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01. Lo studio degli aspetti formali di una scrittura si pone in una prospettiva sincronica o diacronica?

Lo studio degli aspetti formali di una scrittura si pone in una prospettiva sincronica considerando cioè,un dato tipo di scrittura in un
preciso momento. La scrittura viene considerata essa stessa, e non in funzione del testo che trasmette, fonte di storia.

Nello studio dei diversi tipi di scrittura , in una prospettiva rivolta all’analisi formale, il paleografo deve tenere in considerazione alcuni
aspetti generali che permettono di interpretare la scrittura come un sistema grafico e che permettono di capire l’evoluzione grafica da
un sistema all’altro. Tali aspetti sono: • La morfologia • Il modulo, il Ductus, il peso, l’angolo di scrittura e il tipo di supporto. Mentre,
secondo una prospettiva diacronica, vengono studiati i tipi di scrittura in successione storica, individuandone le caratteristiche, l’arco
cronologico e gli ambiti di diffusione. L'analisi diacronica della scrittura segue quindi l'evoluzione e la trasformazione dei fenomeni
grafici.

02. Nell’analisi formale di una scrittura quali aspetti vanno considerati?

Secondo un approccio di natura formale, la scrittura viene considerata essastessa, e non in funzione del testo che trasmette, fonte di
storia. Nell’analisi formale di una scrittura vengono considerate le forme e le strutture grafiche, indagando i modi, itempi, le circostanze
della scrittura. Nello studio dei diversi tipi di scrittura, in una prospettiva rivolta all’analisi formale, il paleografo deve tenere in
considerazione alcuni aspetti generali che permettono di interpretare la scrittura come un sistema grafico e che permettono di capire
l’evoluzionegrafica da un sistema all’altro. Tali aspetti sono:

• La morfologia delle lettere, cioè la forma che esse hanno, come è tracciata dallo strumento scrittorio sul supporto.

• Il modulo delle lettere, cioè le dimensioni. L’altezza o la larghezza della lettera non sono dati che possono essere assunti come valori
assoluti, perché ovviamente sono condizionati dal tipo di supporto. Ciò comporta che anche la grandezza delle lettere sia diversa.
Pertanto le dimensioni rilevate (in decimi di millimetri) vanno messe in relazione le une alle altre: si parlerà di rapporti modulari, per
esempio altezza /larghezza della lettera, oppure di rapporto tra aste / corpo della lettera.

• Ductus della lettera: significa il numero, la successione e la direzione dei tratti che costituiscono ogni singola lettera. In alcuni manuali
il termine ductus è sostituito con tratteggio.
• Peso della lettera: per scrittura ‘pesante’ si intende una scrittura contrastata, in cui c’è una forte differenza di spessore dei tratti, con
la successione (sempre non casuale, bensì ispirata a canoni estetici) tra tratti ampi e larghi e tratti sottili o di frego. Per ottenere tale
scrittura va utilizzata una penna temperata larga, meglio se sbiega (punta mozza). Una scrittura non pesante,invece, presenta tratti
tutti dello stesso spessore, ed è facilmente realizzabile con una penna a punta fine.

Angolo di scrittura. L’angolo di scrittura o ‘angolo dei grassi’ è l’angolo formato dal tratto di maggior spessore e il rigo di scrittura.
Inizialmente i paleografi hanno inteso indicare con angolo di scrittura l’angolo formato dalla punta della penna e il supporto. In realtà è
impossibile, partendo dalla scrittura, risalire alla posizione della penna rispetto al supporto, perché troppe variabili condizionano
quest’angolo. Ciò che la scrittura può indicare è semplicemente l’angolo formato dal suo tratto di maggiore spessore con la linea sulla
quale si svolge la scrittura. Nelle scritture librarie canonizzate, dove ogni movimento è frutto di apprendimento perché il copista si deve
uniformare al modello, l’angolo di scrittura è generalmente costante. Ne consegue che in una scrittura pesante, tutti i tratti di maggior
spessore avranno la medesima inclinazione..

Supporto. Scrivere su un supporto morbido come il papiro ,la pergamena e la carta, comporta una tecnica molto diversa e porta a
realizzazioni diverse rispetto alle incisioni epigrafiche su pietra, ma anche alla scrittura, con uno stilo aguzzo, sulla cera delle tavolette
cerate.

Il paleografo, inoltre, non deve mai tralasciare i caratteri estrinseci della scrittura, ovvero:

• Il tipo di testo scritto

• il tenore del testo

• l’assetto del testo

03. Datazione topica e datazione cronica: cosa sai dire in merito a ciò?

Per datazione topica si intende il luogo in cui è stato redatto il manoscritto. Per cronica il tempo……
04. Cosa si intende per scrittura libraria e scrittura documentaria.

La scrittura latina in età romana nasce bipartita: da un lato abbiamo la tradizione libraria, cioè la scrittura dei libri o dei
monumenti (ma in questo secondo caso è oggetto dell’epigrafia), in cui le lettere sono tracciate in modo posato, tratto dopo tratto,
secondo un modello canonizzato e stilizzato, e sono ripetute sempre uguali a sé stesse. La scrittura libraria per eccellenza dell’antichità è
la Capitale, una scrittura Maiuscola, il cui alfabeto corrisponde alla nostra Maiuscola comune. Essendo maiuscola, la scrittura è
compresa in un sistema bilineare, per cui tutte le lettere poggiano sulla riga di scrittura, e sono comprese entro una riga idealmente
tracciata parallela alla riga di scrittura.I caratteri alfabetici della scrittura CAPITALE sono alla base di tutte le scritture che si
svilupperanno nel tardoantico e poi dal tardoantico verranno ereditate dal Medioevo. L’effetto è di una scrittura pensante perché lo
strumento utilizzato per scrivere era un pennino tagliato piuttosto largo che rende questo effetto. Le scritture librarie canonizzate che il
Medioevo eredita dalla tarda Antichità sono la Capitale, nelle sue varianti epigrafica o monumentale e rustica o libraria e l’Onciale.

Dall’altro abbiamo la tradizione corsiva della scrittura ‘usuale’ (di cui ci restano solo sporadiche e parziali tracce) e documentaria: qui
sono frequenti legature, semplificazioni e dissimilazioni di tratti, che fatalmente portano all’alterazione della morfologia delle lettere.
Questo è l’ambito in cui la scrittura è più viva e in cui si origina il cambio grafico. Nell’ambito della tradizione documentaria trovano
spazio le scritture d’uso comune, che partano dall’alfabeto capitale ma lo alterano nell’esecuzione corsiva.
Il ductus tuttavia è comune, ma mentre nell’ambito librario la riproposizione del medesimo canone porta a fissità, nell’ambito corsivo
l’esecuzione stessa porta a nuove morfologie di lettere, a sperimentazioni, selezioni, alternanze e coesistenze, che determinano una
grande varietà grafica. La realizzazione corsiva dell’alfabeto capitale origina la Corsiva romana antica, una scrittura corsiva maiuscola.

05. Analisi diacronica e sincronica della scrittura


Lo studio degli aspetti formali di una scrittura si pone in una prospettiva sincronica. In una prospettiva sincronica, ossia considerando un
dato tipo di scrittura in un preciso momento, è possibile vedere quali sono gli elementi dell’analisi della scrittura, quali aspetti vadano
considerati e perché. La scrittura viene considerata essa stessa, e non in funzione del testo che trasmette, fonte di storia. Nello studio dei
diversi tipi di scrittura , in una prospettiva rivolta all’analisi formale, il paleografo deve tenere in considerazione alcuni aspetti generali
che permettono di interpretare la scrittura come un sistema grafico e che permettono di capire l’evoluzione grafica da un sistema
all’altro. Tali aspetti sono: • La morfologia • Il modulo , il Doctus, il peso della lettera, l’angolo di scrittura e il tipo di supporto.

Mentre, secondo una prospettiva diacronica, vengono studiati i tipi di scrittura in successione storica, individuandone le caratteristiche,
l’arco cronologico e gli ambiti di diffusione. L'analisi diacronica della scrittura segue quindi l'evoluzione e la trasformazione dei fenomeni
grafici.

05. Cosa è una scrittura corsiva?

La tradizione corsiva caratterizza l’ambito documentario. Nell’ambito della tradizione documentaria, infatti, trovano spazio le scritture
d’uso comune, che partano dall’alfabeto capitale ma lo alterano nell’esecuzione corsiva. Nella scrittura corsiva sono frequenti legature,
semplificazioni e dissimilazioni di tratti, che fatalmente portano all’alterazione della morfologia delle lettere. Questo è l’ambito in cui la
scrittura è più viva e in cui si origina il cambio grafico. Il fatto che sia una scrittura corsiva significa che è una scrittura eseguita mediante
una tecnica Legata, questo significa che la penna non viene staccata dal supporto, in molti casi i tratti vengono scritti in modo da
fondersi l’uno con l’altro, e ciò comporta delle alterazioni Morfologiche con una grande varietà di Forme, a seconda che la parola
presenti una legatura posteriore, o anteriore o entrambe.

La penna che viene utilizzata per la scrittura corsiva ha un pennino sottile, elastico e flessibile, che permette di realizzare molti
movimenti e quindi lo spostamento della penna può avvenire mantenendo un contatto con il supporto e quindi realizzare degli occhielli,
realizzando quelli che tipicamente vengono chiamati i tratti grafici. Ne risulterà quindi un tracciato sottile, privo di contrasti, non
pesante, legato, con delle variazioni morfologiche e con la presenza di tratti aerei. Caratteristica della scrittura Corsiva è la presenza
inoltre di raddoppiamenti delle aste o degli occhielli delle aste sopra e sotto il rigo. Le lettere della scrittura corsiva spesso non sono
tutte ugualmente poggiate sulla base di scrittura ma possono essere dislocate sopra, sotto, in forma più o meno semplificate.
Oltretutto una scrittura corsiva nasce anche dall’esigenza di essere una scrittura veloce e questo comporta la fusione dei tratti.
Quindi la Fusione dei tratti, la possibilità tecnica di realizzare i tratti aerei e la necessità di una scrittura veloce determinano un
cambiamento, una dislocazione, una fusione dei tratti di partenza.

Cosa è la minuscola carolina?

La Minuscola Carolina è una scrittura minuscola libraria. Viene definita una scrittura Totale perché utilizzata in tutti i territori del Sacro
Romano Impero (tranne nel sud Italia, ove permaneva la Beneventana) dal IX al XII secolo, grazie all’unificazione politica e culturale
voluta da Carlo Magno. Ha anche una diffusione enorme negli ambiti perché viene utilizzata tanto in ambito librario, nasce infatti come
Minuscola libraria, quanto in ambito documentario, dove verrà assunta in un momento successivo rispetto alla diffusione in ambito
librario e si configurerà con il nome di Minuscola Diplomatica. Gli elementi caratteristici principali della Minuscola Carolina sono:
- Modulo equilibrato e uniforme, con lettere distinte, quindi senza legature, e tratteggio non contrastato.
– A di forma Onciale - E con due tratti orizzontali che formano un occhiello (e) - G con doppio occhiello (g)
- Uniformità morfologica delle lettere.
– Uniche legature ammesse: ct – st – e la legatura et in questa forma (&).
La lunga storia della Carolina presenta delle caratteristiche che mutano nel tempo e che aiutano quindi alla DATAZIONE, e presenta
anche alcune proprie caratteristiche a seconda della localizzazione.

Definizione di scrittura minuscola e maiuscola.

Una scrittura maiuscola è una scrittura compresa in un sistema bilineare, per cui tutte le lettere poggiano sulla riga di scrittura e
sono comprese entro una riga idealmente tracciata parallela alla riga di scrittura. La scrittura minuscola, invece, è compresa in un
sistema quadrilineare, per cui il corpo delle lettere poggia sulla riga di scrittura ed è compreso su una linea idealmente parallela alla
base di scrittura, ma a differenza della maiuscola, nella scrittura minuscola ci sono delle lettere che fuoriescono in altezza, al di sopra, e
in profondità, al di sotto e che possono quindi essere delimitate da ulteriori due linee parallele, quindi avremo un sistema di quattro
linee parallele: le due centrali comprendono il corpo della lettera, quella inferiore delimita le aste che scendono sotto il rigo di scrittura ,
quella superiore le aste che sopravanzano il rigo superiore di scrittura.
Cos’è la pecia?

A partire dal XIII sec la produzione dei testi scritti ebbe un grande incremento numerico dovuto alla nascita delle Università. Le nuove
istituzioni universitarie richiesero una grande produzione di manoscritti e un’ampia produzione di copie di appunti di lezioni dei docenti
ad uso dei discenti. Fu inventato perciò un sistema che si può definire “a catena” per la produzione di libri basato sulle  pecie”

Nella produzione libraria universitaria il manoscritto usato per l’insegnamento, corretto e approvato dal Collegio dei professori, era
diviso in pecie sciolte e numerate e depositato in una forma che doveva restare immutata (l’exemplar), presso alcune botteghe di
riferimento (gli Stationarii); il librario poteva così affittare le pecie, a tariffe fissate dalle università (di qui il significato di pecia come
“pezza”, ovvero come unità di misura per il pagamento dei copisti), a più copisti contemporaneamente per la copiatura. L’exemplar non
veniva dato da copiare tutto intero, bensì a ‘pezzi’ (le pecie) così da poter essere copiato da più copisti contemporaneamente. Tale
tecnica permetteva la riproduzione dei testi di studio a ritmo più serrato, per soddisfare le richieste di mercato.

Le pecie, quindi, erano fascicoli (generalmente di 4 fogli ) sciolti e numerati, che rappresentavano l’unità di misura anche per il prezzo di
copia, e venivano affittati dagli stationarii ai copisti di professione o agli studenti. In tal modo si ottenevano molte copie tutte derivanti
dal medesimo esemplare e pertanto ugualmente corrette. Ci restano numerosi documenti riguardanti questo sistema di copia attivo
nelle università italiane, inglesi e francesi fino alla metà del Trecento

Quale scrittura può essere definita l’archetipo grafico insuperato e perché

La scrittura che può essere definita l’archetipo grafico insuperato è la Minuscola Carolina. Si tratta di una scrittura minuscola libraria
creata durante la rinascita carolingia,avvenuta sotto il regno di Carlo Magno nei secoli VIII e IX e venne a sostituire il
particolarismo  grafico  dei secoli VII e VIII. Viene definita una scrittura Totale perché utilizzata in tutti i territori del Sacro Romano
Impero (tranne nel sud Italia, ove permaneva la Beneventana) dal IX al XII secolo, grazie all’unificazione politica e culturale voluta da
Carlo Magno. Ha anche una diffusione enorme negli ambiti perché viene utilizzata tanto in ambito librario, nasce infatti come Minuscola
libraria, quanto in ambito documentario, dove verrà assunta in un momento successivo rispetto alla diffusione in ambito librario e si
configurerà con il nome di Minuscola Diplomatica. Si tratta di una scrittura piccola, elegante, rotondeggiante e di facile lettura, essendo
quasi del tutto priva di legamenti tra  le lettere  e di abbreviazioni. Le lettere sono distinte e il tratteggio non è contrastato. La carolina fu
ripresa e perfezionata dagli umanisti, che videro in lei il mezzo perfetto per divulgare la bellezza dei classici, e venne trasmessa alla
stampa, e ancora oggi trova impiego nei caratteri dei nostri libri e PC.
Le litterae textuales

Nella seconda metà del XII secolo, nell’area centrale dell’Impero, che comprende Francia del nord, Inghilterra meridionale, Germania
nord occ., si verificò un cambio grafico: la scrittura carolina si trasformò in qualcosa di completamente diverso, che gli uomini del
Medioevo chiamarono Littera Nova o Littera Moderna o Littera Textualis. Tale cambio grafico fu dovuto ad un cambio culturale: in
seguito alla ripresa dell’insegnamento anche nelle istituzioni laiche, alla nascita delle Università, alla riscoperta degli autori classici,
cambia il modo di leggere, il tipo di produzione libraria e cambia ovviamente la funzione della scrittura.
La Testuale a lungo è stata chiamata Scrittura Gotica. Si tratta di una Minuscola Libraria priva di legature. Il suo elemento costitutivo
non è la lettera come la Minuscola Carolina, bensì il singolo tratto. Il suo stile è rappresentato dalla spezzatura dei tratti, cioè da
un’esecuzione in cui ogni tratto curvo è distinto in una serie di sezioni rettilinee. Questo permette di compattare e comprimere
lateralmente ma anche verticalmente la scrittura e quindi permette di sfruttare lo spazio della pagina per accogliere una quantità di
testo superiore. Possiamo riassumere le sue caratteristiche nei seguenti punti:

- Assetto angoloso e pesante


- Spezzatura dei tratti curvi
- Compressione laterale
- Riduzione delle aste sopra e sotto il rigo
- Adozioni sistematica dei trattini di attacco e stacco: tutti i tratti che poggiano sul rigo presentano un trattino verso destra o un
ritocco quadrangolare
- Grande ricorso ad abbreviazioni
- Espedienti per rendere la scrittura più compatta
- Individuazione della parola grafica (a lettura infatti si fa mentale)

Per quanto riguarda l’analisi formale, rispetto alla carolina, nella Testuale lamorfologia delle lettere è immutata. Solo, compaiono
alcune varianti morfologiche: -S tonda in fine parola; D rotonda in prossimità di lettera ad occhiello; R rotonda dopolettera ad occhiello,
U in alternanza con V.
Il ductus delle lettere è il medesimo della carolina, e così pure l’angolo di scrittura,mentre cambiano i rapporti modulari, sia per la
compressione laterale sia nel rapp. aste /corpo della lettera. Diverso è anche il peso, perché la testuale si basa proprio sulcontrasto tra
tratti larghi e sottili.

Dal XIII sec la Testuale verrà applicata totalmente in ambito librario. Essa non ha un’unica realizzazione uniforme, ma molteplici
realizzazioni e per questo si può parlare di Sistema testuale: in area francese si parla di textualis formata o lettre de forme, in area
Germanica si parla di textura, in area italiana si parla di rotunda.Sono state individuate dal filologo Meyer e poi dal paleografo Zamponi
6 regole strutturali applicabili alla Littera Textualis:

Regole di Meyer:

1. Regola dei nessi a curve contrapposte: quando due lettere vicine presentano occhiello, e pertanto si incontrano 2 curve contrapposte,
esse vengono realizzate in nesso. Ciò permette di razionalizzare lo spazio che si verrebbe ad insinuare tra le due curve contrapposte.

2. Quando R segue una lettera ad occhiello, essa viene realizzata nella variante tonda.

3. In presenza di lettera ad occhiello, viene usata D rotonda.

Regole di Zamponi:

1. Tutti i tratti verticali sono muniti di un trattino di attacco e stacco, sia esso morfologico o frutto di assimilazione.

2. Regola della chiusura delle lettere concave verso destra: Le lettere aperte verso destra ‘chiudono’ sulla successiva cioè si appoggiano
così da toccare sopra e sotto la lettera successiva (chiusura delle lettere concave)

3. Quando una lettera termina con un tratto di stacco sulla linea superiore di scrittura e la successiva inizia con un trattino d’attacco
sulla stessa linea, quest’ultimo viene eliso (elisione dei trattini d’attacco):
Tradizione corsiva e tradizione libraria: intersezioni e divorzi

La tradizione corsiva nella Tarda Antichità caratterizza esclusivamente l’ambito documentario e fino ad allora mai si era intersecata con
la tradizione libraria. Nell’Età romana la scrittura libraria per eccellenza era la Capitale mentre in ambito documentario veniva usata la
Corsiva romana antica che dal III sec ha subito un’evoluzione nella morfologia e nel doctus e si chiamerà Corsiva Romana Nuova e
sopravvivrà fino al X secolo. Il medioevo eredità dall’antichità: la capitale epigrafica, la Capitale rustica e l’Onciale, tutte utilizzate in
ambito librario. Con il IX-X sec. le scritture in ambito documentario si erano uniformate alla Carolina, che ha avuto una diffusione
enorme negli ambiti perché viene utilizzata tanto in ambito librario, nasce infatti come Minuscola libraria, quanto in ambito
documentario, dove verrà assunta in un momento successivo rispetto alla diffusione in ambito librario e si configurerà con il nome di
Minuscola Diplomatica. La Minuscola Diplomatica si affermerà pressoché ovunque e decreterà nel XI secolo la morte della Corsiva.

A partire dal XIII secolo le scritture documentarie vennero utilizzate in ambito librario. Caratteristica del periodo fra XIV e XV secolo è la
Bastarda, nata in Francia e diffusasi in Inghilterra e in Germania. In Italia è utilizzata soprattutto i Toscana specialmente nei testi in
volgare.

Nel XV sec. con l’Umanesimo, assistiamo ad una notevole varietà grafica e in alcuni casi la scrittura libraia si interseca con la
documentaria: a differenza di Poggio Bracciolini, umanista di rilievo (si deve la rinascita della Littera Antiqua in ambito librario) che
bandiva ogni forma di corsività in ambito librario, Niccolò Niccoli in contrapposizione al Poggio, adotta una scrittura Corsiva, che viene
definita Umanistica Corsiva, che investe non solo l’ambito librario ma anche quello documentario, adeguandosi al gusto umanistico
della corsiva Trecentesca. In Veneto, Guarino Veronese adotta una scrittura corsiva anche negli usi librari e sempre in Veneto nella
seconda metà del Quattrocento, Bartolomeo Sanvito, eccellete copista, rende la Corsiva all’Antica un’elegante libraria, tipologicamente
corsiva, chiamata Cancelleresca Italica.

Tipi e funzioni delle abbreviazioni


il sistema abbreviativo rappresenta il più importante degli elementi perigrafici. L’analisi del sistema abbreviativo ci permette di
orientarci nella datazione e nella localizzazione di un manoscritto poiché a seconda del periodo storico e del luogo di produzione
troveremo un differente uso del sistema abbreviativo.

Le abbreviazioni nell’Età tardo Antica erano utilizzate tanto nella scrittura libraria e ancor più nella documentaria. Le abbreviazioni
utilizzate erano:
- per sigla: cioè veniva indicata l’iniziale della parola (per es. P.C. ovvero Patres Conscripti);
- per troncamento: ovvero vengono scritte solo le prime lettere (per es.: Imp. Aug. Ovvero Imperator Augustus)

Dal III secolo d.C in poi spesso le abbreviazioni sono seguite da un punto, oppure vi è soprascritta una lineetta (Titulus).

Nella tarda Età Imperiale, si moltiplica il ricorso alla scrittura e aumenta il tasso di alfabetizzazione. Di conseguenza il sistema
abbreviativo si complica, e accanto a Troncamenti semplici compaiono:
-Troncamenti Sillabici: MM per MatriMonio o SS per SupraScriptus o QQ per QuisQue.
–Sistema Tachigrafico: i segni speciali della scrittura tachigrafica si diffondono nella scrittura comune come Compendi Speciali (detti
anche Note Tironiane, dal nome del segretario di Cicerone, Tirone): 7  ET , Ɔ  CUM P Q con aspota tagliata da un tratto
obliquo  PRO e QUOD.

Nell’Alto Medioevo il ricorso alle abbreviazioni si riduce a causa del crollo dell’alfabetizzazione e quindi del declino della scrittura.
Tuttavia possiamo individuare alcune abbreviazioni ricorrenti come:
- TITULUS ORIZZONTALE DOPO VOCALE - indica LA NASALE FINALE (m)
- TITULUS VERTICALE DOPO T’  indica l’uscita verbale –TUR , o l’uscita nominale – TUS.
In Età Carolingia l’uscita verbale TUR viene indicata con un 2, e l’uscita nominale TUS con un COMMA semplice (.).

In ambito documentario sono più frequenti i troncamenti come:


- Nomina Sacra: abbreviazioni che indicano le divinità cristiane: DS per DEUS; DO per DEO, Scs SpS per Sanctus Spiritus.
– Per Contrazione (soprattutto nel Basso Medioevo)
- Per Letterina soprascritta: utilizzo di una lettera della parola scritta al di sopra, in corpo minore, al posto del semplice Titulus
(frequente nel Basso Medioevo)
Nel periodo del Particolarismo Grafico, le abbreviazioni utilizzate nei vari territori dell’Europa, si distinguono in base al luogo e in base al
periodo, ed è per questo che il sistema abbreviativo è un elemento utile per orientarsi nella datazione e nella localizzazione di un
manoscritto. In area Visigotica prevalgono le contrazioni consonantiche (NMN per Nominis), in area Insulare si sviluppa un sistema di
segni speciali di origine tachigrafica (NOIS).

Con la scrittura testuale il sistema abbreviativo sarà unitario ma molto complesso e articolato in risposta ad esigenze di concentrazione
della scrittura e di dissimilazione.

Cosa è la pergamena? Quando e dove fu usata?

La pergamena è il supporto del codice manoscritto, dalla suo comparsa fino alla fine del Medioevo. Si tratta di un supporto tratto dalla
pelle animale: le specie usate sono ovina, suina e bovina, a parte sporadiche eccezioni. Si è osservato che nell’area mediterranea
(Spagna, Italia) viene usata prevalentemente pelle ovina, mentre in Europa continentale prevalgono le specie bovine e talvolta suine. Il
tipo di pelle e la sua preparazione possono fornire dati utili al codicologo per localizzare e datare il manufatto.

Il nome ‘pergamena’ compare per la prima volta nell’Editto sui prezzi di Diocleziano (301d.C) e deriva, secondo la tradizione, dalla
volontà del re di Pergamo, EumeneII (195-158a.C.), di trovare un supporto librario diverso dal papiro, di cui l’Egitto aveva il monopolio.
Fin dai secoli anteriori a Cristo, dunque, il materiale era noto, ma la sua affermazione definitiva si ebbe con l’imporsi della forma del
codice. Sicuramente si tratta di un materiale inalterabile e duraturo rispetto alla pergamena.

Esistono diverse tecniche di preparazione, che oppongono l’ambiente orientale a quello occidentale, e che si affinarono nel tempo, fino a
giungere, nel XV secolo, in Italia, al livello massimo di perfezione, con la pergamena virginea, bianchissima e sottile, uguale nei due lati,
trattadallapelledivitellinonancoranati. La pergamena si caratterizza per un lato, detto lato pelo, in cui è possibile vedere le tracce dei
follicoli piliferi, ha un colore più scuro ed è liscio e leggermente concavo, e per l’altrolato detto lato carne, in cui la pelle è più elastica,
tendenzialmente convessa, di colore chiaro e leggermente vellutata.

Nell’alto Medioevo la pergamena impiegata è di modesta qualità, spesso presenta cuciture, lisières e spessore notevole. Solo in epoca
carolingia verranno prodotti nuovamente lussuosi codici in pergamena assai curata, talvolta tinta di porpora, su modello antico.
A causa della scarsezza della materia prima tra il VII e IX sec nei monasteri, la pergamena che componeva codici classici veniva: i
cosiddetti palinsesti (dal greco ‘raschio di nuovo’) in realtà sono codici che utilizzano pergamene scritte e poi lavate, immerse in acqua
per far sciogliere l’inchiostro e rendere la pagina riscrivibile.Importanti testi classici incontrarono questo destino, restando celati alla
nostra tradizione finché non vennero, nel Settecento, recuperati: il centro più famoso in Italia è
Bobbio.NelbassoMedioevoesistonopalinsesticheriutilizzanoperlopiùregistriematerialedocumentario,cheavevaevidentementepersointere
sse.

Cosa significa archeologia del manoscritto

La codicologia si propone come archeologia dei più antichi libri, in quanto si occupa dell’analisi della forma materiale del libro
manoscritto, interpretato come fonte di storia nei suoi aspetti fisici. Il libroviene in questo caso studiato come ‘monumento’, fonte
materiale, oggetto di un’indagine archeologica. Questo tipo di indagine ci fornisce degli elementi utili nella datazione e localizzazione
del manufatto.

La codicologia in senso proprio può quindi definirsi archeologia del libro, secondo la definizione di Léon Gilissen, studioso belga che negli
anni ’70 per primo attirò l’interesse degli studiosi sulla domanda ‘come viene allestito un manoscritto?’. In una prospettiva
archeologicavienecondottaun’osservazionedettagliata,grazieaimodernistrumentiealletecnologiepiùavanzate,degliaspettifisicidel
manoscritto,acominciaredalsupporto.

Ilfattocheunmanoscrittosiainpergamenaoincartaèunprimoelementodicollocazionecronologica(lacartasidiffondedalsec.XIII),maoltreaque
sto,l’analisidellespecie
animalidacuiètrattalapergamenaedeltipodilavorazioneconcuièstatapreparata,ciaiutanoalocalizzareedatareconmaggiorprecisioneilman
ufatto.

elementi di indagine sono inoltre i tipi di inchiostri utilizzati, il tipo di decorazione, la legatura, la numerazione delle carte, dei
fascicoli. Infatti,
ilmodoincuiifoglivengonoforatiperoffrirepuntidiriferimentoallasuccessivarigatura,puòrappresentareunfattoreutileariconosceregruppidi
manoscrittiuscitidalmedesimoscriptorium
oppurepuòsegnalaremutamentinell’originarioprogettodelmanoscritto,cheavolteindicanointerventidiepocasuccessivaorimaneggiamentip
osteriori.
Cos’è un fascicolo?

Il codice è un libro costituito da un insieme di fogli piegati in due (bifogli) inseriti gli uni negli altri e
riunitiinunoopiùfascicolicucitimediante1filolungolalineadipiegatura.Perquestol’unitàdibasedelcodiceèilbifoglio.All’internodelcodicepossi
amotrovareunsingolobifoglio,oppureunfascicolocostituitoda2bifogliinseritil’unonell’altro,aformare4ff. binioneunfascicolocompostoda
3bifogli,aformare6ff.ternioneunfascicolocompostoda4bifogli,=8ff. quaternione(dacuil’it.‘quaderno’)unfascicolocompostoda5bifogli
=10ff.quinioneunfascicolocompostoda6bifogli=12ff.senione

Sfogliandounmanoscritto,seguardiamoconattenzionelungoilmargineinternodeifogli,vedremocheognitantocompareunfilochepercorreinal
tezzatuttoilmargine:èilcentrodelfascicolo,cheriuniscedunqueunnumeroparidiff.primaedopo.Acodiceaperto,lafacciatadidestrarappresent
ailrectodelfoglio,quelladisinistrailverso:icodicologiindicanoifogliconunnumero,seguitodarovperindicareilrectooilverso.

Ilbifogliopuòessereregolare:|___|___|oppuremutilodelsolidale:|___|
_...,casoincuidopolacuciturarimanesolounafascetta,dettatalon,perevitarechel’altrametàdelbifogliorestislegata.Puòesserefattizio,nelcaso
cheunodeiduefoglisiaincollatoaltalondell’altrooppuremedianteunabrachetta.Infineil
bifogliopuòpresentare,nelleduemetà,unafascettadirinforzolungolacucitura.

Determinare la fascicolazione, cioè il numero di fogli presenti in ciascun fascicolo, è importantissimo, perché generalmente la
consistenza dei fascicoli tende ad essere costante all’interno dei codici, ed ogni irregolarità va dunque analizzata e giustificata. Può
infatti essere indizio di una mutilazione intervenuta, determinante una lacuna del testo.

La forma comune del fascicolo fino al sec. XII è il quaternione; a partire dal XIII secolo, forse in relazione all’utilizzo della carta, supporto
più sottile, si diffonde il quinione (con minor frequenza il senione), utilizzato nei manoscritti giuridici cartacei del XIV e XV secolo (e
prevalente in Germania nel sec.XV). Il senione sembra diffuso soprattutto in
mssinglesiefrancesi,diambitouniversitario,traXIIIeXIVsecolo.Gliexemplariadivisiinpecie,invece,eranocompostidabinioni.Dallafinedelsec.XI
VepertuttoilXVritornaaprevalereilquaternione. Il fascicolo si ottiene mediante la Piegatura del supporto sia cartaceo o membranaceo.
Cosa sono i richiami?

Poiché spesso si lavorava in équipe, per evitare che, al momento della cucitura dei fascicoli, avvenissero spostamenti o scambi,
l’artigiano medievale ha messo a punto una serie
disistemidicontrolloeorganizzazionedellavoro.Gliespedientirealtiviall’ordinamentodeifascicoli,invece,riguardanononsoloilmomentodellac
ucituradelcodice,marappresentanoancheunaformadicontrollodellasuaintegrità,attraversoidecennidellasuaesistenza.Apartiredalsec.XIsid
iffondeepoisiimponel’usodelrichiamo:sulmargineinferioredelversodell’ultimofoglio
delfascicoloètrascrittalaparolainizialedelfascicolosuccessivo.Talesistemagarantiscel’integritàdeltesto,anchesetalvoltairichiamipossonoc
adereinseguitoadunapesanterifilaturadelmargineinferioredeifogli.Ilprocedimentoètalmenteefficacechegliumanisti,purintendendorisuscit
areilcodicecarolino,nonabbandonaronomaiquest’uso‘gotico’,alpiùmodificandolonella posizione (cfr. irichiamiverticali).

Differenza tra rigatura a secco / rigatura a colore.

Vi sono diverse modalità per tracciare le righe a seconda del tempo e dello spazio. La tecnica di rigatura si riferisce alla modalità usata
per tracciare le righe: se mediante un’incisione realizzata con uno strumento appuntito, senza lasciare alcuna traccia di colore (a secco),
viceversa se mediante uno strumento che lascia una traccia colorata (a colore), che può essere simile a un segno di matita (a mina di
piombo) oppure a inchiostro.

La rigatura a secco è tipica dei secoli più antichi: solo dalla fine del sec. XI verrà sostituita dalla rigatura a colore. Comporta un’incisione
che lascia sul lato in cui è impressa un solco (A), e un rilevo (B) sul verso; può essere impressa su più fogli per volta, e in questo senso è
economica. A partire dal secondo quarto del IX sec. l’artigiano farà in modo che i fogli raffrontati presentino entrambi il solco, oppure
l’incisione, sia essa primaria (=materialmente eseguita dal contatto con il punctorium, C) o secondaria (ricevuta dal foglio sovrapposto,
D): è il new style, schematizzato così ><><|><><.

La rigatura a colore comporta l’esecuzione su ogni pagina, tuttavia è più duttile, soprattutto incaso di manoscritti che rechino un testo
accessorio, glossa o commento, da disporre sulla pagina in quantità variabile. Viene eseguita tramite una mina di piombo, oppure ad
inchiostro, riga per riga con una penna oppure con i pectines: sorta di piccoli rastrelli che permettono di tracciare più di una riga per
volta. Tale sistema di esecuzione è rivelato dalla presenza sul margine esterno di una foratura discontinua: i fori corrispondono ai punti
di ancoraggio del pettine.
Quando e dove si usa la rigatura a secco e quando e dove quella a colore

La rigatura a secco è tipica dei secoli più antichi: solo dalla fine del sec. XI verrà sostituita dalla rigatura a colore. Comporta un’incisione
che lascia sul lato in cui è impressa un solco (A), e un rilevo (B) sul verso; può essere impressa su più fogli per volta, e in questo senso è
economica. A partire dal secondo quarto del IX sec. l’artigiano farà in modo che i fogli raffrontati presentino entrambi il solco, oppure
l’incisione, sia essa primaria (=materialmente eseguita dal contatto con il punctorium, C) o secondaria (ricevuta dal foglio sovrapposto,
D): è il new style, schematizzato così ><><|><><. In epoca
umanistica verrà fatta risorgere la rigatura a secco, realizzata per lo più con un nuovo strumento (questa osservazione pertiene al
sistema di esecuzione), la tabula ad rigandum: un telaio su cui alcuni fili metallici delineano lo specchio scrittorio, che viene impresso
sulla pagina.

La rigatura a colore comporta l’esecuzione su ogni pagina, tuttavia è più duttile, soprattutto incaso di manoscritti che rechino un testo
accessorio, glossa o commento, da disporre sulla pagina in quantità variabile. Viene eseguita tramite una mina di piombo, oppure ad
inchiostro, riga per riga con una penna oppure con i pectines: sorta di piccoli rastrelli che permettono di tracciare più di una riga per
volta. Tale sistema di esecuzione è rivelato dalla presenza sul margine esterno di una foratura discontinua: i fori corrispondono ai punti
di ancoraggio del pettine.

Il passaggio dalla rigatura a secco a quella a colore, unitamente ad altri fattori che si impongono nel XII secolo, segna il passaggio al
‘libro gotico’, cioè ad un libro che risponde a finalità diverse e che conosce una complessità nuova rispetto al passato: nella pagina si
stratificano diversi testi, articolandosi in specchi scrittori via via diversi.

Cos’è uno scriptorium?

Il termine Scriptorium indica il centro di produzione manoscritta nell’Alto Medioevo e designa tanto il luogo fisico quanto l’istituzione, in
cui spesso si sviluppano un tipo di scrittura e uno stile grafico, uniti ad uno stile decorativo e di confezione materiale, che permettono di
riconoscere tutti i prodotti di quel centro scrittorio. Nell’alto Medioevo l’attività di scrittura di libri avveniva all’interno dei Monasteri, e il
lavoro di trascrizione veniva addirittura considerato un dovere per il monaco. Infatti all’interno delle istituzioni religiose veniva
organnizzato un ambiente in cui i monaci sono istruiti al lavoro di copiatura (gli Scriptores) sotto il severo controllo del Magister
Scriptorum. Inoltre, sempre nell’Alto Medioevo, a differenza dell’epoca precedente, non vi era commercio librario; i libri circolano perché
utili ai predicatori per l’evangelizzazione, oppure possono essere preziosi doni per scopi politici, oppure circolano per gli spostamenti dei
membri dei singoli ordini monastici.

Cosa si intende per rubrica?

  La rubrica è una sorta di ‘titolo ’vergato in rosso. La rubricatura è la vergatura di parti del testo(titoli e didascalie dei capitoli e dei
paragrafi) con inchiostri di colore diverso da quello adoperato per il testo base, in genere il rosso. La rubrica poteva essere demandata
allo stesso copista del testo base, a patto che questi fosse in grado di adoperare più grafie (duplex manus) o veniva realizzata dal
rubricatore. Le rubriche, infatti, erano vergate con scritture diverse rispetto al testo base, quasi sempre di modulo maggiore e più
antiche e solenni, allo scopo di evidenziare l’importanza di quella specifica porzione di testo.

Aprendo un codice medievale vedo davanti a me?

I volumi medievali erano conservati spesso distesi, non diritti, come facciamo noi oggi. Ciò spiega la presenza di borchie, cornici di
rinforzo, bottoni metallici talvolta apposti sui piatti (cioè sulla copertina) dei volumi: erano destinati a tenere leggermente separati i vari
volumi sovrapposti e ad evitare lo sfregamento su tavoli o leggii. Ciò spiega come sul taglio (cioè sullo spessore dei codici) venisse
talvolta scritto il titolo dell’opera o l’autore, o un numero d’ordine della biblioteca: informazioni che noi oggi siamo abituati a leggere
sul dorso dei libri.

La pagina iniziale, con il titolo e il frontespizio, è un’invenzione della stampa: nel codice medievale troviamo generalmente una o più
carte iniziali, che appartengono alla coperta o legatura più che al corpo del volume e possono pertanto essere antiche, settecentesche o
moderne. Qui, talora, una mano posteriore ha apposto il nome dell’autore o il titolo, o il nome del possessore e le circostanze
dell’acquisto del volume.

Nel corpo del codice possiamo trovare la rubrica iniziale che indica titolo e opera, introdotti dalla formula ‘Incipit liber…’. Se l’opera
invece comincia senza tali indicazioni, le dobbiamo cercare al termine: è un uso che sopravvive dagli antichi rotoli di papiro.

In fondo al codice può essere apposta anche la sottoscrizione del copista, in cui chi ha scritto il volume si firma e dichiara le circostanze
del proprio lavoro, o chiede una preghiera. Possono poi trovarsi i nomi dei possessori e brevi testi aggiunti da essi. Si tratta, cioè, di una
parte sensibile del codice e non ne va mai trascurato un esame attento.
I supporti dei manoscritti medievali possono essere la pergamena o la carta. Il supporto prevalente a partire dal XIII sec è la Carta, che
inizialmente si affianca alla pergamena e ma che si impone in maniera definitiva con l’invenzione della stampa. Il codice si presenta
come un libro costituito da un insieme di fogli piegati in due (bifogli) inseriti gli uni negli altri e riuniti in uno o più fascicoli cuciti
mediante 1 filo lungo la linea di piegatura. Per questo l’unità di base del codice è il bifoglio. All’interno del codice possiamo trovare un
singolo bifoglio, oppure un binione, ternione, quaternione quinione senione.
Dopo aver formato il fascicolo, si susseguono alcune operazioni prima della scrittura, ovvero tracciare sulle pagine delle linee guida per
la scrittura, per i margini, per la glossa, per il commento, ecc.. il progetto di disposizione del testo nella pagina è la Mise en page o
Specchio scrittorio. Vengono tracciate delle linee di inquadramento verticali per i margini esterni e orizzontali per i margini superiori e
inferiori; all’interno di questo rettangolo vengono tracciate le linee guida per la scrittura distanziate da un’unità di rigatura costante.
Altra operazione riguarda la Foratura. Spesso sulla pagina sono visibili una serie di fori che hanno una pluralità di funzioni; essi possono
essere: fori di preparazione, di simmetria, di ancoraggio, di legatura. Lo strumento utilizzato per la foratura era un punteruolo a sezione
circolare, stellata, triangolare o lineare (Punctorium). Altro procedimento è la rigatura secondo diverse modalità: Rigatura a secco,
tipica dei secoli più antichi, solo dalla fine del sec. XI verrà sostituita dalla rigatura a colore. Comporta un’incisione che lascia sul lato in
cui è impressa un solco (A), e un rilevo (B) sul verso; può essere impressa su più fogli per volta. Solo dopo queste operazioni, il copista
può procedere con il suo lavoro di trascrizione. Dopo il lavoro di copia del testo il codice viene Decorato dai Miniatori. La miniatura può
essere a piena pagina, oppure un’iniziale miniata che a seconda della complessità del lavoro di decorazione veniva svolta o da uno
specialista a pennello o direttamente dal rubricatore per illustrazioni a penna, più semplici.
La Legatura rappresenta l’ultimo passaggio e rappresenta quello che noi chiamiamo copertina, la cui funzione era tenere insieme i
fascicoli, proteggere le carte e sicuramente aveva anche un ruolo estetico. La legatura dal punto di vista tecnico comporta la cucitura
dei fascicoli tra loro che avviene in modo diverso in ambito orientale e in ambito occidentale.

Cosa è una filigrana

La filigrana della carta è un disegno, ottenuto con un filo metallico legato alle vergelle in posizione laterale, nella forma: la sua
introduzione data al 1282, a Fabriano, e funge da marchio di fabbrica. In realtà non si può dire che ogni cartiera avesse una filigrana
differente, ma è vero che determinati disegni caratterizzano determinati luoghi ed epoche. Le filigrane sono sempre una coppia, visto
che gli operai lavoravano con 2 forme gemelle, e vanno incontro ad usura e alterazioni.

L’individuazione delle filigrane rappresenta pertanto un utile strumento di datazione e localizzazione: è necessario osservare e
riconoscere il disegno, e questo si può fare osservando il foglio contro luce, e prendendo le opportune misure anche in riferimento ai
filoni, oppure con un calco manuale, una
fotografiatraslucida,labetafortografia,laradio/elettroradiografia.Sappiamoinfattiche,ingenere,unafiligranahaunarcodiutilizzodicirca12-
15anni:nelcorsodiquestianniilsuodisegnopuòalterarsiinmodoquasiimpercettibile,maquandoormaièlogora,vienesostituitadaundisegnosi
mileoppurecompletamentediverso.

Cosa significa descrizione esterna del manoscritto?

La codicografia è la scienza che descrive i manoscritti all’interno di una serie, ed è strettamente collegata alla codicologia.

Alla base di ogni descrizione catalografica è necessario stabilire un protocollo di descrizione che individui i campi di interesse, all’interno
della quale porre i dati di ciascun manoscritto. Sia le regole stabilite dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, che i prontuari tedeschi,
quanto il manuale dell’ICCU, prevedono l’articolazione della descrizione del manoscritto in tre ambiti specifici:

descrizione esterna del manoscritto: è la parte relativa agli aspetti materiali;

descrizione interna: questa sezione è dedicata ai testi trasmessi nel codice;

analisi codicologica – paleografica e storia del manoscritto, corredata dalla bibliografia.

la descrizione esterna del manoscritto prevede nel dettaglio la descrizione della materia costitutiva del manoscrittoLa
Descrizione esterna si articola nelle seguenti voci:

1.Materia scrittoria: indicare se il codice è membranaceo (memb.) o cartaceo(cart.) o misto (memb. e cart.)

2. Numero dei fogli con indicazione di eventuali fogli bianchi. Si distinguono con numeri romani le carte di guardia, in numeri
arabi la consistenza attuale del codice e numeri romani con apice per le guardie posteriori.
3. Fascicolazione. Questo dato è importante per un’esatta definizione della consistenza del codice e può essere espresso in
diversi modi: in forma discorsiva, oppure in forma numerica e possono essere indicate le cause di irregolarità.

4. Eventuale presenza di richiami.

5. Eventuale numerazione o segnatura dei fascicoli.

6. Inizio del fascicolo lato carne o lato pelo (in caso di fascicolo membranaceo) o in caso di cosice cartaceo indicare il formato,
seguito magari dall’indicazione della filigrana.

7. Dimensioni: le dimensioni sono espresse in millimetri, altezza per base, e sono rilevate sul recto di un foglio ritenuto
rappresentativo di tutto il manoscritto.

8. schema di impaginazione: si possono trovare formule discorsive, es. impaginazione a due colonne, oppure rinvii ai repertori,
ad esempio quello del Leroy. Recentemente, tuttavia, è più facile trovare indicazioni numeriche, dalle semplici misure dell’altezza e
larghezza dello specchio scrittorio

9. numero di righe: rapporto tra righe tracciate e linee scritte.

10. Tecnica di rigatura: viene detto se eseguita a secco o a colore (o in forme miste), con quale tecnica (per esempio: rigatura a
secco impressa sul lato pelo a fascicolo aperto) e con quale strumento, se è possibile determinarlo

11. Scrittura: viene definita la scrittura e l’eventuale presenza di più copisti.

12. Decorazione: descritta in forme più o meno dettagliate, a seconda degli interessi e delle competenze.

13. Notazione neumatica: la presenza di neumi, ossia disegni indicanti la musica, va sempre segnalata perché di estremo
interesse per la paleografia musicale.

14. Legatura: generalmente descritta se antica o di pregio, altrimenti indicata come moderna o di restauro.

Questo tipo di indagine ci fornisce degli elementi utili nella datazione e localizzazione del manufatto.
Cosa si intende per descrizione interna ed esterna di un manoscritto

Alla base di ogni descrizione catalografica è necessario stabilire un protocollo di descrizione che individui i campi di interesse, all’interno
della quale porre i dati di ciascun manoscritto. Sia le regole stabilite dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, che i prontuari tedeschi,
quanto il manuale dell’ICCU, prevedono l’articolazione della descrizione del manoscritto in tre ambiti specifici:

descrizione esterna del manoscritto: è la parte relativa agli aspetti materiali, codicologici

descrizione interna: questa sezione è dedicata ai testi trasmessi nel codice; quindi relativa al contenuto del manoscritto.

analisi codicologica – paleografica e storia del manoscritto, corredata dalla bibliografia, ovvero la storia del manoscritto,
condotta sulla base dei dati materialmente presenti nel codice (sottoscrizioni, note di possesso ecc.) e corredata dalla bibliografia.

La Descrizione esterna si articola nelle seguenti voci:

1.Materia scrittoria: indicare se il codice è membranaceo (memb.) o cartaceo(cart.) o misto (memb. e cart.)

2. Numero dei fogli con indicazione di eventuali fogli bianchi.Si distinguono con numeri romani le carte di guardia, in numeri arabi la
consistenza attuale del codice e numeri romani con apice per le guardie posteriori.

3. Fascicolazione.Questo dato è importante per un’esatta definizione della consistenza del codice e può essere espresso in diversi modi:
in forma discorsiva, oppure in forma numerica e possono essere indicate le cause di irregolarità.

4. Eventuale presenza di richiami.

5. Eventuale numerazione o segnatura dei fascicoli.

6. Inizio del fascicolo lato carne o lato pelo (in caso di fascicolo membranaceo) o in caso di cosice cartaceo indicare il formato,
seguito magari dall’indicazione della filigrana.

7. Dimensioni: le dimensioni sono espresse inmillimetri, altezza per base, e sono rilevate sul recto di un foglio
ritenutorappresentativo di tutto il manoscritto.
8. schema di impaginazione: si possono trovare formule discorsive, es. impaginazione a duecolonne, oppure
rinviiairepertori,adesempioquellodelLeroy.Recentemente,tuttavia,èpiùfaciletrovareindicazioninumeriche,dallesemplicimisuredell’altezza
elarghezzadellospecchioscrittorio

9. numero di righe: rapporto tra righe tracciate e linee scritte.

10. Tecnica di rigatura: viene detto se eseguita a secco o a colore (o in forme miste), con quale tecnica (per esempio: rigatura a secco
impressa sul lato pelo a fascicolo aperto) e con quale strumento, se è possibile determinarlo

11. Scrittura: viene definita la scrittura e l’eventuale presenza di più copisti.

12. Decorazione: descritta in forme più o meno dettagliate, a seconda degli interessi e delle competenze.

13.Notazione neumatica: la presenza di neumi, ossia disegni indicanti la musica, va sempre segnalata perché di estremo interesse per
la paleografia musicale.

14. Legatura: generalmente descritta se antica o di pregio, altrimenti indicata come moderna o di restauro.

Questo tipo di indagine ci fornisce degli elementi utili nella datazione e localizzazione del manufatto.

La descrizione interna di un codice indica il testo o i testi conservati nel manoscritto, per trasmettere i quali il manoscritto stesso
è stato allestito. Fondamentale è la scelta del modello descrittivo, che va rigorosamente osservato. Saranno molto diverse le descrizioni
interne di stampo analitico, che considerano ogni testo presente nel manoscritto e di questo offrono incipit, explicit, edizione di
riferimento, dalle descrizioni sommarie, che spesso ricorrono ad un’intestazione complessiva entro la quale vengono offerti solo alcuni
dati giudicati di maggior rilevanza.

1.0Per prima cosa, va identificato il testo o i testi presenti nel codice.

1.1. Verificare con approfondita ricerca se il titolo dell’opera e il relativo autore sono veritieri o frutto di manomissioni posteriori.

1.2 La rubrica: si trascrive la rubrica


1.3 Si trascrivono Incipit ed Explicit dei vari testi presenti nel manoscritto in
esame:perincipitsiintendelasezioneinizialediuntesto,dunquenonlarubricaoiltitolo. Spesso molti testi iniziano con un’invocazione alla
divinità, oppure con una citazione evangelica. Riportare l’explicit, ovvero la sezione finale del testo, in cui spessissimo vi sono invocazioni
e preghiere.

1.4 Consultazione dei repertori

1.5 La collazione di un testo: Collazionare un testo significa confrontare più copie di un testo, nel nostro caso confrontare il testo
manoscritto con l’edizione a stampa (anche un’antica edizione, in mancanza di edizioni critiche moderne), per verificare lacune, assenze
o divergenze. Si tratta di un’operazione richiesta solo nel caso di descrizione analitica.

1.6 Analisi del testo per verificarne la completezza o meno: un testo può essere infatti Acefalo, lacunoso, mutilo, incompleto, interrotto.

2.0 Descrizione dell’autore:non sempre il nome dell’autore è presente, non sempre all’inizio (magari alla fine) e va assunto solo dopo
una verifica.

2.1 In presenza di un nome, dobbiamo procedere alla verifica della sua esistenza e dell’epoca in cui visse, facendo ricorso a molti dei
repertori. Se non si sa con certezza chi sia l’autore di un’opera, ma si sa che sicuramente è una falsa attribuzione; allora si sceglierà
l’indicazione ‘pseudo’.

2.2 Dopo l’indicazione del nome, se il modello catalografico lo richiede, va indicato il repertorio di riferimento.

2.3 Il nome che si è determinato nella descrizione, deve inoltre apparire nella forma normalizzata (La normalizzazione, cioè
l’adeguamento ad una forma standard, vale anche per il titolo, ma è ancora più importante per l’autore, perché determinerà unadelle
principali forme di accesso al catalogo).La tradizione storica degli studi paleografici e filologici prevede una normalizzazione nella lingua
latina: gli autori dell’antichità, anche greca o araba, vengono ricondotti alla forma latina (es. Demosthenes, Alkabitius…), ma anche gli
autori delle epoche posteriori.Dal sec. XIII i nomi verranno offerti nelle lingue nazionali.

Elementi significativi per la storia del manoscritto


La storia del manoscrittoinizia dal momento della sua confezione e continuafinché vi saranno i suoi lettori. Unlibromanoscritto può
fornirci molti elementi utili a capire epoche e ambienti in cui è nato e ‘vissuto’. Tali elementi non solo sono forniti dal testo o dai testi che
un codice trasmette ma anche: analizzando la tipologia e la qualità dei materiali che di cui è composto (supporto, inchiostro, ecc.); le
dimensioni che ne individuano il tipo di fruizione; l’organizzazione dello specchio scrittorio che riflette la preoccupazione di sfruttare in
modo più o meno inteso lo spazio disponibile (vedi per es. codici i umanistici e universitari); le forme e gli stili di scrittura; le decorazioni.
Di grande interesse per il codicologo per tracciare la storia del manoscritto sono inoltre le menzioni degli artigiani che hanno allestito il
manoscritto: miniatori, copisti, legatori. Prezioso i tal senso è la presenza del colophon in fine al codice. Un colophon completo può
offrire molte indicazioni:

-nome del copista (allora si parlerà di sottoscrizione). Normalmente la sottoscrizione ci dice anche se il copista è un religioso o
un laico: nel primo caso sono frequenti formule di preghiera o invocazione; i laici in genere offrono informazioni più complete.

- luogo di produzione, indicato con il toponimo antico o con il nome dell’istituzione in cui il copista opera.

- tempo di produzione, indicato secondo gli usi antichi.

- committente, cioè colui che ha commissionato il codice e pagato le spese.

- formule di carattere diverso: a volte espressioni stereotipate, di invocazione alla divinità, a volte riferimenti molto concreti alla
propria vita e ai propri affanni.

Explicit, colophon sottoscrizione


Di grande interesse per il codicologo, per tracciare la storia di un manoscritto, sono le menzioni riguardanti gli artigiani coinvolti nel
processo di allestimento: copista, miniatore, legatore, oppure le semplici circostanze della realizzazione del codice (colophon). Un
colophon è una formula posta in fine ai libri. Un colophon completo può offrire molte indicazioni:

-nome del copista (allora si parlerà di sottoscrizione). Normalmente la sottoscrizione ci dice anche se il copista è un religioso o
un laico: nel primo caso sono frequenti formule di preghiera o invocazione; i laici in genere offrono informazioni più complete.

- luogo di produzione, indicato con il toponimo antico o con il nome dell’istituzione in cui il copista opera.

- tempo di produzione, indicato secondo gli usi antichi.

- committente, cioè colui che ha commissionato il codice e pagato le spese.

- formule di carattere diverso: a volte espressioni stereotipate, di invocazione alla divinità, a volte riferimenti molto concreti alla
propria vita e ai propri affanni.

Non sempre si trova un colophon al termine dell’opera. Via via che i secoli avanzano e che vengono coinvolti anche i laici
nell’attività di copia, si fa più frequente.

Talvolta non è autentico: è copiato dal copista dall’antigrafo, insieme al testo. Altre volte ha subito rimaneggiamenti, per
alterare ad esempio il nome del copista o del committente. Infine, può essere criptico, o mascherato: il nome del copista è nascosto da
lettere, o da acronimi.

Le sottoscrizioni dei miniatori hanno in genere caratteristiche proprie, perché sono apposte in stretto contatto con l’immagine:
all’interno dell’iniziale, in una cornice che riquadra l’immagine, per esempio. La data della decorazione non è detto che sia quella della
scrittura del codice.

Le sottoscrizioni dei legatori sono piuttosto rare, per via delle poche legature originali conservatesi e anche perché spesso
apposte sulla nuda asse lignea, che poi nei secoli è stata rifoderata in cuoio, carta, stoffa. Anche in questo caso la data della legatura
non è detto che sia quella della scrittura del codice.
Le menzioni dei committenti non sono vere e proprie sottoscrizioni, in quanto spesso sono apposte da altri per ricordare la
munificenza del donatore. A volte sono esplicite e recano indicazione di data, altre volte invece si esprimono attraverso l’apparato
decorativo, ad esempio lo stemma.

L’explicit è una formula che indica la fine del testo. È ricostruita dal verbo  explico  "spiego, svolgo", in riferimento allo srotolamento dei
rotoli che costituivano i libri antichi. Al termine di ogni  volumen  si trovava infatti la dicitura  explicitus (est) liber  "il libro è
completamente srotolato";

Cosa significa archivistica del manoscritto

Esiste una codicologia in senso lato, cioè non focalizzata unicamente sui dettagli materiali, come la codicologia in senso proprio
(archeologia del libro), ma che allarga obiettivi di ricerca su un più ampio orizzonte. È l‘archivistica’ dei manoscritti, che vuole trasferire
il metodo storico archivistico nell’indagine sui manoscritti. Si interessa quindi non tanto agli aspetti tecnici, materiali, artigianali della
produzione del codice, ma si interessa alla storia dei manoscritti e alla storia delle collezioni manoscritte.

Perché se è vero che ogni manoscritto è un unicum, ossia un testimone particolare e irripetibile, è anche vero che appartiene, fin
dall’origine, ad un insieme, un gruppo, una serie. Molti elementi che un manoscritto trasmette, possono apparire misteriosi e
incomprensibili, e diventano chiari se consideriamo quel codice unico all’interno della serie a cui appartiene. Qual è la serie di un codice?

Infatti, un dato manoscritto, pur nella sua unicità, è un elemento di un insieme storicamente definito: per quanto riguarda la
fabbricazione, pensiamo ai codici prodotti da quel determinato scriptorium (possono avere una caratteristica che incontrata una volta
sola può apparire abbastanza misteriosa, mentre quando la si incontra più volte ecco che questo tratto misterioso diventa un tratto
parlante. Allo stesso modo un segno di lettura, una particolare indicazione da parte di un lettore, può essere anche un segno a prima
vista trascurabile, ma quando noi lo troviamo in un certo numero di manoscritti e sappiamo che quei manoscritti appartennero alla
biblioteca del Petrarca, questo segno che poteva sembrare all’apparenza trascurabile, può avere una rilevanza notevole), ai codici
vergati da quel particolare copista, ai codici decorati in un preciso stile…; per quanto riguarda il testo, pensiamo ai manoscritti che
trasmettono quel particolare testo, oppure un testo in quella particolare versione…; per quanto riguarda la storia del manoscritto,
pensiamo ai manoscritti appartenutia…,aimanoscrittipostillati,oannotatida…,aimanoscrittivendutida…
Unaprospettivaditipo‘archivistico’miraaricostruirelaseried’appartenenza,perleggereedecodificareglielementi,idati,letraccediquellaseries
edimentatisinelsingolomanoscritto.Sonodatiche,assuntisingolarmente,nonappaionochiariocomprensibili:illorosignificatoèleggibileentrol
’insiemediappartenenza.

L’osservazione dei fatti materiali su ampia scala, inoltre, permette di definire criteri utili allo studio dei fondi, alla datazione e alla
localizzazione.

Cataloghi di manoscritti nel web

Il catalogo informatizzato, offre, rispetto al catalogo tradizionale a stampa, tre nuove funzionalità, che rappresentano, almeno in parte
una soluzione ai limiti del catalogo tradizionale:

DINAMISMO: il catalogo informatizzato è dinamico, fluido. Non è necessario scegliere un modello analitico, sommario o
inventariale: i tre livelli possono coesistere all’interno di una descrizione che propone 3 schede diversamente articolate, in cui i dati
comuni minimi permangono, ma vengono via via approfonditi e implementati.

GERARCHIA: il catalogo informatizzato offre, sempre previa esplicita dichiarazione, alcuni dati frutto di esame autoptico, altri
desunti da bibliografia, o recuperati da precedenti cataloghi, con la possibilità di rinviare ai diversi materiali attraverso immagini, o link
a siti. Inoltre può ricorrere tanto ad un’informazione standardizzata, ripetitiva e formalizzata, necessaria per l’elaborazione statistica,
quanto ad informazioni espresse in modo discorsivo, negli approfondimenti puntuali o negli spazi riservati specificatamente alle ricerche
scientifiche.

INTERATTIVITA’: il catalogo informatizzato è sempre ‘aperto’, in progress, per definizione. Gli utenti possono partecipare con il
loro apporto scientifico, collaborare con le proprie competenze alla stessa catalogazione, mentre l’istituzione che amministra il catalogo
ha la possibilità di aggiornarlo continuamente e implementarne le informazioni.

In Inghilterra vanno tenuti presenti i siti della Bodelaian Library e della British Library la cui politica è quella di riversare nei siti le
immagini e le descrizioni dei cataloghi storici delle biblioteche inglesi.Nel campo della catalogazione dei manoscritti, esiste in
Germaniaun organismo nazionale preposto a ciò, la Deutsche Forschungsgemeinschaft. A partire dal 1960 circa sono stati realizzati 200
cataloghi con 20.000 descrizioni di manoscritti. Dal 2001 l’istituzione implementa un ricco data base, Manuscripta. mediaevalia,
contenente migliaia di descrizioni. Anche la Biblioteca Apostolica Vaticanaoffre la possibilità di ricercare descrizioni e immagini del
proprio patrimonio: sul sito della BAV è disponibile un elenco aggiornato al 23 gennaio 2013 di manoscritti digitalizzati disponibili per la
consultazione gratuita online.

Cos’è un catalogo di manoscritti?

Il catalogo raccoglie le descrizioni catalografiche dei manoscritti, cioè la rappresentazione mentale di oggetti fisici, ottenuta mediante la
descrizione di tali oggetti nelle varie parti, che arbitrariamente e per necessità pratiche vengono distinte.Un libro viene catalogato per
segnalarne l’esistenza e il contenuto e perché possiede un valore, è un bene. In questo senso fin dai tempi più remoti si conservano liste
di codici, destinate allo studio oppure, più spesso, confini di inventariazione patrimoniale.

Il manoscritto, considerato oggetto di studio, sarà catalogato trascurando i dati relativi all’aspetto fisico, e sarà dato ampio spazio alla
descrizione dei testi trasmessi.

Il manoscritto considerato come bene prezioso, quindi


un’otticapatrimoniale,largospaziosaràdatoagliaspettidifatturamaterialeimportantiperlastimadelvalore.

Vatenutopresentepertantoche :
-Ilcatalogonascedaun’esigenzapatrimonialeditutelaeconservazione.
-è principio fondante della codicologia come esigenza conoscitiva e comparativa.

èstrumentoaserviziodelledisciplinestoricheefilologiche(intalsensoognibibliotecanehasempreapprontatouno,ignorando,finoall’etàmodern
a,idettaglimateriali).

Il progetto Catalogazione dei manoscritti datati?

Nel 1953 si tenne a Parigi un Colloquio internazionale di paleografia, durante il quale vennero assunte decisioni fondamentali per la
storia della disciplina. Si costituì il Comité internationale de Paléographie Latine (CIPL), e una delle prime decisioni da esso assunte fu il
progetto della catalogazione dei manoscritti datati: studiosi delle principali nazioni europee si accordarono per compilare cataloghi dei
manoscritti medievali che presentino un riferimento esplicito alla loro data o origine.
Il progetto assunse il nome francese di Catalogue des manuscrits datés(CMD), poiché la Francia fu la prima nel 1959, ad iniziare la serie.
Fu deciso che i vari paesi partecipanti al progetto sarebbero stati responsabili dei cataloghi dei mss conservati nelle biblioteche dei
rispettivi paesi e avrebbero offerto il supporto finanziario. Ogni volume sarebbe stato dedicato a un gruppo di raccolte/biblioteche, a
una raccolta/biblioteca o ad una parte (fondo) di essa e avrebbe presentato 2 sezioni: una dedicata alla descrizione dei manoscritti e
un’altra presentantelariproduzionediunapaginaodiunasezionedipaginainformatoreale. L’indice
avrebbeagevolatolaconsultazionedelcatalogo,enell’introduzionesarebberostatiespressiicriteridescrittiviadottati.Siconcordòche,inaggiunt
aaimssdatatinelcolophon,avrebberopotutoessereinclusiancheimssdatabili:codicichepossonoesserericondottiadunarcoridottodiannisubas
ioggettive

La Francia fu il primo paese a cominciare le pubblicazioni, su impulso di Charles Samaran e Robert Marichal. Il pionieristico Catalogue
des manuscrits en écrituelatineportantdesindicationsdedate,delieuoudecopiste(CMDF)fumodellopertuttiicataloghisuccessivi.

Perché catalogare i manoscritti datati?

Nel 1953 si tenne a Parigi un Colloquio internazionale di paleografia, durante il quale vennero assunte decisioni fondamentali per la
storia della disciplina. Si costituì il Comité internationale de Paléographie Latine (CIPL), e una delle prime decisioni da esso assunte fu il
progetto della catalogazione dei manoscritti datati: studiosi delle principali nazioni europee si accordarono per compilare cataloghi dei
manoscritti medievali che presentino un riferimento esplicito alla loro data o origine.
Il progetto assunse il nome francese di Catalogue des manuscrits datés(CMD).

Il progetto porta alla realizzazione di cataloghi illustrati, che riuniscono un corpus di testimoni affidabili. A partire da queste
testimonianze, diventa possibile datare e localizzare, mediante il confronto, l’immensa massa di manoscritti per i quali non possediamo
alcun elemento di datazione e localizzazione.

Fu individuata una finalità comparativa, fino ad allora marginale nella descrizione dei manoscritti: fornire esempi di confronto per
datare e localizzare manoscritti. Il progetto allora enunciato nasceva dall’attesa di una omogenea distribuzione cronologica dei codici
che sarebbero stati censiti e quindi dalla speranza di costituire un repertorio che coprisse, seppure in forme selettive, l’intero Medioevo.

Cosa si intende per manoscritto composito


Un codice vienedettocomposito quando è formato dadueopiùunitàcodicologiche.
Puòesserestatoassemblatofindaepocheremote(compositoexantiquo),oppureintempipiùrecenti,magariperriunirecodiciframmentari,dicuir
estanosoloalcunifascicoli, che formavano un codice a sé. A volte risulta semplice distinguere un codice composito: per esempio quando
vengono uniti due codici diversi per materia (uno membranaceo e uno cartaceo), per dimensioni differenti, per epoca o per le loro
caratteristiche evidentemente non omogenee. Meno semplice, invece, risulta in altri casi (possiamo tuttavia rivelare differenze nella
scrittura, mise en page, rigatura, decorazione). Quando troviamo un codice composito, va descritto come due o più manoscritti, entro
una legatura comune e, a partire da un dato momento, una storia comune. Inoltre va indagata la ragione che ha determinato l’unione
delle varie unità codicologiche, vanno compresi il momento e la logica della costituzione attuale del manoscritto.

Chi è il committente di un manoscritto

I committenti sono coloro che commissionano, fanno allestire un manoscritto. Possono esservi diversi tipi di committenti, e il ruolo svolto
da queste persone è molto importante per ricostruire la storia del manoscritto.Utile indizio, da saper leggere ed interpretare, è la
presenza, generalmente nella pagina incipitaria (ma talvolta anche entro la decorazione delle iniziali) di stemmi. Distinguiamo diversi
tipi di stemmi:

1. lo stemma del committente-donatore: colui che ha fatto scrivere il codice per donarlo ad un’istituzione religiosa
(Tav.110,D2).

2. può essere lo stemma del committente-possessore (Tavv.68,73), che addirittura si fa ritrarre nella decorazione.

3. può essere lo stemma di colui al quale viene offerta in omaggio l’opera, dunque del dedicatario-possessore.

4. può essere lo stemma dell’istituzione per cui quel codice è prodotto, per esempio un ms liturgico francescano(Tav.71)

5. può essere lo stemma di un possessore, magari apposto in un secondo momento.

La presenza di uno stemma


èsolounodeimodiincuinoipossiamoidentificareilpossessorediuncodice.Ilmodopiùsempliceèlanotadipossesso,generalmenteappostasulmar
gineinferioreosuperioredellapaginaincipitaria,oallafinedelvolume(Tav.111).
Lanotadipossessopuòriferirsiad un possessore,chemagarièilcopistastesso.
Lanotadipossessopuòtuttaviaancheessereappostainunmomentosuccessivo,etalvoltatroviamopiùnotechesusseguono,riferiteaidiversiposs
essori,oppurerasureeriscritture,volteasostituireilnomedelpossessoreprecedenteconl’attuale. Anche un’istituzione può essere un
possessore, e da apporre la sua nota di possesso (Tav.111); in caso di frati mendicanti la nota di possesso di norma si riferisce al
convento (chiamato conventus ma anche locus) e l’utilizzatore fisico del libro viene indicato con l’espressione ad usum fratris….

LA DIPLOMATICA

La Diplomatica è una disciplina storica che ha per oggetto lo studio dei documenti.Più precisamente è la scienza che ha per oggetto lo
studio critico del documento, alfine di determinarne il valore come testimonianza storica. I suoi fini specifici sono

• l’individuazione delle caratteristiche formali fisiche, grafiche e testuali deldocumento

• l’accertamento della sua autenticità

• la ricostruzione del processo di produzione e delle fasi successive

• la comprensione della funzione giuridica, culturale, politica, all’interno della societàe dell’ambiente che lo ha prodotto.

La parola diplomatica, invece, si affermò alla fine del sec. XVII con la monumentaleopera De re diplomatica del benedettino maurino
dom Jean Mabillon, il vero e proprioprimo trattato sull’argomento, che costituisce la nascita della disciplina (1681) comescienza.

In ambito diplomatico il termine DOCUMENTO indica la testimonianza scritta di un fatto dinatura giuridica, compilata con
l’osservanza di determinate forme, destinate aconferirle fede e darle forza di prova. Esaminiamo questa definizione:

“la testimonianza scritta” rientra nell’oggetto della diplomatica solo una fonte scritta“di un fatto di natura giuridica” la scrittura
deve riguardare un rapporto giuridico“con l’osservanza di determinate forme”  la forma della redazione è importante.

06. Rogatus scripsi: cosa significa?


Si tratta della formula di sottoscrizione del rogatario. Il rogatario è la persona che scrive il documento e lo autentica, su richiesta della
parte o delle parti roganti. La sottoscrizione del rogatario nei documenti privati ha valore probante, che diventerà assoluto a partire dal
XII secolo. È indispensabile e corrisponde alla roboratio ei documenti pubblici.

Cos’è un documento pubblico?

Il documento pubblico è emanato da un’autorità pubblica (imperatori, re, pontefici), che si avvale per redazione e spedizione di una
struttura articolata chiamata cancelleria;

Ma accanto all’ente che emana il documento vanno considerate anche la natura dell’azione giuridica e la forma del documento.
Infatti, un’autorità pubblica può anche essere coinvolta in un’azione privata, e allora il documento assumerà una forma meno solenne e
sarà privo di tutta una serie di caratteristiche.

L’unico criterio valido che ha il diplomatista per rilevare la natura del documento è la sua forma, per cui si definiscono

documenti pubblici:i documenti rilasciati da una cancelleria, che sono redatti secondo precise procedure e presentano forme solenni
tipiche del documento cancelleresco. Rientrano in questa categoria i diplomi imperiali, i privilegi papali.

Il documento pubblico viene prodotto all’interno della cancelleria, l’ufficio in cui sisvolgono tutte le pratiche inerenti l’emanazione dei
documenti di pubblica utilità.L’emanazione del documento pubblico può derivare da un atto di volontà dell’autorità sovrana, oppure
essere sollecitata tramite la• petitio: supplica da parte dei sudditi, raccolta e registrata dalla cancelleria;

• intercessio: Si tratta di un’azione più indiretta e blanda rispetto a quellaesercitata nell’

• interventio dagli intervenientes / consentientes.

Quella che non manca è comunque la • iussio : il momento in cui l’autorità impartisce l’ordine di esecuzione alla cancelleria.

Dopo la Redactio (redazione), la Registratio (trascrizione del documento nel registro), la Roboratio (convalida del documento) altra
tappa è la Taxatio: il documento passava poi ad un funzionario (nella cancelleria pontificia era chiamato computator) che ne stabiliva
la tassazione da richiedere al destinatario.• Il momento conclusivo è quello della speditio, spedizione.
Documento pubblico e documento privato

Si tratta di due categorie didocumenti, diversi per la loro forma, poiché frutto di due processi di redazione assai diversi

• Il documento pubblico è emanato da un’autorità pubblica (imperatori, re,pontefici), che si avvale per redazione e spedizione di una
struttura articolata chiamatacancelleria;

• il documento privato è invece espressione di persona (fisica o morale) privata,che ne affida la redazione a professionisti (privati
scrittori, giudici, notai) che possonoavere o meno la veste di pubblici ufficiali.

Ma accanto all’ente che emana ildocumento vanno considerate anche la natura dell’azione giuridica e la forma del documento. Infatti,
un’autorità pubblica può anche essere coinvolta in un’azioneprivata, e allora il documento assumerà una forma meno solenne e sarà
privo di tuttauna serie di caratteristiche.

Dal punto di vista giuridico, poi, qualsiasi documento redatto in publicam formamviene considerato pubblico.

L’unico criterio valido che ha il diplomatista per rilevare la natura del documento è la sua forma, per cui, inbase ad una distinzione
genetica e formale, si definiranno

• documenti pubblici i documenti rilasciati da una cancelleria, che sono redattisecondo precise procedure e presentano forme solenni
tipiche del documentocancelleresco. Rientrano in questa categoria i diplomi imperiali, i privilegi papali.

• documenti privati i documenti redatti fuori da una cancelleria da singolioperatori e privi di ogni carattere specifico di solennità;
rientrano in questa categoriatestamenti, contratti di vendita o di affitto, compravendita di beni…

• documenti semipubblici i documenti emanati da autorità minori laiche edecclesiastiche (vescovi, signori feudali…) che, non
disponendo di una cancelleria,ricorrono a scrittori di carte private, i quali tuttavia vengono assunti al proprioservizio e sono tenuti a
seguire canoni particolari al fine di conferire solennità aldocumento. Si tratta ad esempio di concessioni vescovili a monasteri; donazioni
daparte di feudatari, ecc.

05. Chi è il rogatario di un documento

Per emettere un documento è necessaria la presenza di almeno tre persone: i due protagonisti dell’azione giuridica e il redattore della
testimonianza scritta. In diplomatica, essi sono definiti: Autore o Emittente, Destinatario e Scrittore. Con il termine Rogatario si
identifica chi, su richiesta della parte o delle parti roganti, scrive il documento e lo autentica. Nei documenti privati è di regola il notaio,
ma prima del sec. 12° poteva essere anche persona privata (laica o ecclesiastica) priva di qualsiasi titolo specifico, ovvero avere nomi e
attribuzioni diversi secondo i luoghi; nei documenti emanati da pubbliche autorità, la funzione del rogatario (in questo caso detto più
propriam.  scrittore) è svolta dalle varie persone della cancelleria che partecipano alla redazione dell’atto. Tra
letappefondamentalidell’iterdiconfezionediundocumento privato, per esempio, vi è, infatti, larogatio,
ovverolarichiestadelleparti,odiunadiessealloscrittore(ilrogatario),siaessotabellio,notariusoiudex,perlaconfezionediunatto;corrisponde,p
urconvalorediverso,allaiussioneldocumentopubblico.

- professionista che scrive su richiesta delle parti (rogatus) per i documenti privati, che nel sec. XII-XIII, con rinascita di diritto
romano, charta e notitia sono sostituite da instrumentum publicum, tale per la rogatio a un notaio

Cosa si intende con publica fides?

Il secolo XII è un secolo di Mutamenti culturali: affermazione di Istituzioni scolastiche laiche, nascita dei Comuni e affermazione delle
autorità cittadine con la costituzione di una classe di nuovi giuristi e Notai, la rinascita del diritto e degli studi giuridici.
Dalpuntodivistastrettamentegiuridicoinotaidallafinedelsec.XIIrivestonounruolototalmentenuovo.Ilcambiamentototaledellasocietàdeter
minaunnuovopanoramarispettoal‘commerciogiuridico’:nuoveesigenze,rapporticomplessi,operazioniacatenaconimplicazionigiuridiche.In
talecontestoilnotaioassumeunruolodimediazionefondamentale:glivienericonosciutalaPUBLICAFIDES.

Ciòsignificacheundocumentoredattodalnotaiohapienaautenticitàevaloreperilfattostessochesiastatoilnotaioaredigerlo.Ildocumentoassu
meilnomediINSTRUMENTUMPUBLICUM,cioèdocumentoirrecusabile,dotatodipublicafides,ossiadiunvaloreprobanteassolutoperilfattodies
serescrittodaunnotaio.Perchéundocumentoabbiavalore,diventasufficientel’IMBREVIATURAnelREGISTRONOTARILE,cioèlaconservazioned
elleminutepressoirogatari,trasmesseaisuccessoriperredigerecopieinextenso.

03. Cos?è la cancelleria?

La cancelleria è l’ufficio in cui sisvolgono tutte le pratiche inerenti l’emanazione dei documenti di pubblica utilità.Nella cancelleria sotto
la guida di un capo vi erano persone le quali avevano il compito di preparare o dettare il testo dei documenti (dictatores) e altre che
erano addette a ricopiare in bella copia i documenti stessi, cioè all'estensione degli originali (ingrossatores).

La cancelleria dell'Impero romano dell'ultimo periodo, presa poi a modello dalle cancellerie medievali, era formata dagli uffici
del  quaestor palatii, dei quattro uffici sottoposti al  magister officiorum, e dai notai dell'impero e dai referendarî. Nella cancelleria dei
Merovingi si distinguono due qualità di funzionarî: quelli che scrivono il diploma e quelli che lo autenticano con la loro autorità. Sotto i
Carolingi s'introduce la novità che il capo della cancelleria non autentica più direttamente il diploma, ma lo fa autenticare da un
funzionario in suo nome. Questo uso diventa costante dall'anno 817 e da allora la carica di capo della cancelleria diventa nominale e
capo effettivo diventa quello che autentica i diplomi in suo nome.

Cosa si intende per subsciptiones?Funzione delle subscriptiones nei documenti medievali

La parte conclusiva del documento viene detta escatocollo. Vi si distinguono la parte relativaalle sottoscrizioni e quella relativa alla
datazione.

• Subscriptiones: le sottoscrizioni rappresentano un elemento quanto mai vario, perchédipendono dalla natura dei sottoscrittori e dalle
modalità di emissione dei documenti: interi attine sono prive. Distinguiamo

1. Sottoscrizioni degli autori: nei documenti pubblici sono uno degli elementi più solenni dicorroborazione, anche quando non sono
autografe, ma apposte da funzionari di cancelleriao espresse in segni speciali (monogrammi). Nei documenti privati assumo valore
diverso aseconda dell’epoca: conferiscono valore probante, ma possono anche mancare.
2. Sottoscrizioni dei testimoni: nei documenti pubblici hanno solo lo scopo di conferiremaggiore solennità. Nei documenti privati invece
hanno una funzione giuridica rilevante,destinata tuttavia a decadere a vantaggio dell’autorità del notaio.

3. Sottoscrizioni dei redattori: nei documenti pubblici la sottoscrizione del cancelliere e dei suoivice non conferisce autenticità, bensì
attesta la regolarità formale dell’emissione espedizione. Nei documenti privati, invece, la sottoscrizione del rogatario (completio) o del
giudice ai contratti (nell’Italia meridionale), ha un valore probante destinato a diventareassoluto a partire dal sec. XII.

Nell’iter di confezione di un documento privato una delle tappe fondamentali riguarda le sottoscrizionidelleparti,dei testimoni e
delrogatario.Leprimesonopresentinellamaggiorpartedeidocumentiprivati:itestimonisonoindicatiinepocapiùanticaconiltermineconsentien
tes,piùtardicometestes.Possonoessereillitterati,cioèanalfabeti,einquestocasolalorofirmacorrisponderàall’indicazionedelnotaiosignumma
nus+genitivodelnomedelteste,cuisegueunacroce(crux)autografa.Oppurepossonoesserelitterati,eillorogradodiscolarizzazioneemergeràpr
opriodallafirmaautografaincalcealdocumento.Sololasottoscrizionedelrogatarioèindispensabile,ecorrispondeallaroborationeidocumentip
ubblici.Perilfattochespessosiesprimenellaformulaego…
complevietabsolvi,assumeilnomedicompletioeindicacheilrogatariohaseguitotuttelefasirichiesteperlavaliditàdeldocumento,assistendovii
nprimapersonaeinfinefirmandolo(subscripsi).

Ognidocumentoèsempreredattodaunasolamano,quelladelrogatario.Tuttaviapossonointervenireanchescrittureestranee,peresempionelle
sottoscrizionideitestimoni,oppurenelleregistrazionioannotazionidicancelleria.DallasecondametàdelXIsecololesottoscrizioniautografedeit
estimoniscompaionodaldocumentoprivato.Perl’altoMedioevo,invece,lesottoscrizioniautograferappresentanounapreziosatestimonianzap
erlostudiodelladiffusionedell’alfabetismofrareligiosielaici,nonchéperlostudiodellevarietipologiegraficheadottatedallediversecategorie:sp
ecialistidelsettore(notaiecancellieri),letteratiesemialfabeti.
Inetàpostcarolinaisottoscrittoridirilevoarriverannoadadottarescrittured’apparato,monumentali,comerappresentazionigrafichedellaprop
riaautorità.Infine,quandoormaisaremoentratinelpienoMedioevo,lesottoscrizioniperdonosignificatoeall’autografiasisostituisceil semplice
signumcrucisseguitodallamenzionedelnome.

05. Cosa è il signum notarile?

È un segno di carattere grafico, che i notai apponevano a lato della sottoscrizione posta alla fine del documento da loro prodotto. Si
tratta di una sorta di timbro personale con funzione di riconoscimento. Nel Signum Notarii si trovano di solito una croce e le iniziali del
nome e del cognome del notaio tracciate dentro un disegno stilizzato.
Scritture documentarie nel medioevo: alcuni esempi

Nei documenti dell’alto Medioevo troviamo diverse tipologie grafiche. I documenti sono sempre prodottida personale specializzato, che
in genere adopera scritture moltodiverse da quelle usate nella tradizione libraria. Si tratta di scritture corsive, il cui gradodi corsività può
variare, spesso con una forte inclinazione verso destra, di notevolerapidità esecutiva: derivano tutte dalla corsiva nuova romana, cioè la
scritturadi uso documentario e quotidiano degli ultimi secoli dell’Impero.In ambito cancelleresco e dove si affermano forti corporazioni
professionali (sudItalia), da questa base comune vengono condotti tentativi di canonizzazione, cheeffettivamente portano alla scrittura
dei diplomi merovingici, alla curiale e alletipizzazioni del sud Italia.

Nel frammentato panorama dell’Italia centrosettentrionale la corsiva altomedievale si manterrà fino al sec. XI. Nell’Italia meridionale
interna la carolina arrivò portata dai Normanni, nel sec. XI: nel frattempo si diffonde e rafforza la scrittura del natiolongobardica: la
beneventana.

La corsiva nuova fu dunque la scrittura nazionale degli amanuensi, notai, pochi laicialfabetizzati dell’Italia longobarda: a Sud ebbe
modo di potenziarsi e tipizzarsi, mentrenel Regno si mantenne solo nelle carte dei notai come una koiné grafica non
megliocaratterizzata, fortemente conservativa, in contrasto con la vitalità delle corsivemeridionali.Le caratteristiche della Corsiva Nuova
sono:

• Tracciato privo di contrasti e sviluppato in altezza• A aperta (in forma di CC); T con occhiello a sinistra dell’asta; I alta; R con ampio
trattofinale• legature destrogire dall’alto che alterano anche profondamente la morfologia dellaletteraL’effetto finale è di una grande
difficoltà nella lettura

Quando la nuova scrittura carolina cominciò ad imporsi in ambito librario, la sua forza prorompente divenne via via sempre maggiore e
conquistò molti territori di passata tradizione corsiva, tra cui, a partire dalla seconda metà del sec. IX, le principali cancellerie. Tuttavia
non intaccò affatto la tradizione scrittoria dei notai italiani.

Nel XIII secolo avviene un profondo cambiamento culturale che investe la produzione documentaria. Si afferma un nuovo certo notarile
che dallafinedelsec.XIIrivestonounruolototalmentenuovo. Con esso si svilupperà una scrittura documentaria non solo tipologicamente,
ma anche tecnicamente corsiva. Si recupera quindi l’uso in ambito documentario di una scrittura corsiva:
laLITTERAMINUTACORSIVA(secc.XII – XIII),contraddistintadaunnuovomododilegare,dalbasso,insenso antiorario. Si tratta di una corsiva
realizzata in forme personali ma avente alcune costanti (inclinazione delle aste, aste rastremate per il duplice movimento ascendente e
discendente del pennino, raddoppiamento delle aste che formano occhielli). La littera minuta corsiva o corsiva notarile, nelle sue forme
più alte assume il nome di Minuscola Cancelleresca
cheapartiredalsec.XIVdiventeràlascritturausualedituttol’occidenteeuropeo.Nellacancelleriapontificianeisecc.XIII-
XIVèutilizzataunascritturamoltoposata,dichiaraderivazionedallaminuscola diplomatica, ovvero la
MINUSCOLAPAPALE:ilcentrodiproduzioneèavanzatoesicontraddistingueperomogeneitàefissità,nonècertosededielaborazione.

Cosa si intende con Critica dei falsi?

La diplomatica nasce dalla necessità di fissare strumenti e parametri precisi escientifici per determinare l’autenticità dei documenti ed
individuare, conseguentemente,i falsi. La ‘critica del falso’ rappresenta uno degli elementi fondanti e principali
delladisciplina.Innanzitutto va tenuta presente la differenza tra falsificazione storica e falsificazione diplomatica: la falsificazione storica
indica una notizia storica falsa (falso sostanziale), che puòessere trasmessa da un documento falsificato, ma anche da un documento
emesso inmodo autentico e in perfetta buona fede da una cancelleria o redatto da un notaioprivato in forme diplomaticamente
corrette; la falsificazione diplomatica indica una notizia storica reale trasmessa da un documento sotto una vestediplomaticamente
scorretta ed essere pertanto ritenuta falsa, ma in senso diplomatico (falso formale). Di fronte ad un caso di falsificazione è importante
innanzitutto determinare l’età cui risale la falsificazione.Inoltre, vanno indagati i gradi, i criteri e i mezzi della falsificazione.

Con gradi si intende indicare se la falsificazione è intera o parziale. La falsificazioneè totale quando crea ex novo un documento, parziale
quando un documento genuinoviene manipolato alterandone in modo più o meno radicale il testo, medianteinterpolazioni, aggiunte,
modifiche…

Con criteri si intende indicare quale è il fine perseguito con la falsificazione, qual èl’intento che l’operazione sottintende: fornire una
documentazione, se pur falsa, di unfatto storico realmente accaduto, oppure fornire una documentazione falsa ad unfatto mai
realmente accaduto.

Con mezzi si intende indicare attraverso quali espedienti si opera la falsificazione:adozione di un titolo anacronistico, errore nella
datazione, utilizzo di un supportoinadeguato o di tecniche di preparazione, di una scrittura, di una lingua incompatibilicon l’età del
documento.
Una volta riconosciuto un falso, si indagasul suo significato storico (per es. nel caso dei falsi documentari ‘onesti’ o utilitaristici)e,
superando il dibattito autentico/falso, ci si può concentrare nello studio dellaricezione di tale falso e delle influenze da esso operate,
oltre che, prima ancora, delleistanze che ne hanno determinato la realizzazione. Con questo tipo di indagine si spiegano non solo le
prove e le tecniche di una falsificazione, ma soprattutto le ragioni della sofisticazione, e ciò determina un approfondimento delle
conoscenze degliaspetti formali, ma anche delle pratiche e delle culture documentarie degli ambienti epersonaggi che ricorrono al
falso.In questa prospettiva la critica dei falsi non ha solo una finalità esclusiva, cioè disottrarre dalle fonti della storia quelle non
autentiche, ma più comprensiva, in quantoconsidera i falsi un elemento strutturale delle culture documentarie dinamiche eflessibili.

03. In cosa consiste l'edizione critica di un documento

Per fare l’edizione di un documento medievale, il primo compito dell’editore è una scrupolosa trascrizione del testo, condotta
sull’originale.prima ancora della trascrizione sarà necessario:un esame della tradizione del documento per identificare la forma più
vicina all’originale (recensio) ed effettuare una collazione registrando tutte le varianti. Non si tratta di una trascrizione imitativa, ma
interpretativa: - La punteggiatura va modificata (o introdotta) secondo l’uso moderno; -Le maiuscole seguono l’uso moderno;– I
caratteri particolari, quali scritture distintive o parole in maiuscolo sono indicati mediante doppia sottolineatura; - Le abbreviazioni
vengono sciolte; - I segni speciali sono indicati da un segno di croce † o da sigle convenzionali entro parentesi; - Gli spazi bianchi lasciati
nel documento vanno indicati dall’editore con asterischi disposti in orizzontale, tanti quante sono presumibilmente le lettere accolte
dallo spazio; - in caso di testo illeggibile: se è possibile dedurne il testo, questo va integrato entro parentesi quadre, altrimenti, sempre
entro parentesi quadre, si mettono tanti puntini quante le lettere mancanti; - I nessi vanno sciolti scrivendo le singole lettere e indicando
in nota che si tratta di un nesso; -I numerali vanno trascritti esattamente come sono nel documento; - L’ortografia deve rispecchiare
l’uso del tempo. L’edizione di un testo documentario presenta generalmente un titolo che identifica il genere di documentoSegue il
regesto, breve riassunto del contenuto del documento, che non omette alcun dato essenziale. La sua estensione può essere anche
notevole, soprattuttoquando sostituisce l’edizione integrale del documento.Dopo il regesto, in corpo minore, vengono offerte
generalmente alcune indicazionirelative alla tradizione del documento: se si tratta di un originale e dove è conservato;quali note
archivistiche o notizie dorsali presenti. Quindi, si segnala se sono presenticopie e dove; se ne sono stati fatti regesti o edizioni; si offre la
bibliografia (ossia inquali opere il documento è citato e utilizzato). Per ultime, si riportano le informazionirelative al supporto, al suo
stato di conservazione e alla sua preparazione (rigatura).All’edizione del testo segue l’apparato critico.

04. Definizione del documento in diplomatica


La Diplomatica è una disciplina storica che ha per oggetto lo studio dei documenti. Più precisamente è la scienza che ha per oggetto lo
studio critico del documento, al fine di determinarne il valore come testimonianza storica.

In ambito diplomatico il termine DOCUMENTO indica la testimonianza scritta di un fatto di natura giuridica, compilata con l’osservanza
di determinate forme, destinate a conferirle fede e darle forza di prova. Esaminiamo
questa definizione:

“la testimonianza scritta”  rientra nell’oggetto della diplomatica solo una fonte scritta
“di un fatto di natura giuridica”  la scrittura deve riguardare un rapporto giuridico
“con l’osservanza di determinate forme”  la forma della redazione è importante.

Perché il documento si valido, abbia la sua ragione d’essere, deve infatti obbedire, sia nella procedura di emissione, sia nella forma del
dettato, a regole determinate, pena la non validità. Le forme del documento hanno infatti una loro tipicità, in conformità dei soggetti da
cui viene prodotto, che ne permette la classificazione e ne garantisce l’autenticità.

Lo studio del documento ha una rilevanza storica perché esso, riferendosi all’applicazione pratica di leggi e consuetudini che nei testi
giuridici sono presentate solo in via teorica, rispecchia sempre una determinata situazione politica, sociale ed economica.
Non da ultimo il documento, dandone una attestazione scritta, fissa nel tempo le fasi di evoluzione della lingua che spesso nei testi
letterari risultano appannate (non a caso le prime attestazioni di ogni volgare ricorrono in ambito documentario).

Caratteri intrinseci ed estrinseci del documento

In ambito diplomatico il termine DOCUMENTO indica la testimonianza scritta di un fatto di natura giuridica, compilata con l’osservanza
di determinate forme, destinate a conferirle fede e darle forza di prova. la diplomatica prevede un’analisi formale dei documenti.
Significa un attento esame della forma in cui i documenti sono redatti, ossia diquegli elementi che permettono di ricostruire il processo
di redazione. Si tratta deicaratteri estrinseci ed intrinseci del documento.

I caratteri estrinseci sono gli elementi relativi alla fattura materiale del documento, quelli che ne determinano l’aspetto esteriore.
L’esamedei caratteri estrinseci prevede la visione diretta dell’originale, che non può esseresostituita da alcuna riproduzione fotografica.
I. Il primo carattere estrinseco da considerare è il supporto, ossia lamateria: nell’ambito dell’Occidente europeo le possibilità sofferte
sono solo tre:papiro, pergamena o carta.II. Il secondo dei caratteri estrinseci è la scrittura. Il diplomatista sarà interessato alla
disposizione della scrittura nei documenti, all’intervento di mani e scritture diverse per capire se sono interventi della stessa mano o di
altra, magari posteriore; attenzionerà l’organizzazione del testo sul foglio. Occorre poi comparare i documenti redatti dal medesimo
scrittore, per verificarnel’effettiva identità di mano.III. Terzo carattere estrinseco è la categoria dei segni speciali, che
possiamodistinguere in segni del rogatario e segni dei sottoscrittori. IV. Tra i caratteri estrinseci di maggior rilievo rientrano i sigilli, usati
in Italia esclusivamente nei documenti pubblici e talvolta semipubblici, mentre oltr’Alpe vengonoampiamente usati anche nei documenti
privati. V. Includiamo tra i caratteri estrinseci le note di cancelleria, tipiche dei documenti pubblici.

I caratteri intrinseci del documento sono relativi al contenuto, indagato sempre, nell’otticadiplomatista, sotto gli aspetti formali.Nel
senso che al diplomatista, prima che il contenuto, interessa il tenore del documento, ilmodo in cui si articola il testo.Innanzitutto
riconosciamo in ogni documento tre sezioni: protocollo, testo ed escatocollo.Il protocollo è la sezione iniziale del documento.
Comprende 4 partizioni: 1.Invocatio (menzione della divinità) 2.
Intitulatio (indica l’autore dell’atto: nei documenti pubblici è solenne, nei documenti privati, invece, non si trova nel protocollo, ma
spesso all’interno del testo).3. Inscriptio (indica il destinatario dell’atto, identificato da nome, titoli e qualitàNei documenti privati è
spesso confusa nel testo e può anche mancare). 4. Salutatio.(propria dei documenti pubblici in forma di lettera)

Cos'è un registro notarile e quando si diffonde il suo uso?

Con l’affermazionedellapublicafides,
Inotaidiventanouncetosempremegliodefinito,diprofessionisticheesercitanoinbaseallanominadell’imperatore(notariusimperatoris)odeisu
oidelegati,oppuredelleautoritàprincipesche,ecclesiastiche, comunali.

Neltardomedioevoilnotaio,primadiredigerelapergamenaconildettatointegraledeldocumento,nescriveinunaformaabbreviataglielementis
ostanziali(attori,destinatari,oggetto,clausole,ecc…;questeredazionisonodefiniteimbreviature)
inunproprioregistro,unveroepropriolibro,compostodifascicolimembranaceiesuccessivamentecartacei,legati e rilegati,
scrittiingenereinunascritturacorsivaentroun’impostazioneineleganteepococurata.
I contratti del notaio compaiono, nel registro, in ordine cronologico.I registri vengono conservati presso il notaio e offrono una ricchezza
quantitativa straordinaria: un registro che copra alcuni mesi o solo pochi anni può comprendere documenti nell’ordine delle decine e
centinaia. Sono considerati come facenti pubblica fede, al pari dell’instrumentum scritto su pergamena sciolta, di cui a questo punto i
contraenti fanno spesso a meno, per motivi di economia. Puressendopatrimoniodelsingolonotaio,iregistrivenivano ereditati dal
figliochesubentravanellaprofessioneoaltrimentidepositatipressoaltrinotaiopressoilcollegionotarilecittadino,restandoall’internodellacorp
orazione,chedalTrecentopreseadorganizzarsicostituendoappuntounarchivio.

Oltre all’ambito delle transazioni


finanziarieecommerciali,iregistrinotariliconservanomemoriaanchedellavoroartigiano,dellerelazionieconomicheegiuridicherelativeairapp
orti familiari.

Cosa è il regesto

L’edizione di un testo documentario presenta generalmente il regesto, un breve riassunto del contenuto del documento, che non omette
alcun dato essenziale. La sua estensione può essere anche notevole, soprattutto quando sostituisce l’edizione integrale del documento.

Dopo il regesto, in corpo minore, vengono offerte generalmente alcune indicazioni relative alla tradizione del documento: se si tratta di
un originale e dove è conservato; quali note archivistiche o notizie dorsali presenti. Quindi, si segnala se sono presenti copie e dove; se
ne sono stati fatti regesti o edizioni; si offre la bibliografia (ossia in quali opere il documento è citato e utilizzato). Per ultime, si riportano
le informazioni relative al supporto, al suo stato di conservazione e alla sua preparazione (rigatura) .

03. Cosa sono le notizie dorsali?

Le notizie dorsali sono delle note che si possono trovare sul retro di un manoscritto e possono essere di natura archivistica o
cancelleresca