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7- Guido dArezzo e il sistema musicale medievale

La solmisazione
GUIDO DAREZZO
Durante il Medioevo la cultura era dominio della chiesa, pertanto
linsegnamento musicale veniva svolto allinterno di conventi e delle
cattedrali (le Schole) e rivolto a giovani per lo pi destinati ad entrare nel
clero. Lapproccio alla musica era di due tipi differenti:
- quello teorico, praticato dai musicus (teorici musicali), in cui la musica
veniva studiata come scienza insieme alla discipline della ARITMETICA,
GEOMETRIA e ASTRONOMIA costituendo il Quadrivio degli studi medievali
- quello pratico, usato dai cantores, basata sullintonazione degli intervalli
(con laiuto del monocordo) e sullapprendimento del repertorio gregoriano.
I TRATTATI che venivano comunemente usati come testi scolastici si
sforzavano di conciliare teoria e pratica e, soprattutto, di facilitare il pi
possibile il compito di apprendimento e memorizzazione degli allievi (pueri): a
tale scopo il trattato veniva scritto in versi, oppure in forma dialogica tra un
maestro (precentor) quasi onnisciente e un allievo molto diligente, oppure il
testo veniva integrato da tavole, disegni e diagrammi dogni genere per
favorire la memoria visiva.
Ad inaugurare la tratattistica musicale del Medioevo fu, nel V secolo, il teorico
Boezio; a portarla a massima perfezione sar, intorno allanno 1000, un
monaco benedettino del convento di Pomposa, presso Ferrara, di nome
GUIDO, detto Aretinus dal luogo in cui mor nel 1050.
Di Guido dArezzo ci restano 4 trattati:
- Micrologus, in cui viene esposta la teoria dei modi, viene riformata la
notazione alfabetica (con lintroduzione delle doppie minuscole al posto
delle lettere greche) e viene illustrata la tecnica compositiva dellorganum
- Prologus in Antiphonarium, dedicato a papa Giovanni XIX, in cui viene
presentata la notazione con rigo, neumi e chiavi
- Regulae rythmicae, in cui i principi fondamentali della teoria, gi esposti
nelle opere precedenti, vengono messi in versi per essere pi facilmente
ricordati
- Epistula ad Michelem monacum de ignoto canto, in cui viene illustrato
un metodo di lettura a prima vista dal quale sarebbero poi scaturiti la
solmisazione, il solfeggio e buona parte della didattica oggi in vigore
nelle scuola slave, anglosassoni e tedesche

LA SOLMISAZIONE
Il metodo didattico di Guido dArezzo nasceva dalla sua esperienza di
insegnante e direttore di coro, prima a Pomposa poi ad Arezzo, alle prese con
giovani cantori ai quali, per la prima volta nella storia, veniva chiesto di
imparare i canti a memoria per imitazione ma di leggerli e intonarli
perfettamente; tale metodo ebbe fortuna fino a tutto il Rinascimento.
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I principi su cui si fonda il metodo guidoniano sono:


- lo schema scalare fondato sullesacordo (scala di 6 suoni) ricavata
prendendo le finalis dei 4 modi gregoriani ed aggiungendo un suono sopra e
uno sotto ( C D-E-F-G a): la scala che si viene a formare formata da 4
toni e un semitono centrale (T T ST T T)
- Lapprendimento degli intervalli della scala esacordale viene facilitato
utilizzando le sillabe iniziali di ogni verso dellInno di San Giovanni che
corrispondono proprio a ciascun grado successivo della scala esacordale
- Lo schema esacordale venne sovrapposto alla gamma dei suoni facendo si
che il semitono Mi-Fa corrispondesse ai semitoni sulla gamma dei suoni (BC, E-F, b quadr.-c, e-f, bb quadr.-cc): cos facendo la sillaba Ut veniva a
cadere sulle claves , C, G, c, g. Solo successivamente, tra il 1100 e il 1200,
il metodo guidoniano venne perfezionato e il semitono Mi-Fa dellesacordo
venne fatto corrispondere anche al semitono a-b molle: in questo modo la
trasposizione dellesacordo poteva essere effettuata anche sulle claves F e
f.

A BCD E FG a

Duro
Natural
e
Molle
Duro
Natural
e
Molle

ut

re

mi

fa
ut

so la
l
re mi

fa
ut

so la
l
re mi
ut

re

fa

c d e f g aa bb

sol

la

fa

sol

la

ut

re

mi

mi

Duro

cc dd ee

fa

sol

la

ut

re

mi

ut

re

fa
mi

sol

la

fa

sol

la

Lesacordo su C detto naturale in quanto nellambito di sesta ci sono solo


note naturali; quello su F detto molle siccome utilizza il B molle per poter
rispettare il rapporto T-T-ST-T-T; lesacordo su G detto duro siccome nella sua
scala presente il B durum (bequadro).
A questo punto, partendo da C, F o G, il cantore era in grado di leggere e
cantare con assoluta sicurezza una qualunque melodia nellambito di una
sesta. Quando lestensione della melodia superava lintervallo di sesta
bisognava operava una MUTAZIONE dellesacordo, in pratica si individua un
suono-perno comune ai due esacordi e lo si nomina con la nomenclatura del
nuovo esacordo: i suoni esterni allesacordo precedente diventano cos parte
del nuovo esacordo e quindi di facile intonazione. Per individuare pi
facilmente i suoni-perno per effettuare le mutazioni venne escogitata la MANO
ARMONICA o GUIDONIANA: praticamente raffigurava il disegno del palmo di
una mano sinistra in cui, nelle caselle formate dalle varie falangi, venivano
disposte, a spirale in senso antiorario, le lettere della gamma dei suoni con

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accanto le sillabe dellesacordo che venivano a cadere su quel suono (es. C =


Ut Fa Sol, A = La Mi Re ecc.).
La funzione del sistema esacordale esercit una grande influenza sulla
sensibilit musicale medievale, superiore a quella dei modi gregoriani, tanto
da orientare linvenzione melodica verso losservanza di determinati schemi.
Tra il 200 e il 300, con la crescente diffusione del gusto musicale della musica
ficta (musica che conteneva altre alterazioni oltre il B bemolle) nasce la
necessit di estendere lintervallo dellesacordo a sette suoni per completare
la solmisazione sullintera ottava: nel 500 si introdusse il SI preso dalle iniziali
di Sancte Joannes invocate alla fine dellInno di San Giovanni. Nel 600, in
Spagna e in Italia, si preferisce sostituire la sillaba UT con DO, ricavato dalla
prima sillaba del cognome Doni, erudito teorico musicale a cui si vuole far
risalire tale sostituzione.
Ma tra il 500 e il 600 il metodo della solmisazione non serviva pi: il canto
guidato dallaccompagnamento strumentale e la pratica di comporre su
modelli di scale con rapporti intervallari non fissi (laffermarsi delle varie
tonalit maggiore e minore) porta ad accantonare questo metodo. Tanto pi in
Italia, Francia e Spagna le sillabe guidoniane persero il loro significato
originario e si sostituirono alle lettere della gamma dei suoni, indicando cos
laltezza reale delle note; nel 700 nasce il solfeggio dapprima cantato poi
parlato e cantato. In Germania, Inghilterra e nei paesi slavi si continua tuttora
ad usare le lettere oddoniane per indicare la altezza assoluta dei suoni: ci ha
reso possibile, tra 800 e il 900, la riesumazione del metodo guidoniano al
quale si rifanno, pi o meno direttamente, i metodi del DO MOBILE
dellungherese Kodaly, del TONIKA-DO dellamericana Waerd, del TONIC SOLFA dellinglese Curwen, del CANTAR LEGGENDO dellitaliano Goitre.

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