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Capitolo 2 – Il Vampiro Donna

2.1 Carmilla: la femme fatale

Carmilla (1871) è un racconto gotico scritto da Sheridan Le Fanu (1814-1873),


scrittore e giornalista irlandese, famoso per le sue storie di fantasmi e dell’orrore,
molto apprezzato per la sua capacità di rievocare le atmosfere cupe dell’horror. Il
racconto di Le Fanu è il primo che utilizza come protagonista una vampira donna e
uno tra i primi che tratta di vampiri in generale, prima ancora della pubblicazione di
Dracula avvenuta nel 1897. Il racconto narra del rapporto tra Laura, giovane donna
che vive con il padre in Stiria, e Carmilla, vampira che si finge umana per uccidere
indisturbata le donne nel villaggio dove abita la giovane; creerà un legame molto forte
con Laura tanto da farla impazzire di amore per lei. Nonostante il loro rapporto non
venga consumato, quello che viene a crearsi è un qualche cosa che si avvicina
all’amore.
Il testo presenta una pagina di introduzione: il segretario, di cui non viene detto il
nome, di un medico fittizio, Dott. Hesselius ,riporta il fatto di Carmilla come un
avvenimento realmente accaduto, mostrando una certa indifferenza rispetto a quello
che viene narrato. In realtà, dietro a questa apparente indifferenza, si trova un interesse
scientifico e un interesse etico: il dottore, facendo scrivere il proprio segretario, vuole
mostrarsi del tutto intoccato dalla figura di Carmilla, adducendo invece all’indole
debole delle donne la causa del rapporto pericoloso della vampira con la giovane
Laura. Essendo egli un dottore, in particolare un medico filosofo, è molto probabile
che le sue ricerche si siano sviluppate nell’ambito dell’isteria e della paranoia, malattie
che al tempo erano individuate come disturbi propriamente femminili.1
Le Fanu decide di ambientare il racconto in Stiria per mantenere la tradizione delle
numerose leggende che volevano i vampiri come abitanti di quella regione.2 È anche
l’ambientazione nella quale, in un primo momento, Stoker aveva pensato di
ambientare il suo Dracula. La Stiria viene resa molto simile all’Inghilterra, sia per il
paesaggio sia per i protagonisti stessi3; Laura e il padre, vivono in un castello, schloss,
di proprietà della famiglia e da bravi Inglesi aristocratici, sorseggiano ogni giorno il
the e hanno nella propria casa una nursery e due tate. Il racconto quindi si snoda in

1
H Stoddart, The Precautions of Nervous People Are Infectious': Sheridan Le Fanu's Symptomatic
Gothic, The modern language review, 1 jun 1991
2
Le Fanu, J.Sheridan. Carmilla. A cura di Sandro Melani, Marsilio, Venezia, 1999, p. 17
3
Ivi, p.18
questo paesaggio calmo e pacifico, che, prima dei fatti narrarti, non aveva mai destato
particolari soprese agli abitanti. La comparsa di Carmilla, di per se, presenta già
dall’inizio delle anomalie: davanti alla casa di Laura arriva una carrozza, dalla quale
scendono una nobildonna con la figlia. Questa nobildonna chiede al padre di Laura di
accudire la propria figlia, dal momento che è molto malata e non può continuare il
viaggio. La giovane altro non è che Carmilla che, inspeigabilmente, già dal secondo
giorno, sembra essere in salute e per nulla malata.
Laura si sente molto sola, non ha amici ma solo la compagnia delle governantì e del
padre, e a parte qualche visita delle amiche vicine, è inesperta della vita ed è quindi
naturale che:

<< Laura, chiusa nel suo ferreo cerchio di solitudine e di vetustà, lontana da
qualsiasi ricambio vitale, sia sopraffatta da forme di malinconia che la porta
inevitabilmente a evocare, seppure inconsciamente, il fantasma di Carmilla.
>>4

L’arrivo di Carmilla, quindi, scuote la casa i cui abitanti rimangono spesso senza
parole di fronte ai gesti di Carmilla, con un carattere e un comportamento che poco si
addiceva alle signorine del tempo. Carmilla è quella fanciulla di cui tutti ripudiano il
comportamento ma che al tempo stesso vorrebbero essere. Laura quindi vede proiettate
in Carmilla le sue fantasie più proibite, facendola diventare il suo doppio,
Doppelganger, un tema particolarmente ricorrente nella letteratura dell’Ottocento.
Laura e Carmilla sono molto diverse sia di carattere che di aspetto fisico: mentre Laura
si presenta con i capelli biondi e gli occhi azzurri, la seconda ha i capelli scuri come
gli occhi. Già dalla rappresentazione grafica delle due possiamo dedurre il carattere:
mentre la prima è dolce e ingenua, ancora una bambina, la seconda presenta le
caratteristiche di una donna adulta. Laura vedrà in lei sempre una bellezza strabiliante,
soprattutto nella carnagione, che viene descritta come se Le Fanu avesse preso spunto
da qualche ritratto del periodo pre-raffaelita.5 Quello che spicca nel suo volto è un neo,
che non si sa se sia un morso di un vampiro (quello che le ha permesso di trasformarsi)
oppure un neo vero e proprio; va a completare la sua bellissima figura la bocca, carnosa

4
Ivi, p 20
5 Arianna Conti, Franco Pezzini. Le vampire : crimini e misfatti delle succhiasangue da Carmilla a
Van Helsing, Castelvecchi, Roma, 2005, p 92
e sensuale ma nella quale vengono subito notati dei denti molto affilati per una persona
normale. La carnagione, però, presenta delle differenze: per tradizione i vampiri
letterari erano sempre stati descritti con una carnagione pallida, molto più simile a
quella di un malato piuttosto che di una persona sana; Carmilla invece presenta una
carnagione piuttosto luminosa e florida. Il pallore dato ai vampiri è una semplice
caratteristica aggiunta per dare maggiore drammaticità alla narrazione.6 Quello che
ammalia Laura, oltre alla bellezza sovrumana di Carmilla, è anche il suo modo di
essere: il suo essere languida e malinconica, caratteristiche tipiche dell’essere
femminile; Laura aveva sperato che in realtà Carmilla fosse un giovane travestito da
ragazza giunta per sedurla, probabilmente intuendo già le intenzioni della giovane e la
non ammissibilità del rapporto omosessuale. Il suo essere malinconica rispecchia
anche il paesaggio intorno al castello di Laura, paesaggio che viene sempre descritto
spesso al crepuscolo, quasi a voler risaltare un collegamento tra il paesaggio e al figura
di Carmilla. 7 Dal punto di vista caratteriale, Carmilla rappresenta tutto quello che non
può essere ammesso per una donna di quel tempo: il suo essere ammaliante e
seducente, la sua propensione per il sesso femminile, il suo allontanamento dal
concetto di maternità.8 La donna vittoriana, ma in generale la donna in tutte le epoche,
era vista come un oggetto, che non aveva nessuna pulsione sessuale ed era dedita alla
casa e ai figli. Nel momento in cui queste caratteristiche venivano meno, e la donna si
mostrava libertina nei costumi, essa era considerata malata e soffriva quindi di isteria,
concetto che rimanda all’introduzione e al dott Hesselius.
Il vampiro veniva talvolta associato alla libertà sessuale e alla pazzia: proprio per
questo motivo, gli veniva inflitta la morte peggiore cioè essere uccisa tramite un
paletto nel cuore accerchiata da uomini che vogliono far valere la propria forza.

<< “when with a cry, the old man by my side caught up the woodman's hatchet,
and started forward. On seeing him a brutalized change came over her features. It was
an instantaneous and horrible transformation, as she made a crouching step backwards.
Before I could utter a scream, he struck at her with all his force, but she dived under
his blow, and unscathed, caught him in her tiny grasp by the wrist.>>.9

6
Ivi, p.90
7
Melani, Sandro. L'eclissi del consueto : angeli, demoni e vampiri nell'immaginario vittoriano,
Liguori, Napoli, 1996, p.118
8
Le Fanu, J.Sheridan. Carmilla. A cura di Sandro Melani, Marsilio, Venezia, 1999, p. 23
9
Ivi, p.130
Il rapporto di Laura e Carmilla con il tempo si modifica e diventa sempre più forte:
essendo l’una il doppio dell’altra, Laura prova piacere ma allo stesso tempo repulsione
, vedendo in Carmilla l’immagine all’opposto di se. L’amore che Carmilla offre a
Laura è un amore che coinvolge a 360 gradi, che non si ferma mai ed è in continua
evoluzione, che non riesce a trovare appagamento e che non si ferma nemmeno dopo
la morte.
<< “But to die as lovers may--to die together, so that they may live
together”>>10

Le ultime frasi sottolineano come Laura


sia profondamente legata a Carmilla
anche dopo la sua morte, tanto che non
riesce a dimenticarla nemmeno quando
si reca in Italia dove il padre la porta per
farle dimenticare questa relazione
pericolosa. Non solo non la scorderà
dopo il viaggio ma non la scorderà per
Foto 3: Carmilla che si avvicina al letto di
Laura durante la notte. tutta la vita, tornando a pensare a
Carmilla di tanto in tanto. Carmilla
propone a Laura un vero e proprio Liebestod11, dal momento che solo con la morte
questo amore può essere vissuto fino all’infinito. È un amore che impone ad uno degli
amanti di vivere nella certezza che l’altro sia pronto a mantenere questo legame
all’infinito e che sia pronto a offrire anima e corpo all’altro. Un legame tra le due che
supera la morte e che rende difficile dare un giudizio positivo e negativo: quale legame
potente da superare anche l’ostacolo finale e non essere positivo?
L’amore che lega Carmilla a Laura è molto forte, tanto da non ucciderla come aveva
fatto con le altre giovani del villaggio, ma addirittura la vampira vuole coltivare e
proteggere questo legame. Questo amore è però profondamente malinconico, egoistico
e porta inevitabilmente alla distruzione dell’altro, tanto anche da portare
alll’autodistruzione: proprio per questo motivo Carmilla chiede di essere odiata ma, al
pari di Laura, anche di essere capita e compresa. Come Carmilla ha condannato Laura

10
Ivi, p 70
11
Melani, Sandro. L'eclissi del consueto : angeli, demoni e vampiri nell'immaginario vittoriano,
Liguori, Napoli, 1996, p. 121
per tutta la vita, l’ha condannata a soffrire, allo stesso modo Carmilla stessa è stata
condannata nel momento in cui è stata trasformata in vampiro.
Le due amanti sono quindi prigioniere del loro stesso sentimento e nonostante il
desiderio di scappare, sono legate inevitabilmente per l’egoismo dell’amore stesso

<< “You will think me cruel, very selfish, but love is always selfish; the more
ardent the more selfish. How jealous I am you cannot know. You must come
with me, loving me, to death; or else hate me and still come with me. and hating
me through death and after. There is no such word as indifference in my
apathetic nature."12>>

Carmilla non ammette rinunce perché vive l’amore assumendo la totale adesione e
amore dall’altro: proprio lei verrà presa come esempio per le femme fatale che
diventeranno tanto famose nell’Ottocento.

12
Le Fanu, J.Sheridan. Carmilla. A cura di Sandro Melani, Marsilio, Venezia, 1999, p. 81
2.2 Olalla: la vampira quasi umana

Olalla (1885) è un racconto scritto da R.L. Stevenson (1850-1894), autore di celebri


romanzi tra i quali Dr Jekyll and Mr Hyde e Treasure Island. Stevenson, malato per
gran parte della sua vita sua vita, troverà sollievo
solo nella scrittura di racconti e nei viaggi che lo
porteranno in luoghi lontani e dimenticati dagli
uomini, fino a Tahiti e alle Hawei. La sua
bibliografia (alquanto ampia, nonostante la sua vita
sia stata breve) è composta da racconti che trattano
soprattutto temi del soprannaturale e del
misterioso, dal quale lo scrittore era molto
affascinato. Essi narrano delle verità scomode per
la società inglese dell’Ottocento: come in Dr Jekyll
and Mr Hyde, egli racconta della malvagità e delle

Foto 4: Copertina della 1.


nefandezze della società inglese, mostrando come i
edizione di The Merry Men and gentiluomini inglesi di giorno si comportino in
Other Tales and Fables in cui è
contenuta anche Olalla maniera consona alla società mentre di notte si
possano permettere di compiere le azioni più malvagie senza venire puniti o screditati.
Di matrice diversa ma pur sempre collegata al sovrannaturale, è la storia di Olalla: un
giovane soldato, del quale non viene rivelato il nome, in seguito a ferite riportate sul
campo di battaglia, per passare un periodo di convalescenza viene inviato nella casa
di una famiglia di aristocratici caduti in disgrazia. Della famiglia, sono rimasti solo la
madre e due figli, un ragazzo e una ragazza; mentre vede sia la madre e il figlio, della
ragazza non sa nulla dal momento che rimane sempre chiusa nella sua camera.
Il racconto si svolge in Spagna, in un luogo lontano dalla civiltà e completamente
rurale: ancora una volta, come nel caso di Carmilla, un altro racconto di vampiri viene
ambientato in un luogo sperduto.
Una delle figure centrali della narrazione, è la Madre: se ne sta tutto il giorno stesa al
sole, senza muoversi. È una donna, pur avanti con gli anni, ancora piacente, vicino alla
quale il generale si siede spesso, anche solo per guardare il paesaggio senza scambiare
nemmeno una parola. La madre, che è anch’essa una vampira, è il contrario di Madre
Natura, è il contrario del concetto di madre come nutrice universale13: è un essere

13
Beatrice Battaglia, Lo specchio dei mondi possibili, Firenze, Altea,
mostruoso che nulla ha che fare con qualche cosa di positivo, ma è colo un mostro. Il
problema è, come in Carmilla, quanto questa madre possa essere definita cattiva e
quanto questa cattiveria sia una conseguenza del suo essere vampiro, quindi un qualche
cosa di incontrollabile: la madre quindi diventa una vittima dal momento che presenta
una pazzia che gli è stata tramandata dai suoi antenati e che continua a vivere sia in lei
che nella figlia.14
Il testo viene presentato nel periodo gotico dell’età Vittoriana e ha comunque un
intento di critica della società del tempo; era un periodo di grandi discussioni anche
grandi cambiamenti dal punto di vista storico: era il periodo della rivoluzione
scientifica di Darwin (che era stata poi stravolta in modo da far risultare la razza bianca
superiore alle altre), del colonialismo ecc. Affine al colonialismo è infatti l’arrivo
dell’ufficiale in questa terra straniera: il suo comportamento si pone in tono
paternalistico, andando a criticare la rozzezza della famiglia in cui vive, solo perché
abitante del sud (zona considerata più rurale del resto della Spagna). Per esempio del
fratello di Olalla:

<< Felipe, for instance, I have seen. And what am I to say? He is very rustic,
very cunning, very loutish, and, I should say, an innocent; the others are
probably to match>>15

Per quanto riguarda il rapporto tra l’ufficiale e la giovane vampira il primo è il colono
che si avventura nella nuova terra, in questo caso la Spagna del Sud, ed entra in
contatto con una nuova cultura e con nuove persone. Il giovane ufficiale è attratto dal
ritratto di Olalla, che non riesce a vedere per lungo tempo dal momento che gli è
proibito. Già le caratteristiche fisiche della ragazza sono elementi che agli occhi del
lettore del tempo potevano far intuire quale sarebbe stato il suo ruolo della vicenda :
le trecce rosse, la capigliatura e la carnagione la presentano come una creatura
satanica.16 Contemporaneamente questa attrazione di trasforma in ripudio come nel
normale rapporto tra colonizzatori e colonizzati: il generale non riesce a capacitarsi di
essersi innamorato di una creatura tanto corrotta e tanto diversa da lui17 Nonostante

14
Ivi, p 129
15
Project Gutemberg, “The Works of Robert Louis Stevenson - Swanston Edition, Vol. 21”, p. 232
16
Debora Sensi, "... the race shall cease from off the earth." Olalla: un'ibridazione interculturale
fallita, p.5
17
Ivi, p.5
Olalla sia differente dal resto della sua famiglia, sia quindi meno diabolica, per
l’ufficiale è comunque impossibile mantenere una relazione con lei, proprio per questa
differenza di vita e di cultura: come nella vita reale era impossibile un’integrazione e
un lieto fine tra coloni e colonizzati, allo stesso modo non esiste futuro per i due.
Questo concetto viene ben compreso da Olalla che si rifiuta di far avanzare la
relazione, dal momento che sa che non ci sarebbe futuro e perché vuole porre fine alla
tragedie causate dalla sua famiglia sacrificando se stessa. La sua figura, quindi, si
discosta dal tradizionale stereotipo del vampiro che uccide gli altri e non è interessato
ad altri se non a se stesso: anzi, pur di non far soffrire il generale, per cui prova un
amore genuino e per non far soffrire il resto del genere umano, decide di uccidersi. Il
finale drammatico, però, sottolinea comunque il carattere di superiorità che il generale
aveva tenuto fin dall’inizio: non chiederà mai ad Olalla di ripensarci, ma la lascierà
andare incontro al suo destino. Ancora una volta, una domanda viene posta: chi tra i
due, il generale o Olalla, è il vero mostro di questa storia?