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il fuoco annienta. ma allora e' Dio?

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il fuoco annienta. ma allora e' Dio?
Heidegger e Fink: " dialogo intorno a Eraclito " , Coliseum editore 1992
------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ LIBRI A proposito di Heidegger TITOLO: Il fuoco annienta
Ma allora e' Dio? - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Affermando la creazione del mondo da parte di Dio, i
pensatori cristiani erano convinti di scoprire qualcosa di completamente ignoto alla filosofia greca. E tale convinzione si e'
sempre piu' rafforzata nella cultura occidentale. Per esempio, costituisce uno dei caposaldi della filosofia idealistica. E
diventata un grande luogo comune . e agisce anche su chi, come Heidegger, ritiene di portarsi su un piano diverso da
quello metafisico teologico. Eppure per parlare di "creazione dal nulla" bisogna comprendere il senso del "nulla"; e a porre
l' uomo dinanzi a tale senso non e' stato il Cristianesimo, ma la filosofia greca. La quale, pensando che il divenire delle
cose esiste nella misura in cui certe forze le traggono fuori dal loro nulla, scopre essa, per la prima volta, l' essenza della
creazione. Il Cristianesimo non inventa il "trar fuori dal nulla", ma lo estende, affermando, a differenza dei Greci, che
anche la materia del mondo e' tratta fuori dal nulla, da parte della forza onnipotente di Dio. Nel seminario che Martin
Heidegger e Eugen Fink tennero su Eraclito nel semestre invernale 1966.67 (di cui esce ora la traduzione italiana presso l'
editore Coliseum) e' evidente lo sforzo di interpretare la "produzione", il "movimento", la "generazione" delle cose, di cui
parla Eraclito, come un che di completamente estraneo al "trar fuori le cose dal nulla". Il "fuoco" ("fulmine", "sole") . una
delle figure dominanti del linguaggio d' Eraclito . non e' , per loro, una prefigurazione del Dio cristiano, una causa o
sostanza assoluta, ma e' l' evento fulmineo che "lascia" soltanto che le cose vengano alla luce e si manifestino. Il fuoco,
come origine delle cose, non le produce "tecnicamente", ma le illumina e le svela. Ma a Heidegger e a Fink riesce difficile
tener fermo questo modo di pensare. La produzione "tecnica", il "trar fuori dal nulla", e dunque la metafisica, continuano a
serpeggiare nel loro sforzo di prescinderne. E, ad esempio, Fink afferma (senza che Heidegger lo smentisca): "E dalla
partecipazione al potere poietico del fuoco che deriva agli uomini la capacita' della te' chne e quella dell' edificazione degli
stati" (pagina 135). Ma . osserviamo . come puo' la tecnica derivare da cio' che non e' tecnico? E piu' avanti Fink, da capo
non smentito da Heidegger, dice addirittura che il fuoco "e' la potenza che raccoglie, lascia essere e annienta. Per me .
aggiunge Fink . e' importante, accanto al momento del lasciar essere, anche quello dell' annientare" (pagina 210).
Contrariamente alle intenzioni di Martin Heidegger e di Eugen Fink, quel "potere" poietico del fuoco rimane cosi' "tecnico",
nel loro modo di pensare, che essi lo intendono addirittura come una potenza annientante. E, sappiamo, sono appunto le
potenze annientanti ad essere le potenze creatrici; solo il "creatore" puo' essere l' Annientante. HEIDEGGER E FINK
Dialogo intorno a Eraclito Editore Coliseum A cura di Mario Ruggenini Traduzione di Mauro Nobile, Pagine 311, lire
45.000.
Severino Emanuele
Pagina 24
(30 dicembre 1992) - Corriere della Sera
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