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Volume : 3 Numero: 55 Data: Dicembre 2011 Sede: Gruppo Alternativa Liguria Di: Asta Paolo, Martini Claudio

Alternativa news
In collaborazione con: Megachip

IN QUESTO NUMERO
1 Difendersi con tutti i mezzi democratici rimasti Di: Giulietto Chiesa [ pag. 1 ] 2 La banca Di: Raffaele Alladio [ pag. 2] 3 Sul piede di guerra Di: Simone Pieranni [ pag. 2 ] 4 2001/2011, dieci anni da dragone per avviare il secolo cinese Di: Michelangelo Cocco [ pag. 3/4 ] 5 Deve cambiare musica Di: Giulietto Chiesa [ pag. 4 ] 6 Mosca non fa primavera Di: Stefano Grazioli [ pag. 4/5 ] 7 E crisi: serve investire nella cultura del capitale naturale Di: Gianfranco Bologna [ pag. 5/6 ] 8 Quei maledetti 98 miliardi che lo stato non vuole riscuotere Di: Valerio Valentini [ pag. 6 ] 9 Passeraset Di: Marco Travaglio [ pag. 7 ] 10 Il grido silenzioso dellagricoltura italiana Di: Uomo Zappiens [ pag. 7/8 ]

Difendersi con tutti i mezzi democratici rimasti - di Giulietto Chiesa

Chi ci bombarda? Sono i proprietari universali. Non hanno patria e sono pochi, ma sono
potenti. Nelle attuali circostanze il loro quartier generale a Wall Street, New York, Stati Uniti dAmerica. I pi importanti tra loro sono cittadini americani, ma la cosa inessenziale. Essenziale che il loro portavoce principale il presidente degli Stati Uniti. Quello di turno. Essenziale che possano usare le armi dellAmerica. Ci bombardano perch sono falliti, ma essendo i padroni del pianeta (o ritenendosi ancora tali, anche se non lo sono pi) non hanno nessuna intenzione n di ritirarsi n di pagare. Vogliono anzi che paghiamo noi. E dal 2008 che hanno deciso loro che controllano la finanza mondiale che bisogna liquidare leuro e lEuropa. Perch il primo minacciava la supremazia del dollaro (che la loro moneta) e perch la seconda, ogni tanto, fungeva da terzo incomodo. Cos, prima hanno comprato la seconda, mettendo alla sua testa i loro uomini, scrivendo le sue leggi, scegliendo i suoi statuti e imponendoli ai popoli europei; e adesso attaccano il primo, perch la partita finale vogliono giocarsela da soli contro lo yuan cinese. Significa che lattacco non contro questa o quella classe sociale: contro i popoli dellEuropa (e del mondo). E lattacco dello 0,01% contro il 99,99%. Voi penserete che una cosa assurda. E lo . Ma questo non significa che sia irreale. Per mantenere il loro potere hanno la necessit assoluta di schiacciarci, di toglierci ogni via di fuga, di cancellare ogni nostra libert, di ridurre al minimo vitale il nostro tenore di vita, di privarci della nostra autonomia, dei nostri pensieri. Ci dicono che poi cresceremo, ma i pochi che ancora ragionano sanno bene che, riducendo i nostri salari e le nostre pensioni, i servizi sociali e tutto ci che ancora ci aiuta a vivere, non ci sar nessuna crescita. Ci sar, al contrario, la recessione. Ma, com ovvio, non possono dirci la verit. E la verit che sono andati in fallimento da soli, senza che nessuno, da chiss quale pianeta, li ostacolasse. Hanno prodotto il disastro con le loro morbide mani. Noi non centriamo con le loro follie. E vero: ci siamo indebitati, perch ci hanno istupidito tutti a tal punto che abbiamo speso pi di quanto potevamo permetterci. La pubblicit e lo spettacolo sono stati le loro pi potenti portaerei (e infatti dovremmo attaccare, quando cominceremo a difenderci, in primo luogo quelle). Il resto, cio il lavoro sporco, coperto, lontano dalla luce del sole, lhanno fatto fare ai loro maggiordomi, ben pagati, o ricattati, dopo essere stati corrotti, messi al comando dei paesi satelliti dEuropa. Solo che bisogna che ce lo ripetiamo, per non dimenticarlo sono falliti. E non hanno nessuna ricetta per salvarsi. Neanche quella di sottoporci al macello sociale che stanno organizzando. Perch dalle misure di austerit e di rigore che pretendono di imporci si ricaver, al massimo qualche centesimo per le caldarroste alla vigilia di Natale. I proprietari universali, i banchieri globali non concepiscono la democrazia (sebbene possano pagare eserciti di servi che ne parlano ogni giorno per farci credere che viviamo appunto in democrazia). Un tempo ce lavrebbero tolta con la forza, ma non ne avevano bisogno. Scelsero di preparare il terreno (quando sarebbe giunto il momento) per togliercela con il nostro consenso. Il momento giunto. Loro sono arrivati al capolinea, e noi, a centinaia di milioni, viviamo dentro Matrix. Ma anche Matrix comincia a sgretolarsi e dalle fessure entra laria, la puzza. Chi la sente si svegli. Dobbiamo cominciare a difenderci.

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"La" banca -

di Raffaella Alladio vergognarsi.it

SUL PIEDE DI GUERRA


di Simone Pieranni - china-files.com. questione del Mar cinese meridionale si ingigantisce ogni giorno che passa. Il 6 novembre 2011 il presidente cinese Hu Jintao ha parlato alla potente commissione militare centrale. Il suo discorso, in sintesi, quello di prepararsi a una guerra. Il presidente Hu Jintao ha esortato la marina a prepararsi per il combattimento militare, viste le crescenti tensioni regionali sulle dispute marittime e la campagna degli Stati Uniti per affermarsi come potenza del Pacifico. La marina deve accelerare la sua trasformazione e modernizzazione in modo robusto, e fare i preparativi per il combattimento militare al fine di compiere maggiori contributi alla salvaguardia della sicurezza nazionale, ha detto Hu Jintao. Washington ha minimizzato, ma la tensione nel Pacifico in un pericoloso crescendo. Il presidente cinese ha invitato la marina militare del Dragone a prepararsi a una guerra. I suoi commenti, che sono stati pubblicati in un comunicato su un sito web del governo, rappresentano le preoccupazioni cinesi per l'ingerenza degli Stati Uniti nell'area asiatica con riferimento al mar cinese del sud. Diversi paesi asiatici rivendicano la propria sovranit su parti del Mar Cinese Meridionale, che si ritiene abbia enormi riserve di gas. La Cina rivendica il suo potere nella zona, attraverso la quale passa un terzo del commercio marittimo mondiale. Vietnam e Filippine hanno pi volte accusato la Cina di aumentare le proprie forze di aggressione nell'area. In una traduzione delle osservazioni di Hu, l'agenzia ufficiale Xinhua ha virgolettato il presidente: la Cina deve prepararsi per una guerra estesa. Il Pentagono ha minimizzato il discorso di Hu, sostenendo che Pechino ha il diritto di sviluppare il suo esercito, anche se dovrebbe farlo in modo trasparente: hanno il diritto di sviluppare capacit militari e di pianificare, proprio come facciamo noi, ha detto il portavoce del Pentagono George Little, che ha aggiunto, abbiamo pi volte chiesto trasparenza ai cinesi. Le nostre forze navali sono pronte in ogni caso. L'annuncio di Hu giunge sulla scia dei viaggi in Asia compiuti da diversi alti funzionari statunitensi, tra cui il presidente Barack Obama, il Segretario alla Difesa Leon Panetta e il Segretario di Stato Hillary Clinton. Il sottosegretario alla Difesa degli Stati Uniti Michelle Flournoy si riunito a Pechino con i suoi omologhi cinesi il 6 dicembre, per colloqui militari. Non era mancata la voce anche del premier cinese in precedenza: Wen Jiabao aveva avvertito il mese scorso contro le interferenze di forze esterne in dispute territoriali regionali. E la Cina aveva annunciato -avrebbe condotto esercitazioni navali nel Pacifico, dopo che Obama aveva ufficializzato l'invio di oltre duemila marines in Australia. L'Esercito popolare di liberazione, il pi grande esercito del mondo, soprattutto una forza di terra, ma la sua marina hanno scritto i media locali - sta giocando un ruolo sempre pi importante. La prima portaerei della Cina ha iniziato la sua seconda prova in mare la settimana scorsa dopo aver subito ristrutturazioni e test: si tratta di una nave di produzione sovietica, di trecento metri, che ha suscitato la preoccupazione internazionale. Pechino ha pi volte insistito sul fatto che il vettore non costituisce alcuna minaccia per i suoi vicini, sostenendo che verr utilizzata principalmente per scopi di formazione e di ricerca. Difficile crederci, dopo l'ultima uscita di Hu Jintao, presidente della Cina, segretario del Partito comunista e capo delle forze armate cinesi.

Parliamo di banche; meglio di una in particolare, lo IOR, Istituto


per le Opere di Religione ovvero un istituto privato di propriet del Vaticano. E' lo Stato Italiano a capitalizzare, almeno in parte, questo istituto di credito elargendo al Vaticano 750 milioni di lire e 1 miliardo in titoli di debito pubblico consolidato in seguito ai Patti Lateranensi nel 1929. E lo fa con una legge datata 27 maggio 1929 che giustifica questo passaggio di denaro come risarcimento a vario titolo. Ha cos inizio l'infiltrazione su basi economiche del Vaticano nello Stato Italiano; un'infiltrazione che autorizza il primo ad intralciare, con i propri interessi travestiti da valori morali, molte scelte politiche del nostro paese. Lo IOR nasce come istituto senza scopo di lucro per la gestione dei patrimoni che vengono ad esso lasciati in eredit da persone fisiche e giuridiche, che dovrebbero essere "destinati a opere di religione e carit" come si legge nell'articolo 2 dello Statuto interno. Solo nel 1942, con papa Pio XII, diventer a tutti gli effetti un Istituto di credito a scopo di lucro. E, guarda caso, il 31 dicembre dello stesso anno viene emessa una circolare dall'allora ministro delle Finanze Revel che esonera lo IOR dal pagamento delle imposte sui dividendi. E continua cos il finanziamento pubblico alla Chiesa i cui interessi economici, allora come ora, paiono essere tra le principali attenzioni dei politici italiani che probabilmente in tal modo pensano di lavarsi la coscienza indiscutibilmente sporca; ma forse non sanno che chi hanno scelto come tramite per la divinit ha la coscienza ancora pi sporca. Il signor Bernardino Nogara a capo dell'Amministrazione speciale per le Opere di Religione, poi IOR, dal 1929 al 1954. Qualcuno, cinicamente laico, ha sostenuto che dopo Ges Cristo il miglior ingaggio fatto dalla Chiesa Cattolica sia stato proprio Nogara che, nell'accettare l'incarico, pose due sole, ma molto nette, condizioni: "1) Qualsiasi investimento che scelgo di fare deve essere completamente libero da qualsiasi considerazione religiosa o dottrinale; 2) Devo essere libero di investire i fondi del Vaticano in ogni parte del mondo". Ingegnere di studi divenne uomo politico e poi banchiere. Con lo IOR mise le mani, "sante" ovviamente, su enti come l'Italgas e il Banco di Roma; si appropri di una grossa fetta dell'industria tessile italiana, entr in partecipazione con le Ferrovie, le societ per le comunicazioni telefoniche e quelle per la produzione di energia elettrica. Se con l'idea di "opere di religione e carit" gi quelle di Nogara appaiono stridenti, l'investimento dello IOR, molto redditizio alla vigilia della seconda gerra mondiale, nell'industria delle armi, toglie ogni dubbio. Il riciclaggio di denaro mafioso (ne parlano in Tribunale fra gli altri il pentito Mannoia e Ciancimino figlio), il finanziamento dei Contras nicaraguensi in Sud America e quello di Solidarnosc in Polonia contro movimenti comunisti e filomarxisti, sono solo alcune delle opere di carit finanziate dalla banca IOR negli ultimi anni. Questi sono dati di fatto; puniti o meno che siano stati dalla giustizia terrena, gli investimenti compiuti dall'Istituto bancario vaticano sono criminosi e illeciti; hanno dato copertura e appoggio alle associazioni mafiose e ad altre associazioni criminali in mezzo mondo ponendosi come solo ed unico obiettivo una vera e propria colonizzazione per ottenere una sempre maggior quantit di denaro. Ora, parlare di laicit dello Stato Italiano quasi ridicolo, per continuare ad attribuire valore e non solo, continuare ad elargire privilegi ad un'associazione criminale quale la Chiesa Cattolica nelle vesti dei suoi organismi con a capo il Pontefice, veramente troppo.

La

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2001-2011, dieci anni da dragone per avviare il secolo cinese


di Michelangelo Cocco - ilmanifesto.it. ieci anni fa la nazione pi popolata del mondo era entrata nel Wto, l'organizzazione mondiale del commercio. Oggi ha deluso chi sperava in un'apertura totale al mercato e sembra volersene allontanare. L'imperativo sviluppare il mercato interno. Dieci anni dopo, sembra che la Cina si stia allontanando dall'Organizzazione mondiale per il commercio. Questa sorprendente affermazione arrivata qualche giorno fa durante un congresso per ricordare l'evento - da Long Yongtu, uno dei negoziatori dello storico ingresso, l'11 dicembre 2001, di Pechino nella Wto. Un abbraccio che contribu a rivitalizzare il capitalismo ferito dall'11 settembre e apr ufficialmente quello che secondo molti analisti sar il secolo cinese. Long esprime la delusione di chi sperava in un'apertura rapida e completa al mercato e constata invece che terre, banche e grandi industrie sono ancora nelle mani dello Stato. E teme che, per effetto di un'eventuale seconda ondata di recessione negli Stati Uniti e della crisi dell'euro, le tensioni degli ultimi tempi possano sfociare in vere e proprie guerre commerciali. Chin Leng Lim, docente di diritto all'Universit di Hong Kong, ha riassunto cos alla Reuters il percorso accidentato della Wto: Come la si potrebbe definire Organizzazione mondiale del commercio senza la Cina? E allora, dobbiamo cambiare le regole della Cina o piuttosto modificare le regole globali per adattarci alla Cina?. Contrordine compagni L'investimento previsto di quelli colossali: 1.700 miliardi di dollari, due volte e mezzo lo "stimolo" varato per uscire dalla crisi del 2008. Una montagna di denaro che, in linea con il piano quinquennale 2011-2016, dovrebbe archiviare il decennio in cui la Repubblica popolare ha rifornito il resto del mondo di prodotti a basso costo e far decollare nuovi settori definiti "strategici": l'economia verde e l'industria hi-tech. Che non si tratti di un semplice annuncio stato confermato dal Segretario per il commercio John Bryson, che in un recente incontro con la controparte cinese ha rivendicato una fetta della torta per le aziende Usa. Proprio mentre l'Amministrazione Obama indagava per dumping i marchi cinesi che vendono "sottocosto" pannelli solari negli Usa e Pechino replicava accusando Washington di protezionismo. Dai manufatti low cost alle auto verdi, alle

biotecnologie, alle energie alternative: quanto questa trasformazione riuscir a essere "indolore"? Nei giorni scorsi gli operai di un'azienda che a Shanghai produce per Apple, Motorola e Hp hanno scioperato contro l'aut aut dei padroni: essere trasferiti assieme allo stabilimento o licenziati senza indennizzi. A Shenzhen e Dongguan, nel Sud di pi antica industrializzazione, migliaia di lavoratori stanno protestando per la diminuzione delle ore di straordinario, conseguenza del rallentamento della produzione. L'imperativo : riequilibrare il sistema. La Cina cresce ininterrottamente da trent'anni, dalle riforme di Deng Xiaoping. Col 9,6% del totale il primo esportatore del Pianeta, ha accumulato 3.200 miliardi di dollari di riserve in valuta estera ma anche grossi squilibri sociali: il reddito medio di 4.400 dollari annui pro capite e l'indice Gini sulla diseguaglianza allo 0.41. Con la flessione della domanda dall'estero, per mantenere alta la crescita il Partito comunista (Pcc) punta a sviluppare i consumi interni. Censura, battaglia continua La Repubblica popolare arrivata in ritardo all'appuntamento con internet, alla quale 77mo paese in ordine cronologico - si agganciata nell'aprile del 1994. Ma ha recuperato in fretta e, con 485 milioni di utenti, oggi lo Stato col maggior numero di cittadini connessi. Tra questi, 300 milioni hanno attivato un weibo. Nati un paio d'anni fa, sono la versione cinese di Twitter (oscurato, come gli altri social network stranieri) e rappresentano una delle forme di comunicazione preferite dai netizen. Se ne sono accorte anche le autorit e le corporation, che nelle ultime settimane hanno messo i weibo al centro di un'offensiva a base di censura e pubblicit. Bill Gates, Coca Cola, Unilever e Louis Vuitton sono stati i primi a lanciarsi in una vetrina virtuale osservata da una classe media in ascesa che il Pcc sollecita a consumare di pi. I controllori sono costretti a inseguire un wangmin (popolo della rete) sempre pi audace e a bilanciare gli obiettivi della censura e le esigenze del mercato. Le autorit hanno dichiarato guerra ai rumor, balle del web come quella di Guo Meimei, giovane disoccupata che sul suo weibo si mostrava, borsa di Hermes in spalla, alla guida di una Maserati e sosteneva di essere un'impiegata della Croce Rossa (al centro di un grosso scandalo); o quella su 20 mila fantomatici terroristi uiguri sieropositivi, sguinzagliati per il Paese a diffondere l'Aids. Per stroncare i rumor, la polizia mette a tacere le discussioni online sui temi pi scottanti e rimuove pagine scomode.

La maturit dello yan Gli Stati Uniti lo considerano tuttora artificialmente sottovalutato, almeno del 20% e tra i congressmen c' chi sullo yuan pronto a impostare la prossima campagna elettorale in difesa del made in Usa. Intanto la valuta - che negli ultimi anni si apprezzata lentamente ma costantemente rispetto al dollaro - continua a rimanere debole favorendo le esportazioni, ma si prepara alla maturit. Secondo l'ultimo rapporto della Commissione parlamentare per le relazioni Usa-Cina, Pechino negli ultimi anni ha allentato i controlli sull'utilizzo dello yuan nelle transazioni internazionali, utilizzando Hong Kong per la "sperimentazione": nel giro di cinque-dieci anni le banconote col ritratto di Mao inizieranno a minacciare il dominio del dollaro sui mercati internazionali. Fate scoppiare quella bolla Pechino: da 4.557 yuan al metro quadro a 17.782 yuan (circa 2.000 euro), negli ultimi dieci anni. Shanghai: nello stesso periodo, da 3.326 a 14.400 yuan. Nella provincia di Zhejiang, da 1.758 a 9.249. Con l'accelerazione dell'industrializzazione e delle infrastrutture, la bolla immobiliare ha avvolto le megalopoli e le aree costiere pi sviluppate, dove per le giovani coppie della classe media ormai impossibile acquistare casa e milioni di lavoratori migranti sono costretti a vivere in baracche e alloggi di fortuna. Quello del mattone uno dei settori trainanti l'economia (circa il 13% del prodotto interno lordo) anche perch il controllo governativo sui capitali ha spinto a investire in patria. Un affare per tutti tranne che per i cittadini: i palazzinari hanno fatto il loro ingresso tra gli uomini pi ricchi della Repubblica popolare, i governi locali - tra non pochi casi di corruzione - hanno beneficiato delle vendite delle terre, lo Stato delle tasse. Da oltre un anno il governo ha messo in atto una serie di misure per frenare i rialzi. Lo scorso aprile, la Commissione di controllo (Cbrc) ha avvisato gli istituti di credito di effettuare stress test per un ipotetico crollo del 50% dei prezzi e del 30% del volume delle compravendite. Secondo i catastrofisti (e i developer, che chiedono di continuare a gonfiare la bolla) le restrizioni e la riduzione dei finanziamenti provocheranno fallimenti a catena di societ e banche, aumento della disoccupazione, instabilit. Per molti analisti la bolla sar al contrario l'ennesimo banco di prova delle capacit di gestione dell'economia da parte del Partito e dello Stato, che sarebbe in grado di riassorbire gli esuberi, ricapitalizzare le banche e alla fine otterrebbe una redistribuzione della ricchezza dagli speculatori alle famiglie, con la possibilit di aumentare i consumi interni.. PAGINA 3 Alternativa news n55

... Amici-nemici, vicini e lontani Sono passati due anni da quando a Tokyo, il 14 novembre 2009, Barack Obama si autoproclam primo presidente pacifico degli Stati Uniti. Pechino stava studiando gi da tempo le mosse dell'avversario sullo scacchiere Asia-Pacifico e, mentre prepara il prossimo viaggio a Washington del presidente designato Xi Jinping (in programma dopo l'insediamento di quest'ultimo nell'autunno prossimo) risponde agli Usa con un'escalation retorica. Ieri il capo dello Stato, Hu Jintao, ha dichiarato che la marina, rimasta indietro nel complesso di forze armate tradizionalmente imperniate sull'esercito, deve accelerare la sua modernizzazione e prepararsi alla guerra. Qualche giorno fa Obama aveva annunciato la nascita di una base permanente di 2.500 marine a Darwin, il porto nel nord dell'Australia che, a 820 km dall'Indonesia, considerato una via d'accesso al Sud-Est asiatico. Rispetto a Giappone e Corea del Sud (i due alleati degli Usa pi forti nell'area), Darwin pi vicina al Mar cinese meridionale, epicentro di un annoso contenzioso territoriale (sugli arcipelaghi delle Spratly e delle Paracel) tra la Cina, da una parte, e le Filippine e il Vietnam, dall'altra. Nei fondali delle Spratly e delle Paracel ci sono giacimenti di petrolio stimati intorno ai 150 miliardi di barili e di gas, per 3,4 trilioni di metri cubi. E nei mari del Pacifico, come nelle acque agitate dei mercati, a dieci anni dal suo ingresso nella Wto, la presenza della Cina sempre pi ingombrante.

Deve cambiare musica


di Giulietto Chiesa tre mesi dalla elezione presidenziale che fu disegnata per dargli la possibilit di rimanere al potere, indisturbato, per i prossimi 16 anni almeno, Vladimir Putin ha fatto una mossa sbagliata. Probabilmente la prima da quando andato al potere, undici anni fa. A Mosca tutti sanno, e sapevano, che le elezioni erano "pilotate" . E' un eufemismo, ma descriveva bene lo stato delle cose, quando tutto il potere della conta dei voti era in mano a chi deteneva il potere. Ma questo pilotaggio morbido ha funzionato fino a che ritoccare le cifre era cosa marginale, sopportabile, non tale da modificare radicalmente il risultato del voto. Diciamo che, tra il potere e i suoi oppositori leali, vigeva una tacito patto di sopportazione delle violazioni. Ma il tempo scorre per tutti, le generazioni si susseguono e il livello di subordinazione muta. Questa volta si esagerato. Non dato sapere, per ora, se siano stati i servi sciocchi del Cremlino, sparsi nelle periferie dove avevano potuto fare quello che volevano, a farla pi grossa, falsificando i dati, o se sia stato il Cremlino a fidarsi di loro, lasciandoli fare peggio di prima, in una situazione che non consentiva pi di fare nemmeno come prima. Sembra, a tratti, di assistere a un potere che, essendo stato troppo sicuro di s, non ha curato minimamente di leggere i feed back che arrivavano dalla gente. Senza dialettica politica, senza una vera informazione, alla lunga anche il potere diventa cieco e sordo. A prima vista questo accaduto nelle elezioni della Duma. La risposta popolare stata cos vasta che il potere non ha potuto nemmeno reprimerla. E' un doppio buon segno: perch c' stata e perch non stata repressa. Che sia un segno di ripensamento serio ancora da vedere, ma comunque un segno che dice una cosa chiara a tutte le parti in Russia: Vladimir Putin deve decidere, in questi tre mesi, se vuole continuare a guidare il paese come un principe dotato di tutti i poteri, che finge di rispettare la democrazia, oppure se comincia a rispettare sul serio la democrazia e smette di pretendere di fare il principe senza una accettabile legalit conferitagli da una maggioranza verificabile. Decisione non facile. Un errore potrebbe essere fatale. Quello che certo, ormai, l'impossibilit di ripetere il dicembre 2011 a marzo 2012. La campagna presidenziale di Vladimir Putin sar tutta in salita.

Mosca non fa Primavera - di Stefano Grazioli.


Crollo di Valdimir Putin? I russi si sono svegliati e quindi c da attendersi una
rivoluzione arancione a Mosca? Il risultato delle elezioni parlamentari di domenica 4 dicembre che ha visto Russia unita perdere quasi il 15% dei voti (oltre 13 milioni di elettori) per certi versi sorprendente, ma non deve indurre al solito errore occidentale che vede Mosca per come vorrebbe fosse e non per quanto realmente. Manipolazioni elettorali e controllo dei media, abuso delle risorse amministrative ed emarginazione strategica dellopposizione non sono certo cosa nuova e hanno le loro radici nella Russia degli Anni 90, quella che aveva respirato qualche soffio di democrazia, ma era finita tra lingordigia degli oligarchi e un presidente un po ubriacone che trascin il Paese sullorlo del baratro. Le speranze accese da Putin nei suoi primi due mandati si sono raffreddate durante il quadriennio di Dmitrij Medvedev al Cremlino e ora la prospettiva che il premier ritorni per sei anni al timone del Paese nel segno dellimmobilismo non ha certo entusiasmato i russi che gli anno mandato un chiaro segnale. Il consolidamento e la verticalizzazione del potere sono state appoggiate dalla stragrande maggioranza dei russi, che per sente ora lesigenza di vere riforme. Sin dai tempi di Boris Eltsin e della nuova Costituzione del 1993 infatti il presidente russo sempre stato il numero uno e il parlamento che Corvo Bianco prese a cannonate nellestate di 18 anni fa sempre stato insignificante. Anche le proteste di questi giorni a Mosca, San Pietroburgo e altrove fanno parte di un rituale che nellultimo ventennio si ripetuto diverse volte, sempre in forme limitate e amplificate a dismisura dalleco occidentale, e sono elementi integranti di un quadro che va visto nel suo contesto, quello di un sistema che non mai stato veramente democratico e che tuttora in transizione, a 20 anni dal crollo dellUnione sovietica. Se sino alla fine degli Anni 90 la protesta di piazza era riservata ai soliti comunisti, nostalgici di un passato che per le vecchie generazioni sempre stato difficile da rimuovere, dallo scorso decennio ai seguaci di Gennady Zyuganov si affiancata la nuova opposizione, quella costituita dalllite che aveva sostenuto Eltsin e che Putin allinizio del suo primo mandato aveva cominciato a sostituire e che si alleata con chi da qualsiasi prospettiva si oppone al Cremlino. E cos la piazza di oggi si muove per esempio tra Grigori Yavlinski, fondatore del Partito liberale Yabloko (in corsa sin dal 1995, ma dal 2003 fuori dalla Duma), un moderato, per senza appeal elettorale; Boris Nemtsov, ex vice primo ministro sotto Eltsin, da 20 anni sulla breccia, da sempre contro Putin, ma incapace di coagulare intorno a s un partito serio; Garry Kasparov, talvolta segnalato dai media occidentali come uno dei pi duri oppositori del regime, in realt ex campione di scacchi ed editorialista del Wall Street Journal con alle spalle un movimento un po bizzarro (Altra russia) di cui fa parte Eduard Limonov, scrittore e numero uno del Partito nazionalboscevico. Questi rumorosi antiputiniani raccolgono qualche migliaio di persone per le strade e non hanno mai avuto nessuna possibilit di influire sulle vicende politiche, in parte perch tenuti sotto controllo, ma soprattutto perch il loro seguito davvero molto limitato. Ingannevole di questo punto di vista la sproporzione tra lo spazio che trovano sui media occidentali e il peso obiettivo allinterno della Russia. Chi invece pu dare grattacapi al Cremlino quella maggioranza che non

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non andata alle urne (il 40% degli elettori, circa 30 mila persone) insieme con tutti coloro che hanno votato per comunisti e nazionalisti, non tanto per convinzioni politiche, ma per protesta e per dare un segnale chiaro al partito del potere. Questi russi sono quelli che nel futuro prossimo possono e devono far capire che buona parte della Russia sta cambiando ed ora che qualcosa cambi ai piani alti del sistema. Tra questi ci sono i giovani che si muovono su internet seguendo le orme del blogger Alexei Navalny e non vanno certo alle urne, ma ci sono pure gli esponenti della classe media, che si notevolmente espansa nellultimo decennio proprio grazie a Putin e che ora preoccupata per gli aspetti involutivi della politica del Cremlino. Ventanni fa la Russia ha gi avuto la sua rivoluzione, alla quale seguito un decennio tragico (due colpi di stato, 1991 e 1993; due guerre in Cecenia, 1994-96, 1999-2000 e il default economico del 1998), e i russi non ne vogliono certo unaltra. Qualche aggiustamento per s. I primi segnali possono venire dalla formazione del prossimo governo e la primavera russa potrebbe arrivare sorprendentemente in versione light, coadiuvata e gestita proprio da Putin, se decidesse di usare i prossimi sei anni al Cremlino per fare, almeno in parte, quello che il Paese gli sta chiedendo da tempo.

E' crisi: serve investire nella cultura del capitale naturale


di Gianfranco Bologna - greenreport.it.

E'

veramente singolare che i pesanti provvedimenti che diversi paesi, compresi il nostro, stanno adottando per cercare di evitare una dimensione catastrofica di tipo economico e finanziario non prevedano innanzitutto un serio investimento culturale, sociale, istituzionale, imprenditoriale, scientifico, formativo, economico e finanziario nel valore del capitale naturale. I sistemi naturali che costituiscono la base fondamentale per le nostre economie ed il nostro benessere, come ormai ultra documentato da una ricchissima letteratura scientifica e da recenti importantissimi rapporti internazionali, patrocinati dalle Nazioni Unite, quali il Millennium Ecosystem Assessment (vedasi www.maweb.org) e il The Economics of Ecosystems and Biodiversity (vedasi www.teebweb.org ), sono ancora profondamente ignorati, non vengono, purtroppo, messi al centro di una profonda riformulazione degli attuali "impianti" economici che, invece, si sono chiaramente dimostrati fallimentari. Investire in natura, creare finalmente le basi della tanto declamata Green Economy, abbandonare visioni di crescita economica materiale e quantitativa che sono ormai giunte al capolinea, trascinandosi un deficit ecologico spaventoso e un impoverimento drammatico della giustizia sociale e dell'equit, avviare finalmente meccanismi di prosperit senza crescita (come sono illustrati nello splendido volume di Tim Jackson, dall'omonimo titolo, e del quale abbiamo gi lungamente parlato nelle pagine di questa rubrica), questa la strada veramente da intraprendere con urgenza e rapidit. E mentre la nostra nuova manovra economica governativa persegue meccanismi obsoleti senza investire nella salvaguardia del nostro splendido territorio, ricostituendo la linfa vitale del nostro Bel Paese, e nella riduzione dei nostri input di energia e materia nella produzione di beni

e servizi, la stessa Unione Europea, attraverso la sua Commissione, ha pi volte fatto presente come un elemento centrale della cosidetta "Strategia 2020" proprio quello della sostenibilit e dell'utilizzo efficiente delle risorse, quindi della riduzione del peso del nostro metabolismo naturale verso i metabolismi dei sistemi naturali. La Comunicazione della Commissione Europea al Parlamento ed al Consiglio Europeo del settembre di quest'anno sulla road map dell'uso efficiente delle risorse si pone come prospettiva il seguente obiettivo: entro il 2050 l'economia dell'Unione Europea sar cresciuta in maniera da rispettare i vincoli imposti dalle risorse e i limiti del pianeta, contribuendo in questo modo ad una trasformazione economica globale. L'economia sar competitiva, inclusiva e offrir un elevato standard di vita, con impatti ambientali notevolmente ridotti. Tutte le risorse materie prime, energia, acqua, aria, terra e suolo - saranno gestite in modo sostenibile. Saranno stati conseguiti importanti traguardi nella lotta contro i cambiamenti climatici, mentre la biodiversit e i relativi servizi ecosistemici saranno stati tutelati, valorizzati e in larga misura ripristinati. Migliorare l'efficienza delle risorse la strada da seguire per realizzare queste prospettive in quanto consente all'economia di creare di pi con meno, generando un valore pi elevato con meno input, utilizzando le risorse in modo sostenibile e minimizzando il loro impatto ambientale. In pratica ci presuppone che le scorte di tutti i beni ambientali di cui l'Unione Europea dispone o che si procura siano sicure e gestite entro i limiti della loro resa sostenibile. Presuppone inoltre che i rifiuti residui siano quasi inesistenti, che gli ecosistemi siano stati ripristinati e che i rischi sistemici per l'economia legati all'ambiente siano stati capiti ed evitati. Occorrer un'altra ondata di innovazioni. In questo ambito la stessa Unione Europea sta ormai assumendo come importanti punti di riferimento per le politiche di una nuova economia verso la sostenibilit, un set di indicatori che nascono dalla lunga ricerca ed elaborazione di tanti studiosi

in tutto il mondo e, in ambito europeo, soprattutto da parte del Wuppertal Institute per il clima, l'ambiente e l'energia tedesco e del Sustainable Europe Research Institute (SERI) austriaco. Recentemente un team di noti ricercatori del SERI ha pubblicato, su di una nota rivista scientifica un interessantissimo lavoro che riassume gli indicatori di uso delle risorse (Stefan Giljum, Eva Burgeer, Friederich Hinterberger, Stephan Lutter e Martin Bruckner, 2011, A comprehensive set of re source use indicators from the micro to the macro level, Resources, Conservation and Recycling 55; 300-3008). Gli studiosi riassumono nel loro lavoro le categorie dell'utilizzo delle risorse (risorse abiotiche, risorse biotiche, aria, acqua, e suolo), gli indicatori di input (i flussi di materia, i flussi di energia, l'impronta idrica, l'uso del suolo) e gli indicatori di output e gli indicatori aggregati (l'impronta di carbonio, l'impronta ecologica, l'impronta di suolo). Questi set di indicatori sono ormai utilizzati da grandi associazioni ambientaliste come il WWF (affiancato da un autorevole Comitato Scientifico e dal supporto di dipartimenti universitari di prestigio) per accompagnare le imprese in percorsi di un serio sustainability engagement. Proprio recentemente sono stati resi noti gli impegni di riduzione di Mutti (leader di mercato nella produzione di concentrato, passata e polpa di pomodoro) insieme al WWF relativamente alla propria impronta idrica e di carbonio. L'azienda si impegna a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 19% e l'impronta idrica del 3% entro il 2015. Mutti la prima azienda in Italia, e tra le poche al mondo, ad aver calcolato i consumi di acqua della propria produzione, dalla coltivazione del pomodoro al prodotto finito, avvalendosi del supporto scientifico del WWF e del Dipartimento per l'Innovazione dei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali dell'Universit della Tuscia di Viterbo (vedi link a fondo pagina). L'obiettivo di riduzione tanto pi importante se si pensa che a livello globale il 70-80% dell'acqua viene utilizzato per scopi agricoli (44% in Italia), ma che la fornitura di acqua, richiesta dalla

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continua crescita della popolazione e della produzione alimentare mondiale, ha gi raggiunto la soglia critica in molte regioni, anche in Europa.

Quei maledetti 98 miliardi che lo Stato non vuole riscuotere - di Valerio Valentini - Byoblu.com.
se mentre vi stanno decurtando la pensione, obbligandovi a lavorare per altri 6 anni, vi dicessero che ci sono 98 miliardi di euro che lo Stato potrebbe riscuotere ma a cui non sembra per nulla interessato? E se mentre le accise sulla benzina aumentano e fare un pieno diventa un salasso veniste a sapere che sono 4 anni che i vari governi di destra, di sinistra e di impegno nazionale non fanno nulla per recuperare quella cifra enorme che, da sola, basterebbe a pagare gli interessi sul debito pubblico nazionale per un anno intero?

una perdita secca per lo Stato di miliardi di euro. I Monopoli, in sostanza, avrebbero permesso e facilitato la dilagante evasione delle societ concessionarie, rinunciando a qualunque forma di sanzionamento che avrebbe dovuto essere attuata. Oltre ai vertici de Monopoli, gravi accuse di corruzione sono state rivolte dalla Commissione a singoli funzionari che, attraverso anomale procedure e retrodatazione delle autorizzazioni, avrebbero permesso ad almeno 28 aziende (alcune delle quali oggetto di indagini da parte della magistratura per presunti reati di corruzione nei confronti di dirigenti dei Monopoli) di eludere le disposizioni introdotte successivamente dalla legge.

Limmobilismo dei governi


Intanto, i governi che si sono succeduti dal 2007 ad oggi - di sinistra, di destra e di impegno nazionale - continuano a restare imbambolati senza prendere una decisione al riguardo. Lultima volta che se ne parlato in Parlamento, lestate scorsa, il ministro Vito ha rassicurato che nel decreto anticrisi, attraverso la collaborazione con la Guardia di Finanza, sono stati attivati controlli e indagini sullattivit delle societ stesse a garanzia del loro operato e per verificarne laffidabilit. Che tradotto suona pi o meno come in Don Raffa: Lo Stato che fa? Sindigna simpegna poi getta la spugna con gran dignit!. Slot, politica e Mafia: un intreccio pericoloso Si potrebbe essere maligni, a questo punto, e pensare che tanto immobilismo bipartisan sia dovuto alla presenza di uomini vicini a politici importanti nellaffare. E magari anche alle infiltrazioni della criminalit organizzata. Atlantis ad esempio, una delle societ concessionarie maggiormente impantanate nella faccenda (con sede fiscale nelle Antille Olandesi), ha un legale rappresentante che si chiama Amedeo Labocetta, un ex esponente di spicco di An a Napoli, oggi parlamentare del Pdl. Lui per ha sempre stoicamente rimandato al mittente ogni accusa: Faccio il deputato a tempo pieno, sono nella commissione antimafia e mi sento il custode di Montecitorio: sempre il primo ad arrivare e lultimo ad andarsene. Peccato che questo stakanovista eroe della patria si sia reso protagonista di un episodio assai curioso, il 9 novembre scorso. Mentre le Fiamme Gialle stavano perquisendo un ufficio di Francesco Corallo, presidente di Atlantis, s intrufolato quatto quatto nel locale insieme a Giulia Bongiorno, deputata di Fli e ha portato via quello che ha definito essere un suo computer, invocando limmunit parlamentare in faccia ai militari della Guardia di Finanza. Francesco Corallo, proprietario di quellufficio romano e presidente di Atlantis, un personaggio piuttosto importante. Se non altro perch suo padre quel Gaetano Corallo condannato a 7 anni di reclusione per associazione a delinquere. Si tratta di uno dei pi importanti esponenti della mafia di Catania, in strettissimi rapporti con Nitto Santapaola, che avrebbe anche ospitato in una sua villa ai Caraibi durante la latitanza del superboss. Forse, un giorno, qualcuno ci dir come andr a finire questa brutta storia. Intanto voi, cari Italiani, in nome del bene del Paese e in virt della difficolt del momento che stiamo attraversando, pagate e zitti.

Un po di storia
E' il maggio del 2007 quando una Commissione Parlamentare prima, e il Gruppo Antifrodi Tecnologiche della Guardia di Finanza poi, al termine di una lunga inchiesta comunicano i risultati alla Corte dei Conti. E sono dati sconcertanti. Le dieci maggiori societ concessionarie che gestiscono le slot machine avrebbero contratto un debito col Fisco per gli anni 2004-2007 pari a circa 100 miliardi. La truffa erariale pi grande che la storia della nostra Repubblica ricordi. Ma come potuto succedere? Molto semplicemente, per legge le fameliche slot machine devono essere collegate con un modem ad un ricevitore della Sogei (Societ Generale di Informatica controllata dal Ministero del Tesoro). Invece, i due terzi delle macchinette non sono collegate a questo sistema di controllo. E infatti nel solo 2006 le societ indagate incassano il triplo dellimporto dichiarato al Fisco: 43,5 miliardi anzich 15,4. Dopo varie contestazioni e numerose penali che lasciano ipotizzare un costante aumento della cifra che lo Stato deve riscuotere si arriva, il 4 dicembre del 2008, al processo. Come spesso succede, tuttavia, i difensori contestano la competenza della Corte dei Conti obiettando che di tale questione deve occuparsi il Tar del Lazio. La disputa viene risolta dalla Cassazione, che nel dicembre del 2010 stabilisce che i giudici contabili possono continuare ad indagare. E infatti, nellottobre scorso, ripreso il processo.

Le responsabilit dei Monopoli


Pesanti responsabilit, se non addirittura connivenze, sembrano ricadere anche sullAgenzia dei Monopoli di Stato (AAMS). A denunciarlo la stessa Commissione dindagine che parla di interrogativi sorti durante linchiesta su specifici comportamenti tenuti dai Monopoli in particolari occasioni che riguardano sia la fase di avvio delle reti telematiche e in particolare lesito positivo dei collaudi allora condotti, subito dopo smentiti dallesperienza applicativa, sia laccelerato rilascio di nulla-osta di distribuzione per apparecchi nellimminenza dellentrata in vigore di una disciplina pi stringente, sia infine lomessa applicazione di sanzioni previste dalla legge e linvenzione di regimi fiscali forfettari. E secondo quanto dichiarato da un membro della Commissione al Secolo XIX, i Monopoli hanno autorizzato persino macchinette apparentemente innocue, giochi di puro intrattenimento, senza scoprire che premendo un pulsante si trasformavano in slotmachine. Lapplicazione di forfait ha permesso il dilagare di anomalie, perch la 'cifra fissa' assai pi bassa di quella che potrebbe essere rilevata dalle macchine. Cos in moltissimi casi sono state dichiarate avarie, guasti, difficolt di collegamento dei modem solo per poter pagare di meno, con

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PASSERASET
di Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano.

Il

ministro di Intesa e Sviluppo Corrado Passera, bont sua, garantisce che le frequenze tv sono un tema molto rilevante che, alla luce dei sacrifici chiesti agli italiani, ancora pi giusto affrontare. Se ci sono da raccogliere suggerimenti, questa loccasione che ci aiuter a raggiungere ipotesi e posizioni ancor pi approfondite. E bravo il tecnico: al confronto Forlani, in fatto di politichese, era un dilettante. In realt qui c poco da affrontare, suggerire, approfondire. Siccome le frequenze da assegnare valgono 16 miliardi e, assegnandole a pagamento con unasta pubblica anzich gratis col beauty contest truccato, se ne incassano 4 o 5, un ministro che abbia una nozione del libero mercato da prima elementare dovrebbe semplicemente dire: care tv, se volete le frequenze in affitto dallo Stato che le possiede, le pagate; altrimenti lo Stato le tiene per s, in attesa che qualche editore, italiano o straniero, faccia unofferta. Punto. B. ha fatto sapere che unasta non porterebbe un euro allo Stato perch andrebbe deserta. Benissimo: anche se cos fosse, lo Stato deve bandirla lo stesso; se poi va deserta, almeno si tiene le frequenze. Se invece le regala, oltre a non incassare un euro, si impoverisce perch perde un bene pubblico fino al 2031 e addirittura concede allassegnatario il diritto di rivenderlo o riaffittarlo ad altri, intascando un sacco di soldi nostri. E questo si chiama peculato, punito fino a 10 anni di carcere. Dunque non si vede cosa ci sia da affrontare, approfondire, suggerire. A meno che, si capisce, chi dispone del bene pubblico il ministro dello Sviluppo e Telecomunicazioni, Passera non debba qualcosa..

a chi vuole fregarsi quel bene. Cosa che lecito sospettare, dopo che il Passera ha nominato il suo predecessore Paolo Romani, gi inventore di Colpo grosso e poi del beauty contest pro Mediaset, suo personale rappresentante in Iraq e Afghanistan per costruire un aeroporto e una diga, in nome di unesigenza di continuit che pu essere soddisfatta dal solo Romani, indispensabile perch udite udite stato tre volte a Kabul e a Baghdad. Il sospetto che la vera continuit che Romani deve assicurare nel ministero sfuggito dalle mani di B. non attenga tanto alle dighe afghane, quanto alle tv italiane. Infatti ieri, con apposita intervista al Giornale della ditta, Romani ha avvertito Passera che annullando il beauty contest si rischia una procedura di infrazione europea: in realt la procedura pende da anni come spada di Damocle sullItalia in attesa di vedere se il mercato tv sar aperto alla concorrenza. Quindi proprio il beauty contest riservato ai pi belli, cio al duopolio Raiset, a farci rischiare la multa europea. Comunque, per fugare i sospetti, Passera ha un sistema semplicissimo: annullare il beauty contest e bandire unasta pubblica a pagamento. Tanto, se B. assicura che lasta andr deserta, vuol dire che Mediaset non interessata alle frequenze, dunque nessuno potr parlare di norma anti-B. Resta per da avvertire tempestivamente Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, che laltroieri ha fatto sapere: Se il governo prende decisioni provocatorie come questa (lasta a pagamento, ndr), il governo se ne va a casa. Ma come, non ha saputo che B. non interessato allasta delle frequenze? Molti, e giustamente, si sono indignati per il fuorionda trasmesso da Gli intoccabili in cui un deputato mette allasta il suo seggio al miglior offerente: possibile che nessuno sindigni per Cicchitto che mette in

. vendita lappoggio al governo del partito di maggioranza in cambio del regalo delle frequenze allazienda del suo leader? Laltroieri lex governatore dellIllinois Rod Blagojevich stato condannato a 14 anni di galera e arrestato per aver tentato di vendere il seggio senatoriale liberato da Obama. Chiss qual la pena prevista in Italia per chi mette allasta un intero partito. A parte, si capisce, la rielezione e la promozione assicurata.

Il grido silenzioso dellagricoltura italiana


di Uomo Zappiens Megachip.

Dal

2000 al 2010 hanno chiuso i battenti il 32,2 per cento delle aziende agricole italiane. Lo dicono i dati provvisori del 6 Censimento dellIstat (http://censimentoagricoltura.istat.it) pubblicati pochi mesi fa. Queste le cifre: alla data del 24 ottobre 2010 in Italia risultano attive 1.630.420 aziende agricole e zootecniche di cui 209.996 con allevamento di bestiame destinato alla vendita: il 32,3 per cento in meno, appunto, dellanno 2000. E il risultato di un processo pluriennale di concentrazione dei terreni agricoli come effetto delle politiche comunitarie e, anche, dellandamento del mercato. Infatti la dimensione media aziendale passata, in un decennio, da 5,5 ettari di Superficie Agricola Utilizzata (SAU) per azienda a 7,9 ettari (+44,4%) sebbene la Superficie Aziendale Totale (SAT) sia diminuita dell8% e la SAU in termini assoluti del 2,3%. Siamo di fronte a una vera e propria catastrofe. Questa catastrofe accolta dal silenzio generale e le grida degli agricoltori sono sepolte dallindifferenza. Perch? Ma perch il dato considerato positivo. Questo infatti ci che doveva avvenire secondo la teoria della modernizzazione agricola e di superamento delle forme considerate arretrate di produzione, connessa a quella dello sviluppo misurato in termini di crescita economica. Teoria utilizzata come fondamento per le politiche agrarie nella seconda met del novecento e che diventata l'asse portante delle politiche agricole dell'Unione Europea. Ce lo spiega Jan Douwe Van der Ploeg titolare della cattedra di sociologia rurale presso lUniversit di Wageningen in Olanda e punto di riferimento per gli studiosi di politica agraria europei. La teoria della modernizzazione in agricoltura -ci spiega lo studioso- ha costruito un modello di azienda agricola moderna o convenzionale, quella che la politica e la rappresentanza si sono date come obiettivo. Tale azienda unimpresa gestita secondo regole comuni e che segue un modello produttivo standardizzato, con lobiettivo di produrre quantit e non qualit. I

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fattori produttivi vengono dallesterno, cio non sono generati dallazienda o dal territorio (fertilizzanti, sementi, pesticidi, trattori ecc.);i prodotti devono essere trasformati secondo logica industriale e non artigianale e vengono inseriti in filiere lunghe finendo anche a migliaia di km. Il valore aggiunto che si accumula negli spostamenti viene sottratto allagricoltore e drenato da altri settori e dagli intermediari. LAzienda inoltre costretta allinterno di un quadro normativo stabilito dallo Stato e/o dalla UE. Lorganismo pubblico legittima questo sistema e le politiche sono orientate a difenderlo. La macchina ideologicogiuridico-istituzionale interamente impegnata a eliminare ogni possibile alternativa a questo disegno. Per questo i dati provvisori del Censimento non sono stati accolti da un giusto allarme e le grida di dolore degli agricoltori sono state coperte dal silenzio mediatico. Perch? Ma perch ci stiamo modernizzando. Perch lItalia si mette al passo con lEuropa per quanto riguarda la dimensione delle aziende. Tutto bene? Non proprio. Perch, come ci ricorda Van Der Ploeg, questo modello di azienda si rivelato insostenibile. Innanzitutto a livello economico. Esiste infatti, rispetto ai primi anni della modernizzazione, una tendenziale caduta del reddito degli agricoltori che vede restringere pericolosamente la forbice tra costi e ricavi. Questo motivo della chiusura di tante aziende ma anche della vita difficile delle molte altre che lottano per rimanere sul mercato. In secondo luogo lagricoltore non pi autonomo, perde le sue abilit e il suo sapere, non pu pi decidere cosa coltivare e dove vendere e diventa un puro esecutore del sistema tecnologico-industriale, costretto oltretutto a passare molte ore del suo lavoro in adempimenti burocratici. E stato espropriato delle proprie capacit gestionali. Ridotto ad essere un semplice fornitore di materia prima. Infine linsostenibilit ambientale: la terra, lacqua, laria sono profondamente inquinate dal sistema di produzione, trasformazione e commercializzazione agricola. Lagricoltura industriale responsabile del 30 per cento dei gas serra sul pianeta. Limpoverimento dei suoli a causa delluso intensivo di fertilizzanti chimici, invece dellutilizzo dei metodi che per millenni hanno garantito la fertilit dei suoli come la rotazione e la multicultura, contribuisce, impermeabilizzando i terreni, anche alle inondazioni continue a cui assistiamo. Gli effetti esterni dellindustrializzazione dellagricoltura sono gravissimi sullambiente e sulla salute dei consumatori. (Sui danni al clima dell

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agricoltura moderna utilissimo consultare il rapporto presentato a uno degli incontri sul clima in Sudafrica e che stato il frutto del lavoro di centinaia di consulenti di tutto il mondo per 4 anni: IAASTD (2008) - www.agassessment.org). Van der Ploeg analizza per soprattutto gli effetti interni concentrandosi sulla progressiva espropriazione della capacit gestionale dellagricoltore, la rottura dellunit tra produzione e riproduzione dei fattori naturali (acqua, terra, piante, animali) e il progressivo sganciamento dellagricoltura dal contesto locale, inteso come ecosistema e come prodotto di rapporti sociali. Si determina, ci spiega, una standardizzazione dei processi produttivi sempre pi dipendenti da prescrizioni esterne. Lagricoltore viene espropriato anche della sua attitudine a sperimentare per migliorare le condizioni produttive. Si genera una figura di agricoltore virtuale capace di eseguire correttamente un complesso di operazioni prescritte dallesterno e trasmesse attraverso un apparato di divulgazione e assistenza tecnica. Linnovazione tecnologica diffusa dallapparato di divulgazione era considerata condizione essenziale per il superamento delle forme arretrate di produzione. Le resistenze al cambiamento, chiaramente visibili, da parte degli agricoltori erano interpretate dai teorici della modernizzazione come prodotto di arretratezza culturale anche se invece si trattava di comportamenti logici basati su una corretta analisi del rapporto tra costi e benefici. Van der Ploeg interpreta il fenomeno dellinsostenibilit economica come una crisi strutturale della modernizzazione agricola e fornisce come risposta la rivalutazione del modello di produzione contadino. Pur inserito nel quadro di un sistema regolato dal mercato capitalistico, infatti, il modello di produzione contadino garantisce un basso grado di mercificazione, un alto grado di autosufficienza, la passione per il lavoro e la cura delle risorse; la conoscenza localmente trasmessa, garantisce la relazione tra natura (viva e non morta questa volta) e societ, la padronanza del mestiere e un rapporto di continuit tra passato presente e futuro. Il modello contadino basato sulla necessit non solo di realizzare il prodotto ma anche di riprodurre le risorse produttive (acqua, terra, semi). Il suolo non viene impoverito. La natura non nemica da dominare e da cui si pu prescindere. La modernizzazione in 50-60 anni avrebbe dovuto far scomparire i contadini. Ma le cose non sono andate come previsto. Si manifestata infatti una forte resistenza anche in Europa e sono molti i luoghi

dove si riafferma un modo di produzione alternativo. I paesi del sud del mondo sono quelli che hanno la guida di questo processo. Il movimento Sem terra in Brasile (anni 80) nato anche grazie al sostegno della chiesa cattolica, ha consentito il ritorno alla terra di milioni di persone che vivevano nelle periferie urbane e nelle favelas. I due modelli sono costretti a convivere, ma lopzione alternativa sta crescendo e questo genere di ragionamenti si sviluppano in tante parti del mondo. ovvio che una posizione come quella di Van der Ploeg, cos contrapposta ai principi della modernizzazione, che rimane il modello di sviluppo dominante, suscita reazioni tra quanti considerano irreversibili queste tendenze. Tali reazioni, secondo tecniche manipolatorie ben sperimentate negli ultimi decenni, non entrano mai nel merito ma provvedono a sminuire la portata teorica delle obiezioni tacciandole di ideologismo (qualificandole quindi come populismo rurale o ideologia ruralista). Daltronde la consapevolezza dellimportanza dellalimentazione sulla salute umana, (fenomeno in crescita nonostante massicce operazioni propagandistiche in senso contrario, volte a sottovalutare la correlazione tra cibo e salute, porta i consumatori ad essere al fianco dei produttori agricoli nel pretendere un modello pi sostenibile di agricoltura. Le pratiche innovative che gli agricoltori gi mettono in atto per assicurare nuove fonti di reddito vanno dalla filiera corta alla trasformazione dei prodotti in azienda allagricoltura biologica, agriturismo, agricoltura sociale ed altro. Iniziative come Terra Madre (Piemonte dal 2004) e Terra Futura (Toscana) sono dei grandi momenti di confronto globale su questi temi. LItalia ha i migliori prodotti agroalimentari del mondo e una variet enormemente superiore a molte altre parti del pianeta. La pretesa di devastare la biodiversit ma anche la diversit culturale una tendenza che dovrebbe trovare un muro invalicabile a difesa della nostra elevatissima cultura alimentare. Sarebbe ora di manifestare lamore per questo paese in modo concreto difendendo la bellezza del paesaggio rurale, la preziosit dei prodotti alimentari, la variet delle culture e praticando, da subito, un modello di agricoltura sostenibile. Molta gente lo fa da anni, senza sostegno, senza aiuto, senza un supporto politico e a fronte di una enorme pressione contraria. E urgente mettersi alla testa di questo nuovo modo di pensare ed ancora pi urgente superare la rimozione dellanima rurale di questo paese facendo rientrare a pieno titolo lagricoltura nelle priorit politiche del futuro.