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La musica nellʼera della multimedialità: evoluzione o involuzione?

– l'Opinione Pubblica 04/12/20, 19)21

La musica nell’era della


multimedialità: evoluzione o
involuzione?
Oggi sulla rete sono sempre meno le produzioni musicali di qualità. Molti sono i videoclip “usa e getta”.
Dove sta andando l'industria musicale del XXI secolo?

Di Lavinia Alberti - 7 Luglio 2017

Dal vinile alle musicassette e i compact disc, fino ad arrivare ai file sharing e alle piattaforme online, per
approdare poi ai canali social.

Nel giro di pochi decenni ci sono passate sott’occhio tutte queste innovazioni tecnologiche. Adesso, al tempo dei
social media, delle condivisioni in tempo reale, dello streaming e dei videoclip, i mezzi e le modalità di fruizione
musicale sembrano avere subito un’evoluzione senza precedenti. Ma siamo certi che siano tutte rose e fiori?

Se da una parte infatti i canali come YouTube, Vimeo, Vid.me, Streamable hanno portato a una maggiore
democratizzazione (nel senso che ognuno può rendere visibile su tali canali ciò che ritiene di valore artistico),
dall’altra hanno fatto sì che chiunque possa divulgare contenuti multimediali facendoli passare per prodotti
musicalmente di qualità.

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La musica nellʼera della multimedialità: evoluzione o involuzione? – l'Opinione Pubblica 04/12/20, 19)21

Nella maggior parte dei casi si tratta infatti di offerte musicali proposte da uno Youtuber qualunque di moda sul
momento, che non ha una solida preparazione musicale alle spalle. Il risultato è che allo stato attuale abbiamo
molti videoclip musicali usa e getta, che non superano una stagione estiva (spesso e volentieri inoltre non c’è una
diretta proporzionalità tra il numero di visualizzazioni raggiunte e la loro qualità).

Oggi sulla rete dunque sono sempre meno le produzioni multimediali di qualità; si riscontra infatti ancor più di
qualche tempo fa una vera e propria overdose di brani di basso lignaggio, e forse è proprio la rete e il cattivo
utilizzo di essa da parte degli utenti (anche tramite la condivisione sui social di contenuti musicali di dubbia
qualità) ad aver agevolato questo processo.

Ad essere crollato nell’era della multimedialità e dei social è stato anche il tradizionale concetto di album (e il suo
mercato, che forse nel giro di un decennio sarà destinato a scomparire) e con esso il rituale della “lentezza” della
sua fruizione; ciò di fatto significa che oggi si sta perdendo progressivamente quella “sacralità” che un album
procurava: il semplice fatto di acquistare un disco o un cd, di tenerlo in mano e di vedere incisa sulla copertina di
esso l’immagine del proprio idolo era qualcosa di emozionante…che faceva trasparire tutta la carica evocativa
del cantante.

Oggi tutto questo se c’è ancora, è in via di estinzione. Siamo così passati da un ascolto lento e intimo (slow music)
a uno frenetico e privo del contesto e della giusta attenzione (fast music); dal possesso fisico della musica (il buon
vecchio album e i dischi) a quello basato sull’accesso tramite una rete (Spotify, Apple Music e Deezer, con la
possibilità di creare una playlist, che probabilmente sarà l’album del futuro).

In questo universo social e “liquido” – in cui domina la smaterializzazione dei supporti fisici – molti artisti oggi
scelgono non a caso di realizzare sempre più singoli, fruibili ad esempio su You Tube, perché potenzialmente
visibili a milioni di utenti.

Se da un lato sta accadendo questo, dall’altro lato però, forse perché si sta troppo “tirando la cinghia”, in questi
ultimi anni si sta cominciando a vedere un ritorno al vinile, forse per nostalgia di un tempo (che per certi aspetti
era migliore) o per moda.

Nell’era delle piattaforme multimediali e delle condivisioni in rete, insomma, l’artista, almeno per quel che
riguarda il mondo della rete, sembra stia diventando oggi parte di una catena di montaggio, costretto a produrre
(in parte) non sulla base di ciò che vorrebbe realizzare (ad esempio un album) ma sulla base del miglior mezzo per
raggiungere il proprio target (con i singoli in streaming, appunto).

Lavinia Alberti
Nata a Torino nel 91 ho una grande passione per la scrittura, l'arte e la musica, passioni che cerco di
coniugare col giornalismo dello spettacolo.

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