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La vita di Alessandro Manzoni: infanzia e adolescenza

Alessandro Manzoni nacque a Milano il 7 marzo 1785, da Giulia Beccaria, figlia del
celebre illuminista Cesare (autore del trattato Dei delitti e delle pene) e dal conte
Pietro Manzoni, modesto gentiluomo lombardo molto pi anziano della moglie. Il
matrimonio tra due non era molto felice e alla sua nascita in molti indicarono in
Giovanni Verri, fratello minore di Pietro e Alessandro, il padre naturale; i due coniugi si
separarono molto presto e la madre and a vivere prima a Londra e poi a Parigi, dove
convisse con Carlo Imbonati.
Il giovane Alessandro ricevette la prima educazione nel collegio dei Padri Somaschi e
dei Barnabiti, vivendo nella casa paterna e provando una certa insofferenza verso il
genitore e l'educazione repressiva che gli imponeva. Nutr simpatie politiche per le
posizioni giacobine e, in letteratura, si avvicin al Neoclassicismo, scrivendo il
poemetto Il trionfo della libert e l'idillio Adda, nonch quattro sermoni. Le biografie
ottocentesche accentuarono molto i caratteri della sua giovent "dissoluta" e dedita a
piaceri mondani, per far risaltare meglio la successiva conversione religiosa e
l'adesione alla fede cristiana (del tutto leggendario l'aneddoto secondo cui Vincenzo
Monti l'avrebbe rimproverato dopo averlo visto giocare d'azzardo), ma indubbio che
in questa prima fase della sua vita il futuro scrittore era molto lontano dai problemi
della religione e, pur non essendo apertamente ateo, praticava uno stile di vita alieno
da remore di tipo morale.

La giovinezza a Parigi
Un momento importante di svolta fu il 1805, quando raggiunse la madre a Parigi e
scrisse nell'occasione il Carme in morte di Carlo Imbonati, in cui riprendeva la lezione
dell'Illuminismo di Parini e si impegnava per una letteratura impegnata, votata alla
verit. In Francia Manzoni trascorse cinque anni (1805-1810) pur tra frequenti ritorni in
Italia, durante i quali frequent i salotti degli idologues francesi e strinse amicizia con
uno di essi, quel Claude Fauriel pi anziano di lui di quattordici anni che esercit una
profonda influenza sul suo pensiero politico e letterario: di formazione illuminista ma
aperto alle nuove idee romantiche, Fauriel era liberale e agevol il passaggio del
giovane Alessandro dalla sua formazione settecentesca alla cultura del nuovo secolo,
senza rotture evidenti. Ci non toglie che Manzoni continuasse a scrivere opere di
stampo neoclassico, come il poemetto Urania (1809) che in seguito rinneg
decisamente, affermando di voler scrivere dei versi pi brutti, ma certamente meno
frivoli di quelli: si avvicinava infatti il momento di un'ulteriore svolta verso una
letteratura aderente al vero storico e socialmente impegnata, nonch la conversione
religiosa che avrebbe poi segnato la strada di tutta la successiva riflessione dello
scrittore intorno ai problemi della vita, della politica, della letteratura. Decisivo in tal
senso fu il rapporto con Enrichetta Blondel, figlia di un banchiere ginevrino e di fede
calvinista, giovane religiosissima che Manzoni spos nel 1808 a Milano con rito
protestante. Verso la met di quell'anno la coppia rientr a Parigi dove nacque la
prima figlia, Giulia, a cui fu impartito il battesimo cattolico, mentre nel febbraio 1810 i
due si risposarono con rito cattolico, dopo che Enrichetta aveva abiurato al calvinismo
(la sua conversione era stata guidata da padre Eustachio Degola, di idee gianseniste e
che probabilmente influenz anche il pensiero di Manzoni).

La "conversione" del 1810 e le opere successive


Il 1810 fu anche l'anno della cosiddetta "conversione" dello stesso Manzoni, nel senso
di un ritorno alla fede cristiana verso la quale egli aveva sempre ostentato una certa
indifferenza: anche su questo episodio i biografi coevi riportarono vari aneddoti (come
quello secondo cui lo scrittore sarebbe stato "folgorato" nella chiesa di S. Rocco a
Parigi, dopo che aveva perso la moglie nella folla durante i festeggiamenti per il
matrimonio tra Napoleone e Maria Luisa d'Austria), ma certamente ci avvenne in
seguito a un processo di maturazione durato vari anni e in cui la frequentazione degli
ambienti giansenisti ebbe un peso non indifferente. Infatti il Cristianesimo del giovane
Manzoni risente ancora della convinzione che l'uomo sia destinato al male, che la
Grazia divina sia indispensabile per giungere alla salvezza e che, quindi, gli uomini
siano divisi in modo netto tra eletti e reprobi (questa impostazione religiosa traspare
nelle sue prime opere poetiche, ma anche nella prima stesura del romanzo). Nel 1810
Manzoni e la moglie si trasferirono definitivamente a Milano, dove peraltro Alessandro
ebbe come padre spirituale il canonico Luigi Tosi (anch'egli di idee gianseniste) e qui
inizi un periodo assai fecondo di attivit letteraria, con la quale lo scrittore
abbandon nettamente il Neoclassicismo per dedicarsi a una letteratura impegnata e
intrisa di contenuti religiosi, anche se inizialmente tent vari generi senza trovarne
uno che gli fosse particolarmente congeniale. Nel 1812-15 scrisse quattro Inni sacri,
che dovevano far parte di un pi ampio progetto poi abbandonato, mentre nel 1816-20
compose la prima tragedia, il Conte di Carmagnola; del 1821 sono alcune Odi di
ispirazione civile, vicine ai temi del Risorgimento (spiccano soprattutto Marzo 1821 e
la famosissima Cinque maggio sulla morte di Napoleone), mentre nel 1820-22
produsse la seconda tragedia, l'Adelchi. Scrisse anche vari saggi di argomento storico
e letterario, avvicinandosi tra l'altro al movimento romantico pur non aderendo
pienamente ad esso: legato agli intellettuali del Conciliatore (la rivista milanese che
era l'organo ufficiale dei Romantici lombardi, politicamente liberali), non scrisse
tuttavia mai su di esso e dopo la soppressione del giornale e l'arresto dei suoi
principali collaboratori ad opera del governo austriaco temette di essere coinvolto
anche lui nella repressione. Del 1823 la Lettera sul Romanticismo a Cesare Taparelli
d'Azeglio, documento fondamentale per capire le idee manzoniane in materia
letteraria.

Dal romanzo agli interessi storici e saggistici


Nel periodo 1821-23 inizi la stesura di un romanzo storico, ispirato come genere
letterario a quello del romanzo inglese di W. Scott e ambientato nella Lombardia del
Seicento: il titolo provvisorio era Fermo e Lucia e l'opera rest solo un abbozzo, non
portato pienamente a termine e mai pubblicato. Il problema che angustiava
soprattutto Manzoni era quello della lingua, dal momento che il fiorentino letterario gli
sembrava inadatto a un'opera narrativa che avesse personaggi umili come
protagonisti, per cui si accinse negli anni seguenti a riscrivere il romanzo che usc,
nella sua prima edizione, nel 1827 a Milano presso l'editore Ferrario, col titolo
definitivo di Promessi sposi. In seguito i suoi interessi per le opere di invenzione

lasciarono gradualmente il posto a quelli per la lingua e la storia, anche per la sua
convinzione che fosse impossibile conciliare nel romanzo invenzione e realt, il che
tuttavia non gli imped di lavorare alacremente a una nuova stesura del romanzo,
correggendone la lingua nel senso del fiorentino parlato (la famosa "risciacquatura dei
panni in Arno", come lui stesso defin i suoi frequenti soggiorni a Firenze per
impadronirsi di quella lingua). Nella citt toscana Manzoni conobbe intellettuali come
Vieusseux, Capponi, Niccolini e dopo un lungo lavoro di riscrittura pubblic i Promessi
sposi nel 1840-42, con la Storia della colonna infame in appendice quale importante
esempio di trattato storiografico in cui la realt e non la finzione oggetto della
narrazione dello scrittore. Gli anni precedenti furono segnati da lutti e dispiaceri, in
quanto nel 1833 era morta la moglie, nel 1835 la primogenita Giulia, nel 1841 la
madre e nel 1844 l'amico Fauriel; nel 1837 Manzoni spos in seconde nozze Teresa
Borri, vedova Stampa, che sarebbe morta nel 1861 (inoltre solo due dei dieci figli dello
scrittore sopravvissero al padre).

Le ultime opere e il contributo alla questione linguistica


Dopo l'edizione definitiva del romanzo furono pochi gli eventi significativi nella vita
personale e letteraria dell'autore: pubblic nel 1847 il frammento di Ognissanti, inno
sacro rimasto incompiuto, e nel 1850 due scritti di poetica, Dell'invenzione e Del
romanzo storico; in seguito lavor a un saggio storico comparativo sulla Rivoluzione
francese e quella italiana del 1859, opera rimasta incompiuta.
Nel 1860 venne nominato senatore del Regno d'Italia e nel 1864 vot a favore del
trasferimento della capitale da Torino a Firenze, in attesa della liberazione di Roma
(tale decisione sollev proteste dei cattolici reazionari). Nel 1868 divenne presidente di
una commissione parlamentare voluta dal ministro dell'Istruzione Broglio sul problema
della lingua nell'Italia unificata, e produsse una relazione intitolata Dell'unit della
lingua e dei mezzi di diffonderla, in cui sosteneva la necessit che la lingua nazionale
fosse il fiorentino e auspicava che il sistema scolastico ne promuovesse l'uso e la
conoscenza (incontr in questa sua posizione le proteste di altri studiosi e linguisti, tra
cui soprattutto Graziadio Isaia Ascoli). Negli ultimi anni si accentuarono certi disturbi
nervosi di cui aveva sempre sofferto, come l'agorafobia (ovvero il terrore degli spazi
aperti e della folla) di cui si ravvisa traccia anche in passi delle sue opere, mentre nel
1872 accett la cittadinanza onoraria di Roma, sollevando lo scandalo dei clericali.
Mor il 22 maggio del 1873 a Milano, per i postumi di una brutta caduta riportata
all'uscita da una chiesa, e venne sepolto nel Famedio del Cimitero Monumentale della
citt, dove riposa tuttora. In sua memoria Giuseppe Verdi compose una messa da
requiem che rimasta giustamente celebre.