Sei sulla pagina 1di 67

7-3-2016

La sociologia nasce nella seconda met del XIX secolo tra Francia, Germania e
Inghilterra in un determinato periodo storico, ovvero quello della seconda rivoluzione
industriale, dellurbanizzazione di massa (nascono le metropoli pi grandi), quel
periodo in cui si favoriscono dei processi di connessione e interconnessione del mondo
da cui poi deriver laspetto globalizzante della contemporaneit: comunicazioni,
connessioni con il mondo, processi di contatto e intercontatto culturale, costruzione
degli stati nazione. Oggi tendiamo a concepire la globalizzazione come un fenomeno
del secondo dopoguerra, ma i crolli in Borsa degli anni Venti furono trasmessi in tutto il
mondo in diretta grazie alla radio e al telegrafo senza fili. Molte delle pi grandi
tecnologie di comunicazione sviluppate nel VIII e XIX secolo (come il telegrafo)
permettevano gi per vari ambiti una comunicazione immediata: la costruzione di un
villaggio globale un processo che oggi molto pi facile, molto pi disponibile e
pervade molto pi le nostre vite, ma inizia a fine 800. In questo periodo sorge il
bisogno di una disciplina che fotografi il cambiamento sociale, un rapido mutamento di
una societ che supera un modello di vita tradizionale, rurale, basato
sullautosufficienza e su forme di potere stabili e si approssima verso un modo
industriale, di alta interconnessione in cui lo stato viene a costruirsi, ma non ancora
uno stato forte (la maggior parte delle democrazie che nascono nei primi decenni del
900 subiscono questa debolezza e portano alla nascita dei totalitarismi). Questa
scienza innanzitutto una scienza del mutamento sociale e cerca di comprendere le
forme della coesione, ma anche le forme della segregazione, la disuguaglianza sociale
(tra classi sociali), le discriminazioni fra gruppi culturali diversi. una scienza che
nasce in un momento di grandi turbolenze e non un caso che nello steso periodo
nasca la psicologia (in un circolo di intellettuali di Vienna) e la letteratura
contemporanea (con il problema del s). La teoria sociale essenzialmente un modo
di trovare elementi, dimensioni, processi che spieghino fenomeni ampi, macrosociali.
La teoria sociale cio un paradigma, un sistema che ci permette di leggere il mondo
secondo una determinata chiave interpretativa. Se parliamo di scienza, oggi non
parliamo pi di un complesso indipendente di conoscenze, ma di un modo diverso di
guardare il mondo. Lo sguardo sociologico attento a dimensioni come
lorganizzazione sociale, la distribuzione del potere, le relazioni, le disuguaglianze, i
codici culturali e simbolici che organizzano un determinato gruppo. Avere uno
sguardo sociologico significa ricercare la trama della comunit allinterno di un
gruppo o allinterno di una situazione sociologicamente interessante. Chi il
sociologo? Il senso comune ci porterebbe a rispondere che siamo tutti sociologi nel
senso che tutte le persone si pongono domande di portata sociologica. Viviamo in una
sorta di interview society, ovvero in una societ in cui ognuno di noi sente
implicitamente che c qualcuno che gli sta facendo unintervista, in una societ che ci
porta ad avere opinioni su tutto, anche quando queste opinioni si basano su delle
conoscenze piuttosto limitate. Vi sono spiegazioni sociologiche ingenue, definite tali
perch si basano sulla nostra esperienza, sul senso comune, su una possibilit limitata
di dare spiegazioni, al pi riusciamo a dare delle interpretazioni, che molto spasso
hanno una validit solo argomentativa, cio si basano sulle argomentazioni nostre e
misurano la propria forza in comparazione con le argomentazioni altrui. Sociologia
invece si basa sul rapporto fondamentale di interazione tra teoria sociale e ricerca. In
realt, tutte le scienze si basano su questo rapporto, ma in alcune il peso della teoria
molto pi limitato. Molto spesso la figura del sociologo viene confusa con le persone
che vengono coinvolte nei dibattiti pubblici, lopinionista capace di dare risposte. Il
ruolo del sociologo invece molto pi limitato e anche vulnerabile, nel senso che egli
riesce ad utilizzare grandi complessi teorici delle ricerche per spiegare dei problemi

che hanno per una portata, molto spesso, limitata. Non si pu pensare al sociologo
come a colui che ha delle risposte pronte su qualsiasi dimensione. Il ruolo del
sociologo gli conferisce troppa legittimazione. La scienza una scienza per amore
della scienza, non ha fini pratici semplici ed una scienza che parte dallidea di un
progresso della conoscenza. Il senso comune un orientamento allagire, che
implicito, ma normativo, anche in una forma pi cogente delle leggi stesse. Cio
luomo tende a confermare il senso comune nelle proprie azioni e a giustificare le
proprie azioni a partire da questo senso comune stesso: quando non sappiamo cosa
fare perch manca una regola ecco che appare nella nostra testa questa fonte di
conoscenza pratica che ci dice cosa farebbe chiunque al nostro posto in questa
situazione. Il senso comune una specie di sociologia alternativa fondata molto
spesso su stereotipi, conservatrice e sostanzialmente questa conoscenza, una
conoscenza che tende a riconfermare lo status quo. Il senso comune qualcosa che
arriva a riprodursi anche nel pensiero scientifico e a limitare il pensiero scientifico
stesso. I sociologi sono estremamente laici nei confronti di qualsiasi teoria, ideologia e
fede (nel loro mestiere le sospendono, ma allo stesso tempo le ammettono: non si
parte dal nulla, ma da una vita, da un modo di vedere il mondo, da una certa
collocazione nel mondo storico-culturale contemporaneo). Cosa pi importante quando
un sociologo arriva in una realt che non conosce cercare di spiegare i social
network, nel senso originario dellespressione, reti sociali tra le persone, perch i
nodi costruiscono la spiegazione. Studiare le disuguaglianze: cercare di capire perch
le persone sono diverse e sono diseguali nellaccesso alle risorse. Cercare di capire il
futuro: individuare delle tendenze che segnano delle modifica importanti. Abbiamo
una delle societ pi vecchie di tutta Europa; in cui gli immigrati sostituiscono di pi
gli autoctoni nel mercato del lavoro; ci sono delle popolazioni che lavorano pagando
contribuiti ad altre che lavoro di meno e hanno maggiore inserimento nellambito
previdenziale. Le teorie sociologiche sono sempre figlie del loro tempo, hanno anche
una limitazione: guardano il mondo con gli occhi di quello che il periodo in cui
nascono e sono figlie anche del loro contesto. Uno dei problemi generali di tutte le
humanities che leggiamo quasi soltanto autori occidentali e continuiamo a spiegare
il mondo facendo riferimento per la maggior parte a teorie occidentali. Il concetto di
cultura un aspetto autoriflessivo con cui loccidente ha guardato a se stesso e la
pluralizzazione del concetto di cultura ha a che fare con una pluralizzazione degli
orizzonti occidentali che avviene durante lepoca colonialista. Non sempre le teorie
sociologiche nascono da sociologi: alcune nascono in antropologia, in filosofia, dalla
teoria femminista, dalla critica letteraria (cultural studies: sorgono a Birmingham negli
anni Sessanta, in un centro di studio delle culture in cui lavorano soprattutto critici
letterari e artistici da cui per si produce un approccio psicologico, sociologico e
antropologico ancora tuttoggi importante e influente). Sono influenzate dal mondo
sociale che le produce e subiscono fattori scientifici che le favoriscono o le
sfavoriscono. La scienza non lavora mai nel vuoto, ma sempre influenzata dalla
politica e dalleconomia. Le teorie sociologiche variano per ampiezza: ci sono teorie
che spiegano tutto il mondo, teorie a medio raggio e teorie su oggetti specifici. Per
spiegare i comportamenti sociali si possono usare delle teorie deduttivistiche, cio
costruite logicamente, legando teoricamente delle premesse a delle conclusioni a
partire da un sistema logico coerente e corretto, oppure a partire dalle osservazioni:
linduttivismo quel tipo di scienza che costruisce la spiegazione solo a partire da dati
osservabili. Galileo ha il grande metodo scientifico di aver introdotto il metodo
speriemntale che un modo di collegare le due dimensioni: una teoria ben prodotta
costruisce delle leggi e le leggi possono essere verificate empiricamente. Quasi
sempre nella scienza una buona spiegazione include tutte e due gli approcci. Cento

casi positivi non sono sufficienti per dire che non pu esserci un caso negativo (Il
tacchino induttivista: osservare senza avere una teoria non sufficiente, ma c
sempre un rapporto tra osservazione e deduzione importante nella scienza).
Nellambito dellantropologia culturale ci sono dei tentativi di spiegare degli universali
culturali, cio degli elementi che si ritrovano in tutte le comunit umane anche quando
queste non vengono in comunicazione tra di loro. Un universale culturale per
esempio lesistenza della religione. Uno dei dati universali, nomeotetici che tutte le
popolazioni anche quelle che non sono mai entrate in comunicazione fra loro, hanno
sviluppato modelli diversi di religione, perch la religione risponde ad un bisogno, ad
unesperienza universale che quella del caso e del limite: risponde alla limitatezza
dellesperienza umana e allincapacit di gestire il caso, limprevedibilit di quello che
avverr. Ci sono anche delle teorie che pensano di poter spiegare solo gruppi
particolari e quindi offrono delle spiegazioni ideografiche: ci si pu concentrare su
oggetti piccoli approfondendo estremamente laspetto interpretativo oppure si pu
cercare di fornire delle spiegazioni pi ampie a fenomeni culturali. Gli approcci
possono essere macrosociali, cio spiegare degli elementi generali; microsociali;
integrati. Poi ci sono delle teorie che pensano allindividuo come determinato dalla
cultura, quindi lindividuo in s molto debole (cultrural drug) e quindi che orienta con
poca creativit al propria azione e delle altre teorie che vedono la cultura come una
cornice debole allinterno della quale ognuno di noi ha libert di espressione e di
autodeterminazione. Cos unazione sociale? il comportamento di una persona in
presenza di altri, consapevole degli effetti sociali del proprio comportamento. Ci sono
molti aspetti della nostra vita che sono molto attenti a questa dimensione anche se
non siamo del tutto riflessivi rispetto alla stessa. Lazione sociale pu essere mossa da
diversi fattori: valori (tema della fiducia negli sconosciuti: per alcuni la fiducia legata
allaspetto morale, oppure legato a motivazioni, o al significato), risorse (nel
momento in cui stiamo bene economicamente abbiamo anche pi fiducia negli altri;
nei periodi di crisi aumentano razzismo e intolleranza), razionalit (ci fidiamo soltanto
di un altro quando il costo di fidarsi inferiore al beneficio che ne possiamo trarre: il
rischio razionalmente positivo). Ognuno un sociologo in una certa misura ingenua,
siamo tutti scienziati e si tratta dellunica scienza in cui siamo allo stesso tempo
oggetto di studio e ricercatori. Come studiamo il mondo dipende anche dalle
esperienze che facciamo al di fuori del mondo scientifico. Il sociologo studia parti della
sua stessa vita quotidiana, sospende in una certa misura la propria esistenza ed
utilizza categorie diverse per approcciarvisi. un approccio che possiamo definire
ingenuo perch si basa su esperienze dirette o indirette (tipico caso dello stereotipo:
unificazione della singola esperienza estesa allintero gruppo); perch condizionato
dalla posizione specifica che si ricopre allinterno della societ; perch condizionato
dal senso comune e perch d spiegazioni spesso troppo schiacciate sul presente:
ogni volta che si d una spiegazione non si pu rinunciare alla componente storica.
Che funzioni ha la sociologia? innanzitutto una potente fonte di critica della societ,
delle sue strutture, dei suoi attori e delle sue istituzioni (delle volte la sociologia pu
partire da una critica a unistituzione e pu ispirare anche azioni politiche, ma non
determinarle n attuarle); non fornisce una conoscenza assoluta e scientificamente
immodificabile della realt umana, ma offre spunti di comprensione; lo scopo non
produrre leggi, ma individuare tendenze. Lo scopo descrivere quello che succede e
dare delle interpretazioni che possono essere anche usate dai politici per cambiare il
mondo. Il termine sociologia in s include un prefisso di origine latina e un suffisso di
origine greca ed stato introdotto da Auguste Compte allinterno del Club di filosophie
positive ed era designata come scienza delle altre scienze, era vista come lapice di
una conoscenza generale della societ. Che tipo di scienza? E che tipo di societ

studi? problematica anche perch si pone un obiettivo molto difficile: tutti i fattori
che spiegano il comportamento umano sono estremamente complessi, articolati e
interagiscono in maniera molto difficile da comprendere. I sociologi selezionano una
parte del mondo e tentano di spiegarlo. Cosa si intende per societ? Si intende la
societ nazionale. Alcune cose che facciamo sono uguali a quelle che si fanno in
qualunque altra parte del mondo e nascono da fenomeni commerciali e culturali che
hanno origine in nazioni che hanno un determinato potere sul resto del mondo. Quindi
in una certa dimensione il nostro comportamento si spiega localmente e globalmente.
Esistono livelli di influenza sul nostro comportamento che partono dallestremamente
piccolo allestremamente grande. Uno dei grossi punti di debolezza che ci sono pi
sociologie, pi modi di vedere il modo: questa pu non essere una debolezza se la si
trasforma in una risorsa, nel momento in cui si riescono ad utilizzare prospettive
diverse per spiegare il mondo; se una debolezza pu essere anche una debolezza
temporanea, cio pensare che lesistenza di pi sociologie dipende dal fatto che si
tratta di una disciplina piuttosto giovane. Il concetto di societ un concetto molto
complesso che utilizziamo nel senso comune per spiegare fenomeni storici, nazionali,
politici, locali, relativi ai modelli di industria e produzione e religiosi. Tutti questi
elementi influenzano i modi di vivere. Esistono modelli di associazione molto diversi
con differente influenza sul nostro modo di vivere, che mutano nel tempo e nello
spazio. C una caratteristica tipicamente umana che consiste nel non riuscire a non
considerare il alto umano delle persone. Lo sforzo del sociologo consiste nel partire da
un caso e giungere a una spiegazione, almeno della tendenza. Parte importante del
nostro mondo globalmente omogeneizzato, per risente di fenomeni tipicamente
locali e questo ci porta a pensare che studiamo (i sociologi) le differenti forme di
influenza di associazione sullagire dellindividuo e dei gruppi sociali con dei metodi
nostri (dei sociologi) che si differenziano dalle altre scienze e dal senso comune.
Bisogna superare lidea che esiste una societ che si basa sulla nazione o sullo stato:
molti dei fenomeni che avvengono nelle grandi citt sono dei fenomeni globali, che
superano lo stato e gli stati non sono pi le unit pi forti a livello politico (le
corporations sono diventate politicamente pi importanti degli stati caso Apple).
Bisogna incrociare i livelli di analisi; scegliere degli oggetti di ricerca anche piccoli e
spiegarli a pi livelli.
8-3-2016
Il tema della violenza di genere non si limita alla violenza fisica o alla violenza
simbolica, ma riguarda anche la normalizzazione culturale. C una tendenza che
tendiamo sempre pi a introiettare che quella di riconoscere la violenza di genere
soltanto nello straniero, nella persona che viene dal di fuori dei confini delloccidente e
quindi a non farci carico del problema, che un problema universale, quello del
mancato riconoscimento della parit di genere. un problema che definisce, molto pi
di altri elementi, cos la cultura. Societ lontanissima dallaver riconosciuto
pienamente le disparit salariali, il cosiddetto soffitto di cristallo, il sessismo
linguistico. Problemi di violenza di genere si nascondono anche dietro agli sguardi,
attraverso valutazioni non professionali, ma estetiche di una donna
Diversi modi di fare ricerca sociologica. In genere siamo abituati dalle comunicazioni
televisiva a sondaggi, survey che utilizzano grafici in cui vengono rappresentate
informazioni statistiche. Questa una delle possibilit di fare ricerca, una ricerca che
somiglia di pi al modo di fare ricerca tradizionale delle scienze dure, cio
lelaborazione di dati quantitativi. Questo tipo di tradizione di ricerca si basa sulla
spiegazione, cio si pone delle domande abbastanza ben delineate e cerca di collegare
cause ad effetti di un fenomeno sociale particolare. Esempio di due classici della

letteratura gialla: Sherlock Holmes il tipico investigatore che utilizza un sistema


logico: parte da premesse logiche e cerca di spiegare. Laltro caso, pi tipico della
ricerca qualitativa quello di Pepe Carvalho. La ricerca qualitativa lesplorazione,
linterpretazione e si fonda su basi ermeneutiche, ha una diversa epistemologia, cio
un diverso studio di come capire il mondo. uno studio che ha un disegno di ricerca
pi morbido, pi flessibile in cui il ricercatore si continua a porre domande anche
mentre sta facendo losservazione. Se la tecnica tipica della tradizione di ricerca
quantitativa il questionario in cui le domande sono chiuse, ed il ricercatore stesso
che cos sicuro degli obiettivi che si pone da poterli tradurre in domande chiuse,
nellaltro caso il tipico strumento utilizzato o losservazione o lintervista biografica:
si tratta di strumenti che cercano di studiare il mondo degli altri senza costruire le loro
risposte, ma permettendo una piena voice del soggetto. Nell primo caso ci si muove
con uno schema abbastanza delineato: si parte da una teoria sul mondo, si formulano
delle ipotesi; si costruiscono dei concetti che poi vengono tradotti in variabili, che sono
le domande finali per esempio di un questionario, e sono degli strumenti misurabili,
analizzabili tramite strumenti scientifici. Questo un approccio molto strutturato.
Laltro approccio pi circolare, in cui le domande che ti poni sono in continua
interazione con quello che osservi sul campo. Le principali tecniche che si usano per
fare ricerca in sociologia sono: linchiesta campionaria, la survey. Sono dei metodi che
si utilizzano su domande semplici di cui vogliamo avere una risposta quantificabile e
rivolgere le domande a dei campioni sufficientemente grandi. Le analisi ecologicodemografiche sono semplicemente analisi su grandi archivi di numeri che ci
permettono, ad un secondo livello, di fare delle valutazioni su come funziona una
societ. unanalisi su archivi statistici pre esistenti. Questo tipo di analisi serve quasi
sempre, in particolare in qualsiasi ricerca per farci unidea sulla popolazione che
andiamo a studiare. C poi un metodo molto che pi vicino al modello qualitativo
che lintervista: si cerca di non determinare le riposte dellintervistato, cio le
domande vengono poste per esplorare dei campi che non si conoscono e permettere
un racconto il pi genuino possibile. Uno dei metodi pi famosi in questo senso la
biografia: la raccolta di storie di vita che sono un elemento fondamentale della ricerca
sociologica. In genere sono storie molto lunghe che ci permettono di vedere come
qualcosa stato percepito e rinegoziato dagli intervistati. Lanalisi del contenuto lo
studio di documenti: pu essere testuale, pu utilizzare dei numeri oppure delle analisi
qualitative. Losservazione partecipante il metodo che le scienze sociali scoprono
grazie allantropologia e alletnografia, si basa sulla presenza del ricercatore sul campo
per un periodo prolungato. un metodo che stato fondamentale perch ha
permesso di scoprire modelli culturali altri rispetto a quello occidentale prevalente.
un metodo che nasce insieme alla colonizzazione tra XVIII e XIX secolo e che piano
piano si estende anche allo studio delle nostre societ (in ambito urbano). In questo
caso il ricercatore ha una grande responsabilit perch tutto ci che apprende dipende
dalla propria sensibilit, dalla propria attenzione sul campo e dalla propria capacit di
non influenzare in maniera esagerata le reazioni degli altri: noi facciamo parte in
questo caso della realt che studiamo. Losservazione partecipante un caso
particolare (mondi della criminalit, mondi devianti). Il focus group una metodologia
che stata importata dagli studi di organizzazione aziendale, sono le riunioni che in
genere si organizzavano allinterno delle aziende per discutere un prodotto, una
campagna pubblicitaria. In sociologia, si tratta di un metodo utilizzato per studiare
situazioni di conflitto: si invitano a discutere vari gruppi con posizioni conflittuali gi in
partenza e si studia il conflitto moderandolo con la presenza del ricercatore sul campo.
La sociologia visuale si occupa di come le immagini stimolino le interviste o vengano
percepite. I metodi si sviluppano insieme alle teorie: non esiste un metodo perfetto ma

metodi pi o meno adatti alloggetto di ricerca. Il concetto di cultura: un concetto


ampio e estremamente difficile da definire, onnicomprensivo, difficilmente riusciamo
a distinguerlo dal concetto di comportamento. Esistono livelli diversi a livello
istituzionale, geografico (cultura globale, cultura nazionale, cultura locale), tecnologico
(cultura visuale), subcultura, cultura polica. Ci sono i tipici problemi di tutti i concetti
sociologici: c uninterazione tra concetti che gi abbiamo nella nostra vita quotidiana
e concetti che vengono utilizzati in sociologia con unaccezione scientifica pi precisa.
Definizione treccani: tensione tra definizione di cultura come erudizione personale (
un uomo di cultura) e un concetto di cultura pi ampio che riguarda i prodotti culturali
(cultura alta), in questo caso ci si riferisce a produzioni che rappresentano uneredit
culturale. Video What is culture? -> cultura alta, tribale, popolare; non rappresenta
una descrizione oggettiva del mondo ma si concentra su come viene rappresentato il
mondo; cultura materiale, architettonica, ad esempio. Rapporto fondamentale tra
cultura e coscienza: la cultura un filtro, la coscienza di quello che accade passa da
categorie culturali che io ho: interpreto quello che mi succede, quello che succede nel
mondo a partire dalla cultura stessa. Esistono poi elementi culturali che non
riguardano retroattivamente solo le tradizioni, ma anche come il mondo guarda al
futuro. La cultura anche nel corpo, nel mondo in cui lo gestiamo, lo curiamo, lo
facciamo crescere o diminuire. Cosa intendiamo per cultura (italiana)? Nel senso
comune ci sono elementi stereotipici ed elementi iconici. Si pu affermare convinzione
che la Divina Commedia sia un prodotto completamente italiano? Si e no: lo stilnovo
qualcosa che importiamo da unarea meridionale della Francia; racconta una discesa
agli inferie unascensione che tipica di molta letteratura islamica precedente. Ogni
elemento culturale anche tipicamente italiano comunque influenzato da qualcosa di
precedente, di esterno. Basta definire lItalia tramite gli esponenti pi alti delle arti o
bisognerebbe definirla anche tramite qualcosa di pi popolare, condiviso, pratico
(pizza, caff, calcio, carnevale di Venezia)? Nel concetto di cultura (la definizione che
utilizziamo deriva dallantropologia) teniamo insieme inclusivamente la cultura alta e
la cultura popolare, gli atteggiamenti, i valori, le rappresentazioni del mondo e i
prodotti. Cultura e coltura hanno la stessa origine, derivano entrambe da colere,
qualcosa che si coltiva). Paideia: era il concetto di cultura in Grecia, ma declinato
come formazione globale degli individui. Quasi sempre il concetto di cultura
declinato in questi termini, cio il complesso di istituzioni formative che trasformano
degli individui non son socializzati in membri di una comunit. Linsieme di qualit
morali, fisiche, estetiche, intellettuali e spirituali (guerre puniche) a cui in unepoca
storica precisa portava delle persone ad essere educate ad un certo modello culturale.
Il modello culturale che ne derivava era un modello di formazione spirituale e
intellettuale. Lhumanitas un modello di erudizione, di affinamento di et latina. Si
parla del superamento della caratteristica animale delluomo in qualcosa che lo rende
un elemento, un essere superiore rispetto al resto della natura. Lopposizione, che si
esprime ancora meglio in tedesco, quella tra natura e cultura: la cultura un
processo di trasformazione degli individui in esseri sociali ed anche la capacit
storica di adattamento delluomo allambiente. Qualsiasi istinto ormai culturalmente
orientato, tutto ormai mediato culturalmente (quali sono le aspettative degli altri nei
miei confronti e se non mi trovo a rispettarle mi sento in imbarazzo). Limbarazzo
unemozione tipicamente culturale che deriva da la distanza tra quello che gli altri si
aspettano da me e io come mi sento i quel momento (colpa, vergogna e imbarazzo).
Malgrado lunit genetica, i popoli hanno sviluppato culture molto diverse. Questo ci
permette di pensare che biologia non significa comportamento, ma le variabili culturali
si creano dalle interazioni: persone dello stesso gruppo biologico non si comportano
allo stesso modo. La cultura inizia ad avere vita propria e si distacca dal gruppo

biologico. Attraverso il superamento dellimpulso, la cultura porta alla coscienza e alla


consapevolezza. La rottura del rapporto immediato con il proprio essere naturale che
caratterizza lindividuo umano rappresentato dallevento della coscienza. Lindividuo
lessere che consapevole di esserci: la cultura ci che ci fa essere consapevoli di
noi stessi e della nostra posizione rispetto agli altri, quindi la cultura anche la prima
fonte dellidentit. La cultura svolge anche funzione di mediazione simbolica. La
cultura ci che media simbolicamente i rapporti con il nostro s, con gli altri e con le
cose la cultura anche ci che porta la coscienza degli individui. Si sempre detto
che luomo lessere vivente superiore perch lunico essere vivente ad avere
cultura. In realt, questa affermazione stata messa in discussione dalla sociobiologia e dallantropologia sociale che vedono alcune culture anche animali: alcuni
animali, soprattutto primati, sono in grado di sviluppare delle capacit culturali,
capacit simboliche altre (costruire confini simbolici o costruire rappresentazioni di
rapporti di potere). La cultura un sistema che permette di organizzare in maniera pi
complessa e avanzata la natura; la natura viene organizzata stabilmente da un
complesso culturale. Attraverso la cultura si legittima lordine sociale. La nostra
cultura rappresenta rapporti di potere e da essi determinata. Il vero matto colui
che non rispetta le aspettative sociali: una delle funzioni della cultura quella di
mantenere lordine sociale. Tutti noi siamo culturali nelle interazioni pi piccole
possibili, anche quelle interpersonali (culturalmente c un altro significativo che ci
ammonisce). Ogni scelta piuttosto prevedibile perch abbiamo una cultura per
quanto riguarda rapporti con gli sconosciuti. In tutto il nostro comportamento
manifesto siamo consapevoli di quello che culturalmente ci si aspetta da noi e quando
non lo rispettiamo, offriamo delle giustificazioni, dei dispositivi linguistici per rimettere
in ordine quello che succede: cerchiamo di separare quella manifestazione singola
dallio normale, quello che rispetta le regole e che di solito non fa quella determinata
cosa. La cultura produce reciprocit di aspettative. Limitare la doppia contingenza:
entrambi gli attori di una situazione cercano di comportarsi in modo da non deludere
le aspettative altrui. La cultura riduce limprevedibilit sociale, il caso e rende tutto il
quotidiano interscambio tra sconosciuti pi prevedibile e questo permette di interagire
in societ sempre pi complesse in cui nella maggior parte della giornata abbiamo a
che fare con persone con cui condividiamo solo una piccola parte della loro identit. La
cultura alla fine si costituisce in norme. Una cultura definisce prima di tutto i valori,
cio ci che ritiene importante perseguire il fine collettivo questi valori si traducono in
norme ed esistono vari tipi di norme (esplicite e implicite, legali e di scienze comuni,
formali e informali). Esistono norme che prevedono un determinato tipo di sanzione e
altre che sono pi un orientamento. Tutto questo serve per rendere pi naturale quello
che facciamo, cio per togliere il carattere soggettivo. Le norme rendono normale un
comportamento che invece culturale. Rispetto al rapporto tra cultura e coscienza ci
sono due posizioni possibili: la prima (quella classica della filosofia occidentale) si basa
sul fatto che la coscienza immediata, che immediatamente trasparente come
principio di razionalit, mentre altri dicono invece che la cultura quella che media
lespressione dellimmediatezza della coscienza. Per Marx, la coscienza dellindividuo
dipende dalla sua pozione di classe. C poi quella psicologica di Freud, che dice che la
possibilit di avere determinate sensazioni dipende dal contesto culturale nel quale
viviamo. Simmel: la cultura ci libera dalla soggettivit, rende pi stabile delle
conoscenze, reifica, d un significato a tutti gli elementi del mondo. Ma a forza di
rendere oggetto qualsiasi elemento del mondo ci limita nellespressione di nuove
soggettivit. Pi cresce la produzione culturale, pi ogni cosa che incontriamo ha gi
un significato stabilito da altri. La cultura prima risveglia la coscienza, poi la limita ->
concetto di tragedia della cultura. Un continuo tentativo di comprendere il mondo, di

dargli un significato, di costruirlo creativamente ad un certo punto porta degli elementi


culturali che tutti accettano. Lesempio pi forte di reificazione il valore monetario: il
denaro reifica i rapporti sociali, rende stabili le valutazioni degli individui rispetto a
quello che comprano, ma questo ci porta piano piano a reificare anche i rapporti
sociali. La cultura contemporanea (commerciale) ci porta sempre pi a concepire
anche i rapporti tra gli uomini come rapporti che costano e che hanno dei benefici,
come se fossero calcolati economicamente. La coscienza dipende dalla cultura perch
essa d le categorie che permettono di esprimersi, ma poi limitata dalla cultura
stessa perch queste categorie ne limitano le creativit. La paideia come origine
storica del concetto di cultura. Nella paideia fondamentale il concetto di idea, cio la
forma che si d a un individuo che dipende da una forma pi alta, da una forma
spirituale della comunit e che a sua volta si riproduce. Il concetto di humanitas
diventa qualcosa di coltivazione dellanimo attraverso le arti liberali; concetto di
coltivazione della lingua nelle arti delle lettere e delle scienze. Il periodo pi
importante nella concezione attuale della cultura il XVIII secolo. Elias-> il concetto di
cultura moderno un concetto di autoconsapevolezza nazionale e occidentale. Il
concetto di cultura ha a che fare, in questo periodo storico, molto con le pratiche e con
letichetta e deriva da una parte, in ambito francese, dalle culture delle buone maniere
di ambito aristocratico (in questo secolo viene introdotto il salotto in ambito della
discussione pubblica). La Francia del 1700-1800 importa i modi di fare dellaristocrazia
e piano piano li diffonde alla borghesia (etichetta del galateo: estensione di un certo
tipo di cultura delle buone maniere da una classe alta allintera societ. La cultura
diventa qualcosa che mira a civilizzare, a rendere urbani tutti coloro che vivono anche
in ambiti esterni alla corte. La cultura in questo senso habitus, ovvero la capacit di
disciplinare il proprio comportamento a partire da regole di cortesia (affinamento degli
atteggiamenti e controllo degli istinti e delle passioni). Il concetto di civilizzazione si
forma insieme agli stati nazione e al loro consolidamento, insieme ai salon e
allaffermarsi dei caff letterari, sedi della sfera pubblica borghese. Il concetto di
civilizzazione diventa etnocentrico, cio un concetto attraverso cui misurare altri
popoli pensando al proprio come popolo migliore, quindi anche un modo per
escludere. Se in Francia ha origine il termine civilizacion (che sar usato anche il Gran
Bretagna), in Germania si inizia ad utilizzare il termine kultur, da cui deriva il termine
moderno di cultura. Nel periodo in cui la Germania fonda il concetto di kultur (17701800), siamo nello stesso periodo in cui lambiente delle lettere tedesche si risolleva
rispetto allambito francese. Si crea una cultura borghese forte al di fuori delle corti.
Essa assume un significato pi vicino a quello greco ed una cultura tipicamente
nazionale (basata sulla musica, sulle lettere, non sulle pratiche e sui rituali di cortesia).
In ambito illuministico c un rischio che va precisato: lilluminazione della ragione
una giustificazione che poi viene usata ancora una volta per giustificare lo
sfruttamento dei popoli meno vicini a questa razionalit: il progresso della scienza
diventa religione della scienza e i popoli pi avanzati si autonominano guide dei popoli
dellintero mondo e questo giustificher a posteriori anche i processi di colonizzazione.
Durante lIlluminismo, per, nasce anche un fenomeno positivo, che quello del
relativismo scientifico e del cosmopolitismo, cio il sentirsi cittadini del mondo. I
concetti fondamentali da cui nasce il concetto moderno di cultura sono il concetto di
civilizzazione che un atteggiamento, un comportamento degli uomini, un insieme di
valori che si sviluppano in forme di cortesia, controllo delle passioni e convezioni
sociali contrapposto al concetto di kultur che piuttosto linsieme delle caratteristiche
e i valori assunti dai prodotti degli uomini. Il concetto di kultur etnocentrico, ma
basato sulla creazione di una nazione. La civilizzazione pi la rappresentazione di
quanto una persona affinata per le proprie origini. Pi tardi avviene che la scienza

esce dai confini nazionali e scopre laltro. L800 un periodo scientificamente strano:
da una parte si esce fuori e si studiano i popoli colonizzati, dallaltra c un forte istinto
a categorizzare qualsiasi cosa. L800 il periodo della grande manualistica botanica,
anatomica, psicologica, il periodo in cui si fanno si fanno classificazioni degli uomini
e queste discriminazioni sono estremamente discriminatorie ed etnocentriche. Sono
classificazioni che tendono a confermare dei rapporti di dominio. un periodo che
inizia a mettere fortemente in discussione la normalit di alcuni comportamenti (
lincontro con laltro che mette in crisi la normalit). La normalit dei costumi,
etnocentricamente stabilita, viene messa in discussione. anche un periodo in cui si
inizia a fare una maggiore relativizzazione di tipo storico rispetto alle forme culturali.
La civilizzazione definisce un confine tra ci che sta dentro e ci che sta fuori. Secondo
Elias, (La civilt delle buone maniere: distinzione forte tra il concetto di cultura
francese e quello tedesco) in questa costruzione, un ruolo fondamentale lo ha avuto la
tragedia classica che viene usata in epoca risorgimentale per riaffermare modelli di
vita civilizzati, per espugnare dalla rappresentazione di ci che normale tutto ci che
volgare. Un altro elemento fondamentale per costruire questa idea di civilizzazione
il rapporto tra etica cavalleresca e cristianit: il concetto di civilt che si sviluppa
in Francia e si diffonde in Europa, recupera elementi forti dellidentit europea. Il
concetto di civilt culturale europea un concetto di assoluto controllo del corpo ed
anche un concetto di abnegazione, di disciplina del corpo.
9-3-2016
Il concetto di cultura ha origine come concetto generale di formazione spirituale, come
formazione intellettuale e come formazione fisica che deriva dallantica Grecia, che si
traduce in una formazione come affinamento, nel periodo romano, di un concetto di
humanitas e che vede dal XVII secolo in poi una biforcazione fondamentale in due
concetti: uno di origine francese che ha un certo successo anche in ambito anglofono,
ovvero il concetto di civilizzazione e uno di origine tedesca, che quello di kultur, da
cui deriva il tema contemporaneo di questa disciplina. Nel tema della civilizzazione,
c una dimensione pi legata alle buone maniere, alla cortesia, alle pratiche,
allaffinamento del contegno, alla referenza delle persone, mentre nella concezione di
kultur c pi una valutazione delle opere artistiche, c pi un concentrarsi
sullaspetto dei prodotti. A fine 800 inizia ad entrare in campo intellettuale
lantropologia culturale che figlia dei tempi perch il prodotto dellespansione,
della colonizzazione e che porta nuove concezioni. Da una parte siamo in un periodo
storico in cui c una forte tendenza classificatoria nel dare un significato, un senso,
una gerarchia a tutte le manifestazioni scientifiche del comportamento umano e non
solo, dallaltro, il vantaggio sostanziale dellantropologia culturale quello di superare
letnocentrismo. I primi studi degli antropologi vengono condotti su comunit piuttosto
piccole e in genere piuttosto isolate (in tal senso il concetto di cultura continua ad
essere un autoriflesso delloccidente), per hanno il vantaggio di relativizzare il punto
di vista delloccidente etnocentrico. In particolare, quello che fanno superare
lassunto della naturalit di alcuni costumi. Margaret Mead compie degli studi in Nuova
Guinea e si accorge che i costumi sessuali di quelle popolazioni isolate sono invertiti
nei rapporti di genere (maggior ruolo e maggior potere alle donne rispetto agli
uomini). Questo permette di snaturalizzare il dominio maschile tipico delloccidente.
Questa snaturalizzazione, questa decostruzione che porta lantropologia culturale,
permette anche di rompere un altro meccanismo classico che abbiamo tutti noi e che
tipico dello stereotipo con cui ci avviciniamo allaltro, ovvero quello
dellessenzializzazione delle differenze. In tutte le scienze sociali ci sono sempre due
tendenze piuttosto forti: o pensare che il comportamento umano dipenda da fattori

biologici (il comportamentismo ad esempio pensa che attraverso uno stimolo si pu


suscitare una risposta a partire da una componente biologica legata agli elementi
percettore, ovvero ai sensi) oppure si pu credere che le differenze di comportamento
dipendano da una costruzione sociale. Si ha dunque una posizione essenzialista, che
vede le differenze come figlie di un determinismo biologico (determinate dalla nostra
differenza etnica) e un approccio che vede le differenze come dipendenti dai processi
culturali. Questa distinzione viene rafforzata dallantropologia culturale che dimostra
come su possibili istituti, costumi diversi e come questi siano in gran parte dipendenti
dallinculturazione non dalle differenze biologiche. Uno dei difetti del pensiero
antropologico quello di concepire in maniera troppo statica le culture, ci si concentra
cio essenzialmente sul momento sincronico in cui il ricercatore scende sul campo: lo
sguardo lo sguardo del momento. Caratteristiche del concetto di cultura tipico
dellantropologia sono: il fatto che tutte le differenze vengono apprese, cio dipendono
dai processi di apprendimento, socializzazione; la cultura tutto ci che viene
condiviso (tipico anche del nostro concetto di senso comune), cio noi crediamo che si
possa parlare di cultura soltanto come di quegli elementi di una comunit che tutti
condividono. In realt, la sociologia proporr concetti anche diversi come quello di
subcultura: un gruppo culturale di minoranza che non condivide lapproccio culturale
prevalente. Unaltra caratteristica comune sia allantropologia sia al senso comune
lidea che la cultura si impone in maniera omogenea agli individui. Uno dei problemi
che gli individui vengono visti come ricettori passivi di cultura, non come costruttori di
cultura, si pensa sempre alla cultura come a una sorta di coscienza collettivit che
vive indipendentemente dallattivit dei singoli e che si impone loro, cio considera
appunto i membri di una societ come determinati culturalmente. Questo un
concetto tipico dello stereotipo, che consiste in un meccanismo mentale che
omogenizza un gruppo. La definizione di cultura che emerge dalla prima antropologia
una definizione di avvicinamento alla diversit che ha il vantaggio di segnalarla, ma
ha anche il rischio abbastanza concreto di fossilizzare le differenze stesse. Nello stesso
periodo si iniziano a sviluppare le prime concezioni sociologiche di cultura. Edward T.
(antropologo americano) offre una definizione che stata a lungo fondamentale nello
studio della cultura: si intende per cultura un complesso di elementi che include le
conoscenze, le credenze, larte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra
capacit e abitudine che luomo acquisisce come membro di societ. una definizione
che include essenzialmente tre elementi classici dello studio della cultura: le
rappresentazioni, i prodotti (larte) e i costumi. Dal 900 si inizia a pensare in maniera
pi dinamica e complessa il concetto di cultura e gi nel 1952 due antropologi
propongono una variet di definizione di cultura comprendente 150 definizioni. Si
accorgono cio che nello studio dellantropologia il concetto di cultura definito in
maniera estremamente plurale, complessa, eterogenea. Tra questi diversi concetti si
ha ad esempio la maniera complessiva di vivere di un popolo; leredit sociale che un
individuo acquisisce nel suo gruppo di appartenenza (si concentra soprattutto sulla
trasmissione culturale); un modo di pensare, sentire e credere (la definizione pi
semplice); unastrazione derivata dal comportamento (non ci si concentra pi sugli
elementi narrati, ma su come il comportamento stesso viene disciplinato e la si ricava
a posteriori; una teoria che formata dallantropologo sociale sul modo in cui
effettivamente si comporta un gruppo di persone, quindi si pensa che la cultura in s
non esista ma sia piuttosto una semplificazione che uno scienziato sociale fa per i
propri fini conoscitivi); la memoria collettiva (la cultura viene spiegata come deposito
di sapere posseduto collettivamente. un sapere che da una parte produce le ricette
pratiche su come comportarsi e dallaltro un sapere che contiene un mito delle
origini: lidentit che deriva dalla cultura come identit collettiva sempre prodotto

della memoria. unaccezione molto utile per quanto riguarda la ricerca: tutte le
comunit hanno dei miti dellorigine e quando non ce li hanno reali, li inventano. C
quasi sempre un deposito di sapere che diventa sacralizzato e che rappresenta
lidentit collettiva); una serie di orientamenti standardizzati nei riguardi di problemi
correnti (la cultura un set di atteggiamenti diffusi allinterno di un gruppo che
risolvono problemi pratici); un comportamento appreso ( semplicemente qualcosa
che declina diversamente il concetto di eredit sociale); un meccanismo per la
regolazione normativa del comportamento (alcune teorie si concentrano pi sullasse
normativo del comportamento. Modi normativi di presentare delle identit individuali);
una serie di tecniche, di pratiche che aiutano le persone ad adeguarsi allambiente e
agli altri uomini (la cultura in questo senso uno strumento di adattamento, la
risposta pratica a problemi reali, incontrata da un gruppo e stabilizzata); una sintesi di
storie. Alcune di queste teorie si concentrano di pi sullaspetto soggettivo e altre pi
su quello oggettivo, cio alcune teorie concepiscono la cultura come determinata
molto dai significati individuali (quindi riconoscono un potere agli individui stessi), altre
invece riconoscono piuttosto un aspetto di imposizione della cultura allindividuo
(Durkheim concetti di fatti sociali). Ci sono poi alcune teorie che si basano su
unosservazione empirica (induttivistiche) e altre che si costruiscono su aspetti
immateriali, su elementi non visualizzabili. Dimensioni descrittive e cognitive in alcune
teorie sono pi importanti, quindi come raccontare un modello culturale, di altre in cui
invece, concentrandosi sulle norme si d maggiore enfasi a come la cultura regoli,
orienti, sanzioni alcuni tipi di comportamenti rispetto ad altri. Uno dei problemi di
queste teorie quello di reificare, cio di pensare alla cultura come a qualcosa di
stabile, scarsamente problematico e poco evoluto. Ci sono due modi di pensare alla
cultura: o come un elemento unitario, oppure vedere come essa stessa sia mossa da
differenze interne e da meccanismi interni. Se la consideriamo unitaria ci possiamo
concentrare sul fatto che sia storicamente omogenea (il concetto di zeitgeist, lo spirito
del tempo -> fa parte di una corrente storica che si forma in Germania secondo cui la
cultura quello che fa avere delle sensazioni, delle emozioni alle persone). Altri
spostano tutto il tema della cultura al sistema educativo. Durkheim uno dei fondatori
della sociologia delleducazione. In questo senso cultura significa socializzazione.
Socializzazione, fondamentalmente, in sociologia ha due fasi principali: la
socializzazione primaria quel processo che trasforma persone non socializzate in
membri di una comunit (imparare il decoro e i modi di comportarsi); la socializzazione
secondaria quel processo che ci trasforma in legittimi esecutori di ruoli (tutto ci che
ci insegna ad avere competenze tecniche, lavorative, tutto ci che ci fa prendere
consapevolezza dei ruoli che quotidianamente tendiamo ad interpretare). Un modo
diverso di intendere la cultura come un unico organismo quello di vederla come un
principio interno di coerenza, come cio un pattern (ad esempio ci sono culture
orientate al divertimento, alla conservazione, alla scienza, alla religione). Infine, il
concetto di cultura come sistema integrato di valori di Parsons, vede la cultura stessa
come un sistema che ha degli obiettivi, che gestisce lintegrazione del gruppo stesso,
che permette ladattamento allambiente e che quindi muove le persone a partire da
questi valori. Oppure un principio di riduzione di complessit. Ci sono altri pensatori
che si portano dietro il problema di cosa sia la cultura. Alcuni si preoccupano di come
una stessa cultura includa diversi tipi di esperienza (e la stessa cultura possa
contenere un aspetto pi tradizionale). La cultura quindi diventa un set di repertori a
cui il singolo attore pu attingere in maniera differenziata, e questi stessi repertori
possono essere fra di loro contraddittori e disomogenei. Sono repertori che includono
rappresentazioni, codici, rituali di comportamento e modelli di comportamento. C poi
chi riduce completamente il problema a i fini dellindividuo. S. dice che la cultura un

insieme di utensili che permettono di risolvere problemi pratici e d dei vantaggi a chi
ne ha di pi. Gli uomini si muovono nella vita quotidiana con una cassetta degli
attrezzi pi o meno fornita di strumenti culturali. La cultura un insieme di strumenti
utilizzabili da soggetti che hanno dei fini individuali e che vi ricorrono per motivi
strategici. R. C. parla di produzione culturale e distingue tra laspetto della cultura
registrata, cio della memoria verificata della cultura che include tutti i documenti, i
testi scritti, i filmati, i media elettronici e la cultura non registrata, cio atteggiamenti,
credenze e valori condivisi. Egli individua unindipendenza delle componenti perch la
cultura registrata si muove attraverso quella che stata definita unindustria culturale,
cio un sistema che ha delle finalit proprie e sono finalit che hanno legami con la
cultura non registrata, ma non sono legami di dipendenza diretta. Per R.C. c
uninterazione tra cultura registrata e cultura non registrata, ma c comunque
unindipendenza dellindustria culturale. Gramsci spiegher come la cultura sia in
parte indipendente sia dalleconomia sia dalla politica. In sociologia si possono vedere
tre posizioni rispetto a che cos la cultura e qual il rapporto tra cultura e societ:
c chi la considera relativamente indipendente dalla struttura sociale (concetto
influente fino agli anni 50); c chi la considera dipendente dalla struttura sociale
(tipico di alcuni approcci); c chi la considera come uno strumento utilizzabile a
partire da strategie individuali. La sociologia allinizio nasce con questa
preoccupazione, ovvero di studiare perch stiamo insieme? e perch la societ
cambia?. Tutti gli approcci sociologici si pongono la stessa domanda: qual leffetto
della cultura e qual leffetto delle strutture economiche di potere?. Ogni approccio
d delle risposte diverse. Quasi tutti i primi grandi studi sociologici utilizzano la
comparazione storica fra societ diverse e sottolineano come a volte sia la struttura
che si imponga allindividuo, altre volte vedono uninterazione tra individuo e
struttura, in alcuni casi si pensa che la cultura sia pi dipendente e in altri pi
indipendente dalla struttura. Marx: non un sociologo, ma uno dei pensatori pi
influenti del XIX e XX secolo. La teoria marxista stata lungo molto influente. Le
scienze sociali, come tutte le scienze, risentono delle divisioni che esistono in societ.
Marx per la prima volta avanza un sistema generale e globale del funzionamento del
capitalismo con una teoria che parte da principi filosofici, ma spiega elementi di
economia politica. Egli riesce a declinare la teorie hegeliana in maniera innovativa e il
suo scopo fondamentale quello di fondare una filosofia e uneconomia politica pi
umanistica, cio basate su un progetto filosofico-politico di emancipazione
dellindividuo. Il modello comunista proposto da Marx era un modello che, a differenza
di quello che poi avvenuto storicamente, non avrebbe dovuto limitare, ma esaltare la
libert e la creativit individuale. Egli utilizza spesso la metafora della caverna di
Platone per dire che sia il lavoratore sia il capitalista sono alienati perch diventano
schiavi del rapporto di produzione e perch non riescono a vedere alternative, altre
possibilit, altri modelli di vita. Egli afferma la necessit di realizzare il potenziale
umano dei soggetti, cio tutta una capacit plurale di inventare, di creare, di essere. Il
modello di Marx sostiene la concezione del materialismo storico. Siamo in un momento
storico in cui lespandersi della grande produzione industriale ancora largamente
sregolato, produce una abbassamento sostanziale delle aspettative di vite, non c
una regolazione dei diritti del lavoratore in termini di ore di lavoro e di salute del
lavoro. un tempo in cui c anche una fase di restaurazione e un tempo di forti
conflitti e di forte antisemitismo. un tempo di creazione di grandi ideologie. La sua
teoria risente di questo momento storico. un momento storico in cui si studia come
cambia la societ, come si differenzia, qual il rapporto tra uomo e istituzioni e lo si fa
soprattutto utilizzando analisi storico comparative. Il suo un pensiero filosofico e la
sua opera ha una rilevante importanza storica perch d un nuovo modo comparativo

di fare storia. Nellopinione pubblica conosciuto soprattutto per il manifesto del


partito comunista. Il pensiero di Marx ha due parti fondamentali: una pi utopica e
una pi analitica-scientifica. La parte utopica ha una dimensione un po trascendentale
(realizzare una struttura sociale priva di differenze di classe), quelle analitica cerca di
capire le ragioni storiche per cui avvengono le rivoluzione e di costruire un modello
generale di capitalismo. Il suo un modello vicino a unidea cosmopolita. Lunit
sociale fondamentale per Marx la comunit degli uguali. un modello utopistico
perch non spiega in larga parte come questa comunit andava costruita. Nei
manoscritti filosofico-economici si preoccupa soprattutto del fatto che alcuni tipi di
risorse culturali abbino leffetto di limitare la presa di consapevolezza delle persone. La
religione uno dei tanti strumenti culturali che danno illusioni ad un popolo che vive in
una condizione che necessita di avere illusioni e queste illusioni limitano la presa di
consapevolezza della propria condizione storica e limitano la forza di opporvisi. In tal
senso la religione uno strumento di assoggettamento delle coscienze. La sua
rivoluzione contro la religione non era partita da un odio ideologico, ma era una
rivoluzione contro lo sfruttamento che si basava sulle decime e sullignoranza del
popolo: la Chiesa come istituzione non pu prelevare risorse perch le risorse sono di
tutti. Marx tenta di superare legemonia culturale del capitale (neoliberalismo, un
nuovo modo di spiegare una serie di scelte di riduzione dello stato sociale). Si dava
legittimit al fatto che leconomia si gestisce da sola e leconomia attraverso il
rapporto tra domanda e offerta si impone al lavoratore e al consumatore: si tratta di
un modello economico poco attento al soggetto, ai bisogni individuali. Il modello
marxista un modello di reazione critica ad alcuni assunti legittimi delleconomia
politica classica, che si dimentica della situazione di sofferenza del singolo. Luomo
stato ridotto a mera espressione numerica del capitale, a mera unit di produzione.
Quello contro cui i scaglia Marx il fatto che tutti i rapporti sociali sono stati verificati,
misurati in termini di costi e di beneficio. La produzione fa perdere la consapevolezza
soggettiva alle persone.
14-3-2016
Marx sottolinea a partire da un approccio che viene chiamato materialismo storico il
rapporto tra cultura e condizione economica. un approccio che risolve il problema
culturale nella lotta di classe e nellimposizione di un modo ideologico di vedere il
mondo che dipende dalla collocazione delle persone o nella classe che possiede mezzi
di produzione (la borghesia) o nella classe che possiede soltanto la forza lavoro
(proletariato). Il suo approccio ha un carattere umanistico (questo fatto stato
sottovalutato dal marxismo stesso perch questultimo tende soprattutto a restituire
un Marx pi rivoluzionario) in due sensi: da una parte contrario alleconomia politica
classica che riduce lindividuo a mera unit di produzione (non considerando la sua
soggettivit e i suoi bisogni, ma limitandosi a considerarlo come un oggetto, un
meccanismo), dallaltra, la sua teoria tende a partire dalla filosofia di Hegel a dire che
una buona societ quella che realizza tutto il potenziale umano. Il potenziale umano
la capacit creativa che ha ognuno di noi di utilizzare e sviluppare competenze. Marx
importante anche per il concetto di ideologia. La coscienza la presa di
consapevolezza del momento storico, dei processi, di ci che comporta una
determinata condizione individuale e questo influenzato dal posto che occupiamo nel
mondo, cio la nostra coscienza dipenda dalla classe sociale a cui apparteniamo. La
classe sociale dei lavoratori quella che pi condizionata dal punto di vista
prevalente, che invece viene dettato egemonicamente dalla classe della borghesia. Il
modello di Marx un po limitativo nel concepire la cultura esclusivamente come
emanazione della classe borghese. Non c in Marx una vera e propria teoria

culturalista. Lui mette leconomia davanti ad ogni processo. In ogni momento della
storia c una grande divisione (universalistica, ciclica) fra chi ha i mezzi di produzione
e chi ha soltanto il lavoro. Nella storia ci sono pi cicli che riportano alla stessa
divisione. La divisione dicotomica borghesia-proletariato comunque mediata dal fatto
che esistono delle classi intermedie e anche delle sottoclassi, ovvero quelle classi che
non avranno mai la possibilit di promozione sociale. Alcune parti della popolazione
sono un sotto-proletariato e non hanno nemmeno la possibilit teorica di ambire a
diventare borghesia. Determinati modelli culturali, secondo Marx, impediscono anche
di prendere in considerazione i modi giusti per difendere se stesso, cio limitano le
aspettative le pretese e garantiscono cos lo status quo. una teoria che limita quasi
del tutto la soggettivit alla struttura. Non abbiamo soggettivit se non a partire da un
destino che ci segna sin dalla nascita. una teoria radicale e in questa sua radicalit,
perde in un certo senso di operativit (non possiamo sposarla totalmente). Per
anche vero che Marx ha dei meriti perch d vita al modello della scuola critica (la
scuola di Francoforte->gruppo di intellettuali tedeschi che migrano negli Stati Uniti
fuggendo alla persecuzione prossima degli ebrei). Le ideologie sono dei complessi di
idee che servono a legittimare il dominio di classe. Questa non una teoria del tutto
infondata perch finisce per avere una funzione di mantenimento della latenza, cio
degli obiettivi, della stabilit del sistema. Alcuni modelli culturali vengono a
disciplinare il nostro corpo e ad imporre modelli di successo a breve termine basati sul
consumo stesso e a non comprendere il senso individuale, ma anche sociale di questo
successo. Il fatto che Marx abbia ispirato un approccio critico la cui forza poi diventer
evidente soprattutto nello studio dei mezzi di comunicazione di massa, lo rende un
autore importante. Questideologia la rappresentazione dei rapporti sociali. Questo,
nel momento storico in cui viviamo relativo ad unepoca in cui tutta la coscienza di
quello che avviene mediata e non possiamo non mettere in evidenza che
sicuramente il modo in cui le cose vengono raccontate dipendono dagli interessi di un
potere economi-politico. C come altro difetto, la tendenza a vedere due debolezze:
quella della classe lavoratrice e le debolezze individuali. Come in altri autori, anche in
Marx la cultura si impone agli individui e la cultura dello status quo si impone alla
classe lavoratrice sin quando questa utopicamente non compir una rivoluzione
vivendo una situazione di impoverimento cos forte che le far prendere coscienza di
classe. interessante il fatto che Marx e poi chi si ispira a lui inizia una riflessione sul
linguaggio, cio su come la costruzione di categorie linguistiche costruisca identit e
reifichi il mondo (Simmel): il nostro stesso linguaggio che ci fa dare identit alla cose
e alle persone. Anche alcune categorie creano ideologicamente una situazione di
subordinazione. Marx fa intravedere lelemento di dominio di classe anche nella
definizione delle categorie del linguaggio. Oggi si combattono battaglie linguistiche
per esempio che cos vita e cos embrione, che riguardano la fecondazione assistita,
la clonazione. Nello scegliere delle etichette si vuole o veicolare unambiguit che
permette alcune scelte politiche o reificare delle interpretazioni del mondo che
dipendono da rapporti di potere. Lideologia finisce per influenzare anche la scienza.
Marx ci dice che la cultura influenzata dalleconomia; utilizza il metodo storico
comparativo, cio presenta delle comparazioni tra epoche diverse che hanno la finalit
di mettere in luce delle analogie. Questo metodo un metodo che pare
dellevoluzionismo e ha lidea della storia come dispiegarsi di fenomeni che poi
portano ad unevoluzione umana; mette in relazione la produzione delle idee con i
rapporti sociali che persistono in una societ e dice come la valutazione scientifica sia
influenzata dallillusione del tempo. I pi grandi seguaci di Marx: Gramsci, Wallerstein,
Bourdieu (applica il concetto di cultura ai consumi culturali e dimostra come esista un
gusto tipico per ogni classe sociale), la Scuola di Francoforte ( importante nello studio

dei mezzi di comunicazione di massa). Durkheim: il suo modello teorico in parte


opposto a quello di Marx. Egli conduce una ricerca sul suicidio in cui dimostra come la
cultura abbia un effetto, insieme alla religione, sulle scelte individuali. Accomuna Marx
e Durkheim il fatto di provenire entrambi da famiglie ebraiche. Scrive i primi testi di
sociologia. La rivista in una scienza qualcosa di rilevante. Durkheim prova a
ragionare per primo su cosa possa essere anche il metodo sociologico. Nella prima
fase della sua carriera egli crea una teoria basata su una metafora forte che importa
da un altro autore, Schaffle, un evoluzionista tedesco: la societ si comporta come un
organismo. Questa teoria un po particolare perch pensa che la societ sia
indipendente dalla somma dei singoli individui e che questa coscienza collettiva si
isoli, si autonomizzi rispetto alle persone; ognuno di noi in questa societ partecipa ai
diversi organi. In questa metafora ogni istituzione corrisponde ad un organo e ognuno
di noi ha una funzione in questi organi e in base alla funzione si viene ripagati. Questa
grande metafora, a differenza di Marx che vedeva un conflitto tra parti della societ,
tende a vedere in maniera poco problematica i conflitti, li vede come degli
adattamenti: cio lo status quo non viene messo in fondamentale critica, piuttosto
viene visto come qualcosa in evoluzione. La societ nasce in forme molto semplici e
poi si evolve prima in animali, poi in esseri complessi con capacit simboliche che
sono gli esseri umani. Questo approccio stato visto come un approccio di destra,
cio tutto quello che avviene nella societ un evoluzione. I processi sociali vengono
visti come modi attraverso cui lorganismo adatta se stesso allambiente. In questo
senso chi sviluppa questo tipo di approccio si preoccupa pi della stabilit del sistema.
Secondo questo approccio, la cultura pu essere collante sociale, cio ci che tiene
unita una comunit. La cultura vista come una coscienza collettiva, come
essenzialmente morale, cio come legittimazione dei costumi (mores). Il concetto di
moralit importante in sociologia. Per Durkheim la cultura fonda la moralit e la
moralit collettiva permette a persone morali di interagire fidandosi luno dellaltro in
base al fatto che fanno parte della stessa societ. La morale impone culturalmente un
superamento dellegoismo. La necessit di una morale nasce perch la nostra una
societ molto complessa, in cui ci si trova sempre di pi ad interagire in situazioni
difficili, in contesti plurali. Non si pu mai rinunciare allo studio delleconomia o della
politica senza pensare che c una necessit morale di interazione che spiega granch
della stessa. Cos come ha fatto Marx, Durkheim pensa che serva una scienza che
studi come le varie societ producano ordini morali diversi e che hanno effetti diversi
sulla persona e cerca di studiare quello che si trova in tutte le societ. La ricerca
delluniversale culturale. Luniversale culturale per eccellenza il pensiero religioso.
Comunit che non sono mai entrate in contatto tra di loro hanno sempre sviluppato in
maniera autonoma un pensiero religioso. Non esiste nessuna comunit umana che non
abbia sviluppato una forma di pensiero religioso. Esistono varie forme di pensiero
religioso e tutti i gruppi umani prima o poi ne sviluppano uno. Luomo vive in ogni
gruppo in cui interagisce due tipi di esperienza fondamentale: lesperienza del limite (il
fatto che la nostra esistenza ha un limite fondamentale, ovvero la finitezza umana; la
nostra debolezza rispetto a forze pi grandi di noi) e lesperienza del caso (il fatto che
lindividuo viva una continua tensione, unansia legata alla contingenza perch non si
possono prevedere gli avvenimenti). La religione in qualche modo agiste su queste
ansie fondamentali, ci fa superare la rassegnazione di dover prima o poi morire e ci fa
superare la paura di non sapere cosa accadr domani, ci d maggiore prevedibilit, ci
permette di accettare una serie di situazioni tipicamente umane (per questo
universale). Durkheim dice che la coscienza individuale emanazione della coscienza
collettiva che si suddivide e va a finire in ognuno di noi. Si ha una concezione
dellindividuo piuttosto debole: si pensa che siamo determinati in maniera ampia dalla

cultura e in particolare da quelli che Durkheim chiama i fatti sociali, cio una serie di
istituzioni, di morali, di regole di comportamento che si impongono allindividuo.
Quando finisce la religione si sostituiscono altri modelli di credenza. La morale
religiosa serve a frenare legoismo e a rendere luomo incline al sacrificio e al
disinteresse. A differenza di Marx, Durkheim ci vede una funzione positiva. La religione
una rappresentazione culturale dellappartenenza di gruppo. Nel libro La divisione
del lavoro sociale Durkheim individua due epoche storiche fondamentali: la prima
quella prima della rivoluzione industriale, quella delle comunit tradizionali, in cui si
vive in aggregati abitativi pi piccoli, in cui ci si conosce tutti, mentre la seconda
unepoca storica in cui si vive in societ complesse, in cui lo stile di vita urbano il
modo di vivere. In queste due societ cambiano anche i modelli di solidariet che si ha
nei confronti degli altri: nella comunit tradizionale la solidariet verso il conoscente
una solidariet meccanica, la riconosciamo automaticamente allaltro perch siamo
solidali con i membri del gruppo a cui apparteniamo per il fatto stesso di appartenere
allo stesso gruppo. Nelle societ pi complesse entriamo in rapporti di interdipendenza
con altri e ci avviene perch si passa da un modello sociale di autosufficienza a un
modello di vita in cui ognuno si specializza in attivit specifiche e vive in modo sempre
pi dipendente dai mezzi di trasporto, dai servizi sociali, da persone con cui ogni
giorno si viene in contatto. Questo nuovo modello di societ quello del corpo sociale,
quindi noi siamo solidali con gli altri soprattutto perch entriamo in rapporti di
organicit, cio ognuno ha una funzione per noi come gli organi di un corpo.
Essenzialmente la cultura della modernit una cultura di, interconnessione mentre la
cultura delle societ tradizionali era una cultura di appartenenza. Si supera sempre pi
un atteggiamento particolarista e si passa a dei rapporti universalistici che si basano
sullessere interdipendenti dagli altri. Nel primo caso (la solidariet meccanica) c un
insieme pi o meno organizzato di credenze e sentimenti comuni a tutti i membri del
gruppo (le coscienze individuali sono molto schiacciate su quelle collettive), nel
secondo caso invece, quello di un sistema di funzioni differenziate e specifiche unite
da rapporti determinati. Nel secondo modello di societ, che quello pi moderno
Durckheim vede anche un pericolo, che quello dellindividualismo, dellegoismo,
dello sfaldamento: importante che a livello collettivo si continui ad investire per
rafforzare la coscienza collettiva. C continuamente una tensione dialettica tra
necessit di stare insieme e di permettere allo stesso tempo agli individui di essere
ognuno per se stesso. Come capiamo che una societ cambia modello di solidariet,
cambia modello culturale? In generale, attraverso levoluzione e il fatto che aumenti la
differenziazione da societ pi semplici a societ sempre pi complesse. Lindividuo
allo stesso divinit e anche sacerdote di se stesso: sia oggetto della divinazione che
operatore della venerazione. A partire da ci viene inventata una teoria chiamata
rituale dellinterazione, secondo il quale piano piano in questo culto dellindividuo
ognuno di noi viene a percepire una sfera (della discrezione, della vita intima pi
privata che nessuno pu invadere e che noi ci teniamo come valore fondamentale) di
sacralit che lo circonda. Ognuno di noi preserva se stesso e si autovenera in un certo
modo mantenendo una certa distanza (di sacralit) nei confronti degli altri. Una delle
preoccupazioni di Marx era lalienazione, cio il fatto che le persone diventassero
schiave della loro stessa attivit lavorativa e del prodotto della stessa mentre per
Durkheim la preoccupazione che si perda il senso di quello che giusto e di quello
che sbagliato, cio non si riesca a riconoscere la morale prevalente, le norme
prevalenti, quindi si vive uno stato di anomia (perdita di regole) e questo stato di
anomia si verifica ogni volta che c un cambiamento sociale troppo veloce e le
persone non vi si riescono ad adattare, cio quando le condizioni di vita hanno una
velocit superiore al cambiamento culturale. Si creano situazioni in cui non si sa pi in

cosa riconoscersi. Un processo di adattamento che crea cultura, ma non sempre


questo avviene velocemente. In queste fasi in cui si vive unincertezza, Durkheim dice
che si potrebbe sentire una situazione di anomia e questa anomia, cio non riuscire a
riconoscere delle regole legittime porta ad aumentare la devianza. Anche sulle scelte
pi individuali c una forte influenza della variabile culturale. Per dimostrare tutto
questo Durkheim studia, utilizzando dati statistici disponibili su tutta Europa, il tasso di
suicidio in nazioni e comunit diverse. Lo fa perch il suicidio la decisione pi
arbitraria del mondo, quella pi individuale ed percepito come una specie di gesto
maniacale di ricerca di controllo sulla propria esistenza, un gesto di trascendenza,
luomo che si fa partecipe e protagonista del suo stesso destino. Egli convinto che si
possa capire in maniera controintuitiva che la cultura e la religione stessi possano
avere un effetto sulla propensione di gruppi sociali e nazionali al suicidio. Cio
confrontando i dati di suicidio nelle diverse societ cerca di capire quale sia il fattore
collettivo che li spiega. Cerca di capire il legame tra il suicidio e la forza o la debolezza
dei legami sociali e dellordine morale. Lidea che pi forte lordine orale vigente,
pi basso sar il tasso di suicidi in quella popolazione. Le societ pi collettivistiche e
pi forti dal punto di vista morale, quelle pi unite, sono quelle in cui ci si suicida di
meno. Non considera il singolo caso, ma cerca di capire perch in alcune comunit il
tasso di suicidio pi alto e in altre pi basso. Per fare la ricerca prima definisce i
concetti, cio li trasforma in variabili che pu utilizzare per misurarli. Ogni caso di
morte che risulti direttamente o indirettamente da un atto positivo o negativo
compiuto dalla vittima stessa consapevole di produrre tale risultato. Che legame esiste
tra suicidio e religione? In Europa vi uno stretto rapporto tra tasso di suicidio e
confessione religiosa: i paesi a maggioranza cattolica hanno un tasso di suicidio pi
basso dei paesi a maggioranza protestante. In tutte le nazioni, in particolare in quelle
a pi grande penetrazione non solo delletica protestante, ma anche di alcuni tipi di
protestantesimo ad esempio il calvinismo, la tendenza a suicidarsi pi forte.
Durkheim individua tre tipi di suicidio che secondo lui sono capaci di classificare
lintero ambito dei suicidi: il suicidio egoistico quello che dipende dalla mancanza di
rapporti sociali, quello che egocentrico, basato cio sul fatto che il mio suicidio non
comporta conseguenze rispetto a nessun rapporto perch non ho rapporti forti con
altri gruppi; il suicidio altruistico quello dovuto a un eccesso di integrazione ed
tipico di chi rimette la propria esistenza per il fine collettivo; il suicidio dovuto a
mancanza di norme, dovuto a lincapacit di riconoscersi in fini e in norme di tipo
collettivo.
15-3-2016
Durkheim parte da un punto di vista diverso, organico, funzionale con una metafora
della societ come grande corpo sociale nel quale la cultura viene concepita come
coscienza collettiva (che autonoma rispetto agli individui) e come collante sociale.
Una certa importanza viene riconosciuta sia alla componente morale in generale che
quella religiosa in particolare. Il primo studio empirico della scuola sociologica francese
permette alla sociologia di farsi scienza cercando di spiegare un comportamento che
normalmente concepiamo come tipicamente soggettivo, individuale attraverso
spiegazioni di tipo sociologico. Nel classificare i tipi di suicidio, Durkheim individua tre
tipologie ricorrenti:

Il suicidio egoistico: pu essere visto come egocentrico o egotonico. il


suicidio dovuto a mancanza di integrazione, tipico sia di societ in cui c un pi
forte individualismo legato alla religione sia di persone che hanno minori
rapporti sociali. tanto tato pi probabile quanto meno il soggetto viva in una

situazione di alta integrazione sociale, il suicidio dellisolato, di chi perde un


rapporto di parentela, un rapporto familiare. A livello di gruppo la religione a
fare da deterrente rispetto al suicidio; a livello individuale il matrimonio o le
relazioni sociali pi in generale. Un dato interessante che si vede che il
suicidio egoistico diminuisce nei periodi di guerra: pi forte la crisi, pi forte
listinto umano, sociale e collettivo ad aumentare la solidariet. un tipo di
suicidio che inversamente correlato al grado di integrazione dei gruppi nella
sfera religiosa, in quella domestica e in quella politica. il suicidio tipico della
vita metropolitana e del mondo sempre pi individualizzato.

Il suicidio altruistico: un po pi rudimentale, cio tipico di chi ha una


soggettivit scarsamente sviluppata, di chi ha una forte idolatria, di chi ha un
investimento identitario in un gruppo collettivo. tipico di chi risolve tutti i
propri fini ai fini della collettivit. Queste persone pensano che il suicidio stesso
sia un tramite di salvezza religiosa o un tramite di trascendenza sociale, cio
morire per il gruppo equivale a sopravvivere a me stesso, vivere nella memoria.
Ci sono tre sottotipi di suicidio altruistico:
- Obbligatorio: tipico di alcune culture in cui richiesto di suicidarsi in
determinate fasce det o a determinate persone per motivi di relazione
(vedove);
- Facoltativo: in cui lindividuo ad auto spogliarsi della propria autonomia
per il bene collettivo;
- Acuto: proprio dei mistici (il caso delle sette)

Il suicidio anomico: avviene in momenti di grande cambiamento sociale in cui


c maggiore difficolt nel riconoscersi in un insieme di norme, in un orizzonte
culturale normativo. A volte capita che la cultura sia pi lenta nel modificarsi
rispetto al mutamento sociale stesso. Avviene nei grandi periodi di crisi
economicao di boom economico, cio periodi in cui questa dimensione
economica viene a sostituire rapporti umani e sociali, o nel caso di mutamenti
istituzionali: il cambio di uno stato, lincapacit di riconoscersi in una nuova
identit.

possibile fare unanalisi culturale: il suicidio altruistico tipico della societ


caratterizzata dalla solidariet meccanica, cio legata a rapporti faccia a faccia, di
comunit informali. Si tratta di gruppi piccoli ad alta interazione sociale, fortemente
integrati, dove il rituale molto importante. Il suicidio egoistico tipico di societ
troppo individualizzate in cui questo avviene perch c bassa integrazione sociale, c
maggiore isolamento. una situazione di apatia nei rapporti interpersonali. Il suicidio
anomico tipico di momenti in cui non si sa in cosa riconoscersi e non si sa neppure a
cosa obbedire perch non c un ordine sociale forte da rispettare. La cultura pu
essere vista anche come un fatto sociale, cio come qualcosa che pi o meno fissata
ed capace di esercitare sullindividuo una costrizione esterna. Si sta parlando del
costume: si fanno molte cose per abitudine, sono azioni abitudinarie che riflettono un
senso comune che non problematizziamo. Si tratti di fatti sociali che si impongono
allindividuo e rispetto a cui lindividuo non reagisce. Durkheim, come Marx, vede
lindividuo come schiavo dei costumi. Sono (costumi) esterni perch nascono prima
dellindividuo, sono storicamente cristallizzati. Si impone allindividuo. Il difetto che
si tratta di una teoria estremamente coercitiva rispetto a quello che lindividuo pu
fare. Ci sono aspettative poco definite. I fatti sociali diventano coercitivi anche perch
vengono vissuti come doveri morali. un approccio molto strutturale, molto
collettivista che riduce il soggetto ed in qualche modo il rifiuto della psicologia del

tempo. Parlando di religione, per Durkheim la credenza religiosa sempre connessa


ad una credenza di tipo sociale. Per Duekheim la religione una metafora
dellappartenenza ed qualcosa che ha una funzione di latenza, cio di mantenimento
degli obiettivi di un gruppo. Non limita soltanto la possibilit di protestare delle
persone, ma ha anche leffetto di creare effervescenza sociale, cio unenergia che
viene dallaggregazione. Il concetto di rituale: nel libro Le forme elementari della
vita religiosa lui analizza una variet di ricerche antropologiche gi edite e si accorge
che esistono alcune caratteristiche comuni a tutte le cerimonie religiose: in ogni
rituale c un comune focus di attenzione che produce la sacralit; i rituali sono
caratterizzati da una forte aggregazione di pubblico; essi sono caratterizzati da una
tonalit emotiva comune (c una tendenza della sensazione del tempo e delle
emozioni ad accordarsi fra le persone che partecipano allo stesso evento nello stesso
momento); questa tonalit emotiva comune produce leffervescenza sociale che cio
lentusiasmo dello stare insieme. Veneriamo soprattutto lo stare insieme. Ogni rituale
performativo e richiede il rispetto di alcune regole e chi non lo fa viene sanzionato.
Tendenza della cultura di creare delle cerimonie pi o meno ricorrenti o di tipo religioso
o di altro tipo per riconfermare il fatto di essere membri di una comunit. Max Weber:
un contemporaneo di Durkheim che vive in un mondo piuttosto diverso e si sforza di
precisare cosa deve essere un intellettuale, un politico. Rifiuta la disonest
intellettuale di chi sfrutta le cattedre per motivi ideologici (contro i socialisti della
cattedra). Partecipa alla redazione della costituzione di Weimar, quella costituzione
che allarticolo 47 ha introdotto i poteri speciali del Fuhrer in occasione di emergenza
nazionale. I suoi studi, come quelli di Durkheim, sono degli studi metodologici. La
sociologia deve essere a-valutativa, deve essere libera dai valori per essere oggettiva:
una scienza deve essere capace di sospendere lideologia delle persone che la
perseguono. Bisogna essere capaci non di nascondere il proprio punto di vista, ma far
s che lanalisi scientifica non sia influenzata da esso. Capacit di liberarsi dalla
chiusura mentale delle ideologie e di sospendere i giudizi di valore. Egli distingue
sempre in questo libro i giudizi di valutazione dai giudizi di valore, cio quello che si
valuta facendo una ricerca e quello che invece si esprime come valore morale a partire
dai propri valori, dalle proprie ideologie. Nel passaggio tra 800 e 900 le teorie della
sociologia ma anche quelle della cultura si pongono il problema dellideologia e
dellinfluenzabilit delle masse. Un grosso problema la propaganda. La debolezza
democratica era ancora tale da permettere la permeazione delle coscienze da parte di
persone capaci di stimolare alcune reazioni individuali che trascinano la psicologia
delle masse. La gente pu farsi trascinare e per questo si ha la preoccupazione di
rendersi autonomi dalle ideologie. Laltro problema il capitalismo. Mentre in Marx
abbiamo unanalisi che p piuttosto restrittiva rispetto al capitale, Weber cerca di
capirne anche le ragioni culturali, giuridiche e sviluppa unanalisi del capitalismo che si
basa sui fattori etici che lo hanno favorito. Letica protestante e lo spirito del
capitalismo un libro di storia delle idee o di sociologia della conoscenza, cio cerca
di partire da dati statistici di comparazione, da societ di credo diverse per capire quali
sono i motivi culturali che giustificano un diverso sviluppo economico. Con i dati che
aveva a disposizione in quel periodo comprende anzi tutto che il capitalismo si
sviluppa prima in maniera pi estesa nelle societ a maggioranza protestante e
allinterno di esse soprattutto in quelle in cui prevale il calvinismo. Questo bene
diverso da Marx che parte dal punto di vista delleconomia per capire come si
sviluppa, come sua appendice, la cultura. Qui si cerca di capire qual il fattore
culturale che stimola un cambiamento sociale. Cio si invertono i punti di vista: questa
volta la cultura che spiega leconomia. Per Weber non bisogna guardare alle
credenze, ma al contenuto specifico delle dottrine in termini di etica mondana. Weber

riesce in maniera originale a trasformare il concetto di religione in guida pratica per le


azioni nella vita quotidiana. Mentre Marx credeva che il protestantesimo fosse un
riflesso dellindividualismo economico tipico del capitalismo, Weber dimostra come il
protestantesimo abbia delle influenze dirette sullo sviluppo del capitalismo in alcune
nazioni rispetto ad altre. A differenza del cattolicesimo, il protestantesimo richiede una
disciplina quotidiana pi rigida, un differimento delle gratificazioni terrene, cio il
protestante perfetto non consuma, risolve la propria fede nella pratica terrena del
lavoro. Riesce a capire studiando questo razionalismo economico che il capitalismo si
afferma in Europa soltanto grazie a persone che accumulano capitale e hanno una
visione di lungo termine e non lo investono. E questo tipico soltanto di certi modelli
di capitalismo. Il capitalismo moderno caratterizzato soprattutto da uno specifico
spirito. Il calvinismo si basa sulla dottrina della predestinazione, cio ognuno di noi
nasce con un destino gi segnato: alcuni sono degli eletti, altri non lo sono e non
accederanno al paradiso. Lelezione indipendente dal comportamento degli individui.
Questa dottrina spinge a dimostrare agli altri che si un eletto e questo porta a
rinunciare al corpo, ai piaceri, al concetto di desiderio e impegnare se stessi in
unascesi pratica che porta al lavoro e allaccumulo, che favorisce quei grandi capitali
senza i quali si sarebbe sviluppato il capitalismo moderno. Per il capitalista diventa
qualcosa che si fa per vocazione (beruf). Questo favorisce laffermarsi su base ampia
del capitalismo. Un effetto della cultura della nazionalit moderna il disincanto del
mondo: a differenza di ci che dice Durkheim, il calvinismo porta ad avere un
rapporto diretto con la divinit ed qualcosa che toglie laura di imprevedibilit, di
trascendenza: si cos concentrati sulla propria pratica da dimenticare quello che la
trascende. Uno degli effetti del disincanto del mondo quello di mettere fine alle
grandi narrazioni. Lindividualismo si sviluppa anche perch non abbiamo pi grandi
gruppi ideologici, grandi fedi religiose, nazionalistiche in cui credere perch sono
scomparse. Ci si concentra in maniera quasi angosciosa sul lavoro e sullintensa
attivit nel mondo e il lavoro stesso diventa qualcosa di spirituale. il contrario del
godimento, della purezza, del desiderio. Per quanto riguarda il come fare ricerca,
Weber introduce il concetto di conoscenza come selezione. Tutti siamo incapaci di
controllare la grandissima variet delle manifestazioni del mondo, delle variabili che
spiegano il comportamento umano perch un comportamento estremamente plurale
ispirato a una grande variet di condizioni, di interazioni. Quello che si pu fare in
quanto sociologi, non cercare leggi, ma dare delle spiegazioni intense di una piccola
realt. La spiegazione sociologica utilizza dei tipi ideali, cio costruisce dei tipi sociali
che sono delle forzature con cui si individua una categoria di persone, un tipo di
potere, si crea cio una metafora e si misura la variet del mondo a partire dalla
vicinanza o dalla distanza da questa metafora. Se studiamo lazione sociale delle
perone possiamo individuare 4 ideal tipi, cio ogni azione sociale unazione che tiene
conto degli effetti che quello che noi possiamo fare avr per gli altri. Questi effetti
sono misurati attraverso una razionalit o un altro tipo di misura. Secondo Weber, per
spiegare il comportamento delle persone esistono 4 tipi di azione sociale:

Lazione razionale rispetto allo scopo un tipo di azione cognitiva basata sul
misurare il guadagno o la perdita che si ha nel fare qualcosa;
Lazione razionale rispetto al valore: i valori danno importanza a determinate
sfere della nostra vita. Quando si rinuncia a parte dei propri averi per aiutare
una persona in difficolt si fa qualcosa di razionale rispetto al valore (rinunciare
a qualcosa);
Lazione determinata affettivamente: non utilizziamo la componente razionale
del nostro modo di pensare, ma gli stati emotivi in cui sospendiamo qualsiasi
calcolo e mettiamo gli affetti di fronte a tutto;

Lagire tradizionale: qualcosa che non pensiamo, qualcosa che facciamo


perch si sempre fatto nello stesso modo e lo ripetiamo in maniera
inconsapevole (le routine, i saluti).

Quando qualcosa di azione sociale diventa regolare prende il nome di uso, quando
luso si estende nel tempo diventa un costume e la cultura formata da costumi.
Secondo Weber la cultura un accumulo di azioni sociali che da razionalit individuali
diventano razionalit rispetto ai valori e costruiscono i valori e diventano per questo di
costume. Linsieme di questi comportamenti abitudinari costruisce un ordinamento
che diventa legittimo. Approccio che parte dalle azioni sociali e spiega come funziona
lo stato. Le teorie critiche sono approcci che hanno come obiettivo quello di dimostrare
come la cultura faccia parte di un sistema di differenze sociali, come le giustifichi o
come le amplifichi. Una delle personalit pi centrali in questo approccio Antonio
Gramsci. stato fondamentale nella costruzione degli studi della cultura, ovvero i
cultural studies, che sono stati a lungo lapproccio prevalente in questa disciplina.
Questi studi sono molto ispirati alle teorie di Gramsci. Questo autore stato
conosciuto tardi perch quello che ha scritto lo ha scritto in carcere in dei quaderni e le
edizioni sono state molto tardive. Sono stati divisi in scritti politici e scritti pi culturali.
In Italia c stato il problema di avere una cultura pi vicina alla tradizione idealistica
di Croce e pi vicina a un idealismo di tipo cristiano che ha abbastanza rallentato il
diffondersi della sociologia. (Il primo libro di sociologia viene stroncato sulla stampa da
Benedetto Croce. Il clamore di Croce che rifiuta di riconoscere la sociologia come
scienza, crea in alcuni la voglia di riconoscerla come scienza). Gramsci ha la capacit
di creare una teoria culturale complessa, ampia e lo fa riuscendo a spiegare i rapporti
di interdipendenza tra i mondi politici, economici e culturali. (Differenze con le teorie di
Marx) Per Gramsci non automatico che la cultura nasca da rapporti di produzione. Si
chiede quali sono i processi che creano cultura, istituzioni culturali. La teorie marxista
troppo riduzionista perch i fenomeni culturali sono molto diversi tra loro: a volte
sono contingenti, cio nascono in maniera imprevista e sono almeno parzialmente
indipendenti dalle strutture economiche. Ci sono grandi esperienze di cultura popolare
che sono del tutto spontanee nella loro genesi e che a volte diventano anche cultura di
stato. A volte il rapporto tra cultura e struttura non definito: non la struttura che
crea la cultura. Il rapporto tra dati economici e fenomeni culturali secondo Gramsci, si
pu esprimere come organicit. Non vero che tutta la cultura ha legami diretti con la
struttura: si tratta di un marxismo pi duttile. Lo stesso materialismo storico, cio il
fatto che le fasi della storia vengano prodotte dai rapporti di produzione viene
criticato, problematizzato, analizzato con pi attenzione. Quali sono le condizioni che
possono produrre un cambiamento sociale? Cosa pu aiutare un gruppo a diventare
protagonista e a rendere pi progressiva la societ? Come pu essere superato il
folklore? La cultura popolare viene vista come un limite, come qualcosa che blocca il
progressismo. La cultura popolare viene vista come qualcosa che va superata per
permettere una maggiore emancipazione delle persone: la cultura viene vita come un
vincolo alla presa di consapevolezza. Il concetto principale che guida la riflessione di
Gramsci come si pu realizzare un nuovo ordine che sia pi equo per tutti. La cultura
non viene pi vista come un mantenimento dello status quo, ma come un elemento
dinamico, per cui c un conflitto, quello di egemonia. Ogni classe si fa portatrice di
una cultura che pu pi o meno affermarsi come cultura dominante e influire sul
pensiero degli altri. Per Gramsci non automatico che la classe dominante sia anche
la classe egemone dal punto di vista culturale. Questa concezione ha il vantaggio di
non vedere la cultura nazionale come una cultura omogenea, ma di concepire, a
differenza degli antropologi, una cultura come qualcosa che organizza e come
qualcosa che pu costruire delle fazioni che entrano in conflitto. Gramsci dice che non

c nessun intellettuale che non abbia una competenza pratica e non c nessuna
attivit pratica che non abbia un risvolto intellettuale: non c una contraddizione
netta tra cultura come prodotto spirituale e intellettuale e cultura come cultura del
fare. Tutti gli uomini sono intellettuali, ma non tutti hanno la funzione sociale di
intellettuale. In ogni piccola pratica umana c un grande livello di intellettualit. C
differenza tra lintellettuale come persona capace di avere intelletto e lintellettuale a
cui lo stato d un riconoscimento di una funzione di intellettuale. La cultura non
limitata allerudizione. La cultura anche un modo di affrontare la vita quotidiana.
Siamo dentro Marx, ma invertiamo Marx: Marx dice che non la coscienza che
determina lessere, ma lessere che determina la coscienza. Torna alla metafora
umanistica (il fatto che la cultura ci fa capire chi siamo e chi possiamo essere, qual il
nostro posto nella storia), ma lo fa non dando un destino allindividuo: la cultura
risorsa qualcosa che pu creare e lintellettuale in Gramsci non visto come uno
schiavo, come una vittima del potere. La cultura, in senso marxista consapevolezza.
Vuol dire coscienza dellio. La cultura un principio hegeliano dialettico che permette
di distinguersi sapendo cosa ci rende uguali agli altri. Una spinta di conformazione agli
altri e una spinta di autodeterminazione da cui deriva luomo sociale. La cultura per
Gramsci qualcosa che fa prendere coscienza non che limitata dalla posizione di
classe, ma che permette di conoscere la propria posizione di classe.
16-3-2016
Possibili tematiche esame: come funziona la metodologia qualitativa e quantitativa,
quali sono le domande che si pone, qual il paradigma che seguono (della
spiegazione e dellinterpretazione); una societ come si definisce, qual loggetto di
studio? uninterconnessione di modelli di associazioni locali, nazionali e globali.
Concetto di cultura? Rapporto tra cultura e natura? La cultura una mediazione degli
impulsi, unorganizzazione sociale e uno strumento che permette agli individui di
prendere coscienza e consapevolezza di se stesso. Esistono elementi di universalit,
esistono differenze. Una delle funzioni della cultura quella di ridurre la complessit e
aumentare la prevedibilit, quindi ha una funzione di ordine, una funzione normativa. Il
passaggio da valori, regole, norme, istituzioni. Il valore qualcosa che garantito
perch ha valore per una determinata comunit; la norma un valore a cui si associa
un positiva o negativa. Laspetto della mediazione del linguaggio sulla coscienza,
sulla consapevolezza, il rapporto cultura-coscienza, come un rapporto problematico
gi in Simmel. La cultura qualcosa che media, che permette la conoscenza, ma che
diventando una cristallizzazione di significati, reifica quindi limita la soggettivit. Per
quanto riguarda le origini storiche del concetto ricordare paideia come formazione
globale e individuale che ha aspetto intellettuale, spirituale, fisico; humanitas che
annuncia un concetto di affinamento dellumanit nelle sue virt fondamentali, di
civilzacion, di kultur in cui c questo aspetto nazionale di conflitto tra un modello che
proviene da una nobilt, quella francese e un modello che invece proviene da una
borghesia ascendente come quella tedesca, un modello che da una parte sottolinea di
pi laspetto delle buone maniere, delle pratiche, e dallaltra sottolinea di pi laspetto
dei prodotti culturali. Qual la concezione di cultura che viene offerta
dallantropologia? Considera gli aspetti positivi del relativismo, gli aspetti critici di una
reificazione delle culture e di un aspetto non contraddittorio nella valutazione di come
una cultura cambia nel tempo e nello spazio, si d un accento ai diversi modi di
concepire la cultura dando maggiore rilievo allaspetto cognitivo, a quello normativo
piuttosto che a quello pratico dei prodotti. Concetto di etnocentrismo: riferirsi a questi
elementi di carattere storico-sociologico appena citati. Cosa intende Marx per
materialismo storico? La visione ciclica legata ai rapporti di produzione nella storia. In

che seno la concezione culturale di Marx un po riduttiva? una teoria implicita; la


cultura viene vista solo come emanazione dei rapporti di potere e come giustificazione
degli stessi. In che senso il modello di Marx pu essere definito un modello umanisticoemancipativo? Marx cerca di emancipare il soggetto dallalienazione del sistema di
produzione capitalistica e di ridargli pienezza nelle sua capacit creative di
autoidentificazione identitaria. In lui c il tema della giustificazione dello status quo:
una cultura come espressione del potere legittimo, limita la capacit degli individui di
classe lavoratrice di prendere consapevolezza di se stessi. Che cos lideologia?
Lideologia una visione del mondo che dipende dal punto di vista dettato dalla
collocazione storica e sociale degli individui. un complesso di idee che serve in parte
a rendere pi bella e pi legittima la dominazione di una classe sullaltra ed una
sovrastruttura, cio qualcosa che prodotto della struttura economica. Per quando
riguarda Durkheim occorre ricordare il modello funzionalista, quello del corpo sociale
come metafora della societ. La preoccupazione principale quella di tenere unita la
societ; il potenziale di coesione e latenza che c nella religione che risponde a
bisogni universali che sono quelli del limite e della contingenza (lesperienza di noi
stessi come persone limitate e lesperienza del caso). Il suicidio serve in generale
come analisi del potenziale dellordine sociale e morale di dare stabilit allindividuo.
La cultura vista come una fonte di riduzione dellindividualismo e di coesione sociale.
I tipi di suicidio sono 3: anomico, altruistico ed egoistico. Lanomia in Duekheim un
problema culturale che deriva dal fatto che la cultura si adatta pi lentamente
delleconomia e delle strutture al mutamento sociale. Weber: il metodo in cui
loggettivit delle azioni sociali deriva dalla capacit di essere indipendenti dai valori,
non rinunciare al fatto che siamo persone che hanno valori, ma separarli dalla nostra
attivit scientifica. Non esiste un metodo perfetto per fare ricerca ma esiste un
metodo buono per ogni oggetto che si studia. Weber spinge per lutilizzo dei tipi ideali
che sono delle classificazioni teoriche che forzano alcuni aspetti permettendo cos di
misurare quanto una realt vi somigli o vi differisca (esempio dellazione sociale, dei 4
tipi ideali: razionale rispetto allo scopo che calcola costi e benefici di unazione, quella
razionale rispetto al valore che si basa su alcuni valori collettivi, quella tradizionale e
quella dettata affettivamente). A differenza di Marx, Weber non vede la cultura come
una sovrastruttura che dipende dalle sottostanti strutture economiche, ma come una
sfera indipendente che pu a sua volta avere un effetto di mutamento sociale
spingendo lo stesso, ad esempio egli studia quali sono le caratteristiche etiche e
pratiche del calvinismo e si accorge che questa dottrina, portando lindividuo a non
godere dei suoi prodotti del lavoro nella vita, comporta una continua vocazione a
lavorare, un continuo accumulo di risorse economiche e questo insieme di processi
favorisce laffermarsi di capitalismo, che nel senso moderno un capitalismo
razionale, ma anche basato su questo tipo di superamento dellaspetto dei consumi.
Per Gramsci il rapporto tra cultura e struttura meno rigido rispetto a Marx, la cultura
ha una sua indipendenza, ci sono intellettuali e fenomeni pi organici ad un tipo di
potere o a un gruppo e altri che lo sono meno, che sono quindi pi indipendenti.
Lintellettuale organico o il prodotto organico qualcosa che nasce riflettendo in
maniera chiara gli interessi di un gruppo, laltro un fenomeno che pu nascere in
maniera separata e indipendente. In Gramsci vi lo studio per il folklore che visto in
maniera negativa: c una considerazione della cultura popolare come una cultura che
di fatto impedisce la presa di consapevolezza della condizione degli individui e quindi
d vita a rapporti di subalternit, che significa essere incapaci di affermare
culturalmente se stessi, subire legemonia di un gruppo. La cultura non viene pi vista
come qualcosa di monolitico ma la cultura un campo in cui ci sono degli attori che
sono in conflitto, e che cercano di affermare se stessi. La cultura vista come

qualcosa che cambia continuamente, dinamica (a differenza dellantropologia) e


contraddittoria.
Altro aspetto interessante in Gramsci il non separare pi laspetto della cultura
astratto da quello pratico, ma anzi dare riconoscimento ed importanza pratica di tutta
la cultura intellettuale e al carattere intellettuale della cultura pratica, quella umana,
quella popolare, quella dei mestieri. La cultura non vista come erudizione, come
sapere enciclopedico, ma come un principio che organizza la vita quotidiana delle
persone, un principio di classificazione, di assegnazione di gerarchie di priorit, un
sistema di significazione che d un senso ad ognuno di noi. anche un insieme di
valori. anche un valore critico che permette di prendere coscienza di se stessi, cio
di conoscere la propria posizione nel mondo. Ci che ha reso pi difficile la diffusione
delle teorie di Gramsci da un lato il fatto che siano state elaborate su quaderni, e
dallaltro il fatto che nellItalia del secondo dopoguerra c stato un forte scetticismo
rispetto a tutto ci che poteva apparire da una parte contrari alla filosofia realistica,
dallaltro vicino al partito comunista. Poich ogni cultura vista come un insieme di
idee, di atteggiamenti che nascono da elementi sociali che condividono lo stesso modo
di pensare e di operare, ognuno di noi cerca, attraverso il proprio comportamento di
esprimere il conformismo al proprio gruppo. Quello che cambia quanto ne siamo
consapevoli. Ognuno di noi appartiene a un determinato gruppo. Abbiamo sempre una
collocazione di massa che ci fa essere simili a tutti gli altri. Le grandi masse vengono
viste come subalterne e incapaci di reagire ai fenomeni culturali delle industria di
massa: sarebbe importante che lazione degli intellettuali definisse quelle che in una
certa retorica politica sono le avanguardie, cio quelle persone che riescono, prima del
resto del popolo, a guardare al futuro e a risvegliare le coscienze. Lo scopo
dellintellettuale conquistare legemonia culturale di uno stato e superare la
subalternit. Queste teorie nascono sempre da modelli culturali in cui la struttura
viene vista pi forte dellindividuo, che viene visto di per s subalterno per hanno il
vantaggio di dare senso alla capacit critica della cultura, cio dare senso al rapporto
che esiste tra cultura e potere, controllare la cultura significa controllare anche una
sfera di potere, conquistare legemonia significa riuscire ad intervenire sul linguaggio,
sulle categorie, riuscire a chiedere il riconoscimento. Queste teorie hanno avuto il
vantaggio di riconoscere gruppi di minoranza. Il concetto di subalternit: Gramsci
scrive in un contesto in cui non esiste pluralismo culturale e si riferisce soltanto alla
povert interna. Caratteristica principale della cultura subalterna il suo essere
storicamente sulla difensiva: le classi inferiori non possono acquistare coscienza di s
se non per negazione, attraverso la coscienza della personalit e dei limiti di classe
dellavversario. La cultura subalterna quella che subisce il modello e afferma se
stessa soltanto come aspetto negativo di questo modello: noi siamo quello che gli altri
non sono, noi siamo i non privilegiati. Questo tipo di visione non offre un punto di vista
diverso, quindi non supera la classe egemone. Legemonia culturale un processo che
ha a che fare con la costruzione di un modo prevalente di vedere le cose, di
giustificare i rapporti sociali che coinvolge discorsivamente categorie di attori diverse:
il politico, i mezzi di comunicazione di massa, i mezzi di produzione di sapere, gli
scienziati. A differenza di Marx, Gramsci produce una teoria degli attori della cultura e
concepisce la cultura stessa come un mondo organizzato, qualcosa che ha una
struttura istituzionale. Esistono secondo Gramsci, tre tipi di sapere: il folklore, il sapere
comune e il sapere scientifico. Lo studio del folklore viene ritenuto essenziale sia per
una riforma sociale sia per una riorganizzazione del sapere. Lui ritiene necessario lo
studio del folklore popolare per comprendere come una massa di popolazione possa
risollevarsi. C poi un senso comune, che un livello intermedio, formato in ambito
urbano di cultura, in cui si d una spiegazione di come dovrebbero funzionare le cose,

ma nel quale confluiscono insieme elementi scientifici con elementi di supposizione e


di credenze. Poi c il sapere scientifico. Gramsci un positivista, vorrebbe che le
classi popolari si dotassero di cultura scientifica. Per la classe dominata centrale la
questione egemonica. Legemonia ci che permette il consenso e la coercizione, cio
la costruzione culturale della giustificazione di un potere. Legemonia della classe
dominante usa gli intellettuali come dei commessi, come elementi di unindustria
culturale della classe dominante. Lo stato, non solo linsieme dei poteri, ma anche
lapparato che controlla la formazione del consenso. Pu accadere che la cultura vada
da una parte e il potere da unaltra. Lo stato segue alcuni valori che la cultura oppone.
La classe subalterna, quando c una crisi egemonia, pu cercare di combattere il
potere dominante, cio coinvolgere le forze sociali e cercare di conquistare
unegemonia anche politica, non solo culturale. Gramsci vede come fondamentale
lidea che si formi una classe di intellettuali indipendenti che riesca ad essere coinvolta
in un processo di ricreazione egemonica del potere. In Italia nessuno riesca a
conquistare legemonia culturale senza coinvolgere il pensiero religioso, cattolico: non
c mai stato un governo legittimo che non sia passato nella costruzione del proprio
consenso dal coinvolgimento delle sfere religiose, del cattolicesimo. Il potere non si
costruisce soltanto economicamente, ma anche riuscendo a coinvolgere le persone,
creando consenso, e nel creare consenso necessario utilizzare non solo intellettuali
ma anche alcune sottoculture. Per Gramsci bisogna riuscire ad elevare i semplici, cio
quelli che hanno meno consapevolezza di se stessi, dal senso comune che diretto da
altri e portarli ad essere nella stessa posizione degli intellettuali, che moralmente sono
visti come degli educatori. Lopera degli intellettuali quella di aiutare il proletariato a
diventare consapevole del suo ruolo storico.
22-3-2016
Presa di consapevolezza delle classi inferiori e superamento del folklore. La
subalternit quel tipo di sapere che non riesce a condurre le persone a prendere
consapevolezza di se stesse. Il folklore viene visto come il livello pi basso di cultura.
Per folklore si intendono le manifestazioni culturali che fanno parte di una cultura
popolare, non dotta, che nel senso comune si fa corrispondere con le festivit, ma
anche con tutte le tradizioni locali che hanno a che fare con tutti i riti di passaggio: riti
collegati alla nascita, alla fidanzamento, al matrimonio, alla morte, alle fertilit, riti
collegati al passaggio delle stagioni, riti di propiziazione. Nel folklore c spesso una
dimensione magico-mitologica-religiosa, che permette a persone ancora non troppo
acculturate di gestire quello che percepito come il male. Molti di questi rituali sono di
tipo apotropaico, cio sono volti ad allontanare il male. Secondo Gramsci, non tanto
importante studiare laspetto pittoresco, il folclore pu essere visto come una
concezione del mondo e della vita. Spesso implicita, non scritta ed diffusa in
alcuni strati della popolazione e in alcuni tempi e spazi. In contrapposizione a
concezioni del mondo ufficiali. Il folclore un modo di vedere le cose, ma essendo
cos popolare non un sistema di sapere strutturato, ma un insieme di conoscenze,
tradizioni, usi, costumi molto poco sistematici e molto vari e vaghi perch hanno a che
fare con un tipo di cultura poco sviluppata. Conoscere il folclore significa conoscere
quali concezioni del mondo e della vita lavorano nella formazione intellettuale e
morale delle generazioni di strati pi bassi della societ per estirparle e sostituirle con
concezioni ritenute superiori. Il folclore non deve essere concepito come una bizzarria,
una stranezza, un elemento pittoresco, ma da prendere sul serio. Nel secondo
dopoguerra il folclore viene studiato maggiormente in Italia, e ci avviene perch il
sapere si libera dai vincoli e dalle restrizioni che lo affliggono in et fascista e perch
aumenta la rilevanza della questione meridionale, la rilevanza delle disuguaglianze,

ma anche perch si palesa in tutta la sua forza lirrompere della modernit urbana. In
questo fenomeno di urbanizzazione, non tutti gli strati della popolazione vengono
coinvolti. Il folclore si insedia in questi strati di popolazione che vivono una modernit
contraddittoria: un po urbana e un po legata alle sopravvivenze culturali, delle
tradizioni, delle forme rituali che non scompaiono malgrado la modernizzazione. Altri
eleemtni che fano s che diventi importanti lo studio del folclore sono lesplosione della
cultura di massa sia nel senso dei mezzi di comunicazione di massa (lunificazione
linguistica che ne deriva) e la scolarizzazione di massa (lItalia raggiunge un livello di
alfabetizzazione ampio molto tardi). Il folclore diventa una scienza interessante anche
perch lantropologia nazionale viene ispirata dalla etnologia dellUnione sovietica e
questo ha a che fare con il fatto che una parte della cultura universitaria reinterpreta
Gramsci da un punto di vista marxista. Il pi importante antropologo italiano Ernesto
de Martino ed egli studia alcuni fenomeni tipici delle culture popolari del sud Italia. Il
folclore accompagna le attivit lavorative, la mobilit nello spazio che un modo di
approcciare al mondo pre-cognitivo, un mondo magico in cui si parla direttamente
con gli elementi naturali e vi si viene in contatto. Nel folclore c lidea che la
spiritualit passi magicamente attraverso i sensi. C una forte ritualit di tipo
performativo, c una dimensione che riproduce simbolicamente quelle persone, le
traduce in qualcosa di intellettuale oppure sottolinea aspetti dello stare insieme
attraverso una dimensione di festa che ritorna ad essere sensoriale in un senso che la
societ contemporanea ha ormai dimenticato. Ernesto di Martino ha studiato il
tarantismo e nella cultura popolare tipica del sud esisteva lidea che ci potesse una
malattia di persone tarantolate conseguente dallessere state morse da ragni e
lessere entrate in uno stato di estrema agitazione. Quasi sempre tutte le persone
tarantolate erano donne e venivano condotte a Galatina presso il santuario di San
Paolo e Pietro perch le curasse. De Martino scopr come il tarantismo fosse una
dimensione simbolica che di fatto esprimesse delle difficolt interiori delle persone di
un gruppo famigliare. Esprime simbolicamente il mito di afflizione e viene plasmato a
seconda della umana anche per dar senso a delle reazioni femminili che vanno contro
questo stato di povert e di rassegnazione. Questo tipo di studi ha permesso di
avvicinarsi ad un tipo di subalternit culturale sempre legata essenzialmente ad una
fase di esclusione anche di tipo materiale e ad una rappresentazione simbolica della
vita quotidiana. Quando si vedono le danze si ha una continua impressione che si
stiano riproducendo dei rituali in effetti quello che fanno i danzatori riprodurre i
rituali di accoppiamento degli animali. Questo un modo per rappresentare anche la
vita contadina, i tempi, il corpo che si separa da questo tipo di esperienza e per una
volta si libera ed esprime uneffervescenza che d forza a una vita di gruppo. C una
continua commistione del corpo, del magico, del trascendente, del religioso. C un
modo di invadere anche la religione, di rileggerla e ricostruirla sotto ottiche di tipo
diverso. Unaltra parte importante della teoria di Gramsci che per nominare non
basta avere il controllo dei mezzi di produzione (come diceva Marx) ma bisogna avere
anche un consenso che si costruisce culturalmente attraverso le figure degli
intellettuali e attraverso un apparato che un insieme di attori di varia estrazione
(scientifica, istituzionale, politica) che concorrono ad un discorso egemonico.
Legemonia qualcosa che esercita simbolicamente il dominio dello stato e della
classe dominante. Ad un centro punto questa egemonia pu separarsi dal rapporto
materiale e pu diventare indipendente, cio possiamo vivere una situazione in cui un
gruppo culturale non domina pi dal punto di vista economico e politico ma continua a
controllare mezzi intellettuali. Si creano allora dei conflitti e in questi conflitti ci pu
essere il caso in cu il blocco sociale subalterno riesca ad imporre se stesso. Per
abbattere legemonia culturale borgese, secondo Gramsci, gli intellettuali dovevano

operare come risvegliatori di coscienza. Egli vedeva allinterno degli intellettuali due
figure fondamentali: gli intellettuali tradizionali, gli intellettuali per s, ovvero coloro
che esercitano quella professione avendo come legittimazione la tradizione stessa e
intellettuali organici, ovvero coloro che riproducono organicamente gli interessi del
gruppo ideologico e culturale. Egli dice che il potere ha sempre bisogno di intellettuali
che ne garantiscono laccettazione riuscendo a costruire il consenso. Come lo stato
anche il partito politico ha il compito di promuovere lo sviluppo di intellettuali organici.
Dalla scuola di Marx si sviluppa la scuola di Francoforte: un gruppo di intellettuali
che negli anni 30 lascia quelluniversit per sfuggire al nazismo. Essi sono stati
importanti soprattutto negli anni 60 perch le loro teorie danno vita alla rivoluzione
giovanile, ai grandi moti di protesta che poi confluiranno nel 68 europeo. La loro
preoccupazione la capacit della cultura di massa di influire sulla coscienza, la
capacit di farsi propaganda, di limitare il potenziale critico. C, in questa scuola, un
approccio culturale molto ampio. I principi che guidano questo tipo di teoria: la cultura
si muove come una grande industria, cio la cultura utilizza lo stesso tipo di strumenti,
lo stesso tipo di organizzazione, cio la cultura una complessit molto ben
organizzata che agisce come una catena di montaggio secondo principi utilitaristici.
Perch determinati prodotti hanno successo? Il tipo di distribuzione culturale
fondamentale, cio quanto siano pervasive le offerte dei prodotti, quanto siano
vendute a basso presso (anche a livello intellettuale) e distinguono tra media freddi
(che possono essere consumati senza pensare troppo) e media caldi (richiedono
grande sforzo intellettuale). Utilizzano i concetti di omologazione, cio lomologazione
standardizza i prodotti e tranquillizza le persone: c la giustificazione implicita che
una cosa giusta perch la fanno anche gli altri. I prodotti culturali non sono creati dal
basso, ma pianificati e organizzati dal sistema dei media. Tutto ci che si vende di pi
risponde a determinati tipi di pianificazione che spesso sono stereotipici. La scuola di
Francoforte ha il difetto di concepire lindividuo come estremamente debole nelle
proprie scelte e come estremamente passivo nella ricezione dei prodotti, per
individua correttamente dei fenomeni che sono ad esempio lorganizzazione
strutturata di alcuni mondi dellarte che definiscono cosa legittimo e cosa non lo . I
destinatari sono visti come consumatori passivi di prodotti preconfezionati. Lindustria
culturale ha un effetto diretto e indiretto di legittimazione dellideologia dominante e
di omologazione dei gusti. Lindustria culturale viene vista come qualcosa che
conferma sia lideologia dominante che se stessa; produce consenso al consumo, al
liberalismo, o produce consenso in maniera coercitiva ad altri modelli sociali. una
teoria che concepisce il pubblico come una massa passiva. Nello stesso periodo della
scuola di Francoforte viene elaborata una teoria, quella dellago ipodermico, cio
limpressione che i messaggi attraversino le coscienze come un ago attraversi
lepidermide e si impongano loro. Siamo in unepoca storia in cui i mezzi di
comunicazione di massa vengono conosciuti poco e vengono temuti molto perch
vengono pensati come strumenti di propaganda forti e onnipotenti. una delle teorie
che sposa un approccio deterministico: pensa che la tecnologia in s sia il male; il
progresso viene visto come un progressivo incubo di controllo sulle coscienze. C un
approccio nei confronti delle tecnologie che le vede come strumenti di controllo delle
masse e delle coscienze. La scuola di Francoforte dice che la televisione e il cinema ci
impongono dei desideri, deli valori, dei comportamenti e ci rendono passivi. Lindustria
culturale ha sempre pi un carattere globalizzante. Imperialismo culturale: riferimento
a una struttura di potere gerarchico, cio al fatto che i paesi pi potenti come gli Stati
Uniti diffondono prodotti culturali in tutto il mondo. Industria culturale di massa:
standardizzazione dei prodotti culturali; produzione industriale dei beni di consumo;
demonizzazione della tecnologia; cultura alta vs cultura bassa. Lindustria culturale

anche un ossimoro, una contraddizione in termini; lopera darte perde tutto il suo
valore rituale e anche la sua funzione espressiva artistico-culturale. Lopera darte non
pi orientata al dialogo, ma alla persuasione. Si impone distanziando sempre pi il
pubblico dalla sua fruizione ed sempre meno plurale, ma sempre pi conforme. Non
c pi separazione tra ci che artistico e ci che commerciale e rompere anche il
confine rituale di ci che arte come qualcosa da venerare e ci che quotidiano. La
funzione fondamentale dellindustria culturale quella di far imporre determinati tipi
di valori e determinati modelli di comportamento. I mass media confermano alcuni
valori tipici della societ. Tutti questi messaggi vengono visti come la riconferma di un
certo tipo di ideologia. I mezzi di comunicazione di massa tendono ad eliminare tutto
ci che nuovo e che comporta insicurezza e imprevedibilit. I prodotti dellindustria
culturale sono orientati solo alla massima efficienza tecnica. Siamo sempre pi alla
ricerca di prodotti che abbiano una buona definizione e sempre meno i prodotti che
abbiamo una grande capacit creativa, artistica, un grande contenuto. Il divertimento
sempre pi una promessa di felicit: il tempo libero stato inventato dalla societ
per darci il tempo e lo spazio per consumare: il tempo libero diventa una seconda
parte di lavoro in cui siamo portati a fare delle cose per ottenere riconoscimento
culturale. Il tempo libero una seconda occupazione. Lindustria ha colonizzato anche
il tempo libero. Nel tempo libero siamo sempre pi portati a consumi standardizzati, a
fare tutto quello che fanno gli altri e a farglielo sapere. Il tempo libero e trasporta
lindustria fisica anche nella sfera privata ed una dimensione complementare al
lavoro, non alternativa ad esso. I temi: il trionfo della macchina sul prodotto, la
degradazione dellopera darte, la massificazione delle masse ed estremo esito il
totalitarismo.
4-4-2016
La scuola di Francoforte propone una forte critica dei sistemi di produzione culturale
sottolineandone il carattere artefatto, la capacit di influenza che i mezzi di
comunicazione di massa hanno sulle persone e si costruisce anche un elemento
sempre pi evidente di omologazione dei processi culturali. Il concetto di industria
culturale un concetto che viene visto in maniera molto critica in quanto viene vista
come qualcosa che toglie allindividuo la capacit di realizzarsi nel senso della
formazione individuale, ma porta tutti a un certo livello di conformismo. Lindustria
culturale riduce la capacit dialogica. La scuola di Francoforte vede sia la produzione
culturale che i mass media come elementi non soltanto di tempo libero, di svago, ma
anche e soprattutto come elementi di conformazione che trasmettono unideologia e
che comportano laccettazione del sistema sociale. Il divertimento diventa unattivit
quasi lavorativa, unattivit complementare al lavoro e che conferma la possibilit di
costruire unidentit come identit di consumatori. Nel testo Lopera darte nellepoca
della sua riproducibilit tecnica di Walter Benjamin si sostiene che cambia il
rapporto tra soggetto e fruizione dellopera darte e che in tale modifica viene a essere
messo pesantemente in crisi laspetto sacrale della fruizione dellopera darte.
Perdendo lunicit si perde anche lautenticit, si perde una genuinit e lopera darte
diventa un prodotto come tutti gli altri di un processo di trasformazione tecnica e
industrializzata. La societ avanzata industriale porta alla morte progressiva dellarte
secondo Benjamin. Sempre pi larte distaccata dalle tradizioni e dalla sua possibilit
di esprimere una forma rituale di venerazione e diviene sempre pi qualcosa che pu
essere riprodotto e tale riproduzione modifica tutta la funzione artistica, essa cio
trasforma quello che era in possesso di unesecuzione, di un oggetto, di unopera
darte visiva o auditiva in qualcosa che pu essere riprodotto molte volte. Lopera va a
perdere il carattere sensibile della creazione, cio il fatto che si crei con le mani, con la

voce, ecc ma allo stesso tempo con la fruizione essa viene distaccata dal contesto di
produzione. Questo, secondo Benjamin, avrebbe portato piano piano alla crisi della
pittura. Superamento dellunicit dellopera e obliterazione dellopera stessa, cio il
fatto che la vita quotidiana che solitamente veniva lasciata fuori va ad entrare
nellopera darte. Questa una critica da difesa di un certo atteggiamento tradizionale
dellopera darte in cui lopera darte un oggetto sacro che ha unaurea propria da
difendere e che nella fase della riproduzione tecnica tende ad essere persa. In
questepoca storica la bont della produzione viene a superare la qualit del
contenuto. Quando si parla di feticismo culturale si vuole intendere il fatto che
abbiamo a disposizione strumenti tecnici sempre pi avanzati per elementi culturali
che non necessariamente lo sono. Questa visione vede nei mezzi di comunicazione di
massa una distorsione e anche un abbassamento della capacit critica delle persone.
Horkheimer vede i mezzi di comunicazione di massa come degli strumenti che
professano costantemente la annessione al valore ultimo dellindividuo e la sua
inalienabile libert per in modo tale che tendano ad oscurare questi valori
incatenando lindividuo ad atteggiamenti, pensieri, abitudini di consumo. Negli anni
successivi, in merito a questa tematica, si sottolinea lincapacit dellindividuo di
uscire dallelemento valoriale sostenuto dai mezzi di comunicazione di massa. La
ricerca critica sostanzialmente cerca di capire quali sono gli effetti dei media sui valori
degli ascoltatori, come questi mezzi di comunicazione di massa abbiano una funzione
di mantenimento dello status quo invadendo i nostri valori e come attraverso
linduzione allacquisto si riproduca e si favorisca il modello capitalista. Lilluminismo
il progressivo dominio tecnico sulla natura; si trasforma in un inganno di masse e
finisce per incatenare le coscienze: esso impedisce lo sviluppo di individui autonomi e
indipendenti che giudicano e decidono per loro stessi. La forma mediata dei prodotti
culturali ci porta ad una conferma del sistema capitalista. Il confezionamento dei
prodotti culturali qualcosa che viene agito in maniera da essere rispondente a delle
logiche di mercato. I prodotti (culturali e informativi) sono sempre pi facili da
consumare e ci risponde pi a logiche industriali che non a logiche culturali. Teoria
critica anche linsieme disciplinare molto complesso che forma i cultural studies.
Essi possono essere definiti degli studi della sociologia della cultura e nascono in un
ambiente accademico che mescola tutte le humanitis, dalla critica letteraria alla
sociologia stessa, alla critica marxista, allantropologia, al femminismo. Nascono in un
contesto storico, quello degli anni 50, in Gran Bretagna, in cui una serie di problemi
sociali rendono sempre pi evidente la necessit di un approccio multidisciplinare allo
studio della cultura. I cultural studies sono un approccio libero dello studio della
cultura che vuole superare le barriere delle discipline. Essi sovvertono la divisione
classica tra media eruditi e media popolari. Anzi fanno della popolar culture (music,
art) il loro oggetto di studio specifico. Studiano lappropriazione della cultura nei
contesti della vita quotidiana delle persone e si preoccupano soprattutto della cultura
contemporanea e superano le grandi divisioni tra le discipline. Lo scopo soprattutto
quello di dare voce a gruppi di minoranza. Un secondo meccanismo fondamentale
quello di mettere in luce il potere e tutto ci che lo rende relativamente visibile. Gli
obiettivi dei cultural studies sono: analizzare le pratiche culturali e la loro relazione al
potere. I cultural studies si chiedono anche quali siano i meccanismi di bisogno
economico, culturale che vengono a creare determinate situazioni. Bisogna studiare
sempre il contesto sociale e politico che d vita ad unopera. Ci si chiede come la
cultura diventi una cassetta degli attrezzi che viene ad incidere sulle cose che
facciamo nella nostra vita quotidiana. La cultura viene vista sempre come un campo di
conflitto tra gruppi che sostengono posizioni politiche diverse. Un altro elemento
fondamentale quello di comprendere e cambiare le strutture di dominazione vigente.

I campi di interesse sono vari. Quando c un conflitto culturale non vengono coinvolte
soltanto figure di un certo tipo, ma vengono coinvolte una serie di figure miste che
vanno dal campo politico a quello scientifico a quello economico, e questo perch si
creano dei rapporti di dipendenza. Una delle tematiche fondamentali dei cultural
studies come si costruisce una realt, come si costruiscono delle definizioni, come si
d senso a degli eventi e come questa costruzione sociale contenga sempre una
dimensione di potere, di sfruttamento, di dominazione, di oppressione di alcuni gruppi.
Il tema delle privacy costituisce una differenza fondamentale tra cittadini e non
cittadini. Foucault: ne La storia della sessualit si analizza come determinati tipi di
sessualit siano stati costruiti per giustificare modelli di normalit, ma anche modelli
di dominio maschile sul femminile e eterosessuale sullomosessuale. In questo libro si
dimostra come un discorso sulla sessualit serve ad agire come potere simbolico nella
vita quotidiana, cio serve a riconfermare ci che lecito e ci che non lecito. in
qualche modo un poter che sorge dal basso e viene ricreato nei rapporti sociali. Una
soggettivit la posizione del soggetto che incide sulle sue pratiche tradizionali. La
cultura viene vista come uno stile di vita. Ci si concentra molto sulle pratiche culturali.
La cultura alla base di molti conflitti. La cultura siamo tutti: ogni soggetto, nella sua
vita quotidiana, esprimendo una soggettivit costruisce cultura. La cultura viene
costruita anche attraverso un processo di produzione tramite il processo di ricezione,
di rinegoziazione degli elementi culturali. La cultura quasi sempre un conflitto tra stili
di vita contrastanti. Il significato di una cultura non sta nei testi ma sia in essi, sia nelle
persone che li producono sia in quelle che li ricevono. un orizzonte in continuo
mutamento. Parlare della nostra cultura implica un paradosso: la costruiamo come un
oggetto di discorso mentre partiamo sempre da una spiegazione culturale di cosa la
cultura stessa. La cultura qualcosa che incide sui nostri modi di vivere la vita, sui
nostri stili di approcciarci alla vita. una forma di vita legata ai nostri vissuti e alle
pratiche degli attori sociali. A introdurre questi temi furono due critici letterari:
Raimond Williams e William Hogarth. Essi si preoccupano per la prima volta di vedere
come le classi popolari leggano letteratura. Gli studi che compiono sono spesso studi
svolti in corsi serali per lavoratori e cercano di vedere le forme di appropriazione
culturale. Al pari della scuola di Francoforte, si tratta di approcci critici. Essi vedono
nella letteratura la possibilit di una resistenza alla massificazione. vedono il
pubblico non come un soggetto passivo, ma attivo e che pu utilizzare i media nella
vita quotidiana per i propri fini. Il libro di Hogarth studia come i membri della classe
popolare si appropriano delle forme letterarie che vengono concepite per un pubblico
borghese e come lo adattano al contesto della loro vita quotidiana. Egli porta nella
critica letteraria un metodo tipicamente sociologico che quello dellanalisi
etnografica. Egli studia, come un osservatore partecipante, come delle persone adulte
instradate verso lo studio della letteratura facciano propri degli strumenti che Hogarth
stesso considera gli strumenti scritti per un pubblico borghese. Gli studi compiuti da
Hogarth dimostrano innanzitutto come la classe operaia inglese del tempo vivesse la
propria vita quotidiana. Nei consumi si creano delle distinzioni in base alle classi.

5-4-2016
Da tali studi nasce nel 64 un dipartimento he diventa la sede di tutta questa teoria.
Dalla Gran Bretagna nasce un interesse specifico per le forme popolari di cultura. Nei
testi di Williams la cultura viene considerata come uno stile di vita (importanza delle
pratiche, importanza delle modalit di interpretazione delle nostre esperienze
comuni). La cultura un modo di concepire il mondo, di esperire nella vita quotidiana

una serie di formule di interpretazione. I vari elementi della cultura vengono


interpretati come espressioni di una soggettivit che ha a che fare con la collocazione
storica del soggetto, con i valori del gruppo, della classe di cui fa parte e della societ.
La pop culture vista come la cultura prevalente ed egemone i cui parametri sono
determinati solo in parte da condizioni economiche. Dagli anni 70, allinterno di questa
scuola si studiano i processi di integrazione delle subculture, cio i metodi attraverso
cui vengono rese pop, commerciali anche espressioni trasgressive di cultura. A
differenza di Gramsci, la cultura viene vista come un campo di battaglia in cui non
semplicemente il dato economico a spiegare la diversa distribuzione. Gramsci
abbastanza ammirato dagli studiosi dei cultural studies grazie al fatto che piuttosto
attento a come si costruisce una cultura popolare. Quella dei cultural studies una
prospettiva che vede lo sfruttamento, la subalternit, la condizione di
assoggettamento degli individui come frutto dellimposizione di unegemonia. A
differenza di Gramsci loro studieranno anche il processo dinamico con cui si accetta,
viene negoziata o trasgredita unegemonia culturale. Gran parte delle subculture
britanniche nascono in una classe operaia. Legemonia viene vista come una forma
attiva di dominio che per continuamente agita, ricreata e modificata. Il potere cio
ha un bisogno continuo di riaffermare il proprio consenso attraverso lo strumento
culturale. La cultura popolare un terreno di scambio tra le forza della cultura di
massa e della cultura oppositiva. La cultura popolare viene vista come una forma di
resistenza ai processi di massificazione. Il potere viene visto come qualcosa che non
nasce dallaltro, ma nasce dal basso. Legemonia qualcosa che viene continuamente
ricreata attraverso laccettazione soggettiva della cultura di massa. Il dominio
culturale, secondo Foucault, stabile, oggettivato e violento nellessere imposto alle
persone. Il potere invece fluido e ribaltabile. Egli vede la necessit per il potere di
trasformarsi in un dominio stabile e questo avviene continuamente attraverso una
possibile cristallizzazione di significati che ha origine in ambito discorsivo, cio quello
che costruisce delle realt, delle identit. Il discorso visto come un insieme di
performance verbali, sequenze di enunciati a cui si possono attribuire delle particolari
modalit di esistenza. La capacit di un discorso quella di oggettivare dei significati
e quindi ridurre la capacit soggettiva di reazione rispetto ad essi. C un sistema
ideologico in cui le posizioni ideologiche dei singoli individui si mostrano e si
inseriscono in un contesto sociale favorendo lanalisi del modo in cui un uso
multiforme del linguaggio si interseca con il potere. Foucault dice che il modo stesso in
cui raccontiamo i problemi sociali limitato dallinterpretazione che ne d il
linguaggio, dalla capacit di nominare le cose. Il potere discorsivo anche la
costruzione di etichette, il riconoscimento linguistico di elementi importanti. Il modello
di Foucault studia come alcuni rapporti di dominio divengono costruzione sociale. C
la funzione politica della cultura che quella di fornire una giustificazione ad un
rapporto di dominio attraverso una vicenda ideologica ed egemonica della realt. In
tutti i mondi, ci che viene accettato e legittimato passa da rapporti di potere. La
cultura popolare cerca di costruire egemonie dirette e indirette che la contrastano. I
media costruiscono ideologicamente legemonia discorsiva su cui si fondano i rapporti
di potere. Stuart Hall negli anni 70 sdogana allinterno dei cultural studies una serie di
studi come il marxismo e la teoria freudiana. Vision, che la rivista che lui fonda,
studia i modi in cui i mezzi di comunicazione di massa costruiscono il nostro sguardo
sulla realt. Lideologia nei mass media sottile. Essi notiziano alcuni elementi e non
ne notiziano altri, costruiscono informazioni. In qualche modo i media dicono ci che
giusto e cosa non giusto rispondere in una determinata situazione; danno un accesso
principale a chi detiene il potere. I media hanno un ruolo attivo nella costruzione del
consenso e questo ruolo si articola attorno a definizioni della situazione interne alla

cornice di ci su cui ciascuno concorda. I media hanno il potere di definire la


situazione. Il processo dei media viene visto come un processo di codifica di eventi e
di decodifica da parte delle audience. Ci che diventa notizia dipende innanzi tutto
dalle strutture tecniche attraverso cui i media agiscono, dalle possibilit che hanno di
essere presenti in un contesto. Linfrastruttura tecnica permette la conoscenza degli
eventi. I quadri di conoscenza sono le forme culturali con cui si danno messaggi. Il
fatto che diventa notizia viene codificato attraverso una struttura di significato che lo
trasforma. Chi lo guarda lo decodifica a partire da una seconda struttura di significato,
che quella propria dello spettatore. Lo scopo finale dellinformazione quello di
tranquillizzare una popolazione dopo un evento tragico o orientare modelli di consumo
in momenti di crisi. Si tratta di comportamenti che avvengono soltanto quando il
pubblico accetta completamente il processo di codifica del mezzo di comunicazione di
massa. Ma questo non avviene sempre n necessariamente. I codici di codifica dei
media e quelli di decodifica del pubblico possono non essere perfettamente
simmetrici. Innanzitutto una notizia pu essere mal interpretata, mal compresa,
fraintesa e questo dipende anche dalla capacit del pubblico stesso di avere un potere
di qualche genere, dipende dalla simmetria rispetto a chi costruisce la notizia stessa.
un grado di simmetria che si stabilisce tra chi produce il messaggio, lo codifica e chi lo
decodifica e lo riceve. La televisione impone una visione fortemente asimmetrica
rispetto al pubblico. Essa piuttosto d una visione simulacrale del pubblico. Nella
maggior parte dei casi il discorso televisivo costruito. Nella costruzione del discorso
televisivo si fanno due cose: la denotazione e la connotazione. Denotare significa dare
identit a qualcosa mentre la connotazione consiste nel dare dei significati associativi
alla realt di cui si parla. Lideologia consiste nellassociare dei significati e renderli
naturali nascondendo leffetto di connotazione e di denotazione che avviene nel
linguaggio dei media. Qualsiasi societ tende ad imporre tramite la narrazione di
eventi una propria mappa di significato a ci che avviene e a comporre la dimensione
connotativa in un ordine culturale dominante. Spesso i significati che vengono dati
sono contraddittori. I media solitamente danno una lettura preferita degli eventi,
quella che si aspettano che venga accettata dal pubblico e questi sono i cosiddetti
significati dominanti. Per non sempre questi stessi sono lineari e non contraddittori. La
comunicazione nel fatto che crea interpretazioni diverse tramite media della realt
vista qualcosa che produce incomprensione. Ogni volta che i media raccontano
qualcosa, danno una codifica di eventi, ricevono una decodifica leggermente o
sostanzialmente distorta. Esistono diversi tipi di codifica e di decodifica degli eventi. Il
codice dominante quello del gruppo dominante, linterpretazione che non va
contraddetta, ci che funzionale a gruppi di potere mentre il codice professionale
una cosa relativamente indipendente che ad esempio il processo di trasformazione
di una notizia in qualcosa di televisivamente funzionale. Il processo di codifica quello
che trasforma evento x in notizia y; linformazione z quella che viene ricevuta
tramite una decodifica da parte del pubblico. La decodifica pu essere di tre tipi:
-

Dominante / egemonica: si accetta del tutto la visione dei fatti offerta e che
pi vicina al gruppo di potere (lettura preferita)
Il pubblico pu negoziare questa lettura dei fatti leggendo, confrontando
varie opinioni nella vita privata
Il pubblico pu leggere questa lettura come falsa e ipocrita

La posizione di opposizione quella di completo rifiuto. Rispetto alla Tv si ha una


lettura preferita quando il telespettatore prende il significato connotato di un
telegiornale direttamente nella sua interezza. La lettura preferita quella in cui
codifica e decodifica corrispondono. Il codice negoziato quello che sottende un

atteggiamento duplice. I processi di decodifica sono diversi a seconda del pubblico.


Ogni lettura una lettura di genere.
Produzione culturale
linsieme dei prodotti che costruiscono varie manifestazioni della realt. linsieme
di elementi che restano registrati nella cultura. La forma pi evidente della produzione
culturale il linguaggio. Il linguaggio risponde a delle funzioni: innanzitutto una
fonte di socializzazione e attraverso il linguaggio si veicolano modelli di
comportamento, regole, rappresentazioni, etichette che definiscono identit. Il
linguaggio quello che ci fa pensare, vedere, raccontare e rappresentare ci che
avviene. Attraverso le parole si fanno delle cose: esiste ununit tra azione e
linguaggio.
6-4-2016
I rituali. Il pensiero religioso una forma di cultura universale e risponde a necessit
umane ricorrenti, ovvero lesperienza del limite e del caso. Durkheim si accorge che in
quasi tutti i rituali si possono riconoscere delle caratteristiche ricorrenti che gli
permettono di delineare un modello di rituale come elemento che collega pensiero
religioso e appartenenza sociale: attraverso la venerazione della divinit gli esseri
umani celebrano anche la loro appartenenza a un determinato gruppo. Egli vede il
rituale come una forma di celebrazione dellappartenenza collettiva. Le caratteristiche
fisse:
-

La riunione fisica di un gruppo di persone in un determinato luogo


Le persone condividono un medesimo focus di attenzione (loggetto di
celebrazione) comune e consapevole
Una tonalit emozionale comune
La presenza di oggetti sacri da venerare che rappresentano lappartenenza
al gruppo
Un insieme di sanzioni negative e positive

I rituali hanno un aspetto performativo. In ogni emozione ci sono almeno tre fasi:
- attivazione di alcuni spazi emotivi
- riconoscimento delle emozioni in cui questa percezione viene tradotta in qualcosa di
culturalmente accettabile
- espressione dellemozione
I rituali producono emotivit ma allo stesso tempo la normano. Queste caratteristiche
comuni ci portano a venerare la stessa celebrazione, la stessa performance rituale.
Piano piano i sociologi hanno iniziano ad estendere il concetto di rituale: dal rituale
religioso che ha varie forme di espressione ai rituali civili.
I riti di passaggio sono fasi in cui una collettivit dimostra che un soggetto ha
modificato il proprio status. In genere sono status che hanno a che fare con le
relazioni, con let. In ogni rito di passaggio ritroviamo tre elementi:
-

Una fase
dal ruolo
Una fase
Una fase

di separazione in cui si vive una fase di sospensione: si separati


precedente ma non si assunto ancora il ruolo futuro
liminale in cui si mette in scena un attraversamento di status
di ricongiungimento

I rituali hanno una buona funzione che ritroviamo nelleffervescenza sociale, ovvero il
piacere e lenergia che porta lo stare insieme. Leffervescenza sociale una forza
positiva che si genera. Sempre pi ci troviamo di fronte ad eventi mediatici che
sospendono laccatastamento fisico. I riti sono molto formali: seguono delle
stereotipicit, delle stilizzazioni che ci portano ad essere molto conformi a diversi modi
di interpretare. I riti hanno una forte coreografie a scenografia. Sono sempre messi in
scena, quindi hanno sempre una componente umana. Il rito continuamente soggetto
a possibili tradimenti, ad esempio quando il soggetto che lo interpreta sbaglia rituale.
Il rito non produce qualcosa, non ha un valore strumentale in s, ma legato alla
sospensione delle attivit strumentali normali. comunicativo e performativo: ha la
funzione di pacificare e stabilizzare e confermare la normalit. Goffman: la gran parte
dellattivit cerimoniale viene traferita nella modernit nella relazione tra gli individui.
In questo aspetto, quando ognuno di noi celebra laltro, noi siamo allo stesso momento
sacerdoti del rituale che rivolgiamo agli altri e divinit che riceviamo rituali da parte
degli altri. La ritualit fa parte dellumanit. Possiamo individuare elementi di
socievolezza che ci portano a legare espressioni diverse della ritualit. In merito al
Rituale dellinterazione, Simmel afferma che ognuno di noi circondato da unaurea
di sacralit che non pu essere violata dallaltro, se non mettendo in pericolo lintera
identit personale. Una forma diversa di produzione culturale larte, un ambito
estremamente vario e ampio. Non essenziale la differenza tra ci che arte e ci
che non lo , ma essenziale laspetto situazionale: arte ci che viene riconosciuto
come tale in determinate situazioni. Ci che definiamo artistico in una determinata
epoca e in un determinato contesto si basa su criteri variabili che hanno a che fare con
le strutture sociali. Il gusto indirizzato, se non creato. Il mondo dellarte sempre pi
visto come una comunit organizzata con delle funzioni, dei ruoli, delle responsabilit
che derivano dal potere che hanno di differenziare ci he arte da ci che non lo .
I mezzi di comunicazione di massa sono quelli che superano lambito della
comunicazione interpersonale e hanno la caratteristica di essere prodotti da un unico
grande broadcast, rivolti verso un pubblico ampio e indifferenziato. La prima delle
tecniche di comunicazione la scrittura che modifica profondamente lassetto
societario. un mezzo che permette si accumulare informazioni, di archiviare
memorie, di coordinare grandi comunit. Pu essere definita la prima grande
rivoluzione comunicativa. Si passa dal primato dellorecchio con la trasmissione orale,
al primato dellocchio della trasmissione scritto. Si trasmette una conoscenza in
maniera pi agevole e individualizzata; si oggettiva una conoscenza.
11-4-2016
La stampa, come novit, costruisce lindividualit e lautorialit. La stampa
fondamentale perch permette la nascita della scienza, la democratizzazione del
potere e grazie alla stampa nasce il sistema dei media e lopinione pubblica. Nasce
anche la censura, ovvero la reazione dellautorit alle possibili minacce allordine
costituito. Le telecomunicazioni nascono successivamente e si sviluppano soprattutto
nel XIX secolo. La gran parte delle innovazioni di tipo telecomunicativo hanno a che
fare con motivi di tipo militare. Le telecomunicazioni nascono da fini collettivi, e
passando per fini professionali poi diventano di pubblico accesso. Il mezzo di
comunicazione quale la radio o il giornale ha la forma di un broadcast (la
comunicazione di tipo uno-a-molti), unorganizzazione che si diffonde verso utenti
indefiniti ed una comunicazione monolineare. Una tecnologia non determina da sola
un processo sociale, ma lo pu favorire. Nascono le prime teorie dei mezzi di massa
quando si affermano forme di totalitarismo. Implicazioni delle telecomunicazioni:
creare prodotti in serie standardizzati di tipo culturale; cambiare la percezione delle

distanze, cio far esperire ad un pubblico ampio la simultaneit degli eventi; la


comunicazione pu essere diffusa in un ambiente senza un destinatario preciso. I mass
media sono un insieme ampio di strumenti di comunicazione che si sovrappongono e
rendono pi complessa la comunicazione interpersonale. I mass media diventano
sempre pi centrali perch da essi passano molte delle conoscenze e delle esperienze
individuali e danno anche diverso potere. Il concetto di pubblico di masso nasce nel
700-800. In genere la massa stata sempre vista in maniera pessimista. Marshall
Mcluhan: Fa una teoria sui media senza aver compiuto grandi progetti di ricerca. Fa
parte della Scuola di Toronto. Capacit di dare delle metafore: colui che introduce il
concetto di villaggio globale: i media annullano le distanze percepite; il medium il
messaggio (inteso come mezzo di comunicazione di massa che d accesso alla verit),
cio la televisione uno strumento (approccio pessimistico: mezzi di distorsione
sistematica); esistono mezzi di comunicazione caldi (ad esempio il libro, necessit di
maggiore attenzione) e freddi (la televisione, ad esempio, richiede scarsa attenzione
da parte della audience fare anche altre attivit mentre ne usufruiamo - ). Persino la
televisione e la pubblicit potrebbero diventare opere darte: ad oggi c stato un
utilizzo artistico della televisione. I media rispondono alle limitazioni percettive
dellindividuo: sono unestensione della nostra percettivit; creano delle mutazioni
antropologiche. La cultura sempre pi una cultura visuale, uno strumento per
locchio e questo porta alla prevalenza dellaspetto formale rispetto allaspetto
contenutistico. il primo che utilizza il concetto di mass media per considerare
insieme tutte le tecnologie del settore. I media vengono paragonati alla corteccia
celebrale. Prevedeva che la rete si sarebbe trasformata in una massa critica. Giddens
estende i concetti di Mcluhan e negli anni 90 vede due principali effetti dei media: la
separazione tra il tempo e lo spazio e la globalizzazione culturale: i mezzi di
comunicazione di massa permettono simultaneit despazializzata. I media
diminuiscono lattaccamento alle identit collettive di tipo territoriale. Gli effetti sociali
dei media, cio come essi cambiano la societ: i media studies nascono negli anni 20
quando nei corsi di giornalismo si inizia a pensare che ci sia un bisogno anche di
analisi degli effetti dei media. Si sviluppa negli USA. Nei primi decenni prevale una
teoria pessimistica legata alla coincidenza storica con la propaganda e si ha paura dei
media che vengono visti come onnipotenti. In una seconda fase, che inizia negli anni
40, i media vengono visti come degli strumenti che hanno degli effetti sulla coscienza
ma sono comunque limitativi. La terza fase (anni 60-70) quella della riscoperta del
potere dei media. In questa fase ci si preoccupa di analizzare gli effetti a lungo
termine. Gli effetti dei media possono essere divisi su due assi:
-

Gli effetti a breve termine


Gli effetti a lungo termine sono quelli che cambiano atteggiamenti in un arco
di tempo pi esteso

Inoltre, ci sono
-

Effetti intenzionali
Effetti involontari: ad esempio il panico che scaturisce dopo un annuncio, o
unimprovvisa euforia

Negli effetti a breve termine, inizialmente di sviluppa un approccio secondo cui il


messaggio del broadcast viene visto come un ago che penetra nelle coscienze senza
filtro. Gli individui consumano i messaggi implicitamente e non hanno la possibilit di
negoziarli. Tutti i telespettatori vengono visti deboli allo stesso modo, vengono visti
come una massa indifferenziata. Il modello teorico di riferimento della teoria
ipodermica quello del comportamentismo: si pensa che ad uno stesso stimolo

corrisponda una simile reazione. una teoria che ha unapplicabilit relativamente


bassa. La capacit di lettura dei messaggi molto diversa: non tutti reagiscono agli
stessi programmi allo stesso modo. Paul Lazarsfeld e Robert: creano un metodo per
studiare i mezzi di comunicazione di massa: analisi dei messaggi, inchiesta di tipo
campionario, intervista personale (essi inventano lindice di gradimento -> little
annie). Essi sono i primi ad ottenere finanziamenti per lo studio della radio. I media
vengono visti come strumenti potenti per mutare gli atteggiamenti degli ascoltatori
ma qui si utilizzano delle inchieste. Essi descrivono testualmente levento mediatico,
chiedono allemittente di analizzare le telefonate alla trasmissione e poi sottopongono
delle interviste e si accorgono che c una relazione tra scolarizzazione, esposizione
mediatica e capacit critica. Le persone pi fortemente legate a un credo religioso
sono quelli che tendono a porsi meno domande. Incidono anche i fattori di personalit
che portano ad essere pi o meno suscettibili a determinati messaggi. Anche le
relazioni personali sono importanti e sono anche uno strumento. Pi che cambiare gli
atteggiamenti delle persone, i mezzi di comunicazione di massa. Gli individui non sono
isolati, ma la loro capacit di leggere dipende da quanto forti sono le reti sociali. La
risposta ai messaggi dei media non mai diretta, immediata, ma passa attraverso le
relazioni sociali. Gli individui non sono mai tutti uguali di fronte alle campagne perch
ci sono decodifiche diverse e coloro che hanno un consumo mediale pi elevato sono i
leader di opinione. Prendere gruppi di persone e si analizzano in momenti diversi:
lesposizione ai media e linterazione con i leader di opinione hanno tre effetti:
-attivazione
-rafforzamento
-conversione
Il fattore che fa cambiare pi spesso opinione la radio rispetto alla stampa per i
democratici e viceversa per i repubblicani. Coloro che erano predisposti a votare
democratico erano pi esposti alla propaganda pro-democratici e lo stesso i
repubblicani. I leader di opinione hanno il compito di indirizzare gli indecisi. La
comunicazione mediatica segue un modello a due fasi: dai mass media a leader di
opinione e da leader di opinione e individui.
13-4-2016
RIPASSO ARGOMENTI PRE-APPELLO
NO Mills.
Concetto di cultura:
-

Distinzione tra uso comune e uso scientifico


Sposiamo la definizione di tipo antropologico vicina alla definizione che si
sviluppa nel XIX secolo
Permette di distinguere comportamenti socializzati da comportamenti
impulsivi. Distingue quindi tra impulso e coscienza. Media simbolicamente il
mondo e attraverso la cultura si danno gli strumenti euristici per interpretare
la realt.
Media i nostri impulsi, le nostre relazioni verso gli oggetti
Ha un aspetto normativo, ha una funzione per lordine sociale e per il
controllo e questa funzione si manifesta attraverso la socializzazione che
trasforma gli individui in esseri socializzati.

Qual il rapporto tra cultura e coscienza in Simmel? Cera una funzione ambivalente
delle cultura : da una parte ci d gli strumenti per conoscere il mondo dallaltra ci
cristallizza i significati, li reifica e tale funzione blocca la creativit,
lautodeterminazione.
Come nasce storicamente il concetto di cultura? Nelle societ classiche un concetto
molto ampio, un processo di formazione umana, culturale, spirituale e fisica
(paideia). Il concetto che vediamo nella Bildung si va a declinare essenzialmente come
formazione delle discipline classiche (lingua, arte, lettere e scienze)
Civilizacion: cultura come affinamento e raffinamento dei modi, delle abitudini, delle
maniere, degli habitus, dei modi di apparire. Nasce in ambito nobiliare. Educazione,
galateo, apparenza della nobilt di taglio francese.
Kultur: pi legato allidea di nazione ed concentrato maggiormente sui prodotti
culturali, la kultur come insieme di prodotti culturali. tipico di una borghesia
germanofona. Esprime pi lo spirito del popolo. Patrimonio delle opere culturali
delluomo.
Questi approcci verranno a poco a poco inglobati in ununica visione che li include
tutti.
Con questi approcci abbiamo una tendenza alletnocentrismo e alla distinzione o:
-tra culture nazionali gerarchicamente organizzate (quelle che producono il patrimonio
culturale migliore)
-tra popoli pi o meno civilizzati (quelli pi o meno attenti alletichetta, al galateo, alle
buone maniere)
Un superamento delletnocentrismo che tipico di entrambe, avviene in parte con
lilluminismo (che tuttavia ha il difetto di sostenere il primato della ragione) e in parte
con lepoca della colonizzazione e la conseguente scoperta dellaltro e la nascita di
unantropologia il cui effetto fondamentale quello di relativizzare i concetti di cultura.
Questo fenomeno d luogo allesigenza di avere approcci alla cultura sempre pi
relativisti e aperti a modelli diversi dai nostri.
Tylor: definizione di cultura. Ha una visione totalizzante e ampia della cultura:
linsieme delle conoscenze, delle credenze, dellarte, della morale, del diritto.
Il modo pi utile di concepire la cultura in senso antropologico quello di concepirla
come una disciplina che include tutti i modi di credere, di vedere il mondo tipici di una
determinata comunit.
Lo storicismo: ha origini tedesche (XIX secolo) e concepisce la cultura come un evento
storicamente fondato che d una spiegazione del mondo. Lazione sociale viene
studiata come il significato che lindividuo a partire da una determinata collocazione
storica d a una determinata azione sociale (4 tipi di azione sociale di Weber)
Nello studio nella cultura anche nellantropologia sono molteplici le definizioni di
cultura sono molteplici. Gli assi per cui cambiano le diverse definizioni di cultura.
Un modo di studiare la cultura quella di vederla come un complesso unitario o
contraddittorio al suo interno.

Ann Swidler: riduce la cultura a qualcosa di strumentale e di pratico, ovvero intende la


cultura come un insieme di attrezzi che gli individui utilizzano nella vita quotidiana per
fini pratici.
Tre diversi approcci rispetto al rapporto tra cultura e societ.
Marx:
-

un protosociologo, economista, filosofo sociale e politico


Nella sua teoria esiste una dimensione utopica, politica, analitica
Metodologia della scienza sociale orientata al metodo storico-comparativo si
basa sulla comparazione storica tra epoche diverse e tra societ diverse
(Durkheim e Weber)
Aspetto umanistico: teoria post- hegeliana di realizzazione del potenziale
umano. Il fulcro del modello comunista lemancipazione delle capacit
soggettive dellindividuo, la capacit di un individuo di non essere limitato
alla propria collocazione lavorativa
Concetto di alienazione tipico del capitale. la separazione tra il soggetto
che produce la sua opera e il prodotto; la riduzione del potenziale umano
orientato solamente alla produzione e la produzione stessa orientata
esclusivamente al consumo. Parala anche di oggettivazione della vita
sociale: tutto ci che facciamo orientato a costruire oggetti e attraverso il
nostro lavoro otteniamo il denaro per comprare oggetti. Costringe le nostre
capacit umane allinterno di un mercato.
C una teoria culturale che fa discendere la cultura dai rapporti di classe e
dai sistemi di produzione. Approccio del materialismo storico, cio la storia
il prodotto dei rapporti di produzione materiale
La cultura un elemento ideologico che giustifica i rapporti di classe.
Mantiene lo status quo e i privilegi della classe dominante

Gramsci dice che il rapporto tra cultura e struttura meno automatico; legemonia
un campo di battaglia in cui una classe costruisce il proprio consenso attraverso
strumenti culturali. Pu succedere che un gruppo perda il dominio economico ma
continui a mantenere legemonia culturale. In Gramsci possiamo vedere il ruolo degli
intellettuali che non per forza sono organici rispetto agli interessi di un gruppo, ma
possono essere organici, cio pi o meno interni, pi o meno espressione di un gruppo
di interesse.
Qual la differenza tra Marx e Durkheim nel concepire la cultura?
Anche per Durkheim
-

lapproccio macrosociologico
la cultura qualcosa di non conflittuale, la cultura un elemento di coesione
sociale.
D. ha preoccupazioni diverse: come la societ sta insieme e in tal senso la
cultura emanazione della coscienza collettiva, cio qualcosa che da
unentit sui generis si trasferisce nella mente di ognuno di noi
In D. la societ concepita evoluzionisticamente come un corpo sempre pi
complesso.

Duekheim:
-

La societ pu essere vista come un grande corpo e ogni istituzione pu


essere vista come un organo
Il concetto di cultura molto legato allaspetto religioso

Quali sono le funzioni che svolge la religione in una societ? Tante piccole societ che
non sono mai entrate in contatto tra di loro hanno sviluppato un pensiero di tipo
religioso perch la religione risponde a due universali, due esperienze umane (limite e
caso)
-

La ricerca sul suicidio serve a vedere come ci sia un effetto sociale della
cultura anche sui destini individuali: comportamenti che sembrano troppo
umani sono anche e soprattutto influenzati dalla coesione sociale, dal
mutamento sociale e dai rapporti individuali.

Qual la differenza tra anomia (incapacit di riconoscersi in un orizzonte valoriale


culturale definito) e alienazione?
-

La cultura anche un fatto sociale perch si impone allindividuo come


qualcosa di coercitivo

Weber:
-

Sistema sociologico pi complesso


La religione un insieme di elementi culturali che possono orientare sia una
stasi che un mutamento culturale
Letica protestante e lo spirito del capitalismo: partendo da un approccio
ancora storico e da tipi di capitalismo diverso W. Individua in particolare nel
calvinismo unetica che attraverso la dottrina della predestinazione e
attraverso il differimento delle gratificazioni porta allaccumulazione di
risorse economiche che fondamentale per laffermazione del capitalismo.
La cultura precede la struttura e la determina: non conseguenza della
struttura, ma la produce
La cultura d significato allazione individuale
Beruf: concetto di professione, qualcosa che viene fatta per vocazione, come
sentimento quasi religioso di obbligo soggettivo nel continuare una
determinata pratica

Gramsci:
-

un superamento del marxismo


I testi includono in maniera frammentaria i suoi concetti
Superamento della distinzione tra cultura materiale e cultura astratta
Vede nella cultura uno stile di vita (cultural studies)
La cultura aiuta ad essere consapevole delle proprie possibilit
Vede negativamente il folclore come qualcosa da superare come un
impedimento alla presa di consapevolezza
Vede pi livelli di stratificazione tra senso comune e folclore
Il folclore viene visto come un modo di interpretare drammaturgicamente
una condizione di oppressione (i tarantolati mettevano in scena la propria
condizione di oppressione)
Il dominio qualcosa che va esercito continuamente tramite legemonia
Legemonia un campo di conflitto per i gruppi che la vogliono conquistare
Conquistare legemonia significa superare una condizione di subordinazione,
in cui si eterodiretti, ovvero gli altri decidono per noi la direzione che
prender la nostra vita
Gli intellettuali

Scuola di Francoforte:

- Industria culturale: la cultura produce dei prodotti culturali sempre pi seguendo


meccanismi di omologazione e standardizzazione simili a quelli dellindustria materiale
- Fordismo culturale: in una societ fortemente capitalistica si afferma una specie di
catena di montaggio che omologa i prodotti
- Feticismo delle merci porta a dare maggiore rilevanza allaspetto tecnologico rispetto
contenutistico
- W. Benjamin: la riproduzione rompe la sacralit del consumo culturale, rompe
lunicit della perfomance, dellopera in s; rompe il contesto della fruizione
moltiplicandolo.
- Il tempo libero uninvenzione culturale orientata al consumo ed una sorta di
secondo lavoro
- I mass media hanno un ruolo ideologico nel trasmettere una giustificazione del
sistema capitalistico
Cultural studies:
-

Sensibilit pi che un approccio


Interdisciplinari
Nascono in Gran Bretagna alla fine degli anni 50
Analizzano gli usi della cultura allinterno della vita delle persone
Concepiscono la cultura come un campo di conflitto in cui si confrontano stili
di vita diversi
La cultura un orientamento pratico
Mirano a studiare anche la popular culture e a superare la distinzione tra
cultura alta e cultura popolare
Concetto di habitus: un insieme di pratiche orientate alla socializzazione
tipica di un gruppo sociale. unestensione di civilizacion nel senso che pi
classi hanno diverso habitus, ognuno esprime una propria specificit
attraverso un modo di orientare il corpo, il consumo, lo stile di vita
La cultura uno strumento di distinzione
Approccio discorsivo di Foucault: i conflitti sociali vengono risolti attraverso
la costruzione sociale, quel processo culturale che legittima alcune
interpretazioni del mondo, le reifica, le impone e ne fa cultura. un esercizio
del potere di tipo culturale. Questo esercizio di tipo discorsivo. Foucault
analizza i casi della sessualit e della follia in cui si vede come questa
costruzione sociale della realt fosse funzionale agli interessi di determinati
gruppi.
Il potere

Produzione culturale:
-

Il linguaggio
Il rito
I rituali: quali sono le caratteristiche tipiche di un rituale? Quali sono le 5
caratteristiche di un rituale secondo Durkheim?
I mass media: due fasi dello studio degli effetti dei media una prima storica
in cui i media vengono visti come delle tecnologie, delle piattaforme
onnipotenti in cui il consumo dei prodotti mediatici viene visto come passivo
e isolato (magic bullet teory o teoria dellago ipodermico-> i messaggi
vengono visti come capaci di penetrare nelle coscienze e di orientare a
breve e a lungo termine i comportamenti)0;

teoria degli effetti limitati tipica delle ricerche di Merton e L. In questo


secondo approccio il consumo mediatico viene come considerato come
rinegoziato nelle relazioni sociali.
People Choice: Meccanismo di autoattivazione, di amplificazione di credenze
gi esistenti, di attivazione, di conversione e quando questo avviene si ha
linfluenza del leader di opinione, qualcuno che ha un consumo mediatico pi
ampio, che ha un ruolo riconosciuto e che media laccesso dellutente finale
al mezzo di comunicazione attraverso cui recepire informazioni.
Teoria degli effetti limitati: La capacit di leggere un messaggio dipende dal
consumo, dalle capacit critiche e dalla scolarizzazione
Larte
Hall: encoding/decoding, davanti ad un prodotto posso accettare la
decodifica dominante, la posso negoziare o posso offrire unopposizione,
pensando che quello sia un messaggio falso

SECONDA PARTE
20-4-2016
Il termine consumo etimologicamente richiama la disgregazione, il processo di
fagocitazione di una cosa e questo ci porta a pensare al consumo come a un
processo che ha a che fare con la transizione. Tuttavia esso qualcosa che
definisce anche unidentit. William James, nel concepire lidentit, parla di un
io che sempre in relazione con un me. Il consumo un fenomeno sociale che
ha a che fare da una parte con dei bisogni (primari, quelli di autopreservazione
o secondari, sociali), con le motivazioni (quello che consumiamo ha sempre una
seconda faccia: quello che vogliamo che sia leffetto sociale del nostro processo
di consumo). Processo di triangolazione: nel desiderare loggetto x si fa perch
si vuole essere visti come la persona che possiede quelloggetto. Vi sono
conseguenze sociali sullidentit sul consumo stesso. Il consumo si lega ai
significati sociali ed molto pi forte per i gruppi che radicalizzano alcune
credenze. I significati sociali hanno a che fare anche con la distinzione e
costruiscono delle relazioni. In ogni comportamento di consumo si fa una
decisione ed essa taglia dei gruppi di persone con cui ci troviamo ad interagire.
La moda ha la capacit culturale di permettere la conciliazione di due processi
opposti e sovrapposti di ogni fenomeno sociale: distinzione e imitazione. La
moda un sistema attraverso cui si creano identit. Nei processi di consumo si
riesce ad esprimere nello stesso momento convenzionalit (conformandosi a
quello che hanno / fanno gli altri) e unicit (ognuno ha un proprio carattere /
gusto). Il termine identit racchiude questi due significati: da una parte identit

ci che identico agli altri, dallaltra parte indica lunicit, ci che identico a
se stesso. Nella seconda met dell800 la moda era vista dalle altre scienze
sociali con un certo scetticismo: il comportamento di moda veniva visto come il
comportamento di una persona passiva, di una persona materiale: chi dedica
troppo tempo alla materia non si dedica al affinamento dello spirito e
dellanima. In economia e in sociologia si distingue tra costume e moda. Su
due assi ideali, lasse orizzontale il tempo e quello verticale lo spazio. Il
costume un comportamento diffuso in un piccolo contesto spaziale che si
estende nel tempo (il modo di vestire in unepoca storica); la moda dura di
meno per si estende molto di pi nello spazio (si tratta di fenomeni globali che
durano il tempo di una stagione). Non c una durata del fenomeno di moda, ma
si tratta di un fenomeno che ha un effetto spaziale. Leleganza costruita dal
rapporto unico tra consumo ed educazione al consumo, cio il portamento, la
grazia, il gusto sono delle componenti di classi sociali che vengono educate. Un
determinato tipo di consumo pi adatto a determinate classi anche perch
sono state educate allo stesso. La moda influenza ed influenzata dai fenomeni
culturali, artistici. La moda un fenomeno che esprime un mutamento sociale.
Gabriel Tarde afferma che imitazione e invenzione sono i fenomeni generali che
spiegano la gran parte dei fenomeni sociali: si ha una tendenza a uniformarci
agli altri o ad inventare qualcosa di nuovo. Nessuna invenzione pu essere
completamente scollegata da un fenomeno sociale. Non si pu vivere senza
imitare gli altri, senza avere unintegrazione sociale con gli altri. Limitazione
che porta alla moda pu essere di vario tipo: esiste unimitazione per simpatia
(tipica dei testimonial o dei leader di opinione); per obbedienza (non esiste
moda se non esiste democrazia: la moda la conseguenza della liberalizzazione
statale. Non esiste moda nelle dittature, anzi le dittature dimostrano tutto il
proprio potere simbolico tramite la capacit di far comportare tantissime
persone allo stesso modo); per istruzione; imitazione-costume; imitazionemoda. Le caratteristiche della moda: uniformazione universale; favorisce il
capitalismo; la solidit viene sconfitta dalla quantit; favorisce lindividualit e
luguaglianza; la moda diventer sempre pi veloce nel cambiamento e si
muove dalle classi centrali a quelle periferiche. Si dice che la moda moderna
nasce a Parigi nel 1860, quando nascono i primi atelier sartoriali e le prime
riviste di moda. Nel primo periodo storico (1860-1960) la moda
prevalentemente femminile, di alta societ; la donna vista come trofeo da
esporre e luomo imprenditore o ricco possidente usa lo sfarzo della donna nei
suoi vestiti e nei suoi accessori per dimostrare la propria ricchezza; luomo in
questo periodo essenzialmente sobrio ed ha uneleganza meno visibile che si
esprime nelle scarpe, allorologio, accessori legati al mondo del lavoro; una
moda che si utilizza prevalentemente nella vita mondana, quindi costruisce
lesclusione del mondo femminile dal mondo del lavoro. Simmel La moda
(1895): la moda risponde alla tendenza a imitare e a differenziare. Limitazione
ha una funzione di rassicurare il soggetto e di deresponsabilizzarlo per le sue
azioni: scegliendo uno stile diffuso si sicuro di non incorrere in rischi, la moda
di chi si uniforma agli altri toglie la responsabilit del gusto che viene traferito
nello stilista, alle riviste di moda e la responsabilit, facendo quello che fanno gli
altri, da individuali diventa collettiva. La funzione di distinzione si esprime
prevalentemente come distinzione di classe. Lalta moda riservata
esclusivamente allalta borghesia; il capo di alta moda si diffonde poi alla classa
media e poi alle classi inferiori. Il meccanismo fondamentale della moda
linvidia dal basso allalto e la diffusione dallalto al basso. Quando ci avviene

essi perdono il proprio valore di status symbol. La moda non basata su capi e
accessori che hanno un grande valore intrinseco, ma che sono unici proprio
perch sono di moda e hanno un valore temporaneo che piano piano viene
sconfitto dal fatto che viene imitato dalle classi sociali inferiori. La moda la
capacit di includere qualcuno e di escludere altri. Non un processo di rituale,
ma molto organizzato socialmente. La moda comporta limpossibilit di
evitarla: anche chi non si veste alla moda, sa che cos moda, lo accetta come
modello e lo legittima, ma decide di trasgredirlo, ma non pu evitarlo del tutto
perch un fenomeno che viene messo in atto dalla maggioranza delle altre
persone. pi forte linvestimento del mondo della moda sul femminile rispetto
al maschile perch secondo Simmel ci frutto del fatto che le donne sono
portate ad investire di pi sulla propria apparenza. La moda ha un aspetto
normativo perch chi non la rispetta viene sanzionato attraverso processi
indiretti e informali come la vergogna. Vleben Teoria dello sciupo vistoso
(1899): in Vleben la componente di classe pi forte. Le persone consumano in
maniera vistosa; esiste un consumo inutile rispetto ai bisogni primari tipico per
ogni classe. Questo conseguenza del fatto che viviamo in una societ in cui i
rapporti con gli sconosciuti sono sempre pi rilevanti. Abbiamo bisogno di
dimostrare la nostra collocazione di classe, non tramite al consenso, ma tramite
ci che abbiamo. Ci porta a un meccanismo poco razionale che quello per cui
si spende di pi in beni inutili per dimostrare una collocazione di classe. La
componente materiale del consumismo ha una radice nella vita urbana perch
essa porta allespressione di tutto quello che si tramite lapparenza. C un
meccanismo che blocca o limita il pericolo che gli status symbols si diffondano
dalle classi pi alte a quelle inferiori. Questo fenomeno viene studiato da
Goffmann: alcuni di questi status sono di tipo lavorativo, altri di tipo culturale ed
esistono delle restrizioni che vengono messe in atto da ogni societ per limitare
la diffusione di questi simboli perch ognuno potrebbe essere portato a
rappresentarsi pi titolato di quello che realmente si . Queste restrizioni sono
di tipo morale (indirizzano a non mentire sulla propria identit), di carattere
intrinseco (hanno a che fare con la scarsit nella disponibilit dei propri beni), di
carattere storico (ci che con scarsezza sopravvive alla storia diventa
automaticamente uno status symbol), altre sono relative alla socializzazione. Le
distinzioni di classe vengono educate tramite le pratiche: ogni classe esprime la
distinzione rispetto alle altre tramite il gusto, leducazione del gusto e la
disciplina del corpo. Ognuno tender ad avere gusti che dimostrano la propria
cultura e la propria appartenenza a determinati gruppi di classe. Questi
creeranno delle abitudini, dei modi di fare. C un carattere sanzionatorio negli
habitus e di discriminano le persone anche in base a come si comportano a
livello pratico. Ci sono anche restrizioni corporee. Lozio una risorsa di status.
26-4-2016
In sociologia, per un lungo periodo (fino agli anni 60 del 900), la moda viene
studiata come elemento che permette una regolazione delle dinamiche di status
o delle dinamiche di classe sociale. Il vestire un modo per gestire una
conciliazione fra tendenza e allimitazione e tendenza alla differenziazione:
permette di essere simile agli altri ma anche di differenziarsi dagli altri creando
un proprio stile. Negli anni 60 Blumer inizia ad occuparsi di moda come oggetto
di studio e compie una ricerca empirica e uno degli effetti di questa ricerca
quello di proporre una spiegazione del mondo della moda antitetica rispetto al
modello proposto da Simmel. Non c solo un processo di imitazione (effetto di

sgocciolatura o dellimbuto rovesciato: loggetto di moda prima facolt di


pochi e poi si diffonde alle calssi socili pi basse), Blumer dimostra che la moda
influenzata anche dal gusto del consumatore finale ed il gusto che crea le
collezioni stesse. Blumer si trasferisce a Parigi e segue il processo creativo e il
processo organizzativo delle grandi maison e si accorge che nella creazione gli
stilisti sono soggetti a tre tipi di stimoli:
-

Che provengono dallarte contemporanea


Che provengono da illustrazioni storiche, artistiche, esotiche
Il gusto percepito da parte delle clienti

Il gusto viene trasmesso attraverso ai creatori di moda attraverso i bayers. Le grandi


maison propongono vari capi che prima di essere posti sul mercato vengono proposti
ad un gruppo di compratori internazionali che danno un loro feedback, anche insieme
a dei giornalisti e da questi feedback verranno selezionati quei pochi capi che
andranno a formare la collezione. I bayers si ispirano a quelli che pensano esser i gusti
dei loro compratori. Quindi il gusto stesso lelemento fondamentale nella selezione
dei capi. I consumatori finali danno un input attraverso i propri consumi tipici. Il
consumatore dunque qualcuno che allo stesso tempo produttore e consumatore.
Blumer afferma che il consumatore che ha gusto si comporta come colui che crea le
lite: lite perch ha gusto ed essendo lite influenza i creatori. Blumer afferma che
chi si veste alla moda non irrazionale, ma una persona che conosce i vantaggi che
il vestirsi alla moda comporta quindi fa un investimento su se stesso e sugli effetti
sociali del vestire alla moda. Lipovetsky propone il concetto di moda come riflessivit:
sempre pi tipico del processo di costruzione di identit, cio noi riflettiamo su come
vogliamo apparire e proiettiamo su noi stessi lidentit tramite i vestiti. Nelle mode
contemporanee la dinamica di classe sociale diventa sempre meno importante, ma
diventa sempre pi importante la costruzione di uno stile identitario culturale o
subculturale. Negli anni 60 prendono sempre maggiore piede delle spiegazioni
semiotiche del vestire come comportamento del consumo. Queste spiegazioni
semiotiche sono influenzate da Barthes y Umberto Eco. Lidea che le persone
possono essere concepite come dei testi, come degli spazi bianchi che attraverso
elementi materiali danno significato alla propria esistenza. Il rapporto tra moda e
vestiario individuale pu essere inteso alla stregua del il rapporto tra lingua e parola:
se la moda una lingua, una grammatica, un insieme di regole, il vestire individuale
luso reale della lingua e ognuno di noi attraverso il presentarsi come se compisse
una performance verbale, testuale. Si indossa una maschera e si d significato alla
propria identit. I fashion studies sono un insieme di sensibilit pi che di metodi, sono
interdisciplinari e scelgono un oggetto di studio e lo analizzano da vari punti di vista. Si
sottolinea sempre pi il fatto che la moda diventa un fatto sociale globale che riguarda
sempre pi campi e che ha un sempre maggiore riconoscimento.
Subculture: si tratta di gruppi sociali che hanno la caratteristica di essere accomunati
da una comune condizione di minoranza rispetto alla cultura prevalente. Sono dei
gruppi di minoranza culturale. Una sottocultura in genere parla una lingua propria, ha
dei codici, dei simboli, dei valori, delle norme, delle gerarchie proprie. Gli studi delle
subculture nascono in area urbana: la prima vera scuola ad occuparsene la scuola di
Chicago (la prima scuola sociologica che fa ricerca empirica, sul campo) che si forma
negli anni 90 dell800 in una citt che stata ricostruita in seguito ad un grande
incendio. La nuova citt un progetto di citt moderna. Chicago ospita molte delle pi
grandi rivoluzioni culturali; un posto che per la grande offerta di lavoro ospita
tantissima popolazione immigrata. In ogni area si creano degli stili di vita diversi che
adattano i costumi nazionali al contesto. In questa grande citt tipicamente moderna

sorgono tutti i problemi sociali tipici della modernit: conflitti di tipo etnico,
prostituzione, devianza minorile. Hobohemia: lo studio riguarda una popolazione di
lavoratori che si muove insieme alla ferrovia che costruiscono. Essi si spostano ad ogni
tratta e vivono i baraccopoli. Outsiders: uno studio che riguarda i suonatori di jazz e
uno che riguarda i consumatori di marjuana. Si usa un approccio di tipo ecologico: si
studia come le subculture danno vita a delle regioni morali, cio dei territori
caratterizzati da particolari regole e da particolari sistemi di significazione spaziale. Il
metodo di studio lanalisi etnografica, ovvero la scrittura del tessuto abitudinario. La
scuola di Birmingham: qui le subculture vengono viste come risposte culturali a
problemi di classe, di emarginazione strutturale. Si studia quellambito che pu essere
definito come sottoculture spettacolari, che abitato da giovani che danno vita ad
espressioni culturali spettacolari che producono una resistenza simbolica semiotica
rispetto alla cultura dominante. Sono gruppi di working class che rispondono
attraverso il proprio stile di subcultura ad una condizione di emarginazione. Le
subculture hanno sempre una tendenza ad unibridazione culturale. Habdige: come
mescolanza di stili di working class legata alla prossimit fisica tra il bianco britannico
della classe operaia e il black con la sua eleganza. Nel libro Resistance Through
Rituals: Youth Subcultures in Post War Britain, Hall e Jefferson raccolgono una serie
sulle subculture originarie che poi influenzano tutto il mondo. Sono tutte forme diverse
di resistenza culturale. I primi studi sono studi sulla devianza. I ragazzi avevano la
tendenza ad essere devianti contro la noia, la mancanza di prospettive: la sottocultura
d strumenti culturali di risposta a una condizione di emarginazione tramite gesti
spettacolari e trasgressivi. Essa si esprime attraverso quattro livelli e ogni gruppo crea
una propria cifra stilistica attraverso questi quattro elementi:
-

Vestiti
Musica
Rituali
Slang

Per Hebdige e Willis si possono studiare le reazioni sottoculturali come dei testi: la
subcultura in genere opera una trasgressione semiotica o semantica prendendo veri
oggetti della vita quotidiana, spostandoli di contesto e facendone un uso trasgressivo.
I mods sono una sottocultura workig class britannica e rappresentano un nuovo modo
di concepire il vestiario tipicamente borghese in un contesto di vita quotidiana diverso.
Ha una tendenza forte allibridazione: importa ad esempio luso della vespa, della
lambretta dallItalia, ma ne fa un uso collettivo. Prende dagli africani un tipo di
pantaloni larghi. Hanno come simbolo la bandiera stilizzata britannica e danno un
significato completamente diverso agli oggetti facendone qualcosa di distintivo e di
culturalmente trasgressivo operando una piccola grande rivolta semantica. Sono dei
giovani dandy del basso fondo sociale britannico. Una tendenza dei mods il
bricolage. loggetto che viene utilizzato per rompere, attraverso un uso diverso da
quello tipico, una cultura legittimata e stabile. Punk significa di scarso livello,
economico, di cattivo gusto ed una subcultura che nasce tra il 74 e il 78 in unepoca
storica buia che sembra non dare grandi prospettive alla giovent e nasce come una
rivota contro a dei modelli di vita che non vengono accettati da un gruppo di giovani
che vive nelle grandi citt inglesi in una situazione di alienazione e rea una forma
spettacolare di resistenza a questo tipo di cultura. un gruppo di persone che venera
tutto ci che di cattivo gusto come elemento di opposizione ad una cultura vista
come falsa e ipocrita e opprimente. Il punk per la prima volta indossa una maschera di
negativit e ne fa venerazione. Non fanno una battaglia politica ma rappresenta una
condizione di oppressione. C' la costruzione di unidentit, c una tendenza

allambiguit, al nichilismo, allironia. la scelta di sentire loppressione del proprio


tempo stringendo la catena su se stessi. C un uso simbolico della violenza che pu
essere vista come una difesa rispetto allaggressivit. Ogni subcultura tende piano
piano ad essere reintegrata nuovamente nella cultura dominante attraverso due
processi:
-

Unintegrazione commerciale
Processo di familiarizzazione: laltro diverso da noi, ma allo stesso tempo
interno a noi.

Una divisione fondamentale quella del territorio. Da una parte esistono delle
subculture che possono essere definite su scala locale. Internet favorisce lo sviluppo
internazionale e globale di scene subculturali. In Italia, due fenomeni pi importanti
rispetto allestero sono limportanza dei centri sociali e dei festival. Come si formano le
subculture in Italia: forte trasformazione della societ che ha luogo dalla met degli
anni 50 in poi da societ tradizionale ad economia avanzata. Le subculture nascono
da grandi trasformazioni sociali e culturali in Italia. Attraverso limportazione di miti
americani si inventa il teenager.

27-4-2016
COOLING THE MARK OUT - GOFFMANN
Il malato mentale colui che non riesce ad adattarsi alle regole e viene perci
rinchiuso all'interno di istituti psichiatrici dove il ruolo fondamentale quello di
rieducarlo al decoro, al contegno. Questo studio, coolikng the mark out, uno studio
sulle dinamiche di ruolo e in particolare su come la societ disciplini l'espressione delle
emozioni umane. Viene scritto quando Goffman non ancora particolarmente
conosciuto (nel 1952) su una rivista di psichiatria piuttosto innovativa. E' un testo che
nasce in una situazione in cui lo stesso autore vive dei fallimenti e li affronta. Goffman
per capire un po' la formazione del sociologo, nasce da una famiglia di ebrei trasferitisi
in Canada in un quartiere dove vi erano tanti ebrei. Francis, la sorella di Goffman,
diventer celebre attrice solo a 60 anni. Goffman una persona che vive una serie di
mobilit sociali ascendenti e racconta la cultura americana come una cultura di
successo, in cui lindividuo viene visto come qualcuno la cui esperienza diventata in
progressione un miglioramento. In un certo senso, tutta la sua opera pu essere vista
come ebraismo negativo: questa categoria stata introdotta da critici letterari per
raccontare l'esperienza di Kafka, il quale racconta l'ebraismo come una realt
normativa, negativa e oppressiva (presente ne Il castello), che non si palesa mai nei
suoi racconti ma presente nella vita delle persone. Un po' come Goffman che
racconta come la vita delle societ occidentali sia caratterizzata da una forte
normativit che va a intaccare soprattutto le relazioni individuali. Per trovare esempi di
questo ebraismo negativo: Goffman si sempre vergognato e l'ha nascosto. A Chicago
vi una biblioteca in cui vi sono lettere di Goffman e ci aiuta molto a spiegare la sua
vita. Un suo amico scrive che a scuola per giustificare le sue assenze per religione, egli
inventava scuse (non ammetteva di esser mancato per festivit ebree). Cercava di
diventare una sorta di britannico: si comportava come un ebreo che vuole fare il
canadese che desidera essere un britannico, quindi una sorta di continua forma di
dissimulazione. Per non partire militare si iscrive all'universit per evitare anche la

stigmatizzazione. Quando va a Toronto per l'universit lascia chimica, poi studia


inglese e poi studia sociologia. Si innamora di una antropologa e la segue a Chicago
nel 1945. Si innamora e sposa una studentessa Angelica che frequentava il corso.
Goffman studia come funziona tutto il sistema delle upper class americana e molti
elementi che ricorrono in questo testo riguardano le dinamiche di status negli Stati
Uniti. Nella prima nota del saggio originale si legge la terminologia che riguarda
lattivit criminale che stata presa da The profesional tief. Angelica Goffman una
ragazza difficile con seri problemi psicologici che pi volte viene ricoverata e
probabilmente anche a causa del carattere brutto del marito si suicida. Accanto a lei
Goffman esperisce tutte le difficolt delle persone malate con dei disturbi mentali e
tutta la cattiveria del sistema psichiatrico di regolazione e di controllo delle emozioni.
Il testo si concentra sui metodi sociali attraverso cui la societ regola e permette
l'accettazione del fallimento. Il testo si chiama CONSOLARE LO SCONFITTO COOLING
THE MARK OUT, cio come far sbollentare gli umori del pollo. Il tema: le persone che
partecipano ad una truffa possono essere trovate solo in pochi contesti sociali, mentre
le persone che vengono consolate si ritrovano in molti contesti. Consolare il perdente
quindi uno dei temi sociali pi elementari. Parte dall'analisi di una tipica truffa.
Pensiamo al gioco delle tre carte (che qui non viene trattato esplicitamente),
tipicamente in questo gioco avviene che ci sono persone che giocano, gli operatori e
c' uno spotter che una persona resta nel pubblico ma che in realt fa parte della
truffa e invoglia quello che sar truffato (the mark) a giocare. C' un'iniziale finta
vincita di soldi, si d a chi gioca l'impressione che pu vincere dopo di che lo si fa
perdere e poi gli si d lo sconto per invogliarlo a vincere e poi gli si tolgono tutti i soldi.
In questa fase ci che accade che la persona sconfitta subisce un grave affronto alla
propria autostima. Dice Goffman che spesso ci sbagliamo pensando che la grandezza,
la magnitudine della sconfitta sia proporzionale alla perdita dei soldi ma in realt ci
che fa male una questione personale, il dire io sono quel tipo di persona che non si
farebbe fregare mai. Egli parte da questo caso per stendere una analisi sociologica a
tutti i contesti istituzionali attraverso cui in modi diversi si fanno digerire le perdite a
coloro che non lavorano pi, che hanno perso un familiare, vengono licenziati,
vengono allontanati da qualche organizzazione, sono dismissed o non sono accettati.
Si parla di come si fa in una societ che ha come valore principale il successo ma che
non offre i mezzi perch tutti lo ottengano a fare accettare le sconfitte a chi non riesce
nei propri intenti. Come si fa a far s che colui che perde, colui che ne esce sconfitto
non protesti in maniera cos veemente da mettere in pericolo loperato della societ in
generale e l'organizzazione in particolare. All'inizio viene citato Daniel Pennac e la
figura del capro espiatorio che fa parte di una sua opera. Questo perch vi lidea che
in ogni organizzazione ci sono delle componenti che vengono riservate all'espressione
del disagio da parte dei clienti. E come questo serva a separare questo disagio dal
funzionamento normale della societ. L'idea della truffa la recupera dai due testi citati
nella prima nota, poi usa metaforicamente la stessa per studiare un meccanismo
generale che quello della gestione istituzionale delle perdite di status e lo fa
induttivamente, cio ogni singolo problema viene diviso in possibili percorsi algoritmici
di soluzioni e da qui viene fuori una teoria generale della societ. Innanzi tutto emerge
il rapporto tra Agency e Struttura: quanto noi come soggetti siamo liberi a reagire a
dei meccanismi istituzionali, strutturali; come superare la perdita della faccia in
pubblico; come si gestiscono i problemi connessi alla reputazione; cosa si fa quando vi
disorganizzazione del s (che poi diviene malattia mentale e viene sanzionato; cosa
avviene quando una persona non riesce a essere gestita dalle organizzazioni della
societ e viene condotta verso un'istituzione totale come un carcere o un manicomio.
PASSAGGIO DI STATUS: Vi uno status iniziale e da questo si pu essere condotti ad

uscire attraverso tre passaggi: o per promozione, o per abdicazione, o per perdita
involontaria (voglio fare ma non riesco perch dicono che non sono adatto e questo
pu avvenire per due motivi o per motivi inerenti allo scarso rendimento o per motivi
indipendenti dallo stesso, ad esempio per crisi economica). In ogni situazione della
nostra vita incontriamo un meccanismo ricorrente ovvero quello di un cambio di status
(all'interno di una famiglia evolviamo i ruoli). Il sistema del fallimento pu essere
ritrovato in molti mondi diversi. Quello che avviene che chi soffre di pi chi vive
una situazione di umiliazione personale, attraverso una perdita involontaria viene resa
pubblica e viene colpita la propria identit: l'umiliazione avviene pi ricorrentemente
quando c una perdita involontaria di status che dipendente da performance di chi
lo agisce. Goffman fa anche varie analisi diverse: si dice che vi pu essere una
persona che cambia stile di vita o modi di pensare. Ma poi si chiede, cosa succede
quando questa persona viene umiliata? Qui inizia il processo sociale organizzato di
consolazione, il cosidetto colling the mark out. E si chiede in quali ambienti si trova pi
spesso, quali metodi vengono utilizzati pi spesso per consolare le persone, cosa
accade qualora chi dovrebbe essere consolato lo rifiuti, e qual l'atteggiamento per
prevenire i procedimenti di consolazione. Goffman afferma che ci che facciamo
spesso stare lontano dalle persone problematiche perch non vogliamo affrontare il
peso emotivo di consolare la persona insofferente. Quali sono i ruoli in cui si trova pi
spesso la necessit di consolare le persone? Dal punto di vista relazionale, la perdita di
un proprio caro spesso gestita dalla religione che funge da consolazione, esperienza
del limite di Durkheim per esempio. Il rituale attraverso cui il parroco utilizza delle
parabole per consolare. Un altro esempio l'assistente di sala di un ristorante in cui i
clienti si possono lamentare sulla qualit o tempo di arrivo del cibo. O ancora ne Il
paradiso degli orchi tratto dal primo libro di Pennac c' l'accoglienza clienti di un
grande centro commerciale e queste persone raccolgono tutta la rabbia dei clienti e
fanno in modo che questa rabbia non si riversi sul centro commerciale stesso e sono
spesso separati dalle casse, dai reparti e vengono gestite da persone che sono l
solamente per accogliere lamentele. Il capro espiatorio colui che non ha ruolo
centrale nell'organizzazione ma che ricevendo e gestendo la lamentela, limita e
normalizza e ha una funzione catartica rispetto al fallimento percepito da chi si
lamenta. In tutti questi esempi vi sempre la stessa cosa: vi qualcuno che non ha il
ruolo centrale ma che riceve un compito gravoso che quello di far perdere lo status a
una persona e deve gestire tuta la fase di consolazione. Come avviene ci a livello di
pratiche? Dando il compito a una persona con uno status importante, cio un
superiore, un amico o a un esperto. Caso, per esempio, del dottore che comunica un
esisto negativo, di un prete o dello psicologo. Oppure offrire uno status di
compromesso (restiamo amici) o in ambito lavorativo il soggetto viene sceso di
grado o viene trasferita, o addirittura viene promosso per farlo star buono. Un'altra
alternativa offrire un'altra chance, o si d semplicemente una possibilit di sfogarsi
(catarsi), un modo per far emergere il disappunto senza che venga diretto ai piedi
dell'organizzazione. Oppure mettere in stallo la situazione un modo per rinviare
l'emotivit per ridurla; camuffare un licenziamento per delle dimissioni spontanee.
Lalternativa alla consolazione se non si accetta un fenomeno sociale chiamato
disorganizzazione del s, in cui i viene etichettati come persone incapaci di gestire il
proprio contegno. Oppure c la possibilit di creare confusione, imbarazzo, scandalo.
C anche la possibilit di lavorare male: inacidirsi (tourning sour). Infine, si pu
creare un sistema sociale alternativo. Le strategie di prevenzione per evitare il
fallimento di qualcuno e limitarne i danni: usare dei dispositivi che impediscano
lassunzione di un ruolo da parte di incapaci, ingenui o inadatti; accompagnare i falli in
ambienti in cui non saranno trattati come tali, quindi separare il fallito dall'ambiente

che rende visibile il proprio fallimento; non investire tutto in un ruolo, tenere qualcosa
in riserbo, nascondere il fallimento o puntare su pi possibilit. Da tutto questo saggio
emerge una teoria dell'identit che anche di tipo culturale: ogni persona nella
cultura occidentale definita da valori che vengono riconosciuti e collegati ai suoi
ruoli, allo status che intrattiene, alle capacit relazionali che ha. Ogni evento che
dimostra che i claim sono inadeguati, insufficientemente supportati dai fatti tende a
distruggere socialmente lindividuo. Ovvero pi investiamo tutta la nostra identit in
un solo ruolo pi il fallimento di quel singolo ruolo rischia di rappresentare un
fallimento dellintera persona. Quando ci avviene fondamentale per la societ
controllare il livello di rabbia soggettivo perch la societ funziona sostanzialmente
come uno status quo, cerca di imporsi alle esigenza individuali. Una delle possibilit di
sopravvivere ai fallimenti segmentare i ruoli stessi e fare in modo che un fallimento
in una sfera non coinvolga cattive prospettive in altre. La consolazione viene vista
come un processo istituzionalizzato, gestito a livello collettivo che facilitato da una
componente sentimentale derivata dai rapporti sociali. Consolando lo sconfitto,
ognuno permette alla societ generale di continuare nel modo consuetudinario
impedendo a chi vive una sconfitta di far saltare o ostacolare il normale
funzionamento dei processi sociali. Le ex- persone, cio quelle persone che hanno
perso la loro identit sociale, vengono ricollocati in diversi e vari strati di cimiteri
sociali, dice Goffman. Una forma di consolazione per chi non riuscito nella propria
classe borghese e parla anche di ci che avviene nella nostra vita quotidiana quando
diventiamo la seconda scelta di qualcuno, un compromesso. La cosa terribile vivere
un'esistenza in cui ci si accontenta della seconda scelta, delle altre cose. Quali sono
i limiti dell'articolo? E' un articolo un po' troppo americano e in qualche modo
schiacciato sulla struttura rispetto all'individuo. Si misura con un problema di
conciliabilit tra le mete che la societ offre e i fini istituzionali che si mettono agli
individui per realizzarli. Ma il bello che introduce e anticipa elementi importanti che
poi Goffman svilupper: impatto e il modo per gestire le relazioni sociali per salvare la
faccia, la disorganizzazione del s. Esistono delle disuguaglianze del consolare una
persona: diverso il modo di consolare un uomo e il modo di consolare una donna;
diverso il modo di consolare un giovane rispetto al modo in cui si pu consolare un
anziano; consolare una persona ricca diverso dal consolare una persona pi
marginale. Ci sono cultura, come quella americana che danno molta pi responsabilit
allindividuo, e altre, come la nostra un po pi fataliste, che tendono a non dare
responsabilit al singolo, ma si sposta la responsabilit al fato, al volere divino .
2-5-2016
CONFERENZA SULLA SPAGNA
3-5-2016
Sociologia della migrazione
un tema molto rilevante nello studio della cultura perch ha a che fare con lintera
esperienza umana. La sedentariet qualcosa di relativamente poco importante a
livello storico. Nella storia sono state diverse le migrazioni che hanno contribuito alla
formazione di uno Stato e alla sua trasformazione. J. Attali, antropologo francese,
racconta le migrazioni come un processo universale e vede la sedentariet come un
fenomeno piuttosto recente. Contrariamente a questo, nellopinione pubblica i
fenomeni migratori vengono visti come processi contingenti, legati a crisi, transitori,
non necessitanti di interventi a lungo termine. Qui si sostiene che la sociologia delle
migrazioni studia un fenomeno universale nella storia umana, anzi la migrazione

stessa uno dei fenomeni che permette la sopravvivenza e lo sviluppo della societ.
Abbiamo fasi storiche diverse in cui fenomeni diversi hanno individuato lo sviluppo
delle migrazioni che interno o esterno ai grandi imperi storici dellet classica.
Volont di segnare un confine dellumanit tipo dello studio del razzismo
contemporaneo. In et medievale abbiamo migrazioni di vario genere: a cavallo tra XIII
e XIV Dante Alighieri chiede asilo politico. Motivi politici sono allorigine di flussi
importanti come fenomeni legati alle conquiste territoriali quali limperialismo
coloniale e ai processi di schiavizzazione. Nellopinione pubblica che vuole bloccare
limmigrazione verso lEuropa una tematica ricorrente quella del sovrappopolamento
del continente africano. Universalit delle migrazioni: tematica dei migranti nella
societ moderna (deportati, colonizzati, rifugiati, meteci, mercanti medievali).
Storicamente i processi di migrazione sono stati visti come processi da stigmatizzare,
che creano paura, che creano un senso di invasione e tale senso di invasione ha
sempre avuto come reazione tipica la stigmatizzazione dellaltro attraverso
caratteristiche comportamentali negative. I fenomeni di discriminazione sono
analoghi, forse cambiano di intensit, ma si verificano per un motivo identitario in tutti
gli stati riceventi perch lidentit si forma relazionalmente e la presenza dellaltro ha
una funzione, come quella di costruire confini fisici e simbolici. Una delle
caratteristiche tipiche della gran parte delle migrazioni lasimmetricit, cio
linclusione differenziale: il fatto che agli immigrati vengano concessi diritti sempre
limitati e possibilit di inserimento sempre pi limitate e questo quello che si verifica
sin dallantica Grecia. Il modello perfetto di democrazia ellenica di et classica era in
realt un modello limitato ai cittadini maschi e liberi della polis, era uno stato nobiliare
che comprendeva un 10% della popolazione e cera un grande numero di persone che
erano alienate da qualsiasi diritto di propriet e di cittadinanza. Allo stesso modo le
invasioni barbariche possono essere considerate delle migrazioni. La diaspora ebraica
pu essere visto come un fenomeno iniziale di migrazione. La diaspora (termine che
indica dispersione territoriale) ebraica uno dei flussi migratori storicamente pi
interessanti. Si utilizza in senso specifico il termine diaspora per indicare dei flussi
molto dispersi territorialmente i quali tuttavia permettono una conservazione
dellidentit etnica di gruppo e un forte contatto fra le diverse comunit (ghetto deriva
dal dialetto veneziano). Anche la chiusura talvolta d vita ad uno strumento di
conservazione dellidentit. Durante il periodo medievale e rinascimentale sono
importanti i rapporti commerciali e i rapporti coloniali. Un altro fattore storico
importante che d vita alle migrazioni in questepoca storica costituito dalle
invasioni (linvasione ottomana in Europa e i vari flussi che da queste hanno luogo).
Nel sud Italia ci sono comunit di albanesi che sono giunti nel XIII secolo in Calabria,
Sicilia, Molise e hanno lunghissimamente conservato la loro specificit culturale e
linguistica, tant che sono minoranze linguistiche riconosciute dallo Stato (parlano il
tosco che si parla nella parte settentrionale dellAlbania) e sono migrazioni che
derivano da scambi commerciali tra lAlbania e il Regno delle due Sicilie. Vi sono poi
migrazioni che fanno parte di periodi di formazione: in ambito anglosassone i giovani
venivano invitati a fare esperienze di lavoro servile come esperienza della loro
formazione. Si calcola che tra il 1574 e 1821 in Gran Bretagna il 60% della popolazione
compresa tra i 15 e i 24 anni abbia svolto un lavoro servile fuori dalla sfera domestica.
Tra XVI e XVII secolo iniziano le prime migrazioni circolari (transnazionali): migrazioni
che prevedono unandata e un ritorno e una periodicit. Sono quelle legate al
commercio, alle attivit artigianali o agricole e piano piano, insieme allaccumulo di
capitale favoriscono la creazione dei primi nuclei urbani importanti. Le migrazioni non
sono solamente migrazioni tra Stati, ma sono soprattutto migrazioni tra ambienti, cio
tra spazi urbani e rurali. Le citt sono gli attori principali della globalizzazione, le citt

hanno scavalcato limportanza degli Stati. Ci sono altri fenomeni come quelli legati alle
guerre, alle persecuzioni di tipo religioso. Sono i primi fenomeni che danno luogo a
quelle che in letteratura vengono definite migrazioni forzate (rifugiati). Ci sono i
fenomeni legati alla deportazione e alla colonizzazione. A differenza dellItalia e della
Spagna, i flussi pi importanti che incontra lEuropa sono flussi che molto
marginalmente ci toccano. Altri fenomeni fondamentali che danno vita alle migrazioni
sono quelli legati ai mutamenti produttivi ed economici: lindustrializzazione degli Stati
Uniti il fenomeno pi importante delle migrazioni moderne. Dall Italia partono circa
20 milioni di persone nellepoca storica che va dal 1870 al 1970. Emigrano moltissime
persone spostandosi in aree di domanda economica. Ci sono anche dei flussi di
espulsione dalla Gran Bretagna verso lAustralia che creano anche lo stato australiano.
Il fenomeno del blocco della produzione petrolifera (Opec) che nel 1974 segna un po
lo spartiacque: le migrazioni verso lItalia iniziano in questo periodo. Dal 74 all 89
lItalia vive un periodo storico di consolidamento migratorio ma diventa paese di
immigrazione di massa dopo, con le migrazioni albanesi principalmente. Dal 1989 al
2000 abbiamo delle migrazioni verso il sud Europa dovute al fatto che ci sono maggiori
chiusure da parte degli altri stati. Ci sono migrazioni che hanno caratteristiche
particolari e non sono pi originarie di un singolo paese, ma sono molto plurali a livello
di paesi di origine e sono dirette verso paesi che hanno scarsa esperienza migratoria e
scarsa volont di governare i flussi migratori e sono caratterizzate da una forte
irregolarit e dalla forte presenza di migrazioni forzate. Un altro fenomeno quello del
forte inserimento degli immigrati nel lavoro informale, cio il fenomeno del lavoro in
nero e della schiavizzazione. Se si guarda alla retorica pubblica sullimmigrazione lo si
vede principalmente come un fenomeno orientato dal povero verso il ricco e da mete
mediorietali e africane verso lEuropa. Sicuramento lEuropa il continente che riceve
pi immigrati al mondo, ma in primo luogo le migrazioni si muovono molto pi spesso
su profili di accessibilit. Ci sono molte immigrazioni tra stati contigui. Ci sono
popolazioni urbane che emigrano prima di popolazioni pi povere: chi compie una
scommessa sulla propria esistenza pi spesso una persona che ha strumenti
culturali e capacit proprie personali e fisiche di superare un processo difficile di
migrazione forzata. Le migrazioni sono globalizzate sia in termini di partenza che in
termini di approdi. 60 milioni sono dirette verso lEuropa e 44 milioni verso lAsia. Le
principali mete sono Stati Uniti e Federazione Russa; le principali nazioni di origine
sono la Cina, lIndia e le Filippine. Nelle teorie dellimmigrazione fino allinizio del 900
si dice che limmigrato limprenditore ideale per una serie di condizioni, perch per
fare imprenditoria bisogna essere abbastanza disperati da voler scommettere senza
scegliere un lavoro pi sicuro e perch soprattutto in alcuni settori il commercio pi
facile inserirsi rispetto ad altri settori. Il numero totale di migranti nel mondo nel 2014
stimato essere di 232 milioni e questo indica un altro fenomeno: la grande
accelerazione. I flussi non sono mai stati cos importanti su scala globale: in soli 20
anni sono aumentati del 50%. 60 milioni di costoro sono persone in fuga, 19 milioni di
rifugiati di cui 5 milioni palestinesi, il resto sfollati e richiedenti asilo. Ci sono anche
molti che dopo la fase di immigrazione con protezione umanitaria sono ritornati nel
loro paese. Sempre nel 2014, 34 milioni sono coloro che sono emigrati 5 milioni in
Italia e 5 milioni in Spagna. C sempre pi un fenomeno di acquisizione di
cittadinanza. Negli ultimi dieci anni i flussi pi importanti si sono diretti verso Spagna e
Italia, quindi una serie di fenomeni, quali ad esempio, i trattati di Dublino (il
richiedente asilo si identifica nel primo stato e l deve presentare domanda alla
commissione territoriale per il riconoscimento della propria condizione di rifugiato).
Abbiamo allincirca 5 milioni di immigrati su una popolazione di 60 milioni. Di questi, 4
milioni sono non comunitari. I cittadini stranieri residenti sono 5 milioni. La maggior

parte sono residenti al nord e c un forte squilibri territoriale. L8% della popolazione
lavoratrice e il 10% dei lavoratori immigrato e ci vuol dire linserimento lavorativo
degli immigrati superiore rispetto allinsediamento umano e che la disoccupazione
tra gli immigrati pi bassa e il tasso di attivit lavorativa pi alto. Questo dipende
anche dalla struttura demografica: let media di un italiano 44 anni, mentre quella
di uno straniero 35 anni e ci vuol dire che uno straniero lavora circa 9 anni di pi e
quindi versa pi contributi. Bassissimo il numero di stranieri che riceve la pensione.
Le richieste di protezione internazionale sono circa 60 mila lanno. Un dato
interessante riguarda lacquisizione di cittadinanza. In genere, dal 1990 ad oggi ogni
anno in Italia acquisivano la cittadinanza 30 mila cittadini stranieri. Il sistema italiano
in merito allacquisizione della cittadinanza quello pi difficile in occidente: per
diventare cittadini italiani per naturalizzazione, per essere domiciliati in Italia, bisogna
che passino 10 anni di presenza continuata sul territorio e dopo parte un periodo di
attesa burocratica prima che la domanda venga eventualmente accettata (2-3 anni).
Uno strumento pi semplice per ottenere la cittadinzanza per matrimonio, ma anche
questo stato limitato per evitare i matrimoni combinati. LItalia un sistema molto
difficile di emersione dallirregolarit. Unaltra caratteristica particolare del nostro
stato che il 60% degli immigrati regolari passato. Su 5 milioni di immigrati, 3
milioni sono stati nel loro percorso irregolari o clandestini. Lo strumento della sanatoria
il canale principale di accesso allo stato italiano perch altri canali legali sono molto
bassi ed insufficienti alla domanda. Sempre pi abbiamo unimmigrazione molto
stabile in Italia. Circa il 60% di emigrati residenti in Italia ha la carta di soggiorno. La
carta di soggiorno un permesso che non va rinnovato annualmente e va concessa
dopo 5 anni. Il gruppo pi presente tra i comunitari quello dei Rumeni, mentre tra i
non comunitari i gruppi pi presenti sono Albanesi, Marocchini, Cinesi, Ucraini,
Filippini, Polacchi e Bulgari. Gli stranieri presenti nelle nostre carceri rappresentano
circa il 50% della popolazione carceraria totale. Quello che avviene che una parte di
loro sono incarcerati per motivi legati a reati legati allimmigrazione stessa quindi sono
reati di tipo amministrativo per vengono sanzionati con la privazione della libert,
mentre unaltra parte di essi a differenza degli italiani non pu avere accesso alle pene
alternative. Molto spesso gli immigrati svolgono un lavoro di manodopera anche nei
mercati illegali. Un altro fenomeno che lItalia un paese in crollo demografico ed ha
una dei tassi di natalit pi bassi del mondo. Limmigrazione ha anche leffetto di
compensazione di fenomeni demografici negativi. Le donne straniere, una vota
arrivate in Italia, abbassano notevolmente il proprio tasso di natalit. La differenza
principale tra uno stato e laltro per quanto riguarda il tasso di natalit la fa
leconomia, la politica. Un altro aspetto che il numero di immigrati presenti in Italia
allincirca pari al numero degli Italiani immigrati allestero. I giovani che partono
cercano molto spesso autovalorizzazione, meritocrazia, cosmopolitismo. Gli
spostamenti non avvengono solo dal sud al nord, ma anche dal nord verso est. Un
nuovo fenomeno che sta avvenendo che non arrivano pi tanti immigrati. Nel nord
est nell ultimo anno il numero degli immigrati diminuito. Sempre pi immigrati
ottengono la cittadinanza. Ci sono due casi: una parte di immigrati rester in Italia,
mentre altri, una volta ottenuta la cittadinanza italiana si sposteranno in altri paesi. In
stati come la Francia allinterno dei quali c un modello prevalente che quello
assimilazionista, anche chi ottiene la cittadinanza fisica continua ad essere percepito
come straniero. I richiedenti asilo: i paesi di accoglienza che gestiscono il 45%
dellaccoglienza sono la Turchia, il Pakistan, il Libano, lIran, lEtiopia e la Giordania.
752.000 arrivi nel Mediterraneo, nel 2015: 609.000 si sono diretti verso la Grecia e i
Balcani; 140.000 verso lItalia e 3440 sono i dispersi in mare. I cicli sono delle finestre
temporali nelle quali si ritrovano dei tipi di migranti e dei tipi di inserimento: quando

un paese inizia ad essere oggetto di migrazioni, gli immigrati in un primo momento


vengono visti come forza lavoro; in un secondo momento gli immigrati diventano
gruppi familiari (ricongiungimento con i familiari e matrimoni con gli autoctoni si crea
una dinamica di status impari tra il partner locale e il partner straniero->instabilit
coniugale); sempre pi le migrazioni sono femminili. Il terzo momento storico quello
della stabilizzazione: le nuove generazioni entrano nella fase adolescenziale e si
affermano dei movimenti che richiedono nuovi rapporti con la societ ricevente. La
condizione di rifugiato una condizione di sospensione. Il dato che indica le
aspettative di vita resta ancora piuttosto basso. La mortalit infantile era altissimo.
Fino al 1860 avevamo il 20% di persone capaci di leggere e scrivere. Il fenomeno
migratorio spesso d come risultato o situazioni gravissime di situazioni familiari o di
situazioni di fallimento del progetto. In New Jersey e a New York vivono in baraccopoli.
Little Italy: forte il mantenimento dellidentit.
4-5-2015
Nello studio della sociologia delle migrazioni, una categoria di cui teniamo conto
quella di migranti delle nazioni unite. una categoria parzialmente capace di
descrivere. Si tratta cio di persone spostate dal paese di residenza abituale e che
vive in quel paese da pi di un anno. Questa definizione non sufficiente perch ad
esempio non considera le migrazioni circolari, quelle temporanee e quelle interne. Le
migrazioni possono essere studiate come un processo che ha una forte dinamica ma
anche delle analogie come tutte le dinamiche simili; come un sistema di relazioni, cio
come qualcosa che mette in rapporto paesi di origine, paesi di transito e paesi di
destinazione, ma anche gruppi di immigrati fra di loro in diverse parti del mondo e una
serie di attori sociali. Le migrazioni sono anche un fenomeno che mette in discussione
quello che in sociologia viene solitamente definito nazionalismo sociologico, cio
quando parliamo di societ normalmente ci riferiamo a processi interni, mentre le
migrazioni metto in crisi il concetto di societ e anche quello di cultura perch
rompono una serie di omogeneit concettuali, paradigmatiche e metodologiche. Nello
studio delle migrazioni si mettono in evidenza i motivi macro-sociali, ovvero quelli che
riguardano unit grandi: associazioni, economie, istituzioni e in particolare sono quelli
che riguardano le crisi economiche, le discriminazioni, le persecuzioni, la guerra. Poi ci
sono i motivi che hanno a che fare con il piccolo gruppo della persona, con le sue
interazioni dirette, con le sue relazioni e questi sono i motivi micro che riguardano i
progetti di vita individuale, il ricongiungimento familiare o il percorso di crescita
scolastico/lavorativo. Poi vi sono dei motivi intermedi a queste due dimensioni, si
tratta dei motivi meso sociali che hanno a che fare con gli effetti delle reti sociali e
civili come risorse. In generale la rete sociale ha la funzione di dare una serie di risorse
a immigrati che non ne hanno. Le nuove migrazioni rispetto alla storia sono sempre
pi veloci, aumentano velocemente, sono sempre pi diversificate tato nelle origini dei
migranti quanto nelle mete da essi raggiunte; si estendono progressivamente
allintero globo e vi una forte presenza femminile sul totale dei flussi. Se utilizziamo
una distinzione mista, burocratica e sociologica si pu delineare una tipologia di
migranti per lavoro, stagionali, qualificati o imprenditori, rifugiati, richiedenti asilo,
irregolari, di seconda generazione o di ritorno. Allinterno della categoria degli
irregolari si pu distinguere tra coloro che stanno oltre la durata del proprio permesso;
i clandestini che sono coloro che arrivano senza documenti alla frontiera e
volontariamente provano ad entrarvi; altri casi sono quelli di immigrati irregolari in
seguito alla scadenza del permesso di soggiorno. Le migrazioni danno vita a una serie
di disuguaglianze estreme ma anche quotidiane (problemi di lavoro, problemi negli
uffici pubblici, differenti tassi di riuscita scolastica, difficolt di accesso alle

professioni). Gli ambiti di disuguaglianza sono: distribuzione del reddito, i rischi di


povert che sono pi alti (limmigrato che raggiunge dei posti pi poveri e con una
maggiore percentuale di lavori informale, siccome incluso in un mercato gi di per s
poco gratificante di lavoratore, sente meno la condizione di discriminazione). Sono
molti i rischi come quelli di disoccupazione o di riscontrare malattie o quelli dovuti alle
condizioni abitative. Allinterno del sistema della casa, si possono mettere in evidenza
discriminazioni dirette, sempre meno ricorrenti, in cui vengono rifiutati gli
extracomunitari; pi spesso discriminazioni indirette (ad esempio, distribuire materiale
pubblicitario solo in quartieri abitati da immigrati); ancora pi ricorrente il trovare i
criteri per non ammettere gli immigrati allaffitto (tema delle referenze). Per quanto
riguarda le politiche migratorie si possono distinguere tre principali modelli, degli ideal
tipi che si basano sulla letteratura della sociologia delle migrazioni anni 90 e che sono
stati sorpassati dalla storia. Il modello assimilazionista in letteratura associato
allesperienza rancese; il modello precarista legato allesperienza tedesca; il modello
pluralista in ambito anglosassone e il caso italiano. Per modello precarista si intende
un modello politico che mira a considerare i flussi come fenomeni transitori basati
quasi esclusivamente sullequivalenza permesso di soggiorno-accesso al mondo
lavorativo; si basa su accordi bilaterali tra la Germania e le nazioni che diventano
serbatoi di manodopera; ha una portata temporale limitata perch dopo un certo
periodo evolve in modelli di stanzialit; gli immigrati vengono considerati come
gastarbeit, ovvero lavoratori con eguaglianza salariale, ma forte segregazione
spaziale. Si favorisce linsegnamento e il mantenimento della lingua e della cultura di
origine al fine di limitare lintegrazione, ma poi ci viene modificato da leggi
stabilizzanti: vale principalmente il criterio dello ius sanguinis, ovvero si ottiene la
cittadinanza prevalentemente per discendenza. Dal 2000, la nuova legge sulle
migrazioni in Germania modifica questi termini e d accesso ai migranti che hanno pi
di 14 anni e che hanno compiuto un ciclo scolare completo in Germania. In Italia,
ancora oggi, i minori nati in Italia hanno accesso alla cittadinanza soltanto al
compimento del 18esimo anno e attraverso la dimostrazione di essere stati
continuamente nel nostro Stato. Il modello assimilazionista che si sviluppa in ambito
francese si caratterizza per una forte centralit statale e istituzionale (modello non
federalista); forte consapevole, storica, culturale insistenza sulla laicit (significa in un
certo senso confermare i modelli occidentali, il modo di vivere tipicamente
occidentale) dello spazio pubblico che per non porta ad una percezione di neutralit.
un tipo di politica che anche retaggio del passato coloniale ed orientata
allomologazione degli immigrati, cio include nei propri istituti la richiesta della
conoscenza linguistica e della Costituzione. Tuttavia, non limita cos fortemente le
differenze culturali, anzi aumenta la conflittualit. La garanzia di una neutralit
comunque crea un confine, sposta la differenza nelle periferie, nelle luoghi meno
visibili, meno centrali; viene fortemente scoraggiata la formazioni di comunit di
immigrati; si creano conflitti di correnti legati al divieto di esporre elementi di
appartenenza religiosa in pubblico. un modello che assicura con facilit alle seconde
generazioni per nascita e agli immigrati di naturalizzazione dopo 5 anni la
cittadinanza. Il modello pluralista quello apparentemente pi vantaggioso. Il
pluralismo qualcosa che gerarchicamente si sviluppa sotto la corona e prende la
conformazione del rapporto tra impero e periferie dellimpero, quindi un modello
post-coloniale che favorisce lincontro interculturale, favorisce la presentazione
pubblica delle differenza, permette una certa forma di rappresentanza sociale degli
stranieri almeno su livello amministrativo. Come modello politico, un modello di
derivazione liberale e quindi pensa che il diritto alla propriet sia un diritto individuale,
soggettivo; pensa ai gruppi culturali come gruppi che hanno pari diritto ad entrare in

un dialogo interculturale. Tuttavia anche questo modello abbastanza utopistico. La


cittadinanza una cittadinanza multiculturale, c anche un aspetto di accesso ai
diritti di espressione multiculturale. Il rischio del modello pluralista quello di dare cos
tanta importanza ai gruppi da permetterne un consolidamento ma anche una loro
reificazione, cio il fatto che poi diventino dei gruppi chiusi, che non entrano in
contatto (paradossi del multiculturalismo: il multiculturalismo mirando al pari diritto di
tutte le culture di essere rappresentate in qualche modo stimola, favorisce lesistenza
di culture diverse e non tanto il dialogo interculturale tra di esse. In un certo senso
garantisce anche il confine tra le culture). NellEuropa meridionali (Spagna, Portogallo
e Italia) si negli anni delineato un modello di riconoscimento della cittadinanza. Tra i
punti in comune vi la vicinanza temporale fra diritto di cittadinanza nazionale e i
flussi migratori di massa; il rapido passaggio da paesi di emigrazione a paesi di
immigrazione; una forte insistenza di flussi irregolari dovuti alle frontiere difficili da
controllare; una scarsa e tardiva governance istituzionale dei flussi; molta economia
informale, illegale. Nel caso italiano si vede larrivo degli immigrati e il loro
insediamento spontaneo, non basato su accordi bilaterali; poca regolazione
istituzionale dei flussi; forte rilevanza degli attori locali; una ricezione contrastata nella
societ civile, cio la convivenza di discriminazioni ma anche forti sentimenti di
accoglienza; evoluzione rapida verso forme pi mature di immigrazione; modello
implicito di inclusione temporaneistica; forti limiti per quanto riguarda la cittadinanza
per residenza. Come conseguenze di questo insieme si palesa una forte incidenza
delle sanatorie sulle politiche di integrazione (gran parte degli immigrati che sono in
Italia hanno vissuto periodi di irregolarit vivendo con scarse possibilit, scarsi diritti in
una condizione di forte invisibilit pubblica); un fallimento nella politica di
programmazione dei flussi; statistiche difficili legate alla promulgazione delle leggi e
dei decreti sullimmigrazione; forti mutamenti di contesto e di situazione della
presenza migratoria percepita; una forte instabilit politica e impossibilit di produrre
politiche a lungo termine; forte preoccupazione per quanto riguarda la dimensione
della sicurezza. Cittadino della societ globale: un cittadino che vive un profondo
senso di insicurezza altamente sproporzionato rispetto alla condizione di vita reale. In
questo senso di insicurezza convergono tre fenomeni diversi: safety (deriva da un
problema di vulnerabilit individuale, di quanto ci si sente sicuri e protetti), security
(lossessione nazionale), survey (insicurezza globale che poi va a scontrarsi con i
flussi migratori ha a che fare con lincertezza esistenziale [si ha paura perch si hanno
sempre meno risposte rispetto al futuro]). Nello studio del multiculturalismo
intervengono delle reazioni. Lidentit un prodotto della relazione. La relazione egoalter una relazione che definisce il s per differenza, per distinzione attraverso una
reazione. Lalter visto e considerato come un elemento fondamentale per definire se
stessi. Laltro qualcosa che sta al di fuori del limite che chiude, decide e recide le
altrui possibilit. Uno dei processi fondamentali nel categorizzare laltro quello di
dargli un nome, quello di risolvere unambivalenza fondamentale della presenza
dellaltro che interno ed esterno alla comunit allo stesso tempo. Limmigrato straniero
qualcuno che viene visto come non appartenente alla comunit di cui per fa parte;
egli vive perci sentimenti misti di lealt ma anche di non appartenenza. Nei confronti
dello straniero c quindi un sospetto sistematico. Lalterit non assoluta, ma sempre
relazionale e si forma sempre in contesti relazionali. Non c un altro essenziale, ma
c un altro in un processo di distinzione. Questi processi danno vita ai pregiudizi, che
sono delle forme culturali di rappresentazione dellalterit che semplificano le
differenze soggettive. Per definire laltro si arriva funzionalmente anche a definire se
stessi. Cambiano le categorie e varie figure dellalterit definiscono per opposizione

che cos lego. Nellet greca queste figure sono i barbari, le donne, lo straniero, gli
schiavi, i numi.
9-5-2016
Le societ multiculturali
Introduzione che mette in luce i vari assi di differenziazione delle possibili teorie, dei
possibili utilizzi, anche pubblici, del termine multiculturalismo. Se ne parla come di un
tema che divenuto di dominio pubblico negli anni 80. In realt, i primi a parlare di
multiculturalismo sono, negli anni 40 del 900, i Canadesi allinterno di una serie di
articoli di giornalismo. In generale, per multiculturalismo, possiamo mettere in luce
una serie di tematiche fra di esse connesse che vanno a considerare in maniera
positiva la valorizzazione delle differenze nello spazio pubblico. La tematica mette in
luce un processo da una parte descrittivo e dallaltra prospettivo: si mette in luce un
mutamento avvenuto allinterno di societ dove i fenomeni multiculturali non sono
diventati pi importanti perch sorti in un breve periodo storico, ma sono diventati pi
importanti perch diventati pi rilevanti nella definizione dellidentit individuale e
della soggettivit. un tema che definisce lidentit gi dalle epoche classiche. La
relazione ego e alter una relazione fondante lidentit occidentale (concetto di
paideia: affinamento, progressivo avvicinamento ad un ideale. Luomo che in s
sintetizza doti morali e fisiche, estetiche e intellettuali positive). Questo modello si
fonda su una differenziazione fondamentale, cio lidentit sempre il prodotto di una
relazione fra un ego e un alter. Il processo di identificazione un processo di
differenziazione ed relativo che onnipresente nella nostra storia. La funzione
dellalter quella di definizione dellego. Il nemico una figura che esiste in tutte le
narrazioni cos come esiste il mostro che testimonianza perch mostra identit
deviante, la differenza. Le identit altrui si definiscono in maniere diverse:
linguisticamente, a partire da componenti territoriali, a partire da componenti razziali,
culturali o etniche. Laltro un elemento costante nella costruzione di quello che
lOccidente. Laltro sempre qualcosa che ad oriente e orienta alla costituzione del
s. Nella rappresentazione di noi stessi c sempre un pregiudizio che nasce da una
rappresentazione, cio da un modo di selezionare, di trasformare alcuni tratti che
definiscono connotativamente e denotativamente laltro. Laltro non soltanto colui
che sta al di fuori di un confine, ma chiunque va a presentare caratteristiche difformi
rispetto ai criteri che definiscono un gruppo. Il fatto che lalterit sia relativa significa
che ognuno pu essere altro in un dato contesto. Definire laltro, quindi, definire una
polarit. La polarit dipende anche dai sistemi politici e da varie forme di dominio. Ci
sono stati molti modi metaforici e linguistici di chiamare nel tempo laltro: laltro un
barbaro, cio colui che non parla la nostra lingua, ma anche colui che grottescamente
definiamo come una persona poco sviluppata nei costumi; un meticcio, cio colui
che non ha una purit da difendere; un alieno, cio colui che viene da un mondo
essenzialmente diverso ed estraneo al territorio e tale estraneit ne costruisce una
forma di appartenenza e di affidabilit sempre messa in dubbio. Molte critiche al
multiculturalismo radicale si basano sul fatto che le migrazioni vengano viste come un
gioco a somma 0 in cui concedere riconoscimento agli altri vuol dire rinunciare in parte
alla propria purezza. Nella relazione ego-alter si applica un dubbio sistematico: laltro,
nella storia di occidente, una figura ambivalente poich lascia la propria comunit
per entrare in unaltra, ma non riconosciuto ancora del tutto parte di quella nuova,
quella di approdo. Lestraneit generale, non definita (termine xenion da cui deriva
xenia e xenofobia): lo straniero non mai del tutto straniero perch comunque figlio di
Dio. A livello culturale, nelle rappresentazioni dellaltro, in epoca romana, si possono
vedere dei meccanismi che poi si riconducono a dei meccanismi di differenziazione

che si ritrovano anche ai giorni doggi per rappresentare lo straniero, cio il modo in
cui queste popolazioni raccontavano delle popolazioni che abitavano lontano dalla
comunit, dallimpero sono simili ai modi che si utilizzano anche oggi per
rappresentare lestraneo. La sua stranezza, linversione di alcuni caratteri fisici o
morali, la mancanza degli stessi, la combinazione o lalterazione. La logica
dellestraneit completa-> Plinio: estraneit vista come qualcosa di totale e di
irriducibile. La logica dellinversione-> c uninversione dei costumi, del modo di
vivere normale. La logica della mancanza-> nella costruzione dellaltro, egli viene visto
come un umanoide, come qualcuno che manca di qualcosa, che non ha gli tutti i
caratteri che hanno i normali. Le mancanze sociali che si associano a valori e regole> combinazione, cio quando ci sono dei caratteri di ibridazione. In qualsiasi
narrazione negativa dellaltro dei meccanismi vengono applicati al corpo e librido
viene visto come qualcosa di negativo, oppure si parla dellibridazione dei corpi anche
nel senso della malattia. Libridazione in senso negativo viene tradotta con
promiscuit. La logica della combinazione la si trova in tante definizioni di forme di
alterit anche non semplicemente etnica. Termini come sincretismo, ibridazione,
contaminazione, perturbazione, imbastardimento, segnalano la paura di un contatto
prima ancora della paura della trasformazione. Nella rappresentazione dellaltro, nel
Medioevo, laltro viene costruito attraverso vari assi di differenziazione e uno di questi
la religione che la prima forma di discriminazione moderna. Lotta alleresia: sono
processi che coinvolgono gruppi (anche quelli alla ricerca di una purezza diversa come
i catari) che vengono tacciati di eresia perch non rispettano una purezza di
comportamenti. La religione stigmatizza gli ebrei come portatori della peste nel XIV
secolo in Italia. Laltro colui che portatore di malattia, il povero, il lebbroso, il
folle, lerrante, il nomade (una figura storica della discriminazione europea). In epoca
rinascimentale il tema della civilizzazione diventa pi importate per differenziare.
Laltro colui che vive al di fuori dello spazio urbano: la normalit cittadina perch
la citt a costruire costumi. Dal XVIII secolo in poi la ragione costruisce lalterit. La
modernit qualcosa che differenzia le popolazioni. Nella modernit, ci che sta fuori
dalla razionalit occidentale, strano. Per la scienza stessa in questo periodo ha una
mania classificatoria forte, cio laltro viene etichettato. Nel XIX secolo la scienza
diventa molto istituzionalizzata: nascono i manuali botanici, anatomici e c una
tendenza a classificare tutte le specie esistenti di umano, vivente e non vivente. In
questo periodo nascono le teorie razziali che classificano anche i gruppi razziali e sono
forme egemoniche di giustificazione di un dominio del bianco sulle popolazioni
colonizzate. il periodo in cui sorgono le teorie biologiche di Lombroso, medico
veronese. Aumenta il confine, la distanza e in maniera tragica la possibilit di qualsiasi
relazione fra gruppi considerati diversi e in qualche modo anche appartenenti ad
umanit diverse. La modernit anche figlia di un processo diverso: da un lato si parla
di classificazione, dallaltro si parla di fuga dallincontro. il periodo in cu laltro resta
sempre pi distante e ci avviene attraverso due meccanismi: spogliare lo straniero
dallimprevedibilit (rendere laltro sempre pi prevedibile) e specializzarsi nellarte
del non incontro (evitare i contatti). Il secondo meccanismo non include soltanto la
segregazione spaziale, ma riguarda anche le persone pi tolleranti. Il razzismo
avversativo: anche le persone che vogliono presentare se stessi come i pi tolleranti,
si specializzano nellarte di non incontrare lestraneo perch non vogliono trovarsi
nella situazione in cui scapperebbero o lo stigmatizzerebbero. La scienza rende
sempre pi misurabile e prevedibile lestraneit. Quando si inizia a parlare di
multiculturalismo, il meccanismo che avviene un meccanismo generale che riguarda
molti fattori sia politici che scientifici. Viene superato il modello illuministico
dellintegrazione come uguaglianza e assimilazione (estensione della comunit che

integra lestraneo o un processo i inglobamento). Il termine integrazione viene


sostituito dal termine assimilation (fino agli anni 50). La scuola di Chicago per prima si
fa portatrice di unistanza diversa, unistanza di voice in cui si cerca di riconoscere
allaltro la possibilit di proporre nuovi modi di vita. Questi nuovi modi di vita mettono
in crisi il principio democratico delluguaglianza. Il multiculturalismo mette in crisi
lidea di democrazia, la possibilit di diritti universali, perch il diritto universale si
scontra con la necessit di riconoscere modelli di vita diversi. Ci sono dei casi in cui il
multiculturalismo vorrebbe riconoscere anche il diritto di alcuni gruppi a praticare
alcune forme di violenza. Una serie di certezze occidentali vengono messe in crisi: il
modello democratico, il modello capitalistico, il dominio maschile, la famiglia
paternalistica, il positivismo, la fiducia nella scienza come fonte di verit, la
legittimazione dei grandi complessi di verit, il nazionalismo, lidea di societ. Gli anni
80 sono gli anni in cui nasce il soggetto, cio i grandi conflitti diventano soprattutto
conflitti culturali che hanno a che fare con la soggettivit. Gli ambiti di pi grande
dibattito multiculturale sono il linguaggio che una forma di costruzione sociale che
reifica dei significati e legittima dei processi sociali; le pratiche educative, cio i
curricula e gli insegnamenti che si svolgono nelle scuole primarie e secondarie. Una
delle parti pi conflittuali stata la storia: ogni visione storica una visione dei
vincitori che mette in crisi storie locali, marginali. Cosa si considera degno di essere
insegnato e cosa no? Su quale criterio si decide cosa accettabile e cosa non lo ? Il
multiculturalismo mette in crisi anche lidea di un canone occidentale. Abbiamo una
crisi della razionalit occidentale, laffermazione dei movimenti per i diritti civili. Negli
anni 60 convergono istanze di modifica dei modelli sociali che vengono dal
femminismo, dal movimento omosessuale, dagli africani e dai giovani universitari che
rifiutano tutti il modello capitalistico, maschilistico, patriarcalistico e lo sfruttamento,
anche allinterno di principi di uguaglianza, degli africani. Qui entra in crisi anche
lideale di uguaglianza in s, che da solo non basta formalmente a porre sullo stesso
piano di vita le minoranze con livelli di potere diverso. Altri fattori che favoriscono
laffermazione del multiculturalismo sono la fine delle grandi narrazioni collettive
(comunismo), la fine delle identit nazionali e religiose forti, laccelerazione dei flussi
migratori, la decolonizzazione, il crollo del muro di Berlino, nuovi approcci in filosofia e
scienze molto pi attenti ai processi di costruzione sociale e la grande importanza
riconosciuta ai mass media. Tutti questi fattori fanno perdere di rilevanza alcuni
fenomeni macrosociali importanti e crescere di rilevanza i problemi soggettivi legati
alla differenza culturale. Ci sono due momenti storici fondamentali in questo processo:
il primo speech movement periodo in cui si richiede luguaglianza fra minoranze e
maggioranze, cio gruppi che hanno maggiore potere. Qui si verificano anche le prime
forme di politiche positive verso gruppi minoritari particolari. Un secondo momento in
cui i gruppi stessi richiedono una propria specificit che va oltre la parit: richiedono
che la propria cultura sia senza criteri di equiparazione considerata unica e degna di
riconoscimento in s, non attraverso un principio di uguaglianza. In questo contesto
sono importanti le figure di Malcom X e di Martin Luther King. Insieme alla crisi
dellideale di uguaglianza vengo messe in atto le politiche specifiche per il
riconoscimento delle differenze culturali. Per quanto riguarda luso del termine
multiculturalismo, si fa una continua distinzione tra varie discipline e tra le possibili
applicazioni storiche particolari. Sociologicamente, il termine descrive unalta
differenziazione in termini culturali, valoriali e normativi allinterno di una nazione.
un termine diacronico. LItalia diventa multiculturalista, cio aumentano le opzioni di
cultura e di religione a nostra disposizione. Guizzardi-> parliamo di pluralismo come
qualcosa di nuovo, ma questo significherebbe che originariamente in Italia non vi era
alcuna forma di pluralismo e ci non vero. Questo problema interpretativo del fatto

che ci preoccupiamo di pluralismo solo quando arrivano gruppi religiosi e razziali


diversi, ci segnala il fatto che il multiculturalismo diventa un termine sociologico
importante soprattutto in connessione con le migrazione, cio quando si vive la
coesistenza sullo stesso spazio fisico di persone provenienti da contesti culturali e
nazionali differenti fra di loro. La valorizzazione delle differenze pu segnalare una crisi
della solidariet sociale. Fino a che punto il riconoscimento dei gruppi non porta ad un
frammentazione dello stato? Il multiculturalismo comporta dei paradossi. La continua
enfasi sul riconoscimento dei diritti dei gruppi a mantenere le proprie tradizioni tende
da una parte a sfavorire il contatto e dallaltra a reificare i gruppi stessi e anche a
favorire le identit pi radicali, la differenziazione e la frammentazione dello stato. A
livello filosofico-politico si critico gli istituti, le filosofie giuridiche, il concetto di
cittadinanza (universalismo). In ambito politico, cos come in ambito giuridico i conflitti
sono relativi alla dimensione soggettiva o collettiva dei diritti, cio negli approcci
teorici al multiculturalismo si contrappongono gruppi di studiosi che pensano che il
modo migliore per dare un diritto soggettivo sia quello di pensare alluguaglianza
formale dellindividuo di fronte alla legge e altri approcci che sottolineano come sia
necessario fare delle azioni rivolte alle collettivit, per esempio aiutare gruppi
svantaggiati, non singoli individui svantaggiati. C anche un uso utopico del termine
multiculturalismo che quello che sottolinea una dimensione di superamento di ogni
differenza. Questo piano piano sparisce dal dibattito pubblico e anche dalle posizioni
pi progressiste. Il termine multiculturalismo polisemico perch indica situazioni
diverse. Si pu parlare in primo luogo di multiculturalismo nei rapporti tra minoranze
interne che esistono al momento della formazione degli stati. molto spesso la
creazione di confini a creare conflitti. Ci sono sempre nuovi conflitti dati da gruppi che
si formano su identificazioni che non hanno una base storica forte, ma che comunque
sono altrettanto meritevoli di attenzione. Lautodeterminazione, politicamente, un
diritto riconosciuto dalle Nazioni Unite. Esistono poi minoranze formate dalle
migrazioni e altre marginalizzate. Tutte le comunit si basano su miti delle origini e su
un criterio di unit che puramente immaginativo (Anderson). Uno degli snodi pi
importanti il rapporto tra la condizione soggettiva di richiedente e il riconoscimento
di diritti di identit collettive per un gruppo. Un primo approccio al multiculturalismo
chiamato teoria universalistica. Si applica pi spesso ai modelli assimilativi, si basa su
una forte demarcazione tra la sfera pubblica (il luogo in cui va mantenuta una
universalit delle istituzioni e ad essa deve corrispondere una neutralit dei costumi,
delle apparenze e dei comportamenti) e la sfera privata (la differenza religiosa,
culturale ed etnica viene relegata allinterno della sfera privata che viene estesa).
Nella sfera pubblica tutti devono essere trattati in modo uguale, non ci possono essere
leggi gerarchiche, discriminatorie, ma neanche leggi particolariste. A chi accetta
questo modello viene chiesto un riconoscimento minimo in regole comuni che di solito
corrispondono alla Costituzione a cui fa da contro altare il diritto di cittadinanza. Lo
stato neutrale rispetto ad ogni gruppo. Questa teoria nasce in ambiente laico,
francese. Le pari opportunit vengono sostenute dal welfare state. Questo approccio
fallisce perch difficile separare ci che pubblico da ci che privato (quando si
sostiene che lo spazio pubblico deve restare neutro, si d un vantaggio a chi abita in
quello spazio pubblico). un modello che favorisce i pi forte e i locali. C poi la
teoria che nasce in ambito anglosassone che vede il multiculturalismo a partire da una
prospettiva liberale. Si sostiene che una democrazia non tanto pi forte quando
riesce ad annullare le differenze tra i propri cittadini, ma quante pi differenze riesce a
rappresentare nello spazio pubblico. La capacit di una democrazia di presentarsi
come estremamente plurale. Della concezione classica di democrazia liberale si tende
ad enfatizzare laspetto liberale, della libert. Perch ci sia una grande possibilit di

esprimere pluralismo culturale ci deve essere una forte libert individuale nello spazio
pubblico. Questa cio deve basarsi su una forte garanzia del diritto di espressione, di
culto, di associazione. In Italia queste componenti sono piuttosto limitate, il caso
italiano forse rientra meglio nelle politiche neo-assimilazioniste. Il modello liberale
vorrebbe sostituire il termine multiculturalismo con il modello interculturalismo, cio il
fine ultimo non quello di avere tanti gruppi che non entrano in contatto, ma di
favorire il contatto tra gruppi diversi. Non si vuole garantire nessuna collettivit in
quanto tale, o quanto meno ogni collettivit, di qualsiasi tipo, ha diritto ad essere
rappresentata. C poi la teoria che sottolinea il problema della teoria liberale, ovvero
che tende a non considerare i rapporti di dominio. La teoria collettivistica afferma che
per garantire le condizioni dei pi deboli bisogna aiutare delle collettivit, affiancare
cio a diritti universali una serie di diritti collettivi che vengono differenziati per
gruppo. I diritti collettivi da garantire sono quelli che permettono tutele esterne dai
gruppi piuttosto che restrizioni interne. Bisogna difendere i gruppi che vengono
attaccati, ma non permettere loro di creare delle restrizioni ai membri interni. La
critica principale che si favorisce la collettivit sul soggetto, si unificano modi di
vivere molto diversi e si stratifica la differenza. C poi lapproccio procedurale: il
dialogo a fornire la garanzia di equit, cio sono da favorire tutti gli approcci che
costituiscono legislazioni basate sul dialogo, sulleguale possibilit di minoranze e
maggioranze di sedersi allo stesso tavolo e di elaborare politiche. Tutti
indipendentemente dalla loro origine etnica-religiosa hanno uguale diritto di sedersi al
tavolo. Questo modello va bene finch le ascrizioni di un gruppo sono volontarie, c
sempre la possibilit di dissociarsi dal gruppo stesso e ci d vita ad un pluralismo
giuridico. Il difetto di questa teoria quello di sottovalutare i rapporti di potere. La
teoria post-modernista ha il difetto di giustificare lo status quo. Il tema che la postmodernit ci ha portato ad una differenziazione estrema: specialmente chi vive nelle
metropoli estraneo a tutti gli altri: in una grande metropoli ognuno estraneo
allintero gruppo. La metropoli il luogo in cui vive una folla di solitari e in cui si vive
una situazione di atomizzazione sociale. La differenza appartiene pi alle comunit di
principio che non alle comunit di destino, cio si sceglie chi si vuole diventare.
Ognuno vive sempre pi in comunit virtuali in cui indossa unidentit ed ogni
identificazione qualcosa di temporaneo. Si vive in unepoca di forte contraddizione in
cui non esistono delle differenze pure da difendere. Questa teoria sostiene che non
bisogna concentrarsi sulla differenza, ma sulle forme di contatto cio sulle zone
intermedie che permettono di superare le differenze. Ci sono poi due teorie pi
recenti: il multiculturalismo critico quello politicamente meno utopico, quello pi
applicabile, che semplifica e supera vari aspetti critici. Si mette in luce che la
differenza non solo culturale, ma anche strutturale ed ha a che fare con conflitti
sociali, di potere e di dominio. Si sostiene che la differenza il prodotto della relazione
di potere e che questa dipende soprattutto dalle condizioni economi, politiche e
sociali. Non tutte le differenze vanno garantite allo stesso modo e sono equivalenti. In
un approccio del genere vanno valorizzate soprattutto le differenza che permettono
maggiore tolleranza reciproca e le identit pi tolleranti. Lobiettivo finale non
rappresentare tutte le differenze nello spazio pubblico, ma decostruire la supremazia
bianca, i rapporti di intolleranza e di supremazia. Il multiculturalismo quotidiano un
approccio che sostiene che nelle pratiche quotidiane molte pratiche culturali tendono
a scomparire, hanno a che fare piuttosto con adattamenti alla situazione e quindi
bisogna lavorare su questi spazi pratici di superamento delle discriminazioni pi che
concepire rapporti utopici e astratti di riconoscimento delle differenze.
10-5-2016

Mediazione culturale
un tema molto ampio che in generale incrocia diversi campi di applicazione e diversi
saperi. Nasce al di fuori del contesto culturale perch nasce in ambito anglosassone
allinterno di ambiti giuridici e giurisprudenziali. Il termine mediazione per trattato
principalmente allinterno di un campo di studi che si chiama cross-cultural
comunication, cio la comunicazione tra gruppi culturali diversi. Esiste una pluralit di
definizioni ed esistono mediazioni di tipo diverso. Essenzialmente il termine
mediazione ci indica la posizione del terzo che si inserisce in un conflitto tra persone
cui viene riconosciuto il diritto di parit, una pari dignit. Questa terzialit pu essere
molto complessa: il conflitto stesso pu non essere un male in senso assoluto (la
mediazione culturale in generale auspica a una trasformazione del conflitto in un
meccanismo di conoscenza reciproca); essere terzi significa mantenere
unequidistanza parziale, poich tiene una neutralit rispetto alle ragioni dei gruppi,
ma la mediazione anche e soprattutto un processo di rafforzamento di accrescita
delle posizioni. Il mediatore colui che traduce, culture, usanze e modi di vivere
diversi. La mediazione qualcosa che non pu essere estremamente strutturato, non
unattivit protocollabile pi di tanto. La mediazione unesperienza estremamente
contingente, cio include dei casi imprevisti, quindi richiede sia una grande capacit di
improvvisare per risolvere dei problemi che non possono essere previsti, ma anche la
capacit di gestire le proprie emozioni. Il dialogo interculturale gioca tantissimo con le
emozioni. Le emozioni agiscono come dei regolatori sociali. Una delle esperienze che
devono affrontare i mediatori quella di dover gestire laggressivit, la condizione di
ansia, la condizione di stress e una frustrazione in che non vede riconosciuta la propria
condizione di malessere, ma anche la frustrazione delloperatore stesso che a volte
subisce anche degli attacchi o persino delle forme di discriminazione. Una delle
funzioni del mediatore, che in Italia viene usato nella scuola, i ambito sanitario,
giuridico, abitativo/residenziale, culturale, quella di far conoscere dei diritti. Il ruolo
della mediazione linguistico-culturale si propone, cio, come azione positiva destinata
ad utenti non sempre consci dei loro stessi diritti. Si inizia a pensare alla necessit
della mediazione culturale insieme ai processi migratori perch essi portano ad una
accentuazione delle differenze degli stili di vita soprattutto in quartieri abitati da
persone relativamente sfavorite. Questo perch innanzitutto la struttura demografica
diversa (et media, numero di figli per famiglia), le esigenze in generale sono
diverse. Ma ci sono anche culturalmente diverse concezioni dello spazio pubblico e
dello spazio privato (molti conflitti, a livello di mediazione abitativa, si ritrovano in
questo contesto). Laltro aspetto della mediazione che ha a che fare con il
trasferimento di conoscenza agli altri si inserisce negli sportelli di supporto agli
immigrati. Gli sportelli vengono messi in atto in maniera disuguale: le varie
amministrazioni a volte offrono dei servi pi ampi, altre volte non lo fanno. Tutti i
servizi di mediazione sono altamente dipendenti dai finanziamenti delle
amministrazioni. Questo impedisce di mettere in atto dei servizi a lungo termine e di
condividere dei repertori, limita la possibilit di avere pratiche estese nel tempo e
rende molto eterogenea lofferta di servizi sul territorio. I modelli di integrazione verso
gli immigrati sono diversi anche su base regionale o su base municipale. Le normative
sulla mediazione culturale sono di tipo regionale, sono state messe in atto per
esempio dallEmilia Romagna e dal Friuli Venezia Giulia. Una delle funzioni della
mediazione, secondo una ricerca esplorativa dellIRES, quella di creare dei ponti.
Questa una definizione che tende a reificare le differenze culturali e tende anche a
pensare che gli altri rimangono altri reciproci e avranno bisogno i questo ponte per
entrare in relazione. Il mediatore un po un catalizzatore del dialogo che costringe
anche la gente a parlarsi. Perch esista comunicazione i due interlocutori si devono

riconoscere reciprocamente e devono accettare il fatto di sedersi allo stesso tavolo ed


arrivare a una mediazione, ma questo non sempre avviene e questo ha a che fare
anche con la struttura dei gruppi e delle strutture. Accompagnamento sociale:
unattivit di reciproca conoscenza; essenziale partire dal contatto per decostruire gli
stereotipi. Alcuni delle cooperative che operano nel settore della mediazione culturale
utilizzano un approccio maieutico, cio partono dallidea che quando c un conflitto
culturale i gruppi o le famiglie semplicemente si facciano delle fantasie e che la prima
funzione del mediatore sia quella di decostruire queste fantasie. Unaltra funzione
fondamentale favorire il capitale sociale. Il concetto di capitale sociale venne
introdotto prima da autori di origine anglosassone e indica la risorsa positiva che
nasce dai rapporti sociali che possono essere stretti o meno intensi. Il capitale sociale
tutto quello che guadagniamo dal collaborare con le nostre risorse umane,
relazionali ed ha finalit collettive che possono essere anche quelle di un quartiere. Il
mediatore deve utilizzare il conflitto come scusa per aumentare la conoscenza
reciproca e la partecipazione sociale al bene civile. Il mediatore agisce su una
dimensione detta civicness. Una finalit quella di migliorare il capitale sociale,
sviluppandolo attraverso il contatto diretto tra le persone. La pratica della mediazione
nasce negli anni 70 in paesi in cui il diritto consuetudinario il regime giuridico di
riferimento (Stati Uniti e Canada). Sono delle funzioni che allinizio sono
prevalentemente economiche (risolvono dei conflitti che possono portare ad una
perdita), ma poi diventano sempre pi servizi necessari a gestire la complessit della
nostra vita. Quasi sempre il conflitta gioca sullasse privato/pubblico ed una forma di
negoziazione dello spazio pubblico. Le posizioni identitarie contro il multiculturalismo
partono sempre da una difesa del confine, della purezza dello spazio pubblico: lo
spazio pubblico, per chi contro il multiculturalismo, deve rimanere chiuso. Anche il
dispositivo giuridico della presenza degli stranieri ha a che fare con la casa (permesso
di soggiorno): lidentit viene declinata come identit di tipo territoriale. Avere una
casa vuol dire esistere, la casa la reificazione della nostra presenza, lo spazio che
ci rende visibili nel mondo. Come popolazioni appartenenti a culture diverse usino lo
spazio pubblico in maniera diversa e come i conflitti richiamano unideologia latente di
assimilazionismo. Cio, quando lo straniero inizi a dare fastidio? Quando diventa
visibile nello spazio pubblico, quando travalica le mura del suo spazio privato.
Limportanza della gestione del conflitto e del malinteso: senza conflitto non si palesa
un disagio, ma questo disagio continua a crescere in maniera latente e senza conflitto
non si mette in atto un processo di mutamento e di crescita e non diventano evidenti
le dimensioni di diversit. Dunque si passati dalla risoluzione del conflitto come fine
ultimo, cio come mediazione, alla mediazione come risoluzione del conflitto. Il
conflitto va accompagnato, non eliminato. Il problema della mediazione culturale: data
la sua difficolt, ogni volta che c una comunicazione tra interlocutori mettiamo in
comunicazione persone con una serie di appartenenze, di complessit; laltro
problema quello di una mancanza di un quadro di riferimento ampio e articolato che
precisi funzioni e obiettivi dellattivit di mediazione. Tutto ci d vita a modelli di
mediazioni molto diversi sul territorio. Chi il mediatore (problema delle
competenze)? Dai diversi tipi di mediazione emergono esigenze diverse. Ogni volta
che comunichiamo parte di ci che diciamo costituisce il contenuto, unaltra parte ha a
che fare con la relazione tra gli interlocutori. Il mediatore culturale deve riuscire a
regolare la cornice comunicativa in modo da accrescere gli status di entrambi. Non
facile riuscire ad agire sulla relazione, non sul contenuto del conflitto. Il mediatore si
trova a dover costruire un repertorio e deve avere una forte capacit psicologica e una
forte capacit empatica (capacit di smontare i propri frame di senso ed entrare nei
mondi di vita altrui). Per una mediazione efficacie serve oltre alla competenza, una

sensibilit che non si insegna. I repertori si formano condividendoli. Tutti i servizi di


mediazione che funzionano meglio hanno degli incontri di coordinamento continui,
periodici e lavorano molto meglio in coppia per confrontarsi e per mettere in atto
prospettive e modelli di intervento. Esistono allo stesso tempo aspetti culturali e psicosociali complessi. Quasi sempre per creare unidea di che cos la mediazione si
ricorso alle pratiche di mediazione, cio non ad una serie di conoscenze astratte, ma
ad una serie di repertori che piano piano si sono creati. Al Saadi propone tre livelli di
azione: livello pratico-orientativo (molto spesso il mediatore ha a che fare con delle
persone che non conoscono i loro diritti), livello linguistico-comunicativo, livello psicosociale che agisce sulle relazioni. Laspetto pratico orientativo ha a che fare con le
necessit politico-burocratiche. La comunicazione si blocca prima del livello linguistico.
C una lingua intermedia che la lingua dellincontro per perch si arrivi a una
lingua dellincontro occorre la presenza di qualcuno che costringe a parlare con laltro.
Serve anche un supporto psicologico: molto spesso la gente ha semplicemente
bisogno di parlare e sentirsi riconosciuta nella propria situazione di disagio. Il primo
momento quasi sempre catartico, risolve una serie di conflitti. C bisogno di
scambiarsi i saperi. Uno dei problemi che si spesso messo in luce il fatto che la
mediazione culturale fatta da gruppi che poi non condividono una metodologia, degli
approcci comuni. I mediatori sono degli agenti di trasformazione sociale che fa partire
una serie di processi positivi. Esiste una serie di rischi per la sfera emotiva:
identificarsi troppo con un soggetto prendendo le parti in maniera sbilanciata della
parte pi debole identificandosi troppo nella sua situazione (dando vita ad unempatia
negativa), mentre lattivit del mediatore dovrebbe essere una stimolazione di
empatia [positiva] tra i soggetti. Bisogna indebolire il concetto di identit migrante
concependo laltro come un altro assoluto, essenziale, piuttosto bisogna avere un
aspetto processuale, per passi alla conoscenza specifica e al superamento di
stereotipi. Bennet individua tre fasi di etnocentrismo, che il tipico atteggiamento del
gruppo sociale che misura il mondo a partire da criteri di somiglianza o di
valorizzazione del proprio gruppo, cio concepire i propri modi di vita e la propria
cultura come irrimediabilmente superiore alle altre: la negazione dellaltro (non si
riesce nemmeno a concepire o ad immaginare la possibilit culturale di unalterit. Gli
individui in questo caso utilizzano gli stereotipi. Vincolano le rappresentazioni sulla
conoscenza e questo avviene a causa della separazione dallaltro barriere di tipo
fisico e sociale-), la difesa dallaltro (si inizia ad entrare in contatto, ma un contatto
limitato o distorto da un senso di paura individuale: il sentimento che ci fa sentire
sotto assedio a causa della presenza altrui, si ha paura che la presenza dellaltro metta
in pericolo il proprio stile di vita e le proprie risorse), la minimizzazione dei conflitti
(laltro c, non si ha paura, ma non si fa molta attenzione alle differenze culturali->
atteggiamento neo-assimilazionista; un atteggiamento molto diffuso specialmente
quando si decide di assumere un atteggiamento caritatevole, il paternalismo negativo
di chi non intollerante, ma che continua a considerare laltro debole, un individuo
che va aiutato a diventare come noi, lo straniero visto come un bambino: un modo
per non accettare il superamento delletnocentrismo). Letnorelativismo supera
letnocentrismo: accettazione dellaltro, della sua presenza (riconosce la differenza,
laccetta e la rispetta. Multiculturalismo di mercato: si ha una relazione di mercato con
lalterit. Accettazione dellalterit che fino in fondo disponibile a un mutamento dei
nostri stili di vita), adattamento alle esigenze altrui (non si elimina il senso generale
del noi, ma ci si adatta ad una presenza importante di immigrati sul territorio e si
cambiano i modi di vivere) ed integrazione di queste esigenze allinterno del modo di
vita (modo diverso di pensare anche chi siamo noi, allargare i confini del noi,
integrazione allinterno del gruppo dellaltro). La prima parte di ogni processo di

mediazione in genere non comprende lincontro. Ci sono due atteggiamenti prevalenti:


o c unequipe di mediazione che ascolta in sede separata tutte e due le parti (ci
avr il vantaggio di avere una conoscenza completa delle esigenze), oppure c
latteggiamento dellavvocato, cio servizi di mediazione che mandano un mediatore
da una parte e un mediatore dallaltra; costoro si fanno avvocati rispettivamente dei
propri assistiti e si presentano davanti ad un terzo mediatore che gestisce la relazione
conflittuale. Affinch un conflitto si risolva occorre riconoscere laltra parte come
interlocutore pari a se stessi. Vi sono poi dei colloqui in cui si cerca di trasformare la
relazione rendendola sempre pi informale e colloquiale e in questa fase il mediatore
svolge una funzione positiva perch deve riuscire a costruire un rapporto confidenziale
tra le singole parti. Cambiare il senso dellabitare, cio agire sui significati. Riuscire a
mediare i significati che sono dellabitante, ma sono anche della cultura di cui fa parte
e sono anche delle relazioni interpersonali che intrattiene con gli altri. Bisogna riuscire
a fare accettare un senso di cosa vuol dire residenzialit, cittadinanza. Bisogna avere
una certa attenzione a non sopravvalutare le differenze interne ma continuare a
pensare che le persone sono sempre e comunque delle persone e la loro base
culturale non uno strumento cos ampio da spiegare tutto il loro stile di vita. Bisogna
agire in un processo di definizione della situazione abitativa e riuscire a risolvere
problemi che hanno a che fare anche con la fiducia reciproca. La fiducia una
dimensione che riguarda aspettative favorevoli che sono a noi relativamente familiari.
Se il livello di fiducia resta basso, il servizio resta basso.
11-5-2016
OGGETTO DESAME:
-

La produzione culturale una componente fondamentale delle analisi dei


cultural studies e non solo.
Sociologia della moda: modello di Simmel; la moda un elemento che ci
permette di studiare la conciliazione tra esigenze soggettive e esigenze
collettive; la moda uno strumento attraverso cui si conciliano
differenziazione ed identificazione a livello identitario; inclusione ed
esclusione; imitazione come sistema di coesione sociale rispetto alla
differenziazione individuale. La moda stessa pu essere definita un fatto
sociale, qualcosa da cui non si pu sfuggire. Il comportamento di moda
guidato da una razionalit individuale legata al fatto che si ottengono
tramite la moda dei vantaggi pratici.
Stimoli studiati da Blumer costruiscono una collezione; il rapporto con il
consumatore, tutta la funzione di indirizzamento della produzione tramite il
consumatore.
Il ruolo del consumatore
Il sistema moda visto come un mondo in cui ci sono pi componenti che
agiscono e un effetto finale di queste interazioni selezionare una grande
variet di proposte (la collezione, la campagna del periodo).
La visione della moda come testo allinterno delle teorie della semiotica: il
rapporto tra vestiario e individuo lo stesso che c tra lingua e parola. La
moda pu essere vista come una grande grammatica che fornisce una serie
di strumenti simbolici, cos come la grammatica fornisce le parole e le regole
per combinarle.
Subculture: si inizia a parlarne allinterno della scuola di Chicago in cui si
adotta un approccio ecologico, orientato cio a vedere il rapporto tra uomo e
ambiente e le regioni morali dove si sviluppa con un metodo di analisi
etnografica in cui i diversi gruppi sono considerati portatori di subculture,

cio di culture di minoranza e alternative rispetto alla cultura principale, con


un proprio codice, con proprie normative e con propri strumenti simbolici di
differenziazione.
La scuola di Birmingham attenta soprattutto a come la subcultura
restituisca uno strumento simbolico di espressione di una resistenza a una
situazione di dominio e di subalternit. Le subculture vengono studiate da un
punto di vista pi strutturale.
Analisi dei diversi gruppi
Saggio sottoculture di Hebdige in cui si combinano analisi strutturale e
semiotica delle sottoculture che vengono viste come processi di
trasferimento di alcuni segni e di alcuni segni ad usi trasgressivi e ancora
una volta vengono viste come delle forme di resistenza simbolica. Sono
sottoculture spettacolari, come il punk, che mettono in luce una reazione
allegemonia culturale. Il punk rivoluziona la societ inglese sposando il
cattivo gusto come elemento di distinzione.
Divisione di genere: la sessualit, una concezione del futuro. Caratteristiche
tipiche sono losservazione intenzionale, la valorizzazione della violenza, la
contaminazione con altre subculture anche di origine caraibica.
Il punk come subcultura caratterizzato dallironia e da una forte ricerca
dellautenticit, quindi contrario a qualsiasi conformismo; ambivalente
perch mescola fra di s elementi contraddittori.
Come reazione alle sottoculture c una cultura prevalente che cerca di
integrarle attraverso dei metodi tipici che sono la commercializzazione e la
familiarizzazione.
Le nuove teorie sulle sottoculture tendono a spostare la centralit delle
differenze di classe e a vedere la sottocultura pi come un processo di
consumo, come un processo attraverso il quale il soggetto acquisisce dei
repertori per costruire il proprio stile di vita, la propria identit.
Quali fenomeni in Italia hanno favorito i mutamenti sociali: analisi sociostorica-> il mercato, i teenager, la mobilitazione socio-politica, larrivo dei
mass media, migrazioni interne ed esterne, modernizzazione industriale che
sostituisce in maniera eterogenea dello stile di vita precedente, crollo della
natalit e della nuzialit, scolarizzazione, crescita di enfasi sullindividuo. Il
nostro sistema culturale stato influenzato dallimportazione di miti
americani.
C generalmente un atteggiamento della scienza sociale poco attento a
queste dimostrazioni.
In Italia c una distinzione tra sottoculture politicizzate e non-politicizzate
(anni 80 distinzione tra punk e hippies)
In Italia si ha una maggiore importanza per quanto riguarda i centri sociali
che sono dei luoghi di cultura dal basso.
Consolare lo sconfitto: qual il problema principale? Le dinamiche di status.
Come costruisce questa teoria Goffman? Partendo da un caso, la truffa, e
analizzandolo dal punto di vista degli attori che ne partecipano e nelle fasi in
cui tipicamente di svolge la truffa. A partire da questo esempio piccolo si
costruisce prima una teoria delle dinamiche di status e poi una teoria
generale dellindividuo.
Dinamiche di status. Come pu cambiare lo status di una persona? Per
promozione, abdicazione o perdita involontaria (dipendenti o indipendenti
dalla performance). Quelle legate alla performance, cio essere esclusi
perch non capaci, portano allumiliazione.

Goffman studia i metodi utilizzati per far digerire ad una persona la sconfitta
legata alla propria incapacit. E parla ad esempio di affidare il ruolo del
consolatore ad un superiore, ad un amico; offrire una seconda chance; offrire
un ruolo alternativo che faccia sopravvivere alla sconfitta.
Goffman parla anche delle alternative alla consolazione: la disorganizzazione
del s come esito drammatico di stigmatizzazione e di etichettamento di una
persona come malato mentale. Parla anche di strategie preventive che una
societ utilizza per evitare di trovarsi nella situazione di dover consolare
qualcuno. Le strategie preventive coincidono ad esempio con il periodo di
prova con cui si blocca leventuale licenziabile.
Capitolo 5-6: che differenza c tra il modello procedurale in cui si d enfasi
alle condizioni del dialogo; il modello pi attento alla dimensione liberale dei
diritti individuali; il modello pi attento alla dimensione collettiva dei diritti
delle minoranze; il modello universalistico attento alla distinzione tra sfera
pubblica e sfera privata.
Quali sono per ognuno di questi approcci i limiti, i vantaggi e gli svantaggi.
Approccio critico. Una dimensione pi attenta alla situazione di classe, di
struttura, di esclusione sociale.
Quali sono i paradossi del multiculturalismo? Il multiculturalismo scelto come
utopia tende a reificare le differenze e a sottovalutare gli aspetti
problematici dellintegrazione. Sono problematiche tanto le posizioni di chi
rifiuta il multiculturalismo quanto quelle di chi lo accetta senza porsi delle
problematiche.
Multiculturalismo quotidiano. importante innanzitutto superare le
discriminazioni. Ma un approccio troppo analitico tende a sottovalutare che
le dimensioni pratiche sono pi rilevanti. Vede come ci possono essere delle
soluzioni ad alcune situazioni in cui si declina il multiculturalismo.
Capitolo 8: critiche al multiculturalismo.
Critica al multiculturalismo di mercato
Gli ambiti di discussione multiculturale, ad esempio il linguaggio (distinzione
tra gruppi di genere, quindi la teoria femminista rispetto al maschilismo
linguistico). Quali sono gli elementi di discussione multiculturale in ambito
educativo? Aspetti della storia, di frammentazione critica dei curricula
Assi attraverso i quali si differenziano i vari approcci al multiculturalismo
Differenza fra modelli politici rispetto al multiculturalismo: assimilazionista,
precarista, pluralista, sudeuropeo che quello delle nuove nazioni di
accoglienza, di destino dei lussi migratori Italia-Spagna
Capitolo 8: neo-assimilazionismo
Mediazione: tre fasi delletnocentrismo e delletnorelativismo; aspetti pi
importanti di un processo di mediazione: orientare, psico-sociale-linguistico
Finalit della mediazione: la finalit ultima non semplicemente annullare
un conflitto, ma utilizzare il conflitto per aumentare il capitale culturale e
rafforzare le relazioni sociali (empowerment)
Migrazioni: sono legate a fenomeni universali; presentano analogie, ma
anche differenze.
Caratteristiche delle nuove migrazioni: accelerazione, diversificazione,
femminilizzazione, globalizzazione, immigrati forzati/rifugiati.
Quali sono le caratteristiche delle migrazioni verso lItalia? Sbilanciamento
territoriale, grande presenza di immigrati stabili, crescente accesso ai diritti
di cittadinanza per gli immigrati, modello che in generale tende ad acquisire
tutti gli aspetti pi negativi degli altri modelli, quindi una forte
precarizzazione e una certa tendenza alla dissimilazione, una difficolt
burocratica nellapplicazione delle leggi sullimmigrazione, una domanda

demografica di immigrati, una popolazione immigrata pi giovane rispetto a


quella dei residenti e un progressivo avvicinamento tra i tassi di natalit
delle donne straniere alle donne italiane.
Ripresa delle migrazioni italiane verso lestero
Ciclo migratorio: nelle prime fasi ci sono soprattutto lavoratori maschi
emarginati nel campo del lavoro; una certa stabilizzazione che si compie in
maniera pi completa nella terza fase in cui ci sono anche le nuove
generazioni.
I motivi delle migrazioni possono essere molto diversi (macrosociali, cio
legati a fenomeni strutturali, microsociali cio legati a motivi soggettivi
individuali, mesosociali, legati a motivi che hanno a che fare con le reti
sociali, con le associazioni), le modalit e la tipologia di immigrati sono
diversi.
Come studiare le migrazioni? Come un mutamento di paradigma per le
scienze sociali.