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DOMENICA 2 NOVEMBRE 2014 CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 13

sta chiedendo se per caso la sal-


vezza (egli la chiama il paradiso)
non sia proprio unopportunit
che ci stata concessa in terra
unopportunit, o un lavoro, un
travaglio. Ne Il libro delle parabo-
le, che sono nove, come i fogli per-
duti di un quaderno di appunti del
padre che la madre aveva bruciato,
poi pentendosene, poi mettendo
la mano nuda nella stufa; e nove
come le sedute psicoanalitiche
che lalcolizzato nel pieno della
crisi rigett (nove, dunque, come
numero esoterico, un diverso tipo
di ellissi, per noi lettori comuni
del tutto segreto, inattingibile).
La parabola dovrebbe alla fine
rivelare il suo senso. Ma le nove
parabole di Enquist lo rivelano o
questo senso intendono negarlo?
Alcuni nodi stilistici propendono
verso la negazione. Lironia tutta
contratta, come in nessun altro
scrittore. Lesclamativo s stupo-
re, ma lo stupore dun adulto, non
dun innocente. Il corsivo, poi era
morto in modo cos precipitoso!,
segno di fretta, di imbarazzo, di
fastidio: non ne parliamo pi.
Luso della terza persona (lorrore
dellio) a volte, o spesso, si conver-
te addirittura in un racconto di
forma impersonale e liquidatoria
(visto che s scritto). Ma quella
che Enquist chiama la stanza pi
intima (La parabola della donna
sul pavimento senza nodi) dav-
vero il cuore, lintimo di questo
grande libro, scritto a settantotto
anni. La stanza pi intima, nella
quarta parabola, lovviamente
contratto, contrattissimo cuore
del racconto duna storia damore
impossibile.
il racconto di una conoscenza
del paradiso nel rapporto ses-
suale, a quindici anni, il primo
della vita, tra il personaggio deno-
minato E. e una delicatissima, so-
litaria donna di cinquantuno anni.
Il romanzo damore che non aveva
mai scritto lo sta a modo suo, e
proprio ora, scrivendo. La forza
del desiderio incontenibile. Irre-
sistibile la forza dellimmagina-
zione come gli disse quella
donna, Ellen che rivedr una
sola volta tanti anni dopo, e di cui
sapr qualcosa da una nipote, da
lei convocato al funerale della zia.
Lamore celeste di cui doveva testi-
moniare al funerale della madre
in verit lamore terreno che ac-
quista tutto il suo fulgore nellatti-
mo (nel presente) e nel tempo
(nelleternit del tempo). La resur-
rezione e/o la redenzione non so-
no n luna cosa n laltra, sono
per e proprio lamore, la nostra
umana consolazione.
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Stile
Storia
Copertina
Sogno un ristorante dove i miei clienti
possano arrivare da svariate parti del mondo
per mangiare un piatto di pasta al pomodoro o
una seppia grigliata. Ci detto, in chiusura del
suo libro (Per le scale di Sicilia, Giunti, pp. 288,
35), Pino Cuttaia, geniale cuoco di Licata
(Agrigento), va oltre: cucina, tra memoria (il
mio ingrediente segreto) e modernit. Le
originali foto del volume umanit e cibi
fissano le due anime dello chef.
Lingrediente della memoria
{
Caratteri Recensioni
Cotture brevi
di Marisa Fumagalli
AlefBet

di Daria Gorodisky
PREGHIERA
E PARIT
TRA I SESSI
B
enedetto sii Tu, o
Signore nostro
Dio, Re del
mondo, che non mi hai fatto
donna, recita luomo al
mattino. Benedetto sii Tu, o
Signore nostro Dio, Re del
mondo, che mi hai fatto
secondo la Tua volont, deve
dire la donna. Basta
affacciarsi sul web di
qualunque lingua per
rendersi conto di quanto il
mondo ebraico dibatta sulla
differenza tra le due versioni
di questa invocazione.
Disparit sessista? Oppure
semplicemente riflesso di una
realt ancestrale in cui
soltanto luomo poteva
dedicarsi esclusivamente e
integralmente a Dio, visto che
la donna in quanto madre
non poteva garantire la
rigorosa osservanza liturgica
scandita secondo tempi
precisi e inviolabili? O altro
ancora? Cos c chi accusa,
chi rivendica, chi richiama la
sacralit delle tradizioni; le
citazioni dei grandi maestri
del passato si alternano alle
interpretazioni pi colte e
cavillose, come buona
consuetudine fra ebrei. Fatto
sta, per, che la richiesta di
cambiamento pressante.
Tanto che diverse
congregazioni, soprattutto
statunitensi, hanno gi
introdotto elementi di parit:
in alcuni casi, la donna
ringrazia per essere stata fatta
donna; in altri, tutti usano la
stessa formula mi hai fatto a
Tua immagine. E anche in
ambiti pi ortodossi si
riconosce ormai che la
riflessione su questo tema
comincia ad essere vivace,
come ha scritto il Rabbino
capo di Roma, Riccardo Di
Segni, sul mensile Shalom.
Ma non si creda che la
discussione, parte di quella
generale sul diritto per
entrambi i sessi alla
partecipazione attiva ai riti
religiosi, sia frutto dellera
moderna. Perch antichi
responsa e documenti legali
dimostrano che se ne dibatte
da secoli. Le ricerche dello
storico israeliano Avraham
Grossman, per esempio,
attestano che gi fra il 1000 e
il 1300 in Germania e in
Francia le donne ebree
reclamavano posizioni nella
celebrazione pubblica (Pious
and Rebellious: Jewish
women in Medieval Europe,
Brandeis University Press).
Mentre Sira Fatucci, nella
interessante raccolta di saggi
di nove studiose italiane su
donna e ebraismo (AA.VV.,
Maschio e femmina Dio li
cre, appena pubblicato da
Sovera, 12), cita un libro di
preghiere per donne del 1471
manoscritto in Italia, nel
quale la benedizione
addirittura rovesciata in che
mi hai fatto donna e non
uomo. Come prescritto in un
altro testo del XIV o XV secolo
della Francia meridionale e
conservato in Inghilterra
allUniversit di Leeds.
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La nuova opera dello scrittore svedese, Il libro delle parabole,
si aggiunge alla ristretta lista dei titoli degli ultimi ventanni che vanno letti
La resurrezione terrena di Per Olov Enquist
(uno dei 16 grandi romanzi del nostro tempo)
Maestri
di FRANCO CORDELLI
L
eggendo Il libro delle pa-
rabole di Per Olov En-
quist vengono in mente
quei dieci o quindici ro-
manzi degli ultimi ven-
tanni che nonostante tutto ci ap-
paiono grandi. Due tedeschi, Ros-
so di Uwe Timm e Gli anelli di Sa-
turno di Sebald; tre spagnoli,
Dottor Pasavento di Enrique Vila-
Matas, Il libro di mio fratello di
Atxaga, Anatomia di un istante di
Javier Cercas; due irlandesi, The
master di Colm Tibn, Il mare di
Banville; un inglese, Esperienza di
Martin Amis; un francese, Tutti i
bambini tranne uno di Philippe
Forrest; un turco, Neve di Pamuk;
un sudafricano, Vergogna di Coet-
zee; quattro statunitensi, Le vergi-
ni suicide di Eugenides, Homer&
Langley di Doctorow, Lanimale
morente di Philip Roth e Luomo
sposato di Edmund White. Il libro
delle parabole di sicuro un titolo
in pi.
In realt, Il medico di corte del
1999 e almeno un dramma, La
notte delle Tribadi del 1974, erano
pi che bastevoli per stabilire la
caratura dello scrittore svedese.
Ma Unaltra vita del 2008 e questo
nuovo libro, del 2013, fissano En-
quist tra i grandi scrittori del no-
stro tempo. Grandi e irregolari,
nessuno classificabile, n nelle
strategie giornalistiche n in quel-
le accademiche, storiche o pi o
meno formalistiche, un genere
piuttosto che un altro.
Se consideriamo il libro del
2008, non ci viene mai in mente
lautofinzione e il suo problema. Si
tratta allora di una semplice auto-
biografia, di vecchio stampo?
Niente affatto. Per due motivi, uno
di carattere strutturale, il secondo
di carattere stilistico. Bench tutta
la lunga parte centrale (gli anni di
maturit, gli anni del successo)
abbia una chiarezza ampiamente
denotativa, Unaltra vita chiuso
in una cornice (e una sostanza im-
palpabile, sotterranea, propria
dellintera opera di Enquist) iper-
ellittica: lautore procede in modo
ostinato, per piccoli blocchi narra-
tivi, per frasi brevi, ultra-sinteti-
che: un sistema di appunti dovi-
ziosamente elaborati. Lo stile al-
trettanto ellittico. Vi subito il da-
t o s a l i e n t e : c h e q u e s t a
autobiografia sia in terza persona;
il secondo elemento folgorante
luso di un indicativo presente tut-
taffatto diverso da quello oggi do-
minante, da scuola di scrittura
(mille romanzi scritti con la terza
persona dellindicativo presente):
qui esso ha la funzione presto ri-
conoscibile di cogliere unimme-
diatezza laddove essa non , nel
passato: del passato salvare la bri-
ciola che si pu non gi attraverso
il ricordo ma la pura e semplice
scrittura; un terzo elemento
messo a nudo (non ce ne eravamo
accorti) dallautore, quando de-
nuncia o riconosce nel rifiuto del-
la metafora una fobia del contatto.
Lo avevamo sospettato? Niente
affatto. Ma a ripensare quanto s
letto, ci si accorge che oltre leven-
tuale o inevitabile problema di
ogni autobiografia (il problema
infine irrilevante del vero/non ve-
ro) qui non si parla che di Enquist.
Naturalmente, a cominciare dalla
madre o dal padre morto quando
aveva sei anni, non mancano gli
altri personaggi. Ma che perso-
naggi sono? Sono anche persone?
Essi appaiono e spariscono, torna-
no e si dissolvono in un pulvisco-
lo. Non hanno luogo non solo
per un qualche ego per qualsiasi
altro tipo di appartenenza ma
perch il sistema di scrittura e, lo
ripeto, di verit/non verit, quel-
lo che attiene al narratore in rap-
porto a colui del quale egli narra.
Nel fondo, Unaltra vita la cupa
storia di un alcolista duna in-
terminabile (quindici anni) crisi
alcolica e duna emancipazione
da essa, meglio: duna resurrezio-
ne.
Ed proprio questa la parola
chiave del nuovo libro, del secon-
do capitolo autobiografico dello
scrittore Enquist. Invero, verso la
fine di Unaltra vita ci aveva la-
sciato con una diversa parola e
una domanda micidiale: E che
adesso non cera pi modo di
sfuggire alla redenzione?. La do-
manda micidiale perch il pro-
blema filosofico-esistenziale di
Enquist ha le
sue inelutta-
bi l i r adi ci
nellinfanzia vissuta a stretto con-
tatto con la sola madre, una donna
ultra-devota. Ma la questione pi
complessa quando ci si accorge
che questa parola resurrezione,
che avevamo accolto, fobia o non
fobia, nel suo significato metafori-
co (fuoruscita dal gorgo alcolico,
dalla depressione ecc.), intrisa
del suo significato religioso. Ne
abbiamo la certezza e il proble-
ma si fa ancora pi aggrovigliato
quando sembra intercambiabile
con unaltra parola, redenzione, o
addirittura autoredenzione.
Di che cosa Enquist sta parlan-
do? Sta parlando della vita o della
morte: di ci che accadr dopo la
morte? Il libro delle parabole
questo che chiede, che cosa ne sa-
r di noi quando corpo e anima si
staccheranno uno dallaltra? O con
durezza, con arroganza, nel gorgo
di uneducazione da prigionieri, ci
PER OLOV ENQUIST
Il libro delle parabole
Un romanzo damore
Traduzione
di Katia De Marco
IPERBOREA
Pagine 247, 15,50
i
ILLUSTRAZIONE DI
PAOLA FORMICA
Disvelamenti
Il testo ci sta chiedendo
se la salvezza non sia
proprio unopportunit
che ci stata concessa
in questo mondo

Antologia
Un brano al giorno, prima di dormire
I
l primo gennaio per san Francesco:
un brano dei Fioretti, accompagnato
da una postilla per precisare che
vale per i credenti come per i non
credenti. Poi ci sono tutti i grandi, da
Abelardo a mile Zola, passando da
Proust a Pirandello, da Galileo a Freud.
Un brano al giorno scelto da Guido
Davico Bonino, lettore raffinato per
mestiere e per diletto, che ha curato un
libro dore laico, unantologia di 365
passi di libri di ogni tempo e Paese.
Sono esclusi tutti quelli che abbiano
una struttura narrativa perch, in quel
caso, c sempre un prima e/o un
dopo che indispensabile conoscere
per apprezzare nel giusto significato e
valore quanto stato scelto e perch.
La lirica invece ha grande spazio,
insieme al frammento tratto da
autobiografie, confessioni, memorie,
lettere, dialoghi. Non ci sono autori
contemporanei (per questioni relative
al diritto dautore), ma tra i tanti antichi
si possono pescare perle universali. Per
oggi, giorno dei morti, Davico Bonino
suggerisce un classico: Essere o non
essere, questo il problema. forse pi
nobile soffrire, nellintimo del proprio
spirito, le pietre e i dardi scagliati
dalloltraggiosa fortuna, o imbracciar
larmi, invece, contro il mare delle
afflizioni e, combattendo contro di esse,
mettere loro una fine? Morire per
dormire. Nientaltro.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Guido Davico
Bonino il curatore
del volume
Il libro della sera.
Un anno di letture
da tenere
sul comodino
(Bur, pagine 798,
17)
di CRISTINA TAGLIETTI