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Volume : 3 Numero: 64 Data: Febbraio 2012 Sede: Gruppo Alternativa Liguria Di: Asta Paolo, Martini Claudio

Alternativa news
In collaborazione con: Megachip

IN QUESTO NUMERO
1 - Latouche: per un'abbondanza frugale - di Luca Barbirati (pag. 1/2) 2 - Il fiscal compact europeo il pi monotono caso di suicidio mai conosciuto nella Storia? - di James
Meadway (pag. 2/3)

Latouche: per un'abbondanza frugale


di Luca Barbirati - www.decrescita.com

uscito da qualche giorno il nuovo saggio di Serge Latouche, eco-intellettuale francese, il


quale prende in esame i malintesi e le controversie originate sul tema della decrescita. Edito da Bollati Boringhieri, sintitola Per unabbondanza frugale. Nellintroduzione, spiega Latouche, il titolo abbondanza frugale definito come: orizzonte di senso per una fuoriuscita dalla societ dei consumi, ma anche un obiettivo politico a breve termine da opporre alle pseudoterapie neoliberali o keynesiane nella situazione attuale di depressione repressiva. Cerco, attenendomi al testo, di sintetizzare gli argomenti (limitatamente ai malintesi) trattati, rimandando al sopracitato volume ogni approfondimento e/o chiarimento. La decrescita crescita negativa? Per i non partigiani della decrescita questo concetto fa rabbrividire al solo sentire ed indica la diminuzione dellindice feticcio delle societ della crescita: il PIL. Indica recessione, depressione, declino, crollo di una economia; non esiste scenario peggiore della mancanza di crescita in una societ produttivista. Tale indice deve essere tenuto distinto dal programma cultural-politico della decrescita, che presuppone, invece, la fuoriuscita stessa dal produttivismo. La decrescita un programma, di austerit volontaria, avviato nel momento in cui liperconsumo rischia di farci cadere nellobesit. Non crescita negativa, il superamento dellidea - illusoria - della crescita. stato stazionario? La tesi, economica classica, sottesa quella dei rendimenti decrescenti, che portano inevitabilmente al blocco dellaccumulazione e allavvento di uno stato stazionario. Se i principali economisti classici (Smith, Malthus, Ricardo) la considerano come una condanna alla sopravvivenza ed alla miseria, di ben altra opinione John Stuart Mill, che intravede letica di una societ, liberata dallossessione della crescita, dedita alleducazione di massa e allelevazione della cultura. I classici rendimenti decrescenti altro non sono che la finitezza della natura, lesaurimento delle risorse, il limite del Pianeta (Club di Roma); pertanto letica dello Stato Stazionario un modello non molto lontano dalla frugalit gioiosa proposta dagli obiettori di crescita (Illich, Gorz). tecnofoba? Gli obiettori di crescita non si oppongono ciecamente al progresso, ma vero che si oppongono al progresso cieco. La decrescita mette in discussione la fede irrazionale nella scienza prometeica e lonnipotenza della tecnica. La decrescita si oppone allideologia transumanista di Kurzweil dato che la fede irrazionale nella razionalit porta al delirio della ragione. Il problema fondamentale la fede delluomo medio in una qualche entit, sia essa divina, mitica, superumana o transumana, che riporti il problema alla normalit, perdendo la definizione stessa di uomo libero e responsabile di fronte alle proprie azioni. Considerando che la ricerca, oggi, organizzata al fine di ridurre gli ostacoli nei processi della produzione, per aumentare lo sfruttamento delle risorse, la societ decrescente metter al controllo della societ tali illusioni. ritorno allet della pietra? Spesso viene tacciata di antimodernismo, lo stesso Massimo Fini ha pubblicato il Manifesto per lAntimodernit; ma let della pietra poi cos male? Stando agli studi di Paul Goodman

3 - No debito, no Monti - di Giovanna


Tin e Anna Lami (pag. 3)

4 - Decrescita, il catalogo questo - di


Giuseppina Ciuffreda (pag. 4)

5 - La lettera della troika che strangola la Grecia - di Argiris


Panagopoulos (pag. 4)

6 - Quanto vale una laurea - di Piero


Bevilacqua (pag. 5/6)

7 - Lettera ad ogni candidato Sindaco di ogni tempo in ogni luogo - di Marco


Bersani (pag. 6)

8 - Romania, si dimesso il premier Emil Boc. Verso un governo tecnico? di Matteo Zola (pag. 6/7)

9 - Lettera aperta di Mikis Theodorakis - di Mikis Theodorakis


(pag. 7/8)

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Marshall Sahlins e John Zerzan, i primitivi dovevano passarsela piuttosto bene: due ore di lavoro per giorno e il rimanente tra svago e giochi. Dopo questa provocazione Latouche ribadisce che il progetto della decrescita non un passo indietro, piuttosto un passo di lato, per abbandonare la strada che ci sta portando alla catastrofe. Essere progressisti arrivare sempre in ritardo sulla cattiva strada. localismo? Non si nasconde levidenza. La volont di ridurre limpronta ecologica passa in primo luogo per una profonda rilocalizzazione. Si smanteller la grande distribuzione e si torner a coltivare il proprio orto (anche sui balconi), cuocere il proprio pane, fare lo yogurt, , riscoprendo il piacere e la soddisfazione della semplicit delle piccole cose. [vedasi ad esempio i consigli di Marta Alb, NdA]. Occorre riterritorializzare lintera vita, e per farlo non tab si pu seguire la struttura piramidale delle democrazie locali su base bioregionale, ossia regioni naturali dove lallevamento, le piante, gli animali, le acque e gli uomini formano un insieme relativamente coerente. comunitarismo? Linizio imperativo, Latouche cita Cochet: Non possiamo pi sognare un mondo comune continentale o planetario come quello a cui aspirava Hannah Arendt cinquantanni fa. Bisogna per star attenti che la concezione della eco o bio regione non si fonda sulla razza e il sangue ma sulladesione, vissuta o scelta, a un luogo di vita. La decrescita reinquadramento delleconomia nel sociale, reintroduzione della solidariet e reciprocit orizzontale, non gerarchia a senso unico. Lautentico individualismo plausibile come superamento della massificazione. La persona adulta costruisce riconoscendo in modo critico le sue appartenenze e affiliazioni; se un superamento della logica individuo-comunit non fosse possibile, allora non resterebbe altro che aspettare passivamente lapocalisse ecologica. disoccupazione? Riduzione del PIL equivale a depressione economica e disoccupazione, lo scenario peggiore in una societ produttivista del ben-avere. La societ decrescente non si pone il problema dellindice PIL, superandolo. Il primo obiettivo una riduzione massiccia dellorario di lavoro, moltiplicando cos i posti occorrenti (si provi a immaginare turni da 4 ore, o anche meno). Per raggiungere lobiettivo dellaffrancazione dal lavoro occorre una transizione disintossicatoria, nella quale non un mistero non detto che si blocchi subitamente la crescita; ad esempio per una riconversione sociale occorrer molto lavoro in alcuni settori: assistenza sociale insegnamento deindustrializzazione agricola rilocalizzazione industriale riconversione ecologica ristrutturazione termina degli edifici energie alternative (solare ed eolico) artigianato riciclaggio dei prodotti riparazioni e trasformazioni. Sar organizzata una societ di transizione non senza traumi vero verso una societ in cui il lavoro sar abolito in quanto significazione immaginaria centrale. democrazia? I problemi continuano ad essere linguistici. Attualmente non stiamo vivendo in una democrazia; attualmente il contenuto democratico (responsabilit e coscienza politica del cittadino) offuscato dallasservimento cerebrale alle lobbies del marketing multinazionale. Viviamo non una novit in una postdemocrazia, ossia una democrazia caricaturale, priva di contenuto effettivo (limpossibilit di scegliere i propri rappresentanti, il non rispetto dei referendum cittadini, governi tecnici ecc ecc). La decrescita ha come obiettivo la rifondazione della democrazia attraverso la decolonizzazione dellimmaginario produttivista ed attraverso la pratica di comportamenti virtuosi, approdando a ci che si pu chiamare Democrazia Ecologica. imperativo levoluzione della mentalit; ma se luomo non

riuscir ad essere responsabile e capace di gestire la sua libert, ci penseranno o il realismo-pedagogico o linsorgenza di aggregazioni neofasciste (peraltro gi in movimento). destra o sinistra? La decrescita non soltanto contro il capitalismo, antiproduttivista, ossia anche contro lideologia del socialismo scientifico che ha in s limmaginario capitalista ed allo sfruttamento dei padroni sostituisce la dittatura del proletariato, senza porsi il problema dellambiente naturale. La decrescita pu essere espressa con unideologia eco-socialista. Lo slogan dei movimenti di contestazione indigeni amerindi appropriato: Non c giustizia sociale senza giustizia ecologica. La decrescita non comunque prerogativa della sinistra, anche perch paradossalmente il capitalismo avanzato negli ultimi decenni grazie alle socialdemocrazie finto-sinistroidi. La decrescita stata studiata, sviluppata e proposta da movimenti marxisti ortodossi, anarchici, antimoderni, consiliaristi, situazionisti, e non meno da eco-fascisti (vedi Alain de Benoist). La decrescita il riflusso di un torrente straripato. Siccome il fiume delleconomia uscito dagli argini, quanto mai auspicabile che vi rientri.

Il fiscal compact europeo il pi monotono caso di suicidio mai conosciuto nella Storia?
di James Meadway, Senior Economist - neweconomics.org. I cittadini europei dovrebbero volgere il loro sguardo altrove per avere una soluzione della crisi. c un altro modo di descriverlo. Una volta che abbiamo strappato il velo del gergo tecnico dei burocrati europei, il fiscal compact della UE non rappresenta altro che una disperata accettazione del declino terminale. L'austerit si far ora carico della forza della legge. Dimenticate la democrazia, come Angela Merkel ha inflessibilmente annunciato, sar la Corte Europea di Giustizia ora a determinare le politiche economiche, e non potrai pi cambiarle attraverso una maggioranza parlamentare. L'Europa del sud sta per essere dilaniata dai programmi di austerit. Semplicemente non ci sono prospettive realistiche di ripresa se nel frattempo si prosegue con le politiche dei tagli. Un fatale meccanismo all'opera: i tagli riducono la domanda. La caduta della domanda significa che le imprese venderanno meno. Le minori vendite delle imprese comportano il calo dei salari e l'aumento della disoccupazione, e quindi ulteriori riduzioni della domanda. Questo il circolo vizioso dentro il quale l'Europa sta rinchiudendo s stessa. Altrove il commentatore del Financial Times Wolfang Munchau, che non certamente un'anima bella keynesiana, ha descritto il trattato come piuttosto pazzo. fin troppo generoso: totalmente folle, unimbecillit economica su grande scala continentale. L'austerit sta trascinando l'Europa verso uno stato di perenne stagnazione. La crisi non stata causata dalla spesa pubblica, ma dal collasso del sistema bancario e dai persistenti squilibri nella bilancia dei pagamenti. E invece tutta la discussione ancora incentrata, almeno per le lite europee, intorno alla necessit di effettuare tagli via via pi aspri. La diagnosi sbagliata, e la prescrizione seriamente pericolosa. Nellaccordarsi volontariamente su ci, come nel trattato che i 25 hanno firmato, un suicidio. La crisi, nel frattempo, peggiora. La disoccupazione nella zona euro ha raggiunto un nuovo picco. I negoziati sulla riduzione del debito greco continuano, i detentori delle obbligazioni sul debito del settore privato del paese danno battaglia per tenersi stretto anche il pi piccolo pezzo di valore dei loro prestiti che rischiano di

Non

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perdere. La Banca Centrale Europea, mostrando tutta la compassione e la solidariet per le quali famosa, si autoesclusa da qualsiasi riduzione volontaria, insistendo nel chiedere che il pieno valore dei prestiti che ha concesso alla Grecia sia rimborsato. E dopo mesi passati a perfezionare il loro ruolo di zerbini, le richieste tedesche volte a una diretta sorveglianza della spesa pubblica greca, hanno provocato perfino nella supina classe politica greca degli strilli indignati. Il maestoso raduno di Bruxelles non ha portato con s reali prospettive di azione contro la crisi. troppo frazionato, e compromesso dai suoi intrecci con la finanza e il progetto fallito dell'euro. Si adagiato sul percorso che incontrava meno resistenza: pagare i banchieri, fregare la societ. I passi che sarebbe stato necessario compiere erano troppo distanti dalle capacit di veduta dei leader europei: un default sovrano per la Grecia e gli altri paesi membri dell'euro indebitati soggetto a un accordo con i creditori, un blocco all'austerit, nonch la democratizzazione del sistema finanziario, obbligando le banche ad agire nel pubblico interesse. L'accordo una pozione letale. Il problema come neutralizzarlo al meglio. Ieri i lavoratori belgi stavano scioperando contro i tagli. In milioni lungo tutta l'Europa hanno protestato e dimostrato. a partire da questo che un movimento contro l'austerit potr formarsi.

No debito, no Monti
di Giovanna Tin e Anna Lami

"Via il Governo Monti. Non pagheremo il debito". perentorio lo striscione che apre il partecipato corteo nazionale organizzato dai sindacati di base. Si tratta del primo sciopero generale dallinsediamento del Governo "tecnico" ed ha raccolto diverse migliaia di lavoratori, giunti a Roma da tuttItalia. USB, SLAICobas, Cib-Unicobas, Snater, USI, S.I.Cobas e Orsa, manifestano uniti il loro dissenso "contro le politiche del governo Monti che penalizzano i lavoratori, i pensionati, i precari e i disoccupati e che, con il ricatto del debito, cercano di far pagare la crisi a tutti, tranne a coloro che hanno generato, speculato e fatto profitti su di essa". Diversi tra i manifestanti sono gli iscritti alla Cgil. Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato centrale della Fiom, afferma: " stato importante esserci oggi, pur con tutte le difficolt del caso: di questi tempi, anche perdere una giornata di lavoro un costo pesante. In tutta Europa le mobilitazioni stanno aumentando. E devono crescere anche in Italia: abbiamo un governo che crede di risollevare lItalia trasformandola in un paese low-cost". Cremaschi d anche una personale lettura del contestato "Movimento dei Forconi", alla nostra domanda a proposito delle considerazioni espresse da alcuni settori della sinistra perbenista per cui si tratterebbe di una protesta simil-cilena, sorride e ribadisce la differenza che intercorre tra un governo di sinistra come quello di Allende ed il Governo Monti: "tra i forconi troviamo alcune categorie che potevano dirsi abbastanza privilegiate fino a pochi anni fa, ma che negli ultimi anni hanno visto peggiorare le loro condizioni di reddito e i loro diritti, ed oggi giustamente reagiscono". Commentando gli arresti di ieri a seguito delle proteste in Val di Susa dello scorso luglio, solidarizza: "si trattato di unoperazione assolutamente politica e repressiva, inaccettabile e volta a criminalizzare un intero movimento". E, ampliando il discorso dagli arresti dei No Tav alle rivendicazioni di cittadini e lavoratori ingiustamente vessati,

sottolinea come paura e intimidazione siano gli strumenti utilizzati di continuo, politicamente e psicologicamente, per disinnescare ogni forma di opposizione da parte della societ civile. Secondo Alessandro Trevisan, di Orsa trasporti, "il decreto liberalizzazioni di Monti distrugge il contratto nazionale lasciando mano libera alle imprese di applicare i contratti pi disparati, sino ad accordi ad persona senza alcuna tutela sindacale. Questo genererebbe un dumping sociale fondando una concorrenza tra imprese basata unicamente sul minor costo del lavoro e sulla riduzione dei diritti. I ferrovieri chiedono labolizione del comma 2 dellart 37 del decreto liberalizzazioni, affinch venga loro riconosciuto il diritto ad avere un contratto collettivo nazionale applicato da tutte le imprese ferroviarie come avviene per tutti gli altri comparti lavorativi". In piazza anche il Forum Italiano dei Movimenti per lacqua: Simona Savini sottolinea limportanza della campagna di "obbedienza civile" per il ricalcolo delle bollette dellacqua con una riduzione del 7%, in modo tale che venga rispettato lesito referendario. Altro bene comune sotto attacco: la scuola statale. I lavoratori in corteo denunciano la continuit di un percorso di screditamento del bene-scuola che ha radici lontane e che dalla riforma Berlinguer ha visto complici sia governi di centro-sinistra che di centrodestra, fino alla voce "tecnica" del governo Monti. Un percorso volto da un lato al depauperamento, dallaltro allaziendalizzazione della scuola, che ha tra i risultati la creazione di istituti di serie a e di serie b e la conseguente "lotta tra poveri" - tutto ci non esattamente in linea con il compito di formazione di cittadini solidali e consapevoli che la scuola dovrebbe svolgere - e lo screditamento delloperato del docente. Ci ricorda ad esempio uno dei manifestanti come, attraverso il meccanismo della riconversione professionale, un docente in esubero sulla sua classe di concorso rischi di essere passato forzatamente a diversa mansione. Tra i partecipanti, anche gli

studenti del collettivo "Senza Tregua", che per voce del giovane leader Alessandro Mustillo sottolineano la gravit delle ripercussioni delle politiche neo liberiste del governo: "Ma quale governo tecnico, questo un governo assolutamente politico". Mustillo ha la determinazione dei suoi ventanni, e combattivamente dice che, come in Inghilterra lanno scorso, c il rischio concreto che anche da noi le rate universitarie triplichino. "Siamo in piazza con i sindacati di base perch questa una giornata importante che non riguarda solo i lavoratori, ma anche noi giovani e studenti: infatti si parla di istituzionalizzare il cosiddetto "prestito donore" per gli studenti universitari. Praticamente vogliono farci pagare gli studi con un mutuo. inoltre in pericolo il valore legale del titolo di studio: si tratta di unipotesi che se si concretizzasse porterebbe ulteriore discriminazione tra gli studenti appartenenti alle diverse classi sociali". Tra gli studenti incontriamo anche Petros Kipouropoulos, dirigente della KNEGiovent Comunista di Grecia. Secondo lui, "la crisi che sta attraversando anche lItalia non che la crisi del capitalismo. E se lattacco ai diritti globale, le risposte devono essere globali". Da segnalare che durante il corteo, che si concluso a Piazza San Giovanni, sono stati frequenti gli slogan e gli attestati di solidariet con gli arrestati del movimento No Tav e con tutto il popolo della Val Susa. Adesso il prossimo appuntamento per continuare il percorso di costruzione dellopposizione sociale alle politiche liberiste per l11 febbraio prossimo con la manifestazione nazionale della Fiom. In attesa del corteo del Comitato No Debito il 10 Marzo a Milano, che dovrebbe concludersi con loccupazione di Piazza Affari.

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DECRESCITA, QUESTO www.ilmanifesto.it

IL
di

CATALOGO
Ciuffreda

Giuseppina

LA LETTERA DELLA TROIKA STRANGOLA LA GRECIA

CHE

Come nascono le alternative politiche, e dove? Non come


Atena, adulta e armata, dalla testa di Zeus. Bisogna sperimentare intuizioni, verificare ipotesi, lottare, creare, fallire, correggere, perfezionare. Ci vuole tempo, tenacia, coraggio e inventiva. Il tavolo dei partiti che stilano programmi e la scrivania dei teorici di professione sono i luoghi meno adatti. Kapuscinski raccomandava: Se vuoi scrivere di qualcuno dovresti condividerne almeno un po' la vita. Quando la ricerca sul campo prevale e la mente si apre, il mondo appare oggi un laboratorio vivente, un crogiolo alchemico animato dai cittadini resilienti che agiscono sul territorio, formano legami, producono innovazione spinti da sensibilit, bisogni, desideri che non possono essere soddisfatti da societ consumiste votate al libero mercato. Di qui le resistenze, le lotte, le nuove pratiche, le reti locali e planetarie. Nel caos delle crisi si abbozzano scenari su come vorremmo e potremmo vivere e l'alternativa si pu gi assaporare perch il cambiamento non rinviato a un futuro di magnifiche sorti ma comincia adesso, nella propria vita e nelle comunit. Prendiamo l'economia, matrice delle crisi a ripetizione che ci affliggono, grazie anche alla finanza, sorellastra dominante. Intellettuali e attivisti che ne contestano elementi fondamentali, la versione neoliberista e i processi produttivi, commerciali e speculativi che ne derivano non hanno ancora elaborato una disciplina interamente rinnovata ma abbondano le idee e le azioni in cui la relazione umana al primo posto, l'economia torna ad essere uno strumento per la convivenza umana e la percezione che la natura sia un organismo vivente impone limiti e d altre possibilit evolutive. Nel catalogo delle idee la critica della crescita continua e del Pil centrale. Economisti pionieri e attivisti fin dagli anni Settanta hanno lavorato sul dogma ispiratore delle politiche di sviluppo, disvelandone danni e impossibilit, ed hanno definito altri indicatori della ricchezza, tenendo conto di valori immateriali e dei costi ambientali e sociali, che devono entrare nella formazione del prezzo. Drastici gli interventi sostenuti su finanza e speculazione: abolizione di strumenti che la favoriscono, Tobin tax sulle transazioni, separazione delle attivit bancarie di gestione del risparmio dagli investimenti, con la rivalutazione dell'intervento politico d'indirizzo. Fermare il saccheggio della natura e la concentrazione abnorme della ricchezza per condividere con gli altri la bellezza e i dolori della vita sono obiettivi di una diversa cultura economica che ha parole chiave eco-solidali: beni comuni non mercificabili, uso e non propriet di merci, economia del dono, decrescita conviviale, prosperit senza crescita, nuovi modelli di benessere, sobriet-frugalit-buen vivir, economie miste monetarie e di sussistenza o per il bene comune... Un elenco delle pratiche ideate da comunit e centri di ricerca raccoglie il microcredito, le monete locali, il baratto, le banche del tempo, bilanci di giustizia, comunit autosufficienti per cibo ed energia, conversioni produttive basate sul risparmio energetico e su nuovi materiali, innovazione dei prodotti e dei cicli, economie bioregionali che rispettano le vocazioni dei territori, mercatini locali, coproduzione agricola e gruppi di acquisto, botteghe solidali, riuso e riciclo.

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di Argiris Panagopoulos - www.ilmanifesto.it Richieste due grandi privatizzazioni subito, licenziamenti di massa nel settore pubblico, enorme flessibilit del lavoro nel settore privato, un nuovo taglio di pensioni e stipendi e altre montagne di soldi per le banche. Terra e acqua, come nell'antichit, ha chiesto ieri la troika (Fmi-Bce-Ue) per concedere il nuovo maxi prestito al governo tecnico di Lucas Papadimos, mentre ancora in trattative con i creditori privati per il taglio del debito dei bot greci. In dodici fitte pagine la troika ha avanzato dure condizioni alla Grecia per la concessione del secondo prestito (130 miliardi di euro), che suonano come un chiaro avvertimento per gli altri maiali, i piigs della eurozona che aspettano un secondo prestito, come Portogallo e Irlanda, o i paesi che hanno problemi a finanziare i loro debiti, come Spagna, Italia e pi a lungo il Belgio. La troika vuole due grandi privatizzazioni nel periodo breve, licenziamenti di massa nel settore pubblico, enorme flessibilit del lavoro nel settore privato, un nuovo taglio delle pensioni e degli stipendi e ancora montagne di soldi per le banche, esautorando lo stato da ogni decisione. Il sistema bancario sar salvo con i prestiti che pagheranno i greci delle prossime generazioni, con il loro governo che prender in cambio solo azioni privilegiate, senza diritto di voto e di controllo sulle politiche dei banchieri. L'unica concessione della troika la diminuzione del deficit per il 2012 (dell'1%) con tagli alla spesa pubblica e non con nuove tasse: il buco nero dei 2 miliardi per il 2011 sar coperto con tagli alla spesa farmaceutica e alla difesa. Ue, Bce e Fmi chiedono nello specifico 150mila licenziamenti o pensionamenti nel settore pubblico fino al 2015, un nuovo taglio delle pensioni integrative e dei salari, con la scomparsa di tredicesima e quattordicesima, l'abolizione del sistema della contrattazione del lavoro con la sepoltura dei contratti collettivi in cambio di contratti individuali privati o al massimo a livello di impresa, la diminuzione del salario minimo e l'abolizione dei contratti settoriali nelle banche, negli enti e nelle imprese statali e parastatali. Vogliono anche tasse pi salate per i proprietari di case e l'aumento del 25% del valore nelle compravendite degli immobili. Impongono la flessibilit salariale pi assoluta, la diminuzione dei contributi delle imprese al 5%, la liberalizzazione completa del settore dei trasporti stradali, delle farmacie, di notai e avvocati. Nel ricatto della troika c' la volont di neutralizzare il controllo politico della direzione delle entrate fiscali e delle dogane, con la creazione di una speciale segreteria generale e, per combattere la corruzione, pretende il cambio degli alti funzionari delle direzioni del fisco ogni due anni e la sostituzione dei funzionari che non raggiungono gli obbiettivi. Naturalmente il nuovo pesantissimo memorandum dovr essere firmato dai leader dei tre partiti (il partito socialista Pasok, Nea Dimocratia di centrodestra e Laos di estrema destra) che sostengono il governo Papadimos di coalizione nazionale. Una firma che diventata prassi anche in Grecia dopo l'esempio dei partiti di governo in Irlanda e Portogallo per assicurarsi i prestiti. Il premier ha fretta di concludere la partita per il taglio del debito con i creditori privati per finire il prima possibile le trattative per il secondo maxi prestito, attraverso il massacro dei diritti dei lavoratori. La stessa fretta hanno anche Angela Merkel, l'Ue e il Fondo monetario internazionale visto che Portogallo e Irlanda aspettano con ansia in anticamera per seguire il triste destino della Grecia. C' da credere tra la popolazione, dopo due anni di inutili sacrifici, montino ancora rabbia e indignazione destinate a sfociare in una nuova ondata di proteste. Basta guardare l'atmosfera che si respira ad Atene. Migliaia di cittadini in coda, mercoled scorso, per accaparrarsi le 25 tonnellate di patate distribuite gratis dagli agricoltori di Boiotia-Thiva a piazza Syntagma. Migliaia di lavoratori della sanit che hanno preso d'assedio il ministero per protestare contro i tagli e lo sfasamento dei sistema sanitario pubblico. Una folla arrabbiata e triste come quella che ieri pomeriggio ha accompagnato il registra Theo Angelopoulos per il suo ultimo viaggio.

Quanto vale una laurea


di Piero Bevilacqua.

Il presidente del Consiglio e il suo governo


hanno dunque deciso di rinviare la decisione di abolire il valore legale della laurea universitaria. Non trattandosi di una materia che rivesta particolare urgenza c' tutto il tempo per decidere con ponderazione ed anche per aprire una consultazione nel Paese. Mi sembra un scelta saggia, espressione, forse, di quella saggezza che Asor Rosa ha ricostruito analiticamente sul Manifesto (19.1.2012) come pilastro di questo esecutivo e dell'operazione politica generale su cui si reggono oggi le sorti dell'Italia. Potrei anche aggiungere che la scelta inaugura un apprezzabile stile di coinvolgimento democratico degli italiani, che oggi vorremmo esteso ad altre questioni: per esempio ai problemi della Val di Susa, al conflitto sul TAV, a cui sinora si risposto con la militarizzazione del territorio e con la criminalizzazione di una intera popolazione. Ma non sono sicuro di poter essere cos magnanimo, per le ragioni che dir alla fine. Debbo, peraltro, aggiungere che se si fosse proceduto immediatamente all'abolizione del valore legale, il governo avrebbe compiuto un atto di imperdonabile arroganza. E avrebbe ricevuto un contraccolpo di non trascurabile ampiezza. Come avrebbe potuto, dopo tutto quello che successo, con il precedente esecutivo? Rammento che il governo Berlusconi, non ha soltanto, per quasi quattro anni , coperto di vergogna e di disonore il nostro paese, ma ha inferto colpi micidiali, i pi gravi in tutta la storia della Repubblica, all'intero sistema dell'istruzione. Ha gettato letteralmente sul lastrico la scuola pubblica, dalle elementari alle superiori, ha ridotto nelle condizioni forse pi precarie della sua storia recente l'Universit. Oggi gli studenti italiani hanno sempre meno borse di studio per poter frequentare i corsi, pagano le tasse pi elevate d'Europa dopo quelle del Regno Unito e dell'Olanda, ricevendo servizi sempre pi scadenti per assenza cronica di personale amministrativo, spazi collettivi, orari delle biblioteche, rarefazione dei docenti. Al tempo stesso migliaia di giovani con in tasca la laurea con lode, dottorato, master vari, conseguiti talora anche all'estero, non sanno dove sbattere la testa, sono gettati nella pi grave angoscia che una persona possa subire: la consapevolezza di avere alle spalle anni e anni di studi, di possedere saperi, idee, energie volont di essere utile al proprio paese e non sapere che cosa fare un giorno dopo l'altro. E a questa condizione, a tale drammatica

situazione, nella sua prima uscita sui problemi dell'Universit, il governo avrebbe davvero potuto rispondere con la grave decisione di abolire valore legale alla laurea? Ma entriamo nel merito della questione. Le argomentazioni pi serie a favore dell'abolizione non reggono alla prova. Sostengono i fautori di tale scelta, che nei concorsi pubblici il voto di laurea altera la corretta valutazione dei candidati, premiando spesso gli immeritevoli che hanno strappato a buon mercato, in qualche Universit di serie b, un alto voto. L'abolizione del valore legale metterebbe tutti in condizioni di parit. A questa apparentemente giudiziosa obiezione si possono tranquillamente fornire pi risposte. Intanto, quello sollevato, un problema che riguarda le norme sull'accesso alle professioni, le modalit con cui vengono valutati curricula, titoli, nei diversi concorsi. E l che caso mai bisogna intervenire se si vuole essere pi certi di premiare il merito, ma il valore legale della laurea non c'entra affatto. D'altronde, una cosa la formazione universitaria, un'altra cosa sono le professioni. Per esempio, per l'accesso dei laureati all'insegnamento scolastico i legislatori italiani hanno di volta in volta varato dispositivi di abilitazione alla professione, che si aggiungevano alla semplice laurea e fornivano un vantaggio concorsuale a chi la conseguiva. D'altra parte, nei concorsi pubblici si valuta la prova a cui i candidati sono sottoposti, non certo il voto di laurea, da solo, a decidere della selezione. E le norme variano comunque da professione a professione. Gli abolizionisti ritengono invece che senza il condizionamento della laurea la valutazione sarebbe pi libera, meno condizionata e premierebbe di pi il merito. Ma davvero cos ? Faccio notare che un giovane uscito dall'Universit italiana ha svolto a seconda della Facolt almeno tra 30 e 50 esami per conseguire la laurea. stato cio sottoposto alla valutazione di decine e decine di professori di diversi insegnamenti e ha subito il filtro legale di almeno due commissioni di lauree, se ha conseguito triennale e specialistica. Dunque ha superato innumerevoli piccoli concorsi. Non c' merito alla fine di una tale carriera? Perch queste numerose verifiche di formazione e preparazione non dovrebbero avere pi per noi una validit legale, utile per valutare il merito di un candidato? Noi ci affidiamo alle cure di un medico perch ha vinto il tale concorso o perch sappiamo che passato per lunghi studi e ha superato prove e verifiche accademiche lunghe e ripetute? Gli

abolizionisti, ribattono: ma perch una laurea conseguita in una Universit marginale deve avere lo stesso valore di una guadagnata in un ateneo di antico e riconosciuto prestigio? La risposta, , innanzi tutto, che le Universit realmente marginali sono davvero poche nel nostro paese. Oggi, che si emarginano quelle telematiche, lo sono ancor meno. Dobbiamo allora colpire e svalutare l'intero sistema universitario italiano? come se a una persona che zoppica da un piede si prescrivesse il taglio di tutte e due le gambe. Ma quello che gli abolizionisti e in generale i riformatori neoliberisti, ispiratori spesso di queste amenit, non considerano che le Universit italiane non sono state create semplicemente per consentire ai cittadini di accedere ai concorsi, ma incarnano un percorso di formazione. Sono un patrimonio pubblico, che si consolidato nel tempo, che fatto della storia delle varie discipline scientifiche, delle diverse scuole accademiche, dei saperi, delle norme e dottrine destinate a formare le classi dirigenti del paese. Le universit, da noi, pi che altrove, sono la sede storica delle diverse comunit scientifiche. In questo grande collettivo di studi si sono formati e si vanno formando non solo dei professionisti, ma il corpo intellettuale della nazione, con la sua identit e i suoi valori condivisi. Qui risiede la legalit, nel senso pi alto, dei saperi che il nostro paese produce con la sua straordinaria e creativa operosit. Che senso ha, dunque, smembrare questo patrimonio in cui una parte estesa degli italiani riconosce le sue conquiste pi alte ? Che senso ha svalutare un lascito straordinario del nostro passato, ingiustamente vilipeso negli ultimi tempi per episodi certamente gravi di corruzione, ma che solo il moralismo indiscriminato e il neoliberismo interessato hanno potuto trasformare in una generale svilimento del nostro sistema formativo? Ma ostinatamente si perora la necessit di creare una pluralit di agenzie di accreditamento e di certificazioni a livello nazionale dei percorsi formativi, come si continua a dire. Si vogliono giurie esterne a quelle gi esistenti. Queste garantirebbero il riconoscimento del merito. Molti dirigenti di Confindustria spingono in tale direzione, e cos alcuni economisti, mai paghi dei fallimenti sotto cui sono state seppellite le loro misere dottrine. Davvero, in Italia, questa sarebbe una soluzione desiderabile? In Italia, paese di antica e lacerante frammentazione? Paese storicamente alle prese con i pi gravi problemi di legalit civile di tutto l'Occidente? Si abolisce valore a un titolo

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... garantito da un lungo processo pubblico e lo si mette in mano agli interessi dei privati? Qual la ratio, se non la superstizione neoliberista, che non vuol vedere l'infinita serie di fallimenti di cui ha costellato la recente storia del mondo? In realt si vuole continuare a colpire tutto ci che pubblico, deregolamentare tutto ci che fissato in norme di valore collettivo, come si fa in altri campi: dai contratti nazionali del lavoro agli articoli della Costituzione. Credo che all'intelligenza dei lettori posso risparmiare ogni mio commento. Aggiungo solo che con passi come questi, demolendo un presidio pubblico come la laurea, che si tende a piegare tutte le relazioni a logiche contrattualistiche private, a rapporti dare/avere, e si avanza verso il dissolvimento del tessuto culturale del paese come comunit nazionale. Devo, tuttavia, concludere con un chiarimento. Tutte le considerazioni sin qui svolte si sono rese necessarie perch ho dovuto stare al gioco e prendere sul serio anche alcune fandonie neoliberali, che non meriterebbero alcun commento. Ma quel che occorre dire, e avrei dovuto dirlo subito, che la questione del valore legale della laurea solo e semplicemente una astutissima manovra diversiva del governo. Nulla di pi. Altro che saggezza, caro Asor, qui si tratta di astuzia raffinata. Con l'aggiunta di tanta professionalit. Il professor Monti e alcuni suoi ministri hanno studiato marketing o comunque ne sono esperti. Oggi l'Universit, ha un disperato bisogno di soldi, di personale tecnico e amministrativo, di nuovi docenti e ricercatori, di Dottorati, di borse di studio. E che cosa orchestra il governo ? Tira fuori un coniglio bianco dal cappello per incantare la folla, per dare in pasto ai furori contrapposti questo bel tema e distrarli per un po' dai problemi in cui annaspa l'intero sistema formativo nazionale. Non ci caschiamo. Il ministro Profumo non si faccia illusioni. Metteremo le questioni reali dell'Universit al centro dell'attenzione e non sar facile farci distrarre con qualche trovata pubblicitaria.

Lettera ad ogni candidato Sindaco di ogni tempo in ogni luogo - di Marco Bersani
Dicci piuttosto se quando arriveremo troveremo le porte aperte o protette dalle guardie ...

Fra poco pi di un mese tappezzerai con la tua faccia ammiccante i muri della citt. Non farlo. Mandaci piuttosto una registrazione audio con i battiti del tuo cuore, lattivit del tuo cervello e i brontolii del tuo stomaco. Dirai che sarai sobrio. Non farlo. Lo consideriamo un pre-requisito, a patto che non chiami sobriet la glaciale, cinica e feroce esecuzione della volont dei mercati contro i diritti delle persone (Monti docet). Dicci piuttosto se ami la vita. Dirai che ti vuoi mettere al servizio della citt. Non farlo. Dicci piuttosto se al termine del tuo mandato tornerai al tuo lavoro o ti infilerai in qualsivoglia Consiglio di Amministrazione di qualsivoglia SpA. Dirai che sarai il sindaco di tutti. Non farlo. Perch non siamo tutti uguali. Le citt e i territori sono oggi ostaggio dei poteri forti della propriet fondiaria e immobiliare, delle banche e della finanza e i cittadini ne subiscono le conseguenze. Dicci piuttosto da che parte stai. Dirai che lacqua un bene comune. Non farlo. Dicci piuttosto entro quanto tempo rispetterai il voto referendario della maggioranza assoluta dei cittadini. Dirai che cambier la politica del territorio, dei rifiuti, dellenergia e dei trasporti. Non farlo. Dicci piuttosto quando, dove, come e in quanti prenderemo le decisioni al riguardo. Dirai che realizzerai grandi opere per dare impulso alleconomia, ma che saranno compatibili con lambiente. Non farlo. Lunica compatibilit con lambiente non fare le grandi opere. Dicci piuttosto se per te vero che leconomia la cura della casa e la casa ha bisogno di manutenzione costante del territorio e delle reti, di prevenzione idrogeologica, di restauro dei centri storici, di servizi di qualit, tutti interventi che producono lavoro fisso e non noioso. Dirai che darai impulso ai servizi e ne realizzerai di nuovi. Non farlo. Chiedici piuttosto di cosa abbiamo bisogno e come pensiamo debba essere progettato e realizzato. Dirai che lavorerai per garantire sicurezza. Non farlo. Dicci piuttosto se per sicurezza intendi diritti per tutti o lennesimo carnevale di ordinanze sui comportamenti individuali e collettivi. Farai molte promesse, sapendo gi che una volta eletto non potrai rispettarle, perch il Comune indebitato e le casse sono vuote. Non farle. Dicci piuttosto che passerai lintero tuo mandato a non pagare il debito illegittimo, a lottare per luscita dal patto di stabilit di tutte le spese per i servizi pubblici locali e per il welfare comunale, a chiedere una nuova fiscalit generale e la ripubblcizzazione della Cassa Depositi e Prestiti. Dirai che fornirai prodotti. Non farlo. Dicci piuttosto se innescherai processi. Dirai che promuoverai la partecipazione. Non farlo. Dicci piuttosto se quando arriveremo troveremo le porte aperte o protette dalle guardie. *Dirigente di Attac Italia, stato uno dei principali animatori del Comitato Promotore del Referendum "2 S per l'Acqua Bene Comune" (12 e 13 giugno 2011). Oggi in prima linea nel sostenere la Campagna di "obbedienza civile" promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua.

Romania, si dimesso il premier Emil Boc. Verso un governo tecnico?


di Matteo Zola - segnalato da FabioNews

cosiddetti indignados romeni da tre settimane protestano per le piazze, una su tutte: piazza delle Universit a Bucarest, simbolo della Romania che vuole cambiare. Nellassordante silenzio dei media internazionali. East Journal nel suo piccolo ha seguito gli avvenimenti, dallItalia e da Bucarest. Emil Boc, leader del partito liberal-democratico (Pdl) al governo, si dimesso dopo tre settimane di proteste senza sosta che nemmeno il gelo e le temperature polari hanno fermato. Ad annunciare le dimissioni stato lo stesso Boc in diretta tv, una mossa obbligata a seguito del vertiginoso calo di consensi del suo partito. Emil Boc, al governo dal 2009, ha introdotto una serie di impopolari tagli alla spesa pubblica per risanare le finanze del Paese, dal taglio di decine di migliaia di posti di lavoro alla riduzione dei salari e allaumento delle imposte. Misure di austerit necessarie anche a seguito del prestito ricevuto dal Fondo Monetario Internazionale. Aver svenduto il Paese al Fmi una delle accuse che i manifestanti, da tre settimane in piazza, gli rivolgono. La protesta romena, per, ha obiettivi pi ampi. O sarebbe

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meglio dire aveva poich queste dimissioni rischiano di disinnescarla di fatto, suggerendo un cambiamento politico che nella realt non ci sar. E questo in Romania lo sanno bene, infatti il vero oggetto della contestazione sempre stato Traian Basescu, controverso presidente della Repubblica. Basescu il simbolo di una Romania in perenne transizione, dove la corruzione endemica, la democrazia fragile quando non apparente: Vi preghiamo di scusarci, non riusciamo a produrre quanto voi riuscite a rubare! era uno degli slogan dei manifestanti. La rivolta romena di queste settimane, colpevolmente passata sotto silenzio da parte dei media internazionali, ha molte anime: dai monarchici, agli hooligans, dagli studenti fino ai pensionati. Quasi tutta la societ romena scesa in piazza, in circa quaranta citt, per chiedere diritti. In un primo momento il governo ha reagito con la violenza, infiltrando nei cortei dei provocatori che consentissero la repressione poliziesca. I poliziotti, dal canto loro, col passare dei giorni hanno solidarizzato con i manifestanti. La violenza, che delegittima ogni manifestazione che voglia dirsi democratica, progressivamente diminuita e il giornale Romania Libera ha ricordato, in un editoriale, come violenza non sia solo lanciare sassi verso la polizia: depauperare il Paese con la corruzione, licenziare migliaia di persone, tagliare stipendi e pensioni, quella violenza. Ora la domanda : chi guider il nuovo esecutivo? C gi chi parla di governo tecnico, e malignamente ci chiediamo se anche quello non sar guidato da qualche banchiere come gi in Italia e in Grecia. A Bucarest, intanto, si registrano venti gradi sotto zero ma latmosfera resta rovente.

Lettera aperta di Mikis Theodorakis


di Mikis Theodorakis

Esiste

un complotto internazionale che ha l'obiettivo di cancellare il mio paese. E iniziato nel 1975 opponendosi alla civilt neo-greca, continuato con la distorsione sistematica della nostra storia contemporanea e della nostra identit culturale e adesso sta cercando di cancellarci anche materialmente con la mancanza di lavoro, la fame e la miseria. Se il popolo greco non prende la situazione in mano per ostacolarlo, il pericolo della sparizione della Grecia reale. Io lo colloco entro i prossimi 10 anni. Di noi, rester solo la memoria della nostra civilt e delle nostre battaglie per la libert. Fino al 2009 il problema economico non era grave. Le grandi ferite della nostra economia erano la spesa esagerata per la difesa del paese e la corruzione di una parte dei politici e dei giornalisti. Per queste due ferite, per, erano corresponsabili anche dei paesi stranieri. Come la Germania, la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti che guadagnavano miliardi di euro da noi con la vendita annuale di materiale bellico. Questa emorragia continua ci metteva in ginocchio e non ci permetteva di crescere mentre offriva grandi ricchezze ai paesi stranieri. Lo stesso succedeva con il problema della corruzione. La societ tedesca Siemens manteneva un dipartimento che si occupava della corruzione dei nostri politici, per poter piazzare meglio i suoi prodotti nel mercato greco. Di conseguenza, il popolo greco stato vittima di questo duetto di ladri, Greci e Tedeschi, che si arricchivano sulle sue spalle. evidente che queste due ferite potevano essere evitate se i due partiti al potere (filo americani) non avessero raccolto tra le loro fila elementi corrotti, i quali, per coprire lemorragia di ricchezze (prodotte dal lavoro del popolo greco) verso le casse di paesi stranieri, hanno sottoscritto prestiti esagerati, con il risultato che il debito pubblico aumentato fino a 300 miliardi di euro, cio il 130% del Pil. Con questo sistema, le forze straniere di cui ho detto sopra, guadagnavano il doppio. Dalla vendita di armi e dei loro prodotti, prima; dai tassi dinteresse dei capitali prestati ai vari governi (e non al popolo), dopo. Perch come abbiamo visto, il popolo la vittima principale in ambedue i casi. Un esempio solo vi convincer. I tassi dinteresse di un prestito di 1 miliardo di dollari che contrasse Andreas Papandreou nel 1986 dalla Francia, sono diventati 54 miliardi di euro e sono stati finalmente saldati nel2010! Il Sig. Juncker ha dichiarato un anno fa, che aveva notato questa grande emorragia di denaro dalla Grecia a causa di spese enormi (ed obbligatorie) per lacquisto di vari armamenti dalla Germania e dalla Francia. Aveva capito che i nostri venditori ci portavano

direttamente ad una catastrofe sicura ma ha confessato pubblicamente che non ha reagito minimamente, per non colpire gli interessi dei suoi paesi amici! Nel 2008 c stata la grande crisi economica in Europa. Era normale che ne risentisse anche leconomia greca. Il livello di vita, abbastanza alto (eravamo tra i 30 paesi pi ricchi del mondo), rimase invariato. C stata, per, la crescita del debito pubblico. Ma il debito pubblico non porta obbligatoriamente alla crisi economica. I debiti dei grandi paesi come gli USA e la Germania, si contano in tris miliardi di euro. Il problema era la crescita economica e la produzione. Per questo motivo furono contratti prestiti dalle grandi banche con tasso fino al 5%. In questa esatta posizione ci trovavamo nel 2009, fino a quando in novembre diventato primo ministro Georges Papandreou. Per farvi capire cosa ne pensa oggi il popolo greco della sua politica catastrofica, bastano questi due numeri: alle elezioni del 2009 il partito socialista ha preso il 44% dei voti. Oggi le proiezioni lo portano al 6%. Papandreou avrebbe potuto affrontare la crisi economica (che rispecchiava quella europea) con prestiti dalle banche straniere con il tasso abituale, cio sotto il 5%. Se avesse fatto questo, non ci sarebbe stato alcun problema per il nostro paese. Anzi, sarebbe successo lincontrario perch eravamo in una fase di crescita economica. Papandreou, per, aveva iniziato il suo complotto contro il proprio popolo dallestate del 2009, quando si incontrato segretamente con il Sig. Strauss Kahn per portare la Grecia sotto lombrello del FMI (Fondo Monetario Internazionale). La notizia di questo incontro stata resa pubblica direttamente dal Presidente del FMI. Per passare sotto il controllo del FMI, bisognava stravolgere la situazione economica reale del nostro paese e permettere linnalzamento dei tassi dinteresse sui prestiti. Questa operazione meschina iniziata con laumento falso del debito interno, dal 9,2% al 15%. Per questa operazione criminale, il Pm Peponis, ha chiesto 20 giorni fa, il rinvio a giudizio per Papandreou e Papakostantinou (Ministro delleconomia). Ha seguito la campagna sistematica in Europa di Papandreou e del Ministro delleconomia che durata 5 mesi, per convincere gli europei che la Grecia un Titanic pronto per andare a fondo, che i greci sono corrotti, pigri e di conseguenza incapaci di affrontare i problemi del paese. Dopo ogni loro dichiarazione, i tassi dinteresse salivano, al punto di non poter ottenere alcun prestito e di conseguenza il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea hanno preso la forma dei nostri salvatori, mentre nella realt era linizio della nostra morte. Nel Maggio del 2010 stato firmato da un solo Ministro il famoso primo accordo di salvataggio. Il diritto greco, in questi casi, esige, per un accordo cos importante, il voto favorevole di almeno tre quinti del parlamento. Quel primo accordo dunque illegale. La troika che oggi governa in Grecia, agisce in modo completamente illegale. Non solo per il diritto greco ma anche per quello europeo. Da quel momento

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fino ad oggi, se i gradini che portano alla nostra morte sono venti, siamo gi scesi pi della met. Immaginate che con questo secondo accordo, per la nostra salvezza, offriamo a questi signori la nostra integrit nazionale e i nostri beni pubblici. Cio Porti, Aeroporti, Autostrade, Elettricit, Acqua, ricchezze minerali ecc. ecc. ecc. i nostri, inoltre, monumenti nazionali come lAcropolis, Delfi, Olympia, Epidauro ecc. ecc. ecc.; perch con questi accordi abbiamo rinunciato ad eventuali ricorsi. La produzione si fermata, la disoccupazione salita al 20%, hanno chiuso 80.000 negozi, migliaia di piccole fabbriche e centinaia di industrie. In totale hanno chiuso 432.000 imprese. Decine di migliaia di giovani laureati lasciano il paese che ogni giorno si immerge in un buio medioevale. Migliaia di cittadini ex benestanti, cercano nei cassonetti della spazzatura e dormono per strada. Intanto si dice che siamo vivi grazie alla generosit dei nostri salvatori, dellEuropa, delle banche e del Fondo Monetario Internazionale. In realt, ogni pacchetto di decine di miliardi di aiuti destinato alla Grecia torna per intero indietro sotto forma di nuovi incredibili tassi dinteresse. E siccome c bisogno di continuare a far funzionale lo stato, gli ospedali, le scuole ecc., la troika carica di extra tasse (assolutamente nuove) gli strati pi deboli della societ e li porta direttamente alla fame. Un'analoga situazione di fame generalizzata lavemmo allinizio delloccupazione nazista nel 1941, con 300.000 morti in 6 mesi. Adesso rivediamo la stessa situazione. Se si pensa che loccupazione nazista ci costata 1 milione di morti e la distruzione totale del nostro paese, com possibile per noi greci accettare le minacce della sig.ra Merkel e lintenzione dei tedeschi di installare un nuovo gaulaighter e questa volta con la cravatta E per dimostrare quant ricca la Grecia e quanto lavoratori sono i greci, che sono coscienti del Obbligo di Libert e dellamore verso la propria patria, c' l'esempio di come si reag all'occupazione nazista dal 1941 allOttobre del 1944. Quando le SS e la fame uccidevano 1 milione di persone e la Vermacht distruggeva sistematicamente il paese, derubando la produzione agricola e loro dalle banche greche, i greci hanno fondato il movimento di solidariet nazionale che ha sfamato la popolazione ed hanno creato un esercito di 100.000 partigiani che ha costretto i tedeschi ad essere presenti in modo continuo con 200.000 soldati. Contemporaneamente, i greci, grazie al proprio lavoro, sono riusciti non solo a sopravvivere ma a sviluppare, sotto condizioni di occupazione, larte neo greca, soprattutto la letteratura e la musica. La Grecia scelse la via del sacrificio per la libert e la sopravvivenza. Anche allora ci colpirono senza ragione e noi rispondemmo con la Solidariet e la Resistenza, e siamo riusciti a vincere. La stessa cosa che dobbiamo fare anche adesso con la certezza che il vincitore finale sar il popolo greco. Questo messaggio mando alla Sig.ra Merkel ed al Sig. Schuble, dichiarando che rimango sempre amico del Popolo Tedesco ed ammiratore del suo grande contributo alla Scienza, la Filosofia, lArte e soprattutto alla Musica! E forse, la miglior dimostrazione di questo che tutto il mio lavoro musicale a livello mondiale, lho affidato a 2 grandi editori tedeschi Schott e Breitkopf con cui ho unottima collaborazione. Minacciano di mandarci via dallEuropa. Ma se lEuropa non ci vuole 1 volta, noi, questa Europa di Merkel e Sarkozy, non la vogliamo 10 volte. Oggi domenica 12 Febbraio. Mi sto preparando per prendere parte con Manolis Glezos, leroe che ha tirato gi la svastica dallAcropolis, dando cos il segnale per linizio non solo della resistenza greca ma di quella europea contro Hitler. Le strade e le nostre piazze si riempiranno di centinaia di migliaia di cittadini che esprimeranno la propria rabbia contro il governo e la troika. Ho

sentito ieri il nostro Primo ministro banchiere, rivolgendosi al popolo greco, dire che siamo arrivati allora zero. Chi, per, ci ha portati allora ZERO in due anni? Le stesse persone che invece di trovarsi in prigione, ricattano i parlamentari per firmare il nuovo accordo, peggio del primo, che sar applicato dalle stesse persone con gli stessi metodi che ci hanno portato allora ZERO! Perch? Perch questo ordina lFMI e lEurogroup, ricattandoci che se non obbediremo ci sar il fallimento Stiamo assistendo al teatro della paranoia. Tutti questi signori, che in sostanza ci odiano (greci e stranieri) e che sono gli unici responsabili della situazione drammatica alla quale hanno portato il paese, minacciano, ricattano, ordinano con lunico scopo di continuare la loro opera distruttiva, cio di portarci sotto lora ZERO, fino alla nostra sparizione definitiva. Siamo sopravvissuti nei secoli, in condizioni molto difficili ed certo che se ci porteranno con la forza, con la violenza, al penultimo gradino prima della nostra morte, i Greci, non solo sopravvivranno ma rinasceranno. In questo momento presto tutte le mie forze allunione dinamica del popolo greco. Sto cercando di convincerlo che la Troika e lFMI non sono una strada senso unico. Che esistono anche altre soluzioni. Guardare anche verso la Russia per una collaborazione economica, per lo sfruttamento delle nostre ricchezze minerarie, con condizioni diverse, a favore dei nostri interessi. Per quanto riguarda lEuropa, propongo di interrompere lacquisto di armamenti dalla Germania e dalla Francia. E dobbiamo fare tutto il possibile per prendere i nostri soldi, che la Germania ancora non ha saldato dal periodo della guerra. Tale somma ad oggi quasi 500 miliardi di euro!!! Lunica forza che pu realizzare questi cambiamenti rivoluzionari il popolo greco, unito in un enorme Fronte di Resistenza e Solidariet, per mandare via la troika (FMI e Banche) dal paese. Nel frattempo devono essere considerati nulli tutti gli accordi illegali (prestiti, tassi dinteresse, tasse, svendita del paese ecc.). naturalmente, i loro collaboratori greci, che sono gi condannati nella coscienza popolare come traditori, devono essere puniti. Per lUnione di tutto il Popolo st dedicando tutte le mie energie e credo che alla fine ce la faremo. Ho fatto la guerra con le armi in mano contro loccupazione nazista. Ho conosciuto i sotterranei della Gestapo. Sono stato condannato a morte dai Tedeschi e sono vivo per miracolo. Nel 1967 ho fondato il PAM, la prima organizzazione di resistenza contro i colonnelli. Ho agito nellillegalit contro la dittatura. Sono stato arrestato ed imprigionato nel mattatoio della dittatura. Alla fine sono sopravvissuto e sono ancora qui. Oggi ho 87 anni ed molto probabile che non riuscir a vedere la salvezza della mia amata patria. Ma morir con la mia coscienza tranquilla, perch continuo a fare le mie battaglie per gli ideali della Libert e del Diritto fino alla fine.

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