NAVI da GUERRA ROMANE
Le navi romane erano essenzialmente di due tipi:
● le grosse navi da carico (naves onerariae), normalmente utilizzate per i traffici e in caso di
guerra per i trasporti di uomini e materiali;
● e le più lunghe navi da battaglia (naves longae).
Le navi romane erano più larghe dell'usuale, spesso oltre un quarto dell’intera lunghezza, per
consentire anche in caso di sbarco in terra nemica di accostarsi molto alla riva, oppure di scaricare
più rapidamente le merci. A differenza delle navi da guerra, quelle da carico andavano quasi sempre a
vela: usavano infatti i remi solo in caso di bonaccia o di particolari [Link] contrario le navi da guerra
andavano a remi, per raggiungere maggiore velocità e rapidità di manovra.
Le torri di legno e le altre strutture da combattimento venivano installate solo prima della
battaglia, mentre gli alberi e le vele venivano lasciati nella più vicina base navale o sulla spiaggia
dell’accampamento. Le torri e le piattaforme erano generalmente di struttura più leggera ed
indicavano, con i loro colori, a quale flotta o reparto apparteneva la nave. Dei manicotti di cuoio
proteggevano le scalmiere, ossia i fori di uscita dei remi, dalle ondate più alte.
Le vele delle navi da guerra erano bianche, color lino o in alcuni casi di un color grigio-celeste per
esigenze di mimetismo. La nave ammiraglia aveva invece le vele color porpora.
Le navi da guerra erano: la Bireme, la Triremi, la Quadriremi, la Quinquiremi, la Esareme, la
Deceris, l'Actuaria, la Liburna, la Caudicaria. C'erano poi le navi ausiliarie adibite alla logistica (le
onerarie), al trasporto celere di truppe e di cavalli, ai collegamenti, alle esplorazioni ( le
speculatorie).
BIREME
Cosiddetta perchè disponeva di due serie di rematori, usata fin dal V secolo a.c., subì nel corso del
tempo poche modifiche. Lunga circa 23 m. e larga corca 3, con due file di rematori seduti sulla
stessa panca. Aveva una vela di forma quadrata e riusciva a raggiungere discrete velocità grazie a
peso e dimensioni ridotte. In seguito soppiantata dalla più funzionale e completa trireme.
Era una navis longa, (nave lunga) cioè fatta più per contenere uomini e munizioni, che non per
inseguimenti e velocità.
LA TRIREME
Cosiddetta perchè disponeva di tre serie di rematori, dotata di un rostro per speronare e di ponti
mobili per agganciare le unità avversarie. In un secondo momento sulla prua venne eretta una
torretta, dalla quale esperti arcieri tenevano i nemici sotto il loro tiro. Lungo i bordi correva una
balconata praticabile per i combattenti. A poppa si trovava la cabina coperta del comandante,
sovrastata dallo stendardo della nave e dalle insegne della flotta. Era la nave da guerra più
comune.
Deriva il suo schema da precedenti modelli greci, modificati e snelliti. Misurava 40 metri di
lunghezza e 5 e mezzo di larghezza e, dallo scafo emerso, sovrastava di un metro di altezza. Pesava
tra le 240 e le 250 tonnellate. Aveva un equipaggio di 200 uomini, di cui 156 vogatori e un
manipolo di una trentina di milites per l'arrembaggio: una quindicina tra ufficiali e sottufficiali.
Era comandato da un trierarca, probabilmente, le triremi ancorate a Miseno dovettero essere
centinaia. Era una navis longa.
LA QUADRIREME
Cosiddetta perchè disponeva di quattro ordini di remi e risale al I sec. a.c. Rematori in servizio 240:
di cui 15 Marinai e 120 Militi navali. Nata durante la prima guerra punica, cominciò ad operare in
modo permanente solo con l'avvento del principato di Augusto, fino a tutto il V secolo.
Montavano due corvi, uno a prua l'altro a poppa, diverse armi da assedio sul ponte: baliste e
piccoli onagri, e una o due torri in legno sul ponte, identiche alle militari, per permettere agli
arcieri di tirare da posizione rialzata. Aveva 240 vogatori, 15 marinai e 120 fanti di marina in
armatura. La quinquireme portava sottocoperta 300 vogatori, con 50 marinai e 120 fanti. Era una
navis longa.
LA QUINQUIREME
Cosiddetta perchè disponeva di cinque ordini di remi, circa 48 m. x8 m. Montavano due corvi, uno
a prua l'altro a poppa, diverse armi da assedio sul ponte, baliste e piccoli onagri e una o due torri in
legno sul ponte, per permettere agli arcieri di tirare da posizione rialzata. Copiata in parte dalla
quinquireme cartaginese. Molto simile alla quadrireme, ma un pochino più veloce. Pur sempre una
navis longa.
LA DECERIS
Detta anche decireme, disponeva di dieci ordini di remi. Questo dimostrano i pochi resti trovati ma
non se ne sa di più. Naturalmente una navis longa.
L'ACTUARIA
Molto veloce, leggera e scoperta, costruita sul modello delle imbarcazioni dei pirati. Poco adatta al
combattimento, serviva soprattutto per il trasporto veloce di truppe, ma anche come nave da
ricognizione. Navis cetera (veloce).
LA LIBURNA
Navis cetera, con due ordini di rematori, costruita sul modello delle imbarcazioni dei pirati liburni.
Più leggera della trireme e con maggiore mobilità. Combattendo contro i pirati illirici, Marco
Vipsanio Agrippa vide che le loro navi avevano carena e vele tonde, dotate di grande mobilità per
cui diveniva inafferrabile, così ne copiarono lo schema. La liburna fu l'arma segreta che permise a
Ottaviano la vittoria di Azio.
LA CAUDICARIA
Di forma piatta allargata, una specie di chiatta adibita al trasporto fluviale. Veniva trainata da
animali dalla riva destra del fiume secondo un sistema di propulsione, quello dell’alaggio, ancora in
uso sul Tevere fino al XIX secolo. La forma originale si osserva su mosaici, rilievi e affreschi. Specie
quando il terreno nemico era impervio, i Romani trasportavano macchine da guerra,
accampamenti, animali e viveri sul fiume attraverso le naves caudicarie.
IL CARICO DELLA NAVE
Sulla nave tardo antica di Yassi Ada, Turchia, a poppa sono stati scoperti i resti di un focolare e
all’interno della cabina la batteria da cucina, costituita da contenitori vari in terracotta e bronzo, un
mortaio e resti di ossa di animali. Scoperte analoghe su molti altri relitti che spesso hanno
restituito anche esemplari di macine a mano utilizzate a bordo per ricavare la farina dai cereali e
preparare, così, polente, zuppe o pagnotte.
Gli alimenti necessari al sostentamento dell’equipaggio erano conservati all’interno di contenitori,
quali anfore, ceste o sacchi. La scorta per la navigazione comprendeva alimenti liquidi (acqua
potabile, vino, olio e garum) e alimenti solidi (cereali, olive, frutta fresca o conservata, legumi,
carne affumicata o sotto sale).
Nella cabina anche oggetti personali dell’equipaggio o dei passeggeri, quali indumenti, calzature,
anelli oppure i dadi che, custoditi in apposite scatoline o sacchetti, servivano come passatempo in
viaggio. A bordo non mancavano i medicamenti, oltre a monete e bilance (stadere) per le
transazioni commerciali nei porti. Per l’illuminazione si faceva grande uso di lucerne. A bordo
c'erano anche piccoli altari portatili e immagini di divinità. Durante la navigazione, l’equipaggio, se
non impegnato nelle manovre della nave, poteva attendere ad attività di manutenzione, come la
riparazione di vele con aghi in osso, oppure alla pesca, utile per arricchire con alimenti freschi la
povera dieta di bordo.
L'ANCORA
L’ancora è da sempre uno dei più importanti attrezzi mobili di una nave, come tale riconosciuta fin
dall’antichità e fatta oggetto di particolari cure da parte di personale qualificato sia nella
costruzione che nella positura e nell’impiego. Soggetta quindi a notevoli sviluppi tecnologici che
partendo da una semplice pietra legata ad una cima è arrivata al prodotto di alta specializzazione
dei tempi [Link] cantieristica romana ha prestato molta attenzione all’ancora con notevoli
realizzazioni che vanno dall’impiego del legno zavorrato da una o due pesanti strutture di piombo
oppure in tutto metallo di leghe di ferro.
I ROSTRI
Nel 2008 viene recuperato il rostro di una nave romana dopo tre anni di ricerche nelle acque delle
Egadi nei fondali di "Banco dei Pesci". E' il quinto rostro esistente al mondo. Il rostro è formato da
un pezzo unitariamente fuso in bronzo che si andava ad inserire nel punto di congiunzione tra la
parte finale della chiglia e la parte più bassa del dritto di prua. La parte anteriore del rostro ha un
possente fendente verticale rafforzato da fendenti laminari orizzontali. Questa era lo strumento
micidiale che veniva inserito con forza sulle fiancate delle navi nemiche per affondarle.
A volte invece avevano due o più punte. Erano in bronzo e imitavano la testa di un animale.
A Roma si usò ornare i monumenti con i rostri delle navi nemiche: si ricorda la colonna rostrata
eretta per la vittoria di Gaio Duilio sulla flotta cartaginese a Milazzo (Roma, Museo dei
Conservatori) e la tribuna degli oratori nel foro romano, detta perciò rostra; quella più antica, posta
nel Comizio e ornata dei rostri delle navi di Anzio (338 a.c.), fu sostituita da Cesare con un
monumento, ampliato poi da Augusto e in età successive e ancor oggi in parte conservato, adorno
di colonne e statue onorarie.
IL CORVO
Il corvo , probabilmente così chiamato per somiglianza con il becco adunco del corvo , fu per
eccellenza la prima arma segreta della marina romana , arma che sorprese la marina cartaginese ,
trasformando la battaglia navale in una battaglia semi terrestre , in quanto gli opposti soldati
imbarcati sulle navi nemiche combatterono sul solido legno della nave abbordata in un corpo a
corpo simile ad uno scontro terrestre . Durante le fasi della prima guerra punica , quest' arma
rivoluzionaria permise di chiudere vittoriosamente per i Romani la prima tappa tra Roma e
Cartagine. Si pensa che il corvo fosse posizionato sulla nave romana già pronto in posizione
verticale per arpionare e bloccare la nave nemica tramite il grosso becco di ferro che si andava ad
incastrare nel legno nemico arpionandolo , oppure più semplicemente impedendo alla passerella
di allontanarsi dalla nave nemica permettendo così l’ arrembaggio dei soldati romani .
Questo modo di immaginare il corvo in fase di navigazione normale presenta però molti
inconvenienti di manovrabilità , tra cui il più importante riguarda quello della stabilità della nave ;
basta infatti immaginare una passerella a travi in legno larga circa 80/100 centimetri per
permettere il passaggio di due soldati affiancati e lunga , secondo calcoli moderni , circa 10/12
metri , del peso complessivo di parecchie centinaia di chilogrammi , forse anche una tonnellata
considerando anche la base di manovra posta sulla nave romana , corde varie e con il pesante
becco in ferro che doveva fare da peso guida alla caduta della passerella .
Non è immaginabile che una simile pesante e lunga struttura fosse posizionata in posizione
verticale su una nave lunga circa 30 metri, difatti questa avrebbe compromesso pericolosamente
la navigazione della nave con un minimo di mare appena appena increspato ; se così fosse gli
ingegneri navali romani sarebbero stati degli sprovveduti commettendo un grave errore di
equilibrio della nave ; ma quale sarebbe stata l’ alternativa ?
Su una moneta in bronzo , un Sestante di serie anonima, presenta sul ponte della nave questo
strano marchingegno che è particolarmente ben conservato in cui si nota perfettamente questo
grosso oggetto in prossimita’ della prua dove normalmente viene locato il corvo che pare essere
disteso sul ponte in posizione orizzontale , piu’ naturale e non pericolosa per la navigazione
rispetto a quella verticale ; tutto il corvo risulta forse racchiuso in poco spazio rispetto a quanto
invece si immagina essere stato tutto intero in verticale . La passerella di abbordaggio potrebbe
non essere stata tutta di un pezzo , lunga 10/12 metri , ma divisa in almeno 3 pezzi che una volta
alzati poco prima dell’ arrembaggio , si andavano ad incastrare l’ un l’ altro raggiungendo cosi’ la
lunghezza definitiva ; questo metodo avviene ancora oggi con alcune scale usate dai Vigili del
Fuoco per raggiungere altezze elevate degli edifici , usando appunto una scala impacchettata a
strati , sezioni , in poco spazio , tale sistema a sezioni multiple utilizza sul mezzo di trasporto pochi
metri di lunghezza , ma che una volta tutta aperta , la scala raggiunge qualche decina di metri di
lunghezza . Se infatti il corvo romano fosse stato tutto di un pezzo
sarebbe stato impossibile sollevarlo tramite corde in verticale partendo da una posizione
orizzontale , inoltre avrebbe occupato , se disteso , una grande parte della nave ; ecco perche’ lo si
immagina gia posizionato in verticale con tutti i rischi legati alla navigazione che avrebbe
sbilanciato con la sua altezza e il suo peso tutta la nave , specialmente se posizionato a prua o a
poppa , anziche' al centro .