Viaggio a Venezia
Il narratore viaggia con la madre. Allogiano in un albergo del Canal Grande. Visitano
San Marco, ammirano l’angelo dorato in cima al campanile e le tele espste nelle
gallerie. Giungono anche a Padova a vedre dei ritratti di Giotto. Alcuni dei dettagli
osservati di queste opere suscitano un effimero ricordo di Albertine. Nella tela della
la Guarigione di un indemoniato c’è uno dei mantelli di Fortuny che il narratore ha
regalato ad Albertine, mantello blu che glielo ha regalato alla vigilia della sua fuga. In
un’altra immagine trova il modello di quelle due aquile che sporgevano sugli anelli di
Albertine. Poi, in uno degli ultimi giorni della vacanza italiana, arriva addirittura un
telegramma, firmato Albertine, dicendo che lui la credeva morta ma era vivissima.
Egli ormai non prova più nulla (in realtà era stato interpretato male perché era
firmato da Gilberte). Il narratore poi viene a sapere che è attesa la principessa di
Potbus, con la sua bellissima cameriera. Egli vuole attendere il suo arrivo ma la
madre ha deciso di ripartire. Egli insiste con la madre e litigano. Il narratore rimasto
solo ha una crisi di angoscia, gli sembra che Venezia abbia perso la sua “anima”.
Mentre un cantante canta O sole mio tutto gli appare brutto, e proprio perché
l’angoscia cresce si precipita alla stazione.
Il battistero ritrovato
Interviene nel manoscritto un vuoto corrispondente ad un periodo di “parecchi
anni” che il Narratore trascorre in una nuova casa di cura, in cui non guarisce. Il
racconto si proietta così oltre la fine della guerra, vero un’epoca successiva alla
morte di Proust. Mentre il Narratore torna per la terza volta a Parigi il treno si ferma
per un po’ in aperta campagna. E durante il tramonto il gioco del contrasto tra luce
e ombra , che prima avrebbe suscitato in lui un’,mozione estetica, ora lo lascia del
tutto freddo. È una conferma della perdita di quella vocazione letteraria e artistica
che prima percepiva in se stesso. Intanto nell’appartamento di Parigi la post si è
accumulata. Tra le ultime lettere arrivate il Narratore legge l’invito ad un
ricevimento pomeridiano a casa della principessa di Guermantes, che in realtà è la
stessa Mme Verdurin, che dopo la morte del marito ha proseguito la sua ascesa
sociale. Poiché ormai non aveva più fiducia in se stesso come scrittore, perdeva
tempo nella mondanità. E accettò l’invito. Quando scende dalla carrozza e
s’incammina e incontra Charlus, accudito dal fedele Jupien. La malattia lo ha reso
umile. Dopodiché il Narratore entra nel cortile del palazzo. L’episodio successivo è
introdotto da una meditazione solenne. Un’ automobile che sta facendo manovra
costringe il Narratore a fare qualche passo indietro, mettendo il piede su una lastra
mal squadrata del selciato, per un attimo perde l’equilibrio. È invaso da una gioia
immensa. È una felicità illimitata e misteriosa in apparenza senza una causa. Gli
sembra di ascoltare u richiamo proveniente dalla coscienza. Gli pare di ricordare
qualcosa, come se ci fosse stato un attimo identico, un istante in cui aveva perso
l’equilibrio. Quell’inspiegabile felicità era associata ad un profumo di mare. Non
comprende inizialmente, ma poi il ricordo riaffiora. Era a Venezia quando stava
visitando San Marco, per vedere meglio il mosaico del Battesimo di Cristo aveva
fatto qualche passo all’indietro perdendo l’equilibrio.
L’adorazione perpetua
Questo è un episodio decisivo. Già negli anni passati il Narratore aveva provato forti
emozioni di memoria involontaria, ma aveva tralasciato di riflettere sulle vere Cause
di quei turbamenti. Stavolta voleva farlo. Lo aiuta in ciò il fatto che in quel momento
nel salotto della principessa viene suonato un brano musicale. In un modo
misterioso, il miracolo della memoria involontaria si ripete più volte. Un cucchiaio
urtando contro un piatto, produce un rumore del tutto identico a quello che aveva
fatto il martello di un ferroviere sbattuto contro una ruota. E ritrovo l’emozione
estetica della giovinezza. Poco dopo un tovagliolo offertogli dal cameriere che gli
porta un’aranciata presenta la stessa rigidità degli asciugamani che usava al mattino
a Balbec, e così riaffiorano i ricordi viventi del mare. Questa resurrezione è arricchita
da un’altra memoria involontaria: il suono di una tubatura dell’acqua rievoca i
segnali che emettevano le imbarcazioni in entrata e in uscita. Ed ecco che il cerchio
si allarga. E infine ammirando i libri della biblioteca del principe trova il romanzo di
George Sand che la mamma gli aveva letto. Il Narratore allora comprende che la
felicità associata alle memorie involontarie nasce tra l’identità tra la sensazione
presente e quella passata, che annulla il tempo e permette di entrare in
un’anticipazione dell’eternità. E un’altra scoperta è che quest’esperienza si colloca
ad un livello esistenziale profondo , che nessuna delusione può svalutare, un
livello di realtà psichica impenetrabile per l’intelletto inesprimibile con il
linguaggio del vivere sociale. Solo le arti, la musica e la letteratura possono
illuminare il mistero, dire l’ineffabile. La letteratura gli appare come il bene
assoluto, l’unica realtà per cui valga la pena di vivere. Sono dei richiami misteriosi
che gli ricordano il suo dovere di mettere a profitto il talento di scrittore.
-CRITICA da pag. 73 a 91
L’uomo proustiano
Il percorso di formazione del bravo relatore, oratore prevedeva cinque principali
campi di perfezionamento: l’inventio, ovvero l’invenzione appunto degli argomenti
da trattare e del materiale narrativo, la dispositio, ovvero l’organizzazione di questo
materiale secondo un ordine più o meno logico, l’elocutio, ovvero l’insieme delle
scelte formali e l’espressione vera e propria, e per concludere , la memoria e la
pronuntiatio o actio. La prima cosa che salta agli occhi leggendo la trama è la sua
eterogeneità dei vari elementi del romanzo. Blocchi narrativi comici si alternano a
pagine di squisita “prosa d’arte”. Alcuni episodi raggiungono una grande intensità
emotiva e cxi propongono una visione e tragica della vita. Abbiamo visioni del
mondo antitetiche, senza che però nessuna di esse prevalga definitivamente. E
quindi è difficile se non impossibile estrarre dalla Recherche un unico “sugo della
storia”. Come nel periodo di battaglia tra “nouvelle critique” e critica “normale”
combattutta nel 600-700 nata dal saggio intitolato L’Homme racinien, dove di
parlava dell “uomo raciniano” e qui invece stiamo analizzando la specie dell “Homo
Proustiano”.
La malattia
L’uomo Proustiano è un malato. Tutti sono malati e tutti differenti tra loro perché
esistono malattie diverse. La malattia del protagonista è molteplice. Soffre di
attacchi di ansia che si manifestano come mancanze, vuoti che devono essere
riempiti, anche al prezzo di sconvolgere la vita altrui e la propria. Non sa aspettare.
Prima la mancanza del bacio materno, poi la mancanza della stima di Swann, poi la
mancanza di fedeltà di Gilberte, poi la mancanza di relazione con Oriane, poi la
mancanza della madre al momento di partire per Balbec, poi la mancanza della non
a korta, poi la mancanza di fiducia in Albertine, poi la mancanza della vocazione di
scrittore, poi la mancanza del Libro. Accecato dall’ansia, può diventar anche
stupiudo: non capisce quel che gli accade intorno, non percepisce i problemi degli
altri, se ne accorge in ritardo, e reagisce in modo melodrammatico, esagerato. La
sua vera malattia è questa: nonostante gli altri sembrino apprezzarlo, egli non ha
stima di se. Ha paura di essere un fallito, come Frédéric Moreau e coke Jacques Bizet
amico di Proust che si è suicidato. Dubitando di se cerca di trovare negli altri qualche
conferma del proprio valore. Ma gli altri hanno altro a cui pensare. Nel secondo
romanzo il Narratore contrappone al resto del mondo la “razza di Combray”., dove
vi erano esseri incontaminato come la mamma e la nonna. Ma per alcuni
comportamenti la nonna appare alquanto “squilibrata”. E la madre del Narratore ,
appare schiava di quella patologia che si chiamava “complesso materno positivo”. La
malattia del padre è l’assenza. Si interessa poco ai problemi del figlio. La malattia
che invece porterà Swann alla tomba è un tumore, ma molto prima l ‘0abbiamo
visto vittima di una debolezza patologica. Sembra un eroe raciniano, trascinato dalle
passioni senza opporsi con la volontà o darsi un qualche freno. Questa debolezza
consiste anche nel timore di soffrire. Pur di evitare un po’ di sofferenza sarebbe
capace di qualche bassezza rifugiandosi nella stupidità, che è una forma di difesa
contro le verità sgradevoli. Ha una personalità contradditoria, perché è un dandy
raffinato, di grande cultura e buon gusto, ma ha anche una piccola dose di volgarità
e mancanza di sensibilità. Egli però ha una personalità fragile ed è succube delle
figure femminili dominatrici. Ad esempio è succube della duchessa Oriane a cui non
riesce a presentargli la figlia e dopo il matrimonio anche di Odette diventa succube.
È un eroe negativo. Françoise rappresenta nel romanzo il popolo con le su
contraddizioni. Da un lato è una “forza della natura” , solida, sicura di se, efficiente,
dall’altro è crudele, gelosa, invidiosa. Oriane la duchessa è snob e dispettosa. Basin,
suo marito è ossessivo verso attività erotiche , Charlus omosessuale, masochista e
sadico ed è un psicopatico con una quadrupla personalità. Anche Saint-Loup e
Albertine sono affetti da “una specie di follia criminale”. Per non parlare di Morel in
cui le varie perversioni sessuali si legano al sadismo, vigliaccheria e allo stesso
tempo all’infantilismo psicologico.
La morte
I fenomeni di memoria involontaria rientrano nel campo dei fenomeni di
risurrezione. Non è il personaggio immerso nel presente che si sposta verso il
passato, al contrario è il passato che improvvisamente irrompe nel presente. Non è
un movimento retrogrado ma è una fulminante avanzata, il modello della memoria
involontaria proustiana è la resurrezione di Lazzaro. Insieme alla “petite madelaine”
risorgono anche gli abitanti del villaggio. Ma la resurrezione può esercitare il suo
grande impatto emotivo e filosofico solo se vi è una precedente discesa nel regno
dei morti. Ovvero può risorgere ciò che è realmente morto. Quindi solo ciò che è
perduto può essere ritrovato. La morte è al centro di questo romanzo . vi sono due
tipi di morti nella Recherche, morti come esito di malattie più 0 mwnolunghe e morti
improvvise. Al primo gruppo appartengono la malattia e la morte della nonna (in la
parte di Guermantes), la malattia e la morte di Swann (accennate alla fine di
Guermantes fino alla Prisonnièere), la scomparsa di Vanteuil a causa della figlia,
anche quella di Charlus su cui non sappiamo però nulla di preciso. Appartengono
invece al secondo gruppo quello delle morti improvvise, l’infarto o l’ictus che
fulmina Bergotte, la fatale caduta da cavallo di Albertine che sbatte la testa contro
l’albero, l’uccisione di Saint-Loup durante la Prima Guerra Mondiale. Di altri
personaggi non sappiamo come sia scomparsi . il trionfo della morte si estende oltre
la sfera umana. In Proust la morte delle cose può non essere meno dolorosa e meno
significativa di quella delle persone. Infatti la distruzione di Combray gli è quasi
indifferente, ind9fferenza che ha raggiunto nei confronti degli oggetti che ha messo
fine alla sua idolatria , devozione. Ma il lettore davanti alla distruzione della chiesa di
Combray e di tutto il villaggio prova gran dolore.. in Proust anche gli oggetti
sembrano avere un’anima e quindi sembrano anche soffrire. La memoria è uno
strumento di risurrezione non solo delle persone ma delle stesse cose. Le lastre del
selciato del cortile del palazzo dei principi di Guermantes fanno “risorgere” il
pavimento tutto avvallato del battistero San Marco, ma in quell’attimo fuggente non
sorge soltanto Venezia ma anche la madre c0 cui l’aveva visitato. Però può accadere
anche il contrario. La “petite madelaine” fa risorgere zia Léonie, ma in questo caso
insieme alla persona risorgono tutte le cose materiali.
Omosessualità
Non è facile definire in modo chiaro e distinto quale sia l’interpretazione proustiana
dell’omosessualità, che è un tema non meno importante del tema del “tempo” o del
tema della “memoria””. Non c’è una sola teoria proustiana ma c’è ne sono
parecchie. Quando il tema emerge per la prima volta alla luce, del sole, nella prima
parte di Sodoke e Gomorrhe, con l’incontro “galante” tra Charlus e Jupiuen abbiamo
delle letture diverse di questo fatto. Proust dice che gli omosessuali formano una
“razza maledetta”. Per almeno tre motivi: perché sono disprezzati, perché devono
nascondersi e vivere nella menzogna e perché innamorandosi non di altri
omosessuali, il loro amore non può essere ricambiato e sono quindi condannati a
soffrire. Però abbiamo Charlus e Jupien che costituiscono un’affiatata “coppia di
fatto”. Insomma il racconto smentisce la teoria, o più probabilmente è l’eccezione
alla regola. Ma si aggiunge un’altra contraddizione. Charlus è al tempo stesso un
eroe tragico e un personaggio comico. È un “eroe” perché ha una forte personalità
ed è un personaggio tragico perché la sua complessa natura lo condanna a grandi
sofferenze. Si direbbe che per Proust nell’essere omosessuali non vi sia nessun
motivo d’orgoglio, si potrebbe dire che è omofobo. È pero anche vero il contrario.
Gli approcci amorosi tra Charlus e Jupien avvengono con un fenomeno descritto da
Darwin, che riguarda un’altra specie di orchidee: la vaniglia. Qui ogni fiore ha sia
l’organo maschile sia quello femminile e sarebbe possibile quindi
l’autofecondazione, ma questo a lungo andare produce una degenerazione della
pianta, ed è per questo che la natura ha creato un ostacolo che separa i due sessi.
Quando essi compiono l’atto Charlus e Jupien in quell’istante un calabrone feconda
l’orchidea. E quindi capiamo che sia l’atto omosessuale che eterosessuale, sono in
definitiva due diverse forme di autoerotismo. La metafora dell’orchidea e il seguito
della storia contraddicono questa lettura, per così dire “razzista”. Come si è visto
durante il soggiorno a Tansonville ospite di Gilberte, il Narratore scopre il “Coté de
Méséglise” e il “coté de Guermantes” che sono in realtà contigui. Questa metafora
mete in moto un meccanismo di convergenza degli opposti. Anche la sfera sessuale
è coinvolta in questi matrimoni misti. Saint-Loup è omosessuale, Gilberte ha fatto
qualche scappatella, il giovane Cambremer è “diverso”. L’unica “normale”
sembrerebbe la nipote di Jupien, la quale però tanto “normale” non doveva essere
visto che si era innamorata di un personaggio totalmente ”anormale” come Morel. E
quindi Proust pensa che non è affatto vero che tra omosessuali ed eterosessuali ci
sia un’antitesi di natura, perché tutto si mescola e prima o poi i due coté
convergeranno. Ci sono anche Sodoma e Gomorra dove l’epopea, il mito, la
leggenda è più estesa. L’omosessualità di Albertine non è comica. Andrée racconta
frottole, ma forse non ha tutti i torti quando ipotizza che la caduta da cavallo sia una
versione addolcita dietro la quale si nasconderebbe un suicidio. (perché aveva
conosciuto Morel, e tra i due c’era un accordo. Lui seduceva delle ragazzine e le
costringeva ad avere rapporti anche con Albertine). Il narratore però ignorava questi
dettagli “criminali”.. però è sconvolto per il sospetto che ad Albertine piacessero le
donne. (ci chiediamo perché).
Passando al romanzo, sono trascorsi vari mesi dalla morte di Albertine. Le sofferenze
del Narratore hanno attraversato altre fasi. Prima prova gelosia, poi senso di colpa,,
poi un po’ alla volta, abbiamo una diminuzione del dolore. Nel secondo capitolo di
Albertine disparue, Il Narratore ricomincia a vivere. L’Oblio ha in gran parte
compiuto il suo lavoro. Solo di tanto in tanto singhiozza ripensando a lei. Nel testo
alcune frasi somigliano molto alla lettera scritta a Reynaldo da Proust che abbiamo
menzionato poco fa. Proust ha capito che da quest’analisi della propria sofferenza
poteva ricavare una pagina forte per il romanzo, infatti dice all’amico di non leggere
a nessuno la lettera. Ma a parte ciò questa lettera e questa pagina di Albertine
disparue illustrano come meglio non si potrebbe il significato dell’espressione
“intermittences du coeur”. Il dolore per la morte di Alfred e di Albertine è affievolito
e tende a spegnersi del tutto, coke quando il narratore sarà a Venezia. Ka nulla
esclude che possa risorgere all’improvviso come era avvenuto nel caso della nonna
Balbec , con una nuova memoria involontaria.
Antagonismi e persecuzioni
Perché la funzione salvifica dell’arte possa essere presa sul serio dal Narratore prima
e dal lettore poi, è necessario che gli uomini, senza l’arte, siano spacciati, cioè che la
“condizione umana” sia disastrosa. Senza l’arte tutto è tenebra . l’universo
prousatiano è in chiaroscuro. "Al di fuori dell’arte non v'è salvezza". Ad esempio
cominciamo dall’amore. È una malattia. Amiamo solo chi sfugge e quindi amiamo
solo chi ci fa soffrire. L’amicizia è una menzogna che non produce nessun
arricchimento reciproco. Le élite sociali possiedono un certo fascino solo per chi da
esse è escluso. Appena vi si penetra, la delusione è immediata. A solitudine è
deprimente ma la vita sociale è degradante. Come diceva l’Adelchi di Manzoni “non
resta che far torto o patirlo”. Sullo sfondo sovrasta l’”Affaire Dreyfus”, cioè la
persecuzione contro un ebreo innocente da parte di un’intera nazione. tutto
dipende dal desiderio di imitare qualche modello fino al punto di far propri i suoi
stessi desideri. A questo punto siamo diventati rivali del nostro modello e questo
fenomeno provoca una tensione che si accumula e ha bisogno di scaricarsi. Per
evitare il tutti contro tutti, si passa alla fase del tutti contro uno. È il sacrificio di una
vittima perché lo spargimento del suo sangue o la sua umiliazione si trasformi in
benefici per l’intera società. Ma secondo Proust esiste una soluzione alternativa. Lo
stesso rislutato può essere ottenuto grazie all’arte e agli artisti, tra cui i compiti c’è
anche quello di denunciare l’inutile violenza contro il capro espiatorio. (che
comporta coke Proust spiega nel Temps retrouvé il passaggio attraverso la
sofferenza).
Stupidità
La grande scoperta di Flaubert è stata il carattere poetico della stupidità umana. Egli
ha capito che si può scrivere un capolavoro semplicemente elencando una serie di
stupidità (betises). . il tasso di imbecillità è molto più alto nell’Education
sentimentale. L’unico personaggio che si salva è forse Madame Arnoux. Il
protagonista non ha il minimo senso critico. Grazie alla sua scarsa intelligenza ,
fallisce in ogni campo., perché resta legato a personaggi assai mediocri come
Deslauriers, Pellerin, Sénécal. Anche Rosanette raccoglie banalità e luoghi comuni.
Ma tutta questa scarsità di materia grigia crea un’atmosfera un po’ nebbiosa e
opaca. Vi è qualcosa di fatale e sublime nella stupidità, quando non è solo un fatto
individuale ma assume dimensioni collettive. È una stupidità, epica, sublime.
Paradossalmente qui la betise diffusa crea ciò che Benedetto Croce chiamava
“poesia” mentre la betise individuale di Bouvard e di Pécuchet resta confinata in
ambito comico. Proust ha imparato la lezione di Flaubert e alterna i due registri,
quello comico e quello malinconico-tragico. Quindi abbiamo scemenze individuali e
collettive. Ad esempio la suonata per violino e pianoforte di Vanteuil associata ai
momenti feroci della sua relazione con Odette con una tale forza che questi
ritornano alla memoria con tutta la potenza dell’immediatezza. Questo accade nella
concretezza delle emozioni, dove egli può così confrontare la felicità perduta e la
desolazione presente. Proprio quando il confronto si fa straziante ecco che con
terribile contrasto qualche ospite seduto vicino esprime giudizi entusiasti ma
sciocchi sulla sonata. Può darsi che in Proust ci sia un pizzico di misoginia , giacché
molte scemenze sono messe in bocca ai personaggi femminili. Una delle più
bersagliate à Mme de Varambon.. e sembra che dieto il velo di questo personaggio
inventato ci fosse una signora in carne ed ossa, Mme de Galbois. Un’altra cretina di
lusso è Mme d’Arpajon che sostiene la tesi secondo cui la corrispondenza di Flaubert
sarebbe superiore, per quanto riguarda lo stile, rispetto ai suoi romanzi. Più
complicato è il caso di Mme Verdurin , formidabile propagatrice di menzogne e
calunnie contro i frequentatori dei salotti rivali e contro gli “infedeli”. Sono
innumerevoli le ingenuità , le manifestazioni di scarsa intelligenza di Odette, ma
gliele perdoniamo tutte perché Madame Swann si accontenta di essere bellissima e
molto elegante. È invece paradossale e misterioso il caso della duchessa di ORIANE.
IL Narratore ci ripete fino alla nausea che la duchessa è intelligentissima. Anche se
vista da vicino, la sua conversazione è piena di luoghi comuni, di banalità. Suo
nipote Saint-Loupe non esita a definirla un’idiota. Più avanti il Narratore rimprovera
alla duchessa di avere un gusto letterario alla Mérimée o alla Halévy o alla Dumas.
Questo però potrebbe essere il “gusto” del protagonista giovane e ancora assai
immaturo, immerso nelle filosofie e nelle atmosfere fin de siècle. Proust ammira il
teatro comico di Meilhac e Halévy. Non si può perciò escludere che i gusti del Proust
“maturo” non fossero così antitetici rispetto a quelli della duchessa. La duchessa si
mostra spostata verso i luoghi comuni dell’intellettuale collettivo”. Chi legge queste
pagine non rimane tanto colpito dall’infondatezza dei giudizi estetici di Oriane
quanto della volgarità delle sue maldicenze.