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Volume : 4 Numero: 81 Data: Luglio 2012 Sede: Gruppo Alternativa Liguria Di: Asta Paolo

Alternativa news
In collaborazione con: Megachip

IN QUESTO NUMERO
1 - Insieme la scuola non crolla - Di: FLC CGIL (pag. 1/2) 2 - Le banche entrano a scuola per insegnare l'educazione finanziaria Di: Antonio Cajelli (pag. 2) 3 - Europa, chi ha vinto? - Di: Giulietto Chiesa (pag. 2) 4 - Una guida allera urbana - Di: Jonathan Yardley (pag. 3) 5 - Occupiamo la fattoria: un modello di resistenza - Di: Antonio Roman-Alcal (pag. 4/5) 6 - Il lavoro secondo la decrescita Di: Paolo Cacciari (pag. 5) 7 - Crisi, equit, sviluppo - Di: Nicola Acocella (pag. 6/7) 8 - Il lavoro secondo la decrescita Di: Paolo Cacciari (pag. 7)

Insieme la scuola non crolla


Di: FLC CGIL arte il progetto INSIEME LA SCUOLA NON CROLLA attraverso il quale si vuole garantire ai bambini e alle bambine (dai 3 ai 14 anni) delle zone terremotate un contesto organizzato e qualificato dove svolgere attivit educative durante i mesi di luglio e agosto. La scuola pubblica, luogo principe della costruzione della cittadinanza, luogo dove si sviluppano le relazioni sociali e dove si costruiscono appartenenze e senso della comunit, non pu mancare alla sua funzione nel momento in cui un fenomeno sismico di grandi dimensioni dissesta i territori e il tessuto produttivo, provoca fratture nelle geografie mentali ed affettive, scardina i ritmi della quotidianit, interrompe i calendari della vita sociale. Il progetto vede la partecipazione della FLC [Federazione Lavoratori della Conoscenza] CGIL nazionale, regionale e delle province coinvolte, della CGIL Emilia Romagna, dell'associazione Proteo Fare Sapere e della Facolt di scienze della formazione dell'Universit di Bologna, gi impegnata in interventi educativi in luoghi attraversati da catastrofi. L'impegno della FLC riguarda l'acquisizione delle disponibilit di lavoro volontario dei lavoratori della conoscenza la copertura assicurativa l'organizzazione dei turni di presenza e degli incontri preparatori il reperimento dei materiali e dei sussidi necessari allo svolgimento delle attivit l'interlocuzione con i soggetti istituzionali il coordinamento generale del progetto. L'Universit di Bologna provveder all'acquisizione delle disponibilit degli studenti per i quali l'attivit nel progetto costituisce tirocinio e sar quindi oggetto di specifico tutoraggio. Inoltre l'Universit, tramite una Commissione costituita ad hoc, si occuper di supervisionare l'impegno e di indicare ritmi di vita comunitaria che permettano di giocare, studiare, conoscere, esplorare, animare, organizzare proporre, in collaborazione con la FLC CGIL, brevi tempi formativi per i volontari indicare le prospettive che permettano di individuare temi educativi pertinenti e capaci di coinvolgere persone come "testimoni attendibili". Per il momento si pensa di intervenire in tre realt, dislocate in provincia di Modena, Ferrara e Bologna. Ma l'articolazione dettagliata del progetto, cos come l'individuazione delle sedi di attuazione, saranno definite solo dopo una accurata analisi dei fabbisogni, nell'ambito di una stretta interlocuzione istituzionale all'interno dei tavoli di crisi attivati ai vari livelli, sotto l'egida del Commissario Errani. Le attivit potranno essere avviate a fronte di un concreto coinvolgimento delle amministrazioni locali in termini di interesse e di disponibilit ad assicurare i necessari supporti logistici e di servizio. Per la FLC CGIL, mentre continua una fitta interlocuzione istituzionale, si tratta ora di acquisire le disponibilit al lavoro volontario. Gli/le interessati/e debbono considerare che l'impegno richiesto va da una settimana a crescere, sempre per multipli di settimane. Le disponibilit vengono raccolte attraverso la scheda di rilevazione allegata, da compilare e inviare all'indirizzo insiemelascuolanoncrolla@flcgil.it" target="_blank"> insiemelascuolanoncrolla@flcgil.it, cui potranno riferirsi sia i singoli che le strutture provinciali. A breve seguiranno ulteriori aggiornamenti e specificazioni

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INSIEME LA SCUOLA NON CROLLA rappresenta un modo per confermare e dare concretezza al ruolo di un sindacato confederale che si propone come presidio attivo di democrazia. gi accaduto, infatti, che in occasione di eventi catastrofici siano stati messi in campo interventi con modalit autoritarie o che si siano verificati tentativi di infiltrazioni malavitose. Sono fenomeni da contrastare e prevenire proponendo esperienze di partecipazione, basate sull'attenzione alle persone, ai loro bisogni, al loro protagonismo. E tra queste persone, in primis, l'attenzione va ai bambini e alle bambine. Un sindacato come il nostro non pu sottrarsi.

Le banche entrano a scuola per insegnare l'educazione finanziaria - Di: Antonio Cajelli
Se la "religione neoliberista" verr insegnata anche nelle nostre
scuole, non ci resta che chiedere, come avviene per la religione cattolica, la possibilit di scegliere di non seguirle-subirle. Era nellaria, me lo sentivo. Erano mesi che sentivo che stava per succedere e la notizia di ieri, potete immaginare, non mi lascia indifferente. L11 giugno scorso Il Consorzio PattiChiari e il MIUR hanno siglato un Protocollo di collaborazione per la diffusione delleducazione finanziaria presso le scuole di ogni ordine e grado. Lobiettivo promuovere un programma pluriennale di attivit di informazione e di formazione sui temi delleconomia, della finanza e del risparmio. Qui trovate il testo del protocollo dintesa. Se pensate come me che leducazione finanziaria debba essere fatta da soggetti che non siano in conflitto di interessi e che insegnino nozioni che vadano realmente a favore delle persone, la notizia non vi avr fatto particolare piacere. I presupposti davvero non mi convincono. Ditemi voi cosa ne pensate. Innanzitutto il tema: laccordo prevede che siano attivati percorsi di informazione/formazione (quindi non di educazione, ma l dentro la sanno la differenza??) su temi di economia, finanza e risparmio. Lo scopo di dare ai giovani specifiche competenze atte a fornire comportamenti attivi e consapevoli in relazione ai succitati temi. Laccordo di fatto esclude (o non prevede) soggetti terzi se non altri soggetti Istituzionali: il Cajelli della situazione non entrer nei programmi (tanto non ci sarebbe entrato). Ma vi garantisco che per me non un cruccio. Chi incontrer studenti ed insegnanti? Esperti di banca, manco a dirlo. Chi promuove gli incontri nel territorio a favore di scuole o reti di scuole? Esperti del sistema bancario. Lodevole, al contrario, il tentativo di pensare anche alle famiglie dei giovani, anche se il terreno del web, come supporto di informazione, non ancora efficace, per tanti adulti. Ma tanto stiamo sempre parlando di informazione e di formazione, non di educazione, non di emozioni legate alluso del denaro, non di consumo critico. Va bene cos, non tocchiamo cose che fanno male Leggete larticolo 8 del protocollo dintesa. vietato fare promozione di prodotti finanziari e andare contro lo spirito educativo delliniziativa. C qualche bancario che sappia agire secondo queste linee guida e sappia spiegare, ad esempio, che si pu fare rivalutazione e previdenza senza usare i fondi comuni di investimento? Che sappia parlare di risparmio senza parlare necessariamente di banca o che si ricordi di parlare, ad esempio dei buoni fruttiferi postali? Unamica mi ha suggerito subito di provvedere a richiedere lesenzione dallora di banca a scuola. unidea, ci penser. Pensateci anche voi. Staremo a vedere. Se qualcuno pensa che sia la Pearl Harbour delleducazione finanziaria indipendente ricordo a tutti che quellattacco segn lentrata in guerra dellAmerica. Da quando ho letto questa notizia ho in mente una scena sola. Quella di un paese che ride mentre si fa male.

vinto? Europa, chi ha vinto?


Di: Giulietto Chiesa utti imbambolati glitaliani hanno fatto confusione tra la vittoria dellItalia sulla Germania e la vittoria di Mario Monti sulla Merkel. Hanno esultato le borse. Voglio ben vedere! Erano le uniche che potevano esultare, visto che sono state le banche a prendersi il bottino. E tutti ad applaudire come zombi. Non ci siamo accorti che tutta loperazione serviva solo a rassicurare i mercati. Cio a sistemare i conti dei ladri. Non i nostri. Adesso facciamo i conti. Ma, prima di tutto, facciamo una scommessa: quanto credete che duri la bonaccia dello spread? Io dico che durer qualche mese, fino a settembre-ottobre. Poi si ricomincia il ballo di San Vito, il loro ballo. Solo glingenui di Repubblica e gli economisti di regime che tengono bordone possono pensare che la cosiddetta speculazione si accontenti di cos poco. come aspettarsi da una tigre affamata che ti mangi solo un braccio. Non esistono tigri del genere. Il cosiddetto Meccanismo di Stabilit come un antipastino prima della grande abbuffata. Che la terza. Qualcuno ha fatto i conti: le banche hanno gi ricevuto 4500 miliardi di euro, cio circa un terzo del pil europeo. La scommessa facile. Basta guardare se, per caso, la compagnia di giro del gruppo Bilderberg-Goldman Sachs-Rockfeller e invisibili assortiti ha previsto di concedere qualche cosa. Se non ve ne siete accorti ve lo comunico io: niente. Divisione delle banche commerciali da quelle speculative? Niente. Divieto dei derivati? Non scherziamo. Chiusura degli off shore? Non fatemi ridere. Tassazione sui movimenti dei capitali? Risate a crepapelle. Imposizione di tasse adeguate alle grandi compagnie dinvestimento? Questa buona. Riduzione delle stratosferiche prebende ai banchieri? Se lo ripeti ti sparo. Hanno annunciato lunione bancaria. Cosa sia nessun lo sa. Sappiamo solo che sar controllata dallentit meno trasparente dEuropa, cio la Bce. A noi resta da pagare tutto. E ai maggiordomi il compito di privatizzare anche le nostre mutande. Avevamo previsto che saremmo andati tutti in Grecia, ma senza prendere laereo, visto che la Grecia arriver in casa nostra. Questo ci preparano. perfino possibile che non se ne rendano conto (quando sento parlare una come la Fornero mi viene il pensiero che questa non sappia nemmeno in che continente vive, non dico paese). Ma altri di questi forsennati lo sanno benissimo. Sono pronti e decisi. Preparano lo scontro sociale. La mia proposta : prepariamoci a restituirglielo.

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Una guida allera urbana


Di: Jonathan Yardley - Washington Post [tradotto da Fabrizio Bottini per www.eddyburg.it]

Mezzo secolo fa Lewis Mumford pubblicava La Citt nella Storia, uno studio di enorme influenza, in qualche modo molto discusso, una Bibbia per studiosi e appassionati della vita urbana. Ma era appunto mezzo secolo fa, da allora in tutto il mondo i contesti urbani hanno subito trasformazioni enormi. Un nuovo sguardo su questo importante tema si rendeva necessario, e nel suo City: A Guidebook for the Urban Age, ce lo propone P. D. Smith. Studioso britannico dellUniversity College di Londra, Smith appare meno filosofico, e pi pragmatico di Mumford, il che non necessariamente un limite, perch City risulta molto accessibile anche per qualunque lettore medio interessato. Quello che mi ha spinto a scrivere City il desiderio di studiare e celebrare quanto senza alcun dubbio il pi alto traguardo dellumanit scrive Smith, e non posso che essere daccordo con lui. Perch non solo abito ininterrottamente le citt nordamericane da quando ho finito il college 51 anni fa, ma quando vado in vacanza vado a Lima, Peru, una citt con oltre 9 milioni di abitanti. Passeggiare in alcune citt pi facile e rivelatore che in altre per essere sinceri a Washington in genere si cammina molto meglio che a Lima ma non posso non essere fra i fedeli parrocchiani di Smith quando scrive che Per capire davvero una citt, bisogna camminare per le sue strade e leggerne la geografia attraverso le suole delle scarpe ed ecco spiegato perch il libro che avete fra le mani concepito pensando esattamente a questo, una guida a una immaginaria TuttoCitt un libro in cui si pu vagare e spostarsi proprio come se si fosse in una citt vera. diviso in quattro parti che affrontano le citt nei loro vari aspetti, dalla fondazione al futuro, dalle vie alle mura, dai centri e quartieri finanziari ai ghetti, agli slum, dalle banche ai grandi magazzini, dai cinema agli stadi, dai chioschi di panini ai ristoranti esclusivi, dagli alberghi ai condomini, dalla metropolitana ai grattacieli. Non so proprio se esista qualcosa di qualche senso riguardante le citt che Smith non affronta, o quantomeno nomina. E fa di tutto per sottolinearlo, nonostante le citt siano tanto cambiate nei secoli il loro carattere resta identico. Quando scrive delle citt mediorientali nel 3.000 a.C. I fondamenti della vita umana in queste prime citt non sono cos diversi da quelli attuali. E prosegue: Dal gustare buon cibo ben cucinato insieme ad amici e familiari, alla necessit di lavorare

al divertimento nel far compere, quella vita rispecchia la nostra. I Sumerici hanno lasciato le prime citt, la prima agricoltura irrigua, il primo linguaggio scritto Si trattava gi di citt riconoscibili nel senso moderno del termine. Con laspetto simile a quello di una citt murata del Nord Africa, vicoli stretti, non pi larghi di un paio di metri case a uno o due piani in mattoni di fango dipinte di bianco, tetti piatti e cortili interni. Lo skyline di una citt dei Sumeri dominato da una ziggurat a ripidi gradoni, una montagna costruita dalluomo a celebrare la gloria degli dei. Fino a circa un secolo fa, i profili delle citt continuano ad essere dominati dai minareti delle moschee, o dalle guglie delle cattedrali. Oggi dominano i grattacieli, templi della relativamente nuova religione del potere e del denaro. Ma la vita che si conduce allombra di queste torri non molto cambiata, almeno nello spirito se non nei particolari, rispetto a quella che cera sotto le pi piccole torri di Ur, Agade, Ninive o Babilonia. Ci sono sempre stati quartieri ricchi e poveri, aristocratici eleganti e ladruncoli, grandi alberghi e tuguri. Non mai esistita la citt ideale, ma la si sempre sognata: Immaginare la citt ideale un tema che ha sempre affascinato filosofi, architetti, artisti sin dallantichit. diventato il Santo Graal dellurbanistica. La citt ideale lo spazio perfetto per abitare. La sua forma espressione di geometria della vita, definisce lambiente fisico perfetto, a unire estetica e funzionalit verso uno scopo sociale ed etico. Perch le stesse strutture e spazi della citt ideale trasmettono un senso di ordine e realizzazione agli abitanti. Sono citt ottimiste, progressiste, che ci insegnano in ogni istante a vivere bene, ad ogni passo lungo quegli immacolati marciapiedi. La citt ideale non si realizzata, ma di sicuro non per mancanza di tentativi. In Leonardo da Vinci schizzi e annotazioni mostrano progetti di citt con piazze geometriche, gallerie, canali, logge. Mumford nel suo La Citt nella Storia idealizza la citt medievale e boccia il suburbio moderno del tutto dipendente dallautomobile. E involontariamente la sua posizione viene confermata quasi in contemporanea alla pubblicazione del libro, da Lucio Costa e Oscar Niemeyer, i principali progettisti di Brasilia: Dal punto di vista architettonico, da quello dellorgoglio nazionale, Brasilia un successo. Ma in quanto tentativo di costruire un dinamico centro urbano, stato un fallimento. Costa la descrive come la capitale della autostrada nel parco. Prova a unire lideale bucolico della citt giardino britannica con la medesima tecnologia che plasmer (secondo molti,

distrugger) le citt del dopoguerra: lautomobile. E tuta la citt concepita attorno a unautostrada , lEixo Rodoviario, otto corsie di traffico veloce. Il pedone si sente come un cittadino di serie B, obbligato ad attraversare le vie dentro a sporchi e pericolosi [sottopassaggi]. E scrive ancora Smith: Forse pi di qualunque altra tecnologia umana lautomobile plasma la nostra vita quotidiana. Lewis Mumford nel 1957 lamentava che Invece di adattare auto e automobili alla vita stiamo rapidamente adattando la vita allautomobile. C qualche segno, ancora iniziale, che le cose stiano cambiando. E lo si vede nelle due citt della mia vita: a Washington, lamministrazione fa molto per promuovere la mobilit in bicicletta, e a Lima la nuova corsia riservata dellautobus rapido che unisce centro e periferia ha aumentato in modo straordinario il numero dei passeggeri. Ma a Washington ancora troppo spesso nellora di punta il traffico si blocca, e a Lima, dove al sovraffollamento di mezzi si unisce unabitudine alla guida spericolata, la situazione anche peggiore. Lima, con la popolazione che si avvicina ai dieci milioni, sta sulla soglia di quanto chiamiamo Mega-citt. Oggi esistono ventidue megacitt con popolazioni superiori ai dieci milioni una quantit destinata ad aumentare sino ad almeno ventisei nel 2025. In tutte si comprano automobili a ritmo frenetico, e le si guida con poca cura e conoscenza di regole di comportamento. Citt senza dubbio dinamiche, ma con una popolazione che cresce cos tanto, crescono anche i problemi sta cambiando il clima del pianeta e le citt si preparano ad affrontare la minaccia di un ambiente pi ostile, tempeste, alluvioni, temperature in crescita e siccit. Occorre affrontare anche profondi problemi sociali. Per migliaia di anni le citt si sono dimostrate un contesto efficace per uscire dalla povert. Oggi si allarga il divario fra ricchi e poveri. Globalizzazione e apertura dei mercati hanno prodotto nuova ricchezza, che per distribuita in modo diseguale. Di fianco alle baraccopoli senza acqua potabile convivono le gated communities dei ricchi. Un terzo dei cittadini globali vive nello slum. Aumenta la popolazione, le risorse diventano pi scarse, e si fa urgente la necessit di ridurre limpronta ecologica dei centri urbani. Smith resta cautamente ottimista: in futuro si possono ancora affermare citt umane, sostenibili e ben governate per affrontare le sfide, ma di sicuro non sar facile, il prezzo da pagare sar alto.

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Occupiamo la fattoria: un modello di resistenza


Di: Antonio Roman-Alcal - www.znetitaly.org Sappiamo tutti che ogni giorno il Giorno della Terra e molti ambientalisti sentono che le loro abitudini alimentari sono la loro affermazione quotidiana di un impegno per il pianeta. Ma com agire per lambiente, di l dalla forchetta? Ci sono, naturalmente, molte scelte, ma una tattica particolarmente ispiratrice si manifestata nel pi recente Giorno della Terra ad Albany, California. Il 22 aprile, una settimana dopo la Giornata Internazionale della Lotta Contadina, centinaia di attivisti per la sovranit alimentare e membri della comunit della Bay Area hanno rotto i lucchetti di un vasto appezzamento di terra agricola urbana, seminato semi di senape e piantato verdure. Occupy the Farm [Occupiamo la fattoria] stato organizzato come una protesta in stile Occupy, compresi accampamenti di tende e assemblee dei coltivatori, ma con una differenza significativa: questo atto di obbedienza morale (noto anche come disobbedienza civile) stato il risultato diretto di anni di organizzazione del vicinato intorno allappezzamento di terreno in questione. L Area Gill un appezzamento di dieci acri che di propriet dellUniversit della California, (UC), Berkeley, dal 1928. I fondatori delluniversit come istituzione basata su una concessione demaniale fecero dellacquisto di questo terreno agricolo di prima classe unovvia scelta per la sperimentazione, e per molti anni gran parte della propriet fu utilizzata per ricerche sui pesticidi biologici e chimici. Arrivati alla fine degli anni 90, tuttavia, il futuro del sito divenne poco chiaro e la UC cominci a ricercarne altri utilizzi. Poi arriv la creazione della Coalizione della Bay Area per lAgricoltura Urbana (BACUA), composta da professori della UC della Facolt delle Risorse Naturali, organizzazioni per la giustizia e la sostenibilit alimentare, e cittadini locali. Essi rivolsero un appello alla UC perch prendessi in considerazione una proposta di sviluppare il sito trasformandolo in una fattoria educativa focalizzata sulla comunit che fosse la vetrina di pratiche sostenibili. Secondo la loro missione il centro condurrebbe ricerche e offrirebbe istruzione su fondamentali tecniche, economiche e sociologiche a proposito dei modi in cui le citt possono creare sistemi alimentari che servano bene i cittadini e lambiente attraverso una produzione e una distribuzione locale economicamente salubre ed ecologicamente sostenibile. Lamministrazione della UC ignor del tutto questo tentativo (cos come molti tentativi analoghi: vedere qui e qui) e invece elabor piani per vendere diritti di sviluppo a vari interessi, compresa la societ Whole Foods Market e una residenza privata a fini di lucro per anziani. Questa mossa potrebbe sorprendere chi abbia lidea che il mandato di unistituzione pubblica consista nel servire gli interessi pubblici e non quelli privati. Ma capire la forza del neoliberalismo sullamministrazione negli ultimi quarantanni significa che possiamo invece aspettarci proprio tali atti: ci si aspetta oggi che i governi risolvano problemi societari con bilanci sempre pi austeri e si rivolgano allimprenditoria (come la vendita o laffitto del loro patrimonio) per sostenere tali bilanci. Privatizzazioni e smantellamenti di programmi pubblici a favore di associazioni pubblico-privato sono risultati semplicemente logici di tale condizione. Lausterit (constatata nel ridotto finanziamento statale alla UC e nei conseguenti aumenti delle tasse universitarie) si combina con la deregolamentazione (che ha portato alla recessione pi recente) e con il consolidamento del potere delle imprese allinterno del governo per creare il quadro neoliberale. Occupy the Farm propone un quadro alternativo: la sovranit alimentare. Invece della ricerca del profitto come fattore ultimo del processo decisionale nellutilizzo della terra, la sovranit

. alimentare mette in primo piano il vantaggio pubblico. Invece di burocrati distanti guidati da eroi neoliberali come Richard Blum (cio i reggenti della UC), la sovranit alimentare rivendica un controllo democratico e locale sulle nostre istituzioni pubbliche. E invece di una distinzione impossibile storicamente e logisticamente tra governo da un alto e mercati dallaltro, la sovranit alimentare promuove un mercato che sia responsabile e umano perch costruito sulle vite e le decisioni di quelli che ne sono toccati. Questo pu ben suonare molto teorico, ma loccupazione della terra come il tentativo di Riprendersi lArea rende queste idee reali, immediate, tangibili e immaginabili. Discorsi di crescita e sviluppo su scala mondiale si riflettono in lotte come quelle per lArea Gill. Come la promozione, ad opera della World Bank e del FMI, di uneconomia mondiale costantemente in crescita e il supposto effetto cascata dei benefici delle politiche neoliberali, gli apologeti della UC probabilmente reagiranno alla requisizione dellArea Gill sostenendo che vendere la terra lazione pi ragionevole e unazione che andr a vantaggio del pubblico alla fine. Demonizzeranno i manifestanti quanto pi potranno, screditandone limmagine, le intenzioni o lingenuit, in larga misura come i neoliberali screditano le mosse protezioniste o socialiste del governo (vedere la recente critica dellEconomist della rinazionalizzazione argentina di compagnie petrolifere precedentemente privatizzate). Se il neoliberalismo cerca miopemente di far crescere i mercati, i suoi oppositori premono per uno sviluppo vero: di democrazia, uguaglianza, salute ambientale e, s, di mercati che possano coesistere con tali valori. Potremmo tentare, come ha fatto BACUA, di appellarci a chi al comando per sostenere lo sviluppo prima della crescita. Ma come hanno deciso quelli di Occupiamo le Fattorie, aspettare che i potenti facciano la cosa giusta pu essere uno spreco di tempo e a volte occorre che la gente si sollevi in azioni potenti di amore disobbediente per forzare la mano alle lite sulla difensiva. In questo caso particolare le lite in questione della UC stanno gi barcollando per molte recenti perdite di legittimit: una massiccio movimento studentesco protesta in permanenza contro laumento delle tasse universitarie e lo smantellamento dei sindacati; la loro cattiva gestione di queste proteste mediante violenze di una polizia eccessivamente zelante miete condanne ufficiali e mondiali; articoli sui conflitti dinteresse finanziari dei Reggenti alimentano ulteriore sfiducia; e il movimento Occupy, in generale, ha messo lun per cento sulla difensiva. Combinato il tutto con la ponderata pianificazione delliniziativa del Giorno della Terra (e il chiaro sostegno della comunit ad essa) le mani della UC sono state relativamente legate e i suoi atti di rappresaglia sin qui sono consistiti nel tagliare la fornitura dellacqua alla nuova fattoria. Ci in s una dimostrazione potente di quanto unoccupazione possa essere audace, illegale, ispiratrice e strategica; sfidare il potere di unlite delegittimata costruendo contemporaneamente potere dal basso. I sequestri di terre sono stati pi comuni in parti del Sud globale e Occupiamo la Fattoria stato attuato in solidariet con La Via Campesina, un movimento contadino internazionale il cui principale membro organizzativo, il Movimento dei Contadini Senza Terra (MST) del Brasile, ha insediato pi di 150.000 famiglie su terre espropriate ai maggiori latifondisti del paese. Liniziativa pu essere collegata anche alle lotte dei coltivatori indipendenti in Honduras (che la settimana scorsa si sono impossessati di terreni in una mossa politica che li collega ai gi pressanti interessi per il ritorno del presidente democraticamente eletto che stato deposto da un colpo di stato due anni fa.) Loccupazione di Berkeley pu apparire anomala perch verificatasi in un paese del mondo ricco. E stato detto che azioni simili non avrebbero funzionato qui: dopotutto non abbiamo la.

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popolazione contadina della maggior parte dei paesi del terzo mondo, e siamo afflitti da una profonda dedizione culturale alla venerazione della propriet privata. Meno dellun per cento della popolazione statunitense si dedica a tempo pieno allagricoltura. Molti statunitensi, quando sentono parlare dellArea Gill, probabilmente sono incapaci di pensare a qualcosa di diverso da uno sconfinamento. Tuttavia, indipendentemente da quanto importante sia per la societ il diritto di propriet, il suo primato deve essere contestato se vogliamo ottenere un futuro sostenibile. Con un controllo cos esteso del sistema alimentare globale da parte di conglomerati imprenditoriali orientati al profitto, un atto di fede attendersi che essi improvvisamente diano priorit allambiente, ai consumatori o ai lavoratori. E ugualmente ingenuo aspettarsi che le nostre istituzioni pubbliche si oppongano a tali interessi industriali, considerando quanto profondamente acquisita lideologia neoliberale e quanto totalmente gli interessi dei ricchi abbiano in pugno i dirigenti eletti. Occupare la Fattoria un passo successivo prezioso per il movimento Occupy, per il Movimento del Cibo e per tutti quelli che si preoccupano di creare una vista giusta, sostenibile e democratica per i nostri figli. Continuiamo a occupare il sistema alimentare in modi creativi, amorevoli, impegnativi e inattesi.

Il lavoro secondo la decrescita


Di: Paolo Cacciari - www.democraziakmzero.org terza Conferenza internazionale sulla decrescita, la sostenibilit ambientale e lequit sociale che si terr a Venezia dal 19 al 23 settembre (www.venezia2012.it) si sta velocemente avvicinando. Essa si svolger lungo tre assi tematici: commons, democracy e work. Sui primi due la combinazione con i principi della decrescita abbastanza facile da immaginare: la decrescita prima di tutto riconoscimento del valore non monetario dei sistemi ecologici e lauspicio di una loro gestione responsabile, condivisa, partecipata. Sul lavoro e, pi precisamente, su come riuscire a ridurre limpiego di lavoro comunque retribuito senza abbassare le disponibilit monetarie percepite dai lavoratori (lavorare tutti e meno e continuare a guadagnare lo stesso) un problema pi complicato e non di immediata comprensione se si rimane nella logiche del mercato. Come scriveva Andr Gorz necessario immaginare come vivere meglio consumando e lavorando meno e altrimenti. Lattacco pi pesante che i critici lanciano allidea della decrescita riguarda proprio il nodo delloccupazione. Nel mondo contemporaneo il lavoro retribuito continua ad essere una necessit impellente per miliardi di esseri umani. Disinteressarsene sarebbe un po snobistico oltre che crudele. Pi in generale letica del lavoro ci ha insegnato che serve sudare per guadagnarsi da vivere. Una condanna biblica, quasi come lo per le donne il partorire con dolore. Da queste premesse, nel concetto di lavoro, nel tempo, si sono fatte strada delle separazioni tra varie tipologie di lavoro. Tra arbeit e werke, tra lavoro libero/creativo e lavoro necessitato/subalterno, tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, tra lavoro produttivo e riproduttivo, tra lavoro strutturato e lavoro informale. Fino a giungere ai giorni nostri, dominati dalla razionalit economica, in cui per lavoro si intendono solo ed esclusivamente quelle attivit capaci di ricevere del reddito. Peccato che in questo modo leconomia e la sua ancella, la politica, abbiano finito per disconoscere tutte quelle attivit fuori mercato che pure ci permettono di vivere: il lavoro domestico, di assistenza e di cura gratuita (per esempio, il 59% delle ore impiegate dalle persone in Germania rientrano in questa categoria), il lavoro dedicato allautoproduzione di beni e servizi utili a s, donati o scambiati con altri senza il ricorso a mezzi monetari, le attivit dedicate alle relazioni comunitarie (volontariato, impegno civile, ecc.), il tempo impegnato alla formazione e allaggiornamento personale, tutte le attivit che si svolgono nel mare immenso delleconomia informale, specie nei vari Sud del mondo. Il primo passo che dovremmo compiere, allora, attribuire valore e dignit a tutti i lavori. Leconomista gandhiano Joseph C.Kumarappa (Economia della permanenza, in: Quaderni di Satyagrah, 2012) affermava che nel lavoro vi sono due componenti inseparabili: lelemento creativo e quello della fatica e del disagio. La routine e il piacere si devono

La

alternare, altrimenti la routine diventa fatica e il divertimento ozio () Il corpo umano ha bisogno di faticare. Un lavoro completo d al nostro corpo energia e salute, come fa del resto una alimentazione equilibrata. Questo equilibrio viene rotto quando interviene la violenza della divisione del lavoro. Allora gli astuti tentano di acquisire il maggiore guadagno con minore sforzo obbligando altri a lavorare per loro. Unaltra divisione del lavoro che va superata quella sessuata, che costringe le donne in una condizione di sottomissione patriarcale. Insomma non si tratta solo di distribuire meglio quel (poco, in Occidente) lavoro retribuito che leconomia di mercato capace di offrire, ma di riconoscere, rivalutare, ricomprendere, restituire dignit a tutte le attivit umane socialmente utili. Questo, in fondo, il significato pi vero del basic income, del reddito desistenza o di cittadinanza visto come ridistribuzione della ricchezza socialmente prodotta sulla base non di principi di efficienza e di produttivit dei capitali investiti, ma del riconoscimento del contributo di ciascun membro della famiglia umana al mantenimento e alla riproduzione della vita. Un altro modo per dire che il lavoro, lenergia psicofisica umana, un bene comune, esattamente come lo lenergia solare e quella generata dagli ecosytem service. La mercificazione del lavoro una forma forse la pi odiosa e paradossale di enclousures, di privatizzazione, di esproprio e di degradazione. Decrescita allora significa non solo demercificazione, ma anche disalienazione del lavoro. Un percorso di decrescita non pu quindi prescindere dal seguire una traiettoria di liberazione del lavoro dal giogo che lo tiene subalterno alle logiche mercantili. In altre parole la discussione sulla qualit e sul senso del lavoro (moltissime idee e indicazioni possono venire da: Il lavoro come questione di senso, curato da Francesco Totaro per la Edizioni Universitarie di Macerata) deve essere prioritaria rispetto alla pura logica della ricerca dei modi per sua moltiplicazione quantitativa. Il primo passo, quindi, nella direzione della piena occupazione, riconoscere e condividere equamente il lavoro nella sua interezza e completezza. Per attribuire al lavoro importanza, dignit e riconoscimento sociale necessario restituirgli un significato alto e condiviso. Friedrich Schumacher (Piccolo bello, nuova edizione a cura di Slow Food) affermava che la funzione del lavoro triplice: dare alluomo una opportunit di utilizzare e sviluppare le sue facolt; metterlo nelle condizioni di superare il suo egoismo unendosi ad altri in unimpresa comune; infine, produrre i beni e i servizi necessari a unesistenza degna.

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Crisi, equit, sviluppo


Di: Nicola Acocella*

Vorrei rovesciare lordine dei concetti che compongono il tema


di questa tavola rotonda**. Non soltanto perch di sviluppo (di crescita, in realt) si parla molto in questi ultimi mesi, ma anche perch opportuno avere qualche punto fermo. Qualcuno da tempo ha sottolineato lopportunit di azzerare la crescita o di attivare un processo di decrescita (gli studiosi del Club di Roma e Georgescu-Roegen tra i precursori; tra i principali fautori: S. Latouche; in Italia, G.Ruffolo, M. Cacciari ed altri) per salvaguardare il futuro del pianeta e, con esso, dellumanit.Si tratta di persone stimabili e devo dire che condivido le loro preoccupazioni, che non possono essere dismesse molto facilmente sul piano analitico. Per, dello sviluppo abbiamo necessit. Deve trattarsi non di sola crescita e deve essere sostenibile, ma dello sviluppo non possiamo fare a meno. Una prospettiva, alla John Stuart Mill, di stato stazionario, nella quale non ci sia motivo per urtarsi e scavalcarsi e ci sia spazio per la contemplazione della natura e per la riflessione, certo densa di aspetti esteticamente, ecologicamente ed eticamente apprezzabili. Temo per che una tale prospettiva sarebbe possibile soltanto con una redistribuzione drastica delle attuali ricchezze, nellambito dei paesi sviluppati e, soprattutto, fra questi e i Pvs. Infatti, lo stato stazionario sarebbe accettabile soltanto da chi abbia attualmente una posizione di privilegio nella societ. Ma la redistribuzione potrebbe avvenire soltanto attraverso scontri violenti e con costi umani inimmaginabili. La redistribuzione necessaria, non pu essere affidata al trickle down, ma ad unazione riformatrice lunga e tenace, dove il termine riformatrice inteso nel senso in cui esso era usato da Caff. Passiamo ora alla crisi. Nella crisi siamo immersi. Quali ne sono i costi immediati e quali i riflessi sulle prospettive di sviluppo? I costi immediati sono enormi. Non mi occupo dei costi politici della crisi, per i riflessi perniciosi che essa pu avere, come gi in passato, sulle velleit autoritarie nei paesi pi coinvolti. Noto soltanto che nellaccanimento punitivo contro la Grecia si dimenticano i colonnelli. E la Germania dimentica che le politiche deflazionistiche nella repubblica di Weimar aprirono la strada al nazismo, la cui memoria essa sembra aver rimosso per qualche non troppo strano fenomeno di psicologia di massa. I costi in termini di povert, disoccupazione, sacrifici e tragedie personali sono comunque enormi. La crisi nata anche per fattori di natura distributiva, ma sta ulteriormente peggiorando la distribuzione del reddito, almeno a livello dei paesi sviluppati, quelli che pi ne hanno risentito. Lunico punto di vista positivo quello della continua, anche se ridotta, capacit di crescita dei Brics e dei paesi sub-sahariani. Nelle politiche adottate a livello europeo per fermare la crisi evidente lesistenza di un accanimento le cui radici dovrebbero essere oggetto di analisi pi approfondita. Forse in questa sede sufficiente ricordare che la dottrina secondo la quale lonere dellaggiustamento deve pesare sui debitori antica. Contro di essa Keynes scrisse e oper(da ultimo, in sede di disegno dellarchitettura monetaria internazionale, a Bretton Woods). Caff non soltanto ne accett le idee, ma denunci la deriva del FMI sulla quale ha insistito successivamente Stiglitz. Ma certamente c qualche ragione storica e forse etico-religiosa, che si riflette perfino nella lingua (in tedesco, la stessa parola, schuld, indica al tempo stesso debito e colpa). E, ovviamente, i debitori sono i poveracci, non necessariamente spendaccioni. C almeno speranza che la crisi possa portare ad un futuro migliore, evitando con opportune politiche situazioni simili? Non ho molta fiducia nella memoria delle persone (la capacit di ricordare le molte lezioni della crisi e dubito che molti ne abbiano

piena contezza) o nella capacit di questa memoria di superare le indicazioni in senso contrario, i condizionamenti e gli ostacoli per una rifondazione delle nostre societ frapposti da chi pi uguale degli altri ed ha capacit di convincere con lazione di lobby potenti. Qualcuno, per infondere speranza (ma forse anche per confondere) potrebbe risuscitare la distruzione creatrice di Schumpeter: la crisi fa piazza pulita dei pi deboli e delle imprese meno efficienti, ponendo le premesse del rilancio e dello sviluppo. In verit, da Schumpeter in poi sia il mondo sia la scienza economica sono cambiati. Anzitutto, la natura oligopolistica di molti settori e la dimensione elevata di tante imprese proteggono non necessariamente le aziende pi efficienti, ma quelle dotate di maggior potere di mercato e con congrue disponibilit finanziarie. In aggiunta, la scienza economica ha compiuto dei progressi, introducendo tra laltro il concetto di prodotto potenziale. Si pensi ai giovani che non lavorano, alle macchine che si arrugginiscono o diventano obsolete (perch in qualche parte del mondo il progresso continua) e agli effetti negativi sul prodotto potenziale che ne derivano. Dunque la crisi deleteria. Vale la pena perci di approfondirne le radici e vedere se limpostazione delle nostre istituzioni adeguata per evitare ulteriori problemi. Le nostre (italiane, europee ed internazionali) sono state pensate nel dopoguerra anche sotto linflusso keynesiano ma hanno subito rimaneggiamenti importanti dagli anni 70 agli anni 90 sotto linflusso di pressioni di gruppi di potere e teorie che hanno mostrato i loro limiti non soltanto analitici, ma anche dal punto di vista delle esperienze pratiche derivanti dalla loro applicazione. Brevemente a livello internazionale. La globalizzazione un fenomeno impetuoso che stato favorito dalle istituzioni internazionali anche oltre la misura e la natura che di essa si erano prefigurati i padri fondatori, con un esiziale via libero indiscriminato ai movimenti internazionali di capitale. Ma di questo non vorrei occuparmi oltre in questa sede, per lasciare un po pi di spazio ai problemi europei. In Europa vi necessit di ritornare allispirazione iniziale, che fu quella di evitare disgregazioni e lotte nel continente, ma la crisi ha mostrato che questa ispirazione si probabilmente affievolita nel tempo. La crisi ha anche mostrato i limiti dellimpostazione liberistica che era gi presente nella costruzione iniziale e che stata rafforzata da Maastricht in poi. Ma voglio trattare in particolare soltanto un aspetto dei limiti della filosofia alla base della costruzione europea come si venuta configurando negli ultimi decenni, ossia la sua tendenza (bias) deflazionistica. Si voluta costruire ununione monetaria senza uno stato federale. E si affermato che loriginalit di questa costruzione era un vanto dellEuropa (si guardino i documenti presentati alle celebrazioni del decennale della creazione delleuro di soli quattro anni fa). Dietro questa costruzione ci stava un interesse sicuro, quello della Germania e dei suoi stati satelliti, che volevano porsi al riparo dalle svalutazioni competitive dei paesi del Sud Europa, meno virtuosi, ma ugualmente pericolosi. Cera anche un presunto interesse, proprio in questi ultimi paesi, legato allidea che il vincolo esterno avrebbe rimesso la casa in ordine, vincolando lazione del sindacato, delle imprese e del governo. Il tallone delleuro ha funzionato in favore della Germania, consentendole di assorbire lunificazione con i lander dellEst e tranquille ristrutturazioni e innovazioni. Non ha prodotto quasi alcun effetto positivo (salvo che nellimmediato) in Italia e altrove, forse proprio per quellerrore di prospettiva legato allidea di vincolo esterno. Ma, facendo crescere deficit e debito, ha esposto i singoli paesi ai colpi della speculazione, obbligando praticamente tutti (anche la Germania), oltre che la Bce, a premature politiche di uscita dalla crisi finanziaria ed economica innescata negli Usa. Di fronte allordine sparso con il quale si sono presentati i singoli paesi, la speculazione quasi memore dellinsegnamento del duello fra Orazi e Curiazi - ha avuto e sta avendo buon gioco,

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. aggravando i problemi dei paesi che man mano sono venuti a trovarsi in difficolt. Le politiche di crescita sono ora diventate un elemento imprescindibile, non soltanto per allentare i costi sociali della crisi, ma per evitare che essa si avviti ulteriormente. La politica dei due tempi deve ora almeno attuare il secondo passo, anche se il primo poteva essere evitato, proprio ponendo lo sviluppo e lequit al primo posto dellarchitettura istituzionale europea. 25 maggio 2012 * Nicola Acocella Professore ordinario, docente di Politica Economica presso il Dipartimento di Studi Geo-economici, Statistici e Storici, dell'Universit degli Studi "La Sapienza" di Roma. ** Intervento alla tavola rotonda, "In ricordo di Federico Caff a 25 anni dalla scomparsa" (Roma, Universit "La Sapienza" - 25 maggio 2012).

Il lavoro decrescita

secondo

la

Di: Paolo Cacciari

La terza Conferenza internazionale sulla


decrescita, la sostenibilit ambientale e lequit sociale che si terr a Venezia dal 19 al 23 settembre (www.venezia2012.it) si sta velocemente avvicinando. Essa si svolger lungo tre assi tematici: commons, democracy e work. Sui primi due la combinazione con i principi della decrescita abbastanza facile da immaginare: la decrescita prima di tutto riconoscimento del valore non monetario dei sistemi ecologici e lauspicio di una loro gestione responsabile, condivisa, partecipata. Sul lavoro e, pi precisamente, su come riuscire a ridurre limpiego di lavoro comunque retribuito senza abbassare le disponibilit monetarie percepite dai lavoratori (lavorare tutti e meno e continuare a guadagnare lo stesso) un problema pi complicato e non di immediata comprensione se si rimane nella logiche del mercato. Come scriveva Andr Gorz necessario immaginare come vivere meglio consumando e lavorando meno e altrimenti. Lattacco pi pesante che i critici lanciano allidea della decrescita riguarda proprio il nodo delloccupazione. Nel mondo contemporaneo il lavoro retribuito continua ad essere una necessit impellente per miliardi di esseri umani. Disinteressarsene sarebbe un po snobistico oltre che crudele. Pi in generale letica del lavoro ci ha insegnato che serve sudare per guadagnarsi da vivere. Una condanna biblica, quasi come lo per le donne il partorire con dolore. Da queste premesse, nel concetto di lavoro, nel tempo, si sono fatte strada delle separazioni tra varie tipologie di lavoro. Tra arbeit e werke, tra lavoro libero/creativo e lavoro necessitato /subalterno, tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, tra lavoro produttivo e riproduttivo, tra lavoro strutturato e lavoro informale. Fino a giungere ai giorni nostri, dominati dalla razionalit economica, in cui per lavoro si intendono solo ed esclusivamente quelle attivit capaci di ricevere del reddito. Peccato che in

questo modo leconomia e la sua ancella, la politica, abbiano finito per disconoscere tutte quelle attivit fuori mercato che pure ci permettono di vivere: il lavoro domestico, di assistenza e di cura gratuita (per esempio, il 59% delle ore impiegate dalle persone in Germania rientrano in questa categoria), il lavoro dedicato allautoproduzione di beni e servizi utili a s, donati o scambiati con altri senza il ricorso a mezzi monetari, le attivit dedicate alle relazioni comunitarie (volontariato, impegno civile, ecc.), il tempo impegnato alla formazione e allaggiornamento personale, tutte le attivit che si svolgono nel mare immenso delleconomia informale, specie nei vari Sud del mondo. Il primo passo che dovremmo compiere, allora, attribuire valore e dignit a tutti i lavori. Leconomista gandhiano Joseph C.Kumarappa (Economia della permanenza, in: Quaderni di Satyagrah, 2012) affermava che nel lavoro vi sono due componenti inseparabili: lelemento creativo e quello della fatica e del disagio. La routine e il piacere si devono alternare, altrimenti la routine diventa fatica e il divertimento ozio () Il corpo umano ha bisogno di faticare. Un lavoro completo d al nostro corpo energia e salute, come fa del resto una alimentazione equilibrata. Questo equilibrio viene rotto quando interviene la violenza della divisione del lavoro. Allora gli astuti tentano di acquisire il maggiore guadagno con minore sforzo obbligando altri a lavorare per loro. Unaltra divisione del lavoro che va superata quella sessuata, che costringe le donne in una condizione di sottomissione patriarcale. Insomma non si tratta solo di distribuire meglio quel (poco, in Occidente) lavoro retribuito che leconomia di mercato capace di offrire, ma di riconoscere, rivalutare, ricomprendere, restituire dignit a tutte le attivit umane socialmente utili. Questo, in fondo, il significato pi vero del basic income, del reddito desistenza o di cittadinanza visto come ridistribuzione della ricchezza socialmente prodotta sulla base non di principi di efficienza e di produttivit dei capitali investiti, ma del riconoscimento del contributo di ciascun membro della famiglia umana al

mantenimento e alla riproduzione della vita. Un altro modo per dire che il lavoro, lenergia psicofisica umana, un bene comune, esattamente come lo lenergia solare e quella generata dagli ecosytem service. La mercificazione del lavoro una forma forse la pi odiosa e paradossale di enclousures, di privatizzazione, di esproprio e di degradazione. Decrescita allora significa non solo demercificazione, ma anche disalienazione del lavoro. Un percorso di decrescita non pu quindi prescindere dal seguire una traiettoria di liberazione del lavoro dal giogo che lo tiene subalterno alle logiche mercantili. In altre parole la discussione sulla qualit e sul senso del lavoro (moltissime idee e indicazioni possono venire da: Il lavoro come questione di senso, curato da Francesco Totaro per la Edizioni Universitarie di Macerata) deve essere prioritaria rispetto alla pura logica della ricerca dei modi per sua moltiplicazione quantitativa. Il primo passo, quindi, nella direzione della piena occupazione, riconoscere e condividere equamente il lavoro nella sua interezza e completezza. Per attribuire al lavoro importanza, dignit e riconoscimento sociale necessario restituirgli un significato alto e condiviso. Friedrich Schumacher (Piccolo bello, nuova edizione a cura di Slow Food) affermava che la funzione del lavoro triplice: dare alluomo una opportunit di utilizzare e sviluppare le sue facolt; metterlo nelle condizioni di superare il suo egoismo unendosi ad altri in unimpresa comune; infine, produrre i beni e i servizi necessari a unesistenza degna.

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