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Delibera di C.P. n. 7 del 23 e 24.03.

2009

PROVINCIA DI LECCO PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO PROVINCIALE Adeguamento alla L.R. 12/2005

NORME DI ATTUAZIONE

Adeguamento del PTCP alla L.R. 12/2005

Ladeguamento del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale alla L.R. 12/2005 stato redatto a cura del Settore Territorio Trasporti Assessorato al Territorio della Provincia di Lecco: Assessore: Emanuele Panzeri Dirigente: Ernesto Crimella Ufficio di Piano: Alessia Casartelli Chiara Orio Monica Santambrogio Davide Spiller Sandra Zappella Gianluca Beltrame Franco Benetti Antonella Cassinelli

con la consulenza di: CAIRE Urbanistica: Ugo Baldini Giampiero Lupatelli Paolo Rigamonti Contardo Crotti Norberto Invernici Omar Tondelli Silvia Alborghetti Stefano Botti Antonella Borghi AMBIENTEITALIA: Maria Berrini Michele Merola Barbara Monzani Giuseppe Dodaro Anna Bombonato Corrado Battisti Elisabetta Volpato

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LA SECONDA STAGIONE DEL PTCP DELLA PROVINCIA DI LECCO: POLITICHE TERRITORIALI, MANOVRA NORMATIVA E STRATEGIE DI SVILUPPO LOCALE SOSTENIBILE DOPO LA L.R. 12/2005

La difficile affermazione di un ruolo intermedio La (giovane) Provincia di Lecco ha approvato il proprio PTCP gi nel 2004 e, a partire da quel momento, pu vantare una presenza ormai sperimentata sul fronte delle politiche per il governo del territorio. Una presenza che ha promosso la Provincia come interlocutore autorevole ed affidabile per il sistema delle Autonomie Locali ed in particolare per i Comuni, i pi direttamente impegnati a dare risposta, con lazione di pianificazione urbanistica, alla domanda insediativa delle famiglie e delle imprese presenti nel territorio lecchese o attratte dalla sua qualit ambientale e sociale, dovendo assicurare quelle condizioni di sicurezza, salubrit, qualit e identit paesistica, vivibilit che segnano ormai la domanda presente e futura della societ europea. Lattivit di supporto e coordinamento della pianificazione urbanistica stata esercitata dalla Provincia a partire dagli obiettivi e dalle politiche territoriali messe in campo dal PTCP 2004 e ha contribuito a dare argomenti e riconoscibilit a quella funzione di animazione e garanzia della governance dei sistemi locali che sempre pi sembra rappresentare la cifra distintiva della nuova Provincia. Una Provincia che in tal modo rende pi evidente la sua necessit nel sistema istituzionale e lutilit e la pregnanza del contributo che pu arrecare allefficienza del sistema paese. Gi con il Piano del 2004, la Provincia ha intrapreso il proprio percorso di pianificazione avendo piena consapevolezza della vastit dellorizzonte tematico e problematico con cui era chiamata a misurarsi e della necessit di intraprenderlo con approcci progressivi ed incrementali che le consentissero di commisurare obiettivi ed ambizioni con la praticabilit operativa delle politiche e con un accreditamento da conquistare progressivamente. Per questo, gi il Piano del 2004 prevedeva importanti meccanismi di messa a punto e di verifica ed unipotesi di progressiva integrazione del proprio campo

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di operativit, sostenuta nel tempo dallingresso di nuovi punti di vista e di nuove consapevolezze tecniche e disciplinari sul fronte del quadro conoscitivo e dei modelli interpretativi, non meno che dal consolidarsi di una pratica gestionale che consente di imparare dallesperienza e di mettere a frutto le verifiche della attuazione. Una revisione del PTCP era gi dunque in programma quando la Regione Lombardia ha varato la sua nuova legge per il Governo del Territorio (la Legge Regionale n. 12 dell11 marzo 2005) disegnando un nuovo sistema di competenze e regole con cui la Provincia ha dovuto confrontarsi. E un nuovo sistema che, se presenta alcuni stimoli positivi, per dirne una, quando introduce le nuove pratiche della valutazione strategica di sostenibilit, pur tuttavia non riconosce alle Province tutti quegli spazi e quelle opportunit che molte di loro (e Lecco sicuramente tra queste) si erano conquistate sul campo, spazi ed opportunit necessari per intervenire efficacemente e responsabilmente nel coordinamento di una pianificazione urbanistica che in Lombardia come mai altrove sconta lestrema frammentazione del tessuto amministrativo comunale. Per queste ragioni la nuova stesura del PTCP si dovuta misurare non solo con lesigenza di allargare il proprio campo di operativit e di mettere a punto il proprio apparato regolamentare alla luce dellesperienza maturata, ma lo ha dovuto fare anche con lavvertenza tattica di costruire lefficacia delle proprie politiche entro un contesto e con un linguaggio normativo delineato dalla Regione, non sempre favorevole ai ruoli intermedi della pianificazione. Lelaborazione del PTR in corso pu confermare questo rischio di

marginalizzazione delle Province e dei loro Piani, se e in quanto non riuscir a disegnare le coordinate di una pi riconoscibile strategia del territorio lombardo, stabilendo necessarie forme di collaborazione nei progetti e nei piani nelle quali la Provincia dovr saper portare con convinzione e con efficacia il punto di vista dei Sistemi Locali.

La cifra fondativa del PTCP Il PTCP del 2004 ha trovato la cifra della propria operativit nella politica per laccessibilit sostenibile degli insediamenti. Una manovra di grande rilievo perch vuole produrre in modo ragionevole una forte coerenza tra il modello insediativo che contraddistingue larea provinciale (ed in particolare la sua

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parte brianzola, pi sollecitata dalle dinamiche metropolitane) e un sistema di mobilit che riconosce e premia il ruolo del trasporto collettivo (e della mobilit dolce) come fattore di sostenibilit, confermando e razionalizzando i caratteri moderno. Una manovra che poggia su un rilevante sforzo di attribuzione di ruoli differenziati alla rete viaria (art. 18) che consenta un recupero di vivibilit a quella pi strettamente integrata alla residenza, nel mentre ricerca condizioni di maggiore fluidit e scorrevolezza per il traffico operativo generato ed attratto dallimportante apparato produttivo che, in modo altrettanto distribuito, collocato nel territorio provinciale. Una manovra, per altri versi, sofisticata in quanto, nel concentrare le previsioni insediative per la residenza e i servizi entro ambiti di accessibilit pedonale ai nodi ed alle linee del trasporto pubblico locale (art. 20), si premura di garantire il permanere lungo la viabilit interessata dal Trasporto Pubblico Locale (TPL) di ampie pause e varchi tra gli insediamenti (art. 21) che tutelino i valori paesistici e garantiscano adeguate condizioni di biopermeabilit. Una manovra che ha introdotto innovazioni significative nelle logiche di comportamento della pianificazione locale e che, di per s sola, vale un miglioramento significativo delle performances territoriali e della sostenibilit ambientale del territorio lecchese. Una manovra che il PTCP adeguato oggi ripropone non solo per una evidente esigenza di continuit delle politiche che la verifica dellattuazione non abbia segnalato come critiche, ma anche per lefficacia che ha sostanzialmente riscosso nel comportamento dei comuni. Una conferma (si veda il Titolo III delle Norme di Attuazione del Piano e la tavola 1 del Quadro Strutturale) che ha introdotto puntuali verifiche ed aggiustamenti cartografici ed ha ricercato unancor migliore espressivit nelle limitate rivisitazioni del testo normativo. A questa politica fondativa il PTCP adeguato aggiunge oggi altre due politiche di analoga portata e spessore; politiche che investono rispettivamente, il tema della conservazione e valorizzazione dello spazio rurale e dei suoi ruoli per la produzione agricola e quello della messa in efficienza dellapparato produttivo manifatturiero che costituisce anche nella prospettiva - il cuore dellidentit e delle vocazioni economiche della Provincia. distribuiti dellinsediamento storico e del suo accrescimento

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Lo spazio agro-naturale: una occasione di cooperazione tra Provincia e Regione Il tema dello spazio rurale e delle aree agricole proposto con forza dalla stessa innovazione del quadro legislativo regionale che, proprio in relazione a questo tema, attribuisce al PTCP uno dei pochi campi indiscussi di operativit che mostrino una rilevante efficacia nei confronti della pianificazione urbanistica comunale. Il tema si misura con una condizione del mondo agricolo e dello spazio rurale lecchese fortemente segnata da un processo di progressiva marginalizzazione economica che ne ha ridotto a pochi decimali lapporto alla formazione del reddito complessivo della Provincia ma anche alla formazione del Valore Aggiunto Agricolo della Regione. Marginalizzazione economica che ha determinato anche una sempre minore capacit dellagricoltura di resistere alla competizione con le funzioni urbane nelluso del suolo (ma per altro verso, come esito di processi di abbandono e inselvatichimento, anche alla competizione degli stessi usi forestali e paranaturali), registrando un processo di erosione (- 13,2% della SAU tra 1990 e 2000) di portata cos estesa da mettere in discussione le funzioni ambientali e lo stesso insostituibile ruolo paesistico di spazio aperto che il territorio agricolo deve continuare a poter esercitare. Daltro canto le recenti evoluzioni del mercato mondiale delle derrate agricole, con la straordinaria impennata dei prezzi determinata dalla crescita esponenziale della domanda asiatica e dalla riduzione dellofferta delle pianure centrali nordamericane riconvertite a produzioni non alimentari, ci dimostra come il problema di conservare una adeguata capacit produttiva e dunque di conservare suoli agricoli anche in attesa di un nuovo ciclo di imprese - sia tuttaltro che superato per lEuropa. La manovra che il PTCP mette in campo a questo riguardo articolata perch parte dal modello di riferimento proposto dal PTR per la suddivisione dello spazio rurale in ambiti agricoli, ambiti naturali ed ambiti di valenza paesistica, per declinarlo nella specifica e singolare condizione dello spazio rurale della provincia (si veda al riguardo il nuovo Titolo VIII delle Norme sul Sistema Rurale Paesistico ed Ambientale e la nuova Tavola 3 del Quadro Strutturale che reca la stessa denominazione); uno spazio rurale che nella sua

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componente produttiva ormai di estensione inferiore a quello occupato dagli insediamenti e, nella parte non montana della provincia, risulta essere ormai quasi completamente intercluso tra questi. Il disegno degli ambiti agricoli (vedi art. 56) si quindi premurato di individuare tutti i luoghi nei quali una concentrazione significativa di spazi destinati o destinabili alla produzione agricola rappresenta un valore non rinunciabile per lintera comunit provinciale. Allinterno di questi ambiti strategici il PTCP affida ai comuni il compito di identificare (al livello di dettaglio necessario e con la pregnanza conformativa dei diritti che prerogativa del livello comunale) le aree agricole irrinunciabili (art. 57) consentendo, rispetto alla segnalazione gi operata in via preliminare dal PTCP, solo limitate ulteriori sottrazioni con una soglia programmata che meno della met di quella che si registrata nel decennio precedente e che tanto pi contenuta nei diversi ambiti quanto pi scarsa la risorsa suolo. Il riconoscimento degli ambiti agricoli, soprattutto per le aree collinari e di pianura, dove essi si presentano per lappunto interclusi agli insediamenti residenziali e produttivi, li qualifica come vero e proprio bene comune, come argomento prioritario di una collaborazione dei Comuni per la salvaguardia della propria dotazione agro-naturale che ha gi in qualche esperienza di PLIS un precedente da valorizzare e diffondere. Dotazione agro-naturale che lapplicazione sulle reti ecologiche (art. 61) consente di mettere in evidenza e di misurare nella sua variegata distribuzione spaziale, dai corridoi critici (da preservare anche con una specifica articolazione della disciplina degli insediamenti agricoli che favorisca le buone pratiche e mitighi i possibili impatti delle trasformazioni produttive) alle pi estese aree di rilevante valenza paesistica, da tutelare prioritariamente, in un quadro normativo pur gi fortemente orientato alla riduzione del consumo di suolo, nei confronti dei processi di crescita urbana. La collaborazione tra i Comuni ha come obiettivo non solo quello di condividere del la politica della di tutela domanda della risorsa ma suolo, anche governando quello di congiuntamente tutte le manovre insediative che eccedano la stretta misura soddisfacimento endogena, sperimentare nuovi contenuti di perequazione territoriale e di compensazione ambientale delle trasformazioni (disciplinate, come quadro di riferimento, agli

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artt. 71 - 72) che rappresentano una componente non secondaria della innovazione delle politiche che il PTCP intende promuovere e sostenere.

Conservare e innovare il patrimonio manifatturiero Sul versante delle politiche territoriali per il sistema produttivo

manifatturiero (si veda il Titolo IV delle Norme), linnovazione normativa introdotta dal nuovo PTCP rilevante se si pensa per un verso allimpegno di produrre una nuova generazione di Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate (art. 29), esplicitamente orientate ai temi dellinnovazione e della sostenibilit (e anche esse oggetto prioritario della cooperazione intercomunale), e contemporaneamente ad una sistematica azione di riqualificazione rivolta ai numerosi sistemi di insediamenti produttivi esistenti che assumono per il PTCP un evidente rilievo territoriale. Unazione di riqualificazione promossa dal PTCP con lintento di valutarne sistematicamente le condizioni di sostenibilit ambientale (art. 27) sotto i diversi profili della loro collocazione rispetto alla rete viabilistica e ai perimetri sensibili degli insediamenti residenziali e delle aree di valore paesistico, della efficacia delle loro dotazioni tecnologiche e dei sistemi organizzativi deputati alla gestione ecologica, energetica e delle comunicazioni materiali e immateriali, sino alla valutazione delle caratteristiche dei cicli produttivi. Tutto ci con lobiettivo di promuovere, per il possibile, azioni di

compatibilizzazione e di riqualificazione in situ, riducendo al minimo quei processi di delocalizzazione produttiva che, pur rilasciando aree dismesse ai processi di riqualificazione urbana, rappresentano a loro volta una componente non secondaria del consumo di suolo che si vuole contrastare. Se il PTCP riconosce alla stragrande maggioranza degli insediamenti produttivi esistenti (i sistemi di aree sopra citati) un rilevo necessariamente pi che comunale e affida ai comuni la responsabilit di conservarli e qualificarli, non per questo inibisce ai singoli comuni (art. 30) quelle limitate manovre che consentano unopportuna gestione degli episodi strettamente locali.

I servizi, pubblici e privati Sempre sul fronte delle innovazioni normative che rispondono a ulteriori politiche territoriali nei confronti delle quali la Provincia si candida ad

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assumere un ruolo propositivo, meritano di essere ricordati i temi del commercio e dei servizi, accomunati nel nuovo Titolo V delle Norme di Piano. Sul versante degli insediamenti commerciali (art. 37) che frequentemente rappresentano un momento di rottura dei tradizionali equilibri territoriali e sociali (e di cui occorre, anche per questo, misurare con attenzione il contributo a effettivi processi di innovazione territoriale), il PTCP affida lesercizio dei poteri (per quanto limitati) che la legislazione di settore attribuisce alla Provincia (ed al suo strumento di pianificazione) a nuove forme di cooperazione intercomunale. Forme e strumenti che sempre pi si candidano ad essere loccasione per avvicinare la nuova dimensione strategica della pianificazione (nel caso degli insediamenti commerciali, la considerazione e la contemperazione delle esigenze di conservazione dei servizi di vicinato, come di quelle relative alla innovazione conseguente ad un pi marcato tenore concorrenziale) ai suoi pi tradizionali contenuti regolativi (le dotazioni di spazi per la sosta e le condizioni di accessibilit, sempre parlando di commercio), ma anche per avvicinare le pratiche della pianificazione urbanistica comunale ad una pi esplicita presa in carico di una dimensione territoriale pi ampia di cui il PTCP promotore. Sul versante dei servizi al di l delle manovre imputabili pi strettamente alle politiche di settore lattenzione del PTCP riconosce un ruolo fondamentale ai servizi scolastici di base (e a quelli per le fasce in et prescolare) soprattutto nei comuni di modeste dimensioni demografiche per i quali la disciplina di tali servizi verr inserita come contenuto minimo dei PGT stabilito dal PTCP. Un particolare aspetto dellinnovazione territoriale possibile, legato alla crescente domanda di servizi per il benessere, quello (disciplinato dallart. 36) che ha riguardo alle funzioni fruitive, ricreative, riabilitative, sociali e culturali; funzioni che il PTCP individua, nel caso di nuove domande insediative che si esprimano anche a partire dallaggregato metropolitano, come un possibile soggetto per il governo unitario degli spazi aperti di matrice agricola e di valore paesaggistico ed ambientale, a condizione appunto che questi si facciano carico della azione manutentiva e di valorizzazione.

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La dimensione strategica del Piano. La dimensione strategica del Piano Territoriale trova ora pi compiuta ed evidente rappresentazione in un nuovo titolo, il II, delle norme del PTCP; questa sottolineatura vuole rappresentare, tra laltro, una risposta in positivo della Provincia al rischio, determinato dal nuovo quadro legislativo regionale, di svuotare di efficacia o comunque di depotenziare il PTCP. La ricerca di efficacia del Piano si indirizza per questo, ancor prima che nella riaffermazione dei suoi contenuti prevalenti nei confronti della pianificazione comunale, nella costruzione di un rapporto di collaborazione e cooperazione con la pianificazione urbanistica comunale, che si esprime innanzitutto attraverso un messaggio chiaro e personalizzato del PTCP trasmesso ai PGT. Per ciascuno dei comuni presenti nel territorio provinciale il PTCP articola le proprie indicazioni in appositi dossier comunali (art. 67) che contengono, organizzate per i diversi temi, le indicazioni normative del PTCP stesso con la specifica individuazione di quelle che hanno efficacia prescrittiva e vincolante sugli atti del PGT. Ma soprattutto nella direzione di una pi diffusa pratica della

intercomunalit che il PTCP indirizza la propria azione. La ricerca condotta sulle forme di cooperazione istituzionale oggi operanti in provincia, una manifestazione significativa di questa nuova attenzione ed la premessa per un accordo tra la Provincia e i Comuni per dare voce ai sistemi locali e dare loro strumenti per partecipare alla programmazione di area vasta attraverso la pratica di Agende Strategiche di Coordinamento Locale (vedi art. 15) per il coordinamento delle politiche territoriali e per lintegrazione delle politiche settoriali. LAgenda Strategica si propone allautonomia comunale come occasione per contare di pi, per trovare nel rapporto con gli altri Comuni e con la Provincia pi efficienza e perci pi autorevolezza. Dentro la tattica normativa del PTCP lAgenda Strategica lo strumento individuato per consentire al Piano un percorso facilitato di verifica ed adeguamento (art. 6); un percorso che non deve passare sotto le forche caudine della variante di piano e della sua pesantezza procedurale, bene incarnando quella previsione di adeguamenti di ambito locale cui la legge regionale riconosce una procedura semplificata.

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La dimensione strategica del Piano riconoscibile anche nella capacit di produrre una progettualit convincente e condivisa da tutti gli attori presenti sulla scena provinciale. Una progettualit, naturalmente, di Territorio (art. 11 e 12) e non solo di opere; una progettualit che deve integrare ed essere espressione di competenze disciplinari diverse e di responsabilit politiche e amministrative articolate, tanto quanto lo richiede la complessit dei temi affrontati e lambizione degli obiettivi proposti.

. e la sua vocazione progettuale La dimensione progettuale del Piano rende ancora pi evidente la necessit di un approccio interassessorile alle politiche di governo e di sviluppo sostenibile del territorio delle quali lurbanistica solo una componente, seppure rilevante. Una Banca Progetti affidabile e certificata la premessa indispensabile per i futuri negoziati regionali e metropolitani che hanno come posta in gioco la partecipazione allappuntamento dellExpo 2015 per il rilancio strategico della Provincia di Lecco. Un appuntamento che, oltre alla distribuzione degli oneri e degli onori tipica di un grande evento, richiede ai diversi territori lombardi partecipi del sistema metropolitano regionale, di misurarsi con il progetto di costruzione di una dimensione regionale della Citt metropolitana che forse la pi rilevante ed interessante suggestione che lExpo porta con se. Una costruzione che ha bisogno quanto mai delle risorse di cultura e di tradizione urbana presenti nella Citt di Lecco, tanto pi se, alla moda della Nuova Lugano, la si voglia intendere come un aggregato urbano che sa andare oltre gli attuali confini comunali, per realizzare nuove centralit e produrre uninnovazione territoriale efficace. Una riflessione collegiale sullInnovazione Territoriale necessaria e possibile, di cui il PTCP pu e deve essere veicolo importante, dunque allordine del giorno dellintera Provincia e la investe come organismo politico e amministrativo che non pu vedere esclusa nessuna competenza.

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Unoccasione per ridiscutere e rinnovare la lista dei progetti, ma anche per validare il metodo proposto dal PTCP e per valorizzare la capacit creativa e il contributo del territorio a progettare un futuro competitivo, attraente e sostenibile, da sollecitare anche attraverso lanimazione di bandi e momenti concorsuali (vedi art. 10). Per prepararsi a questa marcia verso lExpo, una marcia cooperativa e competitiva al tempo stesso, occorre mantenere bene in efficienza la Banca Progetti allenandola a cogliere le opportunit che si presenteranno, e continuare ad implementare nuove politiche sul territorio. Un territorio che deve essere certificato nei suoi contenuti di qualit (e qui linnovazione prodotta dalla VAS, vedi il Titolo IX delle Norme) e per questo attrattivo per le famiglie e per le imprese in una proiezione europea che limmagine della Citt dei Monti e Laghi Lecchesi rende con efficienza, piuttosto che in una condizione di periferia metropolitana che la minaccia che dobbiamo sventare.

Investire in conoscenza Bisogna continuare ad investire in cultura. Bisogna puntare sulla prospettiva dellEconomia della Conoscenza, sapendo che molti altri gi lo fanno, o comunque presto lo faranno, ma sapendo anche che la plurisecolare tradizione manifatturiera della provincia non un handicap, ma una riserva di competenze e di abilit specifiche, una risorsa competitiva pi difficile da riprodurre e generalizzare di quanto non siano i tratti di una terziarizzazione banale ed indistinta, entro un processo di crescita trainato dai consumi interni e dalla bolla immobiliare. Investire in conoscenza, per il Piano Territoriale e per la pianificazione provinciale, vuol dire arricchire costantemente i suoi scenari di riferimento. Primo tra tutti il tema della mobilit che per un verso chiamato in causa dallapproccio che il PTCP ha prescelto, attribuendo grande valore normativo e conseguenze importanti alle infrastrutture di mobilit e ai sistemi di trasporto pubblico, mentre per laltro verso rappresenta un essenziale contributo logistico che la pianificazione provinciale pu portare al tavolo delle Agende Strategiche, migliorandone largamente la capacit di interpretare le ragioni dei conflitti e di simulare lefficacia delle soluzioni

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proposte, ma anche uno strumento con cui partecipare autorevolmente (e in modo avveduto) al tavolo della concertazione metropolitana. Poi bisogna arricchire decisamente la consapevolezza della Provincia e del suo PTCP sui temi delleconomia, di un approfondimento della riflessione sugli scenari evolutivi della provincia di Lecco che ancori la proiezione delle visioni del futuro ad un pi robusto quadro interpretativo, interrogandosi sul posizionamento delle imprese e dei sistemi locali lecchesi nelle tendenze globali della produzione e del commercio internazionale ed esplorando lintenzionalit degli attori locali e la visione del sistema lecchese presente tra gli attori globali. Nella consapevolezza di doversi conoscere meglio per potere meglio stare assieme nella stessa vetrina dellExpo. Infine i temi del welfare, vale a dire dellesigenza di ridefinire i paradigmi dellofferta di servizi a partire da una nuova conoscenza e da una nuova consapevolezza della domanda e della sua attuale diversa configurazione, anche antropologica; una ridefinizione necessaria per affrontare e cogliere le nuove sfide, sul fronte della sussidiariet nellorganizzazione dei servizi, come delle domande abitative che sempre meno riescono a trovare soddisfazione in un mercato immobiliare che cresciuto a ritmi pi che doppi rispetto al reddito e non rientrano nel target (peraltro sempre pi disarmato) dellEdilizia Residenziale Pubblica. Anche questo settore ha bisogno di attenzione politica e di risorse operative per allestire progetti efficaci e costruire le giuste strategie di sostenibilit (sociali e non solo ambientali).

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INDICE

TITOLO I GENERALIT ...................................................................... 9


1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. PRINCIPI ISPIRATORI E NATURA GIURIDICA .......................................................................... 9 COMPITI E COMPETENZE .................................................................................................... 10 RAPPORTI CON IL PIANO TERRITORIALE REGIONALE (PTR) ................................................... 12 NATURA ED EFFICACIA DELLE DISPOSIZIONI DEL PTCP ........................................................ 13 ELABORATI........................................................................................................................ 14 PROCESSUALIT NELLA COSTRUZIONE ED EVOLUZIONE DEL PIANO ...................................... 17 RAPPORTI DEL PTCP CON I PIANI E PROGRAMMI DI SETTORE PROVINCIALI............................ 19 RAPPORTI DEL PTCP CON I PIANI DEI PARCHI REGIONALI ..................................................... 20

TITOLO II AZIONI STRATEGICHE E STRUMENTI DI ATTUAZIONE E GESTIONE DEL PTCP .......................................................................... 21


9. OBIETTIVI DEL PTCP .......................................................................................................... 21

10. QUADRO STRATEGICO TERRITORIALE ................................................................................. 23 11. PROGETTI DI TUTELA, RECUPERO E VALORIZZAZIONE AMBIENTALE (PVA) ............................. 25 12. PROGETTI DI RIQUALIFICAZIONE URBANA E INNOVAZIONE TERRITORIALE (PRINT)................ 28 13. PROGRAMMA DI ATTUAZIONE DEL PTCP .............................................................................. 30 14. STRUMENTI DI ATTUAZIONE DEL PTCP ................................................................................ 31 15. AGENDE STRATEGICHE DI COORDINAMENTO LOCALE........................................................... 32 16. CONFERENZA DEI COMUNI, DELLE COMUNIT MONTANE E DEGLI ENTI GESTORI DELLE AREE REGIONALI PROTETTE ........................................................................................................ 34 17. SISTEMA INFORMATIVO TERRITORIALE (SIT) ....................................................................... 35

TITOLO III INDIRIZZI GENERALI DI PIANIFICAZIONE E CONDIZIONI DI SOSTENIBILIT DEGLI INSEDIAMENTI ................... 36
18. CLASSIFICAZIONE DELLA RETE STRADALE E FERROVIARIA DI RILEVANZA TERRITORIALE (P) .. 36 19. SALVAGUARDIA DELLA VIABILIT ESISTENTE E PREVISTA (P) ............................................... 43 20. CONDIZIONI DI ACCESSIBILIT SOSTENIBILE ..................................................................... 46 21. TUTELA PAESAGGISTICA DELLA VIABILIT ESISTENTE E PREVISTA (P) .................................. 47 22. CORRIDOI TECNOLOGICI.................................................................................................... 49 23. AMBITI DI CONCENTRAZIONE PREFERENZIALE DELLEDIFICAZIONE....................................... 51 24. INTERVENTI EDILIZI ALLESTERNO DELLE AREE DI CONCENTRAZIONE PREFERENZIALE........... 53

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TITOLO IV NORME PER GLI INSEDIAMENTI PRODUTTIVI............... 54


25. OBIETTIVI DEL PTCP PER GLI INSEDIAMENTI PRODUTTIVI.....................................................54 26. SALVAGUARDIA DELLA CAPACIT PRODUTTIVA MANIFATTURIERA DEL TERRITORIO NELLA FORMAZIONE DEI PGT ........................................................................................................55 27. CONDIZIONI DI COMPATIBILIT LOCALIZZATIVA DEGLI INSEDIAMENTI PRODUTTIVI ..............56 28. INSEDIAMENTI PRODUTTIVI DI INTERESSE SOVRACOMUNALE ...............................................59 29. POLI PRODUTTIVI DI INTERESSE SOVRACOMUNALE ..............................................................61 30. AREE PRODUTTIVE DI ESCLUSIVO INTERESSE LOCALE ..........................................................64 31. STABILIMENTI A RISCHIO DI INCIDENTE RILEVANTE.............................................................66

TITOLO V SERVIZI PUBBLICI E PRIVATI DI INTERESSE SOVRACOMUNALE.............................................................................. 67


32. AREE PER LA LOCALIZZAZIONE DI ATTIVIT A ELEVATA CONCENTRAZIONE DI PRESENZE .......67 33. INDICAZIONI PER LE DOTAZIONI TERRITORIALI DI LIVELLO SOVRACOMUNALE.......................69 34. INDICAZIONI PER IL GOVERNO INTERCOMUNALE DEI SERVIZI SCOLASTICI............................70 35. INDICAZIONI PER LA MOBILIT SOSTENIBILE.......................................................................71 36. FUNZIONI FRUITIVE, RICREATIVE, RIABILITATIVE, SOCIALI E CULTURALI NEGLI AMBITI AGRICOLI DA CONSERVARE COME SPAZI APERTI ..................................................................73 37. ATTIVIT DISTRIBUTIVE: MEDIE E GRANDI STRUTTURE DI VENDITA......................................74

TITOLO VI NORME GEOLOGICHE E CONDIZIONI DI SICUREZZA DEL TERRITORIO ...................................................................................... 79


38. AMBITI DI OPERATIVIT E GESTIONE IDRAULICO-FORESTALE ...............................................79 39. ADEGUAMENTO DEI PIANI COMUNALI ALLE DISPOSIZIONI DEL PAI (P)...................................80 40. MITIGAZIONE DELLIMPERMEABILIZZAZIONE DOVUTA AI NUOVI INSEDIAMENTI .....................81 41. CARTA INVENTARIO DEI DISSESTI (P) .................................................................................82 42. COMPETENZE RELATIVE ALLE RICERCHE, CONTROLLI E MONITORAGGI DEI DISSESTI CENSITI 83 43. COMPITI DELLA PIANIFICAZIONE COMUNALE........................................................................84 44. LIMITAZIONI ALLUSO DEL TERRITORIO PER RAGIONI DI SICUREZZA (P) ...............................86 45. CONOIDI ATTIVI (P) ...........................................................................................................87 46. CLASSIFICAZIONE SISMICA DEL TERRITORIO PROVINCIALE ..................................................88 47. USO E TUTELA DELLE RISORSE IDRICHE ..............................................................................89

TITOLO VII LA DIMENSIONE PAESAGGISTICA DEL PTCP ................ 91


48. IL PTCP QUALE ATTO A MAGGIOR DEFINIZIONE RISPETTO AL PIANO PAESISTICO REGIONALE E ATTO COSTITUTIVO DEL PIANO DEL PAESAGGIO LOMBARDO.................................................91 49. ARTICOLAZIONE DELLE POLITICHE DI CONSERVAZIONE (P) ..................................................93 50. CENTRI E NUCLEI DI ANTICA FORMAZIONE (P) .....................................................................96 51. ALTRI BENI ED EMERGENZE DI RILEVANZA PAESAGGISTICA (P).............................................97 52. RICONOSCIMENTO E TUTELA DEI CRINALI E DEI PROFILI NATURALI DEL TERRENO (P) ............98 53. DISPOSIZIONI PARTICOLARI PER IL PAESAGGIO LARIANO (P) ............................................. 100

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54. ARTICOLAZIONE DELLE POLITICHE DI INNOVAZIONE: CONTROLLO PAESISTICO DELLATTIVIT EDILIZIA (P) .................................................................................................................... 102 55. RIQUALIFICAZIONE DEGLI AMBITI DEGRADATI E PREVENZIONE DEL RISCHIO DI DEGRADO (P)106

TITOLO VIII - SISTEMA RURALE PAESISTICO ED AMBIENTALE ...... 108


56. AMBITI DESTINATI ALL'ATTIVIT AGRICOLA DI INTERESSE STRATEGICO (P)........................ 108 57. CRITERI PER LINDIVIDUAZIONE DELLE AREE AGRICOLE NEI PGT (P)................................... 112 58. EDIFICAZIONE NELLE AREE DESTINATE ALLAGRICOLTURA ................................................. 114 59. AMBITI A PREVALENTE VALENZA AMBIENTALE E NATURALISTICA ........................................ 115 60. AMBITI A PREVALENTE VALENZA PAESISTICA (P) ............................................................... 116 61. RETE ECOLOGICA............................................................................................................. 119 62. PARCHI LOCALI DI INTERESSE SOVRACOMUNALE (PLIS)..................................................... 125

TITOLO IX - VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA (VAS).......... 127


63. VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PTCP E DELLE SUE VARIANTI ......................... 127 64. VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEI PGT.............................................................. 129 65. VALUTAZIONE DI INCIDENZA (VIC) ................................................................................... 130 66. DISPOSIZIONI COMUNALI PER LINCENTIVAZIONE DEL RISPARMIO ENERGETICO E DELLEDILIZIA SOSTENIBILE............................................................................................. 131

TITOLO X CONTENUTI MINIMI DEI PGT ED ISTRUTTORIA DEI RELATIVI ATTI PER LA VALUTAZIONE DI COMPATIBILITA CON IL PTCP ................................................................................................ 134
67. CONTENUTI MINIMI DEI PGT............................................................................................. 134 68. INTERVENTI DI RILEVANZA SOVRACOMUNALE ................................................................... 136 69. CRITERI PER LESPRESSIONE DELLA VALUTAZIONE DI COMPATIBILIT DEGLI ATTI DEL PGT AL PTCP ............................................................................................................................... 139 70. PROCEDURA DI ESPRESSIONE DELLA VALUTAZIONE DI COMPATIBILIT CON IL PTCP ........... 140

TITOLO XI NORME TRANSITORIE E FINALI.................................. 142


71. COMPENSAZIONI TERRITORIALI........................................................................................ 142 72. PEREQUAZIONE TERRITORIALE E URBANISTICA ................................................................. 144 73. SPORTELLI UNICI PER LE ATTIVIT PRODUTTIVE E PROGRAMMI INTEGRATI DI INTERVENTO . 148 74. ADEGUAMENTO AL PROGRAMMA PROVINCIALE DI PREVISIONE E PREVENZIONE................... 149 75. NAVIGABILIT LACUALE ................................................................................................... 150 76. PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE E PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE .......... 152 77. VALIDIT DELLE PREVISIONI URBANISTICHE VIGENTI ........................................................ 153

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ALLEGATI ........................................................................................ 155


ALLEGATO 1.1 MONITORAGGIO DEI DISSESTI......................................................................... 157 ALLEGATO 1.2 CONOIDI ATTIVI.............................................................................................. 159 ALLEGATO 1.3 ESONDAZIONI, ALLAGAMENTI ED EFFETTI IDRAULICI DELLE URBANIZZAZIONI.... 160 ALLEGATO 2 - INDIRIZZI DI TUTELA DEL PAESAGGIO LARIANO ................................................... 161 ALLEGATO 3 INDICATORI DI SOSTENIBILIT AMBIENTALE ....................................................... 186 ALLEGATO 4 RIFERIMENTI PER NUOVI INTERVENTI INFRASTRUTTURALI.................................... 189

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Norme di Attuazione

TITOLO I GENERALIT

1.

Principi ispiratori e natura giuridica

1. Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, di seguito denominato PTCP o Piano, lo strumento con il quale la collettivit provinciale, attraverso le istituzioni rappresentative che hanno partecipato alla sua formazione, si impegna a perseguire lo sviluppo del proprio territorio in forme ambientalmente responsabili e socialmente eque. 2. Il PTCP, nel rispetto dei principi di sussidiariet, adeguatezza,

responsabilit e cooperazione, definisce gli indirizzi strategici per le politiche e le scelte di pianificazione territoriale, paesaggistica, ambientale e urbanistica di rilevanza sovracomunale. 3. Il Piano redatto secondo le disposizioni del Capo III del Titolo II della Parte prima della Legge Regionale 11 marzo 2005, n. 12 e s.m.i., dora in avanti indicata nelle presenti norme come L.R. 12/2005.

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2.

Compiti e competenze

1. Il PTCP, in attuazione della legislazione istitutiva, provvede, in base alle proposte dei Comuni e degli altri Enti Locali e in coerenza con le Linee Generali di Assetto del Territorio Regionale approvate con DGR 7 aprile 2000 n. 6/49509 e s.m.i. e con gli altri strumenti di pianificazione e programmazione regionali, a definire gli obiettivi generali relativi allassetto e alla tutela del territorio, connessi ad interessi di rango provinciale o sovracomunale, definendo, in coerenza con questi, le pi appropriate politiche, misure e interventi da attuare, per quanto di competenza provinciale e di interesse sovracomunale. 2. Il PTCP ha efficacia di orientamento, indirizzo e coordinamento ai sensi dellart. 2 comma 4 della L.R. 12/2005, fatte salve le previsioni che, ai sensi della medesima legge, abbiano efficacia prevalente e vincolante. 3. Il PTCP ha efficacia di piano paesaggistico-ambientale, ai sensi dellart. 15, comma 1, della L.R. 12/2005. 4. Ai sensi dellart. 15, comma 2, della L.R. 12/2005, il PTCP definisce come contenuti di carattere programmatorio: a) il quadro conoscitivo del proprio territorio; b) gli obiettivi di sviluppo economico-sociale a scala provinciale; c) gli elementi qualitativi di scala provinciale e sovracomunale per la pianificazione comunale disponendo i contenuti minimi sui temi di interesse comunale che devono essere previsti nel Documento di piano, nel Piano delle regole e nel Piano dei servizi; d) i criteri per lorganizzazione, il dimensionamento la realizzazione e linserimento ambientale e paesaggistico con adeguate opere di rinverdimento e piantagione delle infrastrutture per la mobilit; e) le indicazioni di programmazione degli interventi relativi alle

infrastrutture per la mobilit; f) i corridoi tecnologici ove realizzare le infrastrutture di rete di interesse sovracomunale; g) le indicazioni puntuali per la realizzazione di insediamenti di interesse sovracomunale individuati dai PGT;

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h) le modalit per il coordinamento tra le pianificazioni dei comuni e le forme di incentivazione e promozione della cooperazione intercomunale. 5. Il PTCP individua inoltre ai sensi e con gli effetti di cui allart. 15, commi 3, 4, 5, 6 e 7, le indicazioni relative: a) allassetto idrogeologico del territorio; b) allindividuazione degli ambiti agricoli e dei criteri per la individuazione delle aree agricole; c) alla tutela paesaggistica; d) al recepimento e coordinamento della pianificazione delle aree protette.

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3.

Rapporti con il Piano Territoriale Regionale (PTR)

1. Il PTCP assume come quadro di riferimento il Piano Territoriale Regionale (PTR) predisposto dalla Regione Lombardia ai sensi del Capo IV della L.R. 12/2005 e risponde agli adempimenti che gli sono affidati dallo stesso verificandone, integrandone o specificandone le relative previsioni anche attraverso la attribuzione di specifiche prestazioni alla pianificazione urbanistica comunale, al perfezionamento della progettazione territoriale, allo sviluppo della attivit di ricerca. 2. In particolare il PTCP si conforma, secondo i criteri di cui al comma precedente, agli Strumenti Operativi indicati dal PTR che hanno rilievo per le indicazioni dirette che devono essere recepite dal PTCP avendo specifico riguardo agli Strumenti Operativi SO5, SO6, SO9, SO10, SO15, SO17.

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4.

Natura ed efficacia delle disposizioni del PTCP

1. Le norme con valore dispositivo del PTCP, in relazione a quanto disposto dalla L.R. 12/2005 si articolano in: a) b) Indirizzi aventi funzione di previsioni orientative; Prescrizioni aventi carattere di previsioni prevalenti ai sensi dellart. 18 della L.R. 12/2005. I contenuti normativi aventi carattere di Prescrizione sono individuati nelle presenti norme con lindicazione del simbolo (P) apposto a fianco del titolo dellarticolo che ne presenta la natura. 2. Gli indirizzi esprimono gli obiettivi e gli orientamenti del PTCP, ivi comprese le indicazioni espresse in forma di direttiva cio di condizioni da osservare nella formazione dei successivi atti di pianificazione comunale e provinciale. 3. Le prescrizioni, definite con riferimento a singole situazioni o tipologie di situazioni specificamente individuate, in forma cartografica o normativa, comportano ladeguamento degli atti di pianificazione vigenti entro termini da concordarsi tra le Amministrazioni interessate e la Provincia. 4. Nelle more delladeguamento di cui al comma precedente, le prescrizioni operano in salvaguardia e precludono con effetto immediato lattuazione delle previsioni in contrasto con esse. 5. Si intendono contrastanti con le prescrizioni del PTCP quelle previsioni dei piani la cui attuazione abbia leffetto di: a) pregiudicare lattuabilit di specifiche previsioni del PTCP o renderla comunque pi complessa e onerosa; b) danneggiare irreparabilmente beni e valori paesistici e ambientali specificamente individuati e localizzati, o compromettere la fruizione degli stessi; c) compromettere la funzionalit e la qualit di sistemi di valenza provinciale e sovraprovinciale, con particolare riguardo agli ambiti agricoli, alle infrastrutture riguardanti il sistema della mobilit e al reticolo idraulico; d) essere fonte di rischio per le persone e le cose.

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5.

Elaborati

1. Sono elaborati costitutivi del PTCP: a) Relazione Illustrativa; b) Norme di Attuazione (NdA) e relativi allegati; c) Elaborati cartografici: Scenari tematici (21 tavole); Quadro Strutturale Assetto insediativo (3 tavole in scala 1:25.000); Quadro Strutturale Valori paesistici e ambientali (3 tavole in scala 1:25.000); Quadro Strutturale Sistema rurale paesistico ambientale (3 tavole in scala 1:25.000); Quadro Strategico Rete Ecologica; Quadro Strategico Territoriale.

d) Quadro Strategico Progettualit (Progetti di Territorio e Banca Progetti); e) Quadro di riferimento paesaggistico provinciale e indirizzi di tutela; f) Valutazione Ambientale Strategica: Rapporto Ambientale e Sintesi non tecnica; g) Studio per la Valutazione di Incidenza: Studio e Formulari Siti Natura 2000. 2. Il PTCP trova inoltre espressione in Documenti tecnici allegati al Piano, finalizzati a migliorare la comunicazione nei confronti dei soggetti istituzionali cui esso indirizzato ed a fornire riferimenti e indicazioni tecniche per la sua pi corretta attuazione da parte di questi stessi soggetti: 1) Linee guida per la promozione dello sviluppo sostenibile negli strumenti di governo del territorio e nei regolamenti edilizi Schede; 2) Repertorio degli interventi di mitigazione, compensazione e

miglioramento ambientale; 3) Dossier comunali. 3. La variante di adeguamento del PTCP alla L.R. 12/2005, integra gli elaborati del PTCP 2004 secondo la seguante tabella:

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PTCP VIGENTE (2004)

ADEGUAMENTO (2008)
Monografia A - Gli obiettivi del PTCP e la sua dimensione strategica Monografia B - Rassegna delle esperienze di cooperazione intercomunale

Relazione illustrativa

Integrata da

Monografia C - Rassegna della pianificazione territoriale Monografia D - Le politiche insediative Monografia E - Ambiti e aree agricole Monografia F - Rete Ecologica

Norme di attuazione Scenario 0 Mosaicatura degli strumenti urbanistici comunali Scenario 1 - Il sistema delle attivit produttive Scenario 2A -Il Sistema della mobilit Scenario 2B - Il Sistema del trasporto pubblico Scenario 2C - Variazione dei volumi di traffico Scenario 2D - Schema infrastrutturale interprovinciale Scenario 3 - Il Sistema dei servizi Scenario 4 - Il Sistema della fruizione turistico-ricreativa Scenario 5 - Il Sistema agroforestale Scenario 6 - Il Sistema ambientale Scenario 7 - Le tutele paesistiche Scenario 8A - Carta inventario dei dissesti (n. 3 tavole) Scenario 8B - Competenze per monitoraggi di valutazione della pericolosit (n. 3 tavole) Scenario 9 - Le unit di paesaggio

Sostituite da Sostituito da Sostituito da

Norme di attuazione - 2008 Scenario 0 - MISURC (Mosaico informatizzato degli strumenti urbanistici comunali - aggiornamento 2006) 2008 Scenario 1 - Il sistema delle aree produttive - 2008

Sostituito da

Scenario 2D - Schema infrastrutturale interprovinciale 2008

Sostituito da Sostituito da

Scenario 7 - Le tutele paesistiche - 2008 Scenario 8A - Carta inventario dei dissesti (n. 3 tavole) 2008

Sostituito da Nuovo elaborato Nuovo elaborato Nuovo elaborato

Scenario 9A - Le unit di paesaggio - 2008 Scenario 9B - Il paesaggio del Lario orientale - 2008 Scenario 9C - Il rischio di degrado paesaggistico - 2008 Scenario 10 - I corridoi tecnologici - 2008 Quadro Strutturale 2008 Quadro Strutturale 2008 Quadro Strutturale 2008 Quadro Strutturale 2A) 2008 Quadro Strutturale 2B) 2008 Quadro Strutturale 2C) 2008 - Assetto insediativo (tavola 1A) - Assetto insediativo (tavola 1B) - Assetto insediativo (tavola 1C) - Valori paesistici e ambientali (tavola - Valori paesistici e ambientali (tavola - Valori paesistici e ambientali (tavola

Quadro Strutturale - Assetto insediativo (n. 3 tavole)

Sostituite da

Quadro Strutturale - Valori paesistici e ambientali (n. 3 tavole)

Sostituite da

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Nuovo elaborato

Quadro Strutturale ambientale (tavola Quadro Strutturale ambientale (tavola Quadro Strutturale ambientale (tavola

- Sistema rurale-paesistico3A) 2008 - Sistema rurale-paesistico3B) 2008 - Sistema rurale-paesistico3C) 2008

Quadro strategico

Sostituito da Nuovo elaborato

Quadro Strategico Territoriale - 2008 Quadro Strategico - Rete ecologica - 2008 Quadro Strategico - Progettualit Quadro di riferimento paesaggistico provinciale e indirizzi di tutela VAS: Rapporto ambientale VAS: Sintesi non tecnica Valutazione di incidenza - aggiornamento 2008 Formulari Siti Natura 2000 DOCUMENTO TECNICO 1 - Linee guida per la promozione dello sviluppo sostenibile negli strumenti di governo del territorio e nei regolamenti edilizi Schede DOCUMENTO TECNICO 2 - Repertorio degli interventi di mitigazione, compensazione e miglioramento ambientale DOCUMENTO TECNICO 3 - Dossier comunali (Prototipi)

Schede progetto

Sostituite da Nuovo elaborato Nuovo elaborato Nuovo elaborato

Valutazione di incidenza

Integrata da

Nuovo elaborato Nuovo elaborato Nuovo elaborato

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Norme di Attuazione

6.

Processualit nella costruzione ed evoluzione del Piano

1. Il PTCP sottoposto da parte della Provincia e in stretto rapporto con i Comuni ad un costante processo di verifica, approfondimento e aggiornamento che pu dare luogo a correzioni e modifiche non sostanziali, varianti integrative di ambito locale, varianti automatiche di adeguamento e varianti strutturali le cui procedure di formazione sono disciplinate dal presente articolo secondo le indicazioni dellart. 17 della L.R. 12/2005. 2. Sono modifiche non sostanziali quelle che, per autonoma iniziativa della Provincia o su segnalazione dei Comuni interessati, correggono errori materiali e imprecisioni della cartografia e degli elaborati descrittivi del Piano nonch gli aggiornamenti per lo sviluppo e la conseguente definizione localizzativa di interventi previsti nel PTCP nonch gli aggiornamenti e le integrazioni della parte paesistica del PTCP conseguenti alle indicazioni a specifica valenza paesaggistica dei PGT comunali, ai sensi del comma 7 dellart. 24 del vigente PTPR. 3. Sono varianti integrative di ambito locale quelle formate in conseguenza di percorsi di concertazione e cooperazione condotti di norma attraverso la formazione di Agende Strategiche di Coordinamento Locale ai sensi dellart. 15 delle e presenti la norme e concernono previsioni la precisazione, PTCP che lapprofondimento integrazione delle del

interessino esclusivamente lambito per il quale lAgenda formata senza richiedere una modifica delle strategie generali del Piano e non si configurino quindi come varianti strutturali. 4. Le modifiche non sostanziali e le varianti integrative sono approvate dal Consiglio Provinciale sulla base di un documento adottato dal medesimo Consiglio Provinciale e sottoposto alle procedure di pubblicazione, osservazione e controdeduzione di cui allart. 17 della L.R. 12/2005 senza che sia dovuto ne il parere della Conferenza di cui allart. 16 della L.R. 12/2005 ne la procedura di valutazione regionale. 5. Sono varianti automatiche quelle conseguenti alla approvazione, con la partecipazione e lassenso della Provincia, di strumenti di programmazione negoziata previsti dalla legislazione vigente o alla conclusione di intese ai sensi dellart. 57 del D.Lgs. 31 marzo 1998 n. 112. 6. Sono varianti strutturali quelle che incidono sullimpostazione del Piano o di settori significativi di esso o su specifiche disposizioni normative, in

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termini tali da presupporre o comunque comportare la modificazione del quadro degli obiettivi, delle priorit, delle regole di comportamento. 7. Le varianti strutturali sono approvate con la procedura di approvazione del PTCP.

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Norme di Attuazione

7.

Rapporti del PTCP con i piani e programmi di settore provinciali

1. I

piani

programmi

di

settore

provinciali

vigenti

al

momento

dellapprovazione del PTCP mantengono la propria validit ed efficacia. 2. I piani e programmi di settore provinciali approvati successivamente allapprovazione del PTCP, qualora le tematiche di loro competenza interferiscano con la materia disciplinata da questo, possono essere conformi al PTCP stesso oppure costituirne varianti. 3. Il rapporto con il PTCP del piano o programma di settore deve essere esplicitato negli elaborati dello stesso e nel provvedimento di adozione. Leventuale presenza in esso di disposizioni in variante al PTCP comporta che vengano seguite le procedure disposte per le medesime, ai sensi della legislazione vigente e dellart. 6 delle presenti norme.

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8.

Rapporti del PTCP con i piani dei parchi regionali

1. I rapporti del PTCP con la disciplina del territorio allinterno dei parchi istituiti con legge regionale, delle riserve naturali e dei monumenti naturali istituiti sono stabiliti dalla L.R. 12/2005 allart 15, comma 7. 2. Il PTCP recepisce i contenuti naturalistico-ambientali dei piani dei parchi regionali e degli strumenti di programmazione e gestione approvati e armonizza le proprie previsioni con le esigenze di tutela delle aree stesse, con particolare riguardo a: le previsioni infrastrutturali che anche indirettamente possano

interferire con le condizioni ambientali delle aree protette fatti salvi i casi di prevalenza disciplinati dallart. 18 comma 3 della L.R. 12/2005; la definizione della rete ecologica, di cui allart. 61 delle presenti norme, quale strumento di connessione e integrazione delle aree protette con il rimanente territorio.

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Norme di Attuazione

TITOLO II AZIONI STRATEGICHE E STRUMENTI DI ATTUAZIONE E GESTIONE DEL PTCP

9.

Obiettivi del PTCP

1. Il PTCP definisce, ai sensi e per gli effetti dellart. 2, comma 4, della L.R. 12/2005, gli obiettivi generali relativi allassetto e alla tutela del territorio connessi ad interessi di rango provinciale o sovracomunale oppure costituenti attuazione della pianificazione regionale avendo particolare riguardo allesigenza di fornire risposta alla domanda insediativa espressa dalle comunit locali entro un quadro di piena sostenibilit. 2. Il PTCP, in relazione alla sua natura di atto di indirizzo della

programmazione della Provincia, integra gli obiettivi di tutela e assetto di cui al primo comma con gli obiettivi di sviluppo economico e qualit sociale che ne consentano la migliore traduzione in politiche efficaci. 3. Il PTCP della Provincia di Lecco individua gli obiettivi generali di cui ai precedenti commi 1 e 2, come di seguito indicato: 1. Valorizzare le qualit paesistiche e culturali del territorio provinciale e la collocazione metropolitana della Citt dei Monti e dei Laghi Lecchesi - componente primaria dei Sistemi Territoriali Pedemontano e dei Laghi individuati dal Piano Territoriale Regionale (PTR) - come vettore di riconoscimento dellidentit locale e come opportunit di sviluppo sostenibile del territorio; 2. Confermare la vocazione manifatturiera della Provincia di Lecco e sostenere i processi di innovazione (e di rinnovo) dellapparato manifatturiero; 3. Migliorare lintegrazione di Lecco e della Brianza lecchese nella rete urbana e infrastrutturale dellarea metropolitana; 4. 5. Favorire lo sviluppo di una mobilit integrata e pi sostenibile; Migliorare la funzionalit del sistema viabilistico, specializzandone i ruoli in relazione alle diverse funzioni insediative servite (produzione, residenza, fruizione); 6. Tutelare il paesaggio come fattore di valorizzazione del territorio e come vettore di riconoscimento e rafforzamento dellidentit locale; 7. Conservare gli spazi aperti e il paesaggio agrario, qualificando il ruolo della impresa agricola multifunzionale e minimizzando il consumo di

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suolo nella sua dimensione quantitativa ma anche per i fattori di forma; 8. Contrastare la tendenza ad un progressivo impoverimento della biodiversit e alla riduzione del patrimonio di aree verdi; 9. Qualificare i tessuti edilizi incentivando lo sviluppo di nuove tecnologie bio-compatibili e per il risparmio energetico; 10. Migliorare le condizioni di vivibilit del territorio; 11. Garantire la sicurezza del territorio con particolare riferimento alla montagna; 12. Promuovere i processi di cooperazione intercomunale e la capacit di auto-rappresentazione e proposta dei Sistemi Locali. 4. Gli Obiettivi di cui al precedente terzo comma sono coerenti e compatibili con gli obiettivi di sostenibilit individuati nel percorso di Valutazione Ambientale Strategica del PTCP secondo quanto definito al Titolo IX delle presenti norme. 5. Larticolazione del sistema degli obiettivi generali in obiettivi operativi, politiche e strategie contenuta in un apposito Documento degli Obiettivi che costituisce parte integrante del PTCP la cui revisione e rielaborazione che non comporti modifiche di quanto indicato dal presente articolo non costituisce variante del PTCP. 6. La discussione degli Obiettivi del PTCP e la loro verifica rispetto alle condizioni locali e la dimostrazione della coerenza con essi delle previsioni urbanistiche comunali costituisce parte dei contenuti minimi del PGT di cui allart. 15, comma 2, lettera c) della L.R. 12/2005. 7. Il PTCP riconosce 4 ambiti territoriali strategici, individuati nel Quadro Strategico Territoriale: Brianza lecchese; Lecchese e Valle San Martino; Valsassina; Lario orientale.

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10. Quadro Strategico Territoriale

1. Il Documento degli Obiettivi integrato da un Quadro Strategico Territoriale che contiene e rappresenta le indicazioni di natura progettuale rilevanti ai fini del Piano, articolate nei quattro ambiti territoriali della Brianza lecchese, del Lecchese e Valle San Martino, del Lario orientale e della Valsassina, concernenti interventi di norma relativi ad obiettivi territorialmente circoscritti e definiti. 2. Linsieme dei progetti individuati nel PTCP, descritto ed elencato

nellelaborato Quadro Strategico Progettualit, stato definito sulla base degli studi condotti e delle proposte avanzate dagli Enti Locali e dalle forze sociali, emerse nel processo di consultazione e partecipazione o gi presenti allattenzione della Provincia e di quanto indicato nellAQST (Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale di Lecco). Si tratta di un elenco non esaustivo, aperto a successive integrazioni, che costituisce una Banca Progetti, da arricchire e sviluppare, coerentemente con i principi di flessibilit e processualit, con la finalit di orientare lassetto territoriale e di produrre sinergie coerenti con le scelte complessive del Piano. 3. Il consolidamento e lo sviluppo della progettualit di cui ai commi precedenti, da realizzare preferenzialmente nellambito delle iniziative di concertazione e cooperazione intercomunale promosse dal PTCP ai sensi dellart. 15 sino a dar vita a veri e propri Progetti di Territorio da sviluppare con la partecipazione e il concorso dei Comuni interessati, costituisce obiettivo prioritario del PTCP. 4. I Progetti di Territorio cos formati rappresentano la sede principale per lattuazione e la verifica del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia. Essi assumono la forma di Progetti di Valorizzazione Ambientale (PVA - art. 11) ovvero di Progetti di Riqualificazione Urbana e Innovazione Territoriale (PRINT - art. 12). 5. Il PTCP individua un primo campo di Progetti di Territorio da avviare alla formazione ed attuazione cos determinati: A. B. C. D. Funzioni nodali della Citt regionale di Lecco (PRINT); Distretto culturale ed Ecomuseo dei Monti e dei Laghi Briantei (PVA); Distretto culturale della Valsassina (PVA); Attivazione del Polo produttivo del Circondario Oggionese nella forma di Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata (PRINT);

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E.

Potenziamento della direttrice ferroviaria Milano Lecco Sondrio e riqualificazione delle stazioni ferroviarie come nodi di interscambio (PRINT);

F.

Riqualificazione e potenziamento della direttrice ferroviaria Lecco Molteno Monza e Lecco Molteno Como (PRINT);

G.

Integrazione

della

nuova

Pedemontana

nella

rete

viabilistica

provinciale (PRINT); H. Riqualificazione, messa in sicurezza e tutela paesaggistica della SS 36 (tratto Nibionno-Civate) (PRINT); I. L. Accessibilit e riqualificazione delle sponde del Lario orientale (PVA); Riqualificazione del sistema produttivo del Meratese e del polo fieristico di Osnago (PRINT). 6. La Provincia promuove lattivazione di momenti concorsuali per animare e sostenere la progettualit territoriale in coerenza con gli obiettivi e le politiche del PTCP, individuando a tal fine opportune risorse nellambito del Programma di attuazione di cui al successivo art. 13. 7. Lintegrazione degli elenchi e lindividuazione delle priorit relative allo sviluppo degli studi e progetti nonch alla loro attuazione sono effettuate nel contesto e con le procedure della formazione del programma triennale di attuazione del PTCP di cui allart. 13 delle presenti norme.

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11. Progetti di Tutela, Recupero e Valorizzazione Ambientale (PVA)

1. La Provincia promuove, con il concorso e su istanza degli Enti Locali interessati, la formazione di Progetti di Tutela, Recupero e Valorizzazione Ambientale (PVA) finalizzati: alla tutela dei valori e delle identit culturali, etnografiche, linguistiche e delle tradizioni storiche; alla valorizzazione del territorio rurale e alla diffusione di occasioni di fruizione sociale dell'ambiente e di iniziative connesse al turismo ecosostenibile; alla gestione sostenibile delle risorse naturali e paesaggistiche del territorio, anche attraverso la riqualificazione delle parti compromesse o degradate; alla conservazione degli ecosistemi naturali e degli agroecosistemi e al mantenimento della diversit biologica; al perseguimento di equilibrate relazioni tra bisogni sociali, attivit economiche ed ambiente, anche attraverso la riscoperta della cultura materiale e delle tradizioni locali e la promozione in circuiti pi vasti dei saperi e dei sapori locali. 2. I Progetti di Tutela, Recupero e Valorizzazione Ambientale inoltre: costituiscono strumenti di attuazione, verifica e approfondimento delle azioni di programmazione definite dal PPR e dal PTCP in coerenza con le finalit di tutela dei valori paesistici del territorio; assumono la valenza di strumenti dimostrativi e di sperimentazione di azioni di sviluppo del territorio in termini di sostenibilit ambientale e socio-economica; favoriscono il coordinamento tra i diversi settori di intervento coinvolti nelle progettazioni territoriali, al fine di migliorare l'efficacia delle politiche regionali e locali nei diversi settori di intervento; individuano le politiche attuative e gestionali delle azioni progettuali, attraverso opportune forme di cooperazione e accordo sociale ed istituzionale. 3. I Progetti di Tutela, Recupero e Valorizzazione Ambientale contengono:

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lidentificazione delle componenti fisiche e sociali che connotano l'ambiente di riferimento;

la esplicitazione dei valori ambientali in gioco; la considerazione delle culture, delle economie e dei soggetti della manutenzione;

l'accertamento delle condizioni di specifica fragilit e rischio; la valutazione dei caratteri della domanda di fruizione attuale e potenziale e le ipotesi di esercizio dell'offerta dei servizi ambientali.

4. I Progetti di Tutela, Recupero e Valorizzazione Ambientale costituiscono un essenziale elemento di innovazione della pianificazione dei sistemi locali; a tal fine essi potranno: sperimentare soluzioni innovative di problematiche paesistico-

ambientali per dare risultati pratici e concreti; combinare l'uso di vari tipi di strumenti (tecnici, normativi, economici, informativi), per promuovere l'integrazione dell'ambiente e del paesaggio nelle politiche economiche e sociali degli Enti Locali; sviluppare ed approfondire operativamente i concetti di sostenibilit, introducendo esempi di buone pratiche nell'azione locale di governo del territorio; utilizzare tecniche di facilitazione e di animazione territoriale per la ricerca della condivisione sociale, assicurando la partecipazione di tutti i soggetti pubblici e privati che ricoprono ruoli chiave per la realizzazione delle azioni progettuali proposte. 5. I Progetti di Tutela, Recupero e Valorizzazione Ambientale potranno presentare proposte motivate in ordine alla modifica dei perimetri delle aree protette istituite, o contenere proposte di istituzione di nuove aree protette, anche di esclusivo interesse locale. 6. La Provincia promuove, con il concorso e su istanza degli Enti Locali interessati, la formazione di Progetti di Tutela, Recupero e Valorizzazione Ambientale (PVA), su tutto il territorio rurale, a partire da quelli relativi: a biotopi di importanza comunitaria e regionale; alle aree soggette a vincolo ai sensi del D.Lgs. 42/2004; ai paesaggi lacuali e fluviali di particolare interesse provinciale;

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alle aree di contatto con previsioni extraprovinciali di Parchi e Riserve Naturali;

alle aree immediatamente esterne ai Parchi e alle Riserve Naturali.

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12. Progetti di Riqualificazione Territoriale (PRINT)

Urbana

Innovazione

1.

La Provincia promuove, con il concorso e su istanza degli Enti Locali interessati, la formazione di Progetti di Riqualificazione urbana e di INnovazione Territoriale (PRINT) finalizzati: all'adeguamento dei PGT alle previsioni del PTCP, in forma coordinata; all'innovazione territoriale del sistema insediativo ed infrastrutturale lecchese; al coordinamento tra delle politiche opere urbanistiche, pubbliche, politiche fiscali e la

programmazione

anche

attraverso

definizione di accordi e misure di perequazione territoriale. 2. I Progetti di Riqualificazione Urbana e di Innovazione Territoriale interessano in particolare: la realizzazione di nuove connessioni infrastrutturali stradali e ferroviarie e il significativo potenziamento e rifunzionalizzazione di quelle esistenti; la riqualificazione urbana lungo i corridoi insediativi-infrastrutturali caratterizzati da conflitti traffico/funzioni locali; l'allestimento esistenti; il recupero e la valorizzazione di sistemi di aree dismesse e/o defunzionalizzate; la valorizzazione di sistemi integrati di beni culturali; la valorizzazione di contesti ambientali di pregio urbani e periurbani; la realizzazione di infrastrutture e strutture per il potenziamento dellofferta turistica del territorio. 3. I Progetti individuano il complesso di beni immobili, di infrastrutture e di funzioni interessate dalle proprie previsioni, determinandone: la consistenza fisica e funzionale e gli usi in atto di infrastrutture e insediamenti interessati; le trasformazioni programmate e/o ipotizzabili anche secondo scenari alternativi; di nuovi poli funzionali del sistema insediativo

provinciale o la significativa riorganizzazione e potenziamento di quelli

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le tendenze evolutive della domanda di servizi cui le infrastrutture e gli insediamenti programmati debbono dare risposta e gli scenari di evoluzione tecnologica ed organizzativa della offerta;

le condizioni di sostenibilit ambientale e sociale degli interventi programmati;

le condizioni di fattibilit economica e finanziaria degli stessi; le opportunit di valorizzazione determinate dagli interventi

programmati in termini di esternalit positiva indotta e gli impatti in termini di esternalit negativa da mitigare e/o compensare; le modalit e le forme istituzionali e organizzative necessarie alla realizzazione delle trasformazioni programmate e alla loro successiva gestione. 4. La Provincia promuove l'inserimento dei Progetti di Riqualificazione Urbana e di Innovazione Territoriale all'interno di progetti e/o programmi di rilievo regionale, nazionale e comunitario, assicurando il necessario coordinamento e supporto.

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13. Programma di attuazione del PTCP

1. La Provincia, anche al fine di garantire il ruolo del PTCP come atto di indirizzo della programmazione ai sensi del primo comma dellart. 15 della L.R. 12/2005, si dota di un programma triennale di attuazione del PTCP, da aggiornare annualmente, coordinato con il programma triennale delle opere pubbliche di propria competenza. 2. Il programma contiene: a) la definizione delle priorit nellattuazione delle azioni indicate dal PTCP nel Quadro Strategico Territoriale di cui allart. 10 delle presenti norme in materia di infrastrutture per la mobilit e di altre infrastrutture e impianti di pubblica utilit, di politiche di riqualificazione urbana, di valorizzazione e presidio ambientale, di promozione delle attivit economiche, di sostegno alla qualit sociale, con particolare riferimento ai Progetti di Tutela Recupero e Valorizzazione Ambientale di cui allart. 11 e ai Progetti di Riqualificazione Urbana e Innovazione Territoriale di cui all art. 12 delle presenti norme; b) lindividuazione delle azioni di concertazione e cooperazione intercomunale da promuovere per lattuazione e levoluzione del PTCP anche ai sensi e per gli effetti di cui al successivo art. 15; c) lindividuazione delle risorse finanziarie e organizzative disponibili e da reperire per lattuazione del Piano e dei suoi Progetti e la loro destinazione, anche con riferimento alla formazione di bandi e di iniziative concorsuali; d) le azioni di studio, approfondimento e monitoraggio da attivare per integrare e aggiornare il Piano, valutarne gli effetti, accertare le tendenze in atto anche al fine di rivedere le previsioni contenute nel Piano stesso; e) la valutazione dellintervenuta attuazione degli interventi gi inseriti in programmi precedenti e della loro efficacia rispetto agli obiettivi del PTCP; f) gli esiti del monitoraggio effettuato in conseguenza delle disposizioni della Valutazione Ambientale Strategica di cui al successivo Titolo IX con la esplicitazione delle azioni correttive poste in essere o da predisporre per il riallineamento del PTCP agli obiettivi di sostenibilit della VAS.

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14. Strumenti di attuazione del PTCP

1. Coerentemente allimpostazione non gerarchica del Piano provinciale, gli strumenti attuativi, di seguito elencati, si coordinano e si integrano con il PTCP e svolgono una complementare funzione di approfondimento e specificazione degli obiettivi e delle scelte di Piano. 2. Lattuazione del PTCP si persegue attraverso: a) Azioni di concertazione e cooperazione intercomunale aventi natura e effetti disciplinati dal comma 7 bis dellart. 15 della L.R. 12/2005, sviluppate in particolare nella forma delle Agende Strategiche di Coordinamento Locale di cui al successivo art. 15 o di specifici piani darea; b) Piani di Governo del Territorio e loro varianti; c) Piani Pluriennali delle Comunit Montane; d) Atti di indirizzo e Regolamenti tipo per ambiti tematici e problematiche disciplinari.

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15. Agende Strategiche di Coordinamento Locale

1. La Provincia, anche in relazione alle disposizioni di cui al comma 7 bis dellart. 15 della L.R. 12/2005, promuove la formazione di Agende Strategiche di Coordinamento Locale per favorire la concertazione e la cooperazione intercomunale per lattuazione, la verifica ed il perfezionamento del PTCP con particolare riferimento al Quadro Strategico Territoriale di cui allart. 10 delle presenti norme, sottoscrivendo a tal fine protocolli di collaborazione con i Comuni interessati che definiscono le modalit operative, il concorso anche finanziario dei diversi soggetti e gli obiettivi attesi dalla concertazione, con particolare attenzione agli interventi di mitigazione, compensazione e perequazione di cui agli articoli 66, 71 e 72 delle presenti norme. 2. Le Agende Strategiche di Coordinamento Locale costituiscono il contesto preferenziale per lespressione delle intese di cui al comma 10 dellart. 70 delle presenti norme, preliminari allespressione dei giudizi di compatibilit al PTCP dei PGT contenenti previsioni di carattere sovracomunale. 3. Le Agende Strategiche di Coordinamento Locale assumono di norma come proprio riferimento territoriale lambito dei Circondari o comunque di un loro sottoinsieme significativo; lambito territoriale individuato deve comunque risultare congruo rispetto alle politiche oggetto dellAgenda stessa. 4. Le Agende Strategiche di Coordinamento Locale sono attivate dalla Provincia o attraverso unistanza motivata promossa da uno o pi Comuni e rivolta agli altri Comuni interessati alla concertazione ed alla Provincia. La Provincia valuta la proposta dei Comuni, sentito il parere dellUfficio dei Circondari o della Conferenza dei comuni, comunit montane, enti gestori delle aree regionali protette articolata per ambito territoriale di riferimento, a seconda dellentit degli interventi. 5. Le Agende Strategiche di Coordinamento Locale si perfezionano con la sottoscrizione di unintesa tra Provincia e Comuni che disciplina i rispettivi impegni per la loro attuazione, anche individuando le forme di intervento compensativo e finanziario di cui agli articoli 71 e 72 delle presenti norme ed alla lettera h) del comma 2 e al comma 7bis dellart. 15 della L.R. 12/2005, ivi compresa la costituzione di uno o pi fondi perequativi alimentati dal gettito fiscale direttamente o indirettamente connesso alle trasformazioni che assumono carattere sovracomunale, o in ordine alle

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Norme di Attuazione

quali

devono

essere

previste

misure

di

compensazione,

finalizzate

allattuazione delle politiche di riqualificazione urbana ed ambientale individuate dalle Agende stesse. La Provincia ed i Comuni interessati ricercano inoltre il concorso di soggetti terzi, a partire dalle fondazioni bancarie, nellattuazione di dette politiche. 6. Quando i contenuti dellintesa lo richiedano, le Agende possono dare vita a procedure semplificate di variazione del PTCP ai sensi del comma 11 dellart. 17 della L.R. 12/2005 secondo le modalit di cui allart. 6 delle presenti norme. 7. Le Agende Strategiche di Coordinamento Locale possono attivare progetti PVA e PRINT (articoli 11 e 12).

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16. Conferenza dei Comuni, delle Comunit Montane e degli Enti gestori delle aree regionali protette

1. La Conferenza dei Comuni, delle Comunit Montane e degli Enti gestori delle aree regionali protette istituita ai sensi dellart. 16 della L.R. 12/2005 esercita le funzioni consultive e propositive ad essa attribuite dalla L.R. 12/2005, articolando i propri lavori secondo le modalit da essa stessa stabilite nellesercizio della propria autonomia regolamentare e nei limiti definiti dalla Legge Regionale. 2. La Provincia dotata di apposito regolamento della Conferenza dei Comuni, delle Comunit Montane e degli Enti gestori delle aree regionali protette ai sensi dellart. 16 della L.R. 12/2005. 3. La Conferenza concorre in particolare alla verifica, implementazione e monitoraggio del PTCP in ogni sua fase di formazione e attuazione. 4. La Conferenza pu organizzare i propri lavori per ambiti territoriali, come definiti dellart. 12 dello Statuto della Provincia di Lecco, ovvero in relazione a specifiche tematiche dinteresse del PTCP. 5. Al fine di agevolare i lavori della Conferenza stato istituito un Ufficio dei Circondari composto dal Presidente della Conferenza degli Enti Locali, dal Sindaco del Comune di Lecco o suo delegato, da un Sindaco in rappresentanza dei Circondari della Brianza, un Sindaco in rappresentanza dei Circondari del Lecchese e della Valle San Martino e un Sindaco in rappresentanza dei Circondari del Lario Orientale e della Valsassina. 6. La Conferenza dei Comuni articolata per ambito territoriale o lUfficio dei Circondari a seconda dellentit degli interventi esprimono un parere sulle proposte locali di attivazione delle Agende Strategiche di Coordinamento Locale.

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17. Sistema Informativo Territoriale (SIT)

1. Al fine di assicurare la raccolta, la conoscenza e il continuo aggiornamento delle informazioni territoriali, la loro organizzazione, analisi, elaborazione e gestione, la Provincia promuove il costante aggiornamento del proprio Sistema Informativo Territoriale (SIT) e la sua integrazione nel SIT regionale secondo le modalit di cui allart. 3 della L.R. 12/2005. 2. Il SIT integrato tra Provincia, Regione ed Enti Locali strutturato in modo da consentire linterscambio, laggiornamento e la condivisione dei dati territoriali secondo le modalit di cui allatto di indirizzo emanato dalla Regione Lombardia ai sensi dellart. 3, comma 3, della L.R. 12/2005. 3. Il SIT lo strumento per garantire laggiornamento continuo alle informazioni territoriali utilizzate per la formazione del Piano, la loro elaborazione finalizzata allattivit di monitoraggio delle fasi di attuazione ivi comprese le attivit di monitoraggio Ambientale Strategica, il supporto definite dalla Valutazione alle decisioni, nonch tecnico

lorientamento e lindirizzo delle relazioni tra Provincia, Comuni, Pubbliche Amministrazioni e altri soggetti operanti sul territorio. 4. I Comuni partecipano allaggiornamento dei dati del SIT uniformando la produzione dei propri strumenti urbanistici alle indicazioni regionali di cui al precedente secondo comma. 5. Ai fini dellimplementazione del SIT integrato tra Provincia, Regione ed Enti Locali, gli elaborati del PGT dei Comuni dovranno essere trasmessi alla Provincia in formato digitale, secondo le modalit previste dalle specifiche regionali.

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TITOLO III INDIRIZZI GENERALI DI PIANIFICAZIONE E CONDIZIONI DI SOSTENIBILIT DEGLI INSEDIAMENTI

18. Classificazione della rete stradale e ferroviaria di rilevanza territoriale (P)

18.1 Specializzazione funzionale della viabilit 1. Il PTCP adotta il principio della specializzazione funzionale della viabilit, attraverso il quale persegue in particolare i seguenti obiettivi: ridurre le interferenze conflittuali tra il traffico e gli insediamenti disposti ai margini delle strade; liberare i centri abitati dal traffico di transito non locale e dal traffico pesante; attestare gli insediamenti produttivi su strade idonee a ricevere il traffico pesante in condizioni di sicurezza e di efficienza; agevolare il trasporto pubblico su gomma; dotare il territorio di una rete capillare di strade e piste ciclabili adatte ad accogliere la mobilit dolce e a consentire la fruizione turistica e ricreativa del territorio in condizioni di tranquillit e sicurezza. 2. La specializzazione funzionale indipendente dalla classificazione

amministrativa delle strade. 3. La pianificazione a tutti i livelli persegue la specializzazione funzionale della viabilit, per quanto compatibile con lassetto insediativo e con la conformazione della rete stradale, attraverso coerenti politiche urbanistiche, infrastrutturali e di gestione del traffico.

18.2 Tipologie di strade 1. Per i fini di cui ai successivi articoli, il PTCP individua, nella Tavola 1 Quadro Strutturale Assetto insediativo, la rete stradale di rilevanza territoriale e classifica le singole strade, o tratti di esse, nelle seguenti categorie funzionali: A. (colore nero) viabilit di grande comunicazione e di transito; B. (colore magenta) viabilit a prevalente servizio di insediamenti produttivi;

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C. (colore

arancio)

viabilit

prevalente

servizio

di

insediamenti

residenziali; D. (colore verde) viabilit a prevalente vocazione di fruizione paesistica e ambientale; E. (colore marrone) viabilit con funzioni miste. 2. Tale classificazione prescinde dal regime amministrativo delle strade ed finalizzata esclusivamente a caratterizzarne la funzione prevalente e a disciplinarne conseguentemente i rapporti con gli insediamenti, cos esistenti come di futura realizzazione. 3. Nelle strade di cui al presente articolo sono comprese tutte quelle percorse dal trasporto pubblico locale.

18.3 Viabilit di grande comunicazione e di transito 1. Rientrano in questa categoria le autostrade e superstrade ad accesso controllato. 2. Vi possono essere incluse dal PTCP o dalla programmazione di settore quelle varianti della grande viabilit statale, regionale e provinciale che sono realizzate con il duplice scopo di liberare i centri abitati dal traffico in attraversamento e di rendere pi scorrevole il traffico stesso, nonch quei tratti di significativa estensione della suddetta grande viabilit che non attraversano centri abitati. 3. La pianificazione persegue le seguenti finalit: evitare gli attraversamenti a raso di persone e veicoli e le immissioni non controllate; mantenere la distanza dalledificazione entro valori compatibili con i livelli sonori stabiliti dalla normativa in materia di inquinamento acustico per le diverse funzioni; ridurre al minimo leffetto barriera rappresentato da tali infrastrutture nei confronti del territorio circostante adottando gli opportuni accorgimenti per favorire la bio-permeabilit ed evitare limpatto del traffico sulle popolazioni animali. 4. Per i fini di cui al precedente punto 3, secondo alinea, e fatte comunque salve le prescrizioni in materia del Codice della Strada o di altre leggi nazionali e regionali, la distanza minima determinata tenendo conto delle condizioni di propagazione del rumore, dei livelli di traffico nonch

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degli eventuali incrementi previsti dalla programmazione di settore o da altri atti rilevanti. 5. In ogni caso, non sono consentiti nuovi insediamenti che non siano disimpegnati da strade laterali la cui intersezione con le strade in oggetto sia adeguatamente svincolata o canalizzata. 6. Si richiamano le disposizioni prevalenti dettate dal Regolamento Regionale n. 7/06 Norme tecniche per la costruzione di strade e le relative modalit di attuazione, con particolare riferimento a quanto previsto dalla DGR n. 3219 del 27.7.2009 relativa alla determinazione delle caratteristiche funzionali e geometriche per la costruzione di nuovi tronchi viari e per lammodernamento e il potenziamento dei tronchi viari esistenti. 7. Per ciascuna strada sono definite in sede di PTCP, con successivi approfondimenti e, ove previsto da normativa di settore, previa Valutazione di Impatto Ambientale, in accordo con lente gestore e i comuni interessati, la distanza minima tra le immissioni o intersezioni nonch le caratteristiche delle stesse.

18.4 Viabilit a prevalente servizio di insediamenti produttivi 1. Rientrano in questa categoria quei tratti di strada che sono compresi fra le strade della categoria precedente e lingresso al primo centro abitato, quando su di essi insistono o siano previsti, dagli strumenti urbanistici, insediamenti produttivi. 2. Vi possono essere incluse dal PTCP o dalla programmazione di settore quelle varianti della grande viabilit statale, regionale e provinciale che sono realizzate con il duplice scopo di liberare i centri abitati dal traffico in attraversamento e di rendere pi scorrevole il traffico stesso, nonch quei tratti di significativa estensione della suddetta grande viabilit che non attraversano aree insediate. 3. Ai fini della presente norma, si definiscono insediamenti produttivi le attivit e funzioni che generano traffico pesante non sporadico e gli edifici o spazi attrezzati atti a ospitarle ivi comprese le grandi superfici di vendita. 4. Lungo le strade classificate dal PTCP in questa categoria funzionale non consentita la costruzione di edifici residenziali che affaccino direttamente

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sulle stesse, e comunque entro una fascia indicativamente di 50 metri dal confine stradale, salvo le abitazioni del titolare e del personale di custodia. 5. Di norma gli insediamenti produttivi sono attestati su strade laterali di servizio.

18.5 Viabilit a prevalente servizio di insediamenti residenziali 1. Rientrano in questa categoria le strade che attraversano centri abitati, anche nei tratti compresi tra un centro e il successivo. 2. La pianificazione persegue lobiettivo di rendere o mantenere tali strade il pi possibile libere dal traffico pesante e dal traffico di transito non locale, al fine di assicurare le migliori condizioni di vivibilit per i tessuti urbani attraversati e di sicurezza per lutenza debole ciclo-pedonale. 3. A tal fine, la pianificazione locale si impegna, anche attraverso intese sovracomunali, alle azioni conseguenti, riguardanti sia il trasferimento delle attivit produttive gravitanti su strade a funzione residenziale, sia la riorganizzazione della viabilit. 4. Lungo tali strade non di norma consentita la previsione di nuove aree destinate a insediamenti produttivi come sopra definiti, anche se attestati su strade laterali, salvo quanto specificato nei commi seguenti. 5. Lindividuazione di nuove aree per insediamenti produttivi attestate su strade a funzione residenziale da ritenere ammissibile limitatamente a operazioni di sostituzione che, senza aumenti di capacit insediativa, consentano di risolvere situazioni di incompatibilit urbanistica o paesistica e ambientale, e comunque previa intesa con la Provincia e con i Comuni gravitanti sul medesimo asse stradale. 6. L dove lorganizzazione complessiva del territorio e la mancanza di strade idonee al traffico indotto dagli insediamenti produttivi non consentano di prefigurare realisticamente sostanziali miglioramenti a medio termine delle condizioni di interferenza del traffico pesante e di transito non locale con i centri abitati, la pianificazione locale e quella provinciale promuovono interventi di mitigazione (in connessione con interventi di riqualificazione insediativa o mediante programmi di intervento pubblico) volti ad assicurare trasporto migliori collettivo, condizioni di sicurezza stradale, in ogni caso il con particolare di attenzione per pedoni e ciclisti, nonch migliori condizioni di efficienza del assicurando mantenimento

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caratteristiche prestazionali congrue alleventuale rilevanza sovralocale degli itinerari di cui i tratti oggetto di intervento risultino parte. 7. Le attivit che si trasferiscono in attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo godono di priorit nellaccesso ai poli produttivi di interesse sovracomunale di cui allart. 29 delle presenti norme.

18.6

Viabilit a prevalente vocazione di fruizione paesistica e

ambientale 1. Rientrano in questa categoria le strade che attraversano parti del territorio a bassa densit insediativa, caratterizzate dallesigua presenza di insediamenti lungo il tracciato e da modesti volumi di traffico feriale, la cui fruizione prevalentemente di carattere ricreativo o legata alla gestione del territorio rurale. 2. La pianificazione persegue il mantenimento delle valenze paesistiche e ambientali di tali strade e ne promuove lintegrazione, entro adeguate condizioni di sicurezza, nella rete dei percorsi pedonali e ciclabili al fine di creare ampi circuiti di fruizione turistica e ricreativa. 3. Lungo tali strade consentita la realizzazione di edifici e manufatti funzionali alla fruizione turistica e ricreativa nonch alla migliore gestione del territorio rurale.

18.7 Viabilit con funzioni miste 1. Rientrano in questa categoria le strade che servono parti del territorio la cui morfologia non consente unorganizzazione a rete della viabilit tale da rendere possibile un progetto di specializzazione funzionale. 2. La pianificazione persegue la migliore compatibilit delle molteplici funzioni che la strada deve espletare, anche attraverso lopportuna regolamentazione degli usi del suolo nelle fasce ai margini delle stesse nonch interventi (in connessione con interventi di riqualificazione insediativa o mediante programmi di intervento pubblico) volti ad assicurare migliori condizioni di sicurezza, con particolare attenzione per pedoni e ciclisti, nonch migliori condizioni di fluidit del trasporto collettivo.

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18.8 Linee ferroviarie 1. Il PTCP individua, nella Tavola 1 Quadro Strutturale Assetto insediativo, la rete ferroviaria esistente, per la quale si applica quanto disposto all'art. 19 comma 10, costituita da tutti i sedimi in esercizio presenti sul territorio provinciale alla data di adozione del presente Piano nonch dalle previsioni di sua integrazione e potenziamento gi individuate sulla base delle indicazioni regionali e delle intese interistituzionali intercorse. Di essi il PTCP dispone la conservazione alluso ferroviario; eventuali usi diversi di parti dei tracciati sono subordinati ad apposita variante al PTCP. 2. La Provincia di Lecco, in unottica di mobilit sostenibile delle persone e delle merci, promuove il trasporto ferroviario attraverso interventi di riqualificazione e potenziamento dei tracciati esistenti. 3. I Piani di Governo del Territorio verificano le condizioni di accessibilit e di comfort delle stazioni ferroviarie esistenti ed assicurano, allinterno del Documento di Piano e del Piano dei Servizi, previsioni finalizzate a: garantire unadeguata accessibilit del trasporto pubblico alle stazioni ferroviarie, anche attraverso il sostegno a politiche di trasporto pubblico coordinate (bus-treno); incrementare lefficienza delle condizioni di interscambio modale tra mezzi di trasporto privati e pubblici con la realizzazione di parcheggi d'interscambio ferro-gomma, privilegiandone la sistemazione, qualora a raso, anche attraverso unadeguata piantumazione e permeabilit delle superfici; promuovere laccessibilit ciclo-pedonale alle stazioni ferroviarie,

attraverso la creazione e/o il completamento della rete ciclo-pedonale esistente e dotando le stazioni di aree di pertinenza finalizzate al miglioramento dellaccessibilit (es. collocazione di stalli per biciclette, realizzazione o miglioramento di pensiline, ecc.); promuovere, ove necessario, la riqualificazione urbana ed ambientale delle aree circostanti le stazioni ferroviarie attraverso una ricucitura dei tessuti urbani, anche attraverso opere di mitigazione e compensazione ambientale. potenziare e qualificare la gamma dei servizi offerti (anche attraverso gli strumenti della perequazione);

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migliorare il decoro dellinserimento delle stazioni nella scena urbana, prestando particolare attenzione alla riqualificazione degli spazi di pertinenza e dei viali di accesso, quando esistenti.

4. I Comuni nei quali siano presenti stazioni ferroviarie passeggeri, in occasione della redazione del PGT o di sue varianti, verificano la dotazione di spazi a parcheggio pubblico nelle aree limitrofe alle stazioni. Gli spazi a parcheggio pubblico devono essere dimensionati in relazione al numero di viaggiatori tenendo conto della presenza o assenza di servizi di Trasporto Pubblico Locale nei pressi della stazione. Qualora la verifica della dotazione esistente riveli carenze quantitative, il Comune adegua il proprio Piano dei servizi e, per quanto possibile, reperisce le aree necessarie. 5. I Comuni sede di scali merci ferroviari o attraversati da linee ferroviarie interessate da traffico merci tutelano le aree limitrofe agli scali e lungo le linee, ai fini della possibile individuazione di terminal ferroviari o intermodali dedicati al trasporto merci, di raccordi ferroviari con aree industriali, nonch di piattaforme logistiche. 6. In relazione ai tracciati ferroviari dismessi la Provincia sostiene progetti di riqualificazione e valorizzazione ambientale (PVA - art. 11) volti a promuovere il recupero delle linee ferroviarie dismesse attraverso la creazione di percorsi ciclopedonali (greenway).

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19. Salvaguardia della viabilit esistente e prevista (P)

1. I criteri di salvaguardia della viabilit esistente e prevista definiti nel presente articolo hanno efficacia prescrittiva e prevalente sugli atti del PGT ai sensi dellart. 18, comma 2, della L.R. 12/2005. Nellambito della verifica di compatibilit ai sensi dellart. 13 della L.R. 12/2005 di piani urbanistici o progetti di intervento sul territorio, il riferimento che si assume per accertare leffettivo assoggettamento delle aree al vincolo di salvaguardia costituito dallatto-progetto (in linea di principio quello pi recentemente approvato o pubblicato) da cui gli stessi sono tratti. A tal fine, le presenti norme sono integrate da un prospetto tabellare (ALLEGATO 4) che riporta, per ognuno dei nuovi interventi infrastrutturali rappresentati nella Tavola 1 - Quadro Strutturale - Assetto insediativo, la fonte progettuale assunta per la trasposizione in cartografia di tracciati e corridoi di tutela. 2. Le salvaguardie disposte o recepite dal Piano mirano a conseguire i seguenti effetti: a. garantire la possibilit di definire correttamente e/o di migliorare tecnicamente e funzionalmente nel tempo il tracciato, la piattaforma stradale, le intersezioni e i raccordi, ai fini della fluidit e sicurezza del traffico nonch di inserire fasce di ambientazione e riqualificazione paesistica opportunamente individuate in relazione al contesto; b. assicurare la tutela degli insediamenti, del paesaggio e dellambiente rispetto alla presenza del manufatto stradale nonch allinquinamento acustico e atmosferico ed ai rischi dincidente derivanti dalla presenza di veicoli in movimento. 3. Con riferimento al precedente punto 2.a.: a. per quanto riguarda le strade esistenti e quelle previste dal Piano, indicate con apposita simbologia nella Tavola 1 Quadro Strutturale Assetto insediativo, per le quali vi sia un progetto definitivo approvato al momento delladozione del Piano, valgono come salvaguardia i limiti di distanza indicati dal Codice della Strada e dal relativo Regolamento di attuazione per ciascuna categoria di strada; b. in presenza di progetto preliminare approvato e fino allapprovazione del progetto definitivo, si applicano, a titolo di salvaguardia delle eventuali varianti di progetto, fasce di ampiezza doppia di quella

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disposta dal Codice della Strada e dal relativo Regolamento per ciascuna categoria di strada; c. in assenza di progetto preliminare, entro sei mesi dalladozione del Piano o di sue successive varianti, la Provincia, dintesa con i Comuni interessati, definisce un ambito di precauzione entro il quale, fino allapprovazione del progetto preliminare, i Comuni sospendono ogni determinazione circa opere o interventi che possano ridurre i margini di libert della progettazione. In pendenza di tale definizione ai tracciati indicati nella Tavola 1 Quadro Strutturale Assetto insediativo, applicato in via cautelativa il vincolo di cui al precedente punto b. 4. Con riferimento ai casi di cui al comma 3 lettere b. e c. precedenti, qualora la fascia di salvaguardia come sopra definita interessi aree edificate o comunque aree che siano palesemente escluse dalla possibilit di attraversamento da parte della futura strada, il Comune potr richiedere alla Provincia di modificare conseguentemente la fascia di salvaguardia. Il provvedimento con il quale la Provincia accoglie la richiesta non costituisce variante al PTCP. 5. Con riferimento al precedente punto 2.b., per le strade esistenti e per quelle in previsione classificate dal Piano, a partire dal momento nel quale si disponga di un progetto preliminare approvato, valgono le disposizioni dettate dalle presenti norme agli articoli 18 e 21. 6. Nei tratti di strada esistenti o previsti in galleria, le fasce di rispetto non si applicano. La fascia di rispetto termina formando un semicerchio avente il centro sullasse stradale in corrispondenza dellimbocco della galleria e diametro pari alla larghezza della fascia stessa. 7. Nelle fasce di rispetto e di salvaguardia come sopra definite, sono vietati tutti gli interventi che siano in contrasto con le finalit di cui al precedente comma 2, con particolare riguardo alla costruzione di nuovi edifici. 8. Nel rispetto delle limitazioni imposte dal Codice della Strada e dal relativo Regolamento allart. 26, commi 6, 7 e 8, linserimento ambientale e paesaggistico delle infrastrutture dovr avvenire con adeguate opere di rinverdimento e piantagione, secondo le indicazioni di cui al Documento tecnico del PTCP Repertorio degli interventi di mitigazione, compensazione e miglioramento ambientale. 9. Qualora il progetto preliminare consideri tracciati alternativi, le

salvaguardie si applicano a ciascuno di questi.

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Norme di Attuazione

10. I criteri di salvaguardia adottati per la viabilit stradale si intendono estesi, ove opportunamente applicabili, a tutte le infrastrutture lineari per il trasporto di persone, cose, energia, fluidi e informazioni, quali ferrovie, impianti a fune, elettrodotti, gasdotti e simili, secondo le norme vigenti e le rispettive esigenze da valutarsi caso per caso. 11. Relativamente alle linee ferroviarie esistenti si applicano i disposti di cui al D.P.R. n. 753/80. A partire dal livello di progettazione preliminare, lapprovazione degli interventi programmati di ammodernamento, potenziamento e riqualificazione delle linee ferroviarie esistenti da parte degli organi regionali o statali competenti costituisce automatico vincolo di salvaguardia funzionale di PTCP, comunque prevalente rispetto a difformi indicazioni grafiche dello stesso. 12. Per le opere in Legge Obiettivo sono fatti salvi i disposti di cui al comma 7 dellart. 165 del D.Lgs. 163/2006 e s.m.i.

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20. Condizioni di accessibilit sostenibile

1. Per i fini del PTCP, si definiscono condizioni di accessibilit sostenibile per gli insediamenti residenziali, produttivi e di servizio quelle che garantiscono agevole accesso pedonale al trasporto pubblico su ferro o su gomma. 2. Si assumono come limiti dellaccessibilit sostenibile i seguenti valori: distanza dalla pi vicina strada percorsa da linee di trasporto pubblico locale su gomma: massimo 300 metri; distanza dalla pi vicina stazione o fermata ferroviaria: massimo 600 metri; dislivello da entrambe: massimo 50 metri.

3. Fermo restando lobiettivo di mantenere i nuovi insediamenti in prossimit del trasporto pubblico, i suddetti valori potranno essere meglio precisati in sede di pianificazione locale e/o di settore, anche considerando lo stato dellurbanizzazione nonch le concrete condizioni di accessibilit, quali sono determinate in particolare dalla eventuale presenza di barriere e ostacoli di varia natura.

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Norme di Attuazione

21. Tutela paesaggistica della viabilit esistente e prevista (P)

1. Si

assume

come

obiettivo

generale

di

rilevanza

paesistica

della

pianificazione il mantenimento delle pause o intervalli nelledificazione esistenti lungo le strade di rilevanza territoriale di cui al precedente art. 18, nonch lungo quelle di rilevanza storica e paesaggistica di cui alla Tavola 2 - Quadro Strutturale Valori paesistici e ambientali e lungo le ferrovie. 2. A tal fine, il PTCP individua cartograficamente, nella Tavola 1 - Quadro Strutturale Assetto insediativo, i tratti delle strade suddette che presentano visuali libere di significativa estensione, su uno o su entrambi i lati. Tali tratti sono distinti in tratti stradali dove eventuali insediamenti sono da considerare in contrasto con gli interessi paesaggistici e, ove si sovrappongano con elementi strutturali della rete ecologica di cui allo Scenario n. 6, in tratti stradali dove eventuali insediamenti sono da considerare in contrasto con gli interessi paesaggistici ed ecologici. Da tale individuazione restano escluse le aree che risultavano edificabili alla data della prima adozione del PTCP. 3. In corrispondenza dei tratti di strada di cui al comma precedente istituita una fascia di rispetto paesaggistico che, in prima applicazione, e fino a che non siano intervenuti atti con valenza paesaggistica di maggiore definizione, stabilita in 300 metri dallasse, su uno o su entrambi i lati. 4. La fascia di cui al comma 3 riconosciuta come area di particolare interesse paesaggistico e considerata ambito di elevata sensibilit paesistica, in coerenza con le norme del PTPR/PPR e con i Criteri regionali di cui alla DGR 8/6421 del 27/12/2007, e quindi edificabile, laddove sia comunque consentito, limitatamente a progetti che incidono in modo contenuto rispetto a visuali libere di significativa estensione. Entro tali ambiti sono prioritariamente assicurate condizioni atte a ridurre linterferenza dellinfrastruttura sulla connettivit della rete ecologica e sulla biopermeabilit del territorio provinciale. 5. La fascia di rispetto paesaggistico di cui ai commi precedenti, si intende estesa al tracciato dei percorsi di interesse storico-culturale e paesistico panoramico individuati nella Tavola 2 - Quadro Strutturale Valori paesistici e ambientali. 6. Il PGT, approvato nel rispetto delle disposizioni paesaggistiche del Piano Paesistico Regionale (PPR) e del presente PTCP, costituisce atto a

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maggiore definizione rispetto alla presente norma. In sede di PGT il Comune definisce la fascia di rispetto paesistico adiacente alla strada in relazione alleffettiva esigenza di salvaguardia paesistica, disponendone, se necessario, linedificabilit per ragioni paesistiche e ambientali ovvero disciplinandone ledificabilit nei limiti e alle condizioni compatibili con il mantenimento delle discontinuit tra zone edificate e delle aperture visive, in coerenza con le indicazioni di cui al successivo art. 24. 7. In aggiunta allobiettivo generale indicato al precedente comma 1, in attuazione delle disposizioni direttamente operative delle norme del PTPR/PPR, per la viabilit riconosciuta di rilevanza storica si assume lobiettivo specifico di assicurare la permanenza, la continuit e la leggibilit dei tracciati antichi, anche in presenza di modifiche e varianti, avendo cura non soltanto di evitare interventi che materialmente li cancellino e interrompano, ma anche di conservare e mantenere leggibili, per quanto possibile, i segni storicamente legati alla loro presenza, quali allineamenti di edifici, alberature, muri di contenimento, edicole sacre, recinzioni e cancelli, opere di presidio e simili. 8. I Comuni, in sede di PGT, identificano quelle parti della rete viaria comunale, anche in aggiunta a quella indicata cartograficamente dal PTCP, nella quale ricorrono le condizioni e prevalgono gli obiettivi di cui al comma precedente, e adottano le conseguenti disposizioni normative. 9. Le tutele di cui ai commi precedenti si applicano anche ai progetti di nuove infrastrutture viarie.

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22. Corridoi tecnologici

1. Il PTCP individua, nella tavola di Scenario 10 - Corridoi tecnologici ai sensi dellart. 15 della L.R. 12/2005 i corridoi tecnologici (acqua, gas metano, energia elettrica, reti telematiche) ove realizzare le infrastrutture di rete di interesse sovracomunale. 2. Lallocazione delle nuove infrastrutture tecnologiche dovr rispettare criteri di inserimento paesaggisticoambientale, privilegiandone la localizzazione nel sottosuolo, lungo le infrastrutture della mobilit. 3. Ove non possibile lallocazione nel sottosuolo, la localizzazione delle reti nel soprasuolo dovr rispettare i criteri di inserimento paesaggistico di cui alla DGR del 15 marzo 2006, n. 8/2121 Criteri e procedure per lesercizio delle funzioni amministrative in materia di tutela dei beni paesaggistici in attuazione della legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 in unottica di inserimento armonioso con il contesto cura di urbano, ridurre architettonico quanto e paesaggistico-ambientale, avendo possibile

limpatto visivo dei manufatti e adottando adeguate misure atte a limitare quanto pi possibile effetti di degrado paesaggistico. 4. La localizzazione delle reti infrastrutturali dovr tenere conto delle indicazioni contenute nel Piano Paesaggistico Regionale di cui alla DGR 16 gennaio 2008, n. 8/6447, Indirizzi di tutela - Parte IV - Riqualificazione paesaggistica e contenimento dei potenziali fenomeni di degrado. 5. Al termine dei lavori particolare attenzione dovr essere posta al recupero dello stato dei luoghi da attivarsi mediante progetti di ricomposizione paesaggistica ed equipaggiamento verde, mediante opere di rinverdimento e piantagione e, ove possibile, promuovendo la realizzazione di percorsi di fruizione paesaggistica. A tal fine si rimanda al Documento tecnico del PTCP Repertorio degli interventi di mitigazione, compensazione e miglioramento ambientale. 6. Nella definizione delle aree adibite a nuovi insediamenti presso elettrodotti esistenti e/o nella regolamentazione di nuovi installazioni di elettrodotti, i Comuni sono chiamati ad adottare le procedure previste ai sensi del Decreto Ministeriale del 29.05.08 "Approvazione della metodologia di calcolo per la determinazione delle fasce di rispetto per gli elettrodotti ai fini della verifica del non superamento del valore di attenzione e dellobiettivo di qualit. In tale senso ai Comuni richiesto, mediante gli strumenti di pianificazione territoriale, la previsione di fasce di rispetto

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(criteri di pianificazione territoriale) pertinenti alle linee elettriche aeree e interrate, esistenti e in progetto. I Comuni sono altres chiamati a predisporre un elaborato grafico che indichi le distanze di prima approssimazione (Dpa) fornite dagli Enti gestori degli elettrodotti presenti sul territorio. 7. Ai corridoi tecnologici si applicano i criteri di salvaguardia di cui allart. 19 delle presenti norme.

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23. Ambiti di concentrazione preferenziale delledificazione

1. Sono da considerare prioritariamente le possibilit di apprestare la nuova offerta insediativa corrispondente alla domanda attesa mediante il recupero e la riconversione di strutture dismesse o sottoutilizzate e mediante interventi di completamento entro i margini dei tessuti urbani consolidati. 2. Al di fuori dei casi considerati dal comma precedente, sono ambiti di concentrazione preferenziale delledificazione le porzioni di territorio comprese entro le condizioni di cui allart. 20 e non soggette alle limitazioni di cui allart. 21, nonch ad altre eventuali limitazioni o vincoli preesistenti ivi compresi quelli paesaggistici e/o ecologici e/o di fattibilit geologica o quelli stabiliti dai PGT attraverso lindividuazione delle aree agricole secondo le modalit ed i criteri definiti dal PTCP allart. 57. 3. In sede di PGT, i Comuni accertano la disponibilit, entro tali ambiti, di spazi idonei e sufficienti ad accogliere le previsioni di nuova edificazione commisurate alla prevedibile domanda endogena ed eventualmente esogena, e allesigenza di conservazione delle aree agricole secondo i criteri indicati dalle presenti norme, provvedendo contestualmente a rivedere quelle previsioni dei piani vigenti che non rientrano nei criteri sopra indicati. 4. Qualora sussista la disponibilit, lofferta insediativa aggiuntiva del piano di norma localizzata per almeno il 90% entro gli ambiti che rispondono alle condizioni di cui ai precedenti commi 1 e 2. 5. I servizi pubblici sono di norma localizzati entro lambito di concentrazione preferenziale, ad eccezione del verde pubblico che pu essere localizzato anche allesterno per il 70% della superficie complessiva da destinare a verde. Sono fatte salve diverse quantificazioni determinate nella pianificazione comunale dal Piano dei Servizi ai sensi dellart. 9 comma 5 della L.R. 12/2005. 6. In caso di disponibilit insufficiente ad accogliere le previsioni relative allintera domanda attesa e salvo quanto altrove disposto dalle presenti norme, potranno essere individuate aree esterne allambito di concentrazione preferenziale, limitatamente a quelle necessarie per soddisfare quella parte di domanda endogena che non trova collocazione allinterno, avendo cura di contenere per quanto possibile gli effetti negativi sul piano dell'accessibilit e del paesaggio.

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7. Le previsioni dei PGT potranno tenere conto di eventuali prevedibili estensioni della rete del TPL, coerenti con la pianificazione di settore della Provincia o della realizzazione di eventuali dorsali della ciclabilit previste dal Piano provinciale della rete ciclabile di cui al successivo art. 35, comma 3, che per estensione e natura abbiano un apprezzabile effetto di riorientamento della domanda di mobilit di natura sistematica. In tal caso, la norma dovr disporre che la loro attuazione sia subordinata alleffettiva esistenza del servizio o dellinfrastruttura.

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24. Interventi edilizi allesterno delle aree di concentrazione preferenziale

1. Al di fuori dei casi considerati dallart. 23, i PGT possono prevedere ledificabilit allesterno degli ambiti di concentrazione preferenziale, nei limiti e alle condizioni di seguito specificate. 2. Pu essere consentita una limitata edificazione entro la fascia di tutela paesaggistica di cui allart. 21, che dia luogo ad episodi sporadici, di norma connessi ad edifici esistenti e comunque tali da non compromettere il carattere di spazio aperto percepito dalla strada. 3. Pu essere consentita una limitata edificazione all'esterno della fascia di accessibilit sostenibile di cui all'art. 20, limitatamente a progetti che prevedano la realizzazione di adeguate misure di mitigazione degli impatti sulla biodiversit cos come definiti nel Documento tecnico del PTCP Repertorio degli interventi di mitigazione, compensazione e miglioramento ambientale ovvero l'adozione di tecnologie edilizie di risparmio energetico, di governo delle acque e del suolo, ai sensi degli articoli 47 e 66 delle presenti norme, tali da compensare sul piano dei benefici ambientali, il maggiore impatto conseguente alla minore accessibilit. 4. Ove opportuno, alle aree esterne allambito di concentrazione

preferenziale pu essere attribuito un indice di edificabilit trasferibile allinterno dellambito medesimo. 5. Le indicazioni del presente articolo non si applicano alledificazione nelle aree agricole individuate ai sensi del Titolo III della Parte II della L.R. n. 12/2005.

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TITOLO IV NORME PER GLI INSEDIAMENTI PRODUTTIVI

25. Obiettivi del PTCP per gli insediamenti produttivi

1. Ai fini delle presenti norme, la definizione insediamenti produttivi deve intendersi estesa a tutte le attivit e funzioni che possano determinare una o pi delle criticit o incompatibilit di cui al successivo art. 27, nonch a tutti gli spazi, edificati o aperti, specificamente attrezzati per accogliere le medesime attivit o funzioni, che ad sono eccezione oggetto delle di strutture della distribuzione commerciale specifica disciplina

nellarticolo 37. 2. In tema di insediamenti produttivi la Provincia, con il PTCP, nei limiti della propria responsabilit e competenza e del campo di applicazione dello strumento, persegue i seguenti obiettivi: a. salvaguardare provinciale e la la consolidata possibilit vocazione di industriale del territorio

consolidamento,

razionalizzazione,

innovazione e ammodernamento dellapparato industriale e produttivo in genere, affinch ne sia preservata e migliorata nel tempo la capacit di competere sui mercati internazionali; b. ricercare le migliori condizioni di compatibilit delle attivit produttive, esistenti e di nuovo impianto, con le altre attivit e funzioni presenti nel territorio e con lambiente e il paesaggio, operando prioritariamente nella direzione della riqualificazione ambientale delle aree produttive esistenti; c. favorire la cooperazione intercomunale nellallestimento di nuove opportunit insediative per la produzione manifatturiera e per i servizi avanzati alla stessa. 3. A tal fine il PTCP individua le aree per insediamenti produttivi di interesse sovracomunale disciplinandone, allart. 28, le modalit di recepimento da parte dei PGT, e affida ai Comuni il compito di ricercarne le condizioni di compatibilit confermando secondo la le indicazioni di cui al successivo stesse art. 27, destinazione produttiva delle e prevedendo

eventuali limitate integrazioni allofferta secondo le indicazioni di cui al successivo art. 26.

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26. Salvaguardia della capacit produttiva manifatturiera del territorio nella formazione dei PGT

1. Nella formazione dei propri PGT, i Comuni si attengono alle indicazioni qualitative di cui al comma seguente, formulate dal PTCP ai sensi dellart. 15, comma 2, lettera c) della L.R. 12/2005. 2. Al fine di salvaguardare la capacit produttiva complessiva della Provincia e dei suoi Circondari, il PTCP considera prioritario il mantenimento nella destinazione duso produttiva delle localizzazioni con buoni requisiti di compatibilit e il recupero a fini produttivi delle aree dismesse. Leventuale esigenza di delocalizzazione di attivit produttive insediate nelle aree produttive di interesse sovracomunale, nonch quella di individuare nuovi poli produttivi che eccedano le limitate integrazioni locali per sostenere esigenze di sviluppo e innovazione dellapparato manifatturiero, debbono trovare risposta attraverso le procedure di integrazione locale del PTCP rappresentate dalla formazione di Agende Strategiche di Coordinamento Locale, promosse ai sensi dellart. 15 dalla Provincia o da Comuni singoli o associati e preferibilmente estese allambito di ciascun Circondario, o comunque ad un suo sottoinsieme significativo per lintegrazione funzionale presente e per lampiezza della manovra da realizzare. 3. Al di fuori della procedura di cui al comma precedente, non di norma consentito agli strumenti urbanistici comunali inserire disposizioni nel Piano delle regole che prevedano la riconversione ad altre funzioni di aree produttive di interesse sovracomunale individuate dal PTCP, salvo che dette previsioni non siano accompagnate da equivalenti espansioni entro il medesimo Comune, individuate nel rispetto delle condizioni di compatibilit di cui al successivo art. 27 ed entro le soglie quantitative stabilite nel successivo art. 30. 4. In tale caso la documentazione relativa alle previsioni di riconversione e delocalizzazione contenuta nel Piano delle regole trasmessa alla Provincia contestualmente al Documento di piano per la relativa verifica di compatibilit secondo quanto disposto dal Titolo X delle presenti norme.

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27. Condizioni di compatibilit localizzativa degli insediamenti produttivi

1. Ferma restando la normativa di settore ambientale e ladozione di buone prassi di sostenibilit ambientale (risparmio energetico, prevenzione dellinquinamento luminoso, riduzione del consumo di risorse ambientali), la pianificazione territoriale di livello provinciale e comunale considera i requisiti di compatibilit localizzativa degli insediamenti produttivi distintamente sotto i seguenti aspetti: urbanistico locale; ambientale e paesaggistico; logistico e infrastrutturale; industriale.

2. Per compatibilit urbanistica locale si intende quella relativa ai rapporti tra linsediamento produttivo e i tessuti urbani e residenziali circostanti. Le relative criticit riguardano da un lato i possibili impatti determinati dalla presenza delle attivit produttive nei confronti della vivibilit dei centri abitati, dallaltro le possibili limitazioni allefficienza e allo sviluppo delle attivit produttive stesse derivanti dalla promiscuit con altre funzioni. 3. Per compatibilit ambientale e paesaggistica si intende quella relativa alla collocazione dellinsediamento produttivo allinterno o ai margini di zone di elevato pregio ambientale o paesaggistico. Le relative criticit riguardano, in particolare, linterposizione di barriere attraverso importanti direttrici di permeabilit ecologica, soprattutto in corrispondenza di zone umide e delle sponde di laghi e corsi dacqua, nonch significative intrusioni e ostruzioni nei confronti di visuali paesaggistiche di particolare rilevanza o integrit. 4. Per compatibilit logistica si intende la possibilit, per quelle attivit produttive che generano flussi significativi di traffico pesante, di accedere alla rete stradale di grande comunicazione e alle piattaforme logistiche intermodali senza attraversare centri abitati e zone residenziali, secondo quanto stabilito dal Titolo III delle presenti norme. Per compatibilit infrastrutturale si intende ladeguatezza del sistema viario interessato a sostenere il traffico indotto dal nuovo insediamento, mantenendo congrui standard prestazionali e di sicurezza della circolazione, ovvero lindividuazione delle necessarie opere di adeguamento o potenziamento infrastrutturale cui subordinare lattivazione degli insediamenti stessi.

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5. Per compatibilit industriale si intende lassenza di singole attivit o lavorazioni il cui esercizio comporti condizioni di rischio rilevante o il superamento dei limiti di legge sotto i profili dellinquinamento acustico e atmosferico nei confronti degli insediamenti residenziali ovvero determini pressioni rilevanti sui cicli dellacqua, dei rifiuti e dellenergia non adeguatamente tecnologiche. 6. Con riferimento ai requisiti di compatibilit degli insediamenti produttivi, se ne considerano in particolare i seguenti aspetti o caratteri: rispetto alla compatibilit urbanistica locale, e a quella ambientale e paesaggistica: la destinazione funzionale dellarea, la tipologia e la dimensione degli edifici, degli spazi aperti e degli impianti, nonch leventuale presenza di altri elementi di particolare impatto quali alti muri di cinta, depositi allaperto e simili; rispetto alla compatibilit logistica e infrastrutturale: lentit, la natura e gli orari del traffico prevedibilmente generato, con particolare riguardo ai flussi di mezzi pesanti, anche tenendo conto delleventuale presenza di funzioni aziendali o consortili di mobility management; rispetto alla compatibilit industriale: le emissioni, i consumi energetici e idrici, la presenza di sostanze pericolose, la rumorosit delle lavorazioni, lefficacia dello smaltimento dei reflui e dei rifiuti industriali, anche tenendo conto delleventuale gestione dellinsediamento quale Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata. 7. Per quanto riguarda le aree gi occupate e le attivit gi insediate, le valutazioni di compatibilit si riferiscono alla situazione esistente. 8. Per quanto riguarda le nuove previsioni urbanistiche, le valutazioni di compatibilit si riferiscono alla potenziale utilizzazione delle aree, tenendo conto dei limiti e dei vincoli imposti dalle norme e applicando il principio di precauzione. 9. Le riconversioni ad altro uso di aree produttive dismesse dovranno essere preliminarmente assoggettate ad un Piano di indagine ambientale della qualit dei suoli e delle acque sotterranee secondo i contenuti del Regolamento di Igiene Urbana e ai sensi del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.. 10. La Provincia accompagna e sostiene il percorso di verifica delle condizioni di compatibilit ambientale degli insediamenti produttivi anche attraverso la formazione di atti di indirizzo e linee guida per la diffusione di sistemi di gestione ambientale, per il miglioramento delle tecnologie e delle mitigate e compensate da adeguate soluzioni

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procedure per la gestione dei rifiuti e per la gestione dei fabbisogni idrici ed energetici. 11. Laccertamento dei requisiti di compatibilit degli insediamenti produttivi esistenti e previsti fa parte dei contenuti minimi del PGT di cui allart. 15, comma 2, lettera c) della L.R. 12/2005.

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28. Insediamenti produttivi di interesse sovracomunale

1. Il PTCP individua le aree produttive esistenti di interesse sovracomunale nella Tavola 1 - Quadro Strutturale - Assetto Insediativo affidando ai Comuni la verifica dei loro livelli di compatibilit cos come definiti al precedente art. 27 nellambito dei rispettivi PGT e tenuto conto delle relazioni stabilite da queste aree entro sistemi produttivi territoriali intercomunali, cos come definiti dal PTCP nella Relazione Illustrativa e nella tavola di Scenario 1. 2. Gli insediamenti produttivi di interesse sovracomunale esistenti che abbiano i requisiti di compatibilit ambientale, urbanistica e infrastrutturale indicati dal precedente art. 27, o possano conseguirli, costituiscono il nucleo dellofferta produttiva del territorio. Saranno quindi confermati dai PGT nella destinazione duso produttiva e, per quanto possibile e opportuno, potenziati e ampliati, nel rispetto delle regole generali di compatibilit stabilite dal PTCP, dei valori di crescita massima della superficie urbanizzata di cui allart. 68 delle presenti norme ed entro le seguenti soglie di sovracomunalit, valide nei singoli PGT: a. 1,5 ha per i Comuni ricompresi nei Circondari di Lecco, Oggiono, Casatenovo, Merate, Valle San Martino; b. 0,5 ha per i Comuni ricompresi nei Circondari del Lario orientale e della Valsassina. 3. Le soglie di sovracomunalit di cui al comma precedente, riferite alla superficie territoriale, raddoppiano nei casi di: - ampliamento in loco di insediamenti produttivi esistenti; - Comuni o aggregazioni di Comuni, non interessati da poli produttivi di cui allart. 29, con valori di crescita endogena della superficie urbanizzata, di cui allart. 68 comma 7, superiore a 5 ettari. 4. La riconversione e il riutilizzo a fini industriali degli insediamenti produttivi dismessi non rientra nei parametri di sovracomunalit di cui ai commi precedenti. 5. Il superamento delle soglie di cui ai commi precedenti implica una intesa tra i Comuni interessati, da realizzarsi preferenzialmente nella forma della Agenda Strategica di Coordinamento Locale di cui allart. 15, che preveda adeguate misure compensative.

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6. Ove si palesino invece incompatibilit rispetto ad uno o pi dei requisiti indicati allart. 27, la pianificazione locale dovr prioritariamente ricercare e programmare interventi di riqualificazione o razionalizzazione e, ove questi non siano praticabili, affida le esigenze di rilocalizzazione alla formazione di Agende Strategiche di Coordinamento Locale. 7. Qualora per la rilocalizzazione siano individuate dallAgenda nuove espansioni produttive nel territorio di Comuni diversi da quello in cui avviene la riconversione, queste devono essere accompagnate da congrue manovre compensative di carattere ambientale a beneficio del territorio nel quale si localizzano le nuove espansioni produttive da definirsi mediante lintesa da sottoscrivere tra i Comuni interessati e la Provincia ai sensi dellart. 15 delle presenti norme. 8. Per gli insediamenti produttivi di interesse sovracomunale esistenti di maggiori dimensioni da valutare lopportunit di attivare forme di gestione unitaria riconducibili al modello delle Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate (APEA), di cui allart. 2, commi 12 e 31 della L.R. 1/2000 e s.m.i. e relative specifiche regionali. 9. Le strutture produttive dismesse eventualmente presenti nei sistemi produttivi territoriali intercomunali individuati dal PTCP non sono di norma destinabili ad usi non produttivi, ed in particolare alla residenza. 10. Le indicazioni di cui al presente articolo devono essere verificate con le disposizioni con efficacia prescrittiva e prevalente indicate al comma 2 dellart. 18 della L.R. 12/2005 e disciplinate nelle presenti norme, in particolare la classificazione della rete stradale e ferroviaria di rilevanza territoriale (art. 18), i criteri per lindividuazione delle aree agricole (art. 57), la dimensione paesaggistica del PTCP (Titolo VII) e le disposizioni prescrittive sulle norme geologiche e condizioni di sicurezza del territorio (Titolo VI).

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29. Poli produttivi di interesse sovracomunale

1. Il comma 32 dell'art. 2 della L.R. 1/2000 delega alle Province le funzioni amministrative concernenti la programmazione nell'ambito ed in coerenza con il PTCP, sentiti gli Enti Locali interessati, di aree industriali e di aree ecologicamente attrezzate di carattere sovracomunale, nonch l'attivit di promozione riguardante la realizzazione di progetti di ammodernamento e sviluppo dei sistemi produttivi locali e la programmazione dei servizi di interesse provinciale a sostegno delle imprese. 2. I poli di cui al comma precedente sono finalizzati a realizzare elementi di innovazione sostanziale del tessuto produttivo provinciale potenzialmente idonei a costituire un'offerta con elevati standard di qualit ambientale e infrastrutturale, evitando la proliferazione di piccoli insediamenti scarsamente qualificati. 3. Il PTCP conferma lindividuazione dei poli produttivi di interesse

sovracomunale operata con la versione del piano approvata con DCP n. 16 del 4 marzo 2004, e sostiene i processi di concertazione e cooperazione intercomunale attivati o ulteriormente da attivare per la loro formazione, sulla base dei seguenti indirizzi: A. il Polo Produttivo del Circondario Oggionese confermato, in quanto gi oggetto di studio di fattibilit positivamente concluso, e avviato alla fase attuativa, con i criteri definiti nel Documento di intesa per lattivazione dellAgenda strategica di coordinamento locale; B. il Polo Produttivo di Bulciago e Cassago Brianza confermato come Polo produttivo di interesse sovracomunale esistente e gi avviato allattuazione; C. il Polo Produttivo di Colico confermato come Polo produttivo di interesse sovracomunale esistente, avente tutti i requisiti di compatibilit di cui alle presenti norme, e pertanto soggetto ad ampliamento e ad interventi di riqualificazione funzionale; D. il Polo Produttivo del Meratese confermato, in quanto indicazione programmatica, secondo i criteri definiti nellAccordo di Programma per lavvio dellAgenda strategica di coordinamento locale sottoscritto dal Tavolo territoriale meratese, attivato con specifico protocollo di intesa.

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4. Oltre ai poli produttivi di cui al comma precedente, il PTCP individua nella tavola di Scenario 1 le aree produttive di interesse sovracomunale che concorrono alla formazione dei singoli poli produttivi. 5. Il PTCP pu individuare, rispetto alle aree disciplinate ai sensi del precedente art. 28 ed ai poli produttivi indicati nel precedente comma 3, poli produttivi di interesse sovracomunale di ulteriore individuazione attraverso significative addizioni di previsioni insediative, da realizzarsi in via preferenziale attraverso il riordino e la riqualificazione urbanistica ed ambientale di complessi di aree produttive di interesse sovracomunale esistenti, da conseguire mediante interventi di potenziamento infrastrutturale. 6. Tale individuazione avviene di norma in conseguenza dellattivazione di Agende Strategiche di Coordinamento Locale di cui allart. 15 delle presenti norme, a tal fine promosse dalla Provincia o sorte per iniziativa dei comuni interessati. 7. I comuni interessati predispongono un bilancio della domanda/offerta di aree per insediamenti produttivi, che considera le tendenze e gli obiettivi di sviluppo socio-economico e le loro conseguenze in termini di occupazione e di domanda di spazi, la capacit insediativa residua nelle previsioni urbanistiche vigenti, le criticit urbanistiche, ambientali e infrastrutturali emergenti e la possibilit di loro soluzione nellambito delle previsioni esistenti. 8. Le previsioni relative alla realizzazione di nuovi poli produttivi di interesse sovracomunale sono accompagnate da adeguate misure di mitigazione e compensazione atte ad assicurarne la piena compatibilit ambientale, ivi comprese quelle relative alla mitigazione dellimpermeabilizzazione di cui al successivo art. 40; tali misure sono puntualmente stabilite dallintesa che individua altres: a. le manovre fondiarie pubbliche da porre in essere per garantire la fattibilit e la sostenibilit economica dei nuovi insediamenti anche a fronte delle prestazioni ambientali richieste; b. le modalit individuate per assicurare una gestione unitaria ed efficace delle prestazioni ambientali affidate allarea nella prospettiva delle Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate (APEA); c. le eventuali modalit di selezione delle attivit imprenditoriali e dei servizi avanzati da ospitare nellarea anche al fine di garantire requisiti di qualit ambientale delle produzioni e dei processi produttivi;

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d. la modalit per la costituzione di strumenti e fondi perequativi che consentano una gestione unitaria e condivisa di quota parte delle entrate fiscali generate dai nuovi insediamenti, anche al fine di assicurare una equilibrata distribuzione di oneri e benefici tra gli Enti Locali partecipanti; e. le eventuali modifiche in senso restrittivo per i partecipanti allaccordo delle disposizioni relative alle previsioni di ambiti insediativi di esclusivo interesse locale disciplinate dallart. 30 delle presenti norme. 9. Le indicazioni di cui al presente articolo devono essere verificate con le disposizioni con efficacia prescrittiva e prevalente indicate al comma 2 dellart. 18 della L.R. 12/2005 e disciplinate nelle presenti norme, in particolare la classificazione della rete stradale e ferroviaria di rilevanza territoriale (art. 18), i criteri per lindividuazione delle aree agricole (art. 57), la dimensione paesaggistica del PTCP (Titolo VII) e le disposizioni prescrittive sulle norme geologiche e condizioni di sicurezza del territorio (Titolo VI). 10. Le nuove previsioni realizzate ai sensi del presente articolo possono derogare alla disciplina e alla individuazione degli ambiti e delle aree agricole fatta dal PTCP e dal PGT e nel caso devono comunque essere adeguatamente motivate e accompagnate da ulteriori idonee misure compensative, cos come previsto agli articoli 70 e 71 delle presenti norme.

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30. Aree produttive di esclusivo interesse locale

1. Per le aree di esclusivo interesse locale valgono le indicazioni di cui al presente Titolo, con particolare riferimento allindividuazione delle condizioni di compatibilit di cui al precedente art. 27, fermo restando che le relative decisioni sono di esclusiva competenza comunale; in particolare le previsioni dei PGT ricercano le pi opportune forme di compatibilizzazione della presenza di attivit produttive a modesto o nullo impatto ambientale allinterno dei tessuti urbani per garantirne la necessaria diversificazione ed animazione avendo particolare attenzione al mantenimento e alla valorizzazione di attivit artigianali allinterno dei centri storici, anche attraverso lintegrazione entro progetti di valorizzazione commerciale degli stessi. 2. E ammessa lindividuazione da parte dei singoli PGT di nuove aree produttive intese come insiemi di spazi a destinazione produttiva, contigui o comunque vicini tra loro, di dimensioni inferiori alle seguenti soglie di superficie fondiaria: c. 0,5 ha per i Comuni ricompresi nei Circondari di Lecco, Oggiono, Casatenovo, Merate, Valle San Martino; d. 0,25 ha per i Comuni ricompresi nei Circondari del Lario Orientale e della Valsassina. 3. Le soglie dimensionali di cui al precedente 2 comma valgono anche nel caso di singoli lotti o impianti produttivi a s stanti e costituiscono il riferimento necessario per la valutazione di compatibilit relative alle procedure di Sportello Unico delle Attivit Produttive secondo quanto previsto dallart. 97 della L.R. 12/2005. 4. Le aree produttive di esclusivo interesse locale sono comunque ampliabili nella misura del 15%, al fine di consentire ladeguamento delle strutture esistenti. 5. Lindividuazione delle aree produttive di esclusivo interesse locale viene operata dal PGT nel rispetto delle regole generali di compatibilit stabilite dal PTCP, in particolare dei valori di crescita massima della superficie urbanizzata di cui allart. 68 delle presenti norme, avendo per di pi presente lesigenza di non procedere ulteriormente nella frammentazione degli insediamenti produttivi e nella loro diffusione nel territorio.

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Norme di Attuazione

6. Le indicazioni di cui al presente articolo devono essere verificate con le disposizioni con efficacia prescrittiva e prevalente indicate al comma 2 dellart. 18 della L.R. 12/2005 e disciplinate nelle presenti norme, in particolare la classificazione della rete stradale e ferroviaria di rilevanza territoriale (art. 18), i criteri per lindividuazione delle aree agricole (art. 57), la dimensione paesaggistica del PTCP (Titolo VII) e le disposizioni prescrittive sulle norme geologiche e condizioni di sicurezza del territorio (Titolo VI).

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31. Stabilimenti a rischio di incidente rilevante

1. Sono individuati nella Tavola 1 - Quadro Strutturale Assetto Insediativo, gli stabilimenti classificati a rischio di incidente rilevante ai sensi del D.Lgs. 17 agosto 1999 n. 334. 2. Il Piano recepisce, anche attraverso successivi aggiornamenti, i disposti di cui al D.M. 9 maggio 2001. 3. Nel disciplinare, ai sensi del D.M. 09.05.2001, le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente rilevante, i Comuni assicurano adeguate forme di partecipazione ai procedimenti di competenza comunale, da parte degli altri Comuni eventualmente interessati. 4. I Comuni interessati da stabilimenti a rischio di incidente rilevante, ai sensi del D.M. 9 maggio 2001, sono tenuti ad individuare negli elaborati di PGT le aree da sottoporre a specifica regolamentazione, tenuto conto anche di tutte le problematiche territoriali ed infrastrutturali relative allarea vasta. A tale fine gli elaborati di Piano dovranno comprendere un elaborato tecnico Rischio di incidenti rilevanti (RIR) relativo al controllo dellurbanizzazione (Allegato D.M. 9 maggio 2001 - Criteri Guida per lapplicazione del decreto del ministro dei lavori pubblici ai sensi dellart. 14 del D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 334 e s.m.i.).

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Norme di Attuazione

TITOLO V SERVIZI PUBBLICI E PRIVATI DI INTERESSE SOVRACOMUNALE

32. Aree per la localizzazione concentrazione di presenze

di

attivit

elevata

1. In ogni Circondario, gli spazi che presentano le migliori condizioni di accessibilit al trasporto pubblico e al tempo stesso hanno buona accessibilit al mezzo individuale, a medio e lungo raggio, sono prioritariamente destinati ad accogliere insediamenti per attivit e funzioni che richiamano un numero elevato di persone, provenienti da un bacino di livello sovracomunale. 2. Il PTCP individua indicativamente nella Tavola 1 - Quadro Strutturale Assetto insediativo, con apposita simbologia, i siti candidati a svolgere le funzioni di cui al comma precedente e, in particolare, il nodo di accessibilit regionale sito nel territorio del comune di Lecco, idoneo ad accogliere insediamenti universitari e di direzionalit metropolitana. 3. Ai luoghi individuati ai sensi dei precedenti commi 1 e 2 sono assimilate tutte le stazioni ferroviarie, in particolare lungo le linee interessate da significativi programmi di potenziamento e in relazione agli interventi previsti dagli stessi programmi, da intendersi come luoghi ad elevata accessibilit e come nodi qualificati della rete di mobilit provinciale e di cui promuovere, anche con apposite previsioni urbanistiche, lattrezzatura con la dotazione di spazi di sosta per i mezzi individuali della mobilit motorizzata e di quella ciclabile e come recapiti preferenziali per lintegrazione dei servizi di mobilit collettiva e pubblica. 4. In relazione a tali indicazioni i Comuni interessati introducono nei propri PGT previsioni urbanistiche con specifica qualificazione di Attivit a elevata concentrazione di presenze, con parametri urbanistici ed edilizi idonei a consentire il pieno sfruttamento delle favorevoli condizioni di accessibilit, anche derogando alla normativa generale sugli standard. 5. I servizi pubblici di rango sovracomunale con rilevante afflusso quotidiano di pubblico (quali universit, scuole, ospedali, uffici amministrativi e giudiziari) si localizzano preferibilmente nelle zone di cui ai commi precedenti.

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6. Le altre attivit che comportano la convergenza di molte persone in un unico luogo, fuori dalle suddette aree, devono essere localizzate nelle immediate vicinanze di una fermata esistente (o programmabile in base agli sviluppi prevedibili) del trasporto pubblico locale che garantisca frequenze di collegamenti adeguate in relazione al tipo di attivit e di utenza. 7. La programmazione delle opere infrastrutturali di servizio a tali aree dovr essere concertata tramite procedure di negoziazione e cooperazione anche economica tra la Provincia ed i Comuni coinvolti, allinterno delle quali potranno essere concordate adeguate misure di mitigazione e/o compensazione.

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Norme di Attuazione

33. Indicazioni per sovracomunale

le

dotazioni

territoriali

di

livello

1. Il PTCP individua, in relazione alle caratteristiche di centralit, di accessibilit, di ruolo di polarizzazione svolto nei confronti del territorio contermine e di complessit delle funzioni urbane presenti, i comuni di Lecco, Merate, Oggiono, Casatenovo, Colico, Bellano, Barzio e Calolziocorte come recapito prioritario per le dotazioni territoriali dei servizi di interesse sovracomunale con particolare riferimento alle funzioni dellistruzione secondaria superiore e dellassistenza ospedaliera. 2. I comuni interessati operano nellambito del proprio PGT un bilancio della domanda e dellofferta di tali servizi con riferimento al complesso di popolazione residente allinterno dei rispettivi circondari di appartenenza, verificando lidoneit dellofferta programmata in termini dimensionali, funzionali e localizzativi. 3. Laccertamento della presenza di spazi idonei allallestimento delle funzioni di servizio di interesse sovracomunale fa parte dei contenuti minimi del PGT di cui allart. 15, comma 2, lettera c), della L.R. 12/2005. 4. La localizzazione dei servizi di cui al presente articolo in Comuni diversi da quelli indicati, pu essere prevista a seguito di procedure di concertazione e cooperazione intercomunale nella forma delle Agende Strategiche di Coordinamento Locale di cui allart. 15.

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34. Indicazioni scolastici

per

il

governo

intercomunale

dei

servizi

1.

Per i comuni di popolazione inferiore a 5.000 abitanti ogni indicazione relativa alla offerta di servizi scolastici per listruzione primaria e secondaria nonch di servizi alla popolazione in et pre-scolare pu assumere rilievo sovracomunale e pertanto ogni significativa modificazione delle previsioni urbanistiche vigenti che attengono a servizi di tale natura, nei loro aspetti dimensionali e localizzativi, deve essere esplicitata dal Documento di piano onde consentire la verifica da parte della Provincia della sostenibilit di eventuali effetti di tali modificazioni per lutenza esterna al territorio comunale.

2.

Laccertamento delle modalit con le quali, nella situazione attuale e nella prospettiva programmata dal PGT, viene soddisfatta allinterno del territorio comunale o mediante rapporti convenzionali con altri comuni, la domanda di servizi scolastici per la fascia dellobbligo e dei servizi formativi e assistenziali per la popolazione in et prescolare costituisce parte dei contenuti minimi del PGT di cui allart. 15, comma 2, lettera c) della L.R. 12/2005.

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35. Indicazioni per la mobilit sostenibile

1. Il PTCP promuove la mobilit sostenibile nelle sue componenti di Trasporto Pubblico Locale, mobilit ciclo-pedonale, mobility management, attribuendo alle Agende Strategiche di Coordinamento Locale, ogni qual volta se ne determinino le opportunit, il compito di realizzare la predisposizione di Piani della Mobilit di livello intercomunale e di integrare le politiche per la mobilit sostenibile entro ogni decisione di natura infrastrutturale o insediativa affidata allAgenda stessa. 2. Il PTCP individua la rete dei percorsi ciclo-pedonali di rilevanza territoriale nella Tavola 2 - Quadro Strutturale Valori paesistici e ambientali. 3. Il PTCP prevede la prioritaria formazione di un Piano di settore della rete ciclabile, esteso allintero territorio provinciale e coerente con le indicazioni del PTCP relativamente a: integrazione tra rete ciclabile ed aree di elevata accessibilit di cui al precedente art. 32; viabilit con funzione di fruizione paesistico-ambientale di cui al precedente art. 18; viabilit di servizio alla residenza di cui al precedente art. 18; accessibilit del trasporto pubblico ed efficienza delle condizioni di interscambio modale tra mezzi di trasporto privati e pubblici con la realizzazione di parcheggi d'interscambio ferro-gomma (bus-auto-motobicicletta) di cui al precedente art. 18; interconnessione con le reti ciclo-pedonali esistenti ed in programma per iniziativa dei Comuni. 4. I Comuni nella redazione dei PGT, al fine di sostenere lincremento della mobilit sostenibile, nel Piano dei servizi: inseriscono i percorsi ciclo-pedonali di rilevanza territoriale previsti dal PTCP e dal Piano di settore della rete ciclabile; individuano le aree da destinare alla realizzazione e/o al completamento dei percorsi ciclo-pedonali esistenti. 5. Le previsioni di percorsi ciclo-pedonali di valenza comunale dovranno essere prioritariamente rivolte alla connessione con attrezzature pubbliche e di interesse pubblico o generale (uffici pubblici, attrezzature scolastiche, sociali e culturali, linee di trasporto pubblico, parchi, ecc..) ed alla connessione tra funzioni residenziali ed attivit produttive.

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6. I Comuni tenuti alla redazione dei Piani Urbani del Traffico (art. 36 del Codice della Strada) e/o alla redazione Piani Urbani della Mobilit (Legge n. 340 del 24.11.2000), individuano nei piani misure atte a soddisfare la domanda di mobilit, favorendo forme di mobilit sostenibile. Le misure proposte devono tenere in considerazione le indicazioni contenute nel PTCP.

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36. Funzioni fruitive, ricreative, riabilitative, sociali e culturali negli ambiti agricoli da conservare come spazi aperti

1. Il PTCP riconosce limportanza degli ambiti agricoli della pianura e della collina briantea come spazi aperti di valore paesaggistico ed ambientale da conservare anche oltre il loro significato economico produttivo, per il loro significato strutturale nellorganizzazione del modello insediativo brianteo. 2. Entro tali ambiti, oltre a quanto previsto dalla loro disciplina ai sensi dellart. 57, pu essere previsto linsediamento di funzioni fruitive, ricreative, riabilitative, sociali e culturali a condizione che queste concorrano significativamente alla manutenzione dei luoghi nel loro carattere di spazi aperti e rappresentino unoccasione di potenziamento delle dotazioni ecologiche del territorio. 3. Tale possibilit pu essere attuata esclusivamente attraverso lattivazione di percorsi di concertazione e cooperazione intercomunale, specie nella forma dellAgenda Strategica di Coordinamento Locale di cui allart. 15 delle presenti norme, estesi alla generalit dei Comuni che partecipano a ciascuno dei sistemi rurali individuati dal PTCP, con esclusione degli interventi che interessino aree di limitate dimensioni in stretta aderenza al tessuto urbano consolidato. 4. Tali percorsi di cooperazione dovranno prevedere la localizzazione e le dimensioni massime degli insediamenti realizzabili, da mantenere di norma entro lindice territoriale di 100 mq di superficie utile per ettaro di superficie territoriale, le prestazioni affidate al progetto di manutenzione e le garanzie convenzionali per la loro esecuzione, le compensazioni ambientali previste a fronte delle trasformazioni assentibili, le misure perequative idonee a garantire lequa ripartizione di oneri e benefici tra tutti i Comuni interessati dalla manovra, le eventuali specifiche forme delle partnership pubblico/privato previste per la realizzazione degli interventi e per la gestione dei servizi, ivi compresi quelli di manutenzione ambientale.

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37. Attivit distributive: medie e grandi strutture di vendita

1. In relazione alle dinamiche evolutive della distribuzione commerciale ed alle politiche per il settore commerciale il PTCP, in relazione al Programma Triennale per lo sviluppo del settore Commerciale 20062008 di cui alla DCR n. VIII/215 del 2 ottobre 2006, che individua precisi obiettivi di sviluppo per i singoli ambiti del territorio regionale, tenuto conto degli Indirizzi generali per la programmazione urbanistica del settore commerciale di cui allart. 3 della L.R. 23 luglio 1999, n. 14 approvati con DCR n.VIII/0352 del 13 marzo 2007, persegue i seguenti obiettivi: a. favorire linsorgere di una positiva tensione concorrenziale tra diverse tipologie distributive e tra diversi gruppi aziendali come elemento di efficienza del sistema e come contributo del settore commerciale alle condizioni di benessere generale; b. promuovere il concorso del settore commerciale nelle sue diverse componenti (dalla grande distribuzione agli esercizi di vicinato, dal commercio su aree pubbliche ai pubblici esercizi) alle politiche di riqualificazione urbana e, pi in generale, alle condizioni di vivibilit ed animazione dei tessuti urbani; c. garantire il permanere del commercio di vicinato come essenziale servizio di prossimit nelle aree a bassa densit insediativa, minacciate da rischi di desertificazione commerciale; d. evitare che gli insediamenti commerciali contrastino con le politiche del PTCP per la conservazione delle risorse primarie, la qualit del paesaggio, lorganizzazione razionale della mobilit. 2. Per lattuazione delle politiche di programmazione urbanistica del settore commerciale da affidare ai PGT il PTCP individua, avendo riferimento agli ambiti territoriali individuati dalla Regione Lombardia nel Programma Triennale per lo sviluppo del settore Commerciale approvato con DCR n.VIII/215 del 2 ottobre 2006, tre ambiti di intervento caratterizzati dal diverso rilievo e preminenza degli obiettivi indicati al primo comma in relazione ai quali si articolano le disposizioni in materia di grandi e medie strutture di vendita indicati ai commi successivi del presente articolo: a. Ambito Lecchese e Valle San Martino ove risulta preminente il concorso del settore commerciale alle politiche di riqualificazione urbana,

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Norme di Attuazione

garantendo

comunque

il

permanere

di

una

forte

tensione

concorrenziale interna al settore; b. Ambito del Lario orientale e della Valsassina (che per le loro caratteristiche commerciali vengono assimilati) nel quale risaltano preminenti le esigenze di conservare e valorizzare il ruolo del commercio di vicinato anche in funzione della valorizzazione turistica; c. Ambito della Brianza, dove preminente linteresse ad evitare che gli insediamenti commmerciali rappresentino elementi di disturbo e contrasto delle politiche territoriali per la sostenibilit, garantendo comunque il permanere di una forte tensione concorrenziale interna al settore. 3. Fermi restando i criteri di prevalenza in merito allammissibilit di grandi e medie strutture di vendita ed eventuali limitazioni di natura merceologica contenute nel Piano di settore provinciale per il commercio, il PTCP definisce le seguenti soglie di rilevanza sovracomunale, ai sensi dellart 59 delle NdA, per le attivit commerciali: Classe di ampiezza demografica comuni (ab) < 10.000 > 10.000 < 10.000 > 10.000 < 10.000 > 10.000 Soglia di sovracomunalit (mq SV) 800 1500 800 1500 800 1500

Ambito PTCP

Valsassina e Lario orientale Brianza lecchese Lecchese e Valle San Martino

4. Il PGT deve contenere indicazioni sufficientemente definite in ordine alla politica comunale in materia di distribuzione commerciale, in particolare con riferimento alla localizzazione delle eventuali aree destinate ad accogliere nuove attivit commerciali per medie e grandi strutture di vendita. 5. Le previsioni relative alle attivit commerciali concorrono, insieme con tutte le altre previsioni del PGT, a definire le soglie dellofferta insediativa corrispondente alla domanda endogena ed esogena di cui allart. 68 e sono soggette alle condizioni generali di sostenibilit degli insediamenti di cui alle presenti norme.

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6. Nellambito Lecchese e Valle San Martino, in sede di PGT i Comuni disciplinano leventuale insediamento di grandi strutture di vendita subordinandone la realizzazione ad una valutazione preventiva, da sottoporre alla Amministrazione Provinciale per il conseguimento della necessaria intesa, di cui al 10 comma dellart. 70 delle presenti norme, da realizzarsi nellambito di una Agenda Strategica di Coordinamento Locale di cui allart. 15 delle presenti norme, in ordine agli eventuali effetti sovracomunali degli insediamenti stessi, che individui in particolare: a. le condizioni di accessibilit ai nuovi insediamenti, in coerenza con la viabilit di grande comunicazione e transito o alla viabilit al servizio di insediamenti produttivi di cui allart. 18.3 e 18.4 delle presenti norme, e la loro sostenibilit in relazione alle condizioni della mobilit urbana con riferimento tanto alla circolazione che alla sosta nonch le misure di mobility management da adottarsi nella gestione delle citate grandi strutture ai fini di mitigare e rendere pienamente sostenibili gli impatti degli insediamenti stessi sulle condizioni della mobilit urbana; b. il contributo alla riqualificazione urbana con particolare riferimento alla rivitalizzazione delle aree centrali consolidate, al recupero di ambiti degradati, alla qualificazione della scena urbana, allintegrazione di dotazioni e servizi urbani carenti. Tali valutazioni preventive e le relative intese di cui allart. 70, sono da prevedersi anche per linsediamento di medie strutture con superficie di vendita superiore alle soglie di sovracomunalit di cui al precedente comma 3 per i Comuni appartenenti allambito del Lecchese e Valle San Martino diversi dal capoluogo e non ricompresi nelle aree per la localizzazione di attivit ad elevata concentrazione di presenze di cui allart. 32 delle presenti norme. 7. Nellambito del modello insediativo diffuso della Brianza, la realizzazione di grandi strutture di vendita costituisce sempre previsione di carattere sovracomunale e lespressione di un giudizio positivo di compatibilit del PGT con il PTCP necessariamente condizionato alla redazione di apposite valutazioni preventive da sottoporre allAmministrazione Provinciale e alla sottoscrizione della intesa di cui al 10 comma dellart. 70 delle presenti norme, da realizzarsi nellambito di una Agenda Strategica di Coordinamento Locale di cui allart. 15 delle presenti norme, che potr prevedere la presenza di misure compensative, di cui allart. 71, e orientate alla rivitalizzazione delle aree centrali di matrice storica dei Comuni pi direttamente interessati. La realizzazione di medie strutture

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Norme di Attuazione

con superficie di vendita superiore alle soglie di sovracomunalit di cui al precedente comma 3 costituisce previsione di carattere sovracomunale, implica la realizzazione delle intese di cui allart. 70 delle presenti norme e lespressione di un giudizio positivo di compatibilit del PGT con il PTCP richiede la coerenza di tali previsioni con le indicazioni del PTCP relative alle condizioni di sostenibilit e in particolare: a. alla collocazione in coerenza con la viabilit di grande comunicazione e transito o alla viabilit al servizio di insediamenti produttivi di cui allart. 18.3 e 18.4 delle presenti norme o, in alternativa: b. alla collocazione in aree per la localizzazione di attivit a elevata concentrazione di presenze (stazioni ferroviarie) di cui allart. 32 delle presenti norme; c. alla tutela degli spazi inedificati di valore paesaggistico e ambientale (art. 21 delle presenti norme). 8. Nellambito della Valsassina e del Lario orientale, i PGT dovranno essere orientati alla riqualificazione commerciale delle aree centrali, specie di matrice e valore storico culturale. La realizzazione delle grandi strutture non risulta coerente. Leventuale realizzazione di medie strutture con superficie di vendita superiore alle soglie di sovracomunalit di cui al precedente comma 3 costituisce sempre previsione di carattere sovracomunale e lespressione di un giudizio positivo di compatibilit del PGT con il PTCP necessariamente condizionato alla redazione di apposite valutazioni preventive da sottoporre allAmministrazione Provinciale e alla sottoscrizione dellintesa di cui al 10 comma dellart. 70 delle presenti norme, preferibilmente da realizzarsi nellambito di una Agenda Strategica di Coordinamento Locale di cui allart. 15 delle presenti norme, che potr prevedere la presenza di misure compensative di cui allart. 71, e orientate alla rivitalizzazione delle aree centrali di matrice storica dei Comuni pi direttamente interessati. 9. La individuazione delle specifiche condizioni indicate ai precedenti commi 6, 7 e 8 costituisce parte dei contenuti minimi del PGT di cui allart. 15, comma 2, lettera c) della L.R. 12/2005. 10. La individuazione delle specifiche condizioni indicate ai precedenti commi 6, 7 e 8 costituisce riferimento necessario per lespressione del parere provinciale in sede di conferenza dei servizi di cui allart. 9 del D. Lgs. 114/98.

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11. Per le strutture di cui ai precedenti commi 6, 7 e 8 le previsioni di aree di sosta devono di a norma raso, escludere la realizzazione di verso parcheggi proposte esclusivamente orientandosi preferibilmente

integrate che recuperino parte dei posti auto allinterno del complesso architettonico, con lattenta integrazione di autosilo o lutilizzo di coperture e piani interrati. 12. Quando le attivit da localizzare siano tali da far prevedere un importante afflusso di veicoli concentrato in alcune ore di punta, il raccordo con la viabilit primaria dovr avere una capacit di smaltimento tale da garantire la fluidit del traffico. Tale requisito sar accertato allinterno delle valutazioni preventive previste per gli interventi di rilevanza sovracomunale di cui ai precedenti commi 6, 7 e 8, mediante luso di adeguati modelli di simulazione secondo quanto previsto in materia dagli Allegati 1 e 2 delle Modalit applicative del Programma Triennale per lo sviluppo del settore commerciale 2006-2008 di cui alla DGR n. 5054 del 4.7.2007 e s.m.i.; le valutazioni preventive dovranno altres verificare i provvedimenti gestionali da affidare a politiche di mobility management. 13. Ai fini della riduzione dellinquinamento luminoso e dei consumi energetici da esso derivanti, la localizzazione dei nuovi insediamenti commerciali dovr rispettare le disposizioni previste dalla L.R. n. 17 del 27 marzo 2000 Misure urgenti in tema di risparmio energetico ad uso di illuminazione esterna e di lotta allinquinamento luminoso. 14. Gli indirizzi programmatici per il settore commercio sono dettagliati, con pi approfondite articolazioni e specificazioni, sulla base delle analisi del sistema distributivo provinciale, nello specifico Piano di settore.

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Norme di Attuazione

TITOLO VI NORME GEOLOGICHE E CONDIZIONI DI SICUREZZA DEL TERRITORIO

Capo I - Norme idrauliche

38. Ambiti di operativit e gestione idraulico-forestale


1. La Provincia individua, con appositi atti di programmazione concertata con i Comuni e le Comunit Montane interessate anche nella forma di intese ai sensi e per gli effetti di cui allart. 15 delle presenti norme, Ambiti di operativit e gestione idraulicoforestale entro cui promuovere e sostenere la cooperazione tra Comuni, Comunit Montane, Enti di gestione dei Parchi e Agenzie Tecniche per la gestione ambientale del soprasuolo e delle opere idrauliche. 2. Gli ambiti di cui al precedente comma sono delimitati con riferimento ai principali corsi dacqua. 3. Per ciascun ambito la Provincia forma, con il concorso degli enti interessati, un programma pluriennale di intervento e manutenzione, da realizzarsi ordinariamente per unit idro-morfologiche elementari (microbacini), anche in attuazione di quanto disposto dal Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) (vedi ALLEGATO 1.3). 4. La programmazione degli interventi assegna priorit di realizzazione agli ambiti di operativit e gestione della Valsassina e della Valvarrone.

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39. Adeguamento dei piani comunali alle disposizioni del PAI (P)

1. Le aree delimitate dalle fasce del Torrente Pioverna, riportate nella Carta inventario dei dissesti (Scenario 8A), ancorch non definite dal PAI, sono assoggettate alle disposizioni di cui al Titolo II delle Norme di Attuazione del PAI. 2. I Comuni adeguano i propri studi sulla componente geologica,

idrogeologica e sismica del PGT alle delimitazioni riportate nel Piano Stralcio delle Fasce Fluviali per i corsi dacqua studiati dallAutorit di Bacino del Po, e riprodotte anche nella Carta inventario dei dissesti. In questi ambiti vigono le norme del PAI. 3. Le aree a rischio idrogeologico molto elevato (ex L. 267/98), individuate nella cartografia di Scenario 8B, sono assoggettate alle disposizioni di cui al Titolo IV delle Norme di Attuazione del PAI.

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Norme di Attuazione

40. Mitigazione dellimpermeabilizzazione insediamenti

dovuta

ai

nuovi

1. Al fine di rallentare il deflusso delle acque meteoriche ai corsi dacqua superficiali i Comuni inseriscono nei propri PGT norme, relative alle zone di espansione o trasformazione o comunque soggette a strumento urbanistico preventivo localizzate in territori di pianura o di fondovalle alluvionale, che prevedano la realizzazione di sistemi di raccolta delle acque piovane (vasche volano). 2. In carenza di diversa indicazione si assumono i seguenti valori: a. 0,05 m3/m2 di superficie coperta per gli insediamenti industriali, commerciali, logistici o assimilabili, nonch per gli spazi pubblici costruiti o comunque pavimentati; b. 0,025 m3/m2 di superficie coperta per gli insediamenti residenziali. 3. Il progetto dovr prevedere che lacqua raccolta sia rilasciata al corso dacqua recipiente in un intervallo temporale compreso tra le 48 e le 96 ore, salvo che non sia prescritto diversamente dallautorit idraulica competente. 4. Alla vasca volano pu essere associato un serbatoio per la conservazione di una riserva idrica a tempo indeterminato per gli usi interni ed esterni (verde condominiale, lavaggi esterni, eccetera). 5. In alternativa a quanto disposto dal precedente comma 2, nelle aree dotate di falda freatica insediata in acquiferi con trasmissivit elevata (maggiore di 10-3 m/sec) consentito, previa autorizzazione della competente ARPA, di introdurre le acque dei pluviali provenienti da superfici non calpestabili e prive di possibilit di essere raggiunte da sversamenti anche accidentali di sostanze idroinquinanti, direttamente in pozzi a dispersione con la finalit di ravvenare la locale falda freatica. In questa prospettiva le quantit teoriche immagazzinabili dallacquifero nelle 24 ore possono essere sottratte al volume della vasca volano. 6. Le vasche di riserva idrica sono comprese tra le opere che valgono come compensazione ambientale per le costruzioni di cui allart. 24, esterne alle aree di concentrazione preferenziale.

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Capo II - Dissesti di versante

41. Carta inventario dei dissesti (P)

1. La Carta inventario dei dissesti (Scenario 8A) contiene la classificazione e lo stato di attivit del dissesto di versante e dei corsi dacqua come riportati nel censimento regionale, ad esclusione dellevento del novembre 2002. La carta inventario costituisce la base della banca dati dei dissesti e della pericolosit geologica e idraulica della Provincia di Lecco ed a disposizione di chiunque ne abbia interesse. 2. Nel quadro dello sviluppo del PTCP, la Provincia di Lecco aggiorner la carta inventario inserendo i dissesti relativi allevento del novembre 2002, classificati con il medesimo schema utilizzato dalla Regione Lombardia, e con le attribuzioni di competenze di controllo e monitoraggio indicate dal PTCP. La banca dati geologica della Provincia sar contestualmente aggiornata con gli studi specifici eventualmente eseguiti sugli stessi dissesti. 3. La banca dati geologica aggiornata annualmente in base agli esiti delle analisi geologiche, morfologiche ed idrauliche eseguite, dintesa con le strutture regionali competenti, direttamente dalla Provincia o dai Comuni per la formazione dei propri strumenti urbanistici. Laggiornamento comprende la definizione della competenza di controllo e monitoraggio dei nuovi dissesti eventualmente rilevati, le modalit di esecuzione dello stesso e le opere di prevenzione e risanamento. 4. La Provincia di Lecco, in accordo con i Comuni interessati, promuover la verifica e laggiornamento della carta inventario dei dissesti nonch, per quanto possibile, interventi volti contemporaneamente al superamento dei dissesti, al contenimento dei rischi e al recupero conseguente del territorio bonificato. 5. La Provincia coopera di concerto con le Comunit Montane per gli aggiornamenti delle Banche dati. Pu delegare le stesse allaggiornamento costante per la parte di territorio di loro competenza sulla base delle risultanze dei monitoraggi e delle operazioni in corso, attuati a seguito di specifico accordo con la Regione.

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Norme di Attuazione

42. Competenze relative alle ricerche, controlli e monitoraggi dei dissesti censiti
1. Ferme restando le competenze regionali relative agli interventi di messa in sicurezza e monitoraggio strumentale delle frane e dei dissesti, i Comuni, le Comunit Montane, gli enti di gestione dei Parchi e le Province, nellambito delle proprie competenze di legge, parteciperanno allo studio, monitoraggio e periodico controllo dello stato di attivit dei dissesti, secondo quanto indicato nella carta dello Scenario 8B (Carta delle competenze per monitoraggi di valutazione della pericolosit). Per i movimenti franosi non interamente contenuti nel territorio provinciale, ma che lo interessano direttamente o indirettamente, viene proposta la competenza regionale. 2. Il PTCP riconosce, tra i dissesti che possono interferire con significativi bersagli antropici, quelli da studiare e monitorare con diverse tipologie di controllo, nonch le colate o frane complesse ove stimare lentit e le modalit del trasporto solido. Per questi dissesti la Provincia promuove la prima fase di conoscenza e di definizione della pericolosit locale, secondo i metodi e le specifiche tecniche proposte ed utilizzate dalla Regione Lombardia. NellALLEGATO 1.1 riportato uno schema di riferimento per la realizzazione del primo monitoraggio ricognitivo della pericolosit. 3. La Provincia, le Comunit Montane, gli Enti gestori dei Parchi ed i Comuni, sulla base della proposta avanzata dal PTCP, concordano le modalit esecutive e le priorit da assegnare al primo monitoraggio dei movimenti, almeno per linsieme dei dissesti scelti dalla banca dati inventario, nonch per tutti quelli di nuovo inserimento che possano interferire con bersagli significativi. 4. I movimenti da sottoporre a verifica solo morfologica e visiva (punti 1, 2, e 3 dellALLEGATO 1.1) sono monitorati con periodicit almeno triennale per la definizione del loro stato di attivit. In tutti i casi in cui si ritenga indispensabile avviare un monitoraggio dei dissesti con strumentazione fissa senza trasmissione automatica delle informazioni, la periodicit del controllo verr stabilita di volta in volta in base agli obiettivi ed al tipo di monitoraggio. 5. Annualmente la banca dati geologica verr aggiornata anche riguardo lelenco dei movimenti sottoposti a verifica e monitoraggio.

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43. Compiti della pianificazione comunale

1. I Comuni, in sede di redazione degli strumenti urbanistici generali o loro varianti, provvedono alla verifica di compatibilit ai sensi dellart. 18 delle Norme di Attuazione del PAI, tra previsioni urbanistiche e condizioni geologiche del proprio territorio (art. 57, comma 1 della L.R. 12/2005), predisponendo studi geologici estesi allintero territorio comunale in base alle linee guida regionali Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del Piano di Governo del Territorio (DGR n. 8/1566 del 22 dicembre 2005) e loro aggiornamento (DGR n. 8/7374 del 28 maggio 2008), che sostituiscono le precedenti deliberazioni n. 7/6645 del 29 ottobre 2001, n. 7/7365 del 11 dicembre 2001 ed integrano la n. 6/40996 del 15 gennaio 1999. 2. Gli studi geologici di PGT, oltre a definire le quattro classi di fattibilit geologica prescritte, devono pervenire a valutazioni di pericolosit di versante, per tutti gli emibacini, o situazioni geomorfologiche in cui esista interferenza tra dissesti e bersagli antropici. Lo studio sar basato sulle informazioni della banca dati geologica e sulla Carta inventario dei dissesti del PTCP (Scenario 8A), nonch sugli studi promossi dalla Provincia e dalla Regione relativi ai conoidi ed alle colate di detrito e trasporto in massa, ove gi formati. Le valutazioni di pericolosit potranno essere limitate alle zone di dissesto e a quelle da perimetrare come zone di possibile evoluzione/alta probabilit e influenza/media probabilit dei processi di versante. 3. Gli studi geologici di PGT dovranno analizzare le condizioni di sismicit dellintero territorio comunale ai sensi dei Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del Piano di Governo del Territorio (DGR n. 8/1566 del 22 dicembre 2005) e loro aggiornamento (DGR n. 8/7374 del 28 maggio 2008) applicando i relativi criteri di classificazione e le norme. 4. Nelle situazioni riconosciute a maggiore rischio (R4, R3), per la presenza di condizioni di pericolosit molto alta (H5), alta (H4) e media (H3) che interessino bersagli antropici, le perimetrazioni delle zone di influenza dei dissesti sono effettuate secondo limpianto metodologico utilizzato dal Servizio Geologico della Regione Lombardia per lattuazione della Legge 267/1998 e secondo quanto previsto dallAllegato 2 dei Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del

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Piano di Governo del Territorio (DGR n. 8/1566 del 22 dicembre 2005) e loro aggiornamento (DGR n. 8/7374 del 28 maggio 2008). 5. Lo studio geologico dovr contenere anche gli aggiornamenti per la banca dati geologica della Provincia con lindicazione delle attivit di monitoraggio effettuate, lesito ottenuto, le proposte di eventuali nuovi monitoraggi da implementare, gli studi compiuti per i trasporti solidi e le colate. 6. I Comuni dotati di uno studio geologico redatto ai sensi della L.R. 41/97, abrogata dalla L.R. 12/2005, sono comunque tenuti ad aggiornare i propri studi geologici, relativamente alla componente sismica e, qualora non abbiano provveduto a farlo, allaggiornamento della cartografia di sintesi e di fattibilit (che deve essere estesa allintero territorio comunale) e delle carte dei vincoli, con relativa normativa, riguardo la perimetrazione delle fasce fluviali e delle aree a rischio idrogeologico molto elevato, in base ai Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del Piano di Governo del Territorio (DGR n. 8/1566 del 22 dicembre 2005) e loro aggiornamento (DGR n. 8/7374 del 28 maggio 2008). 7. I dissesti sottoposti a verifica con monitoraggio strumentale saranno classificati con grado di pericolosit conseguente agli esiti del monitoraggio stesso. 8. I movimenti franosi oggetto di sistemazione definitiva possono essere considerati a pericolosit bassa, previa valutazione della pericolosit residua.

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44. Limitazioni alluso del territorio per ragioni di sicurezza (P)

1. Le limitazioni duso del territorio derivanti dagli studi geologici effettuati dai Comuni ai sensi della DGR n. 8/1566 del 22 Dicembre 2005 Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del PGT e della DGR n. 8/7374 del 28 Maggio 2008 sono definite dallart. 9 delle NdA del PAI e dalle prescrizioni specifiche delle classi di fattibilit geologica individuate sul territorio comunale. 2. La realizzazione di progetti di sistemazione definitiva del dissesto comporta la revisione del grado di pericolosit del movimento franoso. A tal fine, il nuovo grado di pericolosit dovr essere certificato da un tecnico abilitato. Le opere che diminuiscano la vulnerabilit del bersaglio, senza determinare contestualmente consolidamento del dissesto, non concorrono alla revisione del grado di pericolosit. 3. Relativamente ai Comuni che sono gi in possesso di uno studio geologico, redatto ai sensi della L.R. n. 41/1997 e ottemperante a quanto disposto dallart. 18 delle NdA del PAI, si riconosce la validit e la cogenza delle zonizzazioni di pericolosit e delle relative norme.

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45. Conoidi attivi (P)

1. Nello sviluppo del PTCP, tutte le aree indicate come conoidi attivi nella cartografia inventario (Scenari 8A e 8B), che non siano gi studiate dalla Regione Lombardia, saranno oggetto di una specifica ricerca unitaria finalizzata a definire la pericolosit, alla cui base star la compilazione della scheda regionale conoidi (vedi Atlante regionale dei conoidi). 2. Le ricerche seguiranno lordine di priorit basato sul valore sociale complessivo dei bersagli esistenti entro larea perimetrata come conoide attivo. 3. Il quadro dinsieme delle pericolosit riferito ai bersagli esistenti consentir di selezionare, tra i conoidi attivi, quelli per cui necessario un approfondimento conoscitivo del grado di pericolosit in eventi eccezionali, per leventuale progettazione di difese attive. Si dovr verificare la capacit dei canali di smaltire, nellattuale stato, i potenziali volumi liquidi e solidi per condizioni meteorologiche limite e perimetrare le possibili tracimazioni e divagazioni sul carapace del conoide in termini di pericolosit potenziale. NellALLEGATO 1.2 proposto uno schema delle analisi di base. 4. Lattuazione delle previsioni di espansione collocate sulle aree di conoide attivo subordinata, oltre che al disposto dellart. 44, alleffettuazione di unanalisi di pericolosit e rischio potenziale condotta secondo i criteri delle presenti norme e alla realizzazione delle eventuali opere di sistemazione. 5. Nei conoidi attivi non ancora insediati in cui sia definita una pericolosit da media a molto alta, non sono ammesse previsioni urbanistiche a contenuto insediativo. La realizzazione di opere infrastrutturali (se possibili per il disposto dellart. 44) consentita se non altrimenti attuabile, e solo dopo la realizzazione di adeguate difese.

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46. Classificazione sismica del territorio provinciale

1. In adempimento a quanto previsto dal D.M. 14 gennaio 2008 Norme tecniche per le costruzioni, dallOrdinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, e della D.G.R. n. 14964 del 7 novembre 2003 e del D.D.U.O. n. 19904 del 21 novembre 2003, per il territorio regionale stato predisposto laggiornamento dei Comuni classificati sismici. 2. La nuova classificazione sismica, riportata nellallegato Classificazione sismica dei comuni italiani di cui allO.P.C.M. n. 3274, prevede, per tutti i Comuni della Provincia di Lecco, la Classe 4 di sismicit. 3. Gli studi geologici di PGT dovranno analizzare le condizioni di sismicit dellintero territorio comunale secondo quanto previsto dal comma 3) dellart. 43 delle presenti norme.

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Capo III Norme idrogeologiche

47. Uso e tutela delle risorse idriche

1. Entro un anno dalla approvazione della variante di adeguamento del PTCP alla L.R. 12/2005 la Provincia, anche mediante opportune intese con lARPA, promuove la formazione di una cartografia della vulnerabilit della falda freatica, con priorit per i tre circondari della Brianza, che individui le zone di maggiore fragilit. 2. Contestualmente saranno individuate aree di protezione integrale della falda, da adibire a riserva idrogeologica, possibilmente in aree a forte ricarica alpina. 3. Per le medesime finalit, ma con priorit minore, nellarea montana e nei fondovalle alpini la Provincia promuove il rilevamento delle sorgenti e lindividuazione delle rocce magazzino con la valutazione della loro vulnerabilit allinquinamento dalla superficie e dellesposizione (valore della risorsa). 4. La Provincia promuove, anche mediante opportune intese con lARPA, la formazione di un sistema informativo territoriale di carattere idrogeologico, con la localizzazione dei pozzi, delle sorgenti, dei piezometri di controllo e delle sonde geotermiche che interessino direttamente la falda. 5. I Comuni, nella redazione del proprio PGT, ed in particolare

preliminarmente alla definizione delle nuove trasformazioni urbanistiche, al fine di evitare linsorgere di fenomeni di carenza idrica, dovranno valutare la disponibilit di dotazione idrica iniziale (disponibilit idrica/ab.) e dimensionare i nuovi insediamenti anche in relazione a tale disponibilit. Analoga valutazione dovr essere riservata in relazione alle modalit di depurazione. Tali valutazioni dovranno assumere particolare attenzione nei Comuni ad elevato flusso turistico. 6. I Comuni dovranno individuare le zone di rispetto delle captazioni di acqua destinata al consumo umano, erogata a terzi mediante impianti di acquedotto, che rivestono carattere di pubblico interesse, (come definite dal DGR 27 giugno 1996, n. 15137), evidenziando eventuali insediamenti e/o attivit esistenti che risultino incompatibili (nel rispetto di quanto previsto dal D.Lgs. 152/2006 Art. 94 e s.m.i e dalla DGR n. 7/12693 del

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10/04/2003). Le aree di salvaguardia delle captazioni ad uso idropotabile andranno peraltro riportate nella Cartografia di inquadramento e nella Carta dei vincoli prevista ai sensi della DGR 28 maggio 2008, n. 8/7374 Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologicae sismica del Piano di Governo del Territorio. 7. I Comuni nella redazione dei PGT dovranno promuovere un uso razionale delle risorse idriche in conformit a quanto previsto dalle schede A6.1, A6.2, A6.3 e A6.4 delle Linee guida per la promozione dello sviluppo sostenibile negli strumenti di governo del territorio e nei regolamenti edilizi della Provincia di Lecco (2006).

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TITOLO VII LA DIMENSIONE PAESAGGISTICA DEL PTCP

48. Il PTCP quale atto a maggior definizione rispetto al Piano Paesistico Regionale e atto costitutivo del Piano del Paesaggio Lombardo

1. In quanto integra e specifica i contenuti del Piano Paesaggistico Regionale (PPR), il PTCP, ai sensi della normativa del PTPR/PPR, sostituisce le indicazioni di questultimo per quanto riguarda la disciplina paesistica del territorio provinciale. 2. Restano ferme, in quanto non maggiormente specificate dal PTCP, le disposizioni di carattere generale del PPR stesso e quelle immediatamente operative di cui al Titolo III della normativa dello stesso. 3. In coerenza con le indicazioni del del PPR, si le politiche di tutela e

valorizzazione

paesistica

PTCP

applicano

allintero

territorio

provinciale, tanto soggetto quanto non soggetto alle disposizioni del Titolo III, articoli 136 e 142, del D.Lgs 42/2004 e s.m.i., e si sviluppano lungo tre direttrici: conservazione; innovazione e qualit delle trasformazioni; fruizione/comunicazione.

4. Le azioni relative alla fruizione e comunicazione sono indicate nella Relazione Illustrativa, nella Banca Progetti e nei Progetti di Territorio allegati al Piano. 5. In sede di formazione del proprio PGT, ciascun Comune provvede a verificare, integrare e meglio specificare le indicazioni del PTCP, fermi restando i livelli di tutela, salvaguardia e valorizzazione disposti da questo. 6. Le eventuali integrazioni e correzioni agli elaborati del PTCP conseguenti alle verifiche, integrazioni e specificazioni di cui al comma precedente accolte dalla Provincia, costituiscono modifiche non sostanziali al PTCP, ai sensi dellart. 6 delle presenti norme. 7. La tutela paesaggistica della viabilit esistente e di progetto di cui allart. 21 delle presenti norme parte integrante del presente Titolo VII La dimensione paesaggistica del PTCP.

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8. Le indicazioni del presente Titolo costituiscono contenuti minimi del PGT di cui allart. 15, comma 2, lettera c) della L.R. 12/2005. 9. In particolare, si richiama lAllegato A Contenuti paesaggistici del PGT alla DGR Modalit per la pianificazione comunale (DGR n. 1681 del 29 dicembre 2005 - BURL n. 20, Edizione Speciale del 19 maggio 2006).

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49. Articolazione delle politiche di conservazione (P)

1. Le politiche di conservazione del PTCP nei confronti del paesaggio e dei beni paesaggistici, volte a contrastare i rischi di degrado e di banalizzazione del paesaggio, si rivolgono ai seguenti aspetti: a) conservazione nella loro leggibilit dei singoli manufatti e di altri elementi connotativi del paesaggio, come individuati nella Tavola 2 Quadro Strutturale Valori paesistici e ambientali; b) tutela dei rapporti intercorrenti tra gli elementi di cui al paragrafo precedente e lintorno con il quale si istituiscono rapporti di covisibilit o di contestualit storico-culturale, quali in particolare i margini non occlusi dei centri storici, come individuati nella Tavola 2 - Quadro Strutturale Valori paesistici e ambientali; c) identificazione di sistemi, definiti a diverse scale territoriali, intesi sia come ambiti paesisticamente unitari e coerenti, sia come sequenze lineari o insiemi di beni legati da qualche forma riconoscibile di affinit. In applicazione dei principi di sussidiariet e di adeguatezza, il ruolo del PTCP nei confronti della pianificazione locale crescente dal primo al terzo livello. 2. In relazione al precedente punto 1.a), le rilevanze individuate nella Tavola 2 - Quadro Strutturale Valori paesistici e ambientali sono considerate come singoli elementi o insiemi di elementi storicamente o funzionalmente correlati tra loro (di origine cos antropica - edifici o manufatti - come naturale), nei cui confronti la tutela del PTCP si esercita accertando che il PGT ne riconosca il valore e contenga le disposizioni e le strategie idonee a evitarne, per quanto possibile, la scomparsa o lo snaturamento per distruzione, manomissione impropria o abbandono. 3. In relazione al precedente punto 1.b), le medesime rilevanze sono considerate nei loro rapporti con il contesto anche ampio, che ne garantisce le condizioni di visibilit, leggibilit e fruibilit, dove: a) per visibilit si intende la non interposizione di ostacoli che precludano la vista delloggetto o dellinsieme considerato dai punti di vista, anche remoti, pubblicamente accessibili e significativi (ostruzione); b) per leggibilit si intende la non intromissione nel contesto di elementi impropri, che compromettano la comprensione del significato o della

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funzione degli oggetti tutelati e la percezione del loro valore formale o simbolico (intrusione); c) per fruibilit si intende la non preclusione della possibilit per il pubblico di accedere al bene e di poterne godere, anche indirettamente, secondo quanto gli usi e le circostanze consentono (estromissione, esclusione). 4. In relazione al precedente punto 1.c), il PTCP riconosce come sistemi, leggibili a diverse scale territoriali, ma comunque di rilevanza sovracomunale: a) le unit di paesaggio come delimitate nello Scenario 9A, i cui caratteri identificativi, elementi di criticit ed indirizzi di tutela sono specificati nellelaborato del PTCP Quadro di riferimento paesaggistico provinciale e indirizzi di tutela; b) vasti ambiti paesisticamente unitari, oggetto di politiche territoriali e paesaggistiche coerenti e coordinate: le riviere del Lario orientale e i versanti che ne costituiscono lo sfondo; la Valvarrone e la Valsassina; la conca di Lecco e lantistante solco di Valmadrera, con i monti circostanti; i laghi di Garlate e Olginate e il corso dellAdda, con le circostanti alture; i laghi e i paesaggi morenici dellOggionese, Casatese e Meratese; la dorsale briantea costituita dal monte Barro, dal San Genesio e da Montevecchia; c) parti anche circoscritte dei vasti ambiti di cui al punto precedente, che tuttavia interessano il territorio di pi comuni e sono oggettivamente entit unitarie, o sono percepite come tali, quali i singoli laghi morenici, i crinali o i singoli elementi della dorsale briantea; d) le reti e le strutture a sviluppo lineare che percorrono il territorio o ne determinano limmagine e la percezione, quali i corsi dacqua, la viabilit di grande percorrenza, le linee ferroviarie, i percorsi di interesse storico (colore rosso) e quelli di interesse paesisticopanoramico (colore verde) riportati in cartografia nella Tavola 2 Quadro Strutturale Valori paesistici e ambientali, nonch la rete delle piste ciclabili in fase di progettazione e realizzazione;

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e) gli insiemi di edifici e manufatti di rilevanza storico-culturale che traggono parte del loro valore e significato dallappartenenza a una tipologia geograficamente e storicamente connotata, quali gli edifici e gli impianti strumentali alla lavorazione del ferro e della seta, allallevamento bovino e alla filiera casearia, alla pesca e alla navigazione, i santuari, le abbazie e i monasteri, le ville signorili, gli impianti idroelettrici. 5. Con riferimento ai sistemi di cui al comma precedente o ad altre entit che abbiano analoga valenza sistemica, la Provincia opera per coordinare le politiche e le pratiche di governo del territorio dei diversi Comuni interessati.

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50. Centri e nuclei di antica formazione (P)


1. Il PTCP individua cartograficamente, nella Tavola 2 - Quadro Strutturale Valori paesistici e ambientali, i centri e nuclei di antica formazione (centri storici) e ne segnala i margini non occlusi. 2. In sede di formazione del PGT, ciascun Comune provvede a verificare la precisione e la completezza dellindividuazione contenuta nella carta del PTCP, apportandovi le integrazioni e correzioni eventualmente necessarie, le quali, accolte dalla Provincia, costituiscono modifiche non sostanziali al PTCP, ai sensi dellart. 6, comma 2, delle presenti norme. 3. La cartografia del PGT delimita i centri e nuclei di antica formazione, comprendendovi le eventuali aree circostanti che ne formano il naturale contesto. 4. Il PTCP non formula specifiche indicazioni in ordine alla disciplina degli interventi allinterno di ciascun centro, fermo restando che la nozione stessa di centro storico presuppone criteri e strategie dintervento indirizzate alla tutela dei valori storico-culturali e dei tratti identitari presenti. Spetta al PGT definire le norme specifiche relative a modi dintervento, caratteri tipologici, materiali, eventuali abachi degli elementi architettonici ecc., norme che devono essere commisurate allintegrit e al valore storico e architettonico del centro storico. Il controllo del PTCP si esercita sulla qualit e sullefficacia delle disposizioni del PGT. 5. I margini non occlusi dei centri storici, come individuati nella cartografia del PTCP, devono di norma essere mantenuti liberi da ostruzioni e da interferenze nei confronti delle visuali, anche ampie, paesisticamente significative. Il PTCP tutela in tal modo la presenza e la visibilit dei centri storici quali elementi costitutivi del paesaggio provinciale. 6. Le disposizioni di carattere normativo di cui al presente articolo trovano riscontro, sul piano strategico: a) nelle misure volte a ridurre e possibilmente eliminare i traffici in attraversamento, particolarmente dei mezzi pesanti, di cui al Titolo III delle presenti norme; b) nelle politiche di controllo delle grandi e medie superfici di vendita, finalizzate a tutelare la vitalit commerciale dei centri commerciali naturali.

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51. Altri beni ed emergenze di rilevanza paesaggistica (P)

1. Il PTCP individua cartograficamente nella Tavola 2 - Quadro Strutturale Valori paesistici ed ambientali, gli edifici e gli altri manufatti storicamente rilevanti afferenti allarchitettura religiosa, militare, civile, industriale, rurale. 2. Individua altres i monumenti naturali e le emergenze geomorfologiche areali, lineari e puntuali, nonch i crinali di cui allarticolo successivo. 3. In sede di formazione del PGT, ciascun Comune provvede a verificare la precisione e la completezza dellindividuazione contenuta nella carta del PTCP, apportandovi le integrazioni e correzioni eventualmente necessarie, le quali, accolte dalla Provincia, costituiscono modifiche non sostanziali al PTCP, ai sensi dellart. 6, comma 2, delle presenti norme. 4. Lindividuazione del PTCP comporta la tutela, da parte della normativa del PGT: a) degli oggetti stessi da distruzione o da trasformazioni improprie; b) delle condizioni di leggibilit e visibilit degli oggetti nei rapporti con il contesto e con le visuali paesaggisticamente rilevanti.

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52. Riconoscimento e tutela dei crinali e dei profili naturali del terreno (P)

1. Ai fini della disciplina paesaggistica, per crinali si intendono sia le linee di displuvio tra due opposti versanti di un monte (creste), sia quelle che separano due settori diversamente orientati del medesimo versante. Paesaggisticamente, i crinali si configurano come profili quando si stagliano contro il cielo o contro uno sfondo lontano per chi osserva. 2. Il PTCP individua cartograficamente i principali crinali che assumono un ruolo particolarmente significativo nella configurazione e nella percezione del paesaggio. Tale individuazione dovr essere integrata al livello locale con lindividuazione dei crinali minori e dei profili localmente significativi. 3. Il grado di importanza paesistica di un crinale/profilo direttamente correlato con i seguenti fattori: a) la sua collocazione pi o meno elevata nellordinamento gerarchico dei crinali; b) la maggiore o minore nettezza con la quale si disegna il profilo, che a sua volta dipende dalla geometria (lampiezza dellangolo formato dalle tangenti alle isoipse in corrispondenza della linea di displuvio) e dalla collocazione (il profilarsi contro il cielo o contro uno sfondo lontano per chi osserva da punti di vista pi o meno significativi); c) la forma pi o meno caratteristica, suggestiva o geometricamente definita del profilo; d) e) la qualit paesaggistica del contesto; altri fattori occasionali, quali la presenza di manufatti o esemplari arborei particolarmente significativi. 4. La disciplina paesaggistica non finalizzata ad impedire in generale le modificazioni dei crinali, bens a controllarne limpatto paesaggistico. 5. In materia di cave, si deve evitare che le escavazioni dei versanti ne raggiungano e intacchino il profilo superiore, cos come si devono evitare quelle che incidono su profili significativi rispetto sia ai centri abitati, sia alla viabilit principale o panoramica. 6. Per quanto riguarda ledificazione, si devono distinguere i crinali, o loro segmenti, storicamente edificati da quelli non edificati, per i quali valgono norme di comportamento diverse.

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7. In generale, si tender a evitare che ledificazione interessi crinali precedentemente inedificati, o salga oltre il limite superiore delledificazione esistente. Per quanto riguarda i crinali/profili edificati, i nuovi edifici non dovrebbero superare in altezza la linea congiungente le sommit degli edifici preesistenti immediatamente sottostanti e soprastanti.

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53. Disposizioni particolari per il paesaggio lariano (P)

1. Per lambito di salvaguardia paesaggistica del lago e dello scenario lacuale, come definito dal PPR, a integrazione delle norme e degli indirizzi del presente Piano riguardanti lintero territorio provinciale, valgono le ulteriori indicazioni contenute nel presente articolo e nellALLEGATO 2 alle presenti norme. 2. Lequilibrio paesaggistico e ambientale del Lario attiene agli obiettivi generali relativi allassetto e alla tutela del territorio connessi ad interessi di rango provinciale o sovracomunale, che la Provincia chiamata a tutelare mediante il PTCP, ai sensi del Capo III della LR 12/2005 s.m.i.. Il PTCP, nel quadro del Piano del Paesaggio Lombardo e nel rispetto delle indicazioni prevalenti del PTPR/PPR, definisce gli obiettivi di qualit e gli indirizzi di tutela per il territorio lariano, ai quali devono fare riferimento ogni atto di governo del territorio e ogni intervento che comporti modificazione significativa e permanente sia dellimmagine dei versanti che si affacciano sul lago, sia della morfologia e delle modalit di utilizzazione del litorale e dello specchio dacqua. 3. Sono fatte salve le competenze del Consorzio del Lario e dei laghi minori per quanto attiene alla gestione del demanio lacuale. 4. Con le presenti norme e con lALLEGATO 2 alle stesse, il PTCP definisce gli obiettivi di qualit per il territorio del Lario orientale, sulla base e a integrazione degli obiettivi di qualit indicati dal PPR per lambito di salvaguardia paesaggistica del lago e dello scenario lacuale e per la fascia litoranea, come definiti dal PPR stesso. Tali obiettivi formano oggetto della valutazione di compatibilit dei PGT rispetto al PTCP, ai sensi dellart. 18, comma 1, della LR 12/2005 s.m.i., in quanto concorrono allaccertamento dellidoneit dellatto ad assicurare il conseguimento degli obiettivi fissati nel piano provinciale, salvaguardandone i limiti di sostenibilit previsti. 5. Le disposizioni di cui agli articoli da 20 a 24 delle presenti norme formano parte integrante della disciplina paesaggistica e come tali hanno efficacia prescrittiva, nei termini meglio specificati nellALLEGATO 2. La tutela paesaggistica della viabilit esistente e prevista, di cui allart. 21 delle NdA, si intende estesa a tutta la viabilit pubblica, anche minore e pedonale, di interesse panoramico, individuata come tale dal PGT. 6. Al fine di meglio perseguire gli obiettivi di qualit di cui al comma precedente, il PTCP definisce cartograficamente, nella tavola Scenario 9B Il paesaggio del Lario orientale, un ambito di primo affaccio al lago, suddiviso in ambiti elementari di paesaggio, per il quale valgono in

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particolare le indicazioni di cui ai paragrafi 10 e 11 dellALLEGATO 2 alle presenti norme. 7. Il PTCP sottopone a specifica disciplina il fronte lago, distinguendone i tratti secondo otto tipologie, in funzione delle quali, nei paragrafi 10 e 11 dellALLEGATO 2, sono indicati criteri di corretto comportamento che valgono come indirizzi di tutela a carattere orientativo. 8. In relazione alle rappresentazioni cartografiche e alle connesse

classificazioni di cui ai commi 6 e 7 precedenti, il PGT potr proporre affinamenti, sulla base di analisi pi puntuali e dettagliate, fermo restando che lintento debba essere quello di conseguire quanto pi efficacemente possibile gli obiettivi di qualit di cui al precedente comma 4. 9. Ai fini della valutazione dellimpatto dei progetti di trasformazione, ai sensi della Parte IV - Esame paesistico dei progetti della normativa del PTPR/PPR, si far esplicito riferimento ai seguenti tre criteri di valutazione: - rapporto di intervisibilit con il lago; - rapporto con i percorsi di rilevanza paesaggistica; - rapporto con il contesto locale; meglio specificati nellALLEGATO 2 alle presenti norme. 10. Nella considerazione del rapporto con il contesto locale di cui al comma precedente, il PGT potr prevedere che si faccia ricorso al metodo della ricognizione speditiva del contesto, di cui al paragrafo 6 dellALLEGATO 2 alle presenti norme. 11. Gli indirizzi del presente articolo valgono, ove applicabili, anche per il corso dellAdda e per i laghi morenici.

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54. Articolazione delle politiche di paesistico dellattivit edilizia (P)

innovazione:

controllo

1. Il controllo paesistico dellattivit edilizia interviene in due momenti distinti: Il momento urbanistico Il momento edilizio.

54.1 1. In

Il momento urbanistico sede di pianificazione urbanistica generale assumono rilevanza

paesistica le previsioni insediative che investono aree e strutture soggette alle tutele di cui al Titolo III del D.Lgs. 42/2004 e s.m.i. (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio), o che, anche non rientrando in tale regime, soddisfano una o pi delle seguenti condizioni: investono aree esterne al perimetro delle aree urbanizzate consolidate; prefigurano interventi di nuova edificazione in diretta e significativa relazione di covisibilit con gli elementi connotativi del paesaggio di cui alla Tavola 2 - Quadro Strutturale Valori paesistici e ambientali, o altrimenti segnalati dal PGT, anche a seguito dellaccoglimento di osservazioni; riducono significativamente lampiezza delle visuali libere dalla viabilit di rilevanza territoriale di cui alla Tavola 1 - Quadro Strutturale Assetto insediativo; interessano linee di crinale o altre posizioni paesisticamente dominanti.

2. Tali previsioni non sono da escludere in linea di principio, ma devono essere considerate una seconda scelta, in quanto implicano un impatto paesistico potenzialmente, bench non necessariamente, negativo. 3. La rilevanza paesistica della trasformazione sar valutata caso per caso, in relazione sia alla sensibilit del sito, ovvero alleffettiva qualit e rilevanza dei valori paesistici che vengono coinvolti, sia allincidenza degli interventi previsti, ovvero allestensione e al peso della previsione insediativa. 4. In linea generale, sono da evitare previsioni che comportino trasformazioni fortemente incidenti in contesti di elevata sensibilit paesistica. Qualora tale esigenza sia posta in subordine rispetto ad altre esigenze ritenute prevalenti nellimpostazione del Piano, si configura la rilevanza

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Norme di Attuazione

sovracomunale delle scelte di Piano, ai sensi dell'art. 68 delle presenti norme. 5. In relazione alla rilevanza paesistica delle trasformazioni previste, il PGT potr fornire indicazioni relative a tipologie edilizie, coperture, materiali, colori e quanto altro sia ritenuto opportuno. 6. In sede di revisione degli strumenti urbanistici generali i Comuni provvedono ad adeguare la disciplina urbanistica alle disposizioni ed ai contenuti paesistici e ambientali del PTCP e del PTPR/PPR, anche sulla base delle indicazioni contenute nellallegato A Contenuti paesaggistici del PGT alle linee guida regionali Modalit per la pianificazione comunale di cui alla DGR 1681 del 29 dicembre 2005 (BURL n. 21, Edizione speciale del 24 maggio 2006). 7. Nel determinare gli ambiti di espansione dellurbanizzato e lestensione delle reti infrastrutturali e della relativa illuminazione artificiale, il PGT tiene anche conto dellesigenza di salvaguardare nel territorio comunale la presenza di aree nelle quali sia possibile osservare il cielo notturno nelle migliori condizioni, compatibilmente con i livelli di brillanza totale e di visibilit delle stelle determinati da fattori di inquinamento luminoso non controllabili localmente.

54.2

Il momento edilizio

1. Il momento edilizio comprende leventuale pianificazione urbanistica attuativa. 2. In caso di piani generali approvati come atti a specifica valenza paesistica ai sensi dellart. 6 delle norme del PTPR/PPR, le relative previsioni si presumono sempre integralmente attuabili, per quanto riguarda le quantit previste, se compatibili con la tutela dei valori paesistici, fermo restando il controllo sulla qualit e incidenza paesistica del progetto di cui al PTPR/PPR e alle presenti norme. 3. Negli altri casi, lattuazione delle previsioni del PGT, qualora queste abbiano rilevanza paesistica ai sensi del comma 1 del precedente paragrafo 54.1, pu essere sottoposta a eventuali limitazioni, anche quantitative, e condizioni finalizzate alla tutela dei valori paesistici riconosciuti dal PTPR/PPR e dal PTCP. 4. In sede di progettazione edilizia, il progettista si atterr alle indicazioni eventualmente fornite dal PGT ai sensi del comma 5 del precedente

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paragrafo 54.1, nonch agli indirizzi contenuti nelle Linee guida regionali per la valutazione paesistica dei progetti, approvate con DGR n. 7/11045 del 08/11/2002, ed eventuali successive modifiche ed integrazioni, commisurando lincidenza paesistica del progetto al livello di sensibilit paesistica del sito. 5. Qualora il PGT lo preveda, o comunque il Comune lo chieda, il progettista effettuer lanalisi speditiva del contesto di cui al punto 9 dellALLEGATO 2 alle presenti norme, adattandola alle specifiche condizioni locali, e argomenter le proprie scelte progettuali anche in base agli esiti di questa. 6. Il progettista pu scegliere di discostarsi dalle indicazioni e dagli indirizzi di cui ai commi precedenti, dichiarando tale intenzione e motivandola. In caso di discordanza di vedute con lamministrazione, pu richiedere un giudizio arbitrale indipendente, concordando con lamministrazione competente il coinvolgimento, a proprie spese, di un esperto, che goda della fiducia di entrambe le parti, il quale esamini il progetto ed esprima un proprio parere in merito alla qualit intrinseca dello stesso in relazione al contesto e al tipo di impatto prodotto. In questo caso lamministrazione tenuta a riesaminare il progetto, tenendo conto anche del parere espresso dallesperto e motivando conseguentemente le proprie determinazioni. 7. Nei casi di cui al comma precedente, e nel caso di progetti che superino la soglia di tolleranza di cui alle Linee guida per lesame paesistico dei progetti approvate con DGR 8/11/2002 n. 7/11045, il Comune provvede a convocare una conferenza pubblica, come previsto nella Parte IV Esame paesistico dei progetti della normativa del PTPR/PPR, alla quale sono invitati i rappresentanti dei Comuni contermini e le associazioni riconosciute ai sensi dellart. 13 della legge 8 luglio 1986 n. 349. 8. Nei repertori di beni soggetti a tutela, o ad integrazione di questi, il PGT pu individuare edifici e manufatti costituenti testimonianze della cultura materiale di epoche passate, con particolare riguardo alle strutture e infrastrutture del paesaggio agrario tradizionale, per la cui conservazione non risulti opportuna o efficace lapplicazione di una disciplina vincolistica, ritenendosi invece essenziale il coinvolgimento attivo della propriet. In tali casi, il PGT potr disporre specifici incentivi, anche in forma di premi volumetrici trasferibili, sulla base dei quali pervenire alla stipula di convenzioni con la propriet che assicurino la messa in sicurezza e la conservazione duratura del bene ed escludano sia il deterioramento per

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Norme di Attuazione

abbandono, sia ristrutturazioni e manomissioni che ne compromettano lintegrit e il valore testimoniale.

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55. Riqualificazione degli ambiti degradati e prevenzione del rischio di degrado (P)

1. Il PPR individua come ambiti soggetti a fenomeni di degrado paesistico provocato da processi di urbanizzazione, infrastrutturazione, pratiche e usi urbani: lintera porzione briantea della Provincia e gran parte dellambito lecchese; la riviera lariana lungo la SS 36, da Lecco a Colico.

2. Per i suddetti ambiti il PPR detta indirizzi di riqualificazione e di prevenzione del rischio, da perseguirsi mediante lintegrazione degli aspetti paesistici nelle politiche e nelle azioni di Pianificazione territoriale e di Governo locale del territorio, di progettazione e di realizzazione degli interventi, cos articolati: Le ipotesi di riqualificazione saranno definite valutando il territorio considerato sotto il profilo paesaggistico in base alla rilevazione, alla lettura e alla interpretazione dei fattori fisici, naturali, storico-culturali, estetico-visuali ed alla possibile ricomposizione relazionale dei vari fattori e in particolare sulla base di unattenta lettura/valutazione dei seguenti aspetti: grado di tenuta delle trame territoriali (naturali e antropiche) e dei sistemi paesistici storicamente definitisi; connotazioni paesistiche del contesto di riferimento e rapporti dellarea degradata con esso; individuazione delle occasioni di intervento urbanistico e

ottimizzazione delle loro potenzialit di riqualificazione paesistica. I nuovi interventi di urbanizzazione saranno definiti sia in termini localizzativi che di assetto sulla base di una approfondita analisi descrittiva del paesaggio, dell'ambiente e del contesto interessato ponendo come obiettivi primari: il rispetto dei caratteri strutturali del paesaggio interessato (naturali e storici); l'assonanza con le peculiarit morfologiche dei luoghi; la ricostruzione di un rapporto pi equilibrato tra parti urbanizzate e spazi aperti, che dovranno essere messi in valore, riscoprendone i

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Norme di Attuazione

caratteri sostantivi e identitari, anche in correlazione con la definizione delle rete verde provinciale e dei sistemi verdi comunali. 3. In unottica di maggiore definizione, allinterno di tali vasti ambiti, la cartografia del PTCP riconosce e individua dettagliatamente le parti del territorio non riconducibili alla fenomenologia del degrado, in quanto mantengano sia valori di qualit ecologica, sia potenzialit di produzione agricola, sia elevati livelli di qualit paesaggistica. 4. Per quanto riguarda la Riviera lariana, lambito soggetto a fenomeni di degrado paesistico si intende limitato alla fascia contigua ai tratti allaperto della SS 36 e ai relativi svincoli e alle aree interessate da elevati livelli di inquinamento acustico, ferma restando la possibilit per i Comuni, in sede di PGT, di individuare altre specifiche situazioni di degrado paesistico cui siano applicabili le indicazioni del PPR. 5. Le indicazioni del PPR restano comunque applicabili come criteri generali: per quanto riguarda la riqualificazione, in tutti i casi nei quali i processi di urbanizzazione hanno determinato esiti di scarsa qualit paesaggistica, rispetto ai quali siano ipotizzabili interventi cos di sostituzione come di mitigazione degli elementi pi dissonanti; per quanto riguarda la prevenzione del rischio, in tutti i casi nei quali la pianificazione preveda episodi di nuova urbanizzazione. 6. Restano comunque ferme, quali misure di prevenzione del rischio paesaggistico, le indicazioni del PTCP di cui al presente Titolo delle norme, nonch quelle dedicate alla tutela paesaggistica delle strade esistenti e di progetto di cui al precedente art. 21 e alla tutela degli ambiti e delle aree agricole e delle reti ecologiche.

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TITOLO VIII AMBIENTALE

SISTEMA

RURALE

PAESISTICO

ED

56. Ambiti destinati all'attivit agricola di interesse strategico (P)

1. Il PTCP assume lobiettivo di conservare gli spazi aperti e il paesaggio agrario, qualificando e valorizzando il ruolo della impresa agricola multifunzionale anche come soggetto della manutenzione territoriale e della offerta di servizi di qualit ambientale (biodiversit, paesaggio agrario, educazione ambientale) e minimizzando il consumo di suolo nella sua dimensione quantitativa ma anche per i fattori di forma. 2. A tal fine il PTCP individua nella Tavola 3 - Quadro Strutturale Sistema rurale paesistico ambientale, anche in relazione a quanto emerso dalla consultazione condotta con i Comuni, gli ambiti destinati alla attivit agricola di interesse strategico di cui allart. 15, 4 comma, della L.R. 12/2005 riconoscendo, distintamente per gli ambiti dellorizzonte montano e per quelli della collina e pianura, i territori caratterizzati dalla presenza di suoli di elevata e media fertilit e dalla presenza di colture agrarie che rappresentano il carattere dominante degli ambiti stessi, riconoscendo per ciascuno di questi i caratteri socio-economici ed ambientali e le funzioni svolte. 3. Il PTCP individua e caratterizza gli ambiti agricoli in relazione al valore agricolo dei suoli, tenendo conto anche delle peculiarit del paesaggio agrario provinciale, delle valenze ambientali dei suoli agricoli e del progetto di rete ecologica provinciale. 4. Il PTCP evidenzia con apposita rappresentazione cartografica nella Tavola 3 - Quadro Strutturale - Sistema rurale paesistico ambientale le porzioni degli ambiti agricoli: a prevalente valenza ambientale, in coerenza con il disegno di rete ecologica di cui allart. 61 delle presenti norme; di particolare interesse strategico per la continuit della rete ecologica provinciale e che, in ragione di tale ruolo, richiedono specifiche ed ulteriori cautele secondo quanto disciplinato allart. 58, comma 2; comprese entro gli ambiti di accessibilit sostenibile di cui allart. 20 delle presenti norme.

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Norme di Attuazione

5. Per gli ambiti individuati ai sensi del precedente 2 comma, il PTCP opera un bilancio di consistenza relativo ad ognuno dei 16 sistemi rurali individuati nella Tavola 3 - Quadro Strutturale Sistema rurale paesistico ambientale. Con riferimento a detto bilancio, il PTCP definisce per ciascun sistema rurale le soglie massime di riduzione degli ambiti agricoli operabile da parte dei PGT dei Comuni che partecipano al medesimo sistema rurale; tale soglia ha validit per il periodo di 20 anni e una sua revisione pu essere disposta solo in occasione di una revisione generale del presente PTCP da compiersi non prima di 10 anni dalla sua entrata in vigore. I Documenti di piano che si succedono nel tempo distribuiscono gli effetti della applicazione della soglia il massima di riduzione di piano in misura pu tendenzialmente terzo del totale. 6. Per i sistemi rurali montani individuati con i numeri 1, 4 e 5 per i quali gli ambiti agricoli riconosciuti dal PTCP rappresentano pi di un quinto della superficie totale di detti sistemi la soglia di cui al precedente 5 comma stabilita nel valore del 10%. 7. Per i sistemi rurali montani individuati con i numeri 2, 3, 6 e 7 per i quali gli ambiti agricoli riconosciuti dal PTCP rappresentano meno di un quinto della superficie totale di detti sistemi la soglia di cui al precedente 5 comma stabilita nel valore dei 5%. 8. Per i sistemi rurali collinari e di pianura individuati con le lettere G, H, I per i quali gli ambiti agricoli riconosciuti dal PTCP rappresentano pi di un terzo della superficie totale di detti sistemi la soglia di cui al precedente 5 comma stabilita nel valore dei 10%. 9. Per i sistemi rurali collinari e di pianura individuati con le lettere A, B, C, D, E, F, per i quali gli ambiti agricoli riconosciuti dal PTCP rappresentano meno di un terzo della superficie totale di detti sistemi la soglia di cui al precedente 5 comma stabilita nel valore dei 5%. 10. Lapplicazione delle soglie indicate ai precedenti commi 6, 7, 8 e 9 operata dai PGT sulla base dei criteri indicati al successivo art. 57. Le soglie si applicano a ciascun Comune che partecipa al sistema rurale in identica misura. Per i Comuni che partecipano a pi di un sistema rurale le soglie indicate si applicano distintamente agli ambiti agricoli riconosciuti allinterno del medesimo sistema. uniforme; primo Documento non

comunque applicare una frazione della soglia in oggetto superiore ad un

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11. Ogni previsione urbanistica che preveda una diversa dislocazione delle superfici agricole in riduzione tra diversi sistemi rurali cui il medesimo Comune partecipa o tra diversi Comuni che partecipano al medesimo sistema rurale pu essere assentita dalla Provincia solo in presenza di una intesa tra i Comuni interessati e la Provincia stessa, da realizzare preferenzialmente nella forma della Agenda Strategica di Coordinamento Locale estesa allintero sistema rurale o comunque ad una sua porzione maggioritaria e significativa per continuit, con conseguente variante integrativa del PTCP ai sensi dellart. 6, comma 3, delle presenti norme. 12. Tale intesa dovr comunque prevedere le misure compensative, che i Comuni che realizzino una riduzione delle aree agricole ulteriore rispetto alle soglie fissate ai precedenti commi da 6 a 9 dovranno assicurare in favore dei Comuni che compensano tale ulteriore riduzione, rinunciando a tal fine ad una quota della soglia loro attribuita per la riduzione di aree agricole ai sensi dei commi citati, anche nella forma di conferimento ad un apposito fondo perequativo da destinare a finalit ambientali di quota parte delle entrate fiscali generate dalle utilizzazioni edificatorie realizzate sulle aree agricole interessate dalla ulteriore riduzione. 13. LAgenda Strategica di Coordinamento Locale dovr operare una verifica dello stato delle utilizzazioni agricole e una puntuale ricognizione della presenza di aziende agricole significative, delle politiche di sviluppo aziendale in essere o in progetto anche in relazione a quanto previsto da norme regionali, nazionali ed europee di sostegno allo sviluppo del settore agricolo, e dovr e predisporre le linee guida di un progetto a di cui riqualificazione valorizzazione ambientale dellambito

concorreranno le compensazioni previste ai sensi del precedente comma 12 che privilegi per quanto possibile il ruolo della impresa agricola multifunzionale anche come soggetto di governo del territorio. 14. Per gli ambiti agricoli ricompresi in tutto o in parte in aree a Parco Regionale o in Siti di Importanza Comunitaria e/o Zone di Protezione Speciale della rete comunitaria Natura 2000, le disposizioni di cui al presente articolo e al successivo art. 57 valgono se compatibili con le disposizione del Piano del Parco o del Piano di Gestione del Sito. 15. La Provincia accompagna e sostiene lazione di tutela e valorizzazione dei suoli agricoli come essenziale risorsa ambientale predisponendo atti di indirizzo e coordinamento per la diffusione di tecniche agronomiche a maggiore contenuto di sostenibilit e innovazione ambientale (agricoltura biologica, integrata, prodotti tipici) nonch per il controllo e la mitigazione

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Norme di Attuazione

delle pratiche a maggiore impatto ambientale (per consumi idrici, uso di nutrienti e pesticidi).

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57. Criteri per lindividuazione delle aree agricole nei PGT (P)

1. I

Comuni

in

sede

di

predisposizione

del

PGT

provvedono

alla di

identificazione delle aree agricole presenti nel proprio territorio comunale tenendo conto delle indicazioni di cui al precedente art. 56, nonch ulteriori indagini conoscitive, di dati che possano meglio dettagliare le valutazioni relative alla qualit agroforestale del sistema agricolo e alluso del suolo. 2. Nellambito del PGT, il Piano delle Regole deve necessariamente riprendere lindividuazione degli ambiti destinati allattivit agricola di interesse strategico operata dal PTCP, con facolt di apportarvi rettifiche, precisazioni e miglioramenti derivanti da oggettive risultanze riferite alla scala comunale, ai sensi dellart. 15, comma 5, L.R. 12/2005. 3. Dovranno essere individuate come aree agricole e non potranno essere destinate ad utilizzazioni urbanistiche per la residenza, la produzione e i servizi, quelle che: a. siano caratterizzate dalla presenza di aziende agricole vitali di

particolare significativit per estensione o per intensit dellordinamento colturale; b. siano interessate da programmi di investimento sostenuti dal contributo pubblico intervenuti nel corso dei 10 anni precedenti o in programma in relazione alle politiche del Piano di Sviluppo Rurale (PSR); c. rappresentino ambiti agricoli a prevalente valenza ambientale cos come indicati nella Tavola 3 - Quadro Strutturale - Sistema rurale paesistico ambientale ai sensi del 4 del precedente articolo 56. 4. Lelaborazione comunale per lindividuazione delle aree agricole dovr tenere conto dei parametri e degli elementi indicati nellAllegato 5 della DGR 8059 del 19.9.2008 Modalit e criteri per lindividuazione delle aree destinate allagricoltura nei PGT. 5. Lindividuazione delle aree agricole dovr essere finalizzata alla loro tutela, alla loro valorizzazione e al loro reale utilizzo a fini produttivi agricoli, nellottica della multifunzionalit del settore agroforestale e nella prospettiva di unagricoltura che punti sempre pi alle produzioni biologiche e al rilancio dei prodotti agroalimentari tipici della tradizione locale.

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Norme di Attuazione

6. Anche nel caso in cui il Comune riconosca alle aree agricole una preminente valenza ambientale e/o paesaggistica, dovr comunque essere assicurata la salvaguardia dellattivit agricola. 7. Potranno essere individuate aree in riduzione rispetto agli ambiti agricoli indicati dal PTCP, entro la soglia massima di riduzione definita nel precedente art. 56, nel rispetto dei seguenti criteri: a. le riduzioni non si applicano agli ambiti agricoli a prevalente valenza ambientale cos come indicati nella Tavola 3 - Quadro Strutturale Sistema rurale paesistico ambientale ai sensi del 4 comma del precedente art. 56; b. le aree in riduzione andranno individuate prioritariamente entro gli ambiti di accessibilit sostenibile di cui allart. 20 delle presenti norme, e comunque limitatamente ad aree in stretta aderenza al tessuto urbano consolidato. 8. Nei soli casi disciplinati dai commi da 11 a 13 del precedente art. 56 le ulteriori riduzioni ammesse dovranno essere operate nel rispetto dei criteri fissati ai commi precedenti e delle indicazioni contenute nellintesa sovracomunale sottoscritta. 9. Il Comune pu individuare aree agricole anche allesterno degli ambiti agricoli strategici definiti dal PTCP ove ricorrano condizioni di effettiva utilizzazione colturale delle stesse o comunque lopportunit di includerle entro progetti di valorizzazione agro-silvo-pastorale, al fine di consentire in tali aree le trasformazioni connesse alla utilizzazione agricola dei suoli. Tali aree non concorrono alla formazione dei bilanci di cui ai commi da 5 a 9 del precedente art. 56. 10. Allinterno delle aree agricole i Comuni possono introdurre nel PGT limitazioni quantitative e qualitative agli interventi ammissibili, in conformit con quanto previsto dallart. 59 della L.R. 12/2005, con particolare attenzione agli ambiti agricoli a prevalente valenza ambientale. 11. La individuazione delle aree operata ai sensi dei precedenti commi costituisce contenuto minimo del PGT e deve essere sottoposta dal Comune alla valutazione della Provincia in occasione della presentazione del Documento di piano secondo quanto previsto dal 5 comma dellart. 13 della L.R. 12/2005.

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58. Edificazione nelle aree destinate allagricoltura

1. Alle aree agricole, individuate nei PGT, si applicano le disposizioni di cui al Titolo III della Parte II della L.R. 12/2005. 2. Nelle aree agricole individuate allinterno di ambiti agricoli di particolare interesse strategico per la continuit della rete ecologica provinciale ai sensi del precedente art. 56, comma 4, dette disposizioni sono applicate, se compatibili, con la finalit di assicurare la continuit funzionale e percettiva della connessione ecologica e i Comuni possono introdurre limitazioni quantitative e qualitative alla realizzazione di strutture produttive agricole al fine di garantire tale continuit. 3. Nellambito delle Agende Strategiche di Coordinamento Locale formate ai sensi del comma 11 del precedente art. 56, i Comuni interessati e la Provincia provvedono ad armonizzare ed uniformare le proprie disposizioni normative per le aree agricole, al fine di assicurare forme di governo del territorio agricolo che ne tutelino le funzionalit agronomico-produttive e paesaggistico-ambientali, nonch a favorire il mantenimento e lo sviluppo delle imprese agrarie e delle forme di presidio ambientalmente compatibili esercitate da altri soggetti. 4. Tale disciplina, assumendo i principi contenuti nel Titolo III della Parte II della L.R. 12/2005, ne articoler lapplicazione e diversificher i parametri tecnici contenuti nellart. 59 della legge stessa, in relazione alle diverse condizioni e tipicit che caratterizzano le diverse parti dello spazio agricolo e i sistemi economici e sociali che le governano. 5. Al fine di minimizzare gli impatti ambientali determinati dalle interferenze tra realt agro-zootecniche e insediamenti urbani (zone residenziali, terziarie e/o produttive si rimanda ai contenuti del Regolamento Locale di Igiene e alla specifica normativa di settore (D.D.G. 20109 del 29 docembre 2005, D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., D.M. 19 aprile 1999 Codice di Buona Pratica Agricola).

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Norme di Attuazione

59. Ambiti a prevalente valenza ambientale e naturalistica

1. Il Piano riconosce come ambiti a prevalente valenza ambientale e naturalistica nella Tavola 3 - Quadro Strutturale - Sistema rurale paesistico ambientale i territori compresi allinterno di Parchi e Riserve Regionali e Siti della Rete Natura 2000, ovvero quelle aree in cui vige un regime prescrittivo e prevalente dettato da provvedimenti normativi regionali e comunitari. 2. Per le aree ricomprese allinterno di Parchi e Riserve Regionali dotati di Piano del Parco approvato o allinterno di SIC e ZPS dotati di Piano di Gestione approvato, il PTCP rimanda alla disciplina prevista dai suddetti strumenti di programmazione e gestione. 3. Nelle aree incluse in Parchi e Riserve Regionali e Siti della Rete Natura 2000 istituiti ma non dotati di relativi strumenti di pianificazione e gestione approvati, valgono le disposizioni previste dagli articoli 56, 58 e 60 delle presenti norme, ferme restando le prescrizioni contenute nelle relative norme di salvaguardia.

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60. Ambiti a prevalente valenza paesistica (P)

1. Il PTCP si pone lobiettivo di tutelare e qualificare le componenti paesistiche e naturalistiche di rilevante significato indirizzando la pianificazione urbanistica verso il rispetto e la valorizzazione dei contesti caratterizzanti il paesaggio lecchese. 2. A tal fine il Piano individua nella Tavola 3 - Quadro Strutturale - Sistema rurale paesistico ambientale, due categorie di ambiti a prevalente valenza paesistica, fermo restando il riferimento alla disciplina paesaggistica del territorio provinciale di cui al Titolo VII delle presenti norme: Ambiti a prevalente valenza paesistica di interesse sovra-provinciale (C1) che comprendono i boschi e le foreste, tutelati per legge ai sensi dellart. 142 comma 1, lettera g, del D. Lgs. 22.1.2004, n. 42; Ambiti a prevalente valenza paesistica di interesse provinciale (C2) che comprendono aree ritenute di importanza strategica per il mantenimento dei valori paesistici e naturalistici del territorio lecchese. In tale tipologia rientrano: prati e pascoli non compresi in ambiti agricoli; aree a vegetazione naturale non arborea; colture a seminativo e legnose agrarie, non comprese in ambiti agricoli, ricadenti allinterno della Matrice naturale e dei Sistemi nodali primari e secondari della Rete Ecologica; affioramenti rocciosi.

3. Il PTCP riconosce inoltre con apposita rappresentazione cartografica, nella Tavola 3 - Quadro Strutturale - Sistema rurale paesistico ambientale, gli ambiti a prevalente valenza paesistica allinterno dei sistemi rurali, volti alla qualificazione e ricomposizione del contesto paesaggistico della rete verde provinciale, che contribuiscono alla continuit e alla correlazione tra gli ambiti a prevalente valenza paesistica di cui al comma precedente. Alle componenti paesaggistiche allinterno dei sistemi rurali si applicano le disposizioni di cui ai successivi commi del presente articolo. 4. Relativamente alle aree boscate il PTCP rimanda a quanto stabilito nei Piani dIndirizzo Forestale (PIF) in materia di pianificazione e gestione dei boschi, con particolare riferimento alla regolamentazione delle trasformazioni consentite e degli interventi di compensazione previsti dallart. 4 della L.R. 27/2004 e s.m.i.

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Norme di Attuazione

5. Allinterno degli ambiti a prevalente valenza paesistica di interesse provinciale le previsioni degli strumenti di pianificazione generale e settoriale sono orientate a garantire la conservazione dei caratteri paesistici e della funzionalit dei luoghi, indirizzandosi verso interventi che non implichino sostanziali trasformazioni territoriali e alterazioni definitive della copertura del suolo quali: le attivit agro-silvo-pastorali che non comportino modifiche dello stato dei luoghi, n dellassetto del territorio; la manutenzione ordinaria e straordinaria, il restauro e il risanamento conservativo degli edifici nel rispetto delle tipologie edilizie originarie; le opere necessarie alla realizzazione di infrastrutture di rete dei servizi di pubblico interesse. 6. Entro gli ambiti a prevalente valenza paesistica i Comuni possono comunque riconoscere, per ben delimitate porzioni del territorio e in relazione alleffettiva conduzione dei suoli, specifiche aree agricole secondo quanto previsto al comma 9 del precedente art. 57, disciplinandole ai sensi dellart. 58. 7. Entro gli ambiti a prevalente valenza paesistica sono inoltre ammesse limitate utilizzazioni di aree contigue ai tessuti edificati per ospitare il soddisfacimento dei fabbisogni insediativi strettamente commisurati alla domanda endogena. 8. Nei casi di cui ai precedenti commi 6 e 7, i soggetti competenti in materia di pianificazione provvedono allindividuazione ed alla realizzazione di misure di compensazione volte a ricostituire ecosistemi naturali o agroecosistemi coerenti con le caratteristiche paesistiche dei luoghi oggetto di trasformazione. 9. La Provincia promuove e incentiva la realizzazione di strategie e azioni tese alla conservazione e alla riqualificazione di componenti territoriali di rilievo paesistico ed ecologico, anche in riferimento a fenomeni di minaccia di origine naturale. In particolare favorisce il mantenimento di usi produttivi del territorio, e segnatamente delle attivit agro-silvo-pastorali tradizionali, facendo ricorso agli strumenti economici, finanziari ed organizzativi previsti dai provvedimenti di settore, regionali, nazionali ed europei di sostegno allo sviluppo del settore agricolo. 10. I Comuni, in sede di formazione del PGT, in applicazione e nei limiti del principio di maggiore definizione di cui allart. 6 delle NdA del PTPR/PPR, possono apportare modifiche e precisazioni alle perimetrazioni degli ambiti

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a prevalente valenza paesistica contenute nelle tavole del PTCP, motivate da analisi e rappresentazioni di maggiore dettaglio e/o da pi puntuale aderenza allo stato dei luoghi, nonch dal riconoscimento di situazioni urbanistiche consolidate maturate anteriormente allapprovazione della variante di adeguamento del PTCP alla LR 12/2005. Tali modifiche e integrazioni, accolte dalla Provincia, costituiscono modifiche non sostanziali al PTCP, ai sensi dellart. 6, comma 2, delle presenti norme.

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Norme di Attuazione

61. Rete Ecologica

1. Al fine di perseguire la tutela e lincremento della biodiversit e la valorizzazione degli ecosistemi presenti nel territorio provinciale, il PTCP promuove la tutela e lo sviluppo della rete ecologica, quale strumento per conseguire gli obiettivi di conservazione degli habitat naturali, della flora e della fauna rari e minacciati in coerenza con le Convenzioni internazionali, le Direttive CEE e le disposizioni nazionali e regionali, nonch gli strumenti di pianificazione delle Aree protette regionali. 2. Il PTCP promuove lo sviluppo della rete ecologica integrandosi e relazionandosi con applicazioni che interessano i territori contermini e, nellambito territoriale di competenza persegue, con il concorso della pianificazione comunale e della pianificazione delle Aree protette, i seguenti obiettivi: a) contrastare i processi di frammentazione ambientale dei sistemi naturali e semi-naturali, riducendo e mitigando le discontinuit indotte dalle infrastrutture e dai sistemi urbani; b) assicurare che nel territorio rurale vengano salvaguardati gli spazi naturali e seminaturali, favorendone la funzionalit ecologica, la permeabilit biologica, la funzionalit agronomica, e promuovendone gli usi compatibili anche con finalit paesistiche e turistico-ricreative; c) mantenere e promuovere un sistema ambientale che interconnetta i principali spazi naturali o semi-naturali esistenti, in particolare rafforzando la funzione di corridoio ecologico svolta dai corsi d'acqua. 3. Il PTCP persegue tali obiettivi con le presenti Norme di Attuazione e attraverso: a) la messa a punto di progetti di intervento e di incentivi che favoriscano il coordinamento della pianificazione e delle politiche di settore proprie dei diversi livelli istituzionali; b) il coordinamento e l'ottimizzazione delle risorse economiche e

finanziarie gestite dai vari Settori della Provincia o legate ad azioni specifiche di altri Enti competenti per la realizzazione integrata di obiettivi concreti e condivisi; c) il sostegno e il coordinamento delle iniziative sviluppate allinterno delle aree protette, di quelle connesse alla loro nuova istituzione (PLIS)

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e al monitoraggio e alla valutazione dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e delle Zone di Protezione Speciale (ZPS); d) la finalizzazione anche in chiave ambientale delle diverse iniziative promosse dallEnte Provincia che abbiano rilevanza sul piano territoriale e ambientale; e) gli strumenti di pianificazione comunali e intercomunali, i piani di settore e gli atti di programmazione e di governo, nella misura in cui questi contribuiscano a perseguire gli obiettivi sopra richiamati; obiettivi a cui tali strumenti dovranno rispondere e che saranno assunti come elementi di giudizio per la loro valutazione; f) il Documento tecnico del PTCP Repertorio degli interventi di

mitigazione, compensazione e miglioramento ambientale. 4. La Rete Ecologica della Provincia di Lecco si compone dei seguenti elementi, di cui alla tavola Quadro Strategico Rete ecologica: a. Matrice naturale - Area di importanza primaria per la biodiversit, caratterizzata differenziazione urbanizzati determinare di dalle e elevate continuit dimensioni degli e dalla di forte diffusione, valore non ambiti significativo tali da

naturalistico. Al suo interno comprende appezzamenti agricoli e nuclei dimensioni estremamente rilevanti. Il ridotte, livello di discontinuit eterogeneit

complessiva (pattern) determinato da disturbi prevalentemente di origine naturale o paranaturale. b. Sistemi nodali primari - Sistemi complessi caratterizzati dalla netta prevalenza di aree di significativo valore naturalistico, tra loro continue, e dalla potenzialit a stabilire rilevanti connessioni funzionali con la matrice o con zone di importanza ecologica esterne al territorio provinciale. Presentano dimensioni e grado di diversificazione delle unit ecosistemiche sufficienti a garantire la vitalit della maggior parte delle specie animali e vegetali sensibili alla frammentazione e ai disturbi indotti da essa. c. Sistemi nodali secondari - Sistemi complessi caratterizzati dalla netta prevalenza di aree di significativo valore naturalistico tra loro continue. Si distinguono dai sistemi nodali primari per le dimensioni pi contenute o per la maggiore distanza dalla matrice naturale. Possono svolgere un ruolo di supporto agli elementi primari della rete e rappresentano comunque ambiti di grande importanza per la tutela della biodiversit sul territorio provinciale.

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d. Elementi naturali marginali - Biotopi/ecotoni naturali di ridotte dimensioni o a carattere puntiforme, interclusi nella matrice antropogenica. Comprendono ambiti di estremo valore naturalistico, accresciuto dal loro carattere di residualit. Per le specie pi tolleranti al disturbo antropico e meno sensibili al processo di frammentazione possono fungere da aree di appoggio e rifugio. e. Laghi e aree umide - Grandi laghi e aree umide di pianura, queste ultime costituenti elementi naturali residuali di fondamentale importanza per la conservazione della biodiversit in ambiti a elevato livello di artificializzazione. f. Zone tampone - Settori territoriali contraddistinti da una forte eterogeneit strutturale, si interpongono tra le core areas (punti a, b, c del presente comma) e le zone a maggiore artificializzazione, costituendo un elemento di protezione e mitigazione dei fattori di pressione antropica. Gli ambiti naturali presenti al loro interno possono svolgere un ruolo determinante per la ricolonizzazione di superfici antropizzate e per la dispersione di organismi. g. Settori di ecopermeabilit potenziale - Contesti territoriali a elevata eterogeneit ambientale la cui funzione principale quella di favorire la dispersione degli organismi tra le aree a pi elevata naturalit. Al loro interno si riconoscono elementi di pressione, ambiti naturali, agroecosistemi con valore ecologico attuale, agroecosistemi con valore ecologico potenziale. Non si tratta, quindi, di aree a elevata naturalit diffusa ma di ambiti contraddistinti da continuit spaziale, nei quali pianificare strategie gestionali atte a migliorare la loro funzionalit ecologica. h. Corridoi fluviali - Corsi dacqua principali e secondari e aree di pertinenza fluviale con valore ecologico attuale e potenziale. i. Aree di riequilibrio ecologico - Superfici agricole intensive comprese in ambiti a elevato livello di frammentazione ed artificializzazione, con limitate possibilit di riconnessione funzionale ai principali elementi della rete. Possono essere oggetto di interventi di rinaturalizzazione e di pratiche gestionali tali da mantenere un discreto livello di qualit ambientale, costituendo elementi di importanza a scala locale. 5. Il Piano si pone lobiettivo di mitigare le principali interferenze determinate dalla urbanizzazione esistente o prevista attraverso la realizzazione di specifici interventi volti a ripristinare la permeabilit del territorio. A tale

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scopo, considerato il ruolo determinante che i centri urbani rivestono nei fenomeni di interruzione della continuit ecologica, soprattutto in contesti a forte densit insediativa, il Piano si pone lobiettivo di promuovere modalit di progettazione e gestione degli spazi verdi urbani e periurbani che pongano attenzione anche alla funzione ecologica degli stessi, tenendo conto dellimportanza di tali spazi nei processi di deframmentazione e ricostituzione circostanti. 6. Come indirizzo generale il Piano si propone di realizzare prevalentemente azioni di tutela e consolidamento allinterno della Matrice naturale e dei Sistemi nodali primari e secondari e azioni di riqualificazione e valorizzazione, di diversa intensit, in tutte le altre componenti. 7. Pi in dettaglio allinterno della Matrice naturale e dei Sistemi nodali primari e secondari il Piano definisce i seguenti indirizzi: a. promuovere la tutela delle aree boscate di maggior significato naturalistico e il mantenimento, attraverso limplementazione di adeguate strategie di sostegno alle attivit agro-silvo-pastorali, degli ambiti a vegetazione naturale non arborea e dei prati e pascoli di montagna; b. leventuale realizzazione di nuove opere dinfrastrutturazione, delle connessioni tra ambiti urbani e agroecosistemi

determinata da giustificati motivi di pubblico interesse, dovr tener conto delle esigenze di funzionalit ecologica di queste aree e prevedere adeguate opere di mitigazione tese, in particolare, a non alterare le dinamiche dispersive della fauna. 8. Allinterno delle Zone tampone e dei Settori di ecopermeabilit potenziale valgono i seguenti indirizzi, tesi ad accrescere rispettivamente la capacit filtrante e la funzione connettiva di queste componenti: a. leventuale realizzazione di nuove opere dinfrastrutturazione,

determinata da giustificati motivi di pubblico interesse, dovr tener conto delle esigenze di funzionalit ecologica di queste aree e prevedere adeguate opere di mitigazione tese, in particolare, a non alterare le dinamiche dispersive della fauna; b. tutelare e consolidare gli Elementi naturali marginali attraverso la realizzazione di interventi di riqualificazione naturalistica; c. conservare luso agricolo del territorio, evitando le attivit di

trasformazione che possono causare un decremento della qualit ecologica, sostenendo le attivit agro-silvo-pastorali tradizionali e

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incentivando ladozione di metodi di produzione a basso impatto ambientale; d. realizzare interventi di diversificazione del paesaggio agrario (quali ripristino di siepi, macchie boscate, vegetazione riparia lungo il reticolo idrografico secondario) in grado di incrementare la funzionalit ecologica del territorio e offrire nuove opportunit produttive agli agricoltori, dando risalto alla multifunzionalit del territorio rurale; e. realizzare zone umide artificiali con funzioni naturalistiche e di gestione delle acque (stagni di ritenzione, ecosistemi filtro, etc), in grado di arricchire la disponibilit di ecosistemi naturali nelle aree di pianura e incrementare la capacit di autodepurazione del territorio. 9. In riferimento ai corpi idrici primari e secondari il PTCP individua i seguenti indirizzi: a. tutelare gli aspetti quantitativi della gestione della risorsa,

identificando un adeguato sistema previsionale degli effetti di eventuali nuove concessioni o di variazioni significative alle concessioni gi in essere; b. ripristinare la vegetazione riparia lungo gli ambiti perifluviali,

prioritariamente nelle aree demaniali e in quelle in cui il vincolo paesaggistico o la disciplina di tutela del PAI impediscono altri usi, allo scopo di consolidare la capacit di connessione ecologica di queste componenti; c. incrementare la capacit dinvaso e la funzionalit morfologica ed ecologica del reticolo idrografico minore eliminando le opere di artificializzazione (arginature, rettifiche, briglie, etc.) rilevatesi non strettamente necessarie e promuovendo la realizzazione di interventi di riqualificazione fluviale che evitino ulteriori trasformazioni e favoriscano il raggiungimento di un assetto pi naturale dei corpi idrici; d. incentivare la diffusione di modalit di manutenzione del reticolo idrografico minore poco invasive, basate sulla realizzazione di interventi mirati (tagli selettivi e solo in punti di reale utilit) e non sulla rimozione periodica e diffusa della vegetazione alveare e riparia; e. salvaguardare la capacit d'invaso e la funzionalit ecologica della zona litorale dei bacini lacuali, eliminando le opere di contenimento rivelatesi non strettamente necessarie, evitando nuovi interventi di artificializzazione (es. muri, impianti fissi, occupazione e riempimento

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d'alveo) e favorendo interventi di rinaturalizzazione, al fine di migliorare sui territori gi fortemente frammentati l'accessibilit per la fauna e la crescita dei vegetali nella zona eufotica. 10. Per le Aree di riequilibrio ecologico gli indirizzi del Piano sono: a. salvaguardare lutilizzo agricolo e il mantenimento degli spazi aperti; b. realizzare interventi per la di rinaturalizzazione su territori al fine di migliorare fortemente

laccessibilit frammentati;

fauna

attualmente

c. incentivare pratiche gestionali adeguate alla conservazione di un discreto livello di qualit ambientale, tale da attribuire a questi ambiti una funzione ecologica importante su scala locale. 11. Il PTCP individua inoltre, nella Tavola 3 Quadro Strutturale - Sistema rurale paesistico ambientale una serie di porzioni di ambito agricolo ritenute dinteresse strategico perch localizzate in zone critiche, a rischio di saldatura dellurbanizzato, o in ambiti di estrema rilevanza sotto il profilo della capacit di connessione ecologica e le disciplina secondo quanto previsto al comma 4 dellart. 56 e al comma 2 dellart. 58.

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62. Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS)

1. I Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, disciplinati ai sensi della DGR 12 dicembre 2007, n. 8/61482 Criteri per lesercizio da parte delle Province della delega di funzioni in materia di Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, assumono una valenza strategica nella politica di tutela e riqualificazione del territorio, come elementi di connessione e integrazione tra il sistema del verde urbano e il sistema delle aree protette di interesse regionale, permettendo la tutela di aree a vocazione agricola di valore naturale, paesistico e storico-culturale, il recupero di aree degradate urbane, la conservazione della biodiversit e la valorizzazione del paesaggio tradizionale. Tali aree possono interessare prioritariamente ambiti territoriali che necessitano di azioni di conservazione, di restauro o di ripristino ambientale o che possono essere oggetto di progetti di sviluppo rurale ecocompatibile e che possono cos concorrere attivamente alla formazione della Rete Ecologica individuata dal PTCP. Possono inoltre riguardare prioritariamente i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e i Biotopi non ricompresi in aree protette, nonch riguardare aree contigue a previsioni di aree protette esterne al territorio provinciale. 2. I Comuni interessati, singoli o associati, con apposita deliberazione anche in variante allo strumento urbanistico (secondo la procedura stabilita dalla L.R. 12/2005), possono istituire Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, definendo il perimetro del Parco e la relativa disciplina duso del suolo. Al fine della gestione dei PLIS, gli Enti promotori individuano la pi adeguata forma di gestione, scegliendo tra quelle previste dal testo unico sugli Enti Locali approvato con D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (convenzione, consorzio) e stabiliscono inoltre le forme della partecipazione delle espressioni dell'associazionismo naturalistico e del mondo rurale. Gli Enti che hanno provveduto ad istituire un parco chiedono contemporaneamente, nominando un Comune capofila, il riconoscimento alla Provincia o alle Province interessate. 3. Alla Provincia spetta - ai sensi dellart. 3, comma 58 e della L.R. 5 gennaio 2000, n. 1 e s.m.i. su richiesta degli enti interessati, il riconoscimento del carattere di Parco Locale di Interesse Sovracomunale, previa valutazione dei valori ambientali e paesaggistici e delle finalit di valorizzazione e tutela suddette. Tale riconoscimento avviene solo in presenza di un accertato interesse sovracomunale che la Provincia verifica mediante istruttoria dei documenti preparati dagli enti proponenti.

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Adeguamento del PTCP alla L.R. 12/2005

4. La Provincia di Lecco ha riconosciuto listituzione dei seguenti PLIS: PLIS del Valentino; PLIS San Pietro al Monte San Tomaso; PLIS agricolo della Valletta; PLIS Valle San Martino; PLIS Rio Vallone.

5. I soggetti gestori, congiuntamente ad un progetto di tutela, recupero e valorizzazione ambientale (PVA) elaborato in coerenza con le indicazioni di cui allart. 11 delle presenti norme nel quale prevedere la realizzazione di interventi per lattivit turistico-ricreativa e del tempo libero, formano il piano di gestione del PLIS che individua le modalit per la gestione degli ecosistemi nel rispetto delle disposizioni legislative. 6. La Provincia di Lecco promuove la formazione e il coordinamento dei PLIS al fine di realizzare la rete ecologica provinciale.

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TITOLO IX - VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA (VAS)

63. Valutazione Ambientale Strategica del PTCP e delle sue varianti

1. Il PTCP si adegua a quanto definito per la VAS dalle norme di riferimento (art. 4 della L.R. 12/2005) e al modello metodologicoprocedurale ed organizzativo definito dallAllegato 1c della DGR n. 8/6420 del 27.12.2007, che in particolare definisce lambito di applicazione, i soggetti interessati, le modalit di consultazione, di eventuale esclusione e le fasi di applicazione. 2. Sono parte integrante del PTCP gli strumenti e gli esiti messi a punto con il percorso di VAS, in particolare: il Sistema degli obiettivi, il Rapporto ambientale e la Sintesi non tecnica, il Parere motivato finale e la Dichiarazione di sintesi, il Programma di Monitoraggio e il Sistema degli Indicatori. 3. Il PTCP assume gli obiettivi della VAS (come definitivamente formalizzati dalla Conferenza di Valutazione) come riferimento per garantire, anche in fase di valutazione e aggiornamento futuro, la migliore sostenibilit delle trasformazioni territoriali da esso governate o promosse. 4. Il Piano assume quindi come proprio il Programma di Monitoraggio ambientale e il Sistema di Indicatori ambientali da esso definito, nonch le sue modalit di attuazione. 5. Le varianti al PTCP sono di norma assoggettate a VAS, tranne quelle per le quali sussiste la contemporanea presenza dei seguenti requisiti: a) non costituiscono quadro di riferimento per lautorizzazione dei progetti elencati negli allegati I e II della direttiva 85/337/CEE e successive modifiche; b) non producono effetti su siti di cui alla direttiva 92/43/CEE; c) determinano luso di piccole aree a livello locale e/o comportano modifiche minori. Per queste varianti minori si procede alla verifica di esclusione dalla VAS. 6. Fino al provvedimento della Giunta Regionale previsto al punto 4.6 degli Indirizzi generali per la valutazione ambientale di piani e programmi le

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Province

accertano,

sotto

la

propria

responsabilit,

lesistenza

del

precedente requisito c). 7. Si procede altres a verifica di esclusione dalla VAS per le varianti generate da piani di settore (es: PIF, PTS, Piano Rifiuti, ) e per le proposte di modifica o integrazione del PTCP avanzate dai Comuni nellambito della redazione del proprio PGT (L.R. 12/2005, art. 13, comma 5), qualora i piani dorigine siano gi stati sottoposti a procedimento di VAS.

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64. Valutazione Ambientale Strategica dei PGT

1. Come previsto dallart. 4 della L.R. 12/2005 e s.m.i. e dalla DGR n. 8/6420 del 27.12.2007, al fine di evitare duplicazioni nelle valutazioni, il Piano di livello gerarchico pi alto fornisce indicazioni per la procedura di VAS. 2. Pertanto il PTCP adotta come riferimento per la VAS dei PGT linsieme delle indicazioni metodologiche elaborate a livello regionale, che in sintesi definiscono lAmbito di applicazione, i Soggetti interessati, le Modalit di consultazione, di eventuale esclusione e le fasi di applicazione. 3. Il Comune, parallelamente alla redazione del PGT o nella stesura di varianti al Documento di Piano, ai sensi della L.R. 12/2005 s.m.i. e in coerenza con la DGR n. 8/6420 Determinazione della procedura di valutazione ambientale di Piani e Programmi, attiva il percorso di Valutazione Ambientale Strategica (VAS). 4. Tale processo di VAS deve essere realizzato in coerenza con il processo di VAS promosso nellambito delladeguamento del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP). 5. Nello sviluppo delle proprie linee strategiche del PGT, i Comuni dovranno pertanto verificare la coerenza con il sistema degli obiettivi ambientali ed indicatori definiti a livello provinciale (ALLEGATO 3). 6. Per semplificare lattivit dei Comuni, per evitare duplicazioni e per armonizzare tra loro e con il PTCP le VAS di competenza dei Comuni, lautorit competente per la VAS fornisce al Comune quanto elaborato per il Rapporto ambientale di scala provinciale: le analisi di coerenza con il sistema di pianificazione provinciale e regionale, il sistema degli obiettivi, degli indicatori e dei dati. I Comuni potranno quindi semplificare la propria attivit, utilizzando queste elaborazioni, adeguando al proprio livello di coerenza il sistema degli obiettivi e le analisi di coerenza e integrando le analisi e gli indicatori con quelli adatti alla propria scala territoriale. 7. I documenti di VAS dei PGT dovranno prendere cognizione di tutti i contenuti individuati dal presente PTCP come contenuto minimo dei PGT stessi in relazione alla loro rilevanza sovracomunale, indipendentemente dalla loro collocazione nei diversi documenti del PGT e sottoporli a valutazione per poter concorrere cos alla necessaria azione di monitoraggio e verifica della sostenibilit del PTCP, cos come prefigurata dalla VAS del PTCP stesso.

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65. Valutazione di Incidenza (VIC)

1.

Lo Studio di Incidenza del PTCP rappresenta parte integrante e sostanziale del Piano e una componente costitutiva degli strumenti attuativi del PTCP stesso.

2.

Qualunque variante o aggiornamento del PTCP dovr essere oggetto di Verifica ed eventualmente Valutazione di Incidenza, allo scopo di analizzare i potenziali effetti sulla Rete Natura 2000.

3.

La Valutazione di Incidenza dei PGT viene effettuata dalla Provincia in sede di valutazione di compatibilit, in ottica congiunta ad altri piani e progetti, come previsto dallart. 6 della Dir. 92/43/CEE; essa dovr tenere conto delle previsioni e degli indirizzi relativi alle Reti Ecologiche Regionale e Provinciale.

4.

Gli

interventi

che

nella

progettazione

esecutiva

prevedono

il

coinvolgimento di Siti Natura 2000 dovranno essere sottoposti a verifica di assoggettabilit alla valutazione di incidenza da parte dei rispettivi enti gestori.

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66. Disposizioni comunali per lincentivazione del risparmio energetico e delledilizia sostenibile

1.

I Comuni sono tenuti, nellambito dei propri strumenti di pianificazione e regolamentazione, a valutare la sostenibilit delle proprie previsioni prevedendo, per i nuovi insediamenti ovvero per le demolizioni con ricostruzione, lintegrazione tra il sito e gli involucri edilizi, con la finalit di recuperare in forma passiva la maggior parte dellenergia necessaria a garantire le migliori prestazioni per i diversi usi finali (riscaldamento, raffrescamento, illuminazione ecc.).

2.

Ai fini di cui al punto precedente, nei nuovi insediamenti, prima della fase di definizione della disposizione delle strade e degli edifici, va redatta una relazione descrittiva del sito in conformit a quanto previsto dalle schede A1.1, A1.2, A1.3 e A1.4 delle Linee guida per la promozione dello sviluppo sostenibile negli strumenti di governo del territorio e nei regolamenti edilizi della Provincia di Lecco (2006).

3.

Sulla base dell'analisi precedente, il layout dei lotti da edificare e dei singoli edifici dovr: a. garantire che non vi siano ostacoli (ad esempio ombreggiamenti) che riducano il rendimento degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili posizionabili sui nuovi edifici, la cui installazione resa obbligatoria in forza della Legge n. 244 del 24 dicembre 2007 e dalla DGR 5773 del 31 ottobre 2007; b. garantire che i nuovi edifici non costituiscano ostacolo per laccesso del sole agli impianti solari realizzati, progettati o probabili nellambito di strutture adiacenti; c. garantire un accesso ottimale alla radiazione solare per tutti gli edifici, in modo che la massima quantit di luce naturale risulti disponibile anche nella peggiore giornata invernale (21 dicembre); d. consentire che le facciate ovest degli edifici possano essere

parzialmente schermate da altri edifici o strutture adiacenti per limitare l'eccessivo apporto di radiazione termica estiva, se ci lascia disponibile sufficiente luce naturale; e. trarre vantaggio dai venti prevalenti per strategie di

ventilazione/raffrescamento naturale degli edifici e delle aree di soggiorno esterne (piazze, giardini...);

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f.

predisporre adeguate schermature, per edifici e aree di soggiorno esterne, dai venti prevalenti invernali in accordo con la scheda A5.7 delle Linee guida per la promozione dello sviluppo sostenibile negli strumenti di governo del territorio e nei regolamenti edilizi della Provincia di Lecco (2006);

g. ridurre leffetto isola di calore mediante unopportuna progettazione del verde ed attraverso il controllo dellalbedo delle superfici di pavimentazione pubblica in accordo con le schede A2.4 e A2.5 delle Linee guida per la promozione dello sviluppo sostenibile negli strumenti di governo del territorio e nei regolamenti edilizi della Provincia di Lecco (2006). 4. I Comuni sono altres tenuti a valutare la sostenibilit delle proprie previsioni prevedendo criteri tecnico-costruttivi, tipologici e impiantistici idonei a facilitare e valorizzare il risparmio energetico e limpiego di fonti energetiche rinnovabili per il riscaldamento, il raffrescamento, la produzione di acqua calda sanitaria, lilluminazione, la dotazione di apparecchiature elettriche degli edifici in relazione alla loro destinazione duso e in stretto rapporto con il tessuto urbano e territoriale circostante. 5. Oltre agli obblighi derivanti dalla normativa regionale di riferimento, i criteri di cui sopra dovranno ottemperare a quanto definito nelle schede A5.4, A5.5, A5.6, A5.8 e A5.9 delle delle Linee guida per la promozione dello sviluppo sostenibile negli strumenti di governo del territorio e nei regolamenti edilizi della Provincia di Lecco (2006). 6. La ricerca di soluzioni che privilegino il soddisfacimento dei fabbisogni termici mediante teleriscaldamento prioritaria. Pertanto, nella progettazione di aree di nuovo insediamento si deve prevedere la realizzazione di una rete di teleriscaldamento a servizio dellarea stessa. Tali reti di teleriscaldamento dovranno essere progettate considerando, in funzione del fabbisogno da soddisfare, la possibilit di introdurre sistemi che sfruttino fonti energetiche rinnovabili (biomassa, geotermia a bassa entalpia, solare, ecc.). 7. Nelle aree per le quali programmato un piano di sviluppo di una rete di teleriscaldamento, si dovranno prevedere tutti gli impianti necessari per il collegamento alla rete stessa, come previsto dallarticolo 4 della DGR 5773/2007. Nelle aree sprovviste di rete di teleriscaldamento si dovranno rispettare le prescrizioni di cui alla scheda A5.16 delle Linee guida per la promozione dello sviluppo sostenibile negli strumenti di governo del territorio e nei regolamenti edilizi della Provincia di Lecco (2006).

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8. Nel caso di realizzazione di nuovi impianti di riscaldamento ambienti necessario considerare, in funzione del fabbisogno da soddisfare e in relazione alle diverse categorie edilizie, lintroduzione di sistemi che sfruttino fonti energetiche rinnovabili (biomassa, geotermia a bassa entalpia, solare, ecc.). Gli eventuali sistemi funzionanti in regime di cogenerazione ad alto rendimento dovranno essere dimensionati sui fabbisogni termici ed elettrici degli edifici stessi. In particolare, per le categorie edilizie che richiedono raffrescamento estivo, i sistemi cogenerativi assorbimento. 9. I Comuni sono tenuti a introdurre gli adempimenti in materia di illuminazione esterna in conformit a quanto prescritto dalla scheda A2.3 delle Linee guida per la promozione dello sviluppo sostenibile negli strumenti di governo del territorio e nei regolamenti edilizi della Provincia di Lecco (2006) e dalle norme relative allimpiego, anche nelle zone non tutelate, di apparecchi illuminanti esterni come da art. 9 della L.R. 17/2000. 10. Per gli interventi di nuova edificazione e di ampliamento degli edifici esistenti, di ristrutturazione urbanistica, di sostituzione e di ristrutturazione edilizia, i Comuni possono applicare incentivi di carattere edilizio-urbanistico mediante la previsione, negli strumenti urbanistici, di un criterio di assegnazione del volume edificabile proporzionale al livello di efficienza energetica delledificio derivante dalla classificazione di cui allart. 12 della DGR 5773/2007. Tale assegnazione sar calcolata al netto delle murature, compatibilmente con i caratteri storici e architettonici degli edifici e dei luoghi, nel rispetto degli standard di legge. 11. Ai fini del monitoraggio degli interventi inerenti la salvaguardia delle risorse energetiche, i Comuni sono tenuti a mantenere una banca dati, relativa ai suddetti interventi, che integri il catasto regionale delle certificazioni energetiche degli edifici di cui allart. 15 della DGR 5773/2007. Tale banca dati dovr altres facilitare il continuo aggiornamento del bilancio energetico complessivo relativo al parco edilizio e fornire indicazioni sullefficacia delle azioni intraprese. dovranno essere abbinati con macchine frigorifere ad

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TITOLO X CONTENUTI MINIMI DEI PGT ED ISTRUTTORIA DEI RELATIVI ATTI PER LA VALUTAZIONE DI COMPATIBILITA CON IL PTCP

67. Contenuti minimi dei PGT

1. Il PTCP, in ottemperanza a quanto stabilito al 2 comma, lettera c) dellart. 15 della L.R. 12/2005, individua i contenuti minimi sui temi di interesse sovracomunale che devono essere previsti nel Documento di piano, nel Piano delle regole e nel Piano dei servizi. 2. Tale individuazione di norma operata in termini generali con riferimento ai diversi temi di interesse sovracomunale nei diversi articoli del presente corpo normativo del PTCP. 3. I Comuni verificano le disposizioni previste dagli atti di programmazione a scala regionale, provinciale o sovracomunale, sia orientativi che prevalenti. In particolare, ai sensi dellart. 18 della L.R. 12/2005, verificano la coerenza del proprio PGT con le previsioni del PTCP, aventi efficacia prescrittiva e prevalente, relative a: previsioni in materia di tutela dei beni ambientali e paesaggistici; localizzazione delle infrastrutture riguardanti il sistema della mobilit; individuazione degli ambiti destinati allattivit agricola di interesse strategico di cui allarticolo 15, comma 4, e ai sensi degli articoli 56 e 57 delle presenti norme; indicazione, per le aree soggette a tutela o classificate a rischio idrogeologico e sismico, delle opere prioritarie di sistemazione e consolidamento, nei soli casi in cui la normativa e la programmazione di settore attribuiscano alla Provincia la competenza in materia con efficacia prevalente. 4. Il Documento di piano dovr esplicitare le linee strategiche del PGT, facendo esplicito e diretto riferimento agli obiettivi del PTCP indicati allart. 9 delle presenti norme ed ulteriormente articolati nel Documento degli Obiettivi del PTCP; nellambito del Documento di Piano i PGT avranno cura di evidenziare anche i contenuti di interesse sovracomunale presenti nel Piano dei servizi e nel Piano delle regole.

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5. Nella redazione degli elaborati di PGT i Comuni dovranno tenere conto dei Criteri attuativi L.R. 12/2005 per il Governo del Territorio e in particolare dei seguenti documenti: - Modalit per la pianificazione comunale (DGR n. 1681 del 29 dicembre 2005 - BURL n. 20, Edizione Speciale del 19 maggio 2006); - Contenuti paesaggistici del PGT (Allegato A alla DGR n. 1681 del 29 dicembre 2005 - BURL n. 21, Edizione speciale del 24 maggio 2006); - Modalit di coordinamento ed integrazione delle informazioni per lo sviluppo del sistema informativo territoriale integrato (DGR 1562 del 22 dicembre 2005 - BURL n. 20, Edizione Speciale del 15 maggio 2006) e s.m.i.; - Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del Piano di Governo del Territorio (DGR n. 1566 del 22 dicembre 2005 - BURL n.13, Edizione Speciale del 28 marzo 2006) e s.m.i.. 6. La Provincia, al fine di consentirne una pi immediata ed agevole individuazione, articola le indicazioni del PTCP con specifico riferimento a ciascuno dei Comuni presenti in ambito provinciale in appositi Dossier comunali, che costituiscono semplice corredo del PTCP, che riprendono, organizzate per i diversi temi, le indicazioni normative con la specifica indicazione di quante abbiano efficacia prescrittiva e prevalente sugli atti del PGT ai sensi del 2 comma dellart. 18 della L.R. 12/2005. E fatta salva comunque la prevalenza del testo normativo e della cartografia del PTCP in caso di indicazione discordante od omessa.

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68. Interventi di rilevanza sovracomunale

1. Con riferimento alle indicazioni di cui al primo comma dellart. 15 della L.R. 12/2005 ed a quanto disciplinato dal PTCP sui contenuti minimi del PGT ai sensi del precedente art. 67, si considerano di rilevanza sovracomunale le previsioni urbanistiche relative alla localizzazione di attivit e funzioni che, per la loro natura o entit dimensionale, hanno impatto che trascende lambito comunale, quali in particolare: a) i servizi pubblici e privati il cui bacino dutenza potenziale, in termini di popolazione interessata, superi significativamente la popolazione del comune territorialmente interessato; b) le aree produttive qualificate di interesse sovracomunale ai sensi degli artt. 28 e 29 e le attivit distributive e grandi strutture di vendita secondo i casi disciplinati dallart. 37 della presente normativa; c) le attrezzature e gli impianti il cui prevedibile impatto, in termini di emissioni di qualunque tipo e/o di consumi di acqua o di altre risorse ambientali, si estenda significativamente oltre i confini comunali. 2. Si considerano inoltre di carattere sovracomunale quelle previsioni che interferiscono in misura significativa (al punto da condizionarne le prestazioni) con sistemi di interesse sovracomunale, quali: a) la rete stradale di rilevanza territoriale del PTCP, comprendendo anche i percorsi d'interesse storico, naturalistico, paesaggistico e panoramico; b) il reticolo idrografico principale individuato dal PTCP, compresa la zona litorale e la riva dei laghi; c) le linee e le aree di permeabilit della rete ecologica individuate dal PTCP; d) le visuali paesistiche da preservare individuate dal PTCP lungo la viabilit principale; e) le aree naturali protette. 3. Si considerano inoltre di interesse sovracomunale le previsioni che interferiscono in misura significativa con gli ambiti destinati allattivit agricola di interesse strategico del PTCP di cui allart. 56 delle presenti norme. 4. Si considerano infine di interesse sovracomunale le previsioni urbanistiche di crescita della capacit insediativa residenziale e della superficie

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urbanizzata complessiva che superano i valori di domanda endogena attesa rispettivamente indicati nelle tabelle riportate in calce ai successivi commi 5 e 7 del presente articolo. 5. I valori di crescita massima della capacit insediativa residenziale rispetto a quella individuata dal PRG vigente, espressi in termini di volume vuoto per pieno misurato in mc/anno per abitante, da applicare allintera popolazione residente del comune e da moltiplicare per il numero di anni cui sono riferite le previsioni del Documento di piano, rispettivamente per la domanda endogena e per quella esogena, sono cos determinati per i Comuni appartenenti ai diversi ambiti territoriali della Provincia:
CAPACITA INSEDIATIVA RESIDENZIALE

Ambito territoriale Valsassina Lario Orientale Lecchese e V.S.M. Brianza lecchese

Crescita endogena (mc/ab) 2,25 1,80 2,25 2,70

Crescita esogena (mc/ab) 4,50 3,60 4,50 5,40

Il valore di crescita esogena comprensivo del valore di crescita endogena. 6. I valori della tabella riportata al precedente 5 comma sono ulteriormente articolati in relazione alle politiche di Piano nel modo seguente: a) le soglie di crescita della capacit insediativa residenziale individuate dalla tabella di cui al comma predente possono essere ulteriormente incrementate dai Comuni sino alla misura massima del 20% in relazione alla presenza nei PGT di specifiche disposizioni normative che assicurino la attribuzione di una quota di capacit insediativa destinata alle politiche di edilizia sociale attraverso il riconoscimento di diritti edificatori ceduti gratuitamente al Comune in misura non inferiore alla percentuale di incremento individuata dal presente punto; b) le soglie di crescita della capacit insediativa individuate dalla tabella di cui al comma predente possono essere ulteriormente incrementate dai Comuni sino alla misura massima del 10% in relazione alla presenza nei PGT di specifiche disposizioni normative volte ad assicurare un significativo miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici in attuazione di quanto previsto dallart. 66 delle presenti norme di attuazione.

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7. I valori di crescita massima della superficie urbanizzata rispetto a quella individuata dal PRG vigente, espressi in termini di superficie territoriale misurata in mq/anno per abitante, da applicare allintera popolazione residente del comune e da moltiplicare per il numero di anni cui sono riferite le previsioni del Documento di piano, rispettivamente per la domanda endogena e per quella esogena sono cos determinati per i Comuni della Provincia appartenenti alle diverse classi di ampiezza demografica:
SUPERFICIE URBANIZZATA

Classe di ampiezza demografica

Crescita endogena (mq/ab) 2,88 2,20 1,72 1,52 0,86

Crescita esogena (mq/ab) 4,30 3,30 2,60 2,30 1,30

Sino a 1000 abitanti Da 1001 a 3000 abitanti Da 3001 a 6000 abitanti Da 6001 a 40.000 abitanti Oltre 40.000 abitanti (Lecco)

Il valore di crescita esogena comprensivo del valore di crescita endogena. 8. Non si considerano comunque, nei singoli PGT, di interesse sovracomunale le previsioni urbanistiche di crescita insediativa complessiva che comportino una crescita della superficie urbanizzata inferiore a 0,5 ha.

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69. Criteri per lespressione della valutazione di compatibilit degli atti del PGT al PTCP

1. Le previsioni di rilevanza sovracomunale contenute nei PGT sono soggette a giudizio di compatibilit rispetto al PTCP. 2. Il giudizio riguarda il Documento di piano, o comunque latto di piano che rende esplicita la rilevanza sovracomunale della previsione e ne rende apprezzabili gli effetti in relazione agli interessi di rango sovracomunale o provinciale tutelati dal PTCP anche attraverso il proprio percorso di VAS. 3. Nel caso di rettifiche, precisazioni e miglioramenti agli ambiti agricoli strategici derivanti da oggettive risultanze riferite alla scala comunale, anche il Piano delle regole viene assoggettato a valutazione di compatibilit da parte della Provincia, ai sensi dellart. 15, comma 5, L.R. 12/2005. 4. La valutazione con la quale la Provincia si esprime sugli atti di PGT sottoposti alla sua attenzione avviene garantendo il confronto con il Comune ed resa esclusivamente in termini di compatibilit degli atti di PGT con il PTCP vigente. 5. Il PGT approvato costituisce strumento di attuazione del PTCP, con particolare riguardo al riconoscimento quale atto a maggiore definizione in relazione agli aspetti paesistici, ai sensi dellart. 6 nelle Norme del Piano Territoriale Paesistico Regionale. 6. Gli uffici della Provincia rendono disponibili al Comune tutte le informazioni rilevanti per questultimo contenute nel SIT di cui allart. 17 delle presenti norme o comunque in proprio possesso.

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70. Procedura di espressione della valutazione di compatibilit con il PTCP

1. Ai sensi del 1 comma dellart. 18 della L.R. 12/2005, le disposizioni del presente articolo si applicano alle valutazioni di compatibilit rispetto al PTCP degli atti del PGT predisposti dai Comuni, al fine di accertare lidoneit dei medesimi atti ad assicurare il conseguimento degli obiettivi fissati nel PTCP salvaguardandone i limiti di sostenibilit previsti. 2. La valutazione di cui al comma precedente ha inoltre la finalit di verificare il rispetto da parte del PGT delle previsioni del PTCP vincolanti ai sensi del 2 comma dellart. 18 della L.R. 12/2005. 3. In sede di formazione del PGT, lAmministrazione comunale chiede lattivazione di un confronto con la Provincia che si effettua a partire dallesame e dalla condivisione del Dossier Comunale che contiene le specifiche disposizioni del PTCP per il Comune in oggetto. Al confronto sono invitati i Comuni contermini e gli altri Enti comunque interessati. I verbali degli incontri integrano il materiale istruttorio sul quale si basa la valutazione di compatibilit della Provincia. 4. Il Comune sottopone alla Provincia il Documento di piano, il Piano dei servizi e il Piano delle regole con le modalit e nei tempi indicati dallart. 13, 5 comma, della L.R. 12/2005. 5. Il Documento di piano accompagnato dagli altri atti necessari alla valutazione da operare ai sensi del 2 comma del presente articolo e, in particolare, dalla individuazione delle aree agricole operata ai sensi dellart. 57 delle presenti norme. 6. Le previsioni di rilevanza sovracomunale di cui al comma 4 del precedente art. 68 si considerano a priori compatibili con il PTCP qualora: a. siano contenute entro i limiti quantitativi della domanda totale attesa indicati nelle tabelle riportate al medesimo art. 68, con riferimento a quellambito territoriale e a quella categoria di comuni; b. rientrino negli ambiti preferenziali di concentrazione delledificazione e nei criteri generali di localizzazione definiti nel Titolo III delle presenti norme; c. non comportino una riduzione delle aree agricole individuate dal PGT secondo le indicazioni di cui allart. 57 delle presenti norme che, con riferimento allambito o agli ambiti agricoli cui il Comune appartiene, risulti superiore alle soglie percentuali fissate per ciascun ambito agricolo dallart. 56 delle presenti norme.

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Norme di Attuazione

7. In assenza di tali condizioni la valutazione di compatibilit con il PTCP pu essere positiva, negativa o positiva condizionata. 8. La valutazione di compatibilit positiva quando le previsioni oggetto della valutazione, alla luce di un giudizio tecnico di merito espresso dalle competenti strutture provinciali, se del caso sentiti i Comuni contermini e le altre parti interessate, risultano idonee ad assicurare il conseguimento degli obiettivi fissati nel PTCP, salvaguardandone i limiti di sostenibilit previsti, o comunque non risultino in contrasto con gli obiettivi stessi e con le norme connesse e non rechino pregiudizi, non adeguatamente compensati, ad interessi territoriali di altri Comuni. 9. Nel caso in cui la Provincia ravvisi elementi di incompatibilit con le previsioni prevalenti del PTCP, la valutazione risulta condizionata alladeguamento degli elaborati del Piano comunale, ovvero allassunzione delle definitive motivate determinazioni qualora le osservazioni provinciali riguardino previsioni di carattere orientativo. 10. La valutazione positiva pu essere condizionata alla realizzazione di una intesa tra i Comuni interessati alla dimensione sovracomunale, a tal fine specificamente individuati dalla Provincia, che individui le previsioni di interesse sovracomunale e le relative misure compensative. 11. Nella valutazione sono altres segnalate quelle eventuali motivate

indicazioni che possono essere condivise e accolte dalla Provincia, se validate da percorsi di concertazione e cooperazione intercomunale, e che comportano modifiche al PTCP stesso nei termini indicati allart. 6 delle presenti norme. 12. In relazione alla valutazione di compatibilit espressa dalla Provincia, il Comune provvede, con delibera di Consiglio Comunale ai sensi dellart. 13, 7 comma, della L.R. 12/2005 e nei termini ivi indicati, ad integrare e modificare le proprie previsioni adeguandole alla valutazione di compatibilit espressa. 13. La deliberazione di cui al comma precedente trasmessa alla Provincia con i relativi allegati completi delle eventuali motivazioni di cui al precedente comma 9, a conferma dellintervenuto recepimento della valutazione di compatibilit. 14. Il Comune fornisce alla Provincia, in formati compatibili con gli standard del SIT integrato (art. 17), oltre agli elaborati costituenti la parte dispositiva del PGT, anche gli esiti delle analisi condotte nellambito della formazione dello stesso.

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TITOLO XI NORME TRANSITORIE E FINALI

71. Compensazioni territoriali


1. Laddove nel presente Piano vengano identificate misure compensative o pi specificamente misure di compensazione ambientale come condizione necessaria per la sostenibilit della manovra di trasformazione territoriale interessata, gli strumenti di attuazione del PTCP (Piani di Governo del Territorio dei Comuni, Agende Strategiche di Coordinamento Locale) determinano la natura e lestensione di tali opere avendo riguardo ai seguenti criteri di carattere generale: a) per ogni utilizzazione del territorio prevista che ne comporti un grado di maggiore artificializzazione, la compensazione conseguente deve assicurare un incremento del grado di funzionalit ecologica (sicurezza e biodiversit) e di apprezzabilit paesistica di intensit quantomeno analoga a quella ridotta a seguito dellutilizzazione e, di norma, dovr essere estesa ad una superficie non inferiore al doppio di quella interessata dalla artificializzazione e interessare ambiti di stretta pertinenza dei luoghi oggetto di semplificazione; b) in alternativa a quanto sopra indicato i PGT e le Agende possono individuare i luoghi, da interessare con opere di manutenzione da reiterare nel tempo, verso i quali indirizzare le misure di compensazione; c) quando la trasformazione che da luogo ad esigenze di compensazione non prevalentemente riconducibile alla maggiore artificializzazione di una certa estensione areale, la compensazione necessaria deve essere commisurata nella sua natura agli specifici disturbi indotti dalla trasformazione e nel suo rilievo al valore economico della trasformazione come indicato nel successivo punto d); d) lonere economico delle azioni compensative previste non pu di norma essere inferiore al 2% del valore economico complessivo della trasformazione prevista. 2. Le misure compensative attuano prioritariamente le indicazioni per la realizzazione della rete ecologica di cui allart. 61 delle presenti norme con particolare riferimento agli interventi previsti dalle lettere d) ed e) dell8 comma, dalle lettere b) e d) del 9 comma e dalla lettera b) del 10 comma;

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Norme di Attuazione

3. Tali interventi, che in via prioritaria saranno localizzati allinterno delle Aree di particolare interesse strategico per la continuit della rete ecologica individuate con apposita rappresentazione cartografica nella Tavola 3 - Quadro Strutturale Sistema rurale paesistico ambientale, dovranno essere realizzati in conformit agli indirizzi progettuali contenuti nel Documento tecnico del PTCP Repertorio degli interventi di mitigazione, compensazione e miglioramento ambientale. 4. Le misure compensative possono inoltre essere indirizzate alla

riqualificazione degli ambiti degradati e alla prevenzione del rischio di degrado paesaggistico di cui allart. 55 delle presenti norme, nonch alla realizzazione dei progetti di ricomposizione paesaggistica lungo i corridoi tecnologici di cui allart. 22 delle presenti norme. 5. La definizione della natura e della misura delle compensazioni territoriali, ove ne ricorrano le condizioni ai sensi delle presenti norme, costituisce contenuto minimo del PGT e deve essere sottoposta dal Comune alla Provincia in occasione della presentazione del Documento di piano secondo quanto previsto dal 5 comma dellart. 13 della L.R. 12/2005.

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72. Perequazione territoriale e urbanistica

72.1

Perequazione territoriale

1. La Provincia sostiene lattivazione di forme di perequazione territoriale intercomunale, consentire quale strumento distribuzione negoziale di benefici volontario, e capace tra di le unequa svantaggi

Amministrazioni locali interessate da significativi interventi di rilevanza sovracomunale, attinenti le espansioni insediative e/o infrastrutturali. 2. Lo strumento della perequazione territoriale volto a consentire la compensazione delle esternalit prodotte a livello sovracomunale in seguito a progetti di sviluppo territoriale. 3. La Provincia, ai sensi dellart. 15 comma 7 bis della L.R. 12/2005, pu individuare ambiti territoriali per i quali si rende necessaria la definizione di azioni di coordinamento per lattuazione del PTCP anche finalizzate allattuazione della perequazione territoriale intercomunale e alla compartecipazione dei proventi derivanti dai contributi di costruzione. 4. La perequazione territoriale dovr prioritariamente essere applicata in relazione ad interventi sovracomunali che riguardano: aree interessate dalla localizzazione di significativi interventi

infrastrutturali viari, ferroviari o legati ad altre modalit di trasporto determinanti evidenti esternalit negative ambientali e sociali (es. inquinamento, consumo di suolo, costi sociali); aree interessate da interventi di completamento, espansione e/o riconversione di aree produttive di rilevanza sovracomunale, anche in relazione alla necessit di programmare interventi in grado di risolvere problematiche di incompatibilit ambientale e paesaggistica, industriale e logistica di cui allart. 27 Condizioni di compatibilit localizzativa degli insediamenti produttivi; aree produttive di livello sovracomunale progettate in unottica di sostenibilit ambientale secondo il modello APEA - Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate; aree interessate dalla localizzazione di infrastrutture funzionali alle attivit produttive esistenti (es. impianti di smaltimento rifiuti, depuratori, centri logistici, ecc.) la cui realizzazione e gestione determina evidenti impatti ambientali; aree coinvolte dalla localizzazione di medie e grandi strutture di vendita;

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aree per la localizzazione di attivit ad elevata concentrazione di presenze (art. 32), in cui risulta maggiormente necessaria la localizzazione di servizi sociali;

aree marginali, soprattutto in riferimento ai contesti montani, ove risulta necessario contribuire al mantenimento e valorizzazione delle condizioni di vivibilit, sia in termini di accessibilit che di produttivit;

contesti di dimensione sovracomunale su cui si intende favorire le diverse e complementari specializzazioni produttive (agricole, manifatturiere, terziarie, ecc.), rafforzando la loro attrattivit;

aree ad elevato pregio naturalistico ed ambientale, al fine di tutelare e valorizzare adeguatamente le risorse del contesto provinciale, come elemento di connotazione territoriale.

5. La Provincia incentiva, a tale fine, la definizione di Accordi volontari a livello-sovracomunale tra le diverse Amministrazioni locali, attraverso lo strumento delle Agende Strategiche di Coordinamento Locale di cui allart. 15, o mediante lo strumento dellAccordo di Programma, cos come previsto dalla normativa in materia di autonomie locali (L. 142/1990). 6. La Provincia sostiene la perequazione territoriale attraverso la costituzione di un fondo di compensazione, finanziabile dagli Enti Locali attraverso entrate di natura tributaria contributi sul e parafiscale di (oneri di urbanizzazione contributi secondaria, costo costruzione, ulteriori

negoziali), derivanti dalla realizzazione degli interventi. Il fondo di compensazione permetter il finanziamento di interventi di natura compensativa a favore delle Amministrazioni Locali escluse dai vantaggi economico-finanziari derivanti dagli interventi in oggetto e/o che risultano soggette ad evidenti svantaggi economici, ambientali e sociali.

72.2

Perequazione urbanistica

1. Al fine di migliorare le condizioni di efficacia della pianificazione urbanistica e di garantire uniformit di considerazione e trattamento alle situazioni poste in condizioni analoghe in relazione allo stato dei luoghi ed agli obiettivi di qualit territoriale promossi dalla pianificazione urbanistica, i PGT individuano nei Documenti di piano, in relazione a quanto previsto dallart. 11 della L.R. 12/2005, criteri per la attuazione perequata delle previsioni di piano. 2. Sulla base dei criteri definiti dal Documento di piano ai sensi del comma precedente, i piani attuativi e gli atti di programmazione negoziata con valenza territoriale provvedono a ripartire tra tutti i proprietari degli

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immobili interessati dagli interventi i diritti edificatori e gli oneri derivanti dalla dotazione di aree per opere di urbanizzazione mediante lattribuzione di un identico indice di edificabilit territoriale, confermate le volumetrie degli edifici esistenti, se mantenuti. Ai fini della realizzazione della volumetria complessiva derivante dallindice di edificabilit attribuito, i predetti piani ed atti di programmazione individuano gli eventuali edifici esistenti, le aree ove concentrata ledificazione e le aree da cedersi gratuitamente al Comune o da asservirsi, per la realizzazione di servizi ed infrastrutture, nonch per le compensazioni urbanistiche in permuta con aree di cui al comma seguente. 3. Sulla base dei criteri definiti dal Documento di piano ai sensi del precedente primo comma, i Comuni nel Piano delle regole, a fini di perequazione urbanistica, possono attribuire a tutte le aree del territorio comunale, ad eccezione delle aree destinate allagricoltura e di quelle non soggette a trasformazione urbanistica, e ivi comprese quelle destinate a servizi, un indice di edificabilit territoriale inferiore a quello minimo fondiario attribuito alle diverse parti del territorio comunale. In tal caso, nel Piano delle regole regolamentata la cessione gratuita al Comune delle aree destinate alla realizzazione di opere di urbanizzazione, ovvero di servizi ed attrezzature pubbliche o di interesse pubblico o generale, da effettuarsi allatto della utilizzazione dei diritti edificatori, cos come determinati in applicazione di detto criterio perequativo. 4. In relazione allesistenza di interesse e/o di effetti di natura

sovracomunale, riconosciuti in conseguenza delle disposizioni del presente PTCP e attraverso le procedure di concertazione da questo disciplinate, o autonomamente individuati dai Comuni interessati, pi Comuni che condividono tali interessi o tali effetti possono determinare congiuntamente nei rispettivi Documenti di piano criteri uniformi di applicazione della perequazione urbanistica di cui al comma 2 in aree di trasformazione concordemente individuate nel territorio di uno o pi di essi. In tal caso, le aree cedute alla rispettiva Amministrazione comunale a seguito della utilizzazione dei diritti edificatori sono utilizzate per la realizzazione di servizi pubblici o di interesse pubblico o generale, di carattere sovracomunale, previsti nel Piano dei servizi del Comune stesso in coerenza con le intese intercomunali intercorse. Le intese che disciplinano la realizzazione di interventi perequativi di interesse sovracomunale possono individuare le misure finanziarie necessarie per regolare lequa ripartizione di benefici ed oneri tra i Comuni interessati, anche in relazione agli effetti prodotti dagli interventi stessi in termini di fiscalit locale.

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5. I diritti edificatori attribuiti a titolo di perequazione e di compensazione sono commerciabili. I Comuni istituiscono il registro delle cessioni dei diritti edificatori, aggiornato e reso pubblico secondo modalit stabilite dagli stessi Comuni. 6. Ladozione della compensazione territoriale (rivolta ad interventi di rilevanza sovracomunale) non esclude lutilizzo della compensazione urbanistica, da attivarsi nellambito comunale.

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73. Sportelli Unici per le Attivit Produttive e Programmi Integrati di Intervento

1. La presente norma si applica alle varianti al PRG, fino allapprovazione del PGT comunale. 2. Per la localizzazione di insediamenti produttivi in variante al PRG mediante procedura di Sportello Unico per le Attivit Produttive ai sensi dellart. 97 della L.R. 12/2005, qualora le previsioni interessino le componenti agricole di valenza produttiva e ambientale di cui allart. 56, si applicano le disposizioni di cui allart. 57, commi 4 e 5, delle presenti norme. 3. Fino allentrata in vigore del PGT, ai Programmi Integrati di Intervento in variante agli strumenti urbanistici vigenti ai sensi dellart. 87 della L.R. 12/2005, si applicano le disposizioni di cui allart. 89 della L.R. 12/2005 e del Titolo VIII delle presenti norme. 4. Le superfici impiegate per progetti di Sportello Unico per le Attivit Produttive e per Programmi Integrati di Intervento dovranno essere ricomprese nel calcolo della superficie urbanizzabile e della capacit insediativa del successivo PGT, secondo i parametri dellart. 68 delle presenti norme.

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74. Adeguamento al Programma Provinciale di Previsione e Prevenzione

1. Il Programma Provinciale di Previsione e Prevenzione di 2 livello Rischio connesso al dissesto idrogeologico (Programma) costituisce, ai sensi delle presenti norme, piano di settore. Le disposizioni in esso contenute costituiscono approfondimento e maggior dettaglio rispetto agli elaborati del presente PTCP. 2. Ai sensi del comma precedente, le norme relative al Titolo V, Capo II, si intendono non applicabili in tutti i casi in cui entrino in contrasto con le indicazioni contenute nel citato Programma.

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75. Navigabilit lacuale

1. La localizzazione di nuove strutture deve essere coerente con i programmi degli interventi regionali sul demanio delle acque interne, entro i quali saranno individuati anche i criteri di valutazione degli interventi nonch i modelli economico-finanziari per la loro realizzazione. 2. Le nuove strutture saranno programmate attraverso un piano di settore provinciale delle rive lacuali, delle sponde, degli approdi e dei porti turistici con scelte fortemente orientate alla sostenibilit, sia a fronte del valore del Lario e dei laghi minori quale grande patrimonio della risorsa idrica avente crescente valenza strategica, sia per la rilevanza paesistico-ambientale del lago e delle sue sponde. 3. Il piano dei porti turistici, da definire sulla base di indirizzi individuati dintesa con le Province di Como e Sondrio, e con i Comuni singoli o associati dovr basarsi sui principi normativi regionali, ove esistenti, e sullo sviluppo sui seguenti elementi: attenta analisi dello stato di fatto; caratteristiche morfologiche, ambientali, di biodiversit della qualit delle acque e delle vocazioni ittiche, avendo cura di garantire quanto pi possibile la permeabilit delle rive e dei litorali; condizioni idrogeologiche e paesaggistiche; condizioni meteomarine; parametri di accessibilit sostenibile, di collegamenti con i servizi di TPL, di disponibilit di aree di sosta; condizioni socio-economiche; valutazione dello stato previsionale della domanda potenziale; definizione delle priorit di realizzazione; programmazione temporale degli interventi.

4. Gli ampliamenti delle aree dei porti esistenti previsti per riqualificazione e potenziamento debbono essere subordinati al rispetto dei criteri sopraelencati, nonch con le disposizioni particolari per il paesaggio lariano disciplinate nel precedente art. 53. 5. Le previsioni urbanistiche dei Comuni relative ai laghi e fiumi dovranno essere improntate prioritariamente a garantire la tutela della naturalit

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delle coste, rive e spiagge e laccessibilit pedonale pubblica a dette aree con particolare riferimento a quelle che ancora costituiscono spazi aperti non edificati.

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76. Piano Paesaggistico Paesistico Regionale

Regionale

Piano

Territoriale

1. Fino allapprovazione del PTR, tutti i riferimenti al Piano Paesaggistico Regionale (PPR) sono da intendersi riferiti al Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) approvato con DCR n. VII/197 del 6 marzo 2001 e aggiornato con DGR n. 6447 del 16 gennaio 2008, che ai sensi degli artt. 102 e 15 comma 6 della L.R. 12/2005, conserva validit ed efficacia sino allapprovazione del PTR e correlato PPR.

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77. Validit delle previsioni urbanistiche vigenti

1. Sono comunque fatte salve le previsioni degli strumenti urbanistici conformativi dei diritti edificatori in vigore alla data di approvazione della variante di adeguamento del PTCP alla L.R. 12/2005. 2. Sono altres fatte salve le previsioni contenute in Accordi di Programma perfezionati alla data di approvazione della variante di adeguamento del PTCP alla L.R. 12/2005.

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ALLEGATI

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ALLEGATO 1.1 MONITORAGGIO DEI DISSESTI


(rif. Cartografia di Scenario 8B)

La banca dati geologica individua i dissesti che interferiscono direttamente con bersagli antropici. Per questi movimenti indispensabile avviare una campagna di conoscenza pi dettagliata dei parametri fondamentali dei dissesti (cos geomorfologici come relativi allattuale stato di attivit) estesa ad unarea significativa del loro intorno, nonch delle reali condizioni locali dei bersagli. Tale attivit finalizzata alla definizione della pericolosit ed alla stima del rischio. Una volta accertate le condizioni di pericolosit locale sar indispensabile mantenere aggiornate le conoscenze attraverso il monitoraggio dei casi ritenuti pi pericolosi o di quelli in cui siano presenti bersagli a rischio elevato. Il PTCP al fine di avviare lanalisi di pericolosit delle frane ha predisposto un ampio elenco di situazioni da analizzare, impostando diverse opzioni di controllo e monitoraggio dei dissesti. 1. Rilevamento geomorfologico, da effettuarsi sulla scorta dellapposita scheda regionale relativa alle frane Si tratta della forma pi diretta di conoscenza e di controllo periodico del dissesto, dovranno essere assunte le geometrie del movimento, stimato lo stato di attivit e levoluzione, sulla base delle evidenze, di norma riscontrabili nella zona di corona (nicchia di distacco) e/o nella zona di scorrimento, nel caso di frane di scivolamento e colamento. Per le frane di crollo lo stato di attivit verificabile sia per i rapporti tra blocchi e vegetazione, sia direttamente dallosservazione della parete di distacco. Durante il rilevamento opportuno vengano eseguite alcune fotografie (possibilmente digitali) delle zone che testimoniano lo stato di attivit o che consentono il controllo delle geometrie, contenenti, ove possibile, riferimenti topografici stabili esterni al movimento franoso. 2. Rilevamento geomorfologico e strutturale Oltre a quanto disposto per il punto precedente, in questo caso bisogna effettuare la ricerca di affioramenti idonei al rilevamento microstrutturale, per lallestimento, se del caso, di una stazione di misura della fratturazione dellammasso roccioso. 3. Rilevamento e stima monitoraggio Oltre a quanto disposto per il punto 1, il rilevatore dovr raccogliere gli elementi necessari per valutare se la situazione locale richieda limpiego di strumenti di misura e monitoraggio stabili (inclinometri, celle pressiometriche, ecc.), nonch la fattibilit del monitoraggio strumentale possibile nelle diverse situazioni.

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4. Magnitudo del trasporto solido Si tratta di una ricerca finalizzata a stimare lentit del trasporto solido in sospensione e sul fondo che pu giungere alle sezioni sensibili per condizioni pluviometriche eccezionali. Con sezioni sensibili si deve intendere linsieme di sezioni dalveo collocate a monte dei bersagli significativi, tra i quali certamente sono da considerare, oltre agli edifici e alla viabilit, anche i ponti con luce modesta o ridotta. La stima pu essere effettuata sulla scorta dei dati storici disponibili e del calcolo delle quantit di materiale disponibile nel microbacino idrografico e trasportabile dal torrente per situazioni critiche (possibilit di scorrimento del materiale solido in funzione dellacclivit e della portata liquida). Per tale valutazione si pu far riferimento alle varie possibilit di calcolo richiamate nelle diverse pubblicazioni della Regione Lombardia in materia, avendo cura di utilizzare quelle meglio aderenti alle specifiche condizioni locali. 5. Stima della velocit della colata La stima viene effettuata secondo uno dei metodi correntemente accreditati. 6. Simulazione di evento Oltre a quanto disposto per il punto 4, ricostruzione della geometria dellalveo (ove necessario anche topografica) nelle sezioni sensibili, per le zone insediate, in cui si hanno forti diminuzioni di acclivit dellalveo e/o significativi aumenti del drenaggio di fondo e laterale. Questa simulazione proposta come ricerca specifica per le situazioni di pericolo da trasporto in massa, ed finalizzata alla definizione della pericolosit. 7. Rilevamento e stima di stabilit Nel caso di ampie porzioni di versante in dissesto collocate in prossimit dellapice di un conoide attivo, il monitoraggio morfologico dovr stimare, oltre quanto riportato al punto 2, anche il contributo al trasporto solido che uneventuale frana pu fornire. 8. Simulazione di evento per conoidi attivi Questo monitoraggio costituisce una parte della ricerca proposta per i conoidi attivi (vedi ALLEGATO 1.2).

Indagini ed approfondimenti: Le metodologie di indagine ed approfondimento faranno riferimento alle direttive del PAI e della Regione Lombardia.

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ALLEGATO 1.2 CONOIDI ATTIVI


Per i conoidi attivi in cui gi stata compiuta lanalisi di pericolosit preliminare e la situazione di alto rischio richieda la precisazione della pericolosit e la definizione delle possibili difese, si propone di ricercare i seguenti parametri: a) calcolo della portata liquida alla sezione dellapice del conoide, basato sul quadro idrologico utilizzato dallAutorit di Bacino del Fiume Po per le valutazioni idrauliche del bacino di riferimento; b) rilievo topografico dellalveo e delle sponde (riferito possibilmente a capisaldi IGMI1) del tratto di corso dacqua a monte dellapice del conoide per almeno 500-1000 metri e del tratto di corso dacqua che attraversa lintero conoide, o almeno fino a congiungersi con sezioni dalveo gi note; c) definizione geometrica (topografica) di tutte le sezioni (ponti, passerelle, chiuse, traverse, ecc.) e tratti dalveo artificiali (fondo e sponde innaturali, pensiline, terrapieni e sostegni di terre riportate, ecc.) o delle situazioni in cui possano verificarsi fenomeni di rigurgito dellonda di piena. In particolare importante laccurato rilievo di tutte le tombature di rii anche minori, in termini di adeguatezza delle dimensioni di imbocco e sbocco dellalveo coperto o tubato, di geometrie e manutenzione del percorso coperto, e la valutazione della gestione della vegetazione arborea nel bacino idrografico sotteso. d) solo per i conoidi attivi a cui giungono corsi dacqua indicati nella carta inventario come dissesti ed in cui richiesto il monitoraggio del trasporto solido congiuntamente al volume dinvaso, necessaria la stima della magnitudo dei processi di trasporto solido sul fondo ed in sospensione, per precipitazioni limite, ottenuta attraverso la valutazione dei materiali disponibili nei bacini tributari, oppure con i metodi di calcolo empirici. Il confronto tra le informazioni, ricavate per condizioni limite (precipitazioni per tempi di ritorno di 200 anni, con episodi brevi-intensi finali di entit massima tra quelli registrati nellarea vasta), potr fornire un quadro delle possibilit di tracimazione delle piene e dei debris-torrent con formazione di alvei liberi nel corpo del conoide. La topografia locale pu fornire i possibili percorsi e la stima delle aree potenzialmente interessate da eventuali divagazioni. In questo senso la zona di apice del conoide costituisce, di norma, il contesto topografico pi preoccupante, per le conseguenze che avrebbe una occlusione dalveo con conseguente tracimazione in quellarea.

Indagini ed approfondimenti: Le metodologie di indagine ed approfondimento faranno riferimento alle direttive del PAI e della Regione Lombardia.

In alternativa restituzione topografica dellampia zona attorno al conoide, ottenuta da foto aeree ricavate da voli a bassa altitudine, preferibilmente con traguardi quotati a terra, significativi rispetto agli obiettivi dello studio. Questa modalit di restituzione ha, in genere, maggiore utilit riguardo il contesto, ma minore precisione topografica.

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ALLEGATO 1.3 ESONDAZIONI, ALLAGAMENTI ED EFFETTI IDRAULICI DELLE URBANIZZAZIONI

Determinazione delle zone di possibile esondazione nei torrenti minori Per ogni Ambito di operativit e gestione di cui allart. 38, i Comuni e le Comunit Montane, con il coordinamento ed il contributo della Provincia, promuovono gli studi ed i rilevamenti dei torrenti montani minori, privi di fondovalle articolato in terrazzi alluvionali di pi ordini, in cui siano presenti bersagli significativi, per tali intendendo luoghi o manufatti interessati dalla presenza umana non sporadica. Questi saranno oggetto di una specifica valutazione delle zone di arrivo del picco dellonda di piena, equivalente a tempi di ritorno pari a 200 anni, calcolata in base alla medesima ricostruzione idrologica utilizzata dallAutorit di Bacino del Po. La delimitazione delle fasce potr essere realizzata anche sulla base di informazioni storiche e di evidenze idro-morfologiche. Le aree dei torrenti minori interne alla zona di possibile espansione dellonda di piena calcolata o stimata sono da classificare Ee, Eb, Em, e da sottoporre alle norme del PAI relative allart. 9 commi 1, 5, 6, 6bis, 12. Zone di potenziale allagamento La Provincia, nel quadro dello sviluppo della fase 2 del PTCP, verifica le cause e le condizioni di difesa per gli abitati posti entro le aree di potenziale allagamento, individuate dal CNR per il bacino del torrente Pioverna. Monitoraggio e controllo degli effetti idraulici delle urbanizzazioni Entro due anni dallapprovazione del PTCP i Comuni di ogni Ambito di Gestione, di cui allart. 38, valutano il contributo che la propria rete di smaltimento delle acque meteoriche (collettori bianchi ove esistano le reti separate, scolmatori e scarico depuratore ove esistano solo reti miste) fornisce alla piena del fiume principale dellambito, con riferimento ad eventi con tempo di ritorno (TR) di 25 e 50 anni. La Provincia promuove e coordina la definizione di linee di intervento per laumento dei tempi di corrivazione degli scarichi delle acque bianche, in corrispondenza ad eventi con tempi di ritorno superiori a 50 anni, per ogni ambito di valle.

Indagini ed approfondimenti: Le metodologie di indagine ed approfondimento faranno riferimento alle direttive del PAI e della Regione Lombardia.

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ALLEGATO 2 - INDIRIZZI DI TUTELA DEL PAESAGGIO LARIANO

Indice
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. UN PAESAGGIO UNICO E UNITARIO................................................................................... 162 LA PERDITA DI QUALIT ................................................................................................... 163 LA RESTITUZIONE DI QUALIT.......................................................................................... 164 LE INDICAZIONI DEL PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE................................................... 166 LA LETTURA ARTICOLATA DEL TERRITORIO E DEL FRONTE LAGO ......................................... 169 I LIVELLI E LE AZIONI DI GOVERNO DEL PAESAGGIO.......................................................... 170 RICONOSCIMENTO DELLE RICORRENZE ORDINATRICI DEL PAESAGGIO ............................... 170 LAGO, PERCORSI, CONTESTO ........................................................................................... 172 RICOGNIZIONE SPEDITIVA DEL CONTESTO PAESISTICO ..................................................... 173

10. INDIRIZZI SPECIFICI PER GLI AMBITI ELEMENTARI DI PAESAGGIO ...................................... 174 11. LA LINEA DI COSTA E IL MARGINE A LAGO DELLEDIFICATO ................................................ 178 12. PAESAGGIO E VIABILIT................................................................................................... 180 13. IL DELICATO COMPITO DEL PGT ........................................................................................ 182 14. IL LAGO COME RISORSA ECOLOGICA................................................................................. 184

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1. Un paesaggio unico e unitario Il nostro lago, considerato dal punto di vista paesaggistico, presenta due caratteri che devono essere posti alla base della pianificazione: lunicit e lunitariet. Il paesaggio del Lario unico, in quanto prodotto della combinazione di una condizione naturale straordinariamente felice (la morfologia, il clima) e di una cultura materiale che ha saputo sfruttarne al massimo le risorse, al tempo stesso garantendone la conservazione nella lunga durata. Lunicit lo rende eccezionale e famoso nel mondo. Il paesaggio unitario, cio una sorta di condominio visuale e ambientale nel quale i comportamenti di ogni condomino influenzano tutti gli altri, pi direttamente di quanto accada nella maggior parte del territorio. Lunitariet, amplificando le relazioni tra le sue diverse parti, lo rende vulnerabile. Lunitariet chiama in causa il metodo, ossia le procedure, sollecita livelli di condivisione delle scelte pi elevati che in altri contesti meno interconnessi. Lunicit chiama in causa il merito delle scelte, impone limiti quantitativi e qualitativi severi al campo delle trasformazioni operabili, fa salire i costi (ma anche i valori). chiaro che questa condizione dindiscussa eccezionalit, se per un verso rappresenta un privilegio, dallaltro un impegno che pu essere faticoso onorare. Queste sono le condizioni, le coordinate entro le quali ci si deve muovere. E che dettano la direzione del movimento. Ne deriva una grande responsabilit per chi si trova a gestire questa realt. Quanto pi preziosa la risorsa, tanto maggiore il rischio. Di ci ci rendiamo conto non da oggi. Da molti decenni i paesaggi di eccezionale qualit come il nostro sono oggetto di particolare attenzione e tutela, esercitate attraverso gli strumenti del vincolo paesaggistico e dei controlli sulla pianificazione e sulle trasformazioni, entrambi ampiamente praticati nel nostro territorio. Tuttavia, attraverso queste maglie che si presumevano strette, sono passate trasformazioni che hanno profondamente alterato, e non certo in meglio, gli equilibri del paesaggio lacuale. Entro questi processi, si devono operare due ordini di distinzioni: da un lato circa le ragioni o cause delle trasformazioni stesse, dallaltro circa la qualit degli interventi. Per quanto riguarda il primo aspetto, dobbiamo distinguere le trasformazioni secondo il loro interesse pubblico, ovvero il grado di utilit o di necessit, in relazione alle esigenze proprie del nostro tempo e del nostro livello di sviluppo. Per quanto riguarda il secondo, dobbiamo invece valutare se e quanto gli interventi siano rispettosi del contesto ambientale e paesaggistico, quanto gusto e misura esprimano. compito del governo del territorio, in tutte le sue componenti, esercitare una maggiore capacit di selezione per quanto riguarda il giudizio di utilit, e un controllo pi attento per quanto riguarda gli standard di qualit. Il PTCP propone criteri e strumenti per entrambi. Questa sezione si rivolge in particolare al tema della qualit.

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2. La perdita di qualit Negli scorsi decenni abbiamo assistito a uninnegabile perdita di qualit del nostro paesaggio, dovuta in parte a eccessi sul piano quantitativo, a scelte urbanistiche che hanno consentito espansioni fuori misura, in parte al modo nel quale le trasformazioni, anche quelle necessarie e inevitabili, sono state attuate. In ogni caso, una forte perdita di integrit, per fare riferimento alle categorie di giudizio adottate dal documento regionale sulle Modalit per la pianificazione comunale, allegato A - contenuti paesaggistici del PGT. Lobiettivo di un pi rigoroso controllo delle quantit, sempre attuale, sembra oggi essere alla nostra portata. I dati recenti sul consumo di suolo, desumibili dal confronto tra il rilevamento DUSAF2 al 2006 e quello precedente relativo al 1998, ci dicono che, in questultimo periodo, pur in un quadro generale di forte pressione edilizia, le espansioni dellarea urbanizzata, lungo la riviera lariana (al netto della piana di Colico, che costituisce un caso a s), si mantengono entro valori contenuti, in termini tanto assoluti (6,5 ha in otto anni) quanto relativi (1,4%). Resta il problema della qualit delle trasformazioni, che presenta diversi profili. C un problema particolare di alcuni interventi che, per collocazione o altro, hanno avuto un impatto sproporzionato alle loro dimensioni. Per il futuro, ci si deve impegnare a evitare singoli episodi edilizi fuori scala e di grande evidenza2, e pi in generale a limitare strettamente le nuove edificazioni in diretto rapporto con il lago. Queste dovrebbero essere riservate alle strutture di interesse pubblico e capaci, per la loro destinazione, di contribuire positivamente alla fruizione sostenibile del territorio. Ma, al di l dei singoli episodi, si pone una questione generale di coerenza tra ci che si viene realizzando e i caratteri di unicit del nostro paesaggio. Le trasformazioni recenti che si sono accumulate nel territorio, tanto quelle necessarie e per quanto possibile rispettose, come le altre, hanno un elemento in comune, che quello di essere tendenzialmente estranee a quella unicit del paesaggio di cui si detto sopra. Poich si avvalgono di tecnologie e di materiali importati e universali, e soprattutto attingono a codici culturali e linguistici per un verso altrettanto importati e universali, per un altro non esenti da un tasso elevato di casualit e di eterogeneit rispetto al contesto. Insomma, se il catalogo delle soluzioni costruttive e delle scelte stilistiche un tempo era limitato allorizzonte locale, quindi partecipe della unicit del paesaggio, oggi esteso a un orizzonte vasto e vago, inevitabilmente omologante. Anche la vena genericamente localistica e vernacolare che da qualche tempo ha sostituito, nelledilizia corrente (soprattutto residenziale) il modernismo prima imperante, fa parte di questo processo di omologazione.

Nel sistema di valutazione basato sul binomio sensibilit/incidenza, illustrato nelle Linee Guida regionali per lesame paesistico dei progetti, si tratterebbe di interventi che superano la soglia di tolleranza per i quali sono prescritte procedure di verifica particolarmente rigorose e ampiamente partecipate.

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Questo un problema con il quale ci si trova a fare i conti ovunque e la cui soluzione non pu essere conseguita attraverso il solo percorso normativo, ma deve essere affidata alla maturazione del gusto della committenza pubblica e privata e alla diffusione di buone pratiche del progettare e del costruire. Naturalmente, non da escludere a priori che ci che di nuovo si realizza possa costituire un apporto positivo, anzich negativo o neutro, alla qualit del paesaggio. Anche la nostra epoca pu aspirare a lasciare qualche segno positivo di s alle generazioni future. E i progettisti dei nuovi interventi non devono essere costretti a un linguaggio architettonico convenzionale, ma possono legittimamente aspirare a essere protagonisti della ricerca architettonica del nostro tempo, anche la pi avanzata e innovativa, purch sappiano interpretare creativamente lo spirito dei luoghi e contribuire cos a quella restituzione di qualit di cui tanto si avverte lesigenza. La verifica di tali requisiti, nei casi pi impegnativi o controversi, potr opportunamente essere affidata a un ampio dibattito pubblico.

3. La restituzione di qualit Tuttavia, per come stanno le cose, sembra ragionevole ammettere che non si possa fare troppo affidamento sui nuovi interventi edilizi per riscattare la perdita di qualit che proprio le trasformazioni recenti hanno determinato. Il terreno su cui impegnarsi maggiormente allora un altro, ed quello che riguarda la manutenzione, il consolidamento, il recupero, la valorizzazione di tutti quegli elementi del nostro paesaggio che si sono sottratti allondata omologante e banalizzante degli scorsi decenni. Anche per effetto della morfologia estremamente aspra, le parti di territorio che si sono sottratte allespansione edilizia sono fortunatamente molto estese, e comprendono sia le vaste zone allo stato naturale o seminaturale, sia parti significative del paesaggio agrario. A queste si aggiungono porzioni dei nuclei antichi e zone di ville signorili ai margini del lago. questo lo spazio strategico che si apre a unazione volta alla restituzione di qualit del paesaggio. Allinterno di queste aree e di queste strutture, operano congiuntamente due meccanismi opposti, entrambi in qualche misura fisiologici nellevoluzione del territorio, ma entrambi potenzialmente distruttivi: da un lato il disuso e labbandono, dallaltro la ristrutturazione e ladattamento a nuove funzioni o modalit duso. Una recente ricognizione fotografica effettuata lungo il Sentiero del Viandante3 emblematica al riguardo: si alternano immagini di antichi edifici abbandonati e cadenti e di altri che, a titolo di ristrutturazione, vengono di fatto abbattuti e ricostruiti ex novo, perdendo ogni traccia di quegli aspetti tipologici, tecnologici, materici che li rendevano degni dinteresse. O ancora, si incontrano - accanto a tratti perfettamente restaurati - tratti del percorso con muri crollati, alberi caduti, fondo dissestato e altri asfaltati e assoggettati al transito veicolare. E cos via.

Circolo Legambiente Lario Sponda Orientale: mostra fotografica sul Sentiero del Viandante.

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Tra luno e laltro di questi potenti meccanismi di trasformazione, corre una linea di confine sottilissima, che quella del restauro, del recupero attento, della ristrutturazione non invasiva, della fruizione rispettosa. Percorrere questa linea di confine tecnicamente complesso ed economicamente costoso. I modi per ottenere che ci avvenga sono diversi a seconda che si tratti di strutture pubbliche (le infrastrutture, i beni demaniali) o private. Per le prime, si tratter di fare ricorso alla progettualit pubblica e al finanziamento pubblico, anche indirettamente (cio attraverso i contributi di urbanizzazione e gli interventi compensativi); per le seconde, si tratter di ricorrere il pi possibile a una normativa che favorisca la convergenza tra linteresse pubblico al mantenimento di alcuni elementi qualificanti del paesaggio e linteresse del privato a trasformarli anche radicalmente, in funzione delle proprie mutate esigenze. Il caso degli edifici rurali non pi utilizzati per le funzioni originarie particolarmente significativo al riguardo. Per il proprietario, quasi sempre pi facile ed economico sfruttare il volume del vecchio manufatto, con gli eventuali incrementi consentiti dalle norme, per realizzare di fatto una nuova costruzione. O comunque apportarvi modifiche tali da renderlo irriconoscibile (aperture pi ampie, interpiani pi alti, risagomatura del tetto ecc.). In questi casi, lo strumento del vincolo, mutuato dagli edifici monumentali, non solo tendenzialmente inefficace, ma il pi delle volte rischia di perpetuare lo stato di abbandono del manufatto. Si tratter quindi di offrire al proprietario lopzione tra la ristrutturazione ordinaria e un intervento rigorosamente conservativo (leggasi: restauro) accompagnato da unadeguata contropartita, da definirsi caso per caso, ma che solo raramente potr assumere la forma dellesborso di denaro pubblico, e il pi delle volte potr consistere in un beneficio normativo, quale ad esempio un premio volumetrico adeguato ai maggiori costi, da sfruttare - anche altrove, nei termini indicati dal piano purch in forme tali da salvaguardare rigorosamente e durevolmente lidentit e la leggibilit del manufatto originario. Naturalmente, poich questa azione di mantenimento e recupero della qualit diffusa impegna risorse, necessario essere selettivi. Le azioni possono essere tanto pi efficaci quanto pi siano coordinate e raccolte intorno a un numero limitato di progetti, organizzati tematicamente e/o spazialmente. Questa materia oggetto della sezione Quadro strategico - progettualit del PTCP, alla quale si rinvia.

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4. Le indicazioni del Piano Paesaggistico Regionale Con riferimento al Lario, il Piano Paesaggistico Regionale (PPR) individua due distinti ambiti di tutela: a) un ambito di salvaguardia paesaggistica del lago e dello scenario lacuale, come indicato nella tavola D del PTR, definito prioritariamente sulla base della linea degli spartiacque del bacino idrografico e delle condizioni di percezione dei caratteri di unitariet che contraddistinguono il paesaggio del lago, meglio precisato in riferimento alla coincidenza con limiti amministrativi o delimitazioni di specifiche aree di tutela gi vigenti; b) una fascia litoranea, comprendente i territori contermini () come definiti dalla lettera b) dellarticolo 142 del D.Lgs. 42/2004 ed inclusi i centri abitati e lo specchio lacuale (300 m). Per lambito di cui al punto a), il PPR indica i seguenti obiettivi di qualit, ai sensi dellart. 135 del Codice, che il PTCP assume come propri: - la preservazione della continuit e delle differenti specificit dei sistemi verdi e degli spazi aperti, costituiti da boschi, terrazzamenti e coltivazioni tipiche, alberate, parchi e giardini che connotano i versanti prealpini e gli ambiti pianeggianti non urbanizzati, con particolare riguardo alla organizzazione a terrazzamenti, che costituisce un carattere distintivo di ampie parti dei versanti a lago, percepibile dal lago e dal territorio, e segna morfologicamente la distinzione tra territori rurali maggiormente antropizzati e paesaggi dellelevata naturalit; - la salvaguardia degli sbocchi delle valli che si affacciano sullo specchio lacuale, con specifica attenzione alla tutela delle connotazioni morfologiche che li contraddistinguono sia in riferimento alla definizione dello scenario del lago sia quali aperture, in termini visuali ma non solo, verso contesti paesaggistici pi distanti ai quali il lago storicamente relazionato; - il recupero e la valorizzazione di centri e nuclei di antica formazione, degli insediamenti rurali e delledilizia tradizionale, con specifica attenzione sia ai caratteri morfologici, materici e cromatici che li caratterizzano, sia al contesto paesaggistico di riferimento con specifica attenzione alla tutela del sistema di percorrenze lago-monte, lungolago e di mezza costa che ne ha storicamente definito la struttura di relazioni; - la salvaguardia del sistema delle ville, anche minori, e dei grandi alberghi che testimonia la qualificata attrattivit turistica del Lario, sistema interessato da unit culturali complesse costituite da ville, edifici di servizio, parchi e giardini, darsene e approdi, che intrattengono un interessante rapporto con gli elementi paesaggistici di contesto, quali borghi e percorsi storici, aree boscate e coltivate. Gli interventi di recupero e valorizzazione di questo ingente patrimonio culturale e paesaggistico devono tenere conto delle connotazioni storico-architettoniche degli edifici ma anche dellintero sistema, evitando di introdurre elementi o manufatti che ne compromettano coerenze dimensionali e tipologiche e tessiture relazionali; - il massimo contenimento delle edificazioni sparse e lattenta individuazione delle aree di trasformazione urbanistica al fine di salvaguardare la continuit e la riconoscibilit del sistema insediamenti-percorrenze-coltivi, che

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caratterizza i versanti e le sponde del lago, evitando pertanto sviluppi urbani lineari lungo la viabilit ed indicando le aree dove dimensioni ed altezza delle nuove edificazioni devono essere attentamente commisurate alle scale di relazione e ai rapporti storicamente consolidati tra i diversi elementi del territorio; - lattento inserimento paesistico di edifici e manufatti relativi alla conduzione agricola, tenendo conto dei caratteri propri del paesaggio rurale tradizionale e dei sistemi di relazioni che lo definiscono, privilegiando collocazioni limitrofe a insediamenti e nuclei esistenti; - lattenta localizzazione e la corretta contestualizzazione degli interventi di adeguamento delle infrastrutture della mobilit e di impianti, reti e strutture per la produzione di energia, tenendo conto dellelevato grado di percepibilit degli stessi dallo specchio lacuale e dallintero bacino, e della necessit di preservare la continuit dei sistemi verdi e di salvaguardare continuit e riconoscibilit del sistema insediamenti-percorrenze- coltivi; - la migliore integrazione tra politiche ed interventi di difesa del suolo e obiettivi di valorizzazione e ricomposizione paesaggistica dei versanti; - la promozione di azioni volte alla valorizzazione del sistema della viabilit minore e dei belvedere quali capisaldi di fruizione paesaggistica e di sviluppo turistico compatibile, anche in correlazione con la promozione della rete sentieristica di interesse escursionistico e storico-testimoniale e dei beni ad essa connessi; - la promozione di azioni finalizzate alla riqualificazione delle situazioni di degrado, abbandono e compromissione del paesaggio volte alla ricomposizione paesaggistica dei luoghi e alla valorizzazione delle identit della tradizione e della cultura locale, con particolare attenzione alla costruzione o al ripristino degli elementi di integrazione e correlazione con i sistemi di relazione e i caratteri connotativi del contesto paesaggistico; - la tutela organica delle sponde e dei territori contermini. Sono in ogni caso fatte salve le indicazioni paesaggistiche di dettaglio dettate dalla disciplina paesistica a corredo delle dichiarazioni di notevole interesse pubblico ai sensi del comma 2 dellarticolo 138 del D. Lgs. 42/2004. Per la fascia litoranea di cui al punto b), valgono inoltre le seguenti specifiche indicazioni e limitazioni: - salvaguardia delle sponde nelle loro connotazioni morfologiche e naturalistiche, strettamente relazionate con i caratteri culturali e storicoinsediativi, che contribuiscono a definire identit, riconoscibilit e valori ambientali della consolidata immagine dei paesaggi rivieraschi, con specifica attenzione alla conservazione degli spazi inedificati, al fine di evitare continuit del costruito che alterino la lettura dei distinti episodi insediativi; - conservazione dei compendi culturali di particolare caratterizzazione delle rive dei laghi, come le ville costiere con i relativi parchi e giardini, gli edifici di servizio (serre, portinerie, rustici ecc.), le darsene e gli approdi, con particolare attenzione alla salvaguardia del rapporto storicamente consolidato tra insediamenti e/o ville con la rete dei percorsi e il sistema giardini-bosco;

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- preservazione delle coerenze materiche, cromatiche e dimensionali che contraddistinguono il suddetto sistema evitando di introdurre elementi dissonanti o impropri e salvaguardando i caratteri compositivi storici tanto delle architetture quanto dei giardini, per i quali si dovr porre attenzione allintegrazione di elementi vegetali ammalorati con individui arborei o arbustivi della stessa essenza o di essenze compatibili sia botanicamente che paesaggisticamente; - valorizzazione del sistema di fruizione pubblica del paesaggio lacuale costituito da accessi a lago, percorsi e punti panoramici a lago correlato allestensione delle aree ad esclusivo uso pedonale o a traffico limitato, con previsione di adeguate strutture di sosta a basso impatto visivo, escludendo di massima il lungolago. Particolare cautela dovr essere posta nellinserimento degli elementi di arredo urbano, di pavimentazioni e di eventuali piantumazioni che sono preferibilmente da coordinare a livello sovracomunale per valorizzare il sistema lungolago nella sua organicit; - valorizzazione dei servizi di trasporto lacuale, le cui linee costituiscono percorsi di fruizione panoramica dello scenario lacuale di particolare rilevanza, come evidenziato nella Tavola E del PTR alla voce tracciati guida paesaggistici, e attenta valutazione paesaggistica degli interventi relativi a nuovi approdi e porti per mezzi nautici privati, definendo in tal senso criteri di indirizzo condivisi a livello sovracomunale e sovraprovinciale, ove necessario; - recupero degli ambiti degradati o in abbandono inquadrato in programmi organici sovracomunali di ricomposizione paesaggistica del sistema spondale e del lungolago, prioritariamente rivolti a sostenere lofferta di forme di turismo e fruizione sostenibile; - promozione di azioni finalizzate a migliorare la compatibilit paesaggistica delle infrastrutture ricettive per la fruizione e la balneazione, e contenimento e migliore integrazione nel paesaggio di campeggi, villaggi turistici e strutture ricettive similari, valutando per le situazioni pi critiche la possibilit di rilocalizzazione; - salvaguardia dello specchio lacuale con particolare attenzione al massimo contenimento di opere e manufatti che insistono sullo stesso, comprese le strutture galleggianti, da verificarsi attentamente in riferimento alle interferenze visuali, simboliche e di coerenza con il contesto storico-culturale oltre che ambientale. Nei territori di cui al punto b): - comunque esclusa la realizzazione di: nuovi impianti per il trattamento rifiuti, nuove cave ed attivit estrattive o di lavorazione inerti, nuovi centri commerciali e grandi strutture di vendita; - la previsione di nuovi porti o approdi deve essere oggetto di attenta valutazione paesaggistica, con riferimento alle previsioni di sviluppo dellintero bacino lacuale; comunque, la realizzazione di interventi relativi a nuovi approdi, nuovi porti o ampliamenti oltre il 20% di quelli esistenti, subordinata allattenta valutazione paesaggistica con province, parchi, comuni interessati e contermini, consorzi lacuali, anche tramite convocazione di specifica conferenza dei servizi, al fine di verificarne

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laccettabilit dellimpatto rispetto alle indicazioni di cui al precedente comma 5, nonch la coerenza paesaggistica dellintervento complessivo, porto o approdo e aree e strutture contermini, prevedendo del caso adeguati interventi e opere di integrazione e correlazione tra questi e il paesaggio urbano e naturale circostante.

5. La lettura articolata del territorio e del fronte lago Nella logica della maggiore definizione delle indicazioni sopra riportate, stato condotto un lavoro di lettura paesaggistica della riviera lariana, che ha interessato unarea pi vasta della fascia litoranea individuata dal PPR, ma pi ristretta dellambito di salvaguardia paesaggistica del lago e dello scenario lacuale, che si conviene di denominare ambito di primo affaccio, il cui perimetro coincide con il limite delle aree campite nella tavola di Scenario 9B. Allinterno di questo ambito, empiricamente definito come quello che pi direttamente si affaccia sul lago, del quale costituisce quindi lo sfondo pi immediatamente percepito, la lettura paesaggistica del territorio stata articolata secondo una legenda che comprende le seguenti voci: 1. alta naturalit 2. versante inagibile 3. versante degradato 4. versante terrazzato 5. versante non terrazzato 6. piana agricola 7. urbanizzato diffuso 8. urbanizzato continuo 9. centro storico 10. giardino o parco storico. Come si vede, si tratta di una classificazione che tiene conto sinteticamente di aspetti relativi alla morfologia, alluso del suolo e alla storia. Le aree cos individuate e delimitate sono denominate ambiti elementari di paesaggio. Differiscono concettualmente dalle unit di paesaggio di cui alla tavola di Scenario 9A in quanto non sono delimitazioni, ma rappresentano un azzonamento, ovvero lassegnazione di diverse porzioni di territorio, tra loro spazialmente separate, a una medesima categoria. Su questa base stata prodotta, alla scala nominale di 1/50.000, la tavola di Scenario 9B. Accanto a questa zonizzazione, che si estende per una profondit media di circa 1,5~2 km, stata condotta una lettura del fronte lago strettamente inteso, ovvero della linea di margine tra terra e acqua: una linea concettualmente priva di spessore, da non confondersi con la fascia litoranea di 300 metri del PPR. Anche in questo caso stata adottata una classificazione, articolata in otto voci: 1. centro storico 2. giardino o parco storico

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3. fronte urbanizzato generico 4. edificazione qualificata dal verde 5. colture agrarie 6. caratteri di naturalit 7. elemento detrattore a sviluppo lineare 8. fronte degradato. Nella logica della maggiore definizione, i PGT sono chiamati a correggere, integrare ed eventualmente articolare con voci di maggiore dettaglio gli elaborati del PTCP.

6. I livelli e le azioni di governo del paesaggio Come indicato dal Titolo VII delle Norme, La dimensione paesaggistica del PTCP, le politiche di governo del paesaggio presiedono alla conservazione e alla trasformazione attraverso due momenti: quello urbanistico e quello edilizio. In entrambi i casi, assumono grande rilevanza le nozioni di sensibilit paesistica dei luoghi e di incidenza degli interventi, sviluppate nelle Linee guida regionali per la valutazione paesistica dei progetti, approvate con DGR n. 7/11045 del 08/11/2002 e richiamate dal PPR. Le linee guida assumono come criterio base la commisurazione dellincidenza paesistica del progetto al livello di sensibilit paesistica del sito. Spetta ai PGT sviluppare concretamente tali criteri, sulla base delle indicazioni del PTCP. Per quanto riguarda il riconoscimento della sensibilit paesistica, importanti indicazioni sono reperibili nel Quadro di Riferimento Paesaggistico Provinciale (QRPP), al quale si rinvia. In relazione alle valutazioni di sensibilit e di incidenza, sembra utile introdurre la nozione di ricorrenze ordinatrici del paesaggio, applicabile come criterio guida di lettura.

7. Riconoscimento delle ricorrenze ordinatrici del paesaggio Definiamo ricorrenze ordinatrici del paesaggio quelle forme di organizzazione e di espressione dellinsediamento e delle trasformazioni prodotte dalluomo che rendono leggibili: - le relazioni ricorrenti tra la morfologia del terreno, da un lato, e le forme di utilizzazione del suolo e di organizzazione degli insediamenti, dallaltro - le relazioni tra gli insediamenti e la viabilit, cos storica come attuale - levoluzione storica del territorio attraverso la permanenza di segni riferibili a epoche passate - lidentit delle comunit locali, quale si espressa e si esprime attraverso ladozione di tecniche, materiali, codici linguistici condivisi e tramandati nel tempo.

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La regolarit del tessuto di Dorio e il rapporto tra nucleo e versante terrazzato

La pianificazione, ai diversi livelli, chiamata a riconoscere le ricorrenze ordinatrici del paesaggio e a operare affinch, attraverso gli interventi che sono soggetti alla propria disciplina, queste si preservino e si confermino nel tempo e nello spazio. Le descrizioni e rappresentazioni contenute nel QRPP mettono in evidenza le pi significative ricorrenze ordinatrici del paesaggio presenti nel nostro territorio. Si veda, a titolo di esempio, il paragrafo dedicato ai sistemi insediativi di conoide, articolato in: caratteri identificativi, morfologia del conoide, reticolo stradale, altri nuclei insediativi collocati sul conoide, coltivi e spazi aperti, torrenti, lago, bosco, che altro non che un tentativo di definire un tipo paesaggistico (una unit tipologica di paesaggio) attraverso le relazioni ricorrenti tra le condizioni naturali di base e le elaborazioni prodotte dalluomo, che hanno dato luogo a risposte simili (ma non identiche) a condizioni simili (ma non identiche) nei diversi luoghi.

Alternanza di fasce edificate e verdi a Malgrate

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La sistematicit di queste correlazioni da un lato una garanzia di economicit e sicurezza nelle forme dellappropriazione del territorio da parte delle comunit insediate, dallaltro - per noi oggi - un fattore di godimento non tanto estetico, quanto intellettuale, nella percezione del paesaggio. In sede di formazione del PGT, si dovranno quindi riconoscere le diverse tipologie e ricorrenze ordinatrici delle quali il territorio comunale partecipa, a partire dalle indicazioni del QRPP e con una lettura opportunamente estesa oltre i confini comunali. chiaro che la prepotenza dei mezzi tecnologici a nostra disposizione tende a travolgere questa puntuale corrispondenza tra condizioni naturali e azioni umane, che tuttavia resta - e dovr sempre pi tornare a essere, sulla scorta degli insegnamenti dei grandi paesaggisti - un principio fondamentale di una corretta pianificazione paesaggistica. Il criterio generale della pianificazione e quindi della progettazione, per quanto riguarda le finalit del presente piano, dunque il seguente: in presenza di riconoscibili ricorrenze ordinatrici del paesaggio, o comunque l dove il contesto presenti riconoscibili aspetti di identit, ordine e coerenza, si chiede al piano e al progetto di salvaguardare questa riconoscibilit, compatibilmente con quanto le attuali circostanze concretamente permettono.

8. Lago, percorsi, contesto In questa sede, e tenendo conto delle specificit del paesaggio lacuale, si ritiene utile indicare tre ordini di verifiche che possono guidare sia le scelte di piano al livello urbanistico, sia lattivit di controllo dei progetti al livello edilizio: - il rapporto di intervisibilit con il lago - il rapporto con i percorsi di rilevanza paesistica, attraverso i quali avviene la percezione dinamica del paesaggio - il rapporto con il contesto locale. Il rapporto di intervisibilit con il lago definisce la sensibilit dei siti - e quindi condiziona lincidenza delle trasformazioni - in funzione diretta della pi o meno immediata e forte relazione visiva tra il sito considerato e il lago, nella duplice accezione: vista dal lago, vista del lago. Relazione che a sua volta dipende da fattori quali la distanza, lelevazione, lacclivit, langolo formato dalle isoipse con la sottostante sponda del lago (vista frontale o di scorcio). Per quanto riguarda questo aspetto, il controllo progettuale verter essenzialmente sullingombro visivo e sulla qualit formale, materica e cromatica della porzione delle opere progettate che in diretto rapporto visivo con il lago, accertando che il nuovo inserimento non rappresenti un fattore di rottura o di squilibrio con il contesto e, pi in generale, con il linguaggio che caratterizza le parti pi qualificate e caratterizzate del paesaggio lacuale. Il rapporto con i percorsi di rilevanza e fruizione paesistica opera in termini analoghi in ragione della partecipazione dei diversi siti alla formazione di quellimmagine percepita del paesaggio lariano, quale sequenza di quadri tra loro coerenti e armoniosamente susseguentisi, che costituisce lesperienza di

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quanti si muovono, con la velocit dellauto e del treno o con la lentezza del passo o della pedalata, lungo i percorsi stessi. Il controllo progettuale accerter quindi che le opere a progetto non occultino visuali significative dai percorsi considerati e non inseriscano elementi detrattori ai margini del percorso, quali muraglioni, rampe di accesso malamente raccordate e simili. Il rapporto con il contesto considera infine il carattere pi o meno integro o qualitativamente elevato dellintorno di ciascun sito singolarmente considerato, con lobiettivo di evitare linserimento di nuovi oggetti o manufatti che introducano elementi di dissonanza e di disordine rispetto a quanto li circonda, soprattutto - ovviamente - quando lintorno di presenti felicemente caratterizzato da quella variet nellordine che alla base dellarmonia paesaggistica. Per le suddette verifiche, i progettisti sono invitati ad avvalersi dello strumento della ricognizione speditiva del contesto paesistico, che potr anche essere richiesto dalle norme del PGT.

9. La ricognizione speditiva del contesto paesistico Con riferimento ai tre criteri di verifica di cui al punto precedente, si suggerisce che ogni intervento paesisticamente rilevante sia corredato da una ricognizione speditiva del contesto, termine con il quale si intende la produzione di un elaborato che documenti, cartograficamente e fotograficamente, lo stato dei luoghi in relazione agli aspetti considerati: lago, percorsi, contesto. Per quanto riguarda in particolare questultimo aspetto, in linea di massima, sar preso in considerazione un intorno entro un raggio dal sito del progetto variabile indicativamente da 100 a 300 metri, in funzione della densit edilizia (tanto minore il raggio quanto maggiore la densit). Entro tale ambito, il progettista valuter se e per quali aspetti gli edifici esistenti e comparabili con quello oggetto dellintervento presentino significative affinit dimensionali, tipologiche, stilistiche, nelluso dei materiali e dei colori, o altre ancora, tali da configurare gli elementi di un linguaggio coerente del luogo al quale sia opportuno conformare le scelte progettuali. Le considerazioni di cui al comma precedente si estendono ovviamente alle sistemazioni esterne e alle relazioni degli edifici tra loro, con il terreno e con gli spazi pubblici. Qualora tali affinit siano effettivamente presenti, il progettista potr anche valutare se si tratti di caratteri linguistici qualificanti, oppure banali. Nelluno e nellaltro caso, definir le proprie scelte progettuali nella piena consapevolezza del contesto entro il quale opera e con esplicito riferimento a questo, e ci non potr che giovare alla qualit complessiva degli interventi di trasformazione.

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10.Indirizzi specifici per gli ambiti elementari di paesaggio I dieci ambiti elementari di paesaggio sopra elencati possono a loro volta, ai fini di una prima definizione di indirizzi di governo paesaggistico, essere raggruppati in tre fasce, seguendo la progressione dellurbanizzazione: FASCE A) Aree non insediate AMBITI ELEMENTARI 1. alta naturalit 2. versante inagibile 3. versante degradato B) Aree di insediamento sparso o diffuso con prevalenza di spazi aperti 4. versante terrazzato 5. versante non terrazzato 6. piana agricola 7. urbanizzato diffuso C) Aree urbanizzate e insediate con continuit 8. urbanizzato continuo 9. centro storico 10. giardino o parco storico. Ovviamente, entro ciascuna fascia ed entro ciascun ambito elementare sono presenti condizioni molto varie di integrit paesistica, di tipologie insediative e di rischio di compromissione o degrado legato a possibili ulteriori trasformazioni. Tuttavia, gi possibile, in base alla zonizzazione proposta, individuare alcune generali linee di comportamento, entro le quali ciascun piano potr poi muoversi con ragionevoli margini di libert.

10.1

La fascia A

La fascia A comprende le parti del territorio perilacuale che sono meno idonee allinsediamento, perlopi in ragione dellacclivit elevata e della difficile accessibilit. In questa parte del lago, si tratta di aree molto estese, che per ampi tratti giungono direttamente fino a lambire lacqua.

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I rischi di compromissione e di vero e proprio degrado derivano non tanto dallaggressione edilizia, che scoraggiata dalla natura stessa dei luoghi, quanto dallattivit estrattiva e dalle infrastrutture lineari, che proprio in queste aree incontrano le maggiori difficolt e determinano le discontinuit e le ferite pi evidenti. In entrambi i casi - cave e infrastrutture - si tratta di materie le cui scelte sono demandate a livelli superiori a quello comunale e sono quindi sottratte al PGT. La disciplina di questultimo ha essenzialmente tre compiti: - delimitare correttamente le aree che appartengono a questa fascia - applicare loro una normativa che, escludendo tassativamente lurbanizzazione e ledificazione, ne faccia eventualmente oggetto di possibili azioni di qualificazione ambientale - disciplinare puntualmente gli interventi sugli edifici e sugli altri manufatti eventualmente presenti, in generale legati a esigenze tecniche (prese dacqua, elettrodotti, impianti di telecomunicazioni e simili) o alla conduzione agro/silvo/zootecnica dei terreni (viabilit rurale, ricoveri, rustici ecc.).

10.2

La fascia B

La fascia B, intermedia o di transizione tra le aree precedenti e le parti del territorio pi densamente urbanizzate, comprende diverse tipologie di aree, caratterizzate da diverse condizioni morfologiche (versante, piana), di paesaggio agrario (terrazzato e non) e di densit insediativa (urbanizzato a nuclei, diffuso e sparso). costituita per la quasi totalit da aree tradizionalmente destinate allagricoltura, che compongono un paesaggio agrario di grande qualit, il quale rappresenta una componente decisiva del paesaggio lariano. Questa fascia comprende le parti del territorio rivierasco che, negli ultimi decenni, hanno sostenuto le maggiori trasformazioni, cos attive (interventi edilizi) come passive (impoverimento del paesaggio agrario), dovute allazione combinata di pi fattori strutturali, quali la perdita di valore delle produzioni agricole, la meccanizzazione delle operazioni colturali, la crescente appetibilit residenziale legata alla mobilit individuale.

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quindi la fascia che associa unaltissima sensibilit paesaggistica al maggiore rischio di trasformazioni che possono incidere negativamente sullequilibrio paesaggistico, sia che si tratti di interventi edilizi o infrastrutturali inappropriati o comunque di qualit inadeguata al livello di eccellenza di questo paesaggio, oppure del deterioramento del paesaggio agrario per abbandono o insufficiente manutenzione o introduzione di pratiche colturali invasive. Naturalmente, nel caso di un paesaggio delicato e peculiare come quello lariano, che esprime un equilibrio mirabile tra la natura e lintervento umano, tale da meritare innumerevoli celebrazioni letterarie, ogni trasformazione rischia di essere, o di essere considerata, un evento negativo. Cos, gi nel 1903 unosservatrice acuta e competente come Edith Wharton poteva lamentare, a proposito delle ville del Lario, che quasi ovunque lincanto degli antichi giardini stato scacciato dalla frenesia del moderno giardinaggio. Tuttavia il paesaggio, essendo il frutto dei modi di vita e delle attivit economiche, ovvero della cultura materiale di un luogo e di un tempo, inevitabilmente evolve e si trasforma. Tante altre frenesie si sono aggiunte a quella del moderno giardinaggio, pi insidiose e pervasive. Quindi non si tratta di congelare il paesaggio, bens di governarne levoluzione. Governare, non subire. E qui si misura lefficacia della pianificazione paesaggistica e del controllo paesistico dei progetti, nei due momenti fondamentali: quello della pianificazione generale e quello della gestione attuativa. inevitabile ammettere che, su entrambi i livelli, le pratiche attuali non siano allaltezza della eccezionalit dei luoghi. Oggi, i nuovi strumenti offerti dalla legge 12/2005, che aprono a una nozione ampia di governo del territorio, e ampliano la gamma delle risorse di natura strategica a disposizione dei Comuni, possono aiutare a elevare il livello. Cos

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il piano non conformativo pu elevare la soglia dei requisiti e delle prestazioni da soddisfare per accedere al diritto di trasformare, mentre il piano delle regole pu trasformare in regole le ricorrenze ordinatrici del paesaggio. Per i centri storici collocati in posizione dominante nella parte alta dei versanti, importante mantenere liberi i margini non occlusi verso valle ed evitare la proliferazione disordinata di edifici lungo la viabilit che risale i versanti.

10.3

La fascia C

Nella fascia C, che occupa prevalentemente le piane costiere e i pi ampi conoidi, sono stati individuati tre tipi di ambiti elementari: i tessuti urbani generici, i centri storici e le zone prevalentemente occupate da ville con giardini e parchi di impianto storico. Spetter al PGT delimitare chiaramente i diversi ambiti.

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La parte interna delle piane, fino al piede dei pendii che le delimitano verso monte, quella nella quale si concentra la maggior parte degli insediamenti rivieraschi ed anche quella meno sensibile sotto il profilo paesaggistico nei suoi rapporti con il lago. I criteri di comportamento cui richiamarsi sono quindi di natura piuttosto urbanistica che specificamente paesaggistica, cio attinenti allorganizzazione delle funzioni urbane e allutilizzazione degli esigui spazi a disposizione. essenziale che il PGT effettui unattenta lettura dellimpianto storico dei borghi, che, come osservato nelle note relative alle unit tipologiche di paesaggio del PPR, presentano connotati del tutto particolari, con andamenti e assi pedonali perpendicolari alla sponda e sistemazioni di edilizia gradonate degli insediamenti rivieraschi. Resta in ogni caso essenziale il rispetto dei profili altimetrici delledificato, che impone di evitare linserimento di edifici o altri manufatti svettanti oltre il livello medio dei tessuti urbani circostanti. Ci vale indipendentemente dalla collocazione entro o fuori la fascia di salvaguardia paesaggistica di 300 metri di cui sopra. La presenza di due diversi regimi normativi nella piana, senza alcun riferimento alla sua forma e dimensione, se interpretata meccanicamente, rischia di costituire piuttosto un ostacolo che un aiuto alla corretta gestione della stessa.

11.La linea di costa e il margine a lago delledificato Come anticipato, stata anche sviluppata una puntuale lettura della linea di costa e degli affacci a lago, basata sulla seguente classificazione: 1. 2. 3. 4. 5. centro storico giardino o parco storico fronte urbanizzato generico edificazione qualificata dal verde colture agrarie

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6. 7. 8.

caratteri di naturalit elemento detrattore a sviluppo lineare fronte degradato.

Le definizioni stesse adottate suggeriscono quali siano i comportamenti da tenere nei diversi casi e le norme conseguenti da inserire nei piani. In generale, da considerare rigorosamente tutelato laffaccio a lago dei centri, sia nelle parti pi antiche (centri storici) sia in quelle caratterizzate dalla significativa presenza di giardini e di altre aree verdi. Nei tratti di fronte a lago di pi recente urbanizzazione, si deve considerare attentamente lalternanza dei pieni e dei vuoti, landamento dei profili altimetrici e larmonizzazione delle forme architettoniche. L dove vi sono tratti di paesaggio agrario tradizionale a diretto contatto con il lago, questa situazione dovrebbe di norma essere mantenuta, cos come, ovviamente, nel caso di aree boscate o di altre aree con caratteri di naturalit.

Per lunghi tratti del fonte a lago, siamo in presenza di elementi detrattori e di fattori di degrado di grande impatto, indotti in particolare dalla viabilit e dalle attivit di cava. In questi casi, il problema trascende la stessa pianificazione comunale, per investire progetti e programmi dintervento di ampia portata, che attengono alla dimensione progettuale e strategica del PTCP.

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12.Paesaggio e viabilit Lorganizzazione della viabilit, non solo principale ma locale e minore, gioca un ruolo fondamentale nella formazione e nelle trasformazioni del paesaggio, cos direttamente (con la presenza dei manufatti stradali e dei veicoli) come indirettamente (attraverso ledificazione indotta). Come gi osservato, qui come altrove si instaura una complessa dialettica tra due sistemi che seguono principi del tutto diversi. Da un lato, la viabilit dimpianto storico, stretta e aderente al terreno, indifferente alle pendenze e tendente alla massima brevit dei percorsi, quindi caratterizzata da assi che risalgono i versanti in massima pendenza, perpendicolarmente alla sponda, collegati tra loro da tracciati di mezza costa. Dallaltro, la moderna viabilit veicolare, che segue tracciati a pendenza moderata, quindi divaganti lungo i versanti. Pi ampia, quindi spesso segnata da muri a monte e a valle, con numerosi tornanti.

La diversit dellimpianto viario porta ovviamente con s la diversa organizzazione spaziale dei nuovi insediamenti rispetto agli antichi, n potrebbe essere diversamente. Come osservato nelle note regionali sopra citate, la tendenza ad espandere labitato seguendo ed estendendo le ramificazioni della rete stradale, contestuale a quella a fornire ad ogni residenza un proprio accesso veicolare, sta alterando profondamente il carattere della consolidata sistemazione a ripiani e della preziosa concatenazione dei nuclei storici, nonch le caratteristiche proprie dei percorsi. Ne discendono gli indirizzi di tutela: Lammodernamento della rete stradale deve avvenire preferibilmente tramite ladeguamento di quella esistente, ove compatibile con lassetto storico e paesistico dei luoghi. Deve essere compiuta una specifica individuazione dei percorsi esistenti al fine di prevedere la valorizzazione dei tracciati pedonali storici e dei loro elementi costitutivi anche mediante linserimento nei programmi di azione paesistica di cui allart. 22 delle norme di attuazione del PPR. Le nuove eventuali aggiunte edilizie devono rispettare le caratteristiche dellimpianto urbanistico del sistema insediamenti percorrenze.

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Nel confermare la validit di questi indirizzi di tutela, si devono tuttavia introdurre alcune cautele. Nel caso di tratti di tracciati storici che presentino pendenze compatibili con la percorribilit veicolare, si deve considerare con attenzione lopportunit di adeguarne la sezione e la pavimentazione per renderli idonei al traffico, se ci implica lintroduzione di elementi estranei in percorsi pedonali che abbiano mantenuto una propria continuit e riconoscibilit, nonch un ruolo significativo nella fruizione del territorio (si pensi, in particolare, al Sentiero del Viandante). In alcuni casi, preferibile che la viabilit carrabile segua percorsi distinti da quelli storici, piuttosto che sovrapporvisi a tratti. Quando il tracciato storico serva un gruppo di edifici esistenti, se ne pu riservare laccesso ai soli veicoli autorizzati, mantenendo in tal modo sezioni stradali ridotte. In alcuni casi, sembra non solo possibile, ma necessario, ricorrere a tecnologie di accesso meccanizzato alternative alla strada, quali ascensori inclinati e simili, che si vorrebbe vedere pi spesso utilizzate nel nostro territorio. Tuttavia, non si pu ignorare che lassetto complessivo del paesaggio sostanzialmente determinato dalla rete viaria, quale matrice degli insediamenti e supporto delledificazione. La corretta progettazione ed esecuzione della nuova viabilit in relazione alla morfologia del territorio e la definizione di regole appropriate circa il rapporto edificio/strada sono quindi condizioni imprescindibili della tutela paesaggistica, a valle delle disposizioni e dei vincoli che limitano, in termini quantitativi e localizzativi, lulteriore espansione delledificato.

Al riguardo, utile ribadire qui il rigoroso rispetto delle disposizioni del PTCP relative alle condizioni di accessibilit sostenibile (art. 20 NdA) e agli ambiti di concentrazione preferenziale delledificazione (art. 23 NdA) nonch alla tutela paesaggistica della viabilit esistente e prevista (art. 21 NdA),

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tenendo presente anche larticolo 24 delle NdA, relativo agli interventi edilizi allesterno delle aree di concentrazione preferenziale. Il combinato disposto di tali norme pu essere cos sintetizzato: - le esigenze di nuova edificazione, determinate quantitativamente secondo le indicazioni della sezione del piano relativa alle politiche insediative, e fatte salve le disposizioni relative alla sottrazione di aree agricole (Titolo VIII Sistema rurale paesistico ed ambientale) possono essere soddisfatte considerando prioritariamente le possibilit di apprestare la nuova offerta insediativa () mediante il recupero e la riconversione di strutture dismesse o sottoutilizzate e mediante interventi di completamento entro i margini dei tessuti urbani consolidati - leventuale offerta insediativa eccedente tale possibilit potr trovare collocazione entro lambito di accessibilit sostenibile, definito come quello che garantisce agevole accesso pedonale al trasporto pubblico su ferro o su gomma, specificato dalla norma in 300 m dalla pi vicina strada percorsa da linee di trasporto pubblico locale su gomma o in 600 m dalla pi vicina stazione o fermata ferroviaria, con un dislivello massimo di 50 m - resta fermo limpegno a mantenere le pause o intervalli nelledificazione esistenti lungo le strade di rilevanza territoriale () nonch lungo quelle di rilevanza storica e paesaggistica di cui alla Tavola 2 - Quadro Strutturale Valori Paesistici e Ambientali e lungo le ferrovie. Per quanto riguarda questultimo punto, si segnala che la tutela paesaggistica della viabilit, che nelle tavole del PTCP limitata alle strade di rilevanza territoriale, storica e paesaggistica, deve essere estesa alla viabilit minore, spesso decisiva sotto il profilo che qui interessa. Nel caso dellarea lariana (come di altre aree paesaggisticamente delicate del nostro territorio) tutte queste norme, ivi comprese quelle che rispondono in primo luogo a unesigenza ambientale e di risparmio energetico piuttosto che specificamente paesaggistica, assumono evidente rilevanza paesaggistica e hanno quindi efficacia prevalente ai sensi dellart. 18 della LR 12/2005.

13.Il delicato compito del PGT Le norme citate contengono rinvii al PGT affinch questo strumento di maggiore dettaglio ne dia uninterpretazione il pi possibile aderente alle reali condizioni del territorio e alle esigenze di qualit e tutela del paesaggio. In particolare, in presenza di tessuti edilizi articolati e diffusi, come sono spesso quelli che interessano le pendici collinari, la delimitazione dei margini dei tessuti urbani consolidati non operazione banale, ma soggetta ad ampi margini di valutazione discrezionale, e mette in gioco linclusione o lesclusione di vaste aree inedificate, la cui presenza e permanenza sono decisive ai fini dellequilibrio paesaggistico, con il rischio di vanificare di fatto lobiettivo stesso della norma.

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Ancor pi di quanto pu valere per altre parti del territorio, nel nostro caso la sola categoria dellinterno/esterno rispetto ai margini dei tessuti urbani consolidati non assolutamente un criterio discriminante adeguato e sufficiente. Si deve tenere conto della struttura interna delle diverse tipologie di tessuti che compongono il paesaggio, dalla massima compattezza dei centri storici alla bassa densit delle zone a ville con vasti giardini, che tuttavia non ammettono interventi di completamento, fino alla porosit un po casuale - questa s saturabile senza danno - di alcuni tessuti marginali. Insomma, ogni tipologia insediativa ha le sue regole formali, la sua funzione nella composizione del paesaggio, i suoi criteri di qualit, che devono essere rispettati. Vi inoltre un problema di adesione allo spirito e allidentit dei luoghi.

Una tipologia compatta e intensiva come quella illustrata nella foto, che esprime una scelta urbanistica e anche paesaggistica ineccepibile sotto il profilo delladerenza alla morfologia e ai fini del contenimento del consumo di suolo, appropriata in un contesto suburbano come quello nel quale si trova,

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ma sarebbe fuori luogo nel pi rarefatto paesaggio di localit come Varenna o Limonta. Ai progettisti dei PGT spetta quindi un compito di analisi e di valutazione, al livello locale, che deve puntare a conseguire gli obiettivi che le norme e gli indirizzi indicano, al di l di interpretazioni puramente letterali. Sotto questo profilo, assumono particolare rilevanza, e devono trovare adeguata declinazione nel Piano delle Regole, le norme del PTPR/PPR, riprese dal PTCP, relative al controllo dellimpatto paesaggistico dei progetti, rispetto alle quali il piano deve opportunamente definire i livelli di sensibilit delle diverse parti del territorio comunale, ai quali commisurare lincidenza degli interventi di trasformazione.

14.Il lago come risorsa ecologica Al di l della dimensione paesaggistica tradizionalmente e strettamente intesa, si deve ricordare che il lago uninsostituibile risorsa ecologica. La parte del lago biologicamente pi attiva quella dei bassi fondali, fino a circa venti metri di profondit. Si tratta della cosiddetta zona eufotica litorale, in quanto il fondo del lago raggiunto dalla luce solare.

Questa zona presenta estensione variabile in relazione alla pendenza della sponda, e assume la massima ampiezza in corrispondenza dei tratti di sponda meno acclivi, quindi, in particolare, delle aree pianeggianti o sub-pianeggianti che ospitano i maggiori centri abitati. Il PTCP, nella sua componente ecologico-ambientale, dispone quindi una tutela sostanziale lungo il margine a lago delle suddette piane, intesa a proteggerne rigorosamente la residua naturalit, evitandone la cementificazione e ogni altra forma di artificializzazione, cos delle sponde come dei fondali, che ne riducano la permeabilit biologica.

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In molti casi, vi lesigenza di mettere a punto veri e propri progetti di rinaturalizzazione delle sponde, cos nella parte sommersa come in quella emersa, addolcendo i profili planoaltimetrici e adottando tecniche di ingegneria naturalistica per le difese spondali, cos da (ri)creare ambienti biologicamente pi ricchi e diversificati.

L dove la pianificazione di settore a ci preposta ritenga comunque necessario prevedere opere di significativa alterazione della linea di costa (quali porti e approdi, darsene, sistemazioni spondali e simili), queste dovranno adottare le tecnologie pi rispettose ed essere comunque accompagnate da interventi di adeguata compensazione - e possibilmente sovracompensazione - del danno ambientale, al fine di mantenere e, ove possibile, ripristinare la biodiversit dellambiente lacustre.

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ALLEGATO 3 INDICATORI DI SOSTENIBILIT AMBIENTALE

Obiettivi ambientali e indicatori definiti nel processo di Valutazione Ambientale Strategica (VAS)

Obiettivi ambientali

Obiettivi ambientali generali

Temi
Tema A: Consumo di suolo e forma urbana Tema B: Ambiente urbano Tema C: Ambiente montano e lacustre Tema D: Sistema produttivo, dei servizi e del commercio Tema E: Viabilit e incidentalit Tema F: Mobilit sostenibile Tema G: Aria, rumore ed elettromagnetismo Tema H: Acque Tema I: Rifiuti Tema L: Energia e Cambiamenti climatici Tema M: Cave e industrie a rischio Tema N: Natura, Paesaggio e beni culturali Tema O: Agricoltura Tema P: Turismo

Obiettivo 1 Contenimento delluso del suolo e promozione di criteri di sostenibilit degli insediamenti

Obiettivo 2 Promozione di una mobilit pi sostenibile, tutela della salute e della qualit della vita Obiettivo 3 Razionalizzazione dei consumi di risorse non rinnovabili, contenimento degli sprechi, riduzione degli impatti ambientali

Obiettivo 4 Valorizzazione del patrimonio naturalistico e paesaggistico Obiettivo 5 Promozione delleconomia locale innovativa e ambientalmente orientata

Tema Q: Imprenditorialit per lambiente, produzioni di qualit

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Sistema degli Indicatori

Di seguito si riporta il sistema di indicatori definito nel processo di Valutazione Ambientale Strategica (VAS).

TEMA
Aria

INDICATORE
Superamenti dei limiti fissati per il PM10 e lOzono Comuni che hanno predisposto Piano di Zonizzazione Acustica (n.) Interventi di mitigazione sulle infrastrutture di trasporto (km) Qualit delle acque superficiali e sotterranee

Rumore

Acqua

Carenza delle disponibilit di risorsa idrica: frequenza e durata delle crisi e popolazione coinvolta Uso del suolo e tasso di artificializzazione reale Superficie Agricola Totale e Superficie Agricola Utilizzata Superficie di riuso del territorio/superficie urbanizzabile Nuovi volumi edificati

Suolo

Interventi volti al superamento dei dissesti, al contenimento dei rischi idrogeologici (n.) Aree (cave, ex industriali, ) degradate, dismesse, da recuperare che siano state recuperate e bonificate Superficie territoriale interessata da rischio o pericolosit idrogeologica Realizzazione di mitigazioni e compensazioni (n. di interventi, estensione, tipologia)

Natura

Realizzazione della rete ecologica (n. di interventi/estensione) Aree Protette (estensione e attuazione nuovi PLIS previsti dal PTCP) Estensione e differenziazione della rete stradale Comuni che hanno predisposto il PUT ed il PM (di cui a livello intercomunale)

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TEMA

INDICATORE
Mobility managers (n.) Car sharing (n. auto) Incidentalit stradale Trasporto pubblico (autobus, treni, navigazione: passeggeri e lunghezza rete) Realizzazione del Piano Provinciale della ciclabilit (% di attuazione nuova rete); Piste ciclabili (estensione) Interventi di ammodernamento della rete e delle stazioni ferroviarie (n., % di completamento dei Progetti di Territorio in materia)

Rifiuti

Produzione di rifiuti urbani e speciali Raccolta differenziata Contributi erogati ai fini al risparmio energetico ed alluso delle energie rinnovabili Regolamenti edilizi comunali e nuovi adeguamenti PGT con indicazioni volte al risparmio energetico ed alluso delle energie rinnovabili. Piani comunali di illuminazione (n.) Potenze installate di impianti fotovoltaici e termici su edifici pubblici Elettromagnetismo (popolazione esposta e presenza fonti generanti) Agricoltura biologica (estensione superficie e n. aziende) Organizzazioni con certificazione ambientale

Energia ed elettromagnetismo

Produzione di qualit

Arrivi e presenze turistiche Fruizione degli ecomusei (n. di visitatori) Turismo e attivit economiche Strutture ricettive a basso impatto (n. di agriturismi, B&B, etc.) Imprese attive per settore economico (n.) Aziende a rischio di incidente rilevante (n.) Poli produttivi sovra comunali (n. totale quelli con pre-requisiti ambientali previsti dalle norme) Progetti coordinati e azioni di marketing territoriale (n.)

Coordinamento e integrazione delle politiche territoriali locali

Realizzazione di Distretti culturali (n.)

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ALLEGATO 4 RIFERIMENTI PER NUOVI INTERVENTI INFRASTRUTTURALI

Intervento infrastrutturale (tavola Quadro Strutturale 1 Assetto Insediativo)

Fonte Progettuale

Svincolo trivio Fuentes

Accordo di Programma per la realizzazione degli interventi di potenziamento e riqualificazione della viabilit di accesso alla Valtellina e Valchiavenna e per lattuazione immediata di un primo stralcio della variante di Morbegno del 18 dicembre 2006. Progetto preliminare (approvazione tecnica DGP n. 355 del 23.10.2008). Progetto definitivo - primo lotto funzionale (tratto Biosio Regoledo).

Collegamento Valvarrone-SP72 (2lotto): peduncolo di Dervio

Collegamento SP62-SP65: BiosioPerledo Progetto di massima - secondo lotto funzionale (tratto Regoledo Bologna). Progetto esecutivo (DGP n. 302 del 31.10.2007). PGT Comune di Primaluna adottato con DCC n. 40 del 22.12.2008. Progetto sottoposto a VIA - Conferenza di concertazione dei pareri degli Enti territoriali interessati il 18 dicembre 2008.

SP62 - Cortenova loc. Bindo

SP62 - Variante allabitato di Primaluna

SP639 - Variante allabitato di Pusiano

Miglioramento raccordo SR342dir e SP54 nei Comuni di Merate e Cernusco Lombardone anche con realizzazione di nuova variante

Progetto preliminare (DGP n. 447 del 18.12.2008).

Pedemontana Opere connesse Comune di Bernareggio

Progetto preliminare ex delibera CIPE del 26.03.2006 e fasce di salvaguardia ex art. 3, punto 7, D.Lgs. 190/2002. Fonte progettuale Regione Lombardia.

Variante alla SP342 - Olgiate Molgora Merate

Rapporto preliminare per VIA anno 2007.

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Intervento infrastrutturale (tavola Quadro Strutturale 1 Assetto Insediativo)

Fonte Progettuale

Variante alla SP342dir Como Lecco Bergamo

Protocollo dintesa con la Provincia di Bergamo per la Concertazione degli interventi di miglioramento dellitinerario Bergamo Lecco e Bergamo Como per i tratti ricadenti sui territori di competenza (DGP 280 del 17.10.2002). Lotto 1: progetto esecutivo (DGP n. 341 del 21.12.2006). Lotti 2 e 3: progetto definitivo (DGP n. 392 del 17.11.2005). Progetto esecutivo (DGP n. 166 del 04.06.2008). Progetto preliminare (DGP n. 448 del 18.12.2008). Studio di fattibilit redatto dal Comitato promotore 2007. Accordo di Programma per lavvio dellagenda strategica di coordinamento locale per la definizione del sistema ambientale infrastrutturale e produttivo del meratese sottoscritto in data 29 gennaio 2009. Accordo di Programma per lavvio dellagenda strategica di coordinamento locale per la definizione del sistema ambientale infrastrutturale e produttivo del meratese sottoscritto in data 29 gennaio 2009.

SS639 dei laghi di Pusiano e Garlate: (Lecco-Bergamo)

SP60 - Variante allabitato di Ello

Collegamento SS36 SP51

Veduggio - Albese

Connessione SP3 SP342 Verderio Inferiore Osnago

Variante allabitato di Verderio Superiore - ipotesi alternative nord e sud

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C.A.I.R.E. Urbanistica