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Foto di copertina: vegetazione riparia lungo la Dora di Bardonecchia a Beaulard (Val di Susa - TO)

Direzione Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Economia Montana e Foreste


Settore Idraulica Forestale e Tutela del Territorio

Realizzazione a cura di IPLA S.p.A.

Paolo Ferraris, Andrea Ebone, Simona Ferrando, Giuseppe Bertetti, Fabio Giannetti Gian Paolo Mondino, Paolo Varese
Progetto e coordinamento Regione Piemonte Settore Idraulica Forestale e Tutela del Territorio

Vito Debrando Giorgio Cacciabue Giovanni Castellana


Stampa a cura del Centro Stampa della Regione Piemonte Settembre 2008
Info e distribuzione

Regione Piemonte
Direzione Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Economia Montana e Foreste

Settore Idraulica Forestale e Tutela del Territorio Via dei Guasco, 1 15100 Alessandria Tel 0131-285045 fax 0131-285042 www.regione.piemonte.it 2008 Revisione, aggiornamento e stampa del testo 2000 Prima stesura disponibile sul sito internet della Regione Piemonte

PREMESSA

I fiumi e i corsi dacqua in genere svolgono diverse funzioni: plasmano il paesaggio, trasportano acqua e con essa trascinano i sedimenti. Sono arterie di vitale importanza per il territorio piemontese, contribuiscono in modo determinante a creare e modificare gli habitat, attraverso l'azione dell'acqua. Ma non dobbiamo dimenticare che sono vivi e dinamici: si scelgono loro la strada e quindi a volte esondano. Spesso luomo non si tenuto ad una giusta distanza e con le proprie attivit ha sottratto il loro spazio vitale. Un corso d'acqua che dispone di sufficiente spazio non solo adempie alle proprie funzioni, ma causa meno danni in caso di piena. Costituisce inoltre un piacevole elemento del paesaggio e ha una funzione ricreativa. Le esigenze di spazio delle acque, di una protezione efficace contro i pericoli che esse comportano e la necessit di salvaguardare la qualit dellacqua possono e devono oggi essere coniugate in maniera ottimale. Nella gestione di un corso d'acqua non si pu trascurare l'importanza delle sue rive e del ruolo che la vegetazione svolge nel complesso dell'ecosistema ripario, perch risulta sempre pi evidente che essa uno strumento molto utile per la gestione delle piene, perch assicura biodiversit e equilibrio al complesso di relazioni di tutto il sistema ambientale circostante e consente allo stesso tempo un utilizzo ricreativo. Occorre quindi cercare di coniugare gli obiettivi di sicurezza idraulica con quelli di preservazione e miglioramento dellambiente fluviale. Questa esigenza inoltre legata alla Direttiva Quadro Acqua 2000/60/CE la quale, come noto, impone il raggiungimento di requisiti minimi di qualit dei corsi dacqua. Per gestire correttamente la vegetazione ripariale necessario fissare regole di comportamento che definiscano in base alle caratteristiche del corso d'acqua e alla situazione locale il miglior approccio. Sono quindi necessari approfondimenti tecnici e analisi che diano il quadro delle reali esigenze e necessit al fine di consentire la migliore gestione. La Regione Piemonte con la DGR n. 38-8849 del 26 maggio 2008 ha approvato gli Indirizzi tecnici in materia di manutenzioni e sistemazioni idrogeologiche e idraulico forestali con i quali oltre a definire gli interventi manutentivi vengono dettati per le aree montane gli indirizzi tecnici per la gestione della vegetazione ripariale. Si tratta di prime indicazioni a carattere generale che necessitano di ulteriori specificazioni e studi, infatti la stessa DGR d mandato al Coordinamento Regionale Manutenzione Alvei e Bacini Montani di predisporre specifiche Linee guida per una corretta gestione della vegetazione riparia e golenale da applicarsi a tutto il reticolo idrografico piemontese.

In questo contesto si inserisce la pubblicazione Indirizzi tecnici per gestione dei boschi ripari montani e collinari predisposta a seguito di un precedente progetto di ricerca affidato all'Istituto Piante da Legno a Ambiente (IPLA S.p.A. )che si deciso di aggiornare e divulgare quale utile strumento per gli operatoti del settore. La gestione della vegetazione riparia rientra nell'ambio delle attivit di manutenzione del corso d'acqua quale indispensabile attivit di prevenzione contro i pericoli naturali e le piene, in primo luogo. Oggigiorno bisogna operare tenendo in considerazione le necessit di protezione dei siti con quelle di conservazione o ripristino degli habitat. Per questi motivi una corretta e razionale manutenzione deve essere prioritaria rispetto a tutti gli altri tipi di intervento: Innanzitutto garantisce lefficienza a lungo termine delle opere di protezione. In secondo luogo essa assicura la necessaria sezione di deflusso in caso di piena. Infine contribuisce alla conservazione ed alla valorizzazione degli spazi vitali allinterno e nelle adiacenze dei corsi dacqua. I corsi d'acqua in Piemonte rappresentano un'importante risorsa, acqua non inquinata e spazi vitali sicuri devono essere i presupposti per lo sviluppo sostenibile de nostro territorio al fine della conservazione e tutela della risorsa per le generazioni future.

Bruna Sibille Assessore allo Sviluppo della Montagna e Foreste, Opere Pubbliche e Difesa del Suolo

INDICE

1 INTRODUZIONE 2 FUNZIONE MECCANICA DELLA VEGETAZIONE RIPARIA 2.1 - La vegetazione spondale e lerosione 2.2 - La vegetazione ripariale nella regolazione del corso dacqua 3 FUNZIONE NATURALISTICA 3.1 - La vegetazione ripariale come sorgente di nutrimento 3.2 - Influenza del bosco ripario sulla temperatura dellacqua e sugli inquinanti 3.3 - Influenza del bosco ripario sulla biodiversit 4 DINAMICHE EVOLUTIVE 4.1 - Alterazioni idrologiche e fitocenosi ripari 4.2 - Specie invasive alloctone 5 CRITERI GENERALI DI INTERVENTO 6 OPERAZIONI INOPPORTUNE 7 TIPOLOGIA, STRUTTURA E CRITERI DI GESTIONE DEI POPOLAMENTI RIPARI 7.1 - Formazioni dei rilievi collinari e dellAppennino 7.2 - Formazioni delle Alpi

1 3 4 5 7 7 9 9 11 11 14 17 25 28 28 33

8 ELEMENTI PER LIDENTIFICAZIONE E CARATTERISTICHE BIOLOGICHE DELLE SPECIE 43 9 SCHEDE TECNICHE 10 - BIBLIOGRAFIA 11 - LA NORMATIVA: D.G.R. n. 38 8849 del 26/05/2008 51 80 82

1 - INTRODUZIONE

Laccrescimento della popolazione, lurbanizzazione e laumento delle vie di comunicazione hanno incrementato in modo considerevole limpatto delle attivit umane sul territorio, in particolare su quello di origine alluvionale dei fondovalle delle zone collinari e montane dove, per morfologia, localizzazione e attitudini produttive, queste si sono pi concentrate. Leliminazione, talvolta indiscriminata, delle formazioni legnose riparie per permettere lespansione dellagricoltura di fondovalle ha contribuito ad alterare i preesistenti sistemi di paesaggio, con la conseguenza di aumentare i fenomeni erosivi legati agli eventi alluvionali ed incrinare alcuni delicati equilibri che regolano la dinamica fluviale; inoltre lo scarso interesse per la produzione legnosa di questi ambienti ha generato negli ultimi decenni labbandono delle utilizzazioni nelle fasce riparie montane, spesso senza sostituirle con una corretta gestione mirata a proteggere le sponde dallerosione fluviale e a garantire il normale deflusso delle acque. Alla luce di una rinnovata volont di meglio integrare gli interventi con il delicato ambiente ripariale stato riconosciuto al bosco anche un ruolo primario nellecologia e nella conservazione degli ambienti fluviali: infatti la sua presenza fondamentale per le condizioni di vita di molte specie animali acquatiche e terrestri, ma ugualmente importante per gli aspetti paesaggistici.

Il presente documento intende facilitare il riconoscimento della vegetazione riparia e sottolineare alcuni aspetti della gestione selvicolturale utili a migliorare le condizioni di sicurezza idrogeologica dei corsi dacqua montani e collinari, con particolare riguardo al reticolo secondario spesso trascurato e considerato a scarso rischio, ma in grado di provocare fenomeni di dissesto ingenti.

Si sottolinea comunque che le proposte di gestione selvicolturale formulate nel presente documento partono dal presupposto che sia possibile reintervenire sul medesimo popolamento ripariale in modo periodico e sistematico, indicativamente ogni 5-7 anni. Per garantire maggior sicurezza sarebbe in realt necessario verificare annualmente, o meglio dopo ogni evento alluvionale, il corso dei torrenti per capire se sono stati alterati sensibilmente gli assetti spondali, se sono avvenuti cambiamenti nella morfologia fluviale, se la vegetazione stata asportata, se si sono originati accumuli di biomassa in alveo che rendono necessari interventi immediati per rimuovere gli ostacoli al regolare deflusso delle acque e ripristinare la funzionalit dellalveo. Tempi di ritorno degli interventi selvicolturali pari a 3-4 volte quello ipotizzato, quindi di 20-25 anni circa, permettono invece di adottare solo in minima parte le indicazioni raccolte in questo documento. La veste data a questo scritto permette di utilizzare la prima parte per uninformazione tecnicamente

completa e scientificamente curata, mentre la seconda, semplificata e di pi facile lettura, costituita dalle schede descrittive dei vari Tipi forestali ripari, pu essere utile per la formazione e laggiornamento del personale impiegato negli interventi, con particolare riferimento alle figure professionali di capisquadra.

Foto 1 Melezet. Forti precipitazioni con conseguenti deflussi hanno riattivato il dissesto del Rio della Gorgia. Il grande numero di alberi caduti dalle basse sponde ora non ostacola il deflusso, ma in occasione di nuove precipitazioni costituir un grave pericolo. (foto Ferraris)

2 - FUNZIONE MECCANICA DELLA VEGETAZIONE RIPARIA Trascorsi gli anni in cui la messa in sicurezza dei corsi dacqua veniva per lo pi affidata ai sistemi di arginatura senza tener nel dovuto conto il ruolo che poteva avere di volta in volta il bosco ripario, oggi la vegetazione considerata come strumento coadiuvante nella difesa del territorio e nel contenimento delle acque in tutte quelle situazioni in cui largine non strettamente necessario, o la sua azione pu essere svolta da una fascia di vegetazione opportunamente gestita. Infatti questa, se presente lungo i corsi dacqua, pu limitare gli effetti di un evento alluvionale, a patto che non si prefiguri come eccezionale, riducendo lerosione spondale, rallentando la velocit della corrente, favorendo la deposizione del materiale fluitato ed impedendo che altro materiale sia immesso nei corpi idrici. Tale funzione pu essere svolta a patto che un rallentamento della corrente in una sezione obbligata non implichi unesondazione delle acque in aree a rischio (centri abitati, infrastrutture in genere, ecc). Le aree colonizzate da vegetazione riparia possono cos fungere da serbatoio per lo stoccaggio temporaneo dellacqua svolgendo a tutti gli effetti la funzione di casse di espansione.

Foto 2 - Pineta di pino silvestre di greto lungo il Rio Fenils, tributario della Dora Riparia (Alta Valle Susa). Il pino silvestre, dotato di un profondo e robusto apparato radicale, in grado di arrestare il trasporto di massi anche di grandi dimensioni. (foto Ferraris)

2.1 - La vegetazione spondale e lerosione Un aspetto indubbiamente interessante, leffetto di questi popolamenti nella protezione dallerosione spondale; lassenza della vegetazione in condizioni di alveo fortemente inciso, come si riscontra spesso in ambito planiziale o allo sbocco delle valli in pianura, aumenta il pericolo, in caso di piene, di erosione e di trasporto di materiali litoidi da parte della corrente, con conseguente accumulo di inerti in alveo e talora asporto di suolo agrario e perdita di terre coltivabili.

Foto 3 Torrente Varaita. Apparato radicale di frassino maggiore, specie che presenta una fitta rete di radici in grado di ridurre lerosione spondale. (foto Ferraris)

Anche la sostituzione della vegetazione riparia naturale per permettere limpianto di arboreti specializzati, non solo in pianura ma anche nelle parti inferiori degli ampi fondovalle, disattendendo le normativa vigente, ha in alcuni casi innescato preoccupanti fenomeni erosivi: i pioppi coltivati, in particolare, sfavoriti dallapparato radicale piuttosto superficiale, se esposti direttamente alla corrente, possono essere facilmente scalzati, creando i presupposti per nuovi processi erosivi, fenomeni generalmente aggravati dalle lavorazioni del suolo attuate per contenere lo sviluppo della vegetazione erbacea infestante. Pertanto una gestione oculata della vegetazione riparia, orientata al mantenimento di un elevato grado di stabilit della componente erbacea e arbustiva pu evitare buona parte dei problemi di gestione dei corsi dacqua minori. La stabilit viene soprattutto ottenuta fornendo al bosco una struttura diversificata, dotata di arbusti in grado di flettersi e contenere lerosione, e di un piano arboreo composto da soggetti giovani con un equilibrato rapporto diametro/altezza, e diametro comunque progressivamente minore con lapprossimarsi e il ridursi della larghezza dellalveo. comunque doveroso sottolineare che lazione consolidatrice del bosco ripario pu venire totalmente a mancare nel caso di eventi del tutto eccezionali di piena, allorquando la corrente riesca ad erodere al piede il versante o la sponda provocando lo scivolamento della vegetazione in alveo. 4

2.2 - La vegetazione ripariale nella regolazione del corso dacqua Durante gli eventi alluvionali il bosco ripario, qualora si estenda su superfici di un certo rilievo, svolge limportante funzione di rallentare londata di piena e di ritardare il raggiungimento del suo massimo, fungendo da bacino di espansione; pertanto esso pu divenire un serbatoio per lo stoccaggio delle acque, trattenendone ingenti quantit e rilasciandole gradualmente in un secondo tempo, durante la fase di abbassamento del livello di piena, senza dimenticare la quantit di acqua che le piante possono traspirare sottraendola al sistema. Leffetto positivo quindi la regolazione del deflusso ottenuta attenuando sensibilmente le brusche variazioni del livello delle acque.

Foto 4 Alneto di ontano bianco sul Torrente Varaita. Una fascia di vegetazione sufficientemente densa e stratificata si pone come valido strumento nel rallentare la velocit della corrente e nellarrestare temporaneamente materiale vegetale fluitato dallalto. (foto Ferraris)

Altro elemento estremamente importante quello del contenimento della velocit della corrente qualora, ed doveroso ribadirlo, la sezione dellalveo sia sufficientemente ampia per evitare lesondazione dellacqua, la quale, a parit di portata, rallentando, deve necessariamente disporre di una maggiore superficie per garantire il deflusso. Le acque che abbandonano lalveo principale possono penetrare nella zona golenale boscata laterale, dove, grazie alla maggiore scabrezza determinata dalla presenza della vegetazione, subiscono un sensibile rallentamento. Il temporaneo abbassamento della velocit favorisce anche la sedimentazione dei materiali in sospensione e fluitati.

Foto 5 - Torrente Chisone, Usseaux. Il trasporto solido eccezionale del corso dacqua in piena stato in parte trattenuto dai fusti degli alberi presenti nella zona golenale boscata. (foto Ferraris)

3 - FUNZIONE NATURALISTICA

Il funzionamento dellecosistema del corso dacqua in una determinata zona dipende non solo dallapporto di materia organica, notoriamente in aumento da monte a valle, ma anche dalle relazioni trasversali con la vegetazione ripariale presente. Alla luce di queste considerazioni si portati a ritenere lacqua un sistema aperto, strettamente legato alle formazioni boschive limitrofe, qualora esistano, con le quali si verifica un flusso continuo di energia. La vegetazione ripariale, in particolare, condiziona la struttura, la produttivit e levoluzione degli ecosistemi, esercitando un controllo sullambiente acqua attraverso differenti influenze: apporto di materiale organico, come risorsa di nutrimento per gli organismi acquatici e condizionamento della biodiversit dei popolamenti acquatici; ombreggiamento, con riduzione del riscaldamento dellacqua in estate; intercettazione e filtrazione delle sostanze inquinanti; connessione fra ambienti che altrimenti isolati non permetterebbero la diffusione delle specie (rete ecologica). 3.1 - La vegetazione ripariale come sorgente di nutrimento I tratti dei corsi dacqua possono essere suddivisi in due categorie in base alle sorgenti prevalenti di energia dalle quali ottengono la sostanza organica necessaria al loro bilancio energetico: nella prima ricadono quelli che ricevono il nutrimento sotto forma di foglie e detriti vegetali provenienti dalla vegetazione terrestre, mentre nella seconda ricadono quelli in cui risulta significativa al produzione autoctona derivata dalla vegetazione acquatica (alghe e piante superiori). Nel tratto montano, dove lombreggiamento degli alberi, la velocit della corrente, la temperatura e loligotrofia delle acque concorrono ad impedire lo sviluppo degli organismi vegetali, prevale la prima categoria cio quella del sistema eterotrofo. Scendendo verso valle diminuisce la velocit della corrente e aumenta la quantit di luce, per lampliamento della superficie del corso dacqua e per il progressivo distanziamento tra le chiome degli alberi, con il conseguente incremento della temperatura dellacqua; si accresce pertanto la produzione autoctona tipica della seconda categoria mentre diminuiscono le dimensioni dei detriti vegetali trasportati dalla corrente cos come limportanza dellapporto di sostanza organica esterna. Il rallentamento della corrente e labbassamento del livello dellacqua consente la deposizione di materiale, elemento che favorisce lingresso della vegetazione acquatica che diventa abbondante, mentre sulle rive radicano le macrofite. Lecosistema tende verso una maggiore autotrofia autoalimentandosi e rendendosi indipendente dallapporto di sostanze esterne.

Le comunit animali adattano la loro struttura e composizione ai cambiamenti che avvengono lungo il percorso del corso dacqua a causa delle variazioni di ossigenazione, temperatura e presenza di sostanza organica, secondo un gradiente monte-valle (Stoch F. et al., 2002). Cos diventano dominanti nel tratto montano gli invertebrati che si cibano di sostanza organica composta da grandi particelle (frammentatori); i filtratori, che filtrano lacqua trattenendone le particelle alimentari, aumentano verso valle, finch la corrente non diviene troppo lenta; i brucatori di alghe presentano il loro massimo sviluppo numerico nel tratto medio mentre i consumatori di particelle fini raccoglitori divengono abbondanti nel tratto inferiore. Littiofauna segue unevoluzione comparabile adattandosi in funzione del regime del corso dacqua e, conseguentemente, di quello alimentare; si ha cos la zona a trota nelle acque pi veloci, fresche e ossigenate e successivamente, con la riduzione della corrente, la zona a temolo, barbo e carpa, questultima elettiva delle acque stagnanti e calde sul cui fondale si nutre di invertebrati, frammenti di piante acquatiche e detriti vegetali. Da quanto detto risulta evidente limportanza assunta dalla vegetazione ripariale nel bilancio trofico dellidrosistema ed appare altrettanto chiaro quanto possano essere devastanti le ripercussioni nel caso in cui essa risulti mal gestita o addirittura assente.

Foto 6 Viverone. La presenza della vegetazione ripariale, data da cespugli ed alberi ad alto fusto alternati, importante per evitare sbalzi termici dannosi per la catena alimentare che fa capo alla fauna ittica. (foto Ferrando)

3.2 - Influenza del bosco ripario sulla temperatura dellacqua e sugli inquinanti I boschi ripari, nei tratti montani, tendono ad acquisire una conformazione a galleria, ostacolando lingresso della luce ed assumendo cos una notevole importanza nella regolazione della temperatura dellacqua, specialmente nei tratti in cui la velocit della corrente modesta. Numerosi sono gli studi francesi che hanno evidenziato come la mancanza di copertura arborea sullalveo sia responsabile di un aumento significativo della temperatura dellacqua. Come confermato da alcune ricerche, gli eccessivi sbalzi di temperatura dovuti alla mancanza o alla forte alterazione della vegetazione ripariale determinano la scomparsa di alcuni invertebrati molto sensibili (Plecotteri, Tricotteri e Efemerotteri), alla base della catena alimentare della fauna ittica. Numerosi studi hanno evidenziato il ruolo determinante svolto dal bosco ripario nel contenimento del processo di eutrofizzazione delle acque, dimostrandone lelevata capacit di filtrazione e depurazione da nitrati e fosfati provenienti dalle attivit antropiche. In particolare studi effettuati fin dagli anni 80 hanno evidenziato in diverse condizioni come fasce di vegetazione con ampiezza variabile tra 20 e 40 m possano trattenere da circa il 70% ad oltre il 90% dellazoto presente ( A.A. V.V., 2002)

3.3 - Influenza del bosco ripario sulla biodiversit stata ormai ampiamente dimostrata limportanza del bosco ripario come habitat per un ampio spettro di specie animali e vegetali in quanto caratterizzato da nicchie ecologiche estremamente diversificate per struttura dei sedimenti, variabilit spaziale e temporale dellidrosistema, distribuzione dei detriti e sviluppo della vegetazione acquatica. La vegetazione riparia diviene luogo di sovrapposizione tra ecosistema acqua ed ecosistema terra, condizione corrispondente a quella di ecotono, ovvero luogo di transizione tra ecosistemi adiacenti di natura diversa. In questarea sono presenti un numero ed una densit di specie maggiore rispetto ai due ecosistemi considerati separatamente. Lelemento che maggiormente concorre alla diversificazione dellambiente ripario, sia esercitando unazione erosiva e di trasformazione continua, sia influenzando le fasce di vegetazione pi o meno legate alle falde, ovviamente lacqua. Pertanto nelle aree maggiormente interessate dai fenomeni meccanici saranno le specie pioniere erbacee (ad es. Typhoides arundinacea, Agrostis stolonifera nei fondovalle collinari) e arbustive, prevalentemente salici, a prendere il sopravvento mentre nelle aree meno disturbate si insedieranno le specie arboree, a carattere pi o meno igrofilo a seconda della loro collocazione rispetto al livello della falda.

Nella vegetazione i complessi fenomeni di successione dettati dalla dinamica fluviale sono cos sintetizzabili (I.P.L.A., 1998): 1. Successione autogena. La dinamica del corso dacqua non interviene ad influenzare la stazione. Si assiste alla rinnovazione e allo sviluppo di altre specie sotto la copertura o nelle chiarie dei popolamenti ripariali costituiti specialmente da aggruppamenti di pioppi, salici e ontani al riparo da eventi di piena stagionali per periodi decennali. 2. Successione allogena. La dinamica fluviale interviene in modo drastico a mutare le caratteristiche stazionali determinandone una regressione o anticipazione. Si verifica allora la distruzione della vegetazione riparia con ricostituzione delle fasi giovanili a struttura semplificata. 3. Successione auto-allogena. Lazione della dinamica fluviale interviene in modo moderato e localizzato, modificando solo parzialmente la situazione preesistente. Anche la fauna che vive a stretto contatto con lacqua traggono giovamento dalla diversit degli ambienti ripari trovando luoghi idonei per nutrirsi, ripararsi e completare il proprio ciclo biologico come in particolare avviene per la nidificazione dellornitofauna acquatica.

Foto 7 - La dinamica fluviale muta le caratteristiche stazionali determinando la regressione delle cenosi esistenti (si noti la moria dei salici) a cui seguiranno fasi di ricostituzione. (foto Ferraris)

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4 DINAMICHE EVOLUTIVE 4.1 - Alterazioni idrologiche e fitocenosi riparie Conoscere lorigine, lo sviluppo e levoluzione dei popolamenti legnosi, ovvero gli aspetti della dinamica dei popolamenti nonch le relazioni tra le varie specie, fondamentale anche per il trattamento selvicolturale dei popolamenti ripari. La vegetazione riparia presente in un determinato contesto infatti essenzialmente in relazione con le caratteristiche idrologiche del corso dacqua (corsi dacqua a deflusso permanente o temporaneo, a corrente laminare o turbolenta, a regime fluviale, pluvio-nivale o glaciale, ecc.) e la sua tipologia; torrenti a scalini (step-pool system), torrenti con letto a grossi blocchi, corsi dacqua policursali oppure monocursali e meandriformi possiedono, sotto climi differenti, caratteristiche diverse che influenzano le modalit di colonizzazione vegetale e lo sviluppo dei popolamenti ripari.

Lo sviluppo dei popolamenti ripari dunque da considerare una manifestazione del regime idrologico naturale dei corsi dacqua o, al contrario, dei cambiamenti intercorsi nellidrosistema (modificazione dei deflussi, della morfologia fluviale, ecc): in questultimo caso molti studi ammettono che i popolamenti legnosi ripari possono arrivare in seguito ad influenzare in modo significativo anche il funzionamento stesso del corso dacqua. Il fattore ecologico principale della dinamica alluvionale sono le piene, agendo esse in modo diretto tramite apporti ed erosioni dei sedimenti, o in modo indiretto attraverso le modificazioni dellidrosistema da esse avviate: le piene sono dunque considerate il motore pulsante del funzionamento dellidrosistema (flood pulse concept, Junk et al., 1989) in quanto, tra le altre cose, permettono la rinnovazione dei popolamenti vegetali pionieri, sia erbacei che legnosi. La dinamica dei boschi ripari in particolare sensibile alle modificazioni dei valori idrologici minimi e dei valori massimi pi che alla variazione delle medie annuali. Le alterazioni idrologiche, in particolare labbassamento del livello della falda, in pianura e nei fondovalle, la rarefazione delle piene annue e decennali e la diminuzione delle portate determinano in particolare due importanti conseguenze (Bravard et al. 1986; Pautou et al. 1982): - un cambiamento nella composizione specifica delle fitocenosi riparie; - una senescenza precoce dei popolamenti forestali ripari. Le alterazioni idrologiche sono inoltre alla base di modificazioni dei cicli di erosione e sedimentazione e quindi delle caratteristiche dei substrati su cui si rinnovano le specie vegetali. Ogni specie legnosa presente nei boschi ripari presenta determinate peculiarit ecologiche e dinamiche, ovvero possiede delle strategie adattative che ne permettono la sopravvivenza e lo sviluppo in questo contesto. A grandi linee si possono suddividere le specie in tre grandi gruppi: 11

- specie riparie a legno tenero (salici, pioppi, ontani), a pi rapida crescita, eliofile, pionere; - specie riparie a legno duro (frassini, olmi, pado, farnia), a crescita pi lenta, di fasi pi mature; - specie della vegetazione zonale (altre querce, aceri, faggio, tigli, carpini, ciliegio, abeti). Le specie a legno tenero sono quelle pi frequenti allinterno di un ambito ripario dinamico: in Piemonte (Varese P., 2002) sono diffuse in zona alluvionale ben 15 specie di salici, 4 di pioppo, 3 di ontano; a queste, in zone di montagna, si possono aggiungere la betulla ed alcune conifere, come il larice e il pino silvestre, nonch alcuni altri arbusti legati ad ambienti ripari xerici come lolivello spinoso. In zone di montagna le specie a legno duro presenti in ambito ripario sono assai limitate e sovente, data la contiguit dei popolamenti di versante, sono legate alla vegetazione zonale, ovvero a quella vegetazione che si sviluppa sui versanti in condizioni normali (faggete, abetine, querceti, ecc.), fra cui vi sono sovente specie che non sono capaci di adattarsi alle perturbazioni e alle limitazioni ecologiche presenti in zona riparia. Le specie delle zone riparie, sottomesse ad inondazioni, erosione, ricoprimento da parte di sedimenti, stress idrici, gelo, forti concentrazioni azotate, ecc, possiedono strategie adattative assai particolari (Naiman e Decamps, 1990; Amoros e Petts, 1993): - emissione di radici avventizie del tronco (salici, pioppi, ontani) in caso di seppellimento sotto una coltre di nuovi sedimenti; - resistenza meccanica e in particolare flessibilit del fusto tipica di molti salici e dellapparato radicale di molte specie riparie; - grande produzione di semi capaci di fluttuare sulle acque (idrocoria) e radicamento naturale di porzioni di fusto asportati dalle piene, ecc. - particolarit fisiologiche che ne permettono ad esempio la crescita su suoli idromorfi. Una buona conoscenza dellautoecologia delle specie permette di apprezzare alcune differenze tra specie vicine, come, per esempio, il caso dellontano nero e dellontano bianco; il primo privilegia granulometrie pi fini e una circolazione meno intensa o nulla delle acque superficiali, il secondo substrati pi grossolani e flussi idrici pi intensi. Analogamente il pioppo nero tollera maggiormente suoli a tessitura grossolana, contrariamente al pioppo bianco, pi adattabile a tessiture fini e con una maggior tolleranza per unidromorfia temporanea. Anche i salici mostrano le loro preferenze quanto a tessitura dei sedimenti: Salix eleagnos preferisce i suoli ciottolosi, Salix purpurea quelli sabbiosi, Salix triandra quelli con limo alluvionale fine. Unanalisi della competizione tra specie per loccupazione dello spazio epigeo (fusti e chiome) e ipogeo (apparato radicale) utile per una diagnosi dinamica sullo sviluppo dei popolamenti. La rapidit di crescita in altezza e la taglia potenziale permettono al pioppo nero e al salice bianco di sottomettere rapidamente i salici arbustivi con i quali si rinnovano sui sedimenti nudi. Quando 12

lapparato radicale di specie a legno tenero come il salice bianco (Salix alba) perde il contatto con la falda freatica a causa di un abbassamento di questultima, la specie non pu pi adattarsi alle nuove condizioni se il substrato ciottoloso e non c risalita dacqua per capillarit: in questo caso sar il pioppo nero (Populus nigra) ad avvantaggiarsi sul salice. Pi in generale gli alberi delle fasi mature dei boschi ripari ricercano maggiormente lacqua in profondit di quelli delle fasi pioniere che approfittano dellacqua presente pi in superficie o apportata dalle piene. Tra i fenomeni segnalati in questi ultimi decenni in ambito ripario, tre meritano una particolare attenzione: - forte diminuzione delle fasi pioniere legate a regimi idrologici naturali; - progressione degli elementi arborei, anche zonali, in alveo o ai suoi margini; - accresciuta dinamica espansiva delle specie invasive alloctone. Essi sono in buona parte legati ad una diminuzione della naturalit degli idrosistemi, in particolare nei fondovalle. Gli ambienti ripari naturali sono infatti dotati di alta resilienza, ovvero della capacit di tornare allo stato precedente: essi sono inseriti in una dinamica ciclica naturale in cui, nonostante esista una certa instabilit a breve termine, si ha una stabilit dellidrosistema a lungo termine. Negli ambienti ripari antropizzati o fortemente degradati, ad esempio a causa della riduzione delle portate o di una forte incisione del letto principale, la resilienza invece molto debole e la dinamica ciclica naturale risulta alterata: dietro una apparente stabilit a breve termine, si cela una instabilit dellidrosistema a medio e lungo termine. Le cause delle alterazioni funzionali dei popolamenti possono essere multiple e interagenti tra loro: - riduzione delle portate; - predominanza di fasi di magra su quelle di morbida; - diminuita ricorrenza delle piene annue o decennali; - incisione del letto di scorrimento principale; - approfondimento del livello della falda; - modificazione dei processi di sedimentazione; - livellamento del profilo dellalveo. La risposta delle specie vegetali comunque di tipo complesso a causa dellinterazione variegata di vari fattori ecologici ed antropici. Questi ultimi sono diventati sempre pi importanti nella dinamica dei popolamenti vegetali: riduzione dei deflussi, lavori idraulici, modificazioni del livello della falda per estrazione di inerti, cambiamento della qualit delle acque (eutrofizzazione, inquinamento). Inoltre lintroduzione, anche involontaria, di specie esotiche invasive molto concorrenziali per quelle spontanee influenza notevolmente la dinamica degli habitat terrestri, tra cui i boschi ripari stessi. Fra queste particolare importanza hanno la Buddleja davidii e la Reynoutria japonica. 13

4.2 - Specie invasive alloctone Buddleja davidii Originaria di alcune zone montane della Cina e del Tibet, questa pianta stata importata in Inghilterra a fine 800 a scopi ornamentali ed in seguito moltiplicata nellattivit vivaistica e diffusa in tutto il mondo nei settori a clima temperato. Pu raggiungere anche 4-5 m di altezza: si tratta di una caducifoglia che pu tuttavia dar luogo a fogliame semi-persistente in alcuni climi e che, essendo molto precoce, si avvantaggia sulle specie spontanee a sviluppo pi tardivo. conosciuta per la sua bella fioritura azzurro-violetta che attira lepidotteri ed altri insetti e per questo denominata albero delle farfalle, nonostante non raggiunga mai una taglia arborea. Possiede una crescita molto rapida e ricaccia prontamente e vigorosamente da ceppaia dopo il taglio: il suo effetto invasivo particolarmente importante nel primo decennio di vita della pianta, che non supera i 35-40 anni di et. Si sviluppa soprattutto per seme in siti aperti con forte percentuale di scheletro: rovine, detriti ed incolti, cave, alluvioni grossolane, massicciate ferroviarie, scogliere di massi lungo i corsi dacqua. Una pianta adulta pu produrre fino a 3 milioni di semi per anno che possono restare dormienti per diversi anni. I semi sono trasportati dal vento e dalle acque, inoltre la diffusione pu avvenire agamicamente per frammentazione e trasporto di talee legnose durante fenomeni di piena.

Foto 8 - Buddleja davidii. (foto Mondino)

particolarmente diffusa lungo i corsi dacqua alpini del centro e del nord del Piemonte, in particolare lungo i fondovalle, ma si sviluppa anche in zone montane. Lambiente delle scogliere di massi risulta essere uno di quelli preferenziali in ambito fluviale in quanto la concorrenza di altre specie scarsa. 14

I popolamenti densi determinano una forte concorrenza con la vegetazione spontanea, in particolare quella pioniera, e quindi una riduzione locale della biodiversit. Il radicamento della pianta abbastanza superficiale e non determina una stabilizzazione dei suoli alluvionali. La dinamica vegetazionale forestale tende infatti ad eliminare questa specie che favorita al contrario da disalvei e tagli sommari della vegetazione. Tra i mezzi di lotta o di controllo preventivo si citano: - la lotta agli stadi iniziali dello sviluppo, tramite lo sradicamento manuale di individui giovani; - il taglio dellarbusto seguito da lotta chimica sui ricacci con diserbanti sistemici a base di glyphosate; - la piantagione di piante forestali aduggianti, efficace a pi lungo termine, in quanto la specie intollerante allombra. Reynoutria japonica Si tratta di una pianta erbacea perenne, ben riconoscibile per le foglie cuoriformi lunghe fino a 1520 cm; i fusti, di diametro 2-3 cm, sono cavi, punteggiati da piccole macchie rossastre e crescono molto rapidamente ogni primavera dopo essere seccati in autunno o alle prime gelate invernali. Pu raggiungere nei suoli sciolti unaltezza variabile tra 3 e 4 m, meno sui suoli molto filtranti o, al contrario, molto compatti. In Europa si riproduce solamente per via agamica, per frammentazione dei rizomi e attraverso i polloni radicali che emette continuamente. Durante le piene le piante possono essere trasportate a valle e radicare facilmente l dove sono state depositate dalle acque: esistono dati contrastanti sul ruolo che questa specie ha sulla stabilizzazione dei suoli alluvionali, che sembra essere mediamente efficace sui suoli sabbiosi mentre del tutto inefficace su quelli ciottolosi o misti. Forma popolamenti puri, chiusi e pressoch impenetrabili alla luce e determina fenomeni di allelopatia nei confronti dello sviluppo delle altre specie spontanee: una volta installatasi in modo massiccio molto difficile eliminarla. Costituisce un fattore pesante di riduzione della biodiversit nelle zone alluvionali che tende a banalizzare anche da un punto di vista paesaggistico.

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Foto 9 - Reynoutria japonica. (foto Varese)

La sua introduzione come pianta ornamentale dal Giappone in Europa risale al 1825, ma il suo sviluppo in Italia avvenuto molto pi recentemente, occupando con rapidit esponenziale dai primi anni 80 habitat vari dalla pianura alla montagna, fino a oltre 1500 m, sviluppandosi preferenzialmente lungo gli assi formati da corsi dacqua e vie di comunicazione. Questa dinamica espansiva stata amplificata da attivit umane che favoriscono la frammentazione e il trasporto dei rizomi e di loro parti. Diversi metodi di lotta sono stati testati: - lo sfalcio, considerando che va asportata tutta la biomassa, risulta essere una pratica molto costosa e di dubbia utilit, se non ripetuto per alcuni anni di seguito; - lo sradicamento dei rizomi risulta estremamente difficile; - la lotta chimica la pi facile ed efficace; la sostanza attiva testata pi adatta il glyphosate: tuttavia il suo impiego non pu essere effettuato in modo massiccio e necessita di molte precauzioni in prossimit dei corsi dacqua. I trattamenti risultano efficaci se effettuati nel periodo della fioritura e se ripetuti. Da un punto di vista selvicolturale, questa specie ostacola gravemente la rinnovazione naturale delle specie forestali spontanee che si trovano nella fascia esterna delle zone alluvionali: nel pinerolese la ceduazione andante dei popolamenti ripari a pioppi, salici, ontani e frassino contenenti una quota minoritaria di robinia e di reynoutria ha dato luogo a popolamenti pressoch puri a robinia e reynoutria.

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5 - CRITERI GENERALI DI INTERVENTO Nelle pagine seguenti vengono fornite alcune indicazioni sui criteri da adottare per gli interventi selvicolturali sulla vegetazione riparia e sulle operazioni viceversa considerate inopportune o comunque da evitare. Tali prescrizioni derivano da esperienze maturate sul campo, dalla ricerca bibliografica, da indirizzi tecnici contenuti in regolamenti, direttive, circolari e dalle norme in materia di sicurezza sul lavoro. 1. Taglio, con diverse modalit, della componente arborea e arbustiva entro lalveo inciso, per garantire le sezioni minime di deflusso necessarie allo smaltimento delle piene ordinarie (periodo di ritorno 2-5 anni) - DGR n 38 8849 del 26/05/08. Tale prescrizione viene data poich lassenza o le basse portate in alcuni corsi dacqua, dovute ad una alimentazione di tipo pluviale o al ripetersi di decorsi stagionali caratterizzati da scarse precipitazioni, determinano lo sviluppo di vegetazione anche nellalveo inciso, compromettendone la funzionalit idraulica. 2. Sulle sponde e in ogni caso sulla componente arborea interessata da eventi di piena con tempi di ritorno trentennali taglio selettivo con diametro di recidibilit e intensit funzionali alle caratteristiche del corso dacqua - DGR n 38 8849 del 26/05/08. Il mantenimento della funzionalit idraulica ed ecologica dei popolamenti ripari induce a privilegiare questo tipo di intervento rispetto al taglio a raso, ammissibile solo se giustificato da motivazioni tecniche. Allinterno dellalveo inciso opportuno non permettere lo sviluppo di soggetti oltre un diametro soglia (Florineth et al., 2003-2008), compreso indicativamente tra 4 e 10 cm, poich i fusti perdono rapidamente la capacit di flettersi e se asportati non vengono pi facilmente sminuzzati dallazione delle acque e degli inerti trasportati. 3. Taglio della vegetazione secondo un principio di discontinuit.

Al fine di difendere lintegrit ecologica dellhabitat fluviale gli interventi sono consentiti su tratti di vegetazione continui di non oltre 2000 m intervallati da fasce di discontinuit di almeno 1000 m DGR n 38 8849 del 26/05/08. 4. Continuit di finanziamenti per permettere interventi periodici.

necessario intervenire con scadenze regolari e ravvicinate; gli interventi, ciclici e mirati, effettuati ogni 5-7 anni, consentono di dotare gradualmente il bosco della struttura e della stabilit necessaria ad espletare tutte le sue funzioni, di eliminare tempestivamente le eventuali cause di accumulo di biomassa in alveo (alberi scalzati, tronchi morti ecc..), senza dover eccedere con lintensit dei tagli perch troppo distanziati tra loro nel tempo.

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5.

Nel rispetto delle Prescrizioni di Massima di Polizia Forestale, particolare attenzione va posta al rispetto dei periodi previsti per le utilizzazioni dei cedui (art. 5), evitando comunque di arrecare disturbo allavifauna e allittiofauna durante le fasi di riproduzione.

Compatibilmente con il regime idrologico locale, evitando i periodi di piena statisticamente accertati e quelli con le condizioni meteorologiche difficili (neve, ghiaccio), le operazioni di gestione devono essere eseguite il pi lontano possibile dai periodi di deposizione delle uova dei pesci (novembre-dicembre per la trota marmorata) e di nidificazione degli uccelli fra marzo e giugno - DGR n 38 8849 del 26/05/08. 6. Pianificazione degli interventi mediante sopralluoghi preliminari effettuati da personale qualificato. La complessit degli interventi e la fragilit dellecosistema ripariale richiedono, per la realizzazione dei progetti dintervento, limpiego di personale specializzato. Lapplicazione delle misure di gestione al caso specifico deve essere preliminarmente valutata dal personale tecnico il quale evidenzier sul campo, con segno indelebile, i soggetti che dovranno essere eliminati - DGR n 38 8849 del 26/05/08.

Foto 10 - Torrente Sangone. In questa isola creatasi allinterno dellalveo stato attuato un intervento di ceduazione a raso su tutta la vegetazione presente. Tale intervento pu essere giustificato se la sezione dellalveo in caso di piena non sufficientemente ampia per garantire il deflusso delle acque. (foto Ebone)

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7.

I progetti di massima dovranno prevedere interventi differenziati per ogni settore del corso dacqua.

In fase di progettazione si pianificheranno interventi differenziati per alveo principale, alveo secondario e casse di espansione eventualmente presenti. In modo particolare nellalveo principale interessato con maggior frequenza dalle piene stagionali, dovr essere garantito il regolare deflusso delle acque rimuovendo la vegetazione che ne di impedimento con tagli frequenti e relativamente intensi. Gli interventi nellalveo secondario saranno pi distanziati nel tempo (allincirca ogni 10 anni) e limitati allasportazione della vegetazione arborea eventualmente cresciuta al fine di preservare la funzionalit idraulica impedendo ulteriori divagazioni del corso dacqua; infine, per quanto riguarda le casse di espansione, si consiglia di destinarle alla libera evoluzione della vegetazione. 8. Messa in sicurezza dei centri abitati e delle infrastrutture (ponti, captazioni dacqua, ecc.), con interventi volti ad eliminare i potenziali pericoli dovuti alla vegetazione instabile sulle sponde o di impedimento al deflusso. I settori dei corsi dacqua a monte dei centri abitati e delle infrastrutture devono essere gestiti con estrema attenzione privilegiando gli interventi finalizzati ad ottimizzare la funzione idraulica; si proceder adottando misure preventive quali abbattimento dei soggetti in precarie condizioni di stabilit, stramaturi, con evidenti segni di deperimento, scalzati al piede, ecc.. e misure curative quali riduzione ed eliminazione sistematica dei detriti accumulati in alveo.

Foto 11 - Torrente Pellice in loc. Inverso Rolandi. Durante gli eventi alluvionali vengono fluitati grandi quantit di legname che vengono depositate lungo il greto. Tali accumuli se presenti a monte di infrastrutture (ponti, prese dacqua, ecc..,) devono essere prontamente asportati. (foto Ebone)

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9.

Intensit degli interventi.

Lestrema fragilit delle cenosi riparie impone lesecuzione di interventi leggeri, ragionati e commisurati in base alla densit e struttura del popolamento. Qualora lesiguit della superficie boscata lo renda consigliabile, si dovr destinare temporaneamente tali cenosi alla libera evoluzione.

Foto 12 - Val Po. Acero-tiglio-frassineto con rilascio di matricine talora troppo isolate. (foto Varese)

10.

Gestione degli interventi in modo da mantenere il popolamento giovane con struttura stabile, irregolare per gruppi e con la maggiore ricchezza di specie.

La necessit di conservare un popolamento denso, ma non chiuso, in modo da consentire la presenza di un ricco strato arbustivo e pluristratificato nelle aree golenali, giustificata dal ruolo che il bosco ripario pu svolgere favorendo la dissipazione dellenergia cinetica dellacqua; la stratificazione verticale delle fasce di vegetazione consente di avere un popolamento di diversa tipologia per ogni livello potenzialmente raggiungibile dalle piene. 11. Adozione delle buone pratiche di utilizzazione, secondo quanto previsto dalle PMPF (art. 50 e segg.) per labbattimento dei cedui.

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Queste norme sono finalizzate a garantire le perpetuit delle formazioni forestali, salvaguardando la capacit di rinnovazione naturale a partire dalle ceppaie, ove la loro presenza e distribuzione nella fascia riparia siano opportune.

Foto 13 - Corso dacqua secondario in Valle Grande (Val Vermenagna). Esempio di intervento equilibrato in cui si ceduato a raso solo la fascia prossima al corso dacqua, preservando in quella superiore e sicura numerosi polloni e soggetti ad alto fusto. (foto Ferraris)

12.

Utilizzazione di sistemi di esbosco, ove possibile e necessario, a limitato impatto sul territorio.

Questi sistemi sono consigliabili data la sensibilit degli ambienti ripari. Oltre a verricelli e gru a cavo si ricorda come sia possibile in taluni casi operare con la trazione animale o a soma, sistemi che permettono di lavorare in spazi ristretti, senza predisporre accessi specifici anche in presenza di acqua e in terreni ancora saturi. 13. Adozione come struttura finale, nel rispetto della DGR n 38 8849 del 26/05/08, del regime a ceduo per le specie idonee. Nella fascia posta a diretto contatto con il corso dacqua, il governo preferibile da applicare quello a ceduo; i motivi principali per cui si propensi ad utilizzare tale governo la possibilit di ottenere soggetti con un pi rapido sviluppo dellapparato radicale e una maggiore stabilit a causa di un

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minor sviluppo in altezza e quindi minor peso. Il taglio di utilizzazione deve prevedere il rilascio di almeno un pollone, scelto come tirasucchio tra quelli meno sviluppati, per evitare lindebolimento delle ceppaie delle specie con minore facolt pollonifera. Viceversa, nelle fasce sovrastanti molto raramente raggiunte in occasione di eventi di piena, possibile arricchire la compagine del ceduo con riserve di latifoglie nobili (querce, tigli, ciliegio, frassino, olmo montano e aceri), specie adatte a questi ambienti. Il regime a ceduo da evitare per i salici oltre i 15 anni di et, data la difficolt ad emettere nuovi polloni. 14. Accatastamento immediato del legname di risulta dai tagli in zona di sicurezza.

Nel rispetto della DGR n 38 8849 del 26/05/08 il legname di risulta, depezzato opportunamente in toppi, deve essere trasportato in zona ritenuta sicura da ulteriori eventi alluvionali.

Foto 14 - Val Grande (Val Vermenagna). Cataste di legname derivato dallutilizzazione posto a distanza di sicurezza dal corso dacqua. Nel caso in cui non sia possibile allontanare immediatamente il legname, risulta estremamente importante accatastarlo in un luogo non raggiungibile dalle acque in caso di piena. (foto Ferraris)

15.

Adozione delle norme inerenti la sicurezza nei cantieri.

Le utilizzazioni in ambito ripario possono richiedere lesecuzione di operazioni complesse e pericolose. Le difficolt maggiori sono dovute alla pendenza delle sponde, alla presenza di acqua, ai substrati scivolosi o cedevoli e allubicazione dei fusti in luoghi spesso poco accessibili.

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Pertanto indispensabile adottare tutte le precauzioni previste dalle leggi in materia di sicurezza della mano dopera: dallutilizzo delle protezioni individuali (caschi, tute antitaglio, guanti e calzature rinforzate), allorganizzazione del cantiere (supervisione costante da parte di un responsabile, divisione dei compiti secondo le capacit e rispetto delle distanze di sicurezza durante le fasi di abbattimento). 16. Eliminazione graduale delle specie esotiche al fine di favorire quelle locali.

Si dovr operare, se possibile, con lottica di difendere le cenosi riparie naturali eliminando gradualmente le specie esotiche (robinia, amorfa, buddleja, reynoutria, ecc.) e favorendo quelle autoctone. Data la naturale tendenza delle prime a colonizzare e consolidare rapidamente le zone denudate, potranno essere opportuni in un secondo tempo, interventi per favorire lingresso e lo sviluppo della vegetazione desiderata.

Foto 15 - Fiume Sesia nei pressi del ponte per Rassa. Alcune specie esotiche localmente possono risultare particolarmente aggressive in ambito ripario. In particolare la Reynoutria japonica (a sinistra della foto) tende a colonizzare abbondantemente i greti del fiume Sesia impedendo la rinnovazione della vegetazione autoctona. Sulla sponda opposta fitti arbusteti di salice; in fondo salici bianchi e pioppi neri. (foto Ebone)

17.

Contenimento dei popolamenti radicati sulle lenti ghiaiose e sugli isolotti favorendo la costituzione di un fitto strato erbaceo e arbustivo.

La presenza di una buona copertura erbacea ed arbustiva del suolo pu in parte contenere lazione erosiva dellacqua; si noti ad esempio che su suoli a granulometria fine (sabbia-limo) per innescare fenomeni erosivi sufficiente una velocit della corrente pari a 0,75-1,00 m/s, mentre tale soglia in

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presenza di uno sviluppato cotico erboso, pu essere sensibilmente pi elevata (1,8 m/s - Autorit di bacino del fiume Po, 1996). Pertanto in zone in cui risulti deficitaria la componente erbacea ed arbustiva, utile interrompere la copertura arborea effettuando diradamenti che lascino spazio e luce favorevoli ad una maggior stratificazione della vegetazione (Fizaine G., 1999).

Foto 16 - Torrente Varaita. Anche nelle aree interessate solo saltuariamente dal passaggio dellacqua, poich poste ad un livello tale da poter essere raggiunte esclusivamente dalle piene straordinarie, importante mantenere, mediante diradamenti, una quantit di luce al suolo sufficiente allo sviluppo di un fitto strato erbaceo e arbustivo per contenere lerosione del suolo. (foto Ferraris)

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6 OPERAZIONI INOPPORTUNE

1.

Interventi sistematici dove non sussistano reali condizioni di pericolo.

Fatto salvo pochi casi, gli interventi stessi non dovrebbero possibilmente intaccare gli elementi naturalistici ed estetici del bosco ripario; pertanto non si devono eliminare senza una reale giustificazione, quale lapparato radicale compromesso e scalzato o limpedimento al deflusso delle acque, gli alberi che presentano le seguenti caratteristiche:

ceppaie protendentesi sul corso dacqua (ceppaie pensili ma stabili), habitat ideali per il rifugio dellittiofauna,

soggetti pendenti sul corso dacqua, se non instabili, in quanto possono costituire un interesse estetico oltre a generare una fascia dombra,

individui deperienti o morti, luogo di rifugio e nutrimento per gli insetti e gli uccelli, a condizione che non incombano sul corso dacqua.

Foto 17 - Valle Grande (Val Vermenagna). Tratto di torrente sottoposto a taglio irrazionale dove lintero soprassuolo stato asportato. assolutamente indispensabile evitare interventi di tale intensit salvo a monte di ponti e altri manufatti; importante, specialmente nelle formazioni lineari, comera questa, rilasciare almeno un pollone per ceppaia a difesa delle sponde. (foto Ferraris)

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Foto 18 - Valle Grana. Seconda stagione vegetativa successiva ad un taglio raso sulle basse sponde. Si noti labbondante emissione di polloni da parte delle ceppaie di ontano bianco. Nonostante la capacit pollonifera di queste specie non pregiudichi la pronta ricostituzione del soprassuolo, la necessit di preservare alcuni polloni sarebbe imposta oltre che dalle norme vigenti anche da motivi naturalistici ed estetici (foto Mondino).

Foto 19 - Torrente Pellice tra Villar P. e Bobbio Pellice. Leliminazione totale della vegetazione dallalveo con le opere di ripristino a seguito di un evento di piena ne compromette temporaneamente il valore naturalistico.

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2.

Sradicamento delle ceppaie (PMPF, art. 2).

Al fine di evitare linnesco di nuovi fenomeni erosivi assolutamente vietato sradicare le ceppaie. 3. Danneggiamento della vegetazione circostante durante le fasi di intervento.

Lintervento di messa in sicurezza della fascia riparia non giustifica il danneggiamento del bosco sovrastante. 4. Eliminazione degli arbusti.

Gli arbusti (salici, sanguinello, pruni, biancospino, evonimo, corniolo, sambuco, ecc.), oltre a svolgere unimportante funzione meccanica contrastando i fenomeni erosivi, sono fonte di nutrimento per numerose specie animali. 5. Utilizzo di mezzi meccanici pesanti.

Si consiglia di adottare mezzi meccanici leggeri al fine di evitare il compattamento del suolo, lapertura di accessi specifici, la destabilizzazione delle sponde nonch possibili incidenti (ribaltamento, slittamento in acqua, ecc.).

Foto 20 Torrente Pellice a monte del ponte di Bibiana. Il taglio raso in presenza di vegetazione alloctona invasiva ne favorir il sopravvento negli anni seguenti. (foto Varese)

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7 TIPOLOGIA, STRUTTURA E CRITERI DI GESTIONE DEI POPOLAMENTI RIPARI Gli interventi proposti e la localizzazione delle principali formazioni sono riportati nelle schede tecniche al cap. 8. 7.1 - Formazioni dei rilievi collinari e dellAppennino Formazione lineare dellAppennino calcareo Queste formazioni si collocano anche lungo i corsi dacqua minori e secondari dei fondovalle appenninici fino ad una quota di 600 m. Di parziale origine antropica, talvolta con luso saltuario di pioppi ibridi frammisti alle specie spontanee, si pone come barriera tra le coltivazioni e i corsi dacqua con la prevalente funzione di limitare lerosione spondale. Si tratta di formazioni lineari, in cui si susseguono tratti di vegetazione ad alto fusto ad altri governati a ceduo; i soggetti dominanti raggiungono facilmente i 20 m di altezza. Le specie presenti sono: pioppo ibrido, pioppo nero, pioppo bianco, talvolta noce, salice bianco, pino silvestre (raro), ontano nero e robinia; le ultime due si trovano generalmente allo stato ceduo. Tali cenosi sono importanti per la protezione dallerosione, che esplicano mediante il consolidamento delle sponde, per la funzione paesaggistica, ponendosi come elemento di ornamento del territorio e per quella naturalistica essendo, in taluni contesti, spesso gli unici elementi della rete ecologica. Pertanto gli interventi devono essere mirati alla messa in sicurezza delle sponde evitando, qualora le condizioni non lo richiedano espressamente, interventi sistematici di eliminazione dello strato vegetale. Pioppeto di greto dellAppennino Questa formazione boschiva, diffusa nei tratti iniziali e medi delle vallate appenniniche (300-500 m), si insedia sui coni di deiezione degli affluenti dei corsi dacqua maggiori e sui greti ciottolosi posti nelle immediate vicinanze. Le formazioni di maggiore estensione si trovano sui depositi alluvionali recenti (golena), posti a circa m 1-1,5 sul livello medio della falda, nelle zone in cui le piene stagionali, per il mutato andamento del corso dacqua (larghezza del greto a livello di magra, scarsa pendenza), hanno ormai una modesta azione erosiva. I suoli sono ricchi di ciottoli, con tessitura sabbiosa, a drenaggio molto rapido e disturbati ciclicamente dallulteriore apporto di materiale solido. I substrati contengono in prevalenza o esclusivamente elementi calcarei duri (calcari marnosi).

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Si tratta di cenosi a struttura coetanea, poco estese e diffuse a piccoli gruppi lungo il corso dei fiumi e dei torrenti; gli alberi hanno rapida crescita e altrettanto rapido declino (40-50 anni) ma i soggetti dominanti possono raggiungere e superare i 25 m di altezza e i 40 cm di diametro. La vegetazione arborea e arbustiva composta in prevalenza da specie pioniere, eliofile, frugali, con accrescimento rapido, a notevole capacit di rigenerazione gamica; scarsa o nulla (nei pioppi) risulta la propensione alla ceduazione. La flora di sottobosco pu essere costituita da specie cosiddette infestanti di origine alloctona, cio ruderali e nitrofile, che trovano substrati idonei alla loro diffusione per la presenza localizzata di nitrati trasportati dallacqua. Il piano arboreo composto da soggetti di notevoli dimensioni di pioppo nero, pioppo bianco e pioppo ibrido introdotto, con qualche ciliegio nelle parti meno disturbate dagli eventi alluvionali. Il piano dominato formato da ontano nero (sulle zone pi depresse) e giovani soggetti di olmo campestre, ciliegio, robinia, orniello e da arbusti di biancospino, sanguinello, fusaggine (Euonymus europaeus), nocciolo oltre a spincervino (Rhamnus catharticus). Nello strato erbaceo si trovano Brachypodium sylvaticum, Solidago gigantea, Rubus sp., Pulmonaria officinalis, Helleborus foetidus, Clematis vitalba, Hedera helix, ecc. Nelle aree soggette a forte drenaggio idrico, per la presenza superficiale di ciottoli, si insediano il pioppo nero, anche se in forma stentata, robinie e arbusti di Rosa canina; nello strato erbaceo dominano Brachypodium rupestre e Solidago gigantea. Si tratta di popolamenti relativamente stabili, nei quali le fasi di evoluzione verso formazioni boschive pi evolute sono arrestate dalla concomitanza di diversi fattori quali la povert del substrato, il forte drenaggio e i processi di erosione (non gravi) e deposizione provocati dagli eventi alluvionali. Nelle aree interessate in modo marginale dagli eventi alluvionali, sono stati rilevati oltre agli arbusti succitati, ciliegio, Pulmonaria officinalis ed Helleborus foetidus e altre specie riconducibili a cenosi pi evolute, a testimonianza di un fenomeno in atto di transizione da una vegetazione pioniera ad una pi stabile che tuttavia difficilmente giunge a maturit. Tali popolamenti, pur non assumendo un ruolo prioritario nella difesa spondale a causa della scarsa capacit di radicamento del pioppo, divengono estremamente importanti sotto laspetto naturalistico e paesaggistico. Non raro, infatti, che la chioma degli alberi dominanti venga occupata da garzaie. Pertanto, per il loro mantenimento, si consiglia la libera evoluzione, effettuando esclusivamente gli interventi necessari affinch lo strato arboreo mantenga la propria funzione meccanica ma non costituisca un impedimento al deflusso delle acque; si deve evitare leliminazione sistematica degli alberi dominanti e degli arbusti.

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Alneto di ontano bianco dellAppennino calcareo1 Cenosi boschiva presente ai bordi dei ruscelli affluenti dei torrenti principali (Borbera, Curone) intorno ai 400-500 m, nelle vallate appenniniche su substrato calcareo (calcareo-marnoso). Sono popolamenti a sviluppo quasi lineare e frammentati lungo corsi dacqua di portata molto modesta dove il basso livello della falda impedisce lo sviluppo delle cenosi riparie anche sulle sponde. Lontano bianco nelle vallate appenniniche, in particolare in Val Curone, si diffonde, anche se sempre in modo localizzato, anche alle quote pi basse fin quasi allo sbocco in pianura. Questalneto radica su suoli alluvionali ciottolosi-terrosi, con drenaggio normale e discreto orizzonte organico superficiale. Si tratta di cenosi gestite in prevalenza a ceduo dove la specie principale lontano bianco (Alnus incana) quasi puro con qualche esemplare di Salix eleagnos, sanguinello, frangola e nocciolo; la vitalba presente ai margini. Il sottobosco mesofilo con specie nitrofile. Il piano arbustivo ed erbaceo sono generalmente resi frammentari dalla notevole copertura esercitata dallontano bianco; sono comunque da rilevare: sanguinello, lantana, biancospino, frangola comune, carpino nero, Coronilla emerus, Peucedanum verticillatum, Aegopodium podagraria, Knautia drymeia, Brachypodium rupestre, Primula vulgaris e Stachys sylvatica. La portata dei ruscelli modesta, data la brevit del loro corso e la limitata ampiezza dei bacini idrografici interessati. A partire da un dislivello di circa 1,5 m sulla sponda la cenosi talvolta evolve in un bosco misto dove prevale il carpino nero, con qualche esemplare di orniello ad alto fusto, pioppo nero e pino silvestre. Anche gli arbusti indicano un ambiente pi secco essendo presenti ginepro comune, ciavardello, lantana, Coronilla emerus, Cytisus sessilifolius bench sia ancora presente qualche elemento mesofilo (Cornus sanguinea, Peucedanum verticillatum). Lo strato erbaceo formato quasi unicamente da un tappeto di Brachypodium rupestre, che indica come linfluenza della falda in tale ambito sia ormai nulla. Lontano bianco esplica unefficace azione di contenimento dellerosione delle sponde sebbene il suo apparato radicale venga in parte scoperto ma non sottoescavato. Gli interventi in queste condizioni sono semplici e si possono limitare alla ceduazione ogni 10-15 anni dellontano, lasciando comunque 1-2 polloni al fine di assicurare la vitalit della ceppaia, qualora questa risulti modesta. Inoltre dovranno essere effettuati tagli fitosanitari e di ripulitura dellalveo, con asportazione dei detriti vegetali eventualmente presenti in una fascia di 100 m a monte dei ponti.

Nel tratto di Appennino a substrato non calcareo (serpentinoso e conglomerato-arenaceo) sono praticamente assenti le cenose riparie.

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La formazione a carpino nero e pino silvestre posto al margine superiore dellalneto, non pu pi considerarsi parte del bosco ripario in quanto non interviene pi nella dinamica del corso dacqua. Saliceto di salice bianco dei rilievi collinari interni Le formazioni di maggiore estensione sono presenti lungo i fiumi ed i corsi dacqua principali dei fondovalle dellAlta Langa; si collocano in media a circa m 0,5 sul livello della falda sui depositi sabbiosi di recente formazione che si originano nellalveo ed in prossimit delle sponde. I suoli sono delle alluvioni attuali e recenti, ben drenati, aridi in superficie ma con falda facilmente utilizzabile a livello di rizosfera, con una frazione ciottolosa arenacea modesta rispetto a quella sabbiosa e con scarsa presenza di sostanza organica. Il substrato derivato da arenarie e marne, entrambe con una componente calcarea, che danno luogo a suoli sabbioso-limosi. Si tratta di popolamenti coetanei, a struttura biplana e a rapido accrescimento, in cui i soggetti dominanti possono raggiungere i 15 m di altezza. La vegetazione, come in altre formazioni riparie, composta in prevalenza da specie a spiccato carattere pioniero, in cui frequentemente si inseriscono specie alloctone, nitrofile e infestanti. Il piano arboreo formato da soggetti ad alto fusto, generalmente giovani, di salice bianco, unitamente a sporadici individui di ontano nero, ontano bianco (raro) e pioppo bianco; nello strato arbustivo prevalgono salice ripaiolo, salice da ceste, salicone, sanguinello e, nelle aree sopraelevate e marginali rispetto al livello raggiunto dalle piene ordinarie, rinnovazione di ontano nero, ontano bianco, carpino nero e robinia. Nello strato erbaceo domina il rovo tipico dei suoli umidi (Rubus caesius), con Solidago gigantea, Typhoides arundinacea, ortica, e nelle zone prossime allacqua, cannuccia di palude; lungo la sponda, sempre a contatto con lacqua, si trovano Scirpus sylvaticus e Typha latifolia. Le altre specie maggiormente diffuse sono: Galium sp., Alliaria petiolata, Ranunculus ficaria, Equisetum arvense e Symphytum officinale. Sono formazioni boschive di origine recente e generalmente stabili, in cui le fasi di transizione verso cenosi pi evolute sono arrestate dalle periodiche perturbazioni indotte dallerosione fluviale. I boschi ripari a salice bianco esplicano unottima funzione di difesa contro lerosione spondale; sebbene il salice non disponga di un apparato radicale particolarmente profondo, esso risulta comunque ampio, notevolmente ramificato e quindi adatto a trattenere il suolo. necessario tuttavia intervenire periodicamente, orientativamente ogni 5-10 anni, al fine di rinnovare il soprassuolo, eliminando quei soggetti che hanno raggiunto dimensioni tali da essere pi facilmente sradicati da parte della corrente, tenendo conto inoltre che a 15 anni di et le ceppaie di salice riducono fortemente la facolt pollonifera.

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Pineta di pino silvestre di greto delle Langhe Questa formazione riparia, sporadica e localizzata su modeste superfici lungo i corsi dacqua dellAlta Langa e talvolta nel vicino Acquese, si insedia sui depositi alluvionali consolidati, un tempo in parte coltivati, a circa 2 m sul livello della falda, nelle zone in cui linfluenza delle piene ordinarie ormai divenuta modesta o nulla. I suoli sono ricchi di ciottoli, a tessitura sabbiosa, privi di struttura, ben drenati e con debole strato superficiale di sostanza organica. Si tratta di formazioni aperte, composte da soggetti isolati o a gruppi, di pino silvestre con roverella, coprenti intorno al 30-70 % della superficie, intervallati, da arbusteti a Prunus spinosa e da xerogramineti. Talvolta su terreni gi coltivati il popolamento chiuso, o quasi, e il sottobosco relativamente mesofilo. Tra le specie arboree dominanti nelle pinete rade ricordiamo, altre ai gi citati pino silvestre e roverella, il pioppo nero, il pioppo bianco e, nella fascia prossima al corso dacqua, lontano nero; nello strato arbustivo si segnalano orniello, biancospino, roverella, pioppo nero, ciliegio, salice ripaiolo, cerro, olmo campestre, carpino nero, ligustro, Viburnum lantana e Spartium junceum. Lo strato erbaceo composto, in prevalenza, da specie caratteristiche delle zone aride, tra le quali: Potentilla tabernaemontani, Euphorbia cyparissias, Sanguisorba minor, Helianthemum

nummularium, Coronilla emerus, Hypericum perforatum, Echium vulgare, Artemisia alba ed Eryngium campestre; nelle zone pi fresche, sono state osservate: Symphytum tuberosum, Helleborus foetidus, Brachypodium sylvestris, Carex digitata, Angelica sylvestris. Dove la copertura del pino pi elevata la specie presente soprattutto il sanguinello, meno rappresentati nocciolo e biancospino. Tali cenosi riparie risultano relativamente stabili a causa della povert del substrato e delle periodiche condizioni di aridit, che si verificano soprattutto nel periodo estivo; nonostante le forti limitazioni stazionali, vi sono comunque cenni di evoluzione verso formazioni arboree a roverella e orniello con sottobosco tipico dei prati aridi. La quasi totale assenza di rinnovazione di pino silvestre sembra preludere ad una fase di regressione delle specie che comunque appare ancora nel popolamento. Queste formazioni boschive, di elevato valore naturalistico e a scarso rischio di asportazione in caso di piene, per localizzazione ed estensione, devono essere conservate; per assicurarne il mantenimento non si prevedono, nel breve periodo, interventi di gestione attiva e pertanto si consiglia di destinare tali aree alla libera evoluzione; potr rendersi necessaria una periodica asportazione, dallalveo e dal greto, dei detriti vegetali trascinati dalla corrente.

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7.2 - Formazioni delle Alpi Pineta di greto delle Alpi La pineta di greto di pino silvestre, diffusa nelle parti interne delle vallate alpine con clima continentale, a quote comprese tra 1000-1500 m, si colloca sia sui corsi dacqua secondari sia sulle aste fluviali maggiori. Le cenosi riparie a pino silvestre si sviluppano sui depositi alluvionali recenti, dalla fascia a diretto contatto con il corso dacqua fino a circa 1-3 m sul livello medio della falda, mostrando una spiccata propensione a rinnovarsi, anche se talvolta in modo effimero, sui banchi ciottolosi del torrente, in ambienti in cui le piene stagionali operano una periodica azione erosiva. I suoli, ciottoloso-sabbiosi e forte drenaggio, risultano periodicamente disturbati dallapporto di materiale solido. I substrati possono contenere elementi calcarei. Si vengono a costituire fasce boscate composte da nuclei coetanei, anche di pochi individui, di pino silvestre a struttura tendenzialmente monoplana, intervallati da latifoglie miste (frassino maggiore, ontano bianco, betulla, acero di monte, ciliegio, ciliegio a grappoli) e da sporadici larici, generalmente collocati nelle zone meno esposte allinfluenza delle acque; le altezze medie raggiunte dai popolamenti si aggirano intorno ai 15 m (alcuni soggetti possono superare i 20 m). Lo strato arbustivo, generalmente relegato nelle zone marginali, composto da frassino, salicone, salice da ceste, Salix daphnoides, sorbo degli uccellatori, lantana, Amelanchier ovalis, ciliegio di S. Lucia, salice rosso, crespino e biancospino mentre nella valle di Bardonecchia vi si aggiungono diverse specie pi mesofile (Mondino, 1963), con localizzate mescolanze del pino con lontano bianco.

Foto 21 - Interno di pineta di greto sul rio Fenils. Il pino silvestre, potendo contare su un apparato radicale fittonante, in grado di contrastare direttamente la corrente. (foto Ferraris)

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Tali popolamenti non evidenziano fasi di successione verso cenosi pi evolute; le forti limitazioni stazionali, dovute prevalentemente allarresto dellevoluzione del suolo, precludono la possibilit ad altre specie di affermarsi, favorendo la permanenza del pino silvestre. Particolare attenzione deve essere posta alla gestione delle formazioni a pino silvestre. Tale specie, disponendo di un profondo apparato radicale, risulta estremamente efficace nel limitare lerosione spondale su substrati quasi esclusivamente ciottolosi e nel trattenere il trasporto solido di massi anche di grosse dimensioni. Pertanto gli interventi, da intendersi per la fascia prossima al corso dacqua, dovranno essere limitati esclusivamente alleliminazione degli individui, morti, deperienti o in precarie condizioni di stabilit, preservando quelli sani e stabili, purch di dimensioni non eccessive (orientativamente non oltre i 10-15 m di altezza) anche se a ridosso dellalveo, in quanto ampiamente in grado di contenere lerosione. La vegetazione eventualmente presente in alveo dovr essere ceduata fatti salvi gli arbusti ben radicati di altezza non superiore a 1 metro. Acero-tiglio frassineto di forra Si collocano nei fondovalle delle vallate alpine nei tratti medi e bassi ad elevate precipitazioni e ad una quota compresa tra i 500 e i 1000 m. Interessano bassi versanti umidi, con prevalente esposizione nord, fino a lambire i corsi dacqua. I suoli sono generalmente superficiali, poco evoluti, ben drenati ma freschi, ricchi di humus mull, ciottolosi, con locali affioramenti rocciosi. Si tratta di fustaie coetanee a struttura tendenzialmente monoplana, intervallate da nuclei di cedui generalmente invecchiati e ormai avviati spontaneamente allalto fusto, con diametri medi di 25-30 cm e altezze tra 20 e 25 m. La presenza di cedui, normalmente localizzati, hanno due possibili origini: la prima dovuta ad utilizzazioni passate a fini economici, la seconda, pi recente, riguardante gli interventi di ripulitura degli alvei. Il piano arboreo composto in prevalenza da frassino maggiore, tiglio cordato, acero di monte, acero riccio, pi frequente in Val Pesio e olmo montano. La fascia prossima al corso dacqua viene talora occupata, con termini di transizione in funzione della quota, da ontano nero e bianco. Nel piano arbustivo, piuttosto rado a causa del forte ombreggiamento, sono presenti nocciolo e sambuco. Il piano erbaceo assai ricco soprattutto di specie mesofile, mesoigroifile, pi o meno nitrofile e caratteristiche dei boschi misti di impluvio e delle faggete eutrofiche quali: Aruncus dioicus, Lysimachia nemorum, Stellaria nemorum, Salvia glutinosa, Petasites albus, Cardamine impatiens, C. bulbifera, Veronica urticifolia, Aegopodium podagraria, Impatiens noli-tangere Pulmonaria officinalis, Oxalis acetosella, Athyrium filix-foemina, Trochiscanthes nodiflora e Geranium nodosum (le ultime due non nel Piemonte settentrionale). Questi popolamenti sono dotati di una certa stabilit; la fertilit del suolo e le elevate precipitazioni ne definiscono loptimum. Nel tempo potr verificarsi un cambiamento nella composizione 34

specifica a favore del frassino che sembra rinnovarsi con maggiore facilit. In queste formazioni riparie, in particolare quelle di forra in corrispondenza di corsi dacqua con una alimentazione di tipo pluviale, frequente linsediamento della vegetazione arborea direttamente in alveo; pertanto i tagli di ripulitura riguarderanno tutto il soprassuolo. Nellalveo interessato dalle piene ordinarie si asporter tutta la vegetazione ad esclusione delle specie arbustive con altezza minore o uguale a 1 m. Nella fascia a ridosso del corso dacqua, i polloni dovranno essere ceduati mentre gli interventi sui soggetti ad alto fusto dovranno essere valutati in base alla loro stabilit e alla densit della vegetazione. Lapertura di chiarie in seguito alleliminazione indiscriminata e diffusa di individui del piano dominante, pu generare degli squilibri allinterno dei popolamenti che spesso portano a fenomeni di collasso; sono stati osservati numerosi schianti a causa di interventi di ripulitura con caduta di alberi in alveo. Qualora si operi su grosse ceppaie di acero e salicone, specie che possono perdere parte della facolt pollonifera in tempi relativamente brevi, sar necessario rilasciare almeno un pollone. La presenza di alvei incassati con versanti a forte pendenza impone un intervento su una fascia pi ampia rispetto a quella strettamente riparia, per evitare la caduta di materiale legnoso dalle zone superiori del versante; pertanto si ritiene necessario eliminare i soggetti in precarie condizioni di stabilit (filati, pendenti, deperienti o morti) fino ad una quota indicativa di circa 20 m sul livello del corso dacqua da valutare comunque in funzione dellaltezza degli alberi circostanti.

Foto 22 Val Angrogna (Val Pellice). Lacero-tiglio-frassineto, grazie ai robusti apparati radicali, tollera movimenti detritici anche importanti. (foto Varese)

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Alneto di ontano nero Gli alneti di ontano nero sono relativamente frequenti lungo le aste fluviali principali allimboccatura delle vallate alpine e appenniniche, nelle aree in cui, per il mutato corso del fiume, linfluenza delle piene divenuta ormai scarsa o nulla; essi sono piuttosto frequenti anche nei piccoli impluvi laterali lungo e nei corsi dacqua secondari, per lo pi in formazioni lineari. La specie si diffonde abbondantemente fino ad una quota di 800-1000 m, dove viene gradualmente sostituita dallontano bianco (nelle vallate appenniniche la mescolanza tra le due specie riscontrabile anche a quote inferiori). I suoli sono idromorfi, a tessitura fine, spesso con falda affiorante, privi di ciottoli superficiali. Si tratta nella maggioranza dei casi di cedui semplici invecchiati a struttura biplana per la presenza di un denso strato arbustivo; diametri di 20-25 cm e altezze di 20 m sono abbastanza frequenti. Il piano arboreo costituito in prevalenza da ontano nero; nelle porzioni marginali meno umide e pi soleggiate frequente il frassino maggiore. In alcune formazioni di pi recente insediamento sono ancora presenti specie a evidente carattere pioniero come salice bianco e pioppo bianco. Il piano arbustivo quasi sempre ben rappresentato; tra le entit tipiche si ricorda: la palla di neve (Viburnum opulus), il raro e localizzato Prunus padus (presente almeno in alcune stazioni di bassa quota), la frangola (Frangula alnus) e Salix cinerea. Sono abbondanti anche altre specie meno caratteristiche quali: sambuco nero, sanguinello, biancospino, fusaggine e nocciolo. In alneti di recente insediamento lo strato erbaceo risulta sporadico e scarsamente rappresentato; si trovano infatti specie poco indicative a carattere ruderale e nitrofilo (ortica, parietaria, rovi e Duchesnea indica). In particolari condizioni di scarso disturbo antropico sono riscontrabili entit tipiche degli alneti paludosi come: Carex elata, Poa palustris, Valeriana officinalis, Lycopus europeus, Thelypteris palustris, Juncus effusus e Iris pseudoacorus. Lalneto di ontano nero rappresenta il climax edafico poich non sono possibili, per evidenti limiti dovuti alleccesso dacqua, fasi di ulteriore evoluzione. Per le formazioni di fondovalle e planiziali gli interventi dovranno prevedere diradamenti selettivi volti a preservare i soggetti pi vigorosi e ad asportare quelli che presentano evidenti segni di instabilit (deperienti, filati, morti o incurvati). In ambito planiziale e di fondovalle, per rinnovare porzioni di soprassuolo particolarmente invecchiato o deperiente si potr valutare la ceduazione su piccole superfici e/o diradamenti per favorire la rinnovazione delle altre specie arboree eventualmente presenti. Negli impluvi, in situazioni di alveo incassato, dove i popolamenti lambiscono il corso dacqua, gli abbattimenti riguarderanno anche gli individui presenti in alveo, ad eccezione degli arbusti con altezza non superiore a 1 metro. Sulle pendici gli interventi saranno meno forti: potranno essere preservati gli arbusti, alcuni polloni e i soggetti ad alto fusto dotati di buona stabilit.

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Alneto di ontano bianco delle Alpi Le formazioni di ontano bianco sono presenti nei fondovalle di numerose vallate alpine nei settori mesalpici ed endalpici, ad una quota generalmente compresa tra 700 e 1400 metri. I suoli, poco evoluti ed idromorfi per la presenza costante della falda, hanno tessitura generalmente ghiaiosa-sabbiosa, salvo nelle aree meno disturbate dagli eventi alluvionali in cui pu essere presente una modesta frazione limosa. I substrati sono decisamente eterogenei in quanto composti da vari tipi di rocce sia calcaree che cristalline. Sono generalmente cedui spesso invecchiati, anche se non sono rari nuclei coetanei di origine gamica, con altezze variabili tra 12 e 15 m e disposti lungo i corsi dacqua con sviluppo prevalentemente lineare. Il piano arboreo costituito quasi esclusivamente da ontano bianco misto a sporadici individui di ontano nero; nella porzione prospiciente il corso dacqua possono essere presenti (come lungo il Varaita) soggetti di salice ripaiolo a portamento arboreo, salici rosso e bianco, questultimo limitato alle quote inferiori. Nelle porzioni esterne non raro lingresso di pioppo bianco, nero e frassino maggiore. Lontano bianco allo stato puro nelle parti del fondovalle principale dove la corrente pi lenta. Nello strato erbaceo sono presenti: Rubus caesius (dominante), Impatiens noli-tangere, Geum urbanum, Humulus lupulus e Urtica dioica. Si tratta di cenosi stabili o con evoluzione assai lenta a causa delle peculiari condizioni edafiche; indicatore di tale successione la presenza di frassini e aceri di monte nelle porzioni interne dei popolamenti pi distanti dalle sponde. La naturale tendenza dellontano bianco a colonizzare i greti e le basse sponde dei corsi dacqua montani conferisce a tali formazioni una notevole importanza per il consolidamento spondale; pertanto gli interventi devono essere volti ad assicurare il mantenimento di tale specie, rinnovando le ceppaie nella fascia a ridosso del corso dacqua e diradando le giovani fustaie nelle porzioni marginali. Inoltre dovranno essere effettuati tagli fitosanitari e di ripulitura dellalveo con asportazione dei detriti vegetali eventualmente presenti in una fascia di 100 m a monte dei ponti.

Formazione lineare delle Alpi Questa formazione riscontrabile lungo i corsi dacqua minori e secondari dei fondovalle alpini fra 500-1000 metri. Di parziale origine antropica, talvolta con linfiltrazione di noci e di ciliegi frammisti alle specie spontanee, si interpone tra i prati e i corsi dacqua con la prevalente funzione di salvaguardare le sponde dellerosione e, secondariamente, di fornire legna da ardere ed eventualmente da lavoro.

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Si tratta di popolamenti generalmente disposti su stretti filari, in cui si susseguono tratti di vegetazione a ceduo ad altri sporadici ad alto fusto; i soggetti dominanti raggiungono generalmente i 15 m di altezza. Le specie caratterizzanti, oltre ai gi citati ciliegio e noce, sono: frassino maggiore, presente in notevole numero sia ceduo che ad alto fusto, associato, in funzione delle caratteristiche stazionali, ad acero di monte, tiglio cordato, robinia (limitatamente alle quote inferiori), castagno, ontano bianco e ontano nero. Il piano arbustivo composto da nocciolo, talvolta dominante sulle altre specie, salici (tra i quali ricordiamo salicone e salice ripaiolo), sorbo degli uccellatori, sorbo montano e sanguinello. La copertura dello strato erbaceo resa frammentaria dal notevole ombreggiamento prodotto dai piani vegetali superiori; comunque interessante segnalare la presenza di Rubus caesius, Athyrium filix-foemina, Crepis paludosa, Symphytum tuberosum, Geranium nodosum, Listera ovata e Caltha palustris. Tali cenosi sono importanti, sia per il consolidamento delle sponde sia per la funzione paesaggistica e naturalistica, come elementi di connessione nellambito della rete ecologica. Pertanto gli interventi devono essere mirati alla messa in sicurezza delle sponde evitando, qualora le condizioni non lo richiedano, interventi sistematici di eliminazione dello strato vegetale. I tagli dovranno essere moderati in relazione alla densit della vegetazione circostante, evitando di interrompere la copertura dellalveo e rilasciando integralmente il piano arbustivo.

Foto 23 Acero e frassino con altre latifoglie caratterizzano le formazioni lineari delle Alpi. (foto Ferraris)

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Pioppeto delle valli alpine Questa formazione boschiva, presente nei tratti medi delle vallate alpine fino ad una quota di 10001200 m, si insedia sui coni di deiezione e sui greti ciottolosi dei corsi dacqua di una certa ampiezza. I popolamenti pi consistenti in termini di superficie si estendono sui depositi fluviali recenti, posti a circa 1,5-2 m sul livello medio della falda, nelle aree in cui gli eventi alluvionali, per la mutata morfologia del corso dacqua, hanno una modesta influenza. I suoli sono ricchi di ciottoli, con drenaggio molto rapido e modestissimo orizzonte organico superficiale. I substrati possono contenere elementi calcarei. Sono popolamenti a struttura biplana, poco estesi e diffusi in piccoli gruppi, generalmente coetanei, lungo il corso dei fiumi principali. A causa delle pi difficili condizioni climatiche ed edafiche, il portamento delle specie arboree risulta generalmente peggiore rispetto a quanto osservato nei popolamenti situati nel settore appenninico alle quote inferiori; anche la presenza di specie infestanti ed esotiche, per analoghe ragioni, risulta notevolmente ridotta. Il piano dominante composto da soggetti di discrete dimensioni di pioppo nero (pioppo bianco e pioppo tremolo in alcune stazioni), con altezza variabile intorno ai 15 m, sporadici ciliegi e frassini nella parti meno esposte agli eventi di piena. Il piano dominato formato da frassino, ciliegio, betulla, quello arbustivo da Lonicera xylosteum, biancospino, sanguinello, ginepro, salice ripaiolo e salice rosso. Nello strato erbaceo si trovano: Artemisia vulgaris, Fragaria vesca, Bromus tectorum, B. sterilis, Sanguisorba minor, Saponaria officinalis, S. ocymoides, Clematis vitalba, Lathyrus sylvestris, L. latifolius, mentre nelle aree pi fresche si trovano Myrrhis odorata e Melica nutans. La fascia a diretto contatto con il corso dacqua viene generalmente colonizzata da una fitta formazione di salici arbustivi, in prevalenza salice rosso e salice ripaiolo, con pino silvestre e ontano bianco; nello strato erbaceo, reso frammentario dalla scarsa disponibilit di luce, si insediano Galium mollugo, Rubus caesius e Humulus lupulus. Si possono avere quindi dei termini di passaggio allAlneto di ontano bianco e al Saliceto di greto. Nelle aree caratterizzate da una forte aridit superficiale, per la presenza di ciottoli affioranti, frequente la colonizzazione, anche se in forma stentata, della betulla associata a grossi cespi di Achnatherum calamagrostis. Tali popolamenti si affermano e si sviluppano rapidamente, ma a causa della scarsa longevit delle specie, sono soggetti a una rapida regressione. Sotto laspetto evolutivo si tratta di formazioni relativamente stabili in cui le forti limitazioni stazionali impediscono la successione verso cenosi pi evolute. I pioppeti di greto alpini, allo stato attuale, evidenziano in generale una struttura idonea ad esplicare la funzione meccanica e pertanto non richiedono particolari interventi di gestione.

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Il piano arboreo, generalmente collocato sulla fascia alta delle arginature ad un livello superiore di quello raggiunto dalle piene ordinarie, dimostra una stabilit maggiore rispetto a quello appenninico; tale prerogativa non solo imputabile a differenze di carattere morfologico ma anche alla presenza di soggetti meno sviluppati in altezza, condizionati da fattori stazionali con limitazioni pi severe. Pertanto si consiglia di destinare tali aree ad una evoluzione controllata. Saranno sicuramente necessari tagli fitosanitari localizzati accanto ad interventi di ripulitura da realizzarsi eliminando i detriti vegetali trasportati dalla corrente ed accumulatisi alla base dei fusti di maggiori dimensioni. Saliceto arbustivo di greto Si colloca sui greti ciottolosi relativamente stabili dal settore pedemontano fino a quello montano, delle Alpi (talvolta anche sino a 1700 m), e alle quote inferiori nella zona appenninica. Le formazioni pi estese si distribuiscono nellalveo attivo e ai margini dei torrenti, a debole pendenza e soggetti a piene stagionali annuali con forti trasporti di materiale ciottoloso, nelle zone in cui la velocit delle acque risulta maggiore. Si installano sui litosuoli delle alluvioni attuali e recenti, con scarsa sostanza organica, aridi in superficie ma, soprattutto nelle Alpi, con falda ancora utilizzabile a livello di rizosfera. Sono cenosi a struttura irregolare composte da soggetti arbustivi policormici con altezza media intorno ai 2 m e, in stazioni con buona disponibilit idrica, da sporadici individui a portamento arboreo (salice ripaiolo 5-6 m) . Le specie dominanti sono il salice rosso (Salix purpurea) e il salice ripaiolo (Salix eleagnos), con alcuni soggetti alle quote inferiori di pioppo nero di altezza ridotta e salice bianco allo stato arbustivo; esclusivamente in ambito alpino, accanto alle specie precedentemente ricordate, sono riscontrabili la betulla, ontano bianco e, nelle vallate continentali, pino silvestre; non vengono elencate specie dello strato erbaceo in quanto estremamente variabili e scarsamente indicative dellecologia di tale popolamento. A queste specie nella parte interna delle vallate alpine a clima continentale pu accompagnarsi Salix daphnoides; si tratta di un salice a portamento alto-arbustivo che pu diventare abbondante o prevalente tra 1500 e 1800 metri. Il saliceto arbustivo una formazione permanente anche se erratica, in quanto, distrutta dagli eventi alluvionali, si riforma altrove per il trasporto da parte della corrente di soggetti sradicati; pertanto il ciclo si compie in tempi brevi, scandito dalle piene che modificano la struttura e la composizione della vegetazione. Levoluzione verso formazioni arboree pi stabili pu avvenire esclusivamente quando vengono a cessare i fenomeni perturbativi per il mutato corso del corso dacqua. Nellalveo attivo, in zone appenniniche, nelle aree in cui il passaggio delle acque avviene meno frequentemente e con minore intensit, si assiste al progressivo anche se isolato sviluppo di specie appartenenti a cenosi pi evolute, quali: carpino nero, orniello, cerro, roverella, ginepro comune 40

(40-50 anni di et), melo selvatico, ciliegio e corniolo. Soprattutto orniello e carpino nero, il cui apparato radicale risulta fittonante e profondo, assumono localmente un ruolo primario nella funzione di consolidamento delle lenti ghiaiose. Anche lungo i corsi dacqua alpini, nella parte sommitale delle sponde, sono riscontrabili le fasi di successione verso cenosi pi evolute evidenziate dal progressivo ingresso di latifoglie mesofile quali: acero di monte, frassino maggiore e ciliegio selvatico. Queste cenosi, essendo elementi fondamentali nel sistema della dinamica fluviale e non generando rischi, per il modesto sviluppo della specie devono essere conservate come tali; il mantenimento garantito dalla libera evoluzione e pertanto non previsto nessun tipo dintervento a scopo gestionale. Possono essere fonte per il reperimento di materiale vegetale da utilizzare nelle opere di ingegneria naturalistica. Solo le formazioni a salice ripaiolo arboreo presenti in alvei incassati o ad ampiezza ridotta, saranno soggette ad interventi di ceduazione al fine di eliminare gli individui di maggiori dimensioni di impedimento al deflusso delle acque. Gli interventi sulla vegetazione in alveo dovranno prevedere lasportazione di tutto il soprassuolo ad esclusione degli arbusti con altezza inferiore a 1 m. Sulle sponde, in una fascia orientativamente di 3 m sul livello del corso dacqua, andranno eseguiti tagli fitosanitari (eliminazione dei soggetti deperienti o morti) ed interventi di diradamento volti ad eliminare i soggetti in precarie condizioni di stabilit (filati, pendenti) e le specie dotate di apparato scarsamente sviluppato (betulla).

Foto 24 Val Po a valle di Paesana. Saliceto arbustivo di greto a predominanza di Salix eleagnos. (foto Varese)

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Lariceto di greto Questi popolamenti radi sono riscontrabili nei tratti medio-alti e alti delle vallate alpine a quote superiori ai 1100-1200 m, in condizioni di clima continentale. Le formazioni pure, di una certa estensione, si distribuiscono sui greti dei corsi dacqua principali e sulle conoidi dei tributari ad unaltezza rispetto al livello medio della falda mai inferiore ad 1 m; i lariceti di greto sono fortemente legati alla presenza di materiali litoidi di grossa pezzatura, in cui i volumi di un singolo masso possono facilmente superare il metro cubo. I suoli sono poveri, poco profondi, ricchi di scheletro e continuamente rimescolati dallapporto di materiale alluvionale, ma con tasche di materiale fine. I substrati sono composti prevalentemente da rocce cristalline. Si tratta di fustaie rade, monoplane, coetaneizzate dalla periodica azione distruttrice dellacqua, e pertanto composte in maggioranza da soggetti giovani, generalmente mal conformati, con altezze che raramente superano 10-12 metri. Il piano dominante costituito da larice, salvo sporadici individui di betulla e, nelle aree meno esposte delle quote inferiori, acero di monte e frassino. Il piano dominato, composto per la maggior parte da specie arbustive e alto-arbustive, risulta rado e assai poco rappresentato; in esso sono stati rilevati: sorbo degli uccellatori, salicone, sambuco rosso e, alle quote superiori, ontano verde e maggiociondolo alpino (1400-1600 m). Il popolamento reso assai stabile dalle forti limitazioni stazionali che precludono la possibilit ad altre specie di rinnovarsi; in alcune vallate (Valle Gesso) si assiste, con labbassamento della quota, ad un lento e graduale passaggio dal lariceto al betuleto quasi puro; ad esso sono attribuibili assetti e dinamiche evolutive simili al popolamento precedentemente descritto. Nonostante il larice evidenzi unelevata resistenza allazione erosiva dellacqua, grazie al suo profondo e fittonante apparato radicale, fattori quali lo scarso numero di soggetti costituenti il popolamento e la discontinuit della copertura, in contrasto con la velocit delle acque talvolta elevato, concorrono a compromettere fortemente le funzione protettiva di tali formazioni riparie, soprattutto se colte in stadi giovanili. Pertanto si consiglia di destinare tali aree alla libera evoluzione, salvo intervenire nelle aree adiacenti alle infrastrutture con tagli fitosanitari e asportazione dei detriti vegetali.

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8 ELEMENTI PER LIDENTIFICAZIONE E CARATTERISTICHE BIOLOGICHE DELLE SPECIE Gli elementi per il riconoscimento delle specie e molte altre informazioni sono riportate nel testo Guida alle specie spontanee del Piemonte - Alberi e arbusti. Regione Piemonte, IPLA, 2002. Si riportano qui tuttavia alcune sintetiche informazioni utili a capire la capacit di radicare e trattenere il suolo, di rigenerarsi ed accrescersi, ma anche la longevit e la posizione nel ciclo evolutivo delle piante di pi frequente diffusione lungo i corsi dacqua piemontesi.

Acero di monte Radicamento: relativamente profondo e con radici folte. Rigenerazione: buona capacit pollonifera (limitatamente alle fasi giovanili) e buona capacit rigenerativa per via agamica; anemocora (disseminazione tramite vento). Accrescimento: rapido in fase giovanile. Longevit: media o elevata (superiore a 100 anni). Posizione ciclo evolutivo: specie stabilizzatrice delle alluvioni nelle valli incassate, susseguente allo stanziamento dellontano bianco, con altre latifoglie nobili.

Betulla Radicamento: superficiale, non fittonante, ma con radici ben ramificate. Rigenerazione: buona moltiplicazione sia gamica che agamica. Accrescimento: rapido. Longevit: media (di poco superiore al secolo). Posizione ciclo evolutivo: come il larice.

Biancospino Radicamento: esteso e con apparato radicale ramificato. Rigenerazione: polloni radicali; disseminazione tramite gli uccelli (endozoocora). Accrescimento: lento. Longevit: inferiore al secolo. Posizione ciclo evolutivo: specie sporadica nei boschi ripari con inizi di evoluzione.

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Carpino nero Radicamento: piuttosto superficiale ma con radici ben ramificate che riescono a penetrare il substrato ciottoloso. Rigenerazione: ottima capacit pollonifera. Accrescimento: abbastanza rapido in giovane et (polloni.). Longevit: non molto longevo (difficilmente supera i 100 anni, praticamente ovunque governato a ceduo su cicli brevi, 15-20 anni). Posizione ciclo evolutivo: nei boschi ripari appenninici con inizi di evoluzione, sporadico e per lo pi marginale, salvo negli impluvi minori privi di acqua per gran parte dellanno dove pu formare cedui puri o con lorniello. Ciliegio selvatico Radicamento: abbastanza superficiale anche se con radici estese. Rigenerazione: abbondante emissione di polloni radicali e facile disseminazione endozoocora. Accrescimento: medio. Longevit: intorno ai 100 anni. Posizione ciclo evolutivo: come il cerro, ma talvolta anche presente sulle Alpi. Corniolo Radicamento: apparato radicale espanso. Rigenerazione: buona capacit pollonifera e possibilit di riproduzione per talea. Accrescimento: medio. Longevit: qualche decennio. Posizione ciclo evolutivo: rara e marginale nei boschi ripari appenninici con inizi di evoluzione. Frassino maggiore Radicamento: apparato radicale profondo e fittonante con molte radici superfici allungate. Rigenerazione: buona capacit rigenerativa sia agamica che gamica. Accrescimento: rapido in fase giovanile. Longevit: media (superiore a 100 anni). Posizione ciclo evolutivo: come lacero di monte

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Ginepro Radicamento: apparato radicale superficiale ma robusto. Rigenerazione: possibile per talea prelevata in inverno. Accrescimento: lento. Longevit: qualche decennio. Posizione ciclo evolutivo: raro nelle radure delle boscaglie nei greti appenninici. Larice Radicamento: apparato radicale profondo e assai robusto. Rigenerazione: anemocora. Accrescimento: rapido nelle fasi giovanili. Longevit: molto longeva (plurisecolare). Posizione ciclo evolutivo: pioniero e relativamente stabile nei greti se non soggetto allazione di inghiaiamento o erosiva delle alluvioni. Nocciolo Radicamento: apparato radicale ramificato e robusto. Rigenerazione: buona propagazione per talea ed eventuale ceduazione; rinnovazione da seme tramite roditori. Accrescimento: inizialmente rapido. Longevit: ceppaia con vitalit in genere inferiore al secolo con ricambio dei polloni ogni 15-20 anni. Posizione ciclo evolutivo: specie esigente, sporadica nei boschi ripari con inizi di evoluzione. Olmo campestre Radicamento: apparato radicale ramificato ed esteso. Rigenerazione: abbondante emissione di polloni radicali; anemocora. Accrescimento: medio. Longevit: oggi poco longevo (pochi decenni o anche meno) a causa degli attacchi di grafiosi; un tempo era specie molto longeva (pi secoli). Posizione ciclo evolutivo: un tempo specie daccompagnamento nei boschi planiziali umidi, a contatto esterno con quelli ripari, oggi qui del tutto sporadico.

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Olmo montano Radicamento: apparato radicale mediamente esteso e ramificato. Rigenerazione: discreta facolt pollonifera da ceppaia. Accrescimento: medio. Longevit: oggi poco longevo (pochi decenni o anche meno) a causa degli attacchi di grafiosi; un tempo era specie molto longeva (pi secoli). Posizione ciclo evolutivo: specie stabilizzatrici delle alluvioni nelle valli incassate, susseguente allo stanziamento dellontano bianco, con altre latifoglie nobili. Ontano bianco Radicamento: piuttosto ramificato, resistente allapporto di materiale ciottoloso (ottima azione antierosiva). Rigenerazione: buona facolt pollonifera da ceppaia; facile rinnovazione anemocora. Accrescimento: rapido. Longevit: poco longeva (inferiore al secolo). Posizione ciclo evolutivo: pioniera e spesso stabile nei greti con falda elevata (talvolta in Appennino).

Ontano nero Radicamento: con apparato radicale ramificato ma piuttosto superficiale. Rigenerazione: ottima capacit pollonifera e capacit di affrancamento dei polloni; anemocora. Accrescimento: rapido. Longevit: poco longeva (inferiore al secolo). Posizione ciclo evolutivo: stabile lungo i torrenti, misto a latifoglie o puro nelle zone paludose.

Orniello Radicamento: apparato radicale fittonante e profondo. Rigenerazione: ottima capacit pollonifera e buona disseminazione anemocora. Accrescimento: medio. Longevit: poco longevo (inferiore al secolo). Posizione ciclo evolutivo: invadente zone scoperte (sporadico nei greti appenninici).

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Pino silvestre Radicamento: apparato radicale fittonante e profondo con robuste radici superficiali. Rigenerazione: rinnovazione tramite vento (anemocora). Accrescimento: rapido da giovane. Longevit: media o elevata (superiore al secolo). Posizione ciclo evolutivo: pioniero sui greti ciottolosi dove pu comportarsi come specie stabile (salvo alluvioni) nelle valli alpine continentali e, talvolta, nelle Langhe.

Pioppo bianco Radicamento apparato radicale poco profondo anche se esteso. Rigenerazione: discreta facolt pollonifera (abbondante emissione di polloni radicali) e riproduzione per talea pi o meno buona a seconda degli individui. Accrescimento: rapido. Longevit: poco longevo (inferiore al secolo). Posizione ciclo evolutivo: come il pioppo nero.

Pioppo nero Radicamento: apparato radicale esteso e con profondit variabile in funzione della falda. Rigenerazione: modesta facolt pollonifera in giovani esemplari e ottima riproduzione per talea. Accrescimento: rapido. Longevit: poco longevo (inferiore al secolo). Posizione ciclo evolutivo: specie pioniera e stabile sui greti, mista ad altre specie riparie, negli Appennini e sulle Alpi.

Pioppo tremolo Radicamento: apparato radicale abbastanza superficiale ma ben sviluppato. Rigenerazione: buona facolt pollonifera. Accrescimento: rapido (inizialmente). Longevit: poco longevo (inferiore al secolo).

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Robinia Radicamento: apparato radicale molto ampio e profondo con elevato potere consolidante. Rigenerazione: elevata capacit pollonifera e abbondante emissione di polloni radicali (si riproduce soprattutto agamicamente tramite ceduazione). Accrescimento: inizialmente rapido. Longevit: poco longevo come pollone. Posizione ciclo evolutivo: invadente zone scoperte (anche greti ma solo a bassa quota), stabile e in ulteriore diffusione se ceduata. Roverella Radicamento: profondo, fittonante. Rigenerazione: buona capacit pollonifera. Accrescimento: lento. Longevit: molto longevo (alcuni secoli). Posizione ciclo evolutivo: come il cerro.

Salice bianco Radicamento: apparato radicale poco profondo, limitato dalla falda. Rigenerazione: ottima capacit rigenerativa per via agamica (talea) e buona capacit pollonifera fino a circa 15 anni. Accrescimento: modesto. Longevit: scarsa (non superiore a 100 anni). Posizione ciclo evolutivo: tipica specie riparia che si dissemina rapidamente sulle alluvioni recenti formando boschetti puri o quasi a bassa quota, relativamente stabili (salvo lazione delle alluvioni).

Salice da ceste Radicamento: apparato radicale poco profondo ma folto (ottima antierosiva). Rigenerazione: buona capacit rigenerativa per via agamica (talee); diffusione del seme tramite il vento ma subordinata a quella del salice bianco. Accrescimento: medio. Longevit: modesta (alcuni decenni). Posizione ciclo evolutivo: pioniero delle alluvioni sabbiose con il salice bianco, ma con presenze sporadiche.

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Salice delle capre Radicamento: apparato radicale poco profondo ma folto (con ottima azione antierosiva almeno superficiale). Rigenerazione: buona capacit rigenerativa per via agamica (talee), buona facolt pollonifera (limitata alle fase giovanile). Accrescimento: rapido. Longevit: poco longevo (alcuni decenni). Posizione ciclo evolutivo: invadente suoli scoperti e di riporto, freschi, quale specie preparatoria; poco frequente nei boschi ripari.

Salice nero Radicamento: apparato radicale profondo e ben sviluppato. Rigenerazione: buona riproduzione per talee caulinari a radicali da raccogliere durante la fioritura. Accrescimento: rapido nelle fasi giovanili. Longevit: scarsa (inferiore al secolo).

Salice ripaiolo Radicamento: apparato radicale folto con profondit in funzione della falda (ottima antierosiva). Rigenerazione: ottima capacit rigenerativa per via agamica (talee) legata per al periodo di riposo vegetativo. Accrescimento: rapido. Longevit: modesta (qualche decennio). Posizione ciclo evolutivo: lungo i torrenti alpini pu costituire boschetti misti con lontano bianco.

Salice rosso Radicamento: apparato radicale folto con profondit in funzione della falda (ottima azione antierosiva). Rigenerazione: ottima capacit rigenerativa per via agamica (talee), anche se in vegetazione. Accrescimento: rapido. Longevit: modesta (qualche decennio). Posizione ciclo evolutivo: tipica pioniera con il salice ripaiolo.

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Sambuco nero Radicamento: superficiale. Rigenerazione: buona propagazione per talea. Accrescimento: lento. Longevit: scarsa (inferiore al secolo). Posizione ciclo evolutivo: specie daccompagnamento nitrofila (soprattutto nei robinieti).

Sorbo degli uccellatori Radicamento: apparato radicale mediamente sviluppato. Rigenerazione: zoocora. Accrescimento: lento. Longevit: modesta (inferiore al secolo). Posizione ciclo evolutivo: del tutto sporadico in ambiente ripario alpino.

Spincervino Radicamento: profondo nei terreni ciottolosi. Rigenerazione: disseminazione tramite uccelli. Accrescimento: lento. Longevit: modesta (qualche decennio). Posizione ciclo evolutivo: sporadico nelle aree scoperte dei greti.

Tiglio selvatico Radicamento: apparato radicale fittonante, ramificato e robusto. Rigenerazione: buona facolt pollonifera. Accrescimento: rapido in fase giovanile. Longevit: elevata (plurisecolare). Posizione ciclo evolutivo: come lacero di monte.

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9 SCHEDE TECNICHE Una suddivisione netta delle tipologie di popolamenti ripari, come riportata nel testo, pu non essere in natura sempre riscontrabile; lungo i corsi dacqua sono frequenti i casi in cui il soprassuolo divenga un mosaico di popolamenti con diverse fasi di transizione tra luna e laltra tipologia. Tale situazione spiegabile con lesistenza di ambienti morfologicamente differenti caratterizzati dalla pendenza dellalveo, dalla tessitura dei suoli e dallaltezza della falda, su superfici relativamente piccole, che offrono la possibilit a specie diverse di insediarsi.

Le schede seguenti comprendono la maggior parte delle tipologie di popolamento ripario dei corsi dacqua minori individuabili negli ambienti collinari e montani del Piemonte. In veste semplificata, con illustrazioni, schemi operativi ed elementi per il riconoscimento delle principali specie, possono essere di indirizzo agli operatori nel momento della realizzazione degli interventi. Per tutti i casi presentati si ritiene comunque opportuno sottolineare ancora una volta, fra le tante norme da rispettare, alcuni dettami di carattere generale.

Effettuare interventi tanto pi leggeri quanto pi rada la vegetazione circostante. Accatastare il legname in luoghi sicuri o allontanarlo immediatamente. Adottare le buone pratiche di utilizzazione. Adottare le norme inerenti la sicurezza nei cantieri. Evitare interventi sistematici dove non sussistono reali condizioni di pericolo. Evitare sradicamenti delle ceppaie. Evitare danneggiamenti alla vegetazione circostante durante le fasi di intervento.

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ELENCO DELLE SCHEDE

1. FORMAZIONI LINEARI DELLAPPENNINO .......................................................................................54 2. PIOPPETO DI GRETO DELLAPPENNINO ..........................................................................................56 3. ALNETO DI ONTANO BIANCO DELLAPPENNINO ............................................................................58 4. SALICETO DI SALICE BIANCO DEI RILIEVI COLLINARI INTERNI (ALTA LANGA) ..............................60 5. PINO SILVESTRE DI GRETO DELLE LANGHE ....................................................................................62 6. PINETA DI GRETO DELLE ALPI .......................................................................................................64 7. ACERO-TIGLIO-FRASSINETI DI FORRA ...........................................................................................66 8. ALNETI DI ONTANO NERO .............................................................................................................68 9. ALNETI DI ONTANO BIANCO DELLE ALPI.......................................................................................70 10. FORMAZIONE LINEARE DELLE ALPI ...............................................................................................72 11. PIOPPETO DI GRETO ALPINO...........................................................................................................74 12. SALICETO ARBUSTIVO DI GRETO ...................................................................................................76 13. LARICETO DI GRETO ......................................................................................................................78

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1 FORMAZIONI LINEARI DELLAPPENNINO

Foto 25 - Valle Curone. Formazione lineare dellAppennino a pioppo bianco e pino silvestre. Si tratta di popolamenti importanti sotto laspetto protettivo e di elevato valore estetico-paesaggistico; pertanto devono essere evitati interventi di eliminazione dello strato arboreo se non strettamente necessari (foto Ferraris).

Localizzazione
Questa formazione si colloca lungo i corsi dacqua minori e secondari dei fondovalle appenninici fino ad una quota di 400-600 m. Formazioni diffuse in Val Borbera, Val Curone e localmente nella Valle Scrivia.

Struttura e vegetazione
Lalveo, nelle zone di maggiore ampiezza (3-5 m), pu essere parzialmente colonizzato da salice bianco, in forma arbustiva o allo stadio di spessina.

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Interventi
1. 2. Taglio della vegetazione in alveo. Sulla sponda taglio ed esbosco degli alberi di maggiori dimensioni (il diametro di recidibilit dovr essere stabilito in funzione dellampiezza dellalveo) e delle piante inclinate e con segni evidenti di erosione al piede, con particolare riguardo ai tratti (100 m) a monte dei ponti. 3. Eliminazione dei detriti e dei cumuli di materiali vegetali (ceppaie, fusti sradicati, ramaglie, ecc.) nellalveo almeno per un tratto di 100 m a monte dei ponti. 4. Asportazione degli alberi caduti o morti lungo la sponda.

Prima dellintervento

Dopo lintervento

Specie presenti: ontano nero, pioppo bianco, pioppo nero, salice bianco, robinia

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2 PIOPPETO DI GRETO DELLAPPENNINO

Foto 26 - Pioppeto di pioppo nero misto a salice bianco e pioppo bianco tra Volpedo e S. Sebastiano Curone in Valle Curone. I pioppeti di greto presenti nella Val Curone pur avendo una struttura simile a quella osservata nei popolamenti della vicina Valle Borbera, ne differiscono per non essere mai in purezza ma misti ad altre specie quali: salice bianco, pioppo bianco, ontano nero e ontano bianco. (foto Mondino)

Localizzazione
Questa formazione boschiva, diffusa nei tratti iniziali e medi delle vallate appenniniche, si insedia lungo i corsi dacqua minori, soprattutto alla confluenza con i torrenti, e sui greti ciottolosi posti nelle immediate vicinanze. Le formazioni di maggiore estensione si trovano sui depositi alluvionali recenti, posti a circa 1-1,5 m sul livello medio della falda, nelle zone in cui le piene stagionali hanno una modesta azione erosiva. Formazioni diffuse in Val Borbera e Val Curone.

Struttura e vegetazione
Sono boschi in gran parte coetanei, a struttura biplana (a due piani sovrapposti), poco estesi e diffusi in piccoli gruppi lungo fiumi e torrenti; i soggetti dominanti possono raggiungere e superare 25 m di altezza e 40 cm di diametro. Lalto fusto composto in prevalenza da pioppo nero, pioppo bianco e pioppo ibrido. Nel sottobosco si trovano ontano nero, olmo campestre, ciliegio, robinia, orniello e arbusti di biancospino, sanguinello, fusaggine e nocciolo.

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Interventi
1. Abbattimento ed esbosco dei pioppi neri e bianchi appena giunti a maturit in una fascia di 10 m dal bordo dellacqua in concomitanza delle magre invernali. 2. 3. 4. Taglio fitosanitario e di messa in sicurezza dei soggetti inclinati, schiantati o morti. Ceduazione parziale degli ontani che hanno raggiunto le dimensioni idonee allutilizzazione. Contenimento delle piante rampicanti (vitalba e edera).

Prima dellintervento

Dopo lintervento

Specie presenti: ontano nero, pioppo bianco, pioppo nero, ciliegio

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3 ALNETO DI ONTANO BIANCO DELLAPPENNINO

Foto 27 Alneto di ontano bianco dellAppennino lungo un tributario del torrente Curone. (foto Mondino)

Localizzazione
Cenosi boschiva presente ai margini dei ruscelli affluenti dei torrenti principali intorno a 400-500 m, nelle vallate appenniniche su substrato calcareo (calcareo-marnoso). Sono popolamenti a sviluppo quasi lineare e frammentati, disposti lungo corsi dacqua di portata molto modesta dove il basso livello della falda non consente una pi ampia fascia di affermazione delle specie riparie. Formazioni presenti in Val Curone.

Struttura e vegetazione
Si tratta di cedui dove la specie principale lontano bianco quasi puro con qualche esemplare di Salix eleagnos, sanguinello, frangola e nocciolo; la vitalba presente ai bordi. Il piano arbustivo generalmente reso frammentario dalla notevole copertura esercitata dallontano bianco, si segnalano comunque: sanguinello, lantana, biancospino, frangola comune e carpino nero.

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Interventi
1. Ceduazione dei polloni nella fascia a ridosso del corso dacqua periodicamente interessata dalle piene. 2. Tagli fitosanitari. 3. Asportazione dei detriti in alveo nei tratti prossimi ai ponti.

Prima dellintervento

Dopo lintervento

Specie presenti: ontano bianco, salice ripaiolo, nocciolo, carpino nero.

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4 SALICETO DI SALICE BIANCO DEI RILIEVI COLLINARI INTERNI (ALTA LANGA)

Foto 28 - Pioppo bianco e salici caratterizzano la vegetazione dei depositi alluvionali che si formano in alveo. (foto Ferraris)

Localizzazione
Le formazioni di maggiore estensione sono presenti lungo i fiumi ed i corsi dacqua dei fondovalle dellAlta Langa; radicano a circa 0,5 m sul livello della falda sui depositi sabbiosi di recente formazione che si originano nellalveo ed in prossimit delle sponde. Popolamenti diffusi in Valle Bormida di Millesimo e in Valle Belbo.

Struttura e vegetazione
Si tratta di popolamenti coetanei, a struttura biplana e a rapido accrescimento in cui i soggetti dominanti possono raggiungere 15 m di altezza. Il piano arboreo formato da soggetti ad alto fusto, generalmente giovani, di salice bianco unitamente a sporadici individui di ontano nero, ontano bianco e pioppo bianco; nello strato arbustivo prevalgono salice ripaiolo, salice da ceste, salice delle capre, sanguinello e, nelle aree sopraelevate e marginali rispetto al normale corso delle acque, rinnovazione di ontano nero, ontano bianco, carpino nero e robinia.

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Interventi
1. Nella fascia soggetta alle piene ordinarie ceduazione dei salici e degli ontani ogni 6-8 anni; sulle sponde mantenimento delle piante stabili di et inferiore ai 15 anni (salici bianchi) con altezze non superiori a 15 m circa. 2. Eliminazione delle piante sradicate presenti in alveo.

Prima dellintervento

Dopo lintervento

Specie presenti: salice bianco, ontano nero, ontano bianco, pioppo bianco.

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5 PINO SILVESTRE DI GRETO DELLE LANGHE

Foto 29 - Pineta di greto delle Langhe nei pressi di Gorzegno (Fiume Bormida di Millesimo). Tali popolamenti radi e piuttosto localizzati, si collocano generalmente a pochi metri dal corso dacqua lasciando la fascia pi umida, prospiciente il fiume, ad ontano nero e pioppi. (foto Camerano)

Localizzazione
Questa formazione riparia, sporadica e localizzata su superfici lungo i corsi dacqua dellAlta Langa, si insedia sui depositi alluvionali consolidati, un tempo in parte coltivati, a circa 2 m sul livello della falda, nelle zone in cui linfluenza delle piene ordinarie ormai divenuta modesta o nulla. Formazioni diffuse in Val Bormida di Millesimo e Valle Bormida di Spigno.

Struttura e vegetazione
Si tratta di formazioni aperte composte da soggetti isolati di pino silvestre e roverella, per il 30-70% della superficie, intervallati da arbusteti a Prunus spinosa e da xerogramineti. Tra le specie arboree dominanti nelle pinete rade ricordiamo, oltre a pino silvestre e roverella, il pioppo nero, il pioppo bianco e, nella fascia prossima al corso dacqua, ontano nero; nello strato arbustivo si segnalano orniello, biancospino, roverella, pioppo nero, ciliegio, salice ripaiolo, cerro, olmo campestre, carpino nero, ligustro e lantana.

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Interventi
1. Evoluzione controllata; non si prevedono interventi di gestione attiva nel medio periodo. 2. Asportazione della biomassa rilasciata dalla corrente.

Prima dellintervento

Dopo lintervento

Specie presenti: pino silvestre, ontano nero, roverella, pioppo nero, pioppo bianco.

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6 PINETA DI GRETO DELLE ALPI

Foto 30 - Pineta di greto alpino di pino silvestre sul Rio Fenils, tributario della Dora Riparia (Alta Valle di Susa). Formazioni composte quasi esclusivamente da pino silvestre, si estendono fino a lambire il corso dacqua con soggetti che, talvolta, radicano direttamente nellalveo ciottoloso. (foto Ferraris)

Localizzazione
Questa formazione riscontrabile sia sui corsi dacqua secondari sia sulle aste fluviali maggiori a quote comprese tra 1000-1500 m. Le cenosi riparie a pino silvestre si collocano sui depositi alluvionali recenti, dalla fascia a diretto contatto con il corso dacqua fino a circa 1-1,5 m sul livello medio della falda, mostrando una spiccata propensione a rinnovarsi, anche se talvolta in modo effimero, sui banchi ciottolosi del torrente, in ambienti in cui le piene stagionali operano una periodica azione erosiva. Formazioni diffuse in Alta Valle Susa.

Struttura e vegetazione
Le pinete di greto sono formazioni composte da nuclei coetanei, anche di pochi individui, di pino silvestre a struttura tendenzialmente monoplana, intervallati da latifoglie miste (frassino maggiore, ontano bianco, betulla, acero di monte, ciliegio, ciliegio a grappoli) e da sporadici larici, generalmente collocati nelle zone meno esposte allinfluenza delle acque; le altezze medie raggiunte dai popolamenti si aggirano intorno a 15 m (alcuni soggetti possono superare i 20 m). 64

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Lo strato arbustivo, generalmente relegato nelle zone marginali, composto da frassino maggiore, lantana, ciliegio di Santa Lucia, salicone, sorbo degli uccellatori, salice rosso, crespino e biancospino.

Interventi
1. Taglio della vegetazione in alveo fatti salvi gli arbusti superiori ad 1 m di altezza. 2. Taglio degli alberi di maggiori dimensioni, deperienti o in condizioni precarie di stabilit presenti sulle sponde, con particolare attenzione ai tratti (100 m) a monte dei ponti. 3. Asportazione dei detriti vegetali in alveo e sulle sponde.

Prima dellintervento

Dopo lintervento

Specie presenti: pino silvestre, ontano bianco, larice, frassino maggiore, acero di monte.

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7 ACERO-TIGLIO-FRASSINETI DI FORRA

Foto 31 - Acero-frassineto lungo un tributario di sinistra del Torrente Gesso. Tali popolamenti hanno la caratteristica di essere estremamente densi con soggetti molto filati; nel caso di interventi troppo intensi si possono verificare schianti di parte delle piante rimaste isolate (foto Ferraris).

Localizzazione
Queste formazioni si collocano nei fondovalle delle vallate alpine nei tratti medio ed basso ad elevate precipitazioni e ad una quota compresa tra 500 e 1000 m. Questi boschi misti interessano i bassi versanti umidi, con prevalente esposizione nord, fino a lambire i corsi dacqua. Formazioni diffuse in Valle Angrogna (Valle Pellice), Val Sesia e Val Pesio.

Struttura e vegetazione
Si tratta di giovani fustaie coetanee a struttura tendenzialmente monoplana, intervallate da nuclei di cedui generalmente invecchiati e ormai avviati spontaneamente allalto fusto, con diametri medi di 25-30 cm e statura tra 20-25 metri. Il piano arboreo composto in prevalenza da frassino maggiore, acero di monte e tiglio selvatico, il quale tende, in alcune stazioni, a divenire esclusivo. La fascia prossima al corso dacqua viene generalmente occupata, con termini di transizione in funzione della quota, da ontano nero e bianco.

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Interventi
1. Asportazione della vegetazione in alveo, ad esclusione degli arbusti inferiori ad 1 metro. 2. Ceduazione dei soggetti presenti sulle pendici nella fascia prospiciente il corso dacqua. 3. Abbattimento, in una fascia di 20 m sovrastante il corso dacqua (livello di magra), dei soggetti potenzialmente pericolosi per il regolare deflusso delle acque (eccessivamente sviluppati, deperienti, instabili), favorendo contestualmente quelli dotati di maggiore stabilit

Prima dellintervento

Dopo lintervento

Specie presenti: ontano nero, ontano bianco, acero di monte, frassino maggiore, tiglio selvatico.

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8 ALNETI DI ONTANO NERO

Foto 32 - Torrente Angrogna (Val Pellice). Popolamenti di ontano nero. (foto Varese)

Localizzazione
Gli alneti di ontano nero sono relativamente frequenti allimboccatura delle vallate alpine e appenniniche, nelle aree in cui, per il mutato corso del fiume, linfluenza delle piene divenuta ormai scarsa o nulla, e nei piccoli impluvi lungo i corsi secondari. La specie si diffonde abbondantemente fino a 800-1000 m, dove viene gradualmente sostituita dallontano bianco (nelle vallate appenniniche la mescolanza tra le due specie riscontrabile anche a quote inferiori).

Struttura e vegetazione
Si tratta nella maggioranza dei casi di cedui semplici invecchiati a struttura biplana per la presenza di un denso strato arbustivo; diametri di 20-25 cm e stature di 20 m sono abbastanza frequenti; in taluni casi sono da considerarsi ormai delle fustaie. Il piano arboreo costituito in prevalenza da ontano nero; nelle porzioni marginali meno umide e pi soleggiate sono frequenti frassino maggiore, salice bianco e pioppo bianco.

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Interventi
1. Nelle formazioni fondovalle a pendenza minima (o modesta) effettuare diradamenti selettivi volti ad asportare gli individui deperienti, filati, morti o incurvati. 2. Negli impluvi montani i tagli dovranno riguardare anche leventuale vegetazione cresciuta in alveo ad eccezione delle specie arbustive di ridotte dimensioni (1 m).

Prima dellintervento

Dopo lintervento

Specie presenti: ontano nero, ontano bianco, pioppo bianco, salice bianco, frassino maggiore.

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9 ALNETI DI ONTANO BIANCO DELLE ALPI

Foto 33 - Alneto di ontano bianco allo stato puro (al centro e a destra) su lente ghiaiosa nel fiume Sesia, tra Riva Valdobbia e Alagna; la fascia boscata sulla sinistra stata ceduata alcuni anni fa. La presenza di alvei secondari impone lesecuzione di tipologie di intervento differenziate per intensit e frequenza in base alla portata e alla ciclicit con cui questi letti vengono percorsi dalla corrente. Malgrado la presenza dellalveo inghiaiato e di alcuni alberi sradicati, in questa zona lalneto (con rari esemplari di altre latifoglie indicanti accenni di evoluzione allacero-frassineto) relativamente poco disturbato dalle piene data la scarsa pendenza. (foto Ebone)

Localizzazione
Le formazioni di ontano bianco sono presenti nei fondovalle di numerose vallate alpine nei settori mesalpici ed endalpici, ad una quota generalmente compresa tra 700 e 1400 m. Formazioni diffuse in Val Sesia, Valle Gesso, Val Varaita e Valle Stura.

Struttura e vegetazione
Sono generalmente cedui invecchiati, anche se non sono rari nuclei ad alto fusto, con stature variabili tra 12 e 15 m, disposti lungo i corsi dacqua con sviluppo prevalentemente lineare. Il piano arboreo costituito da ontano bianco misto a sporadici individui di ontano nero; nella porzione pi vicina al corso dacqua possono essere presenti alcuni salici arbustivi e salice bianco (questultimo limitato alle quote inferiori). Nelle porzioni esterne non rara la presenza di pioppo bianco, pioppo nero e frassino maggiore.

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Interventi
1. Ceduazione dei polloni nella fascia a ridosso del corso dacqua. 2. Diradamento delle giovani fustaie nella fascia adiacente. 3. Tagli fitosanitari. 4. Asportazione dei detriti in alveo nei tratti prossimi ai ponti.

Prima dellintervento

Dopo lintervento

Specie presenti: ontano bianco, ontano nero, frassino maggiore, pioppo nero, pioppo bianco.

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10 FORMAZIONE LINEARE DELLE ALPI

Foto 34 - Formazione lineare riparia su tributario del torrente Vermenagna nel comune di Vernante (CN). Popolamenti assai diffusi nelle vallate alpine, si presentano come una stretta fascia arborata, generalmente governata a ceduo, lungo i corsi dacqua. (foto Ferraris)

Localizzazione
Questa formazione boschiva si colloca lungo i corsi dacqua dei fondovalle alpini fino ad una quota compresa tra 800 e1400 m. Formazioni presenti in Valle Vermenagna, Valle Gesso e Valle Colla (Boves).

Struttura e vegetazione
Si tratta di popolamenti generalmente disposti su 1-2 filari, in cui si susseguono tratti di vegetazione a ceduo ad altri sporadici ad alto fusto; i soggetti dominanti raggiungono generalmente i 15 m di altezza. Le specie riscontrabili sono, in funzione delle caratteristiche stazionali, ciliegio, noce, frassino maggiore, presente in notevole numero sia come ceduo che come alto fusto, acero di monte, tiglio selvatico, ontano bianco e nero; queste ultime si trovano solitamente allo stato di ceduo. Il ciliegio e il noce sono frequentemente piantati per la produzione di legname di pregio. Il piano arbustivo composto da nocciolo e da diverse specie di salice tra i quali ricordiamo il salicone, il salice ripaiolo e il salice rosso.

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Interventi
1. Taglio di alberi ed arbusti in alveo. 2. Sulle sponde taglio ed esbosco degli alberi di maggiori dimensioni (in funzione della morfologia e della sezione dellalveo), deperienti o in condizioni precarie di stabilit, con particolare attenzione ai tratti a monte dei ponti. 3. Asportazione degli alberi caduti o morti che costituiscono un ostacolo al deflusso delle acque. 4. Asportazione dei detriti e dei cumuli vegetali nellalveo in un tratto di 100 m a monte dei ponti.

Prima dellintervento

Dopo lintervento

Specie presenti: frassino maggiore, ciliegio, ontano nero, acero di monte, tiglio selvatico.

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11 PIOPPETO DI GRETO ALPINO

Foto 35 - Pioppeto di greto in Valle Stura nei pressi di Demonte (Aisone). Tali popolamenti, costituiti da soggetti con altezza compresa tra 15 e 20 m, si estendono su superfici abbastanza ampie nella fascia posta a circa 2 m sul livello medio della falda, lasciando quella prospiciente il corso dacqua e i greti ai salici arbustivi. (foto Ebone)

Localizzazione
Questa formazione boschiva, presente nei tratti bassi e medi delle vallate alpine fino ad una quota di 1000-1200 m, si insedia sui coni di deiezione degli affluenti e sui greti ciottolosi dei corsi dacqua di una certa ampiezza. Le formazioni di maggiore estensione sono state osservate in Valle Stura di Demonte, tra Demonte e Vinadio.

Struttura e vegetazione
Sono popolamenti a struttura biplana, poco estesi e diffusi in piccoli gruppi, generalmente coetanei, lungo il corso dei fiumi principali. Il piano dominante composto da soggetti di discrete dimensioni di pioppo nero (altezza variabile intorno ai 15 m) con qualche ciliegio e frassino maggiore nelle parti meno esposte agli eventi di piena. Il piano dominato formato da frassino maggiore, ciliegio, betulla, e quello arbustivo da biancospino, sanguinello, ginepro comune, salice ripaiolo e salice rosso.

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Interventi
1. Taglio fitosanitario e di messa in sicurezza dei soggetti inclinati, schiantati o morti. 2. Asportazione dei detriti vegetali. 3. Contenimento delle piante rampicanti quali la vitalba.

Prima dellintervento

Dopo lintervento

Specie presenti: pioppo nero, ciliegio, frassino maggiore, betulla, salice ripaiolo.

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12 SALICETO ARBUSTIVO DI GRETO

Foto 36 - Saliceto arbustivo di greto sul fiume Po tra i comuni di Ostana e Paesana. Tale popolamento si insedia nella fascia normalmente percorsa dagli eventi alluvionali stagionali e non costituisce ostacoli particolari al deflusso delle acque concorrendo invece a consolidare moderatamente i greti stabilizzati. (foto Canavesio)

Localizzazione
Si colloca sui greti ciottolosi relativamente stabili dal tratto pedemontano fino al tratto montano, ivi compresa la zona appenninica, talvolta anche sino ai limiti del piano subalpino. Le pi estese formazioni si distribuiscono nellalveo attivo e ai margini dei torrenti a debole pendenza e soggetti a piene stagionali annuali con forti trasporti di materiale ciottoloso. Formazioni diffuse in Val Borbera, Val Pellice, Valle Gesso, Alta Valle Varaita, Alta Val Maira, Valle del Torrente Ripa (Valle di Susa), Val Troncea (Val Chisone).

Struttura e vegetazione
Sono cenosi a struttura irregolare composte da soggetti arbustivi policormici con altezza media intorno a 2 m e, in stazioni con buona disponibilit idrica, da sporadici individui a portamento arboreo (salice ripaiolo 5-6 m). Le specie dominanti sono il salice rosso e il salice ripaiolo, con alcuni soggetti di pioppo nero di bassa statura e salice bianco allo stato arbustivo; esclusivamente in ambito alpino, accanto alle specie ricordate, sono riscontrabili la betulla, lontano bianco e, nelle vallate continentali, il pino silvestre.

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INDIRIZZI PER LA GESTIONE DEI BOSCHI RIPARI

Interventi
(limitati alle formazioni in alveo incassato con salice ripaiolo arboreo) 1. Asportazione della vegetazione in alveo ad esclusione degli arbusti con altezza inferiore ad 1 m. 2. Tagli fitosanitari sulla sponda in una fascia orientativamente di 3-4 m sul livello medio del corso dacqua. 3. Sulle sponde diradamento a carico delle ceppaie e dellalto fusto con asportazione delle specie con apparato radicale meno sviluppato (es. betulla).

Prima dellintervento

Dopo lintervento

Specie presenti: salice ripaiolo, salice rosso, betulla, pioppo nero, ontano bianco.

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INDIRIZZI PER LA GESTIONE DEI BOSCHI RIPARI

13 LARICETO DI GRETO

Foto 37 Usseaux. Lariceto di greto. La densit del popolamento e la sua disposizione rendono necessari interventi di diradamento e di messa in sicurezza. (foto Ferraris)

Localizzazione
Tali cenosi sono riscontrabili nei tratti medio-alti e alti delle vallate alpine a quote superiori a 11001200 m. Le formazioni pure, di una certa estensione, si distribuiscono sui greti dei corsi dacqua principali e sulle conoidi dei tributari ad unaltezza rispetto al livello medio della falda mai inferiore ad 1,5 m; i lariceti di greto sono fortemente legati alla presenza di materiali litoidi di grossa pezzatura, in cui i volumi di un singolo masso possono anche superare il metro cubo. Formazioni diffuse in Valle Gesso e in Alta Valle Susa.

Struttura e vegetazione
Si tratta di fustaie rade, monoplane, coetanee, composte in maggioranza da soggetti giovani, generalmente mal conformati, con statura che raramente supera 10-12 m. Il piano dominante costituito da larice, salvo sporadici individui di betulla e, nelle aree meno esposte delle quote inferiori, acero di monte e frassino maggiore. Il piano dominato composto da specie arbustive e alto-arbustive quali: sorbo degli uccellatori, salicone, sambuco rosso e, alle quote superiori, ontano verde e maggiociondolo (1400-1600 m).

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INDIRIZZI PER LA GESTIONE DEI BOSCHI RIPARI

Interventi
(in particolare nelle aree limitrofe alle infrastrutture) 1. Tagli fitosanitari. 2. Sgombero dei soggetti di grandi dimensioni eventualmente resi instabili dallazione erosiva delle acque. 3. Sgombero dei detriti vegetali.

Prima dellintervento

Dopo lintervento

Specie presenti: larice, betulla, acero di monte, frassino maggiore.

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LA NORMATIVA: DGR n. 38 8849 del 26/05/2008


Deliberazione della giunta Regionale n. 38 8849 del 26 maggio 2008
(B.U.R.P. n. 24 del 12 giugno 2008) Approvazione degli Indirizzi tecnici in materia di manutenzioni e sistemazioni idrogeologiche e idraulico forestali e nuove disposizioni attuative art. 37 della legge regionale n. 16/1999. A relazione dellAssessore SIBILLE Premesso: che gli interventi di manutenzione del territorio montano costituiscono unattivit fondamentale e di indubbia utilit per la regimazione delle acque e la tutela dai dissesti idrogeologici e che tale attivit, oltre a garantire adeguati livelli di sicurezza per le genti di montagna e per le loro attivit, pu concorrere alla valorizzazione delloccupazione nelle zone montane piemontesi; che con D.G.R. n. 42-26910 del 22.03.99 stato istituito il Coordinamento regionale per la manutenzione alvei in territorio montano e che tra gli scopi del Coordinamento vi lo studio degli aspetti tecnici e procedurali della materia inerente alla manutenzione degli alvei fluviali e che detto Coordinamento pu essere utilmente individuato quale supporto operativo ai fini della pianificazione e programmazione nel campo della difesa del suolo e sistemazione dei bacini montani nel loro complesso; che con D.G.R. n 49-28011 del 2.08.99 sono stati approvati gli indirizzi tecnici e procedurali in materia di manutenzioni idraulico-forestali; che con D.G.R. n. 24-28860 del 6.12.99, parzialmente modificata con D.G.R. n. 80-7239 del 24.10.02, sono state approvate ai sensi dellart. 37, comma 5 le modalit applicative per la redazione del programma di interventi di sistemazione idrogeologica ed idraulico-forestale delle Comunit Montane e che tali disposizioni devono essere adeguate al fine di uniformare le attivit di pianificazione e programmazione degli interventi di manutenzione e sistemazione idrogeologica e idraulico-forestale nellambito di un unico strumento di programmazione; che lAmministrazione Regionale a seguito di specifica richiesta pervenuta dalla delegazione piemontese dellUncem circa le problematiche relative alla realizzazione degli interventi di manutenzione ordinaria del territorio ha ritenuto opportuno attivare il Coordinamento di cui sopra, per lesame delle questioni sollevate e la definizione delle proposte risolutive, istituendo un Tavolo di confronto a cui sono stati invitati a partecipare anche i rappresentati delle Comunit Montane, delle Province e delle Autorit dAmbito; che il Coordinamento regionale manutenzione alvei ha evidenziato la necessit di proporre un riordino e una razionalizzazione delle procedure per la realizzazione degli interventi di manutenzione e sistemazione del territorio montano, sostituendo i precedenti indirizzi approvati con D.G.R. n 49-28011 del 2.08.99, in accordo con lAutorit di Bacino del Fiume Po, comprensivo anche degli aspetti di pianificazione e programmazione ridefinendo le disposizioni attuative previste dallart. 37 co. 5 della Legge regionale 2 luglio 1999, n. 16 inerenti la formulazione dei Programmi pluriennali degli interventi di sistemazione idrogeologica ed idraulico-forestale predisposti dalla Comunit Montane tenendo conto anche dei Piani di Manutenzione Ordinaria redatti sempre dagli stessi Enti ai sensi dellart. 8 co. 4 della Legge regionale 20 gennaio 1997, n. 13; che il Coordinamento regionale manutenzione alvei al termine dei lavori giunto alla definizione di un elaborato conclusivo recante Indirizzi tecnici in materia di manutenzioni e sistemazioni idrogeologiche e idraulico-forestali e che lo stesso stato proposto in data 18 aprile 2007 allAutorit di Bacino del Fiume Po e in data 12 giugno 2007 alle Direzioni regionali, alle Amministrazioni dello Stato, alle Agenzie e agli Enti locali piemontesi nellambito del Tavolo di confronto appositamente costituito; che il Coordinamento regionale manutenzione alvei ha evidenziato la necessit di definire in accordo con lAutorit di Bacino del Fiume Po e lAgenzia interregionale per il fiume Po specifiche Linee guida per una corretta gestione della vegetazione riparia e golenale da estendersi a tutti i corsi dacqua piemontesi, considerate la valenza ambientale e la necessit di adeguata tutela di detti ecosistemi; viste le osservazioni sullelaborato pervenute dallUncem delegazione piemontese e dallA.T.O. n. 2 Biellese Vercellese Casalese; visto il Verbale del Coordinamento Regionale del 16.04.2008 con il quale si approva il testo definitivo costituito dagli Allegati A, B, C e se ne propone ladozione alla Giunta Regionale per il tramite della Direzione opere pubbliche, difesa del suolo, economia montana e foreste;

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ritenuto opportuno: uniformare le attivit di pianificazione e programmazione degli interventi di manutenzione e sistemazione idrogeologica e idraulico-forestale nellambito di un unico strumento di programmazione al fine di orientare lazione della Pubblica Amministrazione a criteri di maggiore efficienza ed efficacia; individuare nuovi indirizzi tecnici in materia di manutenzioni e sistemazioni idrogeologiche e idraulico-forestali che sostituiscano i precedenti approvati con D.G.R. n 49-28011 del 2.08.99 e rispondano a tali dettami e allesigenza di un maggior coordinamento operativo al fine che possano esser esplicitate e poste in essere nel modo corretto tutte le procedure che concorrono alla fattibilit e alla realizzazione degli interventi; integrare, per quanto attiene agli scopi e ai componenti, il Coordinamento regionale per la manutenzione alvei in territorio montano istituito con D.G.R. n. 42-26910 del 22.03.99 modificandone di conseguenza la denominazione in Coordinamento Regionale Manutenzione Alvei e Bacini Montani; individuare delle linee guida per una corretta gestione della vegetazione riparia e golenale da estendersi a tutto il reticolo idrografico piemontese; tutto ci premesso; la Giunta regionale, unanime, con votazione espressa nelle forme di legge, delibera sono approvati gli Indirizzi tecnici in materia di manutenzioni e sistemazioni idrogeologiche e idraulico-forestali contenuti nell'allegato A alla presente deliberazione per farne parte integrante e sostanziale che sostituiscono le precedenti disposizioni approvate con D.G.R. n. 49 28011 del 2.08.99; il Coordinamento regionale manutenzione alvei in zone montane di cui alla D.G.R. n. 42 - 26910 del 22.03.99 assume la denominazione di Coordinamento Regionale Manutenzione Alvei e Bacini Montani e lallegato alla medesima deliberazione avente per oggetto gli scopi, i modi e le forme di funzionamento del Coordinamento sostituito dallallegato B alla presente deliberazione per farne parte integrante e sostanziale; le modalit applicative in attuazione al comma 5 della legge regionale 2 luglio 1999, n. 16 art. 37 contenute nellallegato C alla presente deliberazione sostituiscono quelle precedentemente approvate con D.G.R. n. 24 - 28860 del 6.12.99 e modificate con D.G.R. n. 80 - 7239 del 30/9/2002; sono demandati al Coordinamento Regionale Manutenzione Alvei e Bacini Montani: - la predisposizione entro un anno dalla data della presente deliberazione e successivamente con cadenza annuale, di un rapporto informativo sullo stato della manutenzione e sistemazione di bacini montani e sullattuazione degli interventi che abbia lo scopo di illustrare la situazione del settore e lefficacia delle scelte programmatiche e procedurali adottate, proponendo eventuali modifiche migliorative; - la predisposizione, in collaborazione con il Comitato Tecnico previsto dallart. 13 della L.r. 13/97, con lAutorit di Bacino del Fiume Po, le Autorit dAmbito e le Province, di Linee guida per lelaborazione del Programma di interventi di sistemazione idrogeologica e manutenzione montana al fine di riunire nellambito di un unico strumento di programmazione le iniziative di intervento necessarie al presidio e alla messa in sicurezza del territorio montano piemontese; - la predisposizione, in accordo con lAutorit di Bacino del Fiume Po e lAgenzia interregionale per il fiume Po, di Linee guida per una corretta gestione della vegetazione riparia e golenale da applicarsi a tutto il reticolo idrografico piemontese; cessano di essere applicate le D.G.R. n. 49 - 28011 del 2.08.99, n. 24 - 28860 del 6.12.99, n. 80 - 7239 del 30/9/2002. La presente deliberazione sar pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte, ai sensi dellart. 61 dello Statuto e dellart. 14 del D.P.G.R. n. 8/R/2002.

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ALLEGATO A Indirizzi tecnici in materia di manutenzioni e sistemazioni idrogeologiche e idraulico-forestali.

AMBITO DI APPLICAZIONE Gli indirizzi attuativi della presente circolare si applicano ai piani e programmi di manutenzione, sistemazione idrogeologica e idraulico forestale posti in essere dalla Regione Piemonte attraverso l'azione delle Direzioni Regionali competenti. Le medesime disposizioni si applicano anche ai piani e programmi pluriennali di sistemazione e manutenzione delle Comunit Montane e degli altri Enti Pubblici. La programmazione dei lavori eseguiti in amministrazione diretta avviene in accordo con i presenti indirizzi, per quanto attiene invece agli aspetti procedurali e autorizzativi gli interventi eseguiti dalle squadre forestali regionali seguono la procedura definita da specifica circolare dellAssessorato Competente. 1 . TIPOLOGIE DI INTERVENTO PREVISTE Le tipologie di intervento previste comprendono sia interventi di manutenzione che nuove opere di sistemazione nellambito del quadro normativo di riferimento (artt. 14,15,16 e 17) delle norme di attuazione del Piano stralcio per lAssetto Idrogeologico (P.A.I.) adottato con Deliberazione del Comitato Istituzionale dellAutorit di Bacino del fiume Po n. 18 del 26 aprile 2001 e approvato con D.P.C.M. 24 maggio 2001. In specifico per quanto riguarda le attivit di manutenzione si richiama la Direttiva n. 5 (Direttiva per la progettazione degli interventi e la formulazione di programmi di manutenzione) approvata con deliberazione di C.I. del 15 aprile 1998 e si concorda sulla definizione del Comitato di Consultazione dellAutorit di Bacino che ritiene che debbano essere considerate attivit di manutenzione tutte le azioni volte al mantenimento e al ripristino della funzionalit ecologica del territorio oltre alla funzionalit idraulica di tutte le opere, manufatti e strutture necessarie per il perseguimento degli obiettivi del P.A.I. Gli interventi di rinaturazione, se volti al ripristino della funzionalit ecologica di un ecosistema o parte di esso (es. i tratti fluviali) sono da considerarsi interventi di manutenzione del territorio. Lattivit di manutenzione non deve riguardare solo le opere ed i corsi dacqua bens lintero territorio del bacino. Gli interventi di manutenzione si distinguono in ordinaria e straordinaria; i primi rivestono carattere strategico al fine di garantire una costante ed efficace azione di prevenzione dei dissesti; si tratta delle operazioni svolte periodicamente e ordinariamente al fine di mantenere in buono stato di efficienza idraulico ambientale gli alvei fluviali, in buone condizioni di equilibrio i versanti e in efficienza le opere idrauliche e quelle di sistemazione idrogeologica. 1.1. Interventi di manutenzione La manutenzione idrogeologica e idraulico-forestale si identifica con quelle operazioni necessarie a mantenere o ripristinare loriginaria funzionalit, qualit ed efficienza di una pendice o di un corso dacqua: 1) gestione delle vegetazione riparia comprendente la rimozione dalle sponde e dagli alvei attivi della vegetazione arborea che causa di ostacolo al regolare deflusso delle acque, salvaguardando, ove possibile, la conservazione dei consorzi vegetali che colonizzano in modo permanente gli habitat ripari e le zone di deposito alluvionale adiacenti. I tagli dovranno essere condotti secondo criteri selvicolturali seguendo le indicazioni riportate in Appendice ed essere finalizzati a: a) garantire il regolare deflusso delle acque nelle sezioni utili; b) mantenere e rinaturalizzare le cenosi vegetali che colonizzano in modo permanente gli habitat ripari in funzione degli effetti positivi indotti dalla presenza della vegetazione sulla stabilit delle sponde e sulla qualit biologica dei corsi d'acqua, laddove comunque le formazioni arboreo - arbustive non costituiscano pregiudizio al regolare deflusso delle acque. 2) rimozione dei rifiuti solidi, intesi come eliminazione dalle sponde e dagli alvei dei corsi d'acqua dei materiali di rifiuto provenienti dalle varie attivit umane e collocazione a discarica autorizzata; rimozione di material alluvionale dalle banchine; 3) ripristino della sezione di deflusso, inteso come asportazione o spostamento del materiale litoide trasportato e accumulato in punti isolati dell'alveo e pregiudizievole per il deflusso delle acque, da utilizzarsi anche nella colmatura di depressioni ed erosioni; 4) ripristino della officiosit idraulica delle luci di attraversamenti, ponticelli, tombini, tratti tombati con rimozione del materiale litoide da ridistribuire preferibilmente in alveo, e di altri materiali da portare a discarica autorizzata; 5) sistemazione e protezione spondale, intese come risagomatura, collocazione di materiale litoide movimentato in alveo a protezione di erosioni spondali, manutenzione di difese spondali esistenti; 6) manutenzione delle arginature e loro accessori, intesa come taglio della vegetazione arborea sulle scarpate, ripresa di scoscendimenti con eventuale recupero delle quote originarie della sommit arginale, interventi di conservazione e ripristino del paramento, manutenzione di opere darte e manufatti connessi al sistema arginale (canali scolmatori, paratoie, ecc.), manutenzione e ripristino dei cippi di delimitazione e individuazione topografica delle pertinenze idrauliche e delle aree demaniali per una precisa individuazione dei tratti fluviali; 7) manutenzione di briglie e salti di fondo, intesa come sistemazione delle briglie con idonei interventi a salvaguardia di possibili fenomeni di aggiramento o scalzamento o erosione dell'opera da parte delle acque, svuotamento periodico di briglie selettive; 8) interventi di rinaturazione in coerenza con quanto previsto dagli art. 15 e 36 delle norme del P.A.I. come definiti nella specifica direttiva dellAutorit di Bacino del Fiume Po allart. 3 punto 5 lettere b,d,e,f,h,i,k,l,m,o,q,r,t,u,v,w; 9) manutenzione delle opere di ingegneria naturalistica di cui alla D.C.R. 31 luglio 1991, n. 250-11937, modificata dalla D.C.R. 2 aprile 1997, n. 377-4975; 10) manutenzione e ripristino di opere di sostegno e di drenaggio superficiale e reti di scolo sui versanti comprensivo di quelle localizzate lungo il sistema viario minore (piste, sentieri, strade agro-silvo-pastorali). 11) disgaggio di massi pericolanti; 12) rimodellamento e chiusura delle fessure di taglio; 13) interventi di ricostituzione e miglioramento di boschi aventi funzioni protettive, rimboschimenti, rinaturalizzazioni e interventi fitosanitari a carico di soprassuoli boschivi colpiti da avversit biotiche e abiotiche, intesi come rimozione dei soggetti schiantati, indeboliti o instabili che potenzialmente possono accumularsi sui versanti o negli impluvi prospicienti il corso dacqua principale. 14) ripristino localizzato della stabilit dei versanti con limpiego di tecniche di ingegneria naturalistica di cui alla D.C.R. 31 luglio 1991, n. 250-11937, modificata dalla D.C.R. 2 aprile 1997, n. 377-4975; 15) opere di sostegno delle sponde e dei versanti latistanti il corso dacqua a carattere locale e di modeste dimensioni e piccole opere idrauliche realizzate attraverso l'utilizzo di materiali reperiti in loco (legno e pietrame) e limpiego di tecniche di ingegneria naturalistica di cui alla D.C.R. 31 luglio 1991, n. 250-11937, modificata dalla D.C.R. 2 aprile 1997, n. 377-4975. Si tratta di opere minori e dinterventi che possono prevedere anche diverse tipologie di opere di ingegneria naturalistica semplici, standardizzate e di rapida esecuzione da realizzare su un elemento lineare o unarea puntuale e circoscritta, sono escluse quindi opere complesse (ad esempio scogliere rivegetate e opere in terra rinforzata) che coinvolgono ampie superfici quali significative porzioni di versante, cospicui tratti di corsi dacqua, oppure vaste aree degradate da fattori naturali o antropici. Nell'ambito delle tipologie di intervento sopra richiamate ed in esclusivo rapporto di dipendenza funzionale dalle stesse, ammessa a finanziamento la manutenzione delle piste di accesso al corso d'acqua ed al cantiere di lavoro.

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1.2 Interventi di sistemazione Le nuove opere di sistemazione, fatto salvo quelle di carattere locale previste dai punti 14) e 15) del paragrafo precedente, saranno previste in coerenza con le indicazioni del Piano stralcio per l'Assetto Idrogeologico (P.A.I.) dellAutorit di Bacino del Fiume Po. A tal fine si potr tenere conto, sia sul reticolo idrografico sia sui versanti, di interventi di diverso tipo quali: - interventi localizzati e puntuali: opere di sistemazione che agiscono localmente sul fenomeno e che hanno lo scopo di una soluzione definitiva, o perlomeno significativa della criticit, senza presentare per influssi negativi sul resto del bacino; - interventi su aree: opere di sistemazione che interessano porzioni rilevanti di territorio (ad esempio interventi su erosioni diffuse). La loro programmazione dovr basarsi sulla stima dellefficacia in relazione alle criticit individuate e sulla valutazione dellassenza di impatti negativi in altri settori del bacino. 2. PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE DEGLI INTERVENTI Gli Enti Attuatori, con il coordinamento della Regione Piemonte, in coerenza con il Piano Stralcio per lAssetto Idrogeologico del Fiume Po e le relative norme di attuazione, e secondo quanto previsto dalla pianificazione regionale di settore, individuano gli interventi di manutenzione alvei e di sistemazione dei versanti all'interno del bacino idrografico di propria competenza, segnalano le necessit e le priorit individuate ai soggetti previsti dalla normativa vigente e secondo la modalit dettate dalle disposizioni attuative. La programmazione degli interventi - che per loro natura possono incidere anche in modo significativo sulla conservazione e la tutela della risorsa idrica - dovr tenere conto relativamente a questi specifici aspetti del Piano di Tutela delle Acque (PTA) approvato con deliberazione del Consiglio Regionale n. 117-10731 del 13.03.07. Il PTA costituisce piano stralcio di settore del Piano di bacino del fiume Po, conseguentemente la programmazione deve essere coordinata e redatta in conformit ad esso. La Regione Piemonte attraverso il Settore idraulica forestale e tutela del territorio e il Coordinamento regionale manutenzione alvei e bacini montani di cui al punto successivo, in accordo con le Province, le ATO e le Comunit Montane coordina e concorre al finanziamento degli interventi, promuove la predisposizione di iniziative specifiche e programmi finalizzati alla manutenzione del territorio montano e collinare allo scopo di assicurare agli stessi tutela delle risorse naturali, stabilit e sicurezza. 2.1 Coordinamento regionale manutenzione alvei e bacini montani Il Coordinamento regionale manutenzione alvei in zone montane istituito con DGR n. 42-26910 del 22 marzo 1999 viene integrato per quanto attiene agli scopi, alle forme di funzionamento e ai relativi componenti come specificato nellAllegato B. Il Coordinamento Regionale , tra laltro, chiamato a valutare i Programmi regionali e degli altri Enti in materia di sistemazioni e manutenzioni idrogeologiche e idraulico-forestali verificandone la coerenza con gli strumenti di pianificazione in vigore ed esprime una valutazione tecnico-amministrativa ai fini dei successivi finanziamenti. 2.2 Programma di interventi di sistemazione idrogeologica e manutenzione montana. (PISIMM). La definizione delle priorit di intervento deve avvenire nellambito degli strumenti di pianificazione e programmazione previsti dalle disposizioni legislative in vigore e in particolare: - il Piano Stralcio per l'Assetto Idrogeologico del bacino del Po; - il Piano di tutela delle acque; - il Programma di interventi di sistemazione idrogeologica e idraulico-forestale ex art. 37 L.r. 16/99. - Attuazione dellart. 8 co. 4 della L.r. 13/97. Per le zone montane, in specifico al fine di ottimizzare le risorse, si ritiene indispensabile che la programmazione dei lavori di manutenzione e sistemazione avvenga nellambito del Programma di interventi di sistemazione idrogeologica e idraulico-forestale ex art. 37 L.r. 16/99 che comprenderanno in dettaglio anche gli interventi previsti in applicazione dellart. 8 co. 4 della L.r. 13/97 in modo da avere in un unico strumento programmatorio denominato Programma di interventi di sistemazione idrogeologica e manutenzione montana la panoramica delle esigenze di intervento necessarie alla manutenzione del territorio. A tal fine il Coordinamento regionale manutenzione alvei e bacini montani, in collaborazione con il Comitato Tecnico previsto dallart. 13 della L.r. 13/97, lAutorit di Bacino, lUNCEM, ATO e Province predisporr specifiche Linee guida per lelaborazione dei Programmi di intervento di sistemazione idrogeologica e manutenzione montana che consentiranno la redazione da parte delle Comunit Montane della nuova programmazione unitaria. In attesa della redazione dei nuovi programmi opportuno impartire le seguenti disposizioni attuative: a) Alla scadenza dei Programmi pluriennali ex art. 37 L.r. 16/99 le Comunit Montane redigono, nellosservanza dei disposti di cui allart. 20 della L.r. 40/1998, un unico strumento di programmazione sottoforma di programma pluriennale che assume validit sia ai sensi della L.r. 16/99 sia ai sensi della L.r. 13/97. b) Detto Programma, denominato Programma di interventi di sistemazione idrogeologica e manutenzione montana (PISIMM) coerente agli indirizzi di pianificazione adottati dallAutorit di Bacino del Fiume Po, costituisce linsieme delle proposte di intervento associate alle diverse criticit individuate sulla base delle indagini effettuate nellambito del bacino montano di riferimento tenendo conto anche delle indicazioni derivanti dal Progetto Manumont di Piano direttore per la manutenzione del territorio montano e dalle relative linee guida predisposto dallAutorit di Bacino del Fiume Po; esso ordinato secondo criteri di priorit conseguenti allurgenza e al grado di rischio connesso. c) Il Programma Pluriennale quindi costituito dagli interventi previsti nei P.M.O. ATO, se gi predisposti, integrati da ulteriori interventi finanziati ex art 37 L.r. 16/99, o con altri contributi pubblici e contiene le proposte degli interventi di sistemazione idrogeologica, idraulico-forestale e manutenzione che saranno attuati con le disponibilit finanziare provenienti dalle due fonti normative e da altre fonti finanziamento; per tale motivo, dette proposte verranno trattate in capitoli separati; il Programma costituisce inoltre la base informativa fondamentale per la programmazione regionale di settore che viene attuata in coerenza con le indicazioni di priorit in esso contenute. d) Le modalit e i criteri da utilizzarsi per la redazione del Programma e per lerogazione dei finanziamenti previsti ai sensi dellart. 37 della L.r. 16/99 sono contenuti nellAllegato C. Il Programma ha una durata quinquennale. Per quanto attiene agli interventi di manutenzione finanziati dalle ATO secondo quanto previsto dalla L.r. 13/97 art. 8, fermo restando quanto stabilito dalla determinazione n. 4/2003 della Conferenza Regionale delle risorse idriche, allo scopo di uniformare la programmazione di settore a cadenza quinquennale nonch dettare disposizioni comuni e omogenee a livello regionale, il Coordinamento regionale, ampliato ai rappresentanti delle ATO, Province e allUNCEM definir specifiche linee guida. e) Il Programma viene trasmesso alla segreteria del Coordinamento Regionale per la espressione della valutazione tecnicoamministrativa e allATO per lattivit di competenza (istruttoria degli interventi di manutenzione ordinaria, approvazione/presa datto, erogazione dei finanziamenti previsti dalla L.r. 13/97). f) Entro lanno successivo dalla esecuzione dei lavori viene trasmessa alla Regione Piemonte la documentazione attestante la realizzazione degli interventi distinti per fonte di finanziamento ed allATO la documentazione da questa specificamente richiesta per lerogazione dei fondi di propria competenza. g) Il Programma di interventi e le relative opere realizzate sono censiti, organizzati e monitorati dalla Regione nellambito del proprio sistema informativo (SITEM) che verr messo a disposizione degli enti territoriali e degli enti attuatori per la pianificazione della difesa del suolo e la programmazione degli interventi e la successiva rendicontazione. h) Al fine di abbreviare e snellire gli iter autorizzativi, gli Enti attuatori per acquisire le autorizzazioni, pareri o nulla osta sui progetti degli interventi compresi nel Programma, utilizzano listituto della Conferenza dei Servizi previsto dalla L. 241/90 e s.m.i.; inoltre gli interventi programmati per lanno successivo, di particolare complessit, possono essere trasmessi sottoforma di progetti preliminari, secondo le

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modalit stabilite dalla Regione, al Coordinamento Regionale, che proceder a una analisi di prefattibilit, fornendo anche indicazioni di natura tecnico-procedurale alla Comunit Montana. 3. PROGETTAZIONE La progettazione degli interventi di manutenzione e sistemazione condotta dai soggetti attuatori nel rispetto delle vigenti normative in materia di lavori pubblici (D.lgs 163/2006 e regolamento attuativo). Nella progettazione degli interventi dovranno trovare applicazione le disposizioni generali e specifiche contenute nelle Direttive Tecniche assunte dallAutorit di bacino del fiume Po con deliberazioni di Comitato Istituzionale, in particolare si richiamano le seguenti direttive: - Direttiva sulla piena di progetto da assumere per le progettazioni e le verifiche di compatibilit idraulica (Delib.C.I. n 18/2001 del 26.04.2001); - Direttiva in materia di attivit estrattive nelle aree fluviali del bacino del Po; (D.P.C.M. 24 luglio 1998); - Direttiva per la progettazione degli interventi e la formulazione di programmi di manutenzione (Delib.C.I. n 1/1998 del 15.04.1998); - Direttiva per la programmazione degli interventi di gestione dei sedimenti degli alvei dei corsi dacqua (Delib.C.I. n 9/2006 del 04.04.2006); - Direttiva per la definizione degli interventi di rinaturazione (Delib.C.I. n 8/2006 del 04.04.2006). In riferimento a questultima direttiva qualora gli interventi siano ricompresi nella casistica del Paragrafo 1 punto 8) e ricadano nellambito definito dallart. 36 del PAI, i progetti di rinaturazione dovranno essere muniti di specifico provvedimento autorizzativo di cui al punto 3 del medesimo articolo. Si richiama lattenzione su quanto previsto dallart. 33 del PTA (Tutela delle aree di pertinenza di corpi idrici) e su quanto le specifiche disposizioni regionali attuative potranno prevedere, in particolare sulla disciplina degli interventi di trasformazione e gestione del suolo e soprassuolo. Si richiama lattenzione su quanto previsto dallart 12 della Legge regionale n. 37 del 29 dicembre 2006 Norme per la gestione della fauna acquatica, degli ambienti acquatici e regolamentazione della pesca e relative disposizioni regionali applicative. In specifico i commi 5,6,7,8 della suddetta legge recitano: 5. La provincia competente per territorio autorizza, ai fini della salvaguardia della fauna ittica, la messa in secca di corsi d'acqua, bacini e canali, compresi quelli privati in comunicazione con acque pubbliche. Il soggetto che effettua il prosciugamento, nei casi di urgenza comunque avvisa la provincia e, in ogni caso recupera ed immette la fauna ittica nelle acque pubbliche a proprie spese. 6. I progetti delle opere d'interesse pubblico o privato che prevedono l'occupazione totale o parziale degli alvei prevedono la costruzione di idonee scale di risalita atte a favorire la libera circolazione dei pesci. 7. Per le dighette, le briglie e gli sbarramenti in genere, gi esistenti, quando la loro stabilit richiede opere di manutenzione straordinaria o ristrutturazione, realizzato quanto disposto nel comma 6. 8. La progettazione e la realizzazione delle opere di difesa spondale e di messa in sicurezza dei corpi idrici prevedono opportuni accorgimenti per la salvaguardia della fauna acquatica e degli ambienti. In merito alle manutenzioni e sistemazioni che si configurano anche come interventi di recupero e rinaturalizzazione, si ricorda, inoltre, la necessaria applicazione delle disposizioni relative allesecuzione delle opere di cui ai Criteri tecnici per l'individuazione e il recupero delle aree degradate e per la sistemazione e rinaturalizzazione di sponde ed alvei fluviali e lacustri. Procedura amministrativa per la concessione di contributi regionali ( L.r. 2.11.1982 n. 32, artt. 2 e 12 ), approvati con la D.C.R. 31.07.91 n. 250-11937 e modificati con la D.C.R. n. 377-4975 del 02.04.1997. A seconda degli ambiti operativi, lelaborato progettuale deve essere predisposto in unottica di multidisciplinariet: in particolare gli interventi di gestione della vegetazione riparia comprendenti il taglio piante volti a selezionare con tecniche selvicolturali la vegetazione arborea esistente, quelli di sistemazione forestale dei versanti, di rimboschimento e di rinaturazione dei corsi dacqua, nonch quelli che prevedono l'impiego di materiale vegetale per la rinaturalizzazione ed il consolidamento della zona soggetta ad intervento, devono essere realizzati garantendone la correttezza ed efficacia mediante idonea progettazione da parte di tecnici abilitati dellEnte attuatore o da professionisti incaricati e iscritti agli albi e agli ordini professionali che devono necessariamente prevedere lesercizio di dette competenze. La progettazione si articola nelle seguenti fasi: 4. PROGETTI PRELIMINARI La documentazione progettuale a carattere preliminare dovr essere approntata nel rispetto dei contenuti previsti dalle norme vigenti in materia di lavori pubblici (D.lgs 163/2006 e regolamento attuativo) e particolare cura dovr essere riservata ai dati topografici e tecnicoeconomici atti a definire con sufficiente dettaglio lindicazione degli interventi, la tipologia dei medesimi, anche con riferimento alle disposizioni regionali, in attuazione dell'art. 12 legge regionale n. 37/2006 evidenziando se sono previsti lavori in alveo, programmi, opere e interventi negli ambienti acquatici in acque dove si rilevi o sia stata rilevata la presenza di specie di fauna acquatica autoctona ai sensi del Piano regionale di cui allarticolo 10 della legge regionale n. 37/2006 ovvero di specie ittiche di interesse per la pesca di cui allallegato C) del regolamento regionale previsto dalla stessa normativa. In relazione a ci, ai sensi dellart. 12 co. 4 e in base alle disposizioni regionali applicative, per gli ambienti acquatici individuati dal Piano regionale sopra citato, la Regione e le Province adottano i provvedimenti cautelari di loro competenza per la realizzazione di opere e lo svolgimento di attivit che mettano in pericolo la sopravvivenza degli ecosistemi acquatici. Si sottolinea che i progetti preliminari devono essere accompagnati da specifico atto deliberativo di approvazione ai sensi della normativa in materia di opere pubbliche. 5. PROGETTI DEFINITIVI ED ESECUTIVI Il progetto definitivo, nel rispetto della normativa vigente in materia di lavori pubblici, contiene i seguenti documenti ed evidenzia le seguenti informazioni: 1) Relazione tecnica generale La relazione deve sinteticamente riportare aspetti e dati utili alla precisa identificazione degli interventi e descrizione delle loro finalit. In particolare, anche in relazione alle diverse tipologie di intervento, occorre evidenziare: a) le caratteristiche del corso d'acqua con le valutazioni idrologiche necessarie per gli eventuali approfondimenti idraulici (verifiche idrauliche puntuali); b) le caratteristiche geomorfologiche del bacino; c) informazioni storiche, legate in particolare agli eventi alluvionali e allubicazione, periodo temporale ed efficacia degli interventi di manutenzione; d) la presenza di infrastrutture interferenti con i corsi dacqua, in particolare di quelle non compatibili con il regime idraulico; e) la descrizione dettagliata delle tipologie di intervento che si intendono realizzare; f) la conduzione dei lavori e lorganizzazione del cantiere con lindicazione dei mezzi meccanici e attrezzature utilizzati, della localizzazione delle discariche autorizzate al conferimento dei materiali di risulta, della destinazione degli eventuali beni demaniali reperiti (litoidi, legname) e delle epoche di effettuazione degli interventi in relazione allaccessibilit del corso dacqua ed al ciclo biologico della fauna ittica presente; g) nella relazione devono altres essere allegate una serie di fotografie, anche in formato digitale, che illustrino le reali esigenze di intervento. Per progetti comprendenti le tipologie di intervento previste dal punto 10) al punto 14) del Paragrafo 1, se modificative del regime idraulico del corso dacqua, alla relazione tecnica generale dovr essere allegata la verifica di compatibilit idraulica secondo le modalit previste dal Piano per lassetto idrogeologico del Fiume Po. (art. 38 N.T.A. del P.A.I.)

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2) Relazione tecnica specialistica forestale Nel caso in cui il progetto preveda il taglio della vegetazione arboreo - arbustiva o la manutenzione di soprassuoli forestali, necessario allegare specifica relazione forestale indicante: a) la descrizione del popolamento arboreo e arbustivo con riferimento alle tipologie forestali; b) la descrizione degli obiettivi gestionali e selvicolturali e delle modalit tecniche di effettuazione dei tagli con indicazione della massa legnosa asportabile anche sulla base dei dati dendrometrici secondo le modalit indicate in APPENDICE, rilevati in aree di saggio, in numero adeguato e rintracciabili sul terreno al momento delleventuale controllo in loco; nel progetto andranno quantificate le piante da rilasciare o da assegnare al taglio suddivise per classi diametriche anche ai fini della stima della massa legnosa da asportare; c) la stima del valore del materiale legnoso asportabile con lintervento se trattasi di interventi di gestione della vegetazione riparia su corso dacqua pubblico; d) l'indicazione del futuro turno temporale di effettuazione degli interventi in relazione alla vegetazione forestale presente e alle modalit tecniche adottate nelleffettuazione degli interventi stessi. Alla relazione specialistica dovranno essere allegate un numero adeguato di fotografie descrittive della vegetazione esistente che andranno localizzate sulla cartografia di dettaglio. La stima prevista al punto c) non richiesta in caso di manutenzione della vegetazione riparia di corso dacqua pubblico ricadente interamente in zona classificata montana come previsto dallallegato A della L.r. 16/99. Fatte salve le disposizioni di cui agli articoli 93-94-95-96 del R.D. 25 Luglio 1904 n. 523, il taglio della vegetazione arborea deve essere eseguito nel rispetto dei principi e delle tecniche selvicolturali che pi si adattano ai tipi forestali presenti sul corso d'acqua in modo da garantire comunque il libero deflusso delle acque laddove sia ostacolato e congiuntamente la salvaguardia e la perpetuit degli habitat ripariali. Il materiale legnoso derivante dai tagli dovr essere posto in zona di sicurezza" definita come luogo esterno allalveo, non raggiungibile dagli eventi di piena straordinaria, in cui viene ad essere accatastato il legname. Gli interventi di gestione delle fasce di vegetazione riparia costituiscono interventi colturali e sono effettuati nel rispetto dei disposti tecnici previsti dalle PMPF vigenti adottando tutti gli accorgimenti atti a preservare gli ecosistemi ripariali. Nel caso dinterventi di ricostituzione boschiva, gli stessi dovranno essere effettuati nel rispetto delle PMPF vigenti e secondo i principi e le tecniche selvicolturali facendo riferimento alle tipologie forestali presenti e dovranno tendere a privilegiare la stabilit del popolamento. II grado di approfondimento delle relazioni saranno necessariamente commisurate all'importanza degli interventi proposti. 3) Allegati cartografici I progetti di intervento di manutenzione della vegetazione riparia dei corsi dacqua e di manutenzione dei soprassuoli boschivi con riferimento a quanto previsto allart. 3 co. 3 del Regolamento regionale 6 dicembre 2004, n. 14/R recante: Prime disposizioni per il rilascio delle concessioni per l'utilizzo di beni del demanio idrico fluviale e lacuale non navigabile e determinazione dei relativi canoni (Legge regionale 18 maggio 2004, n. 12) dovranno essere accompagnati dai seguenti elaborati grafici: a) corografia in scala 1:25.000 con indicata larea dintervento; b) stralcio della carta tecnica regionale (CTR) in scala 1:10.000 con indicazione della zona inerente l'intervento e comprendente un'area estesa almeno 500 metri attorno e l'individuazione cartografica (coordinate UTM) delle aree di saggio dendrometriche descrittive delle caratteristiche della vegetazione presente e utili alla determinazione del valore di macchiatico del legname; c) stralcio della mappa catastale, con indicazione dei mappali interessati dall'intervento nonch i confini demaniali. 4. La documentazione tecnica e' firmata da tecnici abilitati. Il responsabile del procedimento pu, in relazione al tipo di intervento, chiedere ulteriore documentazione ovvero pu soprassedere alla richiesta di documentazioni non ritenute necessarie. Per progetti che prevedono il ripristino, la ricostruzione o nuove opere, se tipologicamente ammissibili, o asportazione di materiale lapideo dovranno inoltre prevedersi: d) planimetria di rilievo in scala 1:1.000 o 1:500 con elenco delle criticit e degli interventi progettuali; e) planimetria di progetto, con ubicazione del cantiere e delle relative opere provvisionali, con particolare riferimento allaccessibilit al sito (piste, guadi etc. di cui al successivo punto 7); f) sezioni trasversali rilievo/progetto con indicazione dei limiti catastali demaniali; g) profilo longitudinale rilievo/progetto; h) particolari costruttivi delle opere di cui eventualmente prevista la costruzione o il ripristino; i) computo dei volumi di scavo e riporto. La ricollocazione di materiale in alveo pu essere prevista a colmatura di depressioni e/o ritombamento di tratti spondali evidenziati in cartografia. Il materiale eventualmente proveniente da demolizioni dovr essere assolutamente asportato e collocato a discarica autorizzata. Eventuali disalvei dovranno altres essere limitati ai quantitativi minimi strettamente necessari e comunque idraulicamente giustificati. 4) Elenco prezzi o analisi dei prezzi I prezzi unitari sono formulati sulla base del Prezzario di riferimento per opere e lavori pubblici nella Regione Piemonte. Per le voci non contemplate nel prezzario di cui sopra, possibile ricorrere allanalisi dei prezzi predisposta da soggetti professionalmente esperti. 5) Computo metrico estimativo e quadro economico dellopera 6) Disciplinare descrittivo e prestazionale degli elementi tecnici o Capitolato speciale dappalto Tali documenti devono contenere specifiche prescrizioni in merito alla realizzazione operativa degli interventi ed alla destinazione del materiale di propriet demaniale. Il materiale legnoso non potr essere lasciato a rifiuto in alveo, ma andr collocato in zona di sicurezza. Il materiale minuto non trasportabile - arbusti, ramaglia, ecc. - dovr essere preferibilmente cippato o altrimenti bruciato in idonee condizioni di sicurezza nel rispetto dei disposti dellart. 7 della L.r. 16/94. L'impresa appaltatrice dei lavori deve altres impegnarsi al trasporto, in discarica autorizzata, dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti speciali raccolti nell'alveo (D.lgs 152/2006). 7) Aree e viabilit di accesso Le aree e la viabilit di accesso sono individuate attraverso la localizzazione e definizione, con idonei particolari costruttivi, degli accessi all'alveo necessari alla realizzazione degli interventi, nonch di eventuali opere provvisionali, indicando in entrambi i casi le modalit e le somme previste per il pieno ripristino delle condizioni antecedenti i lavori. Altra documentazione Deliberazione dellEnte Attuatore di approvazione del progetto. Ulteriore documentazione potr essere allegata in base alla necessit di approfondimento di particolari aspetti progettuali. 6. VALUTAZIONE, APPROVAZIONE DEI PROGETTI E AUTORIZZAZIONE ALLEFFETTUAZIONE DEGLI INTERVENTI In questo paragrafo vengono fornite indicazioni di carattere procedurale relativamente alle valutazioni, approvazioni e autorizzazioni necessarie per la realizzazione degli interventi. Si voluto dare per quanto possibile un quadro generale prendendo in considerazione i vari aspetti collegati alle specifiche normative di settore al fine di rendere chiaro e quindi pi agevole liter procedurale da compiersi. 6.1 Interventi soggetti a verifiche preventive 6.1.1 Interventi soggetti alle procedure di cui alla L.r. 40/1998 (Disposizioni concernenti la compatibilit ambientale e le procedure di valutazione) Nellintento di fornire sintetiche indicazioni sui disposti della norma in oggetto, si riassumono qui le informazioni fondamentali, rimandando ad una attenta lettura della legge e degli atti correlati.

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Aspetti procedurali E opportuno rammentare che il principio generale informatore della legislazione sulla VIA quello della previet, vale a dire la necessit che gli aspetti ambientali siano valutati preliminarmente rispetto a qualsiasi altro atto autorizzatorio inerente lopera da realizzare, al fine di garantire leffettiva utilit del procedimento di valutazione ed in ultima istanza del giudizio di compatibilit ambientale. Ci agli effetti pratici si traduce nella necessit che la Fase di Verifica (art. 10 della L.r. 40/1998) della procedura di VIA, sia espletata anteriormente allacquisizione dei vari titoli autorizzatori necessari alla realizzazione dellopera e quindi tipicamente allo stadio di progettazione preliminare. Nellipotesi in cui sia necessario attivare la Fase di Valutazione della procedura di VIA di cui allart. 12 della L.r. 40/1998 occorre tener conto, oltre che dellineludibile principio della previet, anche del carattere assorbente della fase di valutazione rispetto agli atti autorizzatori necessari al fine della realizzazione dellopera: la fase progettuale oggetto quindi della procedura di VIA quella a carattere definitivo. Sancisce infatti larticolo 12 della L.r. 40/1998 che il provvedimento recante il giudizio di compatibilit ambientale ricomprende le autorizzazioni ambientali ed urbanistiche necessarie alla realizzazione del progetto e provvede alleventuale rilascio coordinato di ulteriori provvedimenti.. A tal proposito bene ricordare che liter istruttorio funzionale alla formazione del provvedimento finale prevede lutilizzo dellistituto della Conferenza dei Servizi ai sensi dell'art. 14 della L. 241/90 e s.m.i. (art. 13 della L.r. 40/1998). Accanto a tale ipotesi, che costituisce lordinariet della procedura, sussiste anche la previsione di cui al comma 4 dellart. 13 la quale, nei casi eccezionali in cui non sia possibile il rilascio coordinato di tutte le autorizzazioni, consente la fissazione da parte della conferenza di servizi di modalit e tempi per il rilascio coordinato delle autorizzazioni residue ed il coordinamento delle procedure anche oltre i termini previsti per lespressione del giudizio di compatibilit ambientale. Applicabilit della L.r. 40/1998 Si rammenta la potenziale applicabilit della L.r. 40/1998 alle tipologie di intervento di cui al punto 1), in quanto la categoria B1/13 comprende: Opere di regolazione del corso dei fiumi e dei torrenti, canalizzazione e interventi di bonifica idraulica ed altri simili destinati ad incidere sul regime delle acque, compresi quelli di estrazione di materiali litoidi dal demanio fluviale e lacuale, ad eccezione delle difese spondali con materiali impiegati secondo le tecniche di ingegneria naturalistica o con massi dalveo o di cava non intasati con conglomerato cementizio e con altezza non superiore alla quota della sponda naturale. I progetti di cui alla succitata categoria sono dunque sottoposti alla fase di verifica della procedura di VIA, nelle modalit previste allart. 10 della L.r. 40/1998 e quindi tipicamente allo stadio di progettazione preliminare. Laddove si renda necessario attivare la Fase di Valutazione della procedura di VIA di cui allart. 12 della L.r. 40/1998, ad esempio per i progetti ricadenti anche parzialmente in aree naturali protette, come definite dalla normativa nazionale e regionale vigente in materia, prevista la sottoposizione alla fase di valutazione della procedura di VIA di cui allart. 12 (art. 4 c. 2 lett. b), in riferimento alla fase progettuale definitiva. Sono esclusi dalla procedura di VIA, secondo le modalit di cui allart. 10 comma 4, i seguenti progetti, non ricadenti neppure parzialmente in aree protette: (All. C - L.r. 40/1998) - B1, 13/a - Opere di regolazione del corso dei fiumi e dei torrenti, canalizzazione e interventi di bonifica idraulica ed altri simili destinati ad incidere sul regime delle acque, qualora finanziate ai sensi della legge regionale 2 novembre 1982, n. 32 Norme per la conservazione del patrimonio naturale e dellassetto ambientale e della deliberazione Consiglio regionale 31 luglio 1991, n. 250-11937, modificata dalla deliberazione Consiglio regionale 2 aprile 1997, n. 377-4975. - B1, 13/b - Opere di regolazione del corso dei fiumi e dei torrenti, canalizzazione e interventi di bonifica idraulica ed altri simili destinati ad incidere sul regime delle acque, qualora realizzate interamente con limpiego di tecniche di ingegneria naturalistica cos come elencate al titolo II, n. 6, della deliberazione Consiglio regionale 31 luglio 1991, n. 250-11937 e qualora le superfici di intervento e di cantiere siano complessivamente inferiori a 5 ettari. - B1, 13/c - Opere di regolazione del corso dei fiumi e dei torrenti, canalizzazione e interventi di bonifica idraulica ed altri simili destinati ad incidere sul regime delle acque, compresi quelli di estrazione di materiali litoidi dal demanio fluviale e lacuale, qualora rientranti nelle tipologie dintervento individuate nella circolare del Presidente della Giunta regionale del 15 maggio 1996, n. 8/EDE. Inoltre, in riferimento alla suddetta categoria B1 13, le indicazioni tecniche di carattere regolamentare, emanate con D.G.R. n. 18 - 27763 del 12 luglio 1999 e s.m.i. (suppl. al B.U. n. 29 del 21 luglio 1999) precisano quanto sotto riportato; La denominazione della categoria progettuale n. 15 (ora 13) dellallegato B1 fa riferimento esclusivamente alle opere realizzate lungo il corso dei fiumi e dei torrenti, per cui al fine di uniformare gli ambiti di interesse si ritiene si debba far riferimento a quei corsi dacqua iscritti negli elenchi delle acque pubbliche con denominazione fiume o torrente. Relativamente ai corsi dacqua di cui sopra, il riferimento alle opere destinate ad incidere sul regime delle acque consente di fatto di ritenere esclusi soltanto gli attraversamenti aerei, gli attraversamenti staffati a strutture esistenti, nonch quelli in sub alveo. Sono invece compresi dalla denominazione della categoria progetti, seppure di modesta importanza, quali brevi tratti di difesa spondale, limitate sistemazioni idrauliche e attraversamenti di modeste dimensioni, soglie per la stabilizzazione del fondo alveo a protezione di attraversamenti esistenti ecc.. Si richiama tuttavia lattenzione sugli interventi di regolazione complessiva dei corsi dacqua minori, compresi negli elenchi delle acque pubbliche con denominazioni diverse da fiumi e torrenti, che dovranno essere opportunamente sottoposti a verifica qualora incidano in modo significativo sul regime delle acque di fiumi e torrenti di cui sono tributari.Si rammenta tuttavia che la dir. 85/337, secondo le modifiche introdotte dalla dir. 2003/35, immediatamente esecutiva per giurisprudenza costante della Corte di giustizia dellUnione europea, prevede la necessit della verifica per le Modifiche o estensioni di progetti gi autorizzati, realizzati o in fase di realizzazione, che possono avere notevoli ripercussioni negative sull'ambiente (cat. 13 all. II) e che tale requisito viene interpretato con particolare rigore ad opera della Corte di giustizia medesima. 6.1.2 Interventi soggetti alla procedura di valutazione dincidenza (DPR 357/97 art. 5, modificato da DPR 120/03 art. 6). Il Decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonch della flora e della fauna selvatiche prevede la costituzione della cosiddetta Rete Natura 2000, ossia una rete di aree importanti per la conservazione della biodiversit a livello europeo. La rete costituita dai Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e dalle Zone di Protezione Speciale (ZPS), individuate ai sensi delle Direttive comunitarie 92/43/CEE (Habitat) e 79/409/CEE (Uccelli). Ai sensi dellart. 5 del DPR 357/97, modificato dallart. 6 del DPR 120/03, qualsiasi piano o progetto, non direttamente connesso e necessario al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nei siti della Rete Natura 2000, ma che pu avere incidenze significative sui siti stessi, deve essere assoggettato alla procedura di valutazione dincidenza, ai fini di valutare i principali effetti che tale piano od intervento possa avere sui siti, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi. Questo significa che sono da sottoporre a valutazione di incidenza non solo i progetti che per tipologia sono gi assoggettati alle procedure ex L.r. 40/98, ma tutti gli interventi che, per le loro caratteristiche, implicano alterazioni degli habitat naturali e/o perturbazioni delle specie di flora e fauna per cui i siti della Rete Natura 2000 sono stati identificati. Per quanto riguarda i riferimenti legislativi si applicano i disposti del Regolamento regionale 16 novembre 2001, n. 16/R, per gli interventi gi assoggettati alla L.r. 40/98: il regolamento prevede infatti leffettuazione del procedimento di valutazione dincidenza contestualmente alle fasi della VIA; per tutti gli altri interventi si applica la normativa nazionale (DPR 357/97 e s.m.i.). La procedura di valutazione di incidenza viene avviata dal Settore Pianificazione Aree Protette a seguito di istanza formale da parte del proponente del piano/progetto, il quale dovr presentare a tale Settore idonea documentazione progettuale in duplice copia, cos come previsto dallallegato G del DPR 357/97, proponendo tutte le misure mitigative e compensative commisurate alleventuale perdita di naturalit. La metodologia procedurale proposta nella guida della Commissione europea (guida metodologica "Assessment of plans and projects significantly affecting Natura 2000 sites. Methodological guidance on the provisions of Article 6 (3) and (4) of the Habitats Directive 92/43/EEC") un percorso di analisi e valutazione progressiva che si compone di 4 fasi principali: screening, valutazione appropriata,

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ricerca di soluzioni alternative e definizione di misure di compensazione. La prima fase, di screening, atta a verificare leventuale incidenza attraverso la descrizione progettuale e la sovrapposizione degli interventi sulle componenti di flora, fauna ed habitat presenti nei siti della Rete Natura 2000. La procedura pu concludersi in questa fase, adottando opportune misure di precauzione nelle fasi di cantiere. Questo applicabile per esempio per gli interventi di manutenzione comprendenti opere eseguite con tecniche di ingegneria naturalistica le cui tipologie sono indicate nella D.C.R. del 31 luglio 1991, n. 250 11937 modificata dalla D.C.R. 2 aprile 1997, n. 377-4975.-9. Quando, invece, dallanalisi progettuale si desume la necessit di procedere alle successive fasi di valutazione, la valutazione dell'impatto sull'integrit del sito viene effettuata in riferimento agli obiettivi di conservazione, alla struttura e alla funzionalit del sito all'interno della rete Natura 2000. 6.3 Fasi autorizzative e utilizzo della conferenza dei servizi (L. 241/90 e s.m.i.) I progetti definitivi sono inviati agli uffici della Direzione regionale competente al rilascio delle autorizzazioni vigenti. Al fine di accelerare i tempi del procedimento o qualora venga ravvisata una particolare complessit nelliter procedurale autorizzativo, sia per l'ambito progettuale trattato, sia per la pluralit dei soggetti interessati, lEnte attuatore indice apposita Conferenza dei Servizi ai sensi dell'art 14 della L. 241/90 e s.m.i. Lutilizzo della Conferenza costituisce un valido strumento per abbreviare i tempi del procedimento e nel contempo permette un utile momento di confronto tra i diversi soggetti istituzionali che sono chiamati ad esprimere sul progetto i competenti pareri. La Regione Piemonte attraverso la Direzione Regionale Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Economia Montana e Foreste disponibile a dare adeguato supporto agli Enti Attuatori per lutilizzo di tale istituito. Si segnala a tal fine il documento adottato dalla Giunta Regionale con DGR. N. 3-7656 del 3 dicembre 2007 avente per oggetto Linee interpretative per un pi corretto funzionamento della conferenza di servizi in generale e nel procedimento di VIA 6.3.1 Autorizzazioni in sede regionale alleffettuazione dei lavori: 1) autorizzazione idraulica ed eventuale concessione del bene demaniale rilasciata dai Settori Opere Pubbliche e Difesa Assetto Idrogeologico competenti per territorio ai sensi del R.D. 523/1904, per tutti i corsi d'acqua iscritti nell'elenco delle acque pubbliche e per quelli demaniali, ancorch non iscritti in tale elenco; 2) autorizzazione per interventi e opere da eseguirsi in zone sottoposte a vincolo idrogeologico (L.r. 45/89):la legge regionale n. 6 del 4 febbraio 2008, Soppressione del Comitato regionale per le opere pubbliche, al 5 comma dellart. 1 ( secondo periodo) recita: Le opere ed i lavori pubblici di cui all'articolo 2 della legge regionale 19 novembre 1975, n. 54 (Interventi regionali in materia di sistemazione di bacini montani, opere idraulico-forestali, opere idrauliche di competenza regionale), comunque finanziati, non sono soggetti alle procedure previste dalla L.r. 45/1989. Le tipologie di opere previste dallart. 2 della L.r. 54/75 sono le seguenti: a) opere di sistemazione idraulico-forestale; b) rimboschimenti e rinsaldamenti di terreni e opere costruttive immediatamente connesse; c) ricostituzione di boschi deteriorati; d) lavori di difesa contro la caduta di valanghe; e) opere di difesa degli abitati; f) opere idrauliche di 4a e 5a categoria e non classificate ai sensi del R.D. 25 luglio 1904, n. 523 e s.m.i.; g) lavori di difesa di abitati e di strade provinciali e comunali da frane e corrosioni di fiumi e torrenti, ai sensi della legge 30 giugno 1904, n. 293 e s.m.i.; h) opere di consolidamento e trasferimento di abitati, ai sensi della legge 9 luglio 1908, n. 445 e s.m.i. Sono sempre soggette a provvedimento autorizzativo la realizzazione di piste di accesso allalveo o allarea di cantiere fatto salvo quanto previsto dal co. 2 dellart. 11; 3) parere rilasciato ai sensi dell'art. 18 della L.r. 18/84 dagli Uffici Forestali Regionali territorialmente competenti per i progetti di sistemazione forestale: interventi di manutenzione alvei con taglio vegetazione arborea, interventi di rinaturazione e di riqualificazione fluviale, interventi di manutenzione di fasce riparie e soprassuoli forestali. Detto parere deve essere richiesto per tutti gli interventi realizzati e comunque finanziati, su tutto il territorio regionale con fondi propri o fondi regionali dai soggetti previsti dallart. 3 della L.r. 18/84. Il parere viene espresso sulla base dellanalisi della documentazione progettuale con particolare riferimento alla corretta ed esaustiva formulazione della componente tecnico-forestale dellelaborato e viene rilasciato nei termini di sessanta giorni dalla data di ricezione della documentazione stessa, fatta salva la possibilit di richiedere integrazioni; 4) autorizzazioni per interventi da eseguire in zone sottoposte a vincolo di tutela paesistico - ambientale; Gli interventi modificativi dello stato dei luoghi che ricadono nelle zone sottoposte a vincolo di tutela paesistico - ambientale ai sensi del D.Lgs 42/2004 (artt. 136, 142 e 157) devono essere preventivamente autorizzati (art. 159 del medesimo decreto). La competenza autorizzativa spetta alla Regione o al Comune, in regime di subdelega, ai sensi degli articoli 13 e 13 bis della L.r. 20/89 e s.m.i. Ambiti sottoposti a tutela: le aree individuate con apposito D.M. emanato ai sensi della L. 1497/39 o dei DD.MM. 1/8/1985 e le categorie di beni individuate all'art. 1 della L. 431/85 (ora D.Lgs 42/2004). Per quanto riguarda la previsione dellart. 1, lettera c) della L. 431/85 (ora D.Lgs 42/2004) il riferimento ai corsi dacqua pubblici iscritti nel T.U. approvato con R.D.L. 11 dicembre 1933 n. 1775. Documentazione necessaria per il rilascio dellautorizzazione: - n. 2 copie di istanza indirizzate al Settore Gestione Beni Ambientali; - n. 4 copie della relazione paesaggistica definita dal D.P.C.M. 12.12.05 congiuntamente al progetto dell'intervento che si propone di realizzare ed alla relazione di progetto, l'istanza di autorizzazione paesaggistica, ai sensi degli articoli 159, comma 1 e 146, comma 2, del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. art. 146; in data 28/07/2007 stato sottoscritto tra Regione Piemonte e Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per il Piemonte l'accordo che in merito alla relazione paesaggistica di cui sopra prevede la possibilit di presentare la "relazione paesaggistica semplificata" per determinate tipologie di intervento. Si invita quindi a verificare la applicabilit della relazione paesaggistica semplificata rispetto al tipo di intervento da realizzare e rispetto a quanto previsto all'art. 3 dell'accordo; per completezza si sottolinea che lo schema della detta "relazione semplificata" contenuto all'interno del testo del D.P.C.M 12.12.05 (G.U. 31/01/2006, n. 25). - n. 4 copie degli elaborati grafici: la documentazione di progetto dovr illustrare le caratteristiche dei luoghi di intervento; le opere in progetto dovranno essere calibrate secondo la natura dei luoghi, tenendo conto della necessit di salvaguardia, tutela e riqualificazione paesistico - ambientale ed integrate dalla revisione di opere di rinaturalizzazione dei luoghi interessati dall'intervento; - n. 4 copie della relazione tecnico-descrittiva dei materiali e modalit di intervento; - n. 2 copie della documentazione fotografica a colori attestante il contesto paesaggistico; - Dichiarazione del Responsabile dellUfficio Tecnico Comunale in merito all'esistenza del vincolo paesistico ambientale e alla definizione delle caratteristiche del vincolo stesso; - Copia del Parere dellEnte di Gestione dell'Area protetta se l'intervento ricade in Area Parco o Riserva Naturale; quando larea protetta dotata di piano darea approvato lintervento deve essere autorizzato in regime di subdelega dallamministrazione comunale (art. 13 L.r. 20/89). Opere accessorie: Eventuali aree di deposito temporaneo di inerti e/o di legname potranno essere autorizzate dalle Amministrazioni Comunali, in regime di subdelega, specificando la temporaneit dellintervento. In applicazione allart. 12 della Legge regionale 29 dicembre 2006, n. 37 Norme per la gestione della fauna acquatica, degli ambienti acquatici e regolamentazione della pesca si sottolinea inoltre che la messa in secca determinata dalla realizzazione di lavori in alveo, opere e interventi sugli ambienti acquatici di corpi idrici naturali od artificiali o di loro parti tali da determinare pericolo per la sopravvivenza della fauna ittica autorizzata dalla provincia che stabilisce le

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modalit di recupero e reimmissione della fauna ittica interessata dallintervento. Si sottolinea inoltre che in relazione allentrata in vigore delle disposizioni attuative dellart. 33 (Tutela delle aree di pertinenza di corpi idrici) del PTA le autorizzazioni e pareri di cui sopra potranno essere integrati e/o modificati. 6.3.2 Opere per le quali non richiesta l'autorizzazione 1. Non richiesta autorizzazione ai sensi della L.r. 45/89 per zone sottoposte a vincolo idrogeologico per le opere ed i lavori pubblici di cui all' articolo 2 della legge regionale 19 novembre 1975, n. 54 (Interventi regionali in materia di sistemazione di bacini montani, opere idraulico-forestali, opere idrauliche di competenza regionale), comunque finanziati. Inoltre lart. 11 della L.r. 45/1989 elenca gli interventi esclusi dallobbligo dellautorizzazione: fra questi vengono compresi quelli destinati a rimuovere imminenti pericoli di pubblica o privata incolumit o dinterruzione di pubblico servizio e i lavori di manutenzione. Sono quindi da escludersi le tipologie di intervento comprendenti lavori e opere manutentive che hanno la finalit di mantenere e/o ripristinare il corretto assetto idrogeologico e che non comportano modificazioni e/o trasformazioni duso del suolo. Sono altres da escludersi dal regime autorizzativo la realizzazione di opere di regimazione e sistemazione idraulica in aree di pertinenza fluviale per le quali vige la norma dettata dal R.D. n. 523/1904. 2. Non richiesta lautorizzazione paesaggistica nelle zone sottoposte a vincolo di tutela paesistico -ambientale ai sensi del D.Lgs 42/2004, per gli interventi indicati dallart. 12 della L.r. 20/89, dalla Circolare 8 EDE del 15/05/96 e per quelli che ricadono nelle ipotesi di esclusione dal vincolo previste dall'art. 11 della L.r. 20/89 e s.m.i. Per quanto concerne gli interventi di manutenzione dei corsi dacqua la circolare 8 EDE del 15.05.96, a cui si rimanda per una attenta lettura, prevede fra gli interventi manutentori esenti da autorizzazione paesaggistica al punto 3A) la rinaturazione delle sponde dei corsi dacqua, intesa come protezione al piede delle sponde dissestate od in frana con strutture flessibili spontaneamente rinaturabili; restauro dellecosistema ripariale - si tratta di interventi di manutenzione comprendenti opere eseguite con tecniche di ingegneria naturalistica le cui tipologie sono indicate nella D.C.R del 31 luglio 1991, n. 250 11937 modificata dalla D.C.R. 2 aprile 1997, n. 377-4975.-9. 6.3.3 Interventi di manutenzione ordinaria del territorio. La manutenzione ordinaria del territorio finalizzata a mantenere in efficienza corsi dacqua, versanti e opere esistenti e quindi a contrastare lo stato di abbandono del territorio stesso; gli interventi che hanno carattere di periodicit sono realizzati dai soggetti attuatori secondo la programmazione pluriennale approvata dalla Regione e dallATO competente e sono autorizzati dalla Regione in base alle normative di legge tenendo conto delle seguenti casistiche: a) interventi su corsi dacqua iscritti nell'elenco delle acque pubbliche e quelli demaniali: necessaria lautorizzazione idraulica ai sensi del R.D. 523/1904, in tal caso gli interventi costituenti lo stralcio annuale previsto dai Piani di manutenzione ai sensi della L.r. 13/97 sono trasmessi sottoforma di progetti definitivi ai Settori Opere Pubbliche e Difesa Assetto Idrogeologico competenti per territorio: la documentazione progettuale concordata con lufficio regionale tenendo conto anche di quanto indicato al successivo paragrafo 7. Nel caso di interventi riguardanti la manutenzione della vegetazione riparia, copia del progetto trasmesso anche allUfficio Forestale Regionale territorialmente competente per lespressione del parere previsto dalla L.r. 18/84 art. 18. b) Interventi su altri corsi dacqua: in caso di interventi interessanti la manutenzione della vegetazione riparia i progetti verranno trasmessi allufficio forestale regionale territorialmente competente per lespressione del parere previsto dalla L.r. 18/84 art. 18. c) Interventi su versanti: in caso di interventi riguardanti la manutenzione di soprassuoli boschivi (interventi colturali, diradamenti, tagli fitosanitari, rimboschimenti) i progetti verranno trasmessi allUfficio Forestale Regionale territorialmente competente per lespressione del parere previsto dalla L.r. 18/84 art. 18, verificando inoltre i disposti delle P.M.P.F. e della D.G.R. n. 66 884 del 18.09.2000 (Approvazione di istruzioni tecnico amministrative e chiarimenti per lapplicazione delle vigenti P.M.P.F. e della Legge regionale n. 57/79). Prima dellinizio dei lavori lEnte Attuatore dar comunicazione degli stessi al Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato competente, allegando copia delle cartografie progettuali. Nel caso di progetti interessanti lavori di manutenzione periodica o lotti di intervento rientranti in un unico progetto di manutenzione generale si potr far riferimento alla documentazione gi presentata precedentemente eventualmente integrata in base alla situazione locale e/o contingente. Considerato i tempi per listruttoria e la necessit di avere gli interventi cantierabili nel corso dellanno, visto anche la necessit di tutela dellecosistema ripariale e degli habitat di nidificazione dellavifauna sarebbe auspicabile poter adempiere alle procedure autorizzative utilizzando i periodi primaverili in modo da eseguire i lavori nei periodi tardo-estivo, autunnale e invernale. 7. VALUTAZIONE DEI BENI DI PROPRIETA' DEMANIALE 7.1 Valutazione del materiale legnoso derivante dall'effettuazione d interventi La stima del valore del materiale legnoso derivante dall'attuazione degli interventi effettuata dal tecnico che redige la relazione tecnica forestale, con riferimento a specifiche tabelle, predisposte dalla Direzione Regionale Opere pubbliche, Difesa del suolo, Economia montana e foreste, valevoli per il territorio regionale, diversificando gli importi in base all'accessibilit e alla specie. L'ufficio Forestale Regionale, contestualmente all'emissione del parere previsto dall'art. 18 della L.r. 18/84, verifica la stima effettuata dal tecnico e ne comunica gli esiti all'Ente attuatore e al Settore decentrato Opere pubbliche. Il Settore Decentrato Opere pubbliche, prima di procedere al rilascio dell'autorizzazione idraulica (che in tali casi non seguito dalla concessione), provvede a richiedere all'Ente attuatore il versamento alla Regione Piemonte dell'importo corrispondente al valore del materiale legnoso oggetto di asportazione. Il valore delle piante presenti nell'alveo attivo considerato nullo, ai sensi della tabella canoni allegata alla L.r. n. 12/2004 e s.m.i., e pertanto non si procede agli adempimenti di cui sopra, nei seguenti casi: - interventi di manutenzione eseguiti dagli Enti attuatori in amministrazione diretta; - interventi di manutenzione attuati nel territorio delle Comunit Montane (con riferimento ai Comuni classificati montani di cui all'Allegato A della L.r. 16/1999), solo se finalizzati ad una corretta gestione selvicolturale delle fasce di vegetazione riparia e di deflusso delle acque. Possono essere ricondotti ad interventi di manutenzione anche quelli eseguiti da soggetti privati a tutela dei propri beni e manufatti. Qualora lintervento di manutenzione comprenda sia tratti in territori montani come sopra definiti, sia tratti in territori non montani la valutazione sar effettuata esclusivamente per questi ultimi. Si definisce "alveo attivo" per tali circostanze l'area compresa tra i cigli di sponda, con esclusione delle isole formatesi all'interno. Nel caso di aree boscate o fasce riparie demaniali situate oltre il ciglio di sponda soggette a taglio selettivo la valutazione sar effettuata anche per le aree montane. Il legname risultante dagli interventi di manutenzione di cui sopra deve essere accatastato in zona sicura e smaltito a cura dei soggetti che hanno eseguito lintervento. Non rientrano nei casi di esclusione della valutazione e quindi continuano a seguire le procedure attualmente in vigore il taglio di piante appartenenti al demanio al di fuori dei casi normati dal presente atto quali richieste da parte di privati per il taglio di legna da ardere o interventi di manutenzione di aree boscate. I soggetti titolari della attuazione degli interventi (Comuni o Comunit Montane), prima dell'avvio dei lavori, effettuano comunicazione degli stessi a: - Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato competente, allegando copia delle cartografie progettuali, della relazione specialistica forestale e dei relativi atti autorizzativi; - Settore Decentrato Opere Pubbliche competente per Provincia se trattasi di interventi su corsi dacqua demaniali, iscritti o meno nell Elenco delle Acqua Pubbliche. 7.2 Valutazione del materiale litoide derivante dalleffettuazione di interventi Il Settore Decentrato Opere Pubbliche, nellambito dellistruttoria per lautorizzazione idraulica, procede alla verifica amministrativa delle volumetrie del materiale lapideo da estrarre dichiarate in progetto e ne computa limporto da corrispondere, a titolo di canone, ai fini del rilascio della concessione del bene demaniale.

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La concessione sar rilasciata successivamente allimpresa risultata aggiudicataria dei lavori. Per le zone classificate montane di cui allAllegato A della L.r. 16/99 considerato nullo il valore del materiale per gli interventi che comportano asportazione di quantitativi inferiori a 150 m3. I soggetti titolari della attuazione degli interventi (Comuni o Comunit Montane), prima dell'avvio dei lavori, effettuano comunicazione degli stessi a: - Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato competente, allegando copia delle cartografie progettuali e dei relativi atti autorizzativi; - Settore Decentrato Opere Pubbliche competente per Provincia. 8. INVESTIMENTI AMMISSIBILI E MISURA DEI FINANZIAMENTI Per gli interventi finanziati dalla Regione sono ammissibili a contributo solo interventi che non beneficino di alcun altro contributo regionale, nazionale o comunitario. Il contributo per le spese generali, fatto salvo diverse disposizioni dettate dalla normativa specifica di riferimento, ammesso nella misura massima del 10%. Le spese per la redazione del piano di sicurezza e per il coordinamento in sede di esecuzione dei lavori dovranno essere certificate a consuntivo e verranno comunque liquidate nella misura massima del 2% dellimporto dei lavori a base d'asta. Le suddette percentuali sono considerate al netto della quota IVA. Analogamente devono documentare l'utilizzo dei fondi per le spese generali e tecniche gli Enti che abbiano provveduto direttamente, in tutto o in parte, alla progettazione e direzione dei lavori. I finanziamenti verranno erogati secondo le misure e modalit previste dallart. 11 della L.r. 18/84 e dallart. 18 del Regolamento di attuazione approvato con D.P.G.R. n. 3791 del 29.04.85. 9. MODALITA DI AFFIDAMENTO DEI LAVORI Nell'ambito delle modalit di affidamento lavori, si richiama la normativa nazionale vigente in materia di lavori pubblici, nonch le modalit di affidamento previste allart. 17 della Legge n. 97/94. APPENDICE GESTIONE SELVICOLTURALE DELLA VEGETAZIONE RIPARIA E INTERVENTI SU BOSCHI PROTETTIVI 1) Indirizzi tecnici per gli interventi di gestione della vegetazione riparia Le alterazioni di carattere morfologico e idrologico che possono interessare un bacino e leccessivo sfruttamento della risorsa idrica influiscono in modo determinante sulle variazioni non naturali della portata dei corsi dacqua, sulla eccessiva carenza idrica in condizioni di magra o sulla manifestazione di eventi improvvisi di piena. Gli interventi di regimazione hanno sottratto, man mano, sempre pi territorio ai corsi dacqua e ridotto cos le aree esondabili naturali, facendo incrementare di conseguenza il rischio idraulico per gli insediamenti che si sono sviluppati dove questi, un tempo, erano liberi di divagare. Le aree riparie e golenali residue sono tuttoggi prevalentemente sfruttate a scopo agricolo solitamente intensivo e le colture si spingono fino al margine della riva, lasciando di conseguenza solamente una limitata fascia di vegetazione riparia naturale, e a volte neanche questa. La regimazione del corso dacqua ha comportato una semplificazione dellambiente fluviale nelle zone di fondovalle e di pianura, determinando in generale, per numerosi corsi dacqua alpini piemontesi, la frammentazione e la riduzione dei corridoi ecologici, influenzando in negativo la loro capacit a sostenere un grado levato di naturalit. Lo spazio di divagazione per il corso dacqua si ridotto e insieme a questo in modo complementare si ridotta la fascia di vegetazione riparia. Questa vegetazione costituisce un fattore primario nel mantenimento di diversit ambientale in alveo, elemento essenziale per un ricco e diversificato popolamento ittico e di macroinvertebrati. Gli apporti trofici di una copertura vegetale supportano le reti alimentari e condizionano la struttura delle comunit animali, mentre lombreggiamento e la traspirazione contribuiscono a mantenere lacqua fresca ed ossigenata. I corsi dacqua, infatti, pur ospitando dei produttori primari fotosintetici, presentano un metabolismo prevalentemente eterotrofico. La principale fonte di cibo per gli organismi acquatici quindi di origine terrestre e costituita da foglie e frammenti vegetali provenienti dalle fasce di vegetazione riparia e dai versanti boscati (Sansoni G., 2004). Gli interventi di gestione della vegetazione riparia devono perseguire una strategia combinata per la conservazione degli ecosistemi, con particolare riguardo alla biodiversit, alla riduzione della frammentazione di habitat, alla sicurezza idraulica. Occorre per quanto possibile favorire una gestione che comporti un miglioramento, attraverso il recupero dei caratteri naturali, delle capacit omeostatiche del corso dacqua, strettamente correlate alla diversit ambientale e biologica. La gestione della vegetazione riparia non significa il taglio raso della vegetazione presente lungo le sponde del corso dacqua, intervento che comporta conseguenze dannose allecosistema in oggetto quali: - leliminazione della funzione trofica svolta dalla vegetazione; - la scomparsa dellazione di ombreggiamento, che evita leccessivo riscaldamento delle acque e conseguente riduzione delle comunit fluviali adattate a vivere entro precisi intervalli termici; - laumento delle radiazioni incidenti che, quando eccessive, risultano letali a pesci come i salmonidi; - la scomparsa della possibilit di vita per una ricca fauna che proprio nella vegetazione ripariale e palustre trova rifugio e cibo (si pensi alla sua importanza per la sosta e la nidificazione degli uccelli acquatici); - la mancata funzionalit della vegetazione riparia nel frenare lazione erosiva dellacqua e nel controllare i regimi idrici. Gli habitat ripari, oltre a costituire un importante valore ecologico e fungere da agenti di attivit di depurazione delle acque, possono essere considerati come la pi naturale difesa idraulica, efficaci per la limitazione dellerosione e per il rallentamento della corrente con benefici a valle. La vegetazione riparia concorre, infatti, alla stabilizzazione dei terreni sciolti attraverso lazione delle radici (es. ontani, salici) e ottiene leffetto positivo di rallentare la velocit di scorrimento a condizione che la sezione dalveo sia sufficiente a smaltire la portata di piena e che venga correttamente gestita la manutenzione. Si impone quindi che il taglio raso della vegetazione riparia presente sulle sponde sia da evitare, a favore di una evoluzione verso popolamenti specializzati, adatti alle condizioni ed esigenze di alveo, sponde e aree golenali. In tal senso fondamentale risulta essere il concetto di gestione attiva della vegetazione, intendendo con ci la definizione di turni temporali a cadenza periodica entro i quali condurre le operazioni selvicolturali al fine di mantenere il popolamento arboreo nella fase evolutiva pi idonea a svolgere il proprio ruolo protettivo. Possono essere ammessi tagli raso localizzati della vegetazione riparia sulle sponde limitatamente a quei casi in cui sia dimostrato che tale tipo di intervento necessario alla messa in sicurezza (sezioni insufficienti in corrispondenza di attraversamenti e centri abitati) non sostituibile con altra tipologia di intervento pi compatibile e comunque nel rispetto della normativa vigente in materia di biodiversit e prescrizioni forestali. Modalit di intervento Obiettivo dellintervento , quindi, quello di mantenere e favorire una vegetazione riparia specializzata che varia in funzione delle caratteristiche dellalveo stesso (stazione, portata, pendenza, sezione di deflusso ecc). I criteri di intervento devono prevedere un trattamento differenziato per le fasce di vegetazione ripariale di tipo complementare distinguendo: 1) il taglio della vegetazione entro lalveo inciso; 2) la gestione selvicolturale della vegetazione arborea presente sulle sponde, nelle aree golenali, sui versanti in prossimit dellalveo. 1) Taglio della vegetazione entro lalveo inciso Per alveo inciso si intende la porzione della regione fluviale compresa tra le sponde fisse o incise del corso dacqua stesso, normalmente sede dei deflussi idrici in condizioni di portata al pi uguali a valori di piena ordinaria. Entro lalveo inciso al fine di garantire il ripristino delle sezioni minime di deflusso necessarie allo smaltimento della piena ordinaria (periodo di ritorno 2-5 anni) occorre prevedere:

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a) taglio e allontanamento della eventuale componente arborea e arbustiva presente nella fascia di pertinenza dellalveo di magra; b) taglio selettivo delle alberature con eliminazione solo delle piante eccedenti un diametro prefissato, controllo della vegetazione arborea e arbustiva attraverso operazioni periodiche di ceduazione al fine di mantenere le associazioni vegetali negli stadi giovanili. Nei corsi dacqua non interessati regolarmente dal passaggio dellacqua, lalveo viene infatti colonizzato da una densa vegetazione arbustiva ed arborea che evolve nel tempo in un vero e proprio popolamento forestale dalto fusto. Questa situazione, pu risultare nel tempo inconciliabile con gli aspetti di sicurezza idraulica. In caso di evento di piena questi popolamenti pionieri inducono di sovente la formazione di sbarramenti temporanei per effetto del trattenimento di materiale fluitato da monte. Il cedimento improvviso di tali sbarramenti per la crescente spinta dellacqua, porta alla formazione di pericolose ondate con elevato trasporto solido, velocit e violenza di impatto. Operazioni ammesse: - taglio della vegetazione arborea che costituisce ostacolo al libero deflusso delle acque. Lunghezze massime consentite su tratti continui nellambito di uno stralcio progettuale: 2000 m. Oltre occorre intervallare fascia di discontinuit di almeno 1000 m. - il taglio della vegetazione erbacea e arbustiva limitata solo a quei tratti dove la stessa crea problemi per il normale svolgimento delle operazioni di abbattimento ed esbosco della vegetazione arborea. Da un punto di vista idraulico la vegetazione erbacea ed arbustiva presenta come caratteristica principale la flessibilit, decrescente con laltezza e la densit delle piante. Da questo si deduce che quando lacqua scorre attraverso la vegetazione flessibile, di tipo erbacea o arbustiva di piccole dimensioni, questa si piega e riduce la sua altezza contribuendo positivamente a diminuire la velocit della corrente. 2) Gestione selvicolturale della vegetazione arborea presente sulle sponde, nelle aree golenali, sui versanti in prossimit dellalveo. Le operazioni sulla vegetazione ripariale al di fuori dellalveo inciso consistono in interventi di taglio selettivo della componente arborea presente, di intensit variabile in base alle caratteristiche morfologiche della regione fluviale, tenendo presente i seguenti principi generali: - nelle aree prospicienti lalveo inciso mantenere le associazioni vegetali in condizioni giovanili, con massima tendenza alla flessibilit ed alla resistenza alle sollecitazioni della corrente. In tal senso si segnala lesperienza e la sperimentazione effetuata dal Prof. F. Florineth (Institut fr Ingenieurbiologie & Landschaftsbau Universitt fr Bodenkultur Wien - Austria) sul comportamento delle piante legnose sui corsi dacqua; - limitare la distribuzione di alberi con diametro rilevante in base alle caratteristiche morfologiche del corso dacqua ed alla zonazione delle aree inodabili (sponde, scarpate, terrazzi, golene); - favorire formazioni arboree e arbustive a mosaico, ponendo lattenzione alla conservazione di quei consorzi vegetali che colonizzano in modo permanente gli habitat ripariali e le zone di deposito alluvionale adiacenti; - lintervento di taglio si deve concentrare soprattutto sugli esemplari arborei instabili o deperienti, favorendo le specie autoctone con un prelievo moderato di contenimento di quelle infestanti quali la robinia, cercando di alterare il meno possibile la fisionomia strutturale della vegetazione e, quindi, il livello di biodiversit dellarea. A tal fine: - occorre ridurre al massimo il taglio raso della vegetazione limitandolo ai casi di dimostrata necessit connessa a gravi motivi di sicurezza idraulica (ad es. tratti arginati, in presenza di manufatti quali ponti, centri abitati, ecc.); - occorre modulare lintervento secondo il variare delle condizioni puntuali in base alla larghezza dellalveo; - nel caso di ripristino della sezione di deflusso con movimentazione del materiale litoide le operazioni dovranno essere effettuate da una delle due sponde preservando la vegetazione in sponda opposta. Operazioni ammesse: - taglio selettivo della vegetazione arborea sulle sponde. Lunghezze massime consentite su tratti continui nellambito di uno stralcio progettuale: 2000 m, oltre occorre intervallare fascia di discontinuit di almeno 1000 m; - taglio raso della vegetazione arborea ammesso solo se tecnicamente giustificato in sede progettuale per gravi motivi di sicurezza idraulica e correlato alla insufficienza della sezione di deflusso e comunque su lunghezze non superiori ai 100 m. Oltre tale lunghezza il taglio raso costituisce operazione che potenzialmente mette a rischio la sopravvivenza dellecosistema acquatico e va quindi a tal scopo autorizzato ai sensi della L.r. 37/2006 art. 12 co. 4. Per quanto attiene alle gestione selvicolturale dei versanti boscati in prossimit dellalveo occorrer impostare il trattamento in funzione della stabilit limitando soggetti di grandi dimensioni e, nellambito delle fustaie, prevedendo turni pi brevi e dando maggiore rappresentanza alle latifoglie rispetto alle conifere. Periodo di intervento Uno specifico aspetto da considerare il periodo di esecuzione dei lavori allo scopo di minimizzare il danno alle componenti biologiche dellecosistema, vegetali ed animali. Risulta difficile definire a priori un periodo preferenziale variando in base alla tipologia del corso dacqua (fiume, torrente) e alla sua localizzazione (montagna, fondovalle, pianura); in linea generale preferibile il periodo tardoautunnale ed invernale, da escludersi, invece, il periodo primaverile (marzo-giugno) che costituisce il momento pi critico per la nidificazione dellavifauna e quindi potenzialmente dannoso. Organizzazione del cantiere, operazioni preliminari, corretta esecuzione dei lavori Occorre prevedere il sopralluogo preliminare del corso dacqua nei tratti caratteristici per parametri morfologici, vegetazionali ed idraulici, a cui segue loperazione di martellata delle piante da abbattere mediante contrassegnatura. Tale operazione, attuata in contemporanea dal tecnico progettista e dal capo operaio della ditta esecutrice dei lavori, risulta fondamentale per la corretta impostazione degli stessi e per la formazione lavorativa del personale preposto allintervento. Soltanto in questo modo si garantisce la rispondenza delle operazioni di gestione della vegetazione con le metodologie di intervento prestabilite in fase progettuale. E opportuno, infatti, sottolineare che si tratta di un intervento di gestione e non di eliminazione della vegetazione e di conseguenza il personale deve essere specializzato e in grado di eseguire il lavoro in modo corretto (tagli ben eseguiti, rispetto delle piante da conservare, ecc.). Durante lesecuzione dei lavori occorrer operare al fine di rendere minimo limpatto degli stessi non solo sulla componente arborea/arbustiva da conservare, ma anche sullecosistema acquatico. 2) Indirizzi tecnici per gli interventi di gestione dei boschi di protezione Per gli interventi di gestione dei boschi di protezione si rimanda al Manuale: Selvicoltura nelle foreste di protezione - Esperienze e indirizzi gestionali in Piemonte e Valle dAosta nato dalla collaborazione dei servizi forestali della Regione Piemonte e della Regione Autonoma Valle dAosta nellambito del Progetto Interreg III A Alcotra Gestion durable des fort de montagne fonction de protecion. Il volume in distribuzione gratuita presso il Settore Politiche Forestali corso Stati Uniti 21, Torino. Pu essere richiesto per posta (Settore Politiche Forestali, corso Stati Uniti 21, 10128 Torino) allindirizzo e-mail: comunicazione.forestale@regione.piemonte.it, o pu essere scaricato nella sezione pubblicazioni allindirizzo http://www.regione.piemonte.it/montagna/. 3) Indirizzi per lassegno e per i rilievi dendrometrici Attivit da svolgere: -contrassegnare le piante (a seconda del tipo di intervento previsto e dellonerosit delle operazioni, contrassegnare - con vernici colorate e persistenti - solo le piante candidate o comunque da rilasciare oppure quelle concorrenti o comunque da eliminare) su tutta la superficie oggetto dellintervento (o almeno su parcelle campione); -rilevare dati dendrometrici utili per le elaborazioni richieste.

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Parcelle campione Si ritiene opportuno delimitare una parcella campione per ogni corpo/appezzamento e tipo forestale individuato nella superficie interessata dallintervento, normalmente da considerare come area omogenea anche per tipo dintervento. Per le parcelle campione la forma pi idonea quadrata o rettangolare. Per gli interventi in boschi protettivi la dimensione adeguata compresa tra 2000 e 5000 m2. Solo nel caso di situazioni relativamente omogenee e caratterizzate da un elevato numero di piccole piante sar possibile fare parcelle campione pi piccole (minimo 1000 m2) ma in numero superiore. Per gli interventi di gestione delle fasce di vegetazione riparia la contrassegnatura deve essere effettuata sullintero tratto fatto salvo aree di difficile accesso e comunque la dimensione delle parcelle campione viene stabilita in base alle caratteristiche della vegetazione presente e al suo grado di rappresentativit sullintero tratto interessato. Le attivit da svolgere, i dati da rilevare e le elaborazioni da effettuare in riferimento a ciascuna parcella campione sono le seguenti: a) localizzazione sul terreno della parcella campione (contrassegnatura dei bordi o almeno dei vertici); b) localizzazione precisa della parcella campione sulla CTR 1:10.000; c) coordinate UTM di un vertice della parcella campione; d) documentazione fotografica (con indicazione dei punti e delle direzioni di ripresa); e) contrassegnatura delle piante; f) rilievo dei parametri dendrometrici; g) misurazione di tutti i diametri (soglia di cavallettamento stabilita in 7,5 cm) e di un numero di altezze di riferimento sufficiente per calcolare correttamente le masse; h) Va inoltre rilevata la presenza di rinnovazione ed il suo significato selvicolturale1 (versanti e boschi protettivi). Modello di Tabella di sintesi dei dati dendrometrici:

1 La rinnovazione va distinta in: - plantule (<10 cm di altezza) - rinnovazione in via di affermazione (da 10 a 40 cm di altezza) - rinnovazione affermata (da 40 cm di altezza a 12,5 cm di diametro) (V. pagg. 157 e 158 del manuale Selvicoltura nelle foreste di protezione)

ALLEGATO B Coordinamento regionale manutenzione alvei e bacini montani Il Coordinamento regionale costituito per i seguenti scopi: - studio e analisi degli aspetti tecnici e procedurali della materia inerente la manutenzione, sistemazione e riqualificazione dei bacini montani e collinari, versanti e relativi corsi dacqua; - valutazione tecnico-amministrativa e analisi relativa alla pianificazione e alla programmazione degli interventi di settore; - studio ed elaborazione di atti normativi e procedurali in materia richieste dagli organi regionali e statali; - collaborazione con le Direzioni Regionali, gli Enti territoriali e le Autorit competenti per la pianificazione degli interventi, la definizione dei programmi e la realizzazione di specifici sistemi informativi. Lambito di attivit del Coordinamento regionale quello dei bacini montani e collinari, la stessa pu essere estesa per contiguit territoriale a tutti gli alvei fluviali. Direzioni e Settori Regionali e altri Enti componenti del Coordinamento: (lelencazione dei Settori Regionali indicativa e potr subire variazioni in relazione a quanto previsto dalla DCR 128-20088 del 29 maggio 2007 in attesa della definizione dei nuovi Settori che costituiranno larticolazione delle Direzioni). Direzione Regionale Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Economia Montana e Foreste - Settori: Idraulica forestale e tutela del territorio; Difesa assetto idrogeologico; Pianificazione difesa del suolo. Direzione Regionale Ambiente - Settori: Politiche di prevenzione, tutela e risanamento ambientale; Disciplina dei servizi idrici opere fognarie, di depurazione e acquedottistiche; Rilevamento, controllo, tutela e risanamento delle acque Disciplina degli scarichi. Direzione Regionale Programmazione strategica, Politiche territoriali ed Edilizia - Settore Gestione beni ambientali. Direzione Regionale Agricoltura Arpa Piemonte nellambito delle funzioni trasferite dalla L.r. n. 28/2002 Corpo Forestale dello Stato UNCEM Delegazione Regionale

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Per la valutazione tecnico-amministrativa della pianificazione e programmazione di settore degli Enti territoriali il Coordinamento Regionale integrato da: - funzionari dei Settori e uffici decentrati della Direzione Regionale Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Economia Montana e Foreste e Opere Pubbliche; - Arpa - Strutture territoriali di prevenzione del rischio geologico; - Comandi Provinciali del Corpo Forestale dello Stato; - Province - Uffici competenti in materia di difesa del suolo. Il Coordinamento Regionale inoltre aperto alla partecipazione di rappresentanti di altre Direzioni Regionali, Amministrazioni Statali e Enti locali e Agenzie su invito conforme agli interessi ed alla competenza rappresentata. Ogni direzione regionale ed ente/amministrazione partecipa senza vincolo di designazione formale, tuttavia le direzioni e amministrazioni in questione procedono alla nomina di un referente tecnico. La segreteria del Coordinamento Regionale Manutenzione Alvei e Sistemazioni Montane svolta dal Settore Idraulica forestale e tutela del territorio. Le risultanze operative del Coordinamento Regionale saranno comunicate alle direzioni regionali ed amministrazioni interessate e costituiscono linee di indirizzo tecnico-amministrative al fine delladozione dei provvedimenti successivi. ALLEGATO C Modalit applicative generali per lelaborazione dei Programmi di sistemazione idrogeologia e idraulico-forestale delle Comunit Montane (L.r. 16/99 art. 37) (Omissis)

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