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Alfonso Belfiore // Conservatorio di Musica di Firenze

La percezione del suono

dalla fisiologia del sistema uditivo


alle variabili psicologiche
La percezione del suono;
dalla fisiologia del sistema uditivo alle variabili psicologiche
Alfonso Belfiore // Conservatorio di Musica di Firenze

In questa trattazione vi proporrò alcune


riflessioni sugli elementi della catena
percettiva, dal fenomeno fisico oscillatorio
alle nostre sensazioni reali quali prodotto
dell’attività sinaptica del cervello e della
psiche. Parlerò dell’esperienza e della
memoria come elementi costruttivi e
modificatori delle strutture cognitive.
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dalla fisiologia del sistema uditivo alle variabili psicologiche
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L’ambiente con le sue caratteristiche


acustiche, e non solo, incide sulla nostra
salute psichica e sulle nostre attività, nel
bene e nel male. Il benessere, l’attenzione,
la concentrazione e la creatività, sono beni
da coltivare con cura difendendosi da
ambienti nocivi capaci di interferire sulla
nostra salute attraverso fenomeni di
disturbo talvolta anche pericolosamente
intollerabili.
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In queste riflessioni l’obiettivo principale


non sarà “come” fare un trattamento
acustico dell’ambiente ma comprendere
“perché” farlo, perché sia utile e perché
talvolta sarebbe perfino necessario.
Ognuno di noi ha un rapporto intenso con
ciascun ambiente dove vive, dove lavora,
dove soggiorna.
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Il legame stretto che ci unisce con l’ambiente sta


proprio nella condizione insopprimibile che ogni
nostra esperienza sensoriale, ogni momento della
nostra coscienza, la percezione della realtà, la
formazione stessa delle nostre strutture cerebrali e
sinaptiche, tutto questo, è fisicamente modellato
dall’ambiente, nella dimensione acustica, visiva e in
ogni altra dimensione sensoriale, inglobando nel
concetto di ambiente, nel significato più ampio,
anche le possibili relazioni con altri individui
eventualmente presenti.
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Il fenomeno della percezione acustica

Psicoacustica: aspetti psicofisici della percezione acustica


La psicoacustica è lo studio della percezione soggettiva umana degli stimoli
fisici atti a generare sensazioni sonore nella psiche umana. In molte
situazioni nell’ambito degli studi di acustica e dell’elaborazione del segnale
sonoro è di fondamentale importanza conoscere come vengono percepiti da
un essere umano gli stimoli fisici in grado di suscitare nella sua psiche
sensazioni sonore.
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È importante evidenziare che ciò che “sentiamo”


non è solamente una conseguenza di carattere
fisiologico dipendente dalla struttura del sistema
percettivo del nostro udito con tutte le sue parti,
ma comporta importanti implicazioni
psicologiche che conferiscono all’esperienza
uditiva un livello estremo di soggettività.
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Lo stimolo fisico è costituito da onde di pressione che si propagano attraverso l’aria, dal
punto di vista fisico queste, attraverso speciali apparecchiature possono essere
accuratamente misurate ma il “suono” suscitato nella mente dell’ascoltatore, costituisce
una manifestazione psichica, una sensazione soggettiva propria della mente, che si
manifesta nei percorsi esclusivi delle connessioni sinaptiche del nostro cervello (create in
anni di esperienze personali) coinvolte nell’esperienza stessa, di una tale complessità da
non sottovalutare.
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Sfuggendo ad ogni indagine strumentale diretta, le sensazioni


sonore (come tutte le altre sensazioni della psiche) possono
essere indagate solo sulla base di quanto riferito dai vari
soggetti.
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La percezione acustica è un’abilità della nostra specie e di altre


per orientarsi nell’integrazione con l’ambiente ricevendo da
questo stimoli ed interpretandoli come informazioni utili alle
proprie scelte, alle proprie azioni.
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Possiamo schematizzare questo fenomeno in una serie di fasi:

• evento fisico (che implica una espressione di energia e di movimento) in un luogo


arbitrario dello spazio e conseguente generazione di un’onda di energia
meccanica

• propagazione dell’onda di energia meccanica nel mezzo in cui avviene l’evento


(solitamente aria)

• percezione dello stimolo (onda di energia meccanica) da parte dell’apparato


uditivo che consiste nell’essere investito dall’onda meccanica
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• trasduzione dell’onda meccanica in impulso nervoso (elettrico) che transiterà


fino a particolari zone del cervello attivando (accendendo) configurazioni
neurali specifiche (inizio della sensazione sonora)

• processo di attivazione di varie configurazioni neurali a seguito dell’impulso; le


configurazioni attivate costituiscono il processo di associazione, comparazione
tra sensazioni attuali, ricordi, emozioni, produzione di scelte, azioni, ecc.
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Cos’è il suono?

Per comprendere il fenomeno della percezione acustica e l’incidenza che


l’ambiente acustico può avere nella nostra vita psichica è importante
conoscere cos’è il suono. Il suono è una sensazione della nostra psiche, è un
fenomeno che avviene nel nostro cervello grazie a scariche neurali che si
verificano all’interno di esso e ai percorsi neurali interessati. È qualcosa che
attiene interamente al nostro mondo psichico, senza una mente che possa
avere questa sensazione il suono non esisterebbe, come non esisterebbe la
sensazione di caldo o freddo, la sensazione del gusto di cioccolato, o la
sensazione della luce e dei colori.
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Ogni sensazione umana è frutto dell’attività neurale del cervello. La realtà


percepita del mondo esterno, dell’ambiente in cui ci troviamo è in ogni caso
il frutto di tali attività ed elaborazioni del cervello. Stimoli fisici opportuni,
che possono verificarsi nell’ambiente, possono essere percepiti dai nostri
organi di senso e possono, in certe condizioni, dar inizio ad un processo di
scariche neurali che saranno percepite dalla nostra coscienza come suono,
luce, sapore, calore, odore.
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Tali sensazioni possono essere vissute dalla nostra coscienza anche in assenza
di stimoli esterni, e ciò nonostante possono manifestarsi anche con grande
vividezza e senso di realtà dipendente dal livello di coscienza di quel particolare
momento, per esempio durante un sogno, un pensiero, un ricordo,
un’allucinazione.
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Nell’analisi e nello studio di un suono dobbiamo quindi essere consapevoli


che esiste un livello fisico in cui possiamo studiare gli eventi che potrebbero
indurre una sensazione sonora, oppure studiare l’apparato fisiologico del
nostro corpo (organo di senso) che ha il compito di elaborare tali
informazioni fisiche e trasformarle in impulsi bio-elettrici e in informazioni
chimiche che viaggeranno lungo i nostri neuroni, nel sistema nervoso
periferico, fino a giungere al cervello, diramandosi quindi in migliaia e milioni
di scariche neurali per gli innumerevoli percorsi sinaptici costruiti di volta in
volta attraverso le esperienze vissute fin dalla nascita.
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Tali onde saranno prodotte dal movimento provocato da oggetti, mani,


strumenti, insomma, da qualsiasi cosa sia in grado di muoversi o di essere
mossa, ed essendo immerso nell’aria, un oggetto in movimento trasferirà
alle molecole d’aria il suo stesso movimento, urtandole e spingendole con
l’energia con cui si è mosso. Ogni molecola d’aria, con il suo movimento, a
sua volta colpirà le molecole d’aria circostanti trasferendo anche a queste il
movimento e l’energia ricevuta.
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Mentre le particelle d’aria continueranno ad oscillare intorno alla loro


posizione stabile, fino ad esaurimento dell’energia ricevuta (proprio come
un’altalena), si genereranno onde di pressione dell’aria che si sposteranno nel
mezzo (l’aria) con certe velocità fino ad incontrare (forse…) l’orecchio di un
essere umano che potrà quindi ricevere degli stimoli rilevando che qualcosa
nell’ambiente intorno a lui si è mosso. Se questi stimoli avranno certe
caratteristiche potranno allora, e solo allora, suscitare nella mente dell’essere
umano una sensazione sonora e quindi divenire suono.
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la struttura generale dell’orecchio. Anatomicamente possiamo individuare tre sezioni


principali denominate orecchio esterno, orecchio medio e orecchio interno.
• Orecchio esterno

• Orecchio medio

• Orecchio interno
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la struttura generale dell’orecchio. Anatomicamente possiamo individuare tre sezioni


principali denominate orecchio esterno, orecchio medio e orecchio interno.
• Orecchio esterno
l‘orecchio esterno comprende: padiglione auricolare, meato (condotto
uditivo), membrana del timpano

• Orecchio medio

• Orecchio interno
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la struttura generale dell’orecchio. Anatomicamente possiamo individuare tre sezioni


principali denominate orecchio esterno, orecchio medio e orecchio interno.
• Orecchio esterno
l‘orecchio esterno comprende: padiglione auricolare, meato (condotto
uditivo), membrana del timpano

• Orecchio medio
l‘orecchio medio comprende: i tre ossicini (martello, incudine, staffa),
tuba di Eustachio

• Orecchio interno
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la struttura generale dell’orecchio. Anatomicamente possiamo individuare tre sezioni


principali denominate orecchio esterno, orecchio medio e orecchio interno.
• Orecchio esterno
l‘orecchio esterno comprende: padiglione auricolare, meato (condotto
uditivo), membrana del timpano

• Orecchio medio
l‘orecchio medio comprende: i tre ossicini (martello, incudine, staffa),
tuba di Eustachio

• Orecchio interno
L’orecchio interno comprende la coclea e il nervo acustico
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La prima parte, ossia l’orecchio esterno, fa capo al


padiglione auricolare la cui funzione è quella di raccogliere
una discreta superficie dell’onda sonora e concentrarla nel
meato uditivo.
Attraverso il condotto, che è lungo circa 25
mm, la stimolazione acustica arriva alla
membrana timpanica, al di là della quale si
trovano l’orecchio medio e l’orecchio interno.
Data la forma e le dimensioni del padiglione
auricolare, la concentrazione delle onde
sonore inviate nel condotto equivale, grosso
modo, a una amplificazione di 20 decibel,
corrispondenti ad un aumento di potenza di
100 volte.
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1. Elice
2. Fossa scafoide
3. Crura dell’antielice
4. Fossa triangolare
5. Tubercolo di Darwin
6. Croce dell’elice
7. Conca (superiore e inferiore)
8. Meato acustico
9. trago
10. Antielice
11. antitrago
12. Incisura intertragica
13. lobulo
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Disorientatore zenitale
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Disorientatore zenitale
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La membrana timpanica, che sul


lato esterno è soggetta alla
pressione dell’ambiente, trova il
suo equilibrio tramite una
pressione di analogo valore che
agisce sul lato interno, il quale
comunica con la cavità della
bocca mediante un condotto
detto tuba di Eustachio.
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In questo modo la membrana


timpanica è libera di vibrare
anche quando la stimolazione è
ridotta al valore minimo, ossia
quando è sollecitata da un moto
vibratorio che intorno ai 3000 –
3500 periodi, può agire perfino
con una pressione di soli 10-14
W/m2.
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I movimenti della membrana si


trasmettono ad una catena di
ossicini, detti, rispettivamente,
martello, incudine, e staffa,
facenti parte dell’orecchio medio.
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Nell’orecchio interno troviamo la coclea, lunga circa


35 mm, e al suo interno la membrana basilare
immersa in un liquido pressoché incomprimibile, la
quale riceve le sollecitazioni portate dall’orecchio
medio attraverso la spinta della staffa sulla finestra
ovale.
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Nel condotto cocleare, fra la membrana


di Reissner e la membrana tectoria,
immerso nell’endolinfa, si trova l’organo
del Corti, dotato di cellule ciliate che
hanno il compito di trasdurre l’energia
meccanica in impulsi elettrici,
stimolando le fibre del nervo acustico,
composto da circa 20.000/30.000
neuroni che portano l’informazione alla
corteccia cerebrale.
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L’organo del Corti è dotato di


cellule ciliate che hanno il
compito di trasdurre l’energia
meccanica in impulsi elettrici,
stimolando le fibre del nervo
acustico, composto da circa
20.000/30.000 neuroni che
portano l’informazione alla
corteccia cerebrale.
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trasduzione dello
stimolo fisico in
segnale
neuroelettrico

Il processo di
trasduzione da
energia meccanica a
impulsi elettrici,
avviene nella coclea.
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In particolare le cellule ciliate


dell’organo del Corti,
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le cellule ciliate
dell’organo del Corti,
terminali nervosi,
hanno il compito di
raccogliere lo stimolo
meccanico prodotto
nella coclea in
determinate posizioni
corrispondenti alla
natura dello stimolo
stesso.
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La loro reazione meccanica produce l’impulso elettrico


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che, attraverso le fibre nervose


del nervo acustico, inizia il
viaggio verso i neuroni della
corteccia cerebrale.
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La corteccia acustica primaria


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La corteccia acustica primaria


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la sensazione sonora è un’attività psichica del cervello

In base alle conoscenze attuali possiamo affermare che una


sensazione è l’espressione di una particolare attività neurale,
la manifestazione di una particolare connessione sinaptica.
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La percezione sensoriale di eventi fisici e la loro


rappresentazione cerebrale possono influenzare
la nostra coscienza e conoscenza del mondo?
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La qualità della realtà conosciuta dalla nostra coscienza è sempre, e


solo, quella prodotta dalle scariche neurali del nostro cervello.

Poiché una sensazione è l’espressione di una particolare attività neurale


cioè la manifestazione di una particolare connessione sinaptica, ogni
particolare configurazione neurale attivata consisterà in una particolare
sensazione che di quella connessione sarà specifica e univoca
espressione.
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IL CERVELLO MUSICALE DEI NEONATI


Lateralizzazione dell’attività nell’emisfero destro
Qui vediamo come l’alterazione di
uno stimolo simile produce una
diversa attivazione del cervello

Pattern di attivazione bilaterale


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Il mondo che ogni individuo conosce o che potrebbe conoscere è tutto


dentro il suo cervello e là esso è espresso, è vissuto, e consiste, nelle
attività neurali e nelle connessioni sinaptiche possibili, come la nostra
stessa consapevolezza di esistere, la nostra coscienza. Le connessioni
sinaptiche impossibili o inesistenti sono quella parte di un mondo o di
una coscienza che non conosceremo mai e che mai esisterà per la nostra
consapevolezza e, ovviamente, per quella di nessun altro.
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Il suono e l’incidenza dell’ambiente nella percezione: funzione


di trasferimento
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la propagazione dell’onda di pressione

Che ruolo hanno energia e movimento nell’ambito di un evento sonoro?

Hanno un ruolo fondamentale!


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Il movimento è espressione, dimensione dell’energia. Non può esistere


un fenomeno vibratorio senza espressione di energia e movimento e,
senza energia e movimento, non può esistere un evento sonoro perfino
nella nostra psiche, in quanto anche nel nostro cervello è necessario
investire energia e movimento, a livello neurale, per avere una
sensazione sonora.

Anche a livello di solo pensiero, ricordo o sogno, occorre dunque


spendere energia per produrre una sensazione sonora.
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Un ambiente, qualunque esso sia, entra a far parte del processo


percettivo acustico

attraverso tutte le sue caratteristiche, spazi, arredi, dimensioni, clima,


che ineludibilmente interagiscono con i fenomeni fisici della riflessione,
rifrazione, diffrazione acustica, con la formazione di onde stazionarie ed i
fenomeni di risonanza, tutto dovuto all’interazione tra ambiente e
propagazione delle onde meccaniche che lo attraversano e ciò ci conduce
alla “funzione di trasferimento”.
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lo spettroacustico e la funzione di trasferimento


 
Funzione di trasferimento: è il modo in cui un sistema modifica la forma
dei segnali che lo attraversano, quindi il loro spettro.

La funzione di trasferimento ha due componenti la

Risposta in Frequenza e la Risposta di Fase.


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lo spettroacustico e la funzione di trasferimento


 
La risposta in frequenza mostra la
variazione delle ampiezze delle
frequenze introdotte dal sistema,
mentre la risposta di fase mostra
la variazione della fase delle
frequenze. Una descrizione
completa del sistema richiede
entrambe le risposte.
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La risposta all’impulso
(risposta impulsiva): è il
modo in cui il sistema
modifica i campioni di un
segnale.
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Relazione tra la Funzione di


Trasferimento e la Risposta
all’Impulso:
poiché la funzione di trasferimento e la risposta
all’impulso sono entrambe descrizioni dello
stesso sistema, potremmo ragionevolmente
supporre che siano tra loro correlate e lo sono:
entrambe sono visioni dello stesso sistema, una
nel dominio della frequenza e l’altra nel dominio
del tempo.

La funzione di trasferimento è semplicemente


lo spettro della risposta all’impulso.
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Notare che per una differente posizione della sorgente acustica o per
una differente posizione del microfono, (o dell’ascoltatore),
corrisponderà una differente funzione di trasferimento, quindi il suo
profilo sarà valido per una sola specifica posizione della sorgente e del
microfono.
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incidenza dell’ambiente nella modellazione del fenomeno fisico


acustico e, di conseguenza, nella percezione dell’esperienza sonora
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L’ambiente con le sue caratteristiche fisiche e geometriche, con le sue


dimensioni, i suoi volumi, i materiali delle pareti, del pavimento e del
soffitto, i suoi arredi ed oggetti, rispondendo ad una sorgente acustica di
qualunque natura, determina la formazione di onde stazionarie, di
risonanze con certe frequenze e con certe fasi, creando fenomeni di
interferenza costruttiva e distruttiva propri di quel contesto. L’energia
diffusa in questo ambiente metterà in oscillazione le particelle d’aria con
modalità specifiche e univocamente relazionate con quell’ambiente,
modalità che esprimono il carattere di quello spazio con le sue forme, gli
oggetti presenti e la loro posizione.
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Vivere, crescere, agire dentro ambienti diversi costituisce un’esperienza


formativa continua per ogni cervello che partendo dalla struttura
fisiologica del “cervello collettivo”, dovuta all’azione dei geni del DNA,
sviluppa poi in maniera plastica e individualmente unica, la propria rete
neurale, con miliardi di sinapsi che fissano fisiologicamente quelle
esperienze nel nostro cervello modellandolo.

È così che, per esempio, impariamo a riconoscere, sia pure in maniera


non consapevole, la posizione zenitale di una sorgente acustica.
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Il nostro cervello percepirà e fisserà nella mente, sia


pure in modo inconsapevole, il particolare flusso di
energia penetrato nel meato acustico
caratterizzato da minime variazioni di spettro
dovute all’incidenza delle onde acustiche sulle
pareti della stanza, sugli oggetti, riflesse poi dalle
pieghe del padiglione auricolare del nostro orecchio
esterno, quindi disperdendosi in parte ed in parte
penetrando nel meato acustico, in un mix ogni volta
diverso, che determinerà la distribuzione del flusso
di energia nello spettro acustico caratterizzando
quell’esperienza in modo unico.
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L’esperienza acustica e la modellazione di una cultura attraverso la


memoria delle esperienze.

Sviluppo psicofisico e cognitivo: ovvero vivere in un ambiente e


assimilarne le caratteristiche attraverso le esperienze percettive
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Il cervello è una struttura


estremamente complessa,
costituita da circa 100 miliardi
di neuroni e da un numero di
sinapsi impressionante,
dell’ordine di un milione di
miliardi. L’avanzamento attuale
della neuroscienza ci fa ritenere
che lo sviluppo del cervello sia
in parte guidato dai geni e in
parte dall’esperienza.
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Il numero dei geni è di circa 30000-40000, quindi la specificità genica di ogni


neurone o addirittura di ogni sinapsi non può essere molto precisa. Partono
dai geni ordini generali importantissimi, ma poi tocca all’esperienza
intrauterina e post-natale costruire o affinare proprietà specifiche. La parte di
sviluppo dovuta principalmente ai geni, anche se presenta una variabilità
praticamente infinita da individuo a individuo non offre libertà di intervento al
soggetto: è ciò che è chiamato cervello imprigionato.
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Con la nascita e con le successive esperienze individuali che si vengono a vivere si apre per ogni
individuo una finestra di libertà, nei limiti consentiti dal patrimonio genetico, per modellare la
propria struttura nervosa evidenziando così una plasticità del sistema nervoso che è caratteristica,
anche se non esclusiva, della corteccia cerebrale.
Qui vediamo un possibile sviluppo che da una
Connettività debole e diffusa porta a una Connettività robusta e selettiva

Development
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Subito dopo la nascita, la plasticità, come potenzialità a variare funzione


e struttura è incredibilmente alta e quasi inquietante.

Questa enorme plasticità del sistema nervoso pone problemi, oltre che di
conoscenza, pedagogici, sociali e ambientali.
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Costruzione di strutture mentali attraverso l’esperienza


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Per il sistema nervoso, nei primi anni di vita, è notevole la possibilità di


variare grandezza di alcune strutture e connessioni, magari a scapito di
altre.

Il numero di neuroni e di sinapsi è significativamente maggiore nella


prima infanzia che nell’età adulta.
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Per il sistema nervoso, nei primi anni di vita, è notevole la possibilità di


variare grandezza di alcune strutture e connessioni, magari a scapito di
altre. Il numero di neuroni e di sinapsi è significativamente maggiore
nella prima infanzia che nell’età adulta.

Si pensi al numero di neuroni nella corteccia frontale, dove sono


elaborate le funzioni più sofisticate del sistema nervoso, nei primi tre
anni di vita è circa il doppio di quello dell’adulto. Successivamente inizia
una progressiva diminuzione del numero dei neuroni, che continua fino
all’adolescenza.
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Il tema del congresso tenuto alla Casa Bianca nell’aprile del ’97, alla
presenza di Hilary e Bill Clinton si accentrava proprio sulle proprietà del
sistema nervoso di bambini in età prescolare. Tra i problemi discussi era
quello di esplorare la possibilità di frenare o arrestare la morte cellulare al
secondo terzo anno di vita nell’intento di avere un cervello con un
maggiore numero di neuroni e verosimilmente più efficiente.
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Altro problema in questione era quello di vagliare le possibilità pratiche di


indirizzare in maniera opportuna lo sviluppo del cervello, per esempio, con scuole
ad hoc onde favorire lo sviluppo di migliori cittadini dal punto di vista sociale.

Quest’ultima questione prendeva anche spunto da dati sperimentali che hanno


chiaramente dimostrato che animali tenuti in “ambienti arricchiti” cioè con
molteplici stimolazioni sensoriali e possibilità motorie, sviluppano una corteccia
cerebrale di spessore maggiore. Tra i meccanismi alla base di questi cambiamenti
del sistema nervoso, in gran parte ancora sconosciuti, è stato rilevato un
aumento dei fattori neurotrofici.
La percezione del suono;
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Alfonso Belfiore // Conservatorio di Musica di Firenze

Queste particolari proprietà del cervello di cambiare funzione e struttura si


credevano una volta limitate al cosiddetto periodo critico cioè alla prima
infanzia.

Recenti ricerche tuttavia, hanno indicato un notevole grado di plasticità


insospettata anche nel cervello adulto, che era ritenuto, fino a pochi anni or
sono, una macchina relativamente stabile.

Questi cambiamenti nel cervello adulto non riguardano il numero dei neuroni,
ma sono di natura bioelettrica e a livello strutturale di natura microscopica o
submicroscopica e misurabili solo con attrezzature assai sofisticate.
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Ci sono degli esempi, però, del tutto singolari, che ci danno un’idea
tangibile del fenomeno. Si è ad esempio notato che musicisti esperti in
strumenti a corda e che hanno cominciato a suonare in età giovanile
presentano un allargamento di quella parte della corteccia motoria che
guida i movimenti della mano sinistra.
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Nel cervello dei musicisti è evidente un aumento di volume


della sostanza grigia nelle aree motrici, uditive e
visuospaziali della corteccia, come pure nel cervelletto.
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Altro esempio. Si è notato che i taxisti


londinesi, che ovviamente devono
conoscere le migliaia di strade e vicoli di
Londra, hanno l’ippocampo aumentato
di dimensioni.

L’ippocampo è una struttura cerebrale


coinvolta nella memoria spaziale. E vi
sono ancora numerosi esempi di simile
natura che attestano le possibilità
plastiche del cervello adulto.
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Le variazioni nel sistema nervoso osservate nella giovane età e nell’adulto sono
almeno in parte diverse.

Durante lo sviluppo avviene principalmente una scelta di alcuni circuiti


neuronali con l’eliminazione di altri: ciò avviene su una base genetica e sulla
base di segnali interni, principalmente rappresentati dall’attività elettrica
spontaneamente presente nei neuroni e dalla liberazione di fattori neurotrofici
dei quali il più noto è quello scoperto dalla Rita Levi Montalcini (NGF).

Altri fattori neurotrofici che sono risultati importanti per lo sviluppo e la


plasticità del sistema nervoso dei mammiferi sono il BDNF, NT4 e NT3.
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Durante la vita adulta le modificazioni sono solo a livello microscopico e


ultramicroscopico e riguardano l’organizzazione delle popolazioni di
neuroni che continuano a mantenere una loro dinamicità, cioè la possibilità
di riorganizzare le loro connessioni, sotto l’influenza del mondo esterno.
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Studi molto accurati e


ormai più che decennali
sull’uomo e su altri
animali, hanno
dimostrato che ad
alterazioni simili
dell’ambiente o a
processi di allenamento
motorio o sensoriale
simili corrispondono con
precisione alterazioni
corrispondenti nella
corteccia cerebrale.
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Se ad esempio un bambino ha un banale difetto di rifrazione ad un solo


occhio, corrispondono prevedibili alterazioni a livello della sua corteccia
visiva che portano a un difetto della sua visione da quell’occhio.

Se un bambino viene allenato fino dalla prima infanzia a stimoli acustici di


particolari tonalità, si svilupperanno prevedibili variazioni della sua
corteccia acustica, che lo rendono più abile nella discriminazione di certi
suoni.
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Molti altri esempi di questo tipo ci inducono a pensare che se facessimo un


assurdo quanto impossibile esperimento concettuale in cui sottoponessimo
soggetti umani allo stesso trattamento, nel senso della stimolazione, motoria,
sensoriale o più generalmente culturale, nei nostri soggetti da esperimento, si
svilupperebbero variazioni cerebrali simili.

La parola simile è una precisazione necessaria perché i corredi genici individuali


che presiedono allo sviluppo del nostro cervello genico, ereditario, porterebbero
a reagire in maniera comunque leggermente diversa agli stessi stimoli.
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La natura cerca sempre un modo per creare diversità che costituiscono la


vera risorsa per lo sviluppo e la sopravvivenza eludendo almeno in parte
quelle strategie di omologazione che annullerebbero questa ricchezza.
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Ogni processo di apprendimento, ogni stato di pensiero, indica a livello


strutturale o funzionale una variazione in qualche circuito nervoso.

Dobbiamo aver chiaro che la frase di uso quotidiano “cambiare idea” ha un


suo corrispondente neurobiologico ben preciso e significa “cambiare il
proprio cervello” anche se spesso, ma non sempre, è difficile dimostrare
tali modificazioni dal punto di vista sperimentale.

Una asserzione scientifica certamente precisa, che indica la grande


potenzialità di apprendimento del sistema nervoso, ma che va considerata
in tutti i risvolti, non sempre necessariamente auspicabili.
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Incidenza della percezione acustica nello sviluppo


delle relazioni spaziali e motorie con l’ambiente
A questo punto appare evidente
l’incidenza e la responsabilità che
l’ambiente e la percezione acustica
possono assumere nella
modellazione plastica del nostro
cervello, a livello di strutture e di
connessioni, e quindi delle nostre
sensazioni, delle nostre emozioni, in
sostanza della nostra vita.
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Maturazione della capacità di discriminare cambiamenti nella direzione di provenienza


del suono lungo il meridiano orizzontale: si passa dai 30 gradi nel bambino di 2 mesi a
9 gradi a 12 mesi. Ulteriori miglioramenti che portano ai valori tipici dell’adulto (1-2
gradi) avvengono entro i 5 anni di età.
Lo sviluppo della localizzazione dei suoni lungo il piano verticale è più rapida e già a 18
mesi la capacità discriminativa è simile a quella degli adulti.
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Benessere psicofisico e conflitti nella relazione con


l’ambiente
Sentirsi a casa nell’ambiente
Sentirsi a casa in un ambiente implica viverlo in una dimensione di
benessere, di sicurezza, di comfort. Sul piano acustico, visivo, percettivo in
genere, gli stimoli che giungono al nostro sistema psicofisico devono
senz’altro possedere requisiti idonei a non entrare in collisione con le nostre
soglie percettive.
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Conflitto e coerenza con gli schemi percettivi assunti,


senso di disagio o di benessere
Vivere un conflitto, un disagio, implica il superamento di soglie percettive abituali,
talvolta il superamento di soglie di tollerabilità percettiva. Questa distinzione può essere
utile a comprendere la diversità delle incidenze e le eventuali potenzialità nella
costruzione di nuove connessioni sinaptiche.

Un ambiente caratterizzato da particolari condizioni acustiche, visive o da altri aspetti


percettivi, potrebbe risultare capace di interferire con una normale attività della persona
che vi vive o lo attraversa, agendo anche sulle sue potenzialità cognitive, addirittura
l’ambiente potrebbe divenire insopportabile e causa di danni perfino irreversibili.
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L’ambiente può favorire l’attenzione, la


concentrazione e la creatività

Possibili definizioni di attenzione e concentrazione


e creatività
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L'attenzione è un processo cognitivo


che permette di selezionare stimoli
ambientali, ignorandone altri. È quel
meccanismo in grado di selezionare le
informazioni in ingresso in base alla
loro rilevanza biologica e/o psicologica
per l’individuo.

L’attenzione è la capacità di convogliare le risorse mentali su specifici aspetti


della realtà in determinati momenti. Essa è attivata da stimoli intensi, nuovi
e/o significativi.
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Quindi, i cambiamenti nel campo degli stimoli che sono in grado di


suscitare l’attivazione di processi attentivi sono:

• variazione dell’intensità delle stimolazioni (per esempio, un forte rumore


improvviso);

• comparsa di stimoli significativi (per esempio udire il proprio nome ad


una conferenza).
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La definizione di attenzione comprende aspetti diversi.


I ricercatori, parlano di attenzione selettiva e attenzione divisa.

Un classico esempio di attenzione selettiva è rappresentato dall’effetto del


“cocktail party”, dove in una situazione in cui arrivano emissioni sonore da
tutte le parti, siamo in grado di selezionare solo quelle provenienti dalla
persona con cui stiamo parlando.

Si parla di attenzione divisa quando al soggetto è chiesto di controllare


contemporaneamente due o più fonti di informazione.
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Il primo grande studioso che si è occupato di questo argomento è stato


Broadbent. Secondo questo autore, che propone una selezione precoce
dell’informazione, l’attenzione funziona come un filtro, secondo cui
esisterebbe una fase iniziale di elaborazione dell’informazione durante la
quale tutti gli stimoli vengono analizzati simultaneamente sulla base
delle loro caratteristiche fisiche elementari e immagazzinati per un breve
periodo.
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In questa fase, quindi, non si ha alcuna selezione dell’informazione. A


questo stadio di elaborazione, che Broadbent attribuisce al sistema
sensoriale, segue una fase di elaborazione più avanzata da attribuire al
sistema percettivo, il quale opera serialmente, elaborando cioè uno
stimolo dopo l’altro.

Un filtro, posto tra il sistema sensoriale e il sistema percettivo, seleziona


gli stimoli che possono avere accesso ai livelli di elaborazione più
sofisticati.
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L’attenzione è una funzione cognitiva complessa necessaria


all’esecuzione di tutte le attività quotidiane,

scolastiche, extra-scolastiche, lavorative e non (guidare una macchina,


usare un computer, avere una conversazione, svolgere uno sport……)
mentre

la concentrazione è un processo specifico che consente di dirigere


l’attenzione verso un obiettivo specifico. La concentrazione, quindi, è un
concetto più specifico dell’attenzione.
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Quando la concentrazione è massima, si può vivere la cosiddetta


“esperienza di flusso” in cui la persona si estranea dallo spazio circostante
non facendosi influenzare dagli stimoli esterni. La sensazione, inoltre, è
che il tempo non abbia più una dimensione.

Accade ad esempio quando stiamo facendo una cosa che ci piace molto
come leggere o dipingere o altro.

Quando la concentrazione è minima o troppo fluttuante, le difficoltà a


livello scolastico, lavorativo ma anche personale si fanno evidenti. 
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Possibili definizioni di creatività


Tutti sappiamo più o meno cosa significhi, ma è difficile dare una definizione specifica
ed univoca della creatività.

Diversi autori per lungo tempo si sono interrogati su cosa significhi essere creativi,
sull’esistenza o meno di fattori facilitanti, sulle caratteristiche tipiche di una persona
creativa.

Ovviamente ciascuna prospettiva di studio inquadra aspetti diversi relativi alla


creatività.
Vediamo di seguito alcuni fra i contributi più significativi in proposito.
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Lo psicologo statunitense Jerome Seymour Bruner, durante la seconda metà del


900, ha legato strettamente l’atto creativo con la capacità di dare vita a una sorpresa
produttiva, e cioè, con le sue stesse parole, a «una modificazione concreta e
inaspettata nelle diverse attività in cui l’uomo si trova coinvolto».

L’autore vede nella scoperta il procedimento preliminare che permette di attivare un


qualsiasi processo creativo: la sorpresa che deriva dalla scoperta di qualcosa di nuovo
sarebbe il presupposto indispensabile allo sviluppo della creatività.

Così, la curiosità e il gusto di scoprire autonomamente qualcosa di inaspettato e


imprevedibile sarebbero le molle motivazionali dei comportamenti e dei pensieri
creativi.
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Un altro tentativo di spiegare la creatività rientra nell’approccio


associazionista, che vede il comportamento umano come il risultato di
un’associazione di stimoli e risposte provenienti dall’ambiente.

Secondo tale impostazione, infatti, l’apprendimento dipende dal numero


e dalla natura di associazioni che il soggetto riesce a compiere. Le
associazioni non sono però tutte dello stesso valore.
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Vediamo in che senso: pensiamo a un oggetto di uso quotidiano, come per


esempio una penna. Le «risposte» che questo oggetto ci suggerisce sono
varie: potremmo vedere nella penna soltanto ciò che l’oggetto
essenzialmente è, cioè uno strumento utilizzato per scrivere, ma
potremmo vedervi anche dell’altro, una freccia da tirare con l’arco, un
bisturi improvvisato con cui fare delle operazioni (è realmente successo in
situazioni di emergenza!), una leva per sollevare il mondo.
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Potremmo ora ordinare tali risposte in una scala gerarchica, dove le


associazioni di livello più alto sarebbero quelle più utilizzate, frequenti e che
vengono in mente per prime, mentre le associazioni di livello più basso della
scala quelle meno usuali.

Nella risoluzione di problemi può capitare che le soluzioni richieste


corrispondano ad associazioni che si trovano al livello inferiore della scala
gerarchica. Solitamente, invece, le persone cercano di utilizzare nella loro
vita quotidiana associazioni consolidate, stabili, ricorrenti, quelle, appunto,
che vengono in mente con più facilità.
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Per gli associazionisti, dunque, il concetto di creatività è strettamente


legato alla natura delle associazioni che le persone riescono ad attivare.

Nei soggetti creativi, infatti, le associazioni che emergono di fronte agli


stimoli esterni sono spesso associazioni remote.
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In altri termini, la creatività sarebbe un’attività di tipo combinativo e si


manifesterebbe con la facilità a creare legami non ovvi o scontati fra
oggetti, risposte e situazioni.

Sottoponendo alcune persone ai test degli usi alternativi si è cercato di


misurarne la capacità di originare pensiero creativo osservando la natura
delle associazioni che venivano loro in mente.

I punteggi più alti sono andati a coloro che notavano con la stessa facilità
associazioni scontate ma anche usi remoti e “impensabili” dei vari oggetti.
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È stato inoltre rilevato, tramite gli stessi esperimenti, che le persone


creative rispondevano con più lentezza, avendo a disposizione un
maggior numero di associazioni remote fra cui scegliere.

Quindi, dal punto di vista della velocità di risposta, la creatività sembra


incidere negativamente.

È facile immaginare gli effetti di questa rilevazione nei sistemi scolastici


ed educativi in generale, spesso inclini a premiare la rapidità di
esecuzione, la prontezza nei compiti, la velocità di risposta.
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I soggetti creativi potrebbero essere penalizzati da questo approccio alla


valutazione basato sulla misura del tempo di esecuzione.

Altri esperimenti hanno confermato che, lasciando più tempo per riflettere e
per produrre risposte, vengono facilitate le associazioni remote, e dunque la
possibilità di risposte creative.

Da ciò che abbiamo detto finora si comprende bene come la fissità funzionale
sia l’opposto della creatività e della originalità, dal momento che ci induce a
compiere sempre e soltanto le associazioni fra oggetti e il loro
utilizzo/funzione più comune.
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Caratteristiche ambientali utili a favorire


l’attenzione, la concentrazione e la creatività
Alcune attività lavorative richiedono silenzio e concentrazione. Quando dobbiamo
studiare (un testo, una norma, un nuovo software), quando dobbiamo revisionare
l’avanzamento di un progetto o verificare dei conti, se ci troviamo in un ambiente
tranquillo, riusciamo meglio nel nostro lavoro.

Le attività creative, invece, come ideare una campagna di comunicazione, scrivere un


racconto, progettare un sito web, organizzare una festa a tema, ecc., richiedono un
ambiente differente.
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Rattle and hum: il “brusio creativo”

Ravi Mehta, docente presso l’Università dell’Illinois, ha realizzato, nel 2012, una
serie di esperimenti (pubblicati sul “Journal of Consumer Research”) per valutare
l’incidenza del rumore di sottofondo sul pensiero creativo.

Sono stati coinvolti, in totale, circa 300 studenti (metà ragazzi e metà ragazze) ai
quali sono stati sottoposti (in 5 differenti esperimenti) alcuni esercizi inerenti le
abilità di associazioni di idee, di ideazione e di problem solving. Mentre gli studenti
erano intenti a svolgere gli esercizi, i ricercatori variavano il volume e il tipo dei
rumori ambientali.
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I risultati non hanno lasciato dubbi: un rumore di sottofondo di circa 70


decibel, tipico di una caffetteria (o di una televisione accesa nella stanza a
fianco), migliora le performance del pensiero creativo. Rumori deboli,
intorno ai 50 decibel, non producono alcun effetto, mentre quelli molto
forti (vicini agli 85 decibel) tendono a distrarre troppo e ad ostacolare il
lavoro.
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Perché accade questo?


“Il silenzio totale”, secondo il prof. Ravi Mehta, “favorisce la concentrazione
ma non agevola il pensiero creativo: quando siamo troppo focalizzati su un
problema non riusciamo a risolverlo. Se ci distraiamo per qualche minuto” –
continua Mehta – “quando ritorniamo, molto spesso, troviamo una
soluzione creativa.”
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Un moderato brusio ambientale, secondo i ricercatori dell’Università


dell’Illinois, stimola la mente a superare le normali modalità di lavoro e
favorisce un livello di pensiero più astratto, più divergente, che è uno
degli “ingredienti” del pensiero creativo.

Sfruttare il brusio di un bar per favorire la creatività sembra un


suggerimento interessante, ma riusciamo a realizzarlo nelle nostre
giornate lavorative?
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Justin Kauszler e Ace Callwood, due brillanti ragazzi di Richmond, stavano


lavorando al Cycle Stay (un porta bici con un sistema di sicurezza integrato)
come project work finale per un Master in imprenditorialità.

Andavano spesso all’Harrison Street Cafe e il loro lavoro procedeva


speditamente (avevano letto le ricerche di Ravi Mehta). Un lunedì mattina,
tornati in ufficio dopo un intenso weekend di lavoro, facevano fatica ad
applicarsi: “Dude, it’s too quiet in here …” confida Justin all’amico.

Chiedono al capo di poter andare con i loro pc al bar per lavorare meglio, ma il
capo (come capita a volte) non glielo permette.
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Dalla frustrazione nasce un’idea originale: portare i suoni del coffee shop in
ufficio.

Si recano all’Harrison Street Cafe, registrano i diversi suoni (il sibilo della
macchina del caffè, il mormorio delle persone che chiacchierano, i rumori di
piatti e bicchieri, ecc.) e mixano il tutto.

Coinvolgono nel loro progetto stravagante anche Nicole Horton, una brava
graphic design, e Tommy Nicholas, un nerd “smanettone”.
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Il 4 marzo 2012 lanciano il sito http://coffitivity.com: il primo giorno


ricevono circa 100 visite, il secondo oltre 45.000 e il server va in crash.
Dopo un opportuno ridimensionamento il sito si “stabilizza” su circa 1,7
milioni di visualizzazioni di pagine (e oltre 650.000 visitatori unici).

Il loro progetto desta la curiosità e l’interesse di diverse testate


giornalistiche (NewYork Times, Lifehacher, Time, Inc, Ledbury, ecc.)
dentro e fuori del web. Il TIME inserisce coffitivity.com tra i migliori 50 siti
web del 2013.
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Noisli: la natura a portata di click

Se preferisci svolgere il tuo lavoro (creativo) in mezzo alla natura, ma non hai la possibilità di sederti
in riva al mare o su una panchina nel bosco, puoi visitare Noisli.com

È un generatore di suoni naturali: dal fruscio del vento tra gli alberi, alla risacca del mare sulla riva,
dallo scroscio della pioggia, al cinguettio degli uccellini, fino al crepitio della legna nel fuoco.

“È molto apprezzato dagli sviluppatori, che dovendo scrivere infinite stringhe di codice preferiscono
un rumore (meglio se piacevole) alla musica” – afferma il suo inventore Stefano Merlo – “In molti lo
usano per ritrovare la concentrazione nello studio e nel lavoro, durante i corsi di scrittura creativa e
perfino a scopo riabilitativo (per chi ha sindrome da deficit attentivo o ha subito danni all’udito)”.
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L’ambiente può essere causa di disturbo e perfino


danneggiare lo sviluppo cognitivo e la creatività
provocando anche possibili danni fisiologici
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Quando il suono diventa un disturbo


 
Il rumore viene definito in vari modi ed ha diversi effetti
sull’uomo: 

definiamo “RUMORE” qualsiasi fenomeno acustico che non


contenga informazioni utili per l’ascoltatore e quindi
interferisca con la sua attività od interessi. 
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Gli effetti uditivi si possono distinguere in DANNO, DISTURBO e FASTIDIO


od ANNOYANCE 

- DANNO all’organo uditivo: effetto irreversibile ed oggettivabile (PTS) (ipoacusia,


acufeni, lesioni timpaniche, ecc.); 

- DISTURBO: effetto reversibile ed oggettivabile (TTS), acufeni temporanei,


fenomeno di allarme che ci preavvisa di potenziali effetti irreversibili di danno; 

- FASTIDIO od ANNOYANCE: effetto non facilmente oggettivabile, di allarme per i


soggetti esposti al rumore che ritengono superiore alla normale tollerabilità; temono
un danno alla salute ed una interferenza con la loro attività. 
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L’uomo in passato era considerato esclusivamente parte di un sistema


chiuso: la relazione fra fisiologia e patologia era lineare con rapporto di
causa/effetto.

Le più recenti ricerche sulla meccanica cocleare hanno permesso la


comprensione dei fenomeni del danno e del disturbo sulle cellule ciliate,
mettendo in evidenza le correlazioni fra esposizione al rumore e danno
permanente.
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Oggi sappiamo che i sistemi biologici sono soggetti alle regole del non
equilibrio: la ricerca scientifica in medicina dimostra che l’uomo è parte di
un sistema aperto, dove il rapporto fra fisiologia e patologia non è lineare
e non è sempre facilmente prevedibile:

constatiamo dissipazione di energia (entropia), auto organizzazione


biofisica con scambio qualitativo tra le funzioni fisiologiche, il
comportamento e le informazioni cibernetiche biofisiche.
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Gli effetti extrauditivi possono essere molto gravi ed importanti da


compromettere la salute dell’uomo, ma non sono facilmente
correlabili al rumore perché non è facile scindere gli effetti del rumore
da quelli prodotti da altre cause sempre presenti. 
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I principali effetti negativi sono: 

i) Interferenza con le fasi del sonno: in particolare con la fase REM (sonno
desincronizzato) 

ii) Effetti fisiologici complessi, interazioni con: 


• sistema endocrino 
• sistema nervoso centrale 
• psiche e comportamento 
• apparato cardiovascolare 
• sistema gastrointestinale 
• sistema respiratorio
• …
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Per questo motivo la quasi totalità delle normative sulla valutazione ed i


limiti di esposizione al rumore si riferiscono solo agli effetti uditivi di danno
e di disturbo,

nonostante sia noto e documentato che livelli sonori, anche bassi, che
interferiscono con l’attività dell’uomo e la comunicazione verbale possano
provocare distonie neurovegetative, stress ed aggravare comunque
disfunzioni fisiologiche già presenti in forma latente od evidente. 
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Conclusione
 
Queste riflessioni ci hanno portato ad osservare l’importanza che può assumere
l’ambiente nella percezione acustica e in altre dimensioni percettive, non solo per
instaurare una piacevole relazione tra l’ambiente e l’individuo che vi soggiorna,
descrivibile senz’altro in termini di benessere per l’individuo, ma anche per l’incidenza
che l’ambiente, con tutte le sue caratteristiche, attraverso i nostri canali percettivi,
esercita nella modellazione delle profonde strutture del nostro cervello

e di conseguenza nella modellazione della nostra stessa personalità, coscienza, nel


nostro pensiero, nella percezione di quella che sarà la nostra realtà, il mondo che
potremo pensare.
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Alfonso Belfiore // Conservatorio di Musica di Firenze

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