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Il piano dei tagli

Progettare la funzione produttiva


Prof. Federico Magnani

Pianificazione forestale e assestamento


Il piano economico (o di assestamento, di gestione)
elementi del piano economico

Il Piano di assestamento indica lorganizzazione nel tempo e nello spazio delle


operazioni colturali per un periodo di riferimento (tipicamente 10-15 anni)

Il piano economico deve comprendere diverse fasi:


Definizione degli indirizzi tecnico-programmatici preliminari (finalit e dettaglio,
capitoli del piano)
Costruzione del particellare (suddivisione in particelle e sotto-particelle)
Definizione delle identit colturali (tipologie di governo e trattamento)
Descrizione particellare e attribuzione di identit colturale
Inventariazione della foresta (dati quantitativi delle singole sotto-particelle)
Redazione del piano:
descrizione dellambiente e del territorio
redazione del Piano degli interventi (per produzione massima, annua,
costante o altre finalit)
Per ulteriori approfondimenti si rimanda a:

Hermanin L., La Marca O. (1985) Appunti di Assestamento Forestale.


Edizioni A-Zeta, Firenze
La Marca O., La Marca A. (2012) Appunti di Progettazione Forestale.
Patron Editore, Bologna
Il bosco normale
definizioni

Si definisce bosco normale in assestamento quella particolare formazione


forestale che per ogni forma di governo e di trattamento ha una struttura e
una composizione tale da assicurare un prodotto annuo massimo e
costante. Si tratta di un concetto astratto, un modello a cui tendere con
lassestamento.

Nel caso di struttura coetanea, T-1 T


il bosco normale formato da T = turno forestale (o
rotazione): et
T parti uguali (T = turno 5 allabbattimento
forestale), di et scalare fra 1 e 1 2 3 4
T anni

Densit normale: densit del bosco capace di garantire la massima


produzione annua. Varia con la finalit della selvicoltura (ad es. produzione
di biomassa o fusti di qualit)
Il bosco normale
provvigione del bosco normale (provvigione normale)

Provvigione normale (Pn): il volume di un bosco a densit normale, composto


di T parti uguali. Pu essere stimata dalle tavole di crescita (tavole alsometriche)
o col metodo dellincremento medio di maturit, assumendo un incremento
medio e corrente costante e pari a MT / T (dove MT la provvigione del bosco
maturo). La provvigione normale stimata come (formula dellincremento medio
di maturit):
T
Pn I m T
2
Chiaramente la formula sovrastima la
provvigione normale se T il turno
fisiocratico (massimo Im allo scadere del
turno) ma pu essere corretto per turni
finanziari (grandi diametri)
Il bosco normale
incremento corrente del bosco normale

Nel caso del bosco normale, lentit delle utilizzazioni sar


esattamente pari allincremento corrente annuo del bosco nel suo
complesso. Questo uguale alla provvigione della particella matura
(di et pari al turno)

I c VT VT 1 VT 1 VT 2 ... V1 0 VT

Ricordiamo che se la variabile da massimizzare nel bosco normale


la produzione di volume, questo implica che il turno T corrisponda
allet di culminazione dellincremento medio annuo.

In realt, la ripresa del bosco normale deve considerare anche le


utilizzazioni intercalari e sar stimata dalle tavole alsometriche.
Definizioni
compresa, presa, ripresa

Compresa: superficie omogenea per specie e tipo di governo (es. compresa a


ceduo di faggio)

Ripresa: quantit di legno utilizzabile durante il periodo di validit del Piano di


assestamento o in un singolo anno (ripresa annua)

Planimetrica: viene espressa in termini di superficie percorsa dal taglio; la


massa legnosa determinata di conseguenza. Nel bosco normale sar pari a
una frazione costante della superficie
Volumetrica: viene espressa direttamente in termini di massa legnosa.Nel caso
del bosco normale, sar pari allincremento corrente

Presa: la porzione del bosco che cade al taglio, ordinariamente coincide con una
particella. Quando la compresa molto ampia (o il particellare molto frammentato),
la presa pu essere costituita da pi particelle per evitare tagliate troppo estese
Il bosco normale
il piano dei tagli nel bosco normale

Nel caso ideale di un bosco normale di estensione S, il piano dei tagli dovr
prevedere lutilizzazione annua di una delle T particelle di uguale estensione
(ripresa planimetrica = S / T), quella giunta a maturit nellanno.

Nel caso di compresenza nel bosco di diverse classi di fertilit, lestensione delle
particelle (Si) dovr essere inversamente proporzionale al suo volume ad ettaro
a maturit (VTi), in modo da ottenere ogni anno una medesima produzione

I c Si VTi

Esercizio: sia S la superficie totale di un pioppeto = 500 ha, appartenente a due


classi di fertilit:

A 300 ha incremento medio = 20 m3 ha-1 a-1

B 200 ha incremento medio = 40 m3 ha-1 a-1

Se T = 10 anni, quale dovr essere il piano dei taglli?


Il piano dei tagli
introduzione

Tutti i boschi reali sono lontani dalla normalit (il bosco normale unastrazione),
ma col piano dei tagli cerchiamo di avvicinarci a questa situazione ottimale con una
serie di metodi di normalizzazione. Possiamo distinguere:

metodi planimetrici: mirano a una distribuzione uniforme del bosco in et


(planimetrico spartitivo) o in classi di et (planimetrico organico). Si prestano
per boschi oggetto di trattamento omogeneo (piantagioni, taglio raso o
successivi uniformi, cedui)

metodi provvigionali: mirano a ottenere una provvigione normale imponendo


la ripresa volumetrica (camerale austriaco, Masson, Patrone). Si prestano per
boschi disformi o trattati su piccole superfici (tagli a buche, Femelschlag...)

metodi colturali: prescindono del tutto o in parte dal concetto di bosco


normale, focalizzandosi su considerazioni selvicolturali (del controllo, colturale)
La normalizzazione del bosco reale
metodo planimetrico spartitivo

Nella maggior parte dei casi, la distribuzione delle particelle in classi di et molto
sbilanciata. Per normalizzare il bosco, necessario anticipare o ritardare il taglio di
alcune particelle. Alla normalizzazione si pu arrivare in un periodo pari alla
lunghezza di un solo turno, se non esistono limitazioni di et al taglio.

Esistono per solitamente vincoli economici (turno massimo TM) o selvicolturali (turno
minimo Tm) e la normalit viene raggiunta in un periodo anche superiore a 2 turni.

In presenza di un turno minimo, pu essere necessario un periodo di attesa senza


alcun taglio possibile

Esempi: si vedano esempi nel file 14S - Il piano dei tagli - Esempi.xlsx, fogli
Esempio 1 ed Esempio 2

Esercizio: nello stesso file, sviluppare lesercizio nel foglio Esercizio 1


La normalizzazione del bosco reale
metodo planimetrico organico

Il metodo planimetrico spartitivo estremamente rigido, applicato solo se il


taglio annuo deve essere necessariamente effettuato per
lapprovvigionamento di industrie a ciclo continuo (biomasse, cellolosa)

Nei boschi cedui di scarso valore, per cui la stima della fertilit si fa
sinteticamente per stima visiva, assegnando superfici pi ampie per le
stazioni scadenti

Solitamente sostituito dal pi flessibile metodo planimetrico organico, con


cui si tende a ottenere una ripartizione omogenea della superficie fra ampie
classi cronologiche. Per la normalizzazione, viene applicato un turno
transitorio (i) pi breve di quello normale nei boschi poveri di classi adulte
(per ridurre il periodo di attesa) o (ii) pi lungo del normale in boschi ricchi di
classi adulte (per non liquidare troppo velocemente la massa in piedi)
La normalizzazione del bosco reale
metodi provvigionali

Per quanto semplici in teoria, i metodi planimetrici si scontrano con la


variabilit di produttivit dei boschi reali, che porta ad avere una ripresa
volumetrica annua variabile nonostante la ripresa planimetrica costante.

I metodi provvigionali partono dalla considerazione che, nel bosco


normale, la ripresa volumetrica pari allincremento corrente dellintera
foresta.

In un bosco reale, pu essere desiderabile una ripresa superiore o


inferiore allincremento, a seconda che ci sia un eccesso o un difetto di
provvigione.
La normalizzazione del bosco reale
metodi provvigionali: metodo camerale austriaco

Nel metodo camerale austriaco, se la provvigione reale (Pr , da cavallettamento)


superiore a quella normale (Pn , vedi sopra), leccesso viene liquidato in un
periodo di conguaglio (a) da fissare caso per caso:

Pr Pn
Rr I
a

dove Rr indica la ripresa volumetrica annua. Il parametro I indicherebbe


lincremento corrente del bosco, di difficile stima, e lo si sostituisce spesso con
lincremento medio di maturit (= VT / T), che per sovrastima I.

Il periodo di conguaglio viene spesso posto pari a T/2, ma deve essere pi breve
nei boschi invecchiati per ottenerne un rapido svecchiamento.
La normalizzazione del bosco reale
metodi provvigionali: metodo di Masson (o Mantel) (1)

Il metodo pu indurre forti errori quando la distribuzione fra le diverse classi


cronologiche molto anormale. Poich inoltre tanto I quanto Pn possono essere
di difficile stima, il metodo camerale ha subito importanti trasformazioni.

Possiamo ipotizzare che lincremento percentuale sia abbastanza simile fra


bosco normale e bosco reale (formula di Hundeshagen):

Rr : Pr Rn : Pn
Rn Pr
Rr
Pn

Possiamo inoltre stimare la provvigione normale (Pn) e la ripresa normale (Rn)


dalla formula dellincremento medio di maturit:

T
Pn I m T Rn I m T
2
La normalizzazione del bosco reale
metodi provvigionali: metodo di Masson (o Mantel) (2)

Ne deriva la formula di Masson (anche detta formula di Mantel) che esprime la


ripresa volumetrica reale in funzione della sola provvigione reale e del turno:

I m T Pr 2
Rr Pr
T T
Im T
2

In realt, i risultati sono attendibili sol per turni molto alti (pari a 1.4 volte let di
culminazione dellincremento annuo medio).

Nonostante la sua facilit di applicazione, la formula di Masson non tiene conto


della struttura del bosco, dando la stessa ripresa per una piccola superficie di
bosco maturo o unampia superficie di bosco immaturo (dove la ripresa dovrebbe
essere nulla, per permettere un lento avvicinamento al bosco normale!)
La normalizzazione del bosco reale
metodi provvigionali: formula di Patrone

Fra i numerosi adattamenti proposti alla formula di Masson, ricordiamo quello


suggerito da Patrone:
2
a Pr
Rr Pr
T Pn

Il termine evidenziato in rosso costituisce un saggio di accrescimento relativo,


inferiore al saggio Masson per boschi immaturi (Pr < Pn) e superiore invece per
boschi maturi. Al parametro a viene in genere attribuito un valore di 2.

Si introduce inoltre la condizione aggiuntiva che la ripresa reale non pu mai


superare la massa economicamente matura del bosco.

Esempi: si vedano esempi nel file 14S - Il piano dei tagli - Esempi.xlsx, foglio
Esempio 3
Metodo colturale
introduzione

Il metodo colturale ha origine in Francia (Pard 1930).


E stato importato in Italia per lassestamento di fustaie coetanee in
condizioni molto lontane dalla normalit sia planimetrico-cronologica che
strutturale (situazione molto frequente nella realt italiana) per le quali non
sia inopportuno stabilire la ripresa con una formula volumetrica. Pu essere
applicato anche in fustaie disetanee.

Consideriamo due procedure del metodo colturale da applicare a seconda


delle condizioni di anormalit della compresa:

1. Procedimento selvicolturale incondizionato


2. Procedimento selvicolturale integrato

Metodo prudenziale basato su valutazioni selvicolturali prima ancora che su


criteri quantitativi. Indicato per boschi molto disformi e lontani dalla
normalit, ma non garantisce una costanza nel tempo delle utilizzazioni.
Nella pratica, questo spesso il metodo realmente applicato, a causa
della sua flessibilit
Metodo colturale
1. Procedimento selvicolturale incondizionato

Non viene prospettato alcun modello di bosco normale e ci comporta


anche lassenza di parametri di maturit (turno, diametro di recidibilit,
provvigione ottimale, ecc.).

Le prescrizioni colturali per i singoli popolamenti o singole particelle


vengono formulate, caso per caso, con il solo fine di migliorare lassetto e
la funzionalit individuale dei singoli tratti di foresta.

In Francia era stato proposto per la cura di boschi senza finalit produttive,
di particolare valore naturalistico o ricreativo. In Italia fu introdotto pensando
ai boschi molto degradati.
Metodo colturale
2. Procedimento selvicolturale integrato

Prevede diverse fasi:


1. Indicazione delle particelle da utilizzare nei 10 anni di durata del piano,
dellentit dei tagli e dellurgenza degli interventi sulla base di una
valutazione esperta. Distingueremo:
Ripresa selvicolturalmente necessaria (RS1): massa degli alberi che
necessario abbattere per non peggiorare lassetto strutturale della
particella o evitare il suo degrado (ad es. rinnovazione da liberare,
attacchi parassitari...)
Ripresa selvicolturalmente opportuna (RS2): massa degli alberi il cui
abbattimento, anche se non indilazionabile, sarebbe di giovamento per
lassetto strutturale della particella (ad es. diradamenti)
Ripresa selvicolturalmente indifferente (RS3): massa degli alberi che
potrebbe venire abbattuta senza pregiudizio colturale o economico (ad
es. taglio parcelle mature)

La ripresa massima selvicolturalmente ammissibile sar Rselv = RS1+RS2+RS3


Metodo colturale
2. Procedimento selvicolturale integrato

2. Si calcola con metodo opportuno (ad es. in base al saggio Masson) la


ripresa calcolata (Rcalc), da usare come termine di riferimento per la
normalizzazione

3. Si calcola la ripresa reale dal confronto fra Rcalc e Rselv (a livello di


particella per fustaie disetanee, di compresa per fustaie coetanee):
Rcalc < RS1 RS1
RS1 < Rcalc < Rselv Rcalc
Rcalc > Rselv Rselv
Dove necessario, ritardiamo gli interventi opportuni o indifferenti per non
allontanarci dal tasso di incremento naturale

4. Verifica a posteriori (in fase di revisione del piano) degli effetti della
gestione (stazionariet o aumento della provvigione) con metodo del
controllo
Metodo del controllo
introduzione

Ideato in Francia da Gurnaud agli inizi del 900, ulteriormente perfezionato e


applicato in Svizzera (Biolley). Presupposti del metodo:

Superiorit, anche produttiva, della fustaia disetanea su quella coetanea

Azione selvicolturale capillare e intensiva (tagli saltuari) con periodi di


curazione brevi

Divisione netta tra conduzione selvicolturale (a cui spetta il primato


delliniziativa) ed assestamento (al quale compete soprattutto il ruolo di
controllo a posteriori dellefficacia degli interventi selvicolturali attuati).

Pu essere applicato a fustaie disetanee e a fustaie a struttura coetanea o


composita che si intendono trasformare in disetanee
Metodo del controllo
principi operativi

La provvigione e i rapporti tra classi diametriche sono considerati


variabili nel tempo in funzione dei risultati dellazione selvicolturale

Assenza di regole precise per la determinazione della ripresa. Si


considerano:

la situazione auxometrico-provvigionale attuale

la risposta auxometrico-strutturale al trattamento adottato nei


precedenti periodi di applicazione del metodo

Non adottiamo un modello normale ma due criteri quantitativi:

una provvigione minimale dopo il taglio

rapporti indicativi tra specie arboree e tra le masse legnose di tre-


quattro gruppi di classi diametriche (piante piccole, medie e grandi)
Metodo del controllo
principi operativi
Per la determinazione della ripresa si deve tener contemporaneamente conto:
delle esigenze selvicolturali dei popolamenti
del livello e dellevoluzione della provvigione reale nel complesso e nei
singoli gruppi dimensionali
del livello e dellevoluzione dellincremento corrente reale nel complesso
e nel dettaglio dei singoli gruppi dimensionali
del rendimento del capitale legnoso in termini di massa e di valore

Sono essenziali rilievi accurati:


inventariazioni successive eseguite in tempi ravvicinati (6-10 anni)
condotte con cura e scrupolosit
accurata registrazione delle utilizzazioni previste e non previste dal Piano
calcolo dellincremento corrente delle singole particelle con il metodo del
bilancio di massa (spesso suddiviso per classi dimensionali)

Pf passaggio a fustaia
Vu volume utilizzato
Metodo del controllo
rapporti indicativi fra classi

Un criterio quantitativo il mantenimento di rapporti indicativi tra specie


arboree e tra le masse legnose di tre-quattro gruppi di classi diametriche
(piante piccole, medie e grandi)

Ma senza schematismi eccessivi: In caso di notevoli eccessi in singoli gruppi


dimensionali, il gestore del bosco si far un po influenzare dai numeri, ma nella
martellata non si atterr n a un diametro di recidibilit n a sequenze o curve di
distribuzione dei diametri, bens compir quelle considerazioni che per ogni
gruppo di alberi debbono venir compiute nellinteresse della continuit della
produzione legnosa (Biolley)
Metodi di calcolo della ripresa
suggerimenti attuativi (http://www.ricercaforestale.it/) (1)

Si riportano di seguito alcuni suggerimenti per la realizzazione dei piani


dei tagli in diverse tipologie di bosco:

Bosco ceduo di ogni tipo: metodo planimetrico spartitivo (con


superfici annue di utilizzazione equiproduttive) in caso di turni inferiori
a 15-20 anni, e metodo planimetrico organico (con impiego delle
superfici ragguagliate alla produttivit media) in caso di turni pi
lunghi

Fustaie da trattare a taglio raso: metodo planimetrico organico con


impiego delle superfici ragguagliate alla produttivit media

Fustaia da trattare a tagli successivi uniformi: metodo planimetrico


organico (con impiego delle superfici ragguagliate alla produttivit
media) e criterio selvicolturale per le particelle gi in rinnovazione
Metodi di calcolo della ripresa
suggerimenti attuativi (http://www.ricercaforestale.it/) (2)

Fustaia irregolare da trattare con metodi compositi appartenenti


prevalentemente al gruppo coetaneo: un opportuno procedimento del
tasso di utilizzazione potenziato (Mantel o Patrone) applicato a livello
di compresa o applicazione del metodo colturale

Fustaie disetanee: metodo del controllo

Nelle comprese di boschi molto degradati o impoveriti si pu


prescindere da ogni calcolo (di prescrizione e di controllo) e
determinare la ripresa con criterio esclusivamente fitosanitario-
colturale

Per quanto concerne la ripresa intercalare nelle fustaie coetanee, si


ritiene opportuno che essa venga sempre definita "per superfici" con
criterio esclusivamente colturale