Sei sulla pagina 1di 5

Il mio commento personale sul tema:

"Sociologia americana e sociologia italiana,


Talcott Parsons e Francesco Alberoni"
Il mio commento personale lo vorrei iniziare con Talcott Parsons, considerato uno dei
sociologi più importanti del ventesimo secolo. Ma, come nota Turner nella prefazione del
libro The Social System, l’opera più riconosciuta di Parsons, “è uno dei libri più influenti e
sistematici della sociologia moderna, e allo stesso tempo è uno dei libri più intensamente
criticati” (Parsons 1991: xiii1).

Non vi è dubbio che il suo contributo alla sociologia è molto significativo. La sua
teoria dell’azione sociale, spiegata nel libro già citato, ha attirato la mia attenzione. Parsons
sottolinea il legame fondamentale tra le norme e l’azione dell’individuo (l’attore): “Non si ha
azione se non come sforzo per confrontarsi alle norme, esattamente come non si ha
movimento se non come movimento nello spazio” (1991: 115). Infatti, il suo è un
atteggiamento strutturale e funzionalistico, e per questa linea del pensiero “la nozione del
sistema è un fondamento intelettuale” (Gouldner 1973: 190).

Nel sistema di Parsons sono i valori culturali e le strutture sociali a determinare tutte
le azioni sociali. La sua è la concezione voluntaristica e possiamo chiamarla una sintesi
dell’utilitarismo, positivismo e idealismo. Tale prostettiva sta, almeno al mio avviso,
nell’opposizione ai concetti materialistici e behaviorali, dove il determinante più importante
è la reazione ai stimoli esterni. Qua invece si da iportanza alla teleologia dell’azione: è
importante per qual fine si agisca (Petricone 2020: 80). Questa constatazione mi sembra
essere un punto d’incontro tra la sociologia di Parsons e la riflessione teologica. La fine
dell’agire umano, inteso nel guadro religioso, sarebbe ovviamente la salvezza.

Tornando al sistema di Parsons, mi risulta importante la sua constatazione che il


sogetto non agisca in modo indipendente degli altri che compongono il sistema sociale. Si
poggia, invece, sugli attori che interiorizzano i principi della cultura determinata. In più, la
personalità del sogetto non si può esprimere diversamente se in relazione ai legami sociali,
fondati sul quandro del contesto sociale. Infatti, sono i nostri ruoli e nostri status a dialogare
1
La traduzione dal inglese e polacco è sempre mia.

1
reciprocamente fra loro. Questo implica la constatazione, che il sistema sociale sarebbe una
realtà indipendente dai singoli attori.

Il sistema creato da Parsons è strutturato e ben ponderato, direi adirittura:


monumentale, con i puntini mesi sulle tutte “i”. Penso che questo sia il punto di partenza per
i critici del suo sistema: Parsons è troppo utopico. Nella bibliografia utilizzata ho trovato due
voci più critici e uno difensivo.

Per Petricone “la situazione sociale da lui elaborata fotografa una situazione di fatto
inesistente, statica non dinamica, sostanzialmente ideologica” (2020: 81). Anche Abel
esprime la sua critica nei confronti di Parsons: “I sistemi sociali non sono i fatti dati
empiricamente: sono costruiti” (1977: 185). Tittenbrun, essendo contra Parsons nelle altre
pagine del suo discorso, a questo punto gli viene in aiuto: “Qualificare il termine sistema
sociale come una certa finzione, priva di relazione con qualsiasi realtà, sarebbe in contrasto
con l’intenzione dell’autore (…). [Parsons] è consapevole che tale struttura mentale non
avrebbe sicuramente nessuno, come dice, <<valore empirico>>, se non <<riguardasse
qualcosa>> (aggiungeremmo: qualcosa di reale)” (Tittenbrun 1980: 312).

Con la mia infarinatura meno di scarsa nel campo della sociologia non saprei come
personalmente valutare tutto il lavoro di Parsons. Ma per me la più stimolante e importante
è la sua nozione voluntaristica, teleologica, dell’azione umana.

Passo ora al secondo sociologo, uno dei più importanti sociologi italiani: Francesco
Alberoni. I suoi primi passi nel campo scientifico, dopo essersi graduato in medicina a Pavia,
si focalizzavano sulla psichiatria e poi sullo studio del divismo. Secondo lui, il fenomeno di
divismo si pùo descrivere come pettegolezzo collettivo in una società di massa, dovuto dai
mezzi di comunicazione di massa. La sua differenziazione tra èlite senza potere ed èlite del
potere mi sembra molto rilevante, specialmente nel dialogo della fede con la cultura
contemporanea. Odorici spiega così questo concetto: “I componenti della cosiddetta élite
del potere vengono giudicati per il loro <<agire di ruolo>>, per le azioni che compiono in
funzione della posizione di potere che occupano. Al contrario, per quanto riguarda l’ élite
senza potere, essi vengono giudicati non tanto per il loro lavoro, quanto per la loro vita
privata, in sostanza, per il loro <<agire in comunità>>” (2006: 14).

2
L’altro contributo di Alberoni e, a mio parere, la sua ricerca scientifica più
apprezzabile, sono i suoi pensieri racchiuse nel libro Movimento e istituzione dal 1977.
Partendo dalla riflessione sul processo per cui l’ordine sorge dal caso, Alberoni arriva al
concetto dei movimenti collettivi. Il nuovo ordine dal punto di vista sociologico avviene
quando gli individui, sedotti dai nuovi beni e costumi, cominciano a tradire le sue proprie
tradizioni (Cfr. Petricone 2020: 101). Il momento in cui le idee, i leader carismatici e la
comunicazione dei nuovi atteggiamenti si fondono dando l’origine al movimento, lui lo
chiama stato nascente. Questo termine, preso da Max Weber, viene elaborato da Alberoni
che lo applica non solo agli individui più carismatici, ma lo estende a tutti gli membri del
gruppo, e addirittura allo gruppo stesso.

Il movimento collettivo, insieme con communità e società, diventa per Alberoni il


terzo fattore che caratterizza le formazioni sociali. Grazie al suo dinamismo, che le primi due
fattori ne sono privi, il movimento collettivo porta alla fondazione dell’istituzione. Il suo
raggionamento si basa sulla constatazione che la communità non nasce “da un
raggionamento utilitaristico, da un patto razionale, da un calcolo dei costi benefici, ma da
una rivolta, da un movimento, cioè da un sogno di rinnovamento e di miglioramento
radicale” (Alberoni 2014: 124, in Petricone 2020: 103).

Mi pare utile collegare i pensieri di Alberoni con le preoccupazioni dei sacerdoti, che
avvolte avvengono quando si analizza la condizione delle nostre communità parrochiali o
altri gruppi che La Chiesa se ne prende cura. Il dinamiso intrinseco del concetto di
movimento collettivo potrebbe essere molto stimolante.

Così stimolante potrebbe essere anche il concetto dell’innamoramento: la terza area


delle ricerche di Alberoni. Infatti, la sua opera Innamoramento e amore dal 1979 è stata
tradotta in diversissime lingue, facendo parte del “canone” dei libri su questa materia.
Alberoni aplica la sua rivoluzione del movimento collettivo alla relazione tra due persone – il
gruppo più limitato possibile. Secondo lui, lo stato d’amore ha due fasi: l’innamoramento,
quindi lo stato nascente dove due individui opernano la rivoluzione affettiva, morale e
pragmatica, e amore, quindi la tappa dove “l’istituzione dell’amore” è già creata. Le
conclusioni appena presentati sono miei, non sono quindi molto autorevoli dal punto di vista
scientifico. Ma grazie all’approfondimento della teoria d’innamoramento di Alberoni (infatti,

3
mi ricordo che una volta durante gli anni del seminario ho preso nelle mani il suo altro libro,
L’amicizia) anche le mie competenze da sacerdote sono state arricchite.

Scrivere questo piccolo elaborato mi ha fatto possibile conoscere due personaggi


molto importanti per la sociologia. Nonostante le loro teorie scientifiche siano molto
complicate, e il loro linguaggio abbastanza ermetico, devo ammettere che sono riuscito a
trovare qualche spunto molto produttivo per il mio lavoro pastorale.

Bibliografia

Libri e articoli

ABEL, THEODORE (1977) Podstawy teorii socjologicznej, Warszawa: Państwowe Wydawnictwo


Naukowe.

ALBERONI, FRANCESCO (2014) Movimento e istituzione, Milano: Sonzogno.

GOULDNER, ALVIN WARD (1973) For Sociology: Renewal and Critique in Sociology Today.
Harmondsworth: Allen Lane.

ODORICI, CLARA (2006) Miti e divi della postmodernità (tesi di laurea non pubblicata).
Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.

PARSONS, TALCOTT (1991) The Social System. London: Routledge.

PETRICONE, FRANCESCO (2020) Sociologia dei processi politico-comunicativi e giuridici


contemporanei. Roma: Bardi Edizioni.

TITTENBRUN, JACEK (1980) “Niektóre zagadnienia teorii systemu społecznego Talcotta Parsonsa.
Próba krytyki z pozycji materializmu historycznego”, in: Ruch Prawniczy, Ekonomiczny
i Socjologiczny XLII, 2, pp. 309-325.

4
Fonti digitali:

“Francesco Alberoni” (n.d.) in: Wikipedia, https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Alberoni


(consultato 29.04.2020).

“Talcott Parsons” (n.d.) in: Wikipedia, https://en.wikipedia.org/wiki/Talcott_Parsons


(consultato 29.04.2020).