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Equazioni differenziali

1) Introduzione: definizione e primi esempi.


L'espressione equazione differenziale ha attualmente in Analisi un significato molto ampio.
Anche restando nel campo dell'Analisi classica, non molto facile darne una definizione precisa ....
Grosso modo, si pu dire che un'equazione differenziale un'equazione in cui compare
necessariamente almeno una derivata di una funzione incognita...
Ordine di una equazione differenziale il massimo ordine delle derivate della funzione incognita
che in essa compaiono ...
1
In particolare un'equazione che coinvolge la funzione y(x) e la sua derivata prima si dice equazione
differenziale [ordinaria] del primo ordine.
Una funzione y
p
(x) soluzione particolare dell'equazione differenziale data se, sostituita
nell'equazione stessa, d luogo a un'identit.
L'insieme di tutte le soluzioni detta soluzione generale (o integrale generale) dell'equazione
differenziale.
ESEMPIO 1: risolvere l'equazione differenziale y' =2 x
E' un'equazione differenziale del primo
ordine. Chiaramente y soddisfa l'equazione
se e solo se una primitiva di 2x. Perci la
soluzione generale si ottiene eseguendo un
semplice integrale indefinito.
y x =

2 x dx = x
2
c
L'integrale generale dell'equazione
differenziale data la famiglia di funzioni
y x = x
2
c con c
E' semplice, in questo caso, fare una
rappresentazione grafica di tale famiglia.
Generalizzando l'esempio 1 possiamo affermare che, data un'equazione differenziale del tipo
y'(x) = h(x) (1.1)
con h(x) definita e continua in A, il suo integrale generale dato dalla relazione
y x =

h x dx
. In altri termini possiamo dire che se H(x) una primitiva di h(x), allora
anche una soluzione particolare dell'equazione differenziale (1), e il suo integrale generale pu
essere espresso attraverso la relazione y(x) = H(x) + c, con c.
ESEMPIO 2: risolvere l'equazione y' =y (1.2)
E' un'equazione differenziale del primo ordine. Siamo chiaramente alla ricerca di funzioni la cui
1 Delfina Roux, Lezioni di analisi matematica II, 1985, Masson Editore s.p.a., Milano
1
derivata coincide con la funzione stessa. E' facile rendersi conto che la funzione y = e
x
un
integrale particolare dell'equazione data. Pi in generale una qualunque funzione del tipo
y =Ce
x
(1.3)
con C soluzione dell'equazione data (infatti
y' = Ce
x
perci sostituendo y e y'
nell'equazione data si ottiene l'identit Ce
x
=Ce
x
). E' possibile dimostrare che la (1.3)
esprime la soluzione generale della (1.2) (cio che TUTTE le soluzioni dell'equazione data sono
espresse dalla (1.3)).
L'esempio 2 pu essere generalizzato alle equazioni del tipo
y' =k y (1.4)
con k costante reale. Il problema consiste nel trovare le funzioni la cui derivata proporzionale
(mediante la costante k) alla funzione stessa. In questo caso la soluzione generale data da
y =Ce
kx
(1.5)
2) Equazioni a variabili separabili
Un'equazione differenziale del primo ordine detta a variabili separabili se pu essere scritta nella
forma
2
dy
dx
= f x g y
(2.1)
Chiaramente ogni funzione del tipo y=k, con k soluzione dell'equazione (algebrica) g(y)=0,
soluzione dell'equazione data. Per trovare le altre soluzioni (nell'ipotesi g(y)0) separiamo le
variabili
dy
g y
= f x dx
(2.2)
e integriamo entrambi i membri:

dy
g y
=

f x dx
(2.3)
Nei casi concreti, quando possibile, si espliciter y.
ESEMPIO 1: risolvere l'equazione differenziale y' =2y
Cominciamo col riscrivere l'equazione utilizzando, per la derivata prima, la notazione di Leibnitz:
dy
dx
=2y
e osserviamo che la funzione (costante) y=2 soluzione. Nell'ipotesi y2 possiamo separare le
variabili e integrare

dy
2y
=

dx
In questo modo si ottiene:
2 N.B: per la derivata conveniente, in questa situazione, utilizzare la notazione di Leibnitz, secondo la quale la
derivata della funzione y(x) rispetto alla variabile indipendente x viene indicata con dy/dx (rapporto tra i
differenziali).
2
ln2y= xc
1
ln2y=xc
2 2y= e
xc
2
2y =e
c
2
e
x
y = 2e
c
2
e
x

y = 2k
1
e
x
con k
1
, k
1
0.
Osservando che la soluzione particolare y=2 si
ottiene ponendo, nell'ultima equazione, k
1
=0, si
pu concludere che l'integrale generale
dell'equazione data
y = 2ke
x
con k
Nella figura a fianco viene fornita una
rappresentazione grafica qualitativa dell'integrale
generale.
OSS: nei passaggi sopra riportati si cambia
nome alla costante arbitraria; prima si pone
c
2
=-c
1
(e poich c
1
lo stesso vale per c
2
); poi si
pone k
1
=e
c
2
; poich al variare di c
2
in R
e
c
2
assume tutti i valori positivi (e solo questi), k
1
assumer tutti i valori reali diversi da zero.
3) Le equazioni differenziali lineari
Un'equazione differenziale che pu essere scritta nella forma
y' = p x yq x (3.1)
dove p(x) e q(x) sono funzioni continue in un opportuno intervallo detta equazione differenziale
lineare
3
del primo ordine.
Per risolvere tale equazione si pu procedere nel modo seguente:
a) Si risolve l'equazione omogenea associata y' = p x y (3.2)
A tale scopo, dopo avere osservato che y=0 soluzione, possiamo procedere con il metodo della
separazione delle variabili:

dy
y
=

p xdx

lny= P xc
1
y=e
P xc
1
y =e
c
1
e
P x

y = k
1
e
P x
con k
1
, k
1
0 (con P(x) stata indicata una primitiva di p(x)). Osservando che per
k
1
=0 si ottiene la soluzione particolare y=0, si pu concludere che l'integrale generale della 3.2 il
seguente:
y = ke
P x
con k (3.3)
b) Si ricerca una soluzione della 3.1 con il metodo della variazione della costante arbitraria; in
sostanza si ipotizza che l'integrale generale della 3.1 abbia la forma
y = k xe
P x
(3.4)
ottenuta a partire dalla 3.3 sostituendo alla costante arbitraria k una funzione di x.
Affinch la 3.4 sia soluzione dell'equazione differenziale necessario (e sufficiente) che la soddisfi;
3 L'aggettivo lineare richiama il fatto che l'equazione di primo grado rispetto a y e y'.
3
perci sostituendo la 3.4 nell'equazione differenziale 3.1 si dovr pervenire a un'identit. Calcoliamo
dunque la derivata della 3.4 (ricordando che P(x) una primitiva di p(x) e quindi P'(x) = p(x))
y' = k ' xe
P x
k x p xe
P x
(3.5)
e sostituiamo la 3.4 e la 3.5 nella 3.1:
k ' xe
P x
k x p xe
P x
= p x k xe
P x
q x

k ' xe
P x
=q x

k ' x = q xe
P x

k ' x = q xe
P x
Integrando l'ultima equazione si ottiene
k x =

q xe
P x
dx (3.6)
Sostituendo la 3.6 nella 3.4 si ottiene l'integrale generale della 3.1
y = e
P x

q xe
P x
dx con P(x) primitiva di p(x) (3.7)
ESEMPIO: Risolvere l'equazione differenziale y' xy = 4 x
L'equazione pu essere riscritta come y' =xy 4 x , che lineare del primo ordine, in quanto
rispetta la 3.1 con p x =x e q x = 4 x . Scelta P x =
x
2
2
come primitiva di p(x)
possiamo determinare l'integrale generale mediante la 3.7:
y = e

x
2
2

4 xe
x
2
2
dx

y = e

x
2
2

4e
x
2
2
C


y = 4 C e

x
2
2
In alternativa, se non si ricorda la formula ma si sa l'idea su cui si basa il metodo utilizzato per
ricavarla (risoluzione omogenea associata + variazione costante arbitraria), si pu cominciare col
risolvere (per separazione variabili) l'equazione omogenea associata y' =xy ; in questo modo
si ottiene y = K e

x
2
2
.
La soluzione dell'equazione data (
y' xy = 4 x
) avr la forma y = K x e

x
2
2
(*).
Sostituendo tale funzione e la sua derivata ( y' = K ' x e

x
2
2
x K xe

x
2
2
) nell'equazione
differenziale si ottiene
K' x e

x
2
2
x K x e

x
2
2
= x K xe

x
2
2
4 x
K' x = 4 x e
x
2
2

K x =

4 x e
x
2
2
dx

K x = 4e
x
2
2
C
. Sostituendo l'espressione di K(x)
trovata in (*) si ottiene l'integrale generale cercato:
y =

4 e
x
2
2
C

x
2
2

y = 4 C e

x
2
2

4
4) Il problema delle condizioni iniziali
Nelle applicazioni si richiede spesso di determinare, tra le (infinite) soluzioni y(x) di un'equazione
differenziale del primo ordine, quella che rispetta una condizione del tipo y(x
0
)=y
0
(condizione
iniziale).
4
{
y' = F x , y
y x
0
=y
0
(4.1)
Nell'ipotesi che la soluzione esista e sia unica, la condizione iniziale permette di determinare il
valore della costante arbitraria che compare nell'integrale generale; ci corrisponde, da un punto di
vista grafico, a selezionare, all'interno della famiglia di funzioni che esprime l'integrale generale,
quella il cui grafico passa per il punto (x
0
;y
0
).
ESEMPIO: risolvere il seguente problema:
{
y' 2 x y
2
=0
y2=3/ 8
e rappresentare il grafico della
soluzione.
Cominciamo col risolvere l'equazione differenziale. y=0 soluzione particolare, ma charo che
non rispetta la condizione iniziale. Separando le variabili e integrando si ottiene:

dy
y
2
=

2 x dx

1
y
c =x
2

y =
1
x
2
c
Imponendo la condizione iniziale (che significa sostituire x=

2 e y=3/8) si ottiene:
3
8
=
1

2
2
c
2c =
8
3
c =
2
3

y =
3
3 x
2
2
La funzione ottenuta definita su , pari ed
sempre positiva. Per x>0 decrescente (non
necessario fare la derivata, perch risulta chiaro
che, per x positivi, all'aumentare di x il
denominatore cresce e quindi, essendo il
numeratore una costante positiva, la frazione
decresce) e tende a zero per x . Il
grafico per x<0 si ottiene per simmetria rispetto
all'asse delle ordinate. x=0 necessariamente
punto di massimo assoluto.
OSSERVAZIONE 1: Le informazioni sul segno
della derivata della soluzione trovata possono anche essere ricavate (senza necessit di calcolare
tale derivata) analizzando l'equazione differenziale data: y' =2 x y
2
. Per y0 (ed il
nostro caso) la derivata di y risulta positiva per x negativi, nulla per x=0 e negativa per x positivi.
4 Tale problema (noto come problema di Cauchy) potrebbe anche, in generale, non avere soluzioni o averne pi di una.
Un importante teorema (di esistenza e unicit) stabilisce condizioni sufficienti affich la soluzione esista e sia unica.
5
OSSERVAZIONE 2: e' possibile (e molto utile specie nelle applicazioni pratiche) risolvere il
problema determinando direttamente la soluzione che soddisfa la condizione iniziale data, senza
passare dall'integrale generale. L'obiettivo viene raggiunto mediante l'utilizzo degli integrali definiti
nel modo seguente:
dy
y
2
=2 x dx

y
0
y
dy
y
2
=

x
0
x
2 x dx
Osserviamo che gli estremi di integrazione inferiori contengono le informazioni sulla condizione
iniziale y x
0
=y
0
, mentre gli estremi superiori sono liberi, cio espressi dalle variabili y e x.
Risolvendo si ottiene
[

1
y
]
y
0
y
= [x
2
]
x
0
x

1
y

1
y
0
=x
2
x
0
2

y =
1
x
2
x
0
2
1/ y
0
che, sostituendo x
0
=

2 e y
0
=3/8, coincide con la soluzione trovata in precedenza.
5) Modelli matematici: la cinetica delle reazioni chimiche
a) Premessa: la velocit di reazione
Consideriamo la reazione chimica aAbBcCdD . La velocit di reazione, definita come
V =
1
a
d [ A]
dt
=
1
b
d [ b]
dt
=
1
c
d[ C]
dt
=
1
d
d [ D]
dt
5
(5.1)
legata alla concentrazione dei reagenti da una relazione del tipo
V = k[ A]
m
[ B]
n
(5.2)
Si dice ordine della reazione la somma degli esponenti a cui sono elevate le concentrazioni dei
reagenti nella legge della velocit. Solo nelle reazioni che avvengono in un solo stadio (per cui la
reazione bilanciata rappresenta il vero meccanismo con cui procede la trasformazione) gli esponenti
m e n coincidono con i coefficienti stechiometrici a e b.
Per stabilire l'ordine di una reazione si potrebbe misurare la velocit di reazione in funzione della
concentrazione dei reagenti approssimando la derivata con il rapporto incrementale:
V
1
a
[ A]
t
(5.3)
Osserviamo per che, con il procedere della reazione, i reagenti si consumano e perci la velocit di
reazione, legata alle loro concentrazioni attraverso la (5.2), diminuisce. Perci tale approssimazione
d un risultato attendibile solo se l'intervallo di tempo considerato abbastanza piccolo in modo che
la variazione della concentrazione sia trascurabile rispetto alla concentrazione stessa (in simboli si
5 Per misurare la velocit di una reazione necessario che non avvenga la reazione inversa. Occorre quindi sottrarre i
prodotti dal recipiente di reazione via via che si formano o misurare la velocit di reazione fintantoch la
concentrazione dei prodotti risulti trascurabile, in modo che la reazione inversa risulti molto pi lenta di quella
diretta.
6
pu scrivere [ A] [ A] o
[ A]
[ A]
1 )
6
In pratica tale misura possibile solo quando la reazione abbastanza lenta.
Nei paragrafi successivi vedremo come, utilizzando il modello delle equazioni differenziali,
possibile acquisire informazioni sull'ordine e sulla velocit di reazione per altra via.
b) Reazioni chimiche del primo ordine
Una reazione chimica del tipo A --> prodotti del primo ordine se la velocit di reazione, definita
dalla relazione
V =
d [ A]
dt
(5.4)
risulta proporzionale (mediante la costante positiva k) alla concentrazione [A] del reagente; perci
si pu scrivere l'equazione differenziale:
d[ A]
dt
=k [ A] (5.5)
la cui soluzione generale (vedi paragrafi. 1.4 e
1.5) data da
[ A] =Ce
kt
(5.6)
con C costante reale arbitraria.
Indicando con [A]
0
la concentrazione di A al
tempo zero e sostituendo nella (5.3) si ottiene
[ A] =[ A]
0
e
kt
(5.7)
Nella figura viene rapprentato il grafico della 5.7; sono anche evidenziate le tangenti al grafico al
tempo t=0 e al tempo generico t; la loro pendenza, cambiata di segno, rappresenta la velocit di
reazione (definita dalla 5.4)
7
. Si pu quindi osservare che la velocit di reazione risulta massima al
tempo t=0 e decresce col tempo. Infatti, come gi osservato al paragrafo a), al procedere della
reazione la concentrazione di reagente diminuisce; di conseguenza diminuisce la velocit di
reazione, ad essa direttamente proporzionale per la 5.5.
Data una reazione del primo ordine possibile stimare k a partire da due punti sperimentali (t
1
, [A]
1
)
e (t
2
, [A]
2
). Sostituendo questi dati nella 5.4 si ottiene
[ A]
1
=[ A]
0
e
kt
1
[ A]
2
=[ A]
0
e
kt
2
Dividendo membro a membro si ricava facilmente k
[ A]
1
[ A]
2
=e
k t
1
t
2

--> k =
ln [ A]
1
/ [ A]
2

t
(5.8)
6 Il simbolo << si legge molto minore di.
7 Per rendersene conto basta pensare al significato grafico della derivata
7
dove t =t
2
t
1
. Da una serie di dati sperimentali (concentrazione in funzione del tempo)
l'applicazione della (5.8) (nota come equazione cinetica di reazione del primo ordine) a diverse
coppie di dati permette di verificare se la reazione del primo ordine; in tale caso si otterr,
indipendentemente dalla coppia di dati presa in considerazione, sempre lo stesso valore di k (ferme
restando le possibili variazioni imputabili agli errori di misura).
Osservazione: l'equazione cinetica pu essere ricavata direttamente dalla 5.5, mediante integrali
definiti, nel modo seguente:
d [ A]
[ A]
=k dt

[ A]
1
[ A]
2
d [ A]
[ A]
=

t
1
t
2
k dt

ln [ A]
2
ln [ A]
1
=kt
2
t
1


ln
[ A]
1
[ A]
2
=k t
2
t
1

k =
ln [ A]
1
/ [ A]
2

t
Si definisce tempo di dimezzamento del
reagente (e si indica con t
1/2
) il tempo
necessario affinch la quantit di reagente
si riduca alla met di quella inizialmente
presente nel campione.
Sostituendo nella 5.4 si ottiene:
[ A]
0
2
=[ A]
0
e
kt
1/ 2
da cui facilmente si ricava
t
1/ 2
=
ln2
k
(5.9)
Si pu quindi osservare che nelle reazioni del primo ordine il tempo di dimezzamento non dipende
dalla quantit iniziale di reagente. Perci t
1/2
indica, oltre che il tempo nel quale la concentrazione di
reagente passa da [A]
0
ad [A]
0
/2, anche per esempio il tempo nel quale passa da [A]
0
/2 ad [A]
0
/4, da
[A]
0
/4 ad [A]
0
/8, eccetera.
c) Reazioni chimiche del II ordine (con un solo reagente)
Una reazione chimica del tipo 2A --> prodotti del secondo ordine se la velocit di reazione risulta
proporzionale al quadrato della concentrazione [A] del reagente; perci si pu scrivere l'equazione
differenziale:
d [ A]
dt
=k [ A]
2
(5.10)
La funzione costante [A]=0 soluzione particolare, ma chiaramente non significativa dal punto di
vista chimico. Separando le variabili e integrando si ottiene:
8
[ A] =
1
k t c
(5.11)
Indicando con [A]
0
la concentrazione di A al tempo zero e sostituendo nella (5.12) si ottiene:
[ A] =
1
k t 1/[ A]
0
o se si preferisce [ A] =
[ A]
0
[ A]
0
k t1
(5.13)
Il grafico un'iperbole equilatera con
asintoto orizzontale [A]=0 e asintoto
verticale
t =
1
k [ A]
0
Proviamo a determinare il tempo di
dimezzamento; sostituendo nella (5.13)
otteniamo
[ A]
0
2
=
[ A]
0
[ A]
0
k t
1/2
1
-->
[ A]
0
k t
1/ 2
1 =2 -->
t
1/ 2
=
1
k[ A]
0
(5.14)
Nelle reazioni del secondo ordine (con un solo reagente) il tempo di dimezzamento quindi
inversamente proporzionale alla concentrazione iniziale.
Per determinare l'equazione cinetica comodo ripartire dalla (5.10). Separando le variabili e
integrando si ottiene:

[ A]
1
[ A]
2
d [ A]
[ A]
2
=k

t
1
t
2
dt -->
[

1
[ A]
]
[ A]
1
[ A]
2
=k [ t ]
t
1
t
2
-->

1
[ A]
2

1
[ A]
1
=kt
2
t
1

-->
k =
1
t

1
[ A]
2

1
[ A]
1

(5.15)
dove t =t
2
t
1
. L'utilizzo pratico dell'equazione cinetica analogo a quello gi illustrato per le
reazioni del primo ordine: l'applicazione della (5.15) a diverse coppie di dati sperimantali (t;[A])
permette di verificare se la reazione del secondo ordine; in tale caso, ferme restando le possibili
variazioni imputabili agli errori di misura, il valore di k sar indipendente dalle coppie di dati prese
in considerazione.
d) Velocit di reazione ed equilibrio chimico: un esempio.
Consideriamo la reazione reversibile A
k
1
k
1
B di primo ordine in entrambi i versi (che significa
9
V
A
=k
1
[ A] e V
B
=k
1
[ B] ). La velocit di variazione della concentrazione di A nel tempo
d [ A]
dt
avr un contributo negativo pari a V
A
(A si trasforma in B per la reazione diretta) e
un contributo positivo pari a V
B
(B si trasforma in A per la reazione inversa). Il processo
perci regolato dalla seguente equazione differenziale:
d [ A]
dt
=k
1
[ A] k
1
[ B] (5.16)
8
Nell'ipotesi che le concentrazioni iniziali di A e B siano rispettivamente [A]
0
e [B]
0
, possiamo
scrivere:
[ B]=[ B]
0
[ A]
0
[ A] (5.17)
Sostituendo nella 5.16 e raccogliendo [A] otteniamo:
d [ A]
dt
= k
1
k
1
[ A] k
1
[ A]
0
[ B]
0
(5.18)
Conviene ora, allo scopo di semplificare le notazioni, rinominare i coefficienti nel modo seguente:
=k
1
k
1
(5.18) [ A]
eq
=
k
1
[ A]
0
[ B]
0

k
1
k
1
(5.19)
Sostituendo queste ultime espressioni nella 5.18 si ottiene:
d [ A]
dt
= [ A]
eq
[ A] (5.20)
Dovrebbe ora essere chiaro il motivo per cui l'espressione 5.19 stata denominata [A]
eq
: osservando
infatti la 5.20 si vede subito che A=[A]
eq
soluzione particolare (costante) dell'equazione
differenziale. In altre parole, se la concentrazione iniziale di A risulta pari al valore definito dalla
5.19, essa non subisce variazioni nel tempo (poich A e B risultano gi in equilibrio).
Risolvendo la 5.20 con il metodo della separazione delle
variabili si ottiene:
[ A] =[ A]
eq
Ce
t
(5.22)
Imponendo la condizione iniziale [ A] 0 =[ A]
0
si
ottiene [ A]
0
=[ A]
eq
C --> C =[ A]
0
[ A]
eq
;
sostituendo quest'ultima espressione nella 5.22 si ha:
[ A] =[ A]
eq
[ A]
0
[ A]
eq
e
t
(5.23)
8 Se (o finch) la concentrazione di B abbastanza piccola, in modo che il secondo termine risulti trascurabile rispetto
al primo, la (5.16) si riduce alla (5.5). Ci accade, per esempio, nella fase iniziale della reazione quando B, supposto
inizialmente assente, non ha ancora raggiunto concentrazioni rilevanti, o per tutta la durata della reazione se i
prodotti vengono sottratti dal recipiente di reazione nel momento in cui si formano.
10
6) Altri modelli matematici
In questo capitolo vedremo come processi di natura diversa possono essere descritti attraverso
modelli matematici identici.
a) Il decadimento radioattivo.
E' noto che gli elementi chimici si presentano in natura sotto forma di isotopi, alcuni dei quali sono
detti radioattivi in quanto i loro nuclei sono instabili e tendono a decadere, dando luogo alla
formazione di nuovi elementi con nuclei pi stabili.
In un campione di sostanza radioattiva si verifica sperimentalmente
9
che la velocit di
disintegrazione dei nuclei radioattivi -dN/dt direttamente proporzionale al numero di nuclei
radioattivi presenti N
10

dN
dt
= N con >0 (6.1)
Tale equazione analoga alla 5.5, utilizzata per modellizzare la cinetica delle reazioni del primo
ordine. Valgono perci, previa sostituzione dei simboli e dei relativi significati, tutte le
considerazioni fatte in quell'ambito. Perci, indicando con N
0
il numero di nuclei radioattivi al
tempo t=0, si ha
N = N
0
e
t
(6.2)
Ricordiamo inoltre che il tempo di dimezzamento (definito nel paragrafo 5b) indipendente dal
numero di nuclei radioattivi inizialmente presenti nel campione ed espresso dalla seguente
formula:
t
1/ 2
=
ln2

(6.3)
Il metodo del carbonio-14 per la datazione dei reperti archeologici
Uno dei pi famosi metodi di datazione dei reperti archeologici il metodo del Carbonio-14, ideato
alla fine degli anni 40 dal chimico statunitense Walter F. Libby (che per questo ricevette il premio
Nobel nel 1960).
In alta atmosfera, continuamente bombardata dai raggi cosmici, avviene la formazione del
14
C
(isotopo instabile del Carbonio) che poi decade (con tempo di dimezzamento t
1/ 2
= 5568anni )
formando
14
N . Quest'ultimo processo, noto come decadimento , consiste in sostanza nella
trasformazione di un neutrone del nucleo di carbonio in un protone con emissione di un elettrone
e

(che garantisce la conservazione della carica) e di un neutrino (particella di difficile !


rilevazione la cui esistenza, verificata sperimentalmente nel ......, fu ipotizzata da Enrico Fermi nel
........ per preservare altre leggi di conservazione della fisica). In origine la natura delle particelle
emesse e rilevate sperimentalmente (elettroni) non era nota; tali emissioni erano perci denominate
radiazioni .
9 Ci ha una spiegazione teorica, basata sull'ipotesi che la probabilit che un singolo nucleo decada in un tempo
infinitesimo dt sia indipendente da fattori esterni, ma dipenda solo dalle caratteristiche del nucleo considerato).
10 A rigore, N dovrebbe essere un numero intero. Tuttavia, per potere utilizzare le tecniche del calcolo differenziale,
conviene considerarlo un numero reale. Ci ha senso se N abbastanza elevato.
11
Ipotizzando che l'intensit dei raggi cosmici si sia mantenuta pressocch costante nelle ultime
decine di migliaia di anni, si pu concludere che la frazione di
14
C sulla terra sia rimasta costante in
questo periodo (la quantit che si forma eguaglia esattamente, nell'ipotesi di equilibrio dinamico, la
quantit che decade). Inoltre
14
C ha un tempo di vita sufficientemente lungo per distribuirsi
uniformemente nel CO
2
atmosferico e quindi nelle sostanze organiche di organismi viventi.
Quando un organismo cessa di vivere il
14
C presente nella propria materia organica decade senza
essere pi reintegrato, attraverso la CO
2
atmosferica, da nuovo carbonio radioattivo prodotto dai
raggi cosmici. Perci da quel momento, che comodo assumere come origine dei tempi, il numero
di nuclei radioattivi decresce esponenzialmente secondo quanto previsto dalle 6.1 e 6.2.
Confrontando l'attivit radioattiva (numero di disintegrazioni di nuclei radioattivi nell'unit di
tempo, matematicamente espressa dall'espressione R(t) = -dN/dt) di un campione di sostanza
organica del reperto archeologico con l'attivit R(0) di un campione vivo (o che ha appena cessato
di vivere) della stessa sostanza possibile stimare l'et t del reperto.
L'attivit radioattiva rilevabile sperimentalmente attraverso il conteggio degli elettroni emessi
nell'unit di tempo dal campione radioattivo.
Esempio
11
Nel castello di Winchester si trova una grande tavola rotonda di legno... Fu avanzata l'ipotesi che si
trattasse della famosa tavola rotonda di Re Art. Misurando, nel 1977, l'attivit radioattiva (dovuta
al decadimento del
14
C) si ottenne R(t) = 6,08 disintegrazioni per minuto e per grammo di
campione. L'attivit del legno vivo R(0) = 6,68. Stimare l'et della tavola, ricordando il tempo di
dimezzamento del
14
C di 5600 anni.
Risoluzione
I dati sperimentali sono relativi all'attivit (e quindi alla velocit di disintegrazione
Rt =
dN
dt
) deriviamo la 6.2 rispetto al tempo:
dN
dt
= N
0
e
t
--> Rt = N
0
e
t
(6.4)
Dalla 6.4 si ottiene facilmente
Rt
R0
= e
t
--> t =
Rt
R 0
e

(6.5)
Infine, ricavando dalla 6.3 e sostituendo nella 6.5 si ha:
t =
Rt
R 0
e

ln 2
t
1/2
(6.6)
La 6.6 permette di stimare l'et del campione (quanto tempo passato da quando gli alberi sono
stati abbattuti per costruire la tavola). Sostituendo i dati sperimentali si trova t = 700 anni. Ne
consegue che la tavola rotonda stata costruita nel 1275 circa, e quindi non pu trattarsi della
tavola di Re Art, vissuto nel sesto secolo.
b) Modello di riscaldamento/raffreddamento
Se un corpo con temperatura T
0
viene posto in un ambiente con temperatura A mantenuta costante
(per esempio in un forno o in un frigorifero) la velocit di variazione della temperatura T del corpo
11 tratto da Giorgo Israel, Introduzione alla matematica applicata, 2002, Franco Muzzio Editore
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, secondo la legge di Newton, direttamente proporzionale alla differenza T-A.
Secondo questo modello l'evoluzione nel tempo della temperatura T del corpo regolata dalla
seguente equazione differenziale
dT
dt
= k AT con k>0 (6.7)
La costante di proporzionalit dipende dalle caratteristiche termiche del corpo e dell'ambiente
(capacit e conducibilit termica) e pu essere determinata sperimentalmente.
Notiamo che l'equazione differenziale 6.7, che descrive il processo di riscaldamento/raffreddamento,
formalmente identica alla 5.20, ricavata nell'ambito dello studio della cinetica di una reazione
reversibile del primo ordine.
Integrando si ottiene
T = A Ce
kt
(6.8)
Ponendo T(0) = T
0
si ricava C = A-T
0
, e quindi
T = A AT
0
e
kt
(6.9)
Come nell'ambito della reazione reversibile il sistema
tende all'equilibrio chimico, qui il sistema tende
all'equilibrio termico.
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