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213 La Sociologia Relazionale Di Pierpaolo Donati

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La sociologia relazionale di Pierpaolo Donati

Una breve introduzione “ meta-sociologica” di Paolo Iagulli

1. La recente pubblicazione, in seconda edizione aggiornata, di un volume dedicato alla, e ispirato dalla, “sociologia relazionale” di Pierpaolo Donati, Invito alla sociologia relazionale. Teoria e applicazioni1, offre l’occasione per una breve introduzione a quello che sembra costituire un autentico paradigma sociologico, più che una teoria: è infatti proprio sul profilo, per così dire, della configurabilità paradigmatica della prospettiva sociologica di Donati che vorrei qui soffermarmi.

2. Non è questo il luogo per un’approfondita distinzione tra la nozione di “teoria” e quella di “paradigma”; mi limito a ricordare che per “paradigma” deve intendersi, almeno a partire da Kuhn2, una prospettiva teorica condivisa e riconosciuta dalla comunità di scienziati di una determinata disciplina, fondata sulle precedenti acquisizioni e operante attraverso un indirizzo della ricerca sia in termini di scelta dei temi rilevanti che di formulazioni di ipotesi che di approntamento delle tecniche di ricerca3. Il paradigma, dunque, è qualcosa di ben più ampio e generale della teoria: “è una visione del mondo, una finestra mentale, una griglia di lettura che precede l’elaborazione teorica”4. Come la maggior parte delle scienze sociali, la sociologia, che è lo studio scientifico della società, costituisce una disciplina multiparadigmatica: sembra difficile rinvenire un unico paradigma condiviso, anche solo in talune fasi della sua storia, dagli appartenenti alla comunità dei sociologi; l’approccio allo studio scientifico della società è avvenuto da (e registra ancora) punti di vista talmente diversi tra loro da costituire non semplicemente teorie differenti sulla società, ma paradigmi distanti se non inconciliabili. La tradizionale distinzione sociologica tra il concetto di “ordine” e quello di “conflitto” fa ad esempio riferimento a due paradigmi radicalmente alternativi e generativi della dialettica tra “funzionalismo” e “teoria del conflitto” (tra i “classici”, Comte, Spencer, Durkheim, Parsons, da un lato, Marx, Weber, la Scuola di
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A cura di Pierpaolo DONATI e Paolo TERENZI, FrancoAngeli, Milano 2005-06. T.S. KUHN [1962], La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino 1969. 3 Cfr. P. CORBETTA, La ricerca sociale: metodologia e tecniche, vol. I, I paradigmi di riferimento, il Mulino, Bologna 2003, p.13. 4 Ibidem.

p. pp. 5-63. costituiscono le due principali tradizioni del pensiero sociologico6. il Mulino. Brevemente: chi si muove all’interno del primo paradigma sostiene che la sociologia ha il compito di studiare la struttura complessiva della società perché solo a partire da quest’ultima sarebbe possibile spiegare non solo il funzionamento del sistema sociale globalmente considerato. pp. A. 8 Cfr. E difatti v’è chi autorevolmente sostiene che le concezioni cui tale contrapposizione dà vita. degli individui. 3. dall’altro). cit. 37-47. Vita e pensiero. introduttivamente ma acutamente.. la contrapposizione “strutturaazione” sembra decisamente più rilevante. 7 Ibidem. la cd.. Fuoriesce chiaramente dai limiti della presente breve nota l’approfondimento di questa antinomia paradigmatica. ma anche i comportamenti dei singoli individui. Bologna 2000. mentre per l’individualismo i fenomeni sociali costituiscono gli effetti delle azioni. una loro propria natura e proprie specifiche leggi. cfr. 27-169. intenzionali e non. Il funzionalismo evidenzia l’interdipendenza e l’interconnessione delle varie parti della società e la tendenza dei sistemi sociali ad adempiere a determinati compiti necessari alla loro sopravvivenza attraverso quelle strutture (sociali) che spetta appunto alla riflessione sociologica tematizzare e spiegare: “paradigma dell’ordine”. V. Teorie e problemi. anche. CAVALLI. pp. il Mulino.A. l’olismo e l’individualismo. A. almeno dal punto di vista teoretico. R. CESAREO. CESAREO. 7. WALLACE. op. Sociologia. 5 Per una chiara introduzione alla storia e ai concetti del “funzionalismo” e della “teoria del conflitto”.2 Francoforte. Incontro con la sociologia. Bologna 2001. secondo l’olismo sociologico i fenomeni sociali hanno proprie autonome modalità di “funzionamento” e mutamento. teoria del conflitto ritiene invece che l’analisi sociologica debba indagare sui conflitti. le contraddizioni e le ingiustizie che caratterizzerebbero costitutivamente e decisivamente ogni società: “paradigma del conflitto”5. Olismo e individualismo rappresentano le “due possibilità di risposta alla domanda concernente la natura dei fenomeni sociali. Una distinzione altrettanto fondamentale nella storia del pensiero sociologico è quella tra il “paradigma della struttura” (il cui ispiratore è Durkheim) e il “paradigma dell’azione” (il cui ispiratore è Weber). Chi condivide i postulati del paradigma dell’azione afferma invece che oggetto fondamentale di studio della sociologia sono le azioni individuali perché solo partendo da queste ultime sembrerebbe possibile spiegare la società nel suo complesso e comprendere gli stessi singoli individui (primazia dell’azione). che attraversa la storia e la riflessione sociologica generale8. . Rispetto a quella tra “ordine” e “conflitto”. WOLF. cioè se essi abbiano una autonomia del tutto intrinseca (approccio oggettivistico) oppure se siano prodotti dell’agire individuale (approccio soggettivistico)”7. Milano 2004. La teoria sociologica contemporanea. oltre a V. condizionati se non proprio rigidamente determinati dalle strutture sociali. 6 Cfr. le quali costituirebbero quindi le entità fondamentali della società (primazia della struttura).

TERENZI. Sociologia relazionale e cultura. da un lato. cioè. e il soggettivismo talvolta estremo della prospettiva individualistica. si consideri. L. TERENZI. ALLODI. 361-381. Invito alla sociologia relazionale. Il concetto di rischio nella sociologia relazionale. peraltro. G.2. quindi. DONATI. Teorie e problemi. al riguardo l’interessante lavoro di F. tra il talora rigido determinismo strutturale proprio della prospettiva olistica. P. Giddens. 11 Il volume comprende i seguenti saggi: P. Le generazioni nell’ottica della teoria relazionale. che designa appunto un livello pre o meta-teorico. Approccio relazionale alla sociologia della morale. Introduzione. I servizi sociali relazionali. 4. E’. COLOZZI. FOLGHERAITER. dall’altro. BELARDINELLI. STANZANI. La dimensione antropologica della teoria relazionale. Laterza. VILLA.. pp. Contesti storici e modelli culturali. Teoria e applicazioni è. una risposta fondamentalmente all’interno delle sue stesse riflessioni. Mi limito a rilevare che le concezioni “olistiche” e “individualistiche” pertengono a un livello di analisi filosofico o comunque meta-sociologico9. la società come una totalità con caratteristiche sue proprie analoghe a quelle degli organismi viventi ovvero come del tutto derivata dalle azioni dei singoli individui e. nei suoi precedenti Cfr. tra gli altri. gli individui come vincolati dalle strutture ovvero liberi di agire. Fare sociologia nell’epoca della globalizzazione. Mi limiterò a “interpretare” il pensiero dello stesso Donati. G. 65-110 e. un’opera collettanea in cui accanto a pur rilevanti contributi teorici figurano. a cercare. Sociologia e metasociologia. la modesta natura di nota in margine a un volume recentemente pubblicato rivestita dalle presenti pagine. Bourdieau. La sociologia. pp. FERRUCCI. Milano 2000. I. ma assai autorevoli i tentativi da parte della sociologia moderna e contemporanea (Parsons. meta o pre-sociologico. significa muoversi su terreni riflessivi radicalmente diversi. S. Perché la sociologia relazionale?. ciò è peraltro quanto definito dal concetto di “paradigma”. 10 9 . F. Vita e pensiero. Sociologia. P. brevemente. La “sociologia relazionale” di Pierpaolo Donati può essere ricondotta al novero dei tentativi appena ricordati? Ed è possibile parlarne come di un nuovo paradigma sociologico. JEDLOWSKI.3 3. in maggior misura. dall’altro10. SCIDA’. CESAREO. All’inizio è la relazione. F. Disabilità e politiche sociali: la prospettiva relazionale. cit. DONATI. è indubbio. Cfr. G. CRESPI. ROSSI. P. e quindi di una nuova concezione riflessiva della realtà sociale alternativa a quelle olistica e individualistica? Non ho l’ambizione di un’analitica soluzione a tali interrogativi. 3. Vita quotidiana e teoria relazionale. cioè. Sociologia relazionale e realismo critico. S.1.. P. Roma-Bari 2000. Terzo settore e differenziazione sociale: una teoria relazionale. E’ inoltre ai nostri fini opportuno ricordare come siano stati ben diversi tra loro. La credibilità come relazione sociale. RAUTY. Teoria relazionale e azioni migratorie. Archer. ancora V. affiancabile a quelli della struttura e dell’azione. che esse attengano a un livello fondativo. R. Concepire. il volume è completato dall’elenco cronologico (1971-2005) delle principali pubblicazioni di Donati. in particolare. BOCCACIN. GILI. 4. peraltro. Alexander. da un lato. F. Habermas) di attenuare o superare la contrapposizione tra i due paradigmi sociologici della struttura e dell’azione e. L. prospettive applicative11.1.

scrive DONATI (ibidem. La storia stessa della sociologia. quello tra azione e struttura. per così dire. Peraltro -come ricordato. p. che è l’idea stessa di “gettare un ponte” o di “mettere assieme” i punti di vista oggettivistici e soggettivistici a risultare un’impossibilità o comunque un errore teoretico. 15 P. cit. marxismo. “il tentativo di rileggere quanto la sociologia ha detto e prodotto nella sua tradizione disciplinare secondo una nuova ottica. 11. e rileggendone e rivalutandone i loro più fruttuosi portati teorici. DONATI. afferma l’autore. che pure ha registrato al suo interno approcci teorici anche molto diversi tra loro. La chiave di volta della “ricostruzione” evocata da Donati sta nel ripensamento e nella ri-tematizzazione dell’oggetto della sociologia che viene univocamente individuato nella relazione sociale quale “società intesa come campo 12 13 FrancoAngeli. E infatti la sociologia relazionale di Donati intende superare la “grande divisione” tra sociologie strutturali e sociologie dell’azione senza farsi “ponte” o “mix” tra le une e le altre. DONATI (a cura di).molti sono stati i tentativi di “gettare un ponte” (per usare le parole di Donati) tra le due grandi tradizioni sociologiche. Donati è ovviamente ben consapevole della centralità nella storia del pensiero sociologico di un dualismo. 15. pubblicata in versione invariata in 6° edizione nel 2002. il quale “oppone fra loro l’uomo come soggetto e l’uomo come oggetto” e che dal positivismo sociologico ortodosso o originario di Comte e Durkheim “persiste tuttora nella separazione tra sociologie che pongono al loro centro rispettivamente l’azione sociale oppure il sistema sociale. bensì un nuovo punto di vista. in altri termini. interpretativa e esplicativa al contempo. 12). p. struttural-funzionalismo. FrancoAngeli. interazionismo simbolico. Milano 1991. che lega tra loro l’uomo come oggetto e come soggetto. la struttura e la soggettività”18. sociologia comprendente (Weber). ne segue. pp. non propone semplicemente un nuovo approccio16.4 Introduzione alla sociologia relazionale12. se il tentativo secondo Donati più ambizioso e importante. evidenziandone limiti e parzialità. Tuttavia. il sistema sociale e l’azione sociale. Anzitutto. la soggettività da un lato e la struttura sociale dall’altro”15. sono riconducibili all’uno o all’altro dei due poli fondamentali. ecc. 2° edizione 1986. ha sostanzialmente fallito nel suo scopo (risultando. che costituiscono i due fondamentali paradigmi della riflessione sociologica. 16 “La sociologia relazionale non è una sociologia in più”. quello di Parsons. cioè. Teoria relazionale della società13 e La società è relazione14 che l’autore elabora la sua rilevante proposta sociologica. 18 Ibidem. ma raccogliendone anche. Milano: 1° edizione 1983. . Lezioni di sociologia. può essere “ridotta” alla dicotomia struttura-azione: positivismo. Cedam. La sociologia relazionale di Donati è. Padova 1998. che nasce già a livello filosofico con Cartesio. 12. tra quelli. sociologia formale (Simmel). p. 17 Ibidem. chiaramente sbilanciato dalla parte del sistema sociale). una nuova prospettiva “a partire non da una nuova teoria ma dalla stessa realtà sociale che è supposta […] essa stessa compenetrata di azione e sistema”17.. Introduzione alla sociologia relazionale. 1-54. Essa. p. 14 In P.

ma soprattutto quest’ultima non è una realtà accidentale. cit. riflesso o prodotto dei singoli attori. 10. la relazione continua ad avere un ruolo derivato (anziché di presupposizione prima). cit. ibidem.. 6: Donati precisa.5 di soggetti individuali e collettivi inter-relati”19 o. 22 Cfr. Perché la sociologia relazionale?. La comprensione della società. né l’esito di azioni individuali. misura e qualità l’individuo può distaccarsi o coinvolgersi rispetto agli altri soggetti più o meno prossimi. DONATI-P. cioè come presupposizione epistemologica generale: non solo la società non è un sistema preordinato e/o sovrastante i singoli fenomeni e i soggetti individuali. p. Introduzione. più analiticamente. ad es. DONATI. La società è relazione. ma assai efficacemente presentati. TERENZI (a cura di). secondaria o derivata da altre entità (individui o sistemi). 50 ss. L’assoluta centralità e la peculiarità del concetto di relazione sociale nella prospettiva di Donati sono evidenti.. L’affermazione di Donati secondo cui “la società è relazione”. cit. ne segue che la sociologia ha il precipuo compito di tematizzare le ragioni per le quali i soggetti sociali hanno tra loro determinate relazioni e non altre e agiscono in un certo modo tra i molti possibili. l’invito riflessivo di S. P. DONATI. 6-7. ma solo utilizzare un‘analogia volta a “far comprendere come la relazionalità sia ciò che caratterizza (in senso forte) il genere di realtà specifico del sociale rispetto ad altri ordini di realtà” (ibidem). 24 Rinvio. 25 Cfr. p. BELARDINELLI. DONATI. La società è relazione. in che forma. cit. La dimensione antropologica della teoria relazionale. sostiene Donati. 12). DONATI. di status-ruoli. Teoria e applicazioni.“costituisce” il loro orientarsi e agire reciproco per distinzione da ciò che sta nei singoli attori -individuali o collettivi. Una scienza relazionale. che parlare della relazione sociale come della “cellula” del tessuto sociale non significa affatto “reificarne” il concetto e la relativa realtà. p. p. p. 23 Cfr. al contrario. Invito alla sociologia relazionale. a P. che ancor oggi mette capo alle due grandi correnti dell’individualismo metodologico e dell’olismo metodologico. in P. si sviluppa nella misura in cui si assume che “all’inizio c’è la relazione” e sulla base di questo presupposto si elabora una metodologia investigativa conseguente” (ibidem. sul punto della originarietà della relazione sociale. bensì una realtà con una sua propria specificità e originarietà23.. e ancor oggi sono le principali modalità di trattare la relazione sociale: i) la relazione come proiezione. in part. Invito alla sociologia relazionale.: qui la sua “sociologia relazionale” e il concetto di “relazione sociale” sono sinteticamente. non priva di dimensioni antropologiche22. P. Ma certo è che se la relazione sociale (e non l’individuo o un pre-supposto sistema) costituisce la cellula del tessuto sociale25. è la sfera in cui vengono definite sia la distanza sia la integrazione degli individui rispetto alla società: dipende da essa se. 20 19 . di una totalità ovvero di un sistema sociale globale […]. e che -come tale. sembra il caso di riportare le sue seguenti osservazioni: “due sono state. cit. in P. Teoria e applicazioni. fatta insieme di elementi “oggettivi” e “soggettivi”. noto nella storia del pensiero come Methodenstreit. Il punto meriterebbe un ben più adeguato approfondimento24. bensì è appunto “relazione sociale”. DONATI-P. Perché la sociologia relazionale?. TERENZI (a cura di). alle istituzioni e in generale rispetto alle dinamiche della vita sociale”20..considerati come poli o termini della relazione. All’inizio c’è la relazione. ma “quasi nessuno ha compiuto in sociologia l’operazione di partire dalla relazione come presupposto primo per la spiegazione dei termini che collega e dei processi che essa genera”21. ossia che sta fra i soggetti agenti. e delle loro azioni […]. 21 P. ii) la relazione come espressione ed effetto di strutture sociali.. è ben diversa da quella degli individui Ibidem. Questa “realtà fra”. va quindi intesa in senso forte. Nel dibattito epistemologico. generalmente gli individui. 9-10. Molti sociologi anche classici parlano di relazioni sociali. p. peraltro. quale “realtà immateriale (che sta nello spazio-tempo) dell’inter-umano. Introduzione.

4. p. La morfogenesi della società. è solo attraverso l’analisi. cioè tentando una loro conciliazione dall’esterno. Cfr.. cit.S. E’ possibile. tra oggettivismo e soggettivismo può essere cioè colmata. Sociologia relazionale e realismo critico. in cui sono egualmente presenti l’azione individuale e il sistema (sociale).dei vari Parsons. 39. in P. Donati non è certo in cattiva compagnia. p. che l’una e l’altro trovano legittima cittadinanza nella riflessione sociologica e che quindi i due paradigmi alternativi dell’azione e della struttura sembrano potersi riconnettere. cit. peraltro. a questo punto. e i risultati di tali inter-azioni. certamente uno dei contributi più rilevanti alla teoria sociale contemporanea. P. Studiare la società significa quindi “comprenderla come relazione sociale fra soggetti che creano strutture e le modificano nel tempo. pp. se gli altri tentativi sono quelli -sopra ricordati. Peraltro. tornare agli interrogativi precedentemente sollevati. Con la sostanziale e decisiva precisazione -cui s’è già accennato. com’è quella umana. cit. La distanza tra olismo e individualismo. TERENZI. non certo svincolata da forme e condizionamenti strutturali preesistenti. 8. TERENZI (a cura di). con le parole di Donati. Giddens. M. in presenza di certi requisiti e sotto certe condizioni”26. ridurlo29.. La società è relazione. 25 e 58). in modi differenti. a un atteggiamento di fondo che non prende partito né per l’uno (la realtà esteriore) […] né per l’altro (la soggettività) […] né tantomeno per un artificiale ponte costruito tra- Ibidem. ARCHER (1995). dell’”unica realtà sociale” esistente. Invito alla sociologia relazionale. le azioni dei soggetti-agenti che si muovono in relazione fra loro condizionati da queste forme. DONATI. FrancoAngeli. La proposta sociologica di Pierpaolo Donati è annoverabile tra i tentativi volti a superare l’antinomia tra i fondamentali paradigmi sociologici dell’azione e della struttura? La risposta sembra poter essere positiva. il quale cita testualmente e puntualmente alcuni passaggi dello stesso DONATI (Introduzione alla sociologia relazionale. I fenomeni sociali sono contingenti: potrebbero essere sempre diversi da come sono in un determinato momento. in altri termini. Milano 1997.che egli non coniuga sociologie azioniste e sociologie sistemico-strutturali gettando una sorta di “ponte” tra esse. 29 Cfr. p. una presupposizione generale di ordine metafisico capace di accogliere l’unità del reale e di rispettare il suo proprio oggetto senza manipolarlo. Teoria e applicazioni. Alexander. 28 P. DONATI-P.2. Questa capacità di raccordare i due poli della sociologia. Bourdieau.6 singolarmente e psicologicamente considerati o da quella di pretese “leggi meccaniche” che li governino. Archer e Habermas. ma adottando un atteggiamento di fondo. rimanda a una scelta filosofica. 27 26 . Donati afferma che i processi attraverso i quali emergono l’insieme di relazioni nelle quali la società consiste possono essere distinti in tre fasi: “le forme socioculturali strutturali preesistenti. al contempo fuori e dentro il soggetto. falsificarlo. essi appaiono legati a una libertà. solo “attraverso un principio che si rifaccia all’unità (o pienezza di realtà) dello stesso fenomeno sociale reale che è sempre “totale” (oggettivo e soggettivo insieme) e che esiste. Con la Archer27. Insomma. ispirata al realismo critico.. che possono riattualizzare (morfostasi) oppure modificare (morfogenesi) le strutture socioculturali di partenza”28.7.

a prospettare più o meno esplicitamente per la propria prospettiva sociologica. p. il terzo punto di vista o paradigma è appunto quello relazionale. DONATI. e prima di essi. pp. infatti. 10-11: i corsivi sono miei. P. è lo stesso Donati. 30 31 P.7 di-essi […] ma per l’intima unità del reale che esiste da un lato in sé e dall’altro in modo intelligibile nella soggettività umana”30. 58. né una somma di individui. distinto non solo dall’olismo e dall’individualismo.. DONATI. 12. cit. quella sociologica. p. né individualista (o azionista) né sistemico (o olistico)”31. La società non è né un corpo organico. cit. In altri termini: il sociale non è solo negli individui. a questo punto. Conclusivamente. E’ l’emergenza delle loro relazioni”32. affiancabile a quelli della struttura e dell’azione. La società è relazione. un rango paradigmatico: “l’analisi delle relazioni sociali in senso proprio implica un terzo punto di vista. il cui oggetto è. anche la risposta al secondo interrogativo. Il che significa che non esaurisce mai le sue possibilità. consistente nel chiedersi se sia possibile parlare. non ha ancora compreso. classica o moderna che sia. Essa afferma che esiste un ordine di realtà. Sembra già chiaramente delineata. Introduzione alla sociologia relazionale. ma anche oltre di essi. come ormai sappiamo. e con le parole dell’autore: “la posizione della sociologia relazionale non sta né dalla parte degli individualisti né dalla parte degli olisti. 32 Ibidem. Del resto. . di un nuovo paradigma sociologico. e quindi di una concezione della realtà sociale alternativa a quelle olistica e individualistica. per così dire. Essa è invece una configurazione relazionale che va al di là della semplice somma di individui e non arriva mai ad essere un corpo organico. a carico della “sociologia relazionale” di Donati. del tutto evidente il livello meta-sociologico fatto proprio da Donati. che la filosofia. Risulta. la “relazione sociale” in cui consiste la società. ma anche da quei tentativi di un loro avvicinamento viziati da una qualche forma di sincretismo. mi sembra.

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