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Volume : 3 Numero: 62 Data: Febbraio 2012 Sede: Gruppo Alternativa Liguria Di: Asta Paolo, Martini Claudio

Alternativa news
In collaborazione con: Megachip

IN QUESTO NUMERO
1 Previsioni del nuovo anno Di: Massimo Fini [ pag. 1/2 ] 2 Riflessioni Di: Magioncalda [ pag. 2/3 ] Pierangela

Previsioni del nuovo anno L

di Massimo Fini.

3 I forconi risalgono lItalia Di: Beppe Grillo e Pino Aprile [ pag. 3/4 ] 4 Quando la crisi uccide le aziende, e non solo. Di: Leonardo Iacobucci [ pag. 4/5 ] 5 La rivoluzione silenziosa che ha salvato lIslanda Di: Corrado Benigni [ pag. 5/6 ] 6 La crisi nella morra cinese Di: Sergio Cararo [ pag. 6 ] 7 Votare. In Cina Di: Rose Liqiu [ pag. 7] 8 Decreto liberalizzazioni, clamoroso: art.44, arrivano le carceri private Di: Debora Billi [ pag. 7 ] 9 Le fallacie delleconomie: tempo di lavorare di pi o di meno? Di: Juliet Shor [ pag. 8 ] 10 Petizione: chi decide sui trattati europei e sulle modifiche della Costituzione Di: A cura del comitato No Debito [ pag. 8 ]

a crisi, la decrescita, gli scenari previsti per il prossimo futuro. Cosa ci attende e come prepararsi. Con una risposta di Giulietto Chiesa a Massimo Fini. La crisi La situazione non risolvibile. Pu essere tamponata con degli investimenti di denaro, o meglio, con immissioni di liquidit di denaro che ovviamente non rappresenta nulla, se non una ipoteca su un futuro talmente lontano dall'essere inesistente. Quindi prima o poi si arriva al collasso definitivo del sistema del denaro e del sistema industriale, che noi chiamiamo occidentale ma che oramai riguarda molti altri luoghi. La Russia ci entrata da tanto tempo, ma anche i paesi emergenti, come Cina e India, ci sono dentro sino al collo. Loro hanno il vantaggio di aver cominciato dopo, quindi arriveranno dopo al muro invalicabile che segner il fatto che non possono pi crescere, ma in ogni caso il gong suoner anche per loro. matematico. Futuro bruciato Si potrebbe andare a ripescare dichiarazioni non dico degli anni Ottanta, ma dei Novanta e oltre. Nel 2000 e persino dopo il crollo dei subprime ancora si sentiva parlare di un "futuro radioso". Ma non questo il punto. Il fatto che in paesi come l'Italia, un uomo come Monti ha buon gioco a dire che se non si fosse fatta questa manovra non si sarebbe riusciti a pagare gli stipendi. proprio il sistema che sbagliato, basato sulle crescite infinite che esistono in matematica ma non in natura, partito da due secoli e mezzo fa e arrivato al suo limite. Un po' come una potente macchina, che arrivata davanti a un muro continua a dare gas finch non fonde. Invece di continuare e ostinarsi a crescere, visto che crescere non si pu pi, si dovrebbe iniziare a governare in modo ragionevole la decrescita. Decrescita: adottata da tutti oppure non funziona Naturalmente, questo il punto. Il sistema invece si basa sull'opposto, ovvero sulla competizione mondiale, sulla crescita, sugli investimenti, sulle infrastrutture. I popoli teoricamente diventano pi ricchi ma nella realt diventano pi poveri. Costretti a decrescere, in ogni caso Certo, la classe media sino a ora era attaccata alla macina ma almeno poteva consumare. Adesso non pu e non potr fare pi nemmeno quello, e dunque sar costretta a decrescere. Ma una cosa farlo in questo modo e una cosa invece governare il movimento della decrescita. Perch quella di adesso pi che decrescita una recessione - di cui tutti parlano ma in realt poco capiscono. il fatto che poi tanta gente viene sbattuta fuori dal mondo del lavoro, e dunque non consuma, e dunque le imprese riducono ancora, e nsomma il processo si avvita su se stesso. Solo che lo fa a velocit sempre maggiore. Come quando vedi un nastro: una volta arrivato alla fine torna indietro, solo che lo fa a velocit molto superiore. E questo succede se pretendendo di crescere ancora invece non si cresce e dunque si alimenta la disoccupazione. La recessione non sar come un tornare a vivere come facevamo trenta anni fa, ma sar un processo di una velocit estrema: questo il crollo di tutto il modello di sviluppo che conosciamo. E nessuno preparato. Nessuno (o quasi) osa parlare di decrescita. In una riunione recente con i gruppi di Uniti e Diversi di Chiesa e Pallante (e altri gruppi) ho proposto di fare una manifestazione comune sulla decrescita. Chiesa e Rossi si sono opposti

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dicendo che erano cose che non si potevano dire in questo modo. Che dire? C' molto residuo di pensiero liberale e marxista. Scenari per il 2012? A breve termine, per un po', la cosa sar lenta, quindi non verr avvertita in modo traumatico, poi piano piano accelerer fino a diventare inarrestabile. Alla fine ci sar gente che si riverser nelle campagne alla ricerca di cibo, perch in citt ci sar meno lavoro, meno denaro, meno merce da poter acquistare, anche tra quella indispensabile. Solo che non che ci siano poi tante campagne intorno. Insomma vedo una feroce lotta all'ultimo sangue, alla fine del processo. Tempi? Una volta pensavo che i tempi sarebbero stati lunghi. Data l'accelerazione che c', ora penso che nell'arco di 5-10 anni si arriver a questo. Prepararsi? Certamente, un consiglio: acquistare terra e ritornare a saperla coltivare. E anche imparare a usare il kalashnikov, perch poi la gente arriver dalle citt e sar una vera e propria lotta tra disperati. Basta pessimismo della ragione: cose positive? Il lato positivo sicuramente che se la crisi economica si accentua ancora indurr le persone a una maggiore solidariet. nelle situazioni di questo tipo di dramma che la solidariet riappare e riaffiora rispetto all'individualismo. Esempio scemo: quando a Milano nevic per tre giorni di seguito tutto fu immobilizzato, e la gente si aiut anche se non si era mai parlata pur vivendo fianco a fianco. Nella necessit si crea la solidariet. Poi questa situazione indurr anche quelli che non ci pensano (ora) al tipo di vita che facciamo anche quando tutto va bene: una crisi economica potrebbe suscitare una riflessione in persone che non l'hanno mai fatta, che sentono il disagio magari, ma non l'hanno mai razionalizzato. Insomma produci-consuma-crepa non un mondo umano dunque bene cercarne un altro. Meno lavoro e pi occupazione (a fare altro) Pensiero in parte vero ma troppo ottimistico perch poi le occupazioni da fare in un sistema come questo, non che ve ne siano molte. Discorso diverso, naturalmente, sar quando tutto sar cambiato. Tu ti sei preparato? No, io predico bene e razzolo male. Ma il punto che non questione che riguarda me, riguarder i giovani, per loro sar una grande opportunit, avranno le energie per ricominciare da capo. Chi avr cinquanta o sessant'anni sar fatto, non avr possibilit di riciclarsi, ma per i giovani, ripeto, sar una grande opportunit. Studiare agraria e fare un corso balistico In Afghanistan tutti sanno usare il kalashnikov, qui no. Per basta prendersi il porto d'armi e andare a un poligono di tiro, no? [Pubblicato su "Il ribelle", 25 gennaio 2012 - www.ilribelle.com] RISPOSTA DI GIULIETTO CHIESA Io stimo Massimo Fini per il lavoro fatto insieme in Uniti & Diversi. Tuttavia il suo resoconto della riunione conclusiva non corrisponde all'andamento della discussione. L'analisi che riporta qui contiene le stesse cose, identiche, che dico e penso io. Poi propose di uscire per strada, io, lui, e Pallante, e farsi arrestare per richiamare l'attenzione. L'analisi c', la politica totalmente assente. La necessit di fare i conti con i rapporti di forza, di scegliere un percorso, di farsi capire dalla gente, totalmente assente. Questo tutto. Quando, in quella riunione, proposi di riprendere il percorso comune - iniziato a Torino e a Bologna - verso un nuovo soggetto politico, tutti i presenti risposero in modo diverso dagli altri. Cinque presenti, cinque risposte. Che conferma esattamente ci che dico qui: quasi nessuno si pone il problema del veicolo su cui occorre salire. Ciascuno ha la sua bici e pensa di farcela con la sua bici. Alternativa nata per fare un'altra cosa. E, certo, non per vendere kalashnikov e per insegnare a usarli. Giulietto Chiesa

Riflessioni - Di: Pierangela Magioncalda


Cari amici, desidero suggerirvi lascolto dellintervento delleconomista della Scuola Superiore SantAnna di Pisa, Giovanni Dosi, in occasione del congresso dei radicali. http://www.radioradicale.it/scheda/343934/comitato-nazionaledi-radicali-italiani-2-giornata Il tema: debito e crisi finanziaria. Vi riassumo brevemente i punti principali toccati nellintervento, che cmq vi consiglio di ascoltare integralmente: 1 - Per uscire dalla CRISI del debito sovrano lui descrive 4 possibili vie: Pagare debito e interessi interamente (ricetta Monti): non praticabile in quanto presupporrebbe per funzionare sul lungo termine una crescita annua del 3% e inflazione del 3%, immaginando di dover pagare interessi, sempre sul lungo termine di circa il 5%. Ovviamente ci non avverr. Vedere cosa succede in Grecia per capire le conseguenze disastrose di questa politica. 2 - Far assorbire il debito dalla BCE, soluzione in parte gi attuata, ma che ha diverso punti critici che non la rendono risolutiva tra cui: per statuto la BCE non prestatore di ultima istanza e compra solo sul mercato secondario; i tedeschi si oppongono a tale soluzione. Secondo Dosi cmq laumento di liquidit dovuta al quantitative easing (emissione di moneta da parte della BCE) non provoca inflazione in quanto questi soldi sono stati dati alle banche che li hanno prontamente rigirati alla BCE. Valore netto sul mercato solo il tasso di interesse applicato (0,5%). Inoltre linflazione sempre secondo Dosi, un modo per svalutare il debito, ma di nuovo abbiamo lopposizione della Germania. Patrimoniale da cavallo. Partendo dal presupposto che la ricchezza degli italiani ammonta ad un valore di circa 6,7 volte il PIL, di cui il 70% in valori mobiliari, Dosi propone di tassare sopra una soglia definita del 15% i patrimonio mobiliari, facendo pagare ai ricchi in sostanza lammontare del debito. Ci potrebbe essere maggiormente giustificato se accettiamo il ragionamento che tale ricchezza stata costruita anche sullevasione fiscale e sullindebitamento dello stato a beneficio appunto di questi ricchi. Enorme problema politico nel realizzare tale soluzione. La quarta ed ultima soluzione quella auspicata dalleconomista: Default controllato o Reprofiling: si negozia un ripagamento parziale del debito (Haircut). La Grecia ha proposto un haircut del 60% (ripagherebbe solo il 40%), ma le banche non accettano poich hanno CDS (assicurazioni sul fallimento del debitore) che le ricompensano per una quota maggiore solo in caso di fallimento totale del paese. Spingono pertanto al default della Grecia per incassare i CDS. LItalia potrebbe proporre un haircut e pagare con titoli a lunga scadenza indicizzati sulla crescita reale delleconomia con una protezione per i piccoli risparmiatori italiani (circa il 10% del debito). Cos ha fatto > lArgentina. Possibile conseguenza del Reprofiling: Per una generazione lItalia non potr pi presentarsi sul mercato finanziario per trovare soldi, ma poich al netto degli interessi sul debito abbiamo un avanzo primario la cosa non grave (anzi stare lontano da questo mercato sarebbe auspicabile). Necessaria la nazionalizzazione di buona parte del sistema bancario mandando a bagno i banchieri (qualcuno deve rimetterci). Avendo la Francia il 20% del nostro debito anche loro dovrebbero nazionalizzare. Leccessiva finanziarizzazione delleconomia (anni 70 la finanziarizzazione comprendeva un volume pari all80% del PIL mondiale nel 2007 il 420%) potrebbe avere un beneficio dal default dellItalia. Non sarebbe automatica ne obbligatoria

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luscita dall (vedi California, che pur essendo in bancarotta non esce dal $) , anche per i numerosi legami tra i vari paesi. Nota finale: Bisogna superare il tab del reprofiling che non la fine de mondo. Quasi tutti i paesi del mondo lo hanno gi fatto almeno una volta. Bisogna avere il coraggio di intaccare gli interessi dei banchieri, interessi strenuamente sostenuti come essenziali per tutti dal pensiero unico in economia attualmente vigente. Infine caldeggio anche la lettura di EURO IN BILICO di Bruno Amoroso. Lho da poco cominciato,. Le sue tesi sono diverse da quelle qui esposte, molto pi complottiste, ma molto interessanti.

Risposta di Giulietto Chiesa


Cara Pierangela, grazie per la segnalazione, molto interesssante. Credo che l'analisi sia giusta. E la proposta 3 e 4 mi sembrano da esaminare con molta attenzione. Anch'io ho letto Amoroso, che e' la migliore lettura tra quelle fin qui sperimentate in questi mesi. Se leggi la mia relazione, nelle ultime due pagine, troverai le proposte sintetiche di Amoroso in una dichiarazione del Centro Studi Caffre', che io ho suggerito come possibile esito della linea No Debito. In ogni caso dovremo arrivare presto a una sintesi tra queste posizioni, che mi paiono forti e realistiche al tempo stesso, sebbene durissime da realizzare sul piano politico. E che presuppongono una linea comune di diversi stati europei. Giulietto

I "Forconi" risalgono l'Italia


Beppe Grillo - Pino Aprile - beppegrillo.it.

"Una rivoluzione in Italia, se ci sar mai,


partir dal Sud. Se nelle regioni settentrionali la crisi porter una diminuzione del livello di vita e sacche di povert, il Sud condannato alla miseria e all'emigrazione. Il movimento dei Forconi non nasce dal nulla, ma dalla consapevolezza del fallimento dello Stato e dal rifiuto di fare la fine della Grecia dove i bambini vengono abbandonati a scuola dai genitori perch non riescono a sfamarli. Pino Aprile, studioso dei movimenti meridionali e autore di "Terroni" ci spiega le origini del movimento dei Forconi e del possibile incendio italiano." Beppe Grillo. Produrre senza garanzie Salve, un saluto a tutti gli amici del blog di Beppe Grillo, sono Pino Aprile, sono un giornalista, uno scrittore, mi occupo soprattutto di cosa sta succedendo al Sud dItalia e perch il Mezzogiorno dItalia pare cumulare oggi una quantit di risentimenti, diciamo anche le parole che possono suonare grosse, di rabbia che non ci si riesce a spiegare.Per esempio il movimento dei Forconi, c questa rivolta istantanea che coinvolge decine di migliaia di persone in Sicilia che ha bloccato la Sicilia, che si sta estendendo alle regioni meridionali del continente e non sappiamo se si ferma l. Immediatamente ci si chiesti: Ma chi sono i politici o i movimenti che stanno muovendo questa gente? La mafia sicuramente sta facendo le sue mosse, sta infiltrando etc., che un modo consolatorio e fuorviante per analizzare quello che sta succedendo. Ho conosciuti alcuni leader del movimento dei Forconi un anno e mezzo fa e mi aveva cos colpito quello che mi dicevano e la loro condizione che decisi di farne un capitolo del mio ultimo libro Gi al Sud cosa mi hanno raccontato? Quello che sta

succedendo in Sicilia coinvolge molte categorie, molte persone, ceti, c di tutto, quelli con cui io parlai erano agricoltori e allevatori. E successo che questi allevatori e agricoltori hanno ammodernato le loro aziende facendo investimenti, garantendo livelli occupazionali, garantendo il processo di produzione secondo le norme stabilite, giustamente, sanitarie, fiscali dallo Stato, dalle Regioni etc., per poi cosa succede? Loro producono con queste garanzie, ma il loro prodotto sul mercato quando arriva con quei costi deve competere, e naturalmente non c competizione con lanalogo prodotto che proviene da terre dove queste garanzie regioni, Stati non ci sono. Per esempio il ciliegino che viene prodotto con tremila garanzie in Sicilia, sul mercato lo si trova allo stesso prezzo del ciliegino che viene dallEgitto, dove una giornata di lavoro di un contadino costa due Euro. E chiaro che in queste condizioni i produttori sono spacciati, perch i ricavi non coprono i costi, cos hanno accumulato molti debiti, soprattutto con lInps e lInps, lo Stato, invece di analizzare il problema e risolverlo insieme ai produttori, si presenta con il conto da pagare. I produttori non hanno i soldi per pagare, lInps si venduto il credito a delle agenzie, se lo venduto a circa il 10% del valore, per cui gli stessi produttori, i debitori dicevano: Se ci chiedevi il 10%, forse avremo trovato il modo di pagare anche noi. I nuovi creditori a quel punto mettono in mora le aziende che vanno allasta e vengono svendute al maggior offerente, mi raccontavano che in tre anni su 200 mila aziende in Sicilia, 50 mila sono finite in queste condizioni, ci si vuole meravigliare se poi la rabbia esplode? La riforma scolastica dimentica Quasimodo Raccogliendo poi intorno a s i sentimenti di tutti i tipi, non posso fare unenciclopedia, ma provo a raccontarne alcuni diversissimi tra di loro, c molto malumore nella scuola e soprattutto nella

scuola del sud, non fa notizia che lallora, purtroppo infausto ministro alla Pubblica Istruzione Gelmini, abbia sottratto circa mezzo miliardo di Euro destinato alle scuole cadenti del Sud per distribuirlo in tutta Italia e, se ci non bastasse, oltre alle affermazioni della Gelmini sugli studenti e insegnanti del Sud. Secondo lei gli insegnanti del Sud avrebbero tutti bisogno di corsi di recupero, quindi non se ne salva uno, detto da chi si laureata con tre anni di fuori corso una bella garanzia! Ma per esempio il Ministero da lei diretto emise un editto, le indicazioni per il programma di studi di letteratura italiana per i licei, come deve essere insegnata la letteratura del 900, in questo documento si fa un elenco di nomi di autori, poeti, scrittori italiani. Bene! Non ce ne uno che sia meridionale, vorrebbe dire che secondo il Ministero della pubblica istruzione in tutto il 900, un secolo fertilissimo, non c stato un solo poeta, un solo scrittore meridionale che meriti di essere indicato agli studenti italiani, non basta neanche avere vinto il premio Nobel come Quasimodo, sono follie! Provate a immaginare il contrario che un Ministro, purtroppo sembra un discorso razzista ma lo devo fare perch devo soltanto rivoltare la situazione per farla capire meglio, che un Ministro alla Pubblica Istruzione di Palermo, siciliano nellindicare come va insegnata ai liceali la letteratura del 900, avesse cancellato dalla lista tutti gli autori settentrionali, via Saba, via Ungaretti, via Pasolini, una follia! La cosa pi seria da fare sarebbe stato chiamare gli infermieri e dire: Andatevi a prendere il ministro e portatelo dove sta pi tranquillo!. Cambiando completamente argomento, a Messina mi dicono che ci sarebbero ancora in corso dei contenziosi giudiziari per le propriet estorte ai sopravvissuti nel terremoto del 1908, questo un paese stranissimo! A quel punto ho voluto capire che diavolo fosse successo dopo il terremoto a Messina. I messinesi lo sanno, ne parlano poco ma

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dentro, come direbbero a Bolzano gli rode perch? 1908 terremoto, la citt distrutta, 2/3 della popolazione morti, il primo provvedimento che prende il Governo italiano qual ? Proporre, stato messo ai voti al Parlamento italiano, guardate che non sto scherzando, di bombardare la citt e cerano i sopravvissuti sotto le macerie e cancellare del tutto e per sempre Messina, dividendone la provincia da Palermo e Catania, Giolitti che contava di candidarsi a Messina fa fallire il progetto e la proposta fortunatamente viene bocciata, arrivano a Messina 10 mila bersaglieri con lordine di fucilare gli sciacalli e i presunti sciacalli, e cominciano a fucilare i superstiti. Mentre quelli che dovrebbero garantire lordine, quei militari, ottengono che si faccia un ufficio postale sul molo riservato solo a loro, non ai superstiti, non potevano i superstiti farsi mandare una coperta dallo zio che sta a Firenze, mentre i militari soltanto potevano usare quellufficio postale per spedire da 80 a 100 pacchi al giorno ai loro familiari. Gioielli, denaro sottratti ai morti e ai superstiti, ci sono documenti su questa razzia che fanno venire i brividi, tutto questo mano a mano con il cumulare dei risentimenti, le offese della Lega, i napoletani topi da derattizzare, i romani porci, i meridionali merdacce mediterranee viene riscavato e tutti questi malumori stanno venendo alla luce e si sommano, per cui parte la protesta degli agricoltori e degli allevatori e il cerino, tutta quellaltra paglia ha acceso un fuoco, divampa, questo sta succedendo al Sud, il Sud non viene ascoltato, ha cercato di farsi capire, di farsi ascoltare in tremila modi, non c verso! Italiani conoscetevi e unitevi Quando i produttori di formaggio in Italia entrano in crisi, il governo con i soldi destinati al Sud salva i produttori di parmigiano e non avendo pi quei soldi disponibili per i produttori di pecorino sardi, perch li ha consumati dove non doveva spenderli, va a far randellare i produttori sardi di pecorino, a sfasciare le teste dei sardi e questa differenza la trovi dappertutto. Si sbloccano i nuovi fondi del Cipe, si vara una nuova e inutilissima linea di alta velocit tra Genova e Milano e contemporaneamente si cancellano tutti i treni di collegamenti diretti sud-nord. Oggi, nel 2012, in Italia si viaggia dal Sud pi lentamente che nel 1900 e ci sono 1.000 chilometri di ferrovie in meno rispetto a circa 70 anni fa, ne vogliamo discutere serenamente? Perch altrimenti cosa succede? Succede che come continuo a sentirmi dire che scrivendo questi libri si suscitano queste cose, ma quando mai? Un libro

un dito, indica la luna, non guardate il dito. Sono nato di febbraio, pap non faceva il falegname, sono soltanto un giornalista che sta cercando di indicare alla parte pi disattenta del Paese che si stanno commettendo una caterva di errori. Se questi errori si cumulano la gente non ne pu pi, pu accadere qualcosa di molto brutto e se sar brutto, sar brutto per tutti, nessuno pensi si salvarsi da solo o perch salito sullo scoglio e prende a calci quello che rimasto in mare. La politica, lo ripeto con le parole di Don Milani, "Sortirne insieme", se ne viene fuori insieme dai guai, altrimenti non si salva nessuno. E ora che lItalia, dopo avere promesso al Sud 20 milioni di fucili, dopo avere promesso al Sud la derattizzazione e tutte quelle altre porcherie, consentendo a ministri del governo di dire queste cose e restare al loro posto, dopo avere consentito allallora ministro delle Finanze di prendere i soldi destinati alle aree sottoutilizzate e spenderli altrove. Il terremoto dellAquila costato 4,5 miliardi e quei 4,5 miliardi sono stati tolti tutti al Sud, per lesattezza 85% di quei fondi vanno per legge usati al Sud, il 15% nel centro nord, bene quei soldi per il terremoto dellAquila sono stati tolti a 1/3 pi povero dellItalia e mentre solo il 15% stato chiesto ai 2/3 pi ricchi dItalia, ci nonostante Borghezio si permesso di offendere gli aquilani come palla al piede dellItalia, come se lui ci avesse messo un Euro. Il titolo di questo spazio passate parola, passa parola e credo che non ci sia niente di meglio da fare che passare parola per informare chiunque ogni volta che si nota una discriminazione, la discriminazione non importa ai danni di chi viene fatta, perch tanto chi discrimina comincia sempre da qualcuno e poi mano a mano passa agli altri, altrimenti questo modo di sgovernare il Paese arriver davvero al mettere gli italiani gli uni contro gli altri. Gli italiani in realt sono di fatto molto pi uniti di quello che sembra, per di s stessi sanno pochissimo, chiedete cosa sa un siciliano di un veneto. Venezia stata la pi duratura repubblica della storia dellumanit, sui libri di scuola ce la caviamo in 10 righi tra Marco Polo e sul ponte sventola bandiera bianca, cosa sanno i veneti dei siciliani?

Quando la crisi uccide le aziende, e non solo.


Di: Leonardo Iacobucci www.asinichevolano.altervista.org

Nei primi nove mesi del 2011 in Italia si sono


registrati 8.566 fallimenti, con un aumento dell'8,7% rispetto al periodo gennaio-settembre 2010, quando erano state 7.879 imprese ad aver portato i libri in tribunale, e del 35,5% rispetto allo stesso periodo 2009, quando i casi registrati erano stati 6.323. quanto emerge dall'Analisi dei fallimenti in Italia realizzata da Cribis D&B, la societ del gruppo Crif specializzata nella business information. Un quarto dei fallimenti in Italia riguarda imprese della Lombardia, dove del resto concentrata una grossa fetta delle imprese italiane: pi precisamente sono 1.872 le procedure concorsuali da gennaio a settembre 2011 in questa regione. Seguono, con meno della met di fallimenti, Lazio e Veneto rispettivamente con 848 e 812 casi. Pi distanti Campania (762), Emilia Romagna (697), Piemonte (635), Toscana (632) e Sicilia (455). Non solo. Lusura costringe alla chiusura 50 aziende al giorno e ha bruciato in un anno circa 130mila posti di lavoro. E uno dei dati contenuti nel XIII rapporto di Sos Impresa, presentato qualche giorno fa presso la sede romana di Confesercenti. Il fenomeno, alimentato dalla crisi economica si legge nel rapporto assume dimensioni sempre pi preoccupanti: i commercianti vittime sono 200mila ma le posizioni debitorie sono almeno il triplo, e il numero degli strozzini lievitato da 25mila a oltre 40mila. Sono 190mila le imprese che negli ultimi tre anni hanno chiuso i battenti per debiti o usura: lindebitamento medio delle imprese ha raggiunto i 180mila euro, quasi raddoppiato nellultimo decennio. Siamo in crisi molto avanzata, il governo non sta creando condizioni di sviluppo. Siamo stretti sia a livello burocratico che creditizio. Questanno abbiamo perso il 30% del lavoro, cos come accaduto nel 2010. Su 20mila imprese, sia familiari che di capitale, il 90% in crisi. Sono aumentati i crediti e dalle istituzioni i soldi arrivano alle imprese anche a distanza di 18-24 mesi. E il panico da crisi ha portato tanti imprenditori a suicidarsi: lo scorso anno ci sono stati 20-25 casi. Per dare un sostegno psicologico abbiamo quindi pensato di rivolgerci allo psichiatra Vittorino Andreoli. E uno stralcio di unintervista rilasciata dal presidente dellAnce Andrea Marani ad affaritaliani.it . Torna lincubo suicidi nel Nord Est. Il mese scorso 2 suicidi nel giro di 24 ore: a Padova un imprenditore edile si suicidato sparandosi in testa. Allorigine del gesto la pesante situazione debitoria della sua azienda. Giovanni Schiavon era titolare della Eurostrade 90 Snc, azienda di Peraga di Vigonza. Prima di puntarsi la pistola alla testa avrebbe scritto un

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breve biglietto di spiegazioni alla famiglia che si conclude con la frase: Scusate, non ce la faccio pi. E laltro caso a Spresiano, in provincia di Treviso, lungo la linea ferroviaria Venezia-Conegliano, unimprenditrice di 43 anni si tolta la vita gettandosi sotto un treno dopo aver portato i figli a scuola. Si chiamava Giusy Samogin, aveva unattivit di ristorazione ma era strozzata dai debiti. In una lettera lasciata ai suoi familiari ha spiegato il motivo del suo gesto. Dimenticatemi, dite che sono andata via: con queste parole ha detto addio ai parenti e agli amici. Oltre al sostegno psicologico lAnce fornisce anche supporto operativo. Noi seguiamo gli imprenditori per esempio quando si devono presentare alle banche , conclude Marani.

LA RIVOLUZIONE "SILENZIOSA" CHE HA SALVATO L'ISLANDA


di Corrado Benigni - www.nazioneindiana.com

Luogo dellanima, sogno di molte infanzie, una sorta di terra sacra. Esploratori, monaci, viaggiatori solitari, artisti e poeti, in tantissimi hanno sognato prima o poi di mettere piede su questa landa piena di fiordi e steppe, elfi e pietre runiche, dove risuonano antiche saghe e una millenaria geometria naturale ogni cosa stratifica. Guardando lIslanda dallalto, unisola sola nellAtlantico, sfigurata da fessure da cui sono eruttate immense colate laviche, viene da chiedersi com possibile che la crisi economica mondiale sia partita da qui, da questa frazione di territorio grande un terzo dellItalia, abitata da sole 320mila anime, un luogo che sembrerebbe lontano da ogni presenza umana, innocente, incontaminato, quasi inaccessibile a parole come spread, crack, rating. Eppure, il rischio-default che in questi mesi spaventa lEuropa intera ha avuto inizio proprio qui, con lindebitamento delle banche islandesi verso i paesi esteri, Inghilterra e Olanda, soprattutto. Tre anni fa la situazione era estremamente delicata ed stata necessaria una rivoluzione silenziosa per evitare un disastro sociale. Opponendosi allipotesi di un salvataggio da parte della Bce e dellFmi, o a cessioni della propria sovranit a nazioni straniere, gli islandesi sono riusciti a convincere le istituzioni che il debito non unentit sovrana in nome della quale legittimo sacrificare unintera nazione e che i cittadini non dovevano pagare per gli errori di un manipolo di finanzieri. Questo ha portato alle dimissioni del governo e alla nazionalizzazione della maggioranza degli istituti bancari, oltre allarresto dei banchieri che avevano spinto il paese alla bancarotta. Atterrati al piccolo aeroporto Keflavik, a pochi chilometri dalla capitale Reykjavik, noleggiamo un fuoristrada per muoverci sulle strade sterrate dellisola. Il paesaggio lunare: pietre laviche ovunque e fumi di gas che salgono da terra; non c un solo albero, solo linee essenziali con geometrie senza angoli che salgono e scendono dolcemente. Il metro di misura linfinito. Siamo sulla Ring Road, la strada principale dellIslanda, lunica interamente asfaltata, che percorre ad anello lintera isola e sembra attraversare un paesaggio preistorico. Lungo la strada, tuttavia, in mezzo ad ammassi di rocce scure, appaiono grandi tubi metallici che viaggiano paralleli a noi sputando vapore acqueo. Sono le condutture di una delle tante centrali geotermiche islandesi, precisamente quella di Svartsengi, una delle pi importanti, vicino al complesso termale Blue Lagoon: una piscina naturale allaperto, contornata da nere rocce laviche, frequentata ogni anno da migliaia di visitatori convinti di uscire ringiovaniti da quelle acque minerali dense di silice scivoloso. Incontreremo spesso queste centrali, con quei tubi lucidissimi che sembrano eliminatori di scorie radioattive, ma che in realt producono solo energia naturale. Colpisce il contrasto tra la dimensione primordiale della natura e lavanzatissima tecnologia di cui dispone lIslanda, che da decenni riuscita a sfruttare al meglio le risorse della propria terra, senza per questo compromettere lequilibrio ambientale. Lenergia geotermica una risorsa fondamentale, grazie alla quale

questisola minuscola, che confina con il circolo polare artico, diventata uno dei Paesi pi ricchi al mondo: dopo lo spaventoso default finanziario, lindipendenza energetica ha contribuito ad avviare quella rapida ripresa economica che sta diventando un modello per tutto lOccidente. Un altro aspetto che colpisce il legame sottile e profondo che unisce la natura di questo luogo con lo spirito di chi lo abita. Thomas Mann scriveva che la patria ideale del sentimento era nordica, ritrosa interiorit sensibile capace di raccogliersi nel minimo e nel vicino, nellintimit della casa sperduta in un paesaggio solitario. E lIslanda proprio questo: una terra che insegna a svuotare la vita di ogni superfluo, a toglierle ogni oncia di grasso sentimentale. Un luogo, in particolare, sembra riassumere questo spirito, uno dei pi misteriosi dellIslanda: il lago glaciale dello Jkulsrln, dove gli iceberg si staccano ripetutamente dal fronte del Vatnajkull, il pi grande ghiacciaio dEuropa. Ci arriviamo percorrendo la Ring Road, a sud dellisola, poco distante dalla cittadina di Hfn. Massi di ghiaccio si schiantano in acqua spostandosi inesorabilmente verso il mare. La vista lascia senza fiato: una specie di laguna fredda, scura, senza vegetazione. come se un pezzo di Polo Nord si fosse staccato e avesse deciso di stabilirsi qui. Architetture poliformi abitano questo luogo, il ghiaccio si colora di azzurro quando la luce lo attraversa con una certa angolazione e si annerisce quando la lava entra negli interstizi. Gli iceberg, sospinti dal vento fortissimo, si muovono in continuazione. Si ammassano insieme, collidendo e assestandosi, oppure si sparpagliano allinterno dello Jkulsrln. uno spettacolo che rivela tutta la forza misteriosa della natura: unimmensit che sembra volerci risucchiare dentro le sue fauci. Non a caso Leopardi, nel suo famoso Dialogo, fa incontrare la Natura al suo islandese, raffigurandola come una figura femminile di enormi proporzioni di volto mezzo tra bello e terribile, indifferente allinerme viaggiatore. Ai piedi del Vatnajkull la temperatura polare. Saliamo su una specie di anfibio, ovvero un grosso camion che, a contatto con lacqua, non usa pi le ruote ma pinne retrattili. Laria tersa, i colori incredibili. Lacqua vira al turchese, d unimpressione di assoluta trasparenza. Il camion diventato barca sfiora gli iceberg, alcuni raccolti luno accanto allaltro come per proteggersi. Questi massi di ghiaccio, visti da vicino, assumono i colori e le forme pi diversi: un bianco folgorante, con profili che ricordano le montagne himalaiane, frastagliati, tozzi, appuntiti e grandiosi. Dallacqua ogni tanto fanno capolino testoline scure di foche che riposano sulla costa vicina. Bench possa sembrare un prodotto dellultima glaciazione, la laguna si formata soltanto 75 anni fa e cresce a ritmi consistenti a causa del repentino ritirarsi del ghiacciaio. La laguna piena di turisti, segno che la ripresa economica in atto, dopo la grande crisi. come se gli abitanti avessero deciso di uscire dalle difficolt economiche con il bene pi prezioso di cui dispongono, la natura.Non a caso, qualche mese fa la popolazione insorta contro un magnate immobiliare cinese che aveva offerto lequivalente di circa 70 milioni di euro per acquistare 300 chilometri quadrati di deserto islandese: il suo obiettivo era la costruzione di un gigantesco resort fatto di ville, alberghi e campo da golf. Il progetto non andato in porto. Ma lIslanda sa che deve tenere sempre la

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guardia alta: la sua una posizione strategica, soprattutto a


causa dello scioglimento dei ghiacciai, che aprono nuove vie marittime e rendono le risorse minerarie della regione pi accessibili. Molti Paesi, in particolare la Cina, vedono nellIslanda un potenziale hub per il commercio globale delle merci, soprattutto asiatiche. Questo un altro dei possibili rischi del disastro economico che ha investito lIslanda: la svendita del patrimonio naturale per fare cassa. Ma questo un Paese abituato alle bufere e ai terremoti e i discendenti degli esploratori vichinghi hanno temprato il loro coraggio e la loro saldezza aggrappandosi a questa terra rude, superando con tenacia colonizzazioni, carestie ed eruzioni. Di recente qualcuno ha definito lIslanda la nuova Atene (paragonandola alla capitale della grande civilt antica, non certo alla Grecia di oggi), per la straordinaria rivoluzione democratica e pacifica che ha intrapreso, un Paese in cui la nuova carta costituzionale stata scritta con il coinvolgimento di tutti gli abitanti, usando come mezzo anche i social network: su Facebook, il lavoro della Commissione Costituzionale stato vagliato, discusso e modificato grazie alla partecipazione attiva dei cittadini che potevano esprimere la loro opinione liberamente. Ho capito per la prima volta cosa davvero significa la parola democrazia. Avere contribuito a scrivere la Carta, oltre a riempirmi di orgoglio, mi fa sentire molto responsabile verso il mio Paese e verso la libert della mia gente, dice una ragazza, dal nome impronunciabile, incontrata in uno dei tanti locali della capitale Reykjavik. Gli investitori internazionali sono tornati ad avere fiducia in questo Paese, a dimostrazione che le linee economiche dettate da Fmi e le analisi delle societ di rating non sono dogmi. In fondo questisola, squassata da terremoti e scolpita dalle eruzioni la terra pi giovane del mondo e non ha cessato di ingrandirsi in balia della tettonica e dellespansione dei fondi oceanici. E i suoi abitanti sono consapevoli di appartenere a un mondo imperfetto, tanto che sono loro stessi i primi a dire di essere solo al quinto giorno della creazione, geologica quanto civile, di questisola incompiuta. http://www.nazioneindiana.com/2012/01/23/laFonte: rivoluzione-silenziosa-che-ha-salvato-lislanda/ NOTA DI MEGACHIP L'articolo descrive bene la solida dignit che ha impedito all'Islanda di precipitare nella spirale insensata da cui sono attratti e travolti altri paesi, in primis la Grecia. Tuttavia va precisato che a Reykjavk non sono riusciti ad evitare l'abbraccio del Fondo Monetario Internazionale, che invece intervenuto con un ruolo non secondario. Potremmo dire che la "rivoluzione islandese" attraente perch si dimostrata una concreta alternativa al "pensiero unico", ma che non va mitizzata.

La crisi nella morra cinese


di Sergio Cararo - contropiano.org. vete letto bene. Parliamo di morra e non di morsa cinese perch di questo si tratta. Lefficace metafora ce lha suggerita un nostro collaboratore bolognese. Nella morra cinese si combattono carta, forbice e sasso, Ognuno dei tre ha la possibilit di sconfiggere sicuramente uno dei competitori. Applichiamo alla carta il fattore speculazione finanziaria, alle forbici le politiche di abbattimento del debito e al sasso la recessione e proviamo a giocare. Alcuni dicono che per sconfiggere la speculazione (la carta) occorre tagliare con decisione il debito pubblico degli stati (e usano le forbici) ma una volta tagliata la carta, scopriamo che essa aveva avvolto il sasso (la recessione) e dunque le forbici si spuntano, perdono efficacia e addirittura perdono contro il sasso. Si riparte allora con il tentativo di sconfiggere il sasso (la recessione) avvolgendolo nella carta (dando soldi alle banche e alimentando la speculazione), ma questo produce un aumento del debito pubblico degli stati i cui titoli vengono accentrati dalla speculazione finanziaria, allora bisogna tagliare la carta con le forbici, ma ecco che le politiche di rigore di bilancio producono ulteriore recessione. Si potrebbe giocare allinfinito, ma se i parametri sono sempre questi, non vince nessuno, la situazione si avvita pi profondamente e precipita in una crisi senza soluzioni. Quanto sta accadendo soprattutto allinterno dellEurozona somiglia moltissimo a questo micidiale gioco a perdere per lavoratori, pensionati, disoccupati, ceti medi. Il rinvio del vertice trilaterale tra Monti, Merkel e Sarkozy che doveva tenersi a Roma, ci dicono che stato causato dal nervosismo del presidente francese perch alla vigilia delle elezioni presidenziali ha scoperto di essere in calo di popolarit, downgradato da Standard &Poors e con scarso ritorno pubblictario - sul piano interno - della sua partecipazioni ai vertici internazionali. Si trattava di fare un favore di immagine a Monti, ma questi non sono tempi per dettagli di cortesia. Altri osservatori invece insistono sullipotesi che sia stata la rigidit della cancelliera Merkel a rendere inservibile il vertice a tre di Roma. Anche la Merkel preoccupata dai sondaggi elettorali e intende mantenere il vantaggio adottando la linea dura dei banchieri e degli esportatori tedeschi, che dicono nein a tutte le proposte di condivisione degli oneri nellaffrontare la crisi nellarea euro. Quindi la Germania non si scosta di un millimetro dai diktat che impongono rigidit nei bilanci pubblici ai governi delleurozona, anche se questo (lo sottolinea addirittura Standard&Poors) precipita gli stessi paesi nella recessione. Si direbbe che la Germania stia lavorando ad una svalutazione competitiva delleuro rispetto al dollaro, e per farlo deve stressare i paesi delleurozona. Ma lo stress non pu arrivare oltre un certo limite (anche per la Grecia), perch leconomia tedesca si enormemente avvantaggiata con lintroduzione delleuro ed ha bisogno estremo delleurozona. Lo hanno compreso bene i capitali finanziari legati al ciclo delleconomia statunitense che periodicamente scatenano i loro killer delle agenzie di rating, speculando proprio sui margini di incertezza di questo stress delleurozona. Ma anche le agenzie, a questo punto, temono di ammazzare lasino su cui campano, e hanno quindi avvisato la Merkel: con il solo rigore, senza crescita, lEuropa intera non si risolleva. E la Germania rischia. Il problema che sta emergendo con drammatica evidenza che la classe dominante, in Europa, non sembra essere adeguata alla partita della competizione globale. Il rischio che continuino a giocare a morra cinese nella crisi. Per la quale non sembra esserci soluzione, in base ai parametri con cui si gioca. Occorre quindi cambiare completamente le regole del gioco, a cominciare dal ripudio delle misure antipopolari di rientro dal debito pubblico, riaffermando la nazionalizzazione delle banche come primo e necessario passo per rompere i denti alla speculazione finanziaria. Si pu fare? Si deve fare. In fondo, altrove si gi fatto!

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Votare. In Cina - di Rose Luqiu - china-files.com.


in Cina. La conoscenza dei candidati, le schede e le cabine elettorali. Le reazioni al voto degli elettori di Pechino e di Hong Kong. Qualche settimana fa, ho ricevuto a casa la scheda elettorale inviata dal governo, oltre alle presentazioni dei tre candidati per la mia circoscrizione. Sebbene le loro foto e i loro manifesti fossero gi ad ogni angolo della strada, avere tra le mani queste presentazioni mi ha fatto sedere con calma, cercare altre informazioni su internet e infine decidere a chi dare il mio voto. Questa volta tra i candidati c'era Xin Miankong, un giovane professionista i cui cartelloni pubblicitari sono molto diretti: "giovinezza forza". Il suo principale oppositore un anziano coinvolto da tempo in politica, ovviamente il personaggio pi influente della zona, con alle spalle una vita trascorsa nei villaggi dove hanno le sedi dei governi locali. Alla fine, Xin Miankong ha vinto. Il mio voto non certo stato quello decisivo, ma di sicuro stato utile per la sua vincita. Anche se sono state elezioni di livello locale per i rappresentanti delle campagne, sono sempre di pi le persone che, come me, vengono da fuori e si trasferiscono qui. Per le elezioni dei loro rappresentanti, questi fanno pi attenzione alla professionalit, all'et e all'indipendenza (dal Pcc). Quando ho saputo che il mio voto aveva supportato questo nuovo candidato nella corsa elettorale, stavo a Pechino, all'universit Qinghua e stavo aspettando per un'intervista. Per caso questo era anche il giorno in cui i cittadini della circoscrizione di Haidian a Pechino stavano votando per i propri rappresentanti per il Congresso del Popolo, perci la hall del palazzo era stata trasformata in un seggio elettorale. Era simile a quella di Hong Kong. C'erano le cabine, dopo aver votato la gente metteva il proprio voto segreto nell'urna. La differenze che ho notato sta nelle lamentele della gente a Pechino, perch non conosceva affatto i canditati. Non so se non c'erano informazioni su questi o se era nessuno aveva pensato di andarsele a cercare per capire chi erano le persone che si erano presentate a queste elezioni. Nel primo caso, queste elezioni avrebbero ovviamente dei problemi i cui effetti pesano sul diritto di conoscenza degli elettori, [oltre a] rappresentare una svalutazione degli stessi votanti. Se per si fosse verificato il secondo caso, allora quegli elettori non dovrebbero fare un po di introspezione? E in questo modo, nel momento in cui ci si lamenta di elezioni non eque, non si offende il proprio compito di elettore nel non tentare di capire i candidati? Se non si soddisfatti di nessun candidato, si pu fare una croce o scrivere comunque nella scheda di voto il nome del candidato voluto. Ricordo le elezioni generali al congresso [per la scelta del premier] del 2008, quando ci sono state delle schede con nomi diversi da quelli dei candidati, scritti dai rappresentanti presso il congresso. Agli scrutini ne hanno riso tutti, ma in fondo questo il diritto dei votanti e l'espressione, in una certa forma, della propria posizione. Queste volta, a Hong Kong hanno stravinto i politici di sempre perch, si dice, hanno il favore e l'appoggio dei commercianti e degli organi di investimento continentali (quelli spesso finanziati governo di Pechino, ndr), il che permette la buona riuscita del loro operato. C' anche chi pensa che questo dimostra quanto siano limitati gli hongkonghini, il loro cuore lo si conquista con poco. Le elezioni per sono cos, oltre le regole ci sono i costi da affrontare; in moneta o in sforzo fisico, sono uguali per tutti. Gli elettori vedono solo le cose buone: un fenomeno sociale questo, che dobbiamo accettare e poi capire che bisogna cambiarlo in favore dell'urgente miglioramento della coscienza civica, direttamente proporzionale alla qualit delle elezioni. La chiave normalizzare le elezioni. Una volta iniziato, dopo il riconoscimento generale di tali regole, [il fenomeno appena citato] cambier naturalmente, anche se le regole vanno a limitare e "aiutare" gli interessi dell'una o dell'altra parte. Sono quelli che pensano che le elezioni sono false e non vogliono partecipare, quelli che non esercitano il proprio diritto. Se lamentassero che le elezioni non hanno senso, allora dovrebbero [loro prima degli altri] assumersi le proprie responsabilit. [Questo post stato tradotto da Tania di Muzio. L'introduzione della traduttrice e un'approfondita biografia dell'autrice sono disponibili su Caratteri Cinesi]

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Decreto Liberalizzazioni, Clamoroso: art. 44, arrivano le carceri private - di Debora Billi
Carceri affidate ai privati, con obbligo di partecipazione
delle banche. Ecco cosa si nasconde nell'art. 44. La mafia ringrazia: finalmente potranno gestirsi le carceri da soli. Mentre eravamo tutti intenti a preoccuparci di tassisti, crociere e forconi, guarda guarda cosa ti infilano nel decreto "liberalizzazioni" i nostri amici seduti al governo. Una ventina di righe all'articolo 44, mica niente di che, che ancora nessuno ha letto e di cui nessun giornale ha fatto ancora parola. Il provvedimento si chiama Project financing per la realizzazione di infrastrutture carcerarie, ed in sintesi realizza un sogno da tempo coltivato: quello di affidare le carceri ai privati. Si sa, le carceri son piene, mica vorremo un indulto al giorno con tutti i delinquenti che ci sono oggid. Leggetelo, lo trovate qui. Non solo si permette ai privati costruire le carceri, ma si scrive nero su bianco che al fine di assicurare il perseguimento dell'equilibrio economico-finanziario dell'investimento, al concessionario riconosciuta, a titolo di prezzo, una tariffa per la gestione dell'infrastruttura e per i servizi connessi, ad esclusione della custodia. Questo significa che la gestione carceraria, escluse le guardie, affidata a privati imprenditori. Riuscite ad immaginare cosa significa ci in Italia, con infiltrazioni mafiose a tutti i livelli ed in special modo nell'edilizia? Che le carceri saranno gestite dai delinquenti. Quelli di serie A, naturalmente, perch quelli di serie B saranno il "prodotto", ovvero coloro su cui si far business. Un tot a carcerato. E il carcere, naturalmente, dovr essere sempre pieno altrimenti non conviene: non buttate pi cartacce per terra, mi raccomando. C' dell'altro: Il concessionario nella propria offerta deve prevedere che le fondazioni di origine bancaria contribuiscano alla realizzazione delle infrastrutture di cui al comma 1, con il finanziamento di almeno il 20 per cento del costo di investimento. In soldoni, fatto obbligo di far partecipare le banche alla spartizione della torta. Torta di denaro pubblico, perch sempre lo Stato che paga. A meno che non si voglia far lavorare a gratis i detenuti, in concorrenza con le aziende, e con il compenso intascato dall'"imprenditore carcerario". Funziona cos, in USA. Siamo fiduciosi che, nel decreto "privatizzazioni", si privatizzer anche il lavoro schiavo dei carcerati. Io credo che un provvedimento del genere avrebbe meritato un dibattito pubblico in un "Paese normale". Che una simile cessione di democrazia, di controllo e di libert da parte dello Stato dovrebbe essere ben conosciuta dai cittadini e dall'opinione pubblica, e non infilata di soppiatto tra gli articoli mentre il gregge distratto a pensare ai taxi.

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Le fallacie dell'economia: tempo di lavorare di pi, o di meno? - di Juliet Schor nef.


I tempi duri che ci attendono non implicano che si debba per forza
lavorare pi a lungo e pi intensamente. Agli economisti piace dare la caccia alle fallacie della logica economica, e gli economisti non ortodossi in particolare sono degli specialisti in questo sport. La famosa massima di Adam Smith, secondo la quale il comportamento egoista degli individui produce il bene comune, una fallacia molto diffusa. stata sfatata in maniera spettacolare dalla crisi del 2008, quando il comportamento egoista dell1% ha portato al collasso l'intera l'economia mondiale. Il paradosso del risparmio di Keynes un altro ben noto caso di falsa credenza smascherata. Il pensiero comune ritiene che se la gente cerca di risparmiare maggiormente per far fronte alla stagnazione, ci far calare i tassi di interesse, stimolando cos gli investimenti che creano occupazione e crescita. Keynes invece mostra come maggiori risparmi, in assenza di una sufficiente domanda, di fatto condurrebbero a una riduzione degli investimenti, una contrazione del prodotto totale, e, alla fine, a minori vantaggi per i risparmiatori stessi. In circolazione troviamo un'altra fallacia analoga, che grosso modo ripete il refrain secondo il quale nei momenti difficili occorre che si lavori pi a lungo e pi intensamente. La conferenza voluta dal Nef che terr oggi (l'11 gennaio NDT) a Londra abbraccer il tema dell'orario di lavoro. I paesi ricchi dovrebbero considerare di innalzare o di ridurre l'orario di lavoro? Alla luce delle apparenze l'approccio pro intensificazione sembra sensato. La recessione ha ridotto redditi e crescita. Per l'individuo, provare a lavorare di pi dunque ragionevole visto che le condizioni future del mercato del lavoro appaiono molto incerte. E i ritorni futuri della detenzione di asset finanziari sono anche pi bassi. I prezzi delle case sono in calo. In una nazione che sta sperimentando una fase di relativo declino l'idea di mettersi sotto a lavorare sodo appare intuitivamente sensata. Ma agire in massa in questo senso rischia di scatenare le forze che operano nell'opposta direzione. Proprio ora noi stiamo vivendo una fase in cui il mercato del lavoro congestionato, nei paesi Ocse cos come nel resto del mondo. L'economista del lavoro Richard Freeman ha stimato che lo scorso decennio l'offerta di lavoro effettiva sia raddoppiata, passando da 1,46 miliardi a 2,92 miliardi. Se le persone offrono pi ore sul mercato i salari diminuiscono e la disoccupazione aumenta. L'eccesso di offerta di lavoro inoltre erode gli investimenti e l'innovazione, che crescono quando il lavoro relativamente scarso rispetto al capitale. I critici grideranno che stiamo cadendo nella fallacia del blocco dei posti di lavoro[1]. Che il supposto errore che commetterebbero quelli che come me invocano una riduzione dell'orario di lavoro nei periodi di alta disoccupazione. I critici credono che il mercato possa sempre provvedere a offrire sufficiente lavoro per chiunque lo voglia. Ma giunta l'ora di chiedersi se abbiano ragione. Non c' molto da discutere sul fatto che l'area Ocse stessa si trovi ora in un mondo keynesiano di bassa domanda aggregata, inefficace politica monetaria e pessimismo degli investitori. E la riduzione dei deficit di bilancio rende questi problemi pi gravi. Le corporation sono sedute su unenorme quantit di riserve liquide, ma non hanno nessuna intenzione di investirla, il che sta a significare che l'abbassamento dei salari non far diminuire la tensione sul mercato del lavoro e non creer nuova occupazione. Nei modelli dell'economia neoclassica isi ipotizza che periodi come questo non esistano. Ma quando noi di fatto ci siamo immersi, si rende necessario riconoscere che le misure che comportano

un orario di lavoro pi lungo possono essere controproducenti causando maggiore disoccupazione e pessimismo negli investitori. Similmente, rispondere ai deficit di bilancio dei programmi pensionistici chiedendo alle persone di restare pi a lungo nella forza lavoro squilibra il mercato creando maggiore domanda per un numero limitato di lavori. Qualche volta capita che ci siano degli impedimenti nella creazione di posti di lavoro, e a noi sta capitando di vivere in uno di questi dolorosi periodi. Per la maggior parte degli ultimi 150 anni le nazioni dellemisfero nord del pianeta hanno mantenuto l'equilibrio sui mercati del lavoro in parte attraverso la continua riduzione dell'orario di lavoro. Questi incrementi del tempo libero sono basati sull'aumento della produttivit del lavoro. Ma recentemente Usa, Giappone e Regno Unito hanno fatto ben meno in questo campo rispetto alle altre nazioni ricche. Negli Stati Uniti le ore lavorate stanno in realt aumentando, e ci parte della spiegazione del perch disoccupazione e sottoccupazione siano a livelli cos alti. La riduzione del tempo di lavoro diventata un altro bersaglio critico di quella politica di austerit che si ostina a cadere sempre negli stessi errori. giunta l'ora di cambiarla, e di riconoscere che quando si tratta di ore di lavoro, meno in realt di pi.

Petizione: Chi decide sui trattati europei e sulle modifiche alla Costituzione - a cura del Comitato nazionale No
Debito. Al Parlamento: Chi decide? Noi vogliamo decidere: - sul Trattato sulla stabilit e la governance dellUnione economica e monetaria; - sullarticolo 81 della Costituzione. Si stanno assumendo decisioni di vitale importanza per tutti e tutte noi. I governi dellUnione Europea stanno varando un nuovo Trattato sulla stabilit e la governance per rendere permanenti i piani di austerit che mirano a tagliare salari, stipendi e pensioni, a manomettere il diritto del lavoro, a privatizzare i beni comuni, e che prevedono addirittura la modifica delle Costituzioni. Con questo Accordo economico i governi, qualunque siano i loro colori politici, devono attuare nelle politiche di bilancio le decisioni del Consiglio europeo, della Commissione europea e della Banca Centrale Europea: la democrazia sarebbe cancellata, il potere sarebbe nelle mani dei mercati finanziari, delle banche, della tecnocrazia. Il governo Monti non pu decidere i nostri destini, i cittadini e le cittadine devono decidere sul Trattato sulla stabilit e la governance. Il Parlamento italiano sta riscrivendo, per accogliere i diktat dellUnione Europea, larticolo 81 della Costituzione per imporre il pareggio di bilancio cos da legittimare e rendere intoccabili le politiche liberiste e impedire che le istituzioni pubbliche, dallo Stato ai Comuni, possano intervenire nella gestione delleconomia a salvaguardia degli interessi generali. Noi cittadini e cittadine, ispirandoci alla saggia massima della giurisprudenza romana ci che tocca tutti, da tutti deve essere deciso, chiediamo di fare svolgere: 1. un referendum popolare di indirizzo come quello gi tenutosi in Italia nel 1989 sull'Accordo di Unione economica rafforzata; 2. un referendum popolare, rispettando le condizioni previste dall'articolo 138 della Costituzione, sulle modifiche dell'articolo 81 della Carta costituzionale. I firmatari

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