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Publio Virgilio Marone, Eneide, X, vv.

789-858; 895-908
SINTESI DEL CONTENUTO INFORMATIVO (DI PAGINE 283-288)
Durante lo scontro decisivo fra Troiani ed Italici, Turno, re dei Rutuli, uccide il troiano Pallante,
scatenando l’ira dell’eroe teucro Enea. In battaglia, egli trafigge Mezenzio, padre di Lauso.
Vedendo il padre ferito, Lauso accorre in suo aiuto, dandogli la possibilità di mettersi in salvo.
Anche gli altri guerrieri italici scagliano frecce contro Enea per proteggere Lauso. Questi, però,
continua ad agitarsi, facendo aumentare la furia di Enea che, furiosamente, gli si scaglia contro e lo
trafigge. A quel punto, però, l’eroe pensa alla sua condizione di padre di Ascanio e figlio di Anchise
e prova pietà e compassione per quella vita così giovane spezzata. Quindi, non solo promette al
ragazzo una sepoltura, ma decide di non spogliarlo delle sue armi. Intanto, Mezenzio, venuto a
conoscenza della mote del figlio, si dispera, si cosparge il viso di cenere in segno di lutto ed
abbraccia la salma del giovane. Poi si assume le proprie responsabilità e, ritenendosi indegno di
vivere in vece del figlio, decide di affrontare consapevolmente la morte affrontando l’eroe. Enea,
quindi, uccide Mezenzio che, prima di spirare, supplica il teucro affinché gli conceda la possibilità
di essere sepolto accanto al figlio.

ANALISI ATTIVA (PAGINA 296, PUNTI 1-2, 7-13)


1) Nel brano sono individuabili cinque sequenze a cui è possibile dare i seguenti
titoli: “Enea ferisce Mezenzio” (vv. 789-795); “Lauso accorre in aiuto di
Mezenzio” (vv. 796-802); “Enea si ripara dalle insidie nemiche e uccide Lauso”
(vv. 803-8820); “Mezenzio viene a sapere della morte del figlio e se ne
dispera” (vv. 821-858); “Mezenzio affronta Enea e viene ucciso” (vv. 895-908).
2) Il narratore interviene più volte nel testo e, attraverso alcune espressioni o
scelte lessicali, fa trapelare il suo giudizio sui personaggi e sui fatti raccontati.
In particolare emerge che Enea è considerato come pius in quanto riesce,
nonostante la sua ira, a provare compassione di fronte al corpo esanime del
giovane e a mostrarsi uomo più che guerriero. Con questo il narratore
evidenzia anche l’assurdità della guerra. In essa accade un uomo provoca la
morte di un altro uomo che potrebbe essere anche suo fratello. Oltre a ciò il
narratore evidenzia il cambiamento di Mezenzio che, dopo una vita empia,
ritrova la sua dimensione di padre riconoscendo nel figlio il motivo principale
della propria esistenza. Oltre a ciò, riacquista anche il bisogno di credere in
una vita ultraterrena nella speranza di rincontrarsi col figlio. Riguardo al
giovane, invece, la voce narrante sottolinea il suo amore per il padre che lo
porta ad affrontare con coraggio Enea, nonostante la sua evidente inferiorità.
7) Per me il vero protagonista dell’episodio è Mezenzio. Egli subisce una grande
trasformazione. All’inizio si presenta come uomo arrogante ed egocentrico
che è stato esiliato dalla sua patria a causa della sua eccessiva crudeltà. Solo
dopo la morte del figlio riuscirà rendersi conto di aver perso la cosa più
importante della propria vita e grazie a questo riuscirà ad assumersi le proprie
responsabilità e a recuperare la sua dimensione di padre.
8) L’espressione vivendo della tua morte (v.849) è un ossimoro: figura retorica
che unisce due termini in contrapposizione tra loro.
9) Ai vv. 803-810 è presente una similitudine che può essere riassunta in forma
di proporzione matematica nel seguente modo:
contadino : grandine e pioggia = Enea : dardi
10) Le armi di Lauso, a differenza di quelle di Enea e Mezenzio, sono
descritte come piccole e fragili. Questo suscita un particolare senso di
apprensione nel lettore che immagina il disperato e giovane Lauso affrontare
un’ardua impresa in condizione di svantaggio nei confronti del suo avversario
più esperto e meglio equipaggiato di lui.
11) Nel testo per indicare la violenza e l’intensità dell’attacco contro Enea è
utilizzate l’espressione nube di guerra. Secondo me, per indicare una
situazione simile a questa, si possono utilizzare le espressioni: uragano di
armi; tempesta di dardi; tuono di urla.
12) Nell’espressione amaro nemico presente al verso 900, Mezenzio utilizza
l’aggettivo amaro nei confronti di Enea. Questo perché per lui Enea, oltre ad
essere un nemico, è l’infelice causa della morte del figlio di cui anch’esso si
ritiene in parte colpevole. Quindi l’aggettivo viene utilizzato per evidenziare
non tanto l’atteggiamento spietato dell’eroe, quanto la situazione emotiva in
cui si trova in quell’istante l’etrusco.
13) Lauso è il giovane figlio di Mezenzio, a cui è fortemente legato. Egli
rischia addirittura la propria vita per cercare di salvare quella dell’amato
padre già ferito da Enea. Così, dopo aver permesso al padre di allontanarsi,
cerca vendetta, provando ad affrontare l’eroe troiano che, però, lo uccide in
quanto superiore per esperienza ed equipaggiamento. Caratteristica di questo
personaggio, perciò, è anche il coraggio che lo spinge ad affrontare l’eroe,
nonostante l’evidente svantaggio nei suoi confronti. Altra sua caratteristica è
l’umanità che dimostra nel momento in cui si commuove vedendo il padre
dolente, andando così contro i canoni degli eroi dell’epica greca.
Fisicamente, invece, Lauso possiede solamente un piccolo scudo, inadatto ad
affrontare Enea, ed indossa una tunica cucita dalla madre con fili d’oro. Si
può, inoltre, intuire ch’egli ha i capelli ben acconciati ed il suo volto
moribondo viene descritto come pallido in mirabile modo.