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MassimilianoCapati FRANCOFORTINIEGENOPAMPALONI

Ognicosa,puoidirlo,assaipibuia diquantoaveviimmaginato,inquesta casadovetihandettodiaspettare chetorninogliamicitumultuosi. FrancoFortini

La letteratura italiana del XX secolo si aperto nel segno del critico giornalista, tra Borgese, Cecchi e la truppa della rivista La Voce. La linea non si mai interrotta e nella seconda met del secolo la figura del critico letterario addetto allattualit ha dilagato. A elencare alcuni nomi di quei critici militanti si ha limpressione di coprire una parte decisiva della letteratura italiana del secondo Novecento: Pasolini, Sciascia, Calvino e cos via. Uomini talmente diversi da rendere pressoch impossibile lanalisi complessiva di questo mestiere, se non per esempi significativi. Due critici in particolare si prestano allesercizio storiografico: Franco Fortini (pseud. di Franco Lattes, Firenze 1917 Milano 1994) e Geno Pampaloni (Roma 1918 Firenze 2001). Il primo perch ossessionato dalla contemporaneit politico culturale, il secondo per la dedizione assoluta alle letture e al successivo resocontogiornalistico:nellavitanonfecequasialtro. Marxista cristiano il primo, cattolico liberale il secondo, rappresentano in emblema correnti di pensiero che hanno determinato la cultura del secolo scorso. I rapporti fra i due uomini di lettere configurano un intreccio il cui scioglimentopuportarequalchenuovospuntoperlacronacaletterariadella seconda met del novecento. Fortini pubblic molti libri, mentre Pampaloni non ebbe voglia di raccogliere i suoi scritti, che sono stati in parte pubblicati postumi. In vita acconsent solo alla stampa di alcuni suoi libretti narrativi o autobiografici e di un solo volume su Cesare Pavese. Entrambi trovarono la forma del proprio discorso in una sorta di critica ininterrotta dellattualit culturale, che per Pampaloni era quella italiana (soprattutto toscana), per Fortini quella mondiale. Tradusse con laiuto della moglie Ruth Leiser mezza letteratura universale e studi quasi tutti i teorici novecenteschi della letteraturaedellasociet:Adorno,Benjamin,Lukacs,Brecht,Barthes,Camus, SimoneWeil.Restfuoridalsuoorizzonteleconomiapolitica,affrontatasolo en passant nellantologia da lui curata per leditore Laterza nel 65, Profezie e realt del nostro secolo. Disattenzione che qualifica molto marxismo italiano, incuranteeincuriosodimoltecose,acominciaredalleparolediMarx.Nonsi
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vuole assegnare alle indicazioni del pensatore di Treviri valore dogmatico (tanto meno se riferite a un marxista eretico come Fortini) ma solo ricordare che per lui la critica delleconomia politica era consustanziale a ogni studio umanistico e scientifico. Del resto il marxismo era solo una delle componenti della ideologia di Fortini, costruita con i pi diversi materiali e intessuta in una prosa espressionistica che non placa le contraddizioni, ma sembra volutamenteaccentuarle. PercomprenderelescelteelostiledicriticicomeFrancoFortinieGeno Pampaloni si deve partire dal loro noviziato nella Firenze ermetica e montaliana degli anni trenta, quando per lultima volta la citt toscana fu una piccola capitale letteraria. L vivevano molti dei maggiori letterati del tempo. Erano uomini in gran parte afascisti o antifascisti, senza per manifestare mai la loro opposizione al regime. Salvatore Quasimodo, che li frequentava, ne restituiva unimmagine spettrale: Remoti i morti e pi ancora i vivi, / i miei compagni vili e taciturni. Anche Alberto Moravia ne ha lasciato una icasticadescrizione: Ci che li caratterizzava soprattutto era la mancanza di comunicazione. Al caff delle Giubbe Rosse a Firenze e al caff del Forte [dei Marmi] qualche volta cerano anche venti o trenta letterati che non parlavano oppure si limitavano a monosillabi e frasi scherzose. Ricordo che Montale faceva continuamente dei solfeggi perch aveva studiato canto e Landolfi, pur tacendo, faceva oscillare nervosamente la punta del piede. La letteratura italiana era caratterizzata dalla presenza di uomini geniali, come Montale, Landolfi, Delfini, Penna, Saba e cos via, ma tutti quanti avvolti in una ermetica impenetrabilit e al tempo stesso, forse per reazione alla grandiloquenza fascista, portati a sottolineare i caratteri mediocri o addirittura meschinidellavitaquotidiana.Qualcosacomeiminimalistiamericanidioggi. In realt quegli scrittori si richiamavano alla raffinata letteratura del decadentismo europeo, soprattutto francese, da Mallarm a Valry, e in tal modosupportavanoilpropriodisimpegnominimalista.Iduegiovanicriticisi mostrarono subito insofferenti di quel contesto ma ne furono entrambi segnati. Pampaloni, dopo la breve accesa stagione del dopoguerra, cominci presto a propagandare la visione di una letteratura che tanto pi vera quanto pi pura, pacifica, compiuta in se stessa. Fortini rest invece fermo allidea di una letteratura scontrosa, ingrata, in perenne scontro con la realt; perci ebbe sempre parole dure verso gli esteti dellentredeuxguerre, che intanto molta stampa postbellica veniva presentando come resistenti. Eppure, sul piano formale, anche lui pag dazio: certa sua intermittente
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oscurit stilistica viene da l. Risent probabilmente di quel modo di scrivere allusivo,trailliricoeilcriptopolitico,chefucaratteristicadigiovanicoltie straniticresciutiloromalgradoinquellambiente. Come antidoto a quella letteratura impaurita e sentenziosa, Fortini e Pampaloni avevano scelto a maestro lisolato Giacomo Noventa, oppositore sia del fascismo sia dellermetismo. Lo scrittore veneziano lasci loro in eredit il difficile tema dellincontro fra socialismo e cristianesimo, tema che Pampalonielaboravaconindulgenzaliberale(quindidimenticandolopresto), Fortini in chiave marxista ed esistenzialista, con suggestioni pi francesi che tedesche, tra Sartre ed Esprit. Nel 1941 scrissero insieme un editoriale antifascista sulla rivista Ansedonia. Nel frattempo (1939) Fortini era stato battezzato valdese e a causa delle persecuzioni antisemite aveva lasciato il cognome ebraico paterno per quello materno, che a differenza di altri mantenne. Poi furono arruolati militari e partirono in guerra. Pampaloni fino alla fine in uniforme (con Le occasioni di Montale nello zaino), mentre Fortini chiuseladisavventurabellicadapartigianoinValdOssola. Pacato, lucido, prudente Pampaloni; ombroso, espressionista, labirinticoFortini,attraversatientrambidaunareligiositinquietacherisente della frequentazione di Noventa. Al tempo stesso, tutti e due contrassero un debito intellettuale con Eugenio Montale, nemico giurato di Noventa. Come ricordavatraglialtrilostessoFortini, Montalefuuninstancabilediffusoredi maldicenze su Noventa: In una scelta di lettere a Solaria, ho avuto conferma, da una testimonianza epistolare di Alberto Carocci, di quale ostilitesistematicadenigrazionediNoventafossestatopromotore,nel1937 39 a Firenze, proprio Montale. Il veneziano sapeva e rispondeva in versi: Sali in su, Montale / Sali in su: / sale / lultima tua bolla in su: / Sali in su / anchetu. Pampaloni rest sempre fedele a Montale, ritenendolo addirittura un modello di vita. Ne accett tutte le opere senza riserve (accantonando quindi le forti limitazioni di Noventa) compreso il prosatore snob e il blando verseggiatore delle ultime raccolte. In un convegno montaliano del 1984 ricorder le molte ore passate con due amici fiorentini, destinati a divenire illustri, Franco Fortini (allora Franco Lattes) e Gianfranco Folena: uno degli esercizi consueti era la lettura o la recitazione, o meglio si direbbe linterrogazione, della poesia delle Occasioni. Non esagero dicendo che quel librofupernoi,allora,ununiversodimitologiaoracolare.
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Il Fortini poeta fu suggestionato dal primo Montale ma indic ripetutamente i limiti della sua prosa e dei suoi ultimi versi. La bella antologia da lui curata per Laterza su I poeti del Novecento (1977) contiene alcuni giudizi precisi, che in seguito conferm. Montale e la poesia dellesistenzialismo storico il titolo della sezione centraledel libro, che include Pavese, Noventa, Montale, Luzi, Sereni, Erba, Caproni, Pasolini, Leonetti, Roversi, Giudici, Risi e lo stesso Fortini. Mancano allappello alcuni nomi, e altrinonsembranonecessari,malidentificazionediunalineaaltempostesso esistenziale e storica della poesia novecentesca denota un buon intuito, solitamente assente tra i letterati, che lasciarono cadere questa e altre sue aperture critiche. Notevole anche il giudizio sugli ultimi versi del poeta genovese: Montale passato a esibire la mescolanza degli stili e dei livelli (questo sembra essere il senso del titolo Satura) come mimesi della perdita storica dogni differenza e criterio di distinzione e valore, che gli sembra caratterizzare la societ dei suoi ultimi anni, pur continuando a riaffermarvi la propria orgogliosa differenza ([] questo butterato / sabbiume di policromi / estivanti e io in mezzo, pi arlecchino degli altri []resisto/benvivovicinoallaproda,mibastocomemaiprima/meraaccaduto. questione / dorgoglio e temperamento []) quando, con evidenza, la poesia del maggior Montale nasceva proprio dal suo non bastare a se stesso. I versi ultimi vogliono avere la sapiente noncuranza di disegno di certi antichi maestri; e sebbene mantengano spesso lacutezza estrema dellepigramma testimoniano piuttosto della scomparsadiogniipotesidilegittimitdellapoesia. Esullaprosacriticaegiornalistica: Come lo stesso Montale ebbe a scrivere in giovane et, lattivit critica, non quella narrativa o drammatica, si poteva associare in lui allesercizio della poesia, come in Mallarm o in Eliot. La sua opera in prosa quindi, nella sua parte pi rilevante, quella di un acutissimo critico di autori italiani e stranieri, soprattutto contemporanei; e a cominciare da se stesso. Ci sono pagine su scrittori degli anni Venti splendide di intelligenza critica []. Eppure, il Montale critico e prosatore rimane sempre di un grado diverso, e molto meno ricco, del Montale poeta; talvolta troppo pesante il tributo ai gusti, ai gerghi e ai pregiudizi culturali e politici della societ, non solo letteraria ma anche genericamente moderna, che egli ha scelto come propria.Limmagine complessivachevienedalMontalesaggista,critico egiornalista di un conservatore scettico incapace di darci ragione dellardua e tragica poesia che eglihascritto.
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Si pu solo aggiungere che lultimo Montale in versi figlio non del poeta ma del prosatore. Il poeta era scomparso negli anni cinquanta e le rare reviviscenze posteriori vanno sotto la rubrica dei risvegli post mortem. E la ricorrentepiccineriadelMontaleinprosasarebbestatamenoimprevistasesi fosse pensato alla sua ossessione, sin dallinfanzia, per il melodramma. Uno dei momenti indiscutibilmente volgari della cronaca contemporanea diventatoiltitolodelsuoultimolibro:PrimeallaScala. Contrario alla diminuzionedel Montale in prosa, Pampaloni scrisse che il prosatore del livello del poeta. Chi ha ragione? Oggi non ho dubbi: Fortini. Se ne ha una curiosa conferma. Quando nel 1996 usc da Mondadori la raccolta delle prose critiche di Montale (Il secondo mestiere. Prose 19201979, a cura di G. Zampa) vi fin dentro un articolo di Giovanni Ansaldo, il pi ripugnante fra gli ultras del fascismo. Era unironia del destino (qualcuno potrebbe pensare al dito di dio) visto che, nei momenti bassi, la prosa giornalistica di Montale somiglia veramente a quella di Ansaldo. Sono gli inconvenienti di chi, nel mondo alla rovescia, crede di cavarsela propinando dallecolonnedeigiornalicinicosarcasmoedisillusasaggezza. I giudizi di Pampaloni su Montale, in ogni caso, richiedono una spiegazione non occasionale. Il critico aveva riconosciuto nel poeta una sorta di quadratura del cerchio della propria formazione letteraria. Nel necrologio di Giacomo Debenedetti (1967) scriveva: C nella nostra letteratura una affinit che lega lorgoglio illuministico della Torino degli anni venti alla solitudine della nuova letteratura fiorita a Firenze quindici anni dopo, tra il periodo gobettiano e quello ermetico; la persona che la incarna Eugenio Montale(einviadantitesi,dicontrocanto,GinoNoventa). AparteNoventachenonfacevailcontrocantomafischiavaitrombetti fiorentini e torinesi il giudizio accettabile e fu pi tardi confermato da Fortini; il quale per non ne traeva motivo di orgoglio ma segnalava una atmosferaequivoca,cheavevasuscitatovanicomplessidisuperioritrispetto adaltreesperienzeletterarie,tantopiviveefeconde. Nelsuolibropostumo Un giorno o laltro, il significato della fortuna di Montale a partire dai primi annicinquantaerabendelineato: La fama di Montale non era ancora quella che lo avrebbe accompagnato venti annipitardimafralagentediletteratura,adestracomeasinistra,lasuaaltezzadi poetanoneradiscussasenondapochissimi.Sieragicompiutalidentificazionetra la poesia di Le occasioni e di La bufera e la maggior parte della interpretazione che lantifascismoavevadatodismedesimo.Alloranonvedevochiarocomeoggiilnodo
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di cultura e ideologia che aveva contribuito a fissare nel nome di Montale due tradizioni, la torinese di Gobetti (e dellantifascismo liberalsocialista) e la fiorentina diSolariaepoidiunapartedegliermetici. Era in sostanza la lettura che del novecento italiano aveva dato Noventa, il quale non aveva perso occasione per criticare sia le camarille ermetiche sia la banda dei gobettiani torinesi, che lavevano emarginato. Cinque versi della sua poesia intitolata Piero Gobetti valgono un eventuale manuale di storia della cultura italiana e piemontese: Dei to compagni La prima banda / Te g trado Ma questi qua, / Che al cimitero Te g trov: / TelodasoloPardirsegrandi,/Etelassal. Pampaloni scrisse saggi impegnativi su Noventa, ma fu Fortini a continuarneinpartelopera.Pampalonirestunlettoreeclettico,pocoengag, uncriticoesteticodivecchiascuolacrociana,comeGiovanniMacchiaePietro Citati. Fortini intervenne in tutte o quasi le polemiche politicoculturali della contemporaneit,portandosemprecontributivalidiesenzasbagliaretroppo. Comunistadasempre,maereticale,sitenneaigienicadistanzadaigesuitidel pci e non disgiunse la lotta anticapitalista da quella antistalinista. Forse solo lasuainfatuazioneperlaCinadiMaocondivisadamoltiadestraesinistra appare irrecuperabile; senza per questo dimenticare che il Re Dragone (come Mao chiam una volta se stesso) rappresent una delle ultime speranzeoillusionirivoluzionariedelXXsecolo. Sempre attento a quel che accadeva nel mondo, Fortini restava un europeo, espressione di una precisa tradizione politica e culturale. Ed su quel versante che le sue analisi critiche sono insostituibili. Contribu al dialogo fra intellettuali europei non conformisti, alla genesi della Nuova Sinistra degli anni sessantasettanta, alla definizione del neorealismo e della poesia non simbolista. Con ogni probabilit, insieme a Pasolini, fu tra i Cinquanta e i Settanta lintellettuale italiano pi discusso in ambiti antagonisti. A voler indicare una sola testimonianza della sua tensione morale,sipuscegliereunapoesia,Complicit: Perognunodinoichedimentica cunoperaiodellaRuhrchecancella lentamentesestessoelecifre chegliinciserosulbraccio isuoisignorienostri. Perognunodinoicherinuncia unminatoredelleAsturiedovrcredere
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aunasetadiviolaedargento eunadonnadAlgerisogner desserevileefelice. Perognunodinoicheacconsente viveunragazzotristecheancoranonsa quantoodierdiesistere. Si era intanto allontanato dal psi e da tutti i gruppi parlamentari. Nel 1957, lanno in cui restitu la tessera socialista a Nenni, scriveva che da semplice strumento organizzativo che in nome della efficacia e della durezza della lotta e poi dei propri medesimi successi si propose a tutti i proletari come arma insostituibile, il Partito divenuto nel periodo stalinista un feticciomostruoso(Dieciinverni). Tra gli anni sessanta e settanta, con il consolidarsi delle passioni ideologiche, i due critici si allontanarono sempre pi. Lepisodio decisivo si ebbe nel novembre 1983, in seguito a un duro articolo di Fortini contro linvasione reaganiana di Grenada (Quei morti strascicati con la faccia in gi), operazione bellica che fu una premessa delle imprese terroristiche poi messe in atto dalle famiglie Bush, Clinton e Obama. Con notevole acume critico, Fortini si soffermava sulle immagini televisive dei marines che trascinavano nella polvere i cadaveri dei nemici caraibici. E spiegava che quelle immagini erano rivolte a rafforzare la bestialit militare ma soprattutto a spaventareicivili.LarticolopartivadallultimocantodellIliade,doveAchille trascina il corpo di Ettore sotto le mura di Troia, e si chiudeva con una sorta diappelloallaresistenza,incuirisuonavanoaccentiretoricigiovanili: Mie concittadine, una scelta vi lasciata. Salvo imprevisti, i vostri figli o trascinerannoconlafacciaaterraicorpideipropricoetaneio aquelmedesimomodo saranno trascinati. Da gente che parli la loro stessa o unaltra lingua non importa. E non solo per le occorrenze atroci delle battaglie quando gli uomini si imbestiano: ma perch per far sopravvivere limpero di uno o dieci o cinquantanni bisogna atterrire lavversario e i suoi parenti, le donne che si affacciano ai casolari dellAppennino, i ragazzichedinottetempopossonospararesullesentinelledelloccupante. Offeso dal tono aggressivo dellarticolo, il delicato Pampaloni scrisse una nota di sdegno che indusse Fortini a togliergli il saluto per sempre. Conviene ripercorrere quel momento con le parole dello stesso Fortini (Un giornoolaltro,pp.141144): Collaboravo al Corriere, diretto da Alberto Cavallari, quando, per averci scritto contro lo sbarco Usa a Grenada (1983), mi ebbi da lui [Pampaloni], sul suo
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giornale, una nota che mi denunciava ma, e questo mi parve il peggio, senza nominarmi esplicitamente come auspice di terrorismo antiamericano e rammentava la riconoscenza che invece avrei dovuto avere verso i soldati degli Stati Uniti la cui guerra antinazista, quarantanni prima, aveva contribuito a scampare mio padre ebreo. (Non diverso attacco mi venne allora da Giorgio Bocca e da una parte dei redattoridelCorriere,cheanzinetrasserouncomunicatoallAnsa[]). Nel 1983 larticolo di Fortini poteva effettivamente sembrare una delle tante manifestazioni di antiamericanismo irrazionale, poco utili sul piano conoscitivo. Era invece una profezia. Le popolazioni irakene, afghane, libiche (ecc.) ne stanno verificando la precisa corrispondenza con la realt. Al contrario, le parole sdegnate dei suoi avversari filoamericani, in apparenza ragionevoli, si rivelano essere una litania da colonizzati collaborazionisti, sempre pronti a bastonare il connazionale che osi ribellarsi al padrone imperialista. Non difficile riconoscere negli attacchi a Fortini il linguaggio dei nauseabondi giornalisti contemporanei, che hanno isolato e insultato tutti i contestatori mentre supportavano tecnicamente le stragi compiute dagli Usa (e da altri Stati e Mercati) nellultimo trentennio. Grazie a questi personaggi di Orwell, oggi un genocidio pu essere chiamato missione umanitaria, una strage premeditata diventa uno spiacevole incidente, lassassinio sistematico di donne e bambini chiamato esportazione della democrazia, linquinamento con scorie radioattive del meridione dItalia e del mondo una riconversione ecologica, un veleno mortale definito cibo genuino o medicina, un imbroglio finanziario denominato riforma, il riciclaggio di denaro sporco diventa uno scudo fiscale, un furto ai lavoratori e ai cittadinidisagiatiunaspendingreview. Ovviamente non bisogna confondere gli errori di valutazione di Pampaloni con lo squadrismo analfabeta dei giornalisti contemporanei, che avrebbe forse meravigliato anche lui. Va detto per che la collaborazione esclusiva con i quotidiani della borghesia romana, milanese e torinese aveva col tempo diminuito le sue capacit critiche. Gi dalla seconda met degli anni settanta la sua scrittura divenne essenzialmente rammemorazione, ripetizione, nostalgia di tempi andati. Andamento inverso ebbe invece la prosadiFortini.Isuoiscritticriticiepoeticidegliultimiannicompletano,per cos dire, il suo curriculum, rifiniscono il lavoro precedente, permettono senza indugio di riconoscere in lui uno dei rari scrittori della seconda met
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del XX secolo che siano stati al contempo buoni giornalisti e buoni critici letterari. [2012]
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NOTE

Inedito. Scritto nel 2012.Diseguitosono elencate le fonti delle citazioni presenti nel testo. S. Quasimodo, Davanti al simulacro dIlaria del Carretto, in Id., Tutte le poesie, Mondadori,Milano1986,p.123. A.Moravia,A.Elkann,VitadiMoravia,Bompiani,Milano1990,pp.6869. Rievocando lasua giovent,Pampaloni parl unavolta (nel libroFedeli alleamicizie, Garzanti,Milano1992,pp.6466;primaediz.1984)diquelleproseallusive,trailliricoeil criptopolitico, probabilmente illeggibili, che allora erano il nostro genere letterario pi diffuso. Le frasi di Fortini su Montale provengono da I poeti del Novecento, Laterza, Roma Bari 1977, pp. 141143 e da Un giorno o laltro, Quodlibet, Macerata 2006, che contiene una lettera inedita del critico al poeta e molte analisi della scrittura di Montale (pp. 116125 e passim). Vedi tra laltro anche lo scritto su Montale in F. Fortini, Ventiquattro voci per un dizionariodilettere,ilSaggiatore,Milano1968,pp.229234. G. Pampaloni, Il critico giornaliero. Scritti militanti di letteratura 19481993, Bollati Boringhieri,Torino2001,pp.422e260. G.Noventa,Versiepoesie,acuradiF.Manfriani,Marsilio,Venezia1986. Sul re dragone vedi Mao Zedong, Le poesie, trad. it. di F. De Poli, Ed. Avanti!, MilanoRoma 1959: Non c nessun Imperatore di Giada, ora, in cielo, / Sulla terra nessun Re Dragone; / Sono io lImperatore di Giada, / Sono io il Re Dragone! Io ordino alle Tre Montagne e alle Cinque Vette: / Fate largo, sono qui!; i versi sono citati anche nella Prefazione di Fortini, poiparzialmenteriportatainUngiornoolaltro,cit.,pp.369371. F. Fortini, Dieci inverni. 19471957. Contributo ad un discorso socialista, Feltrinelli, Milano1957,p.260. Larticolo del 1983 fu poiincluso, coltitolo Quelli di Grenada, in F. Fortini, Insistenze. Cinquanta scritti 19761984, Garzanti, Milano 1985, pp. 259261. Nelle Note (pp. 293294) ricostruiva anche la scaramuccia giornalistica seguita al suo pezzo. Significative soprattutto le prime righe: Questo scritto, comparso nella rubrica Commenti e opinioni (una libera tribuna) del Corriere della sera, indusse a una replica un gruppo di redattori del giornale, probabilmente in funzione di uno scontro professionale e politico con la direzione. Era un articolo pi lungo del mio, dove una dozzina di volte mi si qualificava con lingiurioso titolo di professore. Ne era primo firmatario Piero Ostellino, attuale direttoredelquotidiano. FortiniharievocatoilsuorapportoconPampaloniinUngiornoolaltro,cit.,pp.141 144,dovepubblicaunaletteradel1954delsuointerlocutore,seguitadaunsuocommento degli anni novanta. Pampaloni in sostanza lo invitava a non diventare dogmatico, richiamandosi alla moralit del dubbio, alle libert liberaldemocratiche, al personalismo
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cristiano e al modo di vita borghese: Una volta tu scrivesti una cosa molto bella a propositodegliermeticicheparlavanocosanchelevandosilaseraipantaloniperandare adormire.Oggi,forsesenzaaccorgertene,anchetuseistatopuntodaquellazanzara:oggi ti sembra unoperazione borghese quella di andartene a letto a rimuginare le proprie impressioni: comincia a piacerti un mondo in cui la gente stia notte e giorno sulle barricate.CommentaFortini: La lettera che, non autorizzato, riproduco mi pare molto bella: contiene i suoi pi forti argomenti contro di me. un esempio delle contraddizioni che abbiamo subite e ricercate tutta la vita. Non c quasi enunciato del mio corrispondente cui i decenni successivi non abbiano dato apparenteragione.Unaragionechecontinuoagiudicareapparente. Non reconciliati e basta. Non possibile altrimenti. Non potrei mai sedermi e conversare civilmente, come si dice, con quellantico coetaneo, senza provare vergogna per coloro che da lui hanno ricevuto, credo, maligni insegnamenti intellettuali e politici. Sebbene egli anteponga di sicuro gli affetti alle inumane ideologie che io, come posso, continuo a servire, certo mosso anche lui da una somigliante preoccupazione e pensa a quanti il mio insegnamento intellettuale e politico hasospintiperviadierroreecolpa[]. Il mio corrispondente e io non abbiamo molto da vivere. Dovrei perdonarlo ed esserne perdonato? S, se fossimo soli al mondo. No, perch non lo siamo. Per un rispetto umano verso quelli che verranno e anche da noi potranno imparare []. A noi rimane la possibile grandezza e miseriadellacontesa.Perchaltriscelgaapartiredanoielacontesacontinui.

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