Capitolo 18
Il dispaccio contro Renzo.
È un capitolo caratterizzato dal movimento sia di spazi che di tempo. Infatti mentre
Renzo arriva a Bergamo scatta l'ordine di cattura con la conseguente persecuzione
della casa in cerca di notizie “del malvagio” carattere del povero ragazzo. Manzoni
riporta il dispaccio di questa ordinanza metà in latino e metà in italiano proprio per
mettere in risalto la sproporzione che c'è tra la condanna contro Lorenzo e la sua
innocenza.
I propositi di Don Rodrigo.
Nel frattempo Don Rodrigo viene a conoscenza di questa ordinanza di cattura nei
confronti di Renzo e pur non essendo causata da lui prova un senso di piacere.
Questo permette al Manzoni di fare un ritratto Più chiaro di don Rodrigo che
inizialmente aveva descritto solo attraverso le sue azioni; ne scaturisce che don
Rodrigo è testardo porta rancore per non essere riuscito a rapire Lucia ed è accanito
nel volerci riuscire. Manzoni a questo punto ci anticipa che Fra Cristoforo verrà
allontanato da Pescarenico e Agnese Partirà da Monza a questo punto Don Rodrigo
dovrà chiedere a qualcuno più potente di risolverli la situazione.
Come cambia una notizia.
Nel frattempo la notizia di ciò che è accaduto a Renzo Piano piano di voce in voce tra
la folla diventa prima un pettegolezzo poi un gossip una curiosità. La stessa figura di
Renzo diventa quasi esaltata quasi un mito e se ne parla come “ne è scappato uno
che è di Lecco”.
Lucia ed Agnese nel convento.
Si apre un flashback che serve a parlare della decisione di Agnese ad andare da
Padre Cristoforo e dell'allontanamento di Padre Cristoforo verso Rimini.
In questo capitolo Manzoni si sofferma sul rapporto che è nato tra Lucia e Gertrude
che è caratterizzato da una innocente attrazione. Lucia ancora non comprende bene
Gertrude ma, sentire che ha sofferto (patito), la porta ad avere compassione nei suoi
confronti; Gertrude invece è sedotta dall'ingenuità e dalla dolcezza di Lucia. Così
Manzoni fa di Lucia l'emblema dell'amore matrimoniale che si contrappone invece
all'amore di Gertrude che è sempre illecito.
A questo punto la storia accelera il suo tempo narrativo quando il terzo giovedì Lucia
e Agnese non ricevono più informazioni su Renzo, Agnese decide di andare a trovare
Padre Cristoforo per chiedere informazione.
Agnese va a Pescarenico
Quando Agnese giunge a Pescarenico Manzoni usa un dialogo diretto e il dialogo tra
Agnese e Galdino è parallelo a quello fra i potenti che avverrà di lì a poco. In questi
due dialoghi risalterà la differenza di valori; Fra Galdino userà la metafora del volo
per spiegare che Fra Cristoforo è volato per obbedienza non si sa su quale ramo si
poserà. Nuovamente la fiducia dell'umido nella Provvidenza è contrapposta ai raggiri
dei potenti.
Attilio Conte Zio
Il dialogo tra Attilio e Conte zio si presenta subito molto diverso da quello
precedentemente avvenuto tra Galdino e Agnese l'uso di alcuni infiniti come
“parlare ambiguo” “tacere significativo” indicano l’importanza di parlare con falsità
Il conte zio è descritto solo tramite le sue reazioni; quando estrae dal cassetto un
libricino vi scrisse Manzoni usa il gerundio “soffiando, soffiando “è per descrivere il
conte zio come una figura grottesca nonostante lui si atteggi a persona importante.