Sei sulla pagina 1di 12

Universit Iuav di Venezia DADI Dipartimento delle Arti e del Disegno Industriale WP WORKING PAPERS

Paolo Bozzi: una biografia intellettuale (ed il tema dei saperi ingenui)
Paolo Legrenzi

marzo 2007

DADI/ WP_8/07
Le opinioni espresse in questa pubblicazione sono responsabilit degli autori

DADI/ WP_8/07 Paolo Legrenzi,


per la commemorazione di Paolo Bozzi che si terr in: Aula "Nievo" al Bo, ore 15 Marted 30 Gennaio 2007 Accademia Galileiana di SS.LL.AA., Presidente Oddone Longo

Paolo Bozzi: una biografia intellettuale (ed il tema dei saperi ingenui) Ho incontrato Paolo Bozzi a Padova, da studente di filosofia, agli inizi degli anni sessanta. E difficile qui dar conto della ricchezza dei suoi rapporti con i discenti. Il pi resta nelle memorie di chi lo ha frequentato allora e di alcuni oggi presenti. Non ho conosciuto le precedenti fasi gorizian-triestine della vita di Paolo Bozzi. Il periodo patavino stato, forse, il pi solare della sua vita (non solo da accademico). Un periodo in cui Alberto Mazzocco (2003) ed io abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo (e che Alberto ha magistralmente ricostruito per tranches de vie personali, cfr. anche Bozzi, 2003). Alberto ha parlato di effetto-Bozzi, alludendo, tra laltro, a quella ingenuit pura che ti permette di vedere il mondo in modi nuovi. Questo la premessa ed il viatico per lavorare da fenomenologi, il nucleo centrale delleffetto-Bozzi. Michael Kubovy, nello scrivere la voce Gestalt Psychology per lEnciclopedia delle Scienze Cognitive del MIT, confronta la metodologia sperimentale e quella fenomenologica, utilizzando uno scritto di Bozzi (1989): METODO CONVENZIONALE Ambiente isolato e controllato Partecipanti ingenui Compito ben definito Risposta: la prima, spontanea immodificabile corretta o scorretta non ambigua e filtrabile classificata a priori Ricca di informazioni emendabile sempre buona categorizzata dopo a posterori FENOMENOLOGICO Qualsiasi ambiente Qualsiasi tipo Negoziato e concordato

Fonte: Bozzi, P. (1989). Fenomenologia sperimentale, Bologna, Il Mulino.

DADI/ WP_8/07 C analogia tra il metodo di ricerca che Bozzi professava (colonna di destra) e le caratteristiche di Bozzi come maestro, almeno secondo il ricordo che Alberto Mazzocco ed io abbiamo di quegli anni. Credo di poter dire che Bozzi era non-convenzionale anche come professore: insegnava in qualsiasi ambiente, meglio fuori dalluniversit (trattorie patavine e dintorni). Trattava tutti, esperti ed apprendisti, con lo stesso entusiasmo, non categorizzava nulla se non a posteriori. Aveva un approccio alla formazione non specialistico e non alla moda (ci fece conoscere Wittgenstein, Popper ed Hayek, quando imperavano varianti del marxismo). Non ti etichettava mai, anzi ti faceva sentire meglio di quello che eri (come ricorda bene Alberto Mazzocco, 2003, definendo unaltra componente delleffetto Bozzi). Cruciale era infine, per capire la sua biografia intellettuale, la terza componente delleffetto Bozzi: pensa con la tua testa, in barba alle mode del momento. Un bilancio dellattualit dei suoi contributi li valuterebbe indubbiamente come non alla moda (con leccezione dei cosiddetti saperi ingenui, di cui molti oggi parlano, connessi alla bozziana fisica fenomenologica, che tratter pi avanti). Perch non alla moda? Ripercorriamo, in una sintesi brutale, alcuni contributi della sua biografia intellettuale, per evidenziare lintreccio tra le intuizioni anticipatrici e le potenzialit mancate: 1957: Descrizioni stereotipiche ed errori logici di generalizzazione, Rivista di Psicologia, LI (II).

Oggi pochi parlerebbero di errori logici alla base degli stereotipi sociali. Il Bozzi studioso del pensiero amava inizialmente i canoni, a differenza del Bozzi percettologo. I quattro lavori del suo primo triennio di ricercatore (da allora passato esattamente mezzo secolo) sono una continuazione dei trascorsi giovanili da logico e filosofo, liberatosi dallidealismo dei maestri e interessato al pragmatismo: 1956: Sulla rappresentazione grafica di concetti temporali nei bambini, Atti del XI Congresso degli psicologi italiani. Milano. 1956: Contributo allo studio delle rappresentazioni grafiche di idee di tempo nei bambini di et scolastica. Rivista di psicologia, luglio-sett., L (III), 229-243. Bozzi, P. (1956). Il pragmatismo italiano: Giovanni Vailati. Rivista critica di storia della filosofia, II. 1956: Il pragmatismo italiano: Mario Calderoni, Rivista critica di storia della filosofia, III.

DADI/ WP_8/07

Temi che ricorder molti anni dopo: 2000: Idee nuove di un secolo fa, Discipline filosofiche, X (2), numero monografico: Phaimenologika. W. James e la fenomenologia.

Poi Bozzi lavora come 2003):

fenomenologo nel campo della psicologia del pensiero. Le sue

incursioni sono rare ma significative, come ho gi avuto occasione di dire altrove (Legrenzi,

1962: Su alcune condizioni necessarie per lo studio sperimentale della fenomenologia del pensiero. Atti del XIV Congresso degli Psicologi Italiani (pp. 96-113). Napoli, 27 settembre-3 ottobre 1962.

Un Bozzi molto attuale, che spera di analizzare il pensiero tramite lanalisi dellesperienza diretta dei fatti di pensiero: 1965: Sul metodo di Wertheimer. Introduzione alla traduzione italiana di: Wertheimer, M., (1959). Productive thinking. New York: Harper & Brothers.

Gli stessi temi ritornano nella presentazione al libro di Alberto e mio, in cui Bozzi riprende alcuni spunti approfonditi poi nel suo Unit, Identit e Causalit (cfr. Legrenzi, 2003): 1973: Prefazione a Legrenzi P. &, Mazzocco, A., Psicologia del Pensiero. Milano: Aldo Martello.

Pi tardi abbiamo il Bozzi teorico anti-helmoltziano, di sicuro in contro-tendenza rispetto alla psicologia cognitiva e alla neuro-psicologia oggi dominanti: 1978: Senso e controsenso del "giudizio inconscio" in G. Kanizsa, & P. Legrenzi (1978). Psicologia della Gestalt e psicologia cognitivista (pp. 129-149). Bologna: Il Mulino. 1985: La corrente della coscienza ovvero i fatti sotto osservazione, Teorie & Modelli, II (1), 5-38.

DADI/ WP_8/07 1985: Falsificatori potenziali e teoria della Gestalt in Gerbino, W. (1985) (a cura di), Conoscenza e struttura. Festschrift per Gaetano Kanizsa. Bologna: Il Mulino. Anche in: Fenomenologia sperimentale. Bologna: Il Mulino. (pp. 217-233).

A fianco del Bozzi che tende a rifiutare linconscio cognitivo, abbiamo il Bozzi metodologo: Agire fenomenicamente su un fatto fenomenicamente esplicito per ottenere effetti fenomenici paradossali. In questo modo, nel lavoro sperimentale conta la scoperta di nuovi fenomeni. L'esperimento come controllo sperimentale di ipotesi passa in secondo piano, la quantificazione e la misura si praticano entro limiti strettamente necessari, e il merito del lavoro sta nella sua novit: procedimento che ora si chiama 'percept-percept coupling': una propriet fenomenica agisce su un'altra propriet fenomenica direttamente e visibilmente non ci sono due mondi, uno fenomenico e un altro al di l di esso: tanto vero che ogni indagine sulla percezione viene realizzata restando bene al di qua, tra gli oggetti e gli eventi fenomenici, e tutti gli ingredienti della percettologia sono a portata di mano tra gli osservabili, diciamo cos; a portata di sguardo.

Bozzi pensa che questa metodologia abbia convinto un gestaltista a suo tempo ortodosso come Kanizsa: Certo che dopo la pubblicazione dell'edizione italiana della Psychologie di Metzger in pochi anni uscirono tre lavori di Kanizsa che lo definiscono con tutta chiarezza come gestaltista non ortodosso. [Il primo lavoro intitolato " 'Errore del gestaltista' ed altri errori-da-aspettativa", ed uscito sulla Rivista di Psicologia (LXVI, 3-18 - 1972); gli altri due sono intitolate 'The Role of Regularity in Perceptual Organization" (Studies in Perception, a cura di G.B. FLORES D'ARCAIS, Firenze 1975) e "Prgnanz as an Obstacle to Problem Solving" (Italian Journal of Psychology II,3 - 1975)]. Kanizsa diventato, secondo Bozzi, non ortodosso anche in rapporto ai processi di pensiero:

Lungo questo itinerario Kanizsa indotto a rivedere anche la funzione che, secondo la versione ortodossa della Gestalttheorie, il principio di pregnanza dovrebbe avere nei processi di pensiero, idea che fondante nell'opera postuma di Wertheimer "Productive Thinking", Kanizsa inventa un problema appunto alla Wertheimer, e dimostra che - in un caso come quello, ma certo anche in molti altri - il perseguire le istanze della pregnanza suggerite dalla figura oggetto del problema conduce fuori strada e blocca la possibilit della soluzione.

Bozzi (2003) era tuttavia lucido e quindi consapevole del suo non voler essere al passo dei tempi: 5

DADI/ WP_8/07

Sono tra i pochissimi a credere che l'impianto teoretico dei gestaltisti classici appartiene pi alla futura della psicologia della percezione (oggi detta Percettologia) che non al suo passato. Le interpretazioni cognitivistiche, neocognitivistiche e computazionali della percezione sono una versione ingigantita e caricaturale del giudizio inconscio, la cui radicale eliminazione sta alla base del gestaltismo e della sua fecondit empirica.

Per concludere, amaramente (e non molto lucidamente), che la causa di tutto ci un irrompere della storia esterna (luso sociale del sapere) sulla storia interna delle idee: la postulazione di un inconscio cognitivo che silenziosamente elabora algoritmi adatti a trasformare l'informazione sensoriale in percezione favorisce l'uso, la costruzione e la vendita dei computer, e una (o pi d'una) concezione informazionale della mente. Ci che rimasto pi vivo, a mezzo secolo di distanza, il suo lavoro pionieristico nel campo che oggi talvolta viene chiamato fisica ingenua, allinterno del grande dominio dellanalisi dei saperi ingenui, dalla psicologia alla biologia fino allaritmetica e leconomia (basta esaminare lenciclopedia del MIT da cui ho tratto la citazione di Kubovy). In un felice quadriennio, dal 1958 al 1961, viene aperto un nuovo campo di studi: 1958: Analisi fenomenologica del moto pendolare armonico, Rivista di Psicologia, 52 (4), 281-302. Tr. P. Bressan & P. Gaudiano (1989), Phenomenological Analysis of Pendular Harmonic Motion. Department of Psychology, UALR, 2801 South University, Little Rock, AR 72204, USA. Anche in: Bozzi P., (1993). Experimenta in visu. Ricerche sulla percezione (pp. 29-49). Milano: Guerini.

1959: Le condizioni del movimento "naturale" lungo i piani inclinati, Rivista di Psicologia, LIII (II), 337-352. Anche in: Bozzi, P. (1993), Experimenta in visu. Ricerche sulla percezione (pp. 51-67). Milano: Guerini. 1961: Fenomenologia del movimento e dinamica pregalileiana. Aut-Aut, LXIV, 1-24. In: Gerbino, W. (1985) (a cura di), Conoscenza e struttura. Festschrift per Gaetano Kanizsa. Bologna: Il Mulino. Della fecondit di questo periodo felice era lui stesso consapevole, come traspare dalle ricostruzione di trentanni dopo (2003): 1989: Sulla preistoria della fisica ingenua. Sistemi Intelligenti, 1(1), 61-74.

DADI/ WP_8/07 1990: Fisica ingenua. Oscillazioni, piani inclinati e altre storie: studi di psicologia della percezione. Milano: Garzanti.

Lautobiografia intellettuale documenta che, nel 2007, passato esattamente mezzo secolo dalle prime osservazioni di Bozzi che danno origine alle sue riflessioni sulla fisica fenomenologica. Perch la chiamo cos, invece di fisica ingenua? La successiva denominazione stata in effetti un adattarsi di Bozzi alla terminologia introdotta nel 1978 da Patrick Hayes (cfr. la voce naive physics su Google e sullenciclopedia del MIT). Hayes, con il suo manifesto, auspicava quello che poi successo: una formalizzazione su larga scala delle conoscenze ingenue sul mondo, a partire dal mondo esterno. Ecco le sue parole: The aim of naive physics as stated in is to formally describe the world in the way that most people think about it, rather than describing it in the way that physicists think about it This concern with real world knowledge can be related to a general awareness amongst AI workers that future progress in AI depends on intensive knowledge being made available to reasoningsystems. The use of the word ``naive'' indicates that this description must include commonsense knowledge that is normally taken for granted in formal physics, and it therefore may include elements outside what we consider to be the field of physics. It may also choose to describe phenomena in a way that is familiar to ``the man in the street'', but would not be considered appropriate to a physicist. Two examples are the ``force'' of sucking, and ``impetus'' theories of motion, both of which adequately describe everyday phenomena, and are prevalent theories amongst intelligent people, even though they are considered to be inappropriate for physicists. Nearly all qualitative physics literature has cited the Naive Physics Manifesto'' (including Forbus, Faltings, Kuipers, Stanfill, etc.), and it can therefore be considered to be a foundational work for qualitative physics.

La fisica ingenua, intesa la Bozzi, anticipava, gi mezzo secolo fa, la sua teorizzazione di un metodo rigorosamente fenomenologico. Come storico della scienza cercava di spiegare come mai la fisica moderna fosse stata costruita depurando lesperienza diretta di qualit che il metodo fenomenologico le avrebbe restituito. Con le parole di Claudio Magris: la fisica contemporanea ci dice come fatto il mondo, ma noi continuiamo a percepirlo e a viverlo, nella nostra esperienza quotidiana, come lo ha rappresentato Aristotele (Magris, 2003, p. 18)

DADI/ WP_8/07 La prospettiva di Bozzi collocava i saperi ingenui nellambito delle modalit con cui incontriamo il mondo esterno. Solo cos ci appaiono le sue qualit che non sono emendabili, per usare un termine caro a Ferraris (2001, pp. 97-104, 2003). Per Bozzi non aveva senso una ricostruzione di questi saperi ingenui allo scopo di mettere a punto sistemi esperti (cfr. il Naive Physics Manifesto). Il fatto che sia stato usato lo stesso termine per due manovre teoriche tanto diverse ha ingenerato non pochi equivoci (e limpressione di Bozzi che il suo contributo pionieristico non fosse stato valorizzato ma reinventato). Bozzi si concentrato invece, fin da principio, sul rapporto tra fenomenologia della percezione e storia della scienza, o, meglio, storia della fisica. Egli ha affrontato questo snodo nel suo rivoluzionario lavoro che collega le origini della teoria dellimpeto pre-galileiana alle qualit dellesperienza diretta nella percezione del moto. Qui avvenne tuttavia una sorta di blocco e fissazione. Il paradigma teorico ereditato dal suo ambiente gestaltista con cui pur era in polemica gli impedisce di vedere le potenzialit delle sue intuizioni. Bozzi aveva sfiorato le propaggini di un nuovo mondo ma non lo aveva riconosciuto come tale. Ha scritto Italo Calvino (1994, p. 11): Scoprire il Nuovo Mondo era unimpresa difficile Ma ancora pi difficile, una volta scoperto il Nuovo Mondo, era vederlo, capire che era nuovo, tutto nuovo. Forse, per il caso Bozzi, pi adatto il monito di Seneca: Consenti ai tuoi occhi di disimparare. Malgrado una verve anarchica (scherzosa da giovane pi amara da vecchio), egli non abbandon il paradigma appreso dai suoi maestri. I suoi occhi non riuscirono ad intravedere il mondo tutto nuovo di cui aveva sfiorato le sponde (per una storia del dibattito nei trentanni successivi rimando a Roncato e Rumiati, 1986). Non poteva, non sapeva, forse non voleva cogliere in quei primi indizi limmensit di un continente inesplorato. Due direzioni avrebbe potuto prendere se non si fosse fermato poco prima: estendere il suo paradigma ai processi superiori domandarsi le origini naturali dello scarto tra fisica ingenua e fisica classica (come mai gli occhi non ci restituiscono il mondo cos come , per dirla la Magris?) Non si capisce altrimenti come mai le sue intuizioni originarie, altrettanto geniali nel campo del pensiero, non siano state perseguite con quella tenacia sperimentale con cui analizzava i 8

DADI/ WP_8/07 fenomeni del visivo. Se non fosse stato frenato dai suoi stessi schemi teorici, avrebbe potuto battere sentieri simili a quelli aperti da Peter Wason in quegli stessi anni (qui tra origine il problema dei modelli mentali espliciti, su cui ci fissiamo, e di quelli impliciti, che trascuriamo). Bozzi, ad esempio, ci leggeva Wittgenstein e ci parlava del suo modo di trattare la probabilit. Non si accorse, tuttavia, che la questione della probabilit ingenua strutturalmente identica a quella della fisica ingenua (cfr. Legrenzi et al., 2003). Sappiamo bene oggi che alla nostra esperienza diretta si impongono alcune strutture di pensiero con la stessa cogenza, inemendabilit, con cui si struttura la percezione visiva. Cos come il vedere corrisponde alla teoria dellimpeto pregalileana, il pensare corrisponde ad una teoria ingenua della probabilit che viola i canoni statistici. La polemica con il paradigma precedente, lincapacit di disimparare, ha impedito mezzo secolo fa a Bozzi di porsi domande altrettanto semplici. Dato che la fisica ingenua non una propriet culturale della mente ma una propriet del nostro sistema nellincontrare il mondo esterno e dato che la percezione una guida allazione, come mai la nostra specie, nella sua evoluzione naturale, ha preferito in alcuni casi dotarci di strutture cognitive che non ci restituiscono quella che oggi sappiamo essere la visione corretta del mondo? Dato che la percezione ed il pensiero sono stati degli strumenti di adattamento per permettere azioni pi adeguate alla nostra specie nei suoi ambienti, come mai funzionano in questo modo? E come se avessimo una fotocopiatrice che riproduce gli originali con delle piccolissime inesattezze. Questi scarti, invece di venir corretti via via che la fotocopiatrice funziona, vengono mantenuti in quanto si scopre che funzionano meglio di una riproduzione perfetta (cfr. Roncato e Rumiati, 1986). La risposta che oggi sinteticamente possiamo dare che questi scarti sono stati, a suo tempo, premiati. La loro non-eliminazione si giustifica in quanto sono stati alla base di modi di vedere e pensare il mondo che un tempo erano pi adattivi. Ma lanalisi di questo problema ci porterebbe troppo lontano. Voglio invece qui ricordare le origini della distinzione tra un approccio statico ed uno evolutivo. Le prime tracce di questa contrapposizione risalgono al pensiero classico.

DADI/ WP_8/07 Il Presidente dellAccademia Galileiana, Oddone Longo, di cui siamo ospiti, in un saggio recente (2006, pp. 101-103) ci racconta come linterazione delluomo con il suo ambiente non venisse posta da Aristotele in termini evolutivi: stazione eretta, bipedismo, possesso ed uso delle mani sono dunque creati dalla natura in un sol getto Quando poi Aristotele parla della natura del mondo esterno, ne fornisce una descrizione fenomenologica, quella appunto cui torna Bozzi in contrapposizione alle astrazioni galileiane e poi newtoniane. Oddone Longo ci racconta in dettaglio come uno dei fisiologi della scuola di Mileto, forse il pi grande di tutti, Anassimandro, avesse formulato unautentica dottrina evolutiva delle specie animali, ivi compresa quella umana (2006, p. 101). Osserva Longo (2006, 103): Mentre per Aristotele intelligenza e manualit formano un sistema gi dato, che non ha dietro di s una storia evolutiva [perch non c stata evoluzione n biologica n culturale], per Anassagora prima viene la mano e poi lintelligenza In che termini - si domanda Longo (p. 103) - il contrasto tra evoluzionismo neodarwiniana? Anassagora aveva anticipato il motto di Leroi-Gourhan: luomo stato cominciato dai piedi. Lo studioso greco aveva intuito che la prima e fondamentale tappa dellominazione stata la conquista della stazione eretta permanente. In questa prospettiva si colgono anche gli scarti della nostra rappresentazione spontanea del mondo rispetto a quella della fisica classica. Una teoria del moto come impeto, se incorporata nel nostro sistema visivo, ci permette di cogliere in modo pi immediato la distinzione tra moti naturali ed intenzionali (e quindi provenienti da una fonte potenzialmente ostile). Queste capacit non vengono innescate dallapprendimento, cio dalla progressivo controllo di come vanno le cose nel mondo esterno. Al contrario si tratta di un modulo innato. Quella che una volta non era pi che unipotesi plausibile, stata recentemente confermata dai dati di Saxe, Tenenbaum e Carey (2005). Grazie ad un elegante apparato sperimentale si mostra che i bambini molti piccoli, dai 10 ai 12 mesi, sanno distinguere un moto la cui traiettoria naturale rispetto ad uno caratterizzato dalla presenza di un agente segreto. Quandanche tale ipotetico agente sia invisibile, la sua presenza fuori campo viene immaginata sulla base della traiettoria del movimento visibile. 10 ionico-

anassagoreo e fissismo aristotelico va collocato nellambito di una prospettiva

DADI/ WP_8/07 Questo esperimento evidenzia le origini biologiche, in senso evoluzionista, della capacita di distinguere moti naturali e moti intenzionali. E mostra inoltre come linterpretazione del moto in termini di qualit espressive, la Michotte, abbia costituito un potente strumento di pre-allarme nei confronti di nemici potenziali forse presenti nel mondo esterno. I dati di Saxe, Tenenbaum e Carey (2005) confermano che questa capacit innata della nostra specie agisce ancor oggi in ambienti molto diversi (cfr. Atran, 2002). Molti studiosi contemporanei ritengono che, grazie a questi lavori - volti a mostrare la tendenza innata a leggere il mondo esterno in termini intenzionali, si possa render conto della persistenza delle credenze pre-religiose. La natura di queste credenze, che inducono a concepire il mondo esterno in termini animistici, costituisce la premessa per una spiegazione naturale delle religioni (cfr. Atran, 2002). Bozzi, un immanentista ed un naturalista assoluto, avrebbe certamente apprezzato questi sviluppi delle sue intuizioni di mezzo secolo fa.

11

DADI/ WP_8/07 Bibliografia Atran, S. (2002), In GodsWe Trust, Oxford, Oxford University Press. Bozzi, P. (2003). Note sulla mia formazione, le mie esperienze scientifiche, le mie attuali posizioni. Tratto da pagina web www.enabling.org/ia/gestalt/bozzi03.html. [Tit. orig. ted. Anmerkung zur Praxis und Theorie der experimentellen Phnomenologie, Gestalt Theory , 2003, 3,191198]. Clavino, I. (1994), Collezioni di sabbia, Milano, Mondadori. Ferraris, M. (2001), Il mondo esterno, Milano, Bompiani. Ferraris, M. (2003), Inemendabilit, in U. Savardi e A. Mazzocco, a cura di, Figura e Sfondo, Temi e varizioni per Paolo Bozzi, Padova, Cleup. Legrenzi, P., Girotto, V, Johnson-Laird, P.N., (2003), Possibilities and Probabilities, in D. Hardman, L. Macchi (Ed.), Thinking: Psychological Perspectives on Reasoning, Judgment and Decision Making, New York, John Wiley &Sons. Legrenzi, P. (2003), La fisica ed altri saperi ingenui, in U. Savardi e A. Mazzocco, a cura di, Figura e Sfondo, Temi e varizioni per Paolo Bozzi, Padova, Cleup. Longo O. (2006), Scienza, mito, natura, Milano, Bompiani. Magris C. (2003), Il viaggio, il disguido, la scrittura. Paolo Bozzi narratore, in U. Savardi e A. Mazzocco, a cura di, Figura e Sfondo, Temi e varizioni per Paolo Bozzi, Padova, Cleup. Mazzocco, A. (2003), Presentazione, in U. Savardi e A. Mazzocco, a cura di, Figura e Sfondo, Temi e varizioni per Paolo Bozzi, Padova, Cleup. Roncato, S. Rumiati, R. (1986), Naive Statics: Current Misconceptions on Equilibrium, Journal of Experimental Psychology, 12,3, 361-377. Saxe, R., Tenenbaum, J.B., Carey, S. (2005), Secret Agents. Inferences about hidden causes by 10- and 12 month-old infants, Psychological Science, 16, 12, 995-1001.

12