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DOSSIER

LA RIFORMA DEGLI ENTI LOCALI: LE PROVINCE


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28 gennaio 2014
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DOSSIER
LA RIFORMA DEGLI ENTI LOCALI: LE PROVINCE

La legge elettorale provinciale che stiamo discutendo oggi non la riforma, appena la
porta dentrata del pi ampio riassetto complessivo dellarchitettura istituzionale
regionale.
In questa sede stiamo appena decidendo se siamo in grado di riformare il nostro sistema
territoriale con le nostre forze, prima che lo faccia qualcun altro al posto nostro, o se
invece tutto debba rimanere cos com.
Dobbiamo decidere se ci muoviamo o se restiamo fermi.
C chi ha stigmatizzato il fatto che il primo passo delle riforme istituzionali sia coinciso
con la proposta di modifica della legge elettorale provinciale, che si sia iniziato dalla
coda, invece di aspettare che il governo approvasse la riforma costituzionale e abolisse
le Province.
A questa obiezione rispondiamo che se vogliamo rispettare il voto degli elettori e
facciamo andare a scadenza le attuali Province (come chiede chi ha parlato di inizio dalla
coda), allora necessariamente dobbiamo intervenire prima della prossima elezione
provinciale che coinvolge Pordenone. Altrimenti, visto che le scadenze elettorali delle 4
Province non sono allineate, ci troveremmo nella situazione di non iniziare mai,
sarebbe un gatto che si morde la coda!
Quindi se crediamo nella riforma complessiva, allora dobbiamo necessariamente
modificare prima di tutto la legge elettorale provinciale.
La strada del commissariamento, che sarebbe decisamente la pi semplice, purtroppo
non praticabile perch anticostituzionale, come ha dimostrato il precedente della
Sardegna, regione che si mossa per prima in materia, e quindi verrebbe
immediatamente cassata. Al contrario, lelezione di secondo grado, che appare pi
complessa, viene considerata da una larga parte dei giuristi e costituzionalisti italiani
assolutamente corretta e percorribile a Costituzione vigente.
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Un altro punto di contestazione riguarda lesiguit dei risparmi che si avrebbero con
leliminazione delle Province o addirittura un aumento dei costi dovuti alla mobilit del
personale.
Su questo va fatta una premessa. Non abbiamo messo mano alla riforma degli enti locali
e al superamento delle Province perch questo avrebbe risolto con un colpo di bacchetta
magica i problemi economici del Paese.
Naturalmente non dispiace a nessuno riuscire anche a eliminare i costi di
mantenimento delle strutture provinciali, le indennit di presidenti, assessori e
consiglieri, le spese del personale politico, quelle di rappresentanza, le auto blu, le
spese elettorali da tirare fuori ogni 4 anni, ecc., ossia risparmiare, a essere cauti, 26
milioni di euro allanno, che nel medio periodo (10 anni) raggiungono un tesoretto di
260 milioni di spese vive!
Non labbiamo fatto neanche per il ben pi consistente, ma difficilmente quantificabile,
risparmio che deriver dalle economie di scala, dallimpiego del personale provinciale
negli altri enti locali di qui a dieci anni, dalla soppressione di enti legati alle
Province (es. lUPI) o dalla giungla delle tante societ partecipate o controllate
dalle Province (e relativi consigli di amministrazione, ecc.).
A titolo desempio, segnaliamo il costo dellassociazione UPI FVG (Unione Province
Italiane FVG), che potremmo definire quasi un sindacato delle province.
LUPI composta da: Presidente, Vice presidente, 8 membri dellUfficio di Presidenza, 24
membri del Consiglio Direttivo, un centinaio di membri dellAssemblea regionale, un
Organo di revisione economico-finanziario, tre Commissioni da 7 membri ciascuna, un
Direttore, una segreteria amministrativa, un ufficio di coordinamento, un ufficio di
consulenza finanziaria e un ufficio stampa.
Dai dati del bilancio consuntivo per il 2010 la spesa complessiva dellUPI risulta pari a
755.000 euro. Cos suddivisa:
1) per gli organi dellUPI: gettoni, indennit, spese per assemblee e riunioni, spese di
rappresentanza e simili 42.800,00 euro;
2) Per i dirigenti ed il personale dipendente, addetto stampa ecc. 353.000,00 euro;
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3) Per le spese di funzionamento 71.700,00 euro di cui 20.300,00 per cancelleria, linee
telefoniche, abbonamenti riviste e quotidiani e simili e 23.100,00 euro per affitto della
sede di Udine, bollette e pulizie;
4) Per la pubblicit delle proprie attivit (piano di comunicazione) 49.000,00 euro;
5) Acquisto di titoli a breve termine 209.000,00 euro.
La motivazione principale che ci ha spinto a voler eliminare un intero livello di potere,
quello provinciale, la volont di semplificare, di ridurre gli ostacoli (formalit nelle
pratiche, timbri, pareri, autorizzazioni, pedaggi vari, blocchi di potere) che ogni livello
amministrativo pone necessariamente alliter di realizzazione di un qualsiasi progetto.
I VERI COSTI DELLA POLITICA NON SONO I GETTONI DI PRESENZA O LE
INDENNIT MA LA FRAMMENTAZIONE, LA SOVRAPPPOSIZIONE DEI RUOLI, LO
SCARICA BARILE DELLE RESPONSABILIT PER CUI NESSUNO HA COLPA DI
QUEL CHE NON VA
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Vogliamo questa riforma perch lattuale sistema istituzionale e amministrativo della
Regione FVG, come quello di tutte le altre regioni dItalia, non rappresenta un fattore di
sviluppo, anzi. Cos com un ostacolo sia per le imprese che per i cittadini. Per
questo per noi una priorit assoluta quella di semplificare il rapporto tra la Regione e gli
EELL e tale semplificazione passa anche attraverso labolizione delle Province.
Le criticit di fondo alla base del funzionamento del sistema istituzionale italiano nella
sua attuale articolazione territoriale sono
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:
- Confusione delle competenze legislative
- Sovrapposizione dei livelli amministrativi
- Inadeguatezza dei piccoli comuni

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La costruzione degli enti di area vasta con organi di secondo livello non risponde affatto a un puro obiettivo di
contenimento dei costi della politica. Mira piuttosto alla riduzione di un eccesso di rappresentanza diretta, per
ridurre la compresenza su uno stesso territorio di troppe classi politiche diverse, necessariamente tutte alla
ricerca di un proprio spazio anche a costo di moltiplicare i livelli di decisione relativi a attivit sostanzialmente
analoghe, e comunque rispondenti alle medesime esigenze dei cittadini. In questo senso, la vera limitazione dei
costi legata non tanto al minor onere per gli amministratori, ma alla riduzione delle fasi di concertazione tra i
diversi livelli di governo e dalla eliminazione delle sovrapposizioni fra amministrazioni diverse, spesso
portatrici di indirizzi politici differenti, e incidenti tutte su un medesimo, sostanzialmente limitato, ambito
territoriale. FRANCO PIZZETTI, La riforma Delrio tra superabili problemi di costituzionalit e concreti obbiettivi
di modernizzazione e flessibilizzazione del sistema degli enti territoriali, Astrid, 2013.
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Considerazioni tratte da La semplificazione dellarchitettura istituzionale, a cura di V. Cerulli Irelli, F. Pizzetti, L.
Vandelli, A. Vigneri, Astrid, 2013.
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- Proliferazione di livelli intermedi tra comuni e regioni
- Incertezze sul ruolo e sulla conformazione del livello provinciale
- Mancato riordino dellamministrazione periferica dello Stato
- Costi eccessivi nel funzionamento del sistema locale, in particolare per le spese
delle classi politiche e per le societ pubbliche e miste di dubbia utilit.
A tutte queste criticit bisogna porre rimedio, ripensando in termini innovativi al modello
di governo locale, non pi come sovrapposizione di una pluralit di livelli espressivi di
altrettante distinte classi politiche (magari di segno opposto e quindi conflittuali), con
una frammentazione e moltiplicazione di competenze e procedimenti, anche nellambito
delle medesime materie, ma come un sistema organico, con una governance coesa.
Insomma, siamo arrivati al punto in cui per sopravvivere dobbiamo cambiare,
riformando innanzitutto larchitettura istituzionale, obsoleta, pesante e inefficiente del
Paese e dei territori.
Gi dal 2007 nellUnione europea (Agenda Territoriale dellUnione) andata
prefigurandosi una nuova visione, quella di unEuropa delle variet, la variet e centralit
del territorio come segno distintivo del nostro continente. Ne disceso limperativo di
ridefinire i sistemi territoriali, una nuova idea di territorio, dove i livelli ambientale,
economico, sociale e culturale coincidano e trovino la giusta dimensione, in termini di
estensione, adeguatezza, efficienza economica, coesione sociale, inclusione e flessibilit
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Questo significa necessariamente un processo di ridefinizione dei confini (le dinamiche
di sviluppo territoriale, infatti, coincidono sempre meno con le attuali delimitazioni
amministrative), una loro evoluzione che pur tuttavia contempli rappresentazioni
condivisibili, sintetiche e progettuali, capaci di interpretare limmagine strategica del
territorio.
Naturalmente una suddivisione in ambiti territoriali nuovi rimette in gioco il problema
delle identit. Anche la formazione dellidentit locale, e quindi territoriale, ha una sua
dinamica, e non pu essere fissata una volta per tutte. Lidentit non una cosa statica
ma un processo che muta col variare dellambiente e delle esigenze della societ.
Tuttavia la scelta di mettere alla base del riordino istituzionale le municipalit, ossia i
Comuni, prevedendo la loro aggregazione istituzionale e funzionale, va esattamente
nella direzione della condivisione del progetto da parte delle comunit locali.

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I prossimi paragrafi sono tratti dalla Relazione di accompagnamento al Disegno di Legge Costituzionale
presentato questanno dalla Societ Geografica Italiana.
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Viene rispettata lesigenza di territorializzare, unendo in una visione unitaria la
dimensione economica, le esigenze di inclusione sociale, i caratteri patrimoniali e
ambientali, evitando la sovrapposizione di competenze. Si tratta cio di utilizzare il pi
estesamente possibile il medesimo ritaglio territoriale per lesercizio del maggior
numero possibile di funzioni, eliminando (accorpando o scomponendo) gli ambiti
di esercizio funzionale non coincidenti.
Per questi motivi una riforma provinciale (o regionale) non scindibile da quella che
coinvolge il fitto reticolo comunale. Una realt amministrativa che deve essere vicina al
cittadino, ma al tempo stesso deve assicurare i servizi territoriali necessari, evitare la
frammentazione e il campanilismo, incidendo significativamente sulla moltiplicazione
delle competenze, distribuite attualmente a circa 16.000 enti su base nazionale.
noto, infatti, che lattuale maglia amministrativa sia resa particolarmente complessa
dalla presenza di una molteplicit di enti che si collocano a una scala intermedia tra
il Comune, la Provincia e la Regione: aziende sanitarie, ospedaliere e territoriali,
istituzioni scolastiche, aziende (o altri soggetti) di erogazione di servizi pubblici (acqua,
energia, trasporti), ma anche Comunit montane e ATO (Ambiti Territoriali Ottimali), ecc.
La proliferazione di enti territoriali intermedi e a geometria variabile ha ulteriormente
appesantito liperterritorializzazione della maglia amministrativa, aggravando le
disfunzioni della Pubblica Amministrazione e, soprattutto, rendendo assai ardua alla
cittadinanza unadeguata fruizione dei servizi.
A questo riguardo occorre un ripensamento anche della gestione delle partecipate
regionali e provinciali. La dismissione e il riordino delle societ partecipate, oltre a
rappresentare un significativo risparmio in termini di spesa, toglierebbe dal campo una
delle principali condizioni che frenano la piena attuazione delle riforme politiche
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Insomma, si tratta di iniziare un percorso lungo e complesso che ridisegna gli equilibri
dellintera architettura istituzionale regionale.
Nellaffrontare il dibattito sulla legge provinciale dobbiamo gi avere in testa la
Regione che vogliamo o di cui avremo bisogno fra 10-15 anni. questo lorizzonte
allinterno del quale come Assessorato e come Giunta regionale vogliamo collocare la

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A fronte di un processo di snellimento della PA avviato negli ultimi anni che ha portato a una contrazione
delle istituzioni pubbliche (-21,8%) e della stessa occupazione (-11,5%), non ci sono stati significativi benefici sul
versante della spesa pubblica che invece da parte sua ha continuato nella sua crescita inarrestabile. Una
delle cause di questa situazione paradossale da ricercarsi nella mancata dismissione e riordino delle societ
partecipate (Relazione della Societ Geografica Italiana, 2014).
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riforma degli Enti Locali e la riduzione da tre a due livelli dellarticolazione
istituzionale regionale. Ed su questo terreno che vorremmo portare la discussione e il
confronto pubblico con gli altri soggetti coinvolti, senza impantanarci in diatribe di poco
conto sulle poltrone che non ci saranno pi, sulle convenienze di questa o quella
specifica formazione politica o addirittura sugli sviluppi di carriera del singolo presidente
o consigliere provinciale.
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1. COSTITUZIONALIT DELLA NORMA SULLELEZIONE DI SECONDO LIVELLO
DELLE PROVINCE
A seguito della presentazione del DDL n. 1542 (c.d. Delrio) e n. 1543 (legge
costituzionale per leliminazione Province), a livello nazionale sono stati sollevati da pi
parti dubbi sulla costituzionalit dellintroduzione con legge ordinaria dellelezione
di secondo grado delle Province. In particolare ha destato scalpore lAppello del 13
ottobre 2013 a firma del prof. Gian Candido De Martin e numerosi altri professori
universitari intitolato Per una riforma razionale del sistema delle autonomie locali, che
contestava la legittimit e costituzionalit dei due provvedimenti governativi.
Poich analoghi dubbi di costituzionalit sono anche alla base dei possibili ricorsi
che alcuni Presidenti di Provincia della nostra Regione hanno minacciato di
presentare contro il DDLR n. 29, si riporta una selezione di pareri di autorevoli
costituzionalisti e giuristi che sciolgono con assoluta convinzione tali dubbi (gli
argomenti tecnici relativi a ipotizzati vizi di costituzionalit del ddl n. 1542 appaiono
deboli e sostanzialmente infondati) e vanno oltre, notando come sia difficile sottrarsi
alla spiacevole sensazione che il vero obiettivo dellAppello sia stato e sia essenzialmente
la salvaguardia delle province esistenti e dei loro organi elettivi di primo grado. Dunque
un Appello per limmobilismo del sistema di governo locale e il mantenimento il
pi ampio possibile della classe politica provinciale. Obiettivi non facilissimi da
sostenere nella realt odierna del Paese, e che suscitano inevitabile irritazione
soprattutto in considerazione del ruolo essenziale che gli enti di area vasta, riorganizzati
in forma moderna, possono svolgere per il rilancio del Paese
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Quello che non si pu fare privare le province di ogni funzione, cos come non
sarebbe legittimo istituire citt metropolitane senza funzioni, o prevedere, senza
adeguata e forte motivazione, la riallocazione in capo allo Stato di funzioni delle Province,
e quindi gi assegnate al circuito degli enti territoriali. Illegittimo anche usare lo
strumento del decreto (e non la legge) per procedere al riordino delle Province, o

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Prof. Francesco Pizzetti, Pareri in merito ai dubbi di costituzionalit del DDL n. 1542, 29 ottobre 2013. I pareri
sullAppello sono stati espressi dai professori: Augusto Barbera dellUniversit di Bologna, Ernesto Bettinelli
dellUniversit di Pavia, Roberto Bin dellUniversit di Ferrara, Marco Cammelli dellUniversit di Bologna, Paolo
Caretti dellUniversit di Firenze, Stefano Ceccanti della Sapienza di Roma, Giampiero Di Plinio dellUniversit di
Pescara, Carlo Fusaro dellUniversit di Firenze, Vincenzo Lippolis dellUniversit degli Studi Internazionali di
Roma, Massimo Luciani della Sapienza, Andrea Morrone dellUniversit di Bologna, Cesare Pinelli della Sapienza,
Annamaria Poggi dellUniversit di Torino, Lorenza Violini dellUniversit di Milano. Tutti gli interpellati, salvo il
prof. Bettinelli, hanno ritenute infondate, o comunque molto discutibili, le tesi contenute nellappello.
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eliminarle con legge ordinaria (sentenza n. 220 del 2013 della Corte Costituzionale).
Questi i veri limiti costituzionali.

PARERI FAVOREVOLI ALLE ELEZIONI DI SECONDO GRADO DELLE PROVINCE:
Barbera Bassanini - Bin Cammelli Caravita Caretti Ceccanti - De Minico - Di
Plinio Fabrizi Fusaro Grosso - Lippolis Napoli Pinelli Pizzetti Prisco Renna
Vandelli Violini
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Qualifiche:
BARBERA AUGUSTO Ordinario di Diritto Costituzionale allUniversit di Bologna
BASSANINI FRANCO Ordinario di Diritto Regionale e Costituzionale allUniversit La Sapienza di Roma, ha
insegnato anche allUniversit Statale a Milano, Trento, Sassari e Firenze
BIN ROBERTO Ordinario di Diritto Costituzionale dellUniversit di Ferrara
CAMMELLI MARCO Ordinario di Diritto Amministrativo alla Facolt di Giurisprudenza dellUniversit di Bologna
CARAVITA DI TORITTO BENIAMINO Ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico all Universit La Sapienza di Roma
e Docente di Diritto Costituzionale alla LUISS di Roma
CARETTI PAOLO Ordinario di Diritto Costituzionale allUniversit di Firenze
CECCANTI STEFANO Ordinario di Diritto Pubblico Comparato alla Facolt di Scienze Politiche dellUniversit La
Sapienza di Roma
CERULLI IRELLI VINCENZO Ordinario di Diritto Amministrativo presso l Universit La Sapienza di Roma
DE MINICO GIOVANNA Professore di Diritto Costituzionale alla Facolt di Giurisprudenza dellUniversit di
Napoli
DI FALCO MARCO Ricercatore di Istituzioni di Diritto Pubblico allUniversit Tor Vergata di Roma
DI PLINIO GIAMPIERO Ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico allUniversit di Chieti Pescara
FABRIZZI FEDERICA Ricercatore di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Facolt di Giurisprudenza
dellUniversit Telematica Internazionale Uninettuno
GROSSO ENRICO Ordinario di Diritto Costituzionale alla Facolt di Giurisprudenza dellUniversit di Torino
LA LOGGIA ENRICO Docente di Contabilit di Stato alla Facolt di Giurisprudenza di Palermo e gi Ministro per
gli Affari Regionali del Governo Berlusconi
LIPPOLIS VINCENZO Ordinario di Diritto Costituzionale Italiano e Comparato allUniversit degli Studi
Internazionali di Roma
NAPOLI CRISTINA Assegnista di ricerca in Diritto Costituzionale alla Scuola Superiore S. Anna di Pisa
PAJNO SIMONE Professore Associato di Diritto Costituzionale allUniversit di Sassari.
PATRONI GRIFFI FILIPPO gi Presidente di Sezione presso il Consiglio di Stato e Ministro, oggi Sottosegretario
nel Governo Letta
PINELLI CESARE Ordinario Diritto Regionale presso lUniversit La Sapienza di Roma
PIZZETTI FRANCO Ordinario di Diritto Costituzionale alla Facolt di Giurisprudenza dellUniversit di Torino e
docente di Diritto Costituzionale alla LUISS di Roma
PRISCO SALVATORE Professore di Istituzioni di Diritto Pubblico presso lUniversit di Napoli
RENNA MAURO Ordinario di Diritto Amministrativo e Regionale presso lUniversit Cattolica di Milano
VANDELLI LUCIANO Ordinario di Diritto Amministrativo e di Diritto e Ordinamento degli EELL presso lUniversit
di Bologna
VASSALLO SALVATORE Ordinario di Scienza Politica allUniversit di Bologna
VIGNERI ADRIANA gi Ordinario di Diritto Amministrativo dei Servizi pubblici allUniversit C Foscari di Venezia
VILLONE MASSIMO Titolare della Cattedra di Diritto Costituzionale dellUniversit di Napoli
VIOLINI LORENZA Professore di Diritto Costituzionale allUniversit di Milano
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Selezione della dottrina favorevole allelezione di secondo grado degli organi provinciali:

Roberto BIN (2013)
Ho sempre ritenuto che all'introduzione con legge ordinaria dell'elezione di secondo grado delle
Province non si opponga alcuno ostacolo costituzionale.
Per ritengo anche che:
a) debba spettare alle regioni e ai comuni di ciascuna regione scegliere come organizzare
l'amministrazione di area vasta, e vada impedito alla burocrazia ministeriale di decidere in via generale e
astratta, dal centro, come i territori devono essere amministrati;
b) spetti alla legge dello stato stabilire i tempi e gli obiettivi della riforma, agendo semmai in via
successiva e sussidiaria (il modello della "legge Bassanini", per intenderci);
c) spetti invece allo Stato ripensare urgentemente e in tempi certi alla organizzazione della sua
amministrazione periferica (oggi tutta su base provinciale) - oltre che alla decimazione della burocrazia
ministeriale, ma questa un'altra storia!


Mauro RENNA (2006)
Le province, al pari delle citt metropolitane, non sembrano avere uguale rango costituzionale rispetto a
regioni e comuni, a dispetto della formale ma soltanto apparente equiordinazione delle stesse e delle
citt metropolitane agli altri enti territoriali della Repubblica.
Non si vede dunque perch la legislazione statale, nel disciplinare gli organi di governo e la legislazione
elettorale dei comuni, delle province e delle citt metropolitane (art. 117 della Costituzione), dovrebbe
configurare non solo i comuni, ma pure le province e le citt metropolitane come enti direttamente
rappresentativi delle proprie comunit di riferimento, mediante lelezione popolare dei loro consigli e dei
loro presidenti. Non si vede perch, in altri termini, non sarebbe possibile, a Costituzione invariata,
concepire le province, insieme alle citt metropolitane, come enti rappresentativi di secondo grado,
espressione cio della rappresentativit diretta e di primo grado dei comuni, sul modello delle comunit
montane.


Beniamino CARAVITA, Federica FABRIZI (2012)
In materia di organi di governo delle province, stante la indiscussa competenza legislativa esclusiva
statale, si pu intervenire in modo da rivedere lattuale assetto dei poteri, senza intaccare la logica del
Titolo V. In particolare, sul punto della trasformazione degli enti provinciali in enti a rappresentanza di
secondo livello, sembra che si sia raggiunta, ormai, una diffusa condivisione nel senso di ritenere che
nella Costituzione non sembra si possano rintracciare elementi tali da rendere illegittima tale proposta.



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Franco PIZZETTI (2012)
Lart. 23 del d.l. 201/2012, convertito nella legge 214/2012 (salva Italia), per la prima volta organizza le
province come enti di secondo grado, prevedendo che i consiglieri provinciali sono eletti dai comuni
ricadenti nel territorio della provincia. Il presidente della provincia poi diventa addirittura organo di terzo
grado perch eletto dal consiglio provinciale.
Secondo alcuni, lelezione di secondo e terzo grado rispettivamente del consiglio e del presidente della
provincia contrasterebbe con lart. 114 della Costituzione, che pone le province sullo stesso piano di
parit dello Stato, delle regioni e dei comuni.

Ora, se vero che la Costituzione indica alcuni aspetti che devono essere presenti in tutti i diversi livelli
territoriali di governo (il territorio, la popolazione, la personalit di diritto pubblico, lessere enti
autonomi, dotati di potere statutario e titolari di poteri e funzioni proprie), e vero anche che la
Costituzione non prevede affatto che i diversi livelli di governo debbano avere tutti il medesimo
ordinamento. Infatti, lordinamento dei comuni, delle province e delle citt metropolitane, ai sensi
dellart. 117 Cost., disciplinato dalla legge statale, senza vincoli costituzionali che ne impongano la
uniformit.
Il legislatore statale sembra dunque legittimato a scegliere diverse modalit organizzative nellambito
dei diversi livelli di governo che costituiscono la Repubblica. Avvalendosi della competenza statale
esclusiva in materia di legge elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di comuni, province e
citt metropolitane, il legislatore pu dotare le province di organi di secondo e terzo grado. Del resto,
non si pu dubitare che le forme di elezione di secondo grado rientrino fra le forme di tipo democratico
e che la legittimazione legata alla rappresentanza degli elettori, che tipica dei consiglieri comunali, non
sia sufficiente a dare fondamento democratico e carattere rappresentativo, sia pure di secondo grado,
agli organi provinciali.

Luciano VANDELLI (2013)
Si fronteggiano due opposte letture della posizione e del ruolo costituzionale delle province: da un lato,
si afferma una tendenza ad una sostanziale equiparazione tra tutti gli enti autonomi territoriali, anche e
particolarmente agli effetti del riconoscimento di una imprescindibile e inderogabile elettivit diretta
dei loro organi di governo; dallaltro, si delinea una impostazione che, allopposto, considera i caratteri
del livello provinciale ampiamente disponibili per il legislatore ordinario, che potrebbe dunque regolarne
discrezionalmente gli assetti organizzativi.
Ora, che lart. 114 Cost. non prescriva una pari ordinazione tra gli enti considerati stato chiarito dalla
Corte costituzionale sin dalla sentenza n. 274/2003, dove si afferma che lart. 114 Cost. non comporta
affatto una totale equiparazione degli enti in esso indicati. In quelloccasione la Corte considerava
distintamente lo Stato, le regioni e il complesso degli enti locali territoriali (comuni, province e citt
metropolitane). Proseguendo nelle argomentazioni della Corte, anche allinterno di questultima
categoria (quella degli enti locali territoriali) si possono ammettere elementi di asimmetria. Infatti, il
quadro costituzionale non sembra vincolare il legislatore ad adottare necessariamente per tutti gli enti
locali una elezione di tipo diretto.

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Franco BASSANINI (2013)

Non ho motivo per modificare sostanzialmente le linee di fondo della proposta di riforma del sistema
delle amministrazioni territoriali che fu elaborata nel gennaio-febbraio del 2012 da un gruppo di
parlamentari di vari partiti e da un gruppo di esperti della Fondazione Astrid, tra cui il sottoscritto. Alla
elaborazione di quella proposta concorsero il ministro Patroni Griffi, gli onn. La Loggia (Pdl), Walter Vitali
(Pd), Lanzillotta (Scelta civica), DAl (Pdl), Adamo (Pd), Causi (Pd), Cambursano (Misto), Ceccanti (Pd),
Morando (Pd), Pastore (PdL), Vassallo (Pd) e, con me, i professori Cerulli Irelli, Macciotta, Pajno, Pinelli,
Pizzetti, Vandelli, Villone.
I punti salienti di quella proposta erano per molti versi simili a quelli che ispirano oggi il disegno di legge:
1. abolire le Province come livello istituzionale direttamente rappresentativo, riducendo cos da tre a due
(Regioni e Comuni) i livelli territoriali ad elezione diretta.
[]
Personalmente, resto dellidea che, nelle more di una riforma che consentirebbe di attuare pienamente
il ridisegno di riassetto della nostra architettura istituzionale locale nel senso accennato sopra, nulla osti
a prevedere da subito una elezione indiretta dellorgano di supervisione e direzione politica della nuova
Provincia.
Che la rappresentanza democratica debba essere in ogni caso diretta, non infatti un principio generale
delle Costituzioni democratiche.
[]
Non dunque corretta uninterpretazione dellart. 114 che derivi automaticamente dalla natura
costituzionalmente necessaria degli enti costitutivi della Repubblica, da esso elencati, la necessit
che gli organi di governo degli stessi siano direttamente eletti.

Paolo CARETTI (2013)
Tra i tanti motivi di critica ai pi recenti tentativi del legislatore statale di intervenire sul tessuto delle
autonomie locali, vi quello relativo alla possibile incostituzionalit dellintroduzione per le province di
un sistema di elezione indiretta per la composizione degli organi. A mio avviso, tali obiezioni non sono
affatto fondate. Non si vede infatti quale sarebbe il principio costituzionale che la scelta del legislatore
favorevole ad un sistema ad elezione indiretta verrebbe a violare.
Non sarebbe certamente violato il principio autonomistico sancito dallart. 5 Cost. Si tratta di un
principio che rappresenta lespressione della volont del Costituente di rompere con la tradizione
precedente ispirata ad un rigido centralismo e di favorire la moltiplicazione delle sedi di esercizio della
democrazia, ma che di per s non dice nulla circa i modi della sua applicazione.
Neppure sarebbe violato lart. 114 Cost., che considera le province quali enti costitutivi della Repubblica.
Da tale disposizione derivano certo dei limiti per il legislatore ordinario, ma, anche lart.114, nulla ci dice
circa le modalit attraverso le quali procedere alla composizione dei loro organi di vertice. Per sostenere
il contrario bisognerebbe sostenere e dimostrare che il principio democratico (art.1 Cost.) impone che
ogni organo cui sono affidate funzioni latamente politiche debba necessariamente essere composto
secondo un sistema ad elezione diretta, tanto pi se si tratta di organi di enti di rilevanza costituzionale.
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Ma si tratta di unaffermazione che andrebbe dimostrata anche alla luce delle esperienza delle odierne
democrazie che sono ricche di regole e procedure diverse da quelle proprie di un sistema ad elezione
diretta.
Alle stesse conclusioni mi sembra si debba arrivare anche in ordine a quanto disposto dallart. 117 Cost.,
che riserva alla esclusiva competenza legislativa dello Stato la materia relativa a legislazione elettorale,
organi di governo e funzioni fondamentali di comuni, province e citt metropolitane. Infatti, linciso
legislazione elettorale mantiene la sua natura polisemantica riferendosi genericamente a tutti i diversi
meccanismi attraverso i quali si pu procedere alla elezione di un organo collegiale.

Carlo FUSARO (2013)
Non concordo con chi sostiene la presunta illegittimit costituzionale della trasformazione per legge
delle province in enti ad elezione indiretta.
Il principio autonomistico implica un necessario legame con il territorio, oltre che linammissibilit di una
legittimazione degli organi dallalto, ma non necessariamente lelezione popolare diretta degli organi.
Questa unopzione che resta a disposizione del legislatore ordinario, limitatamente alle province delle
regioni a statuto ordinario, e del legislatore regionale per le province delle regioni a statuto speciale.
Molti autori sostengono che lart. 3 della Carta europea delle autonomie locali (ottobre 1985) impone
come necessaria la elezione diretta degli organi provinciali. Dalla lettura dellarticolo appare evidente
che in nessun modo esso pu essere invocato, all'interno di un singolo ordinamento, allo scopo di
dedurne vincoli in ordine all'ordinamento degli enti locali nel suo complesso. Ci che ciascun Paese si
obbligato a fare dare riconoscimento costituzionale e legislativo - in generale - al principio
dell'autogoverno locale. Invece, nulla si evince in ordine a una presunta necessit/obbligo giuridico di
attribuire determinate funzioni a determinati enti n in ordine alla necessit che tali enti abbiano
determinate caratteristiche.
Pertanto a Costituzione vigente i soli limiti che il legislatore incontra sono: che non pu cancellare le
province tout court; che non pu negare ad esse qualsiasi funzione; che non pu farne enti soggetti, per
fare un esempio, alle direttive governative-prefettizie.
Infine, va osservato che la questione della formazione indiretta degli organi provinciali rappresenta una
disciplina transitoria destinata a regolare la fase intermedia in attesa che sia varata la riforma di rango
costituzionale in materia. In questa fase non avrebbe senso alcuno dotare di legittimazione popolare
diretta enti il cui profilo destinato a mutare.

Enrico GROSSO (2013)
Con riferimento alla Costituzione, non mi pare corretta uninterpretazione dellart. 114 che faccia
discendere automaticamente, dalla natura costituzionalmente necessaria degli enti ivi menzionati
come costitutivi della Repubblica, lindispensabilit che gli organi di governo di tutti quegli enti siano
direttamente eletti. Gli enti elencati allart. 114 sono tutti costitutivi della Repubblica, ma non lo sono
necessariamente ad eguale titolo.
Lo stesso art. 5 Cost., nel riconoscere e promuovere le autonomie locali, non pretende che tutti i livelli
di autonomia siano politicamente disciplinati allo stesso modo, attraverso la garanzia di un eguale
principio di rappresentanza attraverso lelezione diretta. Lintera riforma del Titolo V del 2001, del resto,
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improntata allaffermazione del principio di differenziazione, che non pu non riguardare anche la
possibilit di differenziare i modelli di rappresentanza politica ai vari livelli.
pertanto perfettamente compatibile con la Costituzione lintroduzione di meccanismi di
rappresentanza degli enti territoriali alternativi allelezione diretta. Il fatto di costruire gli organi di
governo delle province come organi rappresentativi di secondo grado non priva affatto quegli organi di
un collegamento con le loro popolazioni di riferimento. Appare piuttosto discutibile, nella sua
meccanicit, la tesi secondo cui la rappresentativit di un organo debba sempre indefettibilmente
coincidere con la sua elezione a suffragio universale diretto.
Quanto, infine, allargomento secondo il quale la deroga al principio dellelezione diretta sarebbe
precluso dalla Carta europea delle autonomie locali del 1985, so osserva che la citata normativa
internazionale, si limita a richiedere che i membri delle assemblee siano freely elected, ben potendosi
concepire che tale elezione avvenga per il tramite di un altro organo a sua volta elettivo.

Franco PIZZETTI (2013)
Sono convinto della legittimit costituzionale degli organi provinciali di secondo grado.
Non fondata la tesi secondo la quale gli organi di secondo grado non sono dotati di una
rappresentanza delle comunit. Inoltre, la possibilit di differenziazione dei modelli di rappresentanza
oggi rafforzata dal peso e dal valore che lart. 118 Cost. d al principio di differenza come esplicitazione
ed evoluzione anche del principio di autonomia contenuto nellart. 5 della Costituzione. Infine, il nostro
Paese troppo piccolo, quanto a territorio e popolazione, per poter sopportare e giustificare ben cinque
diversi livelli di classi politiche espresse direttamente dai cittadini.
La ragione di fondo per la quale si scelto il modello di enti di area vasta con organi di secondo grado,
direttamente rappresentativi dei sindaci e dei consiglieri comunali dei comuni ad essi appartenenti, di
carattere
sistemico. Si ritiene cio che, ferma restando la sua legittimit costituzionale, questa scelta sia la pi
opportuna e adatta allevoluzione del sistema di governo locale nelle condizioni attuali del Paese.
Lo scopo perseguito non tanto quello di ridurre la classe politica come tale, ma piuttosto quello di
incardinare su due sole classi politiche direttamente elette, quella comunale e quella regionale, la
rappresentanza a livello territoriale dei cittadini, affidando poi agli amministratori comunali il compito di
assicurare, attraverso gli enti di area vasta guidati da organi da loro eletti e formati, la massima sinergia
possibile fra la gestione dei problemi e delle funzioni locali e la dimensione di area vasta. Questa infatti
intesa come momento di coordinamento, supporto e indirizzo degli enti territoriali e delle loro
comunit, oltre che strumento e sede di ottimizzazione delle risorse e di sostegno operativo ai comuni
nell esercizio delle funzioni che possono essere esercitate in modo pi efficiente ed efficace a scala
sovracomunale.
La costruzione degli enti di area vasta con organi di secondo livello non risponde affatto a un puro
obiettivo di contenimento dei costi della politica. Mira piuttosto alla riduzione di un eccesso di
rappresentanza diretta, per ridurre la compresenza su uno stesso territorio di troppe classi politiche
diverse, necessariamente tutte alla ricerca di un proprio spazio anche a costo di moltiplicare i livelli di
decisione relativi a attivit sostanzialmente analoghe, e comunque rispondenti alle medesime esigenze
dei cittadini.
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In questo senso, la vera limitazione dei costi legata non tanto al minor onere per gli amministratori,
ma dalla riduzione delle fasi di concertazione tra i diversi livelli di governo e dalla eliminazione delle
sovrapposizioni fra amministrazioni diverse, spesso portatrici di indirizzi politici differenti, e incidenti
tutte su un medesimo, sostanzialmente limitato, ambito territoriale.

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2. IMPATTO ECONOMICO DELLA RIFORMA: COSTI/RISPARMI
Si contesta da pi parti, sia a livello nazionale che regionale, che con leliminazione
delle Province si otterrebbero dei risparmi. Addirittura c chi sostiene (come ad
esempio il consigliere regionale Rodolfo Ziberna) che la riforma far aumentare la
spesa a causa del passaggio del personale provinciale allente Regione.
Sono palesemente false e demagogiche entrambe le contestazioni, tanto pi per
quel che riguarda la nostra Regione dove in materia di personale stato gi realizzato
il cosiddetto Comparto Unico che allinea gli stipendi dei dipendenti regionali a quello
dei dipendenti degli altri enti locali.
Ma vediamole una alla volta.
A) RISPARMI DERIVATI DALLELIMINAZIONE DELLE PROVINCE
Da circa una decina danni si cerca di stimare questo dato e, nel frattempo, le Province
sono aumentate di numero e, contestualmente, dal 2008 al 2011 hanno ridotto
drasticamente le spese sia dinvestimento che di spesa corrente.
I risparmi si dividono in spese dirette immediatamente eliminabili (es. indennit
dei politici, personale dipendente politico, auto blu, spese rappresentanza, rimborsi,
spese per il mantenimento delle province stesse o costo delle elezioni provinciali),
spese collegate (es., accorpamento delle Prefetture, eliminazione enti legati
allesistenza delle province come lUPI o degli enti/societ partecipate o controllate),
spese eliminabili nel medio periodo (blocco turnover dei dipendenti) e spese
indirette (economie di scala, minor aggravio burocratico, eliminazione doppioni e
blocchi di potere).
A livello nazionale le stime vanno da un minimo di 100-200 milioni di risparmio
ipotizzati dal Ministro Tremonti nel 2010 (che considerava le sole indennit dei
politici) ai 2 miliardi del prof. Andrea Giuricin (Universit di Milano Bicocca)
comprensivi di eventuali economie di scala e di eventuali esternalizzazioni di alcune
funzioni (come i Centri per limpiego), fino addirittura ai 10,6 miliardi del Rapporto
Italia 2008 dell EURISPES, passando per la CGIA di Mestre che, prudenzialmente,
calcola, su dati ISTAT 2009, in 510 milioni il risparmio annuo a livello nazionale (10,6
milioni quello del FVG).

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Si riportano brevemente le diverse stime censite.
COSTI DIRETTI STIME A LIVELLO NAZIONALE:
Ministro dellEconomia Giulio Tremonti nel 2010 (Tremonti: conti 2010 in linea
gli obiettivi saranno centrati, Il Sole 24 Ore, 6/10/2010): afferma che il taglio
delle Province e delle auto blu sono misure pressoch simboliche, perch il gettito
non supererebbe i 100-200 milioni. Nota: nello stesso articolo, per, il ministro
afferma che la nuova versione del Patto di stabilit allesame di Bruxelles non
partir prima del 2016 e in ogni caso lItalia in una posizione
straordinariamente confortevole (sic!).
CGIA di Mestre (elabora dati ISTAT del 2009): risparmio da abolizione delle
Province (escluse Valle dAosta e Trentino Alto Adige) di 510 milioni, pari al 3,9 %
dei 13 miliardi che vengono spesi in totale ogni anno. Risparmi solo su voci di
spesa direttamente imputabili ai costi della politica e ai costi intermedi contraibili
nel breve termine e non per le funzioni e il personale (che sarebbero a carico di altri
enti). Per il FVG si calcola un risparmio minimo (2,11% di 502.700.000 di euro
totali), pari a 10,6 milioni annui.
Stima del Rapporto Giarda (2012): 750 milioni.
Relazione di accompagnamento alla proposta di Disegno di Legge
Costituzionale Per un riordino territoriale dellItalia, 2014: A livello
complessivo lecito attendersi un risparmio derivante dal processo di riordino
territoriale (soppressione delle Province) nellordine di 1 miliardo di euro in
termini strutturali, attraverso una riorganizzazione dei servizi pubblici orientata
allefficienza mostrata da pratiche migliori e a una riduzione dei costi di natura
amministrativa (i quali, al netto di personale e imposte ammontano a livello di
sistema a 1,223 miliardi).
Andrea Giuricin (Universit di Milano Bicocca) per lIstituto Bruno Leoni
(dichiaratamente liberista): indennit politici, ossia Presidenti, Vice Presidenti,
Assessori, Consiglieri e Presidenti del Consiglio nel 2004 (dati UPI) pari a 115
milioni, nel 2010 saliti a 135 milioni. A questo si aggiungono le spese per il
mantenimento delle province stesse (dati ISTAT 2009: la funzione 1 spese di
amministrazione, gestione e controllo nei bilanci provinciali, tolto il costo del
personale) che ammontano a 1,9 miliardi. Totale risparmio immediato: 2
miliardi lanno. Nel tempo le Province hanno tagliato le spese per investimenti e
hanno invece mantenuto stabili quelle correnti (acquisti e personale), quindi pi
passa il tempo e pi le Province esistono unicamente allo scopo di mantenere le
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proprie stesse strutture. Dalle economie di scala potrebbe arrivare circa un
ulteriore miliardo di risparmi (il 10% del totale).
Sempre Giuricin ridimensiona il dato del risparmio alla luce della riduzione delle
spese complessive delle Province di oltre il 19% tra il 2008 e il 2011 che ha di fatto
ridotto i benefici attesi dalla loro eliminazione: pari comunque a 1,3 miliardi. Il
professore rileva come i tagli effettuati negli ultimi anni abbiano provocato un
aumento della pressione fiscale a livello provinciale (entrate fiscali
aumentate di quasi il 13% in 3 anni), una piccola riduzione delle spese correnti
e un blocco quasi totale degli investimenti.
Studio Confesercenti 2012 (Quotidiano.net del 1/10/2012): Dalla
soppressione totale delle Province deriverebbero risparmi di spesa stimabili,
nellimmediato, in circa 4,5 miliardi. I risparmi sarebbero concentrati nel
comparto dei consumi intermedi e, indirettamente, nei drastici tagli agli organismi
partecipati dalle Province e nel ridimensionamento degli organi territoriali
rappresentativi dello Stato centrale. A tali risparmi si aggiungerebbero, negli anni
(10 anni circa) quelli derivanti dalla mancata o ridotta assunzione di nuovo
personale da parte della Pubblica Amministrazione (blocco turnover).
EURISPES Rapporto Italia 2008, su dati del 2006 (citato in Corriere
Economia del 21/3/2008): stima il risparmio in 10,6 miliardi. Nellipotesi in cui il
personale delle Province (pari a 62.778 tra dirigenti e impiegati), venisse
reimpiegato in altre amministrazioni o istituzioni locali, ci sarebbe un risparmio
complessivo pari a 10,6 miliardi di euro, dal momento che verrebbero meno tutte
le altre voci di spesa attuali (13 miliardi).

ALTRI COSTI LIVELLO NAZIONALE:
ECONOMIE DI SCALA: 1 miliardo circa (Giuricin).
ACCORPAMENTO PREFETTURE: Giuricin (Paper 129 del 2/12/2013) stima un
eventuale risparmio derivante dallaccorpamento delle Prefetture. Insieme al
taglio delle Province occorre ridisegnare quelle Amministrazioni che furono
pensate secondo la stessa logica delle Province: per esempio, le Prefetture []
Con un taglio delle Prefetture e la loro riorganizzazione territoriale, i risparmi
aggiuntivi derivanti dalleliminazione del livello provinciale di governo potrebbero
addirittura raddoppiare.

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18
COSTI DIRETTI IMMEDIATI E A MEDIO TERMINE DEL FVG:
Di norma il valore della nostra Regione si colloca al 2,11% circa delle stime nazionali.
Per quel che riguarda il FVG, possiamo parlare di dati reali e non di stime.
Gli uffici regionali hanno valutato in 26 milioni annui il risparmio immediato che si
avrebbe con leliminazione delle province, considerando solo alcune spese dirette
immediatamente eliminabili:
le spese relative allindizione delle elezioni provinciali nelle quattro province;
il costo delle indennit degli organi istituzionali;
le spese correnti di amministrazione, gestione e controllo (funzione 1 dei
rendiconti al bilancio provinciali) senza la voce relativa al personale.

SPESE ELEZIONI PROVINCIALI
MODULISTICA(IeIIturno) 163.492,55
ONORARIeALTRESPESEsostenutedaicomuni(Iturno) 1.367.856,76
ONORARI(IIturno) 1.030.500,00
TRASPORTO 52.459,35
POSTE 59.333,16
TOTALESPESEELEZIONIPROVINCIALI(5anni) 2.673.641,82
TOTALESPESEELEZIONIPROVINCIALI(10anni) 5.347.283,64






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SPESE FUNZIONI GENERALI DI AMMINISTRAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO



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20
B) AUMENTO DELLA SPESA DOVUTA ALLA MOBILIT VERTICALE DEL
PERSONALE.
Dichiarazioni di Alessandro Ciriani, Presidente della Provincia di Pordenone
(Messaggero Veneto 23.1.2014): Tutti devono essere informati dei disservizi, del caos
e dei maggiori costi che provocher labolizione delle Province. Lo dimostreremo con
numeri e dati ufficiali, confrontando la qualit dei servizi e i costi di Regione e Province.
Un esempio: con il passaggio del personale alla Regione aumenteranno i costi perch i
dipendenti provinciali dovranno essere allineati al pi oneroso contratto regionale.
Dichiarazioni di Rodolfo Ziberna, consigliere regionale (Vita Cattolica 23.1.2014):
assodato che solo per il personale la Giunta spender dai 3 ai 25 milioni di euro in pi,
a seconda del grado di regionalizzazione dei dipendenti provinciali, visto che questi ultimi
costano da 8.000 a 16.000 euro in meno dei colleghi regionali.

Vale anche per noi il ragionamento fatto a livello nazionale:
Luigi Olivieri
7
(commento critico al paper di Giuricin): Il problema da molti posto, ma
in realt inesistente, del pericolo di crescita del costo del lavoro stato risolto
dallattuale testo del ddl Delrio, dopo gli emendamenti: i dipendenti provinciali
mantengono congelato il proprio trattamento economico e presso gli enti verso i quali
sarebbero trasferiti si costituiscono fondi contrattuali su misura, per evitare confusioni
con i fondi degli altri dipendenti e rischi di incrementi dei costi.
Anche nel FVG si prevede un analogo meccanismo di portabilit del proprio contratto
che rimane uguale a quello che si aveva in Provincia senza alcun adeguamento al
rialzo.
A questo c da aggiungere la particolarit del FVG che, rispetto ad altre Regioni, ha gi
sostanzialmente allineato gli stipendi dei dipendenti regionali a quelli dei dipendenti
di altri enti locali, il cosiddetto Comparto Unico. Persistono ancora delle differenze che
nel tempo si stanno riducendo. Come si pu vedere dalle tabelle analitiche sotto
riportate che comparano la situazione per tre diverse posizioni (B7, C4 e D4) tra

7
Luigi Olivieri un dirigente amministrativo della Provincia di Verona. Collabora con numerose testate, tra le
quali LaVoce.info. Contrario allabolizione delle Province e critico rispetto alle argomentazioni di Giuricin e
dellIstituto Bruno Leoni, gli riconosce tuttavia la correttezza delle stime economiche proposte a seguito
dellipotetica abolizione delle Province.
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dipendenti regionali e di altri enti locali, lunica differenza sostanziale risiede
nellammontare del salario aggiuntivo (14esima).

Andrea Giuricin: i dipendenti non possono essere licenziati, anche se molto
probabilmente si tratta almeno in parte di un eccesso di organico difficilmente
ricollocabile, viste le economie di scala che si produrrebbero accorpando le diverse
funzioni. Comunque almeno nel medio termine si pu immaginare una graduale
riduzione del personale attraverso il blocco del turnover.
Dal momento che nessuno perder il posto e che, con tutta probabilit, il maggior
numero di funzioni e quindi di persone verr trasferito in Regione, il personale
proveniente dalle Province, anno dopo anno, con il blocco del turnover, andr a coprire il
personale regionale in uscita.
A questo proposito interessante vedere il numero dei dipendenti che da qui al 2025
usciranno dallente Regione per aver maturato i requisiti pensionistici.
I numeri sono imponenti (1143 persone), in particolare per il 2022 (139), poich si tratta
delluscita delle coorti pi popolose relative al boom delle nascite degli anni 60 (il
cosiddetto babyboom).

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Considerato che i dipendenti provinciali al 31/12/2012 erano 1.278, si capisce bene
che tra Comuni e Regione il processo di assorbimento del personale provinciale potrebbe
addirittura rappresentare in futuro una necessit, sia in termini quantitativi che
qualitativi, per poter coprire adeguatamente la richiesta di personale regionale e quindi
garantire la continuit dei servizi ai cittadini.
Un altro aspetto da tenere in considerazione il diverso costo che hanno i dipendenti
a fine carriera (quando hanno maturato gli scatti di anzianit) o neoassunti, cos come il
rapporto tra personale dirigente e non dirigente.

Esempio 2013
A titolo esemplificativo si riporta una tabella che riassume la situazione di questanno.
Nel 2013 il risparmio avuto dalluscita (pensionamento) di 27 dipendenti regionali a
tempo indeterminato stata di circa 1,5 milioni di euro. Con il 20% del risparmio
complessivo (pari a 305.000 euro circa), come vuole la legge, sarebbe perci possibile
assumere da 2,7 a 11 unit, a seconda dellinquadramento in entrata (che nel caso di
neoassunti sempre pi basso):
LORDO UNITARIO COSTO UNA UNIT (+36,7%) UNIT COMPLESSIVAMENTE ASSUMIBILI
A
20.432,61 27.933,98 10,94
B
21.656,73 29.620,56 10,32
C
26.082,50 35.673,82 8,57
D
29.873,19 40.858,46 7,48
DIRIGENTE
81.055,08 110.861,46 2,76
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23

3. BREVE NOTA SULLA STORIA DELLE PROVINCE
PARADOSSO: nel nostro Paese e fino al 2001 la Provincia ha rappresentato la sede di
decentramento del potere statale e non certo un ente autonomo espressione del
territorio (federalismo).
C chi invece oggi la individua come lemblema dellautonomismo territoriale e come
la massima espressione dellidentit socio-culturale locale (pi dei Comuni, pi della
Regione), e si appella a questo binomio provincia=identit per scongiurarne la
soppressione.
Correttezza vorrebbe, quindi, di postdatare al 2001, ossia alla Riforma costituzionale
(Legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3 che riforma il titolo V, parte II, della
Costituzione), la nascita della nuova identit della provincia quale ente di governo di
area vasta, istituzione per il governo del territorio che rappresenta la comunit
provinciale, attraverso le funzioni programmazione e pianificazione, la tutela
dellambiente e la gestione delle infrastrutture e del territorio, le politiche dellistruzione,
della formazione professionale e del lavoro, il coordinamento dello sviluppo locale,
lassistenza ai Comuni e agli enti locali.
Unidentit giovane, per niente consolidata o tradizionale, che le attribuiamo oggi
(forse solo nei suoi esempi pi virtuosi).
4. CONCETTO DI AREA VASTA:
Una dimensione territoriale che non coincide necessariamente col novero degli enti locali
territoriali gi noti, ma anzi che tende a distinguersi da essi perch il risultato
dellindividuazione da parte dei territori interessati alla realizzazione di un progetto o di
un complesso di progetti condivisi.
Implica laggregazione di pi comuni su politiche progettuali condivise. Funziona senza il
bisogno di ulteriori livelli di rappresentanza elettiva.
Larea vasta una tipica dimensione progettuale, che segue lo sviluppo spontaneo
dellorganizzazione territoriale, cercando di aumentarne il grado di razionalit e di
efficienza.
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Questa prospettiva mi sembra preziosa per il lavoro stiamo portando avanti (la riforma
delle AA.LL.) anche perch ci permette di recuperare proprio quelle forme aggregative
sovraccomunali che ricalcano il territorio mandamentale.
28 gennaio 2014 - Documento riservato

DOSSIER
LA RIFORMA DEGLI ENTI LOCALI: LE PROVINCE





PROGRAMMI ELETTORALI

Non comprensibile che uno schieramento politico voti contro la realizzazione di un
punto che appartiene al proprio programma di governo (eliminazione delle province
"inutili") sul quale ha chiesto e ottenuto il voto della maggioranza (politica) degli italiani.

Luigi Ferdinando Nazzaro e Alberto Stancanelli

[19/07/2011 - saperi.forumpa.it]
PER LA FAMIGLIA
E PER IL FUTURO DEI GIOVANI
PER LO SVILUPPO
DELLE IMPRESE E DEL LAVORO
PER LA RIDUZIONE DEI COSTI
DELLO STATO E DELLA POLITICA
PER COSTRUIRE
ISTITUZIONI PIU MODERNE
PER UNA GIUSTIZIA
DEGNA DI UN PAESE CIVILE
P
rogramma
NOI CI IMPEGNIAMO
A PROMUOVERE E REALIZZARE
ENTRO LA XVII LEGISLATURA
I SEGUENTI PUNTI PROGRAMMATICI
ELEZIONI POLITICHE 24 25 FEBBRAIO
7
Istituzioni adeguate e moderne
favoriscono lo sviluppo del paese
1
Elezione diretta e popolare del Presidente della Repubblica
Rafforzamento dei poteri del Governo
Riforma del bicameralismo, Senato federale,
dimezzamento del numero dei parlamentari e delle altre
rappresentanze elettive
Revisione dei regolamenti parlamentari e snellimento
delle procedure legislative, con tempi certi per lapprovazione
delle Leggi
Riordino e ulteriore semplificazione della legislazione vigente
Abolizione delle Province tramite modifica costituzionale
Con la piena entrata in vigore della riforma costituzionale sul
pareggio di bilancio e della relativa Legge rafforzata,
superamento del Patto di Stabilit interno per gli enti locali
',-l ('; ::: Ul
n (".:
; 'U! XI LEGISLATURA

!i'PEL PRESIDENTE
'"
DEL CONSIGLIO REGIONALE
DEL FRIULI VENEZIA GIULIA
DEL 21 22 APRILE 2013
PROGRAMMA AMMINISTRATIVO
DEL CANDIDATO PRESIDENTE
RENZO TONDO
G ,nE DELLA COALIZIONE FORMATA DAI SEGUENTI

-5!- - j:'::
GRUPPI DI LISTE
.- ,-, ;::- ,!) ..
;i' "Popolo della Llberla per Tondo Presidente";
<1J ;, );\.\il fil
r:::: \:-::
t: ---' \:) p...
2. "Autonomia Responsabile";
3. "Lega Nord";
4. "Unione di Centro";
5
"P rtt pOtO"
. . .. a IO enslona I ;
6. "La Destra";
2.3 Una Regione leggera
l Una drastica riduzione delle procedure amministrative e minori vincoli nella
! gestione conseguenti alla semplificazione burocratica consentono un esercizio
:t
ii pieno della responsabilit di ciascuna istituzione legittimata dal voto dei
1
! cittadini e sono la premessa per una riconsiderazione dell'assetto delle funzioni
t
,
J e competenze pubbliche nell'ambito del territorio regionale. Oggi una eccessiva
-i
1
frammentazione dei soggetti e la tendenza a moltiplicare gli stessi con le pi
;.;:
l svariate forme organizzative di tipo pubblico o privato rende inefficace l'azione
pubblica a fronte di costi di struttura che non possono essere pi sostenuti.

D'altra parte c' da chiedersi quanto il cittadino conti davvero, anche in termini

t ,di effettivo peso della volont popolare, a fronte di apparati sempre pi
'fff
autoreferenziali e che, invece, dovrebbero assicurare servizi pubblici di qualit
:1!' '
'1 e secondo le esigenze del cittadino.
fi. ...... . .
j Si. impone quindi una compiuta riforma della intera "funzione pubblica"
'" nell'ambito del territorio regionale, muovendo da una attenta considerazione

i degli effetti del decentramento attuato in questi anni. Un diverso sistema di
l" finanziamento degli enti locali, pi sopra delineato, sar accompagnato da un
ridisegno unitario delle funzioni e delle competenze di ciascun livello
I
t istituzionale, secondo il principio della sussidiariet e della unicit della
in relazione ai servizi ed interventi da assicurare soglie
l; dimensionali entro le quali sviluppare le decisioni delle autonomie locali.
li
i: Quindi, in prospettiva, sar dato corso e sostegno ad un articolato processo di
l
, riorganizzazione dei Comuni e delle relative articolazioni, comprendenti anche

i unioni e fusioni tra comuni. Parimenti saranno individuate le modalit per un
y

+
t,
i
: diverso assetto delle funzioni dell'area vasta e della dimensione regionale,

i
,\ anche nella prospettiva della annunciata modifica costituzionale per la
.
(soppressione delle Province. AI livello regionale sar assicurato il
I

mantenimento della funzione legislativa, di coordinamento e di alta
'.;
l programmazione, nonch di diretta gestione delle funzioni per loro natura non
Si
t' divisibili e quelle connesse con il riequilibrio tra le diverse parti del territorio.



;i
;l 2.4
t
Meno costi e pi trasparenza nella politica
l
l Una buona amministrazione passa attraverso amministratori con credibilit
i p.ersonale e riconosciute un agire . e
I Virtuoso. Non puo mal venire meno la necessita di "rendere conto del proprio
operato ai cittadini-elettori. Ma la qualit e la responsabilit personale sono
solo 'il presupposto per una azione che deve ulteriormente ridurre i costi degli
Uorganie degli eletti.
'.i!i'
J Il Friuli Venezia Giulia ha gi avviato una consistente azione in questa

.s prospettiva con la riduzione del numero dei Consiglieri regionali e la riduzione
I significativa delle indennit degli eletti, degli amministratori di enti e societ e
delle assegnazioni ai gruppi consiliari. Per il Presidente della Regione, per gli
ii Assessori e per i Consiglieri regionali le indennit saranno ulteriormente ridotte
,
-----".--- .. _______
t de120% ed eliminati i rimborsi forfettari.
f,

'f.
tJ
} Questo programma sar completato con una ricognizione di tutte le realt
t
istituzionali o comunque partecipate della Regione al fine di procedere a
t
t soppressioni di quelle non indispensabili, ovvero ad ulteriori riduzioni degli

ill-
f
l
l
,
,
{ organi delle stesse, privilegiando gli amministratori o direzioni uniche con
t
l comprovate capacit in luogo di pletorici consigli di amministrazione. Per

l' assicurare ulteriore trasparenza alle spese relative agli apparati politici, le
J
1 stesse saranno pubblicate periodicamente sul sito ufficiale della Regione. La
ii'
.'
relativa regolamentazione sar approvata entro tre mesi dall'insediamento del


l' nuovo Consiglio regionale.
ii
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I

1
Programma 2013
21 e 22 aprile
Riforma Amministrativa
Riorganizzazione assetto istituzionale: comuni e provincie
Procederemo alla riforma dell-organizzazione dell-amministrazione regionale
contemporaneamente e parallelamente a !uella dei 8omuni e all-eliminazione delle
Provincie. /nfatti, la Regione deve esercitare il potere legislativo, la programmazione
generale e di settore e l-azione di controllo. G !uindi necessario un riordino della struttura
amministrativa regionale, prevedendo la modifica delle norme statutarie e regolamentari,
con particolare riguardo agli incarichi disciplinati dall- art. 11. del $()& <.&gs. 2*9/2...
s.p.m.i. =incarichi fiduciari ai direttori centrali@.
&a Regione deve delegare alcune funzioni amministrative ai comuni che svolgeranno le
loro funzioni ed erogheranno i servizi prevalentemente tramite le forme associative
previste dal <.&gs. 2*9/2... =testo unico ordinamento enti locali@ e dalle leggi regionali
1/2..* e 1%/2.11.
Per prima cosa, chiariamo !uale sia la situazione attuale relativa alle associazioni
intercomunali e unioni montane. seguito della &egge Regionale 1/2..*, la !uasi
totalit dei comuni regionali risultano aver stipulato convenzioni per svolgere funzioni e
servizi tramite ssociazioni /ntercomunali e marginalmente tramite le (nioni. &e forme
associative intercomunali, essendo prive di forma giuridica, non permettono una
gestione amministrativa snellaH !uindi, la loro naturale conseguenza dovrebbe essere
la confluenza nelle (nioni ed in alcuni casi la fusione dei comuni stessi. Iuest-ultima
perJ rappresenta un passo ulteriore in cui dovrebbero fondersi i nomi dei comuni e gli
organi amministrativi determinando un unico 2indaco e un solo consiglio comunale. l
fine di rispettare le &eggi nazionali che prevedono lo svolgimento obbligatorio di
funzioni e servizi per i comuni di entit inferiore ai '.... abitanti, la Regione ha istituito
per le zone di montagna, con la &egge 1%/2.11, le (nioni 1ontane, con lo scopo di
assorbire le funzioni svolte dalle associazioni intercomunali dei vari comuni e trasferire
9
alle unioni stesse anche tutte le competenze delle 8omunit 1ontane che cessano di
esistere.
8on successivi atti sono stati definiti gli ambiti territoriali delle (nioni 1ontane stesse
nonchF il trasferimento alla Provincia di Pordenone delle funzioni amministrative
precedentemente esercitate dalla 8omunit 1ontana del 3riuli Accidentale,
l-assegnazione alla Provincia di (dine delle funzioni amministrative della 8omunit
1ontana $orre, :atisone e 8ollio, l-(nione montana della 8arnia , l-(nione montana
della 4al d-rzino>4al 8osa, l-(nione montana delle 4alli delle <olomiti 3riulane,
l-(nione montana del 0emonese, l-(nione montana del 8anal del 3erro e della
4alcanale, l-(nione montana del $orre e dell-(nione montana del :atisone.
&a proposta del 1ovimento ' 2telle
Proponiamo dun!ue la modifica alla &egge Regionale 1%/2.11, estendendo le (nioni di
comuni a tutti i comuni della Regione con popolazione all-ultimo censimento 2.12
inferiore a '.... residenti. 2olamente in presenza di autonomia finanziaria da parte dei
comuni con popolazione inferire ai '.... residenti, !uesti ultimi potranno fare istanza
agli organi regionali per permanere fuori dalle (nioni.
0li ambiti territoriali delle (nioni dei comuni ricalcheranno !uelli delle forme associative
in essere =associazioni /ntercomunali@ dando la possibilit alle popolazioni tramite
referendum, o altra indagine conoscitiva, di esprimere a !uale (nione far parte,
chiaramente sempre tra (nioni attigue. / comuni con popolazione superiore a '....
potranno scegliere se aderire o meno all-(nione o continuare a svolgere con l-(nione
servizi in forma associata tramite convenzioni con le (nioni stesse.
:elle varie forme di aggregazione sopra descritte i comuni manterranno sede e ruolo
politico !uale espressione della realt e identit territoriale, i cittadini continueranno a
ricevere i servizi necessari tramite sportelli unici mantenuti sul territorio comunale, e le
funzioni e i servizi svolti obbligatoriamente per legge in forma associata presso le (nioni.
2ara- limitato il permanere dello svolgimento di funzioni in associazione tramite
convenzioni solamente tra soggetti giuridici non appartenenti all-ambito territoriale
dell-(nione o tra (nioni.
&e economie di scala relative allo svolgimento di tutte le funzioni e i servizi in forma
associata, avverranno !uindi tramite:
1. (nioni tra comuni limitrofi oltre alle gi previste (nioni montane, prevedendo
ambiti territoriali corrispondenti alle attuali associazioni intercomunali gi
esistenti in Regione, per accorparne servizi e funzioni, da svolgere per legge
in forma associata, obbligatoriamente per tutti i comuni con popolazione
inferiore a '.... residenti.
2. &e (nioni tra comuni limitrofi e !uelle 1ontane avranno come organo
l"assemblea dei sindaci dei comuni che ne fanno parte, che elegge nel suo
seno il presidente dell-(nione e, come gi prevede la legge, non percepiranno
alcun compenso ulteriore per l"attivit svolta presso l-(nione. &-assemblea dei
sindaci svolge le funzioni di giunta e consiglio e gli atti deliberativi
dell-assemblea saranno esecutivi a norma di legge con i poteri e le
competenze assegnate.
#. / comuni avranno un numero rideterminato di consiglieri, non saranno
10
nominati assessori ma solamente consiglieri referenti e svolgeranno tale
incarico senza indennit alcuna. 0li atti deliberativi dei comuni facenti parte
delle (nioni saranno esecutivi a norma di legge con i poteri e le competenze
degli atti consiliari, come atto di indirizzo generale e delega al sindaco che
rappresenta il comune in seno all-(nione stessa.
%. &e (nioni di comuni con ambiti territoriali attigui potranno prevedere lo
svolgimento di servizi e funzioni in forma associata tramite convenzioni !uadro
ed attuative di durata non inferiore a cin!ue anni.
'. KPer attuare il processo di accorpamento dei comuni sopra i '.... abitanti si
dovr procedere con disincentivi sui trasferimenti effettuati dalla Regione agli
enti locali.
*. &e competenze amministrative delle Provincie passeranno alle unioni di
comuni e ai comuni.
9. (na volta svuotate le competenze delle Provincie, si metteranno in atto tutte le
iniziative legislative per eliminarle.
Comparto unico del pulico impiego
/l comparto unico del pubblico impiego regionale e locale del 3riuli > 4enezia 0iulia, di cui
fanno parte i dipendenti del 8onsiglio regionale, dell-mministrazione regionale, degli )nti
regionali, delle Province, dei 8omuni, delle (nit montane e degli altri )nti locali, + stato
istituito in attuazione della legge costituzionale 2# settembre 177#, n. 2, dell-articolo 1 della
legge regionale #/1775, e dall-articolo 129 della legge regionale 7 novembre 1775 n. 1#,
nell-ottica di una razionalizzazione degli apparati amministrativi e di un accrescimento
dell-efficacia e dell-efficienza degli apparati medesimi.
/l comma 1 dell-articolo 1 della lr. 29 marzo 2..2, n. 1., definisce nuovi criteri di
organizzazione dell-mministrazione regionale, del 8onsiglio regionale e degli )nti
regionali, finalizzati al contenimento, alla razionalizzazione e al controllo della spesa,
nonchF alla modernizzazione e alla riorganizzazione degli uffici, avviando un processo di
ampia delegificazione ai fini dello snellimento delle procedure per un adeguato e pi;
rapido adattamento alle esigenze dell-attivit amministrativa della Regione alla comunit
regionale.
8on il comma % si persegue il fine di delineare una Regione sempre pi; orientata a
compiti di indirizzo, coordinamento e programmazione e a una progressiva dismissione
di !uelli connessi alla gestione e all-amministrazione diretta da trasferirsi o delegarsi
agli )nti locali, con conseguente progressiva riduzione dell-organico regionale.
Iuindi, a seguito dell-attribuzione alla Regione della competenza primaria in materia di
ordinamento degli enti locali, con legge regionale n.1# del 1775 + stato istituito il comparto
unico del pubblico impiego regionale e locale del 3riuli > 4enezia 0iulia, di cui fanno parte i
dipendenti del 8onsiglio regionale, dell-mministrazione regionale, degli )nti regionali,
delle Province, dei 8omuni, delle (nit- montane e degli altri )nti locali.
<ue le finalit del legislatore regionale: rendere omogeneo il trattamento economico e lo
stato giuridico dei dipendenti pubblici e offrire un servizio migliore ai cittadini attraverso la
delega di funzioni regionali agli enti locali.
Raggiunto l-obiettivo della pere!uazione economica =costata #29,* milioni di euro, e che a
11
Elezioni del Presidente e del Consiglio Regionale
del Friuli Venezia Giulia 21 e 22 aprile 2013
PROGRAMMA ELETTORALE
PER IL MANDATO REGIONALE 2013-2018

Coalizione della candidata Preidente della Re!ione
DEBORA SERRACCHIANI
TORNIAMO AD ESSERE SPECIALI
Gr"##i di lite della coalizione$
- PARTITO DEMOCRATICO
- %LO&EN%'A %'(PNO%T
- CITTADINI PER DE)ORA %ERRACC*IANI PRE%IDENTE
- %INI%TRA ECOLOGIA LI)ERTA+ %&O)ODA E'OLOGI,A LE&ICA - #er &ENDOLA
- ITALIA DEI &ALORI - LI%TA DI PIETRO
Sede della coalizione presso Partito Democratico di Udine, via Vincenzo Joppi, 63 tel. 0432 23301, e!mail segreteria@pd.fvg.it
1
$ap. 2 Un sistema istit'zionale aperto ed e((iciente e la revisione del patto di sta)ilit*
2.1 "ntendiamo ri(ormare in modo radicale il sistema istit'zionale
"a specialit della Regione consente ampi margini di riforma dell3assetto per renderlo pi' efficiente, economico e utile ai
cittadini. "a Regione deve definire gli indirizzi generali e occuparsi delle scelte strategiche decentrando funzioni e risorse
alle comunit che ne dispongano attraverso le loro istituzioni democratiche. #eno !urocrazia, meno procedimenti, meno
sprechi di tempo e risorse e pi' attenzione alle persone, alle famiglie e alle imprese. Il )riuli 1enezia .iulia puD
disegnare da sE il sistema delle autonomie locali. %i tratta di una riforma a costo zero.
2.2 %e principali mis're nel )reve e medio periodo sempli(icare la vita dei cittadini e delle imprese
%a ('nzione di indirizzo #enerale spetta alla Regione, presidio delle 6uestioni di interesse collettivo che non
possono essere la somma degli interessi particolariA
le azioni necessarie per rispondere alle esi#enze dei cittadini competono al *omune, primo livello del
sistema istituzionale cui spetta il governo del territorioA
la (ormazione dell3area vasta e l3a##re#azione dei $om'ni garantir la necessaria razionalizzazione
organizzativa e una maggiore efficienza nella gestione non solo dei servizi F attraverso la condivisione di uffici e risorse =
ma soprattutto l3ottimizzazione delle relazioni con gli enti sovraordinati e tra i territoriA
il s'peramento delle Province ; la diretta conse#'enza del n'ovo modello istit'zionale !asato su
sistemi territoriali locali di area vasta per il governo del territorio e la gestione dei serviziA
ri(orma della le##e elettorale prevedendo principi e misure di garanzia a favore della minoranza linguistica
nazionale slovenaA
a)ro#azione della norma s'll3inele##i)ilit* dei sindaci<
li)erare la societ* da 'n c'm'lo di enti, a#enzie e str'tt're in'tili e non ('nzionali9 lasciare la societ
regionale 6uanto pi' li!era di esprimere le proprie potenzialitA un riordino possi!ile con una forte volont politica, priva
di lacci e li!era da condizionamenti, svincolata dai rapporti di forza interni alla maggioranza e ai singoli partitiA
modi(icare le 0'ote di partecipazione societarie e rid'rre i $onsi#li di /mministrazione9 la
partecipazione della Regione va limitata solo alle societ ed enti di carattere generale, parallelamente vanno ridotti i
*onsigli di (mministrazione, le indennit e i compensiA
interrompere le rendite e i vanta##i individ'ali9 sono i 0costi0 determinati da una cattiva concezione della
politica per cui vanno ripensati i modelli e i meccanismi di funzionamento degli attuali enti, agenzie, strutture, poli, zone e
distretti industrialiA
le nomine nelle societ* partecipate dovranno rispondere a criteri di competenza e trasparenza e dovranno
essere il risultato di un processo finalizzato a raccogliere le candidature migliori sulla !ase delle esperienze e delle
competenze culturali e professionali. 7ei ruoli di gestione non devono essere nominati rappresentanti politici ma solo
professionalit e competenze di 6uel campo.
7
28 gennaio 2014 - Documento riservato



DOSSIER
LA RIFORMA DEGLI ENTI LOCALI: LE PROVINCE





RASSEGNA STAMPA

Oggi Impresa FVG, mensile di Confcommercio FVG - N. 9 settembre 2012 - abstract .pdf dalla versione online
Province,
la posizione di Confcommercio Udine
Province, la posizione di Confcommercio Udine
Questo il documento presentato lo scorso 30 agosto alla Commissione del Consiglio regionale
incaricata delle audizioni sul riassetto degli enti di area vasta
LINTERVENTO DEL GOVERNO
Il decreto legge sulla spending review contiene tra le altre cose un provvedimento che punta, per
via indiretta, vale a dire attraverso lo svuotamento delle funzioni, la cancellazione delle giunte, la
riduzione a soli dieci membri dei consigli, di concretizzare una promessa mancata della politica:
la soppressione delle Province.
LOPPORTUNITA DELLAUTONOMIA
Pi volte, nelle precedenti campagne elettorali, se ne parlato, ma mai si intervenuti in tal senso.
Pur nei militi di una legge ordinaria, quando invece si dovrebbe procedere a una modifca di rango
costituzionale, riteniamo opportuno il provvedimento del governo e auspichiamo che la Regione
Friuli Venezia Giulia non si limiti al recepimento ma colga lopportunit della sua autonomia
speciale, per la difesa della quale si battono in tanti, per intervenire in maniera pi netta.
BUROCRAZIA
Perch le Province, nostra convinzione, hanno un ruolo superato dato che le loro funzioni po-
trebbero essere svolte da altri enti, la Regione come i Comuni, evitando sovrapposizioni istitu-
zionali che non portano alcun benefcio a cittadini e imprese. Anzi, fniscono con laggravare e il
complicare gli aspetti burocratici del quotidiano. Senza contare laggravio di costi: dalle indennit
della politica a quelli indiretti, dovuti proprio ai tentacoli della burocrazia che trova facile diffu-
sione negli uffci di area vasta.
DOPPIONE
La nostra una regione di piccole dimensioni. Un milione 200mila abitanti non giustifcano il
proliferare di enti che in alcuni casi servono pi al mantenimento del potere politico che ad age-
volare persone e imprese. Enti, le Province, ben lontani da quel ruolo di controllo del territorio
per il quale furono pensate nella Carta costituzionale. Nel momento in cui si punt decisamente
sullo sviluppo delle Regione, quel doppione avrebbe dovuto essere soppresso. E invece, rinvio
dopo rinvio, anzi aggiunta dopo aggiunta, siamo arrivato a una realt istituzionale che i cittadini
faticano a comprendere e ormai ad accettare.
NO ALLE SOVRAPPOSIZIONI
Confcommercio Udine, riassumendo, ritiene che il ruolo delle Province non sia indispensabile.
E che vada per questo abolito. Fermi restando i paletti di una riforma che dovr essere inevitabil-
mente costituzionale, lappello alla Regione che intervenga nella direzione di cancellare inutili
sovrapposizioni di competenze, dannose per i cittadini come per le aziende.
REGIONE E COMUNI RAFFORZATI
In un momento di grave crisi che mette in diffcolt lintero assetto dellEuropa, si deve evitare
di spezzettare il territorio salvaguardando campanili di vecchia data. Si affdi dunque allente
Regione e ai Comuni, perfettamente in grado di gestire nuovi incarichi, quanto oggi nelle mani
delle Province: dalla manutenzione delle strade, per la quale c gi la societ regionale Fvg Stra-
de, a quella delle scuole, dal coordinamento territoriale alla promozione culturale, dal lavoro alla
formazione.
Sarebbe un bel modo anche per giustifcare la riforma del comparto unico che da una decina
danni non ha sin qui dimostrato di aver centrato il suo obiettivo: maggiore effcienza dei servizi
a fronte di costi pi alti per il personale pubblico.
Confcommercio Udine
1. 02-04-09, 21:21 #1
Newborn

IL CENTRODESTRA UNITO


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30 Mar 2009
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Brunetta e Maroni proporranno lo svuotamento delle province?
Brunetta "svuota" le Province

Roma - Si detto tante volte ma nessuno ha mai osato: abolire le province. Accadr adesso, anche se
abolire un termine non corretto: gli enti intermedi che stanno a met strada tra Comune e regione
saranno svuotati. Ha usato questa parola il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta in
unintervista al Tgcom in cui ha anticipato un provvedimento che il governo discuter tra una settimana.
Le elezioni amministrative di giugno potrebbero essere le ultime per alcune delle province dove il consiglio
sar rinnovato.

Ci sono delle novit. Il ministro Maroni sta presentando una riforma, ha spiegato Brunetta. il codice
degli enti locali, un provvedimento in cui la parola riforma potrebbe essere sostituita con rivoluzione,
perch per la prima volta si inizier a pianificare un cambio dellassetto dellamministrazione pubblica che
nessun governo sinora aveva azzardato.

un processo dinizio, perch la morte delle Province non sar istantanea: allinterno del nuovo codice
contenuta unidea comune di Maroni e Brunetta, come ha spiegato il ministro anti-sprechi. Lidea che
non da questa volta ma dal prossimo ciclo, cio tra quattro o cinque anni, alla scadenza della prossima
tornata amministrativa, le Province molto probabilmente non saranno pi quelle che abbiamo conosciuto
fino a oggi.... Saranno cio degli enti di secondo livello.

La Provincia non sparir dal punto di vista formale, ma non avr pi un costo politico: Rimarr lente
provincia ma non avr pi degli eletti, ha chiarito Brunetta: I consiglieri provinciali e presidente non
saranno altro che i sindaci dei comuni nella provincia. Il presidente sar il sindaco del capoluogo di
provincia, e il parlamentino sar formata dagli altri primi cittadini del territorio. Si elimineranno cos un po
di costi della politica - ha detto ancora il ministro nemico dei fannulloni - e quello che fa ora la provincia lo
faranno i Comuni all'interno della provincia. Tra cittadino e Stato rimarranno quindi solo due livelli:
Regione e comune. Che possono bastare.

Le province per essere abolite richiedono un cambio costituzionale - ha illustrato Brunetta - mentre questa
formula di svuotarle di contenuto politico primario e di farle diventare sostanzialmente dei consorzi funzionali
si pu fare senza modificare la costituzione. Un passo in avanti - lo definisce - per semplificare il sistema
dei livelli di governo che ora farraginoso. E lo stesso criterio si adotter per le comunit montane che
verranno cancellate come enti autonomi.

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=340427


Published on l'Occidentale (http://www.loccidentale.it)
Un macchina che lievita anzich snellirsi
Abolire le Province con risparmi pari a 10 volte la stima di
Tremonti
di Pietro Moroni
Nel 2010 le Province in Italia raggiungevano il numero di 110; tra queste ve ne erano
due autonome (Trento e Bolzano) mentre in Valle dAosta le funzioni tipiche della
Provincia vengono svolte dallamministrazione regionale. Il loro numero per
continuamente aumentato e dal 1992 ne sono state istituite altre quindici.
Dunque, non solo i governi che si sono succeduti non hanno provveduto alleli-
minazione delle Province, ma ne hanno fatto aumentare il numero. E questo sia per
opera di partiti, come la Lega Nord, che sono sempre e coerentemente stati contrari
alla riforma del livello provinciale, sia per scelta (o ignavia) di chi pubblicamente
sosteneva il contrario. Questo meccanismo perverso pu essere spiegato forse con la
resistenza delle lobby locali, che molto spesso vogliono un livello pi vicino al
territorio per cercare di avere maggiore influenza nelle scelte locali. Perch, cio,
credono in questo modo di poter gestire ingenti voci di spesa.
La domanda allora la seguente: abolire le province farebbe davvero risparmiare
solo 100-200 milioni di euro come ha indicato il ministro dellEconomia Giulio
Tremonti? Secondo lIstituto Bruno Leoni, il risparmio sarebbe di almeno dieci volte
tanto.
Il solo costo politico delle province era di circa 115 milioni di euro nel 2004, saliti a
135 milioni nel 2010. Dunque, se il livello provinciale fosse tagliato (come peraltro
prevedeva il programma del Popolo della Libert alle elezioni politiche 2008), si
otterrebbe una riduzione secca della spesa dellordine di grandezza indicato dal
ministro. Ma c dellaltro. O meglio, questa solo una parte dei risparmi che si
potrebbero ottenere dallabolizione delle province. Infatti, le spese di controllo e
amministrazione ammontano a quasi 4 miliardi di euro, di cui poco pi di 2 di costo
per il personale. Assumendo di riallocare tutti i dipendenti in conseguenza
dellabolizione delle province (ma sapendo che, almeno nel lungo termine, il numero
dei dipendenti pubblici potrebbe essere strutturalmente ridotto), si pu stimare un
risparmio dellordine dei 2 miliardi di euro.

Vi invitiamo a leggere il Focus Quanto costano le Province di Andrea Giuricin.
http://www.loccidentale.it/print/articolo/abolendo+le+province+si+avrebbero+risparmi+pari...

8 Ottobre 2010
Source URL:
http://www.loccidentale.it/articolo/abolendo+le+province+si+avrebbero+risparmi+pari+a+dieci+volte+la+stima+di+tr
Links:
[1] http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Focus/IBL_Focus_170_Giuricin.pdf
http://www.loccidentale.it/print/articolo/abolendo+le+province+si+avrebbero+risparmi+pari...
LESPRESSO
Casta
Province, spreco senza fine
Con il voto del Pdl e l'astensione del Pd, la proposta di
abolirle stata bocciata. Eppure in campagna elettorale
dicevano tutti di volerle eliminare. Balle: sono ancora
qui e chiss per quanto ce le terremo, con le loro auto
blu, le cene di gala, i premi inutili
di Primo Di Nicola
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Noemi Letizia riceve il premio alla carriera al Valva Film
Festival
Sono nel mirino come il pi inutile degli organismi statali. E puntualmente finiscono nell'occhio
del ciclone quando si parla di tagli ai costi della politica. C' chi ne invoca la cancellazione per
l'inconsistenza delle funzioni che svolgono e chi per risparmiare le troppe risorse che bruciano.
Invece le province sono sempre l: insaziabili centri di potere capaci come pochi altri di
dilapidare risorse per gli scopi pi singolari.
Valva un paesino della Valle del Sele, in provincia di Salerno.

Nell'agosto del 2009, l'estate degli scandali sessuali di Silvio Berlusconi, fu l che a Noemi
Letizia, la perla del suo "harem", nell'ambito del "Valva Film Festival" fu consegnato un premio
alla carriera "Per il talento che verr". Peccato che quel festival e quell'inutilissimo premio
siano stati finanziati dalla provincia di Salerno. Che per l'occasione, per mano del suo
presidente Edmondo Cirielli, deputato Pdl, ha staccato un assegno da 25 mila euro. E che dire
della mega-cena per 500 operatori turistici e politici pagata dalla provincia di Lecco per
ospitare una conferenza sul turismo? La manifestazione costata 140 mila euro (pi Iva) e
per qualche giorno ha portato la citt sulla ribalta nazionale. Lecco non stata infatti scelta a
caso: il ministro per il Turismo Michela Vittoria Brambilla abita a sette chilometri dalla citt e
per lei l'evento si rivelato un'ottima vetrina elettorale visto che ci arrivata in barca, con tanto
di orchestrina e telecamere Rai al seguito.

Da Lecco a Milano, la musica sempre la stessa. Come dimostra un finanziamento del
presidente della Provincia Guido Podest all'Associazione Occidens per la presentazione del
libro "Lucchesit Vizi e Virt". Argomento lontanissimo dagli interessi dei milanesi. Come mai
allora Podest ci ha messo 10 mila euro? Forse perch Occidens viene da Lucca, citt natale
del suo presidente onorario Marcello Pera, ex presidente del Senato, ma soprattutto
compagno di partito dello stesso Podest, uno che per gli amici si sempre fatto in quattro.
Come Luigi Cesaro, deputato Pdl e presidente della Provincia di Napoli, a tutti noto come
"Giggino a purpetta". Cesaro ha stanziato 50 mila euro per il rinnovo dell'arredo degli uffici di
rappresentanza del Comune di Sant'Anastasia, dove da un anno circa sindaco il suo ex
capo di Gabinetto, Carmine Esposito, un amico per la pelle.

Sono solo alcune delle elargizioni delle Province italiane. Per le scelte nel mare magnum dei
finanziamenti che ogni anno impreziosiscono i loro bilanci. Bilanci miliardari che i cittadini
amerebbero tanto vedere azzerati considerando che sulla soppressione delle province un po'
tutti i partiti sono d'accordo. Non c' stata tornata elettorale in cui destra e sinistra non abbiano
scritto sui loro programmi la magica parola "soppressione".

Alla vigilia delle elezioni del 2008, per esempio, giurarono sulla cancellazione sia Berlusconi
("Le province dobbiamo abolirle") che l'allora segretario del Pd Walter Veltroni ("Serve
l'abolizione delle province"). Persino Casini per l'Udc prese un impegno solenne ("L'abolizione
delle province fondamentale"). Ma quando l'anno successivo Antonio Di Pietro riuscito a
portare in aula un disegno di legge dell'Idv, ecco il voltafaccia. Invece di approvare la
soppressione, berlusconiani e democratici hanno votato con la Lega un rinvio "sine die" del
problema. Copione che si ripetuto il 15 giugno scorso, quando l'esame del ddl dipietrista
stato di nuovo rinviato da Montecitorio.

Le province non si toccano, insomma. Anche perch sono delle formidabili macchine elettorali.
E i consiglieri e i presidenti in esse eletti dei temutissimi portatori di pacchetti di voti. Che
spendono in tutte le direzioni per coltivare i loro feudi e premiare famigli e amici di partito. Il
presidente della giunta di centrodestra di Cremona, Massimiliano Salini, un Pdl vicino a
Comunione e liberazione, ha per esempio nominato il fratello Rossano direttore della testata
giornalistica "L'informatore", organo dell'amministrazione provinciale. In redazione lavorano tre
persone e si spartiscono 70 mila euro l'anno. Fulvio Pacciolla ricopre invece dall'aprile 2010 il
ruolo di vice capo di gabinetto alla Provincia di Milano, una carica che non esisteva nelle
amministrazioni precedenti. Fino al 2010 Pacciolla risultava per direttore generale della Rsa
Helipolis di Binasco, una clinica che faceva capo al gruppo Zanella, controllato all'80 per cento
da Noevia Zanella. Chi costei? La moglie del presidente Podest.

Dal Pdl alla Lega, formazione che notoriamente acchiappa voti urlando contro gli sprechi di
"Roma ladrona", salvo non differenziarsi molto nello sperpero quando si trova ad amministrare
le casse. A Brescia, un leghista doc come Daniele Molgora appena salito alla presidenza della
Provincia ha promesso di sforbiciare le spese inutili. Non si fatto per problemi nel varare un
progetto per la creazione di una inutile Orchestra di Brescia di cui si conoscono gi i costi (200
mila euro l'anno) e il nome del direttore: Enzo Rojatti, gi direttore della disciolta Orchestra
della Padania. La presidente della provincia di Venezia Francesca Zaccariotto, appena eletta,
un anno fa, ha deciso invece di festeggiare la vittoria con un bell'aumento di stipendio per s e
per gli assessori. Una trovata che comporter un incremento di spese di 200 mila euro da qui
alla scadenza della legislatura.

Le province d'altra parte sono uno dei piatti forti del "buongoverno" dei leghisti: ne presiedono
una quindicina e, nonostante in campagna elettorale si siano impegnati con Berlusconi per
l'abrogazione, sostengono a spada tratta la loro esistenza. Qualche anno fa minacciarono
addirittura l'uscita dal governo se non fosse nata la provincia di Monza (solo per il varo
costata quasi 50 milioni di euro), mentre ancora oggi il deputato leghista Caparini non si fa
problemi nel chiedere l'istituzione della provincia della Valcamonica con capitale Breno, una
"metropoli" da 5 mila abitanti.

Ma inutile meravigliarsi, i leghisti sono fatti cos. La provincia di Bergamo, tanto per fare un
altro esempio, ha un ufficio di rappresentanza a Roma, a piazza Colonna. Costo: 65 mila euro
l'anno. Durante l'ultima campagna elettorale il candidato presidente Ettore Pirovano, bossiano
sfegatato, aveva garantito che "una delle prime scelte, se fosse stato eletto, sarebbe stata la
chiusura della sede romana". Inutile dire che quegli uffici sono l anche se Pirovano stato
puntualmente eletto. Spendere, infatti, molto pi semplice che tagliare. E lo si vede
scandagliando le province da Nord a Sud, come ha fatto "l'Espresso". La provincia di Trento
ha dato una consulenza di 20 mila euro a due professori universitari "per capire gli orsi";
spende 2 milioni per acquistare divise a bande musicali e gruppi folkloristici, schtzen
compresi (a questi paga anzi anche gite sulle nevi a Folgaria); mentre Belluno elargisce oltre
200 mila euro per una consulenza per l'inserimento delle Dolomiti nel patrimonio dell'Unesco.

Scendendo nel Meridione, si distingue ancora Napoli per il finanziamento del progetto "La
cucina di mamm" (35 mila euro); i 40 mila euro spesi per sovvenzionare i Cantori di Posillipo
e gli altri 4 mila sperperati per cravatte griffate che il presidente Cesaro regala a Natale.
Ancora pi a sud, la provincia di Palermo brilla per i 200 mila euro elargiti per bande musicali,
fiere e sagre (si va dalla salsiccia al ficodindia); i 4 mila euro per il sostegno all'associazione
Badminton di Cinisi; i 10 mila per foraggiare la confederazione siciliani del Nord America.
Indimenticati restano per i 5 mila euro dilapidati nella sagra dell'asino di Castelbuono e l'altro
migliaio bruciati per scoprire il "significato della musica nella preistoria".

Infine, la Sardegna, che in fatto di province nell'ultimo decennio non si fatta mancare niente
visto che, in quanto Regione autonoma, in un sol colpo, nel 2001 ha deciso di raddoppiarne il
numero, passando da quattro a otto. Sugli scudi dunque anche l'isola, che si distingue pure
per il contributo di 70 mila euro di Carbonia-Iglesias per il censimento e lo studio delle abitudini
dei cormorani; quello del Medio Campidano che foraggia la sagra del salmone e per l'incarico
conferito dall'Ogliastra a un ingegnere per scoprire quali dei gestori telefonici avesse la tariffa
pi conveniente. Come se un qualsiasi dipendente non potesse assolvere il compito.

anche per questo che le province costano tanto. E per un modo di amministrare che spesso
suscita le ire della Corte dei conti. Da Nord a Sud non si contano i casi di cattiva
amministrazione. Varese nel mirino dei giudici contabili per gli acquisti impropri per la pulizia
del lago Maggiore (macchinari comprati da un funzionario incompetente); Palermo, alle prese
con le conseguenze delle scorribande nei derivati dell'ex presidente Francesco Mussotto, per
le anomalie e le disfunzioni riscontrate nei bilanci; Trento per la moltiplicazione dei centri di
spesa, la proliferazione delle consulenze, la "poca chiarezza" nell'esposizione dei dati contabili
delle societ partecipate. Insomma, un mare di irregolarit nel quale galleggia anche il caso
dell'astro nascente del Pd, Matteo Renzi, sindaco di Firenze. In precedenza presidente della
stessa Provincia, Renzi sotto esame per l'assunzione di persone sprovviste dei titoli
necessari. Una colpa grave per la Corte dei conti che gli ha contestato, insieme ai membri
della giunta, un danno erariale di circa 2 milioni di euro.

hanno collaborato Marco Guzzetti, Mario Lancisi, Thomas Mackinson, Claudio Pappaianni,
Maurizio Porcu, Paolo Tessadri
04 luglio 2011 Riproduzione riservata
Tag
province
sprechi

19/07/2011 di Luigi Ferdinando Nazzaro e Alberto Stancanelli*


La mancata soppressione delle province e il gioco delle parti
Dopo il corsivo di Tiziano Marelli della settimana scorsa, torniamo sul
tema delle Province e della loro eventuale abolizione, grazie ad un
articolo inviatoci da Alberto Stancanelli e pubblicato lo scorso 12
luglio sul sito dell'Associazione Italia Futura. Lo pubblichiamo
volentieri, aspettando anche ulteriori commenti, fermamente convinti
che posizioni differenti possano contribuire ad alimentare una
discussione proficua sul tema dell'innovazione nella PA anche dal
punto di vista degli assetti istituzionali.
Con la prima scheda pubblicata lo scorso 20 aprile nellOsservatorio sui costi della politica, ci siamo
chiesti che fine avessero fatto i disegni di legge di soppressione delle province presentati da numerosi
parlamentari, di entrambi gli schieramenti, mai discussi dalle camere.
Ebbene, abbiamo avuto le prime risposte. Nel giro di meno di un mese il Parlamento ha votato contro
labolizione delle province per ben due volte. Si sono trovate daccordo sulla questione quasi tutte le
forze politiche, con leccezione dei proponenti e pochi altri parlamentari.
Non che labolizione delle province, o almeno lavvio delliter legislativo finalizzato alla cancellazione della
norma costituzionale, sia semplice e risolutivo di tutti i mali e i costi legati alla politica. Peraltro questo livello
istituzionale territoriale non mai stato, a torto o a ragione, visto dagli italiani come un ente indispensabile al
sistema federale o di decentramento.
Tuttavia oggi ci saremmo aspettati un segno tangibile della volont concreta di eliminazione delle
province da pi parti sbandierata, ma cos non stato. Dobbiamo prendere atto della completa
incapacit dellattuale classe politica di riformare se stessa. Troppi interessi, troppe nomine connesse a
incarichi in enti e societ pubbliche, troppi posti di lavoro da spartire tra gli adepti, troppi soldi da distribuire,
per rinunciare a cuor leggero a 107 enti provinciali (e che diventano potenzialmente sempre di pi, visto che
i nostri politici sono sempre pronti a presentare disegni di legge per la costituzione di nuove province).
Ferma restando listituzione delle citt metropolitane, gi prevista dalla legge, e sulla quale si stanno
accumulando ulteriori colpevoli ritardi, non vogliamo qui ripetere quanto costano le province e quanto si
potrebbe risparmiare dalla loro soppressione. Numerosi sono gli studi in argomento, con cifre e dettagli,
basti vedere, da ultimo, quello della UIL o il sito dellUPI (unione delle province dItalia). Non questo il
problema principale, anche perch non abbiamo mai considerato i conseguenti risparmi determinanti per le
sorti della finanza pubblica. La soppressione delle province costituirebbe un fatto concreto della capacit
della politica di rispondere alla richiesta di credibilit e affidabilit della stessa politica che viene dai cittadini
in un momento in cui proprio ai cittadini si chiede sempre di pi di sostenere la crisi del sistema economico e
finanziario del nostro Paese.
N pu essere considerata degna di nota lobiezione, pi volte sentita, che il costo maggiore costituito
dalla spesa per il personale e che quindi i risparmi sarebbero ben poca cosa visto che i dipendenti non si
possono (ovviamente) licenziare.
A tal proposito basti solo notare come il trasferimento dei dipendenti provinciali presso altri enti, seguendo il
criterio delle funzioni trasferite, produrrebbe la soppressione di tutti gli uffici duplicati (es. personale,
affari generali, contratti, economato, bilancio, staff politici etc.) circostanza che gi di per s costituirebbe un
http://saperi.forumpa.it/story/63491/la-mancata-soppressione-delle-province-e-il-gioco-delle-...
risparmio consistente, in quanto i dipendenti attualmente adibiti allesercizio di dette funzioni ben potrebbero
essere destinati ad altre pi proficue attivit negli enti di destinazione.
Lutilizzo del personale proveniente dalle province soppresse sul territorio provinciale o regionale (nessuno
pensa a deportazioni di massa dei dipendenti provinciali) sarebbe, inoltre, una vera manna per quegli enti
che li assorbono, considerando le forti restrizioni alle assunzioni previste dalla legislazione pi recente,
alleviando cos la sete di personale dovuta al blocco del turn over.
Senza contare, infine, che un risparmio consistente e soprattutto politicamente corretto deriverebbe
dalla riduzione degli apparati politici e delle connesse spese di staff e rappresentanza degli organi
istituzionali provinciali.
Ma vi di pi. Ci sono due annotazioni che crediamo abbiano un peso indiscutibile.
La prima: non comprensibile che uno schieramento politico voti contro la realizzazione di un punto che
appartiene al proprio programma di governo (eliminazione delle province "inutili") sul quale ha chiesto e
ottenuto il voto della maggioranza (politica) degli italiani.
La seconda: ci che non convince la motivazione addotta da quella parte politica che ha dichiarato: un
legislatore non segue gli umori, deve guardare ai costi, allefficienza. E ancora: eliminare dalla Costituzione
la parola province? Eppoi chi si occupa di strade, scuole, discariche, acqua, urbanistica.
La politica ci ha gi dimostrato che non segue gli umori, basta ricordare come ha dato seguito al risultato
referendario che ha abolito il Ministero dellagricoltura! Forse si tralascia levidenza che una norma di legge
non si occupa del dettaglio. La norma detta il principio: labolizione delle province, nello specifico. Poi sono i
successivi atti di natura regolamentare che disciplinano in concreto le questioni tecnico-giuridiche connesse
alla disposizione generale, risolvendo i problemi attuativi legati al trasferimento delle funzioni ad altri enti.
In ogni caso, tanto per essere concreti, le soluzioni esistono: la gestione delle strade provinciali potrebbe
essere attribuita (o meglio riattribuita) allANAS; ledilizia scolastica al comune territorialmente competente,
con una pianificazione regionale anche delle risorse; le problematiche legate alla programmazione del ciclo
dei rifiuti ben potrebbero rientrare nelle competenze regionali e la gestione operativa essere affidata ai
comuni; cos come le funzioni legate alle risorse idriche ed energetiche; il comune territorialmente
competente potrebbe implementare le proprie competenze in materia di viabilit e trasporti, nellambito di
una pi ampia pianificazione regionale; le competenze in materia di mercato del lavoro potrebbero essere
attribuite al comune gi capoluogo di provincia; la regione potrebbe assumere le competenze in materia di
parchi, riserve naturali, caccia e pesca; per lurbanistica gi oggi la competenza ripartita principalmente tra
Regione e comune, senza contare che molte attivit in materia di autorizzazioni oggi attribuite o delegate
alle province potrebbero essere liberalizzate.
Alla scadenza naturale di ogni consiliatura provinciale la Regione potrebbe nominare un commissario per la
liquidazione del patrimonio dellente e delle societ provinciali e per il trasferimento in mobilit presso altre
amministrazioni del personale; entro sei mesi dalla soppressione della provincia il presidente della regione
potrebbe individuare gli enti e le societ e partecipazioni sociali provinciali indispensabili per lesercizio delle
funzioni trasferite.
Per garantire un interfaccia istituzionale tra i comuni e la Regione e la programmazione generale dei servizi
sovracomunali si potrebbe prevedere listituzione di unUnione Provinciale, nella forma di consorzio
obbligatorio di comuni con unAssemblea dei sindaci scelti tra quelli eletti nel territorio provinciale. In
alternativa si potrebbero attribuire queste funzioni al Consiglio delle Autonomie locali gi istituito in ogni
regione. Tutto senza prevedere strutture o compensi per i partecipanti.
http://saperi.forumpa.it/story/63491/la-mancata-soppressione-delle-province-e-il-gioco-delle-...
Il 40 per cento del risparmio ottenuto con la soppressione delle province potrebbe essere distribuito ai
sindaci del territorio della provincia soppressa, finalizzandolo al miglioramento del welfare e alla riduzione
dei tributi locali.
Ma la vera questione che non pi tempo di discutere ma di agire.
La politica deve dare un segno tangibile della volont di riformarsi se vuole riacquisire la credibilit e
il rispetto che dovuto a chi dovrebbe fare per libera scelta esclusivamente linteresse pubblico.
* Luigi Ferdinando Nazzaro specialista in Diritto amministrativo e scienza dellamministrazione, ha
ricoperto incarichi dirigenziali e svolto attivit di docenza per le pubbliche amministrazioni. Ha redatto
pubblicazioni in materia di diritto civile.
Alberto Stancanelli, del Comitato direttivo di Italia Futura, Consigliere della Presidenza del Consiglio dei
ministri. Ha svolto incarichi di vertice, nello Stato e negli enti territoriali, tra i quali: Capo di Gabinetto del
Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione e Direttore del Dipartimento delle
risorse umane del Comune di Roma.
Commenti
Gio, 11/08/2011 - 17:32 EUSTACHIO VINCENZO PETRALLA (non verificato)
La mancata soppressione delle province e il gioco delle parti
condivido totalmente il ragionamento dell'articolo a firma di Nazzaro e Stancanelli; il nodo della questione
non tanto quello dei risparmi, che pure sarebbero significativi, quanto il segnale da parte della classe
politica di essere capace di rinunciare a qualche poltrona ed a posti dove sistemare "clientes".
Mer, 20/07/2011 - 09:56 Gabriella martinelli (non verificato)
abolizione provincie
Sono d'accordo con la maggioranza delle cose dette finora a favore dell'abolizione delle provincie. vorrei
fare alcune puntualizzazioni:
si parla di aree metropolitane: per carit, significa sostituire le provincie con un nuovo ente che forse
finirebbe per costare ancora di pi. Non occorrono aree metropolitane, c' la Regione che pi che
sufficiente.
vogliamo eliminare le provincie senza creare alcun disagio a nessuno? passiamo TUTTE le competenze
della Provincia al Comune capoluogo, insieme al personale e agli strumenti. Redistribuire parte delle
funzioni ad altri enti diventa estremamente pericoloso: restituire anche una sola competenza alla regione
significa lasciare in ogni provincia un embrione destinato a crescere: potremmo mai inviare un dipendente
della provincia di Grosseto a lavorare in Regione a Firenze? si aumenterebbe l'entropia del sistema, la
difficolt di stabilire quali dipendenti, quali e quante risorse e si perderebbero per strada tutti i benefici. Il
Comune capoluogo pu alla grande soddisfare tutte le esigenze: gestisce l'80% delle scuole, pu gestire
1l 100%; gestisce il 95% della rete stradale, pu gestire il 100%. Gestisce la cartografia ad una scala di
maggior dettaglio, pu gestirla ad una scala di minor dettaglio.. ecc.. ecc..
Mer, 20/07/2011 - 08:00 Aldo Amati Capo di Gab. Sindaco di Pesaro (non verificato)
riformare le province
penso che il tema delle province non possa essere affrontato efficacemente dicendo semplicemente
"aboliamole" cos si risparmiano tanti soldi. Questo non solo perch quelle funzioni comunque vanno
esercitate da qualcuno. Non si possono sopprimere le funzioni! Non solo le strade, ma una serie di
http://saperi.forumpa.it/story/63491/la-mancata-soppressione-delle-province-e-il-gioco-delle-...
PANORAMA
Costi della politica. Sprechi di provincia
Sedi a Roma, doppi capoluoghi, studi sui pipistrelli, lampadari di Murano... gli enti territoriali
intermediresistono a ogni tentativo di abolizione e spendono 13 miliardi. Con eccessi e
bizzarrie.
20-07-201113:22


Tag: abolizione panorama in edicola politica provincie sprechi
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di Biker
Era il 1970 quando si iniziato a discutere dellabolizione delle province. Si insediavano per la prima
volta in Italia le regioni e gi ci si interrogava sul futuro (e sullutilit) dellente territoriale intermedio.
Oggi invece, in pieno dibattito sulla manovra fiscale varata dal governo, alla Camera si consumato
lennesimo atto di forza del fronte del no alla abolizione. Con il voto contrario della maggioranza e
lastensione del Pd (terzo polo e Antonio Di Pietro a favore), la cancellazione delle province non
passata neanche stavolta.
Fra chi vorrebbe eliminarle con un tratto di penna, chi razionalizzarle e chi valorizzarle, ecco uno
spaccato di cosa realmente sono, come funzionano e, soprattutto, quanto costano le province italiane.
Comprese quelle autonome di Trento e Bolzano e quella di Aosta le cui funzioni sono inglobate dalla
regione, le province italiane sono 110. Il loro numero salito costantemente negli anni passando dalle
91 del 1946 alla cifra attuale raggiunta nel 2009, quando sono state istituite le ultime tre (Barletta-Trani-
Andria, Fermo, Monza e Brianza). Le competenze? Legge alla mano, la provincia esercita le proprie
funzioni nella difesa dellambiente, valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche, beni
culturali, viabilit e trasporti, caccia e pesca, smaltimento rifiuti, servizi sanitari e igiene
pubblica, edilizia scolastica, formazione. Compiti ampi che impegnano complessivamente 62 mila
dipendenti con un bilancio di 13 miliardi di euro, compresi i 120 milioni
che vengono erogati come indennit agli oltre 4.200 eletti nei consigli.
Si fa demagogia afferma Giuseppe Castiglione, presidente dellUnione province italiane, senza
conoscere i dati. Vogliamo tagliare la spesa inutile? Eliminiamo i 7 mila enti che occupano circa 24 mila
persone e che impropriamente esercitano funzioni tipiche di province e comuni. Ci porterebbe un
risparmio di 2,5 miliardi di euro. Ma Silvio Boccalatte in uno studio condotto per lIstituto Bruno Leoni
sottolinea che le spese di controllo e amministrazione ammontano a quasi 4 miliardi, di cui poco pi di
2 in costo per il personale. Assumendo di riallocare tutti i dipendenti a seguito dellabolizione delle
province, si pu stimare un risparmio dellordine dei 2 miliardi di euro in quanto le spese di
amministrazione e controllo sarebbero in buona parte eliminabili.
Intanto si potrebbe inziare eliminando qualche spreco, come quelli scoperti dai giornalisti di
Panorama.
BARI
Meridiana con lora sbagliata
Nel progetto di riqualificazione della costa a nord di Bari, la provincia ha finanziato la costruzione di una
meridiana a Torre Gavetone, nel comune di Molfetta, con una gara da 5.500 euro. Peccato che sbagli
sistematicamente lorario perch stata sistemata con 15 gradi di errore rispetto al nord.
Il presidente della provincia Francesco Schittulli ce lha con i clandestini. E per controllare le coste ha
deciso di dotare la sua polizia di un minidrone, non un aereo come quelli degli Usa, ma una sorta di
elicottero radiocomandato, che al contrario del drone originale rumoroso (e quindi si farebbe notare)
ma soprattutto dotato di appena 40 minuti di autonomia. Al costo di 300 mila euro.
BERGAMO
Ufficio di rappresentanza a Roma
La Provincia di Bergamo, insieme allArciconfraternita dei Santi Bartolomeo e Alessandro della nobile
nazione dei Bergamaschi, ha dato vita a Spazio Bergamo, un ufficio di rappresentanza a Roma,
accanto a Palazzo Chigi, che costa ai cittadini 73.500 euro allanno. Il presidente della provincia Ettore
Pirovano, in campagna elettorale, aveva promesso di chiuderlo, ma poi ha deciso che vale la pena di
continuare a promuovere la cultura bergamasca nella capitale.
NAPOLI
Non solo auto blu , anche a noleggio
Il noleggio delle autovetture in dotazione alla Provincia di Napoli, stando alla voce di bilancio 2011,
ammonta a 250 mila euro lanno. Ma lambiziosa previsione, secondo i calcoli preventivi della giunta,
scendere a 159 mila euro rispettivamente per lanno 2012 e 2013.
Fra i contributi della presidenza nel 2010 figura lo stanziamento di 15 mila euro per la casa editrice Isei
srl di Napoli per la pubblicazione dellAnnuario dei giornalisti italiani edizione 2010 - ricerca e
impaginazione.
OGLIASTRA
Piccola ma con doppio capoluogo
Provincetta e poltronificio, cos viene chiamata la Provincia Ogliastra, in Sardegna. Con soli 58 mila
abitanti, il 3,5 per cento dei residenti sardi, sparpagliati in 23 minuscoli comuni, la pi piccola dItalia.
Piccola e pretenziosa: dopo interminabili risse di campanile, ha ottenuto il distacco da Nuoro (dista 70
km) e persino il doppio capoluogo: a Tortol (9.700 abitanti) ha sede la giunta, mentre il consiglio a
Lanusei (6 mila). Tutti gli uffici statali, dalla prefettura alla Banca dItalia, sono rimasti a Nuoro.
PADOVA
Uno stemma da 34 mila euro
La Provincia di Padova ha voluto rifarsi il look e ha deciso di dotarsi di un simbolo e di uno slogan:
Provincia a colori, rappresentata attraverso una tavolozza da pittore, che nella forma richiama una P,
e ospita nove tinte differenti (una per ogni peculiarit del territorio). Questo accessorio per la
promozione, indubbiamente pi moderno dello stemma araldico provinciale, costato la bellezza di 34
mila euro circa. Il logo stato commissionato attraverso apposita gara.
Spulciando tra le propriet della Provincia di Padova, spicca un oggetto assai curioso: si tratta di una
minuziosa riproduzione della Cappella degli Scrovegni (la versione originale ospita gli affreschi di
Giotto), che lente utilizza nellambito della promozione a livello internazionale. La costruzione ha girato
il mondo: al di l dei costi di trasporto, la realizzazione della cappelletta costata approssimativamente
120 mila euro. A sostenere il costo vari enti: regione, apt e naturalmente la provincia.
PALERMO
Indennit non dovute
Risparmia sulle raccomandate, ma la giunta di centrodestra della Provincia di Palermo, presieduta da
Giovanni Avanti del Pid, ha stanziato 8 mila euro per spedire cinque giorni lassessore Giovanni
Tomasino a New York. A una decina di dirigenti, poi, sono state pagate indennit per un centinaio di
migliaia di euro allanno: non erano dovute e i revisori e la Corte dei conti ne hanno ordinato la
restituzione.
PERUGIA
Soldi in affitti
In 10 anni sono stati spesi dalla provincia umbra 30 milioni di affitti per sedi private, non sfruttando
lintero patrimonio immobiliare a disposizione. Da poco per stata avviata una riorganizzazione degli
immobili da utilizzare: la vecchia legislatura spendeva 2 milioni di affitto, oggi 850 mila euro lanno. Fra
le spese pazze, quad e poliziotti a cavallo per le cerimonie ufficiali, che nella vecchia legislatura non
cerano.
PRATO
Il regno di Batman
La Provincia di Prato, in Toscana, non bada a spese. Un esempio? I 61 mila euro stanziati dalla
passata amministrazione per studiare i pipistrelli della Calvana, con tanto di bat-detector. Ma anche
sotto la guida dellattuale presidente Lamberto Gestri, pd come il predecessore, risparmiare non
sembra una delle priorit. Proprio Gestri nei mesi scorsi ha nominato per chiamata nuovo direttore
generale Giancarlo Cecchi, incarico biennale che coster alle casse pubbliche 200 mila euro lordi e che
finito nella tagliola della Corte dei conti.
RIETI
Consulenze doro
La Provincia di Rieti, nel Lazio, la meno popolata, poco pi di 159 mila abitanti, ma in proporzione
quella che spende di pi in consulenze esterne: 827.481 euro, contro i 215.238 di Viterbo, che pure ha
il doppio di abitanti,e i 378.638 euro di Frosinone (quasi 500 mila abitanti). il risultato di una indagine
della Uil sui costi della politica.
TREVISO
Sede di lusso da 80 milioni
In cinque anni, esempio di amministrazione del fare, la Provincia di Treviso si costruita una sede
strabiliante in una decina dei palazzetti racchiusi allinterno di un parco naturale: il problema che
loperazione doveva costare 35 milioni di euro ma alla fine dei lavori le spese sono lievitate fino a circa
80 milioni. Sprechi? Almeno uno palese: un tavolo in vetro e acciaio, che funge da divisorio tra larea
consiliare e la sala giunta, da oltre 12 mila euro. Ma anche oltre mezzo milione di euro speso in
poltrone.
VENEZIA
Lampadario da 9 mila euro
La Provincia di Venezia ha tra le varie propriet un appartamento presidenziale, allinterno del palazzo
che ospita lente, sul Canal Grande: Ca Corner. Per dargli una rinfrescata sono stati messi a budget 30
mila euro. Non molti soldi, forse, ma sufficienti per fare gridare allo scandalo visto luso limitato della
struttura, un recente restauro (risalente al 2004) e la dimensione mini: una camera e un bagno.
Abbastanza recente anche lacquisto di un lampadario di Murano destinato a unaltra ala del palazzo: 9
mila euro. Indispensabile?

I TAGLI POSSIBILI
Province, sprechi e doppi incarichi Province, Titanic da 18
miliardi tenuto a galla dai doppi incarichi
Protette dal Parlamento, accumulano spese. E sprechi
Ci sono italiani che vivono su Marte. La prova in una delibera della Provincia di Reggio Calabria. Che il 23 dicembre 2011, il giorno dopo
il varo della manovra lacrime e sangue per salvare l' Italia dal baratro, stanziava 120 mila euro per comprare un pianoforte a coda per
dare dei concerti a palazzo. CONTINUA A PAGINA 11 SEGUE DALLA PRIMA Cosa se ne fa di un pianoforte, direte voi, una Provincia che
come le altre sta per essere soppressa? Ecco il nodo: l' idea di chiudere, a molti, non passa neanche per la testa. Il bello che la Provincia
di Reggio perfino meno sgangherata (si fa per dire.) delle sorelle calabresi. Lo dice l' ultima classifica dei buchi di bilancio pubblicata dal
Sole 24 Ore. Che vede i reggini con un debito pro capite provinciale di 236,8 euro, cio meno della met di quello stratosferico dei
crotonesi (493,7), dei vibonesi (564), dei catanzaresi (564,9) e dei cosentini, che svettano nella hit-parade (dove sono calabresi le prime
quattro Province dalle mani bucate) con 591,1 euro di buco a testa. Con dei conti cos disastrati, vi chiederete, nei mesi in cui imprenditori
asfissiati dai debiti e operai disoccupati si impiccano, come pu venire in mente a un amministratore pubblico di comprare un pianoforte
a coda? La delibera merita di essere letta per il linguaggio surreale. L' acquisto, infatti, viene motivato dalla necessit di avviare nel corso
del 2012 una stagione concertistica che contribuisca (.) ad avvicinare i cittadini all' istituzione. Testuale. Apriti cielo! Ma siete pazzi?,
hanno chiesto i giornali locali mentre sul web giravano insulti irripetibili. Risposta di Edoardo Lamberti Castronuovo, che dopo essere
stato il candidato al comune della sinistra oggi l' assessore alla Cultura della destra: Mi domando perch molti non si sono preoccupati
degli sprechi del passato e oggi contestano l' acquisto di un bene che diventa patrimonio della gente. Insomma, affittare un pianoforte a
Catania costava ogni volta duemila euro! Insurrezione del Conservatorio: Ma se ne abbiamo due noi! Sigillo finale: d' accordo, stop, ma
l' acquisto solo rinviato finch si abbassa il polverone. E pare davvero di sentirle, le note dell' ultimo valzer, mentre il Titanic delle
Province si avvia verso l' iceberg nella incredulit generale: possibile che, alla fine, si faccia sul serio e si vada allo scioglimento? Un po' di
navigazione ancora la vorr ben concedere. Ed ecco che i presidenti delle Province di Como, Vicenza, La Spezia, Genova, Ancona e
Belluno, che sarebbero decaduti il 6 maggio per fine mandato, resteranno ancora un poco al loro posto. Il ministro dell' Interno Anna
Maria Cancellieri ha deciso di nominarli commissari di se stessi, in attesa che entro l' anno, come stabilito dal decreto Salva Italia si
faccia la legge con la quale gli enti dovrebbero scomparire. Il solo presidente della Provincia di Genova, Alessandro Repetto, ha detto
Non ci sto. E si dimesso. Ma sono in tanti a non volersi rassegnare. Non si rassegnano i nordisti che a maggio 2011, quando gi la
campana suonava a morto, per bocca del senatore leghista Sergio Divina proponevano una legge per istituire la Ladinia, terza Provincia
autonoma nella Regione Trentino Alto Adige. Ma non si rassegnano neppure i meridionali. Giorni fa il disegno di legge regionale che
prevedeva la soppressione delle Province siciliane saltato. Tutto rimandato. In compenso, come racconta LiveSicilia, comparsa una
sorpresina maleodorante: invece di abolire le Province, si abolita l' incompatibilit fra sindaco o assessore e dipendente di aziende
sanitarie. Prosit. Il fatto che le Province hanno potentissimi sostenitori in Parlamento. Dove sono seduti ben dieci presidenti. E ci
resteranno fino alla fine della legislatura. Soltanto due mesi fa la giunta per le elezioni di Montecitorio ha stabilito che l' incarico di
parlamentare non incompatibile con quello di presidente di Provincia. E ci nonostante la legge al riguardo sia esplicita: non si pu. Ma
tant' . La deputata Maria Teresa Armosino rester quindi presidente della Provincia di Asti, al pari di Luigi Cesaro che governa quella di
Napoli, Edmondo Cirielli (Salerno), Domenico Zinzi (Caserta), Antonello Iannarilli (Frosinone), Daniele Molgora (Brescia), Antonio Pepe
(Foggia) e Roberto Simonetti (Biella). Tutti di centrodestra. E l' unico giano bifronte del centrosinistra? Il senatore Daniele Bosone,
presidente della Provincia di Pavia: appartiene al Pd, che alla Camera s' era opposto fermamente ai doppi incarichi. Allora se ne va? No,
resta. Ma quanto costano le Province? Le stime, a seconda delle fonti, vanno dai 12 ai 18 miliardi di euro. E chi ne difende la
sopravvivenza sostiene che abolendole si risparmierebbe pochissimo. Un miliardo al massimo, considerando che (escluso il licenziamento
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http://archiviostorico.corriere.it/2012/aprile/28/Province_sprechi_doppi_incarichi_Province_...
dei dipendenti) verrebbero meno solo 4 mila amministratori. Ma cos? O solo fumo ostruzionistico per rallentare il processo? Il
presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, l' unico che abbia pubblicamente sostenuto l' inutilit del suo ente, dice che solo
ridisegnando la gara d' appalto per il riscaldamento di 300 scuole romane riuscito a risparmiare 5 milioni l' anno. Una bella somma:
niente, per, in rapporto al fiume di denaro che se ne va per iniziative quantomeno discutibili. Come i viaggi delle delegazioni provinciali
campane (50 mila euro ciascuna) al Columbus Day. O lo strepitoso Valva Film Festival, organizzato a spese della Provincia a Salerno nell'
agosto del 2009, dove fu assegnato a Noemi Letizia, la ninfetta napoletana alla cui festa cominci il tormentone sul Cavaliere e le
minorenni, il premio alla carriera Per il talento che verr. O ancora, a Bolzano, la spesuccia costata una condanna della Corte dei Conti
(2.400 euro) a Luis Durnwalder. Se andiamo avanti cos non saranno pi i politici a decidere quale iniziativa sostenere con un
contributo, sbottato furente. Difficile, per, non condividere le perplessit dei magistrati contabili davanti al finanziamento indagato:
62 mila euro a un torneo di beach volley. A Bolzano! Elemosine, in confronto a qualche iniziativa di Trento. Dove la Provincia, insieme
con il comune di Riva del Garda, ha fatto rinascere con i soldi pubblici un lussuoso e storico albergo a 5 stelle, il Lido Palace. Investimento
previsto: una trentina di milioni di euro. Prezzi delle stanze: da 730 a 1.959 euro a notte per la junior suite. Perch le Province, e non
soltanto quelle autonome, muovono somme importanti. Talvolta con serie ripercussioni finanziarie, come ha documentato una recente
relazione della Corte dei conti sulla Provincia di Torino, il cui indebitamento nel 2013 raggiungerebbe 667 milioni. Nell' occasione, i
giudici hanno stigmatizzato l' esistenza di un groviglio di partecipazioni. La Provincia di Torino ne ha 165. Una giungla infernale e
costosissima, dalla quale ora il presidente Antonio Saitta vorrebbe uscire accorpando tutto in una nuova societ regionale. Dice che si
potrebbero risparmiare 4 milioni l' anno. Buona fortuna. Quando la scorsa estate il consiglio provinciale doveva decidere la riduzione
delle poltrone, magicamente manc il numero legale. Eppure dovrebbero saperlo: le societ pubbliche spesso sono anche fonte di guai.
Ricordate la Sogas che gestisce l' aeroporto di Reggio Calabria, i cui azionisti sono con il 67% la Provincia reggina e col 27% quella di
Messina? In vent' anni ha accumulato perdite per 35,4 milioni in euro. Una voragine. La cosa dovrebbe servire d' esempio. Invece la
febbre degli aeroporti sempre pi alta. Ogni Provincia vuole il suo. Frosinone, Caserta, Sibari. L' Italia ha pi del doppio degli scali della
Francia, in rapporto alla superficie? Chissenefrega, le ambizioni delle Province non si placano. Al punto che Caserta, nonostante le
resistenze, insiste sul bisogno d' uno scalo a Grazzanise, ad appena 33 chilometri da Napoli Capodichino. La societ dell' aeroporto di
Frosinone, invece, esiste gi: ha un capitale di 5,9 milioni, di cui 2,8 della Provincia. E un consiglio di amministrazione pieno zeppo di
politici. Gian Antonio Stella RIPRODUZIONE RISERVATA **** Enti in bilico I numeri Le province italiane sono 110. I capoluoghi sono
117, perch esistono 5 province che ne hanno due e una che ne ha tre I bilanci Le prime 4 Province con i debiti pi alti sono in Calabria La
classifica vede in testa quella di Cosenza, con un debito pro capite di 591,1 euro La legge Il decreto Salva Italia ha stabilito che entro l'
anno venga varata una legge che porti alla sparizione delle Province 9 33 591 I presidenti di Provincia seduti in Parlamento. La legge vieta
il doppio incarico, ma due mesi fa la giunta per le elezioni della Camera ha stabilito la non incompatibilit delle due cariche chilometri
La distanza che separa l' aeroporto di Napoli da Grazzanise, dove la provincia di Caserta vuole costruire un suo scalo. L' Italia ha gi
pi del doppio degli aeroporti della Francia, in rapporto alla superficie euro Il buco di bilancio pro capite posto sulle spalle dei propri
cittadini dalla provincia di Cosenza. A Catanzaro il debito di 564,9 euro a testa, a Vibo Valentia di 564, a Crotone di 493,7 i tagli possibili
Rizzo Sergio, Stella Gian Antonio
Pagina 001.011
(28 aprile 2012) - Corriere della Sera

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26-07-12, 13 Regione
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La Lega apre al taglio delle Province
UDINE La Lega si converte, il governatore Renzo Tondo insiste. Se ci fermiamo a
tutelare lesistente saremo sotto attacco non solo dei media, ma anche del
governo. Suona come una condanna a morte per le Province quella che il
presidente della Regione ha pronunciato ieri tornando a parlare delle scelte che
attendono al varco lamministrazione regionale circa il futuro dei quattro enti
intermedi del Fvg. La nostra comunit ha detto il governatore si aspetta
scelte coraggiose, ha capito come noi che tutelare lesistente non ci porta da
nessuna parte. Tanto vale quindi superare lesistente ed quello che Tondo
sembra ormai convinto di fare, ben oltre ha chiarito ieri le previsioni del
settembre 2011, quando aveva prospettato il ricorso a un referendum per
decidere se abolire o meno le Province. Affermazione che, a sorpresa, vede
daccordo anche il Carroccio. Dopo aver liquidato come impraticabile, poich
anticostituzionale, la proposta del presidente Tondo di cancellare tutte e quattro le
Province, la Lega ne ha invece eccheggiato ieri lidea avanzando una proposta non
scevra da polemiche. Il segretario regionale Matteo Piasente e il capogruppo in
consiglio, Danilo Narduzzi, si sono detti pronti a votare per labolizione di tutte le
Province, a patto che vengano erogati i servizi, si concretizzino risparmi veri e
siano cancellati gli inutili e costosi enti periferici dello Stato. Insomma, se devono
saltare le Province, saltino anche le Prefetture, dice in estrema sintesi Piasente,
che solo qualche giorno fa aveva bollato luscita di Tondo sulla cancellazione degli
enti intermedi come impraticabile, causa la carta costituzionale. Cos, dunque,
la proposta di ieri? Una provocazione? Un messaggio? Per Piasente un invito al
realismo politico. Sappiamo bene che la Regione non pu eliminare le Province
ribadisce il leader del Carroccio , ma nostra volont far capire (a Tondo) che
siamo disposti a metterle sul piatto e a ragionare senza particolari preclusioni,
purch siano garantite le funzioni oggi in capo alle Province e si affronti la
presenza sul territorio di enti molto pi pesanti e costosi. Il nostro vuol essere un
invito ad affrontare le riforme per il Fvg in Fvg e non a Roma. A questo
proposito, Narduzzi a dettare lagenda: Anzitutto, la Regione deve ricorrere
contro il decreto del Governo per garantire la sua autonomia, dopodich, se la
strada che intendiamo percorrere quella della cancellazione delle Province, si
dovr elaborare una proposta di legge da inviare al Parlamento. Lapertura della
Lega ha per un prezzo: per tagliare la testa alle Province, il Carroccio chiede di
mettere in discussione il primato di Trieste e trasferire il capoluogo regionale in
Archivio Messaggero Veneto Extra http://archivio.messaggeroveneto.extra.kataweb.it/archivio/extrasearch
1 di 2 24/01/2014 17:49
una sede pi baricentrica, vale a dire in Friuli, a Udine. Unallucinazione leghista
secondo il parlamentare del Pd Ettore Rosato che mira solo a distruggere la
Regione. A favore di una rivoluzione, vera, sullordinamento degli enti locali in
Fvg anche la segretaria regionale del Pd, Debora Serracchiani: Dobbiamo
imboccare la strada del cambiamento e non accontentarci dice leurodeputata
della conservazione dellesistente o di pseudo-riforme. Per il Pd, aggiunge la
candidata anti-Tondo alle prossime Regionali, lattuale sistema di organizzazione
territoriale strutturato sulle Province devessere superato. Maura Delle Case
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2 di 2 24/01/2014 17:49
Il sito Internet dell'Agenzia ANSA
Friuli Venezia Giulia
Spending review: Fvg, Commissione per
funzionamento Province
Orientamento politico e' sopprimere tutti gli enti intermedi
31 luglio, 14:16
(ANSA) - TRIESTE, 31 LUG -Una commissione speciale del Consiglio regionale studier in Friuli Venezia
Giulia la riforma per razionalizzare il funzionamento delle Province. Lo ha stabilito oggi l'aula. In Fvg
l'orientamento politico espresso di recente dai principali partiti - dal Pdl al Pd, dalla Lega all'Udc -
procedere all'abolizione delle 4 amministrazioni provinciali. La commissione dovr compiere una
ricognizione della normativa relativa agli enti locali, in particolare quelli provinciali, procedere ad audizioni
di organi e soggetti interessati al riordino istituzionale e ordinamentale degli enti locali, predisporre
eventualmente una o pi proposte di riforma per affermare la specialit riservata al Fvg su enti locali.
(ANSA).

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(http://www.ansa.it/main/prodotti/mobile/html/index.html)
P.I. 00876481003 - Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/friuliveneziagiulia/2012/07/31/Spending-review-Fvg-...
MV
Abolire le Province Fvg,
ma non sanno come fare
Favorevoli dal Pdl al Pd, dallUdc a Idv, contrari a sinistra. La commissione calendarizza i lavori, ma la
Lega diserta.
di Beniamino Pagliaro

UDINE. I partiti del Friuli Venezia Giulia sono tutti (o quasi) daccordo sullabolizione delle Province. C chi
ritiene pi elegante parlare di superamento, e chi invece propone la pi temibile soppressione, chi
pensa a spostare il capoluogo, ma dal Pdl al Pd, dalla Lega allUdc, il quadro allineato. Gli unici fuori dal
coro, nellarco politico del Consiglio regionale, sono a sinistra, dove sia Rifondazione comunista sia Sel
sembrano difendere gli enti intermedi. Quel che manca, si direbbe guardando tanta un tempo incredibile
compattezza, il percorso formale.
La commissione al lavoro Nei prossimi mesi il dibattito politico sar dedicato senza dubbi ad analisi, tra lo
studio dei costi e dei benefici dellipotetica chiusura, e alle soluzioni da attuare. Per questo ieri in Consiglio
regionale si insediata la Commissione speciale che dovr individuare un processo di razionalizzazione e la
possibile abolizione della Province in regione. La presidenza della commissione stata affidata al
consigliere del Pdl, Antonio Pedicini, che aveva proposto la nascita della stessa. Ieri i consiglieri hanno
deciso il calendario delle audizioni e incaricato gli uffici dei primi approfondimenti giuridici. Il 21 e 23 agosto
la commissione si riunir per ascoltare in audizione i soggetti interessati in prima persona, ovvero i presidenti
delle quattro Province della regione e altri soggetti istituzionali.
Le audizioni Ma il Consiglio ha scelto di andare oltre, e provare a coinvolgere nel ragionamento anche
rappresentanti e interlocutori della comunit regionale come associazioni e anche i direttori dei quotidiani
che raccontano ogni giorno il territorio. Nei partiti le prese di posizione sono variegate, ma la condivisione
sullobiettivo finale sembrano unanimi: labolizione sha da fare. I favorevoli Nel Pdl la posizione ufficiale
quella annunciata dal presidente Renzo Tondo e dal coordinatore Isidoro Gottardo, che hanno specificato
come il taglio debba riguardare tutti o nessuno. Tondo da tempi non sospetti favorevole allabolizione, e
si era schierato anche contro la nascita della Provincia della Carnia. Ma a Pordenone il Pdl trova le prime
contrapposizioni, perch il presidente della Provincia Luca Ciriani ha promesso le barricate sul Tagliamento
in caso di soppressione. Nel Pd stato il segretario Debora Serracchiani a dettare la linea, dicendo che gli
enti vanno superati. La candidata ha convocato un incontro interno al partito, il 13 agosto, per affrontare
complessivamente un disegno di riforma degli enti locali. Le Province - spiega il vicecapogruppo Mauro
Travanut - sono superabili, frutto di una condizione antica. Il Comune un ente reale, mentre la Provincia
un ente di ragione, collocato secondo bisogni di fine Ottocento.
Il Carroccio diserta La Lega Nord ha scelto di disertare le riunioni del comitato e correre in avanti con una
proposta: via le Province, via le prefetture, il presidente della Regione diventi commissario di governo e il
capoluogo si sposti da Trieste a Udine. Nel Carroccio friulano labolizione firmata dal segretario Matteo
Piasente e dal capogruppo Danilo Narduzzi viene comunque vista con sospetto, soprattutto dal presidente
della Provincia di Udine, Pietro Fontanini. Sul capoluogo, Tondo ha gi bocciato lidea di uno spostamento.
Una nuova analisi Al centro, lUdc conferma la volont di sopprimere le Province ma prima - nota il
capogruppo Edoardo Sasco - va fatta una analisi delle funzioni. LItalia dei Valori presenter presto una
proposta di legge per svuotare, intanto, le Province delle competenze e girare le deleghe a mamma-
Regione, mentre i Cittadini vedono nei comuni il ruolo chiave. Infine, nel Misto si punta a Province pi
leggere in attesa dalla riforma costituzionale e fusione dei Comuni. da sinistra che arriva lo stop: Sono
parte dellassetto istituzionale del Paese - dice il capogruppo Igor Kocijancic -, labolizione non risolverebbe
nulla e aprirebbe il problema dei dipendenti.
Gli autonomisti Nel dibattito si fa sentire anche il Comitato per lAutonomia e il Rilancio del Friuli. Sulle
Province, scrivono, il problema non tanto quello di sopprimerle, o accorparle, mantenerle, o riordinarle.
Bisogna fare una analisi delle funzioni svolte per vedere se ancora attuali. Bisogna chiedersi se, in caso di
soppressione dellEnte, le funzioni vanno ai Comuni o se invece non vengono assorbite dalla Regione,
dando vita ad una nuova forma di accentramento. Bisogna ragionare in primis sulla Regione, impostando un
nuovo progetto istituzionale.
03 agosto 2012

10 AGO 2012 Il Gazzettino Nazionale Notizie locali pagina 11


Taglio medio Ritaglio stampa ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile.
Antonella Lanfrit
TRIESTE
Avanti tutta con la riforma di Province e
Comuni, ma a decidere il come sar il
Friuli Venezia Giulia. la sintesi condi-
visa emersa ieri dai due incontri che il
neo assessore regionale alle Autonomie
locali, Elio De Anna, ha avuto con le
delegazioni di Upi e Anci. Certo non si
parte da zero.Un avvio di percorso era
gi stato compiuto con il predecessore,
Andrea Garlatti, che pro-
prio per questo affianche-
r, a titolo gratuito e con
l'avvallo egli enti locali,
De Anna nel prosieguo.
Ma ora si accelera.
Per le Province, le dispo-
sizioni del Governo Monti,
ora divenute norma, sono
pressanti, ma la Regione,
ha ricordato De Anna, ha
potere ordinamentale in
materia. Quindi, quelli del
Governo sono principi di
indirizzo. Potremo agire
con flessibilit. Come?
Quale sar la sorte delle quattro Provin-
ce che ora caratterizzano il Friuli Vene-
zia Giulia? Quesiti cui dar risposta il
Consiglio regionale, dove nei giorni scor-
si stata costituita una commissione
paritetica, al lavoro anche ad agosto.
Obiettivo, arrivare a fine settembre con
una proposta di riforma condivisa. In
tale alveo vi sar il confronto con l'Upi.
Vi parteciper anche dell'assessore, per-
ch cercher di essere presente a tutte
le riunioni e di dare il mio contributo,
anticipa De Anna, ma la soluzione alla
nuova architettura istituzionale dovr
uscire dal Consiglio. Personalmente -
aggiunge - non sono contrario ad un
soggetto di aria vasta con competenza
amministrativa. Tale soggetto pu essere
utile in ordine ai principi di adeguatezza,
semplificazione e unicit di funzione.
Per i Comuni, il tragitto di riforma sar
condotto con il confronto fra Giunta e
Anci, a partire dalla proposta illustrata
ieri dai Municipi, caratte-
rizzata da due punti forti:
implementazione dei siste-
mi informatici per mette-
re in rete i servizi e garan-
tire, con una razionalizza-
zione dei costi, le stesse
prestazioni a imprese e
cittadini in qualsiasi real-
t; avvio di un processo
federativo, dal basso e a
titolo volontario. E resta
aperto anche il problema
della "partecipazione" dei
comuni confinanti. La di-
scussione aperta sullin-
globamento di Pordenone
e di tutte le amministrazio-
ni che da tempo potrebbe-
ro transitare dal Veneto in friuli V.G. Su
questo intervenuto Moretton (Pd) che
ha tuonato con De Anna: E strano che
De anna - dice - per salvare la Provincia
di Pordenone pensi a trovare acondizioni
di aggregazione del Comune di Porto-
gruaro a quel territorio. Moretton ha
ricordato anche che Portogruaro un refe-
rendumlha gi fatto: dicendo no allagre-
gazione con Pordenone.
riproduzione riservata
TRIESTE Vertice con De Anna. Il problema Portogruaro
Provetecnicheper il futuro
delleProvincefriulane
ASSESSORE Elio De Anna
10 AGO 2012 Il Gazzettino Udine Regionale pagina 5
Apertura Ritaglio stampa ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile.
SulleProvince
nonobbediremo
al Governo
Lassessore regionale De Anna
dopo il primo confronto con gli Enti:
Vanno bene gli indirizzi, ma spetta
a noi stabilire i criteri e decidere
Lanfrit a pagina V
Avanti tutta con le riforme di
Province e Comuni, ma a
decidere sar il Friuli Vene-
zia Giulia. lo spirito che
stato condiviso ieri tra l'asses-
sore regionale alle Autono-
mie locali, Elio De Anna, e i
rappresentanti delle Provin-
ce e dei Comuni del Friuli
Venezia Giulia, nel corso dei
due incontri voluti dal neo-as-
sessore con l'Upi e l'Anci. Per
le Province, guarderemo ai
principi indicati da Monti, ma
sono di indirizzo e la Regione
ha potere ordina mentale. Po-
tremo agire con flessibilit,
ha detto l'assessore.
10 AGO 2012 Il Gazzettino Udine Regionale pagina 5
Apertura Ritaglio stampa ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile.
Province, tagliamoda soli
De Anna: Monti detti i principi, mai parametri e le decisioni finali spettano allaRegione
ASSESSORE
Elio De Anna e,
sopra, Palazzo
Belgrado a
Udine, che
ospita
la Provincia.
Antonella Lanfrit
NOSTRO SERVIZIO
UDINE - Sulla riforma delle Province
il Consiglio regionale l'unico sogget-
to istituzionale a poter deliberare. Nel
merito, la rotta indicata dal Governo
Monti per agire sugli enti intermedi
rappresenta principi di indirizzo. E
poich la Regione in materia ha pote-
re ordinamentale, potremo agire sulla
flessibilit. Sono le puntualizzazioni
che ieri il neo assessore regionale alle
Autonomie locali, Elio De Anna, ha
condiviso con la delegazione dell'Upi
(presenti i presidenti di Pordenone,
Trieste e Gorizia e il vice di Udine)
nel primo incontro con le Province.
Nessuna sovrapposizione tra Giun-
ta e Consiglio, ha assicurato. L'alveo
nel quale si costruir il futuro di tali
enti la Commissione paritetica
che si costituita in Consiglio, alla
quale dar il mio contributo, cercan-
do di partecipare a tutte le riunioni.
L dovr approdare la proposta di
riforma dell'Upi. Personalmente - ha
aggiunto De Anna - non sono contrario
a un ente di area vasta con competen-
ze amministrative, ma deve risponde-
re a principi di adeguatezza, semplifi-
cazione e unicit delle funzioni.
Faccia a faccia positivo, nel com-
mento del presidente dell'Upi, Enrico
Gherghetta. Abbiamo trovato un as-
sessore che sa di cosa parla ( stato
anche presidente della Provincia di
Pordenone, ndr) e con lui stato facile
trovare punti in comune. Quattro
quelli sui quali le Province non inten-
dono mollare: no al declassamento ad
ente di secondo grado; no alla loro
eliminazione in corso di mandato;
competenze di area vasta e disponibili-
t a disfarsi di qualcuna per accoglier-
ne altre (De Anna e io concordiamo
che sport e cultura possono essere
gestiti dai Comuni, ha detto Gher-
ghetta). Quanto ad eventuali cambi di
confine, occorre una riflessione en-
tro il complessivo sistema regionale.
Per i Comuni, De Anna ha acquisito
la documentazione relativa alla propo-
sta di riforma elaborata dall'Anci, che
in linea di massima condivisibile.
Ora occorrono alcuni giorni per gli
approfondimenti e da settembre si
prefigurano incontri tecnici per con-
dividere alcuni punti chiave da rende-
re operativi con linserimento nella
legge di manutenzione o nella Finan-
ziaria, ha spiegato l'assessore.
Tra le questioni affrontate, l'imple-
mentazione della produttivit attraver-
so il rafforzamento delle reti informa-
tiche e la federazione dal basso e a
titolo volontario. Inoltre, la questione
relativa al patto di stabilit, che vie-
ne negoziato dalla Regione con il
Governo - ha ricordato l'assessore -
sicch entro quel cerchio si deve
garantire l'equilibrio complessivo del
sistema Friuli Venezia Giulia.
Ieri, non da ultimo, incontro con i
sindaci di Teor e Rivignano, avviati
all'accorpamento. Una scelta di re-
sponsabilit, ha commentato De An-
na.
riproduzione riservata

provincia

12 agosto 2012

provincia politica
UPI PROVINCE SPRECHI ELEZIONI REGIONALI

Prende corpo anche nella nostra Regione il dibattito in merito alla possibile
modifica degli Enti pubblici locali.
Una modifica tanto auspicata dai cittadini che attendono semplificazioni
normative, riduzione dei costi dellapparato pubblico e la conseguente riduzione di
tasse ed imposte il cui peso divenuto ormai insopportabile
Una modifica tanto osteggiata dai partiti e dai loro quadri che vedono nel
dimagrimento dellapparato pubblico un pericolo per la loro stessa sopravvivenza.
A tal punto la partitocrazia teme la possibile riduzione dei costi dellapparato
pubblico (e daltronde il sistema economico su cui si regge proprio la
moltiplicazione delle sedie, dei consigli e delle spese a carico del cittadino) che
sulle Province se ne vedono e se ne sentono di tutti i colori.
Ultima la posizione dellUPI FVG (Unione Province Italiane Friuli Venezia Giulia).
Prima di poter confutare nel merito e con i numeri quanto afferma lUPI riguardo
la possibile trasformazione e snellimento delle Province credo sia corretto spigare
cos lUPI, cosa fa e con quali soldi. Quale sia il suo mandato elettivo.
LUPI FVG una associazione tra le Province del Friuli Venezia Giulia che come da
statuto approvato nel 2010 ha lo scopo di:
a) sviluppare, studiare e coordinare gli interessi delle Province della Regione negli
ambiti di loro interesse, anche al fine di favorire riforme delle vigenti leggi ed atti
amministrativi
b) promuovere lo studio dei problemi degli Enti Provinciali che ne fanno parte,
anche di concerto con le Province di altre Regioni;
c) porre in essere azioni di coordinamento e di ottimizzazione di attivit,
unitamente ad azioni di promozione in ambito regionale, nazionale ed
internazionale;
d) rappresentare le Province nei confronti della Regione e delle sue
articolazioni istituzionali, e degli altri soggetti pubblici e privati pur nel
rispetto dellautonomia delle Province associate.
Una sorta di sindacato. Questo sindacato che raggruppa le province della
Regione composto da un Presidente, un Vice Presidente, da un Ufficio di
Presidenza (8 membri), da un Consiglio Direttivo (24 membri), da una Assemblea
Regionale (un centinaio di membri compreso il sottoscritto), da un Organo di
revisione economico-finanziario, da tre Commissioni (da 7 membri ciascuna), da
un Direttore, da una segreteria amministrativa, da un ufficio di coordinamento
delle attivit degli organi collegiali, da un ufficio di consulenza finanziaria e da un
ufficio stampa.
Dagli stanziamenti del bilancio consuntivo per lanno 2010 (ultimo disponibile su
internet http://www.upifvg.it/upifvg/) si possono meglio comprendere le attivit
svolte dallUPI FVG nel 2010 per un totale di spesa di 755.000,00 euro:
1) per gli organi dellUPI: gettoni, indennit, spese per assemblee e
riunioni, spese di rappresentanza e simili 42.800,00 euro;

16 maggio 2013
LA PROVINCIA DI TRIESTE CELEBRA
IL RESTAURO DI VILLA GIULIA A
FRONTE DI UNA SPESA DI 6
MILIONI DI EURO

23 marzo 2013
SINICO: LA REGIONE SI RIPRENDA
LA DELEGA ALLE SCUOLE

6 marzo 2013
FRANCESCO CERVESI IN CONSIGLIO
PROVINCIALE PASSA IL TESTIMONE
AD ANDREA SINICO

19 febbraio 2013
PROVINCIA MA QUANTO MI COSTI?

14 febbraio 2013
QUELLO CHE LE AZIENDE
(PUBBLICHE) NON DICONO

10 gennaio 2013
SCUSI LEI HA RECESSI?

2 gennaio 2013
PROVINCE SPRECHI ELEZIONI
REGIONALI

12 dicembre 2012
BILANCIO PREVENTIVO ANNO 2013
- PROVINCIA DI TRIESTE

6 novembre 2012
LA PROVINCIA ED IL TRASPORTO
PUBBLICO LOCALE

25 ottobre 2012
CERVESI SULLA QUESTIONE
SCUOLE

17 ottobre 2012
CITTA' METROPOLITANA: MENO
COSTI, PIU' SEMPLIFICAZIONE

4 ottobre 2012
PIANETA FONDAZIONE CRT

15 settembre 2012
IL CONSIGLIO PROVINCIALE
BOCCIA LA RICHIESTA DI UNA
LEGGE SPECIALE PER LA
RICONVERSIONE DELLA FERRIERA E
PER LA CREAZIONE DI TRIESTE
CITT METROPOLITANA
PRESENTATA DA UNALTRA TRIESTE

29 agosto 2012
CERVESI SULLA FUSIONE ACEGAS
APS - HERA

12 agosto 2012
UPI PROVINCE SPRECHI
ELEZIONI REGIONALI

9 agosto 2012
LA PROVINCIA DELIBERA SOLO I
TITOLI

5 agosto 2012
DI QUALE PROVINCIA PARLA LA
la pulce attualita' notizie comunicati stampa articoli appuntamenti sondaggi multimedia aderisci
http://www.unaltratrieste.it/articoli3.php?act=detail&id=743&gruppo=provincia
0
2) Per i dirigenti ed il personale dipendente, addetto stampa ecc.
353.000,00 euro;
3) Per le spese di funzionamento 71.700,00 euro di cui 20.300,00 per
cancelleria, linee telefoniche, abbonamenti riviste e quotidiani e simili e
23.100,00 euro per affitto della sede di Udine, bollette e pulizie;
4) Per la pubblicit delle proprie attivit (piano di comunicazione)
49.000,00 euro;
5) Acquisto di titoli a breve termine 209.000,00 euro.
Quasi un milione di Euro allanno (di denaro sottratto ai servizi al cittadino ed agli
investimenti sul territorio) per tenere in piedi cosa? Una associazione priva di
personalit giuridica pubblica, non riconosciuta, tra le Province del Friuli Venezia
Giulia che rappresenti le Province nei confronti della Regione?
Un sindacato delle Province il cui unico scopo oggi pare quello di sostenere (su
presupposti peraltro errati ma di questo vorrei argomentare successivamente in
separate sede) grazie alla disponibilit di ingenti risorse pubbliche la tesi che
la chiusura delle Province sarebbe un costo per i cittadini?
E su questi temi, sulle modalit di spesa delle risorse pubbliche (dalla TAV alla
Terza corsia sino ai 755 mila euro allanno che costa lUPI) che urgente un
cambio di passo della politica regionale.
Ecco. Cominciando con luscire dallUPI-FVG, nel ridurre cos gli sprechi ed il peso
dellapparato pubblico, dovrebbe e potrebbe distinguersi da oggi la Presidente
della Provincia di Trieste se intendesse ancora richiamarsi alle forze civiche che
allora sostenevano Riccardo Illy.
Se volesse segnare la propria distanza dalla partitocrazia che soffoca ogni
istituzione del nostro paese: dal parlamento, alla regione fino alla nostra piccola e
cara Provincia di Trieste.
Francesco Cervesi

ufficio stampa

BASSA POROPAT?

20 luglio 2012
SCUOLE: REGIONE E PROVINCIA

25 giugno 2012
IL LAVORO IN PROVINCIA:
CONSIGLIO DEL 25 GIUGNO

11 giugno 2012
COME LA PROVINCIA SPENDE I TUOI
SOLDI

7 giugno 2012
VOGLIAMO SUBITO I SERVIZI
IGIENICI A BARCOLA!!!

1 giugno 2012
PROVINCIA: ENNESIMA VARIAZIONE
DI BILANCIO, ENNESIMO AUMENTO
DELLA SPESA, ENNESIMI SPRECHI

6 maggio 2012
A DUINO AURISINA MAURIZIO
TURRINI CAPOLISTA INDIPENDENTE

25 aprile 2012
RENDICONTO BILANCIO
PROVINCIALE ANNO 2011: PRIMA
PUNTATA

24 marzo 2012
PARTITA LA RACCOLTA FIRME PER
PRESENTARE LA LISTA A DUINO
AURISINA

16 marzo 2012
AREA EX AQUILA, TESECO E
TERMINAL RO-RO

12 marzo 2012
PALAZZO DI CORSO CAVOUR:
ENNESIMO SPRECO

8 marzo 2012
INTERROGAZIONE: FONDAZIONE
CRT, 45 MILIONI DI EURO
SOTTRATTI A TRIESTE

7 marzo 2012
INTERROGAZIONE: DEPURATORE DI
SERVOLA

5 marzo 2012
INTERROGAZIONE:
PARTECIPAZIONE ECONOMICA AD
OLIO CAPITALE 2012

16 febbraio 2012
CERVESI SULLA QUESTIONE
ACEGAS-APS

9 febbraio 2012
I LAVORI DEL CONSIGLIO
PROVINCIALE DI QUESTA SERA

8 febbraio 2012
INTERROGAZIONE A RISPOSTA
SCRITTA SULLO STATO DEI LAVORI
DELL'EDIFICIO "VILLA GIULIA"

8 febbraio 2012
INTERROGAZIONE DI FRANCESCO
CERVESI SUI RIFIUTI PROVENIENTI
DALLA CAMPANIA

3 febbraio 2012
QUANTO CI COSTERANNO I LAVORI
AL GREGORETTI II?

3 febbraio 2012
PALAZZO CARCIOTTI: URGENZA DI
PARLARE CHIARO

24 gennaio 2012
SULLA FERRIERA LE DIVISIONI
DELLA POLITICA SONO DANNOSE

15 dicembre 2011
http://www.unaltratrieste.it/articoli3.php?act=detail&id=743&gruppo=provincia
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14-08-12, 06 Regione
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Nuovi compiti e nessun eletto
UDINE La trasformazione in enti di secondo grado, cio senza elezioni, formati da
sindaci e che gestiscano competenze per area vasta, dallo Sport alla Cultura fino
allAmbiente. la proposta di Alessandro Colautti, consigliere regionale del Pdl,
sulla riforma delle Province. Una riforma necessaria, dice, cos come quella per i
Comuni dai mille abitanti in gi, una cinquantina in Friuli Venezia Giulia, che vanno
assolutamente uniti sul fronte dei servizi da erogare. Il dibattito sulleliminazione
delle Province anima e divide ogni partito, tra ribellioni, fughe in avanti e tentativi
di prendere tempo. In Regione, su proposta del consigliere del Pdl Antonio Pedicini
cui affidata la presidenza, stata creata una commissione per razionalizzare gli
enti intermedi. Il gruppo di lavoro sar riunito marted 21 partendo dagli incontri
con i presidenti e i capigruppo dei consigli provinciali, mentre gioved 23 saranno
ascoltati i rappresentanti del Consiglio delle Autonomie locali, dellUpi e dellAnci, i
presidenti delle assemblee delle Unioni dei Comuni montani e il presidente del
Comitato paritetico per la minoranza slovena, ma anche gli esponenti del
Comitato Trieste citt metropolitana, del movimento Vivo Pordenone e del
Comitato per lautonomia e il rilancio del Friuli. E ancora. Marted 28 agosto sar
la volta dei presidenti delle quattro Province, della Paritetica Stato-Regione e di
alcuni docenti universitari, mentre il 30 saranno raccolti i pareri delle sigle
sindacali e delle associazioni di categoria, delle Camere di commercio, delle
Fondazioni bancarie e i direttori dei principali quotidiani del Fvg. Un ricco
calendario organizzato con lobiettivo di combinare esigenze diverse e di arrivare a
ottobre con la proposta finale. Ma in molti hanno gi preso posizione. Prima di
tutto val la pena ricordare argomenta Colautti che uno degli elementi sottesi
della Specialit del Fvg stato il policentrismo linguistico e socio-economico
determinato dalle diverse aree del Friuli e di Trieste. Ma va anche detto che il
governo Monti non ha avuto il coraggio di superare le Province dal punto di vista
costituzionale e quindi ci troviamo di fronte a tagli da fare, ma a una Costituzione
che prevede Stato, Province e Comuni. Fatte queste premesse siamo anche
concentrati sul risparmio e sullefficienza e quindi sappiamo di avere loccasione
per darci un ordinamento autonomo e nuovo sugli enti locali, senza dividerci
politicamente e sprecare energie a discutere delle caratteristiche di Udine,
Pordenone e Gorizia. Colautti sostiene quindi lesigenza di creare un piano di
risparmi e di rivedere le competenze delle autonomie locali. E spiega la sua idea di
Provincia. Dovrebbero diventare enti di secondo grado, cio senza elezioni di
Archivio Messaggero Veneto Extra http://archivio.messaggeroveneto.extra.kataweb.it/archivio/extrasearch
1 di 2 24/01/2014 17:34
rappresentanti, e di area vasta, composti da sindaci che nominano un responsabile
superando cos giunte e Consigli e quindi la parte politica. Trieste, invece,
dovrebbe diventare citt metropolitana. Questa per me conferma Colautti
dovrebbe essere la strada maestra, considerato appunto che il governo Monti non
ha cancellato le Province. Sul fronte delle competenze il pidiellino spiega: La
Regione non pu continuare a fare amministrazione comunale, dando cio
contributi da 3 mila euro. Le ex Province vengano riempite di reali competenze
come lAmbiente, dai rifiuti al servizio idrico, la Cultura o lo Sport e la Regione
conclude Colautti faccia legislazione, alta programmazione e controllo sulle
risorse che distribuisce. I Comuni dai mille abitanti in gi, invece, vanno uniti nei
servizi anche in questo caso superando giunte e Consigli. Abbiamo unoccasione,
sfruttiamola.(a.bu.) RIPRODUZIONE RISERVATA

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2 di 2 24/01/2014 17:34
21 AGO 2012 Il Piccolo Nazionale Regionale pagina 17
Apertura Ritaglio stampa ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile.
di MarcoBallico
Q TRIESTE
Una Provincia unica, propedeu-
tica a una macroregione con il
Veneto. Elio De Anna chiarisce
di non volersi intromettere nel
lavoro della commissione Pedi-
cini, ma la sua idea sul riassetto
degli enti locali ce lha eccome.
Le Province che verranno, se
verranno, dovranno gestire
nonpidi quattro-cinque fun-
zioni e, sotto un presidente
eletto, lavorare con un consi-
glio mobile di sindaci che, a
seconda degli argomenti, saran-
nochiamati a dare unloropare-
re. Nonsi arrivasse allaccorpa-
mento estremo, ribadisce las-
sessore alle Autonomie, Porde-
none e Portogruaro potrebbero
senzaltro trovare punti in co-
mune.
Che cosa si aspetta dal lavo-
ro della commissione specia-
le?
stato Renzo Tondo ad apri-
reil dibattito. Primaparlandodi
ipotesi referendum, poi dichia-
rando di volere o azzerare o sal-
vare tutte le Province. Sollecita-
zioni forti che hanno innescato
un meccanismo che ha di fatto
reso meno importante il ruolo
dellassessorato. Mi aspetto che
la commissione faccia sintesi di
tutti i pareri cheraccoglier.
Lei cheruoloavr?
Non ci sar stavolta un ddl
dellagiunta, ma portercomun-
que il mio contributo di idee.
Senzaalcuna intenzione di met-
tereil carrodavanti ai buoi.
Per la sua convinzione ce
lha. Qual ?
Le parole dordine devonoes-
sere adeguatezza della funzio-
ne, semplificazione e sburocra-
tizzazione. La Provincia che im-
magino un ente non interme-
diomadi areavastachegestisca
non pi di quattro-cinque fun-
zioni, tematiche strategiche per
i territori di riferimento. Parlia-
mo di funzioni amministrative,
non legislative, che non posso-
noessere interpretate da Comu-
ni troppopiccoli.
Qualcheesempio?
I servizi ambientali: acqua, ri-
fiuti. La raccolta differenziata
nonpuesseregestita inmanie-
ra diversa tra Alto Friuli e Bassa
friulana.
Epoi?
La viabilit. La Regione sem-
bra volere mantenere in piedi
Fvg Strade, ma sarebbe oppor-
tuna una gestione unificata e
non spezzettata della materia.
Alla Province dovrebbero poi
spettare edilizia scolastica, Ater
epianificazioneterritoriale.
Come immagina lassetto
istituzionale?
De Anna lancia la super-Provincia unica
il primopassaggio. LobiettivofinaledevessereunagrandemacroregionetraFriuli VeneziaGiuliaeVeneto
RenzoTondoinaula conSandra Savino e Daniele Galasso
21 AGO 2012 Il Piccolo Nazionale Regionale pagina 17
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Sempre con un presidente
eletto. E un consiglio composto
da sindaci che intervengono a
seconda delle tematiche, senza
una maggioranza precostituita.
Come accade in Germania,
FranciaeSvizzera.
Ma quante Province del ge-
neretroverannopostonel nuo-
voassetto?
Guardo oltre i numeri. Il mio
stimolo al dibattito, senza pen-
sare di avere la verit in tasca,
la Provincia unica. Dobbiamo
porci lobiettivo virtuoso di una
macroregione Friuli Venezia
Giulia-Veneto.
ElaCarinzia?
La Carinzia fa parte del Gect
nellaprospettiva dellEuroregio-
ne. Lintesa solo con il Veneto
va invece nellottica della spen-
ding review, unipotesi di lavo-
rolegata al riassettodegli enti lo-
cali.
Ese nonsi riuscir a sempli-
ficarecos tanto?
Resto dellidea che Pordeno-
ne, la sola provincia aperta ver-
so Ovest, nel momento in cui
Venezia dovesse lavorare in di-
rezione della citt metropolita-
na, pu evitare al Portogruarese
di diventare periferia dellimpe-
ro.
Trieste?Gorizia?
La Provincia unica potrebbe
appuntodiventare unpassover-
sola macroregione. Pensoinve-
ce complicato il percorso verso
il grande Friuli, mentre pi pra-
ticabile il rafforzamentodi Go-
rizia, un po su Trieste un po su
Udine, a costituire unarea va-
sta da 200mila abitanti. Sempre
con poche ma concrete funzio-
ni dagestire.
Tondosi gioca la riconferma
suquestapartita?
Intanto aspettiamo che la
commissione elabori una pro-
posta sucui il Consigliocostrui-
r un ddl. Ma la vicenda pi
ampia.
Checosaintende?
La riforma non porter van-
taggi specifici a Tondoe alla sua
maggioranzama atutta la politi-
ca. Si tratta di unpassaggio fon-
damentaleper evitareche lanti-
politicaprendail sopravvento.
RIPRODUZIONERISERVATA
competenze
darivedere
I piccoli Comuni
dovrannocederefunzioni
comestradee ambiente
ElioDe Anna
29 AGO 2012 Il Piccolo Nazionale Regionale pagina 14
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Da sinistraManlio Contento, AntonioPedicini, Dimitri Girotto e PaoloGiangaspero
I giuristi: Spetta alla Regione
la scelta sul futuro delle Province
I docenti degli atenei di TriesteeUdine: Il Fvghapotestordinamentali sugli enti locali. Il ricorso
controlamanovradel governohabuonechancedi vittoria. Contentodifendeil sistemaattuale
29 AGO 2012 Il Piccolo Nazionale Regionale pagina 14
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di Giovanni Tomasin
Q TRIESTE
Sentenze anche recenti della
Corte costituzionale stabilisco-
no che la potest ordinamen-
tale una caratteristica forte
delle Regioni a statutospeciale.
Tradotto: il ricorsoavanzato da
Renzo Tondo contro il decreto
governativo che impone il rior-
dino delle Province ha fonda-
menti solidi e, anche se la Con-
sulta dovesse dar ragione al go-
verno, inogni casoRomadovr
faticare non poco per dire al
Friuli Venezia Giulia cosa fare
dei suoi ordinamenti interni.
il succodellecomplesserelazio-
ni che un gruppo di tecnici ha
esposto ieri alla commissione
sul riordinodelleProvince.
Secondoil presidedellafacol-
t di Giurisprudenza di Trieste
Paolo Giangaspero la questio-
nevaanalizzataseguendoil filo
rossodella potest ordinamen-
taledellaRegioneFvgsull'asset-
todegli enti locali, vistochei re-
centi interventi statali mirano
al contenimento della spesa
pubblica vincolando a norme
specifiche proprio quella pote-
st. Laddoveper potestordi-
namentale si intende la com-
petenzachelaRegionehadi re-
golare l'articolazione dei suoi
enti locali. Giangasperohacita-
to diverse sentenze della Corte
costituzionale, rilevando che
nella giurisprudenza recente
lapotestordinamentaletende
sempre a prevalere, anche do-
poleinnovazioni costituzionali
portate dalla riforma del Titolo
VdellaCostituzione. Cionono-
stantegli interventi del governo
incidono direttamente su que-
sta competenza, ha spiegato il
giurista. Ora noi non possia-
mo sapere come si pronuncer
la Corte costituzionale. Sappia-
mo per che l'applicazione di-
rettadel riordinodelleProvince
cos come prospettato nel de-
cretononsarebbeaffattobana-
le, e che per dare ragione al go-
verno la Consulta dovrebbe ar-
gomentare inmodocomplesso
le ragioni che giustificano una
limitazionedellapotest. Spet-
ta alla Regione, quindi, e nonal
governo, decidere le modalit
della ristrutturazione dei suoi
enti locali: Epufarloanchein
modo molto difforme rispetto
al restodel territorionazionale-
ha affermato -. In ogni caso
l'operatoregionaledeverestare
nei parametri dettati dall'artico-
lo5dellaCostituzione, chesan-
cisce il rispetto dell'autono-
mia. Nonrientranellapotest,
invece, lapossibilitdi elimina-
re le Province: Si tratta pur
sempre di enti garantiti dalla
Costituzione e presenti nello
Statuto.
Anche secondo il docente
dell'Universit di Udine Dimi-
tri Girotto non possibile pas-
sare un colpo di spugna sulle
Province: La soppressione in-
tegraledell'entenonimmagi-
nabile se non con una revisio-
necostituzione edi tutti gli sta-
tuti speciali. Girotto ha poi
analizzatola scelta che la Corte
costituzionale si trover a fare:
Una decisione nonfacile, per-
chper dareragioneal governo
dovrebberoprovarechelanor-
madi riordinoformaunfonda-
mento costituzionale. Cosa
nonfacileperchquellanorma
vaincontrastoconlatuteladel-
le autonomie cos com' deli-
neata nella Costituzione stes-
sa.
Il deputato Manlio Conten-
to, presidentedellacommissio-
ne paritetica Stato-Regione, ha
difesoappassionatamentel'esi-
stenza delle Province: Siamo
ormai a una sorta di rottura fra
il governoe le Regioni a statuto
speciale- hadetto-. Nonsi pu
analizzare l'idea dell'accorpa-
mento o del riordino delle Pro-
vince inbase al semplice costo.
Bisognacapirequali sonoi van-
taggi e gli svantaggi dell'elimi-
nazione di un organo di gover-
no intermedio. Tutto ci attra-
verso il vaglio delle funzioni e
alla loro eventuale ridistribu-
zione, con quello che compor-
tanointermini di autonomiafi-
nanziaria. Contento si chie-
sto se davvero i Comuni sareb-
bero in grado di assumere il
ruolo delle Province in molti
campi: Nonsi rischialadisper-
sione amministrativa in una
miriade di Comuni spesso sot-
todimensionati?. Secondo il
deputato c' anche un proble-
ma di rappresentativit: Non
immaginabile che in una Re-
gionechesi accingeafesteggia-
re50anni di statutosi creinoor-
gani incui la gestione ammini-
strativa nonsi accompagna all'
elezione diretta. Qui si parla
della nostra cultura, della no-
strademocrazieedellaCostitu-
zione.
RIPRODUZIONERISERVATA
PAOLO
GIANGASPERO
Lagiuntapu
deciderelemodalitdella
razionalizzazioneepu
farl oancheinmodo
difformerispettoal resto
del territorionazionale
dimitri
girotto
La
soppressioneintegrale
non immaginabilese
nonconunarevisione
costituzionalee di tutti gli
statuti speciali
4 SET 2012 Messaggero Veneto Pordenone Cronaca pagina 15
Taglio medio Ritaglio stampa ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile.
La Provincia-diocesi di Con-
cordia e Pordenone? Unidea
affascinante, quella lanciata
dal vescovo monsignor Giu-
seppe Pellegrini, che non la-
scia indifferenti il presidente
della Provincia Alessandro Ci-
riani e il sindaco Claudio Pe-
drotti. Unidea che per, se-
condogli amministratori loca-
li non facile da realizzare. So-
prattutto perch manca undi-
segno chiaro sul destino delle
Province.
Ho apprezzato lintervento
del vescovo orientato a princi-
pi culturale evidenzia Ciriani
Lipotesi avanzata una riaf-
fermazionedi unprincipiopi
volte sostenuto, quello di una
provincia omogena come
quella tra Pordenone e Porto-
gruaro basata su caratteristi-
che e interessi comuni. Prima
di arrivare a questo, per, biso-
gna capire cosa si vuole fare
delle Province in generale e di
quelladi Pordenone inpartico-
lare.
Il dialogo con Portogruaro
non pu essere orientato
allannessione chiarisce Ci-
riani e va portato avanti a un
livello istituzionale pi alto,
quanto meno regionale, per
cui pu essere fatto solo dopo
aver definito un orizzonte
chiaroper listituzione Provin-
cia. Per il presidente, insom-
ma, il dialogo con i vicini del
Venetoorientale va tenutose-
parato dal dibattito Provincia
s o Provincia no. Il tema Por-
denone-Portogruaro non pu
essere usato come salvagente
per perorare la causa del man-
tenimento della Provincia di
Pordenone, ma vanno indivi-
duati temi precisi, servizi da
condividere su cui costruire
una vera alleanza tra territori.
Questo, per, noncada nel cal-
derone provincia s provincia
no. Eseil sindacoBertoncello
tiepido nei confronti dei vi-
cini, Ciriani non si lascia sfug-
gire la sottolineatura politica:
Nonpotrebbe essere diversa-
mente visto che Bertoncello
amico dellonorevole Martel-
la, che si battuto per larea
metropolitanaveneziana.
Condivide lanalisi storico
culturale del vescovo anche il
sindaco Claudio Pedrotti, me-
noincline a credere nella fatti-
bilit di realizzare una provin-
cia tra i due territori. Non ve-
do un disegno chiaro di ci
che si vuol fare delle Province
per cui, senza un obiettivo
difficile ragionare di alternati-
ve.
Il sindaco condivide con il
vescovo lanalisi perch gli
elementi di continuite condi-
visione sono tanti per cui sa-
rebbe interessante ragionare
di unarea metropolitana Por-
denone-Portogruaro. Il con-
cettodi areametropolitana og-
gi mi sembra quello di pi
semplice attuazione, ma, ripe-
to, nessuna ipotesi pu trova-
re fondamento se non si deci-
de prima che cosa si vuole fare
delleProvince.
E al di l della commissione
regionale ad hoc e delle opi-
nioni dei singoli, i partiti non
sembrano intenzionati ad ap-
profondire il tema vero, quello
di una riforma complessiva
dellarchitettura degli enti lo-
cali. Dibattito consegnato alla
campagnaelettorale? (m.mi)
RIPRODUZIONERISERVATA
Ciriani e Pedrotti cauti: manca uno scenario
Il presidentedellenteintermedioattendelaRegione. Il primocittadino: noncundisegnochiaro
ClaudioPedrotti AlessandroCiriani

UN SISTEMA ISTITUZIONALE FARRAGINOSO
07-09-2012
[UNIONE SINDACALE REGIONALE | FRIULI VENEZIA GIULIA | Economia | 2012]

Intervento del Segretario Generale Giovanni Fania, pubblicato sul Messaggero Veneto
Correva la fine del 2010 quando come Cisl abbiamo cominciato a sostenere guardati con non poca
diffidenza - che una delle piaghe del nostro sistema-Paese stava nelleccesiva proliferazione dei livelli
istituzionali. Oggi il dibattito diventato attuale, alimentato dalla spending review e dallipotizzato taglio
delle Province. Ne fiorita una discussione molto accesa con il risultato che linterrogativo principe
caduto quasi nelloblio, invece di costituire il vero punto di partenza di qualsiasi ragionamento. Ovvero: queste Province - nate
anche per soddisfare a precisi bacini elettorali - possiamo permettercele o no? La questione innegabilmente tutta economica.
Nella persistenza di una crisi senza precedenti, ben lontana ancora da un esito positivo, esigenze di razionalizzazione e di risparmio
sono diventate lelemento discriminante di scelte anche impopolari, sebbene necessarie. Lo snellimento dei livelli istituzionali
rientra pienamente in questa logica, lunica possibile per risanare il Paese. Del resto si tratta di applicare trasparenti criteri di
efficienza e funzionalit, gi peraltro condivisi e applicati in altri settori. E evidente ormai che i costi dellapparato pubblico, inteso
come insieme di livelli amministrativi di gradi diversi, sono diventati insostenibili e fronte di sprechi intollerabili noti, oltre ad aver
contribuito ad una insolita (almeno sul confronto europeo) proliferazione di organismi e funzioni politiche sinonimo di spese a carico
dei contribuenti e ad aver introdotto un tasso di burocrazia, spesso ostacolo insormontabile per cittadini ed imprese. Da un lato,
dunque, c un problema di costi; dallaltro, c il monito dellEuropa che definisce il nostro sistema istituzionale farraginoso,
chiedendo semplificazione. A sostegno delle Province, c chi si appella allidentit del territorio, dimenticando che non certo lo
steccato provinciale a fare sintesi culturale, ma semmai lo sono le comunit locali chiamate a valorizzare le proprie peculiarit. C
poi chi ritiene indelegabili le competenze rivestite dagli enti intermedi, ma anche qui si potrebbe discutere a lungo. Pensiamo, ad
esempio, alla viabilit. E alla scuola: perch le opere di manutenzione, oggi in capo alle Province, non potrebbero essere sostenute
dai Comuni, se non addirittura dagli istituti stessi? E soprattutto c da chiedersi se, rispetto ad esperienze anche da noi gi vissute
di trasferimento di competenze dalla Regione/Stato agli enti intermedi, i risultati siano stati davvero soddisfacenti. Che dire, ad
esempio, del collocamento, rispetto al quale il servizio reso dalle Province (7/8% dei lavoratori ricollocati) pari a quello che
forniva la Regione? Ma al di l dei risultati numerici, che senso ha avuto scorporare il collocamento da chi di fatto detiene le
competenze in materia di lavoro? Gli interrogativi non mancano: perch, ad esempio, il coordinamento di area vasta, se questo si
vuole, deve essere necessariamente di livello politico? Altra questione: lo stesso Stato si sta riorganizzando, basti solo pensare al
taglio dei tribunali e delle prefetture. Di fronte ad un quadro di trasformazioni di questo tipo impensabile che le regioni adottino
modelli diversi. Che senso avrebbe, se non complicare ancor di pi un panorama gi estremamente complesso e frastagliato?
Quanto alla nostra realt, le anomalie sono evidenti, avendo a mente la struttura geografica del Friuli Venezia Giulia: cos
leccessivo numero di Comuni, cos il numero di abitanti, con capoluoghi di provincia che appena sfiorano i 35mila abitanti. Non
solo dovremmo ragionare di abolizione delle Province, ma anche pensare ad una riorganizzazione di tutta la regione, intesa come
un unicum, per recuperare le risorse necessarie alle politiche economiche e sociali, sempre pi bisognose. E a questo proposito:
facciano attenzione quelli che cercano nel Comparto Unico il capro espiatorio dellinefficienza della PA, dimenticando che questo
investimento nasceva ventanni fa come il primo tassello di una grande riforma della macchina regionale, oggi rimasta ancora
monca proprio per la riluttanza a mettere mano a tutti i livelli amministrativi. Quanto al futuro resta attualissimo il monito di De
Gasperi: Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione. A questo punto, ci auguriamo
che anche i nostri politici sappiano ben considerare il futuro.
http://www.cislfvg.it/site/archivi/_comunicati_stampa.php?id=1144
12 SET 2012 Messaggero Veneto Nazionale Regionale pagina 11
Apertura Ritaglio stampa ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile.
di ChristianSeu
Q UDINE
Abolire le Province a decor-
rere dal 1 gennaio prossimo?
una soluzione costituzio-
nalmente impraticabile: chi
ipotizza uno scenario di que-
sto genere non sa di che par-
la. Lassessore regionale alle
Autonomie locali, ElioDe An-
na, boccia senza appello la
proposta del sindaco di Gori-
zia, Ettore Romoli, che aveva
avanzato lidea di mettere in
liquidazione tutti gli enti in-
termedi della regione gi a
partiredal nuovoanno.
La proposta del primo cit-
tadino del capoluogo isonti-
no, presidente del Consiglio
delle Autonomie locali del
Fvgincarica, nonpareessere
stata troppo gradita dal Pdl
regionale, che venerd ad
Aquileia riunir i propri diri-
genti proprioper approfondi-
re il tema del riordino degli
enti locali.
Il coordinatore regionale
dei pidiellini, Isidoro Gottar-
do, si trincera dietro il pi
classico dei no-comment,
rinviando ogni considerazio-
ne proprio al vertice di Aqui-
leia, al quale parteciperanno
anche i componenti di Upi e
Anci Fvginquotaal partitodi
maggioranza.
Nonsi tiraindietro, invece,
De Anna: C una commis-
sione paritetica apposita-
mente nominata per affron-
tare la questione esordisce
lesponente dellesecutivore-
gionale . Entro fine settem-
bre mi aspetto che emerga
una proposta, sulla quale sa-
r chiamato a esprimersi il
Consiglioregionale. Valutere-
mose lorganismo riterr op-
portuno coinvolgere diretta-
menteomenola giuntae las-
sessorato. Quel che certo
che il percorso tracciato da
ormai pidi unanno: di sicu-
ro, senza una legge-voto che
modifichi lo statuto, le Pro-
vince non possono essere
abolite. Chi afferma il contra-
rio nonsa di cosa parla. E, te-
niamolobene a mente, gli en-
ti intermedi non possono es-
sere considerati il male asso-
luto, nonostante la gente in
questo momento pensi il
contrario.
E proprio dal presidente
della commissione speciale
per la razionalizzazione delle
Province, Antonio Pedicini,
arrivaunafrecciataaRomoli:
E stato assessore regionale
allinizio del millennio, pote-
Province, Pdl diviso sullabolizione
DaDeAnnaePedicini secconoallapropostadel sindacodi GoriziaRomoli. Venerd verticesul riordinodegli enti locali
Ettore Romoli e RenzoTondo, entrambi favorevoli allabolizione delle Province. Nel Pdl nontutti la pensano cos
12 SET 2012 Messaggero Veneto Nazionale Regionale pagina 11
Apertura Ritaglio stampa ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile.
va proporre allora di chiude-
re le Province graffia lespo-
nente del Pdl . Liquidare gli
enti intermedi prima della fi-
ne delle rispettive legislature
semplicemente anti-costi-
tuzionale: significherebbe
sovvertire il mandato eletto-
raleconferitodai cittadini.
Nei prossimi giorni la Re-
gione incontrer i vertici
dellAnci regionale, per af-
frontare una serie di questio-
ni ritenuteurgentissime: pen-
so alle Unioni dei Comuni,
allinformatizzazione del si-
stema degli enti locali, alla
Polizia locale, alle Comunit
montane. Temi sui quali con-
tiamo di trovare una soluzio-
ne gi entro la fine della legi-
slatura, evidenzia De Anna.
Secondoil quale, nonostante
il grido dallarme di Romoli,
lAutonomiadella nostra Re-
gione non a rischio. La dife-
sa della specialit si ottiene
dimostrandodi meritarla, co-
me abbiamofatto noi inque-
sti anni: abbiamo abbattuto
il debito pubblico, gestiamo
direttamente le risorse per la
Sanit e il trasporto pubbli-
co. Credo che nessuno possa
negare che, sfruttando al
massimo gli strumenti
dellAutonomia, abbiamomi-
gliorato la qualit della vita
dei nostri cittadini.
RIPRODUZIONERISERVATA
I lettori del Mv: s al taglio immediato
SUL WEB
Lapropostadi abolirele
Provincegiapartiredal 1
gennaio2013, lanciataieri dalle
colonnedel MessaggeroVeneto
dal sindacodi Gorizia, Ettore
Romoli, stataaccolta
favorevolmentedal popolodel
web. Sbilanciateinfavoredel s
lerisposteal sondaggiolanciato
sul sitodel nostrogiornale:
l81%dei lettori favorevole alla
lineadel presidentedel Consiglio
delleAutonomie locali di
chiuderegli enti intermedi
regionali il prossimo31
dicembre. Il 16%degli utenti
ritieneinvece chesianecessario
unprovvedimentonazionale per
far s che il tagliodelle Province
siaefficaceeporti aunreale
risparmio.
Lapresadi posizionedi Romoli
hascatenatounvivace dibattito
anchesullapaginaFacebook
personaledel sindacodi Gorizia.
Nonvediamolora, caro
sindaco, Abolizione
immediata! SperochesiaRenzo
TondocheGiulioCamber siano
daccordo, sonoalcuni dei
messaggi pro-abolizione
pubblicati sul profilodi Romoli.
Mac anchechi noncondivideil
pensierodellex coordinatore
regionaledi ForzaItalia: Sonole
Regioni, centri di poteree di
sperperoallucinante, che vanno
soppresseenonle Province,
vicineai cittadini, che insiemeai
comuni sonole sedi della
partecipazionedemocraticadei
cittadini, rilevaunutente.
Eancora: Potenziamole
Province, alleggerendola
Regione- proponeuninternauta
sullabachecadel sindacodel
capoluogoisontino- eaboliamoi
Comuni sotto ai 5milaabitanti,
chenonsonoingradodi fare
nullae servonosoloper
appenderelabandiera: non
siamopinelle condizioni di
mantenereComuni condueo
trecentoabitanti.
ASCA REGIONI
Fvg: Bartole, dividere regione con 2 province fa saltare unita'
13 Settembre 2012 - 20:08
(ASCA) - Trieste, 13 set - Ultima giornata di audizioni per la Commissione speciale per la
ristrutturazione delle Province e delle loro funzioni in Friuli-Venezia Giulia, presieduta da Antonio
Pedicini (Pdl). A parlare il costituzionalista professore emerito Sergio Bartole. Sullo sfondo i contenuti
dei decreti del 2011 e 2012. Per Bartole le Province non si possono eliminare solo per ragioni
meramente economiche, ma cio' deve rientrare in un disegno ordinamentale di piu' ampia portata.
Dividere la Regione in due entita', due macroprovince, da una parte Udine e dall'altra Trieste, avrebbe
conseguenze per l'unita' regionale nata appunto dall'idea di unire territori diversi in funzione di una
strategia geografica ed economica comune per un Friuli allora caratterizzato da profonda debolezza
economica e per il territorio di Trieste mutilato. E sottolineando l'importanza di fare attenzione a non
introdurre elementi disgregatori dell'unita' regionale, ha anche evidenziato la difficolta' di rilevare un
contenuto concreto per la citta' metropolitana. Quanto alla tutela delle identita', essa non presuppone
necessariamente una loro ''entificazione''. Infine, non per forza si deve ragionare sulla conservazione
delle Province: la loro abolizione non necessariamente significherebbe ridurre il tasso di democrazia,
ma contribuirebbe a fare chiarezza dei ruoli. Per poter fare a meno dell'Ente Provincia occorre una
modifica costituzionale che potrebbe riguardare anche il solo Friuli-Venezia Giulia se contenuta in una
modifica dello Statuto. Una iniziativa in questa direzione potrebbe liberare il campo del possibile
riordino istituzionale dando in prospettiva maggiore liberta' di manovra al legislatore regionale. Fra le
domande poste dai consiglieri - Sasco(UDC), Kocijancic(SA-PRC), Iacop e Codega(PD), Agnola(Idv) -
quella se la revisione potrebbe rappresentare una violazione degli obblighi internazionali. Per Bartole i
problemi potrebbero derivare solo dall'istituzione di una citta' metropolitana che inglobasse i Comuni del
Carso, togliendo a essi autonomia. I Commissari si riuniranno nuovamente la prossima settimana,
martedi' 18 settembre, quando Pedicini, su mandato della Commissione, portera' un documento
articolato in 10 punti su cui avviare la discussione. fdm/mau

14 SET 2012 Il Gazzettino Udine Attualita' e Politica pagina 7


Taglio basso Ritaglio stampa ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile.
I LAVORI Laudizione del costituzionalista
Bartole: prendete tempo
e cambiate lo Statuto Fvg
COSTITUZIONALISTA
Il professor Sergio Bartole ieri
in Consiglio regionale durante
la sua audizione in Commissione.
TRIESTE - Per superare limpasse
generata dalla soppressione delle Pro-
vince una via da seguire esiste. A
suggerirla, a mo di escamotage, ai
membri della Commissione speciale
sul riordino delle Province presieduta
da Antonio Pedicini (Pdl), il costitu-
zionalista triestino Sergio Bartole.
La direzione indicata quella di
avviare una procedura di revisione
costituzionale affinch in Friuli Vene-
zia Giulia le Province vengano cancel-
late, tutte e quattro, modificando lo
Statuto. Sarebbe una strategia interes-
sante spiega Bartole e un modo per
prendere tempo. C un rischio - ha
aggiunto quindi - e cio che la Regio-
ne vada a fare una legge voto per
leliminazione delle Province e da
questo tragga occasione per non fare
nulla, il che sarebbe un modo molto
facile per sfuggire al problema. Se-
condo Bartole, non detto che laboli-
zione delle Province significhi una
diminuzione della democrazia.
Bocciate, quindi, punto per punto,
le proposte emerse nel corso delle
ultime audizioni: Trieste citt metro-
politana, cosa significa?, ha chiesto
Bartole ai commissari, sottolineando
la mancanza di una definizione costi-
tuzionale e lassenza di un contenuto
concreto ricavabile da unesperienza
storica. No anche al referendum con-
sultivo: Contribuirebbe ad alimenta-
re la confusione e lincomprensione
dei cittadini, ha aggiunto il costituzio-
nalista, convinto che uno dei terreni
sui quali perseguire il contenimento e
la razionalizzazione della spesa pub-
blica proprio quello delle autonomie
locali.
La Regione ha ammonito poi
non leghi la difesa della sua autono-
mia a quella delle Province. La loro
abolizione non deve essere motivata
da ragioni di risparmio. Un inter-
vento, il suo, seguito con attenzione
dai commissari anche se, mentre
l'insigne studioso indicava la via per
procedere, un consigliere del Pd
compulsava i suoi sofisticati stru-
menti di comunicazione per chiede-
re agli amici "chi viene a Friuli
Doc?".
Oggi, invece, sar il Pdl regionale
a prospettare la propria riforma
delle Province nel corso del summit
organizzato ad Aquileia.
Elisabetta Batic
riproduzione riservata
15 SET 2012 Messaggero Veneto Nazionale Regionale pagina 10
Apertura Ritaglio stampa ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile.
di ChristianSeu
Q UDINE
Sul riordino dei livelli dellordi-
namento regionale il Pdl opera
col bisturi. Per imbracciare le
cesoie, a otto mesi dalle regio-
nali, c ancoratempo. Chi si at-
tendeva che dal vertice di Aqui-
leia uscissero proposte nette,
adesempiosul futurodelle Pro-
vince, andato deluso. Anche
se, leggendo tra le righe del co-
municato diramato al culmine
del seminario di ieri, qualche
utile indicazione emerge. Quel
che certo che lattesa sintesi
non arrivata, complice anche
la divergenza sul tema dellabo-
lizione degli enti intermedi.
Tantoche IsidoroGottardo, co-
ordinatore regionale del Pdl, ha
richiamato i suoi, chiedendo di
tutelare linteresse generale e
nonquelloparticolare.
Inriva al Natissa, il Pdl ha in-
centrato la propria attenzione
sui contenuti, ovvero su come
possono essere esercitate nel
modopiefficace le competen-
ze, eliminando doppioni e - si
sottolinea nella nota - livelli di
rappresentanza elettorale non
indispensabili allesercizio di
questa funzione. Dunque, le
Pdl inordine sparso
sui tagli alle Province
AdAquileiaverticesullariforma: posizioni ancoralontane, noallabolizione
Gottardo: pronti adalzare lavoceseMonti nonci drispostesullAutonomia
IsidoroGottardo, Renzo Tondoe SergioDressi nel corso del summit del Pdl adAquileia
Il presidentedel Consiglio
regionaledellaLombardia, il
leghistaFabrizioCecchetti, con
unaletterahainvitatoa
Milano, entrolafine dellanno,
i suoi omologhi di Liguria,
Piemonte, Valle dAosta,
Veneto, Friuli VeneziaGiuliae
delleProvince autonomedi
Trentoe Bolzanoper
discuteresullamacroregione
alpinaingestazione fraItalia,
Francia, Austria, Svizzerae
Germania, e mettereapunto
unprogrammadi obiettivi
comuniinvista delleprossime
scadenze. Loriferisce unanota
del Pirellone. Il prossimo12
ottobreinAustria, aInnsbruck,
verrformalizzatoai Governi
nazionali ealla Commissione
europeail documentoper la
strategiasullamacroregione,
spiegaCecchetti.
Macroregione:
la strategia
entro dicembre
enti locali ilsummit
Il Pdl si spaccasulleriforme
Posizioni lontanesulleProvinceal verticedi Aquileia I SEUAPAGINA10
15 SET 2012 Messaggero Veneto Nazionale Regionale pagina 10
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Province. Abbiamo fissato la
metodologia di approccio della
riforma dei livelli istituzionali,
senza partire da schemi prefis-
sati dribbla il coordinatore re-
gionale degli azzurri, Isidoro
Gottardo , con due obiettivi: il
contenimento della spesa e la
semplificazione del rapporto
tra i cittadini e la Pubblica am-
ministrazione.
La strada, tuttavia, appare
tracciata, come conferma il sin-
daco di Gorizia, Ettore Romoli,
tra i fautori dellabolizione
tout-court degli enti intermedi:
emerso chiaramente che si
vaversoleliminazione dei livel-
li istituzionali nonpifunziona-
li. Personalmente ha aggiunto
il presidente del Consiglio delle
Autonomie locali mi auguro
che la volont riformatrice
emersa nel corso del summit si
rafforzi ulteriormente, concre-
tizzandosi gi entro il termine
della legislatura. Romoli sotto-
linea come pur conqualche ti-
tubanza di carattere locale, si
sia trovata una linea. Chiaro il
riferimento alla polemica dei
giorni scorsi con i
pordenonesi De Anna e Pedi-
cini, che avevano gradito poco
la proposta di abolizione istan-
taneadelleProvincelanciatada
Romoli.
Linterrogativodi fondoresta
uno: quali sonoi margini di ma-
novra della Regione nel riordi-
no degli enti locali? Partiremo
da l: senza aver sciolto il nodo
della potest legislativa si pos-
sonolanciare soltantovuoti slo-
gan, riflette Gottardo. Insom-
ma: se il Fvg dovr recepire le
norme del legislatore nazionale
la Regione avr una Provincia
(Udine) e una citt metropolita-
na (Trieste); in caso contrario,
la soluzione sulla quale il Pdl
pareintenzionatoa spingere sa-
rebbe quella del mantenimen-
to delle quattro Province, de-
classate a enti di secondo gra-
do, depositari della tutela iden-
titariaeculturaledei territori.
Tradotto: le competenze pro-
vinciali sarebbero ripartite tra
Comuni e Regione, mentre i
quattro presidenti andrebbero
nominati (e nonpieletti, quin-
di) da un Consiglio provinciale
formato dai sindaci dellarea di
riferimento.
Ad Aquileia si rivisto anche
lex assessore regionale alle Au-
tonomie locali, Andrea Garlatti,
che ha aperto i lavori con una
relazione tecnica sullapproc-
cio metodologico alla riforma e
sui costi degli enti locali. Poi,
dopolinterventodi Gottardo, il
dibattito: il deputato Manlio
Contento, presidente della
commissione paritetica Sta-
to-Fvg, ha sottolineato come
lobiettivo della riforma debba
essere lorganizzazione della
Regione, fornendo a ogni ente
poche attribuzioni, ma precise,
anche derogandoi livelli territo-
riali inferiori. Per Contento il
dibattito non deve degenerare
nellassurda polemica sul man-
tenimento o sulla soppressione
delle Province, anche perch il
risparmio generato dallelimi-
nazione degli organismi elettivi
infinitesimale rispetto ai costi
rappresentati dal personale de-
gli enti intermedi stessi.
Piuttosto netta la posizione
dellassessore regionale Riccar-
doRiccardi: Credosia inimma-
ginabile avere soltanto due li-
velli di governo: dobbiamocapi-
requale puessere lente di rac-
cordo tra Regione e ammini-
strazioni comunali.
E difficilmente saranno le
Unioni dei Comuni, per lequali
prevale la linea dello scettici-
smo. Lasoluzione potrebbe es-
sererappresentatadalla costitu-
zione di Centri dAmbito ha
sottolineato il capogruppo Pdl
in Consiglio regionale, Daniele
Galasso , che si occupino
dellerogazione dei servizi sulla
base di unbacinodi 10mila resi-
denti, ferma restandolautono-
mia finanziaria dei Comuni.
Tutti temi che saranno oggetto
di un ampio confronto con gli
alleati.
Infine, la questionedellAuto-
nomia: La partita del rafforza-
mentodella specialit piche
mai aperta - ha detto Gottardo
-, conobiettivi legati al Federali-
smofiscale eallapiena attuazio-
ne delle norme dellAutono-
mia. Poi laut-aut a Monti: Re-
sta la stima per il premier, ma
chiaro che se non arriveranno
risposte sui temi dellAutono-
mia e della sussidiariet, il con-
tenziososarinevitabile.
RIPRODUZIONERISERVATA
19 SET 2012 Il Gazzettino Udine Regionale pagina 11
Apertura Ritaglio stampa ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile.
LA COMMISSIONE
Province svuotate
e non pi elettive
AUdine in aprile
un commissario
Batic a pagina XI
19 SET 2012 Il Gazzettino Udine Regionale pagina 11
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Elisabetta Batic
NOSTRO SERVIZIO
TRIESTE- Quattro assemblee
di sindaci a cui affidare la
rappresentanza dei rispettivi
territori. A capo dellassem-
blea un presidente e ununica
struttura di supporto, il Consi-
glio delle Autonomie locali.
questo il profilo del nuovo
ente Provincia tracciato, come
promesso, dal presidente del-
la Commissione speciale sul
riordino delle Province Anto-
nio Pedicini (Pdl). Con tanto
di commissariamenti alla fine
dellattuale mandato, che per
Udine significa gi a primave-
ra.
Domani la Commissione tor-
ner a riunirsi per avanzare
suggerimenti e proposte inte-
grative. Non mancheranno i
distinguo, a partire da quelli
dellItalia dei Valori che oggi
illustrer la propria proposta
di legge sullargomento, ma la
volont comune di arrivare
in Aula, il primo ottobre, con
un documento il pi largamen-
te condiviso.
Scartata da Pedicini lipote-
si di unificazione dei Comuni:
Sarebbe stata mal digerita,
Comuni e Regione vanno mes-
si davanti alle loro responsabi-
lit, finora hanno tutti tirato a
campare rispetto ad un asset-
to che si dava per scontato.
Da qui la proposta articolata
in dieci punti partendo dal
presupposto che lattuale or-
dinamento arrivato al capoli-
nea. Il sistema va reso pi
snello ed efficiente.
Il nuovo ente avr autono-
mia statutaria regolamentare
nei limiti previsti dalla legge
mentre, per quanto riguarda il
patrimonio delle Province,
un commissario straordina-
rio provveder allinventario
per un periodo provvisorio di
un anno. Il patrimonio provin-
ciale confluir poi in quello
regionale spiega Pedicini
ma rester vincolato a benefi-
cio del territorio di riferimen-
to. La Regione, riorganizzan-
do s stessa, potr assegnare
beni ai Comuni che si federino
secondo la legge 1 del 2006.
In merito alle funzioni delle
Province, queste vengono tra-
sferite dordinario alla Regio-
ne mentre, per sciogliere il
nodo del personale, necessa-
rio il riassetto del Comparto
unico.
In Aula non mancheranno le
prese di posizione da parte
delle forze politiche che gi
cavalcano londa della campa-
gna elettorale in vista del
2013, ma intanto a sbattere la
prima porta, ieri, stato il
consigliere del Pdl Roberto
Marinche chiedeva di elabora-
re una proposta di legge unita-
ria. In Aula arriveremo con
un documento - lo ha smorzato
Pedicini e poi le forze politi-
che saranno libere di presenta-
re i propri disegni di legge.
riproduzione riservata
Addioalle Province
e 4assemblee di sindaci
COMMISSIONE
REGIONALE
Il presidente
Antonio
Pedicini: sar il
Consiglio delle
autonomie
locali
lorganismo di
supporto alle
assemblee dei
sindaci.
28 SET 2012 Udine Economia pagina 12
Apertura Ritaglio stampa ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile.
Province s o no
Per De Anna corretto parlare di enti di area vasta. Per Serracchiani listituzione superabile
IL DIBATTITO
Q
uello che un dibattito
ormai fnito su tutte le
pagine dei giornali di-
ventato anche una lotta in di-
fesa della specialit. Il riordino
degli enti locali coinvolge tut-
ti: politici, tecnici e categorie
chiamate anche attraverso una
commissione in regione a dire
la loro. Udine Economia sulle
pagine del proprio mensile fa
intervenire in questo numero
due esponenti del mondo del-
la politico: lassessore regionale
Elio De Anna e leuroparlamen-
tare, segretaria regionale del
Pd Debora Serracchiani.
Nel dibattito avviato sul
Futuro delle Province bisogna
parte da un punto fermo: - dice
De Anna - - ossia che esse sono
unistituzione con dignit costi-
tuzionale. In Friuli Venezia Giu-
lia questo ente subisce il fatto
che la nostra Regione ha ca-
pacit ordinamentale e quindi
una modifca dellarchitettura
regionale, Province comprese,
non necessita di una negozia-
zione con lo Stato. Perci una
sua eventuale modificazione
pu avvenire si con una pro-
posta Consiliare, ma il Gover-
no potr impugnare la norma
nel caso non la ritenesse con-
forme ai dettami costituzionali.
La Provincia, poi, non de-
ve essere intesa come un ente
intermedio tra Regione e Co-
mune; se cos fosse potrebbe
essere abolita in quanto rap-
presenterebbe una parte sus-
sidiaria alluna o allaltra isti-
tuzione. pi corretto, quindi,
parlare di ente di area vasta,
intendendo questa specifca-
zione non una semplice sfu-
matura lessicale quanto inve-
ce come elemento sostanziale e
pregnante: in questo ambito la
Provincia va intesa come istitu-
zione che governa i temi di re-
spiro pi ampio soprattutto di
tipo amministrativo. In questo
contesto lente di area vasta po-
trebbe diventare un organismo
ad elezione diretta del suo pre-
sidente, che si occupi di 4 o 5
cinque temi: trasporto pubbli-
co e viabilit ma qui esiste il
problema di Fvg strade tema-
tiche ambientali, politiche atti-
ve del lavoro, edilizia scolastica
e/o pubblica come ad esempio
ci che fanno le Ater.
Passando poi al tema riguar-
dante la Provincia di Pordeno-
ne, nelle disposizioni generali
del Governo si sottolinea come
sia possibile una certa fessibi-
lit allinterno di determinati
parametri per gli enti di area
vasta, quali il numero di abi-
tanti (350 mila) la superfcie
(2500 km quadrati). A suo tem-
po venne lanciata la proposta
che guarda allottica di aper-
tura e di reciproco interesse
verso unaltra area vasta con-
tigua al pordenonese nella vici-
na regione del Veneto: il porto-
gruarese. Ritengo sia maturo il
tempo per rilanciare lidea che
consenta a Pordenone di rag-
giungere i requisiti insieme a
questo territorio a noi contiguo
nel senso delle reciproche op-
portunit. I due territori hanno
alcune signifcative realt in co-
mune: la Diocesi di Concordia-
Pordenone, il tribunale, lasta
verticale della A28, il servizio
idrico per gran parte del terri-
torio. Questi elementi potreb-
bero preludere ad una ulteriore
collaborazione nel campo dei
servizi (rifuti, sanit, istruzio-
ne universitaria) che, mi fanno
dire, consentirebbero la nasci-
ta della Provincia di Pordeno-
ne e Portogruaro.
In tutto questo ragionamen-
to si inserisce ci che sta com-
piendo la commissione consi-
liare competente. Al termine
dei lavori verr formulata una
proposta compiendo un iter
progettuale che porti ad un
disegno di legge prima della
chiusura della legislatura.
opinione dellassessorato che
in questo fase, tutti debbano
superare i vincoli progettua-
li precostituiti. In poche paro-
le bisogna sapersi mettere in
discussione, a cominciare dal
sottoscritto, che non ha alcu-
na verit in tasca. Il dibattito
... aperto!
Occorre delegifcare e sbu-
rocratizzare, superare linter-
mediazione istituzionale, libe-
rare le energie della societ,
frenata da una congerie di con-
suetudini, enti, consorzi, con-
trollate e partecipate. - questo
il pensiero di Debora Serrac-
chiani.
Dalla nascita della Regione
autonoma ad oggi continua -
abbiamo assistito allaccumulo
delle leggi, alla moltiplicazione
degli enti e allinvasione della
politica nella loro gestione, alla
perdita progressiva degli obiet-
tivi strategici.
Loperazione di riordino e di
rimessa in squadra istituzio-
nale richiede una forte volont
politica, libera da condiziona-
menti, svincolata dai rapporti
di forza di maggioranze e par-
titi. Richiede inoltre il concorso
degli amministratori, indipen-
dentemente dalla collocazio-
ne politica, e il sostegno delle
categorie e delle parti sociali,
su cui si riversano pesi e costi
di un sistema burocratico-ge-
stionale stratifcato e spesso
pletorico.
La macchina pubblica Regio-
ne divenuta farraginosa e ad
essa si aggiunto il peso della
crisi economica: ci rende ne-
cessarie profonde trasforma-
zioni del sistema istituzionale.
Riforme che, sia chiaro, non si
devono fare per mero rispar-
mio, ma perch la nostra casa
comune non risponde pi ai bi-
sogni dei tempi n a quelli delle
persone, famiglie e delle impre-
se. Immaginiamo una Regione
pi vicina a questi soggetti, or-
gogliosa dellautonomia, capa-
ce di programmare e legifera-
re, efcace nellesercizio della
potest legislativa, da cui sca-
turiscano provvedimenti non
impugnabili dal Governo, im-
mediatamente applicabili che
non richiedono un numero ri-
dondante di regolamenti attua-
tivi. Questo modo di operare
serve a elevare la produttivi-
t istituzionale e a competere,
con i mercati, gli Stati e le re-
gioni confnanti.
Il riordino dellassetto de-
gli enti locali sollecitato, pri-
ma ancora che dal Governo,
dallurgenza di un mondo in
movimento. E lidea che ci gui-
da di fondare il sistema-Re-
gione su due pilastri fondamen-
tali: la Regione e il Comune.
In questo quadro, listituzio-
ne Provincia superabile. Le
sue competenze di area vasta
possono andare, per un verso,
alla Regione e, per laltro, alle
aggregazioni dei Comuni, men-
tre quelle gestionali vanno di-
rettamente trasferite ai Comu-
ni. Se superer il vaglio della
Corte, si dovr cogliere questa
opportunit per procedere alla
riforma. Queste linee sono sta-
te oferte allesame di cinque-
cento di amministratori locali
nel Libro Verde delle autono-
mie locali, al fne di verifcar-
ne la tenuta, la concretezza e
lungimiranza.
un metodo che intendiamo
adottare anche con la societ
organizzata e il mondo delleco-
nomia, perch solo dal dialo-
go nel merito delle questioni e
delle scelte possibile venga-
no risposte e, soprattutto, tor-
nare a crescere.
Davide Vicedomini
Lassessore regionale
lente potrebbe
diventare un organismo
ad elezione diretta del
suo presidente, che si
occupi di 4 o 5 temi
Leuroparlamentare
Le sue competenze
possono andare, per un
verso, alla Regione e, per
laltro, alle aggregazioni
dei Comuni
Elio De Anna Debora Serracchiani
5 OTT 2012 Il Piccolo Nazionale Primo Piano pagina 2
Apertura Ritaglio stampa ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile.
di MarcoBallico
Q TRIESTE
il giorno dei tagli alle Regioni,
rapido effetto del caso Lazio.
Vanno ridotti assessori e consi-
glieri regionali, un nuovo zac
alla periferiadopola cancellazio-
ne di molte Province. Nel decre-
to legge approvato a tarda sera
dal consigliodei ministri, c pu-
re la norma che dimezza i finan-
ziamenti ai gruppi, oltrea unalli-
neamentoal ribassodelle inden-
nit degli eletti. Ma, mentre a
Roma si prendono in mano le
forbici, nellospeciale Friuli Ve-
nezia Giulia c il paletto dello
statuto. Una difesa che consen-
te alla Regione di pensare inpro-
prio su consiglieri regionali e
Province. Il taglio degli eletti da
59 a 49, dopo lok della Camera
di due giorni fa, a met strada.
E pure il futuro delle Province
scritto ora nero su bianco: una
bozza di 11 articoli, frutto del la-
vorodella commissione Pedici-
ni, iniziata a circolare tra i con-
siglieri. Una bozza che degrada
le Province ma non le cancella.
Ricordato allarticolo 1 lobietti-
vo di migliorare i livelli di fun-
zionalit, economicit, effica-
cia, efficienza dell'azione ammi-
nistrativa e riduzione della spe-
sa pubblica, il testo istituisce,
allascadenza naturale del man-
dato elettorale, quattro Provin-
ce: Trieste, Udine, Pordenone,
Gorizia.
Tutto come prima? Nominal-
mente e territorialmente s. Le
nuove realt gestirannoperso-
lofunzioni consultive e onorifi-
che sulle materie di competen-
za delle attuali Province (pianifi-
cazione territoriale, tutela
dellambiente, pianificazione
dei servizi di trasporto, istruzio-
ne, edilizia scolastica, mercato
del lavoro). Mentre le funzioni
amministrative, comprese
quelle gi assegnate da Stato e
Regione, sonotrasferiteai servi-
zi delle direzioni centrali entro
sei mesi dalla scadenza del man-
dato elettorale, previa delibera
di giuntaadottata sentitoil Com-
missariodi riferimento e supro-
posta dellassessore alle Autono-
mie locali. I rapporti di lavoro
conil personale? Nelle mani del-
la Regione, che incasser, trami-
te Fvg Strade, anche il demanio
stradale, addetti compresi.
Quanto agli organi, larticolo 3
prevede presidente, vicepresi-
dente e assemblea provinciale
costituita dai sindaci del territo-
riocompreso nei confini di oggi.
Presidente e vice sono nominati
dallassemblea che sceglier
lamministratore locale pi an-
ziano e quello pi giovane. Poi,
concadenza bimestrale e a rota-
zione, assumerannoil ruoloaltri
sindaci. A traghettare le Provin-
ce verso il nuovo corso saranno
quattroCommissari, preferibil-
mente i presidenti uscenti. Il lo-
ro incarico durer al massimo
unanno.
RIPRODUZIONERISERVATA
Ma lo speciale Fvg salva le Province
Dallabozzadellacommissionespariscelabolizionedegli enti. Rivistesololecompetenzechediventerannoconsultive
5 OTT 2012 Il Piccolo Nazionale Primo Piano pagina 2
Apertura Ritaglio stampa ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile.
I PARAMETRI DELLA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA
STIPENDI CONSIGLIERI
Indennit di presenza:
corrisponde attualmente
al 67,68% delle
competenze mensili lorde
dei componenti della Camera
riferite al 1 gennaio 2011,
ed pari a 10.291,93 euro
mensili lordi
NUMERO CONSIGLIERI
Attualmente uno ogni
20mila abitanti (59 eletti).
Senato e Camera hanno
approvato la riduzione
a uno ogni 25mila (49).
Manca la seconda lettura
nei due rami del Parlamento
VITTO
Ai Consiglieri regionali
corrisposto un rimborso
forfetario per le spese di vitto
pari a 735 euro mensili
RIMBORSI AUTO
Ai Consiglieri regionali riconosciuto
un rimborso forfetario per le spese di
esercizio automezzo. Ai residenti a Trieste
spettano 550,12 euro mensili, chi viene
da Gorizia 1.540,34, i consiglieri di Udine
2.204,65, di Tolmezzo 3.319,47
e Pordenone 3.372,75
CROMASIA
VITALIZI
Dalla prossima legislatura
i vitalizi saranno maturati
a 65 anni det.
E anche previsto il passaggio
dal sistema retributivo
a quello contributivo,
con i beneci pensionistici
erogati in base
ai versamenti efettuati
20/12/12 Conquiste del Lavoro, Il documento unitario di Cisl e Uil sulla manovra del Governo
1/4 www.conquistedellavoro.it/cdl/it/Servizi/L_analisi/info-97138463.htm
Conquiste del Lavoro
20 Dicembre 2012, ore 12:11
Il documento unitario di Cisl e Uil sulla manovra del Governo
Cisl Uil 6 luglio



Comunicato Segreterie Cisl Uil


Si sono riunite nella serata di marted 5 luglio le Segreterie Confederali di Cisl e Uil per una valutazione sul recente
Accordo Interconfederale Cgil-Cisl-Uil sulla rappresentanza e la contrattazione aziendale e per un esame della manovra
finanziaria del Governo.
Cisl e Uil considerano molto positivamente il fatto che con lAccordo Interconfederale del 28 giugno si sia completato in
modo coerente il percorso iniziato nel 2009 con la riforma della contrattazione, definendo regole di rappresentanza
condivise sia per la legittimit nella contrattazione collettiva nazionale sia soprattutto per la validit della contrattazione
collettiva aziendale, anche relativamente ai punti maggiormente contrastati come le clausole di tregua e le intese
modificative aziendali, che ora potr trovare pieno impulso sia per realizzare intese per nuovi investimenti e occupazione
sia per la redistribuzione ai lavoratori della produttivit. LAccordo Interconfederale riveste grandissima importanza
anche per aver definito un pluralismo nei modelli di rappresentanza, Rsu ed Rsa, che valorizza il ruolo associativo del
sindacato e il rapporto con linsieme dei lavoratori e nel contempo la decisione a maggioranza, nei casi di divergenza
contro ogni anacronistico diritto di veto.
Nelle prossime settimane Cisl e Uil svolgeranno unampia consultazione sullaccordo interconfederale tra i propri iscritti
e le proprie strutture.

Rispetto alla manovra di 47/49 md di euro presentata dal Governo, Cisl e Uil , fermo restando la condivisione
dellobiettivo di azzerare il deficit pubblico entro il 2014 come indicato dalla Ue, esprimono un giudizio articolato, che
da un lato apprezza la decisione di presentare la legge delega per la riforma fiscale ma dallaltro manifesta preoccupazioni
sul piano dellequit sociale di alcune misure della manovra.
In particolare Cisl e Uil richiedono al Governo e al Parlamento:
riguardo i pensionati la correzione della misura socialmente ingiusta che riduce al 45% la rivalutazione rispetto
allinflazione delle pensioni da 3 a 5 volte il minimo
un intervento molto pi forte e tempestivo per la riduzione dei costi della politica, che la manovra prevede ma
dilaziona troppo nel tempo. E necessario in questo senso un intervento immediato dei Presidenti di Senato e
Camera per attuare da subito interventi efficaci al recupero di risorse;
nel Pubblico Impiego, sottoposto fino al 2013 al blocco contrattuale nazionale e del turn-over, va garantito il
pieno esercizio della contrattazione integrativa decentrata per la redistribuzione a favore dei lavoratori del 50%
delle economie di gestione.
la sollecita approvazione della delega per la riforma fiscale, con lanticipazione al 2012 della tassazione al 20%
delle rendite finanziarie.
20/12/12 Conquiste del Lavoro, Il documento unitario di Cisl e Uil sulla manovra del Governo
L'annonizzazione con il lavoro dipendente della contribuzione previdenziale per il lavoro a progetto e il lavoro
autonomo
Il mantenimento delle risorse stanziate per lo sviluppo per le infrastrutture, le reti, i Fondi Europei e i Fas,
prevedendo misure efficaci per una loro tempestiva utilizzazione, anche con l'esercizio dei poteri sostitutivi.
Sulla riduzione dei trasferimenti alle Regioni e agli EE.LL., Cisl e ViI, ritengono necessario che essa sia accompagnata
dalla salvaguardia dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, attraverso una rigorosa riqualificazione della spesa che
riduca sprechi ed inefficienze, introducendo nella sanit i costi standard, riducendo i livelli istituzionali attraverso
l'accorpamento dei Comuni, l'abolizione delle Province, l'obbligo a societ unica consorziata nei servizi pubblici locali
nei Comuni sotto i 50.000 ab. -
www.conquistedellavoro.it/cdl/it/Servizi/L_analisi/info-97138463.htm 2/4
MV
Lega: abolire le Province,
eccetto Udine
Nel programma di Maroni il taglio degli enti. Ma il Carroccio salva lamministrazione friulana: Qui non
si spreca
di Beniamino Pagliaro

UDINE. La Lega Nord sposa labolizione delle Province e inserisce la misura nel programma elettorale per le
elezioni politiche, ma il Carroccio friulano frena: Udine non si tocca. Il segretario della Lega, Matteo
Piasente, prova a difendere la diversit della Provincia di Udine rispetto al resto degli enti intermedi, mentre
il presidente Pietro Fontanini incolpa gli alleati del Pdl, e ribadisce di non essere daccordo. La novit
contenuta nel programma elettorale presentato dal partito guidato da Roberto Maroni: Abolizione delle
Province tramite modifica costituzionale.
Quel che conta, per, che nel programma elettorale siglato da Pdl e Lega c labolizione delle Province. In
Friuli Venezia Giulia la riforma, delegata a una commissione ad hoc del Consiglio regionale, non ha prodotto
alcun risultato e anzi quasi certo che ad aprile Udine sar lunica provincia dItalia a essere rinnovata.
Cos, i vertici del Carroccio regionale apprendono con imbarazzo della decisione del partito. Si parla di
abolizione delle province tramite modifica costituzionale precisa subito il segretario regionale, Matteo
Piasente , la modifica sarebbe costituzionale, non che si fa in qualche giorno.
E comunque bisogna aspettare lesito delle elezioni. Fin qui la situazione di fatto. Ma nel merito cosa ne
pensa Piasente? In linea di principio dice il segretario qualsiasi intervento per la riduzione dei costi
trova incondizionatamente il sostegno della Lega, ma la Provincia di Udine continua non pu certo
rientrare nella categoria degli sprechi. A Palazzo Belgrado la notizia ha stupito, ma non cos tanto, il
presidente Pietro Fontanini. Che si pu fare dice lex segretario leghista il programma per le politiche
devessere uno ed identico a quello del Pdl. Posso dire che non sono daccordo - aggiunge - una cosa
che non stata condivisa con noi, nessun consigliere provinciale della Lega stato informato.
25 gennaio 2013
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I CALCOLI SUI VANTAGGI ECONOMI DEL TAGLIO DELLE PROVINCE
Oltre 11 mila nuovi posti negli asili nido
con il taglio della politica nelle Province
Dalle consulenze alle spese correnti, le stime dei ministeri
sui benefici del la soppressione. Inefficienze per 2,6
miliardi
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una sfiancante guerra di trincea, quella che si combatte sul destino delle Province. Una guerra cui
neppure i calcoli sui risparmi che si potrebbero ottenere eliminando i soli apparati politici,
equivalenti secondo un dossier del ministero degli Affari regionali a 11.300 nuovi posti negli asili
nido italiani, afflitti da un deficit drammatico, riesce a imprimere una svolta. Una guerra nella quale
un Paese che ha un disperato bisogno di tagliare la spesa pubblica invischiato ormai da anni,
nonostante non ci sia stata una forza politica che non si sia schierata per labolizione di quegli enti. E
le armi pi acuminate sono i numeri che si scambiano i due schieramenti opposti.
Da una parte i bellicosi esponenti del partito delle Province, rianimati dalla sentenza della
Consulta, affermano che la soppressione produrrebbe un aumento dei costi (tesi cara allUpi). Un
paio di miliardi lanno, addirittura. Lobiettivo almeno allungare i tempi della legge del ministro
Graziano Delrio per arrivare fino alla prossima primavera, contando che a quel punto sar
impossibile non andare a votare per rinnovare pi di 70 consigli provinciali: con il risultato di
mettersi al sicuro per altri cinque anni.
Dallaltra chi determinato a fiaccarne la resistenza, con lobbligo di far passare prima di Natale
quel provvedimento, oggetto di una estenuante melina in commissione alla Camera presieduta dal
pidiellino Francesco Paolo Sisto, snocciola dati completamente diversi. A cominciare dai 113 milioni
e 630 mila euro stimati dalla Bocconi come costo per le sole indennit degli oltre 4.200 politici
provinciali: dai presidenti delle giunte ai consiglieri. Somma che come dicevamo potrebbe essere
investita secondo il ministero di Delrio in 11.300 nuovi posti negli asili nido. Oppure nel dissesto
idrogeologico del Paese, considerando che lo stanziamento statale per affrontare quel gravissimo
http://www.corriere.it/economia/13_novembre_04/oltre-11-mila-nuovi-posti-asili-nido-il-tagl...
problema non raggiunge un quarto di tale cifra. Ma niente, rispetto ai risparmi che quel dossier
ministeriale ipotizza.
Per esempio, le spese correnti amministrative delle Province. Ammontano a 2,3 miliardi: dei
quali sarebbero aggredibili un miliardo 335 milioni, considerando che il costo del personale, pari al
43 per cento del totale, non verrebbe toccato: i dipendenti resterebbero in carico alla Provincia,
trasformata in organismo non pi elettivo con funzioni ridotte, o transiterebbero in forza ad altri
enti. Di pi. Lanalisi condotta dalla Sose (Soluzioni per il sistema economico), societ di consulenza
e servizi controllata dal ministero dellEconomia e dalla Banca dItalia, nel 2012 ha stimato per la
spesa di beni e servizi delle Province un tasso di inefficienza pari al 31,44 per cento, calcolando un
risparmio possibile di 2 miliardi 612 milioni di euro a fronte di una massa di risorse pari a 8 miliardi
297 milioni.
Dalle sole spese per gli organi istituzionali, le consulenze, le collaborazioni e i contratti di
cosiddetto global service si potrebbero recuperare oltre 553 milioni, considerando una inefficienza
addirittura superiore. Pari in questi campi, secondo Sose, al 55,36 per cento. Per tutta risposta,
lUnione delle Province argomenta che laumento dei costi colpirebbe settori nevralgici, come quello
delle scuole. Dice lassociazione guidata dal democratico presidente della Provincia di Torino
Antonino Saitta che la spesa per riscaldarle, una volta che la funzione venisse trasferita ai Comuni,
lieviterebbe del 53 per cento: 424 milioni in pi. Opposta la tesi del dossier Delrio, che porta alcuni
esempi. Come un paragone fra le scuole gestite dalla nuova Provincia di Fermo e dai Comuni che la
compongono: considerando tra laltro che met delle scuole provinciali si trova proprio nella citt
di Fermo. Comune che spende per riscaldare i propri plessi scolastici 7,48 euro al metro quadrato
contro gli 8,55 della Provincia. La differenza del 13 per cento, che per sale al 28 per cento se si
prende in esame il dato del Comune pi virtuoso.
Lo stesso accade anche in altre Province. Quella di Treviso spende per riscaldare le scuole il 22
per cento pi del Comune di Vittorio Veneto, quella di Reggio Emilia il 33 per cento pi del Comune
di Novellara, quella di Milano il 46 per cento in pi rispetto a Sesto San Giovanni, quella di Parma il
68 per cento pi di Sorbolo... Se adottiamo lo stesso criterio utilizzato dallUpi e calcoliamo la
media dei risparmi dei Comuni virtuosi, conclude il dossier del ministero degli Affari regionali,
avremo dunque un risparmio medio del 39 per cento corrispondente, rispetto ai costi sostenuti
dalle Province nel 2012 per riscaldare tutti gli edifici scolastici, pari a 312 milioni). Per non parlare
poi dei risparmi indiretti che si conseguirebbero con la riduzione dei livelli amministrativi e la
dismissione di un patrimonio immobiliare spesso ridondante. Nonch la probabile (e auspicabile)
eliminazione di uno strato di centinaia di societ pubbliche spesso funzionali al solo mantenimento
di poltrone, quando non inutili o in perdita. Per avere unidea delle dimensioni di questo aspetto, si
consideri che la sola Provincia di Bergamo ha 33 partecipazioni in societ di capitali. Mentre la
Provincia di Reggio Calabria controlla il 69 per cento della societ che gestisce il locale piccolo
aeroporto, in grado di accumulare nei dieci anni dal 2001 al 2010 perdite per 27 milioni senza mai
chiudere un esercizio in utile.
http://www.corriere.it/economia/13_novembre_04/oltre-11-mila-nuovi-posti-asili-nido-il-tagl...
Sappiamo che labolizione delle Province, o almeno la loro trasformazione in agenzie di area
vasta non pu essere la soluzione definitiva di un problema molto pi complesso, che riguarda
lassetto di un sistema istituzionale disarticolato, confuso e costosissimo, con inutili duplicazioni e
sovrapposizioni di competenze, e un numero assurdo di livelli amministrativi. Ma comunque un
passo avanti ineludibile. Poi si dovr necessariamente mettere mano a funzioni e ruolo delle Regioni:
molto pi potenti e agguerrite delle Province .
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http://www.corriere.it/economia/13_novembre_04/oltre-11-mila-nuovi-posti-asili-nido-il-tagl...
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Abolizione delle province, la proposta M5s:
Risparmio di 2 miliardi
Pubblicato il 15 maggio 2013 15.10 | Ultimo aggiornamento: 15 maggio 2013 15.12
TAG: graziano delrio, movimento 5 stelle, province

Graziano Delrio, ministro degli Affari Regionali (foto Lapresse)
Beppe Grillo torna comico: "A Roma sempre a dirmi 'facce na ghegghe'" (video)
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ROMA Abolizione delle Province, anche il Movimento 5 Stelle presenta la sua proposta. La
proposta, annuncia una nota del Movimento, stata depositata alla Camera ma gi figurava nel
Def ombra del M5S della scorsa settimana. Abolire le Province, tutelando il personale e
distribuendo le deleghe a Regioni e Comuni porterebbe ha infatti calcolato il M5S ad un
risparmio annuo di oltre 2 miliardi di euro.
La proposta M5S prevede la tutela del personale amministrativo delle Province perch competenze
e personale andrebbero distribuiti a Regioni e Comuni. Verrebbe invece tagliato il personale
politico che quello che fa aumentare la spesa pubblica alimentando la partitocrazia. Al tempo
stesso proponiamo anche laccorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti in nuovi Comuni pi
grandi afferma il Movimento che e da sempre per labolizione delle Province.
Beppe Grillo: "Alle europee vinciamo, oppure tolgo il disturbo"
Coerentemente da quando nato, gi con le prime liste civiche 5 stelle presentate nellaprile 2008,
non si presenta per le elezioni di tale ente sottolinea infatti il gruppo che siede in Commissione
Affari costituzionali della Camera.
Abolizione Province, Ferrazza: prudenza
Corte dei Conti "comprensibile" ma
risparmi ci saranno
Di Redazione il 08/11/2013

(Il Ghirlandaio) Roma, 8 nov. La prudenza della Corte dei Conti in merito all'ammontare
del risparmio che verrebbe per le casse dello Stato dal ddl Delrio sullabolizione sostanziale
delle Province non ne mette in discussione i risparmi certi. Lo afferma il sottosegretario
agli Affari regionali, Walter Ferrazza, secondo il quale quella evidenziata nella relazione
della Corte dei Conti dei giorni scorsi Una prudenza comprensibile che comunque
"evidenzia i risparmi certi.
Il punto ruota intorno allobiettiva problematicit del calcolo delle minori spese, spiega
Ferrazza ricordando che una stima, sia pure ipotetica, viene da studi precedenti sia della
Bocconi, che dellIstituto Bruno Leoni e Sose a cui il ministro Delrio ha fatto riferimento
nella audizione del 29 ottobre scorso e che giudicano il possibile risparmio attorno al
miliardo di euro spiega il sottosegretario - Del resto, nel Rapporto per il Coordinamento
della finanza pubblica di maggio 2013, la Corte dei Conti identificava in 750 milioni i
risparmi di spesa corrente derivanti dall'abolizione delle Province nelle Regioni a statuto
ordinario.
C poi il fronte dei risparmio assicurati riportati - come ricorda Ferrazza - dalla stessa Corte
dei Conti. Ovvero 163 milioni di euro allanno, legati all'abolizione del livello politico,
presidenti e giunte. Dato superiore alle nostre simulazioni. Per ottenere pi risparmio poi,
conclude Ferrazza, la Corte parla chiaro: abolire e presto.
Ma le resistenze rimangono, l'ultima in ordine di tempo quella espressa dal governatore della
Lombardia Roberto Maroni nei giorni scorsi. Non siamo contrari alle riforme, anzi le
auspichiamo" aveva detto il segretario della Lega Nord, mettendo per in dubbio l'ammontare
di eventuali risparmi nella cifra di 2 miliardi di euro. E sollevando un'altra questione relativa
ai servizi ora garantiti dalle Province. "I servizi che le Province fanno - aveva detto - come la
manutenzione delle scuole e delle strade, le politiche per il lavoro, chi le far?.
http://www.ilghirlandaio.com/top-news/90865/abolizione-province-ferrazza-prudenza-corte-...
Home Politica Province, gli (ultimi) sprechi prima di sparire
SOLDI PUBBLICI
Province, gli (ultimi) sprechi prima di sparire
Da Nord a Sud si realizzano nuove sedi milionarie. Ma il governo ha gi deciso di abolire gli enti.
di Simone Morano
Spendere milioni di euro per sedi di enti che tra poco si prevede possano non esistere pi? In Italia succede anche questo.
Se da una parte il governo di Enrico Letta si arrabatta per far tornare i conti e reperire risorse, dall'altra ci sono realt in cui i soldi sono utilizzati
in maniera quanto meno bizzarra: da Nord a Sud, infatti, si costruiscono nuovi sedi per le Province senza tenere in considerazione che, da un
momento allaltro, questi enti, secondo i progetti dell'esecutivo, potrebbero sparire.
Siena, Monza, Roma e Bologna: sono i casi pi eclatanti dello spreco di soldi.
SIENA VUOLE RIDURRE I COSTI. Nella citt Toscana, per esempio, in costruzione il nuovo palazzo della Provincia, il cui progetto esecutivo
stato approvato nel 2005 (ma il concorso di progettazione era stato indetto nel lontano 1999).
Si tratta di una palazzina, non lontana dalla stazione, che deve ospitare poco pi di 200 postazioni di lavoro. Ledificio, una volta completato, si
prevede possa estendersi su sette piani complessivi (due interrati) per una superficie lorda di 6.655 metri quadri. Lo scopo? Risparmiare sugli
affitti dei locali attualmente utilizzati.
NUOVA SEDE DA 12,5 MILIONI. L'obiettivo nobile, ma il progetto si prevede costi nel complesso, tra ideazione, acquisizione del terreno,
bonifica dellarea e lavori, quasi 12,5 milioni di euro. Senza contare i tempi dilatati: solo tra linizio degli studi preliminari (2005) e lavvio dei lavori
sono passati ben quattro anni.
Si arrivati cos al 2009, periodo in cui le discussioni sullabolizione degli enti erano gi allordine del giorno: ci nonostante, i cantieri hanno
preso il via, grazie al mutuo contratto dalla Provincia quattro anni prima con la Cassa depositi e prestiti per un ammontare di circa 12,5 milioni di
euro. Parte del finanziamento stato coperto dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, attraverso la copertura delle rate di ammortamento
Il contributo della Fondazione, tuttavia, terminato nel 2012, e oggi la Provincia a provvedere al pagamento delle rate con risorse proprie.
NON SONO BASTATI OTTO ANNI. A distanza di otto anni dallavvio del progetto, il palazzo incompleto, una specie di scheletro spettrale, tra
acquitrini e insetti: solo le strutture portanti in cemento sono state completate.
Come spiegano a Lettera43.it dall'ente, la conclusione dei lavori prevista entro novembre 2014: Il 22 febbraio 2012 i lavori sono stati
sospesi per redigere una perizia di variante generale. In particolare, tenuto conto della disponibilit economica residua, stata data priorit a
quegli interventi di realizzazione dellinvolucro e delle sistemazioni esterne al fine di lasciare aperte tutte le possibilit di utilizzo futuro.
Poi chiariscono: Tra un anno, alla conclusione di questi lavori, lente che sar titolare dellopera decider se destinarla alle funzioni provinciali
(strade, difesa del suolo) o ad altre funzioni pubbliche oppure se immetterla sul mercato immobiliare.
Insomma, se tutto dovesse andare bene, la nuova sede della Provincia di Siena si prevede sia completata tra pi di un anno: quando,
probabilmente, l'ente destinato a non esistere pi, e la struttura deve essere venduta.
L'edificio per la Provincia di Monza costato 20 mln di euro
Uno scenario simile si presenta in Brianza, nella Provincia di Monza. Qui, il palazzo destinato ad accogliere la nuova sede praticamente
pronto. costato oltre 20 milioni di euro (mancano le poche centinaia di migliaia di euro per aggiungere i pannelli divisori), anche se lente
destinato a sparire.
Si era ipotizzato di convertire ledificio (sorto su una superficie di circa 200 mila metri quadri) in una scuola, ma il consigliere provinciale
Domenico Guerriero, capogruppo del Partito democratico, ha smentito, poich il progetto prevede una destinazione ufficio. Alla fine, si deciso
che vi siano comunque trasferiti, entro maggio 2014, 290 dipendenti; stato bloccato, invece, il completamento degli uffici degli assessori e dei
gruppi consiliari provinciali (visto che con tutta probabilit spariranno sia gli uni che gli altri).
L'EREDIT DI MILANO. Il presidente della Provincia Dario Allevi spiega che l'appalto della nuova sede era stato ereditato dalla Provincia di
Milano, e non avrebbe avuto senso lasciare i lavori incompleti. Certo, aggiunge, questo clima di incertezza politica sul futuro dell'ente
rappresenta una spada di Damocle.
Il nuovo palazzo della Provincia di Siena si prevede costi fino a 12,5 milioni di euro.
La sede della Provincia di Monza dovrebbe diventare operativa entro maggio 2014.
http://www.lettera43.it/politica/province-gli-ultimi-sprechi-prima-di-sparire_43675113312.htm
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Cos, mentre nel nuovo palazzo sono previsti spazi vuoti (quelli, in origine, destinati alle forze politiche provinciali), si cerca di fare cassa
ponendo sul mercato le sedi vecchie. Con scarsi risultati, per: la sede di piazza Cambiaghi, per esempio, stata messa in vendita ma, come
sottolinea amaramente Allevi, complice la crisi ben due bandi sono andati deserti.
A ROMA INTERVIENE LA CORTE DEI CONTI. A Roma, poi, hanno deciso di fare le cose in grande: il nuovo palazzo della Provincia (la
cosiddetta 'nuova sede unica') costato circa 280 milioni di euro.
Ledificio, situato non lontano dal raccordo anulare e costruito dal gruppo Parnasi, sin dal 2012 stato oggetto di contestazioni a causa delle
cifre esorbitanti in ballo, complice uninchiesta del quotidiano Il Messaggero, ed finito nel mirino della Corte dei conti, che ha aperto in proposito
un fascicolo di inchiesta.
Tra gli aspetti pi controversi, la decisione della Provincia, che nonostante le richieste di Lettera43.it non ha fornito alcun chiarimento, di passare
da un contratto di locazione a un acquisto definitivo. Una scelta che pare dimenticare che l'ente, nel giro di poco, destinato a sparire a favore
della citt metropolitana.
BOLOGNA SPRECA SENZA COSTRUIRE. A Bologna, invece, lo spreco di soldi s' realizzato senza costruire nulla. La Finanziaria Bologna
metropolitana (Fbm) ha chiesto oltre 300 mila euro alla Provincia per i lavori di progettazione della sua nuova sede.
Si trattava di un palazzo di 7 mila metri quadri, ma che sparito ancora prima di vedere la luce. E i soldi sono andati persi.
Lo stop ai lavori in realt arrivato dal decreto ministeriale che ha trasformato i leasing finanziari da investimenti a debiti per gli enti che vi
ricorrono. L'edificio sarebbe costato, in totale, 30 milioni di euro. In fondo, averne pagati 300 mila per un progetto mai realizzato il male minore.
Marted, 12 Novembre 2013

Siena, caccia alla volpe:
moratoria di un mese
28/03/2013 Dopo le
proteste degli animalisti.
Lav e Wwf: Ora
annullamento.
AMBIENTE
Roma, trovato morto
titolare di un bar
29/12/2012 successo
a Mentana. Ucciso con
un colpo di pistola. Si
cerca il killer.
DELITTO
Siena vicina a quota
zero Co2
11/12/2012 La
Provincia ha incentivato
gli sforzi soprattutto
nelle rinnovabili.
IL PRIMATO
Allo Stato il 41% del
gettito Imu di giugno
14/07/2012 Il resto ai
Comuni. Da Roma 1
mld, come Milano e
Torino insieme.
ECONOMIA
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http://www.lettera43.it/politica/province-gli-ultimi-sprechi-prima-di-sparire_43675113312.htm


Bono: "Basta sprechi e doppioni. Inutili
Province, enti camerali e consorzi"
L'amministratore delegato di Fincantieri alla prima intervista da presidente degli Industriali del Fvg. E
sulla privatizzazione dell'azienda: "Quotarsi in Borsa non significa cedere il controllo dell'azienda"
di Paolo Possamai

TRIESTE. Il mese scorso a Trieste, a margine dei colloqui tra i governi di Enrico Letta e Vladimir Putin, i
reggitori delle sorti di Eni, Enel, Poste, Fincantieri, Finmeccanica hanno firmato con i loro omologhi russi 18
accordi commerciali. Con plastica evidenza la grande industria italiana coincide con lex industria di Stato.
Giuseppe Bono dinanzi a questa immagine sorride sornione, perch lui tutta la vita professionale lha
trascorsa con orgoglio dentro al mondo delle partecipazioni statali. E per paradosso ulteriore tocca a lui
oggi interpretare con autentico e radicale urgente spirito di rinnovamento la presidenza di Confindustria
Friuli Venezia Giulia.
Ma come mai ha accettato, dato che allinizio del 2011 aveva addirittura portato Fincantieri fuori da
Confindustria?
Eravamo usciti perch la ritenevo una organizzazione inutile, affetta dagli stessi virus della cattiva politica e
incapace di dire che, oltre alle Province e tante sovrastrutture pubbliche, pure Camere di commercio o
consorzi di zone industriali andrebbero chiusi. Confindustria Fvg ha dinanzi a s una sfida vera, definendo la
pi stretta collaborazione possibile tra le varie associazioni territoriali, tenendo conto che siamo una regione
piccola, che non ci possiamo permettere sprechi e duplicazioni, e che rinforzare il presidio regionale significa
aver maggior peso politico. La fase successiva sar da immaginare con fantasia applicando il nuovo statuto.
Si risposto alla domanda se Confindustria rischia di essere inutile?
Dai confini dell'impero pu partire una stagione di innovazione vera, sapendo che non obbligatorio andare
d'accordo su tutto con governo e sindacato. A me non interessa il prestigio senza progettualit. Stiamo
vivendo una fase di gravissima crisi, in cui pure le associazioni degli industriali sono del tutto assenti in
termini di proposta e si limitano a retoriche riunioni con i sindacati. Dobbiamo
chiarire che le imprese possono stare in Italia solo a determinate condizioni, che ne favoriscono lo sviluppo e
la realizzazione di giusti profitti. Se cambiamo tutti atteggiamento, lItalia ce la pu fare. Labbiamo
dimostrato pure in Fincantieri che possibile farcela.
Due-tre anni fa Fincantieri pareva sul punto di fallire, adesso siete alla vigilia della privatizzazione.
A chi pensa che privatizzare voglia dire cedere il controllo e vendere a un socio industriale, rispondo che non
siamo in una stagione di svendite. La quotazione in Borsa sar unoccasione per rafforzare la societ, con la
vendita di una parte delle azioni dellazionista e un aumento di capitale sottoscritto dal mercato. E finalizzato
a avere le risorse necessarie per garantirci un futuro di crescita e sviluppo.
L'intervista integrale sul giornale in edicola luned 16 dicembre
RIPRODUZIONE RISERVATA
16 dicembre 2013

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CR: accolta mozione Commissione speciale riordino Province (5)
31 Luglio 2012, ore 12:42
(ACON) Trieste, 31 lug - RC - Da parte di PD, Sinistra Arcobaleno e Cittadini-Libert Civica, oltre al Pdl, pieno appoggio
all'iniziativa di Antonio Pedicini (Pdl), anzi - ha proposto Igor Kocijancic di SA-PRC - comunichiamo subito i nomi dei
componenti e acceleriamo i tempi. Roberto Asquini, da presidente del Gruppo misto, ha ricordato la propria proposta di
legge sulla semplificazione istituzionale (si poteva lavorare su quella), ma comunque una strada da percorrere per
arrivare, si augura, alla cancellazione definitiva delle Province.

A non ritrovarsi nella proposta si sono dette, invece, Lega Nord (per Danilo Narduzzi solo una perdita di tempo e il voto
del Gruppo sar negativo) e UDC (lavoriamo in V Commissione - cos Edoardo Sasco - senza creare un organismo nuovo;
per il resto siamo sempre stati per la riforma del sistema delle autonomie locali perci comunque voteremo s). E pollice
verso alla mozione anche da parte di Idv (la questione di primaria importanza, ma il tavolo di lavoro non sarebbe quello
appropriato - ha detto Alessandro Corazza).

Alla fine, la mozione stata accolta con 38 voti favorevoli e 5 contrari (solo quelli preannunciati di LN e Idv), nessun
astenuto.

(segue)

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LN: Narduzzi, abolizione Province, basta la volont politica
31 Luglio 2012, ore 14:45
(ACON) Trieste, 31 lug - COM/MPB - "Non serve una Commissione per abolire le Province. Basta la volont politica. La
Lega diserter il tavolo proposto dal consigliere Pedicini e porter la sua proposta direttamente in Aula: azzeramento degli
enti di area vasta e trasferimento del capoluogo in Friuli".

Cos Danilo Narduzzi, capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale, annuncia l'indisponibilit del Carroccio a
prendere parte a un organismo "ridondante, inutile, con vaghe analogie rispetto alla celebre bicamerale D'Alema, che non
produsse assolutamente niente. Troppo spesso le Commissioni servono ad affossare le proposte, anzich a farle
decollare. Siamo pronti a una discussione in Aula sin dalla prossima seduta di Consiglio regionale", la sua conclusione.

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LN: Narduzzi, via le Province e capoluogo regionale baricentrico
2 Agosto 2012, ore 15:12
(ACON) Trieste, 02 ago - COM/RC - Il presidente della Lega Nord in Consiglio regionale, Danilo Narduzzi, conferma che il
suo gruppo prontissimo ad azzerare le Province del Friuli Venezia Giulia e che, come la storia insegna, certe
Commissioni servono solo a seppellire le riforme sotto valanghe di parole, a vuoto.

Narduzzi annuncia che "la Lega Nord porter in Aula la propria proposta di riforma: via le Province, via le Prefetture, il
presidente della Regione come commissario di Governo e trasferimento del capoluogo regionale in una posizione pi
baricentrica.

"Il Carroccio vuole accelerare sulla strada delle riforme, ma rifiuta soluzioni ibride da apprendisti stregoni.

"Noi puntiamo su un pacchetto non scomponibile di quattro punti, e cercheremo un'intesa. Vorrei chiarire che nessuno
vuole combattere una battaglia di retroguardia contro Trieste, citt splendida e vera capitale mitteleuropea. Ma come
possiamo pensare di cancellare le Province e lasciare tutto il Friuli senza un punto di riferimento, Comuni a parte?"

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Commissione speciale Province: prima seduta
2 Agosto 2012, ore 16:53
(ACON) Trieste, 02 ago - RC - Antonio Pedicini (Pdl) stato eletto presidente della Commissione speciale paritetica che si
istituita questo pomeriggio in Consiglio regionale e che si occuper della ricognizione della normativa relativa agli enti
locali, in particolare quelli provinciali. Vicepresidenti saranno Franco Iacop (PD) ed Edoardo Sasco (UDC); Igor Kocijancic
(SA) sar il consigliere segretario.

La rosa dei nomi indicati dai Gruppi (ciascuno un rappresentante, eccetto Pdl e PD con due) include Roberto Marin per il
Pdl, Mauro Travanut per il PD, Alessia Rosolen per il Gruppo misto, Enio Agnola per Idv e Stefano Alunni Barbarossa per i
Cittadini.

Poich la Lega Nord non ha inteso esprimere alcun componente, a norma di Regolamento interno consiliare stato
indicato il suo capogruppo, Danilo Narduzzi, comunque assente e che ha gi espresso pubblicamente la sua intenzione a
non partecipare ad alcuna delle sedute.

Intenzione di tutti i commissari di lavorare molto e celermente per arrivare alla seduta d'Aula del primo ottobre con una
relazione compiuta. Per questo si ritroveranno gi il 21 e 23 agosto per le prime audizioni, quando calendarizzeranno altri
incontri per la settimana successiva. Ad essere chiamati saranno gli amministratori locali ma anche i componenti la
Commissione paritetica Stato/Regione, giuristi, studiosi e semplici comitati. E non mancher lo spazio web nel sito del
Consiglio regionale per raccogliere idee e commenti dei cittadini.

E se la critica maggiore sollevata in questi giorni stata di aver voluto un organismo inutile, con lavori che si potevano
portare avanti in sede di V Commissione permanente, la risposta di Pedicini che in quella Commissione sarebbero
prevalse le espressioni partitiche, mentre sua intenzione raccogliere pareri spogliati dell'esigenza di difendere il proprio
pezzetto di terra. L'esperienza a cui dovremmo guardare - ha detto - quella del Comitato di controllo presieduto da
Giorgio Baiutti del PD, dove si lavorato molto e bene. L'augurio , dunque, che anche nella Commissione paritetica si
faccia un lavoro non di contrapposizione centrodestra contro centrosinistra, ma di ragionamento per un migliore
ordinamento e assetto della Regione.

Riordino parola che non significa solo riduzione di alcune Province o allargare altre, ma - ha specificato ancora Pedicini -
ripensare gli enti provinciali, funzioni incluse.

A fargli eco Franco Iacop, che ha inteso sottolineare che non si possono trattare le Province dimenticando tutto il resto del
sistema. Come PD - ha rimarcato - siamo stati d'accordo con la mozione portata in Aula sull'istituzione della Commissione
speciale perch si parla di riordino degli enti locali e noi siamo per una riforma nel sua complesso.

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PD: Moretton, sulle Province pressappochismo della Giunta Tondo
9 Agosto 2012, ore 16:28
(ACON) Trieste, 9 ago - COM/RC - La Regione, sostiene il capogruppo consiliare del PD Gianfranco Moretton, costretta
a rincorrere i provvedimenti nazionali in materia di Province e Autonomie locali perch incapace di adempiere alla
realizzazione di un progetto di riforme in materia. E la responsabilit di ci evidente, in quanto sia il presidente Tondo sia
la sua Giunta, compresa la maggioranza di centrodestra, non hanno saputo o voluto affrontare uno dei temi pi importanti
per il futuro della Regione, creando condizioni di grave fibrillazione economica finanziaria.

Non ci riuscito l'ex assessore regionale alle Autonomie locali, Andrea Garlatti - osserva Moretton - e pare non riuscirci
nemmeno il nuovo titolare, Elio De Anna. Anzi, evidente che ora regna il caos pi totale, sia per il conflitto in atto tra il Pdl
e Tondo, sia per la presa di posizione estranea a qualsiasi linea politica in materia di Province e Comuni da parte
dell'assessore De Anna. certamente molto singolare - cos ancora il rappresentante del PD in Consiglio regionale - che
l'ex assessore Garlatti sia stato richiamato da De Anna a dare la propria collaborazione alla predisposizione di un'idea di
riforma, ma ancora pi strano che De Anna, per salvare la Provincia di Pordenone, pensi a trovare condizioni di
aggregazione del Comune di Portogruaro a quel territorio. Dimostrazione di un evidente pressappochismo pi unico che
raro, perch non tiene conto di una necessaria visione generale del problema per una riforma che sappia tener conto, da
un lato, dell'intero territorio regionale e, dall'altro, della indispensabile riduzione della spesa, pena il fallimento
dell'Istituzione Regione che, come si sa, non dispone pi delle risorse di un tempo.

anche molto strano - incalza Moretton - che l'assessore De Anna non si ricordi che non tantissimi anni fa stato fatto un
referendum che ha visto i cittadini del Comune di Portogruaro esprimersi contro il passaggio al Friuli Venezia Giulia.
Evidentemente, visto che i tempi sono cambiati, De Anna pensa sia possibile sparigliare le carte come se si trattasse di un
semplicissimo gioco. Invece non cos, perch il tempo che viviamo richiede seriet, impegno e soprattutto un chiaro
disegno di riforme, capace di ridistribuire quel poco di ricchezza che ci rimasta. Fare diversamente significa solo
danneggiare i cittadini.

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Commissione speciale riordino Province: prime audizioni (2)
21 Agosto 2012, ore 16:36
(ACON) Trieste, 21 ago - RC - A seguire, si sono espressi molti dei presidenti dei Gruppi politici presenti ai lavori della
Commissione speciale consiliare. E se Claudio Grizon, capogruppo Pdl Trieste, ha sostenuto che si tratta di una manovra
imposta dal Governo Monti sulla base di falsit anche perch non vero che ce lo chiede l'Europa, i leghisti Franco Zotti di
Gorizia, Paolo Polidori di Trieste ed Enzo Dal Bianco di Pordenone hanno parlato di Nord che deve rimediare ai buchi di
bilancio fatti dal Centro-Sud, di principi del federalismo che vanno difesi, di enti che funzionano e dunque perch
cancellarli, semmai potenziarli.

Alessandro Zanella, capogruppo PD Gorizia, ha affermato che sopprimere solo la sua Provincia non ha senso, allora si
devono sopprimere tutte; Stefano Cosma, capogruppo Fli Gorizia, ha ribadito che non il Consiglio delle Autonomie locali
che pu dire cosa fare; Enrico Bullian, capogruppo PRC Gorizia, ha rimarcato che giusto rispettare la durata naturale dei
mandati e che le Province non diventino di secondo livello, ma soprattutto si deve pensare a chi trasferire i compiti delle
Province e solo allora chiedere ai cittadini di esprimersi; e per un ampliamento delle loro competenze si detto anche
Mario Lavencic, capogruppo SEL Gorizia.

Per Francesco Martines, capogruppo PD Udine, non si tratta del fatto che costano "solo" 2 euro al cittadino, ma il fatto che
questo le percepisce come un ente che non funziona; per Paola Schiratti, capogruppo Misto - esponente Idv Udine, va
rivisto l'apparato regionale perch la Regione non ha bisogno di quasi 3.000 dipendenti per operare, e vanno riformati
anche i Comuni perch anche i loro servizi non funzionano bene, vanno accorpati sulla base di 20/30 mila abitanti.

Se Antonio Sartori di Borgoricco, capogruppo Pdl Pordenone, ha parlato in termini di rimodulazione delle Province in base
alle esigenze del territorio, il collega Giorgio Zanin del PD ha sollevato la questione del comparto unico, ovvero le
conseguenze negative che ci saranno sui dipendenti e ha auspicato un trattamento uniforme (oggi un dipendente
regionale costa, mediamente, 64.333 euro all'anno, contro i 42.299 euro di un dipendente provinciale e i 38.603 euro di un
dipendente comunale).

Resti un organo elettivo - ha rimarcato Elena Legisa, capogruppo Federazione della Sinistra di Trieste, mentre Sandy
Klun, capogruppo PD Trieste, ha affermato la sua contrariet a farsi schiacciare da un "Grande Friuli" e ha sostenuto che
si pu fare un ragionamento solo a patto che Trieste resti capoluogo regionale. Di posizione netta e contraria il collega di
Un'altra Trieste, Francesco Cervesi, a detta del quale cos com', la sua Provincia non ha senso di esistere, va bene
diventi citt metropolitana. Non si tratta di affermare che chi ha governato prima non ha lavorato bene, ma semplicemente
sono cambiati i tempi. Che senso ha - ha concluso - un ufficio di 30 persone che riceve soldi dalla Regione per gestire 120
chilometri di strade e 21 edifici scolastici? Eliminare le Province, soprattutto quella di Trieste, significa eliminare i passaggi
intermedi e burocratici, dunque significa far arrivare i soldi prima a chi li deve spendere.

La Commissione speciale si cos data appuntamento a dopodomani, gioved 23 agosto, per la seconda giornata di
audizioni.

(fine)

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Commissione speciale riordino Province: secondo giorno audizioni (1)
23 Agosto 2012, ore 12:55
(ACON) Trieste, 23 ago - RC - La seconda giornata di audizioni davanti alla Commissione speciale per la
razionalizzazione delle Province - presidente Antonio Pedicini del Pdl - si aperta con le considerazioni di Enrico
Gherghetta, presidente della Provincia di Gorizia che si espresso in termini personali quanto alla salvaguardia di ogni
forma di democrazia e di rappresentanza elettorale, ma soprattutto come presidente dell'Unione delle Province Italiane
(UPI) FVG affermando che queste ultime sono enti da mantenere.

Le Province - ha quindi detto - sono enti di area vasta che fanno economie di scala e gli stessi servizi, se erogati dai
Comuni o dalla Regione, avrebbero costi maggiori. Perci il primo limite di carattere economico. Inoltre, le loro funzioni
andrebbero al 90% alla Regione, che le gestirebbe con difficolt. Non chiaro con cosa si andrebbe a sostituire questi
soggetti: i comprensori, piuttosto che le Aster, sono gi stati un flop. Sparirebbero le differenze territoriali, linguistiche in
primis, e la Regione sarebbe a rischio specialit. Impensabile diventino enti di secondo grado, allora s che meglio
chiuderle; sarebbero carrozzoni di cui ce ne sono gi anche troppi in regione. Al pari impensabile che i mandati in corso
vengano interrotti. Quanto alle competenze, ci vuole una riforma complessiva. La ripartizione territoriale, insomma, una
questione che non pu attenere solo alle Province, ma al sistema totale.

Ettore Romoli, sindaco di Gorizia ma da presidente del Consiglio delle autonomie locali, ha parlato in termini di offerta di
collaborazione tra Commissione speciale e CAL, come gi avanzata direttamente al presidente del Consiglio regionale,
Maurizio Franz. La Regione Sardegna sta gi operando in tal senso - ha reso noto. Non rivendichiamo nessuna decisione,
ma che ci sia concesso di predisporre la nostra proposta istruttoria da trasmettere a chi di dovere, ovvero a questa
Commissione consiliare.

Mario Pezzetta ha sottolineato il senso di responsabilit dell'ANCI di cui presidente e ha affermato che, per, non loro
intenzione fare solo passerella. Contrario alle unioni dei Comuni, la soluzione invece sta nei Comuni federati. Oggi
riproporre gli Aster insufficiente - ha rimarcato - perch si devono proporre ambiti competitivi, cosa che sarebbero le
federazioni di Comuni. La riforma deve riguardare tutti, non solo le Province. Poi certo i Comuni non possono restare a
guardare, ma non lasceremo che sia cancellata la nostra storia.

Il Comitato paritetico per i problemi della minoranza slovena ha chiesto di ricevere dalla Commissione speciale la bozza di
proposta di legge, una volta formulata, affinch il Comitato possa esprimersi a riguardo e fornire le proprie considerazioni e
le eventuali richieste di modifica.

Dalle Assemblee delle unioni dei Comuni montani la richiesta di non fare confusione tra riordino istituzionale e risparmio,
ma di considerare anche i costi che ricadrebbero sui 15mila dipendenti pubblici della regione. Le unioni, poi, devono
essere qualcosa di serio e non solo parole sulla carta, ma sono un percorso necessario che quelli della montagna hanno
gi iniziato tre anni fa; per ci vuole una scelta generale di riorganizzazione del territorio perch gi quella dei Comuni
montani stata fatta partire senza un disegno complessivo.

Prima di concedere una serie di considerazioni ai consiglieri, il presidente Pedicini ha dato la parola all'assessore regionale
Elio De Anna che ha assicurato che al momento non esiste un disegno di legge della Giunta, la quale attende gli esiti dei
lavori della Commissione speciale sebbene nel frattempo continui a confrontarsi con CAL, UPI e ANCI per essere pronta
quando dovr valutare la proposta consiliare.

(segue)

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Commissione speciale Province: terzo giorno di audizioni (1)
28 Agosto 2012, ore 12:54
(ACON) Trieste, 28 ago - RC - Province enti di coccio. Il presidente della Commissione speciale del Consiglio regionale,
Antonio Pedicini, le ha definite cos, in apertura della terza seduta di audizioni sul loro futuro nel caso in cui la Corte
costituzionale rigettasse il ricorso del presidente Renzo Tondo e anche la nostra Regione dovesse sottostare ai dettami
governativi che imporrebbero il mantenimento solo delle Province di Trieste (in quanto capoluogo di Regione e dunque
citt metropolitana) e di Udine (per dimensione territoriale e numero di abitanti), mentre le altre diventerebbero enti di
secondo grado, ovvero non eletti direttamente dal popolo.

Mantenere lo status quo sbagliato - ha cos esordito la presidente della Provincia di Trieste, Maria Teresa Bassa
Poropat, che ha sottolineato la necessit di rivedere competenze e deleghe: alcune dovrebbero andare ai Comuni e quelle
delle Province devono essere di area vasta, soprattutto quanto a trasporti, scuola e ambiente. Quanto alla sovrapposizione
degli enti - ha aggiunto - avevamo gi chiesto all'allora assessore regionale Andrea Garlatti di ritrovarci per pensare come
eliminare i doppioni, ma non abbiamo mai avuto risposta. Il tema su cui il Consiglio regionale dovrebbe impegnarsi il
riordino degli enti, a prescindere da come finir il ricorso. Ovvero le Province vanno ripensate secondo le vocazioni dei
territori: ci sono due autorit portuali in Friuli Venezia Giulia (Trieste e Monfalcone) distanti pochi chilometri: perch non
unirle?

Mara Cernic, vicepresidente Provincia di Gorizia, ha ribadito che non sono un ente costoso, devono essere di area vasta,
se fossero cancellate si avrebbe lo svuotamento della rappresentanza democratica.

Daniele Macorig, vicepresidente Provincia di Udine, ha dato ampia disponibilit per studiare e trovare soluzioni per
contenere le spese. Le diffidenze della Regione verso le Province - ha detto - ci sono sempre state, invece possiamo
essere orgogliosi di quanto esse stiano facendo. E non convince il declassamento da ente di primo grado a uno di
secondo.

Eligio Grizzo, vicepresidente Provincia di Pordenone, ha raggruppato il discorso sulle Province in quattro questioni: di
principio, di rinnovamento istituzionale, di risparmio, di decentramento funzionale. Ha poi reso noto che dal sondaggio
popolare portato avanti nel suo territorio, la maggior parte dei cittadini si sarebbe detta scontenta non tanto delle Province,
quanto del fatto che i suoi dipendenti godono di uno stato privilegiato rispetto ai dipendenti privati. Ecco, allora, la sua
proposta: siano trattati come gli altri, addirittura diventino azionisti dell'ente Provincia.

A seguire, una serie di commenti dei consiglieri regionali, con una domanda secca di Enio Agnola (Idv) ai rappresentanti
delle Province: non avvertite una burocrazia eccessiva oggi, con la presenza di tre livelli amministrativi?

(segue)

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Commissione speciale Province: quarto giorno di audizioni (1)
30 Agosto 2012, ore 13:04
(ACON) Trieste, 30 ago - RC - Ancora una giornata all'insegna delle audizioni, per la Commissione speciale sulla
razionalizzazione delle Province e delle loro funzioni, presieduta da Antonio Pedicini (Pdl). Questa mattina, a parlare sono
stati i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, del mondo imprenditoriale, artigianale, agricolo, cooperativistico e della
minoranza slovena.

Se per il sostegno a spada tratta delle Province si sono espressi proprio questi ultimi, altri hanno proposto la creazione di
aree vaste, chi la fusione dei Comuni della "Bisiaccaria" e altri ancora la fusione dei piccoli Comuni e la messa in comune
dei servizi. E non mancato chi ha ammonito che la questione non diventi un mero alibi da fine legislatura. In tanti, per,
non si sono voluti esprimere n pro n contro le Province, ma per una razionalizzazione della spesa e la riorganizzazione
complessiva dell'assetto istituzionale, dove non si esclude il riordino della pubblica amministrazione con la semplificazione
delle sue procedure. E che ogni soldo risparmiato con la migliore gestione del territorio sia riversato nelle casse della
Regione stessa.

Da parte dei sindacati, poi, i dubbi sono andati anche al futuro dei dipendenti provinciali, a come sarebbero impiegati. Le
piccole e medie imprese, invece, hanno sottolineato che oggi sono di competenza provinciali settori quali costruzione e
manutenzione delle strade; rilascio delle autorizzazioni, controlli e sanzioni per quanto attiene l'ambiente come ricadute per
suolo e rifiuti; lavoro, con la gestione dei centri per l'impiego e le pari opportunit, formazione e sostegno alle situazioni di
crisi provinciale: a chi si rivolgeranno le PMI in futuro?

Al pomeriggio, a partire dalle 14.30, le audizioni con il mondo dell'informazione regionale.

(segue)

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Commissione speciale Province: quarto giorno di audizioni (2)
30 Agosto 2012, ore 17:49
(ACON) Trieste, 30 ago - RC - I presidenti delle Camere di commercio e una minima parte della stampa regionale: sono stati
questi i soggetti che nel pomeriggio hanno risposto all'appello della Commissione speciale presieduta da Antonio Pedicini(Pdl) che
si era organizzata per ricevere 18 tra direttori di testate giornalistiche e televisive.

Per quanto riguarda le prime, punto comunque stato affermare l'esigenza di un riordino non delle sole Province, ma dell'intero
territorio. Si tratta di enti con cui le CCIAA non hanno direttamente a che fare - stato poi ricordato -. Manca un testo a cui far
riferimento, comunque la preoccupazione principale stabilire a quali altri enti andrebbero le loro funzioni e con quali costi.
Sicuramente gli enti intermedi vanno eliminati - ha per affermato poi la CCIAA di Udine -, ma che alla Regione vada un ruolo di
indirizzo e progettualit, e si rafforzino i Comuni: una loro miriade non ha senso, ma vanno favorire le loro unioni e aggregazioni.

Per quanto riguarda i giornali Primorski Dnevnik e Novi Glas, la linea comune stata la salvaguardia della minoranza slovena, che
non sarebbe pi garantita perch sparirebbe una figura democratica vicina ai cittadini. Dunque anche da parte loro no
all'eliminazione delle Province, ma s a una loro riorganizzazione. Sono ben altre le situazioni che, se cambiate, porterebbero dei
risparmi. Il periodo pre-elettorale - stato anche affermato - non il migliore per trattare questo tema che si presta a far
demagogia.

Eliminarne almeno alcune nell'ottica del risparmio, ma senza intaccare i servizi, invece l'idea dell'ANSA, che ha suggerito
garanzie anche per quanto attiene un effettivo risparmio e un utilizzo intelligente del personale che dovesse risultare in esubero.

All'opposto, per Voce Isontina e per Vita Cattolica si vogliono abbattere le spese ma questo non basta per accettare tout court la
cancellazione delle Province, anzi vanno salvaguardati gli enti di partecipazione diretta dei cittadini. Il cambiamento istituzionale
doveroso, ma non all'insegna della spending review. E no a enti di secondo grado - ha aggiunto Vita Cattolica -, che oltretutto non
hanno mai brillato per bravura, da Comunit montane ad Aster. Bisogna pensare a un nuovo soggetto di area vasta che lavori a
contatto con il territorio, non formato da uffici accentrati.

Singolare l'aspirazione del Popolo della diocesi di Concordia-Pordenone: una grande Provincia che unisca Pordenonese, Bassa
Friulana, Portogruarese e Veneziano, come gi fa la diocesi. Invece non sarebbe gradito un ritorno alla Provincia di Udine. Prima
preoccupazione, comunque, deve essere che i servizi arrivino alla gente in forma immediata e non troppo burocratizzata.

Da ultima, arrivata la doccia fredda del Piccolo di Trieste: non possibile mantenere l'assetto attuale e ci significa che voi non
avete esercitato per tempo la riforma degli enti. Sapete qual l'andamento reale delle entrate e delle spese: puerile stare qui a
parlare della permanenza o meno della Provincia quale ente simulacro. In regione ci sono "stipendifici" a volont. Ma siamo certi
che ce li possiamo permettere? Trovo discutibile che un cittadino si senta pi o meno triestino, goriziano, pordenonese o udinese
solo perch esiste l'ente Provincia, di cui non si mai accorto sino a oggi. Voi avreste dovuto scrivere delle linee guida da
sottoporci perch siete voi che avete avuto un mandato da noi, con le elezioni, a trattare anche questi argomenti. Non sono
sorpreso che non abbiate scritto un testo perch la verit che non lo avete fatto per quattro anni. Non esiste che uno fa proposte
di riforma per il futuro, per la legislatura seguente (vedi quella della sanit promessa dal presidente Tondo per il 2014), ma
ciascuno si deve assumere le proprie responsabilit e fare adesso per adesso.

Non abbiamo scritto un testo prima delle audizioni appositamente - stata la difesa di Pedicini - perch ciascuno di noi ha una
propria idea su come muoversi, ma volevamo uscire dagli schemi preconfezionati ed essere aperti all'ascolto. Questa
Commissione ha vita breve e gi segnata: il primo ottobre saremo in Aula magari anche con un progetto di legge, fossimo molto
bravi, ma comunque con una proposta.

L'avvio del dibattito tra i consiglieri messo in calendario per la prossima seduta, marted 11 settembre.

(fine)

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PD: Moretton, snellire burocrazia raggruppando enti per funzione
9 Settembre 2012, ore 13:56
(ACON) Trieste, 9 set - COM/MPB - Per Gianfranco Moretton, capogruppo PD in Consiglio regionale, l'obiettivo di snellire
e semplificare riducendo i costi "rende evidente anche l'esigenza di riconfigurare la regione modernizzandola per renderla
pi snella ed efficace.

"Ci va in linea soprattutto con le esigenze del momento che impongono la riduzione della spesa degli enti pubblici in
generale. In questo contesto va di fatto esaminato quali sono gli enti da sopprimere o da convogliare con lo scopo anche di
semplificare l'amministrazione e favorire i cittadini che sono i primi utenti utilizzatori dei servizi.

" importante dimostrare un grande senso di responsabilit riconoscendo che alcuni costi di sub enti che si sono costituiti
nel tempo non hanno pi ragione d'essere anche perch pi che snellire l'amministrazione rischia di complicarla. finito il
tempo delle vacche grasse ma soprattutto bisogna operare meglio partendo proprio da quelli che se non si possono
considerare errori, possono essere identificati come doppioni con un surplus di personale senza avvantaggiare appunto, il
cittadino. Sar bene pertanto incominciare a raggruppare gli enti per funzione concentrando i soggetti erogatori in un'unica
sede per l'utilizzo dei servizi di luce, gas, acqua, rifiuti, etc., etc. raggiungendo anche l'obiettivo di ridurre notevolmente i
costi, in particolare le bollette, ma soprattutto di poter consentire al cittadino di avere in un'unica sede tutti quegli enti dei
quali quotidianamente ha bisogno. ovvio che il meccanismo debba valere anche per tutti gli altri apparati amministrativi
burocratici".

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Commissione speciale Province: quinta giornata di audizioni
11 Settembre 2012, ore 19:30
(ACON) Trieste, 11 set - MPB - Ancora una giornata - la quinta - all'insegna delle audizioni, per la Commissione speciale
sulla razionalizzazione delle Province e delle loro funzioni, presieduta da Antonio Pedicini (Pdl). A parlare i componenti di
nomina regionale della Commissione paritetica Stato-Regione - Mario Bertolissi, Leopoldo Coen e Pietro Fontanini -, dopo
che Pedicini aveva ricordato gli obiettivi che la Commissione si data.

Per Mario Bertolissi, sul tema si scontrano differenti visioni e sensibilit. Che cosa del decreto legge vincola il Friuli
Venezia Giulia?, si chiesto:gli obiettivi di finanza pubblica e di pareggio di bilancio e i principi dell'ordinamento giuridico
della repubblica ovvero i requisiti minimi, con la precisazione che la provincia del capoluogo di regione resta quella che ;
per il resto, vedo massima libert. E quindi, che fare? Dato che solo Udine e Trieste avrebbero i requisiti, una occasione
per mettere ordine e prima di tutto fare l'identitik di cosa ciascuno vuole essere. I temi sono quelli delle fusioni e unioni di
comuni e del riordino della amministrazione locale e, poich le risorse sono limitate, il problema della democrazia intercetta
quello della burocrazia. Il miglioramento deve avere una ricaduta sulle istituzioni, si tratta di avere una amministrazione
semplice ed efficiente. Il punto decisivo capire se definire prima le funzioni o le perimetrazioni. Se non si rinnovano le
istituzioni non si risolvono i problemi, e quanto alla specialit, restano intatte le ragioni dello statuto essendo il Friuli
Venezia Giulia regione di collegamento tra est e ovest. Avete sei mesi di tempo -ha concluso - ma ci vuole uno sguardo
lungo e prima di fare il dipinto bisogna darsi le misure della cornice.

E' concorde Leopoldo Coen che ritiene la questione dei requisiti minimi delle Province valida anche per le regioni speciali
mentre la clausola della finanza pubblica giustifica l'intromissione in qualsiasi materia; ma per avere idee pi chiare
occorrer aspettare il 6 novembre quando la Corte Costituzionale si pronuncer sui ricorsi; se avvaller il decreto Salva
Italia ci costituir un precedente anche per le regioni speciali e allora bisogner cogliere le opportunit che la specialit
potr utilizzare. Infine ha avvertito: Nel por mano a un riassetto, non pensabile toccare il segmento Province lasciando il
resto intatto.

Per Pietro Fontanini occorre esercitare la potest legislativa e andare verso macrorealt; inoltre, un elemento che non va
trascurato quello della presenza di minoranze linguistiche. In attesa del pronunciamento del 6 novembre la Commissione
potrebbe proporre un referendum consultivo sulla possibilit che ci siano due entit amministrative forti cui dare maggiori
competenze e funzioni.

Altri spunti sono emersi dopo le domande e gli interventi dei consiglieri: Franco Iacop e Franco Codega (PD), Enio Agnola
(Idv), Edoardo Sasco (UDC), e lo stesso Pedicini.

E se l'interrogativo ricorrente stato se sia possibile fare a meno di un ente intermedio, per Fontanini necessario
mantenere le Province, poi si possono valutare le dimensioni, sapendo che per risparmiare si possono tagliare altri enti.
Per Coen le Province non si possono abolire senza riforma costituzionale, mentre per Bertolissi il numero dei livelli
valutazione che appartiene alla politica, occorre ragionare su un mix di territorio e funzioni, che per vanno specificate
bene, tenendo conto del principio di differenziazione.

La discussione della Commissione ha quindi fatto emergere la volont di tutti i componenti di arrivare a un risultato
concreto e condiviso. Obiettivo l'individuazione di una soluzione legislativa di adeguamento ai principi del decreto monti,
oltre ad alcuni indirizzi da lasciare alla prossima legislatura in merito alla riforma complessiva del riassetto amministrativo
del Friuli Venezia Giulia.

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LN: Narduzzi, via tutte le Province subito modificando Costituzione
13 Settembre 2012, ore 18:24
(ACON) Trieste, 13 set - COM/MPB - "Abolire le Province. Cancellare le Prefetture. Conferire al presidente della Regione i
poteri di Commissario di Governo. Serve una modifica della Costituzione? Vero. Ma Pdl, PD e UDC non hanno forse una
maggioranza extralarge in Parlamento? Non hanno forse i numeri per cambiare la Costituzione?"

Danilo Narduzzi, capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale, invita a superare "i due mesi di chiacchiere a vuoto
della Commissione Speciale in Consiglio regionale.

"Il collega Pedicini ci ha messo professionalit e impegno, ma quello della Commissione un fallimento annunciato" -
dichiara Narduzzi.

Poi spiega: "Se le Province non servono, si tolgano dalla Costituzione. Ma senza assurde discriminazioni sull'estensione,
sul numero degli abitanti o altri criteri arbitrari. Via tutte. La Costituzione si pu cambiare, basta che lo voglia la
maggioranza che sostiene Monti. Una volta cambiata la Costituzione, il potere legislativo torna alla Regione, che decider
in piena autonomia.

"Le scelte che riguardano il Friuli Venezia Giulia - conclude - vengano prese in Friuli Venezia Giulia, non dal direttivo del
PD di Roma".

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Commissione speciale Province: concluse audizioni
13 Settembre 2012, ore 17:59
(ACON) Trieste, 13 set - MPB - Ultima giornata di audizioni per la Commissione speciale per la ristrutturazione delle
Province e delle loro funzioni, presieduta da Antonio Pedicini (Pdl). A parlare il costituzionalista professore emerito Sergio
Bartole.

Sullo sfondo i contenuti dei decreti del 2011 e 2012. Per Bartole le Province non si possono eliminare solo per ragioni
meramente economiche, ma ci deve rientrare in un disegno ordinamentale di pi ampia portata. Dividere la Regione in
due entit, due macroprovince, da una parte Udine e dall'altra Trieste, avrebbe conseguenze per l'unit regionale nata
appunto dall'idea di unire territori diversi in funzione di una strategia geografica ed economica comune per un Friuli allora
caratterizzato da profonda debolezza economica e per il territorio di Trieste mutilato. E sottolineando l'importanza di fare
attenzione a non introdurre elementi disgregatori dell'unit regionale, ha anche evidenziato la difficolt di rilevare un
contenuto concreto per la citt metropolitana. Quanto alla tutela delle identit, essa non presuppone necessariamente una
loro "entificazione". Infine, non per forza si deve ragionare sulla conservazione delle Province: la loro abolizione non
necessariamente significherebbe ridurre il tasso di democrazia, ma contribuirebbe a fare chiarezza dei ruoli. Per poter fare
a meno dell'Ente Provincia occorre una modifica costituzionale che potrebbe riguardare anche il solo Friuli Venezia Giulia
se contenuta in una modifica dello Statuto. Una iniziativa in questa direzione potrebbe liberare il campo del possibile
riordino istituzionale dando in prospettiva maggiore libert di manovra al legislatore regionale.

Fra le domande poste dai consiglieri - Sasco(UDC), Kocijancic(SA-PRC), Iacop e Codega(PD), Agnola(Idv) - quella se la
revisione potrebbe rappresentare una violazione degli obblighi internazionali. Per Bartole i problemi potrebbero derivare
solo dall'istituzione di una citt metropolitana che inglobasse i Comuni del Carso, togliendo a essi autonomia.

I Commissari si riuniranno nuovamente la prossima settimana, marted 18 settembre, quando Pedicini, su mandato della
Commissione, porter un documento articolato in 10 punti su cui avviare la discussione.

(foto; immagini tv)

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PD:Menis,il caos Province deriva da immobilismo della maggioranza
14 Settembre 2012, ore 16:40
(ACON) Trieste, 14 set - COM/MPB - "Il capogruppo del Carroccio riapre la polemica sulla Commissione regionale sul
futuro delle Province".

A segnalarlo il consigliere regionale del PD Paolo Menis che vede nell'azione leghista l'ennesimo tentativo di alzare un
polverone il cui obiettivo coprire le responsabilit dell'accaduto che, a detta del democratico, ricadono interamente sulla
maggioranza di centrodestra, di cui la Lega stessa fa parte.

"Adesso, dopo cinque anni di governo, la Lega si chiede come mai in due mesi non sia ancora stato definito il futuro della
Province? Quantomeno curioso per chi aveva nel suo programma la riforma degli enti locali e non stato capace di
raggiungere nessun risultato, se non attraverso dei commissariamenti, come quelli delle Comunit Montane, rivelatisi
fallimentari - afferma Menis -. A poco serve rimestare nel basso populismo accusando l'attuale governo di non aver abolito
gli enti intermedi nonostante l'ampia maggioranza - incalza ancora Menis - quando fino a pochi mesi fa il proprio partito
sedeva negli stessi banchi, con altrettanto ampie maggioranze, e comunque non ha fatto assolutamente nulla. La verit
che se oggi ci troviamo in questa situazione la colpa tutta della maggioranza di centrodestra e del suo immobilismo.

"Il PD, dal canto suo, ha espresso una ricetta chiara e ben definita sull'argomento.

"Su questo tema ad avanzare le proposte pi fantasiose ed irrealizzabili, stato il pi delle volte proprio lo stesso
segretario regionale del Carroccio che, guarda caso, alla guida della Provincia pi grande. Un fatto emblematico che, da
solo, basta a spiegare il cortocircuito in cui la Regione impantanata", chiosa il consigliere.

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UDC: Sasco, riordino Province, eliminarle rivedendo intero sistema
16 Settembre 2012, ore 16:08
(ACON) Trieste, 16 set - COM/MPB - "Voglio smentire quanti hanno bollato come inutile la Commissione speciale per il
riordino delle Province, della quale faccio parte quale Vice Presidente, perch si invece trattato di un'occasione valida
per fare una indispensabile ricognizione, esatta e puntuale, delle varie posizioni esistenti a tale proposito, in vista
dell'ormai imminente dibattito in Consiglio Regionale. Serve invece responsabilit, concretezza e collaborazione da parte
di tutti e non strumentalizzare con facile e sterile demagogia finalizzata alle prossime scadenze elettorali".

Si esprime cos il capogruppo consiliare regionale UDC, Edoardo Sasco, a commento dei lavori fin qui svolti durante
l'estate dall'apposita Commissione che varer a giorni una proposta da discutere in Aula.

"Ascoltare tutti doveroso per poter poi decidere su una questione spinosa come quella del riordino delle Province -
afferma Sasco - e lascio immaginare quali critiche sarebbero piovute sulla Regione se si fosse agito in modo contrario,
cio senza alcun coinvolgimento dei soggetti interessati.

"Certo, aggiunge l'esponente politico, abbiamo assistito a una difesa strenua delle rispettive competenze dei
rappresentanti di ciascun ente e da questo punto di vista purtroppo ognuno continua a considerarsi indispensabile e
immodificabile, mentre la riforma degli enti locali rappresenta un'esigenza non piu' rinviabile non solo perch ce la impone
il Governo nazionale, ma perch indispensabile in questo momento di difficile congiuntura economica e fa parte del
nostro programma di Governo.

"Il legislatore regionale ora deve assumere le proprie decisioni, avuto riguardo degli elementi emersi nel dibattito avvenuto
in Commissione speciale - afferma Sasco - perch cos lo richiede la nostra autonomia speciale che non esercitata su un
tema cos significativo verrebbe intaccata nel suo esistere pi profondo per colpa nostra.

"L'UDC, come forza politica da sempre favorevole all'abolizione delle Province e questa la nostra posizione principale -
ribadisce il capogruppo UDC - da coniugare per con le previsioni costituzionali, che non consentono un passaggio
abrogativo in prima battuta, senza cio una modifica alla Costituzione italiana.

"Illuminante a tale proposito - prosegue Sasco - stata nei giorni scorsi l'audizione del prof. Bartole, le cui capacit
giuridiche e dottrinali sono unanimemente riconosciute. Egli propone uno svuotamento delle attuali competenze delle
Province e una modifica di rango costituzionale del nostro Statuto di autonomia regionale, che non le preveda pi,
risolvendo cos di nostra iniziativa una questione che va comunque affrontata.

"Tutto questo - conclude l'esponente centrista - dovra' necessariamente essere accompagnato con una revisione profonda
dell'ordinamento delle autonomie locali nella nostra Regione, con l'accorpamento dei comuni minori e la realizzazione di
strumenti snelli, economici ed efficaci di area vasta, di secondo livello e senza apparati politici, ai quali affidare molte
competenze attualmente in capo alle Province, ma anche alla stessa Regione.

"Il percorso non sar ne facile ne breve - chiosa Sasco - e andr discusso con il Governo, ma attraverso questo modo di
procedere si salva l'unit regionale, minacciata da tante proposte estemporanee fin qui paventate, mentre una norma
transitoria dello Stato potrebbe darci il tempo e il modo di iniziare in questa legislatura regionale un percorso da
concludersi nella prossima, per ridisegnare il sistema delle autonomie locali, costruito sulla base delle esigenze specifiche
della nostra composita realt regionale".

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Idv: domani presentazione proposta di legge ruiordino Province
18 Settembre 2012, ore 13:37
(ACON) Trieste, 18 set - COM/AB - Domani, mercoled 19 settembre, alle 11.00, nella sala Verde al primo piano del
palazzo del Consiglio regionale, in piazza Oberdan 6 a Trieste, il Gruppo consiliare dell'Italia dei Valori del Friuli Venezia
Giulia presenter alla stampa la nuova proposta di legge di riordino delle Province.

Con l'obiettivo di superare l'attuale sistema della Province, la proposta di legge prevede una riorganizzazione puntuale
delle singole deleghe affidate dalla Regione alle Province stesse. Si tratta dell'unica proposta concreta e immediatamente
applicabile finora presentata, in quanto una riforma attuabile con legge ordinaria.

Nell'occasione sar presentato uno studio sulla situazione normativa e burocratica che riguarda i settori di intervento delle
Province.

Saranno presenti i consiglieri regionali dell'Italia dei Valori Alessandro Corazza ed Enio Agnola.

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Comm. Province: Pedicini presenta linee per proposta di legge
18 Settembre 2012, ore 17:58
(ACON) Trieste, 18 set - AB - La Commissione speciale per la razionalizzazione delle Province alle battute conclusive,
cos il presidente Antonio Pedicini (Pdl) ha presentato un documento contenente le linee guida per la predisposizione di
una proposta di legge regionale sull'argomento. Un lavoro articolato, frutto di una serie di considerazioni di base, del quale
gli stato dato merito e che stato apprezzato da tutti, a prescindere dalle singole e anche diverse posizioni.

Una piattaforma che non minaccia le scelte future delle forze politiche - questa la definizione data da Pedicini - una
proposta aperta, sulla quale aprire un dibattito che consenta di arrivare in Aula il prossimo primo ottobre presentando alla
comunit regionale qualche cosa di concreto. Una proposta di base che non sconvolge gli equilibri, ma obbliga a pensare
e si pone come riferimento per chi nella prossima legislatura, chiunque vinca le elezioni del 2013, possa utilizzarlo per
proseguire il cammino.

Pedicini parte dal presupposto che la preoccupazione principale, quando si pensa a un nuovo assetto istituzionale, debba
essere quella di dotarsi di un'organizzazione pi efficiente, snella, adeguata alle richieste di cittadini e imprese. E in questo
caso, anche senza trascurare il fatto che non pu essere persa la rappresentazione identitaria di quello che oggi i territori
provinciali costituiscono.

Ecco allora che le nuove province dovrebbero corrispondere ad altrettanti ambiti omogenei, secondo gli attuali criteri di
unit territoriale, economica, culturale, sociale e identitaria, comprendendo i comuni che gi appartengono all'ambito
territoriale delle precedenti province di riferimento.

Ma le nuove province - cos propone Pedicini - dovrebbero essere enti locali dotati di autonomia statutaria, con funzioni
onorifiche e consultive sulle materie gi di competenza delle attuali quattro province. Nuove province intese come enti di
area vasta, con funzioni consultive obbligatorie in materie specifiche, senza costi perch non dotate di apparati in quanto
le attivit di segreteria e di funzionamento sarebbero svolte da una apposita struttura costituita presso la direzione
regionale delle Autonomie locali.

Questa l'architrave della proposta di Pedicini che, articolata in dieci punti, specifica nel dettaglio gli organi e le modalit di
loro nomina attraverso uno statuto, prevede una fase transitoria gestita da un commissario straordinario, specifica i
trasferimenti delle funzioni alla Regione e ai Comuni, il trasferimento dei beni delle Province, del loro personale e dei tributi
oggi di loro spettanza.

La Commissione speciale si riunir nuovamente gioved prossimo (20 settembre), per dar modo ai consiglieri di
approfondire il documento all'interno dei loro Gruppi, cos da consentire loro di portare un contributo propositivo non solo
alla proposta, ma anche pi in generale al lavoro che stato svolto in queste settimane.

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Pdl: Pedicini, depositata pdl razionalizzazione Province in FVG
16 Ottobre 2012, ore 16:10
(ACON) Trieste, 16 ott - COM/MPB -"La necessit di aderire allo spirito di revisione
ordinamentale suscettibile di avere ricadute anche di natura finanziaria e la volont di
esercitare la potest legislativa primaria nella subietta materia inducono alla presentazione
del presente progetto di legge sulla razionalizzazione e semplificazione delle Province in
Friuli Venezia Giulia".

Lo afferma il consigliere regionale del Pdl e presidente della Commissione speciale,
Antonio Pedicini che questa mattina ha depositato la proposta di legge 224.

"Oltre a una discussione generale sul tema - continua Pedicini - opportuno che si avvii
anche una discussione su quello che si pu fare concretamente. Inoltre, ogni gruppo
consiliare dovr uscire dall'equivoco dichiarando nei fatti la propria volont di riforma in tal
senso. una proposta di legge aperta al contributo di tutti, che intende conservare lo
spirito di trasversalit che ha caratterizzato i lavori della Commissione speciale".

In tutto 13 gli articoli: l'1 disciplina le finalit del progetto di legge, ossia l'esigenza di
razionalizzare e semplificare l'ordinamento locale in materia di Province, in attuazione dei
principi di sussidiariet, differenziazione e adeguatezza, nel rispetto dei principi
costituzionali.

L'articolo 2 disciplina l'istituzione delle nuove Province in sostituzione delle province di
Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia, alla scadenza naturale del mandato elettorale. Le
nuove Province comprendono i Comuni gi appartenenti all'ambito territoriale dell'ex
Provincia di riferimento e sono Enti locali dotati di autonomia statutaria, con funzioni
onorifiche e consultive, sulle materie di competenza delle quattro Province regionali ora
esistenti. Verranno trasferite, entro sei mesi dalla scadenza del mandato elettorale degli
organi provinciali in essere, ai servizi competenti delle Direzioni centrali regionali di
riferimento tutte le funzioni amministrative esercitate dalle Province di Trieste, Udine,
Pordenone e Gorizia, ivi comprese quelle gi assegnate loro dall'Amministrazione
regionale e statale. La Regione subentra in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi, compresi
i rapporti di lavoro degli enti suddetti. Le attivit di segreteria e di funzionamento degli
organi delle Province sono svolte da apposita struttura costituita presso della Direzione
centrale delle Autonomie locali.

All'articolo 3 troviamo gli organi delle nuove Province, ossia presidente, vicepresidente e
Assemblea provinciale, composta dai sindaci dei Comuni appartenenti al territorio della
singola ex Provincia territoriale.

L'articolo 4 enuclea le funzioni e l'attivit del presidente e la procedura di nomina del
medesimo. Le funzioni e l'attivit dell'Assemblea provinciale, organo di indirizzo,
deliberativo e consultivo della Provincia, sono disciplinate dall'articolo 5. L'Assemblea
delibera sulle modifiche statutarie, sui regolamenti, sulla nomina e sfiducia del presidente
e del vicepresidente, sull'emanazione dei pareri consultivi, sull'esercizio delle funzioni
onorifiche, cerimoniali e di rappresentanza e sugli ulteriori atti a essa attribuiti dallo statuto,
disciplinato dall'articolo 6 che prevede l'approvazione del medesimo da parte
dell'Assemblea provinciale con delle modalit di voto puntuali. Lo stesso vale per le sue
successive modificazioni o integrazioni. L'atto statutario stabilisce i criteri per la
ponderazione del voto espresso dall'Assemblea in fase deliberativa.

L'articolo 7 prevede, per lo svolgimento dei compiti preparatori e di attuazione delle
presenti disposizioni di legge, la nomina di un Commissario straordinario per ogni
Provincia, il cui incarico non pu avere una durata superiore a un anno e non
rinnovabile. I soggetti che potranno essere investiti di tale incarico possono essere scelti
preferibilmente tra i presidenti di Provincia uscenti o, in alternativa, per essere nominati,
devono possedere i seguenti requisiti: aver svolto per almeno cinque anni le funzioni
dirigenziali presso Amministrazione pubbliche o, se persone giuridiche private, aver svolto
attivit professionale con regolare iscrizione ai relativi ordini per un periodo non inferiore a
dieci anni, purch in possesso dei requisiti generali per l'accesso alla categoria
dirigenziale presso l'Amministrazione regionale, nonch essere in possesso del relativo
diploma di laurea. Tra i compiti del Commissario rientra anche quello del trasferimento di
tutti i beni dalle ex Amministrazioni provinciali alla Regione, previa redazione di un
inventario dettagliato dei medesimi, compresi quelli demaniali.

All'articolo 8 vengono elencate le competenze delle Province, quali enti con funzioni
consultive obbligatorie di area vasta, e nello specifico: a) pianificazione territoriale
provinciale di coordinamento nonch tutela e valorizzazione dell'ambiente, per gli aspetti
di competenza; b) pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale,
autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, in coerenza con la
programmazione regionale nonch costruzione, classificazione e gestione delle gi strade
provinciali e regolazione della circolazione stradale ad esse inerente; c) istruzione
pubblica, ivi compresa l'edilizia scolastica, in particolare per l'istruzione secondaria
superiore; d) sviluppo economico e mercato del lavoro. Questo articolo 8 contiene anche
la previsione di un trasferimento residuale di funzioni, a esclusione di quelle sopra
richiamate, dalle Province ai Comuni, in forma associata, anzich alla Regione, purch
siano ritenute, in attuazione dei principi di sussidiariet, differenziazione, adeguatezza, di
competenza di tali Autonomie locali.

L'articolo 9 contiene le norme inerenti gli atti necessari al trasferimento del personale
provinciale alla Regione, secondo le modalit previste dal contratto collettivo di lavoro del
comparto unico Regione-Enti locali, tra cui la consultazione delle organizzazioni sindacali
maggiormente rappresentative. Il personale in servizio, nonostante il nuovo
inquadramento nell'Amministrazione regionale continuer prioritariamente, ma non
esclusivamente, a prestare servizio sul territorio provinciale di appartenenza, grazie alla
costituzione di Uffici territoriali della Regione (UTR) per l'esercizio decentrato delle relative
funzioni amministrative o di quelle ulteriori che l'Amministrazione regionale ritenga di
assegnare loro.

L'articolo 10 disciplina il trasferimento di tutti i beni nella disponibilit delle Amministrazioni
provinciali di Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia, compresi quelli demaniali, alla Regione.
I beni oggetto di trasferimento vengono puntualmente individuati attraverso una
deliberazione della Giunta regionale che approva l'inventario stilato dal Commissario
straordinario. L'utilizzo dei beni trasferiti, da parte delle Province, consentito solo per
assicurare lo svolgimento di attivit di segretariato e di permettere ai loro organi di
espletare la loro attivit istituzionale. I beni gestiti direttamente dalla Regione possono da
essa essere utilizzati e valorizzati solo a favore del territorio provinciale di riferimento.
Sull'eventuale vendita da parte della Regione dei beni trasferiti, la Provincia esprime
parere obbligatorio vincolante. Gli accordi per l'utilizzo dei beni trasferiti vengono stipulati
dal Commissario straordinario entro 180 giorni dalla data della loro consegna alla
Regione. Infine, la Regione gestir il demanio stradale delle province, dopo il suo
trasferimento, attraverso la FVG Strade SpA.

L'articolo 11 disciplina il trasferimento alla Regione dei tributi spettanti alle Province e di
tutte le altre entrate esistenti nei bilanci.

Con gli articoli 12 e 13, si prevedono le norme transitorie e quelle abrogate.

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CR: relazione su razionalizzazione Province e fine lavori (6)
25 Ottobre 2012, ore 18:32
(ACON) Trieste, 25 ott - AB - Il Consiglio regionale ha quindi affrontato la questione della razionalizzazione delle Province
e delle loro funzioni, tema approfondito da una Commissione speciale il cui lavoro, contenuto in una completa e puntuale
relazione, stato illustrato all'Aula da Antonio Pedicini (Pdl) che l'ha presieduta.

Preliminarmente la Lega Nord, per bocca del suo capogruppo Danilo Narduzzi, ha ribadito di ritenere non produttivo n
utile un dibattito sull'argomento, ma solo un esercizio retorico, perch se il Governo vuol abolire le Province deve andare in
Parlamento e cambiare la Costituzione. Cos in Aula, come gi in Commissione, il Gruppo della Lega Nord ha deciso di
non intervenire n di partecipare al voto finale.

Pedicini ha allora fatto un excursus storico sulla nascita delle Province, sulle motivazioni che erano alla base della loro
costituzione e ha poi richiamato i tre punti principali sui quali si soffermata la Commissione speciale: il riordino territoriale,
il riordino delle funzioni amministrative e la riforma degli organi di governo delle Province. Su questi argomenti stata fatta
un'attenta ricognizione della normativa e delle problematiche giuridiche correlate da parte dei consiglieri nel corso di dodici
sedute, la met delle quali dedicate alla audizioni che hanno coinvolto un centinaio tra giuristi, rappresentanti politici,
sindacali, del mondo dell'economia e dell'informazione, comitati, associazioni.

Difficile fare la sintesi di quanto emerso da questo grande momento di ascolto, ma un orientamento di fondo si pu
rilevare, ossia l'esigenza diffusa di cambiare, di snellire, di semplificare i livelli di governo per dare risposte celeri, puntuali,
inequivocabili alle istanze della societ regionale.

Al termine della relazione seguito un dibattito che si protratto fino al termine della seduta.

(fine)

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