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Cornelio Fabro

Opere Complete

a cura del Progetto Culturale Cornelio Fabro,
dellIstituto del Verbo Incarnato

promosse dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)
Direzione Centrale Roma

* * *

Volume 5

La fenomenologia della percezione

a cura di Christian Ferraro








Prima edizione: Vita e Pensiero, Milano 1941
Seconda edizione: Morcelliana, Brescia 1961



Prima edizione nella serie delle Opere Complete: 2006

2006 Editrice del Verbo Incarnato
P.zza San Pietro, 2 00037 Segni (RM)
info@edivi.com

Propriet intellettuale:
Provincia Italiana S. Cuore (PP. Stimmatini)

Prefazione


Le rivendicazioni che la Gestalttheorie ha proclamate in questa prima met del secolo, in ogni
mbito della conoscenza e della vita, sono o non sono giustificate?
A questa domanda, non ancora facile dare un bilancio definitivo. Uno psicologo neutrale
rispondeva alcuni anni fa: Francamente oggi nessuno lo sa. Forse lo si potr dire con maggiore confidenza
nel 1950. Il pronostico pi sicuro sarebbe probabilmente che la Gestalttheorie almeno in qualche parte ha
ragione e con maggior certezza che in qualche altra parte senzaltro errata: il compito della logica avvenire
quello di specificare questo inizio. Al quale il medesimo Autore fa seguire alcune osservazioni poco
edificanti sullattitudine di insofferenza per la critica da parte dei Gestaltisti, che riporto a titolo di oggettivit
e completezza.
C ragione fondata di credere, egli continua, che il configurazionismo abbia toccato il suo apice e
che la teoria dovr ora accontentarsi di consolidare le sue conquiste. I Gestaltisti convinti ridono di questo
giudizio e sono persuasi che essi hanno appena iniziato la loro marcia di conquista. Le ostilit che essi hanno
suscitate dappertutto non sono state causate soltanto da una familiare resistenza alle nuove vedute od alla
rapida realizzazione di particolari filosofie, ma stata intensificata dalla maniera aggressiva dei difensori.
Unaria di superiorit ed intolleranza nellesporre, unirremovibile convinzione nella giustezza della
posizione scelta ed una sottile persuasione che la mancanza di un accordo senza riserve indizio| di
testardaggine ed incompetenza, non sono i migliori espedienti per guadagnarsi seguaci od anche la stima
dellavversario specialmente quando si tenga presente la mancanza, da parte dei Gestaltisti, della sana
pratica dellautocritica. Essi troppo spesso hanno interpretato un attacco alle proprie idee come un assalto
diretto contro le proprie persone, mentre una regola elementare della ricerca scientifica di assolvere il
proprio compito senzalcun attaccamento a se stessi. I teorici della Gestalt si rivelano colpevoli proprio di
mancanza di comprensione (Einsicht, insight) nei difetti della propria dottrina come lo indica la loro ritrosia
a modificare anche gli aspetti pi secondari della teoria. Certamente non tutto lingegno e la saggezza del
mondo psicologico si sono posti dalla loro parte. In un lodevole sforzo di originalit, essi hanno accecato se
stessi per tutte le idee venute prima di loro e per tutti i fatti discordanti scoperti di poi, violando cos una
delle prime regole della ricerca esatta (Hartmann G. W., 300-301).
Ora il 1950 gi passato e si pu ammettere che la teoria della forma ha avuto un compito
decisivo nella storia della cultura: tutte le teorie della percezione della psicologia pi recente hanno le loro
radici, in qualche modo, nei problemi suscitati dalla Gestalttheorie. vero che in questi ultimi due decenni lo
studio si orientato verso princpi di sintesi pi conformi alloriginalit dellessere umano: ma tali princpi
non intendono escludere i problemi della psicologia della forma, se non per quel tanto chessa conteneva di
gratuito e di unilaterale, confermando che i processi dello spirito attuano, ad ogni piano oggettuale, un
principio di unit ch al fondo lunit stessa dellessere della coscienza.
La nostra precedente esposizione
1
stata qui aggiornata sia per la bibliografia come per il contenuto nei
punti essenziali, senzalterare il piano originario dellopera.

LAutore

Roma, gennaio 1961


1
La Fenomenologia della percezione, Vita e Pensiero, Milano, 1941.
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Gelb Ad. Goldstein K., Zur Psychologie des optischen Wahrnehmungs- und Erkennungsvorganges
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pubblicato separatamente).
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E) Principles of Gestalt Psychology, London, 1936;
F) Some problems of space perception, in: Psychologies of 193

Avvertenze

A) La bibliografia comprende soltanto i lavori citati nel testo. Nella sua compilazione mi sono attenuto agli
Autori pi rappresentativi ed alle monografie che abbiano maggiormente contribuito a mettere in vista gli
scopi dindole teoretica della fenomenologia sperimentale contemporanea. Il lettore che volesse orientarsi
per proprio conto nello studio dei problemi nuovi, sar opportuno che si rivolga prima a qualche buona
esposizione sintetica, poich si tratta di afferrare una mentalit nuova ed originale, bench, almeno a mio
parere, essa sia pi vicina alla vita vissuta delle mentalit pi tradizionali e correnti. La lettura delle
monografie originali, una volta cos preparata, dar gli elementi definitivi per unesatta misura e valutazione
delle idee e delle concezioni a cui si vuol arrivare, frenando lentusiasmo degli ingenui e mettendo in guardia
contro lingiustizia di una condanna unilaterale a favore di un ritorno incondizionato alla cosiddetta
psicologia tradizionale.
l. di fondamentale importanza, per una presa di contatto con i motivi della nuova fenomenologia
sperimentale, il saggio di Cr. v. Ehrenfels intorno alle qualit di forma e per questo esso stato riassunto
con una certa abbondanza. Una rassegna completa, fino al 1911, delle varie direzioni della prima Scuola
della Gestalt quella di Adhmar Gelb (A, 1-58); essa si conchiude con una critica particolareggiata ed
acuta alleccessivo razionalismo della Scuola di Graz. Notevole per chiarezza e precisione la rassegna
sintetica di K. Bhler nella Introduzione alla sua opera intorno alla percezione delle forme; in essa la
Bibliografia portata fino al 1913 e si tien conto delle repliche mosse, da parte tanto del Meinong come dei
suoi discepoli, alle critiche del Gelb (Cfr.: pag. 6 e segg.; spec. 10-19), ove si nota la tendenza a ridurre di
molto le opposizioni che erano sorte nei circoli Brentanisti e della Scuola del Meinong per spiegare la genesi
della qualit di forma ( 2, pagg. 12-13, e si afferma: Gestaltqualitten bestehen nichts, wo nicht auch
Verhltnisse und Beziehungen bestehen). Il B. accetta sostanzialmente la recente (1912) confutazione fatta
dal Wertheimer, il fondatore della nuova scuola della Forma, alla teoria dellassociazione. Ammette egli
che per alcuni casi lapprensione delle Gestalten condizionata dallesperienza di relazioni; ritiene per
che per la maggior parte dei casi le Gestalten sono autonome e immediate (pag. 14). Il B. parla ormai di
Gestalteindrcken, le quali portano lo stesso carattere di oggettivit come le sensazioni, e riduce a tre i
princpi per lapprensione delle Gestalten: stimoli propr di forme (le Gestalteindrcken), le relazioni ed
i momenti che appartengono ai complessi e non alle parti. Buone informazioni si hanno in molti Manuali di
Psicologia (p. es., nella Psychologie di A. Hfler,| la cui seconda ed. contiene un Excursus speciale di
Othmar Sterzinger, intorno alle idee della Scuola di Meinong, pagg. 632-636) e nelle Storie della Psicologia
pi recenti, fra le quali emerge per chiarezza di esposizione e diligenza nellinformazione bibliografica e
biografica quella di E. G. Boring (A, 1929).
2. La seconda Scuola della Forma o Gestalttheorie sorta dalle esperienze del Wertheimer nel 1911
intorno al movimento apparente, o meglio dal tentativo che egli intese, nella sua monografia del 1912, di
dare al complesso dei fatti gi noti sullargomento ed alle nuove esperienze una spiegazione unitaria e
solidale di una teoria generale della percezione. La nuova Scuola part subito per lattuazione di un piano
completo di ricerche nei campi pi var della psicologia: segnarono una importante tappa le ricerche del
Khler sopra gli Antropoidi che portarono al nuovo concetto di Einsicht, ed il volume del medesimo che
sviluppava analiticamente il principio delle forme fisiche. Oltre le monografie tecniche, presto si ebbero
numerosi saggi divulgativi sia da parte di estranei, come da parte dei Gestaltisti stessi, specialmente il Koffka
ed il Khler: possono considerarsi delle sintesi definitive i Psychologische Probleme (1933) ed i Principles of
Gestalt Psychology del Koffka (1936). Lesposizione del Koffka, ultima in ordine di tempo, anche la pi
completa perch assale i problemi della vita dello spirito, per la prima volta, in tutta la loro estensione fino
alla memoria, al pensiero, allazione, alla vita sociale... con una documentazione pressoch completa ed una
logica implacabile; troppo, anzi, e di fatti la sua esposizione non riesce sempre convincente anche se resta
finora il mezzo dinformazione pi acuto per le finalit della Scuola, e pi sintomatico per le sue
caratteristiche. Queste due opere potrebbero bastare da sole, se il lettore sufficientemente preparato alla
discussione ed allanalisi psicologica. Per quanti non hanno la possibilit di vivere in qualche grande centro
di cultura e non possono avere un contatto diretto con le monografie gestaltiste sparse in Collezioni e Riviste,
per noi straniere e molto rare, vivamente da raccomandare: W. D. Ellis, A Source Book of Gestalt
Psychology (1938). Si tratta di una eccellente versione spesso integrale, in lingua inglese, delle pi
importanti monografie dottrinali e tecniche dovute alla triade Wertheimer-Khler-Koffka ed ai loro migliori
allievi, nei var campi della psicologia. Luso di questopera ha inoltre il vantaggio di presentare a lato la
paginazione delle monografie originali, e di riportare dagli originali le illustrazioni ed i diagrammi necessar
alla comprensione del testo. Inoltre, per maggiore garanzia, essa stata revisionata dal Koffka che vi ha
anche apposto una garbata prefazione.
Buone presentazioni dinsieme della Teoria, da parte di psicologi neutrali non mancano. Quella di R.
Matthaei (1929), molto simpatizzante, riassume la complessa materia in 13 lucide proposizioni nelle| quali la
Gestalt viene determinata prima negativamente (1-3: G. ist nicht Summe,... Beziehung,...
Zusatzerscheinung), poi positivamente (4-8: Gn. sind mehrheitliche, gegliederte Ganze, G. ist vor der Teilen,
ecc.) ed infine secondo le sue leggi (9-13). Pi ampia e parimenti simpatizzante quella del Guillaume
(1937), la quale si sforza di mostrare lo sviluppo delle dottrine in funzione dei princpi iniziali (comincia
infatti con il principio delle forme fisiche). Impar-ziale, ed anche pi completa la sintesi di G. W.
Hartmann (1935), che abbraccia tutti i problemi, atteggiamenti e direzioni della Nuova Psicologia, con
copiose informazioni bibliografiche e biografiche, ed fornita di un dizionario assai utile dei termini
gestaltisti pi tecnici. Vi sono molte presentazioni di minor mole, tra le quali da ricordare il rapporto di F.
Sander (1928) al Congresso di Psicologia tenuto a Bonn nel 1927.
Una bibliografia completa intorno al movimento gestaltista non ancora stata raccolta, e si trova sparsa un
po dappertutto nelle varie Riviste ed esposizioni dinsieme: quella di H. Helson (1925-1926) comprende 236
numeri; quella del Sander (1928), 534; quella di R. Matthaei (1929), ben 627 opportunamente divisi.
I numeri pi importanti dal 1929 al 1936 si trovano nella Bibliografia complessiva del Koffka (1936,
pagg. 688-720). In genere, anche per la Gestalttheorie come per gli altri movimenti psicologici, ci si pu
rivolgere, a partire dal 1927, ai riassunti ed annunzi pubblicati nel Psychological Abstracts.
Organo ufficiale della Scuola del Wertheimer stata la Psycologische For-schung edita dallo
Springer di Berlino, sotto la redazione di Koffka, Khler, Wertheimer, Goldstein, Gruhle. Iniziata nel 1921,
la sua pubblicazione veniva sospesa con il XXII volume nellanno 1937-1938, quando, per via della
emigrazione dal Reich dellelemento ebraico, non fu pi possibile curarne la compilazione. Essa ha ospitato,
in prima pubblicazione, la maggior parte delle monografie originali dei Maestri e degli Allievi e faceva larga
parte alle polemiche, alle rassegne critiche ed alla bibliografia. La scuola di F. Krueger ha una propria
rivista, i Neue Psycho-logische Studien, iniziata nel 1926 come collezione di Monografie singole. Siccome
questa Scuola distingue fra Struktur e Gestalt e non accetta il principio delle forme fisiche, ho creduto
bene di metterla fra le Psicologie estragestaltiste, diversamente dal Matthaei e da altri interpreti. La Scuola
di Milano ha la propria serie di Contributi, iniziatasi nel 1925, nei quali fatta larga parte ai problemi della
percezione e della forma. Ha dato unesposizione delle idee informatrici e delle esperienze di P. Gemelli e
dei suoi collaboratori, il Manoil (84-182), integrata da una rispettiva bibliografia (pagine 455-466).
3. Per la forma delle citazioni mi sono avvicinato a quella del Nouveau Trait del Dumas. Al nome
dellAutore fatto seguire| immediatamente il numero della pagina: lindicazione pag., conservata
soltanto quando la successione immediata dei due numeri, senza alcuna specificazione (paragrafo e pagina,
p. es.), potrebbe generare confusione. Quando un Autore ha nella Bibliografia pi di una opera, le singole
opere vi sono contraddistinte da una lettera dellalfabeto maiuscola, la quale tiene le veci del titolo dellopera
nelle citazioni ed premessa al numero indicante la pagina.

* * *

B) Alcune chiarificazioni circa i limiti e gli scopi della presente esposizione.
1 Lesposizione delle teorie psicologiche e delle esperienze tipiche non , nella mia intenzione, fine a se
stessa, ma ha da preparare il lettore ad una posizione dei problemi della conoscenza che verr fatta in altra
opera dimminente pubblicazione. A mio avviso le due opere si hanno da completare a vicenda e certamente
la seconda perder molta forza nelle sue istanze speculative se lasciata a s; come anche la prima apparir
troppo complessa ed ardua se si vuol prescindere dalle finalit che mi sono proposto di realizzare nella
seconda. Nella mia prima intenzione, le due opere dovevano formare due volumi di ununica opera; sono
stati in seguito separati nellintento di curare maggiormente la presentazione dei due distinti momenti della
ricerca, i quali sotto molti aspetti possono rimanere ciascuno a s distinto ed anche sufficiente dal punto di
vista, analitico o sintetico, che lo ispira.
2. I Gestaltisti, come dir, hanno una pretesa probabilmente esagerata della originalit delle proprie idee. E.
G. Boring nel 1930 osservava al Wertheimer, intento a demolire la bundle hypothesis a cui si ridurrebbe
tutta la psicologia estragestaltista, di dubitare molto della fondatezza di questaccusa, la quale si applica
rigorosamente soltanto alla Analysis of the Human Mind di James Mill padre di John Stuart. A suo parere la
Gestalttheorie, pi che rivoluzionare la psicologia e rinnegare tutto il passato, ha raccolto brillantemente il
frutto di 70 anni di ricerche di laboratorio. Il B. concludeva: Yet I have this impression, and in stating it I
epitomize my keen admiration for Gestalt psychology, an admiration which is founded upon my belief that
Gestalt psychology is not what it claims to be... The virtue of Gestalt psychology is that it is simply
psychology and as old as experimental psychology. (E. G. Boring, Psychology for Eclectics in:
Psychologies of 1930, Worcester Mass., 1930, 127 n., e 123-124). Lo stesso A. vede la condizione
fondamentale di un progresso della psicologia nel liberarsi dai preconcetti filosofici che finora lhanno
dominata: cos il concetto di fenomeno deve significare soltanto i data della esperienza immediata;
quello di esperienza deve limitarsi allesperienza individuale;| quello di coscienza devessere liberato
dallarbitrario significato di oggettivit immanente (idealista); quello di introspezione deve essere
svestito dal significato tradizionale di analisi in elementi belle fissati una volta per sempre. Ma come si
arriver a questo? Il B. risponde: rigettando il dualismo cartesiano di anima e corpo che ha dominato la
psicologia negli ultimi tre secoli, e ci senzalcun diritto (Ibid., 119).
Questa franca persuasione del B., da me conosciuta molto tardi, ha dominato prima questa ricerca e
poi la composizione stessa dei due lavori. La psicologia moderna, soprattutto nelle sue direzioni pi attuali
(la qualit di forma, la Totalit e la Gestalt), si risolve in una critica del razionalismo cartesiano, pi e
prima che del principio di associazione. Perci non chi non veda come la fenomenologia contemporanea
possa avanzare delle sostanziali riserve allo sviluppo del pensiero europeo negli ultimi tre secoli. Assieme a
molti storici e psicologi, anchio ritengo che la fenomenologia sperimentale contemporanea si avvia od
almeno si avvicina, a volte a sua insaputa, verso la concezione aristotelica della vita e della conoscenza; il
secondo saggio, prevalentemente teoretico, vorrebbe dare agli indiz sparsi unelaborazione coerente e
continua.
In tutto il mio lavoro, di esposizione e di ricostruzione, ho creduto bene di attenermi ai problemi
della conoscenza ed a qualche accenno sostanziale a quelli della condotta: su ci mia persuasione che la
Nuova Psicologia ha realizzato dei progressi innegabili che non permesso pi dignorare. Il Monzel, fra i
cattolici, ha recentemente applicato il concetto di Struktur gestaltista alla nozione di Societ (Kap. 5, 1-
4). Diversamente dal Khler, che mostrava qualche incertezza (C, 260 n.), egli trova evidente il concetto di
Gestalt nelle manifestazioni sociali: il senso di un giudizio, lo stile di un discorso, lo spirito di unepoca...
Il M. sispira (146) al Dilthey: Die Beziehung von Zweck, Struktur und Funktion, die mit dem
naturwissenschaftlichen Organismusgedanken gegeben ist, ist im Reich der Biologie nur hypothetisch
eingefhrtes Hilfmittel, in der geschichtlich- gesellschaftlichen Wirklichkeit aber erfahrbare Tatsache
(Dilthey, W., Einleitung in d. Geisteswissenschaften, 71).
Il tentativo per mi pare ancora prematuro e, comunque, si tratta di applicazioni da cui ho voluto
espressamente prescindere. Losservazione vale, bench in misura minore, per quei campi psicologici, non
ancora esplorati od appena toccati dai gestaltisti, come p. es., la parapsicologia (cfr.: Glck), rispetto ai quali
lattitudine pi sensata ancora quella di una prudente attesa.
3. In questo secondo dopoguerra la psicologia della percezione ha subito complesse e profonde
trasformazioni di metodi e princip, allargandosi a tutte le branche del comportamento umano. Dalla
psicologia| delle scuole tedesche, turbate dalla II guerra mondiale e dalle sue immediate conseguenze, le
ricerche si sono enormemente sviluppate nel mondo anglosassone ed in particolare negli Stati Uniti
dAmerica. Come presentazione dinsieme si possono segnalare: Bruner, J. S. e D. Krech, Perception and
personality: a symposium, Duke U. P., Durham 1950. Blake R. R. e G. V. Ramsey, Perception, An approach
to personality, Ronald, N. York, 1951. W. Ehrenstein, Probleme der ganzheitspsych. Wahrnehmungslehre3,
Leipzig, 1954. Allport, F. H., Theories of perception and concept of structure, A review and critical Analysis
with an introduction to a dynamic - structural theory of behavior, J. Wiley & Sons, London-N. York, 1955.
Hamlyn, D. W., The psychology of perception, A philosophical examination of Gestalt Theory and
derivative theories of Perception, The Humanities Press, N. York, 1957. Il vol. di Allport per la sua ampiezza
di analisi e quello di Hamlyn per il suo vigore sintetico e critico sono, a nostro modesto avviso, le guide pi
indicate per orientarsi nella selva oscura delle pi recenti critiche ed esperienze. LEhrenstein
indispensabile per lapprofondimento dei concetti e per lacume nella discussione delle esperienze.|

Introduzione
Sommario. Il fatto immediato della percezione. Il contenuto della percezione. Lunificazione percettiva
e la situazione psichica. Piani oggettuali e gradi funzionali. Psicologismo, logicismo e dualismo
gnoseologico. La posizione realista. Gnoseologia formale e gnoseologia materiale o fenomenologia.
Kantismo e Fenomenologia: il pensiero silenzioso di W. Dilthey e la dualit di presentazione e
funzioni di C. Stumpf. Rapporti fra la fenomenologia e la gnoseologia: divisione dellargomento.


I
1. Il fatto immediato della percezione
Una fondazione teoretica del valore della conoscenza non pu essere data che per un esame che lo
spirito opera dentro di s sopra gli atti, i contenuti e le forme di conoscenza che egli produce e di cui anche
vive. Fra le forme complete del conoscere simpongono subito la percezione ed il giudizio: nelluna si fanno
presenti gli oggetti concreti della vita vissuta per una presenza di fatto: nellaltra gli oggetti ed i loro valori
rendono esplicita la propria presenza per il riferimento, che in essa opera lintelletto, ai contenuti e princip
assoluti dellessere.
La fondazione critica ha da cominciare dalla percezione o dal giudizio? certo anzitutto che una
fondazione completa ha da abbracciarli ambedue, perch ciascuna delle due funzioni ha il suo
fondamento, quasi la sua proiezione gnoseologica, nellaltra e luna insufficiente senza dellaltra. Quanto al
cominciare, molti inclinano a far precedere alla percezione lanalisi critica del giudizio, che certamente viene
prima per importanza. Ma siccome tale analisi stata fatta oramai| molte volte e spesso ha finito per
sopprimere la prima, ho creduto bene di procedere in senso inverso, che il pi naturale, perch la realt
prima vissuta che classificata ed i contenuti concreti hanno immanenti, sia pur rozzamente, anche gli astratti,
mentre non pu esser vero il contrario.
Il punto di partenza sia quindi il fatto della percezione. Io sto alla finestra, e vedo una casa, degli
alberi, il cielo. Teoreticamente io potrei provarmi a contare e dire che vi sono davanti a me 327 luminosit e
toni di colore. Ma ho io veramente davanti a me 327 luminosit e toni di colore? Niente affatto: io ho davanti
a me il cielo, la casa, lalbero e nessuno pu riuscire ad avere queste 327 luminosit davanti a s. Ed anche
quando fosse possibile un calcolo cos buffo ed implicasse 120 luminosit per la casa, per gli alberi 90, per il
cielo 117, io avrei almeno questa combinazione e divisione del tutto, e non laltra 127 + 100 + 100, oppure
questaltra 150 + 177. La divisione concreta del paesaggio, che io vedo, non determinata da un modo
arbitrario di organizzazione che dipende dal mio puro capriccio: al contrario io vedo una combinazione e
divisione che data davanti a me....
Oppure ascolto una melodia. E consta, supponiamo, di 17 note, con il suo accompagnamento di 32
note. Quello che io sento la melodia con laccompagnamento, e non semplicemente 49 note, e meno ancora
20 + 29. E questo si verifica anche quando gli stimoli non sono continui. Io percepisco chiaramente la
melodia ed il suo accompagnamento anche quando le note siano suonate da un vecchio orologio a suoneria,
allora che ogni nota separata da tutte le altre
1
. La descrizione di Max Wertheimer, il caposcuola della
teoria| della forma (Gestalttheorie), che ha rinnovato radicalmente i metodi dellanalisi fenomenale, in
opposizione alla psicologia tradizionale.
Vicina alla descrizione del Wertheimer negli intenti e perfino nei termini, la descrizione di Th.
Reid, il fondatore della Scuola del common sense a cui si deve il primo tentativo di reazione contro la
dissoluzione degli oggetti desperienza, che aveva fatta la scepsi humiana. Io percepisco, dice il Reid, un
albero che cresce davanti alla mia finestra; qui c un oggetto che percepito, ed un atto della mente dal
quale esso percepito... Loggetto (lalbero) risulta di un tronco, di rami e di foglie, ma latto della mia
mente dal quale esso percepito non ha n tronco, n rami, n foglie. (In questatto) io non vi trovo cosa
alcuna che assomigli (fisicamente) ad esso (oggetto), non pi di quanto vi pu assomigliare un ricordo
dellalbero, o limmaginazione del medesimo
2
. Questa descrizione tende a rilevare il modo originale di
essere che loggetto assume nel conoscente; c qui il riconoscimento, gnoseologicamente importantissimo,
del contributo essenziale che il soggetto porta allatto del conoscere. Esso accentuato, in rapporto a tutto il
problema generale delloggettivit, perfino in una descrizione di un idealista contemporaneo, nella quale
interessante il rilevare come la presentazione dei fatti possa essere soverchiata dalle preoccupazioni
sistematiche.
Affacciandosi alla finestra, un uomo si vede innanzi la casa dirimpetto, e dice, senza nemmeno
sospettare desprimere unopinione discutibile: vedo la casa dirimpetto: la casa in cui abitano altre persone,
in cui egli stesso entr pi volte per visitare un amico, ecc.; la casa reale. Questo carattere costituente
loggettivit cos dominante nella visione, che ciascuno, inclinato quasi a metterne in seconda linea un
altro, pure notissimo e importante: che la casa veduta da lui. A riconoscer questo luomo volgare non pensa
che in certe occasioni; a chi, per es., mettesse in dubbio lesattezza di certi particolari, risponderebbe: pure li
ho visti io stesso co miei occhi,| come pure a chi davanti alla casa negasse qualche particolarit, non
mancherebbe dopporre: non vedi?, parola da cui risulta che la coscienza di vedere ognuno lha, e ognuno la
suppone in ogni altro. Ebbene, tra questi due caratteri della visione c una opposizione...: che il mio vedere
sia laver io una sensazione, che appartiene soltanto a me, soltanto in certe condizioni, indiscutibile. Cos
essendo, la mia coscienza essendo cio occupata per intero in un fatto psichico mio, come si pu dire che io
vedo la casa reale, cio che me ne accorgo e ne ho coscienza? La casa e limmagine non sono uguali, n
simili, soltanto vi , tra luna e laltra, una relazione di corrispondenza, per cui limmagine ci serve a dirigere
le nostre azioni rispetto alla casa. Il che si esprime dicendo: il fatto psichico di cui siamo consapevoli
limmagine della casa
3
.
Gli Scolastici ed i Tomisti sono portati ad accentuare la priorit critica del giudizio, e dalla
riflessione sul suo funzionamento pensano di poter riuscire ad una giustificazione del contenuto della
conoscenza in generale: essi rischiano di scambiare cos il problema del valore con quello del contenuto, ed
alle volte fanno sospettare se forse non aderiscano inconsciamente a qualche forma di sintetismo assoluto,
empirista o razionalista. Le produit synthtique du jugement, secondo il P. Marchal, constitue la vritable
donne immdiate et le point de dpart naturel de la rflexion critique... Toutefois, au sein mme de lobjet
total, que le jugement prsente la conscience, notre regard intrieur discerne des aspects partiels,
secondaires, quil en isole par une sorte dabstraction. Grce cette analyse, mergent, devant notre pense
rflchie, des units objectives plus lmentaires, correspondant au simple concept, et dans un plan infrieur,
la pure sensation... Notre exprience psychologique ne connat, ltat pur, ni simple apprhension, ni
sensation: toujours la sensation saperoit travers un concept, et le concept travers un jugement. Le
jugement, voil le vritable centre dobservation de notre psychologie humaine, comme il est aussi la donne
centrale de notre critique humaine de la| connaissance
4
. Che il giudizio sia il centro di osservazione per una
critica della conoscenza umana, passi; che lo sia anche della analisi fenomenologica, non lo credo e mi pare
anzi pericoloso. Il giudizio pone un doppio problema ed una doppia esigenza doggettivit, secondo che si
tratta del suo contenuto o del suo valore. Il problema del valore pu essere fondato del tutto a priori senza
riguardo alle presentazioni fenomenali delloggetto? La risposta, appunto per una conoscenza umana, non
chiara e non deve essere esclusiva. Lo di meno la risposta al secondo problema, quello della fondazione
del contenuto. Il giudizio assolve la sua funzione nellatto categorematico: suppone perci il contenuto, non
soltanto dei termini, ma delloggetto stesso rispetto al quale il giudizio afferma (o nega) lidentit dei termini
e dei rispettivi contenuti. A questo modo, allora, vero piuttosto il contrario: il giudizio che si riduce ad
una forma di astrazione in quanto coglie nella ricchezza di un oggetto, presente nellapprensione percettiva,
un particolare aspetto: come quando dico che Pietro un uomo astraggo, e devo astrarre, se sia musico,
padre, figlio...; similmente quando dico vedo una casa... astraggo| dal cielo e dagli alberi, tanto vero
che per tenerli presenti nel giudizio, ho bisogno di una triplice affermazione: io vedo la casa, gli alberi, il
cielo...
5
.
Pertanto il vero punto di partenza di una psicologia, ed almeno fino ad un certo punto anche di una
critica della conoscenza, quella forma di tutto inizialmente dato alla coscienza nel quale lintelletto possa
trovare presenti od in qualche modo adombrati i contenuti ed anche le forme stesse di connessione che
saranno poi affermate nel giudizio. In altre parole, il giudizio bens una sintesi, ma una sintesi che suppone
unanalisi ed una segregazione delloggetto nelle sue parti e nei suoi aspetti, di cui uno, nellaffermazione del
giudizio, viene restituito alloggetto; ed in quanto il giudizio una sintesi esplicita (in actu signato) di una
sintesi implicita (in actu exercito) che esso il portatore della verit (o della falsit). Dove si trova questa
sintesi implicita? Non certamente nelle idee singole dei termini del giudizio, prese ciascuna per s, come
vuole il razionalismo, il quale deve procedere necessariamente su questa affermazione fino allapriorit ed
alla costruttivit delloggetto di conoscenza. Le cose, almeno per i giudiz pi fondamentali nellordine reale,
stanno piuttosto in senso inverso
6
: dato originariamente un contenuto globale| di ordine percettivo, non
puramente amorfo, n completamente organizzato, ma delineato pi o meno vagamente. In seno ad esso e da
esso si dipartono le due direzioni dellassimilazione conoscitiva, la esperienza sensibile e lintelligenza,
procedenti non in linea retta o puramente parallela, ma secondo rapporti di convergenza e di mutua
complementarit che dir si vogliano. Questo accenno potr riuscire oscuro ed infatti al suo sviluppo che
dedicato il maggior sforzo di tutto il lavoro: perci bisogna un po pazientare prima di accettarlo o di
respingerlo. Intanto osservo che la posizione del problema, quale potrebbe risultare in alcune forme della
Scolastica ed anche dalle stesse espressioni surriportate, tradisce un concetto dellesperienza sensibile che
non si pu pi difendere. La sensation pure, di cui parla il P. Marchal, veramente un prodotto di
riflessione quanto mai difficile a realizzare ed essa non pu fornire alcun punto di partenza n per una
riflessione psicologica, come neppure per una riflessione critica: questo ormai un punto pacifico
7
. Il
problema essenziale| resta quello di stabilire su quali contenuti si esercita la riflessione in questione. Se su
quelli puri del giudizio come tale, allora viene da chiedersi donde essi siano venuti al giudizio, assieme alle
connessioni che vi si predicano, e ci doppiamente: vale a dire, se sulle idee prese singolarmente, o prese
nella loro congiunzione. Sulle idee prese singolarmente? Allora il giudizio perfettamente inutile e
tautologico. Nella loro congiunzione? Va bene, ma questa stessa congiunzione su quale fondamento viene
affermata? Si dir: su quello dei primi princpi. Anche su questo si pu convenire, ma questi stessi princpi
altro non fanno che sanzionare nellordine dei valori ci che altrimenti consta nellordine dei fatti e della
presentazione immediata degli oggetti: cio nei contenuti della percezione immediata.
Il principio che si vuol avanzare avr nel seguito della trattazione schiarimenti e precisazioni che
spero dissiperanno i dubb e le riserve che la prima enunciazione, necessariamente drastica ed esclusiva,
potr suscitare. Comunque, il suo intento unicamente quello di dare allintelligenza un valido fondamento
per il suo oggetto nellambito della vita umana.
2. Il contenuto della percezione
Io vedo la casa dirimpetto: scrutiamo un po questa proposizione assai semplice che nella forma
grammaticale lascia trasparire un significato immediato.
Si hanno anzitutto due posizioni concrete: il soggetto (Io), e loggetto (la casa); due posizioni che
non sono pi disparate, ma correlate per la relazione onde il soggetto chi conosce e loggetto ci che
conosciuto, e per la quale c quella relazione di corrispondenza affermata dal Varisco. Tutto questo suppone
che tanto il soggetto come loggetto in un certo istante passano realmente o almeno logicamente dalla
posizione assoluta a quella relativa, cos che il soggetto conoscente diventa si porta verso loggetto
conosciuto; e loggetto conosciuto viene a far parte delle attuazioni del soggetto, portandosi, a sua volta,
verso, anzi dentro il soggetto. Il problema della conoscenza del concreto esige che siano messe| in evidenza
le condizioni che rendono possibile questa mutua convergenza delloggetto e del soggetto.
Una prima forse la pi spontanea spiegazione quella che potrebbe richiamarsi allattenzione: io vedo la
casa, lalbero, stando alla finestra; vedo dei libri, una penna sul tavolo da studio; vedo unautomobile nella
via, perch ci bado, ci presto attenzione. Molti psicologi hanno trovato questa una spiegazione consistente.
Ad essa per si pu rivolgere ed stata rivolta una difficolt radicale, quella dignorare il problema
delloggetto: essa non spiega loggetto nel suo contenuto e tanto meno nel rapporto che ha verso il soggetto;
e del soggetto, nel rapporto che ha verso loggetto, mette in rilievo solo uno dei fattori il pi appariscente,
non certamente quello costitutivo che fanno il soggetto presente alloggetto. Essa spiega se poi spiega
pi il fatto contingente come fra molti oggetti, presenti fisicamente, uno si faccia presente psichicamente e
non un altro, che non il fatto, ben pi importante e generale, del come il soggetto possa ad un certo momento
aprire le proprie capacit assimilative verso loggetto, come tale. Lasciamo quindi da parte questa
spiegazione, e per appianare un po le difficolt cerchiamo di renderci conto pi da vicino delle
caratteristiche del fatto percettivo.
Io vedo un albero...; lalbero un tale e tale oggetto il quale consta di un tronco, di rami, di foglie
e, se la stagione lo comporta, di fiori e di frutti. Questa complessit invece di nuocere, rafforza la mia
persuasione che ho di apprendere, hic et nunc, un oggetto ben determinato: lalbero. Diciamo pertanto che la
percezione lapprensione di un oggetto unificato.
Lalbero consta di tronco, rami, foglie... Lalbero, come oggetto di percezione, ha una propria configurazione
pi o meno simmetrica, ma caratteristica nella sua specie ed una propria configurazione particolare lhanno
pure il tronco, i rami, le foglie, ed per questa configurazione che io mi rendo conto di trovarmi dinanzi ad
un albero ed a ciascuna delle sue parti. La percezione pertanto lapprensione di un complesso configurato.
Configurazione ed unit sono forse una cosa sola:| per intanto esse appaiono due distinti momenti
fenomenali.
Ma io non potrei percepire la configurazione dellalbero e delle sue parti se non vedessi le parti
dellalbero cariche di un determinato tono di colore: chiaro, oscuro e le diverse variazioni cromatiche, perch
locchio non vede che colori. La percezione quindi lapprensione di un oggetto qualificato.
Lalbero che vedo, stando alla finestra, un dato oggetto nel campo dellesperienza; ha una certa
configurazione, che si fa presente con certi toni di colore. Si tratta per di sapere perch lalbero un
albero, cio quelloggetto determinato, che diverso da una pietra, dallarcobaleno, da un cane..., e da
quantaltri oggetti si possono presentare nellesperienza. Il fermarsi ai colori od anche alla configurazione
non pare sufficiente, od almeno questo non pu esser un criterio da applicare in modo assoluto. Poich
lalbero, che io vedo, pu cangiar di colore; pu perdere foglie, fiori e frutta; pu esser privato in parte ed
anche in tutto, dei suoi rami; pu, perfino, esser mutilato nel tronco... ed io posso dire di vedere ancora un
albero, che certamente un albero malconcio, ma che sempre un albero. E malgrado questa sua estrema
riduzione e povert, esso ha pi valore delle mie pi ricche imaginazioni poich, al sopravvenire della
primavera, esso pu riprendere la sua vegetazione, buttare nuovi germogli, rifare i suoi rami ed affermarsi
ancora nello spazio e nel tempo, tenere un posto nella realt come una volta. Pertanto lalbero che io vedo
una sostanza reale, cio nettamente differenziata nel mondo degli oggetti. Ed una sostanza realmente
esistente; non un albero dipinto o veduto in sogno; gli alberi dipinti o veduti in sogno non buttano germogli
a primavera, n fanno fiori o frutti; o, se li portano dipinti e sognati sintende sono germogli che non
avanzano, e fiori che non odorano n maturano, frutti che non saziano.
Loggetto quindi della percezione non tanto una qualit, bench non sia dato senza un corteggio di
qualit; non neppure la configurazione, bench anche questa sia indispensabile al suo apparire. Esso
piuttosto il concreto in una certa sua completezza caratteristica che va intesa sotto due aspetti.| Uno, pi
interiore, che fa capo alla struttura propria delloggetto, come tale oggetto; e questa struttura, se, in un primo
momento, rivelata dai toni di colore e dalla configurazione esteriore, in un secondo momento compresa
esser anteriore ad essi ed anzi la ragione dei medesimi, cos nel loro essere come nel loro variare. Un altro,
pi esteriore, che lesercizio attuale dellesistenza
8
che compete alloggetto della percezione e che non
compete o almeno non sappiamo immediatamente se compete agli oggetti delle altre forme del
conoscere, siano esse inferiori o superiori. In altre parole, proprio della percezione di portarsi sullessere e
nellessere reale, tanto sotto lo aspetto dellessenza, come sotto quello dellesistenza ed in tal modo si noti
bene che luna e laltra non restino disgiunte, ma appaiano realizzarsi a vicenda.
3. I piani oggettuali nella percezione
Ritenendo che loggetto del percepire abbia quella densit di contenuto che stata descritta,
dirigiamo ora la osservazione non pi sulle qualit particolari, ma sulle qualit e determinazioni generali e
pi chiaramente differenziate. Diciamo pertanto che quando si riprenda la descrizione fenomenologica, posta
a punto di partenza dellindagine, non difficile accorgersi che il contenuto delloggetto non assolutamente
omogeneo. Esso, pur nella immediatezza che presenta come un tutto attuale, si articola, di solito, come un
complesso nel quale si possono individuare dei piani oggettuali di consistenza varia. Le determinazioni
di un oggetto concreto, come il nostro (lalbero), che rappresenta il tipo classico degli oggetti desperienza,
non sono poste tutte su di uno stesso piano: del resto, se cos fosse, non sarebbe pi possibile larticolazione
di cui si parla; poich mancherebbe ogni criterio di subordina|zione che si esige per la realizzazione di
qualsiasi ordine e struttura, e non pu perci esser assente nel conoscere.
a) Vi si notano anzitutto le qualit pi esteriori: colori, suoni, odori, sapori, qualit tattili ed, in generale, le
qualit alle quali corrisponde nel sistema psichico recettore un particolare organo periferico, e per le quali
detta valere la legge dellenergia specifica del Mller. Bench tali qualit possano anche essere
caratteristiche degli oggetti, non lo sono sempre per tutti, o non lo sono necessariamente e possono variare in
classi di oggetti della stessa specie (variet) ed anche nello stesso oggetto, che venga a trovarsi in uno stato
nuovo di circostanze, compatibili con il mantenimento della identit fondamentale del suo essere.
b) Altre qualit appaiono pi aderenti e pi stabili: la grandezza, la figura, la posizione nello spazio. Le
qualit come queste bench, come si visto, il criterio non sia assoluto presentano un grado maggiore di
appartenenza con loggetto ed acquistano anche una maggiore consistenza psicologica per il fatto che non
cadono nellambito esclusivo di un organo singolo, ma sono afferrabili da pi sensi, almeno da due (vista e
tatto).
c) C infine loggetto, come tale e cio: 1) come un alcunch di determinato nel campo degli oggetti
desperienza, non solo perch colorato in tal modo od avente tale figura, ma perch tale essere, onde
appunto ha tale colore e tale figura e tali relazioni reali con gli altri oggetti; 2) come avente di fatto latto di
esistere. Adottando una terminologia del Musatti
9
, possiamo indicare questi tre piani come campo sensoriale,
campo percettivo e campo oggettivo, purch questi termini non vengano tirati a significati troppo esclusivi:
cos p. es. il campo percettivo ha anche per noi un significato pi ampio di quello indicato, perch pu
estendersi tanto al I come anche al III. Forse il parlare, come io preferisco, di piani oggettuali si presta di
meno allequivoco.|
Con lammissione esplicita dei piani oggettuali, il percepire non pu esser lasciato essere un puro
fatto, ma si pone necessariamente come problema. Infatti cosa pu restare dellunit delloggetto nella sua
struttura e nella sua unit, con lammissione di questi tre piani? Si potrebbe sfuggire alla conseguenza,
interpretando la detta divisione come un artifizio puramente formale, dovuto allanalisi e allastrazione,
mentre loggetto, nella sua attualit ed in un ordine superiore, conserva una struttura unitaria. Ma
questipotesi, se pretende di rimanere sul campo dei fatti, ignora il problema; se, invece, fa appello a princpi
sistematici com il caso pi frequente nellidealismo lo fa in modo arbitrario o che almeno non si sa
come possa ora, allinizio della discussione, esser riconosciuto legittimo. Non resta quindi che riconoscere
francamente che i tre piani sono nel loro ordine eterogenei, cio inderivabili, cosicch non permesso
concepirli articolantisi in modo continuo. I colori sono colori, e le figure, figure; n possibile avere dei
colori accozzando delle figure, e viceversa; e colori e figure non sidentificano con la sostanza, poich, entro
certi limiti, questa pu conservarsi ed essere riconosciuta anche se quelli variano, come nellalbero privato di
rami e mutilato nel tronco.
Ma leterogeneit di contenuto, nei piani, non significa una estraneit reale ed incompatibilit. Al
contrario, nella percezione essi sono dati sempre insieme per la costituzione di un oggetto unico poich
non c corpo che non sia figurato in qualche modo; n possibile lapparire di una figura che non abbia
colore: non sarebbe per definizione visibile. E quello che ancora pi sorprende, si che nella percezione
io mi rendo conto di afferrare immediatamente e insieme tutti e tre questi piani secondo una unificazione
oggettiva che una appartenenza reale di contenuti reali di un oggetto. I due termini sottolineano fortemente
la tensione di princpi, cio il dilemma che affiora in questa pi accurata considerazione del fatto percettivo.
La molteplicit ed eterogeneit dei piani esige che lunit oggettiva sia appunto una unit di molteplicit e
non di semplicit e sottintende perci, accanto ad un settore di| dati, un qualche processo costruttivo che porti
alla unificazione
10
.
Daltra parte lunit delloggetto reale e lappartenenza dei piani ad un tale oggetto non consentono
di pensare ad una creazione casuale o libera. Bisogna allora supporre che gli strati si integrano nelloggetto
secondo leggi che siano intrinseche tanto al presentarsi delloggetto al soggetto, come al modo di attuarsi del
soggetto nelloggetto. La difficolt consiste tutta nello spiegare come sia compatibile un concetto di
integrazione, con la consistenza e lunit, che pare inderivabile, delloggetto.|
Questa compatibilit non manca di buoni indiz. Anzitutto i due piani della sensibilit, trovati essere
inscindibili di fatto, lo sono anche di diritto tanto ex parte obiecti, come ex parte subiecti, poich non si
dnno figure pure che in geometria. Invero le figure della natura sono sempre qualificate; il soggetto assimila
ambedue i generi delle manifestazioni corporee e nellunit di una medesima opera apprensiva: la sensibilit.
Da questo si arguisce che i due piani possono trovarsi in dipendenza funzionale luno dallaltro
nellunificazione percettiva, non solo senza che ne venga un qualche danno o impedimento allunit
delloggetto ma piuttosto essa ne costituita. Un rapporto di dipendenza simile ma non identico va
affermato anche fra la sensibilit ed il terzo piano, nel quale loggettivit costituita definitivamente
nellambito della realt. Come io non vedo dei colori che non siano figurati, cos anche le cose che vedo
hanno tutte determinate figure e colori, e bench le cose non siano riducibili a colori e figure, io non posso
individuare cosa alcuna se non riferendomi ad una qualche figura ed a colori o qualit sensibili: solo allora
posso dire: un uomo, un albero, una gallina. E questo tanto vero che se la qualit sensibile o la figura
diventa equivoca o incerta, pu avvenire che il processo di percezione sarresti; e se la disposizione dello
stimolo porta alla produzione di due figure, io ho la persuasione di percepire due persone, due alberi...; e si
tratta di una percezione autentica, anche se di fatto unillusione che per i fini della vita sono interessato a
correggere.
4. Lunificazione percettiva e la maturazione psichica
Laver riscontrato nei piani oggettuali lappartenenza di contenuti molteplici ad un oggetto unico, ed una
dipendenza funzionale del soggetto rispetto alloggetto entro lo stesso atto del percepire, costituisce
indubbiamente un contributo positivo per la ricerca duna soluzione; ma si tratta dun primo passo soltanto.
Infatti assieme al problema del come i tre piani possano integrarsi ed unificarsi, ci si deve anche chiedere
come gli stessi piani una volta riconosciutane leterogeneit si costi|tuiscano prima in se stessi e poi come
ciascuno di essi partecipi alla realizzazione delloggetto nella sua integrit. Questa ricerca simpone per il
fatto che ben diverse sono le attitudini percettive allinizio della vita cosciente di quando lesperienza siasi
sviluppata e differenziata.
Una prima soluzione, apparentemente logica e di buon senso, potrebbe consistere nellammettere che
i tre piani si distinguano non soltanto nel contenuto, ma anche perch ciascuno entra a far parte della vita
cosciente ad un dato momento, che anteriore o posteriore a quello nel quale entrano gli altri; ogni strato poi
si attuerebbe per gradi, passando successivamente da oggetti di minimo contenuto a quelli di contenuto pi
denso, il quale non sarebbe in certo modo, che la sommazione dellesperienza precedente.
E come, nel mondo fisico, lunione naturale degli elementi non avviene a caso, ma obbedisce a
determinate leggi di composizione, altrettanto si verifica nelle sintesi psichiche cos che lo sviluppo
dellesperienza si viene a costituire gradualmente. La forma pi logica od estremista di questa teoria, che
indicata comunemente con il termine Associazionismo, ritiene che le leggi della sintesi devono spiegare il
fatto percettivo in ogni suo grado e forma: esse non si limitano a ciascun piano in particolare, ma devono
spiegare anche e soprattutto il passaggio da un piano allaltro. Per la teoria elementare pertanto i tre
piani si succedono in rigorosa continuit lineare, nella direzione che va dal basso in alto. Allinizio, non c
che lapparizione isolata di qualit elementari (I piano); nel corso dellesperienza queste qualit si associano
in complessi; i complessi, per la posizione privilegiata che viene ad avere in essi qualcuna delle propriet
elementari (p. es. la sensazione di movimento tattile, al I piano) presente nel gruppo, operano la
trasformazione percettiva, che la percezione di una qualit nuova: lestensione, la figura, la distanza (II
strato). Si dica altrettanto per il passaggio dal secondo al terzo strato, ed infatti lAssociazionismo rientra
nellEmpirismo per il quale lintelligenza non una facolt originale, ma una forma pi complessa della
sensibilit.|
LAssociazionismo, sotto le pressioni della critica ed il progredire dellindagine sperimentale, sub
per opera di pensatori e psicologi di gran valore, frequenti e profondi rimaneggiamenti, tanto che non
possibile riassumerlo in una formula che abbracci un nucleo di dottrine essenziali a tutte le scuole. Tutte
invece convengono nel programma, quello di spiegare lo sviluppo e lascesa dei fatti di coscienza come
effetto, diciamo cos, di una generazione equivoca.
Per questo, lElementarismo, nonostante i notevoli successi ottenuti allinizio, non riusc mai ad
imporsi, e dovette dividersi il campo con la corrente antagonista, detta Apriorismo, o, pi genericamente,
Razionalismo. Esso suppone che luniversale ed ogni ordine e struttura nella conoscenza sono di natura
immediata e data, non costruibile dal basso; per questo non sono i processi inferiori la ragione dei
superiori, ma piuttosto i primi non si attuano che in seguito e in dipendenza dei secondi. Lo sviluppo
gnoseologico qui avviene nella direzione dallalto in basso: allora non pi il caso di parlare di sviluppo,
quanto invece di regressione, di degradazione dellintelligibile nel sensibile, delluniversale nel particolare,
della appercezione luminosa delle verit immutabili e della proiezione delle medesime nelle oscure intuizioni
dei sensi.
Il problema intrinseco ad ogni Razionalismo diviene allora quello di spiegare al contrario di quanto
si verifica nellEmpirismo come il soggetto sia un puro soggetto cio un inerte ricettacolo o depositario
di quei contenuti intelligibili, i quali ripetono la propria origine e la propria presenza, non dalle energie
apprensive del soggetto particolare, ma dallattuarsi che si ha nei soggetti particolari di un Intelletto, Spirito,
Coscienza o Attivit universale.
In questa direzione speculativa tutto linteresse vlto alla spiegazione della natura dei primi
contenuti universali e della maniera nella quale lIntelletto universale li pu comunicare ai soggetti
particolari (Innatismo, Armonia prestabilita, Ontologismo, Tradizionalismo, Idealismo...). Il problema della
percezione o vi completamente trascurato, od, al pi, considerato come un epifenomeno che accade
alla mente, quando| per soddisfare alle esigenze particolari della vita, deve mettersi in contatto con il flusso
caleidoscopico dellesperienza sensibile. E per questo non c ragione che ci occupiamo pi direttamente del
Razionalismo.
stato Kant a proclamare nellet moderna il carattere fittizio di ambedue i metodi isolati
introducendo per primo, nella filosofia del suo tempo, il principio metodologico che una teoria adeguata
della conoscenza umana devessere quella non di unintelligenza pura, n di una pura sensibilit, ma di
unintelligenza che insieme legata intrinsecamente, nel suo attuarsi completo, alla sensibilit. Kant
introduceva cos il Dualismo, in gnoseologia, come soluzione per un sapere che sia ad un tempo valido, cio
necessario ed oggettivo, cio riferibile ai contenuti desperienza (problema dei giudiz sintetici a priori). E fin
qui si pu riconoscere che Kant obbediva ad un urgente bisogno di raggiungere una teoria del conoscere che
fosse al di l dei punti stagni dellEmpirismo e del Razionalismo, ed in questo si pu ben dire chegli si
avvicinato alla forma mentis aristotelica pi di qualsiasi pensatore del suo tempo. Ma se egli abbia di fatto
realizzato il suggestivo programma, che si legge nellIntroduzione alla Kr. d. r. Vernunft, e fin dove sia
riuscito a neutralizzare gli inconvenienti dei due sistemi contrastanti, ancor oggi oggetto di discussione. La
risposta sarebbe assicurata qualora si potesse mostrare che la critica kantiana si portata ad un livello
superiore di considerazione tanto per lesperienza, quanto per la ragione: ma ci pare difficile affermarlo, non
solo a giudicare dallo sviluppo storico del kantismo, ma dalle dichiarazioni dello stesso Kant che afferma
espressamente di accettare la critica negativa di Hume allesperienza e di voler superare la seconda con
lestensione di un principio che era stato, sia pure parzialmente, intravisto ed abbozzato dallo stesso scettico
scozzese
11
. Comunque la cosa sia,| va segnalato il fatto che il sistema kantiano, contrariamente alla
persuasione del suo Autore, non stato che un punto di partenza per una rielaborazione originale che ha
portato a quelle stesse forme pi ardite del filosofare contro le quali egli stesso era insorto. Segno questo che
nel suo sistema il senso e lintelletto, lesperienza e la ragione, la cosa in s e il fenomeno... erano rimasti,
nonostante il tentativo di avvicinarli, estranei lun allaltro. Laver constatato il fallimento sistematico e
non siamo stati i primi a farlo del tentativo kantiano, non significa senzaltro una condanna dellidea
metodologica che lha ispirato. Per questo la considerazione del contributo kantiano deve avere il suo posto
in qualsiasi teoria della percezione, anche perch, in fin dei conti, sempre a Kant che si rifanno non poche
tendenze neokantiane del pensiero contemporaneo, le quali insoddisfatte delle soluzioni estranee, che furono
date al principio kantiano dellautocoscienza (attualismo), ritornano ad affermare la necessit di
salvaguardare i diritti dellesperienza e del cosiddetto soggetto empirico, tanto che pretendono di esser
riconosciute come forme di schietto realismo. Le avvicineremo nel secondo volume pi strettamente
teoretico di questa nostra ricerca per vedere se realmente siano da reputarsi tali.
5. Piani oggettuali e gradi funzionali
Lanalisi dei piani delloggetto richiama la considerazione del soggetto. Nellesperienza: io
vedo la casa dirimpetto, la posizione delloggetto al soggetto deve avere per riscontro la posizione del
soggetto alloggetto. Non si d quindi soltanto un farsi presente delloggetto rispetto al soggetto, ma si d
anche un movimento del soggetto verso loggetto. In parole pi chiare: in ogni conoscenza sono da
distinguere un contenuto oggettivo ed un atto o funzione per la quale il contenuto delloggetto fatto
presente al soggetto. La conoscenza si rivela infatti come un avere immanente e immateriale, cio come
una presenzialit spirituale di un dato contenuto. Si distinguono comunemente forme varie di cono|scenza;
per riguardo ai contenuti si dnno il sentire e lintendere, secondo che si hanno presenti le apparenze esteriori
delle cose, oppure le loro nature assolute. Fra il sentire e lintendere si pone il percepire. Su questo forse
tutti possono convenire, ma non facile dire come il percepire possa sorgere fra questi due poli della
conoscenza umana: se esso sia una funzione originale e, qualora lo fosse, se debba rientrare nellambito della
sensibilit o dellintelligenza. Per i Monismi gnoseologici il percepire una funzione derivata e secondaria
rispetto al sentire o allintendere; solo il Dualismo quindi pu attribuire al percepire un proprio valore
noetico in quanto ammette lautonomia di contenuto di ambedue gli ordini, sensibile ed intelligibile, e la
possibilit, anzi la necessit, di una integrazione mutua ai fini della conoscenza adeguata.
Sentire ed intendere, presi assolutamente non possono dare la conoscenza adeguata del reale, perch
luno si limita ai contenuti fenomenali, laltro a quelli intelligibili; ma la realt non consta n di contenuti
fenomenali puri, n di essenze intelligibili, ma di essenze singolari concrete che si manifestano per i
contenuti fenomenali.
Se la percezione la conoscenza che d sul concreto, essa lapprensione del reale, come tale: essa
la conoscenza, senzaltra qualifica, gravida dellessere fenomenale e reale, ciascuno dei quali non potr
esser considerato a parte che per un processo di segregazione, e quindi di deformazione, pi o meno
apprezzabile, dellatto e del contenuto originario della percezione. Stando cos le cose, la percezione appare
il processo centrale dellattuazione gnoseologica e tutto alla fine dipende da essa
12
. Insomma: la
percezione in quanto si distingue dalla sensazione e dallintelligenza un processo fondato od un processo
fondante? La questione essenziale dopo lanalisi dei piani oggettuali.
La filosofia classica, sia greca come medievale, aveva orientato decisamente la gnoseologia attorno
al percepire per|ch essa, in qualunque modo determinasse il contenuto della realt, ammetteva nelle sue
principali correnti che lo spirito arrivasse ad un contatto con la realt ed il contatto avviene a traverso il
percepire. La filosofia moderna passata dapprima ad un atteggiamento di diffidenza e di poi ad una
trascuranza voluta del percepire: e questo logicamente, una volta che la realt non pi un dato, ma un
prodotto od un contenuto di mediazione trascendentale, che ha perci un valore secondario e non pi
primario rispetto alla percezione intellettiva. E ci a partire da Kant. La filosofia neo-classica della
restaurazione scolastica stata certamente pi comprensiva; ma non si pu dire che essa abbia sempre
misurato limportanza del problema con lampiezza dindagine che esso esige. Dichiaro subito francamente
che la mia ricerca si collega direttamente ai due poli estremi della filosofia classica e della fenomenologia
moderna, senza per nulla pregiudicare agli altri atteggiamenti. Devo perci indicare le linee sommarie del
metodo che intendo seguire.
Anzitutto che sintende per percezione? Il termine, tanto nel linguaggio spontaneo, come in quello
filosofico, ha un significato assai vago e fluttuante e perfino i dizionar pi accreditati si trovano a disagio.
Il significato pi generale ed innocuo quello di accorgersi, di aver coscienza..., di avvertire
qualcosa. In questo senso possono dirsi percezioni tanto le cosiddette sensazioni, come anche le
intellezioni; a tutte infatti le forme di conoscenza esplicita saggiunge un certo grado di consapevolezza. Il
determinare pertanto il significato di percezione, a partire dalla presa di coscienza da parte del soggetto, non
porta alcun vantaggio e lascia il problema intatto. Non si vuol dire che la consapevolezza sia un elemento
superfluo del percepire; tuttaltro! Esso essenziale, ma insufficiente, perch pi generico che specifico ed
in s non ha un senso definito se non entro la determinazione che viene dai contenuti. Latto si determina
entro e per il contenuto: assaliamo quindi il percepire dalla parte degli oggetti.
C infatti un altro senso pi determinato di percepire| in quanto percezione fatta sinonimo di
esperienza interna in senso stretto. Percezione la conoscenza che lio ha dei suoi stati interni e dei suoi
atti per mezzo della coscienza. Significato questo molto diffuso ed in s legittimo, ma che diventa
ingiustificato e tendenzioso se vuol essere esclusivo. La esclusivit sarebbe fondata nella immediatezza di
presenza che apparterrebbe in proprio agli stati ed aspetti interni contro gli oggetti di esperienza esterna. Sta
di fatto per che noi abbiamo della presenza immediata di oggetti esterni, come lalbero, il tavolo, i fogli, la
penna..., una persuasione non meno viva e indiscutibile, in linea di fatto, di quella che si possa avere per una
soddisfazione che ci apre lanimo alla gioia o di un dolore che ci opprime.
Tra i due significati estremi, possiamo quindi tenere per ora un significato intermedio: percepire
laccorgersi di qualcosa in concreto, cio in quanto immediatamente dato nella sua presenzialit in atto.
Nozione limpida e senza pregiudiz, ma ancora iniziale e che abbisogna di essere portata sul piano della
riflessione per ulteriori chiarificazioni.
Dei due momenti od aspetti essenziali del percepire abbiamo analizzato il primo: quello del
contenuto che d loggetto al percepire: toccherebbe ora dire del secondo, laccorgersi. Del contenuto
stato detto chesso si presenta come una molteplicit pi o meno complessa e pi o meno unificata, ma
complessa ed unificata in qualche modo lo sempre. Laccorgersi, invece, una situazione di coscienza non
dialettizzabile, per la quale non ha senso il parlare di molteplicit e di complessit in quanto per essa che il
contenuto si presenta unificato. Diciamo adunque che laccorgersi, laspetto soggettivo del percepire,
intrinsecamente semplice e immediato. La constatazione non risolve per il problema, anzi lo pone nel suo
senso esplicito. Se loggetto consta di una molteplicit unificata ed il contenuto non diventa oggetto se non in
quanto tale molteplicit soggiace alla unificazione, laccorgersi percettivo non unattitudine autonoma e
dispersa, ma si pone od appare come garanzia e segno della avvenuta unificazione della molteplicit. In
generale si pu dire, pertanto, che lac|corgersi percettivo in funzione diretta della unificazione dei
contenuti ed il segno della presa di possesso che il soggetto fa delloggetto, per cui il conoscere un
avere spirituale ed un porre nellordine intenzionale.
Diremo allora che lunificazione, per cui c possibilit di percezione, costituita dallaccorgersi
cosicch loggetto dato unicamente in funzione del soggetto? Lipotesi, al punto in cui siamo, non ha alcun
senso. Quello che ora si pu dire, che laccorgersi piuttosto condizionato dallunificazione, che non
condizionante la medesima. Lammissione, daltra parte, dei piani oggettuali fa supporre che vi sia, a
partire da una condizione primitiva di dati, unascesa per complicazione progressiva nella strutturazione
delloggetto. Ascesa e complicazione che dipenderanno anche dalle condizioni dei dati, ma che non devono
dipendere meno dal contributo del soggetto, se questo ha da essere vivo ed operante nella sua pi alta
operazione, qual il conoscere. Di qui viene da concludere che ai piani oggettuali hanno da corrispondere,
da parte del soggetto, delle tappe di elaborazione od assimilazione, di modo che lascesa di comprensione dei
contenuti nei riguardi delloggetto, proporzionale, diciamo anzi leffetto, della penetrazione che il
soggetto riesce a fare delloggetto. Se, perci, necessario per una teoria della percezione la ricerca dei
piani oggettuali, non lo meno quella delle tappe di organizzazione, le quali rendono possibile al
soggetto di salire alla comunione e partecipazione delloggetto. Loggetto in senso rigoroso, non tutto il
dato, ma quel tanto del dato che il soggetto ha potuto assimilare e mettere a fuoco per laccorgersi: la
strutturazione delloggetto in actu signato non dunque indipendente, per noi, dal dinamismo del soggetto.
Parrebbe di dover concludere che la ricerca dei piani oggettuali, non pu prescindere da quella intorno alle
tappe dello sviluppo psichico. Che si vuol dire?|


II

6. Psicologismo, logicismo e dualismo gnoseologico
Sono possibili a questo punto tre direzioni, parallele del resto a quelle riscontrate nellanalisi del
contenuto. Gli uni dicono che loggetto quello che , in quanto si contrappone al soggetto e si pone in s
come valore assoluto: il ricorrere, per spiegarlo, alle funzioni del soggetto una contaminazione iniziale che
intacca ogni fondazione assoluta del suo valore. Cos ai nostri tempi la Fenomenologia pura di Husserl e del
primo Heidegger. Loggetto non pu essere unessenza e questa costituita intrinsecamente dai suoi rapporti
ideali che sono ed esprimono connessioni necessarie nel campo della oggettivit. Lessenza non pu esser
oggetto di manipolazione, ma di apprensione immediata detta appunto Wesensschau.
fuori del nostro argomento il ricostruire storicamente tale posizione: baster osservare chessa
sorta per reazione alla corrente opposta, dilagante fra gli psicologi nella seconda met del sec. XIX e agli
iniz del XX, che viene designata con il termine di Psicologismo. difficile per dare a questo termine un
significato ben definito. La stessa molteplicit degli indirizzi filosofici porta un Autore a qualificare per
psicologismo la tendenza di un altro, che a sua volta aveva fatto la medesima accusa ad un terzo, poich
listinto della difesa assai vivo nei cultori del pensiero. Il Dizionario del Lalande qualifica lo psicologismo
come la tendenza a far predominare il punto di vista psicologico sul punto di vista specifico di qualche altro
studio, particolarmente della teoria della conoscenza o della logica
13
. Esso quindi un metodo del filosofare
che orienta lanalisi dei problemi verso il comportamento e lo sviluppo del soggetto. Se si fa dipendere il
senso e la soluzione dei problemi dallo sviluppo soggettivo, in modo che i piani ed i valori di oggettivit
hanno tutta la loro ragione dalle funzioni soggettive le quali pongono senzaltro log|getto, si ha lo
psicologismo assoluto. In esso la coscienza la prima realt, anzi la stessa realt in modo che il divenire
della realt ed il suo essere si risolvono nel divenire e nellessere della coscienza. Applicato alla gnoseologia,
che al momento unicamente ci interessa, lo psicologismo riduce tutte le conoscenze alle forme date
dallesperienza psicologica. Si scambia la funzione per loggetto ed il fatto per la legge: contro questa
forma, verso la quale inclinavano anche il Wundt ed il Lipps, che sono insorti i fautori del Logicismo, prima
Bolzano e poi E. Husserl per rivendicare la distinzione fra le leggi del divenire e quelle dellessere in s, fra
necessit reale e necessit logica, fra la causa e la ragione. Considerato storicamente, lo psicologismo
rappresenta la reazione fatta, contro lidealismo assoluto, dalla psicologia del secolo XIX, la quale ha creduto
di dover opporre alle deduzioni arbitrarie dei trascendentali una teoria della coscienza fondata sui fatti,
secondo leggi e rapporti scientificamente fondati. Visto invece nella sua ispirazione intima, lo psicologismo
pu essere caratterizzato dalla priorit incondizionata e fondante che si attribuisce alla coscienza rispetto
alloggetto.
Da questo punto di vista, osserva il Ranzoli, lo psicologismo ha le sue prime origini con Socrate, si
matura nella lotta umanistica e religiosa della rinascenza e getta le sue salde basi con il Cogito ergo sum di
Cartesio. E tutta la filosofia moderna, in quello che ha di originale, pu esser detta uno sviluppo ed
approfondimento di tale intuizione, cosicch la rivoluzione copernicana in gnoseologia avrebbe avuto in
Kant solo il teorico sistematico, non liniziatore. Gi con Locke e Berkeley il principio psicologista tende a
ridurre le forme pi elevate dellattivit dello spirito a quelle pi semplici, ed ai dati elementari i contenuti
pi complessi, mirando a dimostrare la unit di composizione dei fatti psichici e la totale identit del fatto
psichico con il suo oggetto (esse est percipi). Con Hume, cade ogni forma di dualismo e la realt ridotta al
contenuto puntuale della coscienza (individuale) in un dato istante: questa la forma pi estrema di
psicologismo fenomenista. Kant saccorge della china precipitosa e cerca di fre|nare limpeto della
riduzione fenomenista. Di fronte al soggetto ammessa una cosa in s, di fronte alla forma si trova la
materia; ma da un canto la cosa in s dichiarata impenetrabile e dallaltro la materia riducendosi a
sensazioni amorfe come per Hume che hanno lordine solo dal soggetto, non sfugge alla soggettivit, di
modo che, anche per Kant, la realt e lesperienza si risolvono in fatti e gradi di coscienza. La rivoluzione
copernicana in Kant ha di peculiare qui la sostituzione della coscienza trascendentale unica a quella che
ancora era ritenuta individuale o molteplice. Limplacabile processo delle riduzioni idealistiche, culminate
in un primo tempo nella dialettica hegeliana ed oggi nella teoria generale dello spirito come atto puro,
possono ben essere considerate come forme esasperate, logiche certamente, del coscienzionalismo, malgrado
le stizzose proteste di Kant e degli Idealisti
14
.
Si arriva cos alla piccante conclusione che la polemica fra Psicologismo e Logicismo si svolgeva
entro un principio tacitamente ammesso da ambe le parti di cui, al pi, si trattava di determinare soltanto
lambito ed il senso prossimo; che per gli uni era individuale, per gli altri trascendentale. Ne seguiva che, per
gli uni, gli oggetti e le leggi dello spirito erano osservabili intuitivamente; per gli altri invece erano oggetto di
deduzione pura a priori. Le strade erano diverse, ma il punto di partenza ed anche quello di arrivo in realt
coincidevano, secondo le confessioni esplicite degli stessi querelanti. Primato della coscienza individuale o
primato della coscienza trascendentale: si tratta sempre del primato della coscienza sulloggetto di cui essa
la matrice e lunica legifera: ambedue le direzioni sfociano nel puro solipsismo.
7. La posizione realista
La terza direzione, oltre lo Psicologismo ed il Logicismo, per uninterpretazione dei rapporti fra
loggetto ed il soggetto,| il dualismo gnoseologico. Esso prospetta, in generale, il problema della
conoscenza nei seguenti punti:
a) Nella nostra conoscenza le dualit di contenuto ed atto, di soggetto ed oggetto, di esterno e di interno
sono, per ogni coppia, irriducibili.
b) Ciascuno dei membri di ogni coppia pu esser considerato essere in due momenti: luno antecedente al
conoscere, laltro nel conoscere stesso; essi non sorgono, in altre parole, per una posizione assoluta che sia
una creazione immanente allatto del conoscere come atto.
c) Il primo momento quello della possibilit di essere conosciuto e di farsi conoscere da parte
delloggetto, e del conoscere e di far conoscere da parte del soggetto; il secondo, quello dellessere
conosciuto e del conoscere in atto.
d) da ammettersi pertanto che loggetto non si riduce allatto, n si pone assolutamente nellatto del
conoscere; ma si d prima come possibilit del conoscere, come dato rispetto al medesimo. Parimenti il
soggetto non sorge assolutamente per latto, come per il suo costitutivo primo ed essenziale, ma lo precede
come capacit reale del medesimo.
e) Tutto questo fa supporre che loggetto in quanto un dato da conoscere ed il soggetto in quanto (od
ha) una capacit reale del conoscere non sono isolabili: ma luno e laltro, presi insieme, costituiscono la
possibilit reale ed adeguata. Latto si d per il passaggio allatto, appunto, di tale possibilit reale.
f) Tale possibilit esige da un canto che il dato si faccia conoscere come oggetto; che influisca cio
attivamente sul soggetto, cosicch la specificazione di oggettivit sia intrinseca a quella di causalit;
dallaltro canto, che il soggetto, una volta che stato fatto passare allatto dallazione del dato, sviluppi la
propria azione nella direzione di assicurarsi il dato come oggetto.
A questo modo c uno sviluppo della coscienza che pu essere detto, non solo sincrono a quello
delloggetto (teoria dellarmonia prestabilita), ma anche causa delloggetto stesso in quanto loggetto non
si fa presente che alla coscienza che| gli apre le porte del suo cubicolo e lo introduce nella sua vita intima.
Psicologismo? No, perch la coscienza non crea loggetto, ma soltanto lo fa presente e ci non per un
processo di emanazione interiore autoctona, ma in dipendenza del dato e dellazione esercitata sopra di s dal
dato stesso. Si fa chiaro allora che si lontani tanto dal fare la coscienza la realt assoluta, come dal fare
equivalenti loggetto ed il dato.
La coscienza non crea loggetto, ma si attua in esso, si accresce ed esercita nellunione con esso la
propria vita. In questo suo attuarsi loggetto, come oggetto, certamente posto dallatto e vi resta
immanente, ma in quanto cosa e come dato, vi resta necessariamente trascendente, offrendo allanima
un miraggio di conquista che non ha limiti. La cosa in s, ovvero il dato, lungi dallessere una creazione
del soggetto, ne piuttosto il cibo ed un cibo inesauribile, di cui il soggetto saffatica a prendere quanto pu.
Lazione del soggetto, in quanto per essa il dato si fa oggetto, sarebbe piuttosto da dirsi una limitazione,
che una creazione o posizione assoluta delloggetto. In quanto pertanto lazione del soggetto non
condiziona intrinsecamente loggetto, come realt, ma piuttosto essa coscienza, nellatto del conoscere, ne
condizionata, mi pare che il dualismo quello sintende qui abbozzato sia immune dalla taccia di
psicologismo, nel senso peggiorativo che stato sopra indicato, lunico che pu ostacolare la fondazione
critica del conoscere rispetto al suo valore assoluto.
8. Gnoseologia formale e gnoseologia materiale o fenomenologia
Nella posizione dualistica, ora prospettata, restano salve tanto linderivabilit assoluta della realt di
fronte alla coscienza, come loriginalit della coscienza rispetto alla realt. Si deve ammettere, di
conseguenza, che le leggi della realt non sono senzaltro le leggi della coscienza; che anzi questa, in tanto si
fa presente il reale, in quanto configura se stessa al medesimo e ne ripete in s, a proprio modo, la| struttura e
le leggi. Atto e contenuto restano quindi distinti, ciascuno nel proprio ambito. Se di fatto, loggetto
dato sempre nellatto, la struttura sua di oggetto pu stare da s e non coincide con quella che pu avere
latto; pu essere perci studiata a parte nel suo contenuto e nelle sue leggi, in modo che la scienza della
realt non si risolve nella scienza dello spirito, inteso come attivit e coscienza. La stessa consistenza della
scienza della realt deve risultare immanente al suo darsi come oggetto; la difesa cio del suo valore di
realt deve risultare, per s ed anzitutto, dalle leggi che essa offre allo sguardo intellettuale nel suo
presentarsi alla mente.
La prima difesa della realt quella del ricorso ai primi princpi che sono le leggi dellessere in
generale, come ha fatto Aristotele nel IV libro della Metafisica; poich ogni regno ha da reggersi con proprie
leggi e difendersi con propri mezzi: questo pacifico! Dalla nostra posizione del problema simpone, per, a
questo punto una constatazione che mette in avviso contro le semplificazioni. stata constatata lesistenza
dei piani oggettuali da parte delloggetto e delle tappe di assimilazione da parte del soggetto, e sono
stati prospettati il modo ed il punto di incontro dei due processi, in opposizione al monismo gnoseologico
delle direzioni principali della filosofia moderna. Ricercando le ragioni della ribellione fatta al realismo
classico, esse sono state individuate in un nuovo concetto di esperienza e di coscienza, da cui sorto il nuovo
concetto di realt. Le leggi della realt in astratto, come laffermazione di realt in generale e la stessa
metafisica come sistema del reale, non sono contestate, n in s mutate. Ci che mutato il concetto
iniziale di realt ed esso, storicamente, risulta mutato, a partire dallo sviluppo Cartesio-Locke-Berkeley-
Hume, per via dellanalisi della percezione. Ora c il fatto che lindagine psicologica contemporanea ha
mostrato linconsistenza di alcuni postulati fondamentali in quella riduzione dialettica della realt; la
fenomenologia pu quindi dire oggi una parola che pu avere conseguenze di grave importanza per una
revisione radicale dei problemi. Valga ci che| valga, questa parola non pu essere ignorata oggi da alcuno,
almeno nei suoi risultati pi evidenti e cospicui; tanto pi che la reazione sorta da ambienti i quali
inizialmente non erano per nulla interessati alle sorti di questo o quel sistema teoretico in particolare.
Indichiamo, in via problematica, lo studio di questo processo al pensiero moderno come
Fenomenologia pura, dando al nome il senso di descrizione del modo di apparire immediato degli
oggetti e allaggettivo il senso che tale descrizione ha da esser fatta allinfuori di ogni presupposto
teoretico, in guisa che lapparire ha da informarci non soltanto dellesistenza delloggetto, ma anche del
modo di apparire e perfino del modo di essere delloggetto stesso. La nostra Fenomenologia non soltanto
lo studio descrittivo di un insieme di fenomeni, quali si manifestano nel tempo o nello spazio, come voleva
Kant, per opposizione sia alle leggi astratte e fisse di questi fenomeni sia alle realt trascendenti di cui sono i
fenomeni; appunto perch lopposizione fra leggi fenomenali e reali e fra oggetti fenomenali e trascendenti
di ordine sistematico e preconcetto e non data nellapparire come tale.
Meno preconcetta esternamente la nozione hegeliana che fa della fenomenologia dello spirito la
storia delle tappe successive, delle approssimazioni e delle opposizioni per le quali lo spirito si eleva dalla
sensazione individuale fino alla ragione universale, bench anchessa abbia in Hegel un significato preciso,
cio sistematico che non pu esser accettato in sede fenomenologica
15
. La fenomenologia, quale qui la|
intendo, non consiste in altro che in una descrizione, sulla base dei dati scientificamente accertati, dei piani
oggettuali e delle tappe di coscienza: non in funzione delluno o dellaltro sistema, ma come di fatto si
presentano nella coscienza. Essa si distingue perci tanto dalla logica quanto dalla metafisica, dalla teoria
della conoscenza e dalla psicologia sistematica. La logica non si occupa che della validit delle leggi
normative del pensiero, non dellapparire del pensiero come pensiero; la metafisica mira alla struttura
dellessere sistematicamente abbracciato; la teoria della conoscenza stata introdotta per fondare
laffermazione ed il valore di realt, come realt, onde render possibile la metafisica; la psicologia
sistematica studia le funzioni psichiche come processi soggettivi di una natura, lanima, conosciuta in
anticipo nelle sue propriet essenziali.
La fenomenologia non ha alcuna di queste ambizioni sistematiche; essa per s non mira che a
descrivere ci che appare e le forme dellapparire tanto delloggetto, come del soggetto: la fenomenologia
essenzialmente analitica
16
. Per questo la fenomenologia si pone ad un istante che ha da precedere tutte le
forme di elaborazione dei problemi speculativi ora ricordate; esse potranno subordinarsi luna allaltra, ma
tutte indistintamente hanno da collegarsi alla fenomenologia. E la ragione ne assai semplice: quella della
necessit per ogni conoscenza riflessa di fare capo ad una conoscenza diretta; e la fenomenologia che narra la
conoscenza diretta pu ben| essere indicata come la propedeutica universale del pensiero sistematico, sia
in generale come nelle sue varie branche
17
.
Per distinguerla da altre fenomenologie, si pu chiamare la nostra fenomenologia analitico-
funzionale generale: il termine un po lungo ed esige qualche chiarificazione. La chiamo analitico-
funzionale perch consta di due momenti: luno, oggettivo e descrittivo, nel quale si cerca di carpire il
modo originario di apparire delle forme e degli oggetti principali del conoscere; laltro, soggettivo e
dinterpretazione, nel quale, in base ai risultati dellanalisi oggettiva, si prospettano in generale le funzioni
per cui lo spirito ha da venire in possesso degli oggetti a seconda dei var piani oggettuali. Anche il secondo
momento, si badi bene, ha da restare nellambito della fenomenologia pura e per questo si parla di
funzioni pi che di facolt, come invece fanno la psicologia sistematica e la metafisica. fenomenologia
generale perch non prende in esame che i contenuti e le funzioni pi generali ed in generale, lasciando
alle fenomenologie parti|colari o regionali, secondo lespressione husserliana, la descrizione particolare
degli oggetti e delle funzioni
18
.
La nostra fenomenologia non si compie nella visione dellessenza, ma piuttosto nellanalisi della
preparazione soggettiva e dei gradi dassimilazione oggettiva; una fenomenologia materiale e non
formale, che mette in rilievo gli Urphnomena, che stanno a fondamento sperimentale della apprensione
intelligibile dellessenza, e le Urfunktionen per cui possibile tale apprensione non in astratto, ma in
concreto, cio in relazione alla esistenza attuale. In altre parole, la fenomenologia, se ha un suo compito,
esso quello di rilevare i contenuti di esperienza vissuta e le loro relazioni immediate in quanto possono
essere di fondamento ai contenuti ed alle relazioni intelligibili. Ed per questo che la consideriamo quale
propedeutica universale alla scienza in generale ed alla teoria della conoscenza come una metafisica, in
particolare. Una fenomenologia, che pretenda ad essere formale, deve necessariamente sostituirsi alla
teoria esplicita della conoscenza e di poi alla stessa metafisica, come di fatto avvenne in Hume ed in Hegel;
ma tale procedimento non mi pare n fondato, n necessario e non intendo di seguirlo.
Infine la nostra fenomenologia si distingue anche dalla psicologia sperimentale, perch si ritiene che questa
sia fondamentalmente scienza positiva ed appartenga allambito scientifico; mentre la fenomenologia
nelloggetto, nel metodo e nel fine essenzialmente teoretica e comincia l dove la psicologia sperimentale
finisce. Essa pu cavare inoltre le sue indicazioni anche da altre scienze, come la biologia, la fisiologia, la
fisica, la sociologia... quando ci contribuisca a prospettare i suoi problemi.|
9. Kantismo e fenomenologia: la reazione di w. dilthey e c. stumpf
Il fine che anima la nostra ricerca una presa di contatto con quellincrocio di empirismo e
razionalismo, gravido di tutte le direzioni della filosofia moderna, che sta alla radice dellinnovazione
kantiana.
Pu una teoria della conoscenza e la metafisica costituirsi al tutto indipendentemente dallanalisi
fenomenale? E se non lo pu, non parteciper essa delle fluttuazioni della analisi empirica? Ecco il dilemma
che i neo-kantiani antipsicologisti fanno al nostro metodo.
Il dilemma non conchiude perch noi distinguiamo nettamente la fenomenologia dalla psicologia sia
sperimentale, come sistematica: la stessa psicologia sperimentale contemporanea poi sispira a metodi e
princpi assai diversi da quella della Psicologia psicofisica classica, contro la quale si indirizzava lobiezione
degli antipsicologisti. Il metodo e le finalit critiche del nostro tentativo hanno un riscontro, fra i moderni,
nelle posizioni di W. Dilthey, pensatore a sfondo idealista ma indipendente, e di Carl Stumpf, un aristotelico
e discepolo prediletto di Franz Brentano.
Al Dilthey si deve anzitutto di aver difeso, contro le critiche dei Logici puri, la possibilit di una
psicologia iniziale, non sistematica, cio puramente descrittiva di cui diremo a suo luogo. Tale psicologia
appartiene al gruppo delle scienze che studiano i processi spirituali (Geisteswissenschaften), mentre la
psicologia causale o psicofisica rientra nelle scienze della natura (Naturwissenschaften)
19
. La psicologia
descrittiva in quanto appartiene alle scienze dello spirito, ed insieme riflette immediatamente la realt
fenomenale, pu ben servire a trovare un contatto diretto fra le leggi del pensiero e la realt. Kant stato
troppo veloce nel cavare le conseguenze dello scet|ticismo humiano. Il D. osserva che i fatti spirituali non si
possono collegare fra loro senza uno sfondo di qualche rappresentazione riferentesi ad una connessione
psichica. Larte magica di un processo trascendentale non pu render possibile ci che in s impossibile e
qui nessuna parola magica della scuola di Kant ci pu aiutare. Lillusione di molti kantisti ha la ragione nel
fatto che anchessi, posponendo il proprio principio metodico, fanno ricorso surrettiziamente ai dati. Ma il
punto pi debole del Kantismo sta nella doppia distinzione di intuizione e pensiero, di materia e forma: cos
come stanno in Kant, esse spezzano una connessione vitale.
Infatti in ci che egli chiama intuizione collaborano ovunque processi di pensiero od atti ad esso
equivalenti, come il distinguere i contenuti, il rilevare gradi, il trovare rassomiglianze, lunire ed il separare
che sono processi di una unica natura fondamentale. Questi stessi processi elementari, nei quali consiste il
processo di astrazione, operano gi nella formazione delle nostre percezioni, nelle imagini riprodotte, nelle
figure geometriche, nelle rappresentazioni psichiche; governano anche il nostro pensiero discorsivo e
formano quel campo profondo ed incommensurabile che il pensiero silenzioso. Le categorie formali non
sono perci derivate a priori, ma sono astratte da tali funzioni logiche primarie: non era necessario che Kant
le derivasse dal pensiero discorsivo. E tutto il pensiero discorsivo ed organizzato pu essere considerato
come vera forma ed un grado pi alto di questi processi di pensiero silenzioso (schweigende
Denkvorgnge). Di conseguenza la separazione, condotta a termine da Kant, fra materia e forma nel
conoscere non pu essere pi sostenuta.
Ben pi importanti di questa separazione sono le relazioni intrinseche le quali si trovano fra la
molteplicit delle sensazioni come nella materia della nostra conoscenza, e la forma nella quale noi
apprendiamo tale materia. Linsufficienza della posizione kantiana emerge perci dal fatto che ogni
molteplicit di sensazioni non un aggregato di elementi dispersi, ma un complesso permeato da relazioni di
differenze, di gradi di qualit, che simpongono come immanenti al processo stesso| e non dal di fuori
20
. Per
il fatto che tali differenze e gradi si dnno solo per una coscienza che procede per sintesi, non si vede perch
non si debba ammettere che anche nella conoscenza la forma possa esser l dov la materia, come avviene
nel mondo fisico. Sarebbe del resto al tutto incomprensibile come mai i contenuti psichici, riguardanti la
materia, possano essere legati dal vincolo di una coscienza sintetizzante dallesterno. La psicologia
descrittiva la fenomenologia ha il compito di studiare il numero, la natura ed il dinamismo di queste
funzioni apprensive primarie, condizionanti dal fondo il pensiero astratto.
Per il fatto che la connessione psichica rappresenta lo sfondo dei processi conoscitivi ed il processo
conoscitivo pu esser studiato soltanto in questa connessione e determinato secondo la sua capacit, il
rapporto che ha la teoria della conoscenza con la psicologia descrittiva diverso da quello che pu avere con
qualsiasi altra scienza. Il privilegio della fenomenologia sta in questo: la connessione psichica data
immediatamente, come vivente, come realt vissuta. Lesperienza vissuta (Erlebnis) della medesima sta a
fondamento di ogni comprensione di fatti spirituali, storici, sociali. Pi o meno sempre essa che spiega,
struttura, dirige la ricerca; la storia delle scienze dello spirito ha sempre per suo fondamento questa
connessione vissuta o per essa pu elevarsi ad una comprensione sempre pi chiara. La teoria della
conoscenza si ha da fondare adunque sul dinamismo della coscienza in atto e sulla descrizione generale delle
connessioni psichiche. Ci si intenda bene: la teoria della conoscenza non abbisogna di una psicologia
sviluppata ed analiticamente completa; questa potr venire solo pi tardi come integrazione di ci che forma
lo sfondo della stessa teoria della conoscenza. Da ci il D. conclude che la teoria della conoscenza essa
stessa una psicologia in| movimento ed insieme s movente verso uno scopo ben determinato
21
. Nella
riflessione su di s (Selbstbesinnung), che abbraccia tutto il complesso indiviso della vita psichica, ha la
teoria della conoscenza il suo fondamento: universalit, verit, realt sono determinate secondo il loro senso
la prima volta da questo fondo.
Il pensiero silenzioso, pensiero logico primario o pensiero vissuto del Dilthey, corrisponde
sostanzialmente, se non erriamo, alla teoria aristotelica-tomista della cogitativa; essa occuper gran parte
della nostra ricerca costruttiva poich conveniamo con il Dilthey nel ritenere tale forma di conoscenza e tale
dottrina come decisiva per il superamento del Kantismo.
Pi decisamente aristotelico latteggiamento di C. Stumpf. Lo stesso Dilthey riconosce che deve a
questo coscienzioso pensatore, e non meno abile psicologo, le migliori sue idee sullargomento; ma del
contributo decisivo portato dallo St. alla soluzione del problema fenomenologico si dovr parlare pi volte
nel corso della ricerca. Lo St. incentra la sua posizione gnoseologica nella distinzione fra Erscheinung e
psychische Funktion, presentazione fenomenale e funzione psichica
22
. Sono presentazioni fenomenali i
contenuti delle sensazioni e le immagini di memoria ed anche si noti bene le relazioni che queste
contengono. Le relazioni sono date entro e con le presentazioni fenomenali (in und mit...), non vi sono
introdotte da noi, ma (solo) percepite in esse e dentro di esse;| appartengono al materiale delle funzioni
intellettuali, ma non sono funzioni e neppure un loro risultato. Sono invece funzioni psichiche gli atti, le
situazioni, le esperienze (Akte, Zustnde, Erlebnisse) come il prestar attenzione alle presentazioni
fenomenali ed alle loro relazioni, il riunire le presentazioni fenomenali in complessi, la formazione delle
idee, il comprendere ed il giudicare, i movimenti emozionali, il tendere ed il volere.
NellAssociazionismo si ritiene che sono immediati soltanto i contenuti di sensazione, ma questo
un preconcetto: immediatamente dato (tutto) ci che si manifesta immediatamente come un fatto (als
Tatsache). Lessere reale non un privilegio dei contenuti di sensazioni ma della totalit dei dati immediati.
Poich questa totalit ci da cui noi prendiamo la nozione di reale per trasportarla poi ad altro. Le
presentazioni fenomenali sono reali, come relazioni fra presentazioni reali e fra funzioni, e cos via.
Presentazioni e funzioni fanno una unit strettamente connessa e non si pu parlare di presentazioni pure
senzalcun riferimento alla realt
23
. La fenomenologia ha da giustificare la conoscenza con lo studio di
tali contenuti e di tali processi.
Lo Stumpf cos pot insorgere contro le deviazioni idealistiche della fenomenologia husserliana per
difendere i diritti della fenomenologia funzionale, la quale altro non ha da essere che la scienza delle leggi
della vita psichica. Cos essa non si ha da occupare direttamente dei fatti interni di Tizio o di Caio, di Schiller
o di Wagner, come suppongono gli Antipsicologisti: ci compito delle monografie storiche, dei protocolli
di clinica e di laboratorio e costituisce il materiale delle scienze positive. Loggetto proprio della
fenomenologia sono invece, e saranno sempre, le varie direzioni e correnti, le leggi generali di struttura e di
sviluppo della vita interiore: a questo modo la intesero Aristotele fra gli antichi, e fra i moderni, Lotze,
Brentano ed i pi grandi pensatori. Essa, del resto corrisponde a quella fenomenologia che lo stesso Husserl
aveva| in sostanza ammessa nelle Logische Untersuchungen e che abbandon di poi nelle Ideen zu einer
reinen Phnomenologie u. phnomenologische Philosophie per un preteso approfondimento dellIo
puro
24
.
10. Fenomenologia e gnoseologia: divisione dellargomento
Quanto alla posizione kantiana, lo Stumpf prese il problema in un momento ancor pi primitivo di
quanto non abbia fatto il Dilthey che si ferm alla funzione del pensiero profondo o silenzioso. Il kantismo
era sorto anzitutto per fondare lordine che presenta lesperienza. Largomento centrale era il principio ci
che ordina lesperienza non pu essere dato dallesperienza; di qui la deprecata separazione di una materia
tutta a posteriori e di una forma tutta a priori che, non solo Kant, ma tutti i kantiani non sono riusciti a
riparare, ed hanno dovuto naufragare nellidealismo. Laffermazione di una tale separazione rende
impossibile qualsiasi applicabilit delle forme alla materia ed a nulla valgono le ingegnose e sottili ipotesi
dello schematismo trascendentale
25
come si vedr a suo luogo. A questo modo non c alcuna via e
possibilit di applicare le categorie ai fenomeni. Lapplicazione potrebbe riposare solo su di una costituzione
arbitraria od una incomprensibile violenza psicologica e noi saremmo abbandonati al torrente dello
Scetticismo. Una necessit cieca di connettere le nozioni con i fenomeni senza una qualche affinit, senza
una connessione diretta od indiretta, senza lombra di una visione del perch, susciter sempre la questione
della legittimit di questo processo
26
.
Lordine dellesperienza va riconosciuto immanente alla esperienza stessa sotto forma di dato:
cio i contenuti sen|soriali si presentano fin dallinizio con un certo grado di organizzazione e non possono
essere senza tale organizzazione. Lorganizzazione allo stato perfetto compete certamente alle funzioni
mentali, ma queste stesse funzioni mentali daltronde altro non fanno che esplicare e far progredire quanto
stato gi presentato nellesperienza secondo forme di ordine ancor rudimentario. Queste forme sono
intuite nei dati qualitativi di percezione, non perch sgorgano quale effetto della spontaneit della
coscienza quando sapplica ai contenuti di esperienza, ma perch la realt stessa che si riflette a quel modo
e secondo quelle forme primitive di ordine nella coscienza a traverso la esperienza sensibile: da essa hanno
da sorgere le Categorie
27
. Aristotele aveva espresso luminosamente tutto questo con la teoria dei sensibili
comuni che Kant mostra dignorare non meno di quella della cogitativa. La difesa originale fatta dallo
Stumpf alla teoria aristotelica dei sensibili comuni costituisce uno dei contributi pi notevoli per la difesa
del realismo gnoseologico contro ogni forma di fenomenismo e didealismo.
Con le teorie del pensiero silenzioso o della cogitativa e dei sensibili comuni ci pare che sia ormai
assicurata e la legittimit della nostra fenomenologia, come la certezza dei suoi risultati. Chi ha tracciato le
linee fondamentali di questa ripresa del problema della conoscenza al di l di Kant,| facendo leva sopra
lanalisi fenomenale immediata dei contenuti e processi conoscitivi stato Franz Brentano, maestro di Carl
Stumpf. Il compito, il metodo ed i risultati di questo mio saggio sono sostanzialmente quelli che il B.
affidava al suo insegnamento nella seconda met del secolo XIX. Attorno alla sua figura si raccolgono non
solo la reazione metodologica dello Stumpf, ma la stessa analisi sperimentale dei fatti psichici che inizia
subito con Cr. von Ehrenfels il concetto di sintesi fenomenale immediata, la Gestaltqualitt, e prospetta
ormai la inscindibilit dei contenuti intelligibili dai contenuti fenomenali
28
. Solo che lo stesso B. per aver
accettato, da una parte, con soverchia fiducia, il primato dellanalisi empirica, e per essersi fermato ad un
aristotelismo troppo storicamente determinato, senza tener conto degli sviluppi della tradizione posteriore
arabo-latina, non riuscito ad arginare la corrente di problemi nuovi che venivano ad imporsi, e ad impedire
che prima i suoi discepoli, come il Meinong, il Marty e lo Husserl fra i principali, e poi egli stesso,
sconfinassero in forme aperte di razionalismo. I problemi che erano stati con sagacia ammirabile prospettati,
ritornavano, a questo modo, allo stato iniziale: qui si vorrebbe tentare in forma modesta quanto si voglia, di
colmare linadeguatezza che il metodo Brentaniano ha mostrato nella parte speculativa, a partire dallanalisi
fenomenologica in cui egli stato maestro
29
.
Se qualcuno non volesse considerare la fenomenologia come un campo autonomo di ricerca, ma
preferisse incorporarla alla teoria della conoscenza od anche alla metafisica come| una introduzione alle
medesime, per parte mia non ho alcuna difficolt a farlo. Quello che importa non il luogo che ad essa
compete nel novero delle scienze, ma che essa sia di fatto condotta a termine prima della elaborazione
sistematica dei problemi. Ho affermato prima che essa non era estranea alla filosofia classica, come lo per
molte filosofie moderne: qui da ricordare lesempio insigne di Aristotele proprio nel capitolo di
introduzione alla Metafisica e nellultimo capitolo del libro degli Analitici Posteriori, che non solo
forniscono una giustificazione storico-critica al mio procedimento, di alto valore, ma mi hanno suggerito la
stessa trama essenziale della ricerca
30
.
Dopo quanto stato detto, lordine della trattazione si prospetta da s, in ordine serrato e ascendente.
Questo volume, analitico-descrittivo, dedicato a rilevare i contenuti fondamentali e genuini per cui dato
latto di percezione. In questa ricerca bench il metodo sia essenzialmente espositivo, pure nel mio intento la
trattazione ha unispirazione decisamente teoretica. Lasciando da parte quello che potrebbe essere
lorientamento speculativo personale e lo stesso scopo ultimo del mio lavoro, ho cercato di seguire, a partire
da Cartesio fino alla psicologia contemporanea, lo sviluppo graduale del principio della coscienza nella
forma che ha portato al fenomenismo, che il principio il quale a sua volta ha provocato con Kant il
secondo principio della coscienza, quello definitivo di cui vive quasi tutta la filosofia pi moderna e
penetra ancora profondi settori della vita moderna. Nella prima sezione storica di questa parte si cercato di
cogliere in vivo la dialettica interiore del principio nella sua progressione irruente; la seconda sezione,
invece, prevalentemente descrittiva e propriamente fenomenale, segue laffermarsi del nuovo principio che
ha portato al risultato inaspettato, da molti ancora ignorato, del rifiuto della nozione tradizionale di
esperienza a partire dalla stessa esperienza. Ho voluto dare una certa ampiezza alla esposizione
dellAssociazionismo poich non mi parso giusto| fermarmi ad apprezzamenti e descrizioni schematiche,
quando di fatto da uno stesso termine, come quello di Associazione psichica sono state coperte le tendenze
spesso pi varie, provocate le crisi pi violente e spasmodiche (si pensi alla rivoluzione kantiana) e
prospettati perfino alcuni princpi o indiz verso la soluzione retta (Hamilton). Ad incamminare decisamente
verso questa soluzione retta, ha contribuito pi di ogni altra scuola, soprattutto con lanalisi dei fatti, la
Gestalttheorie ed era giusto che ad essa venisse fatto un posto donore. Chi al corrente della materia, non
mi accuser certamente di aver ecceduto in questa parte, ma riconoscer che mi sono attenuto appena ai punti
principali e di maggior interesse speculativo, quando si tenga presente che lultima esposizione sintetica della
dottrina, quella fatta dal Koffka, si aggira sulle 700 pagine di un linguaggio tecnico e serrato.
Il problema verr portato a termine in un secondo lavoro che proceder allanalisi delle funzioni
per le quali si costituiscono e si mettono in collaborazione i piani oggettuali nellatto sintetico della
percezione. La Gestalttheorie, che resta una gnoseologia mista, ha eguagliato tutti i contenuti ad un piano
unico, le Gestalten e tutte le funzioni al processo fondamentale delle correnti fisico-fisiologiche delle
funzioni trasversali di raccordo. Poich queste asserzioni sistematiche non risultarono per nulla solidali
con i notevoli contributi sperimentali dovuti a questa Scuola, urgeva il compito di inquadrarli in una
descrizione ed interpretazione funzionale che mettesse nella sua luce la ricchezza dellesperienza, ed
impedisse che molti, colpiti dalla stranezza delle conclusioni, le giudicassero conseguenze necessarie delle
premesse ed assieme alle conclusioni fossero portati a respingere il valore positivo che va invece
riconosciuto alle premesse. A questo modo la critica abbozzata alla fine di questo volume, si svilupper nel
secondo come costruzione di un realismo gnoseologico della esperienza a sfondo funzionalistico.
Le funzioni fondamentali sono state ridotte a tre, in corrispondenza della triplice classificazione dei
piani oggettuali e sono: lorganizzazione primaria, lorganizzazione secondaria,| lapprensione
dellintelligibile realizzato
31
.
Ciascuno di essi il centro di un particolare problema e suggerisce un genere speciale di funzioni:
problemi dellapprensione del continuo, dei contenuti di valore concreto e di vita vissuta, dei contenuti
intelligibili ovvero dei valori necessar dellessere; a cui corrispondono rispettivamente le funzioni della
sensibilit esterna sotto il dominio del senso comune, della sensibilit esterna ed interna sotto il dominio
della cogitativa e di tutta la sensibilit sotto il dominio dellintelligenza. Questi ultimi termini sono presi
dalla tradizione aristotelica e trasportati nel clima ardente dei problemi moderni, non per partito preso di tutto
ridurre allantico, ma solo in quanto sono stati suggeriti dalla stessa analisi fenomenologica. Anzi ad essi
sono ricorsi perfino alcuni psicologi al tutto estranei alla tradizione aristotelica: mi parso che un tale
richiamo, suggerito dai fatti e venuto dal di fuori, meritava desser raccolto a costo di ogni fatica.
Che tale fatica sia stata reale lo pu arguire chiunque, sia dalla materia presa in considerazione, come
dal suo ordinamento e dalle conclusioni che vengono prospettate. opinione di chi scrive che la materia
doveva essere opportunamente selezionata, lordinamento ridotto alle sue esigenze essenziali e le conclusioni
solidamente stabilite per far fronte, con fondate speranze, alle istanze critiche di ogni parte a raggiungere un
punto sicuro per la fondazione della metafisica realista.
Evidentemente non tocca a lui giudicare se, e fin dove, egli abbia raggiunto quanto si riprometteva:
le aspre difficolt incontrate nellindagine storica e nellinformazione delle analisi fenomenali hanno
torturato a lungo la sua mente che per abitudine di lavoro e di pensiero occupata in campo assai diverso.
Per questo egli il primo a non stupirsi delle lacune,| imprecisioni od incertezze che gli si potranno
segnalare; anzi egli stesso di simili deficienze ne vede gi non poche e ne potrebbe offrire un nutrito elenco.
Alcune, almeno, erano inevitabili sia per la complessit del problema e lestensione dellargomento; sia,
soprattutto, per il fatto che lAutore si trovato spesso impegnato da solo in discussioni finora insospettate
per la maggioranza degli psicologi e dei filosofi puri che amano di restare entro le sicure frontiere del proprio
campo. Comunque sua speranza che i progressi della fenomenologia contemporanea, la benevolenza di chi
lo ha sorretto in questo aspro cimento ed anche il notevole dispendio delle sue, sia pur modeste, energie non
siano stati del tutto vani.|


Note della Introduzione
1
Wertheimer, M., B, 301-302. La descrizione si ispira allesperienza immediata per il fatto: per lo stile ricorda un
accenno descrittivo del Mach, il quale, come si dir, fu il primo a mettere in circolazione la nozione di Gestalt. Der
Baum, egli dice, mit seinem grauen, harten, rauben Stamm, den vielen im Winde bewegten Zweigen, mit den glatten,
glnzenden Blttern erscheint uns zunchst als ein untrennbares Ganze. Ebenso halten wir die ssse runde gelbe Frucht,
das helle warme Feuer mit seinen mannigfaltig bewegten Zungen fr ein Ding (Mach, E., 84).
2
Reid, Th., An Inquiry..., sect. XX, ed. Hamilton, t. I, 183 a.
3
Varisco, B., c, 225. La concezione varischiana ha una struttura teorica particolare.
4
Marchal, J., V, 78; il P. M. nel seguito della sua analisi dellesperienza sensibile mostra di accettare sostanzialmente
il metodo ed i princpi dellEstetica trascendentale (V, 91 e segg.). Daltra parte, e per conseguenza, il concetto di
esperienza sembra ancora quello classico della psicologia del sec. XIX, ereditato da Hume e Kant: come i giudiz sono
sintesi di (due) idee, le idee si riferiscono ad associazioni dimmagini e a sensazioni elementari. Infatti: Lorsquon fait
abstraction de la forme du jugement, les deux termes, sujet et prdicat, demeurent en rsidu comme simples concepts.
Mais le concept soumis lanalyse, se ddouble son tour, en un lment matriel et en un lment formel; car il est lui
aussi, son degr, lunit dune diversit. Et si lon examine de plus prs cette diversit, on y rencontre finalement, sous
un chafaudage dunits associatives infrieures lunit conceptuelle (images diffrents degrs de complexit), des
lments psychologiques indissociables et irrductibles, les lments sensoriels. Ces derniers, constituent la matire
premire de notre connaissance humaine (V, 78; corsivo del M.).
Il sintetismo assoluto, che qui si afferma, non ci pare una posizione iniziale ma sistematica: a nostro modesto parere
esso non corrisponde ai dati immediati della coscienza e, malgrado alcune somiglianze esteriori di terminologia con
la psicologia tomista, non vediamo come si possa arrivare alla fondazione di un realismo e particolarmente di quello
tomista.
5
Abstrahere contingit dupliciter: uno modo per modum compositionis et divisionis, sicut cum intelligimus aliquid non
esse in alio, vel esse separatum ab eo. Alio modo per modum simplicitatis, sicut cum intelligimus unum, nihil
considerando de alio (S. Theol., I, q. 85, a. 1, ad 1). La conoscenza umana unastrazione e si compie in essa, in tutto
il suo ambito per un Tomismo conseguente. Lintuizione, se in qualche modo si d, non pu stare a s od originarsi per
proprio conto, ma deve esser vista sorgere entro e per la funzione astrattiva ed probabilmente su questo che hanno
anzitutto da intendersi le interpretazioni della gnoseologia tomista.
6
Dicendum quod in cognitione nostri intellectus duo oportet considerare. Primo quod cognitio intellectiva aliquo
modo a sensitiva primordium sumit. Et quia sensus est singularium, intellectus autem universalium; necesse est quod
cognitio singularium quoad nos prior sit quam universalium cognitio. Secundo oportet considerare quod intellectus
noster de potentia in actum procedit. Omne autem quod procedit de potentia in actum, prius pervenit ad actum
incompletum, qui est medius inter potentiam et actum, quam ad actum perfectum. Actus autem completus ad quem
pervenit intellectus est scientia completa, per quam distincte et determinate res cognoscuntur; actus autem incompletus
est scientia imperfecta, per| quam sciuntur res indistincte et sub quadam confusione... Et quia sensus exit in actum; idem
etiam ordo cognitionis apparet in sensu. Nam prius secundum sensum dijudicamus magis commune quam minus
commune, et secundum locum et secundum tempus. ... Est ergo dicendum quod cognitio singularium est prior quoad
nos quam cognitio universalium, sicut cognitio sensitiva quam cognitio intellectiva. Sed tam secundum sensum quam
secundum intellectum, cognitio magis communis est prior quam cognitio minus communis (I, q. 85, a. 3. Lart. va
letto per intero e collocato nel contesto di tutta la questione: De modo et ordine intelligendi...). I segg. articoli si
ispirano al medesimo principio su cui si fonda questa nostra istanza. In particolare segnalo lart. 5: Utrum intellectus
noster intelligat componendo et dividendo di cui si legga il testo centrale: Cum enim intellectus humanus exeat de
potentia in actum... non statim in prima apprehensione capit perfectam rei cognitionem; sed primo apprehendit aliquid
de ipsa, puta quidditatem ipsius rei, quae est primum et proprium objectum intellectus; et deinde intelligit proprietates et
accidentia, et habitudines circumstantes rei essentiam. Et secundum hoc habet necesse unum apprehensum alii
componere et dividere, et ex una compositione et divisione ad aliam procedere.
7
Dans les Traits de psychologie dil y a trente ans, le chapitre sur lAssociation des ides tient une place
considrable. Nous estimons au contraire qu la date daujourdhui, sa place est mince. Car lAssociation est loin de
jouer, dans la vie mentale, le rle quon lui prtait autrefois (Delacroix, H., 137). Il preconcetto di una sensation
pure sta allorigine dellempirismo associazionista non meno che del problema kantiano, come si dir fra poco.
8
Per esso il percepire, a differenza delle altre nostre conoscenze, detto una conoscenza intuitiva cio condizionata
dalla presenza delloggetto, secondo il senso B del Vocabulaire critique del Lalande: Vue directe et immdiate dun
objet de pense actuellement prsent lesprit et saisi dans sa ralit individuelle (t. I4, 398 a).
9
Musatti, C. L., A, 50.
10
Cest la perception (...) qui constitue le panorama visuel, de sorte qu chaque instant, peine une troite portion de
ce panorama est sensorielle. On croit voir en son ensemble le paysage quon a devant soi. En ralit la plus grande
partie du spectacle nest que la projection dune image synthtique que lesprit a organise auparavant la suite de
plusieurs visions et rflexions (Salzi, P., 86-87).
Secondo il Price, il punto di partenza per le teorie della percezione sono i dati dei sensi indubitabili e
neutrali: a suo parere, quando noi siamo nella situazione di vedere..., toccare..., gustare..., udire..., odorare qualcosa ci
troviamo in contatto diretto con un fascio di colori, con una pressione, un sapore, un suono, un odore la cui apprensione
non data per inferenza, o per un processo intellettuale o per un qualche passaggio da segno a cosa significata.
Il termine sense-datum is meant to stand for something whose existence is indubitable (however fleeting), something
from which all theories of perception ought to start (Price, H. H., 19, cfr.: 3-4). La posizione, che pare ispirata al
realismo pi confortante, lascia invece scoperta una grossa questione di cui saccorge lo stesso Price quando deve
abbracciare il fenomenismo empirista (53). Invero si pu parlare in sede criteriologica di dato immediato, solo
quando sia stato fissato il concetto di realt. Ora nessuno vorr restringere la realt ai sense-data, anzi piuttosto
vero il contrario. Qualcuno ha voluto criticare il Price affermando che the proper starting point for a theory of
perception... is not ostensibly neutral indubitables but rather a statement of ones metaphysical bias, for otherwise the
bias is likely to determine the indubitable data without the theorists ever realizing it (Hahn Lewis, E., 396).
Questultima posizione trova consenzienti molti tomisti, altri invece vi scorgono un circolo vizioso non meno
palese della posizione fenomenista. Ho la fiducia che la posizione fenomenologica sfugga a queste angustie in quanto
sinizia con una descrizione dei contenuti immediati di oggetti totali dellesperienza, si sviluppa con la descrizione dei
piani oggettuali e delle corrispondenti funzioni psichiche, e termina con la determinazione del contenuto dei concetti
metafisici secondo quanto pu esser fatto presente dalla esperienza vissuta (gli Urphnomena dei moderni e le
intentiones decem praedicamentorum di Averroes). Quindi n Empirismo, n Logicismo.
11
Ricercai dunque dapprima, se lobbiezione di Hume poteva generalizzarsi e subito trovai che il concetto di
connessione tra causa ed effetto non affatto lunico, con cui lintelletto pensa a priori i nessi tra le cose, e che anzi la
metafisica consta del tutto di essi (Kant, A, 12).
12
Maier, H., B, erste Abteilung: Die Realitt der physischen Welt, II Abschn., 1, 68.
13
Lalande, A., 651 b.
14
Ranzoli, C., 903.
15
Convengo perci con K. Hilferding: Wir die Phnomenologie nur als eine erste Etappe auf dem Wege des
systematischen Aufbaues der Philosophie ansehen, infolgedessen muss auch der in ihr eingenommene Standpunkt als
vorlufig angesehen werden. Er ist ein methodischer Ausgangspunkt, der spter durch den von der Erkenntnistheorie
gerechtfertigten Standpunkt (und das ist u. E. der Standpunkt des Realismus) zu ersetzen ist (208). Mi diparto invece
un poco dal P. Roland-Gosselin (cfr. nota 17 seg.).
Per fenomeno, rispetto al quale c la fenomenologia, io intendo come Aristotele ogni contenuto di
coscienza percettiva nel suo presentarsi immediato, sia esso vero come illusorio. La fenomenologia perci da me
intesa e praticata| in un senso puramente descrittivo e presistematico che non ha nulla in comune con il fenomenismo od
anche con la fenomenologia immanentista.
16
Toutes nos connaissances objectives tant des faits de conscience, des phnomnes, on appelle psychologie, ou
phnomnologie, la science du sujet, primitif et actuel (Cousin, V., 229). Cfr.: anche Maier, H., B, 100 e segg.; 501 e
segg.
Anche per Hegel la Fenomenologia costituisce il primo momento della scienza la quale ha da cominciare
con la presentazione del sapere apparente: e su ci si pu convenire. Meno invece per quanto segue nel testo: Ora,
poich questa presentazione ha per oggetto soltanto il sapere apparente, sembra chessa stessa non sia la libera scienza
moventesi nella sua figura peculiare: anzi, da questo punto di vista, pu venir considerata come il cammino della
coscienza naturale, la quale urge verso il vero sapere; e meno per la conclusione esser anche la F.: il cammino
dellanima percorrente la serie delle due formazioni| come stazioni prescrittele dalla sua natura perch si rischiari a
spirito e, mediante la piena esperienza di se stessa, giunga alla conoscenza di ci che essa in s e per s (Hegel, Die
Phnomenologie des Geistes, 70-71). La F. diventa cos la scienza della esperienza della coscienza, in quanto la
coscienza in generale il sapere di un oggetto, sia esteriore che interiore (Philos. Propdeutik, Phnomeno-logie, 6)
ove evidente la riduzione sistematica della realt alla coscienza. Per noi la F. descrizione anzitutto del presentarsi
puro e immediato degli oggetti nella coscienza e poi del manifestarsi della coscienza a se stessa, una volta attuata dagli
oggetti.
17
Il P. Roland-Gosselin, negli appunti lasciati intorno ad una elaborazione completa dei problemi gnoseologici,
delineava un piano di lavoro molto simile al nostro. C una sola variante, che credo essenziale, in quanto il P. R.-G. fa
precedere la critica dei princpi astratti alla ricerca fenomenologica: io preferisco invece cominciare con questa perch
essa si trova, ad un tempo, pi aderente allo sviluppo storico dei problemi (Hume, Kant) e non esige, almeno agli iniz,
analisi concettuali troppo raffinate e discutibili come sono quelle della I Parte dellEssai del P. R. G. La funzione della
fenomenologia nel realismo era da lui concepita nei termini seguenti: Le ralisme de lintelligence tabli
indpendamment de la connaissance sensible (I P. dellEssai), lon peut montrer quelles conditions positives sont faites
au ralisme de lintelligence, et comment son exercice est li, dans lacquisition et le discernement progressifs de ltre,
aux sensations (...) Prsupposant la valeur (de principe) de lesprit dans son discernement de ce qui est, nous dirons que
les conditions reconnues de fait lexercice du| jugement ne peuvent porter atteinte la valeur de ce jugement pour
possder en fait la valeur que nous lui avons reconnue en principe. Si, par exemple, le developpement de la perception
amne poser la distinction du phnomne et ltre rel, de ltre accidentel et de ltre substantiel, etc..., nous
admettrons que ces distinctions sont poses valablement par lesprit, cest--dire que lesprit en les posant discerne en
vrit la nature de ltre au sujet duquel il se prononce, et qui est ltre sensible (M. D. Roland-Gosselin, B, 26).
18
Stumpf, C., D, 162.
19
Dilthey, W., B, 148 e segg. La psicologia esplicativa o causale (die erklrende Psychologie) ricerca gli elementi e
le funzioni elementari, le leggi di associazione e lipotesi di percezioni incoscienti (158).
20
Ebenso kann die in Kants System durchgefhrte Trennung von Stoff und Form der Erkenntnis heute nicht mehr so
festgehalten werden. Viel wichtiger als diese Trennung sind die inneren Beziehungen, welche zwischen der
Mannigfaltigkeit der Empfindungen als dem Stoff unserer Erkenntnis, und der Form, in welcher wir diesen Stoff
auffassen berall bestehen. (Dilthey, W., B, 149-150).
21
Dilthey, W., B, 151.
22
In Kant il termine Erscheinung preso come loggetto indeterminato di una intuizione empirica: Der
unbestimmte Gegenstand einer empirischen Anschauung heisst Erscheinung (Kr. d. r. V., I Teil, I, 2). Negli ambienti
influenzati dal Brentano esso sta per Empfindungs-Vorstellungsinhalt. Ho preferito per mio conto il senso di
presentazione fenomenale e non quello etimologico di apparizione o quello ormai ristretto e sistematico di
fenomeno per non pregiudicare alla natura dei suoi contenuti. In altre parole, mavvicino allo Stumpf nel prendere
Erscheinung come contenuto di coscienza nel suo darsi immediato: la Funktion il processo soggiacente. Perci
le Erscheinungen possono anche esser trattate a s, non cos le Funktionen la cui funzione appunto di presentare
tali contenuti.
23
Stumpf, C., B, 4-5 e 10.
24
Stumpf, C., D, 192.
25
Die Trennung der Form von der Materie im Kantschen Sinne beraubt uns aller Mglichkeit, sie von dieser zu
praedicieren, bestimmte Eindrcke im einzelnen Fall als hier oder dort befindlich, als eine Mehrheit, als Wirkungen, u.
s. f. zu bezeichnen (Stumpf, C., C, 489).
26
Stumpf, C., C, 477.
27
Polemizzando con Lotze ed il suo realismo mediato di derivazione kantiana, lo St. concludeva: Liegt also in jeder
Reihenbildung (i segni locali) und Anordnung von Empfindungen ein Problem, dass nur durch Annahme eines
Zeichensystems zu lsen ist, so geht es ins Unendliche. Irgendwo muss also doch im Empfindungen unmittelbar auch
ihre Ordnung als immanente Eigentmlichkeit mitgegeben sei (Stumpf, C., C, 482).
istruttivo per la conoscenza del problema ed anche della storia della celebre reazione Diltheiana il constatare
che il D. qui non fa che seguire lo Stumpf. So werden wir, commenta egli il passo dello St. ora citato, durch die
Tatsachen selbst zu dem Postulat einer Immanenz der Ordnung in dem Stoff unserer Erfahrungen gefhrt. Die falsche
Sonderung des Stoffes der Eindrcke von den Formen des zusammenfassenden Anschauens und Denkens, die damit
zusammenhngende falsche Trennung eines aus dem Verhalten isolierter Empfindungen und Vorstellungen zueinander
entspringenden Mechanismus von dem darberschwebenden Denken: diese ganz Erneuerung des psychischen
Dualismus muss aufgehoben werden (Dilthey, W., A, 79).
28
Il termine inscindibilit si presta meno allequivoco di quello pi corrente di immanenza.
29
Alla nozione brentaniana di intenzionalit il P. Gemelli opponeva che i contenuti sensoriali differenziali,
considerati nella propria specificit sono contenuti neutrali ovvero oggettivamente indifferenti: mancano perci di un
esplicito riferimento intenzionale e tuttavia restano sempre contenuti di conoscenza (Gemelli, A., B, 22). Lobiezione
colpisce anche la posizione dello Stumpf, ma bisogna riconoscere che questi nelle opere della maturit e
particolarmente nella postuma Erkenntnislehre (1939-1940) ha trovato la propria strada, abbandonando le venature
kantiane della prima posizione per unadesione pi fedele allAristotelismo.
30
Post Anal. B, 19, 99 b, 23 e segg.; Metaph. A, 1, 980 b, 20 e segg.
31
Anche per Hegel la Fenomenologia pu essere detta svilupparsi per tre gradi, secondo la diversit delloggetto: in
quanto tratta delloggetto come tale (Gegenstand), delloggetto posto allIo (Objekt) o dellIo stesso (Philos.
Propdeutik, Phnomenologie, 9). Nella nostra posizione i gradi non sono momenti della coscienza, ma affettano ad
un tempo loggetto (Erscheinung) ed il soggetto (Funktion).

capitolo primo
CARTESIANESIMO,ASSOCIAZIONISMO E FENOMENISMO

Sommario. I. Radici cartesiane dellassociazione. La frammentazione delloggetto in John Locke.
Linteriorit assoluta delloggetto come idea e la critica alle idee astratte di G. Berkeley. II. La
nullificazione del reale ed il problema dellassociazione in David Hume: la preparazione del problema
causale; la discussione e la critica alla persuasione di causalit; la dottrina positiva ovvero il dogmatismo
del belief. III. Lassociazionismo psicologico o fenomenismo empirico: il principio della mental
chemistry di James Mill; la teoria della possibilit permanente di sensazioni di John Stuart Mill e la
credenza al reale; contenuti fenomenali ed indici di realt secondo H. Taine.


I

IL PRINCIPIO DELLIDEA E LASSOCIAZIONE
1. Radici cartesiane dellassociazione
L Associazione, ha scritto Kurth Koffka, un termine che ha servito nel corso della
storia per significare un numero di cose assai differenti; ma dalla fine del secolo passato esso
usato per indicare una teoria ben definita ed essenzialmente semplice, la quale cerca di spiegare
ogni acquisto di esperienza in termini di associazioni formate di recente, cio| di connessioni fra
unit indipendenti delle quali una di esse capace di riprodurre laltra
1
.
Una descrizione della percezione in termini dellAssociazionismo mo-derno pi ortodosso
la seguente: Per noi la percezione anzitutto un gruppo di sensazioni, o piuttosto essa tali
sensazioni, in tale numero, che si trovano uniformemente aggruppate in tali e tali maniere
2
.
Rileviamo: a) La percezione non un fatto primario, ma secondario: un aggruppamento, una
composizione; b) gli elementi di questa composizione sono le sensazioni; c) questa composizione
non d qualcosa di originale: essa altro non che le stesse sensazioni, non isolate, ma aggruppate in
un modo determinato. In questa descrizione emergono due fattori essenziali allatto del percepire:
lelemento psichico, e ci che aggruppa gli elementi cio la forza associativa. Gli associazionisti
sono persuasi dessere riusciti con questo metodo a costituire la psicologia come scienza oggettiva.
La nozione di elemento va qui presa perci nel suo senso ovvio e pi forte. Lo psicologo,
afferma lo stesso A., pone gli elementi mentali precisamente come il chimico classifica le sue
sostanze elementari... Essi sono semplici nel senso che sono lesperienza mentale ridotta ai suoi
termini pi umili; ma essi sono sempre dei processi reali, delle unit effettive dellesperienza
mentale. Per conseguenza, come gli elementi chimici, essi presentano aspetti e attributi var, si pu
esaminarli da punti di vista per cos dire differenti, e ciascuno di questi aspetti pu essere esaminato
a parte dallo psicologo
3
. Secondo il medesimo Autore si dnno tre categorie di elementi mentali:
sensazioni, immagini, affezioni, alle quali corrispondono altre tre categorie di aggruppamenti: la
percezione, le idee, le emozioni. Ecco quindi in poche righe uninterpreta|zione dei fatti pi
complessi della nostra vita conoscitiva ed affettiva che non pecca certamente di intelligibilit e di
chiarezza! Ridotti ad una formula astratta, i fatti della seconda classe possono essere indicati con Sn
+ A, ove Sn la somma delle sensazioni, immagini, affezioni che sono interessate, ed A la forza
associativa che hic et nunc le tiene unite in questa complessione che attualmente esperimento
4
.
La reazione violenta fatta dalla Gestaltpsychologie allAssociazionismo si rivolge
direttamente bene tenerlo presente alla forma che abbiamo ora riferita la quale non sorta
dun colpo, ma suppone una lunga e laboriosa evoluzione che ha conosciuto contrasti profondi, e
che si affermata in direzioni varie, di cui quella che stata riferita rappresenta una forma, forse, la
pi spinta e radicale. Essa, per, il termine logicamente inevitabile di alcuni princpi e
concessioni, apparsi allinizio dellepoca moderna, e la sua portata teorica inafferrabile fin quando
non si comprenda, e non ci si renda conto, che questa teoria laffermazione di una mentalit che
ha penetrato gradualmente tutti gli strati della cultura, e si provata a tutti i problemi pi ardui,
soggiogando intere generazioni di ricercatori e di pensatori. Non sarebbe serio giudicarla, senza
averne compreso la genesi, lo spirito e i risultati, cio i princpi e i fattori che lhanno portata a
questa egemonia. Lesposizione che daremo tende a sottolineare la drammaticit di questo sviluppo
e linteresse speculativo che esso presenta nelle sue fasi pi salienti.
La prima forma dellAssociazionismo, inteso come teoria esplicativa integrale della
conoscenza, dagli storici, di solito, riferita a Hume. Ma, per originale che possa apparire la
posizione del filosofo scozzese, sta il fatto che egli la present come| la continuazione logica, o
meglio come la reductio ad absurdum dellopera dei suoi predecessori, di Locke e Berkeley: o,
per essere pi esatti, lopera del grande scettico non che la maturazione inevitabile dei princpi che
sono allaurora del pensiero moderno, vale a dire la posizione cartesiana della conoscenza
5
. Si sa
che nel secolo XVII le scienze fisiche e matematiche passavano un periodo di grazia ed in pochi
anni fecero tali progressi quali non si ebbero da Aristotele fino ad allora. Perch le scienze potevano
tanto, mentre la filosofia restava irretita in eterne e stucchevoli antinomie? La liberazione sarebbe
stata possibile, pens Cartesio, qualora anche la filosofia adottasse il metodo della scienza. Questa
trova la sua evidenza dallaccertamento dei fatti e dalla scomposizione dei suoi oggetti: a questo
modo possibile arrivare alle leggi che reggono gli oggetti nella loro struttura pi riposta, e
ricostruire idealmente in sintesi, per una comprensione globale, gli elementi nel tutto, cos che ci si
potr render ragione del comportamento o funzione di ciascun elemento nel tutto di cui parte, e
quello dello stesso tutto rispetto alle singole parti. Fu questa linaugurazione ufficiale del metodo
analitico nel filosofare.
Il Discorso del Metodo movendo, secondo il Mondolfo, da quellesigenza di nuove vie di
ricerca, comune agli iniziatori della filosofia moderna, che aveva gi sospinto Bacone a| dare nel
Novum Organum una nuova ars inveniendi aveva nelle quattro regole per la scoperta della verit
enunciato il criterio ed il procedimento di tale scoperta. Criterio, levidenza (I regola), che vale a
superare la posizione preliminare del dubbio metodico; procedimento dindagine, il metodo
analitico, distinto in tre operazioni consecutive: lanalisi (II regola) o il processo regressivo di
risoluzione delle difficolt complesse negli elementi pi semplici; la sintesi (III regola) o processo
progressivo dagli elementi pi semplici e facili alla formazione graduale degli oggetti pi
complessi; e lenumerazione completa (IV regola) o processo di revisione verificatrice, che vuol
dare la certezza di non aver nulla omesso nellesame compiuto attraverso la decomposizione e la
ricomposizione
6
. Come uno che si vuol render conto di un orologio, comincia a smontarlo, cio a
scomporlo in molle e ruote e sfere, per esaminare queste ad una ad una in s e nei rapporti con gli
altri singoli pezzi; ma bisogna poi che lo rimonti, ricomponendo il meccanismo complessivo per
farlo funzionare ed assicurandosi, con una revisione accurata, di non aver nulla tralasciato o messo
fuor di posto: cos deve comportarsi chi vuol penetrare nei riposti segreti della vita dello spirito.
Da parte sua, Cartesio, nel primo momento dellanalisi, trov che gli elementi semplici erano
princpi generali ed idee innate; per questo veniva egli a negare dun colpo la possibilit sia dun
riferimento immediato del conoscere al proprio oggetto, come di un vero sviluppo spirituale,
toccando nel punto pi delicato il problema della percezione.
In questa famosa riduzione, Cartesio, malgrado le sue proteste di voler risalire allultima
sorgente dei problemi, in realt non trov, operando la conversione sullanima in atto di pensiero,
che quello che in antecedenza implicitamente vi aveva messo.
Affermando, per il suo meccanicismo, che il corpo del tutto fuori dellanima, lanima
veniva ristretta alla sola sfera della coscienza; in quanto coscienza, poi, essa non con|versa che con
limmateriale, vale a dire per quella esclusione del concorso del corpo con le sole sue
modificazioni. Malgrado questo, Cartesio ammette che, nello stato di unione con il corpo, lanima
non modificata dalla sola sua energia intrinseca, ma in molti casi essa risente delle antecedenti
affezioni che accadono nel corpo. Invero, delle affezioni della mente alcune devono la loro origine e
sono principalmente riferite al corpo, altre sono pi proprie alla mente ed altre ancora sono del tutto
intellettuali (De Passionibus Animae, p. I, 17-23). Lanima ha la sua sede nella glandola pineale del
cervello ed per essa che si unisce al corpo. Questorgano si trova in connessione, per via degli
spiriti vitali circolanti nei nervi che da esso dipartono, con tutte le parti dellorganismo; da esso
procedono gli impulsi di movimento e ad esso fanno capo tutte le modificazioni dovute a cause
estrinseche. Lavvertenza, o coscienza, di queste modificazioni si compie solo in quel punto del
cervello. Pertanto quando un oggetto esterno attinge un senso, esso determina nellorganismo
vivente certi movimenti, i quali, propagati dagli spiriti lungo i nervi, arrivano a quel punto centrale
del cervello ove si compie lultimo movimento. Ma questo movimento non pu essere oggetto di
coscienza, perch lanima non pu essere conscia di alcuna affezione della materia, n laffezione
dellorgano pu assomigliare alloggetto esterno dal quale stata causata. Si deve allora dire che
non v alcuna connessione naturale fra la percezione mentale delloggetto esteriore e le affezioni
organiche che costituiscono le condizioni di questa percezione. Lultima modificazione organica
non quindi che loccasione nella quale, sotto linflusso dellAutore della natura gran punto
oscuro del Cartesianesimo lanima specificamente determinata a rappresentarsi loggetto
esteriore. Questa rappresentazione immediata e questoggetto vicario il solo che sia da noi
conosciuto in se stesso. La rappresentazione mentale delloggetto esterno ci che propriamente
detto idea: Ideae nomine intelligo cuiuslibet cogitationis formam illam per cuius immediatam
perceptionem ipsius eiusdem cogitationis conscius sum; adeo ut nihil possim verbis exprimere
intelligendo id quod| dico, quin ex hoc ipso certus sim in me esse ideam eius quod verbis illis
significatur (Responsio ad secundas obiectiones).
Il movimento organico cerebrale, in quanto riferito allo stimolo esterno, pu esser detto
impressione; bench non abbia somiglianza alcuna con loggetto esteriore da cui trasmessa, pu
esser chiamato immagine e specie corporale; pu essere detto anche idea, bench non sia loggetto
immediato della mente. Cos si pu dire che la mente contempla questo movimento materiale,
impressione, immagine, specie, idea..., bench non abbia coscienza dellaffezione corporea in se
stessa e si applichi solo allultima modificazione cerebrale per trovare gli antecedenti corporali, i
quali, secondo la natura e le leggi di questa unione, devono determinare arbitrariamente la
rappresentazione mentale di unesistenza esteriore che loggetto della percezione. La quale perci
non che una percezione mediata, poich non abbiamo alcuna evidenza della corrispondenza fra la
realt del mondo esterno e le nostre rappresentazioni: e qui entra in gioco il ricorso a Dio verace
per salvare la partita.
Su questi princpi, che si basano su concezioni tuttaltro che moderne, Cartesio di una
intransigenza sprezzante, e condanna come pregiudizio, assorbito inconsciamente nella prima
infanzia con leducazione, la persuasione che ha ciascuno di percepire immediatamente gli oggetti
in s, nella loro esteriorit, e non idee od oggetti vicar. Qui la prima e precipua causa di ogni
errore: nei pregiudiz dellinfanzia. Nella prima nostra et lanima era tanto strettamente legata al
corpo da non poter applicarsi se non a quei pensieri per mezzo dei quali avvertiva ci che
produceva unalterazione del corpo. Ancora essa non riferiva le alterazioni a stimoli esterni, ma
solo, quando il corpo era a disagio, sentiva dolore; quando il corpo si trovava a suo agio sentiva
piacere e quando la modificazione del corpo non era n troppo vantaggiosa n troppo svantaggiosa,
provava diverse sensazioni che, secondo il senso ed il modo in cui avvengono, si dicono sapori,
odori, suoni, caldo, freddo, luce, colori e simili: tutte sensazioni che non hanno il loro
corrispondente in realt esistenti nel mondo esterno. Nello stesso tempo, quando eravamo bambini,
lanima| percepiva grandezze, figure, movimenti e simili che si presentavano non gi come pure
sensazioni, ma come cose, o modi delle cose realmente esistenti od almeno capaci di esistere.
Ancora lanima non avvertiva la differenza tra le sensazioni interiori e le cose esteriori. Ma il corpo,
che una macchina fabbricata dalla natura in modo da poter compiere da solo var movimenti,
voltandosi a caso di qua e di l, incontrava cose utili e fuggiva cose dannose. Lanima che aderisce
strettamente al corpo cominci allora ad avvertire che loggetto utile e dannoso era fuori di esso: ed
avvenne lequivoco, perch attribu a cotesto oggetto, non solo la grandezza, la figura, il moto e le
altre cose o modi delle cose percepite come realmente esistenti, ma anche i sapori, gli odori e simili,
che invece non erano altro che impressioni prodotte nel senso dalloggetto esterno
7
. Loggetto della
percezione tuttavia non pu essere che lidea chiara e distinta.
In Cartesio c dunque, malgrado i suoi scrupoli teologici, tutto il ncciolo del pensiero
moderno: la soggettivit dellesperienza per le qualit secondarie e la mediazione assoluta della
realt, data dallIdea, per la quale mediazione anche le stesse qualit primarie attribuite da
Cartesio, con poca logica, ancora alloggetto seguono la sorte delle altre. Il fare dellidea loggetto
per s del conoscere, proprio di Cartesio, e non dei grandi scolastici, come pens lHamilton
8
;
nella metafisica tomista il soggetto non ha da uscire da s, o da buttar ponti per raggiungere
loggetto, ma si trova sempre in riferimento immediato con esso, perch lidea intermediario
soggettivo, non oggettivo come per Cartesio. Per il quale, ed in questo la tesi dellOlgiati
9
non una
pura ipotesi di lavoro, lidea chiara e distinta non solo il metodo per conoscere la realt, ma essa
stessa la realt. Si parler di fenomenismo razionalista per Cartesio, e di fenomenismo
empirista per| la scuola Lockiana, ma le due qualifiche differenziali non mutano gran che del
comune fondo gnoseologico e metafisico, dal quale sorgeranno, come vegetazione parassitaria, gli
sviluppi, le angustie e le disfatte del problema moderno della percezione.
Vi sono in questa concezione due princpi opposti, gravidi di conseguenza: luno, che la
sostanza pensante non pu avere una conoscenza immediata delle qualit di unaltra che sia
differente da essa nelle propriet essenziali; laltro, che la sostanza immateriale non pu unirsi
sostanzialmente con un corpo, senza diventare materiale anchessa.
Cartesio, per essere stato meccanicista assoluto nellinterpretazione del mondo fisico e
spiritualista assoluto in quello spirituale, dovette negare ogni interferenza reale e complementarit
fra i due mondi. Di qui veniva tolta, con la continuit reale (causale), ogni continuit
intenzionale. Come lanima viveva in s la sua vita, senza parteciparla realmente al corpo che ad
essa unito, cos gli esseri materiali non avevano alcun rapporto di dipendenza con lo spirito, e
parimenti i contenuti fenomenali con quelli oggettivi, la sensazione con lidea. Sorse perci il
cosiddetto problema del ponte. Cartesio cerc di sbrogliarsi per proprio conto facendo ricorso, da
buon credente, alla veracit di Dio; se non che il ponte da lui gettato doveva poggiare su due pilastri
che esigevano un attento esame circa la propria capacit di sostenerlo. Essa infatti, di l a poco, fu
negata, con buone ragioni, da quelli stessi che si misero a sviluppare il principio dellidea per i quali
le due alternative della posizione cartesiana: mondo-spirito, sensazione-idea, fenomeno-realt, non
erano passibili, in sede teoretica, di alcun compromesso. Il ponte era fittizio poich di sponde non
ve nera che una soltanto: o lidea-concetto, o lidea-imagine. Si aprivano cos le direzioni capitali
del pensiero moderno: lEmpirismo ed il Razionalismo, le quali, rompendo bruscamente linstabilit
della posizione cartesiana, avrebbero condotto fino in fondo il principio dellidea-oggetto.|
2. La frammentazione delloggetto (J. Locke)
Il problema dellesperienza, nel senso che ebbe di poi nella filosofia moderna, era rimasto
in Cartesio, in forza dei princpi, quasi completamente assente: con Locke esso si presenta in modo
esplicito. I termini sono sostanzialmente ancora quelli cartesiani, ma il metodo ha preso un indirizzo
pi preciso. Lidea per Locke ci che la mente apprende degli oggetti in dipendenza immediata
o mediata di uneccitazione ricevuta dallesterno sopra qualche parte del corpo. Lidea allora ci
che la mente percepisce in se stessa, ed loggetto immediato della percezione, del pensare, o
dellintendere; essa ha per corrispondente la qualit del corpo soggetto che lha provocata
10
. Locke
suppone adunque che la esperienza primitiva implica da una parte la coscienza di s, e dallaltra
lavvertenza della cosa; come anche la relazione che ambedue hanno nellidea, in quanto che lidea,
nella sua semplicit originaria, riconosciuta come un risultato ed riferita alla materia, come
effetto a causa. Richiamandosi ad un esame pi attento dei fatti, Locke arriv alla negazione
categorica di tutte le idee innate cartesiane, ed allaffermazione dellorigine empirica, cio in
rigorosa dipendenza con il mondo esterno, di ciascuna: per questo la vera analisi non doveva
limitarsi allinventario delle idee, quali si presentano nella conoscenza attuale, ma deve convertirsi
in ricerca genetica delle idee a partire dallesperienza. Per Locke la percezione consiste nella
presa di possesso (di coscienza) che il soggetto fa dellidea come oggetto, al suo ingresso nello
spirito, e per questo non si distingue realmente dalla sensazione, se non come una modalit pi
completa del suo attuarsi. La sensazione questentrata dellidea
11
.
Lidea lockiana pare cos, a differenza di quella carte|siana, non avulsa ma piantata
nellesperienza: lidea una immagine sensibile, non un puro prodotto dello spirito. Lidea bens,
anche per Locke, loggetto ed il termine del conoscere, ma il suo attuarsi completo stato
condizionato da un reale processo di sviluppo, del quale i momenti essenziali sono dati: a)
dallazione fisica dello stimolo sullorgano sensoriale e dallimpressione che ricevuta nellanima,
indicata come sensazione (idee di sensazione), b) come dallimpressione che riceve lanima quando
riflette sui contenuti che ha in s (idee di riflessione)
12
. Le une cinformano sulla natura delle
sostanze corporali, le altre su quella delle sostanze spirituali e costituiscono la percezione interna:
nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu
13
.
Il fatto che tutte le nostre idee derivino, in ultima analisi, da queste due grandi sorgenti che
costituiscono la immediata esperienza, i dati della quale ci sono forniti naturalmente, s che non
in nostro potere n di respingerli, n di crearne dei nuovi non esige che lattivit del nostro spirito
si limiti poi al semplice accoglimento dei medesimi. In realt ci che troviamo nellanalisi
dellesperienza immediata sono certi complessi di idee che rappresentano esseri particolari,
chiamati sostanze, corporee o spirituali, e che noi apprendiamo nellatto della percezione, esterna o
interna. Una volta che si trovano sotto il nostro sguardo, noi possiamo dirigere la nostra attenzione
su di esse, esaminarle e ridurle fino ai loro semplici elementi, i quali non siano ulteriormente
scomponibili
14
. Poich,| nella rappresentazione originaria di un oggetto, le idee non sono distinte,
ma fuse insieme, cos come le qualit medesime delloggetto, le quali formano quel complesso che
noi chiamiamo una cosa: idee semplici e idee complesse sono larmamentario della vita
spirituale, e si pu dire che le idee semplici sono leffetto della sensazione; quelle complesse,
della percezione. Queste ultime, che sono le pi importanti e formano il materiale cos della vita
pratica come di tutte le scienze, poich non sono primitive, devono risultare da un successivo
processo di elaborazione delle idee semplici. Processo che pu essere da noi fatto sia servendoci,
come di modello, delle collezioni di idee offerte dalla osservazione della percezione immediata,
interna o esterna: le idee degli oggetti concreti; sia senza riferimento a nessun altro modello, fuori di
quello stabilito dalla nostra volont: le idee complesse astratte di Sostanze, Modi e Relazioni.
Locke fa unanalisi minuziosa delle varie classi di idee semplici e di idee composte, ma
limportante sarebbe di rendersi ragione del come si passi dalla apparizione delle idee semplici
alla formazione di quelle complesse. Su questo Locke si limita a dire che la seconda classe dipende
dalla nostra attivit libera, e lascia comprendere che la prima classe sia piuttosto leffetto dello
sviluppo naturale delle facolt. Si verrebbe cos ad ammettere unassociazione naturale e
unassociazione libera: Locke doveva porre i fondamenti dellAssociazionismo senza rendersi conto
dellenorme importanza e delle logi|che implicazioni, che fra poco vi avrebbe scovate Hume. Ma
Hume non ci sarebbe stato se tra lui e Locke non ci fosse stato un altro, G. Berkeley. Gli sviluppi
del Vescovo irlandese consistono in un approfondimento della idea lockiana connessa del resto
con la prima la quale per era stata intravista da altri, come dal nostro Galileo. Lessere, la idea,
loggetto per s immediato del conoscere, non aveva impedito a Locke di ritenere ancora, con il
realismo tradizionale, tanto lesistenza di un mondo esteriore, quanto la causalit che esso
esercitava sul soggetto per latto del conoscere: di guisa che egli poteva ancora, in un secondo
tempo, a differenza di Cartesio, riferire in base allo stesso meccanismo conoscitivo i contenuti della
idea alle cose in s, e trovarvi una corrispondenza. Daltra parte Galileo, Cartesio, Bayle avevano
portato lattenzione sul carattere innegabilmente soggettivo in tutto o in parte di non poche
qualit sensoriali, per le quali quindi non si poteva parlare di una corrispondenza univoca con il
mondo esterno. Si pensi alla sensazione di dolore per una scottatura, alle sensazioni di calore, di
freddo, di dolce, di amaro: non assurdo pensarle essere nelloggetto? E gli stessi colori, i quali fra
gli oggetti propr dei sensi si presentano come i pi oggettivi, in realt vanno soggetti nel loro
apparire a profonde modificazioni, pur restando loggetto il medesimo: basta che diminuiamo
lintensit di luce e vedremo i colori dello stesso oggetto, p. e. di un pezzo di porfido, notevolmente
cambiati.
Dobbiamo riconoscere allora che non c nel porfido n il bianco, n il rosso e dicasi
altrettanto per oggetti propr degli altri sensi ma solo una disposizione di parti proprie a
produrre con la luce queste sensazioni nellanima
15
. Questi oggetti non rappresentano per che una
regione la pi superficiale della nostra esperienza, e sono confinati nellambito dei singoli sensi.
Ma vi sono anche qualit che noi troviamo presenti in ogni percezione di oggetti, onde abbiamo
ragione di credere che sono talmente inseparabili da essi,| che ci siano anche quando noi non li
sentiamo. Prendete un chicco di grano: dividetelo fin che volete, riducetelo in parti quasi insensibili:
ebbene, lestensione, la solidit, una certa figura e grandezza e mobilit rimarranno pur sempre
come sue qualit, n potranno mai essere ridotte a nulla, finch esso rimarr un corpo od un insieme
di corpuscoli realmente esistente.
Locke chiam le une, qualit primarie, le altre, qualit secondarie e concludeva con il suo
lucido stile: Da ci che si detto reputo agevole trarre losservazione che le idee delle qualit
primarie dei corpi sono ritratti di esse (resemblances) ed i loro esemplari (patterns) esistono
realmente nei corpi stessi mentre le idee prodotte in noi dalle qualit secondarie non rassomigliano
ad esse per nulla: nei corpi non esiste nulla di simile a tali nostre idee. Nei corpi che noi
denominiamo da esse, esse non sono che il potere di produrre in noi quelle sensazioni: e ci che
dolce, azzurro o caldo nellidea, non che una certa massa (bulk), figura e movimento delle
particelle insensibili nei corpi che noi chiamiamo appunto cos (cio estesi, figurati, e mobili)
16
.
Con questa concessione al criticismo gnoseologico della nuova fisica, Locke invertiva il rapporto di
oggettivit aristotelico fra i sensibili propr e comuni, ma la sostanza delloggettivit
apparentemente non veniva scossa, poich restava salda la corrispondenza immediata con la realt
di una almeno delle classi, che era quella, del resto, che di fatto meglio caratterizzava loggetto
nella sua esteriorit. Lequilibrio non sembrava quindi alterato: in realt esso si mostr ben presto
troppo instabile.|

3. Linteriorit assoluta delloggetto come idea e la critica alle idee astratte (G. Berkeley)
Che lequilibrio in realt fosse molto instabile o addirittura perduto, pens a dimostrarlo il Berkeley
in base agli stessi due princpi lockiani: la immediatezza oggettiva dellidea e la soggettivit
formale delle qualit secondarie, ed piccante per molti teorici puri, ma per noi molto istruttivo,
che la prima forma didealismo, che si ebbe nel pensiero moderno, sia sorta dalla discussione del
problema della percezione
17
.
Il B. infatti esord con lopuscolo Essay on a new theory of vision (1709), che un trattatello
nel quale egli attacc direttamente la distinzione tra qualit primarie e qualit secondarie, per
affermare, rispetto alle prime, una soggettivit e mediatezza ancor pi assoluta di quello che Locke
aveva affermato per le seconde. Il B. parte da due princpi che ritiene comunemente ammessi: luno,
che loggetto proprio e immediato della vista il colore; laltro, che la distanza dallocchio, cio
la distanza nella linea di visione, non data immediatamente. Se, pertanto, la collocazione e la
grandezza (qualit I.rie) sono viste propriamente ed immediatamente non lo sono se non in
quanto sono propriet del colore: non sono percettibili se non in quanto sono colorate, poich
locchio non vede che luci e colori
18
.
Con questi princpi scompare anche lesteriorit della distanza. Ogni senso tale, cio
distinto dagli altri, in quanto nel suo attuarsi non comunica con loggetto degli altri; lammettere
delle qualit (primarie) che siano ad essi comuni, un controsenso e rende il sentire impossibile.
Cos il tatto ha per proprio oggetto delle qualit ben definite che non hanno nulla| in comune con
quelle, non meno definite, della vista: cosha in comune la durezza o la mollezza con i colori?
Ora, se le cosiddette qualit primarie sono inseparabili dalle secondarie, da pensare che
non sono date che in esse e per esse: se quelle sono soltanto nella mente, lo saranno anche queste,
poich non possibile, neppure con lastrazione, concepire la estensione e il moto di un corpo senza
tutte le altre qualit sensibili. Per conto mio conclude Berkeley vedo chiaramente che non in
mio potere formare lidea di un corpo esteso e in moto; ma gli devo dare insieme un colore o
qualcuna di quelle altre qualit sensibili, che esistono, come si convenuto, solo nella mente. In
breve, estensione, figura e moto, astratte da ogni altra qualit, sono inconcepibili; e perci dove
sono le altre qualit, col devono essere anche quelle, cio nella mente e in nessun altro luogo
19
. Il
Saggio sulla visione, distruggendo la teoria delle qualit primarie, separava nella percezione la
vista dal tatto e riconosceva al solo tatto limmediatezza della percezione. Questa conclusione era
per provvisoria e i Princpi sulla conoscenza umana (sect. 44) hanno vinto questultima
resistenza del Realismo, interiorizzando anche i contenuti del tatto.
Se i contenuti dei singoli sensi sono essenzialmente eterogenei, ne segue che non sono
addizionabili e non si pu avere una percezione che risulta dal contributo convergente dei var
settori sulla sensibilit. Si deve allora ritenere che distanza, figura, estensione, movimento non sono
da noi percepite n dal tatto n dalla vista, n da tutti e due insieme.
Il tenue filo che legava ancora il soggetto con il mondo| esterno quindi rotto e la filosofia
moderna non lo ritrover pi: per il B. tutte le nostre idee hanno la medesima assoluta e irrelativa
interiorit. Il cosiddetto concetto di materia, cio soggetto e causa di qualit reali di sostanza, di
mondo esteriore, non che una costruzione della fantasia, alla quale non pu corrispondere
alcunch. Se si ritiene che loggetto percepito lidea come tale, cio come atto e oggetto, ad un
tempo, della mente, lesperienza riceve la soggettivit piena.
Tutti riconoscono secondo il B. che n i nostri pensieri, n le passioni, n le idee
formate dallimmaginazione, esistono senza la mente... Io credo che ognuno possa arrivare ad una
conoscenza intuitiva di ci, ponendo mente a quel che si intende con la parola esistenza quando si
applica alle cose sensibili. Io dico che esiste la tavola, su cui scrivo, cio la vedo e la sento; e, se io
fossi fuori del mio studio, direi che esiste, intendendo con ci che se io fossi nel mio studio la potrei
percepire o che qualche altro spirito attualmente la percepisce. Cera un odore, cio era sentito;
cera un suono, cio veniva udito...: questo tutto ci che posso intendere con queste e somiglianti
espressioni. Ci che stato detto dellesistenza assoluta di cose non pensanti, mi sembra
perfettamente inintelligibile. Il loro esse percipi, e non possibile chesse abbiano esistenza fuori
della mente o delle cose pensanti, che le percepiscono
20
.
Dalla liquidazione di una distinzione la quale, bench fosse stata capovolta dal Locke,
poteva salvare ancora per buona parte le esigenze del realismo, sorta la prima forma di idealismo
moderno. Tagliati ora tutti i vincoli di dipendenza che legavano lo spirito finito con il mondo, il B.
non ha motivo di distinguere fra idee di sensazione e idee di riflessione e quindi non ha da
spiegare pi un divenire delle idee, n ha pi ragione di esistere il problema di una
corrispon|denza tra le idee e un qualche cosa che per definizione sia posto al di l e al di fuori di
esse.
Le idee non vengono dallesterno, n sono tutte a nostro arbitrio, poich aprendo gli occhi io
non posso non vedere. Come allora le idee diventano presenti ai sensi dellindividuo particolare?
Per lazione di Dio, risponde il B., il quale conscio, e si compiace, di far ricorso allontologismo
Male-branchiano ed al neoplatonismo cristiano, bench insieme rivendichi che la propria posizione
resta originale. Essa ha un profondo interesse, poich rappresenta, a suo modo, una rivincita del
pensiero tradizionale che voleva resistere, almeno nei punti pi vitali, alla corsa sfrenata a cui la
nuova attitudine gnoseologica laveva abbandonato.
Il passaggio dal soggetto particolare al soggetto universale suggerito dal fatto che le idee
bench siano mie non soggiacciono nel loro apparire alla mia volont: aprendo gli occhi non posso
determinare a mio piacere quali particolari idee dovrebbero impressionarmi. Quindi c unaltra
mente la quale le percepisce tutte e vuole che alcune siano mostrate anche a me. Per me evidente,
egli dice nel II Dialogo, che le cose sensibili non possono esistere altro che in una mente o spirito.
Onde concludo che esse non hanno unesistenza reale: ma che, visto che non dipendono dal mio
pensiero, e hanno unesistenza distinta dallessere percepite da me, ci deve essere qualche altra
mente in cui esse esistono. Dunque, come sicuro che esiste realmente il mondo sensibile,
altrettanto sicuro che esiste uno spirito infinito e onnipotente che le contiene e le sopporta
21
. Ma
tanto vero che egli resta nel cerchio di idee dellOratoriano francese, che ritiene, come questi,
essere Iddio il primum cognitum dalla nostra mente. Noi possiamo perfino asserire che lesistenza
di Dio molto pi evidentemente percepita, che non lesistenza degli uomini... Non c nessun
segno, che indichi un uomo e nessun effetto da lui prodotto che non provi pi fortemente lessere di
quello Spirito che | lAutore della natura. Giacch evidente che per agire su altre persone la
volont delluomo non ha altro oggetto che il semplice movimento delle membra del suo corpo: ma
dipende interamente dalla volont del Creatore che un tal movimento sia seguito da unidea nella
mente di un altro, o ecciti questa idea. Egli soltanto, sostenendo tutte le cose con la parola del suo
potere, mantiene quella corrispondenza tra gli spiriti per cui luno capace di percepire lesistenza
dellaltro. E tuttavia, conchiude, questa pura e chiara luce che tutti illumina, essa medesima
invisibile, ed per questa affermazione che egli si stacca dal Malebranche per ravvicinarsi
allagostinismo tradizionale
22
. Al riferimento delloggettivit che Locke aveva fatto alla materia,
Berkeley sostituisce il riferimento a Dio, leterno Spirito: riferimento che fragile quanto si vuole
23
,
ma sempre uno status in quo delloggetto.
La nozione berkeliana dellidea ha potuto fare questi progressi perch il suo Autore ha
voluto essere ligio al principio lockiano dellanalisi, con maggior rigore di quanto non abbia fatto
Locke stesso. Questi aveva ritenuto ovvia e sensata non solo laffermazione di un mondo esterno,
indipendente dallaffermazione del soggetto, ma aveva anche difeso la legittimit delle idee astratte
e cos altro era per lui lesserci di un oggetto (esistenza) e il contenuto di questoggetto. Per
Berkeley, e ormai lo si comprende, ammetter questo lo stesso che voler dividere una cosa da se
stessa. Io posso invero dividere nei miei pensieri, o concepire separate da ogni altra quelle cose che
forse non percepii mai coi miei sensi divise a quel modo; la mia possibilit di astrazione finisce qui:
non pu estendersi anche allesistenza reale o percezione, poich se il conoscere termina allidea in
quanto attualmente presente, non si pu spogliarla della sua attualit, senza perci stesso
sopprimerla
24
.|
Onde com impossibile, per me, vedere e sentire qualcosa senza la sensazione attuale di
quella cosa, m impossibile ancora concepire nel mio pensiero qualche oggetto o cosa sensibile,
distinta dalla sua sensazione o percezione. E questa una di quelle verit cos prossime e ovvie alla
mente che un uomo deve aprir soltanto gli occhi per vederle. No general ideas, non si dnno idee
generali: ecco il secondo risultato che si integra con il primo (la negazione delle qualit primarie)
per fondare il nuovo passo in avanti che la filosofia moderna ha fatto con B. Non bisogna
dimenticare che per Hume la critica berkeliana alle idee astratte stata la pi grande scoperta dei
suoi tempi. Qualche storico
25
vuol attenuare la forza di questa testimonianza, sostenendo che
anche per Locke non cerano idee astratte in senso rigoroso: comunque la negazione, se ci fu anche
in Locke, non ebbe certo quel risalto, n quel valore sistematico che rivest con piena
consapevolezza nella riduzione operata dal Berkeley.
Ma c uninnovazione ancor pi profonda operata dal Berkeley a riguardo della concezione
lockiana dellIdea. Secondo Locke vi sono indifferentemente due sorgenti di idee: la sensazione e la
riflessione; la prima offre le idee semplici di ordine inferiore, la seconda le idee complesse superiori
di sostanza, modi, relazioni. Il B. distingue invece accuratamente la conoscenza che si ha delle cose
materiali da quella delle spirituali; la prima, cio, data dalle idee che vengono dai sensi; non cos
quella delle seconde che ci data in modo immediato nel nostro essere e nel nostro agire spirituale.
La cono|scenza di sostanze, modi e relazioni, deriva da esso ed bene allora, se si vogliono indicare
cose diverse con nomi diversi, riservare il termine idee per gli oggetti dei sensi, ed introdurre il
termine nozioni per gli oggetti della mente. Fra le due classi di oggetti non v nulla di comune se
si suppone che le nostre anime non si possono conoscere allo stesso modo che si conoscono gli
oggetti insensibili e inattivi; noi non possiamo, credo, strettamente parlando, avere unidea di un
essere attivo o di unazione, ma possiamo dire di avere una nozione e siccome ogni relazione
include un atto della mente, non possiamo dire di avere propriamente unidea, ma piuttosto una
nozione delle relazioni e abitudini delle cose
26
.
Le idee, e le stesse nozioni sono elementi inerti, inattivi: sappiamo per, secondo il
Berkeley, che c un essere indubbiamente attivo: la Mente universale che produce in noi le Idee, e
la nostra mente quando si forma le nozioni dellanima e delle sue operazioni caratteristiche. un
peccato che il B. non abbia sviluppato questa profonda risonanza agostiniana che ancora una
qualche rivincita del realismo, contro la quale sarebbe caduto a vuoto lassalto che far Hume alla
nozione di causa. Il Berkeley fece fare un balzo in avanti al pensiero moderno che regge il paragone
con quelli di Hume, Kant, Hegel, ed un pensiero, il suo, che non ha avuto solo il valore storico di
avere scatenato il turbine humiano, ma ha mantenuto il carattere di continua attualit tanto dal punto
di vista metafisico, come gnoseologico. Il substrato filosofico dellAssociazionismo sperimentale
dei due Mill e del Bain prettamente berkeleyano ed al Berkeley savvicinano molti moderni che
vogliono dare un senso al problema della percezione senza rinunciare al principio dellinteriorit
assoluta del reale.|

II
LA NULLIFICAZIONE DEL REALE IN D. HUME
1. La preparazione del problema causale
I due princpi berkeleyani avevano lanciato i problemi sulla china rovinosa di un monismo
idealista e solipsista. Berkeley aveva evitato di cadervi ricorrendo a quel salvataggio in extremis che
era il ricorso a Dio, primo principio dellordine intelligibile; comunque, questo ricorso, che
affermava la dipendenza di esemplarit del nostro conoscere da quello di Dio, riusciva a salvare in
qualche modo la consistenza delloggetto, che era dato (anche per B., come per Locke, ma in un
senso ben diverso) nella percezione. Era stata perduta loggettivit, diciamo cos, esteriore, cio
la corrispondenza fra le idee ed il mondo esterno, ma rimaneva ancora loggettivit che potrebbe
dirsi interiore, costituita dallunit o unificazione di valore assoluto che lidea conservava per
essere esemplata dalle idee divine. Hume doveva abbattere questultimo fragile resto del realismo
percettivo
27
. Adottando i princpi lockiani
28
, Hume ha portato in primo piano la teoria
dellAsso|ciazione non per fermarvisi, ma per sorpassarla; ed ha impostato il problema della
percezione in quella forma che stata accettata alla soglia della Critica della Ragione pura: quella
forma che ha causato e dominato costituendone il midollo speculativo, pi o meno consciamente
presente lo sviluppo eccezionale che nella cultura moderna ha avuto il problema della percezione.
Per il valore e la forza della dialettica humiana, come per il posto decisivo che essa occupa nel
pensiero moderno e quindi in quella tanto vantata pretesa di superamento del pensiero classico, sar
bene che ne diamo un cenno un po accurato, sia pur schematico, poich si tratta di dottrine celebri
e quindi a tutti note.
Il Treatise on human Nature, lopera principale dello Hume, ha unintonazione e finalit ben
definita fin dalle prime righe: assumere la nozione lockiana dellesperienza e frugarne in modo
implacabile le deficienze di metodo e di logica. Per Locke, si sa, latto fondamentale
dellintelligenza un atto di percezione, e in esso si esaurisce ogni certezza e ogni conoscenza,
perch esso ci rivela lesistenza del mondo esterno e del mondo interno e con la relazione fra le idee
costituisce la scienza
29
. Accettiamo questo fondamento, e vediamo se su questa base regge ledificio
della sua rivelazione e della sua costruzione. Perci Esse est percipi, anche per Hume, ma non nel
senso di Berkeley, di un oggetto ancora esteriore e opposto al percipere, sia pure unidea interiore
allo spirito, ma proprio come il percepire stesso. Noi non dobbiamo trascendere latto e non
riconosceremo come reale niente altro che quello che esso contiene. E qui appunto comincia la
rovina del sistema.
Il motivo fondamentale delle ricerche di H. un sentito bisogno di condurre a termine una
critica radicale della cono|scenza umana, che dovrebbe essere un esame di coscienza filosofica, per
liberare lanimo dallinquietudine e dallinsoddisfazione che generano i metodi correnti del
filosofare, tediosi ed estenuanti, ove non sincontrano che princpi accettati ciecamente,
conseguenze mal dedotte dai princpi, mancanza di coerenza nelle parti e di evidenza
nellinsieme
30
. Questa nuova critica deve essere spregiudicata, cio senza presupposto alcuno,
anteriore e capace quindi di porsi al di sopra di ogni principio particolare di sistema: secondo H.
essa deve consistere in unanalisi esatta della natura, delle facolt e della capacit dellintelletto
umano, poich soltanto con un metodo vigoroso ci si pu ripromettere la restaurazione di cui si
parla. Egli ci tiene a dichiarare che noi dobbiamo coltivare la vera metafisica con qualche cura, per
distruggere la falsa e adulterata
31
.
Il punto di partenza dato dalla teoria del conoscere nella particolare forma che lo spirito
cartesiano ebbe nei Saggi sullintelletto umano di Locke, che H. si propone di presentare nel pi
alto grado di chiarezza: lunico metodo, per scoprire o rivelare la vera natura del conoscere,
consiste nellanalisi del fatto o fenomeno conoscitivo, risolvendone gradatamente i dati in elementi
pi semplici, e questi in altri pochi, del tutto semplici e inderivabili, di valore quindi primario, come
i veri elementi della vita psichica.
Il fatto conoscitivo completo chiamato anche da H. percezione, e pu designare ogni
processo conoscitivo che sia cosciente, cio presente al soggetto e dal medesimo avvertito. Ora,
secondo lanalisi humiana, tutte le nostre percezioni si possono dividere in due grandi classi,
chiamate rispettivamente, con una terminologia che finora era rimasta vaga ed alla quale H. vuol
dare un preciso significato, impressioni e idee. La differenza fra i due modi di conoscere non
deriva da una particolare natura delluno di fronte allaltro, o per una diversit di contenuto
oggettivo, ma soltanto per un grado| differente di forza e vivacit con cui luno entra nello spirito e
si presenta alla coscienza: impressioni si dicono le percezioni pi vivaci (le sensazioni cosiddette
esterne, le emozioni e passioni); idee, invece, quelle pi scialbe e sbiadite (le immagini del
pensare e del ragionare)
32
.
Per quanto riguarda le relazioni fra i due modi di conoscere, H. afferma, e pone a
fondamento delle sue ulteriori indagini, il principio della priorit assoluta, sotto laspetto
psicologico come sotto quello critico, delle impressioni sulle idee, in un modo cos categorico da far
comprendere chiaramente che per lui la conoscenza autentica solo quella data dallimpressione
attuale, la quale essa stessa, nella sua vivace presenzialit, principio e termine del conoscere: le
idee non figurano che quali sottoprodotti, come dei residui lasciati nellanima dalle prime. Le
idee restano qualcosa di secondario di fronte alle impressioni, e ad esse devono ricondursi e
riferirsi, qualora pretendano a qualche valore di conoscenza, le idee composte ad impressioni
composte, se si dnno; altrimenti ad alcune semplici, e le idee semplici ad impressioni semplici.
Con queste premesse H. vuol condurre a termine limpresa di Locke della distruzione di ogni forma
dInnatismo, e fissa il principio vitale di tutta la sua gnoseologia, dal quale dipende in gran parte
la celebre discussione del problema causale: tutte le idee semplici, nella loro prima apparizione
(appearance), derivano dalle impressioni semplici corrispondenti e le rappresentano esattamente.
Le impressioni sono poi distinte da H. in due classi: impressioni di sensazione e impressioni di
riflessione; le prime sorgono nellanima originariamente, da cause ignote e che H. ama lasciar
tali. Le seconde derivano dalle idee, per la reazione che queste possono provocare nel soggetto (vita
emotiva), e si comprende come, nellintimo della vita interiore, la catena impressione-idea, idea-
impressione, possa continuare allindefinito, se qualche circostanza colorisca i contenuti in guisa da
impressionare la mente in un| modo nuovo. I gradi di sviluppo dello spirito, nel processo
humiano, sono pertanto i seguenti: per una causa ignota sorge unimpressione che viene a colpire,
a battere (strikes upon) sui nostri sensi, suscitando uno stato di coscienza ben qualificato: sensazioni
di caldo e freddo, sete o fame, piacere, dolore, ecc. Di tale impressione presa (is taken) nella
mente come una copia, che ivi perdura, illanguidita, anche quando sia cessata limpressione, e ci
lidea. Questidea, quando nella riflessione si presenta allanima, pu produrre su di essa una nuova
impressione, come di desiderio o di avversione, di speranza, timore, ecc., che si dice impressione di
riflessione perch derivata da un ripiegarsi dello spirito sui suoi contenuti precedenti, o meglio,
perch indica il movimento che lo spirito riceve ab intra, da qualcosa ormai noto e in un certo
modo suo
33
.
Le idee, a seconda del loro contenuto, sono dette semplici o complesse e tutte hanno la
propriet di poter essere ripresentate alla considerazione dopo la loro prima apparizione. A volte ci
avviene in modo che le idee conservano la forma loro originale, lordine e la posizione primitiva,
vale a dire, con pieno riguardo alla realt; altre volte invece non appaion pi in quella forma e
secondo quellordine obbligato, ma in associazioni nuove, in modo che fanno passare la mente dalle
une alle altre. Per H. questa diversit di comportamento caratterizza due facolt nettamente distinte,
la Memoria, legata al passato, e lImmaginazione che piuttosto libera e guarda al futuro
34
, e
formula il secondo principio della sua gnoseologia, che sta alla base della discussione circa il
problema causale, il principio cio della libert dellimmaginazione di trasporre e cambiare le
idee, di associarle, in altre parole, e| di combinarle in modi nuovi da quelli avuti dallesperienza
35
.
H. trova ben poco da dire, in particolare, sulle impressioni primitive e sulle idee semplici
corrispondenti: elementi puntiformi, veri atomi psichici, che appaiono e scompaiono di continuo
senza fissarsi in qualche modo e prender parte reale alla nostra vita. Lo preoccupano invece assai
quelle complesse, e specialmente certe idee complesse, che sono le pi costanti nella direzione
del corso normale dei nostri pensieri, come le idee di sostanza, di modi, di relazioni. Esse si
presentano, appunto perch complesse, come risultanti dalla fusione ordinata e non qualsiasi, dal
convergere costante di alcune idee semplici verso una nuova sintesi, verso una nuova unit, creduta
originaria, di significato; sta qui laccennata originalit dellimmaginazione nei confronti della
memoria, priva di qualsiasi libert. La libert dellimmaginazione a volte pu esser tanto grande da
portare la mente in un mondo del tutto irreale, quello delle finzioni, di cui H. non si vuol occupare e
che lascia ai poeti e agli artisti; ma questa non loperazione pi frequente, od almeno la pi
notevole dellimmaginazione. Oltre i modi capricciosi di connessione, vi sono anche quelli
naturali, che guadagnano subito lassenso della mente; in essi appare una forza gentile (a gentle
force), che prevale comunemente, una specie di attrazione, che nel campo dello spirito, osserva
H. con compiacenza, presenta una importanza non minore di quella che opera nel mondo terrestre
36
.
La forza gentile lAssociazione. Hume forse ha potuto cogliere il suggerimento dalla
filosofia aristotelica, ma non vi| ha dubbio chessa ha ricevuto da lui uno sviluppo al tutto originale,
che non solo era sconosciuto, ma che ripugnava, nei suoi punti pi salienti, con i princpi
dellAristotelismo in materia, come si vedr a suo tempo; e per ora basti laccenno.
Poich quasi tutta lattivit di una mente sana e ben disciplinata dipende da questo fatto
misterioso, H. sente il bisogno dintraprendere la ricerca dei princpi reali del medesimo e si
meraviglia come nessun filosofo, prima di lui, non vi avesse prestato sufficiente attenzione.
Possiamo dire, per ora, che di questi princpi di connessione fra le idee (Associazione), interessano
H. specialmente tre specie: le relazioni di somiglianza, di contiguit e quella di causa ed effetto.
Sono, queste qualit, propriet originarie della natura umana, le quali al presentarsi di
unimpressione o di unidea fanno sorgere spontaneamente nello spirito unaltra idea (naturally
introduce another), onde la mente non rimane inerte e chiusa entro un solo contenuto, ma passa con
facilit (runs easily) da unidea ad altre che ad essa assomigliano, e porta il suo sguardo al di l
degli oggetti che vede o ricorda (carries its view beyond the objects which it sees or remembers).
Queste medesime relazioni possono, in un secondo tempo, diventare oggetto di riflessione ed allora
da relazioni naturali si duplicano in relazioni filosofiche, cio non pi semplici tendenze spontanee
della fantasia ma fondate anche per il confronto delle idee onde possono diventare princpi di
ragionamento; di esse la pi importante quella che unisce le idee di causa ed effetto, e H. promette
di esaminarla a fondo (fully), per determinarne lorigine, luso, il valore ed apre cos la discussione
famosa del problema causale
37
.
Secondo queste indicazioni elementari dobbiamo ritenere che nel pensiero di H. la relazione
di Causalit una rela|zione sia naturale come filosofica, ed in quanto relazione filosofica, unidea
complessa. anche, ed anzitutto, una relazione naturale, ma come tale non pu esser oggetto di
ricerca critica, poich resta un fatto primordiale che a tutti simpone ed al quale nessuno pu negare
lassenso, costituendo la possibilit stessa del pensare spontaneo e del vivere in generale.
A questo momento in Hume i problemi del pensiero valido, della causalit e della percezione del
concreto sono diventati un solo problema, nel quale il metodo lockiano in un supremo sforzo
costretto ad abbattersi al di qua dellessere, rassegnandosi a riguadagnarlo per via, non pi
teoreticamente giustificabile, di una credenza od istinto che giace, messovi dallAutore della
Natura, nel fondo della nostra psiche.
2. La discussione del problema causale
La discussione circa la validit dei rapporti causali diventa centrale nelle preoccupazioni di
H., poich coincide con la validit dei giudiz desistenza o della realt di fatto, cio della
conoscenza che pretende aver presa immediata sul reale per determinarne e prevederne a priori il
corso naturale, poich tutte le idee sulle quali questa conoscenza si fonda, si riducono o suppongono
stabilita quella di causa. Cos le idee di identit e di esistenza possono essere clte in concreto, e
allora si riducono allimpressione attuale dellio e dellesistere. Se invece si estendono ad un
prima, ad un poi non osservati, come esige la conoscenza scientifica, ci possibile in quanto
immaginiamo unenergia soggiacente, che continui a mantenere gli oggetti nellessere, e che
permetta quindi di considerarli ancora sotto la stessa luce di prima, malgrado linterruzione della
percezione. Similmente lo spazio ed il tempo, considerati in concreto, non possono essere che
impressioni a s, irrelative; se li consideriamo invece in astratto, cio scientificamente, come
continuit nellestensione e nella durata, ci possibile soltanto se si presume che qualche
segreta energia non cessi mai dagire e di connettere fra di loro i singoli indivisibili da cui risultano:
cio se supponiamo| allinterno di essi una causalit. Risulta cos che delle tre relazioni naturali
che non dipendono unicamente da idee (Somiglianza, Contiguit di spazio e tempo, Causalit), la
causalit la sola che possa spingersi al di l dei sensi ed informarci dellesistenza di oggetti che
non vediamo n sentiamo, informarci cio intorno al modo di essere che le cose prenderanno nel
futuro
38
. Se questidea dimportanza cos fondamentale, e nei suoi effetti cos prodigiosa, vale
la pena di consacrarle unindagine sotto ogni aspetto accurata.
H. inizia la discussione fissando il contenuto proprio della nozione. Pare anzitutto che ad
essa sia essenziale il carattere di contiguit, poich nessuna cosa pu agire su di unaltra, se non
avvicinandosele; inoltre pure chiaro, per evidenza analitica, che se una data cosa deve influire su
di una seconda, la prima deve precedere (nellessere) la seconda: alla causa compete quindi la
priorit sulleffetto. Per, osserva H. e lo si noti bene, bench questi due caratteri si trovino
realmente nel rapporto di causalit, non ne costituiscono il nucleo essenziale, essi restano
puramente esterni al rapporto e lasciano la nostra questione inalterata: vi sono tanti corpi contigui
ad altri e che li precedono nelloperare, eppure non sono (detti) le cause dei medesimi. Ma c un
altro carattere, presente in quel rapporto, quello della necessaria connessione fra causa ed effetto, in
quanto che causa ed effetto sono concepiti necessariamente legati luno allaltro in modo
irreversibile e costante. Tale il primo e proprio contenuto della nozione di causa, che pu quindi
esser detta quella cosa che presenta un legame immediato e conosciuto come necessario con
unaltra cosa che deriva da essa. Il principio di causa esprime la nostra persuasione intorno alla
necessit di questo rapporto, che H. formula con| la proposizione: tutto ci che incomincia ad
esistere, deve avere una causa della sua esistenza
39
.
Pu essere giustificata quella persuasione, pu essere cio dimostrata per soli rapporti tra
idee la necessit del principio e quindi del legame fra causa ed effetto? Ecco la questione cruciale
per H., sulla quale non permesso di passar sopra.
H. ritiene, con i filosofi precedenti, che ogni certezza intuitiva a priori nasce dal confronto
di idee e dalla scoperta di rapporti inalterabili, quali sono le relazioni filosofiche accennate di
sopra: le relazioni cio di identit, di proporzione quantitativa e numerica, di grado nella qualit e di
contrariet. Ora fra le idee di causa e di effetto non appare alcuna di queste relazioni e quindi il
principio di causalit non pu essere considerato come intuitivamente certo. Nella gnoseologia di H.
ogni idea in s anche unesistenza distinta (quale atto distinto della mente); le idee distinte sono
quindi separabili, perch esistenze distinte; ma le idee di causa e di effetto sono evidentemente
distinte, e quindi separabili: e per questo non ripugna che noi concepiamo un oggetto non esistente
in un momento ed esistente in un momento dopo, senza unirvi lidea di un principio produttore.
Ogni tentativo di fondare il principio di causalit, per puri rapporti fra idee, va considerato perci
come sofistico e di natura circolare
40
.
Ma non si deve ancora disperare: se non per una conoscenza a priori che ci formiamo la
certezza della necessit di| una causa per ogni nuova produzione, pu essere che questa convinzione
ci venga dalla osservazione e dalla esperienza (sect. IV).
Ma come pu un principio universale venire dallesperienza?
A questo punto la ricerca humiana presenta un cambiamento di rotta. H., vedendo di non
poter avanzare nellesame diretto della questione cos proposta, cerca di girare attorno al problema,
e, passando dal generale al particolare, invece di preoccuparsi ancora perch ogni cosa che
comincia ad esistere debba avere una causa, egli si chiede: come mai noi arriviamo alla
persuasione che certe particolari cause devono avere sempre di necessit certi particolari effetti e
perch noi facciamo questinferenza da quelle a questi? e spera di trovare una risposta che valga
per ambedue le questioni.
in questa seconda fase della discussione che H. presenta la sua celebre critica alla
causalit. Rifacendosi ai suoi princpi gnoseologici, osserva egli che tutti i nostri ragionamenti, che
versano sulle cause e sugli effetti, constano di due elementi, di unimpressione attuale, presente al
senso o alla memoria, e dellidea di esistenza che produce in noi quella impressione. Si deve allora
trovare e spiegare:
a) limpressione originaria, che sta alla base dei ragionamenti causali,
b) il passaggio della mente, in questi ragionamenti, dallimpressione allidea di causa, e infine
c) la natura di questidea, e, quindi, determinare il valore in s dei giudiz che portano sulle cose di
fatto nel futuro.
Dei tre problemi proposti, per H. il pi importante il primo: la determinazione
dellimpressione propria, poich gli altri due si potranno risolvere soltanto in dipendenza da esso,| al
quale viene dato subito una risposta che nel testo humiano, anche se complesso e soverchiamente
analitico, non ammette dubb sul senso inteso. Riassumo in forma schematica.
Ogni idea copiata da qualche impressione o sentimento precedente a cui corrisponde
perfettamente, e ove non possiamo trovare alcuna impressione, possiamo tener per certo che di fatto
non v alcuna idea. Ora in tutti i casi particolari osservati, di operazioni dei corpi e degli animi,
non v nulla che produca tale impressione e possa quindi suggerire qualche idea di potere o di
connessione necessaria. Quindi lidea di potere e di connessione necessaria di fatto non si d.
Ad minor. Se limpressione corrispondente si trovasse nellesperienza, dovrebbe apparire o in
quella esterna od almeno in quella interna; ma non si trova in alcuna delle due, ergo...
Prob. a) Non si trova nellesperienza esterna, nellosservazione dei corpi esterni
41
. Anche se li
rivolto da tutti i lati, non posso trovare limpressione richiesta in una qualit particolare, poich,
qualunque di questi io scelga, trovo oggetti che non la possiedono e tuttavia sono chiamati cause ed
effetti. Deve derivare allora da qualche relazione esistente fra gli oggetti; ma io non contemplo gli
oggetti che nei singoli momenti in cui operano e perci osservo solo che uno segue allaltro nel
movimento. Una palla da bigliardo colpisce unaltra e questa si mette in moto: i miei occhi non
vedono che il susseguirsi di due fatti, dello choc fra le due palle e del nuovo movimento della
seconda: non si accorgono di alcuna qualit intima, che passi dalluna allaltra, che leghi cos il
secondo fatto al primo in modo che la faccia (sempre) uninfallibile conseguenza del
medesimo
42
.|
b) Neppure dallesperienza interna, com opinione comune. Si dice, e ognun lo sa per testimonio di
coscienza, che noi sentiamo di avere un potere interno, che la volont pu muovere
immediatamente le membra del corpo come le facolt della mente; i movimenti del corpo
obbediscono agli ordini della volont e cos pure essa pu cambiare il corso delle nostre idee
nellimaginazione.
Eppure, dichiara H., per viva e comune che sia questa persuasione occorre riconoscere che
anche in questo campo ci manca completamente limpressione di cui andiamo in cerca: il dato di
coscienza a cui si fa appello non pu essere immediato, ma soltanto derivato. Se fosse immediato
dovrebbe informarci intuitivamente sul come si esercita lefficienza e metterci in presenza di quella
qualit della causa, che sia principio infallibile della derivazione delleffetto, ed invece noi siamo
ben lontani dallaver la coscienza del come questattivit si svolga e la conoscenza dei mezzi di
cui la volont usa per muovere le membra. Dovremmo anzitutto conoscere il modo dunione fra
anima e corpo: problema insolubile, poich que|sta unione riconosciuta, da tutti i filosofi, fra i pi
grandi misteri della natura.
Inoltre, se la volont godesse realmente di quel potere, dovrebbe esser in grado di disporne
ad arbitrio, mentre invece certo che non abbiamo eguale autorit su tutte le membra del nostro
corpo (p. es. cuore, fegato). Infine lanatomia insegna che la causa del moto delle membra
linflusso impresso ai muscoli dagli spiriti animali: al pi, adunque, la volont eserciterebbe la sua
azione sugli spiriti; ma se avessimo immediata coscienza e conoscenza di tutto questo, non ci
sarebbe necessario lesperienza per apprenderlo, come lo di fatto.
Argomenti molto simili H. adduce contro la pretesa esperienza immediata dellinflusso della
volont sulle facolt interne, quando per un suo atto o ordine suscitiamo una nuova idea e fissiamo
lattenzione della mente nella sua contemplazione (riflessione). Anche in questo campo ci manca
lintuizione della precisa circostanza per cui latto volitivo produce quelleffetto; il potere della
volont resta sempre limitato e vien conosciuto un po alla volta a posteriori, dai suoi effetti; e
infine tale impero varia moltissimo col tempo secondo le condizioni fisiologiche del soggetto.
Anche lanalisi pura della causalit interna, non ci offre alcun indizio di un fiat attivo della
volont, di un potere che dovrebbe essere creativo, perch posto allinizio di un cominciare
assoluto: nel mondo interno, non altrimenti che in quello esterno, non abbiamo esperienza che della
pura successione di un fatto appresso allaltro nel tempo e nello spazio
43
. Ci manca quindi qualsiasi
impressione originaria propria| dellidea di causa, la quale perci si presenta priva dogni
giustificazione filosofica.
Lesperienza causale, quand analizzata, si rivela ben diversa dalla nuda e pura esperienza,
propria delle qualit ordinarie della cosa, ma si presenta essa stessa come un processo mentale
complesso, che invece dessere una soluzione o un principio di soluzione, pone un nuovo problema,
quello della validit di quel processo e di quellinferenza, che lesperienza sola non spiega. Secondo
la ricerca suesposta, le due proposizioni: io ho trovato che un tale oggetto stato sempre
accompagnato da un tale effetto, e io prevedo che altri oggetti che in apparenza sono simili
saranno accompagnati da effetti simili, son ben lungi dallessere le stesse e da implicare
tautologia
44
.|
3. La dottrina positiva di Hume circa la causalit (dogmatismo del Belief)
H. non pu sentirsi soddisfatto della demolizione che i suoi princpi gli hanno imposta, e
tenta di riuscire almeno ad una ricostruzione della fenomenologia circa il sorgere e il fissarsi in
noi di una persuasione invincibile e resta, anche nello scettico, ad ogni argomentazione.
E il nostro filosofo osserva anzitutto che non basta la semplice vista di un oggetto in successione
per far sorgere in noi quella persuasione, ma che per essa necessaria una ripetuta osservazione
della loro unione
45
. Le osservazioni frequentemente ripetute del congiungimento costante, bench
non producano una nuova qualit nelloggetto, esercitano tuttavia una speciale influenza nella
nostra mente, ove riescono a determinare una certa nuova impressione. Difatti, dopo aver
osservato nellesperienza che in un certo numero di casi presente una speciale relazione di
somiglianza, noi cominciamo a sentire (we feel) una inclinazione della mente a passare
abitualmente da un oggetto al suo conseguente abituale e a concepirlo in una luce pi forte a
riguardo di questa relazione.
Siccome questi casi di connessione, osservati come somiglianti
46
, da parte loro restano
sempre del tutto distinti e impermeabili luno a riguardo dellaltro, ne segue che soltanto la
mente ad unirli, e mentre li osserva ne raccoglie le idee per considerarle sotto quellaspetto nuovo.
H. non procede nellanalisi e conchiude: le nozioni di efficacia, di potere, di connessione necessaria
hanno origine unicamente dallosservazione ripetuta sui fenomeni simili, e che consiste in una
impressione interna, nuova, che ha per effetto di inclinare| la immaginazione a volgersi
naturalmente da un oggetto allaltro
47
.
Ma tale impressione interna, si noti con cura, non di ordine conoscitivo, che si possa
riferire a sensazioni od idee proprie, ma di natura misteriosa. una specie di impulso, dice H., una
propensione invincibile a passare dalla considerazione di un oggetto a quella di un altro: si potrebbe
dire che il passaggio della mente avviene per un rapporto vissuto, ma in nessun modo visto.
Bench non possiamo avere evidenza alcuna del legame reale fra i fenomeni, noi pensiamo e ci
diportiamo come se in realt ci fosse, spinti da unintima credenza, da un sentimento (Belief,
feeling) che resta tutta la ragione del nostro assenso in questa parte.
Si pu sapere qual la natura di questo Belief? H. risponde avanzando unaltra domanda:
che differenza c fra il credere e il non credere (vera) una proposizione?
La risposta non difficile a riguardo delle proposizioni che esprimono relazioni, che si possono
avere per intuizione o per dimostrazione a priori: in esse il nesso fra i termini appare di necessit e
sarebbe assurdo pensare il contrario.
Ma per i ragionamenti di causalit, ove limmaginazione dovrebbe restare libera di
concepire ambedue i membri della disgiuntiva: se lassenso portato di preferenza ad un membro,
esso non causato dallevidenza, ma da un altro principio che saccompagna allassociazione e
allabitudine, per mezzo della quale, in questi ragionamenti, la mente riesce a preservarsi dalle
finzioni della fantasia e cogliere le connessioni reali.
Cos infine questo Belief? Hume confessa che su questo punto, invero capitale, non ha
raggiunto piena chiarezza. Il Belief (Habit, Custom) spesso presentato come unidea vivace in
relazione od in associazione con unimpressione presente
48
; essa porta alle idee un aumento di
forza, di vivacit, di solidit, fa distinguere le idee del giudizio| dalle finzioni dellimmagine: il suo
vero nome Belief, ed in filosofia non possiamo andar pi oltre che asserire esser la credenza
qualcosa di sentito dalla mente che fa distinguere le idee del giudizio dalle finzioni (libere)
dellimaginazione
49
. Soprattutto i giudiz sulla causalit hanno lorigine dal Belief, ma qui H.
sembra navigare nelloscurit completa. Alcune volte osserva che il Belief deriva dalla
presunzione della causalit, altre volte, e questo sarebbe pi coerente, la credenza detta la causa
dei nostri ragionamenti sulle cose di fatto
50
. Come si vede, non si tratta che di spiegazioni
puramente nominali, ma la novit di questa dottrina sta nel richiamo, nuovo per la filosofia
moderna, ad unorigine irrazionale dei processi pi importanti della nostra attivit conoscitiva: per
H. tutti i nostri ragionamenti che riguardano cause ed effetti derivano da unabitudine che ci fa
credere, e questa credenza pi un atto della sensitiva che della cogitativa parte della nostra
natura
51
.
Come conclusione della celebre critica sono proposte due definizioni della nozione di causa
che ne riassumono i due aspetti fondamentali :
a) La causa un oggetto precedente e contiguo ad un| altro, e tale che tutti gli oggetti somiglianti al
primo sono posti in un rapporto simile di priorit e contiguit con tutti gli oggetti che somigliano al
secondo: la concezione della cosiddetta causa legale che da Galileo ha preso sempre pi piede
nelle scienze fisiche della natura.
b) La causa un oggetto precedente e contiguo ad un altro, e cos uniti nellimaginazione, che
lidea di uno determina la mente a formar lidea dellaltro e limpressione delluno a formarsi
unidea pi vivace dellaltro
52
.
A parte rei nulla ci noto delle forze produttrici: ogni cosa pu produrre ogni cosa
(anything may produce anything). Creazione, annientamento, moto, ragione, volizione: sono cose
queste che possono derivare luna dallaltra, o da altro ancora che si possa imaginare, sia perch
solo il loro costante congiungimento che determina la loro causalit, e sia perch propriamente
parlando (!) nessun oggetto contrario allaltro, allinfuori dellesistenza e non esistenza,
simultanea sintende.
Si finisce cos con laccettazione in pieno dellatomismo psichico nel quale le
combinazioni nuove degli elementi sono in bala di forze e princpi non meno ignoti di quelli che,
nei sistemi avversari, regolavano il corso reale dei fenomeni.
Riassumendo: il delicato procedimento della riduzione humiana, avviene in due tempi.
Il primo contiene una precisazione del concetto e del principio di causa e lesclusione per via
dellidentit stabilita da Berkeley fra lesistenza dellidea e lidea stessa che del rapporto di causa
si possa avere una conoscenza a priori, fondata su puri rapporti fra concetti. Il secondo momento
presenta un curioso cambiamento di rotta, per il quale il problema della causalit viene a coincidere
ormai del tutto con quello della esistenza e quindi della percezione.|
in questa seconda fase della discussione che Hume presenta la sua celebre critica alla
causalit, nella quale viene ad escludere che di essa possiamo mai avere alcuna esperienza
immediata, sia nel mondo esterno, come in noi stessi: cos egli ha fatto il passo estremo che il
fenomenismo poteva esigere dal principio dellIdea, dal quale non solo Locke ma anche Berkeley
era sempre rifuggito.
Per comprendere il significato dellopera di Hume (Associazionismo) bisogna rifarsi al
principio secondo il quale nellanalisi dellatto del percepire dobbiamo attenerci al puro dato
immediato, al di fuori di ogni presupposto, sia naturalistico come teologico. E, pertanto, poich
latto del percepire cos osservato, nulla contiene che giustifichi la concezione teologica dellorigine
divina delle nostre idee e neppure la concezione naturalistica (Hobbes), in cui la distinzione delle
Idee-immagini dipende dalle impressioni fisiologiche e ne segue il corso, Hume ricorre alle leggi di
Associazione.
Esse, al fondamento oggettivistico o fisiologico, ne sostituiscono uno soggettivistico e
psicologico. Si inizia cos, per suo merito, come ha riconosciuto il Carlini, un nuovo Naturalismo,
quello dei fatti di coscienza al quale faranno una straordinaria accoglienza nel Sec. XVIII, e pi
ancora nel Sec. XIX, i fautori del metodo sperimentale e sar applicato allattivit spirituale, come
fra poco si vedr
53
. Rileviamo intanto che Hume chiude il ciclo Lockiano e la sua figura grandeggia
al sommo dei due versanti: lanalisi pura che si inizia con Kant, e lanalisi fenomenologica delle
Scuole Associazionistiche, le quali, ciascuna per s, e qualche volta anche combinate, cercheranno
di fare scomparire anche il ricordo della soluzione classica.
La parte costruttiva o positiva dellanalisi humiana costituita dallintroduzione di un nuovo
principio che renda ragione, malgrado tutto, della persistente persuasione che ciascuno conserva
duna realt esteriore, ed allaccordo che esiste fra di essa| e le nostre idee. Alcuni storici indicano
questaspetto della riduzione humiana con il termine di Dogmatismo del Belief (Della Volpe).
Esso il primo tentativo di attribuire ai fattori affettivi e irrazionali, la priorit e, pi ancora, la
direzione sulla vita conoscitiva, ed anche questo principio avr uneco profonda in alcune direzioni
dellAssociazionismo posteriore (Wundt) e della stessa psicologia della totalit (Cornelius,
Krger).


III
LASSOCIAZIONISMO PSICOLOGICO
O FENOMENISMO EMPIRICO
1. Il principio della mental chemistry (James Mill)
Hume riducendo con vigorose battute il problema della conoscenza delle matters of fact
che il problema della percezione al problema della causalit e, per esso, a quello della
connessione dei fatti mentali per via del filo doro dellAssociazione in quanto credenza istintiva,
aveva avuto il merito di mantenersi nel puro campo psicologico, senza impantanarsi in quella che
stata la tentazione di ogni interpretazione positiva del percepire, il fisiologismo nervoso. Che
latteggiamento humiano resti ancora nellintimo unaltra forma di naturalismo, come vuole il
Carlini
54
, potr anche essere, ma si dovr concedere ad Hume il merito di essere rimasto fedele al
suo programma, che era di spiegare il ritmo di vita dellanima senza uscire da essa n quanto
alloggetto, n quanto allatto. Laver fondato per sfuggire alle necessit dialettiche
questultima, e con essa anche lassociazione, sul Belief impulsivo e irrazionale, non gli permise
lo sviluppo completo del meccanismo associativo e questo probabilmente perch egli stesso
comprese che un tale sviluppo era ormai del tutto inutile. Altri| invece pensarono che il principio
dellassociazione poteva essere salvato nella sua originalit solo quando lo si approfondiva
ponendosi al centro del divenire delle idee complesse, senza divagare a princpi estranei: questa la
caratteristica di quella parte dellAssociazionismo che si fonda pi sullosservazione che sulla
deduzione; ma poich non ancora esperimento tecnico lo si pu indicare come associazione
psicologica.
Anche James Mill, che d il tono a questindirizzo, resta chiuso nel fenomenismo della
coppia humiana di impressione (sensazione) e idea e mantiene il principio della rigorosa
corrispondenza della seconda con la prima, senza alcun compromesso: le idee nascono ed esistono
nellanima nellordine esatto che avevano le impressioni di cui sono le copie. A questo modo il Mill
viene a ridurre ad una le tre leggi, menzionate da Hume. Ma invece dimbarcarsi, come questi, per
un sondaggio delle ragioni della credenza intorno allessere delloggetto; e, come Kant, per una
analisi trascendentale intorno alle possibilit a priori delloggetto stesso, prefer fermarsi alla
contiguit spaziale e temporale come alla ragione primitiva e inderivabile, antecedente tanto al
Belief humiano quanto alla strutturazione kantiana. Il problema poi dellesteriorit o, per essere
pi esatti, della spazialit delloggetto di percezione, che il Berkeley, dopo la critica alle qualit
primarie, aveva cercato di riguadagnare facendo ricorso nel Saggio sulla Visione ai cosiddetti
fattori secondar, risolta dal Mill con lintroduzione di un elemento nuovo che dora in poi
non solo attirer unattenzione crescente tra gli psicologi, ma sar eretto a principio di una
spiegazione sistematica della percezione come tale. Esso la percezione dello sforzo muscolare,
la quale, rigettata da Hume come esperienza causale, vien fatta rientrare, come principio genetico
della percezione dello spazio concreto.
La descrizione milliana contiene gi i princpi essenziali che i successori, particolarmente
suo figlio John Stuart, il Bain, ed in Francia H. Taine, sapranno circondare con le raffinatezze di
unosservazione psicologica e di unarte letteraria che ancora oggi non sono senza fascino.|
Riteniamo, adunque, che nella conoscenza tutto Associazione e solo Associazione. per
questa grande legge dellassociazione, dichiara il Mill, che noi descriviamo (trace) la formazione
delle idee di ci che chiamiamo oggetti esterni...; vale a dire le idee di un certo numero di
sensazioni, le quali sono ricevute insieme con tale frequenza che coalescono luna nellaltra e vanno
riconosciute sotto lidea di unit. Di qui, ci che chiamiamo lidea di un albero, lidea di una pietra,
di un cavallo, di un uomo, usando questi nomi: albero, cavallo, uomo..., i nomi di ci che io chiamo
oggetti, io mi riferisco e mi posso riferire solo alle mie sensazioni; di fatto, solo nominando un certo
numero di sensazioni, guardate secondo un particolare stato di combinazione, vale a dire di
concomitanza. Particolari sensazioni della vista, del tatto, dei muscoli sono le sensazioni per le
quali, quando le idee di colore, estensione, ruvidezza, durezza, levigatezza, gusto, odorato,
coalescono in modo da offrire unidea sola, io d il nome: idea di albero.
il principio dellassociazione inseparabile. Questo principio sfruttato abilmente dal Mill
per spiegare come fra alcune idee si stabilisca una connessione cos intima, che resiste a qualsiasi
sforzo che facciamo per separarle, come la connessione fra colore e estensione, fra la solidit e la
figura. Noi abbiamo visto il colore costantemente in combinazione con lestensione e non possiamo,
anche se vogliamo, pensare al colore, altrimenti che in combinazione con lestensione; parimenti se
sorge lidea di solidit (estensione), sorge con essa lidea di figura: in ambedue i casi non possiamo
pensar alluna, senza perci malgrado ogni sforzo che facciamo in contrario dover pensare
allaltra nello stesso tempo. Lunit e consistenza, che molteplici sensazioni raggiungono nellidea,
per via della frequente esperienza, una propriet generale della assimilazione sensitiva. Quando
due o pi idee, spiega il Mill, sono state spesso ripetute insieme, e lassociazione diventata molto
forte, si ha che esse alle volte erompono (spring up) in combinazione cos stretta che non sono pi
distinguibili. Abbiamo anche, nella sensazione, dei casi ana|loghi. Per esempio, quando si fa girare
rapidamente un disco che porta dipinti in sette differenti settori i sette differenti colori del prisma,
non si vedono pi i sette colori ma un colore uniforme: il bianco. Per la rapidit della successione
cessano le molteplici sensazioni distinguibili fra esse; esse corrono come se fossero insieme ed il
risultato una sensazione nuova, che composta delle diverse sensazioni, ma che apparentemente
semplice... Similmente le idee che sono state ripetute di frequente, quando una esiste nella mente,
le altre si fanno immediatamente accanto ad essa e sembrano correre luna nellaltra e fondersi per
formarne una sola; la quale idea, che in realt complessa, non appare meno semplice di tutte le
altre di cui essa composta
55
. Si noti bene loriginalit di questa posizione: lassociazione, in virt
del ripetersi dellesperienza, non solo diventa cos forte da far s che gli elementi restino inseparabili
ci che aveva ammesso anche Hume ma il nesso, si sprofonda tanto che scompare per lasciar
nello spirito limpressione di un contenuto semplice.
In questa descrizione va rilevata lintroduzione come ipotesi ausiliare del principio che
gli storici indicano con il termine di mental chemistry, il quale, a considerarlo bene, gi un
ripudio, od almeno un inizio di ripudio dellassociazione rigida e meccanica quale forse si aveva in
Hume e quale si presenter in modo esplicito nellassociazionismo sperimentale. Per la ripresa che
fece il Mill del problema percettivo da un punto anteriore a quello considerato da Hume
56
che|
lasci il problema delloggetto per attaccarsi a quello dellesistenza e per i princpi nuovi
introdotti, pu ben dirsi che lassociazionismo, non solo sfuggito ad una morte davvero precoce,
ma ha preso gli iniz con passo franco per una interpretazione della percezione che non conoscer
pi alcun arresto. Essa segner la dissoluzione ultima delloggetto anche sotto laspetto di cui
Hume non sera direttamente occupato dellunit dal punto di vista formale, e non puramente
esistenziale dei suoi contenuti. Le percezioni saranno ricondotte, per vie pi o meno trasverse, alle
sensazioni, e le sensazioni stesse saranno considerate come il risultato di sintesi a partire da
elementi ancor pi ridotti: un pulviscolo psichico che ondeggia nella subcoscienza, dalla quale gli
oggetti emergono in unit fattizie per lintervento di abitudini o abilit sintetiche che il soggetto ha
acquistato nellesercizio dellesperienza stessa. questo il periodo aureo dellAssociazionismo.

2. La possibilit permanente di sensazione e la credenza al reale (John St. Mill)
Non pochi storici attribuiscono al figlio di James Mill, John Stuart, come suo contributo pi
originale alla dottrina dellassociazione, lintroduzione del principio della mental chemistry. In
realt egli ne parla esplicitamente
57
, ma, come si visto, sullargomento era stato al tutto esplicito
anche suo padre: loriginalit del pensiero del figlio e fu veramente un pensiero va cercata
altrove
58
.
Anzitutto egli reagisce alla riduzione fatta da suo padre delle tre leggi humiane ad una
soltanto e vi sostituisce una classificazione personale portandole a quattro; soppresse la| legge della
causalit che in Hume aveva avuto tanta parte, e ritenne quelle della somiglianza e della contiguit.
Riprendendo per suo conto il problema dellassociazione inseparabile, enunzi altre due leggi, la
prima della quale enunzia il fatto di questa speciale associazione, mentre la seconda ne trae la
conseguenza di un fenomenismo assoluto o idealismo empirico.
(3 Legge) Quando due fenomeni sono stati sperimentati spesso in congiunzione, e non sono mai
occorsi separatamente luno dallaltro, n nellesperienza n nel pensiero, allora si produce fra di
loro ci che si dice unassociazione inseparabile.
(4 Legge) Quando unassociazione ha acquistato questo carattere di inseparabilit, allora
non solo lidea richiamata dallassociazione diventa, nella nostra coscienza, inseparabile dallidea
che la suggerisce, ma gli stessi fatti o fenomeni che corrispondono a queste idee finiscono per
diventare inseparabili nellesistenza, e la persuasione (Belief), che abbiamo della loro coesistenza, a
noi sembra intuitiva, bench sia un prodotto dellesperienza
59
.
Si comprende allora perch, in cos poco volgere di tempo, lassoluta riduzione humiana del
problema dellesperienza a quello della causalit sia stata sostituita completamente dalla teoria
dellidea inseparabile, che costituisce lopera concorde dei due Mill. Si continuer sempre a parlare
di associazione di idee, ma la fisionomia, nonch la struttura interiore dei problemi, ormai
cambiata. Mentre per Hume, in ultima analisi, era la causalit che reggeva lesistenza ed era almeno
in qualche modo data la incertezza di Hume la ragione della stessa associazione, ora la causalit
diventa contiguit, e lesistenza il frutto dellinseparabilit fattuale che il ripetersi delle
associazioni di contiguit riesce ad imporre al soggetto.
Questa dottrina, che segna un passo notevole in avanti nella meccanizzazione dello spirito,
stata continuata da Stuart Mill con la teoria personale delle sensazioni possi|bili o contingenti.
Cosa ci par di intendere, o cosa vogliamo dire, quando parliamo di un mondo di oggetti che
esterno a noi e non una parte del nostro pensiero? Nientaltro, risponde Mill, che affermare il darsi
nelle nostre percezioni di qualcosa che esiste anche quando noi non vi pensiamo; che esisteva prima
che vi avessimo pensato e che esisterebbe anche se noi fossimo annichilati; ed inoltre che esistono
delle cose che mai vedemmo n toccammo, o che in altro modo percepiamo, e cose ancora che non
sono state ancora mai percepite da uomo. Questidea di qualcosa che distinta dalle nostre
fluttuanti impressioni, per via di ci, che in linguaggio kantiano detto perdurabilit;... qualcosa
che esiste anche quando noi non ne siamo coscienti, e che sempre un quadrato (o qualche altra
figura) se essa ci appare quadrata o rotonda costituisce insomma la nostra idea di sostanza esterna.
Chi capace di assegnare unorigine a questa concezione complessa, ha spiegato ci che noi
intendiamo per credenza nella materia. Il problema cos almeno a me pare ripreso allo stato
pre-humiano, simile nella forma a quello di Berkeley, ma spogliato dellipotesi teologica: si tratta di
una teoria psicologica pura.
Secondo questa teoria, la credenza al mondo esterno non che la forma impressa dalle note
leggi dellAssociazione, sopra la nozione ottenuta per lesperienza, di sensazioni contingenti. Con
questo termine si indicano quelle sensazioni che non si trovano nella nostra coscienza attuale, ed
individualmente in essa non sono mai state, ma le quali, in virt delle leggi a cui va soggetta
lesperienza, noi sappiamo che le avremmo sentite in certe date supponibili circostanze, e sotto
queste stesse circostanze le potremmo ancora sentire. Il Mill sviluppa con ogni ampiezza questa
dottrina che ha indubbiamente un alto interesse psicologico e non come si vedr senza un
nucleo di verit. Non so perch gli storici della psicologia e i gnoseologi quasi la ignorino o vi
facciano poco o niun conto.|
Io vedo sul tavolo un foglio di carta bianca
60
. Poi entro in unaltra stanza. Se il fenomeno
sempre mi segu, oppure quando non mi segu io credetti che disparisse e rerum natura, io non lo
crederei un oggetto esterno: io lo crederei un fantasma, unaffezione dei miei sensi. Io non crederei
pi che l vi fosse stata qualche cosa. Ma bench io abbia cessato di guardarlo, io sono persuaso che
il foglio di carta ancora l (ecco il problema humiano della permanenza nellesistenza). Io non ho
pi le sensazioni che esso mi dava, ma io son convinto che quando mi mettessi ancora nelle
circostanze nelle quali ebbi quelle sensazioni, cio quando io ritornassi in quella stanza, io le avrei
di nuovo; ed inoltre che non vi pu essere alcun momento in cui tutto ci non debba succedere. Per
questa propriet della mia mente, la mia concezione del mondo in un dato istante consiste solo in
una piccola proporzione delle sensazioni presenti. Di esse ora io posso non averne alcuna, ed in
ogni caso esse sono la porzione pi insignificante di ci che apprendo. La concezione, che io formo
del mondo esistente in un dato istante, comprende, assieme alle sensazioni che ho attualmente,
unincalcolabile variet di possibilit di sensazioni, cio tutto il complesso (the whole) di quelle
che losservazione passata mi dice che io avrei potuto sperimentare, in certe supponibili circostanze
in questo momento, assieme ad una indefinita ed illimitabile moltitudine di altre, bench tali
circostanze ancora non mi sian note.
Queste varie possibilit sono, per me, la cosa pi importante del mondo.
Le mie sensazioni presenti sono generalmente di poca importanza e per la maggior parte fuggitive:
le possibilit, al contrario, sono permanenti, e questo il carattere che distingue la nostra idea di
sostanza o materia dalla nostra nozione di sensazione. Queste possibilit, che sono certezze
condizionali, abbisognano di un nome speciale per distinguerle dalle mere vaghe possibilit, per le
quali lesperienza non d alcuna garanzia di cui si possa tener conto. Ora appena sia dato un| nome
distintivo, bench ci sia solo per la cosa riguardata, lesperienza nostra ci insegna che il nome
differente finisce per essere considerato come il nome di una cosa differente.
Vi qui unaltra peculiarit di queste certificate e garantite possibilit di sensazione, cio
che esse si riferiscono, non alle singole sensazioni, ma alle sensazioni prese in gruppo. Quando noi
pensiamo a qualche cosa come ad una sostanza materiale, o corpo, noi non abbiamo una sensazione
isolata, (some one sensation), ma un numero grande e quasi (even) indefinito e una variet di
sensazioni appartenenti generalmente ai diversi sensi, ma cos legate fra loro che la presenza di una
annunzia la possibile presenza, nello stesso istante, di unaltra e di tutte le altre.
Nella nostra mente, pertanto, non vi sono solo le particolari possibilit di sensazione,
investite con la qualit di permanenza, quando non sentiamo pi attualmente qualche sensazione;
ma anche quando sperimentiamo (solo) una di esse, le rimanenti sensazioni del gruppo sono da noi
concepite nelle forme di possibilit presenti, le quali possono essere realizzate in ogni momento. E,
come questo avviene per ciascuna di esse, il gruppo come un tutto si presenta alla mente come
permanente, in contrasto non soltanto con la temporaneit della mia presenza corporea, ma anche
con il carattere temporaneo, proprio di ogni sensazione, che compone il gruppo; in altre parole,
come una specie di substratum permanente, sotto una certa quantit di esperienze o manifestazioni
passeggere. Ci che un altro carattere distintivo (leading) della idea che abbiamo di sostanza o
materia, in quanto distinta dalla sensazione.
Il Mill offre una riprova della teoria nei giudiz riguardanti la percezione della causalit che
sono impossibili quando siano spiegati per la sola connessione tra le idee e le sensazioni attuali;
mentre tutto si spiega quando quelle nozioni vengano messe in connessione, non con sensazioni, ma
con gruppi di possibilit di sensazioni. Di qui noi impariamo a concepire la Natura come costruita
soltanto di questi gruppi di possibilit e della forza attiva della Natura, quale si| manifesta nella
modificazione che alcune di esse (subiscono) dalle altre.
Le sensazioni, bench siano il fondamento originale del tutto, vengono considerate come
una accidentalit, che dipende da noi; mentre quelle possibilit vengono considerate molto pi reali
delle sensazioni attuali, anzi come la vera realt di cui queste sono soltanto le rappresentazioni, le
apparenze, gli effetti. Quando questattitudine mentale arrivata al punto, e soltanto da allora, che
noi non avvertiamo una sensazione presente senza riferirla istantaneamente a qualcuno dei gruppi
delle possibilit nel quale una sensazione di quella particolare descrizione entra a far parte, e se non
sappiamo ancora a quale gruppo riferirla, noi almeno sentiamo una convinzione irresistibile che
deve appartenere a qualche gruppo, cio che la sua presenza prova lesistenza, in questo luogo e in
questo momento, di un gran numero e variet di possibilit di sensazione, senza delle quali essa
non ci sarebbe stata.
Lintero complesso di sensazioni come possibili, conclude Mill, costituisce uno sfondo
permanente (permanent background) a ciascuna od a molte di esse che sono, in un dato momento,
attuali; e le possibilit sono concepite trovarsi rispetto alle sensazioni attuali nella relazione di una
causa ai suoi effetti, o di un canovaccio alla figura dipinta, o di una radice al tronco, alle foglie, ai
fiori, o di un sostrato a ci che sopra viene disteso, oppure in linguaggio trascendentale, di materia
a forma.
Alcune precisazioni ancora. Da quanto stato detto intorno allindipendenza che compete
alle possibilit di sensazione, rispetto alle sensazioni attuali, si deve ammettere che noi ci
possiamo separare da ogni sensazione esterna e da ogni suo influsso. Ma bench le sensazioni
cessino, le possibilit persistono nellesistenza; esse sono indipendenti dalla nostra volont o
presenza o da qualsiasi cosa ci appartenga.
Noi troviamo perci e si passa alluniversalizzazione del principio che esse
appartengono non meno ad ogni altro essere umano o senziente che a noi stessi. Noi troviamo
dellaltra gente che forma le sue aspettazioni e la sua condotta| sopra le stesse possibilit
permanenti in cui le fondiamo noi. Ma noi non possiamo trovare che essi esperimentino le stesse
nostre sensazioni attuali; essi per hanno le stesse nostre possibilit di sensazione e tutto ci che
per noi un indizio di una presente possibilit di sensazione, lo anche per essi. Cos, per diverse
che possano essere le sensazioni, restano identiche in me e negli altri le possibilit di sensazione
e con esse lidentica concezione in un mondo esterno.
Ci che pertanto, conclude il Mill la discussione del problema di Ber-keley, si indica come
materia e mondo esterno non altro che la possibilit permanente di sensazioni; e cos pensano, a
suo parere, tanto il Berkeley, come Hume, Reid, Stewart e Th. Brown. Del resto lo stesso senso
comune, quando sia libero da preoccupazioni filosofiche o teologiche, ha questa medesima nozione.
La persuasione dellumanit dellesistenza reale per gli oggetti visibili e tangibili, non che la
convinzione della realt e permanenza della possibilit di sensazioni visuali e tattili, quando
nessuna di tali sensazioni sia di fatto percepita.
La teoria del Mill offre, per la prima volta nellAssociazionismo, uninterpretazione
suggestiva della maturazione psichica, che stata riconosciuta essenziale alla realizzazione della
percezione. Teoria grandiosa che si tentati a considerare come una trascrizione psicologica dello
schematismo kantiano, ma nella quale non tutto convincente e chiaro.
In particolare, come si originano nei vari soggetti queste possibilit permanenti di
sensazione? A rigore, nella psicologia milliana esse devono esser costruite dalle associazioni
sensoriali in funzione esclusiva delle leggi di contiguit (la legge di somiglianza vi lasciata
nellombra); ed allora non si sa perch si arrivi alla formazione di possibilit permanenti di
sensazioni che hanno un oggetto ed un significato ben definito; e perch dalle contingenze pi varie,
come sono le associazioni ripetute, derivi lordine e la struttura del nostro conoscere. E non si sa
come si possa arrivare alla formazione di quellabitudine mentale che la possibilit permanente
di sensazioni, la quale possa passare alla totalit dellatto, indif|ferentemente, nelle condizioni
sperimentali pi povere e pi varie. Difficolt questa che, assieme alla elegante teoria del Mill,
colpisce lillusione che fondamentale in ogni associazionismo: la sinteticit assoluta del
conoscere.
Per lAssociazionismo, la percezione una sommazione di sensazioni, e di immagini e
sensazioni, o secondo il Mill leffetto di un sistema di rappresentabilit, il quale per deve
essersi pure formato per pura sommazione delle forze particolari depositate ad ogni atto.
In verit se la possibilit permanente di sensazione ha un senso ed una struttura, essa esige nel
decorso dellesperienza che lha formata, dei processi di selezione, combinati con processi di
integrazione; ci che suppone un doppio principio di unificazione, oggettivo e soggettivo, i quali
non siano sovrapposti, identificati o disparati, ma correlati funzionalmente e, fino ad un certo punto,
anche geneticamente.
Una teoria di questo genere era stata proposta dallHamilton, il quale sera ispirato
direttamente ad Aristotele; ma St. Mill non fu in grado di comprenderne la portata e la critic,
fermandosi ad una teoria che pi una descrizione dei fatti che non una interpretazione dei propri
princpi.
Di questa descrizione St. Mill scopr lidea centrale, le possibilit permanenti di
Sensazione
61
, a cui ben presto i con|tinuatori aggiunsero le esplicitazioni e i complementi che essa
richiedeva. Qui sinnesta lopera del Bain ed in parte anche quella del Taine.
3. La sensazione del movimento e la costruzione del continuo (A. Bain)
Lopera del Bain si trova in continuazione diretta con quella di St. Mill; essa pu riassumersi
nellaver esteso il principio dellassociazione ai processi del volere, nel riconoscimento
dellimportanza dei fattori fisiologici e nella funzione costruttiva che ha la sensazione dello sforzo
muscolare ricordato gi da James Mill, ma quasi trascurato da J. Stuart nella genesi delle
percezioni.
Il Bain conserva la nozione della percezione data da St. Mill, che aveva saputo in modo
originale rimontare la scepsi humiana e ritornare a Berkeley. Il Bain per assisteva ad aspre critiche
che si facevano al tentativo berkeleyano di spiegare le percezioni spaziali (cfr. Saggio sulla Visione)
per via dellAssociazione combinata delle propriet spaziali del tatto con le qualit cromatiche
(aspaziali) della vista.
Ma se noi intendiamo per sensazioni tattili anche il complesso delle sensazioni tattili,
cessano tutte le ragioni di quegli attacchi. La teoria del Bain tende a mostrare: (a) che noi arriviamo
prima alla percezione di una dimensione reale, e poi successivamente delle altre due; (b) che la
percezione della prima dimensione derivata dalla associazione di sensazioni di movimento e di
resistenza che un arto, movendosi, incontra nello spazio; la percezione della continuit|
dellestensione data dalla continuit dello sforzo genetismo percettivo assoluto. Ne daremo
estraendola dal classico The Senses and the Intellect
62
una descrizione sommaria, ma al pi
possibile fedele, che far luce tanto sugli ulteriori sviluppi dellAssociazionismo, come sulla
fondatezza delle ragioni che hanno provocato lesplosione della Gestaltpsychologie.
Tre sono, secondo il Bain, i modi di cangiamento muscolare che possono essere avvertiti
dalla coscienza, cio la quantit di sforzo impiegato, la continuazione dellimpiego, la rapidit della
contrazione: tutta la concezione che ci formiamo del mondo esterno dipende dallentrata in gioco di
questi tre fattori. La I modalit, che riguarda la discriminazione del quantitativo di sforzo
impiegato, dipende a sua volta da una sensazione ancor pi elementare, quella di resistenza, che sta
alla base di ogni nostra conoscenza della corporeit. Ogni volta che noi liberiamo lenergia
muscolare, o nellincontro di qualche resistenza da superare, noi proviamo una sensazione di
carattere inconfondibile: al crescere del dispendio di energia, saccresce anche la nostra coscienza
della medesima.
C, quindi, sempre in noi una certa discriminazione di gradi di resistenza, onde siamo
capaci di dire che un corpo resiste pi di un altro, che possiede in grado pi alto le qualit che,
secondo le circostanze, sono dette forza, peso, inerzia, ecc., le quali formano il nucleo della
nozione di corporeit. La II modalit della discriminazione di sforzo muscolare riguarda la
continuit: uno sforzo che duri un quarto dora avvertito diversamente di uno che dura mezzora.
La durata di uno sforzo implica un aumento nel dispendio di energia in una particolare forma, ma
noi sappiamo distinguere fra laumento di sforzo che si richiede per superare una resistenza e
laumento che si richiede solo per continuare lo sforzo stesso: quello costituisce il sentimento della
forza, questo il sentimento della continuit ed uno dei nostri modi di apprezzare il tempo (93-94).|
Questapprezzamento di continuit assai pi evidente ed espressivo nel movimento di un membro
nostro, di quello che possa essere in un corpo esterno. Se alziamo da terra un peso prima allaltezza
di un piede, e poi di due, di tre..., noi percepiamo lineguaglianza dello sforzo impiegato, nei tre
casi, ma non confondiamo questa percezione con laltra di sollevare un peso triplice allaltezza di
un piede. Per noi adunque la continuit soprattutto il distendersi (sweep) di un membro nello
spazio, e poi si connette con la misura dello spazio od estensione. La nostra percezione dellesteso
risulta allora ecco il primo risultato del nuovo metodo dalla combinazione delle sensazioni dei
var sensi con la sensazione di movimento, ove il nucleo genetico essenziale della percezione
fornito dalle sensazioni di movimento. In seguito noi avvertiamo la differenza fra il coesistente e il
successivo, fra spazio e tempo, fra il distendersi muscolare e la durata di esso: questo il mezzo che
abbiamo per discriminare la materia estesa e lo spazio. Esso cinsegna anzitutto lestensione lineare,
in quanto si ha la misura dellespansione di un membro od organo: una grandezza lineare pi grande
non che una pi grande continuit di movimento muscolare semplice. Bain, adunque,
importante notarlo riconosce due specie o modi principali di capacit discriminativa nel senso
muscolare: luna, del grado di intensit dello sforzo muscolare (quantit di energia emessa); laltra,
della durata, cio della continuit pi o meno protratta, dello stesso sforzo. La prima ci informa
della resistenza e della quantit di sforzo necessario per vincerla; alla seconda, invece, dobbiamo la
percezione della continuit dello spazio, lorigine cio della nostra idea di estensione. La continuit
(percettiva) spaziale generata direttamente dalla continuit (percettiva) temporale: ecco la
generatio aequivoca.
La discriminazione di lunghezza in una direzione porta in s, anzi include, naturalmente
lestensione in ogni direzione: si tratta di lunghezza, larghezza, altezza di un oggetto concreto, onde
le dimensioni di superficie e di solidit sono sen|tite attraverso la stessa sensibilit fondamentale
dispiegata nello sforzo muscolare.
chiaro che in questa genesi della percezione spaziale ha una funzione essenziale il senso
del tatto. Il dispiegamento del movimento muscolare pu dare la percezione di movimento, ma
questo fin quando non accompagnato da indiz definiti dun principio e duna fine, resta un
movimento puro; appena sono avvertiti linizio e la fine, allora appare la percezione
dellestensione. Ora il tatto che fornisce questa impressione dei termini del movimento. Il Bain
adunque difende, a quanto pare, la priorit della percezione spaziale tattile sulla visuale: la sua
indagine diventa qui di unanaliticit estrema.
Supponiamo che la mano si muova fra due ostacoli fisici, per esempio da un lato ad un altro
di una scatola. C il contatto (della mano) con il lato di partenza; la partenza, lo scorrere della
mano richiama lattenzione della coscienza verso il movimento che si sviluppa; dopo un certo
tempo si va a colpire laltro lato della scatola e lattenzione richiamata unaltra volta a prender
nota della cessazione del movimento. La sensazione pi viva e pi esatto lapprezzamento di
continuit fra i due termini, se, mentre muoviamo una mano sopra una superficie, nel frattempo
anche la tocchiamo. Loggetto, come tale, (lo spazio percettivo) dato dal movimento, ma la
particolare sensazione tattile, causata dalla frizione, un mezzo per suggerire lestensione e per
apprezzarla, bench (da sola) sia insufficiente a suggerire la nozione in se stessa
63
.
Un blocco cubico che ha tutte e tre le dimensioni, non presenta per il Bain niente che sia
assolutamente nuovo: questa la formula dellEmpirismo puro nella percezione dello spazio, a cui
verr opposta, sotto linflusso del kantismo, la for|mula del Nativismo (o Innatismo). Nel caso del
cubo, il movimento della mano deve scorrere sopra la lunghezza, la larghezza, la grossezza, e la
percezione spaziale risultante sar la combinazione dei tre movimenti. Per aver presa sullintera
solidit, necessario abbracciare tutte le superfic, luna dopo laltra ci che rende loperazione
pi lunga e la nozione pi complessa e pi difficile a ritenere. Ma limpressione risultante, una volta
che a furia di ripetizioni riuscita a fissarsi, della stessa natura come la nozione di una linea o di
una superficie: la possibilit, la capacit di trovare superfic nelle tre differenti direzioni, entro dati
limiti... Ma per il fatto che abbiamo pi dita, possiamo moltiplicare i punti di contatto e il processo
si abbrevia di molto. Invero, per questa pluralit, noi possiamo misurare una lunghezza senza fare
alcun movimento, essendo sufficiente il grado di separazione delle dita, resa sensibile dalla tensione
dei loro muscoli. Cos allargando il pollice, posso apprezzare la distanza di una spanna. Tenendo le
dita estese in modo da apprezzare la larghezza di un oggetto e facendo poi strisciare la mano
secondo la lunghezza, io sono in grado di apprezzare una superficie con la spanna fissa, disposta a
quel modo. Ma c di pi. Usando delle flessibilit del pollice, io posso tener le dita sopra una
superficie e muover il pollice sopra un altro lato e cos ottengo una singola impressione, che
corrisponde alla solidit ed abbraccia tutte e tre le dimensioni. La pi perfetta combinazione degli
organi percipienti si ha quando si abbraccia loggetto con due mani: la confluenza dellimpressione
che esse scorrono lungo le due parti del corpo produce unimpressione notevolmente forte della
solidit di un oggetto. Le due imagini separate, e che insieme coincidono, si sostengono luna con
laltra e si fondono insieme in modo da dare limagine pi viva di solidit che noi possiamo avere
con il tatto, la quale ha un sorprendente parallelismo con il caso della visione binoculare (200-201).
Concludendo: lo spazio puro lestensione non occupata, vale a dire il movimento che non incontra
resistenza, cio il vuoto; il movimento che incontra resistenza d lo spazio occupato, cio la
corporeit.|
Il Bain applica questo metodo per spiegare anche le altre qualit primarie: la distanza, la
direzione, lubicazione, la figura, la grandezza e ripete lanalisi con la medesima ostinazione
psicologica per lapprensione di queste qualit da parte della vista, poich, per il Bain, con il
contributo sussidiario della vista che la percezione dello spazio arriva al suo stadio perfetto (387 e
segg.). Ma per orientarci nella nostra ricerca, che gnoseologica, non storica o psicologica, baster
laver rilevato lo spirito del metodo e le sue tappe nellambito di un senso, quello del tatto, che era
del resto per il Bain quello pi importante.
4. Contenuti fenomenali e indici di realt (H. Taine)
Gli sviluppi di St. Mill e del Bain si combinarono per una teoria unitaria, di cui il primo
aveva descritto il momento interiore la possibilit permanente delle sensazioni, laltro il
momento esteriore, le modalit di combinazione che portarono alla formazione di queste possibilit.
Questa convergenza fu riconosciuta esplicitamente da St. Mill (B, 273).
LAssociazionismo, per opera di questi due abilissimi analisti dello spirito, raggiungeva una
linearit e completezza sistematica e, per esse, un successo culturale nella seconda met del secolo
XIX, quale poche teorie hanno mai conosciuto.
Frutto autentico dellindole anglosassone, che vuol esercitare la riflessione sul concreto e sul
positivo, lAssociazionismo penetr ben presto nelle correnti europee, comprese quelle kantiane che
non arrossirono di fare nelle loro Erkenntnistheorien una parte alla nuova psicologia. I teorici
dellAssocia-zionismo, inoltre, furono, a cominciare da Hume, scrittori di una rara eleganza che
sapevano, con abili sviluppi e delicate sfumature di stile, guadagnarsi le simpatie delle classi pi
disparate di lettori ed occuparne la mente. Ed anche oggi dopo tante critiche di teorici e di psicologi
a questo associazionismo, il pi radicale che si conosca non possibile lasciare la lettura del
Treatise on human nature, della Examination on Sir W. Hamiltons philosophy, del The Intellect
and the Senses,| senza portare con s, pur rigettandone lessenza dottrinale, una invincibile
impressione di simpatia per la comunione intima che questi spiriti magni riescono di frequente a
generare.
La diffusione dellAssociazionismo inglese nei paesi neolatini deve molto ad unesposizione
brillante ed originale di H. Taine in quel capolavoro del fenomenismo che il De lintelligence.
Il pensiero del Taine continua direttamente ed integralmente quello di St. Mill e del Bain ed per
questo che se ne fa un cenno. Egli per non si ferma alle loro posizioni, ma spinge lo sguardo al
fondo della teoria, e pone al lettore delle domande inquietanti, ma per questo non meno legittime:
per conto suo il Taine propone una teoria che dovrebbe correggere le manchevolezze che
emergevano nella posizione degli Inglesi (II, 111-113).
Se la conoscenza che abbiamo della materia e dei corpi si riduce alla Possibilit
permanente di sensazioni, cio ad un fascio di possibilit di reazioni che in noi avvengono, come
possiamo dire daver una conoscenza della natura dei corpi, come tali? Non bisogna piuttosto dire
(con Bain e St. Mill, dopo Berkeley) che i corpi sono un puro concetto, che solo per una illusione il
nostro spirito erige in sostanze e poi proietta al di fuori? Poich, di fatto, alla nostra mente non
saranno presenti che quelle particolari sensazioni di movimento muscolare, combinato in quella
data maniera con (altre) sensazioni di qualit tattili, visuali...: ma fin qui non si esce ancora dal
soggetto percipiente. Bisognerebbe allora dire che, soppresso il soggetto, anche il mondo degli
oggetti soppresso, od, al pi, ridotto alle possibilit permanenti di sensazione che attendono,
per convertirsi in sensazioni, lapparire degli esseri senzienti.
Secondo il Berkeley, che non ha ancora rinunciato al principio di causa, io posso, per
analogia ed induzione, oggettivare dei contenuti l soltanto ove trovo dei segni sufficienti che si
verifichi ci che io sperimento in me. Possiamo quindi riconoscere unesistenza indipendente anche
agli esseri che paiono distanti dalle nostre stesse capacit, cio i nostri simili e gli| esseri senzienti in
generale. Ma, si chiede il Taine, come dimostrare lesistenza di una pietra? Si dnno degli
avvenimenti interni che possano essere trasportati, per analogia, anche alla pietra per conferire
alla pietra lesistenza distinta e indipendente che abbiamo riconosciuta ai nostri simili e agli
animali? Il Taine risponde affermativamente, purch si proceda con cautela e con alcune
modificazioni.
Nella teoria milliana si procedeva alla formazione delle possibilit permanenti di
sensazione eliminando di volta in volta i caratteri pi particolari per arrivare ad una serie astratta di
stati successivi, decorrente da un momento iniziale (del movimento) ad un momento finale; ove
ciascuno degli stati componenti stato spogliato di ogni qualit, e non definito che per la sua
posizione nella serie, come pi vicino o pi lontano dal momento iniziale o dal momento finale.
Questa serie la chiamiamo: serie del movimento puro. Ora, prosegue il Taine, noi abbiamo tutte
le ragioni del mondo per attribuire con certezza a questi sconosciuti che noi chiamiamo corpi, il
fatto che esso movimento passa dalluno allaltro, e per stabilire anche le leggi di questa
comunicazione. E la medesima legge che ci permette di attribuire a tale forma animale sensazioni,
ricordi e volont simili alle nostre, ci permette egualmente di attribuire a questa palla movimenti
(locali) simili ai nostri. Mossa dalla nostra mano, essa muta luogo sotto i nostri occhi, come la
stessa mano. Se la faccio scorrere lungo il braccio, essa mi d una serie di sensazioni tattili,
analoghe a quelle che darebbe il mio dito quando fosse fatto scorrere sul braccio a quel modo. Se la
sbatto contro un altro corpo, essa lo spinge pi avanti come farebbe la mia mano in un caso simile.
Vale a dire: in migliaia di esperienze, facili a ripetersi, la pietra sveglia in noi una serie di
esperienze visuali, tattili, simili a quelle che le nostre mani e i nostri piedi in movimento fanno
sorgere nei nostri occhi e nei nostri piedi in movimento.
Sono questi gli indici di una realt esteriore simile alla nostra, come sono i gesti e le grida
di un animale secondo i quali noi affermiamo che l c un interno simile al nostro.| Possiamo
quindi attribuire alla pietra un cangiamento intrinseco, analogo alla sensazione muscolare di
locomozione che esperimentiamo nelle nostre membra. Solamente si deve limitare lanalogia nei
limiti che esigono gli altri indici, come si fa a riguardo dellanimale quando, dopo avergli attribuito
idee e sentimenti simili ai nostri, noi riduciamo questanalogia secondo le informazioni fondate
sullosservazione pi matura. Non diversamente scopriamo nei corpi un carattere reale e proprio, il
movimento, analogo alla nostra sensazione muscolare di locomozione e tutto ci porta ad attribuirlo
ai corpi stessi. I corpi sono allora per noi dei motori mobili ecco la loro essenza (II, 114) e
quandanche tutti gli esseri percipienti fossero soppressi, la nostra pietra resterebbe ancora, non pi
solo una possibilit permanente di sensazioni visuali, tattili..., ma come soggetto e principio di
movimento: la pietra, cio, resterebbe ancora costituita in quel dato modo dalle sue molecole,
continuerebbe a cadere con una velocit direttamente proporzionale alla massa, ecc... Resterebbe, in
altre parole, sempre il corpo come corpo, anche se non ci fosse pi il corpo nel rapporto che pu
avere con gli esseri senzienti. La pietra certamente la possibilit permanente di sensazioni
tattili, visive..., che io provo a suo riguardo: ma essa anche un gruppo distinto di tendenze e di
movimenti in via di esecuzione. Se vero che gli esseri tutti si rendono a noi noti a traverso le
sensazioni che ci mandano, e tutte le nostre idee derivano da queste sensazioni, questo non
impedisce che noi trasportiamo al di fuori qualcuno di questi materiali, pi o meno trasformati e
ridotti. Il bambino, luomo ordinario, il primitivo, per esuberanza dimmaginazione e di simpatia,
certamente eccedono in queste estrinsecazioni soggettive che popolano lintero universo di spiriti
buoni e cattivi. Ricondotta per questa inclinazione al minimum di contenuto, cio allattribuzione
del movimento puro, inteso come semplice successione di posizione nello spazio, fra due momenti
iniziale e temporale, un processo al tutto legittimo e fondato.
In questo stato di estrema attenuazione la serie continua degli avvenimenti, che costituiscono
il movimento di una pie|tra mossa dalla nostra mano, non pi che un estratto ridottissimo, il pi
ridotto, della serie continua di sensazioni muscolari costituenti il movimento delle nostre mani. Ma
tanto basta per attribuire una tale serie alla pietra e per questo essa per noi un essere non meno
reale, non meno completo, non meno distinto dagli altri, di un cavallo o di un uomo.
A questo modo le qualit primarie, che erano il fulcro delloggettivit lockiana, affondate da
Berkeley nella soggettivit da cui non era riuscita a liberarle la teoria della possibilit permanente
delle sensazioni di St. Mill, riappaiono per opera del Taine, sia pur ancora stravolte e mutilate, nel
campo delloggettivit. Per questo, il Taine non andrebbe qualificato come idealista: piuttosto egli
ha espresso in formule trasparenti quella che sar la concezione dominante dello scientismo
positivista, cio meccanicista, per il quale, come per Galileo e per Cartesio, le qualit reali dei corpi
sono tutte riducibili a movimento locale. Ci che un realismo molto diminuito, ma sempre un
certo realismo. Se ne compiaceva lo stesso Taine che scorgeva nella sua teoria il fondamento per
una sistemazione unitaria delle scienze della natura. Le serie degli avvenimenti, che la
compongono, sarebbero tutte omogenee. Lesemplare sarebbe dato dalle sensazioni direttamente
osservate in noi e dalle sensazioni elementari, sempre pi degradate, che compongono questa
sensazione totale. Al limite estremo della semplicit tutte si ridurrebbero a movimenti, i quali non
sarebbero altro che una serie continua di sensazioni infinitesimali, spogliate di ogni qualit e
definibili dal solo punto di vista della quantit, cio per la durata che impiegano ad effettuarsi e per
la grandezza delleffetto conseguito. La Meccanica diventa la scienza fondamentale della natura.
Questa conclusione del Taine rivela la continuit di sforzi che si avuta dal secolo XVI fino a noi,
fra scuole e indirizzi var, nelle scienze e nella filosofia, per eliminare il realismo aristotelico e che
si riassume nellesclusivit non dico priorit soltanto data allanalisi, tanto nellindagine
dellanima come in quella della natura.|
Tocc alla fisica e alla psicologia contemporanea il compito di temperare quelle certezze,
credute per tanto tempo indiscutibili; ma la psicologia del secolo XIX doveva dare allAssociazione
ancora nuovi sviluppi, quelli che determineranno la reazione definitiva.|

Note del capitolo primo
1
Koffka, K., D, 556.
2
Titchener, E. B., 102, pag. 364. Secondo H. Helson, il T. negli ultimi anni riconobbe la complessit del fatto
percettivo, onde non tenne per elementi le sensazioni, ma the units or dimensions composing it, cio quality,
extensity, intensity, attensity and protensity (cfr.: Helson, H., 493-494).
3
Titchener, E. B., 11, pag. 49; cfr.: 105-111.
4
La forza associativa concepita in funzione di fattori esteriori alla qualit dei contenuti e si aggiunge ad essi
algebricamente. Il Robinson diede la formula A = f (x, y, z...) ove A la forza associativa e le variabili x, y, z..., tali
fattori come il tempo, lintervallo, la frequenza di ripetizione, lo stato delle altre connessioni, lintensit sensoriale,
lintensit affettiva e gli altri fattori che possono trovarsi in relazione con la forza associativa. La forza di associazione
una funzione della combinazione di questi fattori (Cfr.: Robinson, E. S., 129).
5
Cfr.: Mondolfo, R., A, VII, ove c una buona bibliografia. Il M. ha richiamato lattenzione sulle origini cartesiane
dellAssociazionismo nellintroduzione premessa alla sua edizione italiana del Trattato delle sensazioni di Condillac
(B, VII e segg.). LAssociazionismo si trova nel Malebranche e nella tradizione ininterrotta che va dal Condillac al
Bonnet, fino agli Psicologi del secolo XVIII, compreso Maine de Biran. Questo Associazionismo si sviluppato nei
circoli chiusi di Francia e dItalia senza raggiungere, come quello inglese, unimportanza decisiva per lo sviluppo del
pensiero europeo, bench anchesso abbia suscitato delle reazioni notevoli come lo spiritualismo francese del secolo
XIX ed il Bergsonismo. Poich a noi importa lo sviluppo interiore dei princpi, non la storia analitica, baster per
lAssociazionismo francese questo cenno.
Per una dimostrazione perentoria della dipendenza della psicologia moderna dalla filosofia cartesiana, v.: Erwin Straus,
3 e segg.; cfr. anche la prolissa ma acuta analisi che lo Str. fa, da questo punto di vista, della teoria dei riflessi
condizionati di Pavlov (26-83).
6
Mondolfo R., B, VII.
7
Cartesio, Princpi di filosofia, 71, 58-59; cfr.: 72.
8
W. Hamilton, A, Nota N., t. II, 963 e segg. Sullargomento torner con maggior cura nel II volume.
9
Cfr. Olgiati, F., B, v-vii.
10
Whatever the mind perceives in itself, or is the immediate object of perception, thought or understanding, that I call
idea; and the power to produce that idea I call quality of the subject wherein the power is (book ii, ch. viii, sect. 8).
11
Il Green ha trovato delle incertezze in questa dottrina e le critica aspramente (cfr.: T. H. Green, General Introduction
alla ed. dellhumiano Treatise on Human Nature, vol. I, 12, pag. 9; 16, pag. 12).
12
Book II, ch. I.
13
Lo Hamilton rimanda qui nientemeno che a Duns Scoto, di cui d la seg. cit. dalle QQ. super Univ. Porphyrii: Nihil
est in intellectu quod prius non fuerit in sensu, vera est (propositio) de eo quod est primum intelligibile, scilicet quod
quid est rei materialis, non autem de omnibus per se intelligibilibus; nam multa per se intelliguntur non quia speciem
faciunt in sensu, sed per reflexionem intellectus (W. Hamilton, A, t. II, Nota A, 778 a).
14
Alcuni critici, come il Cousin, hanno creduto che per Locke la mente, nei suoi iniz, non abbia che idee semplici
isolate che, in seguito, essa per via di associazioni e generalizzazioni unisce in idee complesse. Secondo il Fraser,
invece, la concezione lockiana va scagionata dallaccusa di atomismo psichico assoluto: lanalismo del II libro dello
Essay ha una portata logico-psicologica, non genetica come si avr nellAssociazionismo posteriore (Cfr.: Fraser, A. C.,
128 e segg.). Come| conferma, il F. riporta le seguenti dichiarazioni dellEssay: Simple ideas are found or exist in
several combinations united together, but mind has power to consider them separately. The qualities that affect our
senses are, in the things themselves, so united and blended that there is no separation between them; yet it is plain the
ideas they produce in the mind enter by the senses simple and unmixed. For though the sight and touch often take in
from the same object, and at the same time, different ideas as a man sees at once motion and colour, or the hands feel
softness and warmth at once in the same piece of wax; yet the simple ideas (motion and colour, softness and heat) thus
perceived as united, are as perfectly distinct as those that come in by different senses. Il Carlini per ha osservato
acutamente che queste affermazioni restano in Locke, che non conosce la teoria aristotelica del senso comune, prive di
ogni fondamento speculativo (Carlini, A., A, II, 161 e segg. n.).
15
Carlini, A., A, vol. I, 114 (trad. di Essay, book II, ch. VIII, 28).
16
Cfr.: Essay, book II, ch. VIII, 15, trad. Carlini (A, I, 115 e seg.). Il capitolo che il Saggio dedica allAssociazione
(book II, ch. 33) non presenta alcuna importanza teoretica e difatti stato omesso nella versione del Carlini. per via
del metodo e dei princpi, non per le osservazioni psicologiche sia pur eleganti che Locke inizia un movimento ben
definito dellAssociazionismo.
17
The doctrine of primary qualities was naturally the one upon which the criticism of Berkeley and Hume first
fastened, as the most obvious aberration from the new way of ideas (Green, T. H., 100, pag. 81).
18
Essay, 43 e segg. Nel I Dialogue between Hylas and Philonous detto senzaltro che gli stessi argomenti...,
ammessi come validi contro le qualit secondarie, valgono anche, senza forzarli, contro le primarie. (A, 143).
19
Principles of h. K., 10, pag. 30 ove si riassume la prolissa trattazione dellEssay on a new theory of vision. Il fatto
che i Principles contengono il gran principio dellinesistenza della materia onde la realt ridotta senza residui agli
oggetti di coscienza, le idee, e che i Principles seguono immediatamente allEssay, significativo non poco per aprire
gli occhi tanto ai timidi, quanto agli idolatri dellidealismo berkeliano. vero che il principio fondamentale, qui assai
pi pronunciato che in Locke, la riduzione della realt percepita alla idea, ma questo principio sta e cade, in quanto sta
e cade lanalisi sperimentale fatta dellEssay. E la fenomenologia moderna, tornando ad Aristotele come si vedr , ha
sorpassato per sempre quella grossolana empira.
20
Principles of h. K., 3, tr. cit. 26; cfr. 6, tr. cit. 28. Ha fatto una forte critica delle origini e del senso del principio
berkeliano il Green, 187, pag. 153. Lempiricit della posizione del B. riconosciuta anche dal Gentile (c. 1, 2).
21
C, 164, cfr. anche pag. 167 e B, . 29, . 146-147. Vedi lillustrazione del Carlini (A, II, 166-168).
22
B. . 147-148 (pagg. 102-103 trad. ital.).
23
Quanto sia fragile si vedr fra poco in David Hume e lo ha mostrato criticamente il Green, 175 segg. pag. 142 e
segg.).
24
La critica, tanto celebrata, alle idee astratte si trova nellIntroduzione ai Principles . 6-20, ove il B. fa
uninteressante analisi del grave problema,| sempre utile a leggersi da chiunque. Al . 11 c una garbata critica a
Locke, e al . 17 la volta degli Scolastici quei grandi maestri dellastrazione e ci mostra quanto la prospettiva
storica di B., che accomunava Locke agli Scolastici e che usava di questultimo termine per indicare un sistema
uniforme di pensiero uniformit che ha la sola ragione nella crassa ignoranza ostentata dalla filosofia moderna verso il
pensiero medievale fosse modesta. Quanto al contenuto della celebre critica, il B. mescola insieme analisi
fenomenologiche e considerazioni sistematiche che poggiano tutte sui princpi precedenti, da noi indicati, di cui
partecipano anzi aggravano linfondatezza e lambiguit. Ci che tutto questo suggeriva, era di tornare indietro ed
invece si and avanti!
25
Vedi il Carlini, A, I.
26
B, 142 (tr. it., 100 V).
27
La fenomenologia nel senso che dnno i moderni a questo termine, comincia con Hume; punto suo di partenza
stata la critica di Berkeley alle idee generali. Vedi per questa critica il Treatise on human Nature (1739), book I,
art. I, sect. VII, ove B. detto a great philosopher, e la sua critica one of the greatest and most valuable discoveries
that has been made of late years in the republic of letters (SB 17; cfr.: ibid. Part. III, sect. XIV, SB 161). Circa
limportanza dellaltra critica di B., quella sulle qualit primarie, sono da vedere: Treatise, Book I, Part. IV, sect. IV, SB
227 e segg., da confrontare con il successivo Inquiry on the Human Understanding, sect. XII, Part. I, 122, SB 154-
155. Il Green pensa che, nella critica alle idee generali, Hume ancor pi deciso di Berkeley e fa un passo avanti (cfr.:
Op. cit., 216-217, pag. 178 e segg.).
28
I risultati della riduzione fenomenologica, operata da Hume, vanno interpretati, secondo i critici, come una reductio
ad absurdum del metodo lockiano. Adopting, notava il Green, the premises and method of Locke, he cleared them of
all illogical adaptations to popular belief, and experimented with them on the body of professed knowledge, as one only
could do who had neither any twist of vices nor any bias for doing good, but was a philosopher because he could not
help it ( 2, pag. 2). Anche uno specialista, come A. Campbell Fraser, osserva che| According to the historians of
Philosophy and philosophical critic... the nescience of the Treatise and the Inquiry is a legitimate reductio ad absurdum
of the account of human know-ledge in the Essay; for knowledge begins, Locke is made to say, in simple ideas, or
sensation taken in isolation, and is thus emptied at the beginning of all reality (Prolegomena alla ed. dellEssay
lockiano, CXXXV).
29
A. Carlini, A, II, 173.
30
D. Hume, A, Introduction, SB XVII.
31
D. Hume, B, Essay I, SB 12.
32
A., I, I, sect. I; B., Essay II.
33
A. I, I, sect. II: Division of the Subject, SB 7-8.
34
Lopposizione fra memoria e immaginazione nel Treat., netta, come lo mostrano i termini con i quali vi espressa,
e da noi qui riferita; appare meno netta e chiara nellInq., opera dellet matura, ove, secondo i critici migliori, il
pensiero di H. perde molto della sua forza e coerenza interna a confronto dellopera giovanile.
35
A, I, I, sect. III: Of the liberty of our imagination to transpose and change our ideas, SB, 8-9.
36
A, I, I, sect. IV: Of the connexion or Association of Ideas: Were ideas entirely loose and un-connected, chance alone
woud join them: and tis impossible the same simple ideas should fall regularly into complex ones (as they commonly
do) without some bond of union among them, some associating quality, by which one idea naturally introduces
another, (il corsivo mio); e ib. pi sotto...: Here is a kind of Attraction, which in the mental world will be found to
have as extraordinary effects as in the natural, and to shew itself in as many and as various forms.
37
A, I, I, sect. V.: Of the Relations. In tutto si hanno quindi sette relazioni filosofiche, delle quali quattro e cio:
identit, quantit e numero, grado di qualit e contrariet sono relazioni filosofiche pure e le altre tre, somiglianza,
contiguit di spazio e tempo e causalit possono essere sia naturali, come tendenze spontanee allAssociazione, sia (cos
si crede: appunto su di ci che verter la discussione) filosofiche, come rapporti fra concetti.
38
A., I, III: Of Knowledge and Probability, sect. II: Of Probability and of the idea of Cause and Effect. Tis only
causation, which produces such a connexion, as to give us assurance from the existence or action of one object, that
twas followd or preceded by any other existence or action; nor can the other two relations be ever made use of in
reasoning, except so far as they either affect or are affected by it (SB 73-74).
39
A, I, III, sect. III. Alla fine di questa II sez., Hume pone simultaneamente due questioni, che nel corso della
discussione si sviluppano in istretta dipendenza e danno origine ai due aspetti, negativo-critico e positivo-costruttivo,
della sua teoria sulla conoscenza reale: First, For what reason we pronounce it necessary, that every thing whose
existence has a beginning, shoud also have a cause?
Secondly, Why we conclude, that such particular causes must necessarily have such particular effects; and what is the
nature of that inference we draw from the one to the other, and of the belief we repose in it? SB 78. Cfr. anche: B, sect.
IV, Part. II, SB, 32.
40
Prende in particolare esame (sect. III) le dimostrazioni di Hobbes (Of liberty and necessity, VI point), di Clark (A
demonstration of the Being and Attributes of God) e di Locke (Essay on Human Understanding, IV, X, 3). Per Locke
cfr.: A. Carlini, I, 263. H. taccia come argomenti ancor pi frivoli las|serire che ogni effetto deve avere una causa,
perch questa implicita nellidea stessa di effetto, poich simili argomenti suppongono la questione gi risolta con
evidente circolo vizioso: da queste osservazioni ha avuto origine linquietante controversia sullanaliticit del principio
di causa.
41
La negazione della causalit nel mondo esterno H. laveva letta certamente in Berkeley, di cui sembra conservare
anche la terminologia: ... it has been made evident that solidity, bulk, figure, motion and the like have no activity or
efficacy in them, so as to be capable of producing any one effect in nature B, 61.
42
Lesempio della palla da bigliardo, mossa dalla stecca, si legge anche in Locke (Essay, II, XXI, On Power, 4) che
concepisce ormai il movimento seguitone come bare passion.
Una critica completa dellattivit naturale, sia desperienza esterna come in|terna, era stata avanzata con forza, dal punto
di vista dellOccasionalismo, da Malebranche (cfr.: L. Brunschvicg, liv. I, c. 1, pagg. 6-13), che propone e critica les.
delle palle da bigliardo con riflessioni identiche a quelle di Hume. Perci alcuni storici (Lyon, Novaro, Brunschvicg)
hanno pensato ad una dipendenza immediata di Hume dallOratoriano francese, noto negli ambienti filosofici inglesi, e
del quale anche H. aveva potuto conoscere pi da vicino il pensiero durante il suo soggiorno in Francia; nota, del
resto, la negazione della causalit naturale anche presso alcune direzioni della Scolastica, come in Guglielmo
dAlvernia e nella corrente dellAugusti-nismo Avicennizzante (cfr. i lavori di Masnovo e Gilson): ergo nihil novi...!
Difende invece, con calore, loriginalit della critica humiana, di fronte a quella di Malebranche, Galvano della Volpe
nel suo erudito ed acuto lavoro: (I, 141-144) per la diversit dei princpi, da cui le due critiche discendono, e conchiude
che tutto ci che si pu onestamente ammettere nei riguardi del rapporto Malebranche-Hume la suggestione
stimolante che possono aver esercitata nella mente del Nostro alcune analisi malebranchiane... (143). Quello che
sembra certo che H. nei suoi riferimenti impliciti, si limita di solito ai filosofi inglesi che lavevano preceduto
immediatamente (Locke e Berkeley specialmente), sia quando accetta le opinioni come quando le combatte; del resto
una negazione perentoria della causalit nellesperienza esterna era stata gi fatta nellImmaterialismo di Berkeley, il
quale laveva confinata nel mondo interno (cfr. nota seg.); H. vuol condurre la negazione fino al fondo.
43
Cos anche Locke (Essay, II, XXI . 4-6 e . 15), il quale per non sembra escluderla ancora del tutto dal mondo
esterno. The clearest Idea of Power had from spirit. We are abundantly furnished with the Idea of passive Power by
almost all sorts of sensible things... But yet, if we will consider it (la mutazione locale) attentively, bodies, by our
senses, do not afford us so clear and distinct an Idea of active Power, as we have from reflection on the operation of our
mind (I, 44, pag. 362). Pi esplicito il 5: This, at least, I think evident, that we find in ourselves a power to begin
or forbear, continue or end several actions of our minds, and motions of our bodies, barely by a thought or preference of
the| mind ordering, or as it were, commanding the doing such or such a particular action. This Power which the mind
has to order the consideration of any idea, or the forbearing to consider it; or to prefer the motion of any part of the body
to its rest, and viceversa in any particular instance, is that we call the Will (ib., pag. 364 e anche 15). Laffermazione
dellattivit esclusiva dello spirito, come si gi mostrato, compare con limmaterialismo di Berkeley: I find I can
excite ideas in my mind at pleasure, and vary and shift the scene as oft as I think fit. It is no more than willing, and
straightway this or that idea arises in my fancy; and by the same power it is obliterated and makes way for another. This
making and unmaking of ideas doth very properly denominate the mind active. Thus much is certain and grounded on
experience: but when we talk of unthinking agents, or of exciting ideas exclusive of volition, we only amuse ourselves
with words (B, 28, pagg. 272-273; cfr. anche: 26-27 e C. 407).
a questi testi soprattutto che si deve lorigine della critica humiana, e per questo sono stati qui riportati.
44
Poich: All events seem entirely loose and separate. One event follows another, but never we can observe any tie
between them. They seem conjond but never connected. But as we can have no idea of any thing which never appeared
to our outward sense or inward sentiment, the necessary conclusion seems to be that we have no idea of connection or
power at all, and that these words are absolutely without any meaning, when emploied either in philosophical
reasonings or common life (B, Ess. VIII, p. I, cfr.: A I, III, sect. III, e spec. sect. XIV, SB 155 e segg. ove la
discussione pi serrata).
Si noti che per H. ormai i termini di efficacia, azione, potenza, forza, energia, necessit, connessione e qualit
produttiva sono tutti, pressa poco, sinonimi (A, I, III, sect., V).
45
A, I, II, sect. VI; B, Ess. V, p. I.
46
B, Ess. VII, p. I. Da notare limportanza della relazione di Somiglianza nei giudiz di causalit, punto ancora poco
messo in vista. Si noti anche che per H. i giudiz di causalit constano essenzialmente di due elementi, della
congiunzione costante (osservata) di due fenomeni come elemento materiale del giudizio, e dellinferenza (fondata sul
Belief), come elemento formale, che sembra sia sfuggito del tutto a Kant nellinterpretazione della critica humiana.
47
Tali nozioni sono tutte pressoch (nearly) sinonime (A, I, III, sect. XIV, SB, 157).
48
A, I, III, sect. VII; B, Ess. V, p. II.
49
A, I, III, sect. VI, SB 89 e segg. - B Ess. V, p. II. SB, 47-48. P. 53-54.
50
We can never be inducd to believe any matter of fact, except where its cause, or its effect, is present to us; but what
the nature is of that belief, which arises from the relation of cause and effect, few have had the curiosity to ask
themselves (A, Appendice, SB 625). Per anche H. a sua volta riconosce che il sapere con certezza what the nature of
this feeling, or sentiment, and whether it be analogous to any other sentiment of the human mind costituisce in s un
difficult task (ib. 627), e conchiude melanconicamente: All my hopes vanish, when I come to explain the principles,
that unite our successive perceptions in our thought or consciousness. I cannot discover any theory, which gives me
satisfaction on this head (ib., SB 635-636).
51
The transition from a present impression, always enlivens and strengthens any idea. When any object is presented,
the idea of its usual attendant immediately strikes us, as something real and solid. Tis felt, rather than conceivd, and
approaches the impression, from which it is derivd, in its force and influence (Treat., Appendix, SB 627). Quindi,
come ha acutamente osservato il Green (Introd., 242), il Belief mentre doveva essere la base oggettiva
dellinferenza causale, ha finito per sostituirsi allinferenza stessa che diventa un passaggio from feeling to feeling.
52
A, I, III, sect. XIV, SB 169-170: le due definizioni, osserva H., considerano la causa, luna come relazione
filosofica e perci come rapporto fra le idee, laltra come relazione naturale cio, come forza di associazione fra di esse.
Cfr.: B, Essay, Sect. VII, p. II, SB 76-77.
53
Carlini, A., A, II, 195.
54
Carlini, A., A, II, 176.
55
Mill J., Elements of Philosophy of Mind, t. I, ch. III, apud W. Hamilton, B, t. II, 146-147.
56
Hume, trattando della percezione spaziale, laveva spiegata come una risultante delle percezioni dei singoli punti
colorati, disposti secondo una certa maniera: we may conclude with certainty that the idea of extension is nothing but
a copy of these colourd points, and of the manner of their appearance (A, book I, part. II, sect. III, SB 34). Questi
punti sono i minimi visibili ed i veri elementi della percezione di estensione. Sono percepiti anteriormente alla
estensione? Non pare. Ma certo che sono la vera causa anche perch Hume, non ammettendo altro principio di sintesi
psichica fuori della coscienza, deve ritenere che la percezione dei singoli punti ha da essere per s avvertita. questo
principio, al quale egli pare non abbia dato troppa importanza, che guida lo sviluppo dellAssociazionismo posteriore.
57
Mill J. St., A, II, book, VI, ch. IV, 441-443; cfr.: sul principio della chimica mentale anche lopera pi matura, che
la Somma del fenomenismo idealista, bench scritta con intenti polemici: B, 356 e segg. e la nota 357-358.
58
Lesposizione che segue, presa dalla (B) cio Examination of Sir W. Hamiltons philosophy specialmente capp. XI-
XIII, 225 e segg.: ne d un sunto agile il Ribot, 149 e segg. (teoria della materia). Utili a consultarsi: Claparde, ., 305
e segg., e Boring, E. G., A, 216 e segg.
59
J. St. Mill, B, 226.
60
Riporto abbreviando: B, 228-232.
61
Veramente essa era stata intravista anche dal Berkeley, a cui St. Mill espressamente si ispira. Per il B., com noto,
esistere significa essere percepito; e poich il complesso di sensazioni, che io dico un corpo, successivo,
successiva deve essere anche la sua esistenza. Rotta perci lunit delloggetto, ad un Associazionismo psicologico non
restava che di riaverla costruendola come disposizione passivamente ricevuta: da Dio secondo il B., per associazione
secondo St. Mill (Green, T. H., 175 e segg., pag. 142 e segg.).
La derivazione della teoria milliana da B. risulta evidente dal modo con cui egli interpreta, gnoseologicamente, la teoria
copernicana. La questione se la terra si muova o no, egli dice, si riduce a nullaltro che a questo, cio se abbiamo
ragione di concludere, da ci che stato osservato dagli astronomi, che se noi fossimo in tale o talaltra circostanza e a
tale e talaltra posizione e distanza dalla terra e dal sole, noi percepiremmo la terra muoversi nel coro dei pianeti e
simile in tutto ad uno di essi (B, 58, tr. it. 53-54). Il Green commenta: In other words, it means that our successive
feelings are so related to each other as determined by one present and permanent system, on which not they only, but all
possible feelings depend, that by a certain set of them we are led not to expect a recurrence of| them in like order
according to the laws of association, but, what is the exact reverse of this to infer that certain other feelings, of which
we have no experience, would now occur to us if certain conditions of situation on our part were fulfilled, because the
ordo ad universum, of which these feelings would be the ordo ad nos, does now obtain. Il Green per saffretta ad
aggiungere: But though Berkeleys words mean this for us (cio nel senso di St. Mill), they did not mean for him
(Green T. H., 187, pag. 152 e seg.).
62
Il Bain fu il primo ad applicare il principio dellAssociazione anche ai processi volitivi nellopera: The Emotions and
the Will.
63
Bain, A., 197. Locke aveva affermato che, fra tutte le qualit primarie, la solidit fosse la pi fondamentale: The
primary qualities, that are in bodies are the bulk, figure, number, situation and motion or rest, of their solid parts.
Solidity is so inseparable an idea from body, that upon that depends its filling of space, its contact, impulse and
communication of motion upon impulse (Essay, book II, ch. VIII, 29 nella enumerazione adottata dal Carlini [I, 115]
mentre il Green d sect. 23, sect. 11). Sulla questione lo stesso Green ha fatto una discussione critica, al solito, acuta (
101, pag. 81 e seg.).

capitolo secondo
LASSOCIAZIONISMO SPERIMENTALE E LE PRIME FORME DI SINTESI
Sommario. Sviluppo del principio dellassociazione (da Ebbinghaus a G. E. Mller). La sintesi
creatrice di W. Wundt. Associazione e sintetismo nella Denkpsychologie. Limmediatismo
gnoseologico degli Scozzesi: la priorit gnoseologica del belief in Th. Reid; il sintetismo aristotelizzante e
la legge di redintegrazione di W. Hamilton (descrizione del fatto, princpi, classi di contenuti, Hamilton e
Reid, nuovi problemi della fenomenologia).



1. Sviluppo del principio di associazione (da Ebbinghaus a G. E. Mller)
Lassociazionismo inglese si era mosso entro un cerchio chiuso di pochi princpi, ed al pi aveva
fatto ricorso ad osservazioni di esperienza spontanea e soggettiva. La stessa formulazione delle leggi aveva
oscillato in tutti i sensi: le tre leggi humiane, chi le riduceva a due o ad una sola, chi invece ne aumentava il
numero a capriccio tanto che si arriv fino al numero di venti. Erano, queste oscillazioni, i segni esteriori
dellinconsistenza della teoria che i mediocri epigoni sincaricavano, come avviene in ogni sistema, di
mettere a nudo
1
.
Contro il precipitare di questo dissolvimento ormai in atto, oper una forte reazione lintroduzione
del metodo sperimentale in psicologia, vale a dire losservazione artificiale sui con|tenuti di coscienza,
oggettivamente controllata ed elaborata. Fu lEbbinghaus con il celebre saggio sulla Memoria ad iniziare
nella forma pi promettente la nuova direzione che fu continuata per mezzo secolo da una valente schiera di
sperimentatori e teorici (Ziehen, Lipps, Meumann, Schumann, ecc.). Essa fu condotta ad un alto grado
sistematico da G. E. Mller, il quale, in opere poderose, rielabor tutto il sistema e lo difese con abilit e
convinzione fino agli ultimi tempi della sua, eccezionalmente lunga, carriera scientifica, dagli attacchi
sempre pi insistenti che venivano dalle nuove scuole, prima dalla scuola di Wrzburg e poi soprattutto dalla
Gestalttheorie.
LAssociazione sperimentale, bench non presenti dal punto di vista gnoseologico, alcun particolare
interesse, ebbe invece una funzione critico-storica molto importante: quella di esaurire in s tutte le
possibilit di sviluppo del principio dellassociazione e di aver provocato il sorgere delle prime tendenze
sintetiche (Wundt, Klpe, Meinong), le quali, alla lor volta, provocheranno la Gestalttheorie. Un cenno,
riservato alle fasi essenziali del movimento, metter in rilievo la continuit dei problemi ed aprir uno
spiraglio sulle cause reali del disagio, che dallinterno travagli il sistema.
Lidea ispiratrice dellopera dellEbbinghaus si riduceva a questo: rilevare il rapporto esatto che
intercorre fra il numero dei processi dimpregnazione e la forza dellassociazione. Nei primi esperimenti si
usavano dei materiali forniti di senso, come poesie, proverbi; ma si vide presto che tali contenuti suscitavano
nei soggetti atteggiamenti troppo complessi, derivanti dalle associazioni dellesperienza passata, di cui non
era possibile misurare esattamente la portata. Perci lEbbinghaus ricorse, per primo, allespediente di
comporre per mezzo di una vocale e due consonanti delle sillabe senza senso, le quali perci potevano
permettere la misura del fattore associativo nella sua assoluta purezza. Basti confrontare le due serie
seguenti:
Pud sol dap rus mik nom
Lincontro di un amico una festa per lo spirito
per comprendere le ragioni di queste cautele.|
LEbbinghaus pot con questo processo controllare un medesimo risultato con metodi svariati:
metodo di memorizzazione, di risparmio, dei termini trovati, dei termini ritenuti, dellaiuto...
2
Questi metodi
studiavano le associazioni artificiali; altri invece studiavano le associazioni che la vita da se stessa vien
formando.
Le nuove ricerche portarono a precisare, come mai prima si era fatto, il rapporto fra il numero delle
ripetizioni e la forza dellassociazione, linfluenza che ha nellAssociazione il materiale da imparare, la
regolarit della legge delloblio, limportanza del contegno psichico generale (stanchezza o freschezza
dellorganismo).
Il deciso orientamento della psicologia a diventare una teoria positiva, cio scientifica, del conoscere,
staccava il principio dellAssociazione dal fenomenismo idealista, nel quale finora era cresciuto, e lo inseriva
nella tradizione dellempirismo pi ortodosso, quello che, lasciando da parte i problemi delle ragioni ultime,
si limita a coordinare il succedersi dei fenomeni. Si veniva cos a consolidare quella particolare forma
mentis di una Psicologia senzanima, che ha dominato la psicologia dallAssociazionismo alla
Gestalttheorie.
Alla teoria inglese delle possibilit permanenti di sensazioni, lassociazionismo tedesco sostitu
quella della costellazione, che un modo intuitivamente pi comprensibile per spiegare lassociazione
inseparabile di J. Mill.
Si suppone che gli elementi, cio le idee delle impressioni particolari, suniscano insieme come
gli anelli di una catena: ogni immagine singola, quindi, che venga evocata dallo stimolo, genera delle linee
di forza per levocazione degli altri elementi della costellazione ed anche della costellazione tutta quanta.
Le varie leggi dellAssociazionismo classico venivano a questo modo ridotte ad una sola, quella
della contiguit spazio-temporale. Quando io dico sette, pronuncio una parola risultante di cinque lettere la
quale risveglia la riproduzione| della cifra 7: vale a dire, nella mia coscienza, in seguito alla audizione di quel
suono complesso, risultante dallassociazione delle cinque lettere in quella particolare forma, si determina
una tendenza alla riproduzione totale della cifra 7, che vince in forza tutte le altre associazioni che potessero
venire dalle cinque lettere prese insieme
3
.
Quello che si dice dellAssociazione fra il suono di una parola e la rappresentazione visuale di un
oggetto, va applicato anche alla relazione fra la parola ed il suo significato. Cosicch tutto ci che sindica
come senso, connessione, appartenenza, non che il risultato di molteplici associazioni che saldano
in Costellazioni i var elementi o membri (Glieder). Il dire: quella parola ha un senso, significa che il
suono da essa dato connesso con lidea di una cosa visibile o di unazione.
La teoria si coronava con una spiegazione fisiologica di estrema semplicit e trasparenza, in quanto
si ammetteva una corrispondenza immediata e propria fra gli elementi nervosi e gli elementi psichici (le
idee) e fra il comportamento dei due sistemi.
Veniva per a turbare larmonia della concezione il comportamento delle associazioni spontanee, che la vita
crea da se stessa, le quali sono assai pi ricche nel contenuto e pi capricciose nel comportamento di quelle
delle esperienze di laboratorio. Poich per esse non valeva pi il rigido schema a catena, si pens ad uno
schema a rete: da ogni rappresentazione particolare da supporre che si proietta un complesso di forze
associative, le quali a seconda delle occasioni si possono tanto favorire, come anche inibire a vicenda
4
.
In realt, anche per lAssociazionismo, non si hanno quindi nellanima mai sole sensazioni od
imagini isolate, ma complessi unificati come totalit, anche se questa terminologia non tanto propria
per caratterizzare la sua posizione.|

* * *

Il Mller, elaborando, sotto le pressioni della critica, questi princpi, arriv alla formulazione di una
Komplextheorie, con la quale si proponeva di spiegare adeguatamente i nuovi fatti che la psicologia
sintetica, e la Gestalttheorie in particolare, veniva scoprendo. Secondo il M. le imagini che costituiscono
lassociazione non sono accatastate luna sullaltra o rigidamente saldate come anelli di una catena, ma
possono unirsi, distinguersi, paragonarsi quando una di esse viene ad assumere rispetto alle altre un valore
particolare dincentramento del complesso. Lo Ziehen laveva detta Leitvorstellung, immagine-guida,
poich dietro la sua guida il complesso si organizza come un tutto funzionale. da pensare che le
organizzazioni si possono succedere in modo continuo e ascendente, dalle forme pi semplici del pensiero
infantile a quelle pi complesse del sapere sistematico.
Il susseguirsi degli aggruppamenti, strutturati dallinterno e sempre pi densi nel contenuto, sempre
spiegato con le sole forze dellAssociazione, inerenti allimmagine individuale. Le tre operazioni accennate,
che sono alla radice del pensiero riflesso, si svolgono senzalcun riferimento ad un centro reale soggettivo
(lIo) di direzione dello sviluppo. La Leitvorstellung opera la sintesi, lanalisi ed il confronto allo stesso
modo nel quale opera la loro riproduzione, cosicch la particolare formazione dei complessi resta di natura
strettamente meccanica. Essa dipende, vista dallinterno, dal corso che hanno gli stimoli lungo le vie nervose
e dalla loro distribuzione nei centri: il nostro pensiero predeterminato dallinterno tanto nella sua totalit
come nelle sue parti
5
.
La Komplextheorie mlleriana segna un progresso reale. In essa la Leitvorstellung dello Ziehen
maggiormente determinata e giustificata in quanto una Richtungsvorstel|lung (immagine di direzione), e
in quanto a sua volta questa una Zielvorstellung o rappresentazione (attiva) del fine. Il principio primo di
movimento della vita psichica lAttenzione (die Aufmerksamkeit): in quanto lAttenzione converge sopra
unimmagine, che questa pu risvegliare nella coscienza la tendenza alla riproduzione del membro iniziale
della costellazione, e poi degli altri fino allultimo nella sequenza appropriata. questo, in sostanza, il
contenuto del principio di perseverazione del Mller. Esso dice che tutti i contenuti memorabili si
deteriorano progressivamente nei loro caratteri differenziali per venire ad assomigliarsi sempre pi lun
laltro ed a connettersi in complessi unitar, per via di una certa legge di convergenza per la quale si
riducono tanto le differenze qualitative come le quantitative da cui inizialmente loggetto si presenta
caratterizzato.
Il principio di convergenza diventa di cruciale importanza negli sforzi fatti dal Mller per spiegare
la sintesi percettiva. Cos unimmagine si presenta alla coscienza allora soltanto che suscitata da
unassociazione appropriata. Ogni immagine, che entra nella coscienza, porta alla formazione di
uninclinazione a ripresentarsi spontaneamente, e questinclinazione tanto pi forte, quanto pi vivace
stata limmagine prima e quanto maggiore stato il numero delle volte che labbiamo avuta nella coscienza.
Linclinazione passa tanto pi facilmente allatto, quanto meno la coscienza si disperde occupandosi daltre
cose.
In questultima forma, il principio dellAssociazione ha il suo fulcro sul fattore attenzione. per essa
che fra le immagini molteplici sorge una particolare Zielvorstellung e che essa pu diramare la sua
influenza di riproduzione e dominare sulle altre immagini del gruppo
6
.
Il Mller non abbandon mai questo principio, neppure quando, pi tardi, per resistere agli attacchi della
Gestalttheorie accord la propria teoria alla nozione di totalit e dichiar espressamente che i suoi
Komplexe sono anchessi tali situazioni o processi, le cui propriet ed effetti caratteristici| non sono
derivabili per sommazione di propriet ed effetti di simile natura che si hanno nelle singole parti
7
. Ammette
egli che la costruzione di un complesso esige che un gruppo di imagini, a cui corrispondono
nellesperienza oggetti determinati disposti secondo particolari rapporti spazio-temporali, vada soggetto ad
una apprensione collettiva (la kollektive Auffassung) che pu essere tanto simultanea come successiva,
secondo che si tratti di oggetti di percezione simultanea o successiva.
Poich questo processo si svolge al di sotto della soglia della coscienza, noi non abbiamo coscienza
degli elementi in se stessi ed il gruppo entra nella coscienza come un complesso unificato.
I complessi sono quindi, come tali, dati insieme agli elementi, per il fatto che la apprensione
collettiva li pu abbracciare con uno sguardo unificante, in una continuit proiettata sia nello spazio come
nel tempo, secondo che si tratti di forme spaziali o di forme cinetiche. Anche in questa spiegazione, il
principio che mette a fuoco le parti per la formazione del Complesso, sempre e sola lattenzione; essa
resta il principio soggettivo di coesione e in s determinante; mentre la contiguit nello spazio e nel tempo
il principio oggettivo, variamente determinabile.
La propriet che emerge nelle parti e porta alla formazione di un complesso, quando su di esse si dirige
lattenzione, detta dal Mller coerenza, la quale perci altro non che la tendenza che si sviluppa fra le
parti a riunirsi in un certo complesso piuttosto che in un altro.
Ma perch lattenzione, di fronte agli elementi, funziona di fatto in un senso e non in un altro?
Qui il Mller ha precisato che lattenzione non si esercita a capriccio, ma prende tale direzione e non
unaltra in dipendenza delle propriet fenomenali che le stesse parti mostrano di avere di fatto: esse
incamminano lattenzione secondo la direzione pi adatta per essere comprese come un Tutto. Queste
propriet sono dette fattori di coerenza (Koh|renzfaktoren); le principali sono: la vicinanza spaziale,
leguaglianza, la somiglianza di colore e forma, lintensit di penetrazione (Eindringlichkeit), il decorso
simmetrico delle forme spaziali, il contorno. Cos i due complessi amen e name constano degli stessi
elementi, ma nessuno alla vista del primo portato a pensare al secondo e viceversa: questo, perch gli
elementi hanno relazioni diverse (di vicinanza spaziale)
8
.
Ridotta ai suoi princpi essenziali, questultima e pi matura forma di Associazionismo, che la
Komplextheorie mlleriana, sostiene i seguenti punti:
1) Lapplicazione dellattenzione ad una determinata parte del campo visivo produce un aumento di
eccitabilit della parte di una zona del settore ottico corrispondente, che si pu indicare brevemente con il
termine di zona formativa.
2) Quando una determinata combinazione di stimoli ha avuto spesso come seguito, in una determinata
maniera, alcune sensazioni combinate insieme, resta nel soggetto una disposizione (collettiva) che pu
suscitare, quando si ripete la medesima combinazione di stimoli, la medesima apprensione collettiva (della
prima volta); e pi lesperienza si ripete, pi facilmente e con maggior prontezza la disposizione collettiva
operante.
3) Una disposizione collettiva pu essere evocata anche quando la primitiva combinazione degli stimoli
data in modo incompleto: ma tanto minore questa incompletezza, tanto maggiore la forza di evocazione
della disposizione collettiva.
4) Affinch una presentazione incompleta di dati possa eccitare la dis-posizione collettiva ed affinch una
combinazione di stimoli richiami sopra di s lattenzione simultanea comprensiva, si richiede che:|
a) la disposizione collettiva abbia una certa forza e sia facilmente evocabile;
b) il campo percettivo, attualmente interessato, sia di tal natura che la disposizione collettiva, quando viene
evocata dalla combinazione degli stimoli, corrispondenti a questo campo, sia conforme allesperienza passata
(omologia di contenuti e supercomprensione di essi da parte dellattenzione)
9
.
Dopo questo estremo tentativo che abbiamo dovuto descrivere in anticipo per non sovraccaricare
con eccessive ripetizioni lo sviluppo dei princpi lAssociazionismo, esausto di forze, si ritirato quasi
completamente dallagone scientifico, nel quale con lopera di Ebbinghaus sembrava dovesse ottenere un
dominio incontrastato.
In realt il dominio assoluto non lo ebbe mai. AllAssociazionismo inglese sera opposto
lIntuizionismo scozzese, prima con Reid contro Hume e poi, in forma pi consistente, con lHamilton
contro i due Mills e il Bain; allAssociazionismo sperimentale di Ebbinghaus-Ziehen-Mller si opposero
tanto il Wundt, come gli aderenti alla Denkpsychologie.
A conclusione di questa esposizione schematica dello sviluppo dellAssociazionismo possiamo
concludere con il Bhler che la reazione dei sintetisti non stata senza effetto entro la stessa scuola
associazionistica. Perch il principio dellassociazione, qual era stato esposto dal Bain, non ritenuto pi, al
di fuori di Titchener, da nessun moderno
10
.

2. La sintesi creatrice di W. Wundt
Chi saccorse per tempo e denunci con franchezza, fra i primi, linsufficienza dellAssociazionismo
a spiegare loriginalit dei contenuti di conoscenza tanto allinizio come nel decorso dellulteriore sviluppo,
fu proprio il fondatore del primo laboratorio di psicologia, Wilhelm Wundt
11
.|
Solo che, quando si guardino da vicino le idee ispiratrici della monumentale produzione di questo
infaticabile studioso e scrittore, facile accorgersi che la sua mentalit ritiene ancora molto delle idee
dominanti del tempo. La stessa attitudine personale, presa dal Wundt, di voler accostare lesperienza,
restando sempre un kantiano convinto, e di cercare se la priori avesse delle condizioni riconoscibili nei dati
della posteriori, era fatta piuttosto per complicare che per chiarire i risultati dellindagine obbiettiva. In lui,
come in altri eminenti psicologi del suo tempo (Helmholtz, Hering, Ziehen, Lipps), le due mentalit
empiristica e razionalista appaiono giustapposte, mentre si trattava di raggiungere un punto di vista che le
superasse ambedue.
Una simile presentazione dellopera del Wundt certamente sbrigativa e potrebbe sembrare una
deformazione. Pare infatti che tutta la sua attivit di sperimentatore e di teorico tendesse al superamento
deciso del parallelismo materialista da una parte e dello sterile apriorismo kantiano dallaltra. Al primo
indirizzo il Wundt giustamente obiettava di aver soppresso senzaltro il contenuto originale della psichicit
che ci nota immediatamente con assoluta certezza. Al kantismo rigido egli, non meno giustamente,
osservava che tutta la concezione delle forme a priori, tanto della sensibilit (spazio e tempo) come della
ragione (le categorie), suppone un dualismo irriducibile fra soggetto ed oggetto, fra materia e forma,
dualismo che un puro frutto di preconcetti razionalistici e non ha alcun riscontro nellesperienza
immediata
12
. Questa invero, quando sia fedelmente descritta, mostra chiaramente che le forme a priori non
esistono indipendentemente dal contenuto intuitivo e che si dnno di fatto delle condizioni concrete che
rendono possibile lapplicazione od oggettivazione delle forme ai contenuti intuitivi. In Kant la priori
un deus ex machina: secondo il Wundt esso va innestato, per un processo naturale, nellesperienza. In
questordine di considerazioni il Wundt ha avuto un gran merito ed a sua insaputa forse egli savvicinava|
alla concezione aristotelica: La sua concezione, osservava anche il Koenig, sta nel mezzo fra lo
spiritualismo che lascia seguire alla vita psichica esclusivamente le proprie leggi, ed il materialismo che la
subordina in tutto alle leggi naturali (Koenig, E, 124).
Ma in tutto questo si tratta pi di uno sprazzo di luce, che di una concezione ben sistemata e fondata.
La teoria della percezione ne ha sofferto pi di ogni altra, malgrado che essa occupi un posto centrale
nellopera del Wundt. Infatti anchegli parla, con il candore di un empirista, di elementi, come dei dati
ultimi nei quali va risolto qualsiasi complesso contenuto di coscienza ed alla divisione tradizionale degli
elementi in sensazioni ed immagini egli aggiunge (forse sotto linflusso del Bain), come terza classe, i
sentimenti; divisione che passer in molte direzioni dellAssociazionismo moderno, come p. es. nel
Titchener
13
.
In questo settore primario della vita psichica anche il Wundt, bench dichiari che lassociazionismo dello
Ziehen non lo soddisfi, non conosce altro principio di coesione che lAssociazione. per essa che dalle
sensazioni elementari si passa alle rappresentazioni (Vorstellungen): essa detta avvenire fra le sensazioni
come fra le imagini ed i sentimenti, ovunque c sintesi.
Se astraiamo dallassociazione, le sintesi si dileguano e riappaiono gli elementi (C, 89). E quasi
tutto questo non bastasse, egli afferma che lAssociazione la conquista pi originale della psicologia
moderna; essa indispensabile per la soluzione di qualsiasi problema, ed il Wundt come tutti i neokantiani e
gli idealisti ha sempre ritenuto chessa la legge sovrana del pensiero empirico quando sia lasciato
abbandonato a se stesso (C, 267).
Ma il problema delloggetto, nella sua unit e struttura, non poteva sfuggire a questo acuto spirito, il quale
non poteva accontentarsi degli schemi tradizionali. Egli modific| la teoria classica dellassociazione su due
punti, introducendo cio:
a) il principio dellassociazione simultanea, e
b) il principio della sintesi creatrice.
Il primo principio, curioso, ma che tradisce un intimo bisogno preludia alla kollektive
Auffassung di G. E. Mller, con la differenza per che mentre questi vi fu condotto pi per esigenza di
polemica, il Wundt lo trov intrinseco al problema stesso. La psicologia associazionista, e lo stesso
Aristotele come pensano a torto per alcuni, aveva spiegato il costituirsi del nesso oggettivo in funzione
esclusiva dellesperienza passata. Il Wundt vide giustamente che il semplice depositarsi dellesperienza
passata non potr mai spiegare quellunit noetica, ben definita ed articolata, che loggetto della
percezione.
A quel modo, si potr al pi spiegare perch loggetto appreso hic et nunc con tali propriet e
disposizioni concrete, mai la struttura e lappartenenza interiore
14
. Per spiegare questo, che il costitutivo
fondamentale delloggettivit, occorre postulare una forma pi semplice di associazione, cio
unassociazione immediata, nella quale le rappresentazioni si collegano non per via della memoria, ma per
le relazioni che in esse scopre immediatamente la coscienza. In questo senso pi ampio, lassociazione
comprende una quantit di processi di connessione, nei quali le rappresentazioni da collegare non si sgranano
meccanicamente luna appresso allaltra, ma si presentano alla coscienza dembl, come un tutto ormai
relazionato nelle sue parti.
Si pensi alla percezione di una figura piana: essa si rivela immediatamente nella sua struttura
geometrica ed il ricorso alla memoria qui impossibile, poich le rappresentazioni associate delle parti
singole le linee dei lati non possono esser disgiunte luna dallaltra e neppure paragonate luna con
laltra. Lassociazione devesser simultanea, non successiva.|
Qualcuno
15
per spiegare lassociazione simultanea era ricorso a processi dinferenze incoscienti, ma
il Wundt, bench fosse disposto ad ammettere un uso moderato dellincosciente, non volle patrocinare il
genetismo assoluto. Alla sua mente si presentava il disagio insanabile che Berkeley aveva trasmesso al
pensiero moderno per via della dissoluzione o soggettivazione delle qualit primarie, onde era perduta per
sempre limmediatezza delloggetto nelle sue qualit di struttura. E mentre in un primo tempo sembrava
incline ad ammettere il carattere empirico dellorigine della percezione dello spazio, pi tardi fece ricorso ad
un principio originale, la sintesi creatrice, che era del resto pi conforme alla sua mentalit kantiana ed allo
stesso principio dellAssociazione simultanea
16
.
Il principio della sintesi creatrice ha un senso schiettamente psicologico. Esso stato introdotto per
render ragione dei contenuti conoscitivi di ordine superiore passi lanticipazione della terminologia del
Meinong e rappresenta lo sforzo pi generoso che il Wundt abbia fatto per liberarsi dal parallelismo. Il
principio dovrebbe spiegare in qual modo a partire dagli elementi psichici, insieme associati, sorgano delle
rappresentazioni complessive, i contenuti delle quali non sono derivabili da quelli degli elementi. questa
la causalit psichica nel suo aspetto specifico (Wundt W., D, 557).
Ma come si fa il passaggio dai contenuti inferiori a quelli superiori? Il Wundt a questo punto parla di
appercezione, per la quale ogni complesso sensoriale, per quanto molteplice, raggiunge nella coscienza una
certa unit e chiarezza che suppone una funzione unificante centrale che data immediatamente appunto
dalla sintesi creatrice e remotamente dai sentimenti profondi
17
. A questo modo la sintesi creatrice viene
ad| essere una nuova forma di associazione in sostituzione dellAssociazione meccanica tradizionale. Nella
combinazione appercettiva, provocata dai sentimenti, il contenuto oggettivo vien dato come una totalit
immediata che pu successivamente, nella riflessione, esser considerata nelle singole parti, quando
vogliamo mettere in evidenza quelle relazioni che hanno creato una data sintesi. Il Wundt non condivide
la persuasione comune che le rappresentazioni siano qualcosa di fisso ed immutabile: per lui sono piuttosto
da considerarsi come processi ed atti, che sono costruiti o creati volta per volta, mai ripetuti. Egli,
vero, ritiene dallAssociazionismo che il decorso delle rappresentazioni presuppone sempre qualcosa, che
esse non sono propriamente contenuti belle fatti, ma attitudini solo e disposizioni, abbozzi (Anlagen) per via
dei quali i fugaci effetti delle impressioni elementari vengono fissati ed utilizzati. Lassociazione viene ad
avere cos solo una funzione ausiliaria alle dipendenze della sintesi creatrice. Lassociazione presenta la
materia; la forma della sintesi data dai sentimenti, secondo che vengono chiamati a galla dal fondo della
coscienza in cui giacciono, come energie primordiali dellattivit psichica
18
.
La riduzione dellappercezione attiva, che la sintesi creatrice, ai sentimenti, port il Wundt a
considerare il pensiero come una volont diretta, non verso lesterno, ma verso lin|terno, cio verso i
contenuti rappresentativi
19
. Intanto gli elementi e le associazioni si adunano in totalit di ordine superiore,
in quanto un dato complesso affettivo fa dirigere la attenzione ad apprendere nei materiali sottostanti
alcuni contenuti particolari secondo una luce nuova.
Genetismo assoluto, quindi, il quale per si origina per un influsso dallalto verso il basso, in senso inverso a
quello empirista tradizionale, ma assai vicino allirrazionalismo, parimenti affettivo, con il quale Hume
aveva superato il problema della percezione.
La soluzione wundtiana adunava in s, invece di risolverne alcuna, le vecchie e le nuove aporie.
3. Associazione e sintetismo nella Denkpsychologie
Linsufficienza teorica del sincretismo wundtiano fu avvertita nello stesso cenacolo di Lipsia,
quando lassistente del Wundt, Ostwald Klpe, separ la propria causa da quella del Maestro e gett nel
nuovo laboratorio di Wrzburg le basi per una ricerca sperimentale circa la natura del pensiero
(Denkpsychologie)
20
.
La Scuola di Wrzburg riscosse numerose e fervide adesioni anche da parte di Aristotelici. Usando
del metodo dellintrospezione provocata, essa pretendeva di aver dimostrato la infondatezza del presupposto
fenomenista consacrato dal Berkeley : essere cio il nostro spirito, in ogni sua attuazione, a contatto con
rappresentazioni individuali e concrete. Invece la riflessione, operata senza preconcetti sui nostri atti di
pensiero, fa emergere con ogni evidenza che altri sono i contenuti sensoriali intuitivi (anschauliche Inhalte),
altri i contenuti non intuitivi (unanschauliche Inhalte). Agli elementi psichici, che sono le sensazioni, le
immagini (Empirismo), i sentimenti| (Wundt), vanno aggiunti gli atti e gli oggetti di pensiero puro. I
protocolli delle esperienze non lasciarono alcun dubbio: non solo mostrarono che pu esistere, accanto alle
immagini, un pensiero che, mentre si distingue da esse, le tiene legate in unit di significato, ma attestarono
alcune volte un pensiero libero da qualsiasi immagine (vorstellunglos Denken), tanto che pi da esse si
allontana, pi si chiarifica nel contenuto.
Cadevano cos ad un tempo luniversalit del principio empirico, come anche la necessit di ricorrere
ad uno sfondo affettivo ed irrazionale della sintesi superiore degli elementi: che anzi lintrospezione
applicata alla vita affettiva, trov pure in essa una sfera superiore di tendenze, irriducibili e parimenti
indipendenti dalle manifestazioni dellattivit sensoriale (Willenspsychologie di Ach, Michotte,
Lindworsky).
Riguardo al problema della percezione da riconoscere che lo sviluppo meccanico, di tipo
associazionista, forma leccezione e non la regola dei fatti di coscienza, di cui rappresenta pi un fenomeno
di sbandamento che il corso normale; la spontaneit del pensiero puro e della elezione libera che fa
emergere di continuo, al centro del nostro essere, attitudini nuove ed originali.
Otto Selz ha approfondito queste conclusioni con ricerche apposite
21
da cui egli ha potuto rilevare
linsufficienza in particolare della Zielvorstellung mlleriana. La posizione determinata di una finalit
(Zielsetzung) non comprensibile per la sola evocazione ed ordine che prendono le imagini o per la
riproduzione daltri contenuti di coscienza, per es. i sentimenti del Wundt, ma esige lesercizio di
operazioni intellettuali di valore pi generale, le quali facciano in modo che la posizione ed attuazione del
fine in concreto (uso dei mezzi) risulti adatta al conseguimento reale del fine secondo una determinata
maniera. In altre parole, la posizione del fine esige lapprensione esplicita dei motivi dellagire ed una
sufficiente informazione circa la connessione fra il fine da proseguire ed i processi e metodi di soluzione
(Lsungsmethoden)| che ad esso conducono: la ripetizione di una condotta, altre volte esercitata, avviene in
modo analogo, e non per il semplice gioco delle associazioni.
La teoria della costellazione era incapace di render ragione della coerenza sia del pensiero come
dellazione, e perci il Selz vi sostitu una teoria del complesso di altra indole da quella del Mller.
Secondo lAsso-ciazionismo la parola sette evoca la cifra 7, perch la cifra 7 legata a ciascuna delle lettere
di sette: allorquando le cinque lettere agiscono insieme, il 7 evocato. Ma se le cose corrono a questo modo,
perch la parola teste che contiene pur le medesime lettere, non evoca il 7? Se questo non avviene, bisogna
ammettere che ci che determina levocazione del 7 il complesso sette, secondo una fisionomia speciale,
una forma di struttura, che dipende dal posto che ciascuna lettera ha nel complesso.
Ogni complesso dotato di una specie di coerenza interna per la quale, quando una parte del
complesso viene eccitata, si evoca il complesso intero nel suo insieme. Ogni complesso parzialmente eccitato
tende a completarsi. Di solito noi ci accorgiamo facilmente che tale porzione presentata fa parte di un suo
complesso. In questi casi, osserva il Selz, il completamento si effettua sulla base di uno schema. Cos in un
esame di storia si domanda ad un candidato il nome di un capo della Riforma. Il candidato tace. Ma appena
si suggerisce Mel... egli, con una viva espressione di... ritrovamento, completa subito con ... antone
(Melantone).
La situazione di coscienza che anticipa la parola intera, quando non ne sia data che una sillaba,
stata detta dal Selz schema anticipante (das antizipierendes Schema). La teoria della costellazione
ignora la partecipazione di questa coscienza complessiva, di questo sapere, alla riproduzione della
parola intera.
Lintegrazione dei complessi (Komplexergnzung), secondo la quale si svolgono i processi del
conoscere e del percepire in generale, non si spiega se non ricorrendo a disposizioni conoscitive di ordine
intellettuale. Queste attitudini di coscienza (Bewusstseinsanlagen) sono qualcosa di pi che gli elemen|ti
semplicemente legati fra loro, poich includono la conoscenza delle relazioni (uguaglianza, diversit, ecc.) e
poich la conoscenza delle relazioni include inseparabilmente la conoscenza, parimenti intellettuale, dei
termini e delle relazioni con cui stanno legate. La costellazione rigida deve quindi cedere il posto ad un
sistema di relazioni le quali, con il loro articolarsi, definiscono gli oggetti nella struttura propria a ciascuno,
come rispetto agli altri oggetti. La Komplextheorie, che rimase estranea ai fattori intellettuali, non fu che
un ripiego verbale.
La Denkpsychologie non raccolse dappertutto consensi, sia quanto al metodo come per i risultati. Nei
riguardi del nostro problema, fu osservato giustamente chessa lasciava, come il Wundt, la sfera
dellesperienza sensoriale in bala del meccanismo dellassociazione, accontentandosi daggiungervi, non
si sa come n donde, i fattori intellettuali.
Secondo una recente critica dello Steinberg, in essa, come nellAssocia-zionismo, completamente
trascurato il contributo che il soggetto porta allatto del conoscere ed alla regolarit del suo sviluppo. lIo
che porta a compimento latto del pensiero per il raggiungimento della soluzione di un problema, e che nelle
soluzioni parziali, od anche erronee, mira sempre alla corrispondenza con la cosa in s
22
. Secondo la
Denkpsychologie, invece, il soggetto non opera in alcun modo nel corso dei pensieri per quanto riguarda
lefficacia delle tendenze riproduttive, per cui si ha, ad un certo momento, lapparizione della
Zielvorstellung. Invece si deve riconoscere che il pensiero attivo, la Wissensaktualisierung del Selz, si
presenta, anche nel suo compimento, come unattivit dellIo. Secondo i dati immediati di coscienza
(Erlebnisse), gli atti di pensiero non soltanto sono riferiti allIo come a soggetto ma sono anche appresi
come un completamento operato dal suo intervento. LIo non solo un punto di convergenza od un sostrato
logico (Klpe), ma si offre come un Io reale, la cui continuit ed azione ben| osservabile nel corso del
pensiero spontaneo. Esso la ragione del porsi, dello svilupparsi e dellarrivare a termine del pensiero come
tale
23
.
Losservazione dello Steinberg, coglie un aspetto molto importante del problema della percezione,
che un conoscere in concreto, quello che concepisce lorigine dellintendere in connessione con lunit
soggettiva dellIo concreto. Losservazione sar ripetuta dallo Stern e dalla sua Scuola (Personalismo) nei
riguardi della Gestalttheorie, come si dir pi avanti.
4. Il sintetismo immediatista degli Scozzesi
a) La priorit gnoseologica del Belief in Th. Reid
Parallela agli sviluppi vorticosi del metodo analitico, inaugurato dal Locke e condotto a termine in
tappe diverse, che hanno per punti culminanti Hume, Bain, Ebbinghaus, si sviluppava, meno compatta e
consapevole ma con sprazzi di sicuro intuito, la reazione del metodo sintetico iniziata dalla Scuola
Scozzese.
Al giovanile Treatise of human Nature e al maturo Inquiry in the human Understanding di
Hume, Th. Reid oppose il suo giovanile Inquiry into the human Mind ed il pi maturo Essay on the
intellectual Powers, nei quali rifaceva, in senso inverso, il cammino seguito dal grande scettico. Voleva il
Reid dare alla sua opera il valore di una rivincita del realismo immediato, che proprio del plain man,
contro il filosofo che, invece di lasciarsi guidare dal corso spontaneo dei pensieri, si abbandona,
incautamente, nelle morse di un principio, cosicch perde ogni contatto con la realt e si lascia affogare.|
Lerrore fondamentale del solipsismo speculativo, da cui vennero tutte le aberrazioni dello
scetticismo moderno, stata nello critica degli Scozzesi la teoria cartesiana e lockiana dellidea, intesa
come oggetto mentale, proprio e adeguato: di qui venuto lidealismo di Berkeley e lo scetticismo di Hume.
Per sfuggire a tali conseguenze non v che un unico mezzo: abbandonare lidea e proclamare il contatto
diretto con la realt. Per il Reid lunico senso plausibile che pu avere una simile dottrina il prendere per
idea non un duplicato mentale, assurdo, delloggetto, ma gli atti stessi della mente nel percepire, ricordare,
immaginare, restando saldo che la percezione termina immediatamente alle cose in se stesse tanto che
rigorosamente parlando non vi sono percezioni, ricordi, concezioni ma COSE che sono dette esser
percepite, ricordate, immaginate
24
.
Il metodo del Reid si riduce ad unaccettazione incondizionata dei dati di coscienza e cio degli
atti, degli oggetti riferiti dagli atti e delle relazioni che corrono fra essi e sono apprese nel loro darsi: ci
che costituisce gi un criterio speculativo, in quanto discrimina un dato metodo fra gli altri possibili.
Il Reid pone come fatti fondamentali di conoscenza la sensazione, la percezione ed il pensiero. La
sensazione e la percezione, bench di fatto si trovino sempre congiunte, di diritto vanno distinte. La
sensazione lapprensione di un contenuto nella sua assolutezza fenomenale; la percezione vi aggiunge
lavvertenza esplicita da parte del soggetto ed il riferimento esplicito, che il soggetto fa del contenuto
appreso, ad un oggetto esterno esistente di fatto. Io odoro una rosa; in questatto c tanto sensazione, come
percezione. Lodore che io sento, considerato in se stesso e senza alcuna relazione con la rosa, la
sensazione propriamente detta (the sensation proper); essa mi modifica in un certo modo e questa
modificazione non ha nulla di comune con la rosa, n con alcun altro oggetto. La sensazione unicamente
ci che io provo, la sua essenza con|siste nellessere sentita: quando cessa di esserlo, non esiste pi. In una
parola: non c alcuna differenza tra la sensazione e ci che sente lo spirito che ne modificato
25
.
Invece ogni percezione ha un oggetto fuori di noi, e questo oggetto nel caso nostro la qualit che
il mio odorato discerne nella rosa. Lesperienza minsegna che la sensazione eccitata dalla presenza della
rosa e che essa svanisce quando la rosa si allontana. I princpi della mia natura mi fanno concludere che c
nella rosa una qualit che la causa della mia sensazione. Questa qualit della rosa, loggetto percepito e
latto del mio spirito per cui ho la convinzione e credenza di questa qualit ci che noi chiamiamo
percezione
26
.
Il rapporto fra sensazione e percezione quello di segno e cosa significata e per questo si fatto
giustamente di T. Reid il precursore della nozione moderna di percezione.
La percezione va considerata quindi una conoscenza immediata e intuitiva, cio un fatto semplice,
primitivo e assolutamente inderivabile: con questasserzione egli voleva superare il doppio presupposto dello
scetticismo humiano: che il conoscere terminava allidea e che il percepire fosse un fatto derivato e
complesso. In realt lo sforzo del Reid, cos come da lui era presentato, avrebbe dovuto abortire perch vi era
quasi del tutto assente qualsiasi giustificazione dei rapporti fra sensazione e percezione, come fra percezione
e pensiero. Ci si limitava a porre avanti il fatto, sul quale nessuno neppure Hume dubitava, senzalcun
tentativo di determinarne la natura ed il divenire psichico, su cui unicamente verteva la controversia.| Non si
pu dire che il R. abbia superato e risolto il problema di Hume.
Immediatismo psicologico entro il pi rigoroso dogmatismo che vede la radice della posizione
avversaria nella pretesa assurda di voler mediare per mezzo dellidea, contro i dati di coscienza, anche gli
stati suoi immediati: ecco, per il Reid, lerrore di Hume. Il fondamento della reazione non che la
convinzione o belief del trovarsi gli atti e gli oggetti in quella data immediatezza, ci che
sostanzialmente lo stesso belief humiano, solo che Hume ha avuto la poca accortezza di farlo funzionare
alla fine, quando tutto era perduto, invece che introdurlo allinizio.
Che quella immediatezza sia possibile e che ci che noi conosciamo siano proprio le cose, si ha dalla
constatazione che secondo il R. non c alcuna comunanza di natura fra ci che io chiamo sensazione e
percezione e le qualit reali dei corpi: quelle non sono queste, ma atti del mio spirito; sono alcunch di
semplice e possono quindi riferirsi a tutto loggetto, come tale. Si ha qui un barlume della nozione
aristotelica dintenzionalit, quale la riprender il Brentano.
Con tali princpi il Reid risale senza difficolt la catena delle riduzioni scettiche Locke-Berkeley-
Hume. Ma gli storici, certamente influenzati dal sarcastico apprezzamento del Kant nei Prolegomena27, si
sono mostrati poco indulgenti verso lottimismo gnoseologico degli Scozzesi. Questapprezza-mento, ormai
tradizionale non fatto per con piena giustizia, sia perch trascura alcuni elementi della posizione reidiana
che vanno conservati soprattutto lirriducibilit dei fatti mentali, tanto ai processi fisici come a quelli
fisiologici e laffermazione che| non tutto pu essere a priori od a posteriori, ma che la possibilit della
conoscenza fondata su di un principio originario della nostra natura sia perch accomuna, in una sorte,
pensatori i quali, rispetto ai princpi del sistema, hanno saputo alle volte tenere una posizione originale ed
anche opposta gli uni verso gli altri.
Valga desempio lopposizione fra lo Stewart, successore del Reid, ed il grande Hamilton. Malgrado
le tante proteste dimmediatismo del Reid, lo Stewart presenta una teoria della percezione schiettamente
associazionistica che anticipa, perfino nei termini, la teoria dellassociazione simultanea e delle inferenze
incoscienti. Si ritiene comunemente, egli dice, che in un concerto di musica un buon orecchio pu prestare
attenzione sia alle differenti parti della musica separatamente, sia come ad un tutto unico e gustare leffetto
pieno dellarmonia. Secondo la mia teoria bisogna ritenere che nel secondo caso la mente varia di continuo
lattenzione da una parte allaltra della musica, e che queste operazioni sono cos rapide da togliere ogni
percezione di un intervallo fra loro. Lo stesso dicasi per la vista. Supponiamo che locchio si fissi in una
particolare posizione e che la figura di un oggetto sia dipinta sulla retina. La mente, in questo caso,
percepisce tutta la figura delloggetto in una volta; oppure questa percezione non che il risultato delle varie
percezioni che abbiamo dei var punti del tracciato (outline)? Se il mio punto di vista fondato conclude lo
Stewart possibile che la mente possa prestar attenzione a pi dun punto (della figura) per volta; e cos,
poich la percezione della figura di un oggetto implica la conoscenza della situazione relativa di ciascun
punto riguardo a tutti gli altri, dobbiamo concludere che la percezione della figura il risultato di differenti
atti dellattenzione. Ma questi atti di attenzione sono compiuti con tale rapidit, che leffetto , praticamente,
come se la percezione fosse istantanea
28
.|
Il tenue velo adunque che separa limmediatismo del Reid dallanalismo humiano qui pressoch
svanito: non si sa infatti come la teoria dello Stewart si differenz dalle posizioni empiriste che spiegano la
percezione dellestensione a partire dallapprensione di punti colorati.
b) Il sintetismo aristotelizzante (la legge di Redintegrazione) di W. Hamilton. La reazione
29
dellHamilton
rappresenta la trattazione, teoricamente e storicamente pi completa, che il pensiero moderno abbia dato
intorno al problema della percezione. Lopera di questo forte ingegno simpone per il raro acume
introspettivo ed una formazione storica, la quale ancor oggi, quando sia seguita da vicino, riempie di stupore.
Il fatto della percezione. proprio vero che allaudizione del concerto le cose vanno come le ha
descritte lo Stewart? Non pare.
In un concerto si ha una grande variet di strumenti musicali e di timbri sonori che dnno uninfinit
di combinazioni diverse. Tutti questi stimoli raggiungono il nostro orecchio nello stesso momento
indivisibile e poi cessano; quindi, se sono uditi e la loro mutua relazione od armonia viene percepita, essi
devono esser uditi simultaneamente. E devesser cos. Poich se si dice che la mente pu attendere ad ogni
minimo suono successivamente, ci richiede un minimo di tempo nel quale essa occupata esclusivamente
con ciascun minimo suono. Ora| sta il fatto che in quel medesimo minimo di tempo coesistono e poi
periscono una quantit notevole di altri minimi di suono, i quali ex hypothesi non sono stati percepiti non
sono stati uditi, perch non si fatto a tempo a prestarvi attenzione. A questo modo laudizione del concerto
impossibile: eppure noi di fatto ascoltiamo e gustiamo il concerto!
Si dica altrettanto per la visione. Ritenendo lipotesi dello Stewart che lattenzione in ogni istante si
pu dirigere solo ad un minimum visibile, si deve supporre che, ad ogni istantaneo aprir di ciglia, il momento
richiesto per cogliere la figura degli oggetti suddiviso in parti quasi infinitesimali, ci che inconcepibile
30
.
Pertanto, pi che al Reid od ai suoi immediati seguaci, tocca allHamilton il merito davere scrutato
nel fondo linsufficienza del principio dellanalisi. A lui spetta anche il merito di avere posto, per la prima
volta nella filosofia moderna, il problema della percezione e di averlo risolto in termini schiettamente
aristotelici, sia quanto alloggetto della percezione, come riguardo al processo mentale che ne condiziona il
formarsi e lapparire nella coscienza.
I princpi 1) Approfondendo le ricerche del Reid, lHamilton conferm che la radice del fenomenismo
empirista era tutta nel principio dellidea: questo il primo e lunico principio del caposcuola che egli
abbracci senza importanti modifiche.
Vi port peraltro il contributo della sua prodigiosa erudizione. A suo parere il principio moderno
dellidea non che unedizione aggiornata della vecchia dottrina medievale delle specie conoscitive, la
quale a torto si attribuisce ad Aristotele essendo essa un parto proprio della Scolastica, anzi di alcuni settori
soltanto della Scolastica. LHamilton ha delle frasi amare allindirizzo di tali Scolastici, i quali a suo parere
furono vittime di una grossolana analogia.
Pensarono essi che il conoscere, come ogni operazione,| dovesse avvenire per contatto, cosicch
conoscente e conosciuto dovessero esser contigui e che qualche cosa partisse dalloggetto e penetrasse nel
soggetto ci che tutta una analogia presa dal senso del tatto. In realt, se lasciamo da parte lanalogia e
riflettiamo sopra quanto avviene in noi quando siamo consc di percepire degli oggetti, non troviamo nulla
che cinformi sul come ci avvenga: conosciamo cos poco come noi percepiamo gli oggetti, non pi di
quanto conosciamo come noi siamo fatti. Che anche se si volesse ammettere unimmagine entro la mente o
ad essa contigua, per questo non conosceremmo di pi, come la percezione possa esser prodotta da questa,
pi di quanto lo possa esser delloggetto distante.
La capacit (power) di percepire le idee cos inesplicabile, come ciascuna delle capacit chessa
dovrebbe spiegare e laffermata contiguit non contribuisce gran che a rendere la posizione pi intelligibile,
poich non si vede qual connessione vi possa essere fra contiguit e percezione. Tali e tanti sono i paradossi
impliciti nella dottrina delle specie o idee, che essa releg perfino le divine Idee di Platone nella bassa
sfera della sensibilit umana e divenne alla fine, nella filosofia francese del sec. XVII, il termine distintivo di
quel sistema che fa derivare ogni nostra conoscenza esclusivamente dai sensi.
Lidea introdotta con la Scolastica, e conservata da Cartesio, come lintermediario fra il soggetto e
loggetto, ha finito logicamente nel fenomenismo per sostituirsi essa stessa come oggetto esclusivo del
conoscere. Ne seguiva lammissione che nel conoscere noi non siamo consc di altro che di una certa
modificazione della nostra mente: alcuni ritengono (Locke, Berkeley) che essa conservi una riferenza a
qualcosa di esterno, che sia, in altre parole, la rappresentazione della realt esterna. La percezione verrebbe
ad essere, in questa teoria, una conoscenza derivata e composta di sensazioni attuali, memorie, giudiz...
Ma i filosofi singannano.
Noi non abbiamo nel percepire alcuna coscienza di una riferenza o rappresentazione: noi siamo
persuasi che loggetto, che ci presente, lo stesso che affermato esistere. Una tale riferenza e
rappresentazione non neppure possibile poich| essa suppone la conoscenza previa di un oggetto a cui c
riferenza od rappresentato: ci che forma un circolo chiuso. Riconosciamo pertanto che la percezione la
facolt per cui noi arriviamo immediatamente agli oggetti nel primo nostro conoscere, onde non si pu
supporre fra essa e loggetto un altro conoscere come sua condizione
31
.
Quanto al principio dellAssociazione, lHamilton non lo respinge, ma ne rettifica lambito e luso
riproponendolo nella forma che ebbe per la prima volta in Aristotele. Con una passione e penetrazione di
umanista perfetto, egli d, primo fra i moderni, la versione del capitolo del De Memoria, ove il Filosofo ha
annunziato le tre celebri leggi, assieme al Commento critico che ne ha fatto Temistio
32
. Da questo studio egli
venuto alla convinzione che le tre leggi aristoteliche si possono esprimere con una formula sintetica, da lui
chiamata legge della Redintegrazione, che riposa a sua volta sullapprensione delle relazioni, la quale, come
si vedr fra poco, il fondamento della teoria hamiltoniana sulla percezione. Nellenunziare questa legge,
che ha avuto risonanze anche recenti
33
, egli si compiace di riferirla a S. Agostino.
Essa dovrebbe fondere insieme la simultaneit e la somiglianza: Quei pensieri si suggeriscono lun
laltro che hanno fatto parte di un unico totale atto di cognizione. Al medesimo atto totale appartengono,
come parti totali e costitutive, in primo luogo quei pensieri che sorsero nello stesso tempo ed in consecuzione
immediata; ed in secondo luogo quei pensieri che si sono fusi in unit per la loro mutua affinit
34
.|
Questa legge come si spiega? Su quale principio provata? Per queste o simili domande, dice lH.,
non c risposta legittima, poich in ogni ricerca c un punto a cui bisogna fermarsi.
Egli stesso del resto non si fermato per il fatto che la illustra ricorrendo al principio certamente
suggeritogli dal suo buon abito aristotelico dellunit delle energie mentali.
I vari atti della mente, egli dice (riferendosi al Pope, Essay on Man, IV) non devono essere considerati
come manifestazioni singolari ed isolate; tutti essi appartengono allunica attivit dellIo e, per conseguenza,
se tutte le varie energie mentali non sono che modificazioni parziali della medesima attivit generale, essi atti
devono trovarsi tutti associati fra di loro (B, t. II, lect. XXXII, 240).
In opposizione al sintetismo desperienza, proprio dellAssociazionismo, egli d del processo
conoscitivo una descrizione che pi di una semplice anticipazione delle moderne vedute. Ogni analisi,
afferma, suppone una precedente composizione o sintesi, poich non possiamo scomporre se non ci che e
gi composto. Nellacquisto del sapere gli oggetti ci sono presentati come composti, ed essi ottengono
ununit soltanto nellunit della nostra coscienza. Lunit della coscienza come lo sfondo sul quale gli
oggetti sono visti. Dico che il primo processo della mente nellelaborazione del sapere sempre analitico:
essa discende dal tutto alle parti, dal vago al definito. La chiarezza, cio la conoscenza dei minuti particolari,
non il primo ma lultimo stadio del nostro conoscere (B, t. II, lect. XXXVI, 328).
2. Con franchezza non minore di quella usata per respingere il principio dellidea, lHamilton respinge le
conseguenze fenomeniste che sono state tratte dallanalisi lockiana delle qualit sensoriali: in questa parte la
sua adesione allAristotelismo si pu manifestare a suo agio, senza preoccupazioni polemiche
35
.|
Il Filosofo, assai prima di Locke, aveva accuratamente distinto le qualit sensoriali proprie a ciascun
senso e quindi secondo lHamilton essenzialmente soggettive, dalle qualit comuni, le quali sono cio
apprese da pi sensi e sono perci giustificabili come oggettive. Lammettere la soggettivit delle prime non
implica per nulla come voleva il Berkeley la soggettivit delle seconde, poich diverso il modo secondo
il quale appariscono al soggetto.
La classificazione binaria per non lo soddisfa del tutto, poich laffermazione della soggettivit
delle prime e delloggettivit delle seconde lasciava uno hyatus fra i due settori della sensibilit il quale
giustificava, almeno in apparenza, una ripresa delle istanze berkeleyane. A ci evitare lHamilton introdusse
una nuova classe di qualit che fosse intermedia, nel contenuto e nel valore, fra le due: le chiam soggettivo-
oggettive, o secundo-primarie, ed erano riducibili alle qualit pi fondamentali di resistenza e pressione.
Sforzandosi di dare alla classificazione triadica un fondamento metafisico, lHamilton considera le qualit
primarie come appartenenti, se non costituenti, lessenza della corporeit e deducibili a priori; le secondarie
come accidenti contingenti, inconoscibili in s, perch affondate nella materia e conoscibili solo a posteriori.
Le secundo-primarie, invece, partecipano della natura delle une e delle altre: appartengono, cio, allessenza
della corporeit come le primarie, ma sono conoscibili solo a posteriori (non deducibili), come le secondarie.
a) Le qualit primarie sono matematiche: esse sono concepite come necessarie e attuali; bench condizionate
dalle qualit sensibili, esse sono conosciute immediatamente in se stesse.
b) Le qualit secundo-primarie, intermedie, sono meccaniche: anchesse sono tanto percepite, come
concepite; sono date con- e nelle sensazioni, conosciute tanto mediatamente come immediatamente: sono
tanto oggetti in s, come forze operanti.
c) Le qualit secondarie sono fisiologiche: non sono n percepite n concepite, ma sentite; sono
semplicemente del|le forze inferite e quindi sono conosciute solo mediatamente.
Le qualit primarie sono apprese senzalcuna ambiguit come oggettive sono object-objects; le
secondarie sono senzalcuna ambiguit soggettive subject-subjects; le secundo-primarie sono tanto
soggettive, come oggettive subject-objects. Delle qualit secondarie si ha propriamente sensazione; delle
primarie propriamente percezione; delle secundo-primarie sensazione-percezione.
Le qualit primarie le quali secondo le ripetute affermazioni dellHa-milton corrispondono ai sensibili
comuni di Aristotele costituiscono loggetto proprio della percezione; esse hanno una portata
spiccatamente intellettuale od almeno non sono mai distintamente apprese senza il concorso dellintelletto.
Le secundo-primarie, come le secondarie, costituiscono il sentire nel suo aspetto caratteristico di affezione
passiva, che ancora non conoscenza esplicita, ma solo principio di essa. Tali qualit non vanno confuse con
le forze occulte che causano, secondo Locke, nel senziente delle particolari modificazioni, ma sono queste
stesse modificazioni determinatesi nel nostro complesso psicofisico.
LHamilton a queste nozioni generali fa seguire una sottile trattazione analitica di queste qualit in modo da
avere una successione continua per la mediazione delle secundo-primarie tra le primarie e le secondarie.
Alla fine di tale derivazione, egli pu dire con maggior precisione che la mente (the mind) nellapprensione
della qualit secondaria essenzialmente passiva; nellapprensione delle primarie principalmente attiva;
nellapprensione delle secundo-primarie tanto attiva come passiva. In un atto di visione, p. es., il colore in
senso stretto unaffezione passiva dellio senziente: la sola attivit che vi esercita la mente nellaccorgersi
di essere affetta in tal modo (It thus knows as it feels, in knowing that it feels). Lapprensione
dellestensione, della figura, che si verifica simultaneamente allesser cos affetti, , bench necessaria, di
natura attiva e puramente spirituale: tali propriet percettive non sono n pure passioni del corpo animato, n
oggettivamente qualit| efficienti (powers) delle cose dalle quali possano esser causate nel soggetto come
passioni.
LHamilton ha prospettato, come nessun altro fra i moderni, i piani oggettuali, osservabili nella
percezione; ne ha tracciato i caratteri ed ha difeso la loro mutua complementariet per latto completo.
Richiamandosi ad Aristotele, egli ha mostrato che lapprensione distinta di una qualit primaria
principalmente, al suo stato finale, un atto intellettuale, e secondariamente al suo stato iniziale una
sensazione, poich essa sempre lapprensione di un attributo della materia e bench non sia costituita da ,
pure non mai realizzata senza la sensazione di una passione organica
36
.
Si intravede in questa faticosa e non sempre lucida analisi dellHamilton uninterpretazione decisamente
intellettualista del fatto percettivo ed in questo nodo delicato egli seppe destramente evitare tanto lo scoglio
empirista, come quello razionalista. Infatti nella sua spiegazione lintervento dellintelligenza non
unaccidentale funzione dellesperienza (empirismo); n saggiunge dallintrinseco (razionalismo, Scuole di
Graz e Wrzburg), ma penetra i contenuti stessi della sensibilit (le qualit primarie) quasi fasciandoli della
razionalit: cio rendendo esplicite e consistenti percettivamente quelle strutture che la sensibilit, come tale,
non pu presentare che in forma sparsa e contingente.
c) Hamilton e Reid. Tante e cos profonde modifiche introdotte dallHamilton ai princpi della sua Scuola
dovrebbero spingere gli storici a separare la sua causa da quel complesso dottrinale rozzo e incerto con cui si
designa la Scuola| Scozzese. Il suo pensiero si muove nellatmosfera del classicismo aristotelico e non
accarezza alcuna ambizione delle direzioni nuove.
Egli stesso ha tracciato un folto elenco di differenze fra la sua dottrina e quella del Reid, di cui riassumiamo i
punti essenziali perch di alto interesse sia storico come teorico:

Per il Reid: Per lHamilton:
1) La percezione nozione o concezione di
un oggetto istintivamente suggerito
(suggested), eccitata nelloccasione o al
segno di una sensazione.
1) La percezione una forma di cognizione immediata,
presentativa, non rappresentativa o mediata percezione
in senso stretto, non nozione. Delle qualit primarie
abbiamo percezione in quanto sono estranee alla mente,
ma non allorganismo; nella percezione - sensazione delle
secundo-primarie la qualit di resistenza abbiamo la
conoscenza immediata di una forza estraorganica,
esteriore al nostro corpo.
2) In questoccasione viene ciecamente
(blindly) creata in noi una credenza (belief)
invincibile allesistenza delloggetto.
2) La credenza non cieca, ma fondata sullevidenza.
3) Loggetto di percezione perci
conosciuto per uninferenza o conclusione
istintiva da una sensazione.
3) Loggetto di percezione dato immediatamente in e
assieme alloggetto di sensazione, cosicch:

4) La sensazione precede, la percezione
segue e quella solo un antecedente
arbitrario di questa.
4) Bench la sensazione sia la condizione reale della
percezione, di fatto e di diritto sensazione e percezione
sono coesistenti.

5) Nella sensazione delle qualit secondarie,
noi le percepiamo quali propriet degli
oggetti e come cause delle nostre affezioni;
ci che vale per le altre affezioni soggettive
(mal di denti).
5) Nelle affezioni soggettive pure non c percezione
propriamente: manca in esse il riferimento ad un oggetto.

6) La sensazione unaffezione della mente
soltanto in un certo punto del corpo.
6) Al contrario io ritengo con Aristotele e la maggior parte
dei filosofi che la sensazione unaffezione non del corpo
o della mente soltanto, ma del composto, cosicch pu
esser riferita tanto alluno come allaltro in quanto
lanima nel corpo, e il corpo ha lanima. Per questo la
sensazione pu ben esser localizzata.

7) Fra la sensazione e le qualit secondarie
c il rapporto di effetto determinato e causa
determinata: cosicch ad una data affezione
corrisponde nei corpi una data qualit che
causa esclusiva di quellaffezione.
7) La corrispondenza va posta non fra la sensazione e la
forza che si trova nei corpi, ma fra lo stimolo e laffezione
idiopatica del sistema nervoso. Lazione dello stimolo pu
esser sostituita perci da altri agenti, tanto estrinseci
quanto intrinseci.

8) La percezione esclude la memoria. 8) La memoria, in quanto richiede la continuazione delle
rappresentazioni, la condizione essenziale della
coscienza e quindi anche della percezione.
9) Lapprensione di una relazione non un
atto di percezione.
9) La percezione, in quanto implica latto di coscienza e
lapprensione di contenuti| come estensione, figura...,
poggia doppiamente sullapprensione delle relazioni. La
estensione appresa solo apprendendo che alcune
sensazioni sono fuori delle altre; la figura, apprendendo
unestensione limitata in certa maniera da unaltra.

10) Gli oggetti distanti sono oggetto di
percezione in senso stretto.
10) Non percepiamo, in senso rigoroso, niente che non si
riduca alle affezioni del nostro organismo in quanto
animato
37
, alle reciproche relazioni fra queste affezioni ed
a ci che corrisponde alla resistenza che incontra la nostra
facolt locomotiva nel suo espandersi.

11) Lestensione, la figura, lesteriorit, la 11) Le qualit primarie sono percepite anzitutto dalla
grandezza sono percepite anzitutto dal tatto. vista.
12) Di tutte le qualit secondarie, solo il
colore percepito come oggettivo
38
.
12) Il colore soggettivo come tutte le altre qualit
secondarie.

La lettura comparata di queste due colonne, alla distanza di quasi un secolo dalla loro redazione e
dopo autentiche rivoluzioni nello studio del problema della percezione, non senza interesse.|
Si pu ammettere che non tutte le antitesi della seconda colonna siano egualmente consistenti. doveroso
per riconoscere che, nel loro complesso, esse sono pervase da un ardito, quanto sobrio, spirito di modernit
e che hanno toccato le esigenze reali del problema con una precisione e meticolosit scientifica alla quale
ancor oggi non c molto da aggiungere.
Riassumendo: la percezione secondo lHamilton una conoscenza fondamentalmente sensitiva e
formalmente intellettiva. Essa quindi, per via del fondamento, non apprende che gli oggetti relativi
allorganismo psicofisico e nellesistenza che hanno ora e qui (now and here): per questo detta essere
una conoscenza immediata, cio presentativa. Precisiamo questa nozione, poich lammirazione, per sincera
che sia, non deve mai sminuire loggettivit della ricerca.
Se le qualit percettuali le stesse qualit primarie (object-objects) non sono date che in quanto
sono nel nostro organismo, alla superficie degli organi di senso, noi le conosciamo mediatamente come
esistenti, in quanto sono dette esistere negli oggetti, e per conseguenza si deve dire che noi non le
conosciamo immediatamente nella realt oggettiva. Noi non arriviamo allaffermazione della loro esistenza
che per una inferenza fatta a partire dalle affezioni che accadono nei nostri organi: riflettendo sullaffezione
organica noi ne affermiamo la dipendenza e corrispondenza negli agenti estrinseci. Non vedo come lH.
sfugga qui alla critica da lui stesso fatta al Reid (n. 3). Lattributo dellesistenza per lHamilton
importante il notarlo non dato immediatamente n dalle qualit secondarie, tutte oggettive, n dalle
primarie, oggettive s, ma date nellorgano di senso; tale attributo dato solo dalle secundo-primarie. la
resistenza, incontrata nellazione esteriore, che per lHamilton, come per Bain, ci d lesteriorit e con essa la
localizzazione, la distanza, la distribuzione spaziale ed in genere gli attributi fondamentali degli oggetti. In
cosa consiste allora la priorit, affermata, della vista sul tatto e la sua reazione in generale allempirismo
fenomenista?
Senza pretender di sopprimere questo disagio, che proba|bilmente intrinseco alla teoria, ci pare che
il merito e loriginalit dellHamilton pi che nella novit delle idee e delle soluzioni consista nellaver dato
al problema della percezione una formulazione pi precisa e nellaver accostato molte idee e problemi della
gnoseologia moderna alla gnoseologia aristotelica.
Nella descrizione dellatto completo del percepire egli enumera ben otto condizioni assai varie: attenzione,
qualit, quantit, tempo, spazio, grado e infine il giudizio assertorio.
Come Aristotele, anchegli afferma spesso che il sentire in generale essenzialmente un atto
discriminativo, il riconoscimento di una relazione fra contrar che sono le differenze di qualit, quantit,
tempo, spazio, ecc.
Il giudizio assertorio stabilisce loggettivazione definitiva, in quanto dice di un oggetto
a) che esiste e
b) che si trova condizionato cos e cos, che qui o l.
Si ha quindi nella teoria hamiltoniana una riduzione di tutta la conoscenza, a cominciare dal sentire,
allapprensione di relazioni e di sistemi di relazioni, cosicch la Denkpsychologie non stata una novit
della scuola del Klpe. Si pu aggiungere che lHamilton, avanzando nella penetrazione del problema, si
fiss sempre pi in questa posizione che in lui aveva una origine aristotelica assai pi immediata ed esplicita
di quanto non avesse nei Wrzburgesi.
Questo autentico pensatore, in una nota lasciata incompiuta, riassumeva nei seguenti termini la
propria posizione, ove si propone di ribattere le pretese del razionalismo cartesiano.
Che tutto il nostro conoscere consista in una certa relazione delloggetto conosciuto al soggetto conoscente,
per s evidente. Quale sia la natura di questa relazione e quali siano le sue condizioni non , e non potr
mai, esser conosciuto da noi, e questo perch conosciamo soltanto le qualit delle nostre facolt di conoscere
in quanto hanno relazione con i loro oggetti. Tutte le qualit sia della mente, come della materia, sono
pertanto conosciute da noi solo in quanto relazioni: non le conosciamo mai in se stesse. Noi non conosciamo
la causa di| questa relazione, ma solo le sue condizioni: ecco tutto. Questa relazione la relazione del
conoscere. Non sappiamo nulla a riguardo di questa specie di relazione. Non abbiamo conoscenza n
coscienza possibile se la relazione del conoscere abbia qualche analogia con le relazioni di somiglianza,
identit, differenza; se sia simile a qualche altra o la modificazione di unaltra. Queste sono le relazioni di
specie diverse fra oggetto e soggetto: per quella fra oggetto e soggetto non abbiamo alcun punto per istituire
un paragone
39
.
Lotze e Brentano partiranno da questa grande, ed in fin dei conti unica, difficolt per ogni realismo assoluto.

Note del capitolo secondo
1
Cfr. per quanto segue: Otto Selz, A, zweiter Abschnitt, Die Theorie der Wissensaktualisierung, 89 e segg. Ottima
esposizione dinsieme, come al solito, in: Froebes, J., Bd. I, V Abschnitt. V. anche: Boring, G. E., A, 361 e segg.
2
Frbes, J., Bd. II, Absch. V, 2.
3
Mueller, G. E., A, dritter Teil, 488, n. 1.
4
Lindworsky, J. A., 182.
5
Cfr.: Steinberg, W., 22-23. Lo Ziehen sviluppa il concetto di Leitvorstellung in: A, 318 e segg., 353, 384; B, 190 e
segg..
6
Mueller G. E., A, dritter Teil, 427 e segg..
7
Mueller G. E., B, 2.
8
Mueller, G. E., B, 9-11. Pi sotto (ibid. 13) il M. distingue questi che sono i fattori di coerenza primaria
dellesperienza e dellabitudine che producono la coerenza empirica. Questimportante modificazione
allAssociazionismo classico gli ha permesso di resistere vigorosamente agli attacchi della Gestalttheorie nellopuscolo,
scritto intorno agli 80 anni di et, che ora riassumo.
9
Mueller, G. E., B, 33-34.
10
K. Bhler, A, t. I, 28.
11
Egregia lesposizione di Edwin G. Boring, A, 310-344.
12
Wundt, W. C, 35.
13
Wundt, W. A, 67.
14
W. Wundt, D, 331.
15
Precisamente: Hermann Helmholtz, A, 26, trad. fr. 567 e segg. - Cfr. anche: B, 26-27.
16
Wundt, W., D, 166.
17
Koenig, E., 140. Die Vorstellungen, dichiara espressamente il W., durch eine psychologische Synthese aus den
Empfindungen, und (dass) die wirklichen, zusammengesetzten Gefhle und Affekte aus Gefhlselementen entstehen.
Quanto alla funzione centrale dellappercezione, essa ist in jedem Augenblick auch fr den ganzen brigen
Bewutseinsinhalt bestimmend, indem dessen smtliche Elemente| nach ihren Verhltnis zu den apperzipierten
Elementen geordnet werden. So erscheinen denn auch die an die einzelnen Bewutseinsinhalte gebundenen Gefhle
durchaus als subjektive Bestimmungen, die jedes einzelne Erlebnis durch seine Einwirkung auf die Funktion der
Apperzeption empfngt. In diesem Sinne ist jedes Gefhl nicht blo Reaktion des Bewutseins sondern Reaktion der
Apperzeption auf den einzelnen Bewutseinsinhalt (Wundt, W., B, I, 231; cfr.: II, 357). Nella concezione del W. il
sentimento si presenta prima in forma confusa, poi si fa pi vivace e dominante e diventa Totalgefhl onde la
continuit psichica una continuit di sentimento, una unit totale sentimentale.
18
Nella Memoria sopra la causalit psichica il W. introduce accanto al principio della s. c. il principio dellanalisi di
relazione che lo integra in quanto dice che laggruppamento (prodotto dalla s. c.) non ha luogo nel senso che le parti
separate dal tutto costituiscano ununit a s, ma sempre tale che esse rimangono connesse col tutto dal quale
derivano, ed esse acquistano essenzialmente il loro significato proprio da questa incessante relazione (Wundt W., A,
121).
19
Koenig E., 141.
20
Sulla Scuola di Wrzburg, sui suoi metodi e risultati, cfr.: Gemelli, A., A, 139-149. Importante per i concetti
metodologici la relazione del G. al Congresso Tomista del 1936: G., 483 e segg. Il Klpe ebbe una eletta schiera di
discepoli: Bhler, Marbe, Messer, Selz, Lindworsky, Michotte e lo stesso Gemelli.
21
Selz, O. La ricerca e la discussione sono riassunte in: A, 314 e segg.
22
Steinberg, W., 27. Vedi una critica simile in: Claparde, E., 317. Una osservazione acuta del Green fa pensare che
questatteggiamento della Denkps. sia un resto del metodo lockiano ( 240, pag. 199).
23
Altra deficienza, ancor pi importante dal punto di vista del metodo, della Denkps. e che comune a tutte le
psicologie di derivazione wundtiana, consiste nellaver concepito la psicologia esclusivamente come la scienza
dellesperienza immediata, in opposizione alla fisica che la scienza dellesperienza mediata: in quanto scienza della
coscienza, la psicologia dovrebbe essere contemporaneamente anteriore e posteriore alla fisica (cfr.: A. Gemelli, A.,
475).
24
Reid Th., B, Ess. II, ch. XIV, ed. Hamilton, 293 b.
25
Reid Th., B, Ess. II, ch. XVI, ed. cit. 310 a.
26
Reid Th., B, 310 ab. W. Hamilton, in calce alledizione, rilevava giustamente che il R. fa della percezione un
processo mediato. If egli commenta from a certain sensible feeling, or sensation, (which is itself cognitive of no
object) I am only determined to conclude that there is some external quality which is the cause of this sensation, and if
this quality, thus only known as an inference from its effect, be the object perceived; then is perception not an act
immediately cognitive of any existing object, and the object perceived is, in fact, except as an imaginary something,
unknown (ibid., 310, nota *).
27
Non si pu, senza provare una certa pena, guardare come i suoi (cio di Hume) avversari, Reid, Oswald, Beattie ed
in ultimo anche Priestley fallirono del tutto il punto della sua questione: dando per concesso ci che appunto egli
poneva in dubbio, e dimostrando al contrario con veemenza e spesso con molta arroganza proprio ci che a lui non era
mai venuto in mente di porre in dubbio (Kant, A., Einleitung, 9-10). Il rimbrotto riportato dallo Hamilton nella sua
nota On the philosophy of common sense che ne ammette la fondatezza, ma vuol eccettuare il Reid (A, nota A, t. II,
753 a).
28
Stewart D., Elements of the Philosophy of the human Mind, vol. I, ch. II, apud: W. Hamilton, B, t. I, lect. XXXVI,
145-146, ripetuto in: A, t. II, lect. XIII, 239-242.
29
I suoi risultati, bench da noi conosciuti direttamente solo di recente, pure hanno avuto un influsso notevole, tanto sul
metodo condotto in questo lavoro come sui risultati. Siamo lieti di tributare questomaggio ad un pensatore, la cui opera
a torto confusa con quella degli altri Scozzesi, tanto originale; i lievi punti che consacriamo alle sue dottrine diranno
meglio le ragioni della nostra sincera e su molti punti quasi incondizionata ammirazione. Con questo non si vuol dire
che lo Hamiltonismo sia un Aristotelismo puro. Si pu ammettere che lassimilazione da lui fatta del pensiero del
filosofo non esente da manchevolezze anche rilevanti, come risulter dallesposizione che faremo seguire. Tali
manchevolezze per sono dovute in gran parte allarduit stessa dei problemi e ad influssi della mentalit corrente. In
ogni modo esse non sono n maggiori, n pi numerose di quelle che si possono rimproverare agli stessi aristotelici di
ogni tempo, compreso il nostro. Ed allora, perch gli storici vogliono a tutti i costi fare dellHamilton un kantiano?
30
Hamilton, W., B, II, lect. XIII, 243 e segg.
31
B, t. II, 106, lect. XXIV. Pi moderate sono le espressioni di unAppendice sulla percezione (hic t. II, 523), dove si
ammette il concorso della esperienza passata.
32
Cfr.: A, Nota D**, Contribution towards a history of the doctrine of mental suggestion or association, t. II, 889-910.
33
H. Hffding, che ladotta, la chiama legge della totalit. (A, 183). Riconduce alla legge della redintegrazione le
proprie sue leggi sulla complementarit dei complessi anche O. Selz, che fa ad Hamilton il solo appunto di non aver
cercato come avvenga la redintegrazione (Cfr.: A, 129).
34
Hamilton W., B, t. II, lect. XXXI, pag. 238. presentato come la VIII di dieci leggi nella Nota D*** in B, t. II, 913.
Il riferimento per S. Agostino Confess., lib. X, cc. 18-19.
35
Hamilton W., Distinction of the primary and secondary qualities of body, in: A, t. II, Note D, 825 e segg.
36
The apprehension of a Primary quality is principally an intellectual cognition, in so far as it is, in itself, a purely
mental activity, and not the mere sensation of an organic passion; and secondarily, a sensible cognition, in so far as it is
the perception of an attribute of matter, and, though not constituted by, still not realized without, the sensation of an
organic passion. The apprehension of a Secondary quality is solely a sensible cognition; for it is nothing but the
sensation of an organic passion. The apprehension of a Secundo-primary quality is, equally and at once, an intellectual
and sensible cognition; for it involves both the perception of a quasi-primary quality, and the sensation of a secondary
(Nota cit., A, t. II, 31, pagg. 869-871; cfr.: ibid 15 e segg.).
37
Il vero oggetto della percezione visuale p, es., non loggetto distante, ma solamente i raggi di luce che sono in
relazione immediata con la superficie dellorgano di senso.
38
Ho riassunto la Nota: Perception; perception proper and sensation proper, in A, t. II, Nota D* 1, nn. 31-48, pagg.
882 b-886 a.
39
The cartesian theory of perception and ideas, in: A, t. II, Nota N, 965 b.

capitolo terzo
LA PRIMA TEORIA DELLA FORMA
Sommario. La preparazione: Herbart, Lotze, Brentano. La nozione di qualit di forma (Gestaltqualitt)
di Mach e Cr. von Ehrenfels: natura, leggi e genesi. Prime controversie intorno alla qualit di forma: la
teoria degli oggetti (Meinong, Witasek, Benussi). La controversia intorno alla genesi della qualit di
forma: relazioni fondate e relazioni date (critica di Stumpf-Gelb).


1. La preparazione: Herbart, Lotze, Brentano
Lo sviluppo della psicologia tedesca, che, a partire dalla seconda met del secolo XIX ha portato
gradualmente alla posizione attuale del problema della percezione, ha le sue radici storiche e teoriche
nellopera plasmatrice di tre personalit di primo piano: lo Herbart, il Lotze ed il Brentano. Bench diversi
per abitudini mentali lHerbart era un pedagogo, il Lotze coltiv la medicina, solo il Brentano fu
esclusivamente un filosofo essi hanno seminato insieme quelle idee fondamentali che hanno rimesso
lindagine psicologica al suo posto di conoscenza scientificamente organizzata ed autonoma dei fatti
spirituali, salvandola dalla doppia distruzione materialista ed idealista in cui giaceva. A traverso la psicologia
essi hanno inteso una nuova orientazione della metafisica
1
.|
1) Scopo dellopera dello Herbart, come anche del Lotze, di liberare la teoria dellanima dai preconcetti che
egli persegue, adattando i princpi leibniziani alle condizioni di esperienza. Doriginale nella sua
elaborazione c in particolare lintroduzione di alcune felici terminologie che poi divennero tradizionali, e
lambizione di voler sfuggire tanto allempirismo come allidealismo. Critica egli la teoria lockiana del senso
intimo, la teoria razionalista delle facolt, e proclama che lunico oggetto di cui la psicologia deve occuparsi
sono i dati immediati della coscienza, cio le rappresentazioni nella loro molteplicit. LH. inaugurava
cos lo studio fenomenologico della psiche in funzione di un sistema metafisico.
Lanima, secondo lui, va concepita essere originariamente una tabula rasa, nel senso assoluto del
termine, senzalcuna specie di vita o di rappresentazione (Vorstellung); perci in essa non sono idee innate,
n predisposizioni a formarle. Le cognizioni, nessuna eccettuata, sono un prodotto del tempo e
dellesperienza.
Il solo contenuto reale dellanima dato dai contenuti particolari che di volta in volta essa riceve;
questi contenuti si possono riunire in gruppi secondo il modo con cui si presentano alla coscienza:
sensazioni, rappresentazioni, imagini, ricordi, concetti, giudiz, ecc.
Ma lanima secondo il leibnizianesimo dello H. un ente semplice, una monade perfettamente
chiusa alle indagini che si fanno dallesterno. Come sostanza semplice immutabile. Ma venendo essa a
contatto con altre monadi, di natura diversa, per opposizione viene mossa a compiere operazioni interiori, per
le quali conserva immutata la sua natura semplice. Tali atti costituiscono lautoconservazione
(Selbsterhaltung). Le autoconservazioni si manifestano alla coscienza come rappresentazioni, le quali si
estendono ed abbracciano con fedele coerenza leibniziana anche la vita fisiologica della sfera vegetativa.
Quanto al campo conoscitivo, tutti i nostri oggetti di esperienza sono ridotti a rappresentazioni complesse
che vanno intese in un senso candidamente lockiano.|
Le fonti prime della conoscenza sono sensazioni o rappresentazioni semplici, come gli elementi
primi del mondo fisico sono i corpi semplici, ed il corpo si compone di fibre e cellule. Le rappresentazioni
elementari sono i singoli colori, suoni, sapori, il caldo, il freddo. Esse sono le prime a nascere e costituiscono
il materiale primitivo che si depone simultaneamente o successivamente sulla tabula rasa dellanima, di cui
sono le autoconservazioni.
Ma le rappresentazioni che vengono a trovarsi insieme non possono rimanere estranee luna allaltra,
senza azione e reazione. Esse agiscono le une sulle altre. Le rappresentazioni che hanno uguale contenuto si
fondono insieme; quelle che hanno un contenuto diverso, formano un intreccio e rimangono unite; quelle
contrarie, entro un medesimo campo, si oppongono oscurandosi a vicenda.
Vi sono infatti molte sensazioni di natura diversa fra loro che possono coesistere ed associarsi dando
origine ad un solo stato di coscienza, ad una sola rappresentazione complessa: la mela p. es. pu essere rossa,
dolce, rotonda, liscia, odorosa, fredda, pesante... Ciascuna di queste qualit data da una rappresentazione
semplice e tutte possono riunirsi a formare delle rappresentazioni composte, delle complessioni
(Komplexionen), secondo un termine che avr particolare fortuna agli iniz della teoria della forma
2
.
Le prime complessioni di diversa natura si uniscono alla loro volta e formano complessioni
maggiori. Il frutto, le foglie, i rami, il tronco, le radici sono complessioni che, unite insieme, formano la
complessione maggiore, che lalbero del melo. Pi alberi, il terreno, il muro di cinta ecc. formano il
frutteto. E cos via per oggetti pi complessi.
Quando si ha da fare invece con sensazioni provenienti da un medesimo senso, la coesistenza non
pi possibile: la mela non pu essere allo stesso tempo dolce e amara...; queste rappresentazioni semplici non
possono perci costituire ununica rappresentazione complessa. In quanto si ostacolano a vicenda,| ciascuna
di esse esercita una forza che tende ad annientare la sensazione opposta. Ma poich, secondo il monadismo
leibniziano, ogni ente tende a conservare se stesso, lannientamento di una rappresentazione non avviene mai
interamente. In questi casi si ha invece una trasformazione parziale o totale; si ha la trasformazione
parziale quando la rappresentazione si indebolisce e si oscura; totale, quando essa eliminata dal campo
della coscienza, ossia non pi avvertita.
Herbart chiam, con termine molto felice che divenne tecnico nella psicologia, soglia della coscienza
(Bewusstseinsschwelle) il limite delle rappresentazioni che sono presenti alla coscienza e di quelle che
non sono presenti.
Poich il termine soglia ha qui un significato metaforico, da ritenere che anche le rappresentazioni
che stanno al di sotto della soglia tendono ad emergere, a riportarsi a galla, quando gli aiuti che vengono
dallesperienza, cio le rappresentazioni ad essa associate, siano pi forti degli ostacoli. C dunque una lotta
continua fra le rappresentazioni. Tutta la nostra vita intellettuale, il percepire ed il ritenere, il dimenticare ed
il ricordarsi, il pensare in generale, il risultato del meccanismo psichico di cui le forze elementari sono le
rappresentazioni in lotta fra loro.
Le rappresentazioni compenetrandosi a vicenda nellanima, ch una, simpediscono in quanto
opposte, o si uniscono in una forza comune in quanto non sono opposte... In generale, manifesta la
possibilit che in uno stesso ente abbiano luogo innumerevoli autoconservazioni, ed da supporre che tra
loro alcune saranno opposte, altre no... Le rappresentazioni opposte si debbono impedire in modo che il
rappresentato sparisca in tutto o in parte come se la rappresentazione pi non sussistesse, ma che risorga, si
ricostituisca da s non appena limpedimento ceda o venga reso inefficace da una nuova forza contraria.
Quindi le rappresentazioni si trasformano mediante la loro pressione reciproca in una tendenza a
rappresentare (A, 158, pagg. 254-255).
Quando pi rappresentazioni, che hanno subto una modificazione parziale, si uniscono, esse
possono formare un solo| stato di coscienza, che si chiama fusione (Verschmelzung); la fusione, pertanto,
linsieme di sensazioni oscure e indebolite, cio dei residui delle rappresentazioni. Anche questo termine
Verschmelzung stato frequentemente usato dalla psicologia tedesca per spiegare la genesi della forma
a partire dagli elementi, analogamente alla chimica mentale dei Mills.
Herbart concepisce tutto il dinamismo psichico secondo questi princpi: lappercezione consiste nel
fatto del salire che fa una rappresentazione dal fondo della coscienza oltre la soglia, ed entra a far parte di
una complessione. Essa perci il processo per il quale una nuova esperienza assimilata e trasformata
dal residuo di una esperienza passata di qualcosa di individuale per formare un nuovo tutto. Il residuo della
esperienza passata detto massa appercettiva
3
. Questo riguarda la presa di coscienza delloggetto. Per
quanto riguarda la strutturazione delloggetto in s, lo H. non ammette unattivit sintetica come Kant; essa
data con le stesse impressioni sensoriali e si estende e si rafforza con lesercizio e con lassociazione. Il
processo completo che porta alla percezione avviene in tre fasi: lassimilazione (I grado di fusione) fra le
immagini omosensoriali di uno stesso oggetto; la compilazione (II grado di fusione) di immagini di altri
sensi; lassociazione (III grado di fusione) di immagini o idee in connessione con loggetto
4
. Una tale
dottrina miscuglio di razionalismo ed empirismo fu mantenuta inalterata nella sua scuola, anche da
psicologi di talento come Th. Waitz.

* * *

2) In Herbart il substrato metafisico la teoria leibniziana dellanima come monade chiusa fatta
conciliare con la teoria dellAssociazione: in Lotze invece ha inizio un movimento di reazione pi esplicita
che domina per intero il libro| primo della sua Medizinische Psychologie. Di fronte al problema, se la
Psicologia possa essere una scienza autonoma, egli risponde che lo sar a patto che si riesca a dimostrare
lesistenza dellanima, e questo a sua volta sar possibile quando si mostrer che i cosiddetti fenomeni
psichici tutte le forme di coscienza, di rappresentazione, di stati interni hanno fra loro una caratteristica
comune e si distinguono tutti dalle altre funzioni vitali. Lanima sarebbe il soggetto ed il principio proprio di
questi atti.
Losservatore della natura dispone di strumenti precisi per misurare i fenomeni del mondo fisico: per
lo studio del mondo psichico mancano tali strumenti di misurazione. I fenomeni psichici per, ci malgrado,
presentano dei tratti che sono sufficienti per considerarli come una classe a parte e per autorizzare
lammissione dellesistenza dellanima. Lotze li riduce a tre:
a) lessere i fenomeni sempre dati ad una coscienza;
b) lessere questa coscienza unica e unificante, ed infine
c) il trovare in noi un principio autonomo di azione (esperienza della libert).
Prima di passare alla trattazione analitica dei singoli punti, si pone la questione preliminare: in quale
rapporto stanno fra loro fatti fisici e fatti psichici?
La risposta che essi, bench si trovino in unione molto stretta, pure hanno, ciascuna serie, un
contenuto al tutto originale. Gli stati fisici dei nostri elementi corporali costituiscono, un insieme di
condizioni, a cui sono necessariamente legate la esistenza e la forma dei nostri stati interni. Ma tutto ci che
pu avvenire in questi elementi materiali della natura, come tali..., tutte queste determinazioni di estensione,
di mescolanza, di densit e di movimento non offrono nulla che assomigli al carattere proprio di questi stati
interni che da essi dipendono. Nessuna analisi potrebbe trovare in unonda sonora una spiegazione
sufficiente della sua trasformazione in suono ed in un suono determinato: per migliaia danni sono stati
sperimentati i| colori senza vedervi alcun indizio di vibrazioni delletere in movimento
5
.
Concludiamo allora con questaltra proposizione non meno certa della prima: Gli agenti o stimoli
fisici che fanno impressione sui sensi, non sono mai da s soli la causa sufficiente dei fenomeni psichici che
accompagna o meglio segue la loro azione; dobbiamo perci cercare un altro principio, che dia per il suo
concorso questa forma a tali effetti (A, 1, pag. 5). Tutte le eccitazioni fisiche assomigliano cos poco agli
stati dellanima, che bisogna, per spiegarle, far ricorso ad un altro principio, assieme al quale le eccitazioni
fisiche agiscano per il sorgere del fenomeno psichico. La spiegazione completa dei fatti interiori non si pu
trovare, pertanto, n nella serie delle eccitazioni fisiche, n, a pari ragione, nella serie delle eccitazioni
organiche: occorre postulare princpi e attributi di altra natura su cui agiscano gli stimoli fisici. Questo il
significato del primo carattere: i fenomeni psichici sono quelli dati ad una coscienza
6
.
Come coprire questabisso scavato fra il fisico-organico e lo psichico? Si deve pur salvare lunit
della sostanza individua.
qui che il Lotze, rigettata lipotesi del parallelismo monadico (Herbart), introduce il principio della
unit di coscienza che anzitutto un fatto desperienza. I fatti prima dimenticati e poi ricordati, le idee che
fluttuano nella coscienza a stad diversi di chiarezza, mostrano che la coscienza non tiene connesse, allo
stesso grado, tutte le parti del suo contenuto. Per lunit di coscienza non si esige, per, fra questi contenuti
una connessione rigida e rigorosa; ma sufficiente che la coscienza possa adunare in unit alcune di queste
impressioni soltanto, e questo un fatto desperienza, il quale da solo autorizzerebbe la posizione
dellesistenza dellanima. Pi tardi, nella riflessione filosofica, ci persuadiamo che anche il corpo ha una
parte in questi processi psichici, che non sostituisce ma si pone accanto a quella dellanima, come condizione
reale di essa.|
Il Lotze ha pertanto messo perfettamente in chiaro giova ricordarlo ben prima del Brentano,
quel carattere originale dei fatti psichici che questi indic con il termine di intenzionalit. Per lui, la fisica
descrive i caratteri esteriori delle cose, la psicologia quelli interiori, cosicch mentre dal punto di vista
scientifico stretto non si d alcuna conoscenza dellanima, da quello invece psicologico noi ne abbiamo
una conoscenza quanto mai profonda e propria. Quale sia il senso proprio della vita spirituale ed il suo
valore, cosa significhino i fatti del sentire e del volere, damare e di odiare, desser appassionato o
soddisfatto, noi lo sappiamo per unintuizione la pi immediata e la pi completa, e mai la scienza, in tutto
ci che costituisce lambito proprio della vita spirituale, non potr mostrarci alcuna cosa che sia sfuggita a
questa coscienza immediata. Nessuno di questi fenomeni enigmatico nella sua natura, alla nostra coscienza,
se non perch pretendiamo daverne una conoscenza quella scientifica che ad essi non conviene
7
.
Nella trattazione analitica del processo percettivo questa doppia preoccupazione del Lotze, di
trattenere le briglie al materialismo della nuova psicologia egli nomina il Fechner e il Weber ed insieme
di non tenersi soddisfatto dellinnatismo leibniziano, si concreta in una teoria personale intorno allo sviluppo
dello spirito, che ha dominato la direzione migliore della psicologia tedesca a cominciare dal Brentano e da
Cr. von Ehrenfels.
Si oppone egli energicamente alla Selbsterhaltung dello Herbart poich, a suo parere, essa
sopprimeva lattivit del soggetto, come fosse un divenire puro senza niente che sia fatto da alcuno
8
. Gli
stimoli provocano le sensazioni semplici nelloggetto in modo passivo e tutti i processi che poi seguono
formazioni didee, dabitudini, di princpi... non sono che il| risultato meccanico di relazioni scambievoli
fra gli elementi psichici.
Il Lotze pure, per parte sua, distingue sensazioni, percezioni e pensiero astratto.
La sensazione, com stato gi detto, spiegata come la risposta psichica ad uno stimolo fisico che, partendo
da un corpo esterno, arriva ad impressionare la superficie esterna degli organi di senso
9
.
Pi originale e complesso il processo percettivo. Secondo il Lotze, la percezione fondata
sullapprensione di una relazione che unattivit di ordine superiore al sentire e allimmaginare. La
nostra coscienza non , di solito, una molteplicit di rappresentazioni sparse, ma pu operare fra esse una
rappresentazione relazionale, la quale qualcosa di nuovo e di pi elevato. Questo nuovo contenuto, si
noti bene, non sorge a caso od a capriccio, ma sulla base indispensabile dei contenuti inferiori. Quando pi
sensazioni e rappresentazioni si trovano nella coscienza insieme o successivamente, si ha che possono
sorgere fra di esse delle Relazioni che sono principio di rappresentazioni di ordine superiore. Le
relazioni, rispetto a queste rappresentazioni nuove, per le quali non si d uno stimolo esterno immediato,
sono come una specie di nuovo stimolo interno
10
che condiziona un ulteriore ascendere dellanima.
Si tratta di una creazione originale del soggetto, sconosciuta allo Herbart, e non va ridotta alla sola
presenza dei termini| della relazione. Lo stimolo di I ordine (R1) produce nel soggetto la sensazione
semplice, che gi conosciamo, da cui si generano i sentimenti elementari di piacere e dispiacere. Fra le molte
sensazioni e rappresentazioni simultanee o successive, sorge, per lattivit della coscienza, lapprensione
della relazione, la quale uno stimolo di II ordine (R2) ed principio creativo di rappresentazioni e di
sentimenti pi alti (Neuschpfung der Form).
In questa categoria di contenuti di II ordine il Lotze include le percezioni spaziali, i complessi (di
oggetti) simultanei, le rappresentazioni temporali di un cangiamento, e perfino i colori di fusione (rosso-bleu
= violetto) e le differenze di colore che egli chiama rappresentazioni g; infine le idee generali
11
. Queste
per formano una classe a s di contenuti e derivano da una attivit psichica di natura superiore a quella
precedente
12
. Nel capitolo seguente il Lotze applica ad un problema in concreto la sua teoria trattando della
percezione dello spazio; enunzia quivi la nota teoria dei segni locali (Lokalzeichen) di indubbia
ispirazione kantiana, ma sulla cui esatta interpretazione, se in senso nativista od empirista, gli storici e
psicologi sono ancora incerti
13
. Probabilmente, secondo le indicazioni che abbiamo date, tanto il Nativismo
come lEmpirismo sono alieni dalla soluzione media che il Lotze cercava intorno al problema della
percezione.

* * *

3) Lopera di Franz Brentano bench possa (e debba) essere vista in continuazione, si pone, tanto per la
dottrina in s| quanto per le risonanze che ha suscitate, ad un livello notevolmente superiore di quella sia
dello Herbart come del Lotze. Emulo dellHamilton nellassiduit dello studio del pensiero aristotelico, si
attenne per la penetrazione del pensiero dello Stagirita al metodo filologico-critico, imparato alla scuola di A.
Trendelenburg, che esigeva una perfetta padronanza di tutte le opere aristoteliche. I primi lavori del
Brentano, alcuni strettamente speculativi, danno la esatta fisionomia di quel metodo e mostrano ad un tempo
la solidit della sua preparazione quando inizi il suo contributo originale al rinnovamento degli stud
filosofici.
Lopera principale di Franz Brentano, la Psychologie vom empirischen Standpunkt, ha uno scopo
ben definito, che doppio: mostrare, prima, linsufficienza del fenomenalismo inglese dal punto di vista del
suo stesso metodo losservazione immediata dei dati di coscienza ; descrivere, poi, e classificare questi
dati di coscienza secondo le caratteristiche fenomenali trovate nellosservazione, prescindendo cio da
qualsiasi ipotesi metafisica, a differenza di quanto fecero lo Herbart ed il Lotze
14
. La chiara consapevolezza
intorno allinsufficienza dellempirismo, sul terreno dellosservazione psichica, che il Brentano mostrava nel
suo insegnamento e tramand nei suoi scritti, provoc fra leletta schiera dei suoi discepoli la prima
posizione e le prime soluzioni del problema della forma: per questo egli ha un diritto di esser in questa
ricerca ricordato con particolare attenzione.
La nozione centrale della psicologia brentaniana quella| dintenzionalit, che il Lotze aveva appena
abbozzata. Il Bain, dice il Brentano, ricercando se vi fosse qualche propriet che separasse nettamente i fatti
fisici da quelli psichici, dichiar di non averne trovata alcuna. Ma la sua indagine stata preconcetta: al suo
confronto, gli Antichi avevano visto ben pi profondamente nella natura delle cose quando ritennero che il
fisico e lo psichico rappresentavano due aspetti che nellatto conoscitivo erano accuratamente da
distinguersi
15
.
Il Brentano introduce la distinzione per via di esempi. Un esempio di fenomeno psichico qualsiasi
rappresentazione (Vorstellung) che si ha per mezzo di sensazioni o di fantasia
16
. Egli intende qui per
rappresentazione si badi bene non tanto ci che rappresentato, quanto piuttosto latto del
rappresentare, come ludire un suono, il vedere un oggetto colorato, il sentire caldo o freddo; cos pure il
pensare unidea generale, qualsiasi giudizio, ricordo, aspettazione, conclusione, persuasione ed opinione,
dubbio.
Parimenti va considerato come fenomeno psichico ogni atteggiamento affettivo: lamicizia, la
mestizia, il timore, la speranza, il coraggio, labbattimento, lira, lodio, il desiderio, il volere, lintenzione, lo
stupore, il meravigliarsi, il disprezzare (Gemtsbewegungen).
Esempi di fenomeni fisici sono invece il colore, la figura, il paesaggio (Landschaft) che io vedo;
laccordo che odo; il caldo, il freddo, lodore che sento; e cos si dica delle immagini che mi appaiono nella
fantasia.
Il Bain aveva distinto le due classi in modo negativo in quanto i fenomeni fisici si presentano come
estesi, quelli psichici invece come inestesi. Il Brentano non trova che questa caratteristica sia essenziale e
ricorda che nella concezione aristotelica tanto la conoscenza come lemotivit sensibile sono strettamente
legate come risulta del resto anche dallesperienza| alla corporeit e quindi anche allestensione. Bisogna
perci cercare una caratteristica positiva.
Ora, se osserviamo bene queste due classi di fenomeni, troviamo che i fenomeni psichici si
distinguono da quelli fisici in quanto essi sono una rappresentazione cio presentano un oggetto , od in
quanto sono fondati su di una rappresentazione e sorgono in dipendenza da essa (gli stati affettivi).
Il fenomeno psichico quello che nel suo svolgersi dato come attivit psichica in relazione ad un
oggetto: il fenomeno psichico non qualcosa di assoluto ed in s chiuso, ma esige intrinsecamente di essere
riferito ad altro, cio ad un oggetto o come a proprio termine o come a proprio fondamento. Ogni fenomeno
psichico, conclude il Brentano, pertanto caratterizzato da ci che gli Scolastici del Medio Evo chiamano la
inesistenza intenzionale (o anche mentale) di un oggetto; ci che noi chiameremo la relazione ad un
contenuto, la direzione verso un oggetto (il quale non va qui inteso senzaltro come realt) od anche
oggettivit immanente. Ogni (fenomeno psichico) contiene in s qualcosa come oggetto, bench non sempre
allo stesso modo. Nella rappresentazione rappresentato qualcosa, nel giudizio ammessa o rigettata
qualcosa, nellamore amata, nellodio odiata, nel desiderio desiderata qualcosa. Questa inesistenza
intenzionale propria, in modo esclusivo, dei fenomeni vitali e nessun fenomeno fisico mostra qualcosa di
simile. E per questo possiamo definire i fenomeni psichici dicendo che essi sono quei tali fenomeni che
contengono in s un oggetto intenzionale
17
.
Da questo primo carattere derivano altre propriet dei fenomeni psichici rispetto a quelli fisici, come
quello che i fenomeni psichici sono sempre percepiti allinterno della coscienza, mentre i fenomeni fisici
sono dati soltanto da una percezione esterna. Il Brentano a questo modo per la sua nozione dintenzionalit
deve arrivare, e arriva di fatto, alla posizione che i fenomeni psichici cio la percezione interna | non solo
lunica percezione immediatamente evidente, ma essa lunica percezione nel senso proprio del termine. A
suo parere, infatti, i fenomeni della cosiddetta percezione esteriore (colori, suoni, ecc.) non esistono (come
tali) realmente negli oggetti: per questo essa non pu esser detta percezione in senso rigoroso. I suoi
contenuti non possono essere in alcun modo, n direttamente, n indirettamente giustificati, mentre nessuno
potr mai dubitare dellesistenza reale dei fenomeni psichici (B, t. I., 137).
Concludiamo perci: a) che i fenomeni psichici costituiscono loggetto esclusivo della percezione
interiore: essi soltanto sono percepibili con immediata evidenza, e di essi soltanto si pu dire che sono
percepiti nel senso rigoroso che ha il termine percepire.
b) Di qui si pu passare ad unulteriore determinazione dei fenomeni psichici: quella, che solo ai fenomeni
psichici compete, oltre allesistenza intenzionale, anche lesistenza reale.
c) Infine parimenti caratteristico dei fenomeni psichici e si connette con quanto stato detto che essi,
quando qualcuno li percepisce, appaiono sempre ununit, malgrado ogni loro molteplicit; mentre i
fenomeni fisici, che qualcuno pu percepire nello stesso tempo, non si presentano nella stessa maniera, tutti
(cio) sono fenomeni parziali di un fenomeno totale unico.
Ancora qualche chiarificazione. Qualcuno potrebbe pensare che, nella percezione, altra
lapprensione che fa la coscienza del contenuto fisico delloggetto, altra lavvertenza riflessa che essa ha
dellatto apprendente. Questa posizione non pu stare, osserva il Brentano, poich, come Aristotele ha
dimostrato (De Anima III, 2, 424 b, 12), a questo modo si apre un processo allinfinito; si deve ammettere
allora che la apprensione delloggetto e lapprensione dellatto formano un unico ed identico fenomeno
fisico. Pare piuttosto, egli conclude, che lesperienza interna mostra indubbiamente che la rappresentazione
di un suono si trova cos intimamente unita con la rappresentazione della rappresentazione del suono, che
luna, cos com,| contribuisce intrinsecamente allessere dellaltra. La rappresentazione di un suono e la
rappresentazione della rappresentazione di un suono non formano che un unico fenomeno psichico, che noi
concettualmente smembriamo in due rappresentazioni solo quando lo consideriamo in rapporto a due diversi
oggetti. Nello stesso fenomeno psichico nel quale rappresentato il suono, noi apprendiamo (erfassen) il
fenomeno psichico stesso e precisamente lo apprendiamo secondo la sua duplice propriet, (cio) in quanto
ha per contenuto il suono ed in quanto insieme presente a se stesso come contenuto. Noi possiamo
chiamare il suono oggetto primario delludire, e latto delludire oggetto secondario. Temporalmente
ambedue accadono insieme, ma secondo lordine di natura il suono ha la priorit. Una rappresentazione di un
suono senza la rappresentazione delludire non sarebbe, almeno a prima vista, impensabile; ma la
rappresentazione delludire senza la rappresentazione di un suono una contraddizione manifesta. Ludire
appare cos legato al suono che non pu essere appreso che accanto ed assieme ad esso
18
.
Si tratta quindi di un unico ed identico atto: il suono che noi udiamo lo possiamo osservare, ma
ludire il suono non| lo possiamo osservare, a meno che non si tratti di un atto di udire gi passato e
conservato nella memoria. Da quanto stato detto sullunione inscindibile fra lapprensione delloggetto e
quella dellatto, risulta che per il Brentano anche nella sensazione c intenzionalit, in quanto che anche in
essa, assieme alla rappresentazione di un oggetto e di un contenuto, c anche il riferimento esplicito
allesistenza reale delloggetto sentito.
Il nucleo della teoria brentaniana sullintenzionalit comporta che i soli fatti immediatamente
evidenti sono i fenomeni psichici attualmente presenti, non i fenomeni fisici, cio le cose nella loro concreta
esteriorit
19
. Pare quindi che anche il Brentano, alla fine, faccia delle concessioni notevoli al fenomenismo
che vuol criticare, soprattutto con laffermazione che limmediatezza gnoseologica riservata, in modo
esclusivo, allatto psichico come tale. Ma per questo solo, lesclusione fatta in blocco della immediatezza
psicologica e gnoseologica nei riguardi della realt esterna, non era giustificata: Hamilton, proprio per un
ricorso esplicito ad Aristotele, aveva dimostrato che, pur ritenendo soggettive le qualit secondarie,
restavano ancora altre qualit, riferibili alla esperienza le secundo-primarie e soprattutto le primarie , le
quali si presentavano, a differenza delle prime, con sufficienti caratteri di oggettivit immediata
20
.
Questa omissione non estranea probabilmente sia allindirizzo spinoziano che prese lultimo
pensiero del Brentano ed allidealismo senza veli dellultima fenomenologia husserliana, sia
allintellettualismo esagerato mostrato dalla maggioranza dei suoi discepoli nella trattazione dellorigine
della qualit di forma.|
2. La teoria della qualit di forma (Gestaltqualitt)
1) La nozione di Gestaltqualitt
Toccava ai discepoli del Brentano dimpostare i problemi nuovi intorno allapparire fenomenale
degli oggetti. Apr la discussione un articolo di Cristian von Ehrenfels, dal titolo un po curioso (Ueber
Gestaltqualit-ten), che allinizio pass quasi inosservato fino a che nel 1912, con lavvento della
Gestalttheorie del Wertheimer, fu portato in luce ed apprezzato quanto meritava
21
.
Il von Ehrenfels riprendeva, da un punto di vista pi generale, alcune osservazioni sporadiche che il
fisico-filosofo Ernst Mach aveva fatte nei suoi Beitrge zur Analyse der Empfindungen circa lesistenza di
qualit di forma nel campo ottico ed acustico (Raum- und Tongestalten)
22
. Il termine Gestalt che
sarebbe stato issato, di l a non molto, come simbolo e parola dordine della pi violenta reazione che mai sia
stata fatta allatomismo psichico, veniva introdotto nella psicologia moderna da chi ritenuto esser stato uno
dei pi radicali e brillanti difensori di questo atomismo: la logica interna delle idee non corrisponde sempre
alla persuasione di chi le propone! Va riconosciuto per al von Ehrenfels il merito personale di aver
condotto, per il primo, unanalisi accurata del problema e di averne indicate, in modo esplicito, le esigenze
pi immediate con un linguaggio piano e persuasivo.
Le qualit formali sono delle semplici sensazioni e sommazioni di sensazioni od invece alcunch
di nuovo? Ecco il problema.
Osserviamo in noi stessi e descriviamo laudizione di una| melodia. Secondo lassociazionismo si
dovrebbe dire che la melodia altro non che la somma algebrica dei suoni di cui consta: e similmente un
oggetto visuale non sarebbe che la somma di superfic limitanti, le superfic somme di linee e le linee, infine,
somme di punti.
In realt le cose vanno molto diversamente: tanto la melodia come la figura per noi si presentano
come un tutto organizzato e inscindibile, vale a dire come qualcosa dimmediato.
Se ci rendiamo conto di quanto accade nella coscienza durante laudizione di una melodia, troviamo
facilmente che la melodia ha un tema il quale presenta un inizio, uno sviluppo, una chiusa: la melodia
quindi qualcosa a s e in s. Noi la distinguiamo e la riconosciamo fra gli altri suoni estranei dellambiente
ed anche fra quelli musicali di semplice accompagnamento. Riusciamo a seguirla nello sviluppo di una
sinfonia quando passa alle varie voci ed ai vari gruppi di strumenti, allora che lo sfondo sonoro
dellaccompagnamento notevolmente cambiato. Esempi tipici del genere sono le composizioni Tema con
variazioni, che erano di moda nel secolo XVII. J. S. Bach, ad esempio, per curare linsonnia del Conte di
Kaiserlingk, ambasciatore russo a Dresda e grande ammiratore di musica, scrisse, sopra un tema semplice,
ma quanto mai melodioso, ben 30 variazioni, tra le quali dei Canoni in tutti gli intervalli dallunisono alla
nona; c anche una fuga a quattro voci, tanto maestrevolmente e con tale semplicit ed eleganza elaborata,
che appena un orecchio esperto, analizzandola, pu scoprire quale colossale lavoro sia essa costata a questo
gigante della musica. Il tema dellAria, per, emerge, anche per gli orecchi mediocri, fin dalle prime misure
di ogni variazione.
Similmente una figura si delimita nettamente, con i suoi contorni, in un campo visuale rispetto ad
altri oggetti o figure. Nel complesso presente, essa ritiene per s solo quelle date linee ed esclude le altre. Si
deve riconoscere allora che la melodia e la figura non constano di suoni o linee o punti, comunque
combinati, ma tutto questo devesser presentato secondo una particolare forma. La melodia cos come la
figura, non | una qualit elementare, ma una qualit formale (Gestaltqualitt).
Quello che si dice della melodia come armonia, vale anche per gli accordi musicali, regolati dalle
leggi del contrappunto, e per gli stessi timbri sonori (Klangfarbe): anche qui si tratta sempre di Gestalt (art.
cit., 263).
Secondo il v. Ehrenfels, lo stesso Mach, con il mettere in evidenza le Raum- und Tongestalten, aveva
riconosciuto di fatto che questi contenuti non sono la semplice sommazione (Zusammenfassung) degli
elementi, ma qualche cosa di nuovo al loro confronto ed anche, fino ad un certo punto, di originale, anche se
il Mach ingenuamente parli di una sensazione per lapprensione di queste forme
23
.
Il von Ehrenfels cav dalla sua analisi due criter fondamentali, dai quali vanno riconosciute le qualit
formali.
a) La forma altra cosa, o meglio, qualcosa di pi della somma delle sue parti. Vale a dire: i componenti
della forma non si fondono per mera addizione (Nichtaddierbarkeit).
La forma possiede delle propriet sopralocali e soprasommative, le quali non si spiegano perci
unicamente in funzione dello stimolo esterno. La melodia infatti non si d che quando le diverse note si
succedono luna appresso allaltra nella stessa coscienza individuale. Supponiamo che di una melodia, la
quale consta di un dato numero di suoni come S1, S2, S3... Sn, ciascun suono sia presentato, separatamente
dagli altri, a soggetti distinti, cosicch il numero delle coscienze corrisponda al numero dei suoni della
melodia. In questo caso nessuno oser affermare che la somma delle differenti apprensioni o situazioni di
coscienza dei var soggetti equivalga allapprensione globale della melodia, che si ha quando tutti i suoni
sono dati nella| loro successione ad un soggetto unico. Altrettanto si dice per le forme spaziali
24
.
Cos, alle volte, di un disegno che ci vien presentato possiamo percepire tutti gli elementi oppure
parti singole, senza riuscire a coglierlo nel suo complesso. Non basta, quindi, per avere la percezione, che
siano date le parti come tali, ma bisogna afferrare la legge secondo la quale la figura costruita. questo
qualcosa che in pi e al di sopra degli elementi, che detto essere una Gestaltqualitt.
b) Si pu cambiare tutto il complesso degli elementi, senzalterare per ci lunit primitiva del tutto. In
altre parole: le forme hanno la propriet di essere trasportabili (Transponierbarkeit).
La melodia infatti pu essere trasportata di tono, ed avere il complesso degli elementi fisici
completamente cambiati: qualora restino invariati i rapporti fra gli intervalli e conservato il ritmo, la melodia
riconosciuta identica a quella di prima. Pu avvenire, perfino, che io neppure maccorga che gli elementi
siano stati cambiati e che (fisicamente) nel complesso sia stato suonato qualcosa di diverso.
Analogamente, per le forme spaziali, o figure: noi possiamo percepire la stessa forma spaziale, p.
es. un quadrato, sulla base di differenti gruppi sensoriali; possiamo cangiare il colore delle linee e dei punti e
ciononostante la percezione della figura, come tale, resta inalterata.
Da tali constatazioni il von Ehrenfels passava a definire le qualit formali come: quei contenuti
positivi di rappresentazioni, i quali sono legati allesserci nella coscienza di altri contenuti di
rappresentazioni, che alla loro volta constano di elementi separabili (cio rappresentabili distintamente luno
dallaltro). Quei complessi di rappresentazione che sono necessar per la presenza delle qualit formali noi li
chiameremo il fondamento delle qualit formali
25
.|
Alla categoria delle qualit formali vanno ascritti anche tutti i tipi di complessi sensoriali, che la
mente percepisce a modo di tutti, malgrado la loro complessit reale, come arrossire, impallidire,
adombrarsi ed in genere tutti gli atteggiamenti esteriori dellanimo ed i movimenti e gesti della persona.
Perfino ogni parola che si pronuncia, in quanto ha un proprio aspetto sensoriale ed perci una speciale
configurazione di suono o rumore (Schallgestalt).
In generale tutta la conoscenza del concreto conoscenza di caratteri formali. Labilit degli
specialisti di qualche arte o scienza non altro che unattitudine Habitus a scoprire ed a paragonare fra
loro caratteri formali (272, 279).
2) La genesi psicologica. Lanalisi psicologica della melodia e delle forme spaziali sugger al von
Ehrenfels una prima divisione di forme spaziali e forme temporali: le figure sono date simultaneamente; la
melodia invece soltanto nella successione dei suoni (268 e segg.).
Questa divisione non va per intesa in senso esclusivo, poich noi abbiamo nelle percezioni di
movimento il von E. dice sempre Vorstellungen esemp senza numero di Gestaltqualitten che
comprendono insieme caratteri spaziali e temporali. Indichiamo allora come forme intemporali
(unzeitliche Gestalten) quelle il cui fondamento (Grundlage) pu esser dato completamente nella
rappresentazione attuale supposta di pi sensazioni; per forme temporali quelle, invece, delle quali, nel
campo sia ottico come acustico, dato attualmente un elemento soltanto; mentre gli altri essendo ormai
trascorsi o da venire sono dati come immagini di memoria o di unaspettazione rivolta al futuro imminente.
Le forme intemporali sono da considerarsi come le pi semplici.|
Le forme spaziali non si hanno esclusivamente nel campo visivo, ma possono darsi anche nel
campo tattile in unione alle cosiddette sensazioni di movimento: quanto ai dati spaziali degli altri sensi, la
questione non stata messa ancora del tutto in chiaro (263-264).
Questa divisione delle forme percettuali apre il passo al problema della loro origine psicologica.
Per valutare adeguatamente la portata del passo fatto dal von E. e le conseguenze che ne derivano per la
spiegazione che egli fa seguire, circa lorigine della Gestaltqualitt, si impongono alcune precisazioni.
Anzitutto si pu osservare che, in questa teoria, le associazioni non sono del tutto bandite; pare che
secondo il v. E. esse abbiano una funzione non trascurabile nel preparare il fondamento o materiale adatto,
Grundlage si dice nella definizione per il sorgere della forma. Il sorgere della forma, come tale,
opera dellintelligenza. La Gestaltqualitt, bench irriducibile alle sensazioni o ad una somma di esse,
per fondata su di esse: le forme emergono nella loro originalit quando lattenzione si applica a questo
fondamento, cosicch il loro sorgere condizionato da un processo di astrazione, operato dalla mente (265).
Pi avanti, adottando esplicitamente il punto di vista del Lotze, von E. afferma che il sorgere di una
Gestaltqualitt fondato, bens, ma non sidentifica mai con lapprensione di una relazione; avvicinandosi
poi alla posizione del Meinong classificava le Gestaltqualitten come contenuti intellettuali quali oggetti
dordine superiore, non intuitivi (unanschauliche Gegenstnde) (274 e segg.).
In questa spiegazione vale il principio: tali le qualit formali, quali sono le combinazioni di
elementi (associazione). Tuttavia lassociazionismo del von E. ha una fisionomia propria e non va confuso
con quello tradizionale della scuola inglese, ma piuttosto savvicina, nellispirazione dottrinale, a quello
aristotelizzante di W. Hamilton. Infatti con laver introdotto, come fattore decisivo, per lapprensione della
forma, un processo di astrazione, egli metteva al centro una legge della associazione aristotelica quella
di somiglianza e si sa quanto questa| legge avesse turbato i fautori dellAsso-ciazionismo empirista, che
tentarono pi volte di sopprimerla a favore esclusivo della legge di contiguit.
La legge di somiglianza, che lunica considerata dal von E., rappresenta, nella genesi e
nellesercizio del processo percettivo, la contropartita intellettualista rispetto ai fattori puramente contingenti
ed irrazionali che giocano nella legge di contiguit (spazio-temporale).
Che le Gestaltqualitten, osserva von E., presentino dei rapporti di somiglianza, un fatto che
salta subito agli occhi di chiunque. In primo luogo, le forme temporali (le melodie) possono assomigliarsi
nel ritmo (forma di composizione); nella forza del suono, ecc.
La somiglianza qui va ricondotta alla similitudine di un carattere che noi conosciamo per astrazione
(somiglianza-dissomiglianza). Ma anche l dove, per la natura della cosa, questa sembra impossibile, o non
sia concesso alla nostra facolt di astrazione di rilevarla esplicitamente, per molti casi si deve ammettere
trattarsi di somiglianza. Cos noi indoviniamo lautore di una melodia per la somiglianza che essa ha con le
altre composizioni che ci sono note dello stesso musicista, senza che poi, l per l, possiamo citarne alcuna
che presenti tale somiglianza. Parimenti noi riconosciamo i membri di una stessa famiglia per una
somiglianza che abbraccia il loro portamento fisico in generale il loro Habitus che resiste (widersetzt)
in modo ostinato allanalisi delle singole parti. Somiglianze che interessano la rappresentazione generale di
un oggetto si hanno nelluso dei criter sistematici che le scienze applicano ai propr oggetti.
Lassociazione quindi non fa che preparare i materiali da cui la mente cava un contenuto nuovo
26
.
Qual infine il| rapporto che hanno le forme con gli elementi che ne sono il substrato? Il Mach riteneva
che le forme spaziali e le melodie sorgessero senza il concorso dellintelligenza, che fossero date e
sentite (gegebene, empfunden), come tali, e questo per il fatto che il vedere ed il sentire ed il vedere ed
udire tali strutture sono simultanei: non vi pu quindi essere alcun processo intermedio (285).
Il von E. discute e precisa questaffermazione circa limmediatezza della Gestaltqualitt. In realt,
osserva, lo sforzo che sembra esigere lapprensione di una forma per astrazione da un fondamento noi
lo applichiamo piuttosto al completamento di tale fondamento. Osserviamo un quadro. Ci che mi dato
dalla sensazione, non in alcun modo quellimmagine visuale che il pittore vuole comunicarmi a traverso il
quadro, ma solo un povero scheletro nel quale essa pu essere costruita dallattivit della fantasia. A questa
funzione integrativa della fantasia, il von E. attribuisce lapprensione delle piccole differenze di luce e
colore, leffetto degli accorgimenti di prospettiva per la realizzazione percettiva della terza dimensione, le
illusioni, gli apprezzamenti estetici.
Si deve pertanto riconoscere che noi in molti casi di apprensione di Gestaltqualitten, nulla
sperimentiamo di una certa propria attivit (che applichiamo) in generale; in altri casi invece una tale attivit
si presenta vlta al completamento del fondamento della Gestaltqualitt, e non come principio generativo
di questa da quello (287).
Verso la fine dellarticolo, il von E. prospetta un problema curioso, che, qualora fosse stato
approfondito, avrebbe fatto avanzare di molto la sua nozione di Gestaltqualitt. Parrebbe, secondo quanto
stato detto finora, che nella coscienza emergeranno soltanto quelle forme per le quali il complesso
soggiacente delle rappresentazioni elementari presenta adeguato fondamento: se questo , di fatto, il caso pi
frequente, non per lunico possibile.
Supponiamo davere nel campo visuale un quadrato di color bianco su di uno sfondo ovale nero,
cosicch le due forme di ovale nero e quadrato bianco emergano eo ipso nella| coscienza. Si divida ora con
una diagonale il quadrato bianco in due triangoli, con due diagonali in quattro triangoli... e ciascuno pu
pensare tracciata (e tracciabile) al posto di ciascuno dei triangoli qualsiasi altra figura a piacimento; si dica lo
stesso per la divisione dellovale nero sottostante. Ora, tutte le forme che sorgono a questo modo non
hanno alcunch per fondamento adeguato, poich nelloriginaria superficie nera niente era contenuto che
avesse da fare con il quadrato bianco. Cos pure, se valido il principio: dato un fondamento, deve essere
data la corrispondente Gestaltqualitt, dovrebbero apparir presenti, nelle pi piccole posizioni di superficie
continua, una quantit infinita di forme spaziali pensabili.
Poich questa conseguenza non corrisponde alla realt, ci si deve chiedere il perch, fra la infinita
variet di figure possibili, emergono soltanto alcune privilegiate, che sono in s ben determinate. Nel nostro
caso, secondo il von E. lemergenza del quadrato bianco sullo sfondo ovale nero dato dalla differenza di
colore, la quale esclude la possibilit di altre forme. Egli conclude in modo generale che da un complesso di
contenuti rappresentativi, presenti alla coscienza, si imporranno soltanto quelle forme, le quali si
staccheranno notevolmente per via del proprio contorno; per questa stessa ragione il tracciato della
diagonale, delimitando in modo determinato la superficie continua, creava dei contorni ben definiti, per
via dei quali dovevano sorgere parimenti delle forme tali e non altre (288). Fin qui la sua analisi: toccher al
Rubin, pi tardi, dare una interpretazione organica del fenomeno.
In tutta la sua spiegazione circa la genesi della forma il von E., ritenendo come sostanzialmente
valido il principio che ad un dato substrato corrispondono sempre date forme, attribuiva unimportanza
notevole alla fantasia: per la sua azione che si viene a colmare lo hyatus che forma poi il problema
cruciale della struttura primaria di percezione fra i contenuti sensoriali ed i contenuti della
Gestaltqualitt. A questo modo si potevano spiegare anche le illusioni di percezione: lapprensione
inadeguata (illusoria) si ha quando la fantasia, interferendo con i contenuti rappresentativi degli stimoli|
attuali, viene ad alterare il substrato e quindi a porre le condizioni per il sorgere di unaltra forma.
In questo saggio di von Ehrenfels, che abbiamo cercato di riassumere con qualche ampiezza e con
diligenza pi attenta di quanto di solito si faccia dai trattatisti, erano quasi tutti i germi degli sviluppi
sperimentali e dei grovigli teorici che il problema fra non molto doveva suscitare.
3. Prime controversie sulla qualit di forma
A) La teoria degli oggetti. Nellindagine di v. Ehrenfels sono da distinguere due classi di risultati:
a) lanalisi fenomenologica delle forme percettuali;
b) la teoria esplicativa della loro origine dal substrato degli elementi. Il primo fu accettato senza discussioni
notevoli da tutti i brentanisti e divenne il punto di partenza per indagini sperimentali pi approfondite: la
forma qualcosa di pi e di nuovo della somma degli elementi
27
.
Il secondo invece, che doveva dar ragione della sintesi che avviene nella coscienza, fu oggetto
dimmediate e vivaci controversie, e non fu possibile raggiungere un pieno accordo.
Si visto che nella sua teoria il von E. spiegava il passaggio fra il darsi delle sensazioni e lapparire nella
coscienza della Gestaltqualitt per lintervento di due princpi superiori: la fantasia e lintelligenza.
La prima, vlta alla sensorialit, aveva il compito di integrare, in modo conscio od inconscio, i dati
delle sensazioni attuali con quelli dellesperienza passata e preparava cos i fondamenti per lastrazione.
Lintelletto rivolgendosi a questi fondamenti apprendeva in essi i rapporti di somiglianza, dissomiglianza,
semplicit, pluralit;... per i quali emergeva la qualit di forma. Le forme percettive erano perci da
considerarsi leffetto di unattivit interiore, non semplicemente rice|vute dal di fuori
28
. Il von E. dichiarava
espressamente di essersi ispirato per lelaborazione di questa spiegazione sistematica ad un corso allora
ancor inedito , di uno dei pi vigorosi discepoli di Fr. Brentano, Alexis Meinong ( 1920), il fondatore della
scuola di Graz. Spirito sottile e studioso modesto, quanto infaticabile, il Meinong espose in seguito
ripetutamente le proprie idee sullargomento in pubblicazioni di notevole ampiezza e di non facile lettura per
la estrema aridit analitica.
Egli indic la propria posizione con il termine di Teoria delloggetto (o degli oggetti)
(Gegenstandstheorie). Per oggetto il Meinong intende ci che immediatamente dato alla coscienza
quando si ha un atto di conoscenza sensoriale od intellettuale. Loggetto pertanto ci che dato in una
rappresentazione (Vorstellung), ci su cui uno assente o dissente quando giudica. Non necessario perci
che loggetto sia una realt di fatto, ma basta che sia un contenuto mentale: il M. adunque accetta e
rafforza la posizione brentaniana che loggetto del conoscere , prima, per s e come tale, immanente allatto
conoscitivo e quindi al soggetto conoscente.
Un primo risultato del metodo la distinzione fatta dal M. fra oggetti di ordine inferiore ed oggetti di
ordine superiore (Gegenstnde niederer Ordnung, Gegenstnde hherer Ordnung). I primi sono i contenuti
sensoriali, dati nella sensazione attuale, i quali non hanno bisogno, per sussistere, della sussistenza di altri
oggetti, come sono ad es. i singoli suoni, colori ecc.; i secondi sono invece quei contenuti il cui esserci
condizionato, di necessit, dallesserci di altri contenuti, su cui si fondano. Unaria melodica non pu esserci
senza che siano dati dei suoni; ed una figura, che implica una differenza di colori, non pu esserci senza che
ci siano colori come fondamento. Il rapporto di fondazione (Fundierung), che hanno gli oggetti di ordine
inferiore rispetto a quelli di ordine supe|riore, vale anche come criterio per distinguere i primi dai secondi. Di
qui la distinzione delle due classi di oggetti intesi gli uni come contenuti fondanti, gli altri come
contenuti fondati (fundierende Inhalte, fundierte Inhalte), oppure anche come oggetti intuitivi e oggetti
non intuitivi (anschauliche Inhalte, unanschauliche Inhalte); sono detti anche inferiora e superiora,
oggetti primi e oggetti secondi (Erstgegenstnde, Zweitgegenstnde).
Il Meinong qualific come oggetti di ordine superiore o contenuti fondati:
a) le complessioni (Komplexionen) come una melodia, una figura..., le quali corrispondono alle qualit
formali di von Ehrenfels (Gestaltvor-stellungen).
b) Le relazioni, come quando, vedendo un color rosso ed un color arancione, diciamo non soltanto di
vedere due colori ma anche che sono simili. Si dica altrettanto delle altre relazioni, come identit, diversit
29
.
Da ci possiamo cavare che la teoria degli oggetti afferma due princpi:
1) Il principio dellindipendenza delle forme e dei rapporti dai particolari oggetti di ordine inferiore su cui
essi si fondano;
2) Il principio della coincidenza tra forme e rapporti; ci che del resto era essenzialmente contenuto nella
dottrina dellEhrenfels. Il fundierte Inhalt sempre ein Relationsinhalt, cosicch, ovunque vi sono
Com-plessioni, ivi pure si dnno relazioni e viceversa (wo Komplexion, da Relation und umgekehrt)
30
.
Tuttavia come oggetti, forme e rapporti sono distinti in quanto il rapporto fra due punti, o due suoni, o due
colori, il distacco che intercede fra i due elementi e| quindi ci che li differenzia; mentre la forma costituita
da quegli elementi quel qualche cosa di unitario in cui essi possano esser vissuti. Altro la distanza fra due
punti, altro la particolare coppia che essi costituiscono, e cos un intervallo di terza ed un accordo di terza
(Musatti).
Il Meinong poteva quindi, stando nel puro terreno fenomenologico, rivendicare contro la riduzione
humiana il carattere immediato di unampia zona di contenuti percettivi, che sono i contenuti od oggetti di
ordine superiore.
Rimaneva per aperto un altro grave problema, quello cio del come dalla rappresentazione (Vorstellung)
di oggetti di ordine inferiore passivamente ricevuti per lazione degli stimoli sorga la rappresentazione
degli oggetti di ordine superiore. Lo stesso Meinong e parecchi tra i suoi allievi se ne accorsero e proposero,
come soluzione psicologica del problema, la teoria della produzione. Secondo questa teoria, come la
riassume lucidamente il Musatti
31
, in ogni nostra percezione (cos pure nelle altre forme di rappresentazione)
dobbiamo distinguere un primo momento in cui sono presenti soltanto dei contenuti sensoriali elementari, gli
oggetti fondanti; ed un secondo momento nel quale appaiono i contenuti di ordine superiore, cio gli
oggetti fondati.
Fra i due momenti c distinzione reale? Indubbiamente, purch la distinzione sia detta reale per
rapporto alla diversit delle due classi di contenuti e delle rispettive funzioni, e non certamente nel senso che
fra i due momenti ci sia distinzione ovvero successione temporale
32
.|
Ma come avviene il passaggio dal primo al secondo momento? questo, anche per il Meinong, il
punto cruciale della controversia. Il nucleo della spiegazione da lui avanzata dato come il von Ehrenfels
aveva ben avvertito dallapprensione, nei contenuti di fondamenti, di una relazione ideale, come
somiglianza, dissomiglianza, numero, ecc. Il sorgere di questapprensione portava ad un atto originale di
sintesi dei contenuti rappresentativi, ed un discepolo del Meinong, lAmeseder, chiam dietro suggerimento
del Maestro questatto produzione di rappresentazione (Vorstellungsproduktion)
33
. Per essere esatti si deve
dire che, secondo la teoria, non loggetto fondato come tale, ma limmagine (Vorstellung) di esso che
prodotta: la diversit compresa per via (durch) della produzione.
Secondo il Meinong adunque c una prima classe di complessioni, queste di ordine inferiore, che
sono trovate (vorfindliche) nei dati desperienza, come la connessione in un quadrato rosso fra il colore
rosso e la forma spaziale quadrata; c una seconda classe di complessioni quelle di ordine superiore, che
sono generabili attivamente (erzeugbare) per sintesi dagli elementi, come quando considero due oggetti
unitamente come un paio
34
.
Un discepolo del Meinong riassumeva la teoria nei tre punti seguenti:
a) La psicologia mostra che un oggetto complesso pi dellinsieme delle sue componenti. A questo di pi
non si arriva| scomponendo loggetto ed isolando le sue componenti: anzi in questo caso esso va perduto
perch sussiste soltanto nellunione delle componenti ed possibile solo con il loro aiuto. Che vi sia questo
di pi lo mostra il fatto che vi devessere qualche cosa che tien unite in (un) tutto le componenti, in se
stesse prive di nesso e che devono venir corrappresentate perch si possa rappresentare quel complesso come
tale. Cos la rappresentazione (leggi: percezione = Wahrnehmung) di una melodia non contiene soltanto la
rappresentazione dei singoli suoni, ma inoltre qualche cosa che li trascende, qualche cosa di nuovo, che
bens legato ai suoni ma che, daltra parte, serve a fare di loro una melodia, formandone cos una parte
essenziale.
b) La rappresentazione di questo di pi non si effettua in noi, come quella dei suoni, per il tramite dei sensi.
, invece, una specie di reazione interiore di fronte alla rappresentazione dei suoni, in quanto la presenza di
certe rappresentazioni nella nostra coscienza determina la produzione di una nuova rappresentazione. Tanto
il contenuto, come loggetto di una rappresentazione prodotta, si basa e dipende dal contenuto e dalloggetto
della rappresentazione producente. In vista di ci si chiamano tali contenuti e tali oggetti, oggetti e contenuti
fondati.
c) Laudizione di una melodia non naturalmente il solo caso di produzione rappresentativa, ma, tra i molti,
un caso specialmente chiaro. In esso sono congiunti, anzi, due casi, dovendosi distinguere fra successione di
suoni e ritmo. Sono effetto della suddetta produzione le rappresentazioni degli accordi, delle gamme
cromatiche, dei passaggi cromatici simultanei e successivi, e cos via. Del pari sono da attribuirsi ad essa le
rappresentazioni di figure spaziali di una, due o tre dimensioni e la simmetria non intuita che con il suo
aiuto.
Ma gli esempi addotti appartengono tutti ad una sola classe degli oggetti dordine superiore, in ogni
modo, ad una classe che, anche senza delimitazione concettuale, di sua natura si stacca nettamente dalle altre.
Basta pensare ad alcune di queste classi, p. es. il numero, luguaglianza, la possibilit, la necessit anche per
comprendere la grande importanza della produzione nelle rappresentazioni.|
Il Witasek distingueva tre ordini di oggetti e contenuti: sensazioni, forme ed oggetti
rispondenti ad una norma: lultima classe riguarda gli oggetti nella loro realt naturale. La figura di un
cavallo di belle dimensioni bella, non come figura in se stessa, ma come figura di un cavallo, cio come
figura corrispondente ad una determinata specie... Lessenziale di ci che in tali casi fa di un oggetto un
oggetto estetico elementare determinato dalla relazione di esso con una norma, e come tale esso ha delle
propriet estetiche (e si dica, in generale, conoscitive) che sorpassano quelle della figura
35
.

B) La controversia intorno allorigine della forma
Il problema della percezione, nella elaborazione fatta dal Meinong, invece di risolversi rimaneva ad
un punto ancor pi intricato di quanto lavesse lasciato von Ehrenfels. Poich i complessi fisici extra mentem
non possono dare che collezioni di stimoli R1-Rn, alle quali corrispondono delle serie di sensazioni S1-Sn,
non possono gli stimoli dare la percezione del continuo sia spaziale che temporale se non in quanto si
pensa che alle sensazioni vada aggiunto un certo contenuto rappresentativo X che non ha, come dichiara il
Witasek, alcuna rispondenza negli stimoli
36
. Questo X il plus psichico senza del quale tutta lesperienza
non sarebbe per la coscienza che una pura somma, una molteplicit di rappresentazioni estranee,
sconnesse, opposte le une alle altre, prive di qualsiasi unit psichica. Il plus psichico era lapprensione di
relazione in seguito allintervento attivo della mente. Accettarono integralmente la sostanza di questa
soluzione, oltre Ameseder e Witasek, anche Kreibig
37
, Marty, il Benussi, di cui si dir pi avanti, ed altri
ancora.|
Altri invece si mostrarono molto perplessi ed i loro dubbi riguardavano soprattutto due punti
38
.
a) necessario un esercizio di attivit mentale per avere lapprensione di una forma in opposizione alla
recezione puramente passiva dei dati sensoriali?
b) Lapprensione di una forma coincide di necessit con lastrazione intellettuale di un rapporto ideale?
Chiediamo se coincide, non se precede, poich, dato che anche la relazione una Gestalt, se essa la
precedesse sempre, ci sarebbe il processo allinfinito nelle fondazioni.
Per la prima domanda: se alcuni casi possono suggerire una risposta affermativa, la maggioranza sta invece
per una negativa. Nella percezione di oggetti ordinar, che non siano eccessivamente complicati, la nostra
apprensione immediata senzalcuno sforzo di costruire oggetti e forme: lo sforzo necessario per percepire
e decifrare singolarmente le varie parti ed i vari aspetti della figura. Questo era gi stato osservato ed
affermato dallo stesso von Ehrenfels, come abbiamo riportato poco fa.
Lo sviluppo psichico non avviene, come fanno supporre i fattori della teoria della produzione,
dagli elementi ai complessi sia pure in modo inconscio ma prima dato confusamente un tutto;
successivamente esso viene analizzato nelle sue parti, e finalmente ricostruito secondo i dati e le strutture
trovate dallanalisi. Geneticamente lanalisi ha quindi una priorit sulla sintesi
39
. Le prime sintesi, osserva
lHfler, devono| esser date nella simultanea presenza dei dati sensoriali, cosicch il primo intervento attivo
del soggetto vlto allanalisi e non alla sintesi: quando io guardo un paesaggio, gli oggetti non sono dati in
quanto la mia attivit psichica mette insieme gli elementi dispersi, ma, al contrario, prima ho una percezione
del paesaggio in generale, poi gradualmente avverto le varie parti, la casa, il fiume, lalbero, il prato..., che
prima avevo apprese in modo confuso
40
.
La psicologia infantile, come ha osservato il Cornelius, ritiene come principio acquisito che il
metodo usato dal bambino nella sua crescenza spirituale quello analitico-sintetico, non quello sintetico-
analitico della scuola di Graz. La crescenza psichica un progresso nella capacit di analizzare i complessi:
cos il pittore, e chi abituato allanalisi dei contenuti visuali, pu afferrare meglio gli elementi di un quadro,
il musico la struttura di un pezzo sinfonico..., di quanto non lo faccia un profano
41
.
Poich lesercizio dellattivit mentale era richiesto dalla scuola di Graz per spiegare lapprensione
della relazione, la risposta negativa data al primo problema porta di conseguenza, almeno in generale, ad una
simile risposta anche per il secondo problema.
In particolare il Gelb (A, 53) osserva che si possono dare due casi. a) La forma od il tutto sono appresi
senza conoscenza esplicita delle parti, ed in questo caso la relazione,| come tale, non presente alla
coscienza: ci avviene per le percezioni spontanee e di oggetti globali. b) Oppure la forma appresa in
seguito ad analisi, come avviene degli oggetti di un tutto molteplice, p. es. un paesaggio, unaula, la
rappresentazione di tutta una giornata!... In questo caso, certamente, lo staccarsi di una forma come un
tutto dal tutto, di cui prima era parte, conseguente allapprensione di un rapporto intrinseco ed
esclusivo di quella data parte del tutto.
Ma, poi, per il fatto stesso che la relazione stessa una qualit formale, in quale modo detta
causale la percezione della forma? Secondo il Meinong essa stessa relazione ne la causa, in quanto
appresa come un contenuto astratto ideale, cosicch la melodia, come anche un triangolo tracciato
sulla lavagna, in quanto luna una forma temporale, laltra una forma spaziale, sono da considerare
contenuti superiori, cio intellettuali, come il principio di contraddizione, il teorema di Pitagora e cos
via...
42
.
Tutto questo non certamente suffragato da quello che in noi possiamo osservare: le relazioni
implicate nella percezione quando lo siano non sono relazioni astratte, ma concrete; sono cio apprese
direttamente come inerenti ai contenuti di cui formano il vincolo
43
. La teoria della scuola di Graz ha fatto
troppa parte al razionalismo.
Secondo lacuta disamina del Gelb, il disagio, tanto della posizione di von Ehrenfels, quanto di
quella del Meinong, stava| in unibrida teoria della relazione ed in una concezione irreale dellesperienza
immediata.
Secondo lesplicita asserzione del von E., lapprensione della relazione esercita una funzione
essenziale per lapprensione della Gestaltqualitt: ma qual il rapporto che ha lapprensione della relazione,
da una parte, con il Grundlage (i contenuti sensoriali elementari) e dallaltra con la Gestaltqua-litt:
appartiene essa ai primi od alla seconda? Oppure sta a s? qui che cominciano i guai:
1) Secondo von E., le relazioni sono generate, quindi non appartengono agli elementi cio al fondamento di
una Gestaltqualitt; daltra parte le relazioni sono di grande importanza e devono portare un contributo
positivo per limpressione di un tutto. Ne segue che le relazioni che saggiungono al Grundlage devono
portare un contenuto rappresentativo reale e che in questo caso lunico contenuto rappresentativo deve
risolversi in un grande numero di tali contenuti.
2) Ammesso che le relazioni appartengano al Grundlage, la dimostrazione di von E. per lesistenza della
Gestaltqualitt anche in questo caso insufficiente, poich il riconoscimento di una melodia (la
trasformabilit) pu essere ricondotto alla somiglianza delle relazioni reciproche fra i suoni.
3) La teoria esplicativa di von E. secondo la quale lapprensione delle relazioni dipende dallattivit
dellintelletto, in contrasto con la posizione fenomenologica iniziale, che tali tutti, quali secondo lui sono
le Gestaltqualitten, siano dei contenuti dati e non prodotti.
Il Meinong tagliava corto e negava che le relazioni potessero appartenere al Grundlage, e le
dichiarava contenuti reali. Secondo lui si pu parlare ancora di relazione e contenuto di relazione
(Relationsinhalt), ma solo in senso ampio, come frutti di unelaborazione psichica da parte del soggetto sopra
gli elementi; di unelaborazione, ci sintenda, sintetica, non comparativa. Ma questa posizione aggrava il
problema. Invero il fatto della transponibilit cos essenziale al problema che era gi messo in pericolo
dal von E., nella spiegazione del Meinong inintelligibile. Nella trasposizione di una melodia| dal tono
originale ad un altro, tutti i suoni sono, come tali, cambiati di luogo e non possibile in alcun modo di
vedere, come, nei due casi, elementi del tutto dissimili possano fondare un identico contenuto. Per una tale
fondazione si esige la presenza di fattori comuni alle due situazioni: ma gli unici fattori comuni non possono
essere che le relazioni simili fra i membri del complesso. Come pu lelaborazione, quella sintetica
soprattutto, dare un contenuto identico (la melodia) sul fondamento di suoni diversi?
Tutta langustia della posizione sta nellaffermata posteriorit affermazione di evidente e
confessata origine leibniziana o meglio lotziana delle relazioni percettuali rispetto ai contenuti sensoriali ai
quali dovrebbero esser riferite. Disagio che aggravato dalla particolare concezione che il von E. e il
Meinong si sono fatta dellelemento sensoriale.
Secondo il von Ehrenfels (ed il Meinong) le forme constano di determinazioni spaziali o temporali.
Per determinazione spaziale egli intende un contenuto di superficie infinitamente piccolo. Una tale
definizione ci pu apparire giustamente molto strana, perch linfinitamente piccolo non percettibile. E poi,
come pu un numero necessariamente infinito essendo, a confessione dello stesso von E., ogni pi piccola
parte ancora divisibile di determinazioni locali di una superficie fornire il Grundlage per una
Gestaltqualitt? Le determinazioni locali ultime, di per s non intuibili, darebbero origine ad un contenuto
la Gestaltqualitt per s intuibile. Lo stesso assurdo si verifica per la percezione dei continui dinamici e
temporali, come il movimento, il quale dovrebbe essere spezzato in una infinit di elementi temporali
infinitamente piccoli; anzi dovrebbe valere anche per le mutazioni in generale, come larrossire, il provar
piacere, dolore... Posizione assurda nellipotesi stessa del von E., secondo la quale il fondamento di una
Gestaltqualitt un complesso di rappresentazioni, il quale consta di elementi separabili, cio rappresentabili
separatamente luno dallaltro. Tutto questo va contro i fatti e la stessa coerenza dei princpi ed ha per
fondamento soltanto il partito di non voler considerare le relazioni come immanenti ai dati.|
Dire che una forma spaziale, una melodia, un movimento vanno spezzati in un numero infinito di
punti spaziali o temporali unespressione, in psicologia, priva di senso. Costruzioni ausiliari teoriche di
questo genere, di cui le Matematiche devono far uso per alcuni determinati scopi, rappresentano (formano)
fondamenti per contenuti di rappresentazioni successive e per le presentazioni sensoriali.
opportuno per losservare che nella psicologia descrittiva non c alcun bisogno di far ricorso a simili
parti finte, come le chiam giustamente lo Schumann. Se la nozione psicologica di percezione deve avere
un significato, bisogna accettarla com, senza far ricorso a nozioni proprie di altri campi
44
.
Ma, alla fine, come si origina nella coscienza la qualit di forma?
Il Gelb chiudeva la rassegna delle teorie proposte fino al 1911 dichiarando che nessuna fra le risposte
avanzate era dimostrata soddisfacente, per cui la questione intorno allorigine della Gestaltqualitt restava
una questione aperta. Sono state ora riassunte le ragioni per le quali la posizione del Meinong non ha
convinto
45
.
Unaltra corrente di Brentanisti, capeggiata dal Cornelius, pose a fondamento della sintesi percettiva
i sentimenti. La teoria non ebbe notevole risonanza fino a quando il Krger, discepolo di Cornelius,
succedendo al Wundt sulla cattedra di Lipsia, la fece oggetto della ricerca sistematica della sua Scuola, come
si dir pi avanti.|

Note del capitolo terzo
1
Intorno a questo movimento che comprende anche Beneke, Waitz, Fortlage, Ulrici, V. Volk-mann, v.: Bonatelli Fr.
(202 e 274 segg.) e Villa G. (91 e segg.).
2
Cfr. sopra: luso di questo termine in G. E. Mueller (pagg. 108-112).
3
Herbart, G. F., Psychologie als Wissenschaft (III Teil, I Abschn., 3 Kap.).
4
Die Verbindung des Mannigfaltigen richtet sich ferner allemal nach der Art und Weise, wie die sinnlichen Eindrcke
zusammentreffen. Sie ist gegeben (B, 87 segg.).
5
A, 1, tr. fr. 3-4.
6
Lotze, H., B, dritter Teil, n. 239, pag. 477; cfr. pag. 475.
7
Lotze, H., A, 5, pag. 52.
8
Htten wir in der Selbsterhaltung nur eine active Sprachform fr ein blosses Geschehen sehen sollen, welches, ohne
dass von irgend Jemand etwas gethan wird (B, III Teil., n. 270, pagg. 533-534).
9
Cfr.: B., III Teil., n. 253, pag. 502 e segg.
10
Es besteht in unserem Innern nicht bloss diese Mannigfaltigkeit und dieser Wechsel der Vorstellungen, sondern auch
Vorstellung dieser Mannigfaltigkeit und dieses Wechsels. Nicht bloss ihrem Begriffe nach haben wir diese zweite
Leistung, die beziehende und vergleichende Auffassung bestehender Verhltnisse von der blossen Empfindung der
einzelnen Beziehungs-glieder zu unterscheiden, sondern jene Erfahrungen, nach denen beide in Wirklichkeit trennbar
sind, berechtigen uns, das beziehende Vorstellen als eine hhere Thtigkeit dem bewussten Empfinden und Vorstellen
einzelner Inhalte berzuordnen... So wie die usseren Sinnesreize der Seele als Anregungen dienen, um die einfachen
Empfindungen zu erzeugen, so dienen ihr die entstandenen Verhltnisse zwischen der gleichzeitigen oder successiven
Mannigfaltigkeit der so entstandenen Vorstellungen als ein neuer innerer Reiz, welcher sie zur Ausbung dieser neuen
reagierenden Thtigkeit veranlasst (B, III Teil, n. 267, pagg. 530-531).
11
B, III Teil, nn. 268, 271, pagg. 531-537 e segg.; a pagg. 537-538 conclude: Es versteht sich von selbst, dass nach
dieser Auffassung jeder Zustand des Gemts oder jede Reihe beziehender Thtigkeiten, welche auf verschiedene
Vorstellungsinhalte vergleichend oder urtheilend verwandt sind, ebenso zu neuem Reize fr die Seele zum Gegenstand
einer noch hheren Reflexion werden kann (corsivo mio, da raffrontare con la teoria di Meinong, di cui si dir pi
avanti).
12
B, III Teil, n. 272, pag. 539.
13
B, III Teil, viertes Kapitel: von der Bildung der Raumvorstellungen, n. 275 e segg., spec. n. 279 e segg.
14
Il Brentano distinse una psychognosie ed una psicologia genetica: la prima tende alla descrizione dei contenuti ultimi
del conoscere da cui per combinazione sorgono tutti gli altri; la seconda ricerca il modo e le leggi che regolano il
sorgere degli uni o degli altri. La divisione dei due volumi di questo nostro lavoro ha intenti molto simili a questi.
Secondo . Gilson, il Brentano avrebbe scambiato la conoscenza delle leggi psicologiche, con quelle filosofiche: die
Kenntnis der psychischen Gesetze, also das philosophische Wissen, non distinguendo il contenuto dallatto
(psicologismo) (Franz Brentanos Interpre-tation of Mediaeval Philosophy, 7). Il Br. tuttavia si difende dallaccusa di
psicologismo con forti parole di protesta contro i critici (cfr. Psychologie vom empirischen Standpunkt, Band II, XI,
179-182).
15
F. Brentano, B, t. I, 109-110; in nota; cfr.: 120. Per il Bain, cfr.: The Senses and the Intellect, Introduction.
16
Husserl, a differenza del Maestro, considera i contenuti sensoriali privi dintenzionalit solo cio come iletici,
ovvero come materia del conoscere.
17
Brentano, F., B, t. I, 123. - chiaro il significato del termine inesistenza (Inexistenz) introdotto qui dal B. nel senso
del greco (lat. inesse).
18
B, t. I, 179-180. chiaro che, a questo modo, la intenzionalit brentaniana non pi quella aristotelica, od almeno
non quella tomista (Cfr.: G. Shngen, Sein und Gegenstand, 50; per la critica alla fenomenologia del B. del giudizio,
v.: 195-197). Del resto lo stesso Brentano ha attenuato pi tardi la inesistenza mentale delloggetto: nella relazione della
coscienza alloggetto esisterebbe soltanto un termine, latto di coscienza, e non sarebbe punto necessaria lesistenza del
secondo termine, il terminus ad quem. Nelle ricerche intorno alla coscienza, pubblicate postume come III P., della
Psychologie egli distingue ancora un oggetto primario ed un oggetto secondario del percepire: il primo abbraccia
le qualit sensibili, il secondo latto della coscienza, e la coscienza del primo detta c. primaria, quella del secondo c.
secondaria che il B. chiama anche rispettivamente Percezione ed Appercezione. Di qui passato egli ad affermare che il
senziente sente se stesso modo recto e qualcosa daltro, loggetto esteriore, sentito (solo) modo obliquo. Il
Brentano vedeva qui una sufficiente confutazione del fenomenismo. Invero, se la cosiddetta sensazione di noi stessi
come senzienti una percezione evidente e percepisce noi come senzienti modo recto loggetto esterno, ne segue
che noi sentiamo direttamente loggetto esterno (primario); nellatto di percezione interna invece noi siamo rivolti
modo recto al nostro sentire loggetto esterno: cos noi percepiamo loggetto esterno soltanto modo obliquo, cio
come fenomenale (B, Bd, III, Vom sinnlichen und notischen Bewusstsein, I Teil, I Abschn., 5 Kap.; cfr. 1-2; 11,
pagg. 37-44).
19
Questa posizione del Br. si connette con la sua teoria intorno allessere ideale e, per conseguenza, intorno alla
natura del giudizio. Cfr.: S. Vanni Rovighi, 10 e segg.
20
Difende il Br. dallaccusa di associazionismo, O. Kraus (cfr.: Brentano, Psychologie. III Teil, Einleitung d.
Herausgebers, 8, pagg. XXIV-XXVI).
21
Ehrenfels Cr. (Von), 249 e segg., ristampato nellopera: Das Primzahlengesetz, 1922, pag. 5 e segg. Le citazioni si
riferiscono allart. originale del 1890.
22
Mach E., 84, 213; anche il Fechner avrebbe fatto unanalisi fenomenale della melodia simile a quella di von E. (cfr.:
Brunswik, E., 89-90).
23
Il Mach, ingenuamente parla appunto di una Empfindung: Wenn wir, egli dice, zwei Tonfolgen von zwei
verschiedenen Tnen ausgehen und nach denselben Schwingungszahlen-verhltnissen fortschreiten, so erkennen wir in
beiden dieselbe Melodie ebenso unmittelbar durch die Empfindung, als wir an zwei geometrisch hnlichen, hnlich
liegenden Gebilden die gleiche Gestalt erkennen (Die Analyse..., 233).
24
Art. cit., 251 e segg.; cfr. 258 e segg.
25
Unter Gestaltqualitten verstehen wir, solche positive Vorstellungsinhalte, welche an das Vorhandensein von
Vorstellungscomplexen im Bewusstsein gebunden sind, die ihrerseits aus von einander trennbaren (d. h. ohne einander
vorstellbaren)| Elementen bestehen. Jene fr das Vorhandensein der Gestaltqualitten notwendigen
Vorstellungscomplexe wollen wir die Grundlage der Gestaltqualitten nennen (Art. cit., 262-263).
26
Mit den Combinationen jener Elemente erzeugt sich nmlich eine unabsehbare Reihe positiver psychischer
Qualitten von hchster Bedeutung. Der Geist, welche psychische Elemente in neue Verbindungen bringt, ndert
hierdurch mehr als Combinationen; er schafft Neues (283). Il v. E. con evidente probabilit si ispira alla teoria di
Lotze, di cui si far un cenno anche nel II volume.
27
Qualcuno per, come il Marty, neg apertamente lesistenza della Gestaltqualitt di von Ehrenfels (cfr.: Gelb A.,
A, 56).
28
Cfr. Ehrenfels, Cr. (Von), Art. cit., 283, ove si ascrive il sorgere della qualit di forma ad ein schpferisches
Vermgen grssten Stiles; da tener presente per che una tale attivit si esercita per lo pi, secondo il von E., in
modo involontario ed incosciente (cfr.: ibid., 257, 287), ed in questo, mi pare che la sua posizione vada distinta da
quella della Scuola di Graz, bench ad essa si ispiri.
29
Il Witasek aggiunge una terza classe: lapprensione della connessione fra oggetti, per cui si pone nel discorso la
paroletta e (Cfr.: St. Witasek, B, 233).
30
A. Meinong, A., 193. Erano molto vicini alla posizione del Meinong gli psicologi della Scuola di Wrzburg, per i
quali lessenza del pensare sta nel cogliere le relazioni. Parimenti K. Bhler nella I Parte dellopera: Die
Gestaltwahrnehmungen, 1913, considerava la percezione della Gestalt come una percezione di proporzione ed
altrove, in un articolo, definiva le Gestalten come complessi di relazioni dinsieme (Komplexe von
Zusammenhangsrelationen): cfr. Handwrterbuch der Naturwissenschaften, Band II, art. Denken, pagg. 980-988.
31
C. L. Musatti, D, 39.
32
Ci escluso categoricamente dal Witasek: Jeder Wahrnehmungsakt, (parla della percezione esterna), wird durch
die Sinnesttigkeit eingeleitet; die Sinnesttigkeit ergibt Empfin-dungen. Aber damit ist noch lange nicht der volle
Wahrnehmungsakt gegeben und kaum jemals bleibt der Proze bei den Empfindungen stehen. Die Empfindungen
schlieen sich vielmehr fast stets zu Gestaltvorstellungen zusammen, wir nehmen mit dem Auge nicht ein sinnloses,
ungeordnetes Gewirr von Farben und Raumelementen, mit dem Ohre nicht ein ungesondertes Durcheinander von Tnen
und Geruschen wahr, sondern fast stets und allsogleich geklrte Raum- und Tongestalten und Verwandtes. Die
Vorstellungen also, die in den Wahrnehmungsakt eingehen, sind demnach nicht mehr reine Empfindungen, sondern
bereits Empfindungen hinein verwoben in mit ihnen produzierte Gestaltvorstellungen (B, 238).
33
Al termine Produktion usato dalla scuola del Meinong, Alois Hfler sostitu quello di Koinduktion nellintento
di accentuare il fatto che le Gestalten sono prodotte a partire dagli elementi (cfr.: Hfler, A, 427 e segg.). Si dichiara
daccordo con Hfler il Friedmann il quale per suo conto critica la trasponibilit della Gestaltqualitt di v. Ehrenfels
(Friedmann, H., 407, ss.).
34
A. Meinong, B, 175. In unopera posteriore il M. distinse fra la Zusammenstellung e la Zusammensetzung,
secondo che gli elementi presentano una coesione debole oppure molto stretta. Vorstellungen, egli dice, knnen in
zwei verschiedenen Weisen zu komplexeren Vorstellungen zusammentreten: sie knnen
Vorstellungszusammensetzungen, aber auch bloss Vorstellungszusammenstellungen bilden. Im ersten Falle wird der
durch Vorstellungskomplex erfasste Gegenstand anschaulich, im zweiten Falle unanschaulich vorgestellt (C, 251).
35
Witasek, St., (A, 32-34 passim). Il W. distingueva, pi chiaramente del Meinong, che si dnno due generi di sintesi
percettive: luna rispondente alle qualit formali esteriori, laltra alle qualit intrinseche degli oggetti.
36
St. Witasek, C, 405-406.
37
Il Kreibig ritiene che Die Gestaltqualitt ist ein anschaulich erfasstes Erzeugnis der zugrunde liegenden (oft nicht
explizite erkannten) Beziehungen (Apud: Ad. Gelb, A, 51).|
Per il Marty le Gestalten nichts anderes sind, als Gruppen von Empfindungen, zwischen denen besondere Verhltnisse
bestehen (Apud: Ad. Gelb, A, 56).
38
La discussione fondamentale stata fatta da un discepolo dello Stumpf, Adhmar Gelb nella tesi: Theoretisches ber
Gestaltqualitten, pubblicata in: Zeitschrift fr Psychologie, 58 (1911) pp. 1-58; qui la riassumo, integrandola, e sar
ripresa anche pi avanti.
39
la tesi del Bhler: Es sei kein Aufbau komplexeren Gebilde aus Elementen, den wir in dem Gestaltungsvorgangen
erleben, sondern vielmehr eine Analyse und Gliederung. Der Komplex und seine Charaktere seien im Bewusstsein
immer das frhere, zu den sogenannten Empfindungselementen kmen wir erst durch Abstraktion (A, I, 7). Il B.
osserva (28) che, a sua conoscenza, solo il Titchener ammette che si diano stimoli appropriati di forma.
40
Auch in den Anfngen des Seelenlebens kommt es zu Empfindungskomplexen nicht durch eine zusammensetzende
Ttigkeit in welcher immer erst die bei gleichzeitiger Reizung ver-schiedener Sinnesorgane und gleichsam aus ihrer
Isolierung heraus in einen Empfindungs-komplex berfhren msste. Vielmehr ist das erste, was angesichts solcher
Mehrheiten ein aktives Eingreifen zu leisten pflegt, nicht eine Synthese, sondern eine ANALYSE, der erst spter wieder
Synthesen folgen (A. Hfler, 405-406).
41
Das heranwachsende Kind analysiert unwillkrlich sein Gesichtsfeld weit eingehender als in seiner ersten
Lebenszeit indem es berall unwillkrlich seine Aufmerksamkeit auf die Gegenstnde richtet, auf dies es anfnglich
durch pdagogische Mittel gelenkt wurde; ebenso analysiert der Maler unwillkrlich jedes Anschauungsbild weit
eingehender als den Laie; der Musiker analysiert unwillkrlich die Gehrseindrucke, der Feinschmecker die
Geschmacks-empfindungen..., Cornelius H., Ueber Verschmelzung und Analyse, (apud Hfler, 406).
42
Questa ulteriore distinzione fra gli stessi contenuti fondati o Zweitgegenstnde fortemente inculcata anche da
A. Hfler (428 e segg.). Secondo questo A. la prima classe data dalle Gestalten a s, la seconda dalle
Beziehungen: le prime sono un oggetto dintuizione (Anschauung), non le seconde che sono opera dellintelletto (cfr.
436 e segg., e lart. Gestalt und Beziehung).
43
Di questo parere, oltre il Gelb, anche lHusserl, secondo il quale vi sono dei complessi sensoriali (sinnliche Menge)
che sono appresi immediatamente con uno sguardo, come uno stormo di uccelli, un mucchio di mele... Questo sguardo
immediato condizionato da certi segni che lHusserl chiama momenti figurali, i quali non sono n contenuti
particolari, n relazioni, ma alcunch di caratteristico che sorge auf Grund einer Verschmelzung der Glieder und ihrer
gegenseitigen Relationen (Philosophie der Arithmetik, Kap. XI, 231; cfr.: Logische Untersuchungen, II, Bd. III, 23,
pag. 282 n., e segg.).
44
Gelb, A., A, 36.
45
Da parte della Scuola del Meinong replic subito al Gelb, Alois Hfler, con lart.: Gestalt und Beziehung-Gestalt und
Anschauung, impugnando la contestazione che la Gestalt intuitiva non sia una relazione. Tuttavia secondo unanalisi
del Bhler, lopposizione fra le due Scuole del Meinong e dello Stumpf, intorno allessenza della Gestalt, pi
apparente che reale. Anche A. Hfler parla di un Mitauffassen della Gestaltqualitt rispetto alle relazioni e la Scuola
del M. non del tutto contraria ad ammettere anche delle Gestalteindrcken. (Bhler, K., A, 12-13 Einleitung). La
posizione ultima di C. Stumpf nella Erkenntnislehre (1939-1940) rivela espressamente unattitudine conciliativa,
mentre resiste con forza agli sviluppi della Scuola del Wertheimer, come si dir nel volume: Filosofia della
Percezione.

capitolo quarto
LA FENOMENOLOGIA DELLA PERCEZIONE NORMALE
Sommario La nuova posizione del problema e la critica alle teorie precedenti (mosaico, associazione e
produzione). Le otto leggi dellorganizzazione di Wertheimer e la determinazione della soglia
sensoriale. La fenomenologia di figura e sfondo (E. Rubin): fenomeni e leggi. Il principio della
costanza: reazione fisiologica e percezione; psicologia della lettura; costanza di grandezza, figura e colore;
colori filmari e pellicolari, regressione fenomenale (Benary; Fuchs, Katz, Gelb); la costanza negli animali
(Khler, M. Hertz) e nelluomo (Gottschaldt, Wulf).


1. La nuova posizione del problema
Con tutta probabilit la Gestalttheorie non sarebbe mai sorta senza la ricca fioritura di tendenze
sintetiche di cui si detto
1
.
Ciononpertanto i Gestaltisti hanno unidea molto esclusiva del proprio movimento: essi ritengono
che tutti i tentativi pre|cedenti, compresi quello di von Ehrenfels e della scuola di Graz, sono abortiti per il
fatto che non hanno rinunciato al postulato fondamentale dellAssociazione. Solo la Gestalttheo-rie,
approfondendo tanto lindagine dei fatti, come lanalisi dei concetti, riuscita a ritrovare loriginalit del
fatto percettivo senza incertezze o compromessi. Se, come tutti i movimenti rivoluzionar, la Gth. ha
sviluppato i princpi un po alla volta, per essa ebbe fin dagli iniz, per merito di un lucido intelletto, il
Wertheimer, un indirizzo e direzioni di lavoro assai precisi, i quali, bench sviluppati e integrati con altre
ipotesi e con nuovi fatti, nella loro struttura restano immutati ancor oggi nella Scuola.
Uno studio paziente dei princpi e dei fatti mi ha portato alla persuasione che vi sia nella Gth. un
nucleo di valore positivo per la fondazione critica del realismo. Per questo mi parso utile di offrire tanto dei
princpi metodologici, quanto dei risultati sperimentali unesposizione analitica sostanziale, sia pure per
sommi capi, affinch ciascuno abbia lopportunit di giudicare se sia o no fondata, e fin dove lo sia, la mia
persuasione circa la convenienza di un approfondimento del realismo tomista in questa direzione.
Il ncciolo della Gth. quasi di evidenza immediata. Facciamo con il Wertheimer unipotesi un po
stramba (D, 59). Supponiamo di entrare in Paradiso con tutta questa nostra curiosit scientifica intorno al
problema della percezione, e di trovare col miriadi di Angeli, intenti ciascuno a suonare un proprio
strumento. Il nostro compito scientifico quello di trovare qualche legge in questo chiasso angelico. Pertanto
noi possiamo avvertire che lAngelo A suona la nota Do, lAngelo C la nota Re, lAngelo M la nota Fa e cos
via: e se abbiamo tempo e pazienza sufficienti possiamo trovare le note suonate da ciascun Angelo in ogni
particolare istante di tempo. Ma avremo noi spiegato quella musica celeste nel suo attraente incanto?
quello che pensano molti filosofi e scienziati: solo che questa attitudine mentale ha un grave difetto, quello di
trascurare il significato del tutto, occupandosi esclusivamente delle parti. Allora, lasciando da parte i
pregiudiz scien|tifici, immergiamoci in questa musica celeste, lasciandoci guidare dalle carezzevoli attrattive
dei suoi temi e delle loro evoluzioni. Quella musica ci apparir dun tratto come una grande sinfonia di
Beethoven, nella quale quando si afferrato bene il tema, si sa ormai molto intorno allo sviluppo della intera
sinfonia. Nel caso che riuscissimo, in seguito, ad afferrare nel suo complesso tutta larchitettura della
sinfonia, potremmo anche risolvere il primo problema, quello della scienza; ma questo non per nulla
necessario al nostro godimento estetico, ch anzi gli pu nuocere.
Supponendo pertanto che gli Angeli del Paradiso suonino una sinfonia, ogni buon intenditore di
musica afferma che la seconda attitudine lunica adeguata per la comprensione della sinfonia, poich non ci
permette tanto e solo di sapere quello che ogni Angelo suona in un dato istante, ma anche perch lo suona.
Lesecuzione integrale della sinfonia ci a cui convergono ogni suono, tema e sviluppo: cos in questa
direzione deve muoversi anche la nostra apprensione della sinfonia.
Al Paradiso ed ai suoni angelici sostituiamo lUniverso e gli avvenimenti che in esso accadono e si
avr la posizione netta del problema e lo spirito della nuova soluzione, come sintetismo assoluto, in
opposizione tanto allAnalismo assoluto degli Associazionisti, come al sintetismo moderato delle correnti
intellettualistiche sopra ricordate.
Lanalismo assoluto ha sfruttato abilmente la pretesa di applicare alla teoria della conoscenza il
cosiddetto criterio oggettivo della scienza, introdotto allalba del pensiero moderno da Galileo e rinforzato
poi da Cartesio. In psicologia esso prese, nella seconda met del secolo scorso, com stato narrato un
atteggiamento molto definito e pretendente, che i Gestaltisti schematizzano nei due seguenti punti.
1) Lipotesi del mosaico o bundle hypothesis. Ogni complesso risulta di una somma di contenuti o pezzi
particolari (cio le sensazioni), che si mantengono rigidamente identici in tutta lesperienza dellindividuo.
Esempio: se ho a1 b1 c1 e sostituisco b2 c2 a b1 c1, ottengo a1 b2 c2. Noi ci troviamo,| quindi, sempre di
fronte ad una molteplicit sommativa di componenti, ciascuno variamente costituito (un fascio) e non si
pu costruire sopra alcunch, se non per pura sommazione. A questo modo, alle sensazioni attuali si
aggiungono i residui di passate percezioni, sentimenti, attenzione, comprensione, volont. Anche la
memoria si comporta come una somma di contenuti.
2) Lipotesi dellassociazione
Essa fonda e completa la precedente. Se un certo contenuto A stato frequentemente sperimentato
assieme a B (in contiguit spazio-temporale), si stabilisce una tendenza per A di richiamare B (caso tipico:
le sillabe senza senso dellEbbinghaus). Il principio riguarda la sola connessione esistenziale, di fatto,
limitata quindi al puro apparire, una connessione che resta essenzialmente estranea (sachfremd) alla natura
degli oggetti. I contenuti si collegano fra loro in modo arbitrario e la questione delle relazioni intrinseche,
in via di principio, non mai sollevata.
Ambedue queste ipotesi poggiano sopra lidentico principio: al fondo di ogni funzione psichica non si ha che
una connessione di sommazioni pure (Und-Verbindungen); cio la costruzione, a partire da pezzi isolati e
avventiz, di un primo complesso, da questo un secondo, dal secondo un terzo e cos via. Da questi
aggregati di pezzi possono sorgere in seguito strutture pi complesse che vengono costruite come
secondarie sopra la sommazione pura.
Il rapporto di appartenenza (Zugehrigkeit) non ha alcuna importanza nel far emergere i
contenuti e le relazioni fra i contenuti. Non si d alcun principio ultimo che regga, nella sua struttura,
laggregazione; ad essa bastano i fattori estrinseci della frequenza e della simultaneit di presentazione.
In contrasto con la precedente teoria, la G.theorie ritiene che soltanto in certe condizioni particolari,
entro limiti molto ristretti, i quali forse in concreto non si realizzano mai, noi ci troviamo di fronte a rapporti
di ordine puramente sommativo, il cui risultato sia in funzione esclusiva o principale dellespe|rienza passata.
Questi sono casi rari, non il tipo ordinario dei fatti psichici. Tali casi si possono verificare in condizioni di
estrema fatica, di brusca interruzione del pensiero, o nella presentazione artificiale di oggetti in laboratorio,
quando, a scopo sperimentale, si d la consegna (Aufgabe) precisa di osservare nei suoi pezzi un dato
materiale. Ma anche in questi casi accade di avvertire la tendenza spontanea della mente a considerare
loggetto da un punto di vista totalitario.
Di solito, nella vita reale, il dato (das Gegebene), si presenta sempre, sia pur in gradi var, come
strutturale (gestaltet); esso ha immediatamente il carattere di totalit, pi o meno definito, e presenta processi
totali con propriet totali, tendenze totali, caratteristiche e determinazioni totali delle parti. I cosiddetti
PEZZI appaiono, quasi sempre, come PARTI di processi totali, i quali sono dati immediatamente nel
proprio contenuto, e anteriormente alle parti nella loro origine.
Su questo punto la G.th. differisce profondamente anche dalla teoria della G.qualitt di von Ehrenfels
e dagli sviluppi della Scuola di Graz, sia quanto allambito, sia quanto alla natura degli oggetti.
Quando esaminiamo la posizione di von Ehrenfels, dice il Wertheimer, noi restiamo colpiti da due
fatti curiosi e contrastanti: prima, dal suo coraggio ammirabile nel proporre e difendere la nuova idea della
Gestalt, poi dal carattere prettamente sommativo che ha conservato la sua teoria. Strettamente interpretata
la sua posizione si riduce a questo: suono una melodia a me familiare, che consti di sei note, e la trasporto in
unaltra tonalit; si sa che, malgrado il cambiamento di tono e quindi limpiego di sei note nuove, io
riconosco la melodia come identica. C quindi nella melodia qualcosa di pi della somma algebrica di 6
suoni, una settima cosa che la Gestaltqualitt. questo settimo fattore o elemento che ci permette di
riconoscere la melodia, malgrado lavvenuta trasposizione; ed qualcosa che si fonda sui suoni che sono
dati. Il principio dellassociazionismo, quindi, viene al pi ristretto, non soppresso o superato (E, 46).|
In continuazione dellidea primitiva, il von Ehrenfels ha spiegato che nella melodia si dnno, oltre i
sei suoni, gli intervalli fra i medesimi, che sono dei rapporti o relazioni. Nel trasporto di tonalit, i suoni
fisicamente sono cambiati, ma i rapporti sono rimasti costanti: essendo la Gestaltqualitt una apprensione di
suoni in determinati rapporti, si comprende come possa rimanere percettivamente identica nella
trasposizione, poich si cambia solo il materiale, non la struttura.
A questo il Wertheimer si accontenta di osservare che in certi casi si ha lapprensione della melodia
originale anche con alterazioni notevoli di questi rapporti. Secondo il Khler il primo criterio di von E.,
bench sia necessario, in s insufficiente a caratterizzare le forme percettuali, poich per il loro sorgere non
basta che lelemento dello stimolo entri a far parte di un sistema fenomenale (o fisiologico), ma si richiede
inoltre che gli elementi [o parti del sistema] siano capaci dinfluenzarsi luna con laltra, reciprocamente. La
Gestalttheorie spiega, come si vedr, il sorgere delle forme fenomenali come un processo di tendenza
allequilibrio (principio dellisomorfismo). Quanto poi al secondo criterio, la trasportabilit, secondo il K.
esso certamente caratteristico delle Gestalten, ma esige troppo: vi sono esempi autentici di Gestalten
le quali tuttavia non sono suscettibili di essere trasportate; il criterio quindi sufficiente, ma non necessario,
e dimostra lindipendenza che hanno alcune Gestalten dalle parti in esse contenute (A, 36-37). Non sono
certamente tali p. e. le Gestalten biologiche. Dei due criter proposti dal von E. adunque, luno dice troppo,
laltro troppo poco, poich vi manca ancora il principio della spiegazione funzionale.
3) Lipotesi della produzione
Si visto sopra che il Meinong con la scuola di Graz, per liberare la costruzione di v. Ehrenfels dai
labirinti nei quali si era impaniata, concep i contenuti formali di qualsiasi ordine quali contenuti
puramente ideali ed escogit la Vorstellungsproduktion, per la quale al Grundlage amor|fo dei
contenuti sensoriali (le 6 note di un tema melodico) saggiunge ex novo la melodia nella sua struttura
unitaria.
Per la Gestalttheorie questa soluzione costituisce, invece di un progresso, una deviazione della prima
intuizione del problema, fatta dal v. Ehrenfels: si ritornava senzaltro alle posizioni lotziane.
La scuola di Graz ebbe un infaticabile ricercatore ed un abile teorico e polemista in Vittorio
Benussi
2
: la sua posizione, fondata su di un ricco materiale sperimentale quella che, al di fuori della cerchia
del Wertheimer, ha riscosso maggiori consensi. Il Benussi si proponeva anche di superare le difficolt ed i
dissensi che erano sorti nella stessa scuola del Meinong. Egli non accett, cos comera, la teoria della
produzione; ritenne per la distinzione dei due ordini di rappresentazioni; solo che alla terminologia
primitiva ne sostitu una nuova, denominando rappresentazioni di origine sensoriale le rappresentazioni
elementari e rappresentazioni di origine asensoriale le rappresentazioni prodotte. Egli vi fu condotto da
uno studio personale sopra le percezioni inadeguate, le illusioni. Lillusione per il Benussi, come per i
Gestaltisti, ha la sua ragione nella tendenza che abbiamo di afferrare loggetto come un tutto, e questo
tanto vero che quando si riesce, con speciali artifiz, a percepire isolatamente le parti delloggetto, lillusione
(p. e. di Mller-Lyer o di Poggendorf) scompare. Da ci si ricava che per un gruppo costante di elementi il
rendimento percettivo pu non essere costante. Esso varia in forza di particolari atteggiamenti che il soggetto
assume, sia spontaneamente e inconsapevolmente, sia anche intenzionalmente e consapevolmente, di fronte
alloggetto da percepire. Gli stimoli sensoriali non determinano quindi univocamente laspetto delloggetto
percepito. Benussi indic questo fenomeno come plurivocit (Mehrdeutigkeit) formale; esso caratteristico
di quegli oggetti particolari che sono le forme.|
Ma si hanno fenomeni di percezione inadeguata, cio illusioni, anche rispetto ai contenuti inferiori,
come i colori: basti ricordare il vasto campo sperimentale delle fusioni cromatiche fra i colori
complementari, e quello opposto dellinduzione antagonista. Mettendo in movimento un disco diviso in tre
settori anulari di cui quello centrale sia bianco e gli altri due uno nero ed uno verde, si ha che il disco centrale
appare leggermente rosso (colore complementare del verde); mentre se si fa ruotare un disco diviso in due
settori di cui uno sia bianco e laltro nero, si ha per risultante un colore grigio intermedio.
importante rilevare che nel caso dellinduzione cromatica il rendimento percettivo ordinario
(lillusione) costante, cio soggetto alle variazioni constatate per le illusioni ottico-geometriche, le quali,
come si visto, possono variare in forza di particolari attitudini di coscienza.
Benussi distinse perci due tipi di inadeguatezza percettiva:
a) Linadeguatezza percettiva di origine sensoriale (come quella dovuta allinduzione cromatica). Essa
rimane costante, quando sono costanti le condizioni degli organi sensoriali interessati; perci essa si pu
considerare dovuta a fenomeni di ordine fisiologico realizzantisi in quegli organi sensoriali periferici.
b) Linadeguatezza percettiva di origine asensoriale (come quella delle illusioni ottico-geometriche). Essa
varia, pur restando costanti gli stimoli sensoriali periferici (la plurivocit); perci si arguisce che essa non
devessere dovuta al puro meccanismo degli organi sensoriali periferici. Benussi si limit a qualificare questi
altri fattori come asensoriali, dato che finora non si potuto precisarli in modo pi determinato.
Ma, prosegue B., questa distinzione pu essere estesa a tutte le nostre percezioni e cio alle
percezioni adeguate. Anche le percezioni di forma devono considerarsi come percezioni di origine
sensoriale: anchesse possono essere viste diversamente, secondo i var atteggiamenti di coscienza assunti|
dai soggetti, e (quindi) secondo i var collegamenti che possono costituirsi fra gli elementi del complesso.
Con questa sua dottrina il Benussi, forse senza saperlo, faceva progredire di un nuovo passo dopo
quelli del v. Ehrenfels e del Meinong linterpretazione aristotelica, inaugurata dal Brentano.
Il Koffka prese in particolare esame gli argomenti avanzati da Benussi in difesa della sua teoria sulle
percezioni inadeguate che doveva sostituire la teoria primitiva della produzione.
Secondo Benussi si d il fatto che in alcuni casi di illusioni, usando particolari artifiz, noi possiamo
correggere la illusione. Pertanto lo stimolo, cio il materiale sensoriale (Empfindungsmaterial), pu rimanere
costante ed avere noi percezioni diverse. Il Koffka osserva che il Benussi non pu offrire alcuna prova di
questasserzione in base allosservazione diretta, poich questo esigerebbe che tanto le Gestalten come i
contenuti sensoriali fossero presenti simultaneamente allintrospezione ci che il Benussi non ammette
3
.
Lipotesi della costanza dei contenuti sensoriali, che caratteristica della posizione
associazionistica, conservata dal Benussi senza prova alcuna, come un semplice postulato. Ma la
Gestalttheorie come si vedr ne ha fatto giustizia per sempre.
Altro importante principio del Benussi era che le Gestalten non hanno uno stimolo: esse sono
reizlos. La questione per se vi siano o no stimoli esteriori per certi processi nel nostro organismo assai
pi complessa di quanto il Benussi non credesse. Essa non pu esser decisa solo in base ad un esame fisico
degli oggetti; ma lo stimolo va esaminato nella particolare relazione che ha verso lorganismo. Tale esame
rivela chiaramente che vi sono stimoli (anche) per le forme. La posizione del Benussi suppone una
concezione meccanicista della realt fisica: essa non conterrebbe che aggregamenti di sommazione (Und-
Verbindungen), e che la percezione della Gestalt| sia alcunch di sopraggiunto allo stimolo, qualcosa di
prodotto appunto. Ma questa posizione arbitraria, osserva il Koffka. Lasciamo pure per ora da parte il
problema se il mondo fisico si riduca ad aggregati amorfi o piuttosto si presenti come strutturato (forme
fisiche). Tra le forme di percezione ed il mondo fisico vi sono i processi del sistema nervoso centrale, che
possono benissimo essere interpretati come il correlato dellapparire delle forme. Del resto questo
correlato stato riconosciuto dallo stesso Benussi, solo che egli ha declinato di indagarne pi intimamente la
natura. I fautori della Gth., invece, hanno pensato di andar pi oltre e hanno avanzato lidea che questi stessi
processi non vanno considerati come sommazioni di eccitazioni isolate, ma come processi totali organizzati:
a questo modo le Gestalten non appaiono come fenomeni bizzarri, sorti dal nulla. Al termine di creazione
o produzione delle Gestalten, va sostituito quello di esperienza delle Gestalten, che poi aderente a quanto ci
noto nella riflessione o coscienza che abbiamo di questi atti
4
.
La G.theorie pertanto, come oggi si presenta, comprende due parti, che vanno ben distinte: luna
descrittiva, cio analitica, laltra funzionale, cio sintetica ed interpretativa. La prima abbraccia una ricca
messe di osservazioni nuove, per le quali il principio di von Ehrenfels ha raggiunto una formulazione
definitiva e radicale. Lesperienza, cio, di solito presenta dei tutti organizzati, le cui parti si trovano
coordinate secondo un sistema gerarchico attorno ad un punto centrale. Tali strutture sono immediate non
meno delle loro parti e spesso il tutto| appreso prima di qualsiasi cosa riguardante le sue parti.
Questasserzione, che fondamentale fra tutte nella Gth., non avanzata come il frutto di preconcetti
aprioristici, ma come la conclusione di esperienze le pi varie che hanno il pi rigoroso carattere scientifico:
von Ehrenfels rimase irretito nellAssociazionismo, perch la sua conclusione si appoggi sui soli dati
dellesperienza volgare. La formula, ed il problema fondamentale della Gestalttheorie, pu esprimersi
secondo il Wertheimer nei termini seguenti: Si dnno dei tutti strutturali, il comportamento dei quali non
determinato da quello dei loro elementi individuali, come pezzi isolati, ma ove invece i processi parziali sono
essi stessi determinati dalle leggi strutturali interne del tutto
5
.
Nella seconda parte, che corrisponde anche ad un secondo periodo di sviluppo della teoria, si
affronta il problema delle radici ultime di queste strutture. E poich la prima strettamente scientifica, la
seconda interpretativa e teorica, esse possono andar disgiunte; i fatti hanno un valore per s, ma
linterpretazione pu esser soggetta a discussione. Per questo lo studio della G.th. ci apparso del pi alto
interesse teorico e non un puro terminismo o scientismo da relegare, come i filosofi fanno di frequente, fra le
aberrazioni degli uomini positivi.

2. Le leggi dellorganizzazione (Wertheimer)
Presentiamo sopra uno sfondo omogeneo una serie di punti discontinui. Sta il fatto che, di fronte a
questo dato di esperienza, non ci comportiamo in un modo indifferente; non una qualche somma di punti
di fronte a noi, ma un conte|nuto che si presenta come figurato6. Quei punti, cio, tendono, entro certi
limiti, ad articolarsi in forme spontanee e naturali, rispetto alle quali ogni altra combinazione che si voglia
ottenere appare instabile e difficile a mantenersi. Consideriamo, p. es., un complesso di macchie nere ed
irregolari disposte in un certo modo. Nella fig. 1 facile vedere due gruppi di macchie, e ciascun gruppo
possiede una sua unit percettiva. Le macchie che appartengono ad un gruppo, non si uniscono, malgrado la
loro somiglianza, allaltro gruppo. Se osserviamo la figura senzalcuna idea preconcetta, si ha che
immediatamente simpone una segregazione ben definita delle parti: molte altre combinazioni saranno
logicamente possibili, ma altra cosa vedere, altra pensare. Ci che noi vediamo, nel caso, sono i due gruppi,
i quali continuano ad imporsi anche se le macchie mutino di colore, purch restino inalterati i rapporti
spaziali.
Si osservi la combinazione di punti come .:. ; vi si pu vedere tanto lindicazione delle quattro
braccia di una croce quanto i quattro angoli di un romboide. Pi tipica in questo senso la figura di Sanford
(fig. 2) la quale presenta la possibilit di modi diversi simmetrici di aggruppamento di circoli, secondo tutte
le direzioni dello spazio. Rientrano in questo genere di fenomeni le caricature, i profili, gli schizzi, nei quali,
con poche linee in apparenza frammentarie, si mettono in rilievo una personalit, un carattere.|
Si pu andar oltre e dire che queste combinazioni o divisioni figurali seguono delle leggi definite? Il
problema stato risolto dal Wertheimer appunto con un metodo che ciascuno pu ripetere per suo conto (B,
303 e segg.).
I. Su di uno sfondo bianco omogeneo si presenti una serie di punti, che siano separati alternativamente con
intervalli di mm. 3 e 12 come nella fig. 3.
Normalmente la serie vista secondo le combinazioni ab/cd, ecc., e non a/bc/d...; questultima
combinazione tanto innaturale che molti non riescono a realizzarla, neppure con gli sforzi pi energici
dellattenzione. Il Wertheimer illustr il fenomeno variando sia le direzioni nelle disposizioni dei punti,
come il numero dei medesimi e trov sempre lidentico risultato (fig. 4). C di pi.
Aumentando il numero di punti, le combinazioni diventano sempre pi immediate e definite; se fosse
vero il principio dellAssociazione, il numero maggiore di punti implicherebbe uno sforzo associativo
maggiore; la realt invece tutta al contrario. Cos p. e. se nella fig. 5 io posso vedere tanto una croce come
un rombo, nella fig. 6 queste ambiguit scompaiono.|
Raccogliendo il significato di questosservazione possiamo dire: la forma di aggruppamento che implica il
pi piccolo intervallo quella pi naturale; cio il fenomeno retto da ci che possiamo chiamare fattore
della vicinanza. Esso pu esser verificato anche nel campo auditivo, usando (in modo simile al campo ottico)
della lunghezza delle pause.
II. La vicinanza non per lunico fattore di aggruppamento. Si presentino ad eguale distanza fra di loro
una certa quantit di punti, i quali per differiscono o nella forma o nel colore; in questo caso il fattore della
vicinanza inesistente, mentre entra in azione uno nuovo, quello della somiglianza o della buona Forma;
come si vede nella fig. 7. Anche per questo fattore c corrispondenza nel campo auditivo (Wertheimer, M.,
B, 311). La somiglianza nel cangiamento (fig. 8) d luogo ad una forma originale di sintesi che si
potrebbe chiamare anchessa una trasportabilit visuale.
III. Quando questi due fattori, la vicinanza e la somiglianza, sono trovati insieme, allora possono tanto
cooperare come opporsi in modo alterno; nella fig. 9, si oppongono in modo alterno; nella fig. 10
contribuiscono luna e laltra allidentico fine che laccentuazione della verticalit.|
IV. Sia presentata la serie di punti della fig. 11. Quindi senza che il soggetto se laspetti, ma sotto i suoi
occhi, facciamo un leggero spostamento a tutto un gruppo insieme: come abc o def: il soggetto vede questo
spostamento al tutto naturale. Se invece spostiamo punti di gruppi diversi come c d e, il soggetto accusa
disagio e non sorienta pi. Il Wertheimer chiam il primo cangiamento pro-strutturale, il secondo contra-
strutturale, a seconda che il destino comune, cio lo spostamento, al quale questi punti sono stati assoggettati,
o non conforme al loro modo naturale di raggrupparsi. (Fattore del destino uniforme o del destino
comune).
V. Il Wertheimer escogit unaltra combinazione curiosa. A partire dalla prima serie di punti nella fig. 3 gli
intervalli sono rispettivamente di mm. 2 e 20, come sopra; mantenendo costante la somma dellintervallo, fra
i punti di due serie, si variino gradualmente le distanze fra le due serie. Si avr allora che i punti estremi,
restando immutati glinterni delle due serie, si spostano verso una zona centrale e le figure iniziali
progressivamente scompaiono.
Graficamente le cose si possono esprimere a questo modo:
Se si presentano queste sette serie separatamente, si possono avere tre comportamenti percettivi ben
differenziati, di cui due dominanti e cio la serie A con a b e c d e la serie G con a bc d, ed una intermedia
cio la serie D (S1 = 11, S2 = 11) uniforme ed insignificante.
Le serie rimanenti, di carattere intermedio, possono esser viste secondo la direzione percettiva
suggerita dalla costellazione a cui appartengono.
Concludendo, si pu dire che nelle serie A e G la forma pi netta, nelle altre meno; o per usare la
terminologia, divenuta classica, del Wertheimer nelle une essa pi pregnante, nelle altre lo meno. In
altre parole: le serie presen|tano gradi diversi di pregnanza (Prgnanzstufen) cio di accentuazione della
struttura.
VI. Riprendiamo lesperimento precedente, operando le variazioni da A a G sotto gli occhi
dellosservatore. Si potr constatare che lordine di presentazione, quando fatto nel senso di A verso G o
nel senso di G verso A, non ha in tutte le serie lo stesso effetto. Difatti, mentre le serie estreme restano
inalterate, cio ab, cd, ..., a bc d, le serie intermedie subiscono lattrazione della direzione iniziale e cos la
serie C quando segue ad A e B percepita pi simile (vicina) ad A, ci che non avviene quando segue a G,
F, E. Questo significa che la posizione percettiva della serie non qualcosa di assoluto, ma in funzione del
posto che occupa nella sequenza (fattore della posizione oggettiva o Einstellung).
VII. Che la prossimit o contiguit spaziale non sia un fattore decisivo di organizzazione dimostrato dalle
combinazioni di figg. 12 e 13. Oggettiva-mente, i punti di B sono pi vicini ad A e C, di quello che sono i
punti di A e C fra loro: tuttavia noi non percepiamo la combinazione AB/C o BC/A, ma AC/B cio una linea
orizzontale ad una verticale nel mezzo.| Si ottiene lidentico effetto se ai punti si sostituiscono delle linee.
questo il fattore della direzione o della buona forma o anche del complemento
7
.
Il Wertheimer ne determin ancor meglio la portata usando delle figure chiuse (figg. 14-15-16); in esse si
vede che alcune linee hanno unintrinseca necessit a chiudere in un dato modo una figura e non in un altro.
Dati abcd, ab/cd costituiscono due unit in s rinchiuse, ed questaggruppamento che percepito, non
ac/bd, questo fenomeno rivela il fattore di chiusura (Geschlossenheit)
8
.
Nelle figure 17-18 ha importanza notevole il fattore posizione; nella fig. 17 i due esagoni che
hanno un minimum di area in comune in posizione obliqua sono percepiti distinta|mente; nella fig. 18, nella
quale coincidono parzialmente alle estremit in posizione rettilinea, non si vede che un esagono unito con
una piccola losanga al centro. Pi dimostrativa in questo senso la serie di fig. 19-21, dalla quale si rileva
che| non qualsiasi addizione rende impossibile la percezione della figura originale, ma allora soltanto che il
risultato di completare certi buoni sussidiar: la figura fondamentale mentre resiste nelle combinazioni
di fig. 20, scompare nella combinazione di fig. 21. Il Khler ha dato diverse variazioni sperimentali al
principio, di cui d un esempio (fig. 22-23). Chiamando O la figura fondamentale, P le addizioni pro-
strutturali e C le addizioni contra-strutturali, OP diverso da OC. Nella composizione del Khler si fa
evidente che la qualit, non la quantit delle aggiunte, che assorbe un certo contenuto.
VIII. Ultimo fattore enumerato dal Wertheimer lesperienza passata (e lassociazione). Essa ha
unimportanza indiscutibile in molte percezioni, ma non va sopravalutata a danno dei fattori precedenti,
poich nella concorrenza vincono sempre i fattori di forma, come si pu osservare nella fig. 24 che una
semplice combinazione di W ed M, come si pu osservare con un lieve spostamento nella fig. 25.|

* * *

Questa prima serie di ricerche costituisce una semplice introduzione, di notevole trasparenza sperimentale e
concettuale, allelaborazione sistematica della teoria.
La concludiamo con il mettere in evidenza linadeguatezza della psicologia elementarista a
riguardo del problema classico della psicofisiologia, quello della soglia percettiva. Il fisiologo Ernesto
Enrico Weber formul, per primo, nellambito dei fatti psichici, la legge che fu poi perfezionata con lausilio
matematico dal Fechner, secondo la quale noi non percepiamo le differenze assolute delle cose ma quelle
proporzionali. Ne segue che mentre il valore dello stimolo pu crescere in modo continuo, la sensazione
cresce in modo discontinuo. Seguendo lo Herbart, si chiamato soglia (Schwelle) il limite in cui uno
stimolo capace di rendersi presente alla coscienza, cosicch si ha che la sensazione cresce secondo una
progressione aritmetica quando lo stimolo cresce invece secondo una progressione geometrica. Il Fechner
enunci la legge logaritmica: lintensit della sensazione uguale al logaritmo dello stimolo
corrispondente. A parte la controversia che suscit la formula matematica con la quale il Fechner volle
enunziare questo fatto, il fatto come tale resta ed sufficiente, anche preso in generale, a mettere in
imbarazzo la psicologia associazionista. Essa deve ammettere una corrispondenza rigorosa ed univoca fra
stimolo e sensazione, cosicch ad un certo stimolo deve corrispondere di necessit una certa sensazione
e deve perci interpretare la legge Weber-Fechner nel senso che, quando due stimoli sono sufficientemente
differenti, tali saranno anche le corrispondenti sensazioni. Gli scarti che di fatto si verificano nella
corrispondenza fra stimolo e sensazione erano attribuiti allinflusso di funzioni superiori (giudiz, illusioni,
attenzioni), ci che un semplice uscir di questione. La concezione associazionista porta in s unassurdit
evidente. Si diano tre gradi dello stimolo e1, e2, e3 a cui corrispondano| le tre sensazioni s1, s2, s3.
Dallesperienza sappiamo che s1 e s2 non si distinguono, n s2 e s3, ma solo s1 e s3. Si ha allora s1 = s2, s2
= s3, ci che porterebbe a dire che s1 = s3, ma lesperienza ce lo vieta: dunque il principio associazionista
non regge neppure in psicofisica.
Alla considerazione elementare, i Gestaltisti sostituiscono una considerazione globale di
costellazioni di stimoli, a cui corrispondono reazioni psichiche globali nella forma (e1 + e2) = P (omogenea),
(e2 + e3) = P (omogenea) e (e1 + e3) = P (eterogenea). In questa posizione s2, dal punto di vista psichico,
ha una diversa funzione in P e P, essendo diverse le condizioni totali del campo e non v alcun pericolo
dincappare nellidentit, smentita dai fatti, di s1 = s3
9
.
3. Figura e sfondo (Rubin)
Il Wertheimer alla fine dello studio, che stato ora riassunto, si era occupato sotto il n. IX delle
condizioni generali dellapparire di oggetti, i quali vengano a trovarsi sopra un campo visuale. Egli osservava
che quando un oggetto viene a trovarsi sopra un campo omogeneo ci che assai raro nellesperienza
ordinaria si esige in esso un notevole grado di differenziamento, affinch possa essere percepito. Il campo
perfettamente omogeneo appare come un campo totale (Ganzfeld) che si oppone tenacemente alla
suddivisione, disintegrazione, ecc.; mentre loggetto, nettamente differenziato appare come figura. Il
fenomeno diventa pi evidente con figure che siano colorate diversamente dal campo che serve da sfondo: la
figura non fa corpo con lo sfondo, ma si stacca da esso, in modo che lo sfondo non pare sia interrotto dalla
figura soprastante, ma che invece si continui al di sotto di essa.
Tutti gli esemp che hanno portato alla formulazione delle| 8 leggi suppongono che il carattere della
figura percepita dipendente dal carattere del campo sottostante; e si pu avere che la direzione dinfluenza
percettiva non si esercita solo dallo sfondo sulla figura, ma anche dalla figura sullo sfondo cosicch si
stabilisce tra campo e figura una condizione di equilibrio reciproco (legge della segregazione [Gliederung]
del campo).
I Gestaltisti trovarono una conferma di questa legge di segregazione del campo in una serie di
ricerche, condotte dallo psicologo danese E. Rubin nel laboratorio di G. E. Mller a Gottinga e pubblicate la
prima volta in danese nel 1913, nelle quali le relazioni fra figura e fondo furono determinate con genialit di
tecnica e particolare acume dinterpretazione
10
.
Del resto, anche nella vita ordinaria, si pu rilevare che gli oggetti non sono percepiti che in relazione ad un
certo sfondo; tale la condizione di ogni fatto umano sia che lo si guardi dallinterno, come dallesterno: non
si pu p. e. spiegare Napoleone senza la rivoluzione francese, n la guerra attuale senza il trattato di
Versailles.
Lo sfondo costituisce quindi una condizione indispensabile per loggettivazione in generale: da esso
gli oggetti hanno la possibilit di emergere come cose. Il Rubin precisa meglio la funzione psichica dello
sfondo. La Rivoluzione francese rispetto al sorgere dellastro napoleonico, presenta il significato generale di
sfondo, lHintergrund: esso non ha una funzione specifica nel fatto percettivo; lo possiamo quindi lasciar
da parte perch non ha interesse per la nostra ricerca.
Lo sfondo percettivo non va neppure confuso con lambiente esteriore, lUmgebung, cio con quanto si
trova nella vicinanza delloggetto, e neppure con lattitudine psichica (di attesa) del soggetto (Standpunkt des
Subjekts). Il Grund percettivo un tale sfondo, nel quale, a differenza dellHinter-grund, non si ha differenza
di profondit fra sfondo e figu|ra. Lesempio tipico quello di una macchia nera su sfondo bianco o
viceversa (fig. 26). Vi si pu vedere una figura bianca sopra uno sfondo nero, come anche uninterruzione di
una superficie nera. Se la si guarda con altra attitudine mentale pu esser vista come una carta geografica che
mostra tanto unisola, come un lago. Quando, come in questi esempi di figure senza senso, lo sfondo
obbligato (bianco o nero), si ha da fare con combinazioni irreversibili.
Usando di speciali artifiz, si danno altri casi nei quali si pu avere la inversione: ci che prima era
apparso come sfondo, pu diventare figura e viceversa: sono le combinazioni reversibili o figure ambigue.
Gli esempi portati dal Rubin sono diventati classici in ogni discussione intorno alla Gestalttheorie.|
Di fronte alla fig. 27 ordinariamente la prima impressione quella di una cppa o anfora bianca su di
uno sfondo nero; ma seguiamo con locchio i bordi, cio il profilo della coppa: si avr ad un certo
momento la percezione subitanea di due volti in profilo posti di fronte, mentre la coppa sar scomparsa e la
zona bianca ridotta a sfondo. Non si pu quindi affermare in modo assoluto, concludeva il Rubin, che lo
sfondo sia amorfo.
Casi di questo genere sono i problemi figurati dei giornaletti dei bambini di cercare la lepre, il
cane, ecc.; nella fig. 28 il pastorello ha perso la capra, che gli ben vicina! Le linee di queste configurazioni
prima si mescolano con lo sfondo, ma ad un certo punto alcune di esse prendono un risalto particolare ed
emergono sullo sfondo a formare la figura cercata. Altre forme di opposizione fra figura e sfondo si
ottengono usando ripetizioni di motivi ornamentali (fig. 29), od altre combinazioni complementari, come si
ha nella croce greca dello stesso Rubin (fig. 30) e nella modifica|zione che ne ha fatto il Khler (fig. 31). Nel
primo esempio il motivo di color nero che di solito emerge per primo come figura, pu in un secondo tempo
soprattutto se si rovescia la figura esser veduto come sfondo e lasciar emergere come figura lo spazio
bianco che presenta delle ampie coppe.
Le due situazioni si ripetono anche per le croci del Rubin e del Khler; nella prima i tratti dei cerchi
dello sfondo possono formare le braccia di una croce; nella seconda, alla percezione di una croce di S.
Andrea, pu succedere la visione netta di una croce greca. Bellesempio di reversibilit pura, senza
linversione di figura e sfondo, dato dalla fig. 32, ove pu apparire tanto un anatroccolo, come un coniglio;
cos anche la 32 ove si pu ve-dere tanto una donna giovane come una vecchia.|
Altro esempio ben noto di figure reversibili la scala di Schrder (fig. 33): secondo che la si osservi,
la scala pu presentare alternativamente i gradini tanto in posizione diritta da destra a sinistra, come in
posizione rovesciata da sinistra a destra.
Figure geometriche come la fig. 34 e la fig. 35 possono parimenti esser considerate reversibili. Nella
prima, alla percezione di una stella chiusa da un esagono, pu succedere la visione di tre cubi interni
allesagono di cui uno posto in alto, e gli altri due in basso. La figura seconda, che il tracciato lineare del
cubo, pu presentare il cubo in rilievo secondo due direzioni diverse, rivolto in basso o rivolto in alto. Il
fenomeno si verifica anche per i cubi rinchiusi nellesagono, solo che in questo caso si ha un effetto pi
spiccato, e cio i cubi possono apparire alternativamente in alto-o bassorilievo. Di questo fenomeno si dir
pi oltre a proposito della percezione di profondit.
Le caratteristiche fenomenali che oppongono figura e sfondo sono, secondo il Rubin, le seguenti:|
1) Il campo pi grande funziona da sfondo, quello pi piccolo da figura.
2) Il campo interno dirama linee (di forza) verso lesterno e si consolida come figura, mentre il campo
esterno manda linee verso linterno e si consolida come sfondo
11
.
3) La figura ha un contorno o profilo (Kontur), lo sfondo non lo ha: il fenomeno evidente nelle
combinazioni ambigue, con senso (fig. 27) o senza senso (fig. 36), quando si verifica linversione di figura e
sfondo.
Il R. verific meglio questa legge, con la fig. 37, nella quale evidente la dipendenza fra la qualit del
profilo o contorno e larea a cui appartiene: la linea di profilo appare convessa se fa parte dellarea nera,
concava se fa parte della bianca. nel profilo o Kontur quindi che vanno localizzate le forze che
determinano quale delle due parti del campo ha da essere la figura, quale lo sfondo.
4) Dalle stesse combinazioni ambigue risulta che la figura ottiene, rispetto allo sfondo, una specie di pseudo-
rilievo: nella croce della fig. 30 il rilievo tanto evidente che gli archi di cerchio sono visti continuarsi sotto
la croce come cerchi completi.
5) La figura appare pi elaborata, non come unentit separata, ma come determinata dalla superficie a cui
appartiene. Ha la propriet di esser pi penetrante (Eindringlichkeit) dello sfondo, e questo, aggiunge il
Rubin, perch la forma ha maggior importanza per la conoscenza della realt (96).
Il Rubin riassumeva con questi concetti lopposizione di figura e sfondo. Quando due campi si
delimitano lun laltro e luno percepito come figura, laltro come sfondo, allora ci che oggetto
dellintuizione immediata si rivela cos contrassegnato come se dal contorno generale del campo uscisse una|
efficacia formativa, la quale in un grado qualsiasi pi o meno alto pu valere solo in un campo o solo
nellaltro
12
. Egli localizz le forze formative nel contorno che delimita figura e sfondo ed osserv che il
contorno non opera in tutti e due i sensi, ma che il suo influsso si dirige sempre sulla figura inclusa e non su
quella includente. Schematicamente: la qualit del contorno dipende da quella della superficie che esso
termina ed a cui appartiene. Nella fig. 37 se il contorno appartiene ad un campo, concavo, se allaltro,
convesso.
I risultati delle ricerche del Rubin furono confermati dallimpiego di metodi originali dei Gestaltisti e
di particolare interesse sono, fra le altre, alcune esperienze del Koffka, le quali mostrano che leffetto del
contrasto cromatico dipende dalla| natura delle figure che sono viste nelle parti contrastanti del campo. La
fig. 38 mostra un quadrilatero diviso in una zona verde ed in una zona rossa, aventi nel mezzo un anello
grigio. Se con un filo sospeso verticalmente, divido lanello in due parti, ciascuna di esse subisce il contrasto
del colore dello sfondo ed appare del colore complementare; appena levo il filo e la figura riprende la sua
unit, lanello parimenti riprende il suo color grigio.
Quanto si dice intorno allopposizione e solidariet fra figura e sfondo, vale per le osservazioni che si
fanno in condizioni normali dilluminazione. Se invece, come ha sperimentato il Galli, un oggetto di piccole
dimensioni, applicato su di uno sfondo neutro, osservato con illuminazione ridotta (luce crepuscolare), si
constata una specie di identificazione fra oggetto e sfondo, quando losservazione sia fatta in visione diretta;
guardato invece in queste stesse condizioni, ma in visione indiretta, loggetto riprende i suoi caratteri
13
.
Alcuni psicologi hanno cercato di spiegare il fatto ricorrendo alle funzioni specifiche dei coni e dei
bastoncelli. Ma i dati fisiologici, se possono spiegare in linea generale la differenza fra la visione diurna e
crepuscolare, non spiegano perch nella visione crepuscolare lo sfondo percepito in modo continuo.
Qualcuno, come il Pikler, pens allintervento di unattivit psichica, per la quale si ha invece di una
fusione di dati sensoriali il netto predominio della forma, che come una pregnanza. Il Galli dalle sue
esperienze ricav che, nel caso, si deve pensare ad unintegrazione attiva fatta dal soggetto pi che ad una
pregnanza in senso gestaltista. Ma queste sono interpretazioni ed i fatti restano quelli che sono. Si pu
notare, del resto, che lo studio del Rubin fu fatto nel laboratorio del Mller, e che il Rubin stesso non spos
mai la causa gestaltista.
Ulteriori ricerche mostrarono che il rapporto percettivo di| figura e sfondo, non esclusivo del
campo visivo, ma si verifica anche in altri sensi. Il Galli trov che nel campo tattile si hanno gli stessi
fenomeni descritti per il campo visuale; parimenti il Revesz nei ciechi, le cui ricerche saranno descritte pi
avanti, nella critica alla Gestalttheorie.
Tali effetti non sono meno evidenti nel campo acustico. La nostra vita si svolge assai di rado in
condizioni di assoluto silenzio: i suoni e le voci sono da noi uditi sempre su di uno sfondo di quiete relativa.
C di pi: anche in ambienti di gran rumore, come nelle vie principali delle citt, nelle fabbriche, ciascuno
viene un po alla volta ad adattarsi ed a discriminare facilmente, come figura sopra uno sfondo, alcune serie
di suoni, p. es. la voce di una persona conosciuta, anche se gli altri suoni o rumori sono pi forti.

* * *
Un esame approfondito delle audizioni musicali porterebbe certamente a riconoscere al campo dei
suoni tutte le propriet di figura e sfondo, osservate nel campo ottico e probabilmente in maggiore variet e
ricchezza. Nelle composizioni musicali di solito lo sfondo (della melodia) dato per lo pi dal ritmo, e
questo tanto vero che le persone di orecchio duro o stonate ritengono spesso solo il ritmo il quale, del resto,
percepito anche dagli animali, mentre non si hanno argomenti che percepiscano la melodia
14
.
Altre volte, nelle composizioni pi elaborate polifonia, fuga e sinfonia lo sfondo non dato da
contenuti omogenei, ma da altri temi e melodie, e dalla stessa melodia in altra fase di sviluppo. Larte
dellaccompagnamento termine generico per indicare lo sfondo delle forme musicali consiste infatti nel
saper scegliere quelle combinazioni tematiche e strumentali che danno maggior risalto al tema principale.|
La figura ovvero il carattere formale in musica pu interessare il ritmo, come tale, e ci tanto
nella distribuzione quantitativa esteriore, il tempo (a 6/4, 4/4, 2/4, 3/8, 6/8, ecc.), quanto nel movimento
da imprimere allesecuzione ovvero interpretazione, come: adagio, allegro, allegretto, vivace, presto,
prestissimo, con fuoco, ecc.; a cui corrispondono valori definiti sul metronomo. Il carattere formale dato
anche, ed in senso pi proprio, dalla forma della composizione: Aria, suonata, canone, fuga, suite, walzer,
giga, ciaccona, sinfonia, preludio, intermezzo, marcia, ecc.; del resto, forma di ritmo e forma di
composizione stanno spesso in intimi rapporti, che a volte sono obbligati.
Esempio caratteristico si ha nellAllegretto a 2/4 in la m. della VII sinfonia di Beethoven detta da
Wagner lApoteosi della Danza. LAllegretto ha per sfondo immutato la successione ripetuta allinfinito di
un dattilo e di uno spondeo:





da cui, a poco a poco, escono, come da una prodigiosa sorgente, le pi belle melodie, senza che il ritmo
iniziale scomparisca durante una sola misura.
Altro esempio, non meno sublime la grande Passacaglia in Do m. per organo, di J. S. Bach. Qui
il Leitthema, severo ed incisivo, annunziato nelle prime misure dal pedale scoperto ed ripreso
continuamente dal basso, prima nella identica forma ed a solo, poi, nella seconda parte, combinata con un
Contro-thema ma sempre facilmente individuabile. Nella trascrizione per orchestra, fatta dal Respighi,
leffetto psicologico di figura e sfondo riesce ancor pi evidente in un torrente sempre pi vario di timbri e
suoni: quiescenti, fluttuanti o fuggenti, sopra il tema immutato, come le fughe dei tempi rispetto alla durata
delleternit.
Nella musica moderna suggestivo il noto Bolero di Ravel. Anche qui lo sfondo costituito da un
ritmo che si ripete,| inalterato fino alla fine, con un crescendo continuo dintensit. Su questo sfondo si
snoda svolazzante il motivo della danza: un tema languido ispano-moresco di affascinante nostalgia. Il tema
passa di strumento in strumento; un po alla volta gli strumenti sassociano, il ritmo incalza pi denso e
impetuoso. Linsistenza del tema nelle ultime battute diventa tanto ossessionante che per risolverlo non resta
altra via che luscirne con uno sforzo violento di tutta lorchestra. La soluzione drammatica sembra
accentuare ancor maggiormente leffetto di quel dialogo sonoro dellorchestra che sembrava volesse superare
ogni limite.
Frequentissima in musica anche linversione di figura e sfondo: a questo espediente infatti si
deve la inesauribile ricchezza che alcune forme musicali raggiungono nei grandi Maestri: si pensi alle
Fughe per piano e per organo di J. S. Bach, alle Sinfonie di Beethoven. Un esempio forse pi noto il
celebre Largo dellopera Serse di Hndel, nel quale il tema iniziale, che funge quindi da figura, passa
allaccompagnamento, come sfondo con un effetto quanto mai suggestivo. Un grado di combinazione
formale ancor maggiore si osserva nella conclusione della Ouverture dei Meistersinger di Wagner,
nella quale i quattro temi, che sono stati svolti a parte, vengono suonati insieme. La musica deve a queste
risorse, non meno che alla bellezza dei temi isolati, lefficacia di penetrazione che esercita negli animi, pi di
qualsiasi arte visuale. W. Ehrenstein considera perci la dualit di figura e sfondo come essenziale per la
comprensione della unit di coscienza in quanto la specificit dei campi sensoriali singoli non mai cos
portata al massimo che non si possano avere delle propriet generali di struttura comuni a tutti i campi
15
.
Quanto si dice in questo particolare campo artistico che meriterebbe di essere trattato da mani pi
maestre si| deve dire di ogni contemplazione artistica e dello stesso pensiero in genere. Ogni pensiero ed
intuizione, non che una figura che si stacca su di uno sfondo che la sostiene, ma da cui appunto ha potuto
per la spontaneit della vita spirituale, emergere ed affermarsi.
Lo studio geniale del Rubin, che ha prospettato per la prima volta, in forma scientifica, la dualit percettiva
di figura-sfondo, costituisce in s un contributo decisivo di critica alla nozione tradizionale di elemento
psichico.
Come negli esempi di segregazione del campo percettivo (Gliederung des Wahrnehmungsfeldes)
descritta dal Wertheimer, anche nella coppia figura-sfondo lorganizzazione percettiva presenta delle
propriet strutturali che trascendono quelle degli elementi. Certamente, anche qui, lorganizzazione dipende
dalla costellazione oggettiva degli eccitanti, ma essa vi aggiunge delle propriet, che sono estranee
allorganizzazione, o per le quali essa resta indifferente ad apparire tanto in un modo, come in un altro.
Il dire, come fanno i difensori della Bundle Hypothesis, che larticolazione della figura rispetto al
fondo dovuta alla esperienza, un ricacciare il problema allinfinito e non volerlo riconoscere. Se la dualit
figura-sfondo la condizione essenziale per la possibilit di ogni percezione, essa non pu esser costruita
con lesperienza, ma devesser sempre data, sia pure in gradi diversi di chiarezza. Per questo essa non pu
essere, nella sua primitiva radice, che il risultato diretto della distribuzione dello stimolo, cio va considerata
come una forma di organizzazione spontanea, sorta dalla distribuzione (a mosaico) dello stimolo sullorgano
di senso.
Intorno ai problemi pi generali che possono sorgere da queste considerazioni si dir pi avanti, quando si
esporr il principio delle forme fisiche (Isomorfismo).
4. Il principio della costanza
Nella psicologia tradizionale si ammetteva un rapporto costante fra lo stimolo locale e la reazione
percettiva. In altre| parole, a condizioni esterne costanti deve corrispondere un rendimento percettivo
costante: in materia di percezione: il principio della costanza (Konstanzannahme) non vuol dire altro che
questo. Esso ha costituito per lungo tempo uno dei capisaldi della cosiddetta psicologia scientifica e si
radicato cos profondamente che vi sono rimasti impigliati anche i primi iniziatori del movimento gestaltista,
come von Ehrenfels, il Meinong e lo stesso Benussi
16
.
Eppure bastano alcune considerazioni di semplice buon senso per mostrare linfondatezza e lirrealt.
Osserviamo la struttura di un organo recettivo, p. es. locchio, e chiediamoci se questa struttura pu render
conto del fatto che la percezione di un oggetto. Locchio, si sa, costituito fondamentalmente da due
apparati: il sistema diottrico e lapparato propriamente recettivo. Il primo consiste essenzialmente di un
sistema di mezzi rifrangenti (umore acqueo, cristallino, umore vitreo) che funzionano in sostanza come
ununica lente, biconvessa e convergente. I raggi luminosi dello stimolo attraversano questo sistema e
proseguono fino ad incontrare lapparato recettivo o retina oculare. Questa consiste di una rilevante
molteplicit di elementi, distinti istologicamente in coni e bastoncelli, i quali sono collegati da finissime
ramificazioni di filamenti nervosi che poi si raccolgono in fasc: le fibre, che costituiscono il nervo ottico.
Locchio costituito essenzialmente da questo insieme di apparati recettivi, che sono stimolati dalle
onde luminose. Dunque limmagine visiva complessiva, in base a queste considerazioni, dovrebbe essere
costituita da un numero assai grande di impressioni cromatiche elementari: se riuscissimo ad enumerarle
tutte nelle singole e discrete posizioni che occupano, avremmo la descrizione esatta del fatto percettivo.
In questa concezione, come osserva il Musatti (D, 1) la percezione si svolgerebbe esattamente
come la trasmissione tele|grafica o televisiva di unimmagine: limmagine viene divisa per mezzo di un
reticolo in minutissimi quadratini; poi si determina per ogni singolo quadratino il suo grado di chiarezza e
quindi vengono cos trasmessi per esser poi riprodotti o ricostruiti dallapparato ricevente.
Dunque, e a maggior ragione, sembrerebbe che loggetto complessivo di un atto di percezione visiva,
in un momento dato, possa esser determinato in modo esatto e univoco, elencando le singole impressioni
cromatiche che vengono a costituire nellapparato ricettivo dellocchio il cosiddetto mosaico retinico. La
percezione non dovrebbe consistere in altro che nel divenir coscienti dellimmagine retinica. Fu questa
lillusione ed insieme lo scoglio della psicologia fisiologica della seconda met del secolo scorso.
Essa stata smentita anzitutto dai fatti pi ordinari. Tipico quello della lettura, quale stato messo
in evidenza nelle moderne ricerche tachistoscopiche. noto che locchio umano non ha uneguale efficienza
apprensiva in tutte le parti della superficie sensoriale della retina
17
. Solo una piccola area situata nel centro
(fovea) capace di fornire unimmagine chiara e distinta. Sembrerebbe che questo fosse sufficiente per
assicurare la selezione percettiva, ma non cos. Infatti se si ha lavvertenza di collocare un certo numero di
oggetti semplici si possono usare lettere dalfabeto in modo che la loro posizione cada sulla zona retinica
della visione distinta ed il gruppo esposto per una durata cos breve che il soggetto non abbia tempo di
muovere gli occhi, risulta che la capacit discriminativa ha un ambito molto ristretto. Il soggetto pu rilevare
correttamente da 4 a 5 lettere, e questo soltanto con un impiego intenso di sforzo attenzionale. Questo
numero detto lo span dellapprensio|ne: esso costante, non pu esser esteso con la pratica e le persone
pi intelligenti non lhanno pi ampio di quelle che lo sono di meno.
Se invece le lettere esposte formano una parola, lo span appare notevolmente ampliato. Se dieci
lettere si uniscono a formare una parola, questa letta con molta facilit e si pu arrivare a leggere perfino 4
o 5 parole brevi, un numero cio corrispondente a quello delle lettere isolate ed il numero pu esser
accresciuto secondo le condizioni di et e cultura dei soggetti.
Lindagine tachistoscopica ha mostrato adunque che le parole psicologicamente non derivano
dalle lettere singole, come da elementi da associare insieme, ma che ciascuna costituisce una forma
totale ed appresa come tale, ove noi riconosciamo immediatamente il tutto senza renderci conto
distintamente delle singole lettere che lo compongono; e questo tanto vero che il rilevare una singola lettera
esige una esposizione pi lunga che per la parola intera
18
. Nella lettura pertanto noi non leggiamo associando
una lettera appresso laltra, ma apprendiamo immediatamente la parola come un tutto. Di qui si spiega
perch nella correzione di bozze da stampa, tanto pi facilmente sfuggono gli errori, quanto pi si attende al
senso del testo, per il fatto che la ricerca del senso favorisce i fattori dintegrazione, i quali vengono cos a
sovrapporsi a quelli che possono essere i dati reali (oggettivamente errati).
stato osservato che nella lettura di una pagina di stampato, gli occhi non si muovono
uniformemente lungo la riga, ma che procedono a scatti discontinui ed in modo che i punti fissi dello sguardo
vengono a trovarsi ora al disopra ora al di sotto della riga. Per il fatto che la velocit angolare del movi|mento
dellocchio troppo grande per permettere una chiara visione delloggetto durante il movimento, ne segue
che la lettura ha luogo soltanto nel momento di pausa. In un tempo cos breve lambito di visibilit sarebbe
ben ristretto, ma con lesercizio noi possiamo tanto migliorare la nostra capacit apprensiva delle parole da
riuscire ad afferrare con pochi sguardi il senso di tutto un capoverso.
Il cosiddetto principio della corrispondenza univoca fra stimolo e percezione (costanza) non potrebbe
avere una smentita pi evidente ed insieme di valore pi importante. Passiamo ora ad altri fatti.
Se la percezione visiva di un oggetto fosse direttamente proporzionale allimpressione dellimmagine
retinica, una persona che dista da noi di 2, 4, 8, 16... metri e che produce sulla nostra retina una serie
dimmagini retiniche che stanno fra loro nei rapporti di 1, 1/2, 1/4, 1/8,... dovrebbe anche apparire
rispettivamente secondo quel rapporto di grandezza, cio 1/2, 1/4, 1/8, 1/16... della grandezza reale.
Ma cos non : in realt noi vediamo, entro certi limiti, che quella persona mantiene la medesima
grandezza, sia che si avvicini, sia che sallontani. Malgrado il variare delle condizioni dello stimolo, e quindi
dellimmagine retinica, loggetto rimane per noi pressoch costante nelle sue dimensioni, e cio noi non
sappiamo soltanto che loggetto (realmente) non ha mutato dimensioni, ma altres vediamo come pressoch
costanti le sue dimensioni apparenti.
Altrettanto si dica per la figura
19
. Se noi osserviamo un cerchio disegnato su di un foglio di carta,
posto inizialmente parallelo al piano frontale, noi evidentemente percepiamo un cerchio. Ma se poi il foglio
fatto ruotare lentamente attorno allasse orizzontale situato allaltezza degli occhi, in modo da esser veduto di
scorcio, limmagine retinica determinata da quella figura si trasforma, diventa cio ellittica, con lasse
minore verticale che si fa progressivamente pi piccolo in proporzione diretta col coseno dellangolo che fa
il foglio col piano| frontale. Tuttavia la nostra percezione del cerchio resta pressoch immutata; noi non
abbiamo limpressione che la forma veduta, durante questa manovra si alteri considerevolmente; il cerchio
tende a rimanere per noi un cerchio, e, cio, non soltanto noi sappiamo che il cerchio non ha mutato forma,
ma altres vediamo quella forma approssimativamente identica in ambedue le situazioni. Similmente
osserviamo, ponendoci da un lato, la serie di archi di un viadotto o di un ponte, (del ponte papale sulla valle
di Ariccia, per esempio). Evidentemente gli archi imprimono sulla retina imagini sempre pi piccole secondo
che si allontanano dalla posizione dellocchio dellosservatore: ma losservatore ciononostante vede non
solo li sa tutti gli archi pressoch uguali. noto come i pittori ed incisori sappiano sfruttare questi fatti
abilmente nelle riproduzioni di monumenti o paesaggi. Non meno significativi sono i fatti di costanza per la
luce ed i colori
20
.
Secondo le leggi della vecchia fisiologia bisognerebbe dire che a date variazioni nellintensit
dilluminazione degli oggetti, dovrebbero corrispondere proporzionalmente variazioni in quantit e qualit
dei gradi dilluminazione e dei colori. I fatti per vanno diversamente. Un pezzo di carbone, esposto alla luce
del sole, continua ad apparirci di color nero mentre un foglio di carta bianca, debolmente illuminato in un
ambiente di oscurit, continua ad apparire bianco: eppure il pezzo di carbone esposto al sole, manda al nostro
occhio una quantit maggiore di luce, di quanto faccia il foglio di carta bianca in condizioni dilluminazione
ridotta
21
. Pertanto, mentre variano le condizioni fisiche, il rendimento percettivo resta costante.
Il medesimo fenomeno si verifica per tutti i colori caratteristici degli oggetti. Una foglia dalbero, per
noi, verde fin quando avvertiamo trattarsi di una foglia dalbero; noi sempre la vediamo verde anche
quando, o per la direzione dincidenza dei raggi o per lintensit ridotta dilluminazione, il verde| non pi
giustificabile oggettivamente. Difatti, se, sotto questo grado di illuminazione, si guarda la foglia a traverso il
foro di un cartone, staccandola dal suo ambiente naturale, ci si accorge subito della differenza fra i due verdi.
Del resto per convincersi di questo fatto basta il ricordare la differenza che passa tra le tinte cromatiche di un
paesaggio quando lo si guarda tenendo la persona in posizione normale, di quando lo si guarda, come si
faceva giocando da ragazzi, mettendo la testa fra le gambe. Allora gli oggetti del paesaggio mostrano certi
strani colori intensi e contrastanti, come colori di pastello.
Una riprova di esperienza comune si ha al crepuscolo, quando per la notevole riduzione della luce,
gli oggetti prendono colori nuovi, pi uniformi rispetto a quelli che mostrano durante il giorno. I pittori
moderni sono molto abili nel cogliere le sfumature cromatiche che gli oggetti hanno allaurora od al
tramonto: esse sfuggono invece agli altri, ai quali, dominati dagli interessi pratici, loggetto impone il suo
colore ordinario sopra quello reale.
Le esperienze di laboratorio portarono argomenti decisivi in favore di questa riduzione funzionale
delle qualit di luce e di colore, che il Koffka ha indicata, con il termine di regressione fenomenale (D,
207).
Il primo che, al di fuori e prima del movimento gestaltista, saccorse che il problema della costanza
dei colori va studiato non come un fenomeno astratto di luce e colori isolati, ma in termini della relazione
alla struttura del nostro mondo di oggetti colorati ed articolati nello spazio, fu David Katz. In un lavoro,
dedicato alle modalit di apparizione dei colori
22
, egli proponeva la distinzione di colori voluminosi,
superficiali e filmari: la pi importante la distinzione fra colori di superficie (Oberflchenfarben) e
colori pellicolari o filmari (Flchenfarben). I primi sono i colori di oggetti per un occhio adattato nella
percezione ordinaria, p. es. giallo di banana;| essi non prendono consistenza e realt che quando, per
lintervento dei fattori centrali, sono (visti) inerenti ad un dato oggetto. I secondi sono i colori che non
appartengono ad oggetti, p. es. il color della vlta del cielo, dellimmagine consecutiva, dello spettro solare;
sono i colori vaporosi, allucinator, privi di consistenza, parafrontali ed incapaci di obliquit, i quali
appartengono pi allambito della funzione estetica che a quello della realt
23
. Lesempio migliore di un
colore filmare il colore che visto a traverso uno schermo di riduzione. Il colore non appartiene alla
superficie al di l dello schermo, ma sembra venire in avanti e riempire lo spazio di mezzo, senza tuttavia
presentare allocchio una superficie di resistenza.
Se si diminuisce lintervento dei fattori centrali che fissano il colore delloggetto e ci si attiene alla
sola impressione periferica, abbreviando il tempo di presentazione, si osserva subito una riduzione totale
delle impressioni di colore, le quali passano da uno stato di realt ad uno fantastico e fumoso. questa
vaporosit, o qualcosa di pi vago ancora, che costituisce per il bambino la prima impressione di colore,
prima che esso sia fissato alle cose almeno cos congettura il Katz. Si avrebbe allora che anche le qualit
cromatiche, come le formali, si segregano parallelamente alla classificazione degli oggetti, obbedendo ad
esigenze unitarie.
Il problema del Katz fu ripreso, con orientamento pi definito, dalla Scuola della Gestalt.
significativo un esperimento di Ad. Gelb. In una sala semioscura, un disco di color nero uniforme,
illuminato a luce intensa, fatto girare rapidamente di fronte allosservatore; in queste condizioni, il disco
appare bianco e la sala oscura. Ma se lo sperimentatore prende in mano un pezzo di carta bianca e la pone
accanto e allaltezza del disco rotante, in modo che venga a trovarsi sotto il cono di luce, immediatamente il
disco appare nero e la carta bianca
24
.|
Il P. Gemelli riuscito, con speciali artifiz, ad ottenere che i soggetti percepissero una figurina
colorata in un modo, ad esempio, giallo, se la figura aveva la forma di croce, ed in modo diverso, ad
esempio, azzurro, se la figurina aveva la forma di cerchietto
25
.

* * *

Importanti per la costanza della percezione di luce acromatica, sono le esperienze fatte dal Benary,
dietro suggerimento del Wertheimer
26
.
Su di una superficie bianca sono collocati un triangolo ed una croce nera. Due triangoli rettangoli di
un color grigio eguale, di dimensioni assai pi ridotte delle due prime figure nere, sono in esse disposti in
modo che i cateti di ognuno siano in contatto con una delle figure nere, e le due ipotenuse confinino con lo
sfondo bianco. Si ha cos che il triangolo rettangolo grigio in contatto con la croce nera resta esterno alla
figura della croce, mentre quello in contatto col triangolo nero apparisce interno a questa figura (fig. 39).
Ora, secondo la teoria associazionistica del contrasto, il grado di chiarezza di ogni triangolo
rettangolo grigio dovrebbe essere la risultante dellazione delle due superfic inducenti bianca e nera, con cui
confina il triangolino, e di cui luna tende a farlo apparire pi scuro, laltra pi chiaro. Indicando| con g1, il
triangolino grigio in contatto con la croce nera, e g2 il triangolino grigio inserito nel triangolo nero, g1 che ha
una maggior superficie nera inducente di g2 dovrebbe apparire pi nero: invece lopposto che accade.
Modifichiamo lesperimento come segue. In un angolo della croce nera collochiamo un triangolino
grigio e poi tagliamo tutta la regione della croce cos che resti un triangolo grande, com indicato nella fig.
40. In questo modo, nella figura totale si aggiunge del bianco e si sopprime del nero, si ha cio una maggior
quantit di sfondo bianco di prima. Entro questo triangolo si viene a trovare il triangolino grigio, che per
comodit indichiamo con gt. Ora se noi paragoniamo la chiarezza di questi due grigi, non v dubbio che gt
appare pi chiaro di g2. Anche in questo caso, sebbene la superficie inducente della croce nera sia molto pi
grande del triangolo nero, il triangolo grigio a contatto con il triangolo nero apparisce pi chiaro dellaltro. Il
Benary concludeva che lessenziale per avere leffetto di contrasto dato dalla appartenenza
(Zugehrigkeit) al campo critico, al tutto della figura: g1 veduto come esterno alla croce, g2 veduto
come interno al triangolo. Il collegamento che si ha di g1 con lo sfondo bian-co, e di g2 con il triangolo nero
fa s che il primo tende a schiarirsi, mentre laltro si oscura.
Questi esperimenti, che furono abilmente variati dal Benary, portano alla conclusione che linfluenza
del contrasto sopra una parte del campo (Feldteil), non determinata semplicemente dalla qualit e
quantit nella vicinanza ad altre parti; leffetto percettivo dipende piuttosto dalle relazioni figu|rali che ha la
parte critica con il tutto a cui, dal punto di vista fenomenale, essa appartiene
27
.
Non riescono meno persuasivi, in questa direzione didee, alcuni esperimenti originali di W. Fuchs,
intorno ai fenomeni di induzione cromatica.
In una previa serie di ricerche, riguardanti i fenomeni di trasparenza normale, il F. aveva mostrato
che allora soltanto si pu avere una percezione di due colori, situati nella stessa direzione visuale, quando
ambedue gli oggetti sono visti come due tutti figurali indipendenti. Evidentemente il fenomeno non si
verifica quando i due oggetti coincidono perfettamente sullo stesso piano; si esige perci che una parte di un
oggetto sporga fuori dalla corrispondente parte dellaltro. E si pot osservare che la sporgenza della parte non
serve solo a dare la separazione fra i due oggetti, ma influisce anche sulla qualit di colore della area che si
trova al di sopra. Supponiamo p. es. che uno guardi una croce, fatta da una striscia blu trasparente sopra una
striscia gialla. Ora se, nel guardare a traverso lapertura di uno schermo forato, visibile lintersezione delle
due striscie soltanto, larea sar vista di un colore bianco-grigio. Le cose invece cambiano immediatamente
se ci si porta a lato dello schermo e si osserva per intero la linea blu e la linea gialla, oppure luna e laltra
insieme: allora larea critica assume il colore proprio della figura a cui vista appartenere.
Il Fuchs consolid questa conclusione con una seconda serie di esperimenti, di cui la fig. 41 offre un
saggio. Si dispongono nove dischetti colorati cos da formare un quadrato a questo modo: quattro dischetti
verdi occupano i punti degli angoli, quattro dischetti gialli i punti mediani dei lati ed un| dischetto al centro di
colore intermedio. Questo dischetto si trova in posizione critica: secondo che esso veduto collegato con i
quattro dischetti verdi e formante con essi una specie di X, o che veduto collegato con i quattro dischetti
gialli e formante con essi una figura a croce, esso apparisce rispettivamente di colore molto simile al verde o
molto simile al giallo
28
.
Lesperienza sopra riferita del Koffka (fig. 38), a proposito del contrasto operato dal colore dello sfondo su
quello della figura, non che una variante degli esperimenti del Fuchs e ne conferma la portata.

* * *

Unaltra serie di esperimenti, ideati e condotti a termine da W. Khler, prov che il fenomeno della
costanza una propriet anche di comportamenti percettivi infra-umani. Le esperienze furono eseguite su
scimmie (scimpanz) e pulcini.
Le esperienze misero fuori dogni dubbio che gli scimpanz presentano la costanza delle grandezze
visuali non diversamente da quanto si osserva nelluomo.
Lanimale, in un primo saggio desperienza di addestramento, abituato a scegliere, fra due scatole,
di eguale forma geometrica, la pi grande. La presentazione fatta in modo che lanimale non possa
apprendere che le dimensioni visuali apparenti, con lesclusione di ogni altro influsso: in queste esperienze le
due scatole sono poste ad eguale distanza dallanimale, cosicch la scatola pi grande forma sempre sulla
retina unimmagine pi grande. Una volta che laddestramento si mostra perfetto, si passa alle prove
critiche, nelle quali la scatola pi grande viene tanto distanziata dallanimale che oggettivamente imprime
sulla sua retina unimmagine di dimensioni assai inferiori di quella prodotta da quella pi piccola che
lasciata al suo posto primitivo. Orbene, anche in questi casi, lanimale continua a scegliere la scatola pi
grande, malgrado lopposta disparit delle immagini retiniche.|
Alla costanza della grandezza apparente degli oggetti con le variazioni di distanza, corrisponde anche
in questi animali la costanza del colore con le variazioni dilluminazione. Lanimale addestrato a scegliere
la cassa sulla quale incollata una carta bianca, e a trascurare quella su cui incollata una carta nera; tutte e
due le casse sono illuminate da una stessa sorgente luminosa.
Nelle esperienze critiche, invece, la carta nera riceve una illuminazione pi intensa e riflette da 3 a 6
volte una quantit maggiore di luce della carta bianca. Ebbene, anche in queste condizioni, la carta nera
continua ad apparir nera, e la bianca, bianca. Che si tratti di un fenomeno generale lo si arguisce dal fatto che
le esperienze ripetute sui pulcini, addestrati a beccare il grano su di un cartone bianco, e non su di un cartone
nero, diedero i medesimi risultati
29
.
La psicologia tradizionale, si rifugiava nellipotesi di un giudizio correttivo dellesperienza attuale
operato dallanimale, in virt dellesperienza passata; ma che si tratti in realt di unapprensione immediata,
lo dimostra decisamente unulteriore ricerca del Khler sulla discriminazione dei gradi di chiarezza. Egli,
al solito, addestr prima gli animali a scegliere, fra due grig, quello pi chiaro (gr+) e a trascurare quello pi
scuro (gr-). Pi tardi, stabilita labitudine della scelta, il (gr) veniva rischiarato con luce speciale assai pi
intensa di (gr): ciononostante gli animali non singannavano nella scelta, anche quando (gr-) rifletteva, come
nelle esperienze precedenti, una quantit di luce fin dodici volte maggiore di (gr+). Se si vuol spiegare il
fenomeno, bisogna allora supporre che, durante laddestramento, (gr+) ha acquistato un valore positivo
asso|luto, (gr-) invece un valore negativo. I colori, si potrebbe dire, non sono stati appresi come colori e
neppure come forme colorate, ma come oggetti colorati, dove loggettivit costituita dal carattere di
positivit o negativit concreta che lanimale attribuisce certamente in relazione alle modalit di
addestramento ai due grig.
Successivamente il K. cambi metodo e sottopose gli animali ad un esperimento critico. Invece di
illuminare eccessivamente (gr-), sostitu ad esso un grigio (gr0) pi chiaro di (gr+), cosicch lanimale
doveva scegliere fra i due grig chiari (gr+) e (gr0). A rigor di logica, sempre nellipotesi associazionistica,
(gr0) avrebbe dovuto apparir neutro, poich lanimale non lo conosceva e non aveva mai avuto il compito di
sostituirlo a (gr+). Lesperimento mostr invece che (gr0) ebbe la preferenza su (gr+) nella proporzione di
(59/26): si ebbe cio che il colore che avrebbe dovuto apparire neutrale fu scelto due volte in pi di quello
positivo.
Da queste e simili ricerche il Khler concluse che negli animali, come negli uomini, latto di
guardare i due grig non un rivolgersi ai due colori come a qualit assolute ma piuttosto lapprensione di
una relazione. La percezione, quindi, di struttura, lungi dallessere un fatto complesso e superiore, invece
un fatto assai primitivo. Le cose avvengono come se nellesperimento critico lanimale, da musico mediocre,
riconoscesse la melodia senzaccorgersi chessa stata trasportata di tono. Tutte le ricerche allora intorno
alla natura delle sensazioni devono dipendere ultimamente sopra questo paragone fra due cose.
Concludendo:
a) I colori individuali, che si presentano appaiati, raggiungono ununione pi stretta. La loro funzione in
questunione non dipende dalle qualit assolute, ma dal posto che esse occupano nel sistema.|
b) Se, mantenendo costante il posto relativo, si introduce una variazione nelle loro qualit assolute, si ha che
la Gestalt e le relazioni percettive vengono trasportate, come nellesperimento critico dei tre grig (gr-),
(gr+), (gr0).

* * *

Analoghe alle esperienze del Khler intorno alla costanza dei colori nelle scimmie e nei pulcini, sono
le esperienze sulla percezione di forma studiate su varie specie animali da Mathilde Hertz, figlia
dellillustre fisico. Riferiamo la tecnica di quelle sulle gazze (A, I).
Se a questi uccelli si nasconde un oggetto, esso resta fuori completamente del campo percettuale,
onde quando lanimale si d alla ricerca delloggetto non pu esser guidato che dalla memoria e dal senso
della vista.
Dopo alcuni addestramenti iniziali, furono collocati entro il campo percettuale delluccello un certo
numero di scatole rovesciate, tutte identiche per forma e colore. Sotto una di esse, mentre lanimale poteva
osservare, appollaiato su di un albero ad una certa distanza, si poneva del cibo.|
Lesperimento dimostr che il successo della ricerca delluccello dipendeva non tanto dalla
complessit, cio dal maggiore o minor numero di scatole vuote, ostacolanti quella buona, quanto dalla
posizione che questa aveva rispetto alla distribuzione dellinsieme. Fin quando la scatola buona ottiene
una posizione estrafigurale o contrastrutturale secondo la terminologia del Wertheimer, lanimale la
trova subito e pi si fortifica lunit del gruppo delle scatole vuote, pi facile viene allanimale la scelta
(figg. 42-43).
Quando invece la scatola buona ottiene una posizione prostrutturale e viene assorbita nel gruppo
delle scatole vuote, lanimale si trova in serio imbarazzo e sbaglia facilmente una, due ed anche pi volte
(figg. 44-45); in alcuni casi dopo una serie di errori, desiste da ulteriori tentativi (fig. 45). Ma basta liberare
la scatola buona dalle forze del campo e collocarla in posizione privilegiata, perch luccello riprenda la
sua sicurezza ed individui immediatamente loggetto che lo interessa. La Hertz estese gli esperimenti su altri
animali (corvi, api) e ottenne risultati simili
30
.
Pertanto, anche in questi animali, la segregazione degli oggetti av-viene secondo le stesse leggi che
si osservano nelluomo, le quali sono apparse, anzitutto, come originarie ed intrinseche alloggetto,
indipendentemente da quelli che potrebbero essere i fattori dellesperienza passata e delleducazione.

* * *

I fenomeni della costanza di figura nelluomo furono studiati da Kurt Gottschaldt, il quale con un
curioso espediente sperimentale, suggerito dal Wertheimer, sottomise ad una critica serrata lunica via di
salvezza della teoria associazionista: linflusso della esperienza passata nella strutturazione percettiva
31
.|
Il Wertheimer aveva mostrato che quando un contenuto percettivo, anche notissimo (come lettere
dalfabeto, numeri...), veniva a trovarsi in buona continuazione o come parte di un altro complesso,
questa che anzitutto e per s simpone alla percezione, cosicch i contenuti pi semplici, per quanto noti,
restano assorbiti e mascherati dalla sovraggiunta struttura. Se invece le linee aggiunte non si articolano in
una struttura, i contenuti semplici primitivi, mantengono intatta la loro pregnanza.
Il metodo del G. era il seguente. Lo sperimentatore presentava per molte volte al soggetto delle
figure semplici e facilmente riconoscibili; e per assicurarsi che il soggetto le aveva bene apprese, si
ripetevano le presentazioni fino a quando egli fosse riuscito a tracciare le figure da s. Lo sperimentatore
presentava poi dei complessi figurati comprendenti una delle figure elementari, ma in modo che alcuni
elementi di questa coincidessero con altri delle figure complesse. Il soggetto doveva fare un segno quando
avvertiva, in un dato complesso, la presenza di qualcuna delle figure elementari note (come si ha p. es. nelle
composizioni delle figg. 46-48).
Secondo lipotesi associazionista le esperienze (Erlebnisse) anteriori le quali, per linflusso di uno
stimolo S, hanno preso una data struttura A, lasciano dietro di s una disposizione che favorisce
lapprensione del primo complesso quando in un altro complesso si ripete lo stimolo S. Cos se si
esperimentato molte volte lo stimolo abc, la presentazione successiva del complesso abcde dovrebbe portare
al rendimento percettivo abc/de, essendo abc perfettamente noto e de ignoto. Questo processo di
riconoscimento da pensare che si svolga in modo spontaneo ed automatico. Se vi sono poi delle altre
tendenze che favoriscono leffetto atteso, esse dovranno risultare notevolmente rafforzate con la ripetizione
delle presentazioni della figura origi|nale; viceversa, le tendenze contrarie saranno da queste ripetizioni
compensate e praticamente distrutte.
I risultati sperimentali furono del tutto negativi per queste previsioni. Indichiamo con a la figura originale
appresa e con b la figura nuova includente a. Nelle esperienze di G., sola in casi rari la fig. a avvertita nel
complesso b; il pi delle volte i soggetti non saccorgono dellinclusione e considerano b una figura
completamente nuova: lesperienza non si fa presente nel contenuto percettivo. Si deve pensare allora che
quando le linee della figura a, inclusa nella figura b, entrano come parti strutturali del tutto che b, perdono
perci stesso la propria individualit. I contorni primitivi di a sono diventati in b delle semplici linee di
divisione e quella che era la funzione unilaterale diventata una funzione bilaterale. Si dice allora che la
figura a camuffata: ma come pu camuffarsi una figura che era tanto familiare?
Si deve concludere da questo che la percezione non determinata univocamente (dallo stimolo e)
dalla semplice frequenza di ripetizione (Oft-Dagewesenseins) secondo la quale un oggetto presentato al
soggetto; poich si dnno dei casi, scientificamente accertati, nei quali leffetto dellesperienza passata, come
principio universale esplicativo dei fenomeni percettivi, va abbandonato: il suo influsso va determinato con
cautela, volta per volta, ed in modo da non escludere linterferenza od anche lintervento predominante di
altri princpi.
Gli esperimenti riportati suggeriscono una concezione pi ampia e razionale dei fattori percettivi.
Il modo di percepire un complesso di oggetti dipende, pi che dallesperienza passata, anzitutto dalle
condizioni e dalle forze di organizzazione del campo percettivo; queste forze sono determinate da propriet
che sono intrinseche alloggetto-stimolo e non da condizioni contingenti come quelle postulate dalla teoria
dellesperienza.
Interpretati perci dal punto di vista della teoria della Gestalt, i risultati degli esperimenti riferiti sono
perfettamente comprensibili. Se consideriamo attentamente le propriet figurali di b, ci facile accorgerci
che a non , psicologicamente,| presente in b, bench lo sia realmente come un costituente geometrico; la fig.
a, quando presentata in b completamente alterata, e quindi difficilmente riconoscibile. solo a traverso
un processo, non sempre facile, di disintegrazione di b, che a vi pu esser vista come inclusa. Quindi le
modalit secondo le quali una data costellazione, p. es. ab, (fig. 46), appare, le sue suddivisioni, lemergenza
fenomenale di una certa parte di essa, ecc., dipendono primariamente dai fattori autoctoni della Gestalt.
Bench tali fattori agiscano in var gradi che sono stati indicati dal G. la loro azione predominante non
pu esser messa in dubbio. Le conclusioni del G. hanno avuto una eccezionale rinomanza negli ambienti
gestaltisti nei quali sono considerate fra le pi decisive, ma a torto come si vedr pi avanti; di esse si
conoscono molte variazioni (figg. 47-49):| nella fig. 49 ben pochi, a prima vista, avvertono la presenza di un
E.
In una seconda serie di ricerche, condotte con lo stesso metodo ed indirizzate allo stesso scopo delle
prime, il G. us di figure b, la cui coesione interna fosse meno accentuata e quindi meno opposta alla
percezione di a in b
32
.
Anche in questa ricerca si potuto rilevare che gli effetti automatici dellesperienza passata, come li intende
la teoria associazionista, di fatto non esistono.
N la quantit, per rilevante che sia, delle presentazioni, n limmediata sequenza di a e b, riuscirono
a dimostrare questinfluenza automatica. I risultati sperimentali non furono sostanzialmente diversi: sia che
la fig. b avesse un carattere alto, sia che ne avesse uno basso, per questo la fig. a negli esperimenti cruciali
non emergeva per prima nel complesso b.| Si trov anche che un accrescimento del numero delle
ripetizioni non migliora labilit del soggetto per trovare a in b; anche quando fu dato il compito preciso di
questa ricerca, si trov che i soggetti, dopo pi di 500 esperienze previe, non erano pi in grado di assolverlo
di quanto lo fossero dopo 5 esperienze soltanto. Non appena la figura b veniva presentata in una situazione
che poteva dirigere il soggetto a percepirvi a, ne risultava (del tutto indipendentemente dal numero delle
ripetizioni) una tendenza a vedere il complesso b nella maniera suggerita da questo vettore: secondo che le
figure b sono pi o meno unificate, la dissoluzione (di b in a) avviene pi o meno presto.
Si pu concludere perci che la dissoluzione di b in a e la rottura di un definito corso di eventi
(Geschehensverlauf) sono fenomeni che dipendono rispettivamente dalla entit della forza situazionale e
dal grado di unit figurale esibita da b. Ed tanto vero che lentit della forza situazionale non viene
aumentata dal numero delle ripetizioni che, se si eccede un numero ottimo di presentazioni (p. es. 9-15), il
risultato, invece di migliorare, peggiora.
In tutto questaffare, adunque, non sono le ripetizioni come tali che tengono il posto primario, ma
questo costituito primieramente da una forma di processo (Geschehensgestalt) entro il quale si dnno le
percezioni. Questi fatti mostrano allevidenza che lunit e lemergenza degli oggetti di percezione non un
puro affare di ripetizioni desperienza.

* * *

Possono esser fatte rientrare in questa critica del principio di esperienza le ricerche di Fr. Wulf,
intorno alle variazioni delle immagini
33
.
Secondo il principio Mlleriano della perseverazione e della convergenza, si avrebbe che i
contenuti desperienza perdono con landar del tempo, le proprie caratteristiche e diven|tano sempre pi
vaghi e quindi pi simili fra di loro: di qui la possibilit dellassociazione.
Per verificare questo principio, il Wulf proponeva ai soggetti dei tracciati di struttura molto semplice, e dopo
un certo intervallo dalla presentazione li faceva riprodurre a memoria. Le riproduzioni venivano poi
confrontate con le figure originali per vedere se certe caratteristiche delle figure venivano conservate,
attenuate o accentuate, se si trattasse cio di conservazione, livellamento o accentuazione.
Contrariamente al Mller, il Wulf trov bens che le riproduzioni presentavano delle modificazioni
di strutture, ma constat che invece di tendere al vago e allindefinito, esse presentavano rispetto
alloriginale un miglioramento di forma. Le riproduzioni accentuavano le caratteristiche degli oggetti:
una linea spezzata veniva riprodotta con angoli acuti pi pronunciati (fig. 50), e due archi di cerchio, che
nella presentazione non potevano apparire concentrici, lo sono nella riproduzione; e pi la riproduzione
distante, pi questa tendenza alla struttura normale e ad una buona Gestalt si afferma.
Il Wulf vide in questi risultati una conferma dei princpi del Wertheimer e particolarmente della
legge della pregnanza.
La critica che la scuola della Gestalt ha fatta alla Konstanzannahme ha smantellato punto per punto i
capisaldi della teoria empirista; i contributi sperimentali al tutto nuovi dei gestaltisti hanno rotto ogni indugio
per iniziare uninterpretazione originale della vita psichica, quando la psicologia ufficiale a cominciare
dalla Scuola di Graz voleva criticare lAssociazionismo senza rinunciare al suo principio fondamentale.|

Note del capitolo quarto
1
Fra queste stata segnalata in modo particolare il metodo fenomenologico di Husserl il quale consisteva nel
considerare levento mentale per se stesso come un tutto e non nei suoi pretesi elementi e nel mettere fra parentesi
tutti i fattori estrinseci per far emergere il conoscere nella sua purit senza presupposti. Ma sembra che Husserl abbia
per suo conto respinto lavvicinamento (Cfr. Hamlyn, D. W., p. 43 ss.). Per questa affinit della G. di metodo con
Husserl, v. anche Allport, F. M., p. 142.
2
Benussi V., 369 e segg. Ha dato unesposizione ordinata delle idee del Benussi C. M. Musatti, suo discepolo e poi
successore allIstituto di Padova (cfr.: A, 58 e segg.; D, 39 e segg.).
3
Koffka K., A, 15; cfr. del medesimo Autore: D, 372.
4
A questa critica il Musatti osservava che se si prescinde dalla ipotesi fisiologica (v. infra) di Wertheimer e da
particolari sfumature interpretative (che hanno forse la loro origine nella influenza esercitata sugli psicologi della teoria
della forma da determinati indirizzi filosofici), le differenze fra la teoria della forma e la teoria di Benussi, relativa alla
percezione di forma, si risolvono in una diversit terminologica. Lo stesso Musatti negli ultimi lavori ha adottato la
terminologia formista pur restando fedele ai princpi del suo Maestro (C. L. Musatti, C, 21, nota; cfr. anche: B, 329-
357). La divergenza pi notevole fra Benussi e i Gestaltisti consiste nella preferenza fra un principio psicologico od uno
fisiologico per la genesi della forma (B, 350-353). Lessenza del problema fu perci clta esattamente dal Benussi.
5
Man knnte das Grundproblem der Gestalttheorie etwa so zu formulieren suchen: Es gibt Zusammenhnge, bei
denen nicht, was im Ganzen geschieht, sich daraus herleitet, wie die einzelne Stcke sind und sich zusammensetzen,
sondern umgekehrt, wo -im prgnanten Fall- sich das, was an einen Teil dieses Ganzen geschieht, bestimmt von inneren
Strukturgesetzen dieses seines Ganzen (Wertheimer, M., C, 43).
6
quello che ci accade quando osserviamo la volta celeste in una notte chiara senza luna: le stelle ci appaiono, pi o
meno, a gruppi, dai quali gli astronomi antichi costruirono quei complessi figurali pronunciati che sono le
costellazioni.
7
Cos lo chiama il Koffka, D, 145.
8
Questo fattore, in concorrenza con quello di prossimit, riesce a predominare come risulta da alcune figure del Khler
leggermente modificate dal Koffka (cfr.: D, 168).
9
Il concetto del Wertheimer (C, 56) e le formule sono state prese dal Guillaume (B, 105 e segg.). V. anche la breve
nota di M. Wertheimer, Zum Problem der Schwelle, 447.
10
Rubin E., 1, Figur und Grund, (trad. ted. 1921, pag. 3 e segg.).
11
Rubin E., 9, pag. 67. Queste due prime propriet costituiscono laspetto di reciprocit fra sfondo e figura, su cui il
R. ritorna nella II Parte del lavoro, 8: Das Verhltnis zwischen Figur und Kontur an den einzelnen erlebten Figur,
(144 e segg.).
12
Wenn zwei Felder einander grenzen und das eine als Figur und das andere als Grund erlebt wird, kann das
unmittelbar anschaulich Erlebte als dadurch gekennzeichnet betrachtet werden, dass von der gemeinsamen Kontur der
Felder ein formendes Wirken ausgeht, das sich nur bei den anderen geltend macht (Rubin, E., 36).
13
Galli A., A, 29 e segg. Il solido lavoro ha il pregio di aver trovato che non v alcuna stretta correlazione fra la
percezione del fenomeno (la figura) e la capacit di riprodurlo nel disegno. Una percezione anche chiara della
figura cede il posto ad incertezze ed imprecisione quando si tratta di doverla disegnare.
14
Cfr. P. Fraisse, Contribution ltude du rythme en tant que forme temporelle, Journal de Psychologie, 1946, p.
283 ss.
15
Ehrenstein, W., 100. Losservazione, raccolta qui dalla sola analisi fenomenale, ha un esatto riscontro nella teoria
aristotelica dei sensibili comuni come si dir nel II volume.
16
Cfr.: la discussione analitica fatta dal Koffka in Die Philosophie und ihre Einzelgebieten, C, Kap. II, Das
Zerlegungsprinzip und die Konstanzannahme, 510 e segg.
17
Cfr.: Wolters A. W. P., 9 e segg.; v. anche: Ehrenstein W., 36, Das Lesen, 72 e segg.; Piron, H., 117 e segg.
secondo il quale una lettura rapida pu cogliere fino a 50 lettere, circa, al secondo. Dans cette lecture egli conchiude
il est bien certain que la perception des mots est une raction globale qui ne comporte pas de discrimination
individualise des lettres, raction sacclrant par lexercice, se dclenchant sous laction dimpressions sensorielles de
plus en plus vagues et incompltes (B, 118-119).
18
Tachistoscopische Versuche dieser Art haben nun immer wieder gezeigt dass wir niemals einzelne Buchstaben lesen
und daraus erst (als aus seinen Elementen) das Ganze zusammensetzen, sondern dass wir stets zuerst die Gesamtform
des Wortes auffassen und dann erst bei weiterer Fortdauer der Darbietung dessen Einzelheiten (Buchstaben) erkennen.
Das Lesen einzelner Buchstaben erfordert sogar lnger dauernden Darbietungen als das Lesen bekannter Wrter
(Ehrenstein W., 73-74).
19
Musatti, C. M., D, 203; cfr. Koffka K., D, 213.
20
Il termine costanza dei colori stato introdotto da H. Hering (Cfr.: Gelb A., B, 597).
21
Il Koffka parla, nel caso, di una brightness constancy (cfr.: D, 243).
22
Die Erscheinungsweisen der Farben, 1911; lopera riveduta stata pubblicata nel 1930 sotto il titolo: Der Aufbau der
Farbwelt. Un ampio riassunto delle idee e della tecnica del Katz si trova nella cit. monografia di Ad. Gelb, B, 610-645.
23
Sono caratteristiche propriet dei colori filmari il non poter esser localizzati con precisione, lindeterminatezza
della loro distanza, cosicch si potrebbero dire i colori dellirrealt.
24
Gelb A., B, 674.
25
Gemelli, A., H, 33.
26
Benary W., 131-135. In America, Mikesell e Bentley hanno ripreso ed esteso gli esperimenti del B., trovandosi
daccordo con lui per i risultati: essi hanno per contestato le conseguenze teoriche che i Gestaltisti vogliono cavare a
favore della propria teoria (Cfr.: Hartmann G. W., 121, n. 1).
27
Benary W., 141.
28
Esperimenti simili sono descritti anche da Musatti C. M., D, 207-210.
29
Il fenomeno della costanza dei colori fu osservato anche nei pesci da W. Burkamp, Zeitschr. f. Sinnesphys., 1923,
(55), pag. 133 e seg.; (apud Gelb A., 648, n. 2).
30
Hertz M., B, 336-397; Ead., B, 693-748.
31
Gottschaldt K., A, I: Ueber den Einfluss gehufter Einprgung von Figuren auf ihre Sichtbarkeit in umfassenden
Konfigurationen, 261-317. I risul|tati del G. sono sfruttati con grande abilit nelle pubblicazioni gestaltiste; ripresi da
Galli e Zama della Scuola di Milano, gli esperimenti hanno fornito delle conclusioni assai pi moderate, mettendo in
vista limportanza del significato per la prevalenza di una data figura nel complesso delle linee (v.: Galli e Zama, la
discussione a pag. 73 e segg.).
32
Gottschaldt K., B, II, Vergleichende Untersuchung ber die Wirkung figuraler Einprgung und den Einfluss
spezifischer Geschehensverlaufe auf die Auffassung optischer Komplexe, 1-87.
33
Wulf Fr., 333-373; cfr.: 337 e segg.

Figure del Capitolo quarto


Fig.1






Fig. 2






Fig. 3





Fig. 4






Fig. 5





Fig. 6




Fig. 7




Fig. 8





Fig. 9




Fig. 10





Fig. 11





Fig. 12





Fig. 13





Fig. 14 Fig. 15 Fig. 16





Fig. 17 Fig. 18




Fig. 19 Fig. 20 Fig. 21




Fig. 22





Fig. 23





Fig. 24 Fig. 25





Fig. 26


Fig. 27




Fig. 28



Fig. 29




Fig. 30




Fig. 31 (Khler)



Fig. 32


Fig. 32 (Ehrenstein)




Fig. 33



Fig. 34




Fig. 35 (Koffka)

Fig. 36 (Rubin)


Fig. 37 (Rubin)



Fig. 38








Fig. 39




Fig. 40




Fig. 41






Fig. 42





Fig. 43





Fig. 44


Fig. 45





Fig. 46



Fig. 47



Fig. 48









Fig. 49





Fig. 50

capitolo quinto
LE PERCEZIONI FONDAMENTALI SPAZIO E MOVIMENTO
Sommario. Percezioni spaziali ed illusioni: limmediatezza dello spazio percettivo; figure piane e
percezione di profondit (Kopfermann); illusioni di grandezza, di direzione e di profondit (prospettiva,
scrittura in rilievo e cinematografia) Interpretazione realistica della percezione inadeguata (Stumpf,
Gemelli, Everett Hall). La percezione del movimento: forme, leggi ed interpretazioni (Wertheimer,
Lindemann, Hartmann); il movimento indotto (Duncker); il movimento e lidentit fenomenale (Ternus);
movimenti stereocinetici (Musatti).


1. Percezioni spaziali ed illusioni
stato messo in chiaro che ogni campo percettivo immediatamente organizzato; esso presenta cio
un certo grado di segregazione, distinzione ed organizzazione di figure senza presupporre il problema
esplicito dello spazio. Una figura risalta sopra uno sfondo, in quanto simpone sopra lo sfondo per via del
suo contorno e dei limiti che ha nello spazio. Il problema dello spazio non pu ammettere quindi una
soluzione diversa da quello della forma.
Il primo che ricorse esplicitamente ai criter secondar per la percezione dello spazio ed inaugur la
teoria genetica, fu, come s visto, il Berkeley nel suo Essay towards a New Theory of Vision; in esso,
applicando i princpi cartesiani sulla visione, egli negava alla vista limmediatezza della perce|zione dello
spazio, che da lui era stata ridotta principalmente alla percezione di distanza.
La posizione del filosofo Berkeley di essenziale importanza per una indagine critica intorno al
problema della percezione, poich da essa son germinati ad un tempo lAssociazionismo e lIdealismo, anche
se in seguito gli Associazionisti si son rifiutati di filosofare, e gli Idealisti di prendere in considerazione
lesperienza.
ammesso da tutti, credo egli dice che la distanza in s e immediatamente non pu essere
veduta. Poich la distanza, essendo una linea che giunge perpendicolarmente allocchio, proietta, sul fondo
di questo, un sol punto che rimane invariabilmente lo stesso, tanto se la distanza aumenta quanto se
diminuisce
1
.
La percezione spaziale pi un atto di giudizio che di apprensione immediata. Tra i criter secondari
che portano a questi atti di giudizio, i pi rilevanti sono la disparit delle due immagini retiniche, la
parallasse binoculare, linterposizione di altri oggetti fra losservatore e loggetto osservato.
Contro ogni forma di Empirismo, la Gestalttheorie difende il carattere primitivo della percezione
tridimensionale; ma insieme, contro il nativismo apriorista, dispirazione kantiana, essa dichiara che il
fondamento di questa percezione dato nelle condizioni stesse dellesperienza oggettiva.
Due falsi presupposti solidali fra loro, osserva il Koffka, impediscono alla concezione empiristica di
essere conclusiva. In primo luogo essa sostiene lipotesi della costanza, poich ritiene che noi possiamo
investigare il tutto dello spazio percettuale con lesaminare i punti individuali, separati gli uni dagli altri. In
secondo luogo largomento mette in correlazione le dimensioni della distribuzione dello stimolo con quelle
degli effetti della stimolazione. Poich la retina bidimensionale (alla superficie), anche lo spazio visivo
sembra debba essere solo a due dimensioni. La supposizione al tutto errata, poich la retina non che la
superficie limitante di tutto il settore ottico del| cervello che tridimensionale, e le forze eccitate in questa
superficie lineare determinano un processo che si estende lungo lintero settore tridimensionale
2
.
Lesigenza della psicologia atomista di una corrispondenza rigorosa fra le dimensioni della causa
immediata e quelle delleffetto risulta unilaterale, perch non si preoccupa delle altre condizioni intrinseche
al processo di percezione.
I Gestaltisti non escludono che il carattere tridimensionale della percezione spaziale possa dipendere
anche dalla disparit delle immagini retiniche e dalla parallasse binoculare; ma si tratta di cause remote (e
non sono le uniche), le quali acquistano un valore in quanto determinano lentrare in azione delle cause
prossime che sono le forze di organizzazione, che si svolgono nel settore ottico preso insieme.
Lapparenza visibile degli oggetti direttamente in funzione, non delle dimensioni dellimmagine
proiettata sulla retina, ma com stato mostrato nella critica al principio della costanza dei processi
dinamici conseguenti a questa proiezione nel settore ottico.
Lo spazio tridimensionale nella sua forma primitiva pressoch omogeneo, come quello di una
nebbia uniforme; non lo per del tutto, poich la densit della nebbia cresce con la distanza: a parte questo,
si pu dire che il volume dello spazio| visibile ripieno (filled) dello stesso materiale, nebbia grigia. lo
spazio inarticolato, quello che si ha nelle condizioni normali di visibilit. Cos uno vede una parete bianca ad
una certa distanza: la bianchezza ristretta alla superficie della parete, mentre lo spazio intermedio fra
losservatore e la parete non appare bianco, ma semplicemente trasparente, cio spazio puro, inarticolato. In
questi casi di spazio omogeneo bisogna ammettere che lo stimolo, parimenti omogeneo, causa qualcosa di
minimo nel sistema nervoso, il minimo che si possa pensare in queste condizioni. Eppure questo minimo
sufficiente per generare un campo di forze che dnno la percezione dello spazio a tre dimensioni.
Quanto alla parallasse binoculare, il suo contributo non decisivo e neppur necessario. Si dnno
delle figure geometriche piane, per le quali manca quindi il parallasse binoculare, le quali dnno nondimeno
unevi-dente impressione di profondit. Il fatto stato accuratamente studiato dal Kopfermann (293 e segg.).
Osservando i tracciati a, b, c, d, della fig. 51 molto probabile che a appaia subito tridimensionale e d come
figura piana; b e c possono apparire tanto bi- come tridimensionali: eppure tutte e quattro le figure non sono
che proiezioni diverse di uno stesso ed identico solido (il cubo). Altrettanto si dica per le due proiezioni di un
angolo diedro.|
Secondo la teoria della Forma il fenomeno assai naturale. Invero per il carattere di continuit e di
buona forma che la fig. 51 d una figura piana, perfettamente semplice e simmetrica; mentre a volerla
considerare un cubo, dato che le linee rette non sintersecano, manca ogni fondamento. Non cos per la figura
a: la figura quindi molto irregolare, senza alcun piano continuo, ed quindi molto difficile a vedersi in
piano. In b le due correnti di forza si bilanciano, cosicch la possibilit di percezione doppia, e per questo b
pi ambigua di a e di c.
Il K. rese pi evidente la dimostrazione scomponendo le figure nelle loro parti (fig. 52). Osserviamo
i modelli A e B, che contengono gli elementi di scomposizione. Per A tutte le parti sono delle buone
forme: a) due triangoli isosceli uguali e simmetrici, collegati da due parallele; oppure b) un trapezio isoscele
con due parallele; oppure c) parallelogrammi uguali e simmetrici, articolati fra di loro alla base.
Per B invece a) e b) dnno delle figure irregolari, complicate e asimmetriche; c) molto migliore ed
quella che di fatto vista, ma essa impone la doppia rappresentazione di un frammento del modello (1, 2,
3, 4) ed il raddoppiamento del punto 3, cio larticolazione in profondit.
N si dica che si tratta di semplici illusioni, poich| il problema reale. Il K. ha messo in conflitto
la visione binoculare con i fattori di organizzazione a questo modo. I contenuti di scomposizione vengono
fotografati su dei clichs trasparenti, che si possono collocare luno sopra laltro in modo da far coincidere
le linee che si vogliono. Se queste composizioni rappresentano le parti di una figura, che in base alle leggi
sopraddescritte tende ad apparir piana, questa tendenza simpone ancora, malgrado la differenza di
profondit oggettiva (soprallineare) dei disegni parziali che compongono la figura totale. Analogamente le
combinazioni di linee, che secondo quelle leggi dovrebbero esser viste come solide, lo sono ancora, anche se
le loro parti si trovino oggettivamente in rapporti di distanza che non concordano con quelle che avrebbero in
un solido reale.
Di qui si pu arguire che i semplici fattori di forma possono equilibrare, nelleffetto, quelli del
rilievo ed il fatto suggerisce la conclusione che gli uni e gli altri sono della stessa natura onde il processo
dinamico cerebrale, che la fusione delle immagini binoculari, obbedisce infine anchesso alla legge della
buona forma.
Per questo la Gestalttheorie, riassume bene il Guillaume, ritiene che la psicologia dello spazio
percettivo non pu essere che una teoria delle relazioni che corrono tra un dato frammento dellesperienza ed
il tutto di cui fa parte. Solo che invece di cercare questo tutto nellesperienza anteriore come fanno le
scuole tradizionali la teoria della forma lo trova nellinsieme dellesperienza attuale, in quanto la si
considera, non come somma di elementi giustapposti, ma come una forma organizzata secondo leggi
originali
3
. Lannosa controversia fra Nativisti ed Empiristi non ha alcuna ragione di essere; essa si riduce ad
un falso problema quale poteva sorgere dalla teoria unilaterale che rispettivamente diedero dellesperienza
lEmpirismo ed il Razionalismo.
Queste riflessioni dei Gestaltisti ci portano immediatamente alla Introduzione della Kritik d. r.
Vernunft ed alla sua prima parte, lEstetica trascendentale; questi Autori ritengono| esplicitamente essere la
propria teoria una critica a fondo del Kantismo, non meno che dellEmpirismo. Suggestione questa, quanto
mai interessante, ma che esige evidentemente una posizione del problema pi accurata, come si cercher di
fare pi avanti.

* * *

Il capitolo sulle illusioni, quelle ottiche specialmente, ha costituito uno dei campi pi battuti ed anche
pi incerti e confusi della psicologia moderna. Alle illusioni note fin dalla antichit, ne sono state aggiunte
molte di nuove, spesso originalissime e cos impensate che hanno spinto gli Autori nel labirinto di una
molteplicit di ipotesi, per limpossibilit in cui si trovano davere un principio che possa soddisfare ai
singoli casi. I seguaci della teoria della Forma, con fine intuito, saccorsero subito del contributo di primaria
importanza che questo campo poteva apportare alle nuove idee.
Non possibile dare un elenco completo delle illusioni: alcune sono state gi ricordate a proposito
del principio della costanza e della percezione tridimensionale dello spazio; altre saranno ricordate quando si
tratter della percezione del movimento. Intanto si pu dire che per i Gestaltisti il fenomeno illusorio non
costituisce una zona privilegiata, ma obbedisce, come qualsiasi altro fenomeno, alle leggi unitarie della
percezione. Sar sufficiente il ricordarne alcune fra le pi dimostrative.|
1) Illusioni di grandezza. La illusione di Mller-Lyer (fig. 53). Pu essere presentata in var modi: due linee
rette orizzontali, di lunghezza uguale, possono apparire luna pi corta o pi lunga dellaltra secondo che
terminano allestremit con oblique volte verso linterno o verso lesterno, ed anche secondo che la linea
critica si trova fra parallele di lunghezza maggiore o minore. Lapprezzamento di grandezza non pu
dipendere, secondo i Gestaltisti, che dalle forme di organizzazione, dal fatto cio che il complesso delle linee
si presenta come un tutto.
Simile lillusione delle rondinelle di Ebbinghaus. Le due rondinelle che hanno i becchi opposti,
appaiono pi vicine, quelle che hanno i becchi rivolti fra di loro appaiono pi lontane malgrado
luguaglianza assoluta di distanza fra becco e becco (fig. 54). Ci avviene, secondo il Piron, perch le due
distanze sono subordinate al fatto della posizione rispettiva delle due rondinelle. Cos pure nella
combinazione dei cerchi di Delboeuf. Fra due cerchi oggettivamente uguali, com dato nella fig. 55, il
cerchio interno di A, per il fatto che incluso| in un cerchio maggiore, appare a sua volta pi grande del
cerchio esterno di B, includente un cerchio minore.
Un fattore notissimo dellillusione di grandezza la prospettiva; essa permette ai pittori di far
apparire su di uno spazio molto ridotto (fig. 56) gli oggetti secondar distan-ti nelle loro dimensioni normali e
su di uno spazio curvo oggetti in posizione eretta (pitture delle cupole). Cos il decrescere degli archi della
fig. 57 d una impressione chiara della profondit (linterno di una cattedrale o tempio romanico). La
illusione dovuta principalmente alla sovraestimazione degli angoli di incidenza dei raggi. Altra illusione
tipica di grandezza il parallelogramma di Sander (fig. 58); le lunghezze BF e FC possono apparire uguali o
disuguali secondo il punto di vista che si sceglie. Considerate come lati del triangolo BFC, BF appare uguale
a FC; considerate invece come diagonali dei due parallelogrammi ABEF-FECD, FB appare pi grande di
FC.
2) Illusioni di direzione. Di esperienza ordinaria la illusione del bastone, che quando in parte sia immerso
nellacqua appare deviato nella parte immersa rispetto a quella che emerge.
Assai nota anche la figura di Zllner (fig. 59): lillusione di obliquit causata dal modo opposto di
tagliare un fascio di linee che sono delle parallele perfette ed appaiono divergenti.
Nellillusione di Poggendorf (figu|ra 60) si ha abbastanza evidente lo spostamento apparente di una obliqua
che nel suo decorso sia interrotta da due o pi parallele; lillusione pu esser multipla se si ripete
linterruzione dellobliqua con la inserzione di figure chiuse (fig. 61).
Il Fraser ha ottenuto che lo sfon-do imponesse una data forma, contraria allo stato reale della figu-
ra. Osservando le composizioni A e B (figg. 62-63) si ha limpressione, nelluna, della direzione deviata
delle lettere, nellaltra di una spirale; mentre nel primo caso le lettere sono diritte e nel secondo si tratta di
circoli perfettamente concentrici: per convincersene basta seguire i contorni delle figure.
Nella elegante composizione di Hfler, il tratto delle due parallele che si trova in vicinanza del centro, appare
leggermente curvato verso lesterno, ove langustia dello spazio rende la espansione dei raggi pi intensa
(fig. 64).|
3) Illusioni di profondit. Sono state riferite poco fa le esperienze del Kopfermann sulle illusioni ottico-
geometriche.
Unillusione simile si pu osservare nella scala di Schrder (fig. 28), nella stella variabile chiusa da
un esagono (fig. 30), nella figurazione piana di un solido (fig. 29). caratteristico in questi esempi che la
profondit pu apparire tanto, come in altorilievo, prominente verso losservatore, quanto, in bassorilievo,
affondata al di sotto del contorno. Cos la stella pu esser vista 1) come semplice stella, 2) come figura solida
con il rilievo in avanti, 3) con il rilievo al di dietro del contorno. La scala di Schrder pu esser vista: 1) con i
gradini a sinistra in posizione normale, 2) con i gradini a destra in posizione capovolta. Il cubo pu per
presentarsi in rilievo: 1) nella direzione sini|strorsa (la pi frequente), ed anche destrorsa. Altro caso tipico di
illusione di profondit la scrittura in rilievo; lillusione qui dovuta allapprezzamento delle ombre per le
quali si produce una evidente condizione di figura e fondo (fig. 65). Cos quella che per noi la parte
illuminata delle lettere si stacca, come dice il Musatti, dallo sfondo bianco, bench non siano
obbiettivamente tracciati i limiti fra quella parte illuminata e lo sfondo
4
. Elegante assai la composizione di
Ladd Franklin (fig. 66) che mette in evidenza la profondit monoculare.
Esempio chiarissimo secondo lo stesso Musatti di illusione di profondit va considerata anche la
semplice osservazione di una proiezione cinematografica.
La situazione oggettiva che si determina sullo schermo costituita da una serie di immagini
immobili: per il fenomeno| del movimento apparente, di cui si dir fra poco, si determina lapprensione di
unimmagine costante che contiene elementi di movimento. Le condizioni oggettive della situazione
dovrebbero determinare le impressioni di movimento di deformazione per i complessi che si spostano:
limmagine di un uomo che savvicini o sallontani corrisponde infatti, sullo schermo, ad un ingrandimento e
ad un impicciolimento di quella immagine; ed effettivamente chi osserva lo schermo stando ad esso assai
vicino, o stando a lato, ha realmente limpressione di una tale deformazione di tutti gli oggetti che si
spostano.
Normalmente per, e per quelle condizioni di osservazione che si considerano le migliori, questa
deformazione delle cose non avvertita: luomo che si avvicina e si allontana veduto conservare le sue
dimensioni. Ma limmagine deformantesi pu, in questo modo, trasformarsi nellimmagine di un oggetto a
dimensioni costanti, e quindi rigido (o quasi rigido), solo in quanto quelloggetto si colloca in un ambiente
tridimensionale, ed cos veduto realmente avvicinarsi ed allontanarsi. N si tratta di semplice
interpretazione dellimmagine percepita: lambiente stesso in cui si svolgono quei movimenti
intuitivamente veduto come tridimensionale; e basta, per rendersene conto, confrontare unimmagine
cinematografica (purch contenga elementi in moto) con la piatta immagine che si ha nella situazione di una
semplice proiezione di una diapositiva immobile. Quando pertanto si parla di tentativi rivolti a risolvere il
problema della stereoscopia cinematografica, osserva il Musatti, non si tien conto che il problema , almeno
in buona parte, gi risolto, purch si tratti di scene che contengano molti elementi in moto, onde il problema
insussistente ed sorto artificiosamente in base alla bidimensionalit dello schermo senza tener conto dei
fattori formali (Musatti, D, 151).
Fin qui per le illusioni ottiche. Ma si dnno illusioni anche negli altri campi sensoriali: cos Benussi,
Revesz e Zama hanno ritrovato nel campo tattile quasi tutte le illusioni che si osservano nel campo ottico. Si
dnno inoltre delle illusioni di combinazione: tipico il caso quando si hanno da sollevare due scatole dello
stesso peso ma di dimensioni diverse; se lazione| fatta ad occhi chiusi, i due oggetti appaiono dello stesso
peso; se, invece, ad occhi aperti, allora loggetto pi grande d limpressione desser pi leggero.
2. Teoria realistica della percezione inadeguata
Come si spiegano le illusioni?
Una risposta adeguata tuttaltro che facile. La psicologia associazionista si occup molto del
problema delle illusioni: basta aprire, per convincersene, i grandi manuali dellEbbinghaus, del Lipps, del
Wundt. Questi psicologi hanno immaginato per ogni forma dillusione delle combinazioni di impressioni
particolari, pi o meno complicate: lillusione deriverebbe dalle modalit della combinazione di queste
impressioni, che traggono in errore il soggetto nei suoi apprezzamenti e giudiz.
Evidentemente una spiegazione di questo genere, dal punto di vista psichico, poco pi che verbale e nulla
risolve.
Contro di essa simpone il carattere immediato che hanno queste illusioni ed il fatto che molte di esse
persistono anche quando il soggetto si reso conto che si tratta di unillusione e che la condizione reale
delloggetto altra da quella che appare. Solo con un notevole sforzo dellattenzione, ed in alcuni casi
soltanto, si pu riuscire a superare lillusione.
Lillusione percettiva pare dovuta, quindi, essenzialmente ai fattori di forma per i quali il soggetto
portato spontaneamente ed immediatamente da una certa disposizione dello stimolo ad abbracciare
loggetto come un tutto
5
.|
Cos p. e. nellillusione di Mller-Lyer le due oblique aggiunte alle rette non sono delle semplici
addizioni, ma formano un tutto percettivo con la retta a cui sattaccano; e poich diverso il modo secondo il
quale nei due casi ad essa sattaccano, le due rette bench oggettivamente uguali psicologicamente sono
diverse. Di fatti, come s detto, lillusione svanisce quando con qualche artifizio, p. es. colorando la retta
diversamente dalle oblique, si rompe lunit da esse formata. Il rilievo delle parole svanisce quando si
accosta locchio alle lettere; la deviazione dellobliqua nellillusione del Poggendorf scompare se al fascio di
parallele si aggiunge uno zoccolo ed un capitello (fig. 78).
La percezione illusoria non costituisce pertanto un fenomeno speciale, ma rientra nelle leggi
ordinarie della percezione, e ne una riprova. Non si tratta, osserva il P. Gemelli, in questa (lillusione di
Mller-Lyer) e in tutte le numerose illusioni ottico-geometriche di un vero apprezzamento di grandezza (la
lunghezza delle due linee orizzontali, nel presente caso), quasi che nella percezione si abbia un processo
analitico, ovvero si proceda partendo dai dati elementari confrontandoli, bens si tratta della percezione di
due unit le quali, come tali, hanno un comportamento diverso. Parlare dunque di illusione o di errori
[dei sensi] come se la percezione dovesse assicurare, non gi una reazione adatta allambiente, bens una
rappresentazione fotografica della realt esterna, passivamente ricevuta, | un modo erroneo di concepire le
cose
6
. Quel linguaggio frutto della persistenza di un falso realismo, quale era proprio di una vecchia
psicologia che concepiva la percezione come un fedele specchio che per ipotetiche ragioni fisiologiche o
psico-fisiologiche, invano cercate, non conservava (nel caso) la sua fedelt.
Il fenomeno illusorio, pi che una deviazione della realt quale la si doveva percepire, pare leffetto
di una funzione integrativa di compromesso fra i dati oggettivi e le attitudini soggettive dellosservatore. Nel
caso, p. e., delle due scatole di grandezza diversa e di peso uguale, quando il soggetto le solleva ad occhi
chiusi, giudica correttamente affermando che hanno peso eguale; sollevandole ad occhi aperti, ha invece la
impressione che la pi piccola sia pi leggera. Vi stata una correzione (psicologicamente parlando) dei
dati cenestesici, sulla base dei dati visivi. Non si ha quindi un errore percettivo; bens si deve dire che la
sintesi sensoriale conduce ad una valutazione soggettiva di questo genere in cui i dati forniti dai var organi
di senso sinfluenzano a vicenda, cio confluiscono per un risultato comune, ed in ci consiste il
compromesso di cui si parla
7
.|
Riferendosi alla percezione in prospettiva degli archi di un ponte, il Piron osservava che nella
natura, con unimmagine retinica identica a quella che ci d la fotografia, noi percepiamo gli archi come
sensibilmente uguali, bench limmagine retinica sia differente. In un disegno noi percepiamo tali grandezze
come ineguali, ma non quanto lo implicherebbe la disuguaglianza delle immagini retiniche degli archi.
Nella nostra attitudine di fronte ad una riproduzione fotografica di una serie di archi, noi conserviamo, per il
fatto della suggestione della prospettiva, una tendenza a valutare le grandezze particolari del disegno con
quella degli oggetti reali rappresentati; ma noi abbiamo daltra parte una certa tendenza, inegualmente
sviluppata nei diversi individui, in funzione soprattutto della educazione, ad apprezzare le grandezze lineari
delle immagini come se noi le dovessimo riprodurre.
Di qui si fa palese il principio esplicativo adottato dal P. Gemelli e dalla sua scuola, quello della
funzione integrativa che nella percezione compete al significato delloggetto, come si dir nella critica alla
Gestalttheorie. Per ora basti il ricordare che, nella Scuola di Milano, il Galli e lo Zama hanno dimostrato,
contro la teoria fisiologica, che le cosiddette illusio|ni ottico-geometriche permangono, pur mutando le
condizioni fisiologiche; e che esse sono intrinseche allatto psichico del percepire
8
. A questo scopo lo Zama
con il Galli produsse la fusione, me-diante la visione stereoscopica, di parti di due o pi complessi, ci che
essi fecero presentando distinte ad ognuno dei due occhi le singole parti di un complesso: vedasi la fig. 67
nella quale la maglia triangolare da un lato e il cerchio dallaltro furono presentati separatamente. Il risultato
fu che quando le parti sono fuse in un solo complesso, questo presenta lo stesso effetto percettivo (lillusione
di deformazione del cerchio) di quando si fa corrispondere per ogni occhio unimmagine retinica completa;
cio, nonostante le mutate condizioni, lillusione permane come quando la figura vista con gli occhi senza
stereoscopio.
Il Galli combin le esperienze in var modi. Present successivamente le due parti del complesso in
modo che la rappresentazione della prima parte si fonde con la percezione della seconda; anche qui, bench
siano state mutate le condizioni fisiologiche, permane il fatto della percezione di un complesso unico. Anche
se si tratta di unillusione ottico-geometrica, permane lillusione, dimostrandosi con ci che esse dipendono
da motivi intrinseci alle modalit della percezione dei complessi rappresentativi.
Per escludere qualsiasi ricorso ad ipotetici processi fisiologici, il Galli soppresse la presentazione
della prima parte del complesso ed in sua vece fece associare alla immagine della parte presentata il nome
della parte omessa. Avvenuta la memorizzazione, il nome della parte omessa provoca, associativamente, la
rappresentazione dello stimolo corrispondente. Questa pu fondersi con laltra parte del complesso la quale
viene presentata subito, appena che si pronunziato il nome della parte omessa: anche in questultimo caso
si verificano le deformazioni tipiche.
Queste ricerche, per particolari che siano, ci dicono qualcosa dimportante intorno al meccanismo
psicologico dellillusione della percezione in generale. Esse dimostrano che log|getto di percezione
vissuto, nei suoi elementi, come un tutto, vale a dire come unorganizzazione sensoriale, la quale simpone
al soggetto prima della percezione (distinta) delle parti; ci che non si spiega se non facendo ricorso a
princpi di sintesi e dunificazione che restino intrinseci al dato oggettivo.
Limportanza di questi fatti che essi mettono fuori di discussione la nuova concezione
dellunificazione percettiva in tutto lambito della nostra vita. Psicologica-mente il contenuto degli oggetti
non si specifica tanto per ci che fatto presente dalla stimolazione at-tuale, quanto dallinterpretazione
globale che il soggetto ad essa impone: lapprensione di un oggetto implica sempre un processo di
costruzione, per la quale soltanto si pongono i problemi della verit e dellerrore. Per via di tale
costruzione bastano poche linee di una caricatura per esprimere ed afferrare il carattere di una persona (fig.
68, caricatura di Alfredo Catalani), lespressione di stati danimo ben definiti (fig. 69). La schematicit
figurale ha per dei limiti: nella fig. 70 pochi, a prima vista, riescono a vedere il profilo di un soddisfatto
fumatore; pi ancora, nella fig. 71 si esige| una preparazione psicologica per vedere lo schizzo di un uomo
nellatto di prendere una fotografia. A differenza degli altri schizzi, questo ultimo non solo nasconde il
significato dinsieme, ma non presenta alcuna parte del corpo nettamente delineata: lo schizzo globale che
suggerisce qui qualcosa di globale, quasi che loggetto da vedere fosse transfenomenale. Tale situazione,
che nellesempio resa con arte difficile ed accessibile a pochi, nella vita ordinaria pi frequente di quanto
si creda
9
.
Cosicch lespressione: non sono i sensi a vedere, sentire, toccare..., ma lintelletto che vede,
sente e tocca per loro mezzo, non pi una metafora ma esprime la situazione pi| ordinaria di coscienza.
Nella seconda parte si vedranno gli sviluppi che questa constatazione fenomenale suggerisce nellambito
funzionale e teoretico: per ora basti laccenno.

* * *

Prima per di chiudere questo capitolo sulle illusioni torner utile qualche considerazione elementare
intorno alla portata gnoseologica che indubbiamente compete allillusione in una interpretazione globale
della natura delle cose.
Dal punto di vista psicologico, si visto che lillusione non differisce da una qualsiasi altra
percezione ed obbedisce alle stesse leggi di struttura e di integrazione
10
. Se pertanto si vuol dire che
lillusione, per rispetto alla percezione detta oggettiva e supposta adeguata, una percezione inadeguata,
questa terminologia devessere intesa in senso epistemologico stretto. Da questo secondo punto di vista, che
il pi importante e al quale anche il primo ordinato, ci si chiede non a quali leggi soggettive obbedisce
il processo percettivo, ma quale corrispondenza ci sia fra i suoi contenuti e quelli attribuiti alla realt
oggettiva.
Il fatto illusorio nella storia dei problemi speculativi stato considerato come la fonte precipua dello
scetticismo e largomento perentorio contro il realismo. Ma poche illazioni sono state, non solo assurde, ma
tanto arbitrarie e ingiuste come questa. Lillusione al contrario richiama la mente del ricercatore ad una
severa disciplina per raggiungere con certezza il| contenuto degli oggetti. Lillusione certamente fa cadere le
ambizioni di un realismo assoluto che difenda una corrispondenza perfetta speculare del nostro conoscere,
in qualsiasi condizione latto si eserciti, con il suo oggetto: ma oggi non c persona sensata che difenda una
pretesa cos ingenua, allinfuori dei fenomenisti assoluti che hanno soppresso ogni dualismo gnoseologico.
Ci a cui il fatto illusorio conduce, quando sia oggettivamente considerato, lammissione che la nostra
conoscenza immediata ha gradi var di corrispondenza con il suo oggetto; per questo esso porta naturalmente
allammissione di un realismo moderato, che pu coincidere, quando siano ben definiti i termini in
questione, anche con uno scetticismo moderato.
Il fatto che vi sono delle illusioni o percezioni inadeguate significa che vi sono altri modi di
conoscenza che non sono illusioni, che sono ritenuti perci adeguati ai propr oggetti. E noi sappiamo che la
percezione adeguata nella vita ordinaria il caso pi frequente. E che la percezione oggettiva sia il caso
normale, lillusione quello anormale, non lo congetturiamo soltanto dal fatto che quella pi frequente,
questa meno, ma dal sapere che la percezione oggettiva realizza le condizioni ottime del conoscere. Infatti
noi possiamo graduare loggettivit del nostro conoscere con una curva: si dnno inadeguatezze tanto per
difetto di condizioni (p. e. mancanza di luce, luce debole, incidenza di raggi, ecc.) come per eccesso (luce
abbagliante, confluenza di raggi, ecc.). Le condizioni ottime si realizzano con i valori med.
Con questi valori med noi abbiamo una conoscenza delle cose certamente pi adeguata di quella che
si possa avere con i due valori estremi, e possiamo progredire continuamente tanto nella conoscenza volgare,
come in quella scientifica nel precisare le condizioni che realizzano questi valori med. Con questo non si
vuol dire che noi conosciamo adeguatamente la essenza del reale nel suo intimo e in tutte le sue virtualit:
ma che della essenza delle cose noi conosciamo alcuni elementi certo non per preconcetti filosofici o
daltro genere, ma per via della| discriminazione che necessariamente dobbiamo fare fra le conoscenze dette
illusorie e quelle che non lo sono.
Possiamo dire allora, con lEverett Hall
11
, che la percezione normale quella che si ha nelle
condizioni migliori di conoscenza rispetto a quella specie di oggetti. Le migliori condizioni per conoscere
sono quelle che permettono (in base alle percezioni passate) la discriminazione di un maggior numero di
qualit e relazioni rispetto alla categoria di oggetti che si considera... Le percezioni vanno soggette
allillusione nel rapporto secondo il quale le loro condizioni divergono dallo stadio ottimo, per finire in uno
stadio di massima inadeguatezza nel quale non pi possibile alcuna discriminazione di un dato oggetto.
Il fatto illusorio cos considerato suggerisce che noi in certe date occasioni possiamo essere in grado di
trovarci in conformit oggettiva con le cose e di conoscere i motivi di questa persuasione.
N si dica, contro questa posizione di realismo, che noi nella percezione siamo attivi, e quindi che
laspetto di percezione alcunch di puramente costruito e non di dato. Riservandomi a suo luogo una
presa di posizione pi esplicita in materia, ora osservo che lattivit innegabile implicata nel processo di
percezione non , come quella kantiana, indirizzata alla immissione di forme in un materiale che ne privo;
ma tutta vlta a creare nel soggetto le condizioni migliori per la scoperta o la contemplazione della
natura delloggetto, in quanto essa appartiene alloggetto. E il realismo, nella sua forma ragionevole,
appunto la dottrina secondo la quale il conoscere si svolge ed come la scoperta di quanto concerne cose o
processi diversi da s e dalle proprie affezioni
12
.
Dimostrata linsufficienza della spiegazione analitica, la posizione delle teorie sintetiche ha
guadagnato una posizione di favore. Ma poich di posizioni sintetiche non ve n una| soltanto, e la
Gestalttheorie fra tutte pretende dessere lunica ad adeguarsi alla realt dei fatti, prima di prendere posizione
necessario che consideriamo altri fatti che i Gestaltisti hanno fatto oggetto di geniali e sempre interessanti
ricerche.
3. La percezione di movimento
Le ricerche intorno alla percezione del movimento hanno costituito le esperienze genetiche da cui
il Wertheimer nel 1911-12 partito per fondare la Gestalttheorie: per questo esse meritano una
considerazione a parte.
Diciamo anzitutto che, data la distribuzione discontinua che hanno le terminazioni sensoriali alla
periferia degli organi di senso, ogni stimolo non vi ricevuto se non in quanto immobile: la considerazione
dellapparato fisiologico quindi impotente a render ragione di questa che una percezione fra le pi
comuni e fra tutte probabilmente la pi importante, almeno dal punto di vista psicologico.
Nellesperienza ordinaria si ha la percezione del movimento quando la successione delle presentazioni di un
oggetto supera un certo valore di frequenza, per cui non pi possibile individuare in modo discreto
loggetto nei singoli punti dello spazio che viene occupando. In questo caso un oggetto o un sistema detto
essere in movimento sempre in riferimento ad un altro oggetto o sistema che ritenuto essere fisso. Al
cinematografo le immagini immobili di oggetti dati in posizione diversa, per il fatto che sono presentati con
frequenza superiore al tempo di reazione, produce una percezione inequivocabile di movimento: qui il fattore
percettivo la velocit di frequenza.
Invece fissando dallalto di un ponte un punto della corrente del fiume, pare che il ponte si muova
allindietro. Il movimento della luna, nelle notti un po nuvolose, appare pi veloce di quello delle notti
chiare, perch noi riteniamo le nuvole immobili, cosicch il movimento da noi percepito secondo la somma
algebrica delle velocit del movimento reale della luna e di quello delle nuvole che si muovono in senso
inverso.|
Quando in qualche stazione ferroviaria si attende sul proprio treno e non se ne avverte la partenza, si
ha la subitanea impressione, guardando dal finestrino, che contrariamente al fatto siano gli altri treni a
muoversi e non il nostro. Similmente, guardando da un treno in corsa, il paesaggio, soprattutto i pali e la
siepe della linea ferroviaria sono da noi visti muoversi e con velocit tanto maggiore quanto pi vicini sono
gli oggetti: si ha limpressione di un movimento che si sviluppa a ventaglio, di cui gli oggetti pi lontani
formano il manico.
Qui il fattore percettivo che porta allillusione dato dal sistema di riferimento preso in
considerazione: di fatto nella nostra retina le imagini degli oggetti esteriori, quando il treno in corsa, si
succedono allo stesso modo di quando il treno fosse fermo e gli oggetti si muovessero. Lapparato sensoriale
a complessi di stimoli della medesima natura e qualit non pu che rispondere allo stesso modo, e da questo
punto di vista non corretto parlare in questi casi di illusione o di percezione inadeguata: la percezione
sarebbe inadeguata se avvenisse in altro modo.
Va osservato tuttavia che leffetto illusorio scompare o diminuisce notevolmente quando si prende
per riferimento un punto delloggetto che realmente si muove e tenendo lo sguardo vlto tanto alloggetto in
moto (il tram, il battello) quanto alloggetto immobile (un altro tram, le rotaie, la siepe, la sponda del
fiume...).
Poniamo, con il Wertheimer, il problema nei termini pi semplici
13
.|
Ecco la percezione di un oggetto in movimento. Loggetto si muove da un sito ad un altro: fino
allistante t, trovato nella posizione p1 (nel luogo l0); dallistante tn trovato (alla fine del movimento)
nella posizione pn (nel luogo ln): nel tempo intermedio fra t1 e tn, loggetto stato trovato successivamente,
secondo una continuit temporale e spaziale, nelle posizioni intermedie fra p1, e pn, e a traverso esse
arrivato a pn.
Ci che si vede questo movimento: non soltanto si vede che loggetto ora si trova in altre
condizioni da quelle di prima, o si sa (soltanto) che si mosso, ma si vede proprio il movimento. Cos ci
che dato psichicamente?
Si potrebbe dire, per analogia alla realt fisica, che il vedere il movimento consiste nel fatto che
loggetto visuale, dalla posizione p1 si portato in modo continuo a traverso siti intermed fino a pn: data
tale sequela di siti intermed, perci data anche la visione del movimento.
Se questo vedere il movimento va considerato come illusione, cio come qualcosa che dal punto di
vista fisico non dato altro che, prima come una pura posizione di quiete e, poi, come una determinata
distanza dalla prima posizione: in unaltra posizione di quiete, si dovrebbe far intervenire, in coincidenza con
essa, una integrazione soggettiva. Il passare a traverso, lo aver preso insieme (das Eingenommen haben) le
posizioni intermedie sarebbe in qualche modo integrato soggettivamente.
La supposizione, gi verisimile per i movimenti reali, diventa secondo il W. necessaria per i
movimenti apparenti
14
.

* * *

Nelle esperienze di laboratorio il movimento apparente si pu ottenere con la sola esposizione
tachistoscopica di figure| immobili (movimento stroboscopico); ci accontenteremo di ricordare i casi tipici.
Questi fatti erano conosciuti anche dalla psicologia tradizionale, ma non furono sufficientemente presi in
considerazione ed approfonditi dal punto di vista della sintesi percettiva come tale: questo fece il Wertheimer
che ebbe per soggetti in esperienza i due migliori collaboratori, W. Khler e K. Koffka allora suoi
assistenti.
Si presentano alternativamente su di uno schermo due elementi luminosi immobili, a e b (punti,
linee), di struttura identica ma spostati rispettivamente nello spazio. Regolando opportunamente i tempi di
esposizione e dintervallo si possono ottenere i fenomeni seguenti (pag. 5; cfr. tavola dei valori med, pagg.
19-20). Il soggetto deve osservare tenendo gli occhi immobili.
a) Se lintervallo maggiore di 0,1 secondo (circa 100 s) e certamente al di sopra di 0,3 secondi, si hanno
due impressioni successive in quiete; ciascuna linea compare al suo posto luna dopo laltra (stadio Suk).
b) Se lintervallo accorciato fra 0,1 a 0,06 (circa 60 s) secondi si ha il fenomeno tipico: si realizza cio la
visione di un unico punto o linea che si muove, spostandosi dalluna allaltra posizione delle due impressioni
reali (stadio Opt).
c) Se lintervallo viene ulteriormente ridotto, a frazioni che stanno al di sotto di 0,03 (circa 30 s) secondi, non
si verifica pi il movimento di una linea, ma si ha limpressione simultanea di tutte e due le linee (stadio
Sim) (fig. 72).
Fra questi tre stad tipici, usando particolari accorgimenti, il W. trov altri stad con fenomeni
intermed di passaggio (pag. 15, pag. 74 e segg.). Si pu vedere un solo oggetto che compie tutto il percorso,
o due oggetti di cui uno solo si muove, od anche un oggetto che comincia il tragitto e laltro che lo finisce
[2]. La forma del movimento dipende dalla posizione oggettiva che si d alle due figure; se si proiettano due
parallele, si vede una traslazione; invece due rette, che fanno un angolo, mostrano una rotazione [3]. Proiet-
tando, invece, prima una immagine al centro, poi due immagini simmetriche ai lati; si ha| un doppio
movimento simultaneo in senso contrario [4]
15
. Il fenomeno si ottiene anche se in luogo di presentare imagini
uguali in posizione diversa, si presentano alternativamente due immagini diverse; in questo caso per tempi di
esposizioni ed intervalli ottimi (Opt) si percepisce ununica figura che oltre a mutare di posizione muta anche
di forma (figura variabile).
Il movimento pu essere percepito sia come effettuantesi nel piano, sia come effettuantesi nello
spazio tridimensionale. La differenza fra i due modi di percepire il movimento particolarmente evidente nel
caso di una figura variabile. Infatti se il movimento percepito in piano, si avr limpressione di una figura
che alternativamente si allarga e si restringe; se invece il movimento apparir effettuantesi nello spazio
tridimensionale, si avr limpressione di solido, che ruotando di 90, presenta alternativamente due diverse
facce, ora quella stretta, ora quella larga.
Si pu concludere che il movimento stroboscopico nella sua prima fase lespressione della
costituzione di una forma,| la migliore possibile; la seconda fase ne traduce la dissoluzione.
I pratici di laboratori, secondo il Guillaume, la trovano anche nella vita ordinaria, come nellaprir le finestre,
nellilluminare una sala
16
. Soltanto le forme pi semplici sono percepite subito; per le altre necessario un
certo tempo, occupato da un processo dinamico che finisce nel processo stazionario di cui la percezione della
forma lespressione.
Il movimento apparente ebbe dal Wertheimer il termine di f -phnomenon: il Kenkel lo chiam
movimento g (gamma) per distinguerlo da altri fenomeni simili studiati dallo stesso Kenkel prima da solo e
poi con il Koffka e indicati come movimenti a e b. Questi Autori studiando, con esposizioni stroboscopiche,
il comportamento percettivo delle illusioni di Mller-Lyer e di altre figure illusorie, trovarono che, nelle
figure, linee oggettivamente uguali presentano un movimento di espansione e contrazione (movimento a);
non diversamente da quello che si osserva con lespressione di linee ineguali (movimento b).
stato trovato anche un movimento d (delta) il quale consiste nel rovesciamento della direzione normale del
movimento apparente. I Gestaltisti tendono a vedere in tutti questi fenomeni un fatto unico che si pu
presentare secondo modalit diverse.
Ricerche speciali sopra il movimento stroboscopico fecero in modo indipendente il Lindemann e
lHartmann.
Il Lindemann proiettando per una sola volta, con esposizioni molto corte, delle figure geometriche,
trov che figure varie geometriche, presentate in vari modi, si comportano diversamente (Lindemann E., 5 e
segg.).
Nel caso di un cerchio, il movimento g si rivela molto pronunciato nella direzione orizzontale e lo
stesso accade per una ellisse quando poggia sopra uno dei suoi assi. Un quadrato| invece che poggia sulla
base di uno dei suoi lati si muove in senso laterale; ma se poggia invece su di un angolo, presenta movimenti
energici di contrazione e di espansione. Va notato che le figure familiari resistono alla deformazione pi
delle altre.
Il Bethe, il Fuchs ed il Wittmann hanno proposto spiegazioni varie del fenomeno, ma il L. non le
trova soddisfacenti. Probabilmente la spiegazione, a suo parere, va cercata a partire dallipotesi, che il
movimento non altro che lespressione fenomenale del sorgere e disparire delle forme visuali (das
Entstehen und Vergehen der optischen Gestalten). La fase iniziale di questo movimento la possiamo indicare
con A. Dalle esperienze risulta che si dnno casi nei quali la quiescenza delloggetto-stimolo non implica
necessariamente che la forma percepita sia sperimentata come quiescente. Il movimento stroboscopico, in
questi casi, pu esser considerato come lo stadio iniziale del processo dinamico che ha per termine la
forma quiescente. Dal punto di vista fisiologico ci significa che la quiescenza nel campo somatico si
stabilisce solo dopo un breve e sia pur rapido processo fisiologico. Si presume che un tale processo avvenga
anche con esposizioni prolungate di uno stimolo-oggetto: il non averne noi ordinariamente coscienza pu
dipendere sia dal fatto che possiamo esser disturbati da altri fattori, sia dalla supposizione che lenergia
implicata in questo processo pu essere notevolmente sopraffatta da quella che si trova nel sistema
stazionario della forma in questione (pag. 48 e segg.).
Ci che stato detto della fase A del movimento vale anche, mutatis mutandis, per lultima fase o
fase Z. Nessuna eccitazione cessa immediatamente quando rimosso lo stimolo. La fase Z del movimento g
mostra che il processo fisiologico non si arresta bruscamente, ma scompare piuttosto per processi di
spostamento ordinato.
Il Lindemann indica come processo g il fenomeno fisiologico del settore ottico corrispondente al
movimento g per cui si arriva alla forma quiescente finale (corrispondente alle forme fisiologiche). Questa
forma terminale governata dalla legge di pregnanza, e cio essa tende ad assumere la miglior| forma
possibile. E cos anche questo fenomeno originale rientra nello schema generale della teoria della Gestalt
(55).

* * *

Mentre il Wertheimer aveva studiato leffetto fenomenale che si aveva dalla esposizione
stroboscopica di due stimoli, dati in posizioni diverse; e Kenkel-Koffka si erano occupati del movimento in
rapporto alla fusione percettiva, ed il Lindemann aveva studiato il problema usando di una sola esposizione,
L. Hartmann studi leffetto che si produceva quando loggetto-stimolo in movimento viene esposto per due
volte con una pausa fra le due esposizioni della durata approssimativamente uguale delle esposizioni stesse
(L. Hartmann, 319 e segg.).
Lesperienza si presenta quindi molto simile a quella del Wertheimer, con la sola differenza che
nellesperienza del Wertheimer i due stimoli erano presentati separati tanto nello spazio come nel tempo; qui
invece si tratta di stimoli identici nello spazio e separati solo nel tempo.
Anche queste ricerche mostrano, come quelle degli Autori finora citati, che esiste uno stretto parallelismo fra
il movimento g e la fusione percettiva. Gli esperimenti misero in chiaro ancora una volta linfluenza del
carattere figurale sopra la fusione, quale si osservato per il movimento g, poich si constat che la soglia
di fusione dipende dalla specie di figura che si usa.
Usando figure ambigue, od anche la croce di Rubin, si trov che, malgrado linvarianza oggettiva
della figura esposta, la fusione avveniva a soglie differenti a seconda delle differenti apprensioni che si
avevano dello stimolo presentato a quel modo. E si scopr che la stessa area oggettiva ha un punto di fusione
pi basso se vista come sfondo (Grund) di quando appare come figura (Gestalt).
Di pi, se nelle due esposizioni si presentano due figure diverse fra loro, non si verifica il fenomeno
del movimento saltellante, che si ha invece quando si presenta la stessa figura ambedue le volte. Affinch si
possa aver la fusione neces|sario che la figura della seconda presentazione sia la stessa, o quasi, della
prima, e che tutte e due occupino la stessa posizione nello spazio. LH. vide in questa resistenza alla
fusione di due figure diverse una riprova della legge di costanza della Gestalt.
Se si introduce una leggera discrepanza nella posizione o quando si usano due figure diverse, il saltellamento
scompare ed in suo luogo si vede il movimento.
Anche lHartmann, come il Lindemann, ricorre per spiegare il fenomeno da lui scoperto alla
concezione del Wertheimer, secondo la quale la percezione di movimento non dovuta ad una somma di
eccitazioni di cellule cerebrali individuali, ma piuttosto a processi e stati totali, secondo le ulteriori
precisazioni che a questa concezione ha poi apportato il Khler con lipotesi delle forme fisiche (388-394).

* * *

Come spiegare questi fenomeni? Il Wundt pens che fossero dovuti alle sensazioni di movimento dei
globi oculari. La spiegazione non regge, poich, osserva il Wertheimer, il fenomeno ha luogo egualmente
quando si osserva con gli occhi fermi (pag. 4; cfr.: pag. 76); n si pu pensare con lHelmholtz ad
interferenza od associazione di posizioni locali successive, poich la brevit dellesposizione non permette
simili processi (pag. 21 e segg.).
Ancora ci fu chi pens che si trattasse di unimagine consecutiva, chi di illusione di giudizio, chi di una
fusione dei contenuti dello stimolo, chi ad una Gestaltqualitt fondata su relazioni. In realt il
movimento stroboscopico una percezione originale; non n una somma o sintesi di sensazioni successive,
n uninterpretazione delle medesime per un ricordo dellesperienza passata
17
.|
Le ricerche sul movimento stroboscopico hanno perci messo in chiaro:
a) che la percezione del movimento ha un contenuto prettamente sensoriale: si ha certamente anche negli
animali.
b) che tale percezione tuttavia ha un contenuto originale, cio psicologicamente inderivabile.
c) che si tratta di un fenomeno primitivo e forse il pi primitivo dellorganizzazione percettiva.
In quanto riguarda la sensorialit e la primitivit di questa percezione, basti il ricordare che essa
presenta, come i colori e la grandezza, i fenomeni di costanza; presenta parimenti le immagini consecutive
(nistagmo). LEhrenstein ha notato delle chiare analogie fra la percezione dei colori e quella del movimento:
alla fusione dei colori, corrisponde la fusione del movimento; al contrasto simultaneo dei colori corrisponde
il contrasto simultaneo del movimento, al contrasto successivo dei colori corrisponde il contrasto successivo
del movimento. Anzi, rigorosamente parlando, non si dovrebbe usare il termine mescolanza di movimento,
per il fatto che la fusione qui, come del resto anche nei colori complementari, non affetta la qualit
percettuale, ma soltanto le sue condizioni di eccitazione
18
.
Il color arancio un contenuto psichico perfettamente a s, e non una fusione di giallo e rosso,
anche se presenta una somiglianza tanto con il giallo come con il rosso: il parlare di mescolanza, dal punto di
vista fenomenale, qui non ha senso, ma al pi si riferisce alla genesi; per cui pi esatto parlare soltanto di
fusione di luci e di processi di stimolo. Quanto si vien dicendo vale anche, e pi ancora, per la percezione
di movimento che sorge a partire dalla presentazione di posizioni successive di un oggetto nello spazio. A
questo modo la percezione del movimento presenta unanalogia evidente con limpressione di profondit
che si ha dalla fusione delle due immagini retiniche: nellun caso si tratta di disparit spaziale simultaneo-
statica, nellaltro di disparit spaziale succes|sivo-dinamica. E che lanalogia sia reale lo dimostra il fatto che
il senso del movimento, unito al senso spaziale, pu dare origine a nuove qualit percettive; come la
profondit unita ai colori genera la percezione dei colori corporei (Oberflchenfarben), cos il movimento
esercita un influsso nella strutturazione dello spazio. LEhrenstein ha fatto uno studio accurato di questi
fenomeni che dnno la ragione, fra laltro, anche di molte illusioni e deformazioni percettive.
La psicologia tradizionale, di fronte ai fenomeni del movimento apparente, per restare fedele ai suoi
princpi si era arenata in difficolt inestricabili imponendo una soluzione che era in contrasto con
lesperienza pi immediata: merito innegabile della Gestalttheorie se un fenomeno cos fondamentale ha
ormai una trattazione veramente scientifica.
In luogo di spiegare il movimento stroboscopico per una reminiscenza di movimenti reali, il
Wertheimer ha visto in questo fenomeno il tipo fondamentale della percezione di movimento. Infatti, fin
quando ci si attiene alla struttura fisiologica della retina, leccitazione isolata che si ha in ciascuno dei suoi
elementi non potr mai dare n la percezione di estensione, n quella di movimento. La sola differenza fra il
movimento stroboscopico e quello reale sta nella densit pi grande di eccitazioni nel caso del movimento
reale: il movimento reale viene quindi ad essere un lato particolare del movimento stroboscopico. E questo
tanto vero che anche nellesperienza ordinaria di movimenti molto rapidi (cambio di segnalazioni luminose
agli incroc delle vie) o molto lenti, si possono avere gli stad di Sim e Suk.
Bisogna quindi spiegare la percezione del movimento come un processo originale di natura totale
(Gesamtprozess), ove leffetto non dipende dalla natura e modalit dello stimolo ma dalle propriet del
campo.
Il Wertheimer, passando dallanalisi fenomenologica alla interpretazione teorica, consider il
movimento apparente come qualcosa di qualitativamente puro, come un movimento senza mobile
(Bewegung ohne Bewegtes), a differenza di quanto si vede nellesperienza ordinaria. Lorigine, poi, di tale|
nuovo contenuto va spiegata, a suo parere (pag. 86 e segg., 21), a partire da corti circuiti o funzioni
trasversali che avverrebbero nei centri corticali, come si dir pi avanti
19
. Pretese queste che non hanno
niente a che fare con la geniale tecnica scientifica del Wertheimer.

* * *

Considerazioni analoghe sono state suggerite dalle ricerche intorno alla percezione del movimento
indotto che stato studiato dal Duncker, e poi continuato dal Wallach, von Schiller e da altri (Duncker K., A,
180 e segg.).
Lillusione qui data dal fatto che quando sono presentati insieme un oggetto fermo ed uno in
movimento, a seconda del sistema di riferimento che losservatore prende, pu esser visto in movimento ora
luno ora laltro oggetto indifferentemente. Sono i casi di movimento indotto le illusioni, ricordate sopra, del
movimento di oggetti immobili che si osservano dal finestrino di un treno in corsa e, viceversa, lillusione
del movimento del proprio treno, che oggettivamente fermo in stazione, quando si muove un treno vicino
che visto fermo. In questo caso il movimento indotto ha una direzione contraria rispetto allinducente,
com anche il caso della corrente del fiume guardata dallalto del ponte o delle rotaie o delle pareti di una
galleria osservate dal finestrino di un treno in corsa.
La percezione del movimento indotto si fonda quindi sulla| dualit di figura e sfondo: tutto
dipende a quale dei due oggetti dati losservatore attribuisca luna o laltra funzione. Loggetto, a cui si
rivolge lattenzione, funziona da figura ed visto in movimento, laltro invece funziona da sfondo ed
visto in quiete: poco importa quale dei due si muova realmente. Si pu avere anche che quando ambedue gli
oggetti possono esser visti come cose, allora, se lattenzione si porta simultaneamente su ciascuno, tutti e
due sono visti muoversi in direzione contraria.
Prima di riferire le esperienze del Duncker, ricordiamo un curioso esperimento suggerito da un
aderente alla scuola di Graz, il Witasek. Dopo alcun tempo che ci si trova in una stanza completamente buia,
si proietti su di uno schermo opaco un solo punto luminoso: il punto comincier subito a muoversi
circolarmente nella maniera pi pronunciata, con escursioni superiori ai 90. Si osserv che durante tutto il
tempo di fissazione, per perfetto che possa essere non pi di un minuto gli occhi presentano un
movimento tremolante (Koffka, K., D, 212).
I movimenti autocinetici provano che ai diversi punti retinici non corrisponde alcun valore locale
fisso: essi producono una localizzazione solo entro uno sfondo che sia dato; non la producono pi, quando lo
sfondo perduto.
Le esperienze del Duncker venivano fatte in questo modo.
Si proiettava un raggio di luce sopra un rettangolo di cartone (66 48 cm.): distanza dellosservatore
un metro (pagina 187 e segg.).
Quando si muove il cartone nel senso avanti-indietro, si vede il punto di luce mettersi in movimento
nella direzione contraria indietro-avanti. Se invece il punto di luce a muoversi realmente, il fenomeno
dellinduzione non si verifica e il cartone rimane fermo: perci impossibile decidere se il punto luminoso
sia o no, oggettivamente, in movimento.
La differenza pu essere rilevata quando, invece di un solo punto luminoso, se ne usano due, di cui
uno sia in movimento, laltro in quiete. Nel caso precedente il rettangolo di cartone poteva funzionare solo
come sistema di riferimento,| come sfondo, non come cosa e figura, e per questo si verificava solo una fase
del fenomeno. Il rettangolo di cartone costituisce, rispetto al punto unico, un sistema di riferenza naturale,
ma non viceversa e questo per la notevole sproporzione di dimensioni che corre fra i due, la quale fa s che il
rettangolo debba essere considerato come un locante e mai un locato, ed il punto sempre un locato, mai un
locante. Quando invece si hanno due punti questa impossibilit svanisce. Tutto dipende dallavere o no un
sistema di riferimento e dalle sue modalit, cosicch la perdita di vista del sistema di riferimento, o
limpossibilit di averlo, distrugge lillusione.
Quando si imprime al rettangolo un movimento molto rapido nel senso avanti-indietro, il punto di
luce appare fermo, perch non riesce a mantenere pi la relazione fenomenale al rettangolo come a suo
sfondo, e prende relazione invece con gli altri oggetti della camera, come le pareti, i mobili, le sedie...
Si ottengono fenomeni di movimento indotto anche usando delle oscillazioni di un pendolo in una
camera oscura e lillusione avviene in tutte le direzioni che si vogliono provocare (pag. 198 e segg.). Gli
esperimenti sul movimento indotto sono suscettibili di interessanti sviluppi per comprendere la natura di
molti altri fatti, di cui baster ricordarne uno desperienza ordinaria. Gli oggetti sono da noi visti in quiete
anche quando i nostri occhi si muovono e quindi le immagini degli oggetti si spostano continuamente sulla
retina, ed assai raro il caso che noi osserviamo gli oggetti tenendo gli occhi perfettamente immobili.
Secondo le esperienze precedenti le cose si spiegherebbero a questo modo. Il punto di osservazione si muove
a traverso gli oggetti di visione ed circondato da essi: esso stesso un sistema immerso in un sistema
includente, pi ampio; la sua localizzazione determinata dagli oggetti che formano lo sfondo di riferimento.
per questa ragione che gli oggetti non sembrano muoversi verso sinistra, quando si dirige lo sguardo a
destra. Sono le cose, sopra le quali dirigiamo le osservazioni, che forniscono per lo spazio visuale il
sistema determinativo di riferimento nel quale entra lo sguardo in movimento (pag. 238).|
Questi fatti dimostrano adunque che il movimento pu essere visto con una forma assai diversa,
secondo il campo al quale fenomenicamente visto appartenere. Losservazione va applicata, secondo le
ricerche fatte dal Brown, anche per la velocit apparente: anchessa in funzione (inversa) del campo
secondo che questo pi grande o pi piccolo. Ci che corrisponde alla legge del Korte: laumento della
distanza per cui passa un oggetto, visto stroboscopicamente, diminuisce la sua velocit fenomenale (Koffka,
K., D, 288).

* * *

La subordinazione che si ha delle parti al tutto nella percezione di movimento, stata messa in
evidenza anche da alcune eleganti esperienze intorno allidentit fenomenale degli oggetti desperienza,
eseguite da J. Ternus, sotto la direzione del Wertheimer (pag. 81 e segg.). Il problema molto semplice e di
evidente interesse speculativo.
Noi vediamo un oggetto in movimento e subito diciamo Questoggetto si muove: bench nella
nostra retina le immagini, che vengono dalloggetto, continuino a cambiare in ogni istante, fenomenalmente
loggetto conserva la sua identit. Lo stesso deve dirsi per oggetti in riposo: il tavolo, che ho attualmente
davanti a me, non del tutto uguale al tavolo di un momento fa: eppure per me lo stesso tavolo che
persiste. Un oggetto allora pu in s cambiare, senza perdere la sua identit: il sole cresce (restando identico
a s) in luce e splendore, il volto del mio amico impallidisce... Quali sono le condizioni per la persistenza di
questa identit fenomenale? Esse non possono esser ridotte alle condizioni di contiguit spaziale e temporale,
come si potuto fare per il movimento stroboscopico.
Il Ternus ricorse al metodo dello spostamento stroboscopico di un insieme di punti. Vengono
proiettati, sopra uno| schermo di cartone, due gruppi di punti luminosi immobili in condizioni favorevoli alla
produzione di un buon movimento stroboscopico. Siano i gruppi abcde e cdfgh (fig. 73); nella figura i punti
della prima serie sono rappresentati da piccoli punti neri, quelli della seconda serie dai circoletti; i punti dei
due gruppi che vengono a coincidere sono indicati dai circoletti con il punto nero interno.
Risulta pertanto dallesperimento che il soggetto non vede n punti immobili occupanti
oggettivamente la stessa posizione, n identifica i punti coincidenti , ma osserva un movimento di
traslazione da sinistra a destra di una figura rigida a forma di croce. Si ha allora che i punti c e d perdono la
propria identit e la loro funzione: il punto c che (nella prima esposizione) costituiva il centro della croce,
diventa lestremit del braccio sinistro dellunica croce percepita, e il punto d che era lestremit destra
diventa il centro. Schematicamente: c2 identificato ad a1 e non a d1, come a priori si sarebbe aspettato.
Altrettanto si dica dei due gruppi della fig. 74 ove si osserva un movimento di traslazione parabolico.
Lidentit fenomenale perci non obbedisce alla legge delleccitazione locale, n a quella del cammino pi
breve fra due eccitazioni locali; essa invece conservata dal tutto come tale, e non in funzione delle
singole parti secondo il loro contenuto oggettivo.
Lidentit fenomenale, conclude il Ternus, primariamente determinata dallidentit di forma
(Gestalt), dalla omologia di forma delle parti, cio dai caratteri del tutto e non da relazioni frammentarie
(pag. 101).
Anche in questo caso bisogna perci far ricorso ad una| Gestalt dinamica entro i termini di un campo
totale di forze, la quale si mostra egualmente valida per i complessi successivi come la Gestalt statica per
quelli simultanei (forme, figure geometriche, ecc.). Le leggi che regolano lapparire, sia delle une come delle
altre, non possono essere che identiche
20
.
Il complesso delle ricerche intorno al movimento stroboscopico tende a dimostrare che due oggetti
immobili ed isolati fra di loro si fondono insieme in un oggetto unico e dnno la impressione di movimento:
fenomeno puro, secondo Wertheimer, senza stimolo adeguato
21
.

* * *

Fenomeni di ordine pi complesso, ma che possono rientrare nellambito delle ricerche inaugurate
dal Wertheimer, sono i movimenti stereocinetici studiati da un valente discepolo del Benussi, il Musatti: lo
effetto fenomenale che essi producono il movimento solidale. Ecco la descrizione sommaria dei
fenomeni (D, pag. 133 e segg.).
Se si fa ruotare lentamente attorno al suo centro un disco di cartone che porta verso la periferia
disegnato un cerchio e dentro al cerchio un punto non coincidente col centro del cerchio e si osserva il
complesso disegnato ad una certa distanza:| laspetto del complesso varia durante losservazione passando
attraverso diverse fasi generalmente nellordine seguente:
a) Si vede dapprima il cerchio ed il punto eseguire il movimento di rotazione conformemente alle condizioni
obbiettive dellesperienza.
b) Si ha ad un tratto limpressione che il cerchio eseguisca effettivamente un movimento di rotazione attorno
al centro del disco, non presentando per costantemente, ad es. rispettivamente verso il centro del disco e
verso il bordo del disco, gli stessi punti (come avviene in realt, dato che il cerchio disegnato, ed quindi
solidale col cerchio ruotante), ma presentando invece costantemente gli stessi punti, ad es. verso il basso.
Mentre cio in realt il cerchio, nelleseguire la rotazione attorno al centro del disco, compie ogni giro una
rotazione completa anche attorno al proprio centro, questa rotazione della figura non veduta ed il cerchio
apparisce, pur spostandosi nello spazio, stabilmente orientato nello spazio stesso. Contemporaneamente il
punto disegnato nellinterno del cerchio (e che in realt essendo anchesso disegnato sul disco solidale col
cerchio) visto spostarsi lungo la periferia del cerchio stesso eseguendo rispetto a quello un movimento
circolare completo per ogni rotazione completa effettiva del disco. La stabilit di orientazione del cerchio nel
suo movimento rotativo e il movimento relativo del punto rispetto al cerchio caratterizzano questa fase di
osservazione.
c) Successivamente alla fase b si determina improvvisamente quella trasformazione percettiva che detta
propriamente trasformazione stereocinetica. Mentre nelle fasi a e b il cerchio ed il punto sono sempre visti
nel piano del cerchio ruotante ed in quel piano che si determinano i movimenti di quegli elementi; in questa
terza fase il punto ed il cerchio appariscono localizzati in piani diversi. Ad es. il punto visto come pi
lontano del cerchio; esso punto inoltre non eseguisce pi un movimento relativo rispetto al cerchio come
nella fase b, ma apparisce solidale col cerchio stesso, che a sua volta apparisce leggermente obliquato
rispetto al piano del disco. Si ha cio limpressione che il punto ed il cerchio siano elementi di| un unico
corpo solido, e precisamente di un cono, di cui il punto il vertice ed il cerchio la periferia della base.
Questo cono eseguisce un movimento di rotazione attorno allasse intorno a cui gira effettivamente il disco
di cartone, e questo movimento tale che, rispetto a quel primo asse, lasse stesso del cono si mantiene
spostandosi in posizioni sempre simmetriche.
Il punto pu localizzarsi in profondit, rispetto allosservatore, pi vicino anzich pi lontano del
cerchio stesso ed in tal caso il cono veduto presenter non la base, ma il vertice rivolto verso losservatore.
Questi due effetti fenomenali possono talvolta alternarsi fra loro, e determinare, mentre si sta osservando,
una brusca inversione, simile a quella che nella percezione di profondit determinano alcune figure
geometriche, p. es. il cubo: solo che limpressione di corporeit del cono nel nostro caso assai pi intuibile
di quella osservabile nel cubo. Fenomeni analoghi si ottengono se si descrive nel centro del disco ruotante
unellisse che abbia il centro coincidente col centro del disco.
Questi fenomeni hanno suggerito al Musatti uninterpretazione originale dei processi percettivi in
generale, la quale integra e corregge il principio della Gestalt, come si dir nel II Volume.
Rileviamo come conclusione che le esperienze di movimento costituiscono sempre il nerbo della
Gestalttheorie e la prova pi radicale della impossibilit in cui si trova la psicologia associazionista a
spiegare la percezione del movimento. Queste esperienze hanno trovato lidentit fondamentale di
comportamento fra il movimento reale dellesperienza ordinaria e quello stroboscopico. stata anche
constatata una somiglianza fra le leggi che regolano lapparire delle forme in condizioni di quiete e quelle
delle forme in movimento, somiglianza che pare faccia capo anche in questo caso ad unidentit di processi.
Alla radice di ogni processo percettivo si avrebbe sempre un processo dinamico di organizzazione, il cui fine
o termine appunto di portare allapparizione di una forma fenomenale nella quale il molteplice dato
immediatamente alla coscienza come un tutto intuitivo organizzato.|

Note del capitolo quinto
1
Berkeley G., A, 2.
2
Koffka K., D, 115. Secondo le esperienze del Metzger la percezione, in quanto determinata dalle forze interne, tende
ad essere tridimensionale, che la forma di percezione pi naturale, mentre la percezione uni-(o bi-) dimensionale
derivata.
Ritengono immediata la profondit, fuori della Scuola Gestaltista: Thouless R. H., 231; Helson H., 524; Parsons F. H.,
154; Tschermak, A., 998-999. Acutamente W. Ehrenstein considera la percezione di profondit come una
Komplexqualitt che si stabilisce per una unificazione formale delle disposizioni innate con i criter acquisiti, non per
unaddizione o per un semplice processo di contenuti di memoria a contenuti di sensazione (Ehrenstein W., 25,
Zusammenwirken von angeborenen Warhnehmungsapparat und erworbenen [empiri-schen] Einstellungen in der
Wahrnehmung, 37). Anche il Bhler non meno esplicito nel rigettare la concezione berkeleiana e kantiana: Berkeley
betrachtet das Auge wie einen physikalischen Apparat und verkennt an ihm die Grundleistung organischer
Einrichtungen, verkennt was man Gestalteffekte oder Komplexwirkungen, neuerdings Strukturfunktionen genannt hat
(Bhler K., B, 4).
3
Guillaume P., B, 89.
4
C. M. Musatti, D, 200.
5
questo il senso delle prime due, fra le cinque leggi delle percezioni inadeguate, enunziate da V. Benussi: (1) Das
Erfassen der Gestalt, die Gewinnung einer Vorstellung ussersinnlicher Provenienz ist also die Bedingung fr die
Entstehung einer ussersinnlich bedingt Inadquatheit. (2) Alle objective Bedingungen, die geeignet sind die
Auffassung der Gestalt zu erleichtern, wirken hierdurch mittelbar im Sinne einer Inadquatheitserhohung; alle jene
Bedingungen dagegen, die geeignet sind, die Individualisierung einzelner Bestandstcke fr ein Subjekt zu fordern,
wirken im Sinne einer Inadquatheitsherabsetzung.
Dalle quali si ricava la legge pi generale secondo la quale ... lapprensione unificante di un complesso di elementi,
che porta alla rappresentazione intuitiva di una forma in s chiusa, anche la condizione che favorisce la percezione
inade|guata (Cfr.: Vittorio Benussi, 407; il lavoro riassume ben otto lavori precedenti sullargomento e si pu dire che
il Benussi stato il pi fecondo ricercatore sui fenomeni illusor).
6
Gemelli A., H, 11.
7
Secondo lo Stumpf, bench la critica della conoscenza consideri tutte le illusioni percettive come falsi giudizi,
psicologicamente esse vanno distinte in due classi secondo la natura dei fondamenti per cui nasce lapprezzamento
inadeguato. a) Vi sono delle illusioni che dipendono dallapparizione sensoriale: se, dopo aver osservato intensamente
una superficie verde, porto lo sguardo su duna superficie bianca, io vedo rosso e non bianco; il bastone, bench
oggettivamente diritto, immerso parzialmente nellacqua si presenta spezzato. Queste possono esser dette illusioni
sensoriali autentiche (echte Sinnestuschungen) e possono esser causate da fattori fisici (noti) (il bastone spezzato per
via della rifrazione dei raggi), o da fattori fisiologici (ancora ignoti) (limmagine consecutiva dei colori complementari).
Tali illusioni sono incorreggibili. b) Vanno invece dette pure illusioni di giudizio (blosse Urteilstuschungen) quelle
dovute alle condizioni circostanti: una montagna distante 50 km. da me giudicata, sia per mancanza desercizio o per
le mutate condizioni di trasparenza dellaria, alla distanza di soli 30 km.; ed in generale appartengono a questa classe
tutti gli errori di riconoscimento di oggetti, tanto frequenti nella vita pratica.
Le cosidette illusioni ottico-geometriche sono classificate dallo St., per la maggior parte, come illusioni sensoriali
dovute a particolari condizioni dei pro|cessi fisiologici nellorgano periferico e nei centri. La concentrazione
dellattenzione e lesercizio possono correggere le illusioni di giudizio; dagli inconvenienti invece che derivano dalle
illusioni sensoriali, ci libera soltanto lindagine scientifica sulle condizioni naturali estrinseche ed intrinseche del
fenomeno (Cfr.: Stumpf C., D, I, 18, pagg. 311-315).
8
Galli A., Zama A., 29 e segg. Circa le conseguenze di ordine teorico che gli Autori hanno tirate dalle esperienze, si
dir pi avanti nella esposizione della teoria della Scuola di Milano.
9
Nellarte contemporanea il futurismo intende di esprimere lessenzialit delle cose a traverso la rappresentazione del
movimento, clto nella sua immediatezza fenomenale (per es. laeropittura). Arte cerebrale, che pu raggiungere|
alcune volte espressioni di grande efficacia, ma che ancora in cerca della sua via. poi vero che ogni forma ed ogni
contenuto presentano una situazione di movimento e sono traducibili in essa? Questa efficacia del movimento ad
esprimere un particolare aspetto della realt, non torna a danno di altri aspetti, non meno reali, che vengono del tutto
sacrificati?
10
Lo stesso principio sembra valere per le allucinazioni. Le allucinazioni vere, come le illusioni, sono dei fenomeni, i
quali, anche quando subiettivamente appaiono dovuti a condizioni patologiche, non si distinguono fondamentalmente
dalle percezioni normali; cio esse sono organizzate in modo sostanzialmente uguale, obbedendo agli stessi princpi che
regolano la percezione normale, ai princpi della forma (Glck, G., 657).
11
Hall E., 527-530.
12
Hall E., 525.
13
Wertheimer M., A, 2. Le successive citazioni di questo lavoro fondamentale, che ora riassumo, sono date nel testo.
Il Benussi ottenne gli stessi fenomeni, descritti dal W. nel campo visivo, anche nel campo tattile (cfr.: B, 59 e segg.);
egli per ne diede uninterpretazione secondo la teoria della Scuo-la di Graz.
Il Galli, della Scuola di Milano, in una serie di ricerche eseguite nel Laboratorio di Francoforte sotto la direzione di
Wertheimer e Gelb, ha mostrato che si possono ottenere fenomeni di movimento apparente anche usando combinazioni
di stimoli appartenenti a campi sensoriali diversi (visivi e tattili, visivi, tattili e acustici). (cfr.: Galli A., A, 79 e segg.).
14
Riporto le descrizioni dei fenomeni tipici osservati dal Wertheimer. Hanno contestato non soltanto linterpretazione
teoretica del W., ma anche lesattezza nella osservazione dei fatti non pochi psicologi come Linke, Higginson, van der
Bals e Roelof, De Silva, Neuhaus, Dimmik ed altri (cfr. riferenze in: Galli A., A, 80).
15
P. Guillaume, B, 90-91.
16
P. Guillaume, A, 781. LHartmann indica il frecciare delle lucciole delle notti calde di estate, le scintille di un ceppo
scoppiettante e lavvicendarsi delle luci che regolano il traffico.
17
Secondo ricerche recenti il movimento percepito meglio alla periferia della rtina ed quindi, come la percezione
della forma, una funzione dei bastoncelli; il senso del movimento il IV senso retinico con quelli di luce, colori e forma
(cfr.: Blackburn R. H., 365-371).
18
W. Ehrenstein, 52; cfr.: 87.
19
Ha combattuto aspramente fra gli altri questi sconfinamenti teorici, il Linke, uno psicologo specialista in materia
(Linke, P. F., 119, pagg. 187-299). A suo parere: Ein Bewegungs-erlebnis sui generis ist ein Nonsens: seine Eigenart
als Erlebnis einer Bewegung beruht auf etwas, das allen psychologischen Ueberlegungen transzendent ist. Natrlich
gibt es blosse Bewegungsphnomene gegenber den wirklichen Bewegungen: trotzdem gehren beide gemeinsam ins
usserpsychische Gebiet: sie sind beide unzweifelhafte Bewegungen und nur unterschieden, wie etwa
Kugelphnomene, halluzinierte Kugeln oder vielleicht auch Kugeln, die in Mrchen und Sagen eine Rolle spielen, von
des wirklichen Kugeln unterschieden sind: sie sind beide durch die spezifischen Bewegungseigenschaften
ausgezeichnet, nur kommt den einen Prdikat wirklich zu, den anderen fehlt es (292-293).
20
Un recente lavoro del Metzger ha mostrato che le stesse leggi valgono per i movimenti reali di due o pi oggetti che
passano simultaneamente per lo stesso punto. Gli oggetti in movimento erano, nelle esperienze del M., delle ombre
verticali, che si spostavano in modo orizzontale, avanti-indietro, entro una certa distanza segnata da bastoni verticali
fissati su di un disco rotante. Variando langolo fra i bastoni e la loro distanza dal centro del disco, variava pure la fase e
la velocit delle ombre in movimento. Il M. conchiudeva giustamente che le leggi che regolano la selezione degli
oggetti nella fusione percettiva sono le medesime che governano lorganizzazione delle figure spaziali. Ci porta
unaltra conferma alla posizione gestaltista (cfr.: Metzger, W., 1-60).
21
Ma ci si pu chiedere: che succeder se due oggetti, che sono presentati successivamente, appartengono a modalit
sensoriali diverse? Se questi oggetti producono egualmente limpressione del movimento apparente, si deve
conchiudere che lo spazio percettuale fondamentalmente unico. Ci ha potuto dimostrare il Galli in una serie di
ricerche nelle quali furono usati stimoli virtuali, uditivi e tattili combinati: i soggetti manifestano sempre di aver
limpressione di un unico oggetto in movimento che li impressionava in modi diversi, come si vedr pi avanti (Galli,
A., A, 118 e segg.).

Figure del capitolo quinto



Fig. 51 (v. Hornbostel)




Fig. 52 (Kopfermann)






Fig. 53







Fig. 54






Fig. 55





Fig. 56



Fig. 57 (Prof. C.Donati)




Fig. 58





Fig. 59





Fig. 60




Fig. 61



Fig. 62 (Fraser)




Fig. 63 (Fraser)





Fig. 64





Fig. 65






Fig. 66 ( L. Franklin)






Fig. 78 (Gemelli)




Fig. 67



Fig. 68 (Cima)




Fig. 69



Fig. 70 (Wolters)




Fig. 71 ( Street)





Fig. 72 ( Da Guillaume)







Fig. 73






Fig. 74









capitolo sesto
LA FORMA NELLA PATOLOGIA,
NELLE ATTIVIT SUPERIORI E NELLA SUA GENESI
Sommario. La patologia della percezione: dissoluzione delle qualit sensoriali e disgiunzione degli attributi
(Gelb-Goldstein); Emianopsia e ambliopia; la fovea sussidiaria ed i fenomeni di completamento (Fuchs).
Il pensiero come struttura: il comportamento degli antropoidi (Khler); il pensiero infantile (Koffka), il
pensiero concreto dei primitivi ed il pensiero astratto (Wertheimer). Azione e struttura (Lewin): fenotipo,
genotipo e valenza; bisogni e quasi bisogni; tensione volitiva ed atti interrotti (B. Zeigarnik); dinamica
dellintenzione (Lewin). Il principio delle forme fisiche (Isomorfismo): lipotesi primitiva del
Wertheimer; lo sviluppo sistematico del Khler: sistemi stazionar e quasi stazionar, forme fisiche,
fisiologiche e psicologiche; carattere provvisorio dellipotesi.


1. La patologia della percezione
La psicologia moderna ha sempre riguardato lo studio dei soggetti patologici come uno dei campi di
maggiori risorse per la scoperta dei princpi profondi del nostro comportamento conoscitivo e pratico, ed i
Gestaltisti non potevano mancare di ricorrervi.
La teoria dellAssociazione, come osserva il Guillaume, portava a pensare che le lesioni dei centri
non potevano che distruggere le innumerevoli associazioni, stabilite dallesperienza: si ricorreva perci alla
patologia della percezione con la persuasione di aver da essa la rivelazione di quei fatti primitivi| e semplici
che nella vita normale scompaiono sotto le sovrastrutture delleducazione e delle convenienze sociali
1
.
La teoria della Forma difende la tesi opposta. Non v alcun periodo nella vita dellindividuo, nel
quale si abbiano dei materiali od elementi soltanto, privi di unorganizzazione. Per conseguenza, i disturbi
psichici, pi che esser considerati come dissociazioni di complessi, vanno piuttosto interpretati come
fenomeni di degradazione di strutture, le quali scendono a gradi di differenziazione minore: per questi
daltronde restano sempre valide le leggi generali dellorganizzazione. Le strutture diventano povere nel
contenuto e rudimentali nellarticolazione, ma sono sempre strutture.
Comunque, solo lindagine sperimentale potr decidere secondo quale delle due direzioni devessere
cercata la soluzione dei problemi in questo che costituisce, se non il pi arduo, certamente uno dei pi ardui
settori della psicologia.
Lo studio della patologia della percezione ha poi per la nostra ricerca, che orizzontata verso una
ricostruzione speculativa del processo conoscitivo, una curiosit pi viva. La variet pressoch infinita dei
casi clinici, le forme successive che presenta alle volte uno stesso caso e nel medesimo individuo, potrebbero
fornirci quegli indiz tanto cercati, per stabilire almeno nelle linee generali quelle che possono esser le
fasi della costruzione degli oggetti percettivi. E, prima ancora, esso ci potrebbe dire se, e fin dove, si pu
parlare di costruzione di oggetti ed in quale senso: ch lessenza della controversia, che abbiamo preso a
considerare, tutta qui, non solo per gli psicologi delle due correnti opposte ora segnalate, ma per gli stessi
filosofi che sentono il dovere di salvare i fenomeni.
E veniamo senzaltro ai fatti.|

* * *

I pionieri di questindagine sono stati Gelb e Goldstein: il primo era uno psicologo, allievo di C.
Stumpf
2
; il secondo uno psichiatra. Essi misero in comune le proprie osservazioni nellintento di
raggiungere dei risultati positivi e, per quanto era possibile, oggettivamente fondati in cos incerta materia.
Essi svolsero le proprie ricerche durante la guerra mondiale, dal 1916 in poi, allIstituto per lesioni cerebrali
di Francoforte sul Meno sopra feriti di guerra, sopra individui quindi nei quali i disturbi percettivi erano
dovuti soltanto alle lesioni riportate e non a condizioni personali precedenti.
Riferiamo dalla monografia che gli Autori hanno dedicata allargomento, alcuni casi fra i pi tipici
(A, 9 e segg.: I caso).
Nel febbraio 1916 fu ricoverato un giovane di 24 anni al quale era stata estratta una piccola scheggia
che lo aveva colpito nel brillamento di una mina (4 giugno 1915). Lesame esterno mostr che la scheggia
era penetrata profondamente nella regione occipitale. Lesame psicologico constatava che il soggetto poteva
parlare ed anche leggere correntemente: si osserv per che, bench fosse dindole quieta, si mostrava molto
eccitabile quando durante la lettura lo si disturbava.
Sottoposto ad un esame pi accurato, gli furono riscontrate delle anormalit percettive e fu giudicato
affetto di cecit psichica. Va notato che la misura dellacutezza visiva, eseguita con il metodo ordinario delle
lettere di grandezza variata, non present indiz di disturbi rilevanti. Solo che quando gli si presentarono da
leggere delle parole con il metodo tachistoscopico, il paziente mostr di non raccapezzarsi pi, anche quando
si usavano tempi di esposizione dellampiezza di 100 s. Egli rispondeva: va troppo in fretta, oppure: era
come un lampo!. Anche quando si port lesposizione ad 1-2 secon|di, egli dichiar: nessuno pu leggere,
come stenografia!. Lesperienza con le immagini consecutive mostr che il paziente poteva riferire solo il
colore, non la figura; soltanto dopo molte esperienze poteva distinguere qualcosa.
Queste constatazioni riuscivano ancor pi imbarazzanti per il fatto che il paziente poteva leggere e
disegnare e riusciva anche a riconoscere e descrivere gli oggetti del suo ambiente ordinario. Ciononostante
allesposizione tachistoscopica dava dei risultati che restavano inferiori a quelli di altri pazienti che erano
inferiori a lui nei confronti delle esposizioni continue degli oggetti di esperienza ordinaria. Da ci G. e G.
conclusero trattarsi di un disturbo puramente visuale, che veniva mascherato nella vita quotidiana.
Una ricerca pi accurata non lasci alcun dubbio sul fatto che il difetto del paziente proveniva da una
seria incapacit di afferrare le presentazioni visuali che non avessero la durata di almeno 10 secondi.
Conducendo a fondo lindagine, si vide che con esposizioni pi lunghe egli riusciva a leggere qualsiasi testo,
anche con parole lunghe, per cui si argu che, nel caso, il fattore critico era il tempo. Unosservazione ancor
pi attenta rivel che il paziente, quando leggeva, presentava dei minuti movimenti della testa e della mano:
egli scriveva con la mano ci che leggeva con gli occhi. Non muoveva la mano lungo la pagina, ma
scriveva le lettere una sopra laltra, mentre ne tracciava le linee con movimento del capo. E, ci che
ancora pi curioso, il paziente non sapeva per nulla di usare tale metodo ed anche quando lo avvertirono non
riusc a persuadersene, tanto era convinto che tutti facessero come lui.
Studiando quali relazioni vi fossero fra la lettura e i movimenti della mano e del capo, G. e G.
arrivarono ai seguenti risultati:
a) Se si sopprimeva ogni movimento del capo, il paziente non riusciva a leggere alcunch;
b) I suoi movimenti raggiungevano leffetto della lettura solo quando corrispondevano ai movimenti normali
della scrittura reale; cosicch, quando era obbligato a tracciare una lettera in modo errato, non sapeva pi
dire che lettera fosse.|
Presentatagli una parola in iscritto, egli la tracciava subito a volte con grande rapidit, dallinizio
alla fine, e pronunciava immediatamente la parola. Anche le figure geometriche erano da lui riconosciute (p.
es.: un circolo) soltanto quando riusciva a tracciarle con il capo.
c) Se la parola (scritta) presentava segni di cancellature, egli seguiva la cancellatura ed era incapace di
rilevare la parola soggiacente: seguendo quelle linee, si lasciava sfuggire il tutto della parola. Similmente
non poteva rilevare una parola scritta a rovescio.
Cos pure, se si aggiungeva alle lettere, per es. allH, qualche linea obliqua addizionale, fra le sue
estremit superiori, mostrava di rilevare solo lH senzalcun cenno della linea. Trovava inoltre grande
difficolt a seguire i tracciati lineari e tutti i tracciati in prospettiva non avevano per lui alcun senso.
Richiesto di trovare la figura nascosta in un enigma da bambini, il nostro paziente provava
unimpressione di sbandamento: egli riusciva a vedere tutte le linee, ma non ne afferrava il significato ed i
tracciati che oggettivamente limitavano la figura nascosta non erano per lui separati dagli altri che alla
figura erano estranei. Comera incapace di individuare le figure di contorno e di superficie, meno ancora
riusciva ad afferrare il senso degli aggruppamenti di punti discontinui del Wertheimer, se non lo si lasciava
tracciare la figura con i movimenti del capo, ed in genere mancava dellapprensione immediata della linea
retta e curva.
Non meno probativi, circa la disorganizzazione percettiva del paziente, sono i risultati ottenuti con le
esperienze di movimento tanto reale, come apparente.
1) Quando al paziente si allungava o si piegava rapidamente il braccio, egli non vedeva in alcun modo il
movimento, ma saccorgeva solo del fatto che larto prima era in una posizione e poi era passato in unaltra
senza veder nulla dintermedio. Se invece venivano usati dei movimenti molto lenti, egli poteva seguire con
gli occhi la mano in moto: anche in questo caso per non percepiva ancora un vero movimento,| ma solo la
serie delle differenti posizioni dellarto isolato nello spazio.
2) Negli esperimenti circa il movimento apparente, la posizione delle linee luminose non risvegliava in lui
alcuna impressione di movimento. In generale il paziente non riusciva pi a capacitarsi di ci che fosse una
percezione visuale di movimento. Egli era bens capace di sperimentare senza difficolt alcuna il movimento
tattile, ma non vedeva alcuna analogia fra questo e quello visuale.
Va notato, in fine, che la memoria delle forme visuali e dei tracciati gli mancava completamente e
mentre riusciva a ricordare perfettamente una conversazione con qualche persona, non sapeva ricordare
neppure un tratto della fisionomia.
La conclusione che pu scaturire dallanalisi di questo caso singolare abbastanza evidente: ci si
trova, cio, di fronte ad un individuo il quale da una parte mantiene integra la capacit apprensiva dei colori e
le funzioni superiori del pensiero, mentre dallaltra risulta completamente privato della capacit di qualsiasi
sintesi sensoriale nellambiente visuale (forme e movimenti).

Questo genere di disturbi ebbero dal Freud ( 1939) il termine di agnosie, che significa lincapacit
dinterpretare gli stimoli che vengono appresi dai sensi particolari.
Il Liepmann richiam lattenzione sopra due differenti forme di agnosia, che si distinguono per il
modo secondo il quale noi possiamo analizzare una presentazione sensoriale nelle parti che la compongono
3
.
a) Possiamo analizzare un oggetto in aree di colore, tinte secondo gradi di chiarezza e di forma. Lagnosia od
incapacit apprensiva corrispondente ebbe dal Liepmann il termine di dissoluzione delle qualit sensoriali
ed era dovuta, secondo lui, a lesioni locali del cervello.|
b) Possiamo analizzare un tutto-oggetto nelle sue varie parti, p. es. un cane in testa, collo, tronco, gambe,
coda: possiamo analizzarlo anche in pelle, ossa, intestini, muscoli, ecc. Inoltre possiamo distinguere fra un
cane ed una pecora, non solo fondandoci sulle qualit sensoriali immediate, ma riferendoci ai fatti della loro
vita, ai loro costumi. Lagnosia od incapacit corrispondente fu detta dal Liepmann disgiunzione degli
attributi ed , a suo giudizio, conseguente a lesioni che interessano tutta la corteccia.
Il caso del giovane 24enne descritto da Gelb e Goldstein rientra esattamente nella prima classe di
queste anomalie di percezione: lincapacit parziale questa volta perch limitata alla vista
dellapprensione delle strutture (Gestaltauffassung), di figure e movimenti visuali.
Gelb trov anche un caso inverso, quello di due individui i quali erano incapaci di vedere delle
semplici linee o superfic. Non potevano vedere alcun oggetto se non con un certo grado di grossezza, la
quale era inversamente proporzionale alla chiarezza dello stimolo (C, 254 e segg.).
La patologia conosce anche casi di alterazione percettiva di natura pi profonda, che interessano i
contenuti della seconda classe, come quello descritto dal Lissauer di un paziente che poteva fare la sintesi
delle qualit visuali di un oggetto, ma non riusciva, con i soli dati visuali, a dire di qual oggetto si trattasse.
Il Gelb, da solo, descrisse un caso di dissoluzione dei colori
4
. Si trattava di un giovane soldato di 25
anni, il quale prima di partire per la guerra era stato elettricista e aveva sempre goduto di una vista normale.
Colpito da uno shrapnel nel settembre 1915 e ricoverato allOspedale, gli fu constatato nel marzo del 1917,
quando fu ricoverato allOspedale di Francoforte sul Meno per lesioni cerebrali, una lesione nella regione
occipitale sinistra. Immediatamente dopo la lesione egli perdette ogni capacit di percepire colori e bench la
visione migliorasse subito, rimase persistente la cecit totale dei colori.|
Ad un esame pi accurato, il paziente rivel dei fenomeni sconcertanti. Cos quando gli si poneva
davanti una serie di cartoni cromatici graduati in ordine di chiarezza dal bianco fino al nero, il paziente
diceva di vedere solo quattro gradi di chiarezza. Aggiungeva che i quattro gradi erano per lui nettamente
separati luno dallaltro: come se qualcosa incominci improvvisamente.
Lulteriore investigazione port il Gelb alla conclusione che il paziente aveva perduto la percezione
dei colori di superficie (colori corporei): per lui tutti i colori degli oggetti erano, secondo la terminologia
del Katz, colori filmari, cio indeterminati, astratti. Quando gli veniva ingiunto di localizzare i var colori,
indicando esattamente il posto dove apparivano, egli non arrivava che ad indicazioni approssimative: il
colore comincia pi o meno qui!. Di fatti le sue indicazioni andavano sempre al di l della sezione colorata;
questo scarto poi variava di ampiezza da colore a colore.
Il mondo visuale di questo paziente era dato da oggetti rivestiti da colori vaghi, fluttuanti, che non
seguivano le linee della conformazione reale delle cose. Egli trovava perci una grande difficolt nel trattare
gli oggetti; gli accadeva frequentemente di rompere bicchieri e stoviglie, perch le abbandonava prima del
tempo; era obbligato, perci, a fare un uso continuo delle mani per rilevare con il tatto le caratteristiche degli
oggetti. Egli stesso esprimeva la situazione in cui si trovava dicendo: Le cose che vedo son sempre
nebbiose e molli; ci che tocco di solito stabile e duro; non appena gli si metteva loggetto fra le mani,
subito lo riconosceva e lo nominava.
Casi di questo genere possono presentarsi nelle forme pi varie. In un arteriosclerotico colpito da
cecit psichica, Stein e Brger Prinz hanno osservato che il paziente, come nel caso del Lissauer, non
riconosceva un oggetto qualsiasi, p. es. un lapis, che quando lo teneva in mano. Invitato ad osservare una
figura, la riconosceva subito, ma di l a poco essa diventava per lui un ammasso di linee senza senso. Se gli si
mostrava la riproduzione fotografica di una cattedrale, egli poteva indicare le finestre, i pinnacoli, e dire che
verano delle cose in pendenza| come un tetto, ma richiesto dindicare cosera quella cosa nel suo insieme,
pot dire soltanto che era una specie di casa.
Questo paziente presentava perci, probabilmente, come arguisce il Moore (A, 11, 63), una
combinazione di ambedue le incapacit percettive, di dissoluzione delle qualit sensoriali e di disgiunzione
degli attributi.
Un grado notevole di disgiunzione degli attributi fu anche osservato in un caso descritto dal Wolpert:
il paziente poteva riconoscere i singoli oggetti di un quadro, ma non riusciva a rendersi conto di cosa
significasse il quadro nel suo tutto.
Lesame del caso tipico del paziente di Gelb e Goldstein e degli altri, ora accennati ad illustrazione
del medesimo, impone la conclusione che i disturbi percettivi interessano essenzialmente lorganizzazione
dei dati sensoriali nei suoi var gradi, che sono particolarmente la percezione della forma e lapprensione del
significato. I disturbi associativi, quando ci sono, hanno unimportanza del tutto trascurabile.
I Gestaltisti ne hanno preso atto molto volentieri come di un argomento decisivo in favore delle
proprie dottrine e gli stessi Gelb e Goldstein, quando si tratt dinterpretare i fatti, passarono alla
Gestalttheorie. Altri Autori, invece, videro che la stessa divisione bimembre del Liepmann era di per s una
aperta denunzia dellincapacit in cui si trova la G.theorie a spiegare con un unico principio fatti
fondamentalmente diversi.

* * *

Di altro genere, ma non meno interessanti, sono le ricerche di W. Fuchs sui colpiti di lesioni
cerebrali che presentano in corrispondenza una determinata regione della retina del tutto insensibile, per cui
si aveva nella visione uno spostamento degli oggetti dalle posizioni naturali (A, I, 70 e segg.).
Presentando, nel I caso, al paziente un giovane macchinista di 25 anni colpito da schegge di bombe
durante un attacco aereo nel novembre del 1917 dei dischi del diametro di 2-10 cm., egli avvertiva la
presenza di qualcosa, ma non poteva descrivere qual forma avesse.
Richiesto di indicare il luogo esatto dove loggetto fosse| apparso, egli segnava un punto che restava
parecchi cm. a destra e di solito al di sopra della posizione reale. Lerrore di localizzazione scompariva
quando loggetto veniva presentato sulla regione retinica che funzionava normalmente, cio a destra del
punto di fissazione.
Quando invece si presentava loggetto, p. e. una linea, in modo che stimolasse tutte e due le regioni
della retina, il paziente localizzava la linea con uno spostamento a destra e al di sotto. Presentando la linea in
posizione inversa alla precedente, la localizzazione era ancora a destra, ma al di sopra della posizione reale.
Da questi risultati il Fuchs concluse che quando una figura unificata viene a cadere simultaneamente sopra
ambedue le regioni della retina, anche il funzionamento della zona sana ne disturbato, come si ha nello
spostamento a destra della figura. A suo parere, leffetto dovuto probabilmente ad un processo unitario
dinsieme che abbraccia ambedue le aree visuali
5
.
Il F. estese la ricerca usando come oggetti figure e serie di punti e constat allora che lo spostamento
abbracciava la intera costellazione, quasicch tutto il complesso funzionasse, nel campo percettivo, come un
tutto unitario. Il processo quindi che ha luogo in questi casi indubbiamente di natura totalitaria. Da una
parte, il paziente vede di pi di quello che dovrebbe vedere, poich vede loggetto intero; dallaltra vede tutto
loggetto in posizione spostata da quella reale.
Il fenomeno di completamento, cos osservato, stato approfondito dal Fuchs in un secondo
lavoro (A, II).
Vi sono dei pazienti che non presentano alcun tentativo| di completamento: il fatto si verifica quando
alla presentazione di un oggetto nella zona cieca si accusa di veder nero e nientaltro. Per questi pazienti la
presentazione della figura nella regione sana non porta ad alcun completamento. Vi sono per altri pazienti, i
quali, bench risultino affetti nella zona cieca di cecit totale, passano tuttavia al completamento, purch si
abbia lavvertenza di presentare la figura nella regione sana in un certo modo.
Un paziente era del tutto incapace di percepire con la parte sinistra qualsiasi figura; quando per gli furono
presentati dei disegni come nella fig. 75, 1-2, in modo che le linee verticali passavano a traverso il punto di
fissazione, le figure venivano percepite nella loro forma completa
6
.
Per penetrare meglio la natura del fenomeno il F. present, nel modo di prima, dei disegni come le
fig. 3-4, avvertendo sempre che la verticale passasse per il centro di fissazione. Ebbene, il paziente poteva
vedere la figura intera come nella combinazione precedente: si ebbero risultati identici con la presentazione
di mezze figure, come semicerchi. Quando invece le figg. 3-4 si presentavano in modo inverso al precedente,
cosicch le braccia venissero a cadere nella regione cieca, il paziente vedeva una linea verticale e niente pi.
Concludendo: nei casi favorevoli la buona forma che tende, potendolo, a completarsi; lorganizzazione
tende ad estendersi dalla parte ove pu realizzarsi a quella ove non riuscirebbe a stabilirsi spontaneamente. Il
completamento di cui si parla non ha luogo, per, per tutte le figure indifferentemente, come si visto. Va
notato che questa diversit nelleffetto fenomenale non dipende tanto dalla familiarit (esperienza passata)
della figura, quanto dal suo valore formale: esso si verifica meglio per le figure regolari, semplici e
simmetriche che per le complesse ed irregolari.
Per ovviare in modo irrefutabile allobiezione che la inte|grazione delle figure fosse dovuta
allintervento di fattori residuali dellesperienza passata, il Fuchs ricorse al seguente metodo (pag. 71 e
segg.).
Present al paziente, che era abile disegnatore, la figura tante volte fino a che fosse in grado di
ripeterne da s il tracciato a memoria; lo avvert poi che gli sarebbe stata presentata tachistoscopicamente la
medesima figura in modo che solo una met di essa sarebbe caduta nellarea ambliopica. Malgrado tutto
questo, il paziente non riusc a vedere qualcosa di pi di quando la figura veniva presentata immediatamente.
Si ripeterono le esperienze anche con oggetti familiari, ma il risultato era sempre il medesimo di prima. Anzi,
in questi ultimi casi, il paziente arrivava a riconoscere ci che gli oggetti erano, ma dichiarava di vederli
soltanto in parte dal lato sinistro.
Lesperienza passata non pu quindi costituire un fattore essenziale.
Questi fatti portano alla conclusione che i fenomeni di completamento sono possibili soltanto con
certe figure caratteristiche, che risultino essere coercitive: cio con quelle figure nelle quali la parte, che
realmente vista (dalla zona sana), porta in s la legge di struttura di tutta la figura.
Dagli esperimenti riferiti si ricava ancora che sono le figure semplici ad essere, di preferenza,
completate. Ma ci si intenda bene sulla portata del termine semplicit in questa materia: per semplicit
non si pu intendere lesistere isolato degli elementi di una figura, come delle stelle della fig. 75. Gli
elementi geometrici, le linee, di quelle stesse, se erano presentati da soli, non venivano mai completati. Il
completamento si d soltanto quando la parte, che vista, porta in s la legge del tutto. Per questo,
semplici linee rette sono in s qualcosa di autonomo, non parti che si riferiscono ad un tutto; un
semicerchio invece era sempre visto (fig. 76) come parte e perci completato nel cerchio intero. La
tendenza che ha una vera parte verso| il tutto , secondo il Fuchs, una tendenza verso la semplicit e la
pregnanza com intesa dal Wertheimer.
In una terza serie di ricerche, il Fuchs studi un altro curioso fenomeno che si verifica negli
emianoptici: la sostituzione di una fovea sussidiaria, e quindi fisicamente eccentrica, quando la fovea
naturale sia interessata dalla lesione
7
. Questo fenomeno rappresenta la contropartita di quello della prima
serie desperienze: l si aveva lo spostamento delloggetto osservato, qui si ha lo spostamento entro lorgano
della regione funzionale, cosicch a priori viene da pensare che questo secondo fenomeno sia, in qualche
modo, compensativo del primo.
Non v dubbio, diciamo anzitutto, che lorganizzazione formale degli oggetti desperienza
sappoggia sopra una definita organizzazione anatomica del sistema nervoso recettivo, la cui rovina sarebbe
irreparabile. noto, pertanto, che la regione centrale della retina, la fovea, dotata di una struttura istologica
privilegiata nei confronti con le regioni periferiche: la prevalenza dei coni. Verrebbe da pensare perci che si
dia una corrispondenza rigorosa ed insostituibile fra la percezione di un oggetto e lincidenza rigorosa
delloggetto-stimolo sopra questa zona privilegiata. Tale certamente il caso pi ordinario e normale: non
per lunico possibile e non pu verificarsi negli emianoptici. In essi si ha la costruzione, in luogo della
fovea naturale distrutta, di una nuova fovea funzionale, che usurpa tutte le propriet della fovea vera,
malgrado lassenza di qualsiasi differenziazione istologica.
Nellemianoptico, quando un oggetto attira la sua attenzione, esso viene a fissarsi su questa pseudo
fovea. Gli oggetti che si fissano su di essa sono visti meglio degli altri, meglio anche di quelli che si
vengono a fissare nelle regioni adiacenti la fovea naturale primitiva: ed parimenti per rispetto alla posizione
della nuova fovea, che il soggetto fissa le direzioni dello spazio: alto e basso, destra e sinistra. Quanto ai
fattori che determinano questo spostamento di tutto il campo| visuale, il Fuchs fa ricorso, in ossequio ai
princpi della Gestalt, alle propriet strutturali del campo.
Nella emianopsia, egli spiega, la forma peculiare del campo visuale (Sehfeld) produce, in
corrispondenza, una peculiare organizzazione del campo di visione soggettivo (Gesichtsfeld), ed
questorganizzazione che responsabile del fatto che la distribuzione dellattenzione avvenga verso un punto
delloggetto a preferenza di un altro e non viceversa, come pretende la teoria dellassociazione.
Lattenzione, il grande idolo dellAssociazio-nismo, viene messa a fuoco (Umzentrierung) dalle
propriet strutturali del campo.
Si constatato poi che la messa a fuoco avviene quando il paziente non saccorge ancora del
difetto: poich, appena egli se naccorge, riappare, di solito, lorganizzazione primitiva e spontanea del suo
campo visuale e si ha un rimaneggiamento dei punti di determinazione delloggetto. Comunque avvenga
questo secondo fenomeno, si deve ritenere che il centro dellattenzione anatomicamente non fisso; esso pu
variare da soggetto a soggetto e tanto pi loggetto grande o pi esposto alla periferia, tanto pi il centro
dellattenzione viene spostato dal centro. La pseudo fovea, quindi, non rappresenta un punto fisso, ma
variabile secondo la grandezza e la posizione degli oggetti: se si espongono, p. es., delle lettere piccole, essa
viene a trovarsi molto vicina alla fovea anatomica; con lettere grandi, invece, pu essere molto distante da
essa.
difficile vedere come la teoria dellattenzione riesca a sfuggire alla forza dimostrativa di questi
fatti.
Il F. per rafforzar la tesi che la chiarezza visuale anzitutto in proporzione diretta con la struttura o
Gestalt del campo visuale, e che lattenzione attiva e passiva ha una funzione irrilevante e di conseguenza,
realizz la seguente esperienza (pag. 171 e segg.).
Furono scelte due lettere identiche ma di dimensioni differenti: di esse la piccola aveva un punto di
chiarezza di cm. 1,5, la grande di cm. 3. Ma perch la lettera pi piccola non poteva partecipare della
chiarezza della pi grande alla distanza di cm. 3?|
Le presentazioni fatte secondo la fig. 77 (a) diedero risultato negativo: a quella dis-tanza era
percepita solo la lettera grande; quella piccola inseritavi appariva nebbiosa e come una macchia diffusa.
Risultato identico si ebbe usando lo schema della fig. 77 (b). Presentata con la massima chiarezza, la prima
composizione era vista senza difficolt come una E. Ma se, come nella combinazione seconda, si includeva
in essa un piccolo angolo retto, estraneo alla figura, questo angolo non era visto. Esso poteva esser visto
soltanto quando poteva apparire come una parte integrale dellE, comera il caso della prima combinazione.
La chiarezza del campo visuale adunque una funzione delle relazioni figurali, e non della direzione
dellattenzione.
I risultati fin qui riassunti mostrano come, in un gruppo di linee, appariranno chiare solo quelle
saturate e ben delimitate, le quali compongono nellinsieme una figura stabile. Perci pu accadere che, in
assenza di questa condizione, un gruppo anche se oggettivamente ben organizzato apparisca disintegrato:
apparir chiaro, con contorni netti e definitivamente formato solo quando apparterr ad una forma
pregnante. La percezione patologica cos conferma e rientra nellambito delle leggi della percezione
normale date dal Wertheimer. In patologia, dopo le ricerche di Fuchs, Gelb e Goldstein, non vi pu esser
dubbio circa la utilit della teoria della forma. Nel campo psichiatrico, invece, le ricerche sono appena agli
iniz e punto in accordo fra loro. Cos mentre la Bender conchiudeva affermando che i princpi della forma
non sono fissati e stabiliti dalle regole della buona forma di Werthei-mer..., ma dipendono in parte dalle
caratteristiche biologiche del campo sensoriale a differenti livelli di maturazione e dallintegrit di funzione
del sistema nervoso, il Glck invece ribatteva che nella maggioranza dei casi lerrore si verifica durante
la|zione e non nella percezione. Perci, almeno nel campo della percezione, lazione dei fattori della
Gestalt indipendente dalla integrit mentale del soggetto
8
.

* * *

Un campo assai interessante, che si venuto sviluppando al di fuori della Gestalttheorie ma che
presenta unattinenza diretta coi problemi da essa suscitati, il nuovo orientamento della psicopatologia
nello studio di quello stato danimo complesso ch stato indicato da Jaspers col termine di percezione
delirante (Wahnwahrnehmung)
9
. Percezioni deliranti sono delle percezioni reali alle quali viene dato un
significato abnorme senza che ci possa essere giustificato da ragione di carattere razionale ed emotivo (K.
Schneider). Non quindi il dato ed il contenuto percettivo, non la Gestalt chentra in gioco: questi deliranti
vedono e sentono quel che vediamo e sentiamo noi. il significato della cosa, ovvero il giudizio di valore
su gesti, fatti, frasi udite... che porta il delirante fuori della realt data e lo trasporta quasi dimpeto in una
sfera intenzionale, conoscitiva ed affettiva, priva di qualsiasi rapporto reale con il contenuto effettivo
desperienza. Per questo si parla precisamente di percezione delirante, dove il termine percezione dice la
convinzione di realt che il paziente attribuisce ovvero prova nel suo delirio: perci si tratta propriamente di
delirio di significato (Bedeutungswahn).
Lo Schneider tende a mettere questi disturbi in rapporto allIo del paziente, i quali hanno quindi il
carattere di un riferimento personale del tutto immotivato e porta a conferma il seguente racconto di uno
schizofrenico: Ritto sulle zampe posteriori un cane stava aspettandomi sulle scale di un convento di
monache. Appena gli fui vicino mi fiss seriamente e| sollev una delle zampe anteriori. Per caso era davanti
a me un altro uomo che percorreva la stessa strada. Lo raggiunsi in fretta per domandargli se anche a lui il
cane avesse fatto lo stesso cenno. Un sorprendente no mi diede la certezza di aver avuto una propria e vera
rivelazione.
chiaro che qui la percezione normale nel suo presentarsi: il cane stava effettivamente sulle scale e
mentre alzava una zampa fiss effettivamente luomo. Ci ch invece anormale linterpretazione del fatto,
cio il significato straordinario che viene attribuito ad un fatto cos banale, senza che la percezione per se
stessa ne subisca alterazione: e questo il valore di particolare rivelazione che il soggetto pretende di aver
avuto. Fin qui lo Schneider
10
, il quale giustamente osserva che simili atteggiamenti vanno nettamente distinti
da altre interpretazioni false e manchevoli di origine emotiva, assai frequenti nella vita quotidiana, quali
quelle che si determinano in base a paura, diffidenza, sospetto..., in base cio ad un determinato stato
danimo, a carattere acuto o abituale. Cos per es. un bambino che ha rubato per ghiottoneria e non ha quindi
la coscienza tranquilla, pu facilmente vedere nel contegno della mamma qualcosa di freddo e forse di
minaccioso, sebbene la mamma sia ancora alloscuro della faccenda. Un uomo che, a ragione o a torto, vive
in continua paura di essere arrestato, sospetta in ogni uomo che bussa alla porta un agente di polizia. Uno
che, liberato dal carcere, fa ritorno al suo paese, ha limpressione che la gente lo eviti o si comporti con lui in
maniera diversa da quella di prima, o parli alle sue spalle, anche se ci non corrisponde alla realt. Jaspers
chiama questi atteggiamenti idee deliranti (wahnhafte Ideen), mentre lo Schneider preferisce chiamarle
reazioni simildeliranti (wahnhnliche Reaktionen). Qui non siamo ancora nella psicosi, ma nel campo di
reazioni abnormi alla vita vissuta; queste reazioni abnormi si comprendono bene dallo sfondo emotivo al
quale si riferiscono e sono nettamente distinte dalle percezioni deliranti proprie della psicosi. Al riguardo
si potrebbe osservare limportanza di| questi nuovi concetti della psicopatologia per lo studio dei fenomeni
supernormali della vita spirituale e mistica ed in particolare la fondatezza della severit estrema da parte
della Chiesa nel riconoscere apparizioni, rivelazioni e fenomeni simili che singoli fedeli anche di vita
spirituale encomiabile affermano di avere avuto. chiaro che se esistono, com evidente chesistono,
forme di delirio religioso, si possono dare anche percezioni religiose deliranti, e quindi in buona fede,
nelle quali tuttavia il giudizio opera esclusiva del soggetto deviato dal suo turbamento psichico profondo:
questo, com noto, secondo S. Teresa il caso pi frequente delle cosiddette rivelazioni individuali,
messaggi, locuzioni speciali interiori e simili fenomeni assai frequenti in persone di piet esaltata e soggette
a disturbi nervosi
11
.
La percezione delirante, allanalisi riflessa, presenta due momenti: il primo va dal soggetto che
percepisce alloggetto percepito ed in questo momento il significato delloggetto quello comunemente
inteso (per es. il cane nellatteggiamento descritto); il secondo momento va dalloggetto percepito (col suo
significato normale) allinterpretazione abnorme che si sovrappone al significato normale (per es. la
speciale rivelazione connessa al gesto del cane di sollevare la zampa...). Quel che caratterizza la
percezione delirante pertanto il secondo momento che non comprensibile n dal punto di vista razionale
n da un punto di vista emotivo (a differenza degli atteggiamenti di sospetto, presentimento... che occorrono
nella vita normale, come si accennato). Il carattere specifico della percezione delirante perci dato dal
secondo momento che resta del tutto incomprensibile e non deducibile: la sua essenza si| potrebbe far
consistere, secondo il Gruhle, in questo che il riferimento personale si presenta del tutto immotivato
12
.
Dalla percezione delirante, in questo senso rigoroso, va distinta, secondo lo Schneider, laltra
manifestazione del delirio ch la trovata delirante (Wahneinfall), intendendo il termine trovata (Einfall)
lidea delirante che scaturisce improvvisa, come per es. quella della missione politica e religiosa, del talento
eccezionale, della persecuzione, dellessere amato... Si vede subito che la trovata delirante non ha una
struttura che risulta di un unico momento. Se a qualcuno viene in mente di essere Cristo o Napoleone (si
pensi ai deliri di Nietzsche, Hlderlin...), si tratta di un processo ch costituito da un momento solo: il
momento va dal soggetto pensante alla trovata, saltando improvvisamente il momento obiettivo della
percezione. Si pu dire allora che mentre nella trovata delirante il significato sta a s, nella percezione
delirante si tratta di un significato che risulta da uninterpretazione del senso che la detta percezione pu
avere. Certamente dal punto di vista psicologico si tratta di situazioni o atteggiamenti dellanimo assai
complessi che mettono ancora pi in guardia contro il semplicismo di teorie univoche del tipo della
Gestalttheorie, come si vedr nella parte critica.
Molto pi adatto allo studio di questa zona, ch la pi oscura della psicologia, sembra invece il
nuovo orientamento personalistico ed esistenzialistico della psicologia (Stern, Gruhle, Lersch, Binswanger...)
che attinge la sfera profonda dellessere umano. Sembra infatti, se lecito avanzare unosservazione, che nel
processo della cosiddetta percezione delirante non tanto la sfera propriamente percettiva ch interessata
ovvero chentra in gioco nel delirio: latto della percezione infatti si presenta normale, come s visto.
linterpretazione, il significato del tutto, ovvero lappropriazione globale della percezione da parte del
soggetto stesso nella sua personalit ch in gioco nel processo delirante come suo punto di| partenza. Ma si
tratta di un gioco, com quello di tutta la sfera delle malattie mentali, che si perde nel labirinto della tenebra
dello spirito e che potr essere chiarito in qualche modo soltanto nella misura in cui si riuscir a discendere
negli abissi dello spirito e delle sue strutture esistenziali. Finora la percezione delirante stata
caratterizzata in forma pi negativa che positiva: dirla una situazione senza motivo (Beziehung ohne
Anlass = Gruhle) pu avere significato fenomenologico, non reale; parimenti caratterizzarla in modo
negativo
13
non spiegarla, ma dichiarare che ci manca ancora la spiegazione, che non teniamo ancora in
mano il filo del suo gomitolo.
Con la patologia della percezione si chiude il campo di esplorazione che, almeno in un primo tempo,
form largomento principale delle ricerche della Gestalttheorie. Fu in seguito che essa allarg i suoi piani
per diventare una teoria universale della vita e della scienza.
2. Il pensiero come struttura
Non agevole rintracciare nellopera dei Gestaltisti una teoria organica dellintelligenza. I fautori
della Gestalt, allinizio, occupati comerano nel problema della percezione, neppure vi pensavano e fu solo
successivamente che, prendendo in esame alcuni problemi particolari, enunziarono alcuni princpi di
interpretazione anche in questo campo.
In generale si pu dire che per i Gestaltisti i processi dintelligenza consistono nella formazione di
strutture: un problema non risolto, o risolto male, una forma incompleta, una struttura ancora aperta;
quando il problema risolto, la forma completa e la struttura chiusa. Si tratta infine sempre di un
processo di restituzione di un equilibrio turbato, restituzione che avviene per una riorganizzazione subitanea
del|le forze del campo. Questa riorganizzazione si realizza nella Einsicht quale processo intuitivo immediato,
che nasce e si spiega da se stesso; come il ragionamento altro non che un combattimento il quale crea da s
le proprie armi.
I Gestaltisti hanno cercato i fondamenti per questa interpretazione in var campi della psicologia, a
cominciare dalla vita animale fino al pensiero astratto.
1) Il comportamento degli Antropoidi
stato gi notato che gli Antropoidi presentano delle reazioni percettive, quelle interessanti la
discriminazione dei colori, che obbediscono alle leggi strutturali del campo (Scimpanz e pulcini). Sottoposti
ad esperienze adatte, questi animali mostrarono desser capaci di realizzare, con appropriati cangiamenti di
struttura del proprio campo di azione, un alto grado di adattamento rispetto alle variabili condizioni
dellambiente. Hanno avuto una profonda eco negli stud di psicologia animale ed hanno segnato un passo di
notevole importanza nello sviluppo della nuova teoria, le ricerche compiute da W. Khler, per incarico della
Accademia Prussiana delle scienze, nella colonia, allora tedesca, di Teneriffa sopra gli scimpanz: esse
hanno fatto svanire molti preconcetti intorno al livello ed al funzionamento della cosiddetta intelligenza
animale
14
.
Lesperimento consisteva in questo. Veniva proposto allanimale un obiettivo (p. es. una banana) in
modo che la via normale e diretta per raggiungerlo fosse bloccata, lasciando aperte le vie laterali e indirette.
Alle volte il raggiungimento dellobbiettivo implicava soltanto un girare attorno allostacolo (dtour); altre
volte esigeva luso di mezzi complementari, come bastoni, scale, funi, ecc.; in ogni caso lanimale si trovava
in posizione di avere una percezione di tutto linsieme della situazione. Le esperienze furono eseguite con
spontaneit e| naturalezza ed a questo scopo il Khler sera acquistata la piena fiducia degli animali coi quali
familiarizzava.
Le esperienze di dtour sono per un animale evoluto, come lo scimpanz, un semplice gioco:
lanimale, per varia e complicata che possa essere la via che conduce allobiettivo, la trova subito duno
sguardo e nel modo pi naturale. Le medesime esperienze di dtour ripetute su animali inferiori, come
pulcini, mostrarono invece che questi, anche nelle situazioni pi semplici, vengono a trovarsi in ser
imbarazzi, e soltanto dopo una serie pi o meno lunga di tentativi errati riescono a mettersi sulla strada
buona. I cani diedero migliori risultati, ma anche essi fatto strano! se lobbiettivo invece di esser posto ad
una discreta distanza appena al di l dellostacolo, continuano a battere stupidamente il naso contro
lostacolo senza girarlo, bench si tratti di un processo assai pi facile dei casi precedenti.
Luso di strumenti costituisce una condotta ben pi complessa del dtour e gli scimpanz vi
riescono chi pi e chi meno. In questi esperimenti non solo la via diretta, ma anche le curve geometriche, le
vie trasverse restano impraticabili e lobiettivo non raggiungibile che per lintermediario di un terzo corpo
che lo strumento. Gli strumenti che si usano possono trovarsi gi in connessione o contatto con loggetto,
come quando si attacca ad una certa altezza una banana ad un filo che pu venire a portata dellanimale;
oppure essi giacciono indifferentemente nellambiente visuale e tocca allanimale costruire la connessione
dello strumento con lobiettivo, come collocare una scala, usare opportunamente duna pertica... Le
esperienze sono state variate con molta arte dal Khler e si vide che se gli animali arrivano quasi
immediatamente alle combinazioni pi complesse: la soluzione giusta dordinario segue a saggi erronei e a
fasi dincertezza. Comunque, essa, quando arriva, si presenta sempre in forma netta e improvvisa.
Di tutte le esperienze, la pi dimostrativa quella avuta con Sultano, un giovane maschio di spiccata
intelligenza, che ad essa deve una ben meritata (!) celebrit nel campo scientifico (118-120).|
Furono collocati nella gabbia di Sultano due bastoni di bambou, approssimativamente della stessa
lunghezza, di cui per luno era pi stretto dellaltro. Al di l delle sbarre, per terra, era posto lobiettivo (una
banana) ad una certa distanza che era superiore alla lunghezza di uno dei bastoni preso da solo.
Lanimale mostrava una gran pena nei tentativi di raggiungere il frutto ora con luno ora con laltro bastone e
per riuscirvi affondava anche le spalle fra le sbarre.
Visto inutile ogni tentativo, Sultano commette ci che in psicologia indicato tecnicamente come un
cattivo errore, cio il ricorso ad un esperimento che porta fuori di strada. Lanimale spinge una cassa che
stava in fondo alla gabbia e lavvicina alle sbarre, ma, accortosi anchesso che non serve a nulla, la butta via.
Dopo ci lanimale compie un atto, il quale, bench praticamente inutile, pu esser contato come un errore
buono, ed cio di quelli che possono mettere sulla via della soluzione. Sultano spinge fuori per terra uno
dei bastoni pi in l che pu: prende poi in mano il secondo e laccosta al primo spingendolo in direzione del
frutto e cercando di toccarlo. Bench anche questa volta nulla di concreto siasi ottenuto, si vede che
lespediente allanimale piaciuto. Sultano infatti riprende subito la sua fatica in questa direzione ed usando
ogni precauzione, spinge ancora il bastone con molta cautela verso il frutto, sorvegliando prima attentamente
con lo sguardo il movimento del bastone che per terra, e tanto fa che arriva a toccare con la estremit di
questo bastone il frutto. Cos improvvisamente si stabilito il contatto fra loggetto e lanimale. Sultano
mostra evidentemente di essere soddisfatto per aver raggiunto tanto dominio sopra il frutto da poterlo toccare
e muovere con il bastone.
I tentativi si ripetono pi volte, ma senza ulteriori risultati. Durante queste manovre accadde
allanimale di prendere il bastone in posizione verticale, con la parte cava rivolta in alto: qualcuno potrebbe
pensare che tale posizione doveva suggerire immediatamente linserzione di un bastone nellaltro, ma
Sultano non d ancora alcun segno dessersene accorto.|
Viene allora in aiuto lo sperimentatore, il quale fa, sotto il naso dellanimale, il gesto di mettere un dito
nellapertura di uno dei due bastoni, senza per accennare in alcun modo allaltro bastone. Ancora nessun
risultato concreto: Sultano continua come prima a spingere un bastone con laltro verso lobiettivo, e poich
questa soluzione non lo pu soddisfare pi a lungo, lanimale abbandona ogni sforzo. Quando si pongono di
nuovo i due bastoni presso le sbarre, Sultano non vi prende pi alcun interesse e sta a guardare, mortificato
dellinsuccesso. Lanimale resta in questattitudine di rassegnazione nella quale sembra non vi sia pi alcuna
via duscita.
Ad un certo momento Sultano d uno sguardo alla scatola, vi si siede sopra e si mette a giocare con i
due bastoni, ma senza prestare un grande interesse al gioco. Senonch, ad un certo momento, lanimale si
trova ad avere in una mano uno dei bastoni disposto in modo che esso si trova in linea retta con laltro:
accosta allora un po il bastone pi sottile a quello pi grosso e lo spinge nellapertura di questo; fa un salto
di soddisfazione, va di nuovo alle sbarre a cui aveva voltato le spalle e si mette a manovrare per tirare a s la
banana. Per disdetta del povero Sultano, in questo lavoro i due bastoni si disgiungono, ma lanimale non si
perde; li f entrare di nuovo luno nellaltro e li connette pi saldamente. Poche mosse ancora ed il frutto a
portata di mano con legittima soddisfazione dellanimale
15
.
Ci che maggiormente interessa in questesperienza, la rottura subitanea dellorganizzazione
primitiva che guidava il comportamento dellanimale e lapparizione improvvisa di una organizzazione
nuova in rapporto alla situazione di sbarramento delloggetto, creata dallostacolo interposto.
Contrariamente al metodo dei saggi ed errori (trials and errors del Thorndike) di stampo
associazionista, qui si osserva che la soluzione appresa dun colpo come per intuizione (Einsicht). Non si
vuol dire che manchi ogni prepara|zione per latto finale risolutivo: gli errori buoni sono infatti, come si
visto nella manovra di spingere un bastone con laltro, delle vere fasi di soluzione, bench praticamente
infruttuose. Solo si deve tener presente che tanto gli errori buoni rispetto alla condotta precedente, come la
soluzione definitiva appaiono in modo discontinuo: lerrore buono non il perfezionamento ottenuto per
selezione associativa della conoscenza precedente, e tanto meno lo la soluzione definitiva, rispetto
allerrore buono.
Lerrore buono ha questo dispositivo che rivela una propriet reale delloggetto in rapporto alla
soluzione, comera nella esperienza di Sultano lunione o collaborazione dei due bastoni. La soluzione
definir il modo veramente acconcio di questa collaborazione che sar non il montare sulla cassa (errore
cattivo) e neppure lo spingere un bastone con laltro (errore buono), ma inserendo luno nellaltro.
Quando uno scimpanz, volendo servirsi di una cassa come sgabello e trovandola troppo bassa, la drizza
obliquamente sopra uno dei suoi spigoli, commette un errore, perch la cassa, in questa condizione di
equilibrio instabile non pu servire da pedana. Ma un errore buono, perch rivela una propriet
delloggetto nel problema, cio la lunghezza della diagonale da usufruire per lo scopo. Unaltra scimmia
solleva la cassa tenendola aderente al muro: atto assurdo in s, giacch lanimale non pu, in questa
posizione, montare sulla cassa che sostenuta dal suo sforzo. Similmente una terza scimmia, volendosi
servire di una scala laccosta verticalmente contro il muro, come se si trattasse di qualsiasi altro oggetto,
senza avvertire per questo particolare oggetto il modo proprio di raggiungere un equilibrio stabile che si ha
con la posizione obliqua appoggiando al muro il montante superiore. Malgrado queste ingenuit, gli animali
hanno percepito luna e laltra delle propriet delloggetto che interessano la soluzione, ed anche questo
costituisce una Einsicht. Restano perci da escludere tanto la teoria secondo la quale la percezione animale
data dal sommarsi di esperienze passate, come la teoria che spiega il sorgere della soluzione per
laggiungersi di funzioni nuove al mosaico| dellesperienza. E questo tanto vero che lanimale, venendo
a mancare uno strumento, lo sostituisce, in certe condizioni, con un altro di valore corrispondente rispetto al
fine da conseguire, come montando sulle spalle di una persona quando viene sottratta la scatola che serviva
da pedana (209 e segg.; 215 e segg.).
Non loggetto assoluto, ma loggetto nella sua relazione al fine, cio una comprensione totale,
ci che colpisce la attenzione dellanimale. La percezione non deve quindi ritenersi propriamente n
unanalisi, n una sintesi, ma lapprensione di un tutto.
La conclusione del Khler venne contrastata da diversi Autori, i quali trovavano sia in altri animali
come negli stessi scimpanz e nei bambini dei casi frequenti di scelta assoluta (Zunini G., 186).
Comunque sia, difficile non riconoscere alle sue esperienze il valore di una confutazione decisiva della
teoria strettamente empirista del comportamento animale, anche se si deve ammettere che ancora ben poco
sappiamo intorno a questi misteriosi problemi.
Del resto linadeguatezza dellAssociazionismo che vuol imprigionare la vita animale in una catena
chiusa di stimoli e reazioni messa in evidenza dal fatto frequente ad osservarsi che lanimale di fronte
allo stesso oggetto pu tenere comportamenti diversi, e, viceversa, di fronte ad oggetti diversi,
comportamenti eguali. Un gatto acchiappa un sorcio e se lo mangia; ma, se ha i piccoli, lo porta da mangiare
a loro. Un cane riconosce il suo padrone anche se lo vede da lontano nelle posizioni pi diverse, o (se si
pensa ad un riconoscimento attraverso lolfatto) in grado di compierlo nelle pi svariate condizioni. Di
alcuni uccelli si visto che riconoscono la femmina, anche se il piumaggio stato tinto con colore diverso e
magari si slanciano verso la figura di essa disegnata sul cartone (Zunini G., 183-184).
Anche questi fatti di esperienza ordinaria mostrano come la soluzione e reazione che lanimale d ad
una situazione ambientale costituisce un tutto unitario ed il risultato di| unapprensione comprensiva che
lanimale si fa della situazione in vista dei suoi interessi del momento
16
.
2) Il pensiero infantile
Gli sviluppi pi recenti della psicologia infantile hanno portato ad un accordo incondizionato, per
quanto riguarda lanalisi fenomenale, con il principio della Gestalt. Vanno ricordate anzitutto le ricerche che
nellambito della Ganzheitspsychologie fecero H. Volkelt ed i suoi allievi. Anche il pi originale
indagatore contemporaneo della psiche infantile, J. Piaget, nellultima opera ove si legge per la prima volta la
descrizione scientifica dei primissimi passi dellingresso del bimbo nel mondo della realt, ha verificato il
primato della Gestalt sugli elementi.
In particolare, Helen Frank osserv che i bambini presentano, in grado notevole, i fenomeni della
costanza percettiva. Un bimbo di 11 mesi che era stato abituato a scegliere la pi grande fra due scatole,
poste luna accanto allaltra, continuava a fare esattamente la sua scelta anche quando la scatola pi grande
veniva distanziata tanto da offrire una imagine retinica inferiore ad 1/15 dellimagine retinica data dalla
scatola pi piccola che restava pi vicina: ci che corrisponde al rapporto 3:1 in favore della scatola pi
piccola (Koffka K., D, 88).
Messi di fronte alla necessit di operare un dtour, i bambini hanno salvato discretamente la
dignit della nostra specie. Il Khler narra di una bimbetta di un anno e tre mesi, che da alcune settimane
poteva camminare da sola, la quale fu collocata in un recinto chiuso verso loggetto in modo che questo
potesse esser raggiunto soltanto descrivendo una curva. La bimba si porta immediatamente verso loggetto in
linea retta, e quindi contro la chiusura; di l a poco volge lentamente| lo sguardo attorno, portandolo al di l
del recinto: improvvisamente fa un sorriso, soddisfatta, e descrive con un solo movimento continuo la curva
che la conduce alloggetto (Khler, W., A, 14.). Certamente altro il comportamento del bambino, altro
quello delladulto: si pu dire che il bambino procede passando da forme confuse a forme pi chiare, da
forme relativamente semplici a forme pi complesse. Cos ladulto vede tutto un paesaggio, una frase, una
parola scritta duno sguardo: non cos o raramente e solo in uno stadio progredito il bambino. Ladulto
come vede, cos scrive una parola come una unit; il bambino scrive lettera per lettera: basta dare uno
sguardo ad un quaderno di eserciz di scrittura per convincersene. Il bambino legge lettera per lettera ed
anche i ragazzi leggono parola per parola, cosicch la declamazione esatta degli elementi di una frase esige
un notevole grado di allenamento ed il privilegio di una certa maturit. I bambini e gli adulti stanno
nellambito della percezione, come un dilettante ed un musicologo allaudizione di una sinfonia
beethoveniana: il primo afferra i temi solo quando emergono con evidenza incisiva; il secondo li apprende
come princpi di sviluppo e ne gusta proprio lo sviluppo, dallenunciazione alla perorazione finale.
Sul terreno dei fatti poi significativo che i bambini presentano una percentuale molto bassa di
fenomeni illusor: ci significa che tali fenomeni dipendono da un funzionamento di organizzazione psichica
pi matura.
Fra le due posizioni estreme dellEmpirismo e dellInnatismo, i Gestaltisti hanno scelto, anche per la
psicologia dellinfanzia, laurea via di mezzo. La teoria empirista spiegava il sorgere delle organizzazioni
primitive per la semplice fissazione di riflessi e delle connessioni che si vengono a stabilire fra i neuroni
ascendenti e discendenti. Evidentemente una tale teoria esige un numero indefinito di connessioni neurali
affinch un qualsiasi atto possa aver luogo, mentre manca ogni fondamento istologico per una complessit di
questo genere, e per di pi non si sa in qual modo un tale grado di complicazione, cos alto, possa giovare ai
fini pratici ed immediati della vita.|
La portata dellosservazione stata messa in vista sperimentalmente da uno studio del Koffka, sui
riflessi oculari nel bambino (Koffka, K., C, 77).
Mettiamo che lo sguardo del bambino sia prima rivolto in linea retta in direzione del punto A; sia
sullo stesso piano, a destra dal punto A, un punto B: gli occhi pertanto si muoveranno in modo di permettere
al punto B di fissarsi sopra la fovea. Se ora un altro punto B1, introdotto verticalmente al di sopra di B, gli
occhi devono muoversi in alto per fissarvisi. Supponiamo ora che gli occhi siano di nuovo rivolti ad A, dopo
che al disopra di esso A stato proiettato verticalmente il punto A1. Passando da A ad A1, locchio
effettuer la stessa posizione retinica che si aveva quando passava da B a B1: si produce cio di nuovo un
movimento dal basso in alto. Ma, bench in questo caso A1 venga a stimolare gli stessi elementi o punti
retinici che erano stimolati da B1 nel movimento da B a B1, i due movimenti tuttavia non sono identici,
perch il movimento da A ad A1 esige una diversa innervazione del movimento da B a B1. Ne viene di
conseguenza che ogni fibra sensoriale non deve possedere con gli altri nervi motori una unica connessione,
ma pu averne tante quante sono richieste per tutti i possibili movimenti degli occhi.
Il Koffka concludeva che fra la funzione motoria e quella sensoriale esiste, in radice, una
connessione intrinseca e non meramente fittizia, in modo che la struttura propria delloggetto che regola il
comportamento dei movimenti oculari.
Si comprende allora che lapparato motorio e lapparato sensoriale non vanno presi come due pezzi
separati e indipendenti, ma piuttosto a guisa di un organo unitario, come un sistema fisico entro il quale
alcune parti, differenziate dalle altre, possono agire su di esse, cosicch ci che accade in un punto
dellorgano e dellorganismo non mai del tutto indipendente, o senza influenza alcuna, su ci che si svolge
in altre parti.
A questo modo lattivit spontanea ed istintiva viene concepita quale reazione adattata al
conseguimento di uno scopo definito, come una melodia motoria che ha nel complesso dei suoi movimenti
una continuit figurata (gestaltet), la| quale si snoda successivamente come un tutto ben articolato alla fine
come allinizio dellazione. La condizione di ogni membro di questa serie dinamica determinata non solo
dalla posizione sua attuale, con riferenza a quanto accaduto prima, ma con riferenza anche a tutte le altre
parti dellatto completo, e specialmente allultima fase che porta al risultato. Fin quando lattivit istintiva o
spontanea non ha raggiunto il suo fine, essa resta incompleta, e qualsiasi situazione nuova, creata
dallanimale e dal bambino, resta una situazione di passaggio.
Un comportamento cos fatto molto pi simile ad un atto volitivo, che ad una concatenazione
esteriore di riflessi, poich vi si rivela fin dallinizio la stessa direzione in avanti che caratteristica
dellazione volontaria. N tutto da organizzare dal nulla, n tutto organizzato in atto; ma tutto ordinato
ad esser di fatto organizzato, in quanto sono date delle capacit direzionali che abbracciano il complesso di
tutta unazione.
A questo modo il mondo del neonato, bench vagolante di impressioni, non del tutto quella
confusione babelica che molti suppongono, ma sempre e ben presto qualcosa di organizzato, ove delle
qualit pi penetranti emergono sullo sfondo di altre che lo sono meno; da quelle linfante pu partire per le
segregazioni primordiali del suo campo percettivo (madre, balia, latte, ecc.). Non c nulla nellosservazione
del comportamento infantile che mostri il bambino alle prese con un caos di sensazioni, ove la piccola
creatura si trovi abbandonata come in un mare di tenebre senza un sostegno su cui appoggiarsi e senza una
riva a cui tendere con fiducia per poter soddisfare i bisogni vitali che premono ormai nei vaghi chiarori della
tenera anima.
3. Il pensiero dei primitivi
Lo studio sul comportamento dei primitivi dovrebbe supplire a ci, e non poco, che lo studio su soggetti
civilizzati non pu dare.|
Il Wertheimer in un saggio del 1912 Sopra i numeri ed i concetti numerici nei popoli primitivi,
fondandosi su materiali raccolti da etnologi e missionari, studiava le differenze che corrono fra le concezioni
che hanno i primitivi ed i civilizzati circa i rapporti numerici delle cose
17
.
Per i civilizzati il numero, come tale, una propriet astratta delle cose, cosicch pu esser
trasportato dalluna allaltro invariatamente: la scrittura 1 + 1 = 2 indica un rapporto valido per qualsiasi
categoria di oggetti.
Per il primitivo il numero fa tuttuno con la cosa di cui si dice e vi resta aderente; in luogo dei nostri
numeri essi usano delle strutture pi concrete, le quali servono allo stesso scopo e possono essere usate in
vece loro: si tratta di strutture che non sono astratte dal contesto fenomenale e, bench alle volte possano
essere astratte riguardo alla forma e al modo di aggrupparsi dei materiali, lo sono ben di rado quanto al
materiale stesso.
A conferma di questinterpretazione il W. adduce il fatto che, nellabbattere e nel preparare le travi
per lossatura della propria capanna, che si propone di costruire, luomo primitivo non ha bisogno di contare
(come quello civilizzato) il numero delle travi stesse che gli abbisognano. Egli ha dinnanzi alla mente, dice il
W., la figura o la forma dellossatura della capanna da costruire, e questo gli basta per far s che egli
prepari tutte le travi necessarie, senza bisogno di contarle.
Una famiglia numerosa si siede a mensa, quando un membro, guardando allintorno, osserva subito:
manca qualcuno! senza bisogno di contare uno per uno i membri del gruppo egli s accorto dellassenza
di uno di essi ( 1, 109).
Se prendiamo invece il 5 + 5 di ciascuna mano, esso pu esser applicato anche ad altre cose: in
questo caso il materiale variabile; ma se queste forme strutturali sono trasferibili ad altri contenuti, lo sono
sempre con difficolt perch il loro carattere essenziale quello di costituire due gruppi di 5.|
I gruppi di questa fatta sono gruppi naturali: gli occhi sono due, cos le mani, le orecchie, le gambe; un
piatto ed un tavolo non la sono. La struttura del paio basata sulla simmetria sagittale nel corpo umano,
che una relazione fondata sulluso pratico (occhi, orecchi, gambe, scarpe, occhiali, forbici) o su relazioni
biologiche (i coniugi). Esso non esprime lunione di due oggetti identici, ma quella di due cose che si
riferiscono (naturalmente) luna allaltra ( 3, 110).
I numeri sono, come tali, applicabili ad ogni e qualsiasi cosa, ad oggetti ed aggruppamenti arbitrar,
ed in tutti i casi essi restano sempre gli stessi. Le strutture invece valgono anche per gli aggruppamenti
naturali e per le relazioni fra le parti ed il tutto. Due occhi, due travi, due dita, due guerrieri... sono specie
differenti di paia, anche se tutti possono esser detti paia. Questo non si verifica invece per madre e
figlio o per uomo e cavallo, e difatti molte lingue di primitivi mancano di plurale per il termine madre
ed anche fra noi esso di uso molto raro. Riguardo alla coppia: uomo e cavallo, da osservare che soltanto
in speciali condizioni un essere umano pu andar unito (appaiato) con un altro essere che non sia umano.
Ecco un modo un po stravagante di esprimersi: 1 cavallo + 1 cavallo = 2 cavalli; 1 uomo + 1 uomo = 2
uomini; ma 1 uomo + 1 cavallo = un cavaliere (!) ( 4, 112-113).
In generale le operazioni intellettuali che esigono tale grado di astrazione delloggetto, per cui il
significato non si riferisca pi alla realt concreta, sono pressoch impossibili, secondo il Wertheimer, per i
primitivi. Uno scolaretto indiano, a cui era stato dato il compito di tradurre la frase: luomo bianco ha ucciso
oggi 6 orsi, non solo si rifiutava a farlo, ma mostrava chiaramente di esserne incapace, adducendo la ragione
che nessun bianco pu uccidere 6 orsi in una giornata.
Luomo civilizzato deve i molti vantaggi di cui gode alle sue capacit astrattive, ma ci non significa
che il pensiero astratto sia lunico possibile e necessario.
Prima, e accanto ad esso, c il pensiero concreto che| sorge direttamente dallintuizione e si attua
in una Gestalt, la quale non sempre qualcosa di rigido, ma pu presentare una certa variabilit o
latitudine sufficiente ai fini della vita. I concetti universali sorgono da questi gruppi o strutture concrete,
non tutti per allo stesso modo, poich ogni struttura, come ha una propria fisionomia in concreto, la deve
conservare tale anche quando entra nella sfera delluniversale. La Gestalttheorie tende a portare nel campo
del pensiero primitivo una interpretazione del conoscere pi aderente ai fatti di quanto lo siano le
interpretazioni correnti. Per il pensiero spontaneo, che attacca sempre i numeri alle cose, 3 + 3 altra cosa da
6.
probabile perci, conclude il Wertheimer, che non il contare, ma le strutture quantitative dei
gruppi che interessano i rapporti biologici reali costituiscano, dal punto di vista genetico, lorigine precipua
dei concetti numerici. Le strutture primitive non partono dall1 per proseguire secondo addizioni continuate
in unit, ma sono strutture individualizzate analogamente. La pluralit, geneticamente, non una quantit
formata di unit ripetute in modo identico, ma un tutto articolato
18
. Limportanza biologica dei numeri sta nel
fatto che la quantit una misura della realt o del valore dei gruppi.
Per criticabili che possano essere, qua e l, le interpretazioni che il W. d dei fatti, non tutto caduco
nelle sue osservazioni: lidea fondamentale di un pensiero concreto e vissuto, precedenti quello astratto e
formale, esatta e dimportanza imprescindibile come si vedr a suo luogo per una teoria realista del
conoscere. Per ora basti laccenno.|
4. Il pensiero astratto
Dobbiamo al medesimo Wertheimer, che sempre precede nellesposizione delle idee direttive della
Scuola, un breve saggio intorno alla natura del pensiero logico. Come il pensiero avanza? Cosa lo precede?
Quali sono i momenti e le tappe decisive che portano alla conclusione?
19
.
Ha preso egli in esame il modo pi perfetto del sillogismo, quello che le Scuole chiamano il modus
Barbara.
Alcuni trattatisti, e particolarmente J. Stuart Mill, hanno considerato il sillogismo dimostrativo della
logica aristotelica come una petitio principii ed un puro espediente di classificazione. Quando, secondo essi,
si dice: Tutti gli uomini sono mortali (MP); ma Caio uomo (SM); quindi Caio mortale (SP), si suppone
che io sappia in antecedenza che Caio mortale, se voglio aver il diritto di affermare che tutti gli uomini
sono mortali. Il sillogismo si ridurrebbe ad uninduzione fatta a rovescio.
Sta il fatto per, contro questa critica, che nel sillogismo spesso noi abbiamo limpressione di un
passo in avanti fatto dal nostro pensiero. Come si spiega ci?
Il Mill non ha prestato attenzione allo sfondo psicologico su cui si sviluppa il processo logico; la
sua critica sarebbe conclusiva solo nel caso che i termini conservassero in tutto il discorso un contenuto
identico: ma non cos. In realt noi ci accorgiamo che i termini si vengono arricchendo di contenuto con il
procedere del discorso in atto.
Il termine medio (M), che apparisce nella seconda premessa, viene a trovarsi in connessione con
due termini di diverso contenuto, onde esso compie in ciascuna proposizione una funzione differente. Solo
per i ragionamenti predicativi (quelli esplicativi della Scuola) si verifica al pi laccusa del Mill. Vi
sono peraltro molti ragionamenti che fanno avanzare realmente il sapere. Ci avviene quando il termine
me|dio (M) suppone per un contenuto che pu esser appreso da molteplici punti di vista ed approfondito
in diversi modi.
Io considero lumanit sotto un aspetto, quando penso alla mortalit di tutti gli uomini e la considero
sotto un altro, quando penso allumanit di Caio; perci mi rimane il compito di trovare lidentit formale,
che suppone linclusione reale, di S e P, come quando scopro (come nelle esperienze del Gottschaldt) una
figura inclusa in unaltra che la camuffa.
N la Maggiore (MP), n la Minore (SM) del sillogismo, considerate ciascuna a parte, portano alla
conoscenza della conclusione (SP). Questa non segue come una conseguenza materiale delle due premesse:
n posso saper di Caio, sul fondamento della sua mortalit, che egli un uomo, n che tutti gli uomini
sono mortali sul fondamento della constatazione fattane su Caio. La prima parte facile a dimostrarsi. Che
Caio sia un uomo, io lo posso sapere sul fondamento dellintuizione attualmente presente o sul fondamento
della sua caratteristica di essere bipede oppure dallalbo di statistica: ma tutto questo non ha ancora niente a
che fare con la sua mortalit; io posso non sapere ancora nulla intorno alla sua mortalit.
Lo stesso deve dirsi allora anche della seconda parte. Che tutti gli uomini siano mortali, io lo posso
ben sapere, senza che lo sappia in particolare per Caio. Il Wertheimer prosegue con molta sottigliezza la
discussione, nella quale dimostra il carattere progressivo della logica formale qual possibile alluomo. La
pretesa milliana si realizza solo per lintelletto divino al quale tutto presente in modo intuitivo o per un
pensiero semplicemente sistematico e non in sviluppo (pag. 170). Non cos nei sillogismi di cui usa la
speculazione e la scienza umana: in essi limpiego del termine medio (M) chiave che apre la porta per una
visione nuova. Precisamente: la nozione, che io ho di una cosa, viene ad essere in tale processo (sillogistico)
non soltanto ampliata, ma anche modificata, migliorata, approfondita (pag. 175, corsivo del W.).
Il progresso del pensiero reale quando gli aspetti var di uno stesso oggetto sono appresi in
momenti diversi ed allor|quando la loro identit non percepita che pi tardi. Il Wertheimer offre alcuni
esempi.
Esaminiamo un liquido di cui sia ignota la composizione. Riscaldo il liquido ed osservo i gas che si
sprigionano: il primo giallo, il secondo bluastro, il terzo grigio; osservo che il gas blu fluttua alla sommit
del liquido.
Il primo gas ad esser emesso il giallo;
Il gas giallo si pone alla sommit;
Il primo gas emesso si pone alla sommit.
La constatazione della sovrapposizione del gas giallo nello spazio qui non ha luogo che alla fine.
Quando il gas giallo apparso, io nulla sapevo della sua leggerezza; e quando constato questa propriet, pu
essere che abbia ormai perduto di vista lapparizione precoce di questo gas. Quando perci concludo che il
gas che si sviluppato per primo il pi leggero, realizzo un progresso reale nel mio pensiero, poich la
identit delloggetto a cui appartengono i due aspetti differenti si rivela a me solo in questo punto.
Il campo del pensiero matematico offre esempi numerosi e brillanti. Il W. riporta fra laltro
laneddoto del bambino prodigio, il matematico Gauss, quando frequentava ancora la scuola elementare. Il
maestro, per abituare gli alunni al calcolo mentale, chiese improvvisamente ai suoi bambini: Chi di voi pu
dirmi nel tempo pi breve quanto sia la somma di 1 + 2 + 3 + 4 + 5 + 6 + 7 + 8?. Il piccolo Gauss annunci
il risultato esatto cos presto, che il maestro, sbalordito, lo interrog come avesse fatto. Il bambino rispose
che invece di addizionare i numero luno appresso allaltro, aveva trovato pi comodo di raggrupparli in
quattro coppie la cui somma era sempre nove: 1 + 8 = 9; 2 + 7 = 9...; la somma totale era 4 + 9. Cos egli
aveva scoperto la regola della somma dei termini in una progressione aritmetica: lessenziale del processo
era consistito in una nuova segregazione dei termini della somma, vale a dire in una nuova organizzazione
psicologica dello stesso complesso oggettivo (178).
Il Wertheimer dimostra altrettanto (176-177) per la solu|zione dei problemi geometrici, nei quali il
contributo rappresentativo visuale ancora pi determinante che in quelli aritmetici.
Quello che si ha in unanalisi chimica e nella soluzione di un problema di matematica, si verifica
nella soluzione di un qualsiasi problema, nella valutazione di una persona, di una istituzione, di un fatto, di
un periodo storico. Ad un certo momento della riflessione, o magari dopo di essa, allimprovviso, si rivela un
dato aspetto o lato del problema che rovescia radicalmente la concezione che se ne aveva in precedenza ed
impone un incentramento (Umzentrierung) nuovo di tuttaltro carattere.
Fatti di questo genere non sono rari, ne da pensare che siano il privilegio dei gen negli stati di
creazione artistica e dinvenzione scientifica. Essi saccompagnano alla vita umana pi umile e sono quelli
che alle volte coloriscono in modo subitaneo, come di schianto, la nostra atmosfera interiore e la riempiono
di luce e gioia o di smarrimento e angoscia. qui la radice delle metamorfosi spirituali a cui possono
portare le scosse della vita
20
.
Losservazione adunque mostra che anche in questa materia non si procede a tastoni, ma che si ha
unevoluzione continua e immanente dei problemi
21
, nella quale ogni risultato| ed ogni fase una soluzione
rispetto a quanto precede ed un problema rispetto a ci che segue. Gli errori che possono occorrere (almeno
i buoni errori) non restano al di fuori di questa spiegazione, ma sono piuttosto delle soluzioni parziali,
come si visto per gli scimpanz del Khler.
Il progresso del pensiero va dalle qualit generali degli oggetti a quelle speciali (principio della
Gliederung) e quando una via si mostra poco adatta, non si ritorna completamente da capo, ma allultimo
punto acquisito, per tentarne unaltra. Per quanto var siano i tentativi, lo schema del processo rimane
identico: avvertenza e delimitazione del compito, determinazione funzionale, ovvero dinamica della
soluzione e realizzazione pratica (quando fosse il caso).
In altre parole, la Gestalttheorie afferma che la soluzione affondata nella contemplazione della
situazione concreta e sorge da essa: su questo essa differisce dalle Scuole di Wrzburg e di Graz, che
attribuivano in proprio allintelletto astratto la capacit delevarsi al di sopra del pulviscolo caotico delle
sensazioni. Questo preteso caos dellesperienza sensoriale un puro mito, sorto nel secolo XVII, che
Hume e la direzione ufficiale del pensiero inglese prima, e poi gran parte di rappresentanti delle scuole
europee, Kant non escluso, hanno fatto gravare sullo sviluppo dei problemi speculativi.
La Gestalttheorie ha il merito indiscutibile daver protestato in linea di fatto ed in linea di diritto
contro una turlupinatura cos marchiana della buona fede speculativa. Per i Gestaltisti i cosiddetti dualismi di
Materia-lismo-Razionalismo, Empirismo-Idealismo non sono che deviazioni sistematiche e soluzioni
artificiose, quindi irreali, di problemi mal compresi e peggio impostati.
E fosse anche soltanto per questo, la Gestalttheorie avrebbe ben diritto di attirare un po lattenzione dei
filosofi, massime di quelli che tengono alla consistenza di una posizione realista del conoscere
22
.|
5. Azione e struttura (Scuola di K. Lewin)
Allesplicazione dellazione personale concorrono i pi svariati fattori percettivi, apprensivi,
affettivi, i quali si possono integrare, sommare, sorreggersi a vicenda oppure anche opporsi ed escludersi.
Qual il processo per cui si arriva alla risultante finale dellatto concreto?
La psicologia tradizionale aveva una teoria dellazione candida e trasparente, la teoria dei riflessi: la
vita sinizia con movimenti semplici isolati che sono provocati da stimoli esteriori relativamente isolati;
esempi tipici di riflessi sono la contrazione e dilatazione della pupilla.
La psicologia tradizionale usa dei riflessi in due modi: prima avanza unipotesi estremamente
semplice circa il loro accadere, unipotesi basata su certi dati anatomici, e in secondo luogo esige il postulato
che i riflessi siano gli elementi dai quali per un processo di mera combinazione pu svilupparsi qualsiasi
atto. In ambedue i rispetti, la teoria dei riflessi la contropartita diretta della teoria della sensazione discussa
finora, ed ebbe il suo momento di fortuna, fino allapparire della Denkpsychologie, soprattutto nelle scuole
dedite alla psicologia fisiologica.
Il riflesso, come processo attivo, trova la sua spiegazione nel processo fisiologico detto arco
riflesso, che consiste essenzialmente di un neurone afferente, di uno efferente e, secondo i casi, di uno o pi
neuroni intermed di connessione. Leccitazione sinizia ad uno dei capi, percorre le vie intermedie e termina
come risposta allaltro capo. Poich lorganismo dotato| di un numero enorme di archi riflessi, questi
possono entrare in azione tanto insieme, come in successione: secondo i var casi si formano le combinazioni
di due o pi archi corrispondenti a processi pi complicati, le quali (combinazioni) possono poi realizzarsi
insieme, quando uno stimolo venga ad attivare uno degli archi interessati in quei complessi. Quando si
dovette in qualche modo far posto anche al contributo del soggetto, il suo intervento fu ridotto alla tendenza
risultante dagli atti simili ripetuti che avevano plasmato dal di fuori le capacit del soggetto. Anche per
lazione, come per la conoscenza, il soggetto non era che il frutto della sua storia, invece desserne lautore.
La Gestalttheorie, per via delle ricerche indipendenti del Lewin e della sua scuola, ha preso le parti della
seconda ipotesi
23
.
Gli Associazionisti ed i difensori della teoria dellarco riflesso commettono, secondo il Lewin,
lerrore comune ai Naturalisti pre-mendeliani di confondere il fenotipo con il genotipo, affermando la
corrispondenza aritmetica fra la reazione individuale e la causa che lha scatenata (18 e segg.).
Anche in psicologia si riscontra il fatto di avere due stati fenotipicamente assai diversi che possono essere
genotipicamente uguali, e viceversa. Un bambino pu mostrare la sua stizza vergognosa con larrossire ed il
confondersi, oppure con mettersi a pestare i piedi ed a gridare; viceversa, latto di ossequio ad alcuno pu
essere prestato per affetto, per stima, per servilismo, per timore... Non si pu allora pretendere di aver
esaurito la spiegazione reale di un fatto con la sola determinazione delle caratteristiche fenotipiche, poich si
dnno anche quelle genotipiche che non sono meno importanti.
Le propriet genotipiche sono costituite, prima che dalla energia che pu esser portata dallo stimolo
o da quella che si| pu stabilire per lassociazione, dalle forze psichiche immanenti nella natura del soggetto.
Si deve allora pensare che lo stimolo esteriore non ha che la funzione di far esplodere queste energie
latenti? Il Lewin, bench sia molto propenso ad una descrizione della causalit psichica con i termini della
fisica, nettamente contrario per una soluzione cos semplicista: anche per lui, lesplicazione dellatto
umano va intesa ed espressa in termini originali.
Egli distingue perci, in modo schematico, tre fasi nel processo dintenzione (Vornahmenhandlung):
1) il conflitto dei motivi;
2) la scelta o selezione delloggetto (fine e mezzo al fine);
3) il compimento dellatto (43-44).
Il punto cruciale dato dalla seconda fase: come si arriva al fissarsi ed al persistere di un dato scopo fino ad
azione compiuta?
LEmpirismo risponde: per via di riflessi e di associazione di riflessi.
Contro questa posizione si pu dire intanto, in via puramente descrittiva, che se alle volte uno
stimolo pu provocare una risposta immediata dellorganismo (riflesso), di solito le nostre percezioni
suscitano nuove intenzioni, desideri e stati danimo dai quali lenergia psichica, da impiegare nellazione,
viene ulteriormente e diversamente specificata. E questo si ha perch il mondo in cui viviamo non si riduce
ad un ammasso di stimolazioni puntuali, ma risulta di cose e fatti che hanno ciascuno un peculiare
significato.
La liberazione e limpiego dellenergia psichica non pu essere perci del tipo dellesplosione di una
polveriera o della liberazione del vapore nello stantuffo di una locomotiva.
Quanto al principio dellAssociazione, la sua insufficienza non meno evidente. Esco per impostare
una lettera: se fosse vero il principio dellassociazione, alla vista della prima buca per lettere io sentirei
unattrazione minima, alla vista della seconda una pi forte e cos via...; di fatto, invece, io imbuco alla prima
cassetta che incontro e poi, per quante cassette possa| incontrare, non sento pi attrattiva alcuna, se pur
ancora me ne accorgo. Un bambino sente una ripugnanza estrema a prender lolio di ricino e fa grandi sforzi
per riuscirvi; nessuno vorr dire che, una volta compiuto latto, il poverino senta linclinazione a... ripeterlo.
Per usare una formula che contemperi ambedue le esigenze, si potrebbe dire che sono le forze psichiche
quelle che determinano il corso degli eventi, ed insieme questi stessi eventi possono influire sulla direzione
che possono prendere queste forze: il loro comportarsi in concreto guidato dalle condizioni del campo
percettuale.
Riprendiamo lanalisi sulle fasi dellatto dintenzione elencato un momento fa.
a) Un bambino si sforza di raggiungere un pezzo di cioccolato o di dolce, che fuori di presa: loggetto
appreso nel campo, anzi nel centro, dellattenzione concreta.
b) Il bambino mette allopera le sue forze per raggiungere loggetto; se vi sono degli impedimenti, egli opera
un dtour come gli scimpanz. Alle volte pu succedergli qualche malanno che pu provocare anche il
pianto pi per la disdetta che per il dolore fisico; altre volte in questi piccoli infortuni il bimbo si sa
dominare e riprende i tentativi.
c) Una volta raggiunto loggetto, p. es., il bambino sazio del dolce, le forze psichiche si riorganizzano
completamente in un altro modo; i dolci non lo attraggono pi..., almeno per qualche tempo.
Diciamo allora che la percezione di un oggetto o fatto pu:
a) dar origine ad una tensione definita di forze nel campo psichico (un desiderio, per esempio);
b) comunicare con uno stato di tensione preesistente (per via di altra intenzione o bisogno), cosicch questo
sistema prende il controllo definitivo sopra il comportamento motorio. In tali casi si dice che gli oggetti
posseggono un carattere di richiesta (Aufforderungscharakter);
c) attuare le valenze, in quanto sono forze ambientali che dirigono il comportamento seguente;
d) portare alla saturazione delle valenze ed allo| stabilirsi di uno stato di equilibrio nel campo delle forze.
Il Lewin introduce, a questo momento, la distinzione di bisogni e quasi bisogni (Bedrfnisse und
Nahebedrfnisse).
I primi sono le forze psichiche ed istintive, le quali sono differenziate originariamente rispetto ai fini
da raggiungere in concreto: esse si attuano univocamente per un oggetto e restano indifferenti per tutti gli
altri.
I secondi sono le tensioni derivate, cio quelle valenze positive e negative che si vengono a
specificare nel campo psichico attuale in direzione e dipendenza di un oggetto determinato. La differenza fra
le due classi di subordinazione dei secondi ai primi ed ha anche un carattere funzionale: raggiunto
loggetto, i processi della seconda classe cessano, mentre quelli della prima persistono nel fondo del
soggetto. I quasi bisogni non sono altro che le intenzioni di un oggetto determinato; i bisogni si
trasformano in concreto nei quasi bisogni per mezzo delle valenze (spec. 25-29).
Lidea maestra in questanalisi dellatto volontario si riduce a concepire lazione umana come
sviluppantesi in virt di Gestalten dinamiche, le quali sorgono dallincontro fra le forze primitive del
soggetto ed il contenuto che presenta loggetto in concreto al soggetto nei riguardi delle sue condizioni
attuali. Ci che essenziale nella Gestalt dinamica come in quella percettiva, la riorganizzazione o ri-
strutturazione del campo, poich il corso dellazione, come e correlativamente a quello dellesperienza,
altamente plastico.
A difesa di questa concezione si possono invocare i fatti della stessa vita ordinaria.
Consideriamo il comportamento di due squadre di atleti, p. e. di giocatori di calcio, impegnate in una
partita di campionato; esso ben diverso da quello che gli atleti possono avere in una partita amichevole o di
allenamento: nella partita di campionato essi hanno il compito di fare sul serio e di spingere a fondo.
Comincia il gioco. Ciascun atleta dal posto che occupa nella formazione inizia subito la conoscenza del
campo e della palla: assaggia gli atleti avversar e particolarmente quello che| in linea gli corrisponde.
innegabile che questo primo contatto con la realt implica, in ogni atleta, una nuova e pi precisa
organizzazione del campo psichico per adattare la tattica agli ostacoli che sono stati avvertiti.
Questadattamento cresce progressivamente con lo sviluppo della partita; al cambio del campo, che
segue al primo tempo di gioco, giocatori ed allenatori si consultano per realizzare una tattica ancor pi
adeguata.
Al fischio dellarbitro che segna la fine del secondo tempo di gioco, la tensione psichica degli atleti
si rilascia completamente da ambe le parti; allora, qualunque possa essere stato il risultato, ogni atleta
riprende il portamento normale e si possono scambiare anche fra i componenti delle due squadre strette di
mano e sorrisi di cortesia.
Non vero, del resto, che noi stessi ci comportiamo diversamente da soli e in pubblico, se siamo in mezzo a
conoscenti oppure fra estranei, con inferiori e superiori, con i piccoli e con i grandi?
Lesplicazione dellazione dipende dallambiente psichico o pi propriamente dalla natura del
campo di forze che in esso si genera, il suo modo e la sua intensit dal modo e dallintensit di esso. E,
come la percezione di una forma, anche la conclusione di un atto volontario si presenta come una
tendenza allequilibrio, che si raggiunge solo quando il bisogno sia stato soddisfatto (pagg. 33-35).
Il Lewin si propose di dare a questa osservazione una consistenza ancor pi oggettiva e sperimentale (pag. 49
e segg.).
Istruttive sono le sue ricerche sopra gli atti interrotti. Un compito interrotto, prima che il soggetto sia
riuscito ad assolverlo: com che il compito pu essere ripreso?
Gli Associazionisti invocavano lattenzione suscitata e conservata dallinteresse. Per alimentare
questi fattori, nelle esperienze del Lewin, venivano proposti ai soggetti dei compiti privi di qualsiasi
interesse, come il modellare una figura con la creta, il mettere in ordine dei mattoni, e simili. Ebbene,
malgrado la assenza di un interesse reale, tutti i soggetti mostravano una| viva riluttanza ad obbedire quando
veniva dato ordine di sospendere il lavoro.
C di pi. Furono usati due tipi dinterruzione: uno accidentale, come la sospensione
dellilluminazione dovuta ad un supposto corto circuito, ed uno intenzionale, con lassegnare al soggetto un
altro compito. Qui si pot osservare che nessun soggetto manc di riprendere il lavoro interrotto
accidentalmente e anche quasi tutti ritornarono alloccupazione primitiva dopo uninterruzione intenzionale,
anche quando nella situazione esteriore nulla li stimolava a farlo.
La riassunzione del compito primitivo si ha invece raramente quando il soggetto stato interrotto nel
suo lavoro con listruzione di completarlo in altro modo.
Si ha allora il caso di un completamento per sostituzione.
Questi fatti tendono a mostrare che il completamento di un compito in funzione diretta della
struttura che prendono le forze psichiche quando passano allazione. Fino a che esse restano inalterate, una
volta cessato lostacolo, lazione riprende normalmente; ci che invece non succede quando la circostanza,
che viene ad interferire con il compito primitivo, appresa come annullatrice del medesimo.

* * *

Lanalisi dellultimo punto toccato dal Lewin i compiti interrotti fu successivamente
approfondita da una sua allieva, Bluma Zeigarnik. Essa si propose dinvestigare pi da vicino la natura delle
forze che producono nei soggetti la tensione e tendenza allassolvimento del compito, quando si impone loro
linterruzione del compito stesso: il grado di forza della tensione era misurato dal grado di ricordo che si
riscontrava nella evocazione del compito.
Qual , allora, il rapporto fra il ricordo che il soggetto conserva di unattivit che stata interrotta prima del
suo compimento, e quello di unattivit non interrotta?
Gli esperimenti furono condotti su 264 soggetti (profes|sori, studenti, ra-gazzi), ai quali furono
aggiunti, per particolari scopi sperimentali, due gruppi: uno di 37 adulti, laltro di 47 ragazzi.
Dopo listruzione di portar a termine i compiti nel tempo pi breve possibile, venivano presentati da 18 a 20
compiti alla volta, simili a quelli usati dal Lewin. Una met di essi venivano interrotti prima desser portati a
termine, facendo in modo che nessuno potesse sospettare la vera ragione dellinterruzione. Alla fine i
soggetti erano pregati di enumerare tutti i compiti avuti che ricordavano, tanto quelli portati a termine, come
gli interrotti.
I risultati non lasciarono alcun dubbio sulla natura del fenomeno: i compiti interrotti risultavano
ricordati nella media del 90% sopra quelli completati. Indicando con IR i compiti interrotti e ricordati e con
CR quelli completati e ricordati, si ha la proporzione IR/CR = 1,9. I casi estremi furono in un soggetto del
500% di vantaggio, contro 25% di svantaggio in un altro soggetto.
Nelle esperienze eseguite con tre tipi di soggetti, si ebbe che su 32 individui, 26 ricordavano meglio
gli interrotti, 3 egualmente sia gli interrotti come quelli completati, 3 meglio quelli completati degli interrotti
(pagg. 8-11).
Il vantaggio che hanno i compiti interrotti nel ricordo attestato nelle stesse proporzioni, ora riferite,
per quanto riguarda la priorit del ricordo. Da un esperimento su 15 soggetti si ebbe che i compiti interrotti
sono ricordati prima dei completati nella proporzione del 100%, cio si ha IR/CR = 2.
Questi risultati, che rappresentano i valori med dellesperimento, possono essere modificati
dallintervento di condizioni speciali. I ragazzi danno dei risultati superiori pi del doppio a quello degli
adulti; alcuni bambini ricordavano solo i compiti interrotti: in questo essi prendevano gli esperimenti con
maggior seriet degli adulti ed in confronto dellattitudine presentata dagli altri soggetti, la loro molto pi
naturale e osse|quente. Mentre per gli adulti, come s visto, la proporzione IR/CR = 1,9, i ragazzi danno
IR/CR = 2,5, cio un risultato maggiore del 30%.
Fra i ragazzi, i caratteri pi ambiziosi rendono pi degli altri secondo la proporzione IR/CR = 2,75, e
questo perch in essi le sfere interne della persona sono molto pi interessate al risultato che negli individu
ordinar.
Il rendimento abbassato invece di molto dalla fatica: un gruppo ha realizzato IR/CR = 0,61; cos
pure la conoscenza dellesperimento ha abbassato a IR/CR = 1,03. Particolare influsso pare abbiano la
lunghezza delle pause ed il rendimento immediato: si passa da IR/CR = 2,3 a IR/CR = 1,13.
Tuttavia la diminuzione di tensione in questo caso non dovuta tanto allampiezza del tempo, come tale,
quanto alla importanza dei fatti che avvengono durante lintervallo. Quando poi linterruzione avveniva in
modo da permettere facilmente il ritorno della situazione sperimentale primitiva, il ricordo dei compiti
interrotti era migliorato del 39%; se invece il ritorno era reso pi difficile, erano i compiti condotti a termine
che erano ricordati meglio.
Dalle statistiche risulta pertanto che i compiti interrotti sono ricordati circa il doppio di quelli portati a
termine. Quali le cause del fenomeno?
Qualcuno potrebbe attribuire la condizione di favore che hanno i compiti interrotti allo shock
emozionale prodotto dallordine di interrompere il compito, per cui si avrebbe una accentuazione di
direzione dellattenzione a loro riguardo.
Per verificare lipotesi, in una serie di esperienze furono in un primo tempo interrotti tutti i compiti
ed in un secondo tempo furono ripresi solo una met di essi. Lo shock emozio|nale, se ci fosse stato, avrebbe
dovuto interessare tutta la serie. I risultati invece mostrarono che i compiti interrotti e non ripresi mostravano
il vantaggio (quasi tipico IR/I-nR = 1,85) (pag. 23).
Facciamo unaltra ipotesi: il soggetto ricorda meglio i compiti, perch sospetta od persuaso che essi
saranno ripresi in seguito.
Per verificarla si prese in esperimento una nuova serie di soggetti (12) ai quali fu detto,
interrompendo il compito: questo compito verr ripreso pi tardi; ed unaltra serie a cui invece fu detto,
interrompendo il compito: non voccuperete pi di esso. Secondo lipotesi, la proporzione dei ricordi
avrebbe dovuto essere pi alta nella I serie che nella II. Il controllo dei risultati mostr che lipotesi errata:
la prima serie diede una percentuale inferiore, sia pure di poco, alla seconda e cio I IR/CR = 1,7; II IR/CR =
1,8, cio quasi equivalente al quoziente medio IR/CR = 1,9 (pag. 27-28).
La spiegazione di questi fatti va cercata allora, secondo la Zeigarnik, in un altro ordine didee, quello
abbozzato dal Lewin (pagg. 84-85).
Il vantaggio mnemonico dei compiti interrotti non riposa su qualche particolare esperienza
(emozione, attenzione, avvertenza della ripresa...), ma piuttosto dipende dalle forze interne del ricordare. La
differenza qui fra uno stato di completamento e uno dincompletamento, e pu essere individuato solo se si
considera la funzione che ha il fatto del completamento, come tale, al momento del ricordo. Quando i
soggetti si dispongono ad eseguire le operazioni richieste da uno dei compiti, si sviluppa allora nel loro
intimo una tendenza, un quasi bisogno per il completamento di questo compito, che un sistema di
tensione il quale tende alla sua risoluzione: portare a termine un compito significa risolvere il sistema di
tensione, dare| lo sfogo al quasi bisogno. Se il compito non portato a termine, lo stato di tensione
persiste, e il quasi bisogno resta insoddisfatto, irrequieto.
Il vantaggio mnemonico dei compiti interrotti dovuto alla continuazione e persistenza della
tensione psichica. La tensione che spinge alla soddisfazione di un bisogno pu pertanto operare non soltanto
verso il completamento del compito, ma pu anche migliorare le probabilit di un ricordo ulteriore, quando il
completamento di questo compito sia stato comunque impedito: il ricordo un segno della persistenza della
tensione interiore. Per conseguenza, il miglioramento delle percentuali di ricordo non dipende solo dalle
esperienze che accadono al momento dellinterruzione, ma dalla totalit delle forze che prevalgono al
momento del ricordo; e qui entrano in gioco, come si detto, fattori ulteriori: let, la propria costituzione
morale, la condizione attuale dellorganismo, per la parte secondaria che ad essi spetta.

* * *

Il Lewin stesso, per conto suo, aveva preso in esame il problema, accentuando con tratti forti i
princpi generali di soluzione.
Avendo dimostrato che la realizzazione di un compito non dipende dai legami associativi, ma dalla
tensione di forze creata dal quasi-bisogno, egli pot anche constatare che compiti molto simili, dopo una
pausa di pochi minuti, sono di solito dimenticati; invece, dopo la pausa di un giorno, di solito sono ripresi. Il
fattore tempo, allora, non il solo, n il pi importante nelle dimenticanze.
Neppure lintensit dellintenzione (passi lomonimia) criterio certo per sapere se la ripresa del
compito interrotto e la sua esecuzione in futuro avr o non avr luogo.
Gli esperimenti, ed anche i fatti della vita quotidiana, mostrano che spesso si dimentica proprio quello che
pi premeva di ricordare tanto che c il proverbio: What one intends, one forgets (basta voler una cosa,
perch la si dimentichi pag. 57).|
Ancora una tappa. Latto esplicito, cio signato, del tendere, non si fa ad ogni istante. Lalzarsi di
buon mattino per la giovent in particolare (!) esige probabilmente un atto esplicito di questo genere. Ma
gli atti susseguenti: vestirsi, far colazione, recarsi al lavoro... non esigono un intervento esplicito
dellintenzione. N si pensi che la rarit della posizione dellintenzione esplicita, dipenda, come qualcuno
potrebbe pensare, dal carattere abituale di questi atti.
Ecco un gruppo di ragazzi intenti a giocare: essi sono portati al gioco per il proprio impeto
(Triebhandlung), senza cio unintenzione premeditata, quasi per unattrazione verso questattivit. Pare
adunque, conclude il Lewin, che non sia condizione necessaria alla posizione dellatto del volere un
comportamento esplicitamente finalista: bisogna piuttosto pensare allinflusso di energie operanti nel
profondo.
Distinguiamo perci, rispetto alla natura degli antecedenti psichici, due classi di atti umani: una
prima derivante dalla intenzione esplicita ed una seconda, contrastante alla prima, di quegli atti che sfuggono
al controllo attuale dellindividuo e che appaiono preterintenzionali, non controllati, impulsivi in una
parola (pagg. 82-83).
La distinzione va per ben capita. Non tutti gli atti, che hic et nunc appaiono preterintenzionali,
vanno detti senzaltro impulsivi, poich possono anche dipendere da unintenzione antecedente che ha
preparato latto, ma che, al momento attuale, per varie ragioni non lo controlla. Ciascuno di noi, nella
conversazione con persone che non siano familiari, mantiene un certo riserbo come per inclinazione
spontanea, che di fatto leffetto di tendenza acquisita e quindi dipende dal proposito fatto altra volta,
forse in seguito a qualche sgradita esperienza, di non svelare le nostre cose a chicchessia.
Il fatto, quindi, daver avuto una volta unintenzione non ci dice ancora se la nostra condotta sar o non sar
controllata. Perci la funzione essenziale dellintenzione non ist nella capacit di controllare latto in forma
esplicita, ma nella preparazione adeguata dellatto stesso. Leffetto dellintenzione che il campo psichico
assume un carattere differente da quello che| sarebbe stato senza di essa. In altre parole: grazie allintenzione,
certe cose o fatti hanno ora per il soggetto delle valenze positive o negative le quali senza di essa
sarebbero rimaste neutre.
Ma come si origina lintenzione, cio il quasi bisogno? Si fatto, allinizio, un cenno del fenotipo
e genotipo e alla diversa importanza che essi hanno nello sviluppo della vita. In biologia ci che ha valore
primario e per s il genotipo: il genotipo ha un contenuto pi ricco e quindi plurivalente rispetto al
fenotipo, che non se non una determinazione particolare che le circostanze attuali operano e traggono dal
genotipo che non si esaurisce in essa. Per questo gli individui anche pi affini e consanguinei non sono mai
identici: lo sono pi o meno i veri gemelli (monocoriali ed uniovulari) nei quali il genotipo teoricamente
identico.
In tutti i modi, se si dovesse definire un organismo, gli elementi della definizione non andrebbero
presi dal fenotipo, ma dal genotipo il quale racchiude in s e ricapitola la storia dello sviluppo di una linea
germinale, contiene le ragioni dellindividuo attuale, e pone quelle dello sviluppo futuro.
Biologicamente lorganismo dato nel complesso organizzato dei gen che sono delle virtualit o
capacit reali di sviluppo (Anlagen). Data, per, lenorme complessit dellorganizzazione dei gen, per via
del doppio corredo cromosomico (del padre e della madre) presente nella costituzione degli individui
(sessuati), e data soprattutto limpossibilit, praticamente insormontabile, di prevedere quale fra le
combinazioni possibili di gen si verificher di fatto quando si costituisce (nella meiosi) il nuovo individuo,
si deve riconoscere che la costituzione genetica di un dato individuo che nasce praticamente imprevedibile.
Ora, se misteriose sono le ragioni ultime della vita organica, non lo sono meno quelle della vita psichica. Il
Lewin lha concepita svolgersi parallelamente a quella biologica. La segregazione, per, dei campi nel
comportamento psichico, non solo assai pi elastica di quella che possono avere i cromosomi ed i gen, ma
differisce si eleva sopra di essa per la pro|priet di non esser mai determinata in concreto, una volta per
sempre. Essa si determina volta per volta secondo le condizioni attuali poste dai compiti concreti (pag. 83 e
segg.).
Nella vita psicologica, assai pi evidentemente ed ampiamente che nella vita biologica, una stessa ed
identica struttura genotipica i bisogni fondamentali pu condurre in una situazione A alla struttura
fenomenale a, e in una situazione B alla struttura fenomenale b. Di conseguenza, anche le intenzioni i
quasi bisogni non possono esser definiti come una tensione che conduce invariabilmente alla medesima
forma di condotta: piuttosto essa una molteplicit di condotte di cui le diverse situazioni reali portano
allatto ora luna, ora laltra.
Brevemente: latto presente (fenotipo) sta allintenzione immediata il quasi bisogno come questa
sta al bisogno fondamentale: la determinazione concreta, tanto dellintenzione rispetto al Bedrfnis come
dellatto rispetto allintenzione, dipende dalle condizioni che sono attualmente presenti nel campo.
Di quale natura siano precisamente queste condizioni del campo, e come in realt esse funzionino, il Lewin
non lo ha detto chiaramente
24
. In ogni modo, questo non pi un problema psicologico ma filosofico, sul
quale almeno in un primo tempo i Gestaltisti non pretendevano di pronunciarsi in modo assertorio per
luna o laltra interpretazione.
6. Il principio delle forme fisiche
Lo sviluppo sistematico del principio della Gestalt avvenne in un secondo tempo per opera
soprattutto del Khler, il quale con il saggio teoretico di rinomanza universale: Le for|me fisiche in quiete e
in condizione stazionaria
25
rompeva gli indug e passava dalle analisi fenomenologiche alla spiegazione
causale. Veramente anche questa volta lidea era partita dal Wertheimer, e il Khler non fece altro che
organizzare in sistema alcune indicazioni che il Maestro aveva avanzate nello studio sul movimento
stroboscopico.
Com possibile, sera giustamente chiesto il Wertheimer, che le presentazioni ripetute di oggetti
immobili ed isolati diano limpressione di un oggetto unico in movimento? Una volta spiegata lunificazione
fenomenale delloggetto in movimento, si poteva dar ragione anche dellunificazione fenomenale degli
oggetti in quiete, le forme statiche.
La ricerca sul movimento stroboscopico aveva dimostrato che date due eccitazioni di un oggetto
nella retina, una a iniziale e una b finale, ci che dato psichicamente un fatto sui generis, che pu essere
indicato con a f b in cui f indica ci che vi si trova di pi, oltre le percezioni di a e b: ci che fra a e b, ci
che avviene fra lo spazio di tempo a e b; ci che si aggiunge ad a e b.
Il W. aveva concluso:
I. f qualcosa che interessa in modo unitario a e b; esso si costruisce di essi, li prende entrambi e li
connette.
II. Il contenuto fenomenale f dato per una integrazione soggettiva (ovvero sulla base di una integrazione
soggettiva) delle posizioni intermedie continue, temporali e spaziali, non date oggettivamente. Perci f un
affare che interessa semplicemente a e b e propriamente in modo unitario; ed a e b devono esser pensati
rispetto al f come contenuti necessar, come quelli che propriamente lo fondano e lo portano. Per riassumere:
f comincia, in quanto le posizioni intermedie fra a e b vengono integrate soggettivamente
26
.|
Lintegrazione soggettiva che sta alla radice del f -phnomenon non di natura psicologica n
cosciente, n incosciente; n si origina per sommazione associativa, n per produzione di processi
superiori: in altre parole, essa non corrisponde ad alcuna delle ipotesi avanzate dalla psicologia tradizionale.
Il W. avanzava per suo conto come ipotesi di lavoro, una spiegazione fisiologica di particolari funzioni
trasversali
27
.
Allo scopo di spiegare il passaggio dal mosaico delle eccitazioni retiniche allunit delloggetto percepito,
egli immagin che lenergia dello stimolo producesse nel sistema energetico dellorgano recettore una
risposta di natura globale, come una specie di corto circuito (Kurzschluss).
Il centro del problema veniva cos spostato dal campo psicologico, nel quale le interpretazioni precedenti lo
fissavano, al campo fisiologico, cio nel campo di forze che si producono a partire dalla superficie esteriore
dellorgano di senso, lungo le vie nervose, fino ai centri cerebrali.
Lipotesi nella sua essenza era riassunta dal Rignano nei termini seguenti: fra le correnti nervose,
provenienti dalle terminazioni retiniche, si producono, una volta che esse correnti siano arrivate al cervello,
correnti nervose derivate di allacciamento, sorta di corti circuiti, e si stabilisce cos tutto un sistema
complesso di distribuzione nervosa, le modalit di essere del quale dipendono, oltre che dal numero e dalla
qualit delle eccitazioni elementari specifiche, anche dalla disposizione o ubicazione reciproca di queste
ultime tra loro, ed questo complesso sistema centrale di distribuzione nervosa che costituisce il correlato
fisiologico della forma del passaggio o delloggetto in questione (cfr.: Rignano, E., 92).
Il Wertheimer riteneva che i progressi stessi della fisiologia cerebrale portavano a queste idee. In
seguito alle ulti|me ricerche di fisiologia cerebrale, egli dice, si deve ammettere come verisimile che
leccitazione di un punto cerebrale a eserciti unazione fisiologica tutto allintorno di esso punto e
nellintervallo fra di essi si avrebbe cos una propagazione eccitativa specifica... In altre parole la nostra
ipotesi riposa sul principio seguente: dal punto di vista della fisiologia cerebrale, si deve tener conto non solo
della eccitazione dei punti isolati, bens anche delle funzioni trasversali specifiche, le quali, di natura
propriamente centrale, si produrrebbero fra i punti eccitati, e in modo tale che le modalit caratteristiche
verrebbero determinate dal modo di essere stesso di coteste eccitazioni isolate
28
. Secondo il W. la
disposizione spaziale delle due eccitazioni retiniche, combinate con il valore di frequenza della successione,
determina lemergenza di uno stimolo di natura originale che non una sintesi.
Sia prima il punto a ad essere eccitato; appresso, dopo una determinata breve durata, lo sia anche b;
viene provocato allora una specie di corto circuito fisiologico da a verso b; nellintervallo fra i due punti si
origina uno specifico al di l di stimolo (ein spezifisches Hinber von Erregung). Quando il grado
dellinflusso circolare (Umkreiswirkung) di a p. es. ha raggiunto il punto alto della sua curva temporale e si
presenta allora leffetto circolare di b, ecco che emerge un al di l di stimolo, un processo fisiologico
specifico, la cui direzione data da ci in quanto dato anzitutto a e leffetto circolare verso a.
Quanto pi i due punti a e b sono in relazione, tanto pi favorevoli (gnstiger) sono le condizioni per il
sorgere del processo f.
Quando lintervallo di tempo t fra le due stimolazioni successive a e b troppo grande, si ha che
leffetto circolare di a si ormai estinto quando entra lo stimolo di b (Stadio della Successione: Suk).
Quando t pi corto, cosicch leffetto circolare di a ancor l, cio si trova al punto alto della sua curva,
quando entra lo stimolo di b, allora si ha lemergenza| di stimolo e perci leffetto caratteristico (Stadio Opt).
Quando invece t molto corto, allora gli influssi circolari di a e b sorgono quasi simultanei (a non ha
raggiunto, cio, ancora al suo momento critico laltezza sufficiente) per rendere possibile un corto circuito a
direzione determinata (Stadio della quiete simultanea: Sim).
Secondo questa ipotesi abbiamo motivo di supporre, egli conclude, che non sono n i processi
particolari che avvengono nei punti centrali, n la somma di queste eccitazioni particolari ci che costituisce
lelemento essenziale, ma che una parte importante, e per certi fattori di ordine psicologico, una parte
essenziale, deve essere attribuita a questi processi trasversali caratteristici di raccordo e ai processi
dinsieme, i quali, pur risultando dalla eccitazione dei punti isolati, rappresentano un tutto specifico
29
.
Fin qui il Wertheimer: dalla Gestalt fenomenale che un oggetto di osservazione immediata, si passa
alla supposizione della Gestalt fisiologica, come processo condizionante o addirittura causale della Gestalt
fenomenale.
La concezione del Wertheimer lascia evidentemente supporre che i molteplici processi unitar si
vanno dallinsieme organizzando fra di loro per formare come un sistema totale per cui sono date
antecedentemente allazione degli stimoli le condizioni dello sviluppo psichico ulteriore. Si giungerebbe
cos, dichiara il W., ad un processo fisiologico totale, la cui forma caratteristica sarebbe decisiva per tutte le
ulteriori efficienze, ma non come la somma delle eccitazioni singole...; cos si avrebbero molteplici
conseguenze; p. e. la riproduzione, il riconoscimento, ecc., sarebbero essenzialmente la realizzazio|ne di una
forma fisiologica totale di un processo unitario, non la riproduzione di eccitazioni singole
30
.

* * *

Il Khler and molto pi oltre. Il saggio su Le forme fisiche bench abbia suscitato, come si vedr,
le critiche pi aspre, ha anche strappato espressioni di viva ammirazione dagli stessi critici: denso nelle
espressioni, spesso intraducibili, esso sviluppa la nuova interpretazione nei var settori del mondo fisico con
metodo logico serrato, e costituisce un esempio insigne di una ricerca esercitata con criter moderni nel
campo della filosofia naturale.
Unopera di questo genere si lascia difficilmente riassumere; ci limiteremo quindi alle linee
principali della teoria che parte da un nucleo concettuale di grande semplicit per arrivare alle ipotesi pi
ardite.
Lopera si apre con due prefazioni distinte: una per i filosofi e biologi, laltra per i fisici.
La prima esordisce con la posizione del problema. Limpressione definita di una figura, il
carattere specifico di un motivo musicale, il significato di un proverbio o di una proposizione qualsiasi
sono certamente qualcosa di pi della somma dei relativi punti colorati, delle sensazioni tonali e dei
significati isolati delle parole singole. Se la psicologia fosse lunica scienza al mondo, basterebbe che si
occupasse di questi oggetti. Ma sta il fatto per che nellepoca moderna il carattere della scienza si
affermato soprattutto nelle discipline fisiche.
necessario perci che la psicologia si metta in connessione con queste scienze, per trovare in esse
suggestioni, analogie e modelli onde sia possibile una formulazione e trattazione scientifica dei fenomeni che
essa studia.|
Domandiamoci allora subito: Vi sono nel mondo fisico dei tutti che siano qualcosa di pi della
somma delle parti? Le propriet dei quali, cio, non possano esser costruite per addizione delle qualit delle
singole parti?
Risulta che la fisica moderna una scienza molecolare per eccellenza: basti pensare agli sviluppi
pi recenti della fisica atomica
31
.
Secondo i Gestaltisti questimpressione superficiale e non corrisponde alla realt. Prendiamo
lesempio pi semplice che si possa avere: lacqua spiegata dalla teoria atomica come un composto di due
elementi, idrogeno ed ossigeno, in modo che essa consta di molecole, ciascuna delle quali composta di tre
atomi, due di idrogeno ed uno di ossigeno. Mettendo in serie la successione dei processi abbiamo: H, H2,
H2O, ci che par suggerire la pi schietta teoria atomica. In realt, nulla di tutto questo.
Poich H, H2 e H2O hanno delle propriet del tutto diverse, le quali non possono esser derivate per
addizione delle propriet di H e di O. In conformit con questo fatto, la fisica moderna cerca di costruire dei
modelli di atomi e molecole le quali sono cos differenti fra di loro come le sostanze osservabili. Latomo
semplice di idrogeno consiste di un protone e di un elettrone secondo un rapporto dinamico di struttura molto
definito, che espresso nella teoria Rutherford-Bohr dalle orbite, secondo le quali lelettrone si muove
attorno al protone. In H2 si ha che si sono combinati due atomi didrogeno: ma cos accaduto? Che stato
formato un sistema del tutto nuovo, con due protoni e due elettroni. Ed i movimenti di questo nuovo sistema,
le forze che operano nei singoli momenti, sono totalmente differenti dalle forze nel sistema di H. Nella
semplice molecola dacqua, poi, quale complessit e quale differenza di struttura da H e O!|
Considerando la realt da questo punto di vista, quando lanalisi chimica risolve lacqua in idrogeno
ed ossigeno, ci significa soltanto che una data specie di sistema stata trasformata in altre specie di sistema
e che in questa trasformazione certi caratteri, come la massa totale, sono rimasti costanti. Ma questo non
significa che lacqua non sia altro che idrogeno ed ossigeno combinati in una certa proporzione (Koffka, K.,
D, 57).

Nella seconda Introduzione, per i fisici, il K. mostra appunto che la forma domina anche il campo
della natura fisica. Certamente non ogni aggruppamento fisico costituisce una struttura totalitaria. Tre pietre,
luna in Africa, la seconda in America, la terza in Australia, sono parti indipendenti luna dallaltra.
Similmente, i corpi solidi non formano (fra loro) che mere addizioni: io posso muovere, sottrarre,
aggiungere uno di essi senza disturbare la distribuzione e posizione degli altri. Meramente additivo anche il
comportamento delle masse, della carica elettrica di un sistema (aperto): due masse, due cariche si possono
addizionare. I Gestaltisti non sono quindi tanto sciocchi come qualcuno ha sospettato da credere che tutto
sia Gestalt e che lo spostamento di una sedia in questa sala cambi landamento delluniverso.
Vi sono per nella fisica altre categorie di fatti che possiedono le vere caratteristiche della forma. Il K. ne
ha trovate in abbondanza (pag. 41 e segg.).
Anzitutto vengono i cosiddetti sistemi di equilibrio stazionario
32
. Il caso pi semplice, e forse
lillustrazione ideale, dato da un circuito elettrico chiuso o condensatore, nel quale le condizioni di
distribuzione della corrente in un dato punto sono determinate dalle condizioni che attualmente attingono
tutti gli altri punti. Un gruppo di condensatori, isolati fra di| loro, non che un complesso fisico di sistemi
singoli, indipendenti. Ma supponiamo di unire, per mezzo di un filo, i vari condensatori: immediatamente si
ha che i sistemi si aggiustano a vicenda rispetto alle differenze di potenziale e si ottiene una ridistribuzione
uniforme di carica in tutti i punti del sistema totale che si formato. La quantit di energia distribuita nei
condensatori poteva teoricamente esser di uguale portata anche prima del collegamento; si trattava per di
una eguaglianza teorica pi che reale o comunque era sempre di ordine statico: luguaglianza di
distribuzione, raggiunta con il collegamento, invece di natura dinamica. La quantit di carica di un punto
del sistema dipende direttamente in funzione da quella di tutto il campo a cui il punto appartiene, cio
di tutti gli altri punti presi insieme.
Quanto si dice, si pu ripetere per gli altri esempi di equilibrio fisico: la propagazione del calore, la
diffusione di un liquido in un sistema di vasi comunicanti, la diffusione di una sostanza in una soluzione, la
distribuzione della corrente elettrica su di un conduttore omogeneo.
Le realt fisiche di questo genere sono dette unit formali, le quali verificano, secondo il K., i due
criter di von Ehrenfels.
Come nella forma psichica che la melodia, anche nelle forme fisiche ci che essenziale la
capacit che hanno le parti del tutto di agire le une sulle altre; tale capacit fondata su certe condizioni
di spazio e di tempo (simultaneit, successione). Sono queste relazioni interne di causalit e qui si
manifesta lindole speculativa di Khler che danno ad un tutto fisico il carattere di struttura unitaria. Le
tre pietre di prima od i tre condensatori isolati non formano unit alcuna, come le note che si succedono
troppo distanti non formano una melodia.
Le forme fisiche soddisfano anche al secondo criterio: la trasportabi-lit. Invero possibile anche
in esse ottenere che certe propriet restino costanti, qualora si abbia lavvertenza, allorch si cambiano e si
alterano i valori assoluti delle parti, di conservare inalterati i valori dei rapporti primitivi. La strut|tura di una
carica non cambia, se si cambia la materia del corpo conduttore, purch resti di natura omogenea; non
cambia neppure per il cambiare delle dimensioni del conduttore, purch resti inalterata la sua conformazione
geometrica; essa non cambia, ancora, quando cambia la sua quantit assoluta, od anche il suo segno che
sono le alterazioni e trasposizioni a cui pu andar soggetta la forma fisica di una carica elettrica.
Il concetto animatore di questa revisione della fisica tradizionale quello di forma, ed il K. ci tiene a
mettere in vista la moderazione e ragionevolezza di queste idee.
Fra le due opposizioni estreme, la meccanicista, del tipo galileiano, secondo la quale gli eventi
fisici non hanno fra loro che connessioni estrinseche (Und-Verbindungen) e la razionalista, del tipo
leibniziano od idealista, secondo la quale gli elementi var delluniverso non sono che parti di un tutto e tutte
interdipendenti fra loro , i Gestaltisti osservano alla prima che interamente falsa e arbitraria; alla seconda
dicono che essa fatta pi per nascondere, che per far avanzare la comprensione della Gestalt fisica nella
sua originalit.
La Gestalttheorie, scegliendo una via di mezzo, ritiene che in natura si danno alcuni processi che
presentano un comportamento interno caratteristico secondo una rigorosa dipendenza delle parti dal tutto, a
differenza di altri processi nei quali non si hanno parti ma elementi, i quali si regolano in modo
indipendente gli uni dagli altri. Inoltre essa precisa che dei processi che realizzano il carattere di forma
fisica, non tutti presentano fra le parti della propria struttura un grado uniforme di solidariet. Vi sono
forme forti e forme deboli ed anche in queste due categorie vi sono dei gradi ulteriori: la struttura di un
condensatore isolato assai pi forte di quella di un sistema di condensatori uniti da un filo; i condensatori
singoli realizzano delle forme forti, il complesso di condensatori una forma debole.

* * *

La lunga escursione nel mondo inorganico non era fine a se stessa, ma solo una propedeutica alla
trattazione analitica| della soluzione indicata dal Wertheimer con lammissione delle correnti trasversali di
raccordo nei processi cerebrali, interessati nellatto della percezione.
Allo sviluppo di essa il K. dedica un celebre capitolo della sua opera, che ha per motto lespressione
goethiana: denn was innen, das ist aussen (pag. 173 e segg.)
33
.
Dopo aver considerato la struttura del mondo psicologico e quella del mondo fisico, resta da considerare
quella del mondo fisiologico, su cui, dopo il suggerimento del Wertheimer, sappunt tutto linteresse della
ricerca, essendo il mondo fisiologico lintermediario fra quella causa e quelleffetto della percezione, che
sono le realt fisica ed il modo secondo il quale essa appare al soggetto.
La fisiologia tradizionale si rappresentava un processo nervoso in un modo soltanto: eccitazioni
locali che hanno inizio in un determinato punto, scorrono lungo un nervo, si trasmettono ad un secondo, ad
un terzo..., fino a che dnno origine ad una contrazione muscolare od alla secrezione di una glandola. La
enorme complessit che si osserva nel comportamento non era spiegata da una complessit, simile in natura,
nei soggiacenti processi fisiologici, ma come si accennato solo per la combinazione di una certa
quantit di riflessi elementari, uniformi nella natura e originantisi in punti diversi dellorganismo.
Il modo ed il luogo delleccitazione dello stimolo divennero laspetto pi importante del processo
percettivo. Ritenendo che gli stimoli fisici erano di natura pi o meno uniforme, le differenze qualitative fra
gli oggetti sensibili erano spiegate secondo una differenza di modalit nel processo prodotto dallo| stimolo
sullorgano recettore. Tutto linteresse dellindagine psicologica gravitava attorno al processo dellorgano
periferico, e si aveva che una medesima cellula cerebrale era suscettibile di forme varie di eccitazione
indifferentemente.
Questa fisiologia atomistica tocc il suo apice con la teoria delle localizzazioni cerebrali. Ma i
progressi dellAnatomia del sistema nervoso hanno fatto giustizia per sempre in questo semplicismo, che
tanto pretendeva alloggettivit scientifica. Nella fisiologia, non meno che nella fisica, domina oggi
secondo il Khler il concetto di forma o struttura: diciamo perci con la terminologia pi recente del
Tolman, adottata dal Koffka, che le funzioni fisiologiche del sistema nervoso hanno un carattere molare,
non molecolare.
Le terminazioni nervose nellorgano periferico, il nervo con le sue fibre, il centro con i suoi strati di
fibre e cellule, non sono delle unit staccate o staccabili, che si associano casualmente per il conseguimento
di un risultato, ma formano un sistema unitario che il settore ottico.
Secondo il principio generale della forma, gli eventi del sistema non sono in funzione (esclusiva)
dei processi che possono avvenire in una sua parte, p. es. nellorgano recettore, ma traggono la propria
caratteristica dalle condizioni generali di tutto il sistema, particolarmente del sistema centro-corticale che ha
condizioni pi stabili rispetto alle altre parti
34
.|
Non , pertanto, dalleffetto dello stimolo, come stimolo, che dipende il rendimento fenomenale della
percezione; ma piuttosto dalla regolazione o tendenza allequilibrio che ha luogo dopo leccitazione: la
forma fisiologica che ne deriva, esprime esattamente il rapporto che intercede fra la forma fisica da cui
partito lo stimolo e la forma fisiologica preesistente. Nellorgano periferico, lungo il nervo conduttore, nei
centri, si producono dei fatti di regolazione in tutto simili a quelli che si osservano nella distribuzione di
una carica elettrica in un condensatore a potenziale diverso o nella diffusione di due soluzioni di
concentrazione ineguale.
Ne segue che lorgano, quand eccitato, non risponde con un suo processo particolare, ma secondo
le condizioni che ad esso impone il campo totale. Quando il Khler afferma che il campo fisiologico (e
fenomenale) ha propriet non o transgeometriche: egli intende dire che la risposta bens condizionata, ma
non corrisponde aritmeticamente alle condizioni dello stimolo.
Forme fisiche e forme fisiologiche obbediscono a leggi identiche.

* * *

Vi sono alcuni fatti di percezione visuale, come linduzione dei colori, che mal si conciliano con il
vecchio parallelismo, secondo il quale semplici correnti stazionarie si svolgono fra la retina e le aree centrali.
La difficolt venne aggravata quando si seppe che durante leccitazione, si sviluppano nella retina delle forze
elettromotive.
Ora si sa che ogni spostamento elettrico produce un campo magnetico entro e attorno a s.
Applicando al sistema nervoso, si deve dire che ogni volta che due correnti corrono accanto luna allaltra
come si vede nella figura 80 (Die physischen Gestalten..., 207) ciascuna deve attraversare il campo
magnetico dellaltra.
Sia data su di uno sfondo grigio omogeneo una figura bianca di struttura semplice, p. es. un circolo.
Delle forze| elettromotive anzitutto sorgono nei punti a e a, cio ai lati delle regioni retiniche stimolate, e poi
fra le aree eccitate e le vie ottiche.
Lo stesso spostamento deve verificarsi nelle vicinanze del campo circolare retinico come nel
circolo stesso; ma poich la figura si estende sopra una superficie retinica relativamente allambiente
differentemente intonato (formato), la densit di corrente entro al campo circolare di ordine pi elevato
che nel campo circostante. Questo rapporto di densit deve esser conservato anche lungo le vie neurali come
nelle aree centrali.
Fin quando il processo configurato di natura elettrica, la figura corrisponde allo stato pi intenso,
lo sfondo invece a quello meno intenso. Lenergia nella figura altamente condensata, nello sfondo si
trova in parte diffusa. Se si rovescia la situazione, p. e. un circolo grigio su di uno sfondo bianco (e cfr.: le
figure ambigue) viene rovesciato anche il significato della corrente: sempre per la fase pi densa in
concentrazione corrisponder alla figura.
Per conseguenza, lapparire come figura o come sfondo non dipende dalla quantit assoluta di
luce o dalla colorazione: questi sono fattori secondar, subordinati allinflusso delle condizioni intrinseche al
sistema. In ci consiste il cosiddetto principio dellIsomorfismo, che afferma la somiglianza di struttura
fra le forme fisiche, fisiologiche e fenomenali.|
Il materiale della percezione, aveva detto anche il Wertheimer, differente senza dubbio dal
materiale del mondo fisico, ma la struttura la stessa
35
.
Un ultimo passo, con riferimento alle dichiarazioni pi recenti del Khler.
Per il suo carattere strettamente scientifico, la Gestalttheorie portata a supporre che tutte le qualit
sensoriali, senza eccezione, hanno un correlato corticale; lipotesi pi coerente sarebbe di supporre per ogni
struttura (Requiredness) fenomenale un correlato corticale che abbia le stesse caratteristiche. Da questo si
ricava allora che la segregazione che avviene nel campo fenomenale, ne suppone (a fondamento) una
analoga nel campo fisiologico, che abbia lo sviluppo di una autodistribuzione di un potenziale
elettrostatico. Le forme della percezione altro non sono che la versione fenomenale delle forme
fisiologiche ad esse soggiacenti.
Esprimiamoci con i termini del Khler. Una differenza di potenziale, egli dice, una forza
elettromotiva. Cos, se certe condizioni (del sistema) sono soddisfatte, una corrente investir insieme la
figura e lo sfondo (environment)... Essa penetrer nellarea circoscritta della figura, si diffonder
ampiamente (widely) nellambiente omogeneo, per ritornare eventualmente sulle figure. A questo modo la
figura verr circondata come da un alone di corrente, il quale con le caratteristiche della sua
distribuzione rappresenta la figura come delimitata nella sua propria area (... sporgente in s, fuori!). Io sono
inclinato a credere, conclude il Khler, che, in ogni ulteriore sviluppo della teoria psicofisica, tali correnti
avranno sempre una funzione essenziale
36
.
facile comprendere come i Gestaltisti passino ad applicare questi princpi agli altri fenomeni
percettivi: il movi|mento apparente, le illusioni spaziali, la percezione patologica, lazione e lo stesso
pensiero
37
.
Pare alla fine che il grande mistero sia stato svelato e che la teoria abbia raggiunto, anche allinterno
dei suoi princpi, tutto lo sviluppo desiderabile.
I Gestaltisti per non silludono del tutto sulle difficolt dei loro compiti in questa parte. Restano fermi nel
ritenere, come definitivamente acquisito, il concetto di forma fenomenale nella sua funzione psicologica.
Non sospettano difficolt gravi per quello di forma fisica. Ammettono invece che quello di forma
fisiologica resta alquanto misterioso.
Le ricerche moderne intorno alle onde cerebrali segnano, secondo il Khler, un progresso notevole
rispetto alle ricerche della fisiologia classica che studiava le funzioni delle strutture nervose su preparati che
offrivano una qualche rappresentazione delle strutture solo in parte, fuori delle connessioni naturali e, quel
che pi conta, prive delle loro funzioni a causa della trattazione di preparazione (fissativi e coloranti).
Alla consistenza del principio della forma fisiologica i Gestaltisti ben comprendono che sarebbe necessaria
losservazione o meglio la visione in vivo di quelle strutture in atto, per giudicare della corrispondenza
funzionale fra le forme fisiologiche e quelle fenomenali, attorno a cui viene a gravitare la questione.
Probabilmente questa verifica intrinsecamente irrealizzabile.
Il Khler ha ammesso, da parte sua, con la moderna microfisica, limpossibilit reale, e non
puramente tecnica, per uno studio sperimentale di forma fisica, in quanto intrinseco allesperimento una
deformazione del campo e del sistema da osservare (principio di indeterminazione di Heisenberg). Per le
stesse ragioni, dato che i differenti punti del cervello non sono funzionalmente indipendenti, unesplorazione
locale avr per effetto il cangiamento di struttura del complesso; effetto che| si verifica in proporzione
sempre pi notevole per le strutture pi semplici e primitive che si volessero osservare.
Ma per incerti che possano essere i risultati della fisiologia a sostegno delle forme fisiologiche,
resta sempre levidenza delle forme psicologiche, dalle quali le fisiologiche, ed almeno in parte anche
quelle fisiche, sono dedotte per analogia.
Il Khler non rifugge dal riconoscere tutto questo: lIsomorfismo non ancora una teoria, ma un
semplice postulato, una utile ipotesi di lavoro. La tesi dellIsomorfismo, egli dice, nel suo contenuto
rigoroso, non ancora una teoria, ma rimane un postulato fin quando non riusciamo ad indicare i modi delle
funzioni fisiche che hanno una struttura genuina. Il dire che sono gli stati fisici, di ordine macroscopico, i
correlati delle forme fenomenali, non solo unespressione, ma unipotesi utile (a purposive hypothesis).
Tali stati macroscopici hanno strutture specifiche. E se cerchiamo di mostrare che tali stati possono
plausibilmente esser supposti accadere nel limite corticale, non ci troviamo pi con semplici espressioni: noi
stiamo discutendo di fatti fisiologici che possono tanto concordare, come non concordare con le nostre
premesse fisiche
38
.
LIsomorfismo per passare da postulato e diventar teoria, ha bisogno della verifica di un complesso
di premesse logicamente connesse.
Considerando il caso della funzione visuale, si esige:
1) un correlato corticale della continuit fenomenale (cio visuale);|
2) un correlato corticale della segregazione visuale;
3) la rappresentazione isomorfica delle relazioni topologiche nello spazio visuale (Khler, W., H, 225);
4) una rappresentazione, simile alla precedente, per le relazioni metriche (p. e. la distanza);
5) unultima rappresentazione isomorfica per la terza dimensione dello spazio. Si dica altrettanto per tutte le
altre strutture del mondo fenomenale.
Molti considerano il cervello come un luogo soltanto dellapparire delle forme, ed il corpo come freno alla
vita dello spirito e sorgente di tentazioni. Io, dice il Khler, non condivido questopinione che va contro uno
dei fatti pi certi la funzione dellorgano (Khler, W., H, 188).
Il principio dellIsomorfismo, quale lo ha sviluppato il Khler, stato accettato incondizionatamente
dagli aderenti alla Scuola, e da altri molti come Gelb, Fuchs, Lewin, che in un primo tempo avevano
condotto le proprie ricerche in altri ambienti e senza diretta dipendenza dalla Scuola della Gestalt. Oggi esso,
pi di ogni altro principio, caratterizza in proprio la Gestalttheorie dalle altre direzioni della psicologia,
bench vi siano indiz nelle opere dei Gestaltisti di una separazione e non solidariet fra il principio
strettamente psicologico della Gestalt e quello fisiologico
39
, come si visto ora dalle esplicite dichiarazioni
dello stesso Khler.|


Note al sesto capitolo
1
Guillaume P., B, 108.
2
Abbiamo sopra usufruito della sua tesi: Theoretisches ber Gestaltqualitten per la critica alla Scuola di Graz, e nel
precedente capitolo del suo studio sulla costanza dei colori.
3
Cfr.: Moore Th. V., A, 60 e segg. Disturbi e forme di comportamento analoghi a quelli riscontrati nelluomo furono
descritti negli animali da K. Lashley, Brain Mecanismus and Intelligence, 1929 (c.: Hartmann G. W., 54-59).
4
Gelb Ad., C, cfr. 202 e segg. per il caso riportato nel testo.
5
In una prima serie di ricerche, il F. studi gli errori di localizzazione (Verlagerungserscheinun-gen) che si osservano in
questi pazienti (emianoptici) sia quando loggetto esposto viene a trovarsi nella sola area di visione ridotta, sia quando
interessa in parte anche larea a visione normale.
6
Un completamento percettivo, del resto, si verifica sempre, anche nei soggetti normali, per il fatto che una porzione
ben definita dal fondo oculare (macchia di Mariotte) non pu avere alcuna funzione visiva: ciononostante gli oggetti
appaiono completi e continui.
7
Fuchs W., III, spec. 171 e segg.
8
Glck, G., 612. 658-659.
9
K. Jaspers, Allgemeine Psychopathologie, IV Aufl., Berlin, Heidelberg, 1948, p. 83. - Una rassegna sostanziale dello
stato attuale dei problemi, con ampia bibliografia, lart. di H. H. Wieck, Zur allgemeine Psychopathologie, in
Fortschritte der Neurologie, Psychiatrie u. ihrer Grenzgebiete, 25 (1957), pp. 2-40.
10
Nellart. Delirio, in Enc. Medica Italiana.
11
Un caso del genere, che sembra ormai accertato, quello di un Santo canonizzato dalla Chiesa, cio S. Giovanni di
Dio (Cfr. L. Ruland, Gesprche um Johannes von Gott, Wrz-burg, 1947. - Lesposizione in: C. Fabro, Profili di Santi,
Rovigo, 1957, p. 15 ss.). - Cos anche, canonizzando S. Gemma Galgani e riconoscendo quindi lalto grado delle sue
virt, la Chiesa non ha inteso ancora pronunziarsi sulla natura dei fatti straordinari presentati nella sua vita, sui quali il
Confessore Mons. Volpi e il Direttore di spirito, P. Germano, si trovarono discordi (Cfr. ancora: Profili di Santi, p. 61
ss.).
12
Gruhle, H. W., Ueber den Wahn, in Verstehen und Einfhlen, Ges. Schr. p. 214 ss.
13
... Nicht die Unbelehrbarkeit des Kranken. Nicht der Wahrnehmungsakt selbst. Nicht die Halluzinationen. Nicht
irgendwelche Denkfehler oder Fehlurteile. Nicht eine irgendwie geartete Besonderheit der Intelligenz. Nicht eine
besondere Gefhlslage (ausser der beschriebenen Wahnstimmung) (Gruhle, H. W. Op. cit., p. 217 s.).
14
Khler W., A; questa Memoria accademica stata rifatta con il titolo: Intelligenzprfun-gen an Menschenaffen,
Berlin, 1921. Le riferenze sono prese dalla traduzione francese del Guillaume, 1927.
15
Questultima fase stata osservata dal guardiano della stazione, non da Khler, ma questi assicura della piena
attendibilit della narrazione (pag. 119, n. 2).
16
P. Janet sostiene come un fatto acquisito che le rappresentazioni olfattive non hanno minore importanza di quelle
visive nella percezione animale (cfr. Janet P., A, 139).
17
Wertheimer M., Ueber das Denken der Naturvlker, I, Zahlen und Zahlgebilde, in Drei Abhandlungen, 106 e segg.
18
Genetisch ist es wahrscheinlich, dass nicht das Zhlen in erster Linie sondern natrliche Gruppen- und
Haufengebilde innerhalb der in Frage kommenden wirklichen biologischen Verhltnisse entstehen nicht Begriffe wie 1
und kontinuiertes Plus-Eins sind wahrscheinlich das primre, sondern zunchst als gegliederte Ganze (Wertheimer M.,
D, 17, 5, pag. 143; cfr. 19, pag. 147 e seg. per i rapporti fra le grandezze reali).
19
Wertheimer M., Ueber Schlussprozesse im produktiven Denken, in Drei Abhandlun-gen..., 164 e segg.
20
Ha studiato linfluenza che pu avere lesperienza passata per la soluzione di un problema nuovo, N. R. F. Maier,
Reasonings in Humans, I, On Direction; II, The solution of a problem and its appearance in consciousness: i due articoli
sono riassunti e discussi dal Claparde ., T, 55-58. La soluzione di un problema esige, secondo il Maier, di far appello
ad una nuova nozione, la direzione. Questa direzione non n la Richtungsvorstellung, n lAufgabe, n la tendenza
determinante, n lo schema anticipatore, ma lidea che viene allo spirito, il mettere il problema sulla buona via.
Cos il M. viene a confermare nellessenziale la concezione della Gestalt: la soluzione corrispondente ad una
trasformazione, ad una organizzazione di dati che si fa bruscamente, non per addizioni esteriori.
21
Il Duncker ha sottoposto il processo, che porta allinvenzione, ad uninchiesta sperimentale molto accurata, per
osservarne lo sviluppo ed assistere alla nascita della soluzione. LEm-pirismo lo considerava il frutto di una
vegetazione esuberante di associazioni in tutti i sensi, la quale era seguita da una selezione critica, la cui radice era
spiegata in modo diverso dalle varie scuole (Duncker K., B, 642-708; v. la discussione in: Claparde ., B, 54).
22
Il Koffka nella sua Somma ha sviluppato una teoria di grandi proporzioni intorno alla memoria (The trace theory),
ma siccome i fondamenti sperimentali| sono ancora troppo scarsi e le sue induzioni sono state giudicate per lo pi
arbitrarie od a priori, ho creduto opportuno di non parlarne espressamente; la trattazione del Koffka comprende ben 4
densi capitoli: Principles of Gestalt Psychology, ch. X, Foundation of a Trace Theory: theoretical section; ch. XI,
experimental section and completion of the Theory; ch. XII, Learning and other memory functions, I; ch. XIII, Learning
and other memory functions, II (pagg. 423-648). Lultimo cap. tratta della societ e personalit (ch. XIV) e per esso
vale la stessa riserva fatta alla teoria della memoria.
23
Lewin K., Vorsatz, Wille und Bedrfnis (mit Vorbemerkungen ber die psychischen Krfte und Energien und die
Struktur der Seele), Psych. Forsch., 7, (1926) 294-385: la memoria stata pubblicata anche a parte (Berlin, Springer
1926); nel testo d le riferenze di questa edizione.
24
Lewin ha elaborato per suo conto una teoria completa che abbraccia sia il campo percettivo come quello del
comportamento (field-theory) nella quale prescinde espressamente da ogni teoria fisiologica ed isomorfica per attenersi
unicamente allanalisi fenomenologica del comportamento della vita psichica in tutto il suo ambito individuale e sociale
(Cfr. lesposizione in: Allport, F. H., p. 148 ss.).
25
Khler W., Die physischen Gestalten in Ruhe und im stationren Zustand, Braunschweig 1920. Lopera dedicata a
Carl Stumpf che fu maestro del K. a Berlino.
26
Wertheimer M., A, in Drei Abhandlungen..., 26; cfr.: per lo sviluppo della teoria, il 21, pag. 86.
27
Es handelt sich um bestimmte, zentrale Vorgnge, physiologische Querfunktionen besonderer Art, die als das
physiologische Korrelat der f Phnomene dienen (Wertheimer M., A, pag. 87). Il Koffka ha trovato che il grande
fisiologo J. von Kries nel saggio: Ueber die materiellen Grundlagen der Bewusstseinserscheinungen (Tbingen und
Leipzig 1901) aveva sostenuto sostanzialmente lo stesso principio del Wertheimer contro la fisiologia tradizionale
(Koffka K., D, 54).
28
Wertheimer M., A, 88.
29
Es liegt hier die Vermutung zugrunde, da nicht die Erregungsvorgnge in den erregten Zellen selbst (...) oder die
Summe dieser Einzelerregungen das einzig wesentliche sind: sondern dass eine wichtige und fr manche, psychologisch
herauszufassende, Faktoren direkt wesentliche Rolle charakteristischen Quer- und Gesamtvorgngen zukomme, die, aus
der Erregung der Einzelstellen (ev, als Einfallstellen), als spezifisches Ganzes (...) resultieren (Wertheimer M., A, 91;
corsivo di W.).
30
Kme es so auf einen physiologischen Gesamtproze an, dessen charakteristische Art als Ganzes fr weitere
Wirksamkeiten entscheidend wre, nicht aber die Summe der betr. Einzelerregungen (...), so ergben sich vielfache
Konsequenzen; z. B. bei Reproduktion, beim Wiedererkennen usw. wre ein Zustandekommen der dagewesenen
physiologischen Gesamtform des einheitlichen Prozesses wesentlich, nicht Reproduktion bestimmter
Einzelerregungen (Wertheimer M., A, 92, nota 3).
31
Il Khler alla fine dellopera (C, 258) cita dalla sua parte il Mach e P. Curie. Questultimo diceva: necessario che
alcuni elementi della simmetria siano assenti. lasimmetria che crea i processi naturali.
32
Il Khler distingue diversi tipi di processi fisici: in perfetto equilibrio, stazionar, quasi stazionar, periodici stazionar
e processi dinamici (C, 4); debbo limitarmi allo sviluppo essenziale delle idee e non posso fermarmi sopra le
elucubrazioni laterali del K.
33
In una nota di Psychologische Probleme il K. osserva, contro alcuni fraintendimenti a cui questa frase goethiana ha
dato luogo, che chi legge lintero capitolo deve persuadersi che la frase soprascritta si riferisce alla somiglianza fra le
strutture proprie del mondo fenomenale e quelle ad esse soggiacenti che si trovano nei processi fisiologici; e che ivi
della relazione fra i processi organici e le cose della realt fisica esteriore per s propriamente non si parla. In nessun
modo la dimostrazione delle forme fisiche anche fuori dellorganismo significa che la percezione della Gestalt avvenga
per un semplice trasferimento di tali Gestalten nel sistema nervoso (Khler, W., G, 110 n.).
34
Uno schema elementare che mostri la differenza fra la fisiologia tradizionale e la gestaltista, pu essere il seg. dello
Spearman (apud Hartmann, G. W., 43 n.).

Area cerebrale conoscitiva della forma
Area cerebrale della sensazione
Terminazioni periferiche dei nervi sensitivi.



Terminazioni corticali dei nervi sensoriali
Terminazioni periferiche dei nervi sensoriali.


35
Apud Hartmann G. W., 44 n.; lH. si riferisce ad una lezione universitaria del Wertheimer.
36
Khler W., 214.
37
Per il pensiero, v.: Koffka K., D, pag. 632; per lazione, v.: Lewin K., 13 e segg.; per le emozioni v. ancora: Koffka
K., D, 414.
38
Even the thesis of Isomorphism, which is a much definite proposition, is not yet a theory but remains a postulate,
until we are enabled to point toward modes of physical function that have a genuine structure. It is not merely a new
expression: the contention that macroscopic physical states rather than microscopic events are the correlates of
phenomenal contexts, is a purposive hypothesis. Such macroscopic states do have specific structures. And if we try to
show that such states may plausibly be assumed to occur in cortical tissue, we are again not dealing with mere
expressions, we are discussing physiological facts which may or may not agree with our physical assumptions (Khler
W., 224-225). Testo da tener presente per le seguenti discussioni.
39
Nel recent vol.: Dynamics in Psychology di cui mentre faccio lultima revisione delle bozze ho potuto leggere la
trad. ted. Dynamische Zusammenhnge in der Psychologie (Bern und Stuttgart, 1959) il Khler, per convalidare
lipotesi dellisomorfismo, mutua dal Faraday il principio del campo (Feldprinzip) che deve regolare i rapporti fra il
processo sensoriale periferico e le tracce (Spuren) cerebrali dellesperienza passata (cfr. p. 67 ss., p. 86). Il medesimo
principio viene inoltre esteso per fondare lazione scambievole (Wechselwirkung) fra correnti cerebrali (Hirnstrme),
che si constatano sperimentalmente, e latto psichico anche nei processi di memoria e di riproduzione senza eccezione
(p. 118 ss.). Il K. preferisce ora parlare di teoria neurobiologica e di teoria della corrente (Stromtheorie) nervosa,
ma il fondo meccanicistico della spiegazione non ci sembra sia stato mutato. Si mantiene in sostanza fedele
allisomorfismo neurobiologico anche il Brunswik (cfr. Perception and Representative Design, p. 15 ss.).

Figure del capitolo sesto




Fig. 75






Fig. 76








Fig. 77a Fig. 77b








Fig. 80 (Khler)


capitolo settimo
LA REAZIONE CRITICA
Sommario. Aspetti e significati della Gestalt. Le psicologie sintetiche e la pretesa originalit della
Gestalttheorie (Volontarismo wundtiano e teoria della Conation della Scuola inglese: Ward, Stout, Mc
Dougall). Ganzheitspsychologie (Krueger, Sander, Volkelt, Ehrenstein); Behaviorismo e Gestalttheorie
(Koffka, Lewin). Luniversalismo della Gestalt: Gestalt e significato empirico (Rignano); circa il
divenire delle forme aptiche (Revesz); levoluzione reale della Gestalt (Piaget); Einsicht e Gestalt
(Bulbrook). Gestalt e significato intelligibile (Gemelli, Michotte, Moore): la ripresa dei problemi della
G. da parte della Scuola di Milano. La critica alle forme fisico-fisiologiche. Conclusione.


1. Aspetti e significati della Gestalt
La nozione che pervade lesuberante sviluppo della nuova psicologia quella di Gestalt: un
termine che ha preso nella letteratura moderna un alone magico di simpatia, la quale ha contribuito non poco
alleccezionale diffusione delle idee che doveva coprire. la fortuna dei termini e delle espressioni
indovinate.
Queste idee che sono state esposte in forma analitica nei capitoli precedenti, sono ridotte dal Koffka
schematicamente a tre aspetti: descrittivo, funzionale, fisiologico.|
1) Descrittivo: La teoria ritiene che la forma tipica dei dati desperienza (simultanea e successiva) non di
natura sommativa, risultante da elementi per s stanti ed in s separabili..., ma piuttosto un insieme ben
definito (ein bestimmt charakterisiertes Zusammensein); essa si presenta, come unimmagine ben delineata a
partire da un punto centrale, rispetto al quale sono subordinate in sistema gerarchico le altre parti
dellimmagine. Tali forme non sono in alcun modo meno immediate delle loro parti; spesso anzi si
apprende il tutto, prima che si presentino alla coscienza le singole parti (Wertheimer). Per questa ragione non
pi possibile una descrizione dellesperienza immediata orientandosi verso il concetto di sensazione: il suo
punto di partenza devessere piuttosto quello della Gestalt e delle sue propriet.
2) Funzionale: La teoria rigetta le sensazioni (definizione psicofisica) come connessione tipica fra lo
stimolo e lesperienza attuale (Erlebnis). Poich le forme dal punto di vista descrittivo non sono meno
immediate delle loro parti, si deve ritenere che esse anche dal punto di vista funzionale non sono meno
originarie (ursprnglich). Il tentativo di derivare il tutto dalle parti o di costruirlo da esse molto spesso
vano: il tutto non creato per combinazione di pezzi, ma correlato desperienza diretta degli stimoli, ci
che prima si diceva della sensazione (principio della costanza). Bench le alterazioni di carattere puramente
sommativo nelloggetto-stimolo possano interessare i cangiamenti qualitativi dellesperienza del soggetto,
non si pu tuttavia prevedere, dalla sola conoscenza delloggetto-stimolo, quale sar di fatto lesperienza del
soggetto.
Si dice per questo che ciascuna situazione desperienza dipende dallo stato dellintero sistema
nervoso.
Devessere perci abbandonato il tipo tradizionale di analisi psicologica (= analitico-sintetico
atomista), poich ogni spostamento dellattenzione produce un cambiamento nello stato del sistema nervoso
e per conseguenza cambia anche lesperienza. Non si pu provare allora che le sensazioni trovate in
quellanalisi fossero anche presenti nella percezione originale, poich le sensazioni, che appaiono quale
prodotto dellanalisi,| sorgono per condizioni che favoriscono la distruzione del processo primitivo.
3) Fisiologico: La teoria ritiene che la forma tipica del processo cerebrale corrispondente allesperienza
attuale, non pi data dalleccitazione singola di una determinata regione del cervello pi lassociazione, ma
si dnno invece processi totali (Gesamtprozesse) che hanno caratteristiche totali, non sommative. Quando p.
es. noi vediamo una figura, non vi sono da una parte le sensazioni fondanti ed in aggiunta ad esse
dallaltra parte uneccitazione accessoria per la Gestalt, ma si deve dire piuttosto che lintero processo
differente secondo che noi sperimentiamo forme o sensazioni (Koffka, K., A, 57-59).
I Gestaltisti sono persuasi che la propria posizione originale in tutti e tre i punti e che per ciascuno
essa apporta un notevole vantaggio sulle teorie che lhanno preceduta.

* * *

I seguaci della Forma non furono i primi ad usare il termine Gestalt con preoccupazioni
scientifiche; prima di essi il Goethe laveva usato largamente nei suoi studi di filosofia naturale, in botanica
soprattutto.
Ma qual il significato esatto di questo termine? Non facile rispondere.
Se apriamo il grande Dizionario dei fratelli Grimm troviamo sotto Gestalt una ricca gamma di significati,
dei quali riportiamo quelli pi pertinenti al nostro problema
1
.|
1) G. ratio, forma, figura. Indica, cio, la forma in s, il modo e la condizione secondo cui qualcosa
fatto: significato reale.
2) G. la maniera secondo la quale qualcosa appare; lapparire esteriore delle cose: significato
fenomenale (Gestalt oder Form) (col. 4179).
Questo significato pi ristretto del primo ed dovuto a Lutero ed a Goethe. G. qui significa la
forma secondo la quale qualcosa si presenta in contorni definiti e con evidenti caratteristiche differenziali;
secondo il Goethe la lingua tedesca ha il termine G. per indicare il complesso attuale di una natura reale, in
quanto questa qualcosa di saldamente connesso, chiuso e fissato nel suo carattere (ein zusammengehriges
festgestellt, abgeschlossen und in seinem Charakter fixiert sei) (col. 4183).
3) G. usato, sempre secondo il Goethe, in senso estetico; esso indica la bellezza; la grazia esteriore, la
formosit (gute, schne Gestalt, Schnheit) (col. 4186).
Questo significato molto ampio: esso pu applicarsi anche ai contenuti rappresentativi della vita
spirituale (idee, intuizioni, creazioni della fantasia artistica). Pu indicare anche contenuti schematici come le
figure geometriche.
Infine, per il passaggio dallastratto al concreto, G. pu indicare il soggetto concreto che porta la
forma: cos la bella Elena detta die Gestalt aller Gestalten (Goethe, Faust, 8907).
4) G. in un senso pi speculativo , secondo il Goethe, il modo proprio di organizzarsi delle parti di un
vivente, di una pianta o di un animale. In molte piante, egli dice, il numero e la forma (Gestalt) in cui le
foglie del calice crescono, sia singolarmente come nellinsieme attorno allasse dello stelo, costante (col.
4187). G. quindi pu significare qualsiasi contenuto della nostra attivit apprensiva. In modo speciale, esso
indica la figurazione esteriore degli esseri soprattutto dei viventi , il fascino che essa provoca come anche
la struttura e larticolazione dellessere concreto su cui luna e laltra si fondano.|
Il significato goethiano pass al Mach e al von Ehrenfels, non senza qualche incertezza; la scuola del
Wertheimer ne fece il principio universale di tutta la vita psichica
2
.
Nelle lingue neolatine il termine Gestalt non ne ha uno corrispondente che renda leleganza e
lintensit espressiva. Forma e struttura da sole, dicono troppo poco: chi riuscisse a fondere insieme il
senso di ambedue i termini, arriverebbe ad una nozione molto vicina a quella significata da Gestalt, come
forma-strutturata o struttura-formata. Gli psicologi francesi ed italiani rendono di solito Gestalt con
forma, pi raramente con struttura.
Neppure la psicologia inglese ha trovato un termine adeguato per Gestalt. Prevale, dietro
suggerimento dello Spearman, quello di shape, ma sono usati anche configuration, form,
organization, structure, togetherness, requiredness: questultimo dello stesso Khler nella sua
ultima opera (The place of value in a world of facts, 1938).
Fin qui per il termine. Se si volesse passare ad una ricerca dello sviluppo del significato, le cose
sembrano ancor meno chiare e pacifiche. Di fatto accanto alla Gestaltqualitt di v. Ehrenfels, o alla
Gestalt del Wertheimer figurano molti altri termini, come Komplexion (Meinong), Form (Stumpf),
Kollektion (Husserl), Empfindungskomplex (Hfler), Ganz-heit (Scuola di Stern, di Krueger,
Ehrenstein).
Parimenti il processo genetico ha diversi appellativi: Fundierung (v. Ehrenfels, Meinong),
Vorstellungsproduktion (Ameseder, Benussi), psychische Neubildung (Witasek), Verschmelzung
(Cornelius, Klpe, Stumpf) (cfr.: Hfler, A., 413).|

* * *

Qualcuno ha voluto vedere nellinnovazione goethiana e poi della moderna psicologia una
reminiscenza dello ei=doj platonico, o meglio della evntele,ceia di Aristotele. Gelb ha trovato invece pi
consistente il richiamo fatto dal Kreibig alla teoria aristotelica di Materia e Forma
3
.
Aristotele inoltre nella Metafisica (V, 24-27, 1023a, 25-1024a, 28) ha sottoposto ad un esauriente
esame i rapporti fra tutto e parte nellordine fisico, logico e metafisico. E, curiosa coincidenza o
anticipazione, vi si dice che larmonia (la melodia) consta, bens, di parti dissimili, le quali hanno una loro
situazione, ma non perci pu venire mutilata (1024a, 20). Laccostamento dei problemi moderni
allAristotelismo non pare perci privo di ogni fondamento.
Si aggiunga che il Koffka e il Khler furono allievi e assistenti a Berlino dello Stumpf, il discepolo
prediletto di Brentano: il Wertheimer, allievo prima del Cornelius, fu poi a Berlino, anchegli, assistente
dello Stumpf.
Con una consapevolezza a cui Platone non seppe mai elevarsi, per via del suo trascendentalismo,
Aristotele afferm la immanenza della forma nella materia in ogni realt concreta. Si tratta per qui di
forma ontologica pi che di forma fenomenale, poich questa qualcosa ormai di derivato e fondato
appunto su quella che resta il primo principio| nellordine dellessere e delloperare (vedere: De Anima, II, 1-
2, 412a, 3-414a, 28; le due definizioni dellanima come atto e forma del corpo e come principio ultimo
delloperazione).
Era Democrito invece che faceva della forma fenomenale, cio esteriore, se non lunico, uno dei
caratteri costitutivi dei corpi semplici (gli atomi). Aristotele prende un capitolo intero del De Coelo per
combattere tale opinione e concludere che la figura o forma fenomenale non pu rendere ragione delle
qualit intrinseche degli esseri, i quali si manifestano soprattutto per le passioni, le potenze e le operazioni
4

(cfr. De Coelo, III, 8, 307 b, 18-21; vedi anche IV, 6, 313a, 15).
Dal punto di vista psicologico, il Gelb ricorda che per Aristotele le nozioni che costituiscono il
giudizio formano ununit di sintesi (De Anima, 430a, 27), ci che pare assai vicino alle posizioni
intellettualistiche di von Ehrenfels e del Meinong (Gelb Ad, A, 7).
Comunque, rappresentanti autorevoli della nuova Scuola hanno respinto laccostamento, ed il seguito
del nostro lavoro confermer la fondatezza della separazione, che essi hanno fatta, della propria causa da
quella del grande greco.
Possiamo intanto, per prevenire possibili equivoci, avvertir subito che, quando in tema di percezione
si parla di Gestalt o forma, la forma di cui si tratta non va presa per la Forma sostanziale e lessenza di
Aristotele, e nemmeno va assimilata allei=doj intelligibile puro di Platone
5
od a quello a cui termina la
Wesensschau husserliana. Si tentati piuttosto di ridurre la Gestalt alla forma esteriore (morfh,) che,
assieme| alla figura (sch/ma)
6
costituisce lultimo genere del predicamento qualit; ma si tratta sempre
di avvicinamenti impropr, poich la Gestalt dei moderni abbraccia in unit tanto la forma come la
figura e prescinde dalla posizione ontologica che questi termini possono avere nella concezione
metafisica del reale. La Gestalt non il solo apparire esteriore e neppure unessenza logica pura, avulsa
dalla realt sperimentale e oggetto dintuizione intelligibile; n va considerata come un aspetto secondario
dellessere che richiami una sostanza su cui debba appoggiarsi come sul suo fondamento
7
.
Per Gestalt, nellultima determinazione della Scuola di Wertheimer, sintende il modo di
apparire caratteristico degli oggetti nella percezione: la Gestalt ci che nella percezione simpone di
per s ed anzitutto, ed ci che costituisce il momento centrale, il nucleo di contenuto dellapparizione
fenomenale. Per afferrare il contenuto che si vuol dare a questo termine, bisogna porsi dal punto di vista
dellapparire puro degli oggetti, del loro presentarsi e fissarsi nel campo dellattenzione. La Gestalt
quellaspetto, quella situazione fenomenale particolare che gli oggetti prendono nella coscienza del soggetto,
per cui un contenuto sindividua in s e non pu esser confuso con alcun altro. Il significato pi moderno da
attribuire alle Gestalten di considerarle immagini psichiche sorte dal contenuto totale della coscienza,
cio dalla corrente totale della coscienza ed in s organizzate, dotate di leggi interne, di tendenze totali
caratteristiche e di condizioni totalizzanti rispetto alle loro parti (Wertheimer).|
Pare adunque che la Gestalt dei moderni, almeno in quanto si riattacca al Goethe e si continua
nella scuola del Wertheimer, sia un frutto dellAuf-klrung e del Romanticismo tedesco e non un
prolungamento del pensiero classico, malgrado linflusso che pu aver avuto il Brentano allo sviluppo delle
nuove idee.
ancora in questambiente classico, dellappartenenza essenziale di Idea e Gestalt, che si muove
loriginale recente tematica fattane dallHeidegger
8
. Loccasione gli fu fornita da E. Jnger che alla sua opera
Arbeiter aveva dato per sotto titolo: Dominio e forma (Herrschaft und Gestalt) il quale caratterizza il
piano dellopera. Gestalt sta qui nel significato della Gestaltpsychologie cio come un tutto che
abbraccia, pi che non la somma delle sue parti. Per Heidegger questi caratteri di pi, somma,
parti... rischiano di far sfumare loriginalit della Gestalt. Recentemente, egli osserva, la Idea stata
intesa nel senso di percepito del rappresentare mediante un soggetto: daltra parte chiaro per chiunque
che la Gestalt accessibile soltanto mediante un vedere. questo vedere che presso i Greci si chiama ei=doj,
il termine che Platone usa per indicare uno sguardo che non si volge a guardare il mutevole sensibile
percettivo, ma limmutabile, lessere, la ouvsi,a. La Gestalt va caratterizzata, come lessere quiescente
(ruhendes Sein). La Gestalt pertanto non neppure Idea in senso moderno, e non una rappresentazione
regolativa della ragione nel senso di Kant. Per il pensiero puro il ruhendes Sein rimane del tutto diverso
(differente) rispetto allessente mutabile. La differenza fra lessere e lessente compare pertanto, considerata
dallessente in direzione dellessere, come la Trascendenza, cio come il momento metafisico. Soltanto che
la distinzione qui non alcuna separazione assoluta. Essa lo tanto poco che nel presentarsi (Essere) il
presente (lessente) portato-davanti (hervor-gebracht), ma parimenti non causato nel senso di una
causalit efficiente (16). La Gestalt per Jnger la fonte della significazione.|
Il riferimento storico, continua Heidegger, alla mutua appartenenza di Gestalt (ei=doj) ed essere
mostrano ch soltanto nella metafisica chessi si chiarificano, in quanto ogni essente, che sia mosso e
mutevole devessere pensato a partire da un Essere quiescente, questo anche l dove come in Hegel e
Nietzsche lessere (la realt del reale) pensato come puro divenire e pura mobilit. La Gestalt la potenza
metafisica (17). La Gestalt per come fonte che d origine al significato (Quelle der Sinngebung) forma
come forma di una umanit: p. es. la forma del lavoratore. La Gestalt riposa nel plesso essenziale di
unumanit che come soggetto sta al fondo di ogni essente. Non la Ichheit di un uomo singolarizzato, il
soggettivo della egoit, ma la presenza preformata una figura di un tipo umano: (il tipo) forma lestrema
subiettivit che proviene nello sviluppo della filosofia moderna ed esposta mediante il suo pensiero (17). A
questo modo la Gestalt sollevata alla sfera propria dellessere che definisce la verit delluomo, cos che il
dispiegamento della Gestalt del lavoratore il dispiegamento del suo essere e quindi sidentifica con
lessere.
Invece nel pensiero moderno Gestalt richiama Gestell (piano di struttura) e questo concepito
soltanto come funzione di unumanit: se cos fosse, osserva Heidegger, la essenza dellessere e in
definitiva lessere dellessente sarebbe un prodotto del rapportare umano. Lepoca in cui il pensiero umano
pensava una cosa simile, getta ancora le ultime tenebre su di noi (20).
Gestalt quindi anche per Heidegger, che intende sollevare la fenomenologia sociale di Jnger alla
sfera ontologica, termine funzionale e costitutivo dellessere umano e per questo rimanda allessere come
al suo fondamento.
2. Le controversie circa loriginalit della Gestalt
La prima critica ed il primo problema, che si pone nei riguardi della psicologia della forma, vuole
mortificare la ambiziosa pretensione che hanno i suoi fautori di esser stati i primi a mettere in evidenza
loriginalit del fatto percettivo| ed a confutare in modo definitivo latomismo psichico della vecchia
psicologia.
Fu osservato da molte parti che questa pretesa era infondata ed ingiusta, poich molti psicologi,
parecchi anni prima della nascita della Gestalttheorie, avevano rigettato il principio dellatomismo ed
affermato il carattere soprassommativo dei contenuti di percezione.
Che la forma fosse qualcosa di pi degli elementi in combinazione era gi sottinteso nella mental
chemistry degli Stuart Mill; il principio, del resto, cos com, era stato riconosciuto ed enunciato anche dai
capi dellAssociazionismo sperimentale, come lEbbinghaus, il Lipps, lo Ziehen, il Mller.
Ma se queste concessioni od affermazioni da parte degli Associazionisti possono risultare equivoche
ed illogiche, c ancora tutta la letteratura e lindagine di psicologi di ogni direzione che hanno subito reagito
allAssociazio-nismo con ferma convinzione. La legge di Hamilton sulla Redintegra-zione, la teoria del
Wundt sulla sintesi creatrice
9
, lindagine di Von Ehrenfels, gli sviluppi teorici e sperimentali della Scuola
di Graz, e del Benussi particolarmente, rappresentano dei contributi precisi, e non dei semplici tentativi da
giudicarsi falliti.
A questa schiera di precursori, la critica moderna ha aggiunto altri pensatori che hanno sviluppato e
difeso il sintetismo percettivo.
Merita un cenno particolare, per la psicologia inglese, la triade che forma una vera tradizione
ininterrotta: Ward, Stout e Mc Dougall.
Il Ward, che tenne in Inghilterra un posto analogo a quello di Wundt in Germania, aveva affermato
che la percezione non si riduce ad una impressione di qualit isolate, poich nellesperienza reale qualit
isolate non si dnno mai. La perce|zione sempre lapprensione di un oggetto. Cos, egli dice, noi
riceviamo insieme, impressioni molteplici come il profumo, il colore, la morbidezza della rosa che
prendiamo in mano; chiamiamo ciascuna di queste qualit un percept ed il tutto un complex percept
10
.
In queste complex percepts vi qualcosa di pi della somma dei percepts particolari: questo di pi
lespressione o intuizione della rosa come di una cosa che ha questo profumo, colore e forma.
Il principio dellunit percettiva dato secondo il Ward dalla conation o soddisfazione di una
capacit o tendenza che si attua appunto quando passa allapprensione di un oggetto concreto.
Pi esplicita la dottrina del suo discepolo, lo Stout, il quale riprese il problema della percezione
esattamente con i termini del von Ehrenfels. Ogni tutto, afferma egli, involve: 1) le parti che lo
compongono e 2) la forma di combinazione secondo la quale queste parti sono unite
11
. Ma mai possibile, si
chiede, lapprensione di una certa forma di combinazione che sia distinta e indipendente dallapprensione
delle parti costituenti? E, viceversa, possibile apprendere le parti che compongono la forma di un tutto
senzapprendere insieme la forma di sintesi reale?
La risposta negativa non ammette dubb: non si dnno parti se non entro un tutto, n si ha un
tutto che non consti di parti: solo nella Wonderland possibile separare il far le fusa dal gatto, cos le
parti dal tutto e la forma da ci che formato.
Il volontarismo (o teleologismo percettivo) della conation e dellinteresse che la fa germinare,
inaugurato dal Ward, reso ancor pi esplicito dallo St.: tutte le forme di sintesi percettive, i passaggi da un
argomento ad un altro nelle fun|zioni di pensiero, non sono che la resultante dei complessi di tendenze che si
muovono nel fondo dellanima
12
.
Ancor pi deciso assertore del sintetismo percettivo stato W. Mc Dougall, continuatore dello Stout
e psicologo di gran talento e di vedute originali. Contro i fautori della Gestalttheorie egli rivendic daver
esposto una teoria sostanzialmente identica alla loro nella sua opera Body and Mind del 1911 e daver
sempre proclamato in tutti i toni nelle sue opere che la percezione non unapprensione passiva della realt,
ma che essa implica da parte del soggetto un processo attivo di coordinazione e unificazione dei contenuti
psichici. Questo processo nasce dal fondo del soggetto e non da associazioni esteriori; il suo sfondo dato
dal bisogno di agire e di operare (la conation del Ward), perch il conoscere, non diversamente dalle altre
manifestazioni della vita, si sviluppa per la cooperazione armonica di varie facolt, sotto la direzione
unificatrice delle tendenze e dei bisogni originar
13
.
Miss Calkins in America non ha faticato molto a rievocare, fra i difensori dellunit della vita
psichica, W. James
14
. Tutta lopera del prodigioso psicologo della stream of thought altro non stata che
una radicale reazione alla teoria del mosaico allora predominante, contro la quale egli| ha scritto la pi
mordace e gustosa critica che abbia la moderna psicologia. Ed in Italia va ricordato F. De Sarlo, il quale
aveva proclamato fin dal saggio su Gli elementi della vita psichica lemergenza che hanno, sopra i dati
elementari, i contenuti di percezione
15
.
In tempi ancor pi recenti, contemporaneamente alla Scuola della Gestalt, hanno trattato il problema
con criter egualmente moderni il Bhler e il Selz che intendono rivendicare per s la priorit dellanalisi
fenomenologica e dellintroduzione del principio di analisi funzionale. Il merito della Gestalttheo-rie stato
quello daver dato a fatti e princpi, gi noti, un contributo profondo ed originale per la massa e genialit
degli esperimenti che i suoi seguaci con rara perizia hanno condotti.
I Gestaltisti, bench siano molto sensibili allaccusa di plagio, non rifuggono dal riconoscere che la
Gestalttheorie ha avuto dei precursori, anche al di fuori del von Ehrenfels e della Scuola di Graz: lo
riconosce fra laltro il Koffka per lo Stout (D, 403, 433). Solo che, a loro parere, questi psicologi hanno pi
intravisto che risolto il problema, e non lhanno risolto perch si sono fermati a mezza via. Intorno allopera
dei due critici pi brillanti dellatomismo psichico, il Khler esponeva a questo modo latteggiamento della
sua scuola per rivendicarne loriginalit.
Il nostro concetto di unit estese, egli diceva, si oppone allatomismo della psicologia sperimentale
classica, secondo la| quale i campi sensoriali sono mosaici di sensazioni locali e indipendenti, che possono
formare delle unit estese soltanto per influenza dellapprendimento. Ora tutti sanno che due filosofi illustri
hanno protestato contro questo atomismo artificiale e deformatore con una forza cos convincente che io, per
rinvigorire la mia critica, non saprei fare altro che ripetere ci che hanno detto, prima di me, W. James e H.
Bergson. Tuttavia, per precisare bene ci che la dottrina della forma, bisogna distinguere accuratamente
tra lattitudine polemica, e quindi negativa che questi Autori hanno preso di fronte allatomismo sensoriale, e
le dottrine positive che essi vi hanno aggiunto. Se io comprendo bene, la filosofia di W. James non riconosce
alcuna organizzazione sensoriale originaria; James ritiene che i campi visivi non contengono dei limiti o
delle unit specifiche, che al contrario essi presentano una continuit ininterrotta. Secondo James la nostra
esperienza pratica separa gradatamente in questa continuit ininterrotta delle regioni definite che fa apparire
come unit. Per altro verso, secondo la filosofia di Bergson, la intelligenza con i suoi fini di dominio pratico
introduce essa delle frontiere, delle superfic, dei volumi in un ambiente che senza queste delimitazioni
resterebbe un tutto incapace di analisi adeguata
16
.
Per questi filosofi la forma non data, n il centro e il tutto della vita psichica, ma compare
alla fine come un elemento nuovo, che si aggiunge agli altri. Lassociazionismo a questo modo non
respinto, ma limitato soltanto; si ritiene sempre il carattere caotico e informe dellesperienza immediata, la
quale resta ancora in piena bala dellassociazione. La Gestalt nella scuola del Wertheimer invece tutto
ed ogni singola cosa: per gli altri la Gestaltqualitt, i| Komplexe, gli units, wholes e complex
percepts sono una cosa e qualcosa, non ogni singola cosa, poich al di sotto vi sono le sensazioni, al
disopra almeno per gli intellettualisti le operazioni e i contenuti della mente.
La forma non sorge dai contenuti fenomenali, ma si aggiunge ad essi: se saggiunge non si sa
come possa ad essi incorporarsi. E che il disagio di queste posizioni fosse reale, lo manifesta la molteplicit e
diversit di princpi che i diversi Autori hanno assegnato per il sorgere della Forma. I Gestaltisti mantengono
quindi contro tutti i loro precursori laccusa di Asso-ciazionismo larvato o di sintetismo fallito.
Del resto, se la Gestalttheorie davvero quella rifrittura di princpi o fatti gi noti, perch gli psicologi di
altre direzioni hanno voluto tanto accanirsi e si accaniscono tuttora contro di essa, come fosse il pericolo
pubblico N. 2?
17


* * *

Merita un cenno a parte, in questa controversia sulloriginalit della Gestalt, lopera di W. Dilthey, la
quale si attacca pi delle altre al Romanticismo goethiano ed ha dato il tono a buona parte della cultura
tedesca contemporanea.
Contro lempirismo dilagante (Ebbinghaus) egli, sulla fine del sec. XIX, avanz la distinzione fra
Naturwissenschaften e Geisteswissenschaften per affermare che le scienze dello spirito hanno oggetto e
metodo diversi da quelli delle scienze naturali. Le prime devono affidarsi allanalisi per costruire
successivamente i loro oggetti e spiegare il divenire causale; le seconde non hanno che da descrivere
quanto immediatamente sperimentato nei propr atti. Spunto forse idealista, ma che fu di qualche utilit.
Per Psicologia descrittiva io intendo, egli dice, la esposizione dei componenti e delle connessioni di
una mente umana matura in quanto essi si trovano connessi in un unico legame,| il quale non aggiunto per
riflessione o deduzione, ma direttamente vissuto
18
. Con questo metodo lo sviluppo della vita psichica
appare in ogni caso quello di una totalit originale che si mantiene in s unita dalle forme pi basse alle
pi alte. La vita spirituale non saccresce da parti, non si costruisce da elementi, non composta, non il
risultato della cooperazione convergente degli atomi di sensazioni e affettivit: essa fin dallinizio e sempre
ununit comprensiva. Le funzioni psichiche si differenziano a partire da questunit, ma non tanto che non
mantengano con essa le connessioni originali
19
. Questo fatto, che si esprime nella sua fase pi alta con lunit
della coscienza e nellunit della personalit, mette la vita spirituale in una separazione netta da tutto il
mondo della corporeit.
Come tutta la vita, cos ogni suo processo ha un proprio carattere di totalit strutturale. Il Dilthey
ritiene espressamente che il tutto maggiore della somma delle sue parti. Cosicch ogni fatto psichico non
risulta dalla somma degli elementi, ma piuttosto, al contrario, lapprensione di un tutto la condizione
necessaria per la conoscenza adeguata dei singoli pezzi. Bench il Dilthey non sviluppi sistematicamente
queste idee, vi si trova per la dichiarazione esplicita che in psicologia tutte le connessioni funzionali
desperienza sono date dallintrinseco, per cui la nostra conoscenza dei fatti individuali un semplice
smembramento di questunione. Ci che immediatamente ed oggettivamente presente una struttura in s|
manifesta e salda. Le scienze sperimentali partono invece dallestrinseco
20
.
Il carattere fondamentale della vita quello davere delle manifestazioni che mantengono sempre il
carattere di totalit in quanto realizzano e sono delle connessioni di struttura (Strukturzusammenhnge).
Latto psichico (Erlebnis) dal Dilthey concepito essere la unificazione di tutte le molteplicit presenti
nella coscienza, la connessione immediata e unitaria di tutto ci che nello stesso tempo od in costante
sequenza dato in modo psichico, nellinsieme e con qualunque complesso dato
21
.
Alle idee del Dilthey sispir la moderna caratterologia tedesca, la tipologia, la teoria delle forme
di vita, cio quel complesso di interpretazioni globali della vita dellindividuo, degli stati e della societ
ove spesso si tende a dare il primato allinflusso dei fattori biologici dellindividuo e della stirpe. alle
descrizioni di un siffatto biologismo vago e speculativo, coltivato pi da letterati e dilettanti che da
genetisti di professione, che il razzismo contemporaneo chiede spesso i presunti fondamenti per le
esagerazioni che, partendo da ben altre preoccupazioni, ha deciso di imporre.
Nellambito puramente psicologico si connette allinflusso col Dilthey, la psicologia della Totalit
difesa dalla Scuola di Lipsia con Felix Krueger, H. Volkelt, O. Klemm e F. Sander.
Il Krueger, discepolo prima di Cornelius, successe nel 1917 al Wundt nella Cattedra di Lipsia, ed
elabor una teoria| di proporzioni pi ampie e con contorni meno rigidi ed unilaterali di quanto non abbia
fatto la Gestalttheorie. Come il Dilthey, a cui espressamente si riferisce, egli rigetta la nozione di elemento
e di combinazione per accettare il primato del tutto sulle parti; in questo il Krueger non pretende ad
alcuna originalit, ma solo di trovarsi nella linea ed in continuazione della tradizione speculativa tedesca che
va da Leibniz ad Herder, Tetens, Kant, Hegel, Dilthey. In questo senso la Ganzheitspsychologie sostiene che
il tutto ed in particolare anche la forma articolata siano rintracciabili soltanto nella sfera psichica, vale a
dire nellessere cosciente, e quindi rivendica una psicologia come scienza dello spirito (Geistwissenschaft)
che sta quindi agli antipodi del principio dellisomorfismo della Gestalttheorie.
Il punto di partenza della Ganzheitspsychologie quello del Cornelius: questi, aderendo alla
Gestaltqualitt di von Ehrenfels, in opposizione alla scuola di Graz rigorosamente intellettualista, aveva
applicato la nuova nozione ai sentimenti, arrivando ad una concezione della vita psichica alla quale lo stesso
Wundt, per altre vie, savvicinava sempre pi (cfr. la teoria dellappercezione). La Scuola di Lipsia, che vide
nel progresso psichico una segregazione di totalit primitive indifferenziate, pone i complessi affettivi alla
radice di ogni forma di determinazione psichica. La psicologia genetica della Totalit, dichiara il Volkelt,
insegna che lo sviluppo psichico procede da tutti primitivi di natura sentimentale, parimenti da tutti di
vita vissuta diffusi sia allinterno come verso lesterno, i quali occupano originariamente, secondo tutta la sua
ampiezza, la coscienza
22
.
Poich le strutture psichiche non si deducono ma si apprendono solo in quanto sono vissute
seelische Strukturen werden erlebt , bisogna rite-nere che i sentimenti (Ge|fhle) sono la forma (totalit)
geneticamente pi primitiva e devidenza interiore pi immediata, la quale, perci, deve stare alla base di
ogni altra struttura psichica. questa la caratteristica della Scuola di Lipsia.
I sentimenti sono allora da considerarsi dal punto di vista qualitativo e funzionale come qualit di
complesso, cio come la ragione della colorazione specifica che assume un tutto desperienza e della maniera
secondo la quale la totalit di un processo psichico sale immediatamente ed originariamente alla
coscienza
23
.
La Komplexqualitt del Krueger, non va assimilata a quella di G. E. Mller; essa assai pi vicina
alla Gestalt del Wertheimer per la priorit di natura e per la funzione totalizzante che esercita rispetto ai suoi
contenuti. La scuola di Lipsia approva senza riserve la critica allAssociazionismo fatta dai Gestaltisti, ma
rimprovera ad essi di essersi fermati alla superficie dei fatti psichici senza penetrare, dal punto di vista
puramente psicologico, i princpi che stanno alla base del loro sviluppo, che sono appunto i sentimenti, e di
non aver subordinato la Gestalt alla Ganzheit. Parimenti essa si preoccupa del solo aspetto psicologico,
e non si cura di quello psicofisico
24
.
I seguaci della Forma, inoltre, parlano sempre e solo di Gestalt, mentre invece bisogna distinguere
ci che un tutto da ci che va detto struttura; tutto ci che si presenta in maniera diffusa e poco
differenziato nel contenuto (Gesamtganze), mentre struttura significa una totalit reale, net|tamente
segregata dal resto ed in s chiusa, che significa il carattere di totalit e segregazione dellesperienza, della
condotta, del manifestarsi in generale
25
.
La vita si sviluppa nei suoi organi e strutture come un tutto disposizionale, cio come un
complesso di disposizioni che stanno come condizioni costanti di tutte le manifestazioni vitali nelle quali si
attuano le strutture degli oggetti particolari. Questa nozione di struttura egualmente distante
dallassociazionismo, come dalla persuasione volgare delle potenze dellanima: intesa come attitudine
disposizionale, la struttura quindi qualcosa di pi di una possibilit, in quanto il complesso reale
attuale condizionato dal passato e che condiziona il futuro.
Sintende allora pi accuratamente per struttura un tutto disposizionale segregato e relativamente
in s chiuso; e per parte strutturale la connessione disposizionale che si ha entro il sistema totale
psicofisico
26
. Questa connessione subordinata e si sviluppa in accordo con la totalit e la forma della vita, e
nella vita normale essa si manifesta come spinta alla costruzione di forme, come una penetrante tendenza alla
unificazione e alla segregazione del molteplice.
Ora la dimensione dei sentimenti che la ragione dei gradi e delle forme delle strutturazioni
psichiche, secondo le quali si costituiscono quei complessi che sono il tipo individuale, la personalit, il
carattere.|
I sentimenti sono le qualit del campo totale che immediatamente dato. Tutto ci che si trova
nella esperienza attuale non in qualche modo soltanto connesso ad un sentimento contemporaneo, ma
piuttosto assoggettato pi o meno strettamente al dominio della sua totalit.
I complessi totali, le forme, le relazioni, le connessioni dellorganismo e della condotta ed anche le
parti che si mostrano relativamente isolate, sono di fatto e rimangono immerse nella totalit della vita. Il
grado di questa appartenenza (Verworbensein) si fa immediatamente operante (geltend) come una
intonazione affettiva, comune a tutti i sentimenti: le loro diversit di valore ovvero di calore emanano dalla
massa totale della situazione psichica verso le parti dellatto individuale.
Il Volkelt, in uno studio intorno al disegno nellinfanzia, ha dimostrato che in quello stadio loggetto
soprattutto una realt tattile ed emozionale, tanto che questi aspetti non solo predominano su quello visuale,
ma anche lo soverchiano, e lo si vede espresso in modo simbolico nei disegni. Il Volkelt da queste ricerche
sulla psicologia infantile pot dare una maggior precisione ai princpi della sua Scuola. A suo parere i tutti
primitivi non sono ancora propriamente dei sentimenti, ma solo di natura sentimentale (gefhlsartig);
cosicch sensazione e stato affettivo nascono ad un tempo da una comune radice che son gli Urganzen, le
Ur-komplexqualitten. La qualit totale (Ganzqualitt) che contiene tali ragioni primordiali (Keime),
non ancora n sentimento n sensazione, n stato soggettivo n stato oggettivo. Essa piuttosto un tutto
nel quale si trovano indifferenziati luno e laltro, come in un tutto primitivo creativo (ein schpferisches
Urganzes); non per nel senso ordinario della sintesi creatrice che parte dagli elementi di ordine inferiore,
ma in quello di un autodifferenziarsi creativo (auf dem Wege des schpferischen Sich-Differenzierens),
ove per via di una trasformazione totale creativa si ottiene lo sviluppo di totalit nuove e pi mature.
La Scuola di Leipzig perci al concetto ambiguo di Gestalt sostituisce quello di Struktur che resta
subordinato, dal punto di vista funzionale, a quello di Ganzheit. Il concetto di struttura| fu dapprima usato
nellarchitettura e nellanatomia, quindi divenne sempre pi comune nelle scienze biologiche (Driesch):
stato merito di W. Dilthey di averlo trasferito anche nelle scienze dello spirito come nel suo proprio campo.
Il termine usato da Dilthey e dai suoi discepoli in un senso molto generale cio come coesione di senso e
viene esteso a qualsiasi forma di condotta od atteggiamento spirituale. Nella psicologia genetica del tutto
di Krueger, il concetto di Struttura sinserisce nellinterpretazione genetica del tutto, in quanto tale
concetto di struttura serve alla psicologia per indicare la realt ontologica dellanima precisamente come
sostanza, la quale rende a sua volta possibile la concezione del tutto. Per il Krueger allora la struttura
rimanda al sostrato psicofisico della coscienza dei processi psichici. Struttura anzitutto la connessione
complessiva del tutto psicofisico e quindi larticolazione di capacit, disposizioni, sospensioni, istinti, doti e
funzioni sia dellindividuo come della comunit. In ogni caso la struttura quel quid di relativamente
sopravvivente e costante di fronte alle esperienze che continuamente vanno e vengono: essa un
fondamento che porta (trgende Grund) le esperienze, quindi la sostanza ch posta come base a tutto ci
che accade nei processi dellesperienza e della coscienza. A questo modo il concetto di struttura viene
distinto decisamente da quello di forma nel senso della Gestaltheorie ed inserito nellessere come tale,
non senza unevidente analogia alla forma o entelechia aristotelica: cos lessere e il divenire non vengono
opposti dialetticamente ma piuttosto riferiti luno allaltro. La psicologia moderna pi progredita ha quindi
ritrovato e convalidato il principio aristotelico che il tutto per s prima delle parti
27
.
In particolare la Scuola di Lipsia ha messo in guardia contro il panfenomenalismo in cui scivola il
dinamismo assoluto della Gestalt, al quale si oppone il concetto sintetico di essere del Krueger, quale si
trova nella dottrina della struttura: ... un concetto di essere che abbraccia in s lessere| e il divenire, la
statica e la dinamica
28
. A questo modo si afferma, che un altro cardine della Scuola, la supremazia
dellagire sopra la conoscenza dellagire (Klemm), collegandosi ai nuovi indirizzi della psicologia
personalistica (Stern), della medicina e della psicopatologia (V. von Weizscker), della neurologia (Conrad),
della tipologia (Kretschmer), della psicologia sociale (Spranger) e dei pi recenti indirizzi della biologia
olistica (Drken, Woltereck, Portmann) e in generale della psicologia evolutiva e della formazione del
carattere.
La Scuola di Lipsia rivendica quindi la priorit della psicologia olistica sulla Scuola di Berlino, e non senza
ragione (Welleck)
29
: pi duttile nelle analisi, pi vasta nelle ricerche, essa si mostrata pi sensibile ai
problemi tradizionali del pensiero occidentale.
In questa linea di rinnovamento dei problemi della percezione merita di essere segnalata lopera di L.
Binswanger il quale nella linea Goethe-Kant-Hegel si collega direttamente alla Denkpsychologie di
Hnigswald e alla fenomenologia heideggeriana del Dasein. La Gestalt come oggetto porta in s il sigillo
di struttura vissuta: tocca ammettere pertanto che la G. richiama una produzione in quanto essa manifesta
una direzione percettiva nellmbito della vita vissuta ed questo oggettivarsi attivo che la costitutisce
come Gestalt. Le Gestalten sono quindi gli oggetti a cui terminano gli atti di produzione e si pu dire che le
Gestalten sono gli oggetti prodotti. E si possono, evidentemente, distinguere Gestalten semplici (p. es. una
melodia) e Gestalten pi complesse (p. es. lo sviluppo sinfonico della melodia stessa). Le Gestalten
esistenziali come conoscenza dellesistenza suppongono sempre produzioni di una| qualit complessa la
quale presuppone almeno una duplice direzione quella cio verso lEidos nella direzione dellessenza
(Wesen) e quella verso lEidos nella direzione di sguardo (Anblick); questo a sua volta si pu scindere in
una molteplicit di direzioni in cui si esplica la fisiognomica nel senso pi ampio del termine, cio in
quella dellespresso e dellespressione, del manifestato e del manifestare, del comprendere e vivere,
dellesterno e dellinterno, del corpo e dellanima, della parvenza e della realt... In tutti i modi, la Gestalt si
presenta come una determinazione di significato e si sottrae perci alla disgiunzione di contenuto-
significato: la Gestalt una realt psicologica e come tale conoscenza dellesistenza. Quindi si pu dire
che... le Gestalten psicologiche sono Gestalten del gioco conoscitivo dellesistenza con se stessa e per
questo produzione
30
.
Collegandosi alla determinazione heideggeriana del Dasein umano come in der Welt sein
31
, il
Binswanger interpreta la forma nella psicopatologia non come opposizione alla normalit ma come
corrispondente ad una nuova norma, ad una nuova forma di essere-nel-mondo: lo studio allora della
schizofrenia deve mirare... a conoscere quella determinata struttura dalla quale ogni parola, ogni
proposizione, ogni idea, ogni indicazione o gesto conserva il suo particolare carattere. La ricerca del B.
procede secondo una stretta connessione fra filosofia e psichiatria, con un intreccio fra il principio evolutivo
psicanalitico e lanalisi esistenziale. Lesperienza naturale scorre nellapprensione dei singoli fenomeni:
questi luomo li conosce; questi il malato li pu raccontare al medico. Ma luomo conosce anche qualcosa di
pi, anche se spesso soltanto in modo approssimativo e sempre imperfetto: la sua vita in atto che| nel
linguaggio ordinario gli sembra ineffabile. La conosce in modo tanto imperfetto ch precisamente da
questimperfezione, per riferimento alla conoscenza perfetta, chegli pu essere portato allinquietudine e ai
disturbi psichici. Nelle condizioni normali la vita segue un corso sufficientemente tranquillo, essa cio in
generale non diventa un problema nelle sue possibili incertezze. Lincertezza diventa problema nella
fantasia, che pertanto rischio, nellesperienza del poeta, dellartista, del filosofo, del genio religioso: tutti
essi hanno in comune la passione e lesperienza che lesposizione dei problemi incerta. Questa scossa per il
problema della certezza mette in movimento laspirazione per la verit oggettiva. Anche nellambito dei
malati psichici lesperienza premuta in egual senso nella direzione delloggettivit trascendentale, ma essa
si arresta e disperde nellincompiutezza in senso negativo del corpo dellesperienza stessa. Di qui il sorgere
degli stati di angoscia, di agitazione, dirrequietezza. La caratteristica della ricerca analitica dellesistenza del
B. di non procedere mai secondo schemi rigidi, ma cos che lesperienza, proseguita nellincertezza del
corso della vita mediante lesperienza dellincertezza della propria esperienza, sperimenta il saldo tessuto di
struttura della oggettivit trascendentale.
In questo senso lesperienza analizzata da B. anche pi umana. Essa mostra, secondo la frase di
Schelling, che nessuno nato figlio della libert, ma ogni uomo si trova sul fondamento della libert in
quanto egli produce coscientemente il corso della vita e lo adatta alla regola; dove questa certezza
impedita, dove le misure diventano troppo piccole o troppo grandi, tocca intervenire allo psichiatra.
Lesperienza dellanalisi esistenziale gli mostra che tanto leccesso come il difetto appartengono a ci ch
proporzionato alluomo. Si pu dire allora che B. ha scoperto una zona intermedia fra quella dello sviluppo
biologico della psicanalisi freudiana e quella trascendentale pura di Heidegger, una zona oscillante e sempre
in procinto di piegare verso luna o laltra sponda, verso quel che il vecchio Kant indicava come il territorio
dei fondamenti metafisici dellinizio della natura e della fisica.|
Tutte le Gestaltqualitten sono Ganzqualitten: ma non tutte le Ganzqualitten sono
Gestaltqualitten. Vanno dette Gestaltqualitten alcune totalit particolari: in generale quelle
esteriormente pi determinate, che hanno un contorno ben definito e sono in s ben strutturate, ordinate e
articolate. La psicologia genetica mostra non solo che le Gestalten derivano da altre Gestalten, ma che
possono derivare anche da tutti primordiali che stanno al vero inizio dello sviluppo psichico
32
.
La teoria del Krueger e gli sviluppi dei suoi discepoli hanno il vantaggio di essersi attaccati ad un
principio esplicativo di ordine psicologico, i sentimenti. Essa resta sempre una possibile interpretazione della
nozione goethiana, la quale, per il carattere estremamente vago e denso di vitalit, rimane suscettibile di
maggiori sviluppi che non la Gestalttheorie.

* * *

La Gestalttheorie, trapiantata in America, per via dellemigrazione ebraica dal Reich, assimil
princpi e termini del Behaviorismo finalista del Tolman ed assunse una fisionomia ancor pi oggettiva e
scientifica. Questul-timo sviluppo fu condotto a termine dal Koffka in quella Somma dottrinale della teoria
che sono i suoi Principles of Gestalt Psychology (1935) e pare che sia stato accettato anche dal Khler
nella sua ultima opera (1938).
La Psicologia non pu essere n lo studio delle pure condizioni esteriori dellatto psichico
(Behaviorismo del Watson, teoria dei riflessi condizionati del Pavlov), n la pura analisi introspettiva dei dati
di coscienza (la Denk- e Willenspsychologie della Scuola di Klpe), ma essa deve tendere alla comprensione
dellambiente e dei suoi campi. La percezione, ed in generale ogni atto psichico, ha un aspetto interno,
soggettivo,| ed uno esterno, oggettivo, cosicch essa sorge per linterferenza di due campi, quello geografico
e quello comportamentale.
Il campo geografico (geographical field) quello dato dalle condizioni fisiche degli oggetti; il campo
comportamentale (behavioural field) quello che appare al soggetto. I due campi possono essere molto
diversi; compito della psicologia di studiare la natura, le forme ed i gradi dellinadeguatezza di cui si tratta.
Una sera dinverno, finge il Koffka, arriv allalbergo, dopo una lunga cavalcata nella tormenta che
infuriava, un cavaliere soddisfatto desser giunto a buon termine. Interrogato donde venisse, egli indic con
la mano la direzione che aveva seguita. Sapete voi, aggiungeva subito lalbergatore, che avete passato a
cavallo il lago di Costanza?. Il cavaliere ebbe tale subitaneo raccapriccio del pericolo incorso che cadde
tramortito ai suoi piedi
33
.
Lesempio illustra chiaramente lidea del Koffka: lambiente geografico era, nel caso, il lago di
Costanza; il cavaliere per era persuaso di essersi trovato in una pianura coperta di neve e tale era il suo
ambiente di comportamento; questo che interessa lo psicologo, non il primo che appartiene al geografo.
Diciamo allora che lambiente geografico influisce in quella maniera soltanto secondo la quale appreso dal
soggetto.
Il comportamento del soggetto in concreto viene a dipendere da due serie di condizioni, luna
inerente alla struttura fisica dellambiente geografico, laltra dipende dallo stato attuale dellorganismo.
Ciascuno dei due campi va considerato solo come una parte del processo, poich il comportamento reale
una risultante dellequilibrio raggiunto fra i due sistemi, e questo spiega perch di fronte alla stessa
situazione oggettiva i soggetti presentino spesso delle attitudini diverse e discordanti (Koffka K., D, 31).
Lo psicologo sinteressa quindi alle cose non come sono in s (as they really are) ma come esse appaiono (as
they look).|
La cosiddetta esperienza diretta, o coscienza di un oggetto, quindi un fatto assai meno semplice di
quanto ordinariamente si crede. Esso implica, per quanto riguarda il soggetto, i suoi desideri, le intenzioni, i
successi e gli insuccessi, le gioie e i dolori, gli amori e gli od e lo stesso suo trovarsi in atto di fare questa
cosa piuttosto di unaltra.
Quando il Koffka prende dal Tolman il termine di comportamento molare, in opposizione a quello
molecolare della vecchia psicologia, egli vuol abbracciare tutti i fattori oggettivi e soggettivi interessati
nellatto singolo, non come pezzi disgiunti, ma in quanto di volta in volta essi si trovano non
semplicemente formano essere un tutto complesso che determina latto finale secondo una legge intrinseca.
Il fecondo scrittore illustra con inesausta ricchezza danalisi e di fatti questo nuovo passo della teoria, per
tutta lopera, con levidente compiacenza desser riuscito alla costruzione di una psicologia completa in tutti
i suoi reparti in modo rigorosamente positivo. Egli raggiungeva a questo modo un termine al tutto opposto a
quello che presagivano i primi sviluppi della Gestaltqualitt, per incontrarsi invece con lideale del
positivismo della seconda met del secolo XIX, quello di costruire una psicologia senza anima.
3. Luniversalismo della Gestalt
Dopo il breve schizzo filologico e storico circa le vicende della Gestalt, cerchiamo davvicinare i
princpi che la caratterizzano, nel suo contenuto reale, onde poter rintracciare gradualmente qual la
posizione che il problema, oggettivamente considerato, deve assumere dopo tante ricerche di critica e di
indagine sperimentale. Ricerca forse polemica, ma che riteniamo indispensabile per il metodo induttivo che
abbiamo scelto.
a) Il primo problema o quesito riguarda lestensione della Gestalt. proprio vero che la Gestalt la categoria
suprema dellessere o del conoscere? Che tutto Gestalt e solo Gestalt?
Alcuni psicologi, come abbiamo gi visto, distinguono fra Forma e Struttura, fra Forma e Tutto, fra
conte|nuti sensoriali e intellettuali, fra forma e significato
34
.
Pi che la forma nella sua esteriorit, ci che a noi preme, per i risultati pratici della vita, di
conoscere le cose nel loro contenuto reale; e il tutto non si esaurisce nella forma, ma abbraccia i rapporti
reali che ha loggetto attualmente
35
. I Gestaltisti invece fanno di ogni erba un fascio e credono di aver tutto
risolto quando chiamano un oggetto come forma: un metodo cos semplificatore non fatto certamente per
chiarire le idee. Forme, unit, oggetti, raggruppamenti arbitrar di punti e di linee, il movimento stesso, una
melodia, parole, proposizioni, concetti, scoperte e ideazioni geniali, tutto i Gestaltisti comprendono sotto
questo nome di Gestalt. Fin qui il Rignano; il quale, facendo sue le rimostranze del Rubin, continua:
deplorevole al massimo grado di parlare di totalit e di forme alla rinfusa, e di considerare come appartenenti
ad una sola e medesima classe le cose della vita quotidiana, le figure, la personalit umana, le parole con o
senza senso, le proposizioni, ecc. Ci non pu che condurre a discussioni senza fine (Rignano, E., 148).
E lo Spearman iniziava la sua requisitoria chiamando la Gestalttheorie: this chameleon!
36

Nella sua esigenza immediata la controversia si riduce a questo: proprio vero che la Gestalt assorbe ogni
contenuto psichico, cosicch nulla si dia n al di sotto, n al di sopra di| essa? Qui sinquadrano le critiche di
P. Janet e di W. Stern.
Anche lo Janet rimprovera ai Gestaltisti di aver usato il nuovo termine per coprire i significati pi
disparati, onde sono essi i primi responsabili dei fraintesi e della confusione di idee a cui ha dato luogo la
nuova teoria, che per, nel nucleo di verit che contiene, meno originale di quanto essi pensino
37
.
A suo parere essenziale, per una soluzione esauriente del problema in questione, introdurre un