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LASTAMPA

LUNED 13 OTTOBRE 2014


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PAOLO DI PAOLO
C
sempre qual-
cosa di miste-
rioso nella for-
tuna critica di
un autore al-
lestero. Gli ostacoli sono tan-
ti: la complessit stilistica, la
traducibilit di un immagina-
rio, di un orizzonte storico e
culturale. A Elena Ferrante,
la misteriosa autrice di Lamo-
re molesto, accaduto il mira-
colo che accade a pochissimi
autori italiani: essere scoper-
ta e celebrata in America.
Sul mercato anglofono sia-
mo di solito debolissimi, e
semmai ci pensano gli ameri-
cani stessi a spargere quan-
do serve un po di italianit
caricaturale sui loro romanzi
( il caso di Mangia prega ama
di Elizabeth Gilbert, per
esempio, o del Dan Brown in
salsa vaticana). A entrare nel
dibattito culturale sono riu-
sciti forse solo Calvino e Um-
berto Eco (lultimo romanzo
di Jeffrey Eugenides, La tra-
ma del matrimonio, chiama in
causa il nostro professore gi
nelle prime pagine); se la sono
cavata la Fallaci, Calasso, e
pi di recente Severgnini, Ba-
ricco e Saviano. Il nobile lavo-
ro di Jonathan Galassi su
Montale e poi su Leopardi fa
eccezione.
Merita perci di essere
studiato il fenomeno-Ferran-
te: unautrice di cui tuttora si
ignora lidentit salutata
qualche settimana fa dal New
Yorker come una grande arti-
sta. Molly Fischer dice di aver
cominciato a leggere il primo
volume della trilogia Lamica
geniale e di non essere riusci-
ta pi a fermarsi. Richiaman-
dosi ad alcune serie tv che
mettono in scena lamicizia
femminile, Fischer spiega co-
me labilit di Ferrante sia
stata quella di raccontare un
rapporto fra donne nel corso
degli anni, la sua evoluzione
nel tempo.
Ancora sulle colonne del
New Yorker, a inizio 2013, il
critico James Woodparlava, a
proposito di I giorni dellab-
bandono, di literary excite-
ment. La traduttrice di Fer-
rante, Ann Goldstein, elogia
la pagina della scrittrice na-
poletana come intensa, pun-
tando il dito contro il resto
della prosa letteraria italiana,
che sarebbe flowery, infio-
rettata e troppo elaborata.
Sar. C qualcosa che non
torna; qualcosa, diciamolo
pure, di sproporzionato. Ai
lettori e critici americani i ro-
manzi di Ferrante piacciono
perch le trame sono oliate, la
mano narrativa solida, la
lingua piana, e Napoli, quan-
do c, un fondale che non
impegna troppo, sta l come
una stampa turistica con Ve-
suvio e golfo. Si fa leggere con
partecipazione emotiva, le
sue vicende sono traghettabi-
li ovunque: una separazione
dolorosa nei Giorni dellabban-
dono; una scrittrice di succes-
so, che guarda caso si chiama
Elena e con un romanzo
osceno irrita il piccolo
mondo da cui proviene, nella
Storia di chi fugge e di chi re-
sta. dunque universale Ele-
na Ferrante?
Al cinema, da noi, lhanno
portata Martone e Faenza; i let-
terati italiani anche pi sofisti-
cati ed esigenti (Fofi, Gugliel-
mi) lhanno omaggiata, ma non
prenderebbero in considera-
zione con la stessa seriet ro-
manzi di autrici non cos dissi-
mili da Ferrante, per tematiche
e stile, come Cristina Comenci-
ni, Simonetta Agnello Hornby
o Sveva Casati Modignani. Vai
a capire perch. Se fosse unal-
tra autrice una che, per usare
unespressione corrente, ci
mette la faccia sarebbero
pi severi i nostri professori: le
perdonerebbero, per esempio,
un indice dei personaggi come
quello che apre Storia di chi fug-
ge? Ha tutta laria del riassunto
di una soap tipo Un posto al sole.
Le perdonerebbero frasi come
mi aveva smosso la carne sen-
za smuovere la sua, brutto
stronzo. Se le scrive la Maz-
zantini non vanno bene; se le
scrive la Ferrante s. Ma la for-
za di Ferrante , pi che nei
suoi libri, nel suo non esserci, la
sua distanza abissale da tutto:
nessuno lha mai vista, nessuno
lha mai intervistata di perso-
na, nessuno lha mai incrociata
per caso, come perfino al vec-
chio eremita Salinger era acca-
duto al supermercato. Non se
ne ha nemmeno una foto giova-
nile, come dellaltro grande so-
litario Thomas Pynchon.
Sono abbastanza patetici,
perci, i dialoghi con giornalisti
e critici raccolti nel 2003 nel vo-
lume La frantumaglia: gli inter-
vistatori mandano le domande
alla casa editrice e/o e poi arri-
vano, da chiss dove, le rispo-
ste. Pensose, contanto di pose e
civetterie di chi si concede con
il contagocce e finisce per esse-
re pi irritante dei peggiori
narcisi. un libro pieno di sala-
melecchi, di abbracci, di finte
confessioni: un corpo a corpo
impossibile con la Grande As-
sente della letteratura italiana.
La morte dellautore di cui
tanto aridamente si discuteva
in quel 68 caro alla Ferrante,
diventata questo nome e co-
gnome cos allusivi da sembra-
re finti. Elsa Morante, Elena
Ferrante; Napoli, la Grecia: no,
nonmi convince. Eche a scrive-
re questi romanzi sia Domeni-
co Starnone o Anita Raja im-
porta fino a un certo punto: sa-
rebbe di per s molto triste e
imbarazzante dover scoprire,
fra anni, le verit di un teatrino
troppo furbo. Qualcuno obiet-
ter che il gioco degli pseudoni-
mi in letteratura lecito. S, ma
raro che stia inpiedi per pidi
ventanni. E comunque, in
quanto gioco, infinitamente
meno interessante di una vita,
di una faccia, di unesperienza
reale. Si pu restare appartati
senza diventare fantasmi. Cos
la letteratura somiglia a un sof-
tware che produce storie, o al
canovaccio di una impeccabile
ma algida serie tv. Cos, la lette-
ratura italiana in America e
non solo l rischia di restare
senza volto.
Il casoFerrante
Il romanzoitaliano
secondoil NewYorker
La fortuna dellautrice che nessuno ha mai visto
emblema delle contraddizioni della nostra letteratura
CULTURA
& SPETTACOLI
Al-Aswani, dueincontri aTorino
Ala al-Aswani, autore del best seller Palazzo Yacoubian
(2006), presenter per la prima volta in Italia il suo nuovo
romanzo Cairo Automobile Club (Feltrinelli) al Salone Off
365 di Torino. Oggi Al-Aswani sar alla Biblioteca Natalia
Ginzburg (ore 18 Via Lombroso, 16), presentato dallo
scrittore Younis Tawfik e da Marco Pautasso, direttore
della Fondazione per il Libro. Domani, lo scrittore
incontrer gli studenti del liceo classico Cavour.
Cos lartedi scrivere
somigliaaunsoftware
cheproducestorie
IL LIMITE
Lamicageniale, arrivail quartolibro
Attesissimo dai fan (e soprattutto dalle
fan), arriva a novembre in libreria per
e/o il quarto libro del ciclo di Elena Fer-
rante Lamica geniale, intitolato Storia
della bambina perduta. Il primo volume
del 2011, seguito nel 2012 da Storia del
nuovo cognome e nel 2013 da Storia di chi
fugge e di chi resta. Le protagoniste di
questa saga di amicizia, amore e rivalit
sono due napoletane, Elena Greco, det-
ta Len, e Raffaella Cerullo, detta Lila,
bambine di feroce intelligenza nella Na-
poli maschilista e violenta degli Anni
50, poi ragazze e donne affamate di vita,
di amore e di cultura, lungo due strade
diverse ma mai perdendosi di vista:
Len, la pi diligente, verso lemancipa-
zione, le scuole superiori, la Normale di
Pisa, i libri, il matrimonio con un uomo
colto, la fuga dal rione. Lila, la pi genia-
le, sposa bambina a un piccolo camorri-
sta, poi fuggita di casa ma rimasta a Na-
poli, diventata operaia e piena di passio-
ne politica.
Elzeviro
FEDERICO
VERCELLONE
I
n tempi di crisi diviene
sempre pi necessario
riflettere sulle tradizio-
ni che ci appartengono e
alle quali apparteniamo. E
questo vale naturalmente
anche per la filosofia.
La filosofia italiana
percorsa da unduplice filo-
ne, quello maggiore, che si
confonde con il canone filo-
sofico universale, che va da
Bruno a Campanella, da
Vico a Croce e Gentile, e da
un filone segreto che cerca
nelle forme del frammento,
del saggio breve, dellelze-
viro il cammino verso la ve-
rit. A questultimo ver-
sante appartiene anche lo
stile e il pensiero di Sossio
Giametta, grande esperto
e traduttore di Nietzsche,
ma anche pensatore in
proprio.
Giametta pubblica ora
da Mursia un volume dal
titolo accattivante, Corto-
circuiti, che raccoglie molti
scritti recenti di diversa
provenienza, dagli elzeviri
comparsi sul Corriere della
sera, a contributi su Spino-
za, Nietzsche, Scho-
penhauer, Heidegger, Cro-
ce Rensi, Freud. E un libro
che conclude una trilogia
dal titolo Essenzialismo che
contempla anche Il bue
squartato e altri macelli
(2102) e Loro prezioso del-
lessere (2013).
Giametta, naturalmen-
te, ha bene in mente la li-
nea filosofica dalla quale
discende il suo pensiero. E
quella costruttiva: Cusa-
no-Bruno-Vanini_Spino-
za-Feuerbach-Nietzsche-
Croce- Camus alla quale si
affianca quella di origine
scettica: Descartes-Spino-
za, Hegel, Schopenhauer,
Nietzsche ecc. E in gioco,
ai suoi occhi, la relazione e
la sfida con i suoi grandi
maestri. Una sfida edipica
che attraversa la filosofia e
che la fa progredire attra-
verso unpercorso di aggiu-
stamenti progressivi nel
quale si sciolgono le con-
traddizioni del passato per
procedere secondo i desi-
derata profondi di chi ci ha
preceduti che contraddi-
cono tuttavia talora la tes-
situra effettiva del loro
pensiero.
Si va, con Giametta ver-
so lessenzialismo, e cio
in direzione di un pensiero
pulsante che si esprime
nella natura e nella vita.
Scrivendo questo libro si
cos ricondotti alla que-
stioni massime della filo-
sofia, lasciando dietro di
noi il mestiere del filosofo
che si addentra come un
artigiano nelle questioni
seconde e terze. Giametta
invita a rivolgere nuova-
mente uno sguardo al-
leterno sulla base dellin-
segnamento dei suoi gran-
di maestri.
Giametta
filosofo
dellessenza