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PIERRE BOARDIEU (1930-2002)

Boardieu fu un sociologo, mai letterato.


Fun uno dei più famosi sociologi del ‘900 europeo, coetaneo di Spinazzola e Schulz-Buschhaus.
Riscosse molto successo perché aveva una certa risonanza nei media francesi.
Si occupò in prima istanza di cultura e di gusti estetici – ai confini dei nostri discorsi-.
Fu un personaggio scomodo, una figura di spicco nel dibattito pubblico dove si è distinto per i suoi attacchi al potere e agli
intellettuali “chiacchieroni e incompetenti” che caratterizzano le scene televisive.
Ispirava egli stesso una certa diffidenza ai suoi colleghi universitari ed era invece fonte di fascino e d’ispirazione per i giovani
studenti.

Come Pasolini, si presentava agli specialisti come un intellettuale con solide argomentazioni contro lo status quo/il sistema.
Gran parte del suo lavoro è infatti tesa a mostrare le contraddizioni vigenti nel sistema occidentale.
Questo suo atteggiamento critico nei confronti della società è forse dovuto alle sue origini molto umili: veniva dalla campagna
francese – Lille – a nord-ovest di Parigi, suo padre era un contadino.
La Francia, è risaputo, ha il suo ombelico intellettuale, economico e culturale a Parigi e, per un uomo come Boardieu delle
campagne, scalare le classifiche non era facile.
Riuscì comunque ad arrivare al comando di alcuni dipartimenti di ricerca molto importanti in Francia grazie anche alla sua
eccezionale carriera scolastica ed accademica.

Durante il suo percorso di formazione ha sviluppato un certo interesse per le dinamiche non troppo lineari che ancora oggi sono
vigenti in un sistema che tendiamo – come il nostro – a definire democratico – aperto al “c’è spazio per tutti” – quando in realtà non
lo è.
Dai suoi studi emerge infatti che le dinamiche di potere, le gerarchie, siano ancora molto forti all’interno della società, che lo si noti
o meno.
Ha dedicato tutti i suoi studi allo smascheramento delle strutture di potere – di tutti i poteri che gerarchizzano la società nei vari
campi

Boaurdieu definiva campi i settori dei quali era possibile occuparsi dal punto di vista della sociologia – quindi quelli di cui si occupava
lui-.
C’era dunque un grande campo culturale, un più piccolo campo letterario facente parte di quello culturale e così via.

IL METODO DI BOARDIEU
Il suo metodo è fondato su due diversi metodi che solo in apparenza sono opposti:
1. strutturalismo
2. materialismo storico – approccio marxista
Questi due approcci difficilmente sono uniti in altri intellettuali ma Boardieu trova la sintesi perfetta: sì sono potenzialmente in
contraddizione ma pescando alcuni elementi da entrambe le parti ha creato un terzo metodo di studio, di stampo marxista – senza
la dimensione storica -, accrescendo la scientificità con lo strutturalismo

STRUTTURALISMO
E’ un metodo di lavoro delle discipline umanistiche, diffuso in Francia negli anni ’50 e ’60 – gli anni della sua formazione -. Riscuote
subito un grande successo.
Tra l’altro questi erano gli anni dell’affermazione di discipline come la sociologia, la psicologia, l’etrologia….

Lo scopo dello strutturalismo è quello di svecchiare il metodo delle discipline umanistiche e portarle ad un grado di specializzazione
simile a quello delle discipline scientifiche – nei confronti delle quali le discipline umanistiche sono state un po’ inferiori da questo
punto di vista-.
Da una parte le scienze dure – che per quanto possibile arrivano a risultati certi con metodi rigorosi-, dall’altro le discipline
umanistiche arrivano a risultati spesso soggettivi attraverso metodi individuali o condivisi da pochi e in ogni caso non si hanno
risultati certi. Spesso anzi si giunge al conflitto delle interpretazioni.
Lo strutturalismo dunque interviene sul metodo delle discipline umanistiche fornendo loro scientificità e specialismo, comprese
quelle strettamente letterarie come la filosofia, la letteratura e gli studi storico-artistici.

Il centro dello strutturalismo è che ogni oggetto di studio viene considerato una struttura in cui tutto si tiene, in cui il mutare di un
singolo elemento interno comporta il mutamento del piano d’insieme.
Un oggetto di studio va dunque inteso come struttura nella quale qualsiasi mutamento è connesso con tutto. Ogni tipo di
mutamento interno porta al mutamento d’insieme e dell’identità, di conseguenza, dell’oggetto di studio.

L’oggetto viene dunque isolato, decontestualizzato e messo sotto il microscopio, sminuzzandolo in tutte le sue parti.
Così facendo lo strutturalismo abolisce l’interessa per ciò che sta al di fuori dell’oggetto di studio – e invita le discipline umanistiche a
svolgere questa stessa operazione-.
Lo studio del soggetto isolato avviene attraverso un metodo super-specializzato e, almeno in apparenza, molto scientifico.

Dunque lo strutturalismo si colloca esattamente al lato opposto della critica sociologica che, seguendo il materialismo storico, mette
l’oggetto di studio in rapporto con il contesto sociale nel quale è nato e legge l’opera come documento del contesto di cui si parla.
L’approccio strutturalista è anti-storicista. Gli strutturalisti non sono interessati all’evoluzione del fenomeno in questione, piuttosto
ad una foto, qui e ora, di un singolo oggetto.
Vi è un’oggettività da indagare, le discipline umanistiche devono mettersi nell’ottica di possedere una strumentalizzazione di lettura
e di interpretazione del testo letterari che porta ad un’oggettività di risultati.
Ponendo caso che si tratti di una poesia, lo strutturalista la sminuzza nelle più piccole parti e, attraverso un meccanismo oggettivo e
scientifico, le studia tutte nei minimi dettagli.
E’ quello che la scuola ci abitua a fare.

Lo strutturalismo, declinato a Boardieu, ha significato lavorare sui fenomeni sociali con un approccio sincronico.
E’ come se potesse tagliare un preciso momento della società, scattarne una fotografia, e studiarla.
Una delle critiche spesso mosse a questo metodo è quella di restituire della porzione di società studiata, una mappa in scala 1:1,
troppo meticolosa nell’interpretazione descrittiva e dimostrativa.
In realtà Boardieu, scattando questa foto fuori dal tempo, voleva afferrare il quid – il senso profondo delle dinamiche che
caratterizzano la struttura di una determina zona della compagine sociale-.
Si prende in esame un dato campo, se ne scatta foto immaginaria di una certa zona e se ne ricava uno studio estremamente
meticoloso per individuare la struttura profonda che sta alla base dell’oggetto di studio, appunto considerato come tela di un ragno,
dove tutto è collegato con senso.

MATERIALISMO STORICO
Boardieu – di sinistra e marxista - accoglie il materialismo storico per il rapporto struttura-sovrastruttura.
Questo rapporto è preso però in termini sincronici – qui e ora, analisi sul funzionamento interno delle strutture sociali piuttosto che
sul loro cambiamento-.

L’idea che l’oggetto di studio sia una struttura nella quale tutto si tiene – tela di ragno -, dove cambiando la posizione di un oggetto
di sbilancia tutto, può essere assimilabile al rapporto che Marx postula fra struttura economica e elementi sovrastrutturali, ma anche
fra gli elementi sovrastrutturali stessi. Infatti, anche la società che ha in mente Marx è una struttura d’insieme nella quale al mutare
dell’elemento economico a cascata, su lunghi periodi e in ultima istanza, tutto muta.

Boardieu raccoglie il materialismo storico senza l’elemento storico = la società è un elemento in cui tutto al suo interno si tiene – nel
senso di Boardieu, una complessissima ragnatela in cui ha senso studiare sì i singoli elementi ma anche le relazioni di cause ed
effetto tra i singoli elementi-. Non si può leggere una caratteristica culturale o una preferenza sociale di un agente sociale senza
tenere conto di tutti gli elementi della sua vita e della società in sincronia – dunque in quel momento.

Boardieu recupera da Marx il concetto di ideologia (come Gramsci).


Per Marx l’ideologia è la visione del mondo che inconsciamente appartiene a tutti coloro che vivono in un certo momento.
Boardieu vuole alzare il velo dell’inconsapevolezza sull’ideologia vigente in un dato momento, in particolare sulle gerarchie, sul
sistema non democratico che si perpetua in ambito sociale anche in un contesto che siamo soliti chiamare del tutto democratico e
giusto.
Boardieu studia quei luoghi e quelle dinamiche in cui sembrerebbe non esserci gerarchie ed esercizi di dominio e dimostra invece
che privilegi e gerarchie persistono.

Come diceva Marx, portare allo stato di consapevolezza le attitudini e gli atteggiamenti che abbiamo incorporato in noi e – 1° dovere
dell’intellettuale – fare la critica dell’ideologia, svelare dunque le false credenze che ci abitano e che viviamo come se fossero veri.
La critica dell’ideologia, intesa come demistificazione della falsa coscienza. La sociologia studia infatti scientificamente i
comportamenti degli individui, le idee – impure - in base alle quali questi agiscono che rimandano sempre ad un contesto di classe.
La sociologia deve dunque scavare sotto queste idee.

Uno dei suoi oggetti di studio in questa prospettiva è stata la scuola. Molte delle sue opere – tutte di difficile comprensione - tra
l’altro studiano il sistema scolastico – in Francia molto più rigido che in Italia -.
I suoi libri hanno spesso suscitato discussioni:
- la miseria del mondo – raccontava la quotidianità dei soggetti sconfitti dalla società
- il dominio maschile – violente reazioni tra le femministe

Un altro fattore che deriva da Marx è lo studio dei meccanismi di dominio in tutti i settori: il gioco sociale in qualsiasi campo dipende
da meccanismi strutturali di concorrenza e di dominio. Questi meccanismi di dominio sono al centro del processo di socializzazione
dell’uomo, che li trasforma e li acquisisce come se fossero una seconda natura, inconsapevole, definita habitus.
L’habitus organizza dall’interno i comportamenti e l’identità stessa degli individui. Il luogo privilegiato per la riproduzione dei
meccanismi di dominio è la scuola, nella quale agisce una violenza simbolica, realizzata come imposizione, per mezzo di un potere
arbitrario.
Da un lato l’habitus rende conto delle determinazioni inconsapevoli che strutturano dall’interno i comportamenti e dall’altro rende
conto della capacità dell’individuo di reagire in certi contesti.
L’habitus può essere considerato come la struttura profonda della nostra mente e il motore delle nostre azioni.
Boardieu analizza anche le procedure istituzionalizzate che regolano la produzione dei discorsi: strutture che rimandano ad ideologie
di classe. Egli analizza la possibilità stessa che un discorso sia prodotto in certi contesti – cioè che sia socialmente legittimo -.

CRITICA ALL’IDEOLOGIA APPLICATA AL SISTEMA SCOLASTICO (domanda d’esame)


Boardieu parla male della scuola che noi tutti conosciamo, quella nata in Europa più o meno – con grandi differenze tra Stato e Stato
– nel corso degli anni ’60.
Si tratta della scuola che lui stesso aveva frequentato e che si stava trasformando da scuola di elitè a scuola di massa.
La scuola di massa è un’istituzione alla quale accede non solo la grande borghesia ricca e colta, ma alla quale iniziano ad avere
accesso anche i piccoli borghesi, i proletari e così via.

Negli anni ’60 si alza l’obbligo scolastico a 14 anni, è del ’62 infatti la riforma che istituisce la scuola media come istituzione unificata
e obbligatoria. Prima vi era infatti la possibilità di preferire una scuola di avviamento lavorativo (ad esempio di tipo agrario),
fortemente specializzata e poco formativa dal punto di vista culturale.
Dunque dal ’62 tutti quanti, almeno fino alla terza media, studiano obbligatoriamente determinati elementi della cultura italiana ed
europea.
Di conseguenza anche le scuole superiori, allora non obbligatorie, ingrossano le proprie file, così come poco dopo le università –
altrimenti non si spiegherebbero i movimenti del ’68 se non si parlasse di istituzioni parzialmente massificate-.

1. INFLAZIONE DEI TITOLI SCOLASTICI


Sono aumentate le persone che possiedono diplomi o addirittura lauree. Ma è cambiato, allo stesso tempo, il requisito minimo per
un dato lavoro. Dunque se fino a pochi anni prima era necessario un diploma per x posto, adesso era necessaria una laurea.
Questo significa che ci sono più persone che conquistano diplomi e lauree ma allo stesso tempo il valore di questi titoli è diminuito,
è inflazionato – proprio perché ce ne sono di più-.
Oggi una laurea triennale è il minimo indispensabile per ambire ad una posizione mediocre: continuiamo oggi a vivere sulla nostra
pelle la conseguenza e il continuo dell’inflazione.

Ma secondo Boardieu la scuola di massa è molto bella – essendo questa l’istituzione che gli ha permesso di formarsi -; lui stesso
incarna un’eccezione al suo discorso.

E’ però vero che il livello alzandosi non necessariamente ha un risvolto positivo per un agente sociale della classe popolare.

CONTRADDIZIONE SVELATA – di fronte ad una società che vede nella scuola solo un elemento positivo, Boardieu con il suo metodo,
svela che in realtà c’è anche del negativo.
Non sono infatti solo i titoli scolastici ad essersi inflazionati, ma l’accesso agli studi da parte delle classi basse ha fatto si che gli agenti
sociali di queste classi raggiungessero sul piano professionale gli agenti della borghesia.
Le classi alte sono fuggite più in alto.
Mentre diventava normale per le classi basse prendere la licenza media, diventava normale per le classi alte prendere quella
superiore e poi universitaria.
Questo significa che la scuola di massa non ha annullato le differenze culturali e poi economiche professionali perché si è
semplicemente spostata più in alto la gerarchia.

Ora la laurea sembra doverosa e allora tutti arrivano alla laurea magistrale, le classi dominanti arrivano anche al master e i dottorati
(che costa anche 10.000 euro all’anno).
Non è una questione di continuare ad alzare il livello, la grande questione è diventata non tanto di livello ma anche di dove si studia.
I figli della grande borghesia milanese probabilmente la laurea se la prendono non in Italia, forse a Londra, New York ….
Boardieu funge da spunto all’interno della società attuale anche se il suo lavoro risale agli anni ’70 – la dinamica non è cambiata, si è
solo spostata verso l’alto.
Boardieu è l’esempio che la vetta si può scalare, anche quella della classe privilegiata sorpassandola. non è un discorso nichilista
questo.
E’ necessario comunque non illudersi ed essere lucidi verso le dinamiche di dominio che sono ancora vigenti.

“Titoli di nobiltà culturale”


Boardieu per spiegare la dinamica di inflazione dei titoli fa una comparazione con quello che è successo nel medioevo con i titoli
nobiliari.
Prima c’era solo il titolo di barone – o non eri niente o eri barone-.
Quando i baroni diventarono tanti, quelli più potenti hanno creato un altro titolo – marchese, duca, principe e così via - facendo
diminuire di valore il titolo di barone che ormai era inflazionato. Ai titoli del medioevo è successo qualcosa di simile a quella dei titoli
di nobiltà culturale/scolastici.

Dunque dietro l’apparente democratizzazione del sistema sociale nella seconda metà del novecento continua ad agire la gerarchia
socio-economica e culturale già vigente e molto difficile da scalfire.
La scuola non è proprio un punto di democratizzazione ma un luogo in cui si fossilizzano e si riproducono le dinamiche di gerarchia
socio-economica già vigenti nella società.
Egli osserva inoltre che la scuola e tutte le istituzioni di formazione, propongono delle valutazioni il più possibile neutre.
Lo fanno vantandosene, come se fosse un fatto democratizzante il fatto dei criteri di valutazione che sono uguali per tutti.
Boardieu osserva che non c’è ingiustizia più grande che valutare tutti quanti quando tutti quanti non partono dallo stesso punto.
Perché tutto ciò può esistere? Perché la scuola non è un’istituzione neutrale, parla la lingua della classe dominante – ricca e colta e
già scolarizzata - e dunque dei figli della classe dominante che la frequentano. La classe dominante, essendo tale, determina i
contenuti che la scuola deve passare, quindi con i rappresentanti politici, i ministri, le riforme della scuola e della didattica, i trattati
di pedagogia sull’insegnamento.

Inevitabilmente (ideologia di Marx!!) in ciascuna società la classe dominante produce una scuola a propria immagine e somiglianza –
in cui i figli della classe dominante si trovano a proprio agio perché parlano la lingua (non solo metaforicamente ma proprio la
sintassi e il lessico) e imparano a conoscere i valori, i sistemi culturali, sentono nominare personaggi, vedono libri. La loro sintassi di
pensiero e linguistica assomiglia molto a quella che in casa durante le cene la borghesia ricca e colta ha proposto ai suoi figli.
Il bambino della classe popolare cresciuto con genitori che non hanno studiato, il cui italiano è formato su quello televisivo.
Dovranno studiare molto di più e faranno molta più fatica.
Al figlio della classe borghese vengono normali perché li ha metabolizzati senza nemmeno rendersene conto.
L’agente sociale proletario dovrà imparare una lingua che solo in apparenza è la sua lingua madre. Di fatto non riuscivano a parlare
questa lingua della scuola (= lingua della classe dominante).

Eppure tutti vengono valutati allo stesso modo. Ed è inevitabilmente un’ingiustizia: far raggiungere a tutti gli stessi obiettivi avendo
provenienze diverse.
Si riproducono a scuola le stesse dinamiche di gerarchizzazione che si producono già nella società.
Spesso è possibile stabilire una proporzionalità diretta fra il successo scolastico di un giovane agente sociale e l’estrazione
economico sociale che è la sua per nascita.
Meglio sei nato, miglior titolo scolastico avrai.
La scuola dunque difficilmente è uno strumento di superamento delle marginazioni. Piuttosto riproduce le differenze che già ci sono.

Un altro esempio sono i giovani figli di contadini che vengono immessi nel sistema scolastico per via dell’obbligo.
Studiando i dati, a venire bocciati e dunque di fatto rifiutati dal sistema scolastico francese erano per lo più i figli dei contadini.
Ne deriva che i contadini vengono espulsi dall’istituzione scolastica. Boardieu provocatoriamente diceva che prima si avevano figli di
contadini che continuavano a fare i contadini e che restavano ignoranti (nei termini scolastici); adesso invece con la scuola di massa
abbiamo dei figli dei contadini che resteranno contadini e ignoranti e che per di più si sentiranno ignoranti e inferiori perché entrati
in contatto con il sistema scolastico borghese è stato spiegato loro che lo sono– torneranno dunque al loro inevitabile destino da
contadini con un enorme senso di inferiorità che prima non avrebbero avuto-.
La società li ha giudicati una volta per tutti e rimarranno macchiati a vita da questo stigma.

I meccanismi di discriminazione all’opera nella scuola interagiscono con quelli di tutti i campi della società – politica, religione, arte,
letteratura, medicina, scienza …- Ogni campo è come un microcosmo, correlato con gli altri campi ma anche dotato di leggi proprie.

“LA DISTINZIONE. CRITICA SOCIALE DEL GUSTO”– è un libro pubblicato nel ’79 e scritto durante gli anni ’60.
Contiene 1200 interviste in loco, dall’inizio degli anni ’60 ai primi dei ’70.
L’oggetto di studio sono le abitudini e i gusti culturali dei francesi, nonché dello stato socio-economico. Così facendo Boardieu
ricostruisce la struttura degli habitus nell’ambito del giudizio estetico, e le connesse determinazioni di classe dei gusti e degli stili di
vita.

La cultura è intesa qui nel senso più ampio possibile. Non misura solo il grado di cultura nel senso stretto, i gusti sono sondati in vari
aspetti, non solo quelli istituzionalizzati: ad esempio l’arredamento.
Le interviste sono svolte a casa degli intervistati, proprio perché mentre li ascoltava poteva guardare altrettanti dati se non di più di
quelli che emergevano dal colloquio-intervista.

Intitolare “La distinzione” questo libro di sociologia nel momento in cui il fenomeno più caratterizzante del tempo era la
massificazione (nucleo molto più coeso di quanto non fosse prima, oggi questo fenomeno è molto importante e molte differenze
culturali si sono abbattute prepotentemente e con un livellamento tendente al basso) dei gusti culturali significa ricordare che
nonostante il fenomeno dell’assembramento, anche al suo interno le differenze continuano ad essere molte e molto importanti.

Il sottotitolo, “Critica sociale del gusto”


In realtà la traduzione italiana perde un po’ – la traduzione letterale sarebbe stata “critica sociale del giudizio”.
Critica sociale del giudizio richiama l’opera della fine del ’700 del fondatore dell’estetica moderna, Kant – uno dei fondatori della
filosofia moderna-.
Boardieu fa il verso provocatoriamente all’opera kantiana e aggiunge un aggettivo che richiama le posizioni difese da Kant.
Secondo Kant – totalmente sbagliato dal punto di vista di Boardieu - il gusto individuale, le abitudini e preferenze estetiche del
singolo, derivano e rimandano a intuizioni del soggetto che non sarebbero motivate se non per una sensibilità innata più o meno
grande in relazione al singolo oggetto artistico.
Cioè: se mi piacciono molto i quartetti d’archi di Schubert è perché ho una sensibilità sviluppata per questo piuttosto che per il
pianoforte o altro. Se mi piace questa cosa specifica piuttosto che altro è perché sono fatto così, è la mia personalità, la mia
attitudine innata, non c’è altra spiegazione.

Per Boardieu invece non si tratta di sensibilità innata ma si tratta di motivazioni sociali.
Esiste anche una propensione ma Boardieu sottolinea che si mi piace una determinata cosa non è soltanto perché sono più o meno
sensibile ma perché ho un’estrazione socio-economica e culturale di un tipo e non di un altro.
Qui torna il rapporto struttura-sovrastruttura di Marx = l’elemento economico si tiene con quello sociale, con quello culturale e con
il singolo individuo e la sua ideologia.
Ancora una volta Boardieu mostra come atteggiamenti che siamo portati a ritenere doti naturali siano in realtà l’effetto di una
complessa e organizzata costruzione sociale.
Kant = preferenze estetiche innate = critica del giudizio estetico (che è innato in ciascuno di noi e causato dalla sensibilità)
Boardieu = ribalta la prospettiva: critica sociale del gusto. Non siamo individui sradicati dal contesto, siamo agenti sociali. Tutto
dipende si dall’innata sensibilità ma soprattutto dalla mia storia personale che mi porta o meno da una parte.

Vi è un altro elemento di differenza fra Boardieu e Kant.


Secondo Kant le nostre scelte estetiche sono innate e disinteressate: l’esercizio del gusto estetico non poteva avere nessuna
motivazione pratica, era puro trasporto dello spirito verso l’oggetto artistico, qualsiasi questo fosse. mi piace/non mi piace.
Per Boardieu non solo questo apprezzamento è di origine sociale, ma le nostre scelte in ambito culturale non sono disinteressate,
sono lo strumento attraverso il quale cerchiamo di costruirci una certa immagine di noi stessi agli occhi degli altri, ostentare dei gusti
culturali allo scopo di accrescere la nostra immagine. Sono lo strumento che utilizziamo per farci largo all’interno delle dinamiche di
confronto l’uno con l’altro che caratterizzano la nostra società.

Lungi dall’essere disinteressate le nostre opzioni di gusto sono uno strumento attraverso il quale noi socialmente cerchiamo di
distinguerci. Di qui il titolo del libro. Cerchiamo di migliorare la nostra immagine sociale mostrando di apprezzare una cosa o l’altra.

L’agente sociale che vuole distinguersi dichiara socialmente, nell’interazione sociale, di possedere quelli che ritiene essere i gusti
legittimi = valori estetici consolidati secondo i criteri della classe dominante.

1. gusto della classe dominante – gusto legittimo


2. gusto medio – della piccola borghesia
3. gusto popolare

1 e 2 sono quelle che cercano di distinguersi socialmente dichiarando la comprensione di valori culturali artistici alti.
Siamo nell’ambito del campo culturale e del capitale culturale – il secondo è il valore primario nella scuola-.
Boardieu recupera da Marx anche un certo tipo di lessico Il capitale in Marx è solo economico, al contrario in Boardieu indica tutto
quanto il singolo agente sociale possiede nella propria immagine sociale – capitale economico, capitale culturale, sociale, relazionale
...-
Il capitale culturale è formato dal capitale scolastico e quello culturale ereditario (dunque il background famigliare che l’ha portato
in certi rapporti con la scuola) che finiscono sempre per assegnare le posizioni più importanti nella società ai giovani della borghesia:
il potere resta sostanzialmente nelle mani della stessa classe.
In ognuno di questi tre settori, secondo le caratteristiche specifiche di quel campo, si costituisce un gusto legittimo.

E’ chiaro che tutte le pratiche culturali siano in rapporto sia con il capitale scolastico – misurato in base ai titoli di studio – sia con
l’origine sociale.

Punto di interesse è il capitale culturale ereditario e non tanto quello scolastico perché questo permette di ignorare.
Intervistando gli agenti sociali questi tendevano a volersi distinguere attraverso i loro gusti (quindi ad esempio dichiaravano di
amare la musica classica) ma in ambito alimentare, o dell’arredamento, dove non c’è l’indicazione chiara della scuola, dimostravano
di essere ignoranti. La scuola dunque interviene sostanzialmente nei settori letterario, musicale e artistico a indicare quali sono i
grandi valori.
Fuori da questi ambiti, non essendoci un’istituzione di riferimento che spiega cos’è più legittimo e cos’è meno, il singolo agente
sociale è lasciato in balia del proprio capitale ereditario.

Su questo piano Boardiou suddivide in due possibilità un’agente sociale che in ambito culturale è molto diffuso: autodidatta.
Ci sono due tipi di autodidatta:
1. autodidatta che appartiene alla piccola borghesia, quella che a un capitale scolastico
parzialmente portato a livelli alti.
Il capitale ereditario è piuttosto basso.
Questo tipo di autodidatta si sforza di legittimarsi attraverso le proprie scelte di gusto e istruzione ma non avendo una base solida di
cultura ereditaria rischia di prendere delle cantonate clamorose. Per esempio se accoglie l’idea che andare a teatro appartiene al
gusto legittimo e dunque ci va rischia di scambiare per uno spettacolo importante uno spettacolo che invece è di livello medio-basso.
Non se ne rende conto perché in ambito teatrale non ha una formazione scolastica che lo guidi e che gli fornisca nomi di riferimento
e magari finisce per vedere l’adattamento di un’opera di Pirandello – avendo sentito il nome di Pirandello e avendolo collegato ad
un’opera importante – come importante, quando è bassissimo.
Manca anche gli appuntamenti culturali importante costruendosi una cultura un po’ sbilenca. Mettono in campo la volontà di
distinguersi socialmente risultando però solo ridicoli.

2. il vero autodidatta, quello legittimo.


E’ un agente sociale della classe alta che ha un buon capitale scolastico ma soprattutto ha un grande capitale culturale-ereditario, e
per estrazione sociale.
Questo autodidatta si muove a sua volta in settori non scontati ma con il suo tocco non sbaglia niente.
Porta all’interno del campo del sapere legittimo degli oggetti artistici o di consumo quotidiano che non vi farebbero parte.
Ad esempio occuparsi di fumetti. L’autodidatta sceglie di certo il fumetto di grande qualità, lo cerca, si sa muovere come se
possedesse un fiuto innato, all’interno del campo culturale secondo dei criteri che ha dentro di sé e che gli permettono di non
sbagliare.
Applicano un’intenzione estetica legittima alle loro abitudini culturali. E questa intenzione ce l’hanno di per sé.

Quando si presenta alle sue interviste Boardiou mostra agli agenti sociali delle fotografie. Sono foto molto varie, immagini di
tramonti, di vacanze al mare, matrimoni ma anche più artistiche, un passamano di ferro arrugginito con il tempo in una fabbrica
abbandonata.
Da questo sondaggio emerge che i rappresentanti della classe popolare mostravano di apprezzare le fotografie che contenevano
un’immagine bella. L’estetica popolare apprezzava le foto dei matrimoni, dei battesimi, delle vacanze.
La foto che aveva come oggetto qualcosa di non bello di per sé, come la ringhiera arrugginita, non veniva apprezzata.
Al contrario, l’estetica legittima riconosceva nella foto di per sé un ambito artistico. E allora delle immagini che contenevano
qualcosa di bello poco gli importava. Valutavano il grado di artisticità della fotografia, dunque lo stile, la forma.
Potevano apprezzare la ringhiera arrugginita se fotografata con un certo effetto di luce, da una certa angolazione perché a quel
punto la foto veniva letta per ciò che è: uno strumento artistico da valutare secondo determinati criteri.
L’estetica popolare non riconosce lo stile e la forma ma ne valuta l’utilità – tenere memoria di quel momento. Come oggi il selfie è
tutta estetica popolare essendo ricordo di un momento.
L’estetica popolare rifiuta dunque tutta l’arte astratta. Quanto più l’arte è complicata e presuppone una sua conoscenza, più il
rappresentante della classe popolare non lo apprezza e lo disprezza perché non riconosce il senso artistico.

L’estetica popolare subordina la forma e l’esistenza stessa dell’immagine alla sua funzione, è inevitabilmente pluralista e
condizionale. L’immagine viene anche giudicata in riferimento alla funzione sociale che svolge per chi la guarda. Kant evoca il gusto
popolare scrivendo “il gusto resta sempre barbarico quando abbia bisogno di unire al piacere le attrattive e le emozioni, o di queste
faccia anche il criterio del suo consenso”. Si misura il valore di una fotografia in base all’interesse per l’informazione di cui essa è il
tramite ed in base alla chiarezza con cui essa adempie a questa funzione di comunicazione, dunque in base alla sua leggibilità.

L’estetica media è quella della menzogna che finge abitudini che sa possono essere considerate di classe legittima e dichiara dunque
di possederle.
Quindi di fronte alle fotografie non risponde sinceramente ma si chiede “quale foto dovrebbe piacermi per dimostrare quello che
voglio essere?
Si arrovellerebbe con difficoltà per trovare la risposta giusta e non quella vera.
Per Beardieu sul piano sociale il piccolo borghese è un proprietario che si fa piccolo per diventare borghese. Oggi la piccola
borghesia è sempre più dominante, siamo tutti piccoli borghesi.
Oggi ad esempio ci si distingue a seconda di cosa si posta su instagram.

I 3 titoli di nobiltà corrispondono in negativo ai marchi d’infamia culturali. La scuola assegna dei titoli che certificano in modo
ufficiale l’acquisizione di un certo capitale culturale. Ma esiste anche un capitale culturale non certificato dalla scuola: quello che
rimanda alle origini sociali che hanno permesso o meno di avere una certa familiarità con determinati prodotti culturali.

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