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PSICOSINTESI E SEMANTICA GENERALE

di Mauro Ventola

A Giuseppe Campanella
Psicosintesi e semantica
Un cambiamento nel linguaggio pu trasformare la
nostra valutazione del cosmo. Benjamin L. Whorf

In un recente numero della Rivista dei Soci della


Psicosintesi stato pubblicato un articolo di Fabio
Guidi, analista a indirizzo esistenziale e psicosintetico, che un anno fa ho avuto il piacere di intervistare nella sua comunit, Hodos, sul tema del
transpersonale e sulla necessit di sviluppare nuovi
linguaggi che possano trasmettere una nuova
cosmologia di cui il movimento transpersonale
si sta facendo portavoce ai giovani della mia
generazione (ho venticinque anni). In quel suo
articolo sulla Rivista dei Soci, Fabio Guidi metteva
in relazione il lavoro di Roberto Assagioli a quello
del filosofo armeno George I. Gurdjieff e alla
scuola di trasformazione da lui inaugurata: la
Quarta Via.1
In questa serie di articoli di cui questo il
primo ho deciso di fare qualcosa di simile,
tracciando una serie di correlazioni tra il lavoro di
Assagioli e quello di un altro importantissimo
autore: Alfred Korzybski. In una mia recente
pubblicazione2 ho fatto cenno al lavoro di questo
autore, cercando di mostrare in che modo sia
analogo ed integrabile al lavoro della psicosintesi
personale. Nonostante il lavoro di Korzybski sia
ancora poco conosciuto tra gli addetti ai lavori in
Italia, negli Stati Uniti esso ha influenzato in modi
profondi gli sviluppi della psicologia umanistica e
lo stesso Movimento del Potenziale Umano sorto
negli anni Sessanta nella California di Esalen.
Ingegnere ed ex analista militare, Korzybski
tocc con mano le aberrazioni delluomo e, una
1

Gurdjieff: un padre della psicosintesi, Fabio Guidi,


Rivista di Psicosintesi, n. 21 Aprile 2014.
2
Ventola, Mauro, Decidere dallEssere, Iemme Edizioni, Napoli 2015.

volta negli Stati Uniti, nel 1938, fond un istituto


finalizzato allo sviluppo e alla diffusione delle sue
idee: lInstitute of General Semantics. La
Semantica Generale (GS), disciplina da lui
teorizzata, a suo avviso avrebbe aiutato luomo a
diventare pi consapevole, pi cosciente, meno
nevrotico e pi totale, unito in se stesso,
capace di affrontare in modo sano la realt. Proprio
seguendo questa linea essenziale, in questo primo
articolo cercher di mostrare alcuni legami tra il
pensiero di Assagioli e quello di Korzybski.
Prima di tutto, come ricorda in un suo scritto
Marialuisa Macchia, la semantica fu una
tecnica cara ad Assagioli.3 Assagioli, infatti, era
solito precisare il significato dei termini da lui
utilizzati, spesso facendo ricorso alla definizione
etimologica. In questo primo senso, infatti, la
semantica un ottimo strumento per snebbiare
luomo da quegli annebbiamenti e quelle illusioni
che gli impediscono di essere auto-cosciente
questo perch la precisione semantica ci consente
di elevare la nostra facolt di discriminazione.
Vedremo che Korzybski la pensava allo stesso
modo, e infatti parlava di neuro-semantica e di
neuro-linguistica proprio per sottolineare la
correlazione tra linguaggio e chiarezza di pensiero.
Questultima, a sua volta, determina la nostra
possibilit di avere una giusta relazione con la
realt.
Eppure, nel contesto di questo articolo, vorrei
precisare che Assagioli si riferiva alla semantica
non solo in questo primo senso (cio riferendosi
alla chiarezza dei termini usati). Nella dispensa del
primo anno del Corso Triennale di Autoformazione
in Psicosintesi (CTA), riportata una lezione in cui
Assagioli parla dellimportanza di dissolvere le
illusioni e di imparare a descrivere oggettivamente i fatti e le esperienze che sperimentiamo.
Qui, in una nota, troviamo un riferimento alla
3

Marialuisa Macchia, Roberto Assagioli: la Psicosintesi, Edizioni Nomina, Roma 2000, pag. 25.

Semantica Generale. Scrive Assagioli: La scienza


della semantica, e soprattutto la recente semantica
generale, ha dato e d utili contributi per eliminare
gli errori prodotti dal linguaggio.4 In effetti, se
Assagioli parlava di allenamento allautoformazione in Psicosintesi, negli anni Quaranta
Korzybski cominci una serie di seminari, negli
Stati Uniti, che chiam allenamenti o addestramenti neuro-linguistici.
Per questultimo la consapevolezza delle leggi
del linguaggio era una delle vie preferenziali di
quel processo generale che ci porta a diventare
pienamente umani, nel senso che dava Maslow e,
dopo di lui, la psicologia umanistica a questa
parola. Io credo che, dal punto di vista
psicosintetico, comprendere la relazione tra
linguaggio e stati di coscienza sia fondamentale
per acquisire quella padronanza di s che il
Movimento del Potenziale Umano e la Psicosintesi
promettono.
Linguaggio e autocoscienza
Proprio perch il linguaggio espressione della nostra
coscienza e della nostra responsabilit, esso come noi
lo faremo e noi saremo ci che sapremo dire. R.
Pucci

Che relazione c tra linguaggio e


autocoscienza? Si tratta di due aspetti della stessa
dimensione, di due punti di vista su uno stesso
fenomeno. Nel suo libro Cosmic Consciousness il
medico R.M. Bucke, uno degli autori pi studiati
dalla psicologia transpersonale e pi citati da
Assagioli, afferma qualcosa di estremamente
importante, che bene riportare per intero:
Unaltra cosa: sull'autocoscienza dell'uomo costruito
tutto ci che noi e intorno a noi nettamente umano. Il
linguaggio il caso oggettivo di cui l'autocoscienza
il nominativo. Autocoscienza e linguaggio (due in uno,
in quanto sono due met della stessa cosa) sono la
conditio sine qua non della vita sociale umana, delle
usanze, delle istituzioni, delle attivit di tutti i tipi, di
tutte le arti utili e belle. Se un animale possedesse
l'autocoscienza, essa formerebbe una sovrastruttura del
linguaggio [] Ma nessun animale lo ha fatto, quindi
ne deduciamo che nessun animale autocosciente. Il
4

Assagioli, Roberto, Le nuove dimensioni della


psicologia, Corso di Lezioni sulla Psicosintesi, I
Lezione 1973.

possesso dell'auto-coscienza e del linguaggio (l'altro


suo io) da parte dell'uomo crea un vuoto enorme tra lui
e la creatura pi nobile che possiede soltanto la
coscienza semplice.5 (corsivo aggiunto)

Laffermazione di R.M. Bucke, il linguaggio il


caso oggettivo di cui lautocoscienza il nominativo esprime la relazione fondamentale tra questi
due aspetti. Se luomo non fosse autocosciente,
non potrebbe disporre del linguaggio. Al tempo
stesso il linguaggio l oggettivazione esteriore
della facolt di essere autocoscienti. Il linguaggio,
dunque, ha unimportanza centrale nella nostra
relazione con noi stessi. Il linguaggio non una
facolt o una funzione come le altre, ma la diretta
espressione dellautocoscienza e dunque uno dei
canali per recuperare uno stato di integrit
ontologica mta della psicosintesi personale.
Questo fatto stato riconosciuto da diversi
eminenti filosofi e psicologi, ed stato espresso
lucidamente da Martin Heidegger:
Si dice che l'uomo per natura parlante, e vale per
acquisito che l'uomo, a differenza della pianta e
dell'animale, l'essere vivente capace di parole. Dicendo questo non si intende affermare soltanto che
l'uomo possiede, accanto ad altre capacit, anche quella
del parlare. Si intende dire che proprio il linguaggio fa
dell'uomo quell'essere vivente che egli in quanto
uomo.6 (corsivo aggiunto)

La correlazione tra linguaggio e autocoscienza


appena accennata estremamente importante
direi critica in relazione ad alcune delle sfide
individuali e collettive a cui il nostro tempo ci
chiama a rispondere.
Poteri esteriori e poteri interiori
Le conquiste tecnologiche della nostra civilt
ampliano ogni giorno i nostri poteri e la nostra
conoscenza verso il mondo esterno, ma soltanto noi
possiamo ampliare i nostri poteri e la nostra
conoscenza verso il mondo interno, ristabilendo cos
quellequilibrio fondamentale per un vero progresso ed
una reale evoluzione. Soltanto con lo sviluppo delle
nostre facolt interiori possiamo, infatti, evitare il
pericolo di non riuscire a controllare i mezzi
5

R. M. Bucke, citato da Ouspensky nel suo libro Tertium Organum. (Astrolabio, Roma 1983).
6
Martin Heidegger, In cammino verso il linguaggio,
Mursia, Milano 1973.

tecnologici a nostra disposizione e diventare vittime


delle nostre stesse conquiste. Gaetano A. Russo7

Ingegnere e fisico, Alfred Korzybski lavor come


analista militare durante la Prima Guerra Mondiale,
e questa esperienza lo segn profondamente.
Grazie a questa esperienza pot toccare con mano i
risultati della follia e della stupidit umana, e la
difficolt delluomo di instaurare retti rapporti
verso i suoi simili e con la natura. Lasci quindi
lEuropa e si diresse negli Stati Uniti, dove
cominci ad interrogarsi pi profondamente sulle
esperienze vissute e sulle osservazioni maturate.
Nel 1921 pubblic un primo libro, Manhood of
Humanity: The Science and Art of Human
Engineering. (LEt Adulta dellUmanit).
La tesi fondamentale del libro che lumanit si
trovava ancora ad uno stadio infantile, e che, a
causa dellenorme e sempre crescente progresso
tecnologico, occorreva evolvere questa condizione.
Lesperienza di non-senso, di follia e di distruttivit
a cui Korzybski aveva assistito di persona, inoltre,
aprivano la riflessione a nuove domande. Perch
luomo sembra essere guidato dalla follia? Quali
sono le cause dellinsanit? Cosa dovrebbe essere
desiderato per luomo e per il suo futuro?
Partendo da questi e da altri interrogativi Korzybski giunse ad una serie di nuove sintesi, che
cambiarono il suo modo di concepire il ruolo del
linguaggio, della psicologia, della filosofia e delle
stesse scienze naturali nel processo generale
dellevoluzione umana. Per esporre in modo semplice ed immediato la condizione umana,
Korzybski si serv di unanalogia matematica. Egli
prese come riferimento e metafora due particolari
progressioni numeriche:
PG: 2, 4, 8, 16, 32, 64, 128, 256, 512, 1024, etc;
PA: 2, 4, 6, 8, 10, 12, 14, 16, 18, 20, etc.
La prima una progressione geometrica
(PG), e il salto tra un numero e il successivo
esponenziale. La seconda una progressione
aritmetica (PA), e il salto di 2 in 2. Queste due

progressioni sono una rappresentazione iconicosimbolica di due differenti progressioni evolutive.


Korzybski infatti, come Assagioli, aveva molto a
cuore lidea di evoluzione della coscienza umana.
Prima di rendere esplicito il riferimento concreto
delle due progressioni, vorrei ancora restare un
attimo sullidea di evoluzione, precisandone il
significato semantico. E in particolare vorrei qui
ricordare la definizione che Sergio Bartoli
psicoterapeuta e allievo di Assagioli diede di
evoluzione, che nella sua essenza un processo di
trasformazione che ha una direzione.8 Questa
definizione in linea con lidea di Assagioli
secondo cui levoluzione avviene per sintesi
sempre progressive, che includono e trascendono
gli stadi precedenti di sviluppo idea che Ken
Wilber ha ripreso nei suoi Integral Studies.
Tornando allefficace analogia di Korzybski,
diciamo anche che le due progressioni numeriche
suaccennate rappresentano simbolicamente due
differenti leggi di progresso o ritmi attraverso
cui qualcosa pu progredire, evolvendosi. Io credo
che questa analogia sia particolarmente efficace per
rappresentare la situazione del nostro tempo
poich, come afferm il grande antropologo
Bronislav Malinowski, Tutti i processi linguistici
derivano il loro potere unicamente dai processi
reali, che hanno luogo nei rapporti delluomo con
ci che lo circonda.
Guardando quelle due differenti progressioni
numeriche, possiamo osservare due differenti ritmi
di evoluzione, che hanno un referente correlato
nella realt. Ma cosa rappresentano specificamente
le due progressioni? Nello specifico, la
progressione geometrica (PG) rappresenta il ritmo
dellevoluzione che luomo ha compiuto e sta
compiendo nelle scienze tecniche e nelle scienze
della natura. Queste ultime, infatti, crescono a una
velocit straordinaria; negli ultimi anni i progressi
compiuti dalla tecnologia hanno dellincredibile. Al
contrario, la progressione aritmetica (PA)
rappresenta il ritmo di evoluzione che luomo ha
compiuto nelle scienze umane, sociali e
metafisiche.
8

Da un articolo pubblicato sulla Rivista dellIstituto


di Psicosintesi, Anno XVIII n. 1, Aprile 2001, Firenze.

La Trasformazione, Quaderno della Comunit di


Psicosintesi di Citt della Pieve, Numero 14, Catania,
Maggio 1994.

Vorrei adesso mostrare chiaramente che, sia per


Korzybski che per Assagioli, alla base di gran parte
dei problemi umani c proprio questa disparit e
disarmonia tra il progresso compiuto nel mondo
interiore e quello del mondo esteriore. Se
mettiamo a paragone le due progressioni, ci
rendiamo conto di due cose:
1. C una differenza sostanziale tra la prima e la
seconda progressione.
2. Pi si va avanti, pi la differenza aumenta in
modo considerevole.
Vediamo cosa affermava a riguardo Korzybski,
negli anni Venti:
[] la grande disparit tra il rapido progresso delle
scienze della natura e tecnologiche da un lato e il lento
progresso delle scienze metafisiche o cosiddette sociali
sull'altro, [] disturber cos tanto l'equilibrio degli
affari umani che periodicamente produrr quei
cataclismi sociali che noi chiamiamo insurrezioni,
rivoluzioni
e
guerre.

di certo una tesi molto importante, e cercher


di mostrare che certamente attuale. inoltre
decisamente significativo che Roberto Assagioli,
proprio nellIntroduzione di uno dei suoi libri
fondamentali, Latto di volont, scriveva qualcosa
che si poneva nella stessa direzione:
Come molti scrittori, tra cui Toynbee, hanno fatto
osservare, questo grande abisso tra i poteri esterni e
quelli interni delluomo una delle pi importanti e
profonde cause dei mali individuali e collettivi che
affliggono la nostra civilt e minacciano gravemente il
suo futuro. [] Il rimedio per questi mali, che consiste
nellaccorciare fino a colmarla lenorme distanza tra i
poteri interni e quelli esterni delluomo, stato cercato
e deve essere cercato in due direzioni: la
semplificazione della vita esteriore e lo sviluppo dei
poteri interiori.9 (corsivo aggiunto)

Sia per Korzybski che per Assagioli, dunque, per


invertire la pericolosa direzione che abbiamo
intrapreso collettivamente occorre accorciare la
distanza tra progressione esteriore ed interiore.
precisamente allinterno di questo contesto che
diventa fondamentale il discorso sulleducazione e
sulla formazione armonica e integrale, soprattutto
9

Assagioli, Roberto, Latto di volont, Astrolabio,


Roma 1977.

rivolta a quei giovani della mia generazione che si


sentono chiamati da unintuizione pi elevata,
ma che spesso non hanno le distinzioni per definire
e interpretare esperienze di questo tipo. in questo
contesto che cerco di sensibilizzare, da alcuni anni,
questi stessi ragazzi allapprofondimento dei saperi
sui potenziali umani. Se guardiamo alla storia
umana e soprattutto ai recenti sviluppi della
storia attuale vediamo che le previsioni di questi
due autori sono pi importanti, urgenti e vitali che
mai.
Voglio anche dire che il movimento
transpersonale attuale oggi fortemente orientato
in questo senso. Lo scorso Giugno (2015), ho avuto
il privilegio di partecipare come relatore
(presenter) al primo festival sul transpersonale,
organizzato dallIntegral Transpersonal Institute in
collaborazione con lEUROTAS (European
Transpersonal Association), intitolato Feeding The
Soul (Nutrire lAnima).
Nel mio intervento, intitolato LEvoluzione
possibile delluomo, ho appunto parlato di questo
tema e ho avuto la possibilit di confrontarmi con
alcuni
grandi
studiosi
del
movimento
transpersonale.
In
particolare
ho
avuto
lopportunit di intervistare Jim Garrison, che con
Ken Wilber, Stan Grof ed altri autori ha fondato
lUbiquity University un progetto educativo volto
allo sviluppo dei poteri interiori fortemente
orientato ai giovani. Durante lintervista il prof.
Garrison ha fatto riferimento ad Assagioli e alla
volont, e ha parlato della necessit di costruire un
nuovo futuro, basato su uneducazione integrale.
Assagioli ne ha parlato molto tempo fa,10 da
pioniere e precursore del campo, e oggi la
psicologia transpersonale parla apertamente di
psicologia della sopravvivenza umana: la
necessit di creare un corpus di conoscenze in
grado di ridurre fino a colmarla la distanza tra
le due progressioni che abbiamo esplorato insieme.
Cos luomo?
Questo tratto il profilo stesso del suo essere. Luomo
non sarebbe uomo, se non gli fosse concesso di parlare
10

Assagioli, Roberto, Educare luomo domani,


Istituto di Psicosintesi, Firenze 1988.

di dire: - ininterrottamente, per ogni motivo, in


riferimento ad ogni cosa, in forme varie, il pi delle
volte tacendo. In quanto il linguaggio concede questo,
l'essere dell'uomo poggia sul linguaggio. Gi all'inizio
noi siamo dunque nel linguaggio e con il linguaggio.
Martin Heidegger

In che modo praticamente e non teoricamente


possiamo cominciare a lavorare per colmare il
divario tra poteri interiori e poteri esteriori,
portando a regime il ritmo dellevoluzione
interiore? Lo sviluppo del reame interiore
delluomo le scienze umane di Korzybski e i
poteri interiori di Assagioli dal mio punto di
vista correlato alla risposta, pi o meno esplicita,
ad una particolare domanda: Che cos luomo?.
Solo rispondendo ad essa possiamo determinare la
natura delluomo e dunque la natura dei suoi
eventuali poteri, e dunque tracciare il sentiero
della linea evolutiva interiore. Qualcuno potrebbe
pensare che a questa domanda non si possa dare
risposta. Io vorrei rispondere che noi, volenti o
nolenti, abbiamo sempre gi una risposta. Si tratta
solo di rendere esplicita quella che gi abbiamo, e
quindi di trovarne una che possa servire lintento di
armonizzare ed integrare le due dimensioni
suaccennate. Dobbiamo ricordare che, come diceva
Korzybski, la mappa non il territorio che essa
rappresenta e che le parole, al massimo, possono
puntare il dito verso una realt.
La domanda che cos luomo una domanda
particolarmente importante: una domanda
ontologica, una domanda che indaga la natura del
nostro essere (piuttosto che portare lattenzione
sulla dimensione del fare o dellavere). La
risposta a questa domanda, inoltre, fornisce una
certa cosmologia un certo modo di interpretare
luomo e la sua relazione con il cosmo , in grado
di far emergere un nuovo reame di possibilit ad
essa correlata.
Vorrei qui ricordare che Abraham Maslow, il
padre della psicologia umanistica, la Terza Forza
della psicologia, negli ultimi anni della sua vita
mosse la sua ricerca nella stessa direzione. Egli
accusava la psicologia del suo tempo di essere
inadatta a formare esseri umani autorealizzati,
poich definendo la natura umana a partire dalla

mancanza (dal deficit, su cui focalizzano


lattenzione la gran parte dei modelli terapeutici)
essa non era tanto una reale psicologia delle
altezze, ma solo una psicopatologia del livello
medio.11 In uno dei miei scritti cerco proprio di
portare avanti questa tesi.12
In ogni caso, nel libro The Farther Reaches of
Human Nature, una importante raccolta dei suoi
articoli, Maslow tenta di portare ad un livello
ulteriore persino queste stesse affermazioni, e
ipotizza una onto-psicologia, basata su una
nuova definizione di essere umano. Allinterno dei
confini delineati da questo nuovo paradigma egli
preferisce usare lespressione piena umanit
piuttosto che salute psicologica e diminuzione
umana invece che nevrosi. Questo modo di
considerare la natura umana, sostiene lo
psicologo americano, non un semplice gioco di
parole: un totale ribaltamento di prospettiva e una
nuova presa di posizione sullessere delluomo.
Tutto ci estremamente importante allinterno
del discorso che stiamo prendendo in
considerazione. Infatti, come la psicologia
umanistica fu il naturale sviluppo di un particolare
modo di vedere lessere umano e, di
conseguenza, di una particolare definizione di ci
che umano cos anche la Psicosintesi e la
Semantica Generale sono gli sviluppi naturali di
una particolare risposta a questa domanda. Nella
Psicosintesi questa risposta contenuta nella stessa
visione sulluomo considerato come essere biopsico-spirituale; nella Semantica Generale risiede
nello stesso nome della disciplina: semantica.
Cercher di mostrare come queste due risposte
siano legate, cos come le cosmologie che
dischiudono. Nel libro The Manhood of Humanity
Korzybski si pose direttamente questa domanda:
Qual la definizione precisa, specifica e
scientifica di essere umano?. Egli credeva che la
risposta a questa domanda avrebbe consentito di
chiarire altre importantissime questioni: Qual la
sorgente delle azioni delluomo?, Qual la
11

Maslow, Abraham, Verso una psicologia


dellessere, Ubaldini, Roma 1971.
12
Ventola, Mauro, PNL Generativa, Bruno Editore,
Roma 2014.

radice strutturale dei suoi problemi?, Qual la


radice delle sue virt?, Dove risiede la follia?,
Dove risiede la sanit?, Cosa determina le
nostre
esperienze?,
Come
potremmo
cambiare?, Cosa necessario affinch luomo
cambi?. Nel rispondere alla domanda ontologica,
Korzybski si chiedeva, implicitamente: Qual la
differenza che fa la differenza tra la classe di vita
umana e le altre, come quella delle piante e degli
animali?.
La sua prima risposta fu che luomo una classe
di vita particolare: a differenza delle altre, non
deve ricominciare lapprendimento costantemente
da capo. Egli pu scoprire qualcosa, trasmetterlo e
creare cos un precedente, attraverso uneredit che
continua nel tempo. Luomo quindi caratterizzato
dal fatto che la sua essenza linterconnessione, ed
un essere legato al tempo (time-binding). Un
elefante deve ricominciare un apprendimento ogni
volta; luomo, invece, pu trasmettere ci che ha
appreso attraverso la cultura. A questa prima
osservazione contenuta in Manhood of Humanity
ne seguir una seconda, che Korzybski
svilupper nel suo testo Science and Sanity: luomo
pu trasmettere uneredit perch una classe
semantica della vita.13 La risposta di Korzybski
alla domanda che cos luomo? che egli
quellessere che attribuisce delle classi
semantiche a ci che sperimenta.
La consapevolezza della classe semantica che
associamo ad un evento e dunque il significato
che gli diamo determina la nostra reazione ad
esso, e dunque la nostra possibilit di vivere in
armonia con noi stessi, con gli altri e con il cosmo.
Quando invece siamo incoscienti delle classi
semantiche che diamo alle nostre esperienze,
viviamo identificati alla mente e siamo schiavi di
reazioni semantiche. Approfondir questo
principio centrale nella Semantica Generale
negli articoli successivi; per il momento mi
interessa introdurre lidea che essere coscienti del
significato che diamo agli eventi presuppone la
capacit di essere coscienti di noi stessi (cio, nei
termini di Assagioli, auto-coscienti).
13

Korzybski, Alfred, Selections from Science and


Sanity, Institute of General Semantics, Fort Worth
(Texas) 2010. (pag. 31)

E se mettiamo per un attimo tra parentesi quella


parte del lavoro di Assagioli pi esoterica e
transpersonale, proprio lauto-coscienza che ci
che caratterizza lessere delluomo in quanto tale, e
che lo differenzia dalle altre classi di vita. Negli
scritti principali di Assagioli, infatti, troviamo
esplicitamente la sua risposta alla domanda che
cos luomo?. Scrive Assagioli:
[] lauto-coscienza [] la percezione diretta di s, la
scoperta dell'io. In realt, questa esperienza implicita
nella coscienza umana. ci che la distingue da quella
degli animali, che sono coscienti ma non autocoscienti.
Gli animali sono coscienti: lo dimostrano chiaramente
con le loro reazioni emotive alle situazioni e i loro
rapporti effettivi con gli esseri umani. Gli esseri umani
vanno oltre la semplice percezione animale e sanno di
percepire.14 (corsivo aggiunto)
Lesperienza centrale, fondamentale dell'autocoscienza, la scoperta dell'io, implicita nella nostra
coscienza umana. [] ci che distingue la nostra
coscienza da quella degli animali, che sono coscienti
ma non autocoscienti. Ma in genere questa
autocoscienza in verit implicita piuttosto che
esplicita.15 (corsivo aggiunto)

Superficialmente potrebbe sembrare che luomo


come classe semantica della vita e luomo come
essere autocosciente siano due risposte strutturalmente diverse, ma non lo sono affatto: se
ricordiamo e riflettiamo con attenzione su quanto
affermato da R.M. Bucke, si tratta, ancora una
volta, di finestre che ci forniscono due
angolazioni diverse di uno stesso fenomeno
integrale: la specificit dellessere delluomo. Infatti, il presupposto che deve essere vero per poter
scegliere una certa classe semantica in cui inserire
un evento, lauto-coscienza; e, al tempo stesso, il
linguaggio pu esistere soltanto come sua
oggettivazione esterna. In altre parole, nel
linguaggio espresso il mistero della nostra
frammentazione, e al tempo stesso esso costituisce
una via importantissima per una possibile
integrazione. In effetti, il fatto stesso che tutti noi
parliamo con noi stessi presuppone che non
siamo uno, ma almeno due. E allora la nostra
stessa relazione con noi stessi strutturalmente
14

Assagioli, Roberto, Latto di volont, op. cit., pag.


16.
15
Assagioli, Roberto, Latto di volont, op. cit., pag.
156.

correlata (legata a livello profondo) al modo in cui


ci parliamo, al modo in cui decidiamo di usare il
linguaggio verso noi stessi e verso gli altri.
Ma chi decide? Di certo lIo autocosciente, colui
che pu compiere un reale atto di volont. E lIo
autocosciente parla a chi? Di certo allIo
fenomenico, colui del quale siamo consapevoli,
secondo la lucida descrizione di Assagioli.16
Per concludere questo primo articolo vorrei
quindi dire che proprio su questa risposta relativa
alla natura dellessere delluomo che Roberto
Assagioli prosegue Latto di volont affermando
che la volont non una capacit come le altre, ma
una funzione diretta dellIo, dellauto-coscienza.
Ed proprio sulla risposta alla stessa domanda che
Korzybski sostiene che occorre sviluppare
lingegneria umana: una tecnologia pratica in
grado di aiutarci a stabilire la giusta classe
semantica per levento sperimentato, tramite una
scelta consapevole. Ecco che una parte
fondamentale direi critica di quel percorso per
sviluppare quellevoluzione interiore, cos
lontana dal ritmo dellevoluzione esteriore,
emerge ora chiaramente.

16

Ammesso dunque un Principio unificatore, un


Centro attivo nella vita psichica, dobbiamo cercare di
determinarne, il pi possibile, la natura ed i poteri.
[] Ci di cui siamo consapevoli solo ci che si pu
chiamare Io Fenomenico, al quale si riferiscono tutti i
mutevoli stati di coscienza, pensieri, sentimenti ecc.
Ma questo Io fenomenico non che la manifestazione
dellIo reale, principio attivo permanente, vera
sostanza del nostro essere. (Assagioli, Roberto,
Psicosintesi: per larmonia della vita, Astrolabio,
Roma 1993, pag. 75)