale scopo? Per impadronirsi di uninfame
cortigiana?
Ci si pu immaginare il silenzio di morte che regnava fra tutti i cortigiani durante questinvettiva contro il primo ministro.
Era un vegliardo di ottantanni che si adirava contro un nipote prediletto fino allora arbitro di tutte le sue volont. Nella sua
indignazione il papa parl di togliere al nipote il cappello cardinalizio.
La collera del papa fu fomentata dallambasciatore del granduca di Toscanache and a lagnarsi con lui di una recente
insolenza del cardinale primo ministro. Questo cardinale cos potente fino allora si present da Sua Santit per il solito
lavoro. Il papa lo lasci quattro ore di fila in anticamera ad aspettare sotto gli occhi di tutti poi lo mand via senza volerlo
ammettere alludienza. Figurarsi come ne soffr lo smoderato orgoglio del ministro. Il cardinale era irritato ma non
sottomesso; pensava che un vecchio prostrato dallet dominato per tutta la vita dallamore che portava alla famiglia e che
infine era poco abituato a sbrigare gli affari temporali sarebbe stato obbligato a ricorrere alle sue prestazioni. La virt del
santo papa ebbe la meglio egli convoc i cardinali e dopo averli guardati a lungo senza parlare alla fine scoppi in lacrime e
non esit a fare una specie di ammenda onorevole: La debolezza dellet disse loroe le cure che rivolgo alle cose della
religione nelle quali come sapete intendo distruggere tutti gli abusi mi hanno indotto ad affidare la mia autorit temporale ai
miei tre nipoti; ne hanno abusato ed io li scaccio per sempre.
In seguito fu data lettura di un breve per cui i nipoti erano spogliati di tutte le loro dignit e confinati in miserabili villaggi. Il
cardinale primo ministro fu esiliato a Civita Lavinia il duca di Palliano a Soriano e il marchese a Montebello; con questo
breve il duca era privato dei suoi emolumenti cheammontavano a 72.000 piastre (pi di un milione del 1838).
Non era possibile disobbedire a questi ordini severi: i Carafa avevano per nemico e sorvegliante tutto quanto il popolo di
Romache li detestava38
Il duca di Palliano seguito dal conte dAlife suo cognato e da Leonardo del Cardine and a stabilirsi nel piccolo villaggio di
Soriano mentre la duchessa e sua suocera andarono ad abitare a Gallese misera borgata a due leghe appena da Soriano.
Queste localit sono amene; ma si trattava di un esilio ed essi si trovavano cacciati via da Roma dove fino allora avevano
regnato con arroganza.
Marcello Capece aveva seguito la sua signora con gli altri cortigiani nel povero villaggio dovera stata esiliata.
Invece di ricevere gli omaggi di tutta Roma questa donna cos potente pochi giorni prima e che godeva del proprio rango con
tutta lesaltazione dellorgoglio ormai si vedeva circondata soltanto da semplici contadini il cui stesso stupore le rammentava
la sua caduta. Non aveva alcuna consolazione; suo zio era cos vecchio che probabilmente sarebbe stato sorpreso dalla morte
prima di richiamare i nipoti e per colmo di disgrazia i tre fratelli si detestavano fra loro. Si arrivava perfino a dire che il duca
e il marchese che non condividevano affatto le focose passioni del cardinale spaventati dai suoi eccessi fossero arrivati al
punto di denunciarlo al papa loro zio.
In mezzo allorrore di questa profonda disgrazia accadde un fatto che per sfortuna della duchessa e dello stesso Capece
dimostr bene che a Roma non era stata una vera passione a spingerlo dietro alla Martuccia.
Un giorno che la duchessa laveva fatto chiamare per dargli un ordine si trov solo con lei cosa che non succedeva forse
neppure due volte in un anno. Quando vide che non cera nessuno nella sala dove la duchessa lo riceveva Capece rest
immobile e silenzioso. And verso la porta per vedere se cera qualcuno che potesse ascoltarli nella stanza vicina poi ard
parlare cos:
Signora non vinquietate e non andate in collera per le parole insolite che avr la temerit di pronunciare. Da molto tempo
vi amo pi della vita. Se con troppa imprudenza ho osato contemplare da innamorato le vostre divine bellezze non dovete
darne la colpa a me bens alla forza soprannaturale che mi spinge e mi agita. Sono alla tortura brucio; non chiedo ristoro
dalla fiamma che mi consuma ma soltanto che la vostra generosit abbia piet dun servitore pieno di deferenza e di umilt.
La duchessa parve sorpresa e soprattutto irritata:
Marcelloche cosa mai hai visto in me gli disseche ti dia lardire di chiedermi amore? Forse che la mia vita la mia
conversazione si sono talmente allontanate dalle regole della decenza che tu abbia potuto sentirti autorizzato a simile
sfrontatezza? Come hai potuto avere la temerit di credere chio potessi darmi a te o a chiunque altro eccettuato il mio sposo
e signore? Ti perdono quel che mi hai detto perch penso che tu sia fuor di senno; ma guardati bene dal ricadere in un simile
errore o ti giuro che ti far punire insieme per la prima e per la seconda insolenza.
La duchessa si allontan presa dalla collera e in effetti Capece era venuto meno alle leggi della prudenza; bisognava lasciar
indovinare e non parlare. Egli rest sconcertato temendo molto che la duchessa raccontasse la cosa a suo marito.
Ma il seguito fu ben diverso da quel che temeva. Nellisolamento di quel villaggio la fiera duchessa di Palliano non pot
impedirsi di confidare quel che Capece aveva osato dirle alla sua dama donore prediletta Diana Brancaccio.
Era una donna di trentanni divorata da ardenti passioni. Aveva i capelli rossi (lo storico torna parecchie volte su questa
circostanza che gli sembra spiegare tutte le follie di Diana Brancaccio). Amava con furore Domiziano Fornari gentiluomo al
seguito del marchese di Montebello. Voleva prenderlo per marito; ma il marchese e sua moglie al quali aveva lonore desser
legata da vincoli di sangue avrebbero mai consentito a vederla sposare un uomo attualmente al loro servizio? Questostacolo
era insormontabile almeno in apparenza.
Non cera che una probabilit di successo: ottenere una valida protezione da parte del duca di Palliano fratello maggiore del
marchese e Diana non era priva di speranze a tale proposito. Il duca la trattava da parente pi che da domestica. Era un uomo
dotato di un certa semplicit di cuore e di una certa bont e teneva infinitamente meno dei suoi fratelli alle regole
delletichetta. Bench il duca approfittasse come un giovanotto di tutti i privilegi della sua alta posizione e non fosse per
nulla fedele alla moglie tuttavia la amava teneramente e stando alle apparenze non avrebbe potuto rifiutarle una grazia se ella
glielavesse chiesta con una certa insistenza.
La confessione che Capece aveva osato fare alla duchessa parve una fortuna inaspettata alla tenebrosa Diana.
La sua padrona era stata fino allora di una virt esasperante; ma se poteva provare una passione se commetteva un errore in
ogni momento avrebbe avuto bisogno di Diana e questa avrebbe potuto sperare tutto da una donna di cui conoscesse i
segreti.
Invece di ricordare alla duchessa innanzi tutto ci che doveva a se stessa e poi i pericoli tremendi cui si sarebbe esposta in
mezzo a cortigiani cos perspicaci Diana trascinata dalla foga della propria passione parl alla sua signora di Marcello
Capece come parlava a se stessa di Domiziano Fornari. Nei lunghi colloqui di quellisolamento ella trovava modo ogni
giorno di rammentare alla duchessa le grazie e la bellezza di quel povero Marcello che sembrava cos triste; apparteneva
come la duchessa alle prime famiglie di Napolil e le sue maniere erano nobili come il suo sangue e gli mancavano solo le
ricchezze che un capriccio della fortuna avrebbe potuto dargli da un giorno allaltro per essere in tutto eguale alla donna che
osava amare.
Diana si accorse con gioia che il primo effetto di questi discorsi era quello di raddoppiare la fiducia che la duchessa le
accordava.
Non manc di informare Marcello Capece di quanto avveniva. Durante il caldo torrido di quellestate la duchessa
passeggiava spesso nei boschi che circondano Gallese. Al cadere del sole si recava ad attendere la brezza di.39
mare sulle ridenti colline che sinnalzano in mezzo a quei boschi dalla cui sommit si scorge il mare a meno di due leghe di
distanza.
Senza contravvenire alle rigide leggi delletichetta Marcello poteva ben trovarsi in quei boschi: dicono che vi si
nascondessee avesse cura di mostrarsi agli sguardi della duchessa solo quando era ben disposta dai discorsi di Diana
Brancaccio. Questa faceva un segnale a Marcello.
Diana vedendo che la sua padrona stava per dare ascolto alla fatale passione che lei stessa aveva suscitato nel suo cuore
cedette da parte sua allamore violento ispiratole da DomizianoFornari. Ormai si credeva sicura di poterlo sposare. Ma
Domiziano era un giovane saggio di carattere freddo e riservato; gli impeti della sua focosa amante anzich farlo attaccare di
pi gli sembrarono ben presto sgradevoli. Diana Brancaccio era parente prossima dei Carafa; egli era sicuro che lavrebbero
pugnalato alla minima voce che fosse giunta sui suoi amori al terribile cardinal Carafa che sebbene fratello minore del duca
di Palliano era in realt il vero capo della famiglia.
La duchessa aveva ceduto da qualche tempo alla passione di Capece quando un bel giorno Domiziano Fornari non fu pi
ritrovato nel villaggio dovera relegata la corte del marchese di Montebello. Era scomparso: si seppe pi tardi che sera
imbarcato nel piccolo porto di Nettuno; senza dubbio aveva cambiato nome e da allora non si ebbero pi sue notizie.
Chi potrebbe descrivere la disperazione di Diana? Dopo aver ascoltato con bont i suoi lamenti contro il destino un giorno la
duchessa di Palliano le lasci capire che questargomento le sembrava esaurito. Diana si vedeva disprezzata dal suo amante il
suo cuore era in preda alle pi crudeli sofferenze e trasse la pi strana conclusione da quel momento di noia che la duchessa
aveva provato ascoltando il ripetersi dei suoi lamenti. Diana si persuase che proprio la duchessa avesse obbligato Domiziano
Fornari a lasciarla per sempre e in pi gli avesse fornito i mezzi per il viaggio. Questa folle idea era fondata solo su qualche
lieve rimprovero che un tempo la duchessa le aveva rivolto. Il sospetto fu ben presto seguito dalla vendetta. Ella chiese
unudienza al duca e gli raccont tutto quel che avveniva tra sua moglie e Marcello. Il duca rifiut di prestarvi fede.
Pensate le disseche da quindici anni non ho avuto il minimo rimprovero da fare alla duchessa ella ha resistito alle
lusinghe della corte e alle attrattive della brillante posizione che avevamo a Roma; i principi pi amabili e il duca di Guisa in
persona generale dellesercito francese hanno perso il loro tempo con lei e volete che ceda a un semplice scudiero?
Disgrazia volle che siccome il duca si annoiava molto a Soriano ilvillaggio in cui era relegato ad appena due leghe da quello
dove abitava sua moglie Diana potesse ottenere da lui un gran numero di udienze senza che la duchessa ne venisse a
conoscenza. Diana aveva un talento straordinario; la passione la rendeva eloquente. Diede al duca una quantit di dettagli; la
vendetta era diventata il suo unico piacere. Gli ripeteva che quasi tutte le sere Capece sintroduceva in camera della duchessa
verso le undici e non ne usciva che alle due o alle tre del mattino. Questi discorsi sulle prime fecero cos poca impressione al
duca che non volle darsi la pena di percorrere due leghe a mezzanotte per andare a Gallese ed entrare di sorpresa in camera
di sua moglie.
Ma una sera che si trovava a Gallesee il sole era tramontato ma faceva ancora chiaro Diana entr tutta scarmigliata nel
salone dovera il duca. Tutti si allontanarono; ella gli disse che Marcello Capece era appena entrato nella stanza della
duchessa. Il duca certo maldisposto in quel momento prese il pugnale e corse alla camera di sua moglie dove entr per una
porta segreta. Vi trov Marcello Capece. In verit i due amanti cambiarono colore vedendolo entrare; ma per il resto non
cera nulla di reprensibile nella posizione in cui si trovavano. La duchessa era nel suo letto occupata ad annotare una piccola
spesa che aveva fatto; una cameriera era nella stanza; Marcello stava in piedi a tre passi dal letto.
Il duca furibondo afferr Marcello alla gola lo trascin in un gabinetto vicino e gli ordin di gettare in terra la daga e il
pugnale di cui era armato. Dopodich chiam alcuni uomini della sua guardiada cui Marcello fu immediatamente condotto
nelle prigioni di Soriano.
La duchessa fu lasciata nel suo palazzo ma sotto stretta sorveglianza.
Il duca non era crudele; a quanto sembra ebbe lidea di nascondere lignominiosa faccenda per non essere obbligato a
prendere le misure estreme che lonore esigeva da lui. Volle far credere che Marcello era trattenuto in carcere per tuttaltro
motivo e prendendo pretesto da certi enormi rospi che Marcello aveva comprato a caro prezzo due o tre mesi prima fece dire
che il giovane aveva tentato di avvelenarlo. Mail vero delitto era troppo ben conosciuto e il cardinale suo fratello gli fece
chiedere quando avrebbe lavato nel sangue dei colpevoli laffronto che si era osato fare alla loro famiglia.
Il duca chiam al suo fianco il conte dAlife fratello di sua moglie e Antonio Torando amico di casa. Tutti e tre formando una
specie di tribunale sottoposero a giudizio Marcello Capece accusato di adulterio con la duchessa.
Linstabilit delle cose umane volle che il papa Pio IV succeduto a PaoloIV appartenesse alla fazione spagnola. Non poteva
rifiutare nulla al re Filippo II che esigeva da lui la morte del cardinale e del duca di Palliano. I due fratelli furono accusati
davanti ai tribunali del paese e le minute del processo che dovettero subire ci informano su tutte le circostanze della morte di
Marcello Capece.
Uno dei numerosi testimoni ascoltati depone in questi termini:
Eravamo a Soriano; il duca mio signore ebbe un lungo colloquio con il conte dAlife La sera molto tardi scendemmo in
un magazzino a pianterreno dove il duca aveva fatto preparare le corde necessarie per mettere alla tortura il colpevole.
Eravamo il duca il conte dAlife messer AntonioTorando ed io.
Il primo testimonio citato fu il capitano Camillo Grifone amico intimo e confidente di Capece. Il duca gli parl cos:40
D la verit amico mio. Che cosa sai di quel che Marcello ha fatto nella camera della duchessa?
Non so nulla; da pi di venti giorni sono in urto con Marcello.
Siccome si ostinava a non dire altro il signor duca chiam da fuori alcune delle sue guardie. Grifone fu legato alla corda dal
podest di Soriano. Le guardie tirarono le corde e in tal modo sollevarono il colpevole a quattro dita da terra. Dopo che il
capitano fu rimasto cos appeso per un buon quarto dora disse: Calatemi gi dir quello che so.
Quando fu rimesso a terra le guardie si allontanarono e restammo soli con lui.
vero che parecchie volte ho accompagnato Marcello fino alla camera della duchessa disse il capitano ma non so niente
di pi perch lo aspettavo in un cortile l accanto fin verso luna del mattino.
Subito furono richiamate le guardie che per ordine del duca lo sollevarono di nuovo in modo che i suoi piedi non toccavano
terra. Ben presto il capitano esclam:
Calatemi gi; voglio dire la verit. vero continu che da vari mesi mi sono accorto che Marcello fa lamore con la
duchessa e volevo avvertire Vostra Eccellenza o don Leonardo. La duchessa mandava tutte le mattina a chieder notizie di
Marcello; gli faceva avere dei regalini e fra laltro delle confetture preparate con molta cura e assai costose; ho veduto a
Marcello delle catenine doro di mirabile fattura che aveva ricevuto evidentemente dalla duchessa.
Dopo questa deposizione il capitano fu rispedito in prigione. Si fece entrare il portiere della duchessa che disse di non sapere
nulla; fu legato alla corda e sollevato in aria. Dopo una mezzora disse: Calatemi gi dir quello che so.
Una volta a terra sostenne di non sapere niente; fu sollevato di nuovo. Dopouna mezzora lo rimisero gi; spieg che solo da
poco tempo era addetto al servizio particolare della duchessa. Poich era possibile che quelluomo non sapesse nulla fu
rimandato in prigione. Tutte queste faccende avevano preso molto tempo a causa delle guardie che venivano fatte uscire ogni
volta. Si voleva che le guardie credessero che si trattava di un tentativo di avvelenamento col veleno estratto dai rospi.
La notte era gi molto inoltrata quando il duca fece venire Marcello Capece. Uscite le guardie e la porta debitamente chiusa a
chiave:
Che cosa avete da fare gli disse nella camera della duchessa per restarvi fino alluna alle due e talvolta fino alle quattro
del mattino?
Marcello neg tutto; furono chiamate le guardie che lo sollevarono; la corda gli slogava le braccia; non potendo sopportare il
dolore chiese di essere calato; lo misero su una sedia; ma una volta l si imbrogli nel discorso e in realt non sapeva quel
che diceva. Furono chiamate le guardie che lo sospesero di nuovo; dopo molto tempo domand di essere calato.
vero disseche sono entrato nellappartamento della duchessa a quelle ore indebite; ma facevo lamore con la signora
Diana Brancacci o una delle dame di Sua Eccellenza cui avevo fatto promessa di matrimonio e che mi ha concesso tutto
eccetto le cose contrarie allonore.
Marcello fu ricondotto alla sua prigionedove fu posto a confronto con il capitano e con Diana che neg tutto.
In seguito Marcello fu riportato nella sala bassa; quando fummo vicino alla porta: Signor duca disse MarcelloVostra
Eccellenza ricorder che mi ha promesso salva la vita se dico tutta la verit. Non necessario rimettermi alla tortura; vi dir
tutto.
Allora si avvicin al duca e con voce tremante e articolata a stento gli disse che era vero che aveva ottenuto i favori della
duchessa. A queste parole il duca si gett su Marcello e lo morse alla guancia; poi snud il suo pugnale e vidi che stava per
trafiggere il colpevole. Allora dissi che era opportuno che Marcello scrivesse di suo pugno quanto aveva confessato poco
prima; questo documento sarebbe servito a giustificare Sua Eccellenza. Entrammo nella sala bassa dove cera tutto
loccorrente per scrivere; ma la corda aveva talmente ferito Marcello al braccio e alla mano che pot scrivere soltanto queste
poche parole: S ho tradito il mio signore; s gli ho rubato lonore!
Il duca leggeva man mano che Marcello scriveva. A quel punto si lanci suMarcello e gli diede tre pugnalate che gli tolsero
la vita. Diana Brancaccio era l a tre passi pi morta che viva senza dubbio pentendosi mille e mille volte di quel che aveva
fatto.
Donna indegna desser nata da nobile famiglia esclam il ducae unica causa del mio disonore cui hai lavorato per servire
i tuoi disonesti piaceri bisogna che ti ricompensi di tutti i tuoi tradimenti. Dicendo queste parole la prese per i capelli e le
seg il collo con un coltello. La sventurata vers un mare di sangue e infine cadde morta.
Il duca fece gettare i due cadaveri in una cloaca vicino alla prigione.
Il giovane cardinale Alfonso Carafa figlio del marchese di Montebello lunico di tutta la famiglia che Paolo IV
avesse tenuto presso di s credette di dovergli raccontare questavvenimento. Il papa rispose solo con queste parole: E della
duchessa cosa ne hanno fatto?
Tutti pensarono a Roma che queste parole dovessero comportare la morte della sventurata donna. Ma il duca non poteva
risolversi a questo grande sacrificio sia perch ella era incinta sia a causa dellimmenso affetto che un tempo aveva nutrito
per lei.
Tre mesi dopo il grande atto di virt che il santo papa Paolo IV aveva compiuto separandosi da tutta la sua famiglia egli
cadde malato; e dopo altri tre mesi di malattia spir il 18agosto 1559.41
Il cardinale scriveva lettere su lettere al duca di Palliano ripetendogli di continuo che il loro onore esigeva la morte della
duchessa. Vedendo che il loro zio era morto e non sapendo quale sarebbe stato il pensiero del nuovo papa voleva che tutto
fosse finito al pi presto.
Il duca uomo semplice buono e assai meno scrupoloso del cardinale nelle questioni donore non poteva decidersi allestremo
terribile passo che si esigeva da lui. Ricordava che anche lui aveva commesso molte infedelt verso la duchessa senza darsi
la minima pena di nascondergliele e che tali infedelt potevano aver spinto alla vendetta una donna cos altera. Al momento
stesso di entrare in conclave dopo aver ascoltato la messa e ricevuto la santa comunione il cardinale gli scrisse ancora che si
sentiva tormentato perquesti continui rinvii e che se il duca non si decideva finalmente a ci che lonore della casata esigeva
egli non si sarebbe pi occupato dei suoi affari e non avrebbe mai cercato di essergli utile n nel conclave n presso il nuovo
papa. Un motivo estraneo al punto donore contribu forse a far decidere il duca. Bench la duchessa fosse strettamente
sorvegliata trov a quanto dicono il modo di far sapere a Marcantonio Colonna nemico mortale del duca cui era stato dato il
ducato di Palliano che se Marcantonio avesse trovato il mezzo di salvarle la vita e di liberarla lei da parte sua gli avrebbe
reso il possesso della fortezza di Palliano comandata da un uomo che le era devoto.
Il 28 agosto 1559 il duca mand a Gallese due compagnie di soldati. Il 30 don Leonardo del Cardine parente del duca e don
Ferrante conte dAlife fratello della duchessa arrivarono a Gallese e si recarono negli appartamenti della duchessa per
toglierle la vita. Le annunciarono la morte; ella apprese la notizia senza il minimo turbamento. Volle innanzi tutto confessarsi
e ascoltare la santa messa. Poi mentre i due signori le si avvicinavano osserv che non erano daccordo fra loro. Chiese se
avessero un ordine del duca suo marito per metterla a morte.
S signora rispose don Leonardo.
La duchessa chiese di vederlo; don Ferrante glielo mostr.
(Trovo nel processo del duca di Palliano la deposizione dei monaci che assisterono a questo terribile avvenimento. Tali
deposizioni sono molto superiori a quelle degli altri testimoni il che deriva mi sembra dal fatto che i monaci erano privi di
timore parlando davanti al tribunale mentre tutti gli altri testi erano stati pi o meno complici del loro padrone.)
Frate Antonio da Pavia cappuccino depone in questi termini:
Dopo la messa in cui aveva ricevuto devotamente la santa comunione e mentre noi la confortavamo il conte dAlife fratello
della signora duchessa entr nella stanza con una corda e una bacchetta di nocciolo grossa come un pollice lunga circa
mezzo braccio. Copr gli occhi della duchessa con un fazzoletto e lei con gran sangue freddo se lo tir di pi sugli occhi per
non vederlo. Il conte le mise la corda al collo; ma siccome non andava bene gliela tolse e si allontan di qualche passo; la
duchessa sentendolo muoversi si tolse il fazzoletto dagli occhi e disse: Ebbene! che facciamo?
Il conte rispose:
La corda non andava bene vado a prenderne unaltra per non farvi soffrire.
Dicendo queste parole usc; poco dopo torn nella stanza con unaltra corda le sistem di nuovo il fazzoletto sugli occhi le
rimise la corda al collo e facendo penetrare la bacchetta nel nodo la fece girare e strangol la sorella.
Tutto si svolse da parte della duchessa assolutamente sul tono di una normale conversazione.
Frate Antonio di Salazar altro cappuccino termina la sua deposizione con queste parole: Volevo allontanarmi dal
baldacchino per scrupolo di coscienza per non vederla morire; ma la duchessa mi disse: Non andar via da qui per amor di
Dio.
(Qui il monaco racconta le circostanze della morte proprio come le abbiamo riferite or ora.) E aggiunge: Ella mor da
buona cristiana ripetendo spesso: Credo credo.
I due monaci che a quanto sembra avevano ottenuto dai loro superiori la necessaria autorizzazione ripetono nelle loro
deposizioni che la duchessa protest sempre la sua perfetta innocenza in tutti i colloqui con loro in tutte le sue confessioni e
particolarmente in quella che precedette la messa in cui ella ricevette la santa comunione. Se fosse stata colpevole con
quellatto dorgoglio si sarebbe dannata allinferno.
Durante il confronto di frate Antonio da Pavia cappuccino con don Leonardo del Cardine il frate dichiar: Il mio compagno
disse al conte che sarebbe stato bene attendere che la duchessa partorisse; incinta di sei mesi aggiunsenon bisogna
perdere lanima del povero piccolo sventurato che porta in seno bisogna poterlo battezzare.
Al che il conte dAlife rispose:
Sapete che debbo andare a Roma e non voglio comparirvi con questa maschera sul viso (con questaffronto invendicato).
Appena la duchessa mor i due cappuccini insistettero perch fosse aperta immediatamente per poter impartire il battesimo al
bambino; ma il conte e don Leonardo non ascoltarono le loro preghiere.
Il giorno seguente la duchessa fu sepolta nella chiesa locale con una specie di cerimonia funebre (ho letto il processo
verbale). Questavvenimento che si venne subito a risapere fece poca impressione perch era atteso da molto tempo; pi
volte la notizia della sua morte era stata annunciata a Gallese e a Romae del resto un assassinio fuori citt e in un periodo di
sede vacante non aveva niente di straordinario. Il conclave che segu la morte di Paolo IV fu molto tempestoso non dur
meno di quattro mesi.42
Il 26 dicembre 1559 il povero cardinale Carlo Carafa fu obbligato a concorrere allelezione di un cardinale sostenuto dalla
Spagna e che di conseguenza non avrebbe potuto rifiutare nessuna delle sanzioni che Filippo II avrebbe richiesto contro di
lui cardinal Carafa. Il neo eletto assunse il nome di Pio IV.
Se il cardinale non fosse stato in esilio al momento della morte di suo zio sarebbe stato larbitro dellelezione o almeno in
grado dimpedire la nomina di un nemico.
Poco dopo il cardinale fu arrestato e cos pure il duca; lordine di Filippo II era evidentemente di farli morire.
Dovettero rispondere a quattordici capi daccusa. Furono interrogati tutti coloro che potevano far luce su questi quattordici
capi. Il processo molto ben fatto composto da due volumi in-folio che ho letto con molto interesse perch ad ogni pagina vi
si incontrano particolari di costume che gli storici non hanno ritenuto degni della maest della storia.
Ho notato dettagli molto pittoreschi su un tentato assassinio diretto dalla fazione spagnola contro il cardinal Carafa allora
ministro onnipotente.
Del resto lui e suo fratello furono condannati per delitti che non sarebbero stati tali per nessun altro ad esempio aver dato la
morte allamante di una donna infedele e alla donna stessa. Qualche anno dopo il principe Orsini spos la sorella del
granduca di Toscana la credette infedele e la fece avvelenare con il consenso del granduca suo fratello proprio in Toscana e
mai la cosa gli fu imputata a delitto. Molte principesse di casa de Medici sono morte cos.
Quando il processo dei due Carafa fu terminato ne fu fatto un lungo riassunto che a varie riprese fu esaminato da
congregazioni di cardinali. troppo evidente che una volta convenuto di punire con la morte lomicidio che vendicava
ladulterio un genere di delitto di cui la giustizia non si occupava mai il cardinale era colpevole daver perseguitato suo
fratello perch commettesse il crimine cos come il duca era colpevole daverlo fatto eseguire.
Il 3 marzo 1561 papa Pio IV tenne un concistoro che dur otto ore alla fine del quale pronunci la sentenza contro i Carafa in
questi termini: Prout in schedula. (Sia fatto come richiesto.) La notte del giorno seguente il giudice fiscale mand a Castel
SantAngelo il bargello per far eseguire la sentenza di morte contro i due fratelli Carlo cardinal Carafa e Giovanniduca di
Palliano. Cos fu fatto. Ci si occup prima del duca. Egli fu trasferito da Castel SantAngelo alle prigioni di Tordinona dove
tutto era pronto; e fu l che il duca il conte d Alife e don Leonardo del Cardine ebbero mozzata la testa.
Il duca affront quel terribile momento non solo come un cavaliere di nobile nascita ma anche come un cristiano pronto a
sopportare ogni cosa per amore di Dio. Rivolse belle parole ai suoi due compagni per esortarli alla morte; poi scrisse a suo
figlio.
Il bargello torn a Castel SantAngelo e annunci la morte al cardinal Carata dandogli soltanto unora per prepararsi. Il
cardinale mostr una grandezza danimo superiore a quella di suo fratello in quanto parl di meno; le parole sono sempre
una forza che si cerca fuori di se stessi. Fu sentitopronunciare a bassa voce solo queste parole al terribile annuncio:
Io morire! O papa Pio! o re Filippo!
Si confess; recit i sette salmi della penitenza poi si sedette su una sedia e disse al carnefice: Fate.
Il carnefice lo strangol con un cordone di seta che si ruppe; bisogn ricominciare due volte. Il cardinale guard il carnefice
senza degnarsi di pronunciare una parola.
(Nota aggiunta)
Pochi anni dopo il santo papa Pio V fece rivedere il processo che venne cassato; il cardinale e suo fratello furono reintegrati
in tutti gli onori e il procuratore generale che pi dogni altro aveva contribuito alla loro morte fu impiccato. Pio V ordin la
soppressione del processo; tutte le copie esistenti nelle biblioteche furono bruciate; fu proibito conservarle sotto pena di
scomunica; ma il papa non pens che lui stesso ne aveva una nella propria biblioteca ed su questa che sono state fatte tutte
le copie che si vedono oggi.
LA BADESSA DI CASTRO

CONTROLLARE SE LE
Palermo15 settembre 1838

INTRODUZIONI SONO
SEMPRE COS INTERESSANTI
E SE S, RIUNIRLE IN UN
UNICO DOCUMENTO WORD
I
Il melodramma che tanto spesso ha portato sulla scena i briganti italiani del Cinquecento e tutti quelli che hanno parlato di
loro senza conoscerli e ne hanno data finora unidea completamente sbagliata. In generale si pu dire che quei briganti
rappresentarono lopposizione ai governi atroci che in Italia succedettero alle repubbliche medievali.
Il nuovo tiranno era stato di solito il cittadino pi ricco della scomparsa repubblica e abbelliva la citt di chiese magnifiche e
di splendidi quadri per conquistare il favore del popolino. il caso dei Polentini di Ravenna dei Manfredi di Faenza dei
Riario di Imola dei Cane di Verona dei Bentivoglio di Bologna dei Visconti di Milano e per finire dei43
meno bellicosi e pi ipocriti di tutti i Medici di Firenze. Nessuno tra gli storici di quei piccoli stati ha osato raccontare gli
innumerevoli avvelenamenti e delitti ordinati da quei tirannelli tormentati dalla paura: tali autorevoli storici erano al loro
soldo. Tenete conto che ogni tiranno conosceva personalmente ogni repubblicano da cui si sapeva detestato (Cosimo
granduca di Toscana ad esempio conosceva lo Strozzi)che molti di quei tiranni finirono assassinati e capirete gli odi profondi
leterna diffidenza che diedero tanto animo agli italiani del Cinquecento e tanto ingegno ai loro artisti. Noterete come queste
grandi passioni abbiano impedito la nascita di quel pregiudizio piuttosto ridicolo chiamato onore ai tempi di Madame de
Svign che consiste soprattutto nel sacrificare la propria vita per servire il signore di cui si sudditi dalla nascita e per
piacere alle dame. Nel Cinquecento in Francia lattivit e il vero merito di un uomo potevano mettersi in luce e attirare
lammirazione solo mediante azioni coraggiose sul campo di battaglia o in duello e siccome alle donne piace il coraggio e
soprattutto laudacia esse divennero giudici supremi del valore maschile. Nacque allora la galanteria che port
allannientamento di tutte le passioni e persino dellamore a vantaggio di quel crudele tiranno a cui tutti obbediamo: la
vanit. I re protessero la vanit e con ragione; cos le onorificenze ebbero un potere incontestato.
In Italia un uomo poteva distinguersi per meriti di ogni genere per il modo con cui maneggiava la spada o per le scoperte
fatte in antichi manoscritti come Petrarca idolo del suo tempo;e una donna del Cinquecento amava un uomo erudito in lettere
greche quanto avrebbe potuto amare un uomo celebre per la bravura militare e forse anche di pi. Fu unepoca di passioni e
non di consuetudine alla galanteria.
Ecco la grande differenza tra Italia e Francia ecco perch lItalia ha visto nascere un Raffaello un Giorgione un Tiziano un
Correggio mentre la Francia produceva tutti quei bravi capitani del XVI secolo perfettamente sconosciuti oggi pur avendo
ciascuno di loro ucciso un gran numero di nemici. Perdonatemi queste crude verit.
Comunque sia le vendette atroci e necessarie dei tiranni italiani del Medioevo fecero conquistare ai briganti il cuore dei
popoli. I briganti erano odiati quando rubavano cavalli grano denaro in una parola quanto occorreva loro per vivere; ma in
fondo il cuore dei popoli era dalla loro parte; e le ragazze del villaggio preferivano a tutti gli altri il giovane che una volta
almeno nella vita era stato costretto ad andare alla macchia e a rifugiarsi dai briganti in seguito a qualche imprudenza
commessa.
Anche ai giorni nostri tutti temono di imbattersi nei briganti ma li commiserano quando vengono puniti.
Perch questo popolo cos sagace cos ironico che ride di quanto viene pubblicato sotto la censura dei padroni legge
abitualmente poesie che narrano con fervidi accenti la vita dei briganti pi rinomati. Il lato eroico di queste storie fa vibrare
la sua fibra di artista cos vivace nelle classi basse e poi tanto stanco delle lodi ufficiali tributate a certe persone da
commuoversi per tutto ci che in questo campo non ufficiale. Bisogna sapere che in Italia il popolino soffre di cose di cui il
viaggiatore non si accorgerebbe mai anche se vivesse dieci anni in questo paese. Per esempio quindici anni fa prima che la
saggezza dei governi sopprimesse il brigantaggio non era raro che i briganti con le loro imprese punissero le iniquit dei
governatori di citt minori. Quei governatori magistrati assoluti con una paga di non pi di venti scudi al mese sono
naturalmente agli ordini della famiglia pi influente del posto che con questo semplice mezzo perseguita i propri nemici. I
briganti non riuscivano sempre a punire quel piccoli despoti di governatori ma almeno si prendevano gioco di loro e li
sfidavano: non poco agli occhi di questo spiritoso popolo. Un sonetto satirico lo consola di tutti i mali ma mai dimentic
unoffesa. Ecco unaltra differenza capitale fra lItaliano e il Francese.
Nel Cinquecento quando il governatore di un borgo condannava a morte un poveretto preso di mira dalla famiglia pi
potente spesso si vedevano i briganti attaccare la prigione e cercar di liberare loppresso. Dal canto suo la famiglia potente
non fidandosi troppo degli otto o dieci soldati governativi incaricati di far la guardia alla prigione arruolava
temporaneamente a sue spese un drappello di soldati. Questi ultimi chiamati bravi bivaccavano nei dintorni della prigione e
si incaricavano di scortare fino al patibolo il povero diavolo di cui era stata comprata la morte. Se in seno alla famiglia
potente cera un giovane egli si metteva alla testa di quei soldati improvvisati. Una civilt in queste condizioni fa gemere la
morale lo ammetto. Ai nostri giorni c il duello la noia e i giudici non si lasciano corrompere; ma quelle usanze
cinquecentesche erano straordinariamente adatte a creare uomini degni di questo nome.
Molti storici lodati ancora oggi dalla monotona letteratura accademica hanno cercato di nascondere questo stato di cose che
intorno al 1550 tempr tanti grandi caratteri. A quei tempi tali prudenti menzogne furono ricompensate con tutti gli onori di
cui potevano disporre i Medici di Firenze gli Este di Ferrara i vicer di Napoli ecc.
Un povero storico il Giannone ha tentato di svelare la verit ma avendo osato dirne solo una piccolissima parte e avendo per
di pi adoperato formule dubitative e oscure risultato noiosissimo ed anche finito in prigione dove morto a ottantadue
anni il 7 marzo 1758.
La prima cosa da fare se si vuol conoscere la storia dItalia evitare di leggere gli autori generalmente approvati: nessuno
meglio di loro conosceva il prezzo della menzogna nessuno pi di loro ne sapeva ricavare lauti compensi.
Le prime storie che sono state scritte in Italia dopo la gran barbarie del IX secolo menzionano gi i briganti anzi ne parlano
come se esistessero da tempo immemorabile. Guardate la raccolta del Muratori. Quando disgraziatamente per il bene
pubblico per la giustizia per il buon governo ma fortunatamente per le arti le repubbliche del Medioevo furono oppresse i
repubblicani pi energici coloro che amavano la libert pi di quanto lamassero i loro concittadini si rifugiarono nei boschi.
Naturalmente il popolo vessato comera dai Baglioni dai Malatesta dai Medici e cos via amava e rispettava i loro nemici. Le
crudelt dei tirannelli che succedettero ai primi usurpatori le crudelt per esempio di Cosimo primo granduca di Firenze che
faceva assassinare i repubblicani rifugiatisi persino a Venezia persino a Parigi procur nuove reclute ai briganti. Per parlare
solo dei tempi in cui visse la nostra eroina intorno al 1550 Alfonso Piccolo miniduca di Monte Mariano e Marco Sciarra
guidavano con successo bande armate che nei dintorni di Albano sfidavano i soldati del papa a quei tempi molto valorosi.
Il campo di azione di quei famosi capi ancor oggi ammirati dal popolo andava dal Po e dalle paludi di Ravenna fino ai boschi
che allora coprivano il Vesuvio. La foresta della Faggiola celebre per le loro imprese a cinque leghe da Romasulla strada di
Napoli era il quartier generale di Sciarra che durante il pontificato di Gregorio XIII riun a volte parecchie migliaia di soldati.
La storia particolareggiata di questo celebre brigante sembrerebbe incredibile alla generazione attuale perch non si
riuscirebbero mai a capire le motivazioni dei suoi atti. Solo nel 1592 venne sconfitto. Quando si vide in condizioni disperate
tratt con la repubblica di Venezia e pass al suo servizio con i soldati pi fedeli o se vogliamo pi colpevoli. In seguito alle
proteste del governo romano Venezia che aveva firmato un trattato con Sciarra lo fece assassinare e mand i suoi bravi
soldati a difendere lisola di Candia contro i Turchi. Ma la saggia Venezia sapeva che a Candia si era diffusa una terribile
pestilenza e in pochi giorni i cinquecento soldati che Sciarra aveva portato con s al servizio della repubblica si ridussero a
sessantasette.
La foresta della Faggiola i cui alberi giganteschi coprono un antico vulcanofu lultimo teatro delle imprese di Marco Sciarra.
Tutti i viaggiatori vi diranno che il posto pi bello di quella mirabile campagna romana il cui tenebroso aspetto sembra
fatto apposta per la tragedia. Essa incorona di un verde cupo le cime del monte Albano.
Uneruzione vulcanica anteriore di molti secoli alla fondazione di Roma ha dato origine a questa montagna.
Essa sorse in unepoca precedente a tutte le storie in mezzo alla vasta pianura che un tempo si stendeva dagli Appennini al
mare. Monte Cavi che si innalza circondato dalle cupe ombre della Faggiola ne il punto culminante; si vede da tutte le parti
da Terracina e da Ostia come da Roma e da Tivoli e sono i colli di Albano ora coperti di palazzi che chiudono verso
mezzogiorno quellorizzonte di Roma cos celebre agli occhi dei viaggiatori. Un convento di frati neri ha preso il posto in
cima a Monte Cavidel tempio di Giove Fenetriodove ipopoli latini venivano a celebrare sacrifici collettivi e a rinsaldare i
vincoli di una specie di federazione religiosa.Protetto dallombra di splendidi castagniil viaggiatore giungein poche oreai
colossali ruderi del tempio di Giove; manellombra scuracos gradevole in quel climaancora oggi egli guarda inquieto nel
fitto della foresta; ha paura deibriganti. Arrivati in cima al Monte Cavisi accende un fuoco tra i ruderi del tempioper
preparare il cibo. Da quelpunto che domina tutta la campagna romana si vedea ponenteil mare che sembra a due passibench
disti tre o quattroleghe; si distinguono le pi piccole barchette; con un cannocchialeanche debolesi contano gli uomini che
vanno a Napolicol vapore. Da tutti gli altri latila vista spazia su una magnifica pianura che termina a levante con
lAppenninosopraPalestrinae a nord con San Pietro e gli altri grandi edifici romani. Siccome Monte Cavi non molto
altolocchiodistingue i minimi particolari di questo luogo sublime che potrebbe fare a meno di illustrazione storicae tuttavia
ognigruppo di alberiogni pezzo di muro in rovina che si scorge nella pianura o sulle pendici della montagnaricorda una
diquelle battaglienarrate da Tito Liviomirabili per patriottismo e coraggio.
Ancora oggiper arrivare agli imponenti ruderi del tempio di Giove Fenetrioche ora fanno da muro di cinta allorto dei frati
nerisi pu prendere la via trionfalepercorsaun tempo dai primi re di Roma. lastricata di pietre di forma molto regolaree ce
ne sono lunghi frammentiin mezzo alla forestadella Faggiola.
Sullorlo del cratere spento cheora riempito di unacqua limpidadiventato il grazioso lago di Albanodi cinque o sei miglia di
circonferenzacos profondamente incassato nellaroccia lavicasi trovava Albamadre di Roma che la politica romana distrusse
fin dai tempi dei primi re. Ma le sue rovineesistono ancora. Qualche secolo dopoa un quarto di miglio da Albasul versante
della montagna che guarda il maresorta Albanola citt modernache per separata dal lago da una cortina di rocce che
nascondono il lago alla citte la citt al lago. Quando la si scorge dalla pianurai suoi edifici bianchi si stagliano contro la
chioma nera e profondadella foresta cara ai briganti e continuamente citatache fa da corona alla montagna vulcanica.
Albanoche conta oggi cinque o seimila abitantinon ne aveva neppuretremila nel 1540quando prosperava nei primi ranghi
della nobilt la potente famiglia Campireali di cui ciaccingiamo a raccontar le sventure.
Traduco questa storia da due voluminosi manoscrittiuno romanolaltrofiorentino. Mi sono arrischiato a riprodurne lo
stilesimile a quello delle nostre vecchie leggende. Mi sembrato che quello cos fine e misurato dellepoca attuale sarebbe
andato poco daccordo con le azioni narrate esoprattutto con le riflessioni degli autori. Essi scrivevano intorno allanno 1598.
Invoco lindulgenza del lettore per loro eper me.
II
Dopo aver narrato tante tragiche storie dice lautore del manoscrittofiorentinoterminer con quella che fra tuttemi fa pi
pena raccontare. Parler della famosa badessa delconvento della Visitazione a CastroElena di Campirealiil cui processo e la
cui morte fecero tanto parlare laltasociet romana e italiana. Gi verso il 1555i briganti spadroneggiavano nei dintorni di
Romae i magistrati erano vendutialle famiglie potenti. Nel 1572anno del processoGregorio XIII Buoncompagni sal sul trono
di San Pietro. Quelsanto pontefice riuniva in s tutte le virt apostolichema al suo governo civile si possono rimproverare
alcunedebolezze: non seppe n scegliere giudici onesti n reprimere il brigantaggio; si addolorava per i delittima non
sapevapunirli. Gli sembrava di prendersi una responsabilit terribile infliggendo la pena di morte. Come risultato diquesto
suo atteggiamentoun numero quasi infinito di briganti popolava le strade che portano alla citt eterna. Perviaggiare con una
certa sicurezza bisognava essere loro amici. La foresta della Faggiolaa cavallo della strada diNapoli che passa per Albanoera
da tempo il45
quartier generale di un governo ostile a quello di Sua Santite moltevolte Roma fu costretta a trattareda potenza a potenzacon
Marco Sciarrauno dei re della foresta. La forza di queibriganti consisteva nellessere benvoluti dai contadini del luogo.
La graziosa citt di Albanocos vicina al quartier generale deibrigantivide nascerenel 1542Elena di Campireali. Suo padre
era considerato il pi ricco patrizio del paeseeinvirt di ciaveva potuto sposare Vittoria Carafache possedeva vasti terreni
nel regno di Napoli. Potrei citarequalche vecchio che ancora in vitae ha conosciuto bene Vittoria Carafa e sua figlia.
Vittoria fu un modello diprudenza e di intelligenzamamalgrado il suo genionon pot impedire la rovina della famiglia.
Strano! Le terribilisventure che saranno il triste argomento del mio racconto non possonoalmeno mi sembraessere imputatein
particolareanessuno dei personaggi che mi accingo a presentare al lettore: vedo molti sventuratimain veritnon possotrovare
colpevoli. Unestrema bellezza e unanima tenera erano due grandi pericoli per la giovane Elena e unattenuante per ilsuo
innamoratoGiulio Branciforteproprio come lassoluta mancanza di acume di monsignor Cittadinivescovo di
Castropualmeno fino a un certo punto scusarlo. Egli doveva la sua rapida ascesa nella carriera degli onoriecclesiastici
allonest della sua condottae soprattutto allaspetto pi nobile e al volto pi regolarmente bello chesia dato di incontrare.
Trovo scritto di lui che non si poteva vederlo senza amarlo.
Siccome non voglio adulare nessunonon nasconder che un santo frate delconvento di Monte Caviche spesso era stato
sorpresonella cellasollevato di parecchi piedi dalsuolocome San Paolosenza che niente altro che la grazia divina potesse
sostenerlo in quella posizione straordinariaavevapredetto al signore di Campireali che la sua famiglia si sarebbe spenta con
luiche avrebbe avuto due soli figli e cheentrambi sarebbero periti di morte violenta. Fu per questa predizione che egli non
pot sposarsi in paese e che and acercar fortuna a Napolidove ebbe la buona sorte di trovare grandi beni e una donna
capaceper la sua intelligenzadi mutarelavverso destinose mai una tale cosa fosse possibile. Il signore di Campireali era
reputato uomo onestissimo ecaritatevolema non aveva nessuna attitudinee cos a poco a poco smise di abitare a Roma e fin
per passare quasi tutto lannonel palazzo di Albano. Si dedicava alla coltivazione delle sue terresituate in quella ricca pianura
che si stendetra la citt e il mare. Per consiglio della moglie diede uneducazione perfetta al figlio Fabiogiovane
orgogliosissimo deisuoi natalie alla figlia Elenavero e proprio miracolo di bellezzacome attesta ancora oggi il suo ritratto
nellacollezione Farnese. Dopo aver cominciato a scrivere la sua storiasono andato a palazzo Farneseper contemplare
laspettomortale che il cielo aveva dato a quella donna il cui fatale destino fece tanto scalpore ai suoi tempie ancora oggi ha
unposto nella memoria degli uomini. Il volto di un ovale allungatola fronte spaziosai capelli sono biondo scuro. Lasua
fisionomia piuttosto lieta; ella ha grandi occhi dallespressione profonda e sopracciglia castane perfettamente arcuate.Le
labbra sono sottilissime e il loro contorno sembra disegnato dal famoso pittore Correggio. Contemplata in mezzoai ritratti
che la circondanonella galleria Farnesesembra una regina. Accade di rado che unespressione lietasi accompagni alla
regalit.
Dopo aver passato otto interi annicome convittricenel convento dellaVisitazione della citt di Castroora distruttadove
venivano mandatea quei tempile figlie di quasi tutti iprincipi romaniElena ritorn al paese natale non senza lasciare in offerta
un magnifico caliceper laltare maggioredella chiesa. Appena fu di ritorno ad Albanosuo padre fece venire da
Romapromettendogli una lauta pensioneil celebrepoeta Cechinogi molto anziano; questi adorn la memoria di Elena dei pi
bei versi del divino Virgilio e dei suoifamosi discepoli PetrarcaAriosto e Dante.
A questo punto il traduttore deve saltare una lunga dissertazione sullagloria che il Cinquecento attribuiva a ognuno di questi
poeti. Probabilmente Elena sapeva il latino. I versi che lefacevano imparare parlavano damoredi un amore che ci
sembrerebbe molto ridicolo se lo incontrassimo nel 1839 intendodire lamore appassionato che si nutre di grandi sacrificipu
vivere solo avvolto di mistero e rasenta sempre lepi atroci disgrazie.
Tale era lamore che a Elenaappena diciassettenneseppe ispirare GiulioBranciforte. Era un suo vicino poverissimoe abitava
in una casupola costruita nella montagnaa un quartodi lega dalla cittin mezzo alle rovine di Alba e sullorlo di un precipizio
di centocinquanta pieditappezzato derbache circonda il lago. Quella casupola contigua alle cupe e magnifiche ombre della
foresta della Faggiola fu poiabbattutaquando venne costruito il convento di Palazzuola. Tutto ci che quel povero giovane
possedeva era un aspettovivace e sveglio e la spensieratezza sincera con cui sopportava la cattiva sorte. In suo favore si
poteva al massimo direche aveva un volto espressivosenza essere bello. Ma aveva fama di aver combattuto valorosamente al
comando del principeColonna e tra i suoi braviin due o tre imprese molto rischiose. Bench fosse poverobench non fosse
belloeraper le ragazze di Albanoil cuore pi ambito da conquistare. Ovunque ben accoltoGiulio Branciforte aveva avuto
solofacili amorifino al momento in cui Elena torn dal convento di Castro.
Quandopoco dopoil grande poeta Cechino si trasfer da Roma nel palazzoCampirealiper insegnare le belle lettere a quella
fanciullaGiulioche lo conoscevagli indirizz unpoemetto in latinoesaltando la fortuna che aveva la sua vecchiaia di vedere s
begli occhi fissarsi nei suoie unanimo cos puro esser felice quando egli si degnava di approvarne i pensieri. La gelosia e il
dispetto delle ragazzeoggettodelle sue attenzioni prima del ritorno di Elena resero presto inutili tutte le precauzioni da lui
prese per celare unapassione nascente e devo dire che quellamore tra un ragazzo di ventidue anni e una ragazza di
diciassette non fufindalliniziovissuto come la prudenza avrebbe consigliato. Non erano ancora trascorsi tre mesiquando il
signore diCampireali si avvide che Giulio Branciforte passava troppo spesso sotto le finestre del suo palazzo (che si vede
ancora amet della grande strada che sale al lago).
La franchezza e la rudezzaconseguenze naturali della libert ammessa dallerepubblichee labitudine alle passioni schiettenon
ancora represse dai costumi monarchicisimanifestarono apertamente nella prima mossa del46
signore di Campireali. Il giorno stesso in cui fu colpito dalle frequentiapparizioni del giovane Brancifortelapostrof in
questi termini:
Come osi passare di continuo davanti a casa mia e lanciare occhiateimpertinenti verso le finestre di mia figliatu che non hai
neppure un vestito per coprirtiSe non temessi che ilmio gesto fosse mal interpretato dai vicini ti darei tre zecchini doroper
andare a Roma a comprarti una tunica pidecente. Cos almeno i miei occhi e quelli di mia figlia non sarebbero oltraggiati
dalla vista dei tuoi stracci.
Il padre di Elena certamente esagerava: i vestiti del giovane Branciforte nonerano straccipiuttosto erano fatti con tessuto
andante; ma bench pulitissimi e ben spazzolatibisognaammettere che apparivano consunti. Giulio rimase cos
profondamente ferito dai rimproveri del signore di Campireali chedigiornonon si fece pi vedere davanti a casa sua.
Come abbiamo dettole due arcateresti di una antico acquedottocheservivano da muri maestri alla casa costruita dal padre di
Branciforte e da lui lasciata al figlioerano adappena cinque o seicento passi da Albano. Per scendere da quellaltura alla citt
modernaGiulio doveva passare davantial palazzo Campireali; Elena not presto lassenza di quello strano giovane cheal dire
delle amicheavevaabbandonato ogni altra relazioneper dedicarsi interamente alla felicit che sembrava provare nel
contemplarla.
Una sera destateverso mezzanottela finestra di Elena era apertalafanciulla respirava la brezza marina che arriva fin sulla
collina di Albanoper quanto una pianura di tre leghe lasepari dal mare. La notte era scurail silenzio profondosi sarebbe
sentita cadere una foglia. Elenaal davanzale dellafinestrapensava forse a Giulioquando scorse qualcosacome lala silenziosa
di un uccello notturnoche passava pianpianoproprio di fronte alla finestra. Si ritrasse spaventata. Non le venne neppure lidea
che quelloggetto potesse esserleporto da qualche passante; la sua finestraal secondo piano del palazzoera a pi di cinquanta
piedi da terra. Tutta untratto le parve di riconoscere un mazzo di fiori in quella strana cosa chenel silenzio profondopassava
e ripassava davantial davanzale a cui era affacciatail cuore le batt violentemente. Quel mazzo sembrava legato in cima a due
o tre diquelle canneche sono come lunghi giunchi simili al bambche crescono nella campagna romana e arrivano fino a
ventio trenta piedi di altezza. Per via delle canne troppo flessibili e della brezza piuttosto forteGiulio avevadifficolt a
mantenere il mazzo proprio di fronte alla finestra dove pensava che Elena stesse affacciatadaltra parte la notte eracos buia
che dalla strada non si riusciva a vedere fino a quellaltezza. Immobile davanti alla finestraElena eraprofondamente agitata.
Prendere quel mazzonon equivaleva a una confessione? Del resto essa non provava alcuno di queisentimenti che una simile
avventura farebbe nascereoggiin una fanciulla dellalta societpreparata alla vita dauna buona educazione. Dato che il padre
e il fratello Fabio erano in casail suo primo pensiero fu che il minimo rumoresarebbe stato seguito da un colpo di archibugio
diretto a Giulio ed ebbe piet del pericolo che correva quelpovero giovane. Il secondo pensiero fu chepur conoscendolo
pochissimoegli era lessere al mondo a cui volesse pi benedopo la famiglia. Finalmentedopo aver esitato qualche
minutoprese il mazzoetoccando i fiori in quel buiofittosent un biglietto attaccato a uno stelo; corse sullo scalone per leggerlo
al chiarore della lucerna accesa davantiallimmagine della Madonna. Imprudente! disse fra squando le prime righe
lebbero fatta arrossire di gioiase miscoprono sono perdutae questo povero giovane verr per sempre perseguitato dalla mia
famiglia. Torn in camera e accese illume. Fu un momento delizioso per Giulio chevergognoso della sua iniziativa e come
per nascondersinonostante lanotte fondasi era appiattito contro il tronco enorme di uno di quei lecci dalle forme bizzarre che
ancora oggi si vedono difronte al palazzo Campireali.
Nella letteraGiulio raccontava con la massima semplicit lumilianterimprovero che gli aveva rivolto il padre di Elena. E
verosono povero proseguiva e difficilmente potresteimmaginare fino a che punto. Ho soltanto la mia casache forse avrete
notato sotto i ruderi dellacquedotto di Albaintornoc un ortodove io stesso coltivo gli erbaggi di cui mi nutro. Posseggo
anche una vigna che affitto per trenta scudiallanno. In verit non so perch vi amocerto non posso proporvi di venire a
condividere la mia miseria. E tuttaviase non miamatela vita non ha per me pi valore; inutile dirvi che la darei mille volte
per voi. Eppureprima del vostroritorno dal conventoquesta vita non era infelice: anziera piena delle pi brillanti
fantasticherie. Cos posso dire che lavista della felicit mi ha reso infelice. Certo allora nessuno al mondo avrebbe osato
rivolgermi le frasi con cui vostropadre mi ha marchiato. Mi sarei fatto pronta giustizia col mio pugnale. Alloracol coraggio e
con le armimi sentivopari a tuttiniente mi mancava. Ora tutto completamente cambiato: conosco il timore. Ma basta
scrivereforse voi midisprezzate. Se invece avete piet di me nonostante le misere vesti che mi coprononoterete che tutte le
serequandosuona mezzanotte al convento dei Cappucciniin cima alla collinaio mi nasconder sotto il grande lecciodi fronte
alla finestra che fisso continuamente perch penso sia quella della vostra camera. Se non mi disprezzate comevostro
padregettatemi un fiore staccato dal mazzoma state attenta che non finisca su un cornicione o un balcone delpalazzo.
Questa lettera fu letta e riletta; intanto gli occhi di Elena si riempivanodi lacrime; contemplava con tenerezza quel magnifico
mazzo legato con un robustissimo filo di seta. Tent distrapparne un fiorema non ci riusc; poi fu colta dal rimorso. Per le
ragazze romanestrappare un fioremanomettere inqualunque modo un mazzo dato in segno damoresignifica mettere
quellamore a repentaglio. Essa per temeva cheGiulio si spazientissee corse alla finestra ma mentre si affacciavapens
improvvisamente di essere troppo visibilecon la lampada che illuminava tutta la camera. Elena non sapeva pi che segnale
fare; le sembrava che qualunquegesto avrebbe detto troppo.
Piena di vergognasi ritrasse svelta dalla finestra. Ma il tempo passava; adun trattole venne unidea che la gett in un
turbamento indicibile: Giulio avrebbe creduto che leicome suopadrelo disprezzava perch era povero!
Videappoggiato sul comodinoun pezzetto di marmo preziosolo annod nelfazzolettoe gett quel fazzoletto ai piedi del leccio
di fronte alla finestra. Poi fece a Giulio cenno di allontanarsi;sent che lui le obbedivaperchandandosene47
non cercava pi di soffocare il rumore dei passi. Quando egli ebbe raggiuntola vetta della cinta di roccia che separa il lago
dalle ultime case di AlbanoElena lo sent cantare parole damore; glifece allora dei cenni di salutoquesta volta meno
timidipoi si mise a rileggere la lettera.
Il giorno dopo e i giorni successivivi furono altre lettere e incontrisimili; madato che nei villaggi italiani ci si accorge di tutto
e Elena era di gran lunga il miglior partito del paeseil signore di Campireali venne avvertito che tutte le sere dopo la
mezzanotte la camera di sua figlia era illuminata ecosa ancor pi stranala finestra era apertaanzi Elena se ne stava al
davanzale come se non avesse alcun timore delle zanzare(insetti fastidiosissimi che rovinano le belle serate della campagna
romana. A questo punto devo invocare di nuovolindulgenza del lettore. Quando si tentati di conoscere le usanze dei paesi
stranieribisogna aspettarsi di trovareidee assurdediversissime dalle nostre). Il signore di Campireali prepar il suo archibugio
e quello del figlio. Laseramentre suonavano le undici e tre quarti avvert Fabioe tutti e due sgusciaronocercando di non far
rumoresulgrande balcone di pietraal primo piano del palazzoproprio sotto la finestra di Elena. I massicci pilastri
dellabalaustra di pietra li riparavano fino alla cintola dai colpi di archibugio che qualcuno avrebbe potuto sparare loro da
fuori. Suonmezzanotte; padre e figlio sentirono qualche lieve rumore sotto gli alberi che costeggiavano la via di fronte
alpalazzo; macon loro grande stuporela finestra di Elena non si illumin. Quella fanciullafino ad allora tantosemplice e che
sembrava una bambina per la vivacit del suo comportamentoaveva cambiato carattere da quando erainnamorata. Sapeva che
la minima imprudenza poteva compromettere la vita del suo amante; un signore potente come suopadrese avesse ucciso un
poveretto come Giulio Brancifortese la sarebbe cavata scomparendo per tre mesimagariandando a Napoliintanto gli amici di
Roma avrebbero sistemato la faccenda e tutto sarebbe finito con lofferta di unalampada dargento e di qualche centinaio di
scudi allaltare della Madonnaallora di moda. La mattinaa colazioneElena aveva capito dalla faccia del padre che qualcosa lo
rendeva furiosoeda come il padre la guardava quando credevadi non esser notatoaveva pensato che fosse in gran parte per
causa sua. Corse tosto a spargere un po di polveresul legno dei cinque magnifici archibugi che il padre teneva appesi vicino
al letto. E copr con un leggero strato dipolvere anche il pugnale e le spade. Per tutto il giorno fu di una allegria
sfrenatavagava senza posa per tutta la casadacima a fondo; si affacciava continuamente alle finestredecisa a fare a Giulio un
segnale negativose mai avesse avuto labuona sorte di scorgerlo. Ma inutilmente: il povero ragazzo era stato cos
profondamente umiliato dalle crudeli paroledel ricco signore di Campirealida non farsi pi vedere ad Albanodi giorno;
veniva solo la domenicaspinto dal dovereper la messa nella parrocchia. La madre di Elenache ladorava e non sapeva negarle
nientequel giorno usc con leitre voltema invano: Elena non vide Giulio.
Era disperata. E come si sent quandoandando a controllare verso sera learmi paternevide che due archibugi erano stati
caricati e che quasi tutti i pugnali e le spade erano stati maneggiati!La distraeva dalla sua mortale inquietudine solo lestrema
attenzione con cui badava a nascondere i suoi sospetti.Ritiratasi nella sua camera alle dieci di serachiuse a chiave la porta che
comunicava con lanticamera della madrepoi siappiatt contro la finestrasdraiandosi per terra per non essere vista da fuori.
facile immaginare con che ansia sentsuonare le ore; non pensava pi a rimproverarsi come spesso le accadevala rapidit con
cui si era innamorata di Giulioeche poteva renderla meno degna di amore agli occhi di lui. Quella giornata frutt al giovane
pi di quanto nonavrebbero fatto sei mesi di costanza e di giuramenti.
A che serve mentire si diceva Elena. Non lamo forse con tuttalanima?
Alle undici e mezzovide benissimo il padre e il fratello mettersi inagguato sul grande balcone di pietrasotto la sua finestra.
Due minuti dopo che fu suonata mezzanotte al convento deiCappuccinisent anche benissimo i passi del suo innamorato che
si ferm sotto il grande leccio; not con gioia cheil padre e il fratello sembravano non essersi accorti di niente. Ci voleva
lansiet dellamore per cogliere un rumorecos leggero.
Ora disse fra smi ucciderannoma bisogna ad ogni costo che nonscoprano la lettera di stasera; perseguiterebbero per
sempre il povero Giulio.
Si fece il segno della croce etenendosi con una mano alla ringhiera diferro della finestrasi affacci sporgendosi quanto pi
poteva verso la strada. Non era ancora passato unquarto di minutoquando il mazzoattaccato alla lunga cannale urt il braccio.
Essa lo afferrma nello staccarloprontamente dalla canna a cui era fissatofece batter quella canna contro il balcone di pietra.
Immediatamente vennerosparati due colpi di archibugioa cui segu un silenzio totale. Il fratello Fabio credendonel buioche
ci che avevabattuto violentemente contro il balcone fosse la fune lungo la quale Giulio scendeva dalla camera della
sorellaaveva fattofuoco verso il balcone di lei; il giorno dopo essa trov il segno della pallottola che si era schiacciata contro
il ferrodella ringhiera. Il signore di Campireali aveva sparato in stradadal balcone di pietraperch Giulionel trattenere lacanna
che stava per cadereaveva fatto un po di rumore. Giuliodal canto suo sentendo muovere sopra la sua testa avevaindovinato
quello che stava per succedere e si era messo al riparo sotto la sporgenza del balcone.
Fabio ricaric rapidamente larchibugiopoisenza dare ascolto al padrecorse in giardinoapr pian piano una porticina che dava
su una strada laterale e anda passi felpatia gettareunocchiata alle persone che passeggiavano sotto il balcone del palazzo.
In quel momento Giulioche quella sera era in buona compagniasi trovava aventi passi da luiincollato contro un albero.
Elenaaffacciata alla ringhiera e tutta trepida per il suoinnamoratointavola voce molto altauna conversazione col fratelloche
sentiva camminare in strada; gli chiese seavesse ucciso i ladri.
Non mi lascio ingannare dalla vostra perfida astuzia le gridquestultimo dalla strada che stava perlustrando a gran
passianzi preparatevi a piangereammazzer linsolente che osadare la scalata alla vostra finestra.
Quelle parole erano state appena pronunziate quando Elena sent la madrebussare alla porta della camera.
Allora si affrett ad aprirefingendo di meravigliarsi perch la porta erachiusa.48
Non fingere con meangelo mio le disse la madre; tuo padre furibondo e potrebbe uccidertivieni con me nel mio letto ese
hai una letteradammelala nasconder.
Elena le disse:
Prendi questo mazzola lettera nascosta tra i fiori.
La madre e la figlia erano appena a lettoquando il signore di Campirealirientr nella camera della moglie veniva dalloratorio
che aveva ispezionatobuttando tutto per aria. Elena fucolpita dal fatto che il padrepallido come uno spettroagiva con la
lentezza di chi ha gi preso una decisione. Sonomorta! si disse Elena.
Ci rallegriamo daver figli disse il padrepassando vicino al lettodella moglie per andare nella camera della
ragazzatremante di rabbia ma dando prova di un perfetto sangue freddo; cirallegriamo daver figli e invece dovremmo
spargere lacrime di sangue quando questi figli sono femmine. GranDio! dunque possibile! La loro leggerezza pu
disonorare un uomo che in sessantanni non ha offerto ilminimo appiglio alle chiacchiere.
Cos dicendo entr nella camera della figlia.
Sono perduta disse Elenaalla madrele lettere sono sotto ilpiedistallo del crocifissoaccanto alla finestra.
Subitola madre salt dal lettocorse dietro al marito e si mise agridargli frasi che lo facessero andare in bestia; ci riusc. Il
vecchio si infurie cominci a fracassare tuttonella camera della figliama la madre pot sottrarre le lettere senza esser vista.
Unora dopoquando il signore di Campirealiera rientrato nella sua cameraattigua a quella della mogliee in casa era tornata la
calmala madre disse alla figlia: Eccoti le letterenon voglio leggerlema pensa a quanto avrebbero potutocostarci! Fossi in
tele brucerei.
Vaidammi un bacio.
Elena ritorn nella sua camerasciogliendosi in lacrime; le parevadopo leparole maternedi non amare pi Giulio. Poi si
accinse a bruciare le lettere; ma prima di distruggerle vollerileggerle. E le rilesse tantoche il sole era gi alto nel cielo quando
si decise finalmente a seguire il salutare consiglio.
Il giorno dopoera una domenicaElena si incammin con la madre verso laparrocchia; per fortuna il padre non le segu. La
prima persona che scorse in chiesafu Giulio Branciforte.Con uno sguardo si assicur che non fosse ferito e si sent al colmo
della felicit; gli avvenimenti della notte lesembravano ormai lontani mille miglia. Aveva preparato cinque o sei bigliettini
con pezzi di vecchia cartasporca diterra bagnatacome capita di trovarne per terra in chiesa; quei biglietti contenevano tutti il
medesimo avvertimento: Avevano scoperto tutto. meno il suo nome. Che non si facesse pi vederenella via. Si verr qui
spesso.
Elena lasci cadere uno di quei pezzetti di carta; unocchiata avvertGiulio che lo raccolse e scomparve.
Rientrando a casaunora dopoessa trov sullo scalone del palazzo unframmento di carta che la colp perch assomigliava in
tutto e per tutto a uno di quelli che aveva usato al mattino.
Lo afferrsenza che neppure la madre si accorgesse di nientee lesse: Fra tre giorni torner da Romadove deve andare
assolutamente. Qualcunocanter in pieno giornoal mercatoin mezzo al baccano dei contadiniverso le dieci.
Quella partenza per Roma parve strana a Elena. Teme forse i colpi diarchibugio di mio fratello? si chiedeva con tristezza.
Lamore perdona tuttotranne lassenza volontariache ilpeggior supplizio. Invece di scorrere in beate fantasticherie e di
essere tutta occupata a soppesare le ragioni di amare ilproprio innamoratola vita agitata da dubbi atroci. Madopo
tuttoposso credere che non mi ami pi? andavaripetendosi Elena nei tre lunghi giorni che dur lassenza di Branciforte.
Tutta un tratto una gioia folle spazz via le suepene: il terzo giornolo vide passeggiare in pieno mezzogiornonella viadi
fronte al palazzo paterno. Aveva abiti nuovie bellissimi. Mai la nobilt del suo portamento e la franchezza spensierata e
ardita della sua fisionomia avevanoavuto maggior risalto; e maiprima di quel giornosi era parlato cos tanto della sua
povert. Gli uominiesoprattutto i giovani continuavano a ripetere quella parola crudele; le donnee soprattutto le ragazzenon
smettevano di lodareil suo bellaspetto.
Giulio passeggi per tutta la giornata in citt; sembrava volesse rifarsidei mesi di reclusione a cui la sua povert laveva
condannato. Come si addice a un innamoratoGiulio era benarmato sotto la tunica nuova. Oltre alla daga e al pugnaleaveva
indossato il giaco (una specie di lungocorpetto di maglia di ferromolto scomodo da portare ma capace di guarire i cuori
italiani da una triste malattia che in quelsecolo contagiava tutti gravementeparlo del timore di venir uccisi a un angolo di
strada da uno dei propri ben notinemici). Quel giornoGiulio sperava di scorgere Elenae poi gli ripugnava star solo con se
stesso nella sua casa isolata: edecco perch. Ranuccioun ex soldato del padredopo aver fatto dieci campagne con lui agli
ordini di diversi condottierieda ultimoagli ordini di Marco Sciarraaveva seguito il capitano quando questi era stato costretto
aritirarsi per le ferite. Il capitano Branciforte aveva le sue ragioni per non vivere a Roma; avrebbe corso il rischio di
incontrarei figli di uomini uccisi da lui; persino ad Albanonon aveva nessuna voglia di mettersi completamente alla
mercdellautorit legale. Invece di comprare o affittare una casa in cittprefer costruirsene una da dove potesseavvistare da
lontano i visitatori. Trov il posto ideale in mezzo alle rovine di Alba: di l potevasenza esser scorto da
visitatoriindiscretirifugiarsi nella foresta dove regnava il suo vecchio amico e capoil principe Fabrizio Colonna. Il
capitanoBranciforte non si curava minimamente dellavvenire del figlio. Quando si ritir dal servizioappenacinquantennema
coperto di feritecalcol di avere ancora una decina danni di vita euna volta costruita la casaspese ogni anno ildecimo di
quanto aveva ammucchiato nei saccheggi di citt e villaggi a cui aveva avuto lonore di partecipare.
Compr la vigna che rendeva a suo figlio trenta scudi lannoper risponderealla battuta maligna di un abitante di Albano che
gli aveva dettoun giorno in cui discuteva animatamente degliinteressi e dellonore della cittche49
spettava proprio a un ricco possidente come lui dar consigli agli anziani diAlbano. Il capitano compr la vignae annunzi che
ne avrebbe comprate ancora molte altre; poiincontrando quelmaligno in un luogo desertolo uccise con un colpo di pistola.
Dopo otto anni di questa vitail capitano mor; il suo aiutante di campoRanuccioadorava Giulio; perstanco di oziareriprese
servizio nella compagnia del principe Colonna. Andavaspesso a trovare suo figlio Giuliocome lo chiamavaealla vigilia di un
pericoloso assalto che il principe dovevasostenere nella fortezza della Petrellalo port a combattere con lui. Vedendolo molto
coraggioso:
Devi esser matto gli dissee anche ben sprovvedutoper vivere neipressi di Albano come lultimo e il pi povero dei suoi
abitantimentre con le tue imprese e il nome di tuo padrepotresti essere nelle nostre file un brillante soldato di venturae per di
pi far fortuna.
Queste parole continuavano a tormentare Giulio; sapeva il latinoinsegnatogli da un prete; madato che suo padre si era sempre
beffato di quanto diceva il pretea parte il latinononaveva assolutamente nessuna istruzione. In compensodisprezzato per la
sua povertisolato in una casa solitariaeraprovvisto di un certo buon senso cheper la sua originalitavrebbe stupito molti
dotti. Per esempioprima diinnamorarsi di Elenae senza sapere il perchpur amando moltissimo combattereprovava repulsione
per il saccheggio cheagliocchi del capitano suo padre e di Ranuccioera come la divertente farsa finale che segue la nobile
tragedia.Da quando amava Elenaquel buon senso acquisito grazie alle sue riflessioni solitarie era diventato per lui
unsupplizio. Quellanimaun tempo tanto spensierata non osava parlare con nessuno dei suoi dubbi ed era piena di passione e
diaffanno. Che cosa non avrebbe detto il signore di Campirealisapendo che era un soldato di ventura? Questavolta i suoi
rimproveri sarebbero stati fondati!
Giulio aveva sempre contato sul mestiere di soldatocome sicura risorsaquando avesse speso i soldi ricavati dalle catene doro
e dagli altri gioielli trovati nel forziere del padre. Giulionon si sarebbe fatto scrupolo a rapirelui cos poverola figlia del ricco
signore di Campirealipercha quei tempi ipadri disponevano dei loro beni come meglio credevanoe il signore di Campireali
poteva benissimo lasciare alla figliamille scudi in tutto. Altri problemi assillavano la mente di Giulio: in che citt avrebbe
portato la giovane Elenadopoaverla sposata e sottratta al padre? con che denaro lavrebbe fatta vivere?
Quando il signore di Campireali gli aveva rivolto il sanguinoso rimproveroche lo aveva tanto colpitoGiulio era rimasto per
due giorni in preda alla rabbia e al pi vivo dolore: nonpoteva decidersi n a uccidere linsolente vecchion a lasciarlo
vivere. Passava le notti a piangere; finalmentedecise di consigliarsi con Ranucciolunico amico che avesse al mondo; ma
lamico lavrebbe capito? Invano cerc Ranuccio pertutta la foresta della Faggiolafu costretto a spingersi sulla strada di
Napolioltre Velletridove Ranuccio capeggiavaunimboscata: stava aspettandocon la sua bandail generale spagnolo Ruiz
dAvalosche aveva stabilito di andare aRoma per via di terrasenza pensare che poco tempo primadavanti a molte
personeaveva parlato con disprezzo dei soldatidi ventura della compagnia Colonna. Ma quando il suo cappellano gli ricord
molto opportunamente quellacircostanzaRuiz dAvalos decise di fare armare una barca e andare a Roma per mare.
Appena il capitano Ranuccio ebbe sentito il racconto di Giulio:
Descrivimi esattamente gli dissequesto signore di Campirealiperch la sua imprudenza non costi la vita a qualche bravo
abitante di Albano. Quando sar finitain un modo onellaltrola faccenda che ci trattiene quite ne andrai a Roma dove avrai
cura di farti vedere nelle osterie e in altri luoghipubbliciin ogni ora della giornata: non devi esser sospettato per via del tuo
amore per la ragazza.
Giulio fatic molto a placare lira del vecchio compagno di suo padre.Dovette mostrarsi offeso.
Credi che voglia la tua spada? Come vediho una spada anchio. Ti chiedoun saggio consiglio.
Ranuccio continuava a ripeterglia conclusione di ogni suo discorso: Sei giovanenon hai ferite; sei stato insultato in
pubblico: orbeneunuomo disonorato disprezzato anche dalle donne.
Giulio gli disse che voleva ancora riflettere e interrogare il suo cuoreemalgrado Ranuccio insistesse per farlo partecipare
allattacco della scorta del generale spagnolodovedicevaavrebbe ricavato onorenonch dobloniGiulio se ne torn solo solo
nella sua casupola. Lil giorno prima che ilsignore di Campireali sparasse contro di lui un colpo di archibugioaveva ricevuto
la visita di Ranuccio e del suo caporalediritorno dalla zona di Velletri. Ranuccio volle vedere ad ogni costo il forziere dove il
suo capoil capitano Brancifortechiudeva un tempo le catene doro e gli altri gioielli che non riteneva opportuno spendere
subito dopo una spedizione.Ranuccio vi trov tre scudi.
Ti consiglio di farti frate disse a Giulione hai tutte le virt:lamore per la poverte qui c la prova; lumilte infatti ti
lasci insultare in mezzo alla via da un riccone diAlbano; non ti mancano che lipocrisia e la gola.
Ranuccio mise cinquanta dobloni nel forziere.
Ti do la mia parola disse a Giulioche se tra un mese il signore diCampireali non sepolto con tutti gli onori dovuti alla
sua nobilt e al suo censoil mio caporale qui presenteverr con trenta uomini a demolire la tua casupola e a dar fuoco ai tuoi
poveri mobili. Il figlio del capitanoBranciforte non deve fare una brutta figura in questo modocon la scusa che
innamorato.
Allorch il signore di Campireali e suo figlio spararono i due colpi diarchibugioRanuccio e il caporale stavano appostati
sotto il balcone di pietrae Giulio fatic molto aimpedir loro di uccidere Fabioo almeno di rapirlo quando questultimo fece
quellimprudente sortitapassando dal giardinocome abbiamo raccontato a suo tempo.
Ranuccio si lasci persuadere da questa ragione: non si deve uccidere ungiovane che pu diventare qualcuno e rendersi
utilequando c un vecchio peccatorepi colpevole di luibuono soloper essere sepolto.50
Allindomani di quellavventura notturnaRanuccio spar nella foresta eGiulio part per Roma. La gioia di comprarsi un bel
vestito con i dobloni avuti da Ranuccio era crudelmenteturbata da unidea davvero singolare per quel tempo e che gi
lasciava presagire il suo glorioso destino; ripeteva a sestesso: Elena deve sapere chi sono.
Qualunque altro uomo di quellet e di quel tempo si sarebbe solopreoccupato di godersi il suo amore e di rapire Elena senza
pensare affatto a quel che ne sarebbe stato di lei sei mesi doponquale opinione avrebbe conservato di lui la fanciulla.
Di ritorno a Albanoil pomeriggio stesso del giorno in cui sfoggiava davantiagli occhi di tutti i bei vestiti portati da
RomaGiulio venne a sapere da un suo amicoil vecchio Scottiche Fabio era uscito dalla citt a cavalloper andare in una tenuta
paterna a tre leghe di distanzanella pianura in rivaal mare. Pi tardi vide il signore di Campireali incamminarsiin compagnia
di due pretilungo il magnifico viale di lecciche incorona lorlo del cratere in fondo al quale si stende il lago di Albano. Dieci
minuti dopouna vecchia siintroduceva arditamente nel palazzo Campireali con la scusa di vendere frutta; la prima persona
che incontr fu la camerieraMariettaintima confidente della sua padrona Elenaed essa arross fino al bianco degli occhi nel
vedersi mettere inmano un bel mazzo di fiori. Cera nascosta una lettera smisuratamente lunga: Giulio vi raccontava quello
che aveva passatodopo la notte dei colpi di archibugioma per uno strano pudorenon osava confessare ci di cui ogni altro
uomo delsuo tempo si sarebbe vantatovale a dire che era figlio di un capitano famoso per imprese eroiche e che lui stesso si
eragi distinto per il suo coraggio in pi di un combattimento. Gli pareva sempre di sentire i commenti del vecchio
Campirealisu questi fatti. Bisogna sapere che nel XV secolo le ragazzeragionando con buon senso repubblicanostimavano
unuomo molto pi per le sue azioni che per le ricchezze accumulate dai padri o per le celebri gesta di questi. Ma
eranosoprattutto le ragazze del popolo a pensarla cos. Quelle che appartenevano alle classi ricche o nobili avevano paura
deibriganti ecom naturaletenevano in grande considerazione la nobilt e il censo. Giulio terminava la sua letteracon queste
parole: Non so se i decorosi vestiti che ho portato da Roma vi hanno fatto dimenticare la crudele ingiuriache una persona da
voi rispettata mi ha rivolto tempo faper il mio misero aspetto; avrei potutoanzi avrei dovutovendicarmilo esigeva il mio
onore; non lho fatto pensando alle lacrime che la mia vendetta sarebbe costata a occhi cheadoro. Questo vi dar la provase
per mia disgrazia ne dubitaste ancorache si pu esser poverissimi e aver nobilisentimenti. Del restodevo svelarvi un terribile
segretonon proverei nessuna pena a dirlo a qualsiasi altra donnama non soperch tremo al pensiero di confidarlo a voi. Esso
potrebbein un solo istantedistruggere il vostro amore per me eneppure i vostri giuramenti basterebbero a rassicurarmi. Voglio
leggere nei vostri occhi leffetto di questaconfessione. Uno di questi giorni al cader della notte verr a trovarvi nel giardino
dietro il palazzo. Quel giornoFabio e vostropadre saranno assenti. Quando avr la certezza che malgrado il loro disprezzo per
mepovero giovane malvestitonon potranno toglierci tre quarti dora o unora per incontrarcivedrete passare sotto le finestre
del palazzounuomo che mostrer ai bambini del paese una volpe addomesticata. Pi tardiquando suoner lAve
Mariasentirete in lontananza un colpo di un archibugioallora vi avvicinerete al muro del giardino e canteretese non sarete
sola. Se cisar silenzioil vostro schiavo verr a inginocchiarsi tremante ai vostri piedi e vi racconter cose che forse
vifaranno orrore. Aspettando questo giorno decisivo e terribile per menon mi arrischier pi a porgervi mazzi difiori a
mezzanottema sempre di notteverso le duepasser cantando e voichissaffacciata al grande balcone dipietralascerete cadere
un fiore colto con le vostre mani in giardino. Saranno forse gli ultimi segni di affetto che dareteallinfelice Giulio.
Tre giorni dopo il padre e il fratello di Elena erano andati a cavallo neiloro possedimenti sulla costada dove sarebbero
ripartiti un po prima del tramontoper far ritorno a casa versole due di notte. Ma al momento di mettersi in cammino per
tornareerano spariti i loro due cavallie anche tutti quellidella fattoria. Stupitissimi per quellaudace furtoiniziarono le
ricerchei cavalli per furono ritrovati sololindomani nella foresta di alberi dalto fustolungo il mare. I due Campirealipadre e
figliofurono costretti a tornare a Albanosu un carro di buoi.
Quella seraquando Giulio si gett alle ginocchia di Elenaera quasi nottee la povera ragazza era ben felice di quelloscurit;
per la prima volta era davanti alluomo che essa amavateneramentee che lo sapevama al quale non aveva mai rivolto la
parola.
Subito le diede un po di coraggio notare che Giulio era pi pallido etremante di lei. Lai suoi ginocchi diceva: In verit non
riesco a parlare. Furono istanti veramente moltofelici; si guardavano senza poter articolare una parolaimmobili come statue
di marmo dallespressione intensa. Giulioinginocchiatostringeva la mano di Elena che con la testa chinalo fissava
attentamente.
Giulio sapeva bene che i suoi dissoluti amici romani gli avrebberoconsigliato di tentare una certa cosama questidea gli
faceva orrore. Lo scosse da quello stato di estasi e forsedalla pi grande felicit che possa dare lamore unaltra idea; il
tempo fugge; i Campireali si avvicinano al palazzo. Capche con unanima scrupolosa come la sua non avrebbe potuto
trovare felicit durevolefinch non avesse fatto alla suaamata quella terribile confessioneche gli amici di Romaavrebbero
giudicato un grosso sbaglio.
Vi ho parlato di una confessione che forse non dovrei farvi dissefinalmente a Elena.
Impallid e aggiunse a faticacome se gli mancasse il respiro:
Forse vedr sparire quei sentimenti che sono la speranza della mia vita.Mi credete povero; ma non tutto: sono un brigante
e anche mio padre lo era.
A quelle paroleElenache aveva un padre ricco e tutte le paure della suacastasi sent mancareebbe paura di cadere. Che
tormento sarebbe per il povero Giulio! pensava: sicrederebbe disprezzato!. Egli era ai suoi ginocchi.
Per non caderesi appoggi a lui e poco dopo si abbandon nelle suebracciaquasi priva di sensi. Come si vedenel XVI
secolopiacevano le storie damore raccontate con esattezza. Perchquelle storie non venivano giudicate con51
lintelligenzadovevano parlare allimmaginazionee il lettore siidentificava passionalmente con gli eroi del racconto. I due
manoscritti su cui ci basiamoe soprattutto quello che contiene alcuneespressioni tipiche del dialetto fiorentino descrivono nei
minimi particolari tutti gli incontri successivi. Il pericolometteva a tacere i rimorsi della fanciulla.
Spesso i pericoli furono estremima accrescevano lardore di quei due cuoriper i quali ogni sensazione amorosa era felicit.
Molte volte rischiarono di essere sorpresi dal padre e da Fabiofuribondi di essere gabbati: correva voce che Giulio fosse
lamante di Elena e non riuscivano a sorprenderlo. Fabiogiovane impetuoso e fiero delle sue origini proponeva al padre di far
uccidere Giulio.
Finch sar al mondo gli dicevala vita di mia sorella sar ingrande pericolo. Chi ci dice che presto lonore non ci
costringa a macchiarci le mani del sangue di questa ribelle? diventata audace al punto di non negare pi il suo amore;
lavete vista voi stesso rispondere ai vostri rimproveri con uncupo silenzio; ebbene! quel silenzio la condanna a morte di
Giulio Branciforte.
Pensate chi era suo padre rispondeva il signore di Campireali. Certopossiamo facilmente andare a passare due mesi a
Roma eintantoquesto Branciforte sparisce. Ma chi ci dice cheil padreche malgrado i suoi delitti stato coraggioso e
generosoe ha fatto arricchire molti suoi soldatipurrimanendo poverochi ci dice che suo padre non abbia ancora amicisia nella
compagnia del duca di Monte Marianosia nellacompagnia Colonnache occupa spesso i boschi della Faggiolaa mezza lega da
noi? In questo casoverremomassacrati tutti senza misericordiavoiio e forse anche la vostra sventurata madre.
Queste argomentazioniricorrenti nei colloqui tra padre e figliovenivanotenute nascoste solo in parte a Vittoria Carafala madre
di Elenache era disperata. Fabio e suo padredopo molte discussioniconvennero che era disdicevole per il loro onore lasciar
che certe voci continuassero acircolare a Albanotranquillamente. Dato che non era prudente far sparire il giovane Branciforte
cheogni giornodiventava piinsolente e che oraper di pirivestito di splendidi abitispingeva la sua baldanza fino a rivolger la
parola inpubblicosia a Fabio sia allo stesso signore di Campirealibisognava adottare una di queste due soluzionio forse
entrambe:ritornare a vivere tutti a Romaricondurre Elena al convento della Visitazione di Castro dove sarebbe rimasta fino a
chenon si fosse trovato per lei il marito adatto.
Elena non aveva mai confessato il suo amore alla madre; madre e figlia siamavano teneramentepassavano la vita
insiemeeppure mai era stata pronunciata una sola parola sul tema chestava ugualmente a cuore a entrambe. Per la prima volta
largomento che occupava tutti i loro pensieri si manifest aparolequando la madre fece intendere alla figlia che si parlava di
trasferire la famiglia a Romae forse anche dirimandare lei per qualche anno nel convento di Castro.
Da parte di Vittoria Carafa quei discorsi erano imprudenti e giustificabilisolo con linfinita tenerezza che nutriva per la figlia.
Elenapazza damorevolle provare allamante di nonvergognarsi della sua povert e di avere una fiducia illimitata nel suo
onore. Chi lo crederebbe? esclama lautorefiorentinodopo tanti convegni audaciin cui rischiava la vitain giardino e
persino una volta o due nella sua cameraElena era pura! Forte della sua virtpropose allamante di uscire dal palazzo
attraverso il giardinoverso mezzanotte edi trascorrere il resto della notte nella casupola costruita sui ruderi di Albaa pi di un
quarto di lega di distanza. Sitravestirono da frati francescani. Elena aveva una figura slanciataecos vestitasembrava un
giovane novizio di diciotto oventanni. Incredibilmentee in questo si vede la mano di Dionello stretto sentiero scavato nella
roccia e che correancora lungo il muro del convento dei Cappuccini Giulio e la sua amatatravestiti da fratiincontrarono il
signore diCampireali e suo figlio Fabio cheseguiti da quattro servitori armati e preceduti da un paggio con una torcia
accesatornavano daCastel Gandolfouna borgata sulle rive del lagonon molto distante. Per lasciar passare i due amantii
Campireali e iservitori si disposero ai lati di quel sentiero scavato nella roccialargo al massimo otto piedi. Quanto sarebbe
statomeglio per Elena venir riconosciuta in quel momento! Un colpo di pistola sparato dal padre o dal fratello
lavrebbeuccisae il supplizio sarebbe durato solo un istante: ma il cielo aveva deciso altrimenti (superis aliter visum).
C un altro particolare di quelleccezionale incontro che la signora diCampirealiormai vecchissima e quasi
centenariasoleva talvolta raccontare a Roma davanti a importanti personaggicheanchessi vecchissimime lhanno riferito
quando la mia insaziabile curiosit li interrogava su questo e sumolti altri argomenti.
Fabio di Campirealiche era un giovane altero e fiero del suo coraggionotando che il frate pi adulto non salutava n il
padren luipassando loro accantoesclam: Quantasuperbiabriccone dun frate! Dio solo sa che cosa vanno a fare fuori dal
conventolui e il suo compagnoa questora indebita.Non so chi mi trattenga dal toglier loro il cappuccioper vedere che faccia
hanno.
A quelle paroleGiulio afferr la daga sotto il saioe sinterpose traFabio e Elena. In quel momento era a un piede di distanza
da Fabio; ma il cielo aveva disposto altrimenti e calmmiracolosamente il furore di quei due ragazzi che presto si sarebbero
visti molto da vicino.
Nel processo intentato poi contro Elena di Campirealisi volle presentarequella passeggiata notturna come prova di
corruzione. Era il delirio di un giovane cuore ardente di follepassionema quel cuore era puro.
III
Bisogna sapere che gli Orsinieterni rivali dei Colonnae potentissimiallora nei paesi pi vicini a Roma avevano fatto
condannare a mortepoco primadai tribunali governativiBaldassare Bandiniun ricco coltivatore nato52
alla Petrella. Sarebbe troppo lungo riferire qui le diverse azioni che sirimproveravano a Bandini: la maggior parte di esse
sarebbero oggi azioni criminalima non potevano essere giudicate cosseveramente nel 1559. Bandini era rinchiuso in un
castello degli Orsinisulla montagna dalle parti diValmontonea sei leghe da Albano. Il bargello di Romaseguito da
centocinquanta sbirripass una notte sulla stradamaestra; veniva a prendere Bandini per portarlo a Roma nelle carceri di
Tordinona; il Bandini aveva fatto ricorso a Roma per lasentenza che lo condannava a morte. Ma come abbiamo dettoera
nativo della Petrellafortezza appartenente aiColonna; la moglie di Bandini si rivolse pubblicamente a Fabrizio Colonna che si
trovava alla Petrella:
Lascerete morire un vostro fedele servitore?
Dio non voglia che io manchi del dovuto rispetto per le decisioni deltribunale del papa mio signore!
rispondeva il Colonna.
Subito i suoi soldati ricevettero ordinie tutti i suoi partigiani furonoavvisati di tenersi pronti. Il luogo di raccolta era nei
dintorni di Valmontoneuna cittadina costruita sulcocuzzolo di una roccia non molto elevatama difesa interamente da un
precipizio quasi verticale profondo dai sessanta agliottanta piedi. In questa citt appartenente al papa i partigiani degli Orsini
e gli sbirri del governo erano riusciti atrasportare Bandini. Tra i pi zelanti partigiani dellautorit cerano il signore di
Campireali e suo figlio Fabioimparentati del resto con gli Orsini. Mentre Giulio Branciforte e suo padre erano sempre stati
legati ai Colonna.
Quando le circostanze sconsigliavano di agire apertamentei Colonnaricorrevano a unelementare precauzione: la maggior
parte dei contadini romaniallora come oggifacevano parte diqualche compagnia di penitenti. I penitenti si mostravano
sempre in pubblico con la testa coperta da un pezzo di stoffa chenascondeva il volto e dove erano praticati due buchi in
corrispondenza degli occhi. Quando i Colonna volevano tenersegreta un impresainvitavano i loro partigiani a
raggiungerlivestiti da penitenti.
Dopo lunghi preparativiil trasferimento di Bandiniche faceva notizia inpaese da quindici giornifu fissato per una domenica.
Quel giornoalle due del mattinoil governatore diValmontone fece suonare le campane a stormo in tutti i villaggi della foresta
della Faggiola. Da ogni villaggio furono vistiuscire contadini in gran numero. (I costumi repubblicani del Medioevoquando
ci si batteva per ottenere quel che stava acuoreavevano abituato gli animi al coraggio: ai nostri giorni nessuno si
muoverebbe.)
In quelloccasione si poteva osservare qualcosa di molto strano: via via chei drappelli di contadini armati provenienti dai vari
villaggisi inoltravano nella forestasi dimezzavano;i partigiani dei Colonna si dirigevano verso il luogo del raduno stabilito da
Fabrizio. I capi sembravano sicuri che quelgiorno non ci sarebbero stati scontri: al mattino avevano ricevuto lordine di
spargere questa voce. Fabrizio percorreva laforesta col fior fiore dei suoi partigiani a cui faceva cavalcare i puledri
semiselvaggi del suo allevamento. Passavapercos direin rassegna le diverse bande di contadinima non parlava loro nel modo
pi assoluto; anche una sola parolapoteva essere compromettente. Era alto e magroincredibilmente agile e forte; bench
avesse appena quarantacinqueanniaveva capelli e baffi candidie questo lo infastidiva parecchio: quella caratteristica lo
rendeva riconoscibile inluoghi in cui avrebbe preferito mantenere lincognito. Man mano che i contadini lo
vedevanogridavano VivaColonna! e mettevano i cappucci di tela. Anche il principe aveva il cappuccio sul pettoin modo da
poterselo infilare appenaavesse scorto il nemico.
Questi non si fece aspettare: il sole spuntava appena quando un migliaio diuominidel partito degli Orsini provenienti da
Valmontonepenetrarono nella foresta passando a circatrecento passi dai partigiani di Fabrizio Colonna che egli aveva fatto
sdraiare a terra. Quando furono sfilati gli ultimiuomini degli Orsini che costituivano lavanguardia il principe fece muovere i
suoi: aveva deciso di attaccare la scorta diBandini un quarto dora dopo che fosse entrata nel bosco. In quel puntola foresta
cosparsa di collinette rocciose diquindici o venti piedi: sono colate laviche pi o meno antichesu cui i castagni crescono
rigogliosi e intercettano quasi tutta laluce. Dato che quelle colateanche se abbastanza levigate dal temporendono il suolo
inegualeper evitare unaquantit di inutili sali-scendila strada maestra stata scavata nella lavae in molti punti tre o quattro
piedi pi inbasso della foresta.
Vicino al luogo scelto da Fabrizio per lattaccocera una radura erbosaattraversata a unestremit dalla strada.
Dopola strada entrava nella forestachein quel puntopiena di rovi e diarbusti tra un albero e laltroera assolutamente
impenetrabile. Lcento passi allinterno della foresta e suidue lati della stradaFabrizio aveva schierato i suoi fanti. A un cenno
del principeogni contadino si sistem il cappuccioe si appost con larchibugio dietro un castagno; i soldati del principe si
piazzarono dietro agli alberi pi vicinialla strada. I contadini avevano lordine rigoroso di sparare solo dopo i soldatie questi
ultimi dovevano farlo soloquando il nemico fosse a venti passi. Fabrizio fece abbattere in fretta una ventina di alberi
cheprecipitando con tutti irami sulla stradapiuttosto stretta in quel punto e incassata di tre piedilavevano ostruita
completamente. Il capitanoRanucciocon cinquecento uominisegu lavanguardia; aveva ordine di non attaccare fino a che
non avesse sentito iprimi colpi di archibugio provenienti dallo sbarramento di rami. Quando Fabrizio Colonna vide soldati e
partigiani benappostati ciascuno dietro un albero e pronti a combatterepart al galoppo con tutti gli uomini a cavallotra i
qualispiccava Giulio Branciforte. Il principe prese un sentiero a destra della strada e che portava allestremit della radura
pilontana da essa.
Si era allontanato soltanto da qualche minutoquando si vide venir dalontanoper la strada di Valmontoneun folto gruppo di
uomini a cavallo: erano gli sbirri e il bargello chescortavano il prigioniero con i cavalieri degli Orsini.
In mezzo a loro era Baldassare Bandinicircondato da quattro boia vestiti dirosso; questi avevano lordine di eseguire la
sentenza dei primi giudici e di giustiziare Bandiniqualora avessero visto ipartigiani dei Colonna pronti a liberarlo.53
Fabriziocon la cavalleriaera appena arrivato allestremit della raduraerbosa pi lontana dalla stradaquando ud i primi colpi
di archibugio dellimboscata che aveva teso sulla stradamaestra al di l dello sbarramento di alberi.
Subito mise i cavalli al galoppo e diresse la carica contro i quattro boiavestiti di rosso che circondavano il Bandini.
Non seguiremo il racconto di questa scaramuccia che dur meno di tre quartidora; i partigiani degli Orsini colti di sorpresa
si sbandaronoma gli uomini dellavanguardia uccisero ilvaloroso capitano Ranuccioe quellevento ebbe uninfluenza funesta
sul destino di Branciforte. Questi aveva appenadato qualche colpo di sciabolacontinuando ad avvicinarsi agli uomini vestiti
di rossoquando si trov faccia a facciacon Fabio Campireali.
In sella a un focoso cavallo e coperto di un giaco doratoFabiogridava: Chi sono questi miserabili mascherati? Strappiamogli
la maschera con unasciabolata; guardatecome faccio io!
Quasi nello stesso istante Giulio Branciforte venne colpito alla fronte dauna sciabolata di Fabio. Il colpo era stato vibrato con
destrezzatanto che la tela che gli copriva il volto caddeed egli si sent accecare dal sangue che colava da quella leggera ferita.
Giulio fece indietreggiare il cavallo per avere iltempo di tirare il fiato e di pulirsi il viso.
Volevaad ogni costoevitare di battersi col fratello di Elena; il suocavallo era gi distante quattro passi da Fabio quando venne
colpito al petto da una violenta sciabolatache non penetrgrazie al giacoma gli tolse sul momento il respiro. Quasi
contemporaneamente si sent gridare allorecchio:
Ti conoscoporco! cos che guadagni i soldi per sostituire i tuoistracci!
Giuliopunto sul vivodimentic il suo primo proposito e si diresse dinuovo su Fabio: Ed in mal punto tu venisti! grid.
Dopo le prime rapide sciabolategli indumenti che coprivano le cotte dimaglia cadevano a brandelli. La cotta di Fabio era
doratasplendidaquella di Giulio delle pi comuni.
Hai raccolto quel giaco in una fogna? gli url Fabio.
Nello stesso momentoGiulio trov loccasione che cercava da mezzo minuto:la splendida cotta di Fabio non era ben stretta
intorno al collo e Giulio vibr nel punto un po scoperto unriuscito colpo di punta. La sua spada penetr di mezzo piede nel
collo di Fabio e fece sprizzare un enorme getto di sangue.
Insolente! esclam Giulio.
E si diresse al galoppo verso gli uomini vestiti di rosso due dei quali eranoancora a cavallo a cento passi da lui.
Mentre si avvicinavaanche il terzo venne abbattuto; manel momento in cuiGiulio si avvicinava al quarto boiaquesti
vedendosi circondato da pi di dieci cavalieriscaric la pistola abruciapelo sullo sventurato Bandiniche cadde.
Signori mieinon possiamo far pi niente qui! grid Brancifortemano alle sciabole e inseguiamo quelle canaglie di sbirri
che scappano da tutte le parti.
Tutti lo seguirono.
Quandomezzora dopo Giulio torn da Fabrizio Colonnaquel signore glirivolse la parola per la prima volta in vita sua. Giulio
lo trov stravolto dalliramentre credeva di vederloesultante per la vittoria che era totale e tutta dovuta ai suoi piani; perch
gli Orsini avevano quasi tremila uominieFabrizioper quellimpresanon ne aveva messi insieme pi di cinquecento.
Abbiamo perduto il nostro valoroso amico Ranuccio! esclam il principerivolgendosi a Giulioho toccato or ora il suo
corpo; gi freddo. Il povero Baldassare Bandini ferito amorte. Cosin conclusionelimpresa fallita.
Ma lombra del bravo capitano Ranuccio si presenter a Plutone in buonacompagnia. Ho ordinato di impiccare ai rami degli
alberi tutte quelle canaglie di prigionieri. FateloSignori! gridalzando la voce.
E ripart al galoppo verso il luogo in cui era avvenuto lo scontro conlavanguardia. Giulio erain un certo sensoil comandante
in seconda della compagnia di Ranuccio; segu ilprincipe chegiunto vicino al cadavere del valoroso soldatosteso in mezzo a
pi di cinquanta cadaveri nemicisceseuna seconda volta da cavallo per prender la mano di Ranuccio. Giulio limit
piangendo.
Sei molto giovane disse il principe a Giulioma vedo che sei copertodi sanguetuo padre stato un uomo valoroso: era
stato ferito pi di venti volteservendo i Colonna. Prendi ilcomando di quanto rimane della compagnia di Ranuccio e porta il
suo cadavere nella nostra chiesa della Petrella; bada cheforse verrai attaccato lungo la strada.
Giulio non fu attaccatoper uccise con un colpo di spada uno dei soldaticolpevole di averlo giudicato troppo giovane per
comandare. Fu unimprudenza; ma gli and bene perch era ancoracoperto del sangue di Fabio. Lungo tutta la stradavedeva
alberi carichi di uomini appena impiccati. Questospettacolo orrendoil pensiero della morte di Ranuccio e soprattutto della
morte di Fabiolo facevano quasi impazzire.Sperava solo che non si venisse a sapere il nome del vincitore di Fabio.
I particolari militari possiamo tralasciarli. Tre giorni dopo ilcombattimentoegli pot tornare per qualche ora a Albano;
raccont ai conoscenti di esser stato trattenuto a Roma da unaviolenta febbreche lo aveva inchiodato al letto per tutta la
settimana.
Ma dappertutto veniva trattato con ostentato rispettole persone piragguardevoli lo salutavano per prime alcuni imprudenti
giunsero persino a chiamarlo signor capitano. Erapassato e ripassato davanti al palazzo Campireali che aveva trovato
completamente chiusoedato che il giovane capitano erapiuttosto timido quando si trattava di fare certe domandesolo a met
della giornata trov il coraggio di chiedere alvecchio Scortiche lo aveva sempre trattato con bont:
Ma dove sono i Campireali? il palazzo chiuso.54
Amico rispose Scotti fattosi improvvisamente tristenon dovete maipronunziare questo nome. I vostri amici sono convinti
che stato lui a cercarvie lo diranno a tutti; mainsommaegli era il principale ostacolo al vostro matrimonio einsommalascia
una sorella immensamente ricca e che vi ama.Dir di piin questo caso bene essere indiscretivi ama al punto di
raggiungervi la notte nella casetta di Alba.Cos si pu direnel vostro interesseche eravate marito e moglie prima del fatale
combattimento dei Ciampi( questo il nome che si dava in paese al combattimento che abbiamo descritto).
Il vecchio si interruppe vedendo Giulio scoppiare in lacrime.
Saliamo alla locanda disse Giulio.
Scotti lo segu; venne data loro una camera in cui si chiusero a chiaveeGiulio chiese al vecchio il permesso di raccontargli
quanto era successo in quegli ultimi otto giorni. Finito illungo racconto: Vedo dalle vostre lacrime disse il vecchioche
avete agito senzapremeditazione; ma la morte di Fabio pur sempre un evento crudele per voi. Bisogna assolutamente che
Elenadichiari alla madre che voi siete da tempo il suo sposo.
Giulio non rispose e il vecchio attribu quel silenzio a una lodevolediscrezione. Assorto nei suoi pensieri Giulio si chiedeva
se Elenaesacerbata dalla morte del fratelloavrebbereso giustizia alla sua delicatezza e si pent di quanto un tempo era
successo. Poidietro sua richiestail vecchio gliparl francamente di tutto quello che era accaduto a Albano il giorno del
combattimento. Fabio era stato ucciso alle sei e mezzodel mattinoa pi di sei leghe da Albano eincredibilesin dalle nove si
era cominciato a parlare della sua morte.Verso mezzogiorno il vecchio Campireali era stato visto dirigersisinghiozzante e
sostenuto dai servitorial conventodei Cappuccini. Poco dopotre di quei buoni padricon i migliori cavalli dei Campirealie
seguiti da molti servitorisi erano diretti verso il borgo dei Ciampivicino al quale si era svolto il combattimento. Il vecchio
Campireali voleva ad ognicosto seguirlima lo avevano dissuaso dato che Fabrizio Colonna era furente (non si sapeva bene
perch) e avrebbepotuto riservargli un brutto trattamento se lo avesse fatto prigioniero.
La seraverso mezzanottela foresta della Faggiola sembrava in fiamme:tutti i frati e tutti i poveri di Albano ciascuno con un
grosso cero accesoandavano incontro alle spoglie delgiovane Fabio.
Sapete bene continu il vecchio abbassando la voce come se temesse diessere uditoche la strada che porta a Valmontone
e ai Ciampi
Ebbene? chiese Giulio.
Ebbenequella strada passa davanti a casa vostrae si racconta che quandoil cadavere di Fabio arrivato in quel puntoil
sangue sia sgorgato da unorribile piaga che aveva al collo.
spaventoso! esclam Giulio alzandosi.
Calmateviamico gli disse il vecchio bene che sappiate tutto. Eora posso dirvi che la vostra presenza quioggi un po
prematura. Se mi faceste lonore di consultarmiaggiungereicapitanoche fareste meglio a non venire a Albanoalmeno per un
mese ancora. E non ho bisogno di dirvi che nonsarebbe neppure prudente farvi vedere a Roma. Non si sa ancora che cosa
decider il Santo Padre nei riguardi deiColonna; si pensa che prester fede alla dichiarazione di Fabrizio che sostiene di aver
saputo del combattimento dei Ciampidalla voce pubblica; ma il governatore di Romache favorevole agli Orsini furente e
sarebbefelice di far impiccare qualche valoroso soldato di Fabriziosenza che costui potesse ragionevolmente
protestareperchgiura di non aver assistito al combattimento.
Ma non bastaebench non me lo abbiate chiestomi permetter di darviun parere militare: ad Albano vi vogliono
benealtrimenti non sareste cos al sicuro. Pensate che girate da ore perla citttanto che qualche partigiano degli Orsini
potrebbe pensare a una provocazioneo quanto meno alla facilit diguadagnarsi una bella ricompensa. Il vecchio Campireali
ha ripetuto mille volte che regaler il suo podere pi bello achi vi uccider. Avreste dovuto far scendere in paese qualcuno
dei soldati che tenete in casa.
In casa non ho nessun soldato.
Allora siete pazzocapitano. C un giardino dietro alla locandausciremo di l e fuggiremo attraverso le vigne. Io vi
accompagnersono vecchio e non sono armatoma se incontriamoqualche malintenzionatomi metter a parlare con lui e cos
almeno vi far guadagnar tempo.
Giulio aveva lanimo straziato. Oseremo dire quale folle idea lo tormentava?Appena aveva saputo che il palazzo Campireali
era chiuso e tutti i suoi abitanti partiti per Romasiera riproposto di andare in quel giardino dove cos spesso si era incontrato
con Elena. Sperava persino di rivedere lacamerain cui era stato accolto quando la madre era assente. Sentiva il bisogno di
esorcizzare la collera di leirivedendo iluoghi dove essa si era dimostrata tanto tenera.
Branciforte e il generoso vecchio non fecero nessun cattivo incontropercorrendo i sentieri che attraversano le vigne e salgono
attraverso il lago.
Giulio si fece raccontare di nuovo i particolari delle esequie del giovaneFabio. Il corpo di quel coraggioso ragazzoscortato da
molti pretiera stato portato a Roma e sepolto nellacappella di famiglianel convento di SantOnofrio sul Gianicolo. Tutti
avevano notato cheper una stranacoincidenzaalla vigilia della cerimoniaElena era stata ricondotta dal padre al convento della
Visitazione a Castro;confermando cos la diceria che fosse maritata in segreto col soldato di ventura che aveva avuto la
disgrazia di uccidere suofratello.
Arrivato vicino a casaGiulio trov il caporale della sua compagnia equattro soldati; essi gli dissero che mai il loro precedente
capitano usciva dalla foresta senza aver vicino qualcuno deisuoi uomini. Il principe soleva ripetere che chi voleva farsi
uccidere per imprudenzadoveva prima dare le dimissioniper non lasciargli sulle spalle una morte da vendicare.55
Giulio Branciforte riconobbe giuste quelle ideeche fino ad allora gli eranostate del tutto estranee. Aveva credutocome i
popoli primitiviche la guerra consistesse solo nel battersicon coraggio. Obbed immediatamente alla volont del principe; si
concesse solo il tempo di abbracciare il saggiovecchio che era stato tanto generoso da accompagnarlo fino a casa.
Mapochi giorni dopoGiulioquasi impazzito di malinconiavolle tornareal palazzo Campireali. Al cader della nottecon tre
soldatitravestiti da mercanti napoletanipenetr inAlbano. Si present da solo a casa di Scotti; venne a sapere che Elena era
ancora relegata nel convento di Castro. Ilpadrecredendola maritata con colui che definiva lassassino del figlioaveva giurato
di non rivederla mai pi. Nonlaveva guardata neppure mentre la riportava al convento. La tenerezza della
madreinvecesembrava raddoppiatae spessoessa lasciava Roma per andar a passare un giorno o due con la figlia.
IV
Se non mi giustifico con Elena si ripeteva Giuliofacendo ritornodurante la notteallaccampamento della sua compagnia
nella forestafinir col credermi un assassino. Dio saquante storie le avranno raccontato su quel fatale combattimento!
And a prendere ordini dal principe nella fortezza della Petrellae glichiese il permesso di andare a Castro.
Fabrizio Colonna corrug la fronte:
La faccenda del combattimento non ancora stata sistemata con SuaSantit. Dovete sapere che ho dichiarato la veritcio
che ero rimasto del tutto estraneo a questo scontrodi cuiho avuto notizia solo il giorno successivoqui nel mio castello della
Petrella. Ho motivo di credere che Sua Santitfinir per prestare fede a questo racconto sincero.
Ma gli Orsini sono potentima tutti dicono che vi siete distinto in quellatemeraria impresa. Gli Orsini arrivano anche a
sostenere che molti prigionieri sono stati impiccati agli alberi. Sapetequanto questi discorsi siano falsi; c comunque da
aspettarsi qualche rappresaglia.
Il profondo stupore che si leggeva nello sguardo ingenuo del giovane capitanodivertiva il principeche tuttavia giudic
utiledavanti a tanta innocenzaparlar pi chiaro.
Vedo in voi proseguil grande coraggio che ha reso noto in tuttalItalia il nome di Branciforte. Spero che dimostrerete
sempre per la mia casa quella fedelt che mi rendeva carovostro padre e che ho voluto ricompensare in voi. Questa la
parola dordine nella mia compagnia: Non dire mai il verosu niente che riguardi me o i miei soldati. Se costretto a parlarenon
vedete lutilit di mentiredite il falso ad ognibuon contoe guardatevicome da un peccato mortaledal dire la minima verit.
Capiteaggiunta ad altre informazionipotrebbe mettere sulle tracce dei miei progetti. Sodel restoche avete una passioncella nel
convento dellaVisitazione a Castro; potete andare a perdere quindici giorni in quella cittadinadove gli Orsini hanno amici e
persinoagenti. Andate dal mio maggiordomo che vi consegner 200 zecchini. In nome dellamicizia per vostro
padreaggiunseridendo il principevoglio darvi qualche consiglio su come portare felicemente a termine questa impresa
amorosa emilitare. Voi e tre dei vostri soldatisarete travestiti da mercanti; litigherete con uno dei vostri compagniche
farfinta di esser sempre ubriaco e si far molti amici pagando da bere a tutti i vagabondi di Castro. Peraggiunse ilprincipe
cambiando tonose gli Orsini vi prendono e vi condannano a mortenon confessate il vostro vero nome e ancormeno che siete
al mio servizio. Non occorre che vi raccomandi di girare intorno a tutte le citt e di entrarvisempre dalla porta opposta al
punto da cui arrivate.
Giulio fu commosso da quei consigli paternidati da un uomo di solito cosautoritario. Dapprima il principe sorrise delle
lacrime che il giovane aveva agli occhi; poi la sua voce sialter. Si sfil uno dei tanti anelli che portava alle dita; Giulio
ricevendolo in donobaci quella mano celebre per molteimprese famose.
Mai mio padre mi avrebbe dato tanti consigli! esclam il giovaneentusiasta.
Due giorni dopoun po prima dello spuntar del soleentrava nelle muradella cittadina di Castro; lo seguivano cinque
soldatitravestiti come lui: due stavano per conto loro e sembravanonon conoscere n luin gli altri tre. Ancor prima di entrare
in cittGiulio scorse il convento della Visitazioneunvasto edificio circondato da nere mura e molto simile a una fortezza.
Corse in chiesa; era stupenda. Le suoretutte nobilie in gran parte di famiglia riccagareggiavano tra loro a chi arricchiva di pi
la chiesala sola parte del conventoesposta agli sguardi del pubblico. Era diventata ormai consuetudine che colei che il papa
nominava badessain una rosa di tre nomipresentatagli dal cardinale protettore dellordine della Visitazionefacesse una
rilevante offertadestinata aeternare il suo nome. Colei che faceva unofferta inferiore a quella della badessa precedenteveniva
disprezzatainsieme allasua famiglia.
Giulio si inoltr tremante in quel magnifico edificiorisplendente di marmie di dorature. Veramente egli non pensava affatto ai
marmi e alle dorature; si sentiva addosso lo sguardo diElena. Laltare maggioregli avevano detto era costato pi di 800.000
franchi; ma i suoi occhidisdegnando lericchezze dellaltareerano rivolti a una grata dorata alta quasi quaranta piedi e divisa
in tre parti da due pilastri di marmo.Quella grataa cui lenorme grandezza conferiva un aspetto terribilesi innalzava dietro
laltar maggiore e separava il corodelle suore dalla chiesa aperta a tutti i fedeli.
Giulio pensava che dietro la grata stavanodurante le funzionile suore ele educande. Una di loro poteva in qualsiasi ora andare
in quello spazio internose avesse avuto bisogno dipregare; era su questa circostanza risaputa da tutti che si basavano le
speranze del povero innamorato.56
Certoun immenso velo nero ornava la parte interna della grata; ma il velopensava Giulionon deve impedire alle educande di
vedere la parte della chiesa aperta al pubblicopoich iopur dovendo rimanere a una certa distanza scorgo benissimoattraverso
di essole finestre che danno luce al corofinnei minimi particolari architettonici. Ogni sbarra di quella grata splendidamente
dorata era munita di una robusta puntarivolta contro il pubblico.
Giulio scelse un posto bene in vista di fronte al lato sinistro della gratanel punto pi illuminato; l passava la vita a sentir
messe. Vedendosi circondato soltanto da contadinisperava divenir notatoanche attraverso il velo nero che guarniva la parte
interna della grata. Per la prima volta nella sua vitaquel giovane semplice cercava di far colpo; vestiva con ricercatezza;
faceva molte elemosine entrando e uscendo dallachiesa. Lui e i suoi uomini erano pieni di attenzioni per gli operai e i
fornitori che avevano rapporti col convento.Solo il terzo giorno per ebbe finalmente una speranza di far giungere una lettera
a Elena. Secondo i suoi ordinicerachi seguiva passo a passo le due converse incaricate di comprare una parte delle provviste
del convento; una di esseera in relazione con un modesto mercante.
Uno dei soldati di Giulioche era stato fratedivent amico del mercante egli promise uno zecchino per ogni lettera recapitata
alleducanda Elena di Campireali.
Come! disse il mercante quando gli fu proposto laffare una letteraalla moglie del brigante!
Tutti la chiamavano ormai cos a Castrononostante che Elena fosse arrivatada meno di quindici giorni: tanto rapidamente si
diffondono le storie che fanno galoppare la fantasia traquesto popolo appassionato di tutti i particolari realistici.
Il mercante soggiunse:
Lei almeno sposata! ma quante delle nostre signore non hanno questascusae ricevono da fuori ben altro che lettere.
In quel primo scrittoGiulio raccontava minuziosamente tutto quello che erasuccesso nel giorno fatale della morte di Fabio. E
terminava chiedendole:
Mi odiate?
Elena rispose con poche righe chesenza odiare nessuno avrebbe passato ilresto della vita a cercar di dimenticare chi le aveva
ucciso il fratello.
Giulio si affrett a riscriverledopo aver inveito contro il destinonellospirito del platonismo allora di moda: Vuoi dunque
continuavadimenticare la parola di Dio trasmessaci dalleSacre Scritture? Dio dice: La moglie lascer famiglia e genitori per
seguire lo sposo. Oseresti sostenereche non sei mia moglie? Ricordati la notte di San Pietro. Quando lalba gi spuntava
dietro Monte Caviti gettasti aimiei ginocchi; io volli usarti misericordia; saresti stata mia se lavessi voluto; non potevi
resistere allamore che alloraprovavi per me. Dun tratto pensai che continuavo a ripeterti di averti fatto da tempo sacrificio
della mia vita e di quantopotevo avere di pi caro al mondosarebbe stato naturale che tu avessi ribattutoanche se non lhai
mai fattoche talisacrificinon provati da alcun atto esteriore potevano anche essere immaginari. Allora unideacrudele per
mema in fondogiustami illumin. Non a caso mi si offriva loccasione di sacrificare nel tuo interesse la pi grande felicitche
mai avessi sognato. Eri gi tra le mie braccia e indifesaricordati; neppure la tua bocca osava rifiutare. In quel momentoal
convento di Monte Cavi suon lAve Maria del mattinoecome per miracoloquel suono giunse fino a noi. Midicesti: Fai
questo sacrificio alla Santa Madonnamadre di ogni purezza. Avevo gida un istantelidea diquel supremo sacrificioil solo
reale che mai avessi avuto occasione di farti. Trovai sorprendente che anche tu avessipensato la stessa cosa. Il suono lontano
di quellAve Maria mi commosselo confesso; accettai la tua richiesta.Quel sacrificio non loffrii solo a te; credetti cos di
mettere la nostra futura unione sotto la protezione della Madonna. Allorapensavo che non da teperfidasarebbero venuti gli
ostacolima dalla tua ricca e nobile famiglia. Se non ci fossestato un intervento soprannaturalecome avrebbe potuto
quellAngelus arrivare fino a noi da tanto lontanooltre le cime degli alberi di mezza forestaagitate in quel momento dalla
brezza del mattino? Alloraricorditi inginocchiastidavanti a me; io mi alzaipresi la croce che porto sul pettoe tu giurasti su
quella croceche ora ho qui davantiesulla tua dannazione eternache dovunque ti fossi trovata e qualunque cosa fosse
successaappena te lo avessi chiestotisaresti rimessa al mio volerecome nellistante in cui lAve Maria di Monte Cavi ti giunse
da tanto lontano allorecchio.Poi dicemmo devotamente due Ave e due Pater.
Ebbene! in nome dellamore che allora avevi per meese lo hai dimenticatocome temoin nome della tua dannazione eternati
ordino di farmi entrare stanotte nella tua camera o nel giardinodi questo convento della Visitazione.
Stranamente lautore italiano riporta molte lunghe lettere scritte da GiulioBranciforte dopo questa; per d solo alcuni brani
delle risposte di Elena di Campireali. Ma sono passatiduecentosettantotto annie siamo cos lontani dai sentimenti amorosi e
religiosi di cui quelle lettere sono pervaseda farmitemere che sembrino prolisse.
Da esse pare che Elena abbia finalmente obbedito allordine contenuto inquella che abbiamo in parte tradotto.
Giulio trov modo di introdursi nel convento; da una frase si potrebbearguire che si vest da donna. Elena accett di
vederloma solo attraverso linferriata di una finestra a pian terrenochedava sul giardino. Con indicibile doloreGiulio constat
che la fanciullaun tempo tenera e persino appassionataeradiventata per lui come unestranea; lo tratt con cortesia. Lo aveva
fatto entrare in giardino quasi unicamente perrispettare il giuramento. Fu un breve colloquio: dopo qualche istantela fierezza
di Giulioforse un po incoraggiata dagliavvenimenti degli ultimi quindici giorniprevalse sul suo profondo dolore.
Mi vedo davanti disse tra ssolo la tomba di quellElena che aAlbano sembrava essersi data a me per la vita 57
Subito la sua preoccupazione fu nasconder le lacrime che gli inondavano ilvolto alle espressione cerimoniose con cui Elena
si rivolgeva a lui. Quando essa ebbe finito di parlare e digiustificare un cambiamento tanto naturale dicevadopo la morte di
un fratelloGiulio le disse parlando con estremalentezza: Voi non rispettate il giuramentonon mi accogliete in un
giardinononsiete in ginocchio davanti a me come eravate mezzo minuto dopo aver sentito lAve Maria di Monte
Cavi.Dimenticate il giuramento se potete; in quanto a meio non dimentico niente; che Dio vi assista.
Pronunciando queste parolesi allontan dalla finestra vicino alla qualesarebbe potuto rimanere ancora unora.
Chi gli avrebbe dettoun istante primache sarebbe stato lui a interrompereun colloquio tanto desiderato! Quel sacrificio gli
straziava il cuorema pensava che si sarebbe ben meritato ildisprezzo anche di Elena se non avesse risposto alle sue cerimonie
abbandonandola al suo rimorso.
Usc dal convento prima dellalba. Subito mont a cavallo ordinando aisoldati di aspettarlo a Castro per una settimanapoi di
tornare nella foresta; era ebbro di disperazione. In unprimo tempo si diresse verso Roma.
Allontanarmi da lei! si ripeteva a ogni passo; siamo diventati estraneiluno allaltra! O Fabiosei ben vendicato!
La vista degli uomini che incontrava per strada aumentava la sua collera;spinse il cavallo attraverso i campi e ne guid la
corsa verso la spiaggia deserta e incolta che si stende lungo ilmare. Quando non fu pi turbato dalla presenza di quei pacifici
contadini di cui invidiava la sorterespir:laspetto di quel luogo selvaggio si accordava con la sua disperazione e calmava la
sua collera; allora pot abbandonarsi acontemplare il suo triste destino.
Alla mia et pensho una risorsa: amare unaltra donna! A queltriste pensierola sua disperazione raddoppi; cap che
per lui cera una sola donna al mondo. Si immaginava ilsupplizio che avrebbe provato nel pronunciare la parola amore di
fronte a unaltra; quellidea lo straziava.
Scoppi in una amara risata. Sono ridotto proprio come quegli eroidellAriosto che se ne vanno soli soli attraverso paesi
desertiperch devono dimenticare di aver trovato la loroperfida donna tra le braccia di un altro cavaliere Lei per non
cos colpevole si disse scoppiando inlacrime dopo quellamara risata; non infedele fino al punto di amare un altro.
Quellanima ardente e pura si lasciatafuorviare dalle cose atroci che le hanno raccontato su di me; probabilmente mi hanno
dipinto ai suoi occhi come uno che partitoper quella fatale spedizione nella speranza di poter uccidere suo fratello. Avranno
detto di pi: mi avranno attribuitoun ignobile calcoloche morto luiessa sarebbe diventata la sola erede di unimmensa
fortuna E io ho commesso lasciocchezza di lasciarla per quindici interi giorni in preda alla nefasta influenza dei miei
nemici! Sono propriodisgraziatoil cielo mi ha fatto anche incapace di badare alla mia vita! Sono un essere davvero
miserevoledavvero spregevole!la mia vita non servita a nessunoe tanto meno a me.
In quel momento il giovane Branciforte ebbe unispirazione veramente rara perquel secolo; il suo cavallo camminava proprio
in riva al mare e ogni tanto le onde bagnavano i suoizoccoli; ebbe lidea di spingerlo in mare e porre cos fine allorribile
sorte che lo perseguitava. Che cosa avrebbefatto ormaiabbandonato dallunico essere al mondo capace di fargli sentire
lesistenza della felicit? Poi ad un trattounidea lo trattenne. Che cosa sono le pene che provo si dissea paragone di
quelle che soffrir tra pococonclusaquesta miserevole vita? Elena non mi apparir pi solo indifferentecom in realtla
vedr tra le braccia di un rivalee quel rivale sar qualche giovane signore romano ricco e stimato; infattiper straziarmi
lanima i demoni cercherannole immagini pi crudelicome loro dovere. Cos neppure con la morte potr dimenticare
Elenaanzi la mia passioneraddoppierperch sar il mezzo pi sicuro che avr lonnipotenza eterna per punirmi del mio
orribile peccato. Perscacciare del tutto la tentazioneGiulio si mise a recitare devotamente lAve Maria. Sentendo suonare
lAve Maria delmattinopreghiera dedicata alla Madonnaera stato un giorno soggiogato e indotto a compiere un atto generoso
che egli oraconsiderava il pi grande sbaglio della sua vita Maper rispettonon osava spingere pi in l il suo ragionamento
eesprimere completamente lidea che lo tormentava.
Se per unispirazione della Madonna ho commesso un fatale erroreessa nondevenella sua infinita giustizia creare una
situazione che mi renda la felicit? Lidea della giustiziadella Madonna scacci a poco a poco la disperazione. Alz la testa
e vide davanti a luioltre Albano e oltre laforestaMonte Cavi coperto di verde cupo e il santo convento dovera risuonata
quellAve Maria del mattino che loaveva spinto verso quello che egli ora definiva un infame inganno. La vista inattesa di
quel santo luogo lo consol. Noesclamla Madonna non pu abbandonarmi.
Se Elena fosse diventata mia sposa come il suo amore desiderava e come la miadignit di uomo avrebbe volutoil racconto
della morte del fratello avrebbe trovato nel suo cuore il ricordodel legame che luniva a me. Si sarebbe detta che era stata
mia ben prima di quel fatale momento chesul campo dibattagliami ha messo di fronte a Fabio. Egli aveva due anni pi di
meera pi esperto nelle armipi ardimentosopi forte. Mille ragioni avrebbero provato a mia moglie che non avevo cercato
io quello scontro. Si sarebbe ricordata che nonavevo mai avuto il minimo sentimento di odio contro suo fratelloneppure
quando le spar quel colpo di archibugio.Mi ricordo che nel nostro primo colloquio dopo il mio ritorno da Romale dicevo:
Che vuoi? lo esigeva lonore;non posso biasimare un fratello! Riportato alla speranza dalla sua devozione per la
MadonnaGiulio spron il cavallo e inqualche ora giunse dovera accantonata la sua compagnia. La trov in armi: stavano
andando sulla strada che unisceRoma a Napoli attraverso Montecassino. Il giovane capitano cambi cavallo e si mise in
marcia con i soldati. Quelgiorno non ci furono scontri. Giulio non chiese neppure perch si erano messi in marcianon gli
importava. Nel momento incui si vide alla testa dei suoi soldati consider il suo destino da un nuovo punto di vista. Sono
proprio unosciocco si disseho fatto male ad andarmene da Castro; forse la collera mi ha fatto vedere Elena pi colpevole
di quantonon sia. Nonon pu non esser pi mia quellanima ingenua e purain cui ho visto nascere le prime
sensazioniamorose! La sua passione per me era cos58
sincera! Non mi ha proposto decine di volte di fuggire con mepovero comesonoe di andare a farci unire in matrimonio da un
frate di Monte Cavi? A Castroavrei dovutoprima di tuttoottenere un secondo appuntamento e farla ragionare. Davvero la
passione mi rende stordito come un bambino! Dio!perch non ho un amico da cui implorare consiglio? Giudico uniniziativa
esecrabile e un momento dopo la trovoottima!
La sera di quel giornomentre lasciavano la strada maestra per rientrarenella forestaGiulio si avvicin al principe e gli chiese
se poteva rimanere ancora qualche giorno nel posto chesapeva.
Vai al diavolo! gli grid Fabrizioti sembra il momento che mi occupidi queste bambinate?
Unora dopo Giulio ripartiva per Castro. Vi trov i suoi uomini; ma nonsapeva come scrivere a Elenadopo averla lasciata con
parole cos arroganti. La sua prima lettera dicevasoltanto: Sar accolto questa notte?
Potete venirefu la risposta.
Dopo la partenza di GiulioElena si era creduta abbandonata per sempre.Allora aveva sentito tutta la forza del ragionamento
di quel povero giovane infeliceera sua moglie prima che luiavesse la disgrazia di incontrare suo fratello sul campo di
battaglia.
Questa volta Giulio non fu accolto da quelle espressioni cerimoniose che glierano parse tanto crudeli durante il primo
colloquio. Elena per si fece vedere solo al riparo dellinferriata;ma tremava esiccome Giulio aveva un tono riservato e si
rivolgeva a lei come a un estraneatocc a Elena sentirequanto sia crudele quel tono quasi ufficiale quando sostituisce quello
della pi dolce intimit. Giulioche avevasoprattutto paura di venir ferito dalla freddezza delle parole che Elena poteva
lasciarsi sfuggiresi esprimeva come unavvocato per provare che essa era sua moglie molto prima del fatale combattimento
dei Ciampi. Elena lo lasciava parlareperch temeva di scoppiare in lacrime se non si fosse limitata a rispondergli con brevi
frasi. Alla fineaccorgendosiche stava per tradirsigli fece promettere di tornare il giorno dopo. Quella nottevigilia di una
grande festasi cantavail mattutino di buonora: e loro potevano essere scoperti. Giulioche ragionava da innamoratousc dal
giardinomolto pensieroso: non riusciva a rendersi conto con certezza se fosse stato accolto bene o male; e siccome le idee
militariispirate dalle conversazioni con i compagni cominciavano a radicarglisi in testa: Un giorno disse fra sbisogner
forse decidersi a rapire Elena. E si mise a esaminare le maniere di penetrare a viva forza nel giardino. Il conventocheera
molto ricco e ricattabileaveva assoldato numerosi servitori in gran parte ex soldati; erano stati alloggiatiin una specie di
caserma le cui finestre munite di inferriate davano sullo stretto passaggio chedalla porta esterna delconventoaperta in un
muro nero alto pi di ottanta piediconduceva alla porta interna custodita dalla suora guardiana.Sulla sinistra di questo stretto
passaggio cera la caserma e a destra il muro del giardinoalto trenta piedi. La facciatadel conventosulla piazzaera un muro
rustico annerito dal tempole cui uniche aperture erano la porta e una finestrellada cui i soldati vedevano fuori. facile
immaginare che aria triste avesse quel grande muro scuro forato solo da unaporta rinforzata da strisce di lamiera fissate con
enormi chiodi e da ununica finestrella di quattro piedi di altezza perdiciotto pollici di lunghezza.
Non seguiremo lautore del manoscritto originale nel lungo racconto deisuccessivi colloqui tra Giulio e Elena.
Il tono dei due amanti era ridivenuto intimoproprio come un tempo nelgiardino di Albano; solo che Elena non aveva mai
acconsentito a scendere in giardino. Una notteGiulio la trov tuttapensierosa: sua madre era venuta a trovarla da Roma e si
sarebbe fermata per qualche giorno nel convento. Sua madre eracos affettuosaaveva sempre avuto delicate attenzioni per i
sentimenti segreti della figliache questa provava ungrande rimorso a doverla ingannare; infatticome avrebbe mai potuto dirle
che si incontrava con luccisore di suo figlio?Elena fin per confessare con franchezza a Giulio chese quella buona madre le
avesse rivolto precise domandeessa nonavrebbe avuto la forza di mentirle. Giulio cap di essere in pericolo; la sua sorte
dipendeva da una frase che il caso potevasuggerire alla signora di Campireali. La notte seguente parl in tono risoluto:
Domani verr pi prestostaccher una sbarra di questa inferriatavoiscenderete in giardinovi porter in una chiesa della citt
dove un prete fidato ci sposer. Prima di giornosarete di nuovo qui in giardino. Una volta mia moglienon avr pi timoreese
vostra madre lo esigein espiazionedella terribile disgrazia che tutti deploriamo accetter tuttoanche di passare molti mesi
senza vedervi.
Siccome Elena sembrava costernata per quella propostaGiulio aggiunse: Devo tornare dal principe; lonore e molte altre
ragioni mi costringono apartire. Solo ci che vi propongo pu garantire il nostro avvenire; se non acconsentitesepariamoci
per semprequiin questo momento. Partir col rimorso di essere stato imprudente. Ho creduto alla vostra parola donoreoravoi
mancate al giuramento pi sacroe io spero che col tempo il giusto disprezzo ispiratomi dalla vostra leggerezza potrguarirmi
di questamore che da troppo tempo mi rende infelice.
Elena scoppi in lacrime:
Mio Dio esclamava piangendoche orrore per mia madre!
Alla fine accett la proposta.
Ma aggiunsepossono scoprirci allandata o al ritornopensate chescandalopensate in che spaventosa situazione verr a
trovarsi mia madre; aspettiamo la sua partenzache sartra qualche giorno.
Siete arrivata a farmi dubitare della cosa per me pi sacrosanta: lafiducia nella vostra parola. Domani sera saremo
sposatioppure questa lultima volta che ci vediamoal di quadella tomba.
La povera Elena pot rispondere solo col piantola straziava soprattutto iltono deciso e spietato di Giulio. Si era dunque
proprio meritata il suo disprezzo? Era quello lamante un tempocos dolce e tenero? Finalmente acconsent a quanto le
veniva ordinato. Giulio si allontan. Da quel momento Elena attesela notte seguente in un susseguirsi di terribili ansie. Se
avesse dovuto prepararsi a una morte certail suo doloresarebbe stato meno cocenteavrebbe potuto59
trovare un po di coraggio pensando allamore di Giulio e al tenero affettodella madre. Pass il resto della notte
nellindecisione pi atroce. Cerano momenti in cui avrebbe voluto dir tuttoalla madre. Il giorno dopo era tanto pallida che
essavedendoladimentic tutti i suoi saggi propositi e si gettnelle braccia della figlia esclamando: Che succede? Dio
miodimmi che cosa hai fattoo che cosa stai per fare?Se tu prendessi un pugnale e me lo affondassi nel cuoremi faresti soffrire
meno di quanto soffro per il tuosilenzio con me.
Elena cap che la madremanifestandole tanta tenerezza non esagerava i suoisentimentianzi cercava di moderarne
lespressionee questo la commosse; cadde in ginocchio davanti alei. E quando la madrecercando di carpirle il fatale segretole
rimprover di evitarlaElena le rispose cheil giorno dopo e tutti gli altri giornile sarebbe stata vicinoma la scongiur di non
chiederle altro.
A questa frase imprudente segu presto una confessione completa. La signoradi Campireali inorrid sentendo che lassassino
di suo figlio era cos vicino. Ma dopo quel dolore provuna vivissima e purissima gioia. Chi potrebbe immaginare la sua
estasi quando seppe che la figlia non era mai venuta menoai suoi doveri?
Subito i progetti di quella madre prudente cambiarono totalmente; essacredette lecito ricorrere allastuzia nei confronti di un
uomo che non era niente per lei. Il cuore di Elena erastraziato dagli impeti di passione pi crudeli: la confessione fu quanto
possibile sincera; quellanima tormentata sentiva ilbisogno di sfogarsi. La signora di Campirealicheormaiaveva abbandonato
ogni prudenzainvent una sfilzadi ragionamentitroppo lunga da riferire.
Senza fatica dimostr allinfelice figlia che invece di un matrimonioclandestinoche pur sempre una macchia nella vita di
una donnaavrebbe avuto un dignitosissimo matrimonio pubblicosesolo avesse accettato di rimandare di otto giorni latto di
obbedienza che doveva al suo generoso amante.
Intanto leila signora di Campirealisarebbe partita per Roma;avrebbe spiegato al marito che molto prima del fatale
combattimento dei CiampiElena si era sposata con Giulio. Lacerimonia era avvenuta la notte stessa in cui travestita con una
tonaca da frateaveva incontrato il padre e il fratellosulle rive del lagosul sentiero tagliato nella roccia lungo il muro del
convento dei Cappuccini. La madre non perse docchiola figlia per tutto il giorno efinalmente verso seraElena scrisse al suo
amante una lettera ingenuaesecondo noimolto commoventein cui gli raccontava le lotte che le avevano lacerato il cuore. Essa
concludeva chiedendogli inginocchio una proroga di otto giorni: Scrivendoti aggiungevaquesta lettera che affider a un
messaggerodi mia madremi sembra di aver sbagliato a dirle tutto. Mi par di vederti iratoi tuoi occhi mi guardano con odio;
hoil cuore straziato dai pi crudeli rimorsi. Dirai che ho un carattere debolepusillanimespregevole; te lo confessoangelomio.
Ma immaginati la scena: mia madrein lacrimeera quasi ai miei ginocchi. stato impossibile per me non dirlequale ragione
mi impediva di acconsentire alla sua richiesta; euna volta commessa la debolezza di pronunciar quella fraseimprudentenon
so che cosa mi sia successoma non ho potuto fare a meno di raccontarle quel che avvenutotra noi. Come se la mia
animapriva di forzaavesse bisogno di un consiglio. Speravo di trovarlo nelle parole diuna madre Ho troppo presto
dimenticato amico mioche linteresse di quella madre tanto amata era contrario al tuo.Ho dimenticato il mio primo dovere
che quello di obbedirtie mi sembra di non esser capace di quellamore che sasuperare ogni prova. DisprezzamiGiulio
mioma in nome di Diocontinua ad amarmi. Portami via se vuoima rendimigiustizia in questo: se mia madre non si fosse
trovata nel conventoi pi spaventosi pericolila vergogna stessaniente al mondo mi avrebbe impedito di obbedire ai tuoi
ordini. Ma mia madre cos buona! Cos perspicacecosgenerosa! Ricordati quello che ti ho raccontato tempo fa; quando
mio padre fece irruzione nella mia cameraessamise in salvo tutte le lettere che io non avevo pi modo di nascondere;
poipassato il pericolome le rese senzaleggerle e senza aggiungere una sola parola di rimprovero! Ebbene! essa si sempre
comportata con me come in quel momentosupremo. Capisci quanto dovrei amarlaeppure mentre ti scrivo (che cosa orribile!)
mi sembra di odiarla. Hadichiarato che per via del caldo voleva passare la notte sotto una tenda in giardino; sento i colpi di
martellostanno alzando la tenda in questo momento; non possiamo vederci stanotte. Temo che persino il dormitorio delle
educandevenga chiuso a chiavee anche le due porte della scala a chiocciolacome non succede mai. Queste precauzioni
mirenderebbero impossibile scendere in giardino quandanche pensassi che questa iniziativa scongiurasse la tua collera. Ah!
Come mi abbandonerei a te in questo momentose potessi! Come correrei nella chiesa dove ci dovevamo sposare.
La lettera finiva con due pagine di frasi deliranti e di ragionamentiappassionatiche sembrano ispirarsi alla filosofia platonica.
Ho eliminato molte espressioni ricercate di questo tiponella lettera che ho appena tradotto.
Giulio Branciforte fu molto stupito di riceverla circa unora prima dellAveMaria della sera. Si era appena messo daccordo
col prete. Ebbe un moto di rabbia. Non ho bisogno del suoconsiglio per rapirla: creatura debole e pusillanime! E subito
part per la foresta della Faggiola.
Ecco invece la posizione della signora di Campireali: il marito stavamorendo: limpossibilit di vendicarsi di Branciforte lo
portava lentamente alla tomba. Invano aveva offertoconsiderevoli somme ad alcuni bravi romani; nessuno di loro aveva
voluto affrontare uno dei caporalicome dicevanodelprincipe Colonna: erano troppo sicuri di venire sterminati con tutta la
famiglia. Nemmeno un anno prima un interovillaggio era stato incendiato per punire la morte di un soldato del Colonna e
tutti gli abitantiuomini e donnecheavevano cercato di mettersi in salvo nella campagnaerano stati legati mani e piedi con una
corda e gettati nelle casein fiamme.
La signora di Campireali aveva molte terre nel regno di Napolisuomarito le aveva ordinato di far venire di l degli
assassinima lei aveva solo fatto finta di obbedire: credeva la figliairrevocabilmente legata a Giulio Branciforte.
E perci pensava che Giulio sarebbe dovuto andare a partecipare a una o duecampagne militari nellesercito spagnolo che
allora combatteva contro i ribelli di Fiandra. Se fosse tornato vivoquesto sarebbe stato segno che Dio non disapprovava un
matrimonio necessario; nel qual caso avrebbe dato alla figliai possedimenti del regno di Napoli;60
Giulio Branciforte avrebbe preso il nome di una di quelle terre e avrebbepassato qualche anno in Spagna con la moglie.
Dopo tutte queste prove essa avrebbe forse trovato il coraggio di vederlo. Matutto aveva cambiato aspetto dopo la
confessione della figlia: il matrimonio non era pi necessarioanziementre Elena scriveva allamante la lettera che abbiamo
tradottola signora di Campireali scriveva a Pescara e aChietiordinando ai suoi intendenti di mandarle a Castro uomini sicuri e
capaci di un colpo di mano. Non nascondeva loro che sitrattava di vendicare la morte di suo figlio Fabioil loro giovane
padrone. Il corriere part con le lettereprima che finisse il giorno.
V
Tre giorni dopo Giulio era di nuovo a Castroportava con s otto soldatiche avevano accettato di seguirlo e di esporsi allira
del principe che qualche volta aveva punito con la morteimprese come quella che andavano a compiere.
Giulio aveva gi cinque uomini a Castroaltri otto arrivarono con luietuttavia quattordici soldatianche se valorosigli
sembravano insufficienti allimpresa perch il convento era come unaroccaforte.
Si trattava di varcare con la forza o con lastuzia la prima porta delconvento; poi bisognava attraversare un passaggio lungo
pi di cinquanta piedi. Nella parete sinistracome abbiamodettosi aprivano le finestre munite di inferriate di quella specie di
caserma dove le suore ospitavano trenta oquaranta servitoriex-soldati. Da quelle finestre sarebbe partito un fuoco ben
nutritonon appena fosse stato dato lallarme.
La badessa in caricadonna di giudizioaveva paura delle prodezze dei capiOrsinidel principe Colonnadi Marco Sciarra e di
tanti altri che spadroneggiavano nei dintorni. Comeresistere a ottocento uomini risolutiche occupassero una piccola citt
come Castro e credessero il convento pienodoro?
Di solito la Visitazione di Castro aveva quindici o venti bravi nellacaserma a sinistra del corridoio che andava dalla prima
alla seconda porta del conventoa destra cera un grosso murodove sarebbe stato impossibile far breccia alla fine del corridoio
cera una porta di ferro che dava in un atrio acolonne; dopo latrio cera il grande cortile e a destra il giardino. La porta di
ferro era sorvegliata dalla suora guardiana.
Quando Giulioseguito dagli otto uominifu a tre leghe da Castrosi fermin una locanda fuori mano per lasciar passare le ore
pi calde. Una volta lrivel il suo progettopoi disegn sulla sabbia del cortile la pianta del convento da attaccare.
Stasera alle nove disse agli uominiceneremo fuori dalla cittamezzanotte entreremo e troveremo i nostri cinque
compagniche ci aspettano vicino al convento. Uno di loroa cavallofinger di essere un corriere venuto da Roma per
richiamare la signora di Campireali presso il marito morente.Cercheremo di varcare senza rumore la prima porta del
convento che quinella parte centrale della caserma disseindicando la pianta tracciata sulla sabbia. Se cominciamo
lattacco dalla prima portai bravi delle suore potrannofacilmente spararci con gli archibugi mentre siamo su questa piazzetta
davanti al conventoo mentre percorriamo lo strettopassaggio che va dalla prima alla seconda porta.
Questa seconda porta di ferroma io ne ho la chiave.
Veramente ci sono due enormi spranghe di ferrofissate al muro daunestremitchequando sono inserite al loro
postobloccano i due battenti. Ma siccome le due spranghe pesano troppoper essere manovrate dalla suora guardiananon le ho
mai viste inseritepur essendo passato pi di diecivolte da quella porta. Spero proprio di passarci anche stasera senza intoppi.
Avrete ormai capito che ho una relazione segretanel convento; il mio scopo rapire uneducandanon una suora; non
dobbiamo usare le armi se non in casoestremo. Se cominciassimo a combattere prima di arrivare alla seconda porta quella
munita di spranghela suora guardianachiamerebbe di sicuro due vecchi giardinieri settantenni che abitano dentro il
conventoe essi inserirebbero sulla portaquei due bracci di ferro di cui vi ho parlato.
Se ci capiter questa disgraziadovremoper oltrepassare la portademolire il muroe ci vorranno dieci minuti; ad ogni modoio
andr per primo verso quella porta. Ho pagato uno dei giardinieri;macome capiretemi son guardato bene dal parlargli del mio
progetto di rapimento. Attraversata la seconda portasi gira a destra e si arriva in giardino; una volta lcominceremo a
combatteree allora bisogner far man bassa diquanti ci troveremo davanti. Adoprerete benintesosolo spade e dagheil minimo
colpo di archibugio metterebbe arumore tutta la citte potremmo venire attaccati quando usciamo. Non che non mi senta
sicuro ad attraversare questapiccola cittcon tredici uomini come voi nessuno certo oserebbe scendere in stradama molti
abitanti hanno unarchibugioe sparerebbero dalle finestre. In questo casoinutile dirlobisognerebbe rasentare i muri. Una volta
nelgiardino del conventodirete piano a ogni uomo che vi vedrete davanti Sparite e ucciderete a colpi di dagachiunque non
ubbidisca allistante. Io salir nel convento dalla porticina del giardino con gli uomini che avr a portata di manoedopo tre
minuti scender con una o due donne che porteremo a bracciasenza permetter loro di camminare. Subito
usciremorapidamente dal convento e dalla citt.
Lascer due di voi vicino alla portaessi spareranno una ventina di colpidi archibugiocon intervalli di un minutoper
spaventare gli abitanti e tenerli lontani.
Giulio ripet due volte la spiegazione.
Avete capito bene? chiese alla sua gente. Sar buio nellatrioadestra il giardinoa sinistra il cortile; non dovete sbagliare.
Contate su di noi! esclamarono i soldati.
Poi andarono a bere; il caporale rimase e chiese al capitano il permesso diparlare.
Niente di pi semplice gli dissedel progetto di Vossignoria. Hogi forzato due conventi in vita mia questo sar il terzo;
ma siamo in pochi. Se il nemico ci costringe adabbattere il muro per scardinare la seconda portasi61
pu supporre che i bravi della caserma non resteranno con le mani inmano durante questa lunga operazione; vi uccideranno
sette o otto uomini a colpi di archibugioe allora potrannoriprenderci la donna mentre usciamo. proprio quanto ci accaduto
in un convento vicino a Bologna: ci uccisero cinqueuomininoi ne uccidemmo otto; ma il capitano non ebbe la donna.
Propongo a Vossignoria due cose: conosco quattro contadiniqui dei dintorniche hanno servito coraggiosamente sotto gli
Sciarrae che per uno zecchino si batteranno tuttala notte come leoni. Forse ruberanno qualche pezzo di argenteria del
conventoma a voi non deve importareilpeccato lo fanno loro; voili assoldate per portar via la donnae basta. La seconda
proposta questa: Ugone unragazzo istruito e abilissimo; era medico quando uccise il cognato e si diede alla macchia.
Potete mandarlo unoraprima di nottealla porta del convento; chieder lavoro e si presenter tanto beneda farsi assumere nel
corpo di guardia; farbere i servitori delle monacheed anche capace di bagnare la miccia dei loro archibugi.
Per disgraziaGiulio accett la proposta del caporale; questimentre se neandavasoggiunse: Ad attaccare un conventosi
incorre nella scomunica maggioreperdi pi questo sotto la diretta protezione della Madonna
Intendo disse Giulio come risvegliato da quelle parole. Rimanete conme.
Il caporale chiuse la porta e ritorn a dire il rosario con Giulio.Pregarono per pi di unora. A buio si rimisero in marcia.
Quando suonava la mezzanotteGiulioche era entrato da solo a Castro versole undiciritorn a prendere i suoi uomini fuori
dalla porta della citt. Entr con gli otto soldatiacui si erano aggiunti tre contadini armatili riun ai cinque che aveva in citte
si trov cos alla testa di sedici uomini bendecisi; due si erano vestiti da servitori indossando grembiuloni di tela nera per
nascondere il giacoeberretti senza piume.
A mezzanotte e mezzoGiulioche si era riservato la parte del corrieregiunse al galoppo alla porta del conventofacendo un gran
baccano e gridando che si aprisse senza indugio aun corriere del cardinale. Vide con piacere che i soldati che gli
rispondevano dalla finestrelladi fianco alla primaportaerano mezzi ubriachi. Secondo lusodette il suo nome su un pezzo di
carta; un soldato and a portare quel nome allaguardianache aveva la chiave della seconda porta e doveva svegliare la
badessa nelle grandi occasioni. La risposta sifece aspettare tre mortali quarti doradurante i quali Giulio fatic a mantenere in
silenzio la banda: alcuni abitanticominciavano persino ad aprire timidamente le finestrequando giunse la risposta favorevole
della badessa. Giulio entrnel corpo di guardia per mezzo di una scala di cinque o sei piediche i bravi gli tesero dalla
finestrellaperchnon volevano scomodarsi ad aprire il portonesal seguito dai due soldati vestiti da servitori. Saltando dalla
finestra nelcorpo di guardiaincontr lo sguardo di Ugone; erano tutti ubriachigrazie a lui. Giulio disse al capo che tre
servitori dicasa Campirealiche egli aveva armato come soldati perch lo scortassero durante il camminoavevano comprato
una buonaacquavite e chiedevano di salire per non rimanere ad annoiarsi da soli sulla piazza; la proposta fu
accoltaallunanimit. Quanto a luiaccompagnato dai suoi due uominiscese dalla scala chedal corpo di guardiaconduceva nel
passaggio.
Cerca di aprire il portone disse a Ugone.
Egli intanto si diresse tranquillamente alla porta di ferro. Ltrov labrava guardiana la quale gli disse che essendo passata la
mezzanottese lui entrasse nel conventola badessasarebbe costretta a scriverlo al vescovoper cui lo pregava di consegnare il
dispaccio a una suorina mandata apposta aprenderlo. Subito Giulio rispose chenel trambusto creato dallimprevista agonia
del signore di Campirealiavevaportato solo una lettera di credenziali scritta dal medicoe avrebbe dato a voce tutti i particolari
alla moglie e allafiglia del malatose quelle signore erano ancora nel conventoe naturalmente alla Madre badessa. La
guardiana and ariferire il messaggio. Vicino alla porta rimase solo la giovane suora mandata dalla badessa. Giulioparlando e
scherzandocon leipass le mani attraverso le sbarre della porta esempre ridendocerc di aprirla. La suorache eratimidissimasi
spavent e prese molto male quello scherzo; allora Giulionon volendo perdere altro tempocommise limprudenzadi offrirle
una manciata di zecchini pregandola di aprirgliaggiungendo che era troppo stanco per aspettare.Sapeva di fare una
sciocchezzadice il narratore: col ferro e non con loro bisognava agirema egli non ebbe cuoredi farlo: sarebbe stato facile
afferrare la suoranon era neppure a un piede da luial di l della porta. Alloffertadegli zecchini la ragazza si allarm. In
seguito disse che dal modo con cui Giulio le parlavaaveva capito che non era unsemplice corriere: linnamorato di una
delle suorepensche viene per avere un appuntamentoed essa era una creaturadevota. Inorriditasi mise a tirare con tutte le
sue forze la corda di una campanella che era nel cortilee che subitofece un frastuono da svegliare i morti.
Comincia la guerra disse Giulio ai suoi uominiin guardia!
Prese la chiave epassando il braccio attraverso le sbarre di ferroaprla portacon gran disperazione della suorinache cadde in
ginocchio e si mise a recitare Avemmarie gridando alsacrilegio. Ancora una volta Giulio avrebbe dovuto far tacere la
ragazzae non ne ebbe il coraggio: fu uno dei suoiuomini ad afferrarla e a metterle una mano sulla bocca.
Nel medesimo istanteGiulio sent un colpo di archibugio nel passaggioalle sue spalle. Ugone aveva aperta la porta esterna; il
rimanente dei soldati stava entrando senza far rumorequando uno dei bravi di guardiameno ubriaco degli altrisi avvicin
allinferriata di una finestraestupito divedere tante persone nel passaggiointim loro bestemmiando di fermarsi. Bisognava
non rispondere e continuare ad avanzareverso la porta di ferro; cos infatti fecero i primi soldatima lultimo di tuttiche era un
contadino reclutato nelpomeriggiospar un colpo di pistola al domestico del convento che parlava dalla finestrae luccise.
Quel colpo di pistolain piena nottee le grida lanciate dagli ubriachi nel veder cadere il loro compagnosvegliarono quei soldati
del convento cheerano a letto e non avevano potuto62
assaggiare il vino di Ugone. Otto o dieci bravi saltarono mezzi nudinel passaggioe si misero a attaccare vigorosamente i
soldati di Branciforte.
Come abbiamo dettoquesto trambusto era cominciato quando Giulio avevaappena aperto la porta di ferro.
Seguito dai due soldatisi precipit in giardinocorrendo verso laporticina della scala delle educande; ma fu accolto da cinque
o sei colpi di pistola. I due soldati cadderolui fu colpito da unapalla al braccio destro. Quei colpi di pistola erano stati sparati
dagli uomini della signora di Campirealichesecondo i suoi ordinipassavano la notte in giardino con uno speciale permesso
che lei aveva ottenuto dal vescovo. Giulio corse dasolo verso la porticinaa lui ben nota chedal giardinodava sulla scala delle
educande. La scosse come potmaera saldamente chiusa. Cerc i suoi uomini che per non poterono risponderglistavano
morendonel buio profondo siimbatt in tre servitori dei Campireali dai quali si difese a colpi di daga.
Corse sotto il portico dellatrioverso la porta di ferroper chiamare isoldati; la trov chiusa: i due pesanti bracci di ferro erano
stati inseriti e fissati con i lucchetti dai vecchigiardinieri che la campana della suorina aveva svegliato.
Sono isolatopens Giulio. Lo disse ai suoi uomini; invano tent difar saltare uno dei lucchetti con la spada: se ci fosse
riuscitoavrebbe tolto una spranga e aperto un battente. Ma laspada si spezz nellanello del lucchetto; proprio in quel
momento venne ferito alla spalla da uno dei servitori venutidal giardino; si volt eaddossato alla porta di ferrosi vide
attaccare da molti uomini. Si difese con la daga; perfortunaessendo buio fittoquasi tutti i colpi di spada finivano sulla cotta di
maglia. Fu dolorosamente ferito a un ginocchio;si gett sulluomo che si era spinto in avanti per colpirlolo uccise con un
colpo di daga al visoed ebbe la buonasorte di impossessarsi della sua spada.
Allora pens di esser salvo e si appost a sinistra della portadallaparte del cortile. I suoi uominiaccorsispararono cinque o sei
colpi di pistola attraverso le sbarre di ferromettendo in fugai servitori. Solo i lampi degli spari rischiaravano latrio.
Non sparate dalla mia parte! gridava Giulio ai suoi uomini.
Siete proprio in trappola gli disse il caporale con molto sangue freddoparlandogli attraverso le sbarre; abbiamo perduto
tre uomini. Ora demoliremo lo stipite della porta dal latoopposto a dove vi trovate; state lontanoci spareranno addosso; in
giardino ci sono nemicivero?
Quelle canaglie di servi dei Campireali disse Giulio.
Stava ancora parlando col caporalequandodiretti sul rumorevennerosparati contro di loro alcuni colpi di pistolaprovenienti
dalla parte dellatrio che dava sul giardino. Giulio. sirifugi nella stanzetta della suora guardianaa sinistra dellentrata; si
rallegr di trovarvi un fioco lumino che ardevadavanti allimmagine della Madonnalo prese con precauzioneper non
spegnerlo; si accorse tristemente di tremare. Esaminla ferita al ginocchio che lo faceva soffrire moltoperdeva sangue in
abbondanza.
Guardandosi attornofu molto stupito di riconoscerein una donna svenuta suuna poltrona di legnola piccola Mariettala fidata
cameriera di Elenala scosse con forza.
Comesignor Giulio! esclam essa piangendovorreste uccidere lavostra amica Marietta?
No davvero; di a Elena che le chiedo scusa di aver disturbato il suoriposo e che pensi allAve Maria di Monte Cavi. Prendi
questo mazzo di fiorilho colto nel suo giardino di Albanomasi sporcato di sangue; lavalo prima di darglielo.
In quel momento si sent una scarica di colpi di archibugio nel passaggioibravi delle suore attaccavano gli uomini di Giulio.
Dimmi dov la chiave della porticina disse a Marietta.
Non la vedo; ci sono per le chiavi dei lucchetti che fermano le spranghedella porta. Potrete uscire.
Giulio prese le chiavi e si precipit fuori della guardiola.
Non c bisogno di abbattere il muro disse ai suoi soldatiho qui lechiavi.
Segu un momento di assoluto silenziomentre egli cercava di aprire unlucchetto con una delle chiavi; ma era la chiave
sbagliata e dovette prendere laltra; finalmenteapr illucchetto; mentre cominciava a sollevare la sprangafu colpito quasi a
bruciapelo da un colpo di pistola al braccio destro. Subitosent che quel braccio non gli obbediva.
Sollevate la spranga grid alla sua gente.
Non aveva bisogno di dirlo. Al chiarore dello sparoessi avevano vistolestremit piegata della spranga ormai per met fuori
dallanello della porta. Subito tre o quattro braccia robustesollevarono la spranga; quando fu completamente uscita
dallanellola lasciarono cadere. Allora fu possibiledischiudere un battente della porta; il caporale entr e sussurr a Giulio:
Non c pi niente da faresolo tre o quattro di noi non hanno feritecinque sono morti.
Ho perso molto sangue disse Giuliomi sento sveniredite loro diportarmi via.
Mentre Giulio parlava col coraggioso caporalei soldati del corpo di guardiaspararono tre o quattro colpi di archibugioe il
caporale cadde morto. Per fortunaUgone aveva uditolordine di Giulio e chiam per nome due soldati che sollevarono il
capitanochenon ancora svenutocomand loro ditrasportarlo in fondo al giardinodavanti alla porticina. Bestemmiandoi soldati
obbedirono.
Cento zecchini a chi apre questa porta! esclam Giulio.
Ma essa resistette agli sorzi dei tre uomini furibondi. Un vecchiogiardiniereappostato a una finestra del secondo
pianosparava contro di loro molti colpi di pistola cherischiaravano un po i loro movimenti.63
Dopo gli inutili sforzi diretti contro la portaGiulio svenne davvero; Ugonedisse ai soldati di affrettarsi a portar via il
capitano. Quanto a luientr nella guardiolacacci via lapiccola Mariettaingiungendole con voce terribile di scappare e di non
dire mai chi aveva visto. Prese la paglia dallettoci spezz sopra qualche sedia e diede fuoco alla stanza. Quando vide le
fiamme alzarsiscapp a gambe levatetrai colpi di archibugio sparati dai bravi del convento.
Solo a pi di centocinquanta passi dalla Visitazione raggiunse il capitanodel tutto svenutoche i soldati portavano via
correndo. Qualche minuto dopo uscivano dalla citt. Ugone fecefare una sosta: gli erano rimasti solo quattro soldati; ne
risped due in cittcollordine di sparare un colpodi archibugio ogni cinque minuti.
Cercate di recuperare i vostri compagni feriti disse loroe uscitedalla citt prima di giorno; noi percorreremo il sentiero
della Croce Rossa. Se potete appiccare ilfuoco da qualche partenon esitate.
Quando Giulio riprese conoscenzaerano ormai a tre leghe dalla citt e ilsole era gi alto sullorizzonte. Ugone fece rapporto.
La vostra truppa ora di cinque uominitre dei quali feriti. I duecontadini superstiti hanno avuto due zecchini per uno di
ricompensa e sono fuggiti: ho mandato nel borgo qui vicino i dueuomini non feriti a cercare un chirurgo.
Il chirurgoun vecchietto tutto tremantearriv presto in groppa a unmagnifico asino; ma per convincerlo a venire era stato
necessario minacciare di appiccargli il fuoco alla casa. Sidovette fargli bere un po di acquavite per metterlo in grado di
agiretanta era la sua paura. Finalmente si miseallopera; disse a Giulio che le sue ferite non avrebbero avuto conseguenze.
Quella del ginocchio non pericolosa aggiunsema rimarrete zoppoper tutta la vitase non state in assoluto riposo per
quindiciventi giorni.
Quando il chirurgo ebbe bendato i soldati feritiUgonelanciando a Giuliouno sguardo di intesagli dette due zecchinied egli si
profuse in ringraziamenti; poicon la scusa didimostrargli la loro riconoscenzai soldati gli fecero bere tanta acquavite che fin
colladdormentarsi profondamente. Era quelloche volevano. Lo portarono in un campo vicino e gli misero in tasca un
fagottino con quattro zecchini: era il prezzodel suo asino su cui vennero issati Giulio e un soldato ferito a una gamba.
Andarono tutti a passare le ore pi calde inriva a uno stagnotra antichi ruderi; poi marciarono tutta la notteevitando i rari
villaggi lungo la strada efinalmentedue giorni dopoal levar del soleGiulio portato dai suoi uominisi svegli nel cuore della
foresta della Faggioladentro la capanna di carbonaio che era il suo quartier generale.
VI
Allindomani del combattimentole suore della Visitazione trovarono conraccapriccio nove cadaveri nel giardino e nel
passaggio che andava dal portone esterno alla porta a sbarredi ferro; otto loro bravi erano feriti. Mai al convento si era avuto
tanta paura: qualche volta si erano uditi distintamentecolpi di archibugio sparati sulla piazzama mai tanti spari in
giardinoallinterno delledificio e sotto le finestredelle monache. La faccenda era durata unora e mezzodurante la quale la
confusione era arrivata al culminel dentro. SeGiulio Branciforte fosse stato appena daccordo con una suora o
uneducandasarebbe riuscito nellimpresa: bastavache qualcuno gli aprisse una delle tante porte che davano sul giardino;
matravolto dallindignazione e dallira perquello che chiamava lo spergiuro della giovane ElenaGiulio voleva ottenere tutto
con la forza. Avrebbe creduto divenir meno al suo compito se avesse confidato le sue intenzioni a qualcuno che poteva
riferirle a Elena. Eppureuna sola parola alla piccola Marietta sarebbe bastata a garantire il successo; essa avrebbe aperto una
delle porte sulgiardinoe sicuramente se un uomo fosse apparso nel dormitorio del conventocon quel terribile
accompagnamento di spari dafuorisarebbe stato obbedito alla lettera.
Al primo colpo di archibugio Elena aveva tremato per la vita del suo amante enon aveva pensato ad altro che a fuggire con
lui.
Come descrivere la sua disperazione quando la piccola Marietta le raccontdellorribile ferita che Giulio aveva al ginocchio
e da cui aveva visto uscire tanto sangue? Elena si detestava perla sua vilt e pusillanimit: Ho commesso la debolezza di
parlare a mia madre e Giulio ha versato il suosangue; poteva perder la vita in questo sublime assalto per il quale ha contato
solo sul suo coraggio.
I bravi ammessi in parlatorio avevano detto alle suoreavide dinotiziechenella loro vitamai erano stati testimoni di un
coraggio pari a quello del giovane vestito da corriere chedirigeva gli sforzi dei briganti. Tutte quante ascoltavano quei
racconti con interesse vivissimoma facile immaginarecon quanta passione Elena chiedesse loro particolari sul giovane capo
dei briganti. Dopo i lunghi racconti di costoroe dei vecchi giardinieritestimoni imparziali le parve di non amare pi la madre.
Vi fu anche un dialogo piuttosto accesotra quelle due donne che si volevano tanto bene alla vigilia del combattimento; la
signora di Campireali fucolpita nel vedere alcune macchie di sangue sui fiori di un certo mazzo da cui Elena non si separava
neppure un istante.
Bisogna buttar via quei fiori sporchi di sangue.
Ioho fatto versare questo sangue generosoperch ho avuto la debolezzadi confidarmi con voi.
Amate ancora lassassino di vostro fratello?
Amo il mio sposo cheper mia eterna sventura stato attaccato da miofratello.
Dopo queste frasi la signora di Campireali e sua figlia non siscambiarono pi una parola nei tre giorni che la signora pass
ancora al convento.64
Allindomani della sua partenzaElena riusc a scappareapprofittandodella confusione che regnava intorno alle due
portedovuta alla presenza di un gran numero di muratori chestavano costruendo nuove fortificazioni. Lei e la piccola
Marietta si erano vestite da operai. Ma gli abitanti di Castrofacevano buona guardia alle porte della citt. Elena trov molte
difficolt per uscire. Finalmentelo stesso mercante che leaveva recapitato le lettere di Branciforte accett di farla passar per
sua figlia e di accompagnarla fino a Albanodove potnascondersi presso la sua nutrice cheaiutata da leiera stata in grado di
aprire una piccola bottega. Appena arrivataessa scrisse a Brancifortee la nutrice trovnon senza faticaun uomo disposto a
avventurarsi nella foresta della Faggiolasenza conoscere la parola dordine dei soldati del Colonna.
Il messaggero mandato da Elena torn dopo tre giornispaventatissimo;primagli era stato impossibile trovare Brancifortee
quando le molte domande che aveva fatto sul conto del capitanoavevano finito col renderlo sospettosi era visto costretto a
fuggire.
Non c dubbioil povero Giulio morto si disse Elenae lhoucciso io! A questo doveva portarlo la mia sciagurata
debolezza e la mia pusillanimit; avrebbe dovuto amare una donnafortela figlia di qualche capitano del principe Colonna.
La nutrice credette che Elena stesse per morire. Sal alconvento dei Cappucciniconfinante col sentiero scavato nella
rocciadove una volta Fabio e suo padre avevanoincontrato i due amanti in piena notte. La nutrice parl a lungo al suo
confessoree sotto il suggello del sacramentogli confid che la giovane Elena di Campireali voleva raggiungere Giulio
Brancifortesuo sposoed era dispostaa offrire alla chiesa del convento una lampada dargento del valore di cento piastre
spagnole.
Cento piastre! rispose il frate furibondo. E che ne sar del nostroconventose ci esporremo allodio del signore di
Campireali? Non centomille piastre ci ha datoper esser andatia prendere il corpo di suo figlio sul campo di battaglia dei
Ciampie anche molta cera.
A onore del convento va detto che due frati anzianiavendo saputo dove Elenasi rifugiava esattamentescesero a Albano e
andarono a trovarladapprima nellintento di indurlaper amore oper forzaa prender dimora nel palazzo paternoben sapendo
che sarebbero stati riccamente ricompensati dalla signoradi Campireali. Tutta Albano era stata messa a rumore dalla fuga di
Elena e dalle voci di magnifiche promesse fattedalla madre a chi potesse darle notizie di lei. Ma i due frati furono cos
commossi dalla disperazione della poveraElenaper la sorte di Giulio Branciforte che invece di tradirlaindicando alla madre il
luogo dove stava nascostasioffrirono di scortarla fino alla fortezza della Petrella. Elena e Mariettasempre vestite da operaisi
recarono a piedi dinotte vicino a una certa fonte nella foresta della Faggiolaa una lega da Albano. I frati avevano portato i
mulieallalbatutti si misero in cammino diretti alla Petrella. I fratinotoriamente protetti dal principevenivano salutati
conrispetto dai soldati incontrati nella foresta; ma non era cos per i due giovanetti che li accompagnavano: i soldati
liguardavano dapprima severamente da vicinopoi scoppiavano a ridere e si complimentavano coi frati per la grazia dei
loromulattieri.
Zittiempisappiate che eseguiamo un ordine del principe Colonnarispondevano i frati continuando il cammino.
Ma la povera Elena era proprio sfortunata; il principe non era alla Petrellae quando torntre giorni dopoe le accord
udienzafu durissimo.
Perch venite quisignorina? Che cosa significa questa iniziativainconsulta? Le vostre chiacchiere di donna hanno fatto
perire sette uominitra i pi coraggiosi che ci fossero inItalia e questo nessuna persona di buon senso ve lo perdoner mai. A
questo mondo bisogna sapere quello che si vuole.Probabilmente per altri nuovi pettegolezzi Giulio Branciforte stato
dichiarato sagrilego e condannato a essereattanagliato per due ore con tenaglie roventie poi bruciato come un ebreoluiuno dei
migliori cristiani che io conosca! Comeavrebbero potutosenza qualche infame chiacchiera da parte vostrainventare lorribile
menzogna che GiulioBranciforte era a Castro il giorno dellattacco al convento? Tutti i miei uomini vi diranno che quel
giorno egli era quiallaPetrellae che la sera lo mandai a Velletri.
Ma vivo? grid Elena per la decima voltasciogliendosi in lacrime.
Per voi morto riprese il principenon lo rivedrete pi. Viconsiglio di tornare nel vostro convento di Castro; cercate di
non commettere pi indiscrezioni e lasciate la Petrellaentro unora. Soprattutto non dite a nessuno di avermi vistoo sapr
come punirvi.
La povera Elena rimase profondamente ferita nel vedersi accolta cos dalfamoso principe Colonnaper il quale Giulio aveva il
massimo rispettoe che essa amava per amor suo.
Checch ne dicesse il principe Colonnaliniziativa di Elena non eraaffatto sconsiderata. Se fosse arrivata alla Petrella tre
giorni primavi avrebbe trovato Giulio Branciforte. La feritaal ginocchio gli impediva di camminare e il principe lo aveva
fatto trasportare nel grosso borgo di Avezzanonel regnodi Napoli. Alla prima notizia della terribile sentenza contro
Branciforteottenuta col denaro dal signore di Campirealieche lo dichiarava sacrilego per aver violato un conventoil principe
aveva capito chequalora ci fosse stato bisogno diproteggerlonon avrebbe potuto pi contare sui tre quarti dei suoi uomini.
Quello era un peccato contro la Madonnaallacui protezione ognuno di quei briganti credeva di aver particolare diritto. Se a
Roma ci fosse stato un bargellotanto audace da andare a arrestare Giulio Branciforte nel cuore della foresta della
Faggiolaprobabilmente ci sarebberiuscito.
Quando arriv a AvezzanoGiulio si chiamava Fontanae gli uomini che lotrasportavano furono della massima discrezione. Di
ritorno alla PetrellaannunziaronoaddoloraticheGiulio era morto durante il viaggioe da quel momento ogni soldato del
principe seppe che ci sarebbe stata unapugnalata al cuore per chiunque avesse pronunciato quel nome fatale.65
Invano quindi Elenaritornata a Albanoscrisse lettere su lettere e spesetutti gli zecchini che avevaper farle recapitare a
Branciforte. I due anziani fratiche erano diventati suoi amiciperch leccezionale bellezzadice il cronista fiorentinoesercita
un certo ascendente anche sui cuori induritidallegoismo e dallipocrisia; i due fratidicevamo avvertirono la povera ragazza
che avrebbe tentato invano di far giungere unmessaggio a Branciforte: il Colonna aveva dichiarato che era morto e
certamente Giulio sarebbe ricomparso solo quandoil principe lavesse voluto. La nutrice annunci piangendo a Elena che sua
madre aveva ormai scoperto il suo ritiroe aveva dato severissimi ordini perch venisse portata a viva forza al palazzo
Campirealia Albano. Elena cap cheuna volta in quel palazzo la sua prigionia avrebbe potuto essere di un rigore senza
limititanto da esserle vietataassolutamente ogni comunicazione con lesterno mentre nel convento di Castro avrebbe avutoper
ricevere e mandare letterele stesse facilitazioni di tutte le suore. E
poie questo fu determinantenel giardino di quel convento Giulio avevaversato il suo sangue per lei: avrebbe potuto rivedere
la poltrona della suora guardianadove si era seduto un momento peresaminare il ginocchio ferito; era l che egli aveva dato a
Marietta il mazzolino macchiato di sangue da cui lei oranon si separava mai. Ritorn dunque tristemente al convento di
Castro e la storia potrebbe finire qui: sarebbemeglio per lei e forse anche per il lettore.
Assisteremoinfattialla lenta degradazione di unanima forte e generosa.La prudenza e le menzogne con cui cercher
ossessivamente di salvare le apparenzesecondo le regole del vivere civileprenderanno il posto dei sinceri impulsi di passioni
forti e naturali. A questo punto il cronista romano osservamoltoingenuamente: Una donnasolo perch ha messo al mondo
una figlia molto bellacrede di esser capace di guidarlanella vitae solo perchquando aveva sei anni sapeva dirle: Signorina
raddrizzatevi il collettoallorch la figlia hadiciotto anni e lei cinquantaallorch la figlia intelligente quanto la madree forse
piquestapresa dalla smania didominaresi crede in diritto di disporre della vita di lei e persino di ricorrere alle bugie.
Vedremo che fu Vittoria Carafamadre di Elenaa causarecon manovre abili e sapientemente orchestratela morte della figlia
tanto amatadopo averlaresa infelice per dodici annitriste risultato della smania di dominio.
Prima di morireil signore di Campireali aveva avuto la gioia di vederpubblicata a Roma la sentenza che condannava
Branciforte a esser attanagliato per due ore con ferri roventi neiprincipali crocicchi romanie poi bruciato a fuoco lento e le
ceneri gettate nel Tevere. Gli affreschi del chiostro diSanta Maria Novellaa Firenzeancor oggi mostrano come si eseguivano
quelle crudeli sentenze contro i sacrileghi. Disolitoci volevano moltissime guardie per impedire al popolo indignato di
sostituirsi ai carnefici nel loro compito.Ognuno credeva di esser amico intimo della Madonna. Il signore di Campireali si era
fatto leggere ancora una volta lasentenzapoco prima di morire e aveva regalato allavvocato che laveva ottenuta la sua bella
tenuta tra Albano eil mare. Quellavvocato se lera ben meritata.
Branciforte era stato condannato a quellatroce suppliziosenza che nessuntestimone avesse detto di averlo riconosciuto sotto
le vesti di quel giovanotto vestito da corriereche sembrava dirigerecon tanta autorit le mosse degli assalitori. La generosa
donazione emozion tutti gli intriganti romani. A corte alloracera un certo fratoneuomo pieno di esperienza e capace di
tuttopersino di obbligare il papa a dargli il cappellocardinalizio; curava gli affari del principe Colonnae per via di quel cliente
terribile era molto considerato. Quando la signoradi Campireali vide tornare a Castro la figlia fece chiamare il fratone.
Reverendosarete generosamente ricompensato se vorrete contribuire al buonesito di un affare molto semplice che ora vi
spiegher. Tra pochi giornila sentenza che condannaGiulio Branciforte a un supplizio terribile sar resa pubblica e esecutiva
anche nel regno di Napoli. Vi invitomoltoreverendo padrea leggere questa lettera del vicermio lontano parenteche si degna
di comunicarmi questa notizia. Inche paese potr trovare asiloBranciforte?
Far consegnare al principe 50.000 piastrepregandolo di darletutte o inpartea Giulio Brancifortea condizione che vada a
servire il re di Spagnamio signorecontro i ribelli di Fiandra. Ilvicer dar a Branciforte il brevetto di capitano eaffinch la
sentenza di sacrilegioche spero rendere esecutoria anche inSpagnanon lo ostacoli nella carrieraporter il nome di barone
Lizzara; una mia piccola tenuta in Abruzzoche trovermodocon una finta venditadi far diventare di sua propriet. Penso
che voireverendo padrenon abbiate maivisto una madre trattare cos lassassino del figlio. Con 500 piastreavremmo potuto
da tempo liberarci di quellessereodioso; ma non abbiamo voluto metterci in urto con il Colonna. Degnatevi dunque di fargli
notare che il rispetto per isuoi diritti mi costa 60.000 o 80.000 piastre.
Non voglio mai pi sentir parlare di quel Brancifortee con questopresentate al principe i miei rispetti.
Il fratone disse che entro tre giorni sarebbe andato a fare una gitadalle parti di Ostiae la signora di Campireali gli dette un
anello che valeva 1000 piastre.
Alcuni giorni dopoil fratone riapparve a Romae disse alla signoradi Campireali che non aveva comunicato al principe la sua
proposta; ma che entro un mese il giovane Branciforte sisarebbe imbarcato per Barcellonae che essa avrebbe potuto fargli
avereattraverso un banchiere di quella citt50.000piastre.
Il principe ebbe molta difficolt a convincere Giulio; quale che fosse ilpericolo che ormai correva in Italiail giovane
innamorato non poteva risolversi a lasciare il paese. Invano ilprincipe insinu che la signora di Campireali poteva morire
presto; invano gli promise chedopo tre annisarebbe potutocomunque tornareGiulio piangevama non acconsentiva. Il principe
fu costretto a chiederglielo come un serviziopersonale: Giulio non poteva rifiutare niente allamico del padre ma era da Elena
soprattutto che voleva prendere ordini.Il principe accondiscese a farle recapitare una lunga letterae per di pipermise a Giulio
di scriverle dallaFiandraogni mese. Finalmente lamante disperato si imbarc per Barcellona. Tutte le sue lettere furono
bruciate dal principeche non voleva che Giulio tornasse mai pi in Italia. Abbiamo dimenticato di dire che il principebench
alieno percarattere da ogni forma di vanitsi era creduto in dovere di dire per far andar in porto la trattativadi aver voluto
garantirepersonalmente un piccolo capitale di 50.000
piastre allunico figlio di uno dei pi fedeli servitori di casa Colonna.66
La povera Elena era trattata come una principessa nel convento di Castro. Lamorte del padre laveva fatta entrare in possesso
di un notevole capitale a cui si aggiunsero ereditimmense. In occasione di quella morte essa fece distribuire cinque aune di
panno nero a tutti gli abitanti di Castro e deidintorni che dichiararono di voler portare il lutto per il signore di Campireali.
Essa era ancora nei primi giorni di luttostrettoquando una mano del tutto sconosciuta le consegn una lettera di Giulio.
Sarebbe difficile descrivere la gioia concui quella lettera fu apertae la profonda tristezza che segu alla sua lettura. Tuttavia
era proprio scritta daGiulioessa laveva esaminata con la massima attenzione. La lettera parlava damorema che amoreDio
mio! Eppure lavevaredatta la signora di Campirealidonna di grande intelletto. Il suo disegno era di cominciare un carteggio
con setteo otto lettere damore appassionatoe di farle seguire da altre in cui lamore si sarebbe a poco a poco spento.
Sorvoleremo su dieci anni di una vita infelice. Elena si credeva dimenticataeppure aveva sdegnosamente rifiutato gli omaggi
dei pi distinti giovanotti romani. Per aveva esitatoun istante quando gli avevano parlato del giovane Ottavio
Colonnaprimogenito del famoso Fabrizioche laveva accoltacos male un tempo alla Petrella. Le sembrava chedovendo per
forza scegliere un marito che difendesse i suoipossedimenti nello stato romano e nel regno di Napolile sarebbe stato meno
odioso portare il nome di un uomo che Giulioaveva amato. Se avesse acconsentito a quel matrimonio avrebbe saputo
rapidamente la verit su Giulio Branciforte.Il vecchio principe Fabrizio parlava spessoe con caloredegli atti di sovrumano
coraggio del colonnello Lizzara(Giulio Branciforte) cheproprio come gli eroi dei vecchi romanzicercava di dimenticare con
coraggiose imprese unamore infelice che lo rendeva insensibile a tutti i piaceri. Credeva Elena sposata da tempo; la signora
diCampireali aveva circondato anche lui di menzogne.
Elena si era quasi riconciliata con quellabile madrechedesiderandoardentemente di vederla sposatapreg un amicoil vecchio
cardinale Santi Quattroprotettore della Visitazioneil quale doveva recarsi a Castrodi comunicare in segreto alle suore pi
anziane del conventoche avevaritardato il viaggio per un atto di grazia. Il buon papa Gregorio XIIImosso a piet per lanima
di un brigante chiamato GiulioBranciforteche una volta aveva tentato di violare il loro monasteroaveva volutoappresa la sua
morterevocare lasentenza che lo dichiarava sacrilegopersuaso chesotto il peso di una simile condannaegli non sarebbe mai
potuto usciredal purgatoriosempre chesorpreso e massacrato in Messico da selvaggi ribelliavesse avuto la fortuna diandarci.
Quella notizia mise in subbuglio tutto il convento di Castro; arriv fino a Elena che allora si abbandonava a tutte
lestravaganze della vanit che le grandi ricchezze possono ispirare a una persona profondamente annoiata di tutto. Daquel
momentoessa non usc pi di camera. Bisogna sapere che per poter usare come camera la guardiola dellaportieradove Giulio
si era rifugiato un istante la notte del combattimentoaveva fatto ricostruire mezzo convento.Con infinite pene e poi con
grande scandalo era riuscita a scoprire e a prendere al suo servizio i tre bravi diBranciforte che erano i soli superstiti dei
cinque scampati al combattimento di Castro. Tra questi cera Ugoneora vecchio ecrivellato di ferite. La presenza di quei tre
uomini aveva fatto mormorare; ma alla fineil timore che a tutti incuteva ilcarattere altero di Elena aveva avuto la meglioe
tutti i giorni si potevano vedere i trecon la sua livreavenir aprender ordini alla grata esternae spesso fermarsi a rispondere alle
domande di Elena sempre sullo stesso argomento.
Dopo sei mesi di reclusione e di distacco dalle cose del mondoseguitiallannuncio della morte di Giuliola prima sensazione
che risvegli quellanima spezzata da unirrimediabilesventura e da una lunga noia fu una sensazione di vanit.
La badessa era morta da poco. Secondo lusanzail cardinale Santi Quattroancora protettore della Visitazione bench
novantaduenneaveva compilato una lista di tre signore suoretra lequali il papa doveva scegliere la badessa.
Solo per gravissimi motivi Sua Santit avrebbe letto gli ultimi due nomidella listadi solito si limitava a cancellare quei due
nomi con un tratto di pennae la nomina era fatta.
Un giornoElena era alla finestra dellex guardioladivenuta lala estremadel nuovo fabbricatocostruito dietro suo ordine. La
finestra era a meno di due piedi di altezza da quel passaggioche era stato bagnato dal sangue di Giulio e che ora faceva parte
del giardino. Elenaassortateneva gli occhi fissi aterra. Le tre dame che da qualche ora figuravano sulla lista del
cardinalecome si sapeva per succedere alladefunta badessapassavano sotto quella finestra.
Lei non le videe non pot quindi salutarle. Una delle tre si sent offesae disse ad alta voce alle altre: Bel modo per
uneducandaesibire la propria camera agli occhi delpubblico!
Riscossasi a quelle paroleElena alz gli occhi e incontr tre sguardimalevoli. Ebbene! pens chiudendo la finestra senza
salutareda troppo tempo sono agnello in questo conventodevo farmi luponon fosse altro che per procurare nuovi
divertimenti ai curiosi della citt.
Unora dopoun suo servitore fu mandato a portare la seguente lettera allamadre che da dieci anni viveva a Romadovera
molto stimata.
Madre Rispettabilissima
Tutti gli anni mi dai 300.000 franchi il giorno della mia festa; spendoquesto denaro in stravaganzeonorevoli certoma pur
sempre stravaganze.
Bench tu non ne parli da temposo di avere due modi per provarti la miariconoscenza per tutte le buone intenzioni che hai
avuto nei miei riguardi.
Non mi sposerma mi farebbe piacere diventare badessa di questo convento;questa idea mi venuta quando ho visto che il
nostro cardinale Santi Quattro ha messo nella lista dapresentare al Santo Padre il nome di tre suore nemiche mieper
cuiqualunque sia lelettami aspetto ogni sorta divessazioni. Dai a chi necessario i soldi destinati67
alla mia festa; facciamo prima di tutto rimandare la nomina di sei mesiquesto far impazzire di gioia la priora del
conventomia intima amicache ora tiene le redini del comando.
Gi questo mi render felicee sai quanto raramente si possa usare questaparolaparlando di tua figlia.
unidea folle; ma se ci vedi qualche possibilit di successotra tre giorniprender il velo biancootto anni in convento senza
aver mai passato una notte fuoridanno diritto a una dispensa di seimesiche non si nega mai e costa quaranta scudi.
Sono con rispettomia venerabile madreecc.
Questa lettera riemp di gioia la signora di Campireali. Quando laricev si era gi pentita di aver fatto annunciare alla figlia
la morte di Branciforte; non sapeva come si sarebberisolta la profonda malinconia a cui Elena era in predatemeva un colpo di
testaaveva persino paura che la figlia volesseandare in Messico a vedere il luogo dove dicevano che Branciforte fosse stato
massacratoe in questo caso era facileche a Madrid venisse a sapere il vero nome del colonnello Lizzara. Daltra parte la
richiesta contenuta nella letteraera la cosa pi difficile e si pu dir la pi assurda. Una fanciulla che non era neppure suora e
che inoltre era nota perla folle passione che aveva ispirato a un brigantepassione forse corrispostaesser messa a capo di un
monastero dovetutti i principi romani contavano qualche parente! Mapens la signora di Campirealisi dice che ogni
causapu esser difesa e quindi vinta. Nella sua risposta Vittoria Carafa diede qualche speranza alla figlia che di solito aveva
voglieassurdema di cuiin compensosi stancava subito. Nel corso della seratacercando informazioni su tutto ci chedavicino o
da lontanopoteva aver attinenza col convento di Castroapprese che da molti mesi il suo amico cardinale SantiQuattro era
molto irritato: voleva maritare la nipote a Don Ottavio Colonnaprimogenito del principe Fabriziodi cui si parlato tanto in
questa storia. Il principe gli proponeva il secondogenitodon Lorenzoperchper rimettere in sesto ilsuo
patrimonioinsolitamente compromesso dalla guerra che il re di Napoli e il papafinalmente daccordofacevano aibriganti della
Faggiolabisognava che la moglie del primogenito portasse alla famiglia Colonna una dote di 600.000piastre (3.210.000
franchi). Ebbeneil cardinale Santi Quattroanche diseredando nel modo pi grottesco tutti glialtri parentipoteva offrire solo
una fortuna di 380 o 400.000 scudi.
Vittoria Carafa pass la serata e una parte della notte a farsi confermarequesti fatti da tutti gli amici del vecchio Santi
Quattro. Il giorno dopoalle setteand a casa del cardinalee si fece annunziare.
Eminenza gli dissesiamo entrambi molto vecchinon cerchiamo diingannarci chiamando con bei nomi cose che non sono
affatto belle; vengo a farvi una proposta aberrantetuttal pi potrei dirvi che non abominevole anche se la trovo ridicola.
Durante le trattative per il matrimonio di donOttavio con mia figlia Elenami sono affezionata a quel giovane eil giorno delle
sue nozzevi consegner200.000 piastre in possedimenti o in denaroche vi pregherei di fargli accettare. Ma perch una povera
vedova come me possafare un sacrificio cos enormeoccorre che mia figlia Elenache ha ventisette anni e che dallet di
diciannoveanni non ha mai lasciato il conventodiventi badessa di Castroper questo bisogna ritardare lelezione di sei mesi;la
cosa canonica.
Che dite maiSignora? esclam fuori di s il vecchio cardinaleneppure Sua Santit potrebbe fare quello che chiedete a un
povero vecchio invalido.
Perci ho detto a Vostra Eminenza che la cosa era ridicola; gli sciocchila troveranno follema la gente informata di ci che
avviene a corte penser che il nostro ottimo principeil bravo papa Gregorio XIII abbia voluto ricompensare i lunghi e leali
servizi di Vostra Eminenza facilitando unmatrimonio che ella desideracome sa tutta Roma. Del resto la cosa possibilissima
e del tutto canonicane rispondoio; mia figlia prender il velo bianco fin da domani.
Ma la simoniaSignora! esclam il vecchio con voce terribile.
La signora di Campireali stava andandosene.
Mi lasciate una cartache cos?
lelenco dei possedimenti che offrireidel valore di 200.000 piastrequalora rifiutaste il denaro contante; il trapasso di
propriet delle terre potrebbe esser tenuto segreto per moltotempo; per esempiola casa Colonna potrebbe intentarmi processi
che io perderei
Ma la simoniaSignora lorribile simonia!
Bisogna cominciare col rimandare di sei mesi lelezione; domani verr aprendere ordini da Vostra Eminenza.
Mi sembra opportuno spiegareper i lettori doltrAlpeil tonosemiufficiale di alcune parti di questo dialogo; ricorder chenei
paesi rigorosamente cattolicila maggior parte deidialoghi scabrosi arrivano prima o poi al confessionale e allora era tuttaltro
che indifferente aver usato frasirispettose o termini ironici.
Il giorno dopoVittoria Carafa seppe cheper via di un grave errorescoperto nellelenco delle tre signore proposte per la
nomina a badessa di Castrolelezione veniva rimandata disei mesi: la seconda signora dellelenco aveva un rinnegato nella
sua famiglia; un suo prozio si era fatto protestante aUdine.
La signora di Campireali giudic il momento opportuno per tentare unapproccio col principe Colonnaalla cui casa essa
offriva un consistente aumento di patrimonio. Brig per duegiornial fine di riuscire ad ottenere un colloquio in un villaggio
vicino a Romama usc agitatissima da quellincontro: avevatrovato il principedi solito tanto calmo cos infatuato dalla gloria
militare del colonnello Lizzara (GiulioBranciforte)che essa ritenne del tutto inutile chiedergli il segreto su quel punto. Il
colonnello era per lui come unfiglioanzi un allievo favorito. Il principe passava68
le giornate a leggere certe lettere giunte dalla Fiandra. Che ne sarebbestato del progetto da lei accarezzato e dei sacrifici degli
ultimi dieci annise la figlia avesse saputo dellesistenza e dellagloria del colonnello Lizzara?
Credo sia meglio tacere molte circostanze chein veritdipingono icostumi del tempo ma che sarebbero troppo tristi da
raccontare. Lautore del manoscritto romano si dato ungran daffare per stabilire con esattezza quei particolari che io
sopprimo.
Due anni dopo il colloquio della signora di Campireali col principeColonnaElena era badessa di Castro; ma il vecchio
cardinale Santi Quattro era morto di dolore dopo quellatto disimonia. A quel tempoera vescovo di Castro il pi belluomo
della corte pontificiamonsignor Francesco Cittadininobilemilanese. Quel giovaneche si distingueva per la sua bellezza e per
la sua aria modesta e dignitosafu spesso incontatto con la badessa della Visitazione soprattutto per via di un nuovo
chiostrocon cui essa voleva abbellire ilconvento. Il giovane vescovo Cittadiniallora ventinovennesi innamor pazzamente
della bella badessa. Nel processoistruito un anno dopoun gran numero di suorechiamate a testimoniareriferirono che il
vescovo moltiplicava levisite al conventoe ripeteva continuamente alla loro badessa: Altrove comando emi vergogno a
confessarloquesto mid piacere; vicino a voi obbedisco come uno schiavoma con un piacere molto maggiore di quello che
provo comandandoaltrove. Sono sotto linflusso di un essere superiorenon potrei avere altra volont che la suaneppure
setentassie preferirei essere per leternit lultimo dei suoi schiavipiuttosto che essere re lontano dai suoi occhi.
I testimoni riferiscono che spesso la badessa lo interrompeva nel bel mezzodi quelle sue eleganti frasi ordinandogli di tacere
in termini duri e sprezzanti.
A dire il vero continua un altro testimonela Signora lo trattavacome un servitore; allora il povero vescovo abbassava gli
occhisi metteva a piangerema non se ne andava.Trovava ogni giorno un nuovo pretesto per tornare al convento e questo
scandalizzava molto i confessori delle suore ele nemiche della badessa. Ma la Signora badessa era difesa accanitamente dalla
priora che era sua intima amica e cheai suoi diretti ordinidirigeva il convento.
Sapete benenobili sorelle diceva questachedopo lapassione contrastata della sua prima giovinezza per un soldato di
venturaha sempre avuto idee bizzarrema sapete anche qual il lato positivo del suo carattere: mai cambia parere sulle persone
per cui ha manifestato disprezzo. Ebbeneforseneppure in tutto il resto della sua vitaha pronunziato pi parole oltraggiose di
quante ne abbia rivolte in nostrapresenza al povero Monsignor Cittadini. Ogni giorno lo vediamo trattato in un modo che ci
fa arrossire per il suo altorango.
S rispondevano le suore scandalizzatema torna tuttii giorni; dunque non deve esser tanto maltrattatoe ad ogni
modoquesta aria di intrigo nuoce alla reputazione del santo ordinedella Visitazione.
Il padrone pi duro non rivolge al servo pi inetto un quarto delleingiurie con cui ogni giorno laltera badessa umiliava quel
giovane vescovo dalle maniere cos dolcima egli erainnamorato e aveva portato con s dal suo paese la massima
fondamentaleche una volta cominciata unimpresa di questo tipobisogna mirare unicamente allo scopo senza curarsi dei
mezzi.
In fin dei conti diceva il vescovo al suo confidenteCesare del Benemerita disprezzo linnamorato che abbandona la lotta
prima di esserci costretto da ragioni di forza maggiore.
Ora sar mio triste compito fare un riassunto per forza molto scarno delprocesso in seguito al quale Elena trov la morte. Gli
atti di questo processoche ho letto in una bibliotecadi cui non posso fare il nomenon occupano meno di otto volumi in-folio.
Linterrogatorio e le argomentazioni sono inlatinole risposte in italiano. Vedo scritto che nel mese di novembre 1572verso le
undici di serail giovane vescovo sipresent da solo alla porta della chiesa dove hanno accesso di giorno i fedeli; la badessa
stessa gli apre gli permisedi seguirla. Lo fece entrare in una camera dove lei stava spesso e cheattraverso una porta
segretacomunicava con letribune che dominano le navate della chiesa. Era passata appena unora quando il vescovotutto
stupitosi vide congedare; labadessa in persona lo riaccompagn alla porta della chiesa con queste parole:
Ritornate nel vostro palazzo e lasciatemi sola. Addiomonsignoremi fateorrore; mi sembra di essermi data a un lacch.
Tre mesi dopoera carnevale. Gli abitanti di Castro erano celebri per lefeste che davano in questa occasionela citt risuonava
del chiasso delle mascherate. Tutte passavano davanti a unfinestrino che dava luce a una scuderia del convento. Si sa che tre
mesi prima del carnevale quella scuderia venivatrasformata in salotto e che era sempre piena di gente mascherata. Mentre
impazzava il carnevaleil vescovo pass di l incarrozzala badessa gli fece un cenno e la notte dopoallunaegli era davanti alla
porta della chiesa. Entrma fumandato viarabbiosamenteappena trascorsi tre quarti dora. Dopo quel primo appuntamentoin
novembreegli era andatoal convento ogni otto giorni circa. Il suo volto aveva unespressione trionfante e scioccache non
sfuggiva a nessunoma che aveva il privilegio di urtare molto il carattere altero della giovane badessa. Il luned di
Pasquacome altrevolteessa lo tratt come lultimo degli uomini e gli rivolse parole che il pi povero manovale del convento
non avrebbesopportato. Eppurequalche giorno dopoa un suo cennoil bel vescovo si present di nuovoa mezzanottealla
portadella chiesa; essa lo aveva convocato per comunicargli che era incinta. A questa notiziasi legge nel processoil
belgiovane impallid di orrore e rimase inebetito dalla paura. Alla badessa venne la febbre; fece chiamare il medicoa cuinon
nascose il suo stato. Quelluomo conoscendo la generosit della malatale promise di trarla dimpaccio.Cominci col metterla
in contatto con una popolana giovane e graziosaesperta come una levatrice. Era la moglie di unfornaio. Elena fu contenta di
parlare con quella donna che le dichiar cheper realizzare il piano con cui sperava disalvarlala badessa doveva avere due
confidenti nel convento.
Confidarmi a una come voipassi! Ma a una mia pari! noandatevenesubito.69
La levatrice se ne and. Maqualche ora dopoElenatrovando imprudenteesporsi alle sue chiacchierefece chiamare il
medicoche la rimand al conventodove venne trattata moltogenerosamente. La donna giur cheanche se non lavessero
richiamatanon avrebbe mai divulgato il segreto confidatole;ma continu a ripetere che se non ci fossero state allinterno del
convento due donne pronte a sacrificarsi per la badessae al corrente di tuttolei non se ne sarebbe occupata. (Probabilmente
pensava allaccusa dinfanticidio). Dopo aver alungo riflettutola badessa decise di confidare il terribile segreto alla Signora
Vittoriapriora del conventodella nobilefamiglia dei duchi di Ce alla Signora Bernardafiglia del marchese P Essa fece
giurar loro sul breviario di nondir parolaneppure davanti al tribunale della penitenzadi quanto stava per rivelare. Quelle
signore si sentironoraggelare dallo spavento. Dichiararono durante linterrogatorio chepreoccupate per il carattere altero
della badessasiaspettavano la confessione di un delitto. La badessa disse loro semplicemente e freddamente:
Ho mancato a tutti i miei doveri: sono incinta.
Vittoriala prioracommossa e turbata per lamicizia che da tanti anni lalegava a Elenae non spinta da vana curiositesclam
con le lacrime agli occhi:
Chi limprudente che ha commesso questo delitto?
Non lho detto neppure al confessoreimmaginate se voglio dirlo a voi!
Le due monache discussero subito il modo di nascondere il fatale segreto alresto del convento. Decisero innanzi tutto di
trasportare il letto della badessa dalla sua cameranellaparte centrale del conventoalla farmaciache si trovava nel punto pi
remoto del monasteroal terzo piano del grandeedificio costruito grazie alla generosit di Elena.
Lla badessa diede alla luce un maschio. Da tre settimane la moglie delfornaio stava nascosta nellappartamento della priora.
Mentre la donna si allontanava col bambinorasentando i muri delchiostroil bambino si mise a strillare e la
donnaterrorizzatasi rifugi in cantina. Unora dopola SignoraBernardaaiutata dal medicopot aprire una porticina del
giardinoe cos la moglie del fornaio usc alla svelta dal convento epoi dalla citt. Arrivata in aperta campagna ancora in preda
al panicosi rifugi in una grotta che aveva scorto percaso tra le rocce. La badessa scrisse a Cesare del Beneconfidente e
primo cameriere del vescovoche corse alla grotta che gliera stata indicata; era a cavallo: prese in braccio il bambino e part al
galoppo per Montefiascone. Il bambino vennebattezzato nella chiesa di Santa Margherita col nome di Alessandro. Lostessa
del posto aveva trovato una balia a cuiCesare consegn otto scudi: molte donne radunatesi intorno alla chiesa durante la
cerimonia del battesimochiesero agran voce al signor Cesare il nome del padre del bambino.
un gran signore di Roma egli disse loroche ha abusato di unapovera contadina come voi.
E scomparve.
VII
Tutto era andato bene fin qui in quellimmenso conventoabitato da pi ditrecento donne curiose; nessuno aveva visto
nientenessuno aveva sentito niente. Ma la badessa aveva dato almedico alcune manciate di zecchini appena coniati dalla
zecca di Roma. Il medico diede molte di quelle monetealla moglie del fornaio. La donna era graziosa e il marito geloso;
frugando nel baule di lei egli trov quellemonete doro luccicantiecredendole il prezzo del suo disonorela obbligcol coltello
alla golaa dire da dovevenivano. Dopo aver un po tergiversatola donna confess la verite la pace fu fatta. I due sposi si
misero a discuteresu come impiegare una simile somma. La fornaia voleva pagare alcuni debitima il marito trov pi bello
comprare un muloe cos fu fatto. Quel mulo fece scandalo nel vicinatoche conosceva bene la povert dei due sposi. Tutte le
comari dellacittamiche e nemicheandavanouna dopo laltraa chiedere alla moglie del fornaio chi fosse il generoso
amanteche le aveva permesso di comprare un mulo.
La donnafurente qualche volta si lasciava scappare la verit. Un giornoche Cesare del Bene era andato a trovare il bambinoe
tornava a riferire la sua visita alla badessaessabenchmalatissimasi trascin fino alla grata e gli rimprover la poca
discrezione dei suoi agenti. Intanto anche il vescovo siera ammalato per la paura e aveva scritto a Milanoai fratelliper
raccontar loro lingiusta accusa di cui era oggettoesortandoli a correre in suo aiuto. Bench molto sofferentedecise di lasciare
Castromaprima di partirescrissealla badessa: Saprete gi che tutto quello che abbiamo fatto di dominio pubblico.Cosse vi
preme salvare non solo la mia reputazionema forse la mia vitae per evitare uno scandalo ancor pigrandepotete incolpare
Gian Battista Dolerimorto da qualche giorno; che secon questo mezzo non salverete ilvostro onoreil mio almeno non correr
pi nessun pericolo.
Il vescovo chiam don Luigiconfessore del monastero di Castro.
Consegnate questo gli dissenelle mani della Signora badessa.
Questultimadopo aver letto linfame bigliettoesclamdavanti a quantisi trovavano nella stanza: Cos meritano di esser
trattate le vergini folli che preferiscono labellezza del corpo a quella dellanima!
Giunse rapidamente voce di quanto avveniva a Castro alle orecchie delterribile cardinal Farnese (si dimostrava terribile da
qualche annoperch speravanel futuro conclavedi averlappoggio dei cardinal zelanti). Immediatamente egli diede lordine al
podest di Castro di far arrestare il vescovoCittadini. Tutti i suoi servitoritemendo la questionesi dettero alla fuga. Solo
Cesare del Bene rimase fedele al padrone e giur chesarebbe morto tra i tormenti piuttosto che confessare qualcosa che
potesse nuocergli. Cittadinivedendosi circondato diguardienel suo palazzoscrisse di nuovo ai fratelli che arrivarono in tutta
fretta da Milano. Lo trovarono detenutonella prigione di Ronciglione.70
Vedo nei primi interrogatori della badessa che ellapur confessando la suacolpaneg di aver avuto rapporti con monsignore il
vescovo; il suo complice era stato Gian Battista Doleriavvocato del convento.
Il 9 settembre 1573Gregorio XIII ordin che il processo fosse fatto allasvelta e col massimo rigore. Un giudice penaleun
avvocato fiscale e un commissario si recarono a Castro e aRonciglione. Cesare del Beneprimo cameriere del
vescovoconfessa soltanto di aver portato un bambino da unabalia. interrogato davanti alle Signore Vittoria e Bernarda.
Viene torturato per due giorni di seguitosoffreatrocemente mafedele alla sua parolaconfessa solo ci che non pu negaree
lavvocato fiscale non pu cavargli niente.
Quando il turno delle Signore Vittoria e Bernardache avevano assistitoalle torture inflitte a Cesareesse confessano quello
che hanno fatto. A tutte le suore viene chiesto il nomedellautore del criminela maggior parte di esse rispondono di aver
sentito dire che era monsignore il vescovo. Una dellesuore portiere riferisce le parole oltraggiose che la badessa aveva
rivolto al vescovo mettendolo alla portadella chiesa e soggiunge: Quando ci si parla con quel tonovuol dire che da molto si
fa lamoreinsieme. Infattimonsignore il vescovo che di solito veniva notato per la sua aria di sufficienzaerauscendodalla
chiesatutto vergognoso.
Una suorainterrogata davanti agli strumenti di torturarisponde chelautore del crimine deve essere stato il gatto perch la
badessa lo tiene sempre in braccio e laccarezza molto.Unaltra suora sostiene che autore del crimine deve essere il
ventoperchquando tira vento la badessa felice e dibuon umore; va a godersi il vento su un belvedere che ha fatto costruire
apposta e quando l non rifiuta mai i favori chele vengono chiesti. La moglie del fornaiola baliale comari di
Montefiasconespaventate dalle torture inflitte aCesaredicono la verit.
Il giovane vescovo era o si fingeva malato a Ronciglione e questo offrloccasione ai fratelliappoggiati dal credito e
dallinfluenza della signora di Campirealidi gettarsiripetutamente ai piedi del papae di chiedergli che il procedimento venisse
sospeso fino alla guarigione del vescovo. Al che ilterribile cardinal Farnese aument il numero dei soldati di guardia alla
prigione. Non potendosi interrogare il vescovo icommissari cominciavano tutte le sedute facendo subire nuovi interrogatori
alla badessa. Il giorno che la madre leaveva mandato a dire di farsi coraggio e di continuare a negareessa confess tutto.
Perch da principio avete incolpato Gian Battista Doleri?
Per piet della vilt del vescovo; edel restose riesce a salvargli lasua amata vitapotr aver cura di mio figlio.
Dopo la confessionechiusero la badessa in una camera del convento diCastrole cui pareticome la volta avevano uno spessore
di otto piedi; le suore parlavano con terrore di quellasegretachiamata la camera dei frati; la badessa vi era guardata a vista da
tre donne.
Dato che la salute del vescovo era un po miglioratatrecento sbirriandarono a prelevarlo a Ronciglioneper trasportarlo in
lettigaa Romanella prigione di Corte Savella. Pochigiorni dopoanche le suore furono portate a Roma; la badessa fu rinchiusa
nel monastero di Santa Marta. Le suore accusate eranoquattro: le Signore Vittoria e Bernardala suora guardiana e la portiera
che aveva sentito le parole oltraggiose rivolteal vescovo dalla badessa.
Il vescovo fu interrogato dalluditore della camera apostolica uno deipersonaggi pi importanti dellordine giudiziario della
corte pontificia. Fu torturato di nuovo il povero Cesaredel Beneche non solo non confess nientema disse cose che
addolorarono il pubblico ministeroe questo gli valseunaltra seduta di torture. Un supplizio preliminare fu inflitto anche alle
Signore Vittoria e Bernarda. Il vescovo negava tuttostupidamentema con molto accanimento e rendeva contofin nei minimi
particolaridi quanto aveva fatto nelle tresere che aveva notoriamente passato dalla badessa.
Finalmente la badessa e il vescovo furono messi a confrontoe bench labadessa dicesse costantemente la veritfu sottoposta
a tortura. Mentre ripeteva quello chea parte laprima confessioneaveva sempre dettoil vescovo continuando a recitare la sua
partela ingiuri.
In seguito a molte altre procedurein fondo ragionevolima non scevre diquella crudelt che troppo spesso prevaleva nei
tribunali italianidopo il regno di Carlo V e di Filippo IIil vescovo fu condannato al carcere perpetuo a Castel SantAngelo; la
badessa alla detenzione a vita nel convento di SantaMartadove si trovava. Ma la signora di Campirealiper salvare la figlia
aveva gi cominciato a far scavare unpassaggio sotterraneo. Il passaggio iniziava in una delle cloachemagnifico resto
dellantica Romae doveva finire nelsotterraneo dove venivano deposte le spoglie mortali delle monache di Santa Marta. Il
passaggiolargo allincirca duepiediaveva pareti di assi per sostenere la terra ai due latie via via che avanzavaveniva provvisto
di una volta formata dadue tavole convergenti come le gambe di una A maiuscola.
Il sotterraneo era scavato a una trentina di piedi di profondit. La cosapi importante era farlo nella direzione giusta; perch
continuamentepozzi e fondamenta di antichi edificicostringevano gli operai a deviarlo. Unaltra grave difficolt era
rappresentata dal materiale di scavodi cui non si sapevache fare; sembra che venisse sparsodurante la nottenelle vie di Roma.
E tutti si stupivano di quella terra cadutapercos diredal cielo.
Malgrado le forti somme spese dalla signora di Campireali per cercardi salvare la figliail passaggio sotterraneo sarebbe stato
probabilmente scopertosenel 1585non fossevenuto a morire papa Gregorio XIII econ la sede vacantenon fosse cominciato a
regnare il disordine.
Elena si trovava malissimo a Santa Marta; si pu immaginare quanto zelomettessero quelle semplici e povere suorine a
tormentare una badessa ricchissima e colpevole di un tale crimine.Aspettava con impazienza il risultato dei lavori intrapresi
dalla madre. Ma improvvisamente fu agitata da insoliteemozioni. Gi da sei mesi Fabrizio Colonna vedendo vacillare la
salute di Gregorio XIII e facendo grandi progetti perlinterregnoaveva mandato un suo ufficiale71
da Giulio Branciforteormai notissimo nellesercito spagnolo col nomecolonnello Lizzara. Lo richiamava in Italia; Giulio
ardeva dal desiderio di rivedere la sua terra. Sbarc sotto falsonome a Pescaraun piccolo porto dellAdriatico in Abruzzoa
sud di Chietie attraverso le montagne arriv alla Petrella.La gioia del principe stup tutti. Disse a Giulio che lo aveva
mandato a chiamare per fare di lui il suo successore eaffidargli il comando dei suoi soldati. Al che Branciforte rispose
chemilitarmente parlandonon ne valeva pi la pena eglielo prov facilmente; se la Spagna lavesse voluto davveroin sei
mesicon pochi sforziavrebbe annientatotutti i soldati di ventura dItalia.
Madopotutto aggiunse il giovane Brancifortese voletemioprincipesono pronto a muovermi. Per voi io sar sempre il
successore del coraggioso Ranuccio ucciso ai Ciampi.
Prima dellarrivo di Giulioil principe aveva ordinatocome sapeva far luiche nessunoalla Petrellasi arrischiasse a parlare di
Castro e del processo alla badessa; cera laprospettiva della pena di mortesenza remissione per la minima chiacchiera. Nel
bel mezzo delle effusioni di amicizia con cuilo accolsechiese a Branciforte di non andare a Albano senza di luie organizz il
viaggio alla sua maniera: feceoccupare la citt da mille uominie mise unavanguardia di altri milleduecentosulla strada di
Roma. Si puimmaginare che cosa prov il povero Giulioquando il principefatto chiamare il vecchio Scottiche era ancora
vivonellacasa in cui aveva stabilito il suo quartier generale lo fece salire nella camera in cui si trovava Branciforte. I due
amici sigettarono luno nelle braccia dellaltro: Oramio povero colonnello disse a Giulioaspettati il peggio.
Dette queste parolesoffi sulla candela e usclasciandoli soli.
Il giorno dopoGiulioche rifiutava di uscire dalla sua cameramand achiedere al principe il permesso di tornare alla Petrellae
di non incontrarsi con lui per qualche giorno. Mavennero a riferirgli che il principe era scomparsoinsieme alle sue truppe.
Appresadurante la nottela morte diGregorio XIIIaveva dimenticato il suo amico Giulio e batteva la campagna. Con Giulio
erano rimasti solo una trentina diuomini dellex compagnia di Ranuccio. Si sa fin troppo chea quei tempiin periodo di sede
vacantele leggi eranolettera mortaognuno sfogava le proprie passioni e contava solo la forza; per questoprima della fine della
giornatailColonna aveva gi fatto impiccare pi di cinquanta nemici. In quanto a Giuliobench avesse meno di quaranta
uomini con sos mettersi sulla strada di Roma.
Tutti i servitori della badessa di Castro le erano rimasti fedeli e abitavanonelle casupole vicino al convento di Santa Marta.
Lagonia di Gregorio XIII era durata pi di una settimana; la signoradi Campireali aspettava con impazienza le giornate di
disordini che sarebbero seguite alla morte delpapaper far scavare gli ultimi cinquanta passi del sotterraneo. Siccome si
trattava di attraversare le cantine di molte caseabitateessa temeva di non poter tener nascosta fino alla fine la sua impresa.
Appena tre giorni dopo larrivo di Branciforte alla Petrellai tre ex bravidi Giulio che Elena aveva preso al suo servizio
sembravano ammattiti. Bench tutti sapessero bene che essa erarinchiusa in una segretae vigilata da suore che la
odiavanoUgoneuno dei bravi and a bussare al convento einsist stranamente perch gli fosse permesso di vedere la
padronae subito. Fu respinto e messo alla porta. Vi rimasedisperatoesi mise a distribuire un baiocco a ogni persona addetta al
servizio della casache entrava e uscivapronunciandoqueste precise parole: Rallegratevi con me arrivato il signor
Branciforte vivo: ditelo aivostri amici.
I due compagni di Ugone continuarono a portargli baiocchi per tutto ilgiornoe a distribuirli anche durante la notteripetendo
sempre le stesse parolefino a che non li ebbero finititutti. Ma continuarono tutti e trea turnoa rimaner di guardia alla porta del
convento di Santa Martarivolgendo aipassanti sempre le stesse parolecon grandi gesti di saluto:
E arrivato il signor Giulioecc.
Lidea di quei buoni servitori ebbe successomeno di trentasei ore dopo cheera stato distribuito il primo baioccola povera
Elenanel fondo della segreta seppe che Giulio eravivo; e fu presa da una specie di frenesia: O madre mia gridavaquanto
male mi avete fatto!
Qualche ora dopola stupefacente notizia le venne confermata dalla piccolaMariettachesacrificando tutti i suoi oriottenne il
permesso di seguire la suora guardiana che portava ilpasto alla prigioniera. Elena le si gett tra le braccia piangendo di gioia.
Tutto questo molto bello le dissema non rimarr molto con te.
Ma certo! le disse Mariettasono sicura che prima che finisca ilconclavela vostra prigionia sar mutata in semplice esilio.
Ah! amica miarivedere Giulioe rivederlocolpevole come sono!
Nel cuore della terza nottedopo questo colloquiouna parte del pavimentodella chiesa sprofond con grande frastuonotanto
che le suore di Santa Marta credettero che tutto il conventosprofondasse. Ci fu un grande scompiglio tutti gridavano al
terremoto. Circa unora dopo che era crollato il pavimentodi marmo della chiesala signora di Campirealipreceduta dai tre
bravi al servizio di Elenapenetrnella segretaattraverso il sotterraneo.
Vittoria! VittoriaSignoragridavano i bravi.
Elena si spavent a morte; credette che Giulio fosse con loro. Si rassicure il suo volto riprese la consueta espressione
severaquando essi le dissero che cera solo la signora diCampireali e che Giulio era ancora a Albano presidiata da lui con
molte migliaia di soldati.
Dopo qualche minuto di attesaapparve la signora di Campirealicamminava afaticaappoggiandosi al braccio del suo
scudieroche era vestito da cerimoniacon la spada al fiancomatutto sporco di terra.
Carissima Elenavengo a salvarti! esclam la signora diCampireali.
E chi vi dice che voglia essere salvata?72
La signora di Campireali era tutta stupita: guardava la figlia con gliocchi sgranati e appariva agitatissima.
Ebbenemia carissima Elena disse finalmenteil destino mi obbliga aconfessarti unazioneforse molto naturale dopo le
disgrazie che avevano colpito la nostra famigliama di cuimi pento e ti prego di perdonarmi: Giulio
Branciforte vivo
Per questo non voglio vivereproprio perch lui vive.
Da principiola signora di Campireali non capiva quel che diceva lafigliapoi si mise a supplicarla affettuosamentema senza
ottenere risposta: Elena si era voltata verso ilcrocefisso e pregava senza ascoltarla. Invano per unorala signora di Campireali
si sforz di strapparle unaparolao uno sguardo. Alla finespazientitala figlia le disse:
Sotto il marmo di questo crocifissonella mia cameretta di Albanoavevonascosto le sue lettere; avreste fatto meglio a lasciare
che mio padre mi pugnalasse! Uscitee lasciatemi un podoro.
La signora di Campireali voleva continuare a parlare alla figliamalgrado i cenni spaventati che le faceva lo scudieroma Elena
proruppe:
Lasciatemi almeno libera per unorami avete avvelenato la vitae oravolete avvelenarmi la morte.
Abbiamo ancora due o tre ore di tempospero che ti ricrederai esclamla signora di Campireali scoppiando in lacrime.
E se ne and attraverso il sotterraneo.
Ugonerimani con me disse Elena a uno dei suoi bravisei benarmatoragazzo mio? perch forse dovrai difendermi.
Mostrami la dagala spadail pugnale.
Il vecchio soldato le mostr le armiperfettamente efficienti.
Ebbenerimani qui fuoridevo scrivere a Giulio una lunga lettera che gliconsegnerai personalmente; non voglio che passi per
altre maniperch non ho niente per sigillarla. Ma tupotrai leggerla tutta. Intasca le monete doro lasciate da mia madrea me
bastano cinquanta zecchinimettili sul letto.
Dopo queste paroleElena si mise a scrivere.
Non dubito di temio caro Giuliome ne vado per non morir di dolore trale tue bracciavedendo quale sarebbe stata la mia
felicit senza la colpa di cui mi sono macchiata. Noncredere che abbia mai amato un altro essere al mondo allinfuori di te;
anzidisprezzavo con tutto il cuore luomo chefacevo entrare nella mia camera. stato un peccato di noiao se si vuoledi
libertinaggio. Tieni conto che la miamentemolto indebolita dopo linutile tentativo fatto da me alla Petrelladove il principe
che veneravoperch amato datemi aveva ricevuta tanto crudelmentetieni contodicevoche la mia mentegi tanto indebolitafu
assediata dadodici anni di menzogne. Tutto ci che mi circondava era falsit e ingannoe lo sapevo. Ricevetti da principio
unatrentina di lettere tuepensa con che slancio aprii le prime! maleggendoleil cuore mi si raggelava. Ne esaminavo
lascritturariconoscevo la tua manoma non il tuo cuore. Questa prima bugia mi ha sconvolta a tal puntoda farmi apriresenza
gioia una lettera scritta di tuo pugno!
Lodioso annuncio della tua morte distrusse gli ultimi ricordi felici dellanostra giovinezza. Il mio primo pensierocome puoi
capirefu di andare a vedere e a toccare con le mie mani la spiaggiamessicana dove dicevano che eri stato massacrato dai
selvaggise avessi seguito quel pensiero adesso saremmofelicipercha Madridper quanto numerose e abili fossero le spie
sparse intorno a me da una mano vigilantesarei sicuramente riuscita a interessare tutti gli animi in cui fosse rimasta ancora un
po di piet e di bonteprobabilmente sarei arrivata alla veritperch gi Giulio miole tue imprese avevano attirato su di te
lattenzione del mondoe forse a Madrid qualcuno sapeva che eri Branciforte. Vuoi che ti dica che cosa imped la nostra
felicit? Prima ditutto il ricordo dellatroce e umiliante accoglienza fattami dal principe alla Petrella; quanti ostacoli immani
daaffrontare tra Castro e il Messico! Vedila mia anima aveva gi perso ogni energia. Poi ci fu la tentazione della
vanit.Avevo fatto costruire una nuova ala nel conventoper poter far la mia camera nella stanza della guardianadove tieri
rifugiato la notte del combattimento. Un giornostavo guardando la terra che tutanto tempo prima avevi bagnatopermedel tuo
sangue; sentii una frase sprezzantealzai la testa e vidi delle facce cattiveper vendicarmivolliessere badessa. Mia madreche ti
sapeva vivo comp atti di eroismo per ottenere quella stravagante nomina. La carica dibadessa fu per me solo fonte di
guaiavvil del tutto il mio animo; provai piacere a esercitare il poterespesso per fardel male agli altri; commisi ingiustizie. Mi
ritrovavoa trentannivirtuosa agli occhi del mondoriccastimataeppure assolutamente infelice. Allora capit quel
poveruomoche era estremamente buonoma anche estremamente sciocco. Propriola sua insulsaggine mi fece sopportare i suoi
primi discorsi. Ero cos infelice per tutto quello che miera accaduto dopo la tua partenzada non aver pi la forza di resistere
alla minima tentazione. Potr mai confessarti unacosa tanto abominevole? Ma ritengo che a una morta sia permesso tutto.
Quando leggerai queste righei vermi divorerannoquesta pretesa bellezza che avrebbe dovuto essere solo per te. Devo dire ci
che mi angustia: volevo provare anchiolamore carnale come tutte quelle signore romane; ebbi un pensiero licenziosoma
non ho mai potuto concedermi aquelluomo senza un senso di orrore e di disgusto che annullava ogni piacere. Ti vedevo
sempre vicino a menel nostrogiardino del palazzo di Albanoo quando la Madonna ti ispir quel pensiero che sembrava
generosoma chedopo miamadre stato la sciagura della nostra vita.
Non eri minacciosoma tenero e buono come fosti sempremi guardavi; allorami infuriavo con quellaltro uomo e arrivavo
persino a picchiarlo con tutte le mie forze. Ecco tutta la veritGiulio mionon volevo morire senza dirtelae pensavo anche che
forse parlare con te mi avrebbe tolto lidea di morire. Oravedo ancor meglio quale gioia avrei provato nel rivedertise mi fossi
mantenuta degna di te Ti ordino di viveree di continuare quella carriera militare che mi ha dato tanta gioiaquando ho saputo
dei tuoi successi. Che cosa sarebbeaccadutogran Dio! se avessi ricevuto le73
tue lettere soprattutto dopo la battaglia di Achenne! Vivie ricordati diRanuccioucciso ai Ciampie di Elena chepur di non
leggere un rimprovero nei tuoi occhi morta a Santa Marta.
Dopo aver scrittoElena si avvicin al vecchio soldato che stava dormendogli sottrasse la dagasenza che se ne accorgessee poi
lo svegli.
Ho finito dissetemo che i miei nemici occupino il sotterraneo.Prestovai a prendere la lettera che sul tavolo e consegnala
tu stesso a Giuliotu stessohai capito? Daglianche questo fazzolettodigli che lamo in questo momentocome lho sempre
amatosemprehai capito?
Ugonein piedinon si muoveva.
Suvai!
Signoraavete riflettuto bene? Il signor Giulio vi ama tanto!
Anchio lamoprendi la lettera e dagliela tu stesso.
Che Dio vi benedicasiete cos buona!
Ugone and e torn in fretta; trov Elena morta: aveva la daga nel cuore.
ORIGINE DELLE GRANDEZZE DELLA FAMIGLIA FARNESE
La verit sulla famiglia Farnese? A quanto raccontano certi suoi servitorile si pu attribuire unantica nobilt e magnificenza.
innegabile che alcuni personaggi di questa famigliaprimadel pontificato di Paolo IIIvissero quasi da gran signori e
conclusero matrimoni con persone di alto rango: ma linizioil fondamento e la causa dello splendore di cui essa gode
attualmentenon sono n le grandi qualit n il valore deisuoi membribens la graziala bellezza e la cattiva condotta di una
dama appartenente a questa famigliache lhannoportata cos in alto. Ecco la storia. Ranuccio Farnesegentiluomo romano
fornito di un modesto patrimonioebbe fra glialtri tre figli: PierluigiGiulia e Giovanna detta la Vannozza. Pierluigi spos
Giannetta Gaetano; e da luiprobabilmentenacque Alessandro. Ma alcuni sostengono che questi fu generato da Giovanni
Bozzurogentiluomo napoletanoche ebbe una relazione con la Gaetano.
Alessandro giunse al vertice degli onori e della grandezza. Giulia andsposa a Giovanni Bozzuto; e Vannozzauna volta
cresciutaa causa della sua grazia e della sua leggiadria fu preda dinumerosi amanti. Fra questi Roderigo Lenzuolinipote di
Callisto III. fratello della madre di Roderigo. Il quale(Roderigo) sinnest nella casa Borgia e fu innalzato alla porpora nel
1456. Callisto gli confer la carica divicecancellierecon una rendita di parecchie migliaia di scudi e altri pingui benefici; era
il pi ricco dei cardinali. Egli sidedic intensamente agli amori; doveva i suoi successi in parte ai sentimenti che sapeva
ispiraree in parte al denaro chedispensava con larghezza per molte giovani nobildonne romanefra cui Vannozza Farnese; e da
lei fu tanto presocomealla paniache abbandon tutte le altre; notte e giorno gustava il piacere di possederlacome se fosse la
sualegittima moglie; per lei spese allegramente grandi somme; il denaro e i favori di cui disponeva a corte abbagliarono
talmente igenitori di leiche essi non badavanoper loro grande vergognaa quel che Roderigo faceva con la figlia. Da
questarelazione illecita nacquero molti figli (trascurando quelli che morirono in tenera et): FrancescoCesareGoffredoe
Lucreziache il padre fece allevare con molto fasto e splendore. In quanto ad Alessandrofiglio di Pierluigi e diGiannetta
Gaetanonacque nel 1458e da bambino fu allevato con molta cura. Quando giunse alladolescenzabenchstudiasse con molto
profitto le lettere greche e latinesi diede ai piaceri della carne; a ventannifu messo alservizio del cardinale Roderigoche lo
stimava moltoquale nipote dellamatissima Vannozza; sicch il giovane divennestraordinariamente insolente e sempre pi
depravato. Un giorno fece rapire una giovane e nobile damache andava fuoriRoma in carrozza; la tenne presso di s per
molti giorni in una sua casettacome se fosse sua moglie. Fu sportaquerela presso il Sovrano Pontefice Innocenzo VIIIche lo
fece rinchiudere nel castello {SantAngelo}; in seguitopermezzo del cardinale {Roderigo} e del suo parente Pietro
MarzanoAlessandro fu fatto fuggire dalla prigione; con unacorda pot scendere in strada. Finch questo papa fu in vitafu
abbandonato dalla fortuna. Ma quando il cardinaleRoderigo giunse al papato col nome di Alessandro VItorn subito a
Romadove fu ben accolto dal papa e da sua zia Vannozza.Grazie a leia ventiquattro anni ottenne la porporasi arricch dei
benefici di grandi rendite (tale il potere diuna donna!)e si diede pi che mai alla crapula e al vizio. Fu in questo periodo che
si sollazz per molti anni con unanobildonna chiamata Cleria; fu come se fosse la sua legittima mogliee da lei ebbe due
figliuno Pierluigi e laltra Costanzacui fece fare un ricco matrimonio. Giunto agli ultimi anni dellet maturacambi vita e
costumio almeno finse dicambiarli; divenne un uomo di grande saggezza affabileliberalepieno di sublime spiritualit;
nondimeno continu isuoi amori con Cleria; il segreto fu tale che non ne deriv nessuno scandalo. Ed ecco il primo passo di
questa famiglia versotanta grandezza mediante la prostituzione di Vannozza Farnesezia di Alessandro. Allet di 67 anninel
1534inseguito alla morte di Clemente VIIIaccedette al pontificatocol nome di Paolo IIIper voto unanime dei cardinali.
Sisbarazz allora di ogni rispetto umano e fece assurgere i suoi parenti alle grandezze e agli onori. A Pierluigisuofigliodiede
Parma e Piacenza che appartenevano alla Chiesa; e gli altri figliAlessandro e Ranuccio {li fece} cardinali. Diquesti due
Monsignor della Casa ha parlato nel verso: Alessandro e Ranuccio Un altrodi nome Oraziodivenne ducadi Castro; a
Ottavioche era il primogenito fece dare in moglie Margherita dAustriavedova di Alessandro de Mediciduca di Firenzefiglia
naturale dellimperatore Carlo V con venticinquemila scudi di dote. Ottavio divenneduca di Parma e di Piacenza; e lo sono
stati e lo sono anche i suoi figli. Alla finequesta famiglia divenne pari aqualunque altra famiglia principesca dItalia; e tutto
ci accadde grazie a Vannozza Farneseche ne fu lorigine.