Promessi sposi
Alessandro Manzoni
CAPITOLO 14
La folla inizia a disperdersi e i rivoltosi tornano alle loro case. Per strada però molte persone si fermano
per discutere sugli avvenimenti della giornata e si formano così vari gruppi di persone essendo troppo
tardi per tornare al convento. Renzo decide di cercare un'osteria dove poter mangiare e riposare. Renzo
passa vicino a uno di questi capannelli di persone e ancora esaltato per gli avvenimenti della giornata
decide di inserirsi nella discussione. Renzo apre il proprio discorso dicendo che il problema non è solo il
pane ma anche la presenza in ogni luogo di tiranni che pensano di poter fare come gli pare.
Renzo prosegue dicendo che la legge esiste perché lui stesso ha letto le grida ma purtroppo a causa di
una Lega di Birboni queste grida restano inapplicate. Il ragazzo così propone come soluzione di andare
da Antonio Ferrer che si è rivelato un galantuomo ai suoi occhi per chiedere di applicare queste gride e di
applicare la legge in modo tale che d'ora in poi avvocati e podestà rispettino la legge e non facciano i loro
comodi per proteggere dei Birbanti. Infine dal momento che Antonio Ferrer non potrà essere in ogni luogo
per verificare l'applicazione della legge Renzo dice che sarà compito dei popolani verificare l'applicazione
della legge alla fine di questo discorso. Renzo suscita tra la folla un grande consenso e moltissimi lo
applaudono e lo riempiono di complimenti. Tuttavia c'è anche chi lo disapprova dicendo che Renzo è
semplicemente un montanaro e che dunque non si dovrebbe dargli ascolto. Alla fine del suo discorso
Renzo chiede agli ascoltatori dove possa trovare un'osteria in cui mangiare e riposarsi un uomo che ha
ascoltato tutto il discorso di Renzo in silenzio si fa avanti e si propone di accompagnare il giovane in
un'osteria.
Renzo lo ringrazia e mentre i due si avviano l'uomo comincia a fare delle domande a Renzo. Renzo
risponde con molta diffidenza soprattutto alla domanda riguardante il suo paese di provenienza alla quale
il giovane risponde genericamente Lecco. Renzo è ormai troppo stanco e avendo trovato nel suo
cammino un'osteria col simbolo della luna piena decide di entrare in lui e di non seguire più l'uomo.
L'uomo insiste dicendo di conoscere un'osteria migliore di quella ma Renzo non gli dà più ascolto ed
entra nell’osteria invitando anche l'uomo a bere con lui un bicchiere di vino. I due entrano così nell’osteria
della Luna piena dove l'accompagnatore di Renzo dà l'impressione di essere pratico del luogo. L'oste
vedendo i due entrare va loro incontro e immediatamente si chiede se Renzo venendo con un tal
cacciatore sia cane o lepre è da questo momento il lettore intuisce che l'accompagnatore di Renzo altri
non è che un poliziotto in incognito come ci verrà esplicitamente detto nel capitolo successivo. L'oste
prese le ordinazioni porta del vino e dello stufato e dice che alla locanda per quel giorno non c'è pane.
Renzo dice che per il pane non c'è da preoccuparsi e tira fuori il pane che ha trovato sotto una colonna
quando era entrato a Milano.
Renzo racconta di aver avuto questo pane gratuitamente e infatti lo chiama il pane della Provvidenza e
sostiene di non averlo rubato e di essere pronto a pagarlo qualora il proprietario salti fuori. Tutti ridono e
nessuno gli crede, l'accompagnatore di Renzo dice a l'oste che il ragazzo intende dormire nella locanda
così l'oste va al bancone prende carta e calamaio e penna e torna al tavolo di Renzo per prendere le
generalità del ragazzo. Alla richiesta di fornire le proprie generalità Renzo protesta vivacemente, l'oste
risponde che così vuole la legge come ordina appunto una grida e si dirige al bancone dove da una
cassetta tira fuori un grande foglio. E lo mostra a Renzo si tratta appunto di una grida che obbliga i
proprietari di locande a prendere le generalità dei loro ospiti. Renzo in tutta risposta dice che le gride non
gli consentiranno di certo di sposarsi e che inoltre non vuole dare il proprio nome perché un gran Birbante
potrebbe così scoprire dove lui si trova. tutti applaudono Renzo e tutti gli avventori dalla locanda sono
con lui. A questo punto l'oste non sa più cosa fare e fissa il poliziotto ossia l'accompagnatore di Renzo il
quale gli dice di lasciare in pace il ragazzo ordina un secondo fiasco di vino.
Renzo continua la sua protesta e dice che ormai stufo di questa abitudine dei signori di abusare della
parola scritta . un avventore risponde che i signori sono così avvezzi a scrivere perché mangiano tante
oche e dunque non sapendo cosa fare delle piume che avanzano le usano come penne, tutti ridono di
questa battuta e Renzo dice che quest'uomo è un poeta ossia un cervello Balzano. Infine Renzo
aggiunge che i signori usano la parola scritta per ingannare il popolo e qualora questa non sia sufficiente
ricorrono al latino. A questo punto il poliziotto dice a Renzo che lui avrebbe un'idea per avere pane per
tutti a buon mercato. Renzo è furioso gli domanda in cosa consiste questa idea. Il poliziotto in incognito
risponde che ad ogni persona si dovrebbe dare un biglietto in cui si dovrebbe scrivere nome cognome
professione e numero di persone a carico e fa un esempio ricorrendo alla propria persona. Infatti dice che
nel suo biglietto andrebbe scritto nome Ambrogio Fusella di professione spada persone a carico una
moglie e quattro figli dopodiché chiede a Renzo cosa andrebbe scritto nel suo biglietto e Renzo è
entusiasta dell'idea è un po annebbiato dai fumi dell'alcol risponde dicendo il proprio nome e cognome
ossia Lorenzo tramaglino.
In questo modo il poliziotto in incognito ha ottenuto la vera identità di Renzo e si accinge dunque a
lasciare la locanda. Renzo tenta invano di trattenerlo in quanto vorrebbe compagnia per bere ma il
poliziotto con uno strattoni si libera ed esce dalla locanda. L'autore ci dice che solo per amore della verità
continuerà nel racconto in cui appunto Renzo non farà certo una bella figura come scusante l'autore ci
dice che il ragazzo non è avvezzo al bere e dunque dopo pochi bicchieri si è ritrovato ubriaco fradicio.
Renzo ha ormai il cervello annebbiato dall'alcool e dice tutta una serie di frasi sconclusionata e
paradossalmente per chiarirsi le idee beve ancora più vino. Renzo comincia a fare un discorso confuso in
cui si lamenta con l'oste per avergli chiesto le generalità. In secondo luogo dice che sono le persone
come lui la povera gente i popolani a fare andare avanti le osterie in quanto loro pagano e bevono il vino
mentre i signori bevono solo acqua e non ha mai visto un signore entrare in un'osteria. Poi inizia a
ricordarsi del suono delle campane sentito durante la notte del matrimonio a sorpresa e il ragazzo viene
preso da una grande tristezza che rende i suoi occhi lucidi.
A questo punto Renzo diventa lo zimbello della locanda, gli avventori ridono e gli pongono delle domande
canzonatorie alle quali Renzo risponde senza però mai fare i nomi delle persone coinvolte nella storia.
L'autore ci dice che questa è una gran fortuna in quanto sarebbe stato un gran dispiacere se il nome di
Lucia fosse diventato oggetto di burla.