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Hannah Arendt e il problema del totalitarismo

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Il lavoro da me svolto teso a evidenziare alcuni aspetti innovativi nell'affrontare i regimi totalitari introdotti in modo particolare da Le origini del totalitarismo. La comparazione fra nazismo e stalinismo stata infatti operata per la prima volta da Hannah Arendt, la quale venne aspramente criticata per questa analisi innovativa. Bisogna tenere in considerazione il fatto che il libro venne pubblicato nel 1951, nel pieno della guerra fredda. In un simile contesto, una lettura serena dell'opera era pressoch impossibile. Gran parte del mio elaborato dedicata a questo saggio. Dopo averlo analizzato punto per punto ho deciso di approfondire maggiormente la terza e ultima parte. Volendo effettuare uno studio imperniato sul problema del totalitarismo, infatti, la mia analisi su questo libro non poteva non focalizzarsi sul terzo capitolo, nel quale vengono evidenziati gli echi totalizzanti tuttora presenti nella nostra societ affinch possano essere riconosciuti e superati. I primi due capitoli, infatti, sono dedicati alle vere e proprie Origini del totalitarismo, cio alle problematiche e ai fenomeni che hanno portato all'instaurazione di regimi tanto cruenti e liberticidi. Il primo capitolo dedicato al problema dell'antisemitismo, fenomeno che assunse particolare importanza a livello politico gi negli ultimi decenni del 1800, il secondo capitolo dedicato ai problemi scaturiti a causa dell'espansione coloniale avvenuta principalmente fra il 1884 e il 1914. Il terzo capitolo del libro, invece, tratta dei regimi totalitari veri e propri, delle motivazioni per le quali hanno assunto il potere e delle modalit di controllo della popolazione utilizzate per mantenerlo. Determinate caratteristiche del totalitarismo o dei regimi semi totalitari in genere non sono pi riproponibili, ma alcune dinamiche totalitarie sembrano ancora oggi riapparire con notevole vigore. In Italia vi una rigida regolamentazione in materia. Cito in seguito l'articolo 1 della legge n. 645 del 1952 (la cosiddetta Legge Scelba): Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalit antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libert garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attivit alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista. Riporto in seguito la dodicesima disposizione transitoria citata nella legge Scelba: vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all'articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall'entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilit per i capi responsabili del regime fascista. Risulta evidente che la necessit di promulgare una simile legge dovuta al concreto rischio di un'effettiva ricostituzione (limitatamente al caso italiano) del Partito Nazionale Fascista. Tralasciando gli accesi dibattiti riguardanti la legittimit costituzionale di questa legge (che teoricamente sarebbe in contrasto con l'articolo 21 della costituzione che recita: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione), il problema che qui si pone quello dei limiti della tolleranza: giusto essere tolleranti con tutti, anche con chi intollerante? giusto concedere libert a tutti, anche a chi usa la libert per distruggerla? E' evidente che il rischio di un'instaurazione di un nuovo regime totalitario , seppur improbabile, quantomeno non impossibile, e la lettura di un testo come quello della Arendt pu far luce su aspetti che solitamente si soliti, per negligenza o per opportunit, evitare di affrontare. Ci che emerge dalla parte conclusiva di questo libro proprio la necessit di comprendere quelle che sono state le origini del totalitarismo, in maniera critica e senza falsi moralismi.