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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

P R E S I D E N Z A

D E L

C O N S I G L I O

D E I

M I N I S T R I

DIPARTIMENTO

DELLA PROTEZIONE CIVILE

UFFICIO SERVIZIO SISMICO NAZIONALE


SERVIZIO VULNERABILIT DEI SISTEMI ANTROPIZZATI

Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

INDICE

1. 2. 3. 4.

Obiettivi ..................................................................................................................................... 3 Inquadramento sismotettonico di Rimini ................................................................................... 4 Metodolologia per lelaborazione degli scenari di danno a supporto dei Piani demergenza provinciali ............................................................................................................. 8 Scenari di danno per la provincia di Rimini............................................................................. 15

Riferimenti Bibliografici ................................................................................................................... 32

Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

Obiettivi Nel presente documento vengono illustrati gli scenari di danno che il Servizio Sismico Nazionale - Dipartimento della Protezione Civile ha elaborato a supporto della Regione Emilia Romagna nellattivit di definizione degli indirizzi per la pianificazione dellemergenza post terremoto per la provincia di Rimini. Sia nelle attivit di pianificazione che in quelle di gestione dellemergenza post terremoto essenziale la conoscenza di importanti informazioni, quali il quadro territoriale con la descrizione dellarea maggiormente colpita dallevento e le conseguenze dello stesso in termini di perdite umane e materiali subite dagli elementi a rischio. Con particolare riferimento alle attivit di pianificazione, gli scenari di danno a base dei Piani di emergenza rappresentano le possibili situazioni da fronteggiare a seguito di eventi sismici di riferimento aventi diverso impatto sul territorio e conseguentemente diverso livello di attivazione del piano e diverso concorso dei soggetti interessati. In considerazione dellimportanza che tale stima riveste, lapproccio seguito dal Dipartimento della Protezione Civile nella valutazione degli scenari di danno articolato in due fasi temporali: fase di breve termine, in cui viene effettuata una prima stima degli scenari di danno utilizzando le metodologie e i dati attualmente disponibili su tutto il territorio nazionale; fase di lungo termine, in cui si prevede di migliorare i modelli di analisi predisposti attraverso una pi approfondita conoscenza del territorio in termini di esposizione e vulnerabilit e il conseguente utilizzo di procedure di maggiore precisione per la valutazione della pericolosit, della vulnerabilit e, infine, delle perdite. Nel seguito, dopo una breve descrizione della sismicit dellarea della provincia di Rimini, si descrive sinteticamente la metodologia utilizzata nella fase a breve termine e si d un cenno dei possibili ulteriori approfondimenti per la formulazione di scenari di maggior dettaglio e precisione. Infine, si riporta lapplicazione della metodologia della fase a breve termine per il territorio in esame. Pertanto, vengono identificati gli eventi di riferimento come quelli pi significativi dal punto di vista della gestione dellemergenza, e per questi vengono forniti i corrispondenti scenari di danno utili per la quantificazione delle risorse umane e materiali da prevedere nel Piano.

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Inquadramento sismotettonico di Rimini Sismicit dellarea

Come riportato nellordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 3274 del 20/3/2003, lItalia stata suddivisa in 4 zone sismiche sulla base della frequenza ed intensit dei terremoti occorsi. In Emilia Romagna dei 341 comuni totali, 105 risultano classificati in zona 2, 214 in zona 3 i rimanenti si trovano in zona 4. In particolare, i 20 comuni della provincia di Rimini fanno parte tutti della zona 2 (Figura 1).

Figura 1

La sismicit del territorio della Regione Emilia Romagna, in generale, e della provincia di Rimini, in particolare, risulta caratterizzata da elevata frequenza di accadimento, ma da magnitudo, al massimo di 6.0, decisamente inferiori a quelle di altre aree del territorio italiano, quale la parte meridionale dellAppennino, che a volte raggiunge e supera valori di 7.0. In Tabella 1 riportata una selezione dei terremoti storici caratterizzati da unintensit macrosismica in Rimini non minore di 5.
Data
Ye 1308 1672 1786 1875 1916 1916 1472 1625 1911 1473 1591 1584 Mo 01 04 12 03 05 08 12 03 02 07 09 Da 25 14 25 17 17 16 Ho Mi 16 15 15

Effetti
Is (MCS) 80 80 80 80 80 80 70 60 60 55 55 50

in occasione del terremoto di:


Area epicentrale RIMINI RIMINI RIMINI RIMINI RIMINESE RIMINESE RIMINI RIMINI RIMINI RIMINI FORLI` ROMAGNA Ix 80 80 80 80 80 80 70 60 60 55 65 90 Ms 55 55 55 52 60 61 50 44 49 44 47 62

12 50 07 06

05 26 13 51 02 10 12

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1909 01 13 00 45 1918 11 10 15 12

50 50

BASSA PADANA S.SOFIA

65 80

54 58

Tabella 1 Osservazioni sismiche disponibili per Rimini (RN) [44.059, 12.567] (Catalogo DOM4.1)

Il diagramma di Figura 2 (Catalogo DOM4.1, Monachesi & Stucchi 1996) presenta la distribuzione degli eventi sismici di Rimini dal 1200 al 1980.

Figura 2

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Terremoti principali risentiti nella provincia di Rimini Terremoto del 1875 03 17, intensit locale VIII MCS

Per questo evento lepicentro stato posizionato nellarea di Rimini dove stata valutata una intensit del VIII grado MCS.. (Figura 3).

Figura 3 Mappa dei paesi danneggiati dallevento del marzo 1875 (DOM4.1)

Terremoto del 1916 05 17, intensit locale VIII MCS

Per questo evento lepicentro stato posizionato nellarea di Rimini dove stata valutata una intensit del VIII grado MCS (Figura 4).

Figura 4 Mappa dei paesi danneggiati dallevento del maggio 1916 (DOM4.1)

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Terremoto del 1916 08 16, intensit locale VIII MCS

Per questo evento lepicentro stato posizionato nellarea di Rimini dove stata valutata una intensit del VIII grado MCS (Figura 4).

Figura 5 Mappa dei paesi danneggiati dallevento dell agosto 1916 (DOM4.1)

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Metodolologia per lelaborazione degli scenari di danno a supporto dei Piani demergenza provinciali FASE A BREVE TERMINE

Da un punto di vista generale, la predisposizione di scenari di danno per la stesura di piani di emergenza provinciali si svolge secondo due momenti fondamentali: I. individuazione degli eventi sismici di riferimento. E necessario individuare gli eventi che siano critici rispetto alla gestione dellemergenza, considerando non soltanto eventi storici, ma tutte le possibili situazioni in termini di intensit e coordinate epicentrali desunte per il territorio in esame da analisi di pericolosit svolte da soggetti istituzionalmente e scientificamente competenti. In particolare, si fa riferimento alla zonazione sismogenetica proposta dal GNDT nel 1992, di cui alla Figura 6 e al catalogo PFG-85, sottoposto a filtraggio e analisi di completezza, con una revisione di tutti gli eventi di intensit superiore a VIII.

Figura 6 Zonazione sismogenetica del territorio nazionale ed aree limitrofe

Si prendono in considerazione tutti i possibili terremoti ascrivibili alle differenti zone e strutture sismogenetiche in grado di generare eventi significativi per quel territorio, ed infine si selezionano quelli critici ai fini della gestione dellemergenza.

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Gli approcci che si possono seguire per la selezione degli eventi sono molteplici: individuazione dellevento pi gravoso storicamente accertato nella zona; Levento storico ben definito dal punto di vista della entit del sisma ed ha un chiaro significato anche per i non addetti ai lavori. Per altro pu essere caratterizzato da una bassa probabilit di accadimento e condurre ad una quantificazione insostenibile delle risorse. Inoltre, tale probabilit di accadimento non uniforme tra le diverse zone e dimensionare le risorse in base allevento storico pu condurre ad un diverso grado di protezione della popolazione. individuazione dellevento pi significativo dal punto di vista della pericolosit sismica del sito; Ha il vantaggio di considerare eventi caratterizzati da una stessa probabilit, uniforme sul territorio, e il dimensionamento delle risorse pu essere graduato in funzione della probabilit di accadimento da cui ci si vuole proteggere, ma le analisi di pericolosit, per, vengono effettuate con riferimento ad un sito, che nellambito in cui si sta operando dovrebbe essere rappresentativo dellintero territorio sotto esame. Inoltre, unalta pericolosit non sempre corrisponde ad un elevato livello di danno. individuazione dellevento pi significativo dal punto di vista del danneggiamento; Tiene conto dellimpatto del terremoto sul territorio. Poich, come detto, ai fini della pianificazione dellemergenza gli eventi di riferimento sono quelli critici ai fini della gestione della stessa, si deciso di adottare il terzo approccio; ossia di considerare quali eventi pi significativi quelli che possono determinare il maggiore impatto, in termini di danno, sul territorio in esame. Pertanto, gli scenari di danno presentati nei paragrafi successivi sono da intendersi come quelli pi significativi dal punto di vista del danneggiamento atteso nellarea oggetto di piano. Con il termine danneggiamento si intende, in generale, la modifica dello stato del territorio prodotta dallevento, sia in termini diretti, danno fisico, sia in termini di conseguenze di questo, cio morti, feriti, senza tetto,ecc.. A tale scopo stata messa a punto una specifica metodologia e relativo software, che consente di passare in rassegna tutti gli eventi di diversa gravit che possono aver origine in una delle zone o strutture sismogenetiche che interessano il territorio in esame e selezionare quelli suscettibili di creare un impatto maggiore. Vengono quindi elaborati n scenari di danno per larea in esame caratterizzati da differenti livelli di gravit (in termini di perdite) con epicentro che migra allinterno delle zone e strutture sopra citate. Per essi il codice fornisce la valutazione delle perdite attese in funzione del tempo di ritorno degli eventi generatori (e quindi indirettamente in funzione della probabilit di eccedenza degli eventi su una prefissata finestra temporale) espresse in termini di poche grandezze significative ai fini della pianificazione dellemergenza (abitazioni crollate, abitazioni inagibili, numero persone coinvolte in crolli, numero di senzatetto) espresse a livello aggregato sullinsieme dei comuni interessati. Lanalisi dei risultati

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dellelaborazione consente di pervenire alla selezione degli interventi significativi, definendo, ove necessario, differenti soglie d'impatto per gravit crescente e/o per differenti periodo di ritorno, cui potranno corrispondere diversi livelli di attivazione del piano demergenza. Nel seguito si riportano i passaggi salienti della procedura adottata: allinterno di ciascuna zona sismogenetica (caratterizzata, come noto da una sismicit costante spalmata su tutta larea) e per ciascun valore di intensit (cui corrisponde in quella zona una frequenza media ovvero un periodo di ritorno su una prefissata finestra temporale), viene fatta variare la posizione dellepicentro nella zona; quindi per ciascuna di tali localizzazioni ed intensit viene valutato lo scenario di evento sullarea di piano; Qualora siano disponibili dati sulle strutture sorgenti, la posizione dellepicentro viene fatta variare compatibilmente con landamento ipotizzato per le strutture sismogenetiche, invece che indistintamente allinterno di ciascuna zona sismogenetica, dove ci si fonda sull ipotesi di una probabilit uniforme degli eventi allinterno di questa. Ci in genere possibile soprattutto per eventi superiori ad una certa soglia di magnitudo, per i quali pi frequentemente sono disponibili conoscenze sulle strutture sorgenti. una volta valutato il livello di perdita sullarea di piano per ciascuna posizione epicentrale ed intensit, vengono memorizzate le coordinate dellepicentro dellevento massimo da intendersi come quello in corrispondenza del quale si registra, per quellintensit, la massima perdita in termini di abitazioni crollate; questa operazione consente di costruire in riferimento alla zona sismogenetica considerata una curva degli eventi massimi, ovvero quelli che per ciascuna intensit (caratterizzata in quella zona sismegenetica da un certo valore del periodo di ritorno) massimizzano la perdita; per una pi agevole lettura tale curva viene rappresentata mettendo in relazione il periodo di ritorno con il numero di abitazioni crollate che pu determinare quellevento; ripetendo questa operazione per tutte le zone sismogenetiche si produrranno n curve che forniscono la valutazione delle perdite attese in funzione del tempo di ritorno degli eventi generatori; La lettura di tali curve consente di individuare delle soglie sui valori del tempo di ritorno e quindi selezionare gli eventi critici per il territorio in esame, caratterizzati da un diverso livello di gravit. Per la individuazione degli eventi critici deve essere considerato anche un altro aspetto. Gli eventi caratterizzati da valori di magnitudo pi elevati e il cui epicentro baricentrale rispetto allarea di interesse coinvolgono tutto il territorio nel suo complesso, di conseguenza, ognuno rappresenta una situazione gravosa per larea stessa. Gli eventi meno gravosi o quelli localizzati in prossimit del confine del territorio provinciale, invece, interessano soltanto una parte dellintero territorio oggetto del piano di emergenza; necessario quindi individuare diversi eventi interessanti porzioni diverse del territorio e compararle.

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II. produzione di scenari elaborati ad una scala di maggiore dettaglio e soprattutto pi ricchi di informazioni per gli eventi selezionati. In particolare possono essere rappresentate le seguenti informazioni: quadro territoriale dellarea colpita (popolazione, densit abitativa, numero e distribuzione stanze di albergo, numero e distribuzione aule scolastiche, ecc) che principalmente rappresenta una individuazione anche cartografica dei comuni interessati dagli eventi oltre alle seguenti informazioni: popolazione residente in ciascun comune; classificazione sismica; densit abitativa in ciascun comune; numero di abitazioni nel comune; numero di abitazioni nelle classi di vulnerabilit A (muratura pi vulnerabile), B (muratura media), C1 (muratura buona) e C2 (c.a.); ospedali e case di cura; numero di aule; industrie a rischio; vulnerabilit per franosit; dighe di competenza del Servizio Nazionale Dighe; principali vie di comunicazioni e aeroporti; estrazioni del catalogo GNDT-NT4 relative ai terremoti storici interessanti larea in oggetto; campi macrosismici di alcuni terremoti storici (CNR-PFG 1985); reti sismiche e accelerometriche presenti nellarea; individuazione delle localit ISTAT; Alcune di queste informazioni, oltre che su cartografia, sono presenti in tabelle, con il dettaglio per tutti i comuni ricadenti nellarea di 50 Km dallepicentro. perdite al sistema abitativo e alle persone, ad esempio in termini di edifici crollati, danneggiati, inagibili, morti, feriti, senzatetto, ecc. Per quanto riguarda il dettaglio dei danni, comune per comune, per ciascun evento vengono prodotti due elaborati: stima delle abitazioni crollate, di quelle inagibili, di quelle danneggiate, della superficie totale danneggiata (costo economico); stima del numero delle persone coinvolte i crolli, stima dei senza tetto. Per ogni grandezza valutato il valore medio e due valori, uno inferiore e laltro superiore, che definiscono lintervallo di incertezza delle stime effettuate. Gli scenari di danno vengono valutati attraverso i seguenti passi: 1. Severita dellevento sismico. Per ogni evento selezionato caratterizzato da una intensit e una posizione epicentrale viene determinato il campo macrosismico conseguente attraverso luso della legge di attenuazione unica per tutta la nazione ed isotropa Come unit isosismica stata assunto il comune, soprattutto perch con riferimento a questo aggregato che, al momento dello sviluppo del modulo di pronto intervento, erano disponibili i dati ISTAT delle abitazioni e della popolazione. Attualmente tali dati sono disponibili anche a livello di sezione censuaria, il che consente una valutazione di maggior dettaglio, molto pi significativa per i comuni che hanno

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grandi estensioni. Al momento, tuttavia, le sezioni censuarie non sono ancora considerate nella valutazione degli scenari, anche perch al maggior dettaglio in tema di vulnerabilit deve corrispondere una pi puntuale valutazione della pericolosit, che tenga conto delle caratteristiche geomorfologiche locali; sono in corso attivit per la loro utilizzazione nella valutazione di scenari dettagliati. 2. Consistenza del patrimonio abitativo La consistenza del patrimonio abitativo stata desunta dal censimento ISTAT del 1991 riferito alle sole abitazioni ed alla popolazione in esse residente. Per ogni comune sono disponibili numerose informazioni: numero di abitazioni suddivise per tipologia costruttiva e per classi di et di costruzione, numero di piani degli edifici, superficie media, numero di abitanti, altri indicatori sulla composizione dei nuclei, let degli abitanti , il tipo di occupazione degli alloggi, etc. 3. Suddivisione delle abitazioni in classi di vulnerabilit La vulnerabilit del patrimonio edilizio abitativo stata stimata ripartendo le abitazioni in tre classi sulla base di indicatori, relativi alla tipologia e all'epoca di costruzione, ricavati dal censimento ISTAT del 1981 e opportunamente tarati mediante i dati rilevati sul campo dal GNDT. La correlazione intensit- vulnerabilit - danno stata valutata utilizzando il metodo delle matrici di probabilit di danno sviluppato in seguito al terremoto dell'Irpinia del 1980. 4. Definizione del danno strutturale atteso mediante incrocio delle intensit previste, delle frequenze di danno contenute nelle DPM e della consistenza del patrimonio abitativo. Pertanto per un assegnato comune possibile determinare il valore atteso del numero di abitazioni che subiscono un determinato livello di danno semplicemente sommando i contributi forniti dalle abitazioni appartenenti a ciascuna classe di vulnerabilit. Tali contributi sono dati dal prodotto fra la probabilit di osservazione di quel livello di danno, relativa allintensit risentita ed alla classe di vulnerabilit, per il numero di di quella classe. 5. Valutazione delle perdite attese conseguenti al danno Le perdite vengono calcolate in funzione della distribuzione delle abitazioni nelle 6 classi di danno e in particolare vengono fornite in termini di abitazioni crollate, inagibili, danneggiate, numero delle persone coinvolte i crolli, stima dei senza tetto cos valutate: abitazioni crollate : tutte quelle con livello di danno 5, abitazioni inagibili : quelle con livello di danno 4 pi una frazione di quelle con livello di danno 3 (40%), abitazioni danneggiate ma agibili : quelle con livello di danno 2 pi quelle con livello di danno 3 non considerate fra le inagibili. persone potenzialmente coinvolte dai crolli totali : popolazione residente nelle abitazioni crollate (potenziali morti + feriti nel caso di presenza della popolazione nelle abitazioni) senzatetto : persone residenti nelle abitazioni inagibili. FASE A LUNGO TERMINE possibile elaborare scenari a scala di maggior dettaglio rispetto a quelli, di cui si detto sopra, elaborati sulla base di informazioni a livello comunale. Si pu passare non

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solo a scala di localit, ma anche di sezione censuaria. Ma pi si scende di scala pi le metodologie di valutazione utilizzate possono non garantire un sufficiente grado di approssimazione dei risultati. Scendendo di scala, infatti, pesa in maniera maggiore il livello di dettaglio del sistema informativo sia per quanto riguarda laggregazione dei dati che relativamente alla quantit e tipo dei dati. Ad esempio importante prendere in considerazione la variabilit spazio-temporale delle presenze, lefficienza dei soccorsi, . Pesa anche la possibilit di stimare puntualmente la vulnerabilit e gli effetti locali, elementi che possono variare molto rapidamente nello spazio. Inoltre gli scenari che attualmente vengono elaborati non considerano molti aspetti che invece hanno un peso importante nella predisposizione dei Piani di Protezione Civile. Tipicamente quelli relativi alla viabilit, agli ospedali e agli altri edifici strategici, agli impianti a rischio. Attualmente i dati e gli strumenti a disposizione non consentono di procedere alla valutazione degli scenari di danno inerenti a tali elementi. Nel caso, ad esempio, degli ospedali, nella banca dati del Servizio sono presenti dati riguardanti il censimento degli stessi per comune (denominazione, specialit, posti letto, numeri telefonici, .), ma mancano i dati necessari per una valutazione della loro vulnerabilit, per la quale sono attualmente in corso numerose attivit presso questo Dipartimento e presso alcune ASL allo scopo di poter arrivare a valutare i possibili danni e la funzionalit residua di tali strutture in caso di sisma. Ad esempio le linee guida per la Pianificazione dellEmergenza Ospedaliera in caso di sisma prevedono di base una buona conoscenza della risposta al sisma dellospedale. Informazioni di questo tipo risultano di fondamentale importanza nella pianificazione delle attivit di emergenza sanitarie, nelle quali occorre tenere conto della possibile perdita di funzionalit di alcune strutture ospedaliere. Uno sviluppo importante si avr a seguito dellestesa applicazione delle pianificazioni previste da leggi nazionali (DL 626/94) e direttive del DPC e del Ministero della Salute. Altri problemi che risultano ancora aperti riguardano, ad esempio, la regionalizzazione delle matrici di probabilit di danno utilizzate e la conoscenza pi accurata della vulnerabilit delle abitazioni a livello comunale. Effetti locali legati alla morfologia e alla geologia del territorio non sono stati ancora considerati. Molti di questi aspetti ed anche altri come quelli relativi alla individuazione delle strutture e delle zone sismogenetiche, sono oggetto di ulteriori studi e ricerche, sia in ambito nazionale che internazionale. Inoltre quando si parla di effetti di un evento non si pu far riferimento soltanto alle perdite per il sistema abitativo, intese come valore atteso aggregato di crolli, morti, feriti, ecc, ma necessario valutare la distribuzione spaziale di tali perdite, studiarne la dipendenza dalle caratteristiche urbane della citt, verificare se queste possano modificare lefficienza dei soccorsi e di tutte quelle che sono le attivit in fase di emergenza. E necessario inoltre valutare gli effetti cosismici (frane, tsunami, ), quelli di eventuali incidenti su impianti industriali innescati dal terremoto, il comportamento delle infrastrutture a rete e delle opere strategiche. Peraltro, lurgenza e la necessit di avere comunque una previsione dellimpatto sul territorio di eventi sismici hanno imposto al Dipartimento Della Protezione Civile un atteggiamento pragmatico che, sacrificando alcuni aspetti, ha comunque elaborato uno

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strumento che consente di dare una prima risposta ai problemi di pianificazione dellemergenza.

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3 I

Scenari di danno per la provincia di Rimini individuazione degli eventi sismici di riferimento.

Lapplicazione della metodologia allarea di Rimini ha prodotto le curve delle Figure 7 e 8 nelle quali in ordinata riportato il tempo di ritorno degli eventi generatori e in ascissa il valore atteso del numero di abitazioni crollate nellintera zona colpita, nella Figura 7, e nella sola area provinciale, nella Figura 8.

Rimini crolli intera zona colpita


10 Periodo di ritorno zona 37 100 zona 38 zona 46 zona 48 1000 1 10 100 1000 10000

Abitazioni crollate

Figura 7. Abitazioni crollate nella zona colpita dagli eventi con origine in diverse zone sismogenetiche

Rimini crolli zona provinciale colpita


10 Periodo di ritorno

zona 37
100

zona 38 zona 46 zona 48

1000 1 10 100 1000 10000

Abitazioni crollate

Figura 8. Abitazioni crollate nella Provincia di Rimini, per eventi con origine in diverse zone sismogenetiche

Le curve si riferiscono alle diverse zone sismogenetiche interessate dal territorio modenese che di seguito vengono elencate: Zona 37 caratterizzata da un intensit massima di 9 gradi della scala Mercalli con periodo di ritorno di 870 anni

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Zona 38 caratterizzata da un intensit massima di 9 gradi della scala Mercalli con periodo di ritorno di 180 anni Zona 46 caratterizzata da un intensit massima di 10 gradi della scala Mercalli con periodo di ritorno di 330 anni Zona 48 caratterizzata da un intensit massima di 8.5 gradi della scala Mercalli con periodo di ritorno di 120 anni Tra gli eventi considerati sono stati selezionati quelli potenzialmente in grado di massimizzare le perdite nellarea di piano, ascrivibili sostanzialmente alle zone 46 e 48, cos come deducibile dalla figura 8. Peraltro lanalisi storica effettuata sui Comuni di interesse ha evidenziato che gli eventi storici a cui corrisposta maggiore intensit nella provincia di Rimini sono localizzati nella zona sismogenetica 48. Poich al crescere dellimpatto dellevento sul territorio variano le problematiche che un piano di emergenza deve affrontare, si sono individuati due livelli di soglia per i periodi di ritorno e, quindi, tre gruppi di eventi, precisamente: a) eventi con periodo di ritorno oltre i 250 anni; b) eventi con periodo di ritorno tra i 50 e i 250 anni; c) eventi con periodo di ritorno entro i 50 anni.
Rimini crolli zona provinciale colpita
10 Periodo di ritorno

6
100

zona 37

3 2 1

zona 38 zona 46 zona 48

1000 1 10 100 1000 10000

Abitazioni crollate

Figura 9. Selezione degli eventi significativi allinterno delle soglie temporali per periodo di ritorno

Dallanalisi dei dati di cui alla Figura 9, risulta che: gli eventi della fascia a), con tempi di ritorno superiori a 250 anni, sono quelli pi critici con perdite massime in termini di abitazioni crollate che possono arrivare fino a circa 1200 unit; agli eventi della fascia b), con tempi di ritorno superiori a 50 anni fino a 250 anni, corrisponde una perdita massima in termini di abitazioni crollate entro le 500 unit; agli eventi della fascia c), con tempi di ritorno fino a 50 anni, corrisponde una perdita massima in termini di abitazioni crollate entro le 60 unit; In Tabella 2 sono riportati gli eventi selezionati con relative caratteristiche, coordinate epicentrali e crolli nella sola provincia di Rimini.

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Tempo Probabilit Zona/Struttura Coordinate epicentrali di di Evento sismogenetica Intensit Crolli Ritorno Eccedenza Lat Long
1 2 3 4 5 6 Z46 Z46 Z48 Z48 Z48 Z48 10.0 9.5 8.5 8.0 7.5 7.0 330 210 120 70 40 25 0.09 0.13 0.22 0.34 0.51 0.70 434830 123519 434830 123519 44517 44517 44517 44517 122930 122930 122930 122930 1159 468 351 145 60 22

Tabella 2. Elenco degli eventi selezionati Gli eventi da prendere a riferimento per i tre livelli di allerta da prevedere nel Piano sono ovviamente quelli che massimizzano i danni in ognuna delle tre fasce e, quindi, gli eventi 1, 2 e 5. Nella tabella 3 sono riportati i danni sul patrimonio edilizio e sulla popolazione per ciascuno degli eventi selezionati, cumulati su tutti i comuni della provincia interessata.
Evento Abitaz. crollate min Abitaz. crollate Abitaz. crollate max Abitaz. inagibili min Abitaz. inagibili Abitaz. inagibili max Vittime min Vittime Vittime max Feriti min Feriti Feriti max Senza tetto min Senza tetto Senza tetto max

1 2 3 4 5 6

445 155 102 36 11 0

1159 468 351 145 60 22

2519 1103 911 418 198 72

4573 2477 2331 1269 713 394

8721 5213 5331 3202 2020 1272

14474 9375 10007 6434 4295 2827

251 87 68 24 8 0

671 266 232 96 40 14

1496 641 596 273 129 48

585 1566 3492 202 158 56 19 0 622 1496 540 1390 224 93 33 636 302 111

9426 18498 4955 10780 5055 11639 2731 1540 858 6924 4363 2763

31287 19873 22017 14038 9342 6183

Tabella 3. Quadro riepilogativo delle perdite attese (danni e persone coinvolte) per gli eventi selezionati Nei successivi grafici di figura 10, tali valori sono riportati in forma di istogramma.
Abitazioni Crollate 10000 1000 100 Abitazioni Inagibili

Morti 100000 10000 1000 100

Feriti

SenzaTetto

10 1 1 2 3 EVENTI 4 5 6

10 1 1 2 3 EVENTI 4 5 6

Figura 10. Perdite in termini di danni alle abitazioni e alle persone per gli eventi selezionati

Dallanalisi dei dati di cui alle tabelle 2 e 3, si pu facilmente osservare come con laumentare del tempo di ritorno aumentino le perdite attese.

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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

Per gli eventi della prima fascia si ha unintensit massima del X grado della scala Mercalli e un periodo di ritorno di 330 anni, a cui corrisponde un numero atteso di abitazioni crollate di circa 1200 unit, con un intervallo di incertezza che va da 440 a 2500 circa. Il valore atteso del numero di abitazioni inagibili di circa 8700, con un intervallo di incertezza compreso tra 4600 e 14500 circa; il numero delle vittime stato stimato intorno a 700 con un intervallo di incertezza compreso tra 250 e 1500 circa, i feriti sono 1600 con un intervallo di incertezza compreso tra 600 e 3500 circa, mentre il numero dei senzatetto pu raggiungere le 18000 unit circa, con una incertezza compresa tra un valore minimo di 9000 e uno massimo di 31000. Per gli eventi della seconda fascia si ha unintensit massima tra IX e X e un periodo di ritorno di 210 anni, a cui corrisponde un numero atteso di abitazioni crollate di circa 500 unit, con un intervallo di incertezza che oscilla tra 150 e 1100 circa. Il valore atteso del numero di abitazioni inagibili di circa 5200, con un intervallo di incertezza compreso tra 2500 e 9400 circa; il numero delle vittime stato stimato intorno a 270, con un intervallo di incertezza compreso tra 90 e 640 circa, i feriti sono 620 circa, con un intervallo di incertezza compreso tra 200 e 1500, mentre il numero dei senzatetto pu raggiungere le 11000 unit circa, con una incertezza compresa tra un valore minimo di 5000 e uno massimo di 20000. Per gli eventi della terza fascia si ha unintensit massima tra VII e VIII e un periodo di ritorno di 40 anni, a cui corrisponde un numero atteso di abitazioni crollate di circa 60 unit, con un intervallo di incertezza che oscilla tra 10 e 200 circa. Il valore atteso del numero di abitazioni inagibili di circa 2000, con un intervallo di incertezza compreso tra 700 e 4300 circa; il numero delle vittime stato stimato intorno a 40, con un intervallo di incertezza compreso tra 10 e 130 circa, i feriti sono 90 circa, con un intervallo di incertezza compreso tra 20 e 300, mentre il numero dei senzatetto pu raggiungere le 4400 unit circa, con una incertezza compresa tra un valore minimo di 1500 e uno massimo di 9300. Tutte le stime effettuate, come sopra indicato, sono affette da un intervallo di incertezza, legato a vari fattori tra cui un limitato grado di conoscenza della vulnerabilit delledificato ed in genere del territorio, laleatoriet intrinseca del fenomeno, lutilizzo di grandezze che, per loro stessa natura, sono caratterizzate da una forte variabilit, come il numero persone presenti allinterno degli edifici al momento dellevento. Le stime effettuate, pur affette da incertezze, conservano, comunque, una loro validit, dal momento che il problema che si pone nella gestione dellemergenza degli eventi sismici non molto sensibile ad una valutazione precisa delle perdite. Nelle figure successive (da figura 11 a figura 16) riportata la distribuzione delle intensit risentite, delle abitazioni crollate e inagibili, delle persone coinvolte e dei senzatetto nei comuni del territorio, in modo da individuare anche geograficamente gli eventi selezionati. Ad ogni figura segue la tabella dei corrispondenti valori numerici. II produzione di scenari per gli eventi sismici di riferimento. Per ciascuno degli eventi selezionati, possibile estrarre il quadro territoriale e la stima dettagliata delle perdite comune per comune, cio uno scenario di danno di maggiore dettaglio rispetto a quanto elaborato con la finalit della scelta degli eventi di riferimento. Tali scenari non sono allegati al presente documento, ma possono essere comunque forniti qualora se ne ravveda la necessit.

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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

Per ciascuno degli eventi di cui sopra, anche possibile estrarre il quadro territoriale e una stima delle perdite comune per comune pi completa di indicatori, rispetto a quella fornita nel presente documento. Tali informazioni non sono allegate al presente documento, ma possono essere comunque fornite qualora se ne ravveda la necessit.

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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

Figura 11

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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

comune BELLARIA-IGEA MARINA CATTOLICA CORIANO GEMMANO MISANO ADRIATICO MONDAINO MONTE COLOMBO MONTEFIORE CONCA MONTEGRIDOLFO MONTESCUDO MORCIANO DI ROMAGNA POGGIO BERNI RICCIONE RIMINI SALUDECIO SAN CLEMENTE SAN GIOVANNI IN MARI SANTARCANGELO DI ROM TORRIANA VERUCCHIO

intensit 7 8 9 9 8 10 9 9 9 9 9 8 8 8 9 9 9 8 8 8

crolli 6 54 42 53 22 106 53 114 45 51 92 4 69 163 155 41 40 26 5 18

coinvolti inagibilit in crolli 171 12 615 105 361 102 181 89 364 45 282 183 229 91 297 213 148 75 226 84 519 208 57 10 1047 128 2529 350 452 268 223 83 360 81 388 63 56 8 216 39

senza tetto 324 1244 933 325 624 545 445 603 297 417 1269 154 1990 5590 851 504 829 949 96 509

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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

Figura 12

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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

comune BELLARIA-IGEA MARINA CATTOLICA CORIANO GEMMANO MISANO ADRIATICO MONDAINO MONTE COLOMBO MONTEFIORE CONCA MONTEGRIDOLFO MONTESCUDO MORCIANO DI ROMAGNA POGGIO BERNI RICCIONE RIMINI SALUDECIO SAN CLEMENTE SAN GIOVANNI IN MARI SANTARCANGELO DI ROM TORRIANA VERUCCHIO

intensit 7 8 8 9 8 9 9 9 9 9 9 7 8 7 9 9 8 7 8 8

crolli 2 23 17 21 8 41 22 46 17 21 34 1 28 71 62 17 16 11 2 8

coinvolti inagibilit in crolli 111 4 350 44 199 41 123 35 170 18 194 67 151 36 213 83 96 26 147 34 285 75 37 4 545 52 1525 153 310 104 140 33 197 31 250 28 37 3 133 17

senza tetto 213 691 497 213 321 346 274 409 170 257 668 98 1035 3335 553 301 424 608 61 306

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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

Figura 13

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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

comune BELLARIA-IGEA MARINA CATTOLICA CORIANO GEMMANO MISANO ADRIATICO MONDAINO MONTE COLOMBO MONTEFIORE CONCA MONTEGRIDOLFO MONTESCUDO MORCIANO DI ROMAGNA POGGIO BERNI RICCIONE RIMINI SALUDECIO SAN CLEMENTE SAN GIOVANNI IN MARI SANTARCANGELO DI ROM TORRIANA VERUCCHIO

intensit 8 7 7 7 7 6 7 7 6 7 7 8 7 8 6 7 7 8 7 8

crolli 23 2 3 0 1 0 1 1 0 1 1 3 11 231 0 1 1 64 1 6

coinvolti inagibilit in crolli 369 43 116 5 81 8 26 1 56 3 23 0 42 2 36 1 11 0 41 2 49 3 56 10 299 20 3199 499 43 0 39 2 48 2 649 155 32 3 116 13

senza tetto 679 224 195 43 120 36 71 66 16 69 109 149 567 7112 72 81 96 1614 54 266

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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

Figura 14

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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

comune BELLARIA-IGEA MARINA CATTOLICA CORIANO GEMMANO MISANO ADRIATICO MONDAINO MONTE COLOMBO MONTEFIORE CONCA MONTEGRIDOLFO MONTESCUDO MORCIANO DI ROMAGNA POGGIO BERNI RICCIONE RIMINI SALUDECIO SAN CLEMENTE SAN GIOVANNI IN MARI SANTARCANGELO DI ROM TORRIANA VERUCCHIO

intensit 8 6 7 6 6 6 7 6 6 7 6 7 7 8 6 6 6 8 7 7

crolli 10 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 1 4 99 0 0 0 28 0 2

coinvolti inagibilit in crolli 216 19 77 0 53 3 17 0 36 0 14 0 28 0 24 0 7 0 27 0 32 0 36 4 192 7 1860 214 28 0 26 0 32 0 400 67 21 1 76 5

senza tetto 407 149 126 29 78 23 47 43 10 46 72 96 364 4082 47 54 63 980 36 172

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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

Figura 15

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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

comune BELLARIA-IGEA MARINA CATTOLICA CORIANO GEMMANO MISANO ADRIATICO MONDAINO MONTE COLOMBO MONTEFIORE CONCA MONTEGRIDOLFO MONTESCUDO MORCIANO DI ROMAGNA POGGIO BERNI RICCIONE RIMINI SALUDECIO SAN CLEMENTE SAN GIOVANNI IN MARI SANTARCANGELO DI ROM TORRIANA VERUCCHIO

intensit 7 6 6 6 6 5 6 6 5 6 6 7 6 7 5 6 6 7 6 7

crolli 4 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 44 0 0 0 12 0 0

coinvolti inagibilit in crolli 136 8 47 0 34 0 11 0 23 0 7 0 18 0 14 0 3 0 18 0 20 0 23 1 128 0 1167 95 13 0 17 0 19 0 258 29 14 0 50 0

senza tetto 261 91 82 18 52 11 31 26 5 30 44 63 243 2545 22 36 38 627 23 115

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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

Figura 16

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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

comune BELLARIA-IGEA MARINA CATTOLICA CORIANO GEMMANO MISANO ADRIATICO MONTE COLOMBO MONTEFIORE CONCA MONTESCUDO MORCIANO DI ROMAGNA POGGIO BERNI RICCIONE RIMINI SAN CLEMENTE SAN GIOVANNI IN MARI SANTARCANGELO DI ROM TORRIANA VERUCCHIO

intensit 7 5 6 5 5 6 5 6 5 6 6 7 5 5 7 6 6

crolli 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 17 0 0 5 0 0

coinvolti inagibilit in crolli 90 0 21 0 21 0 5 0 11 0 10 0 6 0 10 0 9 0 16 0 80 0 764 36 8 0 8 0 170 11 9 0 34 0

senza tetto 175 41 51 9 25 18 11 17 20 42 153 1662 17 17 412 15 78

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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

Riferimenti Bibliografici 1.Medvedev S.V., 1977 Seismic Intensity Scale M.S.K.-76, Publ. Inst.Geophys.Pol. Ac. Sc., Varsavia. 2.European Seismological Commission , W.G. Macroseismic scales, 1993 European Macroseismic Scale 1992, G. Grunthal ed., Luxembourg. 3.Blake A.,1941: On the estimation of focal depth from macroseismic data, BSSA, 31 4.Braga, F, Dolce, M, Liberatore, D., 1982: A Statistical Study on damaged buildings and an ensuing review of the M.S.K. - 76 scale, Atti del 7 ECEE - Atene 5.Bramerini F., Di Pasquale G., Orsini G., Pugliese A., Romeo R., Sabetta F. 1995: Rischio sismico del territorio italiano. Proposta di una metodologia e risultati preliminari, Rapp. tec.SSN/RT/95/1, Roma. 6.Colonna E., Molina C., Petrini V., 1994 :Criteri di valutazione della vulnerabilit sismica del patrimonio edilizio esistente sul territorio nazionale Ingegneria Sismica n.1, Gen-Apr. 1994. 7.Petrini V.(editore), 1995Pericolosit sismica e prime valutazioni di rischio in Toscana, C.N.R. - I.R.R.S. - Regione Toscana Dip. Ambiente 8.Gavarini C., Paolone A., 1991: Vulnerabilit sismica degli edifici in cemento armato - Nota 1 - Indagini parametriche sulla resistenza alle azioni laterali dei telai piani in cemento armato tamponati, Ingegneria Sismica n.1. 9.Gavarini C., Paolone A., 1991: Vulnerabilit sismica degli edifici in cemento armato - Nota 2 - PORTAM : un software per la valutazione della resistenza alle azioni laterali di telai spaziali in cemento armato, Ingegneria Sismica n.2. 10.Gavarini C., Nistic N., 1991: Vulnerabilit sismica degli edifici in cemento armato - Nota 3 - Definizione della vulnerabilit mediante rette danno-accelerazione, Ingegneria Sismica n. 2. 11.G. Orsini, A model for buildings vulnerability assessment using the Parameterless Scale of Seismic Intensity (PSI), Earthquake Spectra, Agosto 1999, Volume 15, n.3. 12.Coburn A.W., Spence R.J.S, Pomonis A., 1992 Factors determining human casualtY levels in earthquakes: mortality prediction in building collapse, 10th World Conference on Earthquake Earthquake, U.S. - Italy Workshop on Seismic Hazard and Risk Analysis, Varenna,Italy. 13.H. Tiedemann, 1992 Earthquake and Volcanic Eruptions - A Handbook on Risk Assessment, Swiss Reinsurance Company, Zurich. 14.Ministero per i Beni Culturali e Ambientali : Soprintendenza Generale agli Interventi Post-sismici in Campania e Basilicata, 1994, Dopo la polvere, Relazione sugli interventi di recupero (1985-1989) del patrimonio artistico monumentale danneggiato dal terremoto del 1980-1981, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma. 15.Di Pasquale, G. & Orsini, G. 1997 Proposta per la valutazione di scenari di danno conseguenti ad un evento sismico a partire dai dati ISTAT. 8 Convegno Nazionale LIngegneria Sismica in Italia. Taormina 21 24 Settembre. 16.Di Pasquale G., Orsini G., Pugliese A. & Romeo R. W. , Damage scenario for future earthquakes, presented at the Eleventh European Conference of Earthquake Engineering, 1998, Paris. 17.Bosi V., Decanini L.,Guerra I., Gresta S., Orsini G., Romeo R., Valensise G., Scenari di danno. Relazione conclusiva della prima fase, documento predisposto

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Scenari di danno a seguito di eventi sismici per la pianificazione di emergenza per la provincia di Rimini

per la Commissione per la elaborazione del piano di emergenza nazionale per eventi sismici in Sicilia Orientale e Stretto di Messina, 1998. 18. R. De Marco, R. Colozza, R. Ferlito, C. Mercuri, G. Orsini, F. Papa, A. G. Pizza Metodologie speditive per la definizione di scenari a scala comunale, XXIII Conferenza Nazionale AISRE Associazione Italiana di Scienze Regionali Reggio Calabria, 10 Ottobre 2001 19. De Marco, R. Colozza, R. Ferlito, C. Mercuri, G. Orsini, F. Papa, A. G. Pizza, The scenarios quick assesment methodology for seismic emergency planning at municipal scale, R50th Anniversari of the European Seismological Commission (ESC) XXVIII General Assembly. 1/6-9-02, Genova 20. G. Di Pasquale, R. Ferlito, G. Orsini, F. Papa, A. G. Pizza, J. Van Dyck, D. Veneziano Seismic scenario tools for emergency planning and management, ESC Assembly on September 12-17, 2004 in Potsdam, Germany - subsession SCF-2B 21. Gruppo di Lavoro dell Ufficio Servizio Sismico Nazionale. Rapporto dal titolo Valutazioni in ordine alle condizioni di rischio e agli scenari di evento sismico nellIsola di Ortigia, Marzo 2001 22. Diego Molin Sismicit della Regione Emilia Romagna Relazione presentata al Corso pilota in Emilia Romagna Sistema integrato per la gestione tecnica dellemergenza sismica. Rilievo del danno e valutazione dellagibilit

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