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Miseno: dalle origini mitologiche a porto militare

Il porto di Miseno fa parte di un gruppo di crateri dei Campi Flegrei che iniziarono la loro attivit con eruzioni sottomarine, successivamente emersero e sono stati modellati nel corso dei millenni dagli agenti atmosferici e dalle onde del mare. La localit vanta origini mitologiche, infatti secondo Virgilio vi mor annegato Miseno, il trombettiere di Enea, Strabone invece identifica il posto con il paese dei Lestrigoni, dove tre compagni di Ulisse scesero a esplorare la terra, ma uno di essi, Miseno, fu assalito da Antifato; gli altri ebbero appena il tempo di mettersi in salvo, perch i Lestrigoni, simili a giganti, cominciarono a lanciare pietre con forti boati contro le navi di Ulisse. Nel racconto mitologico evidente il riferimento ai vulcani flegrei in eruzione. Miseno fin dalla sua comparsa nella storia appare come un eccellente porto sia civile che militare: gli antichi greci lo utilizzarono come base navale per la loro espansione militare e commerciale. In epoca romana le alture di Bacoli e Miseno si popolarono di sontuose ville, come quella di Cornelia, la madre dei Gracchi, forse acquisita pi tardi da Caio Mario e poi passata a Lucullo. Ma limportanza di questo porto crebbe sotto limpero di Augusto, con la designazione di Miseno a base navale militare. La flotta imperiale di Miseno aveva il compito di tenere sotto controllo lintero Mediterraneo occidentale; quella con sede a Ravenna invece aveva la responsabilit del Mediterraneo orientale. La base navale di Miseno, collocata al centro del Mediterraneo contribu ad assicurare a questarea geografica 350 anni di pace. Essa si componeva di due bacini, uno esterno ed uno interno, comunicanti tra loro attraverso un canale scavalcato da un ponte girevole che assicurava i collegamenti stradali tra Baia, sede della residenza imperiale, e Miseno. Il bacino esterno, corrispondente allattuale porto di Miseno, era chiuso da due moli che lo proteggevano contro i marosi ed era destinato agli attracchi e alle attivit portuali vere e proprie, quello interno, corrispondente al lago Miseno, era usato come cantiere navale per la costruzione, lallestimento e larmamento delle navi, e come luogo riparato per lo stazionamento invernale delle navi. La citt di Miseno con linstallazione della flotta crebbe di importanza e si svilupp, ebbe una sua vita municipale, pur conservando un prevalente carattere militare, fino al 476 d. C., anno della caduta dellImpero Romano dOccidente. Da allora cominci la decadenza di Miseno e nel IX secolo d. C. fu distrutta dai Saraceni.

La grande base navale


Approdo sicuro sin dallepoca della colonia greca di Cuma, Miseno ebbe una rilevanza per la nascente marina da guerra di Roma gi durante la Repubblica. Quando i laghi di Averno e Lucrino si rivelarono inadeguati come sede della flotta (il Portus Julius) a causa del bradisismo, Miseno apparve a Marco Vipsanio Agrippa, organizzatore della marina da guerra dellImpero Romano, come lunica alternativa su tutta la costa del Tirreno. La base navale fu quindi spostata a Miseno e vi rimase per circa cinque secoli. Essa fu strutturata come una potentissima macchina militare cui era affidato il controllo del Mediterraneo occidentale, dalle coste tirreniche dellItalia alle colonne dErcole e oltre. Dati i mezzi di trasporto dellepoca, le armate di mare costituivano i reparti dellesercito imperiale che pi rapidamente potevano raggiungere localit anche lontane, dove si manifestavano focolai di crisi o dove era necessario far sentire la presenza del potere di Roma. La flotta che vi stazionava in un primo tempo venne detta Classis Misenensis, poi allinizio del II secolo dellImpero, assunse il nome di Praetoria Classis Misenensis, trattandosi di una flotta sottoposta al comando dir etto dellimperatore. Lo stretto rapporto che legava limperatore alla flotta testimoniato dal fatto che Nerone volle dedicare unintera area del suo palazzo di Baia allo svago degli ufficiali e dei soldati della flotta: questo settore fu chiamato ebeterion, cio luogo di divertimento dei giovani, dotato di peschiere, terrazze pensili, fontane, boschetti e persino di un teatro dove si davano spettacoli di canto, poesia e mimo. Grazie alle ricerche e agli studi condotti dallo storico Gianni Race stato possibile ricostruire i nomi di decine di navi della flotta di Miseno, rinvenuti attraverso le iscrizioni su lapidi di marmo trovate nei Campi Flegrei, a Roma, a Ravenna, in Grecia e in Macedonia; sono nomi presi dalla mitologia, dalla geografia o dalle virt del cittadino romano. Le unit navali in forza alla flotta di Miseno dovevano essere almeno 300: di queste solo il nucleo principale stazionava stabilmente nei Campi Flegrei, nuclei secondari erano dislocati in Sicilia, nel Nord Africa, in Spagna e in Gallia. Oltre alla flotta nel territorio di Miseno erano concentrate tutte le strutture logistiche che dovevano coinvolgere molte migliaia di persone; ai 6500 uomini della Prima Legio Auditrix, la prima legione dellesercito romano, si aggiungevano i classari (cio i marinai della flotta) con i loro familiari, schiavi e prigionieri addetti ai remi, il personale cui erano affidati servizi logistici e approvvigionamenti e i civili residenti a Miseno. Nel complesso circa 25.000 o 30.000 persone. Lintero territorio della penisola di Miseno doveva essere occupato da caserme, depositi, officine navali, abitazioni ed edifici pubblici.

Le navi: vele e remi per dare velocit allarmata navale


Le navi della flotta imperiale si muovevano grazie alla forza del vento, raccolto e orientato dalle imponenti vele quadrate, ed a quella delle braccia di migliaia di marinai, in molti casi schiavi, condannati ai lavori forzati o prigionieri di guerra, che muovevano i remi al ritmo di tamburo. Le navi si distinguevano tra loro per il numero degli ordini di remi: le liburne ne avevano due, le triremi tre, le quadriremi quattro, le pentaremi cinque e le esaremi sei. I rematori erano alloggiati su ponti sfalsati in modo da poter attivare contemporaneamente i remi di tutti gli ordini. Gli strateghi della flotta imperiale avevano dotato le navi di macchine belliche in modo da assicurare loro le pi larghe possibilit di prevalere nel combattimento. Imbattibile negli scontri terrestri, lesercito romano venne organizzato i n modo tale che potessero essere riprodotte anche in mare le condizioni di superiorit che lo caratterizzavano nelle battaglie terrestri. Sul ponte delle navi, soprattutto liburne e triremi, era montata una passerella di legno che allestremit presentava un acuminato uncino: il corvo. Lobiettivo degli ammiragli e dei comandanti delle navi era quello di manovrare in modo da consentire alle navi romane di affiancare le navi nemiche, dopo di che la passerella veniva abbassata grazie ad un sistema di carrucole e il corvo penetrava nel ponte della nave avversaria. Attraverso la passerella i soldati della Prima Legio Auditrix, allenati nella Scola militum di Miseno, andavano allarrembaggio affrontando i nemici in furiosi combattimenti corpo a corpo. In tal modo i legionari combattevano con le stesse tecniche usate nei combattimenti a terra. Le navi erano inoltre dotate di armi a lunga gittata: catapulte, che lanciavano pesanti proiettili di pietra, spesso imbevuti di pece e incendiati, baliste, che scagliavano dardi di grandi proporzioni, frecce e giavellotti. Un'altra innovazione fu l'introduzione del "rostro in bronzo" ossia una specie di sperone inserito nella parte anteriore della nave che permetteva di urtare le imbarcazioni nemiche. Il rostro penetrava nella fiancata della nave nemica, lacqua marina invadeva le stive e il pi delle volte provocava laffondamento dellimbarcazione. I vari tipi di navi militari avevano funzioni diverse: Esaremi: erano composte da sei file di rematori ed erano le pi grandi in assoluto, di solito erano usate come Ammiraglie e quindi difficilmente prendevano parte agli scontri, poich era la

sede dello Stato Maggiore cio del comando della Flotta e vi risiedevano quindi l'Ammiraglio e gli alti ufficiali. Quinqueremi e Quadriremi (cacciatorpediniere): erano navi di grandi dimensioni anche difficili da manovrare che permettevano per di caricare a bordo una notevole quantit di macchine di artiglieria e uomini. Triremi (fregate): erano il fulcro della Marina Militare dello Stato poich erano molto maneggevoli in battaglia e permettevano l'imbarco sul ponte di almeno una centuria (80 uomini) di marinai. La nave misurava 40 metri di lunghezza e 5 e di larghezza e pesava tra le 240 e le 250 tonnellate, era dotata di uno o due corvi a prora e a poppa che permettevano l'aggancio e quindi l'attacco della nave nemica simultaneamente da due punti. Sul ponte erano inoltre presenti alcune baliste. Il suo equipaggio era formato da 200 uomini, di cui 156 vogatori e una trentina di soldati per larrembaggio, una quindicina erano gli ufficiali e i sottoufficiali. Probabilmente le trireme ancorate a Miseno erano centinaia. Liburne (corvette leggere): erano navi di piccolissime dimensioni che servivano per lo pi per funzioni quasi logistiche, ossia trasporto truppe, soccorso etc. Il vessillo della unit veniva posto in cima alla poppa della nave. Le navi avevano gli scafi dipinti di azzurro, bianco o rosso ed erano ricche di ornamenti di bronzo. Un gruppo di navi era comandato da un capitano di squadra navale detto Navarcus, mentre la flotta intera era comandata da un Prefectus Classis o Legatus Classis, quest'ultimo quando la flotta era in missione risiedeva nella navis praetoria ossia la nave ammiraglia che di solito era la pi grande delle altre. I vari Legates Classis sottostavano al Magister Classis (Capo di Stato Maggiore della Marina). La flotta principale aveva sede a Capo Miseno e si chiamava Classis Praetoria ed era forte di 10.000 uomini. L'altra molto importante aveva sede a Ravenna. Esistevano inoltre altre flottiglie sparse sulle coste del Mediterraneo e addirittura sui fiumi del nord Europa. Secondo alcune stime la Flotta intera possedeva circa 45.000 uomini.

Una flotta cosmopolita


Lo studio delle lapidi e delle iscrizioni funebri ha consentito di ricavare notizie non solo sulle navi ma anche sugli uomini della flotta romana: africani, alessandrini, corsi, frigi, bitini, cilici, dalmati, egiziani, germanici, greci, italici, libici, macedoni, sardi, ecc. I marinai della flotta di Miseno provenivano da tutte le parti dellEuropa, del Nord Africa e del Medio Oriente, da ogni parte cio dellImpero Romano e di questa grande variet di popoli e di razze rappresentavano anche la sintesi sul piano strategico.

Acqua per la flotta


La presenza a Miseno di migliaia di uomini che lavoravano a bordo e attorno alla flotta imperiale pose il problema dellapprovvigionamento dellacqua potabile: per procurarla in modo continuo e in quantit adeguate fu costruito un lunghissimo acquedotto che attingeva la preziosa acqua dalle sorgenti del Serino, nel cuore dellIrpinia, e con un tragitto di oltre 96 chilometri raggiungeva la Piscina Mirabilis a Miseno, dopo essere passato per Nola, Napoli, Puteoli e Baia, tutte localit che venivano rifornite dallacquedotto. Il monumentale acquedotto fu concepito e realizzato in et augustea nellambito di un vasto programma di approvvigionamento idrico inteso a rispondere alle crescenti esigenze del porto commerciale di Pozzuoli e a quelle della flotta di Miseno. Grandioso terminale dellacquedotto, la Piscina Mirabilis, fu costruita sulla collina in prossimit del porto di Miseno, si tratta di unenorme cisterna di 70 metri per 25, per 15 di altezza, scavata nel tufo; poteva contenere 12.000 metri cubi di acqua. Lo spazio interno suddiviso da 48 pilastri disposti su 4 file. Ai tempi della flotta imperiale vi si poteva accedere da due scalinate sorrette da tre archi, situate negli angoli di nord-ovest e di sud-est. Attualmente agibile solo la scalinata di sud-est che conduce alla prima navata. Nel pavimento della navata centrale scavato un bacino profondo circa 1 metro che probabilmente serviva da vasca di decantazione e scarico per la pulizia e lo svuotamento della cisterna. Lassenza di fori di uscita fa pensare che lacqua fosse estratta dallalto per mezzo di macchine idrauliche. Man mano che le necessit idriche della flotta si allargarono, furono ricercate ulteriori soluzioni; fu cos che anche beni privati vennero utilizzati per disset are larmata navale. Le Centum Cellae sono un articolato complesso di serbatoi costruiti per raccogliere lacqua per lapprovvigionamento della villa sul mare delloratore Quinto Ortensio Ortalo. Con lavvento di Augusto e la costruzione del porto di Misen o, lintero complesso della Centum Cellae sub grandi trasformazioni, perch Marco Vipsanio Agrippa coinvolse tutto il territorio nella creazione di infrastrutture per il porto. Il complesso della cellae fu adattato a deposito per anfore olearie e vinarie o per conservarvi materiali occorrenti alla flotta. Anche la Grotta della Dragonara, una grande cisterna di 50 metri per 59, interamente scavata nel tufo e divisa da 4 file di pilastri, va inserita nellelenco di infrastrutture funzionali alla flotta di Miseno. Alcuni studiosi ritengono che in origine fosse un deposito idrico della villa di Lucullo successivamente utilizzato per la flotta imperiale.

La necropoli romana di Cappella


La maggior parte dei marinai e dei residenti di Miseno deceduti nei 5 secoli compresi tra la nascita e la chiusura della base navale furono seppelliti in una sterminata necropoli che va dalla localit di Miliscola fin quasi al promontorio di Cuma, passando per le localit di Cappella, Torregaveta e Fusaro. Innumerevoli sepolcri e ipogei venuti alla luce lungo la sponda nord-est del lago e nellabitato di Cappella hanno restituito numerose iscrizioni relative a ufficiali e soldati della flotta di Miseno. Due sepolture di ufficiali della flotta imperiale sono state ritrovate nel sottosuolo della piazza di Cappella durante i lavori di manutenzione stradale. Si tratta di colombari ben conservati; le pareti sono decorate da affreschi molto semplici ma di grande interesse, raffiguranti ritratti e piccoli volatili. Una iscrizione parla di un marinaio imbarcato sulla nave da guerra Virtus della flotta di Miseno, un certo Tiberius Claudius Phoebo.