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44 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 20 SETTEMBRE 2015

Percorsi Il racconto

Bret Anthony Johnston ha appena esordito con


un romanzo sorprendente applaudito dalla
critica. Ma in realt ha anche unaltra grande
passione, oltre alla letteratura. Che qui svela

Ogni cicatrice poesia


di BRET ANTHONY JOHNSTON

Un recente scambio di opinioni


sullo skateboard
a un party elegante del mondo editoriale
stato a Nantucket alla fine dellestate, in una casa con
vista panoramica sullOceano Atlantico tutta arredata in
tonalit di bianco, una casa che si diceva fosse la pi costosa dellisola. Conversavo con una coppia che aveva da
poco venduto una societ per 64 milioni di dollari, quando si intromesso un notissimo scrittore americano di
legal thriller. Era piccolo, aveva laria impertinente e un
completo gessato. Lo chiamer LAvvocato. Mi ha detto, con aria piuttosto seccata: Una domanda sullo skateboard. Sono un cattivo padre, se lascio che mio figlio vada sullo skateboard senza casco?.
Dove va a fare skateboard?, gli ho chiesto. Per strada, in piscine svuotate, su rampe ripide?.
Ma, non ricordo. stato decenni fa. Come tutti, dopo
ladolescenza si stufato di fare skateboard.
I due miliardari hanno studiato il loro drink, poi ne
hanno bevuto un sorso allunisono.
Io ho quarantatr anni e vado ancora sullo skateboard, gli ho detto. Cosa dice di me questo?.
LAvvocato si guardato attorno per vedere se lo si
stesse prendendo in giro, poi mi ha messo una mano
sulla spalla, il che lo obbligava a stare in punta di piedi, e
mi ha risposto con un tono di belligerante condiscendenza, Non le dico cosa, secondo me, questo dice di
lei.
Bene, allora io non le dir quello che, secondo me,
dice di lei il fatto di essere un avvocato, ho ribattuto.

La mia esperienza con lo skateboard


condensata in 230 parole circa
Ho cominciato a fare skateboard dopo aver visto il film
Ritorno al futuro. Volevo attaccarmi al paraurti posteriore di una macchina e farmi trascinare su uno skateboard.
Ci abbiamo provato, con i miei amici, in un parcheggio.
Per i primi sette minuti stato divertente. Ma dopo essere salito per la prima volta su uno skateboard non ne sono pi sceso se non quando mi facevo male. Quel pomeriggio nel parcheggio stato quasi trentanni fa.
Nel corso di tutti questi anni sono stato arrestato dalla
polizia, una guardia giurata mi ha puntato contro una pistola, sono stato inseguito da una gang di una cinquantina di ragazzi che volevano rubarmi lo skateboard, sono
stato bersagliato da mortaretti lanciati da unorda di calciatori ubriachi, mi sono rotto parecchie ossa, quasi
tranciato delle dita, lussato unanca, ferito praticamente
ogni parte del corpo che ci si possa ferire. Eppure lidea
di smettere di fare skateboard non mi mai venuta in
mente. Anzi, sto imparando acrobazie, trick, sempre pi
difficili. Alcune mi vengono facilmente, per altre ho impiegato anni, altre ancora le sto ancora tentando. Smettere sarebbe come chiudere un romanzo o uscire da teatro prima di sapere come finisce la storia. Ogni trick
una narrazione. Ogni cicatrice una poesia. Non solo voglio continuare a leggere questi testi, ma ho bisogno di
continuare a scriverli.

Filosofia di uno skateboarder


che a 43 anni corre ancora
Un elenco terribilmente incompleto
di quel che amo dello skateboard
Amo il rumore che fanno le ruote in poliuretano
quando scivolano sul cemento. Non molto diverso dallabbaiare di un cane. C in esso una specie di affascinante lamento: si avverte la fatica che fanno le ruote per
continuare a girare. Mi piace sentire che su una pista carenata posso acquistare velocit piegando le ginocchia al
momento giusto, come se fossi stato sparato da un cannone. Amo la leggerezza del correre su pista. Adoro le
scalfitture e le crepe, i graffi e i disegni abrasi delle tavole
usate intensamente. Mi stupisce che le tavole da skateboard usate non siano collezionate come opere darte
moderna. Se fissate il fondo di un vecchio skateboard
per un po di tempo cercando di dimenticare cos, non
riuscirete a non pensare a unopera di Robert Rauschenberg, Rothko o Pollack. Il suo stato rovinoso dimostra
che stato usato per creare. Le pareti del mio ufficio sono piene di vecchi skateboard. Li guardo con una certa
reverenza. Passo le dita su quelle superfici e le loro storie
emergono come se leggessi un testo in braille.

Coshanno in comune landare in skateboard


e lo scrivere romanzi
Bisognerebbe piuttosto cercare cosa non hanno in comune? Sono, senza dubbio, le due cose pi difficili che
ho scelto di fare, e a differenza di quasi tutto il resto, pi
le si pratica, pi pongono sfide. Entrambe richiedono
una pazienza che rasenta il masochismo, ed entrambe,
per continuare a parlare di cose dolorose, ti lasciano pesto e sanguinante in un modo o nellaltro. Se non cos,
non state rischiando abbastanza. Impongono di guardare il mondo da un punto di vista diverso da quello degli
altri. Dove chi non va in skateboard vede una piattaforma
di carico o un tavolo da pic-nic o una parete, voi vedete
un invito. Dove chi non scrittore vede cicatrici, un traffico tremendo o finestre rotte, voi vedete storie. Lo skateboard e la scrittura vi fanno sentire a casa in spazi liminali, incentivano lempatia, rafforzano la resistenza. Entrambi richiedono livelli di autonomia e dedizione che
pochi riescono ad avere, ma, paradossalmente, proprio
quellindipendenza e quellimpegno attraggono chi come voi. A parte i parenti, tutte le persone importanti della mia vita le ho incontrate attraverso lo skateboard o la
scrittura. Facendo skateboard o scrivendo si sta spesso
per conto proprio, ma non si mai soli.

Lautore
Bret Anthony Johnston,
texano, classe 1971, ha
esordito nel 2004 con
la raccolta di racconti Corpus
Christi, acclamata dalla critica:
libro dellanno per The
Indipendent e The Irish
Times, mentre la National
Book Foundation lo inser tra
i cinque migliori autori sotto
i 35 anni. Ha curato il volume
Naming the World: And Other
Exercises for the Creative Writer
(Random House, 2008).
I suoi lavori sono apparsi su
The Atlantic Monthly,
Esquire, The Paris
Review. Skater
professionista per quasi
ventanni, nel 2012 ha
lavorato alla sceneggiatura
del documentario Waiting For
Lightning, sullo skater Danny
Way. Dirige il dipartimento
di scrittura creativa di Harvard

Duecento parole circa sulla capacit di resistere


La prossima volta che vedete uno skater sbagliare una
manovra, trovatevi un posto comodo per continuare a
osservarlo. probabile che riprovi a fare lo stesso trick
finch non ci riesce. O finch non cade cos malamente
da mettere fuori uso la tavola o se stesso. (Ha spaccato la
tavola? Ha fatto una di quelle cadute da manuale?) Questo spettacolo potrebbe durare pochissimo, o cos a lungo da costringervi a cancellare una prenotazione al ristorante. I veri skater raramente si arrendono. In parte per
via delladrenalina di cui abbiamo parlato ne abbiamo
bisogno come il fuoco ha bisogno di carburante e in
parte per la consapevolezza che le acrobazie si autoalimentano. Nessuno lo dice, ma quando si prova un certo
trick, si va anche dietro alle cinque o dieci varianti che
porta con s. Ogni esercizio acrobatico una mappa e un
tesoro al contempo, pi ci si avvicina, pi si ha voglia di
metterci sopra le mani o i piedi. Se uno skater si arrende per frustrazione, per impazienza o per un incidente probabilmente non durer che pochi anni.
Niente che non vada, gli auguro ogni bene. Avr la concreta possibilit di diventare un avvocato che scrive legal
thriller.

Un altro scambio di vedute sullo skateboard,


questa volta nelle aule accademiche

Quel che amo dello skateboard: parte seconda


Il vocabolario. Amo i trick che si chiamano Switch
Crooks, Impossibile, Hardflip, Mute Air, Wooly Mammoth, Texas Plant, Nosebone, Lipslide e Stale Fish. Mi
piace che rompere intenzionalmente una tavola si dica
focusing, e che le brutte cadute siano chiamate slam, e
mi piacciono i nomi di alcuni tipi di slam: i Wilson,
quando la tavola va avanti e tu fai una specie di capriola
allindietro come un personaggio dei cartoni animati
che scivola su una buccia di banana. Sacking, quando

fai la spaccata su una ringhiera, ed davvero orribile come lo si immagina.


Mi piace come ci si sente quando si va a provare un
nuovo trick per la prima volta, con tanta adrenalina in
circolo pura e potente che il mondo, la realt fisica,
sembra espandersi. Mi piace guardare altri skateboarder
provare nuovi trick e sentire una scossa simile, come se
espandendo la loro realt ampliassero anche la mia.
Mi piace che siano sempre di pi le donne che fanno
skateboard. Mi piace che alcuni tra i migliori skater del
mondo vengano dai quartieri pi poveri delle citt americane, e mi piace che altri vengano dal Brasile, dalla
Francia e dallItalia. Mi piace che pur parlando lingue diverse, non abbiamo problemi a comunicare. I trick, la
cultura e il cameratismo, lemozione, lagonia e la passione fluiscono al di l dei nostri confini come lacqua tra gli
oceani.

Il romanzo
da poco uscito per Einaudi Stile
libero il primo romanzo di Bret
Anthony Johnston, Ricordami cos
(traduzione di Federica Aceto,
pp. 468,  21), apprezzato da
critica e lettori, storia di una
cittadina americana sconvolta
dalla sparizione di un ragazzino

Anni fa, poco dopo aver pubblicato un articolo sulla


mia storia di skater sul New York Times Magazine, mi
stato chiesto di fare una conferenza in una prestigiosa
universit americana. Passeggiavo fuori della sala quando passato di l il professore di letteratura probabilmente pi importante degli ultimi quarantanni. Aveva
una giacca di tweed, toppe ai gomiti, spacchi laterali. Teneva un pacco di libri e di articoli sotto il braccio e stava
andando verso il suo ufficio, non alla mia conferenza.
Ho pensato che sarebbe passato oltre senza dire una
parola, invece ha commentato: Ho apprezzato molto
larticolo sulla sua giovent sbandata che ha scritto per il
Times.
Non ho capito se intendesse farmi un complimento o

DOMENICA 20 SETTEMBRE 2015

Cotture brevi
di Marisa Fumagalli

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 45


I segreti (e le diete) di Alain Messgu
Il guru delle diete, sulla breccia da quarantanni,
con spirito e ironia svela se stesso, i suoi
pazienti (illustri) e regala ricette del vivere
sano, mescolando ingredienti, sfatando
credenze. Gocce di saggezza soprattutto, pi

utili della bilancia che ossessiona. Libro di


avventure e consuntivo umano di un francese
che definisce missione la sua carriera. Alain
Messgu, La dieta del sorriso/La mia vita,
i miei segreti (Cairo, pagine 142,  13).

dei personaggi, le cui esperienze avranno sugli altri


uninfluenza che le mie non avranno mai.
Quando faccio skateboard, mi concentro cos intensamente sul mio corpo, sulla mia tavola, sulla pista e sulla
meccanica dei miei movimenti, che mi libero, paradossalmente e meravigliosamente, dai vincoli fisici. Con entrambe queste attivit mi lascio alle spalle me stesso.
Ogni volta che salgo sulla tavola o siedo alla scrivania, mi
abbandono a qualcosa di molto pi grande di quanto sar mai la mia piccola esperienza.
Questo mi d un conforto immenso, una rassicurazione che immagino simile a quella che i credenti trovano
nella preghiera o nella chiesa. Ci si sente parte di qualcosa, miracolosamente nudi ed esposti, ed in questa condizione di umilt che riusciamo a creare in maniera pi
significativa. La creazione avverr su una pagina o su un
corrimano o in aria, e richieder un giorno o un decennio. Ci coster. Avremo paura. Ma sapremo anche che
quello che stiamo facendo ha un valore.

Una specie di conclusione

offendermi, o entrambe le cose. Non so neanche se si


fosse reso conto della situazione paradossale in cui mi
aveva messo la mia giovent sbandata, portandomi nella
stessa sacra istituzione in cui lui era di casa.

Ancora passione, e un po di filosofia


Mi piace che gli skater facciano uso degli ostacoli che
trovano per strada: le panchine alle fermate degli autobus, i pali inclinati, le scalinate, le fioriere sopraelevate, i
marciapiedi pieni di radici affioranti e un sacco di altre
cose. Incorporiamo nelle nostre sessioni strutture normali, e usandole in questo modo le facciamo diventare
oggetti straordinari.
Non forse questo lo scopo di ogni arte? Gli artisti pi
incisivi non ci fanno forse vedere luoghi comuni, rivelandone laspetto concreto e quello ideale al contempo?
Quando vedete una skater percorrere una ringhiera, non
pensate forse contemporaneamente al passato, al presente e al futuro, chiedendovi come sia riuscita a salire
su quella ringhiera con la tavola, quante volte sia caduta
prima di farcela, quanti infortuni abbia avuto, e cosa far
poi?
Sotto un profilo pi pratico, non forse un obiettivo
comune a tutti non scoraggiarsi o arrendersi di fronte
agli ostacoli di un percorso, ma piuttosto affrontarli e
metterli a frutto in modo che ci spingano a progredire
con pi fiducia e creativit? Oprah e il Dr. Phil hanno costruito imperi seguendo questa via. Ripensate allo skater
che vi ho chiesto di osservare, quello che non smette di
provare il trick finch non ci riesce, e che vi ha fatto cancellare la prenotazione per la cena. Ricordate che non ha
chi lo alleni. Nessuno gli dice di rimanere, semmai pro-

babile che un vigile gli dica di andarsene. Nessuno gli ha


fatto credere che quella perseveranza gli far avere un lavoro o una ragazza. Al contrario, il mondo gli ha insegnato che essere uno skater un rischio, nel campo dellamore o del lavoro. Eppure, rimane. Se quel ragazzo
non si arrende, nonostante i suoi stinchi abbiano un
aspetto peggiore di quelli di un kickboxer thailandese,
pensate davvero che da adulto vi deluder sul lavoro? Gli
skater non solo vedono il mondo in modo diverso, ma
dal mondo si aspettano di pi.

La mia tesi, anche se in coda


Lo skateboard non arte, produce arte i trick, il linguaggio, la grafica, le tavole usate che rivestono le pareti
del mio ufficio. Lo skateboard un mezzo. unossessione, una prospettiva, unimpronta digitale. Guardando
una persona fare skateboard, capiamo che tipo sia ne
vediamo lessenza.

Un ultimo pensiero
sullo skateboard e sulla scrittura
Molti scrittori, come molti skater, vi diranno che la
scrittura (o lo skating) permette loro di esprimersi. Ad
avere questa idea sono tanti miei amici, colleghi, idoli.
Eppure io, modestamente ma decisamente, dissento.
Non si scrive n si va in skateboard per esprimersi. Scriviamo e facciamo skateboard per trascendere noi stessi.
Quando scrivo, mi sento liberato dalla mia esperienza
piccola e irrimediabilmente limitata. Mi concentro non
su di me, sulle mie piccole paure, i grandi difetti e la paralizzante sensazione di essere importante, ma sulla vita

Sopra: Mounir Fatmi


(Tangeri, Marocco, 1970),
Maximum sensation (2012,
installazione realizzata
con 50 skateboard usati),
New York, Brooklyn
Museum of art: lartista
costruisce spazi visivi
e giochi linguistici con
lintenzione di liberare lo
spettatore da preconcetti.
Nei suoi video, nelle sue
installazioni, nei suoi
disegni, nei suoi dipinti, nelle
sue sculture Fatmi alterna
cos oggetti religiosi (come
tappeti da preghiera) a
skateboard: un irriverente
gioco di contaminazioni
che vuole portare alla luce
dubbi, paure e desideri

LAvvocato non mi ha detto cosa, secondo lui, rivelasse


di me il fatto che fossi uno skater. Probabilmente sosterrebbe che mi sto aggrappando alla giovinezza, alla mia
giovent sbandata, come laveva chiamata quel professore. Quei due mi hanno entrambi fatto pensare alle guardie che cacciavano me e i miei amici dai luoghi in cui facevamo skateboard. Sono dei prepotenti, ma anche se
hanno un distintivo, una cattedra importante alluniversit o un completo gessato, non mi hanno mai spaventato. Cosa potrebbero farmi che mi ferisca di pi del cadere dal corrimano di una scalinata? Cosa potrebbe intimorire pi del venir gi da una rampa alta quasi due piani?
No ragazzi, dovete impegnarvi meglio se volete farmi
scendere dalla mia tavola.
Questo non vuol dire che non abbia paura. Quando
non faccio skateboard o non scrivo ho, come tutti, paura
di ammalarmi e di perdere le persone che amo, di diventare vecchio o di non riuscire a diventare vecchio. Ho paura dei film della serie Saw, di cadere nella doccia, del
furto di identit. Inspiegabilmente, ho una grande paura
di dover aiutare a far nascere un bambino. Come scrittore ho paura delle recensioni negative, del fatto che ci siano sempre meno librerie indipendenti e della mia pigrizia artistica. Come skater temo le cadute rovinose, cadute cos devastanti che anche dopo essere guarito dai
traumi, non avrei pi il coraggio di tornare sulla tavola.
Sono terrorizzato che le parole e i trick si inaridiscano,
per quanto ci metta tutta la mia energia e tutto il mio
cuore.
No, non sono poche le cose che mi spaventano. Ma
quando sono alla scrivania o su una rampa, svaniscono
tutte. Sento di incarnare una versione pi forte, coraggiosa, capace e amorevole di me stesso. Mi sento vivo. Mi
sento fortunato come nessunaltro. Cosa dice di me il fatto che continuo a essere uno skater a quarantatr anni?
Dice che sono fortunato, molto, molto fortunato.
(traduzione di Maria Sepa)
2015 BRET ANTHONY JOHNSTON/AGENZIA LETTERARIA SANTACHIARA

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