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Volume : 4 Numero: 80 Data: Giugno 2012 Sede: Gruppo Alternativa Liguria Di: Asta Paolo

Alternativa news
In collaborazione con: Megachip

IN QUESTO NUMERO
1 - La vergogna dello Stato- Di: Giorgio Bongiovanni (pag. 1/2) 2 Dobbiamo aspettarci un'escalation della crisi siriana? - Di: Gianandrea Gaiani (pag. 2) 3 - Telejato non chiude, assegnate le frequenze - Di: Aaron Pettinari (pag. 2/3) 4 - Lillusione green - Di: Paolo Cacciari (pag. 3/4) 5 - Summit dei Popoli a RIO+20. Dichiarazione finale - Di: A Sud (pag. 4/5) 6 - Paraguay, rovesciato Fernando Lugo, il vescovo dei poveri che non ha saputo difenderli - Di: Gennaro Carotenuto (pag. 5/6) 7 - Daniel Tanuro, Crescita e decrescit - Di: Daniel Tanuro (pag. 6/7) 8 - "Quando attaccheremo la Siria?" - Di: Ron Paul (pag. 8)

La vergogna dello Stato


Di: Giorgio Bongiovanni - www.antimafiaduemila.it rmai sufficientemente provato: la trattativa c stata. Parti dello Stato italiano si sono vendute a Cosa Nostra, hanno negoziato, hanno sacrificato la vita di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in perfetta linea di continuit con una gestione del potere che dalla strage di Portella della Ginestra in poi non mai cambiata. E dopo settantanni che il nostro Stato scende a patti con la mafia sarebbe ora di dire: basta! Non sembrano averne intenzione i rappresentanti delle nostre Istituzioni, se solo ieri, di fronte ai rivoltanti sviluppi dellindagine sulla stessa trattativa e sul ruolo del Quirinale, il presidente del Senato Renato Schifani ha avuto il coraggio di dichiarare che attaccare Napolitano significa danneggiare il nostro Paese. Dichiarandosi onorato di aver potuto collaborare con il presidente della Repubblica, un uomo caratterizzato da un grandissimo senso dello Stato, una grandissima trasparenza, correttezza e saggezza. Valori che sono un patrimonio del Paese. Come mantenere la calma di fronte a simili, squallide dichiarazioni da parte del senatore Renato Schifani, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa? Come non vedere la grande ipocrisia che si nasconde dietro quella facciata perbenista che tanto ricorda gli scribi e i farisei del biblico sinedrio? E come non domandarsi cosa ci sia di vero in questa sbandierata trasparenza del presidente Napolitano? Con tutto il rispetto per listituzione, che tengo ogni volta a ribadire, non posso costringermi a non guardare in faccia la realt. E a chiedermi quale correttezza e rigore morale possano esserci in un uomo che riveste la prima carica dello Stato mentre esalta la figura di un latitante come Bettino Craxi (deceduto), un criminale condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione. In un Presidente della Repubblica che interferisce pesantemente nel lavoro della magistratura per soddisfare le richieste private di soggetti della portata di Mancino, indagato in una delle pi gravi inchieste che la nostra storia ricordi. Dallaltra parte della barricata, a subire quelle pressioni, i coraggiosi eredi di Falcone e Borsellino che tentano faticosamente di fare luce sulle stragi che nei primi anni Novanta hanno insanguinato il nostro Paese. E che unIstituzione sana, Napolitano in primis anche in quanto Presidente del Csm, dovrebbe appoggiare in ogni modo: proteggendoli e mettendo a loro disposizione uomini e mezzi. Invece no, ancora una volta. In nome di una fantomatica ragion di Stato che obbliga a coprire, insabbiare, depistare cedendo il passo ad un pericoloso clima di isolamento istituzionale che rischia di essere preludio di nuove tragedie. Mantenere gli equilibri la cosa pi importante, in particolare ora che il nostro Paese ha estremo bisogno di una stabilit, poggiata sulla figura di Monti, creatura dello stesso Napolitano. Ed ecco che il potere, compreso quello dellinformazione di regime, si stringe intorno al Quirinale e si ripresentano le stesse dinamiche gi vissute nella met degli anni Novanta quando per amor di patria si ferm il lavoro della procura di Palermo capitanata da Giancarlo Caselli, che con la delicatissima inchiesta sui sistemi criminali stava puntando dritta al cuore dei rapporti tra mafia, politica, imprenditoria e poteri occulti. Eliminato lostacolo

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lItalia rientr tranquillamente nei parametri di Maastricht e successivamente fece il suo ingresso trionfante nellEuro. Ma a quale prezzo? Al prezzo della verit che oggi si decide di schiacciare di nuovo sotto il peso delle scelte politiche perch il nostro Paese possa rimanerci nellEuro o perch non debba seguire il triste destino della Grecia o della Spagna. giusto? Io dico: no e mille volte no! Non sono disposto a negoziare ancora la verit con lillusione di una crescita che non vedremo mai. E in ogni caso preferirei vivere in un Paese capace di resuscitare con onest e trasparenza da una qualsiasi crisi democratica o economica piuttosto che proseguire su questa strada, tentando di evitare scelte estreme, ma tenendo chiusi nellarmadio tanti, troppi scheletri. I magistrati impegnati oggi a scoprire quelle scomode verit sono in tutto una ventina, una decina dei quali ufficialmente titolari di quelle indagini, ostacolati dalle istituzioni, dal loro massimo rappresentante, dallinterno della stessa magistratura in buona parte prigioniera delle logiche correntizie e pi propensa a soddisfare interessi di parte che al raggiungimento della verit. Fuori dalle aule di Giustizia, dai Palazzi, il popolo, schiacciato da uninformazione per la maggior parte malata e asservita al potere, non ha gli elementi per valutare, vittima della confusione generale creata ad arte per soffocare sul nascere ogni pensiero critico, ogni protesta di massa. il clima ideale per una nuova strage. I magistrati messi allindice, pubblicamente insultati sono un chiaro segnale per Cosa Nostra, come per certi ambienti nei quali convergono gli interessi della politica, dellalta finanza, dei servizi segreti deviati, della massoneria. Fermare quelle indagini che stanno arrivando alla meta il gioco che vale la candela e se contraccolpi ci saranno a pagare il prezzo sar soltanto la manovalanza criminale che, come sempre, lunica a cui viene presentato il conto. questo che sta accadendo oggi sotto i nostri occhi mentre il Presidente Napolitano tenta di confondere le carte, proteggendo i traditori dello Stato. La domanda : perch lo fa? Cosa veramente vuole nascondere? E qual era la sua posizione negli anni bui delle stragi quando ricopriva la carica di presidente della Camera? Forse, o senza forse, lui sa nulla o poco di quella trattativa, ma lo stesso non vale per molti dei personaggi che ha al suo fianco. DAmbrosio, per esempio. Non abbiamo diritto, noi cittadini, di sapere chi sia davvero questo signore che interferisce, per conto del Capo dello Stato, su una delle inchieste giudiziarie pi gravi degli ultimi 50 anni? A quale corrente di potere appartiene? Mi associo per questo a Salvatore Borsellino e al presidente della Commissione europea antimafia Sonia Alfano nel chiedere limpeachment di Napolitano o, ancora meglio, le sue dimissioni. Per dare un segnale forte al Paese, per prendere le distanze da questa faccenda sporca della trattativa, per far sentire il suo sostegno ai magistrati che indagano su quelle vicende e che rischiano di diventare i protagonisti di una drammatica storia che troppo spesso si ripete.

Dobbiamo un'escalation siriana?


Molti

aspettarci della crisi

Di: Gianandrea Gaiani dettagli circa l'abbattimento del caccia turco F-4 nello spazio aereo siriano non sono ancora stati chiariti. Incerta la sorte dei due uomini d'equipaggio, probabilmente paracadutatisi in mare, e silenzio totale sulla natura della missione effettuata da almeno due cacciabombardieri turchi poich i velivoli militari si muovono sempre in coppia. Certo l'equipaggio del secondo Phantom potrebbe rivelare molte informazioni utili e di certo ben diverse dalle improbabili dichiarazioni rilasciate dal presidente turco, Abdullah Gl, secondo il quale il jet potrebbe aver violato lo spazio aereo siriano a causa dell'alta velocit. "E' routine per i caccia alcune volte passare avanti e indietro i confini nazionali" ha affermato Gl, citato dall'agenzia d'informazione Anadolu. "Non si tratta di azioni malintenzionate ma sono incontrollabili a causa dell'alta velocit dei jet". In realt da quanto si appreso i jet volavano ad elevata velocit e a quota molto bassa, quella necessaria a spingersi in territorio "nemico" cercando di non farsi individuare dai radar. Forse una missione per "testare" le difese aeree siriane anche se ambienti vicini all'aeronautica militare turca hanno rivelato che il jet abbattuto era un RF-4E, versione da ricognizione del Phantom

. decollato dalla base di Ehrac. Non si pu quindi escludere che la sua missione fosse proprio quella di scoprire la dislocazione delle truppe siriane nel nord del Paese per girare le informazioni agli insorti siriani che in Turchia non hanno solo le basi ma anche i centri di arrivo delle armi fornite da Stati Uniti (tramite gli uomini della CIA segnalati recentemente dal New York Times) e Paesi arabi. Armi per i ribelli arriverebbero anche da Israele, probabilmente attraverso il confine libanese, poich fonti siriane hanno riferito all'Ansa che i miliziani a Homs hanno ricevuto missili israeliani di ultima generazione utili ''contro i carri armati T72'' in dotazione all'esercito siriano. L'abbattimento del jet turco si presta per anche a letture differenti. Ankara potrebbe aver cercato il "casus belli" poich gi in passato aveva lamentato tiri di artiglieria siriana sul suo territorio e minacciato di coinvolgere la Nato. Opzione ventilata nelle ultime ore anche da fonti governative turche che non hanno escluso di coinvolgere gli alleati sulla base del principio che considera l'attacco contro un qualsiasi Stato membro alla stregua di un attacco contro tutti gli altri, legittimando a un intervento. Il premier turco, Recep Tayyp Erdogan, ha assicurato che "la Turchia annuncer la propria posizione dopo che l'incidente sar stato completamente chiarito, e compir con determinazione tutti i passi necessari". Un attacco della Nato contro la Siria, pi volte escluso dal segretario generale Anders Fogh Rasmussen, potrebbe

verificarsi spacciando la Turchia per vittima delle aggressioni siriane ?

Telejato non chiude, assegnate le frequenze


Di: Aaron Pettinari

Pino Maniaci: E' la vittoria della democrazia Ha vinto la democrazia, Telejato, la tv antimafia diretta da Pino Maniaci, salva e potr continuare a trasmettere. Il Ministero dello Sviluppo Economico Dipartimento per le Comunicazioni ha predisposto la graduatoria provvisoria delle emittenti televisive locali utile per l'assegnazione, nella Regione Sicilia, delle frequenze televisive in tecnica digitale ai sensi dell'art. 4, del decreto legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75. Il forte ritardo con cui stata comunicata stava facendo pensare al peggio in quanto il passaggio in digitale dellemittente a conduzione familiare non era affatto scontata. A spiegarlo era stato lo stesso Maniaci nei mesi scorsi in quanto per le tv comunitarie, cio senza fini di lucro, come Telejato, avere tutti i requisiti per piazzarsi in graduatoria era davvero difficile. Il paradosso voleva che per cause di bilancio ad essere messa a rischio era la libert di espressione, di cui la televisione partinicese e lo stesso Maniaci erano diventati simbolo nell'intera Nazione. Per la sopravvivenza di Telejato si erano

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mobilitate molte associazioni e singoli politici con alcune interrogazioni parlamentari. Alla fine il telegiornale pi lungo d'Italia ha vinto la propria battaglia ed anzi si rilancer con un servizio ancora maggiore. Ce l'abbiamo fatta racconta il direttore Pino Maniaci, preso d'assalto dalle telefonate per commentare il buon esito della vicenda In primis voglio ringraziare tutti quelli che ci sono stati vicini non solo in Italia ma anche in altre parti del mondo e che hanno portato avanti con noi questa battaglia di democrazia. Per sostenere gli alti costi del passaggio al digitale e aggiudicarsi un posto in graduatoria, diverse emittenti hanno deciso di creare un consorzio: 36 solo in Sicilia. Tra queste anche noi insieme a televisioni di Sciacca, Messina, Catania e Palermo. Il nostro Consorzio in graduatoria si piazzato 17 in base ad una serie di punteggi basati sul numero di dipendenti, sul capitale sociale e sulla copertura del territorio. Alla fine il Consorzio ha ottenuto un punteggio di 32.42 entrando nel numero di emittenti che potr trasmettere anche con il passaggio al digitale terrestre grazie all'assegnazione di un multiplex, di quattro o cinque canali. Particolarmente soddisfatta anche Nadia Furnari, del Comitato Siamo tutti Telejato: Adesso non resta che attrezzarsi per trasmettere in digitale. E costoso, ma limportante avere ottenuto la possibilit di farlo. Come canale trasmetteremo sul 273 continua Maniaci ma avremo anche altre trasmissioni oltre al nostro telegiornale. Stiamo pensando ad un canale sar dedicato ai giovani, un altro alla radio con una collaborazione con radio100passi, quindi con la trasmissione dei consigli comunali della zona. Insomma le idee non mancheranno. Per il resto cntinueremo comunque la nostra battaglia per la pluralit dinformazione. Faremo da testa dariete per tutte quelle altre televisioni comunitarie che, non solo in Sicilia, saranno spente. I termini dello swicht off per la Sicilia sono stati posticipati dal 1 giugno al periodo compreso tra l11 giugno e il 4 luglio con 53 canali che rimarranno fuori dalle trasmissioni. Ma Telejato non sar pi oscurata e questo, si pu dire, davvero un successo di tutta la societ civile, antimafia e non solo.

Lillusione green
Di: Paolo Cacciari

Siamo oramai alla vigilia di Rio+20, il grande summit dellOnu


sullo stato del pianeta, che si terr in Brasile dal 20 al 22 giugno, e sulle pagine dei giornali di tutto il mondo gi apoteosi della green economy. Come lo fu ventanni fa lo "sviluppo sostenibile". Cambiano gli slogan, la retorica rimane identica. Formule magiche per tentare di conciliare irriducibili contraddizioni: laumento delle rese economiche e la salvaguardia degli ecosistemi. Capitale e natura non vanno daccordo. Il primo s mangiato la seconda. Ventanni di fallimenti, di promesse mancate, di convenzioni e di protocolli disattesi non bastano a far ammettere ai capi di governo e al mondo della politica ci che sempre pi evidente: la crescita delle attivit economiche mirate ad aumentare i profitti, accumulare la ricchezza finanziaria, investire in sempre nuove attivit imprenditoriali non pu che far peggiorare gli impatti del sistema umano sui cicli bio-geochimici della Terra. Il metabolismo di questo sistema economico ci dice che il consumo di natura sia per quanto riguarda i prelievi, sia sul versante degli sversamenti, delle emissioni e dei rifiuti procede a ritmi insostenibili, nonostante i benefici venuti dalla prolungata crisi. La green economy revolution una chimera: sostiene che sarebbe possibile un disaccoppiamento (decoupling) tra crescita illimitata dei profitti, dei salari, dei consumi e del Pil da una parte, e diminuzione dei materiali primari impiegati nei processi produttivi e di consumo (throughput). Il miracolo sarebbe opera, per lappunto, delle tecnologie verdi e blu, ad impatto zero, capaci di imitare i cicli naturali, che notoriamente funzionano a cascata e a riciclo continuo. La dematerializzazione delle produzioni e la decarbonizzazione dellenergia sarebbe a portata delle innovazioni tecnologiche in essere: nanotecnologie, miniaturizzazione degli strumenti, bioingegneria, energie rinnovabili, ecc. applicate intelligentemente (smart cities) grazie allinformatizzazione dei processi. Bio+Web, qui starebbe la svolta salvifica, la via di uscita dalla crisi, i nuovi posti di lavoro, il ritorno ad un rapporto armonioso con la natura, insomma la grande riconversione ecologica delleconomia, il new deal verde. I nostri figli troveranno un lavoro soft, bello e buono, noi mangeremo pi sano, le citt saranno un fiorire di orti urbani. Grazie allagreen economy anche Obama (forse) riuscir ad essere rieletto e speriamo che anche Ermete Realacci (ultimo il suo: Green Italy, Chiarelettere, 2012) possa avere pi successo nel suo partito. Cos che non va,allora? The end of

growth il titolo di un libro di Richard Heinberg. Ma ci sono anche altri pensatori che la vedono allo stesso modo. Per esempio, Chris Marthenson, un analista finanziario che ha venduto tutto e che sul suo sito consiglia di comprare terra e metalli preziosi. La loro analisi si basa sulla convinzione che il Pianeta, allo stato delle tecnologie disponibili oggi e nei prossimi ventanni, non in grado di fornire sufficienti materie prime per fronteggiare limpatto dellaumento demografico e della moltiplicazione dei consumi. Il problema non solo il picco del petrolio, ma il picco di tutto il resto per usare unespressione dellanalista finanziario Jeremy Grantham. La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti sulle "terre rare", necessarie proprio per produrre energie alternative e le tecnologie necessarie alla green economy, sembra confermare queste diagnosi. Non baster nemmeno aumentare di un fattore 10 lefficienza nelluso delle materie prime per far fonte ad una crisi da rarefazione delle risorse naturali in un pianeta che ha esaurito il 95% delle riserve conosciute dimercurio; l80% del piombo, dellargento, delloro; il 70% dellarsenico, del cadmio, dello zinco; il 60% dello stagno, del selenio, del litio; il 50% del rame, del manganese del bellerio. Laiuto che ci pu venire dalla ricerca scientifica certamente indispensabile per tentare di sopravvivere il pi a lungo possibile con ci che abbiamo a disposizione, ma ci sar possibile solo se scienza e tecnologia saranno liberate dai meccanismi e dalle logiche del mercato, cio dai loro committenti. Nemmeno un guru della sostenibilit come Jeremy Rifkin sembra rendersi conto del paradosso cui immersa la green economy. Egli ha infatti sostenuto la necessit di un forte investimento finanziario a favore di idrogeno, rinnovabili, case intelligenti, smart grid, auto elettriche, poichsenza investimenti non ci pu essere crescita (la Repubblica del 1 giugno). Ecco che torna il dilemma (come lo chiama Tim Jackson) della green economy: strumento, occasione, opportunit per rilanciare e allargare il mercato ingrassando di denaro chi detiene i brevetti (da far pagare ai paesi in via di sviluppo; versione aggiornata del colonialismo, questa volta, del sapere) ovvero via di uscita dellumanit per liberarsi dalle logiche ossessive e suicide, accrescitive, lineari, esponenziali quindi insostenibili del mercato? Per dirla altrimenti; non basta unaltra tecnologia, servono nuove forme di collaborazione internazionale, un nuovo paradigma economico, come afferma il segretario dellOnu, Ban Ki-moon, per consentire una vita dignitosa per sette (oggi) otto (nel 2030) o nove miliardi di esseri umani (nel 2050) e anche nuove politiche

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che consentano alle donne il controllo della propria fertilit. Il nuovo rapporto del centro Nuovo modello di sviluppo di Pisa sulle Top 200 multinazionali ci dice che due terzi del commercio internazionale controllato da loro. Non c nessuna tecnologia leggera che ci potr liberare dal loro potere se non viene accompagnata da politiche forti.

Summit dei Popoli a RIO+20. Dichiarazione finale


Di: A Sud

Per la giustizia sociale e ambientale, in difesa dei beni comuni,


contro la mercificazione della vita. In coda alla dichiarazione un articolo di Marica Di Pierri (A Sud). Movimenti sociali e popolari, sindacati, popoli e organizzazioni della societ civile di tutto il mondo riuniti del Summit Sociale dei Popoli a Rio+20, per la Giustizia Sociale e Ambientale, che si sono incontrati negli accampamenti, nelle mobilitazioni di massa, nei dibattiti, nella costruzione di convergenze e alternative, coscienti di essere i soggetti di una nuova relazione tra umano e umane e tra l'umanit e la natura, assumiamo la sfida urgente di frenare la nuova fase di ricomposizione del capitalismo e di costruire, attraverso le nostre lotte, nuovi paradigmi di societ. Il Summit dei popoli un momento simbolico del nuovo ciclo in atto, che si situa nella traiettoria delle lotte globali che producono nuove convergenze tra movimenti di donne, indigeni, afrodiscendenti, piccoli agricoltori e contadini, lavoratori e lavoratrici, popoli e comunit tradizionali, quilombolas, movimenti per il diritto alla citt, religioni di tutto il mondo. Le assemblee, le mobilitazioni e la grande Marcia dei Popoli sono state momento di espressione massima di queste convergenze. Le istituzioni finanziarie multilaterali, le coalizioni al servizio del sistema finanziario, come il G8 o il G20, l'influenza delle multinazionali sulle Nazioni Unite e la maggioranza dei governi hanno dimostrato irresponsabilit verso il futuro dell'umanit e del pianeta e volont di promuovere gli interessi delle imprese nella conferenza ufficiale. Al contrario, la vitalit e la forza delle mobilitazioni e dei dibattiti nel Summit dei Popoli hanno rafforzato la nostra convinzione sul fatto che solo i popoli mobilitati e organizzati potranno liberare il mondo dal controllo delle corporations e del capitale finanziario. Venti anni fa il Forum Global, realizzato anch'esso ad Aterro do Flamengo, denunci il rischio che l'umanit e la natura correvano a causa delle privatizzazioni e delle politiche neoliberiste. Oggi affermiamo che, oltre a confermare la nostra analisi, stiamo assistendo al restringimento significativo di diritti umani gi tutelati e riconosciuti. A Rio+20 si ripetuta la solita stanca litania delle false soluzioni difese degli stessi attori che hanno provocato la crisi globale. Mentre la crisi diviene via via pi profonda, le multinazionali avanzano violando i diritti dei popoli, restringendo gli spazi democratici e distruggendo la natura, impossessandosi indebitamente dei beni comuni della umanit per salvare il sistema economico-finanziario. Le molteplici voci e forze sociali che convergono attorno al Summit dei Popoli denunciano la vera causa strutturale della crisi globale: il sistema capitalista associato al patriarcato, al razzismo e all'omofobia. Le imprese transnazionali continuano a commettere i loro crimini attraverso la sistematica violazione dei diritti dei popoli e della natura, rimanendo nella totale impunit. Contemporaneamente, portano avanti i loro interessi attraverso la militarizzazione, la criminalizzazione degli stili di vita dei popoli e dei movimenti sociali, causando processi di de-territorializzazione nelle zone rurali come in quelle urbane. Avanzano nei territori e sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici del sud e del nord. Esiste un debito ecologico storico che danneggia maggiormente i popoli del sud del mondo, debito che deve essere assunto dai

paesi altamente industrializzati che sono alla base dell'attuale crisi del pianeta. Il capitalismo causa allo stesso tempo la perdita di controllo sociale, democratico e comunitario sulle risorse naturali e i servizi strategici, che continuano ad essere privatizzati, convertendo diritti in merci e limitando l'accesso dei popoli ai beni e ai servizi necessari alla sopravvivenza. L'attuale fase finanziaria del capitalismo si esprime oggi attraverso la cosiddetta green economy e attraverso meccanismi vecchi e nuovi, come l'aumento dell'indebitamento pubblico-privato, il super stimolo ai consumi, l'appropriazione e la concentrazione presso pochi delle nuove tecnologie, i mercati del carbonio e della biodiversit, promuovendo tra le altre cose l'accaparramento di terre da parte di grandi capitali, spesso stranieri e i partenariati pubblico-privato. Le alternative sono nei nostri popoli, nella nostra storia, nei nostri costumi, nelle nostre conoscenze e pratiche e nei nostri sistemi produttivi, che dobbiamo salvaguardre, valorizzare e rendere di larga scala come progetto contro egemonico e trasformatore. La difesa degli spazi pubblici nelle citt, con una gestione democratica e partecipazione popolare, l'economia cooperativa e solidaria, la sovranit alimentare, un nuovo paradigma di produzione, distribuzione e consumo, il cambiamento del modello energetico, sono esempi di alternative reali contro l'attuale sistema agro-urbano-industriale. La difesa dei beni comuni passa per la garanzia di una serie di diritti umani e di diritti della Natura, per la solidariet e il rispetto nei confronti della cosmovisione e edelle credenze dei diversi popoli e delle diverse culture, come, ad esempio, la difesa del Buen Vivir come forma di esistenza in armonia con la natura, che presuppone una transizione giusta che non pu che essere costruita se non con i lavoratori, le lavoratrici, i popoli. La costruzione di una transizione giusta presuppone la libert di organizzazione e il diritto di contrattazione collettiva sindacale, oltre che politiche pubbliche che garantiscano forme di lavoro degno. Riaffermiamo l'urgenza di una redistribuzione della ricchezza e della rendita, come di combattere il razzismo e gli etnocidi e di garantire il diritto alla terra e territorio, alla citt, all'ambiente e all'acqua, all'educazione, alla cultura, alla libert di espressione e alla democratizzazione dei mezzi di comunicazione, alla salute sessuale e riproduttiva delle donne. Il rafforzamento delle economie locali e dei diritti territoriali garantiscono la costruzione comunitaria di economie pi vitali. Queste economie locali forniscono mezzi di sussistenza sostenibili a livello locale, stimolano la solidariet comunitaria e proteggono componenti vitali per la resilienza degli ecosistemi. La maggior ricchezza la diversit biologica della natura e la diversit culturale ad essa associata, fattori questi intimamente relazionati. I popoli vogliono determinare per chi e per cosa vengono destinati i beni comuni ed energetici, oltre ad assumere il controllo popolare e democratico della loro produzione. Un nuovo modello energetico basato sull'utilizzo di energie rinnovabili e decentralizzato, e deve garantire energia alla popolazione e non alle multinazionali. La trasformazione sociale esige convergenza di azioni, processi di articolazioni e elaborazione di agende comuni a partire dalle resistenze e dalle proposte che stiamo portando avanti da ogni angolo del pianeta. I processi sociali di cui sono portatrici le organizzazioni e i movimenti che convergono nel Summit dei popoli puntano in tal senso a percorsi fondati sui seguenti assi di lotta: .

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. Contro la militarizzazione di Stati e territori Contro la criminalizzazione delle organizzazioni e dei movimenti sociali Contro la violenza sulle donne Contro la violenza a lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender Contro le grandi multinazionali Contro l'imposizione del pagamento di debiti economici ingiusti e per audit popolari sui debiti sovrani Per la garanzia dei diritti dei popoli alla terra e al territorio urbano e rurale Per la consultazione e il consenso libero, preventivo e informato, basato sui principi di buona fede e con effetto vincolante, conformemente alla Convezione 169 dell OIL Per la sovranit alimentare e alimenti sani, contro l'utilizzo di agrotossici e di semi transgenici Per la garanzia e la conquista di diritti Per la solidariet ai popoli e ai paesi, specialmente quelli minacciati da golpe militari o istituzionali, come sta accadendo attualmente in Paraguay Per la sovranit dei popoli nel controllo dei beni comuni, contro i tentativi di mercificazione Per un nuovo modello energetico Per la democratizzazione dei mezzi di comunicazione Per il riconoscimento del debito storico sociale ed ecologico Per la costruzione di una Giornata mondiale di Sciopero Generale Torniamo nei nostri territori, nelle nostre regioni e paesi animati dalla volont di costruire a tal fine le convergenze necessarie per continuare a lottare, resistere ed avanzare contro il sistema capitalista e le sue vecchie e nuove forme di riproduzione. In piedi, continuiamo a lottare! Rio de Janeiro, 15- 22 giugno 2012 Comitato Facilitatore della Societ Civile a Rio+20 Summit dei Popoli per la Giustizia Sociale e Ambientale in difesa dei Beni Comuni, contro la Mercificazione della Vita Traduzione a cura di A Sud www.asud.net Link al documento in lingua originale (Portoghese)

Paraguay, rovesciato Fernando Lugo, il vescovo dei poveri che non ha saputo difenderli
Di: Gennaro Carotenuto

Un massacro di contadini orchestrato dalla multinazionale Monsanto


stata infine loccasione per le oligarchie paraguayane per far fuori il presidente Fernando Lugo, usando i poteri peculiari dei quali dispone il Senato di quel paese, che pu rimuovere il capo dello Stato semplicemente con un giudizio politico. Tecnicamente, solo tecnicamente, non un colpo di Stato ma nella sostanza ci troviamo di fronte allennesimo passo della storia dellignominia delle classi dirigenti paraguayane e latinoamericane in sinergia con i grandi interessi economici internazionali. Nella sostanza, come si legge nel comunicato di Unasur, la legittimit continua a risiedere in Lugo (che pure ha accettato la destituzione con poche e deboli parole) e nel popolo e il nuovo governo non sar riconosciuto. Quello paraguayano, per ora senza sangue, ricorda non solo il 2009 hondureo, quando cavilli legali differenti eppure simili giustificarono il golpe. Allora per lassalto al cielo del presidente Manuel Zelaya era tale: un referendum per una nuova Costituzione partecipativa che desse davvero una base democratica al paese centroamericano. Adesso perch cade Lugo? Lui, che senzaltro conosce San Paolo, cade come conseguenza di una sorta di cupio dissolvi, un lungo stallo nel quale sono infine state le destre a giocare la carta decisiva. Allora Zelaya era disponibile a dar battaglia in una resistenza democratica che sta cambiando lHonduras. Adesso Lugo appare ritrarsi in un atteggiamento non certo combattivo per una resistenza necessaria. Ricorda anche il rovesciamento di Jacobo Arbenz in Guatemala. In quel golpe di oramai quasi sessantanni fa gli interessi delloligarchia locale e delle multinazionali si coniugarono con quelli dellAmbasciata contro un governo non certo rivoluzionario ma che aveva la colpa di essere degno del popolo che laveva eletto. , stato, un governo appena dignitoso, quello dellex-vescovo Lugo. Non aveva mai attaccato direttamente gli interessi delle oligarchie ma non per questo avevano smesso di complottare contro di lui. La sua colpa era quella di stare aprendo spazi di democrazia intollerabili nel paese pi isolato del Sud America. S fatto spolpare giorno per giorno in questi quattro anni Fernando Lugo, incapace di affidarsi ai movimenti sociali che lo avevano portato al governo ma non al potere, alla piazza che invocava per poi dissolverla, placarla, rinviando a domani necessit di oggi. Non aveva saputo affrontare, come invece da altre parti s fatto, quel nodo di complicit tra media e classi dirigenti. Dalle tiv, dalle radio, dai giornali, avevano continuato a bombardarlo giorno per giorno, senza che potesse difendersi. Aveva anche evitato di affidarsi pienamente allAmerica latina integrazionista Fernando Lugo, come testimonia la vicenda indecorosa dellancorare per quattro anni al voto di quello stesso infame, corrottissimo Senato che lo ha destituito, il voto per il pieno ingresso del Venezuela nel Mercosur. Una vicenda che testimonia la diretta dipendenza di quel Senato dallAmbasciata statunitense. Non si era reso conto Lugo, e forse non si render mai conto, della sostanza delle cose, di quel crinale tra democrazia formale e democrazia sostanziale che lha irretito in mille minuetti parlamentari senza capire che solo dai movimenti sociali derivava la sua stessa legittimit e che solo appoggiandosi pienamente a questi e giammai nella pattuizione defatigante col nemico - avrebbe potuto salvare il processo popolare. Non si era reso conto, o forse n semplicemente stato sconfitto, che le oligarchie sono irredimibili, irriconducibili a processi democratici. Li usano, usano le elezioni, usano i voti parlamentari, usano i media come hanno usato la sua pazienza che non ha portato a nulla e adesso lo destituiscono per inettitudine e mancanza di decoro in quella che di fatto lunica (pseudo)democrazia parlamentare del Continente. Legale ma non legittima hanno detto della destituzione. Vero: e per il cambiamento necessario Lugo in questi anni ha scelto la legalit

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. leguleia piuttosto che la legittimit e ora viene spazzato via da questa stessa legalit illegittima. Come nel 2009 con Manuel Zelaya in Honduras, gli azzeccagarbugli delle destre hanno di nuovo trovato dei cavilli che fanno apparire legale quello che illegittimo. La Monsanto, lAmbasciata, i narcos, le oligarchie locali festeggiano per essere riusciti a irretire prima e liberarsi ora di quella speranza chiamata Latinoamerica che aveva osato spingersi fino ad Asuncin. Adesso Unasur, una sorta di consiglio di sicurezza delle democrazie integrazioniste latinoamericane, dovr decidere quali sanzioni prendere verso il governo presieduto da Federico Franco, che ha giurato stanotte, e che non riconoscer. La schiena dritta dei governi integrazionisti latinoamericani in queste ore continua ad essere la certezza ma in queste periferie dAmerica, Asuncin come Tegucigalpa, il tempo scorre pi lentamente e neanche lescatologia cristiana del vescovo Lugo ha potuto accelerarlo.

Daniel Tanuro, Crescita e decrescit


Di: Daniel Tanuro del giorno: il rilancio della distruzione sociale ed ecologica La crescita tornata nel discorso politico. La Confederazione Europea dei Sindacati (CES) la rivendica da pi anni. Franois Hollande ne ha fatto un tema principale della sua campagna elettorale. I socialdemocratici la domandano in tutti i paesi, in particolare in Germania. Anche la destra la richiede, in particolare attraverso le parole di Mario Draghi presidente della Banca Centrale Europea - e di Herman Van Rompuy Presidente del Consiglio europeo. Anche Angela Merkel sussurra che lausterit non pi sufficiente, bisogna rilanciare la crescita Nel contesto delle riforme La CES ha torto a rallegrarsi di questi sviluppi (1): si tratta di un rilancio nel quadro dellausterit. Limitato dallampiezza dei deficit e sottoposto alla legge del profitto, questo molto ipotetico rilancio non sopprimer la disoccupazione di massa, servir da pretesto per nuovi attacchi antisociali e antidemocratici, e aggraver la crisi ecologica. Piuttosto che lasciarsi ingannare dagli effetti speciali di questo propagandistico (mini) cambiamento nella continuit, bisogna vederci un incoraggiamento a intensificare la lotta e a costruire dei rapporti di forza in vista di unalternativa degna di questo nome: un altro modello di sviluppo, sociale e ecologico, basato non sulla crescita, ma sulla divisione del lavoro e delle ricchezze, nel rispetto dei limiti ambientali. C oggi un consenso sempre pi netto su cosa bisogna fare per creare della crescita e degli impieghi nel contesto delle riforme di bilancio e strutturali in atto in Europa. Questa dichiarazione del Presidente Obama al recente summit del G8 mostra chiaramente i limiti delle gesticolazioni sul rilancio. Il fondo del problema in effetti lo stallo nel quale si trova il capitalismo mondiale. Questa impasse pu essere schematizzata con una formula molto semplice: da un lato non possibile ritornare al modello keynesiano dei Trenta Gloriosi (in ragione della massa di debiti,

Allordine

necessiterebbe una ridistribuzione radicale delle ricchezze); daltro canto il modello neoliberale che ha permesso di ristabilire spettacolarmente il tasso di profitto deragliato nel 2008 e non pu essere rimesso sui binari (perch laumento dellindebitamento non permette pi di assicurare degli sbocchi artificiali al capitale). Ci vorrebbe un terzo modello, ma non c, il capitalismo esiste solo in due varianti: la regolazione e quella che Michel Husson ha elegantemente chiamato capitalismo puro (2). Di conseguenza, le classi dominanti, in particolare in Europa, non hanno altra soluzione che la fuga in avanti neoliberale, vale a dire la distruzione implacabile dei resti dello Stato provvidenza, fatto che, vista la resistenza sociale, necessita a sua volta di uno scivolamento rapido verso un regime politico semi-despotico. solo nella misura in cui questa vasta offensiva di regressione sociale e democratica dar i risultati scontati che dei margini di bilancio saranno disponibili per la cosiddetta politica di crescita. questo che Obama vuol dire quando precisa che questa politica da condurre nel contesto delle riforme di bilancio e strutturali. Le indicazioni date da Mario Draghi esplicitano di cosa si tratta: riforma del mercato del lavoro, riduzione del costo salariale, pi flessibilit e pi precariato, allungamento della carriera professionale (3). Dei margini? Quali margini? Sarebbe criminale sbagliarsi: la guerra che continua. Una guerra di classe impietosa, come lha riconosciuto il miliardario americano Warren Buffet. siamo lontani dalla sua fine. A causa dellenorme massa di debiti privati trasformati in debiti pubblici, vista la resistenza alla quale il mondo del lavoro confrontato e vista la profonda crisi del regime politico che contagia tutti i paesi uno dopo laltro, i margini di bilancio disponibili per il rilancio non possono che essere molto limitati. Supponendo che la Germania consenta (e sarebbe strano) la mutualizzazione dei debiti attraverso un meccanismo di euroobbligazioni, questi eurobonds non fornirebbero comunque un gran margine di manovra, dato che aumenterebbero

i costi di finanziamento dei paesi sani del Nord dellEuropa abbassando quelli dei paesi malati del Sud del continente. Che altro? Lasciar sfuggire il deficit? Mollare le redini dellinflazione? I mercati sono contrari e hanno i mezzi per imporre la loro volont. I project bonds con i quali la Commissione europea vuole finanziare dei progetti trans europei di trasporto, denergia e dinnovazione? Non permetterebbero di rastrellare che 230 miliardi di Euro. La ricapitalizzazione della Banca Europea di Investimento? Si parla di al massimo 10 miliardi d Euro Ebbene, delle somme di questo tipo sono totalmente insufficienti al finanziamento del vasto piano di investimenti pubblici che potrebbero contribuire a vincere la disoccupazione strutturale di massa attuale. Non dimenticare laltra crisi In questo contesto, la sinistra ha tendenza a dimenticare un po la crisi ecologica. Vista lurgenza sociale, un errore comprensibile, ma pur sempre un grave errore. Si tratta infatti di non perdere di vista che le costrizioni ecologiche costituiscono un fattore fondamentale e radicalmente nuovo della situazione sociale. Un fattore centrale dato che una strategia sociale e economica che non offrisse nel contempo una via di uscita dalla distruzione ambientale confronterebbe immancabilmente gli sfruttati con dei problemi e delle sofferenze supplementari. Di cosa di tratta? In primo luogo dellangosciante sfida climatico-energetica. Ricordiamo brevemente i dati che emergono dal rapporto del Gruppo di esperti Intergovernativo sullEvoluzione del Clima (GIEC). Per avere un 50% di possibilit di non superare di troppo i 2 C di aumento della temperatura della superficie della Terra, bisogna realizzare simultaneamente le condizioni seguenti: - Ridurre del 50-85% le emissioni mondiali di gas a effetto serra entro il 2050; - Iniziare questa riduzione al pi tardi nel 2015; - Ridurre dell80-95% in rapporto al 1990, le emissioni assolute di gas a effetto serra nei paesi sviluppati entro il 2050; attraverso una tappa inermedia dal 25 al 40% entro il 2020; - Ridurre dal 15 al 30% le emissioni relative dei paesi in via di sviluppo (per rapporto.

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. alle proiezioni business as usual). Per capire che cosa concretamente questo implichi, devono essere presi in considerazione tre elementi: 1) il diossido di carbonio il principale gas a effetto serra; 2) il CO2 linevitabile prodotto di ogni combustione di combustibili a carbonati, in particolare dei combustibili fossili; 3) questi combustibili fossili coprono l80% dei bisogni energetici dellumanit. Di conseguenza, evitare un cambiamento climatico irreversibile (su scala temporale umana) non possibile che attraverso unuscita accelerata dal carbone, dal gas naturale e dal petrolio. Questo necessita non solo una formidabile transizione mondiale verso le energie rinnovabili, ma anche una riconversione delle industrie petrolchimiche, dato che sono basate sul petrolio come materia prima. Il potenziale tecnico delle energie rinnovabili ampiamente sufficiente per riuscire questa transizione energetica, ma il loro potenziale economico (vale a dire la loro competitivit in rapporto ai fossili) e rester probabilmente insufficiente per due o tre decenni. Inoltre, la transizione richiede degli investimenti giganteschi in un nuovo sistema energetico decentralizzato, questi investmenti necessitano di energia e questa energia, a inizio transizione, in maggioranza fossile, dunque fonte di emissioni supplementari di gas a effetto serra Rilancio della distruzione ecologica Conclusione: il capitalismo verde altrettanto illusorio che quello sociale, e la combinazione dei due non altro che un pio desiderio puro e semplice. Visto limperativo della competitivit e in un contesto di concorrenza, il rilancio della crescita capitalista non implicherebbe solamente unaccentuazione drastica delloffensiva di austerit neoliberale e un concomitante arretramento dei diritti democratici, ma anche unautentica catastrofe eco-sociale di unampiezza tale che la nostra immaginazione riesce appena a intravvederne i contorni. Non si tratta qui di sviluppare delle escatologie, ma di prendere sul serio le proiezioni dimpatto realizzate sulla base dei modelli climatici, precisando che queste sono inferiori alla realt dei fenomeni osservati. Sulla base degli impegni attuali dei governi (ma saranno rispettati?), possiamo prevedere un aumento della temperatura di 3,5-4 C nei prossimi 80 anni, in rapporto allera preindustriale. Questo ci fa temere un aumento dei livelli degli oceani di un metro o di pi entro fine secolo, unintensificazione drastica dei problemi di accesso allacqua dolce (che colpisce gi un miliardo di persone), una

. moltiplicazione dei fenomeni meterologici estremi, una perdita netta della produttivit agricola su scala mondiale e un declino importante della biodiversit. Pi di un miliardo di esseri umani saranno cos confrontati a un peggioramento delle loro condizioni di esistenza, e di diverse centinaia di milioni sar minacciata la sopravvivenza. Limmensa maggioranza di queste vittime saranno e sono gi - dei poveri nei paesi poveri che non portano nessuna o poca responsabilit nel cambiamento climatico. Un altro modello di sviluppo Lidea secondo la quale una soluzione parziale dei problemi sociali e ecologici potrebbe risultare da un rilancio della crescita dunque da abbandonare. il contrario a essere vero. In particolare, la piaga della disoccupazione di massa permanente -24 milioni di disoccupati recensiti nellUE! - non per nulla il prodotto di una mancanza di crescita economica: risulta dalla politica neoliberale che vuole che i guadagni di produttivit siano utilizzati per ingrassare i profitti degli azionisti, e non per ridurre il tempo di lavoro. Quanto alla transizione energetica, non arriver attraverso il mitico capitalismo verde forzatamente neoliberale- ma unicamente da un piano pubblico volontarista di investimenti nellefficienza energetica e le rinnovabili. Ebbene, nei termini prescritti dal GIEC, un tale piano non seriemente attuabile senza lannullamento del debito illegittimo e con lappropriazione pubblica di settori della finanza e dellenergia, attraverso nazionalizzazioni senza indennizzo e senza possibilit di riacquisto per i grossi azionisti. Bisogna quindi rompere con il neoliberalismo ma questultimo il solo capitalismo realmente esistente oggi. Quello che allordine del giorno, e pu dare una prospettiva alle lotte, lelaborazione di un modello di sviluppo completamente differente, su scala europea. Un modello ecosocialista implica, per restare sullesempio della lotta alla disoccupazione, di porre come punto di partenza che la creazione di posti di lavoro passi attraverso la redistribuzione radicale dei redditi, e non attraverso la crescita. Dunque da uno scontro con il capitale, e non attraverso il suo rilancio. Sul piano ambientale, nei paesi sviluppati, questo modello passa attraverso la condivisione delle ricchezze, non il loro aumento. Bisogna anche andare pi in l, e osare la parola decrescita. Certo non nel senso politico filosofico che certi danno a questo termine, ma nel senso letterale del termine. In effetti, per le ragioni economiche sopra esposte, il phasing

out dei combustibili fossili in due generazioni non realizzabile in questi paesi senza una diminuzione della produzione materiale e dei trasporti, ci che implica delle scelte politiche come la soppressione di produzioni inutili e nocive, una vasta rilocalizzazione delleconomia, il passaggio a un agricoltura organica di prossimit, la combinazione della crisi ecologica e della crisi sociale che d alla crisi del capitalismo di oggi una dimensione sistemica, di civilt e storica assolutamente senza precedenti. La sinistra, nelle sue elaborazioni alternative, deve essere allaltezza di queste sfide. Fonte: http://antoniomoscato.altervista.org/index .php?option=com_content&;view=article&i d=889:tanuro-crescita-edecrescita&catid=28:allordine-del-giorno-icommenti-a-caldo&Itemid=39 Traduzione a cura della redazione di Solidariet-Ticino. [Fonte originale: www.europesolidaire.org] Note 1. In un comunicato del 30 aprile 2012, la CES ha scritto, a proposito della presa di posizione del Presidente della Banca Centrale Europea: Facendo questa proposta, Mario Draghi ammette il punto di vista difeso da tempo dalla CES: lausterit una via senza uscita e il risanamento delle finanze pubbliche non pu essere realizzato che attraverso il rilancio delleconomia e dellimpiego. 2. Michel Husson, Un pur capitalisme, Ed. Page Deux, Lausanne, 2008. 3. Nel suo comunicato sopra citato, la CES si dice in profondo disaccordo con lidea sostenuta dalla BCE di basare la crescita su delle riforme del mercato del lavoro: dei salari in discesa e pi lavoro precario non produrrano una ripresa economica. In effetti. Pertanto, invece di trarne la conclusione anticapitalista che si impone, la CES vuole credere alla possibilit di una ripresa basata su dei buoni salari, il dialogo sociale e la produzione di un modello sociale europeo. Pie illusioni.

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"Quando attaccheremo la Siria?"


Di: Ron Paul*

Proponiamo

di seguito il recente intervento di Ron Paul al Congresso degli USA, in cui delinea il quadro delle attivit e delle ingerenze militari statunitensi nell'area mediorientale e in Siria. Da sempre non-interventista, iperliberista, candidato alle Presidenziali del 2012 con il partito repubblicano, Paul offre un punto di vista "conservatore" e interno all'Impero, sulle attuali e passate strategie statunitensi di "regime change". Quando attaccheremo la Siria? I piani, le voci, e la propaganda di guerra per attaccare la Siria e deporre Assad sono in circolazione da molti mesi. La settimana scorsa, per, stato riportato che il Pentagono ha infatti messo a punto piani per realizzare ci. A mio parere, tutte le prove per giustificare questo attacco sono false. Non hanno maggiore credibilit dei pretesti adottati per linvasione dellIraq del 2003 o lattacco alla Libia del 2011. Gli esiti fallimentari di quelle guerre dovrebbero indurci ad una pausa prima di impegnarci nelloccupazione e nel cambio di regime iniziato contro la Siria. Non ci sono preoccupazioni di sicurezza nazionale che richiedano una tale e folle escalation di violenze in Medio Oriente. Non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che nei nostri interessi di sicurezza rimanere completamente fuori dal conflitto interno che infuria in Siria. Siamo gi troppo impegnati a sostenere le forze dentro la Siria che desiderano di rovesciare lattuale governo. Senza interferenze esterne, quel conflitto ora caratterizzato come una guerra civile sarebbe probabilmente inesistente. Indipendentemente dal fatto di attaccare o no un altro paese, occupandolo ed istituendovi un nuovo regime che speriamo di poter controllare, si pone una seria domanda costituzionale: da dove un Presidente riceve un tale potere? dalla seconda guerra mondiale che lautorit con i poteri legali per entrare in guerra viene ignorata. stata sostituita da organismi internazionali come le Nazioni Unite e la NATO, o lo stesso Presidente, sempre ignorando il Congresso. E purtroppo, la gente non si oppone. I nostri ultimi Presidenti sostengono esplicitamente che il potere di entrare in guerra non del Congresso degli Stati Uniti. Questo sempre successo a partire dal 1950, quando entrammo nella guerra in Corea sotto la risoluzione delle Nazioni Unite ma senza lapprovazione del Congresso. E ancora una volta, stiamo per intraprendere unazione militare contro la Siria, riattivando anche, irresponsabilmente, la Guerra Fredda con la Russia. Siamo ora impegnati in un gioco di polli con la Russia, che rappresenta una minaccia molto pi grande per la nostra sicurezza rispetto alla Siria. Come reagiremmo noi se, in Messico, la Russia chiedesse una soluzione umanitaria contro le violenze sul confine USA-Messico? La prenderemmo come una preoccupazione legittima per noi. Ma, per noi, essere impegnati in Siria, dove i russi hanno una base navale legale, lequivalente dei russi impegnati in Messico. Siamo ipocriti nel condannare i russi che stanno proteggendo i loro interessi nelle loro zone per le stesse cose che stiamo facendo noi stessi, a migliaia di chilometri di distanza dalle nostre coste. Non nel nostro interesse farci coinvolgere, fornendo segretamente assistenza e incoraggiare la guerra civile, allo scopo di effettuare un cambio di regime in Siria. Falsamente abbiamo accusato i russi di aver fornito elicotteri militari ad Assad. E questa una provocazione inutile. Falsamente abbiamo accusato il governo di Assad dei massacri perpetrati da una violenta fazione ribelle. E questa si chiama propaganda

di guerra. La maggior parte delle persone ben informate ora riconoscono che la guerra contro la Siria il prossimo passo per arrivare al governo iraniano, ed qualcosa che i neocons ammettono apertamente. Controllare il petrolio iraniano, proprio come abbiamo fatto in Arabia Saudita e stiamo cercando di fare in Iraq, il vero obiettivo dei neo-conservatori che sono stati a capo della nostra politica estera per un paio di decenni. La guerra inevitabile senza un significativo e rapido cambiamento della nostra politica estera. I disaccordi tra i nostri due partiti politici sono piccoli. Entrambi concordano sul sequestro di tutti i fondi di guerra che devono essere annullati. Nessuna delle due parti vuole abbandonare la nostra crescente presenza aggressiva in Medio Oriente e nellAsia meridionale. Questo crisi pu facilmente andare fuori controllo e diventare una guerra molto pi grande di un altra semplice pratica di occupazione e cambiamento di regime che il popolo americano stato abituato ad accettare o ignorare. tempo che gli Stati Uniti inizino una politica di diplomazia, puntando alla pace, al commercio e allamicizia. Dobbiamo abbandonare i nostri progetti militari atti a promuovere e garantire un impero americano. Inoltre, siamo in crisi, non possiamo permettercelo, e la cosa peggiore che stiamo realizzando la strategia portata avanti da Osama bin Laden, il cui obiettivo era sempre stato quello di affossarci nel Medio Oriente e di trascinarci alla bancarotta. tempo di riportare a casa le nostre truppe e stabilire una politica estera di noninterventismo, che lunica strada per la pace e la prosperit. Questa settimana presenter delle proposte di legge per vietare allAmministrazione, in assenza di una dichiarazione di guerra del Congresso, di sostenere direttamente o indirettamente ogni operazione militare o paramilitare in Siria. Spero che i miei colleghi si uniranno a me in questo progetto.

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