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Quaderni della Montagna:

7 anni della nostra storia


I Quaderni della Montagna raggiungono il traguardo dei 7 anni di pubblicazione. In questo periodo abbiamo vissuto due programmi strutturali dellUnione Europea, abbiamo seguito progetti per un ammontare complessivo di 500 milioni di tra il 1995 ed il 2000, stiamo programmando nuovi investimenti per 600 milioni di tra il 2001 e il 2006. Abbiamo tamponato lemorragia di abitanti in fuga dai nostri paesi, per la prima volta dopo lesodo del secondo dopo guerra; con fatica gli indicatori demografici in molte valli tendono al positivo e si risveglia linteresse degli imprenditori per le attivit legate alleconomia montana. Lo sgretolamento della societ evidenziato dalla riduzione dei servizi pubblici e dallinvecchiamento progressivo della popolazione stato fermato. Scuole, servizi postale e telefonico, trasporti e settore socio-assistenziale sono stati mantenuti spesso con standard superiori ad altre aree del1

la nostra Regione. Certo abbiamo dovuto frugarci in tasca per supplire alla mancata definizione dei livelli minimi essenziali da parte dei governi nazionali che si sono succeduti, ai tagli di bilancio che non consentono pi di intervenire a copertura della scarsa economicit di servizi fondamentali per lo sviluppo armonico della societ. Abbiamo dovuto fare fuoco con la nostra legna ma i risultati ci sono stati. C ancora, vero, qualche voce fuori dal coro che invoca assistenzialismo per antica abitudine, ma la maggior parte degli amministratori sta interpretando positivamente levoluzione del welfare, ha compreso che le risorse devono essere investite per mantenere il livello qualitativo della vita dei residenti. Non abbiamo vinto la guerra ma una battaglia stata combattuta onorevolmente e, contro ogni pronostico, vinta. C ancora tanta strada da fare ma per il futuro c anche tanta speranza: quasi ovunque nella montagna piemontese le previsioni per gli anni prossimi vedono una sistematica crescita della popolazione scolastica. E dove ci sono bambini c futuro.

L'Assessore Roberto VAGLIO

Dalla Regione 46 nuovi automezzi al Corpo Volontari AIB del Piemonte


segna qualit della vita e possibilit di sviluppo sono intimamente legate alla buona salute dei boschi: perderli significherebbe compromettere il futuro. Quando alla sicurezza degli uomini e delle donne, che intervengono al fianco della Regione nella lotta al fuoco, questa un dovere morale ancora prima che un obbligo di legge. Per queste ragioni lAssessorato alla Montagna e Foreste impegnato in una profonda opera di rinnovamento ed investe nella valorizzazione delle professionalit a tutti i livelli per preparare operatori in grado di agire con coraggio, efficienza e sicurezza. La consegna, da parte della Regione, dei nuovi mezzi fuoristrada alle squadre del Corpo AIB stata unaltra tappa importante del cammino del nostro sistema, che si fonda soprattutto sullimpegno reciproco. Gli incendi boschivi sono un fenomeno mondiale e non potranno mai essere sconfitti definitivamente, ma devono e possono essere ridotti e controllati attraverso limpegno e la buona sinergia delle forze Istituzionali e del Volontariato. C.R.

Venerd 27 giugno a SantAmbrogio di Torino, in valle di Susa, lAssessore regionale alla Montagna e Foreste Roberto VAGLIO ha consegnato al Corpo Volontari AIB del Piemonte 46 nuovi mezzi da impiegare nella lotta agli incendi boschivi. Si tratta di 39 Land Rover 110 TD5 Pick Up, insieme a 3 Mitsubishi Pajero ed a 4 Land Rover Defender per il trasporto delle persone, che saranno destinati alle squadre dei Volontari del Corpo AIB del Piemonte. Lingente fornitura di mezzi fa parte delle dotazioni previste dal Piano regionale per la previsione prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi, strumento di programmazione, previsto dalla legge quadro nazionale sugli incendi boschivi n. 353/2000, con cui la Regione coordina tutte le azioni volte a contrastare preventivamente o in corso dopera il fenomeno. La tutela dei boschi dagli incendi e la sicurezza degli operatori che intervengono sono i due obiettivi primari dellazione che la Regione Piemonte conduce contro gli incendi boschivi. Per la gente di montagna e delle aree marginali - ha sottolineato lassessore Vaglio durante la cerimonia di con2

di Vito DE BRANDO* Luca MERCALLI ** e Giovanni MORTARA***


ai tecnici del progetto europeo Glaciorisk di fare dei passi avanti. Per mezzo di un Georadar unantenna trascinata sul ghiaccio che emette impulsi elettromagnetici che vengono riflessi dalla roccia sottostante: si determinato in circa 60 m lo spessore della parete di ghiaccio a valle del lago, sul versante francese. Poich il lago al momento profondo circa 20 m, ci significa che negli anni vi saranno ancora ampie possibilit di ingrandimento del bacino. In questa prospettiva, il punto pi debole stato individuato sul versante francese. Per quanto riguarda invece la Val Cenischia e labitato di Novalesa, lattenzione si concentrata sul colletto roccioso dal quale le acque del lago defluiscono attualmente verso lItalia. Qui il rischio pi ridotto e consiste nella possibile ostruzione della soglia da parte degli iceberg che galleggiano destate nel lago: questa piccola diga temporanea potrebbe far aumentare il livello dellacqua e poi cedere improvvisamente. Non si tratta di grandi volumi dacqua, ma la ripidit del versante, ingombro di grandi quantit di detriti rocciosi, potrebbe favorire la formazione di colate di fango e roccia in grado di raggiungere il fondovalle. Per questo motivo allo studio un progetto, gi illustrato dallAssessore regionale Roberto Vaglio alla Comunit Montana Bassa Valle di Susa, per attrezzare la soglia rocciosa del lago con un semplice dispositivo atto ad impedire che gli iceberg ostruiscano il regolare deflusso delle acque. In base allandamento meteorologico dellestate 2003 si lavorer in tal senso, e la Val Cenischia non avr cos pi da temere per il lago, che anzi (finch si manterr) rappresenta unoccasione di scoperta turistica di grande interesse ambientale.

In questa calda primavera che ha fatto fondere precocemente le nevi alpine, anche il lago glaciale del Rocciamelone, a quota 3200 m, ha cominciato a svegliarsi dal sonno invernale. Visti i timori, spesso eccessivi, sollevati nelle passate stagioni a riguardo della sua stabilit, quanto mai opportuno oggigiorno tracciare un quadro sulla situazione attuale. Lestate 2002 stata fresca e nuvolosa, cosicch il lago rimasto gelato per gran parte del periodo, senza ingrandirsi ulteriormente. E infatti lenergia solare che penetra nelle sue acque a favorire il processo di fusione basale, che viene interrotto quando sulla superficie si trova uno strato di ghiaccio opaco. In quel periodo i ricercatori del CNR-IRPI, e della Societ Meteorologica Italiana hanno lavorato per conoscere meglio la sua morfologia e la struttura della diga glaciale che lo contiene. Il 19 giugno 2002 la campagna di misure sostenuta finanziariamente dallAssessorato regionale alle Politiche per la Montagna e dal Cemagref di Grenoble, ha consentito

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Dirigente Assesssorato Politiche per la Montagna e Foreste Societ Meteorologica Italiana, Torino CNR-IRPI, Sezione Torino 3

Il Sistema di Rintracciabilit applicato al formaggio Canaveis


Il primo prodotto piemontese nato dellapplicazione del sistema della rintracciabilit alla filiera del latte si chiama Canaveis ed un formaggio a pasta morbida, dal sapore dolce e delicato, con tendenza al saporito leggermente piccante, risultato di uno studio condotto dal Dipartimento Georisorse e Territorio del Politecnico di Torino. La norma UNI 10939 Sistema di rintracciabilit nelle filiere agroalimentari - Principi generali per la progettazione e attuazione definisce i principi e specifica i requisiti per lattuazione di un sistema di rintracciabilit di filiera dei prodotti agroalimentari. Ma cosa significa affermare che un prodotto alimentare rintracciabile? Secondo la normativa europea, la rintracciabilit di filiera intesa come la capacit di ricostruire la storia e di seguire lutilizzo di un prodotto mediante identificazioni documentate, individuando quindi le aziende che hanno contribuito alla formazione di un dato prodotto alimentare. Tale identificazione basata sul monitoraggio dei flussi materiali dal campo alla tavola, cio dal produttore della materia prima al consumatore finale. In poche parole, solo quando e se siamo in grado
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di individuare le aziende che hanno contribuito alla sua formazione possiamo parlare di rintracciabilit. La rintracciabilit efficace se viene estesa a tutta la filiera e pertanto a tutti gli operatori coinvolti nella determinazione delle caratteristiche del prodotto ed acquista maggior valore se riferita a prodotti tipici, in particolare se originari di aree ben definite o definibili, a loro volta certificate o certificabili: prodotto certificato in territorio certificato. Recenti tendenze di mercato dimostrano che la qualit e la sicurezza rafforzano la fiducia del consumatore, sempre pi alla ricerca di prodotti semplici e genuini, che ricordano i sapori antichi e metodi di lavorazione tradizionali, ma garantiti da un punto di vista organolettico, nutrizionale e della sicurezza duso. La rintracciabilit diventa dunque un importante strumento a disposizione dei consumatori ma anche dei produttori per valorizzare i propri prodotti. In particolare, la ricerca condotta dal Politecnico di Torino dimostra il fatto che lapplicazione di un sistema di rintracciabilit di filiera dei prodotti agro-alimentari ad un prodotto tipico di un territorio montano pu e ff e t t i v a m e n t e

contribuire ad un pi ampio progetto di valorizzazione del territorio nel suo complesso. LAssessorato regionale alla Montagna, primo fra le regioni settentrionali ad investire in simili iniziative, ha aderito a questo progetto nella convinzione della sua validit ed efficacia, gi prospettate dalla ricerca. Aldil della maggior visibilit che questa operazione garantisce ai prodotti tradizionali, infatti, ci che davvero interessa la Giunta regionale piemontese la ricaduta positiva che questo sistema pu produrre, contribuendo a contrastare il degrado e labbandono delle aree marginali. Esperienze recenti dimostrano che sviluppare in chiave moderna unattivit tradizionale pu diventare, infatti, punto di forza per il territorio, non solo perch occasione di nuova e qualificata imprenditorialit locale ma anche per gli effetti indotti sul sistema turistico, laddove i centri di produzione possono diventare richiami sia per lacquisto di un prodotto che esclusivo di quel luogo, sia per la visione diretta dei metodi di produzione. Ma non solo: per poter garantire la tipicit e la qualit di un prodotto rintracciabile occorre garantire anche la conservazione delle caratteristiche del territorio e delleco-sistema da cui nato, attraverso interventi di manutenzione ambientale efficaci e mirati. Acquistando un prodotto certificato da questo sistema, quindi, il consumatore non solo sicuro di portare in tavola un alimento sano, genuino e di qualit ma partecipa anche al
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mantenimento ed al progresso dello sviluppo della montagna.

Accordo Regione-Ministero Pubblica Istruzione per la tutela delle scuole di montagna


gressivo spopolamento e del basso tasso di crescita demografica - il numero di iscritti pesantemente diminuito e si verificata una costante contrazione del servizio reso ai residenti. La diminuzione del numero delle nascite ed il progressivo invecchiamento della popolazione una realt diffusa in modo omogeneo sul territorio nazionale: tuttavia in montagna questa tendenza, se non viene contrastata, pu provocare pesanti ricadute sul tessuto economico e sociale. Nella fattispecie, il venir meno di altri presidi scolastici nelle comunit montane potrebbe accrescere ulteriormente i disagi dei bambini e delle famiglie residenti, fino a costringerli a trasferirsi a valle. La presenza delluomo in montagna ed in particolare di popolazione giovane fondamentale per lo sviluppo delle aree montane, per la conservazione del patrimonio ambientale, per il mantenimento dellidentit e della cultura locali, nonch per la sicurezza dellintero territorio regionale. La Regione Piemonte e la Direzione generale del Piemonte del MIUR condividono questi assunti e collaborano per il mantenimento ed il miglioramento del servizio scolastico nelle aree montane. Da diversi anni, infatti, la Giunta regionale del Piemonte destina parte delle risorse del fondo regionale per la montagna al finanziamento di progetti presentati dalle comunit montane per iniziative volte alla realizzazione di un equilibrato sviluppo territoriale dellofferta scolastica, alla copertura dei costi sostenuti per limpiego di personale docente e non nella scuola dobbligo e dellinfanzia, nonch a sostenere le richieste di tempo pieno, di attivit integrative e di insegnamento della lingua straniera. A partire dal mese di gennaio di questanno per riuscire a strutturare unazione incisiva ed efficace su tutto il territorio regionale, lUfficio Scolastico Regionale del MIUR e lAssessorato alla montagna hanno volu6

Listruzione

un diritto fondamentale che va garantito a tutti i cittadini e deve essere erogato in maniera uniforme su tutto il territorio regionale. Negli ultimi anni il mondo della scuola ha conosciuto una profonda riorganizzazione, dettata in primo luogo dallesigenza di razionalizzare il servizio e nel contempo di contenere le spese. Questa nuova politica ha comportato quale conseguenza immediata una contrazione dei posti in organico e in alcuni casi anche la chiusura delle scuole in cui il numero di iscritti non era considerato sufficiente a giustificare, in base ai nuovi parametri di riferimento, il mantenimento del presidio scolastico. Nella nostra regione, questo fenomeno ha interessato soprattutto le aree marginali di montagna e di collina, dove - a causa del pro-

to instaurare un confronto diretto con le realt locali per verificare sul campo quali fossero le diverse realt ed esigenze. LAssessore alla montagna del Piemonte, Roberto Vaglio ed il Direttore regionale del MIUR, Luigi Catalano, hanno visitato insieme gli istituti comprensivi di Molare, Pont Canavese, Perosa Argentina, Demonte e Cambiasca, hanno assistito alle lezioni, incontrato i bambini e parlato con dirigenti scolastici, docenti ed amministratori. Da questi incontri emersa la consapevolezza che le scuole di montagna presentano caratteristiche peculiari rispetto alle altre ed hanno esigenze che occorre approfondire attraverso il contributo di rappresentanti delle istituzioni regionali e locali ed esponenti del mondo della scuola, per individuare soluzioni adeguate che consentano al Ministero dellIstruzione ed alla Regione Piemonte di sviluppare una programmazione efficace finalizzata al mantenimento ed al miglioramento del servizio reso ai residenti. Il protocollo dintesa firmato gioved 22 maggio risponde pienamente a queste finalit ed impegna Regione e MIUR ad uno stretto rapporto di collaborazione fino al 2005. Con la firma del Protocollo dIntesa di oggi - ha dichiarato Vaglio - si formalizza e consolida un proficuo rapporto di collaborazione tra la Regione Piemonte e il MIUR, il cui obiettivo principale garantire il diritto ad unistruzione di qualit ai bambini che vivono in montagna, assicurando in primo luogo la copertura dei posti in organico necessaria al mantenimento dei presidi scolastici esistenti. Ma non solo: il gruppo di lavoro previsto dal protocollo dintesa, infatti, dovr anche fornire un quadro dettagliato delle caratteristiche e delle esigenze delle scuole di montagna affinch la Giunta regionale ed il Ministero dellIstruzione possano definire politiche di intervento specifiche per la valorizzazione di queste realt, convinti entrambi che la presenza della scuola sia fondamentale per la sopravvivenza e la crescita delle aree marginali. Una delle prime questioni che il gruppo di lavoro dovr affrontare - ha aggiunto Catalano - la definizione stessa delle scuole di montagna che attualmente non normata ma che indispensabile per lattuazione di politiche specifiche, real7

mente rispondenti alle esigenze ed alle peculiarit di queste realt che presentano caratteristiche molto diverse da quelle delle scuole di pianura. Queste differenze dovranno essere evidenziate attraverso il confronto ed il contributo di tutti i soggetti interessati, rappresentanti del mondo della scuola ed amministratori locali, e verranno raccolte in una sorta di libro bianco che la direzione piemontese del MIUR e la Regione Piemonte hanno intenzione di realizzare e di sottoporre al Governo. Lesperienza di quello che abbiamo definito viaggio dellascolto nelle comunit montane piemontesi servita ad avviare un confronto che intendiamo mantenere vivo e costante: con linizio del nuovo anno scolastico io e lassessore Vaglio proseguiremo le nostre visite alle scuole di montagna per verificare sul territorio i risultati del gruppo di lavoro.

Primo concorso regionale per valorizzare il paesaggio tradizionale della montagna


La montagna paesaggio, sia esso naturale o modificato da generazioni di operosi montanari. Il paesaggio patrimonio della collettivit, testimonianza della storia di una comunit. Linterrogativo : Come valorizzare questa risorsa con lobiettivo dello sviluppo socio economico sostenibile dei territori montani?. Cercare di rispondere a questa domanda era lobiettivo principale del convegno organizzato dalla Regione Piemonte, al quale hanno partecipato molti architetti, ingegneri e geometri piemontesi. Ad introdurre i lavori, lAssessore regionale alla montagna e beni ambientali, Roberto Vaglio. Le scelte che caratterizzano larchitettura sono essenziali per lo sviluppo dellambiente in cui vengono realizzate e per questo spesso risultano controverse. Nuove costruzioni, interventi manutentivi e di restauro, infatti, non si limitano a descrivere stili e tendenze della cultura materiale di una comunit, ma contribuiscono anche a fotografare in modo immediato il contesto della realt in cui si inseriscono. In Piemonte sono numerose le testimonianze di architettura alpina di elevata qualit. Ma quali sono gli elementi per definire oggi unopera architettonica di qualit? E soprattutto, come si pu coniugare lesigenza di sviluppo con quella di valorizzazione delle aree di particolare pregio per le quali il paesaggio pu diventare risorsa, valore aggiunto rilevante ai fini della crescita socio-economico del territorio? Trovare le risposte a queste domande quanto mai urgente per la nostra Regione che sta investendo molte risorse nel settore turistico e che nei prossimi anni sar teatro di importanti eventi internazionali, in primis le Olimpiadi del 2006, il cui successo dipender in larga misura dalla sensibilit e dallattenzione che sapremo dimostrare a questi temi. Il dibattito di oggi si pone proprio lobiettivo di approfondire gli scenari attuali con il contributo di tutti i soggetti interessati - a partire dal Politecnico di Torino, dai professionisti, dagli amministratori pubblici - di illustrare alcune proposte e di individuare, anche attraverso il confronto con esperienze di altre regioni alpine, alcune soluzioni possibili. Sul modo in cui larchitettura possa essere occasione per coniugare le esigenze di sviluppo e di valorizzazione del territorio sono intervenuti Roberto Gambino, Professore Ordinario di Urbanistica del Politecnico di Torino, gli Architetti Thomas Demetz,
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dellUfficio coordinamento territoriale della Provincia Autonoma di Bolzano e Marco Hubeli, della Sezione pianificazione urbanistica dellAmministrazione del Cantone Ticino, i quali hanno illustrato realt e tendenze del loro territorio. Durante il convegno, lArch. Franco Ferrero, direttore dellUrbanistica della Regione Piemonte e lArch. Margherita Bianco, dirigente del Settore Gestione Beni ambientali, hanno poi presentato il manuale di Criteri e indirizzi per la tutela del paesaggio. La pubblicazione, realizzata dal Settore Beni ambientali della Regione Piemonte, si rivolge a tutti coloro che a diverso titolo sono coinvolti nei processi di trasformazione del territorio e nelle relative problematiche di tutela e valorizzazione - progettisti, enti locali e cittadinied evidenzia problematicit e criticit che si possono incontrare nella progettazione e realizzazione di interventi in area soggetta a tutela paesisticoambientale, fornendo indicazioni operative e chiarimenti procedurali, ai fini di una maggiore trasparenza e coerenza delliter autorizzativo. Infine, lArchitetto Cristiana Sertorio Lombardi, membro della Commissione per la Tutela e la valorizzazione dei Beni culturali ed ambientali, ha presentato ufficialmente il primo concorso regionale riservato ai professionisti - architetti, ingegneri e geometri - che hanno operato in Piemonte nella realizzazione di opere di architettura montana completate tra il 1 gennaio 1995 e il 31 dicembre 2002, la cui premiazione avverr ad ottobre in occasione del prossimo Salone Europeo della Montagna, dove sar anche esposto il materiale inviato. Le opere in concorso, realizzate in comuni montani dovranno essere riconducibili ad
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una delle seguenti categorie: nuove costruzioni; recupero di costruzioni esistenti; interventi di recupero e sistemazione ambientale. A valutare le opere in concorso sar una Giuria composta dai membri della Commissione Regionale per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali di cui allart. 91 bis della legge regionale n. 56/77, integrata da un membro indicato dalla Federazione regionale degli Architetti, un membro indicato dalla Federazione regionale degli Ingegneri, un membro indicato dal Collegio regionale dei Geometri, da un professore indicato dal Politecnico di Torino e da un professore indicato dallUniversit degli Studi di Torino. I nominativi dei membri della Giuria verranno comunicati con congruo anticipo sul sito dellAssessorato alle Politiche montane, Foreste e Beni Ambientali della Regione Piemonte al seguente indirizzo: www.regione.piemonte.it/montagna/ La Giuria assegner un premio di 2.500 alla miglior opera presentata per ciascuna categoria di concorso, una segnalazione riferita al committente ed allimpresa esecutrice dei lavori e due segnalazioni per opere meritevoli per ciascuna categoria progettuale. Allassegnazione dei premi contribuisce, insieme alla Regione Piemonte, lAssociazione Cavatori che vede riunite oltre 40 aziende che operano nel settore dellestrazione e della lavorazione della pietra di Luserna e che ha destinato al concorso un contributo di 2.500 .

TECNICHE DI INGEGNERIA NATURALISTICA NEI LAVORI DELLE SQUADRE REGIONALI


di Giorgio CACCIABUE *
Briglie e palizzate in val Borbera

Lingegneria naturalistica una disciplina in grado di conciliare le esigenze di intervento sul territorio con quelle naturalistiche, ecologiche e paesaggistiche dellambiente utilizzando come materiale da costruzione le piante vive in abbinamento con inerti tradizionali e non (legno, metalli, pietra, geotessili, biostuoie, ecc.). Le tecniche di ingegneria naturalistica possono essere applicate in diversi ambienti per la risoluzione di diversi problemi. In particolare, nellambito dei lavori eseguiti in amministrazione diretta dalle squadre forestali, si interviene su: VERSANTI : per consolidamento ed inerbimento di pendici franose; CORSI DACQUA : per consolidamento di sponde soggette ad erosione e loro rinverdimento, costruzione di briglie e pennelli;
* Settore Gestione Propriet Forestali Regionali e Vivaistiche 10

PISTE FORESTALI E SENTIERI: per inerbimento, rinverdimento, consolidamento di scarpate e trincee soggette ad erosione; Ricordiamo che lingegneria naturalistica pu svolgere importanti funzioni tra le quali si evidenziano: - il consolidamento, la copertura, il drenaggio e il miglioramento delle caratteristiche geomeccaniche e chimiche del terreno; - la protezione del suolo dallerosione idrica e la regimazione delle precipitazioni atmosferiche; - il risparmio sui costi di costruzione e manutenzione di alcune opere, in particolare nelle aree montane difficilmente raggiungibili; - linserimento di opere e manufatti nel paesaggio con ridotto impatto ambientale. Quello che distingue un intervento di Ingegneria Naturalistica da uno di ingegneria tradizionale lutilizzo integrato di materiali naturali e non, sePalificata doppia in Val Curone

condo una progettazione specifica che abbraccia diversi campi: dallingegneria alla geotecnica, alla botanica forestale con particolare riferimento alle tipologie forestali, al fine dellindividuazione delle specie pi adatte da impiegare. Inoltre rispetto sempre agli interventi tradizionali tali tecniche offrono diversi vantaggi: accanto a i costi relativamente bassi, si hanno da un lato la creazione di habitat naturali o paranaturali collegati alla conservazione e al miglioramento del paesaggio, dallaltro unazione stabilizzatrice che migliora nel tempo. Le specie vegetali, a esempio, hanno una importante azione antierosiva trattenendo meccanicamente il suolo, in maniera passiva, con la parte epigea e in maniera attiva con quella ipogea. Nellingegneria naturalistica le piante non sono pi considerate solo da un punto di vista estetico, ma piuttosto come un efficace materiale vivente da costruzione che, a differenza dei materiali inerti, svolge una funzione attiva nel modificare lambiente. Per contro, limpiego di queste tecniche comporta una serie di condizioni che non si hanno con i manufatti tradizionali. I risultati di attecchimento e consolidamento spesso non sono immediati, e inoltre richiedono un certo periodo di tempo per poter verificarne lefficacia. Lesistenza di fattori limitanti, legati alla crescita delle specie vegetali, condiziona limpiego di alcune tecniche a seconda del tipo di ambiente in cui si deve operare. Infine queste opere richiedono in genere una regolare manutenzione, scaglionata nel tempo ed eseguita da personale qualificato.Le squadre degli operai forestali regionali possono vantaggiosamente applicare tali tecniche utilizzando materiali facilmente reperibili sia nelle zone dintervento sia in parte prodotti direttamente (ad es. piante dei vivai forestali regionali). I principali materiali che si impiegano si distinguono in:
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Palizzate foresta regionale Benedicta

Materiali vegetativi vivi quali: - semenzali e trapianti di specie arbustive ed arboree, provenienti dai vivai forestali regionali, si possono impiegare sia nel recupero di versanti, sia lungo i corsi dacqua; - spesso si usano talee, in quanto questa soluzione, che utilizza materiale poco costoso e a rapido attecchimento, si presta bene sia da sola (viminate, fascinate), sia associata con altre tecniche di consolidamento (muri di sostegno, gabbionate, palificate). Le specie impiegate, sempre latifoglie, variano a seconda delle condizioni della zona in esame, ma devono possedere unalta capacit di ricaccio radicale (salici, pioppi, ecc.). Lepoca di taglio e utilizzo delle talee il periodo di riposo vegetativo. Le talee poste nel terreno in maniera orizzontale, producono una maggiore massa di radici rispetto a quelle posizionate in verticale; - semi: grazie alla sua alta valenza antierosiva limpiego delle semine sicuramente una delle tecniche maggiormente usate; vengono impiegate in tutti campi, dalle frane, agli alvei fluviali. Per ottenere un buon risultato occorre individuare un idoneo miscuglio di specie; ci strettamente legato alle condizioni del luogo in cui si opera;

Le pi comuni tipologie di intervento realizzate dalle squadre forestali regionali o sono rappresentate da: INTERVENTI ANTIEROSIVI DI RIVESTIMENTO: semina a spaglio, semina di piante legnose, georeti, geostuoie; INTERVENTI STABILIZZANTI messa a dimora di talee, piantagione di arbusti e alberi, coperture diffuse, viminata, fascinata, gradonata con talee o piantine, palizzata in legname con talee e piantine; INTERVENTI COMBINATI DI CONSOLIDAMENTO grata viva in legname su scarpa, palificata spondale con fascine vive, palificata viva di sostegno; gabbionata in rete metallica zincata rinverdita, terra rinforzata verde (con geotessili, griglie metalliche, ecc.), muro a secco rinverdito. Fondamentale per la corretta realizzazione delle opere poter contare su personale specializzato e adeguatamente formato, la Regione Piemonte in tal senso ha attivato negli anni scorsi due specifici cantieri didattici, stato realizzato un corso per istruttori forestali mentre sono in fase di attuazione i corsi di aggiornamento per i capisquadra dei cantieri forestali comprendenti un capitolo sulle opere di ingegneria naturalistica.

Palificata a Molare questo necessario per garantire un rapido attecchimento, a volte anche in condizioni ambientali estreme. Un buon miscuglio di solito composto da graminacee (ad azione radicale superficiale) e da leguminose (ad azione radicale profonda e con capacit di arricchimento del suolo con azoto); le semine vengono potenziate con laggiunta di concimi o materiali che aiutano il mantenimento e lo sviluppo della semente in loco. Materiali organici inerti quali: - legname: si utilizza in base alla zona il castagno (Prealpi, Appennini) o il larice (Alpi) a volte lontano nero; - reti di juta o in fibra di cocco, stuoie in fibra di paglia, di cocco o in trucioli di legno Materiali sintetici quali: - griglie o reti o tessuti in materiale sintetico in nylon, polipropilene, polietilene, geotessili, fertilizzanti chimici; Altri materiali quali: - pietrame (opere di protezione, consolidamento, o di sostegno); - ferro o acciaio (come elementi leganti accessori di alcune tipologie di opere).
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Realizzazione palificata

Un nuovo pericoloso parassita del castagno:


il cinipide galligeno Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu
di Giovanni BOSIO* e Gianfranco BRUSSINO* Nella primavera 2002 stata riscontrata la presenza, in una zona pedemontana a sud-est di Cuneo, dellimenottero cinipide Dryocosmus kuriphilus, originario del nord della Cina e ritenuto unanimemente uno degli insetti pi nocivi per il castagno in tutto il mondo. Questa specie, non segnalata in precedenza in Europa, in grado di provocare la formazione di galle (ingrossamenti di forma tondeggiante e dimensioni variabili da 0,5 a 2 cm di diametro, di colore verde o rossastro) su foglie e germogli dei castagni, compromettendo lo sviluppo vegetativo delle piante e la fruttificazione. Nel Cuneese stata riscontrata la presenza di galle sia sugli ibridi eurogiapponesi ( Castanea crenata x C. sativa), sia sul castagno europeo, selvatico o innestato. Il numero di galle per pianta risulta molto variabile, dipendendo probabilmente, oltre che da una differente sensibilit varietale, anche dallepoca di insediamento pi o meno recente del parassita.
* Settore fotosanitario regionale Le foto sono degli autori del testo

Dove, come e quando si presenta Il Dryocosmus kuriphilus attacca unicamente il genere Castanea e presenta una sola generazione annua. Dalle galle, nel periodo che va da fine giugno a fine luglio, fuoriescono le femmine adulte (i maschi risultano assenti in quanto la riproduzione avviene per partenogenesi) (foto 1) che si presentano come piccole vespe lunghe 2,5 mm circa, con una colorazione nera a carico del torace e delladdome; gli arti risultano di colore giallo brunastro, ad eccezione dellultimo segmento tarsale bruno scuro. Le femmine appena sfarfallate depongono quindi le uova nelle gemme presenti in quel momento sulla pianta. In ogni gemma possono essere depositate fino a 25-30 uova; ciascuna femmina pu deporre in tutto tra 100 e 200 uova. Dopo circa 40 giorni compaiono i primi stadi larvali, caratterizzati da uno sviluppo molto lento e destinati a trascorrere lautunno e linverno allinterno delle gemme senza che esternamente vi
Foto in alto (2) - Galla su foglia Foto in basso (3) - Galle su germoglio
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Foto 1 - Femmina adulta su gemma

Foto 4 - Galla sezionata

siano sintomi particolari. Alla ripresa vegetativa la presenza delle larve determina una forte reazione nelle gemme, con la formazione delle caratteristiche galle nellarco di un paio di settimane. Allinterno di queste si succedono i vari stadi giovanili delle larve, fino alla quinta et in cui si presenta una larva bianca, priva di zampe e occhi, che occupa quasi interamente la celletta. In seguito si ha la trasformazione della larva in pupa con la successiva comparsa della femmina adulta. La formazione delle galle pu coinvolgere i germogli laterali o apicali dei rami, inglobando una parte delle giovani foglie e degli amenti, determinando larresto dello sviluppo vegetativo dei getti colpiti. A volte le galle sono confinate sulle foglie lungo la nervatura centrale oppure dentro i ricci, coinvolgendo i frutti che presentano protuberanze o cavit. Le galle formatesi sui germogli nel corso dellestate e dellautunno disseccano e rimangono visibili sugli alberi anche nellanno successivo. Metodi di lotta La diffusione dellinsetto pu avvenire sia tramite gli scambi di materiale di propagazione infestato (marze, piantine), sia attraverso il volo delle femmine adulte che fuoriescono dalle galle. Purtroppo le possibilit di lotta sono oggi limitate: * uno degli interventi pi efficaci consiste nella potatura precoce dei getti colpiti in primavera, prima dello sfarfallamento delle femmine, e nella loro distruzione, praticabile per solo su piante di dimensioni ridotte; * i trattamenti con fitofarmaci in genere sono scarsamente efficaci, oltre a risultare del tutto inac14

cettabili dal punto di vista dellimpatto ambientale; * in Giappone la lotta biologica con lintroduzione dalla Cina di uno specifico limitatore naturale, limenottero calcidoideo Torymus sinensis Kamijo, ha dato buoni risultati. In diverse localit, a distanza di quasi venti anni dalla effettuazione dei primi lanci di questo parassitoide, le percentuali di germogli attaccati dal cinipide sono ampiamente al di sotto della soglia di danno. Conclusioni La presenza in Piemonte di questo nuovo insetto nocivo costituisce senza dubbio una grave minaccia per la castanicoltura. La diffusione accertata in questo primo anno di osservazione fa effettivamente temere una veloce propagazione dellinfestazione alle aree castanicole contigue, con la comparsa di danni consistenti nellarco di pochi anni. Inoltre, attraverso il commercio di materiale di propagazione (marze o astoni in riposo vegetativo) o attraverso il trasporto passivo ad opera delluomo, questo cinipide potrebbe facilmente infestare anche altre regioni italiane o europee. Per limitare la diffusione di D. kuriphilus la Regione Piemonte ha intrapreso una serie di iniziative volte in particolare : * al controllo dellattivit vivaistica, per evitare la commercializzazione di piante infestate; * allinformazione degli operatori del settore castanicolo; * allindividuazione delle aree infestate ed al controllo della diffusione.
Foto 5 - Galle sui frutti

Al fine di una tempestiva individuazione, si prega chiunque avvisti i sintomi caratteristici della presenza del cinipide di segnalarlo a: * Regione Piemonte, Direzione Sviluppo dellAgricoltura, Settore Fitosanitario: G. Bosio tel. 011/432.3721; G. Brussino tel. 011/432.3731; fax. 011/432.3710; e mail: insecta@regione.piemonte.it nel caso di avvistamenti in impianti di castanicoltura da frutto; * I.P.L.A. S.p.A.: G. Della Beffa, tel: 011/899.8933; fax: 011/8989.333; e-mail: ipla@ipla.org nel caso di avvistamenti in boschi cedui o altofusto; * oppure, per tutti i casi, Regione Piemonte, Direzione Economia Montana e Foreste, Settore Politiche Forestali: Franca De Ferrari tel.: 011/432.2965, fax: 011/432.5910, e-mail: franca.deferrari@regione.piemonte.it utilizzando, se possibile, lo schema di seguito riportato.

CINIPIDE DEL CASTAGNO - SCHEDA DI SEGNALAZIONE (*) Provincia Localit (*) Galle osservate in: (*) Comune

bosco altofusto bosco ceduo impianto da frutto

(*) Galle su :

foglie gemme

Diffusione:

sporadico (poche piante sparse) gruppi circoscritti di piante tutte le piante su una superficie di almeno 500 mq

Note:

Segnalazione effettuata da: (*) Cognome (*) tel. o cell. I campi contrassegnati con l'asterisco (*) sono obbligatori (*) Nome e-mail

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Lo scaffale dellAssessorato si arricchisce di tre nuovi volumi curati dal Settore Politiche Forestali. Ai precedenti testi si aggiunge il settimo volume della collana manuali tecnico divulgativi forestali (BLU Edizioni) dal titolo: Alberi ed arbusti, guida alle specie spontanee del Piemonte. In 224 pagine interamente illustrate a colori, il testo redatto dallIPLA fornisce accurate informazioni, organizzate in schede di facile consultazione, su 92 specie arboree ed arbustive autoctone del Piemonte. Il volume, oltre che ai consueti destinatari della colla-

Il Piemonte ha saputo cogliere per tempo i segnali di questo cambiamento. Lopuscolo propone gli Atti del convegno Raccolta del legno per lenergia lavori in corso, svoltosi su iniziativa dellAssessorato in occasione della manifestazione Foresta Legno Energia a Biella nel settembre 2001. La pubblicazione preannuncia ledizione 2003 della stessa manifestazione che si ripeter, rinnovata ed arricchita, a settembre di questanno. na, quali tecnici, operatori e proprietari forestali, rivolto innanzitutto alle scuole del Piemonte, e quindi ad enti, associazioni, e a tutti gli altri interessati alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio forestale e ambientale del nostro territorio. Due anni fa la Regione Piemonte realizz Selvipiemonte, un opuscolo divulgativo dedicato ai ragazzi. Questa nuova pubblicazione dal titolo Il bosco gestito una risorsa per tutti riprende gli stessi argomenti, trattandoli con maggiore approfondimento e destinandoli ad un pubblico pi vasto. Il testo di facile consultazione ed arricchito da disegni ed immagini, si addentra nelle problematiche forestali con approccio tecnico ma non accademico, prefiggendosi lo scopo di spiegare i motivi per cui lintervento umano indispensabile per il mantenimento del patrimonio forestale. Nellultimo decennio limportanza delle fonti rinnovabili di energia divenuta un argomento di forte attualit nel panorama internazionale.
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La distribuzione dei testi gratuita. Per richiedere i volumi rivolgersi a: Settore Politiche Forestali della Regione Piemonte Corso Stati Uniti, 21 10128 TORINO e-mail tosettore.foreste14_2@regione.piemonte.it www.regione.piemonte.it/montagna

I nuovi indirizzi della vivaistica regionale forestale:

PIANTE AUTOCTONE E CERTIFICAZIONE


di Andrea SESSA Introduzione La Regione Piemonte, Direzione Economia Montana e Foreste, Settore Gestione Propriet Forestali Regionali e Vivaistiche gestisce attraverso i propri operai, oltre ai cantieri forestali, anche la materia dei vivai forestali. A partire dallanno in corso la Regione Piemonte ha delegato la programmazione e la progettazione di tale materia allIstituto per le Piante da legno e lAmbiente (IPLA) al fine di ottimizzare, controllare e rendere al passo coi tempi le produzioni di postime forestale. Negli ultimi anni infatti ai responsabili dei vivai regionali stato richiesto di produrre unampia gamma di specie arboree ed arbustive, latifoglie pi che conifere, specie autoctone, per usi che si orientano dalla costituzione di boschi naturaliformi allarboricoltura da legno, dal recupero ambientale allingegneria naturalistica, da piante per la forestazione urbana a quelle per la produzione di biomassa. A tali richieste non corrisposto sempre un adeguato adattamento dellofferta da parte del sistema vivaistico forestale regionale e desta preoccupazione la crescente penetrazione sul mercato italiano di materiale vivaistico prodotto in altri paesi. infatti risaputo da tutti gli addetti ai lavori che preferibile usare Materiale Forestale di Propagazione (MFP) di origine territo17

riale; quanto maggiore lallontanamento da questa provenienza locale, tanto maggiore la probabilit che il MFP usato conduca ad insuccessi delle piantagioni, per effetto della scarsa capacit di adattamento alle caratteristiche ecologiche della stazione dimpianto e di resistenza a parassiti e patogeni. La valorizzazione delle specie autoctone Sulla base di quanto detto in precedenza la Regione Piemonte ha ritenuto importante intraprendere una programmazione tesa alla produzione ed alla valorizzazione del materiale autoctono. Nei tre vivai attualmente in funzione (Vivaio Carlo Alberto a Fenestrelle [TO]; Vivaio Fenale ad Albano Vercellese [VC]; Vivaio Gambarello a Chiusa di Pesio [CN]), si sta mettendo in atto un riassetto volto alla progressiva riduzione delle produzioni di specie estranee alla flora del territorio regionale e si stanno incrementando quelle di specie autoctone, capaci di meglio adattarsi alle caratteristiche ecologiche dei siti e funzionali alle scelte concrete di politica forestale, ambientale e di verde pubblico. Si assiste cos ad una contrazione delle produzioni di conifere (prodotte a Fenestrelle), da utilizzare in mas-

sima parte per interventi in alcune zone della fascia montana ed alpina; le latifoglie subiscono un incremento soprattutto per interventi nella fascia collinare, montana e basale (di pianura), per soddisfare le richieste per impianti di arboricoltura da legno, forestazione naturalistica e urbana (prodotte per lo pi in contenitore presso il vivaio di Chiusa di Pesio). Infine aumentata la richiesta di specie arbustive, utilizzate in una svariata gamma di interventi che vanno dallingegneria naturalistica, al restauro ed al recupero ambientale (presenti soprattutto presso il vivaio di Albano Vercellese). Per far fronte a queste esigenze necessario impiegare materiale di riproduzione certificato e di provenienza nota, che dia sufficienti garanzie di esito positivo rispetto alle finalit degli impianti realizzati; la Regione Piemonte ha pertanto individuato una rete regionale di aree ecologicamente omogenee per la raccolta del MFP. La legislazione nazionale e regionale per la raccolta, produzione e commercio del MFP Negli anni sessanta, con la Legge 22 Maggio 1973 n. 269, il nostro Paese si dotato di un o strumento legislativo per il controllo della qualit del materiale usato nelle piantagioni forestali. Le dispo18

sizioni riguardano non solo la qualit genetica del materiale parentale, da cui il materiale di riproduzione derivato, ma anche la qualit fisica del materiale da immettere in commercio. Essa, inoltre, istituisce un regime di scambi e controlli del MFP articolato sulla certificazione di provenienza, le bolle di accompagnamento, i registri di carico e scarico da compilare in vivaio, e cartellinatura per lidentificazione dei lotti di semi e piante. Nellallegato A (1) vengono elencate quelle specie a cui si applica la disciplina delle predetta legge, mentre i boschi e gli arborei da seme idonei alla raccolta sono iscritti nel Libro Nazionale dei Boschi da Seme (LNBS). Il LNBS, attualmente, comprende 150 popolamenti e dalla fine degli anni 70 non risultano riconoscimenti di nuovi popolamenti, in quanto la materia di competenza delle Regioni dal 1977. Per questo motivo la Regione Piemonte, al fine di soddisfare le richieste di sementi che non sono disponibili nei boschi da seme del territorio nazionale ha attivato una serie di interventi volti ad individuare zone di raccolta in boschi non iscritti al LNBS. La Direzione Economia Montana e Foreste, con la collaborazione tecnica dellIPLA, ha provveduto a verificare ed integrare lelenco dei boschi iscritti al LNBS, finanziando appositi studi per lindividuazione e la caratterizzazione di popolamenti forestali idonei alla raccolta di seme di specie arboree ed arbustive autoctone. Con Determinazione della Direzione regionale Economia Montana e Foreste n. 617 del 12 Ottobre 2001 si stabilisce di individuare quali ambiti territoriali di raccolta del MFP quelli inseriti nella tabella A allegata alla Determinazione medesima (Tab. A). Gi a partire dalla campagna 2002 la Regione ha

proceduto alla raccolta sul territorio piemontese del MFP previa individuazione dei tecnici dipendenti regionali incaricati della certificazione dei semi e dei frutti forestali raccolti (D.D. n. 863 del 11 Dicembre 2001 e D.D. n. 439 del 07 Giugno 2002). Non meno importante risulta infine il Decreto M.A.F. del 18/06/1993 concernente le misure di protezione contro lintroduzione e la diffusione nel territorio della Repubblica italiana di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali. Per quanto attiene alla vivaistica forestale il decreto rilevante perch riguarda listituzione del Passaporto fitosanitario. Esso un etichetta stampata indelebilmente che viene apposta per certificare che sono stati effettuati i necessari controlli per i parassiti elencati nel decreto. Nel caso in cui venga riconosciuta la presenza di organismi nocivi nelle colture o nelle parti di piante ispezionate, pu essere sospesa la produzione sino a quando non venga accertata leliminazione del nocivo. Conclusioni Emerge dalle iniziative intraprese dalla Regione Piemonte un nuovo orientamento della vivaistica

forestale in considerazione del ruolo che questa potr avere nel mantenimento e nellincremento della biodiversit sia a livello di specie sia a livello genetico. La volont di produrre il maggior numero di specie autoctone possibili e la raccolta del MFP a partire da aree idonee e ben individuate da schede identificative infatti il chiaro segnale di un ammodernamento del settore vivaistico regionale, ormai avviato ed inevitabile, che porter presumibilmente ad una riorganizzazione delle attivit verso criteri estesi di certificazione e labeling(2), sia dei processi sia dei prodotti, necessari per garantire che il MFP sia delevata qualit e risponda ai requisiti richiesti dagli utilizzatori.

Fotografie di Enrico VIVIANO nell'altra pagina: conservazione sottovuoto di Ostrya Carpinifoglia nella pagina a fianco: semente di Juglans Regia sotto: stratificazione in cassette di sementi forestali

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Tab. A allegata alla D.D. 12 Ottobre 2001


Pianura vercellese e novarese (Lame del Sesia Bosco della Partecipanza Balocco Valle del Ticino) Verbano e Cusio (Lagoni di Mercurago) Torinese-Canavese (La Mandria Agli Torre Canavese) Altopiano di Poirino (Ternavasso C del Mago) Pianura Torinese (Bosco di Stupinigi) Pianura Cuneese (Castello di Racconigi Bosco del Merlino) Colline del Po-Torinese (Bosco del Vaj e Bosc Grand Collina di Superga) Monferrato (Bosco di Rocchetta Tanaro Sacro Monte di Crea Rolasco) Alta Langa (Sorgenti del Belbo) Bassa Valle Lemme (La Centuriona) Valle Tanaro (Bosco del Baraccone Bosco delle Larzelle Lesegno) Valle Pesio (Madonna dArdua Bosco del Prl Boscai Pian delle Gorre) Valle Gesso (Terme di Valdieri) Valle Stura di Demonte (Pietraporzio Valloriate) Valle Maira (Chiotspars - Sorgenti del Maira) Valle Varaita (Sampeyre e Frassino Bosco dellAlev) Valle Po (Vallone di Oncino) Valle Germanasca (Salza di Pinerolo) Valle Chisone (Inverso di Laval Finestrelle Pragelato) Bassa Valle di Susa (Mompantero) Alta Valle di Susa (Oulx Val di Thuras Piccolo Bosco di Salbertrand Foens Gran Bosco di Salbertrand Valle Stretta) Valli di Lanzo (Richiaglio e Vi Piana di Usseglio Belf Consolata) Prealpi biellesi (Valle Tessera) Valle Sesia (Alagna Valle Sesia Spazzacamini Piode Val Sabbiola) Valle Divedro (Trasquera) Valle Vigezzo (Bosco della Colma Val Loana) Valle Orba (Foresta Cerreto Gorrello) Alta Valle Lemme (Capanne di Marcarolo) Valli Curone e Borbera (Mogliasso Montaldo di Cosola Daglio)

(1) Recentemente, con un Decreto del Ministero delle Politiche Agricole (D.M. 15 Luglio 1998), sono state aggiunte nuove specie a quelle gi previste in modo da sottoporre alla vigente normativa quelle piante che, a causa degli incentivi introdotti con riforma della Politica Agricola Comunitaria, sono state maggiormente interessate da un forte aumento della domanda per la costituzione di piantagioni su terreni ex-agricoli. (2) La certificazione volontaria non prescinde, ovviamente, dalleffettuazione della certificazione obbligatoria prevista per alcune specie e derivante dagli obblighi nazionali e internazionali.
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La gestione delle fasce riparie dei corsi dacqua montani


di Fabio GIANNETTI * e Paolo FERRARIS*
Negli ultimi decenni fenomeni come la crescente urbanizzazione delle fasce riparie in prossimit dei centri comunali, ed allopposto labbandono in altre aree, hanno influito sui delicati equilibri che regolano la dinamica e la morfologia delle aste fluviali. I boschi ripari, importanti elementi per la stabilit del sistema fluviale, sono stati spesso abbandonati a causa del sempre minor interesse per la produzione legnosa e, in molti casi, le utilizzazioni ordinarie non sono state sostituite da una corretta gestione in grado di garantire il normale deflusso delle acque e di proteggere le sponde dallerosione fluviale. Alla luce di una rinnovata volont di integrare in modo pi armonico gli interventi antropici con il delicato ambiente ripariale, nella consapevolezza del ruolo che la vegetazione pu assumere rispetto alle condizioni di sicurezza idrogeologica dei corsi dacqua montani e collinari, diviene un elemento di primaria importanza coniugare la funzionalit idraulica con la valenza ecologica del bosco. Da qui lesigenza di dotare di opportuni strumenti conoscitivi i tecnici che progettano e realizzano interventi ed opere che insistono sullambiente ripariale. Partendo da queste valutazioni il Settore Idraulica Forestale e Tutela del Territorio dellAssessorato Politiche per la Montagna, Foreste e Beni Ambientali, ha promosso, nel corso del 2002, un momento formativo rivolto ai tecnici delle Comunit Montane e delle Province con lobiettivo di ampliare le conoscenze di chi si occupa di gestione del territorio ed in particolare delle problematiche legate alla manutenzione dei corsi dacqua minori. Questa occasione stata importante per riflettere sulla necessit di una corretta gestione del territorio, caratterizzata da interventi di protezione idrogeologica a partire dallambito montano e collinare, dove elementi quali lorografia e la pendenza sono tra i maggiori fattori che concorrono al verificarsi dei dissesti. Lorganizzazione del corso stata curata dallI.P.L.A. e le attivit didattiche sono state cos articolate: 2 giornate di lezione teoriche presso il Parco Regionale La Mandria e la sede I.P.L.A.; 1 giornata di sopralluoghi guidati su aspetti del dissesto idrogeologico; 2 giornate dedicate agli aspetti geomorfologici con discussione degli interventi selvicolturali. Per stimolare la discussione sugli aspetti del dissesto idrogeologico si preferita lAlta Val di Susa, dove sono stati effettuati sopralluoghi per osservare situazioni particolarmente critiche dal punto di vista idraulico e della vegetazione ripariale, puntualmente commentata dal dott. Dotta del Consorzio Forestale Alta Val di Susa, responsabile o esecutore dei lavori effettuati. Le uscite seguenti sono state svolte rispettivamente al nord, Valli Orco e Soana, ed al sud, Valli Vermenagna e Colla, del Piemonte. Il corso stato aperto dallintervento dellAssessore Roberto Vaglio, che ha sottolineato limportanza di momenti di formazione come questo, anche in considerazione della disponibilit di fondi destinati agli interventi di idraulica forestale che i tecnici sul territorio devono saper gestire in modo appropriato. Liniziativa ha quindi permesso di integrare professionalit differenti facendo incontrare le esperienze di
Accumulo di materiale vegetale in alveo conseguente ad un evento di piena.

* IPLA S.p.A.
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enti come il CNR-IRPI e lIPLA, impegnati su fronti diversi, ma con interessanti spunti di convergenza professionale e scientifica proprio sugli aspetti della protezione idrogeologica. Infatti dal confronto e dallintegrazione di conoscenze ed esperienze diversificate che vanno dagli aspetti geomorfologici a quelli idraulici e poi fino ai temi propriamente forestali, pu nascere un modo diverso e costruttivo di affrontare questi problemi. Analogamente liniziativa ha permesso il confronto e lo scambio di opinioni tra tecnici che, operando in diverse aree del Piemonte, conoscono approfonditamente i loro territori, ma hanno poche occasioni per analizzare le problematiche e le soluzioni adottate in ambiti diversi. Dal punto di vista operativo la direzione a cui tendere quella di inserire la gestione delle fasce boscate lungo i corsi dacqua nel quadro di una cura del territorio il pi possibile capillare e periodica, non legata quindi a conseguenze di eventi meteorici eccezionali n alla disponibilit di finanziamenti. Per raggiungere questo obiettivo ipotizzabile incen-

Il gruppo di partecipanti al corso durante il sopralluogo al Gran Vallon in Alta Val Susa

tivare a livello locale lattivit di aziende agricole, fornendo al contempo possibilit di lavoro e sviluppo ai residenti in territori svantaggiati che, dopo una formazione breve e mirata, potrebbero integrare in questo modo il loro reddito con attivit stagionali di pubblica utilit.

CORSO DI IDRAULICA FORESTALE E TUTELA DEL TERRITORIO (SETTEMBRE - OTTOBRE 2002) Organizzazione e coordinamento Paolo Ferraris, Fabio Giannetti (I.P.L.A.) Argomenti trattati e docenti del corso Vegetazione ripariale Nozioni di base sulla vegetazione ripariale - GianPaolo Mondino (Universit di Torino-I.P.L.A.) Idraulica Nozioni di base di idraulica - Stefano Ferraris (Universit di Torino) Geomorfologia Nozioni di base di geomorfologia con riferimento alla dinamica fluviale Roberto Ajassa (Universit di Torino) Dissesti Aspetti legati al dissesto sul reticolo fluviale con particolare riferimento a fenomeni di forte trasporto solido sui tributari minori - Domenico Tropeano - Laura Turconi (CNR-IRPI Torino) Banche Dati Impiego congiunto delle banche dati sui temi idraulico-forestali per lintegrazione delle informazioni. Franco Gottero (I.P.L.A.) Legislazione Legislazione e normativa vigente - PierGiorgio Terzuolo (I.P.L.A.) Selvicoltura Aspetti selvicolturali relativi alla gestione delle fasce ripariali - Andrea Ebone (I.P.L.A.)

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TECNICHE DI PREVENZIONE A.I.B.


di Cristina RICALDONE

Tra le tecniche di prevenzione contro gli incendi boschivi va considerato anche lutilizzo del fuoco controllato nel bosco: il fuoco prescritto. Questo metodo, legato al concetto di superficie bruciata ammissibile, studiato ed applicato largamente negli Stati Uniti ed in Canada, consiste nellappiccare incendi controllati, in periodi a basso rischio, in maniera da distruggere la maggior parte del materiale legnoso morto presente al suolo, assieme a parte degli arbusti e del sottobosco, considerando lineluttabilit statistica del fenomeno. Lobiettivo quello di diminuire, nella maniera meno traumatica possibile, grazie al passaggio di un fronte di fiamma a bassa intensit, la biomassa presente sul terreno, impedendo quindi il verificarsi di incendi incontrollati ad alta caloria e quindi maggiormente dannosi Il Piano regionale per la previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi del Piemonte, approvato con DGR n. 19-8196 del 13.01.03, prevede la possibilit di applicare il fuoco prescritto, peraltro gi previsto dalla L.r. n. 16/94, e lo considera un notevole innalzamento della qualit ed efficienza del servizio antincendi, equiparandolo ai livelli dei pi avanzati servizi europei in cui questa tecnica viene applicata. Le regole per lapplicazione del fuoco prescritto devono essere semplici ed efficaci, le neces-

sarie precauzioni devono essere affiancate dalla conoscenza tecnica degli operatori; nellapplicazione del fuoco prescritto necessario uno stretto legame con la previsione del pericolo, capace di informare sulle effettive possibilit di diffusione del fronte di fiamma. Il Piano prevede alcune procedure applicative: * fuoco di testa in cui il fronte di fiamma avanza secondo la direzione del vento o risalendo una pendice; * fuoco discendente in cui il fronte di fiamma si applica avanzando in verso opposto al vento o in discesa. Per lapplicazione del fuoco prescritto dovranno essere verificate alcune condizioni che vanno dalla pendenza del terreno, allumidit dellaria e del combustibile, alla velocit del vento; utilizzando la tecnica in periodo di riposo vegetativo e programmando la percentuale di biomassa bruciabile. Lo scorso anno, proprio in questo periodo, si tenuto un importante convegno interregionale alla Sacra di San Michele in provincia di Torino, dal titolo Nuove frontiere nella lotta agli incendi boschivi. Nel corso del convegno stata presentata uninteressante relazione a cura del prof. Vittorio Leone, docente allUniversit della Basilicata. Poich da pi parti ci sono giunte richieste per avere copia della relazione, riteniamo di fare cosa gradita nel darne pubblicazione integrale.

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Prof. Vittorio LEONE


Malgrado lo sviluppo di tecniche avanzate, particolarmente nellavvistamento del fuoco e nelle operazioni di estinzione, negli ultimi tempi lincidenza degli incendi cresciuta, con un sensibile incremento delle aree percorse e dei danni allambiente. Ne conseguenza un crescente impegno anche finanziario per il miglioramento dei servizi coinvolti. Nonostante linnegabile complessit e le dimensioni preoccupanti, il problema incendi in Italia per tuttora affrontato nellottica preminente dellemergenza in atto, concentrando ogni sforzo sulla fase di estinzione, senza una adeguata attenzione ai problemi della prevenzione n a quella, altrettanto delicata e complessa, degli interventi da attuare dopo il passaggio del fuoco. Nella organizzazione della difesa non appare pertanto sempre rispettato un equilibrio tra interventi di prevenzione ed estinzione. Tale approccio parziale, con particolare, forse eccessiva enfasi per le attivit di lotta e per lo sviluppo delle infrastrutture sul territorio, uno degli aspetti che limitano tuttora il successo dei programmi di protezione del bosco contro il fuoco. In modo paradossale e forse provocatorio, una parte non trascurabile dellodierno problema degli incendi, in molte situazioni, pu essere il risultato di tali sforzi polarizzati nella fase di controllo del fuoco (Leone et al., 2000), che hanno di fatto del tutto ignorato lattivit di prevenzione. Un approccio diverso quello definibile gestione del fuoco; si tratta di una organizzazione complessa, nella quale devono essere armonizzate tra loro ed equilibrate le varie componenti del sistema integrato quali: * prevenzione delle cause, antropiche e naturali, attraverso leducazione, le modifiche di comportamento e la gestione dellambiente; * riduzione e modifiche nella quantit e distribuzione del combustibile lungo strade e zone strategiche; * avvistamento rapido e tempestivo da punti fissi di osservazione o da parte di pattuglie terrestri e/o aeree; * attacco iniziale rapido ed efficace con forze di terra ed eventuale supporto integrativo delle forze aeree, basato sullaccurata stima del pericolo di incendio e delle previsioni meteorologiche. In tale modello organizzativo devono trovare posto le tecniche selvicolturali di prevenzione, ai fini della riduzione della facilit di propagazione degli incendi nonch lutilizzo di strumenti previsione e di simulazione, come supporto a scelte gestionali e per la valutazione del rischio di incendio. 24 Ogni componente appare cruciale per il successo dellintero sistema e laddove una qualsiasi di esse risulti inadeguata o mancante, agendo quindi come fattore limitante, possono essere inevitabili incendi distruttivi. Questa impostazione della lotta contro gli incendi boschivi non una novit ed interessante richiamare quanto enunciato circa novanta anni fa (Murphy,1990): Le misure necessarie per proteggere dal fuoco le foreste sono generalmente ben note.. Si tratta della eliminazione, attraverso leducazione o lapplicazione delle leggi, delle cause di incendio, lorganizzazione di pattuglie per identificare ed estinguere gli incendi comunque iniziati, il miglioramento e lorganizzazione delle aree boscate in modo da rendere al massimo efficienti gli sforzi degli addetti alle operazioni e per minimizzare la possibilit che gli incendi sfuggano al controllo. La attuale realt, caratterizzata da un numero crescente di focolai, impone quindi di modificare radicalmente lorganizzazione di difesa e di operare un approccio diverso: la prevenzione non pu trascurare il notevole progresso della cosiddetta selvicoltura preventiva, intesa ad ottimizzare le capacit intrinseche di difesa dei diversi soprassuoli e ad integrare, nelle attivit di difesa, linsieme delle conoscenze oggi disponibili sul comportamento del fuoco e quindi sulla possibilit di prevedere levolversi degli eventi con decisioni in tempo reale ( Leone e Lovreglio, 2001). A conferma della utilit di un approccio diverso si deve menzionare la Legge quadro in materia di incendi boschivi (L.353/2000) le cui note pi positive si riferiscono alla prevenzione degli incendi; in particolare gli artt. 3 e 4 introducono opportuni strumenti in tale senso (art. 3:

Le Regioni approvano il piano regionale per la programmazione delle attivit, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi; art. 4: Lattivit di prevenzione consiste nel porre in essere azioni mirate a ridurre le cause e il potenziale innesco dincendio nonch interventi finalizzati alla miti-gazione dei danni conseguenti). La prevenzione comprende, come noto, un insieme, coordinato e pianificato, di azioni ed interventi finalizzati a: * sopprimere o modificare le cause degli incendi, attraverso linformazione, leducazione alla tutela dei boschi dal pericolo del fuoco, la diffusione di prassi e norme di comportamento corretto e di difesa degli insediamenti dal pericolo del fuoco, ma soprattutto attraverso la modifica di comportamento dei probabili autori, laddove identificabili; * limitare gli effetti dannosi degli incendi, dotando il territorio delle necessarie infrastrutture di difesa e creando le migliori condizioni di lotta attiva. Appaiono di cruciale importanza, in termini di prevenzione, interventi a carico dei combustibili presenti e potenzialmente coinvolti dal passaggio del fuoco: una loro modifica o riduzione pu favorire la attenuazione della intensit del focolaio e quindi agevolare le operazioni di lotta. Particolarmente efficaci sono, pertanto, gli interventi rivolti a modificare i combustibili, ovvero il carico, la tipologia e la distribuzione della vegetazione potenzialmente capace di propagare il fuoco. Si tratta infatti, di fattori predisponenti modificabili, a differenza di quelli ambientali che sono non modi-ficabili. Tra i metodi di modifica dei combustibili che appaiono di particolare interesse, oltre a quelli basati sugli interventi selvicolturali ed in particolare i diradamenti, v il fuoco prescritto. Con tale termine si deve intendere: lapplicazione consapevole del fuoco al combustibile naturale in determinate condizioni meteorologiche, di umidit del suolo e del combustibile, che consente di applicarlo in una zona prestabilita e, allo stesso tempo, con una intensit ed una velocit di propagazione tali da permettere di raggiungere gli obiettivi prefissati in sede di pianificazione (Wenger, 1984; Wade e Lundsford, 1988) Si tratta, come noto, della utilizzazione volontaria del fuoco per la riduzione di pericolosi accumuli di combustibili prima che le condizioni ambientali diventino critiche. Il termine prescritto legato alle condizioni o prescrizioni, ovvero alle finestre ambientali di temperatura, umidit, velocit del vento in cui si consiglia di operare, minimizzando le conseguenze allecosistema. Tra le possibili applicazioni, oltre al pi ovvio obiettivo della riduzione dei combustibili pericolosi per quantit e tipo, quali fogliame, erba secca, ramaglia sottile, ovverosia del combustibile definito morto sottile, responsabile dellinnesco e della agevole propagazione dei focolai, il fuoco prescritto (Wade e Lundsford, op.cit) appare utile anche per:

* preparare aree per la semina e la piantagione, attraverso leliminazione di specie indesiderate per capacit di competizione e la riduzione della eccessiva copertura di lettiera in decomposta che interferisce con la germinazione di talune specie; in particolare (Shea et al., 1981), la pratica consente di esporre suolo minerale e favorire la germinazione di numerose specie, tra le quali Eucaliptus regnans, E. delegatensis, E. diversicolor, Pinus pinaster Ait. ed altre; * eliminare o ridurre drasticamente i residui di utilizzazione, che possono rappresentare accumuli pericolosi in caso di incendio; * migliorare lhabitat della fauna selvatica, aumentando la quantit e la qualit di risorse trofiche costituite da frutti e semi nonch da giovani getti, ricchi in proteine ed elementi nutritivi facilmente utilizzabili, che sostituiscono laccumulo di necromassa di scarso valore alimentare. Ovviamente vanno considerata tutte le conseguenze, compresa la proliferazione momentanea delle specie fugaci, che appaiono subito dopo il passaggio del fuoco ma che altrettanto rapidamente scompaiono; * contenere la vegetazione infestante o invadente, spesso in concomitanza con interventi di tipo chimico con erbicidi; tipico il caso della gestione e manutenzione delle fasce tagliafuoco; * controllare aspetti fitosanitari, con particolare attenzione per attacchi parassitari e fungini; particolarmente efficace appare la pratica nel ridurre gli attacchi di Fomes annosus, agente del marciume radicale di molte conifere e di taluni coleotteri che sve rnano nei coni caduti sul terreno (Conophtorus coniperda); * migliorare le risorse foraggiere per il pascolo, attraverso la accresciuta quantit di sostanze nutritive che vengono liberate nonch per la variazione del regime termico ed idrico conseguente al passaggio del fuoco. Luso del fuoco prescritto ovviamente postula la opportuna rotazione periodica delle aree trattate. Esperienze recenti, svolte nei Pirenei, hanno evidenziato lutilit della pratica per contenere leccessiva presenza di specie di scarso o nullo valore pabulare, quali il Cytisus purgans. (Rigolot, 1999). Migliorare laspetto delle superfici boscate, favorendo cambiamenti a livello vegetazionali, attraverso un aumento del numero delle specie, rendendo maggiormente visibili le specie annuali e biennali determina, daltro canto una pi elevata presenza di fauna di ogni tipo. 25

Migliorare laccessibilit e quindi la riduzione dei costi di taglio ed esbosco in concomitanza con le operazioni di utilizzazione; la migliore percorribilit avvantaggia anche i fruitori occasionali del bosco e quindi luso ricreativo e venatorio delle superficie trattate Favorire le specie dipendenti dal fuoco, alcune delle quali strettamente legate allazione del fuoco in quanto fattore ecologico. Molte delle specie definite pirofite richiedono infatti la presenza del fuoco nel corso del loro ciclo biologico; si ricordano numerose specie del gen. Pinus quali P. contorta, P. banksiana, P. palustris, P. serotina, P. rigida (Niering, 1980); di Cistus (come C. incanus e C. monspeliensis) (Mazzoleni, 1989; Aronne e Mazzoleni, 1989), ma anche di briofite come la comune Funaria o il raro Bryum dunense (Esposito et al., 1999). Si ricorda altres luso del fuoco per bruciare la ramaglia e favorire la fuoriuscita dei semi dai coni serotini di taluni pini mediterranei, quali P. halepensis e P. pinaster (Bernetti, 1995). Riciclare i nutrienti laddove la velocit di decomposizione della sostanza organica accumulata minore dell accumulo di necromassa; in condizioni di clima freddo ed umido si bloccano in tal modo grandi quantit di nutrienti, che vengono quindi sottratti allecosistema. Il fuoco periodico determina rapida decomposizione della materia organica ed un rapido ritorno in ciclo degli elementi nutritivi. Il ragionamento ovviamente vale per le sostanze che non si perdono nellatmosfera per volatilizzazione, come azoto e zolfo, ma che ritornano in ciclo attraverso le ceneri. Lazione viene anche completata dalla stimolazione dei microrganismi presenti nel terreno e quindi da una amplificazione delle attivit di conversione dellazoto da forme inutilizzabili a forme assimilabili. Gestire specie minacciate di estinzione: il caso ad esempio di specie tra cui numerose orchidee oltre che di briofite, per le quali il fuoco ricorrente appare un fattore insostituibile nel ciclo vitale delle specie. In tutti i casi citati si tratta di identificare nel fuoco un fattore ecologico benefico di gestione dello spazio naturale, di notevole interesse, anche per i costi particolarmente contenuti, superando anche psicologicamente lidea che il fuoco sia, sempre e comunque, soltanto un fattore di distruzione. La gestione con il fuoco si attua valutando e programmando opportunamente intervallo di ritorno, stagione, intensit, dimensione delle aree trattate, loro distribuzione nello spazio, tecniche di accensione, previsione del comportamento del fuoco in funzione delle variabili ambientali del momento. Appare ovvio che per certe applicazioni il fuoco pu essere applicato, in ambiente boschivo, laddove non vi sono problemi di interferenza con la rinnovazione in atto. In tale approccio, che vede nel fuoco uno strumento di gestione e non solo di distruzione, cruciale quindi sia la conoscenza del comportamento del fuoco, resa possibile dai numerosi strumenti di simulazione oggi disponibili,

molti dei quali basati sui modelli di combustibile di Rothermel (1972, 1983), sia quella dei processi dinamici della vegetazione in funzione delle frequenze (Trabaud e Lepart, 1980 e 1981) ed intensit (Esposito et al., 1999) del fuoco. La ricerca ha recentemente messo in evidenza oltre che gli innegabili limiti, anche la validit ecologica, economica e tecnica del fuoco prescritto. I forestali e gli addetti ai lavori non ne hanno peraltro mai concretamente apprezzato in pieno il potenziale, quale strumento di gestione, esprimendo una evidente e spesso preconcetta ostilit nei suoi riguardi. Permane infatti una sostanziale diffidenza, specie ne nostro paese, anche a causa della scarsit di specifica esperienza poich di fuoco prescritto in Italia stata realizzata una sola sperimentazione, peraltro molto discutibile sotto il profilo metodologico, negli anni 70. Vari tipi di ostacoli allutilizzo del fuoco prescritto sono recentemente stati messi in evidenza dal progetto FIRETORCH, finanziato dall UE nellambito del programma Environment & Climate che ha coinvolto ricercatori di tutta larea mediterranea in un progetto di durata biennale (1997-99) teso a migliorare la tecnica del fuo co prescritto e a definire le condizioni operative per un suo pi ampio impiego nel futuro. Tra gli obiettivi del progetto figurava, in particolare, lidentificazione e lanalisi delle condizioni (Leone et al., 1999) che ne rendono difficile la diffusione e/o lapplicazione nei cinque paesi dellEuropa comunitaria mediterranea. Lindagine stata condotta attraverso la somministrazione di questionari agli addetti ai lavori. Per lItalia, gli ostacoli principali alla diffusione del fuoco prescritto sono risultati: * la scarsa conoscenza del ruolo ecologico del fuoco negli ecosistemi forestali, * la mancanza di comprensione delle variabili coinvolte negli incendi forestali, * la mancata conoscenza del comportamento e della dinamica del fuoco, * una notevole confusione concettuale tra fuoco prescritto e controfuoco, * la preoccupazione circa la possibilit che un fuoco prescritto possa trasformarsi in incendio, con possibili danni al bosco ed alla sua vita, * limpatto visuale sul paesaggio, la preoccupazione circa possibili danni alla incolumit ed ai beni, la mancanza di educazione ambientale. I risultati dellindagine hanno messo in evidenza, nel nostro paese come in altri, la scarsa conoscenza, almeno teorica, delle tecnica del fuoco prescritto da parte degli addetti ai lavori e di conseguenza, la loro ovvia resistenza ad accettarla come strumento di prevenzione. In particolare, gli aspetti negativi rilevati dal campione italiano di operatori intervistati (96 su 511 contattati per posta, pari al 18,8%) si riferivano, nellordine di importanza a:

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* difficolt di applicazione della pratica del fuoco prescritto; * scarsa preparazione, e/o carenza del personale addestrato; * difficolt di controllo delle operazioni possibile squilibrio dellecosistema naturale; * danneggiamento allhabitat naturale della selvaggina; * impatto ambientale ed estetico; * danni alla vegetazione; * carenza di normativa; * pericolo per il novellame in formazione, invasioni da infestanti; * danni da erosione; * scarsa efficacia rispetto ad altre tecniche. Lobiezione pi ovvia e comprensibile per quella del rifiuto mentale di accettare la capacit di esplicare azioni positive in quello che per molti operatori un abituale fattore di distruzione, da combattere senza tregua. Si tratta invece di una pratica ampiamente adottata negli USA, con oltre 8.000.000 di acri trattati annualmente, adottata seppur non su larga scala in Spagna, di uso corrente ed in espansione in Francia e recentemente anche in Portogallo. Si aggiunge che in taluni paesi, come il Portogallo, luso del fuoco prescritto nelle formazioni di Pinus pinaster Ait. risale addirittura alla prima met dell800 e che in Francia verso il 1869 la pratica della bruciatura delle foreste di resinose era considerata una pratica particolarmente efficace per evitare incendi disastrosi (Moreira da Silva, 1993) In Italia essa appare invece del tutto improponibile, salvo che nelle regioni Liguria e Piemonte, che ne hanno disciplinato, peraltro solo teoricamente, limpiego. Vigono tuttora, infatti, i divieti imposti dal RD 3267/1923 che vietano di accendere fuochi allinterno delle foreste; daltra parte n la L. 47/75 n la recente L. 353/2000 hanno incluso il fuoco prescritto tra le pratiche di prevenzione. Anche in Grecia la pratica risulta inattuabile. Il progetto FIRETORCH ha consentito la messa a punto di una guida alle operazioni per la esecuzione del fuoco prescritto, basata sulla modellizzazione degli esperimenti condotti sul terreno, in Spagna, Portogallo e Francia.

La guida concepita per operazioni di fuoco prescritto in formazioni di Pinus pinaster Ait. del centro e Nord Portogallo, ma pu essere agevolmente adattata, attraverso una opportuna sperimentazione, ad altre formazioni di pini che formano ammassi di combustibili simili. La guida consente una agevole ed ordinata raccolta di tutti i parametri necessari per ottenere la riduzione dei combustibili, pur nel pieno rispetto della qualit ambientale e della riduzione massima dei danni potenziali. Fondamentale appare, in tale senso, la conoscenza del comportamento del fuoco, basata su modelli adattati alla realt delle condizioni mediterranee. Lo strumento citato consente di applicare il fuoco nella modalit consapevole di cui parla la definizione innanzi riportata, con maggiore sicurezza rispetto alle tradizionali prescrizioni o finestre operative citate da taluni specialisti, quali Vega (1978) e Liacos. (1986), la cui genericit non garantisce una applicazione sicura e consapevole. Il progetto FIRETORCH ha, invece, messo in evidenza un numero ben maggiore di parametri tra cui: * numero minimo di operatori, pari a 5; * carico complessivo di combustibile da trattare, stimati in 21 t h-1; * periodo ottimale di esecuzione: novembre-aprile; * temperatura circa 12 C; * umidit relativa 70%; * umidit del combustibile circa 23%; * riduzione del combustibile pari al 78% del carico iniziale; * intensit lineare non > 240 kW m-1; * scottatura della chioma (crown scorch) circa 18%; Le aree trattate hanno superficie modeste, dellordine di 2,3 ettari, contro i 30 degli USA e i 300 dellAustralia. E stato altres messo a punto un sistema di aiuto alle decisioni, che integra le conoscenze operative ed ecologiche oggi presenti nellambito dellEuropa meridionale in materia di incendi boschivi. Si tratta del PB TDSS ( Prescribed Burning Training and Decision Support System), che consente unagevole informazione sullo stato dellarte del fuoco prescritto in ambito mediterraneo ed consultabile sul sito web del progetto ( h t t p : / / w w w - c i n d y. c m a . f r / e u r o p e / f i r e t o r c h / firetorch_fr.html) . Costruito da sei moduli interconnessi, TDSS consente una agevole conoscenza delle precauzioni, delle modalit operative, degli effetti, della gestione del fumo. Il progetto FIRETORCH ha definito infine, attraverso losservazione dellapplicazione del fuoco prescritto in differenti condizioni, alcuni punti fermi in termini di utilit della pratica. In particolare: * luso del fuoco prescritto e la riduzione del carico di combustibili a 9 t ha 1 consentirebbe di controllare agevolmente, con mezzi aerei, focolai altrimenti incontrollabili; * idealmente il carico di combustibili dovrebbe essere con-

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tenuto in circa 5 t ha 1; con tale valore agevole il controllo da parte di forze a terra, mentre appare improbabile il rischio di incendi di chioma e di fuochi secondari. Circa gli effetti ecologici del fuoco prescritto, che appaiono molto controversi e dibattuti, il progetto ha evidenziato, attraverso ricerche di campo corroborate da una accurata e capillare analisi bibliografica sulle componenti ecosistemiche coinvolte, che gli effetti negativi del Fuoco Prescritto, possono essere evitati o mitigati attraverso opportune prescrizioni operative, soprattutto in termini di accurata pianificazione e controllo dellintensit. Le esperienze sul terreno, bench riferite soltanto ad ambienti della penisola iberica, hanno evidenziato che la pratica riduce del 98% la probabilit di incendi estivi. Il dato appare di estremo interesse, anche alla luce delle difficolt operative della lotta contro il fuoco, eseguita con le tecniche tradizionali, la cui efficienza dipende dal numero di eventi contemporanei su cui intervenire e dalla intensit dei focolai. 13 La concreta applicazione del fuoco prescritto non pu, ovviamente, prescindere dalla utilizzazione dei software di uso pi corrente che consentono la previsione di comportamento del fuoco e delle sue conseguenze (per tutti BEHAVE, NEXUS, FARSITE, SHRUBKILL etc.) per programmare le operazioni nelle migliori condizioni di sicurezza. In pratica, tali modelli permettono di simulare la propagazione di un incendio producendo mappe in sistemi tipo GIS con la rappresentazione della probabile area interesFoto A. Maccioni

sata dal fuoco nelle condizioni ambientali considerate. In altre parole, sulla base di input sulla topografia, sulla distribuzione spaziale e struttura del combustibile, sul suo grado di umidit, sulle condizioni climatiche di una determinata area, possibile prevedere la propagazione del fuoco a partire da uno o pi punti di ignizione. E chiaro che la possibilit di visualizzare, mediante simulazioni, il comportamento probabile di un incendio pu essere un formidabile strumento operativo sia in fase di studi preventivi (ad esempio per la decisione sulla distribuzione di fasce tagliafuoco) che nel corso di operazioni di spegnimento. Ovviamente la reale utilizzazione diffusa di tali strumenti avanzati richieder lopportuno aggiornamento per il personale coinvolto sia a livello gestiona le e di pianificazione che operativo. Luso del fuoco prescritto appare, allo stato, una opportunit riservata alle strutture tecnicamente evolute, in grado di assicurare un continuo collegamento con il mondo della ricerca. E auspicabile che anche in Italia le strutture regionali sappiano cogliere, nellimmediato futuro, le opportunit che la ricerca offre, per affrontare con migliore efficacia e con capacit decisionali amplificate il problema degli incendi, alla luce anche della tendenza al peggioramento netto in termini numerici che il fenomeno ha evidenziato da tempo e che fatalmente metter in crisi qualsiasi dispositivo basato soltanto sulla organizzazione di estinzione.

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1631: un processo di stregoneria in Val Bormida

di Franco COMINO

Nei secoli XVI e XVII numerosi furono i processi per stregoneria intentati nel Basso Piemonte ed in Liguria: si ha notizia certa di quelli avvenuti a Peveragno, a Lodisio, a Spigno ed a Triora (IM). Quello che pi si conosce il processo alle streghe di Spigno (AL): infatti Leonello Oliveri ha pubblicato ed ha doviziosamente commentato gli atti del processo e la corrispondenza intercorsa tra il Parroco di Spigno, il Vescovo di Savona, il Tribunale dellInquisizione di Genova ed il S.Offizio di Roma (vedi Deputazione Subalpina di Storia Patria - Bollettino Storico Bibliografico - Torino, anno 1995, 1 e 2 semestre). Grazie ai documenti ancora conservati presso l'Archivio vescovile di Savona, da cui di29

pendeva Spigno, si ha uno squarcio documentaristico su uno dei tanti esempi di intolleranza e di fanatismo dei secoli scorsi, che colpivano sempre la gente pi umile e pi indifesa e in particolare, in una societ a forte impronta maschilista, le donne. Prima di venire ai fatti necessario fare il punto sulla situazione storica, psicologica e sociale, sullo stato di degrado e di isolamento in cui viveva nella prima met del 600 la gente contadina della Val Bormida.

Antefatto e situazione storica: la guerra dei 30 anni (1618-1648)


Il processo si svolse in una situazione degradata dalle continue paure generate dai frequenti saccheggi e dalle conseguenti carestie e peste, il tutto inserito nel qua-

dro della guerra trentennale che insanguin lItalia settentrionale e tutta lEuropa a causa della lotta tra Francia e Spagna. In particolare la Val Bormida era il naturale e pi breve collegamento trai i possedimenti spagnoli in Italia settentrionale, tra cui Milano, ed il mare di Finale. Per motivi opposti erano interessati alla Val Bormida, molto strategica, il Duca di Savoia, Mantova, lImpero e la Francia. Di qui Spigno e la Val Bormida cambiarono padrone pi volte, subendo contrasti armati ed invasioni, con conseguenti saccheggi ed imposizioni. Ci avvenne nella guerra di Successione del Monferrato (1612-1617), ma soprattutto in quella di successione al Ducato di Mantova (1627-1631), quella, tanto per capirci, che non solo fa da sfondo ma interferisce ampiamente nella vicenda dei Promessi Sposi.

Il processo
Questi i personaggi che concorrono allo sviluppo della vicenda: il feudatario dellImpero a Spigno era il marchese Marco Antonio Asinari Del Carretto; il Procuratore Fiscale della Curia Vincenzo Bachiello; lArciprete di Spigno don Verruta; il Vescovo Spinola di Savona; lInquisitore del Tribunale di Genova, il Santo Offizio di Roma; le 14 streghe-masche di Spigno; gli abitanti di Spigno interrogati in qualit di testimoni. Il 9 luglio 1631 il Procuratore denunci allArciprete che nella frazione Rocchetta di Spigno stessero operando alcune streghe che commettevano delitti e sortilegi. Dopo le prime indagini, il 12 luglio cominciarono gli interrogatori dei primi 6 testi. Tutti confermarono di aver sempre sentito dire che Margarita Bracha era una strega ed una masca, come suo fratello e sua figlia. Uno riport la diceria che madre e figlia, anni prima, furono viste spettinate girare in paese di notte; un altro afferm che Margarita avesse mascato (fatto morire) alcuni bambini. La cosa pi evidente leffetto domino che generarono gli interrogatori: ognuno tirava in ballo dicerie e supposizioni, che coinvolgevano altre persone. I giudici seguirono puntualmente tutte le ipotesi e tutte le indicazioni. Per dare il quadro dellatmosfera che si respirava e per non disperderci nei singoli interrogatori, si possono individuare alcuni esempi di inquisiti e soprattutto delle motivazioni. Bartolomeo Perletto detto Caramello fu visto aver per mano la barba di un caprone, che lo guidava tra le rocce ed i boschi (il caprone simbolo del diavolo), ed era reo di non possedere neanche la corona del rosario e nei giorni di festa, invece di assistere alla messa, di andare a lavorare come nei giorni feriali. Bianchina Suliana aveva fama di strega perch non andava mai pi di tre volte allanno a messa.
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Carestia e peste
Pi che i fatti storico-militari che imperversavano in quegli anni in Val Bormida, interessano i risvolti che essi generarono nella popolazione e anticiparono il processo di stregoneria. La guerra lunga ed estenuante cre molta miseria: la comunit di Spigno, oltre ad essere continuamente saccheggiata, era tenuta ad ospitare a proprie spese le truppe di passaggio, fornendo tutti gli approvvigionamenti del caso e pesanti contribuzioni in denaro. Non solo, ma la popolazione era inerme di fronte alle vessazioni ed ai saccheggi anche delle truppe amiche. La prima conseguenza immediata fu una diffusa carestia, che indebol la popolazione, creando un terreno fertile per il propagarsi della peste, portata dai Lanzichenecchi, scesi in Italia per volere dellImpero e per porre sotto assedio Mantova. Le pagine dei Promessi Sposi e della Storia della Colonna Infame del Manzoni ben delineano lo stato danimo della popolazione, la psicosi ed il terrore della peste che invase anche tutto il basso Piemonte e la Val Bormida. Le due ondate del morbo, alla fine del 1630 e soprattutto nella primavera del 1631, furono le cause maggiori che crearono latmosfera di sospetto ed intolleranza in cui si svolse il processo di Spigno.

secolo XX, e fu non solo accettata, ma considerata positiva, vista la cronica carenza di medici e di strutture sanitarie. Ma nel 1631, a causa del terrore inculcato dalla peste, si stavano cercando dei capri espiatori e la masca Margarita, che nelle sue terapie univa superstizione e riti magici, poteva essere considerata untrice, una divulgatrice della peste.

I due poteri
Margarita Bracha and a visitare Maria Fornarino, prese in braccio il figlio Alberto di undici giorni, che fino ad allora aveva goduto di ottima salute. Nei tre giorni successivi il bimbo declin, finch mor con le gambe tortute (storte) e sopra le reni il segno di una mano infuocata. Peirona Lucia guar del mal di schiena un agricoltore con il mettere tre grani di sale e tre fili ritorti in una scodella dacqua e con il pronunciare parole magiche, per togliere il nocumento di tre masche. Alla conclusione della prima tornata di interrogatori, ben sei erano inquisiti per i vari sentito dire ed il Procuratore fece arrestare e rinchiudere nelle stalle del castello Margarita Bracha ed in un vano sotto il campanile in tal modo le inquisite erano del tutto isolate Bianchina Suliana. Nei giorni seguenti furono sentiti altri testi, che, con dovizia di ulteriori particolari, quali urla di gatti durante la notte svolazzare di streghe di notte mascamento di altri bambini masche che parlano da sole e quindi direttamente con il diavolo, confermavano le dicerie sulle arrestate e sugli indagati. Intanto il Procuratore, pensando alle spese processuali, fece linventario dei pochi beni delle due arrestate e li confisc; poi finalmente si decise ad interrogare la maggiore indiziata Margarita Bracha, che ammise solo di praticare da molti anni la magia bianca, ossia il curare il dolore di denti, degli occhi, i vermi dei bambini, le malattie degli animali, con erbe naturali e riti pseudo-magici. La magia bianca, ben diversa da quella nera, fu praticata un po dappertutto fino al
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A Spigno, come altrove, contrastavano fra di loro la giurisdizione laico-feudale, impersonata dal feudatario Asinari Del Carretto, e quella religiosa, rappresentata dal Vescovo di Savona; lautorit feudale era decisa ad andare avanti con rigore e con risolutezza, tanto da infliggere (illegittimamente in quanto nei processi di stregoneria era di competenza esclusiva dellautorit religiosa) addirittura la tortura, mentre la giustizia religiosa, prima di autorizzare luso della tortura, voleva documentarsi sui verbali degli interrogatori e conoscere la fondatezza delle prove. Lautorit laica era convinta, risentendo in ci della convinzione popolare, che, eliminando le streghe, o quelle supposte tali, si eliminasse la diffusione della peste. Infatti le masche erano considerate delle untrici, come ben descritto anche nei Promessi Sposi. Prevaleva sostanzialmente la ragion di stato: leliminazione dei capri espiatori-streghe avrebbe frenato la disperazione della popolazione in preda al panico per la peste. Di conseguenza il Feudatario aveva molta fretta e non andava troppo per il sottile. Ma tutto questo non piaceva allInquisitore di Genova, che, ormai coinvolto dal Vescovo di Savona, investiva della questione addirittura il S.Offizio di Roma. Nel frattempo il Vescovo prendeva le distanze nel condannare come streghe le quattordici imputate, che, quando scriveva a Roma, chiamava donne e poi persone. Comunque le supposte streghe furono mandate alla tortura di due ore di corda (la corda serviva per le-

gare i polsi dietro la schiena e, una volta tirata, sollevava la poveretta da terra lasciandola penzoloni per ore, a volte con pietre di 25/50 libbre appese ai piedi. Sovente, per rendere pi duro il supplizio, si strattonava ripetutamente la corda. Strattoni e pesi erano vietati dai tribunali ecclesiastici, che ammettevano la tortura solo per mezzora. In tutti i casi le imputate ne uscivano con le articolazioni e le braccia spezzate). Tutte, tranne una, le streghe di Spigno confessarono:

di aver fatto un patto con il diavolo; di averlo fatto per libidine o per indigenza; di essere state sodomizzate dal diavolo, dopo essere state possedute; di aver ballato con lui nelle orge; di essere untrici e di avere un pignattino di contagio dato dal diavolo. Anzi viene data anche la ricetta dellunguento: serpi velenose, bisce babbi (rospi), scelestri (scheletri),

ramarri, salamandre ed erbe venefiche importate direttamente dal diavolo. Lunica che non confess fu Margarita Bracha, perch cadde due volte tramortita: ma fu considerata ancora pi colpevole, perch, se il diavolo non lavesse aiutata nella tortura, non avrebbe resistito. A questo punto il Feudatario aveva fretta di mandare al rogo le quattordici ree, ma il Vescovo fren tutto, fino a che non fosse arrivato lordine del S.Offizio. Questo arriv pochi giorni dopo, il 31 gennaio 1632, e stabil che la procedura era stata molto carente, non esistevano prove concrete, che le confessioni non avevano valore in quanto estorte con la tortura, e di conseguenza i processi dovevano essere rifatti e le imputate dovevano essere sottratte alla giustizia laica, trasferendole altrove lontano da Spigno. A questo punto il Marchese tergiversa per una settimana, finch suo figlio, con una lettera tutta saluti e convenevoli, con le pi ampie attestazioni di stima, dichiarandosi sempre pronto a mettersi al servizio della Chiesa, comunicava al Vescovo che le imputate nel frattempo avevano tolto tutti dimpaccio ed erano tutte decedute. Dopo qualche resistenza dellInquisitore, che pretendeva chiarimenti su tali dubbi decessi, lentamente cal il sipario su tutta la vicenda. Cos andava il mondo allinizio del secolo XVII!

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