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Il teatrino del mondo in un racconto. Regia imprevista di Tommaso Landolfi.

Ipotesi di analisi di Le due zittelle di Renata Savo

La vita di Tommaso Landolfi intrisa di mistero non meno dei suoi racconti. Uomo taciturno, introverso, lunare, Landolfi scriveva quasi sempre nelle ore notturne per un bisogno, diremmo, del suo inconscio. Come la povera scimia di Le due zittelle, la misera vittima sacrificale di una societ che ha fatto dellipocrisia unistituzione, di giorno Landolfi guardava lumanit dallalto e di notte la parodiava dal basso, lasciando agire listinto. Scrivere, quindi, gli riusciva meglio di notte. E recluso. Nel 43, per essersi opposto al regime fascista, part per lui unaccusa che lo condann a un mese di carcere (il periodo fu di breve durata per un evento fortuito), destino al quale Landolfi reag come fosse stato unaltra di quelle situazioni paradossali descritte nei suoi racconti: la detenzione si trasform nel periodo pi felice della sua vita. Meglio vivere in prigione e al buio, piuttosto che in societ, alla luce del sole. Di giorno gli uomini calpestano desideri arcani indossando maschere di falsit e ignoranza. E di notte, nel sogno, che si aprono nuovi orizzonti, nuove possibilit di essere. Il Landolfi notturno anche un malinconico Giovancarlo che insegue desideri irraggiungibili dietro la sagoma di una donna-capra. Landolfi rappresenta tutti i personaggi che ha creato e tutti quelli che non avrebbe mai voluto essere. Landolfi Landolfi. Su di lui Gianfranco Contini ha scritto che lunico scrittore del suo tempo ad aver dedicato una minuziosa cura, degna d'un dandy romantico (quale Byron o Baudelaire), alla costruzione del proprio "personaggio": un personaggio notturno, di eccezionalit stravagante, dissipatore e inveterato giocatore.1 La somma tra luomo che interpretava nella vita e quello che metteva in scena nei suoi romanzi fece crescere il mito di Tommaso Landolfi, scrittore maudit.

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La scimia, Tombo, che viveva in casa con Le due zittelle e una loro serva,2 in qualche modo sembra aggrapparsi alla personalit del suo autore. Di notte si concedeva anche lei la libert, e un vizio: evadere dalla gabbia per rubare ostie in una cappella antistante alla casa. Ma prima di tutto, che cosa ci fa una scimmia in casa con due vecchie zitelle e una serva?3 Se si guarda allestetica dei racconti di Landolfi composti negli anni precedenti a Le due zittelle, unimmagine simile non dovrebbe far chiedere al lettore perch una scimmia assuma il ruolo del maschio di casa in unabitazione di sole donne. Pensiamo per un attimo che solo un anno prima, nel 42, aveva scritto un racconto dal titolo Il mar delle blatte, e la situazione non ci stupisce pi. Nel caso di Le due zittelle, come ipotizzato da Marcello Carlino, poi, esiste una fonte da cui Landolfi avrebbe attinto materia per il suo racconto: The Murders in the Rue Morgue di Edgar Allan Poe. Se questo non fosse vero, mi piacerebbe pensare che limmagine di una scimmia legata a una pettorina in casa con due vecchie zitellacce appartenenti, si suppone, alla borghesia medio-alta rappresenti solo quel tratto caricaturale in pi; nella stessa misura in cui una simpatica scimmietta al guinzaglio compariva gi nel famoso dipinto post-impressionista di Paul Seurat, Une dimanche aprs-midi l'le de la Grande Jatte, e nelliconografia coeva allartista. In questa casa, inoltre, vive insieme alle donne un altro animale: un uccello cardinale, cos chiamato da una sorta di cresta o cappuccio dun rosso fradicio e mortuario, grande quanto una castrica (unespressione gergale delle campagne romane per individuarne un certo esemplare sullambiguit dellambientazione del racconto parler pi avanti). Tale uccello non ha alcun valore in termini di economia narrativa, e Landolfi ne consapevole, ovviamente. Anzi, egli stesso entra nella narrazione a sottolineare che luccello, insieme al personaggio di Marietta, per dirla con una definizione duchampiana cara alla poetica surrealista una macchina celibe, un oggetto del contesto che non sposa lazione. Subito dopo la morte di Marietta, infatti, Landolfi sembra orientato verso unaltra prospettiva, che potremmo chiamare drammaturgica, perch lautore incarna sia il narratore sia il regista di quanto avviene: spiega al lettore i vari movimenti dei personaggi, annuncia lingresso in scena del protagonista, Tombo, allega una motivazione alla scelta compositiva di non aver assegnato ulteriore spazio alla parte di Marietta:
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Scimia: rigorosamente con una m, per compensare laggiunta nel titolo dellopera della seconda t,

un gioco raffinato che consentiva allautore di scimmiottare le due vecchiette, zitte e impotenti di fronte a una morale assolutista. 3 Inizialmente, quandera ancora in vita, vi abitava anche la madre delle due zittelle, Marietta, una donna malata che, perdendo luso della parola, lasciava intendere un No attraverso la doppia percussione di un pugno sul petto. Per unironica e surreale connessione, Landolfi ha inserito nel racconto, in sequenza, la descrizione della malattia di Marietta, dove eseguiva quel gesto chiaramente scimmiesco, e lingresso in scena della scimmia, creando fra i due personaggi una sorta di parallelismo. 2

Su questo teschio, impazzita per la presenza del cadavere e calata a furia di sullarmadio, venne un momento a chinare il proprio viso difforme, con mugolii strazianti, la scimia. Che, annunciata, peraltro, entra qui per la prima volta in scena quantunque sia il vero protagonista, anzi leroe di questo racconto. Per donna Marietta, non vi ha in sostanza alcuna parte, avendo come sembra rinunziato a quella di fantasma, che spesso e volentieri adottano siffatti personaggi dopo la morte. Su lei mi diffusi per mero amor di completezza; e il medesimo scrupolo vuole ora che, prima di seguitare e dentrar nel vivo della narrazione, faccia brevemente cenno dun uccelletto abitatore anchesso della casa [] epper sabbandoni ormai anche questo uccello alla sua oscurit.4

Tornando alla scimmia, la responsabilit delle sue cure fu affidata alle due donne dopo la morte di un fratello, capitano di vascello (lautore non disdegna di informare il lettore che lo fosse diventato forse grazie a un amico di famiglia). Questi aveva recuperato la scimmietta in uno dei suoi numerosi viaggi e le due sorelle, Nina e Lilla, avevano preso molto a cuore lanimale tanto da nutrire verso di lui un affetto fraterno, e perci presero a lasciarsi coccolare da questo in maniera infantile e innocente. Tuttavia, gli atteggiamenti di Tombo andavano pronunciandosi sempre pi come virili che infantili. Landolfi fa leggere in modo chiaro il carattere ambiguo dei suoi gesti, anche se poi, immediatamente dopo, mette le mani avanti come se egli stesso, in quanto personaggio dellautore, volesse difendersi in anticipo dalle accuse che saranno mosse al personaggio da lui inventato: un animale imputato colpevole proprio perch dotato di una coscienza umana:
Quando era libera [la scimmia] e, dopo essersi sfrenata a sua posta, i suoi occhietti cominciavano infantilmente a chiudersi, veniva a rifugiarsi in grembo a una delle due donne, di solito a Lilla; o meglio, se costei era a giacere, ad applicarsi sul suo petto, che abbrancava con tutte e quattro le estremit in atteggiamento di possesso. Queste qualit virili la scimmia venne, vero, sviluppando soprattutto dopo la morte di donna Marietta [] Ma con ci mi avvedo desser caduto nel vizio pi su deprecato, di attribuire a un bruto attitudini e sentimenti umani, per cui fo punto.5

Subito dopo aver descritto la vita di questa casa, pi tranquilla dopo la morte di Marietta, Landolfi narra che un giorno, dal monastero antistante alla casa delle due zittelle, viene a far loro visita la madre superiora, per lamentare il fatto di cui le vecchiette sono certamente ignare che ormai da diverso tempo, la loro scimmia sintrufola di notte nella cappella del monastero per derubare o mangiare ostie consacrate e vino. Nena, allora, che un po il San Tommaso della situazione non credendo alla Resurrezione questo volle andar a vedere con i suoi occhi le ferite di Ges decide di seguire personalmente i movimenti notturni della scimmia, sperando di coglierla sul fatto; Non ci
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Tommaso Landolfi, Le due zittelle (a cura di Idolina Landolfi), Milano, Adelphi, 1992, pp. 26-27. Ibidem, p. 31.

credo, non ci posso credere se non lo vedo!.6 Dopo due notti in cui Nena non riuscita a ottenere le prove che cercava, alla terza (tre notti: un rovesciamento in chiave notturna della Resurrezione?) decide di fare la veglia allinterno della cappella insieme a una timida monachella assegnata dalla madre superiora. La scimmia entra, e per le due donne gi spettacolo: Landolfi scrive che Tombo attraversa a ragno la cappella fino ad arrampicarsi sullaltare. Conosciamo gi la simpatia di Landolfi e dei surrealisti nei confronti degli insetti (e verso Kafka), ma evidente che lentrata a ragno di Tombo serve allautore anche a evidenziare la dimensione spettacolare pi che mai evidente in questa parte del racconto. Situata strategicamente al centro, la parodia del rito eucaristico ne costituisce il momento clou. E una volta iniziato, lo spettacolo deve continuare. The show must go on.
Ora Nena se lo vedeva l davanti, a pochi passi si pu dire, nella piena luce dei due ceri. Ella e la monaca serano impietrate e rattenevano il fiato. E la cosa orribile ebbe principio. Tombo si accost con decisione al ciborio e lapr bruscamente, sbatacchiando il portello. Restato un attimo a guardar dentro di traverso, come una gallina, vi affond il solito braccio e ne trasse per due volte una manata di ostie consacrate, che rapidamente divor. Qui la monacella non reggendo alla vista del sacrilegio, fece un gesto e strinse convulsa il braccio di Nena; questa intese che la compagna si preparava a intervenire [] e la inchiod al suo posto con insospettabil e energia, con violenza quasi, nel mentre le poneva una mano sulla bocca. Laltra tem, o fu tentata. Tombo, divorate le ostie consacrate, fece un giro o due in atto grottesco sul limite del piano, quasi si aspettasse gli applausi dun pubblico dopo il suo esercizio.7

Landolfi non spiga in maniera chiara cosa accadde nel momento in cui Tombo vest i panni del sacerdote e offici il rito, sebbene paradossalmente descriva i suoi gesti alla lettera. La sua lingua si mantiene intenzionalmente oscura. Al contrario di quanto si possa pensare non appare difettosa, anzi. Eccede di senso, e il lettore pu aggiungere con la sua immaginazione tutto il significato che desidera; pu ricavare dalle stesse frasi piani di lettura diversi, ugualmente validi. Si fa fatica a seguire le dinamiche dellepisodio proprio perch la parola scritta, sembra Landolfi comunicare, non pu competere con la liveness dellesperienza. Solo ricoprendo tutto con una patina di grigio, di mistero, cos congeniale alla sua scrittura, lautore potenzia lesperienza del lettore, lasciandogli un margine di possibilit entro cui montare il senso di tutto, ma sempre garantendo lillusione che ce ne sia solo uno, di senso, da scoprire. In questo caso, in particolare, Landolfi sembra dire: Allora, lettore: c il sacro corporale, c il calice, i movimenti del braccio, la testa allindietro, il
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Ibidem, p.51. Ibidem, p. 57.

contorcimento del corpo; se hai intenzione di capire di cosa ti sto parlando, lo farai sicuramente nel modo giusto, ma se dovesse venirti in mente una cosa diversa hai ragione comunque!. A proposito della relazione tra la configurazione spettacolare dei racconti di Landolfi e la moltiplicazione dei punti di vista, dei significati, Silvana Cirillo ha scritto:
E una configurazione spettacolare quindi quella che generalmente d Landolfi alla sua narrazione, tra farsa, parodia e melodramma [], nietzschiano svuotamento del senso drammatico per mano di un humour dissacratorio, di comportamenti essenzialmente infantili o idioti, o narcisistici, o onirici del personaggio. La teatralizzazione consente, allora, a Landolfi di adottare contemporaneamente pi punti di vista e pi ottiche, e perci nessuna ottica fissa [] Ma i risultati migliori sono quelli che Landolfi ottiene quando fa parlare ai suoi personaggi un linguaggio patognomico e mimico puro, che li restituisce a una corporalit totale e originaria: consentendogli di spaziare in una gestualit equivoca, sospesa com tra gioia e dolore, riso e pianto, sorriso e ghigno, crudelt e pietismo.8

Questa polisemanticit che erompe dalle parole di Landolfi tipica del movimento surrealista, al quale va senza dubbio il merito di aver spezzato le catene tra significante e significato. Nel caso di Landolfi, poi, la scrittura diventa, per usare un paradosso (figura cara allautore) oscuramente schietta. Su questa peculiare qualit, Giacomo Debenedetti ha trovato una perifrasi illuminante: Landolfi non uno che scagli la pietra e nasconda la mano; mostra anzi la mano, ma intenta ad altro gesto.9 Mai, forse, come nella scena in cui Tombo dice messa le parole di Debenedetti si addicono alla lettera: si direbbe con certezza che lautore alluda a un atto masturbatorio della scimmia, e la sua gestualit il lettore pu comprenderla solo tramite la presenza aitante di alcuni aggettivi, nomi e avverbi, e solo a patto di investire di un nuovo senso le espressioni sacro corporale e sacro vino:
Si riavvicin quindi al ciborio e ne trasse stavolta una sola ostia consacrata, che lasci cadere sullaltare; poi, tenendo orizzontalmente pel gambo, il sacro calice, che lasci del pari cadere, senz a seguirlo con lo sguardo; da ultimo, colla dritta, il sacro corporale, che serb per contro. Mosse ora verso la cornice dellaltare e prese collo sguardo ottuso e con questi due ultimi oggetti in mano, come non sapesse che farsene, o piuttosto, colle mani impacciate, non sapesse seguitare. Infine scosse con violenza il sacro corporale e, riuscito in tal modo a spiegarlo, lo vibr ai suoi piedi. Indi lo raccolse, posandosi nellatto lampolla fra le gambe, ma un attimo dopo raccatt questa abbandonando quello; per tenerli finalmente ambedue, come al principio della manovra. Senonch, per via del suo gestire a scatti, una parte del sacro panno gli sera avvolto attorno allavambraccio, e
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Silvana Cirillo, Nei dintorni del surrealismo, da Alvaro a Zavattini uomisti balordi e sognatori nella letteratura italiana del Novecento, Roma, Editori riuniti, 2006, p. 92. 9 AA.VV. Cento anni di Landolfi, a cura di Silvana Cirillo, Roma, Bulzoni, 2010, p. 27.

adesso Tombo saccorse che poteva adoprare la mano dritta senza che perci il sacro panno medesimo cadesse. Riafferrato dunque il sacro calice, e crollata che ebbe lampolla per farne cadere il tappo, si dispose a versarvi il sacro vino. Pel che fare, oper in bizzarro modo, e cio: senza allontanare la boccia dal petto, accost a questo, e insieme allimboccatura di quella, il sacro calice stesso; quindi, buttandosi indietro con tutto il corpo e contorcendosi alquanto, ottenne che alcune gocce di sacro liquido passassero dallun recipiente nellaltro.10

Al Landolfi-regista, in pratica, la situazione sfuggita di mano: Tombo entrato in scena e ha dato spettacolo di s. Uno spettacolo che non aveva previsto. Sullaltare, il grande mattatore mette in mostra il suo corpo, anche se il contesto lo proibisce: Cos parato, saggir alquanto attorno a quelli con passo che si sarebbe detto di danza; salt alcune volte a pi pari, precipitosamente, battendo forte colle piote il piano.11 Tombo contravviene ai dettami dellautore/regista e, soprattutto, del quod decet. Landolfi, a quel punto, riesce finalmente a essere sincero con il lettore (in realt non lo ) e la sua voce penetra di nuovo il romanzo, per giustificarsi: Lettore, non ne ho colpa.12 Quando si esprime, per, non svela tutto il mistero che si nasconde dietro quello strano rito, che pure gli ha descritto nei minimi dettagli (ma daltra parte, quale rito non racchiude un significato occulto allastante!): si limita a dire che, alla fine di tutto, Tombo diceva messa,13 smorzando la gravit della situazione. Quanto avvenuto sino a questo momento, latto vagamente masturbatorio non pu esser stato compreso, ovviamente, dalle zitelle: le due donne per un momento non capirono, si rifiutarono di capire.14 Dove quel rifiutarono, chiaro, aggiunge mistero al mistero; nei racconti di Landolfi le troppe parole non svelano, bens nascondono, il movente,15 per usare le parole di Walter Pedull. Perch si rifiutarono di capire? Sarebbe interessante, a questo punto, accogliere la sfida, e proporre unipotesi di interpretazione, ben consapevoli che non pu esistere ununica chiave di lettura (forse non esiste neanche un mistero!), e che Landolfi si sta solo divertendo a far lavorare limmaginazione del lettore. Uno dei pi grandi paradossi del romanzo rappresentato proprio da questa natura mostruosa, misteriosa16 di Tombo. Personaggio-cerniera tra conscio e inconscio, realt e desiderio,

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Tommaso Landolfi, Op. cit., p. 58. Ibidem, p. 59. 12 Ivi 13 Ivi 14 Ivi 15 AA. VV., Op. cit., p. 251. 16 Tommaso Landolfi, Op. cit., p. 28.

razionalit e istinto. Giudicato come uomo, condannato come animale. Colpevole e innocente, buono e cattivo. In una societ ipocrita, che dice di basarsi su presupposti morali e cattolici ma poi cade nel peccato, il male va tenuto segretamente nascosto. Eppure, in qualche caso, ci sono state epoche della storia che hanno consentito di raffigurare il peccato sotto forma di allegoria, attraverso le arti figurative e plastiche. Una di queste allegorie, particolarmente in voga in un Settecento galante e frivolo, ci interessa da molto vicino, e riguarda la verginit. A partire dalla met del XVIII secolo, un soggetto che i pittori amarono molto ritrarre fu quello delluccellino in gabbia. Se una dama veniva dipinta con la gabbia aperta e luccellino fuori, intendeva comunicare tra le righe che aveva perso la verginit; se la gabbia, invece, era chiusa e luccellino era dentro, la verginit era stata serbata fino a quel momento. Una variante dello stesso soggetto, con lo stesso significato, vedeva protagonista Cupido, quindi amore, in vendita dentro una cesta o imprigionato in una rete.17 E se la scimmia libera di fare baldoria, fuori dalla gabbia delle sue padrone, avesse il significato di verginit mal custodita? Daltra parte, anche Landolfi, parlando delle due sorelle e del loro affetto verso lanimale, sembra alludere proprio allallegoria sopra indicata quando scrive: Esso ormai doveva loro essere doppiamente e triplicemente caro. E costume degli uomini tenere se possibile in gabbia loggetto del proprio amore. E una grossa gabbia era la dimora abituale della scimia. 18 Tanto caro era lanimale, doppiamente o triplicemente, che occorreva un doppio, triplo sistema di sicurezza: ma nonostante il sistema complicatissimo escogitato dalle donne (unaltra macchina celibe), la scimmia riusciva sempre a liberarsi. La zitella Nena e la timida monaca si rifiutarono di capire perch avevano ciascuna un suo segreto, che non si doveva in alcun modo sapere? Spingendoci oltre con limmaginazione che ci che vorrebbe lautore potremmo ipotizzare che Nena sia rimasta zitella a causa di un passato lussurioso e dimenticato da tempo e che la timida monaca abbia deciso il suo destino, o vi sia stata costretta, dopo aver macchiato lonore della famiglia seguendo luomo che amava, oppure, in seguito a una violenza sessuale; due moventi, questi ultimi, enormemente diversi fra loro, ma che una societ cieca e meschina osa bollare con lo stesso nome: peccato. Alcuni peccati sono macchie indelebili, da cancellare come meglio si pu, pur sapendo che impossibile tornare indietro, ma neanche si pu perdere la faccia cos: meglio fingere luno con laltro, continuando a vivere alla luce del sole con quellinsostenibile ipocrisia. Sacrifichiamo piuttosto una povera scimmia! Lei, che ha osato mostrare in pubblico la sua vera natura! Quella che anche noi avremmo voluto, potuto, mostrare liberamente, ma che invece siamo
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Flavia Pappacena, Il linguaggio della danza classica, guida allinterpretazione delle fonti iconografiche , Roma, Gremese, 2012, p. 113. 18 Tommaso Landolfi, Op. cit., p. 29.

costretti a nascondere sotto uninsensata maschera (tema, questo, che era stato gi molto caro a Luigi Pirandello). Padre Alessio, rappresentante della difesa al processo di accusa alla scimmia (il suo difetto quello di usare troppe parole, anche se paradossalmente viene chiamato Padre Alessio senza pi,19 un forte segno di quanto sia stato sempre incompreso) vorrebbe far capire alla giuria che sbagliato sacrificare un animale solo perch, esibendo la sua vera natura, ha orinato su un pezzo di marmo che noi abbiamo inventato per officiare le nostre convinzioni, chiamandolo altare. A suo modo, suggerisce Landolfi, lanimale officia le sue, dicendo messa nel modo in cui gli proprio: attraverso la natura. La sua condanna testimonier ancora una volta come la morale imperante sia assolutista. Non conceda la libert di espressione. Tombo un eroe perch incarna il desiderio inconscio di ribellione. Di eterna lotta contro lipocrisia. Come ha scritto Walter Pedull, la scimmia delle Due zittelle comunque non fuori dal nostro tempo, se la Roma dei cattolici cos efferata nei confronti di chi pecca per imitazione degli uomini cui lo vede fare ogni giorno. 20 E a proposito di questa imitazione, anche qui Landolfi si mantiene oscuro, si direbbe addirittura lacunoso, ma gli bastano solo tre punti sospensivi per essere (ancora pi) esplicito:
Daltronde la scimia era stata spesso veduta in quella stagione, nella sua gabbia vero, sul balcone prospiciente il giardino della comunit o accanto alla finestra della cucina, nel medesimo modo orientata; e pareva seguire con interesse i movimenti delle monache, e 21

Inoltre, poco pi avanti, Landolfi aggiunge altro mistero. Mette in crisi del tutto la certezza di una sana integrit morale delle monache e porta la situazione a livelli drammaticamente surreali, dicendo che le monache della comunit non facevano, vero, in quella storia la miglior figura:22
Taluno infatti pretendeva aver udito, tempo addietro, di fiere gazzarre notturne al monastero; le quali sarebbero state originate dal fatto che le sorelle avevano, le prime volte, scambiato Tombo per un caudato diavolo salito a punirle dei loro peccati. Ma quanto sia vivace la fantasia popolare tutti sanno.23

Arriver, tuttavia, il momento di giudicare linnocente, e lautore di nuovo non potr fare nulla per ostacolarne la condanna, dando al lettore limpressione che la narrazione proceda contro la sua volont registica. A quel punto, Landolfi ha gi riconosciuto dov stato il suo errore: laver

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Ibidem, p. 66. AA. VV., Op. cit., p. 252. 21 Tommaso Landolfi, Op. cit., p. 33. 22 Ibidem, p. 49. 23 Ivi

attribuito connotati umani alla scimmia. Cos facendo, infatti, ne aveva decretata limputabilit. Poich la nozione stessa di peccato, cos come di libero arbitrio, dir Padre Alessio, sono invenzioni delluomo, nel momento in cui i sentimenti di un animale sono equiparati a quelli di un essere umano, egli viene reso responsabile del misfatto come se fosse stato compiuto da un uomo, e pertanto devessere sottoposto al giudizio morale. Diventando uomo agli occhi degli astanti, insomma, la scimmia perder automaticamente linnocenza dellanimale che avrebbe potuto ancora salvarla (Landolfi forse implicitamente allude anche al fatto che tutti gli uomini sono peccatori). Spostate in un sistema arbitrario di valori, quale quello umano, le azioni di Tombo verranno considerate peccaminose, e la scimmia dovr morire. La disposizione sullo stesso piano di tutte le creature viventi per bocca di un agnostico Padre Alessio e lattribuzione di sentimenti umani a un animale che resta pur sempre tale, e quindi incapace sul piano della penitenza di espiare il peccato, rappresenteranno, insomma, il tallone di Achille della difesa, costando caro allautore:
E invero tutte le qualit che un accorto novellatore di razza umana, esperto quanto si voglia di caratteri, pu rilevare in un animale o attribuirgli, non sono al postutto che mere supposizioni, cui solo il nostro smodato antropomorfismo presta verosimiglianza. Fra noi: in che modo penetrare dun bruto i pensieri, il vero significato dei suoi gesti, anche ad adottare laccezi one umana di tali termini? Un uomo di fronte a un altro uomo ha almeno una convenzione, se non altro di linguaggio, alla cui stregua commisurarne gli attributi; ma riportare questa convenzione sugli animali sarebbe a dir poco arbitrario. Rispetto a cosa, infine, ad esempio una scimmia sarebbe buona o cattiva? Tanto vale dunque agnosticamente confessare dal bel principio di non capirci nulla, e chiudere limbarazzante parentesi.24

Bigottismo, perbenismo, omert. Landolfi non dice in quale misura questi atteggiamenti ispirino le azioni dei personaggi. Con ironia pungente, dichiara che meglio chiudere limbarazzante parentesi e far finta di non capirci nulla. Per uno scrittore dellepoca, su cui incombe lascia della censura, sarebbe stato comodo nascondere semplicemente il marcio sotto il tappeto. Dal suo canto, invece, fa molto di pi: opera senza dare nellocchio, creando una forma di comunicazione straordinaria che elegge la figura del paradosso a paradigma compositivo. Dice tutto e il contrario di tutto, stravolge lopinione del lettore a ogni frase, pur tuttavia mantenendo intatto il senso generale della questione. Quando Padre Alessio aprir bocca (Padre Alessio il personaggio anticonformista della situazione, e si scontrer con il pi anziano e stimato Padre Tostini, un inflessibile conservatore) per comunicare qualcosa che potrebbe salvare la scimmia, il suo discorso si scontrer contro argomenti che lo condurranno ogni
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Ibidem, p. 28.

volta un livello di nonsense, proprio quando sincominciava a credergli. Alla fine del racconto, al lettore non deve (da notare le virgolette, ndr) essere chiaro se questuomo impazzir per davvero, o se piuttosto saranno i suoi superiori a fissarne la malattia per convenienza:
A padre Alessio fu tolta per lungo tempo la messa. Parr forse poco, ma gli che in quello stesso torno, allepoca dico della sua bravata in casa delle zittelle, gli venne non so qual malattia di mente che dette un poco a temere pel suo senno, e in pi mal di fegato; sicch li superiori furono ben lieti di coglier loccasione e di evitare maggiore scandalo. Perch poi egli medesimo non buttasse la tonaca alle ortiche, altro discorso. Ma anche lui era nel frattempo invecchiato.25

Tutto, insomma, nella scrittura di Landolfi va a costituire paradosso e a formare legami insoliti con il reale, di cui resta sempre, in qualche modo, una base solida. Proprio come il Dio professato da Padre Alessio, Landolfi assume su di s il ruolo di entit che accomuna, che lega, ogni cosa con ogni altra cosa, il fiore alluccello, la luna al palmo della mano. 26 Cos, ad esempio, ne La pietra lunare il personaggio di Gur, una sorta di silfide romantica non a caso il romanzo incorniciato da una citazione di Novalis e un commento immaginario di Giacomo Leopardi separa e congiunge il giorno e la notte, la luce e le tenebre, la vita e il sogno. Nelle Due zittelle, paradossalmente (quindi un paradosso nel paradosso), chi rappresenta meglio una natura doppia non sono le due vecchiette, ma la scimmia da sola: dando ragione anche alla biologia, la scimmia mantiene ambiguo il carattere di uomo e bestia. Il doppio trattamento cui Tombo viene sottoposta dalle sorelle, nel momento in cui bisogner decidere di sacrificarla, raggiunge il punto di massima espressione quando Lilla si sente persuasa a met circa la sua colpevolezza/innocenza
[] non si dava tuttavia pace. Quando, dandosi per perduta, inconsapevolmente tent la suprema risorsa e in maniera vaga ramment a Nena che Tombo era un sacro ricordo, e anzi rappresentava in certo modo il loro fratello morto; colei ribatt quasi stizzita che Tombo era soltanto una bestia e non rappresentava nessuno []27

Anche tra le due donne, ovviamente, evidente una relazione dualistica, fatta di contraddizioni e incomprensioni. Lilla, si pu dire, vive allombra di Nena. Per due volte cade in una crisi di mutismo. Timida, sensibile e materna la prima. Senza peli sulla lingua, risoluta e temeraria la seconda. Zitta, stupida!,28 osa dire Nena a Lilla, quando con la sua determinazione allesecuzione non dimostra di avere pi senno della sorella. La sua ipocrisia tragicomica: Nena si rivela tanto

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Ibidem, p. 99. Ibidem, p. 79. 27 Ibidem, p. 64. 28 Ibidem, p. 97.

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ostile a lasciar passare inosservato il peccato quanto scrupolosa nel dare poi alla carcassa dellanimale una degna e ricca sepoltura. Il tema del doppio interseca in ogni punto e in ogni direzione le opere di Landolfi. Ovunque. Il senso, la struttura dellintreccio, lambientazione. Tutto si sdoppia. Proprio dal punto di vista di unambientazione incerta, sospesa, Landolfi offre una prova esemplare nelle Due zittelle. Sappiamo, infatti, quanto Landolfi sia legato alla provincia toscana (La pietra lunare, ad esempio, reca il sottotitolo Scene della vita di provincia), ma in questo romanzo esordisce con In uno scuorante quartiere duna citt essa medesima per tanti versi scuorante...
[] Il quartiere era tutto risonante di nomi di patrie battaglie, come sarebbe Montebello, Castelfidardo e simili, le quali vie sboccavano in una piazza denominata appunto Indipendenza, o le correvano nei pressi. Pure tanta gloria era l fuori di posto, per non dire addirittura sconveniente [] Eppero, volendo dir tutto e in modo sbrigativo, nellintero rione si respirava una vaga aria di grettezza e di reazione, in aperto contrasto colla nomenclatura stradale; e si sentiva un riserbo alquanto ipocrita nonch, pi pertinentemente, un odor di moccoli e di panni sporchi.29

E chiaramente di Roma, sede della curia papale, che Landolfi parla: delle sue glorie estinte, dei nomi altisonanti delle sue strade realmente esistenti, nel rione di Castro Pretorio che ricordano antiche battaglie, e ora paradossalmente tranquille e abitate da bighelloni. Poco pi avanti, si odono voci parlare il dialetto romano:
tutta la canagliola di via Calatafimi [altra via del quartiere di Castro Pretorio], guardate!, gli altri si limitavano a ribattere concilianti: ah, sti bocci se vonno mette co noi!30

Nella stessa misura in cui Landolfi ci ha fatto ascoltare il dialetto romano, per, la sua lingua appare visibilmente impiastrata di toscanismi; primo fra tutti, il desueto zittelle del titolo, errore che non sar mai corretto nel testo. Anche nella Nota, Landolfi dichiara che il fatto potrebbe essere avvenuto a Firenze (e il condizionale la dice lunga). Infine, nella parte simmetricamente opposta la Conclusione del racconto cambia totalmente idea, affermando che il cimitero in cui seppellito Tombo (improvvisamente diventato T.) non lontano dal paese, n dalla polverosa strada carrozzabile. Ci si arriva anche per una scorciatoia ronchiuta e limitata di tratto in tratto da bassi muri a secco, donde si intravedono gli oliveti, i campi coltivati, le casette dei contadini,31 e allude, quindi, a unambientazione campestre. Lultima immagine in assoluto che Landolfi

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Ibidem, pp. 11-12. Ibidem, p. 13. 31 Ibidem, p. 100.

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restituisce al lettore una pica che non pu trovar simpatia presso unaccolta di gazze, e se ne ritorna ai campi seminati, alle querce, ai meli. La pica, come la scimmia, cerca solo un locus amoenus in cui poter esprimere con il volo fra gli alberi la vita semplice che le scorre dentro. La pica. Un nome che ricorda nel suono la tranquilla Pico.

Bibliografia e sitografia

http://www.italica.rai.it/scheda.php?scheda=landolfi AA.VV. Cento anni di Landolfi, a cura di Silvana Cirillo, Roma, Bulzoni, 2010 Silvana Cirillo, Nei dintorni del surrealism, da Alvaro a Zavattini uomisti balordi e sognatori nella letteratura italiana del Novecento, Roma, Editori riuniti, 2006 Flavia Pappacena, Il linguaggio della danza classica, guida allinterpretazione delle fonti iconografiche, Roma, Gremese, 2012 Tommaso Landolfi, Le due zittelle (a cura di Idolina Landolfi), Milano, Adelphi, 1992

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