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6. Come nell' epigrafia' romana, cos anche nelle


scritture del medio evo, vi sono sigle raddoppiate,
dstinate a. indicare il plurale o a rappresentare parole,
nella cui composizione la lettera. assunta per sigla entri
almeno due volte. Vedansi i seguenti esempi:
00 = circa (e si adopera spesso, sebbene impro-
priamente, anche per contra).
ee = esse.
gg = germani, gregorius.
ppa = papa.
pp' = populi.
55 =" subscripsi .
. tE = testes.
..
7. Vi sono infine le sigle che io chiamo impro-
prie: l esse consistono in lettere uniche, non per ini-
ziali, che rappresentano un' intera par.ola; e a queste si
possono aggregare certe abbreviature per segni singoli,
che rappresentano esse pure interi ;vocaboli. Le pi co-
muni sono le seguenti:
g& = erga.
i 't
g = ttp. ur.
gO = ergo.
Jo o t = vel.
.n. = enim.
Raro io credo h. = ni,hil, che mi a.ccaduto di tro-
vare in carte fiorentine del secolo XIII.
i Programma, p. 89.
~ . Il ...
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. . . : .... . . ..,.
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[l'
i.
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-11-
La. scrittura irlandese e anglosassone ha inoltre:
le = autem.
3 = eiU8.
E dalle note tironiane derivano i segni:
7 per est (onde i7 = ide8t).1
= per es8e.
8. Ma. le abbreviature per sigle non sono le pi fre-
quenti nelle scritture del medio evo. Nel maggior nu-
mero dei troncamenti le parole conservano due, tre
pi lettere del loro principio, mentre la parte finale, che
loro tolta, viene rappresentata da un segno generico
consistente in una lineetta orizzontale o 'in una specie
d'accento o in un nodo.
9. Innumerevoli sono le abbreviature di questa spe-
cie (che anche oggi, nello scrivere affrettato, sono quelle
che pi naturalmente ci vien fatto d'adoperare); e sfug-
gono a ogni classificazione.
Vi sono, vero, certe parole d'uso comune (come,
avverbi, preposizioni, formole, vocaboli tecnici) che so-
glionci abbreviarsi sempre, o quasi, allo steBsomodo: ta.li
sono le seguenti:
an = ante.
ap = apud.
eccl = ecclesia.
fel =feliciter.
in..:....inde.
ind = indietione.
i Si trova bensl anche il semplice 7 per hoc est, ideato
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libro sol. den = libt'ae, solidi, denarii.
not = notarius.
tam = tamen.
un =unde.
us = usque.
Ma nel maggior numero dei casi, la soppressione della
parte finale si fa senza regola: un membro che si
toglie, quasi direi, con violenza; e il segno abbrevia-
tivo che gli viene sostituito, se serve a rappresentare
idealmente l' intgrit delle parole, non d alcun lume
per rintracciare il membro reciso. Onde accade che l'in-
terpretazione delle parole abbreviate per troncamento
offra. non di rado una certa difficolt quanto al determi-
nrne la desinenza; e in ci bisogna aiutarsi con altri
mezzi estranei alla paleografia. Cos giover tener conto
del senso del discorso, delle flessioni grammaticali, della
sintassi, confrontare le abitudini dello scrittore, e via
discorrendo; e nei casi in cui rimangano pur sempre
incertezze, riprodurre (se si tratta di fare un' esatta tra-
scrizione diplomatica.) la parola tronca come .
Bens, a tor di mezzo queste incertezze, hanno prov-
veduto talvolta gli scrittori stessi, ponendo in fine della.
parola troncata. una letterina esponente, che ne indica
la finale, p. es.:
abbI = aMati.
const
m
= constitutum.
dic
r
= dicitu'l'.
= ereempla.
ex
m
= ea:emplum.
Flore = Flo'l'entiae.
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____ Ia_. __ -____
, .
.
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10. Non in tutti i troncamenti si seglle precisamente
la regola di s c r i v e r ~ la prima parte della parola, e S(}P-
primere l'ultima, ma ve ne sono altri nei quali si pro-
cede, per dir cos, a sbalzi. Cio, o si prendono le prime
lettere delle varie sillabe che compongono un vocabolo,
ovvero si prende la prima lettera della prima sillaba,
poi altre qua e l pi caratteristiche, e si trascura la finale.
Eccone alcuni esempi:
bn = bene.
cp = caput.
dr = denarii.
hr = heres, heredis ,. heredes.
hl = kalendae.
pan = pecunia.
qn = quando.
tm = tamen. I.
I. Su quest'ultima occorre un' osservazione. Pi comunemente
si adopera tiii ( contrazione) per tantum, mentre a significare tamen
si usa il troncamento tam o la contrazione tn. Ma non raris-
simo il tiii per tam.en, e pu purtroppo ingenerare equivoci. Ve-
dansi per es. negli Annales fiorentini b"eves (facs. in Arch. paleogr.
ital., V'ol. I, tav.7) le due locuzioni in nocte tam, in nocte fili, a
poca distanza tra loro: nella prima il compendio indica senza
dubbio tamen'; nella seconda, verisimilmente, tantum, ma la cosa
pu essere discutibile. Il compendio tiii per tamen adoperato
costantemente nell' Ovidio Laur. del sec. XI (facs. in Collo Fior.,
tav. 84); ma notevole che nelle prime pagine del cod. un corret-
tore ha pi volte raschiata la terza gamba dell' m, convertendo
il tm in tn, che a lui dovette parere pi conforme alla regola e
all'uso comune.
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,.
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III. - Abbreviature per contrazione.
11. Diconsi abbreviature per contrazione le
parole che serbano scritte le prime e l' ultime lettere, e
spesse volte taluna intermedia pi caratteristica, sosti-
tuendo al solito le parti omesse con un segno abbrevia-
tivo generale.
Queste abbreviature o cadono sulla parte indeclina-
bile del vocabolo, o sulla desinenza, ovvero abbracciano
l'intero vocabolo.
Possiamo .chiamare contrazioni pure quelle che
conservano una o pi lettere del principio e della fine
secondo i seguenti schemi: c + a = causa; gr + a = gra-
tia; h+oo= habeo: sp + es = species; e contrazioni
miste (e sono le pi numerose) quelle che conservano
anche qualche lettera intermedia, come: s + b -+ a =sub-
stantia; s -+- c + d + m = secundum.
12. Delle contrazioni pure, quelle che consistono
nelle sole due lettere estreme del vocabolo, sono appa- .
rentamente assai difficili; ma da osservare che so-
gliono adoperarsi per vocaboli d' uso comune, il cui si
gnificato era generalmente noto, come:
ca, = causa.
dr = dicitur.
ds=deus.
fr =jrater.
mr =mate,'.
ma = mea, materia.
pr=pate,.
qi=qttasi ..
qm = quoniam.
sr=super.
tm=tantum.
tc =tunc.
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...
-
"., ,'"
.' 'l
:-, '. i. .
" >,
na = natura.
no=nunc.
os=omnes.
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tn=tamen.
vr=vester.
um = vM't,m.
Talvolta poi sono aocompagnate da letterine espo-
nenti o da segni abbreviativi che ne facilitano l'inter-
pretazione' come:
d = aliquid.
, l
80S = a lqUU.
lil = huiusmodi.
= personis.
13. Se r abbreviazione oa.de sulla parte indeolina-
bile del vooabolo, ql.lesta nelle contrazioni pure viene
tronoata (come in aud-ia = audientia; eocl-a = eccle-
. sia; ph-ia = philosophia)j e nelle miste, oontratta (oome
in dn-us = dominus, dr-ia = differentia; do-us, fc-us ,
sc-us = dictus,factus, sanctus): ma, nell' un oaso e al-
tro, seguono ad essa regolarmente le desinenze mutabili
secondo le diverse flessioni graijlmaticali, e vi si accon-
oia anohe la formazione delle parole derivate. Di ohe
dar qualche esempio:
a+i+=anim. aius, aia, aie (e aiae) = animus, anima,
animae. aialis = animalis. .
ap + l = apostolo aplus, apli = apostolus, apostoli. apli-
cus = apostolicus.
00 + = commun. coe, coia. = commune, communia. coitas
= communitas. coiter = communiter.
d + n = domino dnus, dna, dnum= dominus, domina,
dominum. dnatio = dominatio. dnium = dominium.
dnari = dominari.
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\
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gr + = grati. gra., gre, grarum = gratia, gratiae, g1'atia-
rum. grosus = g1atiosus.
h+=hab. heo, hes, het, hUi, hitum = habeo, habes,
habet, habitum, habere. hlis = habilis. hitatio = ha-
bitatio. hitudo = habitudo.
o+n=osten. ondo=ostendo. onsio=ostensio. onsus=
ostensus.
p + r= pater, patr. pr, pris = pater, pat1is. pna = pa-
tria. prnus = paternus.
Notisi bens che in alcune flessioni lo schema. del
radicale pu avere qualche variazione: cos da ca (c+)
=causa si fa cais (ca +), non cis: da ho (h +) = homo
si fa. hois, hoi, hoem, hoes, houm, hoibus (ho + ), e anche
hoiem, hOles, hoium (ho :+-i +).
14. Certe desinenze hanno contrazioni speciali, con
significa.to costante; e ne indico qui alcune delle pi
usuali.
ato = .. atio.
doata = donatio.
narrato = narratio.
Ii- = .. liter, .. lariter.
air = aliter.
utiir = utiliter.
capIr = capitulariter.
pplr = populariter. 1
- t
oe = . . tone, atwne.
intentoe = int&ntione.
i Vedi altri esempi al 15.
2 E similmente oem, oas, oT, oibus.
D i ~ edbyOQ2[e _" ~
___ o " . ' . - - . ~ ..... . c... 'j4I
_.-
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permutoe = permutatione.
roe = ratione.
rt' .. runt.
fuert= fuerwnt.
st = .. sunto
adst = adsunt.
15. - Ho gi detto che alla parte indeclinabile del
. vocabolo, troncata o contratta, seguono regolli.rmente le
desinenze: non sempre. peraltro queste rimangono intere,
ma sono parecchie volte acefale e ridotte alla sola ultima
lettera del vocabolo j tanto che pu dirsi che la contra-
zione abbraccia complessivamente l'intera parola.
. A questa specie di compendi complessivi apparten-
gonola maggior parte delle contrazioni pure formate da
due sole lettere, .e un' grande numero di contrazioni miste.
Occorrono tali com pendi::
nei nomi uscenti in us, um, nei quali spesso si sop-
prime la vocale u del nominativo e dell' accusativo sin-
golare, scrivep.dosi dns', dnm invece di dnus, dnum---.:..
duminus, dominum (ma non varrebbe dns per dominos,
dominas, dominis, n dnm per dominam, dominorum, do-
minarum)j
in alcune voci del verbo habeo, che si scrivono con
soppressione dell' e che segue immediatamente il radi-
cale, come ht, hnt, hret, here invece di het, hent, heret,
here = habet, habent, haberet, habere;
in altri vocaboli, 1& cui desinenza comincia per e,
nei quali parimente quella e viene soppressa, come fra
(fres) = fratres; hrs (bres) = !te'res; os (oes) = omneSj
~ n s ( ~ e n s ) = respondens eco
Ma, senza insistere su troppe minute osservazioni,
dir, in generale, che questi compendi: complessivi (i
s
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quali abbracciano radicale e desinenza, prefissi e suffissi,
parti diverse di una parola composta), oltre la prima e
l'ultima lettera del vocabolo, scelgono tra le interme-
die quelle' che sono pi caratteristiche, e costituiscono,
per cos dire, le articolazioni e i segni di riconoscimento
del vocabolo stesso. L'abbreviatura che ne deriva appa-
rentemente un' abbreviatura unica, rappresentata il pi
delle volte da un unico segno; la quale cosa bens non
impedisoe di potere sempre distinguere idealmente le
parti singole del vocabolo, e ricostituirle ognuna da
per s. t
Valgano a ci i pochi esempi che seguono.
ald -.:. aliud.
als = alias,
ier1m, =
isrl = israel.
i Una osservazione meritano alcuni compendi
nei quali entrano elementi dell' alfabeto greco latinizzati.
Nei compendi apc spc xpc = episcopus, spiritus, christus la
c finale non altro che la traduzione grafica del greco lunato,
Nelle formule d'invocazione dei documenti medievali si
trova di frequente il compendio ihu xpi (del quale discorse gi
magistralmente TH, SICKEL, Die Ul'kundenlehre der Ka1'olinger,
p. 309 in nota), Le lettere che compongono quelle due parole con-
tratte sono apparentemente latine, ma in sostanza sono greche
latinizzate, Conseguentemente h equivale a '1) = e, x a X = ch, p a
p = 1'; e le due contrazioni debbono leggersi, come se fossero
scritte ieu chrl, e sciogliersi iesu christi, senza superflue iuser-
zioni di h nella prima parola (come molti, i pi, fanno) o di
p nella seconda., Vuolsi bens notare che, sebbene questa. inter-
pretazione sia sotto il rispetto grafico e linguistico rigorosamente
esatta, cos non l' hanno intesa parecchi scrittori dEiI medio evo,
i quali nell' h di ihu hanno veduto una vera e propria h latina,
e l'hanno espressamente inserita in principio o nel corpo del
nome iesu, scrivendo hiesu, ihesu ec,
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.-
\
\'
, , ;. .. -. '," t<-" .. : ",' p
"
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gnlr = generaliter.
ippm (in perpetuum).
mgr = magistero
nlr = natu,'aliter.
oio = ornnino.
omps = ornnipotens.
s bm = subiectum.
scdm = secundum.
tpe (e anche tl?e) = tempore.
16. Da quanto abbiamo esposto finora, si desume che
le.contrazioni sono in generale meno difficili a sciogliersi
che non i troncamenti, perch in esse, rimanendo sem-
pre la prima e l'ultima lettera, si sa di dove ci si muove
e dove si deve arrivare: ma perch moltissimi sono i vo-
cab oli , che hanno uguale il principio e la fine, giova
por mente alle lettere intermedie che, come gi. si
detto, servono a caratterizzare meglio la personalit del
vocabolo e a distinguere con precisione una contrazione
da altre simili. Valgano i seguenti esempi:
aia= anima.
dna = domina.
dr = dicitur.
ds = deus.
ma = mea, materia.
sca = sancta.
ss = BUia.
ana=antea.
doa = dona.
dnr = dic'untur.
dms, dns = dominus.
mia; = misericordia.
scia == scientia.
scis = sanctis.
17. Una considerazione da avere presente nel cer-
care il significato delle abbreviature per segni generali
(sia troncamenti, sia contrazioni) quella dell' ambiente
in cui si trovano, perch ci serve non solo ad attribuire
...

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..
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un significato piuttosto che un altro a vocaboli espressi

-1 "
l'.
l
.
abbreviativa mente allo stesso modo, (come: colloe = : I

latione, oollectioM; icf = idem, idest, illud; splr = specia-
Uter, spirituaUter); ma anche a farsi ragione dell' arditezza'
insolit, eccessiva, di certe abbreviature, a decifrare le
quali sono affatto insufficenti gli paleografici.
Accade infatti che nei mss; teologici, filosofici, giu-
. ridici, scolastici ci sono un numero enorme di abbrevia-
ture arditissime, che a noi paiono strane, irregolari,
indecifrabili, ma che erano allora facilmente intese, per-
ch esprimevano parole o locuzioni ben conosciute o
spesso adoperate, e le esprimevano in un modo conven- .
zionale comnemente accettato.
In questi casi giova conoscere intimamente la ma-
teria e il formulario della specie di libri o documenti, in
cui quelle abbreviature si trovano; e da questi dati ti-
rare ragionevolmente a indovinare.
IV. - Abbreviature per segni speciali
con significato proprio.
18. Dell'e abbreviature per segni speciali la
prima categoria di quelle, i cui segni indicativi (tituli)
h!j,nno un significato proprio, che pu essere unico
o molteplice, ma affatto indipendente dalla lettera o
sillaba a cui essi segni sono apposti.
Nello stabilire il numero e nel designare la forma
di questi segni i moderni paleografi non sono concordi:
e in generale, a. cominciare dallo Chassant, ne danno
una lista maggiore di quella che io qui sotto propongo,
perch tengono conto anche di forme di de-
rivate o modificate o trasformate, ovvero inoludono nei

,,1: __ ,','"l.;. .
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titoli abbreviativi altri segni, che sono piuttosto diii clas-
sificare tra. le particolarit ortografiche.
Ma una lista normale dei segni abbreviativi con
significato proprio deve, a parer mio, comporsi di quei
soH segni elementari, lo. cui forma semplice, il cui signi-
ficato originale, possono stabilirsi con sicurezza: mntre
della evoluzione di essi segni, cos nell forma come nel
significato, della pi rigorosa determinazione di alcune
f i g u ~ e , e al contrario della pi libera espansione e della
irregolarit. di altre, da tener conto in osservazioni
speciali.
Ci posto, i segni abbreviativi elementari ridu-
consi a sei,. e sono i seguenti:
PRIMO. - = m, n.
SEOONDO ..... I = r.
TERZO. "' = uso
QUARTO. 9 = con.
QUINTO. '( = et.
SESTO .. ~ = rum.
I primi tre stanno al di sopra. del rigo j gli altri
nel rigo.
Veniamo ora ad eS(l,minarli particolarmente.
19. PRIMO SEGNO. - = m, n.
La figura elementare di questo segno una lineetta,
orizzontale, che pu essere sostituita da un nodo o da una
linea serpeggia.nte. Il nodo specialmente usato nei docu-
menti regi e pontifici e in altre carte diplomatiche. Que-
sto segno adoperasi con significato generico nei tronca-
menti e nelle contrazioni, ma assunto come segno speciale
rappresenta promiscuamente m, n.
Ma sull' uso e sulla forma di questo segno occorrono
varie osservazioni.
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Nelle scritture on.ciali, specie nelle pi calligrafi-
che, si suole distinguere il segno dell' m da quello dell' n, :)
ponendo sotto al primo un punto.
'-=m.-=n.
sempi:
ENI'- = enim. NOME - = nO'1llen.
Anche nella scrittura visigotica, prima del nono se-
colo, si usato qualche volta di distinguere il segno del-
l' m bens col punto sopra (...:...) da quello pi gene-
rale (-) destinato a rappresentare n O una contrazione
qualunque, non mai per in modo costante; t'mentre dal
secolo nono in poi la lineetta punteggiata (...L..) divenuta
la caratteristica generale delle abbreviature visigotiche.'
Nei mss. e documenti di scrittura gotica e semigo-
tica, dalla fine del secolo XII in poi, vediamo non di
rado la m, finale di pl:l-rola, rappresentata da 3; p. es.
aiu3 c= animum. 'Questo segno speciale si adoperava gi.
nella scrittura longobarda cassinese (sec. IX-XII), e non
solo in fine di parola, ma anche nel corpo di una parola
in fine di sillaba; ed era scritto nell' interlinea superiore.
Invece nella scrittura gotica si adopera solo in fine di
parola, e sta nel rigo. Oonfrontinsi i segnenti esempi:
SCRITT. LONGOB.
etia
3
= etiam.
su
3
ma = 8umma.
da
3
nu
3
= damnum.
SCRITT. GOTI()A
etia3
siima
damnu3
i Cfr, EWALD ET LOEWE, Exempla 8Cript. visigot., tavv.7-12.
2 Nel Boezio Laur. irlandese del sec. XI (facs. in Collo Fior.,
tav.4) una lineetta orizzontale a mezz' asta dopo d e n r a p p r e ~
senta la finale em. cosi; fin- = finem, quid- = quidem.
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~ () ..
. ~
, \
:.,.,'. '
- 23-
20. SECONDO SEGNO"" I = r.
Il tipo elementare di questo segno la lineetta o n ~
dulata con direzione orizzontale o verticale. Dovunque
si vede una linea ondulata (salvo che sia un' alterazione
del segno PRIMO), deve tenersi per regola che essa rap-
presenta una r assente o una sillaba nella cui composi-
zione entra la 'l', e in specie le sillabe re o e'l'.
Esempi:
ft = furtum.
dice'" = dicere.
bum = verbum.
In taluni mss. si fa una certa distinzione di segni
per le sillabe con 'l' ,di vocale diversa; ma di queste va-
riet (che pur sempre derivano dal tipo originale della
linea ondulata) la pi comune quella che rappresenta
ur o tur CO) e si aq,opera' di preferenza in :fine di parola.
Esempi:
det
21
= detur.
dic
21
= dic(it)ur.
i2ljs = iuris.
La linea ondulata posta sulle sigle o su parole tron-
cate indica generalmente la finale m, cos: '
c, 9 = contra.
ex = extra.
~ m=infl'a.
f, s, su l = supra.
ult=ultra.
Vuolsi in fine notare che nelle lettere ad asta lunga
la lineetta ondulata pu essere sostituita da una linea
trasversale obliqua: cos, 'D da IIS, 11 da M, f da ~ eco
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