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UNIVERSITA DEGLI STUDI DELLINSUBRIA

CORSO DI LAUREA IN INGEGNERIA


PER LA SICUREZZA DEL LAVORO E DELLAMBIENTE
______________________________________________________________________

ANALISI DEI RISPARMI DI CO2


EQUIVALENTE LEGATI AL PROGETTO
GREEN SCHOOL
Relatore ing. Gianluca Ruggieri
Relazione di Tirocinio di Luca Colombo
matricola
Anno Accademico

717262
2015/2016

INDICE GENERALE
Abstract......................................................................................................................................... 4
1

Introduzione........................................................................................................................ 7
1.1

Le emissioni antropiche di gas serra e la CO2 equivalente ................................... 7

1.2

Sicurezza ambientale: i cambiamenti climatici...................................................... 10

1.3

Lo sviluppo sostenibile: un modello per ridurre le emissioni antropogeniche 11

1.4 Quali sono i target attuali ?......................................................................................... 12


1.5 Le emissioni italiane di gas serra ................................................................................ 14
2

Il progetto Green School................................................................................................. 16


2.1 Sensibilizzazione al risparmio energetico ................................................................. 16
2.2 Corretta gestione dei rifiuti ........................................................................................ 19
2.3 Approccio alla mobilit sostenibile ........................................................................... 22
2.4 Educazione ambientale ............................................................................................... 23

I risultati di Green School ............................................................................................... 25


3.1 Il risparmio di energia elettrica .................................................................................. 27
3.2 Gestione dei rifiuti....................................................................................................... 29
3.2.1

Promozione della raccolta differenziata ......................................................... 29

3.2.2

La prevenzione del rifiuto ................................................................................ 32

3.3 Raggiungere la scuola con un mezzo alternativo all'automobile .......................... 33


3.4 Riepilogo dei risparmi delle azioni di green school ................................................. 35
4

Riflessioni sull'edizione 2015/2016 ................................................................................ 39


4.1 La sensibilit dei dati ................................................................................................... 39
4.2

Il possibile ruolo degli istituti superiori di 2 grado ............................................ 40

4.3 Buone pratiche a confronto con energie rinnovabili .............................................. 43


4.4 Il paradosso sulla prevenzione dei rifiuti .................................................................. 44
5

Analisi dei fattori di conversione .................................................................................... 46


5.1 Bilancio della CO2 nella gestione dei rifiuti .............................................................. 46
5.2 Altri fattori di emissione ............................................................................................. 50

Conclusioni........................................................................................................................ 54
6.1 Risultati e benefici del progetto ................................................................................. 54
6.2 Verso un'economia low carbon ................................................................................. 58
6.3 Considerazioni finali ................................................................................................... 59

Bibliografia ................................................................................................................................. 61

ABSTRACT
Gli argomenti trattati in questa Relazione di Laurea nascono da un tirocinio presso la
Provincia di Varese in ambito del progetto GREEN SCHOOL, progetto al quale
aderiscono volontariamente le scuole del territorio che decidono di rappresentare dei
poli di sostenibilit ambientale.
Il progetto figlio dei risultati della Conferenza sull'ambiente e lo sviluppo delle
Nazioni Unite tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992, sorta a sua volta dall'improrogabile
necessit di individuare un percorso universale per uno sviluppo sostenibile, che
potesse coinvolgere i governi nelle politiche mondiali e sensibilizzare la popolazione
verso nuovi stili di vita.
Il tirocinio, svolto nei mesi di valutazione del progetto, ha avuto la funzione di assistere
e monitorare lattivit di ogni scuola impegnata, al fine di supportare l'avvicinamento
didattico allo sviluppo sostenibile, con dati e riferimenti provenienti dalla pi recente
letteratura scientifica.
Il progetto GREEN SCHOOL si impegna a ridurre le emissioni procapite di gas serra
attraverso l'adozione di stili di vita che i vari istituti aderenti promuovono tra i propri
alunni; queste azioni virtuose, integrate nel piano di offerta formativa, contribuiscono
ad una riduzione dell'impatto ambientale dell'intera organizzazione scolastica. Questa
relazione pertanto, analizza come ogni singola scuola impegnata nel progetto, sia
riuscita a ridurre la propria carbon footprint1 (impronta di carbonio) attraverso una
modifica puramente comportamentale delle persone che la compongono.
Nel capitolo introduttivo si descrivono le conseguenze che le molecole di gas climaalteranti hanno a livello globale, e come una diminuzione della loro concentrazione sia
necessaria per garantire la sicurezza ambientale in varie localit del Pianeta; vengono
inoltre quantificate le emissioni che hanno caratterizzato il nostro Paese dal 1990 ad

Indicatore ambientale che misura limpatto delle attivit umane sul clima globale; esprime il totale delle emissioni di gas
serra associate direttamente o indirettamente ad un prodotto, unorganizzazione o un servizio
1

oggi ed introdotti gli obiettivi, internazionali ed europei, in materia di riduzione delle


emissioni antropogeniche.
Gli stili di vita sostenibili sono meticolosamente descritti nel capitolo 2 e compresi tra le
seguenti tematiche:
la riduzione dei rifiuti e la loro corretta differenziazione;
il risparmio energetico;
l'approccio verso una mobilit sostenibile.
Ogni modifica comportamentale prevede la misura di determinate grandezze da
convertire in chilogrammi di gas serra tramite opportuni coefficienti lineari, al fine di
quantificare gli eventuali risparmi in termini di emissioni.
Nella suddetta relazione sono quindi raccolti tutti i dati inerenti le riduzioni delle
quantit di gas serra, espressi in CO2 equivalente, dichiarati dalle scuole impegnate nel
progetto, questi sono catalogati per ogni azione in apposite tabelle dalle quali sono
successivamente ricavati i rispettivi valori medi; si parler in modo dettagliato dei
risparmi ottenuti nel capitolo 3.
Nel capitolo 4 sono paragonati i risparmi derivanti dalle azioni sostenibili degli studenti
con i risparmi ottenuti, da un campione di scuole, grazie ai loro pannelli fotovoltaici; da
questo confronto si deduce come mediamente, le tecnologie rinnovabili siano state pi
utili a ridurre l'impronta di carbonio della gestione dei rifiuti e del risparmio energetico,
ma meno dall'approccio alla mobilit sostenibile.
Nel capitolo 5 si analizzano con maggior dettaglio l'origine e le approssimazioni
accettate dai fattori di conversione utilizzati; nell'ultimo capitolo invece si aprono delle
riflessioni relative ai benefici che un progetto come questo comporta al nostro Paese in
termini ambientali e anche economici.
L'obiettivo ultimo di GREEN SCHOOL in sostanza, quello di contribuire alla
salvaguardia dei cambiamenti climatici mostrando quanto e come siano importanti le
nostre quotidiane azioni per contribuire alla riduzione delle emissioni antropogeniche;
tuttavia per poter essere determinanti nella definizione degli scenari futuri, queste
devono essere integrate verso modelli di ricerca & sviluppo a basso impatto ambientale
5

come il passaggio alle energie rinnovabili, il miglioramento delle prestazioni energetiche


degli edifici, la tutela e la valorizzazione del verde del territorio etc.
Un progetto come questo, che porta a riflettere sull'importanza del nostro ruolo nella
societ e nell'ecosistema, dovrebbe essere diffuso in tutto il territorio italiano,
incoraggiando cos ogni studente a considerare ogni propria azione, connessa al rispetto
della collettivit e al destino delle future generazioni.

INTRODUZIONE

1.1 LE EMISSIONI ANTROPICHE DI GAS SERRA E LA CO 2 EQUIVALENTE

Le emissioni di gas serra sono le maggiori imputate del surriscaldamento globale e di


tutte le sue conseguenze2; le molecole di questi gas infatti assorbono ciascuna una
particolare lunghezza dello spettro della radiazione solare riflessa dalla superficie
terrestre (nella regione dell'infrarosso termico), per passare ad uno stato eccitato che
contribuir a ri-emettere l'energia dell'onda elettromagnetica in tutte le possibili
direzioni, diminuendo l'indice di dispersione della radiazione nello spazio.
Tale fenomeno, detto Effetto Serra, contribuisce a mantenere le temperature medie del
globo intorno ai 20, garantendo la presenza di acqua allo stato liquido in gran parte
della superficie terrestre.
I pi recenti modelli di calcolo affermano, che l'effetto serra contribuisce a trattenere
circa il 40% dell'emittanza Terrestre, se questo valore (attualmente in forte rialzo)
aumentasse anche soltanto del 2%, il bilancio termico vedrebbe verificarsi uno
squilibrio, favorendo innalzamenti delle temperature fino a 3 gradi centigradi, un valore
oggi ritenuto ad alto rischio.
Questi rischi derivanti dai cambiamenti climatici si manifesteranno in futuro in diversi
modi: sulle citt costiere il lento ma progressivo innalzamento del livello del mare
porter ad una migrazione verso l'entroterra (che incrementer la densit demografica
continentale), le variazioni della frequenza ed intensit delle precipitazioni potrebbero
causare periodi di siccit ed inondazioni, inoltre il riscaldamento globale potrebbe
spostare delicatissimi equilibri, originando danni irreparabili alla biodiversit terrestre e
alterando l'ecosistema stesso del quale noi facciamo parte.
I gas serra pi diffusi nell'atmosfera terrestre che riescono ad intrappolare meglio il
calore e a contribuire al riscaldamento globale sono: il vapore acqueo (H2O), derivante

IPCC Climate change 2007

dal normale ciclo dell'acqua e la cui percentuale dipende fortemente dalle temperature
superficiali terrestri; l'anidride carbonica (CO2), principale prodotto dell'ossidazione dei
combustibili fossili; il metano (CH4), emesso da naturali processi di degradazione
anaerobica accelerati per dalla pressione antropica; il protossido di azoto (N2O),
proveniente dalla reazione tra i fertilizzanti azotati e l'ossigeno nell'aria, pi altri
composti industriali come l'esafluoruro di zolfo e il trifluoruro di azoto, meno presenti
in atmosfera ma ugualmente pericolosi.
Per definire con una singola unit di misura l'apporto di gas serra in atmosfera, si ricorre
alla definizione di CO2 equivalente, che tramite il GWP,3 esprime l'apporto di un gas
all'effetto serra, comparandolo alla molecola di anidride carbonica. Il GWP di un gas pu
variare a seconda dellintervallo di tempo che si considera, visto che il gas pu avere una
degradazione naturale pi rapida oppure pi lenta dellanidride carbonica.
Dai dati forniti dall'IPCC4, il contributo alleffetto serra di una tonnellata di CH4
corrisponde a 21 tonnellate di CO2 equivalente su un periodo relativo a cento anni
(GWP100 uguale a 21), mentre una tonnellata di N2O corrisponde a 310 tonnellate di CO2
equivalente.
Il vapore acqueo, seppur molto determinante per la sua capacit di ridistribuire il calore,
non viene considerato nel GWP in quanto fa parte del normale ciclo dell'idrosfera
terrestre. I composti fluorati invece contribuiscono alleffetto serra con un contributo di
migliaia di volte il valore dell'anidride carbonica.
Si usa la CO2 come riferimento delle emissioni di gas serra, poich questa la molecola
pi presente in atmosfera a causa dell'enorme quantit di combustibili fossili che
vengono bruciati ogni giorno per la produzione di energia elettrica, termica e cinetica.
L'anidride carbonica rappresenta quasi il 70% in massa del totale dei gas serra in
atmosfera, seguita in quantit dal metano, dal protossido di azoto e dagli altri gas.
La molecola di CO2, legata principalmente all'uso dei combustibili fossili impiegati nella
trasformazione dell'energia, rappresenta quindi il gas serra pi critico, data anche la sua
alta persistenza nella nostra atmosfera (bassa reattivit chimica).
3
4

Global Warming Potential - Indice del potenziale di riscaldamento globale.


Intergovernmental Panel on Climate Change - https://www.ipcc.ch/

Il mese di novembre del 2015 stato l'ultimo passato sotto la soglia delle 400 parti per
milione (ppm) di CO2 in atmosfera; il grafico sottostante testimonia l'andamento nel
tempo della concentrazione di anidride carbonica sulla Terra5.

Figura 1: concentrazione CO2 nel tempo, Climatecentral.org

Da questo grafico si evince come possa essere normale, nel corso di migliaia di anni,
una variazione della concentrazione di anidride carbonica; tuttavia la rapida crescita
riscontrata negli ultimi 150 anni (un tempo relativamente breve se comparato alla scala
del grafico), testimonia come l'unica causa presumibile di tale aumento, sia l'intensa
attivit antropica di trasformazione dell'energia da fonti non rinnovabili.
Per la mitigazione dell'effetto serra e la prevenzione del riscaldamento globale, si deve
intervenire dunque sulla riduzione delle emissioni di gas serra di origine antropica,
provocate da:

l'ossidazione dei combustibili fossili per la trasformazione di energia che produce anidride
carbonica;

lo smaltimento improprio dei rifiuti la cui degradazione genera metano;

La percentuale di CO2 equivalente invece stimata intorno alle 478 ppm

la cementificazione di aree naturali che rilascia il carbonio contenuto nel suolo;

la deforestazione, la quale rallenta la fissazione di anidride carbonica nelle piante;

la produzione di cemento che genera anidride carbonica a seguito della decomposizione del calcare;

l'allevamento e l'agricoltura intensivi che portano metano e ossidi nitrosi in atmosfera;

i processi industriali che producono composti fluorati.

1.2 SICUREZZA AMBIENTALE: I CAMBIAMENTI CLIMATICI

Il clima sulla Terra influenzato da una infinit di variabili che nel corso di milioni di
anni hanno reso possibile l'innalzamento del livello degli oceani o l'espandersi dei
ghiacci addirittura fino ai tropici, ricoprendo quasi interamente il nostro Globo.
Nel corso delle ere le principali cause dei mutamenti climatici, sono state la variazioni di
energia emessa dal Sole, le oscillazioni dell'orbita terrestre, le eruzioni vulcaniche e altre
dinamiche geologiche o idrologiche che hanno continuamente alzato o abbassato la
temperatura superficiale del nostro Pianeta, il tutto per in periodi dell'ordine di
migliaia di anni (come testimoniato dalla figura 1).
Un periodo particolarmente caldo sul nostro Pianeta, ha sempre avuto un'alta
concentrazione di CO2 dispersa in atmosfera.
Le testimonianze ci giungono da misure indirette pervenute dal carotaggio delle calotte
polari, capaci di intrappolare campioni di aria risalenti a migliaia di anni fa, e dall'analisi
chimica del ghiaccio in profondit, che in tempi pi caldi pu contenere una maggiore
quantit dell'isotopo pi pesante dell'ossigeno, confermando il legame che sussiste tra
riscaldamento globale e concentrazione di anidride carbonica.
La diminuzione delle emissioni di CO2 e degli altri gas serra, oramai un obiettivo a
livello mondiale: la Conferenza delle Parti di Parigi (COP21) ha fissato "lincremento della
temperatura media globale molto sotto i 2 gradi centigradi al di sopra dei livelli pre-industriali," ed
impegna i firmatari a "perseguire sforzi per limitare lincremento della temperatura media globale a
1,5 gradi centigradi al di sopra dei livelli pre-industriali. 6"
6

accordodiParigi.it /traduzione italiana

10

Il motivo semplice: se anche le emissioni antropiche di questi gas in atmosfera si


interrompessero istantaneamente (ipotesi altamente utopica), le loro concentrazioni
sarebbero comunque destinate a salire per diverse cause: la deforestazione ha causato
un netto rallentamento nell'assorbimento dell'anidride carbonica da parte degli alberi, la
dilagante crescita demografica comporta un forte orientamento verso l'agricoltura e
l'allevamento intensivi, mentre i mari e gli oceani riscaldandosi, potrebbero non pi
contenere gran parte della CO2 che ora assimilano dall'atmosfera, abbandonando il loro
ruolo di magazzini di carbonio (carbon sink).
Le temperature negli ultimi 150 anni sono cos aumentate mediamente di circa un
grado centigrado, e sono quindi destinate a salire allaumentare della concentrazione di
CO2 equivalente in atmosfera.

Il pericolo maggiore che si corre quello che questi innalzamenti possano scatenare
delle retroazioni che inneschino altre possibili cause di riscaldamento globale: lo
scioglimento delle bianche superfici ghiacciate, riflettenti gran parte della radiazione
solare per esempio, aumenterebbe il calore assorbito dal pianeta; la fusione del
permafrost libererebbe il metano celato sotto di questo e l'evaporazione delle masse
d'acqua, porterebbe ad avere ulteriore vapore acqueo che garantirebbe un aumento
maggiore delle temperature e una intensificazione dei modelli precipitativi.

1.3 LO SVILUPPO SOSTENIBILE: UN MODELLO PER RIDURRE LE EMISSIONI


ANTROPOGENICHE

Lo sviluppo sostenibile rappresenta la capacit di incrementare le attivit economiche di


un Paese senza compromettere le funzioni dell'ecosistema nel quale immerso,
salvaguardando il territorio, le risorse, l'ambiente e il clima7.

La definizione pi diffusa quella fornita nel 1987 dalla Commissione Indipendente sull'Ambiente e lo Sviluppo
secondo la quale l'aggettivo "sostenibile" indica la soddisfazione delle attuali necessit, senza che queste compromettano
quelle delle generazioni future.
7

11

Gli obiettivi di un appropriato sviluppo economico, tecnologico e sociale comprendono


quindi il rispetto per le generazioni presenti e future, l'uso ponderato delle risorse del
pianeta e la tutela della biodiversit.
In questo quadro le attivit di ricerca e sviluppo sono orientate verso modelli economici
e tecnologie a basse emissioni attraverso:

La promozione delle energie rinnovabili.

Il miglioramento dei rendimenti di elettrodomestici e di macchine industriali nella trasformazione


dell'energia.

La riduzione dell'uso dei combustibili fossili per favorire le biomasse o il biogas.

La promozione del riciclaggio rispetto all'estrazione di materiale vergine.

Il passaggio a coltivazioni biologiche.

Lo stimolo ad adottare stili di vita portanti una ridotta impronta ecologica.

1.4 QUALI SONO I TARGET ATTUALI ?

A livello globale il Protocollo di Kyoto ha fin qui rappresentato lunico trattato


finalizzato a ridurre le emissioni antropogeniche in atmosfera, ma dal 21 settembre
2015 sono iniziate le ratificazioni dei 180 Paesi firmatari del nuovo accordo mondiale
di Parigi.
Il Protocollo di Kyoto, entrato in vigore nel febbraio 2005 e ratificato sia dalla
Comunit Europea che dai suoi Stati Membri, ha stabilito dei tetti di emissioni per il
periodo 2008-2012 e regolamenta le emissioni comprese tra il 2013 e il 2020, dove
quest'ultima fase corrisponde al secondo periodo di impegno europeo sottoscritto con
la direttiva 2009/29/CE, ovvero il "pacchetto clima ed energia" che si impegna entro il
termine stabilito a:
1. ridurre le emissioni di gas serra del 20% rispetto al 1990;
2. alzare del 20% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili;
3. aumentare al 20% l'efficienza energetica in ambito residenziale e aziendale.

12

Laccordo di Parigi (la COP21tenutasi tra novembre e dicembre 2015), definisce invece
il prossimo piano dazione globale, che entrer in vigore dopo il 2020, dove i paesi
firmatari avvieranno i loro piani di azione per il clima (che presenteranno in questi anni
alle Convenzioni delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), al fine di cercare di
mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi centigradi.
L'Unione Europea per esempio si posta degli obiettivi di emissioni progressivamente
fino al 2050 con tappe ogni decennio. La struttura del pacchetto clima ed energia per
esempio, stabilisce i seguenti obiettivi per il 2030:
1. ridurre le emissioni di gas serra del 40% rispetto al 1990;
2. alzare al 27% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili;
3. aumentare del 27% l'efficienza energetica in ambito residenziale e aziendale.
Lo scopo ultimo quindi arrivare ad una riduzione delle emissioni di gas serra del 80%
entro il 2050.
Nella figura 2 sono riportati i principali settori di emissione di gas serra in tutta Europa.

Figura 2: origine CO2 equivalente, UE Climate Action 2012

13

1.5 LE EMISSIONI ITALIANE DI GAS SERRA

Relativamente alle emissioni italiane abbiamo a disposizione i dati dellISPRA (Istituto


Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) secondo cui nel 2013 le emissioni
nazionali di gas serra, espresse in CO2 equivalente, sono state stimate intorno alle 438
milioni di tonnellate (circa 7,2 tonnellate procapite), cifra dalla quale sono escluse le
emissioni dovute al trasporto aereo e sottrazioni o modifiche causate dall'uso del suolo8.
Se invece ci limitiamo ad analizzare le emissioni di CO2 (escludendo gli altri gas serra)
dovute alla sola ossidazione dei combustibili fossili, prendiamo in considerazione il
documento redatto dal Joint Research Centre dell'Unione Europea che ipotizza una
produzione procapite in Italia di 6 tonnellate di anidride carbonica nel 2013 e di 5,5
tonnellate nel 2014 9.
Queste due stime di dati concordano nello stabilire una diminuzione negli anni delle
emissioni nazionali, tendenza iniziata nel 2005 e che in corrispondenza della crisi
economica del 2008 (che ha limitato la produzione industriale, il trasporto merci ed il
consumo di energia), ha visto una maggiore e significativa decrescita delle emissioni
come testimoniato dalla figura 3.
Se paragonate al 1990 (anno di riferimento del protocollo di Kyoto) le emissioni
procapite di CO2 equivalente sono diminuite del 16% circa10.
Sempre dal rapporto di ISPRA analizziamo il Consumo Interno Lordo energetico (CIL),
ovvero la somma delle varie produzioni di energia nazionali lorde (l'energia in uscita dai
generatori) pi il saldo netto degli scambi con l'estero: si osserva anche in questo
database una netta propensione alla decrescita dei consumi energetici dal 2005, ma a
confronto con il 1990 si registra un aumento dei consumi del 4,5%.
Le diminuzioni di CO2 equivalente dal 1990 ad oggi, si riflettono quindi in un
apprezzabile aumento della produzione di energia rinnovabile (quadruplicata rispetto al
1990), una preferenza nel considerare i rifiuti come combustibile piuttosto che
materiale da delegare in discarica (produzione di energia originata dal CDR raddoppiata
Emissioni nazionali di Gas Serra, ISPRA 2015
Trends in Global CO2 emissions (2015)
10 Nel 1990 le emissioni nazionali ammontavano a circa 519 milioni di tonnellate
8
9

14

rispetto al 2005) e un uso maggiore del gas naturale rispetto a prodotti petroliferi
(questi in calo del 37%)11.
Questi valori devono per essere presi come un punto di partenza e non un punto di
arrivo nell'ottica dei target di emissioni attuali: la crescita demografica e un'eventuale
ripresa economica potrebbero infatti limitare i valori di risparmio o addirittura
incrementare i valori minimi registrati negli ultimi anni.

Figura 3: Variazione delle emissioni di CO2 equivalente procapite, ISPRA 2015

11

Emissioni nazionali di Gas Serra, ISPRA 2015

15

IL PROGETTO GREEN SCHOOL

Il progetto GREEN SCHOOL opera sulle azioni e sui comportamenti individuali


delle persone che occupano e lavorano all'interno di una scuola, cercando tramite gli
studenti, i docenti e il personale, di ridurre la carbon footprint dell'organizzazione pubblica
o privata.
Una GREEN SCHOOL quindi una scuola che si impegna a ridurre il proprio
impatto ambientale limitando le emissioni di CO2 equivalente in atmosfera agendo sui
comportamenti delle persone che la costituiscono; ma come pu una scuola ridurre
volontariamente le proprie emissioni alteranti l'effetto serra?
Il progetto, tramite la Provincia di Varese e una ONG locale, 12 fornisce delle linee guida
attraverso il portale WEB "www.modusriciclandi.info/", tramite il quale vengono divulgate
tutte le procedure comportamentali con le esperienze ed i risultati di altre scuole gi
impegnate negli anni passati, per essere prese come esempio o come spunto per nuove
condotte di sostenibilit.
Tali indicazioni prevedono l'adozione di una o pi tematiche sulle quali concentrare i
propri sforzi nel corso dell'anno didattico, esse sono:

Sensibilizzazione al risparmio energetico

Corretta gestione dei rifiuti

Approccio alla mobilit sostenibile

Educazione ambientale

2.1 SENSIBILIZZAZIONE AL RISPARMIO ENERGETICO

Il percorso finalizzato a ridurre concretamente gli eccessivi sprechi di energia elettrica


riscontrati in molti edifici scolastici.

12

CAST (Centro per un appropriato sviluppo tecnologico)

16

Questa tematica si propone di abituare gli studenti alla lettura giornaliera del contatore
che segna i consumi elettrici dell'istituto, al fine di riportare su un apposito grafico i
chilowattora che vengono prelevati dalla rete elettrica.
Sar cos una responsabilit dello studente, per cercare di diminuire i consumi, prestare
attenzione al corretto spegnimento della lampadine nelle classi non utilizzate, favorire
l'illuminazione naturale al posto di quella artificiale (ove non crei disagi), parzializzare la
luce artificiale nelle aule e nei corridoi o interrompere la tensione degli apparecchi in
stand-by a fine giornata.
Per rilevare i consumi, gli alunni effettuano un'annotazione giornaliera del prelievo di
energia, registrata dalla differenza tra la lettura rilevata e quella del giorno precedente,
che dar il consumo effettivo della giornata.
Le linee guida proposte dalla Provincia di Varese comprendono tutte le indicazioni per
la lettura del contatore monofase e trifase (presente in vari istituti) e consigliano anche
di annotare la copertura atmosferica che si riscontra, per avere a fine mese, un dato che
sia sensibile anche della luce naturale avuta a disposizione (una maggiore intensit di
radiazione naturale comporta minori apporti dalla linea elettrica).
La sistematica lettura del contatore, permette di avere a disposizioni un database dei
consumi negli anni di adesione al progetto, e osservare come agendo su determinate
situazioni di spreco o su rinnovamenti energetici, i consumi dell'edificio si possano
affettivamente abbassare, contemporaneamente alle emissioni generate e ai costi della
bolletta.
Le emissioni di gas serra connesse a questa tematica sono derivanti dalla trasformazione
dell'energia nelle centrali termoelettriche; l'energia primaria infatti quella dei
combustibili fossili, adatti per generare in questo caso l'energia elettrica (energia
secondaria).
Il fattore di conversione tra l'energia prelevata e la massa di CO2 equivalente emessa era,
nei primi anni del progetto di 0,58 chilogrammi per ogni chilowattora prelevato. Il
crescente impiego di energie rinnovabili riscontrato negli ultimi tempi per, ha visto
crescere notevolmente l'apporto di energia pulita fruibile dalla rete elettrica (da 77 TWh

17

nel 2010 a 112 TWh nel 2013),13 grazie soprattutto all'evoluzione del settore eolico, alle
migliorie del settore idroelettrico, alle biomasse e all'affermazione del settore
fotovoltaico (che da solo copre quasi il 10% dei bisogni nazionali); questo sviluppo ha
reso necessario ladeguamento dei fattori di emissioni di CO2 equivalente per
chilowattora impiegato.
Tale valore viene fornito da il documento dell'Unione Europea "how to develop a
Sustainable Energy Action Plan" che fa da supporto alla compilazione dei Piani di Azione
per l'Energia Sostenibile per i comuni coinvolti nel Patto dei Sindaci.
Secondo questo documento vi sono due diversi approcci per la quantificazione delle
emissioni che comporta il consumo di energia al contatore: il protocollo standard e
l'approccio all'intero ciclo di vita (Life Cycle Assesment).
L'approccio standard, che segue le linee guida IPCC, prende in considerazione solo il
tenore di carbonio presente in ogni combustibile impiegato per la trasformazione
dell'energia, misurando solo l'effettiva produzione di CO2 equivalente generata nella
centrale termoelettrica.
L'approccio LCA invece, comporta una pi scrupolosa analisi dell'origine dell'energia e
dei prodotti usati, includendo nel fattore di emissione l'energia impiegata per
l'estrazione del combustibile, il trasporto e la raffinazione, in aggiunta alle emissioni
derivate dalla sua ossidazione.
Ecco i nuovi fattori di emissione espressi in chilogrammi di CO2 equivalente emessi in
atmosfera per chilowattora prelevato dal contatore.
Metodo standard IPCC

Metodo LCA

0,483

0,708

Tabella 1: Fattori di conversione di un chilowattora in chilogrammi di CO2 equivalente

13

Sviluppo delle fonti rinnovabili nel settore elettrico, ISPRA 2015

18

Nel prossimo capitolo esporremo i risparmi conseguiti dalle azioni del risparmio
energetico scegliendo, come fattore di emissione, quello ottenuto con il metodo
standard dell'IPCC.

2.2 CORRETTA GESTIONE DEI RIFIUTI

Il percorso propone di indirizzare gli studenti verso le linee guida europee che
prevedono una riduzione a monte del rifiuto, e laddove questa non sia possibile, uno
smaltimento del prodotto in modo che possa essere riciclato o compostato,
minimizzando il conferimento in discarica o negli impianti di incenerimento.
La produzione di rifiuti in Italia si aggira intorno ai 491 kg per abitante in un anno; di
questi il 38% viene conferito in discarica, il 21% orientato alla termovalorizzazione, il
26% avviato al riciclaggio e il restante 15% sottoposto a compostaggio14; tuttavia nella
sola Provincia di Varese si riscontra una produzione procapite di 455 kg annui con una
percentuale di raccolta differenziata (riciclaggio pi compostaggio) del 65%,
confermando il territorio Varesino un'eccellenza in merito a questa tematica ambientale.
L'obiettivo stilato dalla Regione Lombardia con la proposta di un Piano di Azione per
la Riduzione dei Rifiuti, quello di arrivare ad una produzione annuale procapite di 100
chilogrammi con una percentuale di raccolta differenziata prossima al 80%, gi
registrata nei comuni pi virtuosi della Regione e della Provincia di Varese.
Le principali azioni in campo scolastico, volte a soddisfare queste richieste si
distinguono in azioni di prevenzione, di riuso del materiale e di promozione della
raccolta differenziata.

14

ISPRA rapporto rifiuti urbani 2015

19

AZIONI PREVENTIVE

1. La riduzione dello spreco alimentare;


2. La promozione di una merenda senza imballaggio (frutta o altri prodotti sfusi);
3. La scelta di borracce al posto di bottigliette in PET.
AZIONI DI RIUSO

1. Il riuso cartaceo per note e appunti e la stampa fronte-retro;


2. La promozione di contenitori in plastica riutilizzabili;
3. L'uso dell'acqua del rubinetto in brocche di vetro lavabili a mensa.
AZIONI DI PROMOZIONE DEL RICICLAGGIO

1. La promozione della raccolta differenziata in ogni classe e nei corridoi;


2. L'avvio al compostaggio domestico;
3. La sistemazione di cestini per ogni frazione merceologica;
4. La scelta di prodotti completamente riciclabili e certificati a basso impatto.
L'organizzazione scolastica avr cos il compito di pesare i rifiuti che la caratterizzano,
riportando i dati in apposite tabelle e analizzando la percentuale di raccolta differenziata
che la distingue. Successivamente la scuola dovr evidenziare una eventuale riduzione
della massa del rifiuto e convertire la massa di questo in CO2 equivalente (moltiplicando
il peso del rifiuto per i fattori di conversione esposti nella tabella di pag. 22).
Lo scopo di queste azioni quello di ridurre la produzione dei rifiuti che caratterizza
una scuola e, di conseguenza, anche le emissioni di gas serra che ne conseguono;
tuttavia delle scuole impegnate nell'edizione di quest'anno sono riuscite a ridurre la loro
impronta di carbonio vedendo aumentare la loro quota di rifiuti ma, al contempo,
ottimizzando la differenziazione di quest'ultimi; ecco perch in seguito tratteremo
separatamente le azioni di prevenzione dei rifiuti con le azioni di promozione della
raccolta differenziata.

20

Le emissioni di gas serra in atmosfera scaturite dalla gestione dei rifiuti, derivano per la
maggior parte dal metano, rilasciato dalla decomposizione anaerobica dei rifiuti
biodegradabili
dall'ossidazione

impropriamente
del

smaltiti,

combustibile

dall'anidride

derivato

dai

rifiuti

carbonica,
negli

prodotta

impianti

di

termovalorizzazione o dalle torce nelle discariche controllate.


Le emissioni di gas serra risparmiate dalla prevenzione del rifiuto sono in primis quelle
relative alla produzione del prodotto; per esempio per ottenere una bottiglia di plastica
o una lattina di alluminio necessario utilizzare combustibili fossili sia come materia
prima del processo (per estrarre i polimeri che servono a formare i materiali finiti), sia
per produrre lenergia termica ed elettrica utilizzata nel processo stesso. Prevenendo il
rifiuto si risparmier anche tutta quell'energia derivante dal trasporto su gomma del
materiale e dal recupero e riciclaggio di quest'ultimo.
Una minore massa di rifiuti da smaltire coincide con meno energia spesa sia a monte
che a valle il ciclo di vita dei vari prodotti finiti, e di conseguenza, in una riduzione delle
emissioni.
I coefficienti forniti per la quantificazione dell'anidride carbonica equivalente prodotta,
derivano da uno studio Belga del 2008, "Avenant bilan CO2 de la gestion des dchets", che
tramite degli studi sulla gestione del rifiuto perseguiti da una semplificazione della
metodologia LCA (Life Cycle Assesment), ha stilato dei valori di emissione di CO2 per
ogni fase del percorso di vita del prodotto considerato.
I fattori, espressi in chilogrammi di CO2 equivalente per chilogrammi di rifiuto
prodotto, tengono conto delle emissioni causate da:
1. La produzione del prodotto partendo da materiale vergine.
2. La raccolta del rifiuto con il sistema porta a porta.
3. Selezione e trasporto ad impianti adibiti e consumo di energia per il riciclaggio o
compostaggio.
4. Emissioni nette all'incenerimento (emissioni lorde sottratte a quelle non emesse
grazie al recupero di energia termica ed elettrica negli impianti di
termovalorizzazione).

21

Categoria merceologica

kg CO 2 / kg rifiuto

Plastica

3,11

Alluminio

1,3

Carta

0,95

Vetro

0,44

Organico

1,78

Non differenziato

Tabella 2: Fattori di conversione da massa del rifiuto chilogrammi di CO2 equivalente generata per chilogrammi di materiale smaltito

In Belgio la gestione dei rifiuti vede un avviamento a riciclaggio che interessa pi della
met dei rifiuti prodotti, con la restante parte recapitata esclusivamente in impianti di
termovalorizzazione.
I coefficienti forniti possono cos rappresentare un'approssimazione per la Provincia di
Varese, con una sola discarica attiva, un unico grande inceneritore (pi altri di minore
dimensione) e con una percentuale di raccolta differenziata maggiore del 60%,
pressoch la medesima registrata in Belgio15.

2.3 APPROCCIO ALLA MOBILIT SOSTENIBILE

Questo percorso avvicina gli studenti nell'uso di mezzi alternativi all'automobile per
raggiungere l'istituto.
La riduzione del trasporto su gomma, rappresenta un eccellente metodo per evitare le
emissioni della CO2 di scarico delle automobili, nonch di altri composti inquinanti che
seppure in minima quantit sono prodotti nella camera di combustione come il
monossido di carbonio e gli ossidi nitrosi.
Per lavorare su queste azioni, la scuola otterr informazioni sulla distanza dei tragitti e
sui mezzi usati dagli studenti aderenti al progetto annotando i dati in apposite tabelle;
incentivando poi gli studenti e le famiglie a prendere in considerazione un mezzo
15

Italia del riciclo 2012 - valutazione comparata all'UE sulla gestione dei rifiuti

22

alternativo pi sostenibile, per quanto possibile in termini di distanza e sicurezza, si


annoteranno nuovamente i dati con i nuovi mezzi usati dagli alunni nel raggiungere
l'istituto.
I mezzi alternativi possono essere i trasporti pubblici come l'autobus e il treno, o mezzi
ad emissioni zero come la bicicletta e l'andare a piedi, sono anche stimolate strategie
sostenibili come il car pooling che riducono il flusso di veicoli nel traffico.
I coefficienti che attribuiscono le emissioni di CO2 dei mezzi su gomma, sono tratti dal
documento "Guidelines to Defra's GHG Conversion Factors" del dipartimento dell'ambiente
del Regno Unito.
Le linee guida della tematica della mobilit sostenibile prevedono che le emissioni
attribuite ai mezzi pubblici siano contate come nulle in quanto costituiscono un servizio
fisso per i cittadini.
La differenza tra le emissioni di CO2 tra il prima e il dopo le modifiche dei trasporti
usati, sanciranno gli effettivi risparmi, tanto maggiori quanti pi studenti aderiranno al
progetto e pi lunghi saranno i percorsi misurati.
Auto benzina
(cilindrata)

g CO2 / km percorso

Auto diesel
(cilindrata)

g CO2 / km percorso

< 1.400

153

< 1.700

127

1.400 - 2.000

188

1.700 - 2.000

158

> 2.000

219

> 2.000

217

Tabella 3: Media delle emissioni di CO2 equivalente del parco circolante di veicoli

2.4 EDUCAZIONE AMBIENTALE

Questo percorso non fornisce delle linee guida per le riduzioni delle emissioni di CO2
ma mira principalmente alla didattica, incoraggiando gli studenti all'apprendimento
dell'educazione ambientale.

23

Questa tematica quindi gestita in modo indipendente dall'organizzazione scolastica


che, in base alle proprie scelte e ai propri ideali, fornir una formazione allo studente su
argomenti in materia di sviluppo sostenibile.
Il percorso dell'Educazione Ambientale pu essere visto come complementare alle
tematiche gi viste in precedenza, questo infatti integra i principi teorici ai
comportamenti adottati per ridurre l'impatto ambientale.
Come visto nel paragrafo 2.3 per, lo sviluppo sostenibile comprende una vasta gamma
di azioni volte a ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera; l'educazione ambientale si
propone di insegnare agli studenti i principi di queste altre possibili opzioni che, insieme
alle modifiche comportamentali, fondano le basi della sostenibilit.
Il messaggio che filtra, che tramite ogni materia scolastica si possa interagire con il
concetto di educazione ambientale.
Nelle ore didattiche possono essere cos spiegati principi e argomenti connessi allo
sviluppo sostenibile come:
1. Le varie forme di energia e la sua trasformazione per introdurre le tecnologie
rinnovabili e il modo in cui esse funzionano.
2. L'importanza della fotosintesi connessa al rischio di deforestazione del pianeta.
3. L'educazione alimentare per favorire il consumo di alimenti biologici e a
chilometro zero.
4. Il ciclo idrologico dell'acqua e il problema della siccit per ridurre lo spreco idrico
etc.
Questa tematica permette alle scuole che non hanno potuto effettuare delle misurazioni
per quantificare la riduzione della loro impronta di carbonio, di essere comunque
inserite nell'elenco delle GREEN SCHOOLS del territorio, in quanto si presume che
gli insegnamenti ricevuti dagli alunni possano comunque ridurre l'impatto ambientale in
ambito extrascolastico.

24

I RISULTATI DI GREEN SCHOOL

Il progetto GREEN SCHOOL stato proposto sotto forma di concorso alle scuole di
tutta la provincia di Varese, chiedendo a queste di ridurre la propria impronta ecologica.
Il progetto, una volta terminato l'anno scolastico, premia tutti gli istituti che hanno
dimostrato una ragguardevole capacit nell'insegnare e coinvolgere i propri studenti in
materia di sviluppo sostenibile, nonch a ridurre, tramite misurazioni o insegnamenti, le
emissioni di CO2 equivalente, conferendo cos la nomina di GREEN SCHOOL della
Provincia di Varese.
Il progetto, in fase di valutazione delle scuole, ha seguito dei criteri gi consolidati dalle
esperienze

delle

edizioni

passate

che

prevedono

un

punteggio

finale

in

centocinquantesimi, nel quale si d risalto alla riduzione delle emissioni, alla coesione
interna della scuola, alla sensibilizzazione indotta verso l'esterno (famiglie e comunit) e
alla precisione nella formazione e all'educazione allo sviluppo sostenibile:

Riduzione delle emissioni

15 punti

Coinvolgimento interno della scuola

50 punti

Sensibilizzazione indotta a terze parti

25 punti

Precisione e Formazione docenti

10 punti

Originalit e condivisione

10 punti

Efficacia della didattica

40 punti

Queste graduatorie sono nate con lo scopo di poter trascinare sempre pi scuole nel
progetto e di coinvolgere, all'interno dellistituto, il maggior numero di persone
racchiuse tra studenti, docenti e personale ATA; ecco spiegato l'alto punteggio della
Didattica e del Coinvolgimento interno della scuola.
Il progetto per, sta acquistando negli anni sempre pi rilievo ed efficacia nel riuscire a
ridurre l'impronta di carbonio di un'organizzazione scolastica, richiedendo un maggior
punteggio in fase di valutazione nella riduzione delle emissioni.

25

A tal proposito, stata idealizzata quest'anno una nuova formula di valutazione (con
punteggi diversi) nella quale ogni tematica ha un peso specifico nel contribuire al voto
finale, lasciando un valore generale alla didattica, che sar chiamata "Educazione
Ambientale".

Nome Scuola
Punteggio

Riduzione Coinvolgimento Sensibilizzazione a Precisione &


CO2
interno
terze parti
Formazione

0-30

0-30

0-20

0-10

Educazione
ambientale

0-50

Gestione
rifiuti
Risparmio
energetico

Mobilit
sostenibile

Tabella 4: Prototipo della matrice di valutazione usata per giudicare l'operato di una Green School

Questo nuovo metodo di valutazione stimola una scuola ad impegnarsi su pi


tematiche durante l'anno didattico per ottenere un punteggio migliore, ed incentiva tutti
gli istituti a effettuare le misurazioni delle grandezze richieste per calcolare la riduzione
della carbon footprint, dato il suo pi alto punteggio.
La classifica dell'edizione 2015/2016 ottenuta con il tradizionale modello di
valutazione, non si discosta dalla classifica ottenuta se, al posto di quest'ultima, si fosse
usata la nuova formula matriciale, rendendo questa nuova formula pronta ad essere
usata gi nei prossimi anni.
Sono state 23 le scuole, sulle 44 impegnate in tutta la Provincia di Varese, a fornire dei
dati relativi alla riduzione di CO2 equivalente emessa in atmosfera.
Il campionamento stato effettuato misurando le grandezze relative ad ogni tematica
(peso dei rifiuti, energia elettrica prelevata e distanza percorsa con mezzi alternativi
26

l'automobile), prima e dopo la scelta di intraprendere le azioni sostenibili riducenti


l'impatto della scuola. Dalla differenza tra i valori precedenti ed antecedenti la modifica
comportamentale stato cos possibile stimare i risparmi in termini di emissioni di CO2
equivalente.
Il periodo di campionamento durato mediamente dalle due alle tre settimane per
entrambi i periodi di monitoraggio, i valori di risparmio annuali sono quindi, per la
maggior parte dei casi, una semplice stima di quanto fatto in questo poco tempo,
proiettando il dato caratterizzante una scuola sull'arco delle 36 settimane scolastiche.
Le variabili che possono influenzare i dati sono molteplici: dalla grandezza dell'istituto
al numero di alunni, dal grado della scuola fino alla sua predisposizione al basso impatto
ambientale (una scuola avente una gi bassa impronta di carbonio non potr avere
risparmi considerevoli).
Per queste ragioni nell'analizzare i dati ci preoccuperemo di raggruppare le scuole in
modo che possano essere parte di un insieme omogeneo, differenziandole per azione
intrapresa, grado di istruzione, numero di studenti e anni di partecipazione al progetto.

3.1 IL RISPARMIO DI ENERGIA ELETTRICA

La tematica del risparmio energetico stata messa in pratica da 5 scuole che si sono
concentrate nel ridurre i consumi di corrente elettrica seguendo le linee guida proposte
nel paragrafo 3.1.
I valori dei risparmi sono comparati in tabella con i dati che coincidono con l'anno di
adesione al progetto, ovvero l'anno in cui le azioni comportamentali non erano ancora
state integrate nel piano di offerta formativa.

27

Comune
scuola

Grado

Studenti

Energia
elettrica
risparmiata
(kWh/anno)

Varese

Primaria

108

1262

157

2011

Luvinate

Primaria

115

1359

158

2014

Induno
Olona

Secondaria
1
Secondaria
1
Secondaria
1

294

5175

236

2010

136

1014

100

2015

266

2775

140

2012

Besozzo
Laveno

CO2 procapite
risparmiata la
settimana (g)

Adesione al
progetto

Tabella 5: Risparmi elettrici Green School 2015-2016

La scuola Secondaria di primo grado di Besozzo, ha raccolto i dati con grande


precisione annotando i consumi medi settimanali per tutto il periodo dell'anno (nel
quale ha prelevato 18.173 kWh), riducendo i consumi del 5,3% circa rispetto alla
stagione precedente.
La primaria di Luvinate ha fornito un dato campione di 4 settimane che indicava un
consumo minore di energia di circa 151 kWh, proiettato poi sulle 36 settimane
scolastiche per definire i risparmi annuali.
La scuola di Induno Olona ha conteggiato un risparmio giornaliero medio di circa
29 kWh rispetto al 2011 (che era stimato intorno ai 98 kWh al giorno), il dato annuale
viene calcolato da queste stime.
Con l'aiuto della tabella possiamo fare le seguenti osservazioni:
1. Le scuole che hanno aderito al progetto gi da qualche anno, ottengono elevati
risparmi, sia per la loro maggiore esperienza, sia per i possibili interventi sulla
riqualificazione energetica dell'edificio fatta negli anni; per esempio la scuola
secondaria di primo grado di Laveno ha dichiarato, negli anni precedenti, dei
risparmi medi di anche 10.000 kWh rispetto al 2010, molto probabilmente
attribuibili ad un intervento mirato sui consumi dell'edificio; per questo motivo

28

confrontiamo le misure energetiche della scuola relativamente al 2012, anno in cui


si verificata una stabilizzazione dei consumi attorno ad un valore medio, dal
quale conseguono risparmi tendenzialmente costanti, che ipotizziamo derivino
dalle sole azioni comportamentali.
2. Maggiore il numero degli studenti e maggiori sono i risparmi dell'edificio;
quindi ipotizzabile che una scuola pi grande in dimensioni, sebbene sia pi
difficile da coinvolgere interamente nel progetto, abbia molte pi situazioni di
spreco sulle quali intervenire.
In base a questo ultimo punto analizzeremo in seguito i dati che ci arrivano dagli istituti
superiori, di propriet della Provincia, che vanno in controtendenza con quanto appena
detto.

3.2 GESTIONE DEI RIFIUTI

La tematica dei rifiuti quella in cui le scuole impegnate nel progetto GREEN
SCHOOL si dimostrano essere maggiormente suscettibili, un segnale di come la
Provincia di Varese stia ottenendo ottimi risultati nel diffondere le fondamentali
conoscenze in materia di riduzione dello spreco, riuso del materiale e di promozione
alla raccolta differenziata.
Analizzeremo prima i risparmi connessi alla raccolta differenziata e successivamente
quelli derivati dalla riduzione del rifiuto.

3.2.1

PROMOZIONE DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA

Sono 12 le scuole che hanno fornito dei dati relativi ai risparmi di gas serra connessi alla
promozione della raccolta differenziata; ragioniamo sulle riduzioni procapite (relativi
agli studenti impegnati nel progetto), per non avere dati troppo discordi tra loro (una
scuola di grande dimensioni evidentemente produrr molti pi rifiuti di una scuola
piccola). Solo nelle scuole superiori, dato l'altissimo numero di studenti coinvolti, non si
29

potuto rintracciare il numero effettivo di partecipanti al progetto, il quale veniva


spiegato solo in determinate classi (o a rappresentanti di queste) e poi diffuso attraverso
poster o cartelloni al resto della scuola; per prevenire un possibile errore sul dato
procapite inseriamo dunque il numero totale degli alunni dell'istituto.
La CO2 equivalente assoluta risparmiata alla settimana il valore medio dei
campionamenti effettuati dalle scuole, la CO2 procapite lo stesso valore diviso per il
numero di alunni impegnati nelle azioni sostenibili.

Comune
scuola

Grado

Studenti

CO2 assoluta

CO2 procapite

risparmiata alla

risparmiata la

settimana (kg)

settimana (g)

Adesione
all'azione

Varese

Infanzia

35

11,6

331

2015

Viggi

Infanzia

68

22

323

2015

Viggi

Infanzia

80

57,5

718

2015

Clivio

Primaria

120

25,5

212

2015

Varese

Primaria

110

7,9

72

2010

Velate

Primaria

116

37,5

323

2014

133

22,9

172

2010

188

24,2

128

2010

294

14,4

49

2011

763

9,5

12

2011

1343

31,2

23

2015

1250

34,2

27

2014

Germignaga
Laveno
Induno Olona
Luino
Busto Arsizio
Gallarate

Secondaria
1
Secondaria
1
Secondaria
1
Secondaria
2
Secondaria
2
Secondaria
2

Tabella 6: Risparmi raccolta differenziata Green School 2015-2016

Dalla lettura della tabella possiamo fare le seguenti osservazioni:

30

1. Gli istituti superiori hanno promosso la raccolta differenziata con l'aggiunta di pi


cestini per le diverse frazioni merceologiche nei corridoi e anche nelle aule (molti
dei quali fabbricati autonomamente), e grazie alle loro dimensioni hanno ottenuto
buoni valori di risparmio assoluti settimanali (il Liceo Artistico di Busto Arsizio
ha monitorato la propria attivit sui rifiuti per 5 settimane per un risparmio di
circa 150 kg di CO2 equivalente).
Non abbiamo dati per definire la percentuale raggiunta di differenziazione del
rifiuto ma, dalle testimonianze raccolte, si desume che le raccolte separate della
carta e della plastica sono quelle che riducono maggiorente l'impatto della scuola.
2. La superiore di Luino, la primaria di Varese e tutte le scuole medie, partecipanti
all'azione gi da diversi anni, vedono dei risparmi di emissioni relativamente bassi
se confrontati con gli altri istituti di pari grado il cui impegno recente nel tempo.
La promozione alla raccolta differenziata, necessaria ma non sufficiente, vede
quindi progressivamente attutirsi i risparmi di CO2 equivalente; una scuola che ha
consolidato il suo lavoro in questo settore, potrebbe definire la percentuale
raggiunta di differenziazione del rifiuto e porsi l'obiettivo di raggiungerlo ogni
anno (e se possibile migliorarlo) ma, per poter ridurre maggiormente la propria
carbon footprint, dovrebbe optare per una politica di prevenzione del rifiuto.
3. Le scuole dei comuni al nord delle Provincia (Viggi e Clivio), nei quali si
registrava una minore inclinazione alla raccolta differenziata rispetto alla maggior
parte del territorio varesino16, aderendo al progetto hanno risparmiato
mediamente 457 g di CO2 equivalente l'anno a studente.
4. Le scuole dell'infanzia fanno registrare i risparmi pro capite pi alti, ipotizzabili
per l'ingente consumo di materiale cartaceo prima non differenziato (usato nel
realizzare cartelloni, decorazioni o disegni), e dal fatto che la promozione alla
raccolta separata del rifiuto sia per gli alunni, vista la loro tenera et, una novit
appresa proprio grazie al progetto GREEN SCHOOL.

16

fonte: Osservatorio Provinciale dei rifiuti

31

3.2.2

LA PREVENZIONE DEL RIFIUTO

Sono invece 5 le scuole che si sono cimentate nel prevenire il rifiuto adottando nuove
politiche organizzative o comportamentali.
Come nei precedenti casi proiettiamo quello che le scuole hanno raccolto
settimanalmente per definire i risparmi annuali e, contrariamente alle precedenti tabelle,
descriviamo l'azione intrapresa al posto dell'anno di adesione al progetto, in quanto
tutte queste azioni sono di nuova realizzazione e non trovano un confronto con gli anni
passati.

Comune
scuola

Grado

Studenti

CO2 assoluta
risparmiata alla
settimana (kg)

CO2 procapite
risparmiata a
settimana (g)

Tipo di azione

Velate

Primaria

116

9,9

85

Riduzione della
plastica
(imballaggio)

Sacconago

Primaria

43

4,5

105

Compostaggio

Morosolo

Primaria

118

12,2

103

Compostaggio

Morosolo

Primaria

89

2,7

30

Acqua in brocca
di vetro a mensa

Luvinate

Primaria

109

7,2

66

Acqua in brocca
di vetro a mensa

Olgiate
Olona

Secondaria
di 1

225

4,9

22

Stop allo spreco


alimentare

Tabella 7: Risparmi prevenzione del rifiuto Green School 2015-2016

Con il supporto della tabella possiamo fare le seguenti osservazioni:


1. La primaria di Velate ha visto ridurre il proprio impatto ambientale prevenendo il
rifiuto proveniente dagli imballaggi delle varie merende (plastica, carta e
poliaccoppiati vari), favorendo il consumo di frutta, di acqua consumata in
borracce e di cibi contenuti in involucri lavabili; si sono contati cos, circa 450
imballaggi in meno in dieci giorni.

32

2. Il programma di utilizzo di brocche o bottiglie lavabili di vetro nelle mense


previene l'utilizzo delle bottiglie in polietilene tereftalato (PET) per l'acqua e il loro
smaltimento.
3. La promozione del compostaggio domestico ha permesso di vedere praticamente
azzerata la frazione organica del rifiuto, in quanto questo era totalmente conferito
nella compostiera nel cortile dei due istituti.
4. La scuola secondaria di 1 di Olgiate Olona ha operato sulla riduzione dello
spreco alimentare tramite sondaggi tra le fila dei suoi studenti, le risposte ai quesiti
hanno quindi registrato le pietanze pi apprezzate e meno gradite consumate in
mensa, delineando cos la scelta del men mensile; questo approccio ha permesso
di ridurre gli sprechi alimentari e di risparmiare sullo smaltimento del rifiuto
organico.

3.3 RAGGIUNGERE LA SCUOLA CON UN MEZZO ALTERNATIVO


ALL'AUTOMOBILE

Sono state 5 le scuole che hanno visto i loro studenti adottare l'approccio alla mobilit
sostenibile.
Per 4 di queste organizzazioni scolastiche, la scelta del mezzo alternativo all'auto,
consistita nell'organizzare un percorso sicuro da intraprendere a piedi (pedibus17) che
potesse coinvolgere la maggior parte degli studenti. Questa azione non sempre di
facile realizzazione in quanto la distanza che separa gli studenti dalla scuola non
permette spesso uno spostamento agevole senza l'uso della vettura. Le scuole che
hanno realizzato questa azione infatti sono tutte primarie che accolgono principalmente
studenti delle zone limitrofe all'edificio.
Per organizzare un tragitto sicuro da percorrere a piedi le organizzazioni scolastiche
hanno collaborato con il loro Comune e con il consiglio dei genitori; questo percorso

17

Una comitiva di studenti che accompagnati si recano a scuola a piedi

33

stato segnalato sulle strade con appositi cartelli e, con l'ausilio dei vigili urbani nel
dirigere il traffico, stato tenuto sotto la massima osservazione.
Nel ricavare le distanze percorse dagli alunni impegnati nella tematica della mobilit
sostenibile, le scuole hanno fatto ricorso al software Google Maps; la distanza massima
dei tragitti percorsi a piedi si aggira intorno ai 2 km.
Non sempre stato possibile (per esigenze didattiche), annotare la cilindrata
dell'automobile sulla quale ogni studente evitava di salire; per ovviare a tale
imprecisione, si scelto di usare un modello di calcolo nel quale si attribuiva ad ogni
famiglia (di cui non si conoscessero le caratteristiche dell'automobile), una vettura con
cilindrata di 1.200 centimetri cubici, statisticamente pi facile da possedere, con la
possibilit di quantificare un valore di risparmi in difetto viste le emissioni pi alte delle
cilindrate maggiori.
Una scuola secondaria di 1 grado ha inoltre fornito dei dati relativi ai risparmi che si
otterrebbero con la strategia del carpooling se questa venisse adottata dalle famiglie che
risiedono in quartieri attigui.

Comune
scuola

Mezzo

Studenti

CO2 assoluta
risparmiata alla
settimana (kg)

CO2 procapite
risparmiata la
settimana (g)

Settimane
di azione

Clivio

Pedibus

21

12,0

571

Carnago

Pedibus

50

59,5

1.190

33

Laveno

Pedibus

64

26,8

419

Ispra

Pedibus

131

165,1

1.259

Laveno

Carpooling

31

77,5

~ 2.500

Tabella 8: Risparmi mobilit sostenibile Green School 2015-2016

Con il supporto della tabella possiamo fare le seguenti osservazioni:


1. Gli studenti delle scuole impegnate nel raggiungere l'istituto a piedi sono residenti
in comuni relativamente distanti dal capoluogo della provincia e dai suoi paesi pi
34

abitati, la sicurezza legata alla densit del traffico stradale quindi un importante
fattore per intraprendere questa azione.
2. Le scuole di Clivio e Laveno contano risparmi procapite praticamente dimezzati a
causa dell'azione intrapresa solo all'andata o al ritorno del tragitto.
3. Il carpooling, complici anche le maggiori distanze fatte registrare dalla scuola di
Laveno, conta i maggiori risparmi di emissione di CO2 equivalente, questa strategia
infatti permette di occupare interamente una vettura e ridurre sostanzialmente
l'afflusso di traffico cittadino.

3.4 RIEPILOGO DEI RISPARMI DELLE AZIONI DI GREEN SCHOOL

Abbiamo appreso come un'organizzazione scolastica possa ridurre la sua impronta di


carbonio soltanto modificando i comportamenti delle persone che la compongono;
analizziamo ora, attraverso un grafico a barre le azioni pi impattanti sui risparmi
ottenuti e sulle scuole impegnate nel progetto.
I risparmi, in grammi di CO2 per studente alla settimana, sono ottenuti dalle medie delle
azioni realizzate dalle GREEN SCHOOLS in questa edizione; eseguendo una media
aritmetica si ipotizza che i risparmi perseguiti dalle scuole new entry al progetto (pi
bassi per il risparmio energetico e pi alti per la gestione dei rifiuti), si possano
bilanciare con le scuole che vantano una partecipazione pluriennale; inoltre nel
formulare una media dei risparmi di CO2 non abbiamo tenuto conto degli istituti
superiori per motivi che analizzeremo in seguito.

35

Risparmi di emissioni - Green School 2015/2016

Mobilit sostenibile

Risparmio di energia

grammi di CO2 equivalente

Gestione dei rifiuti

200

400

600

800

1000

1200

Grafico 1: Risparmi settimanali di CO2 equivalente procapite per tematiche sostenibili

Grado di istruzione delle Green


Schools
10
7
3

Scuole infanzia

Scuole primarie

Scuole secondarie
primo grado

Scuole secondarie
superiori

Grafico 2: Rappresentazione delle scuole capaci di quantificare la riduzione della carbon footprint Green School 2015/2016

Come si nota dal grafico 2, rappresentativo del grado delle scuole capaci di quantificare
la riduzione dell'impatto ambientale, i risparmi procapite di CO2 equivalente, sono
perlopi una rappresentazione delle scuole primarie e secondarie di primo grado, vista
la loro alta percentuale sul totale degli istituti (75%).
Le scuole superiori sono state escluse dal conteggio della media delle emissioni
procapite in quanto, contrariamente agli altri istituti, vedono inserito nelle tabelle di
calcolo il totale dei loro studenti e non quelli partecipanti all'azione sostenibile. Questo
36

perch stato per loro pressoch impossibile istruire, formare e coinvolgere nel
progetto la quasi totalit degli studenti (la formazione sulle azioni proposte da GREEN
SCHOOL generalmente stata fatta a sole poche classi pilota o ad una modesta
rappresentanza di studenti, successivamente divulgata al resto dell'istituto).
Questo avvicinamento indiretto al corpo studentesco, sebbene vincolante per le
dimensioni dell'organizzazione scolastica, non ci permette di sapere, nemmeno con
discreta precisione, il numero di alunni effettivamente sensibilizzati in materia di
sviluppo sostenibile e quindi l'effettivo risparmio procapite. Per esempio le tre scuole
superiori impegnate nell'edizione di quest'anno sono state tutte coinvolte nella
promozione della raccolta differenziata che ha avuto luogo sopratutto negli spazi
comuni dell'edificio (dove si raccolgono le maggiori quantit di rifiuti) pi che nelle
singole aule. Le scuole non hanno quindi avuto a disposizione un dato preciso di chi
avesse recepito il messaggio e chi no, e hanno cos fornito il numero totale dei loro
alunni.
Osserviamo dal grafico 1 come la tematica pi impattante in materia di risparmi sia
quella della mobilit, che permette una riduzione di pi di 1.000 g procapite di CO2
equivalente, il doppio della gestione dei rifiuti e sei volte tanto il risparmio di energia;
l'azione principale del pedibus conta risparmi medi procapite di 800 g alla settimana.
Il risparmio di energia vede una riduzione procapite di 158 g di CO2 alla settimana18,
corrispondenti ad un abbassamento dei consumi di circa 327 Wh per studente19; una
scuola modello di 200 alunni conterebbe cos dei risparmi di 65 kWh la settimana, circa
2340 kWh l'anno scolastico. Considerando anche il costo di un chilowattora, tale cifra
costituirebbe indicativamente un risparmio economico di 560 .
La corretta gestione del rifiuto contribuisce ad evitare mediamente 517 g procapite di
CO2 equivalente la settimana; la promozione alla raccolta differenziata risulta, dal

grafico 3 a fine paragrafo, la seconda azione pi efficace nella riduzione delle emissioni

18

Se avessimo usato la metodologia LCA il risparmio sarebbe stimato intorno ai 231 g per studente a settimana

19

Circa 12 kWh procapite nell'anno didattico

37

di anidride carbonica equivalente (258 g/pro capite a settimana), grazie infatti al


contributo che riesce a dare nella riduzione della massa del rifiuto secco che, a valle
della gestione dei rifiuti, richiede un trattamento pi lungo seguito da una destinazione
al termovalorizzatore o verso la discarica.
Sorprende come i valori relativi alla prevenzione del rifiuto, che gerarchicamente stanno
alla base della corretta gestione dei rifiuti, contribuiscano con valori molto pi bassi
rispetto alle altre azioni, in risparmi procapite di CO2 equivalente:
1. Il compostaggio permette la non emissione di 104 g a settimana;
2. La riduzione dell'imballaggio a merenda previene le emissioni di 85 g a settimana;
3. L'uso della brocca di vetro a mensa riduce le emissioni di 48 a settimana;
4. La lotta allo spreco alimentare evita le emissioni di 22 g a settimana.
Solo se tutte queste azioni fossero fatte simultaneamente si avrebbero dei risparmi
considerevoli e dello stesso ordine di grandezza delle altre azioni (259 g).

Risparmi di emissioni - Green School 2015/1016


Pedibus
Raccolta differenziata
Risparmio energetico (LCA)
Risparmio energetico (IPCC)
Compostaggio
Riduzione imballaggio

grammi di CO2 equivalente

Stop allo spreco alimentare


0

200

400

600

800

1000

Grafico 3: Risparmi settimanali di CO2 equivalente procapite per le principali azioni sostenibili documentate

38

RIFLESSIONI SULL'EDIZIONE 2015/2016

4.1 LA SENSIBILIT DEI DATI

I risultati espressi nel capitolo precedente sono quindi pure medie matematiche dei
risparmi conseguiti nell'edizione 2015/2016.
Le infinite variabili che caratterizzano una singola scuola, rendono impossibile definire
dei consumi o risparmi standard da poter perseguire o perfezionare negli anni; ecco
perch ci riferiamo alla media del valore procapite ottenuto, il quale comporta, come
tutte le valutazioni quantitative, un certo margine di approssimazione.
Per ridurre l'imprecisione della media aritmetica si dovrebbe disporre di un campione di
molte pi scuole operanti in tutte le tematiche, di vario grado e varia familiarit al
progetto, per esempio per definire i risparmi procapite delle scuole primarie
separatamente dalle scuole secondarie di primo grado, oppure comparando i dati di una
superiore neofita a GREEN SCHOOL con un'altra impegnata da oramai un paio di
anni.
Nel nostro caso sebbene le scuole coinvolte nelle misurazioni siano state 23, le diverse
azioni, unite alla disomogeneit delle varie organizzazioni scolastiche, hanno frazionato
intensamente i diversi valori, tanto da avere al massimo solo 4 scuole conformi
nell'azione intrapresa, nel grado di istruzione e negli anni di partecipazione al progetto
(l'azione del pedibus nel campo della mobilit sostenibile).
La discreta quantit di dati usati nel definire la media dei risparmi per, non la sola
approssimazione accettata dal progetto: i dati pervenuti alla Provincia di Varese in
materia di riduzioni di emissioni pertinenti alla tematica affrontata, derivano da
grandezze misurate dalle persone che compongono ogni singola scuola (docenti,
studenti e personale). Gi in questa fase possono esserci stati errori sistematici di lettura
e di annotazione del valore rilevato; ogni misurazione comporta infatti un'incertezza
che si discosta maggiormente dal valore teorico tanto quanto sono minori la sensibilit
e la precisione dello strumento utilizzato. Per esempio la rilevazione della massa dei
39

rifiuti contenuti negli appositi cestini, stata eseguita da alcune scuole con un
dinamometro, che agganciato all'estremit superiore del sacchetto, ha convertito
l'estensione della molla nella massa del rifiuto. Altre scuole invece hanno dovuto
arrangiarsi con bilance che in alcune occasioni non fornivano lo spazio sufficiente al
sacchetto di distribuire tutto il proprio peso. cos evidente come i dati gi in origine
possono essere stati soggetti ad imprecisioni non insignificanti.
Altri dati invece sono suscettibili a determinate condizioni al contorno che, se non
appuntate, rischiano di vedere completamente trasformata l'interpretazione numerica.
Nel caso della tematica del risparmio energetico, per esempio, per poter paragonare i
dati attuali con quelli risalenti ad alcuni anni fa, andrebbero dichiarati tutti gli interventi
fatti che possono aver contribuito ad un minor consumo. Quando i risparmi sono
troppo elevati per poter essere attribuibili alla sola modifica comportamentale del corpo
studentesco, si deve rinunciare allanalisi del dato. il caso gi citato della scuola
secondaria di primo grado di Laveno, con risparmi eccessivamente alti (se comparati al
2010).

4.2 IL POSSIBILE RUOLO DEGLI ISTITUTI SUPERIORI DI 2 GRADO

Il coinvolgimento interno di un'organizzazione scolastica dovrebbe essere il pi alto


possibile per definire, senza grandi imprecisioni, i risparmi legati alla modifica
comportamentale.
Per ovviare alla incerta percentuale di adesione riscontrata in una scuola superiore, si
potrebbero focalizzare le attenzioni sulle azioni dedicate a sole poche classi con i relativi
pochi alunni; questa scelta per, in scuole di grandi dimensioni, andrebbe a sfavore di
azioni come la gestione dei rifiuti e il risparmio di energia, che misurando le grandezze
relative a tutto l'istituto (dove vi un unico contatore e la massa dei rifiuti viene pesata
per il totale di alunni) includerebbero nella media totale anche l'impronta delle azioni
degli studenti non sensibilizzati al progetto, alterando dunque il valore desiderato.

40

Le azioni di prevenzione del rifiuto o del trasporto su gomma invece, non


risentirebbero di particolari inesattezze in quanto si riferiscono immediatamente al
singolo studente (se questo in grado di dichiarare inizialmente cosa ha evitato).
Come gi accennato nel paragrafo 3.4, le scuole superiori, non sono state inserite nel
calcolo del valore procapite medio delle emissioni di una GREEN SCHOOL a causa
delle difficolt nell'estrarre, dai dati fornitici, un preciso numero di alunni sostenenti la
modifica comportamentale.
Dai diversi sopralluoghi effettuati e dalle varie testimonianze raccolte attraverso
colloqui con i docenti e la dirigenza, denotiamo per gli istituti superiori le seguenti
caratteristiche:
1. Un'alta presenza di individui: queste scuole possono contare fino a 1.500 studenti,
un valore che aumenterebbe ancora se considerassimo i docenti ed il personale
ATA.

La cifra totale sarebbe equiparabile, per numero di residenti, con circa 40 comuni
dell'intera Provincia di Varese (su 139 totali).
2. Una considerevole difficolt nell'integrare l'educazione allo sviluppo sostenibile
con il piano didattico statale che gli insegnanti devono rispettare.
3. Un basso coinvolgimento interno della scuola al progetto, solitamente preso in
considerazione da pochi volenterosi insegnanti che ne trasmettono i principi ai
propri alunni.
Ne consegue che al posto di concentrarci sulle emissioni procapite, troppo imprecise e
che porterebbero un'alta imprecisione del valore medio, potremmo concentrarci su
tutto il complesso scolastico come se fosse un Comune della Provincia; questi infatti
portano con loro delle statistiche che anche la scuola potrebbe assimilare: la produzione
procapite di rifiuti, la percentuale della raccolta differenziata, il fabbisogno procapite
annuo di energia e la percentuale degli alunni che prediligono la scelta di un mezzo
pubblico.
In questo modo GREEN SCHOOL coinvolgerebbe direttamente l'amministrazione
scolastica, la quale si impegnerebbe con maggiore successo a diffondere le linee guida
41

indotte sia dal progetto che dalla stessa Provincia o Regione, responsabilizzando
maggiormente il corpo studentesco ad uniformarsi con lo stile sostenibile della propria
scuola.
Questo nuovo metodo, che definisce un diverso ruolo per gli istituti superiori, non
vuole delegittimare i calcoli sui risparmi procapite, ma si preoccupa invece di poter
integrare pi efficacemente l'apporto degli istituti superiori all'interno del progetto, per
fornire nuovi dati che possano essere presi come spunti di riflessioni, analisi ed
interventi.
Per fornire un esempio, prendiamo in analisi i consumi elettrici degli ultimi due anni
delle scuole superiori di 2 grado certificate come GREEN SCHOOL, reperibili in
quanto gli edifici sono di propriet della Provincia.
Osserviamo come il Liceo Scientifico di Saronno impegnato lo scorso anno con alcune
classi nell'azione di risparmio energetico non sia riuscito a ridurre i consumi effettivi
dell'intero edificio (aumentati di circa 3.000 kWh), mentre Il Liceo Classico di Busto
Arsizio, impegnato solo nel tema dell'educazione ambientale, ma coinvolgente anche la
dirigenza scolastica, abbia fortemente ridotto il suo impatto ambientale abbassando il
suo fabbisogno energetico di circa 12.000 kWh, promuovendo le buone pratiche e
operando sulla prestazione energetica dell'edificio.

Scuola
superiore
Liceo Artistico di
Busto Arsizio
Liceo Classico di
Busto Arsizio
Istituto

Fabbisogno

Fabbisogno

Fabbisogno

lordo annuo

lordo annuo

procapite 2015

2014 (kWh)

2015 (kWh)

(kWh/persona)

436.428

444.216

314

2015/2016

105.397

93.060

91

2015/2016

951.792

960.273

588

2015/2016

Green School
edizione

Grafico

Alberghiero

di

Gallarate

42

Liceo Scientifico
di Saronno
Istituto Superiore
di Sesto Calende

133.816

136.732

n.d.

2014/2015

245.803

241.876

182

2015/2016

221.544

212.124

225

2015/2016

601.427

615.855

n.d.

2015/2016

Istituto
Professionale di
Busto Arsizio
Liceo Artistico di
Varese

Tabella 9: Consumi elettrici degli ultimi 2 anni delle Green School della Provincia di Varese

4.3 BUONE PRATICHE A CONFRONTO CON ENERGIE RINNOVABILI

Analizzando ancora le tabelle della Provincia di Varese pertinenti agli utilizzi energetici
degli edifici, risaliamo ai dati riguardanti gli autoconsumi (produzioni meno cessioni) di
energia delle scuole aventi a disposizione un impianto a pannelli fotovoltaici.
Per ricavare i grammi di CO2 equivalente di risparmio procapite, abbiamo moltiplicato i
chilowattora generati autonomamente per il fattore di conversione esposto nel
paragrafo 2.1, successivamente abbiamo diviso questo valore per il numero di studenti
e per il numero di settimane in un anno.
Anche per questi valori di risparmio non sarebbe preciso ipotizzare una media
aritmetica in quanto essi dipendono fortemente dalla potenza dell'impianto di
conversione dell'energia.
Ragionando dunque su il valore massimo e minimo di risparmio in nostro possesso,
notiamo come questi siano compresi nell'intervallo di riduzione delle emissioni
procapite delle GREEN

SCHOOL

raggiunti attraverso la sola modifica

comportamentale (di cui abbiamo evidenziato le riduzioni nel paragrafo 4.4).

43

Il valore minimo di risparmio procapite ottenuto grazie agli impianti fotovoltaici


equiparabile con le azioni di risparmio energetico mentre il valore massimo non
raggiunge le quote di risparmio ottenute con la mobilit sostenibile.
Queste constatazioni ci portano a riflettere su quanto le nostre azioni siano importanti e
come esse debbano necessariamente essere integrate alle nuove tecnologie per
contribuire al basso impatto ambientale.
Autoconsumi annui
Scuola superiore

Potenza impianto

Risparmi settimanali

(kW)

procapite (g CO2)

32.880

29,61

215

34.716

75,67

315

136.752

144,88

777

94.732

178,02

661

79.618

84,60

784

energia rinnovabile
(kWh)

Liceo Artistico di Busto


Arsizio
Liceo Classico di Busto
Arsizio
Istituto Statale Grafico
Alberghiero di Gallarate
Istituto

Superiore

di

Sesto Calende
Istituto Professionale di
Busto Arsizio

Tabella 10: Risparmi procapite di CO2 legati alla produzione di energia rinnovabile da impianti fotovoltaici.

4.4 IL PARADOSSO SULLA PREVENZIONE DEI RIFIUTI

Nella definizione dei risparmi procapite abbiamo stabilito come, dati alla mano, le
azioni meno rilevanti in fase di riduzione delle emissioni fossero quelle inerenti alla
prevenzione del rifiuto.
Questo fatto pu sorprendere in quanto noto, che la prevenzione del rifiuto, sia la
principale politica da perseguire per ottimizzare la gestione di quest'ultimo.
Nelledizione di questanno si inoltre palesato un paradosso relativo a questa tematica:
una scuola primaria, aderente al programma volontario dell'unione europea "frutta nelle

44

scuole", ha incoraggiato i propri studenti a consumare come merenda alimenti naturali


non confezionati, evitando cos l'imballaggio in plastica, facendo affidamento che
questa scelta potesse portare ad una riduzione dellimpronta di carbonio caratterizzante
lorganizzazione scolastica.
I fatti per hanno denotato tutt'altra direzione: per determinare la massa di CO2 emessa
in atmosfera infatti, occorre moltiplicare il coefficiente della frazione (paragrafo 2.2) per
la massa del rifiuto, ed evidente come la massa di un imballaggio in plastica sia
minima se confrontata con quella di un torsolo di mela o di una buccia d'arancia,
mentre il coefficiente della frazione organica solo poco pi alto della met di quello
della plastica.
Ecco come la scuola primaria in questione ha manifestato che, in assenza di
compostiera nella quale conferire lo scarto organico, il programma di una merenda pi
sana e salutare fosse in realt pi impattante a livello ambientale, in quanto contava
maggiori emissioni derivanti dal maggior peso dei rifiuti prodotti.
Tutto questo si verificato poich i fattori di conversione pensati per la gestione del
rifiuto, sono connessi allo smaltimento delle diverse frazioni (che saranno comparati
con lo smaltimento del rifiuto indifferenziato avente il coefficiente di emissione
maggiore); i coefficienti legati alla riduzione del rifiuto invece, dovrebbero avere un
valore assoluto di risparmio della CO2 equivalente ottenuto lungo tutto il ciclo di vita
del prodotto.
La scuola impegnata nell'azione preventiva perci, avrebbe dovuto dichiarare un
risparmio assoluto legato allimballaggio in plastica (o in carta) non utilizzato, senza
confrontare questo valore con quello relativo ai rifiuti organici, inevitabilmente
prodotti, a causa della scelta di una merenda a base di frutta.
Questo episodio, porta a riesaminare il documento dal quale conseguono i fattori di
conversione per capire se, nelle azioni di prevenzione del rifiuto, vengono presi in
considerazione tutti i risparmi relativi allintero ciclo di vita del prodotto di cui si
evitato lo smaltimento come rifiuto (produzione e stoccaggio, ulteriori rifiuti a monte
della catena di produzione, imballaggi usati, logistica, distribuzione e appunto
smaltimento).
45

ANALISI DEI FATTORI DI CONVERSIONE

La scelta dei diversi fattori di emissione (per ciascuna tematica) deriva dalla libera
letteratura scientifica reperibile sul WEB o nelle biblioteche di Ateneo.
Questi studi non sono stati effettuati in Italia ma in altri Paesi Europei o dalla Comunit
Europea stessa, cosicch i coefficienti finali, costituiscono dei valori relativi ad un
modello europeo che riteniamo essere sufficientemente preciso anche per il contesto
italiano.

5.1 BILANCIO DELLA CO 2 NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI

Il documento dal quale provengono questi coefficienti, come gi asserito nel paragrafo
3.2, tratto da uno studio condotto in Belgio nel quale si tengono conto delle emissioni
di CO2 equivalente originate dalla gestione dei rifiuti.
Le stime presentate nel documento si basano sulle seguenti assunzioni:
1. Le emissioni di CO2 biogene non sono conteggiate nella somma totale. Queste
provengono da materiale organico (legno, carta etc.) e non sono incluse nel
protocollo di Kyoto. Il carbonio inorganico emesso da queste biomasse infatti,
stato assorbito durante la loro crescita attraverso il processo di fotosintesi e
pertanto, quando liberato, non risulta una frazione ex novo di anidride carbonica
introdotta in atmosfera.
2. Vengono invece conteggiate tutte le emissioni provenienti dai combustibili fossili
per la produzione di energia (gas naturale, petrolio, carbone etc.) e quelle originate
dall'incenerimento di materiali derivati come la plastica.
In una tabella riportiamo i valori di emissione compilati da questo studio, suggeriti per
ogni frazione di materiale (prima colonna); i valori positivi quantificheranno le
emissioni prodotte in valore assoluto, mentre i valori negativi rappresenteranno dei
risparmi di emissioni relativi ad una precisa scelta.
46

Per la plastica viene ipotizzata una composizione di PET del 50% e un mix di
polietilene (PP) e polipropilene (PE) per la restante parte.
Per la frazione organica viene considerata invece una percentuale di pane del 40%, di
frutta e verdura del 30%, di carne e latticini del 25% con la restante parte attribuita a
generici alimenti (5%).
Tutti i coefficienti riportati in tabella sono espressi in chilogrammi di CO2 equivalente
per chilogrammi di materiale.

Riciclaggio
Materiale Incenerimento rispetto a nuova
produzione

Prevenzione
rifiuto

Processo

Riciclaggio

di

rispetto ad

riciclaggio

incenerimento

kg CO2/kg

kg CO2/kg rifiuto

kg CO2/kg rifiuto

kg CO2/kg rifiuto

Plastica

+ 2,04

- 1,76

- 4,87

+ 3,11

- 3,80

Carta

+ 0,25

- 0,23

- 1,15

+ 0,92

- 0,48

Vetro

+ 0,04

- 0,69

- 1,13

+ 0,44

- 0,73

Alluminio

+ 0,04

- 10,30

- 11,57

+ 1,27

- 10,34

Organico

+ 0,03

- 0,10

- 1,88

+ 1,78

- 0,13

rifiuto

kg CO2/kg rifiuto

Tabella 11: Emissioni generate dalla gestione dei rifiuti secondo lo studio belga "Avenant bilan CO2 de la gestion des dchets"

Nella seconda colonna vengono appuntati i valori relativi alle emissioni nette
dell'incenerimento le quali tengono conto:
1.

Delle emissioni provenienti dalla raccolta porta a porta dei rifiuti non idonei al
riciclaggio.

2.

Delle emissioni prodotte dalla combustione dei rifiuti, alle quali vengono
sottratte le emissioni evitate grazie alla produzione di energia negli impianti di
termovalorizzazione (in funzione del potere calorifico inferiore del materiale).

Nella terza colonna si riportano i valori di emissione (negativi e quindi assimilabili a


risparmi) che si ottengono avviando il materiale a riciclaggio, i quali vengono calcolati:

47

1.

Sommando le emissioni provenienti dalla raccolta porta a porta dei rifiuti e dal
trasporto dai centri di smistamento a quelli di riciclaggio, in aggiunta alle
emissioni derivate da il consumo di elettricit in questi impianti20.

2.

Sottraendo alla somma appena calcolata, le emissioni evitate grazie alla


mancata estrazione e produzione di materiale vergine che sarebbe stato
altrimenti necessario a rimpiazzare quello non riciclato.

Nella quarta colonna si annotano i risparmi che si avrebbero nel prevenire il rifiuto
evitando tutte le emissioni dovute alla produzione, al trasporto, al riciclaggio e allo
smaltimento.
La quinta colonna ottenuta dalla differenza tra la terza e la quarta, questa rappresenta
le emissioni assolute che si generano negli impianti di riciclaggio; questi valori sono i
coefficienti usati per la conversione del rifiuto a grammi di CO2 da GREEN SCHOOL
fino ad oggi.
Nella sesta colonna infine si confrontano le emissioni del riciclaggio con le emissioni
che si avrebbero se il materiale fosse impropriamente smaltito negli impianti di
termovalorizzazione, si tratta cio della differenza tra i valori della terza e della seconda
colonna.
Da questa analisi risulta chiaro come i coefficienti usati fino ad oggi, per convertire la
massa del rifiuto in CO2 equivalente, dipendano univocamente dai processi di
riciclaggio; con questi pi materiale si differenzia e maggiori saranno i risparmi di
emissioni, in quanto si attribuisce alla frazione indifferenziata, il coefficiente maggiore.
Come ci eravamo immaginati per, questi coefficienti, non tengono conto dei processi
a monte dello smaltimento finale, necessari per la quantificazione dei risparmi dovuti
alla prevenzione del rifiuto.
La quarta colonna (Prevenzione del rifiuto), tiene invece conto, sia dell'energia non
consumata a monte, sia di quella non impiegata con i vari processi di riciclaggio e si

In Belgio un kilowattora equivale a 265 g di CO2 in quanto buona parte del suo fabbisogno energetico colmato dal
settore nucleare, pertanto rispetto al modello italiano questa rappresenta una approssimazione per difetto.
20

48

candida per essere usata come nuovo riferimento per le azioni di prevenzione del
rifiuto.
Siamo quindi giunti al punto da dividere le azioni di promozione della raccolta
differenziata con le azioni di prevenzione del rifiuto anche da un punto di vista dei
coefficienti usati per la definizione della carbon footprint che questi comportano.
Di seguito la nuova tabella per definire l'impatto causato dalla prevenzione dei rifiuti, i
fattori sono espressi in chilogrammi di CO2 equivalente per chilogrammi di rifiuto
evitato; i coefficienti inerenti alla differenziazione del rifiuto sono ancora quelli esposti
nella tabella di pagina 22.

RISPARMI DOVUTI ALLA PREVENZIONE DEL RIFIUTO


Categoria merceologica

kg CO2/kg rifiuto

Plastica

4,87

Carta

1,15

Vetro

1,13

Alluminio

11,57

Organico

1,88

Tabella 12: Fattori di conversione per la quantificazione della CO2 equivalente relativi alla prevenzione del rifiuto

Lo studio qui citato, si basa su una semplificazione della metodologia LCA, in quanto
non tiene conto di alcuni processi lungo la filiera di produzione dei prodotti (ulteriori
rifiuti prodotti in fase industriale, imballaggi, stoccaggio etc.) e pertanto rappresenta
anch'esso un modello semplificativo delle emissioni relative alla gestione dei rifiuti;
tuttavia, in mancanza di studi alternativi, questo rappresenta la migliore fonte per
quantificare il flusso di carbonio inorganico emesso in atmosfera.

49

5.2 ALTRI FATTORI DI EMISSIONE

Nel paragrafo 3.1 abbiamo gi aggiornato il coefficiente di conversione da chilowattora


a chilogrammo di CO2 (0,483 kg/kWh).
Per quanto riguarda la mobilit sostenibile invece, secondo i nostri fattori la media delle
emissioni tra motori diesel e benzina delle varie cilindrate risulta essere di circa 170
grammi al chilometro; le politiche dell'Unione Europea prevedono una riduzione delle
emissioni relative ai trasporti con un obiettivo, stimato per il 2015, di mettere in
commercio autovetture che in media emettano 130 g CO2/km.21
La maggiore media da noi riscontrata ha origine dall'anno di pubblicazione del
documento da noi esaminato (che riferisce ad uno studio del 2008) e dalla mancanza
dei fattori attribuibili alle cilindrate inferiori ai 1.400 centimetri cubici.
Per questi motivi, uniti alla considerazione che le autovetture con i nuovi standard di
emissioni europei impiegheranno del tempo a saturare il mercato per formare l'effettivo
parco circolante, i coefficienti si ritengono ancora soddisfacenti per le prossime edizioni
di GREEN SCHOOL 22.
Nell'edizione di quest'anno inoltre, si ipotizzato di poter aggiungere una nuova
tematica al progetto che raffigurasse i benefici che si potrebbero avere dall'introduzione
all'educazione alimentare, sia a livello individuale che soprattutto a livello ambientale.
Il ciclo di vita dei prodotti alimentari infatti molto lungo e complesso e prevede, oltre
ad un considerevole dispendio di energia, anche delle emissioni causate dall'agricoltura e
dallo smaltimento finale.
Per produrre il cibo necessario a sfamare i 500 milioni di abitanti dei 28 Paesi
dell'Unione Europea, stata consumata, nel 2013, una quantit di energia equivalente a
quella di 280 milioni di tonnellate di petrolio; in media ognuno di noi per nutrirsi
consuma indirettamente un'energia pari a 650 litri di carburante diesel23.

Le politiche dell'Unione Europea, Climate Action.


I fattori di emissione dei veicoli sono anche facilmente reperibili attraverso il WEB per ogni singolo modello di
autovettura.
23 JRC Science and policy report /ec.europa.eu
21
22

50

L'Unione Europea quindi impegnata attraverso politiche e regolamenti ad incentivare


coltivazioni a basso consumo energetico, ottimizzare i trasporti, favorire imballaggi
riciclabili, aumentare l'efficienza degli elettrodomestici e a favorire, lungo tutto il
percorso di produzione alimentare, le energie rinnovabili.
Anche a livello individuale per, possibile contribuire alla riduzione dei consumi,
secondo le linee guida europee infatti consigliabile:
1. Privilegiare cibi stagionali e locali per disincentivare l'uso delle serre (molte volte
scaldate grazie ai combustibili fossili);
2. Consumare prodotti biologici per abbattere l'uso dei fertilizzanti azotati;
3. Prediligere prodotti a chilometro zero per evitare tutte le emissioni dovute al
trasporto del cibo;
4. Ridurre lo spreco alimentare e garantire allo scarto una seconda vita grazie alla
raccolta differenziata della frazione organica.
La letteratura scientifica ci fornisce il documento "Energy use in the EU food sector: State of
play and opportunities for improvement", che grazie alle metodologia LCA, ci fornisce le
emissioni derivate da alcuni prodotti alimentari.
Nello studio vengono considerate le emissioni corrispondenti all'intera catena che
caratterizza un prodotto alimentare, divisibile in sei processi:
1. Agricoltura e allevamento;
2. Processi industriali (lavorazione, trattamento e stoccaggio);
3. Logistica (trasporto, distribuzione e vendita);
4. Imballaggio;
5. Refrigerazione e cottura domestica;
6. Smaltimento finale.
Il risultato che giunge dall'analisi di questo report, osservare come prodotti diversi
necessitino somme di energia molto differenti tra loro: in generale i prodotti pi
raffinati e quelli di origine animale, hanno un impatto ambientale nettamente maggiore
dei cibi non lavorati o naturali come frutta e verdura.

51

La tematica integrerebbe dunque l'utilit di una educazione verso una dieta equilibrata,
con la riduzione dell'impatto ambientale che ne deriva.
Nella figura seguente vengono quantificate le quantit di CO2 equivalente prodotte per
gli alimenti presi in considerazione nel suddetto studio dell'Unione Europea.

Emissioni dovute al ciclo di vita dei prodotti


alimentari
25

kg CO2 eq./kg prodotto

20
15
10
5
0

Grafico 4: Impronta di carbonio di un chilogrammo di alcuni alimenti

Le emissioni di CO2 equivalente riportate sono per la maggior parte costituite da


anidride carbonica emessa attraverso la produzione di energia; i prodotti che denotano
una quantit maggiore di emissioni per (carni e latticini), hanno un'alta percentuale di
metano derivante dagli allevamenti animali e di protossido di azoto originato dai
concimi agricoli, che come gi espresso nel paragrafo 2.1, hanno un alto valore di GWP.
Ecco come il progetto GREEN SCHOOL si dimostra in grado di adattarsi ad ogni
nuova sfida di sostenibilit promossa localmente o a livello europeo, incoraggiando non
52

solo le politiche promosse, ma portando inoltre una sana formazione allo studente, che
potr beneficiarne anche nella sua quotidianit.
Ricavare dei fattori di conversione si dimostrerebbe per una sfida assai ardua in
quanto servirebbero maggiori alimenti presi in considerazione nello studio e, per ogni
merenda consumata poi dall'alunno, la composizione di tutti i suoi ingredienti; il grafico
ha pertanto la funzione esclusiva di evidenziare i cibi pi impattanti a livello di
emissioni di CO2 equivalente.

53

CONCLUSIONI

Siamo giunti alla conclusione della descrizione del progetto GREEN SCHOOL e
dell'analisi dei dati che hanno rappresentato la riduzione dell'impatto ambientale
(attraverso la carbon footprint) di un'organizzazione scolastica.
In quest'ultimo capitolo ci soffermeremo sui benefici che questo progetto ha portato
direttamente ed indirettamente, proponendosi come un programma sostenibile non
solo a carattere ambientale, ma anche a livello civile ed economico.

6.1 RISULTATI E BENEFICI DEL PROGETTO

Il primo e principale beneficio conseguito dal progetto quello di aver contribuito ad


una riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera.
Se l'intero insieme delle buone pratiche esaminate e discusse in questa relazione di
tirocinio venisse intrapreso da una rappresentanza di alunni modello, si raggiungerebbe
un valore di risparmio procapite prossimo ai 1.500 g di CO2 equivalente a settimana.
Possiamo ritenere che questa sia una cifra pi bassa di quella che dovrebbe essere in
quanto, se avessimo usato i nuovi coefficienti relativi alla prevenzione del rifiuto (6.1),
le azioni intraprese con questa tematica (compostaggio, acqua in brocca, riduzione
dell'imballaggio) avrebbero portato dei risparmi leggermente pi elevati.
Teniamo comunque come riferimento principale questo valore medio (1.500 g) poich
gli impegni amministrativi e logistici delle organizzazioni scolastiche, necessari ad
affrontare al meglio tutte le tematiche proposte da GREEN SCHOOL, renderebbero
arduo il raggiungimento di un risparmio maggiore.
Una riduzione procapite di 1.500 g a settimana equivale ad una riduzione annuale
media di circa 54 kg di CO2 equivalente, conseguiti esclusivamente nelle 36 settimane
scolastiche e nelle sole ore didattiche.
Nella figura 4 di pagina 55, si nota come questo valore di risparmio coincida quasi del
tutto con la carbon footprint attribuita ad uno smartphone di nuova generazione: una
54

condotta personale simile a quella tenuta dagli studenti delle GREEN SCHOOLS,
pu quindi compensare in un anno le emissioni dell'intero ciclo di vita di un dispositivo
elettronico di cui la maggior parte delle persone in possesso.
Nel paragrafo 2.5 della relazione abbiamo inoltre discusso i dati forniti da ISPRA, che
stimava le emissioni procapite in Italia nel 2013 intorno alle 7,2 tonnellate.
Questo significa che se il risparmio sopra citato, inerente a tutte le buone pratiche
trasmesse da GREEN SCHOOL fosse realmente raggiunto, uno studente
contribuirebbe a ridurre le sue emissioni (in quanto cittadino italiano) del 0,75% l'anno
circa.

Figura 4: Carbon footprint relativa al modello iPhone7 da 32GB24

Il secondo beneficio del progetto, si presenta come la riduzione delle emissioni anche in
campo extrascolastico, in quanto ipotizziamo che gli stili di vita acquisiti a scuola
possano trovare una loro continuit anche in campo domestico e civile (non possiamo
per quantificare i risparmi avvenuti fuori dall'orario didattico, e pertanto, questa
rimane un'ipotesi).

24

http://www.apple.com/it/environment/reports/

55

Il terzo beneficio si palesa grazie ad una diversa interpretazione dei dati raccolti: questi
possono infatti elogiare le azioni pi impattanti di risparmio e denunciare i maggiori
consumi e sprechi che si riscontrano nelle scuole, candidandosi a portare aiuti per la
definizione dei piani di azione per la sostenibilit promossi dalla Provincia o dai
Comuni.
Le varie amministrazioni potrebbero infatti tener conto di queste varie indicazioni
partorite dal progetto.
1. Le azioni che con maggiore efficacia influiscono sulla riduzione delle emissioni di
gas serra, sono quelle attuate nel settore della mobilit sostenibile: la ricerca di un
mezzo alternativo all'automobile ha dimostrato che, anche per tragitti di modesta
lunghezza, capace di ridurre le emissioni di gas serra pi efficacemente delle altre
azioni; questo dimostra come in campo civile e urbano, la progettazione di pi
percorsi pedonali o ciclabili (il cui cammino passasse preferibilmente per una
scuola) e la pubblicizzazione di attivit come il car pooling, siano essenziali per
contribuire allo scenario di sostenibilit in futuro desiderato. Ecco quindi come e
dove GREEN SCHOOL ci conferma di agire per raggiungere i target per il
2050, confermando il grafico di figura 2 (pag. 13) che indica come il settore dei
trasporti costituisca il 20% delle emissioni antropogeniche nazionali.
2. La riqualificazione energetica degli istituti, ha un'elevata importanza nel ridurre
l'impronta di carbonio che li caratterizza. La sensibilizzazione al risparmio
energetico potrebbe quindi integrare, in fase di valutazione, oltre ai
comportamenti a sfavore dello spreco, anche i risparmi ottenibili con le azioni di
riqualificazione svolte dall'istituto: installazione di lampade a LED, interventi sulle
prestazioni dell'involucro edilizio (come la sostituzione dei serramenti) e la
misurazione dell'apporto di energia pulita ottenuta dall'eventuale impianto
fotovoltaico.
Si creerebbero cos (almeno per gli istituti superiori), dei rapporti di
collaborazione tra la Provincia, proprietaria dell'edificio, e l'organizzazione

56

scolastica, che aiuterebbe l'organo amministrativo a fornire o ad elaborare i dati di


risparmio nel tempo.
3. Le varie iniziative Provinciali di una corretta gestione del rifiuto, potrebbero
essere sostenute anche attraverso la rete delle GREEN SCHOOLS, che
risulterebbe essere un importante vettore promozionale nel territorio di
competenza attraverso i messaggi alle famiglie.
La gestione del rifiuto da sola contribuisce ad un risparmio di 517 g di CO2
equivalente (un terzo del totale) e include le azioni sostenibili pi immediate e di
facile realizzazione che necessario diffondere.

Il quarto beneficio del progetto si presenta in campo economico e, anche se gli effetti
non si mostreranno nell'immediato presente ma in un prossimo futuro, legittimo
analizzarli. Questi benefici si fondano su un'economia, ancora in fase di definizione, a
basso tenore di carbonio, nel quale si discuter nel prossimo paragrafo.
Per introdurre tale concetto dobbiamo prima considerare i valori di risparmio che si
otterrebbero con un'adesione nazionale a GREEN SCHOOL.
Per fare questo prendiamo in esame i dati del Ministero della Pubblica Istruzione:
secondo questo organo amministrativo, in Italia, vi sono pi di 7 milioni di studenti
distribuiti in ogni grado scolastico25. Se tutti loro potessero aderire al progetto, e portare
il risparmio in precedenza citato di 1.500 g di CO2 equivalente, il risparmio nazionale
sarebbe di circa 10.500 tonnellate a settimana pari a circa 380.000 tonnellate all'anno
scolastico, meno di un millesimo delle emissioni nazionali (precisamente lo 0,08%);
questo ridotto valore per, pi rilevante di quello che si potrebbe pensare.

Il 55% di questi frequentanti le scuole primarie e secondarie di primo grado, che manifestano un'inclinazione maggiore
alle azioni proposte dal progetto
25

57

6.2 VERSO UN'ECONOMIA LOW CARBON

Sebbene forniscano solo una percentuale minima delle emissioni nazionali, queste
tonnellate di CO2 equivalente per ipotesi risparmiate, contribuirebbero ad aiutare la
politica italiana nel raggiungimento dei target di emissioni internazionali, i quali se non
rispettati, comportano oneri economici e vincoli restrittivi sulle emissioni future.
Per esempio con il primo periodo di impegno del protocollo di Kyoto la Comunit
Europea si era impegnata a ridurre le emissioni di gas serra del 8% rispetto ai livelli del
1990. Tale impegno fu ripartito in maniera differenziata tra gli Stati Membri, cosicch a
l'Italia tocc ridurre le proprie emissioni del 6,5% (rispetto al 1990) nel periodo 20082012; ci significa che le nostre emissioni di gas serra non poterono superare, per quel
quinquennio, le 483 milioni di tonnellate l'anno.
Ufficialmente l'Italia ha raggiunto, come dichiarato dal Ministero dell'Ambiente, gli
obiettivi del protocollo di Kyoto riducendo le sue emissioni del 7% rispetto al 199026.
Il sistema ETS (Emission Trading Scheme) il sistema di scambio economico delle
quote di CO2 (stabilito da Kyoto), che ha l'obiettivo di aiutare gli Stati membri dell'UE a
rispettare gli impegni assunti per limitare e ridurre, le emissioni di gas serra in maniera
economicamente efficace, questo riguarda esclusivamente i settori industriali considerati
dei giganti nel consumo dell'energia: termoelettrico, raffinazione, produzione di
cemento, di acciaio, di carta, di vetro e cos via.
Questo sistema di trading europeo ha permesso di veder attribuito un prezzo alla
tonnellata di anidride carbonica equivalente emessa in atmosfera che, anche se ancora
fermo sul mercato, dovrebbe in futuro stabilizzarsi e crescere di valore con il tempo.
Ecco allora come le potenziali 380 mila tonnellate di CO2 risparmiate annualmente da
GREEN SCHOOL non siano cos irrilevanti: queste avrebbero innanzitutto aiutato
l'Italia ad avvicinarsi agli obiettivi imposti, ed inoltre, qualora in futuro venissero
conteggiate nel trading anche le emissioni derivate dai settori dell'agricoltura, dei rifiuti e

26

Dossier Kyoto 2013 - Fondazione per lo sviluppo sostenibile

58

dei trasporti, avrebbero potuto avere un notevole valore anche sul mercato europeo
portando benefici economici al nostro Paese.
Se per ipotesi ogni cittadino italiano modificasse i propri stili di vita in direzione di una
maggiore inclinazione alla sostenibilit, e riuscisse a raggiungere il risparmio medio
ottenuto dagli studenti delle GREEN SCHOOLS (impegnandosi per per tutto l'arco
dell'anno solare), si raggiungerebbero risparmi prossimi al valore di 4 milioni di
tonnellate di gas serra non emessi in atmosfera; da soli questi avrebbero costituito il 5%
del totale delle riduzioni imposte da Kyoto all'Italia nel periodo 2008-2012.
Ovviamente il progetto GREEN SCHOOL non potrebbe quantificare direttamente la
riduzione della massa di gas serra, poich questo preciso compito di ISPRA. Grazie ad
esso per, si avrebbero meno chilowattora domestici, meno litri di benzina e gasolio,
meno chilogrammi di rifiuti da conteggiare e di conseguenza, meno emissioni nazionali.

6.3 CONSIDERAZIONI FINALI

Il messaggio pi importante che traspare da un progetto come GREEN SCHOOL,


non solo manifestato dai risparmi di emissioni che questo comporta.
Il progetto GREEN SCHOOL, basandosi su modelli ingegneristici e sulla pi recente
letteratura scientifica, ci regala un nuovo punto di vista in cui percepiamo ogni nostra
azione connessa al destino di altre centinaia di migliaia di persone.
Il progetto trasmette cos i mezzi alle nuove generazioni per contrastare il dilagante
consumismo che si riscontra nella societ odierna e ci stimola a concentrarci
maggiormente sul nostro ruolo di custodi del Pianeta Terra.
Nel 1977 il progetto Voyager commissionato dalla NASA inoltr due sonde spaziali
fuori dal nostro Sistema Solare, insieme a queste furono spediti dei dischi per
grammofoni con incisi suoni e immagini della cultura terrestre per testimoniare, come
atto simbolico, la nostra presenza nell'Universo.

59

Carl Sagan, astronomo e collaboratore del progetto, esercit delle pressioni sulla NASA
per ottenere, da queste sonde, le immagini della Terra immortalate dal limite del nostro
Sistema Solare. Nella foto ripresa dalla sonda Voyager 1, a sei miliardi di chilometri di
distanza (oltre l'orbita di Plutone), la Terra viene mostrata come un solo piccolo e
distante puntino azzurro, che restituisce un'immagine molto suggestiva. Le sue parole
nel descrivere questa fotografia sono le stesse che mi piacerebbe, che un progetto come
GREEN SCHOOL, potesse adottare nel rappresentare il suo impegno di tutela
ambientale.

"Guardate ancora quel puntino. qui. casa. noi.


Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete
mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito...
...Il nostro pianeta un granello solitario nel grande, avvolgente buio cosmico.
In tutta questa vastit, non c' alcuna indicazione che possa giungere aiuto da
qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
...La Terra l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita.
Per me, sottolinea la nostra responsabilit di occuparci pi gentilmente l'uno
dell'altro e di preservare e proteggere l'unica casa che abbiamo mai conosciuto.
Questo pallido puntino azzurro."
- Carl Sagan

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BIBLIOGRAFIA

Climate Central, Le stranezze del clima protetto


Ivo Cacelli, Effetto serra e riscaldamento planetario
Commissione Europea, Azione per il clima - 2014
Italia del riciclo, Italia e Unione Europea:una valutazione comparata della gestione dei rifiuti - 2012
IBGE, Avenant bilan CO2 de la gestion des dchets - 2008
DEFRA, Guidelines to Defra's GHG Conversion Factors - 2008
Joint Research Center, Trends in global CO2 emissions - 2015
Covenant of mayors, How to develop a Sustainable Energy Action Plan - 2016
Valentino Piana, LAccordo di Parigi sul clima - Traduzione italiana 2016
Joint Research Center, Energy use in the EU food sector - 2015
ISPRA, Emissioni nazionali di gas serra - 2015
ISPRA, Rapporto rifiuti urbani - 2015
ISPRA, Produzione di energia da impianti a fonte rinnovabile in Italia - 2013

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