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Assessorato allo Sviluppo della montagna e foreste, opere pubbliche, difesa del suolo Direzione Economia Montana e Foreste

Lattivit del Settore Propriet Forestali Regionali e Vivaistiche


Gli operai forestali Le foreste regionali I vivai

Realizzazione a cura del Settore Gestione Propriet Forestali Regionali e Vivaistiche Responsabile: Vincenzo Renna Testi e Fotografie Maria Grazia Adduci Giorgio Cacciabue Marilena Destefanis Vincenzo Perino Cinzia Piccioni Marco Raviglione con il contributo di: Gian Piero Peracchia Marco Rocca Eva Malacarne

Coordinamento editoriale Cinzia Piccioni con la collaborazione di: Marilena Destefanis Marco Raviglione

Elaborazione cartografica Alessio Colombo (Arpa Piemonte) con il contributo di: Alberto Collatin

Si ringrazia per la documentazione fotografica gentilmente concessa il Parco della Valgrande, Luciano Cagna, Fiorenzo Costa, Giorgio Forgnone, Mario Raviglione, IPLA.

La cura del territorio montano rappresenta unindispensabile attivit di prevenzione per alcune tipologie di eventi che si manifestano a quote elevate, ma che poi si trasferiscono a valle con effetti molto impattanti, e spesso disastrosi, per cose e persone. Le aree in quota, spesso non abitate, rischiano per di essere trascurate ed escluse da interventi e opere di sistemazione. Opere che invece vengono realizzate con maggior puntualit, quando non in regime durgenza, nei fondovalle, dove per lo scopo quello di controllare gli effetti che si sono innescati e non le cause: un sistema perverso che ha costi sociali rilevanti. Nellultimo decennio, infatti, il Piemonte stato interessato da periodici eventi alluvionali, tra cui ricordo, tra i pi disastrosi e che hanno colpito soprattutto la parte montana e collinare del territorio, quelli del 1994 in Alta Langa e Valsesia, del 2000 in Alta Valle Orco e Soana e recentemente del 2002 in Alta Valle Cervo e nel cuneese. Nel quadro pi generale delle attivit di prevenzione e manutenzione del territorio messe in atto dalla Regione Piemonte, si inserisce la funzione del Settore gestione propriet forestali regionali e vivaistiche della Regione Piemonte, che svolge un importante ruolo di coordinamento e di azione nella gestione del patrimonio silvo-pastorale (oltre 16mila ettari), dei fabbricati rurali montani e dei vivai di propriet della Regione Piemonte, e che utilizza a questo scopo i propri operai forestali e, alloccorrenza, anche lavoratori o ditte esterne. Le foreste regionali, oltre che svolgere funzioni di produzione, protezione idrogeologica ed ambientale tipiche del bosco, sono un luogo privilegiato per la didattica, la ricreazione, lescursionismo e la ricerca. Un patrimonio di biodiversit che comprende ambienti naturali con una grande variet di organismi vegetali e animali, che si collocano in aree geografiche che vanno dalle Alpi agli Appennini. Una ricchezza per tutta la comunit da tutelare controllandone attentamente lo stato di salute e lo sviluppo attraverso i principi della selvicoltura naturalistica, con interventi puntuali di taglio che favoriscono il perpetuarsi dei boschi. Le squadre forestali regionali, e questa pubblicazione con le sue splendide immagini di opere realizzate ne la riprova, si confermano sempre di pi come attori qualificati nella tutela e nella valorizzazione del nostro territorio e delle nostre foreste, grazie a costanti investimenti sulla formazione del personale che accrescono la professionalit dei loro preziosi interventi. Bruna Sibille Assessore allo Sviluppo della montagna e foreste, opere pubbliche, difesa del suolo

Sono trascorsi ormai trentanni da quando gli operai forestali alle dipendenze del Corpo Forestale dello Stato sono divenuti dipendenti della Regione Piemonte. Trentanni di lavoro svolto su tutto il territorio regionale finalizzato a migliorare, sistemare e rendere fruibile angoli di montagna spesso abbandonati e dimenticati. Unattivit continua e capillare di cura del territorio, di prevenzione e recupero dei danni provocati dal dissesto idrogeologico, di manutenzione e pulizia di sentieri, piste forestali, torrenti e rii minori ed interventi effettuati utilizzando principalmente le tecniche di ingegneria naturalistica. Il Settore Gestione Propriet Forestali e Vivaistiche con questo opuscolo vuole esprimere il proprio riconoscimento a quanti con il loro impegno quotidiano permettono a tutti noi di camminare su sentieri ben segnalati, di sostare in luoghi ordinati e sicuri, godere di pittorici scorci di paesaggio montano o di riposarci allombra di un bosco ben curato. Un lavoro eseguito con competenza e professionalit sempre maggiori al servizio di tutti. Aldo Migliore Direttore Regionale Economia Montana e Foreste

indice

1. Il territorio 2. Gli operai forestali della Regione Piemonte Cronistoria Lattivit oggi Interventi Evoluzione dei lavori

3. La formazione professionale 4. Le foreste regionali piemontesi Foreste regionali archivio di biodiversit La gestione forestale sostenibile Foresta Regionale Alta Valsessera La vegetazione La fauna Le attivit umane La gestione regionale Foresta Regionale Valgrande La vegetazione La fauna Foreste Regionali La benedicta e Monte lEco La vegetazione La fauna Gli insediamenti sparsi e il sacrario della Benedicta La gestione regionale

Foresta Regionale Cerreto La vegetazione La fauna La gestione regionale Foresta Regionale Piancastagna La vegetazione La fauna La gestione regionale Foresta regionale di Pragelato La vegetazione La fauna La gestione regionale Propriet Regionale Valle Stura di Demonte La gestione regionale

5. LAttivit vivaistica I vivai regionali La raccolta dei semi forestali Campi comparativi di provenienza Centro di castanicoltura Campo collezione di castagno Produzione di piante micorrizate Elenco specie vivai

Bibliografia Indirizzi del Settore

1. Il territorio
Cinzia Piccioni

Comunit montane e collinari del Piemonte

Il Piemonte una regione caratterizzata da importanti catene montuose cui si associano rilievi collinari che circoscrivono unestesa pianura; suddiviso in area montana (11.280 Km2 - 44%) costituita dalle Alpi occidentali e Appennino; area collinare (5.650 km2 - 23%), che occupa la parte sud-orientale del territorio; pianura (9.900 km2 - 33%), che comprende la zona situata tra il piede delle Alpi e le colline del Monferrato e delle Langhe. Larea montana-collinare rappresenta quindi la maggior parte della regione con circa il 67% dellintera superficie. Il territorio piemontese possiede una delle maggiori estensioni forestali nell'ambito nazionale con una superficie forestale complessiva di circa 925.000 ettari; di cui l80% nelle zone montane, l11% nelle zone collinari e il 9% in pianura.

RIPARTIZIONE delle FORESTE PIEMONTESI per CATEGORIA


Pinete 2,0%
Peccate 1,0%

Querceti, Quercocarpineti, Cerrete 13,8%

Formaz. riparie 1,4%

Arbusteti subalpini, planiz, coll. e montani 4,0% Altre formaz. di latifoglie 6,7%

Robinieti 12,3% Rimboschimenti

2,2% Abetine 1,7% Boscaglie d invasione 6,8%


Castagneti 23,5%
Faggete 15,6%

Lariceti e Cembrete 9,0%

Pecceta colpita da Ips typographus (lo scolitide dellabete rosso uno degli insetti pi dannosi; linfestazione porta alla morte della pianta). Si nota sullo sfondo la colorazione grigia degli abeti colpiti.

In pianura aree boscate di una certa estensione si possono attualmente rinvenire solo in alcune aree dell'alta pianura (i terrazzi fluvioglaciali della Mandria, della Vauda, della Baraggia), lungo alcuni corsi d'acqua tributari del Po da nord (Orco, Sesia, Ticino) e nella piana vercellese con limportante nucleo del Bosco della Partecipanza di Trino. La composizione dei boschi piemontesi, costituita per il 72% da popolamenti a prevalenza di latifoglie, per il 13% da popolamenti a prevalenza di conifere e per il restante 15% da arbusteti e boschi misti. Le specie maggiormente rappresentate sono: tra le conifere il Larice, tra le latifoglie il castagno e il faggio. La composizione attuale delle foreste piemontesi ovviamente diversa da quella che dovrebbe corrispondere al climax sia per il tipo di gestione spesso irrazionale, che per i danni causati da attivit antropiche (incendi, inquinamento atmosferico, ecc.) o da avversit naturali (vento, neve pesante, attacchi parassitari, ecc.), ma soprattutto per la sistematica sostituzione di alcune specie a favore di altre che in particolari momenti della storia dell'uomo si dimostravano pi redditizie. E' questo il caso del Castagno, specie del tutto sporadica in Piemonte sino a 2.000 anni or sono. Il Castagno ha nel tempo sostituito le formazioni arboree a prevalenza di querce (per lo pi Rovere) e, pi in alto, di Faggio nella fascia altimetrica che va dallarea pedemontana fino a circa 1200 m, anche se da alcuni decenni, a causa prima delle malattie (il cancro corticale, ma anche il mal dellinchiostro) e poi dell'abbandono delle necessarie cure colturali, si assiste ad un ritorno delle specie originarie. Lo stesso fenomeno si verificato nelle vallate alpine con il Larice, specie che luomo ha favorito largamente nei confronti (a seconda delle condizioni stazionali e della quota) di altre conifere quali lAbete bianco, lAbete rosso ed il Pino cembro, che oggi stanno riconquistando il loro spazio. Tra le specie esotiche bisogna invece ricordare la nordamericana Robinia, diffusa nella nostra regione a partire dal XVIII secolo per rinsaldare le scarpate e produrre fasciname per i forni da pane. Favorita ancor pi che il Castagno dal governo a ceduo (particolarmente con gli estesi tagli a raso degli anni 1940-1945) a scapito delle meno plastiche querce e delle altre latifoglie autoctone, e formidabile colonizzatrice di coltivi abbandonati, la Robinia copre oggi molte migliaia di ettari in purezza nei bassi versanti collinari e nella fascia pedemontana.

Le foreste insieme ai pascoli svolgono un importante ruolo multifunzionale: - proteggono i suoli dallerosione, - costituiscono un tampone contro leffetto serra, - vengono utilizzate a fini turistico-ricreativi e di educazione ambientale, - formano un serbatoio di diversit biologica,

alla loro conservazione contribuisce una corretta gestione forestale, basata sulla selvicoltura naturalistica e sullidonea conduzione degli alpeggi. Il bosco quindi dovrebbe essere visto non solo come patrimonio da sfruttare ma principalmente come una ricchezza collettiva da tutelare.

2. Gli operai forestali della Regione Piemonte


Cinzia Piccioni

Tutte le attivit relative alla gestione del bosco e alla manutenzione del territorio montano, risultano oggigiorno molto dispendiose e vengono svolte in modo sempre pi limitato, con le conseguenze che tutti possono osservare: rii intasati dalla vegetazione, muretti di sostegno crollati, sentieri non pi agibili, piste forestali impercorribili. E noto inoltre quanto incida la scarsa manutenzione delle aree montane sullequilibrio idrogeologico oltre che ambientale. Per questi motivi l ente pubblico si fatto carico dellonere relativo alla gestione del territorio attraverso i propri operatori forestali.

Cronistoria
In origine gli operai forestali dipendevano dal Corpo Forestale dello Stato. Risalgono al 1972 le prime attribuzioni alle Regioni a statuto ordinario in materia forestale con il Decreto del Presidente della Repubblica 15 gennaio n. 11, con il quale vennero trasferite le funzioni concernenti i boschi e le foreste, i rimboschimenti e le attivit silvo-pastorali ed inoltre la bonifica montana e le sistemazioni dei bacini montani. In questa fase di transizione gli operai venivano gestiti ancora dal C.F.S. anche se gi retribuiti con fondi regionali. Con il DPR 616 del 22 luglio 1977 venivano trasferite alla Regione ulteriori competenze, e successivamente nel 1979 con le leggi regionali n. 6 e n. 73 veniva creato il Servizio Forestazione presso lAssessorato Regionale Agricoltura e Foreste ed i cinque Servizi Forestazione ed Economia Montana con sede presso gli allora capoluoghi di provincia. La gestione delle squadre forestali passava quindi completamente alla Regione ed ogni Servizio gestiva gli operai assegnati al territorio di propria competenza. Con la ristrutturazione dellEnte Regione attuata con la legge n. 51 del 08/08/1997 e con le Delibere di Consiglio Regionale n. 442-14210 del 30/09/97 e n. 4808708 del 15/07/98, veniva creato il Settore Gestione Propriet Forestali Regionali e Vivaistiche. A seguito delle determinazioni dirigenziali n. 57 del 22 gennaio 2002 e n. 117 del 19 febbraio 2002 il Settore Gestione Propriet Forestali Regionali e Vivaistiche stato individuato quale struttura competente alla gestione degli addetti forestali, in conformit con le D.C.R. sopra citate. Il settore programma lattivit forestale con limpiego diretto delle maestranze utilizzate per la realizzazione di opere di sistemazione idraulico-forestale ed idraulico-agraria e di manutenzione ambientale. Le attivit svolte in amministrazione diretta comportano limpiego di operai forestali a tempo indeterminato e a tempo determinato assunti dal Settore nel rispetto dello specifico contratto di comparto. Per la gestione degli operai forestali il Settore si avvale di propri Uffici Territoriali distribuiti sul territorio piemontese.

Lattivit oggi
La Giunta Regionale con le Delibere n. 99-7862 del 25/11/2002, n. 63-12589 del 24/5/2004 e n. 136-15139 del 17/3/2005 ha fissato in 565 unit (di cui circa 200 a tempo indeterminato) il numero di operai attualmente alle dipendenze del Settore Gestione Propriet Forestali Regionali e Vivaistiche. Gli operai forestali, sono suddivisi in 96 squadre (distribuite sul territorio delle comunit montane e collinari) e vengono gestiti da 18 Direttori dei lavori, dipendenti del Settore.

Metodo di lavoro Ogni Direttore dei Lavori individua, tra le richieste pervenute dagli enti territoriali, gli interventi da effettuare durante la stagione lavorativa programmandoli tramite la redazione di progetti. I principali tipi di interventi che vengono effettuati sono: Interventi forestali - ricostituzione boschiva, diradamento, cure colturali, ecc. Interventi di manutenzione delle fasce di vegetazione riparia dei corsi dacqua - ripristino del regolare deflusso delle acque attraverso il controllo della vegetazione spondale. Interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di piste forestali - ripristino viabilit. Interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di sentieri - ripristino della percorribilit di sentieri e mulattiere anche con sistemazione di attraversamenti e corrimani. Interventi di manutenzione ambientale - sistemazione di piccoli dissesti idrogeologici tramite tecniche di ingegneria naturalistica. Interventi di vario tipo - manutenzione aree attrezzate, mantenimento in efficienza delle vasche anticendio, ecc.

Interventi
Il territorio montano presenta alcune fragilit derivanti dalla situazione morfologica e dallo spopolamento delle alte valli: un tempo infatti le popolazioni che abitavano le nostre montagne svolgevano unimportante azione di prevenzione attraverso la cura del territorio da cui traevano quanto necessario per vivere. Lo stato di abbandono si evidenzia in particolare lungo i rii, con sponde invase dalla vegetazione e alvei occupati da tronchi e rami, che nelle fasi di piena possono causare pericolose dighe e dare luogo a violenti e distruttivi straripamenti, oppure lungo i sentieri e le piste, deteriorati dallinvasione della vegetazione o dalle frane. Dal punto di vista geologico la montagna e la collina sono predisposte a fenomeni di instabilit che si innescano soprattutto durante gli eventi alluvionali.

Nellultimo decennio il Piemonte stato interessato da periodici e anche intensi eventi alluvionali, tra cui ricordiamo, tra i pi disastrosi e che hanno colpito soprattutto la parte montana e collinare del territorio, quelli del 1994 in Alta Langa e Valsesia, del 2000 in Alta Valle Orco e Soana e del 2002 in Alta Valle Cervo e nel Cuneese. La cura del territorio montano, dove possibile, pu essere considerata unefficace prevenzione per alcune tipologie di fenomeni che si innescano a quote elevate, ma si trasferiscono poi a valle con effetti molto pi visibili e disastrosi. In unarea che, non essendo abitata, viene difficilmente considerata per la realizzazione di opere di sistemazione (che vengono invece effettuate in grande quantit sul fondovalle, dove hanno spesso lo scopo di controllare gli effetti dei fenomeni che si sono innescati in montagna), diventano necessari gli interventi che possono essere realizzati dalle squadre forestali.

Il Settore Gestione Propriet Forestali Regionali e Vivaistiche, attraverso le squadre dei propri operai, ha intensificato lattivit di recupero ambientale successiva agli eventi ma soprattutto programma e rende costante unazione di salvaguardia del territorio. Lazione delle squadre finalizzata soprattutto agli interventi di manutenzione: i sentieri vengono ripristinati ricostruendo sia il tracciato che eventuali ringhiere e attraversamenti, i boschi curati, i rii ripuliti dalla vegetazione. Questa funzione, oltre a permettere il mantenimento delle attivit ancora presenti in montagna, contribuisce a valorizzare il territorio anche dal punto di vista paesaggistico. E importante ricordare che gli interventi vengono effettuati con tecniche che tutelano lambiente, utilizzando anche le tecniche dellingegneria naturalistica per lapprendimento della quale gli operai vengono specificatamente formati. Il principio dellingegneria naturalistica quello di creare delle strutture con materiale rinnovabile (ad es. legno) che funga da supporto affinch sia la natura stessa a ripristinare la stabilit del suolo (ad es. con linsediamento della vegetazione). Attraverso questa metodologia vengono effettuate sistemazioni di versanti in frana e di sponde torrentizie, utilizzando materiale reperito in loco, con un impatto visivo molto positivo.

Evoluzione dei lavori


Poich ormai da tempo lespansione della superficie boscata avviene per naturale, la necessit N interventi effettuati in via Piemonte di rimboschimenti limitata alle aree colpite da avversit abiotiche (fuoco, vento, neve) o biotiche nel 2005 (attacchi parassitari) oppure alle aree idrogeologicamente fragili.

int. Forestali altri necessarie interv. Le cure colturali restano comunque per migliorare la composizione e la struttura 11% 22% dei boschi; le principali consistono in sfolli e diradamenti, conversioni e interventi fitosanitari di bonifica allo scopo di favorire la creazione di popolamenti misti pi stabili e resistenti, costituiti da int. sui rii specie autoctone.
Analizzando i dati dellultimo triennio, si evidenzia su tutto il territorio regionale, una forte diminuzione degli interventi forestali a favore degli interventi eseguiti per la manutenzione di piste e sentieri.

18%

man. DEI LAVORI Una flessione si nota EVOLUZIONE anche per i lavori effettuati sui torrenti mentre sono in aumento gli interventi piste/sentieri di ingegneria naturalistica utilizzati per la sistemazione di versanti e corsi dacqua. 49%
N interventi effettuati in Piemonte nel 2005 altri interv. 22% int. Forestali 11% int. sui rii 18%

Interventi 2003-2004-2005

Int. F

man. piste/sentieri 49%

Interventi 2003-2004-2005
450 400 350 300 250 n interventi 200 150 100 50 0

int. Forestali int. Rii man. Piste/sentieri

450 400 350 300 piemonte 2005 250 n interventi 200 Int. Forest. Int. Basse sponde man. Piste e sentieri altri interv. 150 95 165 438 195 100 50 Estensione interventi effettuati in Piemonte nel 2005 altri manuten. Interventi 0 sui rii manutenzione piste sentieri interventi Interventi ml ml forestali ha minori ml 2003 2004 ha
223,5 226.149 871.180 922.950

int. Forestali int. Rii

man. Piste/sentieri

fo

altri interv.
2005

altri interv.
2003 2004 anno 2005

anno

293,6

3. La formazione professionale
Marilena Destefanis

A partire dal 2002 ad oggi le squadre forestali regionali sono state oggetto di uno sforzo riorganizzativo che ha investito anche laspetto della formazione professionale, attraverso lattuazione di corsi per direttori lavori, operai e capisquadra. tecniche di ingegneria naturalistica, vivaistica forestale.

La formazione ha riguardato le seguenti tematiche: primo soccorso, abbattimento ed esbosco,

4. Le foreste regionali piemontesi


Marco Raviglione

Sono inoltre stati trattati argomenti molto specifici quali la potatura con tecnica tree-climbing, con cestello e lutilizzo delle macchine movimento terra; un notevole impegno sia economico che organizzativo attuato con la finalit di far crescere professionalmente tutti gli operatori (operai, tecnici, funzionari e direttori lavori) diffondendo concetti di sicurezza sul lavoro. Particolare rilievo stato dato alla figura dellIstruttore Forestale di Abbattimento ed Esbosco, nuova professionalit creata nel 2002 e riconosciuta regionalmente nel 2005 con listituzione dellelenco Regionale degli istruttori. Dopo aver frequentato un apposito corso di formazione di otto settimane, in parte in Italia in parte in Austria, sono stati formati quattordici istruttori di cui otto direttamente alle dipendenze della Regione Piemonte e quattro privati (altri due istruttori privati hanno ottenuto la qualifica nel 2006). Attualmente gli istruttori forestali regionali si occupano di istruire gli operai allinterno delle squadre regionali sullutilizzo in sicurezza delle principali attrezzature di lavoro (motosega, decespugliatore, verricello per esbosco, tirfor).
Quantificazione dellattivit svolta dagli Istruttori Forestali Regionali allinterno delle squadre a partire dal 2002. operai formati durata % operai Modulo formativo tot (ore) formati nel 2002 nel 2003 nel 2004 nel 2005 nel 2006 16 286 131 30 46 16 525 95,5 Uso motosega 4 470 29 15 514 93,5 Uso roncola 8 8 20 135 56 219 39,8 Uso decespugliatore Manutenzione ed 8 affilatura motosega 12 64 53 129 23,5 8 36 53 89 16,2 Uso verricello 12 12 2,2 Uso Tirfor

Si tratta di moduli formativi dal taglio strettamente pratico, attuati sul posto, che permettono una continuit formativa di buona qualit garantita da un rapporto insegnante-allievo che va da 3 ad un massimo di 5 operai per istruttore. Accanto allaggiornamento dei formatori gi esistenti, la Regione Piemonte ha scelto di creare altri 15 istruttori (di cui nove dipendenti regionali) esperti in ingegneria naturalistica, che inizieranno la loro attivit di insegnamento nel corso del 2007 e sei istruttori capi corso (due dipendenti regionali) specializzati nella gestione organizzativa e logistica dei corsi di formazione.

4. Le foreste regionali piemontesi


Marco Raviglione

La funzione di coordinamento e di azione nella gestione del patrimonio silvo-pastorale, dei fabbricati rurali montani e dei vivai di propriet della Regione Piemonte affidata al Settore Gestione Propriet Forestali Regionali e Vivaistiche, che utilizza per questo scopo le proprie maestranze o alloccorrenza le ditte esterne. La propriet regionale costituita dalla foresta Alta Valsessera nelle province di Biella e Vercelli, dalle foreste La Benedicta, Monte LEco (nellAlto Ovadese), Piancastagna e Cerreto (nellAcquese) in provincia di Alessandria, dalla Valgrande in provincia di Verbania e da alcuni nuclei in provincia di Torino e Cuneo, per un totale di oltre 16.000 ha, equamente distribuiti tra boschi e pascoli.

Foreste regionali archivio di biodiversit


Le foreste regionali oltre che svolgere le funzioni di produzione, di protezione idrogeologica ed ambientale tradizionalmente attribuite al bosco, sono un luogo privilegiato per la didattica, la ricreazione, lescursionismo e la ricerca. Localizzate in aree geografiche diverse che vanno dalle Alpi agli Appennini, esse comprendono svariati ambienti naturali che racchiudono una grande variet di organismi vegetali e animali. Tutto ci ha un nome: biodiversit ed di importanza fondamentale per il nostro pianeta.

La gestione forestale sostenibile


Le foreste regionali sono una ricchezza collettiva da tutelare controllandone attentamente la salute e lo sviluppo attraverso i principi della selvicoltura naturalistica cos definita perch opera assecondando, senza forzature, i processi evolutivi naturali. Essa favorisce, con interventi puntuali di taglio, il processo di perpetuazione del bosco nei tempi e nei luoghi in cui esso si manifesta spontaneamente.

Foresta regionale Valsessera


Marco Raviglione
LAlta Valsessera appare circondata da una catena continua di monti che racchiudono il bacino idrografico del torrente Sessera, affluente di destra del fiume Sesia. Laccesso naturale alla Valle, cio risalendo il torrente Sessera, praticamente impossibile per la presenza di versanti particolarmente scoscesi.

Da sempre quindi laccesso avviene attraverso valichi, chiamati localmente bocchette, che si trovano a quote comprese tra i 1200 ed i 1500 m slm. Il bacino, per la sua caratteristica configurazione, per la mancanza in passato di strade carreggiabili di accesso e per la asprezza dei luoghi, non ha consentito il sorgere di centri abitati permanenti e ha mantenuto caratteristiche di spiccata naturalit, seppure fortemente influenzate dallazione delluomo, difficilmente riscontrabili in altri settori delle Alpi biellesi.

La vegetazione
Lelevata piovosit e la frequente copertura del cielo rendono il bacino del Sessera particolarmente favorevole allo sviluppo delle formazioni boschive di latifoglie mesofile ed in particolare del faggio che risulta diffuso in tutto il piano montano. allinterno delle formazioni forestali, si trovano esemplari di betulla, sorbo degli uccellatori, acero e, lungo i rii, ontano e salici. Il sottobosco, costituito in prevalenza da Luzula nivea, mirtillo, Calamagrostis arundinacea, Oxalis acetosella, Maianthemum bifolium e nelle zone pi calde rovo e rododendro, si presenta con densit mai fitta, spesso rada e talvolta quasi completamente assente. Tra le specie arbustive si osservano principalmente il nocciolo e il sambuco. Particolare importanza naturalistica e forestale riveste un preziosissimo lembo residuo di abetina spontanea di abete bianco in localit Alpe Cusogna, situata sulle pendici del monte Asnas. A parte gli isolati esemplari di abete bianco che si ritrovano sparsamente distribuiti in questa localit, il vero e proprio bosco si estende per 35 ha circa sul versante in destra idrografica del torrente Dolca, con esposizione nord, ad una altitudine che va dai 1350 m ai 1650 m s.l.m.

Si tratta di una foresta aperta, relitta, in cui si alternano zone a maggior densit ad altre con ampie chiare. Accompagnano labete bianco rari abeti rossi e tra le latifoglie si rinvengono abbondantemente il sorbo degli uccellatori ed il salicone, mentre il faggio presente nella fascia inferiore del bosco. Il sottobosco costituito in primo luogo da rododendro e per il resto da ontano verde e caprifoglio nero. Limportanza del bosco data in particolare dalla presenza di maestosi abeti pluricentenari. Queste piante si presentano con portamento a candelabro, alcune addirittura a candelabro multiplo, con fusti di grosso diametro da cui allaltezza di pochi metri dal suolo si dipartono grosse e tortuose ramificazioni, principali artefici del singolare aspetto di questa cenosi forestale. Alcuni degli esemplari pi vecchi sono morti in piedi, altri, caduti al suolo, producono unatmosfera irreale e quasi fiabesca. Da segnalare sotto laspetto floristico la presenza di specie rare ed endemiche, quali il Cytisus proteus, o la Scopolia carniolica, solanacea sopravvissuta alle glaciazioni considerata un relitto della flora terziaria. Questultima specie conta un areale principale sulle Alpi orientali ed un piccolo areale disgiunto, interpretabile come area relitta, in Valsessera.

La fauna
Proprio per la particolare conformazione della valle e per le conseguenti difficolt di accesso, come gi detto la zona si presenta come una valle selvaggia attualmente ricca di boschi alternati a pascoli e praterie con una presenza antropica limitata. Tutte caratteristiche indice di un habitat tranquillo e quindi relativamente ricco di fauna. Tra gli invertebrati il posto donore occupato dal Carabus olympiae, coleottero appartenente alla famiglia dei Carabidi. Si tratta di un endemismo presente, nel mondo, soltanto nei pascoli e nei boschi di unarea limitata dellAlta Valsessera. Questo raro coleottero, conosciuto localmente come "Boja d'or", deve il suo nome a Olimpia Sella, cugina del naturalista Eugenio Sella, che nel 1854 lo scopr. Ha rischiato nel passato e rischia tuttora l'estinzione sia per la spietata caccia cui sottoposto da entomologi o pseudo tali che per la parziale trasformazione del suo habitat naturale. La variabilit degli ambienti garantisce la presenza di una discreto numero di specie di uccelli. Gli ambienti pi ricchi in assoluto sono la foresta e le zone rupestri, dove si trovano anche la maggior parte delle specie pi pregiate a livello regionale per la loro rarit. Nel bosco di latifoglie le specie pi importanti sono lAstore, il Falco pecchiaiolo, il Lu verde mentre nel bosco di conifere sono la Cincia dal ciuffo, il Fiorrancino, il Regolo, la Nocciolaia e il Picchio Nero che non disdegna per di frequentare anche il bosco di latifoglie. Gli ambienti dirupati, comprese pietraie e macereti, ospitano unavifauna tipicamente alpina di altissimo valore: Aquila reale, Codirossone, Coturnice, Culbianco, Gufo reale, Falco Pellegrino, Pernice bianca, Picchio muraiolo, Rondine montana, Sordone. Altre specie importanti sotto laspetto ecologico le rinveniamo nellarbusteto prostrato, come il Gallo Forcello e lo Zigolo giallo, o nei pascoli, come il Biancone e il Succiacapre . Considerato nel suo insieme il popolamento della Valsessera risulta composto da specie non specificatamente dipendenti dalluomo, in altre parole si tratta di un popolamento del tutto naturale, caratteristica che fa di questa valle unisola di avifauna autoctona a carattere prealpino. Tra i mammiferi nei boschi frequente incontrare il Capriolo e nei pascoli il Camoscio.

Anche il Cervo, a seguito delle reintroduzioni effettuate nel recente passato, ha trovato un habitat consono alle sue caratteristiche. Negli ultimi anni il Cinghiale ha scelto anche lAlta Valsessera per le sue rovinose scorribande notturne. Anche se non facile osservarli sono presenti nei vari ambienti valsesserini molte specie che per le loro particolari abitudini, passano facilmente inosservate; fra queste la marmotta, la faina, la martora, il tasso, la volpe, la lepre variabile.

Le attivit umane
La Valsessera in passato presentava una notevole ricchezza di boschi cedui e di alto fusto che presumibilmente la ricoprivano molto di pi di quanto non lo sia attualmente. Un antico detto biellese ricorda che un tempo si poteva andare dal Bocchetto Sessera (nel Biellese) al Bocchetto della Boscarola (in Valsesia) passando da un albero allaltro senza mai toccare il suolo. Lalto Sessera infatti costitu nei secoli passati un serbatoio di legname, di carbone di legna e quindi di energia per le industrie estrattive della zona e per le industrie tessili del Biellese. Le montagne dellAlta Valsessera sono state oggetto di sfruttamento minerario nei secoli passati, lungo le pendici delle montagne sono ancora rintracciabili le gallerie minerarie costruite per estrarre il corindone, largento e il rame. Ancora oggi, allinterno del bosco, sono numerose le tracce di piazzole che costituivano le antiche aie carbonili dove veniva prodotto il carbone di legna. Questa attivit provoc un rapido depauperamento della foresta accelerato da cause successive, quali il pascolo incontrollato, gli incendi e non ultimo il taglio quasi a raso del bosco durante i due ultimi periodi bellici. Ad esclusione di alcune zone preservatesi grazie alle difficolt di esbosco, il ceduo di faggio dellintero bacino venne tagliato a raso durante la prima guerra mondiale e nuovamente nellultima col rilascio di poche vere matricine. Il soprassuolo quindi costituito oggi da alberi dellet di circa 60-65 anni, cui partecipano alcuni esemplari che probabilmente sfuggirono al taglio perch allora di piccole dimensioni. Let di questi ultimi non supera tuttavia gli 80 anni. Attualmente, gli esemplari pi vecchi, pur raggiunti in altezza dagli individui pi giovani, hanno aspetto ramoso e la chioma globosa tipica delle matricine.

La gestione regionale
Lattuale ricostituzione del bosco, iniziata nel secondo dopoguerra dovuta sia allutilizzo di combustibili alternativi alla legna ed al carbone da parte delle industrie tessili biellesi, sia ad interventi selvicolturali pi avveduti da parte dellAmministrazione regionale, proprietaria nellAlto Sessera di circa 7.200 ettari. La Regione ha intrapreso negli anni 80 del secolo scorso una politica di recupero e di valorizzazione delle aree boscate mediante interventi di conversione a fustaia dei cedui di faggio abbandonati ed invecchiati. Gli interventi hanno interessato circa 1200 ettari di superficie boschiva e sono stati finalizzati alla creazione di una struttura del popolamento il pi possibile vicina a quella di una futura fustaia. Negli interventi si avuta inoltre particolare cura nel rilasciare gli esemplari di specie accessorie in modo da incrementare la biodiversit dellecosistema forestale. Ultimamente la Regione si dotata di un Piano Forestale Aziendale di durata decennale che definendo gli obiettivi e i relativi interventi rappresenta lo strumento operativo di gestione delle foreste valsesserine. Parallelamente ai lavori selvicolturali la Regione ha effettuato opere di recupero dei pascoli montani attraverso la costruzione o il recupero di alpeggi, la realizzazione di piste di servizio ed interventi di miglioramento del cotico erboso.

Gli alpeggi ospitano nella stagione estiva mandrie di bovini, ovini e caprini. I bovini sono prevalentemente di razza Pezzata Rossa di Oropa e Bruna Alpina, le pecore sono di razza Biellese, le capre non appartengono generalmente a razze selezionate: si segnalano un gregge di razza Verzasca ed uno di razza Camosciata. Sono presenti anche degli equini che vengono utilizzati come some per il trasporto di provviste, masserizie, sale pastorizio, formaggi ed anche agnelli. Tipica degli alpeggi di queste montagne la produzione delle Tome, i caratteristici formaggi della zona, e del miele.

Foresta regionale Valgrande


Marilena Destefanis
Il patrimonio demaniale regionale della Val Grande in Provincia di Verbania di 3.230 ettari che si sommano agli ulteriori 3.400 di propriet dello Stato (tra cui la Riserva Naturale Integrale del Pedum) a formare, assieme ad altre propriet pubbliche e private, il Parco Nazionale della Val Grande. Il Parco, istituito nel 1992, larea selvaggia pi vasta dItalia, una wilderness a due passi dalla civilt. Una vallata unica , dove la natura sta lentamente recuperando i suoi spazi.

La superficie di propriet della Regione suddivisa in due grandi nuclei: il primo comprendente la testata della Val Pogallo per 2.234 ettari ed il secondo di circa 996 ettari si estende nella Val Grande propriamente detta. Il patrimonio regionale comprende anche numerosi alpeggi tra i quali Pogallo di Ungiasca certamente il pi significativo. Qui, su un totale di 68 baite, la regione possiede 46 fabbricati, alcuni in concessione a privati, altri ad uso del Corpo Forestale e dellAmministrazione provinciale.

La vegetazione
Circa la met del territorio di propriet regionale occupata da boschi, in prevalenza cedui. Le altre superfici sono costituite da prati o pascoli di vario tipo ed incolti pi o meno produttivi. Pi in particolare le tipologie forestali presenti sono caratterizzate, per i boschi di alto fusto, dal Faggio a volte frammisto allAbete bianco e, per quanto concerne i boschi cedui, ancora dal Faggio frammisto al Frassino ed allAcero di monte e alla Rovere ed al Tiglio alle quote inferiori; significativa inoltre la presenza del Castagno. A seguito dellabbandono dellallevamento del bestiame, avvenuto gi negli anni 50 del secolo scorso per la scomodit degli alpeggi, non poche zone pascolive oggi ospitano la tipica vegetazione pioniera, rappresentata dallOntano verde alle quote pi alte e dalla Betulla, il Salicone, il Sorbo degli Uccellatori pi in basso. Ben nota la passata attivit forestale in Val Grande, descritta da vari autori con toni talora di meraviglia e quasi di ammirazione. I boschi che degradano dal Monte Fai al Rio Val Grande hanno avuto un ruolo da protagonisti nella costruzione del Duomo di Milano ed alcuni cippi marmorei ancora oggi delimitano la zona delle cave ed i boschi della Madonna, cos denominati dai montanari del 500. Ricordiamo solo che a cavallo del 1850 ad Intra (attualmente un quartiere della citt di Verbania) risultavano attive ben dieci segherie a propulsione idraulica che provvedevano annualmente alla lavorazione di circa centomila tronchi provenienti dallentroterra verbano. Le notevoli utilizzazioni protrattesi fino al secondo dopoguerra, portarono alla quasi completa scomparsa dei boschi, un tempo vanto e ricchezza della Val Grande. Fortunatamente le favorevoli condizioni morfologiche e climatiche, caratterizzate queste ultime da unaltissima piovosit, hanno comunque permesso al bosco, non pi cos prepotentemente sfruttato, di provvedere alla propria ricostituzione. Oggi, la ricchezza e la variet della flora e della fauna, costituiscono una delle attrattive maggiori della Val Grande; a questo eccezionale patrimonio naturale contribuiscono anche le condizioni climatiche e linflusso termico del vicino Lago Maggiore. Tipiche dei mesi primaverili sono le fioriture di ranuncoli, anemoni, primule, viole, narcisi, liliacee e piccole orchidee.

Risalendo il torrente San Bernardino si incontrano Ontani, il nero ed il bianco, Salici, Pioppo bianco e Frassino; sulle umide pareti rocciose si pu incontrare la primula rossa ed i grappoli delle fioriture di sassifraga piramidale, mentre le tre specie botaniche pi rare ed interessanti sono sicuramente laquilegia alpina, il tulipano alpino ed il rododendro bianco.

La fauna
Dal punto di vista faunistico la Val Grande riveste un ruolo di importanza europea, con unArea di protezione speciale e un Sito di importanza comunitaria, quindi inserito nella rete Natura 2000. E anche inserita nellelenco IBA (Important Bird Areas) elaborato dal Bird Life International. Nella stagione riproduttiva del 1993 sono state osservate 65 specie di uccelli fra cui laquila reale, il fagiano di monte, lo sparviere, il falco pecchiaiolo, il gheppio, il gufo reale, il picchio nero, il falco pellegrino, la coturnice. Per questultima, per la lepre bianca e per la marmotta sono previste nuove immissioni. Un tempo cerano lupi, linci, orsi e lontre. Forse non lontano il ritorno del lupo e della lince, che sono stati avvistati in Val dOssola, comunque la popolazione faunistica rimane numerosa con camosci (alcune centinaia), marmotte, volpi, faine, tassi, martore, ermellini, donnole, lepri. Nella parte meridionale sono arrivati i cinghiali, anche se esemplari dellEst europeo e quindi di dubbia identit genetica. Di gran rilievo scientifico riveste la presenza dei coleotteri tra cui la specie endemica Carabus lepontinus che pu essere considerata il simbolo entomologico della Val Grande. Giustamente rinomate le trote presenti in tutti i torrenti.

Foreste regionali La Benedicta e Monte lEco


Giorgio Cacciabue
I due complessi sono situati nellAlto Ovadese e pi in specifico, il primo nella zona dellaltopiano delle Capanne di Marcarolo da cui dipartono i torrenti Gorzente e Piota, il secondo nellAlta Valle del torrente Lemme alla sua sinistra orografica. La presenza di sentieri e piste forestali unita ai Laghi del Gorzente e alle piscine naturali che il torrente forma nel suo corso fanno di queste foreste una meta privilegiata per il turismo escursionista. La propriet regionale si estende su 3.210 ettari dei quali circa 2.000 boscati.

La vegetazione
La vegetazione forestale costituita prevalentemente da latifoglie con predominanza della rovere e del castagno. Il faggio ampiamente diffuso insieme ai rimboschimenti di conifere ove prevalgono il pino nero e labete rosso. Si tratta di boschi a struttura irregolare, in prevalenza cedui di rovere misti a castagno o a faggio non pi utilizzati da oltre 30-40 anni. Accanto a questi si ritrovano rimboschimenti di conifere di et superiore ai 50 anni e lembi di fustaie a prevalenza di faggio. Da un punto di vista storico a partire dal XVI secolo vi fu lo sviluppo di nuovi insediamenti nei due comprensori; i boschi dei quali pare fosse particolarmente ricca la zona, costituivano infatti una fonte di reddito per i nuovi abitanti. Lo sviluppo delle tecnologie del ferro e la creazione di nuove iniziative protoindustriali assorbivano certamente grandi quantit di carbone di legna. La vicina Genova assorbiva legname atto alla costruzione di naviglio. Sulla scorta dei documenti storici c infatti da presumere che oltre ai boschi cedui vi fossero foreste dalto fusto con piante di dimensioni adatte alla cantieristica navale. Lipersfruttamento del bosco dovuto allo sviluppo economico e lattacco al castagno da parte del mal dellinchiostro e del cancro corticale hanno portato il soprassuolo ad una fase di degrado. Labbandono della zona a partire dagli anni 40/50 ha consentito un graduale e lento recupero in termini di fertilit dei suoli e di provvigione legnosa.

La fauna
In entrambe le foreste ritroviamo diverse specie di rettili e anfibi; tra i serpenti il biacco e il saettone e, unica specie velenosa, la vipera, mentre nelle vecchie miniere della Foresta della Benedicta, si trova il geotritone italiano che vive in assenza di luce. I torrenti Piota, Gorzente e Lemme ospitano, poi, una buona popolazione ittica alla quale appartiene la trota fario. I mammiferi sono altrettanto ben rappresentati: volpi, tassi, caprioli, cinghiali, pipistrelli, faine, ghiri, lepri, ricci, topi selvatici, sono solo alcune delle numerosissime specie presenti. Notevole importanza riveste infine l'avifauna; entrambe le foreste infatti rappresentano un sito di nidificazione per diverse specie nonch localit di osservazione lungo le rotte migratorie. Tra gli uccelli presenti, possiamo citare il merlo acquaiolo, il rampichino, il torcicollo e il codirossone, mentre meritano un discorso a parte i rapaci, che ritroviamo con diverse specie nidificanti, di cui la pi importante il biancone, simbolo del Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo. Il biancone un rapace migratore che si ciba in prevalenza di rettili, giunge a marzo proveniente dallAfrica tropicale, e rappresenta luccello da preda pi imponente della zona, con i suoi centonovanta centimetri di apertura alare. Si possono osservare inoltre la poiana, il gheppio, lo sparviere, lastore e il falco pecchiaiolo, caratterizzato da una dieta particolarissima: si nutre prevalentemente di insetti (api, calabroni e vespe) che trova rovistando allinterno di vecchi alberi e sul terreno. Tra i rapaci notturni si annoverano lallocco e il gufo comune, amante dei vecchi ruderi.

Gli insediamenti sparsi e il sacrario della Benedicta


Altrettanto importanti sono le emergenze storiche e culturali come ad esempio le numerose cascine oggi di propriet regionale che testimoniano il processo insediativo che si realizz a partire dal XVI secolo nella forma delle cascine sparse; non si pu non citare infine il Sacrario della Benedicta, monumento in memoria delleccidio avvenuto nella Settimana Santa del 1944, durante la seconda guerra mondiale; in questa localit, dopo un rastrellamento delle truppe nazifasciste, furono fucilati centoquaranta giovani e altri quattrocento furono deportati nei campi di sterminio tedeschi. Intorno ai ruderi della Benedicta, antico monastero benedettino, su iniziativa congiunta di Regione Piemonte, Provincia di Alessandria, Comunit montana Alta Val Lemme e Alto Ovadese, Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo e Comune di Bosio, in collaborazione con lAssociazione Memoria della Benedicta, sono in corso di realizzazione alcuni specifici progetti relativi al recupero storico culturale e alla valorizzazione dellarea.

La gestione regionale
Gli interventi di ricostituzione boschiva iniziati con i primi rimboschimenti negli anni 20 del secolo scorso proseguirono con la successiva acquisizione dei terreni da parte della Azienda di Stato per le Foreste Demaniali negli anni 50. Con il passaggio delle competenze, la Regione a partire dagli anni 70 si indirizz sempre pi verso il miglioramento dei boschi cedui esistenti tramite tagli fitosanitari e di avviamento allalto fusto e la rinaturalizzazione dei rimboschimenti secondo i dettami della selvicoltura naturalistica. A partire dagli anni 80 del secolo scorso iniziarono i primi interventi di avviamento allalto fusto nei boschi cedui di faggio e castagno della Valle del rio Molini (Foresta Regionale La Benedicta) effettuando un diradamento dal basso che prevedeva il rilascio da 1 a 3 polloni per ceppaia e lasportazione del 25-30 % della massa legnosa. Gli interventi di avviamento sono proseguiti poi anche negli ultimi anni e riguardano una superficie complessiva di oltre 300 ettari.

Parallelamente si procedeva alla graduale rinaturalizzazione dei rimboschimenti di pino nero (Foresta Regionale La Benedicta) tramite diradamenti e semine di latifoglie autoctone (rovere); negli ultimi anni si iniziato il diradamento del rimboschimento di abete rosso (Foresta Monte LEco). Con lintervento si proceduto ad una diminuzione della densit del popolamento passando a circa 600 piante ad ettaro al fine di migliorare le condizioni pedologiche per creare le premesse che consentano linsediamento di una rinnovazione di specie adatte alla stazione, in particolare latifoglie quali il faggio, lacero di monte e in parte la rovere. A causa della scarsit di piantine portasemi si intervenuto successivamente con delle sottopiantagioni. In collaborazione con lUniversit degli Studi di Torino, sono stati effettuati alcuni tagli a buche sperimentali. A partire dallanno 2004 si registrato un violento attacco di bostrico che ha comportato un gravoso intervento di eliminazione e asportazione degli abeti colpiti che tuttora in corso. Nelle aperture createsi si procede alla piantagione di latifoglie autoctone (faggio, acero di monte). Il materiale derivante dai tagli viene esboscato tramite trattore forestale dotato di verricello e quindi trasportato ai piazzali-deposito e successivamente misurato e venduto. Il Piano Forestale Aziendale (PFA) in via di definizione rappresenta lo strumento di gestione della foresta, un vero e proprio "Piano regolatore" che individua gli interventi da effettuarsi nel decennio di validit del Piano stesso. Tale strumento di gestione considera il bosco prevalentemente sotto il profilo ecologico-strutturale, ponendo in subordine l'aspetto economico. Gli interventi previsti sono quindi a carattere esclusivamente colturale volti cio alla coltivazione del bosco e non al suo sfruttamento. La Regionale ha come sedi operative la Casa Forestale Luciani nella Foresta Regionale Monte LEco e la Casa Forestale Cascinetta nella Foresta Regionale La Benedicta. Le due foreste sono attraversate da una viabilit minore (piste forestali, strade di accesso alle cascine regionali, sentieristica) molto diffusa ed articolata. Le strade a fondo naturale costituiscono la viabilit di servizio e sono chiuse al transito. Possono essere percorse con mezzi non motorizzati, al pari della viabilit minore. Nella stagione invernale, con sufficiente innevamento su questi tracciati possibile la pratica dello sci- escursionismo.

Foresta regionale Cerreto


Giorgio Cacciabue
La foresta, acquisita nel 1994 dalla Regione Piemonte, si estende su una superficie di circa 110 ettari nel Comune di Molare (AL) in Frazione Madonna delle Rocche e dista una decina di km dalla citt di Ovada . Costituita da 100 ettari di bosco e circa 10 ettari di prati ed ex coltivi stata individuata come area per le attivit dimostrative della Regione Piemonte nel campo forestale. E in fase di realizzazione accanto alla sede operativa della Regione un centro faunistico che comprender aule per lattivit di divulgazione nel settore.

La vegetazione
La foresta attraversata da suggestivi sentieri ed costituita soprattutto da popolamenti di castagno, con presenza di altre latifoglie in particolare roverella, ciliegio, ciavardello. Significativa inoltre la presenza del faggio, del carpino bianco, della betulla e, fra le conifere, del pino silvestre, pino marittimo e pino nero.

La fauna
La fauna della foresta varia, si trovano la lepre, lo scoiattolo, il ghiro, il moscardino, la donnola, il tasso, il cinghiale, il capriolo, il picchio rosso, il picchio verde, il rampichino, laverla, il codibugnolo, lo storno, il gufo, il barbagianni, la civetta e la ghiandaia.

La gestione regionale
A partire dallanno 1995 si sono intrapresi interventi selvicolturali consistenti in diradamenti sui cedui di castagno con lobiettivo di costituire boschi dalto fusto sia a scopo produttivo sia a scopo naturalistico e ricreativo. Nel contempo si intrapreso il recupero della viabilit di servizio che consentir una gestione ancor pi funzionale degli interventi.

Foresta regionale Piancastagna


Giorgio Cacciabue
La Foresta stata acquisita dalla Regione Piemonte negli anni 70 del secolo scorso ed localizzata nei Comuni di Ponzone e Molare in provincia di Alessandria, in Alta Valle Orba ed Erro. Complessivamente si estende su circa 540 ettari principalmente concentrati nel Comune di Ponzone. Nel Comune di Cartosio in loc. Cascata poi presente un piccolo nucleo denominato Bosco Regionale di Cartosio localizzato in riva al torrente Erro. La Foresta gestita direttamente dalla Regione con proprio personale forestale distinta in diversi corpi di cui i principali sono: il bosco del Gorrello, il bosco dei Viazzi, il bosco dei Pianazzi e il bosco della Tiole tutti in Comune di Ponzone.

La vegetazione
La Foresta Regionale stata interessata, in passato, da notevoli opere di rimboschimento e l'attuale assetto del soprassuolo forestale profondamente diverso dal bosco originario, che doveva essere a prevalenza di rovere. I boschi sono di fatto riconducibili a due tipologie: - querceti misti mesotermofili caratterizzati dalla presenza principalmente di rovere e castagno, sui versanti meno acclivi con suoli pi profondi, caratterizzati dalla presenza di orniello, sorbo montano e ciavardello, - rimboschimenti di conifere xerofile localizzati prevalentemente lungo le esposizioni meridionali nelle zone pi assolate ed aride del territorio (suoli sottili e rocciosi) costituiti principalmente da pino nero, marittimo e silvestre. Numerosi sono gli arbusti quali biancospini, ginepri, ginestre e citisi, nelle zone marginali sono presenti sanguinello, rosa canina, rovi mentre nelle zone pi fresche ed ombreggiate sono presenti sambuco, nocciolo, fusaggine, corniolo.

La fauna
La Foresta Regionale possiede un patrimonio faunistico estremamente vario ed interessante. La fauna che pi comunemente si pu osservare durante un'escursione rappresentata da vertebrati e in modo particolare dagli uccelli che nidificano numerosi durante l'estate; comuni e abbondanti sono comunque anche anfibi, rettili e mammiferi. Tra i mammiferi, molte specie, pur essendo abbastanza comuni, per le loro piccole dimensioni e per le abitudini quasi esclusivamente notturne, passano facilmente inosservate; fra queste la donnola, la faina, la martora, il tasso, la volpe, la lepre comune, numerosi micromammiferi e diverse specie di pipistrelli. Il capriolo frequenta le aree boscate inframmezzate da radure e da zone ricche di vegetazione arbustiva. Frequente il cinghiale. Nei boschi misti di latifoglie e conifere si pu vedere lo scoiattolo mentre si sposta veloce da un ramo all'altro alla ricerca di cibo. Sono per gli uccelli i vertebrati che pi facilmente si possono incontrare durante un'escursione all'interno della foresta, e questo sia per il gran numero di soggetti sia per il canto caratteristico di molte specie. Tra i rapaci abbastanza comuni sono il gheppio e lo sparviere, presenti sono l'astore e la poiana mentre recentemente comparso anche il biancone. Nei giorni di fine estate inoltre numerosi rapaci migratori sorvolano l'area durante la migrazione dai quartieri di nidificazione a quelli di svernamento. Tra i rapaci notturni sono presenti l'allocco, il gufo comune, la civetta capogrosso e la civetta nana. E poi presente il picchio nero, molto frequente e diffuso invece il pi piccolo e colorato picchio rosso maggiore. Tra i corvidi facilmente osservabili sono la comune cornacchia grigia e, all'interno dei boschi, la chiassosa ghiandaia. Lungo il corso del torrente Orbicella, nidificano il poco comune merlo acquaiolo e l'elegante ballerina gialla. Oltre a quelle sopra ricordate, le specie nidificanti nella Foresta Demaniale sono molte altre: tra le pi comuni e abbondanti si possono ricordare il merlo, il fringuello, il ciuffolotto, il pettirosso, lo scricciolo, alcuni paridi (cinciallegra, cinciarella, cincia mora, cincia bigia alpestre, codibugnolo), il lu piccolo, l'allodola, il codirosso spazzacamino e il culbianco. Tra gli anfibi, negli ambienti pi freschi e umidi, frequenti sono la salamandra pezzata, il tritone alpestre, il rospo comune e la

rana temporaria. Tra i rettili, nelle aree pi aride e sassose, in prossimit dei muretti a secco e tra le pietre al margine di sentieri e mulattiere, le specie pi frequenti sono la lucertola muraiola, il ramarro, la vipera comune, il marasso, il biacco e il colubro liscio. L'orbettino e la biscia dal collare prediligono invece i luoghi freschi e umidi. Nelle acque del Torrente Orbicella presente la trota fario.

La gestione regionale
La Regione Piemonte ha effettuato notevoli investimenti. Vaste zone sono state cos oggetto di grosse opere estensive di sistemazione idraulico-forestale, con prevalenza di rimboschimenti caratterizzati sovente da un uso elevato di conifere essendo le specie pioniere pi adattabili ai suoli fortemente erosi e degradati. Oggi la foresta si presenta come un mosaico caratterizzato da un'elevata mescolanza di specie, che in relazione all'et e alla forma di governo assume una straordinaria variabilit di aspetti. Negli ultimi due decenni la Regione Piemonte ha intrapreso vari interventi colturali nella foresta, volti a riequilibrare la struttura delle varie consociazioni arboree e favorire, per quanto possibile, la riaffermazione delle latifoglie autoctone. Su tale indirizzo sono stati realizzati diradamenti sulle conifere eliminando le piante ormai relegate, per i naturali meccanismi evolutivi, nel cosiddetto "piano dominato" e quindi non pi in grado di accrescersi. Notevoli sono stati gli interventi che hanno interessato la viabilit interna (apertura ex novo di strade forestali e ripristino per uso forestale di vecchie strade vicinali abbandonate), la sentieristica e le aree attrezzate. La regione ha ristrutturato vecchi seccatoi o bivacchi presso il bosco del Gorello, il bosco dei Viazzi, il bosco dei Pianazzi destinandoli poi a rifugi sempre aperti a disposizione degli escursionisti. La costruzioni recuperate utilizzando legno e pietre locali lavorati con l'ascia alla maniera dei vecchi boscaioli sono attrezzati e dispongono spesso di un piccolo acquedotto. La foresta attraversata da una viabilit minore (sentieristica) molto diffusa ed articolata, non sempre ben visibile sul terreno. E' consigliabile quindi una certa cautela nel muoversi al di fuori dei percorsi non segnati o poco evidenti, se non si ha buona conoscenza del territorio. In merito alla viabilit principale esistente all'interno della foresta, va ricordato che il transito con automezzi ed altri mezzi a motore consentito solo sulle strade asfaltate e sulla strada a fondo naturale che conduce alla Cascina Tiole e alle Cascine dei Viazzi.

Le altre strade a fondo naturale costituiscono la viabilit di servizio e sono chiuse al transito. Possono essere percorse con mezzi non motorizzati, al pari della viabilit minore. Nella stagione invernale, con sufficiente innevamento su questi tracciati possibile la pratica dello sci- escursionismo. La foresta regionale ben visibile nella sua perimetrazione esterna, segnalata con tabelle o vernice su alberi e rocce. In tutte le foreste regionali lazione della Regione Piemonte volta a favorire laccoglienza degli amanti dellambiente naturale, offrendo occasioni e spazi di svago e tempo libero sulla base di criteri di turismo sostenibile. La gestione improntata alla valorizzazione multifunzionale delle risorse silvo-pastorali, ambientali e paesaggistiche con particolare attenzione alla integrazione delle attivit con le aziende agroforestali del territorio; radicata nella storia, nel paesaggio e nella identit delle comunit locali, creando opportunit di sviluppo delle aree silvo-pastorali, costituendo parte integrante e propulsiva della loro economia. Conservazione, tutela e valorizzazione dellambiente come patrimonio di tutta la Regione a garanzia delle generazioni future.

Foresta regionale Pragelato


Vincenzo Perino
Il territorio di propriet regionale nel comune di Pragelato (To) ha unestensione pari a 688 ettari, di cui 149 ettari di lariceto e la superficie rimanente di praterie, pascoli e rocce. Si trova al di sopra della frazione Grand Puy, tra i 1800 m ed i 2600 m di quota, sul versante in sinistra idrografica del torrente Chisone, in esposizione principale a sud-est. La parte pi a nord compresa nel Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand.

La vegetazione
Con riferimento alla classificazione dei Tipi Forestali del Piemonte, presente il Lariceto pascolivo e, in misura minore, il Lariceto dei campi di massi ed il Lariceto montano. Si trovano, inoltre, rimboschimenti di larice pressoch naturalizzati; il limite superiore del bosco a 2260 m di quota. Nel lariceto si pu trovare qualche raro esemplare di abete rosso e di pino silvestre. La flora del sottobosco del Lariceto pascolivo in genere molto simile a quella dei pascoli adiacenti, vista lorigine comune e la bassa densit del lariceto. Tra gli arbusti si trovano: Berberis vulgaris (crespino), Juniperus nana (ginepro nano), Ribes uva-crispa (uva spina). Nello strato erbaceo si pu trovare: Vaccinium mirtyllus (mirtillo), Rhododendron ferrugineum (rododendro), Lotus alpinus (ginestrino), Alchemilla alpina, Biscutella laevigata, Gentiana lutea (genziana), Veratrum album (veratro), Rubus idaeus (lampone), Epilobium angustifolium (epilobio), Trollius europaeus (botton doro) e varie graminacee.

La fauna
Per quanto riguarda la fauna, sono presenti camosci, caprioli e cervi; la prevalenza di versanti nelle esposizioni sud fa s che tali animali si trovino anche dinverno nelle aree meno innevate. Tra gli ungulati si pu trovare anche qualche cinghiale alle quote pi basse. Tra i piccoli mammiferi si trovano la lepre bianca, lo scoiattolo, lermellino, la volpe e, in particolar modo nelle praterie dalta quota, la marmotta. Si incontrano, inoltre, varie specie di uccelli, tra cui la cinciarella, la cincia mora, la coturnice, il gallo forcello, la poiana, il gracchio alpino, il codirosso spazzacamino e, talvolta, laquila reale, che costruisce il suo nido su pareti rocciose strapiombanti.

La gestione regionale
Allinterno dei rimboschimenti sono stati effettuati dei diradamenti negli anni novanta, ad opera della squadra di operai forestali regionali dellalta Val Chisone. Si proceduto a diminuire la densit e ad eliminare gli individui deperienti, favorendo cos laccrescimento degli esemplari residui ed aumentando la stabilit del bosco. Nella propriet presente una pista di accesso che giunge fino allalpeggio regionale Alpe Rocce, un tempo utilizzato dai pastori. Alcune aree pascolive sono tuttoggi pascolate da mandrie di vacche nel periodo estivo.

Propriet regionale Valle Stura di Demonte


Marilena Destefanis, Cinzia Piccioni
La Valle Stura di Demonte si trova nella porzione sud-orientale delle Alpi Cozie al confine con le Alpi Marittime. La valle chiaramente dominata dalle morfologie glaciali; con presenza di numerosi rilievi isolati di fondovalle che sono accumuli detritici delle morene laterali. Su uno di questi accumuli morenici, di fronte allinsediamento del centro abitato di Demonte, sorto nel 1592 il Forte della Madonna della Consolata, per la protezione della Vallata dalle invasioni delle popolazioni transalpine che stato distrutto definitivamente nel 1792. A partire da quel periodo la zona stata interessata da un progressivo degrado passando a diversi proprietari fino a diventare un area di cava e di approvvigionamento sregolato di legname da parte della popolazione locale assumendo il nome di Il Forte- La cava.

La gestione regionale
Nel 1996 la Regione Piemonte ha acquistato lintera montagna e ha iniziato il recupero della zona tramite interventi di riqualificazione ambientale a scopo turistico-ricreativo. I vecchi camminamenti sono stati trasformati in piste per passeggiate a cavallo, sci di fondo, mountain bike. Le mura in viva roccia a ovest del forte sono diventate palestre di roccia. La superficie della propriet di circa 33,7 ettari con una copertura forestale di 28 ettari complessivi, costituita soprattutto da boschi di invasione(20,2 ha), acero-tiglio-frassineti (5,3 ha) e da rimboschimenti (2,5 ha); il resto costituito da pascoli e seminativi e dai ruderi del forte.

5. LAttivit vivaistica
Maria Grazia Adduci

La presenza di vivai forestali in Italia risale alla seconda met dell800, quando, presso lIstituto forestale di Vallombrosa in prossimit di Firenze, vennero istituiti due orti forestali. Le motivazioni che stavano alla base di questa scelta innovativa si concentravano essenzialmente nella ricerca di una soluzione ai fallimenti dei rimboschimenti fino ad allora realizzati trapiantando le piantine nate spontaneamente in bosco. Il successo di questa iniziativa fu tale che solo pochi anni dopo la superficie degli orti forestali statali ammontava a 35 ettari con una produzione di due milioni e mezzo di piante allanno, fino a raggiungere il massimo negli anni 50 con superfici complessive superiori ai 600 ettari e una distribuzione, a livello nazionale, di 100 milioni di piante. Nei primi anni 60 il Piemonte si classificava tra le prime regioni italiane per la superficie totale e media dei vivai forestali, con 47 ettari suddivisi tra 18 aziende regionali. La superficie regionale adibita a vivai rimase pressoch invariata fino agli anni 90 quando venne decisa una riorganizzazione dellattivit vivaistica per le mutate esigenze di settore. Nel corso del 2002 la gestione dei vivai forestali regionali, fino ad allora effettuata su base provinciale, venne centralizzata sotto il Settore Gestione Propriet Forestali Regionali e Vivaistiche, con sede a Vercelli. Ci ha permesso di razionalizzare lattivit, esaltando le potenzialit produttive e le competenze professionali del personale dei 3 vivai rimasti in attivit. Il materiale forestale attualmente prodotto dai vivai forestali regionali totalmente garantito dal punto di vista sanitario e la sua provenienza (in gran parte da boschi da seme piemontesi) certificata ai sensi della normativa vigente. Inoltre, lassegnazione delle piantine forestali, grazie anche alladozione di procedure informatizzate in rete, stata razionalizzata su tutto il territorio regionale. Nel tempo i vivai regionali, nati diversi decenni addietro con uno scopo essenzialmente produttivo, sono oggi inseriti pi propriamente nel complesso della sfera ambientalistica, connotandosi maggiormente come Centri regionali per la biodiversit. Tra i possibili sviluppi futuri vi lincremento delle collaborazioni nellambito delleducazione ambientale. Infatti, la crescita di una coscienza ambientale nelle nuove generazioni va di pari passo con le azioni concrete per il mantenimento dellambiente e del paesaggio, quali la produzione di piantine di specie forestali autoctone, e la loro utilizzazione ad ampio spettro, e non pi relegata alle sole aree boschive.

A questo scopo, negli ultimi anni si sviluppata lattivit di collaborazione con Enti, Istituzioni e altri soggetti che abbiano interesse a realizzare sul territorio piemontese progetti di riqualificazione ambientale: dal recupero di cave alla produzione di specie di particolare interesse botanico per lincremento delle risorse naturali di aree protette, dalla rinaturalizzazione di zone degradate al contenimento di piccoli dissesti idrogeologici con tecniche di ingegneria naturalistica. Infatti la stipula di accordi o convenzioni con tali organismi consente di finalizzare in modo sempre pi mirato la produzione vivaistica regionale, garantendo la disponibilit di materiale per la realizzazione di questi interventi. Alcune delle iniziative gi intraprese perseguono obiettivi nuovi e ambiziosi, quali la riproduzione artificiale di essenze erbacee minacciate, endemiche di aree protette piemontesi, da valorizzare e incrementare. Il coinvolgimento del Settore propriet forestali regionali e vivaistiche in queste attivit riesce a dare concrete occasioni per tradurre in realt tante proposte meritevoli, che spesso non hanno adeguato supporto tecnico e/o finanziario, usufruendo delle competenze dei nostri specialisti per la scelta dei materiali vegetali, e dei nostri vivai per la loro produzione e riproduzione, in modo del tutto gratuito.

I vivai regionali
La produzione di piante forestali riguarda gran parte delle specie arboree ed arbustive autoctone del Piemonte. Le piantine prodotte vengono assegnate gratuitamente agli enti pubblici ed ai privati cittadini che ne abbiano fatto richiesta, nei tempi e nei modi dovuti. Quota parte della produzione inoltre destinata alla creazione di aree verdi urbane, in particolare dei piccoli comuni, e agli adempimenti stabiliti dalla legge n. 113/92, sulla messa a dimora di un albero per ogni neonato. Ogni vivaio ha una connotazione specifica, legata alla diversa vocazione ambientale; nel Vivaio Fenale di Albano ( S.A.U. di 9.10 ha), collocato nella pianura vercellese, si producono in pieno campo soprattutto latifoglie di pregio tipiche dellarea planiziale e alberi ed arbusti per la ricostituzione di aree degradate e per lingegneria naturalistica. Il Vivaio Gambarello di Chiusa Pesio (S.A.U. di 15.64 ha), situato in area pedemontana, invece specializzato nella produzione di latifoglie e conifere tipiche di questa fascia climatica, e privilegia la produzione in contenitore rispetto a quella in pieno campo, grazie alla buona dotazione di strutture fisse (serre e capannoni) e di macchinari. Il Vivaio Carlo Alberto di Fenestrelle (S.A.U. di 3.46 ha), collocato nellarea montana della Val Chisone, rivolto alla coltivazione in pieno campo di essenze forestali, con prevalenza di conifere, tipiche della fascia alpina.. Lelenco delle specie ed i moduli per lassegnazione sono presenti sul sito della Regione Piemonte (www.regione.piemonte.it/montagna/foreste/vivaistica/el_vivai.htm). Le piante atte al collocamento a dimora, prodotte ogni anno, sono di poco superiori alle 800.000 unit, e di queste pi della met vengono distribuite gratuitamente durante le due campagne, primaverile e autunnale, a soddisfazione delle 2 3.000 domande che pervengono ai nostri Uffici. Nei vivai forestali lavorano 49 addetti, con esperienza pluriennale nel settore e la cui professionalit viene continuamente adeguata attraverso corsi di aggiornamento. Al fine di migliorare i livelli qualitativi di produzione, i vivai forestali si stanno dotando di protocolli di produzione per standardizzare le caratteristiche del materiale prodotto e garantirne la tracciabilit: si tratta di un primo passo verso la certificazione di qualit.

La raccolta dei semi forestali


La riproduzione delle piante forestali da utilizzare nelle operazioni di imboschimento e rimboschimento avviene quasi esclusivamente per seme, per mantenere nel tempo la pi ampia variabilit genetica. Le sementi possono avere una provenienza sconosciuta, se sono raccolte in luoghi non identificati, oppure avere una provenienza nota, quando vengono raccolte nelle aree identificate a questo scopo. La legislazione vigente prevede che possano essere utilizzate per imboschimento o rimboschimento solo le piante ottenute dal seme di questultima categoria; solo questa infatti ottiene la certificazione prevista dalla normativa di settore (D.lgs 386/03). La Regione Piemonte, tra le prime in Italia, si dotata di un elenco di soprassuoli forestali che sono stati ritenuti idonei alla raccolta di seme di specie arboree e arbustive, dopo unaccurata valutazione di numerose caratteristiche. Tali popolamenti costituiscono la base per creare una filiera per la produzione di materiale di propagazione forestale autoctono di qualit. Inoltre per le specie sporadiche si stanno realizzando degli arboreti per la produzione di seme, per ovviare alle difficolt di raccolta dipendenti dalla loro discontinuit in natura.

Campi comparativi di provenienza


In collaborazione con il Dipartimento di scienze e tecnologie ambientali e forestali dellUniversit degli studi di Firenze sono stati realizzati tre campi comparativi di provenienza, di cui due di farnia (Quercus robur) e uno di rovere (Quercus petraea), localizzati rispettivamente nellex vivaio regionale Vignoli a Verolengo (TO), nellAzienda sperimentale Spazzacamini di propriet regionale, condotta dallI.P.L.A., a Prato Sesia (NO), e nella tenuta Cerreto, di propriet regionale, in Comune di Molare (AL). Un altro impianto di ciavardello (Sorbus torminalis) stato realizzato presso la tenuta Millerose (TO), di propriet regionale, dove ha sede lIpla (Istituto per le Piante da Legno e lAmbiente) . Lo scopo di questi progetti quello di monitorare diversi fenotipi e comportamenti (caratteristiche tecnologiche, ritmi di crescita, resistenza ai patogeni, ecc.) di piante delle specie oggetto di studio, provenienti da differenti aree di raccolta piemontesi, al fine di migliorare la produzione vivaistica forestale.

Centro di castanicoltura
Uno degli obiettivi pluriennali del Settore stato individuato nella realizzazione di un Centro per la castanicoltura presso il vivaio regionale Gambarello di Chiusa Pesio. Nelle provincie di Cuneo e Torino il castagno rappresenta unentit floristica importante, sia per la produzione di frutti che per la produzione legnosa. E innegabile che per questa specie esistono ancora ampi spazi di studio e sperimentazione per migliorare le tecniche di produzione e riproduzione; inoltre manca in Italia un Centro che metta in pratica i risultati delle ricerche effettuate da Universit e C.N.R. su questa specie, e che sia di riferimento per la lotta fitosanitaria. Per ovviare a questa lacuna parte delle superfici e strutture del vivaio Gambarello, situato nel cuore dellarea castanicola piemontese di qualit, sono state destinate alla realizzazione del Centro di castanicoltura. A tal fine stato individuato un gruppo di lavoro interassessorile, che ha avviato una collaborazione con lUniversit degli studi di Torino, per la concretizzazione del progetto e la costituzione di un arboreto di cloni di castagno, di provenienza nazionale ed estera. Ad oggi stato gi realizzato un impianto di cloni delle pi significative cultivars piemontesi.

Campo collezione di castagno


Presso la propriet regionale La Crosa di Varallo (VC) stato realizzato un campo-collezione di cloni di castagno, individuati dallI.P.L.A. nellambito del progetto comunitario Manchest. In particolare si tratta di piante innestate con marze di diverse variet di castagni da frutto, identificate e mappate geneticamente, che consentiranno di conservare cultivars piemontesi di pregio, spesso cadute in disuso. In futuro sar possibile fornire materiale di propagazione di provenienza garantita e certificata, oltre che rendere fattibili valutazioni comparative su aspetti diversi: produttivit, ritmi di accrescimento, resistenza a fattori biotici e abiotici, ecc. . La scelta di localizzare limpianto nellex vivaio regionale dovuta alla vocazione castanicola dellarea geografica interessata, dove, tra laltro, non sono stati segnalati danni da Dryocosmus kutiphilus, il temibile parassita recentemente introdotto dallOriente.

Produzione di piante micorrizate


Il vivaio Gambarello di Chiusa Pesio stato coinvolto, nel triennio 2004-2006, in un importante progetto Interreg Italia Francia, destinato allo sviluppo di piantagioni legnose per la produzione di funghi eduli deccellenza (boleti, tartufi, lattari, ecc.). Negli anni 2005-2006 state prodotte alcune migliaia di piante micorrizate, utilizzando la tecnica dellinoculo alla semina; alcune di queste (noccioli, farnie, carpini) sono state inoculate con Tuber melanosporum e Tuber uncinatum, altre, invece, (faggi, pini) con Boletus edulis e Lactarius deliciosus. La valutazione dellintensit di micorrizazione, effettuata dallIPLA, ha evidenziato, per le specie inoculate con i Tuber, lottima riuscita del progetto. Per rispettare i vincoli di destinazione duso imposti dalla Commissione Europea e per salvaguardare e valorizzare le conoscenze tecniche acquisite dagli operai nellattuazione del progetto, si proseguir la produzione di piante micorrizate per la realizzazione di impianti da funghi in territorio italiano, non pi come attivit sperimentale, bens come normale attivit produttiva, parallela a quella tipica dei vivai forestali.

ELENCO SPECIE VIVAI

legenda per la colonna: attitudine R per : rimboschimento, imboschimento, recupero aree degradate A per : arboricoltura da legno F per : forestazione urbana

Latifoglie
acero campestre acero montano acero palmato acero riccio bagolaro betulla NOME COMUNE (Acer campestre) (Acer palmatum) NOME SCIENTIFICO R R - - R R R R R R - R R R R R - - - - - R R R R - - ATTITUDINE A A - - A A A A A A - F F F F - F F F F F - - -

(Acer pseudo-platanus) (Acer platanoides) (Celtis australis) (Betula alba)

acero saccarino

(Acer saccharinum)

carpino bianco carpino nero castagno catalpa ciliegio faggio ciavardello

(Carpinus betulus) (Castanea sativa)

(Ostrya carpinifolia) (Catalpa bignonioides) (Sorbus torminalis) (Prunus avium) (Fagus sylvatica) (Fraxinus ornus)

A A A A A - -

frassino

frassino orniello ippocastano liquidambar liriodendro

(Fraxinus excelsior) (Aesculus hippocastanum) (Liquidambar styraciflua) (Liriodendron tulipifera) (Juglans nigra) (Juglans regia) (Alnus incana)

F F F - - - - -

noce nero d'America noce nostrano ontano bianco ontano nero olmo siberiano ontano napoletano pioppo bianco platano

A A A - A A A - -

(Ulmus pumila) (Alnus cordata) (Populus alba)

F F

(Alnus glutinosa) (Populus nigra var. italica) (Platanus hybridas) (Quercus cerris) (Quercus robur) (Quercus rubra)

pioppo cipressino quercia cerro

F F F F F F F F F -

quercia farnia quercia rossa

R R - -

A A - A A A A A A -

quercia palustre quercia rovere robinia salici sorbo degli uccellatori sorbo montano tiglio selvatico

(Quercus palustris) (Quercus petraea)

quercia roverella

(Quercus pubescens) (Robinia pseudoacacia) (Salix sp.) (Sorbus aucuparia) (Sorbus aria) (Tilia cordata)

R R R R R R R R

tiglio grandi foglie

(Tilia platyphyllos)

if

Conifere
abete bianco abete greco abete rosso NOME COMUNE (Abies alba) NOME SCIENTIFICO R - - - - - - - R R - - R ATTITUDINE - - - - - - - A - - F F F F F F F F - F F F F F - F F F

(Abies cephalonica) (Picea abies) (Abies concolor)

abete del Colorado abete di Douglas abete kosteriana

(Pseudotsuga menziesii) (Credrus deodara) (Ginkgo biloba) (Larix decidua) (Pinus pinea) (Pinus cembra) (Pinus excelsa) (Pinus mugo) (Pinus nigra)

cedro dell'Himalaya cipresso di lawson ginko larice europeo pino cembro pino domestico pino eccelso pino mugo pino nero

(Picea pungens v. kosteriana) (Chamaecyparis lawsoniana)

A A

R R R - - R

A

pino silvestre pino strobo pino uncinato

(Pinus sylvestris) (Pinus strobus) (Pinus uncinata)

thuia occidentale

(Tuhja occidentalis)

Alberelli, arbusti, cespugli


agrifoglio berberis corniolo NOME COMUNE NOME SCIENTIFICO (Ilex aquifolium) (berberis thumbergii atropurpurea) (Crataegus monogyna) (Cornus mas) (Berberis vulgaris L.) (Frangula alnus) (Evonymus euuropaeus) (Hibiscus syriacus) R - R R R R R - R R R R R R R R R R R ATTITUDINE - - - - - - - - - - - - - - - - - - - F F F F - -

biancospino crespino frangola ibisco fusaggine ginestre ligustro maggiociondolo prugnolo nocciolo olivello spinoso sambuco rosa di macchia sanguinello spincervino

F F - F F - - - - - - - F

(Ligustrum vulgare L.) (Prunus spinosa L.) (Corylus avellana) (Rosa canina)

(Laburnum anagyroides e alpinum)

(Hippophae rhamnoides) (Sanbucus nigra L.)

(Cornus sanguinea L.) (Viburnum lantana)

  

viburno

(Rhamnus cathartica L.)

Bibliografia
AA.VV., 1998 Atti del 2 Congresso nazionale di selvicoltura - Giornata preparatoria Piemonte-Lombardia-Valle DAosta Regione Piemonte - Assessorato Agricoltura e Foreste - Torino AA.VV., 2000 - Attraverso le Regioni Forestali dItalia Fondazione S.Giovanni Gualberto - Edizioni Vallombrosa (Firenze) AA.VV., 2003 Indagine sul patrimonio regionale affidato al Settore I.P.L.A. S.p.a. Torino AA.VV., 2004 - I popolamenti forestali piemontesi per la raccolta del seme Regione Piemonte Ass. alle Politiche per la Montagna, Foreste e Beni ambientali - Torino I.P.L.A. s.p.a. - Torino AA.VV., 2006 Linee guida di politica per le foreste e i pascoli Regione Piemonte - Ass. Sviluppo della Montagna e Foreste - Torino Regione Piemonte - Ass. Agricoltura, Tutela della Fauna e della Flora Torino AA.VV. Luomo albero I taccuini del Parco Parco Nazionale Valgrande Tiraboschi G., 1954 - Le ultime conifere spontanee delle Alpi Biellesi Camera di Commercio di Vercelli - Vercelli Valsesia Teresio - Parco Nazionale della Valgrande. La pi estesa Wilderness dItalia Estratto dal n. 3/00 di Oasis - Anno XIV - Sergio Musumeci Editore - Aosta

Indirizzi del SETTORE GESTIONE PROPRIET FORESTALI REGIONALI E VIVAISTICHE


Sede di Vercelli Responsabile: Vincenzo RENNA Via Pirandello, 8 -13100 VERCELLI Ufficio di Alessandria Via dei Guasco, 1 - 15100 - ALESSANDRIA Ufficio di Biella Via Tripoli, 33 - 13900 - BIELLA Ufficio di Cuneo C.so Nizza, 72 - 12100 - CUNEO Ufficio di Domodossola Via Romiti, 13 bis - 28845 - DOMODOSSOLA (VB) Ufficio di Novara Via Dominioni, 4 - 28100 - NOVARA Ufficio di Torino C.so Stati Uniti, 21 - 10128 - TORINO Ufficio di Varallo C.so Roma, 35 - 13019 - VARALLO (VC) Ufficio di Verbania Piazza Matteotti, 34 - 28900 - VERBANIA Vivai regionali Vivaio"Carlo Alberto" 10060 FENESTRELLE (TO) Vivaio"Fenale" 13130 ALBANO VERCELLESE (VC) Vivaio"Gambarello" 12013 CHIUSA PESIO (CN) tel. 0121.83096 tel. 0161.73154 tel. 0171.734134

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