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numero 5 anno V 6 febbraio 2013


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Luca Beltrami Gadola DI NUOVO: PROFESSIONISTI DELLA ANTIMAFIA Sergio DAgostini CASA: LA GRANDE ASSENTE NEL DIBATTITO ELETTORALE Beniamino Piccone BANCHE, FINANZIAMENTI SCANDALO NEL SETTORE EDILIZIO Oreste Pivetta AL VOTO. IL CUORE TIEPIDO DI CHI SCEGLIE IL SUO NEMICO Franco DAlfonso MILANO, BINARIO 21 TRA ORGOGLIO E VERGOGNA Paolo Biscottini QUATTRO PROPOSTE PER LA CULTURA IN REGIONE Pia Elda Locatelli RICERCA E INNOVAZIONE: A CHE PUNTO SIAMO? Pier Vito Antoniazzi PERCH I VERDI CONTANO POCO IN ITALIA Rita Bramante IL PESO DI UN PASSATO CHE NON PASSA Massimo Cingolani TASSE E MORTE: UNA CERTEZZA VIDEO UN VOLTO DAL COMITATO ELETTORALE LUCIA CASTELLANO CAPOGRUPPO PATTOCIVICO AMBROSOLI PRESIDENTE SUGGERIMENTI MUSICALI Marie Digby GOO GOO DOLLS

Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo LIBRI a cura di Marilena Poletti Pasero TEATRO a cura di Emanuele Aldrovandi CINEMA Marco Santarpia e Paolo Schipani

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DI NUOVO: PROFESSIONISTI DELLANTIMAFIA ArcipelagoMilano


Fa una certa impressione veder ricomparire la locuzione i professi onisti dellantimafia. Dal lontano 1987 quando Leonardo Sciascia la us per la prima volta sul Corriere della Sera il suo uso si moltiplic e fu spesso brandita come una clava per bollare vuoi avversari politici vuoi colleghi della magistratura, vuoi semplici cittadini colpevoli di avere opinioni diverse dalla propria sul tema della mafia. Inutilmente venti anni dopo Pierluigi Battista, sempre sul Corriere della Sera, riteneva doveroso chiedere scusa a Leonardo Sciascia da parte di tutti quelli che dal 1987 lo invitarono a chiudersi al margine della societ. Si sperava che dopo lintervento di Pierluigi Battista quella locuzione fosse destinata a scomparire dalle cronache e dal dibattito politico. Non fu e non cos. Qui a Milano lultima volta in cui si sent parlare in un pubblico consesso di professionisti dellantimafia fu in Consiglio comunale nel febbraio 2012, quando un consigliere della maggioranza, pure esso siciliano come Sciascia, la us a proposito di Nando Dalla Chiesa, nominato presidente del Comitato Antimafia del Comune. Anche quella volta si sper che fosse lultima ma la campagna elettorale in corso, che non ci risparmia nulla, la vede di nuovo circolare liberamente, se non proprio lei quantomeno sue declinazioni. Si ha legittimo diritto di occuparsi di mafia o di qualunque forma di criminalit organizzata e ancor meno di parlarne solo se si dello stesso partito o della medesima coalizione. Questa sembra almeno lindecorosa opinione di Bobo Maroni. Ovviamente non cos. Come sempre, tristemente, la lotta alla mafia diventa oggetto di appropriazione pi o meno indebita. Con la definizione di professionisti dellantimafia Sciascia intendeva alludere a quei magistrati che pensavano di far carriera soltanto per il fatto di occuparsene. Non aveva tutti i torti ma questa definizione ovviamente non la pensava estesa a tutti indistintamente i magistrati che di mafia si occupassero. Da allora i morti di mafia non si contano. Oggi, che questa definizione tornata in auge, domandiamoci semioticamente che cosa essa significhi. La definizione di Sciascia la conosciamo ma unaltra che si concentri sul significato della parola professionista la voglio prendere in considerazione. Tra i vari significati possibili del termine professionista, uno mi piace pi di altri e lo traggo dal dizionario Treccani: chi esercita una professione liberale in modo indipendente, senza rapporto di subordinazione nei confronti dello Stato o di un datore di lavoro. Io credo che si possa essere professionisti dellantimafia, che vi debbano essere professionisti dellantimafia e che di questi ultimi vi sia bisogno. Poi vi sono quelli che potremmo definire appassionati della materia: mi colloco tra questi ultimi non ritenendo di avere le capacit per essere tra i primi. Nel 1990, in un articolo su Societ Civile, pensando al mondo imprenditoriale mi domandavo perch una parte dellimprenditoria milanese assistesse silenziosa alla penetrazione delle mafie e mi rispondevo: forse per una sorta di ritegno a chinarci su noi stessi, sui nostri comportamenti per timore di non esser in grado di tracciare un confine preciso tra il nostro attuale modo di fare affari e politica e quello che nella comune accezione del termine si definisce mafia . Oggi ho la precisa sensazione che quel confine sia stato scavalcato senza incertezze. Era e rimane la riflessione di un appassionato della materia. Ma veniamo ora ai professionisti. Ci sono i magistrati, c la Guardia di Finanza, ci sono le forze dellordine in generale che professionisti lo sono ma manca un quarto della mela: gli esperti di settore. Oggi la criminalit organizzata alle sue normali attivit ha aggiunto quelle economiche e imprenditoriali. Per combatterla dunque non basta una sola azione di contrasto ma, oltre una forte attivit pedagogico-didattica, un meccanismo di prevenzione che passa attraverso la profonda conoscenza delle varie filiere produttive e delle varie attivit economiche, sia per individuare i traccianti delle attivit illecite, sia per promuovere interventi legislativi - a cominciare dalla materia degli appalti - che rendano queste attivit trasparenti e di difficile penetrazione mafiosa. Ecco il ruolo dei nuovi professionisti dellantimafia. Speriamo che ce ne siano molti, magari volontari, visto che per la lotta alla criminalit le risorse sono sempre troppo poche.

CASA: LA GRANDE ASSENTE NEL DIBATTITO ELETTORALE Sergio DAgostini


La casa sembra finora assente nella campagna per il governo della Lombardia. Eppure la Regione ha grandi compiti e responsabilit per lo sviluppo delle politiche abitative, da cui pu dipendere non solo il destino delle diverse decine di migliaia di famiglie che sono in lista dattesa per una casa popolare ma anche quello della generalit della popolazione dato che una corretta gestione di questo settore pu avere influenza sullintero mercato residenziale migliorando per tutti le condizioni per laccesso allabitazione. Di pi, le scioccanti circostanze che hanno portato alluscita di scena dellultimo assessore alla partita conferiscono alla battaglia elettorale per la casa una valenza aggiuntiva, carica di significato rispetto alla moralizzazione del governo regionale. Spiace quindi che il progetto di governo della lista Ambrosoli non sembri annettere al tema casa quella rilevanza che a mio avviso dovrebbe avere, in quanto non solo idoneo a denunciare le inadempienze della passata gestione ma anche per converso a mostrare le grandi potenzialit che avrebbe un diverso impegno nello sviluppo di politiche abitative forti ed efficaci oltre che improntate a equit e correttezza. Quel che si legge nel programma certamente condivisibile ma appare poco incisivo e troppo incentrato sullobiettivo, certo importante, di assicurare una migliore gestione del patrimonio pubblico esistente. Ma si pu pensare di rispondere alle decine di migliaia di domande Erp con gli 800/1000 nuovi alloggi allanno che si rendono disponibili? Evidentemente no e il vero problema quindi di aumentare di molto la disponibilit di alloggi, a canone sociale e moderato, per i settori sociali realmente bisognosi. E per farlo, in una situazione di risorse pubbliche scarse, si deve da

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attenta capace di prevenire conflitti, di generare coesione e integrazione, oltre che di contenere la morosit, come dimostra ad esempio lintervento Quattro Corti al Quarti ere Stadera di Milano da troppi anni celebrato come buona pratica, ma mai replicato. Opportuni provvedimenti regionali potrebbero agevolare questi obiettivi: fra essi una revisione del regolamento assegnazioni regionale, troppo rigido e complicato, e qualche forma di salvaguardia per gli operatori del Terzo Settore Abitativo quale la costituzione di un fondo di garanzia contro le morosit che superino una determinata soglia. A completamento di questa politica di rilancio dellaffitto a canone sopportabile e della mobilit fra i mercati dellabitazione, dovrebbe aggiungersi anche un grosso sforzo per favorire la rimessa in circolo dellenorme sfitto privato, attraverso lo sviluppo di Agenzie Sociali per la Casa. In particolare nelle citt e nelle principali aree metropolitane della Regione (Milano, Brescia, Bergamo) il vuoto pesa in modo significativo e ha a che fare in modo diretto con il tema del recupero edilizio e della riduzione del consumo di suolo in aree gi fortemente utilizzate e dense. Infine, lauspicata revisione della legge urbanistica regionale dovreb-

be chiarire definitivamente concetto e limiti della casa sociale come servizio (a mio avviso escludendone gli alloggi in vendita) e precisare lobbligo per i comuni ad alta tensione abitativa di prevedere apposite aree nel Piano dei Servizi. La buona notizia che Lucia Castellano, che pure probabilmente avrebbe preferito poter restare a Milano per dare attuazione ai programmi di ripresa delledilizia pubblica predisposti, capolista del Patto Civico di Ambrosoli e potr essere in caso di vittoria un eccellente assessore alla Casa in Regione. Anche per sostenere questa prospettiva (vincere in Lombardia) mi parrebbe importante dare maggiore peso e incisivit alla campagna sui temi dellabitare e sui vantaggi che una gestione onesta, concreta e socialmente consapevole della materia potrebbe apportare al miglioramento della condizione abitativa in Regione. E non voglio neppure pensare a ci che potrebbe accadere nelle politiche abitative con una riconferma del centrodestra, questa volta con maggior peso della Lega, alla quale gi si deve lattuale regime discriminatorio per laccesso allERP, riservato soltanto ai residenti in Lombardia da pi di cinque anni.

BANCHE, I FINANZIAMENTI SCANDALO NEL SETTORE EDILIZIO Beniamino Piccone


Gl imprenditori da mesi si lamentano del credit crunch, ossia del fatto che le banche hanno messo i remi in barca e quindi non concedono prestiti con la facilit di un tempo. Gl intermediari hanno rivisto i criteri di erogazione sia di mutui che di prestiti alle imprese. Il problema che ci poniamo di capire quanto i racconti degli imprenditori siano veri e lo sono e quanto questa situazione derivi anche da errori gestionali e di politica creditizia del sistema bancario. Quando ci si lamenta della banche, bisogna avere lonest di ammettere che nel recente passato, le stesse banche hanno ecceduto nel prestare, hanno prestato troppo, ai soggetti sbagliati. In particolare nel settore immobiliare. Nelle scorse settimane i giornali hanno dato ampio spazio al forte calo nellerogazione di mutui da parte del sistema bancario. Nella tabella sottostante elaborata dal Centro Studi di Confindustria diretto da Luca Paolazzi si pu avere una idea chiara di come si sta comportando il sistema creditizio. Come fa rilevare Bolognini su www.linkerblog.biz nel periodo maggio 2011 - agosto 2012 (ma poi proseguito) il sistema bancario ha aumentato il proprio capitale di Vigilanza (capitale + riserve, nella penultima riga in tabella) di 283 miliardi, ha ricevuto fondi dalla BCE per ulteriori 250 mld e ha tolto 20 mld alle imprese, per acquistare titoli di Stato. Chiaro e limpido. Lacquisto di titoli governativi ha consentito di sfruttare il differenziale tra il rendimento dei BTP (4-5%) e l1% (costo del finanziamento presso la Banca Centrale Europea, tramite la Long Term Refinancing Operation) al fine di rimpolpare il conto economico del sistema bancario. Il settore edilizio un settore trasversale, che nelle statistiche compreso sia nei prestiti alle imprese progetti di sviluppo immobiliare sia nei prestiti a famiglie (mutui residenziali). Nel secondo trimestre del 2012 lISTAT ha rilevato che le compravendite di immobili residenziali sono diminuiti del 23,6%. Ancora peggio i mutui: nel secondo trimestre dell'anno finanziamenti e prestiti con costituzione di ipoteca immobiliare registrano una caduta annua del 41,2%. Sebbene gli Archivi notarili delle citt metropolitane registrino un calo minore (-39,1%), ci si pu legittimamente chiedere come mai gli istituti di credito lesinino a finanziare acquisti immobiliari. I motivi possono essere sinteticamente ricondotti a tre fattori: 1) Funding gap. Per i profani il funding gap la differenza tra la raccolta (funding, in gergo) e gli impieghi. Gli intermediari creditizi dopo le difficolt a finanziarsi sul mercato interbancario e sul mercato obbligazionario - hanno a bilancio gli impieghi (i prestiti) che sono maggiori dellammontare della raccolta. Sebbene le banche si siano finanziate con la BCE, gli impieghi im-

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mobiliari sono a lungo termine ed proprio sul lungo che le banche non ci si riescono a finanziare; 2) Overfinancing o sovrafinanziamento in anni precedenti. In passato sono stati finanziati progetti Santa Giulia, per fare un esempio che si basavano su assunzioni assai ottimistiche. Nel caso della pi nota banca popolare sul territorio lombardo, lultima ispezione di Bankitalia nellautunno 2011 ha evidenziato una eccessiva concentrazione del rischio nel settore immobiliare. Nel suo Confiteor (Feltrinelli, 2012), il

banchiere Geronzi (che lingegner De Benedetti ha definito sarcasticamente il pi potente power broker italiano), rispondendo a Mucchetti, dice: E queste banche del Nord che ci facevano la morale tutti i santi giorni non hanno forse prestato miliardi a immobiliaristi che non sono certo migliori di altri solo perch investono in Lombardia? 3) per dare seguito a politiche pi prudenziali della serie gli opposti estremismi, dopo aver finanziato anche all80% i progetti di invest imento - ora le percentuali di finan-

ziamento sono nellordine del 50% dellinvestimento. Per essere concreti, se una casa vale 300.000 euro, viene finanziato lacquisto solo per 150.000 euro. E applicando spread decisamente alti, nellordine del 3% sopra lEuribor. In conclusione, possiamo affermare che spesso il problema dellaccesso al credito legato a periodi precedenti, nei quali le banche hanno finanziato in eccesso il sistema delle imprese, in particolare i grandi progetti edilizi che ex-post si rivelano delle operazioni azzardate.

AL VOTO. IL CUORE TIEPIDO DI CHI SCEGLIE IL SUO NEMICO. Oreste Pivetta


Laltra sera, commentando le notizie diffuse da un telegiornale notturno, una gentile signora che si presentava come intellettuale spiegava quanto nella campagna elettorale le apparissero assenti i problemi concreti della gente. Un giudizio ragionevole, ma comune, frequente, abusato, a proposito di infiniti altri casi di propaganda per il voto. Lo si sempre osservato. Sono casi anche da Prima Repubblica, malgrado il Pci sia sempre stato uno straordinario produttore di programmi, raccolti in volumi che punto per punto indicavano la via, e allo stesso modo si sia esibita la Dc, se pure con minor diligenza e costanza: non era il caso di chiedere troppo a un partito che comandava e governava e sapeva benissimo camminare in equilibrio lungo il filo di interessi contrapposti. I problemi della gente, problemi drammatici come ancora accade, problemi concreti come si sottol inea, citandoli in ordine, lavoro, casa, scuola, sanit, assistenza, eccetera eccetera, sono ben elencati nei programmi elettorali, che un tempo leggevano e discutevano solo i militanti pi assidui nelle sezioni del Pci, adesso non so pi chi, magari gli attivisti del Pd e un paio di professori al fianco di Oscar Giannino (gli stessi che il programma lhanno scritto). Ho la sensazione per che il rapporto tra il voto e i cosiddetti problemi concreti della gente sia sempre pi flebile. Quanto pu contare una campagna elettorale che fosse davvero vicina ai problemi concreti della gente, se poi, come ogni sondaggista informa, lacquisto di Balotelli potrebbe far guadagnare un punto o due punti in percentuale al presidente del Milan (analizzate storicamente le campagne acquisti della societ rossonera: registrerete sempre unimpennata di annunci e talvolta di fatti nei pressi delle campagne elettorali)? Quando Bunga bunga non il titolo di una storia rosa, si fa per dire, ma il nome di una lista, regolarmente presentata con tanto di firme e regolarmente ammessa alla competizione? Quando lex presidente del Consiglio, nel Giorno della memoria, davanti ai carri che trasportavano centinaia di italiani a morire nei campi di sterminio nazisti rivendica le buone cose prodotte dal fascismo in Italia, senza per questo perdere un solo voto, anzi guadagnandone? Quando il presidente del Consiglio in carica presenta come un disvalore il fatto che un partito sia in qualche modo lerede di un altro partito fondato nel 1921, fondato da uno dei pi grandi intellettuali del Novecento, morto in un carcere fascista, studiato ancora in tutto il mondo, e un intero elettorato non si precipita a confrontare non solo i momenti storici ma anche la biografia e la bibliografia di Antonio Gramsci con quelle del professore bocconiano, inventore di un partitino, che sar fresco fresco, ma gi presidiato da personaggi che hanno un sapore dantico se non di muffa (da Montezemolo a Bombassei)? Sarebbe sufficiente il fallimento di un esecutivo che ci ha condotto nel baratro, linsipienza di certi ministri, le bravate di altri, la petulanza di certe signore, perch il voto di chi quei problemi concreti vive spingesse allinferno la destra berlusconiana. Ma non cos. Basterebbe la realt di per s a muovere voti da una parte piuttosto che da quellaltra. Ma non cos. Ci sono guasti profondi, antropologi, culturali, sociali, se basta annunciare che si canceller qualsiasi limite ai pagamenti in contanti o si restituir lImu per mobilitare schiere di evasori. A noi lombardi toccher anche la pillola delle regionali. Potrebbe risultare amara, speriamo di no. Ambrosoli mi permetto di giudicare bravo e serio e competente. Peccato che troppi altri partiti e partitini, da Albertini a Ingroia, malgrado le buone intenzioni predicate, possano alla fine risultare soltanto voti a perdere a vantaggio di Maroni. Bel rinnovamento. Cito sempre il titolo del primo romanzo apparso in Italia (e il pi bello) di Mordechai Richler (diventato famosissimo per La versi one di Barney). Il titolo : Scegli il tuo nemico (A Choice of Enemies). Una raccomandazione che dovrebbe mandare a memoria qualsiasi elettore. Come stiamo imparando, il voto regionale non accende i cuori e non solo perch lo sovrasta il voto nazionale. Una campagna elettorale che appare lontana dai problemi della gente (ma non una novit) , anche, lo specchio di istituzioni che appaiono lontane dai problemi della gente (non una novit) e, paradossalmente si sente pi lontano, burocratico, elefantiaco, imperscrutabile lapparato regionale di quello nazionale, per quanto il primo abbia potere in uno dei settori pi sensibili (in tutti i sensi, anche alla corruzione e alle tangenti): la sanit. La responsabilit, per quanto riguarda noi lombardi, sar pure di Formigoni, satrapo quasi ventennale in cima ai suoi grattacieli. Ma il difetto prima di tutto nellistituzione. Maroni aggiunge lideologizzazione: la rivendicazione (un inganno) del ritorno di tre quarti delle tasse in Lombardia nel solco

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www.arcipelagomilano.org dei vecchi slogan, Roma ladrona o lumbard tas. Altra voce quella di Ambrosoli, che sa essere concreto smentendo quel giudizio sulla lontananza dai problemi della gente, ma paga lopacit dellistituzione. Si pu immaginare per il futuro la stessa partecipazione corale che sostenne lelezione a sindaco di Milano di Giuliano Pisapia? Finora cos non stato. Potrebbe esserlo negli ultimi quindici giorni a disposizione. Ma non si pu dimenticare quanto, rispetto alla Regione, altra cosa sia il Comune, davvero e sempre percepito come un interlocutore che si pu avvicinare, sotto qualsiasi bandiera: se chiude la propria azienda si chiede al Comune di mediare, se arriva allo sfratto ci si rivolge al Comune, se si progetta una mostra si interpella il Comune. Malgrado le critiche, il Comune e i suoi assessori e i suoi funzionari restano un riferimento spesso rassicurante o almeno non sempre ostile, dalla parte del cittadino (persino limmigrato la pensa cos). Con il sindaco e con i suoi assessori si pu parlare. Anche per questo la campagna elettorale che condusse alla vittoria di Giuliano Pisapia fu diversa, pi calorosa, pi partecipata, pi vivace, non solo perch si intravide la possibilit di cacciare lesangue, inconcludente, incapace Moratti, non solo per la sensibilit e lintelligenza di Giuliano, che seppe legare cultura e competenza (direi unalta professi onalit) al calore del dialogo, dellincontro nei quartieri, esprimendo sempre responsabilit e seriet (consiglio a tutti e in particolare agli amministratori un altro libro, Metropolis di Jerome Charyn, un viaggio dentro New York alle spalle del sindaco Ed Koch, morto giusto qualche giorno fa). Vorrei segnalare un altro aspetto. Come cio la crisi dei grandi partiti, le due chiese, non abbia ucciso, del tutto, la politica, labbia cambiata affidandone alcune voci (quelle che meglio interpretano i problemi concreti della gente) a minoranze attive, minoranze virtuose, che lavorano nei quartieri, nelle periferie, suggerendo soluzioni, confrontando le proprie con quelle che lamministrazione pubblica, per dovere, pu indicare, oppure a minoranze rivendicative, costruite attorno a un no. comunque un riavvicinamento che anima la presenza, anche dei giovani, che hanno a cuore e nella mente i grandi ideali (giustizia, libert, eguaglianza), ma che non saffidano al sol dellavvenire e hanno imparato invece a cercare una risposta caso per caso, nella difesa di un centro sociale, nella rivendicazione di un edificio scolastico agibile, anche nella garanzia di un alloggio per i pi bisognosi o nel diritto allistruzione dei bimbi rom o nella solidariet dei lavoratori in lotta, una risposta che pu giungere solo da un governo che ti sta di fronte, in una casa dove puoi entrare. Sono un fare concreto o un protestare concreto, estranei alla politica televisiva, spesso frustrati dalla sordit della politica, talvolta (penso a Milano e al suo sindaco) colti come risorsa per la citt (e per il paese). Anche in una campagna elettorale.

MILANO, BINARIO 21 TRA ORGOGLIO E VERGOGNA Franco DAlfonso


Sto vivendo un periodo molto felice della mia vita, sono parte di unavventura politica straordinaria che ha restituito a Milano il suo ruolo citt aperta, moderna e solidale, che ha cancellato in pochi mesi limmagine di paura, ostilit e persino di xenofobia imperante che negli ultimi quindici anni aveva finito per penetrare nella nostra comunit. Ho appena letto la ricerca che dice che il Sindaco Pisapia gode del pi alto indice di fiducia da molti anni a questa parte e sono tremendamente orgoglioso di far parte di una Giunta che lavora con passione e impegno che viene riconosciuto dalla stragrande maggioranza dei milanesi, indipendentemente dallo schieramento politico. Una grande armonia collettiva cittadina sta lentamente ma sicuramente riemergendo ogni giorno nella nostra vita quotidiana, nel passaggio dallorribile Foera di ball ruttato dai leghisti allindirizzo degli extracomunitari alla realizzazione collettiva di un Piano caldo di assistenza ai senzatetto che funziona cos bene, che vede cos tanta partecipazione, da attrarre a Milano nella stagione invernale molti disperati in difficolt da altre contrade senza che per questo si alzi lignobile e inutile grido prima gli italiani. Allingresso del museo del Memori ale del Binario 21, nel gelo del sotterraneo della Stazione Centrale e sotto il cupo rimbombo dei treni che passano al livello superiore, la scritta a caratteri colossali su una scultura in acciaio spazza via questa immagine quasi idilliaca che mi ero fatto. INDIFFERENZA il peso gettato sulle spalle dei milanesi da Liliana Segre nel corso delle sue testimonianze preziose e terribili e ripetuto anche oggi, nel gennaio 2013, in occasione dellapertura al pubblico del Memoriale della Shoah, una apertura resa possibile anche dalla determinazione della Giunta Pisapia e delle due Lucie assessore, Castellano e De Cesaris, che hanno fatto i salti mortali per sistemare la piazza antistante come degna cornice di ingresso. Ho sentito tante volte Liliana ricordare quel freddo mattino di gennaio del 1944, il tragitto in camion telonato attraverso la citt da San Vittore alla Stazione Centrale, passando accanto ai luoghi che amava e che lavevano vista felice, come la sua casa, ancora terribile ironia! che si trovava proprio in via San Vittore! Ho sentito tante volte ricordare la solidariet dei carcerati, lacqua e il cibo lanciato dalle celle agli ebrei che partivano verso un ignoto che non ispirava speranza, ma altrettante volte, dolorosamente, ricordare come per le strade deserte di Milano non ci fu un gesto di piet e di solidariet, le finestre rimasero chiuse e non una lacrima accompagn quello che doveva essere e tragicamente fu lultimo viaggio per centinaia di nostri concittadini. Lho sentita tante volte, questa storia, non riuscendo mai a capire come possa essere successo, qui, a Milano, nella nostra citt! Gli ebrei milanesi erano parte della borghesia milanese, non c mai stato un Ghetto nemmeno metaforico, addirittura la maggior parte di ebrei e non ebrei, specialmente in et giovanile, non erano nemmeno in grado di apprezzare lesistenza di una comunit o di una diversit anche semplicemente culturale e religiosa tra i suoi figli. Come stato possibile giungere allagghiacciante situazione dei compagni di scuola che separati dalle leggi razziali del 1938, non si riconoscono pi nemmeno come conoscenti e fatto ancora pi raggelante, se possibile reincontrandosi nel dopoguerra, vedono coloro che sono rimasti cercare di considerare la shoa milanese una parentesi da dimenticare e cercare di recuperare il rapporto con i propri antichi

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www.arcipelagomilano.org Ascoltare Liliana Segre, questanno, mi servito a ritornare con i piedi per terra prima di essere vittima di un eccesso di entusiasmo e di orgoglio. Conoscere tutti i mille volti della citt, ricordare non piacevole ma necessario. Milano lo pu e lo deve fare, perch sempre il sindaco Greppi che parla - una citt che sa vivere oltre se stessa, oltre i propri limiti e i propri errori. Lo ha gi fatto e lo far ancora.

amici senza fare i conti con la colpa dellindifferenza passata? Lho sentita tante volte, ma questa volta aveva per me un significato particolare. Cosa Milano, dunque? quella che amo, quella che ritrovo nelle pagine scritte dal sindaco della Liberazione Antonio Greppi, che descrive come quasi per miracolo in meno di due anni rimette in piedi la Fiera, la Scala, le case bombardate, le scuole, il Vigorelli, insomma se stessa, permettendogli di dire orgogliosamente, rivolgendosi agli am-

basciatori stranieri sbalorditi di fronte alle realizzazioni post belliche: Abbiamo lavorato, ecco tutto. Ma anche la Milano che descrive Liliana Segre, che ha un lato oscuro e terribile, quello dei sotterranei del Binario 21 nascosti e dimenticati per anni, quello dei delatori che per 5000 lire hanno venduto la vita dei propri vicini di casa e soprattutto degli indifferenti, di quelli che pensano che il bene e la salvezza individuale prevalgano su tutto il resto.

QUARTTRO PROPOSTE PER LA CULTURA IN REGIONE Paolo Biscottini


Si parla di cultura. Dopo tanto tempo in questa campagna elettorale qualcuno ha iniziato a parlare di cultura. Un po a caso, ma forse anche con convinzione. Lidea di un Ministero della Cultura, per esempio, di quelle forti, che potrebbe realmente invertire la rotta del Paese e suscitare nuove forme di salvaguardia e di sviluppo. Per quanto riguarda lambito regionale vorrei avanzare almeno quattro proposte che, se attuate, potrebbero andare nel verso di quel cambiamento che da pi parti si auspica. Solo quattro semplici cose per il futuro Presidente della Regione, potrebbero naturalmente essere molte di pi, ma queste quattro basterebbero a produrre reali novit. La prima riguarda i giovani. Da molti anni le Universit brulicano di corsi di tutti i tipi riferiti ai beni culturali, alla loro gestione, al fundraising, al turismo culturale eccetera eccetera. Tutti questi giovani -molti si sono anche specializzati, han fatto master, stage di tutti i tipi, si son perfezionati all'estero, conoscono le lingue ecc. - aspettano da tempo di essere chiamati, coinvolti, valorizzati. Che non sia finalmente giunta lora? Rinnoviamo gli uffici, ringiovaniamo le istituzioni e cominciamo a inserire questi ragazzi e ragazze che non possono aver tanto studiato per nulla. Come? Innanzi tutto tornando al concorso come metodo, stabilendo requisiti precisi per lammissione. E poi riorganizzando gli uffici, evitando il pi possibile il ricorso alle cosiddette consulenze. Questa la prima cosa che la Regione pu fare. La seconda, strettamente connessa alla prima, riguarda la normativa vigente in materia di beni culturali. La Regione deve legiferare e dunque pu dar corso a un vigoroso rinnovamento a partire da una nuova e pi realistica definizione delle figure professionali, introducendone di nuove, corrispondenti non solo alle mutate necessit, ma anche alle esigenze di quellinnovazione che i tempi e le nuove tecnologie suggeriscono. La terza riguarda l'inderogabile necessit di stabilire un diverso rapporto con i privati, non pi sponsor di eventi spesso di carattere effimero, ma sostenitori che partecipano alla programmazione dall'interno di nuovi comitati di gestione, in cui privato e pubblico intrecciano idee e sforzi verso una visione decisamente innovativa della cultura. La quarta riguarda il bisogno di dar vita a unefficace comunicazione delle diverse iniziative culturali in programma nel vasto territorio regionale. Ogni giorno ci sono incontri, conferenze, dibattiti, approfondimenti, presentazioni di libri, di nuove ricerche, e poi mostre, dalle piccole alle grandi: insomma una quantit di iniziative che non sono note, ma spesso davvero interessanti, importanti, che rischiano di passare inosservate. Cos la nostra Regione appare talora pi povera culturalmente di quel che realmente sia. necessario aprire un nuovo canale informativo in cui possano confluire tutte le proposte che nascono nella Regione. Basterebbe un sito in cui si possano calendarizzare i diversi e numerosi appuntamenti. In tempi difficili queste quattro cose sarebbero sufficienti a innescare immediatamente un processo di cambiamento.

RICERCA E INNOVAZIONE: A CHE PUNTO SIAMO? Pia Elda Locatelli


Il Gruppo 2003, che riunisce ricercatori italiani tra i pi citati al mondo, che in larga maggioranza lavorano in Lombardia, in occasione della campagna elettorale ha posto alcune questioni a tutti coloro che si candidano alla guida del Paese. Si tratta di domande stringenti che non consentono generiche dichiarazioni a favore della ricerca ma richiedono impegni precisi. I titoli dei punti presentati dal Gruppo 2003 riguardano investimento in ricerca, valutazione e premialit, competitivit internazionale, cabina di regia, lacci e lacciuoli, valore legale del titolo di studio, attrattivit e rientro dei cervelli, ricerca industriale e trasferimento tecnologico, giovani capaci e meritevoli. I temi proposti indicano una strategia complessiva definita e coordinata che, se praticata, avvierebbe il nostro Paese sulla strada di un futuro migliore, fatto di investimenti strategici per uscire dal declino, che causato certamente dalla attuale crisi economica e finanziaria, ma soprattutto da inesistenti politiche a favore della ricerca, dell'innovazione, del trasferimento tecnologico. Ma in quale quadro si collocano quelle essenziali domande?La recente pubblicazione dell'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) Prospettive 2012 per la Scienza, Tecnologia e Industria delinea i trend in questo campo dei 34 Paesi membri dell'or-

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www.arcipelagomilano.org ganizzazione, oltre che di alcuni altri quali Brasile, India, Sudafrica. Il quadro che lo studio fa del nostro Paese indica che gli hot issues, i temi caldi da affrontare sono: il miglioramento delle condizioni strutturali per l'innovazione; il sostegno alle risorse umane per l'innovazione; il miglioramento del coordinamento complessivo delle politiche di settore, in particolare tra le diverse azioni di governo e tra governo e regioni. Si fa una descrizione critica della situazione del nostro Paese e insieme si d un giudizio piuttosto severo. Il capitolo che ci riguarda parte dalla premessa che l'innovazione sar cruciale per stimolare la competitivit e la crescita sostenibile, un richiamo, a proposito degli hot issues iniziali, che non lascia scampo: o si cambia o la situazione economica del Paese non potr che peggiorare. Lo studio afferma che la percentuale del nostro Pil destinata a ricerca e sviluppo dell'1,26%, circa la met della media dei Paesi Ocse, una cifra in linea con le percentuali delle economie emergenti, non con quelle di un Paese del G8. Il settore produttivo contribuisce a questo investimento solo per la met, una percentuale bassa per una economia considerata avanzata, e in percentuali molto differenziate per aziende e distribuzione geografica. Infatti un certo numero di aziende innovative, anche tra le PMI, coesiste con molte non-innovative dai livelli di produttivit molto bassi; la loro distribuzione territoriale eterogenea, sono concentrate soprattutto al Nord e al Centro. Mentre l'industria partecipa all'investimento in R&S per il 44%, l'investimento pubblico del 42% e quello estero del 9%. L'Italia tende ad avere migliori prestazioni dove l'innovazione non legata a ricerca e sviluppo, come dire: siete pervicaci nel non investire in questo settore, anche se ve la cavate con la solita creativit nel design. La percentuale di laureati significativamente bassa e, in coerenza con il basso investimento in ricerca e sviluppo, sono pochi i ricercatori in linea con gli standard internazionali, pur essendo (lo aggiungo io, non lo studio) questi pochi molto citati internazionalmente. Il quadro delineato certamente critico e la criticit viene confermata, anzi accentuata, dall'allarme lanciato dal CUN, il Consiglio Universitario Nazionale, sullo stato dell'universit italiana che ha perso in dieci anni 58 mila studenti, pari al 17%, in sei anni il 22,5% dei docenti e il 25% delle borse di studio. Siamo un Paese in decadenza, ha detto Massimo Cacciari, con vocazione all'autodistruzione, si pu aggiungere senza essere smentiti, se non si avr il coraggio di perseguire un cambiamento radicale a partire dal settore della ricerca, la base per avviare serie e coerenti politiche per l'innovazione e quindi promuovere crescita e posti di lavoro, con attenzione particolare alle nuove generazioni. Oltre alle domande il Gruppo 2003 avanza delle proposte, chiedendo: un impegno per aumentare del 20% annuo per i prossimi tre anni l'investimento in ricerca indipendentemente dalla situazione contingente e dalle pressioni di interessi particolari; la detassazione delle donazioni a favore degli enti di ricerca e della ricerca in generale; la individuazione di un numero limitato di enti di ricerca da dotare di risorse adeguate per consentire loro di competere alla pari a livello internazionale, sull'esempio della Germania; una cabina di regia, ossia una struttura di coordinamento leggera, efficiente e trasparente; misure concrete per promuovere il trasferimento tecnologico, essendo assolutamente insufficiente l'attuale sistema di trasferimento dei risultati alla societ in generale e all'industria; percorsi dedicati per far entrare cervelli str anieri nel nostro Paese, oltre che per far rientrare cervelli italiani. Il titolo finale interroga su iniziative per la promozione della cultura della scienza e della ricerca, con un'attenzione particolare per la formazione scientifica dei giovani. In un articolo dei giorni scorsi Tito Boeri sostiene che il calo di studenti e docenti del nostro Paese un calo annunciato, per certi aspetti attivamente perseguito. Ci aspettiamo dal futuro governo, che ci auguriamo retto dalla coalizione di centrosinistra, una inversione completa di queste politiche. Altri Paesi in crisi come il nostro stanno investendo in ricerca e innovazione, nonostante la crisi, al contrario proprio per contrastarla. Non possiamo permetterci che il divario si allarghi ulteriormente, gi siamo fanalino di coda. Un segnale importante e non secondario di inversione di rotta pu e deve venire dalla Lombardia. Qui risiedono competenze e strutture, pubbliche e private, che quotidianamente e contemporaneamente collaborano e competono con i migliori Centri di Ricerca mondiale. La Regione pu fare molto contribuendo a definire le priorit da organizzare in rete. Anche per questo occorre una svolta che, solo con Umberto Ambrosoli vincente, potr essere affrontata con perizia e decisione.

PERCH I VERDI CONTANO POCO IN ITALIA Pier Vito Antoniazzi


Dalla prima pagina del Corriere della sera il 10 gennaio Aldo Cazzullo titola: La scomparsa degli ecologisti. In Germania contano, in Francia pure, negli USA non parliamone e qui scompare, non solo la rappresentanza, scrive leditorialista, ma addirittura scompaiono i temi dallagenda politica! Quasi a replicare, su Repubblica del 29 gennaio Gianni Valentini titola Nasce il cartello verde. Sette associ azioni (WWF, Legambiente, Greenpeace, FAI, Pro Natura, Touring Club e Club Alpino Italiano) hanno redatto insieme una Agenda Ambientalista in 12 punti da sottoporre a tutte le forze politiche. Liniziativa meritoria ed giusto (proprio ora che il buio della crisi fa vedere nere tutte le vacche) ci che dicono le associazioni che non c un tempo per leconomia e un altro per lambiente: appartengono entrambe alla stessa dimensione sociale. Purtroppo anche il tempo della politica non disgiunto dai due tempi citati e in questo campo i verdi italiani hanno perso molto terreno. Parlarne per me doloroso, perch riapre alla memoria vecchie ferite personali sulle quali in questi anni ho preferito il silenzio. Ho dedicato una decina di anni alla creazione di una forza politica verde autonoma. Dal 1984 (anno dellincubazione delle liste verdi) al primo risultato elettorale (1985 elezione a Palazzo Marino), alla Fondazione della Federazione dei Verdi (Finale Ligure 16/11/86), allesperienza di governo a Milano (giunta rosso-verde dicembre 87 - luglio 90), alla defenestrazione da parte del mio stesso partito (elezioni 90), al ruolo di minoranza fino al 1995 quando ho deciso di prendermi un periodo sabbatico di distanza dalla politica che

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durato fino al 2005 quando con qualche amico abbiamo fondato la fabbrichetta. Il disastro in politica dei Verdi italiani si deve a loro stessi e ha un nome principale: lincapacit di produrre un pensiero, unazione politica e un ceto dirigente autonomo. Sin dalle origini la battaglia nel movimento era tra filoni prepolitici (protezionisti della natura, animalisti, pacifisti, boyscout, ecc.) e reduci da esperienze di sinistra extraparlamentare rivoluzionaria che vedevano nell'ecologismo la forma nuova della sinistra. All'inizio per fu facile copiare il modello tedesco che aveva avuto successo. (burg initiativ). Una serie di eventi nazionali (metanolo, farmoplant, ) e internazionali (Chernobyl) allargano il consenso di un movimento che sembra anticipare la caduta del muro di Berlino (n di destra, n di sinistra diceva Langer) e con il suo 2,5% alle politiche del 1987 sembra lunica forza nuova in un sistema bloccato da quaranta anni. Il massimo del risultato si ottiene alle Europee dell89 dove i Verdi hanno il 3,8% a cui va aggiunto un 2,4% dei Verdi arcobaleno (costituiti a maggio 89 per partecipare al voto a giugno!!!) che goderono di ampi sostegni televisivi e furono aiutati dal sistema dei partiti (DC, PRI, PSI, PCI) nella speranza di danneggiare il consenso crescente ai verdi (vedete? sono gi divisi!). Saranno

1.316.723 i voti dei Verdi e 830.980 quelli degli Arcobaleno: pi di 2 milioni di voti, un risultato mai pi raggiunto perch poi si stazioner sul milione di voti fino alla debacle delle Europee del 99 (548.987). In realt la decisione di un ceto politico gauchiste di cavalcare il movimento verde (Capanna, Ronchi e lallora radicale Rutelli consideravano i verdi dei naif da prendere in mano e condurre) andr a saldarsi con unampia schiera di dirigenti verdi (Mattioli e Scalia per esempio) che da sempre consideravano lecologismo una variante moderna del marxismo e comunque non intendevano mai disturbare il manovratore (che allora era Occhetto, con i luogotenenti Veltroni e DAlema). Ma la vera eclissi dei verdi (da tutti i verdi stessi rimossa) il 3 giugno 1990. In quella data tre referendum su pesticidi e caccia pur avendo il 92% di voti favorevoli non raggiungono il quorum dei votanti fermandosi al 43%. la prima volta nella storia italiana. La presunzione dei Verdi di andare a vincere da soli li porta a una sconfitta epocale di cui non discutono nemmeno. Totale incapacit di fare alleanze sociali e politiche, dimostrazione pratica di impotenza e inefficacia. A questo punto inevitabile la scelta organizzativa dellunificazione dei Verdi (Sole che Ride con Arcobaleno) e la nascita di un ennesimo partitino di sinistra che abbandona le

pur tenui impronte federaliste delle origini. il 9/12/90 a Castrocaro. Poi c stato Ripa di Meana (93 96), Luigi Manconi (96 99), Grazia Francescato (99 - 2001) poi Pecoraro Scanio (2001 2008) ma soprattutto c stato il sistema maggioritario e bipolare che non richiedeva pi ai verdi di fare molti sforzi: qualche posto di deputato e senatore era sempre garantito facendo il cespuglio sotto la quercia. Se non c autonomia politica, se non c cultura politica, se non c visione non possibile n raccogliere il consenso, n incidere. La strada dei verdi potrebbe ripartire da qui: da una costituente che metta la natura e la bellezza al centro della valutazione della qualit di vita. Questo paese che primo al mondo per patrimonio culturale e paesaggistico deve valorizzare questa risorsa che anche economica. La green economy un fatto reale, ma ha bisogno della determinazione e della volont che possono nascere solo da una corrente calda culturale. Se non cresce una sensibilit personale e sociale a dare del tu alla vita della natura oltre che delle persone, sar difficile trovare le energie per uno sviluppo giusto e sostenibile. Rilanciamo, anche con parole nuove, il primato di una visione postmaterialista e non antropocentrica: abbiamo tanti esempi e tanti maestri, la politica seguir.

IL PESO DI UN PASSATO CHE NON PASSA Rita Bramante


Mi accingo a leggere un libro da poco acquistato su una bancarella durante le festivit natalizie. Alcune delle prime pagine parlano della condizione di caduta dell'etica pubblica in Italia e della frustrazione che si prova di fronte alla sopraffazione e all'impunit. Mi imbatto in affermazioni che catturano la mia attenzione e mi metto a trascriverne alcune, una dopo l'altra, seguendo il filo rosso di un'analisi lucida e amara. L'Italia ha cominciato a non esistere pi dal momento in cui si formata; da allora ha perduto peso e importanza. Il peso e il prestigio che ha avuto dal Rinascimento in poi. Oggi non so se lo mantiene, ma ne dubito molto. Molto di questo declino da imputare a una cattiva politica e il pericolo che i peggiori siano sostituiti da altri ancora peggiori di loro, ma bisogna avere una vaga speranza di trovarne dei meglio. D fastidio accorgersi che da trent'anni saltano da una poltrona all'altra, senza sentire l'assurdit di cambiare rapidamente ministero, senza la possibilit di mostrare un'eventuale competenza. C' da rimanere sbigottiti. Non capisco perch tanti partiti: ne basterebbero due. Questo frazionamento non ha nessun significato. Non vedo come si potr tirare avanti, forse si sopravviver, perch l'Italia non un piroscafo che affonda, ma ha doti di uno slittamento graduale, che non d lo choc. Bisognerebbe essere stati molto tempo fuori, per provare un'impressione. Ma neppure in giro se la passano bene. Credo che l'Europa sia gravemente malata, e l'Italia pi di tutti, forse meno del Portogallo. In Italia in certi settori c' pi corruzione che altrove, lentezza spaventosa della giustizia, nella degenerazione della burocrazia. E in pi scandali denunciati e mai condannati: si prenderanno sempre i pesci piccoli, per i grossi non ci sono gli strumenti legali. Rimarranno impuniti. Perch vada liscia, l'abuso deve essere importante, se modesto sono pasticci. Gli italiani hanno una grande forza di sopportazione, ma non dimostrano una sufficiente avversione per le mascalzonate che avvengono nella gestione degli affari pubblici. Quando un oggetto gettato in mare tocca il fondo, ma c' un momento in cui risale, magari di pochi centimetri. Aspetto questo istante, ma non lo vedr, perch sono gi vecchio. (1). Chi il vecchio saggio che disegna un profilo cos frustrante del nostro Paese e qual l'oggi del suo punto di osservazione? Correva l'anno 1980. Dovremmo rimanere senza parole scoprendo che il testimone del suo tempo, che senza indulgen-

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za, ma non senza speranza parla di un'Italia che ha toccato il fondo e che non pu ormai che risalire, il poeta Eugenio Montale e che le sue parole sono state raccolte oltre trent'anni fa dalla penna sapiente di Enzo Biagi. Rileggendo questo scritto si rimane sconcertati dalla sua attualit, dal fatto che sembra tagliato sulle vicende che stiamo ancora oggi vivendo, oltre trent'anni dopo. Pro-

pensione endemica all'illegalit, corruzione esibita e giustificata, radicata profondamente anche nelle istituzioni, associazione tra prepotenza politica e cattiva cultura, tornaconto personale: tutto questo impressiona, ma non suscita ancora la necessaria indignazione. Oggi pi che mai, per dirla con parole di Rodot, abbiamo bisogno di una politica costituzionale e di una radicale rifondazione della moralit

pubblica (2). Il rafforzamento degli anticorpi democratici ha atteso anche troppo. (1) E. BIAGI, Testimone del tempo. Tanti volti, tante storie, Milano, 1980 (2) S. RODOT, Elogio del moralismo, Bari, 2011

TASSE E MORTE: UNA CERTEZZA Massimo Cingolani


Di sicuro ci sono solo le tasse e la morte, questa celebre affermazione di Benjamin Franklin, spiega bene un tema al centro della competizione elettorale, che, anche dopo il voto, preoccuper tutte le forze politiche, sia che governino sia che facciano lopposizione. Le tasse nascono insieme alla civilt, forse potremmo dire, parafrasando Marx, che la storia non storia di lotte di classi, ma piuttosto storia di lotta alle tasse. Gi nella Bibbia, la sofferenza del popolo ebraico una lotta continua contro le imposte ingiuste. La tassazione sugli ebrei finisce con le tasse di confisca di Hitler, che precedono i campi di sterminio. I Greci introdussero un sistema fiscale progressivo, cio i cittadini pi ricchi pagano in proporzione di pi. Cos sappiamo che non una proposta comunista. La storia di Roma caratterizzata da ogni tipo di imposta. Augusto introduce il Dipartimento del Fisco, infatti il censimento passato alla storia per la nascita di Ges, non era altro che una stima dellImpero per una riforma fiscale. Per raccogliere i fondi pensione per le forze armate, Augusto istitu una tassa di successione pari al 5% dellintero patrimonio ereditato, con una riduzione per il coniuge e i figli, proprio per evitare che i ricchi romani la eludessero lasciando le propriet a figli adottivi e amici. Le moderne leggi sulle successioni derivano dal sistema di Augusto, anche se chi ne propone labrogazione, le fa risalire a tempi pi moderni e rivoluzionari. La patrimoniale unimposta antica, infatti anche Cicerone la raccomandava, solo se necessaria: Quando le guerre incessanti facevano esaurire il tesoro di Roma, i nostri antenati spesso imponevano una tassa sulla propriet. Bisogna fare ogni sforzo per impedire che ci si ripeta Ma se un qualsiasi governo si trovasse nella necessit di imporre una tassa sulla propriet, bisogna chiarire bene alla popolazione che ci necessario semplicemente perch lunica alternativa sarebbe un totale collasso della nazione. Insomma, per il programma di governo possiamo guardare ai classici. La decadenza dellimpero romano inizi con i primi condoni di Marco Aurelio, ma questo lo possiamo intuire senza necessariamente studiare la storia. Poco dopo la fine dellimpero romano, nel mondo si diffuse una nuova religione, lIslam che si svilupp perch il primo grande califfo dichiar: tutti coloro che laccetteranno verranno esonerati dal testatico. I musulmani modificarono i testatici, cio le imposte sulle persone, le teste venivano generalmente contate in chiesa durante la messa, riducendo le aliquote per i convertiti, questo probabilmente fu pi influente del Corano. Nella Magna Carta (1215), tra i capitoli pi importanti c una clausola che istituiva la libert di commercio in un periodo di dazi e pedaggi che si traducevano in tassazioni arbitrarie. Inoltre la dottrina costituzionale che ne deriv, fece affermare al giurista Enrico di Gand nel 1272, che il re non poteva imporre tasse se dopo aver dimostrato levidente utilit, evidente bisogno ed estrema urgenza. Sulla base di questo principio durante la guerra del Vietnam, molti americani scelsero lobiezione fiscale, naturalmente furono arrestati come evasori fiscali. Per arrivare in tempi pi recenti, nei secoli passati furono inventate le imposte pi impensabili da quelle su focolari e i camini a quelle sulle finestre. Voltaire, Rousseau, Montesquieu e Adam Smith dedicarono molti scritti alla tassazione eccessiva e alla classificazione del reato di evasione fiscale. Comunque la rivoluzione pi legata alle questioni fiscali quella americana. Ebbe inizio nel 1765 quando i rappresentanti delle colonie si incontrarono per protestare contro le imposte inglesi. "No Taxation without Representation" fu utilizzato nel 1775 dai rivoluzionari americani per sancire l'illegittimit delle tasse nelle situazioni in cui era assente la rappresentanza parlamentare dei cittadini. Questo concetto dovrebbe essere ricordato sempre a chi vuole negare il diritto di voto agli immigrati che pagano le tasse. Anche la guerra civile americana inizi con la secessione sudista contro le imposte elevate del Nord, poi arrivarono gli ideali. Nel nostro Risorgimento le tasse ebbero un ruolo importante, basti pensare alla protesta milanese contro la tassa sul tabacco nel gennaio 1848, due mesi prime delle cinque giornate, per non parlare dei dazi e delle tasse portuali che spinsero verso lunificazione. Il nuovo stato unitario, poi fu per anni associato alla tassa sul macinato, che colpiva indistintamente tutte le operazioni di molitura attraverso le quali si trasformava il chicco di frumento in farina, aveva praticamente una struttura simile allattuale Irap, l'unica imposta a carico delle imprese che proporzionale al fatturato e non applicata all'utile di esercizio. Questa breve storia della tassazione ci dimostra che le imposte sono un argomento difficilmente eludibile visto che sono il motore della societ ed bene non essere ambigui, ma anche cercare di essere pi onesti intellettualmente e pi giusti. .

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Scrive Fiorello Cortiana ad ArcipelagoMilano


Condivido la puntualit e l'onest intellettuale della riflessione, mi auguro che induca qualche considerazione politica.

Scrive Luigi Caroli ad ArcipelagoMilano


Caro Beltrami Gadola, hai toccato un tasto dolentissimo. L'ascolto un gadget elettorale. Non basta - per metterlo poi in pratica - piazzare giornalmente 24 vigili distribuiti nelle 9 zone ad ascoltare - al caldo e distrattamente - le denunce dei cittadini mentre - fuori al freddo - tutto continua a procedere come prima. Poich corriamo il rischio di rimanere con i "maroni" glacs turiamoci il naso (e la bocca) e aspettiamo il 26 febbraio per le valutazioni.

Scrive Maria Grazia Campari ad ArcipelagoMilano


Concordo con i rilievi svolti nell'articolo e tento una mia rapida diagnosi dell'apatia pubblica. Secondo me dopo l'esperimento pre elettorale di stampo partecipatiivo, la partecipazione stata messa in scacco dall'amministrazione Pisapia, con la conseguenza di avvolgere la cittadinanza milanese in una coltre di indifferenza delusa rispetto al suo operato. Due esempi: Una parte del programma aveva il titolo "La citt delle donne" e ricomprendeva l'impegno per un bilancio di genere. Nulla stato fatto e alle richieste di molte donne che si erano attivate anche per procurare progetti di esperte economiste (docenti universitarie) consulenti in altri Comuni e Regioni sulla materia, nessuna risposta stata data dall'amministrazione malgrado ripetuti solleciti a vari assessori. Pacta sunt servanda? Evidentemente non per l'amministrazione milanese. Altro esempio: l'audit sul bilancio comunale, avvalendosi dell'opera di alcuni esperti ha svolto rilievi critici sui bilanci 2011 e 2012 ma non stata degnata di risposte di merito da parte di alcun amministratore cittadino. La separatezza dellamministrazione, la lontananza del suo operato da un criterio minimo di partecipazione della cittadinanza attiva, rende il rimpasto agli occhi dei pi un affare del sindaco (che conferisce le deleghe) assai distante dagli interessi dei cittadini. Resta da dire dello scarso apprezzamento per chi si assume un impegno e lo lascia a met dell'opera, quando poco stato realizzato rispetto alle promesse iniziali: un segno di scarsa seriet che personalmente mi invoglia a offuscare l'evento nelle nebbie della lontananza. Trovo importante il vostro impegno per l'informazione e il confronto e ve ne ringrazio.

MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Critica musicale


Molti sono rimasti letteralmente basiti leggendo, nella pagina degli Spettacoli del Corriere della Sera del 30 gennaio scorso, una colonnina dedicata allultimo concerto della Filarmonica della Scala nella quale si dicevano alcune cose sorprendenti come: 1) che Daniel Harding ha, a differenza di Claudio Abbado, una precisa tecnica direttoriale onde un vero direttore, magari un cattivo direttore, ma un vero direttore; 2) che non dirige a memoria ma signorilmente (sic!) sempre con la partitura sul leggio; 3) che il direttore esitava tra unesecuzione giusta valori musicali (sic!) e una con il cosiddetto suono depoca dei cosiddetti filologi musicali; 4) che sempre lui ha dato unesecuzione cos morbida da far pensare che voglia sostenere la tesi, nulla in radice (sic!), di un Wagner omosessuale. Avete capito bene, proprio cos, le virgolette sono rigorosissime e per carit di patria non le commentiamo; ci limitiamo a sottolineare che la colonnina era firmata dallo storico critico musicale del giornale. Ma siccome viviamo in una gabbia di matti, ha sorpreso ancora di pi sapere (Corsera del 2 febbraio) che il sovrintendente Lissner - quello stesso che allinizio della sua presenza alla Scala avevamo tanto apprezzato e di cui poco a poco ci siamo disamorati - un anno fa aveva chiesto a De Bortoli la testa di Isotta, e che dopo questo ultimo articolo lo ha addirittura dichiarato sgradito tanto da non volerlo pi in teatro! E che il direttore del giornale, legittimamente e giustamente difendendo il suo collaboratore da tanta arroganza, arrivato a definirlo straordinario, intelligente e imprevedibile critico che conosce la musica meglio dei suoi detrattori. Non bastava. Replica il Lissner sul Corriere del giorno dopo rivelando dopo aver ricordato le peggiori malefatte di Isotta fra cui insulti vari, attacchi personali, pubblici schiaffeggiamenti, ecc. - che i biglietti omaggio erano dal suddetto pretesi a domicilio e ricordando che la funzione del critico dovrebbe essere quella di pensare, riflettere, porsi fra lopera darte e il pubblico per far capire e non usare i propri scritti come clave. Ma anche De Bortoli non scherza tanto che nella sua arguta replica confessa che gli eccessi del mio critico mi sono ben noti, purtroppo, e me ne scuso.

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www.arcipelagomilano.org Mah! Vien da chiedersi fino a quando De Bortoli consentir a Isotta di abusare della sua posizione di potere e quando avremo finalmente un nuovo e autorevole sovrintendente del Teatro alla Scala. Di tuttaltra pasta, per fortuna, sono gli interventi critici che Enzo Beacco sviluppa nei bei programmi di sala che accompagnano i concerti sinfonici dellAuditorium (densi e succosi come quelli che per anni illustrarono i concerti di musica da camera della Societ del Quartetto e che sono tuttora rimpianti da quegli abbonati). Lultimo interamente dedicato ad Antonn Dvok di cui si eseguivano la scorsa settimana quattro opere, scelte non fra quelle pi note e tuttavia una pi gradevole dellaltra: louverture drammatica Husitsk, la Romanza in fa minore e Mazurek in mi minore entrambi per viol ino e orchestra, per finire con la Sinfonia in fa maggiore (numero 5 o numero 3, opera 45 o 76 Dvok stesso ha fatto molta confusione nella numerazione delle sue opere e anche delle sue Sinfonie!). Il violino era quello della ormai ben nota Spalla dellOrchestra Verdi, Luca Santaniello, mentre sul podio la bacchetta era quella dellancor pi noto Aldo Ceccato. Beacco riesce in poche pagine a raccontarci non solo i pezzi di storia essenziali per capire come e dove si colloca lopera, ma anche quelle poche note biografiche sullautore e quel minimo di analisi musicale dei brani che consentono allascoltatore di godere appieno del concerto. Dvok meriterebbe pi attenzione da parte delle nostre istituzioni musicali che, a dispetto della centralit che occupano nel panorama della musica romantica della seconda met dellottocento, mettono in programma le sue opere con il contagocce (sebbene alla Societ del Quartetto il Trio di Parma abbia recentemente eseguito lintegrale dei suoi Trii). Di lui ascoltiamo soprattutto lultima Sinfonia (la Sinfonia dal Nuovo Mondo, scritta durante gli anni in cui fu direttore del Conservatorio di New York), il meraviglioso Trio per violino, violoncello e pianoforte detto Dumky e al pi lo Stabat Mater e il Requiem; altre opere vengono saltuariamente infilate in programmi omnibus, soprattutto per addolcire le orecchie degli ascoltatori quando si teme di averle messe a dura prova con pezzi troppo ostici. Bene dunque sta facendo lOrchestra Verdi a eseguire lintegrale delle sue Sinfonie che, se non sono tutte dei veri capolavori, sono sempre sicuramente degne della massima attenzione e bene ha fatto a dedicargli un intero concerto. Fa parte di questa integrale, appunto, la Quinta ascoltata nei giorni scorsi, resa un po opaca da un direttore che non ha nel proprio registro le ragioni delle emozioni e della magia nascoste negli spartiti ma che, ciononostante, ha fatto un lungo e apprezzato percorso fra le orchestre di mezza Europa, compresa quella dei Pomeriggi Musicali di Milano da lui diretta dal 1999 al 2005. Sempre pi interessante appare invece il Santaniello che sembra voler smentire la teoria per la quale dopo qualche anno trascorso in orchestra non si riesce pi a diventare solisti. Certo difficile fare le due cose insieme, come fa lui, ma sembra sulla buona strada per spiccare il volo (n mancano ottimi elementi in quellorchestra per riempire eventuali vuoti); comunque sempre positivo e premiante valorizzare e motivare i professori dellorchestra dando loro adeguata visibilit.

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Le mostre del 2013. Milano si risveglia?
Nuovo anno, nuove mostre. Dopo il clamoroso successo della retrospettiva su Picasso, che stata la mostra pi visitata dItalia e che ha r egalato numeri da capogiro in termini di biglietti staccati, si pensa gi alle nuove iniziative. Ancora da vedere, fino a marzo, la bella mostra di Costantino 313 d.C., sempre a Palazzo Reale, sede che ospiter anche, a partire dal 21 febbraio, un altro gigante della pittura: Modigliani. E infatti la mostra dal titolo Modigliani e gli artisti di Montparnasse: la collezione Jonas Netter, racconter la vita, le opere, larte e le passioni di Modigliani, livornese ma parigino dadozione, e dei tanti artisti che con lui hanno condiviso gli anni della Parigi, difficile, affascinante, vivissima, di inizio secolo. Sempre a Palazzo Reale, in autunno, prevista una mostra che non mancher di affascinare e stupire: protagonista sar August Rodin, lartista del Pensatore, con una mostra monografica in cui verranno presentati, per la prima volta in Italia, sculture e opere per lo pi in marmo. Il programma espositivo dellanno molto ricco, con nomi, come si visto, di grande richiamo. Continuiamo proprio con Palazzo Reale e le sue mostre pi importanti. A fine gennaio aprir Il vero e il falso, mostra che propone un viaggio sul fenomeno della falsificazione nel mondo dellarte, a cura della Guardia di Finanza, mentre in febbraio ci sar invece una piacevole sorpresa per gli appassionati di Bob Dylan: verranno infatti esposti 22 dipinti creati dal musicista-artista, che da anni si diletta anche di pittura. A cura di Francesco Bonami intitolata The New Orleans Series. Larte contemporanea prende ancora il sopravvento, con la mostra The desire for freedom. Arte in Europa dal 1945. Nata dalla collaborazione tra Milano e prestigiosi musei europei, lesposizione racconta levoluzione dellarte e dei suoi temi dal 45 a oggi, attraverso oltre 100 lavori di grandi artisti contemporanei come Daniel Hirst, Richter e Merz. A giugno entra in gioco la fotografia. Quasi 1000 fotografie provenienti dal prestigioso Moderna Museet di Stoccolma, racconteranno la storia della fotografia a partire dal 1840 fino ad oggi. Da ottobre in poi la stagione riprender con grande vigore con due super mostre. La prima si intitoler Da Pollock alla Pop Art, e proporr ai visitatori niente meno che le prestigiose opere degli Espressionisti Astratti americani conservate presso il Whitney Museum di New York, concentrandosi sugli artisti pi influenti e importanti, coprendo un arco di tempo che va dalla fine degli anni Quaranta ai primi anni Sessanta: da Jackson Pollock - protagonista indiscusso - a Willem de Kooning, Mark Rothko, Franz Kline e Barnett Newman. Se questo non bastasse, ecco arrivare anche una retrospettiva sullitaliano Piero Manzoni, in occa-

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www.arcipelagomilano.org sione del cinquantesimo anniversario della sua scomparsa. Per gli appassionati della pittura pi tradizionale ci sar invece la possibilit di visitare la mostra su Bernardino Luini, pittore lombardo leonardesco, a cui sar dedicata una mostra autoctona, curata dal Comune di Milano e dalla Pinacoteca di Brera. Anche il PAC far la sua parte, con le mostre di Jeff Wall, artista canadese considerato uno dei pi influenti fotografi contemporanei (a marzo), e di Adrian Paci (a ottobre), artista albanese di grande successo internazionale. Non poteva mancare anche il Museo del 900, che ad aprile propone il nome di un artista intramontabile: Andy Warhol. Non pitture, film o fotografie, ma stampe, relative ai pi celebri nuclei e soggetti dellartista, protagonista della Pop art americana. La GAM di via Palestro invece punta su artista di casa, Medardo Rosso. Unoccasione per presentare le nuove sale della galleria, aperte dal prossimo autunno, in cui verr risistemato e riqualificato il pi importante nucleo di opere al mondo di questo artista. Ci fermiamo qui, ma il programma in realt molto pi vasto e sviluppato su quasi tutte le sedi museali milanesi, dal Castello, al Museo del Fumetto, allArcheologico, alla Rotonda della Besana. Un programma vario e ricco, sintomo di una rinnovata attenzione verso larte e le sue manifestazioni.

Claudia Gian Ferrari e le sue passioni


Collezionare il Novecento. Claudia Gian Ferrari, collezionista, gallerista e storica dellarte il primo appuntamento di un ciclo di mostre che il Museo del 900 dedica a collezionisti importanti che hanno messo al centro larte del XX secolo. Si inizia con Claudia Gian Ferrari, collezionista, studiosa, appassionata darte e figlia di Ettore, importante gallerista milanese, dal quale erediter la gestione della galleria. Claudia si propone fin da subito come una importante figura di riferimento per il mondo artistico milanese, tramite un lungo percorso, che ha portato la Gian Ferrari a far scoprire e riscoprire importanti artisti del 900 attraverso mostre e accurate monografie, quali quelle su Giorgio de Chirico, Filippo De Pisis, Arturo Martini, Giorgio Morandi, Fausto Pirandello e Mario Sironi. Ma un artista fu forse pi importante di altri, Arturo Martini. Sulla scia del padre, che aveva fondato lAssociazione Amici di Arturo Martini a sostegno delle opere del maestro, Claudia Gian Ferrari nel 1998 ne cura limportante catalogo generale e ragionato delle sculture, che porta a scoprirne una serie di inedite e anche alcune ritenute disperse. Tra queste, lOfelia acquistata dalla Pinacoteca di Brera proprio quando Claudia fu presidente dellAssociazione (opera presente in mostra). Quindici le opere che entrano da oggi a far parte delle collezioni del Museo, donate dalla famiglia e a cui Claudia fu sempre particolarmente legata, opere che occupavano un posto speciale allinterno della sua abitazione privata. Troveranno spazio un Achrome di Manzoni, destinato alla sala Azimuth del museo, una gouache di Lucio Fontana e unesemplare delle uova in terracotta realizzate dallartista allinizio degli anni Sessanta, ci sar Mario Merz, con la sua Proliferazione laterale del 1975, Apollo e Dafne di Giulio Paolini, una composizione di sale di Giuseppe Penone, una piccola installazione di Pier Paolo Calzolari, e una Stella del 1977 di Gilberto Zorio. La donazione include poi Prire de toucher realizzata da Marcel Duchamp per la copertina del catalogo pubblicato in occasione della mostra Esposizione surrealista, organizzata con Andr Breton alla Galerie Maeght di Parigi nel 1947, le fotografie di Dan Graham, Bruno Kirchgraber e Giorgio Colombo e uno schizzo di De Kooning. Per concludere, ci saranno anche una Macchina drogata di Vincenzo Agnetti del 1969 e un gesso di Fausto Melotti. Inoltre in mostra anche opere di artisti molto amati dalla Gian Ferrari, e prestati appositamente per loccasione, come Arturo Martini, Filippo De Pisis, Giorgio Morandi, Cagnaccio di San Pietro, Fausto Pirandello e Mario Sironi, a cui Claudia Gian Ferrari ha dedicato una vita di studi, pubblicazioni ed esposizioni. Infine, due degli artisti contemporanei pi vicini alla gallerista, Luigi Ontani e Claudio Parmiggiani, hanno contribuito ad allestire due piccole sale monografiche di particolare intensit. Interessante anche la selezione di materiali provenienti dai documenti dellarchivio storico della galleria Gian Ferrari, che Claudia ha destinato con un legato testamentario agli Archivi del Novecento, attraverso i quali si potr capire e approfondire meglio i momenti pi salienti e le scelte artistiche della Galleria. Documenti, fotografie, lettere e una biblioteca relativa a circa settantanni di attivit per far rivivere unepoca intera. Pitture e sculture ma non solo. Nel percorso espositivo sono inseriti anche mise e accessori amati e usati in vita dalla Gian Ferrari. Vengono proposti alcuni abiti del suo guardaroba, firmato quasi esclusivamente da Issey Miyake, e dei cappellini dautore che Claudia ha sempre indossato, vera e propria passione trasformatasi nel tempo in collezionismo. Claudia ha lasciato a Palazzo Morando, sede delle collezioni di Costume, Moda e Immagine del Comune, oltre cento abiti di Miyake e altrettanti copricapo, tra cui quelli dello stilista Alan Journo e dellartista, da lei promossa, Lucia Sammarco. Una vera amante dellarte e della filantropia. Nel 2006, prima dellapertura del Museo del 900, furono donati consistenti nuclei di opere a Villa Necchi Campiglio e al MART di Rovereto. Una parte di queste collezioni sono andate anche a far parte del MAXXI di Roma, altra citt amata e frequentata dalla collezionista. Lallestimento della mostra altrettanto di eccezione, firmato Libeskind. In una sorta di labirinto dalle pareti disuguali il visitatore potr ammirare da ogni angolo le singole opere, avviluppandosi man mano nel mondo tutto privato che fu un tempo della collezionista, e che da oggi diventa spazio pubblico. Molteplici punti di vista come molteplici e di diversi orientamenti furono le passioni di Claudia Gian Ferrari. Collezionare il Novecento. Claudia Gian Ferrari gallerista, collezionista e storica dellarte - Fino al 3 marzo 2013 Museo del 900 Orari lun 14.30 19.30 mar, merc, ven e dom 9.30 19.30 giov e sab 9.30 22.30 Ingresso intero 5 euro

Costantino 313. Il sogno che cambi lEuropa

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www.arcipelagomilano.org Per celebrare la nascita del famoso Editto di tolleranza, datato 313 d.C., il Museo Diocesano e la casa editrice Electa, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attivit Culturali, con la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma e sotto lAlto Patronato del Presidente della Repubblica e della Segreteria di Stato del Vaticano, presentano la mostra Costantino 313 d.C. Una grande esposizione celebrativa non solo di quelleditto che di fatto cambi il corso della storia europea, ma anche del ruolo di Milano come citt imperiale e punto di riferimento politico, religioso e culturale. LEditto di Milano fu emanato nel 313 d. C. dallimperatore romano dOccidente Costantino e dal suo omologo dOriente, Licinio, che si incontrarono nel palazzo imperiale milanese e decisero che, da quel momento, il Cristianesimo, culto gi affermato in larghi strati della popolazione dellImpero, dopo secoli di persecuzioni veniva dichiarato lecito, inaugurando cos un periodo di tolleranza religiosa e di grandi rinnovamenti politici e culturali. Dal palazzo imperiale a Palazzo Reale, dunque. La mostra, divisa in sei sezioni, racconta la Milano dellepoca, ricostruendone idealmente spazi e palazzi, luoghi, arte e suppellettili che circolavano non solo nella capitale ma anche in tutto il mondo romano. Con pi di duecento preziosi oggetti darcheologia e darte, vengono indagate tematiche storiche, artistiche, politiche e religiose: da Milano capitale imperiale, alla conversione di Costantino, con quellaura di leggenda, fino ai simboli del suo trionfo. Attraverso la ricostruzione di Milano, il visitatore potr ritrovarsi nella capitale dellepoca, con tutti gli edifici funzionali a una grande citt: dal Palatium, edificio polifunzionale destinato ad accogliere non solo limperatore ma anche la complessa burocrazia dello Stato, alle grandiose terme erculee, identificabili tra gli odierni Corso Vittorio Emanuele e via Larga, fino alla necropoli dellarea di SantEustorgio, senza tralasciare quartieri residenziali e nobiliari. Ma siamo in un momento di transizione, in cui accanto allaffermarsi del Cristianesimo come culto sempre pi importante, persistono ancora diverse religioni nellimpero costantiniano, che ci sono note mediante luso di iconografie pagane in oggetti darte di destinazione uffici ale o privata, e che spesso si mescolano ai simboli e alle immagini cristiane. Oltre ad approfondire la figura di Costantino e della sua famiglia, ampio spazio dato anche a tre istituzioni importanti per la vita pubblica romana: lesercito, la chiesa e la corte imperiale. Cos grandi ritratti ufficiali, monete, medaglie e oggetti quotidiani documentano il nuovo aspetto pubblico e sempre pi presente dellimperatore, della corte, dei grandi funzionari, dellesercito, della Chiesa e dei suoi vescovi, fino ad Ambrogio. Oggetti preziosi e di lusso che testimoniano, con le loro figurazioni, il passaggio graduale che il Cristianesimo compie allinterno della soci et, da devozione lecita ma privata a una dimensione pubblica e ufficiale, per arrivare infine a essere lunica religione dellImpero. Gemme e cammei, argenterie, gioielli in oro e fibule auree consentiranno di tracciare un quadro dello splendore che caratterizzava la vita della corte e la nuova devozione verso la Chiesa. Chiude la mostra una grande sezione dedicata a Elena, madre di Costantino, santa e imperatrice. Fu proprio Elena che si rec in Terra Santa e trov, secondo la tradizione, dopo averla riconosciuta, la Vera Croce di Cristo, riportandola in Europa e inserendo nella corona imperiale del figlio uno dei Sacri Chiodi, come protezione e dichiarazione ufficiale della nuova, vera Fede. Imperdibile la bellissima Sant Elena di Cima da Conegliano, proveniente dalla National Gallery di Washington, 1495 c. Sulla conversione di Costantino si scritto molto: fu frutto di una decisione presa per convenienza o il suo spirito era sincero? Il battesimo in punto di morte, il celebre sogno, avvenuto la notte prima della Battaglia di Ponte Milvio, nel 312, in cui si preparava a combattere il suo nemico Massenzio, sono storie ben note. Quel che certo che, da quel momento, inizia a diffondersi liconografia del Krismon, le due iniziali greche di Cristo incrociate tra loro, dapprima sugli scudi dellesercito di Costantino, poi su monili e gioielli, per approdare infine in tutto lImpero. Si diffonde a simbolo di unepoca intera il signum crucis di Costantino. Costantino 313 d.C. Palazzo Reale, fino al 17 marzo 2013 orari: lun 14.30 19.30 mar, mer, ven, dom: 9.30 19.30 giov, sab: 9.30 22.30 ingresso: intero euro 9,00 ridotto euro 7,50 10.00 19.00. Chiuso il marted.

LIBRI questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero rubriche@arcipelagomilano.org Il ballo al kremlino Curzio Malaparte
Adelphi 2012 pp. 422, euro 22
Pericoloso e politicamente scorretto nel dopoguerra il Il ballo al Kremlino di Curzio Erich Suckert, alias Curzio Malaparte, nom de plume assunto nel '25. Questo spiega il tortuoso iter redazionale del romanzo e la sua pubblicazione postuma, solo nel '71, con Vallecchi e ora con Adelphi, grazie alla certosina cura filologica di Raffaella Rotondi, con le sue 100 pagine di note al testo. Molti lumi sulle vicende dei vari dattiloscritti incompiuti che componevano il romanzo, vengono dal Fondo Malaparte, custodito nella milanese Biblioteca di via Senato e dai documenti reperiti nei 12 volumi della sorella di Malaparte. Nato dalla fucina della Pelle (libro messo all'Indice) tra il 1946 e il 1949, Il Ballo chiude idealmente, con Kaput del 1946, la trilogia dei romanzi che parlano, in ordine, dei rapporti tra l'Europa e gli Alleati, tra l'Europa e il nazismo, e tra l'Europa e il nascente stalinismo in Russia. Ma cosa vi era di cos stravolgente nel romanzo, che lo stesso Gallimard non volle pubblicare, nonostante un contratto sottoscritto nel 1949? Lo chiarisce l'incipit del libro: In questo romanzo, che un fedele

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ritratto della nobilt marxista dell'URSS, della haute societ comunista di Mosca negli anni '29, '30 del '900 tutto vero... un romanzo in senso proustiano... in quanto a quel senso acuto del dsintressement. Ove protagonisti non sono i singoli personaggi ma l'intero corpo sociale. Il romanzo dunque uno scenario impietoso della decadenza dell'URSS .... quel che sicuro che ...fra tutti gli Alleati i pi corrotti, i pi sensibili ai pots de vin, ai compromessi, alle corruzioni, al denaro, sono i sovietici. N si dica che questa corruzione sovietica dovuta all'ambiente non comunista, all'ambiente borghese in cui questi sovietici sono stati trasportati all'improvviso. Malaparte individua profeticamente nella decadenza della societ sovietica gi dai suoi albori, le ragioni del tramonto dell'Europa e, in antitesi alla concezione liberale, vede nel bolscevismo un fenomeno europeo e occidentale, non gi un enigma sovietico. Potente metafora di quella decadenza la sacra mummia di Lenin nella piazza Rossa di Mosca, che fragile, morbida si sgretola, umida, guasta e richiede perci continui interventi per riparare il guscio del prezioso crostaceo. Ma come poteva un giornalista, scrittore italiano, conoscere cos a fondo la realt sovietica? Gi nel '20, Malaparte ventiduenne partecip come giornalista all'inva-

sione sovietica della Polonia. Nel '29 poi soggiorn a Mosca come Delegato di Legazione per il Ministero degli esteri italiano e pot allora frequentare la nobilt marxista, e conoscerne gli stili di vita nelle feste, nelle ambasciate, a teatro o negli esclusivi club del tennis. Una societ che tentava di imitare i modi della vecchia sconfitta nobilt zarista, senza riuscirci. Quella societ che Stalin scrutava con occhio scintillante dal fondo di un palco di proscenio, quando ammirava la sua amata prima ballerina del Bolscioi, la Semionova. Torner l'autore a Mosca, via Cina nel '54, ormai malato ai polmoni. Ritratti espressionisti indimenticabili in questo romanzo, scritti con lo stesso stile di un quadro di Grosz, come la melanconia di Majakovskij, che lo porter al suicidio. Toccante la visita dell'autore alle 6 di mattina alla stanza disadorna del poeta, qualche cartolina di grattacieli di New York appese al muro, un albero smunto fuori dalla finestra. Fiero il ritratto della frivola Lunaciarskaia, l'attrice che intrepida esibiva in privato gli abiti firmati di Schiapparelli, di propriet del Teatro, e mostrava in pubblico i suoi vari amanti, decretando la rovina del marito, Commissario del Popolo per l'Istruzione pubblica e le Belle arti, per il quale Malaparte nutriva grande simpatia, il solo che non giudicasse borghesi e controrivoluzionari gli scrittori e gli artisti. Allucinata poi

la descrizione di Florinsky, Capo del Protocollo del Commissariato del Popolo per gli affari esteri, che osava girare per le strade di Mosca con il suo landau nero tarlato, lui tutto incipriato, con gli occhi bistrati. Toccante l'immaginario racconto del vecchio principe Lwow, che cammina con una poltrona dorata sulla testa, per portarla nel viale dell'Arbat, dove si riuniva l'esangue nobilt russa sopravvissuta, per vendere i suoi poveri tesori. L'epurazione staliniana, in quel tempo del primo Piano quinquennale in agguato, e mieter tante vittime tra i nostri protagonisti, poich Stalin non ama certi atteggiamenti mondani della nobilt sovietica, n gli scandali femminili. Stalin in fondo un puritano Chiaroveggente si definiva Malaparte, spirito libero, poliglotta, indomito, fascista della prima ora, poi deluso dal fascismo, incapace di una vera rivoluzione sociale. Per le sue critiche fu sollevato dalla direzione della Stampa e sub il confino a Lipari nel '32. Affascinato anche dal comunismo, (lasci la sua villa di Capri alla Cina), cattolico dell'ultima ora, ammirato dallo stesso Gobetti, Montale, Kundera, Malaparte un genio indiscusso della penna, con i suoi 13 romanzi, 2 raccolte di poesie, 2 pices teatrali, un film, 14 saggi. Merito indiscusso dell'Adelphi, oggi, il proporre una esaustiva edizione critica delle sue opere.

TEATRO questa rubrica a cura di Emanuele Aldrovandi rubriche@arcipelagomilano.org La rivincita


Di Michele Santeramo Regia Leo Muscato Con M. Cipriani, V. Continelli, S. Damato, P. Fresa, R. Lanzarone, Mi. Sinisi, Direttore tecnico N.Cambione Assistente alla regia A. Papeo Organizzazione L. Marengo/A. Papeo Produzione Teatro Minimo In coproduzione con Bollenti Spiriti Regione Pugila Assessorato alle politiche Giovanili e alla Cittadinanza In collaborazione con lAssessorato alla Cultura del Comune di Andria
Teatro minimo il nome della compagnia di Sinisi e Santeramo, ma anche il riassunto perfetto della poetica di questo spettacolo: una messa in scena fatta con niente. Niente scenografie (a parte due muretti di cartongesso dietro ai quali gli attori si nascondono e si cambiano quando non sono in scena e che si muovono in avanti solo nella scena finale), niente musiche, niente effetti, niente costumi (la storia ambientata ai giorni nostri e i vestiti potrebbero tranquillamente venire dagli armadi degli attori); niente di niente, insomma. Niente tranne tre cose minime e fondamentali: un bel testo, dei bravi attori e unidea registica. La vicenda quella di due uomini alle prese con problemi economici e voglia (o non-voglia) di paternit, ma si inserisce in un contesto che diventa il vero protagonista, con un banchiere insensibile, due barististrozzini, un avvocato opportunista, due mogli molto diverse fra loro e un tessuto sociale fatto di lavoro sottopagato e buchi nella terra agricola scavati di notte per sotterrare rifiuti tossici (che si rivelano essere poi la causa della quasi-sterilit del protagonista). Il dramma trattato per con la cifra della commedia e non c spazio per patetismo o retorica, anche se la critica finale alle banche forse anche a causa della troppa attualit risulta un po scontata. Landamento del testo ha un ritmo brillante e incalzante che tiene viva lattenzione del pubblico e suscita molte risate, ma che forse rimane troppo identico dallinizio alla fine.

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Se questo da un lato rischia di indebolire lazione drammatica, visto che ai personaggi succedono in modo quasi ciclico sempre le stesse cose (sindebitano, guadagnano un po, pagano i debiti e poi sindebitano di nuovo), dallaltro rende lidea di una ripetizione sistematica che dal punto di vista tematico molto interessante. Il linguaggio semplice e diretto, mai generico, e ha unautorialit ben precisa, riconoscibile in altri testi di Santeramo, come ad esempio Sequestro allitaliana: i personaggi hanno un particolare equilibrio nellutilizzare termini e costruzioni sintattiche poco complessi, popolari, quasi dialettali, ma nel formulare con essi argomentazioni ironiche e talvolta intellettualmente sofisticate; si tratta di uninteressantissima for-

ma di ibrido fra il realismo dellambientazione, delle problem atiche, dei toni e appunto del linguaggio, e una sorta di nonrealismo che emerge quando i personaggi commentano la situazione in cui loro stessi si trovano con uno sguardo lucido e distaccato che chi agisce come agiscono loro, dallinterno, non potrebbe avere. Leo Muscato riesce a rendere teatrale una trama che forse avrebbe avuto bisogno del cinema (infatti in origine era una sceneggiatura), facendo in modo che siano gli attori a creare gli spazi, muovendosi e incontrandosi con soluzione di continuit anche se si passa da una scena in banca a una in campagna. Gli attori sono bravi ma soprattutto quel che fa la differenza sono affiatati e si lasciano andare nel gioco

teatrale con fiducia reciproca, risultando per questo motivo molto veri e naturali, a riprova del valore che pu avere un lavoro di compagnia ben guidato e che si appoggia su un testo solido. Uno spettacolo fatto con niente, da vedere. Teatro I dal 10 gennaio al 4 febbraio In scena Al Piccolo Teatro Strehler fino al 10 febbraio Il panico di Rafael Spregelburd, regia di Luca Ronconi. Al Teatro Elfo Puccini dal 29 gennaio al 24 febbraio Romeo e Giulietta, regia di Ferdinando Bruni. Al Teatro Menotti dal 29 gennaio al 10 Occidente Solitario di Martin McDonagh, regia di Juan Diego Puerta Lopez.

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org


Flight di Robert Zemeckis [U.S.A., 2012, 138'] con Denzel Washington, Kelly Reilly, Don Cheadle, Bruce Greenwood, John Goodman
Whip Whitaker (Denzel Washington) un pilota di aerei. Lo scopriamo, non senza una certa dose di sorpresa, vedendolo camminare in modo sicuro e appariscente con la divisa nera che contraddistingue la sua figura professionale e degli avvolgenti occhiali scuri, utili a coprire le prove di una notte insonne. Lo stupore aumenta mentre ammiriamo la sua maestria alla guida di un aereo e la sua, quasi inumana, capacit di rimanere lucido mentre si trova ad affrontare un possibile disastro che causerebbe lo schianto del veivolo e la conseguente morte di tutti i passeggeri. Mentre assistiamo a queste scene, abbiamo per ancora in mente la birra e la cocaina che ha assunto appena sveglio, oltre alla vodka che ha impunemente bevuto pochi minuti prima della tragedia. La dipendenza dall'alcol e dalle droghe ci che impedisce al capitano Whitaker di diventare un eroe. Robert Zemeckis, regista di Flight, torna al cinema in carne e ossa a dodici anni di distanza da Cast Away, rendendo avvincente questo racconto di autodistruzione e redenzione. Whit Whitaker, personaggio seducente e spavaldo, magnificamente interpretato da Denzel Washington, un pilota di aerei che ha lo stesso stile di vita dissennato di una rockstar. inaffidabile, distrugge intere camere d'albergo ed costretto ad affrontare una dura lotta contro i propri demoni ma esercita un fascino naturale su un pubblico che non pu non fare il tifo per lui. cambiata la raffigurazione dell'eroe da parte Zemeckis. L'ingenuo Forrest Gump, eternamente ottimista, incarnava come nessun altro il sogno americano. Whip Whitaker invece il simbolo di un'America abile ma arrogante, forse assuefatta da alcol e sostanze stupefacenti, che la realt ha reso smarrita e alla disperata ricerca di una soluzione dei propri conflitti interiori. Marco Santarpia In sala a Milano: Ducale, Plinius, The Space Cinema Odeon, UCI Cinemas Bicocca. .

Lincoln
di Steven Spielberg [USA, 2012, 150] Con: D. Day-Lewis, S.Field, David Strathairn, Tommy Lee Jones, Joseph Gordon-Levitt, James Spader
C una pesantezza che mi morde le ossa, dice Abraham Lincoln (Daniel Day-Lewis, ottimo) sul finire del film Lincoln [USA, 2012, 150] di Steven Spielberg. Il logorio fisico dovuto al lavoro duro fatto dal sedicesimo Presidente degli Stati Uniti, durante il suo secondo mandato, di cui Spielberg mostra gli ultimi mesi. In quel periodo (siamo nel 1865), la Guerra di Secessione americana contro i Confederati in corso da quattro anni e Lincoln individua labolizione della schiavit come punto risolutivo. Da un lato vuole preservare lUnione, dallaltro intende far votare dalla Camera il tredicesimo emendamento con lintento di abolire la schiavit. La sua visione socio-politica lampante, e spicca ancor pi quando cita Euclide: cose uguali a una stessa cosa sono uguali tra di loro. Il regista inizia il film come fosse un libro da sfogliare: porta gli spettatori in quel contesto facendogli leggere la cronologia degli avvenimenti storici e, prima di abbandonarli alle immagini, pone una domanda: una

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www.arcipelagomilano.org democrazia pu rimanere unita con un popolo met libero e met schiavo?. Da questa domanda in avanti, anche noi iniziamo a partecipare alla costruzione della storia che Spielberg racconta e Lincoln vive. I dialoghi eleganti e mai tronfi permettono di assaporare il dibattito politico e il lavoro duro a cui sono sottoposti gli amanti della politica buona. Lincoln la politica la onora ed perfettamente consapevole del peso che deve portarsi sulle spalle. La sua politica ha obiettivi precisi, ritenuti nobili e necessari, e per raggiugerli il Presidente disposto a qualsiasi cosa (me ne infischio del modo, dice), anche a muoversi ai confini della legalit. Sulla sua strada incontra Thaddeus Stevens (Tommy Lee Jones), capo della minoranza radicale dei repubblicani, ancora pi convinto delluguaglianza degli uomini in natura. Stevens, almeno inizialmente, non vuole rinunciare alla rettitudine e alla trasparenza che lo hanno accompagnato per tutta la sua carriera ma poi, per convincere la sua parte a votare lemendamento, sceglier di camminare sulla strada di Lincoln. La retta via spesso ti fa passare in mezzo a paludi, dice pressappoco il Presidente a Stevens; a volte necessario evitare quelle paludi per arrivare allobiettivo politico che garantisca il bene comune. Questo sembra chiedere Spielberg a Lincoln, e a noi in sala: giusto sconfinare dalla legge per un obiettivo fondamentale? Il suo Lincoln sembra non avere dubbi. Certamente, nei discorsi e nella sua politica, ben visibile la volont e il coraggio di prendere decisioni a lungo termine - come i politici bravi sanno fare - e farsi carico senza rammarico di quella pesantezza che condiziona la sua vita pubblica e quella privata; la pesantezza della politica in grado di cambiare la storia. Paolo Schipani

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UN VOLTO DAL COMITATO ELETTORALE

LUCIA CASTELLANO CAPOLISTA PATTO CIVICO PER AMBROSOLI PRESIDENTE http://www.youtube.com/watch?v=LiVddB9F7rc

STEFANO ZAMPONI CAPOLISTA DI ITALIA DEI VALORI http://youtu.be/cFtjqNBZo54

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