Sei sulla pagina 1di 8

Volume : 3 Numero: 72 Data: Aprile 2012 Sede: Gruppo Alternativa Liguria Di: Asta Paolo, Martini Claudio

Alternativa news
In collaborazione con: Megachip

IN QUESTO NUMERO
1 - Una truffa chiamata riforma - Di: Giulietto Chiesa (pag. 1/2) 2 - I saputelli della decrescita - Di: Pier Francesco De Iulio (pag. 2/3) 3 - "I rifiuti non esistono" in un mondo che si ricordi di essere "circolare" - Di: Marica Di Pierri (pag. 3) 4 - Fukushima un anno dopo: tutte le bugie della versione ufficiale Di: Angelo Baracca e Giorgio Ferrari (pag. 4) 5 - Come riformare l'articolo 49 della Costituzione? - Di: Redazione Megachip (pag. 5/6) 6 - UNA MODERNA CECITA PASSATA - Di: Paolo Asta (pag. 6) 7 - FMI: Christine Lagarde, parla la commare secca - Di: Debora Billi (pag. 7) 8 - Siete rimasti al verde? Provate al Bancomah - Di: Stefano Benni (pag. 7) 9 - Ivan Illich: a che servono le crisi? Di: Paolo Cacciari (pag. 8) 10 - La "riforma" dell'articolo 11 - Di: Manlio Dinucci (pag. 8)

Di: Giulietto Chiesa [Trascrizione del video-editoriale L'Alternativa c' a cura di www.libreidee.org]

Una truffa chiamata riforma -

Oggi voglio parlarvi di una truffa e di una aggressione di cui sono vittime milioni di italiani, in
queste ore. Chi sono i truffatori? Si chiamano: Bersani, Alfano, Casini. Chi sono gli aggressori? Monti e Fornero come simboli, diciamo; tanto per non far nomi. Che cos questa truffa? E la cosiddetta riforma del lavoro. Riforma? Questo un classico esempio della neo-lingua di Orwell. Una volta, riforma significava: cambiamento in positivo. Adesso, riforma significa: aggressione. Questa riforma unaggressione, ma la chiamano riforma. La cosa che colpisce pi di tutte la pantomima alla quale stiamo assistendo, con la complicit naturalmente di gran parte dei media ma questo ormai scontato, e chi mi segue sa che io considero il mainstream la cloaca nella quale stata gettata la democrazia italiana. La pantomima? Consiste nel fatto che tutti recitano una parte. Lo si comincia a vedere: recitano. Recita Bersani, che fa finta di difendere gli interessi dei lavoratori Bersani, la Camusso; ormai la Cgil diventata questa roba qua: fanno finta di difendere i lavoratori, ma sanno benissimo che non li stanno difendendo affatto. Stanno cedendo tutti, ma fanno finta di difenderli. E anzi, fanno finta di avere gi ottenuto qualche risultato. Recita anche la Marcegaglia, la quale si dichiara contraria a questa riforma: sembra quasi una progressista! Contraria alla riforma? Vorrebbe dire, in questo caso: contraria alla truffa. Ma, in realt, lei fa finta di essere contraria, cos offre una spalla a Bersani, il quale potr andare a dire in qualche talk show televisivo come Ballar che lui, siccome la Marcegaglia contro, evidentemente dalla parte giusta. Quindi, una doppia finta: finge Bersani, finge la Marcegaglia; finge Alfano, naturalmente; finge Casini, che tanto un casino e quindi non conta molto. Fingono naturalmente anche Monti e la Fornero: che fanno finta di essere i portatori del risanamento del paese; in realt sono gli aggressori principali, quelli che stanno portando avanti direttamente laggressione a mano armata o meglio: armata dalla legge contro milioni di persone. Perch aggressione? Tutto si nasconde dietro la parola reintegro, altro vocabolo della neo-lingua. Reintegro vuol dire che ti vogliono far credere che larticolo 18 preveder il reintegro. E invece larticolo 18 come ce lo ripresenteranno, con tutta probabilit? Dicendoci che stato salvato e mantenuto. In realt, la parola reintegro significher licenziamento secco, inequivocabile, senza remissione, di tutti coloro che saranno licenziati. Larticolo 18 fingeranno cio di tenerlo in piedi, ma lo eliminano: con due paroline, manifesta insussistenza. Di che? Della motivazione del licenziamento. La sostanza che il giudice si trover di fronte a unalternativa invalicabile, che lo render prigioniero di una legge che lo costringer a certificare il licenziamento. Perch la manifesta insussistenza di un licenziamento ecco il trucco non sar mai evidente: chi licenzia dar una motivazione, e il giudice si trover di fronte a questa motivazione e dovr dire se la motivazione manifestamente insussistente: in pratica, non lo sar mai. Quindi il giudice dovr aprire unindagine, e in quel momento si cadr automaticamente nel quarto comma dellarticolo 14: che dice che, se si apre unindagine, questo significa la conferma automatica del licenziamento, e anche la eventuale condanna del datore di lavoro al pagamento di un indennizzo. Quindi, in poche parole: non ci sar mai una manifesta insussistenza, e ogni volta il giudice dovr per forza di cose anche se onesto aprire un procedimento, e se apre un procedimento il licenziamento verr confermato, semmai con un indennizzo. Ecco, poche chiacchiere: perch questo che sta per accadere. E non ci sar altra trippa per

PAGINA 1 Alternativa news n72

gatti, cio per i milioni di lavoratori, che saranno sottoposti a una nuova disciplina che quella del padrone: che decide tutto, in base alla legge. Questo il quadro: truffa, aggressione, tentativo di far pagare la crisi tutta intera ai lavoratori, in una forma o nellaltra. E intanto, per, lo spread risale, e la recessione aumenta. E quindi ci proporranno unaltra manovra. Cosa fare? Lenin aveva scritto che il governo dello Stato borghese non altro che il comitato daffari della borghesia; la borghesia non si sa pi neppure cosa sia, ma certo il comitato daffari in azione. E ce labbiamo di fronte agli occhi: sta prendendo delle decisioni. Una volta si facevano dei patti sociali; adesso, siccome non c pi il sindacato, si fanno dei diktat. Il governo il comitato daffari che prende le decisioni contro la grande maggioranza della gente. Non c che una cosa da fare: alzare il tono della protesta e cominciare a difendersi. Chi accetta questa aggressione sappia che ne dovr subire molte altre, in serie. Poi: chi voter Partito Democratico sappia che voter per Berlusconi e per Monti. Facciamola finita con questa storia che Berlusconi caduto; il Pd pienamente, continuamente, sistematicamente alleato di Monti e di Berlusconi. Piantiamola l col discorso della sinistra: questa non pi nessuna sinistra e nessuna opposizione. Lass sono tutti daccordo, per far pagare milioni di persone. Lalternativa dunque una sola: buttarli gi dalla sedia, buttarli gi dal potere. Perch la legge siamo noi, e non loro. Il mio un appello alla rivolta: ma alla rivolta legale. Diamoci una sveglia tutti: perch la legge siamo noi, e questa lalternativa.

I saputelli della decrescita


Di: Pier Francesco De Iulio - Megachip

ormai consuetudine, in rete o sulle pagine dei giornali,


incappare periodicamente in un articolo di aperta condanna del pensiero della decrescita. Uno dei pi recenti di Giovanni Mazzetti, Decrescita, fuga verso il passato, pubblicato su il manifesto il primo aprile scorso. Megachip ha gi ospitato recentemente alcuni interventi che hanno tracciato efficacemente il quadro dinsieme della polemica degli anti-decrescisti, cercher dunque di non ripetere cose gi ben dette da chi mi ha preceduto ma di rispondere piuttosto su alcuni punti della questione riproposti dallarticolo e che mi appaiono pi urgenti. Comincerei dal titolo dellarticolo di Mazzetti che associa la decrescita ad una fuga verso il passato. Ora io non ho trovato in quale libro di Latouche il guru sul quale si abbattono gli strali pi acuminati si parli esplicitamente, o anche non esplicitamente, di una tale proiezione, per dirla ancora con parole che ci sono suggerite dallautore dellarticolo. Temo quindi che in realt il nostro censore del pensiero della decrescita (che in questo in buona compagnia di tanti altri) non abbia poi speso molto del suo prezioso tempo per informarsi e conoscere prima di scrivere. Aggiungo: una fuga verso il passato semmai la vogliono praticare coloro che ancora cercano di ammannire per il futuro una visione della societ e del benessere basata sullinveterato totem della crescita economica. Il problema nodale del quale nessuno sembra voglia affrontare con seriet lanalisi e meno che mai il Mazzetti che il mondo che abitiamo cos come disegnato da un potere sovranazionale, globalizzato, finanziario, capitalista e produttivista il risultato di un modello socio-economico profondamente sbagliato e ingiusto. E non lo da un giorno ma da un secolo, almeno come fenomeno di larga scala. Forse oggi ne abbiamo una percezione pi viva perch la crisi che stiamo vivendo sulla nostra pelle di occidentali ex padroni del mondo, lei s non ci consentir pi una via di fuga nel recente passato fatto di miracoli economici sulla pelle degli altri. O molto semplicemente il fatto che ci stiamo svegliando dal sonno profondo in cui eravamo caduti e nel quale si vorrebbe che tornassimo tutti a sprofondare, possibilmente pi poveri e pi schiavi. Sentir quindi parlare ancora di sviluppo e ripresa allinterno di un tale perimetro di senso economicistico e reazionario non solo falso e deprecabile ma criminale. Andiamo avanti. Il Mazzetti ci fa sapere che le societ primitive non erano poi cos idilliache e ireniche come vorrebbero far credere gli ingenui saputelli della decrescita: reperti fossili testimoniano di morti traumatiche dovute a battaglie tra cacciatori di trib antagoniste. Accidenti! Ora, a parte il ripetere che non mi sembra che il pensiero della decrescita invochi il ritorno degli uomini alla caccia a piedi nudi con archi e frecce e vestiti di pelli, ma il

Mazzetti in che mondo vive? Negli ultimi sessantanni per non parlare delle due guerre mondiali della prima met del XX secolo e gli stermini e le sofferenze che ne anticiparono e seguirono le sorti il mondo stato ed in uno stato di guerra permanente che ha coinvolto e ancora coinvolge intere aree di diversi continenti con un tributo di vite umane e distruzioni incalcolabili. Possiamo ancora sostenere che questo il migliore dei mondi, il mondo perfetto che la maggioranza dei popoli realmente vuole? E qualcuno glielo ha chiesto ai popoli cosa ne pensano? Gli ha spiegato che ci sono delle alternative? Gli ha spiegato come stanno veramente le cose, che ci stiamo infilando rapidamente in un tunnel che ci porter ad una guerra totale per laccaparramento delle risorse del pianeta? E in che modo pu ancora proporsi questo modello della societ dei consumi e del conflitto che ha la sua radice prima nella lotta esclusiva del potere (dei poteri) per il profitto e laccumulazione del capitale, incapace per sua stessa natura di rapportarsi con le esigenze imprescindibili cui chiamata invece con urgenza a rispondere lumanit su scala mondiale (giustizia sociale, crisi climatica, alimentare ed energetica, sovrappopolazione, governo dei beni comuni, ecc.)? La decrescita uno slogan, ci dice provocatoriamente Latouche. Ma sappiamo che molto di pi. il tentativo di mettere insieme idee e pratiche, storia e antropologia, filosofia e scienza, passato e futuro per creare una cultura del buon vivere e una politica del presente che siano in grado di interpretare la realt tutta e non solo una parte di comodo e dare risposte concrete per il governo della transizione. Unepoca sta declinando rapidamente e definitivamente e forse gi morta. Il potere far di tutto e ha la forza reale, repressiva e militare, per farlo per tenere in vita il malato terminale che il capitalismo e dimostrarci fino alla fine del contrario. Lo chiameremo post-capitalismo, neo-capitalismo, altro-capitalismo come tutti i pesci che si rispettino dopo tre giorni inizier a puzzare, e si sa il pesce puzza sempre dalla testa. Una sottolineatura. Noto che molto spesso gli attacchi pi veementi al pensiero della decrescita muovono da aree intellettuali di orientamento prevalentemente di sinistra (e a sinistra della sinistra) che dovrebbero almeno in ipotesi essere al contrario le pi ricettive delle istanze decresciste. Mi chiedo se coloro che si annoverano tra le fila di questa schiera (omnicomprensiva per comodit di esposizione), sia che guardino al terzo o quarto polo o che si dichiarino per il conflitto sociale ad oltranza, abbiano unalternativa reale, politica e sociale, da proporre. Ad esempio, sanno dirci in che modo pensano di ridisegnare i rapporti di potere tra pubblico e privato e come intendono la scuola, la comunicazione e la democrazia? cosa pensano del lusso e della propriet privata (non soltanto dei mezzi di produzione)? in che modo intendono agire per ridistribuire la ricchezza accumulata nelle mani di pochi (ed giusto che si accumuli nelle mani di pochi?) e come bisognerebbe destinarla alla collettivit (semprech siano concordi che ad essa bisogna

PAGINA 2 Alternativa news n72

destinarla)? qual la loro opinione sul lavoro e sulla divisione del lavoro e sulla libera impresa? intendono porre come prioritaria per gli uomini e le donne del pianeta la garanzia di condizioni materiali di vita dignitose e uguali per tutti? Ovviamente tutto questo dopo avere a lungo lottato ma tanto per capire per cosa (e per chi) lo stiamo facendo (o lo dovremmo fare).

"I rifiuti non esistono" in un mondo che si ricordi di essere "circolare"


Di: Marica Di Pierri - www.ilmanifesto.it rifiuti non esistono. questo l'assunto di partenza della teoria di Paul Connett, chimico statunitense e teorico della strategia rifiuti zero, in Italia in questi giorni per un ciclo di conferenze. Nella tavola rotonda organizzata a Roma mercoled dall'universit La Sapienza attraverso il centro studi Citera del professor De Santoli, Connett ha parlato dell'ormai famosa strategia Zero Waste partendo dalla necessit, non pi rimandabile, di cambiare modello di societ. Abbiamo un problema di fondo - spiega Connett - Dalla rivoluzione industriale abbiamo imposto un modello di civilit lineare a un pianeta che funziona in modo circolare. Nell'attuale modello economico la linea retta che passa : estrazioneproduzione-consumo-smaltimento in discarica, senza ritorno. Negli equilibri naturali al contrario le cose funzionano in maniera circolare. Applicando i passaggi previsti della Zero Waste Strategy (dalla riduzione al porta a porta, a compostaggio, reciclaggio, riutilizzo e riparazione, etc), possibile secondo Connett reintegrare la ciclicit anche nel sistema economico. Il punto di partenza del ragionamento la centralit del tema dei rifiuti. Un tema strettamente connesso al dibattito sul modello di sviluppo che l'esplosione delle crisi ha reso inevitabile, come anche alla riflessione sulla necessaria transizione verso un nuovo modello energetico distribuito e non accentrato. In un siffatto scenario modello energetico e chiusura del ciclo dei rifiuti possono forse essere funzionali l'uno all'altro. Certo. Qualsiasi oggetto di uso quotidiano richiede com' noto una certa quantit di energia per la sua produzione. Bruciando rifiuti negli inceneritori recuperiamo una parte infinitesimale di questa energia, con grandi costi ambientali e sociali. Ridurre e riciclare vuol dire al contrario risparmiare energia a monte per l'estrazione e la produzione di nuove materie prime ed oggetti. Inoltre i residui organici posso essere usati per l'agricoltura, piccoli impianti per bio gas etc. Le due questioni camminano a fianco, non a caso le iniziative di questi giorni parlano della necessit di andare verso una societ a emissioni e a

rifiuti zero. Emissioni zero e rifiuti zero. Ciclicit dei processi e rispetto dei cicli naturali. Le reti sociali che lavorano sulla giustizia ambientale e sociale ragionano sulle stesse categorie. A giugno si ritroveranno a Rio de Janeiro dove si terr il Summit sulla sostenibilit di Rio+20. A vent'anni di distanza dall'Earth Summit del '92 e di fronte al fallimento del concetto di sviluppo sostenibile, il centro del discorso sar la necessit di ragionare sulla rifondazione di alternative concrete su cardini nuovi: giustizia ambientale e sociale, democratizzazione dello sviluppo, giusta sostenibilit. E' un problema di giustizia, dicono, non una crisi ambientale e basta. Sono del tutto d'accordo. Sono convinto che la situazione attuale nasconda un gigantesco problema di giustizia. Ad esempio ribatto sempre a chi promuove inceneritori che stanno proponendo qualcosa che non li preoccupa perch vivono lontani dagli impianti: ci che accade alla salute della gente e le conseguenze che producono non sono affar loro. Occorre invece pensare a soluzioni che valgano e diano beneficio a tutti. Altra questione di grande attualit riguarda i modelli di gestione del ciclo dei rifiuti. Si va verso l'accentramento di funzioni attraverso multiutilities il cui processo di privatizzazione pare divenuto inarrestabile. Dal mio punto di vista preferibile la gestione pubblica, ma l'elemento davvero qualificante la partecipazione dei cittadini nel processo. Per la buona riuscita di una strategia fondamentale che i cittadini collaborino con i decisori politici per definire l'applicazione di un piano integrato. Come con l'energia occorre anche qui ricreare senso di comunit. Chiaramente ci pi problematico quando si applica alle grandi citt, ma possibile realizzare anche in grandi centri urbani una gestione su piccola scala legandola a dimensioni territoriali minori, ad esempio municipi o quartieri. Roma l'esempio perfetto. L'emergenza tale che i comitati raccolti nella Zero Waste Lazio hanno lanciato per il prossimo 31 marzo a Roma una manifestazione che intende riunire le vertenze laziali a quelle campane, mobilitazione alla quale parteciper anche lei. La rete ha anche presentato una delibera di iniziativa popolare Per Roma verso Rifiuti Zero con la quale chiede alle istituzioni l'attuazione di una strategia di Riduzione

-Riutilizzo-Riciclo-Recupero affinch anche Roma possa seguire gli esempi di citt virtuose come S. Francisco o Buenos Aires. Lei conosce bene l'emergenza che vive la nostra regione. Se fosse l'incaricato di risolvere la situazione, da dove inizierebbe? La primissima cosa sarebbe fermare l'orribile Malagrotta. Nel mettere a punto una strategia generale occorrerebbe invece lavorare immediatamente alla separazione universale dell'organico, come prima tappa essenziale. La seconda tappa riguarda le discariche situate nei centri urbani e nelle loro vicinanze, che dovrebbero essere messe in sicurezza e bonificate costruendo a fianco impianti che separano i materiali residui. La terza tappa sarebbe localizzare all'interno dei centri urbani luoghi dove si fanno riciclo, riuso e riparazione e pensarli come villaggi, come comunit. Occorre costruire a livello locale, dei centri di riuso e riparazione nei quartieri che poi siano integrati con il resto della rete di reciclaggio e trattamento dei rifiuti. Il sindaco di Londra ha aperto 9 centri di riparazione e riuso, investendo 12 milioni di dollari. Se lo fa una citt come Londra, anche Roma potrebbe e dovrebbe farlo. Basterebbe avere la volont di farlo.

PAGINA 3 Alternativa news n72

Fukushima un anno dopo: tutte le bugie della versione ufficiale


Di: Angelo Baracca e Giorgio Ferrari - www.ilmanifesto.it

Riportiamo sinteticamente le conclusioni di un nostro studio


sull'incidente di Fukushima che stato presentato in Giappone alla commemorazione di Hiroshima. Lo studio (reperibile sul sito www.fisicamente.net/SCI_SOC/index-1916.htm) si basa sull'andamento delle principali grandezze all'interno del nocciolo (temperatura, pressione, livello) cos come registrate dagli strumenti delle unit 1,2 e 3 al momento dell'incidente. La versione ufficiale fornita dalla Tepco e dalle autorit giapponesi asseriva che: 1) il terremoto era stato di grado 9, molto superiore ai dati di progetto dei reattori; 2) i tre reattori in funzione si erano regolarmente spenti e i sistemi di raffreddamento erano entrati in funzione; 3) l'onda dello tsunami aveva messo servizio tutti i sistemi, elettrico e diesel d'emergenza, e ci aveva causato gli incidenti ai noccioli delle unit 1, 2 e 3. Secondo la nostra ricostruzione invece: il terremoto stato di grado 9 nell'epicentro, situato nel mare a circa 125 km dalla costa, ma nel sito di Fukushima stato valutato dalla Japanese Metereological Agency tra il 6 e il 7 grado cio circa 900 volte inferiore. i dati rilevati dai sismografi collocati nella centrale indicano che la stragrande maggioranza delle scosse erano inferiori ai dati di progetto. malgrado ci il sisma, indipendentemente dallo tsunami, ha messo fuori servizio la sottostazione elettrica (situata su un terrapieno che l'onda non ha raggiunto) privando la centrale dell'alimentazione esterna. oltre agli incidenti nei tre reattori, si sono verificati danni molto gravi ad almeno due delle piscine del combustibile irraggiato collocate ad altezze notevolmente superiori all'onda dello tsunami, per cui tali danneggiamenti sono stati causati dal sisma. 50 minuti dopo il sisma, l'onda dello tsunami ha messo fuori servizio i diesel d'emergenza (che erano regolarmente partiti); ma i sistemi di raffreddamento del nocciolo hanno riscontrato malfunzionamenti prima dell'arrivo dell'onda. Per quanto riguarda i danni, come pi volte anticipato in questo giornale, la fusione dei noccioli delle unit 1, 2 e 3 ormai un dato certo. In particolare il nocciolo 1, dopo 40 minuti dall'incidente (quindi prima dell'arrivo dell'onda) risultava totalmente scoperto ed aveva raggiunto la temperatura di 2800 gradi. La Tepco solo dopo il 15 maggio ha ammesso che il nocciolo 1 full melted (totalmente fuso) e la massa fusa ha perforato il vessel colando nel basamento del contenitore primario, cosa mai accaduta nella storia nucleare. Per i noccioli 2 e 3 stimata una fusione tra il 25 e il 60%. Per tutti e tre i reattori accertata la perdita del contenimento primario con conseguente fuoriuscita di acqua altamente contaminata, poich i tre noccioli devono essere raffreddati con continuit e non possibile intervenire sulle perdite. I danneggiamenti alle piscine del combustibile irraggiato costituiscono una tipologia di incidenti che non erano mai stati presi in considerazione, e che si sono rivelati di elevata gravit. Le piscine infatti sono destinate ad assolvere una funzione statica (ospitare il combustibile esaurito scaricato dal nocciolo) per la quale non sono previste barriere di contenimento e sistemi di refrigerazione e di alimentazione di emergenza. Ricordiamo che i reattori n. 3 e 4 (spento) erano alimentati con combustibile misto uranio-plutonio, il Mox, e tale anche il combustibile irraggiato nella piscina dell'unit 4. Oltre agli enormi quantitativi di acqua altamente radioattiva scaricati in mare, ne sono ancora

. accumulate negli edifici della centrale pi di 100.000 tonnellate, il cui trattamento costituisce un problema irrisolto. La diffusione della contaminazione radioattiva e la valutazione dei possibili danni per la popolazione di difficile definizione, ma desta ancora preoccupazioni che tendono ad aumentare anzich dissiparsi. Per le zone evacuate, se non si vogliono considerare definitivamente perse, si pu solo ipotizzare la decorticazione del terreno (modello Seveso): operazione titanica e dai risultati incerti (e dove conferire il terreno radioattivo?). Rilevazioni governative hanno riscontrato plutonio e stronzio radioattivo a distanze fino a 80 km dalla centrale. Il 27 ottobre l'Istituto di Radioprotezione e Sicurezza Nucleare (Irsn) ha rilevato una concentrazione di Cesio 137 pari a 27 milioni di miliardi di becquerels nell'oceano antistante la centrale, venti volte la quantit ammessa a giugno dalla Tepco. Per quanto riguarda infine la diffusione della contaminazione all'esterno del Giappone, tracce significative sono state rilevate in Russia (Krasnoyarsk), in California e in Austria. Un gruppo di ricercatori spagnoli ha rilevato elevate concentrazioni di Iodio, Tellurio e Cesio sulla Penisola Iberica tra il 28 marzo e il 7 aprile provenienti dalla centrale di Fukushima attraverso l'Oceano Pacifico, il Nord America e l'Oceano Atlantico. Gli aspetti critici della tecnologia nucleare messi in luce da Fukushima sono assai pi impattanti di quelli di Chernobyl, originato da errore umano, mentre qui si tratta di deficienze progettuali e di gestione che riguardano il rischio sismico, i sistemi di emergenza, il rischio black-out (perdita di alimentazione esterna), l'operativit delle sale controllo, e le piscine del combustibile esaurito che in tutti i reattori funzionanti ma anche nei nuovi reattori avanzati (Ap1000; Esbwr; Epr) sono collocate al di fuori del contenitore primario in edifici privi di contenimento. Infine crollato il mito (peraltro frutto di calcoli probabilistici) della bassa frequenza di incidenti gravi: usando gli stessi parametri di valutazione della Nrc (Agenzia di sicurezza Usa) e tenendo conto che i reattori incidentati a Fukushima sono 3 (ma 3 erano fermi!) il prossimo incidente grave potrebbe verificarsi tra 3-7 anni. Diversamente da chi tende a minimizzare, riteniamo che quanto accaduto imponga che sulla sicurezza si adottino misure straordinarie se non altro perch a Fukushima si sono verificati due eventi di straordinaria gravit: gli incidenti alle piscine del combustibile e l'avvenuta perforazione di un vessel da parte di un nocciolo fuso. Non tenerne conto o sottovalutarne le implicazioni per l'intera comunit internazionale sarebbe la definitiva conferma che la tecnologia nucleare tecnicamente incontrollabile e politicamente assoggettata ad interessi che nulla hanno a che vedere con il benessere e la sicurezza delle popolazioni.

PAGINA 4 Alternativa news n72

Come riformare l'articolo 49 della Costituzione? Di: Redazione - Megachip

Lettera aperta al Presidente di Alternativa Giulietto Chiesa

Leggendo lilluminante articolo di Pierluigi Fagan Chi Decide,


dove viene evidenziato come i partiti politici gi dalla loro nascita (1688) siano stati sottoposti al potere economico, e prendendo in considerazione la critica di Moro allArt. 49 nella seduta del 22 maggio 1947 dellAssemblea Costituente (se non vi una base di democrazia interna, i partiti non potrebbero trasfondere indirizzo democratico nellambito della vita politica del Paese), la domanda : Alternativa cosa propone di concreto e dettagliato per restituire il crtos dalle lite dei Pochi alla comunit dei Molti? In ogni comune esiste una scuola pubblica dove mi posso istruire gratuitamente, perch per svolgere attivit politica mi devo iscrivere ad unassociazione privata? Non sarebbe possibile fare politica soltanto attraverso dei partiti pubblici? Prendendo come esempio la scuola pubblica comunale basterebbe sostituire agli alunni gli iscritti al partito, al maestro il segretario eletto dagli iscritti, ed il gioco fatto. Sarebbero necessarie soltanto tre classi (destra, centro, sinistra) dove ogni iscritto vota per eleggere il rappresentante di classe (il segretario di partito), il quale, a sua volta entrer a far parte di una classe provinciale ed elegger il rappresentante di classe provinciale fino ad arrivare ad eleggere i vertici nazionali. Senza imposizione di candidati e programmi dallalto. mai successo che un maestro si sia arricchito in maniera smisurata? O che abbia fatto investimenti in Tanzania? No, perch la scuola pubblica e nessuno gestisce direttamente i soldi. E inoltre la scuola non ha bisogno di campagne pubblicitarie (campagne elettorali) perch tutti sanno che esiste. Un sistema cos costerebbe sicuramente meno di quanto costano i partiti attuali. Probabilmente se avr avuto pazienza di leggere tutto si sar fatto grasse risate. Avr evidenziato molteplici problemi che rendono impossibile un progetto del genere. La domanda rimane per la stessa: Alternativa cosa propone di concreto e dettagliato per restituire il crtos dalle lite dei Pochi alla comunit dei Molti? Siamo il 99 per cento vero ma senza gli strumenti di legge necessari contiamo luno per cento. Llite cerca di convincerci quotidianamente che la societ corrotta perch i cittadini sono corrotti e non perch non ci sono le leggi adeguate. Loro per il potere lo hanno consolidato a colpi di legge e di trattati (Trattato di Maastricht, Trattato di Lisbona, disegno di legge sul pareggio di bilancio). La verit che non abbiamo gli strumenti per dimostrare che la maggioranza di noi fatta di persone ONESTE, CHE SANNO SACRIFICARSI, E CHE VOGLIONO LA POSSIBILITA DI SCEGLIERE IL PROPRIO DESTINO. Alternativa faccia della riforma allArt. 49 la propria missione e sono sicuro che il consenso aumenter ancora pi di adesso. I cittadini non vogliono ricette per uscire dalla crisi e non vogliono un'informazione alternativa per sapere chi sta dentro la stanza dei bottoni. Vogliono entrare dentro la stanza dei bottoni e prendere il comando. Le crisi servono alllite per rafforzane il loro potere ma sono anche il periodo in cui sono pi vulnerabili. Buon Lavoro. Spartaco Libero -----------------------------------Caro Spartaco, la tua domanda legittima e importante. Starei per dire che una di quelle domande sulla cui risposta si regge l'intero mondo della politica. Alternativa , con totale chiarezza, fin dall'inizio, per restituire ai Molti il potere e la sovranit, espropriati dai Pochi,

che sono diventati sempre pi pochi. Non posso rispondere qui, in poche parole, a un quesito cos grande e fondamentale. Perch non facile sciogliere i mille nodi di cui composto. C' una grande discussione in ogni settore dei movimenti di lotta e di contestazione dell'attuale sistema democratico, ma fino ad ora una cacofonia, in cui molte cose giuste si dicono e anche molte sciocchezze. La prima cosa da fare, io credo, chiedere l'attuazione della costituzione e dell'articolo 49. Il quale postula l'approntamento di una legge che regoli la vita dei partiti. Questa legge non stata fatta per ragioni storiche che allora apparvero giustificate e oggi non lo sono pi. Il PCI, che fu parte integrante e decisiva del processo Costituzionale, non volle quella legge perch, dopo il 1948, temeva che essa sarebbe stata usata dalle forze eversive filoAtlantiche per discriminare e sorvegliare l'opposizione. La DC non la volle perch voleva avere mani libere. Insomma non fu esercitato nessun controllo giurisdizionale sull'attivit dei partiti. Ma allora i partiti erano ancora dei partiti (ci torno sopra dopo), e una certa forma di condotta democratica interna, certe regole, le rispettavano essi stessi. Fu una fase storica in cui la politica seppure esistesse uno scontro sociale e di classe violentissimo rispettava le regole. Del resto la stessa Costituzione Italiana fu costruita rispettando determinate regole fondamentali del vivere civile. Fu un patto tra grandi componenti ideali, il cattolicesimo progressista, il comunismo italiano, la tradizione laica e liberale del Risorgimento. Un patto leale, sebbene non tra amici ma tra avversari. Ne venne fuori una delle pi alte espressioni della comunit civile occidentale. In assoluto. Se siamo qui a discuterne per questa ragione. Ora quel patto non esiste pi e siamo dentro una cloaca di corruzione, prodotta dal pensiero unico e dalla neo-lingua di Orwell. Ma non ci sono ricette facili, io credo. Passiamo alla democrazia diretta? In qualche modo anche la tua proposta una delle tante scorciatoie verso la democrazia diretta. Io la ritengo non solo impraticabile (perch ogni proposta politica deve tenere conto dell'humus nel quale nasce. L'uomo incapace di palingenesi totali. una creatura, a suo modo, lineare. Quando le tentano i capipopolo, le avanguardie, di solito si finisce prima nel sangue e, poi, si ritorna indietro); la ritengo sbagliata, perch al di l delle intenzioni, in un modo o nell'altro, essa consente ai Pochi di dominare i Molti. I nostri costituenti lavorarono in una situazione in cui non esisteva la televisione, non esisteva internet, non esisteva il sistema della comunicazione di massa, i rapporti di forza mondiali erano totalmente diversi da quelli attuali. Non una questione "tecnica". Richiede una visione d'insieme. Ogni proposta di riforma della democrazia implica, presuppone, una visione d'insieme. Una ipotesi di democrazia diretta, dal basso, quale che sia la sua strumentazione, richiede"scalini" istituzionali diversi. Societ complesse come le nostre non sono riducibili a sommatorie. Ci sono - e sono ineliminabili - processi decisionali di carattere specialistico che non sono alla portata di ciascuno. Ci sono scelte che non possono passare attraverso una consultazione democratica diretta, ma che presuppongo una delega "a chi sa". E dunque il problema della rappresentanza si ripropone. E, dunque, la questione quella della fiducia in chi si sceglie, dei meccanismi del controllo, della formazione dei processi decisionali. un lungo elenco di cose da esaminare. Suggerisco, per questo la lettura di un libro fondamentale di Luciano Canfora: "La democrazia: storia di un'ideologia", che mostra tutte le complessit e anche gl'inganni attraverso cui, nelle varie epoche, i Pochi hanno sottratto il potere ai Molti. Infine (qui, ma il problema centrale per il nostro futuro) una notazione sul termine partito. Oggi parola squalificata e dobbiamo prendere atto che non pi recuperabile. E tuttavia

PAGINA 5 Alternativa news n72

quello che i partiti sono (eliminata la tara della neo-lingua orwelliana, che ha cambiato tutti i significati) non potr essere sostituito da null'altro, almeno fino a che non saremo usciti dall'attuale organizzazione sociale capitalistica. Gramsci ci ha spiegato che un partito nient'altro che l'organizzazione di interessi di gruppi sociali. Elimini i partiti? come dire che elimini interessi. Questo non possibile. Essi cercheranno sempre di difendersi collettivamente, contro altri interessi. E quindi cambierai il nome, ma il partito te lo troverai di fronte ad ogni svolta. In una societ complessa, come lo stata la societ in classi, come lo ancora, anche se le classi sono state stravolte e se ne sono formate di nuove, gl'interessi collidono, si combattono, cercano di prevalere. Per fare questo si organizzano, qualche volta si armano con armi vere, altre volte si armano di ideologie, formano i loro quadri, cio le loro coorti combattenti. Solo in una societ pi evoluta, solidale, quella che io chiamo la societ stazionaria, indispensabile per la sopravvivenza umana, il ragionamento cambierebbe e allora cambierebbe anche il sistema della democrazia. Ma a questa societ dobbiamo prepararci, ancora non l'abbiamo. La riforma democratica si dovr fare in una difficile transizione dalla societ dell'abbondanza artificiale e ingannevole, ad una societ sostenibile e reale, in cui l'unica abbondanza sar quella dell'intelligenza umana. Dunque muoviamoci per gradi. Passo dopo passo. Eleviamo il tono della morale individuale e colettiva, educhiamo al rispetto delle regole. E studiamo. Non ci sono scorciatoie. Nessuno potr inventare una nuova democrazia sotto un'ampolla di vetro. Fagan ha perfettamente ragione: i partiti furono non solo sottoposti al potere economico: furono espressione del potere economico fin dalla loro nascita. La democrazia liberale riusc a drappeggiare questa verit con la sua ideologia, e continua tutt'ora. Fece anche un'altra cosa importante e utile, di cui si servirono le classi espropriate della democrazia: stabil delle regole. Che adesso i suoi epigoni stanno violando, e noi, che siamo stati espropriati, cerchiamo di utilizzare per difenderci. Siamo qui, e da qui dobbiamo muoverci perch scoppiato l'incendio. Cari saluti Giulietto Chiesa

UNA MODERNA PASSATA - Di: Paolo Asta

CECITA

Con il teatro della Tosse, la settimana prossima, legger Cecit


di Jos Saramago alla Feltrinelli di Genova. Per chi non lo avesse mai letto, il libro parla, a grandi linee, di unepidemia sconosciuta che rende cieca, allimprovviso, una buona parte della popolazione. Oltre ad essere un libro splendido, duro e crudo, c un passaggio verso la fine, che ha suscitato il mio interesse e che ho trovato molto attuale. Ho cercato di tagliarlo mantenendone comunque il senso. Per chi non conoscesse il modo di scrivere di Saramago, una precisazione: non utilizza molto la punteggiatura, pertanto il passaggio da leggere attentamente e con pazienza. Come sar andata con le banche, aveva domandato la moglie del medico. Non che le importasse molto, nonostante abbia affidato le sue economie proprio ad una banca, lo ha domandato per semplice curiosit, solo perch le venuto in mente. A quanto ho potuto sapere quando ancora avevo un occhio per vedere, in principio fu un pandemonio, le persone, per paura di ritrovarsi cieche e sfornite, si precipitarono nelle banche per ritirare i propri soldi. Il risultato della fulminea corsa fu che in ventiquattrore erano fallite alcune tra le principali banche. Intervenne il governo chiedendo che gli animi si calmassero e facendo appello alla coscienza dei cittadini, concludendo il proclama con la solenne dichiarazione che si sarebbe assunto tutte le responsabilit e i doveri derivanti dalla situazione di calamit pubblica che si stava vivendo, un passo che tuttavia non riusc ad allentare la crisi, non solo perch la gente continuava a diventare cieca, ma anche perch chi ancora ci vedeva pensava soltanto a salvare i propri amati soldi. Infine, era inevitabile, le banche, fallite o meno, chiusero i battenti e chiesero protezione alla polizia. Non serv a niente, in mezzo alla folla che si ammassava urlante davanti alle banche cerano anche poliziotti in borghese che reclamavano ci che tanto avevano faticato a guadagnare. Alcuni per potersi liberamente esprimere, avevano addirittura avvisato il comando che erano ciechi e quindi si erano messi in congedo, e gli altri, quelli ancora in uniforme e in servizio, con le armi puntate sulle masse insoddisfatte, allimprovviso cessarono di vedere il bersaglio, e questi ultimi, se avevano dei soldi in banca, perdevano ogni speranza e, per giunta, venivano accusati di aver patteggiato con il potere costituito. Ma il peggio venne dopo, quando le banche si videro assalite da orde infuriate di ciechi e non ciechi, ma tutti disperati, ormai si trattava pi di presentare pacificamente allo sportello un assegno da riscuotere dicendo allimpiegato, Voglio ritirare il saldo, ma di arraffare quel che si poteva, i soldi del giorno, quanto fosse stato lasciato nei cassetti, in un forziere aperto per disattenzione, in un sacchetto di spiccioli allantica come usavano le nonne della generazione pi vecchia, non si pu immaginare che cosa fu, i grandi e lussuosi atri delle sedi, le piccole agenzie di quartiere assistettero a scene veramente terrificanti, e non bisogna dimenticare il particolare delle casse automatiche, forzate e saccheggiate fino allultima banconota.insomma, tutto il sistema bancario, croll in un soffio, come un castello di carte.

PAGINA 6 Alternativa news n72

FMI: Christine Lagarde, parla la commare secca


Di: Debora Billi

Christine Lagarde, capo del FMI, agita la sua falce e dichiara che la gente campa troppo a lungo. Chiss cosa ha in mente.
Da quando Christine Lagarde comparsa sul palcoscenico mondiale in veste di direttore del Fondo Monetario, in casa l'abbiamo ribattezzata "la commare secca". Il nomignolo deriva da una poesia di Giuseppe Gioacchino Belli, che ha poi ispirato l'omonimo film di Bertolucci: commare secca in dialetto romanesco significa nient'altro che "la morte". Sia per l'aspetto segaligno della Lagarde, sia per il suo ruolo nell'ente deputato ad affibbiare il famoso "bacio della morte", il nomignolo le sta a pennello. Ma io sapevo che prima o poi se lo sarebbe guadagnato sul campo, ne ero assolutamente certa: non si diventa capo del Fondo Monetario se non si ha la falce in mano. E mercoled 11 aprile Christine ha puntualmente avverato la mia ennesima cassandrata. La signora in nero ha infatti candidamente dichiarato che non si pu andare avanti cos, che se la gente continua a campare tanto a lungo si finir con lo scassare i meccanismi di welfare. Ha parlato proprio di un "rischio longevit", ovvero che la vita continua ad allungarsi e sar un problema pagare le pensioni. Attenzione: non crediate che l'inquietante dama parli perch preoccupata per le pensioni. Tutt'altro: il suo obiettivo, come sempre, incitare gli Stati a coinvolgere "il settore privato", i "mercati", e quindi le banche, nell'operazione mantenimento vecchi che si ostinano a campare. Non crediate neppure che si parli della vostra cara nonnina, nient'affatto. La donna con la falce sta parlando di voi: cita il 2030, il 2050 come limiti in cui voialtri vecchi sarete in troppi e decisamente di peso al mondo. E questo solo il primo passo. Chiss cos'altro ha in mente la commare secca per fare business, e contemporaneamente liberarsi di tante inutili bocche di volgari poveracci. Non resta che sperare che, nelle sue letture certamente colte, non sia mai incappata nelle parole soylent green.

Siete rimasti al verde? Provate al Bancomah


Di: Stefano Benni

Crediamo

di essere abituati alle bugie della politica e dell'economia, ma non vero. Le bugie si rinnovano, come i virus dei computer, e dobbiamo continuamente aggiornarci. Qualcuno gi pensa che ci siamo lasciati alle spalle le vecchie panzane berlusconiane, dal milioni di posti di lavoro alle nipotine adottive. Bugie condite da ammiccamenti e barzellette. Ripetute con tale faccia tosta da generare assuefazione: costui le spara tanto grosse che non dobbiamo pi farci caso. Peccato che con queste bugie smascherate e palesi, Silvio abbia regnato per vent'anni, e niente vieta di pensare a un suo ritorno con un nuovo repertorio. Ultimamente impazza la bugia cosiddetta del Tesoriere. Traditori malvagi che hanno maneggiato soldi per anni, all'oscuro degli onestissimi partiti. Rutelli scarica Lusi, Bossi scarica Belsito. Il primo si d del coglione ripetutamente, e per una volta tutti gli credono. Il secondo d la colpa al figlio, al calo del potere d'acquisto della paghetta settimanale e naturalmente ai magistrati persecutori di idee. Basta guardare in faccia il Trota per capire che un' idea gli provocherebbe uno choc anafilattico. Anche il suo autista lo ha fatto padanamente fesso. Eppure ci stiamo abituando anche a questo tipo di bugia, ci rassegniamo all'evidenza che i politici non cercano la corruzione, ma la corruzione che cerca i politici e prima o poi li seduce con irresistibile fascino e astuzia. Non sono disonesti, sono

posseduti. Ma un nuovo tipo di bugia chiede il nostro benestare. pi elegante delle altre, pronunciata in buon inglese, con numeri e dati garantiti da Wall Street e dagli analisti finanziari. Non siamo pi dentro a un carnevale di maneggioni, ma nel politically correct e nell'economically cool, quindi non chiamiamole bugie ma comunicazioni "diversamente sincere". Mario Monti maestro del politically correct, il fatto che parli un buon inglese ha fatto risalire l'Italia nella stima del mondo, adesso c' chi pensa di mandare i mafiosi in confino a Oxford. In quanto all'economically cool (leggesi cul) ognuno si sbizzarrisca nei doppi sensi preferiti. Monti non solo correct e cool, ma anche abbastanza smart, nel senso di furbo. Ha studiato gli effetti ipnotici che ha sugli italiani l'effetto Bancomat. Quando noi andiamo al bancomat col nostro tesserino, e la portentosa fessura sforna i soldi, ci sentiamo come se avessimo vinto, e soprattutto ci riteniamo al centro di una grande tecno-economia che fa spuntare soldi dai buchi nel muro. La chiave del sortilegio il Pin, il numero magico. Che i soldi siano nostri non ci interessa pi, siamo grati a questo sistema che ogni volta ce li regala e ce li concede. Monti, con mossa lesta, si impossessato di tutti i nostri Pin. colui che possiede l'abracadabra della finanza, Pinman. Solo lui possiede la cura, l'accesso magico alle ricchezze e, fidandoci dalle sue manovre, prima o poi dal buco nel muro sgorgher una montagna di danaro e posti di lavoro. Per rafforzare questo sistema Pinman usa un metodo molto semplice. Se i dati economici sono positivi, allora vuol dire che il governo agisce bene. Se i dati sono

negativi, perch gli altri sbagliano. Della Grecia indebitata, dei mutui americani, dei toreri spagnoli, dei codardi cinesi che non investono, della speculazione contro le incolpevoli banche (come tutti sanno, gli speculatori non muovono soldi tramite le banche, ma usano carriole da muratore). Poco importa se numeri e indici cambiano valore ogni giorno: il Pil preoccupa il luned ma non il marted. La disoccupazione grave il mercoled, un po' meno il gioved, lo spread passa in ventiquattro ore da tsunami a peto. Negli ultimi mesi, fateci caso, ogni giorno un ministro ci assicura che la crisi finita e il giorno dopo un altro ci dice che la recessione durer cinque anni. O sono balle o siamo in mano di gente caratterialmente labile. Ma niente paura, non ci saranno nuove tasse. per allo studio una proposta di legge: il Bancomah. Tutti i vecchi distributori di contante verranno sostituiti da nuovi macchinari. Il bello dei nuovi Bancomah che quando digitate il vostro Pin a volte vi danno i soldi, a volte appare la scritta. La cifra richiesta oggi non ti verr erogata ma ti verr tolta dal conto. Ma non perdere la speranza, riprova! Vincer lo Stato? Vincerai tu? Mah! Avremo nello stesso tempo la suspense della slot-machine e il brivido del gioco in borsa. Se l'economia moderna una lotteria, almeno diciamolo. Siamo in una fase nuova, la fase in cui nessuno ci dice in quale fase siamo. L'impressione che nessuno ci capisca niente, e che il gioco sia fuori da ogni regola. Ma qualcuno, come Monti, assicura che ha il Pin, la cura, la soluzione, e che dobbiamo fidarci. Crediamoci e chiamiamolo Pinman, oppure pi all'italiana PINocchio.

PAGINA 7 Alternativa news n72

Ivan Illich: a che servono le crisi?


Di: Paolo Cacciari - www.democraziakmzero.org

La "riforma" dell'articolo 11
Di: Manlio Dinucci - www.ilmanifesto.it na riforma strutturale profonda: cos il ministro Di Paola definisce la revisione dello strumento militare, presentata dal governo Monti su sua proposta. Che sia profonda non c dubbio. Da oltre ventanni talpe bipartisan stanno scavando sotto lArt. 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. I lavori in galleria iniziano nel 1991, dopo che la Repubblica italiana ha combattuto la sua prima guerra, quella lanciata dagli Usa in Iraq. Sotto dettatura del Pentagono, il governo Andreotti redige il nuovo modello di difesa che stabilisce, quale compito delle forze armate, non solo la difesa della patria (art. 52), ma la tutela degli interessi nazionali ovunque sia necessario. Nel 1993 mentre lItalia partecipa alloperazione militare lanciata dagli Usa in Somalia, e al governo Amato subentra quello Ciampi si dichiara che occorre essere pronti a proiettarsi a lungo raggio al fine di garantire il benessere nazionale mantenendo la disponibilit delle fonti e vie di rifornimento dei prodotti energetici e strategici. Nel 1995 durante il governo Dini, si afferma che la funzione delle forze armate trascende lo stretto ambito militare per assurgere a misura dello status del paese nel contesto internazionale. Nel 1996, durante il governo Prodi, si sostiene che quello militare deve essere uno strumento della politica estera. Nel 1999 dopo che il governo DAlema ha fatto partecipare lItalia, sotto comando Usa, alla guerra contro la Jugoslavia si enuncia la necessit di trasformare lo strumento militare dalla sua configurazione statica ad una pi dinamica di proiezione esterna, compito per cui adatto il modello interamente volontario, ossia lesercito di professionisti della guerra. Che si rivela prezioso per gli interventi militari in Afghanistan e Iraq, sotto il governo Berlusconi. Qui si innesta il concetto strategico pentagoniano enunciato nel 2005 da Di Paola, in veste di capo di stato maggiore. Di fronte alla minaccia globale del terrorismo, occorre sviluppare capacit di intervento efficace e tempestivo anche a grande distanza dalla madrepatria. Le forze armate italiane devono operare nelle zone di interesse strategico che comprendono i Balcani, lEuropa orientale, il Caucaso, lAfrica settentrionale, il Corno dAfrica, il vicino e medio Oriente e il Golfo persico. La guerra contro la Libia, di cui Di Paola nel 2011 uno degli artefici quale presidente del comitato militare Nato, conferma la necessit che lItalia costruisca uno strumento proiettabile, con spiccata capacit expeditionary, attraverso una organica pianificazione. Quella che Di Paola vuole ora istituzionalizzare con il decreto legge, per creare forze armate pi piccole ma pi efficienti, con mezzi tecnologicamente pi avanzati (tra cui lF-35) e pi risorse per loperativit. Ci dovuto non alla necessit di contenere i costi a causa della crisi finanziaria, ma, come per lArt. 18, alla necessit delle oligarchie economiche e finanziarie, artefici della crisi, di rafforzare i loro strumenti di dominio. Con laggravante che si vuole smantellare, insieme a uno dei cardini dello Statuto dei lavoratori, uno dei principi fondamentali della Costituzione. L'articolo stato pubblicato su il manifesto del 10 aprile 2012 e riportato nella stessa data in rassegna stampa del Ministero della Difesa.

Propongo una rilettura di Ivan Illich del lontano 1978 (Disoccupazione creativa, riedito da Boroli, 2005): Il vocabolo crisi scriveva indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono il sopravvento e vengono sospese le libert. Come i malati, i Paesi diventano casi critici. Crisi, parola greca che in tutte le lingue moderne ha voluto dire scelta o punto di svolta, ora sta a significare: Guidatore dacci dentro! Evoca cio una minaccia sinistra, ma contenibile mediante un sovrappi di denaro, di manodopera e di tecnica gestionale. Come non vedere che proprio cos? Creare una emergenza, provocare un pericolo catastrofico (il default, la disoccupazione, la Grecia) per annullare i diritti, ribadire il dominio della ragione economica dellimpresa e intensificare le forme di sfruttamento, concentrare il potere economico-finanziario. Del resto sono le stesse persone che prima hanno creato la crisi dai loro posti di comando nelle istituzioni bancarie private che ora sono chiamate a mettere in ordine nei conti pubblici. Il loro vero obiettivo: impadronirsi anche delle casse degli stati, dei flussi fiscali, dei beni demaniali. Quando il mondo sovrastato da una montagna di debiti pericolanti, coloro che manovrano il denaro diventano sempre pi potenti e temuti. I tecnocrati alla guida del sistema finanziario possono giocare a piacimento, con qualche telefonata tra amici, sugli spread, sui tassi di interesse, sulle valute mettendo con le spalle al muro prima luno, poi laltro governo. Lobiettivo garantire comunque che i rendimenti dei capitali siano pagati a sufficienza. Tutto il resto i livelli di occupazione e dei salari, il funzionamento dei servizi pubblici e alle persone, listruzione e la sanit - non interessa nulla. I possessori dei titoli del debito sono la nuova classe padrona. Ancora Illich: La crisi come necessit di accelerare non solo mette pi potenza a disposizione del conducente, e fa stringere ancora di pi la cintura di sicurezza dei passeggeri; ma giustifica anche la rapina dello spazio, del tempo e delle risorse. La crescita il nuovo falso mito. Tutti sanno in cuor loro che non ci potr pi essere (almeno in questa parte del mondo e nelle misure promesse) ma funziona come fattore sociale disciplinante: se non lavori di pi a pi buon mercato e con meno tutele sei nemico dellinteresse generale. La crescita il nuovo patriottismo che dovrebbe mobilitare le masse nella guerra competitiva tra le diverse aree economiche del pianeta globalizzato dal capitale finanziario. Loro (gli investitori, i possessori dei titoli di credito) possono muoversi e fare business dove meglio credono, mentre i lavoratori territorializzati sono messi in competizione tra loro. Lo chiamano multipolarismo, si legge aree speciali di sviluppo, accordi di libero scambio, patti interbancari, ecc. La crescita la nuova falsa religione. Il nuovo nome della vecchia ideologia egemone del produttivismo e dello sviluppismo. Non importa sapere cosa dovrebbe crescere, quali produzioni per rispondere a quali bisogni umani. Limportante costringere, attraverso il ricatto del licenziamento selvaggio, la gente a lavorare a qualsiasi condizione. Cos intesa la crisi torna sempre a vantaggio degli amministratori e dei commissari () una corsa precipitosa verso lescalation del controllo, ma Illich scriveva anche: Crisi pu invece indicare lattimo della scelta, quel momento meraviglioso in cui la gente allimprovviso si rende conto delle gabbie nelle quali si rinchiusa e della possibilit di vivere in maniera diversa.

PAGINA 8 Alternativa news n72