Sei sulla pagina 1di 2

La filosofia nel cinema

La morte sospesa
REGIA: Kevin MacDonald INTERPRETI: Joe Simpson (se stesso), Simon Yates (se stesso), Richard Hawking (se stesso), Brendan Mackey (Joe Simpson), Nicholas Aaron (Simon Yates), Ollie Ryall (Richard Hawking) GENERE: docu-dramma SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Kevin MacDonald, Joe Simpson MUSICHE: Alex Heffes PRODUZIONE: Gran Bretagna 2003 DURATA: 106 minuti

Trama Nel 1985 due giovani alpinisti inglesi, Joe Simpson


e Simon Yates (rispettivamente di venticinque e ventuno anni), si recano in Per con lambizioso obiettivo di scalare linviolata parete ovest del Siula Grande (6344 metri). Dopo un percorso di avvicinamento i due amici organizzano il campo base dove rimane Richard, un ragazzo incontrato lungo il viaggio e si preparano per la salita. Hanno deciso, come molti giovani della loro generazione, di scalare in stile alpino, cio senza bombole di ossigeno supplementari e con un equipaggiamento piuttosto leggero, in modo da procedere nel modo pi spedito possibile. Si tratta di un metodo che non concede margini di errori e dove il rischio, se qualcosa va storto, quello della morte. Lascesa, nonostante la difficolt, procede senza intoppi: i due alpinisti superano le morene rocciose, il ghiacciaio e affrontano la parete finale che si presenta spaventosa a causa delle numerose cornici e protuberanze di neve instabile. Alla quota di 6000 metri, dove arrivano relativamente veloci, occorrono cinque ore per procedere di sessanta metri. Joe e Simon riescono a superare la parete ovest alle due del pomeriggio e arrivano sulla vetta. La via di discesa, per, molto pi difficile del previsto: dopo unora di marcia sul crinale nord, coperto di neve fresca estremamente insidiosa, Joe scivola e limpatto contro la parete gelata gli procura una grave frattura alla tibia. Lo sguardo che rivolge a Simon di sgomento, disperazione e terrore: entrambi sanno che a quellaltezza rompersi una gamba come una condanna a morte. Simon, per, decide di non abbandonare lamico e di tentare una discesa demergenza: si ancora nella neve e cala Joe per il tratto di fune disponibile, necessariamente indifferente alle sue urla di dolore. A un certo punto, per, nelle sue mani la corda subisce una violenta tensione: Joe precipitato lungo un dirupo ghiacciato e si fermato appeso nel vuoto. Lunica possibilt di salvezza per Simon, allaltra estremit, quella di tagliare la fune. Joe precipita in un crepaccio sottostante rimanendo vivo per puro miracolo grazie a uno sperone ghiacciato che attenua la caduta. Dopo attimi

di terrore, strisciando lungo la parete, riesce a raggiungere un varco e a uscire allaperto. Ora, deve affrontare una prova oltre il limite della sopportazione umana: scendere da 6000 metri, con una gamba rotta, in condizioni fisiche ormai compromesse per la disidratazione e lindebolimento. Dopo tre giorni, strisciando e saltellando sulla gamba sana egli, ormai allo stremo, riesce ad arrivare in prossimit del campo base. Ci sar ancora qualcuno ad aspettarlo? Il suo grido, nella notte, quello di un uomo che ha toccato il fondo della disperazione; in quel preciso momento, quando non ha ancora risposte, sente che qualcosa, dentro di s, si sta definitivamente spegnendo.

Spunti di riflessione
Lalpinismo come metafora della vita e dellaspirazione allinfinito

La vicenda di Joe Simpson e dellamico Simon entrata nella storia dellalpinismo. Joe, dopo quellesperienza, ha scritto un libro in cui non ha voluto soltanto raccontare unascensione particolarmente impegnativa, ma spiegare in che cosa risiede la passione per la montagna e come possibile, per un uomo posto in condizioni estreme, trovare gli strumenti per resistere e per andare avanti. Nella sua prospettiva, in qualche modo, lalpinismo appare come una metafora della vita, in cui le persone sono spesso chiamate ad affrontare difficolt apparentemente insormontabili, ma di fronte alle quali riescono a trovare risorse insospettate. Certo una questione di temperamento: Joe dichiara che la scelta di scalare le montagne nata in lui dallesigenza di uscire dalla mediocrit, dalla banalit e dalla monotonia della routine quotidiana; quando affronti il pericolo ti senti vivo, libero, unaffermazione che sembra animata dallo stesso spirito che alimentava la riflessione di filosofi come Fichte. Per il pensatore tedesco, in effetti, la scelta dellorientamento idealistico non dipendeva da considerazioni razionali, bens da unopzione di tipo etico: per lui lindividuo fiacco e inerte, abituato a obbedire, a circoscrivere le sue possibilit entro ambiti definiti, portato a preferire una posizione dogmatica, rassicurante, passiva; lindividuo attivo,
M. C. Bertola, La filosofia nel cinema Pearson Italia S.p.A. D. Massaro

La filosofia nel cinema

dinamico, intraprendente, invece, orientato verso lidealismo quale prospettiva che garantisce la libert, la progettualit e lautonomia dellio. Si tratta di una scelta di vita che si comprende meglio alla luce del generale clima romantico in cui era elaborata, clima in cui dominavano linsofferenza per il limite, laspirazione allinfinito, la tensione verso un assoluto che nella realt contingente non era dato di trovare. Fichte con la sua filosofia esprimeva questo desiderio di libert: per lui lio diventava un compito infinito, un processo di autoperfezionamento continuo; la natura, loggettivit, la materia non erano che ostacoli che lo spirito si poneva per mettersi alla prova ed esercitare il suo impegno etico affermandosi come libert.
La sfida e il rischio per la libert

Lalpinismo come si comprende dalle parole di Joe Simpson sembra promettere qualcosa di simile: una sfida in cui misurare le proprie capacit, unattivit in cui si affrontano ostacoli sempre pi ardui al fine di ottenere un perfezionamento tecnico ma soprattutto spirituale, una via per dimostrare a se stessi la possibilit di vincere i propri limiti oggettivi. Non si comprenderebbe, altrimenti, la follia di alcuni uomini che mettono a repentaglio la propria vita in attivit non necessarie, non obbligate, ma intraprese volontariamente e consapevolmente nonostante

i pericoli che comportano. In unintervista rilasciata in occasione dellinaugurazione del Salone della montagna di Trento, nel 2008, Joe Simpson spiega il motivo per cui le imprese degli alpinisti hanno ispirato grandi libri, a differenza di altre discipline sportive, individuandolo nel rischio di morte che tale pratica comporta. Luomo che affronta la montagna infinitamente piccolo e fragile di fronte alla sua forza immensa, continuamente esposto alla minaccia pi grande, allannientamento; tuttavia, possiede la forza della ragione, che gli consente di trovare le adeguate strategie per superare le insidie e gli ostacoli; si potrebbe dire che sceglie le vie pi difficili proprio per poter risolvere il problema che esse pongono alle facolt umane, dimostrando la sua superiorit. Ecco in che cosa consistono la sfida e il rischio: il soggetto rompe largine, esce dalle terre abitate e si inoltra in regioni ostili e meravigliose in cui nessuno ha mai osato arrivare. Se non si lascer intimorire, se non compir errori, se manterr calma e lucidit mentale, otterr la conferma della propria possibilit infinita. Come un idealista, allora, lo scalatore di montagne ricomincer ancora e ancora limpresa, in un tentativo mai concluso di raggiungere quella libert che muove, da sempre, ogni suo atto e decisione. Con lo stesso spirito Fichte affermava Essere libero niente, diventarlo cosa celeste.

La filosofia nel cinema

M. C. Bertola, La filosofia nel cinema Pearson Italia S.p.A. D. Massaro