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In omaggio il calendario 2021 di Davide Bonazzi

23 dic 2020/7 gen 2021 n. 1390 • anno 28 internazionale.it 4,00 €


Ogni settimana Editoriale Fumetto Portfolio
il meglio dei giornali Incontri I coleotteri Linea
di tutto il mondo potenti e la bambina di separazione

Storie Yu Hua
presenta
Shuang Xuetao
Bi Feiyu
Su Tong
Ge Fei
Dong Xi
Jin Renshun
Wang Anyi
Zhang Huiwen

D 10,00 € • PTE CONT 7,00 € • E 7,00 €


C H 8 , 2 0 C H F • C H C T 7, 7 0 C H F
ART 1, 1 DCB VR • AUT 8,20 € • BE 7,50 €
SETTIMANALE • PI, SPED IN APDL 353/03

Un’illustrazione
di Lorenzo
Mattotti
23 dicembre 2020/7 gennaio 2021 • Numero 1390 • Anno 28
“Possibile che avessero visto davvero

Sommario una cosa così bella?”


ZHANG HUIWEN A PAGINA 124

La settimana
Buon anno

Giovanni De Mauro
Tornare dal vivo.
LORENZO MATTOTTI

In omaggio il calendario 2021 di Davide Bonazzi


23 dic 2020/7 gen 2021 n. 1390 • anno 28 internazionale.it 4,00 €
Ogni settimana Editoriale Fumetto Portfolio
il meglio dei giornali Incontri I coleotteri Linea

Abbracciare tutti.
di tutto il mondo potenti e la bambina di separazione

Storie Raccontare le storie Yu Hua

che ho nel cassetto.


presenta
Shuang Xuetao
Bi Feiyu
Su Tong
Ge Fei
Dong Xi
Jin Renshun
Wang Anyi

Pianificare
Zhang Huiwen

l’impianificabile.
Organizzare una
D 10,00 € • PTE CONT 7,00 € • E 7,00 €
C H 8 , 2 0 C H F • C H C T 7, 7 0 C H F
ART 1, 1 DCB VR • AUT 8,20 € • BE 7,50 €
SETTIMANALE • PI, SPED IN APDL 353/03

Un’illustrazione
di Lorenzo
Mattotti

vera festa di nozze


appena possibile. Adorare il mio gatto
senza ritegno. Andare oltre le prime
pagine del libro, anzi finirlo proprio,
SHUANG XUETAO DONG XI Le rubriche
14 Il pugnale 70 Nessuna 11 Editoriale
che è ora. Giocare a paddle ogni
doppio così bella
settimana. Mai meno di diecimila 127 L’oroscopo
Disegni di Pierluigi Disegni di Gipi
passi. Il suo primo bagno in mare. 130 L’anno
Longo
Cambio a tre corone. Uscire e JIN RENSHUN
del New Yorker
camminare di più. Lentius, profundius, BI FEIYU 78 In ricordo
suavius. Salire a piedi con gli sci. 24 L’ultima di Jin Zhi Il prossimo numero
Non abbandonare il gruppo delle finzione Disegni di Anna di Internazionale
mamme su WhatsApp. Quarant’anni Disegni di Stefano Parini uscirà l’8 gennaio
su un’isola. Vedere l’aurora boreale. Ricci 2021
Passare più tempo con i miei amici, FUMETTO
lontani e vicini. Camminare tanto. SU TONG 91 I coleotteri
Cercare il buon proposito per il 2022. 34 La barca e la bambina
Tornare a vedere un film al cinema. di Fu San Zuo Ma
Aprire i luoghi chiusi. Recuperare il Disegni di Gabriella
WANG ANYI
tempo perso nel 2020. Eliminare il Giandelli
110 Vicini
superfluo. Spettacoli per grandi e
GE FEI di casa
piccini. Trazioni alla sbarra.
Svegliarmi ad Amalfi in bassa
50 Il fiore anello Disegni di Francesca
Disegni di Leila Ghermandi
stagione. Andare a vivere in Australia
Marzocchi
o in Nuova Zelanda. Estrapolare. Dare ZHANG HUIWEN
almeno qualche sfumatura di verde al PORTFOLIO 116 Il bimbo
mio pollice nero. Preparare l’arista col 60 Linea di cristallo
termometro da cucina e organizzare di separazione Disegni di Angelo
un pranzo sul terrazzo. Tutto un Zhou Pinglang Monne Articoli in formato
mulinare. Meno streaming inutile. mp3 per gli abbonati
Diventare solida e scorrevole come
una penna stilografica tedesca.
internazionale.it/sommario

Essere pronta a nuove acrobazie.


Rilassarmi. Essere un bravo padre. I disegnatori di questo numero
Riuscire a fare un tiro da tre. Forza
Lokomotiv Prenestino! Trattenersi Francesca Ghermandi è nata e vive a Bologna. Tra i suoi libri, Cronache dalla palude (Coconino
Press 2010). Gabriella Giandelli è nata a Milano nel 1963. Nel 2013 ha pubblicato Lontano
dal fare proiezioni a lungo termine.
(Canicola). Gipi è nato a Pisa nel 1963. Il suo ultimo libro è Momenti straordinari con applausi finti
Socializzare con il nuovo gatto e con (Coconino 2019). Pierluigi Longo è nato a Tripoli, in Libia, e vive a Milano. Collabora regolarmente
la matematica. Giocare. con La Repubblica. Leila Marzocchi è nata nel 1959 a Bologna. Il suo ultimo libro è Niger (Coconino
Come ogni anno, questi sono i buoni 2018). Angelo Monne, grafico editoriale e illustratore, è nato, vive e lavora a Dorgali (Nu). Anna
propositi della redazione di Parini è nata a Milano nel 1984. Vive e lavora a Barcellona. Stefano Ricci è nato nel 1966 a Bologna.
Internazionale. E i vostri? u Il suo ultimo libro è La storia dell’orso (Quodlibet 2014).

Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 9


Editoriali

Incontri potenti

Yu Hua per Internazionale


I racconti di questo nternazionale dedica l’ultimo numero dell’anno alla narrativa di
numero sono stati
scelti dallo scrittore
cinese Yu Hua.
Il suo ultimo libro
uscito in Italia è
Mao Zedong è
I un paese. È un’iniziativa talmente lodevole che non potevo rifiu-
tare l’invito. Ci sono tanti ottimi scrittori in Cina e innumerevoli
meravigliosi racconti. Per ragioni di spazio, ho selezionato otto
storie, concentrandomi sugli autori che conosco meglio. Zhang Huiwen
è l’unica che non ho mai incontrato, ma ci scriviamo spesso. I criteri a
arrabbiato cui mi sono ispirato per la selezione sono la varietà di stile e contenuto,
(Feltrinelli 2018). e la potenza. Una potenza che riverbera anche nel lavoro fotografico di
Zhou Pinglang, Hu Line, e nella graphic novel di Zuo Ma, I coleotteri e la
bambina.
Comincio con il presentare le signore.
Wang Anyi era una scrittrice di successo già trentotto anni fa, quando
io ho cominciato a scrivere. E in tutti questi anni si è conquistata la stima
crescente di lettori e colleghi. Vicini di casa rappresenta appieno le atmo-
sfere della sua scrittura. La voce narrante descrive con minuzia gli odori
che dalla canna fumaria entrano nel suo tinello e nel salotto. Nel raccon-
to non compare nessun vicino in carne e ossa, solo gli odori delle loro
cucine, attraverso i quali l’autrice ci descrive i loro gusti e le loro abitudi-
ni. Shanghai e il suo caos rimangono sullo sfondo, eppure Wang Anyi ci
regala uno splendido affresco immateriale della città e dei suoi abitanti.
Il bimbo di cristallo è la prima cosa che ho letto di Zhang Huiwen, più di
dieci anni fa. Mi scosse nel profondo, mi dissi che ero in presenza di una
scrittrice eccezionale. Rileggendolo ho pianto di commozione. In un vil-
laggio nasce un bambino di cristallo: la reazione dei genitori e i pensieri
della gente del posto sono struggenti. Zhang Huiwen affida la sua imma-
ginazione sfrenata ai dettagli realistici del quotidiano.
In ricordo di Jin Zhi di Jin Renshun è una storia molto attuale. L’autrice
vive a Changchun, nel nordest della Cina, e il racconto parla dei giovani
Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 11
Editoriali
di questa città, una come tante. L’abilità di Jin Renshun nel costruire i
personaggi e i dialoghi mi hanno convinto a includerla nella rosa.
“Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio,
E ora passiamo ai signori. Su Tong e Ge Fei hanno cominciato la loro di quante se ne sognano nella vostra filosofia”
William Shakespeare, Amleto

carriera con me, siamo cresciuti insieme. La barca di Fu San è il racconto Il numero delle storie è a cura di Giulia Zoli.
Consulenza sulle traduzioni di Silvia Pozzi.

più lungo di questa raccolta. Sullo sfondo c’è la città di Suzhou, poco do- Direttore Giovanni De Mauro
Vicedirettori Elena Boille, Chiara Nielsen,
Alberto Notarbartolo, Jacopo Zanchini
po la fine della rivoluzione culturale: Chen Suzhen compra un’anguria Editor Giovanni Ansaldo (opinioni), Daniele
Cassandro (cultura), Carlo Ciurlo (viaggi, visti
dagli altri), Gabriele Crescente (Europa), Camilla
acerba, il figlio litiga con il venditore e finisce per accoltellarlo. Su Tong Desideri (America Latina), Simon Dunaway
(attualità), Francesca Gnetti (Medio Oriente),
Alessandro Lubello (economia), Alessio
non descrive né la lite né l’uccisione di Fu San, per lui sono un pretesto Marchionna (Stati Uniti), Andrea Pipino
(Europa), Francesca Sibani (Africa), Junko Terao
(Asia e Pacifico), Piero Zardo (cultura,
per raccontare un mondo e un’epoca, di cui ci consegna un ritratto magi- caposervizio)
Copy editor Giovanna Chioini (web,
caposervizio), Anna Franchin, Pierfrancesco
strale. Romano (coordinamento, caporedattore),
Giulia Zoli
Photo editor Giovanna D’Ascenzi (web), Mélissa
Il fiore anello è un racconto sociale, in cui si sovrappongono tre fili nar- Jollivet, Maysa Moroni, Rosy Santella (web)
Impaginazione Pasquale Cavorsi (caposervizio),
Marta Russo
rativi: una giornalista che va a intervistare un fantomatico stupratore Web Annalisa Camilli, Stefania Mascetti
(caposervizio), Giuseppe Rizzo, Giulia Testa
Internazionale Kids Alberto Emiletti, Martina
assassino, il suo incontro con un bambino e la sua relazione ambigua con Recchiuti (caposervizio)
Internazionale a Ferrara Luisa Ciffolilli
Segreteria Monica Paolucci, Gabriella Piscitelli,
il caporedattore. Con uno stile nitido e misurato e un controllo sapiente Angelo Sellitto
Correzione di bozze Lulli Bertini, Sara
Esposito Traduzioni Anna Di Toro, Maria
della struttura narrativa Ge Fei fa confluire tre storie apparentemente Gottardo, Paolo Magagnin, Maria Rita Masci,
Monica Morzenti, Antonio Paoliello, Nicoletta
Pesaro, Alessandra Pezza, Stefania Stafutti,
scollegate in un’unica narrazione, facendoci percepire l’assurdità e la ro- Silvia Pozzi. Disegni Anna Keen. I ritratti dei
columnist sono di Scott Menchin Progetto
grafico Mark Porter Hanno collaborato Gian
vina della società in cui viviamo. Paolo Accardo, Giulia Ansaldo, Cecilia Attanasio
Ghezzi, Gabriele Battaglia, Gaia Berruto,
Francesco Boille, Giorgio Cappozzo, Catherine
Bi Feiyu è uno scultore di parole. Al centro della sua scrittura ci sono i Cornet, Sergio Fant, Claudia Grisanti, Ijin Hong,
Anita Joshi, Alberto Riva, Andreana Saint
Amour, Francesca Spinelli, Laura Tonon, Pauline
personaggi. Altri autori li disseminano lungo la storia, lui ne fa il punto di Valkenet, Francisco Vilalta, Guido Vitiello,
Marco Zappa
Editore Internazionale spa
partenza. L’ultima finzione è un perfetto esempio del suo stile. Le figure Consiglio di amministrazione Brunetto Tini
(presidente), Giuseppe Cornetto Bourlot
(vicepresidente), Alessandro Spaventa
(amministratore delegato), Antonio Abete,
del nonno e del padre sono tratteggiate con una tale cura dei dettagli che Emanuele Bevilacqua, Giovanni De Mauro,
Giovanni Lo Storto
Sede legale via Prenestina 685, 00155 Roma
non sembrano uscire da una penna, tantomeno da una tastiera. Sono Produzione e diffusione Angelo Sellitto
Amministrazione Tommasa Palumbo,
Arianna Castelli, Alessia Salvitti
scolpite con lo scalpello, colpo dopo colpo. Concessionaria esclusiva per la pubblicità
Agenzia del marketing editoriale
Tel. 06 6953 9313, 06 6953 9312
Nessuna così bella è ambientato nel 1976, all’epoca del terremoto di info@ame-online.it
Subconcessionaria Download Pubblicità srl
Stampa Elcograf spa, via Mondadori 15,
Tangshan. Dong Xi, l’autore, è di Nanchino, che si trova a più di 2.500 37131 Verona
Distribuzione Press Di, Segrate (Mi)
Copyright Tutto il materiale scritto dalla
chilometri di distanza. È venuto a conoscenza di questa storia grazie al redazione è disponibile sotto la licenza Creative
Commons Attribuzione - Non commerciale -
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passaparola e la sua fantasia si è accesa, spingendolo a scrivere un inten- Significa che può essere riprodotto a patto di
citare Internazionale, di non usarlo per fini
commerciali e di condividerlo con la stessa
so racconto di amore non corrisposto. Nelle descrizioni della bellissima licenza. Per questioni di diritti non possiamo
applicare questa licenza agli articoli che
compriamo dai giornali stranieri.
protagonista la sua penna vibra della speranza tipica della giovinezza, Info: posta@internazionale.it

per farsi tragica e potente nella rappresentazione dei sopravvissuti che si Registrazione tribunale di Roma
n. 433 del 4 ottobre 1993
fanno strada tra le macerie per correre verso l’aereo che Mao Zedong ha Direttore responsabile Giovanni De Mauro
Chiuso in redazione alle 19 di mercoledì
16 dicembre 2020
inviato in loro soccorso. Pubblicazione a stampa ISSN 1122-2832
Pubblicazione online ISSN 2499-1600

Shuang Xuetao è il più giovane del gruppo. È cresciuto a Shenyang, nel PER ABBONARSI E PER
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nordest del paese, in una regione storicamente industriale che dal 1978, Numero verde 800 111 103
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narrativa di Shuang Xuetao ha il sapore della sua terra. Il pugnale doppio
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Sono felice di aver curato questo numero e sono grato agli autori di
aver accolto il mio invito. Spero che con queste storie i lettori italiani pos-
sano incontrare la Cina, del passato e del presente, la sua vitalità e, so-
prattutto, la sua letteratura. u Traduzione di Silvia Pozzi.
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Shuang Xuetao Disegni di Pierluigi Longo

Il pugnale
doppio
ell’inverno del 1996 – doveva essere gli ha spiegato la mamma, “gli hanno fatto un taglio

N verso la fine dell’anno, quasi all’ini- nella chiappa”.


zio del nuovo – in fabbrica scoppiò “Ma no, non era una sfida, gli hanno teso un’imbo-
un tumulto. Non un tumulto vero e scata, sul lato est di via Yanfen, all’ingresso del chio-
proprio, diciamo piuttosto che nel sco di Lao Dou: ha comprato un ghiacciolo e, mentre
cuore della gente che abitava nella prendeva i soldi dalla tasca tenendolo in bocca, un
fabbrica si levò una burrasca. Da chi fossero partite tizio gli è piombato addosso, gli ha piantato il coltello
non si sa, fatto sta che le onde di questa burrasca si nel sedere ed è corso via”.
allungarono da una persona all’altra finché la voce
giunse perfino a me, che allora ero un
“E questo te l’ha raccontato Lao Dou?”.
“No, me l’ha detto Dou Peng dell’of-
ragazzino di appena tredici anni. Il fat- Le versioni ficina n° 3, è venuto da noi a mezzogior-
to era il seguente: Yang Guangyi si era dell’accaduto no per una partitina a poker”.
beccato una coltellata. variavano nella “Quanto hai perso?”.
Lo venni a sapere perché la voce era forma ma non nella “Non ho perso niente, sono andato
arrivata prima a Zhao Jing. Zhao Jing sostanza: qualche in pari, pensa che all’inizio stavo pure
era la mia vicina, viveva anche lei giorno prima, non vincendo”.
all’interno della fabbrica e aveva un era chiaro né dove “Dou Peng è uno che a casa non ci
anno più di me: la mamma lavorava co- né perché, Yang torna mai, come fai a fidarti di quello
me addetta a incassi e pagamenti che dice? Allora, quanto hai perso?”.
Guangyi si era preso
nell’officina n° 5, il papà era segretario “Ho vinto cinque yuan, ma tornan-
dell’ufficio sicurezza. I genitori di Zhao
una coltellata do a casa ho comprato un pacchetto di
Jing avevano appreso la notizia per vie Tashan”.
SHUANG XUETAO
è nato nel 1983 a
diverse e se l’erano scambiata a cena: lei me la rac- Zhao Jing aveva memorizzato tutto fino a questo
Shenyang, nella contò solo dopo aver appurato che era vera, perché punto: il resto, disse, era roba che non aveva niente a
provincia sapeva che avevo un’autentica fascinazione per Yang che vedere con Yang Guangyi. Ovviamente non riu-
nordorientale del Guangyi e conoscevo tutto di lui. Ovviamente non scivo a crederci, non del tutto, eppure ero obbligato a
Liaoning. Autore di potevo crederci: era un fine settimana, e Zhao Jing prendere per buona almeno a una parte di quella sto-
romanzi e racconti, è era venuta appositamente nel reparto dove abitavo ria. Qualche tempo prima, infatti, dopo la scuola, ero
considerato uno dei per annunciarmelo. Ricordo che indossava un ma- andato a farmi una doccia nei bagni pubblici della
più promettenti glione giallo e aveva un mazzo di chiavi appeso al fabbrica e avevo sentito dei tizi parlare della faccen-
scrittori della Cina
collo. Mi raccontò tutto a mezza voce ma senza chis- da, ma dal loro borbottio non ero riuscito a carpire
contemporanea. Il
sà quali dettagli, in realtà non fece che ripetere a me- proprio tutto. Comunque, dettaglio più dettaglio me-
titolo originale di
questo racconto è
moria quel che aveva sentito dai genitori: “Qin”, ha no, le versioni dell’accaduto variavano nella forma
Yang Guangyi (Yang detto il papà, “pare che Yang Guangyi…”. ma non nella sostanza: qualche giorno prima, non era
Guangyi). La “Ho saputo”, ha detto la mamma, “è successo chiaro né dove né perché Yang Guangyi si era preso
traduzione è di Paolo davvero. Dai, raccontami”, ha detto ancora il papà. una coltellata.
Magagnin. “Ho sentito che ha perso in una sfida col coltello”, In passato Yang Guangyi aveva lavorato come

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Shuang Xuetao

operaio nella fabbrica, ma erano trascorsi ormai dieci suo coltello fatto dall’unica testimone: nei dieci anni
anni da allora. Poi era diventato un delinquente con la successivi era diventato legge, e nessun’altra voce era
passione dei coltelli e aveva smesso di presentarsi al mai riuscita a smentirlo.
lavoro: non solo aveva smesso di lavorare, ma si era Da allora in fabbrica nessuno l’aveva più visto. Tra
dato alla macchia. I genitori erano venuti a cercarlo in i dirigenti e i familiari di Yang regnava un clima di re-
Dieci giorni più fabbrica, e così avevano fatto la sorella maggiore e la ciproco sospetto: gli uni erano convinti che gli altri lo
tardi, un vecchio moglie che si era trovato fuori dal giro del lavoro, un stessero tenendo nascosto e tramassero qualcosa, ma
pioppo alto quasi donnone di campagna con la loro figlia al seguito: era cosa esattamente nessuno avrebbe saputo dirlo con
otto metri e con un stato tutto inutile. certezza. Dieci giorni più tardi, un vecchio pioppo alto
Stando a quanto la donna aveva riferito alla dire- quasi otto metri e con un diametro di più di sessanta
diametro di più di
zione, nell’estate del 1982 Yang Guangyi era stato in centimetri all’ingresso di via Yanfen, alle spalle della
sessanta
trasferta di lavoro: era dovuto andare in un villaggio fabbrica, fu trovato spaccato a metà. Le due parti del
centimetri a riparare il trattore di un contadino, in quegli anni tronco erano rimaste unite alla radice ma leggermen-
all’ingresso di via l’assistenza post-vendita era una novità. All’epoca, te scostate, tanto che ci passava la luce in mezzo. La
Yanfen, alle spalle quando lavorava nel reparto assistenza, Yang gente rimase per ore intorno all’albero a studiare la
della fabbrica, fu Guangyi era un gran testone, uno che le cose voleva scena senza riuscire a capirci nulla. Se fosse stato un
trovato spaccato a farle a modo suo: detto questo, aveva una discreta fulmine a colpirlo, avrebbero dovuto esserci segni di
metà tecnica e amava realizzare piccole invenzioni, così bruciatura: invece rami e foglie erano verde smeraldo
avevano mandato lui. come se fossero vivi, o quanto meno non morti del
Dopo tre settimane, era tornato dimagrito di due tutto (stando alle nozioni di biologia che avrei appre-
taglie. Una volta a casa, come prima cosa si era scofa- so più tardi, è principalmente la corteccia a fornire
nato tre ciotole di riso bianco senza companatico e nutrimento all’albero); e poi la sera di due giorni pri-
trangugiato un’intera caraffa d’acqua calda, dopodi- ma non era nemmeno piovuto.
ché aveva tirato fuori dalla giacca un coltellino. Stan- Quindici giorni dopo qualcuno lanciò cinque uc-
do al racconto della moglie era un pugnale ricurvo celli morti contro il cancello della fabbrica. Erano tut-
lungo all’incirca una spanna, a doppio taglio, con il ti passeri, anche loro tagliati a metà, con un occhio e
manico di legno e decorato con figure di animali. Do- un’ala da ciascuna parte: il grado di simmetria tra le
po averlo contemplato a lungo, Yang Guangyi aveva due parti del corpo era lo stesso di un’immagine allo
pronunciato una sola frase: “Sai, capo, ho imparato a specchio e l’incisione perfettamente uniforme, basta-
usare il coltello”. Poi se lo era rinfilato sotto la giacca e va uno sguardo per capire che era stata praticata con
si era coricato vestito. L’indomani all’alba era scom- un unico taglio.
parso senza lasciare niente, come se non fosse mai In fabbrica lavorava un tipo che praticava arti mar-
tornato. Questo era il resoconto su Yang Guangyi e il ziali, un tale Chen Pi, un nome che suona come le pa-

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role che significano “buccia d’arancia secca”. Ovvia- Chen Pi rimase a lungo pensieroso: “Allora mi do- Gli annunci
mente era un soprannome: il suo vero nome era Chen vrà dare un bastone elettrico e un elmetto di protezio- pubblicati sui
Ping, ma poi qualcuno glielo aveva storpiato e tutti ne, l’elmetto è fondamentale”. quotidiani dalla
avevano cominciato a chiamarlo così. Chen Pi era ad- polizia erano
detto al carico dei camion. Era un pezzo di pane e mai e sono così ben informato sulla faccenda

S
molto sintetici,
in tutta la sua vita aveva usato le sue tecniche per far è perché Chen Pi altri non era che mio pa-
l’unica cosa sicura
del male a qualcuno: quando gli saltava la mosca al dre. All’epoca io non esistevo ancora e lui
era che il ricercato
naso, però, aveva l’abitudine di picchiare i pugni sul aveva ancora delle ambizioni: qualche
tavolo ed era capace di piegarne un angolo verso il anno più tardi mise su pancia e anche il era un esperto di
basso con una sola manata. Chen Pi raccolse i cinque suo kung fu, in cui si era esercitato fin da arti marziali:
uccellini, li portò in officina e, dopo averli esaminati, piccolo, finì alle ortiche. Forse la causa di tutto fu pro- certo, non era uno
arrivò alla conclusione che se erano in quello stato prio quella conversazione. Da quel giorno, e per i due che saltava sui
non era per via di un esperimento scientifico: qualcu- mesi successivi, mio padre presidiò la fabbrica con il tetti e camminava
no cogliendoli di sorpresa e sezionati senza tanti suo elmetto in testa: naturalmente fu tutta fatica spre- sulle pareti, ma di
complimenti. Raccontò poi la leggenda secondo cui, cata perché, dopo l’albero e gli uccelli, Yang Guangyi sicuro aveva le
nei tempi antichi, si usavano certi pugnali magici che non diede più prova delle sue abilità. Papà mise a po- gambe buone
tagliavano sia le cose enormi sia quelle minuscole: sto la famosa casa a un piano da cinquanta metri qua-
potevano squartare una tigre o sminuzzare una fo- dri e, dopo le nozze, ci si trasferì: era l’inizio del 1983 e
glia. Questi pugnali, che misuravano poco più del dia- io non esistevo nemmeno allora, perché sono nato
metro di una testa umana, si chiamavano “mancoltel- nell’inverno di quell’anno. Ma poco dopo la mia na-
li”. Il nome derivava dal fatto che la mano che li strin- scita, quando la mamma non aveva ancora finito il
geva, unita al coltello, diventava una sciabola; quan- suo mese di convalescenza, Yang Guangyi si fece di
do invece si separavano dalla mano, si trasformavano nuovo vivo.
in pugnali volanti. All’inizio dell’estate del 1983, dalla città arrivò un
“È stato Yang Guangyi”, concluse Chen Pi. I pre- piromane che appiccò sei incendi nell’arco di tre me-
senti valutarono tutti gli indizi e all’improvviso fu si: diede fuoco a una sede dell’Agenzia statale dei ce-
chiaro: Yang Guangyi, è stato Yang Guangyi! Ma a che reali, a un locale caldaia, a due abitazioni (entrambe
scopo? in via Yanfen), al magazzino di un laboratorio tessile
“Non importa perché lo ha fatto”, sentenziò Chen e perfino a una macchina della polizia parcheggiata
Pi. “Ho una casetta a un piano, cinquanta metri qua- sulla strada. Due persone persero la vita: un veterano
dri e passa nella Nona strada: bene, gli do la casa e lo che, passando dalle parti del locale caldaia, aveva in-
riconosco come mio maestro, diteglielo, se lo incon- cautamente tentato di spegnere l’incendio ed era sta-
trate”. to investito dall’esplosione, e una bambina di sei anni
Il direttore della fabbrica lo convocò nel suo uffi- che, giocando con i familiari, si era nascosta nella
cio. Messo piede nella stanza, Chen Pi rimase lì impa- madia sopra il letto di mattoni riscaldato e lì si era ap-
lato: “So che ha chiesto di me”, disse. pisolata. Il caso dell’auto era il più torbido. Alla guida
“Esatto”, confermò il direttore, “ma porca putta- c’era un agente della polizia criminale che indagava
na, per caso hai mangiato uno stronzo?”. proprio sul piromane. Aveva parcheggiato davanti
“Non ho mangiato niente”, ribatté lui. “E allora mi alla bottega di un meccanico ed era sceso per fare
spieghi perché vai in giro a sputazzare merda? Stam- qualche domanda in giro: in pochi minuti la macchina
mi a sentire: ieri il commissariato e il nostro ufficio aveva preso fuoco e si era ridotta a una carcassa di
sicurezza hanno convocato una riunione congiunta e metallo. A quel punto la natura del caso era radical-
hanno accertato i reati commessi da Yang Guangyi. mente cambiata: che intenzioni aveva il piromane,
Quello là bisognerebbe prenderlo anche se non aves- scatenare una rivolta? La città intera si mise a dargli la
se fatto niente. E poi mi vuoi dire cos’è questa storia caccia. Gli annunci pubblicati sui quotidiani dalla po-
dei pugnali magici? Quello è la feccia della società, lizia erano molto sintetici, l’unica cosa sicura era che
uno che ha palesemente toccato il fondo del vivere il ricercato era un esperto di arti marziali: certo, non
civile, e tu gli mandi pure un messaggio. Era uno dei era uno che saltava sui tetti e camminava sulle pareti,
nostri e ora bisogna che lo prendiamo: pensavamo ma di sicuro aveva le gambe buone. L’agente a cui
che avesse talento, e invece gli è bastato stare via una aveva incendiato la macchina, infatti, riferì di aver
decina di giorni per diventare un vagabondo col palli- visto un tizio di cui, nel buio della notte, non era riu-
no del qigong. Non voglio prenderlo per punirlo ma scito a distinguere i tratti; in due passi si era arrampi-
per salvarlo, lo vuoi capire sì o no?”. cato su un albero, aveva scavalcato un muro e si era
“Ma io Yang Guangyi non lo conosco”, protestò dileguato. Tutto questo in meno di cinque secondi.
Chen Pi. Due mesi di caccia all’uomo non diedero nessun ri-
“Non me ne frega niente se lo conosci o no”, ribat- sultato: i cinque casi non erano minimamente legati
té il direttore, “non hai detto che sei il suo discepolo? tra loro, tutto sembrava suggerire che gli incendi era-
Ci sei dentro, a questa storia. Quindi ora farai il vigi- no stati appiccati per puro piacere e che le vittime era-
lante. Da oggi in poi, la sera, scordati di tornare a casa: no morte per un tragico errore. Se non fossero più
ti procurerò un posto dove stare e pattuglierai la fab- scoppiati incendi, tutto sarebbe tornato alla normali-
brica”. tà. In seguito papà mi raccontò che i poliziotti si erano

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Shuang Xuetao
presentati più volte in fabbrica in cerca di Yang che in tre occasioni gli aveva fatto perdere il controllo.
Guangyi e che i dirigenti erano stati prelevati per una Non aveva mai praticato il kung fu, in compenso ave-
chiacchierata in commissariato, sempre per lo stesso va le gambe particolarmente lunghe: al di sopra
motivo, ma non era servito a niente. Mi raccontò che dell’ombelico c’era giusto un pezzettino di tronco, il
lui stesso era stato convocato e interrogato per un po- resto era tutto gambe. Un metro e settantacinque di
meriggio intero. Per prima cosa gli chiesero quando altezza per soli quarantacinque chili di peso. La causa
fosse diventato un seguace di Yang Guangyi: “Mi del decesso, ovviamente, era la mutilazione praticata
sembra di rivivere lo sketch alla tv in cui quel tizio fa con una lama. Alle sopracciglia non mancava nem-
un incubo e sogna di essere sommerso dai debiti”, si meno un pelo, né a destra né a sinistra: il corpo era
difese, “era una frase detta così, sull’onda del mo- stato sezionato in due parti perfettamente identiche,
mento, ed è diventata una macchia indelebile”. ciascuna del peso di ventidue chili e mezzo. Il caso del
Giurò e spergiurò che non lo conosceva, Yang piromane era archiviato: ora bisognava aprire un’in-
Guangyi, che avevano mansioni diverse in reparti di- dagine per omicidio.
versi, che in fabbrica c’erano più di diecimila operai, Stavolta non c’erano dubbi, il colpevole era Yang
che non ci aveva mai parlato e che dopo che aveva la- Guangyi. Che fosse difficile da acciuffare era eviden-
sciato la fabbrica ci aveva avuto a che fare ancora me- te: in sei mesi ancora non se n’era trovata traccia,
no, che sì, praticava un po’ di kung fu, l’aveva impara- correva voce che qualcuno avesse sentito degli spari
to da piccolo con mio nonno per mantenersi in forma dalle parti del mercato ortofrutticolo Linea dodici,
e farsi il fisico, ma non aveva mai alzato le mani su ma non si cavò un ragno dal buco. Qualcuno lanciò
nessuno, al massimo spaccava gli angoli dei tavoli, ci una provocazione in una discussione sul giornale –
metteva giusto la dose di forza che serviva. Poi i poli- all’epoca i dibattiti erano ancora di moda – chieden-
ziotti gli chiesero di consegnare i cinque passeri: “Ma dosi se Yang Guangyi, in realtà, non fosse un bene-
sono morti da più di un anno”, protestò papà, “li ho fattore che combatteva per una giusta causa. La di-
Il corpo era stato
buttati da un pezzo, non avevano niente di ecceziona- scussione, però, si chiuse lì: un conto è disquisire, un
sezionato in due le, e comunque avreste dovuto metterli in formalina”. altro è arrestare un criminale, e nessuno doveva far
parti Questa obiezione gli valse altri due giorni di fermo. perdere tempo a nessuno. Fatto sta che non lo prese-
perfettamente Alla fine firmò un documento in cui dichiarava che ro. Forse Yang Guangyi lottava davvero per una giu-
identiche, non conosceva Yang Guangyi, che se il piromane era sta causa perché, se il piromane non fosse stato giu-
ciascuna del peso lui non voleva averci niente a che fare e che se per ca- stiziato, la vita, i beni e la sicurezza dei cittadini
di ventidue chili e so l’avesse incontrato avrebbe fatto tutto il possibile avrebbero continuato a essere a rischio. Certo, i suoi
mezzo. Il caso del per consegnarlo alla giustizia. Ma la specialità di Yang metodi un po’ troppo crudeli avevano avuto un’eco
piromane era Guangyi erano i coltelli, non la corsa, perciò suggerì ai alquanto negativa nella società. La speranza era che
archiviato: ora compagni poliziotti di prendere in considerazione Yang si costituisse, così da riportare l’equilibrio tra i
bisognava aprire anche altre possibilità. InsegArrivato a sessant’anni, princìpi della legge e quelli dell’umanità: ecco la
papà ricordava ancora quella conversazione: “Ho so- conclusione a cui si arrivò. Nel giro di un mese più di
un’indagine per
lo raccontato le cose come stavano, ora che sono vec- dieci persone si consegnarono agli agenti, alcuni fa-
omicidio chio parlo meno, ma da giovane non ci pensavo tanto cevano Yang di cognome ed erano maschi, altri era-
su prima di aprire bocca, ero un gran chiacchierone”. no tizi nerboruti che ci sapevano fare con i coltelli.
Alle prime luci dell’alba di cinque giorni dopo, Dopo una seduta di persuasione ed educazione per
all’orario di inizio del turno, i cancelli della fabbrica si convincerli del loro errore, furono tutti rilasciati e la
aprirono e dagli altoparlanti prese a riecheggiare L’O- faccenda fu dimenticata.
riente è rosso. Il primo a presentarsi fu Lao Ma, il guar- Ma non del tutto. Papà continuò ad avere rogne
diano notturno: la sera prima non era tornato a casa, ma in modo diverso da prima, perché le rogne presero
così si era svegliato all’alba per aprire il cancello, an- una forma nuova. A casa si presentavano continua-
naffiare il vialetto e spazzarlo con la ramazza. Davan- mente persone che lo cercavano: non solo gente del
ti all’ingresso c’era un sacco da giardinaggio. Lao Ma posto, venivano da ogni angolo del paese e tutti por-
fece per sollevarlo, senza riuscirci. Pensò che qualcu- tavano denaro e regali. “È lei l’allievo di Yang
no avesse rubato dei pezzi di ricambio dalla fabbrica Guangyi?”.
e li avesse gettati nel sacco in fretta e furia, ma quando “No”, rispose papà, “io carico i camion”.
lo aprì cacciò un urlo per lo shock. Nei dieci anni che “Maestro Chen, lei è troppo modesto”, replicò il
seguirono, la bocca di Lao Ma rimase storta e non si visitatore.
raddrizzò mai più. Nel sacco c’erano il corpo di un uo- “Ecco, questo è un pensierino da nulla, per favore,
mo tagliato in due, un paio di guanti bianchi e un bi- lo dia al maestro Yang, gli dica di riguardarsi e, se le
done di plastica pieno di benzina. Gli agenti della capita, la butti lì, dica che è da parte di Lin Haifei,
polizia del popolo arrivati sul posto aprirono il sacco quello dello Hubei”.
per esaminarne il contenuto e lo portarono via. Il ca- “Se lo riprenda e si levi immediatamente di tor-
davere era di un uomo di ventun anni, disoccupato: no”, ribatté papà, “io quello là non lo vedo”. Il tizio
aveva frequentato l’università per tre anni senza con- posò la roba e se ne andò.
seguire la laurea, secondo alcuni per una questione di Un altro tizio gli disse: “Maestro Chen, mi hanno
status sociale (non avrebbe superato le verifiche sul lasciato a casa, il direttore ha mandato a puttane la
suo passato politico), secondo altri per una nevrosi fabbrica e si è fatto pure l’amante, i nostri soldi li spen-

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de tutti quella baldracca, vada a parlare col maestro fabbrica lo sanno tutti, perché non ci vuoi credere?”.
Yang, gli chieda di farlo fuori”. “Se gli altri ci credono devo per forza crederci
“Vada a sedersi in mezzo alla strada per protesta”, anch’io? Yang Guangyi ha il suo kung fu”, spiegai,
rispose papà, “venire qui da me non serve a niente, io “semmai avrebbe dovuto essere lui a colpire, nessuno
non lo conosco”. Prima di andarsene, lo sconosciuto riuscirebbe a toccarlo”.
infilò nome e indirizzo del direttore nella fessura del- “All’inizio lo pensavo anch’io”, replicò Zhao Jing,
la porta. Un’altra volta arrivò uno con un’alabarda in “ma la maestra ha detto che per riuscire a fare qualco-
spalla: “Forza”, lo incitò, “facciamo un po’ di combat- sa ti devi esercitare, magari in tutti questi anni non si
timento”. è mai allenato. Se è così doveva rinunciare a combat-
“Non conosco il kung fu, fece papà”. tere, se non altro per orgoglio”.
“Allora di’ a Yang Guangyi di venire fuori”, conti- “È rimasto nascosto per tutto questo tempo”, ri-
nuò l’altro. battei, “se fosse stato orgoglioso sarebbe uscito allo
“Non posso farlo venire”, sbottò papà, “ve lo vole- scoperto da un pezzo. Sono sicuro che si è allenato coi
te mettere in testa, sì o no? E posa quello spadone del coltelli ogni giorno e non avrebbe mai rinunciato a
cazzo”. lottare, anzi, sarebbe stato lui ad attaccare”.
“Dai, facciamo un combattimento veloce”, insi- “Potresti chiedere a tuo papà”, suggerì Zhao Jing.
stette il nuovo arrivato, “si vede che un po’ ci sai fare”. “Te l’ho detto mille volte”, sbottai, “non si cono-
“E va bene”, tagliò corto papà, “vado dalla poli- scono, sto con lui ogni santo giorno, come puoi pensa-
zia”. La mamma mi ha raccontato che a quel tempo re che mi racconti balle?”
papà gridava spesso nel sonno, e diceva per lo più due “E se fosse tutta una finta?”, insistette.
frasi. La prima era: “Non sono io, siete sordi o cosa? “L’hai vista quella serie tv, Senza rimpianti? Quella
Un gatto bianco, un gatto nero, un cane sono!”. L’altra con lo spilungone che mente per tutti quegli anni”.
era: “Yang Guangyi, mi scopo tua madre!”. “Stammi a sentire”, tuonai, “è il tuo papà o il mio?
Se non hai di meglio da fare, tornatene a casa a fare i
Din din, tintinnava il mazzo di chiavi al collo di compiti e piantala di ficcare il naso in cose che non
Zhao Jing. Tintinnava perché parlando saltellava e le conosci”. Zhao Jing rimase lì ancora un po’ a gingillar-
sue parole erano come l’acqua, che fa rumore solo si prima di decidersi ad andarsene. Quella sera il pa-
quando è mossa. “Impossibile”, dissi. dre andò di nuovo a giocare a carte e lei aveva paura
“Perché impossibile?”, fece lei. che avrebbe litigato ancora con la mamma.
“Che sia stata un’imboscata o un duello, Yang La sera, terminato il turno di lavoro, quando papà
Guangyi non avrebbe permesso a nessuno di dargli e mamma ebbero finito di cenare, rimasi a osservarli.
una coltellata”. Di sicuro avevano capito entrambi, ma nessuno dei
“Eppure è andata così”, insistette Zhao Jing, “in due tirò in ballo la questione. Dopo mangiato, anda-

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Shuang Xuetao

rono dal nonno. Il nonno aveva avuto un’embolia ce- quosa, che si trasforma in pioggia prima ancora che lo
rebrale, andavano a trovarlo ogni fine settimana. La strato di neve già caduta abbia raggiunto l’altezza del-
nostra vecchia casetta a un piano, che era intestata al le ruote di un’auto. Al telefono la mamma mi racconta
nonno, era stata rasa al suolo in seguito a un “ricollo- sempre che, senza la neve, lei e il papà hanno l’im-
camento”, altrimenti non saremmo finiti ad abitare pressione che sia tutto sbiadito. “Mi ricordo benissi-
nella fabbrica. Lui e la nonna si erano trasferiti dalla mo l’inverno del ’96”, le ho detto una volta, “è venuta
sorella di mio padre: ad accudirli pensavano lei e il giù una fortissima nevicata, ero solo a casa e avevo
marito, ma nel fine settimana dovevano andarci i una fifa tremenda che non tornaste più”.
miei. Il senso di tutto questo era: noi non ci siamo di- “Sciocchino, quando mai ti abbiamo lasciato a ca-
menticati dei vecchi e voi non dovete dimenticarvi di sa da solo?”.
noi, nessuno deve dimenticarsi di nessuno. La notte “Una volta è successo, tu e il papà siete andati a
scese la neve, poca all’inizio, poi sempre più fitta. Si trovare il nonno, era quando tutti dicevano che Yang
levò anche un vento che faceva rimbombare le fine- Guangyi era stato accoltellato”.
stre dell’officina. “Tu rimani qui”, mi disse la mam- “Ma quando mai, il nonno stravedeva per te, se
ma, “che poi mi tocca caricarti sulla bici”. non ti avessimo portato avrebbe preso il bastone per
“Ma voglio vedere il nonno!”, protestai. “Ormai picchiare il papà”.
riconosce solo tre persone, cioè i suoi figli”, fece lei, “Ma se non mi riconosceva più!”.
“non so nemmeno io cosa ci vado a fare, che senso ha “Il nonno non riconosceva più nessuno, ma non
che ci venga anche tu?”. appena tu mettevi piede nella stanza capiva subito chi
“Ma la volta scorsa mi ha riconosciuto”, insistetti. eri, e tua zia diceva: noi che corriamo avanti e indietro
“Sì”, mi spiegò, “perché credeva che fossi il papà da trasportando merda e piscio valiamo meno del nipo-
piccolo. Aspettaci qui, se torniamo presto passo da tino, questo stronzetto”.
Churin a comprarti due tortine”. Papà non disse nul- “Mmh”, ho detto, “può essere, forse mi ricordo
la, finì di lavare le scodelle, si vestì e uscì con la mam- male”.
ma. Dalla finestra del primo piano dell’officina li “Non è che ti ricordi male”, mi ha corretto lei, “ti
guardai spingere la bici controvento in mezzo alla sei proprio dimenticato tutto”.
neve. Barcollarono un po’ e poi, finalmente, montaro-
no in sella: sembrava che pedalassero all’indietro, ma Erano circa le dieci e mezza quando mi scossi dal
poi superarono il cancello, s’inoltrarono nella distesa sonno e, mentre davo un’occhiata all’orologio digita-
di fiocchi di neve e scomparvero. le, ebbi la sensazione che nell’officina fosse entrato
Da allora le nevicate sono diventate sempre meno qualcuno. Era uno stanzone enorme, ma dopo un an-
frequenti. A volte sento dire che in tutto l’inverno è no che abitavo lì avevo sviluppato una particolare abi-
venuta giù solo una mezza nevicata e per giunta ac- lità: appena qualcuno ci metteva piede, immancabil-

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mente mi svegliavo. Mi alzai dal letto, mi infilai il dietro la coscia, e non era un coltello ma un punteruo-
maglione e guardai giù dalla finestra del primo piano: lo, me l’hanno conficcato per un pollice”.
aveva smesso di nevicare e la luna illuminava il vialet- “E chi è stato?”.
to lastricato che attraversava lo stabilimento, come “Non l’ho visto bene, non mi sono voltato”.
una Via Lattea senza fine. I passi dell’intruso, non “E perché?”.
esattamente felpati, avanzavano uno dopo l’altro ver- “Avevo paura che, se l’avessi fatto, l’avrei ammaz-
so il piano di sopra. Presi dall’astuccio un taglierino e zato”. Sorrise di nuovo, e solo allora scoprii una cosa
lo impugnai stretto, spingendo fuori tutta la lama con che gli altri non sapevano: a Yang Guangyi piaceva
il pollice. Io e i miei genitori dormivamo in due stan- sorridere, e i suoi sorrisi ti coglievano sempre alla
zini separati: nel loro, leggermente più grande, aveva- sprovvista.
no creato due letti, uno sopra e uno sotto, usando del- “In tutti questi anni è stata dura per il tuo papà”,
le assi di legno per separarli. Erano usciti senza chiu- proseguì, “e anche per me, del resto ognuno ha le sue
dere a chiave il loro stanzino. Il mio, che distava una grane. Fammi vedere la mano”.
decina di metri dal loro, era adiacente a un corridoio Gliela porsi e lui mi tastò prima le dita, poi le spal-
che collegava i reparti. Il visitatore si fermò davanti le: “Bene”, disse alla fine, non ho molto tempo, non
allo stanzino dei miei genitori, probabilmente aprì la posso aspettare il tuo papà ma posso insegnarti una
porta per guardarci dentro, dopodiché si piazzò da- tecnica col pugnale, così almeno non sarò venuto fin
vanti alla mia porta. qui per niente”. Con queste parole estrasse dalla giac-
“C’è nessuno?”, disse dopo essere rimasto in ca un coltello ricurvo: era più piccolo di quel che mi
ascolto per cinque secondi. Non fiatai. ero immaginato, poco più lungo di una spanna, ma
“Chen Pi è in casa?”, chiese ancora. non appena roteò la mano i coltelli diventarono due.
“No”, risposi. “Sono due!”, esclamai.
I passi
“Mmh”, fece lui, “sei suo figlio?”. “Già”, rispose, “è un pugnale doppio: la lama di
“Tu chi sei?”, chiesi. sinistra si chiama ‘stretta’, quella di destra ‘larga’, e
dell’intruso, non
“Mi chiamo Yang Guangyi. Yang, come ‘pioppo’, infatti è un pugnale ‘largo-stretto’. Non è difficile da esattamente
Guangyi, come ‘in senso lato’, il contrario di ‘in senso usare, se te lo spiego capirai al volo. Ormai non mi ser- felpati,
stretto’”. vono più due pugnali, uno lo lascio a te”. avanzavano uno
Aprii la porta: in piedi sulla soglia c’era un ragazzo Invece di prenderlo, rimasi a guardarlo negli oc- dopo l’altro verso il
di ventisette o ventotto anni, con le spalle larghe e ro- chi: aveva un viso sorridente, il ritratto della purezza. piano di sopra.
buste e la faccia squadrata, senza cappello, capelli “Non voglio imparare”, dissi. Presi dall’astuccio
corti, un’impeccabile giacchetta imbottita grigia e un “Non vuoi imparare?”. un taglierino e lo
paio di guanti di cuoio nero in una mano. “No, non voglio”. impugnai stretto,
“Balle”, dissi, “Yang Guangyi è più grande di te, lo “E perché?”. spingendo fuori
dovresti chiamare zio”. “Domani devo andare a scuola, ho lezione tutto il
tutta la lama con
“Dov’è il papà?”, chiese ancora. giorno e devo andare a letto presto”.
“È andato a trovare il nonno con mamma”, risposi, “Ma lo sai quanta gente…”, attaccò lui.
il pollice
“lui lo conosce, il vero Yang Guangyi. Vattene subito, “Sì”, tagliai corto, “ma non voglio imparare un bel
può tornare da un momento all’altro”. niente. E comunque prima ti ho fregato perché qui ho
“Be’, mi è giunta voce che vuole imparare il kung un’altra mela, te la puoi portare via”. Sfilai una mela
fu da me”, proseguì. da sotto un lato del cuscino e gliela misi in mano. Nel
“È una storia vecchia”, dissi. prenderla restò come assorto nei suoi pensieri, ma
“Le notizie mi arrivano un po’ a rilento, l’ho sapu- dopo qualche istante annuì e ripose il pugnale sotto la
to da poco. Non avresti qualcosa da mangiare?”. giacca.
Ci pensai su: “No”, dissi alla fine, “ho solo una me- “Ecco”, disse, “mi sono guadagnato la salvezza
la”. eterna. Ma tu sei ancora piccolo, non puoi capire”.
“Mangiamone metà per ciascuno”, propose, “mi “Domani in classe devo passare il mocio”, spiegai,
va bene anche la metà più piccola, ho la gola secca”. “poi devo consegnare ai compagni i compiti per la le-
Mi strofinai la mela sui pantaloni e la smezzai con zione di studio individuale della mattina”.
il taglierino: “Un bel taglio preciso”, commentò lui “Bene, allora io qui ho finito, siamo a posto?”.
tendendo la mano. Divorò la mela in tre bocconi e mi “Siamo a posto, non dirò niente al papà”.
chiese ancora: “Sigarette ne hai?”. “Mi fido di te”, disse ancora. “Se in qualunque
“No”, replicai, “ora vedi di non esagerare”. momento ti viene voglia di cercarmi, non devi far al-
“Hai ragione”, sorrise, “ben detto”. tro che prendere una mela e lasciarla sotto la zampa
In quel preciso istante mi accorsi che aveva una del leone di pietra all’ingresso est del parco Beiling,
gamba dolorante: quando stava in piedi la sinistra era così ci facciamo quattro chiacchiere”.
un po’ malferma, perciò caricava il peso sulla gamba “Me ne ricorderò”, dissi. Mi sorrise di nuovo, girò
destra. Sentii accelerare il battito del mio cuore: era i tacchi e se ne andò. Guardai fuori dalla finestra, ma
come se tutta l’eccitazione e i sogni che avevo covato non lo vidi più.
per tanti anni mi stessero montando alla testa. “Allora In tutti questi anni, di mele ne ho mangiate parec-
è vero che ti hanno dato una coltellata”, gli chiesi. chie. A dirla tutta, le mele sono il mio frutto preferito.
“Sì”, rispose. Indicò il punto con la mano: “Qui, E non ne ho mai sprecata una. ◆

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È in arrivo il nuovo
Internazionale Kids!
In questo numero: videogiochi
imperfetti, delfini rosa in
Amazzonia, come si riconosce
un video falso, supereroi non
proprio super, piccioni da
competizione e molto altro
Ogni mese articoli, In edicola
giochi e fumetti 3 euro
dai giornali
di tutto il mondo
per bambine e bambini
Bi Feiyu Disegni di Stefano Ricci

L’ultima
finzione
ra un inverno davvero gelido e mio pa- imbecille!”. Il nonno fu piuttosto deluso, e bollò la

E dre andava dicendo, con discrezione, signora come “una donnicciola ignorante, una buz-
che dovevamo prepararci a “sistema- zurra”.
re la questione” prima delle feste di Vita e morte ormai le conosceva bene, e le guar-
capodanno. La “questione” a cui si ri- dava con la serenità di un cielo limpido attraversato
feriva era, naturalmente, il funerale da una brezza gentile, con distacco. Era però sensibi-
del nonno. Certo, non si poteva dire che il nonno lissimo al capodanno, che per lui era come un gigan-
scoppiasse di salute, ma non c’erano segni di peggio- tesco business: se se ne fosse andato il secondo gior-
ramento e non capivo perché mio padre fosse così no dell’anno nuovo ci avrebbe guadagnato, se invece
pessimista. La casa era riscaldata, ventuno gradi co- fosse morto nell’ultimo giorno dell’anno vecchio ci
stanti, perché mai il nonno avrebbe avrebbe perso. E non aveva torto, per-
dovuto risentire del freddo là fuori? Erano solo ché anche dal punto di vista matemati-
“Tu non capisci”, mi zittì mio padre, previsioni co c’è una bella differenza tra “morire
convinto assertore di una teoria molto meteorologiche, a ottantaquattro anni” e “godere della
particolare secondo la quale quando la ma nella mia vita fino a ottantacinque”.
temperatura scende oltre un certo li- famiglia Quell’inverno fece un gran freddo.
BI FEIYU è nato nel mite, i vecchi se ne devono andare: leg- risuonarono come La graziosa signorina delle previsioni
1964 nella provincia ge divina, e al divino poco importa che una sentenza di meteo l’aveva annunciato: le minime
del Jiangsu e vive e la casa sia riscaldata o no. avrebbero “segnato il nuovo record de-
lavora a Nanchino. morte: mio padre
L’e s t a t e d e l l’a n n o p r i m a , gli ultimi trent’anni”. Erano solo previ-
Ha scritto racconti, non parlava più e
nell’ospedale del capoluogo della pro- sioni meteorologiche, ma nella mia fa-
novelle e romanzi di
vincia, al nonno era stato asportato un
mio nonno neppure miglia risuonarono come una sentenza
grande successo in
Cina e pubblicati in
tumore al colon e da allora il suo obiet- di morte: mio padre non parlava più e
molti paesi. Il film tivo era arrivare a festeggiare il capodanno. E così fu. mio nonno neppure, entrambi credevano ferma-
La triade di Shanghai Dopo capodanno stava ancora benissimo, tanto che mente nella “volontà del cielo”. In realtà il cielo non
(1995) di Zhang il quattordicesimo giorno dell’anno nuovo aveva ag- ha nessuna volontà, ma spesso chi si trova in una si-
Yimou è tratto dal suo giornato l’obiettivo, scrivendo su Weibo che “ce l’a- tuazione particolare tende a interpretare condizioni
romanzo breve vrebbe messa tutta” per arrivare al capodanno suc- meteorologiche estreme come espressioni della “vo-
Shanghai wangshi. In cessivo. Non era esattamente una frase felice, ma lontà del cielo”. Dal silenzio di quei due dedussi che
Italia ha pubblicato neanche del tutto infausta, per cui l’avevamo sem- il nonno si fosse rassegnato a considerare irraggiun-
I maestri di tuina
plicemente ignorata. Al che lui, senza scomporsi, gibile il pur imminente capodanno.
(Sellerio 2012). Il
aveva preso il telefono e ci aveva chiamati tutti, uno “Fa freddino”, disse, “mi piacerebbe proprio sta-
titolo originale di
questo racconto è
per uno. A quel punto ci sentimmo in dovere di far re a mollo al caldo, ai bagni pubblici”.
Xuni (Finzione). La girare il suo messaggio all’intera lista di parenti e Facile a dirsi. Con una salute così precaria, il non-
traduzione è di Maria amici. Mia suocera, alquanto seccata, se la prese di- no era appeso a un filo; il minimo cambiamento
Gottardo e Monica rettamente con me e commentò così il mio messag- avrebbe potuto trasformarsi in un imprevisto, e una
Morzenti. gio: “Siamo nel pieno delle feste per l’anno nuovo, caduta, ai bagni pubblici, non era certo un’eventua-

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Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 25
Bi Feiyu
La tranquillità che
mostrava davanti
alla morte non era
cosa da tutti, era
quella di un uomo
che aveva vissuto
sotto lo stesso tetto
con molte
generazioni

lità remota. “Si scivola troppo, è pericoloso”, gli ri- “Va bene”, gli risposi.
sposi. Lui ribatté con una certa arroganza: “Ormai “E anche dopodomani”, continuò lui.
peso solo quaranta chili, mio nipote mi porterà in “D’accordo”. Sorrise. In realtà non lo vedevo, ma
braccio”. Bambino viziato. percepivo che il suo viso era illuminato da un sorriso
I bagni erano quasi vuoti e appena entrato mi rivolto a niente e a nessuno. Tipico segno del ritorno
pentii di essere lì. Un corpo di quaranta chili non è all’infanzia.
quasi più un corpo, fa impressione. Nudo, il nonno Tornammo ai bagni per quattro giorni di fila, ma
mi faceva pensare a un tipo di carta molto speciale il quinto, proprio la volta che avevo staccato prima
che mi chiedevo se sarei mai riuscito a ritirare fuori dal lavoro per accompagnarlo, il nonno mi disse che
dall’acqua. Ma ogni remora svanì quando delicata- non voleva andarci. Con gli occhi mi fece cenno di
mente lo deposi nella vasca: ne era valsa la pena. Av- sedermi e mi chiese di promettergli che non l’avrei
volto dal tepore di tutta quell’acqua, spalancò la boc- portato all’ospedale. “Meglio a casa”, dichiarò. Da
ca emettendo dei versi stranissimi, manifestando quelle parole così esplicite si capiva che aveva già
una felicità immensa. Ah, com’era soddisfatto! Ma pensato a tutto. Glielo promisi con una certa sereni-
era così fragile che non riusciva a resistere alla spinta tà, perché anche lui era sereno. La tranquillità che
dell’acqua e appena lo lasciavo veniva a galla, per cui mostrava davanti alla morte non era cosa da tutti,
dovevo tenerlo stretto tra le braccia per impedirgli di era quella di un uomo che aveva vissuto sotto lo stes-
girare come una trottola. so tetto con molte generazioni.
Dice bene il proverbio, invecchiando si torna Il cellulare mi svegliò alle quattro di notte. Era mio
bambini, si arriva a una certa età e ci si sente piccoli padre. Quando vidi il suo numero capii subito che il
di nuovo. Con la testa appoggiata al mio petto, il nonno, il più celebre professore di fisica e preside di
nonno mi disse: “Veniamoci anche domani”. scuola secondaria della nostra cittadina, se n’era an-

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dato. Neanche il tempo di addolorarmi e mi precipitai dio. Il nonno aveva ragione, mio padre non era parti-
a svegliare mia figlia: sbrigati, il nonno non c’è più. colarmente portato per lo studio, bastava che supe-
Ma non era morto, anzi stava benone. E quando rasse quell’esame, comunque andasse. Ma non ave-
mi vide arrivare con la bambina si arrabbiò. Per col- va considerato una cosa: la sensibilità del figlio.
pa di quella lunga malattia, la sua irritazione si mani- Quell’articolo di giornale sul baco che fila fino alla
festava come un dolore fisico, o per meglio dire, con morte per mio padre era stato una batosta che gli
l’espressione di chi sopporta un dolore fisico. “Per- aveva azzerato l’autostima, perché tutto quel clamo-
ché hai portato anche lei, con questo freddo?”, mi re attorno al nonno dipendeva in fin dei conti dal fat-
chiese. to che trentuno dei suoi studenti avevano superato
Ridacchiai: “Per quella faccenda, perché pensavo l’esame, mentre suo figlio era stato bocciato. Bene,
ti fosse successa quella cosa”. ora tutta la provincia sapeva, tutto il paese sapeva.
“Non è ancora arrivata l’ora”, replicò lui. Mentre fissava il giornale, mio padre sembrava un
Sistemai mia figlia nel letto della nonna e tornai filo di erba cipollina marcio, flaccido e soffocato dal
da lui. Le sue mani si muovevano sotto le coperte, io proprio fetore. Non volle saperne del suggerimento
ci infilai la mia e gli strinsi le dita ossute. Lui rimase del “baco da seta”, al quale rispose, con lo sguardo
impassibile, senza nessuna reazione, continuando sulla punta dei piedi: “Non preoccuparti per me”.
però a muovere le dita, come se volesse parlare ma si Era profondamente offeso. Offendersi è la rea-
trattenesse. A quel punto mi resi conto che la sua zione di chi si sente inferiore, ma lui aveva sbagliato
morte era davvero vicina e che mi voleva confidare bersaglio: mostrarsi offeso con il nonno non avrebbe
qualcosa. mai funzionato. Le scuole riaprirono e il nonno, che
A mio padre, che fino a quel momento era rimasto aveva ricominciato a uscire alle sei di mattina e tor-
lì in silenzio, non sfuggiva mai niente, e infatti uscì nare alle undici di sera, non era certo nell’umore di
dalla stanza. È strana, la mia famiglia, perché mio pa- trastullarsi col figlio in insulsi giochetti psicologici.
dre è sempre stato quello superfluo, e se n’era reso La guerra fredda tra i due durò un paio di mesi, an- Il nonno assurse
conto anche in quell’occasione. Guardandolo uscire, che se, a dire il vero, più che una guerra fredda fu una così a una gloria
il nonno tossì un paio di volte. Era una tosse, capii su- guerra unilaterale di mio padre, che disputò, per usa- immensa, che non
bito, ben poco naturale, indicava che voleva dire qual- re un’immagine, una partita di ping-pong contro il gli tolse però la sua
cosa ma non sapeva da che parte cominciare. muro. lucidità.
A rigore, la fama di cui godeva il nonno nella no- D’altra parte mio padre dimostrò di non essere un
All’entusiasmo
stra cittadina derivava da mio padre, come pure la agnellino e imitando la calligrafia del nonno scrisse
iniziale, infatti,
sua nomina a preside. Figlio di un professore di fisi- una lettera al direttore dell’ufficio scolastico, chie-
ca, mio padre in teoria aveva ottime possibilità di dendogli di trovare una sistemazione al “figlio” subentrò
essere ammesso all’università, ma in quel periodo il nell’ufficio cultura e istruzione della contea. Il tono, improvviso il senso
nonno era coordinatore di classe e dedicava tutto il umile ma con il piglio persuasivo dell’uomo integer- di colpa. Già a
suo tempo agli studenti. Usciva di casa alle sei di rimo, era tale e quale a quello del nonno. Si era pre- ottobre propose al
mattina e rientrava alle undici di sera tutti i giorni, occupato anche troppo, mio padre: che bisogno c’era figlio, cioè a mio
prodigandosi in ogni modo per quei cinquantasette di imitare la sua calligrafia? Il direttore non l’aveva padre, d’iscriversi
alunni. Il risultato dell’esame fu crudele. Mio padre, mai vista. Però è vero che il nonno in quel periodo ai corsi di recupero
che studiava in un’altra scuola superiore, fu boccia- era la stella più fulgida della città e, si sa, le star sono
to, mentre trentuno dei cinquantasette studenti del sempre seguite da voci e notizie. Su di lui, infatti, cir-
nonno passarono: un numero astronomico, un “suc- colavano già due ipotesi: che sarebbe stato “molto
cesso epocale”, come quelli del Grande balzo, che di probabilmente trasferito a livello provinciale”, e che
colpo trasformò il nonno in una leggenda nella no- “con altrettanta probabilità sarebbe diventato vice-
stra cittadina. A settembre la notizia arrivò al capo- presidente della contea con delega alla cultura e
luogo di provincia, e il giornale locale gli dedicò un all’istruzione”. A quel punto fu lo stesso direttore a
articolo lunghissimo, un paginone intero con tanto cercare mio padre e voler sistemare la sua faccenda,
di foto ritratto. Il titolo, in neretto a caratteri cubitali, il tutto con un’aria deferente quasi volesse accatti-
era spaventosamente suggestivo: “Solo quando il varsi i suoi favori. Conservò anche la lettera autogra-
baco di primavera muore, s’esauriscono i fili di seta”. fa del nonno, pensando che poteva tornargli utile in
futuro. Fu così che mio padre entrò nell’ufficio istru-
Il nonno assurse così a una gloria immensa, che zione della contea e lì, a quella sedia giallognola, ri-
non gli tolse però la sua lucidità. All’entusiasmo ini- mase incollato fino alla pensione.
ziale, infatti, subentrò improvviso il senso di colpa. Non esagero, è la verità: un mese dopo, quando
Già a ottobre propose al figlio, cioè a mio padre, d’i- venne a sapere del nuovo lavoro del figlio, il nonno si
scriversi ai corsi di recupero. Se avesse studiato sodo precipitò a passetti concitati nel suo ufficio e da quel
per un anno, gli diceva, magari avrebbe ottenuto un corpicino scheletrico fece esplodere una rabbia vio-
punteggio sufficiente per entrare in qualche univer- lenta come una tempesta. Ordinò a mio padre di tor-
sità prestigiosa, altrimenti poteva sempre iscriversi nare subito a casa: “Vai a frequentare i corsi di recu-
a un’università comune o, se l’avessero rifiutato an- pero! Fai l’esame di ammissione all’università!”. Mio
che lì, a un istituto professionale di alto livello, o an- padre si spaventò al punto da farsela sotto. Timido e
cora a una scuola di specializzazione di livello me- pauroso com’era, aveva però una caratteristica pecu-

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Bi Feiyu
liare: anziché tremare, quando era in preda al terrore di evangelizzatore, uscendo la mattina alle sei e rien-
serrava le labbra e alzava la testa scandagliando il sof- trando a casa la sera alle undici.
fitto con lo sguardo, tipo protagonista di un film rivo- Ubriaco, cominciava a sciorinare una sequela di
luzionario. Ha sempre reagito così, tutta la vita. In- nomi abbracciato al water. Erano i suoi pupilli. Ai no-
tanto il direttore dell’ufficio, che non poteva non sen- mi seguivano i posti dove lavoravano e le loro posizio-
tire il putiferio scatenato dal nonno, spuntò con i suoi ni, che io non sarei mai riuscito a ricordare, mentre lui
modi da piccolo funzionario untuoso a sedare gli li aveva tutti stampati nella mente. Eppure era un
animi. “L’ufficio istruzione è un ottimo posto”, disse elenco lunghissimo, che spaziava dalle università più
al nonno, “è pur sempre un organo governativo, e non prestigiose del mondo a istituzioni, aziende, o cariche
è facile entrarci neppure con la laurea”. Il nonno, che onorarie. E naturalmente, a ogni nome associava an-
era all’oscuro del retroscena, puntò l’indice della ma- che il titolo: professore universitario, ricercatore, vi-
no destra contro il naso del direttore e lo liquidò con cepresidente di provincia, vicepresidente di contea,
due parole: “Miope e ignorante!”. Un anno dopo il direttore d’ufficio, presidente o amministratore dele-
nonno fu nominato preside, mentre al direttore si pre- gato. Gli succedeva a volte di avere un nome sulla
sentò finalmente l’opportunità di diventare vicepre- punta della lingua, e prima che la memoria gli si bloc-
sidente di contea con delega alla cultura e all’istruzio- casse inspirava profondamente per poi lasciarsi an-
ne. Il nonno, che sentiva ancora bruciare il senso di dare a un lungo sospiro, più misterioso, tetro e defini-
colpa e la ferita insanabile della rinuncia del figlio agli tivo dello scarico del water.
studi, davanti ai membri del dipartimento organizza-
tivo che assegnava gli incarichi pronunciò solo due uando mio padre uscì dalla stanza,

A essere sincero,
avevo paura di
quella
conversazione.
Cos’avrei potuto
dirgli, oltre a
parole, con una calma e una compostezza assolute:
miope e ignorante. Ecco chi era mio nonno, la sua
grandezza stava proprio in quella compostezza. Per il
direttore dell’ufficio istruzione, perdere per un soffio
la promozione fu un’enorme delusione da ingoiare in
silenzio, che lo indusse a riversare tutta la sua rabbia
su mio padre.
Per il nonno, mio padre era sempre stato una spina
nel fianco, una fastidiosa escrescenza dura che alber-
Q strinsi la mano del nonno. Sapevo che
io e lui saremmo arrivati a quella
chiacchierata e sapevo anche cosa mi
avrebbe detto. Per quanto la morte
non gli pesasse, l’affrontava anche lui
con qualche rimorso. Mio padre era sempre stato la
sua spina nel fianco. Era stato un buon nonno, ma
non un buon padre. Ma gli era penoso parlare dei
propri sensi di colpa. A essere sincero, avevo paura di
cercare di alleviare gava nel suo intimo. Me ne resi conto durante la festa quella conversazione. Cos’avrei potuto dirgli, oltre a
il suo dolore? La per la mia ammissione all’università, quando il non- cercare di alleviare il suo dolore? La vita di mio padre
vita di mio padre no, felicissimo, si ubriacò. Mentre vomitava con me era stata distrutta dall’ambizione del nonno, questa
era stata distrutta accanto che lo accudivo, mi afferrò la mano. Fu la pri- era una verità inconfutabile. Quanto avrei voluto es-
dall’ambizione del ma volta che lo vidi piangere. Inginocchiato davanti sere un prete!
alla tazza del gabinetto, continuava a ripetere “scusa- Appariva tranquillissimo, ma la sua era una falsa
nonno, questa era
mi” e mi ci volle un bello sforzo mentale per rendermi calma. Aveva qualcosa da dire, si vedeva dall’espres-
una verità conto che stava sbagliando, che aveva scambiato me, sione, ma rimaneva in silenzio. Dopo averci pensato
inconfutabile suo nipote, per suo figlio. Si ubriacava di rado, ma un bel po’ capii che toccava a me cominciare. “Non-
quando succedeva il rituale era sempre lo stesso: s’in- no”, gli sussurrai, “se te ne andrai, lo farai tranquilla-
ginocchiava davanti al water e non faceva che chie- mente dal tuo letto, cosa rara di questi tempi. Sei
dergli scusa. Un vomito di scuse che non era servito a contento?”. Il nonno sorrise, quindi mi rispose, an-
salvare il rapporto tra padre e figlio: negli anni non si che lui sottovoce: “Certo, sono contento”.
erano quasi mai guardati in faccia neppure quando “Anch’io sono contento, contento di poter chiac-
chiacchieravano, come se ciascuno parlasse per con- chierare ancora con te”, continuai. “Sai, la maggior
to proprio. I loro non erano dialoghi, ma due monolo- parte di noi quando lascia questo mondo si porta die-
ghi rivolti a qualcos’altro, qualcosa che si dissolveva tro degli affanni, mentre tu non ne hai, non hai nes-
nel nulla quando non avevano più niente da dirsi. suna preoccupazione. Sei proprio fortunato”.
Ma neppure da ubriaco il nonno metteva mio pa- Dopo un lungo silenzio disse: “Sì, sono fortunato,
dre al centro dei suoi discorsi, i protagonisti erano ma anch’io ho i miei pensieri”.
sempre gli studenti più brillanti delle classi dove ave- Presi subito la palla al balzo: “Ah! Non sarà per via
va insegnato. Una vera fissazione, che nella migliore di papà, vero? Molti della sua generazione non han-
delle ipotesi si poteva definire amore per il talento, no fatto l’università e lui, nonostante questo, se l’è
altrimenti una mania per il quoziente d’intelligenza, cavata benissimo nella vita! Ormai sono passati tan-
senza un vero interesse per le persone. Il nonno idola- ti anni, non è più un problema”.
trava i quozienti altissimi. Quando ne incontrava uno, “Ho le mie colpe, in questa storia, che mi hanno
indipendentemente da chi fosse il genio in questione, fatto soffrire per tanto tempo, finché un giorno sono
il sangue gli ribolliva di un fervore improvviso e cade- riuscito a liberarmene di colpo e ormai è tanto che
va in preda a un’ossessione e a uno spirito di sacrificio non mi tormentano più”.
quasi religiosi, folli, maniacali, che però, cosa ancora Questa non me l’aspettavo. La tensione che mi
più incredibile, duravano a lungo senza intaccare la stringeva il petto si allentò e gli chiesi sorridendo: “E
sua compostezza. Doveva compiere la sua missione quando è successo?”.

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“Il giorno che tuo padre è andato in pensione”, mi all’intervento del Cielo, la luna sorge sempre tonda
rispose. “Finalmente in pensione, tutti e due nella in una notte tersa, riempiendo di luce gli occhi di chi
stessa identica situazione, cazzo!”. guarda e illuminando l’universo intero.
Il nonno sembrava proprio in forma, perfino in “Nonno, sai perché ti voglio così bene?”, gli chiesi.
vena di lasciarsi andare a qualche parolaccia. Mi Lui sorrise come un bambino: “Salto generazio-
sciolsi in un lungo sospiro di sollievo, quella era la nale. Io voglio bene a te, tu a me e tuo padre è sempre
miglior conclusione che potessi immaginare. Eppu- stato geloso”.
re, ora che sapevo che non avrebbe più affrontato la “No”, ribattei scuotendo la testa, “è perché sei un
questione di mio padre, inaspettatamente mi si ri- grande, un uomo aperto e magnanimo, un gentiluo-
empirono gli occhi di lacrime. Tutta la sofferenza mo. Mi mancherai, quando te ne andrai, ma non sa-
che mi ero tenuto dentro stava scemando da sola, si rai mai un ricordo triste per i tuoi figli e nipoti. Evviva
stava sgonfiando, lasciandomi sereno. Mai avrei il nonno!”.
pensato che quella conversazione tanto temuta po- Le mie parole lo resero felice. “Ho fatto l’inse-
tesse trasformarsi in un momento così toccante. gnante per trentacinque anni, il coordinatore di clas-
Posso solo dire che ero ancora troppo giovane, senza se per trentadue, il direttore per nove anni e dieci
esperienza. Brutta cosa, essere meschini: ogni gene- mesi, il vicepreside per sei anni e otto mesi, il preside
razione ha i suoi momenti di amore e odio e i suoi per due anni e mezzo: adulatori ne ho avuti un bel
metodi per gestirli. Il tempo poi, come si sa, fa mira- po’, eppure la sviolinata di mio nipote mi fa molto
coli, qualcosa spazza via qualcosa lascia, e alla fine è piacere”.
un po’ come la luna nella Festa di metà autunno: an- Gli diedi un buffetto sulla guancia scarna e gli
che se è inafferrabile, ora crescente ora calante, ora chiesi: “È stata di buon livello, la mia sviolinata?”.
limpida ora coperta, il giorno della festa, grazie “Ottimo livello”, confermò lui, “sei sempre stato

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Bi Feiyu
migliore di tuo padre, tu, in tutto”. nendo una lezione integrativa di storia e quando
Tirai fuori la mano da sotto le coperte: “Nonno, suonò la campanella della fine dell’ora, la storia finì
domani ti farò un’altra sviolinata, ma adesso… si sta e lui stramazzò a terra. In una piccola città di contea
facendo giorno, devo andare a lavorare”. dell’inizio degli anni ottanta, ai funerali non si vede-
Nonostante la debolezza, le sue dita afferrarono vano mai più di dieci corone: 182 erano un numero
strettamente le mie, tremando nello sforzo. Non sor- esorbitante! In quel primo incontro la morte mi ap-
rideva più, anzi, aveva un’espressione sofferente. parve dunque come un evento grandioso, d’incredi-
“Ti fa male da qualche parte?”, gli chiesi. bile prestigio. Il nonno, che per l’occasione indossa-
Scosse la testa, aggiungendo anche un “no”. va il suo primo completo all’occidentale, mi teneva
Aveva l’aria di volermi dire qualcosa ma di non per mano e andava avanti e indietro tra le ghirlande.
riuscirci, come se si vergognasse. Le contava e ricontava, e una volta accertato lo stra-
“Devi dei soldi a qualcuno?”, gli chiesi. “Ci penso biliante totale, si impresse quel 182 nella mente. Allo
io”. stesso tempo fu incaricato di sostituire l’illustre de-
Chiuse gli occhi scuotendo di nuovo il capo e ag- funto come nuovo preside. Quel 182, un traguardo
grottando le lunghe sopracciglia, tra le quali si formò stupefacente, da allora era diventato il sogno del
un accumulo di pelle cadente. nonno, lo standard ideale che per tutti quegli anni
La situazione si era fatta improvvisamente grave. aveva accompagnato i suoi pensieri sulla morte.
Nonostante il sonno, riuscii a concentrarmi per con- “D’accordo”, lo rassicurai, “sta’ tranquillo”.
siderare le varie possibilità. Pensavo solo al peggio, In realtà, i miei “d’accordo” e “sta’ tranquillo”
naturalmente, chiedendomi che infamia avesse mai erano parole vuote, dette tanto per dire. “D’accordo”
potuto commettere. “Devi un favore a qualcuno?”, su cosa? In che modo avrei potuto farlo “stare tran-
gli chiesi infine. Il nonno scosse ancora la testa. Non quillo”? A volte la vita è davvero imprevedibile e ti
avevo indovinato, e lui ne fu deluso e si rattristò. lascia impotente. Se il nonno fosse rimasto vigile
In quel primo
A quel punto, dovevo assolutamente chiarire la almeno un altro po’, avremmo potuto discuterne, e
incontro la morte cosa: “Nonno dai, non puoi pretendere che indovini, invece, proprio l’indomani, dopo che l’avevo tanto
mi apparve come potrei riuscirci? Se non devi niente a nessuno, rassicurato, verso mezzogiorno decise senza possi-
dunque come un cos’altro c’è che non riesci proprio a dire?”. bilità di replica di entrare in agonia. Prima di morire,
evento grandioso, Spalancò gli occhi, mi guardò e finalmente sem- come un ubriaco si mise a farfugliare una serie di
d’incredibile brò aver trovato il coraggio di parlare: “Dimmi, dim- nomi, ognuno seguito dalla lunghissima denomina-
prestigio. Il nonno, mi, quante corone di fiori pensi che riuscirò ad ave- zione di un ente e dal ruolo che quel nome ricopriva
che per l’occasione re?”. al suo interno. Sdraiato sul letto parlava da solo, co-
indossava il suo Cosa? Ma che discorso era quello? Non stava né in me se presiedesse una riunione grandiosa che si
primo completo cielo né in terra! Cosa c’entravano le corone adesso? svolgeva solo nella sua mente e nella quale presenta-
all’occidentale, mi “Tu quante ne vorresti?”, gli chiesi. va i vari delegati. Una lista così lunga che non ebbe
Lui richiuse gli occhi senza rispondermi. Era così neppure il tempo di leggerla tutta, perché la sua sto-
teneva per mano
magro che con gli occhi chiusi sembrava un cadave- ria arrivò alla fine.
re, ma respirava affannosamente, perché era molto Io non ero lì, in quel momento. Quando rientrai
turbato, profondamente afflitto. fu mio padre a raccontarmi tutto. “È ancora in riu-
Rimuginò a lungo con aria desolatissima, finché nione”, commentò sorridendo. In realtà mio padre,
con un filo di voce, ma scandendo bene le parole, ragioniere in pensione dell’ufficio istruzione, non
disse: “Il preside Rong ne ha avute 182, le ho contate aveva sorriso, ma io, che sono suo figlio, lo vidi sorri-
due volte”. dere. Per descrivere un sorriso falso, in cinese dicia-
“Avrai tutte le corone che vorrai”, gli dissi in tono mo “sorriso di pelle ma non di muscoli”. Mio padre,
scanzonato, per allentare un po’ la tensione. invece, non aveva mosso un lembo di pelle, ma i mu-
“Ma non si può barare”, obiettò lui, sempre a oc- scoli sì. Il fatto è che tra padri e figli non vediamo la
chi chiusi e con un’espressione strana sul volto. Poi, pelle ma direttamente i muscoli, se non addirittura
con il tipico tono severo dei professori, aggiunse: le ossa.
“La morte è una cosa seria, non si può barare”. Non volevo vedere mio padre così, avevo paura di
A quel punto aveva esaurito tutte le energie e la quell’espressione. Non avevo vissuto la sua storia e
sua mano, poggiata sulla mia, non ebbe più la forza non potevo dire niente. Il nonno era lì sdraiato, forse
di stringere. poteva sentirmi, ma non potevo dirgli niente. Mi av-
vicinai a mio padre e l’abbracciai. Mai avrei pensato
Non mi ricordavo proprio la faccia del compianto di farlo. Fu il nostro primo abbraccio, che ci trovò
preside Rong, l’avevo mai visto? Non ne ero sicuro, entrambi impacciatissimi. Lui cercò di divincolarsi,
anche se probabilmente l’avevo incontrato, perché ma non ci riuscì. Era invecchiato. La seconda gene-
in quel periodo al nonno piaceva portarmi di tanto in razione cresce con la velocità del vento tra le braccia
tanto nella sua scuola. Del suo funerale avevo però della prima, che a sua volta invecchia con la stessa
almeno un vago ricordo. Tutta la contea rifulgeva velocità nell’abbraccio della seconda. E l’abbraccio
nella candida e funerea atmosfera di grandiosa so- è una cosa maledettamente meravigliosa, perché
lennità. Era la primavera del 1982, il preside Rong, elimina lo sguardo: stretti al petto uno dell’altro, non
che all’epoca aveva cinquantasette anni, stava te- ci si vede. Non passa neanche un filo d’aria, ottimo.

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Le mie orecchie, invece, diventarono un proble- Il nonno era ancora vivo, respirava: quante corone
ma. Si erano trasformate in due grandi sale deserte, di fiori l’avrebbero soddisfatto? Dovevo assolutamen-
una per lato, e in quel vuoto rimbombava dappertut- te chiederlo a mio padre. Andai a cercarlo nella veran-
to l’eco della voce del nonno. Mi staccai da mio padre da e rimasi stupito nel vedere che l’aveva risistemata,
e tornai davanti, magro e scuro in quel preludio di trasformandola in un piccolo studio, pulito, ordinato,
morte. Rimasi immobile. con una libreria alta e stretta, piena di volumi di con-
Mi ritrovavo con un problema serissimo: alla fine, tabilità, statistica, calcolo operazionale, marketing.
cosa voleva il nonno? Di corone gliene bastavano 182 Inondato di luce, lo studiolo traboccava dignità e am-
o voleva battere il record? O del numero non gliene bizione. Mio padre era seduto al sole, immerso nella
importava niente? E, questione ancor più importan- lettura. Quando sentì il rumore dei miei passi, ruotò
te, potevo “barare” o no? sulla sedia girevole, si tolse gli occhiali da presbite e
Di una cosa ero certo: ormai era in pensione da massaggiandosi gli occhi mi disse, in tono assertivo:
molti anni, e contando solo sulla sua fama di un tem- “È importantissima, la matematica pura”. Gli porsi
po, senza una rete organizzativa o, per meglio dire, una sigaretta, che lui rifiutò alzando il palmo della
senza qualche “trucco” della cerchia di parenti e ami- mano. Me ne accesi una io, e mentre espiravo il fumo,
ci, 182 corone poteva sognarsele. Inoltre la sua carrie- ne approfittai per aprire la finestra. Gli dissi che era
ra non era stata stroncata da un avvenimento spetta- vero, ma la matematica pura richiedeva un enorme
colare ed eravamo ben lontani dal 1982. E soprattutto, sforzo del cervello. Concordò su questo punto e, se-
che periodo dell’anno era? Proprio quello in cui tutti duto sulla sedia girevole, gonfiò il petto annunciando
sono presi nei festeggiamenti di capodanno. che poiché anche il corpo deve stare al passo, in pri-
Insomma, il problema non era più la morte, ma il mavera avrebbe cominciato a correre.
suo simbolo, le corone di fiori. Il nonno, il professore di fisica più famoso della

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Bi Feiyu
contea e preside di scuola secondaria, morì il 26 università Tsinghua.
dell’ultimo mese dell’anno lunare, una giornata ge- Le più sentite condoglianze, Ma Yongchang, vi-
lida. Postai per la seconda volta un suo ultimo mes- cedirettore della scuola di educazione permanente
saggio su Weibo, annunciando anche la sua diparti- dell’università di Pechino.
ta. Aveva scritto quel messaggio prima della nostra Le più sentite condoglianze, Zhu Liang, diretto-
lunga chiacchierata, una sera in cui non riusciva a re del gruppo di studio sui problemi del Nordafrica.
dormire e mi aveva chiamato. Su Weibo era molto Le più sentite condoglianze, Wang Ronghui, di-
disinvolto: “Forse questo è il mio ultimo messaggio, rettore dell’istituto di ricerca geologica della scuola
ma il mio cuore è in pace. Ho studenti in ogni angolo per lo sviluppo del carbone del Xinjiang.
del mondo, non provo odio né pentimenti né risenti- Le più sentite condoglianze, Liu Zhongchang,
menti o rimpianti”. Sotto il messaggio c’erano dodi- responsabile della stazione di ricerca scientifica del
ci commenti, di cui undici di lode e uno un po’ ambi- distretto di Nansha.
guo della “donnicciola ignorante”, che gli augurava Le più sentite condoglianze, professor Shi Fang,
buon anno in tono assolutamente incolore. sezione di portoghese dell’università di lingue stra-
Il nonno aveva 1.139 contatti. niere e commercio estero di Canton.
Mentre inoltravo il suo messaggio, mi sentii strin- Le più sentite condoglianze, Gao Qunxing, di-
Come nipote ed gere il cuore. Sui social il nonno era attivo e intra- rettore della sezione finanziaria del comitato di svi-
esecutore delle prendente, non il ritratto della compostezza. luppo e riforma della provincia del Gansu.
ultime volontà del Per andarsene non avrebbe potuto scegliere mo- Le più sentite condoglianze, Yu Fen, responsa-
nonno ce l’avevo mento peggiore, e ci aveva lasciato anche pochissi- bile dell’ufficio per le risorse idriche della provincia
messa tutta, di più mo tempo. Solo il fatto che in un periodo del genere autonoma del Ningxia.
non potevo fare. varie persone avessero comunque deciso di venire al Le più sentite condoglianze, Zhao Mianqin, ret-
Non andai più a funerale era un onore grandissimo per il defunto. A tore vicario dell’università di scienze forestali della
guardare tutte preoccuparmi non era il numero di partecipanti, ma provincia dello Shanxi.
quelle corone, non di corone. Era la quantità di corone il mio unico cruc- Le più sentite condoglianze, Li Hao, responsa-
cio: non serviva neppure contarle, altro che “numero bile dell’ufficio Spirito del Jinggangshan della pro-
avrei saputo come
esorbitante”, non sarebbero bastate neppure a ren- vincia del Jiangxi.
affrontare quella dere il funerale dignitoso. Le più sentite condoglianze, Wang Youshan, vi-
lista infinita cecapo della brigata di gestione urbana della città di
Qualche giorno prima del funerale tornai a riflet- Chongqing.
tere sulla vecchia questione: dovevo barare? Sarebbe Le più sentite condoglianze, An Ruqiu, presi-
stato facilissimo, come nelle vendite a catena: avrei dente del consiglio di amministrazione della socie-
potuto usare la mia lista di contatti chiedendo a cia- tà di sistemi antincendio di Nanchino.
scuno di mobilitare la sua. Ma era assurdo, comun- Le più sentite condoglianze, Bai Jiaxiong, am-
que avessi organizzato la cosa, non avrebbe funzio- ministratore delegato della società Industrie
nato. Il nonno mi aveva amato inutilmente, pensai Zhongkai.
all’improvviso, e quest’idea mi angosciò. “D’accor-
do”, gli avevo detto: d’accordo un cazzo! “Sta’ tran- Scrissi tutto d’un fiato per due ore di fila, senza
quillo” ’sto cazzo! Erano state solo delle sparate da nessuna tristezza. Quando mi fermai, non contai
idiota! quante dediche funebri avevo fatto, non volevo sape-
“Papà, come mai?”, mi chiese mia figlia. “Perché re il numero esatto, i numeri sono sempre pericolosi.
ci sono così poche corone di fiori?”. Come nipote ed esecutore delle ultime volontà del
Agguantai il portafoglio, mi precipitai all’ufficio nonno ce l’avevo messa tutta, di più non potevo fare.
delle pompe funebri dove si affittavano le corone di Non andai più a guardare tutte quelle corone, non
fiori e mi feci dare carta, pennello e inchiostro. Mi avrei saputo come affrontare quella lista infinita di
sforzai disperatamente di tornare con la mente a nomi, enti e posizioni a me del tutto sconosciuti. Il
quelle sere in cui il nonno era ubriaco fradicio. Im- mondo è qui, caro nonno, i tuoi studenti sono davve-
possibile ricordare tutti i nomi di persone, enti e po- ro sparsi ovunque e questa non è una finzione.
sizioni che sciorinava, ma il senso c’era: Invece di offrirgli una corona, mio padre gli dedi-
cò una coppia di distici funerari scritti di suo pugno
Le più sentite condoglianze, Luo Shaolin, vice- su due strisce di carta. Sapevo cosa avrebbe scritto,
direttore del centro di studi linguistici orientali frasi fatte: “Solo quando il baco di primavera muore,
dell’università di Cambridge. s’esauriscono i fili di seta, solo quando la candela si è
Le più sentite condoglianze, Mao Kaimin, ricer- consumata, inaridiscono le sue lacrime”.
catore dell’istituto di fisica dell’alta energia, univer- Rimase tutto il tempo accanto alla salma del non-
sità di Stanford. no, ma senza mai guardarlo nemmeno per un secon-
Le più sentite condoglianze, Professor Chu do. Le labbra serrate e il capo leggermente alzato, il
Yang, dipartimento di chimica, università Tsin- suo sguardo si posò sulla striscia di carta con il primo
ghua. dei due versi e poi sull’altra. Non vere lacrime, ma
Le più sentite condoglianze, Shi Jianfeng, ora ch’era invecchiato, aveva un riflesso negli occhi
professore ordinario, gruppo di studio Kgr, lucidi, brillante come un’illuminazione. ◆

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Ogni bambino ha la
sua storia.

In vent’anni di lavoro al fianco dei genitori abbiamo raccolto un


sacco di idee. Con le cento migliori abbiamo fatto un libro che vi
accompagnerà nella vostra storia.

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Su Tong Disegni di Gabriella Giandelli

La barca
di Fu San
e barche dei cocomeri provenivano per crepuscolo saliva il fumo: non sembravano tanto una

L lo più dalla zona di Songkeng, chi vive- flottiglia, quanto un insieme di rifugi non autorizzati
va sul fiume le sapeva riconoscere: era- costruiti sull’acqua.
no più grandi di quelle con la copertura I venditori erano uomini di Songkeng, vecchi e
scura della gente di Shaoxing, più lun- giovani, tutti grandi lavoratori, eppure, arrivati sotto
ghe e sottili, con lo scafo di legno e il il ponte Tiexin, si mostravano inspiegabilmente indo-
ponte inferiore, più vicino all’acqua, rivestito di una lenti. Se non c’erano clienti, giocavano a carte o
lamina di ferro; la copertura era molto particolare, schiacciavano un sonnellino accoccolati sui mucchi
non usavano un tessuto impermeabiliz-
zato, ma una stuoia di paglia fittamente Le barche di
di cocomeri, ma se qualcuno saltava
sulla barca, si svegliavano subito e usci-
intrecciata montata su quattro bastoni, Songkeng venivano vano piano piano da sotto la copertura.
sembrava più uno di quei rifugi che si ogni anno, più o Indossavano camicie bianche a mani-
costruiscono dopo un terremoto. meno numerose. che lunghe e pantaloni blu o grigi, non
L’arrivo del periodo più caldo Anche i bambini le avevano cinture di cuoio, si chiudevano
dell’anno, alla fine di luglio, faceva da individuavano al i pantaloni con fasce di stoffa blu; i più
pubblicità ai cocomeri. Le persone che primo sguardo, per anziani non si curavano dell’aspetto,
abitavano a nord della città sceglievano spesso lasciavano la patta aperta mo-
via delle coperture
una sera, all’ora del tramonto, quando strando le mutande variopinte. Porta-
erano meno occupate e faceva fresco,
di paglia e dei vano con sé le scarpe, principalmente
SU TONG, nome per inforcare la bicicletta e andare a fornelli a prua scarpe da ginnastica verdi dell’esercito,
d’arte di Tong
comprarli sotto la rampa del ponte Tie- calosce, scarpe di pezza, qualche giova-
Zhonggui, è un
xin portandosi appresso sacchi e retine di nylon. Le ne le aveva perfino di pelle, però le lasciavano tutte
autore di romanzi e
racconti brevi. È nato
barche dei cocomeri provenienti da Songkeng si fer- sulla barca e si muovevano scalzi. Nel complesso in-
nel 1963 e vive a mavano sempre lì. Quando spuntavano, facendosi dossavano più abiti della gente di città, ma erano tutti
Nanchino, nella strada tra le altre barche ammassate al molo della in disordine. Erano molti anni che vendevano i coco-
provincia orientale fabbrica del vino, i ragazzini golosi e dallo sguardo meri sotto il ponte, alcuni di loro venivano ogni esta-
dello Jiangsu. Dal suo acuto, avvistandole dalle finestre che davano sul fiu- te, la gente li riconosceva e li chiamava calorosamen-
romanzo Mogli e me, si mettevano a gridare pestando i piedi impazien- te per nome, poi saliva a bordo e gli dava pacche sulle
concubine (Orientalia ti: “Le barche dei cocomeri sono arrivate! Andiamo a spalle, sulla schiena, la maggior parte per ingraziarse-
2020) è stato tratto il comprare i cocomeri!”. C’erano anche molti impic- li e risparmiare qualche soldo. Alcuni arrivavano an-
film di Zhang Yimou
cioni, come lo scemo Guang Chun, che seguivano le che a comprargli gelati di fagioli di soia da quattro fen
Lanterne rosse. Il
barche correndo lungo la riva e strillavano: “Sono ar- nel negozio di bevande fresche. All’affabilità interes-
titolo originale di
questo racconto è
rivati i cocomeri! Sono arrivati i cocomeri!”. Le bar- sata degli abitanti del quartiere Xiangchunshu, i ven-
Xigua chuan (La barca che di Songkeng venivano ogni anno, più o meno nu- ditori rispondevano a tono, sorridevano, ma i loro
dei cocomeri). La merose. Anche i bambini le riconoscevano al primo sguardi furbi denotavano circospezione. “Affrettatevi
traduzione è di Maria sguardo, per via delle coperture di paglia e dei fornel- a sceglierne un po’, quest’anno ha piovuto molto, il
Rita Masci. li a prua, racchiusi tra mattoni impilati, dai quali al raccolto non è stato buono, siamo venuti in pochi, tra

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Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 35
Su Tong
Chen Suzhen
comprava un
cocomero alla
volta, quasi uno
ogni due giorni,
era estremamente
scrupolosa nello
sceglierlo e nel
contrattare il
prezzo

due giorni avremo finito il carico e ce ne andremo”. grosso, che però non era maturo. Il cocomero era del
Le barche non avevano bilance a bascula, usava- tipo più comune, non tanto buono, ma era pur sempre
no il vecchio tipo a sospensione. Nel caso di una gros- un cocomero. Incidenti del genere succedevano spes-
sa vendita, per pesare i cocomeri servivano due uomi- so e si risolvevano facilmente: o ti mostravi tollerante
ni che sollevassero il cesto con il bilanciere: se a bordo e lo mangiavi come fosse una rapa, oppure, se non
la forza lavoro non era sufficiente, venivano a dare temevi le seccature, lo riportavi al ponte Tiexin; se
una mano quelli delle altre barche. Quando venditori avevi comprato un cocomero bianco, le barche che
e compratori contrattavano il prezzo sugli scafi bec- venivano da Songkeng spesso te lo cambiavano.
cheggianti, i loro dialoghi a volte somigliavano a bat- Chen Suzhen scelse di cambiare il cocomero.
tibecchi furiosi, altre invece sembravano negoziati di Mentre si preparava a uscire, decise di sbrigare anche
politica estera tra due paesi, ciascuno diceva la sua, altre faccende domestiche; a Xiangchunshu c’erano
poi trattavano fino a raggiungere un accordo. Così, molte donne indaffarate e capaci che facevano tante
uno dopo l’altro, i cocomeri lasciavano le barche di cose insieme, Chen Suzhen era una di queste. Il suo
Songkeng e prendevano strade diverse. Uno di questi cestino era già pieno di bottiglie per la salsa di soia e
trovò rifugio nel cestino di Chen Suzhen. per il vino giallo, ma poi ci mise dentro anche un ta-
Chen Suzhen comprava un cocomero alla volta, glio di stoffa che voleva portare dal sarto per farsi fare
quasi uno ogni due giorni, era estremamente scrupo- un paio di pantaloni del pigiama. Considerando che il
losa nello sceglierlo e nel contrattare il prezzo, e solo cesto si era fatto pesante, e che non sarebbe bastata la
quando quelli di Songkeng le assicuravano che era sua parola per cambiare il cocomero – lo sapeva bene
maturo e dolce battendosi il petto, si decideva a paga- – tirò fuori quel mezzo cocomero bianco e con un cuc-
re. Li comprava da luglio ad agosto, ad agosto però le chiaio ne estrasse un po’ di polpa che avvolse nella
barche cominciavano a svuotarsi e Chen Suzhen, carta oleata, come prova per il cambio.
pensando a quanto i cocomeri piacessero al figlio Arrivata sotto il ponte si accorse che delle tre bar-
Shoulai, sentiva di più l’urgenza di comprarli. Un che dei cocomeri ne era rimasta una sola, quella di Fu
giorno ne comprò uno senza sceglierlo accuratamen- San. Era una sfortuna, un tempo aveva sempre com-
te, da fuori erano tutti perfettamente tondi e grandi, prato i cocomeri da lui, ma quella volta, vedendo più
non era possibile prevedere quale contenesse ele- gente su un’altra barca, unendosi alla folla era salita
menti capaci di scatenare il caos. Chen Suzhen non si su quella del Vecchio Zhang, non poteva certo imma-
sarebbe mai immaginata che quel giorno, trasportan- ginare che il giorno dopo se ne sarebbe andato. Non
do quel grande cocomero con molta fatica quasi lus- pensò che il Vecchio Zhang avesse venduto tutti i co-
sandosi una spalla, si stava portando a casa il disastro. comeri, probabilmente gli erano rimasti solo quelli
Molti anni dopo il fatto, la gente non ricordava più cattivi e, considerando che non sarebbe riuscito a
i dettagli dell’acquisto, ma solo che Chen Suzhen ave- venderli, insieme al giovane che era con lui, era anda-
va comprato un cocomero con la polpa bianca molto to a smerciarli altrove. Ferma sotto il ponte con in ma-

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no la polpa nella carta oleata, fu assalita da un odio a ridere: “Non ho mai visto una persona furba come
repentino nei confronti della gente di Songkeng e si te, che porta un po’ di polpa per avere in cambio un
mise a inveire: “Altro che maturo e dolce, voi contadi- cocomero!”.
ni siete degli imbroglioni!”. La risata di Fu San la mise un po’ in agitazione: “Fa
Notò che sulla barca di Fu San era rimasto solo lui, lo stesso”, replicò, “l’importante è che ci sia una pro-
chissà dove era andato il ragazzo. Chen Suzhen igno- va. Ho comprato i cocomeri da te tutti questi anni,
rava come si scrivesse il nome di Fu San, sapeva solo non puoi farmi questo favore?”.
come si pronunciava. Tra la gente di Songkeng, le era Fu San sorrideva ancora, ma non era più un sorri-
sempre sembrato il più taciturno, di solito quelli che so bonario, si era fatto sarcastico. “Se compri un pollo
non amano parlare sono i più sempliciotti o i più furbi, cattivo, vai a fartelo cambiare portando una piuma?
non sapeva a che tipo appartenesse Fu San. Si diresse Pensi che siamo tutti stupidi noi contadini? Voi di cit-
verso la sua barca, pensando di indirizzare a lui i suoi tà siete tanti, ma anche se foste più numerosi riuscirei
rimproveri; avrebbe deciso lui se riferirli o meno. Sen- comunque a ricordarmi su che barca hai comprato il
tiva anche il dovere di avvisare gli abitanti di cocomero quest’anno. Credi che non me lo ricordi?
Xiangchunshu sulla qualità dei prodotti di Songkeng: Ora vuoi cambiarlo e ti presenti con un pacchetto di
se anche l’anno successivo ci fossero stati molti coco- carta. Ma che bella pensata! Ti vuoi approfittare degli
meri bianchi, non dovevano sognarsi di venire a ven- altri!”.
derli lì, meglio che li lasciassero a casa per darli da Chen Suzhen si sentì in grandissimo imbarazzo.
mangiare ai maiali. Sulle prime non aveva pensato di Non avrebbe mai immaginato una reazione del gene-
prendersela con Fu San, ma quando raggiunse la bar- re da parte di Fu San, che l’aveva lasciata parlare per
ca e vide la sua faccia scura e magra sbucare da sotto poi costringerla nell’angolo. Ma la cosa che più la stu-
la copertura, per di più tenendo in mano un cocomero piva non era tanto la lucidità di Fu San, quanto la pro-
dalla polpa rossa, in testa le balenò un’idea e si mise a pria incapacità di giudicare gli altri: le persone non si
gridare: “Fu San, Fu San, quanti anni sono che com- potevano valutare dall’apparenza, la sua opinione su Chen Suzhen
pro i tuoi cocomeri? Perché me ne hai venduto uno Fu San era sbagliata. “Ti ho giudicato male, Fu San!”, ignorava come si
con la polpa bianca?”. rise imbarazzata. “E bravo, con quell’aria da ingenuo, scrivesse il nome di
Fu San stava mangiando il cocomero, probabil- non ti credevo tanto furbo”. Chen Suzhen aveva un Fu San, sapeva
mente si era appena svegliato, sul viso e sul torace grande amor proprio, e se qualcuno lo feriva si urtava, solo come si
c’era ancora stampata l’impronta della stuoia. Chen così gettò nel fiume il pacchetto di carta ed esclamò:
pronunciava. Tra
Suzhen gli si mise di fronte e disse: “Il cocomero che “Non vuoi cambiarlo? Non lo cambiare allora, peggio
la gente di
mangi tu è molto buono, perché a me ne hai dato uno per me, voi contadini siete degli imbroglioni”.
bianco?”. Songkeng, le era
Fu San vide che nel cesto di Chen Suzhen c’erano hen Suzhen scese dalla barca a mani sempre sembrato il

C
bottiglie per la soia e il vino giallo, e verdure in sala- vuote, aveva fatto una sfuriata e non più taciturno, di
moia umide. Afferrò una delle verdure e prese a ma- aveva preso nulla, neppure il suo cesti- solito quelli che
sticarla sorridendo a Chen Suzhen senza dire una no, se lo era dimenticato. Fu San glielo non amano
parola. allungò con una pertica di bambù rim- parlare sono i più
“Mi hai trattata male, Fu San, dandomi un coco- proverandola per i suoi pregiudizi: sempliciotti o i più
mero bianco”. “Sorella, non devi dire certe cose, non devi prender- furbi
Fu San girò la testa e sputò nel fiume la verdura tela con i contadini, se non ci fossimo noi mangereste
che aveva in bocca: “È acida, non è buona”. Diede l’aria”.
un’occhiata a Chen Suzhen e non disse altro. Recuperando il cestino dalla banchina lei disse:
“Sei muto? Se non vuoi parlare, per me va bene, “Non sto criticando i contadini, ma quelli che vendo-
l’importante è che passi all’azione, vai sottocoperta a no i cocomeri bianchi”.
prendermi un buon cocomero”. “Non vogliamo certo imbrogliare la gente,
A quel punto Fu San aveva finito di mangiare il quest’anno ha piovuto molto e i cocomeri non sono
cocomero, le bucce rimaste avevano forma triangola- venuti tanto buoni, non possiamo farci niente”, rispo-
re, sembravano tagliate apposta in quel modo. Chen se Fu San. Al che lei, in un impeto di rabbia, replicò:
Suzhen vide che le metteva a seccare sopra la coper- “Perché venite a venderli allora, se non sono buoni?
tura della barca. Teneteveli a casa e dateli da mangiare ai maiali, ve-
“Che fate, una volta seccate le mangiate?”, gli diamo chi si farà abbindolare l’anno prossimo”.
chiese. “Le fate in salamoia o saltate in padella?”. La faccenda si sarebbe dovuta concludere lì. La
“In salamoia, per saltarle bisogna aggiungere l’o- gente di Xiangchunshu si era fatta l’idea che per la
lio”. Poi girò la testa e le chiese: “Dov’è il melone madre di Shoulai se il cocomero si poteva cambiare,
bianco? Come pensi che te lo cambi se non lo porti?”. bene, se non si poteva, pazienza. Chen Suzhen ci te-
Chen Suzhen aprì il pacchetto di carta oleata e dis- neva alla reputazione, per di più era di debole costitu-
se: “Non potevo portarlo tutto, è grosso, pesa otto jin zione fisica, non avrebbe continuato a correre al pon-
e tre liang, ho portato la polpa, basta guardarla per te per un cocomero. D’altro canto però, comprava i
capire che è immangiabile”. cocomeri principalmente per il figlio, che ne mangia-
Fu San guardò il pacchetto che lei teneva in mano, va l’interno con un cucchiaio lasciando a lei la polpa
guardò la polpa e poi la guardò in viso, quindi scoppiò vicina alla buccia. Se fosse stato per lei, ammettere la

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Su Tong
sconfitta non avrebbe costituito un problema, ma bi- varono accidentalmente sulla sua traiettoria, allora
sognava vedere come reagiva il figlio. Shoulai gli diede una spinta gridando: “Levati dai
Shoulai aveva diciassette anni. La gente ancora si piedi!”.
ricorda come girava per strada con le sopracciglia cor- I ragazzini avevano paura di Shoulai; Wang Deji,
rugate lanciando sguardi obliqui, un’espressione che no. Stava per imprecare quando si accorse che aveva
rivelava anni di ingiustizie subite. Ma nessuno osava una spalla bagnata. Guardò meglio e scoprì che era
maltrattare Shoulai. Era piuttosto lui a tormentare gli sangue. Allora capì che le cose si mettevano male, e
altri ragazzi, e una serie di animali innocenti. Aveva gridò: “Fermati Shoulai!”. Ma quello non gli diede
già ucciso cani e gatti, esseri umani ancora no, ma c’e- retta e continuò a correre per attraversare il ponte:
ra chi sosteneva che prima o poi l’avrebbe fatto. Que- indossava un paio di ciabatte di plastica ma correva
sto però viene dopo, non parliamone adesso. Quel veloce come fosse sulle ruote di fuoco di Nezha.
giorno, tornato a casa, Shoulai vide il mezzo cocome- “Hai accoltellato qualcuno Shoulai?”, gridò Wang
ro poggiato, come d’abitudine, sul tavolo dentro una Deji dalla sommità del ponte. “Hai accoltellato qual-
bacinella piena d’acqua. Notò che la polpa era bianca, cuno per correre così?”.
ne mangiò un pezzetto ed esclamò: “E questo sarebbe Shoulai lo ignorò, e in un batter d’occhio superò il
un cocomero? O un melone d’inverno?”. ponte, quindi si fermò per tirarsi su i pantaloncini e
“Sono andata a cambiarlo, ma la barca del Vecchio disse rivolto a Wang Deji: “Ha cominciato lui!”, poi si
Zhang se n’era già andata, mangialo lo stesso, fai finta strofinò le mani su un gradino e si rimise a correre,
che sia un melone invernale!”, disse Chen Suzhen scomparendo dentro Xiangchunshu.
I ragazzini mentre era indaffarata in cucina. “Fu San non me lo Wang Deji seguì le tracce di sangue e commentò:
avevano paura di ha voluto cambiare, sembra un sempliciotto ma è fur- “Deve aver accoltellato qualcuno per esserci tanto
Shoulai; Wang bo come un demonio, gli ho portato indietro il coco- sangue!”. Appena scese dal ponte vide Fu San che im-
mero ma non ha voluto fare il cambio, i contadini di pugnando un coltello per tagliare i cocomeri avanza-
Deji no, stava per
Songkeng non ci vogliono rimettere”. Chen Suzhen va barcollando sulla banchina, circondato da una
imprecare quando
era imbronciata e nelle sue parole c’era un livore evi- folla di donne urlanti e bambini eccitati.
si accorse che dente. Non raccontava mai le sue pene al figlio perché Fu San si portava dietro una scia di sangue. Arriva-
aveva una spalla lui non la stava a sentire. Era abituata a parlare da sola to ai gabinetti pubblici si fermò, poi si chinò in avanti
bagnata, guardò in cucina: una volta preparato il pasto, lo sfogo finiva poggiando la testa contro il muro, ma i suoi occhi fu-
meglio e scoprì che e anche le insoddisfazioni venivano messe da parte. renti fissavano Wang Deji.
era sangue Non si sarebbe mai immaginata che il figlio, abituato “Tu non sei Fu San, il venditore di cocomeri?”.
a non darle retta quando lei cercava di educarlo a Wang Deji, che era coraggioso, gli si avvicinò. Fu San
comportarsi bene e a essere parsimonioso, la stesse era coperto di sangue, appoggiato al muro del gabi-
ascoltando attentamente ora che criticava la gente di netto tremava violentemente, sollevando la mano
Songkeng per un cocomero. che impugnava con forza il coltello. “Perché hai il col-
Shoulai corse fuori con il mezzo cocomero, lei non tello?”, chiese Wang Deji.
se ne accorse, lo sentì solo dire una parolaccia nella “Per darlo a Liang”, rispose Fu San.
stanza accanto. In seguito raccontò ai vicini che stava “Perché vuoi darlo a Liang? Vuoi che accoltelli
saltando i fagioli di soia verde con le verdure in sala- Shoulai?”. Fu San scosse la testa, poi annuì, fissando
moia e non aveva idea che Shoulai fosse corso fuori Wang Deji con gli occhi sbarrati. Wang Deji scosse a
con il mezzo cocomero. Stava mettendo nella ciotola sua volta il capo e disse: “Non posso prenderlo, non
quello che aveva appena cucinato – un fagiolo le era crederai che possa aiutarti ad accoltellare qualcuno?
caduto a terra – quando un ragazzino del vicinato en- Adesso non preoccupiamoci di questo, ti porto all’o-
trò di corsa in casa gridando: “È successa una disgra- spedale”.
zia! Shoulai ha accoltellato un uomo di Songkeng su Wang Deji era una persona di buon cuore, sulle
una barca dei cocomeri!”. prime aveva pensato di portarlo in bicicletta, ma Fu
San cadeva ogni volta che tentava di sedersi sul porta-
hen Suzhen tornò di corsa al ponte pacchi. Wang Deji teneva ferma la bicicletta per il

C Tiexin. Per via della sua debole costi-


tuzione, si dovette fermare ogni tanto
a riprender fiato e dunque perse tem-
po ma, dato che non riusciva a rasse-
gnarsi, batteva per terra un piccolo
oggetto di ferro che teneva in mano per sfogare la
rabbia. Molti di noi ricordano che non era niente di
esotico, era una semplice spatola per saltare le pietan-
ze in padella.
manubrio, ma rendendosi conto che Fu San non riu-
sciva a starci sopra, chiuse il lucchetto, la appoggiò al
muro e disse: “Hai perso troppo sangue, non ce la fai
a sederti sul portapacchi, meglio che ti porti io!”.
Così, caricandoselo sulla schiena, si avviò sul pon-
te Tiexin. Wang Deji era molto forte, riusciva a corre-
re veloce anche con quel peso. Arrivato a metà del
ponte, vide venirgli incontro Chen Suzhen, pallida e
con una spatola in mano. “Che corri a fare adesso?”,
Sulla morte di Fu San, l’uomo che aveva più diritto l’apostrofò Wang Deji. “Ormai tuo figlio il guaio l’ha
di parola era Wang Deji, della fabbrica di macchinari fatto!”.
agricoli. Mentre scendeva dal ponte Tiexin in bici- Chen Suzhen si fermò a riprendere fiato mezza
cletta, vide arrivare di corsa Shoulai che sembrava un accovacciata, e intanto cercava di capire chi era l’uo-
coniglio terrorizzato. Wang Deji e la bicicletta si ritro- mo che Wang Deji portava sulla schiena.

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“È Fu San? È grave?”. giustò la posizione del corpo finché a poco a poco non Wang Deji non
“Se è grave? Ha perso sangue per tutta la strada, trovò quella giusta. Per via del sangue, Fu San sem- sapeva perché Fu
che ne dici, è grave?”, rispose Wang Deji. Sulle prime brava incollato a lui. In seguito Wang Deji raccontò San non ce l’avesse
sperò che lei lo aiutasse, ma quando, scendendo dal che lungo la strada aveva continuato a spronarlo: fatta. Lui era stato
ponte, Chen Suzhen vide bene il sangue sul corpo di “Tieni duro, tieni duro, stiamo per arrivare, ci siamo molto veloce, non
Fu San, lanciò un grido e restò lì paralizzata. Le donne quasi”. Voleva fare coraggio a Fu San, ma anche a se
poteva dire di
non sopportano la vista del sangue, per di più era la stesso, alla fine però Wang Deji ce la fece, Fu San no.
essere stato più
madre dell’aggressore. In quel momento, Wang Deji Wang Deji raccontò che passando sul ponte Beida si
sentì un rumore metallico dietro di lui, il coltello era erano imbattuti in un camion che trasportava calce- veloce di
caduto di mano a Fu San ed era finito proprio sui piedi struzzo, e il guidatore non si voleva fermare per la- un’ambulanza,
di Chen Suzhen. Allora si bloccò e chiese a Fu San: sciarli passare. Wang Deji lo aveva insultato, ma quel- ma certo lo era
“Vuoi che lo raccolga? È una prova, bisogna evitare lo si era messo a cavillare: “Non è cruciale salvare la stato più di una
che qualcuno se la porti via”. vita di una persona, è cruciale fare la rivoluzione e bicicletta
Ma Fu San non capì il suggerimento di Wang Deji promuovere la produzione”.
e gli chiese: “Sei Liang?”. Wang Deji non sapeva perché Fu San non ce l’a-
“Non sono Liang, sono Wang, della fabbrica dei vesse fatta. Lui era stato molto veloce, non poteva
macchinari agricoli, non mi riconosci? Due giorni fa dire di essere stato più veloce di un’ambulanza, ma
ci siamo incontrati all’emporio, e se non ricordo male certo lo era stato più di una bicicletta. Quando stava-
hai comprato due liang di distillato di grano”. no per raggiungere l’ingresso dell’ospedale del po-
“Non sei Liang? Dov’è andato a finire Liang?”. polo n° 5, furono raggiunti da Liang, un ragazzetto di
“Come faccio a saperlo? Non ti ricordi dove è an- paese di scarsa utilità, che non faceva che piangere e
dato? Hai perso troppo sangue, hai il cervello anneb- gridare: “Chi è stato? Chi è stato?”. Fece il gesto di
biato”. prendere Fu San, ma Wang Deji, in ansia, gli rispose:
“Il mio cervello funziona benissimo, solo che non “Prima pensiamo a salvargli la vita, poi ci occupere-
mi riesco a muovere. Liang è andato a comprare il sa- mo di quello che è successo!”. Ma in quel momento
pone. Tu non sei Liang, credevo fosse lui a portarmi”. anche Wang Deji, l’uomo forgiato con il ferro, non
“È un bene se il cervello ti funziona, quel che con- riuscendo più a reggersi in piedi, spostò Fu San sulla
ta è che tu non sia in pericolo di vita. Smetti di pensare schiena di Liang, poi si appoggiò in fretta a un muro
a Liang, non è importante chi ti porta, è importante e vomitò. Quando si accorse che Liang, con Fu San
raggiungere l’ospedale per salvarti la vita!”. sulle spalle, stava ancora piangendo, si arrabbiò, gli
I ragazzini per strada si misero a correre dietro a diede una spinta ed esclamò: “Non serve a niente
Wang Deji chiedendogli: “Chi è? Chi è?”. Gli adulti si piangere, entra, fai presto!”, ma mentre gridava si
fermavano sorpresi all’ingresso dei negozi o sulla rese conto che per Fu San le cose si erano messe ma-
porta di casa e lanciavano commenti a caso: “Un altro le, i suoi occhi sbarrati fissavano ancora il cielo con
scontro tra fazioni! Guarda com’è ridotto!”. rabbia, ma lo sguardo era immobile. Con coraggio
Passando davanti all’emporio, Wang Deji gridò: gli aprì un po’ di più le palpebre e vide che le pupille
“Liang, hai comprato il sapone?”. Le commesse usci- erano già dilatate. Intanto Liang, quel buono a nulla,
rono a guardare l’uomo insanguinato sulla schiena di entrò nell’atrio dell’ospedale e piangendo gridò a un
Wang Deji, non conoscevano nessun Liang, ma chie- vecchio portiere: “Un medico, presto, c’è una vita da
sero a Wang Deji chi era l’uomo che portava e gli con- salvare!”.
sigliarono: “Perché lo porti sulla schiena? Non è me-
glio chiamare un’ambulanza?”. ulla morte di Fu San ho riportato quello
“Vi sembra che abbia tre teste e sei braccia? Co-
me faccio a chiamare un’ambulanza con lui sulla
schiena?”.
Per strada c’era tanta gente, ma di Liang nessuna
traccia. All’imbocco del vicolo Taohua c’era un grup-
petto di persone che giocavano a scacchi, tra le quali
Wang Deji scorse Xie il Grasso seduto su un piccolo
sgabello. Xie era un uomo generoso, ma davanti a una
scacchiera non gli importava più di niente. Fece capo-
S che raccontò Wang Deji, quando i ragazzi
di Xiangchunshu lo costrinsero a descri-
vere l’episodio nei minimi dettagli, come
fanno quelli attirati dal sangue Per di più
il racconto di Wang Deji era molto preci-
so, sottolineava le difficoltà che aveva affrontato e il
rammarico per non essere riuscito a salvare Fu San.
Sono passati tanti anni che non ho considerato l’in-
fluenza negativa che questa storia può avere sui più
lino in un varco tra le persone assembrate, lanciò giovani, mi scuso per essere così insensibile. La mor-
un’occhiata a Wang Deji ma si ritrasse subito. te di Fu San – il suo corpo fu trasferito nell’obitorio
Contrariato, Wang Deji smise di aspettarsi aiuto dell’ospedale del popolo n° 5 – ebbe una grande riso-
dagli altri: per fare le cose fatte bene era meglio che a nanza, ma tralascerò questi fatti per andare avanti
portare Fu San all’ospedale ci pensasse da solo. con il racconto.
Fu San gli stava sulla schiena immobile come un Torniamo alla barca dei cocomeri e parliamo pri-
pacco, riponendo in lui la sua fiducia. Wang Deji ave- ma di tutto di Liang.
va l’impressione che diventasse sempre più pesante, Liang era un buono a nulla, e per di più stupido,
a volte aveva dei tremiti, come i malati di malaria, non c’era bisogno che Wang Deji lo dicesse, lo vede-
qualche scossa e poi più nulla. Durante il tragitto ag- vano tutti. I poliziotti avevano montato sulla barca un

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Su Tong
Molti anni prima cartello che vietava l’accesso agli estranei, Liang non avendo ancora diciotto anni, non sarà giustiziato,
c’erano stati degli compreso: neppure lui poteva salire a bordo. Sicura­ lo manderanno a riformarsi con il lavoro”.
scontri tra fazioni mente gli avevano spiegato cosa significava preserva­ Liang allora gridò con voce dura: “Smettetela di
a nord della città, re la scena del crimine, ma lui non sembrava aver ca­ prendere in giro la gente, un ragazzo di diciassette
ma gli abitanti di pito del tutto. Mentre lo scortavano a prua e da lì sulla anni può andare in giro ad accoltellare chi gli pare?
banchina, li seguì docilmente, con l’espressione diso­ Bene! Allora facciamo venire tutti i minorenni di
Xiangchunshu
rientata di un sonnambulo. Solo quando i poliziotti Songkeng, che accoltellino chi gli pare, tanto se am­
non avevano mai
stavano per andare via, scoppiò di nuovo a piangere e mazzi qualcuno non lo paghi con la vita!”.
visto un assalto gli gridò dietro: “Ma l’avete preso?”. Vedendolo su di giri, con gli occhi cerchiati di ros­
così tumultuoso e La notte i poliziotti se ne andarono, e arrivò un so, totalmente ignaro delle basi del diritto, i presenti
violento gruppetto di sfaccendati che, senza alcun motivo, si non sapevano come spiegargli che le cose non anda­
mise a esaminare minuziosamente la scena del crimi­ vano così e preferirono lasciarlo perdere. Visto che
ne. Vedendo Liang sulla riva che dormiva con la testa nessuno gli dava corda, a poco a poco Liang si calmò,
sulle ginocchia, ne furono urtati e lo spronarono ad ma diventò ancora più aggressivo, parlava di dare ad­
andare a dormire sulla barca. Alcuni di loro avevano dosso a un sacco di gente: “Siete tutti coalizzati, la
subìto sanzioni per aver turbato l’ordine pubblico e pensate tutti allo stesso modo, per voi la vita dei con­
odiavano la polizia, così si misero a calunniare gli tadini vale meno di un cocomero”.
agenti che se n’erano appena andati dicendo a Liang: A volte la notte sulle due rive sotto al ponte Tiexin
“Non capiscono niente, non prendere le loro parole qualcuno si alzava per urinare e dalla finestra vedeva
come fossero un editto imperiale, sono buoni a occu­ la barca dei cocomeri, e anche un fagotto sulla ban­
parsi di prostitute e di piccoli criminali, ma di omicidi china, ma non era un fagotto, lo sapevano tutti, era
non sanno niente. Altro che impronte digitali, un sac­ Liang che faceva la guardia.
co di gente ha visto Shoulai che accoltellava Fu San,
che altre prove servono? Torna sulla tua barca, non sei u tre o quattro giorni dopo, oggi non ri­
certo un estraneo, non ti possono proibire l’accesso”.
Uno gli propose: “Il bagno pubblico Operai e contadi­
ni è aperto, basta che regali un cocomero al vecchio
portiere e ti darà una panca su cui dormire”. L’idea fu
subito respinta con sdegno dagli altri: “Sei senza cer­
vello, non capisci che non vuole lasciare la barca? So­
pra ci sono ancora i cocomeri, è qui per sorvegliarli”.
Liang guardava con sospetto quei poco di buono
di Sanba e gli altri, gli sembrava che dietro al loro in­
F cordo bene, che la gente di Songkeng
scatenò il putiferio a Xiangchunshu. In
seguito si venne a sapere che erano arri­
vati due trattori e si erano fermati all’in­
gresso del cementificio a nord della cit­
tà, ne erano scese alcune decine di persone, per lo più
giovani robusti armati di zappe, forconi e simili. La
gente davanti al cementificio vide con stupore Liang
che arrivava correndo come il vento dalla direzione
teressamento potesse esserci una trappola, forse li del ponte Tiexin. Mentre correva si asciugava le lacri­
temeva, li fissava vigile, di tanto in tanto spostava il me. Sentirono chiaramente che piangendo diceva:
corpo per lasciargli posto a sedere. “Io dormo qui”, “Perché siete arrivati solo adesso? Perché?”.
disse, “devo sorvegliare la barca”. Quindi si raggomi­ Alcuni di quelli arrivati da Songkeng non li aveva­
tolò su se stesso, posò la testa e si rimise a dormire. mo mai visti, dal cementificio salirono sul ponte Bei­
Ma in realtà ascoltava quello che Sanba e gli altri dice­ da e si diressero all’obitorio dell’ospedale del popolo
vano di Shoulai, apprese così che loro e Shoulai non n° 5. Gli altri, guidati da Liang, attraversarono
erano amici, poi qualcuno imprecò: “Che possa finire Xiangchunshu diretti a casa di Chen Suzhen.
tagliato a pezzi! Per un cocomero! La vita di un conta­ Molti anni prima c’erano stati degli scontri tra
dino vale meno di un cocomero?”. fazioni a nord della città, ma gli abitanti di Xiang­
Poiché tutti gli abitanti della città erano a cono­ chunshu non avevano mai visto un assalto così tumul­
scenza di quello che era successo, dalla mattina alla tuoso e violento come quello che la gente di Songkeng
sera ci fu gente che veniva sotto il ponte Tiexin a ve­ lanciò contro la casa di Chen Suzhen. Saranno stati
dere la barca. L’assassino e il morto non c’erano più, una ventina, si avventarono contro la porta, ma era
ma la barca e i sigilli sì, e anche le macchie di sangue troppo stretta per farli passare tutti, allora la scardina­
sulla prua e sulla banchina. Di giorno Liang si mostrò rono, dicendo che volevano metterci sopra Shoulai
molto più coraggioso e disse fissando tutti quegli sfac­ per portarlo all’ospedale a fare compagnia a Fu San.
cendati: “Sta arrivando gente da Songkeng, è già per Erano quasi tutti in abiti dimessi, tranne uno che sem­
strada”. Gli altri, capendo che intendeva dire che ve­ brava un quadro rurale, non portava attrezzi agricoli,
nivano a vendicarsi, gli dissero: “Ieri Shoulai è stato ma aveva una penna nella tasca della camicia. La
arrestato. Era andato alla stazione per prendere un maggior parte sembrava arrivata direttamente dai
treno ma siccome si annoiava, nell’attesa è andato al campi, avevano espressioni feroci e i corpi emanava­
palazzo della cultura lì a fianco per vedere un film e no odore di campagna e di terra; alcuni avevano anco­
appena si è seduto lo hanno arrestato”. ra le gambe dei pantaloni arrotolate sopra al ginoc­
“È forse sufficiente che venga arrestato? Qui si chio, si erano dimenticati di tirarle giù ed esibivano gli
tratta di una vita, la vita di un contadino vale meno di stinchi sporchi del fango delle risaie.
un cocomero?”. Quando fecero irruzione a casa di Shoulai, il pa­
Qualcun altro gli disse: “La famiglia sostiene che dre, mastro Liu, era appena rientrato dal Jiangxi dove

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aveva visitato una fabbrica di materiale militare. Era a gridare: “Tiratelo fuori! Fatelo uscire!”.
in cucina a preparare un decotto per la moglie, allet- “È inutile che siate venuti qui, la vita si paga con la
tata da giorni. Soffriva da anni di emicranie, si scate- vita, anche lui morirà, lo dice la legge”.
navano senza motivo apparente, a maggior ragione “Fallo uscire! Fallo uscire!”. Chen Suzhen si rese
ora che in casa era scoppiato quel guaio. Mentre conto che le sue parole erano inutili e tacque, fissando
aspettava la medicina stesa a letto, Chen Suzhen sen- con estrema freddezza i contadini e gli attrezzi che
tì fuori dalla porta un rumore di passi simile a un tuo- tenevano in mano. Poi però disse: “Se pensate che Chen Suzhen
no, poi la pignatta con il decotto che cadeva a terra una vita per una vita non sia sufficiente, prendetevi cercò di alzarsi ma
con un bang e mastro Liu che gridava: “Che siete ve- pure la mia, non ho paura”. ebbe un giramento
nuti a fare in tanti?”. Da quel momento la voce di ma- Fissava i loro attrezzi convinta che non avrebbero di testa e non ci
stro Liu fu sommersa, e le arrivarono solo voci scono- osato usarli contro di lei. Notò che il fratello di Fu San riuscì, allora si
sciute, era il vocio rabbioso della gente di Songkeng: la guardava inebetito, lei gli restituì coraggiosamente
mise a gridare
“Tiratelo fuori! Fatelo uscire!”, inframezzato da grida lo sguardo e alla fine fu lui il primo ad abbassare gli
forte al marito:
e lamenti di donne. Sentendo che stava per succedere occhi. Il fratello di Fu San fissava il cuscino di Chen
qualcosa di grave, Chen Suzhen cercò di alzarsi ma Suzhen dove c’era un pacco di biscotti che mastro Liu “Corri, va' a
ebbe un giramento di testa e non ci riuscì, allora si mi- aveva messo lì la mattina, e fece: “Mangi pure i bi- chiamare la
se a gridare forte al marito: “Corri, va' a chiamare la scotti!”. Doveva proprio essere il fratello di Fu San. polizia!”. Ma la
polizia!”. Ma la sua voce si perse in quel clamore enor- Sollevò il lenzuolo stampato sotto di lei e vide la stuo- sua voce si perse in
me, poi sentì il rumore di porte e finestre che veniva- ia di paglia, quindi esclamò: “Dormi con un lenzuolo quel clamore
no divelte e distrutte, il fracasso del vasellame della sopra la stuoia, stai comoda così?”. Poi con il manico enorme
credenza che cadeva a terra, le grida ruggenti del ma- della zappa batté l’intelaiatura del letto dipinta di co-
rito che piano piano si affievolivano diventando peno- lor caffè: “Dormi in un letto così elegante e hai cre-
si gemiti di dolore. Allora afferrò la sveglia che aveva sciuto una tale bestia?”. Il tono di scherno si trasfor-
sul comodino e la lanciò contro la porta gridando: mò improvvisamente in rabbia, il fuoco divampò nei
“Non fare a botte con loro, chiama la polizia!”. suoi occhi: “L’hai cresciuto tu, no? Mia madre ha
Chen Suzhen non sapeva se il marito aveva senti- pianto tre giorni e tre notti, non ha bevuto un goccio
to il botto della sveglia contro la porta, ricordava sol- d’acqua, e tu dormi tranquilla, e te ne stai a letto a
tanto che alcuni contadini di Songkeng avevano fatto mangiare i biscotti!”.
irruzione nella sua camera, tra loro c’era Liang, l’ave- A quel punto fecero una cosa che lei non avrebbe
va riconosciuto. C’era anche un altro, pensò che fosse mai dimenticato. Quei contadini non potevano tolle-
il fratello di Fu San per via del suo viso scuro e magro. rare che stesse stesa a letto o che tenesse un pacco di
Chen Suzhen non ebbe paura, li guardò in silenzio e biscotti sul cuscino. Il fratello di Fu San afferrò i bi-
disse scandendo le parole: “Mio figlio è già stato arre- scotti, li gettò a terra e li calpestò sbriciolandoli, quin-
stato”. Quelli rifiutarono di ascoltarla e continuarono di gridò agli altri: “Facciamole a pezzi il letto, vedia-

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Su Tong
mo come farà a mangiare i biscotti stesa a letto!”. non erano molte, indossavano cinturoni di pelle
Mentre colpivano le giunture dell’intelaiatura con le dell’esercito e tute da lavoro blu, ma erano armate di
zappe, Chen Suzhen sobbalzava, non avrebbe mai fucili. La folla assembrata all’ingresso della casa di
immaginato di subire un’umiliazione tanto assurda, e Chen Suzhen vedeva per la prima volta i fucili da vici-
non aveva la forza di fermarli. Il suo corpo sobbalzava no, un tipo loquace strillò: “È la milizia operaia, i fuci-
in modo ridicolo, e anche il suo spirito indomito anda- li sono finti!”. Infastidito dalle sue parole, un milizia-
va in pezzi insieme al letto. Scoppiò a piangere, poi a no gli rispose: “Finti? Vuoi che ti spari un colpo per
un tratto si sentì sprofondare, un capo del letto crollò, provare?”.
l’altro si piegò di traverso sulla struttura, e lei cadde a Appena entrarono, in casa scese il silenzio. Per pri-
terra come un sacco di cemento sul nastro trasporta- ma cosa requisirono gli attrezzi agricoli e li gettarono
tore di un molo. sul camion. Qualcuno li contò, uno due tre quattro,
Quel giorno mastro Liu non poté uscire di casa. La sette o otto zappe, cinque o sei forconi, e perfino due
gente di Songkeng non stava usando i suoi attrezzi falcetti. Quelli che li avevano impugnati furono spinti
contro le persone, ma per distruggere i mobili, le por- fuori a uno a uno; qualcuno s’incaricò di contare an-
te e le finestre, e mastro Liu sapeva che era una ven- che loro, uno due tre quattro, diciassette diciotto per-
detta, ma non poteva sopportare una vendetta così sone in tutto, c’erano anche due donne. Quella in al-
barbara, perciò in preda all’agitazione a un certo pun- lattamento, probabilmente una parente di Fu San,
to brandì una mannaia, e vedendo la mannaia quelli aveva una voce stridula, e mentre si puliva il davanti
pensarono al coltello per i cocomeri. “Il figlio ha im- della camicia bagnato di latte, piangeva e gridava,
parato dal padre”, gridò qualcuno, “tutti e due usano non si capiva bene cosa, ma a giudicare dal suo sguar-
i coltelli!”. Non sapevano che mastro Liu era un uomo do si rivolgeva alla folla fuori, probabilmente chiede-
perbene, rispettato, completamente diverso dal figlio, va che giudicasse la situazione e si schierasse dalla
e senza andare troppo per il sottile gli si lanciarono parte della giustizia.
contro per dargli una lezione. Non si sa chi fu a ferirlo, Gli uomini furono caricati sul camion, non impor-
mastro Liu finì seduto su una giara di riso, incapace di tava se avessero ferito qualcuno o meno, l’avrebbe
rialzarsi. In seguito si venne a sapere che si era rotto stabilito dopo l’inchiesta. Le due donne potevano es-
tre costole. sere rilasciate. All’inizio erano rimaste giù, una delle
due si asciugava continuamente le lacrime con il bor-
u una vicina, zia Qian, ad avvertire la do della camicia. L’altra, quella che allattava, si rivol-

F polizia. Aveva tentato più volte di entra-


re in casa di Chen Suzhen senza riuscir-
ci. La gente di Songkeng aveva messo
qualcuno di guardia e non lasciavano
entrare i vicini. “Se siete venuti per ri-
solvere un problema, va bene, però non potete fare
questo chiasso. Qui c’è gente che fa il turno di notte, di
giorno deve dormire, come fa a riposare con la confu-
sione che avete scatenato?”, li apostrofò zia Qian. Vi-
geva continuamente alla folla, parlava così veloce-
mente, e per di più in dialetto di Songkeng, che non si
capiva bene cosa dicesse, però in sintesi chiedeva
comprensione: “Una brava persona è venuta a vende-
re i suoi cocomeri; per pochi centesimi vi siete com-
prati non solo i cocomeri, ma anche la sua vita. E noi
non possiamo protestare?”. I presenti non ritennero
opportuno manifestare la loro posizione, uno molto
interessato a capire il rapporto tra le donne e il morto
sto che le sue parole non avevano prodotto alcun ef- non si trattenne e chiese: “Chi di voi due è la moglie di
La gente rimase
fetto, furibonda se ne andò, ma prima li ammonì: Fu San?”.
molto “Questo non è il vostro villaggio, dove risolvete i pro- La donna scosse la testa: “Io sono sua sorella”.
impressionata dal blemi radunando una folla di gente. Non volete darmi “E l’altra?”.
gesto della sorella ascolto? Ora vi faccio vedere chi ci riuscirà!”. L’altra non volle rispondere, fu ancora la donna
di Fu San, di cui Per prima cosa arrivarono due poliziotti, uno vec- che allattava a parlare: “Anche lei è una sorella di Fu
non sapeva chio e uno giovane, di quelli incaricati di controllare i San”.
neppure il nome. certificati anagrafici, che grazie alla divisa bianca riu- Non era previsto che fossero caricate anche loro
Atti eroici di quel scirono a entrare, anche se con un certo sforzo, in casa sul camion, ma quando sentirono il suono del clacson
genere, sprezzanti di Chen Suzhen. Il vecchio era il compagno Qin, a e videro che stava per partire, le due donne, immagi-
delle conseguenze, Xiangchunshu tutti lo conoscevano, aveva esperien- nando chissà quale tragico destino, si gettarono in
li avevamo visti za. Appena entrato capì che la situazione non era faci- avanti strillando e afferrarono il portellone, una a de-
le da gestire, controllò la ferita di mastro Liu e intanto stra e una a sinistra, per fermare il veicolo. Vedendo
solo al cinema
cercò di convincere la gente di Songkeng a uscire. Il che le loro forze non bastavano, quella che allattava
giovane invece agì in modo avventato, tirò fuori le corse davanti al camion e si stese a terra.
manette e il risultato fu che tutti alzarono le zappe e i La gente rimase molto impressionata dal gesto
forconi contro di lui. Per fortuna Qin lo tirò via. Sape- della sorella di Fu San, di cui non sapeva neppure il
va che non era facile fronteggiare quella folla, disse nome. Atti eroici di quel genere, sprezzanti delle con-
qualcosa all’orecchio del giovane collega che uscì su- seguenze, li avevamo visti solo al cinema. Lei però
bito dalla casa facendosi spazio in mezzo alla ressa. non aveva affatto l’aspetto dell’eroina, da nessun pun-
Perché era uscito? Per chiedere rinforzi. to di vista. Era stesa davanti al camion con i vestiti in
In seguito arrivò un camion dell’industria chimica disordine che mostravano senza ritegno la sua pancia
Vento dell’est dal quale scesero sette o otto persone, grossa e tonda, che si alzava e abbassava con vigore.

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Ci fu parecchia
confusione, poi il
camion riuscì
piano piano a
farsi largo.
I volti esausti della
gente di Songkeng
a bordo del mezzo
passarono
lentamente sopra
le teste della folla

Molti corsero davanti al camion a guardarla, e poiché “E che è? Sembra che stanno scannando un maiale!
la folla in strada non faceva che aumentare, finì per Questa contadina è tremenda!”. La gente in prima
bloccare il traffico della piccola via Xiangchunshu. A fila, che sapeva come si erano svolti i fatti e aveva
questo si aggiunse una banda di ragazzini che si mise- oscillato tra il compatimento e la condanna, ora era
ro a fischiare da tutte le parti, rendendo l’atmosfera tutta a favore della gente di Songkeng. Non riuscendo
ancora più convulsa. a spiegare in poche parole quello che pensavano, di-
Arrivò anche il capo della stazione di polizia del cevano solo: “Se non sai come stanno le cose, non
nord della città, il vecchio Jin. Il fatto che comparisse puoi parlare”.
di persona dimostrava quanto la situazione fosse de- Ci fu parecchia confusione, poi il camion riuscì
licata. In genere non aveva difficoltà a dirimere le piano piano a farsi largo. I volti esausti della gente di
questioni di Xiangchunshu, ma questa bufera scop- Songkeng a bordo del mezzo passarono lentamente
piata tra operai e contadini era diventata così ingesti- sopra le teste della folla. Si vedeva che erano volti spa-
bile – e per di più non esistevano direttive scritte a cui ventati, scoraggiati, alcuni ancora terrorizzati, altri
rifarsi – che non aveva avuto scelta, ma dalla sua terrorizzati e anche frustrati, degli sguardi patetici.
espressione si capiva che non era affatto contento. Alcuni sembrava si vergognassero, come Liang, mol-
Cercò il tipo di Songkeng che aveva l’aspetto di un ti erano andati a comprare i cocomeri sulla sua barca
quadro per chiedergli di convincere la sorella di Fu e lo conoscevano. Ma c’era anche chi lanciava sguardi
San a desistere, ma l’uomo lo guardò con uno sguardo indignati verso la gente ammassata ai lati della stra-
furbo e replicò: “Lei non vuole vivere, passatele sopra da, come il fratello di Fu San. Il più risoluto era il qua-
con il camion. D’altra parte le nostre vite non valgono dro che, in piedi sul camion, giocherellava con la pen-
niente”. Visto che neppure il quadro intendeva ragio- na nella tasca e aveva un’espressione volutamente
ne e non poteva aiutarlo a ristabilire l’ordine, Jin si altezzosa e per di più, imitando i dirigenti politici, sa-
arrabbiò, si rimboccò le maniche e disse: “Se non lo lutava con la mano. Tutti si misero a cercare chi salu-
capite con le buone, ricorreremo alle cattive maniere! tasse e, non trovandolo, pensarono che volesse mo-
Avanti gente, carichiamo questa bisbetica sul ca- strare la sua risolutezza, molti però si resero conto che
mion!”. con quel gesto somigliava al presidente Mao quando
Così il problema fu risolto. Alcuni uomini solleva- aveva incontrato le guardie rosse sulla tribuna di Tia-
rono la sorella di Fu San e la depositarono sul camion. nanmen.
Lei ovviamente si divincolò, ma inutilmente; fu solle- Un giorno, ai primi di settembre, arrivò la madre
vata con delicatezza ma continuò a lanciare grida ter- di Fu San.
rificanti mischiate a parolacce della zona di All’inizio nessuno sapeva chi fosse la vecchia che
Songkeng. Qualcuno che infilandosi tra la folla era andava su e giù sul ponte Tiexin. Indossava una giac-
riuscito ad arrivare davanti, allungando il collo per ca blu, pantaloni neri, sandali di paglia e aveva la testa
guardare sopra le spalle degli altri, si mise a criticare: avvolta da un asciugamano, il modo di vestire tipico

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Su Tong
La madre di Fu delle donne anziane dell’area di Songkeng. Cercava sciano che lo faccia tu che sei anziana, devi remare tu
San fu qualcosa sulle rive del fiume e si asciugava gli occhi, la barca per portarla indietro?”.
accompagnata che erano velati dalle cataratte. Non avendo indivi- “Sì, ci penso io, vado piano, in due giorni arrivo”.
dalla direttrice del duato niente, scese sotto la rampa del ponte e metten- Visto che la madre di Fu San non riusciva a capire il
comitato locale, do una mano a visiera si mise a scrutare sulle due rive. senso delle parole di Shen Lan, lei decise di farle una
Non trovando quello che cercava, fermò Shen Lan, la domanda diretta: “Non c’è nessun altro a casa? Ho
Cui. In quel
maestra dell’asilo che passava di lì, e le chiese: “Sorel- sentito dire che il fratello e le sorelle sono stati ferma-
momento era
la, come mai non ci sono più le barche dei cocomeri ti, non sono ancora tornati?”.
occupata nella che vengono d’estate?”. A quel punto la vecchia esitò, si avvicinò a Shen
campagna di Shen Lan, che non era del posto e passava la mag- Lan e le sussurrò in un orecchio: “Sorella, tu sei una
propaganda per il gior parte del suo tempo a parlare in cinese standard brava persona, non spaventarti per quello che ti dirò:
mese dell’igiene con i bambini, non capì il dialetto e le disse di rivol- il fratello e le sorelle di Fu San sono stati rilasciati ie-
patriottica, offrì gersi al comitato locale. La vecchia non reagì, chia- ri”.
alla vecchia un ramente non aveva idea di cosa fosse il comitato lo- “E allora non potevano venire loro per riportare
bicchiere d’acqua e cale.Allora Shen Lan le indicò una finestra rossa indietro la barca?”.
le disse di non sull’altra riva e le disse: “Il comitato locale è il comi- La vecchia si guardò attorno e poi rispose a bassa
preoccuparsi tato locale, attraversa il ponte e raggiungi quell’edi- voce: “Non oso farli tornare, in nessun caso. I poliziot-
ficio, è lì dentro”. ti hanno detto che per questa volta ci lasciavano anda-
re, non dobbiamo nemmeno ripagare i mobili distrut-
li occhi della madre di Fu San però ti né le spese mediche. Ma è solo per questa volta, se

G non erano buoni, non riusciva a ve-


dere la finestra rossa sull’altra riva e
neppure capiva cosa fosse il comitato
locale, perciò disse alla maestra: “So-
rella, cerco le barche dei cocomeri,
cerco una barca!”. Poi sentendo che l’altra si stava
spazientendo, le fece un sorriso adulatore e aggiunse:
“Una barca dei cocomeri, la barca dell’uomo che è
morto!”. A quel punto Shen Lan capì chi era la donna,
infrangiamo di nuovo la legge saremo processati”.
La madre di Fu San fu accompagnata dalla diret-
trice del comitato locale, Cui. In quel momento era
occupata nella campagna di propaganda per il mese
dell’igiene patriottica, offrì alla vecchia un bicchiere
d’acqua e le disse di non preoccuparsi, dovunque fos-
se finita la barca, era un oggetto grande, l’avrebbero
ritrovata, doveva essere ancora sul fiume, non poteva
aver messo le ali. A meno che non fosse finita oltre il
notò che la sua gola aveva avuto un singulto, come se ponte Beida, che era fuori dalla giurisdizione del co-
stesse per mettersi a piangere, ma aveva sollevato mitato, ma anche in quel caso poteva risolvere la que-
una mano e se l’era posata sul collo premendo, una stione contattando il comitato locale di Taohuating.
volta, due, finché era riuscita a reprimere il pianto. Il contatto con l’organizzazione di base fu il primo
Shen Lan si stupì di vederla di nuovo sorridere: “So- passo per ritrovare la barca. Il comitato locale faceva
rella, aiutami, i miei occhi non sono buoni, non ci ve- affidamento sulle masse, ogni fatto, anche minimo,
do”, le disse. gli veniva riportato pure se era solo una voce, figuria-
Le barche dei cocomeri non c’erano più. Shen Lan moci le notizie su una grossa barca. Per combinazio-
scese sulla banchina e cercò a lungo sulle due rive. ne due giorni prima qualcuno aveva segnalato che un
Vide la barchetta che vendeva le teste d’aglio e i pesci giovane chiamato Bocca storta, approfittando del
gatto, la chiatta di ferro che dragava il fango del fiu- fatto che la barca dei cocomeri era incustodita, si era
me, il cargo che trasportava il cemento, perfino la bar- portato via tutti i cocomeri rimasti a bordo caricando-
ca fetida che trasportava gli escrementi ferma davan- li dentro un grande cesto di bambù. In quei due giorni
ti ai gabinetti, ma della barca dei cocomeri nemmeno tutti i quadri del quartiere Xiangchunshu erano occu-
l’ombra. “Com’è che non c’è più?”, fece Shen Lan. pati a risolvere il problema della casa di Chen Suzhen,
“Passo di qui tutti i giorni, è sempre stata qui. Ieri c’e- e anche a organizzare il mese dell’igiene patriottica,
ra vento, che l’abbia trascinata via? In questo caso non così non avevano avuto il tempo di occuparsi dei co-
può essere andata lontano”. comeri rimasti sulla barca di Fu San e avevano lascia-
La madre di Fu San disse: “Dove è andata? A est o to cadere la cosa.
a ovest? Dimmelo, io non vedo niente, i miei occhi si Cui mandò a chiamare Bocca storta, non gli rivelò
sono rovinati a furia di piangere, se la indichi col dito l’identità dell’anziana donna, ma gli fece confessare
non vedo”. quanti cocomeri aveva portato via dalla barca. Bocca
“Non la vedo neppure io, non te la posso indicare, storta la guardò di sottecchi per valutare la sua espres-
è meglio se ti accompagno al comitato locale, ti aiute- sione, si persuase che aveva le prove del suo misfatto
ranno loro a cercarla!”. e rispose con un’altra domanda: “Secondo te quanti
Shen Lan accompagnò la madre di Fu San sull’al- ne erano rimasti? Erano quelli che decidi tu”.
tra riva. Mentre erano sul ponte le chiese: “Sei anzia- Indurendo il viso Cui replicò: “Che fai? Mi rispon-
na, per di più non vedi bene, perché hanno fatto veni- di con una domanda? Credi che non siamo al corrente
re te a cercare la barca?”. dei tuoi furtarelli? Li abbiamo annotati tutti, ti abbia-
“La barca non è nostra, Fu San l’ha avuta in presti- mo lasciato in pace per qualche giorno e tu ne hai ap-
to da Wang Lin, gli va restituita”. profittato per farla più grossa?”.
“Non ti ho chiesto questo, ti ho chiesto perché la- Bocca storta a quel punto si fece serio e disse:

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“Non ne erano rimasti molti, se non li avessi presi sa- medicinali, il tabaccaio, ne conoscevo vari”.
rebbero rimasti lì a marcire, alcuni infatti erano già “La mensa di Vecchio Hu è stata buttata giù lo
marci”. scorso anno, la bottega delle erbe medicinali è diven-
Cui lo incalzò: “Insomma quanti erano? Parla, se tata la farmacia”, le spiegò Cui.
lo dici a me non conta, ma se non parli ora dovrai an- La madre di Fu San sospirò: “Quando è nata Wu-
dare a farlo alla polizia”. mei non ho più avuto il tempo di venire a vendere i
“Undici, dodici, parecchi erano marci”. cavoli, sono vent’anni che non vengo qui, loro non mi
“Bene, dimezziamo il numero, calcoliamo sei co- riconoscerebbero, e io, che mi sono rovinata gli occhi
comeri, a tre mao l’uno, devi risarcirle uno yuan e otto a furia di piangere, non riconoscerei loro”.
mao!”. Mentre lei parlava, Bocca storta spinse Anping
A quel punto Bocca storta notò la donna anziana dentro l’ufficio e, ritenuto concluso il suo compito, se
seduta sulla panca, dall’asciugamano che le avvolge- ne andò. Anping restò sull’uscio, tranquillo, guardò di
va la testa capì che era una persona di Songkeng e si traverso Cui, guardò la madre di Fu San e si mise un
mise a gridare contro di lei: “Per qualche cocomero dito nel naso.
marcio, vuoi fregare la gente!”. “Wang Anping, dove hai portato la barca di questa
Spaventata, la madre di Fu San si alzò in piedi: anziana donna?”.
“Che dici fratello? Non ho mai ingannato nessuno, “Non lo so, dov’è andata la barca?”.
sarebbe un atto illegale, punito dalla legge. Cerco la “Non sei stato tu a portarla via? Se non lo sai tu, chi
barca, hai preso tu la barca di mio figlio?”. può saperlo?”, fece Cui.
“Io ho preso solo i cocomeri, non sono mica il re “Io ho solo sciolto la cima, chi dice che l’ho mano-
celeste Li Jing, come potrei portar via una barca? Non vrata io? È stato Dasheng, siamo arrivati fin sotto il
lo chiedere a me dov’è finita, chiedilo al figlio di Wang ponte Tiexin, poi la barca si è messa di traverso ed è
Deji, l’ho visto con altri due ragazzini, si erano messi rimasta incastrata in uno degli archi, noi a quel punto
al remo per gioco, diretti verso gli archi del ponte Tie- siamo scesi”.
xin”. Imitando il suo tono, Cui disse: “Siete scesi? Vi sie-
Per fare ammenda, Cui gli ordinò di andare subito te presi la barca di un altro, quella si è incastrata in un
a cercare Anping, il figlio di Wang Deji, e portarlo lì. arco del ponte e voi ve ne siete andati?”.
Appoggiato allo stipite della porta, Bocca storta ci “Ora non sta più sotto il ponte, se ne è andata da
pensò su, quindi mise una condizione: “Se porto qui sola”.
Anping, la mia questione è risolta?”. Cui s’infuriò: “Se n’è andata da sola, non sei tu il
“Non sono io a deciderlo, non sono miei i cocome- responsabile? Vai a cercare Dasheng, dovete ritrovare
ri, bisogna chiedere a questa anziana donna”. la barca altrimenti lo dico a Wang Deji, vedrai come ti “Quando è nata
Bocca storta girò la testa verso la madre di Fu San: sistema!”. Wumei non ho più
“Vuoi che ti restituisca i soldi dei cocomeri? Se vuoi ti La madre di Fu San sedeva sulla panca con la avuto il tempo di
do cinque mao e la finiamo qui”. schiena china, dopo un po’ non ce la fece più a stare venire a vendere i
La vecchia agitò la mano in segno di diniego: “No, seduta, si alzò e andò a tirare la giacca di Cui: “Com- cavoli, sono
no, non sono venuta per i soldi dei cocomeri, voglio pagna Cui, hai parlato al bambino come si deve”. vent’anni che non
riportare a casa la barca di mio figlio, sii buono fratel- Quindi si avvicinò ad Anping, si chinò per pulirgli i vengo qui, loro
lo, aiutami a trovarla!”. pantaloni dandogli dei colpetti e con un’espressione non mi
ansiosa, ma sforzandosi di sorridergli gli disse: “Fra- riconoscerebbero,
ulle prime la madre di Fu San voleva an- tellino caro, senza la barca non possiamo vivere”.

S
e io, che mi sono
dare con lui, ma Bocca storta non era “Perché mi pulisci i pantaloni? Non sono spor-
d’accordo, e anche Cui la persuase ad chi!”. Fissandola con antipatia, si diede dei colpetti
rovinata gli occhi
aspettare. Allora si sedette di nuovo vici- nello stesso punto dove li aveva dati lei. a furia di
no alla finestra a guardare il fiume. Cui le La madre di Fu San allora gli accarezzò la testa: piangere, non
versò un altro bicchier d’acqua, ma lei ri- “Fratellino caro”. riconoscerei loro”
fiutò con cortesia dicendo che non riusciva a mandar- Anping si sottrasse facendo un agile salto indietro
la giù. Poi chiese a Cui se la vecchia che vendeva le e lasciandola con la mano a mezz’aria, poi sempre
cipolle sotto al ponte Tiexin c’era ancora, disse che con il dito nel naso la guardò di traverso e all’improv-
anche lei era una brava persona e le aveva dato viso esclamò: “È tuo figlio che Shoulai ha ucciso a
dell’acqua da bere. “Quale vecchia? Come si chiama- coltellate?”.
va?”, domandò Cui. Ma lei non lo sapeva, ricordava A quel punto Cui si slanciò in avanti e colpì la testa
però che aveva un neo a un angolo della bocca. Cui di Anping con un giornale: “Se non lo dico a Wang
non era particolarmente interessata a parlare con la Deji, non mi chiamo Cui!”. Poi si voltò a guardare la
madre di Fu San, mormorò qualcosa e continuò il suo madre di Fu San che, lì in piedi con la schiena china,
lavoro, ma sentì che lei diceva: “Quando ero giovane fu scossa da un tremito, ma non ebbe altre reazioni.
venivo con la barca a vendere i cavoli al ponte Tiexin, Agitando una mano disse a Cui: “Sono bambini, inu-
conoscevo tanta gente”. tile discutere”. Si asciugò gli occhi con un lembo della
“Chi conoscevi?”, chiese Cui. giacca: “Ho avuto una vita dura, ma non è il caso che
La vecchia ci pensò e poi rispose: “Quelli della mi lamenti con gli altri. Due anni fa mio marito è mor-
mensa di Vecchio Hu, quelli della bottega delle erbe to di malattia; l’anno scorso a primavera i maiali si

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Su Tong
Certe donne sono presi la febbre suina, sono morte tre scrofe; “Cerco Dasheng”.
credevano che il quest’anno è toccato a Fu San. Una tragedia all’anno, Li Jinzhi, la madre, rispose: “Non c’è. Il padre di
comitato locale non ho più lacrime, se piango gli occhi mi fanno male Dasheng non ti ha avvertito di non venire più a cercar­
fosse un posto dove e mi provocano l’emicrania, l’emicrania mi toglie le lo? Ce lo hai rovinato”.
potevano andare a forze, e se non ho più forze non posso remare. Non Anping sorrise sarcastico: “E che bisogno c’era di
posso più piangere, devo riportare la barca a casa”. farlo? Chi lo cerca? T’informo che sto seguendo il mo­
strepitare e a
Riportare la barca indietro remando. Cui pensò dello di Lei Feng, cerco una barca!”.
svenire. Cui le
che fosse un compito troppo gravoso per la vecchia, Mentre parlava salì sul letto di Dasheng, si mise in
detestava, mentre la sua forza d’animo le strappò un sospiro. Certe ginocchio, aprì la finestra e si affacciò a guardare il
la compostezza donne credevano che il comitato locale fosse un po­ fiume. Li Jinzhi prese il righello per misurare la stoffa
della madre di Fu sto dove potevano andare a strepitare e a svenire. per picchiarlo, Anping si mise a gridare: “Non mi pic­
San le suscitava Cui le detestava, mentre la compostezza della ma­ chiare, non ti sto imbrogliando, sto imitando Lei
simpatia dre di Fu San le suscitava simpatia, e anche un bri­ Feng, cerco una barca, hai visto passare una barca qui
ciolo di speranza. L’unica spina era la barca, chissà sotto?”.
dov’era andata a finire, chissà se era ancora sotto la Mentre cercava in tutti i modi di far scendere
giurisdizione del comitato del nord di Anping dal letto, Li Jinzhi aveva ascoltato infuriata la
Xiangchunshu, entro il ponte Beida. Cui non poteva sua spiegazione: “Ma che barca e barca! Non l’ho vi­
abbandonare il suo lavoro e mettersi a cercarla, sta, no, e poi non sono mica un gatto che sta tutto il
quindi si rivolse seria ad Anping: “Stammi bene a giorno sul davanzale a guardare passare le barche”.
sentire Wang Anping, accompagna subito questa A un tratto Anping strillò: “È la barca di quello am­
anziana donna a cercare la sua barca, dal ponte Tie­ mazzato da Shoulai!”.
xin al ponte Beida, se non porti a termine il compito Li Jinzhi sussultò di nuovo per lo spavento, ma
che ti sto affidando, so già come punirti. Come? Non quando si riprese era ancora più arrabbiata e si mise a
lo sai? Davvero non lo sai o fai finta? È semplice, picchiare Anping sulla spalla con il righello: “Piccola
chiederò a Wang Deji di portare a termine il com­ bestia maledetta, vieni a cercare a casa mia la barca di
pito!”. un morto? Perché non la cerchi a casa tua? Vedrai se
non mi rivolgo a tuo padre, se ci colpisce la iella, ti pic­
uel pomeriggio vedemmo il figlio di chierà a morte!”.

Q Wang Deji che accompagnava la madre


di Fu San a bussare alle abitazioni lungo
il fiume. Indicando la vecchia qualcuno
chiese ad Anping: “È tua nonna? È di
Songkeng?”.
Lui rispose sgarbato: “Tua nonna sarà di
Songkeng!”.
La madre di Fu San non si mise a discutere i pre­
giudizi verso le persone di Songkeng e sorridendo
Cercando di sfuggire al righello, Anping saltò giù
dal letto continuando a giustificarsi: “La mia casa non
dà sul fiume, come faccio a cercarla, stupida?”. Corse
fuori di casa inseguito da Li Jinzhi che per poco non
andò a sbattere contro la madre di Fu San. Quando Li
Jinzhi vide l’anziana donna di Songkeng, capì che
Anping non stava mentendo.
La madre di Fu San la chiamò “sorella”, Li Jinzhi
non si offese, sapeva che la gente di Songkeng si rivol­
all’uomo che avevano incontrato per strada chiese: geva alle donne chiamandole “sorella” indipenden­
“Compagno, hai visto la barca dei cocomeri di temente dall’età. Mandò un suono in risposta, lasciò
Songkeng?”. perdere Anping, la guardò e fece: “Tuo figlio…”, ma
Piccato, Anping la riprese: “Non vuoi il mio aiuto? appena ebbe pronunciato queste parole le trovò inap­
Se lo vuoi smetti di chiedere a destra e a sinistra, per propriate, e si fermò. Lei e Chen Suzhen lavoravano
di più non si capisce quello che dici, ‘barca’ si dice nella stessa fabbrica tessile, ma non erano in buoni
chuan, non jiu, che vuol dire ‘vino’, la gente poi pensa rapporti, così non riuscì a trattenersi dal dire: “Quel
che vuoi bere vino!”. Shoulai non mi ha mai ingannato, ho capito fin da
La madre di Fu San cercò di accarezzargli la testa, quando era piccolo che andava in cerca di guai, è stato
tese la mano ma poi la ritrasse: “Fratellino caro, la viziato dalla madre, non gli ha insegnato a rispettare i
nonna non ci vede bene, ha bisogno del tuo aiuto”. genitori!”. Non ottenendo alcuna reazione dalla ma­
“Hai presente ‘seguire il modello di Lei Feng’?”, sbuf­ dre di Fu San, si riprese e pensò: “Le mie sono tutte
fò lui. “La responsabile Cui vuole che mi ispiri a Lei chiacchiere, temo che ancora non sappia chi le ha uc­
Feng, altrimenti mi fa punire da mio padre, quella ciso il figlio”. La madre di Fu San sembrava confusa,
strega!”. stava per andarsene seguendo Anping, ma Li Jinzhi la
Arrivato davanti a casa di Dasheng, Anping disse fermò: “Entra a bere un po’ d’acqua prima di anda­
alla madre di Fu San: “Aspetta qui, vado dentro a cer­ re!”.
carlo”, quindi aprì la porta che non era chiusa a chiave “Grazie mille sorella, ho già bevuto, non serve.
e s’infilò dentro gridando il nome di Dasheng. Si di­ Non è che vivendo sul fiume hai visto la nostra barca
resse verso la stanza principale e andò dritto alla fine­ dei cocomeri?”.
stra che si affacciava sul fiume. La madre di Dasheng, Li Jinzhi rispose che no, no, non l’aveva vista, ma
che stava cucendo a macchina una tenda, trasalì per ricordandosi a un tratto di aver visto Guang Chun lo
lo spavento: “Che vuoi, monello, mi hai spaventato a scemo con un remo sulla spalla che le passava accan­
morte!”. to mentre lei era in bicicletta, le guizzò un lampo negli

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occhi e gridò: “Aspettate, vi accompagno a casa di La madre di Fu San si avvicinò, sbatté le palpebre
Guang Chun”. E così tornarono indietro sull’altra riva perché non vedeva bene, ma poi toccandolo esclamò:
e si diressero verso la casa dello scemo. “Sì, è il nostro remo! L’abbiamo usato per vent’anni,
Sulla porta Li Jinzhi fu bloccata dalla nonna di lo riconosco, un tempo aveva un nastro rosso legato al
Guang Chun che disse: “Guang Chun è scemo, ma manico”.
non è un ladro”, e le chiese quando mai l’aveva visto Li Jinzhi tirò un respiro di sollievo e disse: “Il remo
prendere una cosa altrui. appartiene alla barca, ora bisogna vedere se lo scemo
“Non ha preso una cosa, ha preso un remo!”, repli- si ricorda dov’è la barca”. Stava per rientrare in casa a
cò Li Jinzhi, e indicando la madre di Fu San che aspet- chiederglielo, ma Guang Chun era già stato spinto Quella sera al
tava fuori, aggiunse: “Guardala, guardala!”. fuori dalla nonna, e quando scorse la madre di Fu crepuscolo
La nonna di Guang Chun si sporse per guardare e San, le fece il saluto militare. La nonna prese la mano vedemmo un
scorgendo una vecchia di Songkeng con la schiena dell’anziana donna e la scosse: “Il nostro Guang gruppetto di
curva accanto al palo della luce elettrica, chiese a Li Chun non ci sta con la testa, si è portato il remo a casa persone dirigersi
Jinzhi: “Cos’ ha?”. per giocarci a fare la guerra, non te la prendere con verso il molo della
“È la madre di Fu San, quello della barca dei coco- lui, mi aveva detto che apparteneva a una barca ab- fabbrica del vino
meri! Nonna di Guang Chun, lui non capisce, ma tu bandonata al molo della fabbrica del vino!”. portandosi dietro
che preghi Budda, perché ti tieni in casa quel remo?”, Quella sera al crepuscolo vedemmo un gruppetto un remo: Guang
rispose Li Jinzhi a voce bassa. di persone dirigersi verso il molo della fabbrica del
Chun camminava
L’espressione tranquilla della nonna di Guang vino portandosi dietro un remo: Guang Chun cammi-
Chun si alterò, con i suoi piedini di loto si affrettò ver- nava orgoglioso davanti, l’improbabile drappello che
orgoglioso davanti
so il cortile chiamando: “Guang Chun, Guang Chun, lo seguiva era composto da Anping (il figlio di Wang
dici che non sei scemo, ma se non lo fossi ti saresti Deji), Li Jinzhi, la nonna di Guang Chun, e una vec-
portato a casa un remo?”. chia di Songkeng con la testa avvolta da un asciuga-
Li Jinzhi la seguì e vide lo scemo in cortile che face- mano. In seguito la gente venne a sapere che l’anzia-
va la guardia a quel remo. La vernice di olio di tung na donna, tenuta per mano dalla nonna dello scemo,
che lo ricopriva era completamente scrostata, sotto si era la madre di Fu San. Man mano che avanzavano,
vedeva il legno scuro. Abituato a stare in acqua, una altri si univano al drappello. Non spettava ad Anping
volta fuori sembrava un’arma antica e pesante, adatta portare il remo, ma non fece storie, anche perché il
alle fantasie guerresche di Guang Chun. Sua nonna padre aveva appena finito di lavorare e, vedendolo
aveva appeso delle verdure a seccare sull’impugnatu- ancora in giro, lo raggiunse in bicicletta e gli gridò:
ra, all’altro capo aveva appoggiato un mocio ancora “Torna a casa!”. Anping fece un salto e si mise dietro
grondante acqua. Li Jinzhi, senza curarsi di niente, lo alla madre di Fu San, poi indicandola rispose al padre:
prese e lo portò fuori: “È tuo questo remo?”, gridò alla “Sto imitando Lei Feng, se non mi credi chiedi a lei”.
madre di Fu San. In seguito Wang Deji raccontò che, guardandola,

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Su Tong
Il primo ad era trasalito: non aveva mai visto una tale somiglian- difficile da lavare, l’acqua non lo toglie, serve l’alcol
accorgersi della za tra madre e figlio. Non l’avevano colpito tanto i denaturato”, quindi lo esortò ad andare a prenderlo,
macchia era stato tratti del viso, quanto il fatto che stando curva in mez- così avrebbe visto lui stesso.
Guang Chun, che zo agli altri con l’espressione esausta, una mano sulla “Dov’è l’alcol?”, chiese Guang Chun.
indicando un pancia e l’altra che piano piano si tendeva verso di lui Anping alzò gli occhi a cielo e rispose: “Lascia
per stringere la sua, gli aveva ricordato Fu San che, perdere, è inutile, a te importa solo se la macchia
angolo della prua
appoggiato al muro del gabinetto sotto il ponte Tie- sembra una mucca o un cavallo, sei scemo!”.
ad Anping aveva
xin, gli mostrava il coltello dei cocomeri. Alla fine a bordo rimase solo la madre di Fu San.
detto: “Guarda La gente delle altre barche le liberò un passaggio.
quella macchia di a barca dei cocomeri arrivata da Wang Deji e gli altri, non sapendo come manovrarla

L
sangue, non ha la Songkeng, venti giorni dopo era diven- non potevano essere d’aiuto, così scesero a terra e
forma di una tata irriconoscibile. Schiacciata in un rimasero a guardarla mentre usciva. Li Jinzhi chiese
mucca?” angolo del molo dalle barche che la a Wang Deji e agli altri: “Avete visto la macchia di
fabbrica del vino usava per spedire il sangue?”.
vino giallo, aveva l’aria di un vascello Wang Deji rispose: “Potevamo non vederla gran-
abbandonato: la copertura di paglia non c’era più; de com’è? Ma non ho avuto il coraggio di dire niente”.
dei quattro bastoni ne era rimasto uno, piantato lì “I suoi occhi non sono buoni, meglio che non
solitario come la rozza asta della bandiera di una l’abbia vista, come potrebbe remare altrimenti sa-
scuola elementare; il fornello che stava a prua era pendo che lì c’è il sangue del figlio?”, fece Li Jinzhi
scomparso, l’avevano distrutto e avevano portato via con un sospiro.
i mattoni, non ne era rimasto nemmeno mezzo. “Non sarebbe dovuta venire”, commentò Wang
Chissà chi era salito a bordo, oltre a Guang Chun. Ci Deji, “Songkeng dista parecchi li, i suoi non lo sanno
avevano buttato dentro pezzi di carbone, acqua, fo- di sicuro che è venuta a riprendere la barca, se l’aves-
glie di verdura, la cabina era molto sporca, faceva sero saputo, non glielo avrebbero lasciato fare!”.
pensare alle barche che d’estate raccolgono la spaz- La madre di Fu San si fece strada tra le altre bar-
zatura lungo il fiume. che e sbucò sul fiume. Mentre remava il suo corpo
In piedi sul molo, Li Jinzhi si mise a criticare ad oscillava, ma all’improvviso si fermò, si girò lenta-
alta voce quelli che vivevano sulle barche che tra- mente e sollevò un braccio per asciugarsi gli occhi,
sportavano il vino: “Come potete essere così sconsi- quindi cercò di individuare Li Jinzhi e gli altri. A
derati? Guardate come avete ridotto questa bella quanto pareva voleva accomiatarsi. Voleva salutare
barca, le vostre però sono pulite, perché ridurre a un le persone sul molo, ma da lontano non riusciva a
letamaio quella di altri?”. vederle, non riusciva a distinguere la brava gente di
Qualcuno le rispose facendo la voce grossa: “Co- Xiangchunshu dalle giare di vino giallo. A un tratto si
s’hai da insultare! Se non fosse stato per noi che l’ab- mise in ginocchio e, rivolta verso la fabbrica del vino,
biamo ripresa, sarebbe finita nell’oceano!”. batté più volte la fronte a terra. Lo scemo Guang
“Quello che conta è che la barca c’è, non devi liti- Chun scoppiò a ridere: “Perché saluta le giare di vi-
gare con loro, sorella”, disse la madre di Fu San a Li no?”. Gli adulti, che non erano scemi, capirono che,
Jinzhi per rincuorarla. Poi vide che Wang Deji e gli non vedendo bene, aveva sbagliato direzione, e allo-
altri cercavano di rimettere il remo al suo posto, e nel ra agitarono le mani e si misero a gridare: “Troppo
timore che, non avendo esperienza, lo facessero ma- buona, alzati, alzati!”.
le, in ansia si mosse lentamente per montare sulla La madre di Fu San si rialzò rapidamente. Vista
barca. Li Jinzhi voleva aiutarla ma lei era già salita a da lontano era un puntino illuminato dalla luce del
bordo. tramonto, un’ombra scura e indistinta. E fu così che
Era un crepuscolo di settembre, la luce sul molo, l’ultima barca dei cocomeri di Songkeng lasciò il
che aveva lo stesso colore del vino stagionato, fluiva molo della fabbrica del vino in un tramonto di set-
dolcemente facendo brillare la superficie del fiume. tembre. Secondo la stima che faceva Wang Deji, che
Una macchia di sangue secco sulla barca dei cocome- era andato a Songkeng a riparare dei trattori, per
ri attirò gli sguardi di tutti. Guardarono subito verso la percorrere i sessanta li di fiume ci avrebbe impiegato
madre di Fu San e Wang Deji che montavano il remo. tutta la notte. Era in là con gli anni e non remava con
Il primo ad accorgersi della macchia era stato Guang la fluidità degli altri barcaioli, forse era stanca, rema-
Chun, che indicando un angolo della prua ad Anping va molto lentamente e anche la barca procedeva
aveva detto: “Guarda quella macchia di sangue, non molto lentamente, sembrava che non fosse lei a con-
ha la forma di una mucca?”. Tutti avevano guardato durla, ma che al contrario fosse la barca a portare lei
nella direzione indicata dallo scemo, effettivamente seguendo la corrente. La corrente scorreva in dire-
c’era una macchia di sangue, che somigliasse a una zione di Songkeng e, anche se la madre di Fu San non
mucca era discutibile, ma era senza dubbio sangue. Li ci vedeva bene, la strada di casa non poteva dimenti-
Jinzhi sbarrò gli occhi e si premette un dito sulle lab- carla.
bra per far segno agli altri di tacere: “I suoi occhi non Sul molo, Wang Deji e gli altri osservarono la barca
sono buoni, meglio che non veda”. dei cocomeri arrivata in estate allontanarsi seguendo
Anping però non le diede retta e, facendo sfoggio la corrente del fiume, fra l’arrivo e la partenza era tra-
del suo sapere con lo scemo, gli disse: “Il sangue è scorsa una stagione, era arrivato l’autunno. ◆

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Ge Fei Disegni di Leila Marzocchi

Il fiore
anello
ruscamente la sera si è schiarita / perché un’ombra scura. L’indiziato, Gao Deshun, 96 anni, l’ha col-

B già cade la pioggia minuziosa. Attra- pita violentemente alla nuca con un bastone facendole per-
verso la grata della finestra Ding dere conoscenza, quindi l’ha violentata. Il cadavere di Bai
Xiaoman può vedere il parcheggio Lili è stato ritrovato all’alba del giorno dopo. La bocca e i ge-
completamente deserto. Sotto la ten- nitali erano stati riempiti di terra, ma grazie alla loro perizia
da antipioggia siede un bambino. A gli investigatori sono riusciti a rilevare nella vagina della ra-
occhio avrà quattro o cinque anni, sulle spalle ha uno gazza tracce di capelli, peli e liquido seminale, sicché nel gi-
zainetto ingiallito per i troppi lavaggi, ogni tanto tira ro di quarantotto ore hanno individuato e arrestato il colpe-
un calcio con entrambi i piedi a un bidone della spaz- vole in una sola mossa. Nella confessione rilasciata dopo
zatura d’acciaio. È molto magro. Anche solo a sfio- l’arresto, lo stesso Gao Deshun ha raccontato che mentre
rarlo con lo sguardo sembra quasi di sfogava i suoi istinti bestiali Bai Lili si sareb-
poter toccare le sue scapole sporgenti. Le piante rigogliose be risvegliata una volta e lo avrebbe implo-
È seduto lì già da molto tempo. Sul di mais quasi rato senza sosta, chiamandolo “nonno” e
pendio dall’altra parte della strada si nascondono il supplicandolo di non ucciderla. Gao Deshun
stende un vasto campo di mais. Le sentiero che porta ha ammesso di aver provato un temporaneo
piante rigogliose di mais quasi nascon- alla fabbrica di moto di compassione, ma di averla poi
dono il sentiero che porta alla fabbrica cemento. Qualche strangolata senza pietà. Subito dopo l’avreb-
di cemento. Qualche tempo fa, su quel tempo fa, su quel be stuprata due volte.–Li Dingxin
GE FEI, nome d’arte sentiero si è consumato uno strano sentiero si è
di Liu Yong, è nato omicidio. Strano non tanto per le circo- Il sito di Noahweb ha pubblicato un
nel 1964 a Dantu, consumato uno
stanze particolarmente complicate, e articolo che ricalca quasi alla lettera
nello Jiangsu. Autore
nemmeno per l’atto di necrofilia com-
strano omicidio quello di Spiderweb News. Cambia so-
di romanzi e racconti,
nel 2015 ha vinto il
piuto dall’assassino, da far rizzare i ca- lo il titolo: “96 anni? Incredibile!!!”. La
premio letterario pelli. In questo banale caso di omicidio il dettaglio stessa reazione che lì per lì aveva avuto Ding Xiao-
Mao Dun con la cruciale che ha attirato l’attenzione dei media è l’età man. Quando il caporedattore del settimanale La
Trilogia del Jiangnan. del sospettato. La vicenda è stata raccontata in un notizia, Qiu Huaide, le aveva telefonato per comuni-
Insegna letteratura articolo sul sito Spiderweb News: carle che doveva raggiungere al più presto il luogo
cinese all’università del delitto e scrivere un pezzo di ventimila caratteri,
Tsinghua di Pechino. Novantaseienne violenta e uccide anche lei si era lasciata sfuggire: com’è possibile?
In Italia ha pubblicato una diciottenne in fiore “Niente è impossibile a questo mondo”, aveva
Le cetra intarsiata
Niente più ci sorprende ormai in questo vasto mondo. Bai risposto Qiu Huaide. “La prima volta che ti ho invita-
(Fahrenheit 451
Lili, diciotto anni, prosperosa e avvenente operaia della fab- ta a cena mi hai detto ‘impossibile’, e dopo invece?”.
2000). Il titolo
originale di questo
brica di cemento della cittadina di Pinggu, nemmeno nel Ding Xiaoman è arrivata sul posto questa mattina
racconto è Zhijiehua suo peggiore incubo avrebbe mai immaginato di poter esse- all’alba. Ha trovato senza alcuna difficoltà la fabbri-
(Il fiore anello). La re stuprata e uccisa da un vecchio che poteva essere suo ca di cemento e il campo di mais citati nell’articolo.
traduzione è di nonno. Nelle prime ore del 18 agosto, mentre tornava al suo In tutta la mattina ha intervistato sedici persone.
Nicoletta Pesaro. alloggio dopo il turno di notte, è stata sorpresa alle spalle da Hanno tutte risposto allo stesso modo: non lo so.

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Ge Fei

Identici anche la loro espressione e il tono di voce. di colpo l’ufficio. Insomma, le interviste non sono
Non lo so, e poi hanno alzato i tacchi per andarsene. andate per niente bene, e Ding Xiaoman ha deciso di
L’ultima risposta è stata leggermente diversa: non trovarsi intanto un albergo per la notte. Dopo, dal
posso saperlo. cielo s’è messa a cadere una pioggia sottile. O è cadu-
Ding Xiaoman si è aggirata da sola per due ore ta. La pioggia / è una cosa che senza dubbio succede nel
nel campo di mais. Tutt’intorno una quiete assoluta, passato. Ha smosso tutti i suoi ricordi, non ricorda
riusciva a sentire il gorgoglio dell’acqua che scorreva più né quando né dove.
nel canale sotterraneo, perfino il fruscio delle piante Il bambino si avvicina alla finestra. Alza il viso a
di mais piegate sotto il sole. Quei rumori le hanno guardare la pioggia, poi getta uno sguardo alla mo-
ricordato le sue grandi aspirazioni mancate: sua ma- neta che stringe tra le dita, come disorientato dalla
dre voleva che all’università studiasse botanica, suo foschia che avvolge il cielo. Ding Xiaoman gli fa un
padre smaltimento dei rifiuti. Per compiacere en- cenno con il dito, come se chiamasse un cagnolino.
trambi aveva provato il test di accesso a tutt’e due le “Vieni qui, tesoro”, grida, e il bambino ubbidisce e
facoltà. Ma alla fine si era iscritta a lingua spagnola. raggiunge la finestra. Ostenta una totale noncuranza
Era già mezzogiorno quando è arrivata alla sta- nei suoi confronti e con la moneta gratta la ruggine
zione di polizia della cittadina. All’ufficio informa- sulla grata.
zioni della stazione i poliziotti stavano mangiando e “Come mai non torni a casa? Piove forte”, dice
chiacchieravano. Appena ha estratto il tesserino da Ding Xiaoman. Il bambino tira su forte con il naso,
giornalista, rivelando le proprie intenzioni, nella senza darle retta. Il cellulare emette un trillo. È un
stanza è scoppiata una risata generale. Uno dei poli- sms, di Qiu Huaide: “Non mi hai ancora detto come
ziotti, un tipo alto, ha picchiettato la terrina del riso mai hai una cicatrice sotto l’ombelico”.
con i bastoncini: “Oh, eccone un’altra!”, e ha chiuso “Io ho tanti soldi…”, se ne esce all’improvviso il

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Lo sente canticchiare a bassa voce. Una canzone
che non ha mai sentito prima. Ma la voce è troppo
debole, Ding Xiaoman non sente quasi nulla. Conta
rapidamente i soldi: in tutto sono quarantasette
yuan e venti centesimi. Si sfila l’elastico dai capelli e
lo usa per legare le banconote, quindi le rimette nel
sacchetto di plastica e lo porge al bambino.
“Sono quarantasette yuan e venti centesimi, se ci
aggiungi la moneta che hai in mano fanno quaran-
totto yuan e venti centesimi. Lo terrai a mente?”.
“Sì”, risponde lui.
“Bene, ora torna a casa e dai i soldi alla mamma.
Vai, su, piove troppo forte”.
“Non posso tornare”.
“Perché?”.
A quel punto il bambino le fa una strana doman-
da: “Dimmi, cos’è che può rimanere sospeso in
aria?”.
Ding Xiaoman sorride di nuovo. Quel bambino
comincia a piacerle. Le sue lunghe ciglia imperlate
di pioggia luccicano. “È un indovinello? Fammi pen-
sare… è un uccello, giusto?”. Lui scuote il capo.
“L’aquilone?”.
Scuote ancora il capo: “Voglio dire una persona, Ding Xiaoman si
una persona può rimanere sospesa in aria senza ca- sente come
dere?”. trafiggere il cuore
Ding Xiaoman ci pensa un po’ e risponde: “Un da uno spillo.
paracadutista probabilmente sì”. Dopotutto, è da
“Cos’è un paracadutista?”.
tanto tempo che
“Uno che si lancia dall’aeroplano, con il paraca-
non sente una
dute”, risponde lei. Segue un limpido tintinnio, un
altro sms di Qiu Huaide: “Ci sono nuovi sviluppi nel canzone così
caso, vai subito in rete a guardare”. Ding Xiaoman semplice e
accende il computer. Mentre aspetta che si avvii, il infantile. Alza di
bambino riprende a cantare. Questa volta lei afferra nuovo lo sguardo
le parole della canzone: squadrando il
bambino
Dici che vuoi sentirmi cantare
Dici che vuoi vedere il mio viso
bambino, con ingenua ostentazione. Ding Xiaoman Non posso cantare per te, mi vien da piangere se canto
alza la testa a guardarlo, sorride, e poi risponde al suo Non posso mostrarti il mio viso, mi vien da piangere se mi
capo: “Anche se sei un mio superiore, voglio dirti che guardi.
sei davvero fastidioso”.
“Hai detto che hai tanti soldi?”, chiede Ding Xiao- Ding Xiaoman si sente come trafiggere il cuore
man al bambino, lui annuisce, è un po’ intimidito. da uno spillo. Dopotutto, è da tanto tempo che non
“Tirali fuori e fammeli vedere”. Ding Xiaoman sente una canzone così semplice e infantile. Alza di
gli fa l’occhiolino. nuovo lo sguardo squadrando il bambino. Fuori è già
Il bambino esita un istante, si toglie lo zainetto e buio. Le luci al neon dell’enorme insegna dall’altra
ne estrae un sacchetto di plastica, che in effetti è pie- parte della strada sono accese. Il bambino si accorge
no di banconote sgargianti. che lei lo sta guardando e di colpo smette di cantare.
“Quanti sono?”, Ding Xiaoman sorride. “Come fa dopo? Continua, vorrei sentire”.
“Tantissimi”, sorride anche lui, “più di mille, non “Non me la ricordo; come mai, secondo te?”. Il
si riesce nemmeno a contarli”. bambino le tende le mani, con i palmi rivolti verso
“Ti aiuto a contarli, vuoi?”, chiede Ding Xiaoman l’alto.
tanto per dire, ma il bambino le porge davvero i soldi “Chi ti ha insegnato questa canzone?”.
attraverso la finestra. Lei rovescia il contenuto del “La mamma”.
sacchetto sul tavolo, si siede e mette in ordine le ban- “E dov’è la mamma?”.
conote in base al valore. “Nel cassetto”.
“E tua mamma?”, gli chiede. Ancora quelle parole.
“È nel cassetto”, risponde lui dopo averci pensato Il computer si è collegato a internet, Ding Xiao-
un po’. man va sul sito di Spiderweb News. A una prima oc-

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Ge Fei
chiata non c’è nessun aggiornamento sul caso di
omicidio, i commenti dei lettori invece infuriano,
sono arrivati a 106.873. Ding Xiaoman entra nel fo-
rum e vede subito i nuovi post:

h 17:03:23 L’utente 61.53.185 ha commentato:


WTF…, ma è vero? 96 anni? Ma gli viene ancora
duro? E per ben tre volte!!!

h 17:02:34 L’utente 128.72.64 ha commentato:


Tutta la mia ammirazione a questo figlio di putta-
na. Io ho solo 37 anni e cazz…, ho ormai perso del
tutto il desiderio, al punto che mia moglie sembra
una cagna in calore, ulula tutto il giorno.

h 17:10:12 L’utente 78.52.38 ha commentato:


Magari con tutto il suo accanimento il vecchio
potrebbe scrivere un mattonazzo tipo Memorie di
uno storico di Sima Qian. Scusatemi tanto, ma que-
sta sera sul 5 della CCTV trasmettono lo scontro al
vertice Arsenal- Manchester United?

h 16:52:02 L’utente Catch Wind 261 ha commen-


Ha la sensazione
tato:
che qualcosa non Dovrebbero ammazzarlo. Meglio ancora se lo ca-
quadri. Entra in strano, fanno di lui un altro Sima Qian.
ascensore, e
mentre si volta lo h 16:47:01 L’utente 6158KV3100 ha commenta-
vede. Non se n’è to:
andato, è lì che Raccomando fortemente alle autorità di non fu-
dorme cilarlo. Bisogna ricostruire e studiare attentamente
rannicchiato a le sue abitudini alimentari: come può un uomo di 96
pancia in giù su un anni avere una sessualità ancora così vigorosa? Con
divano della hall un po’ d’impegno presto potremmo produrre il Via-
gra cinese.

h 16:33:56 L’utente 117.28.413 ha commentato:


Perché avete cancellato il mio post? Protesto! Ho
detto solo cose vere.
chiacchierare con lei. Quando allude alla storia del
Su Nohaweb il professor Geng Yuxiu, uno psico- vecchio e della ragazza, la cameriera sorride: sta-
logo di fama nazionale, risponde in diretta ai lettori: mattina un giornalista della tv le ha fatto delle do-
mande.
Le nozioni più elementari in materia ci dicono che il fatto è “È impossibile”, dice, “il fatto sarebbe avvenuto
poco probabile, ma non impossibile. Ho letto il rapporto sul pendio della montagna di fronte al nostro alber-
della polizia, se sono state trovate tracce di sperma negli go: un episodio così grave, non potremmo non saper-
organi genitali della vittima, significa che l’atto sessuale si lo, tanto meno…”, s’interrompe all’improvviso, sor-
è consumato. La medicina e in particolare i risultati ride e s’inumidisce le labbra.
dell’autopsia dimostrano che c’è stato un inturgidimento “Tanto meno cosa?”.
dei corpi cavernosi del pene e organi come l’ipotalamo e il “Intendo dire lo stupro: nella nostra cittadina so-
sistema centrale nervoso… no cinque o sei anni che non si sentono cose del ge-
nere. Qui è pieno di prostitute, basta avere un po’ di
ing Xiaoman smette di leggere, si soldi, fanno tutti i servizi, certe porcherie che nem-

D accorge che il bambino se ne è an-


dato. Fuori piove ancora più forte. I
fari delle automobili illuminano di
tanto in tanto il parcheggio, la piog-
gia ha trasformato la superficie
stradale in una poltiglia simile alla pappa di riso.
Suona il campanello, è una cameriera che porta
un termos di acqua bollita. Ding Xiaoman si mette a
meno te le immagini. Che bisogno c’è di correre un
rischio simile? A meno che non sia impazzito”. Ding
Xiaoman le chiede dov’è la sala ristorante. “Al piano
di sopra”, risponde lei, poi fa un passo indietro ed
esce dalla stanza.
Le parole della cameriera in qualche misura han-
no confermato l’idea che Ding Xiaoman si è fatta di
quella storia: è una notizia falsa. La fonte indicata sia

54 Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020


da Spiderweb News sia da Noahweb è Il giornale del­ vità. Tesoro, mi manchi. Così umida, così duro…”.
la sera di Huaiyang. Trova subito il numero del gior­
nale nell’elenco telefonico, ma le rispondono di aver L’sms non fa che accrescere la sua ansia. È così
avuto la notizia da un giornalista del quotidiano Stel­ arrabbiata che spegne con un gesto deciso il cellu­
la metropolitana che collabora anche con loro. Gra­ lare.
zie alla sua insistenza, Ding Xiaoman ottiene il nu­ Quando sale al piano di sopra per cenare, ripensa
mero del giornalista. Ma quando chiama le risponde al bambino. Ha la sensazione che qualcosa non qua­
un computer: “Buongiorno, questa è la fabbrica pro­ dri. Entra in ascensore, e mentre si volta lo vede.
vinciale di macchine agricole…”. Non se n’è andato, è lì che dorme rannicchiato a pan­
Mentre guarda la pioggia fuori dalla finestra, cia in giù su un divano della hall, con il sederino
Ding Xiaoman è assalita dall’ansia e dalla confusio­ all’insù. Un portiere dai capelli brizzolati fa per sve­
ne. Manda un sms a Qiu Huaide: “Sospetto che sia gliarlo. Le porte dell’ascensore si chiudono rapide.
una notizia falsa. Non c’è nessun aggiornamento”. La sala ristorante è affollata, un cameriere l’ac­
Qiu Huaide non ama rispondere al telefono, ha la compagna a un tavolo vicino alla finestra e la fa acco­
mania degli sms perché gli sembrano più alla moda. modare. Dopo avere preso l’ordine, le fa un piccolo
Fuori, uno strillone vende i giornali annunciando a inchino: “Mi scusi, stasera ci sono molti clienti, il
gran voce la notizia del giorno: “Giornali! Giornali! servizio è piuttosto lento, dovrà aspettare un po’”.
Ultime notizie! Gong Li si è suicidata! L’attrice Gong Di fronte a lei un uomo in giacca e cravatta ha già
Li si è suicidata! Ultime notizie!”. finito di mangiare, legge il giornale ripulendosi la
Un istante dopo ecco di nuovo il trillo del cellula­ bocca con uno stuzzicadenti. Sul suo tavolo c’è un
re, è Qiu Huaide: “Allora inventa tu una notizia. Nel vaso di porcellana bianca con una rosa. Il chiassoso
mondo del giornalismo è concessa una certa creati­ chiacchiericcio e il fracasso delle stoviglie coprono

Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 55


Ge Fei
addirittura il rumore della pioggia battente. Ma lei sa
che piove forte, vede l’acqua scendere a torrenti sul
vetro delle finestre.
Per un breve lasso di tempo resta seduta lì, lascia
correre la fantasia a briglia sciolta. Riesce a trovare
un collegamento arbitrario fra tutti gli avvenimenti
e i pensieri delle ultime ore, le fanno sorgere una rid-
da di libere associazioni. Per esempio, tra il bambino
e l’inesistente operaia della fabbrica di cemento; tra
il paracadutista e un uccello ad ali spiegate; tra la ro-
sa e la pioggia e poi Borges, che conosce così bene.
Chi la sente cadere ha recuperato / il tempo in cui la sor-
te fortunata / gli rivelò un fiore chiamato rosa / e lo
strano colore del rosso. Ma la sua rosa è sfiorita, sta
marcendo. Sente addirittura che anche la sua mente
sta marcendo poco alla volta. Sta aspettando da qua-
rantacinque minuti tondi tondi, ma ancora non le
portano da mangiare. L’uomo di fronte a lei se n’è già
andato, e ha lasciato sul tavolo il giornale che stava
leggendo. Ding Xiaoman lo prende facendo cadere
via due stuzzicadenti e un titolo a caratteri cubitali in
prima pagina attira subito la sua attenzione: “Gong
Li muore suicida (dettagli a pagina otto)”.
Al terzo piano
Ding Xiaoman apre il giornale a pagina otto, e do-
s’imbatte in tre po aver cercato a lungo finalmente in un trafiletto in
poliziotti che basso a destra legge:
stanno scendendo,
indossano Gong Li, contadina del settimo raggruppamento del vil-
impermeabile e laggio di Dingmao, frazione di Bali, presso Zhugezhen, fu-
stivaloni di riosa dopo una lite con i vicini per via di due anatre, torna a
gomma, in mano casa e in preda a improvvisa disperazione s’impicca con
lunghe torce una corda di canapa a una trave del soffitto…
elettriche. Sul Dal nostro corrispondente Wang Xiaoqiang
pianerottolo si è
Le labbra increspate in un freddo sorriso, Ding
formato un
Xiaoman abbandona il giornale sul tavolo. Arrivano
capannello di i piatti, ma assaggia appena qualche boccone e torna
persone a guardare il giornale. A un tratto si è ricordata di
qualcosa: posa ciotola e bacchette, afferra il giornale
e riprende a leggere. Il suo sguardo si fissa sulla frase dizioso, lo aiuta a raccogliere le cartacce”.
a piccoli caratteri “s’impicca con una corda di cana- “Ti è capitato di vedere suo padre negli ultimi
pa a una trave del soffitto”. Sente una stretta al cuore giorni?”, domanda Ding Xiaoman.
e all’improvviso le torna in mente l’indovinello del Il vecchio si concentra un istante: “Ora che me lo
bambino: una persona può rimanere sospesa in aria dici, a pensarci bene, in questi due giorni non l’ho
senza cadere? visto spazzare le strade. Perché cerchi il bambino?”.
Ha come il sentore di un pericolo e si rimprovera “Dove abita?”, chiede lei con impazienza, “puoi
per la propria negligenza. Fa un cenno al cameriere, portarmi da lui?”.
paga il conto e corre al piano di sotto. “So dov’è, ma ho mal di schiena, faccio fatica a
Si precipita nella hall. Il divano è vuoto, il bambi- camminare, e poi fuori piove ancora”.
no se n’è andato. Si avvicina al portiere e gli chiede Ding Xiaoman prende il portafoglio, tira fuori
del bambino. L’uomo indica fuori con il dito. cento yuan e li porge al vecchio: “Fammi il favore di
“Lo conosci?”, gli domanda. accompagnarmi, devo vedere quel bambino con ur-
“Certo che lo conosco”, il vecchio emana un acre genza”.
odore d’aglio. “Pensa che suo padre è stato un mio Il vecchio dà un’occhiata ai soldi e fa una risatina,
allievo”. come se non se ne aspettasse così tanti. Si volta e si fa
“Ma come? Sei anche un insegnante?”. dare un ombrello dalla ragazza della reception, che
“Prima di andare in pensione insegnavo geogra- lo stuzzica: “Ti è passato il mal di schiena?”. L’inse-
fia alle superiori, ma era tanti anni fa. Suo padre era gnante ha il senso dell’umorismo: “Sì, sì, è passato”,
nella mia classe, aveva problemi al fegato, in terza risponde, se me ne dava duecento correvo in Ameri-
lasciò la scuola. Ora fa lo spazzino qui. Lo vedo con il ca tutto d’un fiato”.
figlio quasi tutti i giorni. Quel bambino è proprio giu- I due camminano sotto la pioggia per circa un’o-

56 Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020


ra, alla fine arrivano davanti a un edificio di mattoni piccolo. Bocconi sul letto, sta mangiando una pera o
grigi a cinque piani. Passa un furgoncino bianco con una mela, l’ha quasi finita, resta il torsolo. Accanto al
i fari accesi che le schizza in faccia acqua mista a fan- letto c’è una donna di una quarantina d’anni dall’aria
go. Il professore di geografia la guida fino a un porti- turbata. Nella stanza c’è anche una bambina di sette
co d’ingresso sul lato ovest dell’edificio e lì si ferma. o otto anni, che in punta di piedi cerca di prendere
“Io non salgo, ridammi l’ombrello. Abita al quar- qualcosa da un cassettone. La donna le grida: “Non
to piano, numero 401. Io non ci vengo”. Prende l’om- toccare! Potresti infettarti!”. Si gira e le assesta un
brello dalle mani di Ding Xiaoman, lo chiude, si gira ceffone. Nel farlo, si accorge di Ding Xiaoman in pie-
e se ne va. di sulla porta. Palesemente anche il bambino l’ha
Davanti all’ingresso si è formata una pozzanghe- vista e storce la bocca in un sorriso.
ra. I due appartamenti al piano terra hanno la porta “Tu chi sei per il bambino?”, le chiede la donna
aperta, le padrone di casa discutono ad alta voce. squadrandola da capo a piedi.
“Aveva la lingua fuori a penzoloni, che spavento”. Al “Una parente”, risponde Ding Xiaoman dopo
terzo piano s’imbatte in tre poliziotti che stanno averci pensato un istante.
scendendo, indossano impermeabile e stivaloni di L’altra fa un lungo sospiro e sorride: “Ottimo”.
gomma, in mano lunghe torce elettriche. Sul piane- Abita nell’appartamento di fronte. Poco fa la po-
rottolo si è formato un capannello di persone. “An- lizia le ha affidato temporaneamente il bambino.
che il bambino, però, non è in grado di capire? È mor- Domani mattina il comitato di quartiere manderà
to da così tanto tempo, com’è che non ha chiamato qualcuno a occuparsi della faccenda.
nessuno”. Avverte un pungente odore di disinfettan- “Cosa è successo ai suoi?”.
te, stranissimo. “Non hai visto l’auto delle pompe funebri? Il pa-
La porta del 401 è aperta. Ding Xiaoman vede il dre si è impiccato”, risponde la donna, “stamattina

Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 57


Ge Fei
Lo accompagna in all’alba, erano le quattro o le cinque, il bambino è Ding Xiaoman continua a piangere. Lo prende in
cucina, si avvicina venuto a bussare alla mia porta. Ero appena tornata braccio, gli sfila le scarpe e gli lava i piedi, poi lo sol-
al rubinetto, si dal turno di notte alla fabbrica di cemento, mi ero leva e lo depone sul letto. Ha un corpicino morbido
bagna la mano e addormentata solo da un paio d’ore quando il picco- morbido, si addormenta quasi all’istante.
gliela passa sul lo mi ha svegliato. Ho aperto la porta e gli ho chiesto Ding Xiaoman si siede sul bordo del letto a guar-
cosa avesse, e lui: ‘Sbrigati, vieni a vedere mio papà’. darlo, piange da sola per un po’. Prende il cellulare e
viso. Ha visto che
Dentro di me ho pensato: ‘Tuo papà lo conosco, cosa compone il numero di Qiu Huaide.
ha una macchia di
ci sarà mai da vedere?’. Ti dico la verità, avevo tanto “Caporedattore Qiu, voglio cambiare argomen-
sangue sotto il sonno, ho richiuso la porta, chi se lo poteva immagi- to, scrivere un altro articolo”.
naso nare che il padre si fosse impiccato”. “Hai una voce strana, cos’è successo? Pronto?
La donna stende le mani e le avvicina alla luce Pronto?”.
della lampada per guardarsele attentamente: “Poco “Qui è successo un fatto, voglio scriverci un arti-
fa li ho aiutati a spostare il corpo, dici che mi potrei colo…”, esordisce, e poi gli racconta tutto.
essere infettata? Soffriva da tempo di epatite. Ma mi “Che stupida, cose del genere succedono tutti i
sono già lavata le mani col sapone”. giorni, non è una notizia”. Dall’altro capo del telefo-
“Se te le sei lavate non c’è problema”, risponde no, Qiu Huaide si sforza di ascoltare fino alla fine,
Ding Xiaoman. cercando di essere paziente, poi scoppia a ridere:
La donna prende per mano la bambina ed esce. “Non dovresti farti prendere così dalle emozioni.
“E la madre?”. Chiede Ding Xiaoman alle loro Devo rispondere a un’altra telefonata, aspetta, ti ri-
spalle. La donna si gira e fa un cenno sconsolato con chiamo io”.
la mano: “È morta anche lei. Solo due mesi fa. Can- Si appoggia alla testiera del letto, aspetta per due
cro ai polmoni”. Poi Ding Xiaoman sente la porta di ore. È smarrita. Qiu Huaide non ha ancora richiama-
fronte chiudersi con uno schianto. to. Fuori la pioggia cade scrosciante. Questa pioggia
Ora nella stanza sono rimasti solo loro due, Ding che acceca i vetri / rallegrerà in sperdute periferie / le
Xiaoman e il bambino. La finestra che affaccia a nere uve di una pergola in un / patio che non esiste più.
ovest ha un vetro rotto, il vento si riversa dentro ulu- La bagnata / sera mi porta la voce, la voce desiderata, /
lando e infradiciando dei giornali vecchi impilati di mio padre che ritorna e che non è morto. Ding Xiao-
contro il muro. Sul cassettone c’è una cartella clini- man cade in un breve sonno confuso, ma la sua men-
ca, i caratteri sono vergati in una grafia disordinata, te continua a pensare: come dirà addio al bambino il
ma leggibile: fegato, carcinoma, terminale. Accanto giorno dopo? A questo pensiero senz’accorgersene
è posato un rotolo di corda di canapa, nuova. Questo ricomincia a piangere.
naturalmente spinge Ding Xiaoman a immaginare A mezzanotte, il piccolo si sveglia bruscamente,
che il padre l’abbia comprata tornando dall’ospeda- gli occhi neri e lucidi. Giocherella con la mano sini-
le, probabilmente è stato in quel momento che ha stra di Ding Xiaoman, in realtà ha notato l’anello che
maturato l’idea del suicidio, è entrato in un negozio porta al dito medio. Lei se lo toglie e glielo porge.
di casalinghi e ha comprato la corda. “Cos’è?”.
Si siede sul letto vicino al bambino, gli accarezza “Un anello”.
la testa, gli chiede se ha fame. Il bimbo ha gli occhi Il piccolo si porta l’anello davanti agli occhi e lo
un po’ smarriti: dice che ha mangiato una mela, non osserva a lungo. “Mi è venuta in mente la canzone
ha molta fame, ha solo sonno. A un tratto scivola giù che mi ha insegnato la mamma”, dice a un tratto. In
dal letto, prende uno sgabello e ci si arrampica per quel momento, trilla il cellulare, è Qiu Huaide, un
aprire il cassetto più alto del cassettone, tira fuori altro sms: “Cambio di programma: domani mattina
una cornice e la fa oscillare verso Ding Xiaoman. presto vai a Hefei e prendi il volo per Pechino. L’attri-
“Questa è mia mamma. Te l’ho detto che abita ce Liu Xiaoqing ha avuto un incidente”.
nel cassetto”. Il bambino la fissa imbambolato: “Ti canto la
Solo ora, guardando la fotografia, Ding Xiaoman canzone, mi ascolti?”.
avverte in bocca il gusto salato delle lacrime. È un “Sì, fammi sentire, dai!”. Gli accarezza la testa. I
volto pallido e fragile, lo sguardo carico di dubbi, pie- suoi occhi sono neri e lucidi.
tà e paura. Come se avesse visto una cosa spaventosa
proprio mentre le scattavano la foto. Ding Xiaoman Dici che vuoi sentirmi cantare
ripone la cornice nel cassetto. Vorrebbe riempire un Dici che vuoi vedere il mio viso
catino d’acqua per lavare il viso al bambino, ma non Non posso cantare per te, mi vien da piangere se canto
ne trova uno. Allora lo accompagna in cucina, si av- Non posso mostrarti il mio viso, mi vien da piangere se mi
vicina al rubinetto, si bagna la mano e gliela passa sul guardi
viso. Ha visto che ha una macchia di sangue sotto il Meglio cogliere un fiore selvatico per te
naso: gli chiede se si è graffiato. Il bambino dice che Mi chiedi, mamma, come si chiama quel fiore
al mattino, quando è andato a bussare alla signora di Mi chiedi, mamma, di che colore è quel fiore
fronte, lei gli ha chiuso la porta in faccia, ferendogli È il fiore anello!
il naso. È un bel fiore immacolato
“Ma ho perso sangue solo un po’, poi ha smesso. È una lacrima di mamma, il cuore della mamma
Come mai, secondo te?”, dice il bambino. È il fiore anello. u

58 Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020


Portfolio

Linea di sepa
60 Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020
Zhou Pinglang ha
viaggiato lungo una
linea immaginaria
che divide la Cina in
diagonale. Nella parte
occidentale, più povera,
vive solo il 6 per cento
della popolazione

el 1935 il geografo cinese

N Hu Huanyong tracciò
una linea di demarcazio-
ne immaginaria che di-
videva la Cina in due
parti. Questa diagonale,
chiamata linea Hu, parte dalla città di
Tengchong, nella provincia dello Yun-
nan, vicino alla Birmania. Prosegue verso
nordest fino a raggiungere la città di
Heihe, nella provincia dello Heilongjiang,
al confine con la Russia. All’epoca Hu
Huanyong aveva notato una crescita de-
mografica asimmetrica tra le due aree, che
è visibile ancora oggi. Secondo i dati più
recenti, a est della linea Hu vive il 94 per
cento della popolazione cinese, più di 1,2
miliardi di persone, mentre a ovest solo il 6
per cento, tra cui la maggior parte delle mi-
noranze etniche. In questa metà molte zone
sono montuose e semiaride, il livello di svi-
luppo e urbanizzazione è più basso e la po-
vertà è diffusa.
“A ovest molte industrie non sono più
sostenibili. Chi resta sta provando a investi-
re nelle energie rinnovabili e nel turismo”,
spiega il fotografo Zhou Pinglang, che tra il
2016 e il 2017 ha viaggiato lungo la linea Hu.
“Dopo più di ottant’anni, nonostante le

arazione
trasformazioni economiche e culturali del
paese, ci sono ancora grandi disparità tra
le due aree” ◆

Zhou Pinglang è un fotografo e giornali-


sta cinese.

Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 61


Portfolio

A sinistra, in alto: Yulin, provincia dello


Shanxi. Al centro: una montagna di
carbone e materiali di scarto a
Shuangyashan, provincia dello
Heilongjiang. Dopo il cosiddetto
decennio d’oro del carbone (2002-2012),
la domanda è precipitata a causa del
rallentamento della crescita economica e
degli impegni del governo per ridurre le
emissioni di carbonio.
In basso: cacciatori han nel loro
accampamento tra i monti Xiao
Hinggan, nella provincia dello
Heilongjiang. Gli han sono il più grande
gruppo etnico della Cina.

62 Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020


Nella foto grande: Jiang Miaomiao nel suo ufficio
della Scuola tecnica e professionale del carbone di
Heilongjiang. Nella scuola si è diplomato quasi tutto
il personale della miniera di Shuangyashan, ma negli
ultimi anni ci sono stati meno iscritti.
Accanto: distretto di Fularji, un gruppo di donne con
l’uniforme delle guardie rosse dopo uno spettacolo
dedicato all’ideologia collettivista.
Alle pagine 60-61: Ge Chunyong del popolo oroqen,
uno dei gruppi etnici più piccoli e più antichi della
Cina, tra i monti Xiao Hinggan. Dagli anni ottanta il
governo ha vietato la caccia e approvato nuove leggi
sul controllo delle armi. Oggi gli oroqen sono circa
diecimila, di cui solo dodici conservano il diritto di
usare le armi e cacciare in inverno.

Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 63


Portfolio

64 Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020


Due ragazze si preparano per uno spettacolo di danza nel distretto di Fularji, nella provincia dello Heilongjiang

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Portfolio

66 Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020


Sopra: Shuangyashan, minatori aspettano di firmare i documenti per le dimissioni a causa di una
ristrutturazione del personale. Sotto: alberi finti a Shuangyashan. Nella pagina accanto, sopra: giovani
giocano a biliardo a Hanzhong, provincia dello Shanxi. Sotto: Zhang Tianqi prima del suo matrimonio a
Shuangyashan. Zhang lavora in una miniera di carbone, ma da mesi non riceve lo stipendio.

Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 67


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Dong Xi Disegni di Gipi

Nessuna
così bella
o, non intendevo questo. Non mi lare sotto le pedalate di Nian, che di tanto in tanto si

N riferivo alla devastazione, tanto- voltava verso di lei e le sorrideva con gli occhi stretti
meno alla calamità naturale. Basta in due fessure.
che dai un’occhiata alle mie cicatri-

cretino ne parlerebbe bene o lo trove-


rebbe eccitante. Mi riferivo a una don- Osservavo
na, Xiang Qingkui.
Io e Qingkui stavamo faccia a faccia: non ci erava-
ci per capire che non avrei niente di mo mai trovati così vicini. Osservavo le sue lunghe
bello da dire sul terremoto. Solo un ciglia come lucide per l’umidità, le pupille più limpi-
de del cielo azzurro e le fossette peren-
nemente disegnate sulle gote arrossa-
le sue lunghe ciglia te. Che Qingkui fosse bella era risapu-
Si sposò con Nian l’anno del terre- come lucide per to, ma quel giorno era bellissima. Poi
moto, nel 1976, durante il capodanno. l’umidità, le pupille mi sarei accorto che le fossette le spun-
Nian, che di cognome faceva Bei, il no- più limpide del cielo tavano solo quando sorrideva, a ripro-
me completo era Bei Yunnian, era il azzurro va del fatto che quel giorno non aveva
nostro vicino di casa. Il secondo giorno e le fossette mai smesso di farlo.
dell’anno lunare ero ancora nel mondo perennemente Più Nian andava veloce con il risciò
dei sogni quando venne a svegliarmi: e più il vento mi sferzava il volto. Face-
disegnate sulle gote
“Chunlei, su, andiamo a prendere la va male. Mi strinsi nelle spalle, lei se ne
tua nuova zia”. All’epoca andavano di
arrossate accorse e tirò fuori un barattolino di
moda i matrimoni sobri, meno erano i crema protettiva dalla borsa. Ne
fronzoli e più s’interpretava uno stile di vita sano. estrasse una piccola quantità con un dito e me la
Nian era un quadro di partito in attesa di un avanza- spalmò sulla faccia.
mento di carriera, perciò non osava certo sperperare “Ma tu guarda”, esclamò, “hai la pelle tutta scre-
DONG XI, nome
in stravaganze. A dirla tutta, non ne avrebbe comun- polata dal gelo!”.
d’arte di Tian Dailin, que avuto le possibilità. Le sue mani mi scorrevano sul viso come acqua
è uno scrittore e Era un tipo alla buona. Dopo avermi fatto acco- calda. Era talmente piacevole che per poco non persi
sceneggiatore modare sul sedile posteriore di un risciò a pedali conoscenza e nella mia testa, d’improvviso, affiorò
originario della avuto in prestito, partì in direzione dell’ospedale per una parola: angelo. Qingkui era una fata arrivata dal
regione autonoma andare a prendere la sua sposa. Indossava una giac- cielo! Mi domandai perfino se i medici fossero chia-
del Guangxi, nel sud ca a vento logora e delle scarpe da ginnastica che si mati angeli a causa sua. Ti confesso una cosa, non
della Cina. Nato nel erano sbiadite a forza di lavarle; solo la sciarpa rossa importa se mi prenderai in giro: dopo che mi aveva
1966, vive a Pechino.
che aveva al collo era nuova. massaggiato la faccia in quel modo, non me la lavai
Il titolo originale di
Qingkui si era alzata prima di noi. Quando arri- per tre giorni, tiravo addirittura fuori la lingua per cer-
questo racconto è Ni
bu zhidao ta you duo
vammo, ci stava aspettando già da mezz’ora all’in- care di leccare la crema. Ero convinto che avesse il
mei (Non sai com’era gresso del dormitorio con il naso rosso per il freddo. suo sapore.
bella). La traduzione Nian si tolse la sciarpa e la mise a lei coprendole be- Quel giorno ero ancora più raggiante di Nian. Ci fu
è di Antonio ne la bocca e il naso, poi la fece accomodare sul sedi- un viavai di gente che veniva a mangiare le caramelle
Paoliello. le e prese la strada del ritorno. Il risciò sembrava vo- nuziali. Arrivavano per poi andarsene poco dopo. Io

70 Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020


Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 71
Dong Xi
In un batter
d’occhio nel
palazzo si sparse
la notizia della
bellezza
mozzafiato di
Qingkui: da
paura, come si
direbbe oggi.
Quella sera stessa,
i miei litigarono

fui l’unico a rimanere tutto il giorno da Nian finché, “Guarda la moglie che s’è trovato: bel fisico, bel
scesa la sera, mi disse: “Guarda che mica ti sei sposa­ seno, ed è pure un medico! I giovani d’oggi sì che sono
to tu. Che hai da essere tanto contento? Su, tornatene fortunati!”, esclamò mio padre.
a casa a dormire”. “Ma guarda come s’infervora per la moglie del vi­
Mi alzai a malincuore, prendendomela con la not­ cino!”, sbottò mia madre.
te che era calata troppo presto. Spuntò dalla camera “Lo so bene che non ti sei ancora fatto passare il
Qingkui con un quaderno con la copertina di plastica vizio. Ma se ne vuoi una più bella, prima devi divor­
e mi disse: “Oggi è stata una giornata faticosa. Tieni, ziare da me!”. Bisticciavano a bassa voce, pensavano
questo è un regalo per te”. Devi sapere che a quei tem­ che fossi sordo e non me ne accorgessi.
pi di quaderni di buona qualità come quello, con la Qualche giorno più tardi anche Sun Jiawang, uno
copertina di plastica, non se ne vedevano tanti in giro. che abitava al secondo piano, ebbe una discussione
Mia madre faceva la casalinga e la famiglia viveva so­ con la moglie. Lei lo accusava di fissare Qingkui come
lo con lo stipendio di mio padre, quindi anche se l’a­ un ebete, praticamente con gli occhi fuori dalle orbi­
vessi trovato, un quaderno del genere, non mi sarei te. Sosteneva che l’aveva aspettata apposta al piano
mai sognato di comprarmelo. Il suo regalo, tuttavia, terra per aiutarla a portare su le zucche. Suo marito
non mi fece affatto piacere. Mi sembrò un modo per però non parlava sommessamente come i miei. La
mettermi alla porta: dopo averlo ricevuto, non avevo ricopriva di insulti in mezzo al ballatoio e tra le altre
più scuse per rimanere lì. cose continuava a urlare: “Sì, mi piace! Che cavolo
In un batter d’occhio nel palazzo si sparse la noti­ vuoi da me? Male che vada, ci separiamo!”. Io pensa­
zia della bellezza mozzafiato di Qingkui: da paura, vo che avesse una bella faccia tosta a trattarla in quel
come si direbbe oggi. Quella sera stessa, i miei liti­ modo. Ma ora so che lo faceva per farsi sentire da Qin­
garono. gkui, quella piazzata era studiata a tavolino. Un paio

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grafie?”. Oppure: “Chunlei, Nian ha detto che rientra-
va stasera, giusto?”.
Io rispondevo immediatamente e poi mi fiondavo
lì facendo a gara con Sun Jiawang a chi rimaneva se-
duto più a lungo. Finché non toglieva il disturbo, non
mi muovevo. Non era l’unico che si piazzava da lei. I
nomi non li ricordo, ma appena Nian andava in tra-
sferta, si presentava uno stuolo di uomini a farle visi-
ta. Era una bella seccatura: se non era Sun Jiawang,
era Tizio; e se non era Tizio, allora era Caio. Ma
chiunque fosse, Qingkui mi chiedeva puntualmente
di tenergli compagnia, per evitare che le facessero
delle avances. L’album delle foto con cui facevo la
spola diventò così il pretesto per andare da lei. In ge-
nere, quando i tizi che le sbavavano dietro toglievano
il disturbo, non avevo nessuna voglia di andarmene.
Allora lei mi riscaldava dei panini al vapore preparati
con le sue mani e, mentre mangiavo, tesseva le lodi di
suo marito. Ascoltavo e pensavo che avrei voluto far-
mi mettere un’altra volta la crema, ma non era più
stagione, ormai faceva caldo. Avevo la pelle del viso
liscissima, senza la minima screpolatura: non avevo
nessuna scusa. Così mi finsi malato e mi rifiutai di an-
dare sia a scuola sia all’ospedale. Mia madre fu co- Non ricordo cosa
stretta a chiedere a Qingkui di venire a farmi un’inie- fu a svegliarmi,
zione. Non t’immagini la felicità che provai in quel fatto sta che mi
momento! Avrei voluto essere sempre malato per ritrovai sveglio,
farmi fare le punture da lei. avevo indosso solo
Ovviamente non era l’unico modo per stare a con-
le mutande.
tatto con lei. Le portavo su l’acqua, mi insegnò a fare
Mentre i miei
le iniezioni e la aiutavo a fare i gomitoli di lana. Poi mi
piantavo di proposito sul ballatoio recitando la poesia scappavano fuori
Neve del presidente Mao. Se facevo errori di lettura, di corsa
subito mi correggeva. A volte, a dire il vero, sbagliavo strillando, alle
apposta la pronuncia di qualche carattere, ma non si loro spalle un
accorse mai del mio trucchetto. Nian invece sì. Era un blocco di cemento
uomo intelligente, Nian. E mi diceva, dandomi dei si schiantò al suolo
colpetti sulla testa: “Furbetto! Se avessi la mia età a
quest’ora Qingkui sarebbe tua!”. In cuor mio, gongo-
di mesi dopo lasciò la moglie. Trascorso qualche tem- lavo e la mia voce riverberava ancora più forte. L’ulti-
po, si mise a corteggiare Qingkui. Lo sentii con le mie mo giorno di scuola prima delle vacanze estive arrivai
orecchie confessarle che si era separato per lei. primo alla gara di recitazione di poesie. Quando an-
Annotavo tutte queste cose sul quaderno che dai a mostrarle il premio, Qingkui esclamò: “Se non ti
Qingkui mi aveva regalato, ma scrivevo soprattutto di avessi dato una mano io, non avresti vinto un bel
lei. Del profumo della sua crema e delle sue dita mor- niente. Su, ti tocca offrire!”.
bide. Avrei voluto sposare una donna uguale a lei, Visto che di soldi per invitarla a pranzo non ne ave-
avevo voglia di parlarle e di andare ogni giorno a casa vo, le comprai un ghiacciolo. Tu non hai visto come lo
sua a trovarla. Nel quaderno la disegnavo anche: i pri- mangiava! Era un’artista, come dite voi! Lo teneva in
mi ritratti non le somigliavano, poi però presi la mano bocca più a lungo di chiunque altro: non lo mordeva
ed erano perfino più fedeli delle foto. Se non l’avessi come faremmo noi, lo leccava lentamente succhian-
ammirata al punto da voler fare anch’io il medico, for- dolo piano piano. Se si scioglieva troppo in fretta, se lo
se sarei diventato un pittore o uno scrittore grazie al toglieva di bocca per fare una piccola pausa. Appena
suo regalo. Chissà perché, dopo il suo arrivo le coppie le gocce sul ghiacciolo si rapprendevano, se lo rinfila-
del palazzo avevano cominciato a litigare, e quando va in bocca e se lo rigirava finché non rimaneva solo il
meno te lo aspettavi da qualche finestra si sentivano bastoncino. E prima di gettarlo via, succhiava un po’
piatti e scodelle che volavano. Era un casermone pre- anche quello. Mia madre diceva che bastava guardar-
fabbricato in cui l’isolamento acustico era pratica- la mangiare il ghiacciolo per capire che era una mo-
mente inesistente. Spesso, quando Nian era via per glie che sapeva fare economia.
lavoro, Sun Jiawang si piazzava a casa sua e non si Dieci giorni dopo, la nostra Tangshan fu colpita da
schiodava. Allora Qingkui mi chiamava dall’altro lato un terremoto di magnitudo 7.8 della scala Richter che
della parete: “Chunlei, mi riporti l’album delle foto- sconvolse il mondo intero, di sicuro ne avete sentito

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Dong Xi
parlare anche voi. Neppure se fossi morto potrei di- Schwarzenegger in Terminator si sarebbe mosso ve-
menticarmi quel momento: erano le 3 e 42 della mat- locemente con quegli affari piantati nella pelle.
tina del 28 luglio 1976. Non ricordo cosa fu a svegliar- Dopo un bel pezzo di strada i miei mi ritrovarono.
mi, fatto sta che mi ritrovai sveglio, avevo indosso Spaventati e felici al tempo stesso, mi accarezzavano
solo le mutande. Mentre i miei scappavano fuori di il viso, mi davano pacche sulle spalle, squadrandomi
corsa strillando, alle loro spalle un blocco di cemento per assicurarsi che fossi tutto intero. Solo quando si
si schiantò al suolo. Era una questione di vita o di graffiarono le mani si accorsero che ero coperto di
morte e, come detriti trascinati dalla corrente, lascia- schegge. Mio padre avrebbe voluto caricarmi in spal-
rono me, il loro unico figlio, in casa. Io non avevo nes- la, ma temeva che si conficcassero più a fondo facen-
suna fretta di mettermi in salvo, davvero. Non ero domi soffrire ancora di più. Mia madre avrebbe volu-
spaventato come loro. Era come se la mia vita non to abbracciarmi, ma non appena mi si avvicinò a brac-
avesse valore o dovessi sacrificarla per qualcuno. cia aperte avvertì lo scricchiolio dei vetri dentro la
Mi rannicchiai in un angolino e aguzzai le orecchie pelle. Era come se mi fossero cresciuti dei corni in te-
per captare i rumori che arrivavano dall’altra parte sta e degli aculei sul corpo: appena mi sfioravi i vetrini
della parete. Mi dicevo che magari avrei potuto lan- trasparenti entravano ancora di più nella pelle senza
ciarmi al salvataggio di Qingkui, ma successe tutto pietà. Mia madre piangeva e mio padre sospirava.
troppo in fretta. Prima di avere il tempo di muovermi Cercavo di rassicurarli che non stavo soffrendo pre-
fui raggiunto dalle sue grida di terrore, seguite dal ru- gandoli di non badare a me. Ma non sentivano ragioni
more assordante del pavimento che sprofondava. Era e rallentarono il passo per camminare al mio passo.
la fine. Non c’erano dubbi: Qingkui era rimasta sotto Mio padre raccolse un bastone a tre piedi abbandona-
le macerie. Il palazzo prese a oscillare violentemente, to da qualcuno e me lo diede. Mia madre mi spronava
come una persona disperata scossa dai singhiozzi. ad andare più veloce, dicendo che di quel passo non
Fui scaraventato fuori dalla finestra e volai giù insie- ce l’avremmo fatta a salire sull’aereo inviato dal presi-
Mio padre raccolse
me a vetri, porte e calcinacci. Era un palazzo di tre dente Mao.
un bastone a tre piani, noi abitavamo al terzo. Stranamente dopo l’im-
piedi patto a terra ero vivo, ma avevo schegge di vetro con- a terra ricominciò a tremare. Ho scoper-

L
abbandonato da ficcate dappertutto. Quando mi alzai in piedi, sem- to dopo che quelle scosse sono le cosid-
qualcuno e me lo bravo un istrice con gli aculei di vetro. A rigore di logi- dette “repliche”. La gente nel panico
diede. Mia madre ca avrei dovuto morire dal dolore, invece non sentivo correva in massa. Mio padre avanzava
mi spronava ad nulla. Vedevo gente che si precipitava fuori sconvolta. sospinto dalla marea umana. Mia ma-
andare più veloce, Altri cadevano come pietre, schiantandosi con un dre gridava: “Chunlei, su, sbrigati! Ti
dicendo che di quel tonfo al suolo per non rialzarsi più. Seguii la folla che aspettiamo alla pista. Ti teniamo un posto sull’aereo”.
passo non ce correva tra le urla. Dopo una decina di metri mi voltai: I sopravvissuti mi passavano accanto come un
l’avremmo fatta a il palazzo non c’era più. torrente in piena che inghiottì la voce di mia madre
Tra le grida e i pianti, chi chiamava il padre o la in un attimo. Io, che a differenza loro non avevo tan-
salire sull’aereo
madre, chi cercava il figlio, chi la figlia. Sempre più ta paura di morire, proseguii con flemma lungo il ci-
inviato dal persone confluivano nel campo sportivo. Anch’io glio della strada. Non so da dove prendevo il corag-
presidente Mao avrei voluto chiamare i miei genitori, ma per quanto gio, fatto sta che non avevo il minimo timore di per-
mi sforzassi non riuscivo a ricordare i loro nomi. dere la vita. Qingkui non c’era più: che senso aveva
Nemmeno loro chiamavano me. Mi chiedevo come vivere?
faceva a essere morta Qingkui. Perché proprio lei, co- Ora che sono dottore so che quando hai ferite
sì bella e piena di vita? Mentre cercavo di rimuovere le ovunque e sei fradicio di pioggia, il rischio di pren-
schegge di vetro dalla gamba, lungo il polpaccio mi derti il tetano è alto. Quando si dice che le disgrazie
scese un rivolo di sangue caldo. Rinunciai. Meglio la- non vengono mai sole o che a nave rotta ogni vento è
sciare che se ne occupasse un medico, o mi sarei dis- contrario! Che iella! Il temporale sopraggiunse sen-
sanguato. za preavviso e i superstiti si misero a correre sotto la
Nessuno sapeva cosa fare, tantomeno io. All’im- pioggia. Le gocce cadevano sulle schegge conficcate
provviso si alzò un vocione che ci strillò di non farci nel mio corpo come se suonassero uno strumento
prendere dal panico, perché il presidente Mao avreb- musicale. Non sentivo dolore, anzi, mi piaceva il ru-
be inviato degli aerei in nostro soccorso. Quelle paro- more della pioggia sui pezzi di vetro. Ancora oggi mi
le esplosero come una bomba provocando ancora più stupisco del mio coraggio di allora. A poco a poco la
caos e disordine. Molti si chiedevano: “A cosa serve folla si diradò, rimanevano solo gli anziani, i malati e
aspettare qui? Forza, di corsa verso la pista!”. i feriti, tutta gente che camminava a fatica sotto la
La folla si diresse all’aeroporto con me dietro. Gli pioggia. D’un tratto sentii gridare: “Chunlei!”. Ci mi-
altri avanzavano a passo sempre più spedito, io invece si un bel po’ a capire che chiamavano me.
ero via via più lento. Il motivo non lo so. Dopotutto Ed era il marito di Qingkui, Nian. Un blocco di
non provavo dolore: perché andavo così piano? Ora cemento gli aveva fratturato tibia e perone, e avan-
che sono medico me lo spiego: sicuramente era a cau- zava strisciando. Era coperto di fango e dalla ferita
sa delle schegge. Prova a immaginare: avevo una fiottava sangue. Gli diedi il bastone che avevo in ma-
quantità di vetri triangolari, quadrati, di ogni forma no e si rialzò in piedi. Reggendosi alla mia spalla,
conficcati nella carne! Ti assicuro che neppure cominciò a camminare tentoni. Il sangue gocciava a

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terra e scorreva nelle canalette mescolandosi ai rivo- Dunque era andata avanti per quello, come mia
li di pioggia. “Povera Qingkui, che brutta fine ha fat- madre. Siccome Qingkui era ancora viva, era viva…
to! Sentivo le sue urla disperate!”, esclamai. Lui ri- recuperai immediatamente le forze e raggiunsi Nian
trasse la mano dalla mia spalla e, aiutandosi con il a passo spedito. Mentre calpestavamo le pozzanghe-
bastone, continuò saltellando su una gamba sola. Lo re, mi parve di sentire Qingkui che urlava. Le urla ve-
raggiunsi e rimanemmo entrambi in silenzio ad nivano dal gruppo di gente che ci precedeva.
ascoltare il suono della pioggia sui frammenti di “È lei?”, domandai. Lui tese l’orecchio alcuni se-
vetro. condi, poi rispose: “Ci sta dicendo di sbrigarci!”.
Lui avanzava a saltelli sempre più rapidi, finché Riprendemmo la marcia con tutte le forze e l’ener-
non mi seminò. “Nian, aspettami!”, implorai. gia che avevamo in corpo. “Qingkui canta proprio
“No”, mi rispose, “altrimenti non avrò più san- bene!”, osservai.
gue!”. Era come tutti gli altri, aveva paura di morire: “E quand’è che canta?”, chiese Nian. “Di sera,
ma perché tutti avevano così tanta paura della mor- no?”, risposi.
te? Non pensavano ad altro che a correre, senza vol- “Mi vuoi dire che non l’hai mai sentita cantare? Di
tarsi a guardare i loro cari che si erano lasciati dietro. notte canta sempre lo stesso motivetto. Le dormi ac-
Perché Nian non era rimasto con Qingkui? Un cane canto e non te ne sei mai accorto?”.
non abbandona un altro cane quando muore. “Ma non canta, mugola, geme. Quando ti sposi
“Tu vai, salvati!”, gli urlai come riacquistando capirai: alle donne piace mugolare in quel modo”, mi
lucidità, “io torno indietro da Qingkui!”. spiegò lui.
Si fermò di botto e si girò verso di me: “Ma chi ti “Tutte le canzoni sono belle, ma quelle di Qingkui
ha detto che è morta? Chi è stato?”. sono le migliori in assoluto. Anche se non hanno le
“L’ho capito io dalle urla”, risposi. “Non è morta, parole: sono belle e basta!”, confessai.
è andata avanti”. “Non solo, ti scaldano”, fece lui.
“Non è morta?”, domandai sbalordito. “Allora, “Ti scaldano? Cosa vuol dire?”, chiesi.
perché non ti ha aspettato?”. “Come la borsa dell’acqua calda sotto le coperte
“Sono stato io a dirle di andare avanti. Ora la cosa quando fa freddo. Ecco, in quel senso. Capito?”.
importante è accaparrarsi un posto sull’aereo. Il pre- “Capito”, risposi.
sidente Mao ne ha inviati un numero limitato, una “E i suoi panini al vapore? Non sono buonissimi?”.
dozzina. Si salva solo chi riesce a prendersi un po- “Lascia stare: solo a parlarne mi è venuta l’acquo-
sto”, mi spiegò. lina in bocca”.

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Dong Xi
Quando mi “Tua zia non ha difetti: le scarpe da ginnastica, ve il dolore: mi bruciava dappertutto e sentivo male
dimisero, tornai per esempio, le lava così bene da farle tornare bian- da morire. Vedevo per davvero delle fiamme su di
nel luogo dove era che. Pure meglio di mia madre! E poi profuma più di me: erano i raggi del sole che illuminavano i fram-
crollata la mia qualsiasi profumo. E i suoi occhi, le fossette, il collo menti di vetro conficcati nella mia carne. Sembravo
casa: c’erano candido e affusolato: non ha un difetto! Il vitino da trasparente e scintillavo. Nella luce del sole, si radu-
vespa, il sedere sodo: tutti sostengono che mi darà nò attorno a me una folla, formando un cerchio. Le
blocchi di cemento
un figlio sano e forte. Un indovino mi ha detto che persone continuavano ad ammassarsi e il cerchio si
armato sgretolati
vivrà almeno fino a ottant’anni, morirò prima io…”. faceva sempre più grande. Notai che nessuno indos-
da cui spuntavano Più parlava e più s’infervorava, ma a un certo punto sava degli abiti e tutti tremavano dal freddo. Come
le barre d’acciaio. scoppiò a piangere. avrei voluto che Qingkui fosse ancora viva, e fosse lì
Mi misi alla “Che ti succede?”, chiesi. nuda tra la folla! Desideravo ardentemente vederla
ricerca del “Niente,” rispose, “la gamba mi fa un male tre- almeno una volta nuda.
cadavere di mendo”.
Qingkui tra le Camminammo in silenzio per un bel pezzo, i no- e ci pensi bene, i raggi del sole che illu-
macerie stri passi erano sempre più pesanti. Poi mi disse:
“Quando sarai grande, ti troverò una moglie altret-
tanto brava”.
“Io voglio Qingkui e nessun’altra!”, protestai.
“Scemo, lei è già mia. Colpa di tua madre che non
ti ha messo al mondo prima!”, esclamò.
“Quando sarò grande, me la regali?”, domandai.
“Non posso”.
“Potreste almeno evitare di trasferirvi da un’altra
S minano una pista aerea piena di corpi
nudi è uno spettacolo impressionante. È
il simbolo della vita stessa. A notte fon-
da, per salvarsi la pelle, la gente era fug-
gita senza pensare a vestirsi. Tempo
dopo qualcuno mi disse che non si era salvato prati-
camente nessuno di quelli che avevano cercato di
vestirsi dopo la scossa: duecentoquarantamila per-
sone.
parte, così saremo per sempre vicini di casa?”, lo in- Finalmente sentii un fragore provenire dal cielo,
calzai. pensai che fossero gli aerei. Ma non feci in tempo a
“Ma se non abbiamo più una casa, è crollato tut- vederli perché le gambe diventarono molli e non mi
to”, fece lui. ressero più. Quando caddi a terra, le schegge e i
In quel momento mi ricordai che il palazzo era frammenti di vetro conficcati nel mio corpo si spar-
andato distrutto. “Davvero verranno a prenderci con sero tutt’attorno. All’improvviso una mano, morbida
gli aerei?”, chiesi. come quella di Qingkui, mi trascinò a sé. Spiccai il
“Il presidente Mao ha a cuore il popolo”, rispose. volo sulla pista gremita di corpi nudi. Poi, altrettanto
“E il presidente Mao ci darà una casa nuova?”. improvvisamente, la mano lasciò la presa e ricaddi al
“Sì”, disse lui. suolo.
“Allora quando ce la daranno, dovrai lasciarmi Per fortuna non mi presi il tetano. Mi salvarono la
vivere nell’appartamento accanto al vostro”. vita in un ospedale da campo. Quando mi dimisero,
“Va bene, verrai a vivere accanto a noi”. tornai nel luogo dove era crollata la mia casa: c’erano
Smise di piovere. All’orizzonte apparve una luce blocchi di cemento armato sgretolati da cui spunta-
pallida. Tutte le volte che cercavo di mettermi carpo- vano le barre d’acciaio. Mi misi alla ricerca del cada-
ni, lui mi spronava: “Ogni passo avanti è un passo in vere di Qingkui tra le macerie. Spostavo pietre e pez-
meno dall’aereo. Chissà, magari Qingkui è già riu- zi di cemento. Scavai a mani nude per tre giorni e a
scita a prenderci tanti posti. Magari in aereo ti fai una furia di scavare i palmi cominciarono a sanguinarmi.
bella dormita sulle sue gambe”. Stavolta Qingkui mi Di Qingkui, però, neppure l’ombra. Da allora, ci tor-
avrebbe permesso di rannicchiarmi con la testa sulle no ogni 28 luglio. Tutti i sopravvissuti, decine di per-
sue ginocchia senza che dovessi fingermi malato. sone, fanno lo stesso. Se ne stanno lì in silenzio a
Quanto avrei voluto farmi un bel sonnellino sulle sue piangere i cari che hanno perso. Non ho mai intravi-
cosce! Quel pensiero mi spinse a continuare, un pas- sto Qingkui tra la gente che viene a ricordare i defun-
so dopo l’altro, dietro a Nian. Eravamo vicini all’ae- ti. Quando tutti se ne vanno, mi siedo sulle macerie
roporto, s’intravedeva una gran folla di gente. Quan- e chiudo gli occhi, piano piano. E mi appare Qingkui
do finalmente la raggiungemmo Nian ebbe un col- accanto alla testata del mio letto che mi fa un’inie-
lasso e cadde a terra con un tonfo, come un grosso zione con le sue dita morbide. Siamo talmente vicini
albero. Si era dissanguato. che vedo le sue lunghe ciglia come lucide per l’umi-
“Chunlei, se ce la farai, ti supplico di cercare la dità, le pupille più limpide del cielo azzurro e le fos-
salma di Qingkui e di darle sepoltura al posto mio...”, sette perennemente disegnate sulle gote arrossate.
furono le sue ultime parole. Scusami, ma ogni volta che arrivo a questo punto
Allora ebbi la certezza che Qingkui era morta. del racconto, non trattengo le lacrime. E appena co-
Nian l’aveva usata per spronare sia me sia se stesso a minciano a scendere, devo immediatamente riapri-
raggiungere l’aeroporto. Se non fosse stato per quel re gli occhi. Mi piacerebbe mettere il dvd in pausa e
pensiero mi sarei accasciato a terra a metà strada e fissare per sempre quella scena nella mente. Ecco
oggi non sarei qui a raccontarti questa storia. Ricor- qui: oggi, a quarant’anni suonati, non mi sono anco-
do la fitta al petto e le lacrime che sgorgavano a fiotti. ra sposato. Ne ho viste tante di belle donne, ma nes-
Piangevo e, a poco a poco, insieme al pianto riappar- suna bella come Qingkui. ◆

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«Non dà risposte a queste domande, Antonio Manzini. Perché uno scrittore racconta. Racconta
i genitori che hanno perso un figlio. Racconta un uomo che ha ucciso un altro uomo e che la
giustizia ha liberato. Da che parte stiamo noi, mentre leggiamo?».
Antonella Lattanzi, LA LETTURA - CORRIERE DELLA SERA

«Lontano da Rocco Schiavone, Antonio Manzini convince con una storia di dolore e vendetta.
Non è un giallo, piuttosto un libro problematico che interroga il senso profondo della giustizia».
Stefania Parmeggiani, ROBINSON - LA REPUBBLICA

«È davvero una quiete profondissima e terribile, quella che dipinge Manzini: la discesa agli in-
feri dei personaggi, imprigionati in un’alternativa diabolica tra amore e morte, tra legami di
sangue e dubbi etici, è documentata da un linguaggio esatto, quasi asettico, un’osservazione
implacabile della provincia italiana».
Raffaella Silipo, TUTTOLIBRI – LA STAMPA

«Rocco Schiavone non c’è, ma ritroviamo i dilemmi morali, le ferite, amplificate fino a diventare
abissi, che caratterizzano le storie del vicequestore romano».
Mauretta Capuano, ANSA

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Jin Renshun Disegni di Anna Parini

In ricordo
di Jin Zhi
in Zhi diceva di amare Yuan Zhe. Lo dice- si, tra cui un farmaco specifico per i tumori all’appara-

J va sempre, in continuazione. Ogni volta to digerente in grado, a quanto si diceva, di regalare


che facevamo una rimpatriata tra compa- dieci anni di vita ai pazienti, ovviamente a un prezzo
gni, lei sceglieva il posto davanti a lui, e non trascurabile. Una confezione costava ventiquat-
attirava la sua attenzione facendo mille tromila yuan. Due volte al mese si alzava di buon’ora
smorfie; oppure si metteva a fissarlo, con e si presentava in ospedale, dove trovava il modo di
il mento appoggiato sulla mano, finché lui non si sen- rubare qualche minuto ai primari, dopo il giro di visite
tiva prudere dappertutto.
“Con quello sguardo mi fai arrosto”, protestava.
o prima di un intervento. Chiacchierando come se
niente fosse, gli allungava una busta con la loro per-
“Ti cuocio a puntino”, ribatteva lei. “Croccante centuale sulle vendite. A volte, dopo le tre del pome-
fuori e tenero dentro, e poi ti mangio, riggio, andava a trovare i medici di tur-
un boccone dopo l’altro”. Jin Zhi diceva che, no in ambulatorio carica di regali, snack
“La nostra anatra laccata!”, lo pren- rispetto a noi che e bibite. Mangiava, beveva, rideva e
devamo in giro noi. ormai eravamo scherzava con loro, convincendoli a
Yuan Zhe non sapeva più che pesci entrati nel mondo, usare i suoi farmaci. Ogni tanto orga-
pigliare. Soprattutto con lei. Era l’unico lui era “acqua nizzava anche delle cene, per fare una
della classe a essere rimasto all’univer- purissima che bella bevuta insieme, rilassarsi un po’ e
sità; finita la triennale aveva fatto la sgorga dalle rocce”. coltivare i rapporti. In tanti alla fine di
specialistica, dopo la specialistica il Le piaceva Yuan quelle serate l’avevano portata a casa, e
dottorato, dopo il dottorato era appro- anche a letto.
Zhe, e le piaceva
dato al dipartimento di scienze sociali. Quando comprava un regalo per i
Jin Zhi diceva che, rispetto a noi che or-
stuzzicarlo suoi clienti, spesso prendeva la stessa
mai eravamo entrati nel mondo, lui era cosa anche per Yuan Zhe: camicie di
JIN RENSHUN “acqua purissima che sgorga dalle rocce”. marca, profumi, ventiquattrore, vino rosso. Mentre
è una scrittrice che Le piaceva Yuan Zhe, e le piaceva stuzzicarlo, lo alla fine della rimpatriata gli altri cominciavano a sa-
vive a Changchun, chiamava “il puro”: “Acqua di fonte pura e zampillan- lutarsi, lei gli metteva un sacchetto di carta in mano.
nel nordest della te, perfetta per il bucato, per il pediluvio e per fare il Lui lo accettava con naturalezza, come se gli apparte-
Cina. Nata nel 1970, bagno”. Erano solo parole, non si sarebbe certo impic- nesse di diritto.
ha scritto un romanzo cata per lui. Aveva una vita sentimentale molto movi- Quando Yuan Zhe portò Nie Yingying a una delle
e varie raccolte di mentata. nostre cene, lo fece senza avvisarci. La signorina ave-
racconti e saggi. Il
Era una rappresentante farmaceutica. Da quando va detto che non poteva assolutamente mancare, pa-
titolo originale di
un paio di anni prima era riuscita a piazzare due eco- zienza se era mancato l’invito. Era un fuscello, con la
questo racconto è
Jinian wo de pengyou
grafi, si limitava a vendere tamponi per i pap test, e carnagione bianchissima, e molto graziosa. Indossa-
Jin Zhi (In ricordo quello bastava a garantirle un’entrata di più di dieci- va un abitino nero con le maniche di crespo a pallon-
della mia amica Jin mila yuan al mese. Sul biglietto da visita si definiva cino. Frequentava un master all’università Normale,
Zhi). La traduzione è “impiegata di società a capitale straniero”. Promuo- aveva conosciuto Yuan Zhe qualche mese prima a
di Alessandra Pezza. veva i prodotti di due case farmaceutiche statuniten- una festa.

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Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 79
Jin Renshun

Seduta davanti a loro, Jin Zhi chiese una sigaretta Jin Zhi li bloccò facendo cenno a lui di farsi da
al compagno che le stava accanto. Yuan Zhe presentò parte.
a Nie Yingying gli amici, uno per uno. Quando fu il “Ma perché?”, protestò qualcuno indispettito.
suo turno, Jin Zhi rispose al saluto con un cenno della “Perché mi piace”, dichiarò lei.
testa sputando una boccata di fumo. La nuvola, densa Stavamo bevendo della grappa, ma prima aveva-
come un batuffolo di cotone, schizzò fuori, poi si allar- mo ordinato delle bibite. Jin Zhi strappò la linguetta
gò lentamente e si srotolò in una manica danzante della sua lattina.
che si dissipò poco alla volta, sfilacciandosi. “Ecco il mio anello nuovo di zecca”, disse infilan-
“Fumava già alle superiori”, spiegò Yuan Zhe. dola all’anulare e agitandoci la mano davanti agli
“Una specie di gangster in gonnella, uscita da un film occhi.
di John Woo”. Quando l’alcol cominciò a fare effetto, ci scate-
In effetti Jin Zhi sembrava la versione femminile nammo con i pettegolezzi. Jin Zhi ci raccontò le ulti-
del bel tenebroso in una pellicola di Wong Kar-Wai: me dell’ospedale. C’era una giovane infermiera
mentre fumava la sua sigaretta con il braccio attorno all’apparenza candida come un giglio, ma che sotto
alle spalle del compagno, sbuffò addirittura il fumo in sotto era un peperino. Il marito faceva l’ingegnere e
faccia a Yuan Zhe, che proprio in quel momento stava lavorava nei cantieri in Africa, aveva dei congedi di un
inspirando e fu preso da un accesso di tosse. paio di mesi ogni tanto. Da quando era tornato, quel
La fissò: “Non ti vergogni?”. fiorellino si sentiva poco bene. Era venuto fuori che
“E tu non ci tieni alla pelle?”, intervenne un grup- aveva l’aids. Da una settimana c’era una folla di medi-
po di maschi circondandolo. ci in corridoio per farsi fare il test.
Alle superiori, con quegli occhi stretti, le gambe “Non dovresti farti un controllo anche tu?”, la pun-
lunghe, la camicia immacolata, era il migliore del suo zecchiò qualcuno.
anno e un campione negli sport, mister perfezione “Certo, ho già prenotato, devo pensare alla vostra
con uno stuolo di ragazze ai suoi piedi. I compagni salute”, ribatté lei facendo scorrere lo sguardo sui pre-
aspettavano da sempre un’occasione per cavargli i senti. “Soprattutto alla tua”, aggiunse soffermandosi
denti di bocca a suon di pugni. su Yuan Zhe.

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Dopo quella serata, Nie Yingying pubblicò un post chiere di Coca-Cola, ma lei aveva rifiutato dicendogli
sulla sua pagina Weibo in cui diceva che gli amici del di aprire una bottiglia di birra, perché doveva smaltire
suo ragazzo ci andavano troppo pesanti con gli scher- la sbronza della sera prima.
zi, non facevano ridere. Poi pubblicò una storiella che “Ti amo come la neve a nord della Muraglia, come
cancellò nel giro di un secondo: una cicciona sale su la brezza in primavera e il verde sulle verdi coste del
un autobus, non trovando posto a sedere deve regger- sud, come la luna che si specchia su uno stagno di nin-
si a una maniglia. A un certo punto l’autista fa una fee, cioè, insomma...”. Jin Zhi stringeva il microfono
frenata brusca, la maniglia si strappa e lei gli si spiac- e barcollava, con la voce arrochita dall’alcol, come in
cica praticamente addosso con la maniglia ancora in un concerto jazz. “Sei il mio principe azzurro. Il quar-
mano. L’autista allora le dice con cattiveria: “Alla ter- to guardiano del Budda insieme a Confucio, Laozi e
za che spacchi, ti regalo una mia foto con tanto di au- Zhuangzi. Io ne accendo sempre quattro, di bastonci-
tografo!”. ni d’incenso”.
Il post era accompagnato da un’immagine di Yuan Eravamo tutti piegati in due dal ridere, compreso
Zhe al volante. Yuan Zhe, che però tornò subito serio. Qualche invi-
tato era perplesso, altri pensavano che Jin Zhi fosse
uan Zhe, io ti amo!”. un’attrice ingaggiata per animare la festa.

“Y Glielo confessò al matri-


monio di lui.
Gli invitati aspettavano lo
scoccare dell’ora stabilita.
Yuan Zhe e Nie Yingying l’a-
vevano fatta scegliere a un geomante in un paesino a
trecento chilometri da lì. Era uno che si dava un sacco
di arie e riceveva solo quando gli faceva comodo. Più
spesso sbatteva la porta in faccia ai visitatori. Per riu-
“Il mio principe azzurro oggi si sposa, ma non con
me”, Jin Zhi s’interruppe. “Non con me, ma non fa
niente, la sposa può far finta di essere me, inchinarsi
al mio principe, fare voto di castità e obbedienza, de-
dicarsi a lui anima e corpo, finché morte non li sepa-
ri”.
Il maestro di cerimonie arrivò di gran carriera, in-
ciampò sul bordo del palco e per poco non si ritrovò in
ginocchio davanti a lei.
Nie Yingying
comparve due
scire a incontrarlo avevano dovuto implorarlo per in- “Alzati, su”, esclamò lei afferrandogli il braccio, minuti prima che
terposta persona. Nie Yingying aveva raccontato “non c’è bisogno di essere così formali!”. cominciasse la
l’avventura sui social network nei minimi dettagli, tra Quello si rimise in piedi e si avvicinò per sussurrar- marcia nuziale.
alti e bassi, passi avanti e battute d’arresto, taggando le qualcosa all’orecchio.
Indossava un
frotte di amici. Del resto, lo faceva con tutto: l’appar- “Se devi parlare, parla”, disse Jin Zhi ritraendosi,
abito bianco con
tamento, l’automobile, i lavori di ristrutturazione, “ma a distanza di sicurezza! Il mio principe ci sta
l’arredamento. E con l’avvicinarsi del matrimonio guardando”. una gonna
anche i fiori, la torta, le decorazioni a forma di cuore. Yuan Zhe la chiamò due volte, facendo cenno di vaporosa, strati di
Taggava sempre un sacco di gente, per essere sicura piantarla. Jin Zhi lo fissò, con il microfono sollevato seta e chiffon
di avere un pubblico. A volte appaiava completo, ca- che amplificava il suo respiro affannoso, come una svolazzanti come
micia, cintura, scarpe e orologio di Yuan Zhe con una marea crescente. minuscoli cristalli
sua gonna, borsetta, scarpe, accessori e camicetta, in “Devo smetterla?”, gli chiese. di ghiaccio
modo che sembrassero una coppietta abbracciata. Lui rispose sempre a gesti.
Nie Yingying comparve due minuti prima che co- “Il principe sei tu, a te la decisione, la tua parola è
minciasse la marcia nuziale. Indossava un abito legge”. Schioccò le dita in direzione del deejay: “Mu-
bianco con una gonna vaporosa, strati di seta e chif- sic!”.
fon svolazzanti come minuscoli cristalli di ghiaccio. Dalle casse proruppe la marcia nuziale.
Trascinandosi dietro il padre, si piazzò all’inizio del Jin Zhi piroettò sulle punte come un cigno e fece
tappeto rosso, dove troneggiava una corona di fiori a un inchino. Gli applausi scrosciarono, e qualcuno bat-
forma di cuore. Incorniciati dal gioco di contrasti tra té addirittura il palmo sul tavolo, gridando: “Bis!”.
il bianco delle rose e il lilla dei non ti scordar di me, Nie Yingying e suo padre erano rigidi come a un
padre e figlia sembravano un’immagine in un porta- funerale. Sulle prime note della marcia si sussurraro-
ritratti. no qualcosa poi, petto in fuori, cominciarono ad avan-
Da giovane il signor Nie era nell’esercito, poi si zare sul tappeto rosso. Quando raggiunsero lo sposo,
era dato alle esportazioni via mare, aveva contatti in il signor Nie ebbe un attimo di esitazione prima di
tutto il mondo ed era molto ricco. La signora Nie era cedergli il braccio della figlia.
la sua terza moglie, aveva pochi anni più della figlia. Il maestro di cerimonie pronunciò le frasi di rito:
Quando entrammo, era accanto a lui ad accogliere una gran bella coppia, cent’anni di felicità, che pos-
gli ospiti; la sua pelle di pesca e gli occhi scintillanti siate invecchiare insieme. Vuoi prenderla in sposa? In
come un torrente in primavera imbaldanzivano gli salute e in malattia, nella gioia e nel dolore, in ricchez-
uomini invitati. za e in povertà? Vuoi prenderlo in sposo? Essergli fe-
Eravamo tutti concentrati sulla sposa, nessuno dele sempre, amarlo e onorarlo?
avrebbe saputo dire in che modo Jin Zhi fosse riuscita Gli invitati applaudivano entusiasti a ogni frase,
a salire sul palco, né dove avesse recuperato il micro- qualsiasi cosa dicesse. I testimoni lessero il certificato
fono. Era arrivata preceduta da una scia di alcol e con di matrimonio, Yuan Zhe e Nie Yingying si scambia-
la faccia stravolta. Qualcuno le aveva versato un bic- rono le fedi, e quando l’officiante disse che potevano

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baciarsi, Nie Yingying rimase impalata come una sta- Yingying. Poi lanciò un’occhiataccia a Yuan Zhe e gli
tua di ghiaccio mentre lui le sollevava il velo. Le sue rifilò uno schiaffo. “Razza di pervertito!”.
labbra tese si scontrarono con la guancia di lei. Si sentì uno schiocco come se l’avesse colpito con
“Vi dichiaro marito e moglie!”, proclamò il mae- un ventaglio. Jin Zhi sgranò gli occhi, si raddrizzò e
stro di cerimonie. tese la mano verso la caraffa di Nie Yingying. “Hai
bevuto abbastanza”.
a performance di Jin Zhi fu filmata e Lei le bloccò la mano. “Non toccare il mio sakè”.

L pubblicata sul web, dove ottenne un re-


cord di visualizzazioni e una pioggia di
commenti: “Lol!”, “Questa sì che è fuo-
ri di testa!”, “Alla faccia dell’amica!”.
Lei diede la colpa ai postumi della
sbornia, e andò a vedersi i video solo perché gli amici
la pressavano: “Meriterei un Oscar, altro che quelle
attricette da quattro soldi”.
“Sei diventata virale”, la punzecchiai, “hai rubato
“Basta bere!”, intervenne Yuan Zhe strattonan-
dola.
Nie Yingying stringeva la caraffa come se ne an-
dasse della sua vita. Si scrollò di dosso la mano del
marito, e i suoi capelli gli graffiarono la guancia co-
me i denti di un pettine. “Levati dai piedi, carogna!”.
Nella saletta scese il silenzio.
“Ecco cosa sei”, disse Nie Yingying fissandolo, e
scandì: “Una carogna putrescente, mangiata dalle
la scena agli sposi”. larve”.
“L’importante è che nessuno le rubi il marito, altro Jin Zhi le mollò un ceffone.
che la scena!”. “Calma, calma, calma”, intervenimmo noi, pre-
Per scusarsi, organizzò una cena in loro onore. cipitandoci a dividerle. “Avete bevuto abbastanza,
Yuan Zhe disse che non ce n’era bisogno, ma Nie dai…”.
Yingying accettò subito. “Te l’ho detto, hai fatto voto di castità e obbedien-
Jin Zhi prenotò al Ciliegio fiorito, un giapponese. I za al mio principe, devi dedicarti a lui anima e corpo”,
Si sentì uno
piatti variopinti riempivano il tavolo lungo e stretto disse Jin Zhi respingendomi, con gli occhi puntati su
schiocco come se come tanti fiori che galleggiano sull’acqua. Ci acco- Nie Yingying. “Bevi due bicchieri e non ti ricordi più
l’avesse colpito con modammo sui due lati; Jin Zhi era di fronte a Yuan chi sei?”.
un ventaglio. Jin Zhe e Nie Yingying. Quando servirono il sakè caldo, Nie Yingying si toccò la guancia e la fissò. “Mi hai
Zhi sgranò gli Jin Zhi riempì tre bicchierini davanti a sé. picchiata?”.
occhi, si raddrizzò “Vi devo delle scuse…”, disse indicando i bicchie- “Te la sei cercata”.
e tese la mano ri, “questi significano: vi, chiedo, perdono! L’alcol è “Mi ha dato uno schiaffo?”, ci domandò.
verso la caraffa di una brutta cosa, ubriacarsi è peggio, una donna che si “No, no, no, avete bevuto troppo, su…”.
Nie Yingying. ubriaca è il peggio del peggio, ma una donna che beve Nie Yingying afferrò un bicchiere e lo sbatté sul
“Hai bevuto al punto di non rendersi conto di come si è ridotta va tavolo. Il fondo si infranse con uno schianto. Sul tavo-
abbastanza” oltre ogni decenza, non ho il coraggio di guardarmi lo si formò una macchia d’acqua. In lacrime, avvicinò
allo specchio!”. Li vuotò in un sorso. “Perdonami, alla bocca il bicchiere ormai vuoto e riprese: “In tutta
Yingying, ti faccio le mie scuse. Sarai pure un gambo la mia vita, nessuno aveva mai osato torcermi un ca-
di sedano, ma magari riesci a comprendere un grosso pello…”.
cavolo come me”. “Non ti è bastato?”, chiese Jin Zhi. “Posso dartene
“Con la stazza che ti ritrovi, la vedo dura”, ghignò ancora”.
Nie Yingying, “non ce la farò mai a comprenderti “Ah, sì?”, Nie Yingying alzò lo sguardo su di lei.
tutta”. “Certo”.
L’alcol scorreva a fiumi. I novelli sposi sedevano al “Smettetela”, intervenne Yuan Zhe tirando a sé la
centro, e poiché tutti volevano aiutare Jin Zhi a rime- moglie. “Torniamo a casa”.
diare, furono tempestati di brindisi. Il sakè era amabi- Lei si divincolò e lanciò il bicchiere in faccia a Jin
le e non troppo forte. Nie Yingying non sapeva dire di Zhi. Ci mise così tanta forza che, se non fosse stato
no, e dopo qualche giro aveva il caschetto scarmiglia- per Yuan Zhe che la tratteneva, sarebbe finita stesa
to e gli occhi annebbiati. Appoggiò un ginocchio sul sul tavolo.
tavolo sporgendosi verso Jin Zhi, le prese la mano e, Il bicchiere si stampò sulla guancia di Jin Zhi come
mezza sdraiata, le sussurrò qualcosa all’orecchio, ma un grosso timbro trasparente. Lei fece una smorfia di
facendosi sentire da tutti. dolore; la traccia circolare perse colore, poi apparve il
“Tanto lo so che hai dormito con Yuan Zhe”. sangue: prima a gocce, come tanti fagioli rossi, poi di
“All’università abbiamo dormito in tenda in sei colpo le colò sulla guancia come un torrente, le bagnò
durante una gita, vale?”. le labbra e dal mento finì sui vestiti. Quando aprì la
“Non avrai allungato le mani, o un piede?”. bocca, anche i denti si tinsero di rosso.
“Avrei voluto, ma c’erano in mezzo tre persone e “Ora siamo pari”.
una pila di zaini. Mi sono limitata ad allungare l’oc-
chio e il cuore”. L’indomani Yuan Zhe andò a trovare Jin Zhi. La
“Ancora peggio. La moglie conta meno di una con- sera prima avevano dovuto aiutarlo in tre per trasci-
cubina, la concubina meno di un’avventura e l’avven- nare via dal ristorante Nie Yingying, che si dibatteva
tura meno di un bacio mai rubato. Allungare l’occhio come un pesce nella rete, e metterla su un taxi. Gli
conta come un furto andato male”, decretò Nie altri avevano accompagnato Jin Zhi all’ospedale. I

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due tubi al neon sul soffitto del pronto soccorso, pa- “Gli ho risposto che non mi andava di ricevere vi-
ralleli come un segno uguale, crepitavano emetten- site e che era solo un taglietto, non c’era niente da ve-
do la loro luce bianca; un infermiere reggeva una dere”, mi raccontò. “Ma lui ha detto che doveva ve-
lampada chirurgica accecante; il medico di guardia dermi per forza, che non se ne sarebbe andato senza
operava Jin Zhi. Quando ebbe finito, dopo parecchio avermi vista. Ci siamo scambiati una decina di mes-
tempo, non poteva garantire di aver eliminato tutte saggi, e lui rimaneva lì. Alla fine mi sono alzata, mi
le schegge. sono lavata la faccia e i denti e mi sono cambiata, ho
Jin Zhi mi inviò decine di messaggi su QQ, non ri- addirittura messo l’eyeliner e il mascara e ho nasco-
usciva a dormire. L’anestetico le aveva gonfiato la sto la garza sotto un foulard. Quando mi ha vista sulla
faccia come un pallone, e la lingua era raddoppiata di porta ha detto che sembravo una bellissima donna
volume. Passato l’effetto, le fitte spuntarono dai tagli araba!
come fili d’erba a primavera, pulsanti, insistenti. Si è scusato per Nie Yingying dicendo che è giova-
Quando si fece giorno, si mise alla finestra a osservare ne e sprovveduta, di non abbassarmi al suo livello. Gli
i vicini che andavano chi a scuola e chi al lavoro, e le ho risposto che ognuna ci aveva messo del suo, ero
macchine che come tanti insetti si incanalavano fuori stata io a cominciare, lei si era solo difesa.
dal complesso. Scattò alcune foto dell’alba e le pubbli- Abbiamo bevuto un caffè. Di solito ho la parlanti-
cò su Weibo con un indovinello: “Ho rovesciato il lat- na sciolta, ma ora che eravamo a quattr’occhi non
te? O è una nuvola in cielo?”. avevo niente da dirgli. Lui masticava le parole e spu-
“Credo di essermi addormentata, mi ha svegliata tava fuori una frase alla volta. Ha detto che si era ac-
la telefonata di Yuan Zhe”. Aveva silenziato il cellula- corto delle attenzioni, delle premure che avevo avuto
re, ma aveva sentito la vibrazione. Guardò le notifi- per lui in questi anni, che era commosso. E che non se
che, l’aveva chiamata più di venti volte e le aveva le meritava. Gli ho risposto che non avevo fatto niente
mandato un messaggio per dirle che era lì. di speciale, al massimo gli avevo procurato delle sec-
Jin Zhi guardò giù. Yuan Zhe era sotto una sofora cature. Lui ha detto che non ci aveva dormito la notte,
in fiore, e il sole che filtrava tra le foglie disegnava del- per la mia ferita… Avevo il groppo in gola, cosa c’entra
le scaglie argentate sulla sua camicia. con te?, gli ho detto. È stata una baruffa, una scenata

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Eravamo tra due donne ubriache. Tu non c’entri niente e poi “Jin Zhi, Jin Zhi”. La cercammo ovunque, su We-
sconvolti. con il fisico che mi ritrovo cosa vuoi che sia un tagliet- Chat, su Weibo, sui gruppi di QQ: “Dove sei Jin Zhi,
Sembrava una to? Lui mi ha guardata, ha sospirato e ha detto: il tuo dove sei finita? Yuan Zhe ti cerca, non vede l’ora che
fata scesa in terra, unico difetto è che sei grassa. A quel punto non ho più torni alle nostre cene”.
uno spirito volpe trattenuto le lacrime”.
Fuori stava facendo buio. Le nuvole a ovest erano Jin Zhi scomparve per diciotto mesi. Tornò da un
uscito da una
passate dal rosso fuoco a un grigio cenere, e si confon- giorno all’altro, senza avvisare, proprio come se n’era
leggenda, un
devano nel nero sempre più denso del crepuscolo. andata. Riapparve nel gruppo come Kim, con la rivi-
incantesimo di Yuan Zhe la accompagnò in camera e la fece sdra- sitazione di una poesia di Xu Zhimo: “Leggera torno,
magia nera, non iare, poi si mise sul letto accanto a lei. Jin Zhi non se come leggera vado / Un fruscio della manica, e alle
poteva essere vero l’aspettava. “Cosa…”. mie spalle le nuvole del cielo, e salici d’oro sul fiume”.
Lui le baciò il collo, prima mordicchiandola e poi, Pubblicò foto di paesaggi coreani su WeChat, sempre
come se temesse di averle fatto male, leccandola. Lei con la stessa valigia arancione. Era stata in Corea!
non riusciva a spiccicare parola, si sentiva molle co- Possibile che non ci fosse venuto in mente?
me una coperta di piume, sollevò il braccio per respin- Ripensammo ai tagli sulla guancia: certo che era
gerlo, ma sembrava fatto di ovatta. Yuan Zhe intrufo- andata in Corea. Per quanto fosse una dura, non lo era
lò una mano tra quelle di lei, e cominciò a sbottonarle al punto da liquidare con una risata la cicatrice che la
i vestiti. Il cuore le batteva all’impazzata, era imba- sfigurava.
razzatissima, sentiva le mani di Yuan Zhe che la toc- “Annyeonghaseyo! Buonasera”, disse facendo il
cavano dappertutto e si vergognava della sua stazza, suo ingresso nella saletta privata del ristorante in
del grasso. Doveva sembrargli una specie di mostro, perfetto orario, tirandosi dietro il trolley arancione
avrebbe sentito che era flaccida come un pezzo di to- protagonista delle foto di WeChat, pieno di regali.
fu? Salendole sopra, avrebbe avuto l’impressione di Ci lasciò di stucco. Non era diventata una star del
montare una vacca? Probabilmente era convinto che cinema o della canzone coreana tipo Song Hye-kyo,
lei non aspettasse altro che andare a letto con lui, ave- Jun Ji-hyun, Yoon Eun-hye o Han Ji-hye, ma aveva
va deciso che era l’unico modo per consolarla. Si rim- fuso insieme i loro tratti per dare vita a una nuova se
proverò di non averlo cacciato a calci quando si era stessa. Era sempre Jin Zhi, ma in una nuova formula,
sdraiato. Ora poteva solo sperare che la notte diven- in salsa coreana. La sua faccia larga si era trasforma-
tasse sempre più nera, e che i loro corpi si fondessero ta in un visino a punta, con le guance dimezzate, il
come burro nell’oscurità. naso due volte più sporgente e le labbra carnose a
Prima di andarsene, lui la baciò sulla fronte. Lei gli cuore. Aveva sempre avuto la carnagione chiara co-
sorrise, ma poi si accorse che la stanza era talmente me la neve, ma ora a quella neve si era mescolato il
buia che non si vedeva niente, senza contare che ave- latte, conferendole il candore di una perla. La cosa
va ancora il foulard sulla faccia. che saltava più all’occhio comunque era il peso. “È
più facile che si abbassi una montagna che il suo pe-
in Zhi pubblicò un post dicendo che vole- so”, dicevamo una volta, ora invece era dimagrita

J va cambiare aria per un po’, poi sparì nel


nulla.
All’inizio pensavamo che fosse anda-
ta a curarsi in un centro specializzato, e
nessuno si preoccupò. Quando a un certo
punto cominciammo a cercarla, scoprimmo che ave-
va cancellato gli account di QQ e Weibo, chiuso il blog
e disattivato il numero di cellulare. Si era anche fatta
sostituire al lavoro. Di lei non c’era traccia.
così tanto che nessuno la riconobbe quando entrò.
Eravamo sconvolti. Sembrava una fata scesa in
terra, uno spirito volpe uscito da una leggenda, un
incantesimo di magia nera, non poteva essere vero.
“Ti sei fatta una plastica? Totale? E come hai fatto
a dimagrire? Sport o farmaci…?”.
“Sono così al naturale, va bene?”. Jin Zhi negò di
essersi fatta la plastica: “Il grasso nascondeva la mia
vera faccia, e voi non siete stati capaci di riconoscere
Formulammo ipotesi di ogni tipo: aveva incontra- la giada nemmeno avendola sotto gli occhi!”.
to l’uomo della sua vita in viaggio ed erano fuggiti in- Almeno ammetteva di aver perso peso. Era stata
sieme? Oppure, dopo il matrimonio del suo principe in una clinica coreana specializzata in dimagrimento,
azzurro e ormai sfigurata, si era ricordata che “niente e dopo sei mesi era diventata receptionist e testimo-
è più deprecabile della morte spirituale”, come dice nial del centro. Aveva perso trenta chili in un anno e
Zhuangzi, e si era fatta monaca, passando dall’amore mezzo. Le fotografie appese alla parete mostravano
sensuale all’amore spirituale? Una donna che viaggia come si era trasformata dagli ottanta di partenza.
da sola rischia rapine o violenze, ma nel caso di Jin Zhi “Cambiavo a vista d’occhio”, ci raccontò allegra.
eravamo convinti che non sarebbe finita al centro di “Addirittura negli ultimi mesi i nuovi arrivati non
una notizia di cronaca. E poi se davvero fosse succes- riuscivano a credere che fossi io, pensavano che le
sa una disgrazia la polizia si sarebbe fatta viva. Senza foto fossero ritoccate con Photoshop. Soprattutto i
di lei, alle nostre cene nessuno faceva a gara a scolarsi cinesi”.
bottiglie di birra fino all’ultima goccia, nessuno mo- Nemmeno noi le credevamo. Non del tutto. La
nopolizzava il microfono al karaoke, non avevamo trasformazione era troppo radicale, era una magia,
più un bersaglio per i nostri scherzi. Jin Zhi era il ful- un miracolo. Eravamo convinti che per spiegare quel
cro delle nostre rimpatriate, l’anima del gruppo. cambiamento così drastico, dietro ogni sua afferma-

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zione ci fosse dell’altro. Noi ragazze le chiedemmo piangevano e strillavano perché non si riconosceva-
all’orecchio se avesse della pelle in eccesso, dopo no. I medici ci dicevano sempre che la chirurgia este-
aver perso tutti quei chili. Sempre bisbigliando, ci tica è come una seconda vita. Ora siete all’inferno,
rispose che aveva fatto due operazioni per eliminarla una volta fuori avrete le chiavi del paradiso”.
e praticamente non aveva cicatrici, era stato solo Yuan Zhe in tutta la serata le rivolse la parola una
molto costoso. In quell’anno e mezzo, oltre allo sti- sola volta: “La cicatrice è scomparsa?”.
pendio, aveva investito trecentomila yuan. Jin Zhi annuì.
Il sacrificio non era stato solo economico. Quella Al momento dei saluti, naturalmente fu lui ad ac-
sera Jin Zhi praticamente non toccò cibo. Si fece ver- compagnarla. “Il principe accompagna la principes-
sare mezzo bicchiere di vino rosso, che sorseggiò sa, cose da pazzi!”. Li scortammo al taxi, li guardam-
lentamente. Aveva le unghie smaltate d’argento e mo salire ciascuno dal suo lato, vicini vicini sul sedi-
un’eleganza scheletrica aveva sostituito i cuscinetti le posteriore, e li salutammo con la mano.
paffuti sul dorso della mano. Quando portarono il
maiale alla Su Dongpo, quello che “fa venire l’acquo- In meno di un mese riprese la vita di prima. Aveva
lina in bocca anche in sogno”, ne assaggiò un bocco- lasciato il lavoro dicendo che aveva problemi di salute
ne appena. e non aveva chiesto né un’aspettativa né la liquidazio-
“Per un mese ho mangiato solo rape e carote bol- ne. Ma dopo la sua partenza gli affari degli uffici loca-
lite. Ero così depressa che mi mettevo alla finestra e li dell’azienda avevano subìto un tracollo. Erano con-
volevo buttarmi giù. Una volta ho divorato un foglio vinti che avesse preso un altro ramo e quando scopri-
di carta perché c’erano sopra immagini di piatti ap- rono che non era così, e che era rientrata, furono loro
petitosi…”. Rideva osservando le nostre espressioni. a portare il ramoscello d’ulivo. I medici che avevano
“E questo è niente: ho visto con i miei occhi donne collaborato con lei in passato rimasero sconvolti dal
che si facevano togliere due costole per avere il viti- suo nuovo aspetto. Ora che si era trasformata in un
no da vespa, osteotomie del mento, liposuzioni e ri- bocconcino appetitoso, non era più lei a organizzare
noplastiche. Dopo l’operazione, gonfie come maiali le cene, ma i primari e i direttori sanitari a rincorrerla.
e fasciate come polpette di riso in foglie di bambù, La raffica di notifiche del suo cellulare faceva da sot-

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Jin Renshun
tofondo alle nostre serate. Lei gli gettava un’occhiata lare del tempo. I peschi sono in fiore, è uno spettacolo.
e lo silenziava, non rispondeva quasi mai, in genere si E anche i pruni, gli albicocchi, i peri. Sia i fiori di pruno
limitava a sbuffare e alzare gli occhi al cielo. che quelli di pero sono bianchi, ma i petali del pero
“Mi chiamano solo per parlare di chirurgia esteti- sono un po’ più grandi. O sono i pistilli a essere diver-
ca e dimagrimento”, commentava con un sorriso si? Comunque, il parco è tutto in fiore, come tante
amaro. nuvole bianche. Non a caso gli antichi dicevano “il
“Non sei solo un mito”, la prendevamo in giro fiore non è fiore, la nebbia non è nebbia”. Perché non
noi, “ma un vero miracolo!”. andiamo tutti insieme in Giappone per la fioritura dei
Nel bel mezzo di una di queste serate si presentò ciliegi? Potremmo approfittarne per fare un po’ di
Nie Yingying. shopping! O in Corea, i ciliegi dell’isola di Jeju non
“Vi ho trovati con questo”, disse agitando l’iPho- hanno niente da invidiare a quelli giapponesi.
ne, “non potevo mancare neanche stavolta”. “Potremmo approfittarne per fare un’altra plasti-
Sei mesi prima Yuan Zhe se n’era andato di casa. ca”, approvò Nie Yingying alzando la mano. “Io per
Diceva che il matrimonio era stato un colpo di testa, prima”.
aveva sposato la prima ragazza bella e ricca che ave- “I ciliegi ci sono anche nel parco dall’altra parte
Mentre si dirigeva
va trovato; che Nie Yingying non sapeva stare al della strada, orsù, ‘leviam la lanterna per ammirarli,
al parcheggio, si mondo, e lasciava tutti i lavori di casa o a lui o a una ebbri di vino’”, intervenne qualcuno per sdramma-
voltò e mi sorrise. persona che pagavano a ore; che le interessava solo tizzare. “È tutta la sera che stiamo qui seduti. Alla
Dietro di lei c’era starsene tutto il giorno con il cellulare in mano a fare nostra!”.
un lillà in fiore dal foto. Nie Yingying pubblicava decine, centinaia di Brindammo e vuotammo i bicchieri. Jin Zhi con-
profumo post al giorno: ogni albero e cespuglio, piatto e bic- tinuava con il vino rosso e si limitò a un sorso.
inebriante. In quel chiere; se mangiava, beveva o andava in bagno; po- “Come hai fatto a dimagrire?”, chiese Nie
colore e in quel stava perfino foto di Yuan Zhe sotto la doccia, in Yingying prima ancora di aver deglutito. “Su We-
profumo così biancheria intima, addormentato. Trasmetteva qua- Chat dicono che mangiavi solo rape, ma io non ci
intensi si dissolse si in diretta la vita del marito sulle chat degli amici. credo. C’è chi ottiene grandi risultati con il cibo per
fino a sparire Non sapeva cosa volesse dire avere una vita privata, cani, ma non ho mai sentito di nessuno che sia dima-
nei commenti, poi, scriveva di tutto, e nemmeno le grito a forza di rape. Hai il verme solitario? O ti sei
sfuriate di lui servivano a qualcosa: solo così riusciva fatta rimpicciolire lo stomaco? Ti droghi…?”.
a sentirsi viva. “Tu sì che te ne intendi”, la interruppe Jin Zhi ghi-
“Allora è vero, Jin Zhi. Che cambiamento!”, disse gnando. “Le hai provate tutte, eh?”.
Nie Yingying squadrandola. “Avevo visto le foto su Riportammo il discorso sugli ultimi pettegolezzi.
WeChat, ma pensavo fossero photoshoppate…”. Avevano appena arrestato il direttore dell’ospedale,
“Cosa sei venuta a fare?”, le chiese Yuan Zhe girava voce che avessero trovato più di trenta milioni
guardandola storto. in contanti nel suo attico, nascosti in una pigna di li-
“L’ultima volta che ci siamo viste le ho fatto del bri. I giornali avevano titolato: “Nei libri si celano
male, ma ero ubriaca, non l’ho fatto apposta, non po- tesori inestimabili”, naturalmente con “tesori inesti-
tevo non venire a scusarmi di persona”, rispose. Li- mabili” tra virgolette.
quidato Yuan Zhe, tornò a guardare lei: “Scusami Jin “E il direttore aveva anche uno stuolo di amanti”,
Zhi, tu che vali molto più di me potrai mai perdonar- rincarò Nie Yingying. “Ma si sa che oggi le amanti
mi?”. vanno di moda…”.
Jin Zhi sorrise, aggiunse una sedia, la invitò ad
accomodarsi e disse al cameriere di portare un co- ie Yingying non voleva concedere il
perto in più.
“La guancia te l’hanno sistemata benissimo, e ti
sei fatta ingrandire gli occhi, gli altri magari non lo
notano, ma io sì. L’hanno fatto un sacco di mie com-
pagne, a nessuna però è venuto così bene. Sono pro-
prio bravi i chirurghi coreani, come hanno fatto per
alzarti il setto? Dicono che in aereo a volte le narici di
chi si è rifatto il naso si girano verso l’alto, e gli viene
un grugno come quello di un maiale, che orrore, è
N divorzio. Quando Yuan Zhe si era
trasferito, aveva acconsentito, ma
ora diceva che ci doveva pensare.
Dopo qualche giorno disse che an-
dava bene, poteva sopravvivere alla
separazione, ma avrebbe stabilito lei i passi per arri-
varci, e tanto per cominciare lui doveva tornare a
casa.
“Uniti nella buona e nella cattiva sorte”, spiegò.
vero?”. “Ci tengo alla forma”.
Jin Zhi ridacchiò. Con Yuan Zhe di nuovo a casa, Nie Yingying rico-
“Vattene”, disse Yuan Zhe, “se ti serve qualcosa minciò a pubblicare frammenti della sua vita sui so-
ci sentiamo domani”. cial network. Scattava selfie in posa sul letto con gli
“Perché ce l’hai tanto con me?”, ribatté lei. “Sono occhi languidi e lo sguardo provocante, mentre Yuan
ancora tua moglie sulla carta, lo dice l’avvocato. Non Zhe dormiva come un sasso alle sue spalle. Oppure
tocco cibo da stamattina, ho talmente fame che po- fotografava dei dettagli: i loro piedi intrecciati, gli
trei mangiare anche te”. spazzolini incrociati, due tazze da caffè vicine con i
Prese le bacchette e si avventò sulle pietanze, manici che formavano un cuore.
qualcuno le versò da bere, qualcun altro si mise a par- “È lei l’unica protagonista, sceneggiatrice e regi-

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sta, io non c’entro niente”, si sfogava Yuan Zhe. con la gonna sotto il ginocchio e portava una borsa di
“Mentre la matrigna con i suoi consigli decide la Chanel bianca. Mentre si dirigeva al parcheggio, si
strategia nelle retroguardie. Una volta non potevano voltò e mi sorrise. Dietro di lei c’era un lillà in fiore
vedersi, si prendevano per i capelli, ora sembrano dal profumo inebriante. In quel colore e in quel pro-
sorelle”. fumo così intensi si dissolse fino a sparire.
I trucchetti maldestri di Nie Yingying non valeva- Quando prese in mano la situazione, la matrigna
no niente, ma la sua matrigna era tremenda, una ca- non usò mezze misure. In qualche modo, riuscì a
pace di prosciugare tre fiumi con una fornace. Quan- raccogliere informazioni su tutte le tresche passate
do t’incontrava era tutta un sorriso, ma dietro quel di Jin Zhi, compresi i due uomini che aveva avuto in
sorriso c’era un pugnale. Con la sua tecnica impareg- Corea: un chirurgo estetico e il proprietario di un ri-
giabile, era riuscita a plagiarli entrambi, prima il pa- storante di zuppa di coda di bue. Si procurò date, luo-
dre e poi la figlia. ghi, testimoni e perfino delle foto. Diede appunta-
“Sei bella e intelligente, hai i soldi e un lavoro”, mento a Yuan Zhe e gli piazzò davanti una busta di
cercai di consolare Jin Zhi. “Gli uomini spunteranno carta. Non disse cattiverie su di lei, e soprattutto non
come il bambù a primavera, se non è Yuan Zhe, sarà ne fece parola con Nie Yingying.
un Li Zhe, un Wang Zhe o uno Zhao Zhe”. Jin Zhi era appena uscita dalla doccia, mi aprì in
“Tutte le strade portano a Roma?”, mi rispose lei accappatoio. Con solo qualche faretto acceso, il sog-
sorridendo. “Me lo dico anch’io. Ma a quanto pare giorno era nella semioscurità, sembrava di stare
non sono molto sveglia. Per quanto me lo ripeta, fini- sott’acqua. Mi fece strada verso la cucina, sul tavolo
sco sempre nel solito tunnel senza uscita”. c’era una bottiglia stappata con i calici già pronti.
Aveva bevuto un caffè senza zucchero, e prima di Versò il vino e mi raccontò dei trucchetti della matri-
andarsene si fece incartare due porzioni di tiramisù. gna, picchiettando sulla busta appoggiata sul piano
Yuan Zhe andava da lei tutte le sere dopo il lavoro, della cucina.
cenavano, bevevano il tè e lui tornava a casa solo a “Yuan Zhe cosa dice?”.
notte fonda. “Che non gli importa, il passato è passato”. Bevve
Quel giorno Jin Zhi indossava un tailleur viola un sorso e sorrise: “Le belle parole sono come un vol-

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Jin Renshun
All’ospedale la to rifatto, le magagne prima o poi vengono a galla”. dovevo fare e poi sono tornata. Stavolta è uguale, me
portarono Si era raccolta i capelli bagnati alla bell’e meglio; ne vado affanculo, giuro!”.
immediatamente l’acqua si raccoglieva sulle punte delle ciocche ribel- Chiamai Yuan Zhe con l’assistente vocale, ma
a fare la lavanda li sopra le orecchie, per poi gocciolare giù come tante aveva il telefono spento.
gastrica. Dovetti lacrime. “Dice che mi ama. Che ha capito di amarmi men-
tre ero via, che si era innamorato già della Jin Zhi
correre dietro al
in Zhi cominciò a soffrire d’insonnia, grassa…”.

J
medico per dirgli
scriveva dei post a notte fonda con scioc- Aveva ancora il sorriso stampato in faccia, ma
che soffriva di una chezze di ogni genere. Nie Yingying in- stava svanendo, e lo sguardo era sempre più spento.
grave insonnia, vece non si faceva notare, non diede se- Scivolò all’indietro, la sostenni a fatica.
aveva preso dei gni di vita per quasi un mese, pubblicava Perse conoscenza prima dell’arrivo dell’ambu-
tranquillanti e pochissimi messaggi. Poi disse che era lanza. Avevamo cercato di farla vomitare, ma teneva
bevuto della birra stata baciata dalla fortuna: era incinta. i denti serrati. Era pallida come un cencio, come se ci
Chiamai Jin Zhi: “Non sarai così stupida da cre- stesse lasciando davvero.
derle”. Chiamavamo Yuan Zhe a turno, ma invano. Man-
“È vero. Yuan Zhe me l’ha confermato”. dammo dei messaggi su WeChat a lui e a Nie
“E non si vergogna?”, mi infuriai. Yingying: Jin Zhi ha cercato di suicidarsi con delle
“Sono marito e moglie, è un loro diritto”. pasticche. Porco cazzo, Yuan Zhe, dove sei finito?
“Ma se aveva il suo fiorellino in casa, che bisogno All’ospedale la portarono immediatamente a fare
aveva di andare a cogliere quello di un altro giardi- la lavanda gastrica. Dovetti correre dietro al medico
no?”. per dirgli che soffriva di una grave insonnia, aveva
“Guarda che sono io quella che va di fiore in fio- preso dei tranquillanti e bevuto della birra.
re”. Aveva una voce strana, un po’ impastata, come Lui spinse la barella nell’ambulatorio senza ral-
se fosse ubriaca. “Stavolta è stata una delle tante, lentare il passo.
sono io quella esuberante, che vive in una perenne Le era esplosa la pancia. Pallido come un cencio,
primavera!”, concluse con una risata. il medico mi chiese perché non l’avessi avvisato che
Le chiesi d’incontrarci. Per stare tranquilla dove- Jin Zhi aveva un palloncino nello stomaco.
vo vederla in faccia. Dopo che l’ebbi pregata in ogni Non capivo: cos’aveva nello stomaco?
modo, finalmente acconsentì. Decidemmo di anda- “Un palloncino”.
re a mangiare gamberi d’acqua dolce alla sichuanese “E perché?”.
con due amiche. “E che ne so? Forse per dimagrire”, rispose il me-
La tavola era imbandita con gamberi, pesce al va- dico. Tra la sacca di soluzione fisiologica, il cibo, la
pore, granchi piccanti e altri piatti saltati. birra e il liquido della lavanda gastrica, lo stomaco si
“Uno spargimento di sangue, ma con gusto”, ghi- era riempito fino a scoppiare.
gnò Jin Zhi. Yuan Zhe e Nie Yingying arrivarono insieme.
Era pallida come il cielo prima dell’alba. Nel me- “È vero che ha preso delle pasticche?”, mi chiese
se in cui non ci eravamo viste le erano venute le bor- lui. “Di cosa?”.
se sotto gli occhi e due grosse occhiaie nere. Ci disse “Che sceneggiata”, sibilò Nie Yingying, “chi cre-
che l’insonnia non le dava tregua. Inghiottì due pa- de di spaventare?”.
stiglie prima della birra, e altre due dopo. Indicai l’ambulatorio e gli dissi di andare a vedere
“Non vorrai addormentarti qui”. con i loro occhi.
“Mi basterebbe dormire”, rispose, “e poi svegli- Lei si rifiutò. Yuan Zhe ebbe un attimo di esitazio-
armi e scoprire che è tutto un sogno”. ne, ma alla fine entrò da solo. Lo sentimmo urlare.
“Non vale la pena ridursi così per Yuan Zhe”, le Una pausa, poi di nuovo. Nie Yingying ebbe un sus-
dissi, “né per nessun altro”. sulto e si aggrappò a me.
“In amore perde chi si fa prendere”, ribatté lei, “e Sapevo cosa aveva visto Yuan Zhe: Jin Zhi era
io ho perso dieci anni fa”. sdraiata, con la faccia trasparente come ghiaccio. Il
Andammo in bagno e quando tornammo l’amica suo corpo giaceva lì, con il cuore in pezzi, le budella
che era rimasta al tavolo con lei ci disse: “Ne ha prese in poltiglia, distrutto nelle viscere. Avevo tentato di
altre, non sono riuscita a fermarla”. urlare anch’io, ma non ci ero riuscita. Avevo vomita-
“Non è niente, non mi fanno più effetto”, mi ras- to l’anima in bagno, poi mi ero incollata alla parete
sicurò Jin Zhi. “Chiama Yuan Zhe, digli che ho preso come un affresco, incapace di muovere un passo.
delle pasticche”. Yuan Zhe uscì un passo alla volta, percorso da bri-
“Alzati”, dissi tirandola per un braccio, “ti porto vidi di freddo e piegato in due come se avesse i cram-
in bagno a vomitare”. pi. Nie Yingying corse a sostenerlo. “Cos’è succes-
“Aspetta, prima chiamalo”. so?”, chiese gettando un’occhiata alla stanza.
“Sei fuori di testa, cazzo? Cos’ha di così speciale Cominciò a tremare anche lei, come contagiata.
da ridurti in questo stato?”. Solo dopo essersi appoggiati al muro riuscirono a
“Sì cazzo, sono fuori di testa, completamente an- calmarsi, a fatica, e allora mi guardarono.
data!”, sghignazzò. “E per curarmi servono misure “Jin Zhi dice che ti ama”, dissi a Yuan Zhe. “Ti
drastiche. Prima è stata la Corea, ho fatto quello che amava da morire”. ◆

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SCUOLE SENZA
FRONTIERE
A scuola di
web journalism con
Medici Senza Frontiere

Il progetto di Medici Senza Frontiere In questo anno scolastico così particolare


che trasforma gli studenti delle scuole abbiamo deciso di sostenere insegnanti e studenti
secondarie di I e II grado in giornalisti organizzando una serie di webinar durante i quali
alle prese con i grandi temi umanitari. incontrare operatori umanitari, esperti e giornalisti
per approfondire i grandi temi umanitari e acquisire
Realizzate una ricerca su un tema strumenti per fare ricerca e scrivere gli articoli.
umanitario e pubblicate i vostri
articoli per diventare Partecipare al progetto e seguire le dirette è facile
WEB REPORTER PER MSF. e gratuito. E quest’anno Scuole Senza Frontiere è
anche su classroom. Tutte le informazioni su:
www.scuolesenzafrontiere.it

in collaborazione con

I partner del progetto:


Zuo Ma

I coleotteri e la bambina

Zuo Ma, nome d’arte di Zou Jian, è nato nel 1983 nella provincia dell’Hubei. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia
è Lungo i bordi (Canicola 2019). Il titolo originale di questa storia è Jiachong yu nühai (I coleotteri e la bambina).
La traduzione è di Natasha Caragnano.

Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 91


Zuo Ma

Ho la passione
dei coleotteri.

c’e stato un
periodo in cui me
ne andavo in giro
nella campagna a
caccia di scarabei
rinoceronte.

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Mi sei Pff!
Ahi! venuto
addosso!
Ehi, tu!

E tu
da dove sei
sbucata?!

A scuola
la bambina
era maltrattata
da tutti.

Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 93


Zuo Ma
Guai
a te
se non
rispondi
alla
domanda!

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Ah!

Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 95


Zuo Ma

forza, su!

Mi sa che sono
in una base
segreta!
questo posto
e pieno di
coleotteri!
Magari e la tana
di qualche
insetto
mostruoso.

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Come
luccica questo
insetto
dorato, bello
come una pietra
preziosa.

Ma sei
scema?

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Zuo Ma

ihihih!

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Sparisci,
in fondo
all’aula!

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Zuo Ma
Sta strisciando
Sembra una sul pavimento?
cimice! Che schifo! …
oh!
uh!

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!!

Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 101


Zuo Ma

102 Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020


Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 103
Zuo Ma

Bleah!
Che
schifooo!

104 Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020


mamma mia,
che paura!

Hai saltato
la scuola!
Asino che
non sei
altro!

I coleotteri
e la bambina.
Le mie due
passioni,
da piccolo.

Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 105


Zuo Ma

106 Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020


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Il nuovo numero degli speciali
di Internazionale
Reportage, storie e inchieste
a fumetti da tutto il mondo
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Wang Anyi Disegni di Francesca Ghermandi

Vicini
di casa
ll’epoca, mentre facevo i lavori di Sichuan, ma non è detto. Cipolla, zenzero e salsa di

A ristrutturazione, mi aveva avverti- soia le trovi ovunque, rimandano piuttosto ai piatti


ta: evita di allacciarti alla canna fu- del nord. In definitiva, quanto ad alimentazione que-
maria comune, falla sigillare e in- sta famiglia è di ampie vedute e alquanto imprevedi-
stalla un tubo per l’aspirazione sulla bile: peculiare, singolare e dirompente. Non ho dub-
parete esterna. Ma non l’ho ascolta- bi: il fumo che entra nel mio tubo viene da una fami-
to. Bene: ora i fumi dei vicini entrano nel mio appar- glia precisa. Per qualche ragione, invece di uscirsene
tamento e invadono la cucina. Chi siano non lo so. Il dritto, a metà strada viene attirato dal mio aspirato-
nostro è una palazzo di sedici piani, con sette appar- re. O forse, semplicemente, tutti gli altri avevano
tamenti per ogni piano. In base alle messo in conto che un problema del
planimetrie, dovrei condividere la can- Non ho dubbi: il genere avrebbe potuto verificarsi, e
na fumaria con quelli degli apparta- fumo che entra nel hanno sigillato per tempo l’impianto:
menti a ovest; in linea di principio, i mio tubo viene da tutti, tranne due.
fumi dovrebbero andare dal basso ver- una famiglia Un’altra cosa caratterizza il cibo che
so l’alto, quindi tutti quelli che stanno precisa. Per qualche mangiano i miei vicini: deve essere sal-
sopra di me sono da escludere. Non so ragione, invece di tato e fritto. Fritto: a ogni pasto, a ogni
bene cosa succeda con quelli che abita- uscirsene dritto, a costo. La mattina arriva per primo l’o-
no al mio livello: ma visto che abito metà strada viene dore dello scalogno, seguito da un sen-
all’undicesimo piano, le possibilità do- tore di farina bruciacchiata: è il mo-
attirato dal mio
vrebbero limitarsi agli appartamenti mento delle piadine alla cipolla. Un
dal decimo in giù, due per piano. Cer-
aspiratore odore che si appiccica ferocemente al
to, ne rimangono icomunque tanti: se palato, penetrando oltre le labbra e in
WANG ANYI è nata
si esclude il pianterreno, che ospita gli uffici dell’am- mezzo ai denti. A pranzo è facilmente il turno della
a Nanchino nel 1954 e ministrazione condominiale, e casa mia, restano carne saltata con rafano piccante. Fanno andare il
vive a Shanghai. È comunque ventuno appartamenti, abitati più o me- rafano finché perde metà della sua acqua, ed ecco
autrice di romanzi, no per due terzi. In altre parole, il mio tubo potrebbe l’olio, seguito dall’odore della padella di ferro: tutti
racconti e saggi. In essere condiviso da dodici o tredici condomini. In odori pungenti all’inizio, poi più morbidi e alla fine
Italia ha pubblicato teoria dodici o tredici famiglie possono spedire i loro mescolati assieme, perché è arrivata l’aggiunta di
L’amore in una vallata odori in casa mia. Ma oramai ho imparato a distin- acqua. A cena il menù si fa più ricco. È il pasto princi-
incantata (Argo 1995) guerle. pale, quello in cui ci si rilassa. Gli odori sopraggiun-
e La canzone
gono in ranghi, uno dietro l’altro. Il pepe del Sichuan
dell’eterno rimpianto
Sono arrivata alle mie conclusioni grazie a lui, e il peperoncino costruiscono le teste di ponte, poi
(Einaudi 2011). Il
titolo originale di
all’odore: sì, perché ha un suo percorso e una sua arrivano le retroguardie, trascinandosi appresso
questo racconto è personalità. Come dire: ha una sua dignità. Mentre ogni genere di compagnia. Ho anche scoperto che in
Bilin er ju (Vicini di sfrigolano in padella, pepe del Sichuan, peperonci- quella casa amano ungere la padella con l’olio di se-
casa). La traduzione è no, cipolla, zenzero, aglio e anice esplodono e si le- samo, che si spande ovunque. Gli odori fluttuano e si
di Stefania Stafutti. vano fieri nell’aria. Farebbero pensare alla cucina del dilatano nella mia cucina. Si diffondono in un istan-

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Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 111
Wang Anyi

te, all’ora deputata, sempre intorno alle sette, con banderuola giravento sulla bocchetta dell’aspirato-
assoluta regolarità. I miei vicini non amano solo frig- re: quando è acceso, l’aletta ruota, aprendo la boc-
gere, i piatti devono essere anche belli carichi: maia- chetta. Una volta spento, l’aletta si posa sulla boc-
le, manzo e anatra sono all’ordine del giorno. Oltre chetta richiudendola. Tutto inutile. L’odore s’insi-
al pepe del Sichuan, all’anice e al finocchietto, mi nua come prima attraverso la minuscola fessura. E a
sembra aggiungano delle erbe medicamentose. Le quel punto è un odore tenacissimo; non avendo vie
pietanze infatti sprigionano dapprima un odore acre d’uscita dalla cucina, senza altri spiragli, spinge con
di medicina, che poco alla volta vira verso una fra- tutte le sue forze per scostare l’aletta. Qualche volta
granza delicata e tenue di erbe e, cacciando il grasso lo sento, toc torotoc, come se partisse da qui. Insom-
della carne, lascia spazio a un afrore proteinico. Ogni ma, non riesco a eliminarlo. Semmai volessi davvero
dieci o quindici giorni è la volta della trippa. L’inevi- deviare il corso del tubo di aspirazione e bloccare il
tabile vampata sulfurea viene soffocata subito in una condotto, dovrei fare dei grossi lavori. Ma ho appena
generosa dose di liquore, ma quel tanfo come di pe- finito la ristrutturazione, non mi va di ricominciare.
sce se ne resta lì, diventando alla fine quasi piacevole Quindi, l’odore faccia un po’ come crede. Io non pos-
e dilatandosi sciropposo per lasciare poi di nuovo so fare altro.
spazio al pepe del Sichuan, all’anice, alla cipolla,
all’aglio. Tutti, dal primo all’ultimo, esplodono in- Con il tempo, questi vicini mi sono perfino diven-
sieme vigorosi. Eh sì, i miei vicini sono dei tati simpatici, mi sembra che vivano una zelante e
buongustai! operosa vita quotidiana, ordinata, senza stranezze e
Ho pensato ad alcune soluzioni per bloccare i fu- senza eccessi. Quel friggere onesto e quotidiano,
mi, come siliconare il giunto tra l’aspiratore e il tubo, ogni giorno, a ogni pasto, col suo odore denso di olio
ma non è servito a niente. Ho applicato una sorta di e di salsa di soia, fa pensare all’appetito e ai gusti di

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gente che fatica, che lavora. Gente solida, di sicuro. diera bianca, ma almeno stavano concedendo una
Ecco perché mangia pesante. Che io ricordi, non tregua. Nell’olio bollente, pepe del Sichuan, anice,
hanno mai saltato un pasto. Puntuali a mezzogiorno peperoncino, aglio, cipolla, pesce e trippa avevano
arrivano gli odori e s’irradiano in ogni angolo della abbandonato l’usuale accanimento e si erano un tan-
cucina. Dopo un’ora spariscono. Non durano mai di tino ricomposti, rivedendo il loro piano di battaglia.
più. Passata un’ora si ritirano. Questo indica due co- Si stavano dando agli stufati? In pentola bolliva un
se: regolarità e sobrietà. Tutte qualità che impressio- brodo di pollo e questa volta senza nient’altro, puro
nano favorevolmente. È il sapore di una misurata brodo di pollo. Era quasi assente l’odore miscidato e In quel periodo la
agiatezza. indistinto di spezie: brodo, semplice brodo. mia cucina era un
Questa mattina presto, prima della cipolla fritta, Però a pensarci bene era un odore un pochino più tripudio di odori.
è arrivato un odore sconosciuto, leggero, che si è dif- pieno. Terso ed essenziale sì, ma con una grinta, una Uno sull’altro,
fuso inaspettatamente fino al salotto e in un batter forza che esaltava l’originario sentore di pollo. E se stratificati. Poi
d’occhio ha riempito la casa. In un primo momento fosse stato prosciutto? No, non erano gente da pro- alla festa delle
ho pensato che stesse bruciando qualcosa, perché sciutto, e del prosciutto affumicato non avevo mai Barche drago
era un odore di fumo che aveva finito col materializ- avvertito l’odore. L’ho già detto, non mangiano cose
l’artemisia ha
zarsi, mentre l’aria cambiava di colore, un po’ grigia così ricercate. Carne affumicata ovviamente no. Una
ripulito gli
un po’ bianca. Un attimo dopo mi sono resa conto carne speziata, cotta a fuoco vivo con cipollotti di
che era l’odore di un’erba, un odore strano: amaro, Pechino e germogli d’aglio, sarebbe subito arrivata ambienti,
terroso, allappante. E un po’ alla volta ho capito: cer- in casa, caracollando con un sussulto. E non era ne- subentrando con
to, era artemisia! anche di cosciotto di maiale in salamoia. Loro non la sua fragranza
È il quinto giorno del quinto mese lunare, oggi mangiano quei cibi camuffati da cibi freschi, un po’
cade la festa delle Barche drago e tutti bruciano ra- fetenti, vagamente stantii. I gusti incerti non li ama-
metti di artemisia. Che vicini deliziosi! Riescono a no. Non è solo questione di distinguere profumi e
farlo anche in un appartamento ai piani alti del ca- puzze, gli odori devono essere espliciti, schietti e so-
seggiato. In fondo perché no? L’artemisia ha un pro- nori. Seguendo la scia densa del brodo di pollo, final-
fumo buonissimo, secco, nitido, avvolgente. Si porta mente ho capito: nel brodo avevano messo una tar-
appresso un’idea di pulito e si porta via ogni altro taruga. Di sicuro non era una tartaruga d’allevamen-
sentore. Rimane a lungo negli ambienti, almeno un to, perché avrebbe avuto un che di aspro, mentre
giorno intero. Che sia rafano o cipolla, pepe del questa fragranza era limpida e dieci volte più inten-
Sichuan, anice stellato o semplice padella, gli odori sa. L’odore vagamente alcolico del brodo fluiva bor-
si dissolvono tutti nei vapori dell’artemisia. Al loro bottando in casa mia e il suo retrogusto sarebbe ri-
entusiasmo sono concessi tre minuti al massimo, poi masto lì per due giorni interi. L’odore fiero del fritto,
basta, se ne vanno senza lasciare strascichi. L’odore come compresso e soffocato, si sentiva appena.
di artemisia pulisce tutti gli altri. Odori depositati
strato su strato, un giorno dopo l’altro: via. E quelli a tartaruga è durata un bel po’: un brodo
che arrivano il giorno successivo sono netti: la carne
è carne, il pesce è pesce, le spezie sono spezie, men-
tre fino a lì si erano mescolati e affastellati uno
sull’altro.
Odori così gagliardi i miei vicini possono ottener-
li solo grazie a una cottura in padelloni, a fuoco vivo.
D’altra parte, non mi pare che siano interessati a pie-
tanze troppo raffinate; gli odori che mi arrivano non
sono mai gentili, freschi e discreti, e tantomeno dol-
L alla settimana per quattro o cinque set-
timane. Insomma, ne sono venuta fuo-
ri in un mesetto. L’odore amaro di me-
dicinale e il profumo di brodo in quel
periodo hanno fatto da nota di fondo
all’odore del fritto, sono diventati la tonica della frit-
tura. Ma erano anche i sentori di una coscienziosa
convalescenza: paziente, costante, positiva, costrut-
tiva, perseverante. Il gusto di medicinale non è rima-
ci. Nel mangiare, la loro parola d’ordine è: profumi. I sto identico nel tempo, per un periodo è prevalso l’a-
profumi sono l’anima dei loro piatti, semplici ma maro, poi, pur rimanendo amaro, ha accolto una nota
possenti. Solo così possono entrare nel tubo di aspi- di dolce. Poi si è fatto strano, un afrore limaccioso di
razione e raggiungere la mia cucina, ormai immersa alghe. In ogni caso, non ha saltato un giorno: arrivava
nel... profumo! Stoviglie, superfici, frigorifero, con- puntuale nella mia cucina alle nove del mattino e alle
tenitori, tutti impregnati di profumi oleosi. Non ave- quattro del pomeriggio lentamente si dileguava. Il
vo mai avuto un legame così intimo con dei vicini. brodo di pollo olezzava per ventiquattr’ore; come ho
Un giorno, nell’intervallo tra un pasto e l’altro, detto, era uso attardarsi, poi invariabilmente lasciava
per due volte si è aggiunto un odore nuovo di erbe il posto ai soliti tre pasti al giorno. In quel periodo la
medicamentose, come sempre denso e forte. Ha esi- mia cucina era un tripudio di odori. Uno sull’altro,
tato un istante, poi si è catapultato in cucina. Tutti i stratificati. Poi alla festa delle Barche drago l’artemi-
loro odori hanno la potenza di un salto mortale. Sot- sia ha ripulito gli ambienti, subentrando con la sua
to quel sentore di medicina, vivace, pungente e ama- fragranza. Anche la medicina, però, ha contribuito a
ro, stava disteso l’odore terroso di una pignatta in purificare l’aria, e lo stesso ha fatto l’odore terroso del
terracotta. Forse a causa dei vapori medicamentosi, tegame di terracotta. Hanno spazzato via il tanfo di
quel giorno i tre pasti avevano dispiegato afrori me- grasso, rinfrescando, ripulendo e rigenerando un po-
no intensi. Non voglio dire che avessero alzato ban- co l’atmosfera densa e oleosa.

Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 113


Wang Anyi
Un giorno il Ma un giorno, all’improvviso mi si è riversato tor- odori, seguendo ciascuno la propria strada. Quelli
manzo in salsa di rentizio in cucina l’olezzo di una zuppa di montone nuovi hanno poi introdotto la cipolla rossa, l’alloro e
soia con aggiunta alla quale era stato aggiunto chissà quale elisir, per- l’aglio liofilizzato. Va detto che l’aglio e l’aglio in pol-
di cipolla, aglio ché non puzzava, anzi era gradevole. Era densa ed vere sono diversi, anche se di poco. Il primo ha un
pepe del Sichuan e etilica, un borbottio mi invadeva la cucina. Come odore più pungente, l’altro è meno forte. Di poco, ma
facevo a sapere che era montone in brodo e non stu- tanto basta a renderlo diverso, sembra più un profu-
anice è
fato o spadellato? Perché mancava la nota di grasso mo e ha un’aria straniera. È arrivata anche la fresca
all’improvviso
sfrigolante, era un gusto semplice ma ricco, in cui si fragranza dell’olio di oliva. Quello perseguito dai
annegato in un avvertivano lo zenzero e la cipolla. Ma in seguito si nuovi inquilini è un cammino più dolce e tranquillo,
effluvio di rum, sono aggiunti nuovi elementi, dal coriandolo all’olio è un ornamento in più: induce a sognare a occhi
come se un liquore piccante, e l’odore si è fatto incisivo, penetrante, e... aperti. Mentre con i vecchi vicini un odore è un odo-
speziato stesse vagamente eretico. Aveva un’indole scismatica, re, il piccante è piccante, il croccante è croccante,
cuocendo. Poi è confermata dal fatto che, dovunque si annidasse, stimola l’appetito. Ma convivono in santa pace. L’ul-
sopraggiunto sembrava abbandonare l’originaria natura, pur timo arrivato è proprio un tipo discreto: arriva senza
l’aroma amaro e mantenendo la sua nota dominante. Un fiume muta- farsi sentire e se ne va altrettanto quieto. Ma ha un
allappante della to in mare di cui udivo lo sciabordìo. A un certo pun- suo tratto vagamente irrazionale: non rispetta i tre
birra e alla fine il to ho capito. Il vicino malato era ormai guarito e an- pasti quotidiani, non è molto regolare. Capita si ma-
dava recuperato il tempo perduto, bisognava rin- nifesti una volta al giorno, ma anche due, oppure
coriandolo
francarsi un poco e ritrovarsi tutti insieme. Incontri mai. E non all’ora deputata, ma quando gli gira. Se si
conviviali senza lussi particolari. Dopo un po’ anche ricorda di mangiare bene, altrimenti niente. Come
quel persistente sentore di bollito è scomparso e si è se fosse un poco inappetente. Mentre i vecchi vicini
tornati agli usuali tre pasti quotidiani, ben fritti. di pasti non ne saltano uno e in un momento l’odore
Colazione: gusto forte di porro o sfrigolante di è ovunque per poi scomparire altrettanto in fretta. Il
uova, carne... focaccette ripiene o ravioli brasati? nuovo, invece, a volte arriva mestamente nel cuore
Pranzo: olio di sesamo e profumi fermentati in salsa della notte e dovunque si diffonde il profumo legger-
di taccole. Cena: allegra gazzarra di spezie in morbi- mente amaro del caffè.
de ondate. Che esuberanza, la cucina dei miei vicini! Alla fine gli odori si sono mescolati un po’, ma
Non so se lo facciano consciamente, ma dopo ogni senza confondersi. Uno viene e uno va, uno sale e
periodo di grassa abbondanza comincia sempre una uno scende. Dopo un po’ ne è spuntato un altro, sem-
fase di erbosa sobrietà. Per esempio arriva inaspet- bra venire dalla regione tra Suzhou e Wuxi, un sento-
tata l’artemisia della festa delle Barche drago o altre re dolce che si taglia col coltello, di olii vari e di liquo-
fragranze galeniche. In autunno, poi, è il turno della re, seguito a ruota dalle conserve in salamoia, vigo-
foglia di loto. Fagottini di carne in foglia di loto, pe- rose a sufficienza per imbibire i germogli di bambù e
pe, di funghi e farina di riso entrano in cucina, net- far sì che il sentore ambiguo della carne sotto sale
tando ancora una volta la stanza oleosa. Un odore di diventi limpido e chiaro. Certo, una diversa scuola di
stoppie e di risaie mescolato ad afrori di carne, scalo- odori, ma è pur sempre la stessa gente e lo stesso pa-
gno, anice, cannella e salsa di soia dispiega le sue ali ese, hanno comunque una lingua comune. Così,
in direzione di casa mia: in breve, a volte mi spedi- pian piano si sono integrati. Ma il precedente, per
scono il profumo di queste mie terre e da questo ca- quanto flebile, proprio perché straniero ha mantenu-
pisco quanto i miei vicini siano attenti alle stagioni e to la propria indipendenza e si è ritagliato il proprio
ai prodotti locali. spazio. Ma eccone un quarto. Da un lato privo di per-
sonalità, dall’altro ecumenico e onnicomprensivo:
opo un periodo piuttosto lungo di profumato, piccante, aspro, dolce, con venature d’a-

D pienezza olfattiva, nella mia cucina


è arrivato un ospite inaspettato: il
profumo di caffè. È un filone del
tutto nuovo, che con i miei vicini
non ha nulla a che vedere. Si è in-
trufolato quatto quatto tra gli effluvi di pepe, un sen-
tore, una piroetta che porta con sé qualcosa di sfron-
tato, del tutto estraneo al loro stile. Da questo ho
desunto che è arrivato qualche inquilino nuovo che,
glio in spicchi e in polvere, di olio di sesamo e d’oliva.
Un giorno il manzo in salsa di soia con aggiunta di
cipolla, aglio, pepe del Sichuan e anice è all’improv-
viso annegato in un effluvio di rum, come se un li-
quore speziato stesse cuocendo. Poi è sopraggiunto
l’aroma amaro e allappante della birra e alla fine il
coriandolo. Il risultato è stato un’assemblea genera-
le, da quel momento non si riusciva più a distinguere
quale fosse l’odore di chi. Tutti condivisi tra noi vici-
senza nulla sapere, si è collegato alla canna fumaria ni, tutti insieme appassionatamente.
comune. Così con grande tempismo anche il suo Oggi è tornato il sentore affumicato dell’artemi-
profumo si è unito alla festa degli odori in corso nella sia. Ed è di nuovo la festa delle Barche drago. L’arte-
mia cucina. È entrato in punta di piedi, indeciso e misia si porta via tutti gli altri odori, rimane solo il
guardingo. Poi si è accompagnato con una sottile va- suo. Il tanfo oleoso di un anno si dissolve e sparisce
riante, una tenue scia di formaggio, un sentore paf- lentamente nella fragranza di quest’erba. Un po’ alla
futo e rotondetto del tutto nuovo e insolito, una puz- volta l’aria cambia perfino colore e in quest’aura
za di pecora, ma diversa. In questo modo, tra i miei biancastra tutti i fumi illimpidiscono chiari. L’aria
vicini, è sempre chiaro chi viene e chi va. Loro e i loro tersa non è trasparente, ha un suo colore. ◆

114 Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020


UN VACCINO
GIÀ C’ È Lo sfruttamento
degli animali
ha causato

1+/ MANGIAMO
Iniziamo a cambiare noi,
la pandemia.
Facciamo in modo
a partire da quello che mangiamo. che sia l'ultima.
Preferiamo i cibi vegetali!

2 / RIFONDIAMO
Le aziende devono essere
rifondate sulla base
di criteri di reale sostenibilità.

3 / VIVIAMO
Fermiamo i mercati,
le fiere, l’uso e l’uccisione degli
animali selvatici ed esotici.

4 / FINANZIAMO
Spostiamo i finanziamenti
pubblici dagli allevamenti alla
produzione di alimenti vegetali.

5 / PREVENIAMO
Investiamo concretamente
nella prevenzione delle malattie e
nella ricerca scientifica
senza vivisezione.

6 / TUTELIAMO
Aiutiamo gli animali che
vivono con noi e
le famiglie in difficoltà.

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Zhang Huiwen Disegni di Angelo Monne

Il bimbo
di cristallo
on era semplicemente bello: sareb- sione che si trattava di una stranezza senza prece-

N be più esatto dire che la sua bellez- denti. Ma una cosa era certa: la bellezza sovrumana
za era così prodigiosa da lasciare del bambino lasciava senza parole le persone che ri-
increduli. Quando lo vide per la uscivano a spingersi fino al letto per vederlo. La folla
prima volta, la madre perse i sensi: si disperse solo a notte inoltrata.
il bambino non aveva un corpo fat- Nei giorni che seguirono, la gente del paese non
to di carne, ma era un cristallo di forma umana. Era si stancava mai di fare la spola per andare a vedere il
tutto di cristallo: i capelli, gli occhi, le minuscole un- neonato di cristallo. Per le donne sfaccendate e i ra-
ghie… come se un bulino affilatissimo ne avesse ce- gazzini diventò un’abitudine, come far scorrazzare
sellato anche i tratti più fini. Un pomeriggio, mentre le galline e le oche fuori dal pollaio all’alba, mangia-
era sola, era scivolato giù silenzioso dal re un pezzo di torta a merenda o uscire
suo ventre senza emettere neanche un Al risveglio, la dopo cena per fare due chiacchiere.
vagito ed era rimasto tranquillo, diste- madre aveva visto Arrivavano tenendosi a braccetto, am-
so accanto alla donna svenuta, un pic- il neonato di miravano il bambino e senza neanche
colo essere diafano e levigato. cristallo che stava rendersene conto alzavano gli occhi al
Al risveglio, la madre aveva visto il lì quieto, con gli cielo o guardavano nel vuoto. Poi, gior-
neonato di cristallo che stava lì quieto, occhi aperti, no dopo giorno, quella folla insolita
con gli occhi aperti, sdraiato sul letto di sdraiato sul letto di piano piano si assottigliò.
vimini. Era così bello che era rimasta L’estate stava cedendo il passo
vimini. Era così
incredula: non riusciva a convincersi all’autunno e ogni tanto una raffica di
che quel bambino potesse avere un
bello che era rimasta vento frizzante sollevava qualche fo-
qualche rapporto con lei. Era come se incredula glia secca; eppure, quando lo guarda-
qualcuno le avesse messo questa cosa vano, i suoi genitori avevano ancora
ZHANG HUIWEN nel ventre per farla venire al mondo. Dopo un attimo un’aria sconcertata e un po’ diffidente: quel bambino
è una scrittrice di smarrimento, scoppiò a piangere e si precipitò nel non sembrava avere alcun rapporto con loro, non
originaria della cortile chiamando il marito. In pochi istanti le sue poteva essersi cristallizzato dalla loro carne, chissà
provincia dello grida si propagarono di bocca in bocca per tutto il da dove era piombato così all’improvviso. La donna
Henan, nella Cina paese e l’uomo, che stava scaricando delle merci in raccontava che non aveva sentito affatto i dolori del
centrale. Nata nel un negozio, si scapicollò a casa. Verso sera, la casa e parto e che il neonato era semplicemente scivolato
1978, ha studiato a il cortile erano stipati di gente. C’era chi rievocava i fuori. E quando, per l’ennesima volta, ne parlava con
Singapore e vive negli
fatti bizzarri accaduti nella cittadina dai tempi di cui le altre donne, aveva un’espressione contrariata, co-
Stati Uniti. Il titolo
si conservava memoria, chi chiedeva dell’aspetto del me se non aver vissuto l’esperienza del travaglio fos-
originale di questo
racconto è Shuijing
neonato e chi, accorso con la ciotola di riso tra le ma- se per lei un grande motivo di rammarico. Pur sen-
haitong (Il bimbo di ni, si protendeva ad ascoltare con gli occhi spalanca- tendolo così estraneo, però, offrì il seno al bambino
cristallo). La ti. Un gruppo di vecchi si era messo a discutere e quando lui cominciò a succhiare il capezzolo con la
traduzione è di Anna dell’origine di questo bambino straordinario senza sua boccuccia fredda, avvertì per un istante una sen-
Di Toro. riuscire a raccapezzarsi, arrivando all’unica conclu- sazione confusa che la spinse a stringerlo più forte a

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Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020 117
Zhang Huiwen
Anche le donne si
resero conto che
accorrevano in
quella casa non
per la bellezza del
bambino, ma per
quel desiderio
inconfessabile che
ciascuno aveva
riposto in
quell’esserino

sé; subito dopo però la sua bellezza la spaventò e le corrispondeva all’immagine che avevano di un mo-
sue braccia lo allontanarono di nuovo. Lo adagiò sul stro o di un cattivo presagio, l’idea che fosse stato
letto di vimini e rimase lì imbambolata a guardarlo. mandato da un dio sembrava più plausibile. Ma era-
Ma era una donna risoluta, per cui un giorno decise no sempre vissuti in pace: non sentivano la necessità
che quello era il suo bambino e lo baciò. Il padre, in- di essere salvati. Forse – e ogni abitante del paese
vece, continuò a evitarlo il più possibile: ne aveva ti- cominciò a covare un desiderio inconfessabile – quel
more, o forse, dentro di sé, lo odiava addirittura. dio voleva dare loro ricchezze e raccolti abbondanti.
Odiava quel bambino che gli aveva portato via il suo Spinti da quel desiderio nascosto, trattavano il padre
vero bambino, il bambino vivace che probabilmente con particolare riguardo.
avrebbe somigliato tanto a lui, al padre. Quando ve- Quell’improvvisa rivelazione e il senso di attesa
deva tutta quella gente che entrava e usciva da casa resero gli abitanti del paese inquieti: alcuni addirit-
sua, provava un senso di umiliazione: nessuno cre- tura persero il sonno. Si sentivano tutti stranamente
deva che quello potesse essere suo figlio, non ci cre- allegri ed eccitabili: continuavano a entrare nella
deva neanche lui. casa del neonato con ogni sorta di regali e, sperando
Ma un vecchio si ricordò per caso di una storia di scorgere dei segni particolari nascosti nelle sue
che, agendo in modo impercettibile sul padre, gli fe- fattezze, ne scrutavano ogni minimo fremito dell’an-
ce cambiare atteggiamento, portandolo a superare golo degli occhi e delle piccole narici o la forma delle
la sua ostilità verso il piccolo e ad accettare il destino finissime rughe sopra i labbruzzi, arrivando perfino
che il cielo gli aveva riservato assumendosi le proprie ad avvicinare di nascosto un occhio sulla conca del
responsabilità paterne. La storia che il vecchio aveva piccolo orecchio per scrutare all’interno. La gente,
letto in un libro, molti anni prima, narrava di una ver- piena di dubbi e di ansie, cercava delle risposte nel
gine che era rimasta incinta di un bambino senza volto del neonato e anche le donne si resero conto
aver mai avuto nessuna relazione con un uomo. Il che accorrevano in quella casa non per la bellezza
bambino era figlio di un dio che aveva voluto farle del bambino, ma per quel desiderio inconfessabile
portare in grembo quella creatura sovrumana desti- che ciascuno aveva riposto in quell’esserino. Assilla-
nata a salvare l’umanità. La storia del vecchio si dif- ti dall’attesa e dal lavorio incessante delle loro con-
fuse per il paese, che iniziò a interrogarsi sull’arcana getture, gli abitanti del villaggio furono presi da una
rivelazione: la bellezza del bambino in effetti non specie di follia: alcuni proposero di strappare i vesti-

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ti di dosso al piccolo per studiarne il corpicino. Que­ il bambino e uno di loro a volte allungava una mano
sti discorsi sacrileghi mandarono i vecchi su tutte le per sfiorarlo, mentre lui, che amava guardarsi intor­
furie: la rivelazione divina non si può mica nascon­ no, scrutava con attenzione tutti quei volti. I suoi
dere addosso come se fosse oro!, dicevano, e alla occhi sembravano nati per guardare: innocenti e as­
gente non restò che reprimere la propria brama. sorti, non si stancavano mai finché, all’improvviso,
Gli abitanti del paese iniziarono a passare tutto il la spossatezza non invadeva tutto il suo corpicino, le
giorno in casa. D’un tratto, presi da un brusco scatto palpebre si chiudevano e sprofondava nel mondo dei
d’ira, se ne uscivano con un’imprecazione, e il mo­ sogni.
mento dopo si rimettevano in attesa con quella spe­ Un giorno il bambino di cristallo accarezzò il
ranza che gli colmava il petto. Ma sul finire dell’au­ braccio di uno dei ragazzini: nel graduale risveglio
tunno si resero conto all’improvviso di essere più della sua coscienza, infatti, iniziava a notare che
poveri di prima: nei campi trascurati una buona me­ quel braccio aveva qualcosa di diverso dal suo. A
tà del raccolto era andato perduto, i negozi non era­ quel contatto, il ragazzino corse via e l’intero gruppo
no stati riforniti ed emanavano un tanfo di cibo ava­ si disperse terrorizzato, mentre il piccolo rimaneva
riato, le case, abbandonate all’incuria dalle donne seduto sul letto a riflettere sulla sensazione tattile
che avevano preso l’abitudine di andarsene sempre appena provata. Quando si voltò a guardare la ma­
in giro, erano disordinate e sporche come porcili, dre, lei ebbe la certezza che i suoi occhi le stessero
mentre i pidocchi si arrampicavano tra i capelli dei comunicando il segreto che gli si era appena svelato,
bambini. Naturalmente c’erano dei segreti nascosti cioè che la sua carne non era morbida come quella
con cura, come quello di una donna che aveva ridot­ degli altri bambini, che era diverso da loro.
to a brandelli i suoi vestiti brutti e rozzi, sicura di po­ Quando cominciò a muovere i primi claudicanti
ter presto rinnovare il guardaroba in città. Un uomo, passetti, la madre era sempre in ansia, perché cadere
poi, piantò un bel seme nella pancia dell’amante, per lui significava andare in frantumi e morire. Se era
pensando che presto avrebbe potuto scialacquare a impegnata nelle faccende, lo legava alla gamba del I suoi occhi
piacimento e che mantenere due mogli non sarebbe letto con una cintura; all’inizio lui provava a divinco­ sembravano nati
stato un problema. Fu così che in poco tempo il paese larsi, ma poi tante cose lo distraevano: un ramo che per guardare:
diventò sporco, trasandato e dissoluto. ondeggiava nella cornice della finestra, un raggio di innocenti e
Quell’inverno fu eccezionalmente freddo; gli sole che si proiettava nella stanza, un suono. Sem­ assorti, non si
abitanti del paese, trovandosi in ristrettezze, si rifu­ brava che i suoi occhi cercassero sempre qualcosa,
stancavano mai
giarono in casa, a contare le scorte che gli rimaneva­ ma nello stesso tempo si concentrava nell’ascolto del
finché,
no. Si sentivano frustrati, ma non si lamentavano: più lieve rumore. Quando lo vedeva così tranquillo e
molti di loro erano superstiziosi e, anche se nel com­ assorto, la madre a volte trasaliva per la paura, ma all’improvviso, la
portamento non mostravano una particolare reve­ poi poco a poco il suo incantesimo agiva su di lei, e si spossatezza non
renza verso quel dio, non osavano comunque am­ fermava a guardarlo di nascosto da un angolo della invadeva tutto il
mettere che erano arrabbiati e delusi, che avevano stanza. Questo bambino che le era arrivato dal cielo, suo corpicino
previsto fin dall’inizio che quella strana creatura non il cui corpo non aveva niente di umano, aveva il viso
avrebbe portato nulla di buono. I loro desideri più più perfetto che si fosse mai visto: come era possibile
ardenti erano andati in cenere come carbone nella che fosse frutto del suo grembo?
stufa; a volte una scintilla baluginava ancora, ma su­ Il padre, invece, lo evitava. Per lui quel bambino
bito si spegneva. In uno di quegli interminabili e si­ era come il destino che, quando ci coglie di sorpresa,
lenziosi giorni d’inverno, il vecchio saggio che aveva ci fa sentire impotenti. Quell’inverno era stato duro
narrato a tutti la storia del bambino era morto ed era anche per lui: il momento di popolarità, di cui aveva
stato sepolto sotto la neve. La persona che più lo goduto subito dopo la nascita del bambino, era fini­
pianse fu forse la madre della creatura di cristallo: to. Ora tutti lo evitavano con uno strano sguardo e
sentiva che il vecchio aveva portato via con sé qual­ sembravano aver completamente dimenticato la
cosa di indefinibile, lasciandola con un senso di an­ cordialità, la venerazione quasi, che gli avevano mo­
goscia. Tutti gli altri, occupati a fare progetti per la strato prima. Se un tempo gli portavano doni di ogni
primavera a venire, dimenticarono presto la fac­ genere, ora cercavano i pretesti più assurdi per farse­
cenda. li restituire. Il padre non capiva perché la sua vita
dovesse essere così stravolta. A volte, rientrando a
iano piano cresceva anche lui, come casa dopo avere faticato tutto il giorno, alla vista del­

P un bambino normale, ma ora nessuno


veniva più a trovarlo: erano tutti impe­
gnati a seminare e a mietere, o erano
presi dai loro giri di commerci o di de­
biti, mentre le donne si erano accorte
che le faccende domestiche aumentavano di giorno
in giorno e che era impossibile liberarsene. Solo uno
sparuto gruppetto di ragazzini continuava a interes­
sarsi a lui. Sfuggendo ai genitori del piccolo, che li
la moglie che, nel cortile, insegnava al bambino a
camminare cingendolo per la vita, gli veniva voglia
di picchiarla: come faceva a baciarlo, a tenerlo in
braccio, come se fosse davvero figlio loro? Come fa­
ceva a rimanere così imperturbabile e a fare tutto ciò
che ci si aspetta da una donna? La sua calma lo spa­
ventava e gli suscitava una strana invidia.
Alla fine il bimbo fu in grado di camminare senza
difficoltà per il cortile. Quando i passanti scorgevano
scacciavano brontolando, i ragazzini circondavano quel visino che balenava tra le fessure dello steccato

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Zhang Huiwen
di bambù per fissarli, si ridestavano in loro i ricordi un ridicolo mostriciattolo. Eppure i tratti di quel
del neonato di cristallo che erano stati ricoperti dalla bimbetto che sedeva in silenzio sotto il cornicione
polvere della vita quotidiana. E così, pensavano con erano di una bellezza purissima. Ma era fragile, così
stupore, quell’essere di cristallo camminava e cre- fragile da essere del tutto inutile. Non sapeva nean-
sceva proprio come le persone normali. Questo pen- che parlare. Talvolta nel cuore della madre, carico di
siero li rendeva inquieti come quando, all’inizio, lui pena, sorgeva un moto di repulsione. Aveva ragione
aveva fatto irruzione nel loro mondo. Ne evitavano il marito: quel bambino non era altro che una “faccia
lo sguardo, ma i suoi occhi, così limpidi da sembrare da idiota”, un menomato. Proprio così. Era del tutto
irreali, restavano impressi nella loro mente: gli abi- inutile: non poteva arrampicarsi né rotolarsi per ter-
tanti del villaggio diventavano coscienti della banale ra, non poteva cadere; era assolutamente impensa-
bruttezza del proprio volto, su cui talvolta appariva- bile mandarlo a pascolare il bufalo o a caricare e sca-
no delle macchie grigie, e i vestiti che indossavano ricare merci. Perché non era in gamba come quei
gli sembravano ancora più sudici, imbrattati com’e- ragazzi mezzi selvatici? Era un fardello di cui era
rano di polvere e di unto. Allora affrettavano il passo, impossibile liberarsi. Quando, ricorrendo a tutte le
ma lui, nascosto dietro lo steccato, continuava a sue risorse, riusciva finalmente a reprimere questi
scrutarli sfacciatamente. Quello sguardo fisso era impulsi negativi, il suo cuore si riempiva di paura: te-
intollerabile, perché li costringeva a rivolgere l’at- meva che un giorno l’avrebbero sopraffatta, portan-
tenzione verso se stessi. dola a tradire il figlio. Ma poi trovava subito consola-
zione nel pensiero che il suo bambino era la creatura
uell’estate fu molto secca: il vento era più bella del mondo. Lei stessa, però, vedeva come

I tratti di quel
Q soffocante e il sole illuminava un cielo
lattiginoso. Mentre le stagioni si avvi-
cendavano, il bambino, seduto sotto il
cornicione, osservava lo scenario del
cortile che, nelle sue continue trasfor-
mazioni, aveva qualcosa d’immutabile. Il cielo scor-
reva via nella cornice disegnata dai rami e i batuffoli
delle nuvole sembravano la schiuma candida pro-
dotta dall’acqua che s’infrange. Si convinse così che
questa bellezza, di giorno in giorno, si facesse più sfo-
cata ai suoi occhi, trasformandosi gradatamente in
polvere. La bellezza, infatti, una volta bollata come
“inutile”, riceve un trattamento ancora più ostile di
quello riservato alla bruttezza. Ma il bimbo seduto
sotto il cornicione a osservare il cielo non sapeva nul-
la di tutto questo, i suoi occhi limpidi non riuscivano a
vedere questa verità: se ne stava seduto nel suo alone
cristallino volubile come fumo, rapito da quel mondo
bimbetto che il cielo e il fiume fossero un’unica cosa, e quando sof- che descriveva solo a se stesso. Il suo corpo era avvol-
sedeva in silenzio fiava un vento che sembrava venire dalla linea dell’o- to da una pace in cui ogni cosa sembrava potersi sedi-
sotto il cornicione rizzonte, era un vortice che si formava nel fiume del mentare, e quella pace era la dimostrazione che lui
erano di una cielo. non aveva mai odiato nessuno.
Quando si presentava l’occasione, sperava sem- Quando avevano visto per la prima volta il bimbo
bellezza
pre che la madre lo portasse a camminare nei vasti di cristallo per le vie del paese, gli abitanti, pur senza
purissima. Ma era
campi fuori dal paese, ricoperti di fiori e di erba fitta: averne mai parlato tra loro, avevano provato tutti
fragile, così fragile lì avrebbe potuto vedere un pezzo di cielo più grande un’inspiegabile sensazione di disagio, o addirittura
da essere del tutto e molte più nuvole. Ma quelle uscite lo spaventava- di rabbia. Confidandosi, si resero conto di condivi-
inutile. Non no: mentre percorreva le strade stringendo un lembo dere una preoccupazione: quel mostriciattolo che si
sapeva neanche del vestito della madre, tutti si fermavano a guardar- pavoneggiava per le vie del paese avrebbe portato
parlare li. Allora la mamma camminava più svelta, si mette- chissà quali disgrazie. Così scelsero un delegato per
va a correre quasi, e lui non riusciva a starle dietro. A avvisare i genitori: se il bambino fosse uscito di nuo-
quel punto saltavano fuori dei ragazzini che li segui- vo, lo avrebbero rinchiuso in una gabbia come un
vano sghignazzando, andandogli talmente vicino da animale.
sfiorare il suo viso con le loro facce e allungando le Il padre e la madre non avevano il potere di op-
mani per toccarlo. La madre, furiosa, si metteva a porsi alla decisione dell’intero villaggio: ormai ave-
urlare, suscitando l’ilarità degli adulti che assisteva- vano perso la forza di opporsi a qualsiasi cosa. Il mes-
no alla scena. Le loro risa e i loro sguardi lo impauri- saggero insistette anche per parlare al bambino di
vano, lo raggelavano. Quando finalmente quelli persona e lo ammonì facendogli una specie di inter-
scappavano via e la madre, dopo essersi liberata dei rogatorio. Ma dovette subito rinunciare. Quando poi
suoi inseguitori, si chinava a raccogliere un fiore sel- fece il giro di case da tè, osterie, piazze, insomma di
vatico per farglielo odorare, non erano forse lacrime tutti i posti di ritrovo, contenendo a malapena la sua
quelle che vedeva sul suo viso? agitazione, annunciò la notizia: il bambino era muto.
La donna capiva, ovviamente, questo suo deside- A quel punto tutti frugarono nella propria memoria e
rio segreto e si diceva spesso: “Devo portare il mio si resero conto che, in effetti non gli avevano mai
bambino fuori”, ma non ne aveva il coraggio, non sentito proferire una parola. Questa volta, senza di-
poteva sopportare gli sguardi della gente, le canzo- scuterne tra loro, provarono una sensazione di sol-
nature, quella torma di ragazzini sporchi che li segui- lievo, anche se si mostrarono stupiti.
va. Percepiva oscuramente che la gente odiava il suo A casa del bambino non si parlò dell’episodio. La
bambino, che gli stessi che prima lo consideravano madre, che ormai reagiva con una sorta di torpore,
un dio, ora ridevano di lui senza pietà, come se fosse preparava la cena in cucina. Il padre, abituato da

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tempo agli sguardi torvi e alle umiliazioni, era diven- nestre, la strada che si dipanava verso luoghi lontani
tato indifferente a tutto: aveva sviluppato una tragica che non riusciva a raggiungere con lo sguardo e dove
caparbietà di fronte ai colpi del destino, o per lo me- non sarebbe mai potuto andare.
no era convinto di essere pronto a sopportare tutto. Aveva una struggente nostalgia dei posti dove la
Ma vedendo lo sguardo timoroso del figlio su di lui, madre lo portava da piccolo, quando l’erba verdissi-
provò un’invincibile ripugnanza: gli sembrò uno di ma e i fiori selvatici sugli steli sottili quasi lo ricopri-
quei furfantelli che rompono tutto, un buono a nulla vano, le farfalle si posavano sui petali bianchi e nel
che combina solo disastri, ma che continua a fare cielo frusciavano stormi di uccelli. Non gli era più
l’innocente. Voltò la testa per non vederlo. La donna, permesso tornare laggiù. Doveva stare attento an-
nel frattempo, lavava le verdure facendo un gran che quando sbirciava da dietro lo steccato: se qualcu-
trambusto, rovesciava l’acqua, lasciava cadere il me- no se ne accorgeva gli sputava in faccia e, quando lui
stolo in terra. D’un tratto vide il viso, immacolato, non faceva in tempo a evitare lo sputo, si allontanava
senza un difetto, del bambino che la guardava attra- con una risata. Spesso il bambino disegnava per ter-
verso la finestra. Quella vista la scombussolò: si sen- ra i fiori, le farfalle e gli uccelli di cui serbava memo-
tiva sfinita, ma doveva comunque affrontare la situa- ria. A volte disegnava delle ali di uccello su di una
zione. Altrimenti qualcuno lo avrebbe chiuso in una farfalla o tingeva le ali di un uccello del colore delle
gabbia, o lei avrebbe finito per lasciare il figlio nelle farfalle, perché non poteva verificare com’erano re-
mani di quel padre debole e freddo. Lo sentiva così almente.
estraneo: come era possibile che proprio lei avesse Quando il padre vide quegli strani disegni che co-
messo al mondo quella creatura? Non riuscendo a privano il selciato del cortile, non riuscendo più a
capire, smarrita, piangeva. contenere il suo senso di disgusto verso il figlio, ac-
Al bambino non restava che trastullarsi in cortile: corse e li sfregò col piede, seppellendoli nella polve-
si rendeva conto che il padre e la madre non avevano re. Ora il bambino doveva nascondersi anche per
voglia di parlargli; sembrava, anzi, che lo evitassero, disegnare. Almeno non doveva preoccuparsi della
che non volessero neanche vederlo. Così tornò a madre, che quando vedeva queste cose al massimo
guardare dalle fessure dello steccato, come quando gli gettava un’occhiata stupita: capiva sempre meno
era piccolo; osservò gli uccelli e gli altri animali scol- cosa attraversasse la mente del figlio, ma si era rasse-
piti sui cornicioni, la carta colorata incollata sulle fi- gnata all’impossibilità di comprendere, come si era

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Zhang Huiwen
rassegnata al fatto che la gente sputasse in faccia al Il bambino trasalì: quel gioco sembrava molto peri-
suo bambino. coloso. Cercò di ritrarre il braccio, ma la fune era
Tornò la bella stagione e i ragazzini, scatenati, molto tesa e il ragazzo robusto non aveva nessuna
ricominciarono a rincorrersi per le strade, ma quan- intenzione di allentarla. Allora il primo ragazzino
do gli sembrò di avere esaurito tutti i divertimenti, si tirò fuori un coltellino, sfidando i compagni a indovi-
ricordarono del bambino di cristallo rinchiuso nel nare se il muto provasse dolore. Quelli lo guardaro-
cortile. I ragazzi sono sempre superiori agli adulti no esitanti, e lui spiegò che in linea di principio non
per curiosità e creatività, e a loro non interessava avrebbe dovuto sentire nulla: le pietre sentono forse
sputare addosso al bambino come facevano i grandi: dolore? Il cristallo è una pietra. Mentre pronunciava
nella loro mente si accumulavano domande a cui in queste parole, la lama del coltello lampeggiava al so-
genere cercavano di dare risposta nei loro giochi. le. Sul volto del bambino si disegnò un’espressione
Quel giorno, mentre gli adulti facevano il sonnellino di terrore, ma nessuno in quel momento lo guardava
pomeridiano, i ragazzini si raccolsero in un angolo, in viso: tutti gli occhi erano rivolti al braccino tre-
aspettando di intravedere il viso del bambino attra- mante stretto in trappola.
verso lo steccato. L’esperimento cominciò: la lama, affilatissima,
Tutto era silenzio, quel pomeriggio. Il bambino gli scalfì il braccio. Ci fu uno sfavillare di raggi e si
scrutava tra le fessure la strada deserta, bianca, ab- sentì un suono stridente. Subito dopo il braccio ini-
bagliante: anche se era solo, a quell’ora non si senti- ziò a muoversi convulsamente e nell’aria baluginò
va minacciato. Volgendo lo sguardo verso l’alto, in- un pulviscolo luminoso. Rimasero a fissarlo e si ac-
travedeva uno scorcio dei tetti variopinti, che visti da corsero che dalla ferita non colava sangue. Il bambi-
lì sembravano sovrapporsi l’uno sull’altro. Non era no si morse con forza le labbra: quei nemici che gli
mai passato per quelle case ignote, non aveva mai facevano così male con una freddezza scientifica lo
visto come erano fatte le loro porte né quali alberi e disorientavano. In effetti, la crudeltà dei ragazzi è
Capì che il
quali piante vi crescessero davanti. Talvolta, la notte dovuta proprio all’inconsapevolezza della loro cru-
bambino soffriva o al mattino presto, sentiva il suono di un canto che deltà. Pur notando l’espressione di pena sul volto del
dai suoi occhi, proveniva da una casa vicina o un tintinnio di cam- bambino, conclusero che il taglio non gli aveva pro-
infossati e privi di panellini appesi a una finestra e, mentre ascoltava curato alcuna sensazione di dolore. Allora un altro
luce come quelli di assorto, immaginava l’aspetto di quella casa o di ragazzino tirò fuori una scatola di fiammiferi. Il
un moribondo. Per quei campanellini e si chiedeva come fosse la perso- bambino si dimenò, cercando di ritrarre il braccio,
un momento na che cantava o quella che aveva appeso i campa- ma subito qualcuno tirò la corda e quelli si misero a
anche il padre fu nelli. Ascoltava assorto i rumori più intensi e quelli bruciare il braccino ferito con la piccola fiamma de-
sopraffatto dal più fievoli, i momenti di silenzio e quelli di trambu- gli zolfanelli. A un certo punto i ragazzini sentirono
dolore e fu sul sto. Nel suo orecchio si conservava il resoconto più una specie di mugolio che non veniva dalla gola del
punto di scoppiare ricco e dettagliato della vita del paese, una storia bambino, ma da qualche parte dentro il suo corpo.
composta solo di suoni. Ma lui aveva deciso di non Videro che dai suoi occhi scivolavano delle cose tra-
in lacrime, ma poi
pronunciare una sola parola. sparenti come gocce d’acqua che appena toccavano
si voltò e si I ragazzini videro comparire il suo volto tra le fes- il suolo si solidificavano e rotolavano via lampeg-
allontanò sure, intento a guardare incantato verso l’esterno. giando tra la polvere. Poi il bambino emise lo strillo
Uscirono dal loro nascondiglio: avevano tutti stam- più acuto che si fosse mai sentito, come se quel suo
pato in faccia un sorriso diverso. Quando li vide av- corpo duro e fragilissimo si fosse infranto in mille
vicinarsi con quei sorrisi bonari che gli ricordarono i pezzi. Quello strillo svegliò di soprassalto la madre
volti dei bambini che attorniavano il suo letto quan- che accorse dalla casa, vide quella torma di ragazzini
do era un neonato, il bambino, anche se un po’ inti- pietrificati dalla paura, la corda, il coltellino e i fiam-
morito, non si ritrasse. In effetti erano proprio gli miferi ancora fumanti. Urlando furibonda, afferrò
stessi volti che in passato lo avevano circondato per un bastone, ma quando si slanciò fuori per inseguirli
osservarlo, ma non li riconobbe: non avrebbe mai quelli erano già tutti corsi via. Rientrando, ancora
potuto immaginare che il tempo li avesse trasforma- sconvolta, vide che il bambino era caduto a terra esa-
ti tanto. nime; sul braccino, che finalmente era riuscito a ri-
I ragazzini si stufarono presto di osservarlo. Uno trarre, era ancora legata la corda, simbolo di fervore
gli chiese se voleva giocare con loro e lui annuì ripe- scientifico e di ferocia. Purtroppo non si accorse del-
tutamente. Allora un altro tirò fuori una corda, di- le perle che erano rotolate vicino al muro. Di notte i
cendo che il gioco poteva iniziare solo dopo averglie- ragazzini tornarono e raccolsero di nascosto quelle
la legata al polso. Vedendolo titubante, il primo ra- lacrime dure che non si scioglievano.
gazzino gli spiegò che, siccome non poteva uscire, Prendendolo in braccio per riportarlo in casa, la
l’unico modo per giocare insieme era di legargli la madre si accorse che il corpicino era completamente
mano con una fune. Il loro entusiasmo lo convinse: zuppo. Sdraiato sul letto, tremava e spasimava dal
tirò fuori un braccio e si lasciò legare. A quel punto dolore. Ma sul braccio si vedevano solo una scalfittu-
un ragazzo particolarmente robusto tirò l’altra cima ra bianca e il segno giallastro lasciato dalla bruciatu-
e l’esile braccetto del bambino, stretto dalla fune, ra. Per il padre fu difficile rendersi conto del dolore
rimase sospeso nel vuoto fuori dalla fessura. Gli ar- che provava il figlio: non si vedevano né tracce di
rotolarono la manica e il suo polso traslucido luccicò. sangue, né i lembi di carne viva della ferita aperta.

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Ma capì che il bambino soffriva dai suoi occhi, infos- fare che gli avevano proposto. Lei lo fissò stupefatta
sati e privi di luce come quelli di un moribondo. Per come se lo vedesse per la prima volta. Ma, pensava il
un momento anche il padre fu sopraffatto dal dolore padre, perché avrebbe dovuto vergognarsi? In fondo
e fu sul punto di scoppiare in lacrime, ma poi si voltò era solo una lacrima e per un bambino piangere e
e si allontanò, sciogliendosi dall’impercettibile versare lacrime non è forse la cosa più naturale del
stretta di quella manina. La madre, dal canto suo, mondo?
non sapeva come curare la ferita del bambino. Sen- L’uomo allora andò dal bambino, supplicandolo
tendone il corpicino gelido, lo strinse forte a sé, per di versare qualche lacrima. Lui, vedendo la perla nel-
scaldarlo con il proprio calore. la mano del padre, sentì un misto di dolore e terrore
invadergli il cuore, proprio come i nembi scuri si ad-
ragazzini usarono le perle che avevano rac- densano in cielo prima di un temporale. Eppure i

I colto come biglie. Ma un giorno, mentre gio-


cavano, furono notati dagli adulti, che gli
confiscarono, una per una, le loro perle luc-
cicanti. Le donne notarono che quelle gem-
me dalla forma perfetta, levigatissime, era-
no l’ideale per farne delle collane, perciò le forarono,
vi introdussero un filo e se le misero al collo. Gli uo-
mini, per quanto resi ottusi dalla fatica, si accorsero
subito che erano preziose e proposero al padre del
suoi occhi rimanevano asciutti e, per quanto il padre
lo scuotesse e lo minacciasse, non riusciva a piange-
re. Poi si accorse della madre che singhiozzava in un
angolo come implorandolo, con gli occhi arrossati, e
non poté più trattenersi. Non appena le sue lacrime
scivolarono sul pavimento, il padre si accovacciò a
raccogliere le perle che rotolavano dappertutto.
Le lacrime del bambino diventarono così una
fonte di ricchezza a portata di mano: la gente le usa-
bambino di scambiare le perle con sacchi di cereali o va come merce di scambio. Il bambino vedeva le per-
altri prodotti. sone andare e venire dal suo cortile, esponevano le
Il padre fu stupito di quell’onore: la gente all’im- perle su un panno e ne valutavano il peso e la forma
provviso aveva ricominciato ad adularlo con sorrisi stringendole tra le dita, contrattando sul prezzo. Lo
melliflui, ma lui, incredulo, soppesando in mano una costringevano a piangere sempre più spesso, finché
di quelle “lacrime”, si chiedeva: possibile che possa- un giorno cominciò a versare lacrime senza più pro-
no esistere delle lacrime così pesanti? Rientrato in vare alcun dolore. L’indomani quelle lacrime furono
casa, mostrò la perla alla moglie, riferendole dell’af- esposte come sempre nel mercatino vicino alla porta

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Zhang Huiwen
di casa, dove furono esaminate da una moltitudine centezza non era affatto sbiadita ed emanava un ba-
di occhi esperti. Ma neanche gli occhi più perspicaci gliore bianchissimo, illuminando il cortile, che sem-
furono in grado di distinguere se queste perle di la- brava sommerso dal chiarore lunare.
crime fossero davvero originate dal dolore. Il forestiero si fermò alcuni giorni a casa del bam-
Il bambino, intanto, dimagriva facendosi sempre bino. Indugiava a lungo davanti al cadavere: a volte
più smunto e quell’alone baluginante che gli avvolge- era immerso in profonde riflessioni, a volte cammi-
va il corpo sbiadiva di giorno in giorno, ma nessuno ci nava agitato avanti e indietro, borbottando qualcosa
fece caso. Un giorno la madre lo vide seduto imbam- tra sé. Una notte in cui si distingueva nitidamente la
bolato in un angolo del cortile e si rese conto all’im- Via Lattea, si sedette con la madre nel cortile e final-
provviso che il suo viso sembrava uno straccio vec- mente, tra il ronzio incostante delle zanzare e il fru-
chio. Pensò che da molto tempo non osservava più scio delle foglie sopra le loro teste, espresse la sua
con intensità il cielo, i rami o i tetti: nel suo sguardo richiesta: voleva portare il bambino in un posto mi-
non c’era più quello sfavillio prodotto dai suoi pensie- gliore. Che posto?, chiese la madre. Un luogo mera-
ri e dalla curiosità. Era come se la sorgente dei suoi viglioso, dove tutti vedendolo ne avrebbero celebra-
Anche se era occhi si fosse prosciugata. Notando che la madre lo to la bellezza. Lo straniero non poteva dire altro. La
rimasto sottoterra fissava, il bambino si alzò e si allontanò per raggomi- donna non rispose. Dopo un po’, lui riprese: quando
molti anni, la sua tolarsi in un angolo buio della casa da dove poteva tu non ci sarai più, cosa gli farà la gente del villaggio?
lucentezza non era vedere un fascio di raggi di sole pallidi e polverosi che In quel posto, invece, sarebbe rimasto sempre intat-
affatto sbiadita ed penetravano nella stanza cupa e fredda attraverso il to, sarebbe stato venerato dagli uomini come una
emanava un lucernario. Sentì che qualcosa dentro di lui si allenta- cosa preziosa, come “arte”. Cos’è l’“arte”? La madre
bagliore va fino a schiantarsi e provò un tale senso di sfinimen- del bambino non era in grado di capire, ma era com-
bianchissimo, to che iniziò a tremare tutto. Con il corpicino ancora mossa: intuiva vagamente che tutto questo era lega-
illuminando il contratto si arrampicò sul letto e, proprio come quel to all’effimera e sofferta esistenza del suo bambino,
pomeriggio in cui era venuto al mondo, rimase sdra- al suo sguardo che si soffermava così a lungo sulle
cortile, che
iato con gli occhi sbarrati, immobile. Sentiva la madre cose, agli uccelli e alle farfalle che disegnava per
sembrava che si muoveva nel cortile e il sussurro del vento tra le terra.
sommerso dal cime degli alberi, mentre la polvere e i raggi nella Mentre l’autunno si faceva sempre più pungente,
chiarore lunare stanza proiettavano davanti ai suoi occhi incavati l’ul- gli abitanti sentirono dire che il forestiero aveva
tima immagine che il mondo gli avrebbe lasciato. comprato il bambino di cristallo, lo aveva infilato in
Non c’era nessuno quando la morte si posò silenziosa uno zaino e se lo era caricato in spalla, lasciando il
sul suo corpo gelido e una stanchezza immane gli paese in groppa al suo cavallino baio. Perplessi, si
chiuse finalmente le palpebre. fermarono a guardare la strada e la sua sagoma che
Nel paese vi furono accese discussioni su cosa scompariva, facendo congetture sull’entità della
fare del piccolo cadavere, ma alla fine la madre lo somma di denaro che aveva speso, con cui, diceva-
seppellì nel cortile. Trascorreva lì tutto il giorno, sor- no, si sarebbe potuto comprare mezzo paese. Non
vegliandolo, attenta a ogni minimo rumore e alla riuscivano a immaginare per quale motivo lo stra-
gente che passava. Non parlava mai con nessuno e i niero fosse rimasto così ammaliato da un pezzo di
suoi capelli, improvvisamente, diventarono tutti cristallo, ma intuivano che quel cadavere incorrutti-
bianchi. bile che era stato portato via celava un mistero in-
sondabile, un valore che non avrebbero mai potuto
ra l’inizio dell’autunno, dopo un’inter- neanche concepire.

E minabile torrida estate, quando il tin-


tinnio dei campanellini di un cavallo
portò nel paese un forestiero dall’a-
spetto singolare che attirò subito l’at-
tenzione di tutti. Quando andava
all’osteria, era circondato da una folla di gente che
gli chiedeva notizie del mondo. Qualcuno gli raccon-
tò la storia della strana creatura nata nel villaggio,
sperando di rivendergli qualche perla di cristallo. In
Ci fu un po’ di trambusto, una sensazione di dub-
bio e di vuoto oscurò il villaggio come una nube, fin-
ché finalmente dagli spessi nembi non cominciò a
gocciare una pioggia autunnale. Schizzava sui tetti
bianchi, azzurri e grigi, picchiettava sulle gronde ri-
curve verso l’alto, colava sui vetri delle finestre chiu-
se ermeticamente. I campanellini appesi sopra una
finestra risuonarono ancora del loro tintinnio che
sembrava venire ora da lontano ora da vicino. La ter-
seguito il forestiero non andò più all’osteria, ma la ra era completamente ricoperta dalle nuvole.
gente del paese lo vide camminare avanti e indietro Nell’incessante rumore della pioggia, la gente si sov-
vicino al cortile del bambino di cristallo, finché final- venne di un visino che si faceva sempre più nitido:
mente un giorno la porta del cortile si aprì per farlo possibile che avessero visto davvero una cosa così
entrare richiudendosi alle sue spalle. bella? Alcune donne si tolsero dal collo le collane di
Attraverso lo steccato, qualcuno vide che, di not- gemme di cristallo: quelle perle così finemente levi-
te, disseppelliva la salma del bambino. Lo straniero gate, così splendenti, mettevano i brividi. Poi si vol-
rimosse delicatamente lo spesso strato di terra che sero a guardare fuori: la pioggia intrideva i davanza-
ricopriva il corpicino: quel bambino di incredibile li delle finestre, i tetti, le strade e le insegne dei nego-
bellezza sembrava profondamente addormentato. zi che stavano lì solitarie, tingendo tutto del colore
Anche se era rimasto sottoterra molti anni, la sua lu- delle foglie imputridite. ◆

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L’oroscopo

Rob Brezsny
COMPITI A CASA
Fai una previsione audace e positiva
sulla tua vita nel 2021.

Come sarà
il nuovo anno
secondo
Rob Brezsny
ARIETE GEMELLI
Nel 2021 la tua capacità di compiere imprese pionieri- Dal 1961 al 1989 la città di Berlino fu divisa in due da
stiche e raggiungere traguardi degni di nota sarà al una barriera di cemento. Berlino Est, comunista, e
massimo livello. Potresti diventare il più bravo di sem- Berlino Ovest, capitalista, si trovavano ai due lati del
pre a tenere una scala in equilibrio sul mento, a digita- muro, che era il simbolo della guerra fredda tra Stati
re con il naso o a percorrere chilometri reggendo un Uniti e Unione Sovietica. Più di centomila persone
uovo su un cucchiaio tra i denti. Ma preferirei che in- cercarono di fuggire verso ovest, ma solo cinquemila
canalassi la tua straordinaria energia in imprese più ci riuscirono. La separazione finì nel 1989, durante
utili. Che ne dici di fare passi da gigante verso il tuo una delle rivoluzioni pacifiche che interessarono l’Eu-
obiettivo più importante? O di aumentare la tua capa- ropa orientale, e nei mesi successivi il muro di Berlino
cità d’ispirare gli altri con il tuo appassionato ideali- fu lentamente abbattuto. Oggi si vendono piccoli
smo? O di stabilire un record per il maggior numero di frammenti di muro come rimedi per l’asma, il mal di
illusioni di cui ti sei liberato? testa, la narcolessia e l’ulcera. Ti propongo l’abbatti-
mento del muro di Berlino come metafora per il 2021,
TORO Gemelli. Spero che t’ispiri a smantellare con energia e
ILLUSTRAZIONI DI FRANCESCA GHERMANDI

Ark Encounter è un parco a tema cristiano nel Kentu- gioia i tuoi ostacoli e impedimenti psicologici.
cky. L’attrazione principale è una gigantesca replica
dell’arca di Noè. Costruita principalmente con abeti e CANCRO
pini, è una delle strutture in legno più grandi del mon- Il 2021 sarà composto da 525.600 minuti. Ma sospetto
do. Anche se non penso che una barca simile sia esisti- che avrai la sensazione di averne a disposizione molti
ta davvero nell’antichità, ammiro il suo costruttore, di più, perché vivrai una vita più piena del solito, con
Ken Ham, per la determinazione nel realizzare le sue maggiore intensità e concentrazione. A volte ti sem-
fantasie. Nel 2021 t’invito a manifestare le tue visioni e brerà di riuscire a sfruttare meglio i ritmi quotidiani,
i tuoi sogni con altrettanto entusiasmo. di ottenere più risultati, di vedere più lontano, d’im-

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L’oroscopo

Rob Brezsny
mergerti più in profondità nel privilegio di essere su ni originali e risolvere enigmi intricati sarà al culmine.
questo pianeta. Sii grato per questa benedizione, che è C’è qualche potenziale svantaggio in questa esplosio-
anche una grande responsabilità! ne di genialità? Riesco a immaginarne solo uno: il tuo
cervello potrebbe diventare così dominante da soffo-
LEONE care i messaggi del tuo cuore. E sarebbe un peccato,
La nostra vita è piena di misteri, enigmi e rompicapi. Sagittario. Per fare quello che ho detto all’inizio, cioè
Ci sono sempre lati di noi che non comprendiamo a sfruttare la tua intelligenza per diventare più saggio,
fondo. Nel 2021 la tua missione sarà indagare su questi dovrai ascoltare con attenzione i messaggi del tuo
aspetti. Uno dei superpoteri che avrai sarà la capacità cuore.
di scoprire segreti e risolvere misteri. Sospetto anche
che farai progressi eccezionali nel tentativo di andare CAPRICORNO
alla radice dei dubbi che t’indeboliscono, per fare in I piovanelli maggiori sono uccelli che si riproducono
modo che non t’indeboliscano più. ogni anno nella regione artica. Poi si dirigono verso
sud, fino alla punta meridionale del Sudamerica, per-
VERGINE correndo più di quindicimila chilometri, e pochi mesi
Quando l’attore Gene Wilder aveva otto anni, sua ma- dopo ripartono per l’Artico. Nel 1995 alcuni ornitologi
dre cominciò ad avere problemi al cuore. Il medico riuscirono a montare sulla zampa di uno di questi uc-
disse al bambino che avrebbe potuto aiutarla facendo- celli un dispositivo gps, che permise di seguire le sue
la ridere. Da quel momento in poi, Wilder diventò avventure. Negli Stati Uniti il piovanello maggiore è
molto bravo a fare battute e decise di fare l’attore. Re- soprannominato moonbird, perché nel corso della vi-
citò in ventidue film ottenendo due nomination agli ta percorre i chilometri che equivalgono a un viaggio
Oscar e altre due ai Golden Globe. Nel 2021, Vergine, sulla Luna. È anche conosciuto come “i cento gram-
prevedo uno sviluppo simile nella tua vita: una situa- mi più tosti del pianeta”. Lo nomino tua creatura ma-
zione difficile t’ispirerà a reagire in modo da generare gica per il 2021: sospetto che sarai resistente, tenace e
una grande benedizione. determinato come lui.

BILANCIA ACQUARIO
A mio parere di astrologo, nel 2021 l’amore sarà impre- Roy Sullivan, dell’Acquario, ha lavorato per tutta la vi-
vedibile. Sarà difficile da definire e non sarà paragona- ta come guardia forestale, e nel corso dei 71 anni tra-
bile a ciò che hai vissuto finora. Sospetto anche che sa- scorsi su questo pianeta è stato colpito dai fulmini set-
rà deliziosamente enigmatico, sorprendentemente te volte (record mondiale). Si è sempre salvato, anche
educativo, intensamente fertile e stranamente con- se gli è rimasta qualche ustione. Studiando le tue po-
fortevole. Il tuo compito sarà liberarti delle certezze tenzialità astrali per il 2021, sono giunto alla conclu-
che hai sulla natura dell’amore per permettere alle sue sione che sarai colpito da fulmini molto più piacevoli e
nuove sfide e opportunità di entrare nella tua vita nel gratificanti: quelli metaforici. Ti consiglio di preparar-
modo più fresco e spontaneo possibile. ti a più epifanie del solito: intuizioni emozionanti, ri-
velazioni stimolanti e idee utili.
SCORPIONE
Fino al 1893 le Hawaii erano uno stato sovrano. Nel PESCI
gennaio di quell’anno un gruppo di ricchi stranieri, per Le barriere coralline sono in pericolo in tutto il mon-
lo più statunitensi, rovesciò il governo esistente con do. Queste “foreste pluviali del mare” sono decimate
l’aiuto dell’esercito di Washington e fondò una “re- dall’acidificazione degli oceani, dagli scarichi tossici
pubblica temporanea” che escludeva i nativi dalle po- dei fiumi, dall’aumento delle temperature e dai turi-
sizioni di potere. Il loro obiettivo, l’annessione agli sti maleducati. Perché dovremmo preoccuparcene?
Stati Uniti, fu raggiunto nel luglio del 1898. Ti propon- Perché sono bellissime! E anche perché sono paradisi
go questa triste storia come stimolo per il 2021, Scor- di biodiversità che ospitano il 25 per cento delle spe-
pione. Resisti a qualsiasi tentativo di colonizzarti. Im- cie marine. Proteggono anche le coste dall’erosione
internazionale.it/oroscopo

pegnati con passione a preservare la tua sovranità e in- causata dalle tempeste e sono posti ideali per la rac-
dipendenza. Cerca di essere un bastione che non può colta dei frutti di mare. Quindi sono felice che scien-
essere conquistato. ziati e attivisti si stiano attivando per aiutare le bar-
riere coralline a sopravvivere e a guarire. Per esem-
SAGITTARIO pio, un’équipe ha ottenuto buoni risultati in Thailan-
Nel 2021 potresti diventare più intelligente che mai. dia riattaccando i frammenti spezzati con una super-
Non necessariamente più saggio, anche se spero che colla. Spero che questa storia t’ispiri a impegnarti in
farai leva sulla tua intelligenza per esserlo. La tua ca- attività riparatrici metaforicamente simili, Pesci. Nel
pacità di parlare in modo articolato, proporre riflessio- 2021 avrai maggiori poteri di guarigione.

128 Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020


Dal cuore delle montagne
al cuore della tavola

Acqua Lauretana è un dono della natura, di fonte montana,


che ha origine in un territorio incontaminato.
Lauretana è l’acqua più leggera d’Europa con solo 14 mg/litro
di residuo fisso e grazie alla sua purezza e ai pochi minerali contenuti,
si abbina perfettamente ad ogni piatto perché non altera i sapori
degli alimenti, esaltandone così il gusto vero.
Sinonimo di eccellenza e qualità, acqua Lauretana rappresenta
il valore aggiunto sulle tavole di chi ama la buona cucina.

Segui la leggerezza www.lauretana.com


L’anno del New Yorker
STEINBERG

ASH
“Mi dispiace dirlo, ma Greg da libro è molto più interessante”. “Aspetta, ti sei lavato le mani?”.
KENDRA

WHEELER
“Un giorno, per quei crudeli scherzi della vita, potrai restare
fuori fino a tardi, ma non vorrai più farlo”. “Questo cambia tutto”.
BLISS

LEVY

“Cara Lydia, noy vdjo l’oba d£ riabgractiasti. I giorn6 sono staty


trjtto lungh9 e le settim8n8 anco*a pçu zungh8…”. “Oh mio Dio… ha le tasche!”.

Le regole Capodanno a casa


1 Hai sempre sognato di andare a dormire alle dieci? Questo è il tuo anno. 2 Per i veglioni su Zoom,
punta sull’abbigliamento dalla vita in su. 3 Se sei da solo, hai diritto di scolarti la bottiglia di spumante.
4 La funzione “inoltra a tutti” serve a non passare la serata a scrivere auguri. 5 I botti di capodanno in
salotto non sono mai una buona idea. regole@internazionale.it

130 Internazionale 1390 | 23 dicembre 2020


M asters
of reativity
C
L'esperienza di oltre 80 anni nella fotografia
si ritrova in ogni fotocamera FUJIFILM Serie X
per offrire creatività foto e video senza limiti

FUJIFILM-X.COM