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Saggi

Storia, filosofia e scienze sociali

{
Ernesto de Martino

Morte e pianto rituale


Dal lamento funebre antico al pianto di Maria

Inmoduzione di Clara Gallini

rLq4 It ?ft VLY7


6)

Bollati Boringhieri

ß vDgv%'b9o\
Prima edizione nella <ßiblioteca di cultura
scientifica> r958' col titolo' Indice
anüco: døt tamento pasdno at pianto di Maria
M;;;;;;);';;;,;;;iî, ,,it *on¿à
r975
Edizione nell'<Universale scientifica Boringhieri>
;; ."dtit.-ì.;-dei titolo per espresso desiderio dell'autore
Nuova edizione nella collana <Saggi>> zooo
RistamPa ottobre zooz

r'1', Torino, corso Vittorio Emanuele II' 86


@¡ ,915
I diritti i riproduzione e di adattâmento totale o
parzlale rofiim e le copie fotostatiche) sono riservati
Stampat o
rsuN 88-339-r 258-z

e Giulio Palmie¡i
Schema grafico della copertina di Pietro Palladino

Stampato su carta Palatina delle Cattiere Miliani Fabriano


VT Introduzi.one, di Clata Gallini

Morte e pianto rituale

) Prefazione

7 Inroduzione

r5 I Crisi della presenza e crisi del cordoglio


r, Il concetto di perdita della presenza, r5 z.La presenza malata, z5
S.Lavitareligiosa come tecnica ptotettiva me'liattice di valori, 36 4'La
árisi del cordoglio, 4z 5. Di atune teorie psicologiche del cordoglio, 48

55 z. Il lamento funebre lucano


r. Giustificazione metodologica della pfesente indagine etîogÎ?irica,- 55
z. osservazioni sul metodo di raccolta, 68 3. stato attuale del lamento {une-
f,;rji i{?!¡'i i it!ï: e del Pianto, 78
f;Af\l"füt\JAL"l: tetto mediatore
iì ! jiillr/Í:: {lii"llrrliìl:
e ritorno irrela-
'jJ
- i rnv. tcr¡n 2

L1lliü1,i!liL /i )tìtìt{ì|\lY
rNDrcE
-roo
Il lamento funebre folklorico euromediterraneo Introduzionet'
3.
r. Lapresenzaritualedelpianto, ro4 z. Ebetudinestupofosa, planctasiffe- Clara Gallini
lativo e ordine della lamËntazione, ro8 3, La conquista del discorso pro-
tetto: la periodi zzazione åel planctas in ritornelli emotivi stereotipi, r 15 4. L^
.orqrrirà del discorso proterto: l'incidenza corale dei ritornelli emotivi, rzz
5. Là conquista del discãrso proterto: i moduli letterari, mimici e melodici, rz5
Z. Lu singolurjzzazione del áolore, r3o 7. Una lamentazione aI Caito, t35
8. DeliriJdi negazione e lamento, r38 9, Ritualizzazlone dei conflitti susci-
tati dall'evento luttuoso, r44

r jo 4.I Ítneruli åí Lazzaro Boia


r. Nota inffoduttiva, r5o z. Dal lamento delle donne alle fiabe dei fanciul-
lt, ,54 3.Luu.giu áotturna e i giuochi lascivi, 164 4' I1 trasporto dell'a-
b"tá iu -ó.t. alaline.tru e la ri;urrezione åiLazzato, 166 5, Annotazioni
conclusive, r75 concoffendo
È in utto una vitalissima ripresa di studi che stanno
Ernesto
r78 5. Il lamento funebre antico ullu ri.omposizione storico-critica della complessa fpy*{i
t. Riwahzzaziofl* delpbnctus, discorso pfotetto e sngolaizzazíone del dolore, r78 d. il;iti", di certo uno dei maggiori intellettuali del Novecento
a questo
z. Lamento, mito deÍ morto e rituale funerario, r9z 3' Furote, lascivia, fame italiano. La presente Introduziòne intende contribuire
e ¡ituale {unerario, zoo 4, Una interpretazio¡e di K' Meuli, zo7 5' Lo
lavoro.
scudo di Achille, zo9

2r4 6. La messe del dolore


r, Morte, lavoro e crtlítta, zt4 z. Protoagricoltura e cerealicoltva, z16 r. [Jn uotto uestito di gri,gio
3. Osservazioni metodologiche, zzr 4. Raccolto e passione dei ceteali, zz5
5. Raccolto e passione ðellino,237 6. Raccolto e passione dellavite, z4z
Ernesto de Martino, professore, oltre i
7. Analisi ierogenetica, 246
docente di storia delle religioni' Priv
zóo 7. Grandezza e decadenza del Pianto Antico
r. Il Pianto Divino z6o z. Lamento funebre e vita culturale
come modello,
in Grecia e aRoma, 275 3. Israele e la disi del pianto rituale antico, z8z iustamente riconosciuto dai giu-
4. La polemica üistiana, 288 5. Il declino del pianto antico
elaMatetDolo-
rosa, 298 dici del Viareggio che cominciano a are all'aldilà'

to il vincitote della
308 Epilogo iamo dalle cronache
ana)>, con la tv e la
32r Aggiunte
r. I ritotnelliasseverativi nel Napoletano, 3zr z. Una vatietà di planctus orchesffa del maestro Martolini,
rintale, 3zz 3. Intorno alle <definizioni> del lamento, 324 4. Traspo- con Fiorella Boni e i Rio Rita... Nell'atrio del Royal,
belle donne
sizioni del lamento funebre, 325 5. Un lamento Yamana, 1zB un cami-
;;;;ñ;e sfoggiano smaglianti sorrisi, Leonidapb'Repaci
.i.i- ¡i""co boiãato al coio, stile etnico, un <<alla caprese>>

33r Atlnnte figurato del Pianto * Ringtazio Vittotia de Palma


di accedere agli archivi de Martino
377 Bibliosrdfia tivamente laãocumentazione dell'
üi;;;;ñ;f*ito nel 1958 a Morte e pianto titøalc nel rnottd'o øntico'
IX
INTRODUZIONE
CLARA GALLINI

e di uasgressività di
i" O" mugico, segnale di impegno.politico z. La Primø receuone
costumi con*astivi;ll";;i"-?å.ff*r.t
i in terital e gabatdi-
ne>... Che la scena, lue:tt,:cen?'.
qYeY
sulla morte seppure altrut, dl

doveva convergere a rappresent


generalizzata felicità procurata
danni della guerra e I'imminente e
ài ãei nuovi consumi'
-ottdo
osservâto che il trasgressore sia

go per comPerarsi un vestito citazione.


Ëo--ou.nie. La cultura, da In quegli anni,la vi
stretto, e magati rimediato>> delle cronache che ne
afLatto zio in inteti Paginoni
vita, in varie tendenze Politiche - e
Aldo S schieramenti ideologici - co
nate di Morte e Piunto rituale, Pr
ste all'autote, che nonbanalizz

care, ed è una Persino inquieta


cità'in cui sembrano far tutt'
del premio
Del libto si coglie f interrog
posto dal brano åeiFtømrnenti
ttirio di Motte e Pia'nto rituale:
in presenza La domanda fa åa sfondo ad
si ffasforma
Appena evocat-o, lo spettro dello iettatore il lettore attraverso tutte
patla aivivi' e per i vivi)> con-
sciamanica: * un iiUi'o che davvero lica indirizz t^ a;qqvnto
cluderà 1'articolista
XI

CLARA GALLINI rNrRoDuzIoNE


x iustets wrcîil <<pro-
costruendoli entrambi comg 9ss:ri distinti
dustúalizzazione >>

sieme ad essi i vivi, ilanciatadal socio-


in modi Positivi' E una que-
e come tale comincia ad essere
varie testate, que-
restituirà i modi con cui deter- , in questo scor-
boom industriale
ne Procedono concretamente
-
minuziasi disPiega nella Prima iale contro lamenti
1, mente titolare un articolo
di Domenico
o cui si affermava che:
zi
Paiono Pur Lepremesse,di*rï:iffå'm:*:*'liidl,liÏ1'¿ü.:åî:'.",1îijÍ"î:'1;'
-i
di interio- iH J;å: iöã' ã,
;
i"r ziatii a e il I av o ro

iano domi- Ëïî?îti'å:tfi sserivano altre Pos-


rianto for " i"modi di misurarlo
però stesso evocati come
'olte
piano psicologico, era loro consentito
ficati. Sul -sembrano
tenza eUbílit¿r incommensurabili ri
di occuPare' , i in ltalia>
vissute in Più moderni contesti' S DoPo aver valorl artenzione
rare come <Atlantidi sommerse)> il ricorso a Freud t lotto, sugli
che rinvia a orizzontidi significat
;e>>, al termin-e della
sua
tà simbolica del lamento funebre c
bossentemente efosa dal cristianesimo, con la
sua nuova concezlone î,x'H11,îÏl:'::i3Ï suggerisce una compatazîo¡e
tra le
recensione, E-ilioît'vadio e <<i
illluä;Jåitu Áot... Ma non i cale' in ogni tempo e
mPromissori ne Pun- tematiche .'nt""l ;'iä;";i?i"'uti
ãti tot'tudini lucani
una crisi
ltura durante
ebte messo laParola sosni di w analizzan si del cordoglio di un
o era stato uno dei possibili titoli dei cordoglio>' Ma ona cultura - rimane
imo della marginalizzazione' soggetto di tal gen' bbe quanto meno pro-
positiva sospesa in un vuoto
L'autore sembrerebbe insomma sostenere I'immagine blematizzato'' .
di una modernità priva di ombre e fantasmi, nella
sua ruggiunta I
Diversa la Posizi
che nella sua entusia-
,ol.r, Le esorcismo contfo la morte, che :"î^'^;;,'
;;p"*t di op.rarã-t,ràl
,arebb. ruPPì.t.ntuto dalla I
stica recensione Po ÏîJl:Ti¿1i:::ï;i3
l'unica strada Petco '
alla ProsPetttr' ,a di un
Eppure ProPrio I'interrogativo ad esordio di Morn altro-mododi sentire'
biamo fare dei morti? - resta, superamento della proprlo
Iazione. E questo fu il Punto anch'esso Ut" p'ätn te alla
coscienza moderna' consiste
bro - Parve a tutti come cruc
Alf intertogativo si Pote lTrannelaconclusione'ílcontenutodellarecensionediSetvadiorispondeaitemiche
nel fondo
persin oPPosto' Non Poche ï'
i"¿i.ìi]'åj,,.,iä,r"*".u ui"ii"ãi; ,^'^ i,¡.si ãonset'a
de Mattino gu r'" '',
cettezze nelle sorti umane e Servadio (Roma)
tiniano, ma semPlificate e Pers
XIII

CLARA GALLINI INTRODUZIONE


XII nico' irriPetibile>>' ne indivi
di trascen- teresse Per il mito e
iI rrtorno
nell'opposto: ' '. un rifiuto di íd.ealizzarLa., åi superatla' e
1versl scritti da Dylan Thomas )>, e ne segnala I'autonomta
derla>. E cita,a questo proposlto,
in occasione della morte del padre' r ,.
entativo'
'oggi non sembra del tutto Pact-
^--
dentro di noi,
ñon_r.rso della -;¿. Liquidazione del morto
segretamente
.on rrt lavoro sbrigativo, ma dagli esiti fotse sempre
di Pietto Citati è un testo di conde, alle volte'
ãp.rä . iirt,rrUur,îi.'Lu'r...ntiäne col dolore, gli fa
eccezionale prrgnun u,degno di ricon
io per la
la suPerficie col-
f;;;;. iuníuche iimo"stra nellegg Martino
Úî zonasempre
come un precipitato di materiali tumult
una per-
al cui interno si
;;ì; iluïod.Àu di una crisi della cultura riti della morte e sul gtatðarc al rito come una
i;;ì;;;;h. rr.iq.rri"". sui significato deicentralítà nella società E a differe nza åîde Martino' sembra
;;;;"1;i, to dull'uppurente croùo della loro sorta di bene Perduto:
borghese'
--Gìt 1:- ,^ . .

ilrnondo magi.co_ scrive citati- è <<uno studio in cui si *^ ált"* la disperazione' e Ia sl splnge'
Ilritononpuònasceredallaciviltàåe||'understatenxentedeisentimenti.pro-
curati ed ambigui, 'i'*;i;;å¿t 'i
inåaga la sittazione-limite fra I'uomo la si mima, fino aI Parosslsmo'
e I'indistinto; la vitalità pura>>' E,
quas
Mattino avrebbe esplorato di 1ì a non
luisce u
entesimo secolo, che <ha rappre-
sto dramma>>' Ma questo - Pro-
entro cui si bilanciala ten-
i
ino, comunque fedele alla sua
Così'
fotmazione culturale ctociana e storicistica'
territori della follia, del puro dolore'
tti sempre presente' con I'altro occhio'
qu l, \' i,iu'ionale diven ta tazionale'

Citati è ra i Pochissimi,
sulla questione Per de Mar
libro: la teoria del mito e
lnâ ptzltica concfeta e ind
de[áricerca teorica demat
che dà molto da
scientifica di quegli anni è rrnr- gre.ve lacuna
riflettere.
(seppur- paruiale) correttez-
þuanto a Citati - con una certa
za _ lasua lettera ãe[a teoria demartiniãna del rito ne sottolinea
astorica che fa sì
la centralità ¿.f r"oá.11ã de[a ripetizione, <<chiave
xv
XIV CLARA GALLINI INTRODUZIONE

diazione simbolica. Che appunto qui ci fosse un nodo duro da risol- re la cosidd etta túaåe <<meridionalistica>
vere era uno dei compiti teorici che I'autore dí Morte e pianto rituale
il,i:H';f;tïr"J,;
doc.rm.ntario di cui si
prima ancora di suggerire al lettore doveva anðar ponendo a se
del forte investimento
stesso.
ncentrano i risultati di una mole
Come si vede, di matetía messa al fuoco ce ne fu molta. E I'am-
pia e non banale riso¡anza mediatica di cui Morte e pianto rituale di lavoro lungo e sistematico'
godette in quei giorni aveva innescato un dibattito, o comunque Ma è anche un libro eccenttico,
l'inizio di una riflessione, che avrebbe potuto incidere anche sul espositiva' Non
piano della ricerca antropologica. Effimera, quella suggerita dal <<classica>, in cui
Viareggio del r958 fu però un'occasíonemaîcatai non si tealizzò, <usí funebri> di
di fatto, un reale confronto di metodo, capace di innescare ana- a :uîa ttatlazione storica sistema
lisi, approfondite e pertinenti, sulla narua e le forme delle prati sva nat1.l'ta
che simboliche che si attivano nei confronti della morte di un essere serie di no
I

umano, ín una società data. essenziali,


Ne testimoniano le ulteriori recensioní pubblicate su riviste
scientifiche, o dívaÅa cultura, a ridosso dell'uscita del libro. Due
pregevoli critiche filosofiche (Carlo Azzimontie Carlo Tullio Altan)
- circospettala pÅm4 estremamente puntuale la seconda - ana- ante
hzzano il concetto demartiniano di <crisi della presenza>>, che, come
SPer
vedremo, si approfondisce e riformula in Morte e pianto ritaale.
ce lo
Si aggiungono le precise note di un antichista (Vittorio Cittí) e
quelle, più arruffate, di un noto sociologo cattolico (Francesco Cre- attivate nel cotso delf intero pro-
spi), che dopo aver elogiato I'analisi del compianto di Maria con- cedimento' fu a suo tempo perce-
e del testo
clude rivalutando il senso cristiano della morte e avanzando appelli
alla Fede alla Vetità e allaVita. E questo è tutto, o quasi. Con le erno di una discussione origina-
sole eccezíoni di Tullio Tentori e di Víttorio Lanternari (in interven-
anno da tutti indicato come molto
ti peralto assai rapidi) tacciono ptoprio i rappresentanti dei campi il fatto che il Primo Premio Via-
teggio venisse attribuito a un testo di saggistica lnon 1l i:":il:
e
più caratterizzantíla úcerca di Morte e pianto ri.tuale: gli studiosi
dopo 1I premlo
di etnologia, di storia delle religioni e delle tradízionípopolari. Il tírla. Wu solo la qlrafta volta - si rimarcava -
che non può non lasciare - come eufemisticamente si direbbe - assegnato all'oPera Postuma di
perlomeno perplessi circa certi abiti accademici... d'alti tempi. di Aituro CarloJemolo nel r94
a Vasco Pratolini) nel r955"' E
-fr*", .* t'i^pli-iitu-íírárchizzazione dei due generi, si ribadiva
3. Qaestioni di linguaggio ;iiä;¿'"Jt äã;;;;i iu ."ipo'.uta simbolica andavaoltre quella
del premio stesso' L'

Morte e pia.nto rituale è un libro indubbiamente ponderoso, ben .tpii-..ti in metito ,1t
diverso dalle altre due monognÍie (Sad e ruagia, La Tena del Ri- Í.aito aáespliciti app r. ,. ,, --t-o:
morso) che, in breve successione temporale, atriveranno a compor- ;dilt.h.iro.rarruno un consenso capace ditravahcare quegli stessi
xvII
XVI CLARA GALLINI INTRODUZIONE

schieramenti ideologici, peraltro così rigidi e definitori in tempi le racce, i detriti, come gli ideogrammi
dí guerra fredda. Provenienti da personaggi diversissimi quali Carlo suo inelese. Non è che de Martino non
Bo, Enrico Falqui, Leone Piccioni, Giancarlo Vigorelli, da un lato, li abbi"a impiegati al punto giusto' Ma
ouello che si dice un ricercatore e uno s
Gian Carlo Femettí, Carlo Salinari (uno dei più duri), dall'altro, teorica. La sua intelligenza è
queste posizioni critiche ci appaiono oggi forse anche segnali della
iur"..nt.
percezione di nuovi fermenti e non pacificate contraddizioni. Da Insomma, ci chiediamo con lui, un de-Mar '
esplo-
ratoredi <gåneri.onf,rrio, alla ricerca di un
pace di
un lato,l'erosione del campo letterarío dapate delle nuove forme
di romanzo-inchiesta così caratteristiche di molte scritture <<impe- rendere il s"uo complicato percepitsi come-m è Clif-
nÍlazio-
gnate)> di quegli anni poneva non pochi problemi, a destra come a si- ford Geert, u ,ugg
nate, ma Citati nèl
nístra. Dall'altro - ed è l'aspetto che a noi maggiormente interes- ervento
un¿uttdo oltre la co
sa -la stessa <<confusione di generi>> così evidente nella scrittura Viareg-
demartiniana poteva anche essere spia delle difficoltà inconrate gi", p* .Lti.á"rri ,. I'attitudine non sia
dall'etnologia e dalla demologia ítaliana ad aprirsi a nuove e più ãr.írrii.ru caratteristica di de Martino, ma piuttosto forse
<il più
attuah, problematiche, rinnovando dall'interno il proprio linguaggio. grande dei vizi modetni¡>.
Difficile, oscuro, per gli uni (Cesare d'Onofrio), iniziatico e pos-
sentemente evocatore per gli almi (Domenico Sassoli), il linguag-
gio demartiniano era l'aspetto del libro che parve più problema- 4. Riprese uitiche
tico, al di là della scomodità stessa del suo argomento. Persin owia,
I'analogía con l'autore della Scienzø ltuoua - opera cui ogni testo Riformulato in termini molto diversi da quelli di de Martino
del nosro studioso tibuta riconoscimenti quasi di rito - è pre- prescindendone dalla conoscenza -
- ma anche immeritamente
I'interrogativo sul ((senso della morte>> e
sente nei due ra i più attenti recensori di Morte e piønto ritaale at-
(Piovene e Citati), che non solo per ragíoni di mestiere dimosrano teggiarsitispetto al proprio e all'.altrui. ac-
di cogliere le problematiche novità del linguaggio di de Martino: .iãio com. uno dei temi dominanti nel di so-
una scrittura, con tuttala sua urgenza che preme sui più o meno fico e storico di buona parte della cultura europea - soprattutto
consolidati steccati tra saggistica e letteratura. Personalmente, di matrice ftancese - degli anni settanta'
ritengo che in questa così tipica e pressante inrusione dell'autore È appunto in sintomatica con
nel testo risiedano molte ragioni dell'efficacia - ota attrattiva on ressi per queste tematiche che un
repulsiva - di una scrittura che tende ad imporsi come fatto etico e pianto rituøle comincia a essere
e di comunicazione, al di 1à della severità dell'impianto metodolo- nãnt. al suo oggetto. La Preced
gico che la sottende. iiliii.-po.uäpor'"bb..oessere:^:f;";:;;:',u;i"l;;Il;:åt,
Segnale di una modernità inquieta, della scrittura di de Mar-
tino Citati coglie I'eclettismo come caratteristica più visibile:
Certamente de Martino dispone di una dote, molto felice, di invenzione
e di definizione metaforica. Meno consenso potrà suscitare la congestionata,
variopinta e barbarica congerie dei materiali linguistici con i quali è costruito
Morte e pianto rituale nel mondo antico. La psicanalisi, il marxismo, I'esi-
stenzialismo, Croce, la cÅtica letteraria, non manca nulla: ogni linguaggio che ra egemonia e subalternità cultu
ha lasciato a de Martino i suoi termini tecnici. Di questo mostruõso sac- st'ultima, di certo consona all'ottica de
cheggio, compiuto con una vitalità molto meridionale, restanto dappertutto a focahzzarcl'oggetto sottoposto al suo
xIx
INTRODUZIONE
XVIII CLARA GÄLLINI
di ffo-
di quella <<ffisi>> nuda e cruda, di cui de Martino riterrebbe
delle ragioni per cui in tutti quest e stotiche' Su questo nodo cen-
uurä 1. testimonian ze etnograiiche
e stratificato come Morte e Pianto oggi di
di striscio nell'ínteresse di una crit
itul. ,ur"bbe impossibil. îon convenire, se decidessimo.
in
che si attivano
condurre una ricirca sulle pratiche simboliche
dimensioni del testo, che oggi ci sembrano più considerevoli. possibili
,i*"ri""i di lutto . ài."i ii lamento funebte è una delle
-"i;;;;;;;
espressioni.
afia dellutto, che di recente si è esercitara su diverse
ur.. .rrlt,îra[, si sviluppa di fatto secondo metodi visibilmente
åi]1-u;ii; ãú.m di då Martino. Osserveremo anche che queste
o dell'Eu-
ricerche non concernono soltanto telreni extfaeufopei
arc a pratiche simboliche presenti
rooa rutale: Þossono farci accost
i;'.;;;;iJbáni d.[,n,rropa o degli Stati uniti, quasi a.indicarci
i;"ri*nr" di risposte forti e contrãstive fispetto a quell'occulta-
del morto, che da piùparti è. stato Teorizzato
-.;;; ã.il a figttarrorr.a
la prima analisi dell'espressione codificata delle emozioni e delle credenze ;;;.g". i.Tlu modernità 'La-rcaftàrisulta dunque molto
sui'defunti ... molto prima che, sotto l'influenza delle ricerche francesi, gli si passa
riorici ituliuni reinteg'rassero n.i loto campo di ricerca la-questione delle rela- óiJ..-pt.ssa e sfaccettat'', se dal livello del¡astrazione
zionitra i vivi e i morti - che è diversa da quella delle rappresentazioni ã q".i" ã.U'osservazione diretta dei comportamentiiumaÏ', i.q-:;
agll mtentl
della vita e della morte. stó quanto I'etnogtafia ci insegna e che pertiene anche
della
--- ricerc a dematiniana'
Lo stato attuale ãelle ricerche è però molto rivelatore della
distanzatemporale che ci sepafa
E appunto
llif.rim"ntå ul t.mpo mi sËmbr i approccio
ãlim .f Áetodo di qualsiasi stu che il testo
nei suoi
á;;;rirú"no vada åebitament e storicizzato, assumendo
."iäã"ri quella presa di distanzaprospettica, che mi sembra 1'at-
;;g;i"-."å più adeguaro per instaurare un reale confronto *a
noi - col nostro ,up"i. attiale - e coloro che ci hanno,preceduti
;4.* ,up"t. hunno ín vatia misura conffibuito a formate'
'Mo¡rte
e pianto rituale va dunque risituato nel tempo
e nello spa-
di per-
zio culturaje e restituito' per questa srada, a quegli ambiti
che l'autore tit.nn.'carattetizzanti ãel suo progetto
di
tineinza
(tq8¡) e daMaÅa Serena Mirto (tggo) rispettivamente per
mente
;i.*;;. Concordo c etnogtafia
. tr"¿io del rit i Portanti
di"ái"
questo progetto, i
quell'ori-
grläirrl¿i. ,ãlo ,n" tanza srorica ci consente di comin-
ciate a recuperare'
o collettivo, un cordoglio che è sempre socialmente e culturalmente
condizionato e che dunque non può mai manifestarsi nelle forme
xxr
xx CLARA GALLINI NTRODUZIONE

5. L' intenogøzione antroPologica

Corrisponde al vero I'osservazione atlibuita a de Martino da


vari cronisti del Viareggio che in Morte e pianto rituale siano con-
tenuti i risultati di diecianni di ricerca: sono i dieci anni che sepa-

<Studi e Materiali di Storia delle Religioni>> (tispettivamente nei


volumi åeI ryy-54 e del 1957) , ologia religiosa e storici-
smo assoluto e'Snricismo e inazio ella storia delle religi.oni,
XXÍI
xxII CLARA GALLINI INTRODUZIONE

storico-geografici dei paesi del Mediterraneo. Non senza ragione


questo capitolo è sembrato il più fragile sotto il profilo storico-
documentario. Ma è anche quello a più alto tenore filosofico' Invi
tiamo il lettore a ripercorrerne il pur breve esordio, con la sua pre- ii

gnante riflessione sui rapporti tta natuta e cultura e con la dram-


maticavisione di un essere umano che <<si costituisce come procu-
ratore di morte nel seno stesso del morire naturale, imbrigliando
in una regola culturale del passare quanto passa senza e contro
I'uomo>> (p. tr+).
Infine, Morte e pianto ri.tuale si avvia verso le nuove prospet-
tive di una tiflessione sugli scontri ideologici aperti dall'espandersi
del cristíanesimo, coí suoi diversi modelli culturali, peralro rima-
sti per secoli al livello di una performatività astratta e non concre-
tízzata. Da qui, l'insotgere di quelle dialettíche di <<comptomesso)>
tra ordini dí discorso apparentemente incompatibih,, che si esempli-
ficano nella splendida e convincente interprctazione del personaggio
medievale di Maria, rappresentata come lamentatrice. Irriducibile
a ogni <(compromesso>>, il lamento funebre delle donne lucane il primo problema che emerge, perché
segnalerebbe anche I'estrema marginalizzazione della sua platica. essere sot-
P
ale
vrfic reale della
d'alt ro lamento
6. L'intuizione (Tricarico, aprile t95z) ne'
^pp^
L'etnografia del lamento funebre che darà sostanza al secondo
capitolo di Morte e pianto ritaale è frutto di un lavoro lento e pro-
gressivo, in cui sono venutí a definirsi assieme temeni e ptoble-
matiche. La nostra ricosffuzione delle tappe di questa ricerca
intende restituire al testo demartiniano una delle dimensioni più
pertinenti alla materia di cui esso è plasmato.
Per avvicinarci a questa espetienza, ciÍaranno da guidala sag-
gistica e la pubblicistica del nostro studioso, integtate dalle sue
note, sia di campo sia dí lettura ed elaborazione critica. Raccolte
nell'archivio de Martino, dobbiamo a Vittoria de Palma il grande zionali delf incontro:
merito di averle radunate e conservate fin dai lontani inizi della to lamento, io non Potetti
loro prima stesura.2 questa gente fosse domi-
ofronda angoscia viscerale.
2 I mate¡iali delle ricerche sul lamento funebre sono conservati (con un ptimo o¡dinamento)
nei contenitori 7-r3 dell'Archivio de Mattino. Sinota sono stati trasoitti (daMa¡ia Rosa Vil-
lano) e studiati (nella tesi di laurea di Paolo Pace, Facoltà di Sociologia, Roma) i taccuini delle
Potenti motofi di ricerca, le emozioni agiscono positivamente
vatie ticerche sul campo in Lucania. ,olo u patto che non se ne decosffuisca per inteto la genesi cultu-
xxv
INTRODUZIONE
xxlv CLARA GALLINI

rale. D'ora in poi, de Martino avrebbe tenuto fermo il pregiudizio


inzíaleche veãrebbe nel lamento funebre non l'espressione di senti-
menti socialmente costruití, malamantf.estazione di angosce più pro-

sembrano contrastare con quanto I'orecchio ha appena captato:


mente valoriale'

(ottobte r95z)
Il della morte, I'opposizione tra orizzonti religiosí e oriz-
senso 7. La <spedi'zione lucana>>
zontilaici, i nessi p tto di
continua intenogaz Un'intuizione non basta
una ricetca. Non va da sé c
e non
solo in virtù di una
invece il <<senso della mort
mate-
ria di studio. Né va da sé che il lamento funebre vada studiato
in quanto pratica e per giunt a sitnboli'ca' Ipotesi e oggetto di una
ricerca si costruiscono assieme'
obte :'952, si muoverà seguendo
a ncerca - la Prima realmente
rire nuovi sensi al morire degli uomini.
Considerazioni sto-
con la collaborazione di Vittoria
ll'etnomusicologo Diego
ste tematiche, pas-
Il pianto di France- - sono già state da noi
che contengono ffa I'41-
sca Amtento per concludere con il parugrafo Il rnouimento operaio
e il costume laico dauønti alla morte: attfavelso gli esempi delle let- tro la trascrizione delle note di campo stilate sia åa de Martino
che da de Palma (de
tere dei condannati a mofte della resiste nza e di Gramsci alla madre, -'ilqp.Ji;i;;.ì;. raccolta
vi si esprimono fiduciosi appelli alla costntzione di un
a vasto raggio (sia ge etnogra-
costume popolare laico, sorpreso per cosl dire nel suo effettivo fici che allo studioso el' tanto
funzionamento iitituzionale: di un costume collettivo maturato perentro un
da essere poi destinatí a ffattamr
ocumen-
ben definito movimento unitario, prodotto della civiltà moderna, il movi-
timasta accaîtonata per qualche
mento operaio. tu"ion sulla omugia>> sarebbe
Ma ben presto accantonataogni ottimistica fiducia nelle magni-
;;; ;ril di essere tilizzataper_lastesura .'959' AItracapi
dei primi sei
ti¡i ¿i'Su¿ e møgia,libro che sarà pubblicato nel cosa
fiche sotti e progressive di un socialismo realizzato, quest'ultimo
f xxvl XXVII
CLARA GALLINI INTRODUZIONE
erano i lamenti funebri, in quanto documenti vivi, alla cui esecu-

Rileggerle ci aiuterà a comprendere la genesi di una problema-


tica strettamente connessa all'interpretazione della naiura di un
rito, per quanto esso ha di convenzionale. E contribuisce a risi-
tuare teoricamente íl pangrafo del secondo capitolo di Morte e
pianto rituale intitolato Osseruazioni sal nzetodo di raccolta, in cui
si riflette sulle condizioni di esercizio di un'etnoglr.Íia dellamento
funebre, pratíca riproducibile <artificialmente> proprio in virtù
della sua nat:ura rituale.,

8. Lø scelta (Lucania r9r)

cui si chiede un'immediata efficacia operatíva - e s'impone pef


una sua catica espressiva, dtammatica e diretta, |a cui interroga-
zione semb'jatociarcle radici stesse dell'umano. Isolarlo per com-
prendeflo significa forse poter raggiungere quel mome.nto elemen-
'tur",
t Da qui alla fine del paragrafo riprendo testualmente dalla mia Inroduzione a de Mar- u,r.orJ., itt cui si g"n.ta la costruzione simbolica"'
tino r995a, pp. 6z-64. Il ryy è I'anno cruciale che, proptio attorno a questa nuova
xxlx
XXVff CLARA GALLINI INTRODUZIONE

scelta prospettica, vedrà consolidars i alleanze, consumarsi distac-


chi. Ma varrà anche la pena di ricordarel'eÍficacia di momenti
di comunicazione intensa tra gli studiosi più prossimi a de Mar-
tino e che gravitano in.questi anni attorno al Centro etnologico
italiano da lui diretto. E questa la temperie che sollecit a un alfto
ricercatore, Franco Cagnetta, a patite per un'altra zoîa <<arcaica>>,
Orgosolo, nel cuore della Sardegna. Pubblicato nel r9j4 su <<Nuovi
Argomenti>>, Orgosolo antica presenta al suo interno anche un pic-
colo corpus di lamenti funebri, accompagnatí da un testo di de
Martino, a guisa di commentario storíco sul personaggio della attï
tad.ora e sull'istituto della vendetta.
In anni poveri, i costi di un soggiorno sul campo ne condizio-
nano forme e d:urata.I viaggi nel Sud di de Martino furono sem-
pre brevi, talora autofinanziati, taloru sulla scía delle esigenze di
altre ístituzioni che ne fornivan o i mezzi, consentendogli di rita-
gliarsi propri spazi all'interno di progetti di diverso genere. Con-
dizionamenti, dunque, che lascerebbero qualsiasi ricerca in balìa
della più rischiosa precarietà, se non fosse arginata da due sup- 9. Tre breui teneni (Lucania 1954)
porti fondamentali. Da un lato, una conoscenza pregressa, fatta
colo-
di frequent azio¡i e amicizie. Dall'altra, una ferrea pianificazione Deí tre brevi rerreni del ry54,i1 primo G5-23 aprile) nelle
è anche quello che
del lavoro da eseguire - cioè degli ambiti da esplorarc - in cía- ni. ulburr.ri della Calabria áiãUu-nurilicata
scuna delle occasioni. Queste sono appunto Ie caratteristiche di deve maggiolmente rispondere agli interessi di una committenza'
una ricerca che poremmo rassomigliarc a una patita di scacchi Ni;;;iËit;flndu åiÍiercnzacontenutistica dei taccuinilo red¿tti
- il gioco mentale preferito da de Martino - di cui uno solo dei ;;i.;;;"'da de palma e de Martino, risulta evidente spazio
più per_sonale
due partner abbia nelle mani la stategía completa. .h. lo siudioso cercò di Åtagliatsi aifini della sua
Gli anni della ricerca <<milítante>> possono dirsí ormai conchiusi. ,i.ã.*, r.r.rionando esclusivamente ínformazioni attinenti alle pra-
Ogni dialogicità si gioca sotto I'egemonia di una forte tenuta meto- tiche e alle ideologie funerarie'
dologica da parte del ricercatore. Ma nuovi piani si articolano, pur Il tereno successivo (8-r4 agosto) è diverso, decisament-e più
<demartiniano>> in tutto il suo impianto'
Luca-
senza problematizzaîsi fino in fondo. Quello del lamento funebre
è un mondo in prevalenza femminile, da avvícinare con estrema ;;;ilti¿ão. P.r buona parte già toc e del-
discrezione e grazie alla mediazione di una donna. Il lavoro di i;*t"¡.. t j5t, lr località pt.t..ltt - iano)'
ricerca lo farà aÍfiorarc, anche per rivalutarne la generulizzata fun- Váftit"i, Ráíondella, Colobrato, Senise, Roccanova, Sant'Arcan-
zione sociale. Ma se I'intero percorso lascerà diero di sé vuoti e g.iã - ,ã"o anche quelle che erano apparse le_più conservatrici.
interrogativi - oggi ne siamo più avvertiti di ieri - è anche per Láii..t.u si fa più sistematica e più sensibile alle connessioni tra
I'offuscamento della specificità di genere che caratterizzal'inten <<rito>>
- e <<mito>>.
procedura del teatro rituale del pianto. D.l lamento funebre è tutta I'esecuzione a Íarcioggetto di un'at-
Vista retrospettivamente, comunque, tutta la rícerca si caratte- tenzione mfuataa ricostruire le sequenze entfo cui si scandiscono
rizzaper una impressionante gradualità delle sue procedure. Sí inizia i;:;;i;];;;.ále, i canti' Emergonå i primi segnali di uno sguardo
xxxl
xxx CLARA GALLINI INTRODUZlONE

rivolto a scrutare entro le dimensioni psicologiche delle manife- jt luglio - z7 agosto t956)
stazionídel cordoglio. A loro volta, le pratiche del lutto, nella loro t. Lø ricerca fi'nale (Lacani'ø,
complessa scansione temporale, interessano come segni di un con-
testo al cui interno lalamentazione sí colloca in tutta la sua auto-
nomia formale. Sul versante <<mitico>>, si indaga sulle immagini
dell'aldilà e si raccolgono le prime nanazioni di incontrí inquie-
tanti coi defunti.
I gíorni della festa dei morti (3o ottobte - z novembre) risulte-
ranno i più approptiati per tornare in Lucania (Calvera, Seníse,
Roccanova, Valsinni) e continuare la raccolta di questo genere di
nanazioni. Ma il cimitero di Roccanova è anche I'osservatorio pri
vilegíato dove assistere all'esecuzione di un compianto, assieme
individuale e collettivo, che si rappresenta come il rinnovarsi di
memorie sopite nel corso di ttn'an¡ata.
Un ciclo può dirsi chiuso. Considerazioni storiche sul lnntento fune-
bre lacano, pubblicato su <<Nuovi Argomenti>> agli inizi del ry55,
ne presenterà i risultati, assieme alle prime ipotesi relative ai nessi
tra crisi del cordoglio, ritorno irrelato del morto e lamentazione
intesa come <<rito>. Il saggio testimonia anche che la prospettiva
interpretativa sí è nel frattempo estesa a comprendere la storia della
polemica ctistiana nei confronti del pianto <(pagano)>.

to. L'incontro con Constantin Br,ãiloiu (Rontania, ottobre r9j5)

Mediato dalla Associazione per i rapporti con la Romania, I'in-


contro con Constantin Brailoiou e il conseguente soggiorno di un zioni, banchetti funebri, ralvolta datate degli inizi degli anni üenta.
In Motte e pianto tituale,
testo
mese a Bucarest presso I'Istituto di Folklote mette il nostro stu- ã;;J;. 4 i rifetimenti Jmat"tiuti riiortati dal soggiorno.ruT:1o :,u.tili"3t! 1¡l
e alle pp. àe-e| riconoscimento del metodo etnografico di tsrailoiou',1Ïlt:,p..t:-
dioso a contatto con un'etno grafiapreziosa, di quello stampo docu- Carpitetla abbia mediato i rapporti 6a lo studioso rumeno e gli studiosr
¡"¡if"'Ëfr" Diego""pteciso
rta-

mentaristico di cui sí apprezzava il rigore delf impianto: liani. tramite lã Associazione per i tappotti tått lu Romuttiu' Nel rgsz Bta-iloiou
è a Roma'
nell'am-
registrazioni sonore,^ncora
fotografie, schede di osservazione. Perfetto, ffi;;;il Ur)'iïrøili j",ñl"ricanondiate: <<La collezione ttttùtenal¿ dell'IJxescondall'Acca-
;i;"i"fi ¿;f;;;; ,í;i'C;;tro Nazionale Studi di Musica Popolarc predisposte
sotto questo profilo, il dossier dei funerali diLazzarc Boia doveva ã.-ir-ñ"ri"r¡e di Santa Cecilia d'intesa con I'Accademia Nazionale dei Lincei e l'insigne
questo volume porta
apparire a de Martino - olme che utile integrazione all'etnogra- Ã;;;il;i; Ñ"rionale di San Luca> (Accademia Nazionale 196o' p' 268;
(ibid., p. z't) de Martino
;;t#;;;ñ;;i;;" du sr^il"i""). Nel quadro delle stesse iniziative
fialucana - un esempio di metodo, rcalnzabile solo all'interno di ;";'"fu conferenza lt p¡ilü t"rono e'i riti fønebri italiøni e stranieri. Quanto a Brailoiou,
contesti istituzionali molto diversi dai nostri.a l;;;;1".. irl"uo"u Foikto* masicale ve''àtradotto in italiano nel r978, a cura e con pre-
màssa di Carpitella, di cui vedasi già Folklote tomeno, del t955'
*;Si (ma atlibui
a I1 contenitore
9 dell'Archivio de Martino contiene le note di studio del soggiorno
.."råi"ull'¡,..t iuio á. fturti.ro una copia dattiloscriita, nonunafirmata relazione^ sugli usi
bil.u;".i"; i.d"r.o, u.di¿ã fte e pianto ritua-le, p. 68, nota r) di
rumeno, un fascicolo con traduzione italiana della ossetvazione dei funerali ðiLazzato Boia,
f"*[Jãîîir,f..i, S..""ldr, Mo¡tulbuno Jonico, Vãkinni, San Giorgio Lucano, Stigliano'
con sequenza ÍotograÍica, e infine una ventina di positivi con immagíni di funerali, lamenta-
XXXIII
XXXIT CLARA GALLINI
INTRODUZIONE

Questa forte dímensione visuale impronterà, più tardi, la stessa


costruzione delT'Atlante figurato del pianto accluso a Morte e pianto t z. L' interrogazione dell' etno logia
rituale. Anche di questo si ffatta nel libro I uiaggi. nel Sud di Erne-
sto de Martino, in cui si discut e, úal'aIfto, delle eventuali influenze onia di un lavoro mobile, in Pro-
warburghíane su una ricerca mírata, nella sua parte storico-icono-
-
grafica, alla rcstituzione di quella rcaltà rituale fatta di gesti e
di posture - che insisterebbe dentro (e dietro) la stessa immagine
figurata. La dimensione visuale si aggiunge dunque al percorso
demartiníano in una misura non secondaria al suo modo di guar-
darc al rito come pratica espressiva e comunicante atffaverso il ia rivelatori di nuovi ambiti Pro-
corpo dei suoi attori. blematici.
Vediamo ora piuttosto contenuti e direzíoni della ricerca sul "'-Ã1iririo doveva essersi persino profilataf idea di una ricerca
campo. La f.ormulazione di un <<questionario>> - che è piuttosto <<da tavolino)>
_ e non su mïteriali ètnografici - lungo,üna dire-
nella camera
una traccia di argomenti da approfondíre - incanala verso obiet- )ion" ull,incírca consona alla possibilità delineatasi della
tivi predeterminati e ristretti. Estrapolato da ogní altro possibile ilvaÅarc delle concezioni
ä;îúr;t" di Tricarico: studiáre
dato contestuale, il lamento funebre viene isolato nella sua speci- ;;. ó;. pdir. dell'archivio contengono due sresure abbastanza
immagine della
ficità e sottoposto all'osservazione delle sue componenti formali. simili di un pfogetro di lavoro per un; storia delf
offerte dalla visione
Si punta dunque sul piangere in quanto <(sapere)> (ma si cercano ;;;;;;^iá;ic"hità fino alle nuãv. prospettive risulta evidente che
anche tracce di un <<saper ridere>> che risulterà molto meno evi- i;1;;åJl; tlita. Dallascaletta deg[ ;gomenti su documenti
dente di quanto non fosse in Romania). Questo sapere va situato iîìi...* ri ,árebbe dovuta basãr. esclusivamente
comparab-ile a quella
rispetto a un duplice versante. Da un lato,Ia codificazione sociale: iãtt..u.i' dunque, ,rniid.u in qualche modo Hui-
ed ecco le domande sulla terminologia (trauaglio, trauaglione ecc.) .6-urr.u" datã materia all'Aitunno del Medioeuo Johan e chedi
specifica di questa e non di altre modalità del piangere, sul suo o in quegli anni, nel t953,
apprendimento, sui ruoli sessuali degli esecutori. Dall'altro, si insiste bel [6to di Alberto Tenenti sul-
molto sugli aspetti dinamici di un'espressione codificata del cor- ita nel Rinascimento, Pubblicato
doglio, leggibile a livello del corpo attraverso le varie posture e ai de Martino ha già decisamente
gestualità attivate nel corso del rito, e a livello della psiche delle tia delle idee.
attrici, nel vario oscillare tra depressione (attassarnento) e violenza, Un secondo progetto di ricerca rinvia a un panorama culturale
fino al raggiungimento di un particolare stato psichico, contesto diverso e assai -.nä uugo, si co rtestualnzainfattiUiTl:3t:l*';
assieme di astrazione e di prese di realtà.
La ricerca sul campo non avrebbe disatteso nessuna delle due cinquanta, nella
prospettive . Ma Morte e pianto rituale privilegerà decisamente la ologia e che già
seconda, rispondendo a:una scelta interpretativa di cui oggi pos-
siamo mettere in discussione tutti i limiti, ma che è stata comun- alla seconda edizione åi Mond
que capace di restituirci puntualmente - vísibili e udibili in cia- fondo, questo Piano di lavoro s
scuno dei suoí dettagli - le modalità costrurtive del <<discorso zione di un'etnologiarchgiosa, a
protetto > della lamen tazione Tucana. e sostenuto da Raffaele Pettaz
che si
tino, almeno per quellap^ftedel metodo storico-religioso
2
Y-
xxxlv CLARA GALLINI
INfRODUZIONE

proponeva di studiare <il legame tra regime economico e visioni


del mondo>>.u
Di recente, in Lø mia alleanza con Emesto de Martino (tggl),
Vittorio Lanternari ha ffatteggíato una attenta ricosruzione del
biennio 1953-54, da cui emerge il convergere di obiettivi accomu-
nanti, anche sotto il profilo della passione civile. Ma gli stessi esotdi
dell'etnolog ia lanternatiana sono impensabili senza il duplice rif e-
rimento aPettazzoni e a de Martino: le sue prime ricerche di etno-
logia compatata - a pafüre almeno da Orgia sessuale e riti di recu-
pero nel culto dei morti pubblicato in < Studi e Materiali di Storia
delle Religioni> (r953- 54), fino alla Grande festa, del r959, testo
introdotto datna Presentazione di de Martino - svolgono tutte
il tema delle celebrazioni dei defunti, per interpretarle in chiave
di crisi e di ríscatto culturale.
Quanto al progetto demartiniano di cui dicevamo, si tratta di
una pagina dattiloscritta, contenente un testo privo di titolo, ma
riferentesi a un'ipotesi di ricerca sulla <<paura del morto>> nelle cul-
ture primitive, specie australiane, con <<cenni> al folklore e al mondo
classico. La pagina, come sempre, non è datata, ma al reffo e ai
margíni vede appostívaúgrafismi e annotazioni manoscritte elen-
canti i brani registrati nel cimitero di Roccanova, dunque il z
novembre r954. Ricorderemo che in questa occasione si raccol-
sero diverse testimoni anze di quegli incontri coi morti tradízio-
nalmente rappresentati come ríschiosi per i vivi. L'appunto recita
nella sua pate iniziale:
Impostazione del problema. La pauta del morto nelle società etnologiche.
Caiattere secondario dei valori più propriamente morali e religiosi dell'im-

Lapauta del morto nell'antichità classica: cenni. Nel folklore: accenni.


Australia: Inumazione, esposizione su piattaforma arborea, cremazione e

6 L'omaggio aPettazzoti è ributato in una lunga nota (p.


5, nota r) nella prima versione
di La nesse del dolorc pubblicata nel 1957 in (Studi e Materiali di Storia delle Religioni>,
nota poi omessa in Morte e pianto ituale,
CLARA GALLINI xxxvII
INTRODUZIONE

sivo per questa prima vfuata


progetto etnologico, pur con- 13. L'i.ntenogazione sul
rito
no.
Ma, a questo punto, finiscono le tracce di un qualsiasi possibile
progetto etnologico. Il confronto col terreno, come realtàioncreta
da prendere in carico, pone di fronte a .ona alternativa radicale:
o una ricerca <da tavolino>> condotta su materiali raccolti da altri
oltr rnati,
fino un,e-
etta, ricer_

smo cogli anni la pro_


Ptia o doveinterrogare lo blocco di note di letture etnografiche di cui solo una pafte è sta-
se st tracce di una sto_ ta ftasfisanel testo (pp. ro7-o8), ma che per la loro ricchezza coÍt-
ria comune. tenutistica ci consentirà più agevoli riflessioni. Si ratta di un insie-
Dentro questo progetto si situa, a sua volta, la necessità di una me di traåtzioni di brani in cui, con sgaordinatia vivacità, i vati
tt^ delegabile. Nel osservatori descrivono le modalità di esecuzione delle lamentazíoni
zio te ind'agine etno-
al lucano in Morte

di dovuta, e razíonafue, compunzione. La principale materia di scan-


dalo è fornita dalla dimensione apparentemente fíttiziadi un pian-
gere, in cui si può entrare e da cui uscire a piacimento, alternan-
áolo con varie manifestazioni di socialità informale.'
ineludíbile per procurarsí <<una documentazione diretta che fosse Come si diceva, sono tutte tradtzioni prive di commento' Ma
adatta a rísporrdere alle nostre proprie domande e alle nostre pro-
c'è un indizio che segnala come 1o sguardo demartiniano punti oltre
prie ipotesi di lavoro> (p. 6ìJ
s I brani sono *atti da Brough Smith, Spencet, Spencer e Gillen, Taplin, Veddet: sono
t P9. queste ragioni non mi sembra si possa interpretare la scelta demartiniana in termini
. tutti autori non tilizzati nel testo di Morte e pinnto rituale ma citati nella sua bibliogtafia,
di tipudio, tout court, dell'etnologia (così per Severi 1999). cui rinviamo.
xxxvlII CLARA GALLINI )
INTRODUZIONE

liens) del rgzr Matcel Mauss avrebbe notato come I'enfasi


I'evidenza della mera convenzionalità dell'espressione codificata sulla
dei sentimenti: questi mateúali sono acclusi al dossier in cui si rac- delle Iamentazioni funebri fosse ormai diventata
coglie Ia documentazione del folklore europeo rclativa alla <disrai- "onipo"ruieità
j"uriTn <cliché etnografico>. La. sua analisi punta sul ric.onosci-
bilità della lamentatrice>. Se di convenzione si tratta, non vanno ii.t,o del carattere so"ciale di un linguaggio la cui convenzio.nalitàa
aff.atto da sé né le forme della sua manifestazione né i modi della ,rãn ora...bbe all'intensità dei sentimenti. Dovetosi, i richiami
sua gestione. È questo il primo indizio su cui si sarebbe esercitata Durkheim e a Hertz definiscono forme e limití di questa bteve
I'etnografia ltcana nel suo complesso, così attentamente indkiz- al versante psicologico di un'evidenza che,pt-oprio in
zata all'analisi delle condizíoní al cui interno si rende possíbíle "st.nrion.
due autori uurruirouuto una prima e importante definizione.
ã""rti
-'-
l'esercizio del <discorso protetto)>. Ri.ord.remo che il saggio fondamentale (la sua prima edizione
è J.i ,goz) di Robert llrrt, Contribation à une étude sar la
Alf incirca le stesse testimonianze etnografiche considente da repré-
de Martino in termini di <finzione rituale>> avevano però già avuto dall'analisi del <doppio fune-
,ri*r¡ín iáU"tt¡u, de lø ruort,partendo
altre interprctazioni.I riferimenti sono noti ed evidenti per il let- ,ãt.o p.uri. ato daiDayakdel Borneo, apre auna complessa inter-
tore di oggi: e rinviano a quelle interrogazioni sui rapporti tra emo- ;;;;Ji"". - un.h. in chiave compatata - della funzione simbo-
zione indivíduale e codice sociale che da tempo si erano svilup- íi.u . ,o.iule di queste e analoghé cerimonie, scandite su tempi
pate ín seno alla cosiddetta Scuola sociologica francese. che possono essere anche molto lunghi' Non
Nel quinto capitolo del terzo libro delle Forrnes élémentaires de gio viene oggi considerato come basilare per
la uie religieuse, che svolge il tema dei ríti piaculari, Emile Durk- ã misure in-cui le modalità espressive del
heim tratta ampiamente dei riti funebri, specie australianí, per tro- costuite alf interno di un dupÍce condizionamento: lo statuto
con-
vatvi, come elemento costante, <<il fatto che il lutto non è l'espres- sociale del defunto e la conveniionalitàdi un codice simbolico
sione spont anea di emozioni individuali >. La codíf ic azione sociale diviso.
risulterebbe , alTa fíne, come una sorta di involucro formale sovrap- Come grave lacuna - dalle evid plano
posto a un livello emozionale operante a titolo individuale e sog- metodololico - è stata segnal ata, e questi
gettivo e dal contenuto al limíte dell'inaccessibilità per un osser- autori dal panorama dei riferimenti ssenza
vatofe estefno. Questa intetpretazíone presenta di certo ivantaggio ua anziwtîo storicizzata e iscritta nella più generale vicenda della
di presetvarci dal rischio - che ha corso anche de Martino - di ,...rio"., assai limitata e selettiva, de1!a Scuola sociologica fran-
Lan-
interpretare gli altrui comportamenti in base ai criteri valutativi cese da párte dell'etnologia italianadell'epoca diPettazzoni,
dei nostri, per cui ad esempio le contadine lucane col loro gridare ternari Ë de Martino, Puó anche ( ssere letta come un rifiuto capa;t-
e strapparsi i capelli dimosterebbero un grado di sofferenza del bio, I che non disdice alf immagine corrente del nostro personaggio.
lutto assai più iãtenso di quanto tton prou.tebbe un settentrio- in un confronto differcnzíante che
nale borghese. Ma a mio avviso va anche sottolineato che la stessa ersità di orientamenti dei rispettivi
lettura durkheímiana si fonda sul presupposto, comunque sche- studiosi'e
matico, dell'esistenza di una coppia oppositiva di termini: inte-
riorità individuale, da un lato, ed esteriorità sociale, dall'alto, oppo- e Il saggio di Hettz vien

sizione che essa stessa ci risulta al contario essere íl prodotto di studi antropologici sul lutto,
zione del distacco dal morto
categorizzazioni pertinenti alla nostra più recente storia culturale. dal testo demattiniano è segnalata tta altri da
Posta in questi termíni, l'alternativa poteva anche essere capo-
volta, con gli stessi risultati. Nel suo breve e peraltro prezioso saggio di etnologia. Adriano Prosperi, nella sua Intro-
L'Expression obligatoire dcs sentimenß (fitaeh oraux fanéraires austra- e di Hertz (Hertz t994, p' xxxm) a proposito
r
XLI
XL CLARA GALLINI

Per de Martino, se mai esiste un rapporto tra emozioni e codice,


questo rapporto va visto in termini dinamici, nel senso che il codice
simbolico che si mette in campo nel corso della azione rituale non
è un dato, maunprodotto.La sua ricerca non tende dif.atto a indi-
viduare l'esistenza di un diretto e immediato condizionamento
sociale dell'espressione delle emozioni. È -orru piuttosto dall'in-
tento di poter rivelare quelle dinamiche costitutive del codice stesso,
che si celerebbero dietro e denro la sua espressione. Soprattutto,
in gioco non sono né emozioni né codici, ma <(presenze>>: cioè sog-
getti che lapratíca simbolica cosruísce assieme come esseri indi-
viduati e comunicanti. Questa è l'individuazione del senso e della
forrna di un rito.

14. Il lnuoro del lutto

Nel primo capitolo di Morte e pianto rituale, ffova spazío la rilet-


tura critica di alcuni testi fondamentali sulla psicologia e psicopa-
tologia del lutto, a pattire dalla vecchia (e amatissima da de Mar-
tino) casistica di Piene Janet e dal testo fondamentale dí Sigmund
Freud, Trauer und Melancholie (r9r5). Pensate quasi come un gan-
glio tra riflessione teorica ed empiria dell'etnografia lucana, sono
pagine di straordinaúaÍinezza, che mettono il lettore a confronto
con dimensioni a suo tempo assai poco frequentate, specie dalla
nostra cultura antropologica, ma che anche a una rilettuta attuale
risultano efficaci. Lo stretto rapporto di interlocuzione con la psico-
analisi e la psichiatria che carattetizza (in modi non ancora íntera-
mente studiati) la ricerca teorica di de Martino, si esplicherà nel-
I'intero cotso dell'analisi del lamento funebre lucano, in misure
decisive. Senza questa prospettiva, la stessa caratteristica di ritualità
del compianto rimarrebbe inesplicat^.ro
La dimensione psicodinamica inroduce un approccio inedito

di Le Peché et l'expiation d¿ns les sociétés primitioes osserva che questo studio rimase scono-
sci:alo aPettazzoni, che non ne fa cenno nella sua pur imponente bíbliografia di Lø confessione
dei peccati, Bologna t926. Herlz non è utilzzato neppure da Lanternari, nei suoi vari scritti
di cui al patagrafo r z della presente Introduzione. Le uniche letture critiche di Hettz che sinora
risultino dall'Archivio de Martino sono quelle ptesumibilmente postetiori alla ricerca sul lamento
funebre e pubblicate in Lø ffue del mondo,br. 324, concernenti il saggio sulla preminenza della
mano destra (con citazioni dall'edizione del r9z8).
r0 L'intetesse di de Martino per l'opera diJanet è assai ben a¡ahzzato in Batbeta r99o
-l-
XLIII
XLII CLARA GALLINI INTRODUZIONE

casistica dí pazienti occidentali - si piega dunque per de Martino


al7avaúetàdelle condizioni culturali del proprio esercizio. Per que-
sto la sua conoscenza, per quanto si diparta dalle premesse poste
dalle varie discipline della psiche, richiede il passaggio attraverso
acia.11
un'alfta ptocedura, che è quella áella
Gli aspetti formali della lamentazion resto,
dei vari riti del cordoglio di cui essa è pa come
di 15. Verso un'etnografia euroqea
il risultato di questo <<lavoro>>. Pertanto, la specificità questo
<<lavoro>>, coi relativi esiti, non consiste nell'eventuale adattamen- stro ricercatore su binari eccen-
to a vna qualche <<convenzione sociale>> - in un certo senso, già r due ragioni'
data - quanto piuttosto nella dinamica cosffuzione di una <(pra- tudio di-un a Pralt\c^ simbolica'
tíca simbolica>> che vede ingaggiati assieme f individuo e il gruppo' vicinata.
E neppure consiste in un semplice modellamento o rimodellamento la seconda ragione' SaPPiamo
di emozioni: è in gioco qualcosa di più complesso, che investe I'in- a discussione il camPo di un'et-
tera persona nel suo costruirsi come soggetto e nel suo rapportarsi
al mondo e. åi,äJ:î'::i?l#:ïil"*
Vera e o del Pianto si attiva dunque ettuale - 1o studio delle reti di
secondo u un codice sffatificato, che con-
e in atto:d1 s-oiq:Tlt^:i'-Tt
cerne nello stesso tempo il piano della psiche e quello del corpo,
pratiche 1
interagiamo neglt spazt dl unâ
""
iin quanto
dell'individuale e del sociale, del codificato e dell'istintuale' Rei- tradizione ata forlemtnte (ma non esclusi-
terata e varíabile, in tutte le sue diverse scansioni formali e tem- vamente) modellata dal Predomi
porali, lalamentazione si attiva grazie alla sinergia del gesto, della
Questa osservazione ravvicinata
þarcla, del canto, che rendono esprimibile I'ineffabile della con- ,ldrn u dell'enorme divario esi
ãizion. di <crisi della presenza>>. Singolare tecnica di induzione quali <modernità>> o <<postmodel.
,ï rrroduto come contitue ricerche di significazl:Li' i" un
e mantenimento di un particolare stato psichico della sua attrice, inces-
a sua volta I'esercizio del lamento funebre si tende possibile in o comungue
;;;i. iãrroro di rimodellamento di trame disponibili
virtù dell'ingresso oossibili.
di sogno e di rappr '"Ún ãpp.occio del genere P9ff+9 trovâre molte consonanze con
poralità esemplati. il tentativo d.mrrtiiãno ài uuui.inare la stessa realtà culturale
del lutto. del Mezzogiotno dei suoi temPi'
È d.rttq,r. sul piano sognante di questa destorificazione rituale funebre luiano, la cui modalità
che si ridiscutono tutti quei confini tra soma e psiche, tra gesto una memorialtnga, non viene t
eparola, stato di sogno e stato di veglia, i cui tracciati al conrario mini di <<relitto>> del Passato'
possono appaÅre meno labili agli occhi di una concezione stretta-
mente nzionaltstica delTa comunicazione sociale. Segnale assieme di ella rivista <Gradhiva> (rg99)'
per
attrazionee repulsione, questa sensibilità rispetto agli stati di ffance
aveva già trovato in varie tematiche del Mondo rnagico - sciama-
cr.."Ç1fJJ,,".år,"
11 Con piena

sentâto per de Marti


iïff;iï'å::T:ritll:,'å1n;
nesimo, medianità ecc. - un consistente terreno di analisi. Ma il metapsichica Present
xLv
XLIV CLARA GALLINI INTRODUZIONE

tutta I'interpretazione dell'etnograÍialucana di Morte e pianto ri-


taale - è sottolineata in modo molto esplicito in alcune note di
ticerca, a margine di una lettura del Manuel de folklore français
di van Gennep:
Giustamente il van Gennep
nega che occorre vedere nel lamento funebre
francese una soprawivenza dei riti funerari gallo-romani (così come il lamento
funebre lucano non è una soprawivenza del lamento funebre greco
verso la mediazione delle colonie della Magna Grecia, o di quello romano ^ttra-
attraverso 7a tomanizzazione della Lucania ecc.).

Per quanto indicato come <<pagano)> per la sua apparente anti-


tesi rispetto al modello proposto dal cristianesimo, íl lamento fune-
bre lucano si colloca dunque <<relativamente> a un universo cultu-
rale rispetto aI qroale preme con la sua richiesta di legittimazione.
D'alfta palte, senza quest a e altte scomode presenze, cattolicesimo
e persino modernità risulterebbero parole astratte e meri modelli
di una performatività priva di qualsivoglia forma di attuazione.
Lo stesso decisivo impianto della ricerc a lucana, che focalizza
una regione e il Mediterraneo come contesto, marcaanche la presa
di distanza forse più significativa rispetto a quel comparativismo
allatgato, su cui ancoratlovava sostegno il metodo diPettazzoni
e di altri studiosi a lui coevi.12
Viene così a delinearsi un modo diverso, più sottile, dí analisi
compalata, dove non ha più luogo í1 confronto tra grandi concet-
ttalizzazioni, come l'idea di Essere Supremo, la categoria di Festa
ecc. Con grande pefünenza Charuty (rp8Z) segnala, come una tra
le più impoftantícaratteristiche del testo demartiniano, l'apertura
nella direzione di una anmopologia del simbolico <<in cuí I'identi-
Íicazione dí un sistema dato rende legittimo il comparativismo>>.
È t.rttu una attenzione per il modellar"si di una precisa pratica sim-

12
La scelta di un in parallelo all' e n^agiL. c. c.
Pubblicato nel volume di Storia delle
La itaaliaà d.el lamento tegrazioøe, testi
del saggio è incentrata sulla
abile) vaglio delf interpreta-
i della dinamica storica degli
terranea. Ancora nel volume
xxvr di <Studi e Matetiali di Storia delle Religioni> viene pubblicata la recensione alla cospi
cua documentazione storica e folklorica raccolta da Kurt Ranke sul periodo di lutto rituãle
presso i popoli cosiddetti <<indoeuropei>. Detto per inciso, è in questa nota che compare la
prima citazione dat Franneøti di etica ðtCroce, poi collocata nell'es ordrc dt Morte e pianto ritaal¿.
Y- RIFERIMENTI
BIBLIOGRAFICI
XLVII

Riferimenti bibliografici Perd.itadetk preselrza e uisi del coldoglio, <Nuovi Argomentir>' 3o'
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Bori¡-
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di de Martino si rinvia ai saggi di vari autori 'o<8b
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SS r-¡
rg52
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f953

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ottobre, pp.7r-77.
-n*^il
Mond¿niaàecultutaalpremioViareggio,<GiornaledelMattino>'30agosto(SandroRicci)'
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gennaio-febbraio, pp. r-33.
3r agosto (Alfonso Gatto).
a955b de anûco come tecnica di reintegrazione, <<Studi n*rçi ¿" Maúino ind.icato cone il più degno del <Viareggio>' <La
Nazione Italiana>>'
di ?o asosto (Giovanni Grazzini).
r955c ht ili,'ì',äï;i.'r;,,'?J,i¿, e Materiari di sto_ frií."ï"1-¡"ìcri, e tuuo da ridere fia i cinque libù premiati a Viareggio, < La Nazione lta-
ria delle Religioni>, xxvr, pp. rz6-3o.
t956a Crisi della preseflza e rehttegrazione religiosa, <<Aut Aut>>,
3t, pp. r7-3g.
ry56b I d.ocumenti etnogrufìci eutopei sal lamento funebre rituare e il loii ualori stoico
religioso, in Atti dell'vn¡ congresso ixtemazionale d.i stoia delle religioni, Roma
r7-zj øprile 1955, Firenze, pp. 387-88 (riassunto).
r957^ stoicisno e inazionalismo nella storia dette retigioni, ( studi e Materiali di Sto- ter Mauro).
ria delle Religioni>, xxvrr, r, pp. 9r-ro7. lJn libro sulia morte ha uinto il prenio Viareggio, <<Paese Serar>, r" settembre (Franco
r957b La tnesse del dolore, <Studi e Materiali di Storia delle Religioni>) xxvrr, 2, Tintori).
pp. f-53. t,"r*øiá ¿, U"rtino batte narratori e poeti, <<L'Orar>, ro setternbte (Franco Tintoti, stesso
f957c Mito e ito, <Studi e Materiali di Storia delle Religioni>, xxvrr, 2,pÞ. r4r_43. articolo del e).
r957d 'edizione di quest'anno. La ponderosø opera di de Martino-ha
uinto
Dffisione di tn mod'ulo di lanentazione rituare, <Studi e Materiali di Storíu Sin}omi d.i deca
delle Religioni>, xxvrr, z, pp, r4ï-5o. i d.ae ntilion io viareggii, <sicil_ia del Popolo>, Jr âgosro (Leone Piccioni).
XLVIII RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
r ßfERIMENTI
BIBLIOGRAFICI
XLIX

Facciamo un bilancio del premio viareggio, < Popolo Nuovo >>, 3 r agosto (Leone piccioni,
stesso articolo del precedente). S¿
Dottrina e fantasia al xxtx premio Viaregglo, <II Giorno>>, z setembre (con foto).
Riti del d'olore in Lacania, <<Gazzetta del Popolo>, J serembre. contiene due testi: a, La critica a Morte e piut'to tituale
La nota del citico (Lorenzo Gigli) e un lungo estrato dal libro premiaro (con foto di 5-o6, pp' 79-90'
de Martino). i E' de Mattino,
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'^o;T
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G;l;;;", d'ItaliL' Mondadori'
.

l"tîe, i'it rr'Èor.po.lei an'annopotogia storica d'el Mezzogiomo


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E >di u nnata, <<Vie Nuove>>, settembre, pp. z6-27 (Carlo Salinari).
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rnorte e l'atnore d.ella uita nel Rirascintento, Einaudi,


PrcÍ.azione

o di questa stessa concezlone'


è caratteristico di ogil storlo-
avver-
nfluen-
oderno

morte, una scelta che in un certo


o attuale comportamento dinanzi
all'evento luttuoso'
Una ricerca concePita in una
essere condotta a termine senz
rali e di Persone, soprattutto
matetialã folkloríco' Siamo in
4 PREFAZIONE
Y-
PREFAZIONE

richieste, piegandosi alla ingrata,f atíca


nale per gli Studi di Musica Popolare presso l'Accademia di Santa fornirono le inf.ormazioni
Cecilia e al suo dírettore Giorgío Nataletti äiïinnouure davanti að.
a¡tí, nella forma del rito, il cordoglio per
non intendevano,
piere dal ry5o al 1956 una serie di esplora ii"r" -""i: strumenti, esse, di una scienzache un.umile.fibuto
lamento funebre lucano, awalendoci dell'att i'rii ìã-0" a1e tútavia p^gavano senza saperlo negli squallidi vil-
RAI-Tv e della guida di uno studioso del folklore musicale come Ít"iåfåi.l Þer queste pou.t. donne che vivono
Diego Carpitella. Se si tiene conro del fatto che le idee interpreta- ;:;iãir;..initi fraii Bràdano e il Sinni, non sapremmo disgiun-
tive fondamentali sul carattere e sulla funzione del pianto ãntico 'í!í, itnostro ringraziamento dal caloroso augurio che, se non esse,
'^i-r;.le loro {[[. o le loro nipoti perdano il nefasto privileg-io
j;;;;r; iî qualche.oru ùn dócumento per_ gli storici della
"..oru più alta disci
iiär.rigi"ta del mondo antico, e si elevino a quel]a irrilevante
che forma parte non del tutto della
I'Istituto di Folklore di Bucar "iir"ã.ipianto
Liu"ripurione economica, sociale, politica e culturale del nostro
tunità di studiare il copíoso lllezzogiotno.
l'Istituto stesso, e di consulta E.d.M
conservate nel suo archivio: un intero capitolo del presente volume Roma, 3o settembre r957

- í funerali del pastore Lazzaro Boia di Ceríscior nell'Hunedoara


(Transilvania) - è da considerarsi il frutto della cortesia con la
quale il direttore dell'Istituto, Mihai Pop, volle mettere a nosta
disposizione le schede relative, ancora inedite. Qualche cosa di
più di un ringraziamento dobbiamo alla signora Vittoria de palma
che nel corso delle nostre esplorazioni lucane condivise con noi

nasse sui propri lutti, e insorgesse di nuovo il lamento con tutte


le vibrazioni drammatiche e le particolarità concrete della reale
situazione luttuosa e della effettiva esecuzione rituale. per la scelta
e per l'ordinamento del materiale illusuativo raccolto nell'Atlante
Figurato del Pianto ci siamo awalsi in parte di alcuni collabora-
tori e collaboratrici, a cui va la nosra gratitudine .lJn fingrazia-
mento particolare dobbiamo al prof. Müller del Seminario slavo
dell'Università di Kiel, al prof. Milovan
alla dott. Tecla Dobrovits di Budapesr pe
pubblicazioni e monografie inmovabili ne
Ci sía infine consenriro di ingraziare qui pubblicamenre - e
non importa se questo ñngraziamento non raggiungerà coloro a
cui è destinato - tutte le contadine lucane chããi buon grado ci
Y-
Introduzione

In Naturalisruo e stoticismo nell'etnologiat f'a åa pafte mia, non


senza qualche tratto di giovanile baldanzae di scolastica
ingenuità,
iåt-,rluto il programmã di <<continuare a pensar-e'> -- quindi a
e
,uolg".. - lo stãricismo crociano sottoponendolo alla prova di
mondi storici dalla cui diretta er
era nato. Nel Mond'o ruagico'il
compiendo il tentativo di inter
àe[e cosiddette civiltà primitive, e il risultato píù apprezzabile della
ricerca fu la scoperta iellacrisi della presenza come tischio di non
esserci nel mondo
procedendo sulla
denti, immette la
p.r.(e abbandona il terreno delle civiltà primitive e toglie ad
äggetto di analisi storico-religiosa un determinato istituto del
ttiJ"do antico, ma anche a motivo di alcune importanti correzioni
I modifiche .h. ,oro state apporrarc alle tesi teoriche del Mond'o
møgico.
In un certo senso il presente lavoro si dispiega come un assiduo
commentafio storico-religioso ad un pensiero sui trapassati occa-
sionalmente espfesso daltroce neiFiammenti di etica: un assiduo
commentafio che ovviamente è da intendersi nel senso più attivo
possibile e che di molto oltrepassa il testo commentato. Ecco ota
il passo dei Frømrnenti':

1 Laterza, Bati r94r'


'z [Einauái, Totino rg4S; nuova ed' Bollati Boringhieri, Torino 1997]'
9
8 INTRODUZIONE INTRODUZIONE

come tale' è apPyntg questa


dentemente åalla situazione luttuosâ
i;;;;i;1^,i,achecispertat""Sïî:ï;îî j.:::.îfftåïTliiíl:
na morte, e al temPo stesso una

dobbiamo far Passare nel valore


arsi della eterna Íorza úge-
far Passare>> la Persona cara

i" d;låî,'l':îÏ?r
:*,î iïîÏi-
doglio o di lutto: ed è la <<varia
a ffamutare lo
eccellenza>> del lavoro produttivo e"differenziato
un
-ri."ri"" - p.r ..ri trrrii gti uomini rischiano di piangere <<ad

modo>> - in quel s aP e r Pianger


riawana. A questo Punto comi
blema storico-religioso della nost
In effetti questo passo del croce racchiude una esattissima e uma-
ruenti. di etica il Croce fa esPlici
nissima-verità: per grande che possa essere il dolore di una per- quali <si supera
liráirVtãJ¡án. . ¿i culto dei morti>> attraverso le fatica di
dita, sùbito si impone a noi, nèla piena stessa del dolore e con I'aspra
f" ti.ãrø,;.t¿."¿"f" "ggåitiuoo, cioè si avvia pef quânto occa-
farmorire i nos6i morti in noi' Questo acuto -
sionale _ pensiero ¿lcr*. -..ìt, di essere svolto e approfon-
Nel formu-
dito nella con$etezzadi una ticerca stotico-religiosa'
lare tale pensiero il Croce aveva presente soprattutto
la Íorma
.ïtriã"" àel crrlto dei morti, e in sôstanza spingeva al suo compi-
i:i:::äT1.ii
di Cristo vin-
orti dormienti in attes¿, di risve-
glioeinsegnòagliuominianontemereildefuntocomelarva'
per quanto
[ãi."ri""aä al m"assimo I,etbos áelLa <<cara memoria>>: e
vita, sia facendo nostra e continuando e accrescendo neil'opera
efåos vivesse per.entro il m i t o in un øl di là metastorico'
nostra la tradizione di valori che l'estinto rappresenta. Indipen- ã;;r; o dell'¿ I di là åel¡ ope-
e non ancora ri torr."ottevato al p e n s i e r
il non-
I
i^'l^ "^, ¿u aitpi.gu.. "t'u 'o'tu nella storia petvincere
da quel mito si
Croce, Frunnenti di etica (r9zz) pp, 22-24i cfr. pp. zr e rrr essere perennemeti. ,i,o'gtnte, innegabilmente
II
IO INTRODUZIONE INTRODUZIONE

svolse questo pensiero, per filiazione diretta e secondo itinerari in cordoglio, accompagnando I'atto con le seguenti parole:.<Que-
^r.
culturali dimo strabíli, D' altr a p arte I' inter pr etazíone del C roce non I iin"iriá ¿i "nu "ãova vita per te. Acqua, JayT vi3 i dolori e
vale soltanto per la civiltà cristiana, e per il cristiano culto dei morti, i" n*J di quest'uomo: tu devi dimenticare il tal dei tali, ed essere
ma può essere estesa atvtte le possibili civiltà religíose. AnziIa ín tal modo felice>>'t
più sicura conferma della sostanzialeverità della formulazione del (che Potrebbeto essere moltiPli
Croce sembra provenite addirittura dalle cosiddette civiltà primi- che nel compito di <<continuare
Passo del Croce' La nosra lon-
tive, dove i rituali funerari mostrano nel modo più crudo e diretto
il momento dell'oblio dell'evento luttuoso, o I'espressione simbo- ve, la maîcanza di una docu-
mentazione diretta relativa al loro passato, il carattere
equivoco
- -
lica nel rito come nel mito della separazione del morto dai
: inÍine i limiti inerenti alle mono-
viventi e della difesa dei viventi dalle funeste insidie del morto. ã"[o ,t.rro termine <<primitivo>,
Presso i Fuegini per esempio il tema dell'oblio trova espressíone o avvalerci quando manchi I'oP-
in numerosi tratti del rituale funerario. <<Niente deve ricordarci in loco,costituiscono altrettanti
più il nostro morto>>, dicono gli indigení:a e in conformità a que- aPPoggiarsi al materiale etno-
sto proposito immobilizzano íl cadavere affinché non torni come mulazione del Croce olre la
spettro a tormentare i viventi, cercando in vario modo di dissi- lla sensibilità moderna Per entro
mulare e di rendere írriconoscibile il luogo della inumazione, si Parte approfondimenti di
inibiscono di pronunziarc íl nome del defunto, bruciano la sua arcaico e con l'idealmente
capanna e gli oggetti che gli appartennero in vita, e così via.5 Fra Poi sino a noi in un vano conato
i riti funerari dei gruppi Aranda osservati da Strehlow ve n'è uno iario - debbono Partire dal certo
per al7ar-
particolarmente istruttivo a questo proposito: viene tessuto un cor- e dal vero della nostra atttale consapevole zza storiografica
direzione di quel pu*utoìnlturale più p.rossimo dal quale
done con i capelli del morto, e il fratello minore nel corso del rituale euiri
funerario pone uno dei capi di questo cordone in bocca ad un uomo,
".[u
írìi"iHa quale appatèniamo è nata per filiazione diretta.'
premendo I'altro capo sul proprio addome, dove cioè awerte I'an-
"tla
il'æp;;i";dimento chå .i proponiamo di eseguire si orienta così
goscia. Quindi l'uomo morde il cordone, a signifícare la cessazione in Àãdo del tutto naturale verso il mondo antico, e cioè verso le
dell'angoscia: la stessa procedura è successivamente ripetuta per
tutti i membri della comunità in lutto, prima con gli uomini, poi TJ.H.Steward,EtbnographyoftheoøensValleltPaiute,Univ'Califo¡niaPubI.amer,
Archaol. Ethnol,, vol. 23, n. 3, z96sgg' . , ,, . , \
con la vedova e infine con Ie altre donne.u Nelle lamentazioni ---^t^^i è da
icizzazio¡e della ricerca etnologica
|

rituali eseguite dai Paiute si rirovano espressioni di questo tipo: te viventi non rapplesentano affatto fasi
<<Questo era l'ultimo nostro parente. Era un uomo buono. Sia pos-
sibile per noi dimenticarlo... Addio, va' allatema dei morti, e non
tornare... Abbiamo fatto del nostro meglio per curarti: non tor-
nate a disturbarci... >> In particolare in un rito dí liquidazione del eI¡a
periodo di lutto viene versata dell'acqua sul capo di colui che è ente
men
ale c
aM. Gusinde, Die Feaerl¿ød Indüner, r Die Selk'nan (Mödling bei \)fien r93r) pp. 55o sg.
5lbid.., pp. 1,47 sgg.(legamento del cadavere), 55o (dissimulazione del tumulo), 566 (tabu
del nome), 552 sg. (bruciamento delle appartenenze).
6 C. Strehlow, Die Arard¿
u*d Loritja Stdmme in Zeøtrul-Arctraliez (Veroffentlichungen
aus dem stadtlichen Museum, Frankfurt a. M.) vol. 4, 2, Þp. 15 sgg. n. 4-5 ft942\'
t2 INTRODUZIONE
Y INTRODUZIONE
7)

antiche civiltà che si aÍfacciarono al Mediterraneo, o che comun-


que gravitarono verso questo piccolo mare così importante per la
storia dell'uomo. La civiltà cristiana si úattacca immediatamente
a queste civiltà, ed è anzi sorta come loro vibrante negazione pole-
mica: in tale polemica noi siamo aîcora in un certo senso impe-
gnatí, e ne portiamo il documento interno nelle nostre persuasioni
suoi eccessi Parossistici o Pet
e nei nosffi compoÍtamenti, nelle nostre avvetsioni e nelle nostre
avvenuto nel mondo antico -'
preferenze. Si tratta di un passaggio avvenuto una sola volta nella
itoria, e che vive nella nostra coscienza culturale come conflitto
fra Cristianesimo e paganesimo, e in particolare - per I'argomen-
to che qui ci interessa - come urto fta ideología cristiana e ideo-
logía pagana della morte. Per questa polemica creatrice e per questo
passaggio avvenuto una sola volta nella storia, le civiltà del mondo
iviltà cristiana, di füparteotga-
antico - per varie che siano - possono essere considerate come
un'unità storíografica vivente, come l'altro da noi da cui noi siamo
nati. Nel quadro di queste considerazioni si spiega perché la nostra
scelta è caduta sui rituali funebri del mondo antico, e sulle fíguta-
zioni mítiche che vi si ricollegano. Ttttavia al fine di úna mag-
giore individuazione storiografica ci è sembrata necessaria una ulte-
ríore delimitazíonedell'argomento. Fra i vari momenti degli antichi
rituali funebri spicca come loro nota costante il lamento funebre:
dall'Egítto alla Mesopotamia, da Israele ad Atene e a Roma il
lamento riveste una importanza ctsltutale di primo píano. In cia-
scuna di queste civiltà esso fu sottoposto ad elabonzioni diverse,
ritrova continua eco nella nostra
sollevandosi in Egitto al lamento di Iside e Nephthys per Osiride,
in Israele alle lamentazíoni di Geremia, alimentando in Gtecia la
riplasmazione dell'qpos, del commo magico e della lirica della morte, dere il modo col quale, in un a
e da per tutto collegandosi con determinatí valori politici e sociali
(lamentazioni collettive per il re o per il signore o per l'eroe). Ma
c'è di più: il lamento funebre rituale si collega saldamente, nel
mondo antico, al mito del nume che muore e che risorge, cioè a
uno dei temi più importanti delle antiche civiltà religiose del Medi
terraneo: questo rapporto è così organico da impedire di conside-
rare l'antico lamento per i morti al di fuori del grandioso orizzonte
mitico del nume morto e risotto, sia esso Osiride oTamûLz oBaal è di <continrate a Pensare)> un
o Adone o Dioniso o Kore, e quindi al di fuori del pianto rituale I'esoerienza cristiana Per e

e del giubilo che nel úto attualizzavaîo la vicenda mitica di que- lum.nto funebre antico si
sti numi. Nel che troviamo una conferma che íl pianto rituale rap- iä;Ë;.t .r.grri,tìde proposito e per rendere umanisticâmente
IA,
INTRODUZIONE

più pregnanteIorizzonte di consapevolezza culturale che quel


in I
pensiero è racchiuso.
Per awíare a soluzione il problema storico-religioso del lamento Crisi della presenza e crisi del cordoglio
antico, il primo compito della ricerca è di analiizare il coiãogho
come crisi, cioè come rischio dí <piangere ad un modo>,
rinun-
ziando a quella <<varía eccellenza d.i huãro o che differenziá
I Lodi
storici e culturali del saper piangere, e che consente diiialzarsi
dalle tombe, ridischiud.ndoti- ."tiu prt. con animo mutato
doveri della vita. una volta che sia staia preriminur..*. .orrãortu - ai
l'analisi del rischio umano di <morire con ciò che muore>>
in luogo
di <farlo morire in noi> trascendendolo uurot.,;;ä;i;'rg.-
volmenre essere affuontato il compito di".r ricostuirË q".lã-p*ti
colare pianto lamenl" i"i.Àiãáiri."
llplenzadel che si esprime nel t. Il concetto di perdita della presenzø
e che il cristianesimo soppiantò con la sua propria
sapienza, di
tanto più alra. La crisi del cordoglio è una malattia ed il cordoglio è il lavoro
speso per tentaîela guarigione: questa proposizione può, nella sua
owia genericità, essere considerata quasi come una vetità del senso
comune. Ma ci preme di mosrare qualche cosa di molto pirì pre-
ciso, e cioè che la crisi del cordoglio è un caso particolare di quel

senza e di <perdita> della presenza.


Nella formulazione di dieci anni ot sono quel concetto restò
infattiimpígliato in una grave contraddizione, almeno nella misura
in cui pretese di farsi valere come concetto di un'unit à pr ec a-
t e g o r i a I e della persona e addírittura di un'unità la cui conqui-
sta avrebbe formato problema storico di un'epoca definita, onde
poi, assicurata tale conquista, si satebbe mat:utata la condizione
fondamentale per la nascita dalle distinte categorie operative o
valori. La conraddizione non sfuggì al Ctoce, che nella sua memoria
Intorno al ruagismo corne età storica avvertiva non essere lecito
distaccare con un taglío netto I'unità dalle forme distinte in cui
sirealizza, poiché le forme <(non sono aggiunte a quell'unità, ma
sono l'unità stessa, onde a voler considerare questa per sé, reste-
rebbe nelle mani un'unità, peggio che inerte, vuota>.1 Pur con
1 Croce, Filosofia e storiografia (t947) p. zoz.
16 cApIToLo pRIMo r7
CRISI DELLA PRESENZA E CRISI DEL CORDOGLIO

diverso accento ed in una diversa prospettiva anche il paci ripe-


In una pagina famosa de La storia come pensiero e corne azione
teva lo stesso avvertimento quando metteva in rilievo che <la bar-
il Croce considera I'ethos non più come una distínta forma del cir-
bariesempre minaccios a,l'idradi Lerna vichíana, è proprio la per-
colo spirituale, macome la potenza suprema che promuove e regola
dita delle categorie che costituiscono I'uomo nella sua itoricitã>.,
la stessa distínzione del vario operare umano, opponendosi <al
Effettivamente una critica del genere è, nella sostanza, ineccepi-
disgregamento della unità spirituale>>.a In rapporto a questo suo
bile. Il croce aveva ragione: il <taglio> è davvero impossibile nel
importante tema di pensiero la filosofía del Croce è apparsa ad
senso che si possa immaginare un'unità che non sia in aìto di distin-
un suo commentatore una <<teoria della potenza etica>> dominata
guersi secondo determinate potenze culturalí del fare, e che non
dal senso di una costante immanenzadella morte e dalTadrammatica
sia - in quanto unità di una presenza sana questa stessa ener- - tensione fra l'<<energia delfarc>> e il rischio di un assoluto non-fare,
gia di oggettivazione formale fondatrice di civiltå e di storia. Ancor
cioè di quel nulla <<che si manifesta nel travaglio sterile, nell'acci-
qreno - per conseguenza - è lecito immaginare una asffatta unità dia inconcludente, nel vuoto smarrimento>.' Il passo dei Fram-
della persona che formi problema storico a sé: non si comprende
menti di etica che in un certo senso è la guida ideale della presente
infatti di che e come sarebbe diventataunità, placandosi nËl risrrl-
ricerca appartiene alla stessa tematica, poiché <il far morire in noi
tato di una reale risoluzione culturale. Acutamènte il croce poneva
i nostri motti>> è appunto possibile mercé del dispiegarsi della ener-
in evidenza che il <riscatto>>, nel modo in cui veniva prospettato gia etica con la quale si supera lo <<sffazio>, e sollevandosi al mondo
nel Mondo magico, finiva col ríuscire inisolvente e fittizio, e che
dei valori si domina f insidia della dispersione e della follia. Ora
i protagonisti del supposto dramma - cioè gli operatori magici e questo ethos coincide con la presenza come volontà di essercí in
i loro clienti - si dibattevano <<nella stessa vitalità inferma .-.i..u una storia umana, come potenza di trascendimento e di oggettíva-
che, col dar dí volta in sulle piume, scherma il suo dolore>.r
zione. E inÍatti norma costitutiva della presenza I'impossibilità di
Tuttavia se è vero che il <taglio> dell'unità della presenza dalle
restar-immediatamente immetsa, senza lume di oÅzzonte formale,
categorie del fare significa I'annientamento della rt.rra possibi-
nella semplice polarità del piacere e del dolore e nel gioco delle
lità di esserci in una storia umana, e se è sommamente conffaddit-
rcazioni e dei riflessi corispondentí: se vi sí ímmerge, dilegua come
toÅala pretesa di voler distendere in una immaginaria storia cultu-
presenza. La meta vitalità che sta <<cruda e verde>> nell'animale
rale questo nulla della cultura e della sroria, il iischio dí tale
e nella pianta d e v e nell'uomo esser trascesa nell'opera, e questa
annient amento esi ste, dispiegandosi in tutta Iasuapotenza energia di trascendimento che oggettiva il vitale secondo forme di
nelle civiltà cosiddette prímitive, e riducendosi via via ed assu-
coetenzaculturale è appunto lapresenza. Esserci nella storia signi-
mendo modi meno aspri e più mediati con I'innalzarci della vita
fíca darc orizzonte formale al patire, oggettivarlo in una forma
culturale: il che appunto ammetteva il Paci. Il rischio radicale della
particolare di coerenza culturale, sceglierlo in una distinta poteîza
presenza ha certamente luogo, un rischio che non è la perdita imma-
dell'operare, tascenderlo in un valore particolare: ciò defínisce
ginaÅa di una immaginaria unità anteriore alle categorie, ma che
insieme la presenza come ethos fondamentale dell'uomo e la pet-
ben è la perdita della stessa possibilità di mantenersln.l processo
dita della ptesenzacome rischio radicale a cui I'uomo - e soltanto
culturale, e di continuarlo e dí accrescerlo con I'energia diello sce-
l'uomo - è esposto.
gliere e dell'operare: e poiché il rapporto che fonda la j-toricità della
p,îesenza è lo stesso rapporto che rende possibile la cultura, il rischio
Il trascendimento operativo che fonda e defínisce la presenza
possíede un ordine ideale, nel quale lavitalità non sta maí come
di non esserci nella storia omana si cónfigura come un rischio di
fotma, ma come matetia: come materia trascesa nella coerenzacttl-
intenebrarsi nella ingens sylua della natuta.
2 E. Paci, Il nulla e il prcblema dcll'uomo (t95o) p. tz6. a Croce, Lø storia come pensiero e come azione, pp.
i Croce, op. cit,, p. zo3. 42 sEE.
t C. Antoni, Commento a Ctoce (t95) pp. r44 e r5o.
18 cApIToLo pRrMo CRISI DELLA PRESENZA E CRISI DEL CORDOGLIO 19

chi pretendesse di chiudersi nel possesso dell'economico e di restrin-


gere l^ vita culturale a questo semplice cominciamento o condi-
zione inaugurale del viver civile, non riuscirebbe in realtà a man-
tenersi neppure nel suo regno, che ha valore autonomo solo per
entro un movimento che sospinge a valicarne i confini. L'etbos ðella
presenza siinnalza così dall'economico alla poesia e alla scienza
e allavita morale dispiegata e consapevole di sé: salvo poi a tor-
nare all'economico, che non cessa mai di riproporsi, poiché mai
il distacco dal vitale può essere definitivo. Etuttaviaví torna con
nuove fotze, accumulate nel vario operare e pronto quindi ad un
e storicamente modificabile, di produzione di beni secondo regole
più vigoroso sforzo di economica coetenza, capace di realizzarc
dell'agire, la vitalità si risolve nell'economia, eIa civirtà umafia
con maggiore efficacia il padroneggiamento della vitalità naturale
nella sua ímmediatezza. Questo è il circolo, o meglio la spirale,
della vita culturale, che ha il suo cenro nella presenza come potenza
di oggettivazione formale e di liberazione dalla <vitalità inferma
e cieca>>: circolo o spirale che è progresso, perché è incremento
dell'ethos nel suo civile realizzarcí. Senza questo etltos delJ.a pre-
senza non vi è cultura: e non soltanto diventano inconcepibiJi poesia
e scienza, ma anche 10 stesso distacco dal vitale inaugurato dall'e-
conomico. Senza questo ethosla più elementare invenzione tec-
nica dell'uomo, per esempio la f.abbÅcazione di un'amigdale nel
paleolitico o I'agticoltura primitiva alla zapp^ nel neolítico, non
ävrebbero mai pltuto vedere il loro giorno Ãela storia umana. È
inf.attiquesto ethos che ci sospinge aÍ.arci coraggíosamente procu-
tatori di morte nel seno stesso del biologico morire, e che in ciò
che passa senza valote - cioè senza il nostro concorso e conffo il
nostro sforzo - accende quell'energia di rascendimento formale
col venir meno della quale I'umano operare resterebbe senza voce
e sefiza gesto, panlizzato dall'angoscia.
ó La confusione
seguente passo
fra vitale ed economico (o tecnico-economico) è palese per esempio nel
dell'Antoni: < Esercitando la sua intelligenza e Ia sua diligenza n.l p..f.áonur.
E tuttavia proprio questo ethos che attlaversa il mondo degli
gli strumenti della sua recnica, l'uomo si solleva dalla pãssività e dall'ineizia uomini generando lavaúetàdelle civiltà e degli istituti, degli ingegni
J.lu,'* .rìrr.rrru
naturale. Sul piano srrettamenre economico, per effeito del semplice bi."g;;;õ;;-ãi.,"""o e dei geni, e sollevando ben in alto l'umano sull'immediatamente
non awerrebbe, ché anche la pigrizia è vitaliià ed economia, .lä è ut.hj,uúitu¿ine
quio alla tradizione> (Antoni, Commento a Croce, p. r93): dove, p..un
el,oss.- vitale - proprio questo ethos può esser raggiunto dalla catasrofe
uoro,î-iniru*r.d.
il distacco dalla vitalità chel'ethos rearizza mediaÁtiluí6.r.n"ui".ni.o-."o.oÁica, e per
un
e patire un morire incommensutabilmente più grave di quel morire
alt¡o verso si confonde vitale ed economico, atttibuendo a quest,ultimo rnu i.r.iriu
che è propria della vitalità animale e non della coerenzâ cultu¡ale
*itorul. naturale che condividiamo con gli animali e con le piante: qui si
stic inceftezza del croce e dei suoi discepoli a proposiro del vitale""o"orni.ì.Þãiîätt"ri-
si veda i. r."n.lrini, ¿qp"-
configura un'insidia radicale, che solo l'uomo minaccia e che solo
riTza delb s.øtilisyo
.G9y)
pp. t3o .gg., inceiteiza e contrâddittori.t¿ rt^ i" r""iäei"r. l'uomo sa misurare. Non si ftatta di quel negativo relativo e di
ne.[a mancata distinzione tra vitale ed economico. "rr"
quel relativo vuoto che nascono quando chi è ímpegnato nell'eset-
CAPITOLO PRIMO CRISI DELLA PRESENZA
E CRISI DEL CORDOGLIO
20

cizio di una forma <<Íaun'alftacosa)>' e mescola insieme due diverse Sareciòchepassa(cioèdifarlopassarenelvalore)noi


coerenze: come per esempio quando si spaccia per scienza la pro-

tuiva Per Kant soltanto un argom(


frala vitalità, che è sempre materia, e la presenza come volontà àd r.g,r.ttte passo åella Cri'tica della ragion pura:
engono tutte
di forma. Qui si denunzia una tensione eccenrica che ttavaglia o in una sola
lo stesso circolo della vita culturale e che minaccia di spezzarlo: imo Pensiero
qui víene rimessa ín causa la stessa possibilità del distacco dell'es-
serci dalla naturalità del vivere.

ersonalità, quante sono le rappresen-

significa che nella mi si compie in modo rela-


: invece
tivamente angusto, si di un divenire che passa noscimento dell'unità sintetica otiginatia dell'appercezione
sefizaecontro di noi l'irrazionale, cioè di un iä;h"lorÃ^ il nerbo del secondo capitolo del Mond.o.magico
interpreta.o-. ,.u1. rischio esistenzialeìiò .h. nella critica
kan-
<<cieco>> correre verso la morte. In generale , pet alta e tmanizzata
tiani sta solo come argomento polemico'
"-rf
Arpfãã".tiá.U. ÍoizenatvaJt ciecamente disttuttive, la morte
sviluppo
firicu dË[a p.rroro.uru, 1e malattie mortali, le fasi dello
;.;;d., li fam, insazíaø senza prospettiva'.racchiudono - in
date circost anze - I'esperienza acuta del conflitto tra Ia perento-
critici, I'incontro o lo scontto con questa sfera si profila il rischio
di una tensione eccenffica, di una rottura, almeno nella misura in
cui non sitrattapiù di scegliere fuaivaloÅ, ma di non poter sce-
gliere proprio nessun valore, neppure quello che ci strappa dalla associata, nella misura in cui ripro-
immediatèzza del vitale e ci fa accedere nel regno della cultura.
Questo rischio concerne in primo luogo i momenti del divenire il varco alla possibilità della cris
che nel modo più scoperto fanno scorgere la corsa verso la morte rispetto al padrone, o del
che appartiene al vitalenella sua immediatezzai nell'estrema e non della sua vita, o anche a
eludibile tensione di questi momenti, allorché è in causa l'esserci
z, s 16 [pp. I58 sgg' tfad' it'
o il non esserci come presenza, può consumarsi la crisi di oggetti- 1 Kant, critica d.ella rugion p'î\, pt.I, libro I, c^p. 2, sez.

vazione,lo scacco del trascendimento: ed inv ece d í f.at pas- del Collil.
22 23
CAPITOLO PRIMO
CRISI DELLA PRESENZA
E CRISI DEL CORDOGLIo

ncetto della presen za fisiologica


gamente il concetto dí comPleso
nel quale laPresenza è rimasta
izione esistenziale con se stessa;
ennano alla tiPresa e alla risolu-
ato valore culturale; e così via'
Ma il ptecedente Più Pertine
senzà norr si riffova nella moder
che su questo Punto ha in Parte
ziale. A' ciò che noi chiamiamo
nello Hegel il <sentimento di s
è essenzialmente questo: distin-
di sé, secondo il quale essa ha
relazione con queste determina-
suoi sentimenti' Esso è im-
in sé come
sazioni;ed insieme, mediante la idea-
lità del Þarticolare, si congiunge con sé come un'unità soggettiva.'
In questo
nel sentimento particolare.e
ffidää;il;;å:i;¿;if Ë tale soltanto

Ora il soggetto come essere suscettibile di


miluttiu,"Jtoè <può re colarità del suo senti-
tn"n,", I'a q,,:ui". g ate ed oltrepas-
s a f e>. eui è posto ãon h più grande chiarczzail rischio della pre-
,"rru.oÀ. iniapacità ad ãltrepassare un suo detetminato conte-
nuto critico, cioå a deciderlo sècondo fotme distinte di coerenza
culturale. Per Hegel il soggetto fisiologico è il se stesso come
co-
scienza coerente o intellettlva, il soggetto patologico è íl se stesso
reso prigioniero di un contenuto particolare:
I1 sé stesso ripieno della coscienza
suente: coscienza che si mantiene
ã,r^1. . la connessione col mondo
nato. Ma, r e s t a ndo i mP igli
posto intellet-
o a r t i c o I a r e, esso rron ärrãgnu a siffatto contenuto_il suo
ít""; i^";;;;#ãi;;rñ;. .t.iti sperta nelt,individuale sistema in
del mondo
contraddizione
,íttóuu, in questo modo,
aø nella sua coscienza, e la determinatezza
olezza e non è ordinata e subordinata' Il che

e Hegel, Enc., traduzione itÑana dtquesto e degli altti passi è quella del Croce'
8 P.
Janet, L'automatisne psychologiqøe (rgg9)
$ 4o7, La
p. 47g, to lbid., S 4o8.
25
PRESENZA E CRISI DEL CORDOGLIO
24 CAPITOLO PRIMO CRISI DELLA

Ovviamente i limiti dell'hegeliano sentimento di sé sono i limiti enuto determinabile e torna come
e le deficienze della stessa dialettica hegeliana: la totalítà del sog- aneità tfuannica in una esistenza
getto non è qui la distinzione delle forme culturali, ma ancorala
coscienza intellettiva, intesa come semplice giudizio di sé e come
riferimento a sé dei suoi sentimenti: laddove la presenza è intesa
da noi come potenza sintetica secondo categorie del fare. Tutta-
via, a pafte questo limite, lo Hegel intende con straordinaÅa act-
tezza il catattere di ciò che abbiamo chiamato la crisi della pre- dell'umana cultura, o la Presenza
precipita nella follia'
senza. Quando Hegel afÍerma che lo spirito è libero e non è quindi malatache perde se stessa e
suscettibile di malattia, mentre il sentimento di sé può cadere nella
contraðdizione della sua soggettivítà per sé libera e di una sua par-
ticolarità, <<la quale non diventa colà ideale e resta fissa nel senti- z. Lø Ptesenza malata
mento di sé>, accenna al concetto che lo spirito, cioè la presenza
impegnata nella distínzione delle forme culturali, è la presenza fisio- Per analizzare il rischio della P
logica, mentre la ptesenza che non olffepassa i suoi contenuti cri-
tici nella idealítà della f orma, è necessariamente una pre-
senza malata, che si sta perdendo. Quando Hegel sostiene che il
vecchio concetto metafisico dell'anima come sostanza è in realtà
il concetto dello spirito come suscettibile di follia (poiché l'anima-
sostanza, che è soltanto esistente, natutale, fissata nella sua finità
esistenziale, è appunto il concetto di follia), egli esprime nel lin-
guaggio che il suo sistema glí consente che la presenza è I'energia
sintetica generatrice della dialettica culturale, e che quando I'es-
serci si riduce al semplice esistere naturale imprigíonandosi in uno
<(stato> psichico e cominciandolo a <ripetere)> invece di oltrepas-
sarlo, allora non può più esserci e comincia a perdersi, a dileguare:
(Lo spirito) dall'anteriore metafisica è stato considerato come anima, come cosa; significa - in generale - Pr-Teq
e solo come cosa, cioè come alcunché di n ale e di esistente, minuto momento critico dell'esi
è suscettibile di follia, della finità che si fissa^tvr
in lui [. ..] Lo spiriro, determi- s a r e, risolvendolo nel valore,
nato come tale che è soltanto, in quanto un tale essere sta nella sua coscienza
senza soluzione, è malato.1l
contenuto ctitico sta Per la Pres
tivazione formale, e ogni Prese
Lo spirito come essere che è soltanto e che sta nella coscienza senza
soluzione è la presenza fissata o impiglíata in un suo contenuto
critico, e quindi non più presente perché l'andzir olre i contenuti
è la defínizione stessa della presenza: el'essere senzø solazione si
riferisce al contenuto che resta non scelto e deciso secondo valori, contaddizione esisten-
a inautenticità. Il modo
t1 Ibid. one áell'etbos della Pre-
z6 CAPITOLO PRIMO
Y CRISI DELLA PRESENZA E CRISI DEL CORDOGLIO 27

senza nella scafica meramente meccanica di energia psichica: ma critici ínizialie reali che non futono oltrepassati e di quelli simbo-
vi è tutta una gamma di inautenticità esisten ziali in cui si manife- lici e secondari ín cui la malattía attualmente si manifesta' Giova
sta la crisi patita e non risolt a. Dalla esperienza critica non decisa invece ai nostri fini I'analisi fenomenologica di alcuni carutteri-
7a ptesenza può riemergere vulnerata. L'ombtadel passato che non stici sintomi della perdita della presenza, prescindendo da ogni con-
è stato fatto passare si distende sul progresso del fare, spia l,occa- síderazione dinamica individuale e da ogni riferimento al cant-
sione per riproporsi: ma a cagione dell'ínte*uzione che vulnera tere reale o simbolico dei momenti critici in cui ha luogo I'insor-
la dwata della presenza non torna nella dinamica tnitaúa della genzamorbosa. Particolarmente istruttive sono, a questo riguardo,
memoria attiva e risolvente, sl bene nella esffaneità imelativa del le esperienze di un sé spersonalizzato, sognante, vuoto, a:utoma-
sintomo morboso. La ptesenza malata si manifesta allora come pre- tizzato,inattuale e simili. UnamalatadiJanet diceva: <<Io mi sono
senza apparente, che sta nel presente smartita, è orribile avere lo stesso volto e lo stesso nome e non
vi patisce il ritorno mascherato e irric essere la stessa persona... Voi non avete ancora visto lavenLetizia;
sato in cui è rimasta impigliata. Per se sapessi dov'è ve la farci vedete, ma non la posso ttovare>>.12 E
dialettica del tempo il maggior numero di comportamenti morbosi rn'alffamalata: <<Di tanto in tanto lamiapersona se ne va, io perdo
della presenza in crisi non appare per l'osservatore sano in rap- la mia persona. È .rnu cosabizzana e ridicola, ma è come se un
porto diretto con momenti oggettivamente critíci, ma con situã- velario cadesse e tagliasse in due la mia personalità' Le altre per-
sone non se ne accorgono perché io posso parlarc e rispondere cor-
rettamente. In apparertzaper voi io sono la stessa, ma per me le
cose non stanno così>>.1' E ancora un altro malato <Ciò che mi
manca sono io stesso, è temibile sfuggire a se stesso, vivere e non
minabile. Se la malattia della presenza può prendere corpo in occa- esserê se stesso>>.1a A queste esperienze della perdita della presen-
sioni che sembrerebbero banali, ciò dipende dal fatto che quelle zafanno risconto quella della perdita del mondo, che è avvertito
occasioni insorgono nel malato come iterazione senza soluzione come strano, ittelativo, indifferente, meccanico , atíÍiciale, teaffale,
di un momento critico nel quale la ptesenza, una volta, si è smar- simulato, sognante, senza rilievo, inconsistente, e simili. Diceva
rita. In altri termini la presenza che, in qualche dove della sua bio- un malato di P. Janet: <<Io intendo, vedo, tocco, ma non sento come
un tempo, gli oggetti non si identificano col mio essere; un velo spes-
so, una nuvola cambia il colore e l'aspetto dei corpi>>.1t E un alffo
malato: <<Voi non siete che un fantasma, come ce ne sono tanti: e
non potete pretendere che si abbia obbedienza ed aff.etto per qual-
cuno di cui non si avverte la realtà>>}6 Ancora un altro malato:
sua storia quando doueaa farlo, staora destorificata, cioè fuori del <<Le cose non sono più nel loro quadro e non indicano più la loro
rapporto reale con la storía concreta del mondo culturale in cui utilità>.17 Infíne ecco come una schizofrenica sottoposta a ftat-
è inseríta e in cui è chiamata continuamente ad esserci. tamento psicoanalitico da A. Sechehaye descrive nel suo diario la
L'analisi della perdita della presenza attraverso le manifesta-
12 P. Janet, De I'angoisse à I'extøse (Parigi rgz8) vol. z, p 56.
zioni morbose della vita psichica può essere condota da diversi tt Ibid., p. >s.
punti di vista: il nostro non sarà ovviamente quello della classifi- 1a Ibid., p.
56.
ts Ibid.,
cazione dei vari quadri nosologici e neppure quello della determi- Þ. +1.
t6 lbid., p. 49.
nazione della dinamica individuale della malattia, cioè dei momenti 17 Ibid,, p. 62.
28 CAPITOLO PRIMO PRESENZA E CRISI DEL CORDOGLIO 29
CRTSI DELLA

perdita del mondo: åi


¡¡ell'esperie nza
che chiede perentofiâ-
Per me lafollia era come un paese opposto allarcaltà, un paese nel quale rnente fapporto s lfte trovarlo: una estra-
regîava una luce implacabile, che non lasciavaposto per l'ombra, e che acce-
'Å'"itaiu;;riungib e astali, separata da un
cava. Era una immensità sen piatta, piatt^, - un paese
minerale, lunare, freddo... In io era immutabile, immo-
bile, fisso, cristallizzato. GIi igure di uno scenario. Le

In tali esperienze ciò che viene regísttato senza soluzione è il


vuoto dei valori, I'impotenza del trascendímento e della oggetti- cola occasione pef frantumare le barriere cheli trattengono, e pef
v azione, la inattualità dell' e s s ercí : in que s t a inattualtà aÍÍíor a l' in- iondersi e coniondersi in caotiche coinonie. Gli oggetti che <<non
solubile problema dell'astrattapossibilità di sé e del mondo, al di
qua della scelta concteta che fonda e autentica il sé e il mondo.
Pur nella varietà delle loro espressioni questi malati esprimono lo
poterrza oggettivante
ione. D'altra parte gli
olre ín modo irrela-
tivo, riflettono e denunziano il perdersi della presenza che non
riesce ad andar oltre le situazioni, e a gettarle davanti a sé, per
entro un determinato valore operativo. Col venir meno della stessa
funzione oggettivante gli oggetti entrano in un rischioso travaglio
di limiti, per cui appaíono accennare ad un oltre inautentico, vuoto,
catastrofe. Racconta la malata di Sechehaye:

zione di significati e nella prospetiva di una possibile operazione


formale della presenza. Il mondo diventa irrelativo, senza eco di
memorie e di affetti, simile a uno scenario. Gli oggetti perdono
rilievo e consistenza (laluce accecante e la mancanza di ombra),
più silenzio, gli oggetti e le persone con i loro gesti e il loro rumore ancor
si pongono fuori della realtà storica (il paese lunare, minerale, immo- oil ,rtificiaiil rtuãõati eli uni daeli alli, senza vita, irreali. E la mia paura
bile). Tale esffaniazione e desrorificazione del mondo si riflette äumentava, sino a divãntare inaudita, indicibile, atroce'le

18 A, le Sechehaye, oP. cit., P. zr


Sechehaye, loumal d'une schizophàne (Parigi r95o) pp, zo sg
3o CAPITOLO PRIMO PRESENZA E CRISI DEL CORDOGLIO 17
CRISI DELLA

Il rischio dell'alienarsi della potenzaoggettivante della presenza le radici stesse della Presenza,
può essere avvertito o nel dominio del diveníre oggettivo, o per precipitare della vita culturale
singoli pensieri e aff.etti, owero in rapporto alla presenza in quanto . L'angoscia softolinea il rischio
tale. Il rischio di alrcnazione del dominio oggetrivo comporta I'espe- etto e oggetto, fra Pensiero ed
tienza di una disposizione maligna delle cose e degli eventi, di un hé nella sua crisi radicale la Pre-
<<esser-agito-da> che si sostituisce <<all'agke su> della oggettiva- sefiza nonriesce più a farsi presente al divenire
storico, e sta per-
il la norma, I'angoscia può essere
zíone. Si apre così una vícenda di oscuri disegni e di subdole mac- á.rdo la potestà di essetne senso e
chinazíoni, di rimproveri e di accuse, di insidie e di influenze: e iîtetptetata come angoscia della storia, o meglio come angoscia
le cose diventano cause, non già nel senso fisico del termine, ma ãi ,* poter esserci in una storia umana. Pertanto quando_si af-
proprio in quello giuridico di cause intentate ai danni del malato. i"r^u.h. l'uttgotcía non è mai di qualche cosa, ma di nulla, la
L'alienarsi di singoli pensieri o affetti dà luogo alla interpretazio- proposizione è accet
ne che altrí li manovrino, li influenzíno, li rubino, o ne siano i pa- in gioco la perdita d
droni: a un grado più profondo dí alienazione si avverrono i pro- lità del quale come e
pri pensieri in atto di staccarsi dal flusso interno del pensare, per e di ogni quello: e tale Perdita no
ripetersi per loro conto, a guisa di eco psíchica, sino a risuonare li, l'uîniåttarsi della i..r.nru, la catasttof.e della vita culturale
pubblicamente anche se non comunicati con la parcla. L'alienarsi e âeila storia lmana. E i¡fin.' I'angoscia è espetienza della colpa,
della presenza e I'esperienza immediata della impotenza di qual- perché la caduta dell'energia di oggettívaziofie è, come si è det-
siasi scelta formale si rispecchia infine subiettivamente come colpa io,la colpa per eccellenza, che chiude il malato in una disperata
alftettanto mostruosa quanto immotivata: si tratta infine della col- melâncolia.
pa di non potersi motivare, che è - per essenza - radicale e senza Nelle stesse ffattazionidella psicop atologiaquesto carattefe del-
motívo. La depressione melanconica è pertanto da interpretare, I'angoscia si fa luce talon vincendo le empirie e le superficialità
dell' ordinaria esperien za cliníca.
considerata in questa prospettiva, come I'esperienza di abíezione
estrema e di incompanbile miseria che accompagnail senso di sé I1 malato non ha angoscia di qualche cosa, egli è l'angoscia, senza avef
coscienza né di un og-getto, né åi un soggetto... L'oggetto- è l'utilizzazione
nel recedere dell'energia di oggettivazíone su tutto il possibile oriz- ordinata dell'eccitazione, e la coscienza dell'io è il completamento neces-
zoîte formale. rr.io à.[u coscienza dei'oggetto. Ma nella dilacerazione catastrofica del-
I1 rischio radicale della perdita della presenza è segnalato - al- l,angoscia non vi è oggetto - e per questo l',angoscia è senza.conte.nuto -
meno sin quando la presenza resiste - da una teazione totale che . nån.h. coscienza!îecisa dell'io...Ciò che il malato vive è la dilacera-
zione della struttura dilla personalità: non si può dire neppure che egli provi
è l'angoscia. Se depuríamo questo concetto da tutte le interpreta-
angoscia, egli è I'angoscia e ta tutt'
zioni non pertinenti alimentate da determinate suggestioni meta- indicibile nel quale soggetto e ogget
fisiche, o dalfacrittogamia con I'esperienza religiosa o dai vari ido- ricolo supremo, cioè il profilarsi di
leggiamenti alimentati daunainerziamorale in atto, e se al tempo smo non può adattarsi all'ambiente
esistenza.
stesso citratteniamo dal cadere nella empiria dellaconente psico-
patologia, uoviamo come risultato che I'angoscia si determin a nelTa Queste proposizioni di Kurt Goldstein,'o sebbene inadeguate,
presenza come reazione davantí al rischio di non poter oltrepas- ffovano iu lõro elucidazione e la loro verifica nella teoria dell'an-
sare i suoi contenuti criticí, e di sentirsi inattuale e inautentica
nel presente. Ciò equivale a dire che I'angoscia è il rischio di per- 20 K. Allg. ärtzl. Z. Psychothet. psych. Hygiene, vol. z,
n.7, 4o9 coniezioni dell'angoscia nella moderna psichiattia
dere la possibilità stessa di dispiegare I'energia formale dell'esserci. (. reli'ér di J. Boutonier, L'øngoisse (Parigi t94)'
DELLA PRESENZA E CRISI DEL cORDoGLIo 33
CRISI

oresenza che costituisce il ríschio della malattia, ela clamorosa


Lontraddizione del <<farsi assente per tertore dell'azione>> può met-
tet capo soltanto al nuovo e più gtave sintomo morboso del blocco
spasmodico della volontà. Il secondo modo della destorificazione
iirelativa della crisi è costituito dal ritualismo dell'agire. Mentre
nella rcazione stuporosa il conato si dirige vetso I'assenza totale
dallarcaltà storica attuale, nelle stereotipie e nei manierismi del-
l'agire soltanto detetminati settori più o meno ampi e prolungati
dell'agire vengono sottratti alla storicità, chiusi al dialogo con essa,
e írrigiditi in una iterazione delf identico che è la negazione del
mobile divenire storico e della necessità di rispondere ad esso con
iniziative formalmente determinate. Nei manierismi e nelle ste-
reotipie dell'agire la presenza in crisi si chiude in un miserabile
regime di risparmio vuoto di valore; chiusa nelle rigide barriere
protettive del ritualismo in quanto tale, essa <<sta nell'esistenza
senza starci>, poiché qualunque cosa accada essa contrappone all'ac-
cadere lo stare immobile nelle proprie iterazioni. I1 rappotto col
momento rituale della magia e della religíone è soltanto apparente,
perché nella magia e nella religione 7a Åtuølità dell'agire media,
attraverso l'orizzonte mitico, una piena rcintegtazione culturale,
mentre le stereotipie e i cerimonialismi della presenza malata,
sostanzialmente chíusi nella loro vicenda privata, si esauriscono
in un vuoto tecnicismo dell'assenza, e perciò non si sollevano dalla
crísi di oggettivàzione, ma la ribadiscono e la agglavano.Il terzo
modo della destorificazione irelativa della crisi consiste nella desto-
ñficazione per simboli protettivi, a cui si afÍidail compito di ridi-
schiudere 7'azione.I simboli ptotettivi o allusivi, ansiosamente cer-
cati o costruiti, rappresentano il conato di occultare asê7a stoticità
del reale, e quindi la responsabilità petsonale delle iníziative, in
modo che í1 fare effettivo sia nient'alro che iteruzione del già deciso

I
21 S. Arieti, htterpretatiott of Schizophteria (New Yotk tg¡¡) pp. rro sgg.
34
CAPITOLO PRIMO
CßISÍ DELL¡.
PRESENZA E CRISI DEL coRDoGLIo )5
e fafio su un piano metastori
quanto dovrebbero protegge c,assare nel valore>>, che compotta :una apptopriazione interíore e
'unfur morire ideale, cede il luogo, in questa forma della crisi, alla
mondo a sé, non u,rln.rãt-o
tano, alpari del ritualismo dell, *ppropúazione materiale di oggetti privi di significato atttsale, alla
ria senza starci>>, e un disperato tentativo mania del raccogliere e del conservare, alla incorporazione nelle
di dischíudersi - attra- cavità natwali del corpo, alTa f.ame insaziabile di cibo e alla inge-
verso questa miserabile frode
Arieti quando usciva di casa er sdone di oggetti anche non commestibili, allo sfrenato erotismo,
qualsiasi c-osa scorgesse per via, al f:¡rorc distruttivo e omicida. I momenti dell'innalzamento alla
curanti sulla non rischiosità deÍ fotma, cioè l'appropúazione,la conservazione ed il superamento
una luce rossa alf incrocio süad f.ormali, sono qui conftaff.atti sull'improprio piano materiale della
vitalitàin atto, chiusa in se stessa e adialettica rispetto al destino
e più olte nella direzione corri_ Íormale dell'uomo: diabolus sirui.a Dei. L'egemonia del vitale che
sotto gli occhi una qualsiasi frec_ pretende di surrogare la risoluzione for
più netto nella cosiddetta eccitazione
ïrïffiT::"lHn?Ln in crisi si limita a prestare all'accelera
gli riusciva tuttavia di nessun nuto di rappresentazíont e di sentimenti che simulano, manon sono,
giovam valori reali. Lo psichiata George Dumas riferisce dí un tal Victor,
rifugio capitano dell'esercito francese e appartenente a una Í.amigliatradi-
trico il zionalmentelegata al culto de17a gloire e della patrie, il quale nei
suoi eccessi maniaci si abbatteva al suolo, ventre ateîra, gridando:
<<A me il granito! >>, alzandosi poi lentamente e guardando intorno
a sé con aúa dí sfida. Interrogato successivamente dal Dumas du-
rante un periodo di remissione, gli rese questa spiegazione: <<Sì,
mi ricordo: era per me una manif.estazione di spirito pariottico, un
appello alla vecchia terra francese, riboccavo di amor pario e desi-
deravo farne mosta>>.Un'altravoltaíl capitano Victor accolse íl
Dumas ruggendo come un leone e roteando furiosamente gli occhi.
Ecco la sua spiegazione successiva: <<Sì, è cosl, era in onore dí mio
padre, ufficiale prima di me nell'armata d'Africa. Ruggendo come
un leone africano credevo di incarnare il pariottismo della nostra
spettiva culturale, e perciò sterili f.amiglia, quello di mio padre ed il mio: oggi però la dimostrazione
sl muovono. mi sembra debole>. In altra occasione il capitano Victor aveva detto
al Dumas che cercava di sentirgli il polso: <Prendi la mia pelle,
se vuoi!> Spiegazione successiva: <<Era il sacrificío della mia vita
che io offrivo ul mio paese)>. È sin toppo evidente che, in un caso
come questo, determinativalofi culturalí come la gloire elapatrie
stanno nel contesto in modo del tutto apparente e sffumentale:
re compiti formali. Così il <far
ciò che predomina è la pura acceleruzione vitale che si scatena senza
22
Arieti, op. cit., pp. rzt nessun rapporto con la rcale sittazione del momento, dandosi a
sg.
pretesto i vuoti nomi di valori politici e morali.
7
)6 CORDOGLIO )7
CAPITOLO PRI\4q DELLA PRESENZA E CRISI DEL
CpJSI

uasioni nzionalíche ne abbiamo


3. La uita religiosø come tecnica protettiua mediatrice di uarori Parati a superare i momenti cri-
dubbio il rischio di non esserci
che nelle civiltà Primitive e nel
tinuo la vita dei singoli e quella
tà primitive e nel mondo antico
il rischio della presenza assume una
una
ãiffusione tali åa obbligare la civilt
vate
se stessa. Nelle civiltà primitive e
nel con-
,id"t.uot. della coere fiza tec I
dominio tecnico della natura
cazioni ancora limitate), ma nell
-ulr,
uprorrggere la presenza dal rischio di non esserci nel mondo'
O.ul,Zrig"üu di questa protezione tecnica costítuisce I'o r i g i n e
áella vítã re[gíosa come ordine mitico-rituale'
Già ved.mmo come il rischio della presenza sia essenzialmente
costituito da una destorificazione irrelativa che si manifesta in vati
modi di inautenticità esistenziale. Il carattere fondamentale della
tecnica religiosa sta nel contfappofre a questa destorificazione irre-
lativa wadestorificazione istituzionale del divenire, cioè una desto-
iifiruzion fermata in un ordine metastorico (mito) col quale si
enffa in fappofto mediante un ordine metastofico di comporta-
menti (ritoj. Con ciò è offerto tn orizzonte per enlo il quale si
alienazioni individuali e la loro
i.Il caruttere dialettico del nesso
ella presenza eIa sfeta del sacro
zadatn'oPera che ha avuto una
norevole effícacía nel dominio della filosofia e della storia delle
religioni: tL Søgo di Rudolf Otto''i Si tratta, com'è noto, di un'o-
perã religiosamente impegnata, e t'tlavia proprio per questo capace
di fornirãi indicazioni pt.rior. sul nesso in questione. Naturalmente
ad un patto: che la problematica cominci per no-i n-roplio lì.dove
Rudof Otto ritiene di aver raggiunto l'ultima Thule, cioè l'espe-
tienza viva del nume che è presente. La connotazione cafattefi-
stica, profondamente inazionale, di questa presenza del nume

2r R. Otto, Døs Heitige. Über das Inationale in der Idee des Göttlicben und sein Verbôltniss
zum Røtiorølen (r" ed. r9r7; r8" ed. r9z9).
38 PRESENZA E CRISI DEL CORDOGLIO 39
CAPITOLO PRIMO CßISI DELLA

mente alro>> e quindiil btind.e


in cospetto del nume si impa_
ola. Ora questo <<radicalmente
erienza è appunto il rischio radi_
sempre rclativa, inserita nel circ
comincia a diventare eccentrica,
capace di mantenerla come altr
gine rispetto ad essa, allora co
<<radicale>> dell'alterità
$e i da interpretare come segnale della
crisi della presenza. Anche il btinde Eì¡setzen è .loq,r.ñt.).-entset-
zenha il duplice significato di <<spossessare)> e di <inorridire> o
<(essere pieno di raccapriccio>>, il che significa
che qui si sta per
consumare la perdita dell'energia formalé, e appunto da tale
spos-
sessamento rudicale nasce l'orrore caratterirti.o .h. indívidui
la
crisi. Ma il caratere dialettico del rapporto crisí-ripresa dell;espe-
rienza del sacro è illustrato altresì dallbspressi one dìmonische
scheu:
inÍ.atti se I'accento batte su Schet la rcintegrazione del divino nell'umano'
mente identico a un puro stato a Ma il'sacro manifesta la sua coefenza tecnica anche in alffo
gico, mentre se l'accento batte s modo: in quanto nesso mitico-rituale esso maschera il divenire sto-
comincia a Íarc le sue prove, sia rico nella ltenzione tituale di modelli mitici in cui su un piano
fofe non sarà più <<cíeco¡> se almeno riesce a scorgere un,imma- metastorico il mutamento è ammesso e al tempo stesso reintegtato:
gine demoniaca o numinosa, p
mitico-rituale organicamente i
si vive, e apefta alv alor e. Cons
a proposito de
La paradossia costituisce af.Íatto un nesso
misterioso, da ediatezza, ma racchiude una lezza. Questa dialetticadi riptesa e reintegtazione dei rischi di alie-
ciò che nella crisi repelle e soggioga, il tre- nazionà è cantterizzata dllla coefenza tecnica della destoÅfica-
e del perdersi della presenza, tiltaiia attira zione mitico-rituale che si fa mediatrice del ridischiudersi delle alue
. alla ripres a, alla reintegrazione nell,umano, forme di coerenza culturale, dall' econom ia al|' ordinamento sociale,
e questo attirarc o chiamare in modo perentório è il giuridico e politico, al costume, all'afte e alla scienza'
fascinans de|
radicalmente alro. Nella limitazíone àeil'erp..i.rãi.ligiáïå Il concetlo di sacro come tecnica mitico-rítuale che protegge
.i¡
che chiama è il nume, ma per il la presenza dal rischio di non esserci nella storia e media il ridi
è l'alienazione della presenza schiudersi di determin ati orizzonti umanistici consente di consi-
storia umana. O anche: è il non derare sotto una nuova luce la uexøta quaestio del tapporto ftamagia
decisione nel valore. La differen e religione. Senza dubbio ogni forma di vita religiosa, in quanto
quella religiosa sta unicamente ne f.onðitasulla destor ificazione mitico-rituale, compofta un momento
4O PRESENZA E CRISI DEL CORDOGLIO 4r
CAPITOLO PRIMO CßÍSI DELLA
tecnico c
magica; a
siaãotá i
mai nel u dischiude un determi_
^rdTe
nato otizzonte umanistico, più o meno angusto. In talguisa l,op_
portunità di considerat. .om. magic.a o .J-.
r.rigiosaî;i putti-
colare forma storica del sacro dipeîde r"r;";;;
qr svluppo e
á;i gr"dJ r.r"ri""
o di medjazione dei valori
che_ in_quella
revale il momento tecnico
della destorif ,orizzonteumanistico
che
usto (ma non mai inesistente!) il
appropriato, quando invece rito

#;1ft;i.ï"1'å,'ffi:ii;
poremica currurare, arorché,1
;:i:i: Í:#Seiilff:äi1tf
gione enuclei valori, e se ne a-vrerte ,ortuîto
mariamente delineato.
il Áoil;'L.ru_ Se tuttavia è da respingere |a tendenza panlogistica che risolve
mente tecnico: nel discorsostoriografico la quarificu
di rugiu riti.n. la religione in una sorta di philosophia infetior, non è nemmeno
un significato leqittimo solo in ,I.rrro .o.p arativo,
cioè per indi_ da accãg[ere I' esigenz a in azionalistica di un' autonomia f ormale
care una forma di vita rerigiosa in cui Io iuiruppo
á.1-rd"il.nr"
tecnico è relativamente esteso e l'oúzzonte umanistico
dischiuso
resto è ampiamente confermato
grado gli elementi di confusione
si teoúzzamenti della scienza e
o è da mertere in guardia gli
a vari rivelri di coscienza di coerenzlt:::t::l'."*hp,;tï,'"tå:i;
e ad impedire alla presenza di naufragare in ciò che passa senza e
vita r 'uso di .rt.nd.r. ii;;;ji;.iäi.n. .ottró I'uomo. Sulla linea di questo secondo impiego della potenza
(o di
etico fortemente sentíto tecnica si trova la religione, che testa definita dal canttete patti-
anche 1t1-lTptqno
colare del suo tecnicismo, cioè dalla ripresa e áalla reintegrazione
emondanoperricordu,.r,åffi ilï;iiïåîäî,îiåî3iiïi:ï umanistica dei rischi di alienazione mediante la destorificazione
al capitolo che apre l.aStoùa d.,n'u-þo d.i õ;;:;, ;iËri i'liroru mitico-rituale. La risoluzione tecnica della vita religiosa non è cer-
a Libertà>, dovesi oi,r_ tamente nuova, se già Platone in un passo famoso del Fedone non
a dell'impiego della
;;; esitava a considerare il mito delle anime dopo morte come un incan-
liberale consustanz
dia_
lettico e storico: <ora chi raccorga e consideri (i
*atti) del|ideale
Iiberale, non dubita di denominur]o, q.rul.rso
era, una ,,religione,,:
denominarlo così, beninteso, q"uíaf ,i utt.ndu
an'essenziale ed
42 CAPITOLO PRIMO CORDOGLIO 41
DELLA PRESENZA E CRISI DEL
CRISI
tive o estetiche della vita religiosa
e) la crisi del cordoglio assume
sacro una hrazionalità destinat
iduo che nella collettívítà, modi
fico come tale. Il sacro, in quant
nostra civiltà solo in casi indivi-
che il pensiero storiografico pu
prio nessun residuo all'immedia
renza diversa da quella
à dispiegata e consape-
sia immanente nessuna morte dí Patroclo si manifesta
uda un nucleo <<ittazionale>> irri_ non saremmo disPosti a conce-
storíco alfa co ntr addttoÅa f. attca e possiamo al Più tolletare con
tia umana.ta ontadine dell'Italia meridionale
qui dobbiamo analizzarc
o della penisola balcanica. Tuttavia noi
cioè il tischio
p.l¡"'t modi <<eccessivi>> della crisi del cordoglio,
il fondo'
quando tocca per così dire
--- essa comporta
che
sino in
euando Ia-cadatídefla potenza ol*epassante consuma
forào il suo rischio, la contiaddizione esistenziale in cui la presen-
za si irretisce assume il modo esffemo dell'assenz
a totale e
ilil; i; graåazíone dell' etbos della prese nza nella
scarica meramente meccanica di enelgia psichica'
in g."o¡. Ia sittazione luttuosa è tale solo nell'atto o nel tenta-
iirã ¿a *ascendimento formale, e d'altra pafte 1a presenza si
Jiriu..u da questa situazione, e si costituisce come presenza, nella
misura in cui va disPiegando 1o s
fica che nel crollo comPleto del
zione luttuosa si rescinde e sco
dilegua nel contenuto critico che nor
sé come <(oggetto> qualificato e 1o stesso ethos åelffascendimento
,i uu unrri.riåndo n i meccanismo convulsivo. Di tale assenza totale
in cospetto dell'evento luttuos
in via di esempio, le Chansons
ma talora lo stesso re Carlo, se
o per notizia di motte, cioè <<Per
l'ássenza totale: la perdono Seb
(qluant Sebille l'antànt, li sans li est muez,l la ttéue lui troble, s,i a les
ion, ,rorr,l cort'trc tefte se p,snte, ne peat sor piez estet), Carlo alla
Ã"rìã ¿.iÍigfio Lohier (Come Ch,arlei l'entent, si ne set q,ue il.die,l il
est c:beüs pa"smés deoant sa baronie,l si qu'i.l ne
pot parler d'un lieu
(ça et
et d,erui),1 cavalieri di Aymeri alla morte del loro signote
44 CAPTTOLO PRrMo
CilSI DELLA PRESENZA
E CRISI DEL CORDOGLIO 45

prima
la gisentli cbeaølier pasnzQ, centomila franchí alla morte di Rolando Del pari nelle Troiane Ecttba che gíace a terra annientata'
(cent ruilie Franc s'en pasrnent contle tere).2i "[;;;^;e*^re la lamentazionepro''nzia analoghe pafgl: di smar-
L'assenza totale rappresenta il limite estremo della crisi del cor- ¿.¡¡o tacere? lChe cosa non tacere? I Su che la-
ïÄiå;.;¿fr.
doglio: ma al di qua dí tale limite stanno trttaviadeterminate inau-
tenticità esistenziali della presen za, caratterizzate dahecedere verso

nuto>, ovvero di u te quella pre-


senza che sarebbe formalmente
la situazione. In p todistruttivo
si accompagna al sentimento patologico di una miseria o anche di
una colpa smisurata che può ricevere nella coscie nza vaÅe moti-

di <andar oltre>> alle rappresentazionírelative a questo suo conte-

25
21 Eu¡-., Ttoiane, vv. rro sg, N
cfr. o. zimmermann, Die Totenkløge in den altfranzösischex chansons de geste (Berhno momento di smarrimento è diventato
r899) pp. 9 sgg. dico, che spero?) nel lamento funebr
26 Eur., AIc,, vv. 86r-864. del lamento funebte lucano.

I
46 cAPIToLo PRIMo PRESENZA E CRISI DEL CORDOGLIO 47
CßISI DELLA
nuto, oggettivandole nel valore, comincia essa stessa a diventare .,i rinunciò e rese I'anima, impotente ad avet ragione della sciagura. Giac-
il vuoto olre, e quindi la *isi, dell'oggetto. È possibil. J.drr..,
å'"åiääãlrrl; ft¡h ; f ;åc.hio pud.e, lato a lató - catastrofe Íatta per ali'
assumendo questo criterio ermeneuticó, le variã esperienze mor- II
ÍÍteîtare Planto'-"
bose che nascono dal rapporto non autentico col cadävere in quan-
to centro emozionale della situazione luttuosa. Il cadavere appare
una <(estraneità radicale>: infatti esso tende a sottrarsi alrapitenza
formale, e il suo <oltre> - che solo per entro il rapporto iormul.
si determina - sta diventando .,urrôto,r. Il cadavåre uppur. ,r.u
<<forza>>: innatti, per mancan za di determinazione, i suoí limiti sono
entrati in travaglio, e vanno Í.otzando il rapporto senza trovarlo.
Il cadavere è una forza <<ostile>>: infattiesso, come oggetto in crisi,
rispecchia I'alienarsi della stessa energia oggettivant.,ïch. è I'ostile
ed il funesto per eccellenza. Il cadãver!-<<contagia>>: infatti, nel
suo andar olffe irrelativo e senza soluzione, ao-.mi.u caotícamente
ambiti del reale, e al tempo stesso i più
con progressione minacciosa, spiano l,oc_
er farsi simbolici rispetto aI càdaverc, e
multipla senza fine. I1 cadavere <(torna
come spettro>: infatti esso sta nella crisi dei sopravvissuti come
contenuto in cui la presenza è rimasta impigrntae prigioniera, onde
torna a,riproporsi ín modo inautentico nill'estranãitã e nella indo_
minabilità della rappresentazione ossessiva o dell'allucinazione. Il
cadavere è <<ambivalente>>, si díbatte per i sopravvissuti nella
infe-
conda polarità di repulsione e attraiione: infatti il suo ,.urrdulo
respinge i e di dispersione, ma al tempo
stesso co il rapporto, in una vicenda irii_
solvente. ,r., nèflu ,árrn ud.llu d..irio.r.
formale, finisce col convertirsi nell'espe rienzad.l .adau.r.
.r'á-¿i-
tti il cadavere, come oggetto in
e distanze rispetto agli alti og_
distanza rispetto alla ptesenza,
. e trascinandola vía con sé, come
Glauca morta il padre cleonte, allorché esso volre sollevarsi
ãaila
cara spoglia:
..' Quando ebbe finito di piangere e di singhiozzare, volle risollevare
il suo
vecchio capo. Ma come lÈderã ai rz,mi d,ãiloro, ..íto p..ro.r.i p;pl;
hg_
gero: cefcava di rimettersi in piedi, ed essa, in senso inrierso,
10 tr'uti.r.rru.
Tirava con violenza? Le sue vecchie carni íi strappavano ¿uí1. orru. rrrrirr. 28 F;ut., Medca, vv. r2o5'2o.
48 CAPITOLO PRIMO
Y-
CRTSI DELLA
PRESENZA E CRISr DEL CORDOGLIO 49

øle <<útaråo>> non costituisce in sé malattia se attaverso di esso


si facilita il compito di <far morire i nostri morti in noi>>. D'altra
púre sa è Patologíca
perch <(t concerne un
nume ti, rescissa dal-
l'orizzonte della presenza senza che sía stato compiuto il lavoro
dí interiorizzazione e di risoluzione che è proprio del cordoglio.
In ogni caso il giudizio non è quantitativo, ma qualitativo, cioè
concerne I'effettivo <(passare nel valore>> che si compíe attraverso
5. Di alcane teorie psicologiche del cordoglio
il cordoglio come lavoro: e qualsiasi ritardo non sarà maí ecces-
sivo né qualsiasi anticipo prematuro (cioè non si tratterà né di
rftardo né di anticipo, ma semplicemente del tempo giusto) se I'uno
o I'altro ridischiuderanno gradualmente il vario operâre culturale
compromesso dalla crisi. D'altta parte proptio il Janet, a propo-
sito della malata già precedentemente ricoråata, e nel tentativo
di spiegarne il comportamento patologico che abbiamo sommaria-
mente descritto, mette in rilievo come il tratto morboso più saliente
fosse l'arresto della personalità alla sittazione luttuosa, e la suc-
cessiva incapacità di <<accrescersi per aggiunzione e assimilazione
di elementi nuovi>>:i1 il che significa che la ctisi del cotdoglio è
tale nella misura in cui spezzala <<durata>> della vita spirituale, asser-
vendola alla tirannia di uno stato psichico isolato che sta senza
fluidità e che è fonte di inautenticità esistenziale. Relativamente
più impegnata e complessa di quella del Janet è la teoria psico-
analiticadel cordoglio, che fu inaugurata dal Freud nel suo scritto
Lutto e melanconia (tgrl). Il Freud volle scorgere una differenza
fra il cordoglio e la melancolia per il fatto che <<mentre nel cordo-
glio è il mondo ad essere povero e vuoto) nella melancolia lo è l'io
stesso>>.32 Una seconda åífÍercnza starebbe nel fatto che menffe
2e
La descrizione del caso si trova in p.
Janet, L,état mental des hystériques (3^ ed. ryzj)
pp. 55 sg.
tt p.
'0 P. Janet, De I'aøgoisse à I'extase, vol. z, pp. 1.¡5o, 367; cfr. p. zgr. Janet, L'état nexøle des bystéiqøes, 8z
)2
Freud, Ges. Schr., vol, 5, p. y8.
51
E CRISI DEL CORDOGLI
CAPITOLO PRI\4o DELLÀ PRESENZA
5o CßISI

il cordoglio si riferisce <alla perdita cosciente di un oggetto amato)>


la m.lan"colia è in rapporto con una pefdita <<che si sottrae in-qualche
modo alla coscieniurr.tt Ciò postó, illavoro compiuto dal lutto
consisterebbe nel distacco deli'energia libidica dall'oggetto perdu-
to, e nel reimpiego di tale energia per nuovi investimenti: ora il
distacco e il reimþiego possono non fiuscife , eIa libi.do può.restar
lega,ta al vecchio og!.tio, che più non--esiste, determinando una
,,Jpuruzion åalla réllt¿. .rrru pri.osj a_llucinatoria del desiderio.'a
Nà[a m.lancolia invece la perdita dell'oggetto am,,to (che non è
necessariamente una morte fisica, ma in generale una impossibi-
lirà di fatto di continuare il rapporto con I'oggetto amato) costringe
la tibid.o ad abbandonare I'oggetto, e a ritirarsi nelf io: qui però,
in mancanza di impiego ggetto I'io stesso,
con la conseguenza.hã I ramuta nella per-
dita nell'io, ãche I'abbas delf io sta in luogo
dell'abbassâmento e dell'avvilimento dell'oggetto perduto, dell'i-
dolo infranto: come dice Freud <<l'ombra dell'oggetto si distende
nel soggetto >>.t5 La melancolia, al paú del cordoglio, svolge un la-
pä fiberare la tibido dal legame con I'oggetto ^mato, relden-
""t"
dolu åitpo"ibile per nuovi impiãghi: ma, mentre nel cordoglio tale
lavoro si svolge prevalentemente nella sfera della coscienza e man-
tiene la distiãzione fua io e oggetto perduto, nella melancolia il
processo di disgibuzione e di sval,,stazione si svolge nelf inconscio,
iinché le cariche libidiche, al termine del processo, ridiventano
libere dando luogo all'accesso di mania.)6 Questa PJlma interpre-
tizionedel Freuã subì successivamente alcune modificazioni, nel
senso che le o in Parte
attenuateei cheanche
n.l.o.dogli f identifi
cazione.Jt I'ogg.tto amato e petduto, come quando i soprawissuti
,ip.od.r.ono -""n.1 gesto, neil'inflessione della voce, nel]'uso di
dåterminate frasi .ii-ili - partícolarità anche mínime del com-
portamento che già apparte;nero a|_defunto: tali identificazioni
ioro du interpreiarsi-com. forme di consolazione della perdita Inttoiektion
,7 S. Freud, no' -c:,:'^Í:Abraham'
, dennormaten :r::i:::::
Ibid.
)a Ibid'., p. 537.
in
Lib
eescbichte det
:':íi:::ä,ä:tr:'å
)5 Ibid.., p. r8 Abtaham
542.
t6 Ibid., pp.
552 sg'
CORDOGLIO 5t
52 CAPITOLO PRIMO DELLA PRESENZA E CRISI DEL
CßISI

nei parricidi: <<qualcosa in loro era divenuto padre>>, dando luogo


a un conflitto endopsichico fra <io ideale>> e <<io attuale>>, e quindi
a una fase di depressione melancolica, con relative autoaccuse e
artoflagelTazioni. Il conflitto fu sciolto mercé la sua proíezione all'e-
sterno, cioè dando sfogo alle tendenze parricide che continuavano
ad operare, ma volgendole a un oggetto sumogato, cíoè al nemico,
che era mangiato e divorato in una spedizione guerresca. La fase
maniacale chiudeva così la fase melancolica, proprio come nella
psicosi maniaco-depressiva: e i rítuali funerari primitivi sembra-
vano ad ogni morte ripetere questa vicenda, sia pure in forma abbre-
viata, poiché il periodo di lutto si chiudeva in essi molto spesso
con una spedizione di <vendetta>>, o con un'orgia sessuale o ali-
mentare. Allo stesso modo la zoofobia e il totemismo sarebbero
stati un alffo modo di proiettare all'esterno, in questo caso sull'a-
nimale, il conflitto interno.ie
Più recentemente Melanie Klein ha ripreso il problema del cor-
doglio al di fuori delle istanze prevalentemente etnologiche che
avevano indotto il Róheim a formulare la sua interpretazione. Per
la Klein ogní lutto rinnova in generale il bisogno di resraurare den-
tro di sé la persona amata e perduta, così come avevano già detto
il Freud e I'Abraham: ma al tempo stesso ogni lutto mette in peri-
colo gli oggetti amati per primi - in ultima analisi i <buoni geni-
tori>> - e pertanto obbliga a restaurare in sé anche il mondo in-
terno, che sta perdendo il suo equilibrio e sta andando in rovina.
Il cordoglio è un lavoro che provvede a questa duplice restaura-
zione: ma vi provvede riattivando e ripetendo - sebbene in di-
vetse circostanze e con díverse manif.estazioni - gli stessi processi compiere questo ffascendimento'
maníaco-depressivi che sono propri dell'epoca infantile. Il lavoro
del cordoglio non riesce quando la persona non ha potuto stabilire
nella sua inÍanziai suoi interni <buoni oggetti>>, e affronta perciò
I'evento luttuoso già in condizioni di insicurezza e di squilibrio.ao
Le teorie psicoanalitiche del cordoglio hanno in comune il limite
fondamentale di restare essenzialmente al di fuori della grande tra-
dizione culturale che riconduce il lavoro del cordoglio al <<[ar morire

re G. Róheim, Nach dem Tode des IJnaters, vol. 9, 83-tzr (t923).


a0
M. Klein, Contribations to Psycho-anaþsh r92r-rg45 (Londra r948) pp. 3rt-18 (Mourn-
ing and its relation to maniac-depressive states).
54 CAPITOLO PRIMO

Cristianesimo inaugurasse íl suo nuovo ethos dellavita e della morte, a


una delle più importantiÍome culturali per combatere la crisi dei
cordoglio fu I'istituto del lamento funebre rituale: noi dobbiamo Il lamento funebre lucano
ota analizzare come su questo punto si determinasse nel mondo
antíco l'innalzatsidella cultura sull'eterna insidia della natura resa
cieca del suo lume umano.

lla pres ente i'ndagine etno grafica


iustificazione me to d'o lo gi'ca d'e
t. G

erca storico-teligiosa sull'an-


to" sezione folklorica di
""u

tico. SemPre i
antico concorfe
minati risultati
mitico-rituali del
zonti formali com
e degli affetti,Ia
57
i6 cÂprTol-o sEcoNDo
duto Potrebbe infatti conside-
mt dótt'mtnto diretto dell'an-
a annior sono' o le cortisPon-

Ora le istanze documentarie di cui può giovarsi 1o srorico del


lamento antico per ricostruire questa vicenda diliberuzione sono
senza dubbio molteplici. Innanzi tutto sta la documentazione
antica, e cioè il copioso materiale offerto dalle letterature religiose
dell'Oriente vicino, le elaborazioni poetiche che in Grecia il
Iamento ricevette nell'Eos, nella tragedia e nella lirica della morte,
i rifetimenti di scrittori, eruditi e letterati greci e romani, gli accenni
nella misura in cui si accomPa-
indiretti della legislazione funer atia in Israele, in Grecia e a Roma,
e infine I'arte funeraria così ricca, soprattutto in Egitto e in Gre-
t to'u di quel mondo sarebbe
cia, di scene di lamentazione. Tuttavia ai Íini della ricosruzione
del lamento come tecnica la documentazione antica presenta dei
limiti definiti, che \e íntegrazioni comparative non possono supe-
rale senzalasciare troppo margine all'immaginazione. Così i lamenti
che ci ha conservato l'epos o la tragedi a o lalirica della morte sono
gíà ormai letteratura e poesia, non rito in azione, e non è agevole
raggiungere il lamento come rito partendo dalla sua elabonzione
letteruÅa e poetica. Sommari sono i riferimenti di scrittori che occa-
sionalmente , e da varipunti di vista, ci hanno lasciato qualche noti-
zia sull'argomento, e ancor più sommari i dati della legislazione
religiosa e civile, che ovviamente non si propone di descrivere la
lamentazione, ma soltanto di regolarne e limitarne gli eccessi. L'atte
figurativa rispecchia senza dubbío il rito in azione, ma fissata nel
suo momento mimico, e anche qui secondo le ragioni dell'arte e
non dell'etnografia.
Al contrario i relitti folklorici del lamento antico ci permettono
ancor oggi di sorprendere I'istituto nel suo reale funzionamento
culturale: e ciò che la documentazíone anticaci lascia soltanto inta-
vedere o immaginare, cioè il lamento come rito in azione,la docu-
mentazione folklorica ce 1o pone sotto gli occhí in tuttala sua evi-
denza drammatica, offrendoci in tal modo non sostituibili oppor-
tunità di analisi. Ttttavial'irnportanza euristica del materiale folk-
lorico ai fini della ricosmuzione del lamento funebre antico è da
ammettere soltanto entro limiti determinati, oltre i qualí la docu-
mentazione antica torna ad assumere tutto il suo valore decisivo.
5q

FUNEBRE LUCANO

58
CAPITOLO SECONDO ú LAMENTO
insufficienza di
tisoluzione che
dopo I'avvento
modeste il processo di circolazione continuò anche della crísi del cor-
per esempío
ãel Cristianesimo (e dell'Islamismo), come mos*ano zíone del rnomento
geste e ln
i antico-prov enzali e quelli della Chansons de
lamenti
origine letteraria composti per
;;;;r; i vaú pløictus meåievalidi
destinati ad essere pubblicamente eseguiti
f,.rrotuggi importanti e dimen-
ir, ,nrniiÃt azionicollettive di cordoglio: né infine vanno
,i.u,. - sempre in epoca cristiana - le trasposizioni religiose nel
-
Planctus Maiiae e nelle passioni popolari'
itttaviaanche se il lamento fut.br. folklorico ha perso il
nesso

;;r, i grundi temi delle civiltà religiose del mondo antico,


".s;i;;
å ín.h. s. i suãi orizzonti mitici sono pârtícolarmente
angusti e
aree di migliore
-.^fr;;;;;ñe,esso può fornire aîcota, almeno nelle
frammentari,
la vicenda rituale
utiii indicazioni per ricos*uire
e reinse-
.L., t.l .""dá antico, strâppava áa[a crisi senza otizzonteintendete
;i;;;;1 ;"ndo della ."lt"tä' Se pertanto noi vogliamo
n t r o 1l o
tiva' Sí consideri Per
ptoprio questo -orn*ro tecnico del lamento come c o ce, che una cefta
attuah
;i;ï"1 e d e 1 p a t i r e, dobbiamo rivolgercí ai åatifolklorici
antica'
LéoPardi - vuole
punlo la documentazione
-- fine di integiare su questo
al casione di morte:
n.r,á oru iugiustifiàare måtodologicamente la necessità docu-
mentaria della rlcerca etnografic a daÁoi personalmente
,;iil;;.
condotta
funebre Lr.uno."Tule necessità è stata imposta dalÍatto
I'qu îti:i"""'
o none? -;
;h*;;;". rale,ladocumentazione folklorica esistente non è stata tu ' )ne'
;;;¿"1;"";;; tirpo"a.r. alle nostre domande. In particolare la mag- i'ter e,
funebte non Or sa
nìo, ouri. di essa è orientâta a considerare il lamento che si
are'
;;;;il;;. r i f" .fr. assolve una determinata funzione risoluttice Vien<
risoetto ai rischi della crisi del cordoglio, quanto-piuttosto
come ca la
ä.";;;ï" ¿i f o.ria popolare. Ora è da osservare che ricercatore di p
Dal punto di vista del
n.liur.o che il lu-'.nto f,rrt.b.. percorre dalla dispersione. della
che sia di Amatrice è un t
crisi alla reintegtazíone culturale può certamente accadere
il Manzoni e il Cro
."ggi""i" un oíizzonte poetico: T1, il primo luogo, tale otizzonte
prr"a'.rr.r. raggiunto al di fuori del rito in azione e indípendente- nel mondo ântico
e di ela- IizzabilePetché tac
mente du.rrJl.omã u..ud. per le lamentazionidi origine
nel rito, e così co
bo.urion. letteraria),ed in sècondo luogo l'orizzonte poetico non
poi- non si tratti di un
è l'unico orizzontelormul. che il lamento può raggiungere'
nella sfera etica che evento di mor
.lr¿Ë.1*mpio la plasmazione-può mantenersi
á.i.'Ã.-oriå . d.gii aÍfetti,o får valere determinati interessi di il difetto di ques
letteraria ed este- z' pp' 246 sg'
ñ;;;rgr; sociale, e".orì via. La considerazione
legittima, presenta pertanto
1 Croce, Conuetsøztoni
titiche' setie

ii.u dãt lamento funebre, per quanto


FT
6t

6o CAPTTOLO SECONDo

gli sta davanti un testo che individua liricamente I'eterno tema


ãi r.rnu realtà che non è più, e che tuttavia si vorrebbe che fosse.
L'ottava di Amattice c^nta infatti I'amore di una donna, di una
giovane popolana abr che
qualche cosa di irrep sere
anche non una morte Par-
tenza, una lontananza, o semplicemente la scoperta tardiva di un
amore che ormai I'altro non potrà più accoglíere, onde il penti-
mento e lo struggimento per aver perduto per sempre, allora, il
momento unico, irrepetibile, della propria felicità di donna. Que-

menti che possano aiutarlo a risolvete il suo proprio problema, che


è appunto il lamento come r i t o.'
Il caso dell'ottava di Amatrice è un caso limite di un certo otien-
tamento dominante nella documentazione folklorica rclativa al
lamento: orientamento determinatosi per tagioni storiche alle quali
è opportuno accennare. Dopo la monografia del Baruffaldi e le
annotaziont erudite del Murato ti, l' attenzione della moderna scien-
za del folklore Íu attrattr- verso il lamento funebre nel píeno del-
I'interesse romantico per la poesia popolare, e pertanto serba le
tÍacce e anche i limiti degli idoleggiamenti e dei fanatismi che si
accompagnarono a questo momento della sensibilità romantica.
2 Prendendo Ctoce, Con-
oenazioni cùtiche ere la Poesia
religiosa nel suo Peltanto di
tenãr conto delle labbra, e di

bile' e al temPo stess


altezzePoetiche, ori

rp.Mérimée, colomba(r84o)spec' t.^nn'io,rt,ilrri,greci(yeneziar84r)vol. z,p.6z


a N. Tommaseo , Canti popokti toscani'
cotst' t
5 tbid.
6 Ibid., p, 64
7 63

6z CAPITOLO SECONDQ
in India, nel1e co
gorovius, ricotdando le più famose voceratrici còrse, come Mariola si canta quasl Plu
dellePiazzole e Clorinda Franceschi di Casinca, non esitavaapara- rebbe inv
gonarle a veggentí e a Vellede , e a portate molto in alto la poeti-
Più semP dí accenti poe-
cità delle loro lamentazioni: <<Ecco il morto sulla tola, e le larnen. alzerebbe
tatÅci accoccolate al suolo: si leva una giovinetta, e, infiammato ere.1, A questa
il sembiante dalf ispirazione, improvvisa, alpaú di Mitiam e di tardò a seguire
Saffo, versi di impareggiabile grazia, riboccanti di immagini ardite,
inesauribilmente versando la sua anima nel ritmo, in ditirambi nei
quali trovano espressione i temi più profondi e più alti del dolo-
re>>.' E più oltre: <<Si trovetà ín questí canti il linguaggio poetico
di Omero e insieme deí Salni e del Cantico dei cantici. Privi di
artificio quali sono, portano solo l'ímpronta di improwisazioni che
liberamente si effondono: e per questa loro natura vive in essi il
momento geniale del cuore ebbro>.t A questi <coralli còrsi rossi
di sangue>> (l'immagine è ancora del Gregorovius) facevano riscon- erati e imPot-
tro gli attitidos delf isola vicina, la Satdegna: e anche qui nei cri- questo giudi-
teri di raccolta e di analisi finì col prevalere la stessa disposizione essero Petduto certr
d'animo e 1o stesso orientamento culturale. Già nel rþ9 ilLaMar
mora avevadato una breve e disadorna descrizione della lamenta-
zione sarðae così come egli ebbe occasione di vederla: ma appun-
to per questo suo carattere di freddo rapporto la descrízione del
La Marmora non ebbe pratícamente nessuna inÍluenza orientaffice
nel campo degli studi, e restò quasí dimenticata, mentre a qroella
successiva del Bresciani toccò larga tisonanza, e non soltanto per
il turgote dello stile, ma proprio perché in essa tornava a operare
I'idoleggiamento della lamentazione come alta poesia di popolo,
all' esaltazione
rornan-
e come testimonianzaviva della <<natura poeticar> delle prime gentí:
idoleggiamento che nel Bresciani si manifestava ad onta della sua v al'stazïone negatlva
tica delle lamentatr cui fun-
=
avversione al romanticismo e della sua esplicíta segnalazione delle idil*ti-"o,la
<abbominande dotrine>> racchiuse nella lamentazione e combat- ä"¿" cui esse so ;;;;h. vuol <dar Pol-
tute dalla Chiesa. Da questa pet,tlanza romantica è molto facile zione sarebbe alim' áo -orrtu che persone
cadere nel ridicolo, e non di rado vi cadono i più antichi etnografi u.1à occhi d<
""gli
e folkloristi della lamentazione funeraria. Nella prefazione alTa rzrc- .'"" que la femme corse
ro ¡. ertoli, ttoce
Les ."i.i,T;
colta dell'Ortoli si legge per esempio che menre in Grecia, inlta- 11 <rJamais poète ne tr rx.
¡urle diaprès son cceur
el rino r89r) p' uo5'
7 F. Gregorovius, Corsica (r" ed. 1854; zn ed. ß69) pp.37 sg. z^ ed.
'---ì, G. Fetaro, Canti 9r) p. t6. alla poesìø dia_
8
Ii P. Nurra, La Poes agio ctitico-stonco st
Ibid., p. 47.
e A. de La Marmora, Voyøge in Saùaigne, ou d.esciptioø stdtistiqae, physiqøe et politique
1a A" Pasella' Vita Sa
(r9or) PP' 1r s9'
de cette île (t8j9\ pp, z16 se. lettalc sørd¿
65
LUCANO
64 CAPITOLO SECONDO . ÁMENTO FUNEBRE
tLL¡u'-' re caîlato - o al-
estranee al defunto ne tessono il panegirico.ls Ota è da osservars distinguono dalla
che così estrema oscillazione del giudizio nasceva da un groviglio te di lamenti fune-
di equivoci che non staremo qui a disticare, tenendoci paghi d1 riferimento molto
aver segnalato I'equivoco, a nostro avviso fondamentale, e cioþ to è accomPagfiato
la mancata distinzione tra il lamento come tecnica del piangere ala,Ia documenta-
ed illamento come eventuale risoluzione lirica del patire. 'ecíso su questo Punto;
Non diversamente stanno le cose se ci volgiamo alla maggior dram-
ha per caratterrstica dominante'il
parte del matetiale documentario proveniente da alte aree folk- della crisi'
rso dal pu'o"i'^o iniziale
loriche europee. Cosl per esempio il Barsov nei suoi due volurni che notizie su questa dinamica'
di lamenti della Russia settentionale sfruttò in modo particolare t'i'i åti tordãgfo; mentre il
il patrimonio letterario di una lamentatrice di Kasaranda (Oloneð), ," *oáJi vtrbali traåizionali'
con
kina Fedosova, che fu sostanzialmente considerata come poetessa a renderci conto
popolare di straordinario talento.16 Analogamente la raccolta dei oDorto fra elementi
¡rupo).ó1ø neogreci eseguita dal Passow consiste in un semplice iott. . il significato
elenco di testi letterari di lamenti, senza alcun riferimento alla loro contesto di titornel-
di questo rapqor:o:
mr
esecuzione nel rito.lt All'estremità occidentale del continente
europeo, nella penísola iberíca, considerazioni dello stesso genere li emotivr pe.odlcr,
tu '::r^;:;l"i,r'lrlî:åili;
valgono per le endechas.tt n"11. ttutttizionieffe ,t . rár^titisultano
La mancata dístinzione fra lamento come tecnica del piangere ùf
e lamento come tisoluzione lirica del patire ha promosso una docu- La
mentazione folklorica che, se può essete sufficiente per il cultore rit
di poesia popolare e per 1o storico della letteratura, presenta limiti
molto gravi per 1o storico del lamento funebre come rito. Appunto
perché in tale documentazione prevale l'intetesse letterario del rac-
dici condotti ecc', m
coglitore, si è in generale proceduto alla raccolta di testi di lamen-
il che esPone ovvlâ
tazione nei quali glí accidenti di esecuzíone o sono stati delibera- stata omessa o rltoc
non si sa quanta parte sia
tamente eliminati, o sono accennati come elementi secondari (pet ,i dir.bbtfi;;'"hb" nzio.;ifolkloriche nate dal com-
meglio
tacere della possibilità che il testo in questíone sia soltanto una fra raccoglitori e informatori' ro mantico limit ava I'
uti
composizione letteraria, magatilavorata nello stile delle lamenta- "t.tli"
S e I' o rient a_.iliä.";bi;;;
ãef init o
esl-
parte della documentazlone
zioni útuali, ma senza essere mai stata effettivamente impiegata rizzazione"i ,r"ri.ili"idi buona
15 S. Salomone-Marino, Le rcpiltatrici in Sicilia nell'età di mezzo e nodcma (Paletmo 1886)
;;.*=;. ne rendev 'intetPretazrone
p. 8. Anche Giuseppe Ferraro.
16 Sul Barsov e sulle altre raccolte di lamenti russi è da vedere il lavoto complessivo di
del lamento
'o-á' :::ilit1:i:iliå
E. Mahler, Der russische Totenklage (Lipsía r935).
17 A. Passow, Populaùa Cartnina Grcciøe rccentioni (Lipsia r86o) pp. 257-88.
inta del Positivismo'-
18 Sul1a
considerazione ptevalentemente letteratia delle endecbas si veda Caroli¡a Michaëlis
folklore' Qui il lame
de Vasconcellos, Catcioniero da Aiud¿ (Halle a. S. r9o4) vol. z, pp. 8s+-s8; I.Amador de
los Rlos, Histoùa cútica de la literøtura española, vol. 4, pp. 425 sg.; R. Menéndez Pidal, Sobre
possibile ,ti"ttg'uto n9l1a 11, ]i:::-d" ti
primitiua lírica espøñola, Cultura Neolatina, vol. 3, zo7-t7 G943). esecuzione ,o'p'ä'u in oiuo dall'etnografo'
67
66 cAprTol-o sECoNbO

cui sí canta un verso ele vaúazioni relatíve. Nella rascrizione dei

Tuttavia anche un materiale documentario cosr coscienziosa-

funebre antico'
e dello stesso
) pp. z8o sgg.
a dell'Istituto
69
LUCANO
CAPITOLO sEcoNDo FUNEBRE
68
IL LÂMENTO
/-t

z. Osseruazioni sul metodo di røccolta

Il lamento funebre lucano relitto del lamento antico è tut-


come I

tavia utilmente esplorabile ai nostri fini solo entro limiti ben defi- !
I

nití. È per esempio inutile chiedere a questo documento di illumi- !


narci in qualche modo sui granditemi mitici, che, nel mondo antico,
I è
davano orizzonte alla lament azione rituale e la ricollegavano per J'rti. \'\
mille ffi al plesso della restante civiltà religiosa. Senza dubbio anche 'U'''\,t''
a'
il lamento funebre lucano ha il suo proprio orizzonte mitico, rn¿ sønc*aldo I o Avigliano ?

Ruotr o MATERAO I
così angusto e sconvolto dalla millenaria storia cristiana, che ben
poco resta di uilizzabile per una comparazione feconda. Il tito POTENZA l
r Tricarico
o
.ò I
o ,
appare invece molto più conservatore, ed esplotabile quindi con Albano .ô (
màggior profitto, per quanto anche qui occorre procedere con {.
)
estrema cattela. Vi è però un rapporto particolare sul quale la docu- I
o
I Fertandin?
I
mentazione anticaè avara di dati e di infotmazioni, e che invece Bernaida
Stigliano o
il lamento funebre lucano (come del resto ogni lamento folklorico (
o
oCraco Pisticci
utilmente osservabile) aitta a chiaríre: sítratta del rappotto fra pet- \
dita della presenza, cisi del cordoglio e r i t u alità della lamen- Montemutro
\
I o p.
Jonico

tazione funebre. I modi della crisi del cordoglio nel mondo conta-
o !
F
dino lucano, e soprattutto frale donne, si awicinano sensibilmente I
j
.t
ai modi spettacolari della crisi del cordoglio nel mondo antico, Castelsaraceno
o
Valsinni
quando la civiltà ctistiana non aveva ancotainaugurato il suo nuovo o o o
Calvera Senise
ordine nel dolote e nel pianto. La presente indagine si propone I
pertanto di esaminare, come in un mondo ancora osservabile, il I F t

rito della Iamentazione si innesta nella ctisi, e come assolve ancota I


la sua funzione culturale riparatrice e reintegratrice; una indagine Golfo di ,/.\,a,/.¿.\.,-,i
Policastto /(,
dunque che non è fine a se stessa, ma che deve fornire almeno \.
utili stimoli per ricostruire I'analogo rapporto nelle antiche civiltà \.-, ^-z'-
Mate
religiose del Mediterraneo.
lonio
Il cantterc fondamentale della domanda a cuila ricerca doveva
rispondere, orientò, com'è naturale, il metodo di lavoro. Fu dato
un posto pteminente all'osservazione diretta del lamento in azione,
bandendo completamente ogni ricerca per procura, su questionarí
spediti e ríempiti da informatori locali;'o le informazioni sul la-

20 Con una sola eccezione per i comuni di Betnalda, Montalbano e Ctaco che furono visi-
Lucania
tati da una nostra allieva dell'Università dí Roma, la signorina Luciana Tedesco'
77
7o CAPITOLO SECONùO

mento furono direttamente rac


tutto le persone ancora impegn
tanto in casi eccezionali infor
estranei al rito stesso. Le osser
tipetuti e lunghi soggiorni nei vi
camente copfe tutta la regione I
laggi di Castelsaraceno, Càlvera,
sinni, Colobraro, Montalbano
Bernalda, Femandina, Grottole
trapertosa, Avigliano, Ruoti e S
comune per comune, con tutti i
le caratteristiche differ enziali era non necessaria in considerazione

:",'.äiåîii3::iå.Tîlî'.11
;ionalismo (Pistícci, Avigliano), o pg¡
la loro aftetratezza e il loro isolamento (castelsarac.trã, sun catal-
do), o per la loro disseminazione geografica. Nella raccolta del mate-
riale si tenne sempre conto che il documento non era costituito
dal testo zione ma dal lamento in azione,
cioè nelS e e melodico, sorpreso nella dina-
mica del I decesso allaintsmazione, e nella
itenzione successiva in date canoniche determinate. A questo fine
si rendeva necessaria l'osservazione della crisi del cordóglio e del-
l'enuclearsi dell'ordine della lamentazione nel corso di reali occa-
sioni luttuose; il che nuÍatto quando I'opportunità si presentava,
e nella misura in cui l'osservazione era possibile. In gran numero
furono invece osservati i lamenti artifici;li,cioè ricosmuiti a richie-
sta dell'etnografo al di fuori dell'occasione reale. L,impoftanza
documentaúa data a quesri lamenti atificialipotrebbe inãurre nel
lettore qualche riserva: ma poiché, come vedremo, il lamento rituale
è sempre, per sua propria natura, in qualche misura <<aníÍiciale>>,
la riserva non ha quel peso che sembrèrebbe avere. per diminuire
e in dati casi praticamente annullare la distanzafra il lamento vero
e il lamento a richiesta dell'etnografo, si ricorse tuttaviaa due espe-
dienti tecnici dí raccolta: e cioè l'invito alla lamentatíce di ripe-
tere-un lamento già da essa realmente reso in occasione di qualËhe
suo lutto, e la ricosruzione dello scenario della lamen tazioÀe veru
ssa, ma soltanto spettatrlÕ'
(un finto morto sul letto, sul tavolo o al suolo; la penombr a del-
7i

'.'2 CAPITOLO SECO\¡O

delle risposte anche in uno stesso villaggio e in una stessa comunità.


Infine lãraccoltadel materiale fu largamente accomp^gn^tada regi-
stazionifonografiche e fiche, le une e le altte
indispensabili p.r non pe concreto con il lamen-
to riiuale comì unità ãi melopea e dí gesto.zz

3. Stato øttuale del laruento funebre lucano

A differenz a di altte regioní folkloriche nelle quali il lamento

tadinadi Valsinni ci ha reso in proposito la seguente testimonianza:


22 Le registrazioni fonografiche dei lamenti attificiali sono conservate nella discoteca del
Centro per gi Studi di Musica Popolare presso l'Accademia di Santa Cecilia in Roma; le foto-
grafie fanno parte dell'Atlante figutato del Pianto.
75

74 CAPTTOLO SECONITO

la costumanza è ancota viva a

ci informò che non si úattava di un lamento reso ad un morto,


sì bene di una povera donna malata di cancro che soleva a quel
modo lamentare se stessa ogni volta che era assalita dai dolori del
suo male.
In tutta l'area esplorata il lamento funebre femminile costitui-
sce la regola, equello maschile I'eccezione: tuttavia in qualche vil-
laggio la sopravvivenza del lamento maschile è meglio rappresen-
tata, come in San Giorgio Lucano, dove gli uomini di <<cuore molle>
(secondo I'espressione di un informatore contadino) 1o praticano
ancora. Documento di tale sopravvivenza è un lamento di fratello
a f.ratello da noí raccolto e registrato appunto in San Giorgio, e
conservato nella discoteca del <<Cento per lo studio della musica
popolare>> presso I'Accademia di Santa Cecilia.
In rapporto al.fatto che il lamento funebre oggi in Lucania
^ppare
un istituto culturale in via di rapido dissolvimento, la sua diffu-
sione è maggiore fra le donne anziane o di età media. La coscienza
di tale dissoluzione è diffusa negli stessi ceti popolari, come prova
la seguente dichianzione di una vecchia contadina di Craco: <Ai
miei tempi le donne tenevano le trecce raccolte e quando c'era un
morto se le scioglievano, ma ora tutte tengono i capelli già sciolti,
come se stessero sempre apiangete, e invece non piangono più>.
In generale il lamento è reso oggi in Lucania dalle parenti del
defunto senza concorso di lamentatrici prezzolate o professionali.
Tuttavia il ricordo di <prefiche>> chiamate a prestar la loro opera
nei funerali è ancora vivo, e si riferisce a un passato relativamente
recente. Le lamentatrici di Senise, un tempo famose, erano chía-
mate nei paesi vicini a fornire le loro prestazioni molto apprez-
zate e altettanto è da dirsi per quelle di Pisticci e di qualche alto
villaggio. Attualmente la lamentazione professíonale è sentita come
una vergogna, e un villaggio accusa I'altro di praticare questo co-
stume, senza che poí l'accusa risulti fondata alla prova deí fatti.
Così a Pisticci vi diranno che a Bernalda le donne si fanno p^gare
76 LUCANO 77
cAPIToLo sEcoND. FUNEBRE
.
*.
IL Þ,"
^MENTO
da tutte le parti stia per travolgere con la sua onda voface senso cristiano' La Chiesa ha battuto costan-
-^"orio dandogli un
quesr'ultimå isolotto åi un,Atlañti¿. liã¡i* utu. U oniriå;;J
åiì:: f":::i:i;iiu irttu polemica aspra e dei divieti canonici, rasse-
per entro il quale si muove il lamento rituale lucano è
ancora sosran- rcrfl:L;:;i-atollerare åi fu,,o il costume solo 1ì dove non è riuscita
zialmente pagano, e lo stesso <al di là> si configura come un
mondo
gn^"il:,;¿o: non mai essa ha intermesso la sua intransigenza su
che continua in forma lawale ed evanescente il mondo n.i ,t"li^';;;; o.t f.i vitale, appunto perché coinvolgeva I'ideolo-
vivíamo. I morti continuano le abitudíni che.ebbero da vivi,
quul.
qfil',Ïî".å. p., tornare -ilIa sittazione lucana, ancor oggi i
-' cor¡q Lre"" "--.
risulta implicitamente da quesro lamenro di pisticci: ol0,

(RD) Gioacchine mie, beni dí la sora. ce morre_subitanea,beni


di Ia sora. W:l:::Hïïî:1î'îä,1'"::'å'iiï:ïïlî::ff tr'f;
O ce mane pre€iare ca tenivi, beni ái tr*". o::":,:"lr;, funerale, le lamentattici intonarono
euanta fatíahaifutto u rri i"occasione di un
mane, beni di la sora. E mo' r'agghia dice ce t'àgghie o,ir; in;;;i;-cascia,
beni di la sora; dò cammise iune"äova e iune arÃ'pe zzata, beni \\::";;; r,.ilu .ni.ru madre di pisticci, nel bel mezzo del servi-
or -
Ia tuagghia pì annettà Ia Íaccia a cure munne, u.ni ai iã-rå*,
diiu .or,.
Ë¿î ,räi¿ *:iÏ;';;t ;.^ äã..ii" p arroc o, che c ant ava accomp agnândo si all'
calzunirre iune nove e iune.c'a pezza'ncuro,b.ri¿il",ãrå. "-^-.1'"i rivolse risentito alle donne, âpostrofandole: <<Insomma'
r JJåggrri. gu'^iir^-r" qualche tempo'
mise la pipa pe fumà, beni di la sora, ca tu iere turrr,uppurri
rn*.;i unL o canto io!> Le donne tacquero per
i" fîil.; O vat"--- infine
beni di la sora' E mò pe crt'agghiâmannà ru siereïcur. ."nÄ.,
t.ni ¿i 1I canto, e fu íl buon pãrroco che dovette
la sora? ma poíripresero volta insotgesse'
'T*Jrá"^iti a tacere, e a lasciare che ancora una
(Gioacchino mio, bene della tuadonna, che morte
improvvisa, bene della nello stesso templo
di Cristo, questo arcaico modo di oltrepassare
tua donna. oh le mani pregiate ch. uu.íi.
euanta tutiiutr^¡-iliro .åi qu.-
ste_mani, bene della tua donna. E ora ti ¿J¡uo ¿ire .rr. 14 morte. Anzi, un po.o
pt' tttà t un poco perché vinto dalla sedu-
nella cassa, bene della tua donna: due camicie, una nuova
.o* rì"no"*..r" ')ion,
árlt"barbaúcamelopea, il buon pafroco si indusse
ad accom-
e .,na t^ttoppata, simili hanno luogo
bene della,tua donna; Ia tovagliaper pulirti rã f^;i^"^11;i;äåräãl
u*. îlr*rtusull'organo per qualche istante. Episodi
del z novem-
clell¿ ¡u¿ donna; e due paia di mutande una nuova e una
sedere; e-poi ti ho messô la.pipa,bene delra r"^ ã""*,
con la toppa nel ffilirî;tr"tteiifuail gt^aduno e il sinni in occasione
rituale funerario cat-
.î¿ä iän'r"oippur-
sionaro del fumo, bene della-tua donna. E ora per .úi ¿.uuo
pagano e
;;. A R;..anova,lamento funebre in un singolare- coltrasto:
Ããniarti il i"fl." " -.r.oluno in questa occasione
sigaro all'altro mondo, bene della tua donna?)
rtät- f. uoci dei più påveri, e tutt'intotno nelle cappelle-dei meno
Il convulsi, q-uasi pt?tti-l:l:?1uttu
caro Gioacchino continuerà dunque a condurre una vita non
;""*t;;i1.*'o i iu-år,ti, ota in lunghe
molto dissimile da quella di un contadino lucano: .orrin,r.rf p.r.-
u í-poopn-..iri purorristicá, ora invece più umani' risolti
grinare con Ia sua camicia e le sue mutande rattoppate, per
e i giorni ;:ilñr.lur. ¿i pianto; di tanto in tãnto dalqualche voltasinghioz-
gemere e
si man-
festivi avrà Þtontala muta nuova, e fumerà lu pipu'. it ,iglro, . )urrärrrudi librarsi un ulborro di canto, che
melodico tradi
suderà per caldo o per fatica, e si asciugherà il ,,ràoi.
.o; i;-.;;.uu- tiene a lungo, it..u.rào senza fine il breve modulo
zionale. Intanto, solenne e distaccato, il
glia>: víen quasi voglia di pensare ch-e ro scenario ner quare sacetdote passa tta Ie
egri
da.oru in poi si muoverà n-on sarà rroppo dissimile dui.uiã".rri io"[b;;;r-"rando le sue preghiere e benedicendo: passa_fra le la-
dove'
della sua Pisticci. Questo accent uato caratter-e pagano
del lamento mentairici inginocchiat. pt.ttã le croci, en*a nelle cappelle
in confront o di altri prodotti del forklore ri.ni.ùn un fenomeno à..o..o1u,. n"ell,ombra, äIrr. piangenti rinnovano il cordoglio
ri
generale che trascen de la situazione lucana, e che di cibo ai mor-
uppurrir* ullu tuale. Ultimo miserabile uuun à delTa pagana offerta
storia della chiesa nel suo compresso, come avremo occasione
di ti, alcune donne vanno versando, ðauna bottiglietta di gazzosa'
depon-
esaminare alrove più da vicino: la chiesa cattolicaha infatti
sem- un po' di vino tosso su una grossa fetta åipane scuro'the
pre rinunziato a venire a compromesso col lamento
funebie come g"ï" p"ipresso la cfoce, nel"fascio di fiori campesffi. Il sacerdote
tale, e a modificarlo e a riplasmarlo per entro it ,.ro propri.
,ii"ut. Ëátt", il suo ufficio: e par che i suoi occhi non vedano
"tt:"fvendo
78 79
CAPITOLO SECONDO . ÂMENTO FUNEBRE LUCANO
IL Þ'*
e le sue orecchie non odano. eui le due epoche culturali si incon. escrizioni che ce ne hanno dato
trano senza reagire, immemori dei loro passati conffasti . d.[u Persona attassata - ci ha
loro volontà di storia. ro - non riconosce le Per-
il morto' Se le si chiede qualche
Poste senza senso' E come se
4. Crisi del cordoglio e plesenza rituale del pianto a.mento, si guarda intorno Per
ta un grido e riPtende la lamen-
no Lucano: <<L'attassarnento Può
o¡a attassata non risPonde alle
, guando si riPtende e si-rende
il lamento > ' IJn'altra informa-
' attassanxento viene specialmente

te imProvvisa' Può durare anche


di Aviglian o : <<L' attassantento
etarsi. SPesso Prende quando
mento al cimitero>>' E, infine,
<APPena si esce dall'attassa-
nosce che cosa è accaduto>>'
stato di ebetudine stuPorosa è
rosa la donna col-
la situazione, nel-
tte- aLeffa, dà col caPo nel muro,
accesa da futore tendenzialmente
capelli, si lacera le
tosto un ululato' A
so, possiamo dare la
tivo.
Ovviamente né I'assen za totale e la scarica convulsiva, né I'ebe-
tudine stuporosa e il planctu.ç iffelativo costituiscono il lamento
f,-rnebre riiuale : tuttavta pef comprendere la s6uttura istituzionale
del lamento come tecnica del piangere occorre tener presente
in¡anzitutro questi aspetti particolaii della crisi del cordoglio' I1
lamento funebre lucano è infatti da interpretarsi come ripresa e
r.int.grurione culturale dell'ebetudine stuporo sa e delplønctus irce-
lativo"in quanto rischi a cui è esposto chi è colpito da.lutto.
S. rr.['äbetudine stupofosa una sinistra inerzia avvolge e sof-
f.oca Ia v,itapsichica minaìciando di annientarla nell' as senza totale,
e se nel planctus irrelativo il cordoglio si disumanizzain compor-
go 8r
CAPTTOLO SECONDO FUNEBRE LUcANo
',,^l:"ii:i,:ïïî,'¡f""'å:ii'h'Jä1ilî:'#;ËXå1i",-,'îä
IL LÂMENTO r r

!;'¡rr;¿¡¡rl': :;'îË"ffi*å'läï'Íiiîf?.T':#*i:
t9::,il"i;; r- ri trnli"u pti t'*pio
nella prassi sciamanistica
lfji;ï"d;ø spiritistica, aÍorché 1o iciamano o iI m e di'um entrano
Itl':"1:";"".lello nella dualità delle presenze
-^nnorro con uno orpíritoo. Menffe presenza
-' sciamáno o del ruediun I'interruzione tra
- -^ole e- oresenza seconda è cosl profonda da essere avvertita
Slflluruø"--
L
íIOLLLL@--
ed opera attraverso lo
manitestarsl oi,'no spirito chË o¿rla
"ome nella relativa duãrta esistenziale della lamen-
^.:omano o lI rned.iurn,
meno profonda, perché la
ii!ÎiÏ2'i""Ji;; i;i"r;uzione è molto
t::::;;;rL""i. à.i pi"r," non è interamentè alla rispetto alla
P.i""i""';;;ãïrágri". Ài.u .h. vi sia una interruzione relativa e una
da alcune particolarità. Infatti, in
')ii¡ï^-¿"^liti¿ dimostrabile sul
:iffiffi;;iipi^t" è concentrato e maìtenuto unicamente
la lamentazione nei modi
i'' ;ä å"Iú;.*il; á.1 pianto : es eguit a
restalibãro du sollecitazioni' e può vol-
:lää;tii;il;.s"iia e' atezz a e dell' allegria,
animo della spensi
ääi;p;ämeno""puor, "r""¿'iã¿iári alle normali occupazioni come se nulla
ô duanto
protetto. Per I'e questo genere sonostati da noi
teristica occorre
questa dinamicacosì carat_ ;;ää;;"-.'rráp^rti bruschi dilamenta*ici lucane. In secondo
nsiderazioni sullo stato psi_ freouentem.rrr. orrãiuuti n.ll.
chico in cui ent la lamentatrice può_ distrarsi
azione. idä;i. iùr.."rione del lamento
ad eventi futili' che la
e volgere momentaneamente l'attenzíone
di-percepire se davvero
prå"iá.i åãi".. non dour.bbe consentire
fosse impegnata nella
una stessa presenza rigorosamente unlt¿ria
lamentazion. Qrr.rt."possibili distrazioni - come
i bruschi tra-
prima --possono indurre erro-
ãurri dí umore a cui si è utttnnuto
neamente I'orr..uutà a giudicare lint.to lãmento come una fin-
in azione
,1orr. ipo.ti ta: in realtàlaãistraibilità della lamentatrice
interruzione che sussiste
è ni.ni'ultro che un e{fetto della relativa
di con*ollo
ill;r.J iu åirrgiu,impegnata nella sua funzione il pianto è.concen-
. ãig'"i¿r, . lu pr.rl.nru oÃi-idt nella-quale
non
tfato e mantenuro. La distraibilità delle lamentatrici in azione
,fugg. all'osservazione popolare, e in ogni paese si se1ba3;moria
lâmen-
di ããterminati episodi del genere nel corso di determtnate
tazioni. così per esempio ã Ferrandina ci è stato riferito
che una
per il padre
volra mentr. tu ,uiáåiiá[ .r.griua la lament azíone
83

8z CAPITOLO SECONDO

erciniziata' interrott
,itoul" funeratio e le
creta di questo contrasto:
('RC) Attàne mie, attàne mie, ah ce Quanne
n'ammr- scurdà sta dataì Quanne jeve nne fatìa
sì fatte, attàne mie! Sì muorte cu' la è cadute
de la vocca, attàne mie! Quanne jere buone, ca tela facive pure co' le gal- intetruzioni e riPres
sono state con-
line! Mò s'abbìa la campane, attàne mie. Se cette lu bande pe' lu paese, io è trattenuto sm quando
attàne mie. E ci è muorte joce, è muotte Vitangelo Ragone. O ce male cri- azioni åi
stiane! Quanne visite amicevime joce, attàne mie, quanne n'amme ren¡q. amonto e
Le vulemme renne tutte de cuntentezza, attàne mie. Mò vene commare Rit4, lla Presen
te porta Írú mazze de fiure. Vi' quanne cammine c'ave fatte, ca mo non se
ne acchiano, attàne mie! Attinti a li pisi ca po perditrzno li pisi co' la aalanza, e11'obbligo di ríPetere
øttàne ntie. Quanne stive malate, attàne mie, me chiamaste vicino o' lette,
. In virtù della strut-
attàne mie, e me dicisti ca vulivi o' melone zuccarino. Co na mano te dibbe
o' melone e I'olde la mettibbe sopa 'a ventre. E dopo mangiate o' melone,
me dicisti: <Sabedda, mi sìricreate>>. Attàne mie! Mò vene compare Giu-
seppe, co' le mani pulite. A quale fiera avita scì? A chedda de GravinaT Statte
bone, attàne mie. Mò véneno le privite, mò vénene le monache, è arrivata
labanda. Statte bone, attàne mie! Véneme'nsuonne, e véneme a dice se
si cuntente de cudde ca ti simmo fatte, attàne mie!

(Babbo mio, o che giotnata è oggi, babbo mio. Quando dobbiamo scordarci e di determinate citc
questa data? Quanto eri buono, amabile in tutto! Quanta faticahai fatto, quella vera' In gene
sei morto con la fatica alle mani! Che nome mi è caduto dalla bocca, babbo
mio! Quanto eri buono, tela facevi anche con le galline! Ecco che comincia
nvita la lamentatrtce
pt
a suonare la campana, babbo mio. Si getta il bando per il paese, babbo mio. neno recente da essa
E chi è morto oggi, è morto Vitangelo Ragone. Oh, il malo cristiano che struisce esterrormen;t
i; ;t""rio della lamentazione'
eri! Quante visite riceviamo oggi, quante ne dobbiamo rendere. Le vogliamo
rendere tutte di contentezza, babbo mio. Ecco commare Rita, conttlmazzo
di fiori. Guarda quanto cammino hafatto, ché non se ne trovano di fiori del discorso Ptotetto
in questa stagione, babbo mio! Attenti ai pesi, ché poi perdiamo i pesi con 5. La conquistr
la biløncia, bøbbo rnio. Quando eri malato, babbo mio, mi chiamasti vicino
al tuo letto, e mi dicesti che volevi il melone zuccherino. Con una mano L'istituzione di unz :Ïliîit:'lîtil"-1f;
ti detti il melone el'altta la misi sul tuo venfte. E dopo mangiato il melone, lità bmentale nellalamen-
e di
mi dicesti: <<Isabella, mi hai consolato>. Babbo mio! Ecco compare Giuseppe,
con le mani pulite. A quale fiera dovete andare, a quella di Gravina? Addio, teseÍrzastorica si smar-
pre senza rituale
babbo mio. Ecco i preti, ecco le monache, è arcivatalabanda. Addio, babbo 1: istilli:one ãt[a
lîr'1. r" cornport amenti alienati I
il-cu¡ubu'iverso questi comportamentl
mio. Ritorna in sogno, e vienimi a dire se sei contento di quello che ti abbiamo
fatto, babbo mio). del pianto rende p";[iil
85
gq cAprTol-o SEcoND.

ono di quelli che si riferiscono


.la morit del marito' del Padre

enti moduli:
(PD) Tatta mie come voglie fa' t?tl? Y?^
espressivi fissi radizionalizzati. una parte di questi moduli ha un À¿i¡ tt'¿ benuta sta morte í7a' tatta mte'
C.rm. abbandunate' tatta mie'
"'àit
O amore de le figlie' t-atta mie'
Te sò passate tutti li dulure' tatta'mle'
Che morte all'improvvisa' t^tta .mre'
Hai lassate li figlie tue' tatta mle'
mente è permanente e non patisce morte, cíoè I'opera (nel nosffo mle'
Ñun hai date nisciune scuonze' tatta
caso le opere del buon padre o del buon marito o della buona madre E comme amma la senza di te' tatta m1e"'
o della buona sorella o del buon figlio). I moduli offrono schemi
emotivi di <buone opere)> compiute, che sono atmibuite al defunto

(Per esemPio <comPare


Persona
correlativo (Per esemPio <<co' nu
87
g6 cÁprTol-o SECo\þs ' ÂMENTO
Þ'*
FUNEBRE LUC'
lL
essa vive in uno stato di
mazze de sciure>). Lalamentatrice suole registrare con seQueozs tasazza nel nucleo fami-
il ñrarito sarà Per lei <<o'

defunto se è contento di quanto <gli è stato Íatto>>, cioè della mani-


festazione di cordoglio dei parenti e della pompa del funerale. Nel
caso della vedova che lamenta la morte del matito è stereotipo il
ricordo dei momenti uitici passati insieme, di episodi salíenti della
vita in comune, e di qualche atto di gentilezza reso dal marito alla
rnoglie, come quello di far salire durante gli
spoitamenti, e di togliere le píet í sobbalzi: maestro della casa>> e si sente
il che si dice - come abbiamo se la cosa ada>> con <<un fascio di
figli in
non è vera. Quando la lamentarice piange la morte di un uomo
adulto, marito o padre o fratello, ricorre molto spesso il tema delle
mani del morto e della fatica alle quali esse erano adusate: <<Quanta
f.at\ahaifatt'a sse mane)> (quanta f.aticahai fatto con queste mani),
<<Sì muorte co' la fatìa a le mane> (sei morto con la fatica alle mani):
ma per la morte della figlia ancora nubile è di prammatical'anti-
chissima contrapposizione ftale nozze terrene - non ancora con-
sumate - e le nozze con la morte. Nel lamento reso a persone
giovani o mature, ma comunque non propriamente vecchie o decre-
pite, ricorre con frequen za vna invocazione amaramente sarcastica:
oOt l it vecchio che eri>, intendendo dire il contrario, cíoè che

e verbali:
tano i loro figli morti) è il tema della morte come sonno: la lamen- belle, quante te pense.' a ogîa a
ogÍr^'
taffice ímmagina che il morto sia soltanto immerso in un sonno ienze na via cò tre tile'
<(troppo lungò> ed esorta e scongiura il dormiente a svegliarsi, ad
frate mie!
alzalsi, a camminare. Un'alta serie di moduli è in rapporto alla se la mangiassero'
condizione in cui viene a rovarsi lalamentatrice dopo la morte chi sti mane:
del sostegno della famíglia, marito o figlio che sia. Il regime tadi-
zionaledi esistenza assegna a|la contadinalucanauna gravosa con-
dizione di soggezione, che le fa spetimentare quotidianamente come a
che uengono
il suo operare sia fronteggiato, conffaddetto, ridotto, smentito e (Entra nella sta Giouanni e altri cornpati e coruari
-id,er u¡sna di at)
schiacciato daforze inconmollabili. Per quanto non le sia rispar-
8q
88 CAPTTOLO SECO\¡q FUNEBRE LUCANO
, ÄMÉNTO
lÞ Þ"'
Mo vene :gmpà Giuannine: nun t'adda venì chiù a chiamà a li tre pe
sç¡
a la macchta.

(Entra il prete: la lørnentøtrice si strøppa i capetli e li getta nella bara:)


rato con moduli che
Frate mie, non t'agghia che te dice e che te dà, tine li capidde mie pe' ricurde.
infatti moduli ricor-
(Prirna della cbiusura della bara i
figti baciano il morto:) marito mio buono e

Frate mìe, I'ultime vase ca te donne li fili toie: và prià a Die pì lore, nor¡
te scurdà mai de li fili toie e de la sora toia.
Famm'aprì n'olda porta pe' falle iranne.
chidde file anna scì soto a li dispetti de l'olde: ci n'ave da nu scaffe e ci
nu muffettone.
(Entra zio Menico che accornpagnò it defunto all'ospedøre di Matera quando
retorica <Chi è morto?> segulta
aifu trøsportato per essere sottoþosto ali'operazione'letale:)
Frate mie, mò vene zì Meniche: quanne te purtò o' spedale come te vedisti
frate mie, sule sule senza la sora toia?
ci t'ha viste e ci t'ha date na stizza d'acqua almeno quanne stave sotto a
chidde curtedde, sopa a chedda baredda,'e t'adoperavano?

(\a. by è presa ø spølle dai beccltini, Lø larnentatrice prorolftpe in un gridøto


øltissinuo:)

Frate mie, frate mie, pindiddi li pide al'- porta e nun te ne scì, frate mie.

determinato movimento rltmlco


il lamento è accompag îato aun
c
del busto a desffa e a sinisffa'
e indietro, con appropúati ge
di un discorso Particolarmente
.i-i.i sono i Più diffusi nell'a
minati
altri m
da risp
97

90 cAPIToLo sEcoNDo
fratello'
fratello' o fratello' o
o fratello' ¿ t1
ome lo voglio bene'
o tratelto'

o fratello
c"tt'i;;;; nza åi te' o fratello
piega sulle ginocchia sempre agitando il Í.azzoletto25 e infine 3i
úalza portando il fazzoletto aI naso:'6 il periodo mimico è scan-
dito sul ritmo della linea melodica che a Pisticci è tradizionale per
lamentare il morto, e d'altra parte periodo mimico e linea melo-
dica formano organica unità con ciascun versetto della lamenta-
mio
zione. In un lamento raccolto nel villaggio di Càlvera una madre O fratello mio' o -fratello
mro
lamentò il figlio motto secondo il tema del sonno troppo lungo O fratello mio bello bello'
in cui il morto è immerso, e da cui era invitato a svegliarsi: un o fratello mio
mro
tema che, come si è detto, è tradizíonale nei lamenti resi da madre O fratello mio' o fratello
a figlio. La mimica relativa si legava organicamente al contenuto Fratello mio!
della lamentazione: la madre andava battendo a tempo le palme
e danzava intorno al letto, intertompendosi di tanto in tanto per
somministrare, ora sui piedi ora sulle guance del cadavere, dei rapidi
buffetti come per risvegliare il figlio dal suo sonno maligno.
Il terzo vincolo tradizionale della lamentazione è dato dal tema
melodico, cioè dalla linea melodica con cui ciascun versetto è can-
tilenato, e dalla strofa melodica nel suo complesso. Sí consideri,
ín via di esempio, il seguente lamento di Ferrandina, reso da sorella
a fratello, che vale ad illustrare il nesso organico tra moduli lette-
rari e moduli melodici:
r. O Ciccille mie, o belle O Francesco mio, o bello
z.Ofrate,ofrate O fratello, o fratello
3. O Ciccille mie, o ftate, o frate O Francesco mio, o fratello,
o fratello
4. Come vogghie fà, o belle Come farò, o bello
5. O frate mie, o frate mie O fratello mio, o fratello mio
6. 'O vogghie bé! Gli voglio bene!
2a Alla¡te figurato del pianto, n. ,a.
25 Ibid., n. 3I:.
26 Ibid., n.
3c.
F
atal p-lú

tor .tc
Gemc u'og'ghic fl ¡c¡' z¡ o

O Cic-cil .lcnic o bel .lc

t
I
O Ê.. rô. o ô¡.t Jo uo n'rg-ghlc ¡ 'ol' o fr''tc

O Cio<ÍlJo alc. o Êr.t¡. o Ër . to Vogghio úu'l


ffi
Pü¡ ' io' o fre'to
J

Co-nc vogghic
+fl. o bol.to
t t

Ê¡'to Bo'ic
o Êr. to D''ior o

J
v t
O frr-rc ni.c.ob¡-to Dl .C
(g¡i¿',.) Co.mo vogghio f\ o Êr't¡ nio

Vog.ghic bó

Voçgbb
ffi
nu'rl Pur' lc. o Êe'tc mi-o
i

O Êr.tcoÊ¡-t¡oÈ¡ .tco tc
t
O .frs 'tc n¡'.c. fr¡.tc mi. c

J
t
Go.nc u'o¡.¡hlc bó, o frr.æ
o
ilo' t¡ ¡'hri e rd. o n".ro / O Ê¡.tc rc'ic. b.l - lc ùol ' b. f¡r ' to lDG ' ¡'

Co-uc r¡.gùh fL o Ê¡.t¡


t
,#
Ya

O Ê¡.tc oic, o fn.to oi. c


O &. . t¡ oi'c. o &r. tr t¡i'

---
Fr¡ . tc Et
O Cic.cil.lc nlo. o ôr.to. o f¡¡.to
95

94 cAprTOLo SEcoND.
"""n*u-^
É LAMENT. "uì.""*" lr parole, perché se
^^mnnrtamenti e di

srteto bene, e mì invece di rnio).


L'esecuzione del lamento funebre lucano, così come oggi si pre-
mg#pffiffi
senta all'osservazione dell'etnografo, è spesso indivíduale: una it alla
rcgola di incidenze corali dei ritornelli emotivi non è stata riscon-
âi' unu 1:11'l::: nate. La tamentazio; ù"" il p assag gio d

tlata, mamolto probabilmente per logorio atttale di antiche strut-


ture rituali, come risult erà dall'analisi del lamento folklorico euro- ;mltrx
di''totto t':?:1tn'X
*îil Ëiiöl
fi þ:ïffi ili;iií*:sii* internandosi nella
trova tïputo
mediteraneo. Abbiamo invece raccolto a Písticci una lamentazione
nale e.ulontTo;' lamentatrice
i1"iÏr';;;^i-å.r ..ri piung. così>>,
.Tra
per tn'l:
in cui le voci di due lamentatrici si inseguono a canone I'un l'altta,
di guisa che se laprímavoce canta per esempio il modulo <Beni di
la sora, ce tradimente alacasa mea)>, la seconda inaugura il suo mo-
îiåiîtr#:;l'1i'åiÏi;"+i;;'lj:"':':'*1,:îî,Tïn"t
¿oto'i.,' Ï ;;ïi;uÅi.
.ft. è"
teristica del u- c ar at
ii,nnolurîzzuro
dulo quando la prima è a <<ce tradimente>>: ne deriva una impressio-
ilHää ï :;! i m: ï H;,:îî'r':*
ne dí sinuoso rincorrersi di voci, complicata dalfatto che mentte la "xT:*?Ë'; "{r*
prima voce acceleta, la seconda allatga, diminuendo e rubando.2T

6. Il discorso protetto mediøtore della singolari.zzazione d.el d.olore


ä#J';f,iii{:,i1l¡^ip"'ffi
: gni
uitu irtttou uzione o lament atrlce. .perco::""
ii'i
:Ï. îi ;"*
rtn^-{che consente di cammrnare
il cammino tttt p'ffitr'ä';; di ripresa e di reintegra-
Fin qui il lamento funebre lucano è stato analizzato come itera- è il lamento i'
qourrto strumento tecnico esaminato
zione di moduli letterari, mimici e melodici tradízíonalmente fis- ätitìi;äi;; che abbiamo più top'tu
zione. Il lamento
sati. Senza dubbio allorché si taccolgono sporadicamente e asiste-
maticamente alcuni testi letterati di lamenti in questo o quel íË;ü1r+elîïrnt[*ll',;;;:;x*uÎ;ff;
r.ff '.'tå'."rion. ."i
bali comuntsslml € il assistemmo'
villaggio di un'area relativamente estesa può nascere laf.alsaimpres-
così povero lasciò ffi ;;ä*"- di rico-
sione che i moduli siano pochi e che la lamentatrice sia una <libera di una persona.in crisi che gicerca e'che tenta
tormento azione ayvi'ele intro-
improvvisatrice¡> dilamentazioni. Ma se si adotta il criterio quan- In alui J'i it riadattamento e f innov
titativo, raccogliendo pazientemente in uno stesso villaggio un buon
struirsi' quadro di giri di frase
ducendo tuo'u*tïäïp*it"f"t 'i"gåio "tl åi ctotol',. dove la
numero di documenti, ci si rende subito conto che la lamentatice questo L^*J;
convenzionrlí. si':;;jãeri i""i"^tià deila Madonna di
è legata ad un gran numero di vincoli rituali, e che il ricordare ptff"e'inaggio
ha una parte molto più importante del vatíare e del rinnovare. Del
vedova ricorda
"" 'f
Picciano:
che non dobbiamo stupitci, dato che questa iterazione di modelli
rientra nella funzione protettiva del discorso individuale: si recita
come in una scena in cui i personaggi sono sorretti quasi da un

27
Queste osservazioni musicali sono state tedatte in collaborazione con Diego Carpitella.
97
LUCANO
FUNEBRE
cAPlrolo sEcoNDo
96 It LAMENÍo
del rnorto
(Fratello mio, quando andammo a Picciano, quan
funebre e ritorno t'nelatiuo
presi. Ti ricotdi quando ci siamo morti di fame, e 1.
Lørnento
un po' contenti i in grazia di Dio è venuta la mo
ora tu, fratello mio, all'altro mondo, e va' a ptega
satel'an¡ata con tutti questi piccoli. Fa' che mi s
far grandi i figli nostri'..)
L'espressione <(quanne scimme a'..)> è di prammatica quands
si ricorãano viaggimemorabili compiuti insieme, e così pure è un
modulo ricorrente la frase: <<Va' mò tu, frate mie, a cudde munne
ecc.)> <(Fammi aprì n'olde porte ecc'>> è un alffo modulo che
abbiamo incontrãto in gran numero di lamenti resi da vedova a
mafito. E ttttaviail pellegrinaggio alsantuario della Madonna di
picciano è un ricordð p"Ãotrul., che affiora protetto d¿lla selva
dei moduli e delle steréotipie. In un lamento di Ferrandina I'epi-
sodio ricordato è una minutissima vicenda accaduta una volta:
(RC) Frate mie, quanne scimme o' pantane, o belle o belle, quann'arrivamr¡q
,. n. venne a chiove, o belle' E non tenimme ombrelle,, o
ìnt;á i'uppi.tt.,
belle. EïL metiimme o' sacche pe' cappuccie, o belle. Iune n'groppe e I'olde
'nsella, o belle...

(Fratello mio, quando andammo alpantano, o bello o bello,-e quand'arri


;;;; ullu ráliiu,venne a piovere, o t.Io. F' non avevamo ombrello, o bello'
g-li-.i**r.o íl ,u..o pär cappnccio, o be1lo. Uno in groppâ all'asinello
e I'altro in sella, o bellc...)
L'episodio è chiaro: una volta marito e moglie furono sorpresi
dalla pioggía ín campagnl- e îipatati sotto un sacco impiegato a
mo' dì.appuccio ritornarono in paese sull'asinello, uno in groppa
e I'altro in sella. Ma anche quando, come in questi due lamenti,
la síttazione storica si fa luce âttraverso la selva delle stereotipie
espressive, festano tuttavia la melopea e la mimica ad uniformarsi
aiïodelli't radizionali, il che immerge anche il lamento che lette-
fariamente sembfa abbastanza autonomo in un'atmosfera di reci-
tazionesognante, dtammaticamente trattenuta nell' anonimia e nella
convenzi;ne. Naturalmente quest'atmosfera così caratteristica va
interamente perduta quando ci si limita a considerare il solo testo
Lelunghemarceperraggiun-:::l1ffi::,*,?'":n:ffJ"äi:
letterario, .Lre nel suo-isolamento e nella sua asttazione non è più
,r"i. tåïii[aggio' hanno una Parr€
lalamentazione funebte come rito,
ïffi îffi "11 "ïi:::',"14::*"Tt!i
sei compag
altre
i? ,;::fiïËlå'.'l53;3
si recò in carrrpagÍracon
7 99

98 cAPrrolo sEco\bo e reali avventure


a di esPerienze
de vere Per chi

e
nte, disciPlinaÍa
idiscono appunto

creduto di assistere
ni documenti:

o e febbre'

Anche l'attinger acqrtla allaÍontana, soprâttutto di notte, com-


porta rischi di inconffã .or i morti. A colobraro circola un fac-
conto che riflette 1o stesso tema:

a casa e Per tre glor

Angela':* j:,L","*Ï;"åî'ff ålii:üÎ;tÍJ,i:trJ;:ål',î"åiffi


*'å:'i:
a
35, ha assrstrto
tenne per sé le tre grana.
7 IO I

cAprTolo sEco\bo
e>> il dtorno del motto ^PPúe

sistemazione stereotipa. Ma il controllo culturale del ritorno dei


morti si manifesta anche in un tapporto preciso, che assegna a deter-
minate persone privilegiate I'attitudine socialmente riconosciuta
(almeno fra le donne) di poter dialogate con i morti a vantaggio
della comunità:
ZiaMadðalena, una contadina di Castronuovo, morta poco tempo fa, sapeva
fare <le coronelle>, cioè aveva I'attitudine di mettere i vivi in rapporto con
i defunti, Una volta la madre morta di un tal Vincenzo Fortunato apparve
in sogno a ziaMaddalena ela pregò di avvertire il figlio che se fosse passato
col mulo per una cett^ tenzpa avrebbe corso il rischio di cadere nel burrone.
Vincenzo non si mostrò però molto propenso a prendere sul serio l'avverti-
mento, e chiese a Maddalena una prova che essa realmente era a contatto
con la madre. Allora Maddalena gli disse: <Vieni con me per nove notti al
Calvario: alla nona notte tua madre ti carezzerà>>. Vincenzo fece come la
donna gli aveva detto, e si recò per nove notti al Calvario con lei. Alla nona
notte, proprio amezzanotte, appafve la processione dei morti, e a un certo
punto sí sent\catezzare da una mano gelida. Restò per tre giorni con freddo
e febbre, e al terzo giorno, attraversando 7a tempa col mulo, una capra gli
saltò improwisamente davanti, e prese a gtrare intorno al mulo, che inciampò
nella corda e poco mancò non cadesse nel burrone. Da quel giorno Vincenzo
credette nelle <<coronelle>>.

Maria Di Setio, magara di Càlvera, aveva promesso a Maria Viviani di fade


rivedere il marito morto. Una mattina per tempo le due donne si avviarono
verso la c^mpagna. Giunte che furono davanti a ûna gîotta, le due donne
si fermarono in attesa. D'un tratto dal terreno antistante alla grotta si sol-
levò un mulinello di polvere, segno della presenza dell'anima del defunto.
L'esperimento non riuscì però completamente perché Maria Viviani si mise
a gridarc, e questo disturbò I'apparizione completa dello spettro.
fo3

cAprTol.o SECoNDA
tuporosa è sbloccata'
riiornelli emotivr Perr
e melodici' Le Pro-

rlso-
una elementare
unebre èináirizzato
vole. Ma il lamento è un regolatore dei rapporti col defunto anc\.
utale>>, il contenuto
<<ePico>>' eprtome
o funebre instaura
nte la sua itetazione
tivo. La potenza ossessiva o allucinatoria del defunto è un rischio

ogni possibile energia dí ripresa. L'iterazione rituale del lamento


dlsribuisce nel tempo il lavoro del cordoglio, lo include in una
determinata teg\a culturale, e provvede a condurre innanzi quel tta indagine sul
processo di interiorizzazione del morto che costituisce, come già e aPProfonditi
ãi..mmo, il vero superamento della crisi e la seconda morte cul- Piotõ mattriul'
turale che riscatta lo scandalo della morte naturale.

terio ermeneutlco' fini della dimosttazrone'


8. Riepilogo dei risultati raggiunti vafitag
Poffà essere
L'indagine etnografica sul lamento funebre lucano ha messo in
evidenzall.uratt... tecnico del suo ordine rituale. La crisi del
cordoglio rischia di travolgere la presenz a, di f.arla passare con ciò
che passa in luogo di impegnarla a f.arci centro della conversione
nel valore, inteúorizzando il morto e risolvendolo in benefica
memoria stimolatrice dell'opera. Il lamento funebre prowede, per
la pate che gli spetta, a f.acilitarc nelle condi zíoni date la ripresa
delle tentazioni della crisi e la loro reintegrazione culturale' Lo
strumento istítuzionale fondamentale che il lamento funebte offre
è la presenz a útuaIe del pianto, in dualità rclativa con la presenza
normale, che opera come guida. Sul piano della presenza úttale
I
IO5
TERRANEO

ben si addice alla meloPea.del


3. ione sognante che caratter:zza
moto che accompagna il
rttmo
I1 lamento funebre folklorico euromediterraneo

r. La presenza rituale del pianto

Il primo dato lucano da verificare sul pianto etnografico euro-


mediterraneo è quello relativo alla presenz a rituale del pianto corne
stato psichico istituito nel corso della lamentazione funeraria. In
mancelnza di analisi precise su questo punto dobbiamo contentarci
di alcune indicazioni sommarie che affiorano dalla documentazione
esistente, e che messe in rapporto con i risultati della analisi diretta
condotta sul lamento funebre lucano acquistano valore di dimo-
strazione. Le voceratrici còrse, secondo la testimoníanza delMat
caggi, eseguono il discorso della lamentazione <(con un dondolio lità con la Presenza egemonlca
caåenzato del cotpo>>'e il Lorenzi de Bradi - che fu uno degli funzione di guida e a mantene
ultimi a poter utílmente osservare il aòcero in azione - conferma
questa oscillazione ritmica del busto,' che del resto è un gesto
antico, poiché anche Ecuba lo esegue nelle Troiane al momento
di inaugurare la lamentazione: cose.
Che debbo tacere? Che cosa non tacere? Su che piangere? Ah! Quale pesan- taneamente 1'attenzione a
tezza opprime le mie povere membra, nella positura in cui giaccio qui, la
schiena distesa su questo duro giaciglio! O mia testa, o mie tempie e miei
fianchi, quale brama mi prende di far oscillare la mia schiena e la mia spina
dorsale verso I'una e7'altta parte del mio corpo, per accompagnare il mio
lamento e le mie lacrime senza finet.3

1J.8. Marcaggi, Les cbanß de la mott et de l.a uendetta (1898) p. zz.


a Atlante figurato del pianto' n' 69'
Bradi, cit. da Van Gennep, Manuel du folklote ftançais, tomo I, z (tg+6)
2 Lorenzi de
rig' pianto n' 1a'b' c'
pp. 658 sg.
) Eur., Trciane, vv. r ro-r9. i!:!'i^";r1:;i;åi-i., di Pisticci crr' pp se ss' e Atl'
106 CAPTTOLO TERZo

11 Cfr p r55
12
Cft. p. r58.
n Cfu. p, t59.
la Cfr. pp. 164 sgg
ro9
CO EUROMEDITERRANÉ'O
cAPIToLo T¡qao
ro8 u satåo, dove stu-
riPlasmati come
essi sono capaci>' Ma subito un intervallo di
oiansere e di lamentarsi, I'an
^coa"a ntazione' RiPor-
a comando, cessano al t
rituali nella famosa
raramente che immediatamente
ni:
o' le mani composte'
va. come se per avven-
t"' Ittdi alzati come a
ente in un acutlsslmo
pretiamo come manifestazione di una relativa
il comportamento
dalla larne¡-
ãffiilrt,rrtonät. ¿i presenze, instautata e ahmentata presenza rituale
;;ri";;",col risultato di concentrare il pianto sulla
quindi
egemonica, e
-r"1.""r¿o sgombra e autonoma la presenza
,upu., di inteitompere o di riprendere 1a prestazione; e. soprat-
i,rito di dis*arsi pãr eventi fuiili o per incidenti-privi di impor-
che si distrae
t^nz^,proprio .o-. ,. la presenza ché piange e quella
non fossero pleno iure una stessa presenza

dita conserte mettono


z. Ebetud.ine stuporost, <<planctus>> i'nelatiuo e ordine aletto' In quello stante'
della lanentazione
a vetifica e
secondo dato lucano che deve essere sottoposto.
Il
ad, integrazione su un piano etnografico
più ampio. la vicenda
è
;h. h;i""g" sul piano della presãnz a ritttale del pianto' cioè la fatto che' in luogo dell'ebetu-
,^t^iir¡uåro l" i.iturioni della crisi, 1o sblocco dell'ebetudine La ripresa consiste dunOue"ne] come istituto stabilisce e tra-
il rito
;;;;;t;tr, I'enuclearsi
la ripresa e la Åualizzazione åeI planctus' dine e della scarici;;i;;il;'
d.l dir.or ro p.ôt.tto, l' interiorizzazio ne della situazione luttuo a
s

precisazione 16 A' Btesc\ani' Dei cos


.l;Áu¡uri vàrso il mãt do dei valori. Un'importante
1r H. Vedder, Die (tgzl) pp, rz9 sg.. Osservazioni analoghe pet gli indigeni del
Bergdøma
o.t u.."hio che era stato malato
distretto di port Lincoln (4".;;;; ñíídíJ;ulãí,.il
d"fottto
".u
.ra*älLrlú.o ...pi.o, le donne. e i bambini lasciarono la loto capanna,
äìï"gï-*¡pp""ã "tl"
e le donne sedendo u rinqu ü^-ioid., i dirtuÁr^ eseguirono una lamentazione cospatgendosi
;i;ì;;;;;;ìi..ip....ì ru.."to fu proseguito p.t o."' ma in realtà il cordoglío_era scatso,
di piangere e rispondevano pro-
;;r;hq ;. .i;t;o1g"uå loro l.it'å]" t låmeniatrici'cessavano R. Brought Smith'
-,;^ "^. il consrero tono di rrãä e con la normale espressione dål uoltoo una calma momentaneâ
t1
important'' n9n.lult? per il rirerimento
iì: ;
À:b:;;t;;iì v¡,i"i^ çàìtt i. ,,
pt'
á.
il
L'o,,",u"'ione
giudizio morale
è
che l'etnografo dà del comportamento: ste donne si leva come
is
.Lnog.^tiå che contiene, quun,å elogio del defunto: essa
e ip.octisia tecnica' con-
il che mostra il solito equivolo lå ipoäitiu moralmente tiprovevole il buon senso di non Ahil Ahil, che sono rtPe
nessa alla struttura ¿"fU U-"ìrirrl.'"".-Ai;"". il Vedderìveva avuto
ou destiPtion strtistiq'le'
irä...ä"åii"q"rroco, e nello strano comportâmento un <<mistero>> da chiarire.
di avvertire
6
III
ERRANEO

da lei

e,
rire '

rcano dí indurla al lamento


Gudhrun si rifiuta ostlna-

ntazione

sposa:

rø' aîcota in vita!>

una pausa ad ogni verso o proposizione, che finivano con un urlo o un ah! un tratto
prolungato.lT aggrumati di sangue'
sPenti'
Qui non è possibile stabilire se l'ebetudine che precede ú,planctus oiPo di sPada'
appaîtenga a un ordine rituale tradizionale, o sia soltanto un sin- sul cuscino'
tomo della crisi irrelativa che si sblocca ritualmente nell'ordine
della lamentazione. Analogamente nel primo carme di Gudhrun er i ginocchi'
dell'EddaI'inazíone melancolica è interpretata daI poeta non già
,
come parte integrante del rito, ma come crisi che il plønctus ritta- cos corte'
hzzato risolve, awiandola verso il discorso individuale della lamen- L
êg
ó ossedeva'
tazione. Presso il cadavere del re ucciso sta Gudhrun immobile, in
a ciglio asciutto, irrigidita in una sorta di ebetudine dolorosa:
Una volta Gudhrun moriva di dolote,
quando aÍflitta sedeva vicino a Sigurdh;
ella non si lamentava, né si batteva,
né piangeva, come fanno le altre donne. e fitorna umano:
17 rísPetto ai figli di Giuki
S. Salomone-Marino, Le repiltattici nell'età di nezzo e nodema (Palermo 1886) p. ¡p.
Il silenzio, f immobilità e 1o sguardo fisso a terra della lamentatrice siciliana descritta dal Salomone- come il fiore dí po"o
thå nasce nei prati'
nell'oro'
Marino trovano riscontro inLam.,6,ro: <<Siedono per terra e taccíono gLanziani della figlia o come irîîttliÅtt incastonatore!
di Sion, hanno cospârso di cenere il capo, sono vestiti di ciTzi, Ie vetgini di Ge¡usalemme hanno fronte a un
abbassato a tetta il loro capo>>. Pi"t'u Pä'iãsa in
F 7a3
TERRANÉ'o
APITOLO TER¿O

)
più grande di tutte le Dise di Herian;
ora io sono più fragile di una foglia
di salice per la morte del re!r8

- per quel che ci fu possibile osservare che sí possa parlare di


-
una inclusione in una determinata otbita rituale, ma piuttosto di Secondo
una vera e propria matifestazione della crisí, che íl rito della larnen- eguivano
tazione avvia a soluzione. ) un furi-
La documen tazione folklorica euromedite rtanea conferma invece
concordemente la distinzione, già messa in rilievo a proposito del a Ia lamentazionei
lamento funebre lucano, fua planctus inelativo, planctus ritualiz-
zato e discorso protetto. Per le colonie greche di Sicilia la distin-
zíone risulta chiara da una testímonianza diretta del Salomone-
Marino, che ebbe la ventura di assistere adrna scena di lamenta-
zione per la morte di un mulattiere di Piana dei Greci:
Non appena egli ebbe mandato l'ultimo spiro (che fu dopo I'ave), ed ecco
che sua moglie, che baciatolo in bocca, esce di casae aduna fassi ad invitare

più misurato, più monotono, più umano, e diè principio a una cantilena la-
mentevole, interrotta e accompagnata sovente da un ohimè! desolatissimo.le

Qui si ttatta di un parossismo non già imelatívo, ma ricompreso


e controllato in una sequenza rituale. InÍatti dopo il decesso la
cadavere, dovrà essere segulto
donna non si abbandona al planctus caotico (come parrebbe com-
il passaggio al discorso Protet
18
Gudhninarkoidba,I, trad. ital. C, A. Mastrelli in L'Edd¿ (Firenze r95r).
1e (za ed' r86q) pp 35 sg'
S. Salomone-Marino, op. cit., pp. 43sg. 20 F. Gregorovius, Conica
II5
DITERRANEO
cAPIToLo
rr4 TERZo

de.l d'tscorso prolelto:


la periodizzøzione del
,,.La conquista
emotiui' stereoti'pi
<planctus> m tttomelli

rito che può non <<riuscire>:

G. von Hahn, Ahaneshcbe Studiett (Jena r8¡+) vol'- r, pp--r5o sg' Cfr'
21 p' t98' n' 19:
J.
oVohí zu unterscheiáen ist von diesem Jammer der geordnete Klagesang>.
ff7
EUROMEDITERRANEO
FUNEBRE FOLKLORICO
116 TER?O LAMÉNTO
"nortoto 1,

Oi ncor Ëo obl-'-

ß'qiotd! oh I
[r L¡ t'¡i¡¡tb a

oi Tucu-te. mämuliuca! [ioi Tl bacio gioia di mamma!


ioi Ce ne ín lume mai amarâ? lol Nulla di più amaro al mondo. oonr l'o oül*
Morticina di primavera t t¡ l¡o¡iS d boro' Oi'
Mortita de primävära
ioi Pe ftunzitu codrolui, ioi quanðo rinverdisce il bosco
ioi Pe cintarea cucului, ioi quando canta tl cuculo. In un
ioi Sara dac'a'nsâra, ioi Q,l¿ndo si farà sera tenuto e
ioi Cu tatâ-ti.lt a! ðina ioi con tuo padre cenerai
Si tata-tau te-a'nûeba e tuo padre ti chiederà ritornell
che fanno Nuça e D'iurcal. 8ú!¡t
Ca ce fac Nufa si D'iurca.2l
Per il uòcero còrso il Gregorovius attesta che esso terminava
Co¡-d Soeio
con un Deh! Deh! Deh! alla fine di ogni strofa,'a e per I'attittidu Ct¡D d S¡ro'b l¡ ¡¡b'dt ' ¡t ^
a
sardo il Bresciani, nella sua vivace descrizione, accenna del pari
all'Ahi! Ahi! Ahi! che regolarmente colma íl passaggio datna strofa
alI'altra.25 Nel già ricordato ripi.tu di cui fu testimone oculare il
Salomone-Marino a Palermo, le due lamentatrici <<palma a, p^lma rr
giungendo, intuonarono altetnativamente una mesta cantilena rit- o ¡üb'il¡ ' ¡ó S¡ ¡ldt Pu'iú ' t¡l d¡ ' i '
mica, facendo pausa ad ogni verso o proposizione, che finivano b &t *c,fr¡
U
in un urlo o in un Ah! prolungato>>.'6 In un lamento raccolto a
San Costantino Albanese (Lucania) durante alcune nostre esplo-
nzioni etnografiche nelle colonie albanesi calabro-lucane,21 il ¡-w-v-v
It
planctus è disciplinato nel ritornello esclamativo Oh! che si itera .P'Ùt i
tt
periodicamente al termine della linea melodica:

2r Bräiloiu, Bocete dix Oa¡, Gtai çi suflet, vol. Z (rp¡8); cfr. p. 8 dell'estratto.
2a Gtegorovius, op. cit., p, 37,
2t Bresciani, op, cit., p. 22).
26 Salomone-Maino, op. cit., p.
39.
27 La registtazione discografica relativa è conservata nell'archivio del Cen*o Nazionale
Studi di Musica Popolare presso l'Accademia di Santa Cecilia in Roma. Trascr. di D. Carpitella.

I
lr8 CAPITOLO
TE\20

ü¡.u, ma.ma,ma-Esr Eo . o¡ aÀ 1..-.

[nic¡, mul .o.mui-oa. oui.oe. f¡ . t¡ mc.r rhl.-..

llui . ca" n¡i . o. mui - o¡.mui - s. or ¡u ui po. ci dn . gr rÀr 29

Un ultimo esempío mostrerà I


ritornelli espressi nella língua a
píccolo gruppo allogeno che ha
il dialetto locale. Nel lamento pe
dei Greci - già precedentement
del planctu.r e la sua drammatica útualizzazione, ebbe inizio il
disgor_so protetto della lamentazione, parte in greco-albanese e parte
in dialetto siciliano. Il Salomone-Marino riporta soltanro qn.l che
gli riuscì di ritenere della parte in dialetto siciliano, ma è quanto
basta al nosffo scopo: Ch'a' faladu ite ro'nu
Ahimè, come sbalancau la me' casa! Sorre 'e s'anima tntal
Come cadiu e nun surgi cchiù sta culonna! Ch'e' fora su Padronu'
E ora, cù mi lu porta lu pani, pù?
E ora, cù mi li semina li favi, pù?
E ora, cù li ricogli li chierchi, pâ?
E ora, cù mi li semina Ii favi, pù?
.,. ahimè! Cù cci pofta la nova a 7a chiana?
Ahimè! Cù mi li avvisa li parenti?
E cù ti chianci marito mio, pù?
Ahimè! Come finisti maritu miu, ahimèlro

2e Trascr. di D. Carpitella.
'0 Salomone-Marino, op. cit., pp. 43 sgg.: <Ahimè, come è andata in rovina la mia casa!
E ora, chi mi porrerà l, pane, pù? E ora,
i piselli, pù? E on, chi darà da mangiare
I piano? Ahimè! chi awiserà i patenti? E
i marito mio, ahimè! >
f2r
ERRANEO

cAprTol-o
Í20 TERZo

Sone 'e s'anima mia!


È tocchende che ichola,
Some 'e s'anima mia!
Su padronu ch'e' fora...ll

Un lamento di Ossi
Ohi su coro meu!
Ah cantu so Piedosa,
Ohi su coro meu!
Relthada so Penosa
Ohi su coro meu!
Da Deu oifanada,
Ohi su coro meu!
Penosa so rethalda
Ohi su coro meu!
Male mosthe m'a' tentu
Ohi su coro meu!
Sa pena mia e tuimentu...ra mba meal
A chie m'as lassadu?
Un altro lamento di Ossi Ohi su core meu! .
Fizu de s'anima mia! Chirchende so a tle'
Mancadu m'e' su sole. tue as lassadu a mte'
Fizu de s'anima mia! Ohi su core meu!
Culthu non e' dolore' í"i " *it as.lassadu'
Fizu de s'anima mia! iil" ãt" as-chircadu!
Mi Þrivo d'ogni gulthu, örir' .år"*¡ à r.¡eat" "'6
Fizü de s'anima mia!
Non è dolore culthu.
Fizu de s'anima mia!
Isciareu chena brou,
A parte I lå:,1""Hi;*:iÍÎiffiiu::::
strofico si
Fizu de s'anima mia!
il fiilu'go
don s1i" ;;;;,'1ì'å'ar""t
Culthu 'e dolore nou, da una
Fizu de s'anima mia! allatga a rrfia quartlna: '
Lassadu m'as mechina,
'-
Tenìa unu Plzzlnnu
Fizu de s'anima mia. D. J;ti"'os^ de'' idda'
In terra de ruina. Mi-nd'a' segadu stnnu
Fizu de s'anima mia! Ëi äi"n' ílthinchidda'
Isciaréu meu derettu, ôhi tu coro meul .
Fizu de s'anima mia! So chiscende s'inttmu
Fias (su) meu solu afÍettu.'.3t zu'
illaggio di Tiesi;
di moglie a miri¡o-li
257'
*""'Ñfá; ¿i sorella a sorella);
(r89r) o zo6' È un lamento di moglie '5t'
" G. Fetraro, Canti popoløti in dialetto logudotese
,"p1.ïå;;;[;;lüràt"úu dållu u"dou^, pfesenre alla lamen-
a marito, e il ritornello vo.^,i,å'ri
tazio¡
r4 a qua¡to dice una notâ espli-
:,$^o3la'::'i:åtri:?iiflHîä:"'Í;
morte del matito, cantato - maridu meu '>>'

cativa professionale- per conto della vedova'


,, iradre a bambìno morto di pochi mesi) C{t' pet lamenti
f2)
RRANEO

CAPITOLO
r22 TER.ZO

De mi lu assimizare,
M'è mosthu lu Pizzinnu,
A chie cherzo giamare?
Ohi su coro meu!
Povera domo mia
Comente ses'andada,
Su chi mai creìa,
Penosa e tribulada'
Ohi su coro meu!
I-ss'aìvure 'e fruttu mia
Pius non Potto aumbrare,
Su chi mai creìa
A chie cherzo giamare'
Ohi su coro meu".rt

ptotetto: l'incidenza corale


4. La conquista del discorso
dei ritornelli ernotiui
di una incidenza
Nel lamento funebre lucano non vi è traccia
dalla ftequenza con
.oruË å.i ti ot"a[ emotivi. Ma a giudicarc
folklorico eurome-
;"ülfu. in.iá.n"u è artestata åilmateriale
il logorio del tempo abbia
di;;;;r.; è du rit.n.r..h. soltantoquesta importante cteterml-
lasciato cadere nella Lucania di oggi
corale dei ritor-
;;;il ì".ri." ¿A tu U^onturiot ãl L; in. iåenza
nelliemotivièdamettefsiinrapportoconilcalattefesocialedel
Ciò.rende indi-
lutto e con la pafieci;-;;i;;t to[åtiiuu al cordoglio'
soensabile .h. i -oãi.ì ri del planctus alizzato e del discorso

öäîi,*ai'af u9atinellat"'îff '.'"0.d,ï:ù*î:î:tìïi:


diffuse che nel lamento funebre
collettivo, stabilendo le <<parti>>
dei
tenere nel rito, è la successione ordinata
ai ritornelli emo-
discorsi individuali . U fut,..ip azionecollettiva
la <guida> del
tivi. Volta a volta;;;ã" lalmentaffice assume
traåizional-
píanto, cioè inaugura il discorso pro-tetto' :on I'intesa
e soltanto al momento
mente stabilita. ,o.iui-.nte acc^reditata
dei ritornelli .-otiì,îf;;;Ji".go I'incidenza corale della col-

,1 Ibid., p. zo7,rr
f25

di far uscire dalla sua orbita il pianeta del lamento rituale. Ora il
condividere con altri ilp/ønctus, o addiríttura il cederlo ad altri, at-
tua úfiz- forma di collaborazione nel momento pir) critico della
lamentazione, proprio come se la conlità del planctus ripartisse e nirntct'
attenuasse in più individui la carica emotiva trattenuta nel ritornel- i' rnod'uli' letturuti'
d'el d'iscorso protetto:
lo emotivo o permettesse una vera e propria cessione integrale del <.La conquistø
planctus alla collettività. Ma è possibile anche un'altra operazione
' e rnelod'ici
tecnica: non soltanto il planctus rittalízzato può essere tipartito
e ceduto collettivamente ad ogni incidenza periodica del ritornello
emotivo, ma anche lo stesso discorso protetto, e quindi la guida
della lamentazíone, può essere ceduto aduna non pârente, a una
donna cioè non toccata immediatamente dal cordoglio, e che sia
<specialista> nella fattispecie: in questo caso coloro che sono stati
colpiti dal lutto riserbano per sé o una parte subordinata o addi-
rittura la sola parte del coto, nei tempi e nei modi che sono con-
sentiti dallo srumento tecnico della lamentazione responsoríale,
adoperato dalla regista esperta. D'altra pate la successione ordi-
nata dei discorsi protetti e dei ritornelli emotivi corali esercita un
potere di sblocco sui rischi di inazione melancolica, e al tempo stesso
appresta gli argini per entro i quali si verserà e sí ordineràLa caÅca
emotiva nel momento rischioso del suo sptígionarsi.
Le tecniche di ripresa che abbiamo sinora analízzate sono con-
dizíonate, rispetto al loro ruodus operandi, dalla presenza steteo-
r27
FUNEBRE FOLKLORICo
EUROMEDITERRANEO
CAPITOLo TERZo LAMENTO
r26 ú
.) e Persino la-menti
sa, a bambino, a Persona motta era, il che oftre un
morte violenta q lla natwa e la morte
rma I'importanza villaggio di Draguç
, sia per le larnen- conduõe il canto ini-
renti che assumono la guida delle ntinuerà con i versi
ttestâ che i lamenti albanesi sono uti da t'tttt'46In Let-
fissati per tradizione (sind , e consi- di un numero incre-
ra""o it rtu setie di distici tinazione rac-
artine tradizionalia7 e :una ímponentesilloge
àel lamento e le citcostanze åe17a rta distici
entazione .""u tr ¡va nella
vasta
che si cantano per bambini sino ai dieci anni: lettetari'ì
o boccio di rosa! ttittidu s
Eri un fiore, e sei stato strappato via; i delle la
sul lamento funebre
pet uomini nel vigore degli anní:
ile: ve ne sono che si
otu serpente variegato, coprono un'area molto
non facilmente ti si avvicini la sventura;
sistenziale largamente
per giovani donne: di trasmis-
no, sia in dipendenza di fenomení
di curiosità'
o tu veloce come sPola, limitetemo a tLcoláare'¿ titolo Tutti
dove recherai la tua vita? t't del genere'
un ben accettatot?'"tä;;-pî"!",a" "od"lo
per uomini anziani: ir."ä"",-forse, la canzonci¡a infantile
o capo della comunità, Marameo Perché sei morto'
Primo fra i Ptimi; oâne e vin non ti mancava'
i'insalata avevi nell'orto
per donne anziane: I\ arameo Perché sei morto'
Portavi le chiavi alla cintura, su di essa nel
ha richiama to.l attenzione
come il Palikari le armi'aa Recentemente íl Toschi
di Carnevale nell'Italia Cen-
quadro dei pianti
In Romania i bocete dei villaggi dell'Oaq sono intessuti di moduli
trale;2 Quasi
'i'"iiäñ;e
.""..;;;i;;tutt"tt al Toschi il padre Donatan-
ttadtzionahche ognuno.onoti. e che impiega all'occasione: vi sono
così lamenti perlattante, peÍ madre vecchia, per giovane o per
tag zza ancora vergine, e Ëosì via; oppure vi sono lamenti desti- ar C. Bráiloiu, B.ocete dix oa¡,p. 4 dell'et'Tul'1,-
Arhrva -^-tru
pen stiinta si reforma sociala, vol.
nítí ucerte occasio-'ni, come per coloro che sono morti lontano o " ð. ã;;it;;;; Despre Bocetul dela Drcgtts'
pútenza per il ser- '"' f; å.0$*lif i",lil,î'?r""nktøsett,Globus' vol' 8z' 368 sg' (reoz)'
fã.-"".q"ivalente pratico della morte, cioè la
irizio milit"re; e infine vi sono lamenti destinati a detetminati aB E' Mahler' op' cit'
-"-1i¡itamente al carattere stereotipo
de\t'tòceti
ae Gregorovius, op. cit., pp.38 sg.,.accenna':p[::tTTJ:å;:ili;;;*l.rìa dei moduli
-ã-."ti del tlto funerario (quando anivail prete, quando si entra ro gr"ii^ni, op. ì¿t., pp. zz3 sg., dove si
tenta anche o
ricortenti. (ed' naz ) vol z'
tr G.pitré, entizioni del popolo siciliano
ar p. Heinisch, Die Totenkbge in Alten Testanext, Biblische zeitfmgen, vol. r3, n. 9-ro,
pp. zr4 sg.; Sal
8 (r932)' t2 P. Tosch ì tTorino rgjr) p. ,r9.
ír-¡.C. von Hahn, Albanesiscbe Studien, vol. r, p' r4r'
7
r28 cAPIToLo
T[

gelo Lupinetti ha ripottato alcune variantidella lamen,urrono ,"0


ãirionui. resa neil'Àquilano dalla vedova al maÅto ¿.r-uì.iì,ttu'
Mara me, mara me' Pecché sci mortu?
Tanta'nzalata tu ci avii nell'ortu,
lu Pane e lu vine non te m Írc va,
de tuttu ci avivi, de tuttu nu Pocu,
tanti de cerri Pe' fatti lu focu,
tanti de frutti ci avii ne l'ortu'
Mara me, mara me Pecché sci mortu?5r

ta, peî quel che se ne sa, allapartecentrale della penisola, è sicura-


-.rrt. itt "tutuin una vasta alea che approssimativamente
Balto-Slavi,
si stende
Bielorussi
dal Baltico alMar Nero, comprendendo g

tema:
1o stesso
Perché sei mort' ? Aiariràl
Non era il tuo I hàl
Non avevi abba cchi? Aiarirà!
inrattiun tipo dilamentazione, diffus o f.rai Balto-Slavi o le popo- Non ti volevan
lazioni f initime, che ripete f edelmente la lamentazione abruzzese : Perché sei mor
n il modulo abr,,nzese ""r ff::,:::t:i;i
roce, Monterni-
Senzavoler qui

zioni Provengono' corne


.rrrrraro - come sembra
do la vecchia ípotesr
ieì'Res"tar - dalla fasc
ocinunt
e, singula risPondentes'
nempe uxorem, lib
neniam: Uur
"-"'r.'îi-i"rto
hanc
D.
51 5f. p"ò t, pp. tiz-4o8.'.
ra
In , vol. z, pp. ¡8S sgg. pp' 3o7 a Mãhler, op' cit'' ,p' ^_
1t7'
tt (H tibi deerãi esca-arrilot.ts? Quare ergo mottuus es? ', ibid., cub. 5,iatsend
" ËÁáén't"¿t'
Hoc mod omnia externa illius bona, cuius mortem deplorant'
+r TERRANEO
rJI
tfo cAprToLO
TE\?O

fta 7a Cetina e Ia Narenta, cert


luogo non prima del secolo deci
sione turca nella penisola balca
zioni slave insediatesi nel Molis
gua, il patrimonio dei loro canti
folklore religioso, come per esem
occasione del primo maggio, di u
to in un cono d'erba, in molto
Giorgio> dell'altra sponda dell'
siderare come praticamente dim
mofto... >> che appare in Italia ce
peneffato con le migrazioni avve
del secolo decimoquinto. Infatti
fuso tra le popolazioni slave (o so
gura soltanto nell'Italia Centrale,
-
mente una immigrazíone di popo amentazione f ortemente vlnco
compagna, nella stessa area díimmigrazione, con quella di altri ele-
menti delle tradizioni popolari slave, come derermiÀati canti popola-
ri - alcuni car¿tteri del Verde Gìorgio.
di 3'.ïå:ili.",ili:'#,"-ïffi:ïj.ffiì
diffi;sione nel tempo, o quanto meno Ia loro attualeãiffusione geo-
grafica: ma qui basterà questo ;emplice esempio.

6. Lø singolarizzazione del dolore

Dunni vinni sta nevula?


novazione dei moduli a vari livelli di coerenza formale e di auto- Vinni di I'autu mari;
nomia personale. Parlando in generale delle lamentatrici siciliane trasiu di la finestra,
il Salomone-Marino annota come <<i loro canti... son sempre gli Ãi t"PPi lu sPicchialil
L" spiôchialiè mé maritu'
stessi e si tramandano inalterati di generazione in g.n.rurion.' U.¿ãi, bonr e Politu'.r
5eSui vedere E. Citese, I canti popolari d.el Motise,
z voll. (Ri di diffusione di questo modulo
doveva essere
pagliara de
erato in un cono d'erba cfì.'M.A. Cirese, ¿ø
l, Slovenski Etnogtaf, vol. g, z7o sgg. (r95).
Ï i*:ir:#:,ii: i!n',j:,!;1n,,.^ ","u
T:ffi:'".$i7;g:i',
-så.p..
saremo ali tozzt, .-
pãii""ti e Per camPagna'61
atra risria morta:
tJna maårecòrsa di
ïlî:l.1.j|,i;:* ,s,idu
oh dolce come lu mele!
Nun la vidite stamane'
com'è turnata crudele?
Amandula inzuccher ata,
;;;üi. amare come fele'úa

E una contadina molisana


di Mascioni davanti alla tomba del
congiunto invoca:
A Pié, che fa che non revé?
Areþassa iò le Prata,
t*iiu la cavalla,
"i.udt*". a Mascioni!6t

Qui, come
letterario ha s
ed è diventato
in sé tutto quello che occorre
ãu f.ttut. che il risultato liri
6r Tommaseo, oP' cit', vol' 2' P' 2)4'
popoto¡ abruzzesi raccot¡i in prooincia
di Rieti, Riv' abruz-
:l i:l;:t¿# ,i!;:,I;?ì*¡
zese, vol. 5, n. z, 4z lt95z)'
r)5
EUROMEDITERRANEO
FUNEBRE FOLKLORICO
ti4 cAPIToLo
TE\Z. þ 'ÀMENTO
Cairo
lamentazione øI
7,lJna

Llorad las damas - si Dios os vala.


Guillen Peraza - quedó en la Palma
la flor marchida - de la su cara.
Non eres palma, - eres retama,
eres cipres - de ffiste rama,
eres desdicha, - desdicha mala. sei sventura, nera sventura.
Tus campos rompan - tristes Devastino i tuoi campi funesti
volcanes, vulcani,
non vean placeres - sino pesares, e gioie non veggano, ma solo
lutti,
cuebran tus flores - los arenales. sommerga la sabbia i tuoi fiori.
Guillen Peraza - Guillen Peraza, Guillen Peraza, Guillen Petaza,
do está tu escudo? - do está tu dov'è il tuo scudo, dov'è la tua
lanza? lancia?
Todo lo accaba - la mala Tutto distrugge la mala sortel.
andanza,66

il lamento è una dinamica ed una agonistica - e in parti-


colare una tecnica - per compiere la catabasi verso le tenta-
zioni del planctus irrelativo e l'anabasi verso le potenze formali
del discorrere.ut

Il nro giorno è nero'


66 M. le stuoie' o sorella!
La Endec
nel t63z
de la gtan
ben noto
,":i,*ïåtåîJi:r::"""'rj#
E le t"iä"fe?*i entrano
col
wiiit"'>
6 Kahle, op. cit.,pp' t49sqg'
737
RRANEo
136 cAPIToLo
l.\zo

naugura la Iamentazione con una richiesta di


scoppia il coro delle condolenti, con la fun-
,ttr. lu portattice del cotdoglio a dischiudetsi
alla vicend a útuale della lamentazione. Le condolenti stimolano
al pianto coleí che è <<annientata>>, e infine 1o sblocco ha luogo,
elà portatrice del cordoglio dà inizio al lamento con una setie di
moduli stereotiPi:
o giorno nero, o mia rovina, o chiusura della mia porta, o mio leone, o mio
caÃmeilo, o padre degli orfani, a chi li hai lasciati, o mio tradimento, o mia
sventura, o mia miseria dopo la tua pattenza. dall'acquar>'

Le condolenti piangono:
Sì, sorella, dillo, a chi li hai lasciati (gli orfani)'
La portatrice si disPera:
Non avevo nessun desiderio, ero ricca, e ne avevo di troppo"'
L'atmosfera di rccitazione sognante e di cordoglio calcolato e
IJ9
ITERRANEO
i)8 cAPrToLo
TERZo

a lungo ptotratta e sottolíneata da singhiozzi stereotipi convulsi.


Inoltre nei silenzi intercalari Íralamentazione e lamentazione una
recitatríce salmodia brani del Corano, cullandosi lentamente co¡¡s
per il canto di una ninna-nanna, mentre le piangenti stanno immo-
bili e a occhi socchiusi, quasi stessero per addormentarsi: poi, ces-
satala salmodia, lalamentazione riprende con rínnovato vigote.
Con l'integrazione del tapporto dí Nyna Selima la lamentazione
funeraria fua gliArabi di Egitto ci appare confermare largamente
le strutture che abbiamo analiticamente esposte: e cioè Iaútualiz-
zazione del planctus,la ñpartizione corale dei ritornelli emotivi,
i moduli verbali del discorso protetto, la cessione del discorso a tecnica:
una specialista del pianto, I'ttilizzazione della lamentazione per di Primavera giù dai monti'
rinnovare lutti più o meno recenti, la notevole impoftanza tecnica
della <guida> specializzata nell'effettuare la ripresa dalla crisi, la bata'
compra-vendita del lamento, e infine I'istituzione di una presenza dolore
stereotipa del pianto. olta a me Piegert^ dal
nu gånà*io' ia mia mamma!

era non rumoreggiano'


8. Delirio di negazione e lanzento
Ah! sabbia'
esse a cafa fîamfîa'
non
Già vedemmo come uno dei rischi della crisi del cordoglio sia etuosi'
un delirio parassitario in cui si nega I'evento luttuoso e ci si com-
porta come se il morto fosse soltanto un dormiente che si risve-
glierà, o un assente che da un momento all'altto può totnare, e ,,
grande'

óe Il tapporto di Nyna Selima si può leggere in Kahle, op. cit., pp. 346 sgg
r4f
EI]ROMEDITERRANEO
FUNEBRE FOLKLORICO
r4o cAPrToLo TERZo
É LAMENTo
Io ti asPetterò' mamma'
I venti imPetuosi non si sollevano, io d asPetterò sno
non battono sul camPanone,
îÏ:J:"''
non risvegliano mia madre. come fuliggine'
tu non vieni'
Scendete dal cielo, voi schiere di arcangeli, a vedete:
riponete I'anima nel petto esanime,
dâte imPeto alle bianche mani, alle dieci sarò diventata':ert^'
e agTi ag:/;i Piedi il Passo. terra terra da seminarvi!
rnla'
Dal cielo non scendono gli arcangeli a schiera, IvIad'ret No
non infondono I'anima nel morto petto ecc'/u ma
né r'e'1'
La stessa stfuttufa pfesenta un lamento raccolto da Azadovski¡: né
del tra-
Sollevatevi, nubi minacciose, ntrionale riprende la scena
spezzila mamma il coperchio della bara!
'iä'i^-^^atå morente e i suol barn-
Svègliati cata mamma, ,
a soluzione giusta:
stràþpati di dosso il bianco lino,
distendi le bianche mani,
apri i tuoi occhi luminosi,
dìschiudi la bocca dolce come zucchero, Wf ::"'****:*lr^Ti5f *iîîi'{"":l'#ii'*:mrl
dimmi ancora una Parola, più con te?
di gioia il mio cuore! rublo. {areffÌo a non parlare
iffi iiå'q'å i" *r" p atire
ravviva c o sì
^rLcota u^i ;îffi
Tu non porai strapparti il lino dei morti, n2: " rru,n"61,fl îÏïJii¿
Lvtúqr"'
non distênderai le tue bianche mani, lo sopporterò oÍlercnze.
non parlerai dolci Parole, ;äiöh" tanto male'
-farai
non gioire il mio cuore ecc.tl

catal'
i' accendi "'?"";o*'ttþ il trapasso)
in "quest
aouenga
';t:;"d:;14 vostra volontà' Basta con

àspettarla mai Più: le


r tecnica si sollevano
Figlia: Io ti aspetterò, io ti aspetterò, mamma mia Ad un ulteriore. ,i.."u rituale del morto'
un momentino al giorno: t
lamentazioni russe
affinché io ti dica il mio lamento,
e come I'ho Passata. Nella Russia sette
eseguita da Pet
t
Io ti asPetterò, mamma mia,
ti asPetterò sino alle otto; ma anche Per 1Pr
e se vedrò che non vieni, presta
allora comincerò a Piangere. - ', Il modulo si :îi'å:'lîî"ïå1"1';ï;
p'ss'
.lo ïur-*rru'u la seguente íí".., "' cl'' ibid''
quanoo
,ò .ino ullt tre: I e
?o Mahlet, op, cit., pp. 478sg. , pp. rrl sB.
lt Ibid., p, 476,
cAPIToLo TERZ0
142

una betulla si chini sino


Ad un tràtto sembra alla vedova-che albeto animato sia
in ttg;ãit"l"to' e che questo
a terracome
il suo Ivanuska:

Ho colto questo fiore e ve l'ho portato'


Guardatelo voi, brava *tlle*r.,
che sento:
'uesta certezza
mio lvanuska?
sso fiore,
anza alta,
ffata
come fosse la mia r:u'ulégg'' il mio lvanuska'75

14 lbid., p. va.
lt Ibid,, pp. 124 sgg.
r45
r44 FUNEBRE FOLKLORICO EURoMEDITERRANE.
cApIToLo TERZo I,AMENTO
IL

9. Ritualizzazione dei conflitti suscitati dall'euento luttuoso

\glia f\slia,
vattene a rejì,
11à nn'i fratelli teo
revattene a morì'

v e d' oa a : i J'ît'
3n":"'å'L"î11î
.h. tofl.u me dau quelli
che sò tutti minorelli?

Suocera" E figlia liglîa Íiglia


se te vò sta co me,
Ialamentazione, in una sorta di contrappunto destorificatore che oe l'amor'e lu figliu
ú sovrappone alla realtà della vita vissuta. Un notevole esempio me te voglio tené'
di questo genere ci è offerto da alcuni frammenti di lamento funeÈre
abtuzzese recentemente raccolto da A.M. Cirese.77 Le circostan- Vedoaa E no me volate bene Prima
che c'era lu Patrone,
ze a cui il lamento si riferisce, sono le seguenti: una giovane con- me volete bene mone
tadina abruzzese, recatasi dalla fuazione di Mascioni al comune che commanna zaffone?
di Campotosto, apprende per caso in munícipio che il marito
Daniele è morto in guerra. La povera donna riprende la via del ri -' E zìttete cugnata
Cognata:
torno e giunta presso casa annûnzia alla suocera la morte di Daniele, non di' le Pãrole sffafottente'
se no la faccio rie,
inaugurando il lamento: cúgflata, tutta sta gente'
E tra Masciuni e Campetostu
ce stanno li fossati,
ta li pianti e li sospiri
l'àj tutti rabboccati.
m amma,
*,:',i.ti3,.ä1.-u
preparame 7a panca,
che te porte la nova
che Danielle maîca... non la poffebbero sostene-
rte del l'Put'otttt comânda
aspettetò síno alle tte: I e quando vedrò che non vieni, I metterò sossopra il cortile e l'orto>
(Morosi, op, cit,, p. ¡¡), cioè i¡izietàLa disperata ricerca del figlio. Ancor pirì chiaro questo
motivo traspare i. un altro lamento neogreco, raccolto a Soleto: <<Io ti aspetterò, io ti aspet-
terò, babbo mio, I io ti aspetterò sino all'una: I e quando vedrò che non vleni, I uscirò (a cer-
carti) nel vicinato>> (ibir)., p. 5r¡.
7i Citese, Alcuni canti popoløri abruzzesi ruccolti prcoixcia
in d.i Rieti, pp. 4r sg.
Í47
146 cAPtToLo FUNEBRE FOLKLORICO
EUROMEDITERRANEO
TERZ0
It LAMENTO
Vidi una to Paisana'
e mi missi a dumandà:
avristi vistu a Cecca
s'ella colla Per avà?
Allor ella mi risPose:
un vurrà lu so maritu
ch'ella colli a Sant'Antone'
Perché un'ha
bellu vestitu'

aritu
v'averia mandatu a dì:
ma' signora' ellu crìdia
"uulttte
th"tn cullà qui'
metter mai piede in quella casa. In una circostanza come questa
noi ci aspetteremmo o la riconciliazione fra le due famíglie, o la E Maddalena, risentita:
repressione dei loro antichi risentimenti, o un violento litigio in
cui ciascuno dice il fatto suo, vuotando per così dire il sacco. Invece H#'r#,t:H:"""Cecca
nulla di tutto questo avviene davanti al cadaverc di Francesca, ma che þe' a miò surella
una rccitazione nella forma strofica e metrica del uòcero. Madda- .o .rrllutu un ci seria?
fami-
lena e la cognata affrontano subito i temi del conflitto in un discorso alla morta' deplota che la
vincolato che si snoda in quartine e senari di versi ottosillabici con Quindi Maddalena, rivolgendosi vestitâ del
Ålt^' t*..i^Ãdoh ut'datt
rime variamente alternate, cantati sulla nenia ttadizionale delaòce- glia del marito l'"b:bi^'ä;;;
ro. Maddalena ricorda I'episodio che doveva particolarmente bru- rozzo panîo cofso:
ciare alei e alla sua famiglia, I'invito f.atto e non accolto di un in- La lamiglia di Trinchettu
contro in zona neutra: t'ha trattatu cun lngannu
e oerfinu m'hannu dettu
Non ti ne ricordi o Cecca, ch. tu Purtava lu Pannu'
quandu in tempu di missione
ti seguente quartina:
cantala sua smentita con la
mandaimu a chiamà
a u conventu a Sant'Antone, La cognata
pe bede Ia to famiglia Eo lo sò, la miò signora'
e sfugatte lu to core? Vi lasnate d'u maritu;
å^,-iiã"ttr, Pannu indossu a Cecca
78 Marcaggi, Les cbanß de la nort et de l¿ oendetta de la Cotse (1898) pp. 146-6r. .i n'è añdatu mai ditu'
""Á

I
749
EURoMEDITERRANEO
FUNEBRE FOLKLoRTco
CAPIToLo L,{MENTO
r48 r¡¡a. í,

Ma Maddalena prosegue nelle sue recrimiîazioni e nelle sue insi-


c Nlaåáalena:
Nun avete fattu errore'
nuazioni malevole: nun Pudete trasgredl: ' '
E ancu m'è statu dettu to tò di li nomi antlchl
e mi chiamanu cosl'
da un tò Paisan
risPonde a se sei di
chi Purtavi lu caPagnu 'tono:
e ch'andavi alla Íwtana.., il linguaggto:
Or dov'è lu to damascu,
e dov'è lu tò vellutu?
hiu saPuta'
ormata
Chi n'ha fattu u to matitu?
ntichi'
L'ha impignatu, o l'ha vindutu?
Mancu in quest'occasione site molto accasalata;
addossu ti s'è veduto. äî oãttut. un Pocu megliu'
giacché site bennata'
Ancora una volta la cognata smentisce: Mad-
il conflít sul piano dellatecitazione'
Lu damascu un n'è vendutu; Finalmente,liquidato
e nun è mancu imPignatu; äd;áúizàair'u'î:,?)),^, ;
perché Pe'le so figliole
alzaæl'occhi, a
ne la cascia esté allocatu.
nun bullete falli mottu
o' vostr'unica sorella?
Ma I'implacabile Maddalena vuol ola vedefe la cassa e contare i ðon qrr"lottq,re ¡¡' incuntraste
capi di vãstiario: e di fatto Ia apre e la rovista, lamentando dutante i,i" p=^tr*ui" che d'ella"'
I'operazione la scarsezza åella biancheria:
Insignatemi la cascia,
quella de la viancheria:
a me Pare ch'in sta casa
ci ne sta la carestia.
Dove sò li to scuffiotti,
dove sò li caPPellini?
Questu è I'onote che faci
alla casa Alibertini?

Maddalena åisprezza il paese di Pruno, sarcasticamente ossef vando


che in giro non vi si vedono che capanne di pastori, e_maledice chi
ha poriato la sorella in un ambiente così miserabile, dove la mofte
infine I'ha raggiunta.La cognatarisponde fingendo di chiedere alla
vicina se si chiama Maddalena la sorella di Francesc a; finta igno-
r anza che dovrà stimolare ulteriormen te la iattanza di Maddalena :
Ora ditemi signora,
ch'eo non achia a trasgredì,
un si chiama Maddalé mantenere come <(persone)>'
la surella ch'este qui?
f5a
Dr LAzzARo uotn
r F'NERATT da,qrrello del
,oru melodica che si distingue
"luÃ.n lavoro
4. ue ritmo' A parte il vecchio
afia sull'argomento ii è notevolmente
ar-
I funerali åi Lazzarc Boia

-niu' Vututthia' Moldavia'


schede di o"Lìíu'ione relative 7! alctt
å seguiti - øloru da squadre dl etno-
.. d.i .uã^u"' 'i"o 't ¡*'t'etfi.lä*.';

t. Nota innoduttiua

Il lamento funebre folklorico euromeditefraneo costituisce ap- ell' archivio dell'Ist!


pena un momento del rit
può essere considerato co
che di questo rituale sono
in un ordine in cui troviamo an ale,e åaMircea Ere-
ed un gran numero di comPorta sitare, in com-
lamento rituale non Può Pertanto nell'Hunedoa-
no una volta e in un caso ben car a richiesta' ed
p..r"á"i¿.cesso all'inumazione. A ciò socco*e un documento di . Naturalmente siamo
'noi.uot. valore dimo strativo, ricavato dall' arca f olklorica romena.
^--
Ii l*".;to funebre romeno (bocet) è fra i più ricchi e meglío
ocet è reso dai Parenti
: consta dí versi otto- rosità del direttote
con quinari e senari, sentì I'utilizzazione
a rimabaciatao ad assonanza' Questi versi presentano con varia se abbiamo Potuto
áorur.rru I'accennato rappofto fra moduli letterari e improvvisa- Lazzato Boia' P
zione. Ogni verso åeI bocet è ca I'osPedale di Ghe
e queste linee melodiche sono suo cadavere fu t
fua di loro solo Per cadenza o zione dei funerali,
rali di Lazzaro Boia Predomina u
abb astanza liber o, co n lar ga P at I F!. MaÅan, Inmo
S. esplorato siste-
Bräiloiu, interes A.rr'la.
lutøot*vanno distinti i cãntl rituali, con testo fisso, legatirigorosa-
2 11 DraguS,
maricamente il villaggio nel distretto dl
;;t. , singoli momenti del rito funerario, col_notevoliconriferimenti Pentru stiinta sí
refo,rm
,rtrt.i (.";; nel canto dell'abete o in quello dell'alba), esecuzio- Satu Mare: Bocete ün
t5)
Dr LAZZARO BOrA
cAPIToLo QUARTo 1 fIJNERA¡1
f52

rt
MAE
NERO
l^
l'rAe
NERO

(¿)
(a)


Nt.\a
'Jí!:î.;r:.,lî.:låîå{k[;ilî,îffiil¡iå:"r;*: t;}'ffi
Nl!\ìo 1'u"1?ll''o16u,
'J.,'äîiï"i'i9t:i:iiiii:i^i"ï''i*i'il''a5"
(Clui' Turda' Tarnava-Iulca'
rarnava'Mare, Hune-
canto morte alla tine^stra>
<<la
(b) äiåäì suil, F agaral' severin)'
DI LAZZARO BoIA
cAPIToLo QUARTo I ÍUNÉRALI . .,^1-Linsieme ..^.r,ttt
154
re il testo della lamentazionepelché
altr a Ia Íiglia
lamentazioni di cui daremo notizia.Il morto lasciava la moglie À4a- indipendenr.*t"" iiona dail'individuare la
ria e tre figli, il maggior dei quali, Ttaiano, aveva appena r7 anni a áî casa.E appena oossibile
elavonvlín minièra, mentre MaÅca ne aveva r5 e Cotnelia 6. vicina:
,â ,â
Puluù flb'

'9-9-

E ðella figlia Matica


Pulryú¡ ¡t¡l¡o

nerà anche durante il corteo funebte elainumazione' Invece poco

rl
z. Dal lamento delle donne alle fiabe dei fønciulli Pololc ,î
Su una lunga tavola presso la finestra, in una bara di legno nero' I ---v-v-v
sta il cadav.tã di Lazzãro, vestito a Íesta e ricoperto di un bianco -V-V-W-V

lino. Tre candele di cera ardono aI capezzale, e altre tre in mano Lazzato, caro mio, -
del morto. A mattino inohato, dopo un breve úÍizio del prete, sono venuta' caro, da te
cominciano ad affluite pafenti e amici. Si leva il lamento della oerché ho sentito
cognata, che si svolge á lrrngo sulla seguente linea melodica: :h;;; ne vai al mondo di1à'là'
nbac
î;;;t;, se c'è gente di
¿l ti Prego' caro'
ouando ci giungerar,
Ë Nicolino ti verrà incontro'
-v'w-v-v -w-9-v.v -v-9-9.v
7r
757

156 cAprTol-o eUARlo


fIJNEn¡¡¡
DI LAZZARo BoIA
1

se ti sarà possibile e ne avrai voglia,


cato, ti ho portato una candela
.., Dàfla, Lazzaro, nelle sue mani,
te ne prego, Lazzarol
...Dàlla,Lazzaro, nelle sue mani,
dàlla a suo padre,
perché la pori al mio Giorgio.
Lì dov'egli è morro,
me sciagurata, non ha avuto candela.
Egli è solo al mondo,
e nessuno sa qualcosa di lui.
Sette anni sono trascorsi da allon,
túoto ,r\
ed io ho pensato sempre a lui, f..
finché il male mi ha raggiunta,
... Se incontrerai Giorgio,
-W-9_v
o caro, e se 1o vedrai
triste afflitto,
è perché se ne andò senza i riti. Ahimè, caraMatia;
Caro mio, Nicola mio, sei diventata di ghiaccto'
e Giorgio mio anche, e tutta tigida, MarÍa'
da quando siete spariti
ho pensato solo a voi. a Peggio!
... Ahimè il male mi ha colpito.
mio,
... Arsa nel mondo mi lasciarono,
da non sapere che farmene...
Le lamentazioni si svolgono talom individualmente, ma più
spesso sí intrecciano e si
confon lono insieme, senza regola. Si ode
il lamento di una donna,
fuL*L

v-v-v-w - v ---'l -Y _v-v


- v

E poi aÍrcora quello della figlia Maúca:


Polcta nl¿. all ,!\

- w -v-v w| - v - v - - -- | -v-v-. -- |

Mi lasci sola al mondo


P^dr.,
In tutto"o;h; ";;;;;.
il villaggio Perché il tuo sPoso

nessuno aveva un padre come il mio. ;;;;; . t"¿¿ot'iu^ la loro vita'


159
r58 CA,PTTOLO DI LAZZARO BOIA
Qu4¡no -' rÑEßALI
lv"'
Ahimè, Matia, cara nipote,
se tu sapessi quanto dura, IøÏflento'
Pc¡lrydt
ahi nipote, e quanto triste
ahi, è la vedovanzat....
Lazzaro, i tuoi bambini come stanno a guatdatit. -t
Non ti rincresce per loro? ltin4ètEüPrc&r@ Eqt¡'
Lazzaro, 7a tua Cornelia,
com'è piccoletta!
Prendila con te,
non I'abbandonare,
f.fue,
bino povero.
tU,
povero, fra gente straniera.
Ahimè, o Dio, quanto ho dovuto
supplicare i miei parenti
priva del mio sposo, anch'io.
umiliarmi,

me sciagurata...
,
Torna poi il tema del maríto che non fu <<preparato per ra mone>>, Îi voglio Patlate ^rl.cot^'
mentre aLazzaro toccò almenola Íoftunadi tutti i .iti d'obbligo, mento.''
Ahimè, Lazzaro, sei fortunato, iale netla soft'itta:)
fortunato e preparato per la morte, tai'
ben vestito e nettato. si per di're:)
e a piè d'ella scala ferma
O Dio, invece lui se ne andò in ftistezza,
perché era ridotto in pezzi...
:
Insieme alla vedova si lamentano la cognat a, un'artta donna una eco' Toma
e di giunge ora debole' cotte
tanto in tanro anche la nigliaMaÅca. poi si leva il lamento di una
nuova venutâ: loro?
Po¡h¡ù
to quando li vedevi afflitti'
n¿lrte
,n

afflitti,
- v _v v
consoladi,
-v - -v

LarigliaMarica, nel corso delle sue lamentazioní, volta ogni tanto di averne colPa'
carot
latestadallapate degli etnog,,.fipet conmollare se annJtano ciò
che dice. Entra una vecchia decrepita: è ra nonna diLazzarc.
sco- astaîz tv'
pre il volto del cadavere, lo bacia, e dà inizio ad un sommesso ino;

I
r60
CAPIToLo
t6t
errdRlo DI LAZZARO BOIA
nessuno ti amò ftJÑÊ'etrt
pe Caro mio, Lazzato mto,
E? ahimè che misera casa,
Li ti sei fatto, caro:
tu, non ha Porte né finestre,
mi
come Potrai starvi?
risparmiatore. Caro, prendimi con te,

ché me li hai dati,


e, e lo lasciasti?
(singltiozzi). nessuno, o Dio!
al cadaaere:)
(riuolgend's5¡
Tu sai com'è duro ciò'
e?
Questo Pane amato,
anche tu in vita l'hai Provato"'
e,
e triste, avvicendano sino al tramonto'
e priva di forze, figlio.
Vuoi che io prenda- su di me anche
il ramonto non è lecito lamen-
Non ne sono capace,
i tuoi affanni? (singhiozzi) lla figlia questo divieto rituale,
questa forza jo,non l,ho mai conversa. Il discorso cade sulle
avuta,
e perciò ho patito tanto sserva: <Se Dio esiste io non lo
mio buono, mio Lazzato. . Si accende una discussione in
Lèvati,. Íiglio, alza la tesra,
Ila ProPaganda comunista nelle
e guarda 7a tua Marica.
momento: <<ComPare, Cristo è
4hjTè, quanto soffre, e come si è scarnita, La i Preti in Chiesa non ne Par-
ché da quando te ne sei andaß
,. ,non trova úposo (singbiozzi);
morto, che Poc'anzi si era lamen-
øta sedrta sulla cassap anca accarrto alla bata, intewiene
\r ¿u o I s_i,a I la fi g,l i a, m o gli e de
l' rn o r t o ) nella
Klo
uro mio, o Maña, cristo sia stato
discussione osservando, ocli scienziati --
dicono che
un fatta il cadavere
èe gente di rugazze
í it ti
!
un angolo
sui
a bassa voce. Un tagazzo per pr
di scrivere
ngoøza di
con la mano sinist rlÍial'irrt.r.rr. degli altti. Poi
volta, una
anni, MariaPo roc, co minci a a1 accontarc la fiaba
dal titolo
'ato.,. ári"¿ili
Con la Pouertài
Sio I'altro sette- Quello
Infine c,erano una volta due uomini, uno avevâ due bambini,
lament azzaro!>>
noto nelle lamen_
si
il ;;";;" due era ,i.ã, qú"ilo che ne aveva sette era povero' Il povero
tazioni del morto: ;ilã;i;rc", .rt. gráitr. di .hi"d"te la povertà in una botte' Il povero
libirò di nuovo,la povertà. Il ricco
Vorrei bestemmiarti, o morte, ili;;,;" iåpou"rìãn.*ã fit. ai Allora
e fece elemosina
mâ remo che lddio *¿J in mulino in m.z)o à[u ior.rt^' vi trovò tanti soldi
dissero al padre:.<Andiamo
mi colpisca più forte ancota. ãi¡á-¡i"i d.l pou.ro.ïsette figli del povero mulino' ma vi
al mulino, vi sono tutt,itot¿il >"Il povåro andò di notte al
t6t
162 cAPIToLo
Qu,tRlo
oPo un lungo sonno)
così
Tornano tutti a casa' e vissero
cofa.

' <<Senti, ce n'è


utto, 1o giuro!>
che Giotgio mi

figli' Quest'uomo Prese. u n''altra


altiva'La matrigna cacclo dl câsa

di fiabe!>>E íntanto dà inizio alla fiaba di Pietro Piparus:


Una donna aveva te figli - due maschi e una femmina -. Una volta i due
figli andatono ad atare,,ma non c'era chi portasse loro il cibo. <<Marnma,
mandaci la sorella con il mangiare: perché non sbagli sttada, facciamo un
solco sino al campo>>. Ma il diavolo ne fece un altro, che portava a casa sua.
La sorella seguì questo solco, che la portò in una grotta dove c'era il dia-
volo, che la fece sua. I ragazzi videro il solco, lo seguirono, e il maggiore
entrò nella gtotta. Il demonio agitava una grossa mazz^. Poi ordinò di pre-
parare due forni di pane e due barili di vino, fece portare tutto in tavola,
e disse al ragazzo che chi dei due fosse riuscito a mangiare tutto il pane e
a bere tutto il vino avrebbe ammazzato I'altro. Ilragazzo non ci riuscì, e LafiabadiMaricaBoia'r-iccadiomissioni'diallusíoniediinci
base delle
allora il diavolo 7o ammazzò e 1o buttò via. Il ftatello minore entrò anche ,.rdoío"iifililr";;i. ri.ortr.ribile sulla
denti che lu
lui nella gtotta. Di nuovo il diavolo prepara due forni di pane e due barili
di vino. Il ngazzo non riesce a mangiate che una fetta di pane. Il demonio
lo ammazza e butta via anche lui. La madre dei rø,gazzi vuol morire: si alza,
prende un seme che non stava fermo né sulla tavoTa né sulla stufa, lo inghiotte,
e ne rimane gtavida. Nacque un bambino. Cresceva, cresceva: quando aveva
un giorno sembrava che avesse un mese. <<Mamma, voglio poppare sotto le
fondamenta della casa! >> La mamma, con l'aiuto di un parente, solleva in
ariala casa, e depone poi nelle fondamenta le sue mammelle, lasciandovele
a lungo. Il ragazzo con il latte della madre si fabbrica una galletta, e poi
parte per 7a grotta. Dà la galletta alla sorella, ed essa riconosce che è suo
fratello. La sorella ptega il fratello di tornarsene a casa, ma egli rifiuta. I1
diavolo offre un'altra volta i due forni di pane e i due barili di vino. Ma
i\ rcgazzo mangia e beve tutto, sotterra il diavolo sino alla cintura, poi sino
al collo. Allora il diavolo dice dove sono i suoi fratelli. Ilragazzo li prende,
li sfrega con acqua...
t6t
t64 BOIA
'- ¡t I DI LAZZARO

di festa gaía e spregiudicata, c


trüÑY*"- 1-À^ñ^."tché non sono stati ancora baciati malgtadola
r e::T:ä}i,
^laflìâflO Lrçrçr
-î"r.e L' eccit azio ne collettiva in ve ste anche
il cadavere esposto presso la fin ,1orri >>'

rcto dalla luce del candeliere a '¿r',o'^')iäå;äi:öiiil s1'lã", lt'er.rna donna infine si decide
os'u*v';;;;:;"i;;;-1;;;""
I-"n
La vedova sta
della croce'
'^vuliTj'^"Åt:^;:;;í; äi;;;": era ÍigIia Marica si è coricata
3. La ueglia nottarna e i giuochi lasciui
însilenz'u-:;å n;;t;;;,1". uãmini ót .,tt fanale.e mormo-
iit t"tlitttiä ö;;;;. un altro giuoco è quello della <capra>.
gobboregge un
i^*t,1y-';.'*iäi"'it un tappeto e camminando capta'
Iîgtouo"-^ïi'-.r'..íia fi"it.. in una testa di N,ascosto
-tør¡'on"
r -^hêfl) 'n'ri::iä;t^'";;;;";'^
I¿:IIIUùV u
il bastone in modo da simu-
á^'?l:":i;ä.il".'.åËi; venditore
l

testa' un-
c'dPL"^-:¿\;;;;;; sr;;;",,ti .on pubblico le buone qua-
la
l^re^úna dËt"ttundone al
questo
9?nu,rt?,'!Ï'íiååäil a mungerle le poppe' e su,
tit¿,r, "üli"ä"î"å,årr.ãiailusioni lascive che forma il cenffo
'e'donne
pultg "^'j'ä;;;;i;."dito"' ttNt"uno la compra'1a mia capra?>
ãtl gioort^o- i^'Ï;'J I äi;" p"îp
¡ _.-a rlôfìfla: <(Uç Il vendit orã: o c e I' ha' cerc a-
"¡'
q,ï''rää;iå".1; a"""uinMi fanno male a morirne queste cose'
øITetav' -^-;- i.ilî;;;p;;l^1'atio di alzarsi sudue' piedi'

i:l,f "''11;'1"'i:iiÏï*:^:ü*Ïi'r*1;;l1Ji*1är,'o

fi f,ffi fË''r#ff-tri*;;'rfr *Ë:i,î'lffidi alltLnsato''a guisa


filo di ferro, 0"."tït;dtä;ä;ii;s"; <Vendi
trasparente-simËoüsmo séstuale'
oendolo oscillante, tån t'n
Ë fl pescivendolo: <<No' solo a
àlpezzo?rr¿"-^"ii'""î åäitå. pêscivendolo: <Non pÚzza>>
oà pu"ut".Il
i:ff:î irä;;;;' ';Ñ päcivendolo' a causa del suo
(in lingua romena.Ñ;;;; -u il
>>''che equivale all' i-
ãitt"N" fute
vado, non mi colpire, lo bacio>>. La scena si movimenta e si dif- volontario dif etto åi ö;;;iq
taliano <<Non f"ttJ;f t:il"ã'i'"*ft" thilio' dice una donna' Il
""
¿i vite in salamoia che sono in
oescivendolo p..niJ'uììî"äi"Jñ.
Tö;öî.";;Çä; ;;t;; ir;;'" dell'acquirente. < F ai la prov a
allon
pescivendolo agguanta
della bilanciuo, .¡ri'.-är" å"r"r. rl
il oendolo . aa, tr.îàl"pi r"li" i"r"t.itu
.h., fissata sullo stomaco,
Ëäiffi;;;:;ïi::.d"ä"i;;ã;1; áu*iuo Le donne si arrol-
salaci' Finito il giuoco
lano, si chiede, Ë;;;;;;;;;Ë:9-Tenti
't <<Vecchi>' Si tratta di un vec-
äl;.';ì;;;ãá", ;;;ä;¿uo ¿'i che fanno le mostre di
chio e di una,...il'tt^:.åääJi .ä.i.r-i.
un simulacro di accop-
litigare, di bastonffi't tf" i"fint t'"gooáo

I
1
ú-t
DI LAzzARo B.IA
¡66 eUARl0 I ¡ÚNERAI'I
"norroto

5o.¿."í dóGl

Ramo di abete,
sei partito dal bosco
da fresche sorgentr
â queste aride Pietre'
A the ti ha giovato?

4.Il trasporto dell'abete, la ruorte allø finestra e la risuneTi1n,


di Lazzaro

La seconda giornataè dominata dal rasporto rituale dell'abete


e dalla inumazione. L'abete destinato ai Íuneruli diLazzarc Boia
prima giornatadal giovane Viotel, paren-
è stato tagliato la sera della
te del morto. E un albero giovane, dal fusto sottile, alto poco meno
di tre metri, e Viorel l'hataghato in un bosco presso il vicino villag-
gio di Govajdia, trasportandolo poi a Ceriscior, dove è stato deposto
D¿ clrd o forr æPil oi ' cg
- secondo il costume - in una casa sita in luogo diameralmente
opposto alla casa del morto. Qui è rimasto tutta la notte: al mattino,
all'alba, Viorel e un alro giovane prendono l'abete e lo portano
in istrada, dove è in attesa il corteo che dovrà processionalmente I - v -v
recare l'abete alla casa del morto. Sette donne si dispongono in -v-v

linea, e diero di esse i due giovani con l'abete sulle spalle. Appena Quand'era bambinello
il corteo si pone in movimento viene intonato il canto dell'abete.
ii:::j;å ìrix'åi,lÏ,",
b,r|rt ¡rrUtr¡ U.U)-88 Jarar bio, perché l'hai colPito?
ô
corteo giunge a]la casadel
morto' dove
A un'ora circa dopo l'alba il glia
i nt ant o le lame¡tazi" ;ip"'L' p i' dãÀi nu quella della f i
;î;;
3o.d. ¡¡ dó-hr dg å $-Ú.¡i Marica:
Pt¡h¡b

ür t¡ . tå ooimo! t ' vg'19


dé-bË-ds Ë ö..t."å dó-br¡. dg

I
a69
BOIA
r68 CAptToLo DI LAZZARO
QtrdR'la
ît)ff'ßLllr
I Piango Pietro: .. ,
non so niente dl lul'
'*bd;.^;bt ia vagato per quattro villaggi'
| - v -v
a domandarne notlzla"'
!l
ripreso a lament arsl
Poanta ái 94 anniha anch'essa
Non avrò più il babbo mio þøøia\llartu Pø¡lo¡do

Una donna approfitta per raccom andarc al morto di cercare


I'al di là il marito morto in guerra: nel-

g -l À
a
P.rbnd. t t.tt- b

g Dra.gu un'c¡ d rt¡i . nu um'e.u & Dro-gu uu'cu .l ¡td-nu um,c-g -t


& -v_w
Co.

__ls ì_å

l) oot. 1). 5)

-- I I

Caro mio, forestiero mio,


non so come dirti
che al mondo nulla vi è di buono.
Afflitta come me non c'è nessuno
Ti rivolgo una preghiera,
di cercare il mio Pietro,
che è morto peggio,
senza candela,
poiché è morto al fronte!
Lui la morte 1o prese senza lume,
poiché aveva il fucile in mano.
E sotterrato alla peggio, ' anclaro'
senza croce nê ban. ... Da che te ne se1
Forse buttato in un torrente, figlio mio buono,
o sbranato dai cani, ilcuore è sPezzato,
o beccato dai corvi... nipote mio."
r77
r70 DI LAZZARO BOIA

Alla vista dell'etnografo che trascrive il lamento caåavete:


cafo'
... Signorino, se poteste scrivere, .'. Guarda attentamente '
una lettera nell'al di là perché lui avrà v€rgogna'
dove il nostro bene se ne è andato. si tarà vedere'
e non -."ttu
iviîi" di trovarlo'
Si ode in cucina il rumore del ri Perché è stato tuo cognato'
che si affrettano a prepararcI'a ã tu sui tutto di lui'
zia Maria continua, sempre all Digli della sua Sana''
grafo potrebbe scriverle una le t ãtl t"o Piccolo Nelu"'
Ahimè, son dieci annf i
che riPeto la stessa Preghlera'
äi ?;"'?i!.î',å:ï:î'' a tutti i trapassatl' .
per questa prova! oh! giovani e vecchl'
tt""äïiiãìã-;t ne ha mai Parlato"'
O figlio, potessi scriverti una lettera, Iut^
ma non so come mandare . si sovraPPongono'
la lettera e come ántatrici Più zelanti'
ban saràPofiatavia'
i:iå';rmiîåiïï.tit-, Iururuintãna dina¡zi
e andartene?
il canto ti'aåizionale <<Grida
era mortuaria
La vecchia si arresta, guarda il
)>:
lea, ne palpafuail pollíce e I'indi
ammirata: <E di lana 1l vesrito
Po¡lontlc
pensiero della sua lunga vita di m
giovane mi dicevano che mi avre
più denaro... >> Intanto una nuova venuta si è avvicin ata allaban: to
g; toåt't:l b fc ' rco o t¡ :
Po¡l¡.¡do

-v-v-v - -lb-9 W-v _9 -V - v w


fo . ¡eu'tÉ
Lazzato, caro mio,
sono venuta da te;
ti prego di rendermi un favore, Grida la morte alla finestra:
se ti sarà possibíle girare nell'al di là, <Vieni Íuori, Lazzarot' . >>

se troverai la possibilità di parlare, <<Verrei, o morte' vefrel'


stasera quando vi arriverai,
se ti verrà incontro,
il mio dolce fratello,
ti ho portato due mele
perché tu le dia a lui...
<<Verrei, morte, vefrel'
La Tamentatrice cava di tasca due mele e le depone accanto alla ma non mi Posso staccare

I
r r72 CAPIToLO QUARIA
f FUNERALI
DI LAZZARO BOrA

i gtazie,
r73

da questi cari bambini,


grandi e piccoli>>.
Grida la morte per 7a terza volta:
sino a Bethania'
<Vieni fuori dalla casa, Lazzarol>>
<<Verrei, mofte, verrei, tì in cuor suo'
ma non mi posso staccare
dai miei buoni suoceri, tirono in cuor loro'
con cui non vissi male>. gnore'
La morte attraversa il giardino, <Dio, Signore,
raccoglie fasci di fiori, nosffo fratello è morto>>'
prende il fiore più prezioso, <Non è mottoLazzaro' bensl dorme"'>
prende I'appoggio della casa,
stacca il fiore dei vivi,
prende il padre dei bambini.
Su, morte, ci vengo con te,
<<

sei senza pietà


per la sposa che lascio>.

Labanviene trasportata¡elcortile, dove si svolge il tituale fu-


nerario della Chiesa ortodossa, mentte la vedova, china sul morto,
si lamenta sommessamente. L'abete, deposto in fondo al cortile, vie-
ne sollevato e addobbato con gomitoli di lana rossa, viola, celeste e
bianca, e con un fazzoletto rosso e un alffo celeste. Dopo il sermone Caro mio e Padre mio
del prete, i cantori dànno i¡izio a un canto il cui testo racchiude come resistere
unaparafrasi popolare del miracolo díLazzaro nel quarto Vangelo: Padre mio buono"'
I cantori intonano il canto:

,11 ¿n

Lazzaro, Marta e Maria


nel villaggio di Bethania bu'¡¡ uo'au
¡i ' nu um'o ' T¡ . t¡ um'cu ¡l
di giorno e di notte Tr . t¡ un'cu bu 9
desideravano sempre
ricevere il favore
di servire lddio.
Iddio fece il miracolo,
e lo prese via dal mondo. Nu ctiu di ãc o'¡i fott m¡i f¡. u

Lo portarono a17a tomba e lo sotterrarono. ^^


r a74 CAPIToLo QUÂRI0
Í75

' La con-
Padre mio e buono mio, Poco' in-
ovânneo:
Padre mio e buono mio,
ma Perché non fosti cattivo?
nåÍ^'ïîf; buo no mio' ethania
äi, Dio ha fatto un miracolo
che mi scavi una fossa, L^io.ìutono alla tomba'
qui accanto a te' 1o calarono nel sePolcro"'
Perché i figli senza Padre
non son buoni Per nessuno...

Lazzato Boia com-


Íra canti elamentazíoni e preghiere, poi si versa del vino, e infine, maggiore, la vedova
colmata di tetta la fossa, viene innalzato I'abete, che però non affon- arsi, la testa apPog-
derà nel terreno, ma sarà soltanto legato aIla croce dalla parte che u,o' n ritorno dal
gratda il sorgere del sole. Le parenti più strette - la figlia, la ve- mentano insieme con
dova, la cogÃata, la zia - sono totnât e a casa lamentandosi, e sono
rimasti sul posto soltanto gli uomini più o meno prossimi parenti
del morto, ãlcuni dei quali fanno da becchini' Dutante il riempi-
mento della fossa i becchini non rispatmiano motti e scherzi in che riPeterà esattarnel
rclazione alla loro operazione. Nella casa del morto si va ricompo- casadisinvoltae gata' . ,
sulla tomba del Paore'
nendo lentamente un'atmosfeta festiva, che prelude al banchetto Prima
funebre. Ancora un gesto solenne: un uomo sospende una candela
aformadi croce altrave maestro della casa, poiché è morto appunto
il sostegno >> della casa. Ma già le donne hanno provveduto a spaz- conclusiue
5. Annotaziont'
<<

zate e ulutt.ttua. la cameta mortuaria, hanno acceso la stufa, e

sul tavolo gridando: <(pane, pane!>>, <(grano, grano!>>' Viene-servito


per loto dèl grano cotto al miele. Nella stanza mottu¿tia-il prete,
ire donne e vèntitre uomini partecipano al banchetto funebte. Due
donne disribuiscono ciambelle con una candela accesa al cenro:
chi riceve dice la formula <<Dio lo ficevar>, al che la dis¡ibutrice
risponde: <Lo ri aneamente un uomo offre
u dgtnto un bic la stessa formula nel tice-
,r.rã . nel dare. ll'ordine, carne di maiale
177
DI LAZZARO BOI
tt6 cAPIToLo
QUARI. , fUNERALI

è interrotto, ma si diffonde un'atmosfera opposta al cordoglio: si


raccontano fiabe, si rappresentano pantomime licenziose, si giuoca
e ci si diverte intenzionalmente. Al mattino del secondo giorno
torna I'epoca del pianto, che durerà sino all'inumazíone. Tuttavia orga-
ndo cultutale a cui il lamento
mentre i parenti del motto, in funzione di becchíni, gettano palate
ondo antico'
di tetta sulla ban, si avverte di nuovo una non casuale propen-
sione allo scherzo e al motteggio, e nella successiva <(pomana> pre-
vale una gaia atmosfera conviviale. Al terzo giorno la figlia mag-
giote, la vedova ela cognata del morto si lamentano al cimitero;
a serâ tornano a casa lamentandosi, ma poi la figlia si stacca dal
gruppo e si reca in allegria ad invitare gli ospiti per la seconda
<(pomana)>. In contrasto con ciò af.fioru nei lamenti, almeno aftatti,
un caldo ethos delle memorie e degli aff.ettí, e taloru la semplice
risoluzione oratoria cede il luogo a un elementare lirismo, Una
vicenda del genere è destinata a restare un <<mistero)> senza la postu-
lazione di una presenza rituale del pianto in relativa dualità con
7a ptesenza egemonica.
I funerali diLazzarc Boia ci presentano un tipo di lamentazione
con testi letterarí relatívamente liberi e con esecuzioni di tipo pre-
valentemente individu ale. D' altra parte le schede di ossetvazione,
per il modo col quale sono state compílate, non ci consentono di
stabilire nê í caratteri della crisí del cordoglio e I'innestarsi su di
essa dell'ordine della lamentazione, né i moduli letterari e mimici
circolanti nella comunità di Ceriscior (si inravede ttrttavia iI carut-
tere di modulo del tema dellaban dimora angusta per il morto,
ste stagionali'
o dell'imprecazione <<vottei bestemmiatti o motte>>, e simili). La
T79
FUNEBRE ANTICO
IL LAMENTO
ne ffascinato intorno alle mura
5.
Il lamento funebre antico

aø a Prothesis' il Plønctus
si levano successivamente
t. Ritualizzazioni. del <plauctus>>, discorso protetto
e singolarizzazione del dolore

I due momenti della crisi e dell'ordine instaurato mediante la


lamentazione rituale risultano in modo chiaro nel mondo greco.
Quando Antiloco comunica ad Achille la notizia della morte di
Patroclo il Pelide cade in pteda aduna tenificante crisi di dispe-
tazione:
Così Antiloco disse: e una nube nera di cordoglio avvolse Achille. A due
mani egli prende la cenere dal focolare, e se ne imbtatta il gentile sembiante.
Sulla sua tunica di nettare si spande ora una cenere nera. Ed eccolo lui stesso,
il lungo corpo disteso nella polvere: con le sue stesse mani si imbratta, e
si strappa i capelli. I prigionieri, bottino di Achille e di Patroclo, af.Ílitti
nel cuore, levano alte grida e accorrono intorno ad Achille il valoroso. Tutti
con le loro mani si percuotono il petto, nessuno che non senta le sue ginoc-
chia venir meno. Antiloco, da parte sua, geme e si dispera: trattiene le mani
di Achille...nel timore che non si tagli la gola con la spada.l
de conÍ-etmano questo
Questo evidentemente non è il lamento ma il planctu.s, che tra- a il lamento riruale in
scina sino alle soglie della follia. Il discorso della lamentazione verrà ci collettivi .6 TaIon la
poí, quando sul planctus degli Achei si leverà lo stesso Achille, fat-
tosí coraggiosamente, per sé e per gli altri, guida del pianto t Il zz,4o5 sgg' (Elena)'
(ëfappç 1óoro): , ïi.;;:,;;;;:sÊ. (Andromaca); 741 ssl'(Ecuba); 76r sgg'

Fra questi (cioè fra gli Achei gementi) il Pelide si fece guida del pianto,
ponendo sul petto dell'amico la mano esperta nell'uccidere uomini.2

I Il. ß, z7 sgg.
2 Ibid.,,
316 sgg. Cfr. Il 18, tr4sgg'
r8r
FUNEBRE ANTICO
CAPIToLo QUINTo 1¡ LAMENTO
r80
Prendi la via del Palazzo'
paftecipazione corale sembfa limitata ad:ulna parte.s.oltanto della tura.
iollettività, in rapporro al sesso e al grado sociale dell'ð[øpxoç:_cos¡
;B;]r.td. É ad Aïdromaca rispondono solo le donne, e ad Achille i
erabili a miserabili'
ai miei' Ahiahiahi"'
r"f" ãfi Tuttavia nell'effettivo lamento funebre rituale reso i"g";;. M" ecco che grande
"rriani.
iui iu^iliuri la periodicità degli orevcrl¡roí rituali sarà stat'a molto ^îcotaPiù
limi-
;tù i;.q*;te, el'orizzonte del discorso individualemolto.più amentati per goadagnarti il mio favore'
iuto diþ.1 che appaia nella elaborazione epica.T E anzi da tite- entevolmente'
^r"rà .h. r.l rito reso dai
n.r. patenti uno stesso intervento individuale
ore.
;" più volte int.rrãtto dalf incidenza corale e che solo in un i,
;;;;J;;.-po, nel quadro dello sviluppo della società cavalleresca,
,i¡".ã""-.utrtåti funebri e aedi olãmentatrici professionali *
- ri, gementi, accompagneranno í1 mio
;;;ì;"t.*i cedevano la g'.oåadel coro,. il che gíovò,a dare mag- biânto.
*:o
gi;t, nte al discorso' La struttura del lamento dovette petò Sro", Ëäi"Ititi anche il petto, e lancia I'urlo della Misia'
ãn.h. in questo caso restafe sempfe la stessa, poiché.ai canti indi- i della barba'
vidrali e iuccessivi degli aedi seguiva di volta in volta il planctus denti, con alti lamenti'
collettivo.s
--
p., Á.glio illumínare il rapporto fua guiåa e coro nel più arcaico
il tuo Petto'
h;;; frin.br. greco possono giouar. ul.nt. elaboraziotttdella qui
tta-
non
Plo che coPre
neiPerciani, se
;;il, p., .r.-pio il lamento diSerse anche.
entandoti sull'armata'
ä truíiudi un lãmento per morre, mâ per unâ catastrofe militare: ti, con alti lamenti'
chi'
? Ecco come Martin Nilsson ricostruisce 1â struttura del lamento funebre greco nella sua
iparenti, uomini e donne, hanno.assolto.fobbligo del
i gtidi.
oi¡ urrti.u for-a rituale: "fr"ãtìgiÃ.
í;;;;i;;;;üãt" ,i ãirringu.uuÃo .p".iul-'nte le.donne " Dopo che il (o la) ëËapxoç aveva
Nilsson, Der Urprung
.".ii"i",'f pr".Ë*i davano i.iriÀ ,l pønto battendosi il petro-e la testa >. M.Die
,esl sg. cfr. Reiner, e I'ordine della lameq-
La distinzione netra fra crisi del cordoglio
ii *t iü [ri"a pp..5i, ritaelle Totenklase
¡;-l;;sö;t;, opuscok
t' professionali costitui- nel
tu strutturazione di tale otdine rituale
lamentatrici
î* G;"";i:;; (Stoåarda
ä;';;; Ñä.-;;i-. 'lí.';J¿ 'q¡sj
pp. s6tei'1"ágiiiuto
.Á".åî lu il lamento funeb¡e dei parenti: cfr'
-ãi.in'orro tazione,e al tempo ,*'o non co-
*-
ibid.., p. 58. di dfucorso individuale e ðiplnnct^s collettivo'
; íi.;;,-r2o sgg.: zrapù ò'eloav &otòoùç ùpí¡v<ov-ålil'p+ovç' oí'¡¿ otovóeoc*v
droli1,oi,y'èv ólie' """"""."tio ensonoalmon-
t"";;;;;, .À. ! ¿u iÅiåtp..ru." n.l senso di canti individuali ii,iri,åLi"r;;ü;;iñiãËiÁ""a"srec;,ma'.ppaft eseguita in
èBoáveov. èæi òè otevúxovto
.].j!.J;ä;i'""Jf;;;;,1;;ià;;li *,uo1,or "'ppr".
.oll"ttivi. ripasso ha dato origine a molte discus-
.o.. ä;tbl;;.*.:."r.' Ñ"iton 'upiiamo comã venisse
ma citca leprefiche una
,rårììåi.fr¿,Ì?" ll^liio, ull,u.rn,,,não delle lãment azio¡i cantate dagli aedi T,",...c1:1î' Roma l'originatia nen-¡id'tl' fuiàtae,'o
.r.*. i.t*tt-i*i, tu qu"llt delle parenti' È ayl¡1i ttr^1i¡tUU'
che esse erano <(muliefes ad lamentandum
;Ëä üî;:;ïi"iorma
ci aspetteremmo, queste
tt'to, opp*t giuita l'interpretazione,d,el Weber
bensaie. col Nilsson, u¿ un ¿i-ran. ¿.1 se sia

äiil i"ää;i';;;"'¡¿r ã.il""t"ti p.oi"rriot uli p.riodicamente interrotta dalle donne


guida del pianto: cfr'
mortuum conductae,-ä""t ¿"* ceteris modum plangendi>>:11 e
seqrrivano le lamentazioni i"åirià;;lià;lle parenti, a lo, voltu fattesi
L:\ü#;,'il;-;;;-à¡;ichöplung der attisihen Grabrede ('p¡¡) p. te. Ma, a parte ciò, non
in omero i termini dpleuv'
*,,,ï* ã"C¡i..fre gli a"di crnávuÃo .orn. solisti l'uno dopo l'altro:solisti' o tutt'al più' cantori
e Esch., Pen', rc38-77'
pertinebant' ut mattem et
èEúpxerv, llcp¡¿oç, sono ,"-pi" o,utl ad indicare cantoti
o musici r0 Serv., ail Aen. 9,486: <<funeras dicebant eas ad quas funus
;i,i;;å".'di;usici solisti. Cfr. la dimosrazione in C. Del Grande, TPA|QIAIA, Essenza
aveva invece sostenuto sotofem )>.
;'e;;;;;dt;í";;;td;, tÑrpori re52) pp.3 sgg', in polemica col Bradað chei coreuti stessi: Bradað,
1lFesto,s.v.;cfr.Yarr.l,t'7,7o:<<quaeptaeficereturancilLis,quemadmodumlamenta-
essere gli ë(ap1ot non già i ,;íí;í,:i,":.uI"tánoiirtinti
dal coro, ma
rentur, praefica est dicta>'
phil"l."\flochánschr., vol. 5o, coll. z84sg' \t93o)'
183
a82 CAPITOLO
eUlNT.

da: Saul alla notizia della morte di David <<abbrancate le vesti se


le stracciò >>, e cosl pure le persone presenti, in una esplosione paros-
sistica della crisi: solo in un secondo momento ha luogo il vero
e proprio lamento reso da Saul a David, con la partecipazione col-
lettiva del popolo.1i In generale nell'Antico Testamento si ritrovano
accenni a determinati ritotnelli emotivi (Ahi! Ahi!; Oh! Oh!; Ahi fra-
tello!; Ahi signore!) che avranno certamente avuto incidenza cota-
le.la La connessione fra lamento individuale e plønctu.s collettivo
peúodizzato era così popolare da dar luogo ai tempi dell'evangeli-
sta Matteo ad un gíuoco deíngar(i nelle piazze: <A che cosa dirò
che sia simile questa generazione? E simile a quei ngazzi che stanno
a sedere in píazza e che gridano ai loro coetanei e dicono: abbiamo
cantato e non avete ballato, abbiamo intonato il lamento e non aaete
risposto col planctus (årlpr¡ví¡oø¡lev xorì orlx åxó{¡ao}e)>>." Dal che si
desume che una lamentazione individuale senza la risposta collet-
tiva del plønctus periodico appariva all'evangelista una assutdità
così evidente da potersene giovare comparativamente per illumi i stereotiPi' spesso a cat^tlete
nare e rendere intuitiva l'altra assurdità della resistenza dei gil- ottidtntt!;'Totnu ^ c^s^t') La
dei alla predicazione del Battista.
Come già abbiamo avuto occasione di osservare, la documenta-
zione relativa al lamento funebre antico è generale e indiretta, occa-
12
Serv., ad Aen.t, zt6: <<Yarro tamen dicit pyras ideo cupresso citcumdari propter gra-
vem usttinam odorem, ne eo offendatur populi cfucumstantis cotona, quae tamdiu stabat, respofl-
dens fletibus ptaeficae, id est principi planctuum, quamdiu consumpto cadavere et collectis
cineribus, diceretur novissimum vetbum ilicet [= ire licet]>.
1r z Sam. t, 17 sgg., cÍr,3,3r sgg. (lamento di David per Abner). Conferma lo lahnow:
<<Presso gli Israeliti, come presso altti popoli, il lamentâÌsi gtidando si distingue nettamente
dal veto e proprio canto funebte>>. H. Iahnow, Das ebraiscbe Leichexlied im Rahmet dø Völ-
kerdiclttang,Beih. Z. neotestam., \)üiss., vol. 36, 4o sg. (t921); cÍr. p. 49. Sul lamento corne
ordine instaurato nella crisi vedi anche P. Heinisch, Die Totenklage in Alten Testament, Biblt-
1óE,Lüddeken"'ur,"r'i!ffii1ÏJli-:"r!"fí!i!;::,-::i.i::!:K*o(:r:ll'u"*
Toterklagen, Mitt' dtsch' Ins
sche Zeitfragen, vol. 13, n. 9, 8 sgg. (r93r).
la Per il lamento come responsorio presso gli Ebrei e nel Medio Oriente cft. Iahnow, op. t7 Ibid., Þ' r'79. r | --.^
dal r^.,^-^ Die
suo lavoro ¿|.¡e Griechenland in
f'tjp alte im neuen'
ø
18 Ibid. ilpasso del 1ü/achsmuth è tratto
clf., pp. 8o sgg.
1' Matteo rr, 17. p. ro9.
I84 cAPIToLo QUINTo
Y IL LAMENTO FUNEBRE ANTICO
I8'

di lamentazione che consta di quattro membri successivi, in cui Le inteúezioni < Ahimè ! Ahimè ! . . . )> accennano schematicamente
solo nel terzo è possibile un certo orizzonte di riadattamento e al planctuso alla mea iterazíone del gemere; ciò che viene dopo
di variazione in rapporto alla concr eta sitttazione luttuosa. Esempi: è 1ò schema del lamento. Un più ampio orizzonte del discorso
sem-
Modulo A: Non mi lasciare bta aver luogo nel seguente tipo:
Non mi lasciare Ahimè! Ahimè!
Tu grande
Son rimasta senza assistenza, io la dertbata,
Non mi lasciare.le
e tJtt^vie- non fu lrovatr- la mia colpa.
Ahimè! Ahimè!
Modulo B: Salute a te
In breve 7a mia casa fu disuutta;
Salute a te io sono, smarrita a seta e senza
corne una giovane bestia dell'armento
O babbo mio
scamPo...2a
Salute a te.2o
L'incidenza corale dei ritornelli emotívi nel lamento funebre
Modulo C: A occidente
A occidente
Tu lodato
A occidente.2l

In questi tre moduli llteno membro soltanto può rompere la desto-


plice rappofio fta una <<guida del pianto> e un coro che accompa-
úficazione rituale e introdurre la ripresa della situazione. Così, gna i ritornelli emotivi.
per esempio, in occasione della morte di un personaggio a nome
Un orizzonte di discorso molto più libeto e ampio presentano
Renni il modulo C diventò:
ínfine le famose lamenÌazíoni di Iside e di Nephthys contenute
A occidente nel papiro 3oo8 di Berlino. Avremo occasione di ritornare su que- ,
A occidente ste lamentazioni: cui basterà notare che esse appaiono destinate
Tu Principe, principe regionale e capo dei profeti Renni
A occidente!22 adrlna donna Tentruty o Teret, soprannominata Nyny, figlia di
Persis. I brani della lamentazione alternativamente recitati da due
Un ulteriore otizzonte dí úadattamento e di variazione fu otte- lamentatrici che sostengono la parte di Iside e di Nephthys, ite-
nuto mercé aggiunte al teruo membro, come nel seguente schema rano il ritornello emotivo <(torna alla tua dimora!)>, ma ormai è
di lamentazione di sorella a fratello: il momento discorsivo che predomina, ritessendo liberamente il
Ahimè! Ahimè! tema del rítornello:
Lamentate voi
Torna alla tua dimora, totna
Lamentate voi
tua dimora, poiché non hai più
Il grande
dimora, sì da potermi vedete.
Lamentate voi
ché è tanto tempo che ti vedo
L'uomo buono, di buon carattere, che odia 7a b:ugia.23 ti cercano...27

le Lüddekens, op. cit., p. r22, n. 55. 2a lbid.., p. 165.


'zo Ibid.,
p. 85, n. 32. Cfr. H. Bonnet in <<Reallexicon der ægyptischen Religionsgeschichte> (1952) s. v. <Kla-
2r Ibid., p. t4o, n. 67. Con iI 'z5
rito¡nello <<A occidente! > l'esecutore del lamento indicava geweiber>>, pÞ. 376 sg9.
al morto la meta finale del suo viaggio. 26 Lüddekens, op. cit., p. t79; cfu. pp. 16 sg.
22 Ibid., p.
36. CÍt. ÞÞ. r77 e r8r sg. 27
R. O. Faulkn et, The Lamentations of Isis and Nephtltys, in Melanges Maspero >>, vol, r
<<

')1 lbid., p. rz7, n. 59t:. . (tqt+) pp. 337 sgg.


186 CAPITOLO QUINTO
Y É LAMENTO FUNEBRE ANTICO
il rito, tracce di incisioni. Senza
r87

Come già sappiamo dai relitti folklorici, la Åttalizzazione del ti al cordoglio presentavano, dopo
planctus al fine di dar orizzonte al discorso della lamentazione no¡ dubbio la misura rituale atta risolvere I'impulso suicida in equi-
^
si compie soltanto nel senso della risoluzione del disordinato gri- valenti attenuati e simbolici è da intendersi come misura dram-
dare o del semplice gemere nell'incidenza periodica di ritornelli matica, da instaurare di volta in volta nella vicenda concreta delle
emotivi stereotipi, ma anche nel senso di una risoluzione della cao- singole lamentazioni: il che significa che sussisteva il rischio che
tica scaÅcaparossistica in un numero limitato di stereotipie mimiche I'ordine rituale poteva anche non essere instaurato, e |a crisí non
in cui gli atti più pericolosi sono evitatí, o riplasmati in un come essere ripresa e riplasmatanella<(misula giusta>> del compromesso
se allusivo, che attenua nella destoríficazione del simbolo il gesto darccftãrenel <<come se> della destorificazione istituzionale. Del
gravemente dannoso o additittura suicida. Le stereotipie mimiche resto la mimica ðelplanctus rittalizzato nel lamento antico
^pparc simbolica fispetto
in cui si modera ilplanctus nell'antico lamento funebre rituale pos- otiefitata vefso una progtessiva attenuazione
sono essere esaurite in un elenco relativamente breve: incidersi all'effettivo atto suicida della crisi in atto: dalf incidersi le carni
le carni, grafÍiarsi a sangue le gote o gli avambracci, percuotersi secondo una certa misura si passa a forme di annientamento allu-
(il viso, la testa,la fronte, il petto, i fianchi, le gambe); decalvarsi, sívo meno impegnative, come il percuotersi, lo srapparsi i capelli
strapparsi labarba, voltolarsi nella polvere o nella cenere o cospar- olabarba,I'imbrattarsi di polvere come se si fosse inumati, il
gersene il capo, sffacciarsi i vestiti, scalzarci, farsi crescerelabarba s e si fosse cremati; il lasciarsi
o i capelli.'8 Questi modelli di comportamento rituale non costi- folgotati da morte, e altri atti
tuiscono soltanto l'equivalente attenuato e simbolico dell'impulso raffigurano in forme rclativa-
all'annientamento totale, ma fissano anche la misura da osservare mente più blande volontà di morire.
nella loro esecuzione, in modo che non ne provengano danni troppo D'altra parte gli o suicida tendono
gravi. Così per esempio, I'incisione delle carni - dove è praticata a cedere il luogo nte ridotte: così il
- e ín genere qualunque forma dí offesa o di mutilazione recata decalvarsi si restringe al semplice raccorciamento dei capelli, o al
al corpo, non sono lasciate all'arbittio individuale, ma tendono a taglio di una sola ciocca, e accanto allo stracciarsi le vesti si fa valere,
non oltrepassare certi modi e limiti radizíonali di esecuzione, in come sostitutivo attenuato, f indossare il sacco quale modello ad
modo che il pericolo non sia eccessivo: soprattutto son gesti che boc åeI vestito miserabile e stracciato''o Infine Ia úttalizzazione
formano r i t o, cioè ordine di <<rccitazione>>, regola di iteruzione delplnnctus si orienta con una certa preferenza verso moduli mimici
di un destorificato <<si fa cosl>>. In un passo di Geremia, che indi-
rettamente accenna ad afcuni modelli di comportamento del7a qînâ,
si legge che <<ogni testa sarà decalvata, ogni barba rasa, su tutte
le mani vi saranno incisioni, e su tutti i corpi il cilizio>>.2e Ma il
danno doveva essere relativamente modesto, anche se i partecipan-

28 Per la mimica del lamento funebre greco


vedi E. Reiner, op. cit., pp.43 sg., e \X/.
Zschietzschmann, Die Darstellang der Prothesis in der gùecbischen Kuttst, Ath. Mitt., vol. 53, ilReiner, op.cit.,p.43,ilgestononconsisteinunpotrecalmodellamano,mainunpetcuo-
r 7 sgg. (r928). Per la mimica del lamento funebre ebraico si veda soprattutto lolahnow, op, cit., tere iterato. Nel lamento funebre egiziano iI percuotersi titmicamente la testa è frequentemente
pp. 5 sgg. Per la mimica del lamento funebre egiziano, cfr. E. \X/erbrouck, Les pleørcases
dans I'Egypte ancienne (rq;8). Sulla mimica del lamento funeb¡e indoeuropeo in generale è da
vedere K. Ranke, Ixd.ogermanische Totenoerehnmgen, vol. r, F.F.C., vol. 49, n. r4o (r95r),
pp. 99 sgg.
2eGer, 48, 37. La pratica delle incisioni nel lamento ebraico è in Deü. t4, t e
Leu. ry, 28. Cfr. Leu. zt, 5, e Ger. t6, 6. ^Lrestala anche (Iahnow, op. cit., pp. rz sgg.).
r88 CAPITOLO QUINTO 1¡ LAMENTO FUNEBRE ANTICO t89

iterabilí secondo un ritmo: di qui la grande diffusione rituale del una presenza destorificata delpianto operante in uno stato dí con-
percuotersí il viso o la testa o il petto o le gambe, âppunto petché centrazione sognante non sono gli unici mezzitecnici che il lamento
tali gesti possono essere agevolmente iterati secondo un ritmo, e antíco offre pet restituire oÅzzonte al discorso compromesso dalla
partecipare in tal modo organicamente alle regole rituali della lamen- crisi: come già vedemmo a proposito dei relitti folklorici vi è anche
tazione.)I ¡¡nptotezione interna al discorso stesso, che si muove appoggian-
La útualizzazíone del planctus introduce dunque nella crisi ini- dosi aipuntelli di moduli letterari definiti, a vari livelli di autono-
ziale ilsuo proptio ordine moderatore sul piano mimico o del com- øia pet quel che concerne la possibilità di ñadattamento al con-
portamento, e ciò al fine tecnico di dare oîizzonte al discorso. Ma creto evento luttuoso, di vaúazione e di improvvisazione. Pur-
anche nel corso dello stesso discorso della lamentazione la mimica ffoppo la documentazíone antica non cí consente di esplorare diret-
risulta tradizionalmente fissata: così Achille lamenta Patroclo <<po- tamente tali gradi di autonomia, e di formarci un'idea precísa di
nendo sul petto dell'amico la mano esperta nell'uccidere uominir> come a Roma, ín Grecia, in Egitto, ín Mesopot amia e in Israele
ed Andromacalamenta Ettore tenendo frale manila testa del i moduli letterari entrassero nella dinamica delle singole lamenta-
morto. Il gesto di Andromaca trova la sua espressione figurativa zionititualt, e vi subissero determinate modificazioni. Questo rap-
in un lutrof oro atticol2 e il suo corrispondente folklorico nella se- porto, già diffícílmente ricostruibile neglí attuali relittí folklorici,
qvenza di Castelsataceno.'r Nelle Troiøne Ecuba entra nel discor- rfugg. in gtan pate alTa documentazione antica, così avara in gene-
so della lamentazione accompagnandosi con un movimento di oscil- rale di testi letterari di lamentazioni funebri rituali. Tttavia gli
lazione latemle del busto,ra il che è da metterci a taf.ftonto sul studiosi concordano nell'ammettere in generale nel lamento antico
piano folklorico con l'oscillazione ritmica del busto durante il il nesso modulo ttadízíonale-vatiazione, per quanto non ne inten-
lamento còrso, sardo e lucano.is Il passo delle Troiøne è di note- dano di solito il significato tecnico-rituale. Secondo il Reiner la
vole importanza documentaria perché dimostra in modo diretto forma più antica del lamento funebre greco era carattefízzata da
come il discorso dell'antica Tamentazione funeraria segnasse I'in- un logos ritmico fondato su ripetizioni, simmeuie e parallelismi
gresso di uno stato psichico di concentrazione sognante, provo- e su periodiche incidenze dei ritornelli emotivi (ai.øi, ototoi, oimoi):
cato e al tempo stesso mantenuto dall'oscillazione ritmica del busto d'altra patela forma superiore del threnos con accompagnamento
unita alla monotonia della dizione o della melopea. Tale stato psi- musicale doveva essere determinata, sia per il contenuto che per
chico era å'altraparte preparato o da tutte le tecniche destorifica- lafotma, da <<un nucleo tralatizio>> (durch eine tralatiziscbes Kern).
rici che abbiamo sinora esaminate, e costituiva una fondamen- Il Reiner però immagina a torto che tali schemi fossero meno nume-
tale protezione del discorso chiamato a risalire la china della crisi rosi e vincolanti nella forma più antica del lamento, cioè eseguita
e ad effettrtarc Ia ripresa. solo dai parenti e con l'aiuto corale dei presenti,j6 In Israele è
esplicitamente attestatarT I'esistenza di vere e proprie raccolte di
Periodizzazione del planctus risolto in ritornelli emotivi, ripla- lamenti, in una delle quali fu incluso il lamento di Geremia pet
smazione del parossismo in titmi mimici definiti e istituzione di Josia. D'altrapafie da un passo di Geremiars si ricava che vi era
una trasmissione otale, anzitna sorta di insegnamento, da donna
i1 lahnow, op, cit,, pp. z, 16, :,8, accenna occasionalmente alla limitazione ¡ituale del a donna.'e Dall'esame del materiale egiziano il Lüddekens crede
numero e dell'intensità dei gesti autoaggressivi nel lamento funebre ebraico.
12 Mon. Piot I, tav.
5-7; Atl. fig. del pianto, n. 5r. t6 Reinet, op, cit., p, 62,
'r Cf¡. Atl. fig. del pianto, n. ra, b,
)a Eur,, Troiane, w. rro-r9, cfr. il testo â p. ro4 sg. tl z Crcn., 35, 25.
rt Cfr. Atl. fig. del pianto, n. 69 e luoghi relativi dei capitoli dedicati al lamento funebre )8 Gereø.
9, zo.
re Heinisch,
lucano ed euromedite.rraneo. op. cit., p.8. L'autore ritiene che, in generale, il lamento antico fosse arti-
r9o CAPITOLO
eUtN.O
FUNEBRE ANTIco r9r
IL LAMENTO
le il lamento doveva esser detto
di questí modi dell'antico lamen-
ire con sicutezza che si trattava
ne <dire>> o <(parlare>. Secondo
on era propriamente poesia, poi-
a poteva essere assimilabile a un
dente!> offre la possibilità di accennarc alle peculiari catatteristi- úpo di <(prosa ritmica>, con tono sftascícato e dizione alta, cioè
che del morto, e di riguadagnare il piano del concreto evento lut_ ¡i prodotto intermedio fra la comune prosa paÃata e il ntelos can-
tuoso. Inolre appaiono in Egitto non pochi lamenti i quali rispetto øto.a2 SoIo successivamente, e senza dubbio senza che il logos tit-
al contenuto <(sono adattati all'individualità del morto ovvero al rnico del goo.ç andasse mai intermesso nelle classi più umili, si svi-
rapporto personale dell'esecutore (o degli esecutoti) col rnorto fupparono le forme di threruos con accompagnamento musicale.ar
stesso, e quindi recitati una sola Nel mondo mesopotamico si indicava con sasula salmodia del bandi
di lamenti rende probabile I'ipote rore cittadino,la caratteristica cadenza di chi si lamenta in tribuna-
alpaú di quella di altri popoli, è di le,ilpaÃare in lingue smaniere e infine il modo particolare con cui
regio) una nuova creazíone improvvisata ogni volta nel corso del dovevano essere pronunzíate le lamentazioni útuali.aa Considera-
cordoglio rituale, senza dubbio avvalendôsí di antiche locuzioni, zion analoghe valgono per il lamento egiziano, che doveva essere det-
tipi e formule a diffusione popolaterr.ot Qui però osserveremo che to <<in modo diverso dal comune dire o parlare>>, e che in determi-
anche per questo tipo di lamenti a più alto livello di autonomia nati casi - per i testi più lunghi - era cettamente cantato.45
non si può parlare propriamente di una <(nuova creazione> nel senso Vi è infine un alro aspetto del lamento antico che coincíde con
strettamente letterario e profano del termine, poiché il discorso quanto fu gíà accertato in sede folklorica, e cioè laiteruzione rituale
si muove sempre nel vincolo di locuzioni, tipi e formule a carat- del lamento in occasione di lutti altrui ovvero in date canoniche
tere rituale. Un terzo tipo di lamenti a testo fisso è costituito dalle definite. Solone infatti proibì tò xoxúe,lv &).).ov ëv r&.gor.ç ërêpav,a6
cosiddette lamentazioni di Iside e di Nephthys, dove I'assimila- cioè <di lamentare un alto durante la inumazione di altri>>, che
zione del defunto a Osiride consente di trattate ogni morte sto- è concordemente interpretato come divieto del costume di appro-
rica come se fosse quella mitica del nume, e di trasferire al defun- fittarc di una inumazione per rinnovare il lamento per familiari
to il pianto tituale recitato nelle celebrazioni del quarto mese del- defunti di un passato più o meno recente.4T Solone proibì anche
l'inondazione: ma su questo tipo di lamenti torneremo più innanzi, ðæ'<itrtrótpr,ø ¡rvl¡¡rarø Bøòí(erv Xopiç Ë,xxo¡lðfrç,a8 cioè i1 portarsi - per
Ma la protezione interna del discorso della lamentazione non
aveva luogo soltanto mediante gli schemi letterari tradizionali, ma a2
Reiner, op. cit., p. )o.
a) Ibid., p. û.
colato tipologicamente seco¡do le vatie citcostanze possibili della sua destinazione concreta
aa
O. Oppenheim, Bull. amet. Schools orient. Res., vol. ro3, rr sgg. (1946).
a5 Lüddekens, op.
(lamento per sposa, donna, giovinetto, giovinetta, infante, sposa, persona mortâ senza figli cit., p. r8z. Per ipotesi sulle melodie tradizionali dell'antico lamento
o con molta prole, oppure perita di morte violenta o lontana dalla patria), e opina che la lamen- funebte ebraico, vedi Iahnow, op. cit., pp. 8o sg.
a6 Pht.,
tatrice anticâ doveva possedete un rícco patrimonio di moduli, a cui attingere al momento oppor- Sol. zt.
a7 Per f intetpretazione di questo pâsso
tuno o per Ì'occasione giusta: a questa conclusione inducono i lamenti folklotici dell'attuale cfr. Nilsson, Opuscola selecta, p.97, e Reiner, op.
Vicino Otiente. l,o Iahnow, op. cit., p. r r, pensa a wa afticolazione del lamento funebre secondo cit., p. too, n. z. Il costume doveva essere molto antico e non concerneva soltanto il momento
i gtadi di parentela: ma è evidente che questi tentativi di ulteriore determinazione sono desti- della inumazione: Briseide alla vista del cadavere di Patroclo si abbandona al lamento e le altre
nati a restare meramente congettutali. donne le fanno eco col planchrs tituale, piangendo in apparenza Paroclo ma in realtà ciascuna
<<

a0 Lüddekens, op. cit., pp. r8r sg. C{r. p. r78. le sue proprie sventure> (Il, ry, 3oz).
4t Ibid. as PIut., Sol. zt.
r92 CAprToLo eUINTO FUNEBRE ANTICo r93
IL rAMÉNTo
eseguire il lamento
ffasporto funebre, e
zioni legislative regol
Tamentazione.ae

z. Larnento, rnito del morto e rituale funerario

Il lamento funebre antíco è soltanto un momento dei conispo¡,


denti rituali funerari, ed è isolabile da essi solo in via di astrazione
provvisoria . D'altta parte tali rituali si muovono per enffo oriz-
zonti mitici definiti, costituiscono cioè comportamenti resi ad u¡
certo mito del morto. Pertanto se vogliamo approfondire il signi-
ficato religioso del lamento antico dobbiamo ora volgerci a conside- Íicano I'avvenuto passaggio storico dallavita alla morte, útatdan-
rarlo in questa più ampia prospettiva .Innanzí tutto i rituali funerari dolo nella paradossia tecnica di una fase dinamica in cui il morto
del mondo antico appaiono dominatí da quell'importante momenro è per un verso ancora suscettibile di rapporti con i vivi, e per un
del mito del morto che è la ideologia del cadavere vivente.'o gi alrro verso è ritualmente avviabile alla sua condizione definitiva
tratta di una fase intermedia di passaggio fra la condizione dei vivi di morto nel regno dei morti. In virtù di questo rapasso ritardato
e quella dei morti, fual'al di qua e I'al di là, comunque poi le sin- e del suo legami col rito sono rese possibili le operãzioni necessa-
gole civiltà religiose del mondo antico si confígurino sia questa fase rie per tisolvere la crisi, e precisamente le opetazíoni di separa-
intermedía sía la condizione terminale delle anime del regno dei zione e di rapporto che debbono portare al nuovo equilibrio: di
morti. LaÍase intermedia del cadavere vivente, durante la quale separazione rispetto al morto in quanto rischio di estraneità ndi-
il morto si avvia a morire definitivamente e a raggiungere il suo c^le, e di rapporto in quanto il morto deve pur essere olffepas-
regno, è sostenuta e determinata dal comportamento rituale del sato, cioè inteúorizzato e risolto in quella idealità dei valori che
periodo di lutto, di guisa che se i riti non sono eseguiti, e il morto ne forma la cara e benefica memoria. La condizione di un morto
partecipe del mondo dei vivi, e ttttavia avviabile al mondo
^ncora
ae deí morti mediante La dinamica di operazioni rituali assegnate ad
Plut., Lic. z7; Dittenberger, S.i.G., vol. 3 þ^ ed.), n. 418 (Legge dei Labyadi).
50 L'espressione lebende Leiche o lel:endzr Leichnam fu usata per la prima volta in Nec- un periodo di lutto definito e circoscritto,tl consente di svolgere
kel,'Valbøll: Studiu ¿iber getnattisclten Jetseitsglattben (Dortmund ryt3), e successivamente I'ambivalenza irrisolvente della crisi, cioè qluell'attrazione e repul-
dallo Schreuer, Das Recht der Toten, A. vergleich. Rechtwiss., voll. 33 (r9r6) e z4 ft9t7).
Per 1o stesso concetto è da vedere Naumann, Primitiue Getneinscbaftkttltur lJena tgzt). Talora sione maligne che procedono dal cadavere e che stanno come sin-
all'espressione lebend.eLeiche(olebenderLeichnam)sièpreferital'altralebenderTote(Geiger, tomo morboso di un compito culturale non assolto: il periodo di
in <Handwört. dtsch. Abergl.>, vol. 8, rcz4sg.).In generale all'espressione viene dato un lutto è chiamato appunto a riprendere questa ambivalenza e a ripla-
significato psicologico di teazione universalmente diffusa di fronte alla morte, tanto che il Ranke
la defínisce come < un postulato elementare a pùoø della mente, reperibile nell'umanità di tutti smarla in quei graduali dí distacco e di comunione, di allonta-
i tempir>: K, Ranke, Ind.ogetmanische Totenuerelsentng, F.F.C., vol. 59, n. t4o (t95r) p. zt. ^tti di partecipazione del morto alla con-
namento e di avvicinâmento,
In questo significato psicologico l'espressione è utilizzabile certamente per rítuali funerari che
non appârtengono al mondo antico, e segnatamente per i rituali funerari delle cosiddette civiltà
ptimitive. Nella nostra analisi ietogenetica l'espressione ha invece il valore di un momento del- tl Un periodo di lutto di trenta (o quaranta) giorni è certamente indoeuropeo: cft. Ranke,
l'esperienza cultutale della motte che impegnò le civiltà teligiose del mondo antíco: un momento op. cit. , passin. Ma anche i Semiti 1o conoscono: Ntm. zo, z9 (Aronne, pianto per trenta giorni);
che va considerato nella dinamica e nella ðilferenziazio¡e del concreto processo storico, e non Deut. zt, r r (lasciar piangere per tre¡ta giorni la donna bottino di guerra); F|. Ios. d.e belto
nella sua indifferenza tipologica. itr,d. l, g,5 (lutto pet la morte di Giuseppe durato ininterrottamente per trenta giorni).
r94 cAPIToLo QUtNTo FUNEBRE ANTICO 195
IL LAMENTO

dizione dei vivi e di partecipaz fl in questo quadro complessivo, cioè nell'ordine rituale del
morto che formano per così dire
grazione,lo sffumento di fondaz
di riconquista del diritto dei vivi
(per esempio al trigesimo) il mo
senso che esso ha una vita tego
le singole specificazioni che il mito delle anime dopo la morte riceve øbbíamo visto -
a darc orizzonte al discorso e a proteggerlo dalle
nelle singole civiltà religiose del mondo antico. Víene così raggiunts ijsotgenze della crisi inelativa: ma la conquista del discorso è pos-
il momento mitico del regno dei morti, in cui il defunto acquista sibile solo per entro un quadro mitico in cui il morto è come se
una condizione di esistenza più stabile e ritualmente controllata, fosse ancora vivo, trattenuto e ritardato nel suo trapasso ín virtù
e soprattutto un valore che regge la vita indivíduale e sociale, g delf'apparcnte paradossía che lo tappresenta al tempo stesso morto
la alimenta. Si compie così, mediata daglí orizzonti tecnici mitico- e partecipe del mondo dei vivi, avviato ritualmente allalontananza
rituali, quella <(seconda morte> culturale che I'uomo procura alla del suo regno e al tempo stesso ritualmente richiamato ad intes-
<<prima morte)> natuale, ridischiudendo il <diritto dei vivi>>. L'ap- sere con i vivi la rete dei rapportí interiori secondo valore. <<A
parente paradossia del morto vivente risponde dunque ad una rigo- occidente! I a occidente! lo N., I a occidente!>>, dice un modulo del
rosa forma di coerenza tecnica, da vahttate nei termini del pro- lamento funebre egiziano, accentuando il momento dell'allonta-
blema da risolvere (la crisi della presenza in occasione dell'evento namento rituale nel mondo dei morti; ma un alro modulo egiziano,
luttuoso), dei mezziimpiegati per risolverlo (il regno dei morti come accentuando I'esigenza del rapporto col morto come compito da
condizione di esistenza åa far conquistare al defunto mediante il attvare, scongiura: <<Non mi lascíare I non mi lasciare, I o babbo I

rito, avviando al suo destino la fase intermedia del morto vivente) non mi lasciare>>. Da questo fondamentale dinamismo finalistico e
e dei risultati ottenuti (trascendimento del morto e della situazione dal tecnicismo che lo tende possibile scaturisce il carattere m a g i c o
luttuosa correlativa, liberazione mediata delle forme profane di della lamentazíone, cioè la sua efficacia ex opere operato in quanto
coeîenza culturale compromesse dalla crisi). A questa fondamen- parcla e in quanto gesto rituali. Lamentarsi è innanzi tutto, come
tale snuttura tecnica partecipano tutti gli antichi rituali funerari, si è visto, un incantarsi nella presenzâ rituale del pianto, ed è al
anche se I'ampiezza della crisi iniziale, le particolarità delle tecni- tempo stesso un incantesimo per il morto, :una rccitazione di moduli
che impíegate, il contenuto specifico del mito dell'al di là e il grado verbali e mimici che aiuta il cadavere vivente a nggiungere la sua
di autonomia e di consapevolezza della risoluzione del morto nel stabile condizione nel mondo dei morti e che mediatamente ridi-
valore possono variarc secondo le diverse cíviltà religiose o le epoche schiude il processo di interiorizzazíone del defunto. Lamentarsi
o le classi sociali.t' è un mobilitatsi dei vivi per operare sul morto in modo da facili-
targli il raggiungimento della sua dimora definitiva (: momento
t2 Nella sua analisi patticolareggiata sul periodo di lutto nei popoli indoeuropei K. Ranke della separazione) ed in modo da tramutarlo in alleato dei vivi
ha messo in evídenza (cfr. op. cit., passim, ma soprattutto pp. lslsgg'\ come solo dopo 1o spi (: momento del rapporto e della intetiorizzazione). Un testo delle
rare de1 periodo di lutto cessa la co¡dizione di cadavere vivente ed è conquistata per il motto
,rnu .otrãirion" più stabile che 1o ttasfotma ín antenato della famiglia o delTa Sippe, al qruale Piramidi dice: <<Per te sono in moto le anime, per te si percuotono
sí rende un culto permeato di valori etici e politici. D'altra parte la fine del periodo di lutto il petto e battono palma a palma le mani, per te si strappano i capelli
segna la fine del diritto del morto, e il ridischiudersi dei dititti dei vivi: per esempio la vedova
e si battono le gambe>. Al che fa eco un passo del Libro dei Mortí:
potrà risposarsi, le interdizioni alimentari sono sospese, la proprietà pottà essere divisa o donata
ecc. Analogamente 96 sgg ,ha sottolineato
il fatto che il rituale in una esistenza stabile, la vicenda delle stagioni e della vegetazione: grandiosa figurazíone destorificarice che tuttavia
integrâta nei grandi enza e dal ritorno, quali media tecnicamente e rende possibile la reintegtazione dei morti ne1 valore, e il ridischiudersi,
le stèsse circumpola ita delle acque del Nilo, per i vivi, del.la storia dei vivi.
ry6 cAPIToLo qu¡^ra .
FUNEBRE ANTICO r97
lL P"'
^MENTO

mazioni sull'al di là, o addirittura di attivarc a profitto dei viventi


le anime dei morti - nel qual ultimo caso si sarà trattato di vera
e propria nectomanzia.'a
L'interpretazione della lamentazione come dinamica della sepa-
tazíone e del rapporto ci consente di considerare sotto una nuova
luce quella rittalizzazione del planctus che abbiamo indicaro quale
uno degli aspetti caratteristici della lamentazione antica. Dalle insi
die della crisi la lamentazione rituale smappa non soltanto il discorso
come parola, ma anche come gesto: ilplanctas úttalízzato riprende in quanto surrogato simbolico del gettarsi nel rogo'
le tentazioni della crisi limitandole nel numero e nell'intensità e Consideriamo ora un'altra espressione tipica della ritualizzazione
attenuandole nei simboli della recitazione Åtuale. D'altra parte del plønctus nel mondo antico, lo strapparsi e tagliarsi i capelli e
muovendosi nell'oÅzzonte mitico del morto-vivente la mímica il gettarlí sul cadavere: come fanno i Mirmidoni sul cadavere di
rituale compie la catabasí verso le tentazioni della crisi e al tempo Patroclo, successivamente lo stesso Achille,t6 o come fa Oreste
e
stesso 1'anabasi verso la coscienza culturale, scioglíendo dramma- sulla tomba del padre assassinato.5tAnche qui siamo in presenza
ticamente la rischiosa ambivalenza della crisi in gesti di separa- di un gesto che, ín quanto ordinato nella misura del rito, attefiira,
zione e di difesa, owero in gesti di rapporto e di interiorizzazione: le automutilazionigravi del planctus itrelativo, e le incanala in uno
ma con ciò viene appunto eseguiro il lavoro del cordoglio.ii Si schema di mimica rituale individualmente e socialmente accetta-
consideri il gesto di cospargersi la testa di polvere (o di cenere), bili. La tipresa non si limita però a questa misura, ma media deter-
cosl caratteristico nelle civiltà del Vicino Oriente. Già vedemmo minate motívazioni di separazione e di rappotto, come il già ricor-
come la motivazione più immediata di quesr'atto rituale è quella dato sfigurarsi per rendersi irriconoscibile al morto, o come la
necessità di placarlo mediante qualche cosa che viene pagata di
ir G. ligiösen Texten (Lipsia ryl.l,) persona, con una non equivoca testimonianza, o infine come il
e
PP. 29 Canney, The Magic of Tears, solenne suggello di una comunione interiore e di una alfeanzainstau-
J. Manch an Selms, Weenet als aaaeng-
slre, Nie rate pef sempre.t8
'a K, Ranke, op. cit., pp.288 sgg.
55 In generale l'analisi che segue sulle valenze mimiche della lamentazione rituale nel
parziali del Ranke, op. cit., pp. 99 sgg., per 56 Il. 4, ry5 sgg.
it., pp. 4z sgg., per il lamento funebre greco, 5?
Esch., CoEb.,inizio; cfr. Soph., EI., 5z e 488 sgg.; Eur,, EL,90 sgg. e 5zo; Ot,,96.
funebre ebraico; nonché sui lavori più parti Per la documentazione gteco-romana sull'argomento è da vedete Eitrem, Opferñttts ud Votopfer
aÍfigurazioni delJa protbesis i,n Grecia) e della der Griechen and Ròmer (Cristiania rqrt) pp. )44 sgg.
ts Eitrem, op. cit., p.
J5o, pensa anche a una valenza catafüca per liberarsi dal tabu del morto.
r9g cAPrToLo FUNEBRE ANTIco r99
QulNlo
lf' Ll\I'trEN'lo

ditati, il kopetòs (come del resto la stemotypia eIe altre forme del
percuotersí ritmico) può avere la valenza di una forma simbolica
dí autosoppressione e quindí di partecipazione del vivo alla con-
dizione del morto, o anche lavalenzadi far vedere al morto I'am- è confermato anche da un passo dell'l lcesti' (<<Essahalasciato la
piezza del cordoglio, in modo che vedendo si plachi, e placandosi casz-, né io I'ho seguita, né ho steso la mano, io che piango lamia
desista dal vessare i vivi. Oppure il <far vedere>> manífesta una padrona>>).6t Qui evidentemente la valenza
esibizione resa ai vivi, per ragioni di prestigio sociale o addirit- gesto ha nel bassorilievo di Civitella San Paolo
tura politico, come è certamente il caso del lutto nelle aristo crazie unavalenzadi rapporto e di saluto, a meno che
feudali e nelle monarchie divíne, allorché masse di popolo - e in anche ad una tena valenza, e cioè al vibrante indicare - nel cot-
particolare di schiavi - ví sono impegnate. D'alfta parte il gesto so del trasporto funebre - la direzione che il morto dovrà seguire
tipico del kopetòs eseguito con ambo le mani si viene articolando per raggiungere la sua mèta (si pensi al modulo egíziano: A occi-
in uno schema mimico diverso, che accenna a nuove valenze e moti- dente! I a occidente! I o N., I a occidente!). Comunque sia, la valenza
vazíoní.In tale schema un solo braccio è portato al capo per ese- di rapporto e di saluto apÞarc chiaramente nel materiale archeolo-
guire il kopetòs, mentre l' altro si distende in avanti, con la palma gico, polarmente contrapponendosi a quella di difesa e di allonta-
della mano rovesciata. Unavalenza di sepanzíone e di allontana- namento: così al rilievo sepolcrale di Civitella, dove il gesto àppare
mento compete sicuramente a questo ordine mimico del rito nella chiaramente in funzione agonistica e apotropaica, si conffappon-
nffigurazione sepolcrale di Civitella San Paolo,6o dove accanto ad gono idealmente le ruffígrrazioni egiziane in cui il braccio si allunga
un gladiatore in atteggiamento agonistíco appare una lamentarice con trepido sgomento, âccompagnato dal religioso curvarsi della
che porta la mano al capo violentemente voltato come per evitare silhouette della lamentatrice in píedi o inginocchiata.G6 Analoga
una vista orrenda, menffe davanti a sé dístende con energial'al-
6r Ibid.., n.
tra mano a palma aperta, in atto di difesa e di allontanamento. 62
5o,
Eur,, Suppl,,7zz,
6r Cfu. Zschietzschmann, oP. cit,, p, 2l
5e Per il percuotersi la testa Atl. fig. de1 pianto, nn. r8, 3r, 42, 44-49. per la sin-
si veda 6a Ev., Coeph., 8.
cronia dei movimenti nelle lamentatrici di Fonni, ibid.., n. 6f. 65
Eur,, Alc., 768.
60 66
lbid., n. 56. Atl. fig. del pianto, nn. t9-26.
T

200 2or
CAPTTOLO QUNÌ,. LAMENTo FUNEBRE
ANTIco
ll
valenza di rapporto e di saluto è d

3. Furore, lasciuia, fame e rituale funerørio

Non rientra neil'economia der presente ravoro


un,anarisi parti_
colareggiata dei nessi mitíco_rituaii.t
. aA
del cordoglio nelle civiltà ,.ligior. J;i
rn
\/1a opportuno sottoline arc iI fatto che non s
bre ma I'inrero periodo di lutto ;;l;
pito tecnico di riplasmare culturalmente ".
i ri
della presenza davanti all'evento luttuoso.
za ela scarica convulsiva, l,ebetudine
,r,rpororu, il furore distrut_
tivo, il p lanctus, l,anoressia, la bulimia, l,åÀrlrn,.l
lativo del morto come rappresentazione
ìf rir*i. i.r._
ossessiva o come imma_
gine allucinatoria,l'am¡Ëria derta situazione
luttuosa e re varie
inaurenticirà esisrenziari che.l'ac.oÀfãgru.o,
zione dell'evenro ; ora si po*ebbe dimåst"rur.
il delirio Ji r.gu_
.ír. gii *ii.ri'rit,ruri
funerari dispiegantisÌ nei periodo dii;;;;
cosrituiscono dei sistemi
tecnici per fronteggiare questi rischi di
ctisi . p.. uiìrur. iì pr.-
senza a ol*epassare ner varore |evento
Il lamento funebre è appena ,r,
ilñ.Jï^ää'i" ,rl.
-o-ãiro
il srlo compito è ropraitìtto quello di ríp di tari sistemi recnici;
restituire orizzonte al discorso. Ma in que
nici che sono gli antichi rituali funerari'si
ture destinate a trattarc e a risolvere xó).oç,dispieg degli agoni funerari (si pensi
remo qui ad indícare sommariamente
iltri ri räptuttr:ttã ui to) trova otizzoîte nelle prove
i.rischi del furore, deil'erotismo . d.ii;ì
in .rr. -odo ciò avvenga per di destrezza e di virtù eroiche, ovvero nello
re. euesti rischi sono spettacolo che rallegra , placae onofa ilmorto legandolo-moralmen-
da interprerarsi, come u.¿.n'-o,
ã'äi tomi der croilo deta tä al mondo dei vivi. EJwin Rohde, che pet il primo dette il giu-
potenza formale della presenza,
cire'si avvia arestare senza mar- sto valore documentario alla descrizione omerica dei funerali di
gine di esistenza rispetto all'evånto
l,rrr,roro, più precisamente il
compito del trascendimenro precipita
4lrp1r" fugirii"- J.iãirpi.
samento della potenza formale å q"ar"ïr.;r;tä;;rrpiåprø
68 Cfr. cap. r.
6e Il. 23, z3; cft. Il, t8' 3)1.
to AppáÁu primu d"i fororaliPutto.lo appare in sogno_ad Achlle raccomandandogli di ese-
67
lbid,, n. 54. grri.. i rìtì deila sepoltura, altrimenti non potrà varcare le soglie dell'Ade (Il, zl, lt).
1r II. 21, zo (cfr. r8o).

I
cAprToLo eurNÌ,o FUNEBRE ANTrco 2o3
fL LAMENTO

nondo antico l'erotismo doveva costituire una normale manife-


cio funerario cruento e la lamentatrice che si graffia a sangue ls *azioîe. Nell'inno pseudomerico a Demetrala dea, in cotdoglio
guance,_poiché in_entrambi i casi il furore si risolve in uno spargi- oer la perdita di Kore, si siede in casa di Celeo, senza occuparsí
mento di sangue che dovrà placare il morto e legarlo moralmente a1 ãi ul.uno né con parole né con atti, senzasorrídere, rifiutando cibo
vivo: <mulieres in exequiis et luctu ideo solitas ora lacerare ut san- ebevanda, sruggendosi per la brama della figlia perduta. Ma ecco
guine ostenso inferis satisÍacia¡t, quare institutum est ut apud se- che lambe, I'ancella <diligente e pratica>>, si abbandona ad una esi-
pulcra victimae caedantur>>.7a Proprio sulla base di questi nessi bizione oscena, inducendo la dea al riso.8o Questo episodio, come
possiamo riconoscere íl motivo di vero dell'ínterpretazione che Ger- sià ebbe ad osservare 1o Usener, rappresenta il riflesso mitico di
trude Thausing ha dato della lamentazione funebre egiziana corne in rito che doveva aver luogo nell'antíco cerimoniale attico, e che
di un rito agonistico convalenza di autosacrificio: la lamentatrice non doveva essere molto dissimile dalla pate sostenuta dalla <buf-
compirebbe cioè una concentrazione agonistica ái forze, assumendo Íona sarda>>." Sono noti gli elementi osceni del culto dei mortí
su di sé le malignità che minacciano il morto, al fine di debellarle sia a Romat' che in Etruria.tj
e di agevolare al morto l'accesso all'aI di là.tt il già ricordato bas- Le lamentatrici egíziane appaiono con i seni intenzionalmente
sorilievo di Civitella San Paolo, dove una lamentatrice appare asso- scoperti, proprio come se si ffattasse di un gesto rituale:8a d'al-
ciata ad un gladiatore, è forse da intendere in questo quadro. ff^parte nelle feste romane dedicate a Flora, dea della vegetazione
Come la vendetta, il sacrificio cruento e l'agone dànno orizzonte e al tempo stesso dei morti, apparivano ad un dato momento delle
al furore, così esibizioni oscene e giuochi lascivi dànno orizzonte al-
I'erotismo irrelativo. In generale su questo punto la documenta- 77 Mansi, Conc. anpl. coll., vol. 25, pp. 1167 sgg.
zione antica è relativamente poverâ: in compenso gli indici folk- 18 Ibid., vol. 26, p. t549.
7e Lippett, Christentum, Volkskube und. Volksgebraacb (t882) p.
lorici sono numerosi ed eloquenti. Già vedemmo a proposito dei 4r9.
80 Inno pseudom.,vv. r92-2ra. Nell'Edda di Snorri (Thule zo, rr9) vi è un episodio con-

funerali di Lazzaro Boia il succedersi di giuochi e di buffonerie simile: Skadi desisterà dal cordoglio pet il padre assassinato se qualcuno lo indurtà a ridere,
a carattere lascivo.t6 Residui del genere in epoca cristiana ímpe- il che fa Loki con scherzi e smorfie oscene.
81
Usener,Rheín.Mus.Phflol.,vol.59,z65sg. (rqo+) (:Kl.Schriften,vol.4,pp. +6sse).
Per la buffona satda, cfr. F. de Rosa, Tradizioni popoltri di Gallwa (Tempio Maddalena r898).
u F. Altheim, A History of Roman Reliqion (tgñ) p.
p. t9. ry9; Tan Mater (tgtt) pp. 99, r4o sg.
7'z Rohde, Psycbe,
7r Setv., Verg, Aen. ro, 8r Cfr. Atl. fig. del pianto, n.
5a9. 55.
74 Yatro, ap. Sen. Aer. 8a \X/etbrouck,
7, 67. Pet gli agoni rituali funerari è da vedere <Realencycl. Pauly- op. cit,, p. rz9, Lamentatrici cananee in atto di esibite i seni in Gressmann,
rü/iss.>, vol. r, p. 84r (Reisch); L. Malten, Leichenspiele md.Totenkult, Röm. Mitt., vo[.38-39' Altor. Texte ø. Bild,er, vol. r, p. ztt, cît. Atl. fig., n. 42. Per l'erotismo rituale funerario nel
3oo sgg. (t921-24). mondo indoeuropeo è da vedere Ranke, op, cit., pp. 276 sgg. Per una vísione panoramica orien-
7t G. Thausing, op. cit., pp. z9 sg. tale, però soprattutto in senso etnologico, cfr. Lanternati, Orgia sessuale e ritì d,i recupero nel
76 Cft. sopra, pp. r57 sgg. culto dei nofti, S.M. S. R., vol. z4-25 ft9y-51.
1

2O4 CAPITOLO FUNEBRE ANTICO 2oj


QUINTO ,,TMENTO
1l' ''

continlJafiÍtavia ostinatamente a persistere solo nel rituale fune-


rario,proprio come sequi si trovasse la radice del
canníbalismo tituale nelle sue vatie f orme." II
Vohlard ha anche mostrato come il banchetto funebre con alimenti
non umani si trova al termine di una serie di spostamenti e di atte-
po stesso a scongiurante invito al ritorno: a tanto accenna Ecuba ntr^zioni che ha per punto di partenza la necrofagía rituale fune-
che solleva il seno davanti a Ettore votato a sícura morte: <<Ettore, raria.se Così nel sistema tecnico del banchetto cannibalíco dei
figlio mio di questo abbi riguardo, e anche di me pietà>>.86 nemici uccisi al termine di una spedízione di vendetta contro sup-
Per quel che concerne il banchetto funebre antico dobbiamo posti responsabili <magici> di una certa moÍte naturale avvenuta
qui tener conto di alcuni indicí che in parte provengono dal mate- nella tribù, l'impulso necrofagico e al tempo stesso il furore distrut-
riale etnologico e in parte da quello folklorico. Nelle civiltà di rac- tivo sono spostati ai danni del nemico tribale, il quale ora subisce
coglitori e di caccíatori, e particolarmente in quelle che si sono in luogo del morto l'atto dí appropÅazione; in tal modo si ha però
sollevate all'agricoltura alla zappa, il banchetto funebre appare una forma di esocannibalismo che media determinati rapporti ínter-
spesso nella forma del <mangiare il morto>>. Lo scacco del táscen- tribalí e una forma embrionale di vita politica. D'altra parte l'im-
dimento sospinge a sostituire I'ingestione onle alf intetiorizzazione pulso necroÍagico può essere trasposto ai danni di vittime umane
ideale: la necrofagia rituale funeruria riprende questo sintomo di da immolare e divorare durante i funerali: iWaiangara per esem-
crisi ridischiudendolo alla ven riappropriazione, che è secondo pio in occasione di una motte uccidono í malati e i bambini, vol-
eriale racco opera gendo in tal modo il loro impulso a profitto dell'interesse econo-
significato ituale mico di liberarsi di energie non produttive per il gruppo. Analo-
assai netto: Dieri gamente le vittime umane possono essere scelte fra gli schiavi op-
pure, con una trasposizione più radicale, fua gli animali, raggíun-
8t Schol. Giov. 6, z5o. CÍr. gendo così la forma del banchetto funebre in cui sono rappresen-
F. Altheim, Tena Matet, p. r3r. Vi sono residui di esibizioni
oscenedellelamentatriciancheinepocacristianacomeattestaAmbrogio(p.t.,vol. 16,t7r8\:
<Illud vero lrequens in mulieribus ut clamores publicos serant, quasi metuânr n. .urr,n igno-
tati soltanto cibi non umani. Tuttavia queste trasposizioni e atte-
retur aerumna: ut illuviem vestis affectent, quasi in ea sit sensus dolendi: ut impexum sotdide
immadident, caput; ut postremo, quod plerisque in locis vulgo fieri solet, discisso amictu, dilo- 87
E. Vohlard, Il cannibalismo, mad. ital. (Torino r948) p. zzo. Cfu. a p- zt6 l'analogo
ricata veste, secreti pudoris nuda prostituant, quia pudoris sua praemia perdiderunt. Sic pro- sollievo che provano i Tangaru a mangiare i loro morti.
caces oculi provocantur, ut concupiscant, ut amare incipiant membra nudata>>. 88
Ibid., p. 489.
86 Il. zz,
83. 8e Ibid.
FUNEBRE ANTICO 2o7
2o6 CApITOLO eUr¡.¡O fL LAMENTO

nuazioni del banchetto funebre,


diano, sono sempre da interPret
tare durante i funerali - come ris
crisi che si manifesta nella cieca
giare il morto>. Se ci volgiamo o
iroviamo una sorprendente conf
determinate espressioni linguisti
eqtsivalenza fra banchetto funebr
Per fornire solo qualche esempi
cato con denTotenuertrinken presso i tedeschi dei Sudeti, cottden
Vestorbenen uertrinken presso i Bavaresi e con Toten eindaycheln
nell'Alto Palatinato (daicbdeln dal gotico dauths: banchetto). In
particolare gli abitanti ú Zwigo erano chiam ati T otenfre s ser .o T oten-
trinkø u .ugion. dei loro imponenti banchetti funebri. A queste
espressioni ia riscontro l'italiano <mangiare i morti>>, con lo stesso
significato. Vi sono inoltre frasi e modi di dire ín cui il seppellire
il morto è indicato con espressioni come iemanden uertrinken
(Baviera), onde chiedere per esempio \Xlenn hamm'n aertranken?
equivale a chiedere qnanão il tale è stato seppellito.e' Sulla base
di alcune indicazioni lessicali il Ranke ritiene che questi modi di
dire significano in generale <<mangiare e bere a spese del morto>,
in conformità dell'ideologia che il morto stesso, ancora proprieta-
rio dei suoi beni per tutto il periodo del lutto, deve sopportare
le spese del banchetto.el Ma questa inlerpretazione rappresenta
solo una particolare valenza che, in ambiente indoeuropeo, viene
mediataãal rito del banchetto funebre: in realtà il <bere> o <(man- ristabilimento del diritto dei vivi.e'
giare>> i motti come designazione del banchetto funebre costitui-
ã.. ,rnu sorta di lapsus chè documenta il rischio di cui il banchetto
funebre, con tutti i suoi significati ammessi e coscienti, rappre- 4. Una interPretøzione d'i K. Meuli
senra la reintegrazione culturale. Nelle civiltà religíose del mondo
antico non vi è traccia di necto Secondo un'interptetazionedi Karl Meuli glí antichi rituali fune-
bre vi apparc soltanto nella for rari avrebbero a fonãamento determinate rcazioni spontanee e na-
nei o vegetali. L'ordine cer turali all'evento luttuoso, che soltanto in un secondo momento
ragione di tutte le forme - cioè diventando costume e rito - tfovano la loro giustificazione
necrofagia rituale. Di questo gr in motivazioni finalistiche diverse.ea Così per esempio il furore
la ttadiiione ha serbato memoria, come appffe nella famosa nar- 2 Diod. Sic. r, r4.
razione del mito di Osiride resa da Diodoro Siculo: er Ranke, oP.
* i. u.Lfi,
cit,, passim.
(Basilea
Cr¡ecbxcbe Opferbràuche; in <Phyllobolia für Peter von der Mühll>
eo ,g+e)ä,, ta¡ rgg Cfr'EntstehügundsinndøTruømittet,schweiz' Arch' Völkskunde'vo1' 43'
Ibid., p, zzt,
e1 Ranke, oP, cit., p, 192 e n. 2' 9r sgg. (r946).
!
2o8 CAPIToLO FUNEBRE ANTICO
QIJINTo
IL LAMENTO

dei fini della umana civiltà.


Di questo innalzarci rende testimonianza rtîa famosa succes-
perché vaste distruzioni e dissipazioni conferiscono prestigio sociale
sione di episodi rclativa al cordoglio di Achille per la morte di
ai funerali. Ma quali che siano queste motivazioni, il furore dismut-
Patroclo.
tivo come teazione prímordiale all'evento luttuoso costituisce,
secondo il Meuli, il guorxóv che sta a base del vó¡roç, o addirittura
l'elemento plasmatore (Forrngeber) del costume irrigiditosi in con- Lo scudo di Acbille
5.
venzione e in obbligo rítuali. Pertanto se vogliamo comprendere
i vati comportamenti degli antichi rituali funerari dobbiamo in¡anzj Tra i pezzi dell'armatura che Efesto appresta per Achille ve ne
tutto <(metterci sulle tracce della vivente esperienza di cui una volta è uno, lô scudo, su cui si è particolarmente esercitata I'arte del
fu espressione, e che può sempre rifarsi attuale, per quanto senti- fabbro divino. Si tratta di una grandiosa raffigurazione dell'or-
mento ed esperienza solo raramente saranno abbastanza intensi dine natuale e culturale circoscritto da Oceano. La prima scenâ,
da riempire la Íorma tradizionalizzata con un empito di vita così al centro dello scudo, raffigval'ordine della natura,Iatenail mare
possente da far appaúte tale forma come natur ale adeguata espres- il cielo, e nel cielo il sole che mai si stanca di compiere il suo giro,
sione di un sentimento>>.e5 Quest'interpretazione del Meuli è in e la luna piena, e le Pleiadi, le ladi, elapotenza di Orione e I'Orsa
verítà in parte superficiale e in parte oscura e contraddittoria. Il che mai non tramonta: cioè il cosmo come stabile permanenza o
furore del cordoglio (come I'erotismo o la fame) è soltanto un sin- come eterno ritorno. Le scene successive, dal centto alla peúÍetia
tomo morboso: per il crollo degli oúzzonti formali della presenza dello scudo, sono destinate all'ordine culturale in quanto misurato
e per lo scacco del trascendimento I'ideale superamento dell'evento intervento umano: innanzi tutto I'ordine cittadino del maÚimo-
nio e della glntizia,la guerra e le sue astuzie, e poi l'ordine agti-
colo dei campi coltivati nei momenti decisivi dell'arz;tlra, della
e5 Ranke, op, cit., p, 2o2 e î. 2

I
cAprTol-o eUtNTo FUNEBRE ANTICO
É LAMENTO

il misterioso accesso al regno dei morti'


Il significato di questa descrizione nell'economia complessiv¿
dell,Itiade ed il critèrio di scelta nell'ordine e nella qualità delle
scene descritte hanno costituito, com'è noto, un problema ftadi-
zionaledell'esegesi omerica. InÍatti sin dai tempi di Zenodoto non
si riusciva a vedere il rapporto organico dell'episodio con la nafra-

nale era se Omero nella sua descrizione avesse avuto davanti a sé

abbtacciato al cadavere di Patroclo, in un nuovo accesso seîza ofiz-

ùcopf¡[o¡rør.
e6 Il. ß, ÞË, q"unto il poeta non lo dica esplicitamente, ciò che risolve
468
e7 \ll. Helbig, in quesio -o-.rrto decisivo la crisi di Achille non è soltanto I'ov-
395 sgg. Cft. G, L
ken Adolf Furtwä
'Welt
informata la desct es W. Schadewalt, Von Homers md'llle¡,å (Stoccatda ry41 pp. 352 sgg
z" ed. tgor) p. 146. ee Il, ry, r sgg.
¡¡ LAMENTO FUNEBRE ANTICO 2r3

:racosìJffi.i*:
divino, ma anche la contemplazíone delle scene rappresentate sullo
scudo, e cioè la figuraztone dell'ordine della vita e della civiltà oltre
il mondo delle ombre che Oceano separa. La figwazione mirica obblighi tituali, dalla vendetta aI s
che Achille contempla evoca dunque in adatte immagini di ripresa compiendo in tal modo quanto è tecnicamente necessario per I'ef-
il compito del superamento della crisi, la meta della riconquist¿ Íettiva risoluzione della crisi, cioè I'allontanamento nell'Ade di
dei valori, il mondo della cultur a intercalato fra I'ordine naturale Patroclo morto e al tempo stesso la riappropriazione dell'amico
e la corrente Oceano. Qui viene esibito alla vista uno scenario che nell'ethos di una benefica memoria interiore e nella riconquista del
scioglie Achille dallo sterile abbraccio col cadavere di Pattoclo, diritto dei vivi. In quest'ordine rituale dominato dall'ofizzonte
proprio come nell'episodio di Iambe narrato nell'inno pseudome- mitico del cadavere vivente áa avviarc verso il mondo dei mortí
rico a Demetra :un'altra esibizione risolleva la dea dolente dalla e da risolvere in valore per i vivi rova posto anche la titualizza-
stainazione melancolica: solo che mente il gesto di Iambe si ispira zione del planctus e la lamentazioîe funebre'
ad un simbolismo sessuale molto elementare, sullo scudo illusffato
dal fabbro divino il compito della rípresa si articola in chiare figure,
che mediano visibilmente alti valori.
Non si tratta quindi soltanto di una <(pausa di riposo> che dovrà
operare sulla fantasia del lettore,indfuizzando il suo sguardo verso
l'ampiezza ordinata di un mondo in cui l'azione umana può ancora
ridischiudersi dopo che gli eventi angosciosi hanno toccato il loro
vertice: la qualità e I'ordine delle scene ruÍÍigurate sullo scudo tro-
vano Ia loro coerenza diluminosità e di vita nella funzione che
dovranno assolvere su Achille irretito nella crísi del cordoglio. Noi
comprendiamo ora meglio, nella più vasta unità estetica dei due
episodi, perché nella sequenza delle scene domina la misura di una
vita civilmente ordinata e di ûna îatura che si piega a quest'or-
dine: noi comprendiamo ora meglio perché Ia morte vi appaia o
ricacciata al di là dell'orizzonte di Oceano o ricompresa e risolta
nell'ergon umano. In questo quadro acquista nuovo significato la
scena dell'ergon della vendemmia, in cui I'esperienza della morte
appate risolta nella vigna luminosa in cui risuona il <<caro lino>
fra schiere di gíovinetti e di giovinette che corrono recando panieri
colmi del dolce frutto, la mente occupata da teneri pensieri: il <caro
lino> che qui, in questa scena in cui la morte appare culturalmente
conttollata nel raccolto del prezioso bene vegetale, stempera la sua
drammaticità di antico lamento funebre agrario nella dolce mesti-
zia di:lna tenue voce giovanile, cui fa eco il clamoroso ritornello
di coloro che pigiano a tempo l'uva nel tino. Contemplando que-
st'ordine essenzialmente laico dell'opera civile Achille rompe la
LA MESSE DEL DOLORE 275

6.
trasto sta invece in quelle sfere operative in cui sí rivela la possi-
La messe del dolore bilità di fat passare e tornare la îatula secondo la regola úmana
del lavoro: qui nascono e maturano le energie inaugurali che ren-
dono la morte culturalmente accessíbile, e qui si costituisce il valido
nucleo patrimoniale da cui attingere quando si manifesta lo scan-
dalo del morire naturale.
Nelle civiltà religiose del mondo antico il centro cultutale della
esperienza della morte non sta nell'esperienza de| sopravvissuto
davantí alla spoglia della person a cata, ma è in organico rapporto
con quella vicenda di scomparse e ritorni in cui l'uomo aveva
appreso effettivamente a farsi procuratore di morte secondo una
regola uman4 inaugurando efficacemente il distacco dalle condi-
r. Morte, lauoro e caltura zioni naturali: cioè la vicenda della scomparsa e del ritorno delle
piante coltivate. Arare, seminare, veder fiorire, raccogliere e veder
Se volessimo definire l'umana civiltà nel gito di una espressione scomparire; questa vicenda dipendeva certo in larga misura da
pregnante potremmo dire che éssa è la potenza formale di far pas- potenze che sfuggiv ano al conff ollo umano, e tuttavia eru íntegrata
sare nel valore ciò che in natura corre verso la morte: è infatti per
in un ordine di lavori agricoli per i quali dipendeva a n c h e dal-
questa potenza formale che I'uomo si costituisce come procura- I'uomo. Ora proptio I'urto fra questo patzíale conffollo umano e
tore di morte nel seno stesso del motire naturale, imbrigliando in le immense potenze resistenti o avverse ebbe impottanza decisiva
una tegola cultutale del passare quanto passa senza e contro I'uomo. nella plasmazione dell'esperienza åella morte delle civiltà antiche.
Il lamento funebre destinato alla morte di individui storici, come In particolare soprattutto nel momento del raccolto I'uomo antico
del resto i rituali funerari nel loro complesso, mettono in opera ín quanto agricoltore apprese il suo destino di procutatore di morte
determinate tecniche per olttepassate l'evento luttuoso e per pro- secondo valore: e qui di nuovo riecheggiava nei campi il pianto
curare al defunto quella seconda morte culturale che vendica lo rituale della passione vegetale, per esempioíl kalon linon delTaven-
scandalo della morte naturale: tuttavia se I'uomo non avesse avuto demmia, secondo lo scenario raffigtxato sullo scudo di Achille. <Ahi
dalla motte che I'esperienza della Íinitezza fisica della vitaumana, Lino, origine della morte (&pXl¡ rlavútou), ahi ahi, al modo asia-
non avrebbe mai potuto darsi il coraggio civile di oltrepassare tico>>:1la morte violenta di Lino durante il taccolto introduce la
I'evento luttuoso, e sarebbe rimasto abbtacciato a ciò che non è morte nel mondo, Ia rivela culturalmente agli occhi degli uomini.
più, come Achille al cadavere di Patroclo prima di contemplate Con ciò si díschiude davanti a noi un ordine mitico-rituale che
i daidala di Efesto: infatti satebbe mancato al sopravvissuto pro- ridimensiona il pianto rituale in un quadro che sempre più si avvi-
prio ciò che quei dai.dak rivelarono ad Achille, e cioè la misura cina ad una indivíduazione storiogtafica precisa. In fondo le tec-
di un possibile fare umano culturalmente efficace. Un vecchio canto niche del lamento che abbiamo sinota anahzzate sembrano, almeno
Dinca lamenta che mentre il sole sorge, passa e tuttavia titotna, in parte, accennare a modi non specificamente antichi, poiché si
e così pute laluna, soltanto I'uomo nasce, passa e non ritorna più. ritrovano anche fra i ptimitivi: infatti anche ai Åtuali funerari pti-
Questo contrasto, a meno che non ttovi la sua catarsi nel canto, mitivi appartengono la ritualizzazione del planctas e la ricerca dí
è come tale destinato a restare senza soluzione, fra un eterno ritorno orizzonte per il discorso. Con l'espetienza di una passione vegetale
che non ci appartiene affatto ed un passare senza ritorno che ci
appartiene anche troppo. Il centro culturalmente risolutivo del con- I Ev., Or, t395
247
CAPITOLO SESIq LA MESSE
DEL DOLORE
2r6

e col piânto rituale per questa passione noi ci interniamo invece


decisámente in un mondo religioso che sempre più si colora di
valenze individuate, che ebbero luogo <<una sola volta>> nella sto-
ri morte> un signi_
fi e vogliamo iden-
ti le appare in rale
esperienza, e se a questo scopo ci proponiamo di considerare i
mãmenti critíci in cui l'uomo antico patì nel modo più intenso il

nati rituali funerari, ma dobbiamo innanzi tutto volgere l'atten-


zione al pianto rituale nel suo nesso con la passione vegetale in
occasionã di quell'epitome esistenziale dell'anno agricolo che fu
nel mondo antico il momento critico del raccolto.

z. Protoagri.coltura e cerealicoltura

L'esplorazione del nesso fra il momento critico del taccolto,


I'ideologia della passione vegetale e il pianto rituale deve necessa-
riamentã cominciare con un'indagine sul primo momento del nesso:
il raccolto come opefazione agricola nel regime esistenziale delle
civiltà meditenanee o che comunque gravitarono culturalmente
verso questo mare. Innanzítutto si pone il ptoblema della sostan-
ziale diversítà fua il raccolto nelle civiltà protoagricole alla zapp^ e
nelle civiltà cerealicole o all'aratro. L'agricoltura primitiva allazap-
pa ha un abitato tropicale (tropico-africana o îegra, asiatico sud-
ãrientale, oceaniano o melanesiano-polinesiano, amerindiano), ricco
åí vegetazione e di acqua, con clima caldo e stagioni alternanti
piovo s a e asciutt a. N ell' agrico lttv a alla zapp a la coltiv azione co m-
þrende esclusivamente alcuní frutti e tuberi, come la manioca,
Î'ig.ru-., la palma da sago, Ia palna da cocco, labatata,le molte
vaiietà di taio, labanana, i vari tipi di fave, il cetriolo, il melone,
la ntcca bislunga. La coltivazione si effettua mediante la tecnica
2 Si veda, pef questa parte, E. -VIeth, Gral:çocþ Haclee ttndPflug, versuch eiøer Etttste-
fondamentale del trapianto o moltiplicazione vegetativa, cioè pian-
htmgsgeschich te des Landbaues (Ludwigsbutg r954)
tando nel terreno tî pezzo della pianta (radice, tubeto, gambo),
DOLORE 2r9
2r8 CAPITOLO SESTo LA MESSE DEL

che, comportò una nuova esperienza del ritmo stagionale, e u¡ l'Antico Testamento ci offrono quadri terrificanti della vita vege-
molto più acuto rapporto con la polarità morte-vita, sonno inver- ial".h. si sospende, e delle sciagure che si abbattono sulle campa-
nale-risveglio vegetale.i In misura molto maggiore I'uomo poteva gne. Lamenta Geremia:
ora controlTarcla natura, influendo con le regole della sua tecnica
piìt avanzata su una sfera più ampia del <<passare> e del <(tornare>
naturah: e con l'ampliarsi di questa sfera egli <<esisteva>> di più, cioè
si poneva fuori della nat:ua con una più garantíta possibilità di
presenza. Ttttavía malgrado questa innegabilmente più alta ener-
gia civile che seppero dispiegare i popoli del mondo antico inventori E Gioele:
dell'agticoltura cetealicola e della viticoltura, il momento del rac-
colto nel ciclo dei lavori agricoli continuava a configuratsi - come
già nella precedente agricoltura alla zappa - nel suo carattere di
momento critico per eccellenza, tivelatore dell'urto frala potenza
del fare umano e la sterminatasfera di ciò che poteva passare o
tornare senza e contro I'uomo. Come nelle civiltà protoagricole
anche nelle civiltà cerealicole il raccolto chiudeva un'epoca e inau-
gurava un nuovo corso esístenziale, ma intanto lasciava davanti
a sé un vuoto o una scomparsa, un periodo nel quale il ritorno del
bene vegetale dípendeva aîcora largamente da potenze umana-
mente non controllabili, come le avversità meteorologiche, i guasti che nascevano dall'urto della
Ai temi della precarietà esistenziale
anecatí da animali nocivi alle piante coltivate, le incursioni depre- inrecciavano poi quelli che
comunità con-le forze della natúta si
datÅci di stranieri, e simili. La precaríetà della vita alimentare nelle
dipendevano più strettamente dall'oppressione sociale esercitata
civiltà cerealicole del mondo antico è indirettamente documentata
sui contadini. In un modello egiziano di lettera l'autore dà al suo
dalle catastrofiche descrizioni del vuoto vegetale che accompagna
allievo un quadro della vita contadina in cui i due temi appaiono
la scomparsa del nume della vegetazione. Nel lamento per la scom-
fusi insieme:
parsa di Tamû;z si piange sugli orti senza ortaggi, sui campi senza
spighe, sui canneti senza canne, sulle foreste senza tamarischi, sui Gli insetti lo hanno defraudato della metà del raccolto, I'ippopotamo ha divo-
frutteti senza miele né vino.a La scomparsa di Telipinu si confi-
gura in un sinismo scenario di desolazione, in cui la natura è bru-
ciata da| funesto ardore del sole estivo e le pendici dei colli sono
nude, spogli gli alberi, inatiditi i pascoli, secche le fonti, af.Íamati
e languenti uomini e dèi.' Dopo il ratto di Persefone i semi sono
colpiti da sterilità: <<molte volte il pallido orzo cadde senza effetto
nel solco>>.6 Anche le immagini e le rasposizioni metaforiche nel-

die Griechen ilater, Anthropos, vot. 24, ry4 þ929).


'a F. Kern, Die \J(elt uoreiø 7 Gerem. 14, 16.
\V. Baudissin, Adonis und Esmux (t9rt) p. rc5. I
5 Se ne veda la ttaduzione in T. Gaster, TåesP¡i (New York r95o) p.
36r.
Gioele r,4-rz.
ó Inno a Demeter, vv. 3o5-o9.
e A. Erman e H. Ranke, Agyptafl und ägptisches Leben in Altertan (Tubinga ry23) p 57z
220 CAPITOLO SESÌO 22r
DEL DoLoRE
N!ÉSIE
LL
I1 momento critico del racco del cieco divenire naturale e il dispiegarsi di quella
I

tezza di questo regíme esistenzi .rno stetl.o


dlsumana or morte che è la natura senza lume di vita cul-
carattere <<critico>> che oggi - iot"l'u i

industriale - è quasi interamen fl)rarc'


mai in forme molto attenuate ne
arretrate>, dove si manifestano t O sseruazioni' metodologiche
che furono dominanti nell'anti 7.
che rispetto agli altri episodi de
colto il suo carâmere di episodio critico per eccellenza è una parti_
colarità sulla quale non si è di solito soffermata abbastanzà l, at-
tenzione. Nell'episodio del raccolto è proprio l'uomo che, con un
atto decisivo e irreversibile, e al tempo stesso economicarnente
necessario, si fa lui stesso procuratore di morte della pianta colti-
vata, avviandola alla consumazione e inaugurando così il nuovo
ciclo esistenziale dapercorrere. Nel caso della mietitura dei cereali
è proprio I'uomo che nel modo píù sensíbile e pregnante il g.-
-
sto inesorabile della falce messoria - cancella dall'esístrnzul'ãli-
mento fondamentale e si pone davantiad un proffatto vuoto vege_
tale e alf incertezzadi un problematico ritorno del bene soppresso.
schiuso dall'agricoltura, e quasi il principio ela condizione del viver
Il raccolto pone in essere e manifesta, molto più dell'aratura o della
civíle del suo complesso. Non a caso mietitura e vendemmiaappaio-
semina e degli altúlavoú agricoli,la tegola culturale di un morire
governato dall'uomo: ma proprio per questo rivela altresì la ster-
îo tfale figurazioni dell'ordine naturale e civile rappfesentate sullo
scudo di Achille, al che fanno eco i versi delle Georgiche:
minatapotenza dí ciò che, nel morire culturale, resta non umano,
intrinsecamente estraneo e cieco. La siccità che brucia i raccolti Liber et alma Ceres, vesffo si munere tellus
Chaoniam pingui glandem mutavit arista,
e le erbe dei pascoli, le piogge fuor di misura e di tempo, il rapido
poculaque intentis Acheloia mutavit uvis'10
scíogliersi delle nevi sui monti e il rovinoso ingrossarsi dei fiumi
(come nel caso dell'ambiente siro-palestinese), il ritardo o I'anti- Senza dubbio anche altri lavori dell'anno agricolo (aratura, semina,
cipo delle piene periodiche (come nel caso dell'ambiente egiziano), potatura della vite) o determinate operazioni necessarie per tra-
le incursioni depredatricí di stranieri, i danni anecati dì bestie onomico (maci
nocive all'agricoltura: quesra è la sfera dí funeste possibilità non cardarc, filarc
umane che fronteggial'operazione agricola del raccolto in quanto ideologia delle
vertice e compimento di una regola umaina della morte. L'impor- passioni vegetali e al correlativo rituale della lamentazione: ma noi
tanza iercgenetica del raccolto per entro le civiltà cerealicole del vi accenneremo solo occasionalmente appunto perché al raccolto
mondo antico sta dunque nel fatto che esso rappresenta, nelle cir- spetta sotto questo punto di vista una importanzapteponderante
costanze date, una sporgenza per eccellenza della storicità della e decisiva. Sul piano più strettamente metodologico è da osser-
condizione umana, un momento in cui si manifesta con partico-
lare evidenzal'urto fra la cultura come procuratrice di mórte nel 10
Vetg,, Georg,, r, 7
CAPITOLO sEs'I'o DEL DoLoRE 223
LA MÉSSE

ir rnnuni tutto che una denominazione tipologica come quella


di <feste stagionali> è del tutto inaåegtata per la soluzione dsi
problemi ierogenetici relativi al rapporto fra raccolto, passioni vege-
iali e pianto rituale: tale denominazione infatti pone insieme indi-
scriminatamente tutte le occasioni stagionali, da quelle legate ai
singoli lavori agricoli sino ad una cerimonia così complessa e ticca
di valenze religiose diversissime come può essele ad esempio I'akîtu
babilonese. Liintento che può esser raggiunto utílizzando questa
denominazione tipologica è la detetminazione, anch'essa tipolo-
gica, dei seasonal pattem nelmito come nel rito (o addirittura nella
leæeratwareligiosa), cioè nei modelli o schemi comuni alle feste
stagionali nel loro complesso: resta però esclusa dalla consideta-
zione propriol'istanzaierogenetica, cioè la ricostruzione del pto-
..rro .h. ãa singoli determinati momenti critici dell'esistenza indi-
viduale e collettiva conduce ai complessi mitico-rituali delle passioni
vegetali e del pianto rituale, e si lascia nell'ombra e nell'indeter-
minato ptopriã ciò che da questo punto di vista interessa di più,
cioè la qualità dell'operazione agricola e della pianta coltivata, il
carufiet¿ deila crisi esistenziale che minaccia quella data opefa- ruta dalla nuova vita. Qui poté manifestarsi per I'uomo la conoscenza com-
binatoria (die kornbinatorische Er/<enntni's\ che collegava questo destino con
zione,la funzione che rispetto al rischio di crisi assolvono |e sin-
l'animale, conla pianta, e anche con la luna.r'
gole forme ideologiche della passione vegetale .I seasonal pattern
non giovano a spiegare perché sul tronco di una determinata ricor- Senza dubbio è già una preziosa ammissione I'aver indicato, sia
rente situazione esistenLiale adinteresse collettivo (il raccolto delle pure in modo sommario e ipotetico, il collegamento fra il mito pri-
piante economicamente utili nelle civiltà cerealicole del mondo mordiale dell'uccisione del nume e <(un dato del mondo reale>>,
ãntico) si venga innestando una ideologia che non soltanto la situa- cioè fra raccolto dellapianta e passione vegetale nel quadro di un'a-
zione non ,.-bru richiedere, ma che addirittura rispetto ad essa gricoltura alla zappa: ciò che però resta da determinare mediante
(cioè rispetto al raccogliere in quanto operazione agricola) tende l'analisi ierogenetíca sono le chiare motivazioni umane che nelle
a configurarsi come un'inutile complicazione e come una supefsti- civiltà ptotoagricole condussero dall'episodio del raccolto alla ideo-
zio s a fantas ticheria.
1 1 logia della passione vegetale nella forma che di tali civiltà fu pro-
Occorte però subito dire che ancor meno giova allo scopo il pria. Il raccogliere come operazione agricola, la passione della pianta
ricorso a un oscuri ssimo Denken iru Bilde der Pflønze da rivivere e la violenz a recata ad un nume) il mito del nume ucciso nella
e da contemplare. ciò significa che il metodo seguito nella pre- vicenda primordiale, l'uccisione del nume come origine delle piante
sente mono grafia si distingue nettamente dal metodo che sta alla alimentari, i nessi che collegarono la passione vegetale con la gene-
base del lavãro dello Jensen sulla visione religiosa delle civiltà pro-
tazione, con I'animale e con lafuna costituiscono altrettanti mo-
toagricole. Lo Jensen ha messo in evidenza come íl tema mitico- menti di un processo ierogenetico che occorre percorrere pazien-

11 A nostro awiso proprio qui sta uno dei limiti metodologici dell'opera ðt Gaster, Tbespis' 12
A. E. Jensen, Die religiöse Vleltbild einet fnihex Kultut (Stoccarða ry48) pp t69 sg.
224 CAPITOLO SESTO DEL DoLoRE 225
L^ MESSE
temente passo per passo: una risposta ipotetica e sommaria, o addi_
tittlrra 1'appello alla conoscenza combinatoría (cioè alla gratuita
immaginazione) avvolgono nelle tenebre proprio I'elemento ç1,.
è decisivo per la comprensione.
Un'ultima osservazione. Nella presente ricerca I'analisi ieroge-
netíca del nesso fra raccolto - passioni vegetali e pianto rituale è
Timitata - come si è detto - ad alcune forme elementarí di que-
sto nesso, cioè a quelle che stanno in immediato rapporto gene-
tico con 1'operazíone agticola del raccogliere e che inaugurano i¡¡
tal modo un determinato impottante filone di sviluppo dell'antica
religiosità agraria. In particolare I'analísí risulta limítata, nella pre-
sente ricerca, all'otizzonte mitico della pianta coltivata, all'espe-
tienzadel raccogliere come colpevole violenza recata ad un nurne,
al lamento funebre dopo il taccolto, alla istitttzione del covone
rituale e degli operatori simbolici, al sacrificio di vendetta, all'an-
ticipazione mitico-rituale del nuovo raccolto, al sacrificio di rin-
novamento e di rigenelazione.
Il tentativo di rispondere in modo non superficiale alproblema
dei rapporti genetici che nel mondo antico legano le passioni vege- che, come è noto, seguì il Frazer a proposito della leggenda di
tali e il píanto rituale all'episodio del raccolto deve innanzi tutto Lityerses: e noi ora dobbiamo ripercorrere questo corso espositivo
fare i conti con la possibilità di disporre di documenti sufficienti del mateúale, integrandolo con altri åatí, e inquadrandolo nella
per la ricostruzione ierogenetica. Si úattetà quindi in primo luogo nostra propria prospettiva di ticerca'
di allineare e ordinare i dati documentari superstiti, non certo con
la pretesa di completezza, ma almeno quanto basti per saggiare
su di essí íl metodo ricostruttivo annunzizto. Ora è da osservare 4. Raccolto e passione dei cereali
che proprio per il suo carattele germinale il nesso fra passione e
raccolto appare nella documentazione antica attestato in modo Il lamento funebre durante la mietitura come documento della
molto frammentario, occasionale e indiretto. In particolare tale ideologia religiosa di una passione vegetale connessa con I'opera-
nesso spesso si presenta a noi quando già il suo germe religiosa- zione agricola in questione è largamente diffuso nel folklore euro-
mente produttívo ha dato luogo a processi ierogenetici in Í.ase avan- mediterraneo. Riferisce il Dalman che quando in Palestina la mie-
zata di sviluppo, sia per il confluire e f intrecciarsi di altri nessi titura volge al termine e si avvicina il momento in cui I'ultimo fascio
germinali estranei alla stessa religiosità agrícola in senso stretto, di spighe cadrà sotto I'ultimo colpo di falce, cominciano a levarsi
sia per l'enuclearsi di complessi significati culturali. Così, per esem- dalla squadra di mietitori brevi frasi, Íoggiate secondo moduli ra-
pio, la documentazione antica sul tapporto ta la passione dí Dio- dizionali, che accennano allamorte del <vecchio del raccolto>' Si
niso e 1'operazione agricolâ della vendemmia e della prepanzione dice: <Il vecchio è malato>>, <il vecchio è in agonia>>, e infine col
del vino (spiccare il grappolo daltralcio, pigiarlo nel tino, cuocere cadere dell'ultimo fascio di spighe sotto I'ultimo colpo di falce:
il vino per tenderlo migliote e più soave) ci è giunta solo per enmo <Il vecchio è morto, Dio 1o aiuti>>. L'ultimo fascio viene poi inu-
DEL DOLORE 227
226 CAPITOLO SESTO LA MESSE

del legame fra mietitura e passione vegetale: il mietere è sperime¡-


tato cãme violenzamortale tecata ad un nume , ma al tempo stesso raccolto. Analogamente le denomi nazioni dell'ultimo covone accen-
- con un comportamento che si sarebbe tentati di definire ipq- n^no ora al languite o addirittura all'estínguersí di una energia
nurninosa decrepita a cui sta per essere procurata la morte
(<<il vec-
cúta - se ne piange cerimonialmente la morte conze se non fosse
stato il contadino stesso a procrrarlamercé il gesto inesorabile co¡- chio>>, <<la vecchiarr, ,lu morta>>), oru alla permanenza di una po-
piuto con Iaf.alce messoria. Il tema del lamento funebre durante rcnz^ úproduttrice inesauribile (<<la madre>), on alla epifania di
il raccolto tornerà frequentemente nel corso della nostra esplora- anafotza giovanile ímmacolata (<la vergine>>), pronta a nozze fe-
zione documentaria: qui però dobbiamo fermate la nostra atten- conde (<<la sposa>>). In rapporto all'emergere dell'una o dell'alma
zione non tanto sul lamento come tale, quanto piuttosto sul fatto valenza il comportamento verso I'ultimo covone è ambiguo: esso
che esso sta in rapporto con un covone simbolico, anche qui come viene inumato, bruciato, compianto ritualmente, sottratto al con-
.çe non tutto il campo di m one concen- sumo, serbato nella fattoria sino al prossimo raccolto, rianimato
rasse in sé passione e morte e folkloriche mediante aspetsíone, gettato in acqua. Caratteristico è il legamento
euromediteirut". relative al pre I'ultimo, di una persona nell'ultimo covone mietuto; questa persona è scelta
con criteri tradizíonalizzatiin cíascun ambiente, e cioè si ttatterà
o del contadino (o della contadína) che ha falcíato - o legato -
I'ultimo covone, o di uno straniero che si trova a passare vicino
al campo, o del padrone, o del fattore. I1 trattamento a cui viene
sottoposta la persona legata nel covone partecipa della già notata
nto rituale
ciuto dalla
ambivalenzai ona infattí essa deve subire forme più o meno atte-
ll. Liung- nuate di víolenza (minacce di morte, scherni, motteggi), ed ora
grafia rela'
invece sarà trattata con molti riguardi. Infine nell'ultimo covone
romediter-
appare I'animale del raccolto (lupo, cane, gallo, capro, toro, vacca,
bue, cavallo, porco, uccello ecc.), il quale per un verso sembra talon
identificarsi col nume del grano, e per I'alro verso con chi è legato
nel covone rituale. In rapporto con I'ideologia dell'animale del rac-
colto (che si accompagna in dati casi all'immolazione sul campo
di reali vittime animali) la mietitura assume talora I'andamento
di una ambiguabattrta di caccia dell'animale stesso) che è imma-
ginato nascosto nelle messi e come fuggente davanti ai mietitoti
che avanzano, finché è catturato, o ucciso e snidato nel suo estremo
228 CAPITOLO sf,51o MESSE DEL DoLoRE 229
fA

rifugio dell'ultimo covone. Questi dati sono ben noti:14 converrà


tuttavia soffermarsi , ai fini dell'analisi ierogenetica che sarà co¡¡.
dotta più innanzi, sulle espressioni impiegaie dalla gente di car¡.
Þagna per indicare il rapporto fral'animale e il campo di messi.
Questo rapporto si manifesta elettivamente in determinati
momenti, e cioè quando íl vento piega le messí e le fa ondeggiare. Lo straniero, che risultava sempre soccombente, età legato in un
o quando durante il raccolto il mietitore si mostra ammalato o affa- covone e decapitato. Sopravvenne una volta Eracle, che vinse la
ticato o neghittoso o si ferisce con la falce, ovvero quando è rnie- uara, åecapitò Lityerses) e ne gettò la testa recisa nel fiume Mean-
tuto I'ultimo covone. Quando le messi ondeggiano sotto il soffio "&o. Dalla narrazione di Sositeo dipendono largamente gli accenni
del vento è <il lupo (o il cane o la volpe o il cavallo o il toro) çþs posteriori, che tuttavia vi aggiungono qualche dato interessante:
atttaversail grano> o che <<come nel campo)>, oppure sono <<i capri così apprendiamo che Lityetses infieriva a quel modo sugli sta-
che si inseguono>>. Quando il mietitore si ammala, o è affaticato ¡rieri <<per ottenere un rícco raccolto>,17 e col nome di lityerses si
o neghittoso, oppure si ferisce con la falce, si dice che <il cavallo indicava anche un <(canto di mietitoti>>,t8 eseguito col flauto,le o
bianco gli passa vicino>>, <<haIa cagnabianca>>, <la cagna bianca (un canto di contadini> simile al møneros degli egiziani e al borimos
lo ha morso>>, <<il capro del raccolto lo ha urtato>>, <<la vacca lo åei maryandini.2o Che questo canto fosse un lamento funebre è
ha ferito>>: in generale i mietitori evitano di essere urtati, durante
attestzrto da Polluce che parla diun threno.t cantato per le aie al tem-
il raccolto, dal demoniaco animale dei cereali, poiché ciò avrebbe po della mietitura, a consolazione di te Mida:'1 la corrispondente
conseguenze nefaste. Quando si avvicína il momento della mieti-
designazion e di ferale caftnen si riuova in Servio, il quale però atteg-
tura dell'ultimo covone si ammonisce: <<Guardati dal lupo>, oppure
giala narazione in modo abbastanza diverco, ricollegando Lityerses
si dice: <<Stiamo per uccidere il cane>>, <<vogliamo cacciare il lupo
(fuori del campo)>; e quando infine è mietuto l'ultimo covone chi - che non sarebbe figlio di Mida, ma re egli stesso - con la leg-
genda di Dafni e di Pimplea: Dafní cerca Pimplea rapita dai pre-
1o miete grida <<toro, toro!>, oppure si dice che il mietitore <<ha>
doni, e laútrova alla corte di Lityerses, dove però corre il rischio,
I'animale dei cereali. Questo <(avere)> si tramuta però in un <<diven-
come straniero, di sottostare alla dwa legge della garaletale; mã
tate>>, poiché chi <ha> I'animale dei cereali lo diventa, e la meta-
Eracle ha pietà di Dafni, si reca sul posto e decapíta con la falce
morfosi avvíene a tal punto che l'ultimo mietitore assume il com-
messoria il re assopito dal ferale calrnen della mietitura."
portamento dell'animale dei cereali: se l'animale è un lupo, il
Infine secondo lnatradizíone accolta da Polluce, tuttalavicenda
mietitore morderà e ululerà come un lupo, se è un gallo imiterà
sembra ridursi a gare fra míetitori, nelle quali Lityerses riusciva
il canto del gallo, se è gallina f.aù il verso della chioccia e gli si
sempre vittorioso, e flagellava i soccombenti: finché una volta fu
datà gtano da beccare.ls
Come si è detto, ilFnzer mise in rapporto questi dati del folk- sconfitto da un mietitore più valoroso, che alcuni pensano fosse
lore euromediterraneo con un gruppo di leggende che, per la loro Eracle, e a sua volta patl la morte. Nella redazione di Polluce si
af.Íinità, formano un tipo omogeneo e ben caratterizzato, le leg- fa anche cenno a Lityerses come inventore dell'agricoltura presso
i Frigi, alpaú di Maneros presso gliEgíziani: sembra invece pas-
ra Datala loto
notorietà non se ne citano qui pa¡titamente i luoghi relativi nelle opere
16
del Frazer e del Liungman. Si veda, in generale, Ftazer, Sphits of the Com and of tbe \r/ild, T.G.F.2,8zr sgg. Cfr. Athen. ro, 4r5b.
17
vol. 5 del Gollen Bougb ai luoghi indicati nell'indice analitico sotto i vocaboli <<corn spirits>>, Questo particolare si trova anche in schol. Theocr, ro, 42,
<<harvest>>, <( reapers)) e <sheaf (last sheaf)>>, e Liungman, op. cit., vol. r, ai luoghi indicati 18 Athen. 14, 6t9a; cfr. Hesych., s, v. lltuépoeç; Suida, s. v. Àrtuépo4ç.

nell'indice sotto i vocaboli <Einbinden>, <<Erntetierer>, <Garbe (rituelle Garbe)>, <Totenk- 1e


Suida, I c.
Iager>: in particolare per le espressioni locali <Gerbe de la passion>, <Stockgarbe>>, <Grund- 20 Poll. 4, 54.
gatbe>, <Glücksgarbe>>, cfr. Mannhardt,'Wald.- otnd Felàk*lte (r9o4) vol. r, pp. 2rl sg. 21 Ibid.
n Frazer, op, cit., t, pp, 27o sgg. 22 Setv., in Verg, Bac. 8, 68.
i
DEL DoLoIlE 23r
cAPIToLo sEsTo LA MEssE
23o

safe in secondo piano il tema della gata con uno sftaniero cl¡s ,i
tfovasse a passare presso il campo, e della identificazione di que-
sto straniero con Etacle'')
Il combinarsi di tali elementi nellatradizione leggendaria lette-
rariamente elabonta non concerne soltanto Lityerses, ma anche

e nome del lamento funebre si ritrovano nell'egiziano Manefos,

ÐPol,.,l.c.Perlafigura,probabilmenteanaloga,diHylascfr'PKretschmer'Liryetses
ønd. Hylas, Glotta, vol. 14, 11 sgg' (r9z).
2a Athen. t4, 6t9Í'6zoa,
25 Po11,, L c,
26 Hesych., s. v. PõP¡.tov.
27 Athen., L c.;Poll'., l, c.
28
Hesych., s. v. Mcrpucvòuvòç rlpi¡voç.
,e Herád. z,79. Cfu.p:ats.9, t9',7.'Anh. Suida considera Manetos come il nome di un
(corruzione di Mcvepo6?)
.unro, ã.lo *.rro'íipo di q,r.ü iíái.áti'.oi nomi &vtaxxúç e Mepupcrvóç
DoLoRE 21)
2)2 çAPITOLO s[g1o MESSE
DEL
L,A

titura che è doloroso affanno e punizione di una colpa. Così alle


parole di Clitennestra nell',Aganzennone: <Fin troppa ne abbiar¡s
mietuta di messe del dolore> (rï).).<Í xøì cøð'ê,[ø¡rr¡oar, æo],].ù òúotr¡vov
ùépoç),'a fanno eco quelle di Dario nei Persiani: <<L'iíBprç, giunta
alla fíoritur a,ha dato come frutto la spiga della colpa e della puni-
zione, donde ne venne messe di infiniti pianti> (üppq 1,ìp ð[øvr]ouo'
ëx6.pnri,oe arú,yw &tr¡ç, ðrlev æú1x),øutov èfø¡rfl r)ópoç)." Ora il tema
di un Dúotr¡vov o æú1x).aucov r)ópoç, cioè di una messe del dolore
e delle lacrime, acquista la sua piena pregnanza metaforica in virtù
dei lontani echi di religiosità agrariache esso risvegliava nel cuore
dell'uomo greco: in particolate il rifetimento di Dario ad una üBprç
che mette capo ad una spiga della colpa e della punizione, e quindi
al pianto senza fine, raggiunge il suo patbos poetico in virtù della
reale esperienza rcligiosa nel corso della mietitura dei cereali,
quando veniva vissuta sul campo di messi la üpprç del mietere, sino
al momento culminante in cui cadeva sotto la falce messoria I'ul-
timo covone (ioú).oç), ed insorgevano dal campo e si diffondevano
nell' ardore della luminosa estate mediterran ea i pianti cerimoniali
a lungo proratti (ioú).où.
Il primo covone come covone rituale è esplicitamente attestato
per gli Egiziani da Diodoro Siculo: i mietitori deposte al suolo le
spighe <<per prime tagliate>> si abbandonano al compianto presso
il covone, battendosi il petto ed invocando Iside.r6 In una nÍfi-
gurazíone sepolcale della tomba di Ti (quinta dinastia) i mietitori

rr Semos, øp, Athen. 14, 6ßd (F.H.G. q, 49): <<'là. òpú^¡¡"tcrcc tõv xpn}iv erirù xer)'arir,i
rpoor¡1ópeuov d¡"túlcç ouvarlporor)év0a òè xal êx ¡o).ì,õv ¡ríev 1evó¡revor òéopr¡v oü).o6 xori loú),ouç xai
ti¡v Al¡¡rr¡rpa étè ¡rÈv Xlór¡v, étè òè 'Iouló>.
ra Esch., Per., 8zz.
rt Esch., Aganen., ú55.
16 Diod. Sic. r, r4, z: <<i't "¡ù.p xai
vúv xar& còv rlepro¡róv toùç rpótouç dpr¡ùeoteç otdT¿u6
rn Moret, op. cit., p. 29.
rlevt9cç toùç dvrþórouç xó¡rEaùct rì,qo(ov toû òpd1¡ratoç xeù d¡v "Iolv &vexetréoûal>.
234 cAPIToLo s.Slo DEL DoLoRE 23i

MEssE

lenza <<covone rituale>> palesa innegabilmente la sua presenzu ne[a


ierogenesí di quel complesso simbolo che è la colonna Ded,.

nariamente Osiride): ora questo simulacro rínvia alla pratica del


legamento di un uomo nel covone rituale.a. il Liungman ritiene c ancof meno cantafe pef
pertanto di poter individuare un primo grado di sviluppo della reli- e detto di Persone, indica
giosità agraÅa egtzíana, risalente ai tempi in cui I'Egitto era ancora e ersi dal comune Parlarc,
un terreno in gran parte paludoso ed il papiro forniva il materiale come il p^tlaîein lingue straniete, la salmodia del banditore citta-
più importante per il vestiario e per la cosuuzione e al tempo stesso dino, la caratteristica cadenza di chi si lamenta in ribunale, ed
costituiva, insieme al fiore dí loto, una base alimentare: in questo infine il modo particolare con cui dovevano essere pronunziate le
periodo - precerealícolo e preosiriano - durante il raccolto del lamentazioni rituali (sigu).Inoltre ølalu non significa grido di giu-
papiro un uomo veniva legato in un covone, decapitato e gettato bilo, ma è da considerare un termine tecnico per indicare un par-
in acqua. Dalla pianta del papiro la pratica sarebbe poi passata ai ticolare canto rituale accompagrtato da flauto. D'altrapate alalu
cereali, inaugurando così la fase decisamente osiriana. Al termine in connessione con Alala, e la sua sposa (cioè la <dea pian-
del raccolto, cioè a metà maggio, si prendeva un uomo, 1o si legava ^ppúe
gente Belili>), la sorella diTamttz: Alala è dunque un nume cto-
in un covone o in una colonna-covone, 1o si batteva a morte e lo nico appartenente alla cerchia drTamû2, o additittura è una diretta
si decapitava, 1o si aspergeva di acqua o lo si gettava in acqua, manifestazíone di questo stesso dio. A conferma di tale interpre-
oppure lo si inumava. Alla sommità della <colonna>> fu posto un tazionein un frammento mitologico incluso in due scongiuri della
ramo verde simboleggiante Osiríde. Scene di cordoglio, lamenta- serie Maqlû, Samuqan, divinità protettrice del bestiame, appare
zíonifinenrie e agoni rituali accompagnavano la morte del nume, negli inferi in atto di suonate sul flauto la melodia alølu, edil srso
Sul piano simbolico I'uomo legato nel covone fu gradualmente iden- canto semb ra staîe in connessione col taglio dei rami di tamari-
tifícato ad Osiride, chi gli tecava violenza battendolo o decapi- sco. Da questi dati l'Oppenheim ritiene di potet concludere che
tandolo o affogandolo o inumandolo era assimilato a Set, simbolo aklu indichi <il lamento funebre cantato per il nume morto sotto
della síccità, e ci si vendicava di lui sacrificando a sua volta un laf.alce del mietitore>>, e che la connessione fra raccolto e lamento
animale del seguito di Set, per esempio un capro, un'oca, unmaiale, era in Mesopotamia così stretta, e costituiva un elemento così
40 Liungman, op.
cit., vol. r, pp. rÍ2 sgg. e figg. 16, 24, z5 e 26, L'aÍÍintù di forma tra i co- a1 Liungman, op, cit,, pp rz8-75.
voni di lino rappresentati in una scena del raccolto di questo vegetale, \a stat i¡ quanto covone a' Queia uul.nru ao',,ìåu per esempio l'erezione cerimoniale della colonna in occasione
rituale,elacolonnaDed,èstatasottolineatadalMoret, op.cit.,pp.24sgg.eÍigg.6,9ero. del trentesimo anno di regno di Amenhotep IIL Cfr. Liungman, op. cit., p. rt7.
2'6 CAPITOLO sEsÌo DEL DOLORE 23i
LA MESSE

no riferimenti espliciti, per quan-


olo del raccolto dei frutti giunti a
ua morte violenta sbranato da un
enza patita durante il raccolto'to

5.Raccolto e Ptssione del


ha riscontri numerosi in tutta la religiosità agraÅa meditenanea.* li'no
Con questo riferimento mesopotamico possiamo considerare suf-
ficiente ai nostri fini la documentazione del nesso fra taccolto e
passione dei cereali nel mondo antico. Come già abbiamo detto
non rientra nella prospettiva del nostro lavoro la rícerca dello stesso
nesso nelle grandi figure mitiche ricche divalenze cerealicole, cor¡s
Tamtrz, Osiride e Demetra. La ricerca sarebbe ttttavia interes-
sante anche se resa particolarmente difficile dalla complessità degli
sviluppi teligiosi in cui quelle figute appaiono incluse, e per la
povertà dei dati documentari utili all'individuazione del conti-
buto genetico che, in cíascuna di esse, spetta al momento critico
della mietitwa. Tamitz, per esempio, nume che <da adulto vive
immerso nel gtano>>aa e che scompare con le spighe per discen-
dere agli inferi, palesa un molto probabile rapporto con l'opera-
zione agricola della mietitura: il Moret non esita addirittura ad
affermare che le lamentazioni che glí erano destinate <<ci conser-
vano I'esempio più antico che si conosca del lamento funebre della
messe, chiamato Maneros in Egitto e Linos in Fenicia, a Cipro ed
in Grecia>.Ð Allo stesso rappofto accenna Attis nella suavalenza
di <giovane spiga mietuta>>,a6 per tacere della famosativelazione
dei misteri eleusini.aT Quanto alla complessa figura di Adone una
serie di dati accennano alle sue feste estive, e quindi alla matwazio-
a8Prax..fr.zB;Tucid.6,3o;Theocr.,iditt'ry'Cfr'G'Glotz,Lesfêtesd'Adonissous
Ptolomée II, Rev. Études grecques (r9zr) pp 169sg'. -
ar A.L. Oppenheim, Bull. amer. Schools orient. Res., vol. ro3, rr-r49946). Ne1 poema ae Eus., Praep. Et)aftg. ), r,,-r, (it¡í^, p'' tll, g-l) Cfr' 3, r7-r8 (Mras' p' t38' t1-t4\'
di Ba'al si trova inserito un episodio che è stato considerato come <<il più antico esempio di 50 Amm. Marc., Hist,, 22' 9.r5. Cfr. r9, r'
5r Erod, z,
rituale agratio dell'ultimo covone)> da R. Dessaud, Les religions d.es Hittites et d,es Hunites, des 79'
t2 Pa'as.
Phéniciens et des Syriens (tg+S) p.375; e cíoè l'uccisione del nume della siccità Mõt da parte 9, z9'1,
5t Poll. r
di'Anat: torneremo più olre su questo punto (cft. pp. ,¡¡ sg.). Per un altro probabile accenno
al covone tituale nei testi cananei (Poema di Aqhat) vedi Gaster, op. cit., pp.297 sg. 5a Il., tg,
aa C. Frank, Kultliedø aus dem Iscbør-Tamûz-Kreis (ty9) p. 67. concetnente I
at A. Moret, Ritueh agraires de I'ancien Oñent à l¿ hlnière des øouueaøx textes de Røs lin), ad Prctr.
Shamra, Aan. Inst. Philol. Hist., vol. 7,728 (ry). smembramen
aó Hyppol,,
Refut. omnfum baetes. 5, 8.
ttEpicharm,, aP' Athen, 14, ro'6r8d: <<

a7 Sul rapporto uomo-grano cfr. R.B. Onians, Tbe t6 Eusthat., ad ll. z, rt67: <<\ Pêwot
Oigin of Ewopean Thrcugltt (r95t)
pp. rrl sg, Cfr. Athen. 14, 6t9l:. rorouploúvctlv ewcrt, oö tòv Alvov rò xùpuov [ci

10
48 CAPITOLO sEsTo DEL DoLoRE 239
LA MESsE

TJnatradizione così ricca di elementi conffastanti par fatta appo-


ú^per esercitare l'acume interpretativo degli studiosi: ed infatti
-áa
cento anni l'enigmatica figxa di Líno forma oggetto di
cfuca
dibattito. La tesi della derivazione orientale fu inaugurata dal
flovers, che volle vedere in Lino una fígva mitologica comune
6Fenici,Egizianí e Greci, diffusasi dalla Fenicia insieme alle feste
Adonie. Anche al Movers risale la interpretazione di orí ),ívov come
quentemente come grido di lamento o come forma particolare di fuaintendimento greco del fenicio ai lana (: ahi noi!), ritornello
threnos - senza poter sempre decidere se si debba intendere ¡s1- ernotívo di compianto nelle feste stagionali.'o La connessione fra
I'uno o nell'altro senso,ts mentre un'alfta serie di dati accenna a øí trívov e ai lanu è stata prevalentemente seguita sino ai nostri
Lino come eroe mitico discendente da Apollo," o da Hermes,eo giorni, finché la scoperta dei testi di Ras Shamra ha offerto la pos-
o da una delle muse,61 maesffo diBtacle,Gt del quale si narrava l¿ íitititAdi una nuova ipotesi, e cíoè il rapporro fual'ai).ívov cäme
morte violenta, variamente awenuta secondo le diverse ffadizioni: larnento, Lino e Aliyan (Aliyan Ba'al).'t Un'interpretazione f.or-
per opera di Eracle,6i oppure colpito dalle frecce di Apollo,ø 6'lJLata dallo Eisler che collega il mito di Lino con la passione vege-
oppure sbranato daicarttda pastore, onde nella festa &pví6 o tipv4íòar tale della pianta di lino è rimasta quasi senza seguito, ed invece
celebrata in Argo sí uccidevano tutti i cani che si incontrassero proprio s fefmare qui la nostra attenzione.
per via.65 Sul rapporto di Lino con l'Orientelatradizione antica Senza lati riferimenti antichi ad una pas-
è del pari incerta: Erodoto accenna alla Fenicia e a Cipro,66 men- sione del base del mito di Linos sembrano
tre per Pausania <<il lutto per la morte di Lino giunse anche alle púma vista essere soltanto una maldestra esplicazione aitiolo-
genti barbare>>:61 però lo stesso Pausania quando ricorda che ^gica. Tuttavia occorre in generale andar molto cauti nel respin-
Saffo <compose canti nei quali erano insieme cantati Adone e gere come equivoci aitiologici í dati di una tradizione, anche se
Lino>>,68 fa di nuovo pensare implicitamente ad una connessione tardi e isolati nel complesso della tradizione stessa. Nel presente
con la Fenicía. Alla Frigia invece sembra rinviare un passo dell'O- caso poi vi sono molteplici ragioni per osservare questa cautela.
reste ewipídeo.6e Plutatco intanto attesta per l'Egitto una passíone della pianta di
lino,Tt e d'altra parte I'affinità figurativa ttala mert stat (<J'ama-
t? Frg. r9z Rzach.
t8 Cfr. per I'elenco e l'analisi dei luoghi relativi, O. Eiss{eldt, Linos uxd Alijan, in <Mélan-
ges syriens offerts à René Dussaud>, vol. r (1939) pp. ú4sgg.
5e Apollod. r, 3.2.
60Suida,568.
61Esiodo, I c.; Anth. Pal. 7, 6ú; Apollod., l. c.; Suida, l. c.
62 Theocr. 24, ro1'; Athen. r64b-c;
Apollod. 2,4.9;Diod. 3,67.Pet unaraffigrstazione
in un vaso di Pistoxenos del quinto secolo a. C. vedi Roscher, M. L. z, colonna zo59 sg.
6' Apollod. t, e z, ).2 4.9;Diod. 3,66.
6a Suida, / c.; Schol. (Bekk, p.5ry, z6; Cramer, Anecd.,vol.3, r89o); Pro-
adll. t8,57o
pert. 3, 4 Q, tl.4). Cfr. Gruppe,Griech. Mytb. (rgo6) p. 968, n. 6. 70 Movers,
Die Phönizien (r84r) v
6t Lino sbranato dai cani da pastore: Conon, r9; schol. ad Il. ß,569; Callim., fug. Linoslied(ß52) pp. 16 sgg.; Baudissin,
3r5;
Ovid.,Ibis,478. Sulla festa'Apvlç celebrata in Argo, Athen. 3, 99; Conon, l. c.;Clearco di Mythologisches Lexicon > (1896-97) col
Soloi, ap. Aelian. hist. anim. tz, 34. pÞ. 715-f7.
66
Herod., l. c. tt R, Dussaud, Lø mytbologie phénicienne d'apûs les t¿blettes de Ras Shamru, Rev. Hist.
67 Paus. 9, - vol. rc4,
Rel.,
29.7. 387 ft93t); e Eissfeldt, op. cit., pp. 16r sgg.
68 72
Paus. 9, 29.8. Plnt., dc Is., zt.
6e Eur., On, ry95. i' Motet, op. cit., p. z5; cft. p. 26, Íigg. 5 e 6.
24o CAPITOLO S¡5'¡O DEL DOLORE 24r
LA MESSE

tici e slavi.'a IJna fiaba di Andersen îaff^ àpp:uîto la passione del sioni vegetali par adombrato nel fatto che Fozio indica ).ívoç nel
(ma Narciso è anche
lino: come il suo seme gettato nelle tenebre della terta dovrà falsi significato complessivo di &vrloç, o di natciso
sffada vetso la luce del sole, come i suoi fiori stanno esposti al esso un nume compianto!)77 Infine secondo 1o scoliaste dell'Ore-
calore bruciante e alTa pioggia, Íinché un giorno sopravviene gents src etrripideo <i barbari son soliti porre l'øiXtvoç all'inízio di ogní
perversa che af.Í.et:.a la povera píanta per í ciuffi, la strappa co¡ Iamento funebre>>,7t ed anzi sembra che quella di Lino sia stata
le radici dal terreno, la anneganell'acqua in un martirio senza fine, la passione più famosa inserita in ogni lamentazione,Te finché il
la atrostisce al fuoco, labatte,la carda,la ftla,la tesse, la taglia caîto in questione finì con 1o staccarsi non solo dall'occasione del
con le forbici, la punge e la ripunge con l'ago, e finalmente la cuce raccolto, ma anche da ogni occasione luttuosa, e per diventare infine
per farne una camicia. Nel folklore palestinese riroviamo <<i1 tor- la generica esclamazione di dolore dei cori delle tragedie. Analo-
mento mediante il supplizio del filo nell'ago>> in un lamento per ghí processi di distacco åalla situazione esistenziale di origine, con
il grappolo d'uva spiccato dal tralcio: il che si spiegherebbe, secondo trasposizioni e generalizzazioni, costituiscono del resto un feno-
lo Eisler, con la rasposizione dí un frammento della passione del rneno ben conosciuto e verificato nel folklore relígioso e nella dina-
lino in una passione della vite, e ciò sulla base della somiglianza mica della circolazione dei canti popolari: solo che processi del
del movimento della mano nel piluccare I'uva e nel cucire la tela, genere non vanno intesi soltanto come svolgentísi nel tempo,
e per í1 comune tormento che I'uno e I'alffo atto recano rispetti- secondo un ritmo oúzzontale di appatizíone e di scomparsa, ma
vamente alla vite e al lino.7t In questo quadro della passione del anche nel senso verticale di ascesa e discesa secondo le classi socialí,
lino (a cui occorre aggiungere la passione di altri vegetali econo- e secondo il carattere delle singole civiltà religiose, di guísa che
micamente utili, e soprattutto del grano e della vite), i due accenni la connessione originariafrailraccolto del lino e la passione vege-
che la tardaantichità ci ha lasciato circa un nesso fra il giovinetto tale di questa pianta si mantiene inintemottamente da epoche lon-
Lino morto di morte víolenta e il raccolto e la lavonzione della tane sino all'atttale dispersione o disgregazione folklorica, men-
pianta di lino non possono essere considerati come un semplice tre il mito di Lino ha una vita culturale molto píù circoscritta, e
arbitrio di immaginazione combinatoria. Piuttosto tale nesso va segue nel mondo antico sue proprie linee di diffusione e di sviluppo.
assunto come originario in rapporto al mondo storico meditetra- La connessione particolarc fta Lino ed il momento critico del
neo che imparò a coltivare e alavorarc il lino, e gli alri dati discor- raccolto si ricava senza sf.orzo dalTa tra&zione, e innanzi tutto dalla
danti della tradizione sono da interpretare come ulteríori sviluppi descrizione omerica e dal passo di Erodoto, dove però siamo già
ierogenetici del nucleo germinale. E ciò che fece appunto 1o Eisler, di fronte ad lna trasposizione del raccolto del líno alla vendem-
il quale ritenne che come il racio olrútrxøç lamentava la passione mia e alla mietitura. Alre particolarità del mito accennano all'e-
del grano e la tpul¡ðíø quella della vite, così la ),tv<pòía era origi- poca del raccolto, come il motivo agonistico e la morte violenta
nariamente la passione del lino:76 cioè una esperienza di religio- dell'eroe sotto i raggi cocenti del sole estivo, ín piena canicola (le
sità agtaria connessa con il raccolto (e la successiva lavorazione) frecce di Apollo, 1o sbtanamento per opera dei cani). Torneremo
della píanta. La passione del lino cantata all'epoca del raccolto fu più olre su questo punto. Ciò che ora resta da esaminare più da
trasposta al raccolto di alre piante, in paticolarc alla vendemmia vicino è la connessione fra il lino come pianta, aí trívov come ritor-
(Omero) e alla mietitura (Erodoto) secondo motivazioni di cui la
77 Phot., Lex., t93; cfr. Eisler, op. cit., p. 246, rt. 4. Del testo con analoga trasposizione
più sopra ñcordata trasposizione palestinese potrebbe darci un'i- il lamento oútrov oútrov íer, íoutrov ietvaleva non solo per la passíone dei ceteali ma anche per
dea. Che la passione del lino sia diventata il modello di alre pas- quella del lino, poiché Athen, r4, 6r9a titiene che secondo alcuni si sarebbe rattato di un
canto di tessitori.
7a 78 Schol. Eur. Or., 1935: <elórlaouv oi ròv cil,uvov Cfr.
Bücher, Arbeit urd Rithmots (1896) pp. 8r sgg. BdpBøpou êv &pXfr ûp{vou lé1euv>.
75 Eisler, op, cit., p. 275. Eisler, op. cit., p. 246, n. 7.
16 Ibid. pp. 244 sg¡. Per la tpulqò(e cfr. Aristoph., Acham.,
, 496 sg , e Vespae, 65o.
7e
Conon, 19; cfr. Eisler, I c.
242 CAPITOLO S¡g.¡O
DEL DOLORE
LA MESSE 24)

nello emotivo di un threnos e /\ív


srappolo rituale della vendemmia.sa D'altra parte la tradizione
semantica è sostanzialmente affi
árfica interpreta la passione di Dioniso sbranato daí titani, e la
di grano, ioú).oç come ritornello
accompagnavala mietitura e 'Io
di Demeter. Il rapporto semantico fra ritornello emotivo e riuftre
offre del resto numerosi riscontri nel mondo antico: cos\ a hylagmos
corrisponde Hylas, í1 grido rituale iaccbos dà origine a laccos, jl srnembramento di Dioniso, cantato durante la vendemmia>>:s6 ora
sumero alala sí ritrova in Alala come nume, e - ove si voglia ac- si vuole ridurre il valore di questi dati come fa il
cettare la vecchia ipotesi del Brugsch -l'egizíano ntaa n per.k (tor
anche se -
leanmafuesT - a:una tarda esplicazione ailãgorica, resta íl fatto che
¡a a casa!) sí sarebbe tramtrtato in Maneros. Analoghi rapporti si ia stessa possibilità di una allegoria del genere aff.ondale sue radici
è creduto di rawisare in Abobas e Gingras soprannomi di Adone, g nell'esperienza agratia della passione della vite al momento della
ancota in lalemos e in Hymenaios, Papaios ed Euios, e così via.80 vendemmia e degli alri lavori agricoli che concernono la produ-
zione del vino. Secondo il Jeanmaire è <<perfettamente ammissi-
bile> - per quanto <(senza testimonianza celta>> che le opera- -
6. Raccolto e passione della uite zioní delTa potatura e della pigiatura siano state avvertite <(come
ún^ mutilazione o un supplizio inflitti allo spirito della vegetazio-
Già vedemmo come il canto rituale originariamente impiegato ne>:88 ora ci sembra che nel mondo antico le testimonianze a
pet la passione del lino fosse trasposto nella vendemmia alla pas- favorc di una tale esperienza siano così numerose - sebbene indi-
sione della vite. Ma oltre la famosa descrizione omerica :una thre- rette - da fornire la pratíca certezza del rapporto, e non soltanto
nodiø della vendemmia trova in Grecia altri accenni. Durante la la sua ipotetica ammissibilità. Lasciando dapanel'oscura leggenda
festa attica delle Oschophoria, che aveva luogo appunto all'epoca del lidio Syleo nella quale alcuni elementi della leggenda di
-
della vendemmia, risuonava il ritornello ð),E),eû <<in segno di costet- Lityerses sembrano trasferiti alle operuzioni agrícole eseguite nel-
nazíone e di aÍÍanno)>, secondo che dice Plutarco.8l Del resto un la vigna,Ee possiamo ricordare un lamento funebre cananeo di vi-
Dioniso-grappolo (Bórpuç) è menzionato in un'iscrizione mistetica gnaiuoli, e precisamente di potatori, in cui la vigna potata è com-
di Alistrati (Tracia occidentale), dove apparc tozzameîte inciso piantacome nume dolorante per la violenzasubita: <Qual signore
un gtappolo, e un affresco pompeiano ruffigwaDioniso in forma di e padrone sta eglí sul trono, con lo scettro della desolazione in
gigantesco grappolo, da cui escono testa braccia e piedi del nume:e una mano, e lo scetffo della vedovanza dall'altna,..>>:eo ma sono
se si tien conto che il folklore della Bassa Austria conosce un grap- del pari eloquenti gli occasionali riferimenti a una passione della
polo rituale del genere, artificialmente preparato e chiamato \X/ein- vite e a un cordoglio rituale durante la vendemmia indirettamente
bergbock o \Y/einberggoas (capro della vigna),'r non sembrerà senza ricavabili dall'Antico Testamento. Al ritornello è).eleû durante le
fondamento la tesi, già avanzata dalFrazer e sviluppata poi dallo Oschophoria fa riscontro la costumaîza degli abitanti di Sichem,
Eisler, della conispondenza fra covone rituale della mietituta e 8a Pe¡ il parallelo tra o riruale cfu. ibid., p. zz9.
8t 62.8
._ Diod.
(Lang,
Sic. 3, ); Kern, Orph. fragtt., zt4; Con., p, :'B5
80 Per i dati bibliografici relativi cft. Gastet,Tbespis, pp. r2-r5. Per Abobas, Gingtas, Iale'
p. 62, ro). Cfr. E
86
Vedi p. 236, nota
mos, Papaios, Euios cfr. G. Hoffmann, Arømrìiscbe Inschtifæn aus Nerub bei AlEpo: neue und 8i H.
Jeanmaire, Dionysos (Patigi r95r) pp. 177 sg.
alte Götter, Zeitsch¡ift für Assytiol. u. verw. Gebiete, vol. rr, zz8 sg. (r8g6). 88
lbid.
81 Plut., Thes,, zz,
8e .Apollod., BibL 2,64: Syleo faceva seppellire gli sranieri che si awicinavano alla sua
82 Eisler, op. cit., p. 227 e t^v. xvrI, fig. ro4.
vigna, finché Eracle uccise Syleo e sradicò Ia vigna.
81 Ibid., l. c. e t^v. xvnI, fig. ro5. eo
Gaster, op, cit., p. z4r.
244
CAPITOLO SES]6

aal <<uscirono verso la carnPa-


o le uve e fecero hillulitn>>'e'¡1
Israele i suoi peccati: <<'øleloi'li,
LA MESSE
DEL DoLoRE 245
l
olto estivo, come si canta nell¿
ofeta Isaia: <<O donne ticche,
ia voce; o figlie così confidenti,
' Voi sarete
in cordoglio: termi-
empre il raccolto' SPoglia-
è
rcuotetevi i seni a causa della
>>,ei Nel salmo 8o si lamenta

e bruciata: ora il salmo 8o, com


iiá", a"l;iün"rn íettanta: ütèp tõv )'evõv; in San Gero-
t;u
lamo: in torruk ¡bui,iilf-tã U tende
riconoscibili come antichi canti

frutto sono date dal mondo cretese-miceneo, anche se noi cono-

a vite.et
e la trebbiatura dei cereali' o il

ffasfotmazioni necessarie Per rer


irc ôv xorPæõv, o
in tne, sollecita
e6 Ibid., p. 276, t.
ch rel lamento 5.

e1 Giudici 9, 27.
sz Michea 7, t.
er lsaia
32, 9-tz'
sa Eisler, op. cit., P. z7o. P. t22,
et Ibid., pp' 271 sg.
246 GAPTTOLO s¡5.¡o DEL DoLoRE 247
LA MESSE

\tefiiva recata violenza, onde poi chi si macchiava di tale colpa


naggio che esegue I'atto del raccolto si piega nelle ginocchia in una
doveva, talionis caltsa) subire la stessa sorte. Esemplificava Epifa-
trasparente espressione mimica di religioso sgomento e storna vio-
nio che <(coloro i quali raccoglievano fave e ortaggi, o mietevano
lentemente latesta, come per i sacrifici nei quali è interdetto guar-
fieno ed orzo, erano costretti a subite la trasposizione nelle fave,
darel'azione sacra che viene compiuta.ee Il carattere rituale della
¡el fieno, nelle spighe o negli ortaggi, al fine di essere anch'essi
scena è fuori dubbio: e se f interpretazione che ne è stata data è
mietuti o recisi>>.101 Ad ulteriore chiarimento Epifanio aggiunge
giusta, in essa scorgiamo come nella sintesí dí un simbolo gli ele-
che, nel quadro di questa ideologia, <<colui che avesse mietuto,
menti fondamentali della passione vegetale: cioè il raccolto corne
doveva lui stesso esser mietuto, e del parí chi avesse gettato nel
soppressione violenta di un nume, il pianto rituale e I'anticipazione
forno la faÅnaimpastataper cuocere il pane doveva subire la stessa
drammatica e giubilante del ritorno del bene vegetale che scompare.
sorte, e chi impastava il pane doveva essere impastato, e chi lo
102
cuoceva esser cotto>>: appunto per questo le comispondenti
operazioni erano interdette ai manichei,lo' e l'indispensabile ci-
7. Analisi ierogenetica barsi di pane poteva esser ripanto solo con la rccitazione della
formula di discolpa: <<Non io ti ho mietuto ecc.)>.
Circa trent'anni or sono Robert Eisler, analizzando alcuni nessi
Questa ideologia manichea, che nel suo complesso sincretismo
mitico-rituali relativí alle passioni vegetali nel mondo antico, ritenne racchiude innegabilmente una eco della teligiosità agtatia popo-
che essi potessero essere interpretati come ffasposizione della colpa larc,ha una notevole ímportanza ermeneutica ai fini della ieroge-
del raccolto su operatori simbolici, e come vendetta riparatrice eser- nesi delle passioni vegetali nel mondo antico. Innanzi tutto i dati
citata su tali operatori. Lo Eisler mise in rilievo l'impoftanza docu- che ci offre Epifanio ci consentono di formarci un'idea della c r i s i
mentaria che a questo proposito aveva una formula rituale con- che costituisce il rischio del momento critico del
servatací da Epifanio, il quale riferisce che i Manichei quando si raccolto. Come dicemmo, nel tegime esistenziale che fu pro-
cibavano di pane, rívolgevano al pane stesso la seguente dichían-
zione di discolpa: <<Non io ti ho mietuto, non io ti ho macinato, oe/oìj'ce ê.ç xtrlpocvov Êípor),ovld),),ú óíì,),oç êuroeú¡oe rorûror raù five1xé ¡tot: ê1ó &veúrroç ë9ø1ov >. Cfr.
non io ti ho impastato, non io ti ho messo al forno, ma un alffo; Eislet, op. cit., pp. 214 sg. Tuttavia lo Eisler si limita a riportare soltanto la formula rituale
di discolpa, se¡za ttilizzare gli alri dati del passo di Epifanio.
senza colpa io ho mangiato>.10o Tútavia lo Eisler non ricavò da 101
< Auò dvú1xr¡ øútoùç peccllotivcru elg 1òptov ii el6 9øor¡).ícr i) elç xpulz¡v ii el6 ctúXuv i) elç
ì,úpvor, ivor xaí aúroi ûeprorlior xci xo¡.r.õor>>.
102
<<eT, rcç r9epffel, rÞplor)f¡oeter, oütoç Éôv elç p¡Xevl¡v oi,ov Bú),),r¡ (come quando si butta
ee Evans, Tbe Pal¿ce of Minos, vol, r, p. 16r, fig. r16; Id.,
Tree and Pilltr Calt, p. t77,
nel fotno laÍaúna impastata per cuocere il pane) B).r¡r)r¡oetot xal aótòç, il guodoeç guoeùficetcrt,
fig. 53; Nilsson, Tbe Miøoaø-Mycenaean Religiox and its Suraiuals fu Greek Religioø (tg¡o) pp.
i\ òrtípaç &ptov ônt4ûl¡ocrtcr >>.
237 sg. (cfu. p. 243, dove è detto che I'anello di Micene mosra i due aspetti polari del culto r0r <<àrù toúto ù,*etpeao;' aúrouç íp1ov norfloocur>. Cfr. Theod., Haer.
della natura, e cioè < joyous excitement and mournful lamentation>>); Ch. Picard, Les rcligions fab. conp. a, z6: <<'Ov
ôì¡ Xdplv ol xa).orí¡revol cé),erou æep' eútoîç, oüte &ptov xì,ôrolv, orSte l,úXavov tépvouotv, &tr),ú xai
prébelléniqaes (1948) pp. r47 sg. Naturalmente la scena dell'anello aureo di Micene è stata anche
roÍç tcrõra òpriouv, ri6 ¡laugóvotç rpogcrvõç èæa(povrar' èo8{ouol òÈ ö¡roç rù repvópeva xel rú xló¡reva >.
dive¡samente interpretata, ma la interpretazione più aderente ci sembta quella che abbiamo
Lo stesso tema in Agost., c. Faust. 5, 6: < Neque enim Christus vobis praecepít ut herbam non
indicata nel testo, nella quale concordano il Nilsson e il Picard.
100 evelletis ne homicidium perpetretis >; 6, 4: < Dicitis enim dolorem sentire fructum cum de arbore
Epiphan., Haer.6z,28, (Ho11, vol. 3, p. 6z): <<oij.ce oe È1ò êùeproc/oíhe'i),eaq. oiíre ëùLrgø
catpitut, sentire cum conciditur, cum teritur, cum coquitur, cum manducaturr>.
249
DEL DOLORE
cAPIToLo s¡31o LA MESSE
248
ererzione agricolr-del raccolto è una situ¿'
storicità åella situazione umana sino al
apprende se stesso come procuratore di
stesso si Pone di fronte al Pro-
raccolto e all'esPerienza di una
ra l'uomo Può convettire in un¿
re>> e il <<Íat torn.ate> se-
ressivamente restringendo,
che <<Passa da sé,.senza e
contro l'uomo>>. Ma questo restr
tarsi signifi-
.""" .lt. comincia a "änir meno 1
stessa possi-

bilità di esistetecome prese nza o-


ar passare>
del raccogliere la pianta
il;ä;;i;;. ,..ondo 1^ coerenzatecnica immediatamente nel- è tentati di intetPretare come
utile, la stessa pr.r.t'u comincia a passâre
la siiuazion.. u p.'ãã'i in .''u sì11i;;;l,1;:l;ïît,ffi:ä: ve orâ il suo esatto significato

cco si ritrova l'atto del racco-


-
trapassare nella Pianta raccolta'
n un'assoluta identità di destino'
ene dal Íate' On i nessi mitico-
, azione del raccolto nella religio-
sità agrariadel mondo antico iostituiscono alffettanti modelli tec-
;ä;ili.;Ãà,,o il.i*r'i" di alie ll;U,#:;Ïlä3i
raccolto
del lavo
l'orizzo
Precedentemente
esta costruzione tecnica' e com-
onamento'
tma che erra per le messi> costitui-
il primo fondamental e orizzonte tlil'alie-
sce 'uppttitntuti::l:
gnalat a, e quindi
nazione irr erativa;;;;î.;;, ã, .onf igrilur a e s e

dine vegetale compiuta attraverso


a in un"covone simbolico mietuto
der Finnen und det Esten nit elttsprechen'
rOt VRantasalo , Der Acleetbau in Votlsslule r919-25) p. 5r.
cr*îr*"íríri;hen:i.\. c., i. > (Sortalava-Helsinki
den Gebraøcben a*
DEL DoLoRE 25r
25o CAPITOLO g¡g¡O
tA MESSE

da un simbolico mietitore, che


del misfatto>. Il pianto rituale
primo o dell'ultimo covone ha i
il misfatto: si piange la morte vi
se)> non fosse stato I'agricoltor
Soffermiamoci sulla tecnica che assegna a17'ultirno covone e alf'ul-
timo mietitore un significato mitico-rituale. Qui I'ultimo mietitore
- o legatore - assorge a operatore simbolico che concentra su di
sé il rischio che altrimenti avrebbe gravato su tutti gli operatori
rcali, panlizzando I'operazíone agricola nel suo caÍattere di tec-
nica profana. Questo operatore simbolico consuma, come si è detto,
il rischio di tutti: non solo ha, ma â I'ultimo covone, cíoè il nume
dei cerealí che ne forma l'orízzonte mitico: egli confonde il suo
proprio destino con quello del nume, <(trapassa nel covone>>, è orrnai
<<immerso nel gtano>>, secondo un rapporto di identifícazione che
è reso anche esteriormente sensibile mercé del legamento nel covone
stesso. Quel volto umano fermato nel suo alienarsi che è <il pneuma
errante per le messi> traspare ora in modo materiale dieffo il velario
di spighe del fantoccio animato, oppure sporge dal manto vege-
tale. In virtù di questa apparecchiatura tecnica destorificatrice ha
luogo una mietitura <(protetta)>: anzi, nel caso dell'elemento ago-
nistico che si introduce per la determinazione dell'ultimo mieti-
torc,l'apparecchiatura tecnica in quistione consente una più rapida
esecuzione del lavoro, poiché ha come conseguenza un generale
affrettarsi dei mietitoti al fine di non soggiacere al destino riser-
bato a chi falcia I'ultimo covone.
L'operatore simbolico che concenra su di sé - sul piano meta-
storico mitico rituale che è il risultato della destorificazione - il
rischio e la colpa della violenza recata al nume dei cereali aprela
possibilità di un ulteriore sviluppo tecnico per la protezione del-
l'operazîone agricola della mietitura: su dí lui, infatti, è possibile
esercitare la vendetta úpatattice. La formula <<non io sono stato,
ma un altro> ha íl vantaggio tecníco di petmettere I'operazione
colpevole punendo però quest'altro: nel caso specifico il vantag-
gio è di mietere conte se non fossero tutti i mietitori afarlo, e con-
sente di vendicare il misfatto corne se uno solo lo avesse perpe-
trato. La scelta deglí operatori simbolici fra gli operatori reali 106 Salmo 8o, r3.
107 Anth. pÃ. í, r'Su questo punto può vedersi Eisler, op' cit', p' 2)2' n' 4'
dell'operazione agricola non costituisce però l'unica possíbílità tec-
2j2 CAPITOLO Sf,51q LA MESSE DEL DOLORE 2j)

fossa durantele Thesmophoria. Analogamente, Osiride, Adone s L'istituzione di responsabili animali delle passioni vegerali íntro-
Attis uccisi åalmaiale appartengono ierogeneticamente alla stessa duce nella mietitura dei cereali una complicazione operativa che
sfera di connessioni.tot In tal guisa la formula uictimae numinibus ha ttttavia la sua propria coerenza tecnica ed assolve una funzione
per contrarietatem i.nntolabantur apparre come uno sviluppo tecni- orotettíva definita. Come risulta dai dati folklorici euromedirer-
co del tutto trasparente della formula destorificarice riferita du ian.i pt...dentemente ricordati, I'operazione della mietitura
Epífanio.'oe assume l'andamento di una pütita di cacc eguita
per entro un mascheramento tecnico, una in cui
iútto accade come se non si ffattasse di mie la cac-
cia all'animale connesso con la passione dei cereali: da questo
rnascheramento risulta un'efficacía protettiva sull'operazione stessa,
che intanto, attraverso Ia mediazione dí questa pia fraus, rísulta
libenta dai rischi di crisi furelativache la minaccerebbero se fosse
consac¡ato sull'altare di Zeus, e sono quindi avviati verso l'altare alcuni tori sazi, e che quindi
non dovrebbero avere nessuno stimolo davanti al cereale. I1 toro che divora l'orzo è ucciso
dal sacerdote, che successivamente fugge appena compiuto I'atto, come farebbe un assassino.
L'arcont iudizio cerimoniale per il misfatt
giudizio ipanti al sacrificio. Gli idrofori sp
che ha a 'accetta utiltzzata nel sac¡ificio è
gettaLt^ in mare: solo ora i partecipanti possono cibarsi delle catni del toro, e a conclusione dei cereali, ma <<lo diventa>>, in una identificazione di colpe e di
è simulata la resurrezione della bestia immolata, ricucendo la sua pelle dopo averla imbottita
di fieno, e aggiogando il simulacro all' aratro, La concezione di colpe e delitti di animali condu- destiní che può giungere sino al punto di imitare, come abbiamo
ceva ín Grecia alla celebrazione di tegolari processi giudiziari contro di essi (Arist., Const. Atb,, visto, il comportamento dell'animale mitico. Qui i rapporti prece-
57; PIat., leg, g, 8lr). Archil., fr. 84, dice di Zeus: <ool )>,
dentemente studiati si riproducono esattamente anche nellì tec-
Sulla quistione della üBpuç e dei misfatti degli animali e sui to
di essi è da vedere Eisler, op, cit., pp. 249, n. 5 e 296 sg., ca nica dei responsabili simbolici animali, ma con la diÍf.ercnza che
cristiana (Gregorio Nisseno) che ha reso definitivo iI concetto dell'irresponsabilità motale e I'inserzione dell'animale fra mietitore e nume ucciso offre l'op-
della non perseguibilità giurídica del mondo animale.
roe Com'è noto I'identificazione dell'ultimo covone con I'animale dei cereali è ticondotta portunità di spostare sull'animale stesso le forme più radicali deÍa
d¿lF Comandtbe\Y/ill,vol. t,pp. )o4sg. all'associazionerealefrailcampo vendetta riparutúce, cioè I'uccisione.
delle che un tempo, quando i campi erano seîz^ difese, Iiberamente vi etta-
vano è ricondotta anche, dallo studioso inglese, al fatto che determinati ani-

ma anche per noi qualche cosa di Più,


tranne chJ si trat , o tutt'al più di una
stolidezza che ha inctedibile catena di

erisorge in Oro, il quale non appare tanto come il nuovo re quanto


piuttosto come lo stesso vecchio re che nel suo legittimo *...r-
254 CAprToLo SESTO DEL DoLoRE 255
LA MEsSE

sore ha vinto la morte. Tuttavi Lino ucciso dalle frecce di Apollo o sbtanato dai cani accenna
divino è ricalcata sui momenti de e di responsabili simbolici della
dei ceteali, e presenta quindí una Itare la storicità dell'operazione
rispondenti momenti della passi postamento della colpa sull'oriz-
agricoli del raccolto e della reb rida estate, che è appunto I'epo-
della trebbiatura dell'o rzo, avv al Secondo lo Eisler la festa ù,pvêq
mento del Sethe e di alcune risol i cani per vendicare Lino - sa-
secondo l'interptetazione del Gaster: rebbe damettere in rappotto con la espressione góvouç &pveioùør,
:
lCapri e asini irrompono.nell'aia per trebbiare.l'orzo mediante calpestio). lsnegarc misfatti (Eur., lon., toz6) e avrebbe quindi il significato
Ono (rivolto al seguito di Set); Non bøttete rnio padre! di un rituale di degenerazione del misfatto umano del raccolto,
(Osiridevienebattuto. Il nume è smembrato. Orobattea suavolta
riversandone t:utta la colpa sull'ardore del sole durante i giorni della
coloro che battono Osiride, scacciando a colpi di frusta gli animali chÀ
calpestano I'orzo sull'aia).
i
canicola, e uccidendo cani per vendetta di ripanzione.lll Un
Ono (rivolgendosi ad Osiride, cioè all'orzo che lo rappresenta): Ecco, guarda: anr.logo rapporto è forse rinracciabile nel poema canaîeo diBa'al.
io batto coloro che ti hanno battato! Lo sfondo esistenziale di questo poema è l'anno agricolo siro-
(L'orzo trebbiato viene caricato sul dorso di asini per essere awiato aJ,magazztno: palestinese, caratterizzato da due stagioni fondamentali, quella pio-
sul piano mitico ciò significa Osiride che è portato via dal seguito di SeÐ. iosa dalla fine di settembre al principio di maggio e quella secca
Ono (a Osiride): Il ueleno d.i Set non sarà møi pi.ù spørso su di telrro dal principio di maggio allafine di settembte. Il pericolo per l'agri-
La scena, com'è evidente, rappresenta una duplicità di valenze: coltura e per le messi è dunque rappresentato dalle píogge ecces-
in un'unica azione dtammatica e per enffo uno stesso simbolo sive e fuori tempo o dalla siccità prolungata, come anche dal rapido
mítico viene rappresentata la passione del re divino e quella vege- sciogliersi primaverile delle nevi montane seguite dal rovinoso in-
tale del nume dei cereali. Ora se consideríamo la scena nella sua grossarsi dei fíumi."' Il poema diBa'al rispecchia sul piano mi-
tico I'ordine drammatico delle relativef.orze cosmiche: Ba'al è I'ofiz-
valenzapiù propriamente agtaria, si presenta innanzitutto il paral-
zonte mitico della giusta pioggia nella stagione che le spetta, e si
lelo fra il mietete come smembrare Demetra e íl trebbiare
presenta pertanto come un nume con nette valenze meteoriche;
come smembrare Osiride: in entrambi i casi I'operazione
Yam è il nume delle acque terresri e sotterranee e del mare aperto;
agricola riceve orizzonte mitico nella rappresentazione di una vio-
Möt è íl nume della temibile estate, della siccità inaridente, degli
Ienza recata al nume. In particolare nella scena della rebbiatura
inferi e della morte:l'inigazione come potenzàumana di control-
dell'orzo del papiro drammatico del Ramesseo il trebbiare viene
larela sfera delle acque terrestri ha il suo orizzonte mitico in Asthar,
mascherato (o <destorificato>) attfavefso un <(come se>> tecnico-
che però non ha sovranità su nessun periodo dell'anno, e di cui
teligioso: la trebbiatura dell'orzo è la passione di Osiride, tutta- il poema narra come El abbia respinto ogni pretesa, ribadendone
via coloro che tecano violenza al nume non sono gli uomini, ma lo stato di minorità.tt' Nel quadro di questo dramma dell'ordine
gli animali (sul piano mitico: il seguito di Set) utilizzati nella tec- cosmico mova posto <il più antico esempio di rituale agrario del-
nica della trebbiatura mediante calpestio animale: questi opera- I'ultimo covone>>,11a la uccisione di Möt dapatte di'Anat: <<Essa
tori simbolici, su cui è stata spostata la colpa, vengono a lor volta affena il divino Möt, con la falce lo miete, con un vaglio lo vaglia,
puniti dal vendicatote Oro, che esibisce a Osiride la propria azione nel fuoco lo brucia, in una macinalo macina, sui campi 1o disperde
riparatrice: <<Ecco, guarda: io batto coloro che ti hanno battuto>.
111
Eisler, op. cit., p. 255 n. 3.
rr2 Dalman, op. cit., vol,. r, 2, p, )o7.
110
K. Sethe, Dmmmatische Texæ za al*igtptiscben Mysøinspieleø (I-tpsia r9z8) pp. t)4 sg1.i 11r
Gaster, op. cit., pp. rt5-29.
Gaster, op. cit., pp.3,88 sg.; cfr. pp. 52 sg. 114
Cfr. p. 276, nota 43.
\

256 cAPIToLo sESÌ,e DEL DOLORE 257


LA MESSE

Osiride, eseguendo su essi la vendetta riparatrice' L'istituzione


di responsabili animali delle passioni vegetali come tecnica di desto-
rificazione del raccolto alÍine di liberare l'operazione agricola dal
rischio di una irrelztiva crisi paralizzatrice trova interessanti appli-
cazioni nella vendemmia. La tradizione ci ha conservato notizia
di una festa attica della vendemmia chiamata Askolia (la festa del-
I'otre), durante la quale si saltellava a gata con un piede solo su rivato dalfatto che durante la festa del raccolto i cori lamentavano
un otre rígonfio di atía, deridendo chi cadeva.t'6 La danza appare
anche in altre feste (Choe e Aiora), e diventò più tardi :una danza
intorno all'otre. La ttadizione accenna concordemente, come aition
della costumanza allapunizione di un misfatto animale: il capro ave-
va brucato la vite e perciò fu ucciso, e successivamente sulla sua stare su tesponsabili animali la üpprç del raccolto i slcta sirnulatio
pelle tigonf ia d'aúa ttamútata in offe, veniva eseguita lada¡za.\11 in vírtù della quale la umana vendemmia era eseguita ((come se)>
La vicenda è messa anche in connessione con la leggenda del vi- fosse un brucare di capri o di altri anîmalí dannosi allavite.t"
gnaiuolo Icario, eponimo del demos dilcaria e diffusore della col-
tivazione della vite avuta in dono da Dioniso, cosl come Tritto- l1e Eisler, op. cit., pp. z64sgg. e 276.
120
lemo diffuse la coltivazione dei cereali insegnatagli da Demetra: Ibid.., p. 276.
t2t Ibid., p. z5z. Lo Eisler tenta di interptetare come rituali di denegazione le leggende
avendo il capro brucato la vite e danneggiato la vigna Icario per di Erigone (p. 276) e di Orfeo ucciso con atnesi agricoli (pp. ,4, sg.; cfr. p. 343: <<L'uccisione
ira lo uccíse, inducendo i suoi compagni a danzare intorno alla pelle o anche il maltrattamento della víttima umana con tali arnesi è da considetare come un puro
e semplice rito dí compensazíone esercitato sul preteso colpevole... rito di compensazione
rigonfia a modo di otre.11s Ora Eisler mise in rilievo come questa mediante il quale il contadino vuole stornate da sé l'ira della segale, del lino e símili>). Lo
danza che la tradizione ciha ttamandato come una rappresenta- Eisler accenna inoltre ad un'altra forma di denegazione e di spostamento della colpa della vio-
zione a carattete meramente agonistico, si collegava in origine a Ienza recata al nume della vegetazione mediante 1e operazioni agricole:
di denegare e rimuovere gli zrepi tpog{6 riòrxí¡¡rcttø, e di discolparsi da e
mente ovviâ la scusa che il misfatto del maltrattamento e dello sbraname
11t Per lo stato della quistione cfr. Gaster, op, cit., p' tz4. commesso in stato di et:t:rezza o di licantropia, e che perciò colo¡o che avevano effettuato il
116 Schol. Aristoph, Plut., rrzg; Suida, s. v. ra ali o ptetese di ebrietà non potevano essere dichiatati responsabili>
117
Verg., Gcorg. 2,38r sgg.: Poryh., d'e abst z, to. (p o della leggenda di Licurgo). Queste e altre suggestioni dello Eislet
118 Eraihost., op Hys o*i. t,4. Su Ikarios vedi in patticolare M. Nilsson, Die Antheste'
m pattrcolzreggiata, e un'ulteriore verifica: che petò noi qui ci troviamo
úenunddieAiot4ÈranosJahrbuch,vol.r5(r9r5),rist.inOpuscoltSelecta(Lundry5t)p úr' di {ronte a un ctiterio ermeneutico fecondo di risultati, non pat dubbio.
2jg CAPITOLo DEL DoLoRE 259
SESTO LA
MEssE

fragio'
7'operazione agîicola del raccolto, sul grande vuoto vegetale che
il raccogliere lascia dietro di sé e che si protrafià - esposto a tutti
gli incidenti e le incertezze della storia agricola - sino alla nuova
germinazione e al nuovo raccolto. La destorificazione protettrice
del raccolto non si esaurisce pertanto nelle varie forme del <<non
sono stato io>, poiché chiunque sia stato 1'operatore del misfatto
e quale che sia la vendetta riparatrice, resta comunque il fatto della
ptoffatta scomparsa del bene vegetale, cioè una prospettiva sto-
rica ed esistenziale il cui pieno riconoscimento rischia ancora una
volta di sommergere nell'amplissima sfera delle sue possibilità
avverse all'uomo il modestissimo otizzonte operativo che cade sotto
il controllo umano. Alle tecniche di occultamento delle responsa-
bilità umane (operare <(come se)> non fosse l'uomo ad operare) si
innestano pertanto quelle inditizzate a cancellare o a variamente
attenuare il vuoto vegetale che si manifesta con I'appropúazione
e 1'avvio alla consumazione del bene economico vegetale. Si ffatta
cioè di operare <(come se> il risultato dell'opera fosse apparente,
e il non esseÍe che si manifesta fosse, sul piano metastorico, (giàr,
reintegrato nell'essere. Su questo píano metastorico di comodo il 122
Quando il Líungman, op, cit., p. r89, ossetva che <in Fenicia e in Egitto non si è avuta
nuovo ciclo esistenziale che dovrà essere percorso è <già> stato esatta coscienzâ se si ttattava di un sactificio per rinnovare la forza del nume della vegeta-
zione, o di un sactificio di vendetta per vendicare 1'assassinio del nume stessor>, sembta attri-
percorso in modo esemplare: in questa prospettiva il covone rítuale buite ad una sorta di confusíone fra disparate e gratuite immaginazioni ciò che in tealtà, nella
muta di segno, diventa il simbolo dí una permanenza o di un presente ricosffuzione ietogenetica, si manifesta come sviluppo di una stessa coerenzâ tecnica
ritorno: il sacrificio di vendetta si tramuta in sacrificio di rinno- con divetse valenze protettive.
E DECÂDENZA DEL PIANTO ANTICO z6t
GßANDEZZL

7.
Gnndezza e decadenza del Pianto Antico

t.Il Pianto Diuino come modello


Senzadubbio per i pastori e per i contadini della tenuta di Gere-
meas che eseguirono questa pantomima davanti al Brescíani si sarà
Nella prefazíone alla sua opera Dei costunti di Sardegnø compo-
con ogni probabilità ffattato di un semplice divertimento in onore
rati con gli antichissirni popoli orientali Antonio Bresciani si indu-
dell'ospite: ttttavia il significato oríginario della vicenda mimica
gia nella descrizione dí una singolarissima danza dí pastori cui egli
accefina molto lontano. Intanto noi riffoviamo una danza molto
stesso ebbe occasione di assistere. Riportiamo per esteso il passo
simíle nel folklore funerario. Un tempo in \X/estfalia durante i fune-
data la sua notevole importanza documentaÅa. rc\i una persona si collocava al centro della stanza mortuaria, e
Visitando io la tenuta di Geremas, luogo solitario ed ermo in sul mare, ivi rnentre i presenti danzavano si lasciava cadere a tefta simulando
convennero da ogni banda pastori e vaccai di que' monti colà intorno, e la rigidità della morte. A questo punto seguiva il lamento funebre
agricoltori di Pirris e di Quatu. A' quali avendo io fatto festa d'una cena,
godutoli veder bere e mangiare secondo lor modi paesani, come la giocon- e il bacio rituale al finto morto: se chi ne sostenevale parti era
e
dità del vino dié lorobúdanza e caldezza di spiriti, si fur rizzati a sedere, un uomo, le donne si recavano a turno abaciarlo, se era donna
e presisi per mano alla mescolata giovani e vecchi, misero una lor danza a l'atto spettava agli uomini. Esaurita la cerimonia deibaci veniva
suono della lionedda, Il cerchio era grande: e il sonatore delle tibie impose eseguito un ballo tondo finché il finto morto al centro del cerchio
wa cadenza che li fé darc in certi passetti brevi e presti, i quali faceanli si rialzava, mescolandosi alle danze.t Inoltre è da osservare che
roteare quasi a rimbalzo. Tremavan tutti nella persona... ed il tremolio una danza <<saltellante>> è caratteristica del cordoglio rituale e della
or era lieve a guisa diribrezzo, e tal volta gagliardo da un certo come fre-
mere. I volti erano seri e scuri, gli occhi tetra, e il capo quando levato, lamentazione. Nel suo commentario al poema di Aqhat il Gaster
e quando chino e col mento in seno. Segni ^ di tristezza chiusa in fondo al ha recentemente osseÍvato che in accadico ra-qu-ud-du è termine
cuore. E intanto la lionedda suonava un gemito rauco e lamentoso, e talora per indicare il lamentatore professionale: ora nell'ebraico biblico
sì fievole che pareva spento; sinché a mano a mano iva sollevandosi in uno r-q-d significa <<saltare>> e questo è anche il significato dell'acca-
strepito intronato e fondo, come di vento nella foresta. Allora fu il girare diano raqadu e del\' arabo r-q-s e r-q-z. In arabico ed in sitiaco le voci
più awivato, ché passò ben presto a concitazione; ed ecco un giovinetto
corrispondenti raqsøth e ruarqodeta denotano un modo speciale di
scagliarsi improwiso nel mezzo del cerchio, ed ivi contendersi, divincolarsi,
balenare e cadere tutto lungo in terra: e i danzatoti battere il suolo rinfor- saltellare o di danza saltellante eseguita nel corso dei funerali.r Se
z^ti, e tîa;gittar le braccia, e percuotersi con le proprie mani e colle mani
de' compagni la fronte; attorno al caduto s'inginocchiano, s'accerchiano, 1 Bresciani, Dei costumi di Sardegna conpøM.ti con gli attichissimi popoli orientali, pp. )ofl-)otr.
s'ingroppano, fan viluppo; indi si sbaragliano, s'attraversano, si confondono 2 Ranke, op. cit., pp. z94sg.
con simulata baruÍfa a legge, e colla maggior gtazia che mai, dando mostra I Gaster, op. cit., pp. 3o6 sg.
CAPTTOLO SETTIMO G&LNDEZZ/^
E DECADENZA DEL PIANTo ANTIco t63
262

lewnziava nel modo più perentorio la irrevocabilità del passare,


cíoè la sfera del morire delle petsone storiche. Questa modalità del-

fta pàrte la pantomima descritta dal Bresciani accenna visibilmente lartorte era esposta più di tutte le altre aI <<non c'è nulla da fare>
alla morte e alla risurrezione di un giovinetto, al compianto e al della crisi, ed era pertanto più di tutte bisognosa di protezione: ciò
giubilo: e già il Brescíani pensava al compianto e al tripudio delle avvenne nel mondo antico, come abbiamo visto, mediante tecniche
feste Adonie.ó Tutto ciò pone il problema del nesso che lega nel rnitico-rituali quali il passaggio del morto dalfa condizione di <<cada-
vere vivente>> a quella di morto nel regno dei morti, o la Åtualiz-
mondo antico i rituali funerari per la morte di persone stotiche
zazione del planctus nel lamento funebre, o del futore nell'agoni-
e i rituali agraÅ comelativi alla scomparca e alfa reintegrazione d¡
srno, o dell'erotismo nelle esibizioni oscene e nei giuochi lascivi,
un nume. Per intendere questo nesso nel suo significato tecnico
o della sitofobia nei digiuni e nelle astinenze rituali, o della buli-
occorre rifarsi ai risultati del precedente capitolo. Se trascendete
mia nei banchetti funebri. Ma avvenne anche mediante una riso-
ciò che passa senza e contro I'uomo significa farlo passare mediante
ltzione più radicale e cioè con la integrazione della morte indivi-
l'uomo, cioè nel valore dell'opera rtmafia, e se ciò che definisce
duale col suo scomparire senza ritotno nel sistema di destorificazio-
la vita culturale è il suo farsi procuratrice di motte al naturale
ne mitico-rituale che era stato costruito per attenuare o cancellare
morire, ben si comprende come le civiltà agricole del mondo antico
la storica realtà dello scomparire vegetale. Si stabilì così un orga-
plasmarono la loro espetienza religiosa della morte innanzi tutto
nico rapporto Íra rituali funerari e rituali agrari: non soltanto sia
ã fondam.ntalmente nell'ambito dei lavori dell'anno agricolo, e
negli uni che negli altri ritroviamo lamentazioni e digiuni, purifica-
in particolate nell'ambito del momento ctitico del raccogliere come
zioni e sacrifici, agoni ed etotismo, orgiasmo e alTegria e banchetti,
mietere e come vendemmiare: qui ínfatti insorgeva con partico-
ma il cerimoniale funebre si colmava di simboli vegetali e il cerimo-
lare acttezza il conflitto f.ralapoteîza reale della morte naturale
ntale agraÅo racchiudeva bene spesso unavalenza di festa dei morti.
e la potenza rcale della regola umana della morte. A protezione
In Egitto all'epoca della diciottesima dinastia si deponeva nelle
tecnica del ciclo dei lavori agricoli, e del loro epilogo nel raccolto,
tombe uno strato di terra disposto sopra un fondo di tela a contor-
no ritagliato in figura di Osiride, onde poi, germinati i semi e cre-
sciuta la messe, il morto (che era al tempo stesso un Osiride) veniva
integrato nel ciclo vegetale del nume. In Mesopotamia Dumuzi
risale dagli inferi col suo corteo di lamentatori, di lamentarici e
di flautisti: ma åagls,inferi nel giorno del suo ritorno sulla terra tor-
nano anche i morti a respírare I'incenso, e l'annuo compianto per
il nume della vegetazione fu anche una festa deí morti. In Grecia
le Anthesteria e in Roma Ia praefati,o delle cetimonie primaverili
Möt ritorna aBa'al dopo la vendetta che 'Anat esercita su Möt;
con le Parcntalia e le Lemuria accennano allo stesso rapporto.T
a Ibid., p. 3o7. ? Sulla connessione tra feste agratie e titorno dei morti (che con ogni ptobabilità risale
5 Ibid., pp. 7o6 sg. alle civiltà coltivatrici pirÌ primitive) cfr. Gaster, op. cit., pp. z8sg.
6 Bresciani, op. cit,, p. xxrlr.
264 CApIToLo
SET,IU\4O

tivo sviluppo ierogenetico è problema che esula dai limiti della


nostra ricerca: sarà tuttavía opportuno accennare adrna connes-
sione alla quale non è stato dato sinora il dovuto rilievo. Si uatta
della presenza del re sui campi al momento del taccolto, a riaffer- zione successivamente connesso con la regalità.t1
mazione della sua signoria sugli alimenti e con ovvie funzioni di In questo fondamentale quadro di destorificazione della morte
sorveglianza. Nella scena della mietitura nel té¡revoç Baor,).í¡rov che noi dobbiamo ora considerare il pianto rituale nel mondo antico
è nfÍigrrata sullo scudo di Achille noi vediamo íl re che assiste nelle sue forme di lamento funebre per la morte di persone storiche,
ai lavori, muto, in piedi, con 1o scettro in mano, il cuore riboc- di pianto rituale pet la scomparsa del nume della vegetazione e
cante di gioîa:' e il Moret ha messo in evidenza come scene ana- dinarrazione mitica che pone in illo tenzpore un pianto esemplare
per una esemplare morte divina. Un testo famoso, conosciuto sotto
loghe si ritrovano nelle tavolette egiziane, come per esempio nella
il nome dt Larnentazioni di Iside e di Nephthys ci consente di raggiun-
scena di lavori agricoli nffiguati nell'ipogeo di Nakhti, dove íl
gere il più alto e complesso livello ierogenetico del pianto antico. Sí
padrone della tomba è presente assiso sotto un chiosco, rallegran-
ftatta diun testo religioso in scrittura ieratica, del periodo tolemai-
dosi in cuor suo della vista.' D'altra pattela discendenza regia di
co, facente parte del libro dei morti di una donna a nome Tentruty,
Lityerses, Maneros e Bofmos, sembrano accennare ad una con-
Íiglia di Tekhao, soprannominata Petsis. Nel preambolo si legge:
nessione fra passione vegetale e passione regale: connessione che
tempio di Osi-
trova una ultima eco nei relitti folklorici euromediterranei in cui rno del quarto
il padrone, o il fattore o la fattoressa assumono su di loro la pas- che appartiene
síone del grano in occasione del rituale dell'ultimo covone della ermando il suo
mietitura o della trebbiatura.D'alftaparte in diversi momenti della corpo, rallegrando il suo ka, dando respiro al naso di colui la cui gola è op-

J. Vandiet, Lø religion égyptienae (tsCS) pp. t83 sgg., zoz sg.


10
I Il. ß, 556 sg. 11 Si
veda in proposito A. H. Gardiner, J. egypt. Atcheol., vol. z, rzz (r915) e R. \X/eill,
e A. Moret, Rois et dieux d'Egypte (r9rr) pp. 259 sg. 8u11. Inst. franç. Atcheol. otient., vol. 47, 14 ft948\.
266 cAPrToLo E DECADENZA DEL PTANTO ANTICO 261
sETTtMo
GßAñDELLL
do felice il e e di Nephthys, collocandô rì- questo lamento illumina la sin-
appartiene dando vita, stabilità.e b.n"-*Jil,,3l
to in questione. Si ftattainÍatti,
ty, figlia di annominata.persis. E p..firì.iií
eseguono, (per) gli dèi. "'e Þer ne per una pefsona storica defi-
iglia di Tekhao, soprannominata
Seguono i brani della lamentazione, alternativamerìte re^. Osiride, ed il testo del lamento
da du"e s acerdores se che so srengá"o l| p: ;i;;.Ë^ãi i råit
Nephthys: ^;t, ii llo che le due dee recitano ritual-
el quarto mese dell'inondazione,
ak, quando aveva luogo la semina
elle acque del Nilo. Dal pream-
di Iside e di Neph-
^mentazioni
stabilità e benessere all'Osiride
vivare il mitico Osiride durante
le cerimonie del quarto mese dell'inondazione, ma anche <<a collo-
carcOro sul suo trono che appartiene a suo padre>>, cíoè ad assi-
clrrzlre stabilità e continuità alla monatchia divina, al di là del
destíno di invecchiamento e di morte che colpisce i re al pari di
rutte le persone stotiche. D'altrapantelalamentazione si apre con
i7rcma, successívamente più volte rinnovato, del ritorno: <<Torna
a casal)>, e si chiude con una rcintegtazione nei cicli cosmici di
quanto ha patito o può patire la morte: Osiride torna come sole,
come luna, come Orione, come datore di vita che nutre uomini
e dèi, rettili e quadrupedi, come ritmo periodico delle acque del
Nilo che <<al7a stagione giusta>> torna dal suo ritiro, spandendo I'ac-
qua della sua anima e prodigando il pane del suo essere. Si ha qui
un gigantesco simbolo di destorificazione mitica che risolve nel-
l'eterno ritorno in illo ternpore lo storico non tornare di ciò che
passa, il vuoto di essere che ffavaglia ogni permanenza e che alla
{ine appare proprio come un orrendo vuoto che si rischia di non
poter oltrepassare. In questo simbolo polivalente che cancella la
morte del re e la scomparsa della vegetazione nel mito di una suc-
cessione esemplare già avvenuta e di una già avvenuta esemplare
úapparizione della vegetazione, anche il vuoto lasciato dalla morte
di Tentruty , Íiglia di Tekhao, soprannominata Persis, è colmato
per sempre: e la stessa lamentazione che vale per Osiride nume
vegetale e re divino vale anche per lei, e Iside e Nephthys ripe-

j37 sgg.(tgtò. Cft. J. de Horrack, Les lamentøtions d.'Isis et de Nephthys (Parigi r9o6); e in
12 J. de Horrack, CEuures (Parigi tsoz) pp. 33 sgg. Si veda anche C. I. Bleeker, Isis and Nephthys
R. O. Faulkner, The Lameøtations of Isis and Nepbtbys, <Mélanges Maspéro> vol. r, øs wailing, Numen (1958).
268 cAPrToLo sETTtMo E DECADENZA DEL PIANTO ANTIco .69
Gßt¡NDEZzl

e il vuoto del trono furono colmati da uno stesso pianto al quale


faceva da oúzzonte uno stesso mito di morte di cordoglio e di rein-
rcgrazione. T,,tttavia questo rapporto, anche se non esplicito, aleggia
sorella che tu
amavi sulla terra e sebbene non amavi alffi che r¡s, sututte le civiltà religíose del mondo antico. Il mesopotamico
o fratello, o fratello...>> E anche il mito dell'integrazione nell,e- Tamttz era, al pari di Osiríde, un nume che pativa la morte: e le
terno ritorno dei cicli natwali media e fa da tta;ma ad un allonta- annue Iamentazíoni per il nume dovevano con ogni probabilità
namento che al tempo stesso è una riappropriazione ideale, un con- essere impiegate durante il servizio funebre.ta La sffuttura dei
tinuare a vedere í1 caro volto in una memoriainterna che toglie lamenti destinatí aTamüz ricorda taloru così da vicíno il lamento
a pretesto e a sostegno il ritorno della luna, o del sole o di Orione per la morte di persone storiche che almeno in dati casi si è indotti
o delle acque del Nilo. Viene così compiuta la necess aÅa rinunzia a pensare aduna pura e sempJice trasposizione di lamentazioni ori-
all'impossibile materiale ritorno in carne e ossa e si risolve il <mai ginaúamente limitate al rito funerario. Si consideri per esempio
più> che forma il grande scandalo della morte e il remendo pun- questo lamento in forma di dialogo tra il coro e la madre che ha
giglione del lutto. Ci appare ora in tuttala sua tragica grandezza perduto il figlio:
quel carattere del rituale funerario egiziano per cui in ciascun con-
Coro'. O madre, o otbata, sei stata defta:udata dei figlí?
creto evento luttuoso <<ogni sposa diventava un'Iside, ogni figlio Madre: Il figlio, il generato da Anu (ancor ragazzo), me lo hanno portato via.
un Oro, ogni cognata una Nephthys, ogni amico un Anubis o un Coro: Ahi, sei stata defraudata dei figli?
Thot>>.1r Si può anzi díre di più: la destorificazione della morte Madre: Colui che è il Signore, Ununuzida (ancor ragazzo), me lo ha portato
dí Tenruty nel mitico destino di Osiride, e del cordoglio dei soprav- via.
Coro: Ahi, sei stata defraudata dei figli?
vissuti nella rituale iterazione di un esemplare cordoglio di pri Madre: L'eroe, il mio Damu, ancor tagazzo me lo hanno portato via.15
mordi dissolve i rapporti reali della concreta situazione luttuosa,
e li traspone in un <(come se>> che non rispetta né sesso, né età, Forme responsoriali di questo tipo in cui il díscorso è diviso fra
né effettivi legami di parentela. La Tentruty che realmente visse, lutto (o chi ne sostiene le parti) e il coro sono
la persona colpita da
e che poté avere in vita marito e figli, diventa nella morte un Osi-
ta Ibid.., p. zo7.
1r R. Pettazzoni, I nisteri ft924) p. t57 15 lVitzel, Tanttzliturgien, pp. 77 sgg.

11
cAPlrol-o sETTtMo E DECADENZA DEL PIANTO ANTICO
27o GßLNDEZzI 271

ben conosciute nel lamento funeb zia la sua nuova condizione e la


stereotipi sti ome prima>. Così in un lamento
in cordoglio isola s alent ina la Íiglia sopravvis-
tradizionali. e ne aspetterà pazientemente il
tazioneper Tamûz sembra la sem ni speranza sarà dileguata anche
reso da madre afiglio, con I'aiut adre morta risponde <<Non aspet-
parte quando un testo liturgico d ssun tempo, lné per anni né per
corso delle cerimonie destinate al secoli, I né per il male né per il bene>. Analogamente in un lamento
strappò i Íigli avranno rammem finebre della Russia settenrionale - nel quale è rappresentato il
e così pure - di eco in eco - le s rnornento del trapasso - la madre morente implora i figli di non
.6¡rmentarla con le loro assurde richieste che urtano .ontro iI Íato
fratellie così via: analogamente, come vedemmo nella sezione folk-
lorica, ogni singolo lamento funebre destinato a pefsone storiche inesorabile della morte incombente (cfr. pp. r4o sg.). Ora in Meso-
poteva e"ssere o.-ccasione del rinnovo del lamento anche per altre potumia un testo liturgico relativo alla passione del dio Lilluli
ríproduce nella sostanzala stessa struttura tecnica. La scena della
þ.rrot. precedentemente morte'16 Noi ora comprendiamo meglio
þerché ogni rito agrario dest
sa e al ritorno del rappresentazíone Åtuale rafÍigurala sorella di Lillu, Ia deaEgi-me,
nrr.. della veget l"ion ,uæ tendenza elettiva in atto di lamentarsi sul nume morto, che giace già nella tõmba.
a diventare unih. una vera e pr morti' Le cerirno' Egi-me supplica il fratello, in nome della madre Gasan-hurs agae dí
nie destinate alla morte e al rit della vegetazione altri parcntr divini, di <<alzarct dal luogo dove giace >>, cioè di resu-
erano altrettante occasioni per trattarc anche i ffapassi senza ritotno scitarc. Ma Lillu risponde anntnziando il carattere definitivo del
delle persone storiche: i morti vi tornavano anch'essi, ma pel entro suo nuovo stato e la impossibilità del tornare in vita <(come prima>>:

la protezione di una vicenda metastofica che li integrava in un desti- Per mio fratello levo il lamento, sempre di nuovo
Levo il lamento, un canto di dolore per Lillu,
no diuino che in illo tenpore avev^reintegrato il morite del nume,
Levo il lamento, una lamentazione pèr Lillu.
Il rapporto di struttuia e di funzione che lega insieme il lamento Ripet-o <sino a qu_ando?>, <rsino a quando?>>, ripeto sempre <<sino a quando?>>
frnebråïestinato a persone storiche e il pianto tituale destinato O Lillu,.tua madre ripete <sino ã quando?>-
alla scomparsa del ngme della vegetazione pfesenta anche un allo Tua madre Gasan-hursaga ripete osino a quando?>
aspetto interessante. Nella sezirne folklorica avemmo occasione síno a quando?>
di accennare a quel tipo di lamentazione funeraria in cui ha luogo pete <sino a quando?>>
quando? >
un dialogo fftti)io fra la persona colpita da lutto (o chi la rappre- a quando?>
senta) .þulc*o dei presenti (forie, in dati casi, il coto) che ndo? >
sostiene lã putt del mórto (oppure un dialogo fittiz-io in cui una uando? >>
stessa lamentarice sostiene enirumb. le parti)' Vedemmo anche ti posso affidarcT
come il fondamentale significato tecnico delle lamentazioni di que- affidarc?
tãtip" fosse quello di"indurte a poco a poco-nei sopravvissuti
in cordoglio la persuasione della itrevocabilità dell'evento luttuoso,

veda
16 Si Cairo (pp. t35 sgg.) e i {unerali di Laz-
(pp.
zaro Boia ttü*ì'iip^-l ¿ãi|'Iliadz in cúLe a'celle ito )>, <( estenuato >: appellativi che ben si atta_
lum.nt"no-in propri lutti (p' r9r nota 44; cfu tdatr re. Nel mito di Lillu una parte notevole ha Ia
ricavabili dalla legislazione funetaria, pp' 19r e 275 sg.). o di Tamû2.
272 CAPITOLO SETTTMO E DECADENZA DEL PIANTO ANTICO 27)
.&ANDEZZA

La sorella parla al fratello così:


O fratello mio, dal luogo dove riposi, alzati: tua madre si volge a te
Tua madre Gasan-hursaga, tua madre si volge verso di te
TJ signore, principe, il sacerdote supremo di Adab si volge verso di t.
-il
Assurki', il principe di Kes, si volge verso di te
Atu-tur, in lacrime, si volge verso di te

O Lillu tua madre nelle lacrime non Ia lasciare


Tua madre Gasan-hursaga nei lamenti non la lasciare
Egime in pena per te non la lasciare
Non farla gridarc, dal luogo dove riposi alzati!
O Lillu, non farla gridare, dal luogo dove riposi alzati!
I1 fratello risponde alla sorella:
Liberami, sorella mia, liberami
O Egi-me, liberami, o sorella mia, liberami
O sorella non mi r io non sono più.
O Egime, non mi io non sono pir). øzioni anche quando la efÍettiva ricerca non veniva píù dramma-
O madre mia Gas mo che abbia Ia dcamente eseguita, come nel caso di alcuni lamenti neogreci della
vista non sono più. Denisola salentina. Noi non abbiamo compiu-
Il luogo dove riposo è la polvere della terra: fua cattivi io riposo ia degh,antichi rituali funerari da pot esempio
Il mio sonno è angoscia: fra nemici io sto. di ricerca rituale del morto: ma g1à ne folk-
Sorella, non posso levarmi dal mio giaciglio.ls
lorica del costume sembra spiegabile solo come relítto di un costume
(a)E-mah: Tempio in Kes, città della Babilonia meridionale. (b) Adab, città della Babilonia antico. D'altra parte abbondano nelle antiche forme di vita reli-
meridionale, oggi Bismaja: sia a Kes che ad Adab vi erano templi dí Lillu. (c) Assurki: divínità
simile a Tamû2.
gíosa agraúa dati relativi
i e del nume scom-
þarso (ucciso, rapito) sia al enda mitica' Così
Lo schema è chiaro: alla domanda <<sino a quando?> (cioè sino Dioniso era cercato dalle a di Orcomerìo,1e
a quando resterai ímmobile nella tomba) e alla scongiurante richiesta Kore da Demetra in Eleusi'o e in Samotracia,2r Icario da Erigo-
<<alzati!>> il morto risponde di essere ormai morto e di non potersi ne," Adone da Afrodite,'r Osiride da Iside,ta Ba'al da'Anat,t'
levare dalla tomba mai più, proprio allo stesso modo che nel lamento
neogreco più sopra ricordato. Nel testo liturgico mesopotamico il le Plut., synp.8, poem,; cfr. Quaest. gr', 18.
Quaest.
motto prosegue raccomândando l'esecuzione degli obblighi rituali 20 Lactant., Diuin. in*it. epit., z3: <Cereris nystetium est in qøo, facibus accensis, Pro-
funerari e invitando a slegare il silah: seeifla rcqilifituf, et ed inoefltø ritus omnis grotulatione et tlednftln iactatione finihu>>.
21 Schol. Ew. Pbon,
7,
Che mia madre, che è rivolta verso di me, sleghi il silah 22 Atbeø. t4, 6t8e; Etyn. Magnum, ed. Hesych, s. v.
2r Si veda il lamento per Adone di Bion, r9 sgg,: <<E Afrodite scioglie le trecce e va
Che Gasan-hursaga, che è rivolta verso di me, sleghi il silah
vagando pet i boschi, frenetica, violenta, a piedi nudi. Le spine la lacerano, men6e procede,
. ru..olgóno il suo sangue divino, ma essa passa per le radure, gridando e chiamando il suo
Appresta un seggio: fa' sedere il silah! giovane, i1 suo assiro signore>>.
2a Cfr. l'inno di Amon-Mose in Roedet, IJrþ,unden ar Religion der alten Aegipt, Þ. 24:
Poni un panno, per coprire il silah!
<Iside che lo cercò e a cui non vennefo meno le forze per questo, colei che percorse questo
territorio senza soste, e che non si fermò prima di aveflo tfovatot>. Cfr. pet altúðati, Roedet,
18 (2"
- cit., pp. 4r sgg., e Hopfner, p. 45.
op.
Thureau-Dangirt, l, c,; H. Gressmann, Altorienølische Texte zøm alten Testament ed,
" oÁnche |';Ãnatvagae gira I in ogni montagna, proprio nel centro della tetta, I su ogni
ry27) pp. z7o sg. collina, I nei luoghi più riposti della campagna... per veste essa cinge un petizoma, I essa vaga
274 CAPITOLO SETTTMO E DECADENZA DEL PIANTo ANTrco 275
.&ANDF,ZZA

persona cara di cui si attende il ritorno e che invece non torna


a casa e scompare appartiene alla cerchia delle reazioni profane bre dell'Hade.'e
naturali, indipendentemente da qualsiasi rito. In unaòcero còtso,
per esempio, si riflette appunto una ricerca del genere, che la figlia
disperata compie al lume della torcia (deda) per rirovare il padre z. Lamento funebre e t)ita culturale in Grecia e a Roma
ucciso ín un conflitto: <<Io partu dalle calanche lcirca quatff'ore
di notte, I mi ne falgu cu la deda I a círcà per tutte I'orte, I per tro- Per quanto in Grecia il lamento funebre non fu mai intermesso
vallu lu mio vabu; I mal'axianu datu morte>>.28 Qui, salvo la nar- (Luciano catattere
razione resa nel ritmo del uòcero,Ia ricerca al lume della torcia fesponsof nze cotali
non ha ovviamente nllla a che fare col rito: occorre tuttavia osser- di ritorne nel corso
vare che tali ricerche affannose dopo disgrazie o assassinî avve- della storia greca per un verso i primi segni di una svalutazione
nuti nelle campagne o nelle selve (la fuequ'enza di una tale con- polemica, e per un altro verso la risoluzione del lamento in forme
giuntura doveva essere altissima nel mondo antico) trapassò dalla ietterarie e drammatiche sempre meno dipendenti dal rito come
vita reale nel rito e nel mito. Nel già ricordato lamento di Oloneð tale. Col tramonto dell'età eroica, nella quale lalamentazione ebbe
lalamentatrice ha assistito alla morte naturale della persona cara, p^rticolarc favore anche per ragioni di prestigio sociale, e con l'av-
e tuttavia effettua una ricerca Íittizia neí campi e nel bosco, sino vento delle democlzrzie cittadine, si fece valere contro questo tem-
alfittizio rittovamento del defunto in un ramo di betulla, che satà
staccato dal ffonco e portato a casa: qui siamo di fronte ad un rito,
2e Sempre nell'ambito dei ptoblemi ierogenetíci sollevati dal pianto antico sia funeratio
a ct:i fa da orizzonte il mito del morto integrato nel mondo vege-
che agrario meritetebbe un'analisi particolarcggiata la trasformazione dei ritornelli emotivi della
tale. Noi intravediamo così ancora una volta la coercnza tecnica lamentazione in numi a cui la lamentazione è resa, Cos\ gli ioùloi del culto di Demetra si ffa-
che dovette presiedere al rapporto fra rittah funerari e rituali agtaú: mutano nella dea delle messi loulõ, da akl¿ l, sumetíco nume agrario Alala, dagli hylagnoì
stagionali la mitica figura di Ila, e così via (per una rassegna di questi numi si veda C. Hoff-
laintegrazione del morto nel mondo vegetale, al fine di attenuare mann, Annriische Inschiften aus Nerab bei Aleppo. Nerc ud alte Götter, Z. Assyriol, u. verw'
sia le scomparse senza ritorno delle persone care, sia anche la pro- Geb.,vol. ia,pp.22sg.(r8g6),edidatibibliogtaficicontenutiinGaster,Thespis,pp.tzsg').
È nota la spiegazione che solitamente viene data di questo fenomeno così largamente rappre-
spettiva della propria inevitabile scomparsa. Noi comprendiamo sentato nel mondo antico: si tratterebbe di incomprensione pet l'esatto significato dei ritot-
nelli, i quali sarebbero stati scambiati per il nome dei numi invocati. Oraapafie il fatto che
sono generalmente sospette le spiegazioni che attribuiscono ad equivoci e ad errori di interpre-
in lutto sulla tetra,l alla maniera di un.., essa si ferisce, I grafÍia l, suo avambraccio, I solca il
tazione fenomeni religiosi a larghissima diffusione e che si riproducono costantemente nei più
suo petto come fosse un giardino, I incide le sue spalle come fossero una valle, I fa udite la sua diversi ambienti culturali (si ricordi, al limite, la teoria del mito come <<malattia del linguag-
voce e grida: lBa'al è morto! >> (Poema di Ba'al, Gastet, Thespis, p. t94, cft. pp. tqq tg.). gio>), è da osservare che in questo ca
26'{l itzel, Tamuzliturgiet, passim.
di vero per ritornelli emotivi di lingue
4, 3 e Apoll. Rhod. I, r35o sg.; per Priolas-Bormos cfr. Nymphis,
21 PerIla vedi Strab. rz,
che, per esempio, il ritornello emotivo
fr. 9, FHG, III, p. r4; Domit. Callistrat., ft. I, FHG, IY, p. lsl; ap. Schol. Aesch. Pes. 93t; dai Greci per Maneros come nome di
Apoll. Rh. 2,78o, e scol. tel. Quanto sia tenace questo tema pagano della ticetca dello scom- gtido di dolore, di colleta o di giubilo, e che ðutrou o loúlor erano i lamenti rituali (Semos ap.
parso è confermato dal relitto folklorico di un canto natalizio romeno dove Maria cetca Gesù Athaen. xrv, 6 r 8 d, FHG, IY , qss) e A4¡rl¡tpoutror i lamenti connessi alla mietitura dell'ultímo
al modo pagano: <<Ed essa venne, lamentandosi e gridando, I totcendosi le mani e lacetando manipolo di orzo (cft. p. z3r): come possa in questo caso, e in altti analoghi, essetsi prodotto
il suo bianco volto, I piangendo nei suoi neri occhi e sospirando dal suo cuore, I procedendo l'equivoco dre ha condotto alla trasformâzíone del ritornello emotivo in un nume resta un miste¡o
per la strada, cercando il Figlio>; citato da T. Gaster, Folk-Lore, vol.34,73 (¿9z). di difficile soluzione. A nostro parere tutta la questione va ripresa su altre basi, e noi stessí
28 Marcaggi, op. cit., p. r5o.
speriamo di poterlo fare in avvenire.
276 cAPIToLo sETTtMo E DECADENZA DEL PIANTo ANTIco 277
cghNDEZZL

pestoso momento del rituale fun sso della vita civile determinati
lccentuata: I' esaltazione epica de eno ritualizz^to dovettero aPPa-
funerali che si collegavano al th no nelle Più elevate sfere della
bili alla nuova società.ro Questa a Più elevata e complessa moti-
si esprime in una serie di disp misura si ritrova in alcuni Passí
dírette tanto contro il goos dei f.a latone. Nel quadro della educa-
piuttosto contro il carattere pubb e Platone respinge innanzi tutto
della lamentazione dell'epoca eroi le la motte, e quindi i corrisPon-
per singole circostanze luttuose ( omi tenibili e paurosi che si rife-
di rinnovare i lamenti per lutti passati prendendo ad occasione ogni
inumazionett ela esposízione del cadavere fuori casa.)2 Un analo-
go divieto di eseguíre il planctus rituale fuori casa si rinova in una
disposizione legislatíva dí Delfi'i e in una di Keos.ra Analoghe
misure resffittive sono attribuite a Licurgo per Sparta, e a Caron- I saggio non teme la ProPtia morte
da per Catane.)6 La legge di Solone prescriveva inoltre che sol- e non deplora quella dell'amico, ma come
colui che ha meno biso-
tanto le donne oltre i sessanta anni potessero partecipare al corteo desli ahri. egli altri se la morte glí toglie
",''., zze, o qualsiasi bene-. Achille
funebre, a meno che non fossero strette paleîti,31 e la legge di in-figtio, o
Iuli a Keos obbligava le donne di lasciare il sepolcro prima degli iÃ*í"dílamen "" Lcor più Teti che deplora il destino

uomini:r' disposizioni che con tutta probabilità tendevano a ridur- ãi À.hill., o Zers afflitto per la moit. di Ettore o per quella del
re o a moderare sia il concorso di lamentarici che rinnovavano il figlio Sarpedone, non costituiscono esempi pedagogicamente fac-
cordoglio rituale per i loro lutti più o meno recenti, sia la partecipa- .J-ut¿ubiti: <Se in realtà, mio caro Adimanto, i nostri giovani
zione femminile in generale, come quella che occasionava le più cla- or.nd"rurrrro sul serio simili discorsi, invece di riderne come di
morose matifestazioni di cordoglio. D' altra parte queste disposizioni Zebolezzeindegne di dèi, sarebbe difficile, per loro che non sono
legislative - simili a quelle contenute nella legge delle XII tavole - che uomini, dilrederli indegni di se stessi, e di rimproverarsi i
non dovettero avere soltanto motivazioní politiche e suntuatie, proposíti e'gli atti simili a cui potrebbero puf essere indotti: ma
ma più specifícamente morali e di costume, se proprio Plutarco ilLu- õontrarietà si abbandonerebbero senza vergo gna e senza
ci informa che Solone proibì il kopetòs perché tozzo e barbarico, ^in^
coruggio a pianti e a threnoi>>.a1 I1 lamento funebre è addirittura
e per la sua akolasia,re cioè per la sua mancanza di misura (nello ..rrã-du Plæone sullo stesso piano del femmineo incollerirsi evaîa-
stesso spirito Luciano parlerà dí arnetria delle lamentatrici).ao Non gloriarsi e smaniare p.r amór. o infermità o doglie_del parto: e
íu ,r.rru condanna .olpir.. insieme al lamento q-uelli che proba-
'o Reiner, op. cit., p. 65. bilmente saranno stati i tipi melodici propri dei threnoi (rlpr¡võôetç
&ppovíør), cioè il lidio misio, il lidio acuto e alcuni altri simili, dan-
11 Plut., SoL zr; cÍr. rz.
12 Demost., 43, 62.
, Dittenberger, SIG, II'z, n. 438. näri ,ror solo per gli uomini ma anche per le donne.t Ttttavia
ra Dittenberger, SIG, III'z, n. rzrS; IG,XII,5,593
occoffe t.n., p."r.ite che questa sevefità nei confronti del lamento
t8.
"16 Plut., Iøstitut. Lac. (II,
Stob., Flor. 44,4o p. r53 Hense). concerne solo lu città ideale e in particolare I'educazione dei reg-
ii Charikles, III, 27. gitori supremi: nelle Leggi PlatoÀe prescrive soltanto che Ia pto-
r8 Dittenberger, SIG, I c.
re ar
Plut., SoL zt. Plat., ReP., 386a388d'
ao Ll;c., Dial. Mort., X, rz. a2 Ibid.,395d'e.
278 CAPITOLO SETTIMo E DECADENZA DEL PIANTO ANTICO 219
c?'LNDÉzzL

dizíonalíun responsorio di semicori formato da quindici giovanetti


moðo tradizionale:at però, al tempo stesso, essa lavorò più di ogni
e da quindici giovanette schierati da ciascun lato della bara: que-
altra civíltà del mondo antico a liberare il lamento funebre dal suo
sto responsorio canterà inni composti in onore dei sacerdoti.q¡ originario carâttere rituale e a risolverlo in forme letterarie pro-
Questo atteggiamento polemico nei confronti della threnetica riposa fanã. Nella sua unità originariamente rituale di tesponsorio fta guida
sulla persuasione che dopo la morte non si può portare al defunto e coro, il lamento funebre greco accenna ad un importante svi-
nessun soccorso daparte dei vivi, e che le spoglie mortali dell'ani-
luppo culturale: la ftagedia. Aristotele nella Poetica definisce il
ma immortale non giustificano il lusso dei funerali: basterà un mo- cãrunto come lamento eseguito sia dal coro che dalla scena,o' e
derato dispendio, come per un altarc agli inferí deserto di vita.on d'altraparte nella forma più antica dellaparodo l'attore è al tempo
Non a caso gli unici spunti polemici contro la threnetica nel stesso il corifeo, in ciò fedelmente rispecchiando la struttura del
suo complesso e conffo lo stesso goos dei familiaÅ si trovano in lamento rituale.s0 Come giustamente osserva il Nestle, la Presa di
un'opera filosofica come la Repabblica, che concerne la città ídeale: Mileto e le Fenicie di Frinico, í commi di chiusura dei Persiani e
nella città reale però né íl goos né iI threnos furono mai intermessi dei Sette contlo Tebe,la parodo delle Coefo re, i comrui e le mono-
e soltanto se ne cercò di moderare, ingentilire e interiorizzarele die nello stile delle Troiane di Euripide sono impensabili senza il
forme in parte per ragioni politiche e in parte per esígenza civile modello del lamento funebre, e senzapostulare unaimitazione della
di misura. Manca ín ogni caso una polemica religiosa plasmatice sua strutturarituale.'r Senza dubbio l'elemento più propriamente
del costume: I'accenno del7e Leggi al nessun soccorso che i vivi pos- mimetico fu dovuto all'influenz a del thiasos dionisiaco , ma il lap-
sono portare ai morti con f imponenza dei funerali e delplanctus
rituale, e l'affermazione che più che giovare ai morti occome aiu- a7 Luc,, de luctu, cap, rr, t2, i9i cfr. c. 13 (lamento di padre a figlio).
tare i vivi nell'esercizio della virtù, racchiudono un pensiero che aB Ft. zz, D, 5,
ae Arist., Poet. t45zb, 24.
è già nettamente orientato ín senso filosofico e che comunque non 50 rX/. Nestle, Die Struktn des Eingangs in der attischen Tragcidie (Stoccarda r93o) pp. r8 sg.
t1 Nestle, ibid. Per il rapporto fra lamento funebre e ttagedia è da vedete M. P' Nilsson,
a) Leggi
959a-e. Tragödie rød Totenklage, Arch. Religionswiss. (r 9o6) pp. 286 sgg.; e Der Urspntøg det Trugö'
aa Ibid.959e-96oa.
a' Ibid. lla, Neue J vol. z rist. in OPuscola
a6 Ibid.
947b. pp. 6r sgg. eçr6v moso luogo della
959d. Pet una taccolta di spunti polemici contro il lamento funebte fra gli soit- der ha cetc a base frigia, che il diti
tori greci si veda J. Leipoldt, Der Tod bei Gieclten und Juden (Lipsia rgqz) pp. 122-47. (Totenk- il lamento funebre anatolico, recitato dava¡ti aI monumento sepolcrale fotnito di una porta
lage und Bestattung): il Leipoldt omette però stranamente nella sua rassegna la polemica plato-
a due battenti, o da due porte vicine, talora simbolicamente rappresentate; cfu. The Dithyrumb'
nica. Da ricordate è anche il filosofo accademico Krantor di Soloi, che nel suo scritto consolatorio
Aø Anatolian Dirye, Classical Rev., vol. 36, rrt4 ft9zz). Ora al mutamento della natura del
æepì æévcouç (indirizzato ad Ippocle in occasione della morte del figlio), sostiene in polemica
ditirambo dall'Asia anatolica alla Grecia sembta accerrrare il frammento di ditirambo di Pindaro
con la drúùeror degli stoici la ¡i,etpuoæúrlercr come giusta reazione all'evento luttuoso (cfr. Arnim,
destinato ad essere eseguito a Tebe: <<Un tempo si trascinavâ, come lunga gomena, il canto
Pauly-Wissowa Realenc., vol, rr (t9zz) cc. 1585 sgg.). Occorre comunque osservare che que-
dei ditirambi, I e queslo maledetto s usciva I dalla bocca della gente. I Ma ecco che ora si aprono
sti scritti consolatori pagani ispirati a riflessioni filosofiche sulla morte esercitarono una rela- porte I nuove pe¡ le sacte danze...r> Vien fatto di chiedersi se il carattete di litania e 1'accenno
tiva eÍficacia solo per entro molto ristrette cerchie di intellettuali, e non mai operarono come alle porte non si rife¡iscano all'epoca in cui il dititambo era un canto funebre epitimbio nella
vete e proprie forze plasmatrici del costume, originaría p atria anarolica,
2go CAPTTOLO SETTTMO E DECADENZA DEL PIANTo ANTIco z8t
cRLNDFjzzL

oîízzonte al díscorso compromesso dalla crisi, e di orientare tale


tecnica nel senso del mito e del rito, ma I'accento ormai batte sulla
personale rappresentazione della morte espressa dal poeta. I ritor-
nelli periodici dei parenti e i moduli letterarí da iterare perdono rltatio esegúita subito dopo il bacio che raccoglieva l'ultimo fespiro
gradualmente di senso ín questo affrancamento dagli schemi pro- del morente ,'5 dal vero e proprio discorso individuale della nenia
tettivi del rito. Come giustamente osserva il Reiner, solo attra- sí staccò la løadatio, sia quella åetta dal7a prefica prima della nenia,
verso I'emancipazione dai vincoli ritualí sia rispetto alla forma che sia la pubblica onzione in prosa rccitata dai parenti o da qualche
al contenuto il lamento poté diventare espressione lirica del senti- amico nel foro, alla presenza del popolo e delle itnagi'nes degli ante-
mento di un poeta.52 Ma in una terza dfuezíone sí orienta la riso- n^ti.56 A questa risoluzione åella nenia nella laadatio (salvo, s'in-
luzione del lamento funebre greco: cioè verso l'orazione funebre. tende, il persistere delle nenie dei parenti durante la collocati'o e
La cessione della guida del coro a cantorie lamentarici professio-
nali favorisce in generale il progresso di autonomia del discorso
individuale, poiché gli specialisti del pianto possono rcalizzareun
maggiore distacco dalla immediatezza della sittnzione luttuosa conre
tale e quíndi anche una maggiore protezione dai rischi della crisi
del cordoglio. D'altra parte sia il goos dei f.amiliari che il threnos bre; b) incantesimo magico; c) ninna-nanna', d)
degli aedi erano tecnicamente predisposti alla celebrazione delle e) giuoco infantile. Tale vicenda semantica
les gestae del defunto: il bisogno di ridischiudersi al valore perma- se si assume come significato fondamentale
nente dell'opera nel momento stesso in cui si manifesta lo scan- <<lamento funebre>>: ínÍ.atti il lamento è effettivamente, sia per il
dalo di ciò che passa senza e contro l'uomo determina largamente
il contenuto del discorso della lamentazione funebre. In Grecia gettura a si nel locr-pe, cioè nell'estremo
questo processo conduce alla Í.ormazione dell'åættú¡rBroç øivoç cioè ialuto re rituale funeratio attico, fu
1

all'esaltazione degli erga del defunto fatta alla tomba, e quindi anche il cit , P. 67' Senza dubbio 1o
sforzo di interiorizzazione e di approfondimento del culto funerario che traspare dalla riforma
- col favore di determinate circo stanze sociali e politiche - al di Solone ben si accorda con 1o sviluppo della orazione funebre libera da vincoli strettamente
)'ó^¡oç ênvc&groç, cioè atl'orazione funebre in prosa quale omaggio col- rituali ed ormai risolta in senso meramente lettetario e motale.
5a Per la classificazione di Menandro cft. A. C. Rush, Deatb aød Buial in Cbristian Anti-
lettivo reso dalla polis ai soldati morti in guema.5r Anche qui noi qaity (-Vlashington r94r) pp. 258 sgg.
5t B. Riposati, M. Terenti Vanonh de oita populi ronani (Mlano ry)ù Pp. 22o sgg.
52 Reiner, op. cit., p.82,
Su Simonide e su Pindaro come crearori del threlos indipendente 56 Cfr. H. de la Ville de Mirmont, Nenia,Revue Phil., vol. 26, 263 sgg., 735 sgg. (tgoz),

dal rito si veda ibid.., pp. 8l rg. ristampato i¡Etades srr l'ørcienne poésie l¿tine (Pariei tgol) pp' 359 sgg.i \X/eber, op. cit.' p.85.
5' L. \X/eber, Solon und. die Schöpfang der attiscben Grubrcde (1935), passim. Il \X/eber con- 57 Luoghi telatívi inJ.J. Hellet, Trans. amer. philol. Ass., vol.84, zr5'r8 (t94).
ì ,1

292 CAPITOLO sETTtMo E DECADENZA DEL PIANTO ANTICO 283


GßLNDEZZA

loro giuochi, .oT9 è attestato da innumerevoli esempi folklorici, in un limitato numero di forme espressíve, come Ah, fratello mio!
e_in particolare dal,singolare esempio, già a suo tempo_esaminato, Ab, sorelln!, Hõ, hõ!, ovvero Ah Signore!quando si trattava di un
di <Marameo perché sei morto?>>" Nella polemica della patristica re.u6 Anche un profeta come Geremia compose una lamentazione

occidentale, e soprattutto in san Gerolamo, la parola nenia útiene htnenria per la morte di re Giosia.67 La qma funeraria possedeva
soltanto il sígnificato negativo di chiacchietavana, delirio, favola un metro caratteristico, íl cosiddetto qtndmetro, che constava di due
emistichi il secondo dei quali era più corto del primo per una o due
eretica.se Infine va ricordato come il æapø¡ruùr¡cxòç ).ó1o6 si svol-
sillabe toniche: ne risultava un ritmo âccentuato particolarmente
se nella consolatio cristiana. Già gli apocrifi Atti di Pietro e Atti
adatto per esprimere la dispetazione del cordoglio.6' Molto proba-
di And.rea mostrano come la mentalità crístiana fosse orientata verso
bilmente anche in Israele vi erano melodie tradizionalt' per la qma
l'orazione funebre quale parte integrante del funerale: ma soltanto
fisnetaria: a giudicare dalle soprawívenze folkloriche della Palestina
col quarto secolo, con la vittoria della Chiesa e la conquista della sua
attuale doveva ttattarsí di melodie molto monotone e a lungo pro-
libertà, hainizio la classíca età delle oruzionífunebri cristiane, con
ffatte, che a lungo si mantengono su uno stesso tono per muoversi
i massími elaboratori di tale genere che furono Gregorio di Na- soltanto ðL:ur;' mezzo o di un intero tono sopra o sotto.6e Anche in
zianzo e Gregorio di Nissa in Oriente e Ambrogio in Occidente,60 Israele, come in Grecia e in Roma, vi furono prescrizioni legisla-
tive che senza colpire il lamento come tale intendevano modetare
le forme più aspte delplanctus rituale, e in particolare le offese gravi
3.Israele e la crisi del pianto rituale øntico recate al proprio corpo. Si legge nel Deateronomioi
Siate figli del Signore Dio vostro: non vi tut.t. ¡¡rcisioni, né vi raderete i
In un senso completamente diverso operò sul lamento funebre peli tra gli occhi, per un morto: poiché tu sei un popolo sacro al Signore Dio
la storia religiosa di Israele. Senza dubbio noi non rítroviamo nel- iuo, e tè ha sceltò ad essere il suo popolo speciale fra tutti i popoli che si
trovano sulla faccia della terra.70
58 Lo Hellet, op. cit., sostiene la tesi che il significato originario di nenia fu quello di giuoco,
e che iI significato difunebte cdtmen appattiene alla tradizione dotta: ma è tesi poco persuasiva.
61 z Sam. r, t9-27,
62 z Sam. ), )t-14.
AncheN.I.Herescu,RevueEtudeslatines,vol.25,T4sgg. (r947),riconfermainsostanza,in
6) Ger.
polemica con lo Heller, il significato fondamentale di neni¡ come catmm fanebre e cantus lugabris. 9, 17. Cfr. Amos. 5, 16.
6a Ger.
5e Cfr. per esempio Gerolam.,
In Mattb. Praef. (Wotdsworth-\)lhite) I, :'4: onrcs apocry- 9, zo,
65 z Chr. 35, 25.
phorum nenias mortuis magis hereticis qtam ecclesiasticis uiuis catendas; praef. Vulg, Pent., Heyse-
Tischendorf, xxxnt: qaod tnølti ignoruntes apocryphorun delirannenta sectanttr, et lberas raenias
66 r Re r3, 3o; Get. zz, t8 e 34, 5; Am. 5, t6.
67 z Cht. 35, 25.
libris øøthenticis prueferutt.
60 68 Heinisch, op, cit,, p. 15; cfr. Iahnow, op, cit,, p.92.
Cfr. H. Delahaye, Les possiotts des mailyrs et les genres littétaires (Bruxelles ryzt) pp. 6e Iahnow, op.
t8t-235; L. Méridier, L'influence de Ia seconde sopbistiqte sw l'æuorc de Grégoite de Nyse (Parigi cit., pp. 8o sg.
i0 Deut. 14, t. Cfu.Lev. t9, z8 e zo,5 dove la ptesctizione concerne solo i Leviti.
19o6) pp. zz5-5r; Rush, op. cit., p. 265.
284
Y
CAPITOLO SETTIMO }ßLNDF'ZZL
E DECADENZA DEL PIANTO ANTICO 285
I
Ttttaviala disposizione moderatice non si fonda, come in G¡s- Ciò che il bruco ha lasciato
cia o a Roma, su ragioni politiche o di costume, ma fa esplicitq il grillo lo ha divorato.
appello aragiorttreligiose: Israele è popolo speciale del Signore anche Svegliatevi, o ubriaconi, e piangete:
nei corpi, el'attentato al proprio corpo è manomissione alla pro- voi tutti, bevitori di víno, lamentatevi,
poiché il mosto vi è stato strappato di bocca!
prietà di Dio. Qui noi ci imbattiamo in un orientamenro complera- Ché un popolo ha invaso il mio paese,
mente nuovo che sarà di grande momento sul destino della larnen- un popolo potente e innumerevole,
tazione funeraria. L'esperienza religíosa della morte che fu propria I suoi denti sono denti di leone,
delle civiltà <(pagane)> del mondo antico fu riplasmata come abbiamo e le sue mascelle sono di leonessa.
visto, nella sfera delle passioni vegetali, cioè nella grande destorifi- Ha saccheggiato la mia vigna
cazione dell'eterno ritorno. Nella religione osiriana questa destori ha distutta 7a mia ficaia...
Nza grida come vergine cinta di sacco
ficazione comportava un unico trapasso e un'unica reintegrazíone per 1o sposo della tua giovinezza
awenute una volta tanto nel mito e indefinitamente iterabili nel
rito: compoftava altresì un unico pianto e un unico giubilo meta-
Sono nel lutto i sacerdoti
storici, mediante la cui iterazione rituale venivano destorificate le servitori dell'altare.
tre fondamentali sfere in cui nel mondo antico sporgeva il morire: I campi sono devastati;
cíoè il vuoto dell'uomo morto, il vuoto della vegetazione, il vuoto il suolo è in lutto.
del rono. La religíone di Israele rompe con questa tradizione ín Ché il grano è disrutto, il mosto andato a male;
virtù della berltlt, cioè del patto o alleanza fra l'unico Iddio ed il l'olio, sciupato.
suo popolo speciale. La destorif ícazione dell'eterno ritorno viene I contadini sono confusi;
ivignaiuoli alzano gtida di cordoglio
decisamente respinta e per la prima volta nella coscienza culturale per il frumento e per I'orzo,
dell'umanità víene gettato quel germe che fruttificherà come rico- ché la messe dei campi è perduta.
noscimento della irreversibilítà della storia: I'alfeanza con Abramo
inroduce nel mondo un mutamento qualitativo che non porà mai
essere cancellato, e che è destinato a crescere e a dilatarsi secondo
All'appello al digiuno e al pentimento segue l'annunzio dell'av-
un piano divino inserito nella dimensione del tempo. La ciclicità vento del <<giorno diJahve>, con la Íinale rufftgutazione di una defí-
dell'essere è spezzata:hainizio invece la spirale dí una storia sacra nitiva reintegrazione:
che narra mirøbilia dei.. Anche se talora il profetismo riprende i vecchi In quel giorno,
schemi dei riti stagíonali con le loro tremende descrizioni delle scia- le montagne stilleranno vino nuovo
e le colline gronderanno latte.
gure che si abbattono sulla vita dei campi e con i loro lamenti, peni-
Tutti i ruscelli di Giuda
tenze, agoni e giubílí per il rifiorire della vegetazione e della vita, avranno acqua;
in realtà non si tratta di una iterazione della esemplare vicenda dei Una fontana zampillerà dalla casa di Jahve
primordi, ma di una esplorazione di segni per contemplarclatrama e bagnerà la valle di Chittim...
della imipetibile storia saîta. Questo rapporto raspare per esem-
pio nella profezia di Gioele, che si apre con uno scenario di desola- Il testo nel suo complesso racchiude numerosi richiami agli schemi
zione vegetale per I'invasione delle cavallette: stagionali (seasonal pattern)i la vergine che piange vestita di sacco
per l'amante (Ba'al) della sua giovinezza ticorda la vergine 'Anat
Ciò che 7a cavalTetta ha lasciato
la locusta lo ha divorato. che lamenta la scomparsa di Ba'al o Isthar che lamenta Tamiz,
Ciò che la locusta ha lasciato anch'esso <<l'amante della sua gíovinezza>>; lo scenario iniziale di
il bruco l'ha divorato. desolazione e quello finale di ripresa lussureggiante della vita ftova
296 cAprTol-o SETTÌMo
¡1.ANDEZZA E DECADENZA DEL PIANTO ANTICO t87

riscontri nei testi di Ras Shamra; e così pure le lamentazioni, i di- ee,'u i re di Giuda.77 In generalela qtna profetica mantiene alcuni
giuni, le penitenze, il combattimento ecc. richiamano alttetta¡¡i caratteri qtna
delJ,a fineruria tradizíonale, in primo luogo il metro'
momenti caratteristici dei rituali agrari collegati con la passione vegç. Inoltre al pari della qlna funenria la qlna profetica non vale sol-
tale di un nume:7t ma queste particolarità sono ora abbassate a tanto per Ia panicolare circostanza stotica a cui è legata, ma può
segno e simbolo di un corso unico della storia santa instaurato dal- essere periodicamente ripetuta in cerimonie commemontive: i thre-
I'evento åella benlh. noi. chela tradtzione dei LXX attibuisce a Geremia si riferiscono
Questo radicale mutamento di prospettiva spezzava però anche alla dísttuzione di Gerusalemme del 586, ma furono con ogni pro-
quel rapporto che nelle civiltà religiose p^gane avevalegato insierne babilità rinnovati ogni anno al 7 e al ro del quinto mese, almeno
il lamento funebre per persone storiche, il pianto rituale per pas- sino ai tempi del profeta Zaccaria.'8 D'altra parte le qlnot profe-
sioni vegetali e il píanto mitico delle origini reso da nurne a ourr¡g dche erano lavorate in modo da introdune una certa índetetmina-
nella esemplare vicenda di trapasso e di reintegr azione. Con lo scon- tezza e genericità intenzionali nell'occasione concreta che ne costi-
volgersi di questa tessitura ierogenetica il lamento funebre desti- ruisce la data di nascita, e ciò tendeva possíbile la loro ttilnzazíone
nato alle persone storiche venne a petdere la molteplicità di oriz- e il loro îiadattamento a circostanze analoghe, proprio come nel
zonti mitico-rituali in cui era stato ricompreso e riplasmato nelle caso del lamento funebre ttadizionale. Una stessa qma profetica
civiltà religiose pagane. Al geloso esclusivismo di Jahve era sostan- poteva valere per ogni nuova invasione di cavallette, per ogni nuova
zialmente estranea una religione deí morti come forze autonorne iiccità o carestia, per ogni nuova epidemia, per ogni nuova scia-
daplacarc e da propiziare, da allontanare e al tempo stesso da inte- g,ta pohtica: così ancora oggi il libro delle lamentazioni è letto nelle
tiotizzare: era quindi estraneo anche il lamento funebre, che si inse- iínagoghe nel setvizio serale col quale ha iniziola giornata di lutto
riva otganicamente in tale dialettica. Se di fatto il lamento funebte del 9 del quinto mese, data convenzionale della distruzione sia del
rituale si mantiene lungo tutto il corso della storia religiosa di Israele, primo tempio (586 a.C.)che del secondo (zo d.C.). Maapafte questi
ciò comincia già ad appatire come fatto folklorico, come sopravvi- iapporti, e gli altri che concernono le aÍÍinità di stile e l'impiego
venza tenace, impartecipe della dominante linea di sviluppo del di analoghe locuzioni, la qlna profetica si distingue nettamente da
monoteismo ebraico.t' Al contrario appartiene in pieno a questa quella funeraria - come si è detto - proprio per la sua profonda
hnealatrasformazione della qlna funenria nella qîna prof.etica, cioè integrazione nel dramma ðella storia santa di Israele, e per il suo
la trasposizione del lamento, sia in forma individuale che collet- netto distacco dal pianto rituale pagano connesso con le passioni
vegetali. Non si ftattapiù di una destorificazione che tende a risol-
tiva, sul piano politico-religioso e morale-religioso.
vere il morire dell'uomo e della vegetazione nelTa itetazione di un
Così la raccolta di qtnot che nella traduzione dei LXX va sotto
identico modello metastorico di trapasso, di pianto e di reintegra-
il nome di tbrenoi contiene quattro lamenti collettivi che hanno zione, ma di :un'altra tecnica destorifícatice che chiude la storia
per argomento la cad:uta di Gerusalemme nel 586 ela conseguente
nel lasso di tempo compreso ftalavocazione di Abramo e il giorno
rovina della città. In una ancor più mediata úplasmazione profe-
diJahve, fra un inizio assoluto ela spetanza di un'assoluta conclu-
tica l'antica qîna funeruria diventa il lamento funebre anticipato
sione futura, nel quadro di un patto stretto fra l'unico Iddio e il
(machal) rivolto per lo più a grandezze poltiche nemiche di Israele,
suo popolo speciale: ma intanto, per enro i limiti di questa chiu-
come il re di Babilonia,D la città di Tiro,'a e il suo re,Tt il Fano-
sura protettiva, comincia ad apparire l'esperienza di un divenire
7t Per i seasotnl pattern aftioranti nell'Antico Testâmento, si veda Gaster, op. cit., pp. 4z sgg. contesto di eventi unici, rivelatori di un piano che si attua nel tempo.
(proÍezia di Gioele) e Þp. 73 seg. (Salrni).
72 Cfu. A. \Xleiser, Einleitung in das alte Test¿nent (Stoccatda
Mentre il pianto rituale pagano riassorbíva di continuo la prolife-
ry39) pp. z4 sg.
7t Is. l4, 16
4sgg, Ez. 32, z sgg.
la Ez. 27, z sgg. 17 Ez. t9, z sgg.
75 Ez. 28, rt sgg, 78 Cft. Zach.
7, l sgg. e 8, ry
2gg CAPITOLO sETï\4o E DECADENZ/\ DEL PIANTO ANTICO t89
GNtNDEZZI'

La stessa vicenda è ripetuta da Pietro al letto dí morte della pia


labitha:

del giorno di Jahve, ma assunzione della morte e riscatto compiuti


dal Dio-Uomo, dal Cristo, per tutti i popoli della terra. Alla desto-