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I CAPOLAVORI

Collezione per ragazzi

XXXIII

Titolo della raccolta completa :

I quattro libri di lettura


Versione di Luigi Ardenzi

PHOPHIETA LETTERARIA E ARTISTICA IIISERVATA

O 1959 by Fratelli Fabbri


Stampa: Fratelli Fabbri Editori

Eclitori.

\lil;iiio

Milano -

PRINTED IN ITALY

LA FORMICA E LA COLOMBA

Una formica assetata discese al ruscello per bere. Ma venne un'onda che la copr e la travolse. La formica stava per morire annegata, quando sopraggiunse una colomba, che portava nel becco un ramoscello. La colomba la vide, le gett il ramoscello, e la formica, aggrappatasi ad esso, fu salva. Qualche tempo dopo, un cacciatore stava per prendere la colomba nella sua rete. La formica se ne accorse, lo raggiunse e lo morse a un piede.

I1 cacciatore trasal, esit un attimo; e la rete gli cadde di mano. La colomba apr le ali
t . spicc

il volo.

IL CIECO E IL SORDO

Un cieco e un sordo andarono a rubar piselli nel campo del vicino. I1 sordo disse al cieco: - Tu ascolta bene e riferiscimi tutto. Da parte mia, terr gli occhi aperti. Giunti nel campo, fecero bottino e sedettero. I1 cieco tast i piselli e disse :
- Quanti!

andata bene

...

- Che dici? Chi viene? - chiese il sordo, che ave-

va capito male l'ultima parola. I1 cieco, allarmato, cadde nel fosso che limitava il campo.
- Che fai?
- chiese

il sordo stizzito.

- Son caduto nel fosso. Che brutto incidente! - Come? Vien gente? - E il sordo si diede subito

alla fuga, seguito a balzi dal cieco.

LA TARTARUGA E L'AQUILA

Una tartaruga chiese all'aquila di insegnarle a volare. L'aquila riteneva che una tartaruga non sarebbe mai riuscita a volare, e pertanto cercava di dissuaderla dal tentare il volo. Ma la tartaruga insisteva, continuava a importunarla. Allora l'aquila l'afferr coi suoi artigli, la sollev in alto in alto, poi l'abbandon nel vuoto. La tartaruga, inutile dirlo, precipit pesantemente al suolo e si fracass tra le rocce.

LA TESTA E LA CODA DEL SERPENTE

Un giorno, la testa e la coda del serpente incominciarono a litigare. Chi doveva avere la precedenza?
- Tu non hai n occhi n orecchi! - diceva la te-

sta. - Non puoi andare davanti.

- Ma io ho la forza! Sono io che ti faccio muovere


- ribatteva la coda. - Se io mi arrotolassi attorno al

tronco di un albero, tu non potresti pi muoverti di un palmo.

- Se cos, separiamoci! - propose allora la testa. E cos fecero, infatti. La coda si stacc dalla testa e
part tutta sola in avanti. Ma non vide un crepaccio e vi cadde subito dentro.

L A PIETRA

Un mendicante buss alla porta di un ricco e chiese la carit. Ma il ricco non gli diede nulla e gli grid con sgarbo :
- Vattene! Vattene!

I1 povero non si mosse. AUora il ricco and in collera, raccatt una pietra e gliela scagli contro. I1 povero raccolse la pietra, la mise nella sua bisaccia e mormor :
- Porter questa pietra fin che non sar giunta l'o-

ra di vendicarmi e di lanciarla contro di lui.

E infatti quell'ora giunse.


L'uomo ricco commise un delitto. Fu spogliato di

tutti i suoi beni e venne condotto in prigione. Mentre il ricco camminava lungo la strada, incatenato e deriso, il mendicante lo incontr e lo riconobbe. Si fece avanti, tolse la pietra dalla bisaccia e alz il braccio. Ma, dopo aver riflettuto un attimo, lasci cadere a terra la pietra, dicendo :
- Perch mai ho portato questa pietra per tanto

tempo? Per nulla. Quando egli era ricco e potente suscitava la mia ira; ora mi fa pena

...

I FILI SOTTILI

Un uomo chiese a una filatrice alcuni fili sottili.

La filatrice glieli prepar, ma l'uomo disse che non


andavano bene, che gli occorrevano ancora pi sottili. La filatrice allora rispose :

- Se questi fili non sono abbastanza sottili per te, eccone altri. - E gli mostr una scatola vuota.
L'uomo disse che non vedeva nulla; ma l'astuta filatrice rispose :
- Appunto, sono tanto sottili che non si vedono.

Non li vedo nemmeno io! Allora quello sciocco, tutto contento, fece una grande ordinazione di quei fili e li pag a prezzo d'oro.

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I,A SCIMMIA E IL BOSCAIOLO

Un boscaiolo and nella foresta, abbatt un albero e si accinse a tagliarlo. Sollev un'estremit del tronco abbattuto, l'appoggi su un ceppo e cominci a segare. Poi piant un cuneo nel punto segato e gli fu facile staccare un ciocco. Prosegu allora cos: segava, piantava il cuneo, staccava il ciocco. Seduta sopra un albero, una scimmia lo stava a guardare con attenzione. Quando il boscaiolo si sent stanco, si coric all'ombra di una pianta e si addorment. Allora la scimmia discese in fretta dal suo albero, si mise a cavalcioni del tronco, proprio come ;i\7c3\la visto fare dall'uomo, e lo

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volle imitare in ogni suo gesto. Fece per togliere il cuneo, piantato nel tronco dal boscaid-6, ma la spaccatura del legno si rinserr e le prese dentro la coda. La scimmia, con la coda schiacciata nella fessura, si dibatteva, strillando per il dolore. Allora il boscaiolo si svegli, la stord con un colpo e la fece prigioniera. Tutto per colpa della coda! ... La scimmia infatti pu ben tentare di copiare l'uomo, ma non vi riesce. Perch la scimmia ha la coda, e l'uomo no

...

Primo libro di lettura

IL BUGIARDO

Un giorno, un giovane pastore finse di vedere il lupo e grid:


- Al

lupo! Al lupo!

Tutti i contadini dei dintorni accorsero per aiutarlo, ma, non vedendo il lupo, si resero conto che il pastorello aveva mentito.

I1 ragazzo ripet lo scherzo altre volte, ingannando


in tal modo i vicini. Ma un giorno il lupo venne davvero.
- Al lupo! Al lupo! Accorrete! - grid il ragazzo.

Ma i contadini, pensando che egli volesse ancora farsi beffe di loro, finsero di non sentire. Cos il lupo, indisturbato, ebbe tempo di uccidere tutte le pecore.

L'ASINO E IL CAVALLO

Un uomo aveva un asino e un cavallo. Le due bestie percorrevano la stessa strada. L'asino disse: no a casa. Aiutami
-

Sono

molto stanco; non ce la faccio a portare i1 mio carico fi-

...

Ma il cavallo rifiut. Poco dopo, affranto dalla fatica, l'asino si abbatt al suolo e mor. Allora il padrone mise in groppa al cavallo tutto il carico del povero ciuco, e in pi la sua pelle.
- Ahim! - gemette allora il cavallo
- Come

so-

no sfortunato! Poco fa ho rifiutato di dare il mio aiuto all'asino, e ora sono costretto a portare tutto il suo carico e per di pi anche la sua pelle

...

IL COHVO E I PICCIONI

Un corvo, vedendo che i piccioni vivevano senza fatica, nutriti dall'uomo, si tinse le penne di bianco e penetr in una piccionaia.

I piccioni, a tutta prima, credettero che egli fosse


uno di loro e lo lasciarono entrare. Ma il corvo ebbe un attimo di distrazione e si mise a gracchiare. Allora i piccioni lo assalirono tutti insieme e a beccate lo cacciarono fuori.

11corvo fece tristemente ritorno fra i suoi simili; ma


i corvi, vedendo le sue penne tinte di bianco, si spaven-

tarono e lo cacciarono via, come avevano fatto i piccioni.

IL CONTAIIINO E I COCOMERI

Un giorno, un contadino and a rubare i cocomeri nel campo di un ortolano. Mentre strisciava piano piano per terra, dirigendosi verso le piante dei cocomeri, il contadino pensava :
Se riesco a portarne via tanti da riempire un sac-

co, li vender al mercato, e coi soldi che ne ricavo mi comprer una gallina. La gallina, poi, far molte uova, le cover e ne nasceranno i pulcini. I pulcini li vender, e col ricavato mi comprer una scrofa, che far tanti bei porcellini. Vender anche i porcellini e mi comprer una giumenta, che a sua volta metter al mondo tanti puledri. Allever i puledri e poi li vender, e col ri-

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cavato mi comprer una casa col*suo bel giardino. Si, ci sar anche un bel giardino, e nel giardino pianter i cocomeri; ma, diamine, far buona guardia e non mi lascer certo derubare. Anzi, incaricher dei guardiani di vegliare sui miei cocomeri, e io stesso, giungendo all'improvviso, grider loro : Ehi, voi, state in guardia!.

I1 contadino era tanto assorto nei suoi progetti immaginari che aveva persino dimenticato dove si trovava e aveva gridato davvero, e con tutta la voce che aveva:
- Ehi, voi, state in guardia!

I guardiani, a quel grido, accorsero sul luogo e, visto


l'incauto ladroncello, gli diedero un sacco di legnate.

L'ORSO. IL LEONE E LA VOLPE

Un leone e un orso, avendo trovato un buon pezzo di carne, si misero a litigare tra loro. L'orso non voleva cedere nulla, e tanto meno il leone. Vennero alle brutte e si batterono cos a lungo che, alla fine, crollarono entrambi a terra, sfiniti dalla lotta. Una volpe, avendo adocchiato il pezzo di carne fra i due animali esausti, l'addent e fugg via.

I L CANE, I L GALLO E LA VOLPE

Un cane e un gallo partirono insieme per girare il mondo. Giunta la sera, il gallo si appollai sopra un albero e il cane si appisol nel vecchio tronco, scavato dalla folgore. All'alba il gallo cant. Una volpe l'ud, accorse sul luogo e preg il gallo di scendere, perch voleva complimentarsi con lui per la sua bella voce. Rispose il gallo :
- Prima devi svegliare il portinaio, che dorme an-

cora. Se egli apre la porta, sar ben lieto di scendere. La volpe gua, chiamando il portinaio. I1 cane si svegli, fece un balzo e l'azzann.

IL CAVALLO E IL PALAFRENIEHE

Un palafreniere rubava l'avena del suo cavallo per venderla poi al mercato. In compenso, strigliava ogni giorno il cavallo perch fosse sempre bello e pulito. Gli disse un giorno il cavallo :
- Senti, amico, se vuoi veramente che io sia bello,

inutile che tu mi strigli ogni giorno. Cerca piuttosto

di non vendere l'avena che mi spetta

...

LA RANA E IL LEONE

Un leone ud un giorno una rana che gracidava nel pantano. Gracidava tanto forte che il leone ne ebbe paura. Credeva che, per fare tanto strepito, fosse una bestia molto grossa

...

Si acquatt e attese per vedere di quale bestia mai si trattasse. Poco dopo la rana salt fuori dal pantano. Era un animale cos piccolo e innocuo
- D'ora in poi

...
non mi voglio

- disse il leone

pi spaventare, prima d'aver visto.

LA SCIMMIA E I PISELLI

Una scimmia portava nel palmo delle mani una gran quantit di piselli. Un pisello le cadde. La scimmia lo volle raccogliere, e ne sparse per terra una ventina. Volle raccoglierli tutti, e ne lasci cadere ancora di pi. Allora la scimmia divenne furibonda. Sparse per terra tutti i piselli e poi fugg.

LA MUCCA DA LATTE

Un uomo aveva una mucca che gli dava ogni giori 1 0

una brocca di latte. Dovendo invitare a casa sua alcuni amici, egli, allo

scopo di offrire loro una maggior quantit di latte, rimase dieci giorni senza mungere la mucca. Pensava che, al decimo giorno, la mucca gli avrebbe dato dieci brocche di buon latte. Invece, al decimo giorno, il latte della mucca si era fatto denso e acido e, per giunta, essa gliene diede molto meno di prima.

LA CICALA E LE FORMICHE

All'inizio dell'autunno, le formiche esposero al sole un mucchietto di grano raccolto durante la bella stagioiie, per farlo asciugare. Infatti, con le prime piogge, si era un poco inumidito. Una cicala affamata, vedendo tanta ricchezza, chiese loro un po' di grano. Le formiche le domandarono:

- Perch, durante l'estate, non hai provveduto a


raccogliere un po' di cibo per l'inverno?

- Non ho avuto tempo - rispose la cicala. - Cantavo.


- Cantavi? - risero le formiche.

- Ebbene, poi-

ch d'estate cantavi, adesso balla ...


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11, LUPO E LA VECCHINA

Da molto tempo, un lupo andava in cerca di preda. Giunto nei pressi di un villaggio, ud venire da un tugurio gli strilli di un bimbo e la voce di una vecchina che diceva: - Se non la smetti di piangere, ti dar da mangiare al lupo. Il lupo si acquatt. Aspettava che la vecchia gli buttasse fuori il bambino. I7enne la notte. 1 1 lupo continuava ad aspettare. Ad un tratto riud la voce della vecchina che diceva: - Non piangere, piccino mio: non ti far mangiare dal lupo. Se il lupo viene, lo uccideremo. Il lupo disse :
- In

questo villaggio, a quanto pare.

non si mantiene la parola data. - E se ne and.


2ti

L A GAI,I,INA I)AI,LE UOVA D'OH0

Un iiomo aveva una gallina che faceva le uova d'oro. Allo scopo di avere tutto l'oro in una volta sola, sen-

za doverne aspettare un poco ogni giorno, l'uomo iiccise la sua gallina. Egli pensava di trovarvi dentro una gran quantit d'oro. Immaginate dunque quale fu il suo disappunto quando, uccisa la gallina, dovette costatare che essa era una gallina coine tutte le altre. Di tutto l'oro che aveva sogiiato non v'era neppure la traccia la gallina era morta!

... e,

per di pii,

11, CONTADINO E IL CAVALLO

Un contadino attacc il cavallo al carretto e si avvi verso la citt per comprare un po' di avena per la sua bestia. Era appena uscito dal villaggio quando il cavallo si impunt e volle tornare indietro, verso casa.

I1 contadino, manovrando la frusta, lo convinse a


proseguire il viaggio. I1 cavallo pensava :
<< Dove mi conduce questo sciocco di un padrone?

Sarebbe molto meglio tornare a casa

... >>

I1 contadino, poco prima di giungere in citt, si accorse che il cavallo arrancava a fatica, affondando nel fango della strada. Allora, con uno strattone alla briglia, lo diresse verso la parte della strada che era ben lastri-

cata; ma il cavallo recalcitrava e tornava a cammii~rire nel fango. I1 contadino tir di nuovo le briglie, fece schioccare la frusta, e il cavallo si port sul lastrico dicendo tra s e s:
Perch dunque mi vuol far camminare su queste

pietre? Non si accorge che mi rovinano gli zoccoli? .

I1 contadino giunse finalmente dinanzi a una bottega. Compr l'avena e poi torn indietro. Giunti che furono a casa, condusse il cavallo nella stalla e gli diede la sua razione di avena. I1 cavallo masticava e intanto pensava:
Come sono sciocchi gli uomini! Credono di essere

pi intelligenti di noi, ma non lo sono affatto. Il mio padrone, ad esempio, si proprio affaticato per nulla. andato non so dove, spingendomi avanti a suon di frusta, eppure, per quanto siamo andati lontano, alla fin fine abbiamo ben dovuto ritornare a casa. Sarebbe stato meglio per tutti e due se non ci fossimo mossi. Egli sarebbe rimasto vicino alla stufa e io avrei mangiato tranquillamente la mia avena

... >>

Primo libro di bttura

IL VISIR ABDUL

Il re di Persia aveva come ministro un uomo assai giusto: il visir Abdul. Abdul, un giorno, attraversava a cavallo la citt per recarsi dal re. Il popolo era in tumulto. Quando la folla riconobbe Abdul, ferm il suo cavallo e minacci di morte il visir. Un uomo os persino mettergli le mani addosso. e tirargli la barba. Alla fine, la folla lo lasci passare. I1 visir si present al re, lo supplic di aver piet del suo popolo e di non punire il responsabile dell'offesa che gli era stata arrecata. I1 giorno dopo, un bottegaio si present al. palazzo

del visir. Questi gli domand che cosa desiderasse.


- Sono venuto
- rispose

il bottegaio

-a

denun-

ciare l'uomo che ieri ti ha offeso. Io lo conosco: un mio vicino di casa e si chiama Nahim. Chiamalo dinanzi a te e puniscilo.

I1 visir conged il bottegaio senza dir parola e mand a prendere Nahim. Questi indovin che era stato tradito e, giunto dinanzi al visir, pi morto che vivo per la paura, si gett ai suoi piedi. Abdul lo rialz e gli disse:
- Ti ho fatto venire da me non per punirti, ma per

metterti in guardia. Sappi che hai un cattivo vicino. stato lui che ti ha denunciato. Diffida dunque di lui. E che Dio ti protegga! Ci detto, lo conged.

LA DIVISIOSE D E I ~ L ' E R E D I T ~

Un padre aveva due figli. Disse loro: - Un giorno, quando io morir, dividete ogni cosa tra voi in parti uguali. Quando il padre mor, i figli non riuscirono a mettersi d'accordo sulla divisione e chiamarono un vicino, perch giudicasse il loro caso con imparzialit.

I1 vicino chiese: - In qual modo vostro padre vi ha ordinato di dividere? Essi risposero che aveva detto di dividere tutto a met, in parti uguali.
- Quand' cos, - riprese il vicino - subito fat-

-omlu;r

!p q n u r?!d 0101 qlsal uou a 'ouonpaqqo qlaleq 1


'oun3s ylaw .aurmlsaq iap aie3 !so3 a ' q ~ n a n rzzad u y aq3 -pio~s al a3aduro.r ' q ~ n 3 nI ~ . I Eur ~ ~ l ~ q1 r 1 8 ? a~ela3e7 sol

IL FARDELLO

Due uomini percorrevano insieme la stessa strada. Ciascuno portava sulle spalle un pesante fardello. Uno se lo tenne addosso durante tutto il cammino; l'altro, invece, si fermava ogni momento, deponeva il fardello, sedeva per prendere fiato, poi se lo ricaricava sulle spalle.

A ogni fermata, qiiiiidi, egli doveva fare una niiova


fatica per risollevarlo. Alla fine del viaggio, colui che si era tolto di spalla il fardello molte volte si era affaticato assai pi dell'altro, che invece se lo era tenuto sempre addosso.

I DUE MERCANTI

Un povero mercante di ferraglie, dovendo partire per un certo viaggio, affid in deposito la sua merce a un mercante ricco. Quando fece ritorno, si present al ricco per riavere la merce che gli aveva affidata. I1 mercante ricco, che nel frattempo aveva venduto tutto, gli rispose :
- Caro mio, successa una disgrazia.
-

Una disgrazia? Che disgrazia?

- Vedi, la tua merce l'avevo messa nel granaio, ma,

devi credermi, i topi l'hanno rosicchiata tutta


pii1 niilla. Se non ci credi, vieni a vedere.

... Noil c'

- Perch mai dovrei venire a vedere? - rispostl

l'altro mercante, ben sapendo che i topi noil hanno l'abitudine di rosicchiare il ferro.
-

Sar come tu dici.

Io ti credo. Non parliamone pi.

E se ne and.
Nella strada, il mercante povero incontr il figlio del mercante ricco, gli fece qualche carezza, lo prese in braccio e se lo port a casa. L'indomani, sceso nella strada, egli incontr il mercante ricco tutto affannato e desolato.

- Che cosa ti successo? - gli chiese il mercante


povero.
- Una grossa disgrazia! - Una disgrazia?

- S. Mio figlio scomparso. Non l'hai visto, per


caso? Non hai sentito nulla che mi possa aiutare? Non lo si trova pi da nessuna parte
-

...

A dire il vero l'ho visto - disse il mercante po-

vero. - Ieri, mentre uscivo dalla tua casa, ho visto uno sparviero piombare su tuo figlio, afferrarlo e portarselo via..

A quelle parole il mercante ricco and su tutte le fiirie e grid:


- Dovresti vergognarti di burlarmi in questo mo-

do! Lo sai bene che uno sparviero non pu portarsi via un bambino, per quanto piccolo sia!

- Ma non scherzo affatto!

- ribatt il mercante

povero. - Di questi tempi, tutto pu succedere. Perch meravigliarsi se uno sparviero si porta via un bam-. bino, dal momento che i topi si rosicchiano quintali di ferro? Caro mio, di questi tempi tutto pu succedere ...

A quelle parole, il mercante ricco cap.

I topi non hanno rosicchiato il tuo ferro - confess tutto umiliato. - Io l'ho venduto e ti pagher tut-

to, ti pagher il doppio.


- Quand' cos, nemmeno lo sparviero ha rapito il

tuo bambino, e sono ben contento di restituirtelo. Ma volevo farti comprendere che non sono uno sciocco e che non avevo bevuto quella faccenda dei topi che rodono il ferro ...

T O P I N A , LA RAGAZZA-TOPO

Un uomo camminava lungo l'argine di un fiume. Vide un corvo che aveva nel becco una topina e gli scagli contro un sasso. I1 corvo lasci la preda e la topina cadde nel fiume. L'uomo, allora, la trasse dall'acqila e se la port a casa. Quell'uomo non aveva figli,
- Ah, come sarebbe bello se questa topina si tra-

sformasse in una bambina

.,. - sospir l'uomo.

Ed ecco, il suo desiderio fu subito appagato: la topina si trasform all'istante in una bimba. Quando la bimba fu cresciuta, l'uomo le chiese:
- Chi vuoi sposare?

A questa domanda la fanciulla rispose prontamente :


-

Io voglio come marito il pi forte di tutti.

L'uomo allora si rivolse al sole.


-

O sole,

disse - mia figlia vuole per marito

il pi forte di tutti. T u certamente sei il pi forte. Sposa dunque mia figlia.

1 1 sole rispose :
-

Io non sono il pi forte, perch le nuvole, quan-

do vogliono, mi nascondono e mi offuscano. L'uomo si rivolse alle nuvole.

- Nuvole! Voi siete le pi forti, sposate mia figlia.


Risposero le nuvole :
-

I1 vento assai pi forte di noi. Noi fuggiamo

dinanzi a lui

...
- gli disse
- tu

Allora l'uomo and a trovare il vento.


- Vento,

sei il pi forte. Sposa

dunque mia figlia! Ma il vento rispose:

- Io non sono il pi forte. Le cime dei monti mi


scompigliano e arrestano la mia corsa. L'iiomo si avvi allora verso i monti.

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O monti! - disse - Voi siete i pi forti! Voi do- Vedi

vete sposare mia figlia ...


- Oh, no - risposero in coro i monti.

quel

topolino? Ebbene, esso assai pi forte di noi, perch ci rode dall'interno.


- Topo! - disse alla fine l'uomo -- Tu sei il pi

forte: devi sposare mia figlia! I1 topo rispose che acconsentiva volentieri. Tornato a casa, l'uomo chiam la figlia e le disse:
- Non ci sono dubbi: il topo il pi forte.

I 1 sole

viene offuscato dalle nuvole, le nuvole sono disperse dai venti, i venti vengono fermati nella loro corsa dalle montagne, e le montagne, a loro volta, sono rose dai topi. I1 topo dunque il pi forte ed ha acconsentito a sposarti.
%.

Come?

grid la fanciulla.

Io dovrei dun-

que sposare un topo? L'uomo sospir : - Ah, se mia figlia potesse ridiventare una topina

...

In un baleno, la fanciulla fu mutata in una bella topina e si prese subito il topo per marito.

FILO DI (:ANAI'.4

C'erano una volta un vecchio e una vecchina che vivevano insieme felici, ma non avevano figli. Un giorno, di buon mattino, il vecchio and a lavorare in un campo che era assai lontano dall'abitazione. La moglie rimase in casa a fare la torta. Quando la torta fu pronta, la vecchia disse tra s:
<< Ah, se avessi un figlio! Ora porterebbe la torta a

suo padre. Invece bisogna aspettare che lui faccia ritorno a casa

... >>

In quell'istante, ella si vide davanti un bambino piccino piccino, che le disse :


-'

Buon giorno, mamma!

A questo saluto la vecchina rimase sbigottita.


-

Da dove vieni, bimbo mio? Come ti chiami?

- Vengo dalla mdia, dove tu hai messo la'filaccia

dopo aver finito di pettinare la canapa. Sono nato l dentro e mi chiamo Filo di Canapa . Dammi la torta, mamma. Penser io a portarla al pap.
- Ma sarai capace di portarla?

- chiese la vec-

china.

- Certo, mamma - rispose Filo di Canapa.


La vecchina avvolse la torta nella carta e consegn il pacchetto al bambino. Questi lo prese e corse attraverso i campi. Lungo il cammino si trov la strada sbarrata da un fosso.

- Babbo, babbo! - grid - Aiutami a saltare il fosso! Ti porto la torta!


Sentendosi chiamare, il vecchio gli venne incontro, lo aiut a saltare il fosso e gli chiese:

- Donde vieni, bimbo mio?

- Vengo

da casa. Sono nato nella filaccia e sono

uscito dalla rndia. - E gli porse l'involto.

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Primo libro di lettura

I1 vecchio sedette per mangiare e il ragazzo gli disse :


- Babbo, permettimi di coltivare il campo.
-

Tu coltivare? Arare? Ma un lavoro troppo du-

ro per te! ... Ma il bambino aveva gi posto mano all'aratro e tracciava nella terra un solco lungo e diritto. Mentre lavorava, Filo di Canapa cantava. Proprio in quel momento, un signore in carrozza passava vicino al campo. Vide il vecchio che stava mangiando la torta e vide il cavallo che arava il campo da solo. Scese subito dalla carrozza, si accost al vecchio e gli chiese meravigliato:
-

Che vuol dire questo? I1 tuo cavallo ara dunque No, non da solo; - rispose il vecchio - il mio

il campo da solo?
-

bambino che lo guida cantando.

I1 signore si avvicin al cavallo, ud la canzone e alla fine vide Filo di Canapa che guidava l'aratro.
-

Vendimi questo ragazzo - propose il signore al

vecchio contadino. 4

Non possibile! - rispose il vecchio. - Ho rip-

pena questo. recchio :

Ma Filo di Canapa gli sussurr all7o-

- Vendimi pure, babbo; poi io scapper.

I1 contadino, allora, acconsent a venderlo per cento scudi d'argento. I1 signore consegn il denaro, prese il ragazzino, lo avvolse in un fazzoletto e se lo mise in tasca. Appena giunto a casa, il signore disse a sua moglie :
-

Ti ho portato una bella sorpresa!

- Che cos'? - chiese la moglie. - Fammi ve-

dere! I1 signore frug in tasca, apr pian piano il suo fazzoletto, ma dentro non c'era pi nulla. Da molto tempo, infatti, Filo di Canapa era fuggito per ritornare da suo padre.

POLLICINO

Un uomo assai povero aveva sette figli, uno pi piccolo dell'altro. I1 minore era addirittura minuscolo: quando nacque infatti era pi piccolo di un pollice, tanto che lo chiamarono Pollicino. Ma Pollicino, per quanto fosse piccolo, era molto furbo e pieno di astuzia.

I1 padre e la madre si ridussero in tale miseria che un


brutto giorno non ebbero pi neppure un tozzo di pane per sfamare i figli. Disperati, non sapevano che cosa fare. Infine decisero che era meglio portare i bambini nella foresta e abbandonarli tutti soli in mezzo al bosco, in modo che non potessero pi far ritorno a casa. Ma i loro discorsi furono uditi da Pollicino, che nel

suo letto fingeva di dormire. Di buon mattino Pollicino si alz e, mentre tutti dormivano, corse al ruscello e si riemp le tasche di pietruzze bianche. Quand~ il padre e la madre condussero i loro figli ilella foresta, Pollicino rest per ultimo. Si mise la ma1 1 0

in tasca e, lungo tutto il cammino, lasci cadere di Giunti nel cuore della foresta, i genitori si nascosero

tanto in tanto una pietruzza. dietro gli alberi, abbandonarono i figli al loro destino e se ne, tornarono indietro in tutta fretta. I bambini li chiamarono a lungo, poi, vedendo che nessuno risponcleva, si misero a piangere disperati. Solo Pollicino non piangeva.
- Smettetela, adesso! - disse alfine ai fratelli con

la sua esile vocina. - Vedrete che io vi condurr a casa. Ma i suoi fratelli piangevano tanto forte che dappriina non udirono neppure le sue parole. Quando finalmente si acquietarono, Pollicino disse loro che aveva lasciato cadere lungo la strada le pietruzze bianche e che in tal modo era facile uscire dal bosco. I fratelli se ne rallegrarono e seguirono Pollicino che, di pietra iii pie-

tra, li condusse fuori della foresta fin sulla porta di casa. Ora, proprio il giorno in ciii i genitori avevano abbandonato i figli nella foresta, il padre aveva ricevuto una certa somma di denaro che ormai non si aspettava pi.
-

Poveri noi!

- si

lamentavano il padre e la ma-

dre.

Perch abbiamo condotto i nostri figli nel bo-

sco? Essi moriranno certamente, mentre ora potremmo dar loro da mangiare ... E la madre si disperava. Allora Pollicino, che si era nascosto sotto la finestra, usc fuori e grid:
-

Mamma, mamma, siamo qui!

Tutta felice, la madre corse incontro ai bambini e dopo averli abbracciati a uno a uno li fece entrare in casa.

I genitori comprarono il necessario e tutti insieme


vissero felici finch dur quel denaro. Ma, finito il denaro, il padre e la madre si chiesero di nuovo come fare. Disperati, decisero ancora una volta di abbandonare i bambini nella foresta. Anche questa volta Pollicino sent i loro discorsi, e 50

qiiaildo venne l'alba cerc di uscire di casa per recarsi al ruscello e raccogliere i sassolini; ma trov l'uscio chiuso a chiave e non gli fu possibile uscire. Non potendo raccogliere le pietruzze, il bambino prese allora un po' di pane e se lo cacci in tasca, Quando ci porteranno nel bosco, >> pensava << lascer cadere lungo il cammino le briciole di pane e cos potr ritrovare la strada del ritorno. >> I1 padre e la madre condussero i loro figli nel bosco
e li abbandonarono per la seconda volta. Quando i fra-

telli di Pollicino se ne accorsero, si misero a piangere, ma egli promise di nuovo che li avrebbe salvati. Questa volta, per, neppure Pollicino riusc a trovare la strada, perch gli uccelli del bosco avevano beccato le briciole di pane, dalla priina all'ultima. I bambini camminarono per tutto quel giorno, finch venne la notte; ma non avevano ancora trovato la strada. Allora si coricarono tutti insieme sotto un albero e si addormentarono. Pollicino si svegli per primo.

Si arrampic sull'albero per osservare i dintorni e vicle poco distante iina ckisctta.

51

Scese dall'albero, svegli i fratelli e li guid verso quella casetta. Buss alla porta. Si affacci subito una vecchina, che chiese che cosa volevano. I bambini allo-

ra le raccontarono che si erano perduti nel bosco e la


vecchina li fece entrare.

- proprio una disgrazia che siate venuti qui, disse loro la vecchina - perch mio marito uii orco e
se vi vede vi mangia. Ma, poveretti, mi fate molta compassione. Presto, nascondetevi sotto il letto. Domani vi far partire.

I bambini ebbero paura e si nascosero subito sotto il


letto. A un tratto udirono la porta aprirsi e qualcuno entrare nella stanza. Pollicino, incuriosito, spi di sotto il letto. L'orco, dall'aspetto orribile, si mise a tavola e grid alla vecchina :

- Porta una bottiglia!


La vecchina gli port la bottiglia. L'orco bevve, poi incominci a fiutare a destra e a sinistra.

- Sento odore di carne umana - borbott contento. - Qualcuno si & nascosto qui ...
La vecchina disse che non c'era nessuno, ma era inu-

52

tile, ormai. L'orco si era messo a cercare e, seguendo il suo fiuto, giunse vicino al letto. Vi allung sotto una mano e afferr Pollicino per una gamba.
-

Ho trovato! - grid l'orco e, uno alla volta, tir

fuori tutti e sette i bambini. Sua moglie accorse e lo ferm in tempo.


- Guarda!

- gli disse - Non vedi come sono ma-

gri? Sono davvero in uno stato pietoso. Prima dovremmo farli mangiare, non ti pare? Ingrasseranno un po' e saranno pi saporiti.
- ma diede retta alla moglie. L'orco tentenn il capo,

Ordin che si desse subito da mangiare ai bambini e disse di metterli a dormire nella camera delle sue figlie. L'orco, infatti, aveva sette piccole figlie, press'a poco dell'et e della statura dei sette fratellini. Esse se ne stavano tutte in un gran letto e dormivano con in testa una cuffia d'oro. Quando l'orco e sua moglie furono usciti dalla camera dove avevano condotto i bambini, Pollicino tolse piano piano le cuffie dalla testa delle figlie dell'orco e le scambi coi ruvidi berretti di panno dei suoi fratellini.

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Id70rcobevve tutta la sera. Pi tardi, gli venne di ~iuovo fame. Allora si alz dalla tavola e and nella camera dove dormivano le sue figliolette e i sette fratellini. Si avvicin al letto in cui dormivano i bambini, tast loro la testa, sent le cuffie d'oro e borbott:
- Devo aver bevuto troppo. Se non stavo attento,

uccidevo le mie bambine. Si avvicin allora all'altro letto, dove dormivano davvero le bambine, e tast loro la testa; sentendo i ruvidi berrettucci di panno, le uccise tutte. Poi si addorment. Allora Pollicino svegli in fretta i suoi fratelli, apr piano piano la porta, e tutti insieme fuggirono nella foresta. Camminarono tutta la notte, camminarono ancora tutto il giorno seguente, ma non riuscirono a trovare la strada che usciva dal bosco. L70rcointanto, svegliatosi, si era accorto di aver ucciso le proprie figlie. Guard allora nell'altro letto: i bambini non c'erano pi. Furibondo, calz i siioi stivali delle sette leghe e si mise a correre per tutto il bosco in cerca dei bambini. Gli stivali delle sette leghe permettono a chi li calza

di fare sette leghe con un solo passo; ma per quanto l'orco corresse e cercasse, per tutto quel giorno non gli riusc di trovare i bambini. Alla fine, stanco com'era, si coric sotto uii albero e si mise a dormire. Pollicino, che se ne stava nascosto dietro una pianta proprio in quella parte del bosco, lo ud russare e gli si avvicin piano piano.

Si arrampic lungo il suo corpo, frug nelle sue tasche e vi trov molto oro, che distribu subito tra i suoi fratelli. Poi, pian piano, tolse al170rco gli stivali delle sette leghe e li calz egli stesso. Ordin ai suoi fratelli di prenderlo per mano e di stare ben attaccati a lui, poi si mise a correre. E corse
t;iiito in fretta che in un baleno usc dalla foresta e si

trov sull'uscio di casa sua.

I bambini consegnarono al babbo e alla mamma tutto l'oro che avevano tolto all'orco. E i genitori, diventati finalmente ricchi, non li abbandonarono mai pi~.

BABINO LO SCIOCCO

Un giorno, uno sciocco di nome Babino si mise in cammino per vedere il mondo e per mostrare a tutti quant'egli fosse cortese. Ed ecco, cammina cammina, trov sulla sua strada una casa disabitata. Guard nella cantina e vide alcuni diavoli coi baffi irti, con gli occhi accesi e grossi come bocce, con la testa a pera. I diavoli, con le loro lunghe dita ricurve, giocavano a carte e a dadi. Babino li salut:

- Dio vi aiuti, buona gente! Non l'avesse mai detto! I diavoli, furibondi, afferrarono lo sciocco e lo percossero a sangue. Solo quando lo

videro pi morto che vivo, lo lasciarono andare. Allora Babino torn a casa piangendo. La madre gli si fece incontro e, saputo ci che era successo, gli disse:
-

Babino, sei proprio uno sciocco. Lo vedi? Hai

parlato a sproposito. Ai diavoli bisogna dire : << Dio vi sprofondi nell'inferno! >>. Se tu avessi parlato cos, i diavoli sarebbero fuggiti, lasciando sul tavolo la posta del gioco, e tutto l'oro sarebbe stato tuo. Impara, Babino!

- Ho capito - fece lo sciocco. - Ho sbagliato, ma


iin'altra volta star attento.

E Babino si mise di nuovo in cammino. Sulla strada trov quattro fratelli che stavano trebbiando il grano. Babino si accost e disse:
- Dio vi sprofondi nell'inferno!

I quattro fratelli, a quell'insulto, gli saltarono addosso e gliene diedero tante e poi tante da lasciarlo a terra tramortito. Quando Babino rinvenne, se ne torn a casa malconcio peggio dell'altra volta. Sua madre, saputo ci che era successo, lo rimprover aspramente :

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Sei uno sciocco, Babino: anche questa volta hai Possiate portarne cento ogni

parlato a sproposito. Ai fratelli tu dovevi dire, indicando i sacchi di grano : giorno di quei carichi, amici miei .
-

Ho capito - fece Babino. - Sono stato uno

sciocco, ma non succeder pi.

E si mise nuovamente in cammino.


Strada facendo, incontr sette fratelli che gemevano e piangevano, portando a seppellire un loro caro, morto da poco.
-

Salve, amici miei!


- Possiate

grid lo sciocco ai sette

fratelli. carichi!

portarne cento ogni giorno di quei

All'udire quelle parole, i sette fratelli si asciugarono le lacrime, saltarono addosso allo sciocco, e g i ~ botte da orbi! Babino, pesto e malconcio, se ne torn a casa piangendo. Raccont ogni cosa a sua madre, ed ella scosse la testa desolata.
-

Quando mai riuscir a farti capire che bisogna

parlare a proposito? Sei uno sciocco, Babino. Tu avresti

58

dovuto accostarti ai sette fratelli e dir loro: Requierrz

aeternam nel paradiso di Dio ... >>

- Ho capito - fece Babino. E si mise di nuovo in cammino.


S'imbatt questa volta in un corteo nuziale. Tutti erano vestiti a festa e gli sposini erano seguiti da un gruppo di robusti giovanotti che cantavano in coro. Babino si accost agli sposi e disse tutto contento:

- Requiem aeternam nel paradiso di Dio!


Gli sposini si guardarono spaventati. Ma i giovanotti del corteo gli saltar0110 addosso e lo picchiarono di santa ragione. Anche lo sposo, riavutosi dalla sorpresa, non rest indietro, e gliene diede la sua parte

...

Babino, anche questa volta, torn a casa in lacrime.


- Sei stato uno sciocco! - grid la madre spazien-

tita. - Agli sposi dovevi dire: << I1 Signore vi conceda nozze felici e numerosi figli! .
- Ho capito:
-

fece Babino - sono stato uno

sciocco, ma non sbaglier pi.

E si mise di nuovo in cammino.


Giunse finalmente presso la grotta di un eremita.

Salve, amico - disse Babino.

I1 Sigiiore ti

coiiceda nozze felici e figli numerosi. L'eremita si rannuvol. Per quanto egli fosse abituato ad avere pazienza, questa volta gli salt la mosca al naso. E prendendo le parole di Babino come una beffa, afferr il bastone che gli serviva per scacciare i diavoli e lo ruppe sul groppone di Babino.
- Sciocco che non sei altro!
-

lo rimprover la Benedicimi,

madre.

All'eremita tu dovevi dire :

padre! .
- Ho capito - fece Babino.

E si mise di nuovo in cammino.


Questa volta incontr un orso che stava divorando iina mucca. Babino gli si avvicin incuriosito e disse all'orso :
- Benedicimi, padre!
9'-

L'orso, disturbato nel bel mezzo del suo pasto principale, afferr Babino tra le sue zampe, lo gett a terra, lo pest ben bene e alla fine lo fece rotolare in un fosso.
-

stato un orso anche troppo gentile! - coniiiii

iiient la madre appena seppe la cosa. - Sciocco di

Babino! All'orso tu dovevi dire: << Fatti da parte, brutta bestiaccia! .

- Ho capito

- fece Babino.

Sono stato uno

sciocco, ma un'altra volta non succeder pi.

E si mise di nuovo in cammino.


Mentre stava attraversando la pianura, Babino incontr un capitano coi suoi soldati. Lo sciocco gli and incontro e gli disse:
- Fatti da parte, brutta bestiaccia!

Allora il capitano fece un cenno ai suoi uomini : questi afferrarono Babino e gliene diedero tante e poi tante da lasciarlo a terra pi morto che vivo. Quando Babino si rialz, aveva le ossa tutte rotte. Se ne torn a casa piangendo e, da quel giorno, non ebbe pi voglia di mettersi in cammino per vedere com'era fatto il mondo, n per mostrare a tutti la sua cortesia.

3 - Primo libro di letturcr

L A G E N T E DI BIJCARA E I BACHI DA S E T A

Per lungo tempo, soltanto i Cinesi conobbero l'arte di allevare i bachi da seta. Essi conservavano gelosamente il loro segreto e vendevano a caro prezzo i tessuti che fabbricavano. Un giorno, anche l'imperatore di Bucara decise di allevare per conto proprio i bachi da seta. Chiese i semi dei bachi e dei gelsi ai Cinesi, ma questi si rifiutarono di darglieli. Allora l'imperatore di Bucara mand un suo ambasciatore presso l'imperatore della Cina per chiedere la mano di sua figlia. Al suo ambasciatore sugger di confidare alla figlia dell'imperatore della Cina che l'impero di Bucara era, s,

pieno di ricchezze, ma che non vi erano tessuti di seta. Se ella desiderava continuare ad essere vestita riccamente, avrebbe dovuto portare con s, senza dir nulla a nessuno, il seme dei bachi e il seme dei gelsi. La principessa si procur segretamente questi semi e se li nascose accuratamente fra i capelli. Al confine, le guardie la perquisirono e rovistarono nel suo bagaglio. Volevano essere sicure che la principessa non portasse fuori dalla Cina qualcosa di proibito. Ma nessuna delle guardie os sciogliere le sue lunghe trecce. F u cos che gli abitanti di Bucara entrarono in possesso dei gelsi e dei bachi da seta. La principessa in persona insegn loro l'arte di allevare i bachi e l'arte di tessere il filo sottile.

IL BAMBINO TROVATO

Una povera donna aveva una figlioletta che si chiamava Maria. Un giorno, di buon mattino, Maria usc per attingere acqua dal pozzo e scorse sulla soglia della casa un piccolo involto. Pos il secchi0 e si mise a disfare l'involto. A un tratto, da quel fagottino di vecchi panni usci uno strillo, e Maria vide un bel bambino appena nato, che agitava le manine e vagiva, vagiva e gli diede un po' di latte.
-

...

Maria allora se lo prese in braccio, ritorn in casa Che cosa hai trovato? - le domand la madre,

che entrava nella stanza in quel momento.

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- Ho trovato un bel bambinello. Era in un fagottino presso la porta - rispose Maria.


- Che cosa gli daremo da mangiare? - sospir la

madre.

- Siamo

gi cos poveri anche noi! Andr dal

sindaco del villaggio e lo pregher di tenerlo con s. A quelle parole, Maria si mise a piangere.
- Oh, mamma,

- supplicava la bambina - tan-

to piccolo! Manger cos poco! Lascialo stare qui. Guarda com' bello con le sue manine rosse e le sue piccole dita

...

La madre guard il piccolo e ne fu commossa. Tennero il bambino e lo crebbero con ogni cura. Maria lo nutriva, lo fasciava e sfasciava, lo metteva nella sua piccola culla e alla sera, per addormentarlo, gli cantava le pi belle canzoni.

SI-LING-CI IMPERATRICE DELLA CINA

Hoan-Ti, imperatore della Cina, amava molto sua moglie Si-Ling-Ci e voleva che il nome della sua sposa fosse ricordato per sempre dal suo popolo. Un giorno le mostr dei bachi da seta, di cui gi personalmente aveva scoperto la preziosa utilit, e le disse :
- Osserva bene questi animaletti. Vedi se possono

servire e se si possono allevare. Sono sicuro che il popolo apprezzer ci che farai e non ti dimenticher pi. Si-Ling-Ci rimase stupita, ma, come sempre obbediente all'imperatore, osserv attentamente i bachi e not che essi, prima di morire, si avvolgevano in un me66

raviglioso bozzolo. Ella allora svolse i fili del bozzolo, li tess e ne fece un fazzoletto di seta. Avendo .notato che i bachi si nutrivano di gelsi, raccolse le foglie dei gelsi e allev una gran quantit di bachi, insegnando poi anche al suo popolo l'arte di allevarli. Questo avveniva cinquemila anni fa.

I Cinesi d'oggi, che non hanno dimenticato l'arte di


allevare i bachi e di tessere la seta, non hanno dimenticato neppure la loro imperatrice Si-Ling-Ci, e ogni anno celebrano ancora una festa in suo onore.

IL MARE

I1 mare immenso e profondo. I1 sole si leva dal mare e si corica nel mare. Nessuno ha mai toccato il suo fondo, nessuno l'ha esplorato l . Quando non c' vento, il mare azzurro e liscio. Quando il vento soffia, il mare si agita e s'imbianca di spume. Le onde si levano, si inseguono l'una dopo l'altra, si urtano e si accavallano spumeggiando. Le navi sono sballottate dalle onde, come fuscelli di paglia. Chi non mai stato sul mare in tempesta, non sa che cosa significhi pregare veramente.
La massima profondit marina di 10899 metri, e l'uomo riuscito a tutt'oggi a scendere soltanto fino a 4000 metri (batiscafo di Piccard).
l

I>OVE VA L'ACQUA DEL MARE

L'acqua sgorga dalle sorgenti e scorre nei ruscelli; dai ruscelli si riversa nei torrenti e da questi nei fiumi. Tutti i fiumi, poi, corrono verso il mare. Ma dove va l'acqua del mare? Perch il mare non straripa? L'acqua del mare evapora continuamente sotto forma di fitta nebbiolina che sale in cielo e forma le nuvole. Le nuvole, poi, vengono spinte dai venti su tutta la terra; e dalle nuvole cade la pioggia. La pioggia si raccoglie nei ruscelli, dai ruscelli passa nei fiumi, dai fiumi nel mare, ed evapora di nuovo sotto forma di nuvole che si disperdono su tutta la terra.

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LA REGINA DELLE A P I

I1 nonno, d'estate, viveva vicino ai suoi alveari. Ogni volta che andavo a trovarlo, mi offriva un po' di miele. Un giorno, io passeggiavo tranquillamente tra gli alveari. Non avevo paura, perch il nonno mi aveva in-segnato che, per non essere punti dalle api, basta camminare tranquillamente. E poi, le api erano ormai abituate a vedermi; mi conoscevano e non mi assalivano.

A un tratto, udii in un alveare un ronzio strano.


Corsi dal nonno e gli dissi quello che avevo notato.

I1 nonno torn subito con me presso quell'alveare e


ascolt attentamente il brusio che ne usciva.

Da questo alveare

- disse - si

gi staccato

un primo sciame con la vecchia regina. Ora, nell'alveare, sono nate altre regine giovani. Per questo senti un simile brusio ...
- Ma che cosa sono le regine delle api? - chiesi.
-

Sono le api che governano - rispose il nonno. -

Senza regina, 1 y p i non possono vivere.


-

E come son fatte? - chiesi ancora.

- Torna domani. Le api sciameranno e ti mostrer la regina - rispose il nonno. - Ti dar anche un po' di miele

...

Quando il giorno dopo tornai, vidi nell'anticamera del nonno due ceste chiuse e piene di api. Per proteggermi contro le punture, il nonno mi infil la testa in una specie di cuffia e la fiss con una sciarpa che mi riparava il collo. Poi prese una delle ceste; tutta ronzante di api, e la port nell'apiario. Io avevo paura e mi nascosi le mani in tasca; ma avevo una tal voglia di vedere la regina che seguii il nonno senza fiatare. Giunto all'apiario, il nonno prese un tronco vuoto e

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vi avvicin una ciotola. Poi apr la cesta e con una serie di piccole scosse fece cadere le api nella ciotola. .Di qui, trascinandosi e ronzando, le api passarono nel tronco vuoto, che doveva essere il loro nuovo alveare. Ronzavano, si dibattevano, svolazzavano, ma il nonno, piano piano, le spingeva tutte nel tronco con una piccola scopa.
- Ah, ecco la regina! - grid a un tratto. E me la

indic col manico della scopa. Era un7ape con piccole ali, di forma molto allungata. Essa strisci con le altre e scomparve nel tronco. Rientrammo in casa. I1 nonno mi tolse la cuffia e mi diede un7abbondante porzione di miele. Quando ebbi finito di mangiare, avevo tracce di miele sul viso, sulle mani, sui vestiti.
-

I1 nonno ti vizia! - disse la mamma in tono di

rimprovero appena giunsi a casa. - Ti ha dato da mangiare il miele anche oggi, vero?

- Se il

nonno mi ha dato il miele, - risposi con

un certo orgoglio - perch ieri ho scoperto che in un alveare c7eranodelle regine e oggi l'ho aiutato a sistemare il nuovo sciame in un tronco vuoto

...

GLI ESCHIMESI

C' sulla terra un paese dove la bella stagione dura


solo tre mesi; per il resto dell'anno inverno. D'inverno, le giornate sono tanto brevi che il sole, appena levato sul170rizzonte,si corica e tramonta. Anzi, per circa tre mesi il sole non si leva neppure, e c7sempre buio. Anche in queste regioni vi sono degli uomini: gli Eschimesi. Essi non escono mai dal loro territorio; hanno una lingua propria e non comprendono le altre lingue. Di statura sono piccoli, ma hanno la testa piuttosto grossa. La loro carnagione non bianca, ma color caffelatte. Hanno occhi piccoli, capelli neri, naso poco sviluppat, zigomi larghi e sporgenti,
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Gli Eschimesi vivono spesso in case di neve, che costruiscono in modo curioso : tagliano la neve dura in forma di mattoni, collocano questi blocchi l'uno sull'altro e cos costruiscono i muri. Le finestre sono fatte con lastre di ghiaccio; le porte sono lunghe gallerie scavate nella neve. D'inverno, quando il vento fischia e copre le case di nevischio, in quelle case si sta bene e c' caldo. Gli Eschimesi si cibano con carne di renna, di lupo, di orso bianco. Oppure con carne di pesce, che essi pescano abilmente, col rampone o con le reti, nei mari polari. Cacciano gli animali con l'arco e ne mangiano la carne cruda. Non hanno n lino, n canapa, n lana, ma si vestono con pelli d'animali e si servono dei nervi degli animali uccisi per fabbricare le corde. Essi non conoscono il ferro. Per fare gli spiedi e le frecce, usano ancora le ossa degli animali. Donne e uomini, tutti vanno vestiti allo stesso modo. Le donne, tuttavia, ch vi mettono dentro i loro bambini. D'inverno, per oltre tre mesi, c' buio su tutto il paese. Ma d'estate il sole non tramonta mai, e non c' notte.

no stivali molto larghi, per-

. I :

( i - Primo libro

di lettura

. .:-a, . L & , : .

I CANI DEL SAN BERNARDO

La Svizzera e l'Italia sono due paesi confinanti. Le Alpi, una catena di alte montagne, separano i loro territori. Le Alpi sono cos alte che sulle loro vette la neve non si scioglie mai. Per passare dalla Svizzera in Italia, si devono dunque attraversare le Alpi. La strada valica il colle del Gran San Bernardo, e proprio lungo quella strada si trova un antico monastero. I monaci che lo abitano accolgono cortesemente i viaggiat un viaggio felice. Sul Gran San Bernardo, il tempo quasi sempre gio per la notte e pregano Iddio perch conceda loro offrono ad essi l'allog%J

78

cattivo. D'estate, le nebbie awolgono le cime e non si vede pi nulla tutto all'intorno. D'inverno, si scatenano violente bufere e la neve vi cade cos abbondante che spesso raggiunge l'altezza di tre metri. I viaggiatori, a piedi o a cavallo, vengono spesso travolti da quelle tempeste e muoiono di freddo.

I monaci allevano dei grossi cani che sollo stati addestrati per cercare le persone sepolte sotto la neve. Un giorno, una donna si recava in Svizzera col suo bambino. Improvvisamente incominci a soffiare una tormenta di neve. La tormenta era cos fitta e impetuosa che la donna smarr la strada, venne travolta e rimase sepolta sotto la neve.

I monaci, usciti dal monastero coi loro cani, rinveniiero la donna e il bambino. Riuscirono a rianimare il piccino e lo rifocillarono. La donna, purtroppo, era gi morta. La trasportarono in convento e la seppellirono nel loro cimitero.

COME UN LADRO SI TRAD

Un ladro, di notte, diede la scalata alla casa di un mercante e si introdusse nel granaio, dove il mercante aveva il magazzino. Prese alcune pellicce, qualche rotolo di tela e stava gi per andarsene, quando incespic in una trave che sporgeva dal pavimento e cadde a terra facendo un grande rumore. Il mercante ud quel fracasso sulla sua testa: svegli un servitore, accese la candela e s'avvi con lui verso il magazzino.
- Perch vuoi salire a vedere? - gli diceva il ser-

vitore' ancora mezzo addormentato. - Non c' nessu-

no lass

... Dev7essere stato certamente un

gatto

...

Ma il mercante non gli diede retta e sal. Quando il ladro sent che veniva gente, rimise al suo posto la mercanzia e cerc un luogo dove nascondersi. Vide un mucchio di foglie di tabacco e vi si nascose sotto. Ud entrare due persone che parlavano tra loro.

I1 mercante diceva:
- Ho udito il rumore perfettamente. Dev'essere

caduto qualcosa di pesante

...

I1 servitore ribatteva :
- Un rumore? Ma lo dicevo: sar stato un gatto,

oppure il vento

...

I1 mercante pass davanti al mucchio delle foglie


di tabacco, ma non not nulla.
- Eppure,
- disse

- mi era proprio sembrato di

sentire qualcuno. Mi sono sbagliato, ecco tutto. Ora sar meglio scendere.

I1 ladro ud che si allontanavano.


C<

Raccoglier il mio bottino >> pensava << e scender

dalla finestra. >>

Ma a un tratto sent un forte pizzicorino al naso: il tabacco gli faceva venir voglia di starnutire. Si tapp il naso e la bocca con le mani, ma il solletico cresceva. Alla fine non si pot pi trattenere e starnut. Il mercante e il servitore stavano ancora scendendo le scale quando udirono qualcuno che starnutiva in un angolo del granaio. Tornarono indietro di corsa. Cos il ladro fu scoperto e venne arrestato.

L'ELEFANTE

Un indiano aveva un elefante. Lo nutriva poco e lo faceva lavorare duramente. L'elefante fin col ribellarsi. Mise una zampa sul suo padrone e lo schiacci. L'indiano mor sul colpo. La vedova, tutta in lacrime, prese i suoi bambini, li gett ai piedi dell'elefante e grid: - Hai ucciso il padre, uccidi anche loro! L'elefante guard i bambini, avvolse il maggiore con la sua proboscide, lo sollev dolcemente e se lo mise sulla schiena. Da quel giorno, l'elefante obbed in tutto al fanciullo e lavor sempre per lui.

BOB, IL CANE DEI POMPIERI

Nelle citt cpita molto spesso che; quando le case bruciano, qualche bambino resti tra le fiamme. E non

facile salvarlo, perch, pieno di paura, egli si nasconde in qualche angolo e il fumo impedisce di vederlo.

A Londra, la capitale del171nghilterra,si ammaestrano i cani affinch salvino i bambini in caso d'incendio. Questi cani sono gli amici fedeli dei pompieri e vivono con loro. Quando brucia una casa, essi si slanciano tra le fiamme e portano in salvo i bambini.

C' un cane, di nome Bob, che ha gi salvato dodici bambini.

U n giorno, il fuoco si appicc a una casa, e, quando

84

i pompieri giunsero sul luogo, una donna corse disperata incontro ad essi. Con voce rotta dai singhiozzi, ella disse che nella casa c'era la sua bambina, di soli due anni. I pompieri mandarono subito Boh a cercarla. I1 cane si arrampic su per la scala e scomparve nel fumo. Cinque minuti dopo ricomparve : in bocca, stretta nella piccola camicia, teneva la bambina. La madre si precipit verso la sua creatura, e quando la vide sana e salva scoppi in un pianto di gioia. I pompieri, intanto, accarezzavano il cane e guardavano se era ferito. Ma Bob si agitava, si dimenava inquieto, finch riusc a sfuggire alle loro mani. I1 cane ritorn di corsa nella casa in fiamme e i pompieri, per un attimo, pensarono che vi fosse rimasto qualche altro bambino. Ma quando Bob ritorn fuori, tutti scoppiarono a ridere. I1 cane teneva tra i denti una grossa bambola di pezza.

IL VECCHIO NONNO E IL NIPOTINO

I1 nonno era molto vecchio. Le gambe non lo reggevano pi, gli occhi erano quasi spenti e non vedevano. Aveva perso quasi completamente l'udito e non aveva pi denti. Quando mangiava, il cibo gli colava lungo il mento.

I1 figlio e la nuora, allora, non lo vollero pi alla loro


mensa e gli servirono da mangiare dietro la stufa. Un giorno gli fu portato il cibo in una scodella; ma il nonno, non riuscendo a tener salda la scodella sui ginocchi, la lasci cadere e la ruppe. La nuora accorse e lo rimprover aspramente, dicendo che.guastava tutto, e aggiunse che, da quel giorno,

gli avrebbe dato da mangiare in una ciotola di legno.

I1 vecchio sospir tristemente, ma non disse nulla.


Un giorno, il contadino e sua moglie videro che il loro bambino si divertiva con alcuni pezzetti di legno, cercando di accomodarli e di metterli insieme.
-

Che cosa stai facendo, Michele?

- gli

chiese il

padre.

- Non vedi? - rispose il figlio. - Sto facendo


una ciotola di legno. Un giorno, quando tu e la mamma sarete vecchi, mi servir per darvi da mangiare

...

I1 contadino e sua moglie si guardarono sbigottiti.


I loro occhi si riempirono di lacrime. Essi allora provarono vergogna e rimorso per ci che avevano fatto al vecchio, e da quel giorno lo richiamarono alla loro mensa, circondandolo di ogni cura e attenzione.

L'INCENDIO

Era il tempo del raccolto. Tutti i contadini lavoravano nei campi e nel villaggio restavano soltanto i vecchi e i bambini. Una vecchia nonna era rimasta nel suo tugurio con tre nipotini. Ella aveva acceso la stufa, poi si era coricata. Siccome le mosche le ronzavano intorno e la tormentavano, ella aveva nascosto la testa sotto la coperta e aveva finito con l'addormentarsi. Una bambina di tre anni, che si chiamava Maria, trasse dalla stufa qualche tizzone, lo mise in una scodella slabbrata e lo port in un'altra stanza. La -stanza era tutta piena di fastelli di paglia, che sa-

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rebbero dovuti servire ai contadini per fare le corde. Maria pose la scodella coi tizzoni sotto i fastelli e vi soffi sopra. Quando la paglia prese fuoco, Maria corse tutta felice dal fratellino Cirillo, un frugoletto di appena un anno e mezzo, lo prese -per mano e lo condusse davanti al fuoco.
-

Guarda che bella stufa! - gli disse.

- L'ho

ac-

cesa io, da sola ...

I1 fuoco si propagava rapidamente, crepitando. In


un baleno la stanza fu piena di fumo, e allora Maria ebbe paura. Prese per mano il fratellino e lo trascin nell'altra stanza. I1 piccolo inciamp nella soglia, batt il naso e scoppi a piangere. Maria riusc a trascinarlo sotto il tavolo, dove i due bimbi si nascosero. La nonna, che non aveva udito nulla, continuava a dormire. Per fortuna Giovanni, il maggiore dei tre bambini, un ragazzetto di otto anni, si trovava in strada. Appena vide tutto quel fumo uscire dalla sua casa, si precipit dentro di corsa e svegli la nonna. Questa, alla vista del fumo e delle fiamme, rimase terrorizzata, dimentic i bambini e corse fuori a chiedere aiuto.

Maria, pallida e muta dalla paura, restava nascosta sotto il tavolo; Cirillo era accanto a lei e continuava a strillare, perch il naso gli faceva male. Giovanni ud il suo pianto, guard sotto il tavolo e grid a Maria:
-

Esci di l! Presto! Stai per bruciare

...

Maria usc, corse verso l'anticamera, ma ebbe paura del fumo e delle fiamme e torn indietro. Allora Giovanni apr la finestra e l'aiut ad arrampicarsi e a saltar fuori. Appena Maria fu in strada, Giovanni corse sotto il tavolo, afferr Cirillo e lo trascin verso la finestra. Cirillo piangeva, si dibatteva, cercava di respingere Giovanni con le sue piccole mani. Prima di riuscire a trascinarlo fin sotto la finestra, Giovanni cadde due volte. La porta dell'anticamera era gi in preda alle fiamme. Perci Giovanni non aveva altra scelta che far passare anche il fratellino attraverso la finestra. La testa del bambino era gi fuori, ed egli spingeva il piccolo corpo con tutte le sue forze. Ma il piccino, terrificato; resisteva, si aggrappava a tutti gli appigli con

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IL VIAGGIO IN C I ~

Mio padre stava andando in citt. Io gli dissi:


- Pap, prendimi con te!

- Che idea! - mi rispose. - Tu moriresti di freddo lungo la strada. Io mi voltai dall'altra parte, scoppiai in lacrime e corsi a rinchiudermi nella mia camera. Piansi a lungo e alla fine mi addormentai. Vidi in sogno un sentiero che usciva dal nostro villaggio e conduceva a una cappella. Mio padre camminava su quel sentiero. Lo raggiunsi, e insieme ci avviammo verso la citt. A un tratto, mentre camminavamo, vidi in. lontananza il negozio di un fornaio.

92

- questa la citt? - S, e la citt

chiesi allora a mio padre.

- rispose. Intanto eravamo giunti

al negozio. Nella vetrina vidi molti pasticcini appena sfornati e chiesi:


-

Pap, compramene uno!

Mio padre mi accontent: compr un pasticcino e me lo diede. Proprio in quel momento mi svegliai. Mi alzai, mi vestii, infilai i guanti e uscii di casa. Nella strada c'erano ragazzi che scivolavano sul ghiaccio, che correvano e saltavano, e anch'io mi misi a giocare con essi, finch fui tutto intirizzito dal freddo. Rientrai in casa per riscaldarmi, quando udii la voce di mio padre che era tornato in quel momento dalla citt. Gli corsi incontro tutto contento e gl chiesi :
-

Pap, me lo hai comprato un pasticcino?

...

S - rispose; e mi porse proprio quel pasticcino

che avevo visto in sogno. Allora fui preso da una tale felicit che saltai sulla tavola e mi misi a cantare.

7 - Primo libro di lettura

LA TEMPESTA NEL BOSCO

Un giorno, quand'ero ancora ragazzino, fui mandato nel bosco in cerca di funghi. Ne trovai in gran quantit e, dopo averne raccolti parecchi, pensai di fare ritorno a casa. Ma l:aria, quasi all'improvviso, si era fatta scura. Incominci a piovere e a tempestare, mentre il tuono brontolava lontano. Preso dalla paura, mi rannicchiai sotto un grande albero. A un tratto, un lampo saett nell'aria cos vicino e luminoso che chiusi gli occhi abbagliato. Nello stesso tempo qualcosa scricchiol sul mio capo. Udii uno schianto, un forte colpo sulla testa e caddi a terra svenuto.

Rimasi cos a lungo, immobile sotto l'acqua. Quando rinvenni, tutti gli alberi del bosco scintillavano, gocciolavano, mentre il sole gettava sprazzi di luce tra i rami. Gli uccelli cantavano. Ma il grande albero giaceva al suolo, schiantato e bruciacchiato; dal suo tronco si levavano ancora sbuffi e pennacchi di fumo. La terra, tutt'intorno, era cosparsa di schegge e frammenti di legno.
-

I miei abiti erano fradici; la testa mi faceva male.

Raccolsi in fretta i funghi, raccattai il mio berretto e corsi a casa. Non c'era nessuno. Presi uri po' di pane che stava sul tavolo, sedetti accanto alla stufa e mi addormentai. Quando mi svegliai, vidi che i miei funghi erano gi in tavola, cotti ben bene, e che i miei genitori si accingevano a mangiarli.
-

Li mangerete cos, senza di me? - gridai indi-

spettito.
-

E tu, perch dormi? -risposero i miei. - Vieni,

c' posto anche per te. Purch tu venga subito.

I MENDICANTI CIECHI

Quando ero piccino, avevo molta paura dei mendicanti ciechi. Un giorno, tornando a casa, ne trovai due sulla mia scala. Non sapevo che cosa fare: non mi decidevo a fuggire e non avevo il coraggio di passare davanti ad essi, perch temevo che mi portassero via.

A un tratto uno dei due ciechi (aveva gli occhi bianchi come il latte) si alz e mi prese per il braccio.
- Ebbene, piccino,
- mi

disse - ci vuoi fare una

piccola carit? Io mi divincolai e corsi da mia madre. Ella mi diede qualche moneta e un po' di pane da portare loro.

I ciechi furono molto contenti del pane; si fecero


il segno della croce e l o mangiarono. Poi, quello che aveva gli occhi bianchi mi disse:
-

Grazie, piccino! I1 tuo pane molto buono. -

Mi prese dolcemente per il braccio e ini accarezz. Io sentii dentro molta piet per lui; e da quel giorno rion ebbi pi paura dei mendicanti ciechi.

IL G A T T I N O

C'erano una volta due fratelli, un bambino e una bambina, che si chiamavano Basilio e Caterina. Essi avevano una gatta. In primavera la gatta scomparve. I bambini la cercarono dappertutto, ma non riuscirono a scovarla. Un giorno, mentre stavano giocando vicino al granaio, essi udirono qualcosa sopra le loro teste: erano deboli miagolii, piccole voci incerte. Basilio si arrampic subito su per la scala, fin sotto il tetto del granaio, mentre Caterina, rimasta gi, continuava a chiedergli :
-'

Hai trovato? Hai trovato?

Ma Basilio non rispondeva. Finalmente grid:


- Ho trovato! la nostra gatta! Ha tanti bei gat-

tini. Come sono graziosi! Vieni a vedere

...

Per tutta risposta, Caterina corse in casa, prese un po' di latte per la gatta e poi sal anch'essa sul granaio. C'erano l cinque bei gattini. Quando i piccoli incominciarono a sgambettare da soli e a sgattaiolare fuori dal cantuccio dov'erano nati, i ragazzi ne scelsero uno, tutto grigio, con le zampine bianche, e lo portarono a casa. La mamma regal ai vicini gli altri quattro, ma quello grigio lo lasci ai suoi figli. Essi lo nutrivano, giocavano e persino dormivano con lui. Un giorno, i bambini corsero a giocare sulla strada e portarono anche il gattino. I1 vento faceva muovere le erbe sul ciglio della strada; il gattino si divertiva con salti e capriole, e i bambini lo stavano a guardare ridendo. Ma poi videro nel campo certi fiori strani e corsero a raccoglierli, dimenticandosi del gattino.

A un tratto udirono una voce che gridava:


-

Qui! Qui! - e videro un cacciatore che galop-

99

pava sul suo cavallo, preceduto da due cani.

I cani, appena scorsero il gattino, si slanciarono contro di lui. Invece di scappare, il gattino si raggomitol, inarc la schiena, e col pelo ritto rimase a fissare i due cani che gli venivano addosso. La piccola Caterina, spaventata dai cani, gett un grido e si mise a fuggire. Basilio, invece, si precipit di corsa verso il gattino, giungendo un attimo prima dei cani. Egli si gett con tutto il suo corpo sulla bestiola, proteggendola cos dalla furia dei cani.
,

I1 cacciatore sopraggiunse al galoppo, richiam subito i cani e comand loro di seguirlo. Basilio allora si alz, si prese in braccio il gattino tutto spaventato e lo port a casa. Da quel giorno, non lo condusse mai pi sulla strada.

La mamma aveva comprato alcune susine per i suoi bambini, e le aveva messe in un piatto. Giovannino non aveva mai mangiato susine e si avvicinava continuamente al piatto per fiutarle. I1 loro profumino gli piaceva; egli aveva una gran voglia di assaggiarle. Quando Giovannino rimase solo nella stanza, non pot pi resistere : prese' una susina e la mangi. La mamma, prima del pranzo, cont le susine e vide che ne mancava una. Lo disse sottovoce al babbo. Terminato il pranzo, il babbo domand:
- Uno di voi ha forse mangiato una susina?

Tutti risposero di no. Giovannino divent rosso come

un gambero, ma rispose di no anche lui. No, proprio non ne aveva mangiate.

- Non bene che qualcuno di voi abbia mangiato


una susina - riprese il babbo facendosi pensieroso. Ma questo niente. La cosa pi grave che le susine hanno un ncciolo, e se qualcuno, non sapendo come si mangiano le susine, inghiotte il ncciolo, il giorno dopo muore. Io temo che succeda qualcosa del genere. Giovannino impallid.
- Io non l'ho mangiato, il ncciolo

- disse. - Io

l'ho gettato fuori dalla finestra ... Tutti risero. Ma Giovannino no, Giovannino non rise. Anzi, per la vergogna, si mise a piangere.

L A MIA P R I M A L E P R E

Avevo circa tredici anni quando i genitori mi affidarono a un brav'uomo, di nome Ivan, che aveva l'incarico di badare a me. Questo Ivan mi insegn molte cose. Fra l'altro, mi insegn anche ad usare il fucile. Se n'era procurato uno per me, pi piccolo dei fucili comuni, e quando uscivamo insieme mi permetteva di tirare. Una volta abbattei un corvo, un7altravolta una gazza. Ma era un segreto fra noi due e mio padre non ne sapeva nulla. Un giorno d'autunno, a casa mia, si aspettava uno zio. Era il compleanno della mamma e lo zio doveva veiiire a pranzo da noi.

Io lo stavo aspettando seduto sul davanzale della finestra. Di tanto in tanto guardavo gi nella strada. Pap attendeva nella sua camera e sentivo i suoi passi che misuravano la stanza in lungo e in largo. Finalmente vidi sbucare dal bosco una vettura tirata da quattro cavalli grigi.
-

Eccolo! Eccolo!

- gridai.

Mio padre guard dalla finestra, si mise il berretto e usc sulla strada per incontrare il cognato. Io gli tenni dietro.
- Buon giorno e benvenuto!

- disse mio padre.

Ma poich lo zio non si moveva, egli soggiunse: - Non scendi?


- No

- rispose lo zio tutto eccitato. - Prendi

piuttosto il fucile e vieni subito con me. Ho visto, laggi nell'erba, una grossa lepre. Se fai presto la pigliamo

...
Mio padre corse a prendere il fucile e si mise il man-

tello. Io salii in fretta le scale, entrai nella mia camera, staccai dal muro il mio piccolo fucile e mi calcai in testa il berretto. Appena il pap e lo zio furono saliti sulla vet-

tura, io mi arrampicai dietro, sul portabagagli, e mi aggrappai saldamente, tenendo stretto il mio piccolo fucile. Nessuno mi aveva visto. Quando la carrozza ebbe attraversato il bosco, mio zio ordin al cocchiere di fermarsi.

- Guarda laggi! - disse lo zio alzandosi e facendo segni a mio padre. - Non vedi tra i due solchi, al limite del campo, quella macchia bianca? A destra c' un ciuffo d'erba. Guarda a sinistra, a cinque passi vedi? Mio padre guardava, ma non vedeva nulla. Quanto a me, ero troppo in basso per vedere e inoltre dovevo stare nascosto. Infine, mio padre disse allo zio che vedeva la lepre. Scesero dalla vettura e si inoltrarono nel campo. Mio padre si teneva pronto a tirare; mio zio gli mostrava col dito il punto in cui la lepre si era rifugiata. Io, col mio fucile in mano, li seguivo a una certa distanza. Non vedevo ancora nulla, ma ero eccitato e contento, perch nessuno si era accorto di me. Avevamo fatto un centinaio di passi, quando mio

... Non

padre si arrest e alz il fucile per prendere la mira.

- No,

no, - lo trattenne lo zio - non ora: sei

ancora troppo lontano. Avanziamo ancora un po'. La lepre non si accorta di nulla. Mio padre obbed. Ma avevamo fatto pochi passi, quando la lepre, con un balzo brusco, si diede alla fuga. Finalmente la vedevo anch'io! Era una bella lepre, molto grossa, e aveva gi il suo bel mantello bianco del-

1" inverno.
Dopo un gran salto e una piccola corsa, la lepre drizz le orecchie e si allontan tra i cespugli a piccoli balzi. Mio padre mir, spar, ma la lepre scapp via. Allora mio padre spar un secondo colpo; ma la lepre continu a correre. Quanto a me, armai non pensavo pi a mio padre. Seguivo la caccia con tanto interesse che non capivo pi nulla. Bench mi trovassi assai indietro, mirai a mia volta e lasciai partire il colpo. La lepre fece un capitombolo, si allung per terra, agit le sue zampette posteriori e non si mosse pi. Non credevo ai miei occhi

.:.

Mio padre e mio zio si voltarono di scatto sbigottiti.

- Ma,

diamine, da dove sei sbucato? Cspita! E

che mira ha il ragazzo! Mi sentivo fiero di me stesso. Da quel giorno ebbi un fucile tutto mio e mi fu concesso di andare a caccia.

PERCH AMO MIO FRATELLO

Ho sempre amato mio fratello, com' naturale, ma lo amo ancora di pi da quando mi ha sostituito nel servizio militare. Ecco come andarono le cose.

A quei tempi, il servizio militare era obbligatorio


soltanto per chi veniva scelto dal caso. Si tirava a sorte,

e tutto dipendeva dal numero che veniva. Io estrassi un


numero sfortunato e pertanto dovevo prestare servizio. Mi ero appena sposato (non era passata ancora una settimana!) e non avevo voglia di separarmi dalla mia giovane sposa. Mia madre singhiozzava e si ripeteva tra le lacrime :
. -

- Perch devi partire, figlio mio? Sei ancora tanto

giovane! Ma non c'era proprio nulla da fare; e mia moglie si affrett a prepararmi le camicie, a procurarmi un po' di denaro ... L'indomani, infatti, avrei dovuto presentarmi all'appello. Mia madre si disperava. Al pensiero di abbandonare la casa, io sentivo una fitta al cuore. La sera, ci riunimmo per pranzare insieme, ma nessuno aveva voglia di mangiare. Nicola, il mio fratello maggiore, se ne stava silenzioso vicino alla stufa. La mia giovane sposa piangeva. Mio padre era seduto in un angolo, col volto corrucciato. Quando mia madre port la minestra in tavola, nessuno la tocc. Mia madre grid a Nicola di venire a mangiare. Egli si alz, si fece il segno della croce, sedette a tavola e disse :
- Madre, non disperarti pi. Partir io al posto di

Pietro. Sono pi vecchio di lui e sapr cavarmela meglio. I1 servizio militare finir presto e io torner a casa. Quanto a te, Pietro, abbi cura del padre e della madre

X - Primo libro di letturu

durante la mia assenza, e fa' in modo che non manchi nulla a mia moglie. Io mi sentii improvvisamente felice e mia madre non pianse pi. Ma il giorno dopo, appena sveglio, incominciai a sentirmi a disagio. Mi spiaceva che, per causa mia, mio fratello fosse costretto a partire. Dissi a Nicola:

- Tu resta a casa. Spetta a me partire e partir.


Ma Nicola continuava a prepararsi senza dir nulla. Anch'io mi preparavo. Andammo insieme in citt e ci presentammo tutti e due all'appello. Nicola rispose all'appello e contemporaneamente risposi anch'io. Eravamo entrambi sani e forti. Restammo l, in piedi, aspettando la decisione. Lutti e due fummo riconosciuti validi per il servizio. Mio fratello mi guard allora con un piccolo sorriso.
- E adesso? - disse sempre sorridendo. - Adesso

basta, Pietro. Non insistere. Torna subito a casa. E non rattristatevi troppo per me. Se parto, perch desidero partire

...

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PUGACIOV
Racconto di una zjecchia zia a mia nonna

Avevo circa otto anni quando andammo ad abitare in un villaggio sperduto nella provincia di Kazan. Ricordo che mio padre e mia madre, in quei giorni, erano inolto inquieti e facevano spesso allusione a un certo Pugaciov. Solo pi tardi ho saputo chi era Pugaciov. Egli era un brigante, e si faceva chiamare imperatore delle Russie D. Aveva raccolto intorno a s molti altri briganti e faceva impiccare tutti i nobili che incontrava, dando invece la libert ai servi. Si mormorava che Pugaciov e la sua banda non fossero molto lontani dal nostro villaggio:

112

Mio padre un giorno dovette partire per Kazan. Non poteva portarci con s perch il tempo era brutto e la pioggia aveva rovinato le strade; inoltre, proprio a causa dei briganti, le strade non erano pi sicure. Cos, mio padre e mia madre si decisero a partire soli, promettendo che sarebbero tornati presto a prenderci, con una scorta di Cosacchi. Noi restammo nella casa con Anna Trofimovna, la nostra fida governante. Vivevamo in una sola camera, nel seminterrato, e io rivedo tutto nella mia memoria, come se fossero passati solo pochi anni. Una sera, eravamo tutti raccolti nella stanza: la governante portava in braccio mia sorella e la cullava cercando di calmarla. Alla piccina doleva un poco il ventre ed essa continuava a piangere. Io, in un angolo, vestivo la mia bambola. C'era anche la serva, Peracia, e se ne stava seduta al tavolo con la moglie del sagrestano. Esse bevevano il t e chiacchieravano. A un tratto, incominciarono a parlare di Pugaciov, e io tesi gli orecchi. Raccontavano cose tanto terribili di quel terribile bandito, che a un tratto la governante alz la voce :

113

- Ma la volete smettere di raccontare tutti questi

orrori davanti alla bambina? E tu, Caterinetta, giunse rivolta a me mire


- vai

ag-

subito a letto. ora di dor-

...

Stavo appunto preparandomi per andare a letto, quando udimmo alla porta dei colpi. I cani si misero a latrare e nel cortile scoppi una tempesta di grida. La moglie del sagrestano e Peracia corsero a vedere che cosa stesse succedendo e tornarono subito indietro gridando :
-

lui! lui!

La governante non pens pi al mal di pancia di mia sorella. La gett sul letto e corse in fretta verso l'armadio. Ne trasse un piccolo abito da contadina, mi spogli completamente e mi vest alla buona in fretta e furia. Poi mi avvolse un fazzoletto attorno alla testa e mi disse :
- Senti, e sta' bene attenta! Se ti interrogano, di'

che sei la mia nipotina. In quel momento, udimmo nel cortile e nell'atrio il rumore di molti passi. A giudicare dal chiasso che face-

vano dovevano essere assai numerosi. La moglie del sagrestano corse verso di noi tutta spaventata:
-

lui! lui! Pugaciov in persona. Ha dato ordine

che si uccidano alcuni montoni perch vuol mangiare e inoltre vuole acquavite e liquori.

- Da' tutto, tutto quello che c'. Ma sta' bene attenta, ogni volta che sarai interrogata. Non dire che le bambine sono le figlie del padrone. Di' che i padroni sono partiti e che Caterinetta la mia nipotina

...

Per tutta quella notte non potemmo chiudere occhio.

I Cosacchi di Pugaciov, mezzo ubriachi, entravano e


uscivano continuamente. Ma Anna Trofimovna non aveva paura. Quando uno entrava gli chiedeva :
- Che cosa cerchi, amico? Qui non c' proprio nul-

la per te! Ci sono soltanto dei bambini e una vecchia

...

E il brigante se ne andava borbottando.


Soltanto verso il mattino riuscii a prendere sonno. Quando mi svegliai, vidi che nella stanza c'era un uomo che indossava un mantello di velluto verde. Anna Trofimovna lo salutava molto umilmente.

115

Egli fece segno con la mano a mia sorella e disse:


- Di chi quella piccina? - la mia nipotina, la figlia di mia figlia - rispose

prontamente la governante.
- E questa ragazzina? - chiese ancora indicando

me.
- anch'essa mia nipote, signore!

- Vieni un

po' qua, tu

- disse

l'uomo.

i?o tremavo come una foglia, ma Anna Trofimovna ini fece coraggio :
-

SU, va', Caterina, non aver paura.

Mi avvicinai. Egli mi fece una lieve carezza sulla guancia e mi disse :


- Hai un bel faccino. Un giorno sarai proprio una

bella ragazza. Poi trasse di tasca una manciata di monete d'argento, ne scelse una e me la diede.
- Prendila, - mi disse - e ricrdati di Pugaciov,

l'imperatore delle Russie! Ci detto, l'uomo usc.

I briganti restarono nella nostra casa per circa due

giorni. Mangiarono, bevettero, guastarono ogni cosa, ma alla fine se ne andarono senza appiccar fuoco alla casa, come succedeva spesso. Quando i miei genitori tornarono, seppero tutto quello che era accaduto. Essi furono felici di rivederci tutti vivi e non sapevano come ringraziare la governante per quello che aveva fatto. La premiarono concedendole la libert, ma ella non volle andarsene da casa nostra e visse con noi fino alla sua morte. Mor vecchissima. Da quel giorno, per i complimenti che mi aveva fatti il brigante, fui chiamata la << fidanzata di Pugaciov . Conservo ancora la moneta che egli mi regal; e tutte le volte che la guardo, ricordo i giorni della mia infanzia e ricordo soprattutto la mia cara governante, la buona e coraggiosa Anna Trofimovna.

COME IMPARAI A CUCIRE


Racconto della z i a

Avevo sei anni quando chiesi a mia madre che mi insegnasse a cucire. Mia madre rispose:
- Sei ancora troppo piccola. Non riusciresti che a

pungerti le dita. Ma io insistetti. Allora mia madre tolse dal suo cestino un pezzo di panno rosso e me lo diede. Poi infil un sottile filo rosso in un ago e mi insegn come tenerlo. Cominciai a cucire, ma non riuscii a fare i punti regolari: uno era troppo lungo, uno troppo corto, un altro finiva troppo vicino al170rlo,non prendeva la stoffa e lasciava aperto un grosso buco. Alla fine mi punsi un dito.

Non volevo piangere, ma storsi la bocca e la mamma se ne accorse.


- Ebbene? Che cos'hai? - mi chiese sorridendo.

Questo fu troppo per me, e scoppiai finalmente a piangere. Allora mia madre mi consol e mi consigli di andare a giocare. La sera, quando mi coricai, i punti danzavano ancora davanti ai miei occhi. Mi domandavo come avrei fatto a imparare a cucire, e la cosa mi sembrava tanto difficile che dicevo scoraggiata tra me e me: No, non imparer mai! . Ora, divenuta grande, non mi ricordo neppure come feci ad imparare; e qilando insegno a cucire a mia figlia, rimango sempre assai sorpresa nel costatare come essa faccia fatica a tener ben fermo l'ago fra le dita.

IL FIGLIO STUDENTE

Un giovane che studiava in citt fece ritorno in campagna, presso suo padre. Gli disse il padre: - Oggi si miete e si raccoglie. Vieni, prendi un rastrello e aiutami.

- Un rastrello? - disse il figlio, che non aveva voglia di lavorare. - Che cos' un rastrello? Sai, ho studiato tanto che non ricordo pi questa roba da contadini

...

Appena giunto in cortile, egli pose per sbaglio il piede sui denti di un rastrello che, raddrizzandosi di scatto, lo colp col manico in piena fronte.

- Ahi!

- fece

lo studente toccandosi la fronte. E

si ricord bene che cos'era quell'arnese, perch grid:

- Chi mai quello sciocco che ha lasciato qui il suo


rastrello?

FAVOLE

. La formica e la colomba . . . I1 cieco e il sordo La tartaruga e l'aquila . . La testa e la coda del serpente . . . . . La pietra I fili sottili . . . . . . La scimmia e il boscaiolo . . . . . I1 bugiardo L'asino e il cavallo . . . I1 CONO e i piccioni . . . . I1 contadino e i cocomeri L' orso. il leone e la volpe . I1 cane. il gallo e la volpe . I1 cavallo e il palafreniere . La rana e il leone . . . La scimmia e i piselli . . La mucca da latte . . . La cicala e le formiche . . . . I1 lupo e la vecchina La gallina dalle uova d'oro . I1 contadino e il cavallo . . . . . . I1 visir Abdul La divisione dell'eredit . . II fardello . . . . . T . due mercanti . .

. . . . . . . . . . . . . . .

pag .
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FIABE E LEGGENDE Topina. la ragazza-topo . . . . Filo di Canapa . . . . . . Pollicino . . . . . . . . . . . . . Babino lo sciocco La gente di Rucara e i bachi da seta I1 bambino trovato . . . . . . Si-Ling-Ci imperatrice della Cina

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. yag . 41 . m 44
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L'UOMO E LA NATURA . STORIE VERE I1 mare . . . . . . . . . . . . Dove va l'acqua del mare . . . . . . . La regina delle api . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Gli Eschimesi I cani del San Bernardo . . . . . . . . Come un ladro si trad . . . . . . . . L'elefante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Bob. il cane dei pompieri I1 vecchio nonno e il nipotino . . . . . . L' incendio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 'I1 viaggio in citt La tempesta nel bosco . . . . . . . . I mendicanti ciechi . . . . . . . . . I1 gattino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I1 ncciolo La mia prima lepre . . . . . . . . . Perch amo mio fratello . . . . . . . . Pugaciov . Racconto di una uecchia zia a mia nonna . . . Coiiie imparai a cucire . Racconto della zia . I l figlio studente . . . . . . . . . .

. . pag. 71 . . m 72 . . 73 . . D 76 . . D 78 . . m 80 . . 83

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