Storia Del Design
Storia Del Design
Per trovare i precedenti dell'industrial design si può risalire a tempi più antichi della rivoluzione industriale;
la rivoluzione segna il maggior spartiacque tra produzione artigianale e industriale, ma il settore della
stampa anticipa di tre secoli la rivoluzione, inoltre può classificarsi come una delle discipline del design. Con
la stampa appare la nozione di moltiplicazione per mezzo di serie identiche di uno stesso oggetto uniforme
e ripetibile. Secondo alcuni studiosi la stampa a caratteri mobili deriva direttamente dalla silografia. Inoltre
la figura di Gutenberg come inventore della stampa presenta qualche incertezza, sembra che già nel 1400
iniziarono i primi esperimenti tipografici. La stampa a caratteri mobili si componeva di una forma per
ottenere i caratteri che comprendeva uno spazio vuoto entro cui versare il piombo. Considerando il
carattere mobile come il nucleo della stampa, per le sue valenze tecniche, produttive ed economiche, esso
potrebbe concepirsi proprio come prototipo metodologico delle successive categorie del design. La prima
ragione del successo di diffusione dei libri stampati nel Rinascimento, si deve al fatto che erano per lo più
scritti in latino. Agli inizi della stampa si verifica un fenomeno comune ad ogni settore del design: la grafica
del libro si dà come rappresentazione di un'altra scrittura, il manoscritto. Si ha quindi l'imitazione da parte
del nuovo prodotto del suo precedente, quello artigianale. Bisogna riconoscere la stampa come un
fenomeno del design, isolato, ma importante, o comunque bisogna ammettere che una prima forma di
design compare nel rinascimento. Di conseguenza andrebbe rivista tutta la storia dell'industria e
riconoscere che macchine, imprese e scambi di vario tipo si sono affermati qualche secolo prima della
rivoluzione.
I cambiamenti della rivoluzione non furono soltanto industriali, ma anche sociali ed intellettuali, la moderna
tecnologia nasce in quegli anni a Londra ed è connessa ad alcune importanti invenzioni.
La divisione del lavoro tra artigiano e industria esisteva già nel 18 secolo, quindi la rivoluzione fu una
accentuazione ed estensione del concetto di specializzazione. La tecnologia unita all'industrialismo, al
liberalismo e al capitalismo formarono un sistema economico-produttivo incisivo per l'intera vita della
comunità. Questi eventi hanno una serie di implicazioni con il design, la prima risiede nelle stesse macchine
industriali che segnano il vero progresso. Un secondo settore è dato da tutti i prodotti, che grazie all'uso di
nuovi materiali subiscono una notevole trasformazione e sostituiscono molti manufatti prima realizzati in
legno e pietra. Emblematico è il ponte sul fiume Severn a Coalbrookdale, ideato da Wikilson, si presenta
come un arco a pieno centro, formato da due semiarchi d'un solo pezzo. Il ponte è diventato un simbolo di
quel periodo, inaugura un terzo settore del design industriale. Cioè quelle costruzioni prima classificabili nel
dominio dell'architettura che comportano la presenza di elementi prodotti industrialmente. Si può parlare
di design anche per costruzioni uniche prive del carattere della serialità, un prodotto che richiede notevole
impegno progettuale, produttivo, si può considerare parte del design.
La storia del design, nel periodo preso in esame, si fa iniziare con l'industrializzazione della ceramica, josiah
wedgwood è uno dei principali esponenti di tutta la rivoluzione industriale. Egli stesso inventò un pirometro
che permetteva di misurare la temperatura nei forni, a lui si deve la costruzione di uno dei primi quartieri
operai. La sua produzione si presenta con una duplice caratteristica: ornamentale e utilitaria. Alla prima
contribuì l'incontro con Bentley, il primo si occupava degli aspetti finanziari, Benteley di quelli progettuali.
Dal punto di vista stilistico la sua produzione inizia con l'imitazione dei modelli del passato, quelli cinesi,
etruschi e approda al neoclassicismo che finisce per caratterizzare l'intera produzione. I prodotti di ceramica
penetrarono in una massa di persone molto più degli antichi esempi d'arredamento. Wedgwood attraverso
un continuo processo di riduzioni e semplificazioni, rese la forma sempre più aderente alla funzione del
prodotto e ridusse i prezzi. Importante nella sua produzione fu l'approvvigionamento delle materie prime,
importò terre speciali dall'Europa, dall'America e dalla Cornovaglia. Wedgwood contribuisce con la sua
produzione della ceramica utile, alla logica del lavoro industriale, inoltre comprese immediatamente
l'importanza della moda, valutò attentamente tutto il problema promozionale e pubblicitario.
Nonostante i limiti progettuali, produttivi e di vendita di questa prima fase della rivoluzione, l'intera
fenomenologia del design si era già manifestata. Rispetto a molti altri Wedgwood capì che la produzione
non poteva restare ad un livello elitario. La stretta relazione tra buon gusto e buon senso delinea un valore
tipico della società borghese, questo binomio sta alla base dell'estetica industriale.
Gli anni che seguono la rivoluzione, vedono la Gran Bretagna al primo posto nel campo delle invenzioni,
della meccanizzazione, del commercio e consumo. Le questioni sui rapporti tra industria e società, arte e
industria sono fondamentali della vicenda del design dell'età vittoriana.
Per quanto riguarda la produzione, l'età vittoriana, viene considerata coma una involuzione rispetto al
periodo precedente. Va affermandosi una classe di produttori con meno spirito imprenditoriali. La ricerca
tecnologica procede, ma il movimento industriale subisce un appiattimento. Le malformazioni della
produzione di manufatti, vanno attribuite al modo stesso di dare forma ai prodotti senza dei modelli e
all'idea che l'arte fosse risolutrice di molti aspetti produttivi. Nasce su queste basi la questione del rapporto
tra arte e industria, che rimase a lungo irrisolta, finchè non si delineò una nuova estetica che trovò ampio
sviluppo nell'età vittoriana. Dopo il refor Bill molti propongono una serie di iniziative, come associazioni
artistico-industriali e vengono istituite una serie di scuole. Protagonista di queste iniziative fu Henry Cole, a
differenza del progetto di Morris, quello di Cole postula la più stretta collaborazione con l'industria. Conia
l'espressione “art manufacture” che è una prima anticipazione della figura del modernoo designer. È il
principale artefice della Great Exhibition del 1851. Comprese che per qualificare il prodotto erano
necessarie alcuni principi. Il primo riguarda una riformulazione del concetto di funzionale, il secondo
imparare a vedere sia come criterio pedagogico, insegnando nelle scuole introducendo le forme più
semplici, che metodologico. Richiamando l'attenzione degli studenti, dei produttori e del pubblico su oggetti
semplici, sposta su di loro il valore di artisticità emergente, rendendolo un valore diffuso. Il progetto inteso
come la ricerca metodologica non è di tipo naturalistico, ma basandosi sulla geometria e la tendenza alla
semplificazione, può essere definito strutturalista. Viceversa Morris richiama le forme medievali e quelle
gotiche. Il primo progetto è riformatore, ma integrato alla classe dirigente, il secondo è quello di una cerchia
di intellettuali radicali, senza legami con i produttori e che rifiutano la civiltà industriale. Il progetto di Morris
può intendersi come un programma di riforma socio-politica; tenne sempre unita attività pratica e senso
ideologico. Combatte il liberismo, il commercialismo,l'eclettismo, proponendo una riforma radicale, che nel
settore delle arti applicate, prendeva a modello le corporazioni, la morfologia e le lavorazioni dei prodotti
medievali. Si convince che la questione delle arti interessa tutta la comunità e quindi dev'essere gestita dalla
comunità stessa. Considera prioritaria la questione delle arti applicate, perché in esse si spendono più
energie e si concentra l'interesse di un maggior numero di persone. Il progetto dei vittoriani del tempo che
operò sotto l'arts and crafts, fu molto unitario e orientato. Sia Morris che Cole riconoscono gli stessi valori,
le esigenze del vasto pubblico, la propaganda e la visione di un'artisticità diffusa.
La componente vendita trova il suo punto centrale nella Great Exhibition del 1851, l'iniziativa
dell'esposizione si deve a Cole, il grande carattere internazionale dell'esposizione si deve al fatto che
l'Inghilterra non poneva limitazioni al commercio con l'estero. Fra i vari obiettivi dell'esposizione c'era quello
di promuovere al meglio la collaborazione tra arte e industria, a questo rispose bene l'edificio che ospitò la
manifestazione, il Crystal Palace di Paxton, primo edificio prefabbricato nella storia dell'architettura. In
termini del design, gli oggetti esposti mostrarono le incertezze sul rapporto tra arte e industria. La maggior
parte dei paesi esponeva prodotti artigianali che erano fuori tema. Gli stati uniti esponevano macchinari
senza alcuna ricerca formale, oppure oggetti d'uso che rappresentavano solo la propria funzione.
L'Inghilterra presentava un vasto panorama di motivi stilistici, nell'idea di dover dare una patina di artisticità
agli oggetti e alle macchine. La Great Exhibition è stata il primo vero incontro tra cultura e design.
Per la componente consumo in età vittoriana, da un lato si esigeva la componente decorativa in ogni
oggetto anche dove la fabbricazione meccanica lo negava; dall'altro lato il gusto del pubblico esigeva che gli
oggetti sembrassero fatti a mano. In pittura la corrente dei Preraffaelliti può considerarsi il paradigma
estetico del periodo. Si diffonde la falsificazione sui prodotti di natura estetica, come statue in gesso
rivestite in bronzo. Accanto a questi oggetti ne venivano prodotti altri, semplici ed essenziali all'uso. Si deve
a questo processo di semplificazione, collegato alle esigenze del consumo popolare, il fatto che gli artefici
del 1800 diventarono il modello per molti paesi.
Il caso Thonet
A metà dell'800 un posto di rilievo spetta a Thonet, il carattere dei suoi mobili ha origine da una invenzione
tecnica, cioè dall'inumidire elementi di legno così da poterli piegare. L'idea fu quella di restituire al legno,
tramite il vapore, la sua elasticità iniziale, di sagomare i pezzi e di lasciarli essiccare per mantenere la
conformazione. Nel 1819 aprì una piccola falegnameria e nel 1830 iniziò i suoi esperimenti sulla curvatura
del legno, nel 1841 ottenne in Francia i brevetti per la tecnica della curvatura del legno. Alla fine del secolo
le fabbriche producevano 4000 mobili al giorno, di un solo esemplare, la sedia n14. Non fece solo sedie, ma
anche mobili, poltrone, divani, tavoli, letti, culle. I temi del linguaggio di Thonet sono: la semplificazione
lineare, la resistenza per forma, le connessioni, lo spazio diaframmato e la trasparenza delle strutture. La
sedia n14 è il primo e insuperato caso di industrial design nel campo del mobile. Thonet fece altre
sperimentazioni, dal modello 5 elimina la doppia gamba anteriore e l'innesto con il telaio avviene con un
capitello tornito. I modelli 6 e 7 sono variazioni del precedente. Il modello 8: sul dietro un unico tondo fa da
gambe e spalliera e si bullona direttamente al telaio del sedile. Il modello 9 semplifica il precedente,le
gambe anteriori si innestano senza alcuna mediazione. C'è un tondo che forma gambe posteriori e
schienale, uno che si raccorda al precedente. Il modello 14 è formato da sei pezzi, come il 9, del quale
conserva l'innesto diretto delle gambe anteriori, dell'8 l'arco curvato delle gambe posteriori e spalliera.
I mobili brevettati
i mobili brevettati ebbero un grande sviluppo negli USA, l'origine del mobile meccanico va ricercato in
Europa nel 700, con le prime sperimentazioni delle macchine automatiche che porta alla costruzione di
mobili maneggevoli, leggeri e pieghevoli. In America, a partire dal 1850, questa tipologia di mobili trova un
grande impegno progettuale, vendita e consumo. Questi mobili nascevano da una duplice esigenza, si
volevano realizzare sedie, poltrone e letti che fossero confortevoli non per le imbottiture, perché rendevano
statici, non articolabili e non pieghevoli i mobili. Il mobile meccanico, affidava il comfort alla discontinuità
degli elementi, articolati secondo l'anatomia umana. Il richiamo agli arredamenti sanitari era motivato dagli
sviluppi della chirurgia, dal perfezionamento della poltrona da barbiere, dall'affermarsi di nuovi prodotti
come le poltrone a sdraio. Inoltre il mobile meccanico andava incontro alle nuove esigenze dei ceti sociali.
Alla stessa logica appartiene l'intero arredo per uffici, anche esso nato in America. L'adozione del mobile
brevettato o meccanico, da parte della borghesia, negli ambienti di lavoro, sale chirurgiche e carrozze dei
pullman, sancisce l'idea del mobile singolo svincolato da un contesto, il mobile diventa un manufatto con
una sua specifica progettazione e concezione, l'oggetto di design può prescindere l'arredamento. Questo
fenomeno si ripercuote direttamente sulla produzione. Tipico è il caso della sedia Wilson, uno dei primi
modelli che trasferisce i requisiti di una poltrona da invalido nell'arredamento domestico. L'aspetto
produttivo di questi mobili, nati per esigenze speciali, non potendo raggiungere come tali una quantità
necessaria per la lavorazione industriale, sta nella modifica e conversione alla più vasta domanda che viene
dall'ambito domestico. Se da un lato serve a quantificare il prodotto, gli faceva anche perdere delle
caratteristiche di estrema mobilità e trasformabilità, quindi la quantificazione portava ad una
semplificazione di forme e prestazioni.
L'AEG
il fenomeno dell'AEG rappresenta il momento più concreto e produttivo della storia del design, a differenza
di altre aziende che trattavano di prodotti tradizionali, l'AEG produceva articoli del tutto nuovi, legati allo
sfruttamento dell'energia elettrica, per l'illuminazione, riscaldamento, comunicazioni, alimentazione.
Basilare in questo campo è la lampadina ad incandescenza. Rathenau ottiene i diritti di sfruttamento per la
Germania dei brevetti Edison e nel 1883 fonda la DEG che nel 1887 diventa AEG. Per produrre le lampadine
era necessaria la costruzione di centrali elettriche, così l'azienda iniziò a produrre dinamo, motori elettrici,
cavi e tutti gli accessori adatti alla produzione di energia elettrica. Dopo la produzione di elementi basilari,
l'azienda arricchisce il catalogo di tantissimi prodotti come i ventilatori, orologi ed elettrodomestici. Questa
produzione era tecnologicamente all'avanguardia e a ciclo continuo. Nel 1891 in Germania entrano in vigore
delle norme che impongono di coprire i meccanismi e i motori al fine di evitare incidenti, nascono le
carrozzerie. Per gli aspetti promozionali e di vendita, i problemi erano molteplici, i prodotti erano richiesti,
ma si era sviluppata una forte concorrenza. L'azienda sente l'esigenza di evidenziare gli oggetti che lanciava
sul mercato. Si cerca di conferire all'AEG un aspetto unitario, per questo il direttore assume Behrens che
diventa consulente artistico, si occupa della grafica pubblicitaria, delle copertine delle riviste, di bollettini e
di tre logotipi. Behrens progettò anche le fabbriche, in un secondo momento, dell'azienda. Per quanto
riguarda i prodotti, il classicismo moderno costituisce per lui qualcosa che sostituisce il momento espressivo
con quello conformativo. Questa base ideologica consente di affrontare in modo nuovo i problemi del
design. Per quanto fosse tecnico un prodotto non doveva essere priva della valenza formale che
contraddistingue un prodotto di qualità. Behrens concilia le istanze tecniche con quelle estetiche, riesce a
tradurre la logica dei procedimenti tecnici in una logica estetica, articolando pochi elementi in una vasta
produzione di soluzioni diverse, per dare una vasta possibilità di scelta. I prodotti ebbero un largo consenso
nel pubblico, la positiva risposta del mercato va ricercata nella corretta impostazione del progetto, fonde la
tecnica e l'arte. Anche il valore promozionale è importante, anche l'immagine unitaria che viene data ai
prodotti, dalla grafica al prodotto e fino alla fabbrica stessa. Contribuisce anche il settore stesso, che
essendo nuovo, era libero da ipoteche del passato, Behrens si confronta con un'artisticità totalmente nuova.
I prodotti inoltre venivano prodotti in larga scala arrivando ad avere un costo sempre più basso.
Il caso Ford
Henry Ford costituisce da solo un primo modello di automobile nel 1889, nel 1903 fonda la Detroit
Automobile Company che diventa la fabbrica del mondo più di 200000 dipendenti. Bisogna partire con la
sua attività da designer per comprendere le sue idee e la sua politica, il progetto delle sue automobili nasce
dall'idea che la forma segue la funzione, Ford non pensa alle oscillazioni del gusto, ma ad un modello via via
più perfetto. Le principali idee sull'estetica, la funzione e il senso del prodotto nascono dal rapporto tra
utilità e bellezza, l'automobile è un prodotto moderno e deve essere costruita non per rappresentare
qualcosa, ma per prestare il servizio per cui è prevista. La tendenza alla riduzione lo porta a teorizzare il
funzionalismo e a tradurlo in prodotti tangibili. Ford perfeziona continuamente un unico modello, sia per
motivi estetici che per ragioni produttive e sociali. Il prodotto più famoso è il modello T, costruita con
materiali di grande resistenza: acciaio al vanadio e metalli dal trattamento speciale che lo rendevano
leggero e resistente. Rappresenta una riduzione dei modelli lussuosi, senza tralasciare la comodità pur
essendo un veicolo popolare. Per la fabbricazione del modello viene introdotta la linea di montaggio
nell'industria automobilistica, nel 1913 avviene una svolta. Prima la costruzione dell'auto avveniva con gli
operai che montavano le varie parti al telaio, lo scarso coordinamento, gli intralci e la perdita di tempo
erano evidenti. Successivamente le varie componenti venivano montate via via su una sorta di carrello
trasportato a mano dagli operai. Dopo il 1913, il carrello viene sostituito con un nastro continuo mosso
meccanicamente una piattaforma meccanica dall'alto faceva scorrere e scendere il telaio sui pezzi, così gli
operai restavano fermi preposti ad una serie di operazioni, la lavorazione non si effettuava più su una
singola automobile, ma su una serie continua in allestimento. A questi progressi si aggiungeva il vantaggio di
utilizzare pezzi costruiti altrove. Questa tecnologia della produzione seriale porta alla riduzione del tempo di
assemblaggio passando da 12 ore ad 1 ora e mezza per produrre il modello T. Il merito di Ford sta nel
riconoscere la possibilità di democraticizzare il veicolo che fino a quel momento era stato solo per i
privilegiati. Per raggiungere questo obiettivo, attua una rivoluzione salariale, i metodi di produzione gli
consentivano di pagare di più gli operai e di farli lavorare un'ora in meno rispetto alle altre aziende. Così
faceva un uso migliore dei suoi impianti, rendeva il prodotto alla portata dei suoi stessi dipendenti. Se si
dava ai lavoratori una maggiore disponibilità finanziaria, loro stessi avrebbero alimentato l'industria del
design. Insieme a Ford anche Edison capisce l'importanza di questa filosofia produttivo-commerciale. Dal
1908 al 1927 vengono venduti 15 milioni di modelli T, che passano dal costare 850 dollari a 260. Il successo
era anche assicurato dalla facilità di guida della vettura. La componente consumo porta al passaggio dal
modello T al modello A. Questo avviene quando la Chevrolet, in diretta competizione con Ford, presenta un
nuovo modello che vende più del modello T. L'anno dopo, Ford introduce il nuovo modello, inaugurando la
nuova tattica di vendita del cambiare ogni anno modello e nella ricerca di uno stile preciso. Il produttivismo
di Ford contribuisce alla prosperità degli anni 20, ma gli si riversa contro, i valori da lui proposti vengono
superati da chi punta alla novità e alla varietà dei prodotti. Rispetto al Werkbund, risulta più orientato ad
accantonare la componente estetica come valore aggiunto, ma facendola scaturire dalla funzione, dalla
stabilità, per rendere popolari anche i beni complessi e costosi. È stato il primo a capire che la concorrenza
andava affrontata sulla domanda del consumatore e sull'esigenza di novità.
La Wiener Werkstatte
il maggiore esponente della storia del design austriaco è la ditta Wiener Werkstatte che presenta molte
connessioni con la storia tedesca e americana. La sua produzione fu artigianale e non seriale. La ditta viene
fondata da Hoffman, Moser e Waerndorfer, raccoglie sul piano della forma, le Arts and Crafts, il liberty
inglese, l'art nouveau e la secessione viennese; opera una riduzione di questi stili, rielabora un nuovo
classicismo. Hoffamn era un grande ammiratore di Morris, ma prende le distanze dalla sua politica,
moderandola con accenti borghesi. Le prime lavorazioni eseguite dall'azienda riguardavano l'oreficeria, la
falegnameria, la legatoria, successivamente la produzione si allarga a tutti i campi connessi a lavorazioni di
gusto: la moda, arredamento, grafica, tessuti e addobbi. A tener unite tante energie creative è l'idea
dell'opera d'arte totale, lo stile dell'azienda è presente ovunque a Vienna, in ogni sala ci sono dei richiami
cromatici, al linguaggio formale ecc. Emergono due caratteristiche dall'azienda: il suo accento pragmatico e
l'unità di stile. La capacità di conciliare una così forte unità stilistica con l'oggetto esclusivo è un altro punto
nodale. L'opera d'arte totale raggiunge aspetti esagerati, l'unico elemento non configurato nel progetto è
l'uomo. L'azienda apre anche una sezione dedicata alla moda, diretta prima da Wimmer e poi da Peche. Per
quanto riguarda la produzione, occupa un posto di grande rilievo e si vede il carattere industriale. I
laboratori richiamano subito un grande gusto di ordine e igiene, ognuno era colorato diversamente e il
colore ritornava nei registri, bollette, ecc. Nell'azienda non mancavano le macchine, ma non sono
dominanti. La ditta deriva dai modelli inglesi, ma lascia indietro lo spirito da corporazione medievale, per
porsi come esperienza mondana. Rispetto ai tedeschi le cui esperienze artistiche erano integrate alla
didattica, riprende il sistema di scuola per utilizzare le forze artistiche per formare una scuola privata dal
quale si prelevava solo ciò che piaceva. Nonostante la retorica dell'etica artigianale, era perfettamente
inserita nella logica industriale.
Per la componente vendita si avvale di ogni mezzo possibile, sui cartelloni i prodotti illustravano e
raccomandavano la ditta viennese. Per quanto riguarda il fenomeno vendita, da una parte si cercava di
lavorare solo su commissione, dall'altra mostrando i prodotti alle varie esposizioni si avviava il processo di
offerta-domanda. I prodotti dell'azienda non arrivano al grosso pubblico, producono oggetti volutamente
costosi per il pubblico abbiente. Il suo successo si deve alla borghesia, borghesi erano gli artisti, i
consumatori e i soci. Hoffmann e Moser puntano alla favorevole condizione economica della borghesia,
elevandone le preferenze di gusto e culturali. Concedono al pubblico l'ornamento di un mobile inizialmente
povero, ma la sua struttura semplificata resta. L'azienda realizza il sogno del fatto a mano inglese,
elevandolo alla sfera sociale più adatta ad accoglierlo.
Il Bauhaus
è possibile distinguere tra attività produttiva e didattica, ma al tempo stesso è dall'indirizzo didattico che
scaturisce la componente produttiva. Ci sono dei precedenti al Bauhaus, come il movimento della “scuola
del lavoro” secondo cui si imparava facendo e non leggendo. La Bauhaus riprende l'azione e il lavoro come
costanti del proprio pensiero pedagogico. Associare la didattica alla produzione risponde anche all'esigenza
di integrare il sostegno economico modesto che l'amministrazione dava alla scuola; inoltre era inevitabile
che l'accumulo di quel fare cercasse uno sbocco all'esterno. Ogni laboratorio contava la presenza di un
artista dirigente e un tecnico pratico, l'azione più emblematica dell'indirizzo produttivo viene proprio dagli
insegnanti che si erano formati all'interno della scuola. Un ruolo fondamentale è quello delle tendenze
prebelliche come il protorazionalismo, l'espressionismo e soprattutto il neoplasticismo, la poltrona di Breuer
deriva direttamente da quella di Rietved. Più articolate sono le fonti degli oggetti dell'officina dei metalli,
che sembrano rifarsi al gusto di Behren, all'Art déco, è fra queste officine che emergono fra i migliori
designer del Bauhaus: Brandt, Rittweger ecc, iniziatori del genere delle lampade.
L'officina di ceramica segna una significativa evoluzione progettuale, fino al 1922 i prodotti ceramici sono
ancora legati all'artigianato, grazie a Lindig e Bogler si presentano con forme semplificate ideati per essere
prodotti in serie. Il settore della grafica fa da ponte al periodo di Weimar e quello di Dessau, si inizia con
Mohology-Nagy, Bayer, Schmidt una ricerca grafica pubblicitaria molto importante. Il periodo di Dessau
segna una maturazione di molte esperienze iniziate a Weimar e una svolta in ogni settore progettuale.
L'officina di falegnameria diretta da Breuer costituisce l'azione più emblematica, l'introduzione del tubolare
nella lavorazione dei mobili conferisce ai prodotti un aspetto seriale e rivoluziona lo stesso lavoro della
falegnameria, da allora in avanti viene infatti chiamata “officina del mobile”. L'oggetto che meglio incarna
tali cambiamenti è la poltrona con i tubi in acciaio del 1925. Prima di lui, l'olandese Stam, aveva realizzato
una sedia con un unico tubo piegato che si sosteneva senza i montanti posteriori. Il secondo modello nel
genere è quello di Mies van der Rhoe, che è un semicerchio cui si raccordano altri due tubolari funzionanti
da braccioli. Terzo modello è quello di Breuer che si compone di un unico tubolare curvato che sostiene
l'intera sedia, lo taglia al livello dello schienale dando alla sedia il carattere esponente del mobile. Quella di
Breuer risulta il modello più perfezionato e maturo. L'officina del mobile produsse progetti e prototipi
sempre più orientati in un senso economico. Nell'officina dei metalli continua la sperimentazione sulle
lampade, come quelle da tavolo di Jucker e Wagenfeld, fino ai modelli di Brandt. L'originalità delle lampade
sta soprattutto nel fatto che sono svincolate da ogni tradizione, sono oggetti la cui parte in vetro è sferica o
semisferica, quella in metallo è cilindrica, la sospensione è affidata a uno o più elementi tubolari. Questa
riduzione all'essenziale consente una vastissima produzione in serie di queste. Questi apparecchi sono una
forma adatta a rendere sicura, maneggevole e comoda una rudimentale apparecchiatura elettrica,
rendendola al contempo un oggetto che occupa spazio, un elemento d'arredo.
L'officina della tessitura, nella lavorazione di arazzi, tappeti stoffe fu affidato per lo più a operanti donne e
aveva un carattere artigianale perché si disponeva solo di telai a mano, in un secondo momento si
meccanizzano anche questi.
Per la questione dello stile, Gropius fu sempre contrario a che la scuola si caratterizzasse in sesnso stilistico.
Non trattandosi di una vera e propria industria, la componente produzione va limitata a quella di prototipi,
ma comunque l'attività presenta i problemi della logica industriale. Il primo di questi problemi è quello del
passaggio dalla fase artigianale a quella industriale, questo si lega ad una evoluzione produttiva, quando si
iniziò a pensare ai laboratori come unificati l'impiego della macchina diventa fondamentale. I problemi
avevano l'aggravante dei fondi che non erano sufficienti per la sperimentazione. Il primo laboratorio che
inizia a lavorare con l'industria è quello della ceramica.
Per la componente vendita, per facilitare i rapporti con l'industria viene creata un'organizzazione
commerciale che si occupava della vendita dei modelli ai settori industriali, i proventi servivano per
estendere le proprie officine. Nel 1925 nasce una sezione autonoma commerciale del Bauhaus, i canali di
diffusione erano le mostre e nella manifestazione della settimana del Bauhaus, con conferenze, spettacoli e
convegni. Altra azione importante è quella delle feste che venivano organizzate dentro e fuori dalla scuola. I
prodotti, però, non erano all'epoca molto popolari, l'accoglienza dei mobili metallici, delle lampade più
adatte ad ambienti di lavoro che domestici, fu spesso ostile. Il proposito di rendere bassi i prezzi non è stato
mai completamente raggiunto, per quanto fossero modesti, erano troppo alti per la popolazione. Le stesse
dimissioni di Gropius sono motivate dal volersi occupare più di architettura che di design (costruzione case
popolari).
La componente produttiva ebbe un certo successo, non misurabile dal punto di vista della vendita, i prodotti
sono stati apprezzati negli anni successivi. La sezione design della scuola, nonostante i tentativi di integrarsi
nel mondo della produzione, ebbe risultati molto inferiori rispetto quelli attesi. Il design rimase una
dimensione interna alla scuola e dopo la guerra tutte le componenti del design si ridussero al solo progetto.
Nonostante ciò il Bauhaus resta il maggior punto di riferimento da cui si muove tutta la successiva cultura
del design.
Il caso di Ulm
nascono altre scuole per il design, come il Vchutemas e la Hochshule fur Gestaltung di Ulm che furono quasi
esclusivamente delle istituzioni didattiche. Il caso di Ulm si colloca in una posizione eccentrica per le stesse
materie di insegnamento che affiancavano quelle più tecniche, come la cibernetica, la storia della cultura, la
semiotica e l'ergonomia. Presente delle continuità e delle differenze rispetto al Bauhaus, era un scuola con
orientamento scientifico e socialista. Nata dalla fondazione fratelli Sholl, la scuola sin dalla fondazione cerca
di affrontare alcuni nodi tematici. Vogliono continuare l'esperienza del Bauhaus, ma dopo una
restaurazione. Nella scuola sono da subito in funzione le aule e i laboratori, i docenti e gli studenti. Max Bill
progettista della sede, ex allievo del Bauhaus, è difensore della bella forma in opposizione allo stile
americano, cerca la continuità con Gropius. Dopo due anni è costretto ad abbandonare l'istituto. I suoi
colleghi hanno il merito di trasformare progressivamente il corso preliminare comune a tutti gli indirizzi, in
uno che già dall'inizio orienta gli allievi. Un secondo cambiamento è l'introduzione di nuove discipline,
nonché la divisione della scuola in due filoni, quello della progettazione dei prodotti e quello della
comunicazione. La HfG riprende dal Bauhaus il rapporto di collaborazione con l'industria. Dal punto di vista
sociopolitico il maggiore apporto dato dalla scuola è stato quello di privilegiare il prodotto industriale di uso
pubblico a quello privato. Le tre scuole nascono dal presupposto che certe professioni dovessero essere
realizzati non più da architetti, ma da progettisti che le affrontano con un impegno comune. Si situano nel
punto di incontro tra profitto individuale e interesse pubblico.
Lo Streamlining
il movimento della “linea aerodinamica”, è il fenomeno più importante del design americano, questa cultura
è uno stato peggiorativo dello styling e si collega ad una strategia economica nata per far fronte alla crisi del
29, è espressione dell'orientamento della produzione del New Deal. È stato definito un fenomeno
commerciale per rendere più attraenti i prodotti a scapito della qualità. La principale caratteristica del suo
linguaggio è la linea aerodinamica, motivata da ragioni tecnico-scientifiche. I principali designer sono
Geddes, Loewy, Teague kuhler, Weber, sintetizzano molte correnti precedenti, riprendono dall'AEG l'elevato
livello tecnologico, dalla Wiener Werkstatte l'unità stilistica dei manufatti e riprendono anche l'art déco che
si esprime nei grattacieli. Un'altra fonte va all'architettura degli anni 20. Riprende dal futurismo il concetto
di velocità, inteso come sinonimo di potenza, dall'espressionismo il simbolismo delle manifestazioni. È uno
stile che ricerca i simboli più invitanti, rifiuta le rigide geometrie del razionalismo e ripropone l'elemento
decorativo che nasce dalla conformazione degli oggetti stessi. Non si può quindi sostenere che sia un
movimento limitato alla cosmesi del prodotto. Il nuovo stile nasce dagli studi di aerodinamica e
dall'introduzione di nuove tecnologie come le materie plastiche e lo stampaggio. La forma aerodinamica è
quella che attraversando un elemento fluido incontra una resistenza minima, la forma a goccia era perfetta
e viene usata per gli scafi delle navi, sottomarini e dirigibili. Gli industriali di Detroit negli anni 30, utilizzano
la galleria del vento per la progettazione e produzione in serie di auto streamlined, come la Hupmobile e la
Airflow. La maggiore unità di intenti si deve all'apporto di Geddes, si occupa per primo di problemi teorici e i
suoi progetti spaziano dalle auto, ai treni, un idrovolante. La compagnia Boeing produce il primo aereo
aerodinamico e la Duglas unisce a questo il confort più moderno per gli aerei di linea. Il campo più
produttivo è stato quello ferroviario. In quasi tutti i prodotti streamlined è presente un carter cioè la scocca
protettiva dei meccanismi interni che si legava ad una morfologia propria delle nuove tecnologie. I costi di
impianto per i relativi stampi non consentivano di mettere in esecuzione oggetti effimeri e senza adeguata
estensione quantitativa. Per quanto i prodotti fossero accattivanti, nascevano dopo studi e sperimentazioni
sia progettuali che produttivi. Per la merceologia statica si ricorreva ad altri tipi di studi, quelli
antropometrici ed ergonomici. Loewy disegna il pacchetto delle Lucky Strike, realizza anche treni ed
elettrodomestici, è stato tra i maggiori artefici delle attrezzature della Nasa. Teague realizza apparecchi
d'uso ospedaliero, modelli di motori e imbarcazioni, fino a stazioni di servizio per carburanti. Dreyfuss fa
una serie di apparecchi telefonici per la Bell Company.
Nel 1929 crollano le banche, la borsa e la ripresa economica avviene qualche anno dopo con il New Deal, in
cui si compensa l'eccesso di produzione con l'aumento del potere d'acquisto delle masse popolari. I
protagonisti dello Styling tentanto una mediazione fra gli interessi dell'industria e del pubblico. Tutto si
muove all'insegna della pubblicità e dell'imballaggio, che si basa non solo sulla concorrenza delle ditte, ma
anche su quella dei prodotti. La differenza tra la pubblicità degli anni 30 e quella di oggi sta nel fatto che
associavano sempre la miglioria dei prodotti, la prima punta sull'efficienza, la seconda sull'estetica.
Lo styling non cerca di condizionare psicologicamente il gusto del pubblico, ma di interpretarne gli umori e
le aspirazioni tenendone conto nella progettazione. Le caratteristiche degli oggetti costituenti il grosso della
produzione vanno intese come una nuova arte popolare propria della civiltà industriale. Volendo
considerare il consumo come segno del consenso, questo movimento interpreta un'istanza affermatasi tra il
pubblico. Nei settori merceologici più tradizionali, la casa, il mobile, la suppellettile, si legano ancora a forme
artigianali, mentre le automobili, i veicoli, gli elettrodomestici, vengono predilette forme ultramoderne. Lo
streamlining è l'unica corrente che cerca di conferire sia ai prodotti tecnologici che a quelli artigianali
un'unità di stile. Il prodotto industriale passa da essere prodotto solo da utilizzare a prodotto da possedere,
penetrando anche nel dominio della casa e del relativo sistema di arredo, dal telefono,agli elettrodomestici
ai mobili, anche quelli prodotti successivamente conservano il gusto dello Styling.
L'international Style
il movimento nasce dalla mostra del 1932 che venne intitolata così, era volta ad illustrare gli esempi
dell'architettura degli ultimi 10 anni. L'idea di uno stile internazionale, alimenterà la produzione
architettonica fino ai nostri giorni. Gli ideatori della mostra Hitchcock e Johnson, ritenevano che la
produzione architettonica dell'ultimo decennio con i suoi intenti razionali e formali avesse ormai definito
uno stile, così riconoscibile da potersi accostare agli stili del passato. Volevano rivendicare la valenza
artistica dell'architettura, anche quando si occupano di questioni tecniche e sociali delle costruzioni
moderne, lo fanno richiamandosi ad una questione estetica. Giunsero ad indicare 3 principi base dello stile:
l'architettura come volume, cioè spazio definito da piani o superfici sottili, in contrasto con il senso di massa
e solidità; la composizione basata sulla regolarità piuttosto che sulla simmetria, il gusto dei materiali e della
proporzione in opposizione alla decorazione applicata. Il campionario di pezzi classici del razionalismo
europeo, così come per l'international Style, in fatto di design domestico, fu inteso come uno stile basato
sulla stereometria elementare dei mobili contenitori, sull'acciaio curvato, sull'assenza di decorazione e
sull'accostamento di pochi materiali eterogenei. Inoltre per la semplicità del metodo e per la facilità delle
regole, il gusto si diffonde in ogni paese.
La questione del rapporto che si stabilisce tra le forze locali e gli insegnanti del Bauhaus è molto complessa,
il trapianto da nel settore dell'arte risultati, al contrario di quello del design. Gropius non vuole riprendere
l'esperienza della scuola e si dedica esclusivamente all'architettura. Altri come Mohology-Nagy fonda la
scuola del New Bauhaus a Chicago e Albers il Black Mountain college. Ma i maestri europei si concentrano
principalmente sulle ricerche del visual design, mentre Gropius, Mies e Breuer preferiscono dedicarsi
all'architettura.
L'esistenza dell'international style nel settore del design si sviluppa parallelamente a quello dell'architettura
e non si limita ai mobili di acciaio tubolare. Una delle esperienze più significative è quella della cucina
assemblata, cioè l'organizzazione e conformazione di mobili e attrezzi che sarà poi nota come cucina
americana. Il problema viene posto da Catherine Beecher che pensò all'ambiente della cucina in
connessione a temi come il femminismo, la riduzione del personale di servizio e uno sfruttamento dello
spazio più razionale. Fu sua l'idea di unificare l'altezza dei piani di lavoro al di sotto dei quali erano posti i
mobili bassi. La questione della cucina da questione di economia domestica diventa un problema da
risolvere in termini di ingegneria. Il tema della cucina americana passa poi in Europa, la conformazione della
cucina rientra negli studi di architettura relativi alla distribuzione dell'alloggio minimo. Oud per primo aveva
affrontato il problema, nella casa sperimentale. Nel quartiere Weissenhof a Stoccarda, nel 1927, nel
campionario di alloggi sperimentali, gli architetti pongono grande cura sull'organizzazione della cucina, i cui
elementi offrono il maggior campo di applicazione dei criteri di unificazione e standardizzazione.
Oud presenta il primo esempio di disposizione planimetrica dei mobili ad L, il piano di lavoro sotto al
davanzale. Il punto d'arrivo delle ricerche europee è la cucina adottata nel quartiere frauheim di Francoforte
progettata da Ernst May. Questa riassume e da forma a molti requisiti studiati, la pianta ad U, tutti gli
elementi orizzontali e verticali alla stessa altezza, per ottenere la continuità dei piani di appoggio; il tavolo
posto sotto al davanzale per avere la massima illuminazione. In sintesi unificazione degli elementi. La cucina
fu costruita in serie con una produzione annua di 4/5 mila unità. Quella europea non è ancora la cucina
americana con i suoi elementi modulari e inclusiva di fornello, lavastoviglie e lavello, perché si realizzi
questo passeranno altri 15 anni. In America l'industria è impegnata a produrre isolatamente le varie
macchine per lavare separatamente le varie componenti. La difficoltà fu quella di convincere i produttori
della convenienza di produrre lavelli, lavatrici e frigoriferi, non solo separatamente, ma anche in modelli che
rientrassero in un insieme coordinato. Nel 1930 la compagnia di gas Brooklyn incarica Glibreth di studiare i
vari elementi della cucina come unico prodotto industriale. Nel 1932 la general eletric company e la
Westinghouse aprono centri di studio per risolvere il problema. La stampa specializzata, i giornali femminili
divulgano fortemente il tema della cucina. La cucina assemblata assume un ruolo importante per le
implicazioni sociali, economiche, contemporanea al movimento della streamlining, ne riassume lo spirito,
vogliono dare un aspetto gradevole all'ambiente meccanizzato e dando un' immagine di estrema efficienza.
Nata dovunque come una questione sociale, in Europa è risolta in termini di architettura, quindi in chiave
distributiva, mentre negli USA viene concepita in termini di industrial design, viene realizzata come un unico
prodotto industriale con le componenti commerciali e di sicuro consumo.
Il furniture design
il meglio del design dalla fine della guerra agli anni 70 si ha nel settore del mobile, in esso convergono lo
streamlining, il bauhaus, le lezioni di Aalto, i modelli di Le Corbusier. Il maggiore esponente è Charles Eames,
è il primo disegnatore di mobili americano che si impone in campo internazionale. Le ditte più importanti
sono la Herman Miller Forniture Company e la Knoll.
La prima è un'azienda basata su programma che prevede di avere un catalogo permanente che viene
modificato solo quando il prodotto diventa inefficiente. La seconda fu fondata da un mobiliere tedesco
emigrato in America. I principali designer delle due ditte provenivano da un unico centro didattico: la
Cranbrook academy of art di Bloomfield hills. La scuola fu fondata e diretta da Saarinen, il maggiore
architetto finlandese emigrato in America e nasce grazie all'aiuto di Booth. La collaborazione tra i due si
fondava sul comune intento di incrementare il rapporto tra le arti maggiori e quelle applicate, sulla comune
venerazione per Morris e le Arts and Crafts e la Wiener Werkstatte. Creano una scuola dove architetti,
artigiani e artisti potessero risiedere e lavorare liberamente. Il clima della scuola era europeo, la gestione
personalizzata dell'istituto, lo sperimentalismo artigiano e l'organicismo scandinavo, fecero un ponte tra la
cultura americana ed europea. Nel 2940 il museo di arte moderna di New York presenta un concorso che
viene vinto da Eames e Saarinen che presentano 4 progetti di sedie e soluzioni di mobili componibili, questi
si origineranno una serie di prodotti e modelli. Fino a quel momento i mobili razionalisti e organici si
potevano dividere in due categorie: discontinui e continui, che a loro volta potevano essere per elementi e
per parti. I discontinui per elementi sono quei mobili il cui volume si scompone in piani o elementi, ognuno
dei quali conserva la propria autonomia e vengono collegati in maniera netta, paradigmatici sono i mobili di
Rietved. I discontinui per parti sono quei mobili, soprattutto sedie, in cui la parte di supporto è nettamente
distinta dalla seduta/schienale/braccioli, come la Barcellona di Mies. I continui per parti presentano sia parti
portate che portanti, ma realizzate con lo stesso materiale che gli conferisce omogeneità, esempio sono le
sedie e i tavoli di Aalto; i continui per elementi sono quelli monoblocco nei quali c'è una scarsa distinzione
tra le parti dovuta soprattutto all'omogeneità del materiale, come i tavoli di plastica. I modelli ideati da
Eames e Saarinen ideati per il concorso del 40 consisteva in una poltrona da una grande scocca formante
sedile, schienale e braccioli. La plasticità di questa ampia forma trova un contrasto con le 4 gambe sottili
divaricate per migliorarne la stabilità, è un modello discontinuo per parti. Eames disegnerà per Miller sedie
e poltrone caratterizzate dalla netta distinzione delle parti, mentre Saarinen enfatizza la componente
plastica, disegnerà per la Knoll un'altra serie il cui carattere esponente sarà la continuità. Lo specifico
apporto di Eames è che a differenza dei razionalisti europei che accentuavano il distacco fra parte portante
e portato, egli ne evidenzia il contrasto, ma cerca sempre un equilirio. Nella sedie Eames il sedile e lo
schienale in elementi di compensato curvato e il supporto realizzato con due tondi di acciaio curvato a
formare le 4 gambe, collegati da un terzo tondo che connette sedile e schienale; la parte di legno risulta
sottile come anche le gambe in acciaio. Nella sedia Wire la rete a tondini metallici che configura la scocca
portata si distingue dal supporto, ma è perfettamente assonante con la trama di elementi che lo conforma.
L'autore vuole ottenere sia il continuo che il discontinuo. Altro esempio di discontinuità è quello della
upholstred longue chair and ottoman che apre la serie alle poltrone con poggiapiedi, ispirate alle chais
longue ottocentesche.
Saarinen disegna nel 1948, anche lui per la Knoll, una poltrona con poggiapiedi, la cui grande scocca
imbottita è retta da una struttura metallica. Nel 1957 con la serie Tulipano, raggiunge il massimo della
continuità fra parti portate e portanti, realizzando con dei materiali plastici tavoli, sedie e poltrone con
un'unica gamba, a forma di fungo. La linea della discontinuità ritorna nella serie di sedie e poltrone di
Bertoia, per Knoll, propone un supporto a cavalletto in tondino d'acciaio, di forma quasi standardizzata, sul
quale innesta scocche di rete metallica con o senza rivestimento in tessuto. Progetta dei mobili che in parte
smentiscono la loro natura per darsi come oggetti con spiccate valenze plastiche.
Per la componente progetto, la Miller, ricavò le sue forme sfruttando al meglio le nuove tecnologie e i suoi
mobili si rifanno alla linea organica, mentre la Knoll si orienta verso il rigore della forma razionalista. Altra
differenza sta nel fatto che la Miller produsse solo mobili appositamente disegnati per l'azienda, mentre la
Knoll produsse anche i modelli dei maestri precedenti. La realizzazione della sedia da parte di Eames e
Saarinen fu tentata costruendo la scocca con pezzi di legno e colla e modellandola su una forma di ghisa, il
rivestimento era fatto da uno strato di schiuma di lattice, per l'innesto delle 4 sbarre era necessario un
sistema atto a collegare materiali eterogenei, sistema trovato solo più tardi, quindi ripiegarono sul legno. La
soluzione di molti problemi tecnici fu trovata grazie a Eames che durante gli anni della guerra lavorò in
un'industria di aeroplani ed ebbe modo di impadronirsi di espedienti tecnici. Eames segue la lezione di Le
Corbusier che anni prima aveva spiegato che non c'era più motivo di usare il legno per i mobili e che le
industrie erano pronte a produrre con acciaio, alluminio e cemento. Nel 1946 Eames inizia la collaborazione
con Miller e realizza la sedia base, al legno vengono applicati, per la prima volta, supporti in gomma, saldati
al sedile e allo schienale con sostegni metallici. Nella serie di sedie metal mesh la tecnologia usata è quella
della saldatura per punti, la rete metallica segue gli spostamenti della forza peso di chi si siede. La
connessione tra risultato formale e tecnologia porta a considerare i suoi modelli ad un punto limite tra
progetto e produzione.
I mobili della Knoll non presentano le stesse caratteristiche di avanzato sperimentalismo, uno dei modelli
più impegnativi è la serie tulipano che riesce solo in parte a raggiungere l'idea di un mobile realizzato con un
solo materiale. La scocca è di plastica, mentre il sostegno dipinto di bianco è in alluminio, è la Miller a
produrre la prima unitaria forma in plastica con la sedia a S di Panton nel 1960. Il divario tecnologico tra le
due ditte si riflette sulla politica produttiva, la Miller produce oggetti che stanno bene in qualsiasi ambiente,
la Knoll oggetti pensati come elemento d'arredo e non come pezzi di design. Per quanto riguarda la
componente vendite, i prodotti ideati da Saarinen e Eames ricevono una forte spinta promozionale dal
museo d'arte moderna di New York, oltre a promuovere e pubblicizzare, l'istituto svolse anche attività con
risvolti pertinenti alla vendita. Un significativo intervento è quello del 1948, quando in occasione del
concorso dei mobili a basso costo, il modello di Eames riceve il secondo posto perché ritenuto troppo
costoso. Il designer ristudia il progetto e il prodotto viene venduto dalla Miller. Nel 1973 il museo allestisce
la mostra antologica Charles Eames, la sua fortuna viene definitivamente sancita. Entrambe le ditte sono
legate al design storico, ma si differenziano dai precedenti proprio per la politica della vendita. I loro
prodotti sono costosi, gravano su essi le sperimentazioni, i macchinari, le attività promozionali e
pubblicitarie, ma il loro prezzo si deve anche alla concezione che più un prodotto è costoso, più viene
apprezzato. Eames inizia pensando a mobili riproducibili in serie per poi arrivare ad ideare la Upholstread
longue chair and ottoman, simbolo del disegno opulento e della borghesia. Questa svolta avviene in
America perché i programmi razionalisti europei di qualificare la quantità falliscono, per motivi tecnico-
economici e per ragioni politiche. In America il mercato è articolato e flessibile e non ci sono
amministrazioni che tagliano i fondi. Si crea un commercio per la massa a basso costo, ma accanto ne nasce
uno per l'élite. In questo momento si realizzano molti aspetti del design storico. Dal 1951 la Knoll apre una
serie di filiali in tutto il mondo, Italia, Svizzera, Canada, Belgio ecc, il fatto importante sta nel fatto che c'è
una costanza di immagine che porta l'azienda ad assorbire produzioni e designer che esprimono o si
adeguano allo stile. La connessione tra il grattacielo per uffici di Mies e il frniture design, sta nel fatto che il
grattacielo stesso è concepito come elemento di design e riflette la società opulenta. Il settore della
produzione americana, smentisce alcuni programmi sociali del design storico, ma ne realizza degli altri,
come la compatibilità tra arte e industria e conferma che il prestigio deriva dalla qualità. Il fortiture deisgn
del ventennio 1950/70 si caratterizza per un aspetto che si perde nelle produzioni successive, la lunga
durata del gusto e dello stile. I prodotti della Knoll e Miller resistono alla moda e rappresentano il momento
più classico del design contemporaneo.